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	<title>AI &amp; Hi-Tech | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Ecomusei, a Napoli un confronto sulle esperienze campane: al centro il ruolo delle comunità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ecomusei-anapoli-un-confronto-sulle-esperienze-campane-al-centro-il-ruolo-delle-comunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 15:16:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Metodi, linguaggi e pratiche per valorizzare il patrimonio locale e rafforzare il legame tra comunità e beni comuni. È il tema della giornata di studi “Ecomusei a confronto in Campania”, [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Metodi, linguaggi e pratiche per valorizzare il patrimonio locale e rafforzare il legame tra comunità e beni comuni. È il tema della giornata di studi “Ecomusei a confronto in Campania”, in programma mercoledì 21 ottobre, dalle 9 alle 13, nella Chiesa di Sant’Antoniello a Port’Alba, in piazza Bellini 57, a Napoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa punta a mettere a confronto le esperienze ecomuseali presenti sul territorio regionale, approfondendo il contributo delle comunità nella tutela, nella valorizzazione e nella riappropriazione del patrimonio materiale e immateriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aprire i lavori saranno i saluti di Gianluca Giannini, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici, e di Rosanna Romano, direttore generale per le Politiche culturali e il Turismo della Regione Campania. Seguirà l’introduzione di Francesca Marone, coordinatrice dell’Osservatorio sulla Governance per l’Educazione al Patrimonio Culturale, Artistico e Paesaggistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima sessione, dal titolo “Ecomusei a confronto”, sarà moderata da Maria Amodio, referente del Comitato scientifico MOSS, e darà spazio a due realtà del territorio: il MOSS – Ecomuseo Diffuso di Scampia, presentato da Barbara Pierro, <strong>e Transluoghi – Ecomuseo del Bussento Contemporaneo, illustrato da Daniele G. De Stefano.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A seguire, la tavola rotonda “Trame di comunità: il futuro degli Ecomusei in Campania”, moderata da Emma Ferulano del MOSS, riunirà rappresentanti del mondo accademico, della ricerca e delle esperienze ecomuseali regionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al confronto prenderanno parte Giuseppe Micciarelli, del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II; Paolo Landri, direttore del CNR-IRIDIS; Ciro Pizzo, delegato per la Disabilità e i DSA dell’Università Suor Orsola Benincasa; Simona Quagliano, di Transluoghi; Francesca Marone, per G.R.E.T.A. – Games and Research in Education with Telling Arts; Marco Tregua, del Dipartimento di Economia, Management, Istituzioni della Federico II; Angelika Bartholomäi, project manager del Morigerati Rural Lab; Domenico Lapenna, dell’Ecomuseo delle Cucine Rurali dell’Alta Irpinia, con sede a Oscata, frazione di Bisaccia; e Daniela Sibilio, dell’Ecomuseo dei Picentini – Le Terre della Felicità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al termine del dibattito, le conclusioni saranno affidate a Maria Amodio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La giornata si inserisce nel progetto “KIT CAT – Kit di Comunità per l’Apprendimento Territoriale”, finanziato nell’ambito dell’avviso pubblico della Regione Campania per i contributi destinati agli ecomusei riconosciuti, ai sensi dell’articolo 4 della legge regionale 13/2023, esercizio finanziario 2025, con risorse del fondo previsto dalla legge regionale 31 luglio 2025, n. 14. L’iniziativa è promossa dalla Direzione generale Politiche culturali e Turismo della Giunta regionale della Campania, attraverso il Settore Promozione e Valorizzazione dei Beni Culturali.</p>
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		<item>
		<title>AI Act e musei: cosa cambia per chatbot, audioguide e testi generati</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ai-act-e-musei-cosa-cambia-per-chatbot-audioguide-e-testi-generati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 15:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[AI Act]]></category>
		<category><![CDATA[aipia]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Un assistente virtuale che risponde ai visitatori sul sito di un museo, un&#8217;audioguida che cambia tono a seconda dell&#8217;età di chi ascolta, una scheda d&#8217;opera scritta da un modello linguistico. [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Un assistente virtuale che risponde ai visitatori sul sito di un museo, un&#8217;audioguida che cambia tono a seconda dell&#8217;età di chi ascolta, una scheda d&#8217;opera scritta da un modello linguistico. Per tutti e tre i casi l&#8217;AI Act, il regolamento europeo sull&#8217;intelligenza artificiale, fissa regole precise di trasparenza, e riguardano anche le piccole realtà culturali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il vero ritardo dei musei sta nelle regole</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Giornale del Cilento ha raccontato di recente come la tecnologia stia cambiando il modo di vivere la cultura, dalla catalogazione ai percorsi di visita. Il dato più eloquente viene dall&#8217;indagine UNESCO-ICOM ripresa in quell&#8217;articolo, che ha coinvolto oltre 400 istituzioni in 90 Paesi. Il 57% dei musei usa già l&#8217;intelligenza artificiale, ma il 55% non ha una politica, una strategia o linee guida interne su come farlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli strumenti, insomma, sono già entrati. Mancano le decisioni scritte: chi sceglie un servizio, chi controlla quello che produce, cosa si dice al pubblico. Per un museo civico, una fondazione o un&#8217;associazione che gestisce un sito archeologico, questo vuoto pesa più di qualunque limite tecnico, perché il regolamento europeo chiede proprio risposte di questo tipo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Chatbot e audioguide: l&#8217;AI Act chiede di dire al visitatore che parla con una macchina</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;AI Act è il Regolamento (UE) 2024/1689, modificato nel 2026 dal cosiddetto Digital Omnibus, il Regolamento (UE) 2026/1744. Per i musei l&#8217;articolo da conoscere è il 50, dedicato agli obblighi di trasparenza, che si applicano dall&#8217;estate 2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo paragrafo riguarda i sistemi che interagiscono direttamente con le persone. Chi li fornisce deve progettarli in modo che l&#8217;utente sappia di avere a che fare con un&#8217;intelligenza artificiale, a meno che non sia evidente per una persona ragionevolmente attenta. Un chatbot sul sito per orari e biglietti, una guida vocale che risponde alle domande in sala, un totem che conversa con i bambini: in tutti questi casi il visitatore va informato in modo chiaro. Il paragrafo 5 dello stesso articolo aggiunge che l&#8217;avviso arriva al più tardi al primo contatto e rispetta i requisiti di accessibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In pratica basta poco. Una frase all&#8217;avvio della conversazione, un&#8217;indicazione sul pannello accanto al totem, un messaggio iniziale nell&#8217;audioguida. Il museo che acquista il servizio da un fornitore esterno fa bene a chiedere per iscritto come è gestito questo avviso, invece di darlo per scontato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Testi e immagini generati: quando va detto, e perché conta la revisione</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il paragrafo 4 dell&#8217;art. 50 si rivolge invece a chi usa i sistemi, che il regolamento chiama deployer. Le immagini, i video o gli audio realistici che fanno sembrare autentico ciò che non lo è, i cosiddetti deepfake, vanno dichiarati come generati o manipolati artificialmente. Una ricostruzione virtuale di una villa romana presentata come fedele, o un ritratto animato di un personaggio storico che parla ai visitatori, rientrano nel ragionamento. Per le opere evidentemente artistiche o creative l&#8217;obbligo si alleggerisce: basta segnalare l&#8217;uso dell&#8217;AI in modo che non rovini la fruizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i testi la regola è diversa e interessa da vicino chi comunica. I contenuti generati e pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico vanno segnalati, salvo che siano passati da una revisione umana e qualcuno se ne assuma la responsabilità editoriale. Qui la norma incontra il richiamo dell&#8217;ICOM ripreso dal Giornale del Cilento: i sistemi generativi possono produrre ricostruzioni convincenti ma storicamente sbagliate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una didascalia con una data errata sotto un reperto è un danno piccolo ma concreto. La revisione di un conservatore o di uno storico dell&#8217;arte tutela la qualità scientifica del museo, e oltre a evitare l&#8217;etichetta stabilisce chi risponde di ciò che si legge in sala.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dal biglietto al dato: i musei del Sud nell&#8217;infrastruttura del MiC</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è poi un livello meno visibile, ma che riguarda direttamente la Campania. Il 28 maggio 2026 la Direzione generale Musei del Ministero della Cultura ha presentato un&#8217;infrastruttura digitale per circa 250 istituti, tra musei, aree archeologiche, monumenti, biblioteche e archivi, in Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Il progetto, finanziato con il Programma Nazionale Cultura 2021-2027, vale circa 35,7 milioni di euro, di cui 21,4 dal Fondo europeo di sviluppo regionale e 14,3 dal Fondo di rotazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;infrastruttura raccoglie i dati di prenotazioni, biglietterie, totem e sensori in un archivio centralizzato. Su questa base, modelli di intelligenza artificiale e machine learning aiutano a prevedere la domanda, organizzare i servizi e prevenire le frodi nelle transazioni, con dati trattati in forma aggregata e anonimizzata secondo i principi di privacy by design.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un direttore di museo questo significa due cose. Le scelte su flussi, orari e aperture straordinarie saranno sempre più spesso accompagnate da previsioni automatiche. Vanno lette con spirito critico e incrociate con ciò che solo chi vive il territorio conosce: la sagra estiva, la strada chiusa, il traghetto che non parte. E il personale dovrà saper leggere quelle dashboard: l&#8217;art. 4 dell&#8217;AI Act, nella versione vigente, chiede a fornitori e deployer misure per sviluppare l&#8217;alfabetizzazione in materia di IA di chi usa questi sistemi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una policy minima, alla portata di una piccola realtà</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per il 55% dei musei ancora senza regole interne, il punto di partenza può essere un foglio solo, approvato da chi dirige, che risponda a cinque domande. Quali strumenti di AI sono in uso, e per fare cosa. Chi è responsabile di ciascuno. Dove e come si avvisa il visitatore che sta interagendo con una macchina. Quali testi e immagini generati vengono pubblicati, chi li rivede e quando si segnalano. Quali dati dei visitatori entrano nei sistemi, e quali restano fuori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro nazionale va tenuto presente. La Legge 23 settembre 2025, n. 132, &#8220;Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale&#8221;, in vigore dal 10 ottobre 2025, affianca il regolamento europeo con norme di casa nostra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per orientarsi tra articoli, scadenze e definizioni, <strong>l&#8217;Associazione Italiana Professionisti dell&#8217;Intelligenza Artificiale (AIPIA) </strong>ha pubblicato una <a href="https://aipia.it/attivita-e-progetti/guida-ai-act/"><u>guida all&#8217;AI Act</u></a> che ricostruisce il calendario aggiornato dopo il Digital Omnibus e spiega in linguaggio piano gli obblighi di chi usa questi sistemi, a partire dalla trasparenza. È uno strumento pensato anche per chi, in un Comune o in un&#8217;associazione culturale, deve decidere senza avere un ufficio legale alle spalle.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Chirurgia robotica e intelligenza artificiale: così cambia il modo di operare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/chirurgia-robotica-e-intelligenza-artificiale-cosi-cambia-il-modo-di-operare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 14:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[chirrurgia robotica]]></category>
		<category><![CDATA[chirurgia miniinvasiva]]></category>
		<category><![CDATA[gemelli di roma]]></category>
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					<description><![CDATA[Incisioni più piccole, strumenti di alta precisione e immagini tridimensionali: la chirurgia robotica sta trasformando le sale operatorie. Ma dietro la tecnologia resta fondamentale il ruolo del chirurgo. La medicina [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Incisioni più piccole, strumenti di alta precisione e immagini tridimensionali: la chirurgia robotica sta trasformando le sale operatorie. Ma dietro la tecnologia resta fondamentale il ruolo del chirurgo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La medicina sta vivendo una trasformazione importante grazie allo sviluppo della robotica e dell’intelligenza artificiale. Tra le innovazioni più significative c’è la chirurgia mini-invasiva robot-assistita, una tecnica che consente di eseguire numerosi interventi attraverso piccole incisioni, utilizzando strumenti specializzati controllati dal chirurgo mediante una console.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza della chirurgia tradizionale, che spesso richiede incisioni più ampie per raggiungere la zona da operare, la chirurgia mini-invasiva permette di accedere all’interno del corpo attraverso aperture di pochi millimetri o centimetri, a seconda del tipo di intervento. Questa modalità può ridurre il trauma sui tessuti e favorire un recupero più rapido, anche se i risultati dipendono dalla procedura e dalle condizioni del paziente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come funziona un intervento con il robot?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema più conosciuto è il robot chirurgico da Vinci, utilizzato in diversi ambiti, tra cui urologia, ginecologia e chirurgia generale. È importante chiarire che il robot non opera autonomamente: è il medico a controllare ogni movimento degli strumenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intervento si svolge generalmente in diverse fasi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Preparazione del paziente.</strong> Dopo gli esami preliminari e la valutazione dell’équipe medica, il paziente viene sottoposto ad anestesia, generalmente generale. Il chirurgo individua la zona da trattare e pianifica l’accesso chirurgico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Piccole incisioni.</strong> Il medico pratica alcune piccole aperture nella pelle attraverso cui inserisce una telecamera e strumenti chirurgici sottili. La telecamera trasmette immagini ingrandite e tridimensionali dell’area da operare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Controllo dalla console.</strong> Il chirurgo si siede davanti a una console e osserva l’interno del corpo attraverso un sistema visivo ad alta definizione. Muovendo appositi comandi con le mani e le dita, controlla gli strumenti collegati ai bracci robotici, che riproducono i suoi movimenti con grande precisione. Nei sistemi compatibili, i movimenti possono essere filtrati per ridurre gli effetti di eventuali tremori fisiologici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. Esecuzione dell’intervento.</strong> Attraverso gli strumenti introdotti nelle incisioni, il chirurgo può tagliare, suturare, rimuovere tessuti malati o trattare una determinata struttura anatomica. I bracci robotici offrono una notevole libertà di movimento anche in spazi ristretti, mentre la visione ingrandita aiuta a distinguere i dettagli anatomici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>5. Conclusione e recupero.</strong> Terminata la procedura, gli strumenti vengono rimossi e le piccole incisioni vengono chiuse. Il paziente viene monitorato durante il risveglio e nei giorni successivi, secondo il tipo di intervento e le sue condizioni cliniche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Qual è il ruolo dell’intelligenza artificiale?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La robotica chirurgica e l’intelligenza artificiale sono tecnologie collegate, ma non sono la stessa cosa. Il robot traduce i comandi del chirurgo in movimenti degli strumenti; l’IA può invece contribuire all’analisi delle immagini mediche, alla pianificazione dell’intervento e allo studio dei dati clinici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le applicazioni più avanzate possono aiutare a riconoscere strutture anatomiche nelle immagini, elaborare informazioni raccolte durante l’operazione e supportare alcune decisioni cliniche. Molte di queste funzioni sono ancora oggetto di sviluppo e valutazione, e la loro disponibilità varia tra sistemi e ospedali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella pratica clinica attuale, il controllo dell’intervento rimane affidato al chirurgo. L’autonomia completa di un sistema robotico in un intervento complesso non rappresenta la normale modalità di funzionamento della chirurgia robot-assistita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quali sono i vantaggi per i pazienti?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i principali benefici potenziali della chirurgia mini-invasiva robot-assistita figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Minore trauma chirurgico:</strong> le incisioni sono generalmente più piccole rispetto a quelle richieste da molte operazioni tradizionali.</li>



<li><strong>Maggiore precisione dei movimenti:</strong> gli strumenti possono facilitare manovre delicate in spazi anatomici ristretti.</li>



<li><strong>Recupero postoperatorio:</strong> in alcuni interventi si possono osservare meno dolore, minori perdite di sangue e una degenza più breve.</li>



<li><strong>Visione dettagliata:</strong> le immagini ingrandite possono aiutare il chirurgo a distinguere le strutture anatomiche.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questi vantaggi non sono però garantiti in ogni situazione. La chirurgia robotica può richiedere tempi operatori maggiori e comportare costi elevati per l&#8217;acquisto, la manutenzione e la gestione delle apparecchiature. Inoltre, non tutti gli interventi possono essere eseguiti con questa tecnica e, in alcuni casi, la chirurgia tradizionale o laparoscopica rimane la scelta più appropriata.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’industria italiana alle prese con l’intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lindustria-italiana-alle-prese-con-lintelligenza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 13:57:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[ai industria]]></category>
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					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale sta diventando uno dei principali fattori di cambiamento dell’economia mondiale e anche l’industria italiana è chiamata ad affrontare questa trasformazione. Dalle grandi aziende manifatturiere alle piccole e medie [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale sta diventando uno dei principali fattori di cambiamento dell’economia mondiale e anche l’industria italiana è chiamata ad affrontare questa trasformazione. Dalle grandi aziende manifatturiere alle piccole e medie imprese, le nuove tecnologie offrono opportunità per aumentare la produttività, ridurre i costi e migliorare la qualità dei prodotti. Tuttavia, la diffusione dell’IA procede a velocità differenti e non tutte le imprese dispongono delle risorse necessarie per sfruttarne appieno il potenziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei settori maggiormente interessati è quello manifatturiero, da sempre centrale per l’economia italiana. Nelle fabbriche, i sistemi basati sull’intelligenza artificiale possono analizzare grandi quantità di dati, individuare difetti nei prodotti, prevedere guasti ai macchinari e ottimizzare i processi di produzione. In questo modo, le aziende possono limitare gli sprechi, ridurre i tempi di fermo degli impianti e diventare più competitive sui mercati internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’IA può inoltre favorire l’innovazione in comparti strategici come l’automotive, la moda, l’agroalimentare e la meccanica di precisione. Per esempio, un’impresa tessile può utilizzare algoritmi per prevedere la domanda dei consumatori e gestire meglio le scorte, mentre un&#8217;azienda alimentare può impiegare sistemi intelligenti per controllare la qualità delle materie prime e dei prodotti finiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante i vantaggi, l’introduzione di queste tecnologie presenta diverse difficoltà. Molte piccole e medie imprese, che costituiscono una parte fondamentale del tessuto produttivo italiano, devono fare i conti con investimenti iniziali elevati, infrastrutture digitali insufficienti e una carenza di personale specializzato. Adottare l’intelligenza artificiale, infatti, non significa soltanto acquistare nuovi software, ma anche riorganizzare il lavoro, proteggere i dati aziendali e formare i dipendenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro tema centrale riguarda l’occupazione. L’automazione potrebbe ridurre la necessità di alcune mansioni ripetitive, modificando il ruolo di numerosi lavoratori. Allo stesso tempo, la diffusione dell’IA potrebbe creare nuove opportunità professionali nei campi dell’informatica, dell’analisi dei dati, della manutenzione tecnologica e della sicurezza digitale. La sfida sarà quindi accompagnare il cambiamento con programmi di formazione e aggiornamento, affinché i lavoratori possano acquisire le competenze richieste dal mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la competitività internazionale rappresenta un elemento decisivo. In un contesto in cui Stati Uniti, Cina e altri Paesi investono ingenti risorse nelle tecnologie digitali, le imprese italiane rischiano di perdere terreno se non riescono a innovare. Per questo motivo, diventano importanti la collaborazione tra aziende, università e centri di ricerca, oltre a politiche pubbliche capaci di sostenere la trasformazione digitale, soprattutto nelle realtà di dimensioni più ridotte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale, tuttavia, non deve essere considerata una soluzione automatica a tutti i problemi economici. I risultati dipendono dalla qualità dei dati, dagli obiettivi delle imprese e dalla capacità di integrare le nuove tecnologie nei processi esistenti. È inoltre necessario garantire un utilizzo responsabile dell’IA, tutelando la riservatezza delle informazioni e mantenendo un adeguato controllo umano sulle decisioni più importanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, l’intelligenza artificiale rappresenta per l’industria italiana sia un’opportunità sia una sfida. Può contribuire a rendere le imprese più efficienti, innovative e competitive, ma richiede investimenti, competenze e una strategia di lungo periodo. Il futuro del sistema produttivo italiano dipenderà anche dalla capacità di coniugare il progresso tecnologico con la valorizzazione delle persone, trasformando l’innovazione in crescita economica e sviluppo sostenibile.