
<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Ambiente | Giornale del Cilento</title>
	<atom:link href="https://www.giornaledelcilento.it/category/ambiente/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.giornaledelcilento.it</link>
	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
	<lastBuildDate>Mon, 28 Sep 2026 12:30:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.9</generator>
	<item>
		<title>Specie aliene nei mari italiani, dal pesce scorpione alla triglia tropicale del Mar Rosso: il Mediterraneo cambia volto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/specie-aliene-nei-mari-italiani-dal-pesce-scorpione-alla-triglia-tropicale-del-mar-rosso-il-mediterraneo-cambia-volto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 12:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[specie aliene]]></category>
		<category><![CDATA[specie invasive]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=261777</guid>

					<description><![CDATA[Dal pesce scorpione alla triglia tropicale del Mar Rosso, il Mediterraneo sta cambiando e nelle sue acque sono sempre più numerose le specie non indigene. Un fenomeno legato a diversi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dal pesce scorpione alla triglia tropicale del Mar Rosso, il Mediterraneo sta cambiando e nelle sue acque sono sempre più numerose le specie non indigene. Un fenomeno legato a diversi fattori, dalle attività umane ai cambiamenti climatici, che interessa anche i mari italiani e che viene monitorato dall&#8217;Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA).</p>



<p>Le specie aliene sono organismi introdotti, intenzionalmente o accidentalmente, al di fuori del loro areale naturale. Non tutte diventano invasive, ma quelle che riescono a insediarsi e a diffondersi possono competere con le specie autoctone, modificare gli ecosistemi e avere conseguenze sull&#8217;economia e sulla salute umana.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dal Canale di Suez alle acque italiane</h3>



<p>Tra le principali vie di ingresso nel Mediterraneo c&#8217;è il <strong>Canale di Suez</strong>, attraverso il quale numerose specie provenienti dal Mar Rosso possono raggiungere il bacino. Altre specie arrivano invece attraverso il trasporto marittimo, l&#8217;acquacoltura e il commercio legato all&#8217;acquariofilia. A favorire l&#8217;insediamento contribuiscono anche il riscaldamento delle acque e le alterazioni degli ambienti marini. </p>



<p>Il fenomeno è particolarmente evidente nel Mediterraneo orientale, ma interessa progressivamente anche altre aree del bacino.</p>



<p>Un esempio riguarda la <strong>triglia tropicale del Mar Rosso (<em>Parupeneus forsskali</em>)</strong>. Nel 2025 ISPRA ha segnalato il primo ritrovamento della specie nelle acque italiane, a Lampedusa. L&#8217;esemplare era stato catturato da pescatori locali, che lo avevano riconosciuto come diverso dalle triglie native e lo avevano consegnato ai ricercatori dell&#8217;Istituto. La specie era già stata osservata nel Mediterraneo orientale e aveva progressivamente ampliato il proprio areale fino alla Tunisia. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Il caso del pesce scorpione</h3>



<p>Tra le specie più monitorate c&#8217;è il <strong>pesce scorpione (<em>Pterois miles</em>)</strong>, originario dell&#8217;area indo-pacifica. La specie si è diffusa nel Mediterraneo e la sua presenza è stata documentata anche nei mari italiani.</p>



<p>Secondo l&#8217;aggiornamento ISPRA/CNR-IRBIM alla base della campagna “Attenti a quei 4!”, a marzo 2025 erano state raccolte <strong>1.840 segnalazioni di pesce scorpione provenienti dai diversi Paesi del Mediterraneo</strong>. Il Mar Ionio viene indicato tra le aree particolarmente vulnerabili alla sua diffusione. </p>



<p>Il pesce scorpione richiede inoltre attenzione da parte di pescatori e bagnanti perché è dotato di spine velenose. Per questo ISPRA e CNR-IRBIM invitano chi dovesse avvistare questa o altre specie tropicali potenzialmente pericolose a segnalarne la presenza, contribuendo così al monitoraggio. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Oltre 3.300 specie aliene in Italia</h3>



<p>Il fenomeno non riguarda soltanto il mare. Secondo il rapporto ISPRA sullo stato dell&#8217;ambiente in Italia, nel Paese sono presenti <strong>oltre 3.300 specie aliene</strong>, delle quali circa 400 sono classificate come invasive. Il loro numero è aumentato progressivamente dal 1900, con una forte accelerazione negli ultimi decenni. </p>



<p>Le specie invasive possono competere con quelle autoctone per il cibo e lo spazio, predarle, trasmettere patogeni o incrociarsi con specie native. Per questo la loro diffusione è considerata una delle pressioni più rilevanti sulla biodiversità. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Il ruolo dei cittadini</h3>



<p>Di fronte a un fenomeno che interessa aree molto vaste, il monitoraggio può contare anche sulla collaborazione di pescatori, subacquei e cittadini.</p>



<p><a href="https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/2022/08/attenti-a-quei-4-i-pesci-alieni-nei-nostri-mari-da-conoscere-e-riconoscere" data-type="link" data-id="https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/2022/08/attenti-a-quei-4-i-pesci-alieni-nei-nostri-mari-da-conoscere-e-riconoscere">La campagna “Attenti a quei 4!” del 2022</a> chiede infatti di segnalare eventuali avvistamenti di quattro specie tropicali potenzialmente pericolose: il pesce scorpione, il pesce palla maculato e due specie di pesce coniglio. Le fotografie e le informazioni raccolte possono essere utilizzate dai ricercatori per aggiornare la distribuzione delle specie. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Un Mediterraneo in trasformazione</h3>



<p>L&#8217;arrivo di nuove specie non significa automaticamente che ogni organismo alieno rappresenti una minaccia. Il problema emerge quando una specie riesce a stabilirsi, riprodursi e diffondersi provocando effetti rilevanti sugli ecosistemi o sulle attività umane.</p>



<p>Il quadro tracciato da ISPRA mostra quindi un Mediterraneo in trasformazione, dove traffici marittimi, attività umane, cambiamenti climatici e modificazioni degli habitat possono facilitare l&#8217;arrivo e l&#8217;insediamento di nuove specie. Monitorare questi cambiamenti significa conoscere meglio come stanno evolvendo gli ecosistemi e intervenire, quando possibile, prima che una presenza occasionale diventi un&#8217;invasione difficile da gestire. </p>



<p><strong>Fonti utilizzate:</strong> ISPRA, <em>Stato dell&#8217;ambiente in Italia 202</em>5</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Economia circolare, Italia leader in Europa ma dipendente dalle materie prime estere</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/economia-circolare-italia-leader-in-europa-ma-dipendente-dalle-materie-prime-estere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 12:27:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[economia circolare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=261774</guid>

					<description><![CDATA[L&#8217;Italia è tra i Paesi europei più avanzati nell&#8217;economia circolare, ma resta fortemente dipendente dall&#8217;estero per l&#8217;approvvigionamento delle materie prime. È il quadro che emerge dall&#8217;8° Rapporto sull&#8217;Economia Circolare in [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;Italia è tra i Paesi europei più avanzati nell&#8217;economia circolare, ma resta fortemente dipendente dall&#8217;estero per l&#8217;approvvigionamento delle materie prime. È il quadro che emerge dall&#8217;<strong>8° Rapporto sull&#8217;Economia Circolare in Italia 2026</strong>, presentato a Roma dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dal Circular Economy Network, in collaborazione con ENEA. </p>



<p>Nel 2024 il <strong>21,6% dei materiali utilizzati in Italia proveniva da materiali riciclati e reimmessi nell&#8217;economia</strong>, la percentuale più alta tra i Paesi dell&#8217;Unione europea. La media Ue si è fermata al 12,2%. Il dato italiano è confermato anche da Eurostat, secondo cui nel 2024 l&#8217;Italia si è collocata al terzo posto nell&#8217;Ue per tasso di utilizzo circolare dei materiali, dopo Paesi Bassi e Belgio. </p>



<p>Il rapporto attribuisce all&#8217;Italia un <strong>indice complessivo di circolarità pari a 65 punti</strong>, che la colloca al secondo posto nell&#8217;Ue. Il Paese presenta inoltre una produttività delle risorse di <strong>4,7 euro per chilogrammo</strong>, contro una media europea di 3 euro per chilogrammo tra le grandi economie dell&#8217;Unione. </p>



<p>Anche sul fronte dei rifiuti i numeri evidenziano una forte capacità di recupero: secondo il rapporto, nel 2023 l&#8217;Italia ha riciclato l&#8217;<strong>85,6% dei rifiuti gestiti</strong>, rispetto a una media europea del 41,2%. </p>



<p>L&#8217;economia circolare, quindi, non riguarda soltanto la gestione dei rifiuti. Il concetto comprende anche la possibilità di mantenere più a lungo materiali e prodotti all&#8217;interno del sistema economico, riducendo la necessità di estrarre nuove risorse.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La dipendenza dall&#8217;estero</h3>



<p>Il quadro cambia però quando si guarda all&#8217;approvvigionamento delle materie prime. Il <strong>46,6% delle materie prime trasformate in Italia proviene dall&#8217;estero</strong>, contro una media Ue del 22,4%. Tra le grandi economie europee, la Spagna registra il 39,8%, la Germania il 39,5% e la Francia il 30,8%. </p>



<p>Secondo il rapporto, nel 2025 la spesa italiana per l&#8217;importazione di materiali ha sfiorato i <strong>600 miliardi di euro</strong>, con un incremento del 23,3% rispetto al 2021, nonostante una diminuzione dei volumi complessivi importati. Per metalli come nichel, rame e acciaio, il costo è aumentato del 18% e queste categorie rappresentano circa il 40% del valore complessivo delle importazioni di materiali. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché la circolarità conta</h3>



<p>Aumentare il ricorso a materiali riciclati significa ridurre, almeno in parte, la necessità di estrarre e importare nuove materie prime. Eurostat definisce il <em>circular material use rate</em> come la quota di materiali riciclati e reimmessi nell&#8217;economia rispetto all&#8217;utilizzo complessivo dei materiali. Un valore più elevato indica quindi un maggiore ricorso a materie seconde in sostituzione delle materie prime vergini. </p>



<p>A livello europeo, nel 2024 il tasso medio di utilizzo circolare è stato del 12,2%, il valore più alto registrato finora. L&#8217;obiettivo fissato dal piano d&#8217;azione europeo per l&#8217;economia circolare è arrivare al <strong>23,2% entro il 2030</strong>, raddoppiando il valore del 2020. </p>



<h3 class="wp-block-heading">La sfida delle materie prime strategiche</h3>



<p>La questione non è soltanto ambientale, ma riguarda anche la sicurezza degli approvvigionamenti. Il rapporto sottolinea come le tensioni geopolitiche e le restrizioni alle esportazioni di alcune materie prime critiche possano aumentare la vulnerabilità dei sistemi produttivi.</p>



<p>Tra gli esempi riportati figurano la forte dipendenza europea dalle importazioni di roccia fosfatica e la concentrazione della produzione mondiale di magnesio: secondo i dati del rapporto, l&#8217;82% della roccia fosfatica utilizzata nell&#8217;Ue proviene dall&#8217;estero, mentre la Cina rappresenta l&#8217;88% della produzione mondiale di magnesio. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Dalle “miniere urbane” ai nuovi prodotti</h3>



<p>Per ridurre questa dipendenza, il rapporto individua nella maggiore valorizzazione delle cosiddette <strong>“miniere urbane”</strong>, cioè i materiali contenuti nei prodotti e nei rifiuti già presenti nelle città, una delle possibili direttrici di sviluppo.</p>



<p><strong>Fonti:</strong> ENEA/Circular Economy Network</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vasca Cappuccini, a Sassano il Consorzio di bonifica ha cambiato il volto al fiume Tanagro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/vasca-cappuccini-a-sassano-il-consorzio-di-bonifica-ha-cambiato-il-volto-al-fiume-tanagro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 09:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Sassano]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo di Diano]]></category>
		<category><![CDATA[consorzio di bonifica vallo di diano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=261551</guid>

					<description><![CDATA[A distanza di quattro mesi dall&#8217;avvio dell&#8217;intervento, il Consorzio di Bonifica Vallo di Diano Tanagro è tornato in località Ponte Cappuccini, a Sassano, per verificare lo stato di avanzamento di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>A distanza di quattro mesi dall&#8217;avvio dell&#8217;intervento, il Consorzio di Bonifica Vallo di Diano Tanagro è tornato in località Ponte Cappuccini, a Sassano, per verificare lo stato di avanzamento di un&#8217;opera considerata strategica per la messa in sicurezza idraulica del Fiume Calore-Tanagro.</p>



<p>Le immagini parlano da sole: l&#8217;area ha cambiato completamente volto rispetto all&#8217;avvio del cantiere, e adesso i lavori possono entrare in una nuova e importante fase. Dopo le operazioni preliminari e la movimentazione del materiale accumulatosi nel corso di circa vent&#8217;anni, sono iniziate le attività per trasportare fuori dalla vasca circa 10mila metri cubi di sedimenti, mentre è già partita anche la riprofilatura degli argini. Il nuovo sopralluogo restituisce una situazione profondamente diversa da quella che si presentava all&#8217;inizio dei lavori: la vegetazione che aveva invaso la vasca è stata rimossa, i sedimenti sono stati movimentati e sono adesso escavatori, trattori e camion a caratterizzare il cantiere.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1022" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/09/VASCA-CAPPUCCINI-SITUAZIONE-INIZIO-LAVORI-E-ATTUALE-1022x1024.jpg" alt="" class="wp-image-261552" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/09/VASCA-CAPPUCCINI-SITUAZIONE-INIZIO-LAVORI-E-ATTUALE-1022x1024.jpg 1022w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/09/VASCA-CAPPUCCINI-SITUAZIONE-INIZIO-LAVORI-E-ATTUALE-300x300.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/09/VASCA-CAPPUCCINI-SITUAZIONE-INIZIO-LAVORI-E-ATTUALE-150x150.jpg 150w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/09/VASCA-CAPPUCCINI-SITUAZIONE-INIZIO-LAVORI-E-ATTUALE-768x769.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/09/VASCA-CAPPUCCINI-SITUAZIONE-INIZIO-LAVORI-E-ATTUALE.jpg 1160w" sizes="(max-width: 1022px) 100vw, 1022px" /></figure>



<p>L&#8217;intervento, per un importo di circa un milione di euro, riguarda lo svuotamento della vasca di sedimentazione in località Ponte Cappuccini e la riprofilatura delle sezioni dell&#8217;alveo. È stato reso possibile grazie al finanziamento della Regione Campania attraverso SMA Campania. Fondamentale si è rivelato il supporto del presidente della Commissione Bilancio del Consiglio regionale della Campania, Corrado Matera, che negli ultimi anni ha dedicato una costante attenzione alle problematiche del Fiume Tanagro, sostenendo il percorso finalizzato all&#8217;individuazione delle soluzioni e al reperimento delle risorse necessarie per affrontare alcune delle criticità storiche del corso d&#8217;acqua. Il progetto viene realizzato dal Consorzio di Bonifica, soggetto attuatore, in amministrazione diretta con l&#8217;impiego di mezzi e operai dell&#8217;ente e con il supporto di lavorazioni specialistiche esterne.</p>



<p>Particolarmente soddisfatto il presidente del Consorzio di Bonifica, Beniamino Curcio, che ha seguito<br>personalmente il nuovo sopralluogo. “<em>Quest&#8217;area</em> -sottolinea Curcio- <em>in pochi mesi ha cambiato completamente volto. Vedere oggi i trattori, gli escavatori e soprattutto i camion che prendono la sabbia e la trasportano fuori da quest&#8217;area è motivo di grande soddisfazione per me e per il Consorzio, perché tenevamo molto a questo intervento. Siamo nel cuore dei lavori: abbiamo completato tutta la fase preliminare di movimentazione della sabbia che si era accumulata in circa vent&#8217;anni all&#8217;interno della vasca di sedimentazione e adesso circa 10mila metri cubi di materiale devono essere portati fuori dal sito</em>”. Il materiale rimosso non andrà completamente disperso: una parte sarà utilizzata per la ricarica<br>delle piste di bonifica e un&#8217;altra per il rafforzamento degli argini. Proprio la riprofilatura degli argini, prevista dal progetto, è già cominciata con il supporto dell&#8217;impresa aggiudicataria ai mezzi e agli operai del Consorzio.</p>



<p>Si entra così in una fase particolarmente significativa di un intervento atteso da anni. Prima dell&#8217;apertura del cantiere, infatti, la Vasca Cappuccini risultava ormai colma di sedimenti e vegetazione e non era più in grado di svolgere pienamente la propria funzione di regolazione. La criticità assume particolare importanza anche per la posizione della vasca, in prossimità della confluenza con il torrente Zia Francesca, dove in occasione delle piene si sono ripetute nel tempo situazioni di allagamento e forte apprensione per chi vive e opera nelle aree circostanti. “<em>Stiamo rimuovendo una criticità che durava da anni</em> -prosegue Curcio-. <em>È un intervento tanto voluto e atteso dal territorio e soprattutto dalle persone che abitano nei dintorni, reso possibile dalla Regione Campania. In particolare, ringrazio il presidente della Commissione Bilancio Corrado Matera, per la grande attenzione sempre riservata alle tematiche relative al fiume Tanagro. Quando arrivavano le piene, la vasca, ormai stracolma di materiale e vegetazione, non riusciva più ad assolvere alla propria funzione e il fiume poteva esondare proprio in questo punto particolarmente delicato. Parliamo quindi di un intervento strutturale di rifunzionalizzazione idraulica e di messa in<br>sicurezza, che avrà anche una valenza ambientale: terminati i lavori, la vegetazione tornerà e avremo un&#8217;area più funzionale ma anche più bella</em>”.</p>



<p>I lavori dovranno procedere tenendo conto anche del particolare valore naturalistico dell&#8217;area e dei<br>conseguenti vincoli ambientali. L&#8217;obiettivo indicato dal presidente è realizzare una parte consistente delle attività nei prossimi mesi, prima del periodo primaverile nel quale le esigenze legate alla riproduzione della fauna impongono specifiche cautele e limitazioni agli interventi.</p>



<p>La portata dell&#8217;opera, però, non riguarda esclusivamente la Vasca Cappuccini. Il Tanagro rappresenta il<br>collettore principale del sistema idraulico del Vallo di Diano: garantirne la funzionalità significa quindi favorire il corretto deflusso delle acque provenienti dai canali di bonifica e dagli altri affluenti, con effetti che si estendono all&#8217;intero reticolo.</p>



<p>Su questo aspetto si sofferma Emilio Brunetti, componente del Comitato Esecutivo del Consorzio e ingegnere: “<em>Anche da un punto di vista ingegneristico</em> -evidenzia Brunetti- <em>è un&#8217;opera che ci sta dando grandi soddisfazioni. Il Tanagro è il collettore principale del Vallo di Diano e, se funziona correttamente dal punto di vista idraulico, ne beneficia tutto il reticolo secondario e di bonifica. Basta mettere a confronto le immagini di qualche mese fa, quando sono iniziati i lavori, con quelle di oggi: sembra un altro luogo. Sono tornate visibili anche opere ingegneristiche realizzate negli anni passati, e si può comprendere ancora meglio il meccanismo di funzionamento dell&#8217;intero sistema</em>”.</p>



<p>Il nuovo sopralluogo ha assunto un significato particolare anche per Gianfranco Cavallone, consigliere del CdA del Consorzio e cittadino di Sassano, che fin dall&#8217;avvio del cantiere aveva ricordato le preoccupazioni vissute negli anni dalla popolazione residente nelle vicinanze del fiume. “<em>Era un lavoro atteso da troppo tempo</em> -afferma Cavallone- <em>e oggi siamo arrivati a questo nuovo step, con lo spostamento della sabbia e la sistemazione degli argini. L&#8217;area è completamente cambiata e possiamo guardare ai prossimi mesi invernali con minori preoccupazioni rispetto all&#8217;andamento del fiume</em>”.</p>



<p>L&#8217;intervento alla Vasca Cappuccini conferma così la centralità della manutenzione strutturale del Fiume Calore- Tanagro nell&#8217;attività del Consorzio. Come sottolineato da Curcio, infatti, rendere efficiente il corso d&#8217;acqua principale significa dare efficacia anche al lavoro effettuato sull&#8217;intero reticolo di bonifica: se i canali vengono puliti ma l&#8217;acqua, una volta raggiunto il fiume, non riesce a defluire liberamente, viene meno una parte fondamentale della funzionalità idraulica complessiva del territorio.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Clima, rigenerazione urbana e IA: Ischia laboratorio delle città che cambiano con il Premio internazionale di architettura </title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/clima-rigenerazione-urbana-e-ia-ischia-laboratorio-delle-citta-che-cambiano-con-il-premio-internazionale-di-architettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 13:13:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[ischia]]></category>
		<category><![CDATA[premio architettura ischia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=261315</guid>

