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	<title>AI &amp; Hi-Tech | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Intelligenza artificiale, a Battipaglia l’evento “AI Fatti”: tecnologia e lavoro a confronto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/intelligenza-artificiale-a-battipaglia-levento-ai-fatti-tecnologia-e-lavoro-a-confronto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 16:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[Portare l’intelligenza artificiale fuori dalla dimensione teorica e confrontarsi sulle sue applicazioni concrete nel mondo del lavoro. È l’obiettivo di “AI FATTI”, iniziativa in programma il 2 ottobre, dalle 15 [...]]]></description>
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<p>Portare l’intelligenza artificiale fuori dalla dimensione teorica e confrontarsi sulle sue applicazioni concrete nel mondo del lavoro. È l’obiettivo di “AI FATTI”, iniziativa in programma il 2 ottobre, dalle 15 alle 19, nella Sala Congressi San Luca di Battipaglia.</p>



<p>L’appuntamento, promosso da Salvatore Monetti e Francesco Piccolo, riunirà imprenditori, professionisti, manager, consulenti e rappresentanti del mondo tecnologico per discutere dell’impatto dell’intelligenza artificiale sui processi aziendali e sulle professioni.</p>



<p>Al centro del confronto ci saranno temi come automazione, sviluppo software, organizzazione del lavoro, formazione, comunicazione, management e trasformazione digitale. L’obiettivo è analizzare non soltanto le potenzialità degli strumenti di intelligenza artificiale, ma soprattutto le modalità con cui possono essere integrati nei processi quotidiani di imprese e professionisti.</p>



<p>Tra gli interventi previsti figura quello di Diego Fiore, consulente aziendale e general manager, che affronterà il rapporto tra management, persone, organizzazione e tecnologia con un intervento dal titolo “L’Impresa Aumentata”.</p>



<p>Francesco Piccolo, giornalista professionista e direttore del giornale “L’Occhio di Salerno”, porterà invece un’esperienza legata all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel lavoro giornalistico, con particolare attenzione al rapporto tra nuove tecnologie, produttività, verifica delle informazioni e responsabilità professionale.</p>



<p>«<em>Nel giornalismo e nella comunicazione l’intelligenza artificiale sta già modificando profondamente il modo di lavorare</em> – sottolinea Piccolo –. <em>Può diventare uno strumento per aumentare velocità e capacità produttiva, ma non può sostituire il giudizio, la verifica delle informazioni e la responsabilità di chi firma un contenuto</em>».</p>



<p>All’iniziativa parteciperanno inoltre realtà attive nei settori dello sviluppo tecnologico, della consulenza aziendale, della formazione e della comunicazione. Tra queste Matter Economy, realtà con sede a Benevento impegnata nello sviluppo di software, automazioni e applicazioni di intelligenza artificiale, e JM Consulenza, che porterà il proprio contributo sui temi della consulenza, della formazione e della pianificazione degli investimenti.</p>



<p>Il progetto coinvolge anche professionalità del territorio nei settori della comunicazione, del marketing e dell’organizzazione aziendale.</p>



<p>Secondo gli organizzatori, uno degli obiettivi dell’incontro è favorire il confronto tra competenze e territori diversi, creando occasioni di collaborazione tra imprese, professionisti e specialisti della tecnologia.</p>



<p>«<em>Non volevamo organizzare semplicemente l’ennesimo evento sull’intelligenza artificiale</em> – spiega Salvatore Monetti – <em>ma mettere insieme competenze differenti e creare occasioni concrete di confronto tra professionisti e imprese</em>».</p>



<p>Il programma della giornata sarà completato nelle prossime settimane con l’annuncio di altri ospiti e interventi. La partecipazione è gratuita, con registrazione e posti disponibili fino a esaurimento.</p>



<p></p>
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		<title>Bankitalia, il contactless conquista i pagamenti: nel 2025 è all’88%</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/bankitalia-il-contactless-conquista-i-pagamenti-nel-2025-e-all88/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 11:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[bankitalia]]></category>
		<category><![CDATA[contactless]]></category>
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					<description><![CDATA[Il contactless conquista sempre più spazio nelle abitudini di pagamento degli italiani. Nel 2025 le transazioni effettuate con carte senza inserimento nel terminale Pos hanno raggiunto l’88% del totale dei [...]]]></description>
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<p>Il contactless conquista sempre più spazio nelle abitudini di pagamento degli italiani. Nel 2025 le transazioni effettuate con carte senza inserimento nel terminale Pos hanno raggiunto <strong>l’88% del totale dei pagamenti con carta nei punti vendita fisici</strong>, mentre l’utilizzo della carta inserita direttamente nel terminale è diventato ormai poco frequente.</p>



<p>A fotografare il cambiamento è la <strong>Banca d’Italia</strong>, nell’ultimo approfondimento dedicato all’evoluzione degli strumenti di pagamento. Il dato del contactless evidenzia una crescita particolarmente marcata: nel 2021 questa modalità rappresentava infatti poco più del 50% dei pagamenti al Pos.</p>



<p>A rafforzare la tendenza verso modalità di pagamento sempre più digitali contribuisce anche la diffusione di smartphone e altri dispositivi mobili. Nel 2025, secondo Bankitalia, <strong>i pagamenti effettuati attraverso dispositivi mobile rappresentavano il 24% del totale delle transazioni nei punti vendita fisici</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pagamenti digitali più che raddoppiati</h2>



<p>Il cambiamento è evidente anche osservando l&#8217;andamento complessivo dei pagamenti alternativi al contante. Tra il 2018 e il 2025 il numero delle operazioni è infatti <strong>più che raddoppiato, superando i 16 miliardi di transazioni</strong>.</p>



<p>La crescita, sottolinea la Banca d’Italia, si è intensificata durante la pandemia e successivamente è proseguita, indicando quello che l&#8217;istituto definisce verosimilmente <strong>un cambiamento strutturale nelle abitudini di pagamento</strong>.</p>



<p>A trainare questo processo sono soprattutto le carte. Nel 2025 rappresentavano circa <strong>il 75% del totale delle operazioni non in contante</strong>, in aumento rispetto al 63% registrato nel 2018.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il contante resta comunque protagonista</h2>



<p>La progressiva diffusione dei pagamenti digitali non significa però che il contante sia ormai scomparso dalle abitudini degli italiani.</p>



<p>Considerando il <strong>numero delle transazioni effettuate nei punti vendita</strong>, il contante resta infatti ancora lo strumento di pagamento più utilizzato, nonostante la crescita costante delle alternative digitali.</p>



<p>Il quadro delineato da Bankitalia mostra dunque una trasformazione profonda del modo di pagare: carte contactless, smartphone e altri strumenti digitali sono diventati sempre più familiari nella vita quotidiana, mentre l&#8217;inserimento fisico della carta nel Pos è ormai un&#8217;operazione sempre meno frequente.</p>
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		<title>Pixel Tag, Google sfida AirTag: come funzionano i nuovi tracker e cosa succede alla privacy</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pixel-tag-google-sfida-airtag-come-funzionano-i-nuovi-tracker-e-cosa-succede-alla-privacy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 14:48:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[airtagh]]></category>
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					<description><![CDATA[Trovare le chiavi, recuperare una valigia smarrita o sapere dove si trova uno zaino. I piccoli tracker Bluetooth sono diventati uno degli oggetti simbolo della nuova smart life e Google [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Trovare le chiavi, recuperare una valigia smarrita o sapere dove si trova uno zaino. I piccoli tracker Bluetooth sono diventati uno degli oggetti simbolo della nuova smart life e Google ora entra direttamente nel mercato con il Pixel Tag, il suo primo dispositivo proprietario per ritrovare gli oggetti attraverso la rete Find Hub. Il lancio porta con sé una sfida ad Apple e, allo stesso tempo, riapre il tema della privacy e dell&#8217;uso improprio dei dispositivi di localizzazione.</p>



<p>Il Pixel Tag è stato presentato da Google il 12 agosto 2026 insieme alla nuova generazione di smartphone Pixel. Negli Stati Uniti il dispositivo avrà un prezzo di <strong>29 dollari per il singolo tracker e 99 dollari per una confezione da quattro</strong>, mentre la commercializzazione è prevista a novembre. Google ha indicato l&#8217;11 novembre come data di lancio negli Stati Uniti. </p>



<p>La logica è quella già resa popolare dagli AirTag di Apple: un piccolo dispositivo viene associato a un oggetto e permette di individuarlo attraverso lo smartphone. La differenza principale è l&#8217;ecosistema: il Pixel Tag nasce per funzionare con <strong>Google Find Hub</strong>, la rete di dispositivi Android che collabora alla ricerca degli oggetti smarriti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come funziona</h2>



<p>Il tracker comunica con gli smartphone attraverso tecnologie wireless a basso consumo. Quando si trova nelle vicinanze, il telefono può aiutare l&#8217;utente a individuarlo; quando invece l&#8217;oggetto è lontano, entra in gioco la rete Find Hub.</p>



<p>Il principio è quello del <strong>crowdsourcing della posizione</strong>: gli smartphone Android compatibili che si trovano nei dintorni possono rilevare il tracker e trasmettere in modo sicuro l&#8217;informazione necessaria a individuare l&#8217;oggetto.</p>



<p>Google spiega che le informazioni sulla posizione utilizzate dalla rete Find Hub sono protette dalla <strong>crittografia end-to-end</strong>. L&#8217;azienda afferma inoltre che il dispositivo Android che rileva un tracker smarrito non comunica al proprietario del tracker l&#8217;identità della persona che ha effettuato il rilevamento. </p>



<p>È questo il punto che permette al sistema di funzionare anche quando il proprietario non si trova vicino all&#8217;oggetto: non è necessario che il tracker sia direttamente collegato al telefono del proprietario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La novità del Pixel Tag</h2>



<p>Il dispositivo di Google punta su due tecnologie per rendere più precisa la ricerca nelle vicinanze: <strong>Bluetooth Channel Sounding e Ultra Wideband (UWB)</strong>.</p>



<p>La prima consente di ottenere informazioni più precise sulla distanza, mentre l&#8217;UWB può essere utilizzata per fornire indicazioni sulla direzione dell&#8217;oggetto quando ci si trova nelle sue vicinanze. È una tecnologia già utilizzata da altri sistemi di localizzazione di precisione e rappresenta uno degli elementi con cui Google cerca di differenziare il proprio prodotto. </p>



<p>Il Pixel Tag utilizza inoltre una batteria a bottone sostituibile e una certificazione <strong>IP67</strong> per la resistenza a polvere e acqua. L&#8217;autonomia dichiarata è superiore a un anno. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Non serve soltanto per le chiavi</h2>



<p>L&#8217;utilizzo più intuitivo resta quello degli oggetti che si perdono più facilmente: chiavi, portafogli, zaini e valigie.</p>



<p>Ma la tecnologia può avere anche applicazioni più pratiche. Google consente, attraverso Find Hub, di condividere la posizione di un accessorio con altre persone. È possibile, per esempio, condividere la posizione di un oggetto smarrito con una compagnia aerea per facilitarne il recupero.</p>



<p>Il tracker può quindi diventare una sorta di collegamento digitale tra un oggetto fisico e il suo proprietario.</p>



<p>Ed è proprio questa caratteristica a rendere importante la questione della sicurezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il problema della privacy</h2>



<p>Un dispositivo progettato per dire dove si trova un oggetto può infatti essere utilizzato anche per cercare di sapere dove si trova una persona.</p>



<p>È uno dei principali problemi emersi con la diffusione dei tracker personali. Un dispositivo nascosto in una borsa, in un&#8217;automobile o tra gli effetti personali potrebbe essere utilizzato impropriamente per seguire qualcuno senza il suo consenso.</p>



<p>Per questo gli ecosistemi di localizzazione hanno sviluppato funzioni di <strong>rilevamento dei tracker sconosciuti</strong>, pensate per avvisare una persona quando un dispositivo non associato al suo account sembra muoversi insieme a lei.</p>



<p>La questione è diventata particolarmente importante con la diffusione degli AirTag e degli altri tracker compatibili con reti di localizzazione. La tecnologia è quindi chiamata a risolvere un paradosso: deve essere abbastanza potente da permettere al proprietario di ritrovare un oggetto anche a grande distanza, ma abbastanza protetta da impedire che la stessa capacità venga utilizzata per sorvegliare una persona.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una rete che cresce con gli smartphone</h2>



<p>Il valore di un tracker non dipende soltanto dalle sue dimensioni o dalla batteria.</p>



<p>Dipende soprattutto dalla <strong>rete che lo circonda</strong>.</p>



<p>Più smartphone compatibili partecipano alla rete, maggiori sono le possibilità che un tracker smarrito venga rilevato da un dispositivo nelle vicinanze.</p>



<p>È per questo che la competizione tra Google e Apple non riguarda soltanto due piccoli accessori. Riguarda la capacità dei due gruppi di costruire grandi ecosistemi di dispositivi connessi.</p>



<p>Google può contare sulla diffusione mondiale di Android e sulla rete Find Hub, mentre Apple ha costruito negli anni il proprio sistema di localizzazione attorno all&#8217;iPhone e agli altri dispositivi dell&#8217;ecosistema.</p>



<p>Il tracker, in questo senso, è soltanto il punto visibile di una rete molto più grande.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida ad AirTag</h2>



<p>Con il Pixel Tag, Google si trova quindi a competere direttamente con una categoria di prodotti nella quale Apple ha avuto un ruolo decisivo.</p>



<p>Il prezzo americano del nuovo dispositivo Google, <strong>29 dollari</strong>, è infatti allineato a quello dell&#8217;AirTag. La differenza principale non è tanto nel costo quanto nell&#8217;ecosistema nel quale il tracker viene utilizzato.</p>



<p>Per un utente Android, il Pixel Tag rappresenta la possibilità di utilizzare un dispositivo progettato direttamente da Google e integrato con Find Hub. Per chi utilizza iPhone, invece, l&#8217;AirTag resta legato alla rete e ai servizi Apple.</p>



<p>È un esempio di una tendenza più ampia della tecnologia contemporanea: <strong>non si compra più soltanto un dispositivo, ma l&#8217;accesso a una rete di servizi che lo rende utile</strong>.</p>



<p>Fonte foto: <a href="https://www.doctorspy.it/airtag-puo-sostituire-un-localizzatore-gps-professionale/?srsltid=AfmBOorr0oa3hgcBpaHJTE2RFWEaIG6TRz0SzmsOGxpHBz3i93GLX49c">https://www.doctorspy.it/airtag-puo-sostituire-un-localizzatore-gps-professionale/?srsltid=AfmBOorr0oa3hgcBpaHJTE2RFWEaIG6TRz0SzmsOGxpHBz3i93GLX49c</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Big Tech, la corsa all’AI costa miliardi: così Google, Amazon, Microsoft e Meta stanno costruendo l’infrastruttura del futuro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/big-tech-la-corsa-allai-costa-miliardi-cosi-google-amazon-microsoft-e-meta-stanno-costruendo-linfrastruttura-del-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 14:44:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Più che una corsa al software, quella sull’intelligenza artificiale è ormai una corsa alle infrastrutture. Google, Amazon, Microsoft e Meta stanno riversando centinaia di miliardi di dollari in data center, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Più che una corsa al software, quella sull’intelligenza artificiale è ormai una corsa alle infrastrutture. Google, Amazon, Microsoft e Meta stanno riversando centinaia di miliardi di dollari in data center, chip, reti, energia e capacità di calcolo. Secondo un’analisi del <em>Financial Times</em>, dall’inizio del boom dell’AI nel 2023 le quattro società hanno investito complessivamente oltre 1.100 miliardi di dollari in spese in conto capitale. Nel solo 2026 la cifra è destinata a crescere di altri 745 miliardi. **</p>



<p>La dimensione degli investimenti racconta un cambiamento profondo nel modello di business delle grandi aziende tecnologiche. Per anni il vantaggio competitivo di Google, Amazon, Microsoft e Meta è stato legato soprattutto a software, pubblicità, servizi cloud e piattaforme digitali. Ora, per competere nell’AI generativa, non basta più avere un buon algoritmo: servono <strong>enormi quantità di potenza di calcolo, chip specializzati, data center e soprattutto energia</strong>.</p>



<p>È una trasformazione che sta avvicinando le Big Tech a un modello industriale. La domanda non è più soltanto chi svilupperà il miglior modello di intelligenza artificiale, ma <strong>chi riuscirà a costruire e controllare la macchina fisica necessaria per farlo funzionare</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova corsa è al capitale</h2>



<p>L’ordine di grandezza degli investimenti è senza precedenti per il settore tecnologico. Secondo il <em>Financial Times</em>, le quattro società hanno superato complessivamente <strong>1.100 miliardi di dollari di capex dal 2023</strong>, con una parte crescente destinata all’infrastruttura necessaria all’AI.</p>



<p>Per il 2026 le stime indicano una spesa complessiva nell’ordine dei <strong>745 miliardi di dollari</strong> per le quattro aziende. Le cifre comprendono però investimenti infrastrutturali più ampi e non possono essere considerate esclusivamente come spesa per l’intelligenza artificiale: una quota significativa è comunque legata alla costruzione della capacità necessaria per i servizi cloud e per l’AI.</p>



<p>Il punto è che la scala continua ad aumentare. Alphabet ha portato la previsione di capex per il 2026 a <strong>195-205 miliardi di dollari</strong>, mentre Amazon ha indicato circa 200 miliardi. Microsoft e Meta hanno a loro volta previsto investimenti molto elevati.</p>



<p>Sono cifre che modificano anche il modo in cui gli investitori guardano alle Big Tech: non soltanto aziende con margini elevati e relativamente pochi asset fisici, ma gruppi che stanno costruendo una gigantesca capacità produttiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Data center, il nuovo petrolio dell’economia digitale</h2>



<p>Al centro della corsa ci sono i <strong>data center</strong>.</p>



<p>I modelli di AI più avanzati richiedono migliaia, e in alcuni casi centinaia di migliaia, di processori che lavorano contemporaneamente. Addestrare un modello e soprattutto farlo utilizzare da milioni di persone richiede quindi infrastrutture molto più potenti rispetto a quelle necessarie per molte applicazioni software tradizionali.</p>



<p>Un data center moderno non è semplicemente un grande edificio pieno di computer. Servono sistemi di raffreddamento, connessioni ad alta velocità, trasformatori, sistemi di backup e accesso a enormi quantità di energia elettrica.</p>



<p>La conseguenza è che la disponibilità di elettricità sta diventando una variabile strategica per le aziende tecnologiche.</p>



<p>Google, Microsoft e Amazon hanno infatti stretto accordi con operatori energetici e sviluppato progetti per assicurarsi capacità elettrica di lungo periodo. La stessa industria nucleare americana sta guardando alla domanda dei data center come a una nuova fonte di crescita: aziende come Microsoft, Google, Amazon e Meta stanno sostenendo progetti legati all’energia nucleare per alimentare le infrastrutture necessarie all’AI.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dai chip all’energia: una filiera sempre più lunga</h2>



<p>Il cambiamento non riguarda soltanto i data center.</p>



<p>Per far funzionare i modelli servono <strong>GPU e altri acceleratori AI</strong>, prodotti principalmente da aziende specializzate come Nvidia e AMD. La domanda esplosiva di questi componenti ha trasformato la disponibilità di chip avanzati in uno dei principali colli di bottiglia dell’intero settore.</p>