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Intelligenza artificiale, cosa si può fare e cosa no: dalle immagini ai dati personali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/intelligenza-artificiale-cosa-si-puo-fare-e-cosa-no-dalle-immagini-ai-dati-personali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 12:11:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[Scrivere un testo, tradurre una pagina, generare un&#8217;immagine, riassumere un documento, creare un video o analizzare una grande quantità di informazioni. Sono alcune delle possibilità offerte oggi dall&#8217;intelligenza artificiale generativa, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Scrivere un testo, tradurre una pagina, generare un&#8217;immagine, riassumere un documento, creare un video o analizzare una grande quantità di informazioni. Sono alcune delle possibilità offerte oggi dall&#8217;intelligenza artificiale generativa, strumenti ormai utilizzati nella vita quotidiana, nello studio e nel lavoro. Ma l&#8217;uso dell&#8217;IA non è privo di limiti: entrano in gioco privacy, diritto d&#8217;autore, trasparenza e, in alcuni casi, vere e proprie regole che ne vietano determinati utilizzi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Europa il riferimento principale è l&#8217;<strong>AI Act</strong>, il regolamento sull&#8217;intelligenza artificiale che introduce un sistema di regole basato sul livello di rischio dei diversi sistemi. Alcune disposizioni sono già applicabili e dal 2 agosto 2026 sono diventate operative anche le norme relative alle pratiche di IA vietate e alcuni obblighi di trasparenza. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa si può fare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intelligenza artificiale generativa può essere utilizzata per produrre o modificare testi, immagini, audio e video, oltre che per assistere l&#8217;utente in attività come traduzione, sintesi, elaborazione di informazioni e scrittura. La generazione di questi contenuti, in sé, non è vietata dalla normativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È possibile, per esempio, utilizzare un chatbot per preparare una bozza di articolo, correggere un testo, tradurre un documento o organizzare informazioni. È possibile anche generare immagini o altri contenuti multimediali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato prodotto dall&#8217;IA, però, non dovrebbe essere considerato automaticamente corretto. La verifica delle informazioni rimane particolarmente importante quando il contenuto riguarda fatti, persone, dati scientifici, questioni giuridiche o altri ambiti nei quali un errore può avere conseguenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Attenzione ai dati personali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei principali aspetti da considerare riguarda le informazioni inserite nei sistemi di IA. Il Garante per la protezione dei dati personali sottolinea che gli strumenti basati sull&#8217;intelligenza artificiale possono trattare grandi quantità di dati personali e raccomanda un uso consapevole dei servizi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo significa che non è prudente inserire in un chatbot, senza aver verificato le condizioni del servizio e la base giuridica del trattamento, documenti contenenti dati personali, informazioni sanitarie, dati finanziari, password o informazioni riservate di altre persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione va prestata anche ai dati di terzi. Il fatto che un&#8217;informazione sia disponibile online non significa automaticamente che possa essere utilizzata senza limiti per qualsiasi finalità. Il Garante ha affrontato anche il tema del web scraping, cioè la raccolta massiva di dati pubblicati sul web per l&#8217;addestramento dei sistemi di IA. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Immagini, video e deepfake</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;IA permette oggi di creare fotografie e video realistici di persone, anche senza che quelle persone siano realmente presenti nella scena. È una tecnologia utilizzabile per finalità creative, artistiche o comunicative, ma che presenta rischi quando il contenuto può essere scambiato per autentico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2 agosto 2026 le disposizioni di trasparenza dell&#8217;AI Act prevedono, tra l&#8217;altro, obblighi relativi ai contenuti generati o manipolati dall&#8217;IA. I deepfake devono essere resi riconoscibili e i contenuti sintetici devono essere contrassegnati con modalità tecniche che ne consentano l&#8217;individuazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La Commissione europea prevede inoltre che gli utenti siano informati quando interagiscono direttamente con determinati sistemi di IA, come i chatbot. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa non si può fare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;AI Act vieta alcune pratiche considerate incompatibili con i diritti fondamentali. Tra queste rientrano determinate forme di manipolazione delle persone, lo sfruttamento di vulnerabilità specifiche e alcuni sistemi di valutazione o classificazione delle persone che possono produrre effetti particolarmente gravi sui loro diritti. È vietato anche, in determinate condizioni, l&#8217;uso di sistemi di polizia predittiva basati esclusivamente sulla profilazione individuale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non significa che ogni utilizzo dell&#8217;IA per profilare, valutare o assistere decisioni sia vietato. La normativa distingue infatti i sistemi in base al rischio e prevede obblighi differenti a seconda dell&#8217;impiego concreto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i sistemi classificati ad alto rischio sono previste regole specifiche che riguardano, tra gli altri aspetti, gestione dei rischi, documentazione, supervisione umana e accuratezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">IA e lavoro</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche sul lavoro l&#8217;IA può essere utilizzata per assistere diverse attività, dalla redazione di documenti all&#8217;analisi di informazioni. Ma l&#8217;utilizzo di sistemi di IA non elimina automaticamente le responsabilità della persona o dell&#8217;organizzazione che li impiega.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il principio diventa particolarmente rilevante quando l&#8217;IA viene utilizzata in processi che riguardano persone, selezione del personale o valutazioni. La normativa europea considera infatti alcuni impieghi dell&#8217;IA in ambito occupazionale tra quelli che possono presentare rischi elevati e ai quali si applicano specifici requisiti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Diritto d&#8217;autore e contenuti online</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro tema riguarda i contenuti utilizzati o prodotti attraverso l&#8217;IA. Il fatto che un testo, un&#8217;immagine o un&#8217;opera siano reperibili su internet non significa che siano liberamente riutilizzabili senza considerare il diritto d&#8217;autore o altri diritti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche i modelli di IA per finalità generali sono sottoposti a obblighi europei che comprendono aspetti legati alla trasparenza e al rispetto del diritto d&#8217;autore. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi utilizza l&#8217;IA, quindi, resta necessario verificare i diritti relativi ai materiali che vengono caricati, modificati o ripubblicati e le condizioni della piattaforma utilizzata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La regola più semplice: l&#8217;IA aiuta, ma non sostituisce automaticamente il controllo umano</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intelligenza artificiale può essere uno strumento per velocizzare molte attività, ma il suo utilizzo non elimina la necessità di verificare ciò che produce. Un testo generato automaticamente può contenere informazioni inesatte; un&#8217;immagine può rappresentare una situazione mai avvenuta; un documento può contenere dati che non dovrebbero essere condivisi con un servizio esterno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La normativa europea sta quindi costruendo un sistema nel quale non esiste un&#8217;unica risposta alla domanda “si può usare l&#8217;IA?”. Dipende dal tipo di sistema, dall&#8217;uso che se ne fa, dai dati coinvolti e dalle conseguenze che può avere sulle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l&#8217;utente comune, le regole pratiche restano relativamente semplici: <strong>non inserire alla leggera dati personali o riservati, verificare le informazioni ottenute, rispettare copyright e diritti delle persone e rendere riconoscibili i contenuti generati dall&#8217;IA quando la normativa lo richiede</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo delle nuove regole europee non è vietare l&#8217;utilizzo dell&#8217;intelligenza artificiale, ma stabilire condizioni e limiti diversi in funzione dei rischi associati ai suoi diversi impieghi.</p>
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		<title>Cloud e intelligenza artificiale, il nuovo motore della trasformazione digitale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cloud-e-intelligenza-artificiale-il-nuovo-motore-della-trasformazione-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 12:58:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[digital economy]]></category>
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					<description><![CDATA[Prima il cloud serviva soprattutto a conservare file, gestire la posta elettronica e utilizzare software senza installarlo sui computer aziendali. Ora sta diventando anche una delle infrastrutture fondamentali per l&#8217;intelligenza [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Prima il cloud serviva soprattutto a conservare file, gestire la posta elettronica e utilizzare software senza installarlo sui computer aziendali. Ora sta diventando anche una delle infrastrutture fondamentali per l&#8217;intelligenza artificiale. Per le imprese, infatti, utilizzare sistemi di IA significa sempre più spesso poter contare su capacità di calcolo, archiviazione e accesso ai modelli disponibili attraverso servizi cloud.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati più recenti di Eurostat mostrano quanto il fenomeno sia ormai diffuso. Nel 2025 il 52,7% delle imprese dell&#8217;Unione europea con almeno 10 addetti ha utilizzato servizi cloud a pagamento, in crescita di 7,4 punti percentuali rispetto al 2023. L&#8217;Italia è tra i Paesi con la maggiore diffusione: la quota ha raggiunto il 75,6%, seconda nell&#8217;Ue soltanto alla Finlandia, al 79,2%. Tra il 2023 e il 2025 l&#8217;incremento italiano è stato di 14,2 punti percentuali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La trasformazione non riguarda soltanto lo spazio di archiviazione. Nel 2025, nell&#8217;Ue, l&#8217;85,2% delle imprese che utilizzavano servizi cloud li impiegava per la posta elettronica, il 71,7% per software d&#8217;ufficio e il 71,5% per la conservazione dei file. Una parte crescente utilizza però il cloud anche per applicazioni più avanzate: il 45,5% per ospitare database aziendali, il 30,1% per software di pianificazione delle risorse, il 28,2% per la potenza di calcolo necessaria a eseguire propri software e il 26,1% come piattaforma per sviluppare, testare o distribuire applicazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio questa disponibilità di risorse informatiche a rendere il cloud particolarmente importante per l&#8217;IA. Addestrare e utilizzare modelli di intelligenza artificiale richiede infatti grandi quantità di dati e capacità di calcolo specializzata. L&#8217;OCSE sottolinea che l&#8217;accesso al cosiddetto &#8220;AI compute&#8221;, cioè alle risorse necessarie per eseguire i carichi di lavoro dell&#8217;intelligenza artificiale, è un elemento fondamentale per sviluppare e distribuire questi sistemi. I fornitori cloud permettono alle aziende di accedere a tali risorse senza dover costruire internamente un&#8217;infrastruttura equivalente. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dall&#8217;infrastruttura all&#8217;IA</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto tra cloud e IA è quindi sempre più stretto. Secondo l&#8217;OCSE, per molte imprese che adottano l&#8217;IA generativa, una delle modalità più semplici per accedere ai modelli consiste nell&#8217;utilizzare servizi cloud attraverso API, evitando di dover creare internamente tutta l&#8217;infrastruttura informatica necessaria. Il pagamento può inoltre essere legato all&#8217;effettivo utilizzo della capacità di calcolo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita dell&#8217;IA sta a sua volta aumentando la domanda di infrastrutture. Nel 2025, secondo l&#8217;OCSE, 351 delle 531 availability zone cloud offerte dai principali fornitori analizzati disponevano di almeno una capacità di calcolo adatta a carichi di lavoro di IA. Si tratta del 66% del totale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La dinamica interessa anche il mercato degli investimenti. L&#8217;OCSE rileva che nel 2025 le società attive nell&#8217;infrastruttura IT e nell&#8217;hosting hanno raccolto 109,3 miliardi di dollari di investimenti venture capital legati all&#8217;IA, rispetto ai 47,4 miliardi del 2024. Il dato comprende un insieme ampio di attività, dall&#8217;infrastruttura di calcolo allo sviluppo di modelli, e non rappresenta quindi esclusivamente investimenti in data center. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;Italia accelera sul cloud, ma l&#8217;IA è ancora meno diffusa</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La diffusione del cloud italiano è particolarmente significativa se confrontata con quella dell&#8217;intelligenza artificiale. Nel 2025, secondo Eurostat, il 20% delle imprese dell&#8217;Ue con almeno 10 addetti utilizzava tecnologie di IA, in aumento dal 13,5% del 2024. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel rapporto sul Decennio digitale 2025, la Commissione europea indicava per l&#8217;Italia una quota dell&#8217;8,2% di imprese che avevano adottato l&#8217;IA, sulla base dei dati allora disponibili. Il rapporto 2026 segnala successivamente progressi nell&#8217;adozione italiana di cloud, IA e analisi dei dati. I dati non sono quindi da confrontare direttamente senza considerare l&#8217;anno di riferimento e l&#8217;aggiornamento delle statistiche. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il divario tra cloud e IA mostra un passaggio importante: <strong>avere l&#8217;infrastruttura non significa automaticamente utilizzare l&#8217;intelligenza artificiale</strong>. Per trasformare la capacità tecnologica in applicazioni aziendali servono dati di qualità, competenze, sicurezza e personale in grado di integrare gli strumenti di IA nei processi produttivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La questione dei dati</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cloud modifica anche il modo in cui le aziende gestiscono i propri dati. Informazioni commerciali, documenti, database e applicazioni possono essere conservati e utilizzati su infrastrutture remote, rendendo più semplice collegare diverse fonti di informazione ai sistemi di IA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo comporta però nuove esigenze di governance. La scelta dell&#8217;infrastruttura non riguarda soltanto costi e prestazioni, ma anche sicurezza, protezione dei dati, requisiti normativi e possibilità di cambiare fornitore. L&#8217;OCSE segnala infatti che la concentrazione dell&#8217;infrastruttura cloud e gli elevati costi necessari per realizzarla possono creare barriere all&#8217;ingresso e rischi di dipendenza da pochi operatori. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le imprese, la trasformazione digitale passa quindi sempre più da una combinazione di tre elementi: <strong>dati, cloud e intelligenza artificiale</strong>. Il cloud fornisce l&#8217;infrastruttura e la capacità di calcolo, i dati alimentano i sistemi e l&#8217;IA permette di trasformare quelle informazioni in previsioni, contenuti, automazioni e strumenti di supporto alle decisioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida dei prossimi anni non sarà dunque soltanto portare le aziende &#8220;nel cloud&#8221;, ma capire come utilizzare quell&#8217;infrastruttura per ottenere valore dall&#8217;intelligenza artificiale, mantenendo al tempo stesso controllo sui dati, sicurezza e flessibilità tecnologica.</p>
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		<item>
		<title>Casa smart, dalla comodità al risparmio: cosa cambia nella vita quotidiana</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/casa-smart-dalla-comodita-al-risparmio-cosa-cambia-nella-vita-quotidiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 13:46:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[casa smart]]></category>
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					<description><![CDATA[Termostati, sensori, prese intelligenti e app possono aiutare a controllare consumi e impianti. Ma la tecnologia da sola non basta: contano programmazione, efficienza dell&#8217;abitazione e comportamenti Accendere il riscaldamento prima [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Termostati, sensori, prese intelligenti e app possono aiutare a controllare consumi e impianti. Ma la tecnologia da sola non basta: contano programmazione, efficienza dell&#8217;abitazione e comportamenti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Accendere il riscaldamento prima di rientrare, spegnere automaticamente le luci quando una stanza rimane vuota, controllare dal telefono quanto consuma un elettrodomestico o programmare il climatizzatore in base agli orari di presenza in casa. La smart home promette di rendere più semplice la gestione quotidiana dell&#8217;abitazione e, in alcuni casi, di aiutare a ridurre gli sprechi energetici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma una casa intelligente non è necessariamente una casa che consuma meno. Il vantaggio arriva soprattutto quando i dispositivi connessi vengono utilizzati per <strong>misurare i consumi, evitare accensioni inutili e regolare gli impianti in funzione delle reali necessità</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È lo stesso principio indicato da ENEA nelle sue guide sull&#8217;efficienza energetica: la gestione intelligente dell&#8217;abitazione può contribuire a ridurre i consumi, ma deve essere accompagnata da un uso corretto degli impianti e da interventi sull&#8217;efficienza dell&#8217;edificio. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il termostato che segue le abitudini</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli strumenti più semplici da utilizzare è il termostato intelligente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto a un dispositivo tradizionale, può consentire di programmare temperature e orari, gestire il riscaldamento a distanza e, nei modelli più evoluti, utilizzare informazioni sulla temperatura dell&#8217;ambiente e sulle abitudini degli occupanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">ENEA indica la programmazione oraria e la regolazione automatica della temperatura tra le soluzioni che possono evitare inutili picchi di consumo. L&#8217;Agenzia cita anche cronotermostati, sensori di presenza e regolatori elettronici tra gli strumenti utili per gestire gli impianti, anche a distanza. Efficienza Energetica ENEA</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il principio è semplice: non riscaldare o raffrescare una stanza quando non serve.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso vale per il climatizzatore. In una guida pubblicata nel giugno 2026, ENEA consiglia di utilizzare programmi di raffreddamento che tengano conto degli orari di presenza in casa e sottolinea che app e termostati smart possono consentire di controllare il funzionamento dell&#8217;impianto e monitorarne i consumi giornalieri e mensili. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Sensori e luci: la tecnologia contro gli sprechi quotidiani</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra applicazione è quella dei sensori di presenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una casa dotata di automazione, le luci possono essere accese soltanto quando una persona entra in una stanza e spente quando l&#8217;ambiente rimane vuoto. Lo stesso principio può essere applicato ad alcune funzioni degli impianti domestici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una tecnologia necessariamente complessa: anche una presa intelligente può permettere di programmare l&#8217;accensione e lo spegnimento di un dispositivo oppure di monitorare l&#8217;energia utilizzata dall&#8217;apparecchio collegato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">ENEA indica proprio rilevatori di presenza e prese intelligenti tra gli strumenti che possono aiutare a controllare automaticamente illuminazione e apparecchiature e a rendere più consapevoli dei consumi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo caso il vantaggio non è soltanto tecnologico. Vedere sullo smartphone quanto consuma un apparecchio può rendere più evidente uno spreco che, altrimenti, rimarrebbe nascosto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Elettrodomestici connessi: più controllo, non necessariamente meno consumi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie e altri elettrodomestici possono ormai essere integrati in sistemi domestici connessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le funzioni disponibili variano molto da modello a modello: alcune consentono di controllare il dispositivo a distanza, altre di ricevere notifiche, programmare cicli o verificare lo stato dell&#8217;apparecchio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma qui è importante non confondere <strong>connessione e efficienza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un elettrodomestico collegato a Internet non consuma automaticamente meno di uno tradizionale. A incidere sui consumi sono soprattutto l&#8217;efficienza dell&#8217;apparecchio, le modalità di utilizzo e la capacità di evitare funzionamenti inutili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">ENEA sottolinea infatti l&#8217;importanza della scelta di apparecchi efficienti e dell&#8217;uso corretto degli elettrodomestici. