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	<title>Ambiente | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Nel Cilento la farfalla rarissima d’Europa: la Papilio alexanor si insedia stabilmente nel Parco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 13:46:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni]]></category>
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		<category><![CDATA[Università di Salisburgo]]></category>
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					<description><![CDATA[Un dato scientifico di rilievo arricchisce il quadro della biodiversità del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni: la presenza stabile della Papilio alexanor, una delle farfalle più [...]]]></description>
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<p>Un dato scientifico di rilievo arricchisce il quadro della biodiversità del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni: la presenza stabile della <em>Papilio alexanor</em>, una delle farfalle più rare e minacciate d’Europa, è stata confermata anche nel 2026, dopo la prima segnalazione avvenuta nella primavera del 2025. </p>



<p>La specie, una farfalla diurna appartenente al gruppo delle “coda di rondine” per le caratteristiche estensioni delle ali posteriori, si distingue per la sua distribuzione euro-asiatica estremamente frammentaria, che va dalle Alpi francesi fino alle montagne dell’Uzbekistan. Tale frammentazione espone le popolazioni isolate a un elevato rischio di estinzione, motivo per cui è tutelata dall’Appendice II della Convenzione di Berna e dall’Allegato IV della Direttiva Habitat dell’Unione Europea. </p>



<p>In Italia, la <em>Papilio alexanor</em> è nota soprattutto nelle Alpi Liguri e Marittime, dove sono documentati siti riproduttivi monitorati. La presenza nel Sud del Paese, invece, è rimasta a lungo incerta fino alle recenti conferme nel territorio cilentano. </p>



<p><a href="https://www.ansa.it/campania/notizie/2026/04/28/una-farfalla-a-rischio-estinzione-trova-casa-nel-parco-nazionale-del_3f3d9948-b197-4fa7-94a8-79b5e96a7c25.html" data-type="link" data-id="https://www.ansa.it/campania/notizie/2026/04/28/una-farfalla-a-rischio-estinzione-trova-casa-nel-parco-nazionale-del_3f3d9948-b197-4fa7-94a8-79b5e96a7c25.html">Ansa riporta in un articolo</a> che nuova verifica è il risultato di un progetto di ricerca coordinato dalla dott.ssa Valentina Todisco dell’Università di Salisburgo, in collaborazione con il dott. Maurizio Bollino del Museo di Storia Naturale del Salento di Calimera e con l’Ente Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, impegnato nei monitoraggi degli insetti impollinatori selvatici.</p>



<p>Secondo gli studiosi, la conferma per due anni consecutivi indica la presenza di una popolazione stabilmente insediata nell’area protetta. Le indagini hanno inoltre permesso di individuare habitat idonei e potenziali corridoi di espansione, con importanti ricadute sulle future strategie di conservazione.</p>



<p>La presenza della specie si inserisce in un contesto già ricco: il parco ospita infatti quasi 100 specie di farfalle censite, confermando il ruolo del territorio come hotspot di biodiversità. L’ecosistema del Cilento e delle aree limitrofe del Vallo di Diano e degli Alburni si conferma così di elevato valore naturalistico.</p>



<p><strong> Foto di Fabio Vitale</strong></p>
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		<title>Mobilità sostenibile nei piccoli Comuni: a Santa Marina uno scuolabus elettrico</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mobilita-sostenibile-nei-piccoli-comuni-a-santa-marina-uno-scuolabus-elettrico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 11:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Marina - Policastro]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[scuolabus elettrico]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Comune di Santa Marina ha ottenuto un finanziamento pari a € 252.540,00 nell’ambito del Programma Regionale Campania FESR 2021-2027, Asse 3 – Obiettivo Specifico 3.2 – Azione 3.2.1, finalizzato [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Comune di Santa Marina ha ottenuto un finanziamento pari a € 252.540,00 nell’ambito del Programma Regionale Campania FESR 2021-2027, Asse 3 – Obiettivo Specifico 3.2 – Azione 3.2.1, finalizzato all’acquisto di uno scuolabus ecologico. L’intervento rientra nelle politiche regionali volte a promuovere una mobilità sostenibile, migliorare la qualità dei servizi pubblici locali e ridurre l’impatto ambientale, con particolare attenzione ai piccoli Comuni.</p>



<p>Il nuovo mezzo sarà destinato al trasporto degli studenti delle scuole primarie, contribuendo a garantire maggiore sicurezza, efficienza e accessibilità del servizio, soprattutto nelle aree più periferiche del territorio comunale.</p>



<p>L’iniziativa si inserisce nel quadro degli obiettivi europei di transizione ecologica e riduzione delle emissioni, rafforzando l’impegno dell’Amministrazione comunale verso modelli di sviluppo sostenibili.</p>



<p>Il risultato è stato possibile grazie alla collaborazione istituzionale tra Regione Campania, Agenzia Campana per la Mobilità, le Infrastrutture e le Reti (ACaMIR) e il Comune di Santa Marina, a conferma dell’attenzione rivolta ai territori e alle esigenze delle comunità locali.</p>



<p>«<em>A nome di tutta l’Amministrazione comunale esprimo grande soddisfazione per questo importante finanziamento</em>&#8211; ha dichiarazione del Sindaco f.f. Virgilio Giudice- <em>questo risultato rappresenta una risposta concreta alle esigenze della nostra comunità. Investire nei servizi significa essere vicini ai cittadini, in particolare a chi vive nelle zone più distanti dal centro e ha maggiori difficoltà a raggiungere la scuola, che è la casa dei nostri figli, il luogo in cui si costruiscono le basi educative e il futuro della nostra società. Per questo riteniamo fondamentale continuare a potenziare i servizi a favore dei bambini: più opportunità riusciamo a garantire oggi, più solide saranno le prospettive di crescita e di formazione per le nuove generazioni.</em>»</p>



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<p></p>
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		<item>
		<title>La vita segreta delle api: danza, comunicazione e ruolo chiave per l’ecosistema</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-vita-segreta-delle-api-danza-comunicazione-e-ruolo-chiave-per-lecosistema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 11:24:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Le api sono tra gli insetti più studiati dalla biologia moderna per la complessità dei loro comportamenti sociali e per il ruolo fondamentale che svolgono negli ecosistemi terrestri. All’interno dell’alveare, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Le api sono tra gli insetti più studiati dalla biologia moderna per la complessità dei loro comportamenti sociali e per il ruolo fondamentale che svolgono negli ecosistemi terrestri.</p>



<p class="p1">All’interno dell’alveare, le api mellifere (Apis mellifera) vivono in una struttura altamente organizzata, con ruoli distinti tra regina, operaie e fuchi. Questa organizzazione consente una gestione efficiente delle risorse e della sopravvivenza della colonia.</p>



<p class="p1">Uno degli aspetti più noti e scientificamente confermati è il loro sistema di comunicazione basato sulla cosiddetta “danza delle api”, descritta per la prima volta dal Nobel Karl von Frisch. Attraverso movimenti precisi, le api esploratrici indicano alle compagne la direzione e la distanza delle fonti di cibo, utilizzando il sole come riferimento e codificando informazioni attraverso angoli e vibrazioni.</p>



<p class="p1">Le api sono inoltre considerate insetti chiave per la biodiversità: secondo la FAO, circa il 75% delle colture alimentari mondiali dipende, almeno in parte, dall’impollinazione animale, in gran parte svolta proprio dalle api. Questo processo è essenziale non solo per la produzione agricola, ma anche per la riproduzione di numerose specie vegetali spontanee.</p>



<p class="p1">Negli ultimi decenni, la comunità scientifica ha registrato un calo significativo delle popolazioni di api in diverse aree del mondo, attribuito a una combinazione di fattori tra cui uso di pesticidi, perdita di habitat, cambiamenti climatici e malattie parassitarie.</p>



<p class="p1">La loro sopravvivenza è oggi considerata un indicatore cruciale della salute degli ecosistemi. Proteggere le api significa, in termini ecologici, preservare l’equilibrio della biodiversità e la sicurezza alimentare globale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Clima: progetto Better Blue, avviata co-progettazione per resilienza coste Salerno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/clima-progetto-better-blue-avviata-co-progettazione-per-resilienza-coste-salerno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 05:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Ha preso il via il percorso di co-progettazione del progetto Better Blue con il primo incontro del Regional Multi-Stakeholder Group (RMSG), dedicato al rafforzamento della resilienza climatica nelle aree costiere [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ha preso il via il percorso di co-progettazione del progetto Better Blue con il primo incontro del Regional Multi-Stakeholder Group (RMSG), dedicato al rafforzamento della resilienza climatica nelle aree costiere della provincia di Salerno.</p>



<p>L’iniziativa ha coinvolto diversi attori locali tra istituzioni, enti di ricerca e portatori di interesse, con l’obiettivo di costruire strategie condivise per affrontare le principali criticità ambientali del territorio.</p>



<p>Nel corso dell’incontro è stata presentata un’analisi delle fragilità che interessano le coste salernitane, affiancata dalla valorizzazione di esperienze già avviate. Tra queste il cosiddetto “Salerno Approach”, un modello basato su governance integrata, utilizzo di soluzioni naturali, sistemi di monitoraggio e gestione sostenibile delle risorse.</p>



<p>Tra le priorità emerse figurano il rafforzamento della governance multilivello, l’adozione di Nature-Based Solutions – tra cui la tutela della Posidonia oceanica – il miglioramento dei sistemi di raccolta e gestione dei dati ambientali e un approccio ecosistemico integrato. Evidenziata anche la necessità di una gestione più efficiente delle risorse idriche e di un maggiore coinvolgimento della ricerca e della partecipazione civica.</p>



<p>Il confronto ha portato alla definizione di una visione condivisa e all’individuazione di buone pratiche, ponendo le basi per l’elaborazione di un Action Plan regionale finalizzato allo sviluppo di politiche più efficaci e replicabili per la resilienza delle aree costiere.</p>



<p>“È un progetto di ampio respiro, incentrato sulla condivisione di buone pratiche e importante per la resilienza dell’intera Provincia di Salerno. Grazie a questa esperienza cercheremo di migliorare l’approccio alla risoluzione delle problematiche ambientali per rendere più sostenibile il nostro territorio”, ha dichiarato il presidente facente funzione della Provincia di Salerno, <strong>Giovanni Guzzo</strong>.</p>



<p>“Grazie all’approccio europeo – ha aggiunto il consigliere delegato ai Fondi europei e Politiche comunitarie, <strong>Michele Ciliberti</strong> – puntiamo a rafforzare quanto già realizzato e a guardare con maggiore fiducia alle sfide future legate alla sostenibilità ambientale”.</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Auto elettriche, città verdi e nuove regole: come cambia la mobilità nella transizione ecologica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/auto-elettriche-citta-verdi-e-nuove-regole-come-cambia-la-mobilita-nella-transizione-ecologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 14:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[auto elettriche]]></category>
		<category><![CDATA[ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[trasporto a basse emossioni]]></category>
		<category><![CDATA[veicoli inquinanti]]></category>
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					<description><![CDATA[La mobilità è uno dei settori al centro della transizione ecologica in Europa e in Italia. Dalla diffusione delle auto elettriche alla trasformazione degli spazi urbani, fino alle nuove norme [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La mobilità è uno dei settori al centro della transizione ecologica in Europa e in Italia. Dalla diffusione delle auto elettriche alla trasformazione degli spazi urbani, fino alle nuove norme sulle emissioni, il modo di spostarsi nelle città sta cambiando rapidamente sotto la spinta delle politiche ambientali e delle innovazioni tecnologiche.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’avanzata delle auto elettriche</h3>



<p>Le auto elettriche rappresentano uno dei pilastri della decarbonizzazione dei trasporti. Alimentate da energia elettrica invece che da carburanti fossili, contribuiscono alla riduzione delle emissioni inquinanti e acustiche nelle aree urbane .</p>



<p>La loro diffusione è sostenuta da incentivi pubblici, agevolazioni fiscali e investimenti nelle infrastrutture di ricarica. L’Unione europea, inoltre, ha avviato un percorso normativo che prevede la progressiva eliminazione delle nuove immatricolazioni di auto a combustione interna entro il 2035 .</p>



<p>In Italia, il ricambio del parco veicoli è sostenuto anche da contributi economici per l’acquisto di mezzi elettrici, con incentivi differenziati in base al reddito e alla tipologia di veicolo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le città “verdi” cambiano volto</h3>



<p>La transizione ecologica sta trasformando anche la struttura delle città. Il modello emergente è quello delle cosiddette <strong>città sostenibili o città verdi</strong>, progettate per ridurre l’impatto ambientale e migliorare la qualità della vita dei cittadini .</p>



<p>In questo scenario, la mobilità sostenibile diventa centrale: più trasporto pubblico elettrico, maggiore spazio a biciclette e pedoni, riduzione del traffico privato e creazione di aree a basse emissioni.</p>



<p>Molte amministrazioni stanno ripensando la pianificazione urbana introducendo zone a traffico limitato, pedonalizzazioni e reti ciclabili sempre più estese.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Nuove regole per la mobilità</h3>



<p>Accanto alla trasformazione tecnologica e urbana, cambia anche il quadro normativo. Le politiche europee e nazionali puntano a ridurre le emissioni attraverso:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>limiti progressivi ai veicoli inquinanti</li>



<li>incentivi alla mobilità elettrica</li>



<li>potenziamento del trasporto pubblico a basse emissioni</li>



<li>sviluppo di infrastrutture di ricarica</li>
</ul>



<p>La direzione è quella di un sistema integrato in cui auto private, mezzi pubblici, sharing mobility e mobilità dolce convivono all’interno di un modello più efficiente e meno inquinante .</p>



<h3 class="wp-block-heading">Opportunità e sfide della transizione</h3>



<p>La trasformazione della mobilità porta benefici ambientali evidenti, ma presenta anche criticità: costi di adeguamento infrastrutturale, disomogeneità territoriale nella diffusione delle colonnine di ricarica e necessità di rendere accessibile la mobilità elettrica a tutte le fasce della popolazione.</p>



<p>Il passaggio verso un nuovo modello di mobilità richiede quindi investimenti, pianificazione e una trasformazione culturale oltre che tecnologica.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dieta sostenibile: come la transizione ecologica sta cambiando ciò che portiamo in tavola</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dieta-sostenibile-come-la-transizione-ecologica-sta-cambiando-cio-che-portiamo-in-tavola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 14:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[dieta mediterranea]]></category>
		<category><![CDATA[fao]]></category>
		<category><![CDATA[meno carne]]></category>
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					<description><![CDATA[Dieta sostenibile: come la transizione ecologica sta cambiando ciò che portiamo in tavola La transizione ecologica non riguarda soltanto energia, trasporti e industria: sta trasformando anche il modo in cui [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Dieta sostenibile: come la transizione ecologica sta cambiando ciò che portiamo in tavola</h2>



<p>La transizione ecologica non riguarda soltanto energia, trasporti e industria: sta trasformando anche il modo in cui mangiamo. In Europa e in Italia si sta affermando sempre di più il concetto di <strong>dieta sostenibile</strong>, un modello alimentare che unisce salute, accessibilità e ridotto impatto ambientale.</p>