<p>Ma la filiera si allunga ulteriormente: memoria ad alte prestazioni, sistemi di raffreddamento, reti, terreni, costruzioni, connessioni elettriche e contratti energetici diventano tutti elementi della competizione tecnologica.</p>



<p>In altre parole, una società che vuole essere protagonista dell’AI deve ormai ragionare anche come un&#8217;azienda infrastrutturale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il cloud è il grande punto di incontro</h2>



<p>Per Google, Amazon e Microsoft c’è poi un vantaggio ulteriore: <strong>il cloud</strong>.</p>



<p>Le infrastrutture costruite per l’intelligenza artificiale possono essere utilizzate non soltanto dai loro prodotti, ma anche vendute ad altre imprese attraverso i servizi cloud.</p>



<p>È uno dei motivi per cui gli investimenti possono avere una doppia funzione: aumentare la capacità interna necessaria per sviluppare l’AI e, contemporaneamente, creare nuova capacità da affittare a clienti esterni.</p>



<p>I risultati finanziari stanno già mostrando una domanda significativa per questi servizi. Reuters ha rilevato che la crescita del cloud e la domanda ancora superiore all’offerta stanno contribuendo a ridurre, almeno in parte, i timori degli investitori sulla sostenibilità degli enormi investimenti.</p>



<p>Per Microsoft, Google e Amazon, quindi, l’AI non è soltanto un nuovo prodotto: è anche un modo per alimentare la prossima fase della loro attività cloud.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Meta ha una strada diversa</h2>



<p>Meta rappresenta un caso particolare.</p>



<p>La società non dispone di un grande business cloud paragonabile a quello di Amazon Web Services, Microsoft Azure o Google Cloud. Investe quindi nell’infrastruttura AI soprattutto per sostenere i propri prodotti, dai social network alla pubblicità, e per sviluppare i propri modelli.</p>



<p>Questo rende più difficile misurare direttamente il ritorno economico degli investimenti.</p>



<p>La domanda per Meta è quindi particolarmente importante: <strong>quanto valore economico può generare l’AI attraverso pubblicità, raccomandazioni, assistenti e nuovi servizi per compensare il costo dell’infrastruttura?</strong></p>



<p>È uno dei motivi per cui il mercato sta diventando più selettivo: gli investitori non si chiedono più soltanto quanto un&#8217;azienda stia spendendo, ma quanto velocemente riuscirà a trasformare quella spesa in ricavi e profitti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il problema dei soldi: quanto può durare la corsa?</h2>



<p>Più gli investimenti crescono, più aumenta anche la necessità di finanziarli.</p>



<p>Un’analisi del <em>Financial Times</em> ha evidenziato che i principali operatori dell’infrastruttura AI hanno accumulato quasi <strong>1.500 miliardi di dollari di impegni di acquisto futuri</strong>, separati da ulteriori obblighi di leasing. Si tratta soprattutto di contratti pluriennali per chip, infrastrutture tecnologiche ed energia.</p>



<p>Un altro elemento riguarda proprio i leasing dei data center. Secondo Reuters, le grandi aziende tecnologiche hanno accumulato circa <strong>1.090 miliardi di dollari di futuri pagamenti di leasing</strong>, in gran parte legati alle strutture necessarie all’AI. Questi impegni non compaiono tutti immediatamente come passività nei bilanci perché vengono contabilizzati secondo le regole previste quando gli asset diventano operativi.</p>



<p>Il problema è semplice: se la domanda di AI continua a crescere, queste infrastrutture possono diventare una macchina per generare ricavi. Se invece la crescita rallenta, le aziende potrebbero ritrovarsi con una capacità enorme da ammortizzare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La scommessa più grande della Silicon Valley</h2>



<p>Per ora i segnali della domanda restano forti. Ma la scala degli investimenti sta cambiando la natura stessa della competizione.</p>



<p>La Silicon Valley aveva costruito il proprio successo sulla capacità di creare prodotti digitali rapidamente scalabili. L’AI richiede invece anche <strong>fabbriche digitali</strong>, infrastrutture energetiche e capitali paragonabili a quelli necessari in altri settori industriali.</p>



<p>Il vantaggio competitivo potrebbe quindi appartenere a chi possiede contemporaneamente i modelli migliori, i chip più potenti, i data center più grandi, l’energia necessaria e abbastanza capitale per continuare a investire.</p>



<p>È per questo che la corsa all’intelligenza artificiale può essere letta anche come una corsa all&#8217;infrastruttura.</p>



<p><strong>Google, Amazon, Microsoft e Meta non stanno soltanto costruendo nuovi servizi: stanno costruendo la capacità fisica sulla quale potrebbe poggiare una parte dell’economia digitale dei prossimi decenni.</strong></p>



<p>La vera incognita, ora, è il ritorno di questa scommessa. Se l’AI riuscirà a generare ricavi proporzionati alla scala degli investimenti, le infrastrutture diventeranno un enorme vantaggio competitivo. Se invece la monetizzazione non terrà il passo, quei miliardi potrebbero trasformarsi nel più grande e costoso eccesso di capacità della storia della tecnologia.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Deepfake, cosa sono e come riconoscere i contenuti creati con l’intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/deepfake-cosa-sono-e-come-riconoscere-i-contenuti-creati-con-lintelligenza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 14:27:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[deepfake]]></category>
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					<description><![CDATA[Un volto sostituito in un video, una voce clonata quasi perfettamente, una fotografia che sembra reale ma non è mai stata scattata. I deepfake sono contenuti audio, video o immagini [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un volto sostituito in un video, una voce clonata quasi perfettamente, una fotografia che sembra reale ma non è mai stata scattata.<strong> I deepfake sono contenuti audio, video o immagini creati o manipolati attraverso tecniche di intelligenza artificiale per far apparire autentica una situazione che non lo è.</strong> Una tecnologia che può avere utilizzi creativi e legittimi, ma che pone problemi sempre più rilevanti per informazione, privacy, sicurezza e truffe online.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che cosa significa “deepfake”</h2>



<p>La parola <strong>deepfake</strong> nasce dall&#8217;unione di “deep learning”, una tecnica di apprendimento automatico, e “fake”, cioè falso.</p>



<p>Il termine viene utilizzato per indicare contenuti sintetici o manipolati realizzati con sistemi di intelligenza artificiale capaci di analizzare grandi quantità di dati e riprodurre caratteristiche di una persona: il volto, la voce, i movimenti o il modo di parlare.</p>



<p>Un esempio è il cosiddetto <strong>face swap</strong>, con cui il volto di una persona viene sostituito digitalmente con quello di un&#8217;altra all&#8217;interno di una fotografia o di un video. Un&#8217;altra tecnica permette invece di generare una voce artificiale molto simile a quella di una persona reale.</p>



<p>La tecnologia non è quindi limitata ai video: esistono deepfake <strong>visivi, audio e multimodali</strong>, nei quali immagini, voce e movimento vengono combinati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come vengono creati</h2>



<p>I primi deepfake si basavano soprattutto su tecniche di deep learning particolarmente complesse, mentre oggi la generazione di contenuti falsi è diventata più accessibile grazie ai moderni sistemi di intelligenza artificiale generativa.</p>



<p>I modelli possono essere addestrati o guidati utilizzando immagini, registrazioni audio e video disponibili della persona da imitare. Più materiale di buona qualità è disponibile, più il sistema può riuscire a riprodurre caratteristiche realistiche.</p>



<p>Nel caso della clonazione vocale, per esempio, un sistema può analizzare una registrazione della voce e generare nuove frasi con caratteristiche vocali simili. Nel caso delle immagini, invece, l&#8217;AI può creare o modificare volti e ambientazioni con un livello di dettaglio che rende difficile distinguere immediatamente il risultato da una fotografia reale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché sono un problema</h2>



<p>La possibilità di creare contenuti artificiali realistici non è necessariamente negativa. I sistemi possono essere utilizzati nel cinema, nella produzione audiovisiva, nella pubblicità, nell&#8217;intrattenimento e in altri contesti nei quali la manipolazione digitale è dichiarata.</p>



<p>Il problema nasce quando un contenuto artificiale viene <strong>presentato come autentico con l&#8217;obiettivo di ingannare</strong>.</p>



<p>Un deepfake può essere utilizzato, per esempio, per attribuire a una persona dichiarazioni mai pronunciate, costruire immagini compromettenti, simulare una telefonata o un video e creare false testimonianze.</p>



<p>Il rischio riguarda anche le truffe. La clonazione della voce può essere utilizzata per imitare un familiare, un dirigente aziendale o un&#8217;altra persona conosciuta e chiedere denaro o informazioni riservate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Deepfake e disinformazione</h2>



<p>Uno dei rischi più discussi riguarda l&#8217;informazione.</p>



<p>Un video falso che mostra un politico mentre pronuncia una frase mai detta può essere condiviso migliaia di volte prima che qualcuno riesca a verificarne l&#8217;autenticità. In questo caso il problema non è soltanto che il contenuto sia falso: è anche la <strong>velocità con cui può circolare</strong>.</p>



<p>La stessa tecnologia può essere utilizzata per costruire immagini di eventi mai avvenuti, falsificare dichiarazioni di personaggi pubblici o alimentare campagne di manipolazione.</p>



<p>Per questo la capacità di verificare una fotografia o un video diventa sempre più importante, soprattutto quando il contenuto riguarda eventi di grande rilevanza pubblica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come riconoscere un deepfake</h2>



<p>Non esiste un singolo dettaglio che permetta sempre di identificare un contenuto falso. I sistemi di generazione sono diventati abbastanza sofisticati da rendere poco affidabili alcuni dei vecchi “trucchi” per riconoscerli.</p>



<p>In alcuni casi possono comunque emergere <strong>incongruenze</strong>: movimenti innaturali del volto, problemi nella sincronizzazione tra labbra e voce, illuminazione incoerente, dettagli strani nelle mani o negli oggetti, cambiamenti anomali nell&#8217;espressione o nella qualità dell&#8217;immagine.</p>



<p>Ma controllare soltanto l&#8217;aspetto visivo non basta.</p>



<p>Un metodo più affidabile è verificare <strong>la provenienza del contenuto</strong>. Da dove arriva? Chi lo ha pubblicato per primo? Esistono altre immagini o video dello stesso evento? Testate affidabili o fonti ufficiali hanno confermato quanto mostrato?</p>



<p>Anche una ricerca inversa delle immagini può aiutare a capire se una fotografia circolava già online in un contesto completamente diverso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;AI Act europeo e la trasparenza</h2>



<p>Il problema dei deepfake è arrivato anche al centro della legislazione europea.</p>



<p>L&#8217;<strong>AI Act</strong>, il regolamento europeo sull&#8217;intelligenza artificiale, prevede specifici obblighi di trasparenza per determinati contenuti generati o manipolati con sistemi di AI.</p>



<p>In particolare, l&#8217;articolo 50 stabilisce che i fornitori di sistemi di AI generativa debbano adottare soluzioni tecniche che consentano di rendere i contenuti generati artificialmente <strong>rilevabili in formato leggibile dalle macchine</strong>. Per chi crea o diffonde determinati deepfake è inoltre previsto un obbligo di informare che il contenuto è stato artificialmente generato o manipolato, con alcune eccezioni legate, tra gli altri aspetti, alla libertà di espressione e alla creatività.</p>



<p>Le regole europee non significano però che ogni immagine realizzata con l&#8217;intelligenza artificiale debba essere considerata un deepfake. Il punto centrale è l&#8217;utilizzo di contenuti artificiali in grado di sembrare autentici e, in particolare, il rischio che possano ingannare le persone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non tutto ciò che è falso è un deepfake</h2>



<p>È una distinzione importante.</p>



<p>Un&#8217;immagine modificata con un normale programma di fotoritocco può essere falsa o manipolata senza essere necessariamente un deepfake. Il termine viene utilizzato soprattutto quando la manipolazione o la generazione coinvolge tecniche di intelligenza artificiale capaci di produrre contenuti sintetici altamente realistici.</p>



<p>Allo stesso modo, un&#8217;immagine evidentemente artificiale e dichiaratamente realizzata con l&#8217;AI non rappresenta necessariamente un problema di disinformazione.</p>



<p><strong>La tecnologia, quindi, non determina da sola il rischio: conta anche come viene utilizzata e presentata al pubblico.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova sfida: imparare a dubitare senza smettere di credere</h2>



<p>I deepfake stanno modificando il rapporto con le immagini e i video. Per decenni una fotografia o una registrazione audiovisiva sono state considerate una prova particolarmente forte del fatto che qualcosa fosse accaduto. Oggi questa certezza non può più essere data per scontata.</p>



<p>Questo non significa che fotografie e video non siano più attendibili. Significa che, soprattutto davanti a contenuti sorprendenti o potenzialmente virali, diventa necessario affiancare alla visione una seconda domanda: <strong>qual è la fonte?</strong></p>



<p>La vera difesa dai deepfake non è quindi soltanto un software capace di riconoscerli. È una combinazione di <strong>tecnologia, verifica delle fonti, alfabetizzazione digitale e trasparenza</strong>.</p>



<p>In un ambiente online nel quale è sempre più facile creare immagini, voci e video realistici, la capacità di distinguere ciò che è accaduto da ciò che è stato generato artificialmente diventa una competenza fondamentale.</p>
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		<title>AI Act, dal 2 agosto nuove regole: cosa cambia per cittadini, aziende e piattaforme</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ai-act-dal-2-agosto-nuove-regole-cosa-cambia-per-cittadini-aziende-e-piattaforme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 14:24:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;intelligenza artificiale entra in una nuova fase della regolamentazione europea. Dal 2 agosto 2026 sono diventate applicabili nuove disposizioni dell&#8217;AI Act, il regolamento europeo sull&#8217;intelligenza artificiale, mentre la Commissione europea [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;intelligenza artificiale entra in una nuova fase della regolamentazione europea. Dal 2 agosto 2026 sono diventate applicabili nuove disposizioni dell&#8217;AI Act, il regolamento europeo sull&#8217;intelligenza artificiale, mentre la Commissione europea e le autorità nazionali hanno iniziato a far rispettare le relative regole. Al centro ci sono soprattutto trasparenza, contenuti generati dall&#8217;AI e obblighi per i fornitori dei modelli più avanzati. </p>



<p>L&#8217;AI Act, il regolamento Ue 2024/1689, è il primo quadro legislativo organico dell&#8217;Unione dedicato all&#8217;intelligenza artificiale. Non introduce però un unico insieme di obblighi valido allo stesso modo per ogni tecnologia: il sistema europeo segue un <strong>approccio basato sul rischio</strong>, distinguendo tra diverse categorie di sistemi e prevedendo obblighi più stringenti per quelli considerati più rischiosi. </p>



<p>Il 2 agosto 2026 rappresenta quindi una delle principali tappe di attuazione della normativa. Non significa, però, che da questa data tutte le disposizioni dell&#8217;AI Act siano già pienamente operative: l&#8217;applicazione del regolamento è progressiva e alcune regole entreranno in vigore negli anni successivi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Chatbot e contenuti artificiali: arriva la trasparenza</h2>



<p>Una delle novità più immediate riguarda l&#8217;<strong>articolo 50 dell&#8217;AI Act</strong>, che dal 2 agosto introduce obblighi di trasparenza per determinati sistemi di intelligenza artificiale. </p>



<p>Chi interagisce direttamente con un sistema di AI dovrà essere informato del fatto che sta parlando con una macchina, salvo nei casi in cui ciò risulti già evidente dal contesto. La norma riguarda, ad esempio, sistemi interattivi come i chatbot. </p>



<p>La normativa interviene anche sui contenuti generati o manipolati dall&#8217;intelligenza artificiale. I fornitori dovranno progettare i sistemi in modo da rendere i contenuti artificiali <strong>rilevabili attraverso marcature leggibili dalle macchine</strong>. </p>



<p>Per i cosiddetti <strong>deepfake</strong>, inoltre, sono previste specifiche esigenze di informazione del pubblico. Analoghe regole riguardano determinati testi generati dall&#8217;AI che vengono pubblicati su questioni di interesse pubblico senza revisione o controllo editoriale umano. </p>



<p>L&#8217;obiettivo è rendere più facile distinguere ciò che è prodotto da una persona da ciò che è stato generato o manipolato artificialmente, riducendo i rischi di inganno, impersonificazione e manipolazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa cambia per chi usa l&#8217;AI ogni giorno?</h2>



<p>Per il cittadino, la conseguenza più visibile dovrebbe essere una maggiore <strong>riconoscibilità dell&#8217;intelligenza artificiale</strong>.</p>



<p>Quando si conversa con determinati sistemi AI, dovrebbe essere possibile sapere che dietro la risposta non c&#8217;è una persona. Quando invece ci si trova davanti a un&#8217;immagine, un video o un determinato contenuto generato artificialmente, le nuove regole puntano a rendere più semplice riconoscerne l&#8217;origine.</p>



<p>Non significa, tuttavia, che ogni contenuto prodotto con l&#8217;intelligenza artificiale dovrà necessariamente presentare la stessa etichetta. Le regole prevedono infatti obblighi differenti a seconda del tipo di sistema e del contenuto e contemplano anche specifiche eccezioni. La Commissione europea ha pubblicato linee guida proprio per chiarire quali soggetti e quali situazioni rientrano nell&#8217;articolo 50. </p>



<p>Per gli utenti, dunque, la parola chiave è <strong>trasparenza</strong>, non un generico bollino obbligatorio su qualsiasi testo o immagine realizzato con l&#8217;aiuto dell&#8217;AI.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E per le aziende?</h2>



<p>L&#8217;impatto maggiore riguarda naturalmente chi sviluppa e mette sul mercato sistemi di intelligenza artificiale.</p>



<p>Dal 2 agosto 2026 sono diventati applicabili anche i poteri di controllo della Commissione europea nei confronti dei fornitori dei modelli di <strong>AI per uso generale</strong>, cioè i cosiddetti GPAI. Per i modelli più avanzati, considerati capaci di presentare rischi sistemici, erano già previsti specifici obblighi dal 2025; dal 2026 la Commissione dispone di poteri di enforcement su queste disposizioni. </p>



<p>L&#8217;AI Act prevede anche un sistema di sanzioni. Per alcune violazioni particolarmente gravi, comprese quelle relative alle pratiche di AI vietate, le multe possono arrivare fino a <strong>35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale annuo</strong>, scegliendo il valore più elevato previsto dalla norma.</p>



<p>Il sistema sanzionatorio non riguarda però indistintamente qualsiasi errore commesso utilizzando un&#8217;applicazione di AI: la responsabilità e l&#8217;entità delle sanzioni dipendono dal tipo di violazione e dal soggetto coinvolto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non tutte le AI sono considerate uguali</h2>



<p>È questo uno degli aspetti fondamentali per capire la normativa europea.</p>



<p>L&#8217;AI Act utilizza una classificazione basata sul rischio. Alcune pratiche sono vietate perché considerate inaccettabili; altri sistemi, definiti <strong>ad alto rischio</strong>, sono sottoposti a requisiti particolarmente rigorosi; altri ancora sono soggetti soprattutto a obblighi di trasparenza. </p>



<p>Per i sistemi ad alto rischio, inoltre, molte delle principali disposizioni avranno una tempistica diversa. Il calendario europeo prevede infatti che alcune categorie di obblighi entrino pienamente in applicazione successivamente, mentre l&#8217;attuazione complessiva dell&#8217;AI Act procede per tappe fino al 2028. </p>



<p>Questo significa che <strong>il 2 agosto 2026 non è il giorno in cui nasce una regolamentazione completamente nuova dell&#8217;AI</strong>, ma una tappa importante di un processo già iniziato nel 2024.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida dei deepfake</h2>