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Prima di comprare, meglio misurare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio della smart home è trasformare il risparmio energetico in una nuova lista di acquisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una casa può riempirsi rapidamente di lampadine, prese, sensori, telecamere, assistenti vocali e dispositivi collegati senza che questo produca necessariamente un vantaggio proporzionato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un approccio più razionale consiste nel partire dal problema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il consumo principale è legato al riscaldamento, può avere più senso intervenire sulla regolazione della temperatura. Se il problema sono apparecchi lasciati inutilmente accesi, può essere utile una presa intelligente. Se si dimenticano spesso le luci, un sensore di presenza può automatizzare lo spegnimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia, in altre parole, funziona meglio quando <strong>risolve un&#8217;abitudine inefficiente</strong> anziché quando viene acquistata semplicemente perché è “smart”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche l&#8217;acqua può diventare intelligente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il principio del monitoraggio può essere applicato anche ai consumi idrici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sensori e sistemi di rilevazione possono aiutare a individuare anomalie, perdite o consumi insoliti. In una casa con dispositivi connessi, una variazione improvvisa può essere segnalata attraverso un&#8217;app, consentendo di intervenire più rapidamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in questo caso la funzione più interessante non è necessariamente l&#8217;automazione, ma la possibilità di <strong>accorgersi di un problema che normalmente potrebbe passare inosservato</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La casa intelligente raccoglie molti dati</h2>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è però un altro aspetto da considerare: più oggetti vengono collegati alla rete, più dati possono essere prodotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Garante per la protezione dei dati personali ricorda che gli assistenti digitali e i dispositivi IoT possono raccogliere informazioni sulle abitudini, sui consumi e sull&#8217;ambiente domestico. Alcuni dispositivi possono inoltre utilizzare microfoni o videocamere. Garante Privacy</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo, prima di acquistare un dispositivo connesso, è utile verificare quali dati raccoglie, dove vengono conservati, per quanto tempo e con quali soggetti possono essere condivisi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Garante raccomanda inoltre di utilizzare password sicure, controllare le impostazioni della privacy, mantenere aggiornati i dispositivi e disattivare le funzioni che non sono necessarie. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione va riservata alle telecamere domestiche connesse a Internet. Il Garante ricorda che, anche quando vengono utilizzate per finalità esclusivamente personali, devono essere adeguatamente protette e non devono essere utilizzate in modo da ledere la dignità delle persone. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Smart non significa automaticamente conveniente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La vera domanda, quindi, non è se una casa debba diventare smart, ma <strong>quale tecnologia sia effettivamente utile per quella casa</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un termostato intelligente può avere senso se infatti che il risparmio dipende dalla gestione complessiva dell&#8217;edificio: schermature, temperatura permette di evitare il funzionamento inutile del riscaldamento. Un sensore può essere utile se impedisce di lasciare accese le luci in stanze vuote. Una presa smart può aiutare a controllare un apparecchio utilizzato in modo discontinuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma nessuno di questi dispositivi può compensare, da solo, un&#8217;abitazione poco efficiente o comportamenti disattenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">ENEA evidenzia infatti che il risparmio dipende dalla gestione complessiva dell&#8217;edificio: schermature, temperatura, qualità dell&#8217;involucro, efficienza degli impianti e modalità di utilizzo concorrono al risultato finale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La casa del futuro, dunque, potrebbe essere meno una clima e comportamento degli occupanti. Le fonti ENEA confermano invece l&#8217;utilità di programmazione, monitoraggio e regolazione intelligente come strumenti di efficienza. casa piena di gadget e più una casa capace di <strong>capire quanto consuma, quando consuma e perché</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questa la parte più interessante della smart home: non far parlare gli oggetti tra loro, ma utilizzare i dati per evitare che l&#8217;energia venga utilizzata quando non serve.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte foto: <a href="https://www.infobuild.it/smart-home-conviene-costi-valore-della-casa/">https://www.infobuild.it/smart-home-conviene-costi-valore-della-casa/</a></p>
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		<item>
		<title>Dai musei all&#8217;AI, così la tecnologia cambia il modo di vivere la cultura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dai-musei-allai-cosi-la-tecnologia-cambia-il-modo-di-vivere-la-cultura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 13:41:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[musei digitali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=261929</guid>

					<description><![CDATA[Dai cataloghi digitali alle visite personalizzate, dalle ricostruzioni virtuali agli strumenti per la conservazione delle opere. L&#8217;intelligenza artificiale sta entrando nei musei e, più in generale, nel modo in cui [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dai cataloghi digitali alle visite personalizzate, dalle ricostruzioni virtuali agli strumenti per la conservazione delle opere. L&#8217;intelligenza artificiale sta entrando nei musei e, più in generale, nel modo in cui il patrimonio culturale viene studiato, conservato e raccontato al pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta soltanto di utilizzare chatbot o creare immagini. L&#8217;AI può intervenire nella catalogazione delle collezioni, nell&#8217;analisi dei dati, nella ricerca, nell&#8217;accessibilità e nella progettazione di nuovi strumenti per i visitatori. È un cambiamento che sta interessando istituzioni culturali in diversi Paesi e che nel 2026 è diventato anche oggetto di una prima rilevazione globale promossa da UNESCO e ICOM.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nei musei l&#8217;AI è già realtà</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i risultati della prima indagine globale UNESCO-ICOM sull&#8217;utilizzo dell&#8217;intelligenza artificiale nei musei, condotta su oltre 400 istituzioni di 90 Paesi, il 57% dei musei che hanno risposto utilizza già l&#8217;AI. Allo stesso tempo, il 55% dichiara di non avere ancora una politica, una strategia o linee guida interne dedicate all&#8217;intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato restituisce un settore nel quale la sperimentazione procede rapidamente, mentre regole, formazione e organizzazione non sempre avanzano allo stesso ritmo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli ambiti indicati da ICOM ci sono la catalogazione automatizzata, la gestione delle collezioni, la progettazione delle mostre, gli strumenti conversazionali per i visitatori, l&#8217;educazione museale e la conservazione digitale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla visita tradizionale all&#8217;esperienza digitale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia può cambiare anche il rapporto diretto con il pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un museo può utilizzare strumenti digitali per offrire contenuti in più lingue, rendere più accessibili le informazioni, costruire percorsi personalizzati o consentire al visitatore di approfondire un&#8217;opera attraverso dispositivi mobili e tecnologie immersive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia, il Ministero della Cultura ha sviluppato progetti dedicati alla trasformazione digitale degli istituti culturali. Nel giugno 2026 il progetto Ecomic ha presentato 23 applicazioni e piattaforme realizzate per altrettanti istituti e luoghi della cultura, con tecnologie che comprendono intelligenza artificiale, realtà estesa, analisi dei dati e strumenti immersivi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La trasformazione riguarda anche la gestione delle collezioni. Il progetto D.PaC, aggiornato a giugno 2026, coinvolge musei, archivi, biblioteche e soprintendenze nella digitalizzazione e gestione di risorse culturali secondo standard comuni. Il sistema conta 569 cantieri, oltre 1.000 utenti attivi e 17,5 milioni di risorse digitali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Non solo esperienza: la tecnologia aiuta anche la ricerca</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;AI può avere un ruolo meno visibile ma importante dietro le quinte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo è utilizzare grandi quantità di dati digitali per facilitare la ricerca sulle opere, collegare informazioni provenienti da archivi differenti e supportare attività di documentazione e conservazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un accordo siglato nel 2026 tra la Direzione generale Digitalizzazione, il centro europeo E-RIHS ERIC e il CNR-ISPC prevede anche lo sviluppo di strumenti di intelligenza artificiale per valorizzare i dati prodotti dalla ricerca sul patrimonio culturale. Tra gli obiettivi c&#8217;è la possibilità di utilizzare sistemi digitali avanzati per supportare gli esperti nello studio e nel monitoraggio dello stato di conservazione delle opere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È una dimensione dell&#8217;AI meno evidente al visitatore, ma potenzialmente decisiva: la tecnologia non serve soltanto a rendere una visita più spettacolare, ma può diventare uno strumento di conoscenza e tutela.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il problema dell&#8217;affidabilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio perché l&#8217;AI può contribuire a raccontare il patrimonio, cresce però la necessità di verificare le informazioni prodotte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un sistema generativo può elaborare testi, immagini o ricostruzioni convincenti anche quando i dati di partenza sono incompleti o l&#8217;interpretazione non è corretta. Nel settore culturale il problema è particolarmente delicato, perché una ricostruzione digitale o una spiegazione generata automaticamente possono essere percepite dal pubblico come informazioni storicamente attendibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">ICOM sottolinea tra le principali questioni da affrontare proprio l&#8217;accuratezza storica, i possibili bias, il copyright, la proprietà intellettuale, la provenienza dei dati e la trasparenza dei contenuti generati dall&#8217;intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il principio indicato dall&#8217;organizzazione internazionale è quello del controllo umano: la tecnologia può assistere il lavoro dei professionisti, ma non sostituire la responsabilità scientifica delle istituzioni culturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Foto: <a href="https://arweb.it/migliori-tecnologie-per-musei/">https://arweb.it/migliori-tecnologie-per-musei/</a></p>
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		<item>
		<title>AI Fatti, a Battipaglia cresce l&#8217;attesa per l&#8217;evento dedicato all&#8217;intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ai-fatti-a-battipaglia-cresce-lattesa-per-levento-dedicato-allintelligenza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 11:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Battipaglia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[AI Fatti]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato. Venerdì 2 ottobre, dalle ore 15:00 alle 19:00, la Sala Congressi San Luca di Battipaglia ospiterà AI FATTI – Il futuro è ora, [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato. Venerdì 2 ottobre, dalle ore 15:00 alle 19:00, la Sala Congressi San Luca di Battipaglia ospiterà AI FATTI – Il futuro è ora, l’evento dedicato all’applicazione concreta dell’intelligenza artificiale nel mondo delle imprese, delle professioni e dell’organizzazione aziendale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo settimane di annunci, incontri, interviste e presentazioni, AI FATTI entra nella sua settimana decisiva.<br>Un progetto che ha progressivamente riunito attorno a Battipaglia imprenditori, consulenti, professionisti, sviluppatori e realtà provenienti da territori e settori differenti, generando attenzione e curiosità ben oltre il giorno dell’evento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il principio dal quale nasce l’iniziativa è racchiuso già nel suo nome: tutti parlano di intelligenza artificiale, AI FATTI vuole metterla al lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non una passerella sull’innovazione e nemmeno quattro ore di previsioni sul futuro. L’obiettivo è portare sul palco strumenti, processi, applicazioni e casi reali, mostrando cosa accade quando l’intelligenza artificiale incontra concretamente un’azienda. Vendite, comunicazione, organizzazione, consulenza, formazione, software e automazione saranno alcuni dei terreni sui quali si svilupperà il confronto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>UN PALCO CHE PRENDE FORMA</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Gran parte dei protagonisti dell’appuntamento è stata ormai annunciata. Accanto agli ideatori Salvatore Monetti e Francesco Piccolo, tra i nomi già presentati figurano Diego Fiore, Business Strategy &amp; Management e consulente AI, Mario Ferraro, CEO &amp; Founder di Matter Economy, Domenico Volpe, dottore commercialista, Nicola Cucco, Business &amp; Training Advisor, e Francesco Enzo Alloro, Software Engineer di Matter Economy. La moderazione dell’incontro sarà affidata a Simone La Vecchia, giornalista, editore televisivo e avvocato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il programma ed altri protagonisti non sono ancora stati svelati. A pochi giorni dall’apertura delle porte restano infatti gli ultimi annunci e alcune sorprese che accompagneranno il pubblico verso venerdì.<br>Una scelta coerente con la natura stessa dell’evento: costruire un pomeriggio dinamico nel quale competenze differenti possano incontrarsi e nel quale anche le realtà partner diventino protagoniste del racconto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>UNIRE PROVINCE, CONNETTERE COMPETENZE, CREARE VALORE</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È il messaggio che ha accompagnato AI FATTI durante il percorso di avvicinamento al 2 ottobre. L’evento nasce nel territorio salernitano, ma ha cercato fin dall’inizio di superarne i confini, mettendo in relazione esperienze provenienti da Salerno, Benevento, Verona e da altre realtà italiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attorno al progetto si è così formata una rete composta da imprese, studi professionali, realtà della consulenza, della tecnologia, della formazione e della comunicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una rete alla quale si è affiancato anche un articolato sistema di media partner, che nelle ultime settimane ha contribuito ad amplificare il confronto sull’intelligenza artificiale e sul suo impatto nel tessuto economico locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>DALLA DOMANDA “COS’È L’AI?” ALLA DOMANDA “COSA POSSIAMO FARCI?”</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È probabilmente questo il passaggio culturale attorno al quale ruoterà l’intero pomeriggio. L’intelligenza artificiale non è più soltanto un tema tecnologico. È entrata nelle aziende, negli studi professionali, nella comunicazione, nella gestione delle informazioni e nelle attività quotidiane. Ma tra utilizzare uno strumento di AI e integrare realmente l’intelligenza artificiale nei processi di un’organizzazione esiste ancora una distanza enorme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">AI FATTI nasce proprio in quello spazio. L’obiettivo non è presentare l’intelligenza artificiale come una soluzione universale, ma mostrare concretamente dove può creare valore, dove può far risparmiare tempo, quali attività può trasformare e perché il controllo e la competenza umana restano centrali. Perché un evento, da solo, non cambia un’azienda. Può però cambiare le domande che un imprenditore si farà tornando al lavoro il giorno successivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ultime comunicazioni, il programma e le informazioni sull’evento sono disponibili sul <a href="https://www.aifatti.com/" data-type="link" data-id="https://www.aifatti.com/">sito ufficiale</a>.⁠ Il futuro dell’intelligenza artificiale continuerà a far discutere. Venerdì, a Battipaglia, si parte dai fatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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			</item>
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		<title>Hacker e intelligenza artificiale, l&#8217;attacco diventa automatico</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/hacker-e-intelligenza-artificiale-lattacco-diventaautomatico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 14:53:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Hacker]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla ricognizione al phishing, fino alla gestione delle credenziali e all&#8217;esfiltrazione dei dati: un rapporto di Anthropic descrive campagne in cui l&#8217;AI viene impiegata lungo quasi tutto il ciclo dell&#8217;attacco. [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Dalla ricognizione al phishing, fino alla gestione delle credenziali e all&#8217;esfiltrazione dei dati: un rapporto di Anthropic descrive campagne in cui l&#8217;AI viene impiegata lungo quasi tutto il ciclo dell&#8217;attacco. Gartner: il 41% dei responsabili cyber ha segnalato almeno un incidente con deepfake durante una chiamata audio</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intelligenza artificiale sta cambiando anche il lavoro degli hacker. Non soltanto per scrivere più rapidamente un messaggio di phishing o generare codice malevolo, ma per automatizzare intere fasi di una campagna informatica: dalla ricognizione degli obiettivi alla preparazione dell&#8217;infrastruttura, dalla raccolta delle credenziali fino all&#8217;analisi e all&#8217;esfiltrazione dei dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A descrivere uno dei casi più articolati è Anthropic, società sviluppatrice dei modelli Claude, in un rapporto pubblicato a settembre 2026 sulla base di operazioni individuate e interrotte dal proprio team di Threat Intelligence tra dicembre 2025 e agosto 2026. L&#8217;azienda precisa che si tratta dei casi più rilevanti e innovativi osservati nei propri sistemi e che non sono necessariamente rappresentativi di tutto il fenomeno del cybercrime. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il rapporto, un gruppo identificato come GTG-20006 ha utilizzato flussi di lavoro assistiti dall&#8217;AI per automatizzare gran parte delle proprie operazioni, dalla ricerca degli obiettivi e dal phishing fino al mantenimento dell&#8217;accesso e all&#8217;esfiltrazione dei dati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dalla ricerca dell&#8217;obiettivo al furto dei dati</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;operazione descritta da Anthropic mostra un utilizzo dell&#8217;AI distribuito lungo diverse fasi dell&#8217;attacco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella fase di ricognizione, gli strumenti AI sono stati utilizzati per raccogliere informazioni pubblicamente disponibili e individuare sistemi di posta elettronica e accesso remoto. Successivamente, gli stessi flussi di lavoro hanno contribuito a registrare domini, configurare infrastrutture per il phishing e monitorare i canali utilizzati per verificare le compromissioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Anthropic, l&#8217;AI è stata impiegata anche durante le intrusioni, sotto la direzione degli operatori, per eseguire comandi sui sistemi compromessi, raccogliere credenziali e muoversi all&#8217;interno delle reti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una volta ottenuto l&#8217;accesso, i sistemi AI sono stati utilizzati per organizzare ed estrarre grandi quantità di informazioni. In alcuni casi, riferisce Anthropic, l&#8217;operazione ha comportato l&#8217;esportazione massiva dei contenuti di caselle di posta elettronica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il gruppo avrebbe inoltre utilizzato l&#8217;AI per mantenere l&#8217;accesso ai sistemi compromessi e registrare dispositivi controllati dagli attaccanti negli ambienti delle organizzazioni vittime. Anthropic afferma di aver identificato più di 20 organizzazioni coinvolte nella fase di pianificazione, ricognizione e operazioni, tra cui enti governativi, organismi della difesa e dell&#8217;intelligence, ambasciate, think tank e aziende dell&#8217;industria della difesa. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Il malware che si modifica da solo</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più significativi descritti nel rapporto riguarda la capacità di reagire alle difese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Anthropic, quando alcuni programmi malevoli utilizzati dagli attaccanti venivano individuati dai prodotti di sicurezza, agenti AI analizzavano il rilevamento e procedevano a modificare e ricostruire il malware nel tentativo di renderlo nuovamente non rilevabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il processo poteva quindi essere ripetuto: rilevamento, modifica, nuova distribuzione e verifica. L&#8217;obiettivo era arrivare a un ciclo nel quale l&#8217;attaccante potesse reagire automaticamente ai sistemi di difesa invece di dover intervenire manualmente a ogni passaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo, secondo Anthropic, uno dei cambiamenti più importanti introdotti dall&#8217;AI: non necessariamente nuove tecniche di attacco, ma la possibilità di <strong>automatizzare e accelerare tecniche già conosciute</strong>. Phishing, credenziali rubate, servizi esposti e vulnerabilità non sono infatti nuovi strumenti del cybercrime.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il volto falso al telefono</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;altra frontiera è l&#8217;ingegneria sociale. In questo caso l&#8217;obiettivo non è necessariamente violare direttamente un sistema informatico, ma convincere una persona a consegnare informazioni o autorizzare un&#8217;operazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;indagine pubblicata il 22 settembre 2026 da Gartner, condotta tra marzo e maggio su <strong>297 responsabili della sicurezza informatica o figure equivalenti</strong>, rileva che il 41% degli intervistati ha dichiarato di aver registrato almeno un incidente di social engineering con un deepfake durante una chiamata audio nei 12 mesi precedenti. Il 36% ha riferito almeno un episodio analogo durante una videochiamata. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato non misura la frequenza di questi attacchi sull&#8217;intera popolazione delle aziende, ma fotografa quanto il fenomeno sia percepito e registrato dai responsabili della sicurezza intervistati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Gartner, l&#8217;AI sta aumentando volume, personalizzazione e credibilità delle tecniche di social engineering e rende meno affidabili alcuni degli indizi tradizionalmente utilizzati per riconoscere una frode. Gli attaccanti possono combinare phishing, compromissione della posta elettronica aziendale e contenuti sintetici, insieme alle informazioni personali disponibili su più canali. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Non è una nuova specie di hacker</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento, quindi, non consiste necessariamente nella nascita di una nuova categoria di attacchi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il phishing esiste da decenni. Il furto di credenziali, il malware, l&#8217;esfiltrazione dei dati e l&#8217;ingegneria sociale sono tecniche consolidate. La novità è la possibilità di utilizzare modelli capaci di analizzare informazioni, scrivere codice, elaborare grandi quantità di dati e coordinare attività diverse con una velocità che prima richiedeva più operatori e competenze specialistiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È anche il motivo per cui la cybersecurity si trova davanti a un problema di velocità. Se un difensore introduce una nuova regola per riconoscere un malware, un attaccante assistito dall&#8217;AI può tentare di modificarlo rapidamente. Se una campagna di phishing viene bloccata, altri domini e altri messaggi possono essere preparati automaticamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto di Anthropic descrive proprio questa dinamica come una riduzione del divario di competenze e risorse tra operazioni altamente organizzate e singoli gruppi criminali. Ma la stessa ricerca precisa che gli attacchi osservati continuano a dipendere da elementi tradizionali: credenziali compromesse, sistemi vulnerabili, servizi esposti e tecniche di social engineering.</p>
