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	<title>Digital Economy | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
	<lastBuildDate>Fri, 29 May 2026 13:36:29 +0000</lastBuildDate>
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		<title>“Design the Future”: l’Università di Salerno si prepara agli Innovation Days</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/design-the-future-luniversita-di-salerno-si-prepara-agli-innovation-days/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 13:36:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[unisa]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Innovazione, ricerca e impresa si incontrano per gli&nbsp;<strong>Innovation Days Unisa 2026</strong>. L’evento, promosso dall’<strong>Università di Salerno&nbsp;</strong>nell’ambito delle attività di&nbsp;<strong>Terza Missione</strong>, è in programma il prossimo 30 giugno 2026 presso il Palazzo Rettorato.</p>



<p><strong><em>“Design the Future!”</em></strong>&nbsp;è il claim della prima edizione, che si svilupperà&nbsp;<strong>su tre aree tematiche</strong>: il&nbsp;<strong>Quantum Advantage, Open Innovation e Networking, Finanza per l’innovazione</strong>, a supporto della crescita delle imprese innovative.</p>



<p>«<em>Un’intera giornata dedicata all’innovazione e al trasferimento tecnologico, che rappresentano un asset strategico fondamentale per la competitività industriale –</em><strong>&nbsp;sottolinea il Rettore Virgilio D’Antonio –&nbsp;</strong><em>Start-up, aziende, multinazionali e mondo della ricerca a confronto in Ateneo. Gli Innovation Days intendono creare una&nbsp;<strong>connessione</strong>&nbsp;tra il mondo delle&nbsp;<strong>PMI, la ricerca scientifica e i grandi player della trasformazione digitale</strong>. L’università di Salerno si propone come un hub di formazione e di networking. Saranno presenti esperti e professionisti che potranno ispirare con la loro esperienza nei vari panel tematici che si alterneranno nel corso della giornata, con focus sulle ricerche di frontiera, in particolare su tecnologie quantistiche e AI per accelerare la competitività. La nostra Università si proietta al Mediterraneo: attraverso gli Innovation Days desideriamo diventare un centro nevralgico per l’innovazione, punto di riferimento per tutto il Mezzogiorno</em>».</p>



<p>«<em>Gli Innovation Days rappresentano un’occasione imperdibile per le aziende per sviluppare partnership strategiche per affrontare le sfide del futuro e competere con successo in ambito nazionale e internazionale&nbsp;</em>–&nbsp;<strong>prosegue il Professore Orlando Troisi, Delegato alla Terza Missione Unisa</strong>&nbsp;&#8211;&nbsp;<em>Tutte le performance di successo di un’azienda si fondano su investimenti in innovazione. Saranno tante le sessioni specialistiche con la presenza di aziende leader in Italia e nel mondo. In queste settimane, inoltre, abbiamo avviato un’interlocuzione con le aziende campane, con le associazioni e con il tessuto imprenditoriale per creare una&nbsp;<strong>sinergia virtuosa e dar vita ad un</strong></em><strong><em>&nbsp;ecosistema che sappia intercettare le tendenze dei mercati mondiali, per generare progresso e impatto positivo per la crescita dei territori.</em></strong><em>&nbsp;Non soltanto divulgazione della ricerca prodotta nei nostri laboratori, ma creazione di un network professionale ed esplorazione di applicazioni concrete delle tecnologie quantistiche per l’impresa e l’industria. Il&nbsp;<strong>Quantum Computing</strong>&nbsp;è un cambio radicale di paradigma, una rivoluzione che avrà effetti enormi non solo su computer super performanti, ma anche su crittografia, farmaceutica, sicurezza informatica. Saranno presenti illustri relatori che condivideranno le loro esperienze. L’obiettivo è creare connessioni reali tra chi sviluppa innovazione e chi può accelerarne l’impatto sul mercato</em>».</p>



<p>Primo ospite annunciato degli Innovation Days sarà&nbsp;<strong>Federico Mattei, IBM&nbsp;</strong><strong>Quantum</strong><strong>&nbsp;Ambassador</strong>, con una lectio dal titolo<strong>&nbsp;“</strong><strong><em>Quantum Advantage: dalla ricerca alle applicazioni reali nel mondo del business”.</em></strong></p>



<p><br><strong>Federico Mattei</strong>&nbsp;lavora nella divisione IBM Research dedicata al calcolo quantistico e alla crittografia quantum-safe.&nbsp;Laurea in Fisica Teorica con tesi sugli effetti della Relatività Generale applicati alla cosmologia, Dottorato in Gravità Quantistica sulla teoria della Loop Quantum Gravity, il dottor Mattei è entrato in IBM come specialista in progetti di mobile computing e, nei primi anni di lavoro, ha conseguito un Master in Business Management. Per oltre quindici anni, si è occupato di progettazione e sviluppo di progetti innovativi, acquisendo una solida esperienza in soluzioni mobili, cognitive, social, di collaborazione e analitiche. Dal 2017 è IBM Quantum Ambassador per l’Italia: in questo ruolo ha tenuto oltre 50 conferenze in congressi e seminari universitari sul calcolo quantistico e sulla crittografia quantum-safe.</p>
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		<item>
		<title>Digital economy 2026: crescita, intelligenza artificiale e nuove infrastrutture della trasformazione digitale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/digital-economy-2026-crescita-intelligenza-artificiale-e-nuove-infrastrutture-della-trasformazione-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 14:31:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[AI 2026]]></category>
		<category><![CDATA[automazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Trasformazione digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 2026 la digital economy si conferma uno dei principali motori della crescita globale ed europea, sempre più intrecciata con intelligenza artificiale, infrastrutture dati, servizi cloud e nuove forme di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel 2026 la <strong>digital economy</strong> si conferma uno dei principali motori della crescita globale ed europea, sempre più intrecciata con intelligenza artificiale, infrastrutture dati, servizi cloud e nuove forme di automazione. I più recenti report istituzionali e di settore evidenziano un passaggio chiave: l’economia digitale non è più un comparto separato, ma la struttura portante di produzione, lavoro e servizi.</p>



<p>Secondo analisi aggiornate della Commissione europea, le politiche digitali puntano a rafforzare competitività, sovranità tecnologica e sicurezza, attraverso investimenti in AI, cybersicurezza e infrastrutture strategiche. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L’economia digitale come infrastruttura del sistema economico</h2>



<p>Nel 2026 la digital economy viene sempre più definita come un sistema “trasversale”, che influenza tutti i settori produttivi: industria, sanità, finanza, pubblica amministrazione e servizi.</p>



<p>In Europa, le comunicazioni digitali rappresentano una quota significativa del PIL e sono considerate un elemento essenziale della competitività. Tuttavia, permangono criticità strutturali legate a frammentazione del mercato e investimenti insufficienti nelle infrastrutture di telecomunicazione. </p>



<p>Questo scenario evidenzia un paradosso: la domanda digitale cresce rapidamente, ma la capacità infrastrutturale non sempre segue lo stesso ritmo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Intelligenza artificiale: da tecnologia emergente a infrastruttura economica</h2>



<p>Il 2026 segna una fase di maturazione dell’intelligenza artificiale, ormai integrata nei processi aziendali e industriali.</p>



<p>Secondo i principali report tecnologici, l’AI è diventata una componente strutturale dell’economia digitale, utilizzata per:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>automazione dei processi aziendali</li>



<li>analisi avanzata dei dati</li>



<li>gestione della supply chain</li>



<li>sviluppo di servizi personalizzati</li>
</ul>



<p>Le aziende stanno inoltre passando da modelli sperimentali a sistemi scalabili e operativi, integrando l’AI nei processi core del business. </p>



<p>Una delle tendenze più rilevanti è la crescita dell’<strong>AI specializzata</strong>, che utilizza dati proprietari per risolvere problemi specifici, riducendo la dipendenza da modelli generalisti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le nuove direttrici della digital economy</h2>



<p>I principali studi internazionali individuano alcune traiettorie chiave che stanno definendo la digital economy nel 2026:</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. Automazione avanzata e sistemi agentici</h3>



<p>Si diffonde l’uso di sistemi AI in grado di eseguire compiti complessi in autonomia, ridisegnando processi lavorativi e organizzativi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">2. Integrazione tra AI, cloud ed edge computing</h3>



<p>La gestione dei dati si sposta verso architetture ibride, che combinano cloud centralizzato e sistemi distribuiti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">3. Economia dei dati e API</h3>



<p>La condivisione controllata dei dati tramite API diventa un fattore strategico per innovazione e competitività.</p>



<h3 class="wp-block-heading">4. Digitalizzazione sostenibile</h3>



<p>La crescita dell’AI e dei data center pone il tema dei consumi energetici e della sostenibilità come priorità industriale e politica. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Investimenti e politiche pubbliche</h2>



<p>Nel 2026 l’Unione Europea continua a investire in modo significativo nello sviluppo dell’economia digitale.</p>



<p>Tra le principali direttrici:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>finanziamenti a progetti di intelligenza artificiale e data economy</li>



<li>sviluppo di tecnologie strategiche per la competitività europea</li>



<li>rafforzamento della ricerca e innovazione nel settore digitale</li>
</ul>



<p>Parallelamente, nuovi rapporti di previsione tecnologica evidenziano la centralità della trasformazione digitale come elemento strutturale delle politiche industriali e di innovazione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le sfide della digital economy</h2>



<p>Accanto alla crescita, emergono criticità sempre più evidenti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>dipendenza da infrastrutture tecnologiche globali</li>



<li>carenza di competenze digitali avanzate</li>



<li>squilibri tra grandi imprese e PMI nell’adozione dell’AI</li>



<li>aumento del fabbisogno energetico dei sistemi digitali</li>



<li>necessità di regole comuni su dati e intelligenza artificiale</li>
</ul>



<p>Questi elementi stanno portando governi e istituzioni a rafforzare regolamentazione e investimenti, con l’obiettivo di rendere la trasformazione digitale più inclusiva e sostenibile.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fisco e cultura, a Salerno presentato il progetto congiunto per il 5×1000 ai Parchi archeologici di Paestum e Velia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/fisco-e-cultura-a-salerno-presentato-il-progetto-congiunto-per-il-5x1000-ai-parchi-archeologici-di-paestum-e-velia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 14:19:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ascea]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
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					<description><![CDATA[Cultura, fiscalità e territorio fanno rete per sostenere il patrimonio archeologico. È stato presentato questa mattina, nella sede dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Salerno, il progetto [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Cultura, fiscalità e territorio fanno rete per sostenere il patrimonio archeologico. È stato presentato questa mattina, nella sede dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Salerno, il progetto congiunto promosso dai <strong>Parchi archeologici di Paestum e Velia insieme all’ODCEC di Salerno, all’ODCEC di Vallo della Lucania e all’Ordine dei Consulenti del Lavoro – Consiglio Provinciale di Salerno</strong>, con l’obiettivo di promuovere la destinazione del 5×1000 a favore dei due siti UNESCO.</p>



<p>Per la prima volta, i Parchi archeologici di Paestum e Velia e i principali ordini delle professioni economico-giuridiche e del lavoro della provincia promuovono insieme una campagna informativa dedicata al 5×1000, con l’obiettivo di sensibilizzare cittadini, imprese e lavoratori sulla possibilità di sostenere concretamente attività di ricerca, scavo, restauro e valorizzazione del patrimonio culturale.</p>



<p>L’iniziativa punta a costruire una rete informativa diffusa e permanente, capace di raggiungere il territorio attraverso il contatto quotidiano con commercialisti e consulenti del lavoro, figure centrali nel periodo delle dichiarazioni fiscali. Un’alleanza che mira a trasformare una scelta fiscale gratuita in una forma concreta di partecipazione civica a sostegno al patrimonio pubblico.</p>



<p>L’incontro, moderato dalla&nbsp;<strong>giornalista de&nbsp;</strong><strong><em>Il Mattino</em></strong><strong>&nbsp;Erminia Pellecchia</strong>, ha tracciato le linee guida della campagna che accompagnerà la stagione fiscale 2026.</p>



<p><em>“Questa collaborazione rappresenta un segnale importante perché mette in relazione il mondo della cultura con quello delle professioni e della responsabilità civile”,</em>&nbsp;ha dichiarato&nbsp;<strong>il Direttore dei Parchi archeologici di Paestum e Velia, Tiziana D’Angelo.</strong>&nbsp;<em>“Il 5×1000 è uno strumento concreto che consente ai cittadini di partecipare attivamente alla tutela del patrimonio pubblico. Ogni firma può contribuire a sostenere restauri, attività di ricerca e nuovi progetti di valorizzazione, rafforzando il legame tra il territorio e la sua storia».</em></p>



<p><em>“Il fundraising per i beni culturali pubblici ha bisogno di reti territoriali solide e di alleanze capaci di coinvolgere direttamente la comunità</em>”, ha sottolineato&nbsp;<strong>Vincenzo Cerullo, collaboratore fundraising per i Parchi archeologici di Paestum e Velia.</strong>&nbsp;<em>“Questo progetto si inserisce in un percorso più ampio di fundraising avviato dai Parchi, orientato a costruire nuove forme di partecipazione e sostegno attorno al patrimonio culturale pubblico. Il 5×1000 non rappresenta un costo aggiuntivo per il contribuente, ma un’opportunità concreta per sostenere attività di ricerca, restauro e valorizzazione, contribuendo direttamente al futuro di Paestum e Velia.”</em></p>



<p>Gli ordini professionali hanno ribadito il proprio ruolo sociale e il valore civico del progetto.</p>



<p><em>“Abbiamo aderito con entusiasmo al progetto dei Parchi Archeologici di Paestum e Velia perché riteniamo il patrimonio culturale un&nbsp;tassello&nbsp;fondamentale&nbsp;per la crescita&nbsp;del territorio</em>”,&nbsp;spiega il&nbsp;<strong>Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Salerno Sergio Cairone</strong>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<em>“Al di là dei fiscalismi&nbsp;– prosegue Cairone investire&nbsp;nei beni culturali&nbsp;è un’occasione&nbsp;unica&nbsp;per&nbsp;contribuire&nbsp;allo sviluppo&nbsp;e all’economia&nbsp;generale del territorio&nbsp;vista l’incidenza dei beni culturali nel comparto turistico e&nbsp;l’indotto, anche in termini di occupazione, che&nbsp;i due settori generano, specie in un territorio come il nostro che ha la fortuna di ospitare uno dei siti archeologici più rappresentativi di tutto il Mediterraneo.&nbsp;Siamo onorati di poter contribuire alla creazione di un circolo virtuoso tra cittadini, enti e speriamo anche imprese,&nbsp;per costruire tutti insieme un nuovo&nbsp;percorso&nbsp;di crescita. Una sfida a cui i commercialisti sono per professione vocati e che come Ordine sosterremo in tutte le sedi possibili”.&nbsp;</em></p>



<p>Sulla stessa linea&nbsp;<strong>Marco Miraldi, presidente dell’ODCEC di Vallo della Lucania</strong>, che ha evidenziato:&nbsp;<em>“L’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Vallo della Lucania è&nbsp;&nbsp;convintamente al fianco dell’iniziativa del 5×1000 in favore dei Parchi Archeologici di Paestum e Velia.<br>Parliamo di un Patrimonio unico che incarna un valore culturale straordinario e una memoria storica che appartiene a tutti. Sostenere Paestum e Velia per portare avanti un’identità che ci unisce. Una scelta con ricadute economiche concrete: la tutela e la valorizzazione del Parco generano filiere positive per le imprese locali, nei settori ricettivi, dell’artigianato, dei servizi e del commercio per l’intero circondario a sud della Provincia di Salerno.</em></p>



<p><em><br>Un’iniziativa con riflessi diretti sul turismo che mette insieme la nostra storia e uno sviluppo attuale sostenibile .Come Odcec di Vallo della Lucania siamo pronti a promuovere e diffondere questo messaggio, certi che ogni piccolo contributo possa fare la differenza.”</em></p>