<p>Tra i problemi che la normativa cerca di affrontare c&#8217;è quello della crescente difficoltà di distinguere contenuti autentici e artificiali.</p>



<p>Un&#8217;immagine realistica di una persona che non ha mai pronunciato determinate parole, un video manipolato o un testo generato automaticamente possono essere utilizzati per informare, intrattenere o creare contenuti legittimi, ma anche per ingannare.</p>



<p>Per questo la Commissione ha elaborato un <strong>Codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall&#8217;AI</strong>, che aiuta fornitori e utilizzatori a rispettare gli obblighi di marcatura ed etichettatura. Il codice è uno strumento volontario per dimostrare la conformità, ma gli obblighi previsti dall&#8217;articolo 50 sono invece vincolanti. </p>



<p>La questione riguarda direttamente anche l&#8217;informazione. Se una fotografia, un video o un testo artificiale viene diffuso come se fosse autentico, il rischio non è soltanto tecnologico: riguarda la possibilità per il pubblico di formarsi un&#8217;opinione sulla base di informazioni attendibili.</p>



<p>Fonte foto: <a href="https://forlicesena.cna.it/ai-act-dal-2-agosto-2026-nuove-regole-per-chi-utilizza-lintelligenza-artificiale/">https://forlicesena.cna.it/ai-act-dal-2-agosto-2026-nuove-regole-per-chi-utilizza-lintelligenza-artificiale/</a></p>
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		<title>“Mille occhi intelligenti”, Atrani sperimenta l’AI per il controllo del territorio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/atrani-sperimenta-lai-per-il-controllo-del-territorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 08:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atrani]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[atrani]]></category>
		<category><![CDATA[controllo del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[È stato effettuato con successo il test per il sistema integrato con l’AI di sicurezza urbana, attivo sul territorio del Comune di Atrani. Il progetto denominato “Mille occhi intelligenti” mette [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È stato effettuato con successo il test per il sistema integrato con l’AI di sicurezza urbana, attivo sul territorio del Comune di Atrani. Il progetto denominato “Mille occhi intelligenti” mette le nuove tecnologie al servizio della comunità, della sicurezza e della tutela dell’area comunale.</p>



<p>“Mille occhi intelligenti” è un sistema integrato basato sull’impiego dell’intelligenza artificiale che affiancherà la Polizia Locale nelle attività di monitoraggio del territorio, consentendo di individuare in tempo reale situazioni potenzialmente critiche e supportando gli operatori nelle attività di prevenzione e controllo. Il progetto, sviluppato in collaborazione con 3C Solutions S.r.l., punta a rendere sempre più efficace il monitoraggio della zona attraverso algoritmi intelligenti capaci di analizzare le immagini provenienti dalla rete di videosorveglianza comunale e segnalare automaticamente fenomeni che possono incidere sulla sicurezza urbana e sul decoro cittadino.</p>



<p>Tra gli ambiti di monitoraggio rientrano le soste irregolari che compromettono la sicurezza della circolazione, i veicoli che percorrono strade in senso vietato, la congestione del traffico, gli assembramenti in aree particolarmente sensibili e l’abbandono illecito dei rifiuti. Il sistema non sostituirà in alcun modo l’attività della Polizia Locale né le valutazioni degli operatori, ma costituirà un importante strumento di supporto decisionale, consentendo di individuare con maggiore tempestività le situazioni che richiedono l’intervento umano.</p>



<p>«<em>Atrani si dota di uno strumento fondamentale</em> &#8211; ha dichiarato il sindaco Michele Siravo &#8211; <em>in grado di monitorare il territorio, consentendo di individuare in tempo reale situazioni potenzialmente critiche e supportando gli operatori nelle attività di prevenzione e controllo. Le telecamere della videosorveglianza comunale sono state dotate, grazie all’intelligenza artificiale, di algoritmi in grado di riconoscere in tempo reale specifici fenomeni critici nei punti più sensibili del territorio: spiagge, strade, isole ecologiche, piazze e parcheggi.</em>»</p>



<p>«<em>Non appena l’AI rileva un evento come un falò acceso di notte in spiaggia, una sosta vietata, un abbandono di rifiuti fuori orario, un assembramento con schiamazzi notturni, un senso di marcia non rispettato o un congestionamento del traffico, il sistema attiva in automatico, tramite le trombe/altoparlanti installati sul posto, un annuncio vocale dissuasivo, calibrato sulla situazione specifica: un invito garbato ma fermo a rispettare le regole, prima che intervengano le Forze dell’Ordine.</em>»</p>



<p>«<em>In parallelo, per le criticità che richiedono un intervento sul posto (soste vietate, contromano, congestionamento), l’alert viene inviato in tempo reale anche alle pattuglie impegnate nel controllo del territorio. Abbiamo testato sul campo l’attivazione delle trombe in tempo reale: nel video allegato potete vedere il sistema in azione.</em>»</p>



<p>«<em>Un sistema </em>&#8211; conclude Siravo &#8211; <em>che unisce prevenzione automatica e intervento umano mirato, per una gestione più rapida ed efficace della sicurezza urbana, stradale e ambientale.</em>» </p>



<p>(Ph-Di-Luca-Aless-Opera-propria-CC-BY-SA-4.0-httpscommons.wikimedia.orgwindex.phpcurid123674698.jpg)</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>IA: scattano nuove regole Ue, obblighi di trasparenza per chatbot e deepfake</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ia-scattano-nuove-regole-ue-obblighi-di-trasparenza-per-chatbot-e-deepfake/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 17:03:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[AI Act]]></category>
		<category><![CDATA[General Purpose AI]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza AI]]></category>
		<category><![CDATA[vigilanza AI]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal 2 agosto sono entrate in vigore nuove disposizioni dell’AI Act dell’Unione europea, che rafforzano gli obblighi di trasparenza per i sistemi di intelligenza artificiale e introducono nuovi adempimenti per [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Dal 2 agosto sono entrate in vigore nuove disposizioni dell’AI Act dell’Unione europea, che rafforzano gli obblighi di trasparenza per i sistemi di intelligenza artificiale e introducono nuovi adempimenti per i fornitori dei modelli di AI per finalità generali (General Purpose AI, GPAI). Contestualmente è partita l’attività di vigilanza affidata all’AI Office della Commissione europea, alle autorità nazionali competenti e al Garante europeo della protezione dei dati (Edps). Lo riporta <a href="https://apre.it/ai-act-scattano-nuove-regole-su-trasparenza-e-ai-generativa/">https://apre.it/ai-act-scattano-nuove-regole-su-trasparenza-e-ai-generativa/</a></p>



<p class="p2">Tra le principali novità, chatbot e altri sistemi conversazionali dovranno informare in modo chiaro gli utenti quando stanno interagendo con un’intelligenza artificiale. Inoltre, i contenuti generati o modificati tramite AI, compresi i cosiddetti deepfake, dovranno essere etichettati e corredati da marcatori leggibili automaticamente, così da renderne più agevole l’identificazione.</p>



<p class="p2">Per favorire l’attuazione delle nuove disposizioni, la Commissione europea ha pubblicato un primo elenco di oltre 180 organizzazioni che hanno aderito al Codice di condotta dedicato alla trasparenza dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale.</p>



<p class="p2">Dal 2 agosto trovano applicazione anche gli obblighi previsti per i fornitori dei modelli GPAI. Per i sistemi considerati a rischio sistemico sono previste misure aggiuntive di mitigazione dei rischi, con particolare attenzione alla cybersicurezza, alla tutela dei diritti fondamentali e alla sicurezza pubblica.</p>



<p class="p2">Tutti i fornitori saranno inoltre tenuti a predisporre una documentazione tecnica sui modelli, adottare una politica in materia di diritto d’autore e pubblicare un riepilogo sufficientemente dettagliato dei contenuti utilizzati per l’addestramento dei sistemi.</p>



<p class="p2">Il sistema di vigilanza sarà supportato anche dal nuovo <em>Scientific Panel</em>, composto da 60 esperti indipendenti chiamati a fornire consulenza scientifica e tecnica nell’applicazione del regolamento.</p>



<p class="p2">La Commissione europea ha infine attivato nuovi strumenti online che consentiranno a cittadini, imprese e sviluppatori di segnalare eventuali violazioni dell’AI Act, rafforzando così il sistema di controllo e di applicazione delle nuove norme europee sull’intelligenza artificiale. </p>
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		<item>
		<title>Certosa di Padula, al via il rilievo digitale per valutare la vulnerabilità sismica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/certosa-di-padula-al-via-il-rilievo-digitale-per-valutare-la-vulnerabilita-sismica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 13:36:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Padula]]></category>
		<category><![CDATA[certosa padua]]></category>
		<category><![CDATA[certosa padula]]></category>
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					<description><![CDATA[La Certosa di San Lorenzo di Padula si prepara ad avere un &#8220;gemello digitale&#8221;. Nel complesso monumentale patrimonio mondiale dell&#8217;Unesco è infatti in corso un articolato progetto di rilievo ad [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La Certosa di San Lorenzo di Padula si prepara ad avere un &#8220;gemello digitale&#8221;. Nel complesso monumentale patrimonio mondiale dell&#8217;Unesco è infatti in corso un articolato progetto di rilievo ad alta precisione finalizzato alla realizzazione di un modello tridimensionale continuo e georeferenziato, che consentirà di valutare la vulnerabilità sismica del sito e programmare gli interventi di messa in sicurezza. Lo riporta l&#8217;ANSA.</p>



<p>L&#8217;iniziativa prevede il rilievo integrato dell&#8217;intero complesso attraverso tecnologie avanzate, tra cui sistemi Gnss, celerimensura di precisione, laser scanner mobile Slam, laser scanner statico ad alta definizione e fotogrammetria con drone. Gli strumenti permetteranno di acquisire in modo dettagliato ambienti, volumi, spazi e particolari architettonici, restituendo una riproduzione digitale completa del monumento.</p>



<p>Il modello tridimensionale costituirà la base tecnica per le indagini diagnostiche necessarie a verificare il comportamento strutturale della Certosa in caso di sisma e per progettare gli interventi di miglioramento e consolidamento. La documentazione digitale sarà inoltre utilizzata come supporto permanente per le attività di monitoraggio, conservazione e gestione del complesso monumentale.</p>



<p>Fondata nel 1306 per volontà di Tommaso Sanseverino, conte di Marsico, la Certosa di San Lorenzo è cresciuta nel corso dei secoli attraverso ampliamenti e trasformazioni che ne hanno definito l&#8217;attuale configurazione. Considerata tra le più grandi certose d&#8217;Europa e il più vasto complesso monastico dell&#8217;Italia meridionale, dal 1998 è inserita nella Lista del Patrimonio Mondiale dell&#8217;Unesco insieme al Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e ai siti archeologici di Paestum e Velia.</p>
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		<item>
		<title>Machina Sacra, la prima processione digitale in Italia: la &#8220;fede&#8221; guidata dall’IA</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/machina-sacra-la-prima-processione-digitale-in-italia-la-fede-guidata-dallia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 17:45:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[San Giovanni a Piro]]></category>
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					<description><![CDATA[Un grande schermo digitale portato a spalla come un simulacro contemporaneo, decine di smartphone accesi a diffondere una litania elettronica e un intero borgo coinvolto in un rito collettivo che [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Un grande schermo digitale portato a spalla come un simulacro contemporaneo, decine di smartphone accesi a diffondere una litania elettronica e un intero borgo coinvolto in un rito collettivo che mette in dialogo spiritualità e tecnologia. È “MACHINA SACRA”, il progetto artistico di Max Magaldi e Matteo Mandelli, presentato in anteprima l’8 luglio a Bosco, frazione di San Giovanni a Piro, nell’ambito del festival MicroCosmi.</p>



<p class="p1">L’opera si è sviluppata come un’inedita processione digitale attraverso le strade del paese. Ad aprire il rito, un gesto simbolico di incisione dello schermo, attraversato dall’immagine alla ricerca della luce e trasformato in un luogo di rivelazione e passaggio. Durante il percorso il pubblico ha partecipato attivamente attraverso i propri smartphone, collegati all’opera mediante un QR code: ogni dispositivo ha trasmesso una litania digitale che si è propagata tra le vie del borgo, accompagnando la processione con suoni e luci.</p>



<p class="p1">La performance si è conclusa nella Cappella del Carmine di Bosco, dove l’opera resterà esposta fino al termine di MicroCosmi, il format ideato da Vittorio Cosma e diretto e curato insieme ad Annarita Masullo di The Goodness Factory, in programma fino al 12 luglio tra San Giovanni a Piro, Bosco e Scario.</p>



<p class="p1">“MACHINA SACRA” propone una riflessione sul confine tra ciò che connette e ciò che separa le persone nell’epoca digitale. Il progetto nasce nell’anno di “Magnifica Humanitas”, l’enciclica di Papa Leone XIV dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, inserendosi nel dibattito contemporaneo sul rapporto tra tecnologia, collettività e spiritualità.</p>



<p class="p1">“Non volevamo mettere in discussione la fede, ma osservare come cambiano i simboli che attraversano il nostro tempo. Le processioni non parlano solo di religione: parlano di comunità, di appartenenza e di ciò che decidiamo di seguire”, spiega Matteo Mandelli.</p>



<p class="p1">“A testa bassa, quando con il telefono tra le mani scrolliamo, scriviamo, commentiamo, cerchiamo o compriamo, crediamo che quel momento sia nostro. Invece siamo parte di una nuova liturgia, collettiva e inconsapevole”, aggiunge Max Magaldi. “Machina Sacra prende questa liturgia e la rende visibile”.</p>



<p class="p1">Il progetto si è articolato in tre fasi: una residenza aperta negli spazi di Casa Ortega, storica dimora del pittore spagnolo antifranchista José Ortega, divenuta luogo di confronto con la comunità locale; la processione performativa nello spazio pubblico; infine l’ostensione dell’opera nella Cappella del Carmine, dove la performance continua a vivere come presenza da attraversare e abitare collettivamente.Posso anche adattarlo al formato ANSA più rigoroso, con titolo, occhiello e lancio in stile agenzia.</p>
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		<item>
		<title>Le migliori app per chi vive il mare: dallo smartphone un aiuto per navigare in sicurezza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/le-migliori-app-per-chi-vive-il-mare-dallo-smartphone-un-aiuto-per-navigare-in-sicurezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 12:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nautica & Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[app]]></category>
		<category><![CDATA[nautica e mare]]></category>
		<category><![CDATA[navigare in sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo smartphone è ormai diventato uno strumento indispensabile anche a bordo di un&#8217;imbarcazione. Carte nautiche digitali, previsioni meteo sempre aggiornate, monitoraggio del traffico marittimo, prenotazione di un posto barca e [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Lo smartphone è ormai diventato uno strumento indispensabile anche a bordo di un&#8217;imbarcazione. Carte nautiche digitali, previsioni meteo sempre aggiornate, monitoraggio del traffico marittimo, prenotazione di un posto barca e persino sistemi pensati per aumentare la sicurezza in navigazione: negli ultimi anni le applicazioni dedicate al mondo della nautica si sono moltiplicate, diventando un valido supporto per diportisti, velisti, pescatori e appassionati del mare.</p>



<p>Naturalmente nessuna app può sostituire la preparazione del comandante, la strumentazione di bordo o il rispetto delle norme di sicurezza. Possono però rappresentare un prezioso alleato nella pianificazione della navigazione e nella gestione di molte attività quotidiane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Navionics Boating: la carta nautica sempre in tasca</h2>



<p>Tra le applicazioni più utilizzate c&#8217;è Navionics Boating, considerata da molti uno standard nel settore. Consente di consultare carte nautiche dettagliate, pianificare rotte, visualizzare fondali, individuare porti turistici, distributori di carburante e numerosi punti di interesse. Grazie al GPS dello smartphone o del tablet è possibile seguire la propria posizione anche durante la navigazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Windy: il meteo spiegato in modo semplice</h2>



<p>Chi va per mare sa bene quanto sia importante consultare il meteo prima di salpare. Windy è una delle applicazioni più apprezzate perché offre mappe intuitive e aggiornate su vento, onde, pioggia, pressione atmosferica e temperatura. È particolarmente utile per chi naviga a vela, ma anche per chi utilizza imbarcazioni a motore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">PredictWind: previsioni per i naviganti più esperti</h2>



<p>Per chi desidera informazioni ancora più approfondite esiste PredictWind, che mette a disposizione diversi modelli meteorologici e strumenti specifici per la navigazione. L&#8217;app è molto diffusa tra i velisti impegnati in traversate e crociere di lunga durata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">MarineTraffic: seguire il traffico marittimo in tempo reale</h2>



<p>Grazie ai dati del sistema AIS, MarineTraffic permette di visualizzare la posizione di migliaia di navi, traghetti, cargo e yacht in navigazione in tutto il mondo. Un servizio utile sia per curiosità sia per avere un quadro del traffico marittimo nelle aree più frequentate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Navily: trovare l&#8217;ormeggio giusto</h2>



<p>Quando arriva il momento di scegliere dove fermarsi, Navily è una delle applicazioni più apprezzate dai diportisti. Consente di consultare migliaia di recensioni su porti turistici, baie e ancoraggi, con informazioni sui servizi disponibili, sulle condizioni del fondale e sulla protezione dal vento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Savvy Navvy: il &#8220;Google Maps&#8221; della nautica</h2>



<p>Sempre più popolare anche in Italia, Savvy Navvy integra cartografia, meteo e pianificazione della rotta in un&#8217;unica piattaforma. L&#8217;interfaccia semplice e intuitiva la rende particolarmente interessante anche per chi si avvicina per la prima volta alla navigazione da diporto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fishing Points: un alleato per gli appassionati di pesca</h2>



<p>Chi pratica pesca sportiva può contare su Fishing Points, un&#8217;app che permette di memorizzare gli spot migliori, consultare le maree, le condizioni meteo e registrare le proprie catture, creando un vero e proprio diario di pesca digitale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">DiveMate: il diario delle immersioni</h2>



<p>Per il mondo della subacquea una delle applicazioni più conosciute è DiveMate. Consente di registrare le immersioni effettuate, archiviare dati tecnici, fotografie e sincronizzare numerosi computer subacquei, mantenendo sempre aggiornato il proprio logbook.</p>



<h2 class="wp-block-heading">SafeTRX: più sicurezza in mare</h2>



<p>Tra le applicazioni dedicate alla sicurezza merita una menzione SafeTRX. L&#8217;app permette di registrare il proprio piano di navigazione, condividere l&#8217;itinerario con familiari o amici e facilitare un eventuale intervento dei soccorsi qualora si verificassero situazioni di emergenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La tecnologia aiuta, ma non sostituisce il buon senso</h2>



<p>Le applicazioni per la nautica rappresentano oggi un importante supporto per vivere il mare in maniera più consapevole. Restano però strumenti di assistenza: prima di ogni uscita è fondamentale verificare le condizioni meteo, controllare l&#8217;efficienza dell&#8217;imbarcazione, avere a bordo le dotazioni di sicurezza previste dalla normativa e pianificare con attenzione la navigazione.</p>



<p>Perché la migliore tecnologia resta sempre quella accompagnata dall&#8217;esperienza, dalla prudenza e dal rispetto del mare.</p>