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		<title>La casa intelligente impara a difendersi, l&#8217;AI contro le minacce ai dispositivi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-casa-intelligente-impara-a-difendersi-lai-contro-le-minacce-ai-dispositivi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 14:50:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalle telecamere alle serrature connesse, l&#8217;Internet delle cose amplia la superficie degli attacchi. L&#8217;Europa rafforza le regole e la ricerca sperimenta sistemi di intelligenza artificiale capaci di riconoscere comportamenti anomali [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Dalle telecamere alle serrature connesse, l&#8217;Internet delle cose amplia la superficie degli attacchi. L&#8217;Europa rafforza le regole e la ricerca sperimenta sistemi di intelligenza artificiale capaci di riconoscere comportamenti anomali</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La casa diventa sempre più intelligente, ma anche più esposta alle minacce informatiche. Telecamere, serrature, termostati, smartwatch, elettrodomestici e altri dispositivi connessi trasformano l&#8217;abitazione in una rete di piccoli computer collegati a Internet. E dove cresce il numero di dispositivi aumenta anche la superficie che può essere presa di mira dagli attacchi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A cambiare il quadro è anche l&#8217;intelligenza artificiale, che può essere utilizzata per individuare comportamenti anomali e vulnerabilità nei dispositivi dell&#8217;Internet delle cose, l&#8217;IoT. Una recente rassegna pubblicata su <em>Nature Reviews Electrical Engineering</em> sottolinea proprio l&#8217;evoluzione delle tecnologie di identificazione delle vulnerabilità attraverso l&#8217;integrazione dell&#8217;AI, insieme alla necessità di sistemi di sicurezza progettati fin dall&#8217;inizio tenendo conto delle caratteristiche specifiche degli oggetti connessi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la questione non riguarda soltanto la tecnologia. In Europa è entrato in una nuova fase anche il quadro normativo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le nuove regole europee</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Dal <strong>11 settembre 2026</strong> sono applicabili gli obblighi di segnalazione previsti dal Cyber Resilience Act dell&#8217;Unione europea per le vulnerabilità sfruttate attivamente e per gli incidenti gravi che riguardano la sicurezza dei prodotti con elementi digitali. I produttori devono effettuare una prima segnalazione entro 24 ore dalla conoscenza di una vulnerabilità attivamente sfruttata, seguita da una notifica completa entro 72 ore. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le regole riguardano una categoria molto ampia di prodotti, compresi diversi dispositivi che possono entrare nella vita quotidiana dei consumatori. La Commissione europea cita, tra gli esempi, baby monitor, smartwatch e sistemi di chiusura delle porte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Cyber Resilience Act prevede inoltre un approccio basato sulla sicurezza lungo il ciclo di vita del prodotto: i dispositivi digitali devono essere progettati, aggiornati e mantenuti tenendo conto dei rischi informatici. Gli obblighi principali dell&#8217;atto, però, diventeranno applicabili dal <strong>11 dicembre 2027</strong>, mentre quelli relativi alla segnalazione delle vulnerabilità sfruttate e degli incidenti gravi sono già entrati in vigore. </p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;AI come sentinella della casa</h3>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo spazio che l&#8217;intelligenza artificiale può assumere un ruolo particolare. Un sistema di sicurezza tradizionale può cercare di riconoscere schemi di attacco già conosciuti; un modello di AI può invece essere addestrato a individuare deviazioni dal comportamento abituale di una rete o di un dispositivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un lavoro pubblicato a settembre su <em>Scientific Reports</em> ha sperimentato proprio un sistema di rilevamento delle intrusioni destinato agli ambienti domestici IoT. Il modello combina reti neurali convoluzionali e reti LSTM e utilizza il <em>federated learning</em>, un approccio nel quale i dati possono rimanere sui dispositivi senza essere trasferiti integralmente a un server centrale. Il sistema è stato testato su dataset relativi a otto categorie di attacchi e gli autori hanno integrato anche strumenti di AI spiegabile per fornire indicazioni sulle caratteristiche del traffico che hanno contribuito a generare un allarme. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È un passaggio importante perché nella casa connessa la sicurezza si intreccia con la privacy. I dati prodotti da una rete domestica possono infatti rivelare abitudini, orari e comportamenti degli abitanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idea del <em>federated learning</em> è quindi particolarmente interessante: invece di concentrare tutti i dati in un unico punto, l&#8217;addestramento può essere distribuito tra diversi dispositivi, con la condivisione degli aggiornamenti del modello anziché dei dati grezzi. Nel lavoro pubblicato su <em>Scientific Reports</em>, gli autori hanno testato questo approccio su sette nodi IoT virtuali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Non basta rendere la casa “smart”</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita dell&#8217;IoT pone infatti un problema che va oltre la tradizionale sicurezza informatica. Gli oggetti connessi possono avere un collegamento diretto con il mondo fisico: una vulnerabilità in un computer può compromettere dati e servizi, mentre una vulnerabilità in una serratura, in una telecamera o in un altro dispositivo domestico può avere conseguenze anche sull&#8217;ambiente fisico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È uno dei punti evidenziati dalla review di <em>Nature Reviews Electrical Engineering</em>, secondo cui le vulnerabilità dell&#8217;IoT possono essere più complesse di quelle dei computer tradizionali proprio per l&#8217;integrazione tra componente digitale e componente fisica. La ricerca indica inoltre nell&#8217;identificazione automatizzata delle vulnerabilità e nelle architetture <em>secure by design</em> alcune delle direzioni principali per aumentare la sicurezza dell&#8217;ecosistema IoT. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte foto: <a href="https://focus.namirial.com/it/domotica-casa/">https://focus.namirial.com/it/domotica-casa/</a></p>
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		<item>
		<title>Clima, rigenerazione urbana e IA: Ischia laboratorio delle città che cambiano con il Premio internazionale di architettura </title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/clima-rigenerazione-urbana-e-ia-ischia-laboratorio-delle-citta-che-cambiano-con-il-premio-internazionale-di-architettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 13:13:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[ischia]]></category>
		<category><![CDATA[premio architettura ischia]]></category>
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					<description><![CDATA[Le città non hanno più il lusso di rimandare. Si riscaldano, cambiano forma, chiedono nuove case, nuovi spazi pubblici, esigono nuove risposte alle fragilità ambientali e sociali. E l’architettura torna [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le città non hanno più il lusso di rimandare. Si riscaldano, cambiano forma, chiedono nuove case, nuovi spazi pubblici, esigono nuove risposte alle fragilità ambientali e sociali. E l’architettura torna così a misurarsi con la sua responsabilità più antica e più attuale: immaginare come abiteremo. <br>È da questa domanda che parte la nuova edizione del <strong>PIDA – Premio Ischia Internazionale di Architettura</strong>, in programma il 2 e 3 ottobre con la sua tredicesime edizione, significativamente intitolata <strong>“Città in emergenza, nuove strategie urbane”</strong>. I convegni saranno ospitati nella <strong>Chiesa dell’Arciconfraternita di Santa Maria Visitapoveri, a Forio</strong>, la serata conclusiva è invece in programma alla <strong>Villa La Colombaia di Luchino Visconti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due i riconoscimenti di grande respiro internazionale. <br>Il <strong>Premio PIDA International</strong> sarà consegnato all’architetto colombiano <strong>Giancarlo Mazzanti</strong>, protagonista di una ricerca che ha fatto dell’architettura pubblica uno strumento di trasformazione sociale. Tra le sue opere più conosciute la Biblioteca España di Medellín, il <em>Colegio Gerardo Molina</em> di Bogotá e i complessi sportivi realizzati per i Giochi Sudamericani di Medellín: scuole, biblioteche e spazi collettivi pensati non come oggetti isolati, ma come dispositivi capaci di ricostruire relazioni tra città e comunità. Alcuni modelli delle sue opere sono entrati anche nella collezione permanente del Centre Pompidou. Al PIDA parlerà di <strong>architettura come atto fondativo”</strong>, in una lectio magistralis in programma venerdì 2 ottobre alle 18.30.<br>Il <strong>Premio PIDA alla Carriera</strong> sarà invece assegnato a <strong>Carlos Moreno</strong>, professore alla IAE Paris-Sorbonne e ideatore del modello della <strong>“città dei 15 minuti”</strong>, diventato uno dei concetti urbanistici più discussi degli ultimi anni: una città nella quale lavoro, scuola, servizi, commercio, cultura e tempo libero possano essere raggiunti prevalentemente a piedi o in bicicletta in un arco temporale ridotto. Franco-colombiano, Moreno ha ricevuto nel 2022 l’UN-Habitat Scroll of Honour per il suo contributo all’urbanistica sostenibile. A Ischia parlerà proprio di città dei 15 minuti e di nuove strategie urbane (sabato 3, ore 16.20).<br>Il futuro urbano sarà affrontato da <strong>Marco Morabito</strong>, responsabile scientifico IBE-CNR del progetto MIRIFICUS, che racconterà come dati satellitari e ricerca possano aiutare a progettare città più fresche e resilienti ai cambiamenti climatici. <strong>Massimo Russo</strong> affronterà invece il rapporto tra intelligenza artificiale e architettura, dalle possibilità di immaginare gli spazi all’ottimizzazione dei processi progettuali e costruttivi. Tra gli ospiti, anche Angelo Moretti, che parlerà del <strong>MEAN, il Movimento Europeo di Azione Nonviolenta</strong> e del <strong>progetto di ricostruzione civile in Ucraina</strong>, raccontando come la ricostruzione di un territorio colpito dalla guerra passu anche attraverso <strong>comunità, relazioni sociali, partecipazione civica e presenza solidale sui territori</strong>, accanto agli interventi materiali (<strong>3 ottobre, 18.50</strong>).<br>Il <strong>Premio Giornalismo </strong>sarà assegnato a <strong>Valentina Silvestrini</strong> di Artribune, mentre il <strong>Premio Fotografia</strong> andrà ad <strong>Andrea Cherchi, </strong>da anni impegnato nel racconto visivo di Milano e delle sue trasformazioni (suo il progetto “Semplicemente Milano”). Riconoscimenti anche a <strong>Studio AGA – Andreas Gruber Architekten</strong> per la sezione Alberghi, <strong>PLANTEAM GmbH</strong> per la sezione SPA, <strong>Daniel Caramanico</strong> per il Premio Sisma e <strong>Sandro Raffone</strong> (PIDA Napoli).<br>Accanto ai grandi temi internazionali resterà centrale il laboratorio-Ischia, con il confronto sulla ricostruzione post-sisma, sul Piano Casa, sulla rigenerazione urbana e sui progetti nati dai concorsi dedicati a <strong>Rione Via Baiola</strong> e all’<strong>asse di Via Iasolino</strong>.  Un focus specifico sarà dedicato anche all’emergenza abitativa e alle nuove politiche per la casa, con un intervento <strong>Felice Squitieri</strong>, Commissario Straordinario per il Piano Casa (3 ottobre, ore 16). Tra gli altri protagonisti delle due giornate il presidente del Consiglio degli Architetti d’Europa<strong> Daniel Fügenschuh, Marco Imperadori</strong>, <strong>Emilio Faroldi</strong>, <strong>Joseph Borrell Bru</strong>, <strong>Maria Pia Fontana</strong>, <strong>Miguel Mayorga</strong>, <strong>Guendalina Salimei</strong>, <strong>Maria Pilar Vettori</strong>, <strong>Vincenzo Corvino</strong> e <strong>Sylvain Bellenger</strong>. Spazio anche ai premi che da sempre allargano lo sguardo del PIDA oltre il progetto costruito. A chiudere l’evento sarà, sabato sera, una serata speciale alla <strong>Villa La Colombaia di Luchino Visconti</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>IL SOSTEGNO ISTITUZIONALE</strong><br>La XIII edizione del PIDA rientra nelle iniziative finanziate con i contributi della&nbsp;<strong>Regione Campania</strong>&nbsp;nell’ambito della L.R. 19/2019 per la promozione della qualità dell’architettura in Campania. L’organizzazione evidenzia inoltre la collaborazione e il sostegno di&nbsp;<strong>Comune di Forio</strong>,&nbsp;<strong>Comune di Ischia</strong>,&nbsp;<strong>Ordine degli Architetti P.P.C. di Napoli e Provincia</strong>,&nbsp;<strong>ACER Campania</strong>,&nbsp;<strong>Commissariato alla ricostruzione post sisma e alluvione Ischia</strong>,&nbsp;<strong>Associazione Ingegneri Ischia</strong>,&nbsp;<strong>Fondazione Annali dell’Architettura e delle Città</strong>,&nbsp;<strong>ANIAI Campania</strong>,&nbsp;<strong>IN/ARCH Campania</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Sieben Archi</strong>. Tra gli sponsor Polyglass (gruppo Mapei) e ISOPAN (Manni group)</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Il programma completo è su&nbsp;<a href="http://www.premiopida.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.premiopida.it</a></p>
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		<item>
		<title>Metaverso e diritto penale, a Sant’Angelo a Fasanella il libro del sindaco Bruno Tierno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/metaverso-e-diritto-penale-a-santangelo-a-fasanella-il-libro-del-sindaco-bruno-tierno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 14:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e Guide Turistiche]]></category>
		<category><![CDATA[Sant'Angelo a Fasanella]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Il rapporto tra innovazione tecnologica, ambienti virtuali e diritto penale sarà al centro dell’incontro in programma sabato 19 settembre, alle 18:30, presso l’Agriturismo La Rocca degli Ulivi di Sant’Angelo a [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph">Il rapporto tra innovazione tecnologica, ambienti virtuali e diritto penale sarà al centro dell’incontro in programma sabato 19 settembre, alle 18:30, presso l’Agriturismo La Rocca degli Ulivi di Sant’Angelo a Fasanella, nel Salernitano. L’occasione sarà la presentazione del volume <em>Brevi cenni sul metaverso e sulla giurisdizione penale</em>, scritto da Bruno Tierno, sindaco del Comune.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Il libro affronta le trasformazioni introdotte dalle nuove tecnologie e dagli ambienti virtuali, soffermandosi sulle questioni giuridiche che ne derivano e, in particolare, sugli aspetti legati alla giurisdizione penale.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Alla presentazione, insieme all’autore, interverranno l’avvocato Raffaele Vitolo, curatore del volume e dottorando di ricerca in Diritto processuale penale all’Università degli Studi di Salerno; Michele Caroppoli, giudice penale presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere; e Mariacarmela Polito, sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Salerno.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">A moderare l’incontro sarà Caterina La Bella, assessore del Comune di Sant’Angelo a Fasanella.</p>



<p class="p4 wp-block-paragraph">L’appuntamento sarà dedicato all’approfondimento di una materia in evoluzione, nella quale lo sviluppo tecnologico pone nuove questioni anche sul piano del diritto e della giurisdizione.</p>
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		<title>Castellabate, 47mila euro dal PNRR per potenziare la tecnologia negli spazi comunali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/castellabate-47mila-euro-dal-pnrr-per-potenziare-la-tecnologia-negli-spazi-comunali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 11:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[comune di castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Comune di Castellabate investe nella digitalizzazione degli spazi comunali grazie a un finanziamento PNRR di 47mila euro ottenuto nell’ambito del progetto “Risorse in Comune”. L’intervento ha interessato alcune delle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il Comune di Castellabate investe nella digitalizzazione degli spazi comunali grazie a un finanziamento PNRR di 47mila euro ottenuto nell’ambito del progetto “Risorse in Comune”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intervento ha interessato alcune delle principali sedi utilizzate per attività istituzionali, incontri pubblici e iniziative rivolte alla comunità. Tra queste la Sala Consiliare “C. Grande”, sede delle sedute del Consiglio Comunale e di incontri istituzionali, e la Sala “Don Felice Fierro” di San Marco, punto di riferimento per convegni, appuntamenti pubblici e iniziative sul territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con le risorse a disposizione sono state acquistate nuove attrezzature tecnologiche, tra cui sistemi di conferenza wireless, amplificatori, videocamere, videoproiettori, tablet, computer e workstation, televisori e altri dispositivi digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo dell’amministrazione è rendere gli spazi comunali più moderni e funzionali, mettendo le nuove dotazioni a disposizione non solo degli uffici e delle attività istituzionali, ma anche di associazioni, enti, realtà culturali e cittadini che organizzano iniziative e momenti di confronto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intervento si inserisce nel percorso di digitalizzazione intrapreso dal Comune di Castellabate, con il potenziamento delle dotazioni tecnologiche a servizio della comunità.</p>
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		<title>Scompenso cardiaco: l’intelligenza artificiale può individuare il rischio dall’elettrocardiogramma</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/scompenso-cardiaco-lintelligenza-artificiale-puo-individuare-il-rischio-dallelettrocardiogramma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 12:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[elettrocardiogramma]]></category>
		<category><![CDATA[scompenso cardiaco]]></category>