					<description><![CDATA[Le città non hanno più il lusso di rimandare. Si riscaldano, cambiano forma, chiedono nuove case, nuovi spazi pubblici, esigono nuove risposte alle fragilità ambientali e sociali. E l’architettura torna [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le città non hanno più il lusso di rimandare. Si riscaldano, cambiano forma, chiedono nuove case, nuovi spazi pubblici, esigono nuove risposte alle fragilità ambientali e sociali. E l’architettura torna così a misurarsi con la sua responsabilità più antica e più attuale: immaginare come abiteremo. <br>È da questa domanda che parte la nuova edizione del <strong>PIDA – Premio Ischia Internazionale di Architettura</strong>, in programma il 2 e 3 ottobre con la sua tredicesime edizione, significativamente intitolata <strong>“Città in emergenza, nuove strategie urbane”</strong>. I convegni saranno ospitati nella <strong>Chiesa dell’Arciconfraternita di Santa Maria Visitapoveri, a Forio</strong>, la serata conclusiva è invece in programma alla <strong>Villa La Colombaia di Luchino Visconti</strong>.</p>



<p>Due i riconoscimenti di grande respiro internazionale. <br>Il <strong>Premio PIDA International</strong> sarà consegnato all’architetto colombiano <strong>Giancarlo Mazzanti</strong>, protagonista di una ricerca che ha fatto dell’architettura pubblica uno strumento di trasformazione sociale. Tra le sue opere più conosciute la Biblioteca España di Medellín, il <em>Colegio Gerardo Molina</em> di Bogotá e i complessi sportivi realizzati per i Giochi Sudamericani di Medellín: scuole, biblioteche e spazi collettivi pensati non come oggetti isolati, ma come dispositivi capaci di ricostruire relazioni tra città e comunità. Alcuni modelli delle sue opere sono entrati anche nella collezione permanente del Centre Pompidou. Al PIDA parlerà di <strong>architettura come atto fondativo”</strong>, in una lectio magistralis in programma venerdì 2 ottobre alle 18.30.<br>Il <strong>Premio PIDA alla Carriera</strong> sarà invece assegnato a <strong>Carlos Moreno</strong>, professore alla IAE Paris-Sorbonne e ideatore del modello della <strong>“città dei 15 minuti”</strong>, diventato uno dei concetti urbanistici più discussi degli ultimi anni: una città nella quale lavoro, scuola, servizi, commercio, cultura e tempo libero possano essere raggiunti prevalentemente a piedi o in bicicletta in un arco temporale ridotto. Franco-colombiano, Moreno ha ricevuto nel 2022 l’UN-Habitat Scroll of Honour per il suo contributo all’urbanistica sostenibile. A Ischia parlerà proprio di città dei 15 minuti e di nuove strategie urbane (sabato 3, ore 16.20).<br>Il futuro urbano sarà affrontato da <strong>Marco Morabito</strong>, responsabile scientifico IBE-CNR del progetto MIRIFICUS, che racconterà come dati satellitari e ricerca possano aiutare a progettare città più fresche e resilienti ai cambiamenti climatici. <strong>Massimo Russo</strong> affronterà invece il rapporto tra intelligenza artificiale e architettura, dalle possibilità di immaginare gli spazi all’ottimizzazione dei processi progettuali e costruttivi. Tra gli ospiti, anche Angelo Moretti, che parlerà del <strong>MEAN, il Movimento Europeo di Azione Nonviolenta</strong> e del <strong>progetto di ricostruzione civile in Ucraina</strong>, raccontando come la ricostruzione di un territorio colpito dalla guerra passu anche attraverso <strong>comunità, relazioni sociali, partecipazione civica e presenza solidale sui territori</strong>, accanto agli interventi materiali (<strong>3 ottobre, 18.50</strong>).<br>Il <strong>Premio Giornalismo </strong>sarà assegnato a <strong>Valentina Silvestrini</strong> di Artribune, mentre il <strong>Premio Fotografia</strong> andrà ad <strong>Andrea Cherchi, </strong>da anni impegnato nel racconto visivo di Milano e delle sue trasformazioni (suo il progetto “Semplicemente Milano”). Riconoscimenti anche a <strong>Studio AGA – Andreas Gruber Architekten</strong> per la sezione Alberghi, <strong>PLANTEAM GmbH</strong> per la sezione SPA, <strong>Daniel Caramanico</strong> per il Premio Sisma e <strong>Sandro Raffone</strong> (PIDA Napoli).<br>Accanto ai grandi temi internazionali resterà centrale il laboratorio-Ischia, con il confronto sulla ricostruzione post-sisma, sul Piano Casa, sulla rigenerazione urbana e sui progetti nati dai concorsi dedicati a <strong>Rione Via Baiola</strong> e all’<strong>asse di Via Iasolino</strong>.  Un focus specifico sarà dedicato anche all’emergenza abitativa e alle nuove politiche per la casa, con un intervento <strong>Felice Squitieri</strong>, Commissario Straordinario per il Piano Casa (3 ottobre, ore 16). Tra gli altri protagonisti delle due giornate il presidente del Consiglio degli Architetti d’Europa<strong> Daniel Fügenschuh, Marco Imperadori</strong>, <strong>Emilio Faroldi</strong>, <strong>Joseph Borrell Bru</strong>, <strong>Maria Pia Fontana</strong>, <strong>Miguel Mayorga</strong>, <strong>Guendalina Salimei</strong>, <strong>Maria Pilar Vettori</strong>, <strong>Vincenzo Corvino</strong> e <strong>Sylvain Bellenger</strong>. Spazio anche ai premi che da sempre allargano lo sguardo del PIDA oltre il progetto costruito. A chiudere l’evento sarà, sabato sera, una serata speciale alla <strong>Villa La Colombaia di Luchino Visconti</strong>. </p>



<p><strong>IL SOSTEGNO ISTITUZIONALE</strong><br>La XIII edizione del PIDA rientra nelle iniziative finanziate con i contributi della&nbsp;<strong>Regione Campania</strong>&nbsp;nell’ambito della L.R. 19/2019 per la promozione della qualità dell’architettura in Campania. L’organizzazione evidenzia inoltre la collaborazione e il sostegno di&nbsp;<strong>Comune di Forio</strong>,&nbsp;<strong>Comune di Ischia</strong>,&nbsp;<strong>Ordine degli Architetti P.P.C. di Napoli e Provincia</strong>,&nbsp;<strong>ACER Campania</strong>,&nbsp;<strong>Commissariato alla ricostruzione post sisma e alluvione Ischia</strong>,&nbsp;<strong>Associazione Ingegneri Ischia</strong>,&nbsp;<strong>Fondazione Annali dell’Architettura e delle Città</strong>,&nbsp;<strong>ANIAI Campania</strong>,&nbsp;<strong>IN/ARCH Campania</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Sieben Archi</strong>. Tra gli sponsor Polyglass (gruppo Mapei) e ISOPAN (Manni group)</p>



<p><br>Il programma completo è su&nbsp;<a href="http://www.premiopida.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.premiopida.it</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fonderie Pisano, Legambiente: «Serve una valutazione completa e trasparente»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/fonderie-pisano-legambiente-serve-una-valutazione-completa-e-trasparente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 12:15:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[fonderie pisano]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=261313</guid>

					<description><![CDATA[Legambiente Campania ha depositato le proprie osservazioni nell&#8217;ambito del procedimento di riesame dell&#8217;Autorizzazione Integrata Ambientale delle Fonderie Pisano, riportando al centro del confronto due questioni che l&#8217;associazione considera decisive: quale [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Legambiente Campania ha depositato le proprie osservazioni nell&#8217;ambito del procedimento di riesame dell&#8217;Autorizzazione Integrata Ambientale delle Fonderie Pisano</strong>, riportando al centro del confronto due questioni che l&#8217;associazione considera decisive: quale sia la situazione di riferimento da assumere nelle valutazioni ambientali e se la Conferenza dei Servizi debba esprimersi sull&#8217;intero progetto presentato dall&#8217;azienda o su una sua sola parte.</p>



<p>Per <strong>Legambiente non si può prescindere dal fatto che l&#8217;impianto è fermo dal marzo 2026</strong>, a seguito del rigetto del progetto di riesame disposto dalla Regione Campania. Una condizione che, secondo l&#8217;associazione, rappresenta il quadro di riferimento da cui partire per qualsiasi valutazione sull&#8217;eventuale futuro dell&#8217;impianto. In altre parole, <strong>la situazione ambientale attuale non può essere considerata una parentesi temporanea, ma il punto di partenza concreto sul quale misurare impatti, benefici e criticità delle eventuali soluzioni proposte.</strong></p>



<p>L&#8217;associazione richiama inoltre l&#8217;attenzione sulla richiesta avanzata dall&#8217;azienda di procedere per fasi, con un primo via libera immediato e una valutazione successiva degli interventi restanti. Una scelta che Legambiente ritiene problematica perché rischia di frammentare l&#8217;analisi di un progetto che finora è stato esaminato dalle amministrazioni come un intervento unitario. <strong>Per questo chiede che la Conferenza dei Servizi si pronunci sull&#8217;intero progetto, garantendo una valutazione complessiva e non parziale degli effetti ambientali e sanitari.</strong></p>



<p>«<em>Il nostro obiettivo non è la chiusura di una produzione, ma la costruzione di condizioni che garantiscano pienamente la tutela dell&#8217;ambiente, della salute e del lavoro</em>», <strong>dichiara Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania.</strong> «<em>Per questo chiediamo che le valutazioni siano condotte con il massimo rigore e sull&#8217;intero progetto, partendo dalla situazione reale determinatasi dopo il provvedimento regionale del 2026. Ambiente e lavoro non sono interessi contrapposti: la vera sfida è renderli compatibili attraverso scelte trasparenti, credibili e fondate su dati e valutazioni complete</em>».</p>



<p>Le osservazioni dell&#8217;associazione sono state scritte con il supporto tecnico giuridico degli avvocati Giuseppe Giarletta e Guido Lenza del Centro di Azione Giuridica di Legambiente.&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fiori nel piatto, quali si possono mangiare: dalla viola al nasturzio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/fiori-nel-piatto-quali-si-possono-mangiare-dalla-viola-al-nasturzio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 14:28:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[.auv hugin]]></category>
		<category><![CDATA[fiori eduli]]></category>
		<category><![CDATA[tessuti naturali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=261191</guid>

					<description><![CDATA[Non sono soltanto un elemento decorativo per rendere più colorato un piatto: alcuni fiori possono essere utilizzati in cucina e consumati freschi, cotti o come ingredienti per infusi e bevande. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Non sono soltanto un elemento decorativo per rendere più colorato un piatto: alcuni fiori possono essere utilizzati in cucina e consumati freschi, cotti o come ingredienti per infusi e bevande. Dai petali di rosa alla viola, dal nasturzio alla calendula, sono diverse le specie che hanno trovato spazio nella gastronomia, anche se il loro utilizzo richiede alcune precauzioni.</p>



<p class="p3">Secondo il CREA, esistono circa 400 specie di fiori di interesse alimentare. Tra quelle oggi utilizzate o studiate per il consumo ci sono calendula, viola, begonia, borragine, fiore di zucca, lavanda, garofano dei poeti, flox, primula, tagete e rosa. Altre specie che stanno diventando sempre più popolari sono il nasturzio, il crisantemo, il giglio turco, il lillà, la menta, la viola del pensiero e il tulipano.</p>



<p class="p3">Il loro utilizzo non è soltanto estetico. I fiori possono essere impiegati nelle insalate e nelle macedonie, per guarnire piatti e bevande, ma anche per preparare zuppe, aromatizzare infusi, dolci e prodotti da forno. Il gusto cambia sensibilmente a seconda della specie: il nasturzio, ad esempio, può avere un sapore piccante, la begonia una nota acidula, mentre lavanda e rosmarino in fiore hanno caratteristiche aromatiche. </p>



<p class="p3">E alcuni fiori sono già presenti da tempo nella cucina italiana, anche se vengono normalmente considerati ortaggi. È il caso di broccoli, cavolfiori, cime di rapa, carciofi, fiori di zucca e capperi. Lo zafferano, invece, rientra tra le spezie, mentre camomilla, malva, tiglio, sambuco e lavanda sono utilizzati anche per infusi e decotti. </p>



<p class="p1"><strong>La regola: non tutti i fiori sono commestibili</strong></p>



<p class="p3">La principale raccomandazione degli esperti riguarda la scelta della pianta. Non bisogna infatti raccogliere e mangiare un fiore semplicemente perché appare innocuo o perché viene utilizzato come decorazione. Esistono specie non commestibili e anche potenzialmente tossiche, tra cui oleandro e colchico. </p>



<p class="p3">Particolare attenzione va riservata anche alla provenienza. I fiori acquistati normalmente dal fiorista non sono destinati al consumo alimentare e possono essere stati trattati con prodotti fitosanitari. Per la cucina occorre quindi scegliere fiori espressamente coltivati e commercializzati per uso alimentare, provenienti da produttori specializzati. </p>



<p class="p3">Il settore dei fiori eduli rappresenta oggi una nicchia in crescita della filiera agroalimentare e florovivaistica. Il CREA ha studiato, attraverso diversi progetti di ricerca, le caratteristiche qualitative e nutrizionali delle specie commestibili, ma anche gli aspetti legati alla coltivazione, alla sicurezza e alla conservazione. </p>



<p class="p3">Dal punto di vista nutrizionale, i fiori eduli possono contenere minerali, vitamine, fibre e composti bioattivi come flavonoidi e carotenoidi. Il CREA evidenzia tuttavia anche la necessità di considerarli alimenti a tutti gli effetti e quindi di rispettare le condizioni previste per la loro sicurezza e commercializzazione. </p>



<p class="p4">Il principio, dunque, è semplice: <strong>fiore bello da vedere non significa necessariamente fiore da mangiare</strong>. Prima di portarlo nel piatto bisogna conoscere la specie e soprattutto assicurarsi che sia stata coltivata e commercializzata per il consumo alimentare.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Miele millefiori: perché lo stesso miele può avere colori diversi?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/miele-millefiori-perche-lo-stesso-miele-puo-avere-colori-diversi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 13:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[colore del miele millefiori]]></category>
		<category><![CDATA[miele millefiori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=261175</guid>

					<description><![CDATA[Dal giallo molto chiaro all’ambra, fino a tonalità decisamente scure: il miele non ha un unico colore e, soprattutto, anche due mieli millefiori possono presentarsi con tonalità molto diverse. Non [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dal giallo molto chiaro all’ambra, fino a tonalità decisamente scure: il miele non ha un unico colore e, soprattutto, <strong>anche due mieli millefiori possono presentarsi con tonalità molto diverse</strong>. Non è necessariamente un segnale di qualità diversa o di alterazione. Il colore è infatti legato soprattutto alla composizione del nettare raccolto dalle api, all&#8217;origine botanica e geografica e, in parte, alle condizioni di lavorazione e conservazione. </p>



<p>Il termine <strong>millefiori</strong> indica un miele ottenuto da nettari provenienti da più specie vegetali. La composizione finale dipende quindi dalla combinazione di fioriture presenti nell&#8217;area frequentata dalle api e dal periodo in cui il nettare viene raccolto. Cambiando territorio, stagione e prevalenza delle diverse piante, può cambiare anche il colore del prodotto finale. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Il colore racconta la provenienza</h3>



<p>La tonalità del miele è influenzata da numerosi componenti presenti in quantità variabili, tra cui composti fenolici, pigmenti e minerali. In generale, i mieli possono andare da tonalità quasi incolori fino all&#8217;ambra scuro e al bruno-rossastro. L&#8217;origine botanica è uno dei fattori più importanti, ma non è l&#8217;unico. </p>



<p>Per questo motivo, un millefiori prodotto in una zona ricca di determinate fioriture può essere molto chiaro, mentre un altro, raccolto nella stessa stagione ma in un ambiente caratterizzato da una diversa vegetazione, può risultare più scuro.</p>



<p>Uno studio condotto su diversi mieli ha mostrato proprio questa variabilità: anche tra mieli millefiori, alcuni campioni risultavano chiari mentre altri erano decisamente più scuri, in relazione alla diversa composizione botanica e minerale. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Anche lo stesso millefiori può cambiare nel tempo</h3>



<p>Il colore non dipende soltanto dai fiori visitati dalle api. Anche <strong>conservazione, temperatura, lavorazione e tempo</strong> possono modificarlo.</p>



<p>Il miele può infatti scurirsi durante la conservazione, soprattutto se viene mantenuto a temperature elevate o per periodi prolungati. Alcune reazioni chimiche, tra cui quelle legate alla formazione dei prodotti di Maillard, contribuiscono alla variazione della colorazione. </p>



<p>Anche l&#8217;origine geografica e le condizioni climatiche possono influenzare la composizione del nettare e, di conseguenza, le caratteristiche del miele. Per questo persino mieli ottenuti da fioriture simili non sono necessariamente identici.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Chiaro non significa necessariamente migliore</h3>



<p>L&#8217;aspetto può influenzare le preferenze dei consumatori, ma <strong>il colore da solo non permette di stabilire se un miele sia migliore di un altro</strong>. Un miele chiaro e uno scuro possono avere caratteristiche organolettiche e compositive differenti senza che la tonalità rappresenti, da sola, un giudizio sulla qualità.</p>



<p>Il colore può invece fornire informazioni utili quando viene considerato insieme ad altri parametri, come origine botanica, composizione, caratteristiche sensoriali e analisi chimiche. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Una fotografia del territorio</h3>



<p>Il millefiori è quindi, in un certo senso, una fotografia della vegetazione disponibile per le api in un determinato luogo e periodo. Non è un prodotto perfettamente standardizzato: la combinazione delle fioriture può cambiare di anno in anno e persino tra zone relativamente vicine.</p>



<p>Ed è proprio questa variabilità a spiegare perché <strong>due vasetti entrambi venduti come miele millefiori possano avere colori, profumi e sapori differenti</strong>, pur essendo entrambi autentici mieli prodotti dalle api. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ascea, record ad agosto: riciclato l’80% dei rifiuti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ascea-record-ad-agosto-riciclato-l80-dei-rifiuti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 14:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ascea]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[riciclo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=261036</guid>

					<description><![CDATA[Ad agosto scorso, il Comune di Ascea ha raccolto e mandato a riciclo l’80,29% dei rifiuti. Un record per un’area di 6 mila abitanti che, nei mesi delle ferie estive, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ad agosto scorso, il Comune di Ascea ha raccolto e mandato a riciclo l’80,29% dei rifiuti. Un record per un’area di 6 mila abitanti che, nei mesi delle ferie estive, ha fatto registrare oltre 400000 pernottamenti turistici, oltre alle presenze giornaliere dei turisti provenienti dalle altre aree del Cilento.</p>



<p>Il risultato è frutto del grande sforzo organizzativo da parte dell’Amministrazione e delle sue strutture operative, oltre che della crescita della cultura ecologica tra la popolazione. Ascea conferma, dunque, lo studio di Legambiente che la posizionava, solo qualche settimana fa, tra i primi tre Comuni più virtuosi della Campania in fatto di economia circolare dei rifiuti.</p>



<p>Entusiasta e orgoglioso del risultato raggiunto dal Comune cilentano, guidato dal sindaco Stefano Sansone, è il vice sindaco con delega all’Igiene urbana, Filippo Dragone, che tende a sottolineare la strada percorsa in 2 anni di gestione: “<em>Da quando si è insediata la Giunta Sansone, nel 2024, l’aumento della raccolta differenziata è stato esponenziale: è cresciuta di quasi un terzo in due anni, ovvero di 22 punti percentuali in più rispetto al 68,44%, dato registrato ad agosto del 2023. Un successo clamoroso</em> – continua Dragone – <em>dovuto all’impegno dell’azienda incaricata del servizio di raccolta, coordinata dal responsabile Valentino Feola, e di ogni singolo addetto alla raccolta dei rifiuti. L’Ufficio Ambiente ed Igiene, in persona del responsabile Ing. Francesco Pappacena (coadiuvato dall’indimenticabile Tonino Sacco e da Gennaro Greco) e la Polizia Municipale, guidata dal Responsabile Ten. Gabriele Massimiliano Falcone, hanno poi dimostrato tanta dedizione in ogni fase operativa e organizzativa. Ma è pur vero che senza il contributo dei cittadini e dei turisti</em> &#8211; conclude il vice sindaco &#8211; <em>questi risultati non avremmo comunque potuto raggiungerli. Perciò, da convinto ambientalista, sono molto contento che la cultura del riciclo si stia molto velocemente affermando, grazie all’opera di sensibilizzazione avviata. Da parte mia, mi ero ripromesso di far lievitare la nostra raccolta differenziata: l’esserci riuscito, insieme a tutti gli attori coinvolti, è un grande orgoglio per me e per la città</em>”.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Efficienza energetica: in Campania oltre 6 edifici certificati su 10 ricadono nelle classi peggiori, F e G</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/efficienza-energetica-in-campania-oltre-6-edifici-certificati-su-10-ricadono-nelle-classi-peggiori-f-e-g/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 13:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[efficienza energetiica]]></category>
		<category><![CDATA[fiera delle costruzioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=261030</guid>