<p></p>
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		<title>IA e risorse umane, all’Unifortunato un MOOC per la svolta digitale delle MPMI</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ia-e-risorse-umane-allunifortunato-un-mooc-per-la-svolta-digitale-delle-mpmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 18:38:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Giovedì 9 luglio, la Camera di Commercio Irpinia Sannio, in collaborazione con l’Università Giustino Fortunato di Benevento, presenta il primo MOOC (Massive Open Online Courses), dedicato alla trasformazione digitale delle [...]]]></description>
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<p>Giovedì 9 luglio, la Camera di Commercio Irpinia Sannio, in collaborazione con l’Università Giustino Fortunato di Benevento, presenta il primo MOOC (Massive Open Online Courses), dedicato alla trasformazione digitale delle micro, piccole e medie imprese: un percorso formativo online e gratuito pensato per supportare le imprese del territorio nei processi di innovazione e sviluppo delle competenze digitali.</p>



<p>Il lancio del corso di formazione online e gratuito, sarà al centro dell’iniziativa &#8220;Risorse umane e Trasformazione Digitale per le MPMI”, in programma il 9 luglio alle ore 11.00, presso l’Aula 18 dell’Università Giustino Fortunato, durante la quale è prevista anche la consegna degli attestati del Corso di Alta Specializzazione per la Gestione delle Risorse Umane.</p>



<p>L’iniziativa sarà aperta dai saluti del Rettore dell’Università Giustino Fortunato di Benevento, Giuseppe Acocella. Seguiranno gli interventi di Adele Pezone e Filiberto Antignani che presenteranno la conclusione del “Corso di Alta Specializzazione per la Gestione delle Risorse Umane” promosso da Talenti e Università Giustino Fortunato. A seguire la presentazione ufficiale del MOOC &#8220;AI e Trasformazione Digitale per le MPMI” a cura di Alex Giordano, direttore scientifico del MOOC, con la proiezione del videodoc &#8220;Dall&#8217;Intelligenza Artificiale alle Imprese Reali”. Dopo l’intervento di Antonio Luciani, dirigente della Camera di Commercio Irpinia Sannio, ci sarà la consegna degli attestati di partecipazione al Corso di Alta Specializzazione per la Gestione delle Risorse Umane e dei riconoscimenti alle imprese. Durante l’evento saranno inoltre presentati i risultati del report “Digitalizzazione, trasformazione digitale e intelligenza artificiale nelle aree interne. Focus sulla Campania e sulle province di Avellino e di Benevento”.</p>



<p>Il MOOC &#8220;Intelligenza Artificiale e Trasformazione Digitale per le MPMI&#8221; si configura come un percorso formativo strategico per il rafforzamento delle competenze digitali nel tessuto delle micro, piccole e medie imprese. Il corso è interamente online e consente di seguire le lezioni senza vincoli di orario o di presenza. Il MOOC è strutturato in 6 moduli tematici dedicati a intelligenza artificiale e gestione d&#8217;impresa, machine learning, AI generativa e prompt engineering, applicazioni dell&#8217;intelligenza artificiale, Internet of Things e Industry 4.0, blockchain e tecnologie di filiera.</p>



<p>Giuseppe Acocella – Rettore Università Giustino Fortunato di Benevento: “L&#8217;intelligenza artificiale potrà produrre benefici soltanto se accompagnata da una formazione qualificata e da una guida accademica autorevole &#8211; dichiara il rettore Giuseppe Acocella &#8211; servono competenze, cultura dell&#8217;innovazione e persone in grado di interpretare il<br>cambiamento. Con il lancio di questo MOOC &#8211; – conclude Acocella &#8211; l&#8217;Università Giustino Fortunato conferma la propria vocazione a costruire percorsi formativi capaci di accompagnare la trasformazione del sistema produttivo italiano”.</p>



<p>Alex Giordano &#8211; direttore scientifico del MOOC: “Questo percorso nasce da due aree interne, le province di Avellino e Benevento, dove l&#8217;accesso alle tecnologie è spesso ostacolato da difficoltà strutturali – dichiara Alex Giordano &#8211; è proprio in questi contesti limite che possono nascere modelli alternativi. Questo MOOC – conclude Giordano &#8211; offre una cassetta degli attrezzi digitale, accessibile h24, che consente a ogni impresa di scegliere strumenti, strategie e soluzioni utili per affrontare problemi concreti,<br>dall&#8217;analisi dei dati alle opportunità dell&#8217;AI generativa”.</p>
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		<title>Minori sul web: diritti e protezioni, dalle regole sulla privacy alla sicurezza online</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/minori-sul-web-diritti-e-protezioni-dalle-regole-sulla-privacy-alla-sicurezza-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 12:57:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Internet è diventato uno spazio quotidiano per bambini e adolescenti: studio, comunicazione, intrattenimento e socialità passano sempre più spesso attraverso smartphone, tablet e piattaforme digitali. Accanto alle opportunità offerte dalla [...]]]></description>
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<p>Internet è diventato uno spazio quotidiano per bambini e adolescenti: studio, comunicazione, intrattenimento e socialità passano sempre più spesso attraverso smartphone, tablet e piattaforme digitali. Accanto alle opportunità offerte dalla rete crescono però anche le esigenze di tutela, soprattutto quando sono coinvolti i minori.</p>



<p>La protezione dei più giovani online riguarda diversi aspetti: dalla privacy alla diffusione delle immagini, dal cyberbullismo ai rischi legati ai contatti con sconosciuti, fino alla necessità di educare a un uso consapevole degli strumenti digitali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Privacy e dati personali</h2>



<p>Uno dei temi centrali è la gestione dei dati personali. Le informazioni condivise online – fotografie, video, posizione, interessi, dati di registrazione – possono lasciare una traccia digitale difficile da cancellare.</p>



<p>La normativa europea sulla protezione dei dati, il <strong>Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR)</strong>, prevede una tutela specifica per i minori e stabilisce regole sul trattamento dei dati personali dei ragazzi. In particolare, per alcuni servizi della società dell&#8217;informazione il consenso dei minori è soggetto a condizioni particolari e gli Stati membri possono stabilire un&#8217;età minima, entro i limiti previsti dal regolamento.</p>



<p>In Italia il quadro è collegato anche alle norme nazionali sulla privacy e al ruolo dell&#8217;autorità garante per la protezione dei dati personali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Foto e video dei minori: il diritto alla riservatezza</h2>



<p>La pubblicazione di immagini che ritraggono bambini e ragazzi è uno degli argomenti più discussi. Una fotografia condivisa online può essere copiata, modificata o diffusa oltre il controllo iniziale.</p>



<p>Il principio generale è la tutela dell&#8217;interesse del minore: prima di pubblicare immagini che lo riguardano è necessario valutare il rispetto della sua riservatezza e, quando richiesto, ottenere i consensi previsti dalla legge.</p>



<p>Anche nelle famiglie cresce l&#8217;attenzione sul fenomeno dello &#8220;sharenting&#8221;, cioè la condivisione frequente da parte dei genitori di contenuti sui propri figli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cyberbullismo e comportamenti online</h2>



<p>Il cyberbullismo rappresenta una delle principali aree di attenzione. Offese, minacce, diffusione di contenuti senza consenso e isolamento digitale possono avere conseguenze importanti sulla vita dei ragazzi.</p>



<p>In Italia la legge n. 71 del 2017 ha introdotto disposizioni specifiche per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, prevedendo strumenti di tutela per i minori e interventi nelle scuole.</p>



<p>Tra le possibilità previste c&#8217;è anche la richiesta di rimozione dei contenuti ritenuti lesivi della dignità del minore attraverso le procedure stabilite dalla normativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Social network e limiti di età</h2>



<p>Le piattaforme digitali prevedono generalmente limiti di età per l&#8217;iscrizione ai servizi. Queste regole hanno l&#8217;obiettivo di proteggere i minori dalla raccolta di dati, dall&#8217;esposizione a contenuti non adatti e da interazioni potenzialmente rischiose.</p>



<p>La sola presenza di un limite anagrafico, però, non elimina il problema: per questo la sicurezza digitale passa anche dall&#8217;educazione, dal dialogo familiare e dalla capacità dei ragazzi di riconoscere situazioni problematiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo della famiglia e della scuola</h2>



<p>La tutela dei minori online non riguarda soltanto il controllo degli strumenti, ma soprattutto la formazione. Imparare a scegliere cosa condividere, proteggere le proprie password, riconoscere tentativi di manipolazione e chiedere aiuto sono competenze fondamentali.</p>



<p>Anche la scuola ha un ruolo importante nell&#8217;educazione alla cittadinanza digitale, promuovendo consapevolezza, rispetto degli altri e conoscenza dei propri diritti.</p>



<p>La rete è ormai parte integrante della vita dei più giovani. La sfida non è soltanto limitare i rischi, ma costruire una cultura digitale in cui libertà, responsabilità e protezione possano convivere.</p>



<p>Per bambini e adolescenti il web può essere uno spazio di crescita e apprendimento, a condizione che siano garantiti strumenti adeguati, regole chiare e attenzione costante ai diritti fondamentali della persona.</p>
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		<title>A Contursi Terme trenta changemaker per immaginare il futuro delle aree interne</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/a-contursi-terme-trenta-changemaker-per-immaginare-il-futuro-delle-aree-interne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 12:41:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Per cinque giorni Contursi Terme è diventata un laboratorio a cielo aperto di innovazione, idee e partecipazione. Trenta changemaker provenienti da tutta Italia e dall&#8217;estero hanno scelto di vivere il [...]]]></description>
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<p>Per cinque giorni Contursi Terme è diventata un laboratorio a cielo aperto di innovazione, idee e partecipazione. Trenta changemaker provenienti da tutta Italia e dall&#8217;estero hanno scelto di vivere il borgo, ascoltarne la comunità e confrontarsi con le sue sfide, mettendo competenze e creatività al servizio di nuove visioni per lo sviluppo delle aree interne.</p>



<p>Si è concluso così l&#8217;Innovation Camp, l&#8217;esperienza immersiva curata dal laboratorio di innovazione GRUV, momento finale della quarta edizione di New Oikos, il percorso dedicato alle economie dei territori e ai nuovi modelli di sviluppo locale promosso nell&#8217;ambito del progetto PNRR &#8220;Le Terre del Benessere&#8221;, finanziato attraverso il Bando Borghi del Comune di Contursi Terme.</p>



<p>Laboratori, momenti formativi, progettazione collaborativa e confronto diretto con cittadini e realtà locali hanno trasformato il paese in uno spazio diffuso di apprendimento e sperimentazione, dove il dialogo tra chi arriva e chi vive il territorio ha generato idee, connessioni e nuove prospettive.</p>



<p>È proprio questa la visione che accompagna l&#8217;intero progetto: interpretare la rigenerazione del centro storico non solo come recupero degli spazi, ma come un investimento duraturo sulle persone, sulle competenze e sulla capacità di una comunità di costruire il proprio futuro. Un percorso che, negli anni, ha dato vita a un ecosistema di iniziative rivolte a cittadini, imprese e professionisti, facendo della collaborazione uno strumento concreto di sviluppo.</p>



<p>Tra i risultati più significativi c&#8217;è FABER – La Casa delle Connessioni, nata negli spazi dell&#8217;ex carcere di Contursi Terme e oggi luogo vivo di cultura, innovazione e partecipazione. Con la scuola civica di musica, la web radio, gli spazi di coworking e la sala proiezioni, FABER rappresenta un presidio permanente di rigenerazione sociale e culturale, un luogo in cui le relazioni diventano occasione di crescita per l&#8217;intera comunità.</p>



<p>Accanto a questo, il progetto ha accompagnato la nascita e il consolidamento di nuove imprese attraverso Con.Te., il laboratorio di imprenditorialità a impatto che ha sostenuto cittadini e aspiranti imprenditori nel trasformare idee e intuizioni in iniziative concrete grazie a percorsi gratuiti di formazione, progettazione e mentoring.</p>



<p>Un ruolo centrale ha avuto anche la valorizzazione del patrimonio enogastronomico locale, sviluppata insieme alla Scuola di Alta Formazione In Cibum, dove agrichef, agriturismi e microimprese della Linea C del Bando Borghi hanno costruito un&#8217;offerta identitaria capace di raccontare il territorio attraverso i suoi prodotti, le sue tradizioni e la sua cultura.</p>



<p>E ancora, il Convivio, format dedicato alla partecipazione, ha riportato nelle piazze e negli spazi del borgo il valore dell&#8217;incontro e del dialogo, rinsaldando il rapporto tra cittadini, istituzioni e tessuto produttivo in un processo di costruzione condivisa del futuro.</p>



<p>Ad accompagnare l&#8217;intero percorso è stata l&#8217;agenzia Postilla, che ha curato la regia strategica e comunicativa del programma. La conclusione della quarta edizione di New Oikos e dell&#8217;Innovation Camp non segna la fine di un progetto, ma rafforza un cammino già avviato. Un modello di sviluppo che mette insieme innovazione, cultura, impresa e partecipazione e che continua a dimostrare come il futuro delle aree interne possa nascere dall&#8217;incontro tra comunità, competenze e desiderio condiviso di costruire nuove opportunità.</p>
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		<item>
		<title>Pagamenti elettronici obbligatori, Satispay: «Pronti a supportare gli esercenti, da settembre zero commissioni sotto i 10 euro»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pagamenti-elettronici-obbligatori-satispay-pronti-a-supportare-gli-esercenti-da-settembre-zero-commissioni-sotto-i-10-euro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 13:20:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[pagamenti obbligatori]]></category>
		<category><![CDATA[satispay]]></category>
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					<description><![CDATA[Satispay accoglie con favore l’evoluzione della normativa sui pagamenti elettronici che, da oggi con&#160;la conversione in legge del DL 63/2026 “Carburanti-ter”,&#160;rafforza l’obbligo di accettazione di strumenti di moneta elettronica &#8211; [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Satispay accoglie con favore l’evoluzione della normativa sui pagamenti elettronici che, da oggi con&nbsp;la conversione in legge del DL 63/2026 “Carburanti-ter”,&nbsp;rafforza l’obbligo di accettazione di strumenti di moneta elettronica &#8211; quindi anche tramite wallet digitali e app di pagamento &#8211; e si fa trovare pronta per dare tutto il suo supporto agli esercenti. Satispay ha anticipato questo cambiamento. Fin dal suo arrivo sul mercato nel 2015, ha lavorato per rendere i pagamenti digitali accessibili a tutti. Accettare pagamenti con Satispay non ha mai richiesto sforzi da parte dell&#8217;esercente, funzionando con qualsiasi banca e con qualunque dispositivo già in uso – smartphone, tablet, computer o registratore di cassa – senza POS dedicati, senza nuovo hardware, senza costi di attivazione né canoni mensili, con gli incassi accreditati il giorno successivo.</p>



<p>Anche quando l&#8217;obbligo di accettazione ha riguardato le sole carte e non la moneta elettronica, Satispay ha continuato a investire nel proprio circuito, arricchendolo con una gamma sempre più ampia di servizi a valore aggiunto tra cui il programma fedeltà Punti Satispay, il welfare aziendale, il Paga in 3 e molti altri. Un percorso che le ha permesso di raggiungere il traguardo di 6,5 milioni di utenti e oltre 450.000 attività commerciali convenzionate che ogni giorno scelgono Satispay.</p>



<p>Qualunque attività può attivare Satispay immediatamente ed essere subito in regola con la normativa.</p>



<p>In questo nuovo scenario, Satispay conferma la sua vicinanza al piccolo commercio di prossimità tornando da settembre a zero commissioni sotto i 10 euro.</p>



<p><strong>Alberto Dalmasso, Co-Founder e CEO di Satispay</strong>, commenta:&nbsp;<em>&#8220;Quando siamo entrati sul mercato, anche grazie alla Payment Services Directive, ci era chiaro l’obiettivo delle istituzioni di creare maggior competizione favorendo la nascita di campioni europei. In questi anni abbiamo contribuito a costruire una nuova cultura del pagamento elettronico in Italia, e dato vita a uno dei network alternativi più diffusi d’Europa. Oggi, con la moneta elettronica che diventa obbligatoria, viene compiuto un passo decisivo, in linea con lo spirito originale della direttiva europea, che porterà maggiore concorrenza e migliori servizi per esercenti e consumatori.</em></p>



<p><em>Per molti esercenti un nuovo obbligo può sembrare un onere: il nostro impegno è trasformarlo in un&#8217;opportunità. Per questo da settembre torniamo a zero commissioni sotto i 10 euro, perché crediamo nel commercio di prossimità e vogliamo sostenere chi gestisce piccoli pagamenti frequenti: il bar, l&#8217;edicola, il negozio di quartiere, realtà che abbiamo sempre visto come il cuore che anima le nostre città e che continueremo a sostenere parallelamente alla nostra crescita”.</em></p>



<p>Il nuovo modello di Satispay prevede&nbsp;<strong>zero commissioni</strong>&nbsp;per una transazione&nbsp;<strong>sotto i 10 euro</strong>&nbsp;e, un miglioramento anche per le transazioni a partire da 10 Euro con una commissione che&nbsp;<strong>scende allo 0,95%</strong>. Continueranno a essere applicate condizioni particolari riservate a tabaccai, benzinai ed edicolanti che operano in settori caratterizzati da margini più ridotti e la cui attività principale è il commercio di generi di monopolio.</p>



<p>Satispay proseguirà il dialogo con le principali associazioni di categoria per definire condizioni ancora più vantaggiose per gli esercenti associati.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Da Napoli parte la sfida globale agli hacker: nasce Nexplore, la tecnologia che può salvare miliardi di dati dagli attacchi informatici</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/da-napoli-parte-la-sfida-globale-agli-hacker-nasce-nexplore-la-tecnologia-che-puo-salvare-miliardi-di-dati-dagli-attacchi-informatici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 12:38:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
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					<description><![CDATA[Parte da Napoli una nuova offensiva tecnologica contro gli hacker e il cybercrime internazionale. Una sfida che punta a contrastare uno dei fenomeni più costosi e pericolosi dell’economia digitale contemporanea: [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Parte da Napoli una nuova offensiva tecnologica contro gli hacker e il cybercrime internazionale. Una sfida che punta a contrastare uno dei fenomeni più costosi e pericolosi dell’economia digitale contemporanea: la perdita, il blocco o la compromissione di enormi quantità di dati causati ogni anno da ransomware e attacchi informatici. Un’emergenza globale che coinvolge aziende, banche, ospedali, infrastrutture strategiche e pubbliche amministrazioni in tutto il mondo e che genera danni economici per miliardi di euro.</p>



<p>In questo scenario nasce Nexplore, il nuovo servizio sviluppato dalla partnership tra NetCom Group, società di ingegneria con quartier generale a Napoli e sedi in tutta Italia e in diversi Paesi del mondo, ed Esplores, realtà tecnologica italiana fondata nel 2018 da Angelo Khatib dopo oltre dieci anni di esperienza maturata nel settore dei Big Data.</p>



<p>L’obiettivo è ambizioso: consentire ad aziende e istituzioni di recuperare, ricostruire e valorizzare il proprio patrimonio informativo anche quando questo risulta frammentato, disperso tra sistemi differenti o compromesso da un attacco informatico. In altre parole, fornire uno strumento capace di intervenire proprio dove i cyber criminali cercano di colpire più duramente: il patrimonio dei dati.</p>



<p>Quando un attacco informatico colpisce un’organizzazione, infatti, il danno più grave non è soltanto il blocco temporaneo dei sistemi. Sempre più spesso ransomware e gruppi criminali riescono a cifrare, cancellare o rendere inutilizzabili informazioni essenziali, paralizzando attività produttive, servizi pubblici e processi decisionali.</p>