<p>I Consulenti del Lavoro, da sempre impegnati nella progettazione e gestione dei piani di welfare aziendale, puntano con decisione sulla cultura. Se fino ad oggi questi strumenti sono stati utilizzati prevalentemente per rispondere a bisogni primari e immediati – come buoni pasto, buoni spesa e buoni carburante&nbsp;<strong>– l’obiettivo è ora integrare il paniere dei beni fruibili in esenzione fiscale con esperienze culturali.</strong></p>



<p><em>“Come professionisti&nbsp;</em>– commenta&nbsp;<strong>Marcello Zinno, presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Salerno</strong>&nbsp;–&nbsp;<em>riteniamo che il welfare può e deve fare di più. Oltre ai benefit materiali, abbiamo la possibilità di offrire ai lavoratori esperienze che generano un valore duraturo nel tempo, che continua oltre il tempo dedicato all’esperienza stessa e migliorano la coesione sociale ed aziendale. A questo si affianca il sostegno diretto agli attrattori culturali del territorio. L’Ordine ha, infatti, deciso di appoggiare e promuovere l’iniziativa del 5 per mille a favore della gestione dei parchi archeologici di Paestum e Velia. Un’azione concreta che permette di unire la tutela del patrimonio storico alla crescita dell’intero tessuto sociale locale</em>”. Investire in cultura significa, per il presidente dell’Ordine, creare un circolo virtuoso: un’azienda che sostiene il benessere culturale dei propri dipendenti e del territorio circostante migliora il proprio clima interno, attrae talenti e contribuisce a generare valore per tutta la comunità. Da qui l’invito dei Consulenti del Lavoro, alle imprese e ai lavoratori, a considerare la cultura non come un bene accessorio, ma come un pilastro fondamentale del benessere organizzativo e dello sviluppo locale.</p>



<p>La collaborazione tra i Parchi archeologici di Paestum e Velia e gli ordini professionali coinvolti proseguirà anche nelle prossime settimane. Nel mese di giugno, infatti, il Museo Archeologico Nazionale di Paestum ospiterà un convegno rivolto agli iscritti degli ordini professionali, dedicato ai temi del fundraising culturale, del 5×1000 e del ruolo delle professioni nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale pubblico.</p>



<p><br><strong>NOTA PER I MEDIA E I CONTRIBUENTI</strong></p>



<p>Per destinare il 5×1000 ai Parchi archeologici di Paestum e Velia nei modelli CU, 730 e Redditi è sufficiente firmare nel riquadro “Finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici” e inserire il codice fiscale dell’Ente:&nbsp;<a href="tel:93028470651"><strong>93028470651</strong></a>.</p>



<p>La scelta non comporta costi aggiuntivi per il contribuente e non sostituisce l’8×1000 o il 2×1000.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pompe di calore in Italia: cresce il mercato, spinta dagli incentivi ma restano ostacoli tecnici e costi iniziali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pompe-di-calore-in-italia-cresce-il-mercato-spinta-dagli-incentivi-ma-restano-ostacoli-tecnici-e-costi-iniziali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 12:29:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel panorama della transizione energetica italiana, le pompe di calore sono tra le tecnologie più strategiche per la decarbonizzazione degli edifici. Il loro ruolo è diventato centrale nelle politiche di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel panorama della transizione energetica italiana, le pompe di calore sono tra le tecnologie più strategiche per la decarbonizzazione degli edifici. Il loro ruolo è diventato centrale nelle politiche di efficientamento energetico, sostenute da incentivi fiscali e contributi diretti, ma la diffusione non è ancora uniforme e sconta differenze territoriali, tecniche ed economiche.</p>



<p>Il quadro attuale mostra un settore in espansione, trainato dalla sostituzione delle caldaie tradizionali e dalle politiche europee per la riduzione delle emissioni negli edifici.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un mercato sostenuto dagli incentivi</h3>



<p>Nel 2026 l’installazione di pompe di calore in Italia continua a beneficiare di diversi strumenti pubblici. Tra i principali figurano le detrazioni fiscali dell’Ecobonus e il Conto Termico 3.0, che consente rimborsi diretti per interventi di sostituzione di impianti esistenti.</p>



<p>Le agevolazioni possono arrivare fino al 50-65% delle spese, a seconda della tipologia di intervento e dell’immobile. Il sistema è stato confermato e aggiornato nella più recente normativa energetica nazionale, con l’obiettivo di accelerare la sostituzione dei generatori fossili con tecnologie elettriche ad alta efficienza.</p>



<p>Secondo le analisi tecniche più recenti, il Conto Termico 3.0 è diventato uno degli strumenti più rapidi di rimborso, con contributi erogati direttamente dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) anche entro pochi mesi dalla conclusione dei lavori. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Come funzionano e dove si installano</h3>



<p>Le pompe di calore sono sistemi che trasferiscono energia termica dall’esterno all’interno degli edifici (o viceversa in raffrescamento), utilizzando energia elettrica. Possono essere aria-aria, aria-acqua o geotermiche e sono sempre più integrate in sistemi ibridi con fotovoltaico e accumulo.</p>



<p>Nel contesto residenziale italiano vengono installate soprattutto in:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>sostituzione di caldaie a gas o gasolio</li>



<li>ristrutturazioni edilizie profonde</li>



<li>nuove costruzioni ad alta efficienza energetica</li>
</ul>



<p>Il Conto Termico, in particolare, è destinato principalmente alla sostituzione di impianti esistenti, non alle nuove installazioni pure, condizione che ne limita l’accesso in alcuni casi. </p>



<h3 class="wp-block-heading">I numeri del cambiamento</h3>



<p>Il settore è sostenuto da un impianto normativo che punta alla riduzione delle emissioni del patrimonio edilizio, uno dei comparti più energivori in Italia. Le pompe di calore sono considerate una tecnologia chiave perché utilizzano energia rinnovabile diffusa (aria, acqua o suolo) e possono ridurre sensibilmente il consumo di gas.</p>



<p>Tuttavia, il mercato resta sensibile a tre fattori principali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>costo iniziale elevato dell’impianto</strong></li>



<li><strong>necessità di un corretto dimensionamento tecnico</strong></li>



<li><strong>adeguatezza dell’edificio (isolamento e impianto termico)</strong></li>
</ul>



<p>In molti casi, infatti, l’efficienza reale dipende più dal contesto edilizio che dalla macchina stessa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Incentivi sì, ma con complessità</h3>



<p>Se da un lato gli incentivi hanno reso più accessibile la tecnologia, dall’altro la burocrazia resta un elemento critico. Le procedure richiedono documentazione tecnica dettagliata, certificazioni di conformità e pratiche digitali attraverso piattaforme come il Portaltermico del GSE.</p>



<p>La complessità amministrativa è spesso indicata dagli operatori come uno dei principali ostacoli alla diffusione capillare della tecnologia, soprattutto tra i privati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La prospettiva: verso la sostituzione del gas</h3>



<p>La direzione europea è chiara: progressiva riduzione delle caldaie a combustibili fossili negli edifici. Le pompe di calore rappresentano oggi una delle alternative più mature, soprattutto se abbinate a fonti rinnovabili elettriche come il fotovoltaico.</p>



<p>Il mercato italiano si trova quindi in una fase di transizione: da tecnologia “di nicchia efficiente” a standard potenziale per il riscaldamento domestico del futuro. Ma il passaggio, come spesso accade nelle trasformazioni energetiche, non è solo tecnologico: è anche economico, normativo e culturale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Passaporto digitale dei prodotti: la “carta d’identità” europea per beni e materiali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/passaporto-digitale-dei-prodotti-la-carta-didentita-europea-per-beni-e-materiali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 12:26:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[passaporto digitale del prodotto]]></category>
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					<description><![CDATA[Non sarà un documento di viaggio, ma una scheda informativa destinata a cambiare il modo in cui produciamo, acquistiamo e ricicliamo oggetti. Il passaporto digitale dei prodotti è una delle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non sarà un documento di viaggio, ma una scheda informativa destinata a cambiare il modo in cui produciamo, acquistiamo e ricicliamo oggetti. Il <strong>passaporto digitale dei prodotti</strong> è una delle innovazioni centrali della strategia europea per la sostenibilità industriale e punta a rendere ogni bene immesso sul mercato tracciabile lungo tutto il suo ciclo di vita.</p>



<p>L’iniziativa rientra nel quadro del nuovo approccio dell’Unione Europea alla cosiddetta economia circolare, e si basa sul <strong>Regolamento Ecodesign per prodotti sostenibili</strong> (ESPR), che introduce l’obbligo progressivo di fornire dati digitali standardizzati su materiali, riparabilità e riciclabilità dei prodotti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Che cos’è il passaporto digitale</h3>



<p>Il passaporto digitale è una sorta di “carta d’identità” elettronica del prodotto, accessibile tramite QR code o sistemi equivalenti. Al suo interno possono essere raccolte informazioni come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>composizione dei materiali</li>



<li>origine delle materie prime</li>



<li>presenza di sostanze critiche</li>



<li>istruzioni per riparazione e manutenzione</li>



<li>indicazioni per il riciclo o il riuso</li>



<li>impatto ambientale lungo il ciclo di vita</li>
</ul>



<p>L’obiettivo è rendere queste informazioni disponibili non solo ai consumatori, ma anche a riparatori, riciclatori e autorità di controllo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I primi settori coinvolti</h3>



<p>L’introduzione del sistema sarà graduale e partirà dai settori considerati più impattanti dal punto di vista ambientale. Tra i primi prodotti interessati figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>batterie industriali e per veicoli elettrici</li>



<li>elettronica di consumo</li>



<li>tessili e abbigliamento</li>



<li>materiali da costruzione</li>
</ul>



<p>Per le batterie, ad esempio, l’Unione Europea ha già previsto un sistema di tracciabilità avanzato che entrerà progressivamente in vigore nel corso dei prossimi anni, con l’obiettivo di monitorare origine delle materie prime e gestione del fine vita.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un cambio di paradigma industriale</h3>



<p>Il passaporto digitale non è solo uno strumento informativo, ma un tassello di una trasformazione più ampia: passare da un’economia lineare — produzione, consumo, smaltimento — a un modello circolare in cui i prodotti vengono progettati per durare più a lungo e per essere facilmente riparabili o riciclabili.</p>



<p>Secondo la logica del nuovo regolamento europeo, la trasparenza diventa un elemento strutturale del mercato: chi produce dovrà fornire dati verificabili lungo tutta la filiera, mentre chi acquista potrà accedere a informazioni prima non disponibili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Impatti su consumatori e industria</h3>



<p>Per i consumatori, il passaporto digitale potrebbe significare maggiore consapevolezza nelle scelte di acquisto e una migliore gestione dei dispositivi nel tempo, soprattutto in termini di riparazione e riuso.</p>



<p>Per le imprese, invece, si apre una fase di adeguamento tecnologico e organizzativo: la gestione dei dati di prodotto diventerà parte integrante della progettazione industriale, con possibili costi iniziali ma anche nuove opportunità di mercato legate a trasparenza e sostenibilità.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ecobonus e bonus ristrutturazioni: incentivi per la casa sostenibile nel 2026</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ecobonus-e-bonus-ristrutturazioni-incentivi-per-la-casa-sostenibile-nel-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 12:17:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[agevolazioni fiscali casa]]></category>
		<category><![CDATA[ristrutturazione casa]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 2026 il sistema dei bonus edilizi in Italia continua a rappresentare uno degli strumenti principali per sostenere la transizione ecologica e rilanciare il settore delle costruzioni. In particolare, l’Ecobonus [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Nel 2026 il sistema dei bonus edilizi in Italia continua a rappresentare uno degli strumenti principali per sostenere la transizione ecologica e rilanciare il settore delle costruzioni. In particolare, l’Ecobonus e il Bonus ristrutturazioni restano al centro delle politiche pubbliche, con l’obiettivo di incentivare interventi che migliorino l’efficienza energetica degli edifici e la qualità del patrimonio immobiliare esistente.</p>



<p class="p3">Le misure, gestite e regolamentate anche dall’Agenzia delle Entrate, prevedono per il 2026 un sistema più semplificato rispetto agli anni precedenti. Le detrazioni fiscali si attestano principalmente su due livelli, con una percentuale più alta per le abitazioni principali e una ridotta per le seconde case. Questo cambiamento riflette la volontà di rendere gli incentivi più sostenibili dal punto di vista della spesa pubblica, senza rinunciare al sostegno per cittadini e imprese.</p>



<p class="p3">L’Ecobonus continua a favorire gli interventi orientati al risparmio energetico, come l’isolamento termico degli edifici, la sostituzione degli impianti di climatizzazione e l’installazione di sistemi basati su fonti rinnovabili. Si tratta di lavori che incidono direttamente sulla riduzione dei consumi e delle emissioni, contribuendo agli obiettivi climatici nazionali ed europei. In un contesto caratterizzato dall’aumento dei costi energetici, migliorare le prestazioni degli edifici diventa anche una scelta economicamente vantaggiosa per le famiglie.</p>



<p class="p3">Parallelamente, il Bonus ristrutturazioni sostiene interventi più ampi di recupero edilizio, che riguardano la manutenzione straordinaria, il restauro e la riqualificazione degli immobili. Questi lavori non solo migliorano la sicurezza e il comfort abitativo, ma contribuiscono anche a valorizzare il patrimonio edilizio esistente, evitando nuovo consumo di suolo e promuovendo una logica di riuso e rigenerazione urbana.</p>



<p class="p3">Nel quadro delle politiche ambientali, i bonus edilizi assumono quindi un ruolo strategico. L’efficientamento energetico degli edifici è infatti uno dei pilastri della transizione ecologica, anche alla luce delle indicazioni provenienti dall’European Commission, che spingono gli Stati membri a ridurre l’impatto ambientale del settore residenziale.</p>



<p class="p3">Rispetto agli anni passati, il 2026 segna tuttavia una fase di maggiore equilibrio. Le agevolazioni straordinarie introdotte in precedenza sono state ridimensionate, con l’obiettivo di garantire una maggiore stabilità nel lungo periodo e un utilizzo più mirato delle risorse pubbliche. Nonostante ciò, Ecobonus e Bonus ristrutturazioni continuano a rappresentare un’opportunità concreta per cittadini e imprese.</p>



<p class="p3">In questo scenario, investire nella riqualificazione della propria abitazione non significa soltanto beneficiare di un incentivo fiscale, ma contribuire attivamente alla tutela dell’ambiente. La casa diventa così uno dei luoghi principali in cui si gioca la sfida della sostenibilità, tra innovazione tecnologica, risparmio energetico e responsabilità individuale.</p>
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		<title>AI, il boom da trilioni e il paradosso della produttività: l’economia nel 2026</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ai-il-boom-da-trilioni-e-il-paradosso-della-produttivita-leconomia-nel-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 14:43:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[digital econ0mu]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 2026 l’intelligenza artificiale non è più una promessa, ma un gigantesco cantiere industriale. I numeri raccontano una trasformazione senza precedenti: le grandi aziende tecnologiche stanno investendo centinaia di miliardi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel 2026 l’intelligenza artificiale non è più una promessa, ma un gigantesco cantiere industriale. I numeri raccontano una trasformazione senza precedenti: le grandi aziende tecnologiche stanno investendo centinaia di miliardi in chip, data center e modelli avanzati, mentre governi e mercati finanziari ridisegnano le proprie strategie attorno alla nuova infrastruttura digitale globale.</p>



<p>Secondo diverse stime, la spesa globale in infrastrutture legate all’AI potrebbe sfiorare i 3.000 miliardi di dollari entro il 2028, con la maggior parte degli investimenti ancora da realizzare. Solo nel 2026, i colossi tecnologici prevedono una spesa che supera i 700 miliardi di dollari, trainata dalla corsa a data center, semiconduttori e capacità computazionale. È un cambio di scala che ricorda le grandi rivoluzioni infrastrutturali del passato: ferrovie, elettricità, internet.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La corsa agli investimenti: chip, modelli, infrastrutture</h3>