<p>Secondo la definizione della FAO, un’alimentazione sostenibile è quella che garantisce sicurezza alimentare e nutrizionale alle persone, riducendo allo stesso tempo l’impatto sull’ambiente e preservando le risorse naturali per le generazioni future. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Meno carne, più vegetali: il cambiamento in atto</h3>



<p>Uno degli elementi centrali di questa trasformazione è la riduzione del consumo di carne e l’aumento di alimenti di origine vegetale come legumi, cereali integrali, frutta e verdura.</p>



<p>Il sistema alimentare globale è infatti responsabile di una quota significativa delle emissioni di gas serra, con il settore agricolo e zootecnico tra i principali contributori. In questo contesto, modificare le abitudini alimentari diventa una leva concreta per ridurre l’impatto ambientale.</p>



<p>Le indicazioni scientifiche più recenti convergono su un punto: diete con maggiore presenza di alimenti vegetali hanno generalmente un’impronta ecologica inferiore rispetto a modelli basati su un elevato consumo di carne rossa e prodotti animali. </p>



<h3 class="wp-block-heading">La dieta mediterranea come modello sostenibile</h3>



<p>In questo scenario, la <strong>dieta mediterranea</strong> è spesso indicata come esempio di equilibrio tra salute e sostenibilità. Basata su un consumo prevalente di vegetali, olio d’oliva come principale fonte di grassi e un apporto moderato di proteine animali, è considerata uno dei modelli alimentari più coerenti con gli obiettivi della transizione ecologica.</p>



<p>Secondo diversi studi e istituzioni di ricerca, questo modello alimentare contribuisce non solo alla prevenzione di malattie croniche, ma anche alla riduzione dell’impatto ambientale grazie alla maggiore presenza di prodotti vegetali e locali. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Filiera corta, stagionalità e sprechi</h3>



<p>La sostenibilità a tavola non riguarda solo cosa si mangia, ma anche come il cibo viene prodotto e distribuito.</p>



<p>Tra le tendenze in crescita ci sono: consumo di prodotti <strong>stagionali</strong>, attenzione alle <strong>filiere corte e locali</strong>, riduzione dello <strong>spreco alimentare</strong>, maggiore consapevolezza sull’impatto delle scelte di acquisto</p>



<p>Questi elementi contribuiscono a ridurre trasporti inutili, consumo di risorse e produzione di rifiuti alimentari.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una transizione culturale prima ancora che alimentare</h3>



<p>Il cambiamento in atto non è solo tecnologico o economico, ma anche culturale. Le nuove generazioni mostrano maggiore attenzione alla provenienza del cibo, alla qualità nutrizionale e all’impatto ambientale delle proprie scelte.</p>



<p>La “dieta sostenibile” non si impone come rinuncia, ma come riequilibrio: meno eccessi, più consapevolezza, e una maggiore centralità degli alimenti vegetali all’interno dell’alimentazione quotidiana.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mare di Capaccio Paestum, dati Arpac positivi: il Comune rivendica i risultati</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mare-di-capaccio-paestum-dati-arpac-positivi-il-comune-rivendica-i-risultati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 12:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[mare capaccio paestum]]></category>
		<category><![CDATA[rilievi arpac]]></category>
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					<description><![CDATA[Arrivano dati incoraggianti per la costa di Capaccio Paestum sul fronte della qualità delle acque di balneazione. L’ARPAC ha reso pubblici i primi risultati dei campionamenti microbiologici effettuati lungo gli [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Arrivano dati incoraggianti per la costa di Capaccio Paestum sul fronte della qualità delle acque di balneazione. L’ARPAC ha reso pubblici i primi risultati dei campionamenti microbiologici effettuati lungo gli otto punti di monitoraggio dislocati sul litorale comunale.</p>



<p>Secondo le analisi, tre tratti sono stati classificati “eccellenti”, quattro “buoni” e uno “sufficiente”, un quadro che il Comune definisce complessivamente positivo e che viene letto come conferma delle azioni messe in campo sul territorio.</p>



<p>L’amministrazione guidata dal sindaco Gaetano Paolino sottolinea in particolare il lavoro svolto sul fronte della tutela ambientale, del ciclo delle acque e del contrasto agli sversamenti abusivi. Negli ultimi mesi, vengono ricordati controlli, sanzioni e sequestri per la gestione illecita dei reflui, nell’ambito di un’azione che punta a garantire la qualità della risorsa mare.</p>



<p>Accanto alle attività di vigilanza, il Comune evidenzia anche gli interventi sull’impianto di depurazione di Varolato, con lavori di riqualificazione e ottimizzazione. Tra questi, il collaudo della condotta sottomarina, ferma dal 2018, effettuato lo scorso 22 dicembre, e ulteriori operazioni per migliorare il funzionamento del sistema.</p>



<p>Nel comunicato viene inoltre richiamata la programmazione dei prossimi campionamenti Arpac, già calendarizzati per il 2026: 18 maggio, 15 giugno, 20 luglio, 24 agosto e 14 settembre.</p>



<p>«<em>Abbiamo messo in campo tutti questi interventi </em>&#8211; dichiara il Sindaco Gaetano Paolino &#8211; <em>perché<br>per noi la tutela del mare è il punto strategico per il territorio. Il lavoro di questi mesi è stato<br>importante e risolutivo ma il percorso continua ed è fatto di attenzione costante e quotidiana</em>.» </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pneumatici ricostruiti: nasce la prima certificazione ambientale di settore</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pneumatici-ricostruiti-nasce-la-prima-certificazione-ambientale-di-settore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 11:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[pneumatici ricostruiti]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel percorso verso una maggiore trasparenza ambientale dei prodotti, esistono ancora settori in cui mancano gli strumenti necessari per misurare e comunicare gli impatti. È il caso degli pneumatici ricostruiti, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel percorso verso una maggiore trasparenza ambientale dei prodotti, esistono ancora settori in cui mancano gli strumenti necessari per misurare e comunicare gli impatti. È il caso degli pneumatici ricostruiti, una soluzione centrale per l’economia circolare ma finora esclusa dalla possibilità di ottenere certificazioni EPD (Environmental Product Declaration).</p>



<p>Per colmare questo vuoto, BR Pneumatici, attiva dal 1963 nella ricostruzione di pneumatici, ha avviato un progetto con Ollum per sviluppare la prima PCR (Product Category Rules) dedicata a questa tipologia di prodotto.</p>



<p>Le PCR rappresentano infatti il prerequisito fondamentale per poter realizzare studi LCA e ottenere certificazioni EPD: definiscono le regole metodologiche condivise per valutare gli impatti ambientali di una specifica categoria di prodotto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un settore circolare senza standard di riferimento</h3>



<p>Gli pneumatici ricostruiti nascono dal recupero delle carcasse a fine vita, che vengono rigenerate attraverso un processo industriale che ne prolunga l’utilizzo, evitando la produzione di nuovi pneumatici e riducendo il consumo di materie prime.</p>



<p>La carcassa rappresenta la base solida sottoposta a un processo di ripristino industriale. Questo consente di estendere il ciclo di vita del prodotto originale, limitando la produzione di nuovi pneumatici e ottimizzando l’uso delle risorse.</p>



<p>Nonostante il loro valore ambientale, mancava fino ad oggi una PCR specifica che permettesse di quantificarne gli impatti in modo standardizzato e riconosciuto a livello internazionale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il lavoro svolto: dalla comprensione del processo alla definizione delle regole</h3>



<p>Il progetto si è sviluppato in tre fasi principali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Analisi del processo produttivo: Ollum ha collaborato con BR Pneumatici per comprendere nel dettaglio il processo di ricostruzione, acquisendo competenze specifiche sul settore</li>



<li>Benchmark normativo e tecnico: è stata analizzata la documentazione esistente e le principali norme di riferimento, anche grazie al contributo di BR Pneumatici, insieme alle PCR già pubblicate, per individuare le basi metodologiche</li>



<li>Sviluppo della PCR: è stata redatta una nuova PCR specifica per pneumatici ricostruiti, adattata alle caratteristiche del prodotto</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Come è stata sviluppata la PCR: un processo strutturato e condiviso</h3>



<p>Lo sviluppo della PCR ha seguito un iter rigoroso e riconosciuto a livello internazionale, della durata di circa 6–7 mesi, articolato in più fasi di confronto, revisione e validazione.</p>



<p>Il processo è stato avviato con la pubblicazione ufficiale dell’iniziativa sul sito del programma EPD Italy, gestito da ICMQ, con BR Pneumatici come proponente e Ollum nel ruolo di moderatore tecnico. In questa fase sono stati raccolti gli stakeholder e costituito il PCR Committee, composto da esperti del settore e professionisti LCA.</p>



<p>A partire da una prima bozza sviluppata da Ollum, il documento è stato oggetto di un primo confronto con il Committee, durante il quale sono stati raccolti commenti e contributi tecnici per affinare struttura e criteri metodologici.</p>



<p>Successivamente, la PCR è stata sottoposta a una consultazione pubblica di un mese, aperta agli stakeholder, durante la quale sono stati raccolti ulteriori feedback.</p>



<p>I commenti sono stati analizzati e integrati nel documento, poi sottoposto a revisione critica indipendente da parte di tre esperti LCA. Questa fase ha garantito la solidità metodologica e la coerenza con gli standard internazionali.</p>



<p>Al termine del processo, la PCR è stata approvata e pubblicata, con una validità di cinque anni, diventando il riferimento ufficiale per la valutazione ambientale degli pneumatici ricostruiti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un risultato che abilita l’intero settore</h3>



<p>La nuova PCR non rappresenta solo un risultato per BR Pneumatici, ma un passaggio chiave per l’intero settore: per la prima volta, le aziende che producono pneumatici ricostruiti possono realizzare studi LCA conformi e accedere alle certificazioni EPD.</p>



<p>BR Pneumatici si conferma pioniera per aver promosso e ottenuto la prima PCR specifica, sviluppata attraverso l’iter tecnico e di pubblicazione curato da Ollum. Un traguardo che apre la strada all’intero comparto, permettendo ora a tutte le aziende del ricostruito di accedere a studi LCA conformi e certificazioni EPD.</p>



<p>Si tratta di un elemento strategico in un contesto in cui la richiesta di dati ambientali verificati è in costante crescita, sia da parte del mercato che delle normative.</p>
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		<item>
		<title>Planta 2026: il servizio fitosanitario della Regione in prima linea per la salute delle piante</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/planta-2026-il-servizio-fitosanitario-della-regione-in-prima-linea-per-la-salute-delle-piante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 09:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[planta 2026]]></category>
		<category><![CDATA[regiona campania]]></category>
		<category><![CDATA[servizio fitosanitario]]></category>
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					<description><![CDATA[La Regione Campania partecipa a “Planta, il giardino e non solo”, la mostra-mercato dedicata al verde, alla biodiversità e alla cultura botanica, in programma da venerdì 1 a domenica 3 [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La Regione Campania partecipa a “Planta, il giardino e non solo”, la mostra-mercato dedicata al verde, alla biodiversità e alla cultura botanica, in programma da venerdì 1 a domenica 3 maggio 2026 negli spazi dell’Orto Botanico di Napoli. Nel corso della manifestazione, il Servizio Fitosanitario Regionale dell’Assessorato all’Agricoltura sarà presente con attività di informazione e divulgazione rivolte a cittadini, studenti, docenti e operatori del settore florovivaistico, con focus specifici sul contrasto agli organismi nocivi invasivi delle piante.</p>



<p>«<em>La partecipazione a Planta</em> – ha dichiarato l’assessora all’Agricoltura Maria Carmela Serluca – <em>è un’importante occasione di confronto e sensibilizzazione su questioni fondamentali per il nostro patrimonio vegetale. La difesa fitosanitaria non è da considerarsi una attività meramente tecnica, è piuttosto una responsabilità condivisa, che ci chiama tutti ad osservare norme e comportamenti in favore della tutela della biodiversità e delle nostre produzioni agricole. Il Servizio Fitosanitario Regionale svolge un ruolo importante, intervenendo con tempestività per prevenire e contenere i rischi legati agli organismi nocivi invasivi ed anche diffondendo la cosiddetta cultura della &#8216;plant health&#8217;. Eventi come quello in programma in questi giorni all’Orto Botanico consentono di avvicinare il grande pubblico a queste tematiche, promuovendo l’adozione di comportamenti collettivi responsabili per la difesa e la conservazione del nostro patrimonio vegetale.</em>» </p>



<p>Attraverso percorsi informativi e momenti di confronto con tecnici specializzati, i visitatori potranno approfondire le principali strategie di prevenzione e controllo delle malattie delle piante derivanti da agenti patogeni, contribuendo così a rafforzare l’azione di contrasto alla loro diffusione.</p>