<p>Oggi i dati aziendali non risiedono più in un unico archivio. Sono distribuiti tra database, piattaforme cloud, software gestionali, sistemi ERP e CRM, e-mail, documenti e applicazioni sviluppate nel corso degli anni. Una complessità che spesso rappresenta un limite operativo, ma che può trasformarsi in una risorsa strategica quando è necessario recuperare rapidamente informazioni critiche.</p>



<p>Nexplore nasce proprio per affrontare questa sfida. A differenza dei tradizionali sistemi basati sulla centralizzazione dei dati all’interno di Data Lake o Data Warehouse, la piattaforma utilizza un approccio definito “Connect, don’t Collect”, collegando le diverse sorgenti informative senza duplicarle o spostarle.</p>



<p>«Le grandi organizzazioni si trovano spesso con enormi quantità di informazioni distribuite tra sistemi diversi e sviluppati in epoche differenti», spiega Angelo Khatib, founder e CEO di Esplores. «Il nostro obiettivo è consentire alle aziende di esplorare immediatamente il proprio patrimonio informativo senza dover spostare o replicare i dati».</p>



<p>La tecnologia alla base di Nexplore utilizza avanzate funzionalità di Data Exploration, Discovery e Federation, consentendo di individuare rapidamente informazioni distribuite tra sistemi differenti, ricostruire relazioni tra dati apparentemente scollegati e recuperare una parte significativa del patrimonio informativo compromesso.</p>



<p>Il cuore della piattaforma è rappresentato dal sistema di Cross Exploration &amp; Discovery, capace di analizzare contemporaneamente dati strutturati e non strutturati, individuando connessioni, duplicazioni, contenuti sensibili e correlazioni spesso invisibili ai sistemi tradizionali.</p>



<p>La collaborazione tra NetCom ed Esplores nasce dall’incontro tra competenze complementari. Da una parte l’esperienza maturata da Esplores nell’enterprise data management e nella gestione federata dei dati; dall’altra la solidità industriale e ingegneristica di NetCom Group, attiva da anni nei settori ad alta innovazione e fortemente impegnata nello sviluppo di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale.</p>



<p>«Con Nexplore mettiamo a disposizione del mercato una piattaforma che unisce capacità di analisi avanzata, governance del dato e intelligenza artificiale», sottolinea Domenico Lanzo, presidente di NetCom Group. «L’obiettivo è aiutare imprese e istituzioni a trasformare i dati in un vero patrimonio strategico, migliorando resilienza, competitività e capacità decisionale. La collaborazione con Esplores ci consente di offrire una soluzione innovativa, unica nel suo genere, che guarda al futuro della gestione intelligente delle informazioni».</p>



<p>Sul fronte dell’AI la sinergia tra le due realtà è destinata a rafforzarsi ulteriormente. La piattaforma è infatti in continua evoluzione per sfruttare le potenzialità dell’intelligenza artificiale nella generazione di insight, nell’individuazione di pattern nascosti, nell’analisi predittiva e nell’identificazione automatica di correlazioni tra dati eterogenei.</p>



<p>Il risultato è la costruzione di una vera Single Source of Truth, una visione unificata del patrimonio informativo aziendale capace di trasformare dati frammentati in conoscenza utilizzabile.</p>



<p>In un’epoca in cui gli attacchi cyber rappresentano una minaccia quotidiana per imprese e istituzioni, la capacità di sapere dove si trovano i dati, come sono collegati tra loro e come recuperarli rapidamente può fare la differenza tra una semplice emergenza informatica e una crisi capace di compromettere il futuro di un’organizzazione. Da Napoli arriva una risposta tecnologica che punta a trasformare questa sfida in una nuova opportunità di resilienza e sicurezza digitale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Turismo digitale: nasce StayAdvisor, la web app che semplifica ciò che accade durante il soggiorno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/turismo-digitale-nasce-stayadvisor-la-web-app-che-semplifica-cio-che-accade-durante-il-soggiorno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 12:30:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Amalfi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel turismo, la scelta e la prenotazione sono ormai processi ampiamente digitali. Molto meno lo è ciò che accade durante il soggiorno o la visita, quando informazioni, servizi ed esperienze [...]]]></description>
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<p>Nel turismo, la scelta e la prenotazione sono ormai processi ampiamente digitali. Molto meno lo è ciò che accade durante il soggiorno o la visita, quando informazioni, servizi ed esperienze restano spesso dispersi, poco visibili e gestiti in modo manuale. È in questo spazio che nasce StayAdvisor, la web app modulare sviluppata da TravelTech by BC Soft per aiutare strutture ricettive, territori e operatori turistici a organizzare meglio tutto ciò che il cliente cerca quando è già sul posto.</p>



<p><strong>L’anello mancante del turismo digitale</strong></p>



<p>Negli ultimi anni gran parte dell’innovazione nel turismo si è concentrata sulla prenotazione e sulla gestione operativa delle strutture. Il soggiorno e la visita restano però ancora oggi momenti spesso caratterizzati da informazioni frammentate, comunicazioni non centralizzate e opportunità di valorizzazione non pienamente sfruttate. È proprio in questa fase che emergono richieste, esigenze e occasioni di scoperta del territorio che meritano di essere accompagnate da strumenti digitali semplici, accessibili ed efficaci.</p>



<p>StayAdvisor interviene esattamente in questo spazio: non si sovrappone ai portali di booking, non sostituisce i sistemi gestionali e non richiede lo sviluppo di un’app custom complessa da scaricare. Lavora invece nel momento in cui il cliente è già sul posto e ha bisogno di accedere in modo semplice a informazioni, servizi ed esperienze. In questo modo aiuta chi gestisce l’offerta a informare meglio l’utente, orientarsi durante la permanenza, valorizzare ciò che è disponibile e attivare nuove opportunità di relazione e vendita.</p>



<p><strong>Una web app semplice, modulare e subito accessibile</strong></p>



<p>Accessibile senza download, StayAdvisor può essere utilizzata via QR code, landing page Wi-Fi o sito web, mettendo a disposizione in un unico punto di accesso contenuti informativi, servizi, attività ed esperienze. La piattaforma è progettata per essere semplice da attivare, pronta all’uso in tempi rapidi e sostenibile anche per realtà che non dispongono di competenze tecniche strutturate o di progetti di sviluppo dedicati.</p>



<p>Tra le funzionalità disponibili rientrano la consultazione di informazioni utili, la promozione e prenotazione di servizi ed esperienze, la comunicazione in tempo reale con gli utenti, la gestione delle disponibilità e, in alcuni contesti, la raccolta di dati aggregati utili a comprendere comportamenti e preferenze dei visitatori.&nbsp;</p>



<p><strong>Una piattaforma pensata per strutture ricettive, territori e operatori turistici</strong></p>



<p>StayAdvisor è stata progettata per rispondere alle esigenze di attori diversi, accomunati dalla necessità di rendere più accessibile, organizzata e fruibile la propria offerta. Per hotel, resort, agriturismi, B&amp;B e case vacanza può diventare un concierge digitale sempre disponibile, capace di centralizzare informazioni, promuovere servizi e migliorare la comunicazione con gli ospiti.</p>



<p>Per consorzi, enti territoriali e amministrazioni locali rappresenta uno strumento per valorizzare il territorio attraverso un ecosistema digitale condiviso, mettendo in rete attrazioni, attività, eventi e operatori locali e offrendo ai visitatori un punto di accesso unico e sempre aggiornato. Per operatori di escursioni, tour, esperienze turistiche e porti turistici, semplifica la presentazione dei servizi, facilita le prenotazioni e migliora la gestione delle richieste nei momenti di maggiore affluenza.</p>



<p><em>“La digitalizzazione del turismo non si ferma alla prenotazione”, commenta Paola Recchi, Digital Transformation Advisor di StayAdvisor. “Vogliamo rendere accessibili a strutture, territori e operatori turistici strumenti che fino a oggi erano spesso riservati a realtà più grandi, attraverso una soluzione semplice da utilizzare, sostenibile dal punto di vista economico e capace di generare valore fin da subito.”</em></p>



<p><strong>Un caso concreto:&nbsp;</strong><strong>Amalfi Coast Cruise Terminal – Port of Salerno</strong></p>



<p>Tra le realtà che hanno già scelto StayAdvisor figura Amalfi Coast Cruise Terminal – Port of Salerno, punto di riferimento per l’accoglienza dei passeggeri che approdano a Salerno e gateway privilegiato verso la Costiera Amalfitana e le principali destinazioni turistiche del territorio. In questo scenario, caratterizzato da flussi internazionali, tempi di permanenza contenuti e forte domanda di informazioni e servizi immediatamente fruibili, StayAdvisor consente di organizzare in modo più efficace l’accesso a escursioni, servizi turistici, contenuti informativi ed esperienze locali, contribuendo a migliorare l’esperienza del visitatore e a ridurre dispersioni operative e commerciali nei momenti di maggiore affluenza.</p>



<p><strong>Tecnologia, esperienza e visione</strong></p>



<p>StayAdvisor nasce all&#8217;interno di TravelTech by BC Soft, il brand attraverso cui BC Soft sviluppa soluzioni digitali dedicate al turismo e all&#8217;ospitalità. Forte di oltre 35 anni di esperienza nel settore ICT e di un team di oltre 250 professionisti, BC Soft combina competenze tecnologiche avanzate e conoscenza diretta delle esigenze del comparto turistico per supportare la trasformazione digitale di strutture, territori e operatori.</p>



<p><em>“Abbiamo sviluppato StayAdvisor per presidiare un momento del customer journey che il mercato ha finora trascurato: quello in cui il cliente è già sul posto”</em>&nbsp;dichiara Francesco Gallo, Partner di BC Soft.&nbsp;<em>“Attraverso TravelTech by BC Soft mettiamo la nostra esperienza tecnologica al servizio del turismo, sviluppando soluzioni semplici, accessibili e capaci di generare valore concreto per strutture, territori e operatori.”</em></p>



<p>La soluzione non sostituisce i sistemi già utilizzati dalle organizzazioni, ma si integra con l’ecosistema esistente per presidiare un momento del customer journey che oggi rappresenta ancora una significativa opportunità di innovazione. L’obiettivo è contribuire alla costruzione di un turismo più connesso, più accessibile e più efficace, in cui informazioni, servizi ed esperienze siano valorizzati nel momento in cui servono davvero.</p>



<p><strong>Informazioni su TravelTech by BC Soft e StayAdvisor<br><br></strong>TravelTech by BC Soft è il brand dedicato al turismo e all&#8217;ospitalità attraverso cui BC Soft sviluppa soluzioni digitali pensate per supportare strutture ricettive, territori e operatori turistici nell&#8217;evoluzione dei propri modelli di servizio e nella valorizzazione dell&#8217;esperienza dei visitatori.</p>



<p>Tra le soluzioni sviluppate da TravelTech by BC Soft rientra StayAdvisor, la web app modulare progettata per organizzare e valorizzare informazioni, servizi ed esperienze durante il soggiorno e la visita. Accessibile senza download, la piattaforma consente a strutture ricettive, operatori turistici, enti e comuni di offrire un punto di accesso unico ai propri servizi, migliorare l&#8217;esperienza degli utenti e raccogliere dati utili a supportare le decisioni e la promozione del territorio.<br><br>Per ulteriori informazioni: <strong> <a href="http://www.stayadvisor.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>www.stayadvisor.it</u></a> </strong></p>



<p><strong>Informazioni su BC Soft</strong></p>



<p>Fondata nel 1995,&nbsp;<strong>BC Soft</strong>&nbsp;è specializzata nella consulenza e nello sviluppo di soluzioni IT a supporto della crescita delle imprese. Grazie a un team di professionisti qualificati e a un approccio orientato alle esigenze dei clienti, supporta organizzazioni di diversi settori nell&#8217;individuazione delle tecnologie più efficaci per ottimizzare processi, innovazione e competitività. Nel corso degli anni ha ampliato la propria offerta integrando servizi di sviluppo software, formazione e consulenza specialistica su tutto il territorio nazionale. Oggi l&#8217;azienda conta oltre 250 professionisti e affianca imprese e organizzazioni nei percorsi di trasformazione digitale attraverso competenze che spaziano dal Cloud al Data &amp; AI, fino allo sviluppo di soluzioni applicative innovative.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Contursi Hub, innovazione e sviluppo territoriale: il 25 giugno incontro con imprese, cittadini e istituzioni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/contursi-hub-innovazione-e-sviluppo-territoriale-il-25-giugno-incontro-con-imprese-cittadini-e-istituzioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 11:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contursi Terme]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[contursi hub]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Giovedì 25 giugno 2026, alle ore 19:00, presso la sede di Contursi Hub in via Medaglia d’Oro F. La Sala Snc, si terrà un importante momento di confronto dedicato al [...]]]></description>
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<p>Giovedì 25 giugno 2026, alle ore 19:00, presso la sede di Contursi Hub in via Medaglia d’Oro F. La Sala Snc, si terrà un importante momento di confronto dedicato al futuro del territorio, all’innovazione e alle nuove opportunità di crescita per cittadini, imprese e istituzioni.</p>



<p>L’iniziativa nasce con l’obiettivo di mettere in rete gli attori locali e costruire insieme un percorso di sviluppo sostenibile fondato su formazione, digitalizzazione, valorizzazione delle risorse territoriali e sostegno all’imprenditorialità.</p>



<p>Tra gli ospiti dell’evento sarà presente anche il Presidente di Network GTC, Ing. Secondo Martino, che ha sottolineato il valore strategico del progetto.</p>



<p>«<em>Innovazione, formazione e impresa rappresentano tre pilastri fondamentali per accelerare la crescita del territorio. Attraverso servizi digitali, percorsi formativi e iniziative di sviluppo locale possiamo creare nuove opportunità per cittadini e aziende. Con Contursi Hub nasce un sistema integrato capace di mettere in rete imprese, cittadini e istituzioni</em>», ha dichiarato l’Ing. Martino.</p>



<p>Contursi Hub si propone come il nuovo centro digitale dei servizi per cittadini e imprese, uno spazio innovativo dove formazione, innovazione e valorizzazione del territorio si incontrano per favorire occupazione, crescita economica e sviluppo sostenibile.</p>



<p>Il progetto nasce come portale territoriale dedicato alla rigenerazione culturale e digitale di Contursi Terme, con l’obiettivo di connettere persone, imprese, istituzioni e opportunità attraverso un unico punto di accesso a servizi, formazione e innovazione.</p>



<p>Particolare attenzione viene dedicata alla valorizzazione delle eccellenze locali, dal termalismo al patrimonio culturale e turistico, trasformando queste risorse in strumenti di sviluppo economico e occupazionale.</p>



<p>Tra gli obiettivi principali di Contursi Hub figurano il sostegno alla formazione orientata al lavoro, lo sviluppo delle competenze professionali, il supporto all’innovazione delle imprese, la valorizzazione del patrimonio territoriale e il rafforzamento dell’attrattività turistica e digitale della città.</p>



<p>Il progetto si sviluppa attraverso sei aree strategiche: formazione e lavoro, supporto alle imprese, finanza agevolata e bandi, innovazione digitale, turismo termale e benessere, valorizzazione culturale del territorio.</p>



<p>L’incontro del 25 giugno rappresenterà un’importante occasione di dialogo e partecipazione per costruire una visione condivisa del futuro di Contursi Terme e dell’intero territorio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="819" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-23-at-11.44.39-819x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-250691" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-23-at-11.44.39-819x1024.jpeg 819w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-23-at-11.44.39-240x300.jpeg 240w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-23-at-11.44.39-768x960.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-23-at-11.44.39.jpeg 1080w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>
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		<item>
		<title>AI agentica e AI fisica: la nuova rivoluzione tecnologica secondo Qualcomm</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ai-agentica-e-ai-fisica-la-nuova-rivoluzione-tecnologica-secondo-qualcomm/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 20:31:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo l&#8217;esplosione dell&#8217;intelligenza artificiale generativa, il settore tecnologico guarda già alla prossima evoluzione: l&#8217;AI agentica. A delinearne il futuro è stata Qualcomm durante il Computex 2026, dove il CEO Cristiano [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dopo l&#8217;esplosione dell&#8217;intelligenza artificiale generativa, il settore tecnologico guarda già alla prossima evoluzione: l&#8217;AI agentica. A delinearne il futuro è stata Qualcomm durante il Computex 2026, dove il CEO Cristiano Amon ha definito il 2026 come &#8220;l&#8217;anno degli agenti&#8221;, una nuova generazione di sistemi intelligenti capaci non solo di rispondere alle richieste degli utenti, ma di agire autonomamente per raggiungere obiettivi specifici.</p>



<p>Come riportato da Qualcomm nel corso del keynote al Computex 2026, gli agenti AI saranno in grado di operare contemporaneamente su smartphone, PC, dispositivi indossabili, automobili e servizi cloud, collaborando tra loro per gestire attività sempre più complesse. L&#8217;obiettivo è trasformare l&#8217;intelligenza artificiale da semplice assistente conversazionale a vero collaboratore digitale capace di comprendere il contesto, pianificare azioni ed eseguirle senza interventi continui da parte dell&#8217;utente.</p>



<p>Accanto all&#8217;AI agentica emerge anche il concetto di AI fisica, una tecnologia che porta l&#8217;intelligenza artificiale fuori dagli schermi e dentro il mondo reale. Secondo quanto illustrato da Qualcomm e ripreso da Tech Princess nel resoconto dedicato al Computex 2026, robot, veicoli autonomi e macchine intelligenti saranno dotati di capacità avanzate di percezione, ragionamento e movimento, consentendo loro di interagire con l&#8217;ambiente circostante in modo sempre più autonomo.</p>



<p>Un elemento centrale della strategia Qualcomm è l&#8217;integrazione tra elaborazione locale ed elaborazione cloud. Come evidenziato dall&#8217;azienda nel proprio press kit ufficiale, gran parte delle operazioni verrà eseguita direttamente sui dispositivi grazie a processori dotati di Neural Processing Unit (NPU), riducendo la dipendenza dai data center e garantendo maggiore velocità, privacy e affidabilità. Solo le attività più complesse verranno delegate al cloud, creando quello che Qualcomm definisce un &#8220;continuum computazionale&#8221; tra edge e infrastrutture remote.</p>



<p>Secondo un&#8217;analisi pubblicata da Computex Daily, questo modello potrebbe ridefinire il modo in cui gli utenti interagiscono con la tecnologia. In futuro non sarà più necessario aprire diverse applicazioni per svolgere un&#8217;attività: basterà indicare un obiettivo all&#8217;agente AI, che si occuperà di coordinare servizi, software e dispositivi per portarlo a termine. Si tratta di un cambiamento che molti osservatori paragonano all&#8217;avvento degli smartphone rispetto ai telefoni tradizionali.</p>



<p>Le applicazioni previste spaziano dalla mobilità intelligente alla robotica industriale. Come sottolineato da Cristiano Amon in diverse interviste rilasciate alla stampa specializzata, tra cui TechRadar, le automobili del futuro potranno comprendere le abitudini del conducente, anticiparne le esigenze e collaborare con sistemi avanzati di guida assistita. Allo stesso modo, robot autonomi potranno trovare impiego nella logistica, nella manifattura e persino nell&#8217;assistenza sanitaria.</p>