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					<description><![CDATA[Un comune elettrocardiogramma potrebbe in futuro aiutare a individuare più rapidamente i pazienti a rischio di scompenso cardiaco, riducendo la necessità di ricorrere immediatamente a esami più complessi. È quanto [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un comune elettrocardiogramma potrebbe in futuro aiutare a individuare più rapidamente i pazienti a rischio di scompenso cardiaco, riducendo la necessità di ricorrere immediatamente a esami più complessi.</strong> È quanto emerge da uno studio internazionale a guida italiana pubblicato su <em>European Heart Journal – Quality of Care and Clinical Outcomes</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I ricercatori hanno sviluppato un modello di <strong>intelligenza artificiale</strong> capace di analizzare l’elettrocardiogramma alla ricerca di segnali elettrici estremamente sottili, non riconoscibili dalla lettura tradizionale, ma associati a livelli elevati di <strong>NT-proBNP</strong>, uno dei principali biomarcatori utilizzati nella valutazione dello scompenso cardiaco.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’IA “legge” segnali invisibili nell’elettrocardiogramma</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il modello è costituito da una rete neurale profonda, addestrata utilizzando <strong>84.895 coppie di elettrocardiogrammi e valori di NT-proBNP</strong>, raccolte da 40.762 pazienti adulti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’algoritmo ha imparato a riconoscere specifiche caratteristiche del tracciato elettrocardiografico associate alla presenza di concentrazioni elevate del biomarcatore. Successivamente, il sistema è stato sottoposto a una validazione esterna su <strong>679 pazienti</strong> nei centri di Cosenza e Trieste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa fase, il modello ha mostrato una capacità di discriminazione vicina al <strong>90% nell&#8217;individuare livelli elevati di NT-proBNP</strong>, indicando la possibilità di utilizzare l’ECG come primo strumento di selezione dei pazienti da sottoporre a ulteriori accertamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla ricerca hanno collaborato <strong>Università della Calabria, Humanitas University, Università Federico II di Napoli, Università e Azienda sanitaria universitaria di Trieste, Università di Zurigo, Imperial College London, King’s College London e Seoul National University</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un possibile aiuto per riconoscere prima lo scompenso</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scompenso cardiaco può iniziare con manifestazioni poco specifiche, come <strong>stanchezza, affanno e gonfiore agli arti inferiori</strong>. Per arrivare alla diagnosi sono necessari la valutazione clinica e, quando indicato, ulteriori esami, tra cui il dosaggio dell’NT-proBNP attraverso un prelievo di sangue e l’ecocardiogramma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Lo scompenso cardiaco è una delle grandi emergenze sanitarie del nostro Paese», spiega <strong>Ciro Indolfi</strong>, primo autore dello studio e presidente della Fondazione italiana cuore e circolazione della Società italiana di cardiologia. In Italia, secondo quanto riportato dagli autori, la condizione interessa oltre un milione di persone e si registrano circa 80.000 nuovi casi ogni anno, soprattutto nella popolazione anziana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo della tecnologia non sarebbe quindi quello di sostituire gli esami diagnostici, ma di <strong>intercettare più rapidamente i pazienti che potrebbero aver bisogno di approfondimenti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Per confermare il sospetto servono un prelievo del sangue con analisi di laboratorio e un’ecografia al cuore», sottolinea <strong>Gianfranco Sinagra</strong>, presidente della Società italiana di cardiologia e coautore della ricerca. L’integrazione dell’IA nell’ECG potrebbe trasformare l’esame in una sorta di <strong>“filtro digitale”</strong>, in grado di segnalare al medico quando è opportuno procedere con ulteriori accertamenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’ECG non sostituisce la diagnosi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I risultati dello studio non indicano che l’intelligenza artificiale sia già in grado di diagnosticare autonomamente lo scompenso cardiaco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il modello identifica infatti un <strong>segnale associato a livelli elevati di NT-proBNP</strong>. Il dato deve essere interpretato insieme ai sintomi del paziente, alla storia clinica, all’esame obiettivo e agli eventuali ulteriori accertamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il possibile vantaggio consiste dunque nell’utilizzare un esame già ampiamente disponibile, rapido e non invasivo per <strong>selezionare i pazienti che potrebbero beneficiare di un approfondimento diagnostico</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla ricerca alla medicina territoriale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle prospettive più interessanti riguarda proprio l’accessibilità dell’elettrocardiogramma. L’esame può essere eseguito in numerosi contesti sanitari, dalle strutture territoriali agli ambulatori e ai servizi di emergenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un sistema di IA capace di estrarre dall’ECG informazioni non evidenti alla lettura convenzionale potrebbe quindi essere particolarmente utile nei contesti in cui l’accesso immediato agli esami di laboratorio o alla diagnostica cardiologica specialistica è più difficile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di un’eventuale introduzione su larga scala, tuttavia, saranno necessari <strong>ulteriori studi prospettici</strong> per verificare se l’utilizzo del modello migliori concretamente i percorsi diagnostici e gli esiti dei pazienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prospettiva delineata dalla ricerca è quella di trasformare un esame semplice e già molto diffuso in un possibile <strong>strumento di screening e supporto alla decisione clinica</strong>, sfruttando l’intelligenza artificiale per far emergere dall’elettrocardiogramma informazioni che normalmente non sono visibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, l’ECG potrebbe non diventare da solo un nuovo test diagnostico per lo scompenso, ma un <strong>primo filtro digitale</strong> capace di indicare più rapidamente quali pazienti meritano ulteriori approfondimenti.</p>
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		<title>Ue, la stretta: niente social sotto i 13 anni, fino ai 15 con il controllo dei genitori</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ue-la-stretta-niente-social-sotto-i-13-anni-fino-ai-15-con-il-controllo-dei-genitori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 10:25:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[Niente accesso ai social network per i minori di 13 anni e, tra i 13 e i 15 anni, accesso consentito solo attraverso account sottoposti al controllo dei genitori. È [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph">Niente accesso ai social network per i minori di 13 anni e, tra i 13 e i 15 anni, accesso consentito solo attraverso account sottoposti al controllo dei genitori. È il cuore della proposta di “EU Kids Act”, presentata dalla Commissione europea nell’ambito del piano per rafforzare la protezione dei minori nel mondo digitale. </p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">La proposta prevede in particolare che sotto i 13 anni non sia possibile accedere ai social media. Tra i 13 e i 15 anni, invece, i ragazzi potranno utilizzare account con funzionalità limitate e sotto la supervisione dei genitori. Dai 15 anni sarà possibile avere un account personale, mentre per i minori continueranno ad applicarsi specifiche misure di tutela e sicurezza. </p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">L’iniziativa punta anche a intervenire sulle caratteristiche delle piattaforme considerate potenzialmente problematiche per i più giovani. Tra le misure indicate figurano limitazioni a funzioni come lo scrolling infinito, alcuni sistemi di raccomandazione e meccanismi progettati per favorire un uso prolungato dei servizi. Previsti inoltre strumenti di controllo parentale più semplici e impostazioni di sicurezza rafforzate. </p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il piano riguarda non soltanto i social network. La proposta prende in considerazione anche altri servizi digitali utilizzati dai minori, compresi alcuni videogiochi online e strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Per i cosiddetti chatbot o “AI companions” destinati ai minori sono previste impostazioni di sicurezza specifiche, con alcune funzionalità disattivate di default. </p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Presentando l’iniziativa, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha richiamato il tema della protezione dell’infanzia nell’ambiente digitale, sostenendo che le piattaforme non possono continuare a essere progettate in modo da catturare l’attenzione dei più giovani a scapito della loro infanzia. La presidente ha sintetizzato la proposta con due soglie: niente social sotto i 13 anni e niente account personali prima dei 15. </p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il provvedimento, tuttavia, <strong>non è ancora legge</strong>. Si tratta di una proposta della Commissione europea che dovrà essere esaminata e negoziata dal Parlamento europeo e dagli Stati membri prima di poter entrare in vigore. </p>
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		<title>Papa Leone XIV: «L’IA apre nuove possibilità, ma la coscienza non si delega agli algoritmi»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/papa-leone-xiv-lia-apre-nuove-possibilita-ma-la-coscienza-non-si-delega-agli-algoritmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 14:59:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[papa leone XIV]]></category>
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					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale apre nuove possibilità, accorcia le distanze e offre strumenti destinati a incidere sempre di più sulla vita quotidiana. Ma, secondo Papa Leone XIV, c’è un limite che la [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale apre nuove possibilità, accorcia le distanze e offre strumenti destinati a incidere sempre di più sulla vita quotidiana. Ma, secondo Papa Leone XIV, c’è un limite che la tecnologia non può oltrepassare: quello della responsabilità della persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il messaggio emerso dall’udienza generale di oggi in piazza San Pietro, durante la quale il Pontefice ha proseguito il ciclo di catechesi dedicato ai documenti del Concilio Vaticano II, soffermandosi sulla costituzione pastorale <em>Gaudium et spes</em> e, in particolare, sul tema della comunità umana. <strong>Lo riporta Famiglia Cristiana</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso della catechesi Leone XIV ha richiamato proprio il rapporto tra sviluppo tecnologico e relazioni umane. «Lo sviluppo tecnologico, la diffusione dei mass media e dei social media, il sempre crescente ricorso all’intelligenza artificiale aprono nuove possibilità, abbattendo barriere e distanze», ha osservato il Papa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alle opportunità, però, il Pontefice ha indicato anche un possibile rischio: quello di una progressiva trasformazione dei rapporti sociali in relazioni «sempre meno personali, più virtuali» e dell&#8217;abitudine a «delegare agli algoritmi decisioni che spettano solo alla coscienza umana».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il richiamo non è dunque rivolto alla tecnologia in sé, ma al modo in cui viene utilizzata e al ruolo che l&#8217;essere umano mantiene all&#8217;interno di una società sempre più digitale. Per Leone XIV, la crescita degli strumenti tecnologici deve accompagnarsi alla capacità di preservare relazioni autentiche e responsabilità personali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Fare in modo che i rapporti sociali abbiano spessore reale e profondità personale» è, secondo il Pontefice, uno dei contributi che la comunità cristiana può offrire in questo scenario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La riflessione sull&#8217;intelligenza artificiale si inserisce così in un discorso più ampio sulla persona e sulla vita sociale. Nel richiamare la <em>Gaudium et spes</em>, Leone XIV ha ribadito infatti che persona e società non possono essere considerate realtà separate e che la vita sociale deve avere come principio, soggetto e fine la persona umana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema dell&#8217;IA diventa quindi, nelle parole del Papa, anche una questione di responsabilità: gli algoritmi possono assistere l&#8217;uomo, elaborare informazioni e offrire nuove possibilità, ma le decisioni che coinvolgono la coscienza e la responsabilità personale non possono essere semplicemente trasferite alla tecnologia.</p>
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		<item>
		<title>Scuola, studenti tra nuove tecnologie e vecchie criticità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/scuola-studenti-tra-nuove-tecnologie-e-vecchie-criticita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 20:25:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
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					<description><![CDATA[Aule affollate, carichi di studio, tecnologia che avanza e studenti sempre più sotto pressione. La scuola italiana cambia, ma non tutti i problemi sono stati risolti. Si parla spesso di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Aule affollate, carichi di studio, tecnologia che avanza e studenti sempre più sotto pressione. La scuola italiana cambia, ma non tutti i problemi sono stati risolti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Si parla spesso di innovazione, digitalizzazione e scuola del futuro. Ma basta entrare in un&#8217;aula per accorgersi che la realtà è più complessa. Accanto alle nuove tecnologie restano problemi molto concreti: edifici da sistemare, classi numerose, carichi di lavoro pesanti e studenti che faticano a trovare un equilibrio tra studio e vita personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia ha sicuramente aperto nuove possibilità. Computer e piattaforme digitali possono rendere le lezioni più dinamiche e permettere di accedere rapidamente a una grande quantità di informazioni. Ma avere uno strumento tecnologico non significa automaticamente migliorare l&#8217;istruzione. Senza una preparazione adeguata e senza un uso consapevole, il rischio è semplicemente quello di trasferire i vecchi metodi su nuovi strumenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è poi la questione del rapporto tra scuola e studenti. Voti, verifiche e interrogazioni continuano a essere elementi centrali della vita scolastica, ma sempre più ragazzi chiedono maggiore attenzione anche al benessere psicologico e alla qualità dell&#8217;ambiente in cui studiano. Il problema non è eliminare la valutazione, ma capire se il sistema riesca davvero a valorizzare le capacità degli studenti oppure finisca per concentrarsi soprattutto sui risultati numerici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche gli insegnanti si trovano davanti a una situazione complessa. A loro viene chiesto di educare, insegnare, seguire le nuove tecnologie e affrontare problemi sociali sempre più presenti nelle classi. Ma spesso il dibattito pubblico si concentra sugli studenti, dimenticando le difficoltà di chi lavora ogni giorno dentro la scuola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda, quindi, non è soltanto quale sarà la scuola del futuro. È capire <strong>quanto siamo disposti a investire oggi nella scuola che esiste già</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Intelligenza artificiale, a Battipaglia l’evento “AI Fatti”: tecnologia e lavoro a confronto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/intelligenza-artificiale-a-battipaglia-levento-ai-fatti-tecnologia-e-lavoro-a-confronto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 16:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[Portare l’intelligenza artificiale fuori dalla dimensione teorica e confrontarsi sulle sue applicazioni concrete nel mondo del lavoro. È l’obiettivo di “AI FATTI”, iniziativa in programma il 2 ottobre, dalle 15 [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Portare l’intelligenza artificiale fuori dalla dimensione teorica e confrontarsi sulle sue applicazioni concrete nel mondo del lavoro. È l’obiettivo di “AI FATTI”, iniziativa in programma il 2 ottobre, dalle 15 alle 19, nella Sala Congressi San Luca di Battipaglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’appuntamento, promosso da Salvatore Monetti e Francesco Piccolo, riunirà imprenditori, professionisti, manager, consulenti e rappresentanti del mondo tecnologico per discutere dell’impatto dell’intelligenza artificiale sui processi aziendali e sulle professioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro del confronto ci saranno temi come automazione, sviluppo software, organizzazione del lavoro, formazione, comunicazione, management e trasformazione digitale. L’obiettivo è analizzare non soltanto le potenzialità degli strumenti di intelligenza artificiale, ma soprattutto le modalità con cui possono essere integrati nei processi quotidiani di imprese e professionisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli interventi previsti figura quello di Diego Fiore, consulente aziendale e general manager, che affronterà il rapporto tra management, persone, organizzazione e tecnologia con un intervento dal titolo “L’Impresa Aumentata”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Francesco Piccolo, giornalista professionista e direttore del giornale “L’Occhio di Salerno”, porterà invece un’esperienza legata all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel lavoro giornalistico, con particolare attenzione al rapporto tra nuove tecnologie, produttività, verifica delle informazioni e responsabilità professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Nel giornalismo e nella comunicazione l’intelligenza artificiale sta già modificando profondamente il modo di lavorare</em> – sottolinea Piccolo –. <em>Può diventare uno strumento per aumentare velocità e capacità produttiva, ma non può sostituire il giudizio, la verifica delle informazioni e la responsabilità di chi firma un contenuto</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’iniziativa parteciperanno inoltre realtà attive nei settori dello sviluppo tecnologico, della consulenza aziendale, della formazione e della comunicazione. Tra queste Matter Economy, realtà con sede a Benevento impegnata nello sviluppo di software, automazioni e applicazioni di intelligenza artificiale, e JM Consulenza, che porterà il proprio contributo sui temi della consulenza, della formazione e della pianificazione degli investimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto coinvolge anche professionalità del territorio nei settori della comunicazione, del marketing e dell’organizzazione aziendale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo gli organizzatori, uno degli obiettivi dell’incontro è favorire il confronto tra competenze e territori diversi, creando occasioni di collaborazione tra imprese, professionisti e specialisti della tecnologia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Non volevamo organizzare semplicemente l’ennesimo evento sull’intelligenza artificiale</em> – spiega Salvatore Monetti – <em>ma mettere insieme competenze differenti e creare occasioni concrete di confronto tra professionisti e imprese</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma della giornata sarà completato nelle prossime settimane con l’annuncio di altri ospiti e interventi. La partecipazione è gratuita, con registrazione e posti disponibili fino a esaurimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>Bankitalia, il contactless conquista i pagamenti: nel 2025 è all’88%</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/bankitalia-il-contactless-conquista-i-pagamenti-nel-2025-e-all88/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 11:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[bankitalia]]></category>
		<category><![CDATA[contactless]]></category>
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					<description><![CDATA[Il contactless conquista sempre più spazio nelle abitudini di pagamento degli italiani. Nel 2025 le transazioni effettuate con carte senza inserimento nel terminale Pos hanno raggiunto l’88% del totale dei [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il contactless conquista sempre più spazio nelle abitudini di pagamento degli italiani. Nel 2025 le transazioni effettuate con carte senza inserimento nel terminale Pos hanno raggiunto <strong>l’88% del totale dei pagamenti con carta nei punti vendita fisici</strong>, mentre l’utilizzo della carta inserita direttamente nel terminale è diventato ormai poco frequente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A fotografare il cambiamento è la <strong>Banca d’Italia</strong>, nell’ultimo approfondimento dedicato all’evoluzione degli strumenti di pagamento. Il dato del contactless evidenzia una crescita particolarmente marcata: nel 2021 questa modalità rappresentava infatti poco più del 50% dei pagamenti al Pos.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A rafforzare la tendenza verso modalità di pagamento sempre più digitali contribuisce anche la diffusione di smartphone e altri dispositivi mobili. Nel 2025, secondo Bankitalia, <strong>i pagamenti effettuati attraverso dispositivi mobile rappresentavano il 24% del totale delle transazioni nei punti vendita fisici</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pagamenti digitali più che raddoppiati</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento è evidente anche osservando l&#8217;andamento complessivo dei pagamenti alternativi al contante. Tra il 2018 e il 2025 il numero delle operazioni è infatti <strong>più che raddoppiato, superando i 16 miliardi di transazioni</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita, sottolinea la Banca d’Italia, si è intensificata durante la pandemia e successivamente è proseguita, indicando quello che l&#8217;istituto definisce verosimilmente <strong>un cambiamento strutturale nelle abitudini di pagamento</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A trainare questo processo sono soprattutto le carte. Nel 2025 rappresentavano circa <strong>il 75% del totale delle operazioni non in contante</strong>, in aumento rispetto al 63% registrato nel 2018.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il contante resta comunque protagonista</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La progressiva diffusione dei pagamenti digitali non significa però che il contante sia ormai scomparso dalle abitudini degli italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Considerando il <strong>numero delle transazioni effettuate nei punti vendita</strong>, il contante resta infatti ancora lo strumento di pagamento più utilizzato, nonostante la crescita costante delle alternative digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro delineato da Bankitalia mostra dunque una trasformazione profonda del modo di pagare: carte contactless, smartphone e altri strumenti digitali sono diventati sempre più familiari nella vita quotidiana, mentre l&#8217;inserimento fisico della carta nel Pos è ormai un&#8217;operazione sempre meno frequente.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pixel Tag, Google sfida AirTag: come funzionano i nuovi tracker e cosa succede alla privacy</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pixel-tag-google-sfida-airtag-come-funzionano-i-nuovi-tracker-e-cosa-succede-alla-privacy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 14:48:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[airtagh]]></category>