<p>All’iniziativa partecipa il mondo della ricerca, con i contributi del CNR IPSP, dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli e del Dipartimento di Agraria della Università degli Studi di Napoli Federico II. L’evento è aperto al pubblico.</p>
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		<title>Fonderie Pisano chiuse, aria più pulita a Salerno: soddisfatti Forte e Bassano del M5S</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/fonderie-pisano-chiuse-aria-piu-pulita-a-salerno-soddisfatti-forte-e-bassano-del-m5s/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 08:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[fonderie pisano]]></category>
		<category><![CDATA[lorenzo forte]]></category>
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					<description><![CDATA[A pochi giorni dalla chiusura delle Fonderie Pisano a Salerno, nell&#8217;area di Fratte si è registrato un netto miglioramento della qualità dell&#8217;aria. È quanto emerge dall&#8217;elaborazione dei dati ufficiali Arpac [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>A pochi giorni dalla chiusura delle Fonderie Pisano a Salerno, nell&#8217;area di Fratte si è registrato un netto miglioramento della qualità dell&#8217;aria.<br><br>È quanto emerge dall&#8217;elaborazione dei dati ufficiali Arpac relativi al periodo compreso tra il 1 gennaio ed il 31 marzo scorso, che mette a confronto le concentrazioni medie degli inquinanti prima e dopo il 25 marzo, data coincidente con lo stop dell&#8217;opificio.<br><br>L&#8217;analisi è stata formulata dai tecnici del comitato &#8220;Salute e Vita&#8221;. Il confronto statistico tra gli 84 giorni precedenti il 25 marzo ed i sei giorni successivi, evidenzia riduzioni importanti in quasi tutti i principali parametri monitorati dalla centralina Arpac di Fratte.<br><br>Il benzene, che si sviluppa principalmente durante la colata ed il raffreddamento del metallo, ha visto una riduzione del 33,3%: si tratta di un cancerogeno certo, la cui esposizione prolungata è legata a malattie del sangue, come la leucemia. Altri composti analoghi sono xilene e toluene, anch&#8217;essi in drastica riduzione durante il periodo di chiusura delle Fonderie Pisano. Gli ossidi di azoto (NO, NO2 e NOx) segnano un calo medio del 30,3%; in particolare, gli NOx sono da imputare alle altissime temperature raggiunte nei forni di fusione e causano infiammazioni delle vie aeree, riducendo la funzionalità polmonare. Il monossido di carbonio, prodotto dalla combustione del carbon coke all&#8217;interno dei forni da fonderia, si è ridotto nell&#8217;ultimo periodo del 34,4%: questo gas provoca asfissia chimica e danni ai sistemi nervoso e cardiaco. In riduzione anche i composti dello zolfo e le polveri sottili.<br><br>Numeri che, pur riferendosi ad un arco temporale limitato, mostrano un trend immediato e significativo. L&#8217;elaborazione non rappresenta infatti un bilancio annuale, ma un confronto diretto tra due periodi distinti, costruito esclusivamente sui dati ufficiali dell&#8217;Arpac.<br><br>&#8220;Questi valori confermano quello che i cittadini denunciano da anni: fermate le emissioni industriali, l&#8217;aria cambia subito&#8221;, ha detto Lorenzo Forte, presidente del comitato Salute e Vita e candidato al consiglio comunale di Salerno con il Movimento 5 Stelle a sostegno del candidato sindaco Franco Massimo Lanocita. &#8220;Non si tratta di opinioni, ma di rilevazioni ufficiali. Adesso servono controlli continui, bonifiche e la nascita al posto delle fonderie di un Parco urbano dedicato alle vittime come risarcimento e pacificazione del territorio, una visione diversa per il futuro del quartiere Fratte, di tutta Salerno e della Valle dell&#8217;Irno&#8221;.<br><br>Sulla stessa linea Nadia Bassano, segretaria del Comitato e candidata al consiglio comunale sempre con il M5S e a sostegno di Lanocita: “Per anni tante famiglie hanno vissuto dolore e preoccupazione nel silenzio generale. Oggi questi dati dimostrano che la salute pubblica deve diventare una priorità assoluta. Porteremo questa battaglia dentro le istituzioni&#8221;.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L’Europa corre sulle pompe di calore: 662 installazioni per 1.000 case in Norvegia, l’Italia resta ferma a 184</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/leuropa-corre-sulle-pompe-di-calore-662-installazioni-per-1-000-case-in-norvegia-litalia-resta-ferma-a-184/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 21:37:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[Efficienza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[formazione professionale]]></category>
		<category><![CDATA[pompa di calore]]></category>
		<category><![CDATA[pompe di calore]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Europa accelera sull’adozione delle pompe di calore, mentre l’Italia continua a muoversi a un passo molto più lento. Nei&#160;16 principali Paesi europei, il parco installato è passato da&#160;26,1 milioni di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’Europa accelera sull’adozione delle pompe di calore, mentre l’Italia continua a muoversi a un passo molto più lento. Nei&nbsp;<strong>16 principali Paesi europei</strong>, il parco installato è passato da&nbsp;<strong>26,1 milioni di unità nel 2024</strong>&nbsp;a&nbsp;<strong>28,2 milioni nel 2025</strong>, con una crescita di circa&nbsp;<strong>l’8% in un solo anno</strong>: un’espansione che conferma come la pompa di calore stia diventando una tecnologia strutturale nel mix energetico europeo. Secondo un’indagine di EHPA (European Heat Pump Association), Il divario tra i Paesi del Nord e il resto d’Europa resta però marcato: la Norvegia guida con&nbsp;<strong>662 pompe di calore ogni 1.000 abitazioni</strong>, seguita da Finlandia (<strong>548</strong>), Svezia (<strong>509</strong>) e Danimarca (<strong>229</strong>). L’Italia si ferma a&nbsp;<strong>184 unità</strong>, superando di poco la Svizzera (<strong>179</strong>) ma restando molto distante dalla Germania (<strong>63</strong>) e soprattutto dal Regno Unito (<strong>24</strong>). Eppure, anche nei Paesi più freddi, la tecnologia si dimostra pienamente operativa: a Oslo, nel 2025, si sono registrate temperature minime di&nbsp;<strong>–14,2 °C</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>–13,1 °C</strong>, mentre nello stesso periodo Milano ha toccato valori non inferiori a&nbsp;<strong>–7 °C</strong>.</p>



<p>La distanza si conferma anche sul fronte delle vendite annuali per 1.000 abitazioni: Norvegia&nbsp;<strong>43,8</strong>, Finlandia&nbsp;<strong>36,2</strong>, Svezia&nbsp;<strong>33,5</strong>. L’Italia, con&nbsp;<strong>16,3</strong>, si mantiene in linea con Francia (<strong>16,4</strong>) e Paesi Bassi (<strong>16,6</strong>), ma ancora lontana dai livelli dei Paesi che stanno guidando la transizione. La competitività economica della pompa di calore, inoltre, resta fortemente legata al rapporto tra prezzo dell’elettricità e del gas: la tecnologia risulta particolarmente conveniente quando il costo dell’elettricità è&nbsp;<strong>inferiore a 1,5 volte</strong>&nbsp;quello del gas, mentre oltre&nbsp;<strong>3,5 volte</strong>&nbsp;il vantaggio economico si riduce sensibilmente.</p>



<p>È in questo scenario che&nbsp;<strong>CNA Milano con la condivisione e il supporto di CNA Nazionalerilancia il proprio programma nazionale dedicato alla formazione degli installatori e all’accompagnamento delle imprese</strong>, confermando che la chiave non è solo la tecnologia, ma la qualità della progettazione, dell’installazione e della gestione degli impianti. Dopo la forte partecipazione registrata nel 2024, quest’anno il progetto grazie anche al coinvolgimento del livello nazionale&nbsp;cresce e si estende a livello nazionale, coinvolgendo tre poli formativi:&nbsp;<strong>l’Accademia degli Impiantisti di Busto Arsizio</strong>, l’Accademia di&nbsp;<strong>Forlì</strong>&nbsp;e quella di&nbsp;<strong>Roma</strong>.</p>



<p>La nuova edizione prevede&nbsp;<strong>tre eventi e webinar tecnici</strong>&nbsp;<strong>gratuiti</strong>, il primo già realizzato a MCE, e un percorso pratico in presenza che permetterà ad&nbsp;<strong>altri 60 installatori</strong>&nbsp;di accedere a corsi fisici avanzati. Una risposta concreta alla necessità crescente di professionalizzare la filiera, in un contesto in cui le pompe di calore richiedono competenze tecniche molto più sofisticate rispetto alla caldaia tradizionale.</p>



<p><em>“Abbiamo voluto portare a MCE un confronto vero, basato su casi concreti e non su approcci teorici: le pompe di calore funzionano se progettate, installate e gestite correttamente, soprattutto in condizioni estreme</em><strong>&nbsp;</strong>&#8211; dichiara&nbsp;<strong>Diego Prati, Responsabile Nazionale CNA Installazione Impianti</strong>&nbsp;-.<em>È lì che si misura la qualità del lavoro delle imprese. Per questo continuiamo a investire sulla formazione e sulle competenze, evitando però di introdurre nuovi obblighi certificativi che non migliorano la qualità ma rischiano solo di complicare il lavoro.”</em></p>



<p>Parallelamente riparte anche la linea dedicata alle imprese e all’elettrificazione del calore. Grazie al progetto dello scorso anno, è emersa con chiarezza una forte richiesta di&nbsp;<strong>informazioni, accompagnamento tecnico e chiarezza normativa</strong>. Per questo, nel 2026 CNA organizzerà&nbsp;<strong>tre eventi territoriali</strong>, il primo dei quali si è già svolto durante MECSPE a Bologna, coinvolgendo imprese, esperti e istituzioni.</p>



<p><em>“La transizione energetica e il risparmio energetico non si fanno con gli slogan, ma con le competenze. CNA vuole accompagnare installatori e imprese in un percorso concreto, fatto di formazione, casi reali e soluzioni applicabili</em><strong>&nbsp;&#8211;&nbsp;</strong>afferma&nbsp;<strong>Matteo Maria Reale, Presidente CNA Milano -.&nbsp;</strong><em>Le pompe di calore sono una tecnologia matura, ma richiedono professionalità e progettazione: senza qualità non c’è vero cambiamento. Per questo nel 2026 abbiamo scelto di ampliare il progetto a livello nazionale, perché il futuro passa dalla preparazione dei tecnici e dall’informazione alle imprese.”</em></p>



<p>Le analisi tecniche più recenti evidenziano un punto cruciale: la pompa di calore è una tecnologia altamente efficiente, ma&nbsp;<strong>non tollera errori di progettazione, installazione o utilizzo</strong>. La potenza diminuisce con il calo delle temperature esterne, l’efficienza peggiora se la temperatura di mandata è troppo elevata, e molti utenti non sono abituati a gestire un impianto che funziona in modo diverso dalla caldaia, specie nei giorni più freddi.</p>



<p>Gli ultimi decenni hanno abituato installatori, manutentori e progettisti a una “termotecnica facile”, in cui la caldaia compensava gran parte degli errori. La pompa di calore, invece,&nbsp;<strong>richiede competenze, precisione e una corretta informazione del committente</strong>. È fondamentale installarla solo dove ci sono le condizioni adatte, evitando interventi forzati che rischiano di generare delusioni nei consumi o nel comfort e di diffondere percezioni negative sulla tecnologia.</p>



<p><em>“Le recenti tensioni geopolitiche stanno mostrando quanto la dipendenza dalle fonti fossili esponga le imprese a rischi e volatilità &#8211;&nbsp;</em>evidenzia&nbsp;<strong>Valentina Di Berardino, Responsabile Nazionale&nbsp;CNA Produzione</strong><em>&nbsp;-. L’elettrificazione dei processi produttivi rappresenta per la meccanica italiana una leva strategica per rafforzare autonomia, stabilità e competitività. E’ questo il messaggio che abbiamo lanciato in Fiera a Mecspe. Le testimonianze di nostre imprese che hanno già investito sull’elettrificazione dei processi produttivi e degli impianti di climatizzazione, insieme al focus curato da ECCO, hanno evidenziato come l&#8217;elettrificazione migliori la sicurezza energeticae sia in grado di emancipare l&#8217;industria dalla volatilità dei prezzi e dagli shock legati alla fornitura di gas.”</em></p>



<p>I webinar in programma nelle prossime settimane:</p>



<p>&#8211;<strong>29 aprile, ore 18:30 &#8211;&nbsp;<em>Utilizzo di sistemi a CO2 in PdC per la produzione di acqua calda sanitaria negli edifici residenziali.</em></strong>&nbsp;Un approfondimento tecnico sull’utilizzo delle pompe di calore con refrigerante R744 (CO₂) per la produzione di acqua calda sanitaria ad alta temperatura.</p>



<p><strong>-14 maggio, ore 18:30 &#8211;<em>&nbsp;Pompa di Calore: come trasformare un prodotto tecnico in una vendita di valore</em></strong><em>.&nbsp;</em>Come comunicare efficacemente con il cliente, superare le obiezioni e valorizzare i benefici economici e ambientali.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Valle d’Aosta, al Forte di Bard la natura protagonista con “Wildlife Photographer of the Year”</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/valle-daosta-al-forte-di-bard-la-natura-protagonista-con-wildlife-photographer-of-the-year/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 13:37:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Forte di Bard]]></category>
		<category><![CDATA[valle d'aosta]]></category>
		<category><![CDATA[Wildlife Photographer of the Year]]></category>
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					<description><![CDATA[Torna al Forte di Bard, in Valle d’Aosta, la mostra “Wildlife Photographer of the Year”, uno dei più importanti concorsi internazionali di fotografia naturalistica. L’esposizione presenta una selezione degli scatti [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Torna al Forte di Bard, in Valle d’Aosta, la mostra “Wildlife Photographer of the Year”, uno dei più importanti concorsi internazionali di fotografia naturalistica. L’esposizione presenta una selezione degli scatti premiati e finalisti dell’edizione più recente, scelti tra oltre 60.000 immagini inviate da fotografi di 113 Paesi. </p>



<p>Il percorso espositivo (dal 21 marzo al 12 luglio 2026) propone un viaggio visivo attraverso la biodiversità del pianeta, raccontando la natura nei suoi aspetti più spettacolari e fragili. Le fotografie documentano animali colti in momenti rari e comportamenti difficili da osservare, insieme a paesaggi estremi e scenari naturali che evidenziano la complessità degli ecosistemi terrestri e marini.</p>



<p>Promossa dal Natural History Museum di Londra, la mostra è considerata un punto di riferimento internazionale per la fotografia naturalistica, grazie alla capacità di unire valore artistico e documentazione scientifica. Ogni immagine è accompagnata da una narrazione che spiega il contesto dello scatto, spesso frutto di lunghe attese e condizioni ambientali estreme.</p>



<p>L’allestimento al Forte di Bard valorizza ulteriormente l’impatto visivo delle opere, creando un percorso immersivo che accompagna il visitatore tra grandi pannelli fotografici e installazioni pensate per mettere in risalto il rapporto tra uomo e natura. Il tema centrale resta la riflessione sulla fragilità degli habitat e sull’impatto delle attività umane sugli equilibri ambientali.</p>



<p>Particolare attenzione è rivolta anche al pubblico più giovane. Le immagini, spesso spettacolari e immediate, permettono ai bambini di avvicinarsi al mondo animale in modo diretto e coinvolgente, stimolando curiosità e sensibilità verso la natura. La mostra si presta così a diventare un’esperienza educativa oltre che estetica, adatta alle famiglie.</p>



<p>L’iniziativa conferma il ruolo del Forte di Bard come uno dei principali poli culturali della Valle d’Aosta, capace di ospitare eventi internazionali dedicati all’arte, alla storia e alla scienza.</p>



<p><strong>Foto tratta dalla locandina dal web</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>App e intelligenza artificiale per riconoscere le piante: la tecnologia entra in casa e aiuta la cura del verde domestico</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/app-e-intelligenza-artificiale-per-riconoscere-le-piante-la-tecnologia-entra-in-casa-e-aiuta-la-cura-del-verde-domestico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 13:27:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
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		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
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		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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		<category><![CDATA[riconoscimento piante]]></category>
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		<category><![CDATA[tecnologia verde]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni la tecnologia legata all’intelligenza artificiale ha trovato applicazione anche nella vita quotidiana domestica, in particolare nella cura delle piante. Attraverso semplici fotografie scattate con lo smartphone, numerose [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi anni la tecnologia legata all’intelligenza artificiale ha trovato applicazione anche nella vita quotidiana domestica, in particolare nella cura delle piante. Attraverso semplici fotografie scattate con lo smartphone, numerose applicazioni sono in grado di identificare specie vegetali, segnalare malattie e suggerire interventi di manutenzione.</p>



<p>Tra le funzioni più utilizzate c’è il riconoscimento automatico delle piante. L’utente inquadra una foglia o un fiore e l’app, grazie a sistemi di visione artificiale e database botanici, fornisce in pochi secondi informazioni sulla specie, sulle esigenze di luce, irrigazione e temperatura. Questa tecnologia ha reso più accessibile anche a chi non è esperto la gestione del verde domestico.</p>