					<description><![CDATA[Bollette che salgono, un contesto internazionale che rende l&#8217;approvvigionamento energetico sempre più complesso e un patrimonio immobiliare che, nella sua parte più consistente, disperde energia perché vecchio e mai riqualificato. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Bollette che salgono, un contesto internazionale che rende l&#8217;approvvigionamento energetico sempre più complesso e un patrimonio immobiliare che, nella sua parte più consistente, disperde energia perché vecchio e mai riqualificato. È l&#8217;intreccio che pesa oggi sulle famiglie italiane: perché il modo più diretto per ridurre i consumi, e quindi i costi, passa dallo stato degli edifici in cui viviamo. E la fotografia in Campania non è incoraggiante: secondo l&#8217;elaborazione di <strong>SAIE – La Fiera delle Costruzioni: progettazione, edilizia, impianti</strong> su base dati SIAPE, <strong>oltre 6 edifici residenziali su 10 per i quali nel 2025 è stato richiesto un attestato di prestazione energetica (APE) ricadono nelle due classi peggiori, F e G</strong>. Solo il 5% appartiene alle classi A.</p>



<p>A smuovere qualcosa, negli ultimi anni, è stata soprattutto la stagione dei <strong>bonus edilizi</strong>, che <strong>secondo le recenti stime di Nomisma avrebbe permesso al Paese di raggiungere il 56% degli obiettivi 2030 previsti dalla Direttiva Case Green</strong>. Un risultato che però non basta: senza un piano di attuazione definito e un investimento costante di fondi, il percorso di riqualificazione rischia di fermarsi proprio mentre servirebbe accelerare. Gli incentivi fiscali hanno comunque messo in moto uno svecchiamento del patrimonio edilizio oggi più necessario che mai. Di riqualificazione edilizia e di efficientamento energetico si discuterà durante <strong>SAIE – La Fiera delle Costruzioni</strong>, in programma a BolognaFiere per la sua <strong>sessantesima edizione, </strong>dal 7 al 10 ottobre 2026.</p>



<p><strong><u>Certificazioni energetiche 2025: la fotografia dei dati SIAPE</u></strong></p>



<p>Qual è veramente lo stato degli edifici residenziali? Secondo il sistema informativo sviluppato da ENEA, in Campania nel 2025 sono stati emessi 77.620 Attestati di Prestazione Energetica (APE). Guardando alla distribuzione per classe energetica, il quadro mostra una presenza ancora molto rilevante degli immobili nelle fasce meno efficienti: il 61% delle certificazioni ricade infatti nelle ultime classi energetiche, F e G, pari rispettivamente al 31,5% e al 29,9% del totale. Le classi energetiche più elevate, dalla A1 alla A4, rappresentano invece complessivamente circa il 5% degli APE, con la sola A4 al 1,3%.</p>



<p>E nelle province, qual è la situazione? Nel 2025, le province con la maggiore incidenza di APE nelle classi A sono Avellino (9%), Salerno (8%), Caserta (7%), Benevento (6%) e Napoli (4%). Sul fronte opposto, la maggiore incidenza di APE nelle classi energetiche F e G si registra a Napoli (65%), Benevento (60%), Avellino (58%), Salerno (58%) e Caserta (54%).</p>



<p><em>“I dati SIAPE fotografano in Campania un patrimonio residenziale ancora in larga parte energivoro, con oltre 6 certificazioni su 10 rilasciate nel 2025 ferme alle classi F e G. È un ritardo strutturale, che il ciclo dei bonus ha intaccato solo in parte e che oggi si lega a due elementi: la volatilità dei prezzi dell&#8217;energia e un quadro europeo che, tra recepimento della direttiva e nuovi requisiti minimi, alza progressivamente l&#8217;asticella – </em>ha dichiarato <strong>Emilio Bianchi, Direttore Generale di SAIE</strong><em> &#8211; </em>In questo scenario la filiera delle costruzioni ha un ruolo decisivo. La riqualificazione è quindi un investimento che genera un effetto domino su produttività, occupazione e valore degli immobili: servono però innovazione, tecnologie e competenze diffuse per renderla scalabile. È la ragione per cui SAIE si conferma il punto di incontro tra imprese, associazioni e professionisti: una sfida di questa portata, che tocca la struttura stessa del Paese, si affronta solo mettendo intorno allo stesso tavolo tutta la filiera.”</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sala Consilina, concluse le prime tre giornate di “Puliamo il mondo”con studenti, volontari e cittadini</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sala-consilina-concluse-le-prime-tre-giornate-di-puliamo-il-mondocon-studenti-volontari-e-cittadini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 12:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Sala Consilina]]></category>
		<category><![CDATA[puliamo il mondo]]></category>
		<category><![CDATA[sala consilina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=260835</guid>

					<description><![CDATA[Si sono concluse a Sala Consilina le prime tre giornate dell’iniziativa “Puliamo il Mondo”, dedicate alla cura del territorio e alla sensibilizzazione sui temi del rispetto dell’ambiente e della partecipazione [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Si sono concluse a Sala Consilina le prime tre giornate dell’iniziativa <strong>“Puliamo il Mondo”</strong>, dedicate alla cura del territorio e alla sensibilizzazione sui temi del rispetto dell’ambiente e della partecipazione civica.</p>



<p>Le giornate hanno visto il coinvolgimento dell’Amministrazione comunale, della Polizia Locale, degli istituti scolastici e di numerosi cittadini, volontari e associazioni. Un’ampia partecipazione che ha trasformato l’iniziativa in un momento di educazione ambientale e di condivisione.</p>



<p>Particolare attenzione è stata rivolta al mondo della scuola, con la partecipazione degli <strong>Istituti Comprensivi “Camera” e “Cicerone”</strong> e, in particolare, del plesso Cappuccini. Un ruolo centrale è stato affidato agli alunni, indicati dal Comune come i veri protagonisti delle giornate: attraverso le attività di pulizia e sensibilizzazione, i più piccoli hanno avuto modo di confrontarsi concretamente con il tema della tutela degli spazi in cui vivono.</p>



<p>Coinvolti anche gli studenti del <strong>Liceo Classico</strong> e dell’indirizzo <strong>Agrario</strong>, accompagnati dai rispettivi docenti. Hanno partecipato, tra gli altri, le classi 1ª A e 1ª B del Liceo Classico e le classi 1ª A e 4ª A dell’Istituto per l’Agricoltura.</p>



<p>Alla realizzazione delle giornate hanno contribuito inoltre numerosi volontari e realtà associative del territorio. Tra queste <strong>Fare Ambiente</strong>, l’<strong>Associazione Nazionale Polizia di Stato – Sezione di Sala Consilina</strong>, Legambiente e il Club Napoli Sala Consilina. Presenti anche gli operatori ecologici della <strong>Super Eco</strong>, insieme a diversi cittadini che hanno scelto di dedicare il proprio tempo alla cura degli spazi comuni.</p>



<p>Il Comune ha rivolto un ringraziamento alla dirigente scolastica <strong>Antonella Vairo</strong>, ai docenti e al personale degli istituti coinvolti, oltre che a tutti coloro che hanno collaborato alle attività. Un riconoscimento è stato espresso anche nei confronti del consigliere comunale e presidente del Consiglio <strong>Antonio Santarsiere</strong>, dei volontari e delle associazioni che hanno preso parte all’iniziativa.</p>



<p>“Puliamo il Mondo”, sottolinea l’Amministrazione, rappresenta non soltanto un’occasione per raccogliere i rifiuti, ma anche un percorso di <strong>educazione, partecipazione e rispetto del territorio</strong>. Un messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni, chiamate a sviluppare fin da piccoli una maggiore consapevolezza nella cura dei luoghi della propria comunità.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sos Polistirolo in Campania: è l’8,5% di tutti i rifiuti spiaggiati in regione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sos-polistirolo-in-campania-e-l85-di-tutti-i-rifiuti-spiaggiati-in-regione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 11:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[sos polistorolo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=260642</guid>

					<description><![CDATA[Accogliere con favore il nuovo disegno di legge regionale che prevede la progressiva sostituzione dei contenitori in polistirene espanso nel settore ittico, ma estendere  le tutele e gli incentivi anche alla filiera agricola e [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Accogliere con favore il <strong>nuovo disegno di legge regionale che prevede la progressiva sostituzione dei contenitori in polistirene espanso nel settore ittico</strong>, ma <strong>estendere </strong> le tutele e gli incentivi <strong>anche alla filiera agricola e ortofrutticola</strong>. È questa la principale <strong>richiesta</strong> avanzata da <strong>Legambiente Campania</strong> in occasione della 34esima edizione di <strong>&#8220;Puliamo il Mondo&#8221;</strong>, la storica campagna di volontariato ambientale di <strong>Legambiente</strong> che in questi giorni,  il <strong>18, 19 e 20 settembre</strong>, vede migliaia di volontari impegnati in decine di località della regione per ripulire aree degradate e foci dei fiumi<strong>, a partire dal Parco Nazionale del Vesuvio e il Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni</strong> che come ogni anno aderiscono con entusiasmo alla manifestazione coinvolgendo le comunità in significativa azioni di tutela e valorizzazione del territorio.</p>



<p>Due sono gli appuntamenti centrali mobilitazione regionale previsti per oggi, sabato<strong> 19 settembre</strong>, alla foce<strong> del fiume Sele</strong>, a <strong>Capaccio Paestum</strong>, dove volontari e cittadini saranno impegnati in un&#8217;azione di pulizia. L&#8217;iniziativa, organizzata dal circolo Freewheeling Paestum, richiama l&#8217;urgenza di proteggere i fiumi e le loro foci, veri e propri punti di raccolta dei rifiuti dispersi nell&#8217;ambiente che finiscono per alimentare il fenomeno dell&#8217;inquinamento marino; a <strong>Castel Volturno</strong> dove i volontari del circolo locale di Legambiente si ritroveranno alla <strong>foce dei Regi Lagni</strong> per una grande iniziativa di pulizia e monitoraggio ambientale promossa insieme alle associazioni del territorio, tra cui Tartaruga Domizia. La foce dei Regi Lagni rappresenta uno dei punti più emblematici della lotta contro l&#8217;inquinamento dei corsi d&#8217;acqua e il fenomeno dei rifiuti trasportati dai bacini fluviali fino al mare, una criticità che continua ad avere pesanti conseguenze sugli ecosistemi costieri del litorale domizio. In entrambe le iniziative, accanto alle attività di pulizia, verrà svolto anche il <strong>monitoraggio del polistirolo</strong>, uno dei rifiuti più diffusi e impattanti per gli ecosistemi fluviali e marini.</p>



<p>I dati&nbsp;<strong>raccolti da Legambiente in dieci anni di monitoraggi&nbsp;<em>Beach Litter(2017-2026)</em></strong>&nbsp;lungo le coste campane delineano un quadro critico: su&nbsp;<strong>123.483 rifiuti censiti</strong>, ben&nbsp;<strong>99.307 (l&#8217;80,4%)</strong>&nbsp;sono costituiti da polimeri artificiali e plastica. Il polistirolo gioca un ruolo di primissimo piano:&nbsp;<strong>10.474 rifiuti in polistirolo</strong>&nbsp;totali trovati sulle coste (pari all’<strong>8,5%</strong>&nbsp;del totale dei rifiuti monitorati). Tra questi figurano&nbsp;<strong>368 cassette per il pesce intatte</strong>,&nbsp;<strong>8.918 frammenti inferiori ai 50 cm</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>1.188 frammenti di dimensioni superiori</strong>. A livello provinciale,&nbsp;<strong>Caserta</strong>&nbsp;registra la maglia nera per densità: con 17 transetti censiti, evidenzia una media di&nbsp;<strong>144 rifiuti in polistirolo per transetto</strong>, il doppio della media regionale (70,3) e molto superiore a Napoli (72) e Salerno (52).<strong>&nbsp;Castel Volturno:</strong>&nbsp;la concentrazione sfiora i 162 rifiuti per transetto. Qui si registra la presenza più alta di cassette intatte (20 per transetto, contro una media regionale di 2,5), segnale evidente del legame con le vicine attività agricole e serricole; a&nbsp;<strong>Capaccio Paestum</strong>&nbsp;il polistirolo rappresenta il&nbsp;<strong>13,2%</strong>&nbsp;dei rifiuti spiaggiati (il dato percentuale più alto), polverizzato quasi interamente in micro-frammenti non riconoscibili (98,7%).</p>



<p>“<em>In occasione di Puliamo il Mondo vogliamo accendere i riflettori su un rifiuto altamente persistente e impattante</em> – dichiara <strong>Francesca Ferro</strong>, direttrice di Legambiente Campania. &#8211; <em>Una volta disperso, il polistirolo si frammenta rapidamente, perdendo ogni tracciabilità e contaminando gli ecosistemi con microplastiche. Riteniamo necessario che la norma regionale superi l&#8217;approccio settoriale e intervenga su tutte le filiere che ne fanno largo uso. Chiediamo che vengano inclusi anche gli operatori dell&#8217;agricoltura e dell’ortofrutta, dalla raccolta alla distribuzione. L’estensione</em> – <strong>conclude Ferro</strong> – <em>deve riguardare anche gli strumenti di sostegno previsti dal ddl: incentivi economico-finanziari per la sostituzione dei contenitori, promozione di sistemi riutilizzabili e riciclabili, progetti sperimentali di economia circolare e campagne di informazione.</em>”</p>



<p>Il 19 settembre previsti anche  attività di pulizia delle rive del Lago Fusaro a Bacoli e iniziative di volontariato ambientale a Pietramelara. Il programma proseguirà poi domani 20 settembre con le iniziative a Scampia e Sala Consilina, il 26 settembre nuovamente a Napoli con le attività della Rete Pangea, il 2 ottobre a San Giovanni a Teduccio nell&#8217;ambito del Tempo del Creato iniziativa della diocesi di Napoli e il 3 ottobre a Somma Vesuviana, con una giornata dedicata alla cura e alla valorizzazione dei sentieri del <strong>Parco Nazionale del Vesuvio</strong>. Seguiranno gli appuntamenti di Pioppi, Cicerale, Cava de&#8217; Tirreni e Rutino, fino a concludere il calendario il 12 ottobre.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mobilità green, nel Cilento attivate 10 ciclostazioni nei Comuni montani</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mobilita-green-nel-cilento-attivate-10-ciclostazioni-nei-comuni-montani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 17:21:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Futani]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Tortorella]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=260571</guid>

					<description><![CDATA[Una mobilità sempre più sostenibile e green. È l&#8217;obiettivo prefissato dalla Comunità Montana&#160;Bussento, Lambro e&#160;Mingardoattraverso la messa in campo del progetto &#8220;Green Community&#160;Bussento&#160;&#8211; Lambro e&#160;Mingardo&#8221; che promuove la mobilità sostenibile, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="s3">Una mobilità sempre più sostenibile e green. È l&#8217;obiettivo prefissato dalla Comunità Montana&nbsp;Bussento, Lambro e&nbsp;Mingardoattraverso la messa in campo del progetto &#8220;Green Community&nbsp;Bussento&nbsp;&#8211; Lambro e&nbsp;Mingardo&#8221; che promuove la mobilità sostenibile, condivisa e accessibile nei comuni del territorio. </p>



<p class="s3">Un&#8217;intera area immersa nella natura e nel verde da tutelare ma anche da conoscere e da scoprire. Un progetto basato sulla &nbsp;mobilità sostenibile e che oggi ha visto il suo inizio con l&#8217;attivazione di 10&nbsp;ciclostazioni, presenti in 10 diversi comuni della Comunità Montana&nbsp;Bussento, Lambro e&nbsp;Mingardo: San Mauro la Bruca, Cuccaro Vetere, Futani, Laurito, Alfano, Celle di Bulgheria, Roccagloriosa, Caselle in Pittari, Tortorella e Torraca. </p>



<p class="s3">&#8220;Abbiamo collegato il nostro territorio con 10&nbsp;ciclostazioni&nbsp;dove gli utenti potranno usufruire di questo servizio e muoversi al loro interno &#8211; ha affermato il presidente della Comunità Montana&nbsp;Bussento, Lambro e&nbsp;Mingardo&nbsp;Aldo&nbsp;Luongo&nbsp;&#8211; Per potere utilizzare le bike sarà necessario scaricare un&#8217;App&nbsp;che indicherà tutti i passaggi da seguire, in maniera semplice e rapida&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="s3">Un progetto che va a completare quello già iniziato con il Cammino di San Nilo. &#8220;Oggi l&#8217;utente può scegliere se percorrere l&#8217;intero cammino di San Nilo a piedi oppure&nbsp;utilizzare&nbsp;per un tratto anche le bike &#8211; &nbsp;ha poi aggiunto il presidente&nbsp;Luongo&nbsp;&#8211; È un progetto sperimentale di due mesi che servirà per capire anche le difficoltà che si possono avere sul campo in maniera tale da essere pronti per la prossima primavera&#8221;. </p>



<p class="s3">Un programma sperimentale e innovativo che mette in rete 10 comuni, come sottolineato dall&#8217;ingegnere Antonella Cartolano, responsabile del progetto &#8220;Green Community&#8221;. &#8220;Invitiamo tutti gli interessati a scaricare l&#8217;App&nbsp;che con pochi passaggi consentirà di creare un profilo e di scegliere poi la forma di abbonamento che più si addice alle proprie esigenze- ha affermato l&#8217;ingegnere Cartolano &#8211; Per le modalità di funzionamento, è possibile prelevare la bike in una delle&nbsp;ciclostazioni&nbsp;attive e riconsegnarla in una&nbsp;ciclostazione&nbsp;diversa da quella di partenza. Per quanto riguarda le tariffe, all&#8217;abbonamento iniziale si aggiunge il consumo e in questa fase la prima mezz&#8217;ora è gratuita&#8221;. </p>



<p class="s3">L&#8217;App&nbsp;utilizzata rientra nel sistema&nbsp;Weelo, una piattaforma digitale e di gestione della mobilità sostenibile consolidata a livello nazionale. </p>



<p class="s3">&#8220;Il bike&nbsp;sharing&nbsp;della Comunità Montana&nbsp;Bussento, Lambro e&nbsp;Mingardo&nbsp;nasce da un’idea precisa: costruire un servizio di mobilità coerente con le caratteristiche del territorio stesso, non solo un semplice noleggio di biciclette &#8211; ha dichiarato Gianluca Pin,&nbsp;Ceo&nbsp;di&nbsp;Weelo&nbsp;&#8211; Ogni area ha esigenze, flussi e stagionalità differenti, e il bike&nbsp;sharing&nbsp;del&nbsp;Bussento&nbsp;è stato progettato proprio per rispondere a queste specificità. La tecnologia&nbsp;Weelo&nbsp;punta a rendere semplice l’esperienza dell’utente, mentre dietro c’è un sistema di gestione e monitoraggio pensato per garantire affidabilità e continuità al servizio&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tartarughe marine, il bilancio WWF della stagione 2026: 179 nidi e oltre 7.000 piccoli nati</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/tartarughe-marine-il-bilancio-wwf-della-stagione-2026-179-nidi-e-oltre-7-000-piccoli-nati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 13:11:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[tartarughe marine]]></category>
		<category><![CDATA[wwf]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=260270</guid>

					<description><![CDATA[La stagione 2026 di nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta sulle coste italiane si avvia alla conclusione con numeri significativi. Il WWF Italia ha censito 179 deposizioni e seguito finora [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La stagione 2026 di nidificazione della tartaruga marina <em>Caretta caretta</em> sulle coste italiane si avvia alla conclusione con numeri significativi. Il WWF Italia ha censito 179 deposizioni e seguito finora 96 eventi di schiusa, dai quali sono nati oltre 7.000 piccoli. Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata tra le principali aree interessate dal monitoraggio.</p>



<p>La stagione riproduttiva 2026 della <em>Caretta caretta</em> si avvia alla conclusione con un bilancio particolarmente rilevante per le attività di monitoraggio e tutela condotte dal WWF Italia lungo le coste del Paese.</p>



<p>Secondo i dati diffusi dal WWF il <strong>12 settembre 2026</strong>, durante l’estate i volontari dell’associazione hanno censito <strong>179 deposizioni</strong>. Le attività di monitoraggio hanno inoltre permesso di seguire, fino alla data del rilevamento, <strong>96 eventi di schiusa</strong>, dai quali sono nati <strong>oltre 7.000 piccoli di tartaruga marina</strong>.</p>