<p>Il cuore economico dell’AI è ormai evidente: non sono solo gli algoritmi, ma l’intera filiera. Dai chip ad alte prestazioni alla costruzione di data center energivori, fino allo sviluppo di modelli sempre più complessi, il settore sta diventando uno dei principali driver della crescita globale. Negli Stati Uniti, ad esempio, la spinta degli investimenti in AI ha contribuito in modo significativo alla crescita del PIL nel 2026.</p>



<p>Questa espansione ha però un costo elevatissimo: aumento del debito, pressione sui flussi di cassa e tensioni nelle catene di approvvigionamento, con carenze di componenti chiave come memoria e semiconduttori . Il risultato è un’economia sempre più dipendente da una infrastruttura tecnologica concentrata in poche mani.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il divario reale: tecnologia avanzata, adozione limitata</h3>



<p>Se gli investimenti corrono, l’adozione reale nelle imprese racconta una storia più complessa. La maggioranza delle aziende è ancora ferma a progetti pilota o a implementazioni parziali. Quasi un terzo delle imprese si trova ancora in fase sperimentale, mentre problemi legati ai dati, alle competenze e all’integrazione rallentano la scalabilità.</p>



<p>Il dato più significativo è forse un altro: circa il 74% dei benefici economici dell’AI è concentrato in appena il 20% delle aziende, quelle capaci di ripensare davvero il proprio modello di business. Per tutte le altre, l’intelligenza artificiale resta uno strumento accessorio, non un fattore trasformativo.</p>



<p>Anche dove l’adozione cresce, emerge un “execution gap”: l’uso diffuso di strumenti AI da parte dei lavoratori non è accompagnato da governance e integrazione adeguate, con rischi crescenti per sicurezza e organizzazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Lavoro e organizzazioni: tra produttività e disuguaglianze</h3>



<p>Sul fronte del lavoro, l’impatto è ambivalente. Da un lato, l’AI promette aumenti significativi di produttività — in alcuni casi stimati fino al 30% in specifiche attività. Dall’altro, questi benefici sono distribuiti in modo diseguale e spesso richiedono una profonda riorganizzazione dei processi aziendali.</p>



<p>Non basta introdurre nuovi strumenti: serve ripensare workflow, competenze e modelli decisionali. Le aziende più avanzate non si limitano ad automatizzare, ma ridisegnano intere funzioni attorno all’AI. È qui che si crea il vero vantaggio competitivo.</p>



<p>Allo stesso tempo, cresce il rischio di polarizzazione: tra imprese leader e ritardatarie, tra lavoratori altamente qualificati e mansioni automatizzabili. Alcune analisi parlano già di una “grande divergenza” economica alimentata dall’AI.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il paradosso della produttività</h3>



<p>Nonostante l’entusiasmo, resta aperta una contraddizione: l’enorme spesa in AI non si traduce ancora in un aumento diffuso della produttività. Studi recenti mostrano che molte aziende non registrano benefici concreti nel breve periodo, alimentando il dibattito su una possibile nuova “bolla tecnologica”.</p>



<p>Eppure, i segnali positivi non mancano. Le imprese che riescono a integrare l’AI in modo strategico ottengono ritorni significativi — fino a tre dollari per ogni dollaro investito, secondo alcune analisi. Il punto, quindi, non è se l’AI funzioni, ma chi riesce davvero a farla funzionare.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una trasformazione ancora incompiuta</h3>



<p>Il 2026 segna dunque una fase di transizione. L’intelligenza artificiale è già un motore economico, ma non ancora un moltiplicatore universale di produttività. Il divario tra potenziale e realtà resta ampio, e si gioca tutto sulla capacità di trasformare investimenti tecnologici in cambiamento organizzativo.</p>



<p>In altre parole, la vera sfida non è costruire modelli sempre più potenti, ma costruire aziende capaci di usarli.</p>
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		<item>
		<title>Pagamenti digitali e contanti: come sta cambiando il modo di pagare in Italia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pagamenti-digitali-e-contanti-come-sta-cambiando-il-modo-di-pagare-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 20:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[contante]]></category>
		<category><![CDATA[dispositivi pagamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Pagamenti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[pos]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni il sistema dei pagamenti in Italia sta vivendo una trasformazione profonda, spinta dalla diffusione delle tecnologie digitali, dalla crescita dell’e-commerce e da nuove abitudini di consumo sempre [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi anni il sistema dei pagamenti in Italia sta vivendo una trasformazione profonda, spinta dalla diffusione delle tecnologie digitali, dalla crescita dell’e-commerce e da nuove abitudini di consumo sempre più orientate alla velocità e alla tracciabilità delle transazioni.</p>



<p>Il contante non scompare, ma perde progressivamente centralità, mentre carte, smartphone e app di pagamento diventano strumenti quotidiani sempre più utilizzati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La crescita dei pagamenti digitali</h3>



<p>Secondo i principali osservatori del settore, i pagamenti digitali hanno superato negli ultimi anni la soglia dei 500 miliardi di euro, arrivando a rappresentare una quota crescente dei consumi nazionali e una componente sempre più strutturale dell’economia italiana .</p>



<p>Carte contactless, wallet digitali e sistemi di pagamento da smartphone stanno diventando la norma anche per le spese di piccolo importo, come il caffè al bar o il biglietto del trasporto pubblico .</p>



<p>In parallelo cresce anche il numero dei POS e dei dispositivi abilitati ai pagamenti elettronici, segnale di una diffusione ormai capillare della moneta digitale nel commercio fisico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il contante resiste, ma arretra</h3>



<p>Nonostante la crescita del digitale, il contante continua a essere utilizzato soprattutto in alcuni contesti specifici: piccole spese quotidiane, settori meno digitalizzati e alcune aree territoriali.</p>



<p>In Italia il processo di transizione è infatti graduale: il cash resta ancora presente, ma la sua incidenza sulle transazioni complessive è in diminuzione rispetto agli strumenti elettronici.</p>



<p>Le istituzioni europee e nazionali spingono da anni verso una maggiore tracciabilità dei pagamenti, anche attraverso limiti all’uso del contante e incentivi all’utilizzo di strumenti digitali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I nuovi strumenti: dal contactless ai wallet</h3>



<p>La diffusione del pagamento contactless ha rappresentato uno dei principali acceleratori del cambiamento. Pagare con una carta o con lo smartphone è diventato un gesto rapido e sempre più naturale.</p>



<p>Accanto alle carte tradizionali si stanno affermando:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>wallet digitali integrati negli smartphone</li>



<li>app di pagamento tra privati</li>



<li>sistemi di trasferimento istantaneo da conto a conto</li>
</ul>



<p>Questi strumenti stanno contribuendo a rendere il pagamento non solo più veloce, ma anche più integrato con i servizi digitali quotidiani.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Opportunità e criticità della transizione</h3>



<p>La crescita dei pagamenti digitali porta con sé vantaggi evidenti: maggiore tracciabilità, riduzione dell’uso di contanti, semplificazione delle transazioni e maggiore sicurezza.</p>



<p>Tuttavia, il cambiamento pone anche alcune criticità: costi delle commissioni per gli esercenti, digital divide tra generazioni e territori, dipendenza crescente da infrastrutture tecnologiche.</p>



<p>Per questo il passaggio verso un’economia sempre più cashless non è ancora uniforme e presenta velocità diverse a seconda dei settori.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Crisi energetica, le raccomandazioni Ue: smart working almeno un giorno a settimana e città senz’auto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/crisi-energetica-le-raccomandazioni-ue-smart-working-almeno-un-giorno-a-settimana-e-citta-senzauto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 14:10:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Smart working]]></category>
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					<description><![CDATA[Bruxelles torna a puntare sul lavoro da remoto come leva per ridurre i consumi energetici. Nella bozza del piano “Accelerate Eu”, atteso per il 22 aprile, la Unione Europea indica [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Bruxelles torna a puntare sul lavoro da remoto come leva per ridurre i consumi energetici. Nella bozza del piano “Accelerate Eu”, atteso per il 22 aprile, la Unione Europea indica tra le misure chiave l’introduzione dello smart working almeno una volta a settimana e l’organizzazione di giornate senz’auto nelle città.</p>



<p>L’obiettivo è contenere la domanda di energia in un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche e dagli effetti della crisi legata alla guerra in Medio Oriente, che continua a influenzare prezzi e approvvigionamenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ridurre consumi e dipendenza energetica</h3>



<p>Il piano si inserisce nella strategia europea di riduzione volontaria dei consumi, con un focus particolare su riscaldamento e trasporti, due delle principali voci di spesa energetica.</p>



<p>Secondo la bozza, il ricorso strutturale allo smart working può contribuire in modo significativo a ridurre il traffico pendolare, con effetti immediati su consumo di carburanti ed emissioni. Allo stesso tempo, le giornate senz’auto nelle aree urbane mirano a tagliare l’uso dei mezzi privati e incentivare mobilità sostenibile e trasporto pubblico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Smart working come leva strutturale</h3>



<p>Non si tratta di una misura emergenziale, ma di un ritorno a strumenti già sperimentati durante la pandemia, ora riproposti in chiave energetica. L’indicazione di Bruxelles non introduce un obbligo vincolante per gli Stati membri, ma rappresenta una raccomandazione forte, destinata a orientare le politiche nazionali.</p>



<p>In questo quadro, il lavoro agile viene riconosciuto non solo come strumento organizzativo, ma anche come politica energetica indiretta: meno spostamenti, minore domanda di carburanti, riduzione delle emissioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le città al centro della transizione</h3>



<p>Accanto allo smart working, il piano punta sulle città. Le “car-free days” dovrebbero diventare uno strumento ricorrente per abbattere traffico e inquinamento nei centri urbani, con benefici immediati sulla qualità dell’aria.</p>



<p>Le amministrazioni locali saranno chiamate a svolgere un ruolo centrale, favorendo alternative sostenibili come trasporto pubblico, mobilità elettrica e ciclabilità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Impatti per imprese e cittadini</h3>



<p>Per le imprese, l’indicazione europea potrebbe tradursi in una nuova spinta verso modelli di lavoro ibridi. Tuttavia, restano aperte questioni organizzative e contrattuali, soprattutto nei settori meno digitalizzati.</p>



<p>Per i cittadini, le misure comportano un cambiamento nelle abitudini quotidiane: meno uso dell’auto privata, maggiore flessibilità lavorativa, attenzione ai consumi domestici.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una strategia di breve e medio periodo</h3>



<p>Il piano “Accelerate Eu” si inserisce in una strategia più ampia di risposta alle crisi energetiche, che combina interventi immediati e obiettivi di lungo periodo. Se da un lato punta a riduzioni rapide dei consumi, dall’altro rafforza la transizione verso modelli più sostenibili.</p>



<p>La partita resta aperta: molto dipenderà dalla capacità degli Stati membri di tradurre le raccomandazioni in misure concrete. Ma il segnale è chiaro: lo smart working torna al centro delle politiche europee, non più solo come strumento di flessibilità, ma come leva per affrontare una nuova fase di instabilità energetica.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La corsa globale all’AI: chi sta vincendo tra Stati Uniti, Cina ed Unione Europea?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-corsa-globale-allai-chi-sta-vincendo-tra-stati-uniti-cina-ed-unione-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 14:04:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[AI Europa]]></category>
		<category><![CDATA[economia digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica Tech]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[La corsa globale all’intelligenza artificiale si sta consolidando come uno dei principali terreni di competizione geopolitica. Stati Uniti, Cina e Unione europea avanzano con modelli profondamente diversi per investimenti, regolamentazione [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La corsa globale all’intelligenza artificiale si sta consolidando come uno dei principali terreni di competizione geopolitica. Stati Uniti, Cina e Unione europea avanzano con modelli profondamente diversi per investimenti, regolamentazione e visione strategica. Una sfida che non riguarda solo la tecnologia, ma ridefinisce equilibri economici, industriali e democratici.</p>



<p><strong>Il primato americano tra investimenti e innovazione</strong><br>Gli Stati Uniti restano il punto di riferimento globale per sviluppo e innovazione. La leadership si fonda su un ecosistema dominato da Big Tech, capitali privati e ricerca avanzata. Secondo analisi internazionali, la maggioranza dei grandi modelli di intelligenza artificiale è stata sviluppata negli Usa, che attraggono oltre l’80% degli investimenti globali nel settore.</p>



<p>Washington punta su un approccio orientato al mercato, con regolamentazione flessibile e forte sostegno all’innovazione. Il recente “America’s AI Action Plan” mira proprio a consolidare questo vantaggio, favorendo sperimentazione e sviluppo industriale.</p>



<p><strong>La Cina accelera con un modello centralizzato</strong><br>Pechino rappresenta il principale sfidante. Il modello cinese si basa su pianificazione statale, accesso a grandi quantità di dati e integrazione tra pubblico e privato.</p>



<p>Il Paese ha sviluppato una quota crescente di modelli avanzati e punta a leadership tecnologica in settori chiave, dalla manifattura alla sorveglianza intelligente. La strategia è sostenuta da investimenti massicci e da una governance centralizzata che privilegia velocità di esecuzione e controllo.</p>



<p><strong>Europa tra regole e ritardo competitivo</strong><br>L’Unione europea si trova in una posizione intermedia. Da un lato, è leader globale nella regolamentazione con l’AI Act, il primo quadro normativo organico al mondo; dall’altro, sconta un ritardo sul piano industriale e finanziario.</p>



<p>Secondo diverse analisi, l’Ue attrae una quota limitata degli investimenti globali in AI e produce un numero significativamente inferiore di modelli avanzati rispetto a Stati Uniti e Cina. La frammentazione tra Stati membri e la fuga di talenti rappresentano ulteriori ostacoli.</p>



<p>Per colmare il divario, Bruxelles ha avviato piani di rilancio: tra questi, l’iniziativa “InvestAI” da circa 200 miliardi di euro e progetti per la costruzione di “gigafactory” e infrastrutture di supercalcolo. Parallelamente, programmi come “Apply AI” mirano a diffondere l’adozione dell’intelligenza artificiale nei settori industriali strategici.</p>



<p><strong>Tre modelli a confronto</strong><br>La competizione globale riflette tre visioni distinte:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>gli Stati Uniti puntano su innovazione e mercato;</li>



<li>la Cina su controllo e pianificazione statale;</li>



<li>l’Europa su un equilibrio tra sviluppo tecnologico, diritti e sicurezza.</li>
</ul>



<p>È proprio questa “terza via” europea a rappresentare un elemento distintivo: un modello che privilegia un’AI affidabile, trasparente e regolata, ma che rischia di rallentare la capacità competitiva nel breve periodo.</p>



<p><strong>Le ricadute per imprese e cittadini</strong><br>Per le imprese, la corsa all’AI significa nuove opportunità ma anche maggiore complessità. Negli Stati Uniti e in Cina, l’accesso a capitali e dati favorisce la crescita rapida; in Europa, invece, le aziende devono confrontarsi con standard più stringenti, ma anche con un quadro normativo più certo.</p>



<p>Per i cittadini, il tema è duplice: da un lato benefici in termini di servizi, produttività e innovazione; dall’altro, questioni legate a privacy, sicurezza e impatto sul lavoro.</p>



<p><strong>Una partita ancora aperta</strong><br>Nonostante il vantaggio attuale di Stati Uniti e Cina, la corsa all’intelligenza artificiale è tutt’altro che conclusa. L’Europa punta a recuperare terreno facendo leva su infrastrutture, investimenti e soprattutto su un modello regolatorio che potrebbe diventare uno standard globale.</p>



<p>La sfida, più che tecnologica, è sistemica: chi riuscirà a coniugare innovazione, sostenibilità e fiducia sarà destinato a guidare la prossima fase dell’economia digitale. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dal 4 al 9 maggio a&#160;Capri la terza edizione del&#160;Net Forum sulle politiche attive del lavoro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dal-4-al-9-maggio-a-capri-la-terza-edizione-del-net-forum-sulle-politiche-attive-del-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 15:41:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 9 maggio i lavori si apriranno con l’intervento del Sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. Previsto anche l’intervento della Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone Capri ospiterà dal&#160;4 [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="s3"><em>Il 9 maggio i lavori si apriranno con l’intervento del Sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. Previsto anche l’intervento della Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone</em></p>