<p>Un altro ambito in forte crescita è quello della diagnosi delle malattie delle piante. Alcune applicazioni permettono di individuare segni di stress idrico, attacchi di parassiti o infezioni fungine partendo dall’analisi delle immagini. In molti casi vengono suggerite anche possibili soluzioni, dai trattamenti naturali fino a indicazioni per il consulto con un vivaio o un agronomo.</p>



<p>Secondo gli esperti del settore ambientale, questi strumenti stanno contribuendo a diffondere una maggiore consapevolezza nella cura delle piante, soprattutto in contesti urbani dove balconi e appartamenti sostituiscono spesso gli spazi verdi tradizionali. L’accesso immediato alle informazioni riduce gli errori più comuni, come l’eccesso o la carenza di acqua, una delle principali cause di deterioramento delle piante domestiche.</p>



<p>L’integrazione con l’intelligenza artificiale consente inoltre di creare promemoria personalizzati per l’irrigazione e la concimazione, adattati alle condizioni specifiche dell’ambiente domestico. Alcune app utilizzano anche dati climatici locali per migliorare le indicazioni fornite all’utente.</p>



<p>Accanto ai benefici, gli esperti sottolineano anche la necessità di utilizzare questi strumenti come supporto e non come sostituto completo della conoscenza botanica. L’interpretazione dei dati forniti dalle app, infatti, deve sempre essere accompagnata dall’osservazione diretta della pianta e, nei casi più complessi, dal parere di professionisti del settore.</p>



<p>Dal punto di vista ambientale, la diffusione di queste tecnologie è vista positivamente perché favorisce una maggiore attenzione al verde domestico e alla cura delle piante, contribuendo indirettamente anche al miglioramento della qualità dell’aria negli ambienti chiusi.</p>



<p>In un contesto in cui casa, sostenibilità e tecnologia si intrecciano sempre più, le app di riconoscimento delle piante rappresentano un esempio concreto di come l’intelligenza artificiale possa diventare uno strumento utile nella gestione quotidiana dell’ambiente domestico, rendendo più semplice e consapevole il rapporto tra persone e natura.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Risparmiare carburante: le strategie concrete per ridurre consumi e costi alla guida</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/risparmiare-carburante-le-strategie-concrete-per-ridurre-consumi-e-costi-alla-guida/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 14:11:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[carburante]]></category>
		<category><![CDATA[caro carburante]]></category>
		<category><![CDATA[risparmiare carburante]]></category>
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<p>Con il prezzo dei carburanti soggetto a oscillazioni frequenti e una crescente attenzione ai consumi energetici, il tema del risparmio alla guida torna centrale per famiglie e imprese. Ridurre il consumo di benzina e diesel non significa solo contenere la spesa, ma anche diminuire le emissioni e migliorare l’efficienza complessiva dei trasporti.</p>



<p>Le stime di enti europei e associazioni automobilistiche indicano che, con uno stile di guida corretto e una manutenzione adeguata del veicolo, è possibile ridurre i consumi fino al 15-20% senza interventi tecnologici complessi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Stile di guida: la variabile più importante</h3>



<p>Il primo fattore è il comportamento del conducente. Una guida fluida, senza accelerazioni brusche e frenate improvvise, riduce sensibilmente il consumo di carburante.</p>



<p>Mantenere una velocità costante, utilizzare il freno motore e anticipare il traffico sono tecniche che permettono di ottimizzare l’efficienza del motore. In autostrada, ad esempio, viaggiare a velocità moderate può fare una differenza significativa sui consumi rispetto a velocità elevate e instabili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Manutenzione del veicolo: un risparmio spesso sottovalutato</h3>



<p>Un’auto in buone condizioni consuma meno. Pneumatici sgonfi o non correttamente gonfiati aumentano la resistenza al rotolamento e quindi il consumo di carburante.</p>



<p>Anche la manutenzione del motore, il cambio regolare dei filtri e l’utilizzo di oli adeguati contribuiscono a migliorare l’efficienza complessiva del veicolo. Trascurare questi aspetti può comportare un aumento dei consumi anche del 5-10%.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Peso e aerodinamica: meno carico, meno consumo</h3>



<p>Ogni chilogrammo in più influisce sui consumi. Viaggiare con il bagagliaio inutilmente carico o con portapacchi non utilizzati aumenta la resistenza aerodinamica e quindi il fabbisogno energetico del veicolo.</p>



<p>Anche la climatizzazione incide: l’uso intensivo dell’aria condizionata può aumentare il consumo, soprattutto nei tragitti urbani.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Pianificazione dei percorsi</h3>



<p>Ottimizzare i tragitti è un altro elemento chiave. Utilizzare sistemi di navigazione aggiornati consente di evitare traffico, code e percorsi più lunghi del necessario.</p>



<p>Le app di mobilità integrano oggi dati in tempo reale che permettono di ridurre tempi di percorrenza e consumi, scegliendo percorsi più scorrevoli.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Guida urbana ed extraurbana: due approcci diversi</h3>



<p>In città, il consumo è più elevato a causa delle continue fermate e ripartenze. In questo contesto, l’uso corretto del cambio e la guida anticipata diventano fondamentali.</p>



<p>Fuori dai centri urbani, invece, la chiave è la stabilità: mantenere velocità costante e ridurre le variazioni improvvise di andatura.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tecnologie e nuovi modelli di mobilità</h3>



<p>Le auto di nuova generazione offrono sistemi di assistenza alla guida che aiutano a ottimizzare i consumi, come il cruise control adattivo o i sistemi start &amp; stop.</p>



<p>Parallelamente, cresce il ruolo della mobilità condivisa e dei veicoli ibridi ed elettrici, che riducono la dipendenza dai carburanti tradizionali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una somma di piccoli gesti</h3>



<p>Il risparmio di carburante non dipende da un solo fattore, ma dalla combinazione di più comportamenti. Stile di guida, manutenzione, pianificazione e attenzione ai dettagli possono tradursi in un impatto economico significativo nel lungo periodo.</p>



<p>In un contesto di costi energetici incerti, la guida efficiente diventa non solo una buona pratica, ma una scelta sempre più necessaria per contenere la spesa e ridurre l’impatto ambientale.</p>
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		<title>Crisi energetica, le raccomandazioni Ue: smart working almeno un giorno a settimana e città senz’auto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 14:10:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Smart working]]></category>
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					<description><![CDATA[Bruxelles torna a puntare sul lavoro da remoto come leva per ridurre i consumi energetici. Nella bozza del piano “Accelerate Eu”, atteso per il 22 aprile, la Unione Europea indica [...]]]></description>
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<p>Bruxelles torna a puntare sul lavoro da remoto come leva per ridurre i consumi energetici. Nella bozza del piano “Accelerate Eu”, atteso per il 22 aprile, la Unione Europea indica tra le misure chiave l’introduzione dello smart working almeno una volta a settimana e l’organizzazione di giornate senz’auto nelle città.</p>



<p>L’obiettivo è contenere la domanda di energia in un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche e dagli effetti della crisi legata alla guerra in Medio Oriente, che continua a influenzare prezzi e approvvigionamenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ridurre consumi e dipendenza energetica</h3>



<p>Il piano si inserisce nella strategia europea di riduzione volontaria dei consumi, con un focus particolare su riscaldamento e trasporti, due delle principali voci di spesa energetica.</p>



<p>Secondo la bozza, il ricorso strutturale allo smart working può contribuire in modo significativo a ridurre il traffico pendolare, con effetti immediati su consumo di carburanti ed emissioni. Allo stesso tempo, le giornate senz’auto nelle aree urbane mirano a tagliare l’uso dei mezzi privati e incentivare mobilità sostenibile e trasporto pubblico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Smart working come leva strutturale</h3>



<p>Non si tratta di una misura emergenziale, ma di un ritorno a strumenti già sperimentati durante la pandemia, ora riproposti in chiave energetica. L’indicazione di Bruxelles non introduce un obbligo vincolante per gli Stati membri, ma rappresenta una raccomandazione forte, destinata a orientare le politiche nazionali.</p>



<p>In questo quadro, il lavoro agile viene riconosciuto non solo come strumento organizzativo, ma anche come politica energetica indiretta: meno spostamenti, minore domanda di carburanti, riduzione delle emissioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le città al centro della transizione</h3>



<p>Accanto allo smart working, il piano punta sulle città. Le “car-free days” dovrebbero diventare uno strumento ricorrente per abbattere traffico e inquinamento nei centri urbani, con benefici immediati sulla qualità dell’aria.</p>



<p>Le amministrazioni locali saranno chiamate a svolgere un ruolo centrale, favorendo alternative sostenibili come trasporto pubblico, mobilità elettrica e ciclabilità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Impatti per imprese e cittadini</h3>



<p>Per le imprese, l’indicazione europea potrebbe tradursi in una nuova spinta verso modelli di lavoro ibridi. Tuttavia, restano aperte questioni organizzative e contrattuali, soprattutto nei settori meno digitalizzati.</p>



<p>Per i cittadini, le misure comportano un cambiamento nelle abitudini quotidiane: meno uso dell’auto privata, maggiore flessibilità lavorativa, attenzione ai consumi domestici.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una strategia di breve e medio periodo</h3>



<p>Il piano “Accelerate Eu” si inserisce in una strategia più ampia di risposta alle crisi energetiche, che combina interventi immediati e obiettivi di lungo periodo. Se da un lato punta a riduzioni rapide dei consumi, dall’altro rafforza la transizione verso modelli più sostenibili.</p>



<p>La partita resta aperta: molto dipenderà dalla capacità degli Stati membri di tradurre le raccomandazioni in misure concrete. Ma il segnale è chiaro: lo smart working torna al centro delle politiche europee, non più solo come strumento di flessibilità, ma come leva per affrontare una nuova fase di instabilità energetica.</p>
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		<title>Salerno in Flora 2026, tre giorni tra natura, gusto e biodiversità con il Villaggio Coldiretti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/salerno-in-flora-2026-tre-giorni-tra-natura-gusto-e-biodiversita-con-il-villaggio-coldiretti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 14:41:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[salerno in flora]]></category>
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					<description><![CDATA[Salerno si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più attesi della primavera: dall’1 al 3 maggio 2026 torna “Salerno in Flora”, la mostra mercato dedicata al florovivaismo e alla biodiversità, che [...]]]></description>
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<p>Salerno si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più attesi della primavera: dall’1 al 3 maggio 2026 torna “Salerno in Flora”, la mostra mercato dedicata al florovivaismo e alla biodiversità, che animerà il Parco Pinocchio con un ricco programma di attività, esposizioni e degustazioni. Un evento pensato per famiglie, appassionati del verde e curiosi, all’insegna della sostenibilità e della valorizzazione del territorio.</p>



<p>L’edizione 2026 sarà caratterizzata dalla presenza del Villaggio Coldiretti, cuore pulsante della manifestazione, dove sarà possibile immergersi nel mondo dell’agricoltura locale attraverso il mercato contadino, lo street food con prodotti tipici campani, le degustazioni, le aree dedicate alla fattoria degli animali e l’agriasilo per i più piccoli. Un’esperienza a tutto tondo che unisce tradizione, educazione alimentare e promozione delle eccellenze agroalimentari.</p>



<p>La manifestazione è promossa da Coldiretti Salerno e Campagna Amica Campania, con il patrocinio del Comune di Salerno e della Provincia di Salerno, e il contributo della Camera di Commercio di Salerno e del Centro Turistico Acli Salerno. Un lavoro sinergico che punta a rafforzare il legame tra cittadini, ambiente e filiera agricola locale, valorizzando al tempo stesso il ruolo del verde urbano e della biodiversità.</p>



<p>Gli orari di apertura prevedono venerdì 1 e sabato 2 maggio dalle 10 alle 22, mentre domenica 3 maggio l’evento sarà visitabile dalle 10 alle 20. L’ingresso è gratuito.</p>



<p>“Salerno in Flora” si conferma così un appuntamento centrale per il territorio, capace di coniugare intrattenimento, educazione e promozione delle eccellenze locali in una cornice naturale suggestiva come quella del Parco Pinocchio.</p>



<p>L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Salerno Solidale, Salerno Pulita, Associazione Allevatori Campania e Molise, Associazione Nazionale Coniglicoltori Italiani, Associazione Campana Avicoltori, Consorzio di Bonifica Comprensorio Sarno, Consorzio Vita SAlernum Vites, Associazione Italiana Cultura Sport Salerno, Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana DOP, OP Aprol Campania.</p>



<p>Media partner dell’evento Radio Castelluccio RCS75.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il nuovo lusso è sostenibile: perché scegliere l’ecodesign</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-nuovo-lusso-e-sostenibile-perche-scegliere-lecodesign/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 10:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[ciclo di vita]]></category>
		<category><![CDATA[ecodesign]]></category>
		<category><![CDATA[materie prime]]></category>
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					<description><![CDATA[Non è solo una tendenza, ma un cambio di prospettiva destinato a durare. L’ecodesign sta ridefinendo il modo in cui pensiamo e scegliamo gli oggetti che abitano i nostri spazi, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non è solo una tendenza, ma un cambio di prospettiva destinato a durare. L’ecodesign sta ridefinendo il modo in cui pensiamo e scegliamo gli oggetti che abitano i nostri spazi, trasformando l’arredamento in un equilibrio tra estetica, funzionalità e responsabilità ambientale.</p>



<p>Alla base c’è un principio semplice ma rivoluzionario: ogni prodotto deve essere progettato considerando il suo intero ciclo di vita. Dalla selezione delle materie prime alla produzione, dall’uso quotidiano fino allo smaltimento o al riutilizzo. In altre parole, non conta solo come un oggetto appare, ma anche da dove viene, quanto dura e cosa diventerà una volta terminata la sua funzione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dal “bello” al “giusto”</h3>



<p>Per anni il design si è concentrato soprattutto su forma e funzione. Oggi, invece, si aggiunge una terza dimensione: l’impatto ambientale. Questo significa scegliere materiali naturali o riciclati, ridurre gli sprechi durante la produzione e progettare oggetti pensati per durare nel tempo, evitando la logica dell’usa e getta.</p>



<p>Il risultato è un’estetica nuova, spesso essenziale, che valorizza le imperfezioni dei materiali e racconta una storia. Legni vissuti, metalli recuperati, tessuti naturali: ogni elemento diventa parte di una narrazione che unisce sostenibilità e identità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’artigianato torna protagonista</h3>



<p>In questo scenario, l’artigianato gioca un ruolo centrale. Sempre più designer e produttori locali stanno riscoprendo tecniche tradizionali, reinterpretandole in chiave contemporanea. Il valore non è solo nel prodotto finito, ma nel processo: filiere corte, lavorazioni manuali, attenzione al dettaglio.</p>



<p>È un ritorno alla qualità, ma anche alla relazione. Acquistare un oggetto di ecodesign significa spesso conoscere chi lo ha realizzato, da quali materiali nasce e quale storia porta con sé. Un approccio che si inserisce perfettamente in un mercato sempre più attento alla trasparenza e all’autenticità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ecodesign in casa: esempi concreti</h3>



<p>Portare l’ecodesign dentro casa è più semplice di quanto si pensi. Non serve rivoluzionare tutto, ma iniziare da scelte consapevoli:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>mobili realizzati con legno certificato o di recupero</li>