<p>Il dato sulle nascite rappresenta uno degli elementi più significativi del monitoraggio 2026: <strong>oltre 7.000 piccoli</strong> sono nati dagli eventi di schiusa seguiti dal WWF.</p>



<p>I numeri della stagione non eliminano le criticità che interessano la specie. Il WWF segnala in particolare il problema dell&#8217;<strong>illuminazione artificiale notturna</strong> sulle spiagge.</p>



<p>I piccoli appena usciti dal nido utilizzano la luminosità dell&#8217;orizzonte marino per orientarsi verso l&#8217;acqua. Fonti luminose provenienti da stabilimenti, strade, abitazioni e altre infrastrutture possono alterare questo orientamento, spingendo le tartarughine lontano dalla battigia.</p>



<p>Un&#8217;altra questione riguarda la <strong>pulizia meccanica degli arenili</strong>. Se effettuata senza le necessarie precauzioni nelle aree interessate dalla nidificazione, può danneggiare nidi ancora presenti sotto la sabbia o modificare le condizioni ambientali necessarie allo sviluppo delle uova.</p>



<p>A queste pressioni si aggiungono la forte frequentazione turistica degli arenili, gli ostacoli presenti sulle spiagge e gli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi costieri.</p>



<p>Le attività del WWF sulla <em>Caretta caretta</em> rientrano da due anni nel progetto <strong>LIFE ADAPTS</strong>. In collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell&#8217;Università di Pisa, sono stati applicati <strong>sette trasmettitori satellitari</strong> a femmine nidificanti, con l&#8217;obiettivo di studiarne gli spostamenti, i comportamenti e gli habitat di alimentazione.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fonderie Pisano, presentato il progetto green: ora l’azienda attende l’Aia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/fonderie-pisano-presentato-il-progetto-green-ora-lazienda-attende-laia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 12:46:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Eboli]]></category>
		<category><![CDATA[fonderie pisano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=260256</guid>

					<description><![CDATA[L’azienda: rispettate le prescrizioni sulle emissioni, progetto green prevede forni elettrici La proprietà delle Fonderie Pisano ha presentato questa mattina le integrazioni al progetto di riconversione green dello stabilimento di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>L’azienda: rispettate le prescrizioni sulle emissioni, progetto green prevede forni elettrici</strong></p>



<p>La proprietà delle Fonderie Pisano ha presentato questa mattina le integrazioni al progetto di riconversione green dello stabilimento di Fratte, richieste nell’ambito della Conferenza dei servizi, per ottenere l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). L’azienda rende noto di aver dato attuazione al pronunciamento del Consiglio di Stato del 18 maggio scorso e alle prescrizioni operative indicate dalla Conferenza dei servizi del 26 agosto, con l’obiettivo di superare le criticità relative alle Bat (Best Available Techniques) e rispettare i livelli emissivi previsti.</p>



<p>Secondo la proprietà, i limiti emissivi richiesti alle Fonderie Pisano sono “i più bassi in assoluto” se confrontati con quelli applicati ad altre fonderie italiane, ma sarebbero stati comunque rispettati. L’azienda fa inoltre sapere di aver trasmesso all’assessore regionale all’Ambiente uno studio elaborato da Assofond, associazione nazionale di categoria delle fonderie, sulla presenza in Italia di stabilimenti situati in prossimità di centri abitati e sulla loro convivenza con il territorio nel rispetto delle prescrizioni ambientali, della tutela del lavoro e della qualità della vita.</p>



<p>Il progetto di riconversione, spiega l’azienda, prevede un intervento di decarbonizzazione con la modifica del sistema di fusione e un ulteriore potenziamento dei sistemi filtranti, con l’obiettivo di portare le emissioni ai valori minimi richiesti. La fase di fusione, indicata come quella maggiormente rilevante sotto il profilo emissivo, dovrebbe avvenire esclusivamente attraverso forni elettrici a induzione. I due cubilotti, alimentati a carbone, sono già stati resi non operativi.</p>



<p>Il progetto prevede inoltre la possibilità di riavviare nell’immediato la produzione attraverso il forno elettrico già presente nello stabilimento e già autorizzato, il cui funzionamento, sostiene la proprietà, non è mai stato oggetto di contestazione. L’impianto sarebbe ulteriormente potenziato per quanto riguarda l’aspirazione.</p>



<p>Con questa configurazione, la capacità produttiva sarebbe pari a circa il 13% di quella precedente. Secondo l’azienda, ciò consentirebbe comunque una ripresa immediata dell’attività e il rientro al lavoro a rotazione dei dipendenti, in attesa della costruzione, installazione e messa in esercizio degli altri due forni elettrici previsti dal progetto.</p>



<p>La proprietà evidenzia la situazione dei lavoratori, sottolineando che a fine ottobre, in assenza di ulteriori sussidi aziendali, dovranno essere messi in mobilità.</p>



<p>L’azienda si dice inoltre fiduciosa che la Regione, attraverso l’assessore all’Ambiente Claudia Pecoraro, esprima una valutazione positiva sull’Aia, tenendo conto dell’adeguamento alle prescrizioni richieste. La proprietà ringrazia l’assessore “per la costante attenzione e per la presenza” alla Conferenza dei servizi, definita dall’azienda un caso unico in Italia in relazione alla riattivazione dell’Aia di una fonderia con 120 dipendenti.</p>



<p>La società chiede quindi di accelerare i tempi della decisione regionale, ritenuta necessaria per consentire la ripresa dell’attività dello stabilimento di Fratte, attualmente chiuso.</p>



<p>«Quando è stato emanato il provvedimento che ha determinato la sospensione dell’attività dello stabilimento — sottolinea Ciro Pisano, amministratore delegato della Pisano &amp; C. SpA — sono stati sufficienti circa due mesi. Per la riapertura, invece, i tempi sono già molto più lunghi. Abbiamo presentato il progetto di integrazione il 22 giugno; da allora sono trascorsi circa tre mesi senza che sia stato ancora possibile riprendere l’attività o, quantomeno, ricevere un quadro definitivo delle prescrizioni necessarie per poterlo fare. Per un’azienda industriale, tre mesi di fermo possono essere un’eternità. Il mercato non aspetta, i clienti non aspettano, i costi continuano a maturare e le competenze professionali rischiano di disperdersi. Prolungare ulteriormente l’incertezza significa condannare a morte la fonderia».</p>



<p>Infine, la proprietà esprime sorpresa e preoccupazione per la recente rimozione della centralina mobile Arpac che, secondo l’azienda, era presente da oltre dieci anni in via dei Greci, a Fratte, consentendo ai cittadini di consultare online i dati relativi alla qualità dell’aria.</p>



<p>L’azienda sostiene che proprio dai dati della centralina sarebbe emerso che le concentrazioni medie di PM10 e PM2,5, dopo la chiusura della fonderia, sono superiori a quelle registrate negli stessi mesi del 2025, quando l’impianto era in esercizio.</p>



<p>«Non comprendiamo le ragioni di questa decisione — sottolinea Pisano — e riteniamo che la trasparenza e la possibilità per i cittadini di conoscere direttamente e quotidianamente i dati ambientali debbano essere un valore da rafforzare, non da ridurre. Per questo auspichiamo che la centralina possa essere nuovamente installata e che il monitoraggio della qualità dell’aria nell’area di Fratte continui a essere garantito con la massima trasparenza».</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Incendi in Costiera, Legambiente: «Azioni vili minacciano patrimonio e economia locale»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/incendi-in-costiera-legambiente-azioni-vili-minacciano-patrimonio-e-economia-locale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 11:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[incendi costiera]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=260086</guid>

					<description><![CDATA[Preoccupazione e sdegno per gli incendi che, dalle scorse ore e già nei giorni precedenti, stanno interessando alcune delle aree più suggestive della Costiera Amalfitana e Sorrentina. A intervenire è [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Preoccupazione e sdegno per <a href="https://www.giornaledelcilento.it/costiera-amalfitana-incendi-boschivi-prosegue-senza-sosta-il-lavoro-dei-vigili-del-fuoco/" data-type="link" data-id="https://www.giornaledelcilento.it/costiera-amalfitana-incendi-boschivi-prosegue-senza-sosta-il-lavoro-dei-vigili-del-fuoco/">gli incendi che, dalle scorse ore e già nei giorni precedenti, stanno interessando alcune delle aree più suggestive della Costiera</a> Amalfitana e Sorrentina. A intervenire è <strong>Legambiente Campania</strong>, che chiede un rafforzamento delle attività di prevenzione e controllo e mette in guardia dal rischio di interessi speculativi legati ai roghi.</p>



<p>«<em>Il fuoco che minaccia il patrimonio naturale della nostra regione non può essere considerato una fatalità</em>», afferma <strong>Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania</strong>, sottolineando come gli incendi boschivi rappresentino «<em>azioni vili, troppo spesso alimentate da interessi speculativi e da mani criminali</em>».</p>



<p>Mentre proseguono gli accertamenti per chiarire l&#8217;origine delle fiamme, Legambiente evidenzia le conseguenze ambientali ed economiche degli incendi. Oltre alla distruzione di boschi, terreni agricoli e vegetazione, i roghi provocano infatti danni alla biodiversità e al patrimonio naturalistico, con possibili ripercussioni anche sull&#8217;economia delle comunità locali e sulla salute dei cittadini.</p>



<p>Per l&#8217;associazione ambientalista, contrastare il fenomeno richiede una strategia che non si limiti alla gestione dell&#8217;emergenza. «<em>Per contrastare efficacemente la piaga dei roghi è necessario un approccio integrato fondato su quattro pilastri: <strong>prevenzione, rilevamento, monitoraggio e contrasto attivo</strong></em>», sottolinea Imparato.</p>



<p>Secondo Legambiente, i soli piani antincendio boschivo non sono sufficienti. È necessario integrarli con i <strong>piani forestali</strong> e con quelli di <strong>adattamento ai cambiamenti climatici</strong>, strumenti ritenuti fondamentali per la tutela della natura e della biodiversità, in particolare nelle aree protette e nei parchi.</p>



<p>Un altro nodo riguarda il contrasto alle possibili speculazioni successive agli incendi. L&#8217;associazione chiede infatti la <strong>piena applicazione della normativa</strong> e, in particolare, l&#8217;aggiornamento tempestivo del catasto delle aree percorse dal fuoco.</p>



<p>«<em>È urgente</em> – conclude la presidente di Legambiente Campania – <em>garantire l’aggiornamento tempestivo del catasto delle aree percorse dal fuoco, per bloccare sul nascere qualsiasi speculazione, ed estendere le pene previste per il reato di incendio boschivo a ogni tipologia di rogo</em>».</p>



<p>L&#8217;appello di Legambiente arriva dunque mentre la Costiera torna a fare i conti con l&#8217;emergenza incendi, riportando al centro del dibattito la necessità di una strategia strutturale capace di unire prevenzione, tutela del territorio, controlli e repressione dei responsabili.</p>



<p>(Foto vigili del fuoco)</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Scuole, 68 crolli in un anno: sicurezza ancora al centro dell’attenzione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/scuole-68-crolli-in-un-anno-sicurezza-ancora-al-centro-dellattenzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 20:29:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[crolli scuola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=259999</guid>

					<description><![CDATA[Tra settembre 2025 e agosto 2026 registrati 68 episodi negli edifici scolastici. Il rapporto di Cittadinanzattiva segnala anche l’aumento degli infortuni degli studenti e l’esposizione di migliaia di scuole a [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Tra settembre 2025 e agosto 2026 registrati 68 episodi negli edifici scolastici. Il rapporto di Cittadinanzattiva segnala anche l’aumento degli infortuni degli studenti e l’esposizione di migliaia di scuole a rischi sismici, idraulici e idrogeologici.</strong></p>



<p>La sicurezza degli edifici scolastici torna al centro dell’attenzione con l’inizio del nuovo anno scolastico. Secondo il <strong>XXIV Rapporto dell’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola di Cittadinanzattiva</strong>, tra settembre 2025 e agosto 2026 sono stati registrati <strong>68 crolli nelle scuole italiane</strong>, un numero sostanzialmente in linea con quello dell’anno precedente. Gli episodi hanno riguardato soprattutto distacchi di intonaco e calcinacci, oltre a pannelli, controsoffitti, soffitti e solai. </p>



<p>Gli episodi hanno provocato <strong>12 feriti: otto studenti e quattro adulti appartenenti al personale scolastico</strong>. Secondo Cittadinanzattiva, fortunatamente, gli episodi di crollo si sono verificati in gran parte durante la notte, nei fine settimana o nei periodi di chiusura delle scuole, limitando così le conseguenze sulle persone. Restano però i danni agli ambienti e agli arredi, oltre alle interruzioni delle attività didattiche. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Edifici vecchi e certificazioni mancanti</h2>



<p>Il problema non riguarda soltanto gli episodi di crollo. L’analisi fotografa un patrimonio edilizio scolastico in buona parte datato. Gli edifici scolastici attivi considerati dal rapporto sono <strong>39.351</strong>. Per il 15% non è disponibile il dato relativo all&#8217;anno di costruzione; tra quelli per cui l&#8217;informazione è disponibile, l&#8217;età media è di circa <strong>60 anni</strong> e il <strong>49% è stato costruito prima del 1976</strong>, anno precedente all&#8217;entrata in vigore della normativa antisismica. </p>



<p>Particolarmente significativo è anche il dato sulle certificazioni: <strong>23.218 edifici, pari al 59%, non risultano in possesso del certificato di agibilità</strong>, mentre <strong>22.968, il 58,36%, non hanno il certificato di prevenzione incendi</strong>. Per il collaudo statico la percentuale degli edifici o corpi di fabbrica privi del dato è anch&#8217;essa rilevante. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rischio non arriva soltanto dai soffitti</h2>



<p>La sicurezza delle scuole deve essere valutata anche in relazione al territorio nel quale gli edifici sono costruiti. Secondo il rapporto, <strong>17.408 edifici scolastici, il 44% del totale analizzato, si trovano in zone a elevata sismicità</strong>, classificate nelle zone 1 e 2. Tuttavia, soltanto circa il 4% degli edifici ha beneficiato di interventi di adeguamento o miglioramento sismico. </p>



<p>Anche il rischio legato all&#8217;acqua e al dissesto del territorio riguarda un numero significativo di strutture. Sono <strong>7.543 gli edifici scolastici</strong>, pari al 19,2% del campione, situati in aree caratterizzate da pericolosità idraulica da moderata a elevata. Altri <strong>5.113 edifici</strong>, il 13%, ricadono in aree interessate da pericolosità da frana o in aree di attenzione. Il rapporto è stato realizzato incrociando i dati dell&#8217;Anagrafe dell&#8217;edilizia scolastica con le mappe ufficiali dell&#8217;ISPRA. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Infortuni degli studenti in aumento</h2>



<p>Un altro dato riguarda gli infortuni denunciati all&#8217;INAIL dagli studenti. Nel <strong>2025 sono state 80.871 le denunce</strong>, contro le 77.883 del 2024: un aumento del <strong>3,8%</strong>. Il dato è confermato direttamente dall&#8217;INAIL, che precisa che si tratta di denunce relative agli studenti. </p>



<p>Nei primi cinque mesi del 2026 le denunce erano già <strong>47.748</strong>, rispetto alle 45.159 dello stesso periodo del 2025. Nello stesso periodo sono stati denunciati anche <strong>10 casi mortali</strong>, contro gli otto dei primi cinque mesi dell&#8217;anno precedente. Il rapporto sottolinea inoltre che il 97% degli infortuni denunciati nel 2025 è avvenuto durante le normali attività scolastiche, mentre il 3% riguarda gli spostamenti casa-scuola, i cosiddetti infortuni &#8220;in itinere&#8221;. </p>



<p>È importante, però, non confondere questi dati con i 68 crolli: <strong>le denunce INAIL rappresentano il quadro complessivo degli infortuni degli studenti e non sono necessariamente provocate da problemi strutturali degli edifici</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caldo diventa una questione di sicurezza</h2>



<p>Tra le nuove criticità entra anche il clima. Secondo Cittadinanzattiva, soltanto il <strong>7,4% delle scuole italiane dispone di sistemi di condizionamento o ventilazione</strong>. In un contesto caratterizzato da temperature sempre più elevate, le condizioni degli ambienti scolastici diventano quindi un tema che riguarda anche salute e qualità dell&#8217;apprendimento. </p>



<p>Il rapporto evidenzia inoltre un&#8217;altra emergenza: l&#8217;accessibilità. Nonostante gli studenti con disabilità siano quasi <strong>377mila</strong>, soltanto il 40% delle scuole risulta accessibile agli alunni con disabilità motoria secondo i dati riportati nel rapporto. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La richiesta di investimenti</h2>



<p>Di fronte a questo quadro, Cittadinanzattiva chiede un investimento di <strong>3 miliardi di euro in tre anni</strong> per adeguare e mettere in sicurezza le strutture scolastiche. Il rapporto prende in considerazione anche gli interventi finanziati attraverso il PNRR, analizzando <strong>9.527 interventi</strong> relativi a mense, palestre e nuove strutture, sulla base di dati aggiornati al 13 giugno 2026. </p>



<p>La fotografia restituita dal rapporto è quindi complessa. I 68 crolli non rappresentano da soli l&#8217;intero problema della sicurezza scolastica, ma si inseriscono in un quadro più ampio fatto di edifici anziani, certificazioni mancanti, rischio sismico e idrogeologico, condizioni climatiche difficili e problemi di accessibilità.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Scuola, Legambiente: in Campania edilizia insicura, zero efficientamento e servizi a macchia di leopardo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/scuola-legambiente-in-campania-edilizia-insicura-zero-efficientamento-e-servizi-a-macchia-di-leopardo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 09:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Edilizia scolastica]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=259921</guid>

					<description><![CDATA[La campanella suona per migliaia di studenti, ma in Campania la scuola pubblica continua a restare indietro su sicurezza edilizia scolastica, sostenibilità e servizi. Legambiente presenta report nazionale “Ecosistema Scuola”, che raccoglie [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La campanella suona per migliaia di studenti, ma in Campania la s<strong>cuola pubblica continua a restare indietro su sicurezza edilizia scolastica, sostenibilità e servizi. Legambiente presenta report nazionale “Ecosistema Scuola”, </strong>che raccoglie i <strong>dati 2025 di 4 comuni capoluogo</strong>(Caserta non ha risposto in modo sufficiente) che riguardano <strong>434 edifici scolastici di loro competenza</strong>, tra scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado per una popolazione scolastica di oltre<strong> 100mila studenti. </strong> </p>



<p>In Campania, nel 2025 solo il <strong>12% degli edifici dispone del certificato di agibilità,</strong> appena <strong>12,4 %</strong> ha il <strong>collaudo statico.</strong> Si innalza la percentuale per quanto riguarda gli edifici con certificato prevenzione incendi: ben il 70%. <strong>Preoccupa la sicurezza dei solai, il cui crollo rappresenta ancora oggi la principale causa di incidenti nelle scuole italiane. </strong>Solo il <strong>42% degli edifici scolastici</strong> ha beneficiato di indagini diagnostiche sui solai negli ultimi cinque anni. <strong>Gli interventi di messa in sicurezza dei solai sono stati ancora più limitati:</strong> <strong>solo il 16% degli edifici ne ha beneficiato a livello regionale</strong>.<strong> Restano, invece, disattesi alcuni interventi strutturali importanti:</strong> nonostante il <strong>65%</strong> delle scuole abbia usufruito di interventi di manutenzione straordinaria nell&#8217;ultimo quinquennio, nel 2025 ben <strong>6 edifici su 10 (60,2%)</strong> necessitano ancora di lavori urgenti.</p>



<p><strong>Transizione ecologica ferma al palo: zero scuole in Classe A e B.&nbsp;</strong>La sfida della sicurezza si intreccia con quella della sostenibilità ambientale, ma la risposta del patrimonio scolastico campano alla crisi climatica risulta del tutto insufficiente:<strong>&nbsp;nessun edificio monitorato ha ricevuto interventi per</strong>&nbsp;l’efficientamento energetico.Il 47% degli edifici scolastici hanno una certificazione energetica ma nessun edificio risulta&nbsp;<strong>in classe A e B e solo il 4,4% degli edifici utilizzano fonti di energie rinnovabili. Dati sufficienti per i servizi scolastici: il tempo pieno è attivo nel 42% delle classi</strong>. Il servizio mensa è presente nel 78% degli edifici. Nella regione i dati relativi ai quattro capoluoghi di provincia che garantiscono&nbsp;<strong>l’accesso al servizio mensa</strong>&nbsp;alle famiglie a basso reddito&nbsp;<strong>sono il 100%</strong>. Rispetto al totale dei beneficiari del servizio mensa, la percentuale degli stessi che ne usufruisce gratuitamente è del 8%. Nei bandi di appalto del servizio mensa il 100% dei Comuni prevedono che venga garantita anche la somministrazione di pasti biologici e richiedono criteri ecologici nelle procedure di acquisto (GPP).Le&nbsp;<strong>strutture sportive sono disponibili nel 58,8% delle scuole</strong>&nbsp;ma solo&nbsp;<strong>nel 32% accessibile in orario extrascolastico nel Mezzogiorno.</strong></p>