<p>Non mancano tuttavia le sfide. Sicurezza, tutela della privacy, affidabilità delle decisioni automatiche e sostenibilità energetica rappresentano temi centrali per l&#8217;adozione su larga scala di queste tecnologie. Tuttavia, secondo Qualcomm, la convergenza tra AI agentica e AI fisica rappresenta il prossimo grande passo dell&#8217;innovazione digitale e potrebbe inaugurare un&#8217;era in cui dispositivi, macchine e servizi intelligenti collaboreranno in modo sempre più autonomo con gli esseri umani.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Telemedicina arriva anche a Morigerati: nuovo servizio per avvicinare la sanità ai cittadini</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-telemedicina-arriva-anche-a-morigerati-nuovo-servizio-per-avvicinare-la-sanita-ai-cittadini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 13:55:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Morigerati]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[morigerati telemedicina]]></category>
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					<description><![CDATA[Operativo a Morigerati il nuovo Punto di Telemedicina, attivato nell’ambito dell’accordo di collaborazione tra i Comuni e l’ASL Salerno per la realizzazione degli Ambulatori Virtuali di Comunità. La nuova postazione, [...]]]></description>
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<p>Operativo a <strong>Morigerati</strong> il nuovo Punto di Telemedicina, attivato nell’ambito dell’accordo di collaborazione tra i Comuni e <strong>l’ASL Salerno</strong> per la realizzazione degli Ambulatori Virtuali di Comunità.</p>



<p>La nuova postazione, disponibile presso la sede comunale, rappresenta un ulteriore passo verso una sanità più vicina ai cittadini, con particolare attenzione alle persone fragili e a chi vive nelle aree interne, spesso costrette a spostamenti per accedere alle visite specialistiche.</p>



<p>Attraverso il servizio di Telemedicina sarà possibile effettuare video-visite e video-consulti con gli specialisti, oltre al monitoraggio di alcuni parametri clinici, riducendo tempi di attesa e difficoltà logistiche senza rinunciare alla qualità delle cure.</p>



<p>La televisita, secondo le Linee di indirizzo sulla Telemedicina del Ministero della Salute e le indicazioni regionali, è un atto sanitario nel quale il medico interagisce a distanza con il paziente. L’attività può portare alla prescrizione di farmaci, terapie o ulteriori indicazioni cliniche.</p>



<p>Per accedere alla televisita è necessario essere in possesso di un’impegnativa specifica in modalità televisita rilasciata dal Medico di Medicina Generale. La prenotazione può essere effettuata attraverso la piattaforma CUP Soresa tramite l’app Sinfonia Salute, agli sportelli CUP e Ticket dell’ASL Salerno, nelle farmacie abilitate, tramite il Call Center CUP o attraverso l’Ufficio Telemedicina dell’azienda sanitaria.</p>



<p>Il servizio prevede inoltre un supporto dedicato: il paziente può essere affiancato da un caregiver durante il collegamento e, nei casi di assistenza domiciliare integrata, anche dal personale infermieristico, che può collaborare con lo specialista fornendo informazioni aggiornate sulle condizioni cliniche.</p>



<p>Per usufruire della televisita sono necessari sistemi di identità digitale come SPID, CIE o CNS.</p>



<p><strong>Il Punto di Telemedicina sarà operativo a Morigerati il lunedì e il mercoledì dalle ore 9 alle 12. Per informazioni è possibile contattare il numero 0974 982016.</strong></p>



<p>L’iniziativa amplia l’offerta sanitaria sul territorio, mettendo a disposizione dei cittadini numerose specialità mediche, tra cui cardiologia, dermatologia, diabetologia, endocrinologia, geriatria, ginecologia, neurologia, oncologia, pneumologia, pediatria, psichiatria, reumatologia e terapia del dolore.</p>



<p>Con l’attivazione del nuovo servizio, Morigerati entra nella rete degli Ambulatori Virtuali di Comunità, un modello che punta a superare le distanze fisiche e tecnologiche e a rendere l’assistenza sanitaria sempre più accessibile, soprattutto nei piccoli centri.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il diritto all&#8217;oblio non perdona la lentezza della rete: e il danno si presume</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-diritto-alloblio-non-perdona-la-lentezza-della-rete-e-il-danno-si-presume/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 16:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[La permanenza online di notizie ormai superate, inesatte o comunque fortemente lesive della reputazione personale continua a rappresentare uno dei temi più delicati del diritto dell’informazione. La Corte di Cassazione [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La permanenza online di notizie ormai superate, inesatte o comunque fortemente lesive della reputazione personale continua a rappresentare uno dei temi più delicati del diritto dell’informazione.</p>



<p>La Corte di Cassazione è tornata ad affrontare il rapporto tra diritto di cronaca, diritto all’oblio e responsabilità per il ritardo nella rimozione dei contenuti dal web.</p>



<p>La pronuncia assume particolare rilievo perché chiarisce che il danno derivante dalla mancata tempestiva cancellazione o deindicizzazione di notizie invalidanti non è automatico, ma può essere riconosciuto anche attraverso presunzioni fondate su elementi concreti.</p>



<p>Il diritto all’oblio non comporta una cancellazione indiscriminata delle informazioni, soprattutto quando sussista un interesse pubblico alla conoscibilità della notizia. Tuttavia, quando l’informazione diventa non più attuale e produce un pregiudizio sproporzionato alla persona coinvolta, il gestore del sito o comunque il soggetto tenuto alla gestione del contenuto deve intervenire entro tempi ragionevoli.<br>Uno degli aspetti più interessanti della decisione riguarda il tema della prova del danno. I giudici hanno precisato che il risarcimento non può derivare automaticamente dalla semplice permanenza online della notizia. Non basta, quindi, dimostrare il ritardo nella rimozione per ottenere automaticamente un indennizzo economico.</p>



<p>Allo stesso tempo, però, la Corte ha riconosciuto che il danno alla reputazione, all’immagine o alla vita privata può essere provato anche in via presuntiva. In altre parole, il giudice può desumere l’esistenza del pregiudizio da circostanze oggettive, come la diffusione del contenuto, la facilità di reperimento tramite motori di ricerca, la gravità delle informazioni pubblicate o le conseguenze sociali e lavorative ragionevolmente prevedibili.</p>



<p>Si tratta di un passaggio molto importante, perché spesso il danno reputazionale digitale è difficile da dimostrare in modo diretto. Non sempre esistono prove documentali immediate di occasioni lavorative perse o relazioni compromesse. La lesione può manifestarsi in modo silenzioso ma costante, soprattutto in un contesto in cui una semplice ricerca online consente di associare immediatamente il nominativo della persona a fatti negativi o giudiziari.</p>



<p>La sentenza conferma dunque l’esigenza di un equilibrio tra libertà di informazione e tutela della dignità personale. Internet non può trasformarsi in un archivio eterno capace di condannare indefinitamente una persona al peso di vicende passate, soprattutto quando siano venuti meno attualità e interesse pubblico concreto.</p>



<p>Per operatori dell’informazione, gestori di siti e piattaforme digitali, la decisione rappresenta anche un richiamo alla tempestività nella gestione delle richieste di rimozione o aggiornamento dei contenuti. Ignorare o ritardare tali interventi può infatti esporre a responsabilità risarcitorie, purché il danno venga adeguatamente allegato e desumibile anche attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>IA: nel test di matematica più difficile vincono ancora gli umani</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ia-nel-test-di-matematica-piu-difficile-vincono-ancora-gli-umani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 14:21:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[ai intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[matematica]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;intelligenza artificiale compie nuovi progressi nella matematica avanzata, ma non riesce ancora a superare gli esseri umani. Lo dimostra il più rigoroso test matematico mai realizzato per valutare le capacità [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;intelligenza artificiale compie nuovi progressi nella matematica avanzata, ma non riesce ancora a superare gli esseri umani. Lo dimostra il più rigoroso test matematico mai realizzato per valutare le capacità dei modelli di IA, nel quale nessuno dei sistemi partecipanti è riuscito a risolvere correttamente tutti i problemi proposti. E<a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/06/16/lia-battuta-dagli-umani-in-un-difficile-test-di-matematica_36ad0957-b242-4ee1-8709-d29e47a9bfb2.html" data-type="link" data-id="https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/06/16/lia-battuta-dagli-umani-in-un-difficile-test-di-matematica_36ad0957-b242-4ee1-8709-d29e47a9bfb2.html">&#8216; quanto riporta l&#8217;Ansa in un articolo</a>. </p>



<p>La prova, denominata &#8220;First Proof&#8221;, ha sottoposto quattro diversi sistemi a dieci quesiti di livello ricerca, inediti e mai pubblicati in precedenza, per evitare che le risposte potessero essere ricavate dai dati utilizzati durante l&#8217;addestramento. Le soluzioni sono state valutate da matematici specialisti dei rispettivi settori.</p>



<p>Il miglior risultato è stato ottenuto dal modello sviluppato dal Politecnico Federale di Zurigo (ETH Zurich), che ha risolto correttamente sei problemi su dieci. Al secondo posto si è classificato il sistema realizzato dall&#8217;Università della California di Los Angeles (UCLA), seguito da ChatGPT 5.5 Pro di OpenAI. Ultimo il modello sviluppato dall&#8217;Università di Princeton, basato principalmente su Gemini di Google.</p>



<p>Secondo gli organizzatori, il test rappresenta il primo benchmark a soddisfare contemporaneamente tre condizioni considerate essenziali: problemi di livello ricerca, quesiti completamente nuovi e valutazione formale da parte di matematici umani. L&#8217;obiettivo è misurare quanto l&#8217;intelligenza artificiale possa diventare utile nella ricerca matematica, dalla verifica delle dimostrazioni all&#8217;assistenza nello sviluppo di nuove idee.</p>



<p>I risultati arrivano in una fase di rapido avanzamento delle capacità matematiche dei sistemi di IA. Negli ultimi mesi diversi modelli hanno mostrato prestazioni sempre più elevate nella risoluzione di problemi complessi, ma il nuovo test evidenzia come esista ancora un divario rispetto ai migliori esperti umani quando si tratta di affrontare questioni matematiche originali e di frontiera.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tecnologia: assistenti vocali, cosa ascoltano davvero e come viene gestita la privacy</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/tecnologia-assistenti-vocali-cosa-ascoltano-davvero-e-come-viene-gestita-la-privacy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 14:12:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[cybersicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Domotica]]></category>
		<category><![CDATA[smart life]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=249866</guid>

					<description><![CDATA[Gli assistenti vocali sono ormai diffusi in milioni di case e dispositivi, dagli smartphone agli smart speaker, e hanno cambiato il modo in cui gli utenti interagiscono con la tecnologia [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Gli assistenti vocali sono ormai diffusi in milioni di case e dispositivi, dagli smartphone agli smart speaker, e hanno cambiato il modo in cui gli utenti interagiscono con la tecnologia quotidiana. Ma resta centrale il tema della privacy e di ciò che questi sistemi “ascoltano” davvero.</p>



<p>Dispositivi come Amazon Alexa, Google Assistant e Apple Siri non registrano continuamente le conversazioni nel senso comune del termine, ma sono progettati per rilevare una parola di attivazione (wake word). Solo dopo questo comando vocale i sistemi iniziano a inviare l’audio ai server per l’elaborazione delle richieste.</p>



<p>Le aziende produttrici spiegano che brevi frammenti audio possono essere comunque registrati prima dell’attivazione per migliorare il riconoscimento della parola chiave, ma tali funzioni sono generalmente disattivabili o regolabili nelle impostazioni della privacy.</p>



<p>Il tema è stato più volte oggetto di attenzione da parte delle autorità per la protezione dei dati personali e degli organismi di cybersicurezza, che sottolineano la necessità di trasparenza sull’uso delle registrazioni e sulla loro eventuale conservazione. In Europa, il quadro normativo di riferimento è il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), che stabilisce principi di minimizzazione e controllo da parte dell’utente.</p>



<p>Gli esperti ricordano che il punto centrale non è un ascolto continuo indiscriminato, ma la gestione dei dati dopo l’attivazione del dispositivo e le eventuali attività di miglioramento dei sistemi di riconoscimento vocale o personalizzazione dei servizi.</p>



<p>Per ridurre i rischi, le autorità di cybersicurezza come l’ENISA consigliano di controllare regolarmente le impostazioni di privacy, disattivare il microfono quando non necessario, eliminare periodicamente le registrazioni salvate e verificare i permessi concessi alle applicazioni collegate.</p>



<p>In un contesto di crescente diffusione della smart home, la fiducia degli utenti dipende sempre più dalla trasparenza dei sistemi e dalla consapevolezza nell’utilizzo delle tecnologie vocali, che restano strumenti utili ma da gestire con attenzione sul piano della sicurezza e della protezione dei dati personali. </p>



<p></p>
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		<title>Cybersecurity: come proteggersi dagli attacchi ransomware, le indicazioni degli esperti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cybersecurity-come-proteggersi-dagli-attacchi-ransomware-le-indicazioni-degli-esperti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 14:09:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli attacchi ransomware continuano a rappresentare una delle principali minacce informatiche per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Si tratta di un tipo di malware che cifra i dati presenti sui [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Gli attacchi ransomware continuano a rappresentare una delle principali minacce informatiche per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Si tratta di un tipo di malware che cifra i dati presenti sui dispositivi o sulle reti informatiche, rendendoli inaccessibili e chiedendo un riscatto per ripristinarne l’accesso.</p>



<p>Secondo le indicazioni dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e dell’ENISA, la prevenzione resta lo strumento più efficace per ridurre il rischio di infezione e limitare i danni in caso di attacco.</p>



<p>Tra le principali misure raccomandate figura l’adozione di backup regolari e offline dei dati, conservati in sistemi non costantemente connessi alla rete, così da poter ripristinare rapidamente le informazioni compromesse senza cedere a richieste di riscatto. Fondamentale anche l’aggiornamento costante di sistemi operativi, software e dispositivi di sicurezza, per ridurre le vulnerabilità sfruttate dagli aggressori.</p>



<p>Un altro elemento centrale è la protezione degli accessi attraverso l’autenticazione a più fattori (MFA), che aggiunge un ulteriore livello di sicurezza oltre alla semplice password. Gli esperti sottolineano inoltre l’importanza della formazione degli utenti, spesso primo bersaglio delle campagne di phishing utilizzate per veicolare i ransomware.</p>



<p>Particolare attenzione deve essere posta all’apertura di allegati e link sospetti, soprattutto se provenienti da mittenti sconosciuti o inattesi. Le campagne malevole, spiegano gli specialisti, sfruttano sempre più tecniche di ingegneria sociale per indurre l’utente ad azioni inconsapevoli.</p>



<p>In caso di attacco, le linee guida raccomandano di isolare immediatamente i sistemi compromessi dalla rete, evitare qualsiasi pagamento del riscatto e contattare tempestivamente le autorità competenti e i responsabili della sicurezza informatica per attivare le procedure di risposta agli incidenti.</p>



<p>La crescente diffusione di questi attacchi rende quindi fondamentale un approccio strutturato alla cybersecurity, basato su prevenzione, consapevolezza e tempestività di intervento. </p>
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		<title>Algoretica e comunicazione della solidarietà: a Salerno confronto su etica, intelligenza artificiale e informazione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/algoretica-e-comunicazione-della-solidarieta-a-salerno-confronto-su-etica-intelligenza-artificiale-e-informazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:46:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
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					<description><![CDATA[In un’epoca in cui gli algoritmi influenzano sempre più le scelte quotidiane, il modo in cui ci informiamo e persino la percezione delle fragilità sociali, diventa fondamentale interrogarsi sul rapporto [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un’epoca in cui gli algoritmi influenzano sempre più le scelte quotidiane, il modo in cui ci informiamo e persino la percezione delle fragilità sociali, diventa fondamentale interrogarsi sul rapporto tra tecnologia, etica e responsabilità della comunicazione. Con questo obiettivo nasce l’incontro&nbsp;<strong>“Algoretica e comunicazione della solidarietà: regole e principi deontologici per costruire una società più giusta”</strong>, promosso nell’ambito de&nbsp;<strong>“Il Vortice – V-Cult”</strong>, iniziativa riconosciuta ai fini della formazione professionale dei giornalisti<strong><em>&nbsp;e dà diritto a 6 crediti formativi</em></strong>.</p>



<p>L’appuntamento è in programma il&nbsp;<strong>12 giugno 2026 alle (ore 9.30)</strong>&nbsp;nel&nbsp;<strong>salone Omnic di Salerno</strong>&nbsp;(via Adriano Aurofino, 25). Un’occasione di approfondimento dedicata a professionisti dell’informazione, studiosi, operatori del sociale e cittadini interessati a comprendere le sfide poste dall’intelligenza artificiale e dalle nuove tecnologie comunicative.</p>



<p>Ad aprire i lavori sarà&nbsp;<strong>Ottavio Lucarelli</strong>, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, che introdurrà il tema sottolineando il ruolo centrale dell’informazione nella costruzione di una società consapevole e democratica. Tra i relatori figurano personalità provenienti dal mondo accademico, istituzionale e sociale. Interverranno&nbsp;<strong>Giuseppe Acocella</strong>, professore emerito di Filosofia del Diritto e rettore dell’Università Telematica “Giustino Fortunato”,&nbsp;<strong>Dino Angelucci</strong>, coadiutore del Gruppo Accessibilità dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, e&nbsp;<strong>Roberta Lakelin</strong>, dirigente dell’UDEPE di Salerno presso il Ministero della Giustizia.</p>



<p>Il confronto sarà arricchito dai contributi di&nbsp;<strong>Don Nello Senatore</strong>, direttore dell’Ente Universitario dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Matteo” di Salerno, e di&nbsp;<strong>Tea Luigia Siano</strong>, dottore di ricerca in Social Theory, Digital Innovation and Public Policies dell’Università degli Studi di Salerno, che offriranno una lettura interdisciplinare delle implicazioni etiche, sociali e culturali dell’innovazione digitale.</p>



<p>A moderare l’incontro sarà&nbsp;<strong>Gianni Russo</strong>, docente di Comunicazione istituzionale e nuovi media presso il dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.</p>



<p>La riflessione prenderà le mosse da un interrogativo sempre più attuale: come garantire che gli algoritmi, ormai presenti in numerosi processi decisionali e comunicativi, siano strumenti al servizio della persona e non fattori di esclusione o discriminazione? Da qui il concetto di&nbsp;<strong>“algoretica”</strong>, disciplina che unisce innovazione tecnologica e principi etici, promuovendo modelli di sviluppo capaci di rispettare dignità, diritti e inclusione sociale.</p>



<p>L’immagine scelta per la locandina – una mano che entra in contatto con una figura digitale composta da reti e connessioni – sintetizza efficacemente il cuore del dibattito: il rapporto tra umanità e tecnologia. Un dialogo che non può limitarsi agli aspetti tecnici dell’innovazione, ma deve coinvolgere valori, responsabilità e principi deontologici. L’evento si propone dunque come un momento di riflessione collettiva sul futuro della comunicazione e sul ruolo che giornalisti, istituzioni e mondo della ricerca sono chiamati a svolgere affinché l’intelligenza artificiale e gli strumenti algoritmici diventino fattori di solidarietà, partecipazione e giustizia sociale, contribuendo alla costruzione di una società più inclusiva e attenta alle persone.</p>
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		<title>IA bocciata in cultura: arriva il Decalogo per un corretto utilizzo dell’Intelligenza Artificiale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ia-bocciata-in-cultura-arriva-il-decalogo-per-un-corretto-utilizzo-dellintelligenza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 11:50:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[ai cultura]]></category>
		<category><![CDATA[decalogo ai]]></category>
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					<description><![CDATA[Promossa in grammatica, incerta nella conoscenza culturale: ben il 44% delle risposte dell’IA rientra nella categoria dei contenuti plausibili e il 19% presenta errori evidenti o attribuzioni chiaramente false. Il [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Promossa in grammatica, incerta nella conoscenza culturale: ben il 44% delle risposte dell’IA rientra nella categoria dei contenuti plausibili e il 19% presenta errori evidenti o attribuzioni chiaramente false. Il rischio è la nascita di un “umanesimo plausibile” in cui il pensiero e degli scritti di autori, filosofi e artisti viene reinterpretato e semplificato fino a diventare credibile e condiviso e riconosciuto come tale. Ma non è l’IA il problema, bensì il modo in cui viene utilizzata: <strong>Libreriamo</strong> propone un galateo digitale cone le 10 regole per il corretto utilizzo dell’Intelligenza Artificiale<br></em></p>