<li>complementi d’arredo ottenuti da materiali riciclati</li>



<li>tessili naturali come lino, cotone biologico o canapa</li>



<li>oggetti modulari, progettati per adattarsi nel tempo</li>



<li>recupero creativo di arredi esistenti, attraverso restyling e riuso</li>
</ul>



<p>Anche piccoli interventi possono fare la differenza, soprattutto se orientati alla durata e alla qualità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Attenzione al “green di facciata”</h3>



<p>Non tutto ciò che viene presentato come sostenibile lo è davvero. Il rischio del cosiddetto “greenwashing” è sempre dietro l’angolo: prodotti venduti come ecologici ma privi di reali criteri di sostenibilità.</p>



<p>Per orientarsi, è utile guardare oltre l’estetica e verificare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>provenienza dei materiali</li>



<li>processi produttivi</li>



<li>possibilità di riciclo o riparazione</li>



<li>trasparenza del produttore</li>
</ul>



<p>L’ecodesign autentico non è una moda, ma un sistema coerente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una scelta che guarda al futuro</h3>



<p>La crescente attenzione verso questi temi è alimentata anche da nuove sensibilità dei consumatori e da normative sempre più stringenti a livello europeo. Ma soprattutto riflette un bisogno diffuso: vivere in spazi più sani, più autentici, più sostenibili.</p>



<p>In questo contesto, l’ecodesign rappresenta un’opportunità concreta non solo per chi acquista, ma anche per aziende, artigiani e professionisti del settore. Innovare senza perdere identità, creare valore senza sprecare risorse: è questa la sfida del design contemporaneo. E forse anche la sua evoluzione più naturale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giornata della Terra, domani a Salerno il workshop “Che Mediterraneo siamo?”</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giornata-della-terra-domani-a-salerno-il-workshop-che-mediterraneo-siamo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 09:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della terra]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[turismo sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[In occasione della Giornata Mondiale della Terra, in programma il 22 aprile, la Lega Navale di Salerno ospiterà, dalle ore 16:30 alle 19:00, un workshop sul turismo sostenibile organizzato dall’associazione [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In occasione della Giornata Mondiale della Terra, in programma il 22 aprile, la Lega Navale di Salerno ospiterà, dalle ore 16:30 alle 19:00, un workshop sul turismo sostenibile organizzato dall’associazione &#8220;I Colori del Mediterraneo aps&#8221; con il patrocinio della Provincia di Salerno, del Centro Servizi del Volontariato di Salerno (CSV), in partenariato con tante associazioni.</p>



<p>Il workshop si ispira alla canzone di Bennato &#8220;Che Mediterraneo sia&#8221; per rilanciare i valori della cultura mediterranea fatta d&#8217;arte, mare, natura e principi etici dell&#8217;antichità.</p>



<p>È stato invitato l&#8217;Assessore al turismo Enzo Maraio, rappresentanti esperti del settore della Provincia e del Comune di Salerno, come Davide Zecca, Pasquale Sorrentino, Tonia Willburger, Anna Petrone, tour operator e hanno già aderito tante associazioni di settore.</p>



<p>L’evento “Che Mediterraneo siamo?” abbraccia l&#8217;obiettivo di turismo sostenibile &#8220;città e comunità sostenibili&#8221; per riscrivere insieme un modello di accoglienza turistica fondata sulla co-creazione di valore condivisa.</p>



<p>L’incontro intende trasformare il &#8220;senso di appartenenza&#8221; in un asset turistico concreto; attraverso lo storytelling e la condivisione di esperienze, si mira a costruire un legame di fiducia autentica con il visitatore, incentivando un passaparola virtuoso e il desiderio di ritornare.</p>



<p>Verso una &#8220;Carta dei Valori di turismo sostenibile condivisa</p>



<p>Il workshop non sarà solo una occasione di condivisione, ma un vero e proprio strumento operativo; uno degli obiettivi dell’incontro, infatti, è avviare incontri periodici per la stesura di una Carta dei Valori di turismo sostenibile in provincia di Salerno*, che unisca associazioni, tour operator, guide, istituzioni ed esperti di accoglienza turistica e culturale.</p>



<p>Il workshop spazierà tra le molteplici anime del turismo sostenibile: Risorsa Mare e Natura, Turismo Religioso e Culturale, Enogastronomia e Benessere e Inclusività. Attraverso i racconti e le esperienze dei partecipanti, il workshop intende offrire una panoramica sull&#8217;offerta turistica che rispetti l’identità locale e valorizzi la cultura mediterranea in ogni suo aspetto, ponendo al centro operatori, associazioni e cittadini, affinché ognuno si senta parte di una rete dove l&#8217;emozione e l’accoglienza turistica sostenibile diventi il filo conduttore tra luogo e visitatore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-21-at-08.44.44-724x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-243390" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-21-at-08.44.44-724x1024.jpeg 724w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-21-at-08.44.44-212x300.jpeg 212w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-21-at-08.44.44-768x1086.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-21-at-08.44.44-1086x1536.jpeg 1086w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-21-at-08.44.44.jpeg 1131w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Verde Parco 2026, debutto da record: sold-out espositori per l’expo del green nel Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/verde-parco-2026-debutto-da-record-sold-out-espositori-per-lexpo-del-green-nel-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 15:39:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Castelnuovo Cilento]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[cilento notizie]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità]]></category>
		<category><![CDATA[turismo ecosostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[Prima edizione&#160;e&#160;subito&#160;sold-out espositori per ‘Verde&#160;Parco’,&#160;l’expo&#160;dedicato all’agricoltura,florovivaistica,&#160;giardinaggio e fai da te.&#160;Oltre 40&#160;le aziende&#160;che hanno preso parte&#160;al salone, in programma dal 24 al 26 aprile 2026 al&#160;‘Velina Shopping &#38; Business’&#160;di Castelnuovo Cilento: [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="s5">Prima edizione&nbsp;e&nbsp;subito&nbsp;sold-out espositori per ‘Verde&nbsp;Parco’,&nbsp;l’expo&nbsp;dedicato all’agricoltura,florovivaistica,&nbsp;giardinaggio e fai da te.&nbsp;Oltre 40&nbsp;le aziende&nbsp;che hanno preso parte&nbsp;al salone, in programma dal 24 al 26 aprile 2026 al&nbsp;‘Velina Shopping &amp; Business’&nbsp;di Castelnuovo Cilento: un’area espositiva di oltre 10mila mq progettata per favorire l’incontro diretto tra produttori, fornitori ed operatori del settore, in posizione strategica nel cuore del Cilento con un percorso dinamico che unisce innovazione ed eccellenza.</p>



<p class="s6">Ideata dalla&nbsp;A.G. Group&nbsp;di Angelo&nbsp;Guzzo, si tratta di una fiera senza precedenti nella zona, che gode del patrocinio di:&nbsp;Ministero dell’Agricoltura;&nbsp;Provincia di Salerno;&nbsp;Comune di Castelnuovo Cilento;&nbsp;Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni;&nbsp;Comunità Montana&nbsp;Gelbison-Cervati&nbsp;e Comunità&nbsp;Alento-Monte Stella,&nbsp;oltre al supporto di&nbsp;Banca Monte Pruno, Gruppo Infante,&nbsp;Gelbison&nbsp;Città Territorio, Istituto&nbsp;Alberghiero&nbsp;‘Ancel&nbsp;Keys’ e Tenuta&nbsp;Cobellis.</p>



<p class="s6">‘Verde&nbsp;Parco’&nbsp;non sarà una semplice esposizione&nbsp;ma un’esperienza&nbsp;immersiva&nbsp;tra macchine agricole di ultima generazione, workshop didattici e cultura popolare: un&nbsp;salone professionale e divulgativo che aggrega l’intera filiera della terra,dalla tecnologia dei campi alla tavola della Dieta Mediterranea.</p>



<p class="s6">Allestiti&nbsp;anche un’ampia&nbsp;area&nbsp;food&amp;beverage&nbsp;e spazi&nbsp;verdi all’aperto, con&nbsp;convegni&nbsp;e&nbsp;spettacoli musicali serali,&nbsp;con&nbsp;capiente&nbsp;parcheggio e&nbsp;tutti i&nbsp;servizi.</p>



<p class="s6"><strong>&nbsp;IL PROGRAMMA&nbsp;COMPLETO&nbsp;(ingresso gratuito)</strong></p>



<p class="s10">&nbsp;</p>



<p class="s10">• Venerdì&nbsp;24&nbsp;aprile</p>



<p class="s6">ore&nbsp;09:00&nbsp;–&nbsp;Apertura&nbsp;Area&nbsp;Expo</p>



<p class="s6">ore&nbsp;16:30 – Apertura lavori&nbsp;e saluti istituzionali</p>



<p class="s6">ore&nbsp;17:00 –&nbsp;Dibattito aperto su innovazione, credito agricolo e nutrizione</p>



<p class="s6">ore&nbsp;18:30 – Taglio del nastro e inaugurazione ufficiale</p>



<p class="s6">ore&nbsp;19:00 – Buffet d’eccellenza con degustazione curata dagli allievi dell’Istituto Alberghiero “Ancel&nbsp;Keys”: omaggio ai sapori autentici del Cilento con&nbsp;wine&nbsp;tasting&nbsp;a cura della Tenuta&nbsp;Cobellis</p>



<p class="s6">ore&nbsp;20:00 – Walking Tour&nbsp;Area&nbsp;Expo</p>



<p class="s6">ore&nbsp;21:30 – Concerto cover band ‘I Nomadi’</p>



<p class="s6">&nbsp;</p>



<p class="s10">• Sabato&nbsp;25&nbsp;aprile</p>



<p class="s6">ore&nbsp;09:00 –&nbsp;Apertura&nbsp;Area Expo</p>



<p class="s6">ore&nbsp;12:30 –&nbsp;Masterclass&nbsp;culinaria</p>



<p class="s6">ore&nbsp;21:30 – Concerto di Peppe Cirillo, il cantautore del Cilento</p>



<p class="s10">&nbsp;</p>



<p class="s10">• Domenica&nbsp;26&nbsp;aprile&nbsp;</p>



<p class="s6">ore&nbsp;10:00 –&nbsp;Apertura&nbsp;Area Expo</p>



<p class="s6">ore&nbsp;13:00 – Brunch&nbsp;Meet&amp;Great</p>



<p class="s6">ore&nbsp;18:00 – Buffet finale</p>



<p class="s6"> ore&nbsp;21:30 –&nbsp;Intrattenimento musicale</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Polla, la serra della scuola diventa laboratorio di benessere e conoscenza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/polla-la-serra-della-scuola-diventa-laboratorio-di-benessere-e-conoscenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 15:36:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Polla]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=243325</guid>

					<description><![CDATA[Un’aula a cielo aperto dove si coltivano non solo piante, ma anche competenze, relazioni e consapevolezza. È il progetto realizzato dalle cinque classi dell’Istituto Socio Sanitario di Polla, che hanno [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Un’aula a cielo aperto dove si coltivano non solo piante, ma anche competenze, relazioni e consapevolezza. È il progetto realizzato dalle cinque classi dell’Istituto Socio Sanitario di Polla, che hanno trasformato la serra scolastica in un laboratorio vivo di apprendimento interdisciplinare.</p>



<p class="p1">L’iniziativa nasce nell’ambito del compito di realtà “La dieta del benessere”, ma si è progressivamente ampliata coinvolgendo più discipline e gruppi classe, dando vita a un percorso condiviso e ricco di stimoli. All’interno della serra, gli studenti hanno studiato le condizioni microambientali e le loro variazioni, seguito le fasi di crescita delle piante e svolto attività sperimentali.</p>



<p class="p1">Tra queste, esperimenti di laboratorio come l’estrazione di pigmenti e DNA, osservazioni al microscopio di cellule vegetali e analisi dei processi di trasporto dell’acqua. Approfondito anche il tema dei nutrienti vegetali e il loro impiego nella medicina botanica, in un’ottica che integra conoscenze scientifiche e applicazioni pratiche.</p>



<p class="p1">Particolare rilievo ha assunto la dimensione interculturale: gli studenti hanno condiviso saperi legati all’uso delle piante nei diversi Paesi di origine, valorizzando tradizioni, religioni e culture presenti nella comunità scolastica. Un confronto che ha arricchito il progetto, rendendolo anche occasione di inclusione e dialogo.</p>



<p class="p1">La serra è diventata così punto d’incontro tra scienze, chimica, fisica, biologia e metodologie sanitarie, favorendo un apprendimento concreto e integrato. Ma non solo: lo spazio si è rivelato anche un ambiente accogliente, capace di promuovere il benessere e la costruzione di relazioni.</p>



<p class="p1">Un’esperienza che lascia il segno e che, come sottolineano i docenti, rappresenta “un piccolo seme destinato a crescere”, esempio di didattica innovativa e sostenibile.</p>
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		<title>Paper week: un viaggio nel riciclo di carta e cartone tra Casal Velino e Giffoni Valle Piana</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/paper-week-un-viaggio-nel-riciclo-di-carta-e-cartone-tra-casal-velino-e-giffoni-valle-piana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 11:22:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[comieco]]></category>
		<category><![CDATA[paper week]]></category>
		<category><![CDATA[riciclo]]></category>
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					<description><![CDATA[Casal Velino e Giffoni Valle Piana sono state le location scelte da EcoAmbiente Salerno e da EdA per coinvolgere gli studenti in un viaggio alla scoperta del riciclo di carta [...]]]></description>
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<p>Casal Velino e Giffoni Valle Piana sono state le location scelte da EcoAmbiente Salerno e da EdA per coinvolgere gli studenti in un viaggio alla scoperta del riciclo di carta e cartone, nell’ambito della Paper Week promossa ogni anno da Comieco. </p>



<p>Il primo appuntamento si è tenuto presso l’impianto di Casal Velino dove i giovani studenti del Primo circolo di Agropoli – Scuola primaria Landolfi hanno potuto visitare la struttura e partecipare a un’attività ludica, all’interno del progetto Ricilo aperto, alla presenza del sindaco Silvia Pisapia e della consigliera di EcoAmbiente Lorenza Scaperrotta.</p>



<p>L&#8217;impianto di Casal Velino – con una capacità di 22mila tonnellate l&#8217;anno &#8211; è stato inaugurato dall’allora presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca nel 2024. La struttura è destinata alla selezione di carta, cartone, plastica, acciaio e alluminio provenienti dalla raccolta differenziata. L’impianto era stato abbandonato per anni: il 6 agosto del 2020 Eda ha disposto il subentro di EcoAmbiente Spa nella gestione che precedentemente era affidata al Consorzio dei Comuni del Bacino Sa/4. Il 12 marzo del 2021 l&#8217;intervento di riammodernamento e ristrutturazione è stato ammesso a finanziamento a valere sulle risorse del FSC 2014-2020. Dopo la posa della prima pietra, l&#8217;intervento, realizzato con un finanziamento regionale di 1.280.000 euro, è stato dunque ultimato. </p>