<p class="s9">Capri ospiterà dal&nbsp;4 al 9 maggio&nbsp;prossimila&nbsp;terza edizione del Net Forum, il primo think tank italiano dedicato all’innovazione delle politiche attive del lavoro, promosso e organizzato da&nbsp;S3 Studium. Una settimana di lavori che riunirà istituzioni, imprese, fondi interprofessionali, agenzie formative ed esperti per trasformare il confronto sui fabbisogni dei territori in proposte operative.&nbsp;Il&nbsp;9 maggio&nbsp;sarà la giornata conclusiva: i lavori si apriranno con l’intervento del&nbsp;Sottosegretario al Lavoro&nbsp;Claudio Durigon. Previsto anche l’intervento&nbsp;della&nbsp;Ministra del Lavoro e delle Politiche SocialiMarina Calderone.</p>



<p class="s9">L’appuntamento si configura come&nbsp;un&nbsp;laboratorio esteso:&nbsp;seigiorni di lavoro continuativo, organizzati come una vera e propria&nbsp;staffetta di idee, in cui i soggetti dell’ecosistema lavoro-formazione si confrontano su priorità, strumenti e responsabilità, con al centro il fabbisogno espresso dai territori. Capri rappresenta la fase di convergenza del percorso&nbsp;del&nbsp;Net Forum, che ogni anno si sviluppa attraverso eventi istituzionali&nbsp;in presenza,&nbsp;a Milano e&nbsp;a&nbsp;Roma,&nbsp;e una piattaforma di dialogo permanente online.</p>



<p class="s9">A Capri&nbsp;un gruppo selezionato di esperti e&nbsp;circa&nbsp;millepartecipanti online&nbsp;si riuniranno&nbsp;in sessioni tematiche, gruppi di lavoro e momenti di immersione esperienziale finalizzati a definire interventi concreti per le politiche attive del lavoro.Cinque giorni per costruire una visione comune e proporre soluzioni.&nbsp;Non un momento celebrativo, ma un&nbsp;contesto ad alta intensità operativa, in cui osservazione dei territori, confronto tra filiere e sperimentazione si integrano per individuare priorità strategiche e generare proposte da sottoporre ai decisori pubblici. Un passaggio dal setting al solving, dalla lettura della complessità alla definizione di indirizzi attuabili.</p>



<p class="s9">L’edizione 2026, dal titolo&nbsp;“MultiplicAzione: connessioni che generano valore”, si pone l’obiettivo di rafforzare le interfacce tra attori pubblici e privati e di avviare un percorso condiviso verso il&nbsp;Patto delle Competenze, base per le sperimentazioni nei territori e per la costruzione del Libro Bianco 2026.</p>



<p class="s11">Il programma completo, in continuo aggiornamento, è consultabile a questo link:</p>



<figure class="wp-block-embed"><div class="wp-block-embed__wrapper">
https://www.s3studium.com/programma-capri-2026/
</div></figure>



<p class="s11">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>PNRR: decreto 2026 è legge, sprint a semplificazioni e controlli su investimenti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pnrr-decreto-2026-e-legge-sprint-a-semplificazioni-e-controlli-su-investimenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 13:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[decreto 2026 legge]]></category>
		<category><![CDATA[piano nazionale ripresa e resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[pnrr]]></category>
		<category><![CDATA[servizi cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’approvazione definitiva del Decreto PNRR 2026, il quadro normativo per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza entra in una nuova fase operativa. Il provvedimento punta a coniugare [...]]]></description>
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<p>Con l’approvazione definitiva del Decreto PNRR 2026, il quadro normativo per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza entra in una nuova fase operativa. Il provvedimento punta a coniugare accelerazione amministrativa, rafforzamento dei controlli e spinta alla digitalizzazione, in linea con gli impegni assunti dall’Italia a livello europeo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Semplificazioni e digitalizzazione: processi più snelli</h3>



<p>Uno degli assi portanti della riforma è la semplificazione dei procedimenti amministrativi. L’obiettivo è ridurre tempi e passaggi burocratici, soprattutto nei settori più coinvolti dagli investimenti del PNRR, come infrastrutture, transizione ecologica e innovazione digitale.</p>



<p>Sul fronte dei servizi ai cittadini, il decreto introduce strumenti che puntano a una maggiore automazione e integrazione delle banche dati pubbliche. Tra le novità principali figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>l’ISEE automatico, che dovrebbe ridurre gli oneri dichiarativi per le famiglie;</li>



<li>la tessera elettorale digitale, in linea con il processo di dematerializzazione dei documenti;</li>



<li>l’ampliamento dell’IT-Wallet, destinato a diventare un contenitore unico per identità e certificazioni digitali.</li>
</ul>



<p>Queste misure mirano a migliorare l’accessibilità dei servizi pubblici e a ridurre il margine di errore amministrativo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Imprese: meno incertezze e più controlli</h3>



<p>Per il sistema produttivo, il decreto interviene su più livelli. Da un lato, introduce semplificazioni normative in materia di privacy e adempimenti fiscali, con l’intento di rendere più prevedibile il contesto regolatorio. Dall’altro, rafforza i controlli sui crediti d’imposta e sugli incentivi, tema particolarmente sensibile dopo le criticità emerse negli ultimi anni.</p>



<p>L’equilibrio tra semplificazione e vigilanza rappresenta uno dei punti più delicati: l’obiettivo dichiarato è evitare abusi senza rallentare l’accesso agli strumenti di sostegno.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Monitoraggio e giustizia tributaria</h3>



<p>Un ruolo centrale viene attribuito al sistema di monitoraggio degli investimenti. La piattaforma ReGiS viene ulteriormente potenziata per garantire una tracciabilità più puntuale dei progetti e dello stato di avanzamento della spesa.</p>



<p>In parallelo, si interviene sulla giustizia tributaria: viene ampliata la competenza del giudice monocratico per le controversie fino a 10.000 euro. La misura è pensata per snellire il contenzioso e ridurre i tempi di definizione delle liti fiscali di minore entità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Welfare, sanità e governance</h3>



<p>Il decreto include anche interventi trasversali su welfare e sanità, settori cruciali per il raggiungimento degli obiettivi del Piano. Sul piano della governance, vengono rafforzati i meccanismi di coordinamento tra amministrazioni centrali e territoriali, con l’intento di prevenire ritardi e disallineamenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli effetti attesi: opportunità e criticità</h3>



<p>L’impatto delle nuove misure dipenderà in larga parte dalla capacità attuativa degli enti coinvolti.</p>



<p>Tra gli effetti potenzialmente positivi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>una riduzione dei tempi amministrativi, soprattutto nelle procedure legate agli investimenti;</li>



<li>una maggiore trasparenza nella gestione delle risorse;</li>



<li>un miglior accesso ai servizi pubblici digitali per cittadini e imprese.</li>
</ul>



<p>Tuttavia, non mancano le criticità. L’introduzione di nuovi strumenti digitali richiede competenze adeguate e investimenti in formazione, soprattutto a livello locale. Inoltre, il rafforzamento dei controlli potrebbe generare, almeno nella fase iniziale, un aumento degli oneri amministrativi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una fase decisiva per il PNRR</h3>



<p>Il Decreto PNRR 2026 rappresenta un passaggio cruciale per rispettare le scadenze europee e consolidare i risultati già raggiunti. La vera sfida, ora, sarà tradurre le norme in prassi efficaci, evitando che le innovazioni restino sulla carta.</p>



<p>In questo contesto, il ruolo delle amministrazioni pubbliche e degli enti territoriali sarà determinante: dalla loro capacità di adattamento dipenderà il successo complessivo del Piano e l’impatto concreto delle riforme sull’economia e sulla vita quotidiana dei cittadini.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Algoritmi pubblici sotto esame: trasparenza e accountability nell’uso dell’IA nella PA</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/algoritmi-pubblici-sotto-esame-trasparenza-e-accountability-nelluso-dellia-nella-pa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 13:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[accountability]]></category>
		<category><![CDATA[Algoritmi pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[controlli fiscali]]></category>
		<category><![CDATA[pa]]></category>
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					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale entra sempre più nei processi decisionali della Pubblica amministrazione, dalla gestione dei servizi digitali all’assegnazione di benefici, fino ai controlli fiscali. Ma insieme all’efficienza cresce il nodo della [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’intelligenza artificiale entra sempre più nei processi decisionali della Pubblica amministrazione, dalla gestione dei servizi digitali all’assegnazione di benefici, fino ai controlli fiscali. Ma insieme all’efficienza cresce il nodo della trasparenza: chi risponde delle decisioni prese da un algoritmo?</p>



<p><strong>Dalla sperimentazione all’adozione strutturale</strong></p>



<p>Negli ultimi anni l’uso dell’IA nella PA italiana ha registrato un’accelerazione significativa. Secondo rilevazioni istituzionali, decine di enti pubblici hanno già avviato progetti basati su algoritmi per migliorare l’erogazione dei servizi e l’interazione con cittadini e imprese. Le applicazioni spaziano dall’automazione delle pratiche amministrative ai sistemi predittivi per individuare anomalie fiscali o ottimizzare l’allocazione delle risorse. L’obiettivo è duplice: aumentare l’efficienza e ridurre tempi e costi operativi.</p>



<p><strong>Il principio chiave: la decisione resta umana</strong></p>



<p>Il quadro normativo italiano ed europeo si sta consolidando proprio per governare questa trasformazione. La legge italiana sull’IA del 2025 stabilisce un principio centrale: l’algoritmo può supportare, ma la responsabilità resta in capo alla persona. In altre parole, l’intelligenza artificiale è uno strumento istruttorio, non un decisore autonomo. Questo approccio mira a evitare derive di “algocrazia” e a preservare il controllo umano nei procedimenti amministrativi più delicati.</p>



<p><strong>L’AI Act e la classificazione del rischio</strong></p>



<p>A livello europeo, il Regolamento UE 2024/1689 (AI Act) introduce un sistema basato sul rischio, distinguendo tra applicazioni vietate, ad alto rischio e a rischio limitato. Molti utilizzi nella PA — come quelli legati a welfare, giustizia o sicurezza — rientrano nella categoria “ad alto rischio”. Per questi sistemi sono previsti obblighi stringenti: trasparenza, tracciabilità, qualità dei dati e supervisione umana.</p>



<p>Tuttavia, l’implementazione concreta del regolamento presenta ancora criticità operative e interpretative, tanto che a livello europeo sono già in discussione correttivi per semplificarne l’applicazione. Trasparenza e bias: il rischio di decisioni opache</p>



<p>Il punto più delicato riguarda la trasparenza degli algoritmi. I sistemi di IA devono essere comprensibili e verificabili, soprattutto quando incidono su diritti individuali.</p>



<p>Le linee guida etiche europee insistono su alcuni requisiti fondamentali: tracciabilità dei processi decisionali, assenza di discriminazioni e controllo umano. Il rischio, in assenza di adeguati controlli, è quello dei bias algoritmici: distorsioni nei dati o nei modelli che possono generare trattamenti ingiusti, ad esempio nell’assegnazione di sussidi o nei controlli fiscali. Non a caso, la normativa italiana vieta esplicitamente sistemi che producano discriminazioni e impone misure tecniche per prevenirle.&nbsp;</p>



<p>Oltre al profilo tecnologico, emerge una questione di governance. Le amministrazioni devono dotarsi di competenze nuove per progettare, gestire e controllare i sistemi di IA.</p>



<p>Le linee guida in fase di definizione insistono sul principio di “compliance by design”: gli algoritmi devono essere conformi alle norme fin dalla progettazione, integrando requisiti di sicurezza, protezione dei dati e auditabilità. Questo implica un ripensamento dei processi interni, con maggiore integrazione tra profili tecnici, giuridici e amministrativi.</p>



<p><strong>Efficienza vs garanzie: un equilibrio ancora da costruire</strong></p>



<p>L’intelligenza artificiale promette di rendere la PA più efficiente, predittiva e orientata al cittadino. Ma il suo utilizzo solleva interrogativi cruciali su diritti, trasparenza e responsabilità.</p>



<p>Il punto di equilibrio, sottolineano gli esperti, è nell’adozione di un modello “antropocentrico”: l’IA come supporto alle decisioni pubbliche, non come sostituto.</p>



<p>In questa prospettiva, la sfida non è solo tecnologica ma istituzionale. La credibilità dell’azione pubblica, infatti, passerà sempre più dalla capacità di rendere gli algoritmi non solo efficaci, ma anche comprensibili, controllabili e giusti.</p>
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		<title>IA e consumi energetici: il costo nascosto della rivoluzione digitale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ia-e-consumi-energetici-il-costo-nascosto-della-rivoluzione-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 13:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[consumi energetici]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione digitale costi]]></category>
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					<description><![CDATA[L’espansione dell’intelligenza artificiale sta ridisegnando la geografia dell’economia digitale. Ma dietro l’innovazione si nasconde un costo crescente e spesso poco visibile: quello energetico. Data center, modelli generativi e infrastrutture cloud [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’espansione dell’intelligenza artificiale sta ridisegnando la geografia dell’economia digitale. Ma dietro l’innovazione si nasconde un costo crescente e spesso poco visibile: quello energetico. Data center, modelli generativi e infrastrutture cloud stanno alimentando una domanda di elettricità senza precedenti, con implicazioni dirette su sostenibilità, reti energetiche e strategie industriali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La crescita dei consumi: numeri in accelerazione</h3>



<p>L’adozione massiccia dell’IA, in particolare dei modelli generativi, richiede una capacità computazionale elevatissima. Questo si traduce in un aumento significativo dei consumi energetici dei data center.</p>



<p>Secondo stime di settore, i data center potrebbero arrivare a consumare oltre 1.000 terawattora (TWh) entro il 2030, quasi il doppio rispetto ai livelli attuali . Già oggi rappresentano circa il 2% della domanda globale di elettricità, ma la quota è destinata a crescere rapidamente.</p>



<p>Una parte rilevante di questa espansione è legata proprio all’IA: entro il 2026, i carichi di lavoro basati su algoritmi potrebbero assorbire oltre il 40% dell’energia dei data center. L’aumento è trainato sia dall’addestramento dei modelli sia dal loro utilizzo quotidiano su larga scala.</p>



<p>Anche a livello micro, l’impatto è significativo: una singola richiesta a un modello linguistico può consumare fino a dieci volte l’energia di una ricerca online tradizionale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Impronta ambientale: tra CO₂ e consumo d’acqua</h3>



<p>L’impatto non si limita all’elettricità. Le infrastrutture che alimentano l’IA generano emissioni e richiedono grandi quantità di acqua per il raffreddamento.</p>



<p>Studi recenti stimano che i sistemi di IA possano produrre tra 32 e 80 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno, un livello comparabile alle emissioni di una grande città o di un piccolo Paese europeo.</p>



<p>A questo si aggiunge il consumo idrico: i data center utilizzano sistemi di raffreddamento che possono richiedere centinaia di miliardi di litri d’acqua su base annua.</p>



<p>Il problema è amplificato dalla scarsa trasparenza: molte aziende non rendono pubblici dati dettagliati sui consumi energetici specifici dell’IA, rendendo difficile una valutazione precisa dell’impatto complessivo .</p>



<h3 class="wp-block-heading">Pressione sulle reti e costi sistemici</h3>



<p>L’aumento della domanda energetica sta mettendo sotto pressione le infrastrutture elettriche. In alcuni casi, i data center consumano energia paragonabile a quella di interi Paesi, con effetti sulle reti locali e sui prezzi dell’elettricità.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://nypost.com/2026/04/14/business/1-4-trillion-utility-spending-spree-to-keep-up-with-ai-data-centers-could-hike-electric-bills-study/?utm_source=chatgpt.com">New York Post</a></li>



<li><a href="https://www.reuters.com/legal/legalindustry/sustainable-data-centers-renewable-energy-tool-reduce-carbon-footprint--pracin-2026-04-09/?utm_source=chatgpt.com">Reuters</a></li>