<p>“<em>Dal nostro monitoraggio</em> – commenta <strong>Francesca Ferro, direttrice Legambiente Campania</strong>&#8211; <em>si evince una scuola pubblica che continua a scontare una fragilità diffusa, che si manifesta in diversi ambiti: dalla sicurezza statica e sismica degli edifici, alla qualità della manutenzione, dalla presenza di impianti sportivi e aree verdi, fino  alla sostenibilità energetica. I cambiamenti climatici richiedono edifici più resilienti, capaci di garantire comfort termico, minori consumi e autonomia energetica, in un quadro in cui i costi dell’energia pesano sempre di più. La digitalizzazione impone nuovi spazi e nuove modalità didattiche. Queste crisi vanno colte come opportunità, per rigenerare gli spazi scolastici, le metodologie e i modelli organizzativi a partire dai bisogni educativi delle comunità, trasformando le scuole in luoghi sempre più aperti, multifunzionali, veri e propri hub delle comunità educanti, capaci di offrire risposte sociali e culturali ai territori. Oltre agli investimenti straordinari, servono risorse ordinarie, stabili e programmabili. La manutenzione degli edifici scolastici non può continuare a dipendere esclusivamente da emergenze, bandi o finanziamenti eccezionali, ma richiede una pianificazione di lungo periodo sostenuta da flussi costanti di risorse nei bilanci statali e degli enti locali. La scuola rappresenta il primo presidio di cittadinanza, e tanto il suo stato materiale quanto quello immateriale riflettono la qualità democratica di un Paese.</em>”</p>



<p><strong>I dati per le città capoluogo.</strong></p>



<p><strong>L&#8217;indagine per Avellino ha riguardato 21 edifici scolastici&nbsp;</strong>per una popolazione di circa&nbsp;<strong>4.500 ragazzi.&nbsp;</strong>Tutti gli edifici sono in possesso di certificato collaudo statico e certificato di verifica di vulnerabilità sismica, mentre sono 18 quelli con certificato di agibilità<strong>. Avellino insieme ad altre 19 città, è&nbsp;</strong>tra le città in zona sismica 2 che hanno realizzato interventi di adeguamento sismico nelle scuole negli ultimi cinque anni.<strong>&nbsp;Sono</strong>&nbsp;<strong>sei gli edifici scolastici&nbsp;</strong>che utilizzano fonti rinnovabili mentre negli ultimi cinque anni su&nbsp;<strong>14 edifici</strong>&nbsp;sono state effettuate indagini diagnostiche dei solai e&nbsp;<strong>14 sono stati messi in sicurezza</strong>.&nbsp;Nessun edificio, negli ultimi cinque anni, è stato oggetto di interventi di efficientamento energetico.&nbsp;<strong>In tutte le 21 scuole si pratica la raccolta differenziata.&nbsp;</strong>&nbsp;Negli edifici sono state effettuate indagini per rilevare presenza di amianto con risposta negativa.<strong>&nbsp;Promossa su innovazione digitale: t</strong>utti i 21 edifici dispongono&nbsp;di reti cablate e Wi-Fi. Esiste un servizio di scuola bus comunale per 4 edifici. Sette edifici sono dotati di giardini con area verde fruibile.</p>



<p>Per&nbsp;<strong>Benevento&nbsp;</strong>l’indagine ha riguardato 18&nbsp;<strong>edifici scolastici per una popolazione di circa 4.800 ragazzi</strong>. Tutti gli edifici hanno certificato di verifica vulnerabilità sismica. Solo 3&nbsp;<strong>scuole sono in possesso del certificato di collaudo statico e due&nbsp;</strong>di agibilità mentre su 15 edifici che per legge richiedono possesso del certificato prevenzione incendi, solo&nbsp;<strong>quattro ne sono in possesso</strong>. Negli ultimi cinque anni su 18 edifici sono state effettuate indagini diagnostiche dei solai e in 2 sono stati realizzati interventi di messa in sicurezza. Benevento, insieme a Cosenza e Vibo , sono solo 3 le città in zona sismica 1 che hanno realizzato interventi di adeguamento sismico nelle scuole negli ultimi cinque anni.&nbsp;<strong>Sono 5 gli edifici</strong>&nbsp;che hanno goduto, negli ultimi cinque anni,&nbsp;<strong>di interventi di manutenzione straordinaria e sempre cinque quelli che necessitano di interventi urgenti</strong>&nbsp;di manutenzione straordinaria per adeguamento alle norme ed eliminazione rischi.&nbsp;<strong>In tutti gli edifici si pratica la raccolta differenziata di plastica, carta e organico.&nbsp;</strong>Tutti gli edifici scolastici sono dotati di una rete cablata e di wi-fi e tra le sei città italiane che garantiscono il servizio scuolabus in tutti gli edifici scolastici.</p>



<p><strong>Per&nbsp;Napoli</strong>&nbsp;l’indagine ha riguardato&nbsp;<strong>335&nbsp;edifici scolastici&nbsp;per una popolazione di&nbsp;circa 81 mila ragazzi.&nbsp;</strong>Su&nbsp;<strong>337 edifici presenti in zona sismica 2, il 95% sono adeguati&nbsp;</strong>alla norma tecnica di costruzione antisismica.&nbsp;<strong>Deficitaria sulle norme di sicurezza:</strong>&nbsp;solo&nbsp;25 edifici sono in possesso del certificato di agibilità, 20 quello di collaudo statico.&nbsp;Su&nbsp;<strong>272 edifici&nbsp;che per legge devono avere il&nbsp;certificato di prevenzione incendi, ne sono in possesso&nbsp;il 52%</strong>. Negli ultimi cinque anni su 125 edifici sono state effettuate indagini diagnostiche dei solai e in 45 sono stati realizzati interventi di messa in sicurezza.&nbsp;Sono&nbsp;<strong>220 gli edifici che hanno goduto</strong>, negli ultimi cinque anni, di&nbsp;<strong>interventi di manutenzione straordinaria</strong>&nbsp;mentre sono&nbsp;<strong>220 quelli che necessitano</strong>&nbsp;di interventi urgenti&nbsp;di manutenzione straordinaria per adeguamento alle norme ed eliminazione rischi. In&nbsp;<strong>264 edifici&nbsp;si pratica la raccolta differenziata.</strong>&nbsp;Solo dieci edifici utilizzano fonti rinnovabili(solare termico ).&nbsp;Solo 51 edifici hanno aule dotate di sistemi di riscaldamento&nbsp;<strong>Ritardi sull&#8217;innovazione digitale:&nbsp;</strong>solo il 26% degli edifici ha in dotazione una rete wifi, mentre nel 37% è presente una rete cablata.</p>



<p>Per&nbsp;<strong>Salerno</strong>&nbsp;l’indagine ha riguardato 60 edifici scolastici. Solo 10 edifici sono in possesso del certificato di collaudo statico, tutti gli edifici hanno certificato prevenzione incendi. Solo su 15 edifici è stata verificata la vulnerabilità sismica. Ci sono edifici che necessitano di interventi urgenti di manutenzione straordinaria di adeguamento alle norme e per eliminazione rischi ma non viene specificato il numero. In tutti gli edifici viene praticata la raccolta differenziata, mentre solo32 gli edifici con la disponibilità di impianti sportivi, ma solo 20 sono aperti per attività extrascolastica.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Poste Italiane per l’ambiente: nel primo semestre 2026 superati i 1.000 impianti fotovoltaici</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/poste-italiane-per-lambiente-nel-primo-semestre-2026-superati-i-1-000-impianti-fotovoltaici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2026 11:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[impianti fotovoltaici]]></category>
		<category><![CDATA[poste italiane]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=259777</guid>

					<description><![CDATA[L’efficienza energetica degli edifici continua ad essere al centro della strategia di sostenibilità di Poste Italiane. Nei primi sei mesi del 2026 il Gruppo ha incrementato gli investimenti per abbattere [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’efficienza energetica degli edifici continua ad essere al centro della strategia di sostenibilità di Poste Italiane. Nei primi sei mesi del 2026 il Gruppo ha incrementato gli investimenti per abbattere l’impatto ambientale del patrimonio immobiliare e per aumentare la produzione di energia rinnovabile. </p>



<p>Prosegue lo sviluppo del fotovoltaico che, anche grazie al Progetto Polis, nei primi sei mesi di quest’anno ha già registrato circa 210 installazioni di nuovi impianti, portando il totale a circa 1.080, con una potenza installata di circa 31.700 kilowatt picco: l’obiettivo è quello di raggiungere, entro la fine del 2026, la quota di 1.300 impianti con una produzione attesa di oltre 40 gigawattora all’anno.</p>



<p>Inoltre, nel primo semestre è aumentato di circa 2.400 unità il numero di edifici coinvolti nel progetto Smart Building, altro tassello importante nella strategia green di Poste Italiane, che nel 2025 ha consentito un risparmio di 10,5 gigawattora di energia elettrica. </p>



<p>L’obiettivo è quello di raggiungere, entro il 2027, un risparmio di circa 17 GWh. Al momento sono circa 6.700 gli edifici in cui sono stati installati sensori evoluti che raccolgono dati gestiti da una piattaforma unica di supervisione, gestione e controllo integrato, capace di regolare in modo automatico ed ottimale gli impianti di illuminazione, riscaldamento e ventilazione, garantendo così una riduzione di consumi di energia elettrica stimata intorno al 15%, oltre a una migliore gestione del confort ambientale. Una strategia chiara, quella di Poste Italiane, che poggia su investimenti mirati con l’obiettivo di ridurre i costi operativi e offrire un contributo prezioso alla tutela dell’ambiente.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Palomonte, discariche abusive a cielo aperto: rifiuti, pneumatici ed elettrodomestici abbandonati lungo la strada</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/palomonte-discariche-abusive-a-cielo-aperto-rifiuti-pneumatici-ed-elettrodomestici-abbandonati-lungo-la-strada/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 14:02:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Palomonte]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti palomonte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=259688</guid>

					<description><![CDATA[Cumuli di rifiuti abbandonati, pneumatici, elettrodomestici, parti di veicoli, contenitori arrugginiti e materiale plastico sono stati segnalati in diversi punti di viale San Nicola, a Palomonte, nel Salernitano. La segnalazione [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Cumuli di rifiuti abbandonati, pneumatici, elettrodomestici, parti di veicoli, contenitori arrugginiti e materiale plastico sono stati segnalati in diversi punti di viale San Nicola, a Palomonte, nel Salernitano. La segnalazione è stata trasmessa al sindaco del Comune, alla Polizia municipale e all&#8217;Asl Salerno-Distretto sanitario 64 di Eboli-Buccino.</p>



<p>A rilevare la presenza dei rifiuti, nel corso di un&#8217;attività di monitoraggio ambientale effettuata il 9 settembre, sono stati operatori della Guardia Agroforestale Italiana ODV ETS. In particolare, all&#8217;altezza del civico 26, gli operatori hanno individuato una rientranza della sede stradale nella quale, ai piedi di un albero inserito in un&#8217;area naturale, sarebbe stato abbandonato un consistente quantitativo di rifiuti.</p>



<p>Secondo quanto riportato nella segnalazione, lungo la stessa strada sarebbero state inoltre individuate altre aree utilizzate come discariche abusive, distanti tra loro alcune decine di metri. Tra i materiali rinvenuti vengono indicati pneumatici, elettrodomestici, componenti di veicoli e altri rifiuti.</p>



<p>La Guardia Agroforestale ha evidenziato nella comunicazione una situazione di degrado ambientale e di possibile rischio per l&#8217;igiene pubblica, chiedendo l&#8217;intervento degli organi competenti e la rimozione dei rifiuti.</p>



<p>Nella segnalazione viene inoltre richiesto al Comune di valutare l&#8217;adozione dei provvedimenti previsti dalla normativa ambientale, compresa, ove ne ricorrano i presupposti, l&#8217;ordinanza in danno per procedere alla rimozione dei rifiuti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Scuola e crisi climatica, Legambiente: per il 93% di studenti e docenti salernitani il caldo è insopportabile</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/scuola-e-crisi-climatica-legambiente-per-il-93-di-studenti-e-docenti-salernitani-il-caldo-e-insopportabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 11:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[caldo]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[uds]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=259662</guid>

					<description><![CDATA[Più di nove intervistati su dieci descrivono le aule del proprio istituto scolastico come estremamente calde o insopportabili durante i giorni di forte calore, e oltre la metà dichiara di non disporre [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Più di <strong>nove intervistati su dieci</strong> descrivono le aule del proprio istituto scolastico come estremamente calde o insopportabili durante i giorni di forte calore, e oltre la metà dichiara di non disporre di alcun sistema per mitigare le alte temperature. E quasi un<strong> intervistato su due</strong> segnala che i sistemi di raffrescamento sono negli uffici amministrativi e della dirigenza, mentre solo il 4,2% riferisce che ne dispongono tutte o quasi tutte le aule. </p>



<p>È una fotografia &#8220;bollente&#8221; quella scattata da <strong>Legambiente Campania</strong> e <strong>Unione degli Studenti (UdS) Campania</strong>, che in occasione dell’apertura ufficiale dell’anno scolastico (prevista per il 15 settembre) presentano i risultati dell&#8217;indagine <strong>&#8220;Che caldo che fa a scuola”</strong>. Il sondaggio ha raccolto le percezioni e le testimonianze di <strong>1.500 persone tra studenti, docenti e personale ATA</strong> distribuite in tutte e 5 le province campane, analizzando le condizioni microclimatiche degli edifici scolastici e gli effetti delle temperature elevate sulla quotidianità didattica.</p>



<p>«<em>In Italia, e in particolare in Campania, il caldo estremo non rappresenta più un fenomeno eccezionale ma una condizione strutturale che incide direttamente sulla salute, sulla sicurezza e sulla qualità dell&#8217;apprendimento</em>», dichiara <strong>Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania</strong>. «<em>I dati del Portale Unico del Ministero dell&#8217;Istruzione mostrano come oltre il 90% degli edifici scolastici regionali sia privo di impianti di climatizzazione, con nessuna provincia che supera il 12% di edifici attrezzati. Le conseguenze sono evidenti: disagio termico, calo della concentrazione e rischi per le fasce più fragili. Serve un piano straordinario regionale e nazionale di adattamento climatico delle scuole: climatizzazione efficiente, tetti riflettenti, isolamento e infrastrutture verdi. Adattare le scuole alla crisi climatica significa tutelare il diritto allo studio, la salute di milioni di studenti e lavoratori e garantire che gli spazi educativi restino sicuri e vivibili anche in un futuro caratterizzato da temperature sempre più elevate. Le scuole non possono continuare a essere gestite come se il clima fosse quello di trent&#8217;anni fa</em>».</p>



<p><strong>Il sondaggio hanno risposto 229 persone tra studenti, docenti e personale ATA operanti nelle scuole di Salerno e Provincia. Per il salernitano ecco in dettaglio la percezione e la testimonianza di chi la scuola la vive e la frequenta.</strong></p>



<p><strong>Temperatura nelle aule</strong>: Per il&nbsp;<strong>49,4%</strong>&nbsp;degli intervistati il caldo nelle giornate estive/inizio autunno è&nbsp;<em>&#8220;insopportabile&#8221;</em>, mentre per il&nbsp;<strong>43,3%</strong>&nbsp;è&nbsp;<em>&#8220;molto caldo e rende difficile studiare/lavorare&#8221;</em>. Solo lo&nbsp;<strong>1,3%</strong>&nbsp;definisce la temperatura&nbsp;<em>&#8220;confortevole&#8221;</em>. Complessivamente, il 93,0% degli intervistati descrive quindi le aule come molto calde o insopportabili durante le giornate più calde</p>



<p><strong>Dove si trova l&#8217;aria condizionata</strong>: Nel&nbsp;<strong>45,9%</strong>&nbsp;dei casi i sistemi di raffrescamento sono presenti solo negli uffici amministrativi o nella presidenza. Il&nbsp;<strong>28,8%</strong>&nbsp;segnala la totale assenza di impianti in tutto l&#8217;istituto, il&nbsp;<strong>16,6%</strong>&nbsp;nei laboratori e l&#8217;<strong>14,6%</strong>&nbsp;in sala docenti.&nbsp;Solo il 3,4% riferisce sistemi di raffrescamento in tutte o quasi tutte le aule.</p>



<p><strong>Impatto sulle attività scolastiche</strong>: Il&nbsp;<strong>69,1 %</strong>&nbsp;del campione dichiara che il caldo provoca forte stanchezza o disagio fisico, il&nbsp;<strong>48 %</strong>&nbsp;segnala difficoltà di concentrazione e il 5<strong>,6%</strong>&nbsp;riferisce di aver dovuto abbandonare l&#8217;aula. Solo il 2&nbsp;<strong>%</strong>&nbsp;sostiene che il caldo non abbia impatti.</p>



<p><strong>Ambienti più critici</strong>: Alla domanda sugli ambienti particolarmente critici durante le giornate calde, il 78 % indicano quasi tutte le aule, il 18% le palestre, l’15% solo alcune aule.&nbsp; Solo il 3,4% degli intervistati dichiarano che non ci sono ambienti particolarmente critici.</p>



<p><strong>Valutazione degli edifici</strong>: L&#8217;<strong>82,4%</strong>&nbsp;degli intervistati giudica la propria scuola&nbsp;<em>&#8220;poco o per nulla adeguata&#8221;</em>&nbsp;ad affrontare le ondate di calore estremo. Solo il&nbsp;<strong>5,2%</strong>&nbsp;la ritiene adeguata.</p>



<p><strong>Segnalazioni disattese</strong>: Il&nbsp;<strong>63,5%</strong>&nbsp;riferisce che il problema del caldo è stato formalmente segnalato alla dirigenza. Di fronte a queste proteste, nel&nbsp;<strong>17,6%</strong>&nbsp;dei casi la risposta è stata la mancanza di fondi, nell&#8217;<strong>11%</strong>&nbsp;la richiesta è stata minimizzata e nell&#8217;<strong>10,8%</strong>&nbsp;non è stata fornita alcuna risposta.</p>



<p>«<em>Come studenti e studentesse riteniamo che il ritorno a scuola, in particolar modo quest&#8217;anno, sia insostenibile</em>» dichiara <strong>Domenico Fortunato, rappresentante  UDS in Campania</strong> <em>«Chiediamo e pretendiamo soluzioni strutturali con aree verdi accessibili agli studenti e alle studentesse non solo durante le ore ricreative e strumenti per rinfrescare le aule; infine bisogna cambiare radicalmente l&#8217;asset culturale, in una crisi climatica di questa portata non accettiamo politici che rinnegano l&#8217;esistenza di un&#8217;emergenza, non tolleriamo retoriche negazioniste e soprattutto vogliamo una messa in discussione del sistema di produzione a partire dalle scuole educando al pensiero critico. Se necessario ci mobiliteremo a partire da settembre nelle scuole per chiedere un miglioramento delle condizioni in cui attualmente versano i nostri plessi.</em>» </p>



<p><strong>Le richieste delle associazioni e il nodo risorse</strong></p>



<p>Tra le misure ritenute più urgenti da studenti e personale scolastico spiccano l&#8217;installazione o il potenziamento dei&nbsp;<strong>sistemi di raffrescamento (82,4%)</strong>, la&nbsp;<strong>rimodulazione temporanea degli orari (43%)</strong>, il ripristino di&nbsp;<strong>tende e schermature solari (27,5%)</strong>, interventi di&nbsp;<strong>isolamento termico degli edifici (25,8%)</strong>&nbsp;e l&#8217;incremento di&nbsp;<strong>alberi e zone d&#8217;ombra nei cortili (20,2%)</strong>.</p>



<p>«<em>In questo scenario i 20 milioni di euro che il Governo ha stanziato al rush finale sono al solito una misura d’emergenza che non porterà soluzioni efficaci, sono poco più di 437€ ad istituto e 57€ a classe. Per non parlare del tragitto tra scuola e casa, gli studenti sono costretti a utilizzare mezzi sovraffollati che rischiano di surriscaldarsi e soprattutto nuocere alla loro salute causando, nei peggiori dei casi, svenimenti e malori</em>» concludono <strong>Legambiente Campania e UdS Campania</strong> «<em>Sul livello campano, il bando regionale &#8220;Scuola Viva in Cantiere&#8221; rappresenta un primo passo importante per la manutenzione straordinaria e la sicurezza degli edifici contro criticità storiche ed efficienza energetica. Tuttavia, da solo non è sufficiente a rispondere alla portata della crisi climatica in corso. Occorre uno sforzo sistemico per garantire che gli spazi educativi restino luoghi sicuri, vivibili e idonei allo studio</em>».</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Carpooling: viaggiare insieme per ridurre le auto in strada</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/carpooling-viaggiare-insieme-per-ridurre-le-auto-in-strada/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 11:19:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[carpooling]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=259535</guid>