<p>L’impianto di selezione è costituito da due linee: una di selezione del multimateriale e l’altra di imballaggio del materiale selezionato. L’entrata in funzione risale al primo trimestre 2025, anno che si è concluso con l’adesione di 9 Comuni e un conferimento totale di circa 730 tonnellate di frazioni cellulosiche da raccolta differenziata (EER 15 01 01 e 20 01 01). ’anno in corso si è aperto con una crescita significativa: i Comuni conferitori sono diventati 22. Nel primo trimestre 2026 sono state conferite 250 tonnellate e si stima di raggiungere un volume di 1.800 tonnellate per l’anno 2026. Tale proiezione conferma un trend di crescita straordinario, portando il quantitativo complessivo al +146% rispetto al 2025. Recentemente la Regione Campania ha concesso l’autorizzazione a portare avanti l&#8217;operazione R3 (End of waste) sui rifiuti di imballaggi in carta e cartone per produrre materia prima seconda da inviare in cartiera.</p>



<p>Il secondo appuntamento si è invece tenuto a Giffoni Valle Piana. Una scelta non casuale, in considerazione del fatto che il Giffoni Film Festival è stato considerato l’amplificatore migliore per diffondere un messaggio di sensibilizzazione tra i giovani. Gli alunni dell’Istituto comprensivo Don Milani-Linguiti, guidati dalla dirigente Daniela Ruffolo, sono stati protagonisti di un progetto che ha visto la partership del liceo artistico Sabatini-Menna di Salerno, timonato dalla dirigente Renata Florimonte e guidato dalla docente Mara Maglione. </p>



<p>Proprio i ragazzi e le ragazze del liceo artistico di Salerno sono stati guide e narratori, accompagnando i più piccoli in un viaggio alla riscoperta del riciclo della carta e del cartone. E’ stato realizzato un totem (grazie alla collaborazione con il gruppo Sada) ispirato a Greel, il grillo ambientalista che l’anno scorso conquistò l’attenzione e il cuore di tante bambine e tanti bambini all’interno di una analoga iniziativa della Paper week tenutasi al Parco Pinocchio. Gli studenti, alla presenza del presidente di EcoAmbiente Nicola Ciancio, del fondatore di Giffoni Claudio Gubitosi, del direttore generale Jacopo Gubitosi e del consigliere comunale di Giffoni Valle Piana con delega all’Ambiente Gerardo Capezzuto, hanno poi utilizzato, all’interno della Multimedia Valley, delle tele di cartone per dipingere i volti di alcune delle icone del cinema, da Tim Burton a Meryl Streep, da Bud Spencer a Marylin Monroe. </p>



<p>Un percorso a metà tra creatività e cittadinanza attiva che non resterà lettera morta: l’ideatore di Giffoni Claudio Gubitosi ha infatti annunciato che i lavori andranno a fare parte del Museo del Cinema in corso di realizzazione. Anche in questo caso, la scelta del luogo non è stata affidata al caso. Da una parte il Festival, con la sua forte impalcatura valoriale incentrata sui giovani, dall’altra la presenza dell’impianto di trasferenza di Sardone, dove i conferimenti relativi alla frazione organica sono in aumento rispetto allo stesso periodo del 2024 e rispettivamente del 15,91% per un totale di + 8.255,78 tonnellate. </p>



<p>In aumento anche i Comuni serviti: nel 2024 erano 70, mentre nel 2025 sono saliti a 90. Dal 2020 EcoAmbiente S.p.A. gestisce : in questa piattaforma la frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata viene conferita e messa in riserva, per poi essere avviata agli impianti di recupero autorizzati. La struttura rappresenta oggi una postazione strategica per la corretta gestione dei rifiuti urbani prodotti dai Comuni dell’ATO Salerno, in attesa della realizzazione e messa in esercizio della rete di impianti dedicati al trattamento della frazione organica prevista dal Piano d’Ambito dell’EDA Salerno.</p>
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		<title>Dal gesto individuale all’impatto globale: al via oggi il Plogging day di Plastic free</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dal-gesto-individuale-allimpatto-globale-al-via-oggi-il-plogging-day-di-plastic-free/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 10:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della terra]]></category>
		<category><![CDATA[plastic free]]></category>
		<category><![CDATA[plogging day 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[Parte ufficialmente da domani la&#160;mobilitazione globale lanciata da Plastic Free Onlus&#160;in occasione della&#160;Giornata della Terra: prende il via il&#160;Plogging Day,&#160;in programma dal 18 al 22 aprile, un’iniziativa diffusa che trasforma [...]]]></description>
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<p>Parte ufficialmente da domani la&nbsp;<strong>mobilitazione globale lanciata da Plastic Free Onlus</strong>&nbsp;in occasione della&nbsp;<strong>Giornata della Terra</strong>: prende il via il&nbsp;<strong>Plogging Day</strong>,&nbsp;<strong>in programma dal 18 al 22 aprile</strong>, un’iniziativa diffusa che trasforma un gesto quotidiano in un’azione concreta per l’ambiente.</p>



<p><strong>Raccogliere rifiuti mentre si cammina o si corre diventa un atto semplice e replicabile</strong>&nbsp;ovunque, capace di generare un impatto reale se condiviso da migliaia di persone. È proprio questa la forza del&nbsp;<strong>Plogging Day</strong>: una&nbsp;<strong>chiamata aperta, senza confini, che invita cittadini di ogni età a partecipare quando e dove vogliono, da soli o in gruppo</strong>, contribuendo attivamente alla tutela del territorio.</p>



<p>Partecipare è immediato:&nbsp;<strong><a href="https://customer86160g.musvc2.net/e/tr?q=A%3dOdRYSe%268%3dZ%26B%3dWVaS%26K%3dOdUe%26G%3dFHPBQ_Fwox_Qg_Dyqv_Nn_Fwox_PlIUK.L89GP5A4N1CCJ8SG.EF_Poyl_ZdL8M5C5L5-0wW%262%3dIGQJ9N.L3P%265Q9y7w%3dPWNd%26HO%3dNhPbVbOcVfPYVd%266%3d01AVANhzWP9TYPf1azdQYVYPeSgR9SeQfUB4aNcWfSCWc1BRawb4BPYycMAPfVeW&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" rel="noreferrer noopener" target="_blank">basta iscriversi sulla piattaforma dedicata</a>, scaricare la pettorina personalizzata in stile maratona</strong>&nbsp;– con nome e codice univoco – e indossarla durante l’attività. Dopo aver raccolto i rifiuti, i partecipanti sono invitati a scattare una foto e condividerla nel gruppo ufficiale “<a href="https://customer86160g.musvc2.net/e/tr?q=7%3d5d7U9e%26m%3dV%26r%3dWAW9%26K%3d4ZAe%26v%3dBxPqM_vwTt_7g_suWv_3j_vwTt_6lxQ1.Bb7i8pIo.9pG_vwTt_6lhLsQqM_vwTt_6lqFeOuCgBs9iSbFo%260%3dnOw5e7bRdV.rAu%26Cw%3dX2V0%26Pt%3dVDX7d8W8dBX4d0%26D%3d90fd2Xj930jA8WC92cj0eZjAb50768Be57e948h078C8Ad773VjW8VD02Yib2XCb&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" rel="noreferrer noopener" target="_blank"><strong>Plastic Free Walk</strong></a>” o sui social.&nbsp;<strong>Le immagini più significative saranno premiate con</strong>&nbsp;<strong>gadget ufficiali dell’associazione</strong>, alimentando così uno spirito di comunità che supera i confini locali.</p>



<p><em>«Non è una gara a chi raccoglie di più – </em><strong>dichiara Luca De Gaetano, presidente e fondatore di Plastic Free Onlus</strong><em> – ma un’iniziativa che punta a sensibilizzare e a dimostrare che ognuno può fare la propria parte, senza alibi e senza aspettare che siano sempre gli altri ad agire</em>.» </p>



<p>Le edizioni precedenti hanno già evidenziato la portata internazionale dell’iniziativa, coinvolgendo migliaia di partecipanti anche fuori dall’Italia, fino ad arrivare al Giappone. Per il 2026,&nbsp;<strong>l’obiettivo è ancora più ambizioso: raggiungere almeno 3.000 partecipanti e rimuovere simbolicamente 30.000 chilogrammi di plastica e rifiuti</strong>, grazie anche al supporto di Mediass Spa, società di brokeraggio assicurativo indipendente parte del Gruppo Ardonagh.</p>



<p><em>«Il Plogging Day dimostra che il cambiamento può partire da gesti semplici – </em><strong>aggiunge De Gaetano</strong><em> –. Non servono azioni straordinarie, ma piccoli impegni personali che, moltiplicati per migliaia di persone, diventano una forza collettiva capace di incidere davvero, soprattutto sul piano culturale</em>.» </p>



<p>Plastic Free Onlus, oggi presente in oltre 40 Paesi, attiverà la propria rete composta da più di&nbsp;<strong>260mila volontari e oltre 1.200 referenti</strong>, rilanciando una chiamata globale alla partecipazione. L’obiettivo è chiaro:&nbsp;<strong>trasformare cinque giorni di azione condivisa in un momento di consapevolezza diffusa</strong>, capace di lasciare un segno concreto sull’ambiente e nelle abitudini quotidiane delle persone.</p>
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		<item>
		<title>Green energy day 2026: Sorgenia ha accolto 50 studenti nell&#8217;impianto fotovoltaico di Serre Persano</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/green-energy-day-2026-sorgenia-ha-accolto-50-studenti-nellimpianto-fotovoltaico-di-serre-persano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 14:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[green energy day]]></category>
		<category><![CDATA[impianto fotovoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[sorgenia]]></category>
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					<description><![CDATA[Sorgenia ha accolto nell&#8217;impianto fotovoltaico di Serre Persano circa 50 studenti delle scuole secondarie e delle università del territorio in occasione del Green Energy Day 2026. L&#8217;azienda ha scelto di aderire [...]]]></description>
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<p>Sorgenia ha accolto nell&#8217;<strong>impianto fotovoltaico di Serre Persano circa 50 studenti </strong>delle scuole secondarie e delle università del territorio in occasione del <strong><em>Green Energy Day 2026</em></strong><em>.</em></p>



<p>L&#8217;azienda ha scelto di aderire all&#8217;iniziativa promossa dal Coordinamento FREE con il patrocinio del Ministero dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza Energetica, con l&#8217;obiettivo di&nbsp;<strong>creare occasioni di approfondimento e riflessione sul ruolo chiave delle tecnologie rinnovabili nella transizione energetica</strong>.</p>



<p>L&#8217;impianto di Serre Persano è attivo dal 2011. Con&nbsp;<strong>6,6 MW di potenza complessiva</strong>, produce ogni anno fino a&nbsp;<strong>9 GWh di energia pulita</strong>, sufficienti a soddisfare il&nbsp;<strong>fabbisogno annuale di oltre 3.300 famiglie campane&nbsp;</strong>ed evitare&nbsp;<strong>l&#8217;emissione di quasi 4.000 tonnellate di CO</strong><strong>2</strong><strong>/anno</strong>.</p>



<p>Un recente&nbsp;<strong>intervento di&nbsp;</strong><strong><em>revamping</em></strong>, in fase di completamento, ha permesso di sostituire i moduli fotovoltaici dell&#8217;impianto&nbsp;<strong>con altri di nuova generazione ad alta efficienza</strong>, aumentando così la produzione di energia pulita a parità di superficie.</p>



<p>L&#8217;adesione al<em>&nbsp;Green Energy Day&nbsp;</em>ha dato l&#8217;opportunità alle classi quarte e quinte dell&#8217;<strong>Istituto tecnico IIS Mattei-Fortunato di Eboli (SA)</strong>&nbsp;ed agli studenti del Corso di Laurea in Ingegneria Energetica dell&#8217;<strong>Università degli studi della Campania &#8220;Luigi Vanvitelli&#8221;</strong>&nbsp;di osservare da vicino il funzionamento di un impianto fotovoltaico&nbsp;<em>utility scale,&nbsp;</em>sotto la guida esperta dei tecnici ed ingegneri dell&#8217;azienda.L&#8217;iniziativa ha alternato le visite alle infrastrutture tecnologiche dell&#8217;impianto fotovoltaico con momenti di approfondimento per rispondere alle curiosità dei partecipanti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Green Energy Day del 17 e 18 aprile: le iniziative in programma in Campania sulle energie rinnovabili </title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/green-energy-day-del-17-e-18-aprile-le-iniziative-in-programma-in-campania-sulle-energie-rinnovabili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 19:21:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo il successo delle precedenti edizioni, torna in tutta Italia il 17 e 18 aprile il Green Energy Day, la grande giornata dedicata alla transizione energetica promossa dal Coordinamento FREE insieme a Legambiente e alle principali [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dopo il successo delle precedenti edizioni, <strong>torna in tutta Italia il 17 e 18 aprile</strong> il <strong>Green Energy Day</strong>, la <strong>grande giornata dedicata alla transizione energetica</strong> promossa dal Coordinamento FREE insieme a Legambiente e alle principali associazioni delle fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica, della mobilità sostenibile, del mondo ambientalista e dei consumatori. Nel<strong> 2026</strong> l’evento raddoppia e si terrà <strong>venerdì 17 e sabato 18 aprile</strong>, offrendo a cittadini, famiglie e studenti l’opportunità di <strong>visitare gratuitamente impianti alimentati da fonti rinnovabili e aziende che hanno realizzato interventi di efficienza energetica,</strong> osservandone concretamente il funzionamento, l’integrazione nel paesaggio e il contributo alla decarbonizzazione. Tutte le iniziative (in continuo aggiornamento) sono consultabili, sul sito <a href="https://www.greenenergyday.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>https://www.greenenergyday.it</u></a>. </p>



<p>In&nbsp;<strong>Campania</strong>&nbsp;sono&nbsp;<strong>quattro le iniziative in programma</strong>&nbsp;tra le&nbsp;<strong>province di Salerno e Avellino</strong>, che si uniranno alle decine di eventi previsti anche nel resto della Penisola. Tra le visite, tutte riservate esclusivamente alle scuole e in programma il&nbsp;<strong>17 aprile</strong>, figurano l’<strong>impianto agrivoltaico Monti di Eboli (SA) di EDPR</strong>, esempio di integrazione tra produzione solare e attività agricola e pastorale, il&nbsp;<strong>polo LEITWIND di Lacedonia</strong>, hub produttivo e di manutenzione per il settore eolico, il&nbsp;<strong>parco eolico ERG</strong>&nbsp;nello stesso territorio, tra i principali impianti della zona, e l’<strong>impianto fotovoltaico di EF Solare Italia &#8211; Sorgenia Group</strong>&nbsp;nel Comune di Serre (SA).</p>