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					<description><![CDATA[Trovare le chiavi, recuperare una valigia smarrita o sapere dove si trova uno zaino. I piccoli tracker Bluetooth sono diventati uno degli oggetti simbolo della nuova smart life e Google [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Trovare le chiavi, recuperare una valigia smarrita o sapere dove si trova uno zaino. I piccoli tracker Bluetooth sono diventati uno degli oggetti simbolo della nuova smart life e Google ora entra direttamente nel mercato con il Pixel Tag, il suo primo dispositivo proprietario per ritrovare gli oggetti attraverso la rete Find Hub. Il lancio porta con sé una sfida ad Apple e, allo stesso tempo, riapre il tema della privacy e dell&#8217;uso improprio dei dispositivi di localizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Pixel Tag è stato presentato da Google il 12 agosto 2026 insieme alla nuova generazione di smartphone Pixel. Negli Stati Uniti il dispositivo avrà un prezzo di <strong>29 dollari per il singolo tracker e 99 dollari per una confezione da quattro</strong>, mentre la commercializzazione è prevista a novembre. Google ha indicato l&#8217;11 novembre come data di lancio negli Stati Uniti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La logica è quella già resa popolare dagli AirTag di Apple: un piccolo dispositivo viene associato a un oggetto e permette di individuarlo attraverso lo smartphone. La differenza principale è l&#8217;ecosistema: il Pixel Tag nasce per funzionare con <strong>Google Find Hub</strong>, la rete di dispositivi Android che collabora alla ricerca degli oggetti smarriti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come funziona</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il tracker comunica con gli smartphone attraverso tecnologie wireless a basso consumo. Quando si trova nelle vicinanze, il telefono può aiutare l&#8217;utente a individuarlo; quando invece l&#8217;oggetto è lontano, entra in gioco la rete Find Hub.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il principio è quello del <strong>crowdsourcing della posizione</strong>: gli smartphone Android compatibili che si trovano nei dintorni possono rilevare il tracker e trasmettere in modo sicuro l&#8217;informazione necessaria a individuare l&#8217;oggetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Google spiega che le informazioni sulla posizione utilizzate dalla rete Find Hub sono protette dalla <strong>crittografia end-to-end</strong>. L&#8217;azienda afferma inoltre che il dispositivo Android che rileva un tracker smarrito non comunica al proprietario del tracker l&#8217;identità della persona che ha effettuato il rilevamento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo il punto che permette al sistema di funzionare anche quando il proprietario non si trova vicino all&#8217;oggetto: non è necessario che il tracker sia direttamente collegato al telefono del proprietario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La novità del Pixel Tag</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il dispositivo di Google punta su due tecnologie per rendere più precisa la ricerca nelle vicinanze: <strong>Bluetooth Channel Sounding e Ultra Wideband (UWB)</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima consente di ottenere informazioni più precise sulla distanza, mentre l&#8217;UWB può essere utilizzata per fornire indicazioni sulla direzione dell&#8217;oggetto quando ci si trova nelle sue vicinanze. È una tecnologia già utilizzata da altri sistemi di localizzazione di precisione e rappresenta uno degli elementi con cui Google cerca di differenziare il proprio prodotto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Pixel Tag utilizza inoltre una batteria a bottone sostituibile e una certificazione <strong>IP67</strong> per la resistenza a polvere e acqua. L&#8217;autonomia dichiarata è superiore a un anno. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Non serve soltanto per le chiavi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;utilizzo più intuitivo resta quello degli oggetti che si perdono più facilmente: chiavi, portafogli, zaini e valigie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la tecnologia può avere anche applicazioni più pratiche. Google consente, attraverso Find Hub, di condividere la posizione di un accessorio con altre persone. È possibile, per esempio, condividere la posizione di un oggetto smarrito con una compagnia aerea per facilitarne il recupero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tracker può quindi diventare una sorta di collegamento digitale tra un oggetto fisico e il suo proprietario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio questa caratteristica a rendere importante la questione della sicurezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il problema della privacy</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un dispositivo progettato per dire dove si trova un oggetto può infatti essere utilizzato anche per cercare di sapere dove si trova una persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È uno dei principali problemi emersi con la diffusione dei tracker personali. Un dispositivo nascosto in una borsa, in un&#8217;automobile o tra gli effetti personali potrebbe essere utilizzato impropriamente per seguire qualcuno senza il suo consenso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo gli ecosistemi di localizzazione hanno sviluppato funzioni di <strong>rilevamento dei tracker sconosciuti</strong>, pensate per avvisare una persona quando un dispositivo non associato al suo account sembra muoversi insieme a lei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione è diventata particolarmente importante con la diffusione degli AirTag e degli altri tracker compatibili con reti di localizzazione. La tecnologia è quindi chiamata a risolvere un paradosso: deve essere abbastanza potente da permettere al proprietario di ritrovare un oggetto anche a grande distanza, ma abbastanza protetta da impedire che la stessa capacità venga utilizzata per sorvegliare una persona.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una rete che cresce con gli smartphone</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il valore di un tracker non dipende soltanto dalle sue dimensioni o dalla batteria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dipende soprattutto dalla <strong>rete che lo circonda</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più smartphone compatibili partecipano alla rete, maggiori sono le possibilità che un tracker smarrito venga rilevato da un dispositivo nelle vicinanze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È per questo che la competizione tra Google e Apple non riguarda soltanto due piccoli accessori. Riguarda la capacità dei due gruppi di costruire grandi ecosistemi di dispositivi connessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Google può contare sulla diffusione mondiale di Android e sulla rete Find Hub, mentre Apple ha costruito negli anni il proprio sistema di localizzazione attorno all&#8217;iPhone e agli altri dispositivi dell&#8217;ecosistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tracker, in questo senso, è soltanto il punto visibile di una rete molto più grande.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida ad AirTag</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con il Pixel Tag, Google si trova quindi a competere direttamente con una categoria di prodotti nella quale Apple ha avuto un ruolo decisivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il prezzo americano del nuovo dispositivo Google, <strong>29 dollari</strong>, è infatti allineato a quello dell&#8217;AirTag. La differenza principale non è tanto nel costo quanto nell&#8217;ecosistema nel quale il tracker viene utilizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un utente Android, il Pixel Tag rappresenta la possibilità di utilizzare un dispositivo progettato direttamente da Google e integrato con Find Hub. Per chi utilizza iPhone, invece, l&#8217;AirTag resta legato alla rete e ai servizi Apple.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un esempio di una tendenza più ampia della tecnologia contemporanea: <strong>non si compra più soltanto un dispositivo, ma l&#8217;accesso a una rete di servizi che lo rende utile</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte foto: <a href="https://www.doctorspy.it/airtag-puo-sostituire-un-localizzatore-gps-professionale/?srsltid=AfmBOorr0oa3hgcBpaHJTE2RFWEaIG6TRz0SzmsOGxpHBz3i93GLX49c">https://www.doctorspy.it/airtag-puo-sostituire-un-localizzatore-gps-professionale/?srsltid=AfmBOorr0oa3hgcBpaHJTE2RFWEaIG6TRz0SzmsOGxpHBz3i93GLX49c</a></p>
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		<title>Big Tech, la corsa all’AI costa miliardi: così Google, Amazon, Microsoft e Meta stanno costruendo l’infrastruttura del futuro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/big-tech-la-corsa-allai-costa-miliardi-cosi-google-amazon-microsoft-e-meta-stanno-costruendo-linfrastruttura-del-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 14:44:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Più che una corsa al software, quella sull’intelligenza artificiale è ormai una corsa alle infrastrutture. Google, Amazon, Microsoft e Meta stanno riversando centinaia di miliardi di dollari in data center, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Più che una corsa al software, quella sull’intelligenza artificiale è ormai una corsa alle infrastrutture. Google, Amazon, Microsoft e Meta stanno riversando centinaia di miliardi di dollari in data center, chip, reti, energia e capacità di calcolo. Secondo un’analisi del <em>Financial Times</em>, dall’inizio del boom dell’AI nel 2023 le quattro società hanno investito complessivamente oltre 1.100 miliardi di dollari in spese in conto capitale. Nel solo 2026 la cifra è destinata a crescere di altri 745 miliardi. **</p>



<p class="wp-block-paragraph">La dimensione degli investimenti racconta un cambiamento profondo nel modello di business delle grandi aziende tecnologiche. Per anni il vantaggio competitivo di Google, Amazon, Microsoft e Meta è stato legato soprattutto a software, pubblicità, servizi cloud e piattaforme digitali. Ora, per competere nell’AI generativa, non basta più avere un buon algoritmo: servono <strong>enormi quantità di potenza di calcolo, chip specializzati, data center e soprattutto energia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una trasformazione che sta avvicinando le Big Tech a un modello industriale. La domanda non è più soltanto chi svilupperà il miglior modello di intelligenza artificiale, ma <strong>chi riuscirà a costruire e controllare la macchina fisica necessaria per farlo funzionare</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova corsa è al capitale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’ordine di grandezza degli investimenti è senza precedenti per il settore tecnologico. Secondo il <em>Financial Times</em>, le quattro società hanno superato complessivamente <strong>1.100 miliardi di dollari di capex dal 2023</strong>, con una parte crescente destinata all’infrastruttura necessaria all’AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il 2026 le stime indicano una spesa complessiva nell’ordine dei <strong>745 miliardi di dollari</strong> per le quattro aziende. Le cifre comprendono però investimenti infrastrutturali più ampi e non possono essere considerate esclusivamente come spesa per l’intelligenza artificiale: una quota significativa è comunque legata alla costruzione della capacità necessaria per i servizi cloud e per l’AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto è che la scala continua ad aumentare. Alphabet ha portato la previsione di capex per il 2026 a <strong>195-205 miliardi di dollari</strong>, mentre Amazon ha indicato circa 200 miliardi. Microsoft e Meta hanno a loro volta previsto investimenti molto elevati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono cifre che modificano anche il modo in cui gli investitori guardano alle Big Tech: non soltanto aziende con margini elevati e relativamente pochi asset fisici, ma gruppi che stanno costruendo una gigantesca capacità produttiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Data center, il nuovo petrolio dell’economia digitale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro della corsa ci sono i <strong>data center</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I modelli di AI più avanzati richiedono migliaia, e in alcuni casi centinaia di migliaia, di processori che lavorano contemporaneamente. Addestrare un modello e soprattutto farlo utilizzare da milioni di persone richiede quindi infrastrutture molto più potenti rispetto a quelle necessarie per molte applicazioni software tradizionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un data center moderno non è semplicemente un grande edificio pieno di computer. Servono sistemi di raffreddamento, connessioni ad alta velocità, trasformatori, sistemi di backup e accesso a enormi quantità di energia elettrica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La conseguenza è che la disponibilità di elettricità sta diventando una variabile strategica per le aziende tecnologiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Google, Microsoft e Amazon hanno infatti stretto accordi con operatori energetici e sviluppato progetti per assicurarsi capacità elettrica di lungo periodo. La stessa industria nucleare americana sta guardando alla domanda dei data center come a una nuova fonte di crescita: aziende come Microsoft, Google, Amazon e Meta stanno sostenendo progetti legati all’energia nucleare per alimentare le infrastrutture necessarie all’AI.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dai chip all’energia: una filiera sempre più lunga</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento non riguarda soltanto i data center.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per far funzionare i modelli servono <strong>GPU e altri acceleratori AI</strong>, prodotti principalmente da aziende specializzate come Nvidia e AMD. La domanda esplosiva di questi componenti ha trasformato la disponibilità di chip avanzati in uno dei principali colli di bottiglia dell’intero settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la filiera si allunga ulteriormente: memoria ad alte prestazioni, sistemi di raffreddamento, reti, terreni, costruzioni, connessioni elettriche e contratti energetici diventano tutti elementi della competizione tecnologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, una società che vuole essere protagonista dell’AI deve ormai ragionare anche come un&#8217;azienda infrastrutturale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il cloud è il grande punto di incontro</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per Google, Amazon e Microsoft c’è poi un vantaggio ulteriore: <strong>il cloud</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le infrastrutture costruite per l’intelligenza artificiale possono essere utilizzate non soltanto dai loro prodotti, ma anche vendute ad altre imprese attraverso i servizi cloud.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È uno dei motivi per cui gli investimenti possono avere una doppia funzione: aumentare la capacità interna necessaria per sviluppare l’AI e, contemporaneamente, creare nuova capacità da affittare a clienti esterni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I risultati finanziari stanno già mostrando una domanda significativa per questi servizi. Reuters ha rilevato che la crescita del cloud e la domanda ancora superiore all’offerta stanno contribuendo a ridurre, almeno in parte, i timori degli investitori sulla sostenibilità degli enormi investimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Microsoft, Google e Amazon, quindi, l’AI non è soltanto un nuovo prodotto: è anche un modo per alimentare la prossima fase della loro attività cloud.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Meta ha una strada diversa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Meta rappresenta un caso particolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La società non dispone di un grande business cloud paragonabile a quello di Amazon Web Services, Microsoft Azure o Google Cloud. Investe quindi nell’infrastruttura AI soprattutto per sostenere i propri prodotti, dai social network alla pubblicità, e per sviluppare i propri modelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo rende più difficile misurare direttamente il ritorno economico degli investimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda per Meta è quindi particolarmente importante: <strong>quanto valore economico può generare l’AI attraverso pubblicità, raccomandazioni, assistenti e nuovi servizi per compensare il costo dell’infrastruttura?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È uno dei motivi per cui il mercato sta diventando più selettivo: gli investitori non si chiedono più soltanto quanto un&#8217;azienda stia spendendo, ma quanto velocemente riuscirà a trasformare quella spesa in ricavi e profitti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il problema dei soldi: quanto può durare la corsa?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Più gli investimenti crescono, più aumenta anche la necessità di finanziarli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’analisi del <em>Financial Times</em> ha evidenziato che i principali operatori dell’infrastruttura AI hanno accumulato quasi <strong>1.500 miliardi di dollari di impegni di acquisto futuri</strong>, separati da ulteriori obblighi di leasing. Si tratta soprattutto di contratti pluriennali per chip, infrastrutture tecnologiche ed energia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro elemento riguarda proprio i leasing dei data center. Secondo Reuters, le grandi aziende tecnologiche hanno accumulato circa <strong>1.090 miliardi di dollari di futuri pagamenti di leasing</strong>, in gran parte legati alle strutture necessarie all’AI. Questi impegni non compaiono tutti immediatamente come passività nei bilanci perché vengono contabilizzati secondo le regole previste quando gli asset diventano operativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è semplice: se la domanda di AI continua a crescere, queste infrastrutture possono diventare una macchina per generare ricavi. Se invece la crescita rallenta, le aziende potrebbero ritrovarsi con una capacità enorme da ammortizzare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La scommessa più grande della Silicon Valley</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per ora i segnali della domanda restano forti. Ma la scala degli investimenti sta cambiando la natura stessa della competizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Silicon Valley aveva costruito il proprio successo sulla capacità di creare prodotti digitali rapidamente scalabili. L’AI richiede invece anche <strong>fabbriche digitali</strong>, infrastrutture energetiche e capitali paragonabili a quelli necessari in altri settori industriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vantaggio competitivo potrebbe quindi appartenere a chi possiede contemporaneamente i modelli migliori, i chip più potenti, i data center più grandi, l’energia necessaria e abbastanza capitale per continuare a investire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È per questo che la corsa all’intelligenza artificiale può essere letta anche come una corsa all&#8217;infrastruttura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Google, Amazon, Microsoft e Meta non stanno soltanto costruendo nuovi servizi: stanno costruendo la capacità fisica sulla quale potrebbe poggiare una parte dell’economia digitale dei prossimi decenni.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera incognita, ora, è il ritorno di questa scommessa. Se l’AI riuscirà a generare ricavi proporzionati alla scala degli investimenti, le infrastrutture diventeranno un enorme vantaggio competitivo. Se invece la monetizzazione non terrà il passo, quei miliardi potrebbero trasformarsi nel più grande e costoso eccesso di capacità della storia della tecnologia.</p>
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		<title>Deepfake, cosa sono e come riconoscere i contenuti creati con l’intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/deepfake-cosa-sono-e-come-riconoscere-i-contenuti-creati-con-lintelligenza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 14:27:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[deepfake]]></category>