<li><a href="https://www.itpro.com/infrastructure/data-centres/gas-powered-data-centers-could-more-than-double-microsofts-emissions?utm_source=chatgpt.com">IT Pro</a></li>



<li><a href="https://www.techradar.com/pro/building-gigawatt-data-centers-in-the-us-is-becoming-increasingly-difficult-why-orbital-is-taking-ai-infrastructure-into-space-to-solve-power-and-cooling-issues?utm_source=chatgpt.com">TechRadar</a></li>
</ul>



<p>Negli Stati Uniti, ad esempio, gli operatori elettrici prevedono investimenti fino a 1.400 miliardi di dollari per adeguare le reti alla crescita dei data center legati all’IA, con il rischio di ricadute sulle bollette.</p>



<p>Parallelamente, alcune big tech stanno ricorrendo a fonti fossili per garantire continuità energetica, con un potenziale aumento delle emissioni che rischia di entrare in conflitto con gli obiettivi climatici .</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le strategie delle big tech: tra rinnovabili ed efficienza</h3>



<p>Per contenere l’impatto ambientale, i grandi operatori stanno adottando strategie su più fronti.</p>



<p>Sul piano energetico, cresce il ricorso a fonti rinnovabili, contratti di acquisto a lungo termine (PPA) e certificati verdi per compensare le emissioni. Tuttavia, questi strumenti non sempre garantiscono una riduzione reale delle emissioni, soprattutto quando non c’è corrispondenza geografica tra produzione e consumo .</p>



<p>Sul piano tecnologico, si punta a migliorare l’efficienza:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>sviluppo di chip più performanti e meno energivori;</li>



<li>ottimizzazione degli algoritmi per ridurre i calcoli inutili;</li>



<li>nuove tecnologie di raffreddamento, anche con riduzioni fino al 50% dei consumi energetici associati.</li>
</ul>



<p>Emergono anche soluzioni radicali, come data center alimentati da energia solare nello spazio o collocati in aree a basso impatto ambientale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un equilibrio ancora aperto</h3>



<p>La crescita dell’intelligenza artificiale evidenzia un paradosso: da un lato è uno strumento chiave per l’efficienza energetica e la transizione green, dall’altro contribuisce in modo significativo all’aumento dei consumi.</p>



<p>Il punto critico sarà la capacità di disaccoppiare innovazione e impatto ambientale. Senza un salto tecnologico e regolatorio, il rischio è che il costo energetico della rivoluzione digitale finisca per erodere parte dei benefici economici generati.</p>



<p>Per imprese e policymaker, la sfida è già attuale: rendere l’IA sostenibile non è più un’opzione, ma una condizione necessaria per la sua crescita futura.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Regolamentare l’AI: dal Parlamento Ue alle linee guida globali per una governance dell’intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/regolamentare-lai-dal-parlamento-ue-alle-linee-guida-globali-per-una-governance-dellintelligenza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 14:37:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[AI Act]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[regolamentazione digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[La regolamentazione dell’intelligenza artificiale è diventata uno dei cardini della politica digitale a livello europeo e internazionale, con l’Unione europea in prima linea nello sviluppo di un quadro normativo che [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La regolamentazione dell’intelligenza artificiale è diventata uno dei cardini della politica digitale a livello europeo e internazionale, con l’Unione europea in prima linea nello sviluppo di un quadro normativo che possa definire standard di sicurezza, trasparenza e tutela dei diritti fondamentali nel mercato globale dell’AI.</p>



<p>Un passo storico in questa direzione è stato compiuto dall’<strong>Parlamento europeo</strong>, che nel marzo 2024 ha approvato il primo grande quadro normativo sull’intelligenza artificiale noto come <strong>AI Act</strong>, il primo regolamento completo al mondo dedicato a questa tecnologia. </p>



<p>Il <strong>Regolamento (UE) 2024/1689</strong>, entrato in vigore il 1° agosto 2024, fissa un insieme di regole armonizzate per lo sviluppo, l’immissione sul mercato, l’utilizzo e la sorveglianza dei sistemi di IA nell’Unione europea, con l’obiettivo di promuovere <strong>tecnologie affidabili e rispettose dei diritti fondamentali</strong>. </p>



<p>Basato su un approccio “risk‑based”, cioè graduato in base al livello di rischio associato agli specifici usi dell’IA, il regolamento distingue tra pratiche proibite, sistemi ad alto rischio, obblighi di trasparenza e regole per la governance e la sorveglianza dei modelli di intelligenza artificiale. </p>



<p>Le disposizioni della legge sono in fase di applicazione graduale: alcune regole di base, come la definizione di sistema di IA e l’obbligo di alfabetizzazione digitale (AI literacy), sono già in vigore dal febbraio 2025, mentre l’applicazione completa delle norme sui sistemi ad alto rischio è prevista a partire dal 2026‑2027. </p>



<p>Per facilitare l’attuazione pratica del regolamento, la <strong>Commissione europea</strong> ha pubblicato linee guida sulle “pratiche di IA proibite”, ovvero quelle considerate incompatibili con i valori europei e i diritti fondamentali, come l’uso di sistemi per manipolazioni comportamentali, social scoring o identificazione biometrica in tempo reale. </p>



<p>Nonostante la dimensione europea, l’AI Act è già visto come un punto di riferimento globale, in grado di influenzare la governance dell’intelligenza artificiale anche fuori dal continente – un fenomeno definito dagli esperti come l’<strong>“effetto Bruxelles”</strong> per la tecnologia. </p>



<p>Il dibattito internazionale sulla regolamentazione non si limita però all’UE. Altri Paesi e regioni stanno definendo i propri approcci: ad esempio il <strong>Giappone</strong> ha adottato un modello più flessibile basato sulla cooperazione volontaria, in contrasto con la struttura più stringente dell’AI Act europeo. Questo diversificato panorama normativo riflette le differenti priorità in tema di innovazione tecnologica e tutela dei cittadini, ma evidenzia anche la crescente consapevolezza globale della necessità di regole condivise.</p>



<p>A livello nazionale, Paesi come <strong>l’Italia</strong> hanno già integrato le norme europee con quadri legislativi propri, creando uno dei primi sistemi completi di governance AI tra gli Stati membri. </p>



<p>Il risultato di questi sforzi – dall’Ue alle singole giurisdizioni – è una crescente convergenza verso principi comuni: tutela dei diritti umani e della privacy, trasparenza degli algoritmi, responsabilità degli sviluppatori e degli utenti e prevenzione dei rischi associati a tecnologie sempre più potenti.</p>



<p>Il percorso di regolamentazione dell’intelligenza artificiale rimane in evoluzione, con l’obiettivo di bilanciare l’innovazione tecnologica e la competitività globale con la protezione delle persone, dei diritti fondamentali e delle società democratiche.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Blockchain oltre le criptovalute: come sta cambiando supply chain, sicurezza e contratti digitali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/blockchain-oltre-le-criptovalute-come-sta-cambiando-supply-chain-sicurezza-e-contratti-digitali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 15:09:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain_distribuito]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain_immutabile]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain_registry]]></category>
		<category><![CDATA[Criptovalute]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando si parla di Blockchain, il pensiero va spesso alle criptovalute. In realtà, questa tecnologia sta trovando applicazioni sempre più ampie in diversi settori, dalla logistica alla sicurezza informatica, fino [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando si parla di Blockchain, il pensiero va spesso alle criptovalute. In realtà, questa tecnologia sta trovando applicazioni sempre più ampie in diversi settori, dalla logistica alla sicurezza informatica, fino alla gestione dei contratti digitali.</p>



<p>La blockchain è, in sostanza, un registro digitale distribuito e immutabile, condiviso tra più soggetti. Ogni informazione inserita viene validata e resa difficilmente modificabile, garantendo trasparenza e tracciabilità. Proprio queste caratteristiche la rendono particolarmente utile in contesti complessi dove è necessario certificare dati e passaggi.</p>



<p>Uno degli ambiti più rilevanti è quello della supply chain. Le aziende utilizzano la blockchain per tracciare ogni fase della produzione e distribuzione di un prodotto, dalla materia prima fino al consumatore finale. Questo consente di verificare l’origine delle merci, contrastare contraffazioni e migliorare la fiducia lungo tutta la filiera. Nel settore agroalimentare, ad esempio, è possibile monitorare il percorso di un alimento e certificare la qualità e la provenienza.</p>



<p>Un altro campo in forte crescita è quello della sicurezza informatica. Grazie alla sua struttura decentralizzata, la blockchain riduce il rischio di attacchi hacker basati sulla manipolazione dei dati centralizzati. Le informazioni, infatti, non sono conservate in un unico punto vulnerabile, ma distribuite su una rete, rendendo più complessa qualsiasi alterazione fraudolenta.</p>



<p>Sempre più diffuso è anche l’utilizzo degli Smart contract, programmi informatici che eseguono automaticamente clausole contrattuali al verificarsi di determinate condizioni. Questo strumento permette di ridurre tempi, costi e intermediari, trovando applicazione in ambiti come assicurazioni, logistica e compravendite digitali.</p>



<p>Nonostante le potenzialità, restano alcune criticità. Tra queste, i limiti di scalabilità, i consumi energetici di alcune reti e le incertezze normative, che variano da Paese a Paese. Inoltre, l’adozione su larga scala richiede investimenti e competenze specifiche, non sempre disponibili in tutte le organizzazioni.</p>



<p>Il quadro, tuttavia, è in evoluzione. Sempre più aziende e istituzioni stanno sperimentando soluzioni basate su blockchain, con l’obiettivo di rendere i processi più efficienti, sicuri e trasparenti.</p>



<p>Al di là delle criptovalute, dunque, la blockchain si conferma come una tecnologia destinata a incidere profondamente sull’economia digitale, aprendo nuove prospettive per il futuro dei sistemi produttivi e delle relazioni contrattuali.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sempre meno contanti: come il digitale ha trasformato le nostre abitudini</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sempre-meno-contanti-come-il-digitale-ha-trasformato-le-nostre-abitudini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[contanti]]></category>
		<category><![CDATA[Pagamenti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[sistemi contactless]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni, il contante sta lentamente lasciando spazio ai pagamenti digitali. Dalle app fino a sistemi contactless, sempre più italiani scelgono di pagare con lo smartphone o la carta. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi anni, il contante sta lentamente lasciando spazio ai pagamenti digitali. Dalle app fino a sistemi contactless, sempre più italiani scelgono di pagare con lo smartphone o la carta.</p>



<p>Ma questa “nuova normalità” non riguarda solo tecnologia: cambia il modo in cui viviamo, gestiamo i soldi e percepiamo il denaro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il boom dei pagamenti digitali</strong></h2>



<p>Secondo gli ultimi dati, soprattutto i giovani sotto i 35 anni <strong>preferiscono non usare contanti</strong> per acquisti quotidiani. Dalla spesa al caffè, fino ai servizi online, il digitale è diventato la scelta principale.</p>



<p><strong>Vantaggi principali:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Velocità e comodità</li>



<li>Tracciabilità delle spese</li>



<li>Riduzione del rischio di furto o smarrimento di contanti</li>
</ul>



<p>Tuttavia, questo cambiamento non è senza conseguenze. La dipendenza da app e carte digitali solleva domande su sicurezza, privacy e controllo dei dati finanziari.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come cambia la vita quotidiana</strong></h2>



<p>Vivere senza contanti significa adattare <strong>abitudini consolidate</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Non portare più il portafoglio pieno di contanti</li>



<li>Tenere sotto controllo le app di pagamento e notifiche</li>



<li>Pianificare acquisti senza improvvisazioni</li>
</ul>



<p>Anche piccoli gesti, come offrire un caffè a un amico o pagare il panettiere, diventano digitali, trasformando le interazioni quotidiane.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sicurezza vs controllo: il lato oscuro del digitale</strong></h2>



<p>Se da un lato le transazioni digitali sono più sicure rispetto al contante, dall’altro richiedono <strong>attenzione costante</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Possibili frodi online o phishing</li>



<li>Necessità di aggiornare continuamente app e sistemi</li>



<li>Rischio di perdita di privacy sui propri acquisti</li>
</ul>



<p>Per questo, gli esperti consigliano di combinare consapevolezza tecnologica e gestione responsabile delle proprie finanze.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Rapporto con il denaro: cambia il modo di pensare ai risparmi</strong></h2>



<p>Il contante ha una funzione tangibile: lo vedi, lo tocchi, lo dai via. La sua assenza modifica <strong>la percezione del denaro</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Spendere diventa più astratto, a volte meno controllabile</li>



<li>Pianificare le spese richiede strumenti digitali</li>



<li>Il risparmio può sembrare più teorico che concreto</li>
</ul>



<p>Il passaggio verso il digitale richiede quindi un <strong>nuovo equilibrio tra praticità e consapevolezza</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il futuro è digitale, ma serve attenzione</strong></h2>



<p>La rivoluzione dei pagamenti digitali è inarrestabile: smartphone e app stanno cambiando il modo in cui compriamo, risparmiamo e gestiamo il denaro.</p>



<p>Ma dietro questa comodità si nasconde un monito: <strong>non dimenticare il valore del contatto umano, della pianificazione e della consapevolezza finanziaria</strong>. Per vivere davvero il digitale senza perdere il controllo della propria vita economica.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Marketing digitale, cresce il peso della comunicazione online tra pubblicità, dati e social</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/marketing-digitale-cresce-il-peso-della-comunicazione-online-tra-pubblicita-dati-e-social/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 13:45:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[data driven]]></category>
		<category><![CDATA[digital economy]]></category>
		<category><![CDATA[sei]]></category>
		<category><![CDATA[seo]]></category>
		<category><![CDATA[social media marketing]]></category>
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					<description><![CDATA[Il digital marketing si conferma uno dei pilastri della trasformazione economica in atto, con investimenti in costante crescita e un ruolo sempre più centrale nelle strategie di imprese e istituzioni. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il digital marketing si conferma uno dei pilastri della trasformazione economica in atto, con investimenti in costante crescita e un ruolo sempre più centrale nelle strategie di imprese e istituzioni. Pubblicità online, ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO), social media marketing e analisi dei dati rappresentano oggi strumenti chiave per raggiungere consumatori sempre più connessi.</p>



<p>La diffusione capillare di internet e dei dispositivi mobili ha modificato profondamente le abitudini di consumo, spingendo le aziende a spostare una quota crescente dei budget pubblicitari verso il digitale. Le campagne online consentono infatti una maggiore precisione nel target, oltre alla possibilità di monitorare in tempo reale le performance e ottimizzare gli investimenti.</p>



<p>Tra le leve principali si distingue la SEO, ovvero l’insieme di tecniche che permettono ai contenuti di posizionarsi tra i primi risultati dei motori di ricerca, aumentando visibilità e traffico. Parallelamente, il social media marketing sfrutta piattaforme digitali per costruire relazioni dirette con gli utenti, rafforzare il brand e promuovere prodotti e servizi.</p>



<p>Un ruolo sempre più rilevante è svolto dall’analisi del comportamento degli utenti. Attraverso la raccolta e l’elaborazione dei dati, le aziende possono comprendere preferenze, abitudini e bisogni dei consumatori, personalizzando l’offerta e migliorando l’efficacia delle campagne. Si tratta di un approccio data-driven che consente decisioni più rapide e mirate.</p>



<p>Accanto alle opportunità, restano tuttavia alcune criticità, in particolare sul fronte della tutela della privacy e della gestione dei dati personali. Le normative europee impongono standard rigorosi, richiedendo trasparenza e consenso informato nell’utilizzo delle informazioni raccolte online.</p>