<p>“<em>Per il terzo anno consecutivo il Green Energy Day&nbsp;</em><strong>&#8211; dichiara Attilio Piattelli, presidente del Coordinamento Free &#8211;</strong>&nbsp;<em>continua a svolgere un ruolo strategico, perché consente ai cittadini di avvicinarsi agli impianti, comprenderne il funzionamento, valutarne i benefici concreti e sviluppare una maggiore consapevolezza. Informazione, trasparenza ed esperienza diretta sono strumenti fondamentali per superare diffidenze e costruire un consenso solido e informato attorno alla transizione energetica. Si tratta di azioni quanto mai necessarie affinché efficienza energetica e fonti rinnovabili possano progredire al ritmo richiesto dagli obiettivi del PNIEC al 2030, soprattutto in un contesto in cui servirebbero politiche più stabili e di lungo periodo. Proprio per questo il Green Energy Day 2026 assume un valore ancora più rilevante: non è solo un momento di incontro e partecipazione, ma un’occasione concreta per diffondere conoscenza, superare ostacoli culturali e territoriali e rafforzare il sostegno pubblico verso un modello energetico sostenibile, sicuro ed economicamente vantaggioso per tutti</em>”.&nbsp;</p>



<p>I cittadini, le famiglie e le scuole&nbsp;interessati&nbsp;a&nbsp;partecipare&nbsp;alle&nbsp;visite&nbsp;organizzate&nbsp;nel&nbsp;weekend del&nbsp;<em>Green Energy Day 2026</em>&nbsp;possono&nbsp;consultare&nbsp;la&nbsp;<a href="https://www.greenenergyday.it/#mappa" rel="noreferrer noopener" target="_blank"><u>mappa&nbsp;sul sito</u></a>&nbsp;e&nbsp;seguire&nbsp;le&nbsp;indicazioni&nbsp;riportate&nbsp;nei&nbsp;dettagli&nbsp;delle&nbsp;iniziative&nbsp;in&nbsp;programma.&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IA e consumi energetici: il costo nascosto della rivoluzione digitale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ia-e-consumi-energetici-il-costo-nascosto-della-rivoluzione-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 13:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[consumi energetici]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione digitale costi]]></category>
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					<description><![CDATA[L’espansione dell’intelligenza artificiale sta ridisegnando la geografia dell’economia digitale. Ma dietro l’innovazione si nasconde un costo crescente e spesso poco visibile: quello energetico. Data center, modelli generativi e infrastrutture cloud [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’espansione dell’intelligenza artificiale sta ridisegnando la geografia dell’economia digitale. Ma dietro l’innovazione si nasconde un costo crescente e spesso poco visibile: quello energetico. Data center, modelli generativi e infrastrutture cloud stanno alimentando una domanda di elettricità senza precedenti, con implicazioni dirette su sostenibilità, reti energetiche e strategie industriali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La crescita dei consumi: numeri in accelerazione</h3>



<p>L’adozione massiccia dell’IA, in particolare dei modelli generativi, richiede una capacità computazionale elevatissima. Questo si traduce in un aumento significativo dei consumi energetici dei data center.</p>



<p>Secondo stime di settore, i data center potrebbero arrivare a consumare oltre 1.000 terawattora (TWh) entro il 2030, quasi il doppio rispetto ai livelli attuali . Già oggi rappresentano circa il 2% della domanda globale di elettricità, ma la quota è destinata a crescere rapidamente.</p>



<p>Una parte rilevante di questa espansione è legata proprio all’IA: entro il 2026, i carichi di lavoro basati su algoritmi potrebbero assorbire oltre il 40% dell’energia dei data center. L’aumento è trainato sia dall’addestramento dei modelli sia dal loro utilizzo quotidiano su larga scala.</p>



<p>Anche a livello micro, l’impatto è significativo: una singola richiesta a un modello linguistico può consumare fino a dieci volte l’energia di una ricerca online tradizionale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Impronta ambientale: tra CO₂ e consumo d’acqua</h3>



<p>L’impatto non si limita all’elettricità. Le infrastrutture che alimentano l’IA generano emissioni e richiedono grandi quantità di acqua per il raffreddamento.</p>



<p>Studi recenti stimano che i sistemi di IA possano produrre tra 32 e 80 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno, un livello comparabile alle emissioni di una grande città o di un piccolo Paese europeo.</p>



<p>A questo si aggiunge il consumo idrico: i data center utilizzano sistemi di raffreddamento che possono richiedere centinaia di miliardi di litri d’acqua su base annua.</p>



<p>Il problema è amplificato dalla scarsa trasparenza: molte aziende non rendono pubblici dati dettagliati sui consumi energetici specifici dell’IA, rendendo difficile una valutazione precisa dell’impatto complessivo .</p>



<h3 class="wp-block-heading">Pressione sulle reti e costi sistemici</h3>



<p>L’aumento della domanda energetica sta mettendo sotto pressione le infrastrutture elettriche. In alcuni casi, i data center consumano energia paragonabile a quella di interi Paesi, con effetti sulle reti locali e sui prezzi dell’elettricità.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://nypost.com/2026/04/14/business/1-4-trillion-utility-spending-spree-to-keep-up-with-ai-data-centers-could-hike-electric-bills-study/?utm_source=chatgpt.com">New York Post</a></li>



<li><a href="https://www.reuters.com/legal/legalindustry/sustainable-data-centers-renewable-energy-tool-reduce-carbon-footprint--pracin-2026-04-09/?utm_source=chatgpt.com">Reuters</a></li>



<li><a href="https://www.itpro.com/infrastructure/data-centres/gas-powered-data-centers-could-more-than-double-microsofts-emissions?utm_source=chatgpt.com">IT Pro</a></li>



<li><a href="https://www.techradar.com/pro/building-gigawatt-data-centers-in-the-us-is-becoming-increasingly-difficult-why-orbital-is-taking-ai-infrastructure-into-space-to-solve-power-and-cooling-issues?utm_source=chatgpt.com">TechRadar</a></li>
</ul>



<p>Negli Stati Uniti, ad esempio, gli operatori elettrici prevedono investimenti fino a 1.400 miliardi di dollari per adeguare le reti alla crescita dei data center legati all’IA, con il rischio di ricadute sulle bollette.</p>



<p>Parallelamente, alcune big tech stanno ricorrendo a fonti fossili per garantire continuità energetica, con un potenziale aumento delle emissioni che rischia di entrare in conflitto con gli obiettivi climatici .</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le strategie delle big tech: tra rinnovabili ed efficienza</h3>



<p>Per contenere l’impatto ambientale, i grandi operatori stanno adottando strategie su più fronti.</p>



<p>Sul piano energetico, cresce il ricorso a fonti rinnovabili, contratti di acquisto a lungo termine (PPA) e certificati verdi per compensare le emissioni. Tuttavia, questi strumenti non sempre garantiscono una riduzione reale delle emissioni, soprattutto quando non c’è corrispondenza geografica tra produzione e consumo .</p>



<p>Sul piano tecnologico, si punta a migliorare l’efficienza:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>sviluppo di chip più performanti e meno energivori;</li>



<li>ottimizzazione degli algoritmi per ridurre i calcoli inutili;</li>



<li>nuove tecnologie di raffreddamento, anche con riduzioni fino al 50% dei consumi energetici associati.</li>
</ul>



<p>Emergono anche soluzioni radicali, come data center alimentati da energia solare nello spazio o collocati in aree a basso impatto ambientale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un equilibrio ancora aperto</h3>



<p>La crescita dell’intelligenza artificiale evidenzia un paradosso: da un lato è uno strumento chiave per l’efficienza energetica e la transizione green, dall’altro contribuisce in modo significativo all’aumento dei consumi.</p>



<p>Il punto critico sarà la capacità di disaccoppiare innovazione e impatto ambientale. Senza un salto tecnologico e regolatorio, il rischio è che il costo energetico della rivoluzione digitale finisca per erodere parte dei benefici economici generati.</p>



<p>Per imprese e policymaker, la sfida è già attuale: rendere l’IA sostenibile non è più un’opzione, ma una condizione necessaria per la sua crescita futura.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dalla parte del suolo contro la cementificazione selvaggia: incontro a Salerno con il prof Paolo Pileri</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dalla-parte-del-suolo-contro-la-cementificazione-selvaggia-incontro-a-salerno-con-il-prof-paolo-pileri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 12:09:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[paolo pileri salerno]]></category>
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					<description><![CDATA[Un importante momento di confronto pubblico sul tema del consumo di suolo e della tutela del territorio si terrà sabato 18 aprile 2026 alle ore 18:30 presso la Casa del Volontariato di Salerno, [...]]]></description>
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<p>Un importante momento di confronto pubblico sul tema del consumo di suolo e della tutela del territorio si terrà sabato 18 aprile 2026 alle ore 18:30 presso la Casa del Volontariato di Salerno, in via Filippo Patella 2.</p>



<p>L’incontro, dal titolo “Dalla parte del suolo”, vedrà la partecipazione di Paolo Pileri, professore ordinario di Pianificazione Urbanistica e Territoriale del Politecnico di Milano, editorialista della rivista Altreconomia, autore del libro &#8220;Dalla parte del suolo: L&#8217;ecosistema invisibile&#8221; (Editori Laterza) e membro del comitato scientifico per la realizzazione del Rapporto Nazionale sul Consumo di Suolo dell’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, tra i maggiori esperti italiani sul tema del consumo di suolo.</p>



<p>Parteciperà Claudia Pecoraro, Assessora all’Ambiente, Politiche Abitative e Pari Opportunità della Regione Campania. Interverrà Gianluca Ragone, geologo Arpa Campania, Referente Regionale in ambito SNPA per il Consumo di suolo.</p>



<p>Il suolo rappresenta una delle principali risorse non rinnovabili e la sua tutela è strettamente legata a questioni fondamentali per la vita dei cittadini: dalla biodiversità alla sicurezza alimentare, dal cambiamento climatico alla prevenzione dei dissesti idrogeologici. È nel suolo che si sviluppano gli ecosistemi terrestri, si rigenerano i cicli naturali e si custodisce una parte essenziale del nostro patrimonio ambientale e paesaggistico.</p>



<p>Negli ultimi decenni, il consumo eccessivo di suolo – spesso dovuto a urbanizzazione incontrollata, infrastrutture invasive e speculazioni edilizie – ha compromesso equilibri delicati, riducendo la capacità del territorio di assorbire acqua, aumentare la resilienza climatica e garantire servizi ecosistemici fondamentali. La perdita di suolo fertile incide direttamente sulla produzione agricola, sulla qualità dell’aria e sull’equilibrio idrogeologico, esponendo sempre più comunità ai rischi di alluvioni, frane e ondate di calore.</p>



<p>La crisi ambientale in atto impone un cambio di paradigma: non è più sostenibile considerare il suolo come una risorsa infinita. Al contrario, è necessario adottare politiche di rigenerazione urbana, riuso degli spazi già edificati e tutela delle aree naturali e agricole, mettendo al centro un nuovo modello capace di coniugare sostenibilità ambientale, equità sociale ed efficienza economica.</p>



<p>Questi temi incidono in modo diretto sulla qualità della vita e comportano rilevanti implicazioni anche per la spesa pubblica, basti pensare ai costi crescenti legati alla gestione delle emergenze ambientali e alla manutenzione del territorio.</p>



<p>L’incontro sarà un’occasione per approfondire queste tematiche, sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere un impegno condiviso per la salvaguardia del territorio, con particolare attenzione al contesto locale salernitano e campano. Un momento di confronto aperto tra esperti, istituzioni, associazioni, comitati e cittadini per costruire consapevolezza e individuare strategie concrete volte a fermare il consumo di suolo e a favorire una transizione ecologica giusta e partecipata.</p>



<p>L’iniziativa è organizzata dalla&nbsp;Rete a difesa del suolo Salerno, nata da un’idea del&nbsp;Movimento per la Decrescita Felice Salerno, in collaborazione con numerose realtà associative nazionali e locali, gruppi, comitati e esperienze di cittadinanza attiva del territorio, tra cui: Salviamo il Paesaggio, Associazione per la Decrescita, ANAB Associazione Nazionale Architettura Bioecologica, APE Salerno, Comitato Giù le mani dal Porticciolo, Italia Nostra Salerno, Impatto Ecosostenibile Zero Waste Campania, Comitato e Associazione Salute e Vita, Cumpanatico Sud, Slow Food Salerno, Comunità Slow Food e Mercato della Terra della Valle dell’Irno, Rigenera Salerno, Università Popolare per la Qualità della Vita, Piccole Querce, Il Forno di Vincenzo, ANPI sezione Alfonso Gatto Salerno, Banca Etica GIT Salerno, Rete dei Giovani per Salerno, Pro Loco Città Visibile, Ufficio Problemi Sociali e Lavoro – Arcidiocesi di Amalfi-Cava, CSV Salerno.</p>



<p>Fonte foto: <a href="https://ciatreviso.it/un-dialogo-dalla-parte-del-suolo-cia-treviso-ospita-il-prof-paolo-pileri/">https://ciatreviso.it/un-dialogo-dalla-parte-del-suolo-cia-treviso-ospita-il-prof-paolo-pileri/</a></p>
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		<item>
		<title>Il ruolo decisivo di Schierarsi nella tutela del fiume Bussento e dell’inghiottitoio “La rupe”</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-ruolo-decisivo-di-schierarsi-nella-tutela-del-fiume-bussento-e-dellinghiottitoio-la-rupe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 18:41:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[associazione schierarsi]]></category>
		<category><![CDATA[fiume bussento]]></category>
		<category><![CDATA[schierarsi piazza cilento e vallo di diano]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi, 15 aprile 2026, i tecnici dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, a seguito di segnalazione dell’Associazione culturale Schierarsi Piazza Cilento e Vallo di Diano, accompagnati dal socio Mariano Pellegrino, [...]]]></description>
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<p>Oggi, 15 aprile 2026, i tecnici dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, a seguito di segnalazione dell’Associazione culturale Schierarsi Piazza Cilento e Vallo di Diano, accompagnati dal socio Mariano Pellegrino, in rappresentanza della Piazza, hanno effettuato un sopralluogo presso l’Inghiottitoio “La Rupe” del Fiume Bussento, a Caselle in Pittari, constatando il rischio idraulico e la necessità urgente di interventi per il ripristino del regolare deflusso delle acque e la tutela del fragile ecosistema fluviale e carsico.</p>



<p><strong>Un risultato importante che porta con sé il segno dell’iniziativa e della determinazione dell’Associazione culturale Schierarsi – Piazza Cilento e Vallo di Diano</strong>. La segnalazione formale inviata nei giorni scorsi a Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, Regione Campania-Direzione Generale Difesa del Suolo, Genio Civile, Comune di Caselle in Pittari- Sindaco/ Ufficio tecnico, Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, per conoscenza a Consorzi di Bonifica limitrofi eFederazione Speleologica Campana, corredata da documentazione fotografica, ha infatti determinato la presa in carico immediata della situazione da parte dell’Autorità di Bacino.</p>



<p>L’Associazione Schierarsi, attraverso la <strong>Piazza Cilento-Vallo di Diano</strong>, ha svolto un ruolo fondamentale nel portare all’attenzione pubblica e istituzionale la gravità dello stato di degrado dell’Inghiottitoio e del Fiume Bussento, sottolineando i rischi idraulici e ambientali e stimolando l’azione tempestiva delle istituzioni competenti.</p>