<p>Dalla filosofia alla poesia, fino alle citazioni d’autore e alle opere d’arte, l’intelligenza artificiale è sempre più utilizzata per accedere, sintetizzare e produrre contenuti culturali. Una trasformazione che riguarda in modo diretto soprattutto&nbsp;<strong>studenti e giovani adulti</strong>, oggi tra i principali utilizzatori di questi strumenti per lo studio, ma che coinvolge sempre più anche&nbsp;<strong>docenti e divulgatori</strong>.</p>



<p>È proprio in questi ambiti che emergono i rischi più rilevanti:&nbsp;<strong>frasi attribuite ad autori che non le hanno mai scritte, citazioni plausibili ma non verificabili e reinterpretazioni che semplificano il pensiero originale</strong>.</p>



<p>Il punto critico non è tanto l’errore evidente, quanto la diffusione di contenuti che appaiono corretti, credibili e ben scritti, ma che non trovano riscontro nelle fonti.</p>



<p><strong>La metodologia dello studio</strong></p>



<p>Lo studio realizzato da Libreriamo si basa sull’analisi di quasi&nbsp;<strong>1.500 interazioni con sistemi di intelligenza artificiale generativa</strong>, ovvero le più diffuse e utilizzate dal grande pubblico, condotte nell’arco di circa un anno.</p>



<p>Le richieste sono state costruite per simulare un utilizzo reale &#8211; quello di studenti, lettori e divulgatori &#8211; e hanno riguardato sette ambiti: letteratura, poesia, libri, citazioni d’autore, massime filosofiche, opere d’arte, grammatica italiana (categoria di controllo).</p>



<p>Ogni categoria è stata analizzata su&nbsp;<strong>200 interazioni</strong>, con verifica sistematica delle risposte rispetto alle fonti originali.</p>



<p>Le risposte sono state classificate in tre categorie: corrette e verificabili; plausibili ma non verificabili; errate o con attribuzioni scorrette.</p>



<p>Dall’analisi delle interazioni emerge un quadro chiaro e, per certi versi, controintuitivo.</p>



<p>Solo una parte delle risposte generate dall’intelligenza artificiale risulta pienamente corretta e verificabile nelle fonti. Una quota significativa, invece, si colloca in una zona intermedia: contenuti che appaiono coerenti e credibili, ma che non trovano riscontro nei testi originali.</p>



<p><strong>Perché è nata questa ricerca</strong></p>



<p>“Abbiamo realizzato questo studio – afferma&nbsp;<strong>Saro Trovato</strong>, sociologo dei linguaggi, dei media, delle culture e fondatore di Libreriamo – perché siamo convinti delle profonde potenzialità dell’intelligenza artificiale sono oggi sempre più evidenti e riconosciute anche a livello internazionale. Studi come il rapporto&nbsp;<em>“OECD Digital Education Outlook 2026”</em>&nbsp;mostrano come l’IA stia trasformando radicalmente l’accesso alla conoscenza, rendendola più diffusa, personalizzata e immediata.</p>



<p>In questo scenario, l’intelligenza artificiale non è solo uno strumento tecnologico, ma un vero e proprio acceleratore culturale: amplia le capacità cognitive, semplifica la complessità, rende plausibili risposte rapide e coerenti su una vasta gamma di temi.</p>



<p>Ed è proprio qui che emerge il punto più delicato. Se tutto può apparire plausibile, diventa sempre più difficile distinguere tra ciò che è semplicemente verosimile e ciò che è autentico, tra velocità e profondità, tra sintesi e comprensione.</p>



<p>È in questo spazio che si inserisce la necessità di un nuovo paradigma: quello di un&nbsp;<strong>umanesimo plausibile</strong>. Un umanesimo che non rifiuta la tecnologia, ma la attraversa con consapevolezza critica, riaffermando il valore del contesto, delle fonti e del confronto umano.</p>



<p>Ma è anche qui che si apre un rischio concreto. Se la plausibilità diventa il criterio dominante, il pericolo non è solo informativo, ma culturale: riguarda il modo in cui pensiamo, interpretiamo e produciamo contenuti.</p>



<p>Il rischio non è che l’intelligenza artificiale scriva al posto nostro, ma che la plausibilità finisca per riscrivere ciò che chiamiamo letteratura.”</p>



<p><strong>Promossa a pieni voti in grammatica, rimandata in tutte le altre materie umanistiche</strong></p>



<p>Dallo studio di Libreriamo emerge chiaramente che l’IA rischia di riscrivere il pensiero ultra millennario di pensatori, scrittori, filosofi, artisti. Colpisce che uno strumento che potrebbe aiutare moltissimo all’acculturamento e all’apprendimento, finisca invece per generare l’effetto opposto contribuendo inconsapevolmente alla cultura falsa attribuita di cui tanto è piena la rete.</p>



<p>Si rischia se non si agisce a correggere il tiro, che autori come Leopardi, Manzoni, Pascoli, Tolstoj, Dostoevskij, solo per citarne alcuni siano confusi con anonimi autori da tastiera e che le loro opere siano trasformate in un qualcosa di nuovo e non controllato.</p>



<p>Lo confermano i dati dello studio dal quale emerge che in media circa il&nbsp;<strong>38% delle risposte è corretto e verificabile</strong>, ben il 44<strong>% rientra nella categoria dei contenuti plausibili</strong>&nbsp;e il&nbsp;<strong>18% presenta errori evidenti o attribuzioni chiaramente false.</strong></p>



<p>Il dato più rilevante riguarda proprio la fascia intermedia: contenuti che funzionano dal punto di vista comunicativo, ma che non sono autentici.</p>



<p><strong>Si salva solo la grammatica italiana, per il resto è tutto plausibile o falso</strong></p>



<p>L’analisi per categorie non restituisce semplicemente una distribuzione di errori, ma evidenzia una trasformazione strutturale del modo in cui la conoscenza viene prodotta.</p>



<p>In&nbsp;<strong>letteratura</strong>, solo il 35% delle risposte risulta pienamente corretto, mentre il 45% è costituito da contenuti plausibili e il 20% da errori. Un equilibrio che si sposta ulteriormente nella&nbsp;<strong>poesia</strong>, dove la correttezza scende al 30% e la plausibilità raggiunge il 50%. In altre parole, in metà dei casi il contenuto non è verificabile, pur risultando credibile.</p>



<p>Nel caso dei&nbsp;<strong>libri</strong>, si osserva un dato ancora più preoccupante, con il 25% di risposte corrette e un ulteriore 59% plausibile. Gli errori si attestano al 16%. Tuttavia, questa apparente affidabilità nasconde un processo di semplificazione da non sottovalutare. la correttezza riguarda spesso la struttura generale, mentre la profondità e la complessità dell’opera vengono ridotte.</p>



<p>È nelle&nbsp;<strong>citazioni d’autore</strong>&nbsp;e nelle&nbsp;<strong>massime filosofiche</strong>&nbsp;che il fenomeno diventa più evidente. Qui la plausibilità supera sistematicamente il 60% &#8211; raggiungendo il 62% nelle citazioni e il 65% nella filosofia &#8211; mentre la correttezza si ferma rispettivamente al 15% e al 13%. Le attribuzioni false sono rispettivamente 23% e 22%.</p>



<p>Questo significa che, nella maggior parte dei casi, l’intelligenza artificiale non restituisce ciò che è stato scritto, ma ciò che potrebbe essere stato scritto. Il pensiero viene ricostruito, adattato, reso coerente con un’immagine dell’autore, ma perde il legame con il testo.</p>



<p>Le&nbsp;<strong>opere d’arte</strong>&nbsp;si collocano in una posizione intermedia, con il 38% di correttezza e il 42% di plausibilità. Il “falso d’autore” è il 20%. Anche qui il contenuto appare affidabile, ma tende a trasformarsi in una narrazione semplificata, più accessibile che rigorosa.</p>



<p>Il dato più netto emerge dalla&nbsp;<strong>grammatica</strong>, dove l’IA raggiunge livelli di correttezza tra l’85% e il 90%, con una presenza minima di errore. È qui che si manifesta il paradosso: la macchina è estremamente affidabile nella forma, ma molto meno nella sostanza.</p>



<p>Nel complesso, i dati mostrano una distribuzione quasi simmetrica tra contenuti corretti e plausibili. La media è sostenuta dalla grammatica, mentre nelle categorie culturali prevale una conoscenza instabile, spesso credibile ma non verificata.</p>



<p>Il punto, quindi, non è che l’intelligenza artificiale sbagli. Il punto è che, nella maggior parte dei casi,&nbsp;<strong>non restituisce la conoscenza, ma una sua versione plausibile</strong>.</p>



<p>Ed è proprio in questo scarto, tra ciò che è scritto e ciò che appare credibile, che si inserisce il rischio più profondo: la trasformazione della cultura in un sistema di contenuti coerenti, ma progressivamente sganciati dalle fonti.</p>



<p><strong>La sedimentazione delle caratteristiche artificiali degli autori</strong></p>



<p>Accanto ai rischi legati alla plausibilità e alla reinterpretazione, lo studio evidenzia una dinamica più profonda e meno immediata: la progressiva&nbsp;<strong>sedimentazione di versioni artificiali degli autori</strong>.</p>



<p>Nel tempo, attraverso l’utilizzo ripetuto dell’intelligenza artificiale e la circolazione di contenuti generati, si consolida una rappresentazione semplificata e standardizzata del pensiero di filosofi, scrittori e artisti.</p>



<p>Non si tratta più solo di singole citazioni errate o reinterpretate, ma della costruzione di un&nbsp;<strong>profilo culturale artificiale</strong>.</p>



<p>Questo processo si sviluppa attraverso tre passaggi:</p>



<p><strong>Sintesi</strong><br>Il pensiero complesso viene ridotto a concetti chiave facilmente riconoscibili</p>



<p><strong>Ripetizione</strong><br>Le stesse associazioni vengono riproposte in modo ricorrente</p>



<p><strong>Consolidamento</strong><br>L’immagine semplificata dell’autore diventa dominante</p>



<p><strong>I 10 autori più ricorrenti suggeriti dall’IA</strong></p>



<p>Dall’analisi delle interazioni emerge una tendenza chiara: l’intelligenza artificiale tende a proporre in modo ricorrente un numero limitato di autori, associandoli a specifici temi e riducendone la complessità.</p>



<p>Di seguito i dieci autori più frequentemente suggeriti, trasversalmente alle categorie analizzate:</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Friedrich Nietzsche</strong>: associato a motivazione, forza individuale, senso della vita</li>



<li><strong>Seneca</strong>: gestione del tempo, disciplina, stoicismo pratico</li>



<li><strong>Socrate: </strong>conoscenza di sé, saggezza, introspezione</li>



<li><strong>Platone</strong>: amore ideale, verità, mondo delle idee</li>



<li><strong>Søren Kierkegaard</strong>: solitudine, angoscia, interiorità</li>
</ol>



<ol start="6" class="wp-block-list">
<li><strong>William Shakespeare</strong>: amore, passioni, condizione umana</li>



<li><strong>Dante Alighieri</strong>: viaggio, senso della vita, dimensione morale</li>
</ol>



<ol start="8" class="wp-block-list">
<li><strong>Charles Bukowski</strong>: realismo, disincanto, autenticità</li>



<li><strong>Emily Dickinson</strong>: interiorità, natura, riflessione esistenziale</li>



<li><strong>Albert Camus</strong>: assurdo, resilienza, senso dell’esistenza</li>
</ol>



<p>Il rischio non è immediato, ma progressivo. Ogni contenuto plausibile rafforza una determinata immagine dell’autore, riduce lo spazio per interpretazioni alternative, sostituisce la complessità con la riconoscibilità.</p>



<p>In questo scenario, la conoscenza cambia natura. Non si basa più sulla lettura delle opere, ma sul riconoscimento di schemi. L’autore viene progressivamente sostituito da una sua versione sintetica e artificiale e non viene più studiato viene&nbsp;<strong>riconosciuto attraverso una funzione.</strong>&nbsp;Si afferma così una forma di sapere che non deriva dai testi, ma dalla loro reinterpretazione continua.</p>



<p>Non è solo la citazione a cambiare. È l’autore stesso che viene lentamente riscritto.</p>



<p><strong>Il corretto utilizzo dell’IA</strong></p>



<p>Alla luce dei risultati emersi, il punto centrale è chiaro:&nbsp;<strong>non è l’intelligenza artificiale il problema, ma il modo in cui viene utilizzata</strong>.</p>



<p>L’IA rappresenta uno strumento straordinario per ampliare l’accesso alla conoscenza. Tuttavia, proprio la sua capacità di produrre contenuti credibili e ben costruiti rende necessario un utilizzo consapevole.</p>



<p>Per questo motivo, Libreriamo propone un decalogo per un uso corretto dell’intelligenza artificiale in ambito culturale, educativo e divulgativo.</p>



<p><strong>Il decalogo di Libreriamo per il corretto utilizzo dell’Intelligenza Artificiale</strong></p>



<p><strong>1. Non sostituire il pensiero</strong></p>



<p>L’intelligenza artificiale non deve sostituire il ragionamento, ma supportarlo. Le risposte che fornisce sono punti di partenza, non conclusioni.</p>



<p><strong>2. Verificare sempre le fonti</strong></p>



<p>Un contenuto è attendibile solo se riconducibile a un testo, a un autore e a un contesto preciso. Senza verifica, non c’è conoscenza.</p>



<p><strong>3. Distinguere tra plausibile e autentico</strong></p>



<p>Non tutto ciò che appare coerente è vero. La plausibilità è una forma di credibilità, non una garanzia di autenticità.</p>



<p><strong>4. Riconoscere le reinterpretazioni</strong></p>



<p>Molti contenuti sono rielaborazioni di concetti reali. Possono aiutare a comprendere, ma non vanno confusi con testi originali.</p>



<p><strong>5. Non delegare l’apprendimento</strong></p>



<p>La conoscenza richiede tempo, confronto e costruzione. L’IA può facilitare l’accesso, ma non può sostituire il processo cognitivo.</p>



<p><strong>6. Usare l’IA per approfondire, non per semplificare</strong></p>



<p>La sintesi è utile, ma non può sostituire la complessità del pensiero e delle opere.</p>



<p><strong>7. Ricostruire sempre il contesto</strong></p>



<p>Ogni contenuto va inserito nel suo contesto storico, culturale e teorico. Senza contesto, la conoscenza perde significato.</p>



<p><strong>8. Evitare la standardizzazione culturale</strong></p>



<p>Se vengono proposti sempre gli stessi autori e le stesse interpretazioni, è necessario ampliare lo sguardo e cercare alternative.</p>



<p><strong>9. Integrare il confronto umano</strong></p>



<p>Libri, docenti e fonti dirette restano fondamentali. L’IA non sostituisce il dialogo e il confronto.</p>



<p><strong>10. Sviluppare una competenza critica</strong></p>



<p>Comprendere come funziona l’intelligenza artificiale e quali sono i suoi limiti è oggi parte integrante dell’alfabetizzazione culturale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Campania regione che ha più paura dell&#8217;AI ed è più &#8220;litigiosa&#8221; quando lavora in smart</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/campania-regione-che-ha-piu-paura-dellai-ed-e-piu-litigiosa-quando-lavora-in-smart/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 09:12:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[ai campania]]></category>
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					<description><![CDATA[Sondaggio: il 53,9% dei lavoratori campani rende meglio da remoto, ma i più non sarebbero preoccupati di tornare in ufficio In Campania lo smart working viene vissuto come un modello [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Sondaggio: il 53,9% dei lavoratori campani rende meglio da remoto, ma i più non sarebbero preoccupati di tornare in ufficio</strong></h4>



<p>In Campania lo smart working viene vissuto come un modello utile e produttivo, ma non privo di tensioni. La regione non mostra il rifiuto del remoto, né un entusiasmo assoluto: il quadro è quello di un compromesso, in cui il lavoro da casa funziona ma convive con timori forti sul futuro.&nbsp;Secondo la nuova ricerca di iGaming.com, basata su un sondaggio Censuswide tra lavoratori da remoto o prevalentemente da remoto,&nbsp;<strong>il 53,9% dei lavoratori campani dichiara di lavorare meglio da remoto rispetto all&#8217;ufficio</strong>.Il 38,2% non nota differenze sostanziali e solo&nbsp;<strong>il 4,5%</strong>&nbsp;dice di lavorare peggio. Tra le regioni analizzate, la Campania è quindi meno polarizzata di Puglia, Piemonte, Veneto o Lazio, ma resta nettamente favorevole al remoto.</p>



<p>La giornata media è intensa:&nbsp;<strong>9,15 ore online</strong>,&nbsp;<strong>5,90 ore produttive</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>3,51 ore in meeting o videochiamate</strong>. La flessibilità è concreta: il 49,4% lavora con orari flessibili entro certi limiti, terzo valore più alto dopo Piemonte (57,6%) ed Emilia-Romagna (55,0%).</p>



<p><strong>L&#8217;AI fa risparmiare in media&nbsp;</strong><strong>74,2 minuti al giorno</strong>, un valore molto vicino alla Lombardia (74,3) e superiore a Piemonte (73,1), Veneto (70,9) ed Emilia-Romagna (67,2).&nbsp;<strong>La Campania si distingue però per l&#8217;uso del tempo recuperato: il 38,9% lo dedica a formazione o sviluppo professionale, primo dato tra le regioni&nbsp;</strong>analizzate; il 36,1% lo usa per attività personali o commissioni, anche questo primo posto regionale. Il 31,9% lo reinveste invece in altro lavoro.</p>



<p>Il tema della malattia resta centrale.&nbsp;<strong>Il 51,7% dei lavoratori campani dichiara di lavorare di più quando sta male</strong>&nbsp;da quando lavora da remoto, mentre il 43,8% prende meno giorni ufficiali di malattia rispetto al lavoro in ufficio. Quando non si sta bene, il comportamento più comune è lavorare alla scrivania a ritmo ridotto, indicato dal 23,6%, il valore più alto tra le regioni analizzate.&nbsp;<strong>La Campania è anche tra le regioni dove il lavoro da remoto crea più frizioni.</strong>&nbsp;Il 22,5% segnala difficoltà di collaborazione con il team &#8220;sempre&#8221; o &#8220;spesso&#8221;: è il primo posto tra le regioni analizzate. Anche la mancanza delle conversazioni informali con i colleghi è al livello più alto, con il 30,3% che la vive sempre o spesso.</p>