<p>Secondo gli operatori del settore, la sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica, efficacia comunicativa e rispetto dei diritti degli utenti. In questo contesto, il digital marketing continua a evolversi, confermandosi un elemento strategico per la competitività delle imprese e per la comunicazione contemporanea.</p>
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		<title>Carrello intelligente e agenti AI: come l’intelligenza artificiale sta cambiando il modo di fare spesa e di vendere online</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/carrello-intelligente-e-agenti-ai-come-lintelligenza-artificiale-sta-cambiando-il-modo-di-fare-spesa-e-di-vendere-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[agenti ai]]></category>
		<category><![CDATA[carrello intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[ecommerce]]></category>
		<category><![CDATA[spesa online]]></category>
		<category><![CDATA[vendita online]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla lista della spesa al carrello intelligente, dall’e‑commerce alle app che “conoscono” i nostri gusti: l’intelligenza artificiale (AI) sta modificando profondamente il modo di fare acquisti, sia online sia nei [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dalla lista della spesa al carrello intelligente, dall’e‑commerce alle app che “conoscono” i nostri gusti: <strong>l’intelligenza artificiale (AI) sta modificando profondamente il modo di fare acquisti</strong>, sia online sia nei negozi fisici. Secondo ricerche di mercato e analisi di settore, aziende e consumatori stanno adottando sempre più sistemi basati su intelligenza artificiale per personalizzare, velocizzare e semplificare l’esperienza di shopping quotidiana. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Spesa personalizzata e assistita</h2>



<p>Uno degli aspetti più visibili dell’AI nella spesa online è la <strong>personalizzazione dei consigli</strong>: piattaforme e app analizzano il comportamento d’acquisto, gli interessi e le preferenze dei consumatori per proporre prodotti su misura, riducendo il tempo necessario per trovare ciò che serve. </p>



<p>Nei supermercati e nei negozi fisici stanno emergendo tecnologie come il <strong>“carrello intelligente”</strong> che integra computer vision e intelligenza artificiale per assistere il cliente, suggerendo prodotti e offrendo informazioni durante la spesa stessa. Queste soluzioni, già sperimentate in alcuni punti vendita italiani, trasformano il carrello in un assistente evoluto per il consumatore. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Chatbot e agenti AI per fare acquisti</h2>



<p>Una tendenza in rapida crescita è l’uso di <strong>agent AI capaci di fare acquisti al posto degli utenti</strong>: si tratta di assistenti virtuali in grado di capire richieste in linguaggio naturale, confrontare prodotti, confrontare prezzi e completare transazioni. Secondo le ultime evoluzioni tecnologiche, soluzioni integrate con sistemi di pagamento come carte di credito digitali stanno aprendo la strada a un “shopping agentico” dove l’intelligenza artificiale può persino gestire ordini con autorizzazioni dei clienti. </p>



<p>Anche grandi aziende tech stanno sperimentando funzioni di acquisto diretto tramite chatbot: l’utente può chiedere, ad esempio, di trovare e acquistare un prodotto specifico all’interno di un’interfaccia conversazionale, senza navigare tradizionalmente in un sito di e‑commerce. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Ottimizzazione di magazzino e logistica</h2>



<p>L’AI non riguarda solo il fronte visibile dell’esperienza di acquisto: <strong>dietro le quinte, l’intelligenza artificiale migliora la gestione del magazzino, la previsione della domanda e l’organizzazione delle consegne</strong>. Sistemi predittivi basati su machine learning aiutano i retailer online a prevedere quali prodotti andranno esauriti, riducendo le rotture di stock e migliorando i tempi di consegna. </p>



<p>Queste tecnologie consentono anche una pianificazione più efficiente delle rotte di consegna e la riduzione dei costi operativi, con benefici sia per le imprese sia per i clienti che aspettano consegne rapide e affidabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E-commerce sempre più intelligente</h2>



<p>Secondo analisi di settore, oltre l’<strong>80 % delle aziende e‑commerce considera l’AI una tecnologia strategica</strong> per competere nei prossimi anni, con investimenti crescenti in strumenti di analisi dei dati, generazione automatica di contenuti e raccomandazioni personalizzate. </p>



<p>Questa trasformazione va di pari passo con la crescita prevista del mercato dell’intelligenza artificiale applicata al commercio: soluzioni di e‑commerce potenziate dall’AI sono destinate a diventare sempre più diffuse, influenzando non solo il modo di scegliere e acquistare prodotti, ma anche le strategie di marketing e fidelizzazione dei clienti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Considerazioni finali</h2>



<p>L’intelligenza artificiale sta rimodellando il percorso di acquisto, rendendolo <strong>più intuitivo, veloce e personalizzato</strong>, sia che si tratti di fare la spesa quotidiana al supermercato, sia di scegliere un capo di abbigliamento o un prodotto tecnologico online. Allo stesso tempo, la crescente presenza di AI solleva interrogativi su <strong>privacy dei dati, trasparenza degli algoritmi e fiducia del consumatore</strong>, aspetti che settore e regolatori stanno iniziando ad affrontare mentre la tecnologia diventa sempre più centrale nel commercio moderno. </p>
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		<title>L’intelligenza artificiale guida la fabbrica 4.0 tra manutenzione predittiva, qualità automatica e catena di approvvigionamento ottimizzata</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lintelligenza-artificiale-guida-la-fabbrica-4-0-tra-manutenzione-predittiva-qualita-automatica-e-catena-di-approvvigionamento-ottimizzata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 14:01:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[ai e industrie manifatturiere]]></category>
		<category><![CDATA[digital twin]]></category>
		<category><![CDATA[industria 4.0]]></category>
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					<description><![CDATA[Nell’era della quarta rivoluzione industriale, l’intelligenza artificiale si sta imponendo come uno dei principali fattori di trasformazione del settore manifatturiero, integrandosi con sistemi connessi e digitalizzati per creare fabbriche più [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nell’era della <strong>quarta rivoluzione industriale</strong>, l’<strong>intelligenza artificiale </strong> si sta imponendo come uno dei principali fattori di trasformazione del settore manifatturiero, integrandosi con sistemi connessi e digitalizzati per creare fabbriche più intelligenti, resilienti ed efficienti. Il paradigma di <strong>Industria 4.0</strong>, basato su connettività, sensori, Internet of Things (IoT) e dati, trova nell’IA una “mente digitale” in grado di analizzare enormi volumi di informazioni e prendere decisioni in tempo reale. </p>



<p>Una delle applicazioni più consolidate riguarda la <strong>manutenzione predittiva dei macchinari</strong>, dove algoritmi di apprendimento automatico analizzano i dati raccolti dai sensori per prevedere guasti prima che si verifichino. Questo approccio consente di programmare interventi di manutenzione durante periodi di fermo programmato, riducendo significativamente i tempi di inattività non pianificati e allungando la vita utile delle attrezzature. Con l’IA, anche segnali deboli – come variazioni di temperatura o vibrazioni – possono essere interpretati per anticipare malfunzionamenti, contrastando gli sprechi di produzione e aumentando la produttività complessiva della fabbrica. </p>



<p>Accanto alla manutenzione, l’IA sta rivoluzionando il <strong>controllo qualità automatico</strong> sul piano produttivo. Sistemi dotati di visione artificiale e apprendimento profondo sono in grado di monitorare in tempo reale linee di assemblaggio e prodotti finiti, individuando difetti invisibili all’occhio umano e determinando con precisione assoluta eventuali anomalie. Queste tecnologie migliorano l’efficacia dei controlli, riducono gli scarti e permettono un flusso di produzione più regolare e sostenibile. </p>



<p>Importanti benefici derivano anche dall’uso dell’IA per l’<strong>ottimizzazione della catena di approvvigionamento</strong> (<em>supply chain</em>). Algoritmi intelligenti integrano dati storici, trend di mercato e condizioni in tempo reale per prevedere la domanda, bilanciare livelli di inventario e scegliere percorsi logistici più efficienti. Questo tipo di ottimizzazione, reso possibile dall’elaborazione avanzata dei dati, contribuisce a ridurre i costi, migliorare le consegne puntuali e reagire rapidamente a interruzioni o variazioni della domanda. </p>



<p>Le applicazioni dell’IA nel contesto industriale non si fermano qui. La tecnologia supporta anche l’<strong>ottimizzazione dei processi produttivi</strong>, l’<strong>automazione intelligente</strong> di attività ripetitive, la simulazione digitale dei sistemi (<em>digital twin</em>) e la gestione energetica delle fabbriche, contribuendo a un uso più sostenibile delle risorse e a ridurre gli impatti ambientali. </p>



<p>Il mercato europeo dell’IA applicata alla manifattura è in forte crescita: si prevede che raggiungerà valori di oltre <strong>31 miliardi di dollari entro il 2033</strong>, riflettendo sia l’aumento degli investimenti sia la crescente domanda di soluzioni intelligenti nelle fabbriche del futuro. </p>



<p>Tuttavia, la piena implementazione delle tecnologie rimane sfidata dalla necessità di adeguare infrastrutture legacy, di promuovere una cultura digitale diffusa e di gestire l’integrazione dei dati su larga scala. </p>



<p>Fonte foto: <a href="https://www.innovazioneimpresa.com/2024/09/26/asset-management-4-0-come-lai-potenzia-le-operazioni-industriali/">https://www.innovazioneimpresa.com/2024/09/26/asset-management-4-0-come-lai-potenzia-le-operazioni-industriali/</a></p>
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		<item>
		<title>Il futuro digitale dell’Italia passa dall’AI, nel libro di Di Franco analisi e strategie</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-futuro-digitale-dellitalia-passa-dallai-nel-libro-di-di-franco-analisi-e-strategie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 20:57:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe di franco]]></category>
		<category><![CDATA[L’intelligenza artificiale per il futuro dell’Italia libro di franco]]></category>
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					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale come leva strategica per la crescita economica e la trasformazione digitale del Paese. È il tema al centro del libro L’intelligenza artificiale per il futuro dell’Italia. Competenze, casi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’intelligenza artificiale come leva strategica per la crescita economica e la trasformazione digitale del Paese. È il tema al centro del libro <em>L’intelligenza artificiale per il futuro dell’Italia. Competenze, casi d’uso e valore nell’Europa che innova</em>, scritto da Giuseppe Di Franco, amministratore delegato del gruppo tecnologico Lutech, e pubblicato nel 2026 dall’editore Piemme. </p>



<p>Il volume propone una riflessione sull’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese, nelle istituzioni e nella società, con l’obiettivo di analizzare come questa tecnologia possa contribuire allo sviluppo dell’economia italiana e al rafforzamento della competitività europea. Il libro, di 288 pagine, sarà disponibile nelle librerie dal 10 marzo 2026.</p>



<p>Nel testo, Di Franco propone un percorso che parte dalle competenze e dalle eccellenze tecnologiche presenti nel Paese per arrivare al tema della sovranità digitale europea, sottolineando come l’intelligenza artificiale stia già cambiando il modo di produrre valore, prendere decisioni e organizzare i processi produttivi. Attraverso esempi e casi applicativi, l’autore evidenzia le potenzialità di una tecnologia ormai diffusa nella vita quotidiana e nelle attività economiche. </p>



<p>Secondo Di Franco, la sfida principale non riguarda soltanto lo sviluppo di nuove tecnologie ma la loro integrazione concreta nei processi organizzativi. “La vera sfida è trasformare l’AI da sperimentazione a capacità operativa stabile, integrata nei processi e misurabile nei risultati”, ha dichiarato il manager in occasione di un intervento al World AI Cannes Festival. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giustizia e innovazione: processi digitali in Italia, come il PNRR accelera la modernizzazione dei tribunali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giustizia-e-innovazione-processi-digitali-in-italia-come-il-pnrr-accelera-la-modernizzazione-dei-tribunali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 18:05:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Novità Legislative]]></category>
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					<description><![CDATA[Digitalizzazione dei procedimenti, fascicoli processuali elettronici e nuove piattaforme informatiche: la giustizia italiana sta attraversando una fase di profonda trasformazione grazie agli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Digitalizzazione dei procedimenti, fascicoli processuali elettronici e nuove piattaforme informatiche: la giustizia italiana sta attraversando una fase di profonda trasformazione grazie agli investimenti previsti dal <strong>Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)</strong>. L’obiettivo è ridurre i tempi dei processi e migliorare l’efficienza del sistema giudiziario attraverso strumenti digitali e nuove tecnologie.</p>



<p>Secondo i dati del <strong>Ministero della Giustizia</strong>, il PNRR destina alla modernizzazione del sistema giudiziario <strong>oltre 2 miliardi di euro</strong>, con interventi che riguardano l’infrastruttura tecnologica dei tribunali, la digitalizzazione degli atti processuali e lo sviluppo di nuove piattaforme informatiche per la gestione dei procedimenti. Il programma rientra nelle riforme richieste dall’Unione europea per migliorare l’efficienza della giustizia e favorire la crescita economica del Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il processo telematico</h2>



<p>Uno dei pilastri della digitalizzazione è rappresentato dal <strong>processo telematico</strong>, già diffuso nel settore civile e progressivamente esteso anche agli altri ambiti della giurisdizione.</p>



<p>Il <strong>Processo Civile Telematico (PCT)</strong> consente ad avvocati e magistrati di depositare atti, consultare fascicoli e ricevere comunicazioni ufficiali attraverso piattaforme digitali, riducendo la necessità di recarsi fisicamente negli uffici giudiziari. Negli ultimi anni il sistema è stato ulteriormente potenziato, con l’introduzione di nuove funzionalità per la gestione dei documenti e delle notifiche.</p>



<p>Parallelamente sono stati sviluppati il <strong>Processo Amministrativo Telematico (PAT)</strong> e il <strong>Processo Tributario Telematico (PTT)</strong>, mentre nel settore penale è in corso l’estensione degli strumenti digitali per il deposito di atti e la consultazione dei fascicoli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fascicolo digitale</h2>



<p>Tra le innovazioni più rilevanti vi è il <strong>fascicolo processuale digitale</strong>, che sostituisce progressivamente la documentazione cartacea. Tutti gli atti del procedimento – memorie, provvedimenti, verbali e documenti – vengono archiviati in formato elettronico e possono essere consultati online dalle parti autorizzate.</p>



<p>Secondo il Ministero della Giustizia, questa modalità consente di migliorare la tracciabilità dei procedimenti, ridurre i tempi di gestione delle pratiche e facilitare lo scambio di informazioni tra tribunali, procure e avvocati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le piattaforme informatiche per i tribunali</h2>



<p>Il PNRR prevede anche il potenziamento delle piattaforme informatiche che supportano il lavoro degli uffici giudiziari. Tra gli interventi principali figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>l’aggiornamento dei sistemi di gestione dei procedimenti</li>



<li>la digitalizzazione degli archivi giudiziari</li>



<li>il miglioramento delle infrastrutture informatiche dei tribunali</li>



<li>lo sviluppo di strumenti per l’analisi dei dati giudiziari.</li>
</ul>



<p>Queste misure puntano a rendere più efficiente il lavoro degli operatori della giustizia e a ridurre i tempi dei procedimenti, uno degli obiettivi centrali della riforma. L’Italia si è infatti impegnata con l’Unione europea a ridurre significativamente la durata media dei processi civili e penali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Intelligenza artificiale e analisi dei dati</h2>



<p>Tra le innovazioni in fase di sviluppo vi sono anche strumenti di <strong>intelligenza artificiale</strong> applicati alla gestione dei procedimenti. In alcuni progetti sperimentali la tecnologia viene utilizzata per classificare automaticamente gli atti, facilitare la ricerca nei fascicoli digitali e analizzare grandi quantità di dati giudiziari.</p>



<p>Secondo il Ministero della Giustizia, l’obiettivo non è sostituire il ruolo del magistrato, ma fornire <strong>strumenti di supporto decisionale e organizzativo</strong>, capaci di migliorare l’efficienza degli uffici giudiziari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli obiettivi del PNRR</h2>



<p>La digitalizzazione della giustizia rappresenta uno dei pilastri della riforma prevista dal PNRR. Tra i traguardi fissati dal programma figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la riduzione dei tempi dei processi civili e penali</li>



<li>l’aumento della produttività degli uffici giudiziari</li>



<li>il miglioramento dell’accesso ai servizi per cittadini e professionisti</li>



<li>la creazione di un sistema giudiziario più trasparente ed efficiente.</li>
</ul>