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					<description><![CDATA[Un volto sostituito in un video, una voce clonata quasi perfettamente, una fotografia che sembra reale ma non è mai stata scattata. I deepfake sono contenuti audio, video o immagini [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Un volto sostituito in un video, una voce clonata quasi perfettamente, una fotografia che sembra reale ma non è mai stata scattata.<strong> I deepfake sono contenuti audio, video o immagini creati o manipolati attraverso tecniche di intelligenza artificiale per far apparire autentica una situazione che non lo è.</strong> Una tecnologia che può avere utilizzi creativi e legittimi, ma che pone problemi sempre più rilevanti per informazione, privacy, sicurezza e truffe online.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che cosa significa “deepfake”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La parola <strong>deepfake</strong> nasce dall&#8217;unione di “deep learning”, una tecnica di apprendimento automatico, e “fake”, cioè falso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine viene utilizzato per indicare contenuti sintetici o manipolati realizzati con sistemi di intelligenza artificiale capaci di analizzare grandi quantità di dati e riprodurre caratteristiche di una persona: il volto, la voce, i movimenti o il modo di parlare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio è il cosiddetto <strong>face swap</strong>, con cui il volto di una persona viene sostituito digitalmente con quello di un&#8217;altra all&#8217;interno di una fotografia o di un video. Un&#8217;altra tecnica permette invece di generare una voce artificiale molto simile a quella di una persona reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia non è quindi limitata ai video: esistono deepfake <strong>visivi, audio e multimodali</strong>, nei quali immagini, voce e movimento vengono combinati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come vengono creati</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I primi deepfake si basavano soprattutto su tecniche di deep learning particolarmente complesse, mentre oggi la generazione di contenuti falsi è diventata più accessibile grazie ai moderni sistemi di intelligenza artificiale generativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I modelli possono essere addestrati o guidati utilizzando immagini, registrazioni audio e video disponibili della persona da imitare. Più materiale di buona qualità è disponibile, più il sistema può riuscire a riprodurre caratteristiche realistiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso della clonazione vocale, per esempio, un sistema può analizzare una registrazione della voce e generare nuove frasi con caratteristiche vocali simili. Nel caso delle immagini, invece, l&#8217;AI può creare o modificare volti e ambientazioni con un livello di dettaglio che rende difficile distinguere immediatamente il risultato da una fotografia reale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché sono un problema</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La possibilità di creare contenuti artificiali realistici non è necessariamente negativa. I sistemi possono essere utilizzati nel cinema, nella produzione audiovisiva, nella pubblicità, nell&#8217;intrattenimento e in altri contesti nei quali la manipolazione digitale è dichiarata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema nasce quando un contenuto artificiale viene <strong>presentato come autentico con l&#8217;obiettivo di ingannare</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un deepfake può essere utilizzato, per esempio, per attribuire a una persona dichiarazioni mai pronunciate, costruire immagini compromettenti, simulare una telefonata o un video e creare false testimonianze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio riguarda anche le truffe. La clonazione della voce può essere utilizzata per imitare un familiare, un dirigente aziendale o un&#8217;altra persona conosciuta e chiedere denaro o informazioni riservate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Deepfake e disinformazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei rischi più discussi riguarda l&#8217;informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un video falso che mostra un politico mentre pronuncia una frase mai detta può essere condiviso migliaia di volte prima che qualcuno riesca a verificarne l&#8217;autenticità. In questo caso il problema non è soltanto che il contenuto sia falso: è anche la <strong>velocità con cui può circolare</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa tecnologia può essere utilizzata per costruire immagini di eventi mai avvenuti, falsificare dichiarazioni di personaggi pubblici o alimentare campagne di manipolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo la capacità di verificare una fotografia o un video diventa sempre più importante, soprattutto quando il contenuto riguarda eventi di grande rilevanza pubblica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come riconoscere un deepfake</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non esiste un singolo dettaglio che permetta sempre di identificare un contenuto falso. I sistemi di generazione sono diventati abbastanza sofisticati da rendere poco affidabili alcuni dei vecchi “trucchi” per riconoscerli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In alcuni casi possono comunque emergere <strong>incongruenze</strong>: movimenti innaturali del volto, problemi nella sincronizzazione tra labbra e voce, illuminazione incoerente, dettagli strani nelle mani o negli oggetti, cambiamenti anomali nell&#8217;espressione o nella qualità dell&#8217;immagine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma controllare soltanto l&#8217;aspetto visivo non basta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un metodo più affidabile è verificare <strong>la provenienza del contenuto</strong>. Da dove arriva? Chi lo ha pubblicato per primo? Esistono altre immagini o video dello stesso evento? Testate affidabili o fonti ufficiali hanno confermato quanto mostrato?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche una ricerca inversa delle immagini può aiutare a capire se una fotografia circolava già online in un contesto completamente diverso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;AI Act europeo e la trasparenza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema dei deepfake è arrivato anche al centro della legislazione europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>AI Act</strong>, il regolamento europeo sull&#8217;intelligenza artificiale, prevede specifici obblighi di trasparenza per determinati contenuti generati o manipolati con sistemi di AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare, l&#8217;articolo 50 stabilisce che i fornitori di sistemi di AI generativa debbano adottare soluzioni tecniche che consentano di rendere i contenuti generati artificialmente <strong>rilevabili in formato leggibile dalle macchine</strong>. Per chi crea o diffonde determinati deepfake è inoltre previsto un obbligo di informare che il contenuto è stato artificialmente generato o manipolato, con alcune eccezioni legate, tra gli altri aspetti, alla libertà di espressione e alla creatività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le regole europee non significano però che ogni immagine realizzata con l&#8217;intelligenza artificiale debba essere considerata un deepfake. Il punto centrale è l&#8217;utilizzo di contenuti artificiali in grado di sembrare autentici e, in particolare, il rischio che possano ingannare le persone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non tutto ciò che è falso è un deepfake</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È una distinzione importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;immagine modificata con un normale programma di fotoritocco può essere falsa o manipolata senza essere necessariamente un deepfake. Il termine viene utilizzato soprattutto quando la manipolazione o la generazione coinvolge tecniche di intelligenza artificiale capaci di produrre contenuti sintetici altamente realistici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso modo, un&#8217;immagine evidentemente artificiale e dichiaratamente realizzata con l&#8217;AI non rappresenta necessariamente un problema di disinformazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La tecnologia, quindi, non determina da sola il rischio: conta anche come viene utilizzata e presentata al pubblico.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova sfida: imparare a dubitare senza smettere di credere</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I deepfake stanno modificando il rapporto con le immagini e i video. Per decenni una fotografia o una registrazione audiovisiva sono state considerate una prova particolarmente forte del fatto che qualcosa fosse accaduto. Oggi questa certezza non può più essere data per scontata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo non significa che fotografie e video non siano più attendibili. Significa che, soprattutto davanti a contenuti sorprendenti o potenzialmente virali, diventa necessario affiancare alla visione una seconda domanda: <strong>qual è la fonte?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera difesa dai deepfake non è quindi soltanto un software capace di riconoscerli. È una combinazione di <strong>tecnologia, verifica delle fonti, alfabetizzazione digitale e trasparenza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un ambiente online nel quale è sempre più facile creare immagini, voci e video realistici, la capacità di distinguere ciò che è accaduto da ciò che è stato generato artificialmente diventa una competenza fondamentale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>AI Act, dal 2 agosto nuove regole: cosa cambia per cittadini, aziende e piattaforme</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ai-act-dal-2-agosto-nuove-regole-cosa-cambia-per-cittadini-aziende-e-piattaforme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 14:24:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;intelligenza artificiale entra in una nuova fase della regolamentazione europea. Dal 2 agosto 2026 sono diventate applicabili nuove disposizioni dell&#8217;AI Act, il regolamento europeo sull&#8217;intelligenza artificiale, mentre la Commissione europea [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intelligenza artificiale entra in una nuova fase della regolamentazione europea. Dal 2 agosto 2026 sono diventate applicabili nuove disposizioni dell&#8217;AI Act, il regolamento europeo sull&#8217;intelligenza artificiale, mentre la Commissione europea e le autorità nazionali hanno iniziato a far rispettare le relative regole. Al centro ci sono soprattutto trasparenza, contenuti generati dall&#8217;AI e obblighi per i fornitori dei modelli più avanzati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;AI Act, il regolamento Ue 2024/1689, è il primo quadro legislativo organico dell&#8217;Unione dedicato all&#8217;intelligenza artificiale. Non introduce però un unico insieme di obblighi valido allo stesso modo per ogni tecnologia: il sistema europeo segue un <strong>approccio basato sul rischio</strong>, distinguendo tra diverse categorie di sistemi e prevedendo obblighi più stringenti per quelli considerati più rischiosi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 2 agosto 2026 rappresenta quindi una delle principali tappe di attuazione della normativa. Non significa, però, che da questa data tutte le disposizioni dell&#8217;AI Act siano già pienamente operative: l&#8217;applicazione del regolamento è progressiva e alcune regole entreranno in vigore negli anni successivi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Chatbot e contenuti artificiali: arriva la trasparenza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle novità più immediate riguarda l&#8217;<strong>articolo 50 dell&#8217;AI Act</strong>, che dal 2 agosto introduce obblighi di trasparenza per determinati sistemi di intelligenza artificiale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi interagisce direttamente con un sistema di AI dovrà essere informato del fatto che sta parlando con una macchina, salvo nei casi in cui ciò risulti già evidente dal contesto. La norma riguarda, ad esempio, sistemi interattivi come i chatbot. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La normativa interviene anche sui contenuti generati o manipolati dall&#8217;intelligenza artificiale. I fornitori dovranno progettare i sistemi in modo da rendere i contenuti artificiali <strong>rilevabili attraverso marcature leggibili dalle macchine</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i cosiddetti <strong>deepfake</strong>, inoltre, sono previste specifiche esigenze di informazione del pubblico. Analoghe regole riguardano determinati testi generati dall&#8217;AI che vengono pubblicati su questioni di interesse pubblico senza revisione o controllo editoriale umano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo è rendere più facile distinguere ciò che è prodotto da una persona da ciò che è stato generato o manipolato artificialmente, riducendo i rischi di inganno, impersonificazione e manipolazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa cambia per chi usa l&#8217;AI ogni giorno?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per il cittadino, la conseguenza più visibile dovrebbe essere una maggiore <strong>riconoscibilità dell&#8217;intelligenza artificiale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si conversa con determinati sistemi AI, dovrebbe essere possibile sapere che dietro la risposta non c&#8217;è una persona. Quando invece ci si trova davanti a un&#8217;immagine, un video o un determinato contenuto generato artificialmente, le nuove regole puntano a rendere più semplice riconoscerne l&#8217;origine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non significa, tuttavia, che ogni contenuto prodotto con l&#8217;intelligenza artificiale dovrà necessariamente presentare la stessa etichetta. Le regole prevedono infatti obblighi differenti a seconda del tipo di sistema e del contenuto e contemplano anche specifiche eccezioni. La Commissione europea ha pubblicato linee guida proprio per chiarire quali soggetti e quali situazioni rientrano nell&#8217;articolo 50. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per gli utenti, dunque, la parola chiave è <strong>trasparenza</strong>, non un generico bollino obbligatorio su qualsiasi testo o immagine realizzato con l&#8217;aiuto dell&#8217;AI.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E per le aziende?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;impatto maggiore riguarda naturalmente chi sviluppa e mette sul mercato sistemi di intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2 agosto 2026 sono diventati applicabili anche i poteri di controllo della Commissione europea nei confronti dei fornitori dei modelli di <strong>AI per uso generale</strong>, cioè i cosiddetti GPAI. Per i modelli più avanzati, considerati capaci di presentare rischi sistemici, erano già previsti specifici obblighi dal 2025; dal 2026 la Commissione dispone di poteri di enforcement su queste disposizioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;AI Act prevede anche un sistema di sanzioni. Per alcune violazioni particolarmente gravi, comprese quelle relative alle pratiche di AI vietate, le multe possono arrivare fino a <strong>35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale annuo</strong>, scegliendo il valore più elevato previsto dalla norma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema sanzionatorio non riguarda però indistintamente qualsiasi errore commesso utilizzando un&#8217;applicazione di AI: la responsabilità e l&#8217;entità delle sanzioni dipendono dal tipo di violazione e dal soggetto coinvolto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non tutte le AI sono considerate uguali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È questo uno degli aspetti fondamentali per capire la normativa europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;AI Act utilizza una classificazione basata sul rischio. Alcune pratiche sono vietate perché considerate inaccettabili; altri sistemi, definiti <strong>ad alto rischio</strong>, sono sottoposti a requisiti particolarmente rigorosi; altri ancora sono soggetti soprattutto a obblighi di trasparenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i sistemi ad alto rischio, inoltre, molte delle principali disposizioni avranno una tempistica diversa. Il calendario europeo prevede infatti che alcune categorie di obblighi entrino pienamente in applicazione successivamente, mentre l&#8217;attuazione complessiva dell&#8217;AI Act procede per tappe fino al 2028. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo significa che <strong>il 2 agosto 2026 non è il giorno in cui nasce una regolamentazione completamente nuova dell&#8217;AI</strong>, ma una tappa importante di un processo già iniziato nel 2024.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida dei deepfake</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i problemi che la normativa cerca di affrontare c&#8217;è quello della crescente difficoltà di distinguere contenuti autentici e artificiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;immagine realistica di una persona che non ha mai pronunciato determinate parole, un video manipolato o un testo generato automaticamente possono essere utilizzati per informare, intrattenere o creare contenuti legittimi, ma anche per ingannare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo la Commissione ha elaborato un <strong>Codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall&#8217;AI</strong>, che aiuta fornitori e utilizzatori a rispettare gli obblighi di marcatura ed etichettatura. Il codice è uno strumento volontario per dimostrare la conformità, ma gli obblighi previsti dall&#8217;articolo 50 sono invece vincolanti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione riguarda direttamente anche l&#8217;informazione. Se una fotografia, un video o un testo artificiale viene diffuso come se fosse autentico, il rischio non è soltanto tecnologico: riguarda la possibilità per il pubblico di formarsi un&#8217;opinione sulla base di informazioni attendibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte foto: <a href="https://forlicesena.cna.it/ai-act-dal-2-agosto-2026-nuove-regole-per-chi-utilizza-lintelligenza-artificiale/">https://forlicesena.cna.it/ai-act-dal-2-agosto-2026-nuove-regole-per-chi-utilizza-lintelligenza-artificiale/</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>“Mille occhi intelligenti”, Atrani sperimenta l’AI per il controllo del territorio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/atrani-sperimenta-lai-per-il-controllo-del-territorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 08:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atrani]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[atrani]]></category>
		<category><![CDATA[controllo del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[È stato effettuato con successo il test per il sistema integrato con l’AI di sicurezza urbana, attivo sul territorio del Comune di Atrani. Il progetto denominato “Mille occhi intelligenti” mette [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È stato effettuato con successo il test per il sistema integrato con l’AI di sicurezza urbana, attivo sul territorio del Comune di Atrani. Il progetto denominato “Mille occhi intelligenti” mette le nuove tecnologie al servizio della comunità, della sicurezza e della tutela dell’area comunale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Mille occhi intelligenti” è un sistema integrato basato sull’impiego dell’intelligenza artificiale che affiancherà la Polizia Locale nelle attività di monitoraggio del territorio, consentendo di individuare in tempo reale situazioni potenzialmente critiche e supportando gli operatori nelle attività di prevenzione e controllo. Il progetto, sviluppato in collaborazione con 3C Solutions S.r.l., punta a rendere sempre più efficace il monitoraggio della zona attraverso algoritmi intelligenti capaci di analizzare le immagini provenienti dalla rete di videosorveglianza comunale e segnalare automaticamente fenomeni che possono incidere sulla sicurezza urbana e sul decoro cittadino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli ambiti di monitoraggio rientrano le soste irregolari che compromettono la sicurezza della circolazione, i veicoli che percorrono strade in senso vietato, la congestione del traffico, gli assembramenti in aree particolarmente sensibili e l’abbandono illecito dei rifiuti. Il sistema non sostituirà in alcun modo l’attività della Polizia Locale né le valutazioni degli operatori, ma costituirà un importante strumento di supporto decisionale, consentendo di individuare con maggiore tempestività le situazioni che richiedono l’intervento umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Atrani si dota di uno strumento fondamentale</em> &#8211; ha dichiarato il sindaco Michele Siravo &#8211; <em>in grado di monitorare il territorio, consentendo di individuare in tempo reale situazioni potenzialmente critiche e supportando gli operatori nelle attività di prevenzione e controllo. Le telecamere della videosorveglianza comunale sono state dotate, grazie all’intelligenza artificiale, di algoritmi in grado di riconoscere in tempo reale specifici fenomeni critici nei punti più sensibili del territorio: spiagge, strade, isole ecologiche, piazze e parcheggi.</em>»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Non appena l’AI rileva un evento come un falò acceso di notte in spiaggia, una sosta vietata, un abbandono di rifiuti fuori orario, un assembramento con schiamazzi notturni, un senso di marcia non rispettato o un congestionamento del traffico, il sistema attiva in automatico, tramite le trombe/altoparlanti installati sul posto, un annuncio vocale dissuasivo, calibrato sulla situazione specifica: un invito garbato ma fermo a rispettare le regole, prima che intervengano le Forze dell’Ordine.</em>»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>In parallelo, per le criticità che richiedono un intervento sul posto (soste vietate, contromano, congestionamento), l’alert viene inviato in tempo reale anche alle pattuglie impegnate nel controllo del territorio. Abbiamo testato sul campo l’attivazione delle trombe in tempo reale: nel video allegato potete vedere il sistema in azione.</em>»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Un sistema </em>&#8211; conclude Siravo &#8211; <em>che unisce prevenzione automatica e intervento umano mirato, per una gestione più rapida ed efficace della sicurezza urbana, stradale e ambientale.</em>» </p>



<p class="wp-block-paragraph">(Ph-Di-Luca-Aless-Opera-propria-CC-BY-SA-4.0-httpscommons.wikimedia.orgwindex.phpcurid123674698.jpg)</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>IA: scattano nuove regole Ue, obblighi di trasparenza per chatbot e deepfake</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ia-scattano-nuove-regole-ue-obblighi-di-trasparenza-per-chatbot-e-deepfake/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 17:03:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[AI Act]]></category>
		<category><![CDATA[General Purpose AI]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza AI]]></category>
		<category><![CDATA[vigilanza AI]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal 2 agosto sono entrate in vigore nuove disposizioni dell’AI Act dell’Unione europea, che rafforzano gli obblighi di trasparenza per i sistemi di intelligenza artificiale e introducono nuovi adempimenti per [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph">Dal 2 agosto sono entrate in vigore nuove disposizioni dell’AI Act dell’Unione europea, che rafforzano gli obblighi di trasparenza per i sistemi di intelligenza artificiale e introducono nuovi adempimenti per i fornitori dei modelli di AI per finalità generali (General Purpose AI, GPAI). Contestualmente è partita l’attività di vigilanza affidata all’AI Office della Commissione europea, alle autorità nazionali competenti e al Garante europeo della protezione dei dati (Edps). Lo riporta <a href="https://apre.it/ai-act-scattano-nuove-regole-su-trasparenza-e-ai-generativa/">https://apre.it/ai-act-scattano-nuove-regole-su-trasparenza-e-ai-generativa/</a></p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Tra le principali novità, chatbot e altri sistemi conversazionali dovranno informare in modo chiaro gli utenti quando stanno interagendo con un’intelligenza artificiale. Inoltre, i contenuti generati o modificati tramite AI, compresi i cosiddetti deepfake, dovranno essere etichettati e corredati da marcatori leggibili automaticamente, così da renderne più agevole l’identificazione.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Per favorire l’attuazione delle nuove disposizioni, la Commissione europea ha pubblicato un primo elenco di oltre 180 organizzazioni che hanno aderito al Codice di condotta dedicato alla trasparenza dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Dal 2 agosto trovano applicazione anche gli obblighi previsti per i fornitori dei modelli GPAI. Per i sistemi considerati a rischio sistemico sono previste misure aggiuntive di mitigazione dei rischi, con particolare attenzione alla cybersicurezza, alla tutela dei diritti fondamentali e alla sicurezza pubblica.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Tutti i fornitori saranno inoltre tenuti a predisporre una documentazione tecnica sui modelli, adottare una politica in materia di diritto d’autore e pubblicare un riepilogo sufficientemente dettagliato dei contenuti utilizzati per l’addestramento dei sistemi.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Il sistema di vigilanza sarà supportato anche dal nuovo <em>Scientific Panel</em>, composto da 60 esperti indipendenti chiamati a fornire consulenza scientifica e tecnica nell’applicazione del regolamento.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">La Commissione europea ha infine attivato nuovi strumenti online che consentiranno a cittadini, imprese e sviluppatori di segnalare eventuali violazioni dell’AI Act, rafforzando così il sistema di controllo e di applicazione delle nuove norme europee sull’intelligenza artificiale. </p>