<p>In continuità con l’impegno dimostrato, <strong>la Piazza Schierarsi Cilento e Vallo di Diano organizzerà, a breve, un incontro pubblico aperto a tutte le parti coinvolte</strong>, al fine di dar vita a un <strong>tavolo di coordinamento tecnico-istituzionale</strong>. L’obiettivo è condividere un quadro aggiornato delle criticità, definire strategie operative immediate e programmare interventi periodici di tutela e manutenzione, garantendo la salvaguardia del sito Unesco e dell’ecosistema fluviale.<strong></strong></p>



<p>L’Associazione conferma così il proprio impegno a operare come ponte tra comunità locale, mondo scientifico, istituzioni e associazionismo, promuovendo la cultura della tutela ambientale e della gestione responsabile del territorio in un clima di collaborazione.</p>
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		<title>Energia e IA: perché l’intelligenza artificiale sta consumando sempre più elettricità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/energia-e-ia-perche-lintelligenza-artificiale-sta-consumando-sempre-piu-elettricita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 12:58:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[consumo energetico]]></category>
		<category><![CDATA[data center]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[L’espansione dell’intelligenza artificiale sta portando con sé un aumento significativo del consumo energetico globale. Dietro chatbot, immagini generate e sistemi predittivi si nasconde infatti una vasta infrastruttura di data center, [...]]]></description>
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<p>L’espansione dell’intelligenza artificiale sta portando con sé un aumento significativo del consumo energetico globale. Dietro chatbot, immagini generate e sistemi predittivi si nasconde infatti una vasta infrastruttura di <strong>data center</strong>, server e reti che richiedono quantità crescenti di elettricità per funzionare.</p>



<p>Secondo stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), i data center rappresentano già una quota rilevante dei consumi elettrici mondiali e la domanda è destinata a crescere rapidamente nei prossimi anni proprio a causa dello sviluppo dell’IA. I modelli più avanzati, in particolare, richiedono enormi capacità di calcolo sia nella fase di addestramento sia durante l’utilizzo quotidiano.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il peso dei data center</strong></h3>



<p>I data center sono il cuore fisico dell’intelligenza artificiale. Qui milioni di processori lavorano in parallelo per elaborare dati e fornire risposte in tempo reale. L’addestramento di un singolo modello di grandi dimensioni può richiedere settimane o mesi di calcolo continuo, con un consumo energetico paragonabile a quello di migliaia di abitazioni.</p>



<p>A questo si aggiunge il consumo legato all’uso quotidiano: ogni richiesta a un sistema di IA, per quanto rapida, attiva infrastrutture distribuite che richiedono energia non solo per il calcolo, ma anche per il raffreddamento dei server.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Crescita dell’IA e domanda elettrica</strong></h3>



<p>Con la diffusione di applicazioni basate su IA — dai motori di ricerca ai servizi di streaming, fino all’automazione industriale — la domanda di energia legata al digitale è in costante aumento. Alcuni studi stimano che il consumo dei data center potrebbe raddoppiare entro la fine del decennio, trainato proprio dall’intelligenza artificiale e dal cloud computing.</p>



<p>Le grandi aziende tecnologiche stanno investendo in infrastrutture sempre più potenti, spesso alimentate da reti energetiche complesse, con un impatto che varia a seconda delle fonti utilizzate (rinnovabili o fossili).</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il nodo della sostenibilità</strong></h3>



<p>Il tema centrale è quello della <strong>sostenibilità digitale</strong>. Se da un lato l’IA può contribuire a migliorare l’efficienza energetica in molti settori — ad esempio ottimizzando reti elettriche o processi industriali — dall’altro il suo sviluppo comporta un aumento diretto dei consumi.</p>



<p>Per questo motivo, aziende e istituzioni stanno puntando su soluzioni come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>utilizzo crescente di energie rinnovabili per alimentare i data center;</li>



<li>sviluppo di chip più efficienti dal punto di vista energetico;</li>



<li>ottimizzazione degli algoritmi per ridurre il fabbisogno di calcolo.</li>
</ul>



<p>Gli esperti sottolineano che il bilancio complessivo tra costi energetici e benefici dell’IA è ancora in evoluzione. L’intelligenza artificiale potrebbe infatti diventare uno strumento chiave per la transizione ecologica, ma solo se il suo sviluppo sarà accompagnato da politiche e tecnologie capaci di contenerne l’impatto ambientale.</p>



<p>In un mondo sempre più digitale, l’energia diventa così uno degli elementi cruciali per il futuro dell’innovazione: invisibile per gli utenti, ma determinante per la sostenibilità dell’intero sistema.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Plastica nel corpo umano: cosa sappiamo davvero sulle microplastiche</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/plastica-nel-corpo-umano-cosa-sappiamo-davvero-sulle-microplastiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 12:02:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Microplastiche]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Salute umana]]></category>
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					<description><![CDATA[Le microplastiche sono ormai ovunque: nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo e negli alimenti che consumiamo. Negli ultimi anni, diversi studi scientifici hanno confermato che queste particelle, insieme alle più [...]]]></description>
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<p>Le microplastiche sono ormai ovunque: nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo e negli alimenti che consumiamo. Negli ultimi anni, diversi studi scientifici hanno confermato che queste particelle, insieme alle più piccole nanoplastiche, possono essere presenti anche nel corpo umano, sollevando interrogativi su possibili effetti a lungo termine sulla salute.</p>



<p>Le evidenze raccolte dalla letteratura scientifica indicano che l’esposizione avviene principalmente attraverso tre vie: <strong>ingestione, inalazione e, in misura minore, contatto cutaneo</strong>. Una volta entrate nell’organismo, alcune particelle riescono a superare le barriere biologiche e a circolare nel sangue o raggiungere diversi tessuti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Dove sono state trovate</strong></h3>



<p>Studi indipendenti hanno rilevato microplastiche nel <strong>sangue umano, nei polmoni e nella placenta</strong>, suggerendo che una parte di queste particelle possa effettivamente entrare nel sistema circolatorio e distribuirsi nell’organismo.</p>



<p>In particolare, ricerche recenti hanno osservato la presenza di particelle anche in campioni di sangue e tessuti, con concentrazioni variabili a seconda dell’esposizione individuale e dell’ambiente di vita.</p>



<p>Anche l’apparato respiratorio risulta esposto: particelle molto piccole possono essere inalate profondamente nei polmoni, soprattutto negli ambienti chiusi dove la concentrazione di polveri e fibre sintetiche è più elevata.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cosa succede nel corpo</strong></h3>



<p>Nonostante la presenza sia ormai documentata, la comunità scientifica sottolinea che <strong>molti aspetti restano ancora da chiarire</strong>. Non è infatti certo in che misura le microplastiche si accumulino stabilmente nei tessuti né quali effetti clinici possano produrre nel lungo periodo.</p>



<p>Alcuni studi sperimentali e modelli cellulari indicano possibili meccanismi di rischio, come <strong>stress ossidativo, infiammazione e interferenze con il sistema immunitario</strong>, ma le evidenze sull’uomo sono ancora limitate e non definitive.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un problema complesso e ancora in studio</strong></h3>



<p>Una parte della comunità scientifica invita alla cautela nell’interpretazione dei risultati: la rilevazione di particelle non equivale automaticamente alla dimostrazione di un danno sanitario diretto. Alcuni ricercatori sottolineano inoltre possibili criticità metodologiche, come contaminazioni nei campioni o difficoltà nel distinguere materiali plastici da altre particelle.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Da dove arrivano le microplastiche</strong></h3>



<p>Le principali fonti di esposizione restano diffuse: frammentazione di rifiuti plastici, usura di tessuti sintetici, imballaggi alimentari e polveri domestiche. Queste particelle si disperdono nell’ambiente e possono entrare nella catena alimentare, rendendo l’esposizione praticamente continua nella vita quotidiana.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cosa sappiamo oggi</strong></h3>



<p>Il consenso scientifico attuale può essere riassunto in pochi punti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>le microplastiche sono presenti nell’ambiente e possono entrare nel corpo umano;</li>



<li>sono state rilevate in sangue, polmoni e altri tessuti;</li>



<li>le vie principali di esposizione sono aria, acqua e alimenti;</li>



<li>gli effetti sulla salute umana sono ancora oggetto di studio e non completamente definiti.</li>
</ul>



<p>In altre parole, la presenza è ormai documentata, ma la valutazione del rischio sanitario resta una delle grandi sfide della ricerca ambientale e biomedica dei prossimi anni.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli alberi comunicano davvero? Il “linguaggio segreto” delle foreste</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gli-alberi-comunicano-davvero-il-linguaggio-segreto-delle-foreste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 12:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[foreste]]></category>
		<category><![CDATA[Micorrize]]></category>
		<category><![CDATA[Wood wide web]]></category>
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					<description><![CDATA[Le foreste non sono semplici insiemi di alberi isolati, ma sistemi complessi in cui le piante interagiscono tra loro attraverso reti sotterranee e segnali chimici. Una delle scoperte più affascinanti [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le foreste non sono semplici insiemi di alberi isolati, ma sistemi complessi in cui le piante interagiscono tra loro attraverso reti sotterranee e segnali chimici. Una delle scoperte più affascinanti degli ultimi decenni in ecologia forestale riguarda proprio la possibilità che gli alberi “comunichino” tra loro, scambiando informazioni e risorse.</p>



<p>Al centro di questo fenomeno c’è il cosiddetto <strong>“wood wide web”</strong>, una rete sotterranea formata da funghi micorrizici che si intrecciano con le radici degli alberi. Le micorrize sono simbiosi tra funghi e piante: i funghi aiutano gli alberi ad assorbire acqua e nutrienti dal suolo, mentre ricevono in cambio zuccheri prodotti dalla fotosintesi.</p>



<p>Secondo numerosi studi pubblicati in ambito ecologico, questa rete può collegare alberi anche molto distanti tra loro, permettendo uno scambio di sostanze nutritive e segnali chimici. In alcuni casi, alberi adulti possono trasferire carbonio e nutrienti a piantine più giovani che crescono in zone ombreggiate o in difficoltà.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Segnali d’allarme e “aiuti” tra piante</strong></h3>



<p>Le ricerche hanno evidenziato che le piante possono reagire a stress ambientali come attacchi di insetti o siccità, inviando segnali chimici attraverso il suolo. Questi segnali possono attivare difese in altri alberi vicini, preparando le loro strutture cellulari a rispondere più rapidamente a una possibile minaccia.</p>



<p>Non si tratta di “comunicazione” nel senso umano del termine, ma di una complessa rete di interazioni biochimiche che consente alle piante di adattarsi meglio all’ambiente.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La foresta come sistema collettivo</strong></h3>



<p>Alcuni ecologi descrivono la foresta come un <strong>“organismo collettivo”</strong>, in cui gli alberi non competono solo tra loro, ma cooperano attraverso scambi sotterranei. Questo concetto ha rivoluzionato il modo in cui si interpreta la dinamica degli ecosistemi forestali, superando l’idea tradizionale della natura come sistema esclusivamente competitivo.</p>



<p>Tuttavia, la comunità scientifica invita alla cautela: non tutte le interpretazioni sono condivise allo stesso modo e alcuni ricercatori sottolineano che molte interazioni possono essere spiegate anche in termini di processi ecologici più “meccanici”, senza attribuire intenzionalità alle piante.</p>



<p>Nonostante il dibattito scientifico, è ormai chiaro che le foreste funzionano come reti interconnesse estremamente sofisticate. Le micorrize e le interazioni chimiche tra radici svolgono un ruolo essenziale nella salute degli ecosistemi, nella crescita degli alberi e nella resilienza dei boschi ai cambiamenti climatici. Comprendere queste dinamiche è fondamentale non solo per la ricerca, ma anche per la gestione sostenibile delle foreste e la conservazione della biodiversità.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché il mare cambia colore: cosa sta succedendo agli oceani del pianeta</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/perche-il-mare-cambia-colore-cosa-sta-succedendo-agli-oceani-del-pianeta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 11:57:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[colore del mare]]></category>
		<category><![CDATA[fitoplancton]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
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					<description><![CDATA[Il colore degli oceani non è più lo stesso di vent’anni fa. Dal blu profondo alle sfumature sempre più verdi (e in alcune aree più intense), i mari del pianeta [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il colore degli oceani non è più lo stesso di vent’anni fa. Dal blu profondo alle sfumature sempre più verdi (e in alcune aree più intense), i mari del pianeta stanno cambiando tonalità in modo lento ma costante. Un cambiamento quasi impercettibile a occhio nudo, ma chiaramente rilevato dai satelliti della NASA e da diversi studi scientifici internazionali.</p>



<p>Secondo una ricerca pubblicata su <em>Nature</em> e basata su oltre vent’anni di osservazioni satellitari, circa il <strong>56% della superficie oceanica mondiale ha mostrato variazioni di colore</strong>, soprattutto nelle aree tropicali e subtropicali.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo del fitoplancton</strong></h3>



<p>Il principale responsabile di questo cambiamento è il <strong>fitoplancton</strong>, l’insieme di micro-organismi fotosintetici che vive negli strati superficiali dell’oceano. Questi organismi contengono clorofilla, un pigmento che assorbe luce rossa e blu e riflette il verde, modificando così la percezione del colore dell’acqua.</p>



<p>Quando il fitoplancton aumenta, il mare tende a diventare più verde. Quando diminuisce, prevale il blu. Le variazioni dipendono da fattori complessi come temperatura, correnti oceaniche e disponibilità di nutrienti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il riscaldamento globale e la stratificazione delle acque</strong></h3>



<p>Il cambiamento climatico sta modificando la struttura stessa degli oceani. L’aumento delle temperature superficiali rende le acque più stratificate: gli strati caldi in superficie si mescolano meno con quelli profondi, riducendo il trasporto di nutrienti essenziali.</p>



<p>Questo può favorire alcune specie di fitoplancton e sfavorirne altre, alterando la composizione degli ecosistemi marini e quindi anche il colore dell’acqua.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Non solo colore: un segnale ecologico</strong></h3>



<p>Il cambiamento cromatico non è solo un fenomeno estetico. Il fitoplancton è alla base della <strong>catena alimentare marina</strong>: produce circa metà dell’ossigeno del pianeta e rappresenta il primo anello della rete trofica oceanica.</p>



<p>Alterazioni nella sua abbondanza possono quindi avere effetti a cascata su pesci, mammiferi marini e sull’intero equilibrio degli ecosistemi.</p>



<p>Alcuni studi recenti indicano che in certe aree l’abbondanza di fitoplancton è in calo, soprattutto nelle zone costiere più stressate dal riscaldamento globale e dall’inquinamento.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un oceano che cambia “colore” del clima</strong></h3>



<p>Secondo gli scienziati, il cambiamento del colore degli oceani è un indicatore sensibile dello stato di salute del pianeta. Non si tratta solo di una curiosità scientifica, ma di un vero e proprio “segnale visivo” del cambiamento climatico in atto.</p>



<p>Monitorare queste variazioni aiuta a comprendere come gli oceani stiano reagendo all’aumento delle temperature globali e quali conseguenze potrebbero avere su biodiversità, pesca e clima futuro.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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