<p>Secondo il Ministero della Giustizia, l’innovazione tecnologica, insieme alle riforme organizzative e al rafforzamento degli organici, dovrebbe contribuire a modernizzare uno dei settori chiave dello Stato.</p>



<p>La trasformazione digitale della giustizia italiana è dunque destinata a proseguire nei prossimi anni, con l’obiettivo di rendere i procedimenti più rapidi, accessibili e in linea con gli standard europei.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Digitale e norme: come le politiche pubbliche regolano commercio elettronico, tasse, consumatori e inclusione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/digitale-e-norme-come-le-politiche-pubbliche-regolano-commercio-elettronico-tasse-consumatori-e-inclusione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 12:17:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[commercio elettronico]]></category>
		<category><![CDATA[digital economy]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[tassazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[tutela consumatori]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’espansione dell’economia digitale, le politiche pubbliche e la regolamentazione si sono rivelate strumenti chiave per garantire un mercato online equo, sicuro e accessibile. In Europa e in Italia si [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l’espansione dell’economia digitale, le politiche pubbliche e la regolamentazione si sono rivelate strumenti chiave per garantire un mercato online equo, sicuro e accessibile. In Europa e in Italia si stanno consolidando norme che vanno dal commercio elettronico alla <em>tassazione digitale</em>, passando per la tutela dei consumatori e l’<strong>inclusione digitale</strong>, con l’obiettivo di creare un ambiente digitale affidabile e competitivo.</p>



<p>A livello comunitario, la <strong>Digital Services Act (DSA)</strong> ha introdotto un quadro giuridico per la responsabilità e la trasparenza delle piattaforme online, aggiornando regole che fino a poco tempo fa si basavano sulla direttiva sul commercio elettronico del 2000. Il regolamento europeo mira a proteggere gli utenti online, contrastare i contenuti illegali e aumentare la trasparenza nelle modalità di moderazione e gestione dei servizi digitali. </p>



<p>La regolamentazione del <em>commercio elettronico</em> in UE prevede inoltre diritti chiari per gli acquisti online, come l’obbligo di fornire informazioni trasparenti su prezzi, costi di spedizione e tempi di consegna, oltre al diritto di recesso entro 14 giorni dall’acquisto. Queste norme consentono ai consumatori di fare acquisti online con maggiore fiducia, e richiedono ai venditori di distinguere chiaramente se si tratta di vendite da parte di professionisti piuttosto che privati. </p>



<p>La tassazione digitale resta un’altra frontiera in evoluzione. In Italia esiste una <strong>digital services tax (DST)</strong> pari al 3% sui ricavi derivanti da servizi digitali per grandi aziende con ricavi globali elevati, anche se l’ultima legge di bilancio ha rimosso alcune soglie, ampliando la platea di imprese soggette alla tassa. (<a href="https://itif.org/publications/2025/02/11/italy-digital-tax-policy/?utm_source=chatgpt.com">itif.org</a>) A livello europeo, sono in corso riflessioni più ampie su sistemi fiscali che garantiscano equità tra imprese digitali e tradizionali, agevolando la cooperazione tra Stati membri per evitare che i profitti delle attività digitali non siano tassati nei paesi in cui effettivamente operano. </p>



<p>Un altro elemento in crescita è il tema dell’<strong>accessibilità digitale</strong> e dell’inclusione. L’Unione Europea ha adottato il <strong>European Accessibility Act</strong>, che impone a partire da giugno 2025 l’adeguamento di prodotti e servizi digitali – comprese piattaforme di e-commerce – per renderli accessibili a persone con disabilità. Questo comprende caratteristiche come compatibilità con tecnologie assistive e comunicazione multicanale, con sanzioni per chi non rispetta gli standard. </p>



<p>Sul fronte della tutela dei consumatori, l’UE sta anche rafforzando la cooperazione tra autorità nazionali per contrastare violazioni transfrontaliere della normativa sui diritti dei consumatori, consolidando la fiducia nei mercati digitali. La revisione delle norme e dei meccanismi di cooperazione mira a offrire maggiori garanzie per i cittadini che acquistano beni e servizi online in Paesi diversi da quello di residenza. </p>



<p>Queste politiche e normative riflettono una strategia pubblica più ampia per sostenere un <em>mercato digitale europeo competitivo, inclusivo e affidabile</em>, capace di tutelare diritti fondamentali dei consumatori e allo stesso tempo stimolare l’innovazione e la crescita economica.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bitcoin, cosa sono e come funzionano le criptovalute che hanno rivoluzionato la finanza digitale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/bitcoin-cosa-sono-e-come-funzionano-le-criptovalute-che-hanno-rivoluzionato-la-finanza-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 13:14:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[Criptovalute]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza digitale]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Mercati]]></category>
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					<description><![CDATA[Nato nel 2009 da un progetto firmato con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, il Bitcoin è la prima criptovaluta decentralizzata della storia e rappresenta ancora oggi la principale per capitalizzazione [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Nato nel 2009 da un progetto firmato con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, il Bitcoin è la prima criptovaluta decentralizzata della storia e rappresenta ancora oggi la principale per capitalizzazione di mercato. Si tratta di una moneta digitale che non fa capo a banche centrali o governi e che si basa su una tecnologia chiamata blockchain, un registro pubblico distribuito che registra tutte le transazioni in modo trasparente e immutabile.</p>



<p class="p1">Il funzionamento del Bitcoin si fonda su una rete peer-to-peer composta da migliaia di computer nel mondo che validano e archiviano le operazioni. Ogni transazione viene verificata attraverso complessi calcoli crittografici e inserita in blocchi concatenati tra loro, rendendo estremamente difficile la modifica retroattiva dei dati. Questo sistema elimina la necessità di un intermediario centrale, come una banca, e garantisce sicurezza attraverso la matematica e il consenso distribuito.</p>



<p class="p1">La creazione di nuovi Bitcoin avviene tramite il cosiddetto “mining”, un processo attraverso il quale operatori specializzati mettono a disposizione potenza di calcolo per validare le transazioni e, in cambio, ricevono una ricompensa in criptovaluta. Il protocollo prevede un limite massimo di 21 milioni di unità, elemento che contribuisce alla sua natura deflazionistica e alla percezione di scarsità digitale.</p>



<p class="p1">Nel corso degli anni il Bitcoin ha conosciuto forti oscillazioni di prezzo, attirando investitori istituzionali e piccoli risparmiatori ma anche sollevando interrogativi sulla volatilità e sui rischi. Piattaforme di scambio come Coinbase hanno contribuito alla diffusione su larga scala, facilitando l’acquisto e la vendita di criptovalute. Parallelamente, le autorità di vigilanza, tra cui la Securities and Exchange Commission negli Stati Uniti, hanno intensificato l’attenzione normativa sul settore, con l’obiettivo di tutelare gli investitori e garantire maggiore trasparenza.</p>



<p class="p1">Oltre alla funzione speculativa, il Bitcoin viene utilizzato come strumento di trasferimento di valore a livello internazionale, soprattutto in contesti dove l’accesso ai servizi bancari tradizionali è limitato. Tuttavia, restano aperti i temi legati all’impatto ambientale del mining, alla regolamentazione fiscale e alla stabilità del sistema.</p>



<p class="p1">A oltre quindici anni dalla sua nascita, il Bitcoin continua a rappresentare uno dei fenomeni più rilevanti dell’economia digitale contemporanea, simbolo di un cambiamento profondo nel modo di concepire il denaro e le transazioni finanziarie.</p>



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		<title>Upskilling e formazione digitale: quanti lavori rischiano di restare scoperti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/upskilling-e-formazione-digitale-quanti-lavori-rischiano-di-restare-scoperti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 15:55:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[competenze digitali]]></category>
		<category><![CDATA[formazione continua]]></category>
		<category><![CDATA[futuro professionale]]></category>
		<category><![CDATA[mercato del lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[upskilling digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[In un mercato del lavoro sempre più dominato dalla tecnologia e dall’automazione, la formazione continua e l’upskilling digitale sono diventati elementi chiave per garantire occupabilità e competitività. Nonostante la proliferazione [...]]]></description>
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<p>In un mercato del lavoro sempre più dominato dalla tecnologia e dall’automazione, la <strong>formazione continua e l’upskilling digitale</strong> sono diventati elementi chiave per garantire occupabilità e competitività. Nonostante la proliferazione di corsi e iniziative per aggiornare le competenze dei lavoratori, la carenza di competenze digitali resta uno dei principali ostacoli per imprese e lavoratori sia in Italia sia nel resto d’Europa.</p>



<p>Secondo i dati più recenti, <strong>quasi quattro europei su dieci non posseggono competenze digitali di base</strong>, un livello considerato già essenziale per l’accesso al lavoro e alla vita sociale nell’economia attuale. Nel 2023, il 56% degli adulti nell’Unione Europea aveva almeno competenze digitali di base o superiori, con significative differenze tra Paesi: si va dall’83% nei Paesi Bassi ai livelli molto più bassi di altri Stati membri. La Commissione Europea aveva fissato l’obiettivo di portare almeno il 70% della popolazione adulta a questo livello entro il 2025, ma senza misure aggiuntive questo traguardo rischia di essere mancato. </p>



<p>Gran parte delle aziende europee segnala difficoltà nel reperire personale con competenze digitali adeguate. Più del <strong>70% delle imprese considera la mancanza di personale digitalmente qualificato un freno agli investimenti</strong>, soprattutto nei settori ad alta intensità tecnologica. Questa carenza non riguarda solo competenze di base come l’uso di strumenti digitali, ma anche figure specializzate in aree chiave come sviluppo software, gestione dei dati e sicurezza informatica.</p>



<p>La situazione in Italia riflette questo quadro generale, con segnali preoccupanti. Secondo statistiche dell’<strong>ISTAT</strong>, meno della metà degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base, mentre nell’Unione la media supera il 55%. In particolare nel Sud e nelle Isole la percentuale scende ulteriormente, evidenziando un forte gap territoriale. </p>



<p>A questo si aggiunge un problema strutturale nel mercato del lavoro italiano: la domanda di competenze tecniche supera di gran lunga l’offerta. Secondo un osservatorio sulle competenze digitali, per allineare il livello di occupazione italiano a quello dei principali Paesi europei sarebbero necessari <strong>oltre 230mila professionisti ICT in più</strong>, a fronte delle decine di migliaia di annunci di lavoro non soddisfatti ogni anno. </p>



<p>La mancanza di talenti nel digitale è destinata ad accentuarsi se non si interviene con politiche efficaci di formazione. Uno studio dell’<strong>European Skills and Jobs Survey</strong> ha rilevato che oltre l’80% dei posti di lavoro richiede almeno competenze digitali di livello base o superiore, e persino settori tradizionali si aspettano che i lavoratori sappiano utilizzare strumenti digitali nel proprio lavoro quotidiano. </p>



<p>Di fronte a queste criticità, l’<strong>Unione Europea</strong> ha promosso numerose iniziative per incentivare l’acquisizione di competenze digitali: dalla <em>Coalition for Digital Skills and Jobs</em> alla piattaforma europea per le competenze digitali che offre risorse, opportunità formative e finanziamenti destinati a cittadini e imprese. L’obiettivo è non solo incrementare il livello di competenze tecniche, ma anche promuovere la formazione lungo tutto l’arco della vita lavorativa, per permettere ai lavoratori di aggiornarsi costantemente. </p>



<p>In Italia, università, enti di formazione e grandi imprese stanno intensificando programmi di upskilling e reskilling per rispondere alla domanda di nuove professionalità digitali. Tuttavia, esperti e associazioni di categoria sottolineano che gli investimenti pubblici e privati devono aumentare, così come la qualità e l’accessibilità della formazione stessa, affinché la crescita economica legata alla digitalizzazione si traduca anche in maggiore occupabilità per i lavoratori.</p>



<p>Il mercato del lavoro del futuro, insomma, sarà sempre più caratterizzato dalla digitalizzazione: chi saprà aggiornarsi e acquisire competenze digitali avanzate probabilmente avrà maggiori opportunità, mentre chi non lo farà rischierà di rimanere ai margini di un’economia in rapida trasformazione.</p>
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		<title>Aprire un e-commerce: la guida per i piccoli negozi di casalinghi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/aprire-un-e-commerce-la-guida-per-i-piccoli-negozi-di-casalinghi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 14:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[digital economy]]></category>
		<category><![CDATA[digital tech]]></category>
		<category><![CDATA[ecommerce]]></category>
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					<description><![CDATA[Aprire un e-commerce non è più un’opzione, ma una necessità per i piccoli negozi di casalinghi che vogliono crescere e raggiungere nuovi clienti. La vendita online permette di superare i [...]]]></description>
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<p class="p1">Aprire un e-commerce non è più un’opzione, ma una necessità per i piccoli negozi di casalinghi che vogliono crescere e raggiungere nuovi clienti. La vendita online permette di superare i confini fisici del negozio, ma richiede una pianificazione attenta, rispetto delle normative e una strategia digitale ben definita.</p>



<p class="p1">Per avviare un’attività di vendita online è necessario innanzitutto aprire una partita IVA, scegliendo il codice ATECO appropriato per la vendita al dettaglio su Internet e iscriversi al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio tramite la Comunicazione Unica. Contestualmente va presentata la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al SUAP del proprio Comune e iscriversi all’INPS nella gestione commercianti. Tutti i titolari di partita IVA devono inoltre adottare strumenti di fatturazione elettronica, come previsto dalla normativa vigente.</p>



<p class="p1">Sul piano digitale, la creazione del sito e-commerce richiede attenzione alla conformità con le norme sulla privacy e sul trattamento dei dati personali (GDPR), alla predisposizione di condizioni generali di vendita e diritto di recesso chiare, e all’adozione di sistemi di sicurezza, come il certificato SSL, per proteggere i dati dei clienti. La trasparenza nelle informazioni sull’azienda, comprensive di partita IVA, PEC e dati di contatto, è fondamentale per instaurare fiducia nei consumatori.</p>



<p class="p1">La scelta della piattaforma per vendere online è un altro passo cruciale. Alcuni negozi optano per soluzioni SaaS come Shopify, che offrono hosting e strumenti già pronti per gestire catalogo e pagamenti, altri preferiscono CMS con plugin e-commerce, come WooCommerce per WordPress, mentre altri ancora scelgono marketplace come Amazon o eBay per raggiungere rapidamente un pubblico più ampio, pur pagando commissioni sulle vendite. La decisione dipende dal budget, dalle competenze tecniche e dagli obiettivi di crescita del negozio.</p>



<p class="p1">L’avvio di un e-commerce comporta costi iniziali per la piattaforma, lo sviluppo del sito, il design, il marketing digitale e la consulenza fiscale e legale, ma consente al negozio di casalinghi di ampliare la propria clientela, vendere senza limiti di orario e proporre offerte personalizzate. Tuttavia, il successo richiede una gestione attenta di spedizioni, resi e assistenza clienti, che rappresentano spesso la chiave per fidelizzare gli acquirenti.</p>



<p class="p1">Aprire un negozio online è quindi un’opportunità concreta per i piccoli commercianti italiani, ma comporta responsabilità e impegni significativi. La combinazione di conformità normativa, strategia digitale e cura del cliente rappresenta la strada maestra per trasformare il negozio fisico in un’attività competitiva anche sul web.</p>
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		<title>Roscigno agli Stati Generali dei Piccoli Comuni: presentata a Roma l’esperienza digitale con UrbisData</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/roscigno-agli-stati-generali-dei-piccoli-comuni-presentata-a-roma-lesperienza-digitale-con-urbisdata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Feb 2026 19:04:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Roscigno]]></category>
		<category><![CDATA[buone pratiche amministrative]]></category>
		<category><![CDATA[digitalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[efficienza]]></category>
		<category><![CDATA[governance locale]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione amministrativa]]></category>
		<category><![CDATA[modernizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[piccoli comuni]]></category>
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		<category><![CDATA[qualità dati]]></category>
		<category><![CDATA[Trasformazione digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Comune di Roscigno ha presentato a Roma, in occasione degli Stati Generali dei Piccoli Comuni, la propria esperienza di transizione digitale attraverso il progetto UrbisData. Durante la due giorni, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Il Comune di Roscigno ha presentato a Roma, in occasione degli Stati Generali dei Piccoli Comuni, la propria esperienza di transizione digitale attraverso il progetto UrbisData.</p>