					<description><![CDATA[Una sola automobile, più persone a bordo e un viaggio condiviso. È il principio alla base del carpooling, una modalità di spostamento che punta a rendere più efficiente l&#8217;utilizzo dell&#8217;auto [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una sola automobile, più persone a bordo e un viaggio condiviso. È il principio alla base del <strong>carpooling</strong>, una modalità di spostamento che punta a rendere più efficiente l&#8217;utilizzo dell&#8217;auto privata e che si inserisce tra le soluzioni della mobilità sostenibile.</p>



<p>Il concetto è semplice: persone che devono raggiungere la stessa destinazione, o comunque percorrere una parte dello stesso tragitto, condividono un&#8217;automobile invece di utilizzare ciascuna il proprio veicolo. Può accadere negli spostamenti quotidiani, per esempio tra colleghi che vanno al lavoro, ma anche in occasione di viaggi e trasferte.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Meno auto per lo stesso tragitto</h3>



<p>Uno dei principali aspetti del carpooling riguarda la possibilità di ridurre il numero di automobili utilizzate per effettuare gli stessi spostamenti. Se più persone che percorrono quotidianamente lo stesso tragitto viaggiano insieme, diminuisce il numero complessivo di veicoli sulla strada.</p>



<p>La condivisione può quindi contribuire a una mobilità più efficiente, soprattutto negli spostamenti caratterizzati da tragitti ripetitivi e da un&#8217;elevata presenza di pendolari.</p>



<p>Non significa, naturalmente, eliminare l&#8217;automobile dalla mobilità quotidiana. L&#8217;obiettivo è piuttosto <strong>utilizzarla in maniera più condivisa</strong>, evitando che un veicolo venga impiegato per trasportare una sola persona quando esiste la possibilità di condividere il viaggio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Anche i costi entrano in gioco</h3>



<p>Il carpooling può avere anche una ricaduta economica per chi sceglie di condividere il viaggio. Le persone che viaggiano insieme possono infatti dividere le spese legate allo spostamento, come carburante e pedaggi, secondo modalità concordate.</p>



<p>La convenienza dipende naturalmente dalla distanza percorsa, dal numero di passeggeri e dall&#8217;organizzazione del viaggio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La tecnologia facilita l&#8217;incontro</h3>



<p>La diffusione di piattaforme e applicazioni dedicate ha reso più semplice mettere in contatto persone che effettuano percorsi compatibili. La tecnologia può così diventare uno strumento per organizzare gli spostamenti, individuare compagni di viaggio e coordinare orari e destinazioni.</p>



<p>Il fenomeno si inserisce in un cambiamento più ampio del modo di concepire la mobilità: accanto al possesso dell&#8217;automobile acquistano spazio formule basate sulla <strong>condivisione e sull&#8217;utilizzo più efficiente dei mezzi</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Carpooling, car sharing e trasporto pubblico: non sono la stessa cosa</h3>



<p>Carpooling e car sharing vengono spesso confusi, ma indicano due modalità differenti.</p>



<p>Nel <strong>carpooling</strong> più persone condividono lo stesso viaggio utilizzando un&#8217;automobile. Nel <strong>car sharing</strong>, invece, l&#8217;utente utilizza un&#8217;auto condivisa senza necessariamente viaggiare insieme ad altre persone.</p>



<p>Entrambe le formule possono affiancarsi al trasporto pubblico e alle altre forme di mobilità sostenibile, come la bicicletta e la micromobilità, all&#8217;interno di un sistema in cui le diverse modalità di spostamento possono integrarsi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una questione anche di abitudini</h3>



<p>Il carpooling non è soltanto una soluzione tecnologica. Richiede soprattutto un cambiamento nelle abitudini: condividere orari, percorsi e spazi con altre persone significa trasformare un viaggio individuale in un&#8217;esperienza collettiva.</p>



<p>È proprio questo uno degli elementi che rendono il carpooling interessante nel dibattito sull&#8217;ecomobilità. La transizione verso una mobilità più sostenibile non passa infatti esclusivamente dalla sostituzione dei veicoli tradizionali con quelli a basse emissioni, ma anche da un utilizzo diverso delle automobili già presenti sulle strade.</p>



<p><strong>Condividere un viaggio significa, in sostanza, cercare di fare lo stesso percorso con meno auto.</strong> E per la mobilità del futuro anche questa può essere una delle strade da percorrere.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Traffico illecito di rifiuti nel Salernitano, Legambiente: «L&#8217;ecomafia continua a fare affari»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/traffico-illecito-di-rifiuti-nel-salernitano-legambiente-lecomafia-continua-a-fare-affari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 12:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ecomafia]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=259409</guid>

					<description><![CDATA[«L&#8217;operazione di stamattina conferma quanto il business dell&#8217;ecomafia continui a rappresentare una delle principali minacce per l&#8217;ambiente e per l&#8217;economia sana del nostra Regione. Ringraziamo la magistratura e le forze [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>«<em><a href="https://www.giornaledelcilento.it/traffico-illecito-di-rifiuti-alle-porte-del-cilento-sequestri-per-35-milioni-di-euro/" data-type="link" data-id="https://www.giornaledelcilento.it/traffico-illecito-di-rifiuti-alle-porte-del-cilento-sequestri-per-35-milioni-di-euro/">L&#8217;operazione di stamattina</a> conferma quanto il business dell&#8217;ecomafia continui a rappresentare una delle principali minacce per l&#8217;ambiente e per l&#8217;economia sana del nostra Regione. Ringraziamo la magistratura e le forze dell&#8217;ordine per un&#8217;operazione che colpisce un sistema criminale capace di trasformare i rifiuti in profitti milionari a discapito dell&#8217;ambiente, della salute delle cittadine e dei cittadini e delle imprese che rispettano le regole. Ancora una volta emerge con chiarezza come il ciclo illegale dei rifiuti non sia un fenomeno marginale, ma una vera e propria economia criminale che sfrutta le debolezze del sistema dei controlli e le opacità della filiera. È necessario che il contrasto alle ecomafie torni ad essere una priorità dell&#8217;agenda politica nazionale. Servono più risorse per gli organi di controllo, il rafforzamento delle attività investigative ambientali, la piena tracciabilità dei flussi di rifiuti e sanzioni certe per chi alimenta questi traffici. Non può esserci economia circolare senza legalità.</em>»</p>



<p>In una nota <strong>Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania </strong>commenta l&#8217;operazione condotta dai Carabinieri del NOE e coordinata dalla Procura di Salerno, che ha portato al sequestro di beni per 3,4 milioni di euro e al coinvolgimento di 11 imprenditori in un&#8217;inchiesta per presunto traffico illecito di rifiuti.</p>



<p>Secondo&nbsp;<strong>ultimo rapporto Ecomafia di Legambiente nel 2024&nbsp;</strong>sono stati 253 i reati nel ciclo dei rifiuti con 232 persone denunciate , 11 arresti e ben 126 sequestri-</p>



<p>«<em>La Campania conosce bene il prezzo pagato ai traffici illeciti di rifiuti. Per questo ogni operazione di contrasto deve essere accompagnata da un impegno strutturale delle istituzioni per prevenire, controllare e colpire le filiere criminali che ancora oggi tentano di lucrare sulla gestione dei rifiuti e sulle risorse del territorio. Da anni sosteniamo </em>&#8211;<strong> conclude presidente Legambiente Campania </strong><em>&#8211; che la legalità passa anche dall&#8217;impiantistica. Realizzare al più presto gli impianti necessari per chiudere il ciclo dei rifiuti in Campania significa non  lasciare più  aperti spazi a movimentazioni spesso lunghe e complesse che aumentano i costi per cittadini e amministrazioni e, al tempo stesso, offrono opportunità di guadagno ai circuiti illegali. La migliore risposta alle ecomafie è una gestione industriale, trasparente e di prossimità dei rifiuti, fondata su impianti moderni, controlli efficaci e piena tracciabilità dei flussi</em>.»</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rifiuti negli argini e nei corsi d’acqua, il Consorzio lancia l’allarme: “Non sono discariche”</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/rifiuti-negli-argini-e-nei-corsi-dacqua-il-consorzio-lancia-lallarme-non-sono-discariche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 11:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[consorzio di bonifica vallo di diano]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti abbandonati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=259211</guid>

					<description><![CDATA[Le attività del&#160;Consorzio di Bonifica Vallo di Diano Tanagro&#160;non si sono fermate neppure durante l’estate. Manutenzione ordinaria, irrigazione, sicurezza idraulica e prosecuzione dei progetti in corso hanno visto uomini e [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le attività del&nbsp;<strong>Consorzio di Bonifica Vallo di Diano Tanagro</strong>&nbsp;non si sono fermate neppure durante l’estate. Manutenzione ordinaria, irrigazione, sicurezza idraulica e prosecuzione dei progetti in corso hanno visto uomini e mezzi dell’Ente impegnati quotidianamente sul territorio. Un’attività capillare che continua però a portare alla luce anche un fenomeno tanto grave quanto difficile da comprendere:&nbsp;<strong>l’abbandono indiscriminato di rifiuti lungo gli argini e, in alcuni casi, direttamente all’interno dei corsi d’acqua</strong>.</p>



<p>Plastica, pneumatici, scarti edili e industriali, apparecchiature e materiali ingombranti vengono ancora rinvenuti durante gli interventi effettuati sulla rete idrografica. Un fenomeno che non rappresenta soltanto un grave esempio di&nbsp;<strong>inciviltà e di deturpazione ambientale</strong>, ma che può avere conseguenze dirette anche sulla&nbsp;<strong>sicurezza idraulica del territorio</strong>. I rifiuti trascinati dall’acqua, infatti, possono accumularsi in corrispondenza di sottopassi e altri punti critici, ostacolando il regolare deflusso e contribuendo ad aumentare il rischio di&nbsp;<strong>esondazioni e allagamenti</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/09/BENIAMINO-CURCIO-1024x576.jpeg" alt="" class="wp-image-259213" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/09/BENIAMINO-CURCIO-1024x576.jpeg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/09/BENIAMINO-CURCIO-300x169.jpeg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/09/BENIAMINO-CURCIO-768x432.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/09/BENIAMINO-CURCIO-1536x864.jpeg 1536w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/09/BENIAMINO-CURCIO-2048x1152.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>A richiamare l’attenzione sul problema è il presidente del Consorzio di Bonifica Vallo di Diano Tanagro,&nbsp;<strong>Beniamino Curcio</strong>, che lancia un appello al rispetto del territorio e alla responsabilità di tutti.&nbsp;<em>“Quello che continuiamo a trovare durante le nostre attività -sottolinea&nbsp;<strong>Curcio</strong>&#8211; è un fenomeno inaccettabile. Parliamo di cumuli di plastica, pneumatici, scarti edili e industriali e apparecchiature di vario genere, abbandonati lungo gli argini e addirittura nei corsi d’acqua. Non dobbiamo dimenticare che viviamo in un territorio di grande valore ambientale e paesaggistico: trasformare questi luoghi in discariche a cielo aperto significa deturpare un patrimonio che appartiene a tutti. Ma c’è anche un altro aspetto che non può essere sottovalutato: questi rifiuti possono compromettere la corretta funzionalità dei corsi d’acqua. L’acqua può trasportarli e accumularli nei punti più delicati, aumentando il rischio di esondazioni e allagamenti”</em>.</p>



<p>La presenza di rifiuti complica inoltre le stesse operazioni di manutenzione, comportando ulteriori attività e costi.&nbsp;<strong>La raccolta e lo smaltimento dei rifiuti non rientrano nelle competenze del Consorzio</strong>, ma sono di competenza dei Comuni. Il Consorzio, tuttavia, nell’ambito della propria presenza costante sul territorio, svolge di fatto anche una funzione di&nbsp;<strong>sentinella</strong>, individuando le situazioni di criticità e segnalandole alle amministrazioni comunali affinché possano essere adottati gli interventi necessari.</p>



<p><em>“Su questo fronte -sottolinea Curcio-&nbsp;<strong>il rapporto con i Comuni è improntato alla collaborazione</strong>, nella consapevolezza che l’obiettivo è comune: evitare che canali e corsi d’acqua vengano percepiti e utilizzati come luoghi nei quali liberarsi dei rifiuti e restituire loro, invece, il valore di&nbsp;<strong>risorse ambientali, paesaggistiche ed ecologiche</strong>. Le amministrazioni collaborano con il Consorzio: a volte procediamo attraverso segnalazioni formali, altre volte basta una telefonata, ma lavoriamo in sinergia perché abbiamo un obiettivo comune: fare in modo che i corsi d’acqua non vengano percepiti come discariche a cielo aperto, ma come risorse paesaggistiche ed ecologiche, ambienti da vivere, rispettare e anche vigilare”</em>.</p>



<p>Resta però il problema dell’abbandono “selvaggio” dei rifiuti, che deve essere affrontato e non sottovalutato: la diffusione della raccolta differenziata nei Comuni rende ancora più incomprensibile il persistere di comportamenti di questo tipo. Accanto alla sensibilizzazione, per Curcio diventa dunque necessario&nbsp;<strong>rafforzare la vigilanza e gli strumenti di controllo</strong>:&nbsp;<em>“Il Consorzio</em>&nbsp;-assicura il presidente &#8211;&nbsp;<em>ha già implementato la videosorveglianza sul territorio e sta valutando anche l’organizzazione del servizio di</em>&nbsp;<strong><em>Polizia idraulica</em></strong>,&nbsp;<em>previsto dalle nuove competenze attribuite ai Consorzi di Bonifica, verificando la possibilità di svolgerlo direttamente o attraverso strutture specialistiche esterne</em>.&nbsp;<em>Non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia, il fenomeno esiste e va affrontato. Occorre intensificare la vigilanza e utilizzare sempre di più gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. Mantenere efficiente e pulita la nostra rete idrografica, renderla vivibile e fruibile, è un nostro dovere ma anche una sfida che dobbiamo vincere”</em>.</p>



<p>Ma repressione e controlli, da soli, non possono essere sufficienti. Per il Consorzio la sfida è anche, e soprattutto,&nbsp;<strong>culturale</strong>. Per questo l’Ente ha già avviato un percorso rivolto alle&nbsp;<strong>scuole e alle nuove generazioni</strong>: gli studenti vengono coinvolti in visite agli impianti e in momenti dedicati alla conoscenza delle attività consortili e del patrimonio ambientale del Vallo di Diano. L’obiettivo è ampliare queste esperienze anche attraverso&nbsp;<strong>giornate di sensibilizzazione e raccolta dei rifiuti insieme ai ragazzi</strong>, trasformando l’azione concreta in un’occasione educativa.</p>



<p>Il messaggio che arriva dal Consorzio di Bonifica Vallo di Diano Tanagro è dunque netto:&nbsp;<strong>canali, torrenti e corsi d’acqua non sono discariche</strong>, ma elementi fondamentali del territorio, da preservare sia per il loro valore ambientale e paesaggistico sia per la funzione essenziale che svolgono nella sicurezza idraulica. Una responsabilità che riguarda le istituzioni, ma che chiama in causa anche i comportamenti quotidiani di ciascun cittadino.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Puliamo il mondo nelle Conche di Laviano: riempiti 20 sacchi con rifiuti di ogni genere</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/puliamo-il-mondo-nelle-conche-di-laviano-riempiti-20-sacchi-con-rifiuti-di-ogni-genere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 10:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Laviano]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[conche di laviano]]></category>
		<category><![CDATA[puliamo il mondo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=259059</guid>

					<description><![CDATA[Un intervento di pulizia nel cuore di un ambiente naturale unico, tra pareti rocciose, acqua e vegetazione: è quello che Legambiente ha messo in campo questo week-end con la sesta anteprima [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un intervento di pulizia nel cuore di un ambiente naturale unico, tra pareti rocciose, acqua e vegetazione: è quello che Legambiente ha messo in campo questo week-end con <strong>la sesta anteprima nazionale di Puliamo il Mondo </strong>organizzata in Campania, nelle Conche di Laviano, il <strong>cuore selvaggio dell&#8217;Alta Valle del Sele</strong>. Qui, insieme all&#8217;Associazione Italiana Canyoning e al supporto del Comune di Laviano e di altre associazioni del territorio, i volontari e le volontarie, che conoscono e frequentano questi ambienti attraverso la pratica del canyoning, hanno ripulito dai rifiuti abbandonati il canyon scavato nel tempo dal torrente Temete. </p>



<p><strong>Riempiti oltre 20 sacchi con rifiuti di ogni genere trovati durante l’attività di pulizia. </strong>Tra quelli trovati <strong>un contenitore dell&#8217;olio da 50/100 litri, reti metalliche, ferri vari, la ruota del vecchio mulino, flaconi, bottiglie, stracci, assorbenti, piatti in ceramica. Ed ancora un&#8217;impastatrice per il cemento, ruote di ogni tipo ma soprattutto penumatici di grandi dimensioni appartenenti a camion e trattori. </strong>La ruota del vecchio mulino verrà esposta presso il comune, come simbolo di questa giornata.</p>



<p>La particolare conformazione delle Conche di Laviano ha reso l&#8217;intervento diverso dalle tradizionali attività di pulizia organizzate sul territorio. Per raggiungere alcuni dei punti interessati è stato, infatti, necessario muoversi all&#8217;interno del canyon utilizzando attrezzatura professionale, seguendo il corso del torrente Temete e operando in un contesto che richiede conoscenze, esperienza e specifiche competenze tecniche. Questa anteprima, sottolinea Legambiente, è stata anche l’occasione per unire la tutela dell&#8217;ambiente alla conoscenza e alla valorizzazione di un luogo di particolare pregio naturalistico, perché “prendersi cura dei luoghi che viviamo significa conoscerli, proteggerli e restituirli alla comunità liberi dai rifiuti”.</p>



<p>In particolare, l&#8217;intervento ha rappresentato un momento di sensibilizzazione sull&#8217;importanza di tutelare gli ambienti fluviali e i corsi d&#8217;acqua. I rifiuti abbandonati, infatti, possono essere trasportati dall&#8217;acqua anche per grandi distanze, finendo nei fiumi, nei laghi e infine in mare. La prevenzione dell&#8217;abbandono e la rimozione dei rifiuti diventano quindi azioni concrete per proteggere gli ecosistemi e la biodiversità.</p>



<p>«<em>Ripulire un torrente e una gola come questa dai rifiuti significa prendersi cura di un patrimonio naturale che appartiene a tutta la comunità</em> – dichiarano <strong>Emilio Bianco, Responsabile della comunicazione di Puliamo il Mondo e Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania</strong> – <em>Ma la vera sfida è fare in modo che questi rifiuti non arrivino mai in questi luoghi. L’abbandono dei rifiuti, anche quando avviene in aree apparentemente lontane e nascoste, ha gravi conseguenze sull’ambiente, sulla qualità dell’acqua e sulla biodiversità e iniziative come questa non solo hanno un importante valore ambientale, ma anche educativo e culturale. Non esistono luoghi abbastanza isolati da poter essere considerati fuori dalla nostra responsabilità. La collaborazione con l&#8217;Associazione Italiana Canyoing ha permesso di portare Puliamo il Mondo in un ambiente particolare, mettendo a disposizione dell&#8217;iniziativa competenze specifiche per operare in sicurezza e raggiungere aree altrimenti difficilmente accessibili. Non dimentichiamoci che la tutela dell’ambiente parte dalla responsabilità di ciascuno perché nessun luogo, nemmeno il più nascosto e difficile da raggiungere, può essere considerato una discarica</em>».</p>



<p>«<em>Gli ambienti torrentizi sono ecosistemi complessi, ricchi di biodiversità e microclimi unici</em> – dichiara <strong>Sasha Labalestra, Vicepresidente dell’Associazione Italiana Canyoning</strong> – <em>Viverli e studiarli significa sviluppare un rispetto profondo e una responsabilità verso il territorio. Chi percorre una forra entra in un equilibrio geologico e biologico che custodisce la storia del territorio. Da questa consapevolezza nasce una tutela attiva, come quella promossa dalla nostra Associazione: ripulire questi luoghi significa contrastare l’incuria, proteggere il paesaggio e la vita acquatica e il gioco di squadra che c’è stato per questa iniziativa dimostra che la salvaguardia della montagna e dei suoi torrenti non è un compito solitario, ma un&#8217;opera collettiva. Ogni rifiuto rimosso dall&#8217;alveo non è solo un atto di pulizia materiale, ma un tassello di un percorso culturale più ampio per educare alla frequentazione consapevole, dimostrare che amare la natura significa prendersene cura nei suoi angoli più nascosti e difficili, e per ricordare che la tutela dell&#8217;acqua è, in fondo, la tutela del nostro stesso futuro</em>».</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fiume Sarno, i sindaci dell’Agro chiedono un tavolo con la Regione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/fiume-sarno-i-sindaci-dellagro-chiedono-un-tavolo-con-la-regione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 15:23:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[fiume sarno]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=258340</guid>