<p>Il monitoraggio aziendale è diffuso:<strong>&nbsp;il 47,2% dei lavoratori campani dice che il datore di lavoro monitora il lavoro da remoto,</strong>&nbsp;secondo dato più alto dopo la Sicilia (50,8%). Tra chi viene monitorato, il 45,2% cita check-in o status meeting, il 42,9% software di time tracking e il 35,7% strumenti di project o task tracking. Gli effetti sono ambivalenti: il 31,5% si sente sotto pressione, ma la stessa quota, il 31,5%, si sente motivata. Quest&#8217;ultimo è il dato più alto tra le regioni analizzate.</p>



<p><strong>La Campania è prima per preoccupazione verso AI e automazione: il 51,7% teme che possano sostituire parti del proprio ruolo</strong>, leggermente sopra la Puglia (51,4%) e davanti a Sicilia (46,2%) e Lazio (44,2%). Anche la concorrenza dei lavoratori da remoto in Paesi a costo più basso preoccupa il 43,8%, secondo valore più alto dopo la Puglia.&nbsp;<strong>Il ritorno in ufficio non viene però vissuto come rottura totale.</strong>&nbsp;Se venisse imposto il rientro full-time, il 41,6% dei lavoratori campani accetterebbe, secondo valore più alto dopo la Puglia (42,9%), mentre il 33,7% proverebbe a negoziare flessibilità. Guardando al futuro, il 40,4% immagina uffici come hub opzionali e il 28,1% uffici usati raramente, solo per ruoli o settori specifici.</p>



<p>L&#8217;analisi completa è disponibile su:&nbsp;<a href="https://www.igaming.com/the-sick-day-is-dead-research/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.igaming.com/the-sick-day-is-dead-research/</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le tendenze delle piscine nel 2026: sostenibilità, design e tecnologia ridisegnano il benessere domestico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 21:25:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[acqua della piscina]]></category>
		<category><![CDATA[acqua torbida in piscina]]></category>
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<p>La piscina del 2026 non è più soltanto un luogo dedicato al relax estivo. Sempre più spesso rappresenta un elemento architettonico integrato nell&#8217;abitazione, uno spazio multifunzionale che combina estetica, sostenibilità e innovazione tecnologica. Le nuove tendenze del settore mostrano una chiara evoluzione verso impianti intelligenti, materiali ecocompatibili e soluzioni personalizzate capaci di valorizzare gli spazi esterni durante tutto l&#8217;anno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sostenibilità al centro del progetto</h2>



<p>La parola chiave del 2026 è sostenibilità. I progettisti puntano sempre più su sistemi che riducono il consumo di acqua, energia e prodotti chimici. Pompe a velocità variabile, impianti di filtrazione avanzati e software di gestione automatizzata consentono di ottimizzare le risorse e contenere i costi di manutenzione. L&#8217;obiettivo non è soltanto diminuire l&#8217;impatto ambientale, ma anche migliorare l&#8217;efficienza complessiva dell&#8217;impianto nel lungo periodo.</p>



<p>Parallelamente cresce l&#8217;interesse per materiali naturali e rivestimenti a basso impatto ambientale, in grado di integrarsi armoniosamente nel paesaggio circostante e di garantire una maggiore durabilità nel tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Design minimalista e personalizzazione</h2>



<p>Sul piano estetico, il minimalismo continua a dominare. Le piscine del futuro si caratterizzano per linee pulite, forme geometriche essenziali e superfici continue che dialogano con l&#8217;architettura della casa. Le piscine a sfioro, in particolare le infinity pool, restano tra le soluzioni più richieste grazie alla loro capacità di creare spettacolari effetti visivi e ampliare la percezione dello spazio.</p>



<p>Accanto alle forme rigorose, emerge anche una nuova tendenza che privilegia curve morbide e geometrie più fluide, pensate per favorire un&#8217;integrazione naturale con giardini e aree verdi. La personalizzazione diventa un elemento fondamentale: ogni progetto viene modellato sulle esigenze del proprietario e sul contesto architettonico in cui si inserisce.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La rivoluzione delle piscine smart</h2>



<p>La tecnologia rappresenta uno dei principali motori di trasformazione del settore. Grazie alla diffusione della domotica, le piscine possono essere controllate direttamente da smartphone o tablet. Temperatura dell&#8217;acqua, illuminazione, cicli di filtrazione e qualità dell&#8217;acqua sono gestibili da remoto attraverso applicazioni dedicate.</p>



<p>Sensori intelligenti monitorano costantemente i parametri della piscina e regolano automaticamente il funzionamento degli impianti, riducendo sprechi e interventi manuali. Anche i robot per la pulizia e le coperture automatiche stanno diventando dotazioni sempre più diffuse nelle installazioni di nuova generazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Benessere oltre la stagione estiva</h2>



<p>Un&#8217;altra tendenza significativa riguarda la trasformazione della piscina in uno spazio utilizzabile tutto l&#8217;anno. Sistemi di riscaldamento ad alta efficienza, integrazione con spa domestiche e aree wellness consentono di ampliare i periodi di utilizzo e di trasformare la piscina in un vero centro benessere privato. Idromassaggi, getti cervicali e zone relax stanno diventando componenti sempre più richieste nei nuovi progetti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Piscine più piccole, ma più funzionali</h2>



<p>Nei contesti urbani cresce inoltre il successo delle mini-piscine e delle vasche compatte. La riduzione degli spazi disponibili e la necessità di contenere consumi e costi stanno favorendo soluzioni più contenute nelle dimensioni ma ricche di funzionalità. Le nuove mini-piscine offrono infatti sistemi di nuoto controcorrente, aree lounge sommerse e tecnologie avanzate che massimizzano l&#8217;esperienza d&#8217;uso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Uno spazio che aumenta il valore della casa</h2>



<p>Le tendenze del 2026 confermano che la piscina sta assumendo un ruolo sempre più strategico nella progettazione residenziale. Non più semplice accessorio, ma elemento distintivo capace di incrementare il valore immobiliare, migliorare la qualità della vita e contribuire alla sostenibilità dell&#8217;abitazione. Tra innovazione tecnologica, design raffinato e attenzione all&#8217;ambiente, la piscina del futuro si presenta come uno dei simboli più evidenti dell&#8217;abitare contemporaneo.</p>
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		<title>Intelligenza artificiale e scuola: alleata o minaccia?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/intelligenza-artificiale-e-scuola-alleata-o-minaccia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 14:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;intelligenza artificiale è entrata nelle aule scolastiche molto più velocemente di quanto istituzioni e insegnanti avessero previsto. Dai chatbot in grado di risolvere esercizi e scrivere testi fino ai software [...]]]></description>
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<p>L&#8217;intelligenza artificiale è entrata nelle aule scolastiche molto più velocemente di quanto istituzioni e insegnanti avessero previsto. Dai chatbot in grado di risolvere esercizi e scrivere testi fino ai software che personalizzano l&#8217;apprendimento, la rivoluzione dell&#8217;AI sta cambiando il modo di studiare, insegnare e valutare. La domanda che oggi divide il mondo dell&#8217;istruzione è una sola: l&#8217;intelligenza artificiale rappresenta un&#8217;opportunità o una minaccia per la scuola?</p>



<p>Secondo l&#8217;UNESCO, l&#8217;AI possiede un enorme potenziale per migliorare l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, personalizzare i percorsi di apprendimento e supportare docenti e studenti nelle attività quotidiane. Tuttavia, gli esperti sottolineano che il suo utilizzo deve essere guidato da principi di equità, inclusione e centralità della persona, per evitare che la tecnologia amplifichi le disuguaglianze già esistenti. </p>



<p>Tra i principali vantaggi individuati dagli studiosi vi sono la possibilità di ricevere feedback immediati, il supporto nello studio individuale e la personalizzazione dei contenuti in base alle esigenze dello studente. L&#8217;AI può inoltre aiutare gli insegnanti nella preparazione delle lezioni e nella gestione di attività ripetitive, consentendo loro di dedicare più tempo alla didattica e al rapporto con gli alunni. </p>



<p>Accanto alle opportunità emergono però numerose criticità. L&#8217;UNESCO ha evidenziato i rischi legati alla privacy dei dati, alla diffusione di informazioni inesatte, alla dipendenza dagli strumenti digitali e alle problematiche etiche connesse all&#8217;utilizzo dell&#8217;intelligenza artificiale nei contesti educativi. Per questo motivo l&#8217;organizzazione ha invitato i governi a definire regole chiare e percorsi di alfabetizzazione digitale rivolti sia agli studenti sia ai docenti. </p>



<p>Una delle preoccupazioni più diffuse riguarda il possibile indebolimento delle capacità critiche degli studenti. Diverse ricerche internazionali mostrano come un utilizzo eccessivo dei chatbot possa spingere alcuni ragazzi a cercare risposte immediate senza sviluppare autonomamente processi di analisi, sintesi e ragionamento. Alcuni studi segnalano inoltre il rischio che gli studenti diventino eccessivamente dipendenti dagli strumenti di AI, riducendo la propria autonomia nello studio. </p>



<p>Anche il tema della valutazione scolastica è al centro del dibattito. Compiti, relazioni e tesine possono essere prodotti in pochi secondi da software sempre più sofisticati, rendendo più difficile distinguere il lavoro originale da quello generato artificialmente. Una sfida che sta spingendo molte scuole e università a ripensare le modalità di verifica, privilegiando prove orali, attività pratiche e percorsi che valorizzino il processo di apprendimento più del risultato finale. </p>



<p>Per gli esperti, tuttavia, il vero nodo non è stabilire se l&#8217;intelligenza artificiale debba entrare o meno nella scuola. La tecnologia è già una realtà quotidiana per milioni di studenti. La questione centrale riguarda piuttosto come utilizzarla in modo responsabile. L&#8217;obiettivo, secondo le principali organizzazioni internazionali, non è sostituire insegnanti e studenti, ma trasformare l&#8217;AI in uno strumento di supporto capace di affiancare il percorso educativo senza rimpiazzare il pensiero critico, la creatività e la relazione umana che restano al centro dell&#8217;apprendimento. </p>



<p>Fonte foto: <a href="https://www.zerounoweb.it/analytics/cognitive-computing/ai-nella-scuola-ce-chi-la-usa-con-entusiasmo/">https://www.zerounoweb.it/analytics/cognitive-computing/ai-nella-scuola-ce-chi-la-usa-con-entusiasmo/</a></p>
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		<title>L&#8217;AI rivoluziona i videogiochi: personaggi sempre più realistici e mondi che imparano dai giocatori</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lai-rivoluziona-i-videogiochi-personaggi-sempre-piu-realistici-e-mondi-che-imparano-dai-giocatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 12:54:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Per decenni i personaggi dei videogiochi hanno seguito schemi prestabiliti. Frasi ripetitive, comportamenti prevedibili e interazioni limitate hanno rappresentato la norma anche nei titoli più avanzati. Oggi, però, l&#8217;intelligenza artificiale [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per decenni i personaggi dei videogiochi hanno seguito schemi prestabiliti. Frasi ripetitive, comportamenti prevedibili e interazioni limitate hanno rappresentato la norma anche nei titoli più avanzati. Oggi, però, l&#8217;intelligenza artificiale sta cambiando radicalmente il modo in cui i mondi virtuali vengono progettati e vissuti, aprendo scenari che fino a pochi anni fa sembravano appartenere alla fantascienza.</p>



<p>L&#8217;AI è diventata una delle principali protagoniste dell&#8217;evoluzione dell&#8217;industria videoludica. Non si limita più a controllare i nemici o a regolare il livello di difficoltà, ma entra nel cuore dell&#8217;esperienza di gioco, rendendo personaggi, ambienti e narrazioni più dinamici e realistici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">NPC che parlano e ricordano</h2>



<p>Una delle innovazioni più sorprendenti riguarda gli NPC, i cosiddetti personaggi non giocanti. Grazie ai recenti progressi nell&#8217;intelligenza artificiale generativa, questi personaggi possono sostenere conversazioni più naturali, rispondere in modo coerente alle domande del giocatore e persino ricordare eventi avvenuti durante la partita.</p>



<p>Invece di scegliere una risposta tra poche opzioni predefinite, il giocatore può interagire in maniera più libera, ottenendo dialoghi che si adattano al contesto e alle azioni compiute nel gioco. Questo contribuisce a creare una sensazione di immersione molto più profonda rispetto al passato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mondi virtuali che si evolvono</h2>



<p>L&#8217;intelligenza artificiale sta inoltre rendendo gli ambienti di gioco più credibili. Le città virtuali possono popolarsi di abitanti che seguono routine autonome, reagiscono agli eventi e modificano il proprio comportamento in base alle scelte del giocatore.</p>



<p>Anche le missioni potrebbero diventare sempre meno prevedibili. In futuro, anziché seguire sceneggiature rigide, molti giochi potrebbero generare incarichi, dialoghi e situazioni in tempo reale, costruendo esperienze praticamente uniche per ogni utente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Grafica e animazioni sempre più umane</h2>



<p>L&#8217;AI contribuisce anche al miglioramento visivo dei videogiochi. Tecniche avanzate di animazione permettono di riprodurre espressioni facciali più realistiche, movimenti naturali e reazioni emotive credibili.</p>



<p>L&#8217;obiettivo degli sviluppatori è ridurre quella sensazione di artificiosità che spesso caratterizza i personaggi digitali. Grazie all&#8217;apprendimento automatico, i volti virtuali riescono a mostrare emozioni sempre più sfumate, rendendo le interazioni più coinvolgenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Opportunità e interrogativi</h2>



<p>L&#8217;espansione dell&#8217;intelligenza artificiale nel gaming apre tuttavia anche alcuni interrogativi. Molti professionisti del settore si chiedono quale sarà l&#8217;impatto sulle professioni creative, dagli sceneggiatori ai doppiatori, mentre altri evidenziano il rischio di contenuti generati automaticamente privi della sensibilità e della profondità proprie dell&#8217;intervento umano.</p>



<p>Esistono poi questioni legate alla privacy e alla gestione dei dati, soprattutto nei sistemi capaci di apprendere dalle abitudini dei giocatori per personalizzare l&#8217;esperienza.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>AI Summer School: il primo campus estivo in Italia sull’intelligenza artificiale dedicato ai ragazzi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ai-summer-school-il-primo-campus-estivo-in-italia-sullintelligenza-artificiale-dedicato-ai-ragazzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 12:52:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Baronissi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[È in programma dal&#160;6 al 10 luglio 2026&#160;l’AI Summer School, il&#160;primo campus estivo in Italia sull’intelligenza artificiale&#160;dedicato alle&#160;ragazze e ai ragazzi&#160;nella fascia di età compresa&#160;tra gli 11 e i 14 [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È in programma dal&nbsp;<strong>6 al 10 luglio 2026</strong>&nbsp;l’<strong>AI Summer School</strong>, il&nbsp;<strong>primo campus estivo in Italia sull’intelligenza artificiale</strong>&nbsp;dedicato alle&nbsp;<strong>ragazze e ai ragazzi</strong>&nbsp;nella fascia di età compresa&nbsp;<strong>tra gli 11 e i 14 anni.</strong>&nbsp;Il percorso educativo &#8211; promosso da&nbsp;<strong>Skills</strong>, società leader di mercato nell’ambito della formazione e del lavoro, in collaborazione con&nbsp;<strong>Mario Mele</strong>, Consulente AI, Regista, Direttore della Scuola di Cinema per bambini&nbsp;&#8211; si propone di accompagnare gli adolescenti verso un uso consapevole dell’intelligenza artificiale.</p>



<p>L&#8217;AI Summer School è un&nbsp;<strong>campus pratico</strong>, un primo modello operativo per&nbsp;<strong>sperimentare nuovi linguaggi educativi</strong>, capaci di parlare al presente dei ragazzi e alle competenze che serviranno nel loro futuro. L’AI è già presente nella vita dei ragazzi, spesso utilizzata in maniera inconsapevole. L’assunto di base di AI Summer School è che l&#8217;intelligenza artificiale non sia un rischio da cui proteggersi, ma uno strumento di apprendimento, da imparare a guidare con accanto un adulto.</p>



<p>Il summer camp è strutturato in <strong>cinque mattine intensive</strong>, dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 13:30, durante le quali poter sviluppare <strong>metodo, pensiero critico e creatività,</strong> con lezioni che si svolgeranno presso lo<strong> Skills Lab di Baronissi</strong>, (<em>in via Cappella 25</em>).</p>



<p>Per conoscere il progetto e fare domande, è possibile partecipare all’<strong>Open Day&nbsp;</strong>aperto ai ragazzi e ai genitori&nbsp;<strong>lunedì 8 giugno 2026 alle ore 18&nbsp;</strong>presso lo Skills Lab.</p>



<p>«<em>Da anni discutiamo di intelligenza artificiale in relazione al lavoro, alla produttività, alle competenze digitali e alla trasformazione delle imprese. È un confronto necessario, ma oggi dobbiamo porci una domanda ancora più importante: chi sta insegnando l&#8217;intelligenza artificiale ai ragazzi? –&nbsp;</em><strong>sottolinea Vincenzo Vietri, CEO di Skills</strong><em>&nbsp;&#8211; Gli adolescenti utilizzano già strumenti basati sull&#8217;AI nella vita quotidiana, spesso senza avere gli strumenti culturali per comprenderne potenzialità, limiti e responsabilità. Per questo abbiamo voluto creare un Summer Camp dedicato ai giovani: non per trasformarli in programmatori, ma per aiutarli a diventare cittadini digitali consapevoli</em>».</p>



<p>«<em>Skills ha una visione precisa su cosa significa formare le persone, non solo trasferire competenze: quando ci siamo incontrati, la convergenza è stata immediata. La AI Summer School è un tentativo concreto di costruire qualcosa che né la scuola ordinaria, né la formazione aziendale riescono ancora ad offrire. Si tratta di un laboratorio intensivo in cui i ragazzi imparano a usare l’AI con metodo, producono cose reali e sviluppano un modo di pensare che portano con sé ben oltre la settimana. Non è un corso di informatica, non è un camp estivo tradizionale. È uno spazio, in cui la tecnologia diventa un pretesto per imparare a ragionare, a fare domande migliori, a costruire qualcosa di proprio, senza interrogazioni e senza ansia da prestazione.</em><em>&nbsp;L</em><em>a tecnologia diventa uno strumento per pensare meglio, non un sostituto del pensiero</em>»,&nbsp;<strong>sottolinea Mario Mele</strong>&nbsp;che sarà anche docente.</p>



<p>Il camp è dedicato a una fascia di età delicata, in cui non si è più bambini ma non ancora adulti. Una finestra evolutiva, quindi, in cui si è abbastanza grandi per comprendere e abbastanza giovani per costruire abitudini nuove e un metodo. «<em>AI Summer School insegna come imparare in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale è già un linguaggio in cui i ragazzi sono immersi: la domanda non è SE la usano, ma COME la usano. È lì che interviene l’AI Summer School, per aiutarli ad abitare consapevolmente questo spazio linguistico, sviluppando metodo, pensiero critico e una relazione consapevole con lo strumento –&nbsp;</em><strong>insiste Mario Mele –</strong><em>&nbsp;I ragazzi toccheranno con mano, non ci saranno tutorial sull’AI, ma progetti concreti con una fase laboratoriale. Portiamo al centro di Baronissi una formazione di altissima qualità</em>».</p>



<p>Per&nbsp;<strong>partecipare all’open day</strong>&nbsp;è necessario prenotarsi, compilando il form al link&nbsp;<a href="https://www.skills.it/ai-summer-school-2026-open-day/#partecipazione-open-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.skills.it/ai-summer-school-2026-open-day/#partecipazione-open-day</a></p>
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