<p class="p1">Durante la due giorni, il sindaco Pino Palmieri ha illustrato il percorso intrapreso dall’ente in materia di innovazione amministrativa e digitalizzazione dei servizi, suscitando interesse tra numerosi sindaci di piccoli comuni, anche provenienti da altre regioni. Il confronto ha favorito un dialogo costruttivo su modelli innovativi di governance locale, con particolare attenzione all’efficienza, alla qualità dei dati e alla modernizzazione della macchina amministrativa.</p>



<p class="p1">Di rilievo è stata la partecipazione del dott. Luigi Ferrara, Capo del Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha manifestato concreto interesse per l’esperienza del Comune alburnino.</p>



<p class="p1">La partecipazione agli Stati Generali dei Piccoli Comuni conferma l’importanza di tali iniziative per valorizzare le buone pratiche amministrative e promuovere percorsi di innovazione sostenibili, rafforzando il ruolo dei piccoli enti nella trasformazione digitale del Paese.</p>
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		<title>Pagamenti digitali e fintech: l’Italia accelera verso la cashless society</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pagamenti-digitali-e-fintech-litalia-accelera-verso-la-cashless-society/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 17:45:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Cashless]]></category>
		<category><![CDATA[digital economy]]></category>
		<category><![CDATA[Fintech]]></category>
		<category><![CDATA[Open Banking]]></category>
		<category><![CDATA[Pagamenti digitali]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Italia compie un passo deciso verso la cashless society. Nel biennio 2025-2026, i pagamenti digitali hanno registrato una crescita senza precedenti, trainata da carte contactless, app mobile e piattaforme fintech. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’Italia compie un passo deciso verso la <strong>cashless society</strong>. Nel biennio 2025-2026, i pagamenti digitali hanno registrato una crescita senza precedenti, trainata da carte contactless, app mobile e piattaforme fintech. Secondo dati recenti della Banca d’Italia, le transazioni elettroniche hanno superato il 75% delle operazioni quotidiane nelle grandi città, mentre anche nei comuni sotto i 20 mila abitanti l’adozione digitale cresce a doppia cifra.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Fintech: la nuova frontiera dei servizi finanziari</strong></h3>



<p>Il cuore di questa trasformazione sono le <strong>fintech</strong>, startup e scale-up che propongono servizi innovativi per privati e imprese. Piattaforme come Stripe e neobanche italiane hanno rivoluzionato pagamenti, prestiti e conti correnti digitali, offrendo strumenti agili e trasparenti, con costi spesso inferiori rispetto agli istituti tradizionali.</p>



<p>I vantaggi sono concreti: transazioni più rapide, gestione digitale delle spese, integrazione con sistemi di e-commerce e pagamenti ricorrenti. Il tutto supportato da infrastrutture sicure e protocolli di autenticazione avanzati, fondamentali per la fiducia dei consumatori.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Dalla crisi all’opportunità</strong></h3>



<p>La pandemia aveva già accelerato l’uso del digitale, ma oggi la spinta viene anche dal <strong>fisco e dalla regolamentazione</strong>: incentivi fiscali e cashback hanno incentivato cittadini e piccole imprese a utilizzare sistemi elettronici, mentre la normativa europea sul <strong>PSD2</strong> ha reso più facile l’accesso a servizi bancari innovativi attraverso l’open banking.</p>



<p>Secondo i dati di un report del Politecnico di Milano, gli italiani che usano regolarmente app di pagamento e wallet digitali sono cresciuti del 18% nell’ultimo anno, con un picco tra i 25 e i 40 anni. «L’innovazione fintech non è più un tema di nicchia», commenta Giovanni Rossi, esperto di economia digitale. «Oggi queste piattaforme rappresentano una parte integrante della vita economica quotidiana».</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo delle imprese</strong></h3>



<p>Anche le aziende stanno cambiando passo. Dalla grande distribuzione ai ristoranti, fino alle PMI, l’adozione dei pagamenti digitali riduce i costi di gestione, accelera la liquidità e facilita l’analisi dei dati di vendita. Alcune catene retail stanno sperimentando sistemi di <strong>smart checkout</strong>, completamente automatizzati, mentre le piattaforme di e-commerce integrano sempre più strumenti di pagamento “one click” e portafogli digitali.</p>



<p>Il trend non si limita ai confini nazionali: le startup italiane del settore fintech stanno attirando investimenti internazionali, consolidando un ecosistema competitivo e innovativo, pronto a integrarsi con le grandi piattaforme globali</p>
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		<title>Europa accelera sulla Digital Economy: l’ok al euro digitale e gli investimenti infrastrutturali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/europa-accelera-sulla-digital-economy-lok-al-euro-digitale-e-gli-investimenti-infrastrutturali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2026 14:54:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[digital economy]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Unione Europea ha compiuto un passo decisivo verso l’introduzione di un euro digitale dopo che il Parlamento ha approvato una linea comune con il Consiglio, aprendo la strada a una [...]]]></description>
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<p class="p1">L’Unione Europea ha compiuto un passo decisivo verso l’introduzione di un euro digitale dopo che il Parlamento ha approvato una linea comune con il Consiglio, aprendo la strada a una valuta digitale di banca centrale (CBDC) pensata per funzionare tanto online quanto offline. La mossa punta a rafforzare la sovranità monetaria europea in un panorama globale dominato da servizi di pagamento privati, bilanciando inclusione finanziaria e monitoraggio delle crypto-asset.&nbsp;</p>



<p class="p1">Nel frattempo, la spesa per infrastrutture digitali sovrane in Europa è destinata a triplicare entro il 2027 grazie a nuovi investimenti in cloud e data center. Questo incremento, guidato da iniziative come Gaia-X, risponde all’esigenza di ridurre la dipendenza da provider tecnologici statunitensi e di mantenere localizzati dati sensibili e carichi di lavoro strategici.&nbsp;</p>



<p class="p1">Tuttavia, questo nuovo “tech sovereignty push” non è privo di critiche: figure del settore come Google mettono in guardia dall’“erigere muri” che possano frenare l’innovazione e la concorrenza internazionale. Secondo queste voci, un’eccessiva chiusura normativa rischia di rallentare lo sviluppo delle tecnologie digitali in Europa proprio nel momento in cui la competizione globale si inasprisce.&nbsp;</p>



<p class="p1">Per l’Italia, dove l’economia digitale cresce in modo costante ma ancora sotto la media europea, questi sviluppi europei aprono opportunità di ulteriore spinta all’innovazione tecnologica, soprattutto nei settori fintech, infrastrutture di rete, AI e servizi digitali pubblici.</p>
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		<item>
		<title>Euro digitale, il Parlamento UE sblocca lo stallo. Tridico (M5S): «Ora si accelera»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/euro-digitale-il-parlamento-ue-sblocca-lo-stallo-tridico-m5s-ora-si-accelera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 14:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[euro digitale]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento europeo]]></category>
		<category><![CDATA[pasquale tridico]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Parlamento europeo si è espresso sull’euro digitale, approvando a larga maggioranza due emendamenti inseriti nella risoluzione annuale sull’attività della Banca centrale europea. Un passaggio non legislativo, ma politicamente significativo, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Parlamento europeo si è espresso sull’euro digitale, approvando a larga maggioranza due emendamenti inseriti nella risoluzione annuale sull’attività della Banca centrale europea. Un passaggio non legislativo, ma politicamente significativo, che misura gli equilibri e la volontà dell’Aula di sostenere il progetto della moneta digitale europea.</p>



<p>I due testi, presentati con prima firma dell’eurodeputato del Movimento 5 Stelle Pasquale Tridico e sottoscritti trasversalmente da esponenti di Socialisti e Democratici, Renew, Verdi, Sinistra e da una parte del Partito Popolare Europeo, hanno ottenuto un ampio consenso.</p>



<p>L’emendamento che definisce l’euro digitale uno strumento “essenziale” per rafforzare la sovranità europea nei pagamenti, in un contesto segnato da instabilità geopolitica e dalla forte dipendenza da infrastrutture extra-Ue, è stato approvato con 438 voti favorevoli, 158 contrari e 44 astensioni. Il secondo testo, che richiama la necessità di garantire parità di accesso ai servizi di pagamento e mette in guardia dal rischio di nuove esclusioni se la digitalizzazione fosse lasciata esclusivamente ad attori privati, è passato con 420 voti a favore, 158 contrari e 64 astensioni.</p>



<p>Pur non trattandosi di un voto su un atto normativo, la decisione dell’Eurocamera rappresenta un segnale politico rilevante dopo mesi di rallentamenti e tensioni procedurali sul dossier. L’inserimento degli emendamenti nella relazione annuale sulla Bce ha consentito di far emergere con chiarezza le diverse posizioni in campo.</p>



<p>Nei testi approvati si sottolinea come l’accesso ai pagamenti costituisca una condizione imprescindibile per la piena partecipazione economica. Affidare interamente la trasformazione digitale dei sistemi di pagamento a operatori privati, spesso non europei, potrebbe secondo l’Aula generare nuove forme di esclusione per cittadini ed esercenti.</p>



<p>L’euro digitale viene così delineato come complemento al contante e ai servizi offerti dal settore privato, oltre che come strumento a tutela della sovranità monetaria dell’Unione. Il confronto politico sul tema resta aperto, ma il voto della plenaria segna un passaggio che rafforza la legittimazione politica del progetto.</p>



<p>«<em>Con l’approvazione a larga maggioranza dei due emendamenti, a mia prima firma, al rapporto annuale della Banca centrale europea, il Parlamento europeo ha finalmente sbloccato uno stallo che durava da troppo tempo. Oggi cade ogni alibi per chi ha rallentato il percorso verso l’euro digitale: le scuse sono finite, ora si va avanti con decisione</em>». Dichiara Pasquale Tridico, europarlamentare del Movimento 5 Stelle.</p>



<p>«<em>L’euro digitale rappresenta uno strumento strategico per rafforzare la sovranità europea, tutelare i cittadini e ridurre la dipendenza da piattaforme private extraeuropee, soprattutto in un contesto internazionale segnato da forti tensioni geopolitiche e da un crescente clima di incertezza. Non si tratta di una semplice innovazione tecnologica, ma di una scelta politica di lungo periodo che mette al centro l’interesse pubblico e la sicurezza economica dell’Unione</em>». </p>



<p>«<em>Il voto dimostra che esiste una maggioranza ampia e trasversale a sostegno di questo progetto, anche oltre gli schieramenti politici tradizionali. Nonostante le resistenze di chi ha provato a ridimensionare il ruolo dell’euro digitale, il Parlamento ha inviato un segnale chiaro: l’Europa non può permettersi di restare indietro mentre il mondo corre verso nuove forme di moneta digitale</em>».</p>



<p>«<em>Continuerò a lavorare affinché il percorso legislativo venga accelerato e affinché l’euro digitale sia uno strumento realmente pubblico, accessibile e sicuro, capace di garantire diritti, trasparenza e autonomia strategica all’Unione europea</em>» conclude Tridico. </p>
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		<item>
		<title>Don Tapscott, il profeta della “Digital Economy”: quando nel 1995 intuì il futuro della rete</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/don-tapscott-il-profeta-della-digital-economy-quando-nel-1995-intui-il-futuro-della-rete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 17:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[digital economy]]></category>
		<category><![CDATA[Don Tapscott]]></category>
		<category><![CDATA[The Digital Economy: Promise and Peril in the Age of Networked Intelligence]]></category>
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					<description><![CDATA[Don Tapscott, il profeta della “Digital Economy”: quando nel 1995 intuì il futuro della rete Oggi il termine digital economy è entrato stabilmente nel lessico di governi, imprese e università. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Don Tapscott, il profeta della “Digital Economy”: quando nel 1995 intuì il futuro della rete</strong></p>



<p>Oggi il termine <em>digital economy</em> è entrato stabilmente nel lessico di governi, imprese e università. Indica l’insieme delle attività economiche fondate sulle tecnologie digitali, sulle reti e sui dati. Ma quando questa espressione ha cominciato a circolare nel dibattito pubblico? A coniarla e sistematizzarla per primo è stato Don Tapscott nel 1995, con il libro <em>The Digital Economy: Promise and Peril in the Age of Networked Intelligence</em>. Un’opera che, a distanza di trent’anni, appare quasi profetica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un’intuizione nel pieno della rivoluzione Internet</h3>



<p>Nel 1995 Internet era ancora agli albori per il grande pubblico. Il World Wide Web era stato lanciato solo pochi anni prima, Google non esisteva ancora e l’e-commerce muoveva i primi passi. In quel contesto, Tapscott – studioso canadese e consulente di strategia – pubblicò un saggio destinato a segnare un punto di svolta.</p>



<p>Nel libro, Tapscott descriveva l’emergere di una nuova economia basata su: <strong>Reti digitali globali</strong>, <strong>Condivisione delle informazioni in tempo reale</strong>, <strong>Innovazione collaborativa</strong>, <strong>Centralità della conoscenza rispetto ai beni materiali</strong></p>



<p>Non si trattava solo di informatizzare processi esistenti, ma di assistere a un cambiamento strutturale dell’economia stessa. Secondo Tapscott, le imprese sarebbero diventate “organizzazioni in rete”, più aperte e interconnesse, mentre il potere si sarebbe progressivamente spostato verso consumatori più informati e partecipativi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">“Networked Intelligence”: l’intelligenza connessa</h3>



<p>Il sottotitolo del volume – <em>Promise and Peril in the Age of Networked Intelligence</em> – racconta già la doppia anima della trasformazione digitale. Per Tapscott, la “networked intelligence” rappresentava la capacità collettiva di creare valore attraverso reti di persone e tecnologie connesse.</p>



<p>La promessa era evidente: maggiore efficienza, nuovi modelli di business, globalizzazione accelerata, abbattimento delle barriere all’ingresso. Ma l’autore metteva in guardia anche sui rischi: disuguaglianze digitali, perdita di posti di lavoro tradizionali, concentrazione del potere nelle mani di pochi attori tecnologici.</p>



<p>Temi che oggi, nell’era delle piattaforme e dell’intelligenza artificiale, appaiono straordinariamente attuali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le nove caratteristiche della nuova economia</h3>



<p>Nel suo libro, Tapscott individuava alcune caratteristiche chiave della digital economy nascente: <strong>Digitalizzazione</strong> delle informazioni e dei processi; <strong>Virtualizzazione</strong> di prodotti e servizi; <strong>Innovazione continua</strong> come fattore competitivo primario; <strong>Globalizzazione accelerata</strong> grazie alle reti; <strong>Disintermediazione</strong>, con la riduzione dei passaggi tra produttore e consumatore; <strong>Personalizzazione di massa</strong>; <strong>Integrazione tra industria, media e tecnologia.</strong> Molti di questi fenomeni sono oggi alla base dell’economia delle piattaforme, dell’e-commerce e dei servizi digitali globali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dall’intuizione alla realtà</h3>



<p>A trent’anni dalla pubblicazione del libro, la digital economy non è più una previsione, ma una realtà consolidata. Secondo le principali organizzazioni internazionali, una quota crescente del PIL mondiale è legata direttamente o indirettamente alle tecnologie digitali. Big tech, startup innovative, fintech, cloud computing e intelligenza artificiale sono diventati pilastri dell’economia globale. L’intuizione di Tapscott si è quindi trasformata in uno dei paradigmi dominanti del XXI secolo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un’eredità ancora viva</h3>



<p>Don Tapscott non si è fermato al 1995. Negli anni successivi ha continuato a esplorare le trasformazioni digitali con opere come <em>Wikinomics</em> e studi sulla blockchain e sull’economia collaborativa. Ma <em>The Digital Economy</em> resta il testo fondativo che ha introdotto, in modo sistematico, il concetto stesso di economia digitale nel dibattito globale.</p>
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