					<description><![CDATA[Si riaccende il confronto politico-istituzionale sul futuro del fiume Sarno. Ieri sera, nell’Aula consiliare del Comune di Nocera Inferiore, si è riunita la Conferenza dei Sindaci dell’Agro Nocerino-Sarnese, coordinata dal [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Si riaccende il confronto politico-istituzionale sul futuro del fiume Sarno. Ieri sera, nell’Aula consiliare del Comune di Nocera Inferiore, si è riunita la Conferenza dei Sindaci dell’Agro Nocerino-Sarnese, coordinata dal presidente e sindaco di Corbara Pietro Pentangelo. Sul tavolo la necessità di definire una strategia comune per affrontare le questioni legate alla bonifica, al risanamento e alla sicurezza del bacino del Sarno.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="800" height="419" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/09/Riunione-sindaci_Fiume-Sarno.jpg" alt="" class="wp-image-258341" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/09/Riunione-sindaci_Fiume-Sarno.jpg 800w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/09/Riunione-sindaci_Fiume-Sarno-300x157.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/09/Riunione-sindaci_Fiume-Sarno-768x402.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/09/Riunione-sindaci_Fiume-Sarno-1536x802.jpg 1536w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>I primi cittadini dell’Agro hanno ribadito la necessità di un coinvolgimento diretto dei Comuni nella programmazione e nella progettazione degli interventi, chiedendo una maggiore collaborazione da parte degli enti e degli organismi competenti. Una richiesta che punta a riportare i territori al centro delle decisioni su ambiente, salute pubblica e salvaguardia del territorio.</p>



<p>Il prossimo passaggio dovrebbe essere proprio un confronto con la Regione Campania, al quale i sindaci intendono arrivare con una posizione condivisa e con una precisa richiesta di finanziamenti per completare le opere necessarie.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Strianese: «Servono opere strutturali, non chiacchiere»</h3>



<p>Tra le voci più nette quella del sindaco di San Valentino Torio, Michele Strianese, che ha rivendicato il lavoro svolto negli ultimi anni sul fronte della depurazione e delle infrastrutture fognarie.</p>



<p>«Continua dunque l&#8217;impegno dei Sindaci per il Fiume Sarno», ha sottolineato Strianese, mettendo però in guardia dal rischio che il dibattito si trasformi in una sequenza di iniziative senza ricadute concrete.</p>



<p>«Più che tic toc e scorribande sul fiume e i canali, cerchiamo di concretizzare azioni strutturali», ha affermato il sindaco, indicando come priorità il completamento delle opere di collettamento fognario.</p>



<p>Strianese ha ricordato gli interventi realizzati negli anni sul territorio di San Valentino Torio, quantificando in oltre <strong>7 milioni di euro</strong> le opere fognarie realizzate nel Comune. Interventi che, secondo il sindaco, hanno consentito di collettare le reti fognarie pubbliche al depuratore di Angri e di servire aree che in precedenza erano sprovviste di rete.</p>



<p>Nel mirino anche il completamento della rete lungo il <strong>Canale Fosso Imperatore</strong>, per un investimento di circa <strong>10 milioni di euro</strong>. Una volta entrata in funzione, spiega Strianese, l&#8217;infrastruttura consentirà di collegare alla depurazione anche le nuove reti realizzate in diverse zone del territorio comunale, tra cui via Zeccagnuolo, via Sanguette, via Cesina Pugliano e via Guerdine.</p>



<p>Il sindaco rivendica inoltre l&#8217;attività svolta dall&#8217;amministrazione sul tema degli scarichi abusivi e precisa che, in assenza di scarichi riconducibili al Comune, i controlli sulle attività produttive e sulle proprietà private spettano agli organismi preposti.</p>



<p>«Chi ha omesso, chi non ha fatto, chi si è voltato dall&#8217;altra parte non siamo sicuramente noi», ha ribadito Strianese, annunciando per i prossimi giorni un confronto in Regione insieme agli altri sindaci dell&#8217;Agro per chiedere nuovi finanziamenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Aliberti: «Il problema del Sarno è in capo alla Regione»</h3>



<p>Sul tema interviene anche il sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti, che sposta il baricentro della discussione sul ruolo della Regione Campania.</p>



<p>«Il problema del Sarno è in capo alla Regione Campania», sostiene Aliberti, ricordando come «cinquant’anni di inquinamento e allagamenti» abbiano trasformato il bacino in una vera e propria emergenza ambientale per un territorio vasto come l&#8217;Agro.</p>



<p>Per il primo cittadino scafatese, la richiesta dei sindaci deve ora tradursi in un vero confronto istituzionale. Aliberti propone un <strong>tavolo tecnico in Regione</strong> per affrontare, tra gli altri temi, il dragaggio del fiume e la tempistica degli interventi.</p>



<p>Ma la proposta del sindaco di Scafati va oltre. Aliberti chiede al commissario regionale di Forza Italia, Fulvio Martusciello, di coinvolgere i diversi livelli istituzionali, dal Parlamento europeo al Parlamento nazionale fino agli enti locali, con l&#8217;obiettivo di promuovere un <strong>Consiglio regionale monotematico sul Sarno</strong>.</p>



<p>L&#8217;obiettivo, spiega, sarebbe fare chiarezza sullo stato dei lavori già avviati, sugli interventi ancora da completare e sulle opere necessarie per trasformare il sistema del Sarno e dei suoi affluenti da emergenza ambientale a risorsa per il territorio.</p>



<p>Aliberti guarda anche al tema degli allagamenti e torna sul cosiddetto <strong>Grande Progetto Sarno</strong>, attribuendo all&#8217;ex presidente della Regione la responsabilità della sua mancata realizzazione. Una posizione che si inserisce in una più ampia rivendicazione politica del centrodestra sul tema delle infrastrutture e della sicurezza idraulica dell&#8217;Agro.</p>



<p>«È arrivato il momento di mettere in campo la nostra opposizione costruttiva e determinata nei confronti di Fico», afferma Aliberti, chiedendo di verificare la possibilità di un&#8217;interlocuzione con l&#8217;attuale presidente della Regione nell&#8217;interesse dei territori.</p>



<p>Il sindaco di Scafati non esclude, infine, anche l&#8217;ipotesi di un <strong>commissariamento della problematica Sarno da parte del Governo nazionale</strong>, qualora non dovessero arrivare risposte adeguate.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La partita ora si sposta in Regione</h3>



<p>Dalle parole dei sindaci emerge dunque una convergenza sulla necessità di accelerare gli interventi, ma anche una diversa lettura politica delle responsabilità e delle strategie da adottare. Da una parte la richiesta di proseguire con le opere di collettamento e depurazione; dall&#8217;altra la spinta per un confronto istituzionale più ampio che comprenda dragaggio, sicurezza idraulica e completamento delle grandi opere.</p>



<p>Il punto di caduta comune resta il coinvolgimento dei Comuni nelle decisioni. Ora la parola passa alla Regione Campania: i sindaci dell&#8217;Agro sono pronti a presentarsi al tavolo con una richiesta precisa, quella di trasformare l&#8217;emergenza Sarno in una programmazione concreta di interventi e finanziamenti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mare Monstrum 2025, numeri e storie dell’assalto criminale al mare: Campania maglia nera</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mare-monstrum-2025-numeri-e-storie-dellassalto-criminale-al-mare-campania-maglia-nera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 14:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Nautica & Mare]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[legambiebte]]></category>
		<category><![CDATA[mare monstrum]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=258329</guid>

					<description><![CDATA[L’aggressione criminale ai mari e alle coste campane non concede tregue tra inquinamento, abusivismo edilizio, violazioni del Codice della navigazione e pesca illegale. La Campania si conferma maglia nera a [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’aggressione criminale ai mari e alle coste campane non concede tregue tra inquinamento, abusivismo edilizio, violazioni del Codice della navigazione e pesca illegale. </p>



<p>La Campania si conferma maglia nera a livello nazionale per i numeri complessivi per reati di illegalità sulle coste: nel 2025 sono stati 4002 <strong>i reati </strong>accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto  e 4744 <strong>illeciti amministrativiper un totale di 8746 violazioni.Una media di circa 30 illeciti al giorno lungo le coste del nostro Paese.</strong> Sono state 4087 le persone denunciate, 35 quelle arrestate e 1094 I sequestri. </p>



<p>È quanto emerge dalla&nbsp;<strong>ventottesima edizione del report “</strong><strong>Mare Monstrum”</strong><strong>&nbsp;di Legambiente,</strong>&nbsp;elaborato su dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto lungo 15 regioni e 61 province costiere, pubblicato&nbsp;<strong>in occasione del sedicesimo anniversario dell’omicidio</strong>&nbsp;del sindaco pescatore di Pollica (SA),&nbsp;<strong>Angelo Vassallo</strong>. Anniversario che sarà ricordato sabato prossimo,&nbsp;<strong>5 settembre</strong>&nbsp;in un evento pubblico ad Acciaroli, promosso dal Comune di Pollica e da Legambiente, nel corso delle quali verrà&nbsp;<strong>assegnato il Premio Angelo Vassallo,&nbsp;</strong>riconoscimento annuale per le amministrazioni locali più impegnate nella difesa dell’ambiente e nella lotta alle illegalità, a cui parteciperanno tra gli altri il Sindaco del comune cilentano Stefano Pisani, il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani e la presidente di Legambiente Campania Mariateresa Imparato.</p>



<p><strong>Il ciclo illegale del cemento.&nbsp;</strong>Dall’abusivismo edilizio alle occupazioni illecite del demanio marittimo fino alle cave fuorilegge, la Campania è in testa alla classifica del mare&nbsp;violato nell’ambito della filiera del cemento illegale con 1.166 reati accertati (il 18,8% del totale nazionale). Sono 2129 le sanzioni amministrative per un valore complessivo dei sequestri e delle sanzioni che superano i 13milioni di euro. Sono ben 1386 le persone denunciate e 197 I sequestri.</p>



<p>«<em>Nel sedicesimo anniversario dell’uccisione di Angelo Vassallo </em>– dichiara <strong>Mariateresa Imparato, presidente regionale di Legambiente</strong> <strong> </strong>– <em>nel  ricordare il coraggio nel contrasto a speculazioni e illegalità, portiamo all’attenzione dati e storie che raccontano l’assedio, soprattutto di cemento  alle nostre coste. In difesa del mare non arretriamo di un passo, anzi continueremo a rafforzare il lavoro di monitoraggio, volontariato ambientale e denuncia portato avanti con vertenze e campagne di sensibilizzazione. Davanti ai tanti illeciti che colpiscono le nostre coste e i nostri mari – ribadiamo l’esigenza di rafforzare il ruolo e le attività di competenza di tutte le istituzioni coinvolte, dai singoli Comuni, alle Regione a alle ARPA. Bisogna potenziare l’attività di demolizione degli immobili abusivi, e non prevedere nuovi condoni, ammodernare e completare il sistema di fognature e depuratori, potenziare l’economia circolare e prevedere sanzioni più severe per la pesca illegale.</em>» </p>



<p><strong>Mare inquinato: </strong>al cemento lungo le coste si “sommano” l’abbandono e gli smaltimenti illegali di rifiuti, gli scarichi in mare e la “mala depurazione”. Come da copione, la Campania è la regina indiscussa della classifica per numero di reati accertati, ben 1.655, il 22,6% del totale nazionale, con il record anche di persone denunciate, 1.516, di arresti, 33, e di sequestri, 877.</p>



<p><strong>Violazioni del Codice di navigazione e nautica da diporto:</strong>&nbsp;nel 2025 il valore complessivo delle sanzioni amministrative irrogate ha raggiunto 71.281euro. Il numero complessivo delle violazioni accertate raggiunge quota 2584 (1750 illeciti amministrativi e 834reati).</p>



<p><strong>Le proposte:</strong>1) Ripristinare l&#8217;efficacia dell’art.10-bis della legge 120/2020, affidando ai Prefetti l’abbattimento degli abusi edilizi non demoliti dai Comuni. 2) Prevedere il finanziamento con 100 milioni di euro l’anno del Fondo di rotazione istituito presso la Cassa depositi e prestiti a favore dei Comuni che demoliscono abusi edilizi e destinare 50 milioni l’anno a procure Generali e Prefetture per l’esecuzione delle sentenze di condanna. 3) Rafforzare il contrasto alle occupazioni abusive del demanio marittimo per ripristinare la legalità, tutelare l’ambiente e garantirne la fruizione pubblica. 4) Prevedere sanzioni penali per dirigenti comunali che non applicano le norme contro l’abusivismo edilizio e per i funzionari delle aziende erogatrici che stipulano contratti illegittimi con proprietari di immobili abusivi. 5) Rilanciare, a livello locale e nazionale, la costruzione e l’adeguamento dei sistemi fognari e di depurazione, integrando la gestione del ciclo idrico con quella dei rifiuti. 6) Aumentare la circolarità delle acque reflue e dei fanghi di depurazione, puntando su riuso (non è stato ancora emanato il DPR su questo tema), recupero di materia ed energia, e aggiornando la normativa con regole chiare “end of waste”. 7) La piena attuazione alla Direttiva UE 2019/883 sugli impianti portuali per la raccolta dei rifiuti delle navi e introdurre divieti stringenti per lo scarico in mare, come zone speciali di divieto anche oltre le 12 miglia dalla costa. 8) Promuovere politiche attive e misure per la prevenzione nella produzione e per la lotta all’abbandono e la dispersione dei rifiuti. 9) Potenziare i controlli delle Agenzie regionali e provinciali protezione ambientale attraverso il Sistema Nazionale SNPA, rendendo operativa la legge 132/2016 con l&#8217;approvazione dei decreti attuativi mancanti. 10) L’adozione, da parte del Governo e del Parlamento, di adeguati interventi normativi con sanzioni efficaci contro la pesca illegale, non dichiarata e non documentata.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>GAL Pesca Magna Graecia: ad Agropoli incontro su ambiente marino e sostenibilità della pesca</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gal-pesca-magna-graecia-ad-agropoli-incontro-su-ambiente-marino-e-sostenibilita-della-pesca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 09:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agropoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente marino]]></category>
		<category><![CDATA[gal pesca magna graecia]]></category>
		<category><![CDATA[pesca sostenibile]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=258172</guid>

					<description><![CDATA[Prende il via mercoledì 2 settembre, alle ore 11.00, presso Palazzo Civico delle Artidi Agropoli, il ciclo di incontri promosso dal GAL Pesca Magna Graecia ATS sui temi dellasostenibilità ambientale [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Prende il via mercoledì 2 settembre, alle ore 11.00, presso Palazzo Civico delle Arti<br>di Agropoli, il ciclo di incontri promosso dal GAL Pesca Magna Graecia ATS sui temi della<br>sostenibilità ambientale e della tutela del patrimonio marino.</p>



<p>Il primo appuntamento, dal titolo “Sensibilizzazione sulla fragilità dell’ambiente marino”, sarà<br>dedicato al valore dell’ecosistema marino e alla necessità di preservarne gli equilibri, in<br>considerazione del ruolo che il mare riveste per le comunità costiere e per il comparto della pesca.<br>L’iniziativa inaugura un percorso più ampio volto a favorire una maggiore consapevolezza sulle<br>tematiche ambientali e a creare occasioni di confronto tra istituzioni, operatori della pesca, mondo<br>accademico e realtà del territorio. Al centro del dibattito ci sarà il rapporto tra tutela delle risorse<br>naturali, sostenibilità delle attività economiche legate al mare e qualità della vita delle comunità<br>costiere.</p>



<p>All’incontro saranno presenti Roberto Mutalipassi, sindaco di Agropoli e consigliere<br>provinciale; Marco Rizzo, sindaco di Castellabate e presidente del GAL Pesca Magna Graecia<br>ATS; Rosa Lampasona, vicesindaco di Agropoli con delega all’Ambiente; Giuseppe Di Filippo,<br>assessore al Mare, Porto, Demanio e Patrimonio del Comune di Agropoli e Nicoletta Guariglia,<br>assessore all’Ambiente del Comune di Castellabate.</p>



<p>Interverranno Luca Cerretani, direttore del GAL Pesca Magna Graecia ATS e Mariarosaria Villani,<br>professore associato dell’Università degli Studi di Salerno. A chiudere l’appuntamento<br>sarà Angelica Saggese, assessore al Lavoro e alla Formazione della Regione Campania, con il suo<br>intervento.</p>



<p>Il presidente del GAL Pesca Magna Graecia ATS, Marco Rizzo, sottolinea il legame inscindibile tra<br>tutela dell’ambiente e futuro della pesca: «<em>Parlare di ambiente significa parlare anche del futuro della pesca. La qualità e la salute del mare sono direttamente legate alla possibilità di mantenere viva una filiera che rappresenta una componente importante del tessuto economico e sociale delle nostre comunità costiere.</em>»</p>



<p>Rizzo evidenzia anche la natura partecipativa del GAL e l’importanza del contributo degli operatori<br>del settore: «<em>Il GAL Pesca Magna Graecia è un organismo pubblico-privato e un luogo di partecipazione, nel<br>quale le diverse componenti del territorio possono confrontarsi e costruire insieme le strategie per<br>il futuro. Il contributo dei pescatori è fondamentale: sono loro, ogni giorno, a vivere il mare e a<br>conoscerne direttamente le trasformazioni</em>».</p>



<p>Sull’importanza di un approccio costruito dal territorio si sofferma anche il direttore Luca<br>Cerretani: «<em>Con questo appuntamento entriamo nella fase operativa delle azioni dirette del GAL, il nostro<br>compito è creare occasioni di confronto e trasformare queste conoscenze in percorsi capaci di<br>produrre valore e nuove opportunità</em>». E aggiunge: «<em>Siamo in un’area straordinaria, quella del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, dove ambiente, mare, pesca e comunità sono profondamente interconnessi. Per questo riteniamo che la tutela dell’ecosistema marino debba essere uno dei temi centrali del nostro lavoro</em>».</p>



<p>Il primo incontro di Agropoli apre così un percorso che intende mettere in relazione tutela<br>ambientale e sviluppo locale, promuovendo una riflessione condivisa sul valore del mare e sulle<br>responsabilità necessarie per preservarlo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Api, farfalle e altri piccoli alleati: così gli impollinatori sostengono l’agricoltura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/api-farfalle-e-altri-piccoli-alleati-cosi-gli-impollinatori-sostengono-lagricoltura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 12:40:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[api]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=258446</guid>

					<description><![CDATA[Sono piccoli, spesso quasi invisibili, ma dal loro lavoro dipende una parte importante della produzione agricola e dell’equilibrio degli ecosistemi. Api, farfalle, vespe, mosche e altri insetti impollinatori rappresentano infatti [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sono piccoli, spesso quasi invisibili, ma dal loro lavoro dipende una parte importante della produzione agricola e dell’equilibrio degli ecosistemi. Api, farfalle, vespe, mosche e altri insetti impollinatori rappresentano infatti uno degli ingranaggi fondamentali del rapporto tra natura e agricoltura, un ruolo particolarmente significativo in un territorio caratterizzato dalla presenza di coltivazioni, aree boschive, pascoli e ambienti naturali come quello del Cilento.</p>



<p>L’impollinazione consiste nel trasferimento del polline dagli organi maschili a quelli femminili del fiore e consente alle piante di riprodursi. A svolgere questo compito sono soprattutto gli animali, in particolare gli insetti. Secondo l’Ispra, quasi il 90% delle specie di piante selvatiche da fiore dipende, interamente o in parte, dall’impollinazione animale. Per quanto riguarda le colture agricole, oltre il 75% delle principali colture beneficia dell’attività degli impollinatori in termini di produzione, resa o qualità. </p>



<p>Non è quindi soltanto una questione di api da miele. Gli impollinatori comprendono una grande varietà di specie selvatiche. Gli Apoidei, il gruppo che comprende api selvatiche e api mellifere, rappresentano uno dei gruppi più importanti, ma al servizio dell’impollinazione contribuiscono anche farfalle, sirfidi e altri insetti.</p>