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		<item>
		<title>Certosa di Padula, al via il rilievo digitale per valutare la vulnerabilità sismica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/certosa-di-padula-al-via-il-rilievo-digitale-per-valutare-la-vulnerabilita-sismica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 13:36:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Padula]]></category>
		<category><![CDATA[certosa padua]]></category>
		<category><![CDATA[certosa padula]]></category>
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					<description><![CDATA[La Certosa di San Lorenzo di Padula si prepara ad avere un &#8220;gemello digitale&#8221;. Nel complesso monumentale patrimonio mondiale dell&#8217;Unesco è infatti in corso un articolato progetto di rilievo ad [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La Certosa di San Lorenzo di Padula si prepara ad avere un &#8220;gemello digitale&#8221;. Nel complesso monumentale patrimonio mondiale dell&#8217;Unesco è infatti in corso un articolato progetto di rilievo ad alta precisione finalizzato alla realizzazione di un modello tridimensionale continuo e georeferenziato, che consentirà di valutare la vulnerabilità sismica del sito e programmare gli interventi di messa in sicurezza. Lo riporta l&#8217;ANSA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;iniziativa prevede il rilievo integrato dell&#8217;intero complesso attraverso tecnologie avanzate, tra cui sistemi Gnss, celerimensura di precisione, laser scanner mobile Slam, laser scanner statico ad alta definizione e fotogrammetria con drone. Gli strumenti permetteranno di acquisire in modo dettagliato ambienti, volumi, spazi e particolari architettonici, restituendo una riproduzione digitale completa del monumento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il modello tridimensionale costituirà la base tecnica per le indagini diagnostiche necessarie a verificare il comportamento strutturale della Certosa in caso di sisma e per progettare gli interventi di miglioramento e consolidamento. La documentazione digitale sarà inoltre utilizzata come supporto permanente per le attività di monitoraggio, conservazione e gestione del complesso monumentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fondata nel 1306 per volontà di Tommaso Sanseverino, conte di Marsico, la Certosa di San Lorenzo è cresciuta nel corso dei secoli attraverso ampliamenti e trasformazioni che ne hanno definito l&#8217;attuale configurazione. Considerata tra le più grandi certose d&#8217;Europa e il più vasto complesso monastico dell&#8217;Italia meridionale, dal 1998 è inserita nella Lista del Patrimonio Mondiale dell&#8217;Unesco insieme al Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e ai siti archeologici di Paestum e Velia.</p>
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		<item>
		<title>Machina Sacra, la prima processione digitale in Italia: la &#8220;fede&#8221; guidata dall’IA</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/machina-sacra-la-prima-processione-digitale-in-italia-la-fede-guidata-dallia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 17:45:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[San Giovanni a Piro]]></category>
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					<description><![CDATA[Un grande schermo digitale portato a spalla come un simulacro contemporaneo, decine di smartphone accesi a diffondere una litania elettronica e un intero borgo coinvolto in un rito collettivo che [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph">Un grande schermo digitale portato a spalla come un simulacro contemporaneo, decine di smartphone accesi a diffondere una litania elettronica e un intero borgo coinvolto in un rito collettivo che mette in dialogo spiritualità e tecnologia. È “MACHINA SACRA”, il progetto artistico di Max Magaldi e Matteo Mandelli, presentato in anteprima l’8 luglio a Bosco, frazione di San Giovanni a Piro, nell’ambito del festival MicroCosmi.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">L’opera si è sviluppata come un’inedita processione digitale attraverso le strade del paese. Ad aprire il rito, un gesto simbolico di incisione dello schermo, attraversato dall’immagine alla ricerca della luce e trasformato in un luogo di rivelazione e passaggio. Durante il percorso il pubblico ha partecipato attivamente attraverso i propri smartphone, collegati all’opera mediante un QR code: ogni dispositivo ha trasmesso una litania digitale che si è propagata tra le vie del borgo, accompagnando la processione con suoni e luci.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">La performance si è conclusa nella Cappella del Carmine di Bosco, dove l’opera resterà esposta fino al termine di MicroCosmi, il format ideato da Vittorio Cosma e diretto e curato insieme ad Annarita Masullo di The Goodness Factory, in programma fino al 12 luglio tra San Giovanni a Piro, Bosco e Scario.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">“MACHINA SACRA” propone una riflessione sul confine tra ciò che connette e ciò che separa le persone nell’epoca digitale. Il progetto nasce nell’anno di “Magnifica Humanitas”, l’enciclica di Papa Leone XIV dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, inserendosi nel dibattito contemporaneo sul rapporto tra tecnologia, collettività e spiritualità.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">“Non volevamo mettere in discussione la fede, ma osservare come cambiano i simboli che attraversano il nostro tempo. Le processioni non parlano solo di religione: parlano di comunità, di appartenenza e di ciò che decidiamo di seguire”, spiega Matteo Mandelli.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">“A testa bassa, quando con il telefono tra le mani scrolliamo, scriviamo, commentiamo, cerchiamo o compriamo, crediamo che quel momento sia nostro. Invece siamo parte di una nuova liturgia, collettiva e inconsapevole”, aggiunge Max Magaldi. “Machina Sacra prende questa liturgia e la rende visibile”.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il progetto si è articolato in tre fasi: una residenza aperta negli spazi di Casa Ortega, storica dimora del pittore spagnolo antifranchista José Ortega, divenuta luogo di confronto con la comunità locale; la processione performativa nello spazio pubblico; infine l’ostensione dell’opera nella Cappella del Carmine, dove la performance continua a vivere come presenza da attraversare e abitare collettivamente.Posso anche adattarlo al formato ANSA più rigoroso, con titolo, occhiello e lancio in stile agenzia.</p>
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		<item>
		<title>Le migliori app per chi vive il mare: dallo smartphone un aiuto per navigare in sicurezza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/le-migliori-app-per-chi-vive-il-mare-dallo-smartphone-un-aiuto-per-navigare-in-sicurezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 12:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nautica & Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[app]]></category>
		<category><![CDATA[nautica e mare]]></category>
		<category><![CDATA[navigare in sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo smartphone è ormai diventato uno strumento indispensabile anche a bordo di un&#8217;imbarcazione. Carte nautiche digitali, previsioni meteo sempre aggiornate, monitoraggio del traffico marittimo, prenotazione di un posto barca e [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Lo smartphone è ormai diventato uno strumento indispensabile anche a bordo di un&#8217;imbarcazione. Carte nautiche digitali, previsioni meteo sempre aggiornate, monitoraggio del traffico marittimo, prenotazione di un posto barca e persino sistemi pensati per aumentare la sicurezza in navigazione: negli ultimi anni le applicazioni dedicate al mondo della nautica si sono moltiplicate, diventando un valido supporto per diportisti, velisti, pescatori e appassionati del mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente nessuna app può sostituire la preparazione del comandante, la strumentazione di bordo o il rispetto delle norme di sicurezza. Possono però rappresentare un prezioso alleato nella pianificazione della navigazione e nella gestione di molte attività quotidiane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Navionics Boating: la carta nautica sempre in tasca</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le applicazioni più utilizzate c&#8217;è Navionics Boating, considerata da molti uno standard nel settore. Consente di consultare carte nautiche dettagliate, pianificare rotte, visualizzare fondali, individuare porti turistici, distributori di carburante e numerosi punti di interesse. Grazie al GPS dello smartphone o del tablet è possibile seguire la propria posizione anche durante la navigazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Windy: il meteo spiegato in modo semplice</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chi va per mare sa bene quanto sia importante consultare il meteo prima di salpare. Windy è una delle applicazioni più apprezzate perché offre mappe intuitive e aggiornate su vento, onde, pioggia, pressione atmosferica e temperatura. È particolarmente utile per chi naviga a vela, ma anche per chi utilizza imbarcazioni a motore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">PredictWind: previsioni per i naviganti più esperti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi desidera informazioni ancora più approfondite esiste PredictWind, che mette a disposizione diversi modelli meteorologici e strumenti specifici per la navigazione. L&#8217;app è molto diffusa tra i velisti impegnati in traversate e crociere di lunga durata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">MarineTraffic: seguire il traffico marittimo in tempo reale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie ai dati del sistema AIS, MarineTraffic permette di visualizzare la posizione di migliaia di navi, traghetti, cargo e yacht in navigazione in tutto il mondo. Un servizio utile sia per curiosità sia per avere un quadro del traffico marittimo nelle aree più frequentate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Navily: trovare l&#8217;ormeggio giusto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando arriva il momento di scegliere dove fermarsi, Navily è una delle applicazioni più apprezzate dai diportisti. Consente di consultare migliaia di recensioni su porti turistici, baie e ancoraggi, con informazioni sui servizi disponibili, sulle condizioni del fondale e sulla protezione dal vento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Savvy Navvy: il &#8220;Google Maps&#8221; della nautica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre più popolare anche in Italia, Savvy Navvy integra cartografia, meteo e pianificazione della rotta in un&#8217;unica piattaforma. L&#8217;interfaccia semplice e intuitiva la rende particolarmente interessante anche per chi si avvicina per la prima volta alla navigazione da diporto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fishing Points: un alleato per gli appassionati di pesca</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chi pratica pesca sportiva può contare su Fishing Points, un&#8217;app che permette di memorizzare gli spot migliori, consultare le maree, le condizioni meteo e registrare le proprie catture, creando un vero e proprio diario di pesca digitale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">DiveMate: il diario delle immersioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per il mondo della subacquea una delle applicazioni più conosciute è DiveMate. Consente di registrare le immersioni effettuate, archiviare dati tecnici, fotografie e sincronizzare numerosi computer subacquei, mantenendo sempre aggiornato il proprio logbook.</p>



<h2 class="wp-block-heading">SafeTRX: più sicurezza in mare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le applicazioni dedicate alla sicurezza merita una menzione SafeTRX. L&#8217;app permette di registrare il proprio piano di navigazione, condividere l&#8217;itinerario con familiari o amici e facilitare un eventuale intervento dei soccorsi qualora si verificassero situazioni di emergenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La tecnologia aiuta, ma non sostituisce il buon senso</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le applicazioni per la nautica rappresentano oggi un importante supporto per vivere il mare in maniera più consapevole. Restano però strumenti di assistenza: prima di ogni uscita è fondamentale verificare le condizioni meteo, controllare l&#8217;efficienza dell&#8217;imbarcazione, avere a bordo le dotazioni di sicurezza previste dalla normativa e pianificare con attenzione la navigazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché la migliore tecnologia resta sempre quella accompagnata dall&#8217;esperienza, dalla prudenza e dal rispetto del mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>IA e risorse umane, all’Unifortunato un MOOC per la svolta digitale delle MPMI</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ia-e-risorse-umane-allunifortunato-un-mooc-per-la-svolta-digitale-delle-mpmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 18:38:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Giovedì 9 luglio, la Camera di Commercio Irpinia Sannio, in collaborazione con l’Università Giustino Fortunato di Benevento, presenta il primo MOOC (Massive Open Online Courses), dedicato alla trasformazione digitale delle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Giovedì 9 luglio, la Camera di Commercio Irpinia Sannio, in collaborazione con l’Università Giustino Fortunato di Benevento, presenta il primo MOOC (Massive Open Online Courses), dedicato alla trasformazione digitale delle micro, piccole e medie imprese: un percorso formativo online e gratuito pensato per supportare le imprese del territorio nei processi di innovazione e sviluppo delle competenze digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lancio del corso di formazione online e gratuito, sarà al centro dell’iniziativa &#8220;Risorse umane e Trasformazione Digitale per le MPMI”, in programma il 9 luglio alle ore 11.00, presso l’Aula 18 dell’Università Giustino Fortunato, durante la quale è prevista anche la consegna degli attestati del Corso di Alta Specializzazione per la Gestione delle Risorse Umane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa sarà aperta dai saluti del Rettore dell’Università Giustino Fortunato di Benevento, Giuseppe Acocella. Seguiranno gli interventi di Adele Pezone e Filiberto Antignani che presenteranno la conclusione del “Corso di Alta Specializzazione per la Gestione delle Risorse Umane” promosso da Talenti e Università Giustino Fortunato. A seguire la presentazione ufficiale del MOOC &#8220;AI e Trasformazione Digitale per le MPMI” a cura di Alex Giordano, direttore scientifico del MOOC, con la proiezione del videodoc &#8220;Dall&#8217;Intelligenza Artificiale alle Imprese Reali”. Dopo l’intervento di Antonio Luciani, dirigente della Camera di Commercio Irpinia Sannio, ci sarà la consegna degli attestati di partecipazione al Corso di Alta Specializzazione per la Gestione delle Risorse Umane e dei riconoscimenti alle imprese. Durante l’evento saranno inoltre presentati i risultati del report “Digitalizzazione, trasformazione digitale e intelligenza artificiale nelle aree interne. Focus sulla Campania e sulle province di Avellino e di Benevento”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il MOOC &#8220;Intelligenza Artificiale e Trasformazione Digitale per le MPMI&#8221; si configura come un percorso formativo strategico per il rafforzamento delle competenze digitali nel tessuto delle micro, piccole e medie imprese. Il corso è interamente online e consente di seguire le lezioni senza vincoli di orario o di presenza. Il MOOC è strutturato in 6 moduli tematici dedicati a intelligenza artificiale e gestione d&#8217;impresa, machine learning, AI generativa e prompt engineering, applicazioni dell&#8217;intelligenza artificiale, Internet of Things e Industry 4.0, blockchain e tecnologie di filiera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giuseppe Acocella – Rettore Università Giustino Fortunato di Benevento: “L&#8217;intelligenza artificiale potrà produrre benefici soltanto se accompagnata da una formazione qualificata e da una guida accademica autorevole &#8211; dichiara il rettore Giuseppe Acocella &#8211; servono competenze, cultura dell&#8217;innovazione e persone in grado di interpretare il<br>cambiamento. Con il lancio di questo MOOC &#8211; – conclude Acocella &#8211; l&#8217;Università Giustino Fortunato conferma la propria vocazione a costruire percorsi formativi capaci di accompagnare la trasformazione del sistema produttivo italiano”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alex Giordano &#8211; direttore scientifico del MOOC: “Questo percorso nasce da due aree interne, le province di Avellino e Benevento, dove l&#8217;accesso alle tecnologie è spesso ostacolato da difficoltà strutturali – dichiara Alex Giordano &#8211; è proprio in questi contesti limite che possono nascere modelli alternativi. Questo MOOC – conclude Giordano &#8211; offre una cassetta degli attrezzi digitale, accessibile h24, che consente a ogni impresa di scegliere strumenti, strategie e soluzioni utili per affrontare problemi concreti,<br>dall&#8217;analisi dei dati alle opportunità dell&#8217;AI generativa”.</p>
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		<title>Minori sul web: diritti e protezioni, dalle regole sulla privacy alla sicurezza online</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 12:57:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">Internet è diventato uno spazio quotidiano per bambini e adolescenti: studio, comunicazione, intrattenimento e socialità passano sempre più spesso attraverso smartphone, tablet e piattaforme digitali. Accanto alle opportunità offerte dalla rete crescono però anche le esigenze di tutela, soprattutto quando sono coinvolti i minori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La protezione dei più giovani online riguarda diversi aspetti: dalla privacy alla diffusione delle immagini, dal cyberbullismo ai rischi legati ai contatti con sconosciuti, fino alla necessità di educare a un uso consapevole degli strumenti digitali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Privacy e dati personali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei temi centrali è la gestione dei dati personali. Le informazioni condivise online – fotografie, video, posizione, interessi, dati di registrazione – possono lasciare una traccia digitale difficile da cancellare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La normativa europea sulla protezione dei dati, il <strong>Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR)</strong>, prevede una tutela specifica per i minori e stabilisce regole sul trattamento dei dati personali dei ragazzi. In particolare, per alcuni servizi della società dell&#8217;informazione il consenso dei minori è soggetto a condizioni particolari e gli Stati membri possono stabilire un&#8217;età minima, entro i limiti previsti dal regolamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia il quadro è collegato anche alle norme nazionali sulla privacy e al ruolo dell&#8217;autorità garante per la protezione dei dati personali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Foto e video dei minori: il diritto alla riservatezza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La pubblicazione di immagini che ritraggono bambini e ragazzi è uno degli argomenti più discussi. Una fotografia condivisa online può essere copiata, modificata o diffusa oltre il controllo iniziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il principio generale è la tutela dell&#8217;interesse del minore: prima di pubblicare immagini che lo riguardano è necessario valutare il rispetto della sua riservatezza e, quando richiesto, ottenere i consensi previsti dalla legge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche nelle famiglie cresce l&#8217;attenzione sul fenomeno dello &#8220;sharenting&#8221;, cioè la condivisione frequente da parte dei genitori di contenuti sui propri figli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cyberbullismo e comportamenti online</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cyberbullismo rappresenta una delle principali aree di attenzione. Offese, minacce, diffusione di contenuti senza consenso e isolamento digitale possono avere conseguenze importanti sulla vita dei ragazzi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia la legge n. 71 del 2017 ha introdotto disposizioni specifiche per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, prevedendo strumenti di tutela per i minori e interventi nelle scuole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le possibilità previste c&#8217;è anche la richiesta di rimozione dei contenuti ritenuti lesivi della dignità del minore attraverso le procedure stabilite dalla normativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Social network e limiti di età</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le piattaforme digitali prevedono generalmente limiti di età per l&#8217;iscrizione ai servizi. Queste regole hanno l&#8217;obiettivo di proteggere i minori dalla raccolta di dati, dall&#8217;esposizione a contenuti non adatti e da interazioni potenzialmente rischiose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sola presenza di un limite anagrafico, però, non elimina il problema: per questo la sicurezza digitale passa anche dall&#8217;educazione, dal dialogo familiare e dalla capacità dei ragazzi di riconoscere situazioni problematiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo della famiglia e della scuola</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La tutela dei minori online non riguarda soltanto il controllo degli strumenti, ma soprattutto la formazione. Imparare a scegliere cosa condividere, proteggere le proprie password, riconoscere tentativi di manipolazione e chiedere aiuto sono competenze fondamentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la scuola ha un ruolo importante nell&#8217;educazione alla cittadinanza digitale, promuovendo consapevolezza, rispetto degli altri e conoscenza dei propri diritti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rete è ormai parte integrante della vita dei più giovani. La sfida non è soltanto limitare i rischi, ma costruire una cultura digitale in cui libertà, responsabilità e protezione possano convivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per bambini e adolescenti il web può essere uno spazio di crescita e apprendimento, a condizione che siano garantiti strumenti adeguati, regole chiare e attenzione costante ai diritti fondamentali della persona.</p>
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