<p>La presenza di una comunità diversificata di impollinatori è particolarmente importante perché specie differenti possono avere comportamenti, periodi di attività e caratteristiche diverse. Una maggiore biodiversità può rendere il servizio di impollinazione più stabile anche in condizioni ambientali variabili. La FAO sottolinea proprio il ruolo della diversità degli impollinatori come elemento di resilienza degli ecosistemi agricoli. </p>



<p><strong>Un valore anche per l’agricoltura</strong></p>



<p>Il contributo degli impollinatori non riguarda soltanto la quantità dei raccolti. L’impollinazione può influenzare anche la qualità dei frutti e la formazione dei semi. Secondo la FAO, gli impollinatori incidono su circa il 35% della produzione agricola mondiale in volume e aumentano la produzione di 87 delle principali colture alimentari. </p>



<p>In un territorio agricolo come quello cilentano, il tema assume quindi una particolare rilevanza. Oliveti, orti, frutteti e altre coltivazioni convivono con una rete di ambienti naturali che costituisce un habitat importante per numerose specie.</p>



<p>Ma proprio la trasformazione degli habitat rappresenta una delle principali minacce. L’Ispra indica tra i fattori che contribuiscono al declino degli impollinatori la perdita e la frammentazione degli habitat, l’inquinamento, l’uso di pesticidi, i cambiamenti climatici, le specie aliene invasive, i parassiti e gli agenti patogeni. </p>



<p>Anche la semplificazione del paesaggio agricolo può avere conseguenze. La scomparsa di siepi, filari, aree incolte e altri elementi di naturalità riduce infatti la disponibilità di luoghi nei quali gli insetti possono trovare cibo e rifugio. Per questo la conservazione di piccoli habitat all’interno e ai margini delle aree agricole può diventare uno degli strumenti per favorire la presenza degli impollinatori. </p>



<p><strong>Le api non sono sole</strong></p>



<p>Quando si parla di impollinazione, l’immagine che viene immediatamente in mente è quella dell’ape mellifera. Ma la realtà è molto più complessa.</p>



<p>Le api selvatiche svolgono un ruolo fondamentale e appartengono a migliaia di specie differenti. Anche le farfalle contribuiscono al trasferimento del polline, così come altri insetti. La loro presenza rappresenta inoltre un indicatore della qualità e della diversità degli ambienti naturali.</p>



<p>Proprio le farfalle offrono un esempio particolarmente significativo nel territorio protetto. Nell’aprile scorso è stata confermata nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni la presenza della <strong>Papilio alexanor</strong>, specie considerata tra le più rare e minacciate d’Europa. La presenza era stata segnalata nel 2025 ed è stata riconfermata nel 2026 nell’ambito di un progetto di ricerca condotto in collaborazione con l’Università di Salisburgo, il Museo di Storia Naturale del Salento e l’Ente Parco. </p>



<p>La scoperta ha consentito di individuare habitat idonei e possibili aree di espansione della specie, rafforzando le attività di monitoraggio e conservazione.</p>



<p><strong>Proteggere gli impollinatori significa proteggere un sistema</strong></p>



<p>La tutela degli insetti impollinatori non passa necessariamente da grandi interventi. Anche la gestione degli spazi agricoli può contribuire a creare condizioni più favorevoli: mantenere siepi e fioriture, conservare aree naturali e ridurre l’utilizzo non necessario di prodotti fitosanitari sono alcune delle azioni indicate dagli organismi scientifici e ambientali.</p>



<p>Particolare attenzione deve essere riservata ai periodi di fioritura. L’Ispra segnala infatti che proprio durante queste fasi le api sono particolarmente esposte ai trattamenti fitosanitari effettuati sulle colture, poiché frequentano intensamente i fiori alla ricerca di nettare e polline. </p>



<p>La Regione Campania considera l’apicoltura un’attività agricola a tutti gli effetti e sottolinea il suo collegamento con il settore agricolo proprio per il ruolo dell’impollinazione nel miglioramento quantitativo e qualitativo delle produzioni. La Regione ha inoltre previsto specifici interventi per lo sviluppo e la salvaguardia dell’apicoltura. </p>



<p>La questione, dunque, va oltre la semplice tutela delle api. Difendere gli impollinatori significa conservare una rete di relazioni tra insetti, piante, agricoltura e ambiente.</p>



<p>E in un territorio nel quale aree agricole e ambienti naturali sono strettamente intrecciati, quel piccolo volo da un fiore all’altro può diventare uno dei segnali più semplici e immediati della salute dell’intero ecosistema.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dal Vallo di Diano nasce Marra Molecular: dagli scarti agricoli ai bio-tessuti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dal-vallo-di-diano-nasce-marra-molecular-dagli-scarti-agricoli-ai-bio-tessuti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 08:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo di Diano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=257868</guid>

					<description><![CDATA[Un progetto che punta a trasformare gli scarti dell’agricoltura in nuove risorse per la moda sostenibile, con l’obiettivo di coniugare innovazione, economia circolare e attenzione ai temi sociali. Nasce nel [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un progetto che punta a trasformare gli scarti dell’agricoltura in nuove risorse per la moda sostenibile, con l’obiettivo di coniugare innovazione, economia circolare e attenzione ai temi sociali. Nasce nel Vallo di Diano “Marra Molecular”, iniziativa promossa dalla famiglia Aumenta Marra che guarda alla chimica verde come possibile strumento di sviluppo per il territorio.</p>



<p>Alla base del progetto c’è l’idea di recuperare materiali che normalmente rappresentano residui delle attività agricole, in particolare gli scarti derivanti dalla potatura e dalla lavorazione olearia, per impiegarli nella realizzazione di bio-tessuti avanzati. Una prospettiva che mira quindi a dare nuova vita a ciò che viene scartato, riducendo gli sprechi e creando potenzialmente nuove filiere produttive legate alla sostenibilità.</p>



<p>L’iniziativa, però, vuole affiancare alla componente ambientale anche una riflessione sociale. I promotori individuano infatti un parallelismo tra la valorizzazione delle materie residuali e il riconoscimento del lavoro domestico e di cura, attività spesso invisibili e non adeguatamente riconosciute nonostante il loro ruolo nella vita delle famiglie e della società.</p>



<p>Marra Molecular intende così costruire un modello nel quale innovazione tecnologica, tutela dell’ambiente e dignità del lavoro possano procedere nella stessa direzione, partendo proprio dalle risorse e dai valori del Vallo di Diano.</p>



<p>Il progetto è attualmente alla ricerca di sostegno economico, partner e investitori interessati a contribuire al suo sviluppo e a trasformare l&#8217;iniziativa in una concreta opportunità imprenditoriale e occupazionale per il territorio.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Carburanti rinnovabili: quante alternative ci sono?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/carburanti-rinnovabili-quante-alternative-ci-sono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 12:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[carburante rinnovabile]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=257797</guid>

					<description><![CDATA[Per anni il futuro della mobilità è sembrato avere una direzione quasi obbligata: sostituire il motore a combustione con quello elettrico. Ma la transizione energetica è più articolata di così. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per anni il futuro della mobilità è sembrato avere una direzione quasi obbligata: sostituire il motore a combustione con quello elettrico. Ma la transizione energetica è più articolata di così. Accanto all’elettrificazione stanno crescendo, o vengono studiati, diversi carburanti rinnovabili e a basse emissioni, destinati soprattutto a quei settori nei quali fare a meno dei combustibili liquidi o gassosi è più complicato.</p>



<p>L’International Energy Agency considera tra i principali combustibili rinnovabili i biocarburanti liquidi, i biogas, l’idrogeno prodotto con elettricità rinnovabile e gli e-fuel. Ma quali sono le alternative e, soprattutto, quanto sono davvero sostenibili?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Biocarburanti: una tecnologia già presente</h2>



<p>La famiglia più consolidata è quella dei <strong>biocarburanti</strong>, prodotti a partire da biomasse. Ne fanno parte, tra gli altri, biodiesel e bioetanolo, utilizzati da anni in diversi mercati e spesso miscelati ai carburanti tradizionali.</p>



<p>Il loro principale vantaggio è la possibilità di intervenire sul parco veicoli esistente senza dover necessariamente sostituire tutti i mezzi. Secondo l’IEA, i biocarburanti liquidi rappresentano oggi la componente più importante della crescita dei combustibili rinnovabili destinati al trasporto.</p>



<p>Ma “bio” non significa automaticamente “a impatto zero”. La sostenibilità dipende dalle materie prime utilizzate, dal processo produttivo e dal modo in cui vengono considerate le emissioni lungo l’intero ciclo di vita. L&#8217;utilizzo di residui e rifiuti può offrire vantaggi importanti, mentre l&#8217;impiego di colture alimentari può sollevare questioni legate all&#8217;uso del suolo, all&#8217;acqua e alla biodiversità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">HVO: il diesel rinnovabile</h2>



<p>Tra le soluzioni che stanno attirando maggiore attenzione c’è l’<strong>HVO</strong>, acronimo di <em>Hydrotreated Vegetable Oil</em>. Si tratta di un diesel rinnovabile prodotto attraverso il trattamento con idrogeno di oli, grassi e altre materie prime compatibili con il processo.</p>



<p>La sua particolarità è che può essere utilizzato, nei veicoli per i quali il costruttore ne prevede l&#8217;impiego, senza richiedere necessariamente la trasformazione dell&#8217;intero sistema di alimentazione.</p>



<p>È quindi una soluzione interessante soprattutto per la transizione del parco diesel esistente. Anche in questo caso, tuttavia, il vantaggio ambientale dipende fortemente dall&#8217;origine delle materie prime e dal processo produttivo: non basta che un carburante sia definito “rinnovabile” per considerarlo automaticamente equivalente a una soluzione a emissioni nulle.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Biometano: trasformare i rifiuti in energia</h2>



<p>Un&#8217;altra possibilità arriva dal mondo dei gas rinnovabili. Il <strong>biometano</strong> può essere prodotto attraverso la purificazione del biogas ottenuto dalla degradazione di materia organica, compresi rifiuti e residui.</p>



<p>Il suo interesse per la mobilità è legato soprattutto alla possibilità di valorizzare scarti e sottoprodotti e di utilizzare infrastrutture e tecnologie già esistenti per i veicoli alimentati a gas.</p>



<p>L&#8217;IEA prevede una crescita della domanda globale di biogas e biometano nei prossimi anni, con il trasporto tra i settori destinati a contribuire all&#8217;espansione. Un elemento particolarmente interessante è il potenziale dei biometani ottenuti da rifiuti e residui, che possono presentare una bassa intensità di carbonio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E-fuel: carburanti sintetici prodotti con energia rinnovabile</h2>



<p>Gli <strong>e-fuel</strong> rappresentano una strada completamente diversa. Non derivano direttamente da biomasse, ma vengono prodotti utilizzando idrogeno ottenuto tramite elettrolisi e una fonte di carbonio.</p>



<p>L&#8217;idea è creare combustibili sintetici che possano essere utilizzati in applicazioni che continuano a richiedere energia sotto forma di carburante.</p>



<p>Il loro potenziale è particolarmente interessante per <strong>aviazione e trasporto marittimo</strong>, settori nei quali l&#8217;elettrificazione diretta presenta difficoltà tecniche e operative maggiori. L&#8217;IEA considera infatti gli e-fuel una possibile componente della decarbonizzazione soprattutto di questi comparti.</p>



<p>Il problema è rappresentato dai costi, dalla quantità di energia rinnovabile necessaria e dalla capacità produttiva ancora limitata. Oggi, quindi, gli e-fuel sono più una tecnologia in fase di sviluppo e crescita che una soluzione già disponibile su larga scala.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Idrogeno rinnovabile: non è un carburante come gli altri</h2>



<p>Quando si parla di mobilità sostenibile, l&#8217;<strong>idrogeno</strong> occupa una posizione particolare. Non è una fonte primaria di energia, ma un vettore: deve essere prodotto utilizzando altra energia.</p>



<p>Quando viene ottenuto attraverso elettrolisi alimentata da elettricità rinnovabile, può essere considerato idrogeno rinnovabile. Nel trasporto può alimentare celle a combustibile, che producono elettricità a bordo del veicolo, oppure essere utilizzato in altri processi.</p>



<p>Anche qui, il campo di applicazione più interessante potrebbe non essere necessariamente l&#8217;automobile privata. L&#8217;IEA indica soprattutto il trasporto pesante tra gli ambiti nei quali idrogeno ed e-fuel possono avere un ruolo, mentre per le automobili l&#8217;elettrificazione diretta offre già una strada importante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Qual è allora il carburante più sostenibile?</h2>



<p>La risposta non è uguale per tutti.</p>



<p>Un carburante può avere un impatto molto diverso a seconda di <strong>come viene prodotto, da quali materie prime deriva, quanta energia richiede, quali infrastrutture utilizza e quale veicolo alimenta</strong>.</p>



<p>È proprio questo il punto centrale della transizione: non esiste una singola tecnologia capace di risolvere ogni problema.</p>



<p>Per gli spostamenti stradali leggeri, l&#8217;elettrificazione rappresenta una delle principali direzioni di sviluppo. I carburanti rinnovabili possono invece assumere un ruolo importante dove sostituire rapidamente i veicoli esistenti è difficile o dove l&#8217;elettrificazione diretta presenta limiti. Nel trasporto aereo e marittimo, per esempio, biocarburanti avanzati, e-fuel e altri combustibili rinnovabili possono diventare particolarmente rilevanti. L&#8217;IEA prevede infatti che la crescita dei carburanti rinnovabili nel trasporto nei prossimi anni sarà guidata soprattutto dall&#8217;elettricità rinnovabile e dai biocarburanti, mentre idrogeno, biometano ed e-fuel avranno quote più contenute ma potenzialmente strategiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vera sfida è guardare oltre il distributore</h2>



<p>Quando facciamo rifornimento, vediamo soltanto il carburante che entra nel serbatoio. La sostenibilità, invece, comincia molto prima.</p>



<p>Per capire quanto una soluzione sia realmente vantaggiosa bisogna considerare l&#8217;intera filiera: <strong>origine delle materie prime, energia utilizzata per la produzione, trasporto, distribuzione e utilizzo finale</strong>.</p>



<p>È per questo che parlare semplicemente di carburante “verde” può essere fuorviante. La domanda corretta è un&#8217;altra: <strong>quanto è sostenibile quel carburante lungo tutto il suo ciclo di vita?</strong></p>



<p>Il futuro della mobilità potrebbe quindi non essere una sfida tra un unico carburante vincente e tutti gli altri. Potrebbe essere, piuttosto, un sistema nel quale tecnologie differenti vengono utilizzate dove sono più efficienti: elettricità sulle auto, biocarburanti e carburanti rinnovabili per parte del parco esistente, biometano dove la filiera lo rende vantaggioso, idrogeno ed e-fuel nei settori più difficili da elettrificare.</p>



<p>La vera innovazione, insomma, potrebbe non essere trovare <strong>il carburante del futuro</strong>, ma imparare a scegliere quello più adatto a ogni tipo di mobilità.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ambiente: Comuni Plastic free 2027, aperte le candidature</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ambiente-comuni-plastic-free-2027-aperte-le-candidature/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 13:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[comuni plastic free]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=257715</guid>

					<description><![CDATA[Sono aperte&#160;fino al 30 novembre&#160;le candidature per ottenere il riconoscimento&#160;Comune Plastic Free 2027, assegnato alle amministrazioni locali che si distinguono per azioni concrete a&#160;tutela dell’ambiente, nella&#160;gestione dei rifiuti&#160;e nel&#160;contrasto all’abbandono [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sono aperte&nbsp;<strong>fino al 30 novembre</strong>&nbsp;le candidature per ottenere il riconoscimento&nbsp;<strong>Comune Plastic Free 2027</strong>, assegnato alle amministrazioni locali che si distinguono per azioni concrete a&nbsp;<strong>tutela dell’ambiente</strong>, nella&nbsp;<strong>gestione dei rifiuti</strong>&nbsp;e nel&nbsp;<strong>contrasto all’abbandono illecito</strong>. L’edizione 2027 prevede&nbsp;<strong>20 criteri di valutazione</strong>,&nbsp;<strong>aggiornati per rendere il riconoscimento sempre più legato a risultati effettivi e documentabili</strong>. Per ciascun quesito i Comuni dovranno fornire, attraverso la&nbsp;<strong>piattaforma dedicata presente sul sito di Plastic Free Onlus</strong>, elementi utili a dimostrare quanto realmente realizzato sul territorio.</p>



<p>La valutazione riguarderà&nbsp;<strong>quattro grandi ambiti</strong>:&nbsp;<strong>contrasto all’inciviltà ambientale, attività virtuose sul territorio, gestione dei rifiuti urbani e collaborazione con Plastic Free</strong>. Tra gli aspetti presi in esame figurano, ad esempio, i sistemi per segnalare e contrastare gli abbandoni illeciti, le iniziative di educazione ambientale,&nbsp;<strong>la riduzione della plastica monouso</strong>&nbsp;negli uffici comunali, nelle scuole e negli eventi, la presenza di&nbsp;<strong>centri permanenti per il riuso</strong>, le azioni&nbsp;<strong>contro l’abbandono dei mozziconi</strong>, la&nbsp;<strong>qualità della raccolta differenziata</strong>&nbsp;e il&nbsp;<strong>coinvolgimento della comunità locale</strong>.</p>



<p>La scheda introduce inoltre alcune novità. Per la prima volta sarà valorizzata la continuità nel percorso, premiando i Comuni che hanno ottenuto il riconoscimento nelle precedenti edizioni.&nbsp;<strong>Le amministrazioni potranno inoltre presentare un’azione ambientale particolarmente virtuosa, innovativa o distintiva realizzata sul proprio territorio</strong>, anche se non riconducibile agli altri criteri della scheda. Cresce anche l’attenzione verso la dispersione nell’ambiente di piccoli elementi in plastica: tra le misure considerate figura espressamente il<strong>&nbsp;contrasto all’utilizzo e all’abbandono di coriandoli in plastica, insieme a palloncini, lanterne volanti, glitter e altri materiali non biodegradabili</strong>.</p>



<p><em>“Essere un Comune Plastic Free significa scegliere di investire nella corretta gestione dei rifiuti, nella sensibilizzazione ambientale, nel contrasto all’abbandono incivile e in azioni capaci di coinvolgere cittadini, associazioni, scuole e imprese in un percorso di miglioramento continuo –&nbsp;</em><strong>dichiara Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus</strong><em>&nbsp;–. Vogliamo valorizzare le amministrazioni che traducono l’attenzione per l’ambiente in scelte concrete, misurabili e capaci di produrre effetti reali sul territorio e per le future generazioni”.</em></p>



<p>La scheda 2027 rafforza questo principio,&nbsp;<strong>valorizzando l’effettiva applicazione di regolamenti e iniziative, la continuità delle azioni, la loro capacità di diventare strutturali</strong>&nbsp;e la presenza di&nbsp;<strong>riscontri concreti e verificabili</strong>. Le candidature saranno sottoposte al vaglio del comitato di valutazione di Plastic Free, che esaminerà la documentazione fornita e procederà alle verifiche previste.</p>



<p>“<em>Ogni anno facciamo evolvere la scheda per renderla sempre più concreta e stimolare le amministrazioni a migliorare</em>&nbsp;–&nbsp;<strong>prosegue De Gaetano</strong>&nbsp;–.&nbsp;<em>Quest’anno valorizziamo maggiormente la continuità, diamo spazio a iniziative virtuose che possano distinguere un territorio e introduciamo ulteriori elementi di attenzione verso forme di inquinamento spesso sottovalutate. Per ogni criterio chiediamo prove concrete dell’impegno assunto: vogliamo che il riconoscimento rappresenti un percorso credibile, misurabile e in continua crescita</em>”.</p>



<p>In base al punteggio ottenuto,&nbsp;<strong>i Comuni riconosciuti saranno classificati nei livelli una, due, tre tartarughe o tre tartarughe Gold&nbsp;</strong>e premiati nel corso dell’appuntamento nazionale dedicato alle amministrazioni virtuose. Il riconoscimento ha registrato negli ultimi anni una partecipazione crescente da parte degli enti locali.&nbsp;<strong>Nel 2026 sono stati 141 i Comuni premiati a Roma</strong>, confermando l’interesse delle amministrazioni verso un modello che valorizza un impegno progressivo e verificabile.</p>



<p><em>“Non tutte le amministrazioni sono uguali: alcune scelgono di fare la differenza –&nbsp;</em><strong>conclude De Gaetano</strong><em>&nbsp;–. La candidatura è un’occasione per misurare ciò che è stato fatto, individuare dove si può ancora migliorare e trasformare la tutela dell’ambiente in una responsabilità concreta verso il territorio e le future generazioni”.</em></p>



<p>Le candidature a Comune Plastic Free 2027&nbsp;<strong>resteranno aperte fino al 30 novembre 2026 attraverso la sezione dedicata ai Comuni sul sito di Plastic Free Onlus</strong>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
