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	<title>Mondo Green | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Educazione ambientale nelle scuole: in un anno Plastic free ha coinvolto 23mila studenti campani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 16:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[educazione ambientale nelle scuole]]></category>
		<category><![CDATA[plastic free]]></category>
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<p>Sono&nbsp;<strong>23.411 gli studenti coinvolti in Campania</strong>&nbsp;in attività di educazione ambientale durante&nbsp;<strong>l’anno scolastico 2025-2026 appena concluso</strong>. Dalle scuole dell’infanzia alle primarie, dalle secondarie di primo e secondo grado fino alle università,&nbsp;<strong>sono stati realizzati 91 appuntamenti dedicati all’inquinamento da plastica</strong>, alla corretta gestione dei rifiuti e alle conseguenze dei comportamenti quotidiani sugli ecosistemi e sulla salute.</p>



<p><strong>Il dato campano è il più alto registrato a livello nazionale</strong>&nbsp;e si inserisce nel bilancio delle iniziative realizzate da&nbsp;<strong>Plastic Free Onlus</strong>, organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica, che nell’anno scolastico appena concluso ha&nbsp;<strong>coinvolto 78.682 studenti in Italia attraverso 915 appuntamenti in 18 regioni</strong>. Un percorso reso possibile dalla rete dei referenti territoriali e dalla collaborazione di dirigenti scolastici, docenti ed educatori, che&nbsp;<strong>proseguirà nei prossimi mesi attraverso incontri e attività nei centri estivi.</strong></p>



<p>Gli incontri&nbsp;<strong>vengono modulati in base all’età degli studenti</strong>&nbsp;e alternano spiegazioni, immagini, video, giochi e quiz a momenti di confronto. Ai più piccoli i temi ambientali vengono presentati attraverso un linguaggio semplice e attività ludiche, mentre con gli studenti più grandi vengono approfonditi il&nbsp;<strong>ciclo di vita della plastica, la dispersione dei rifiuti, le microplastiche</strong>, il&nbsp;<strong>consumo consapevole</strong>&nbsp;e le possibili alternative ai prodotti usa e getta.</p>



<p>Durante numerosi appuntamenti&nbsp;<strong>vengono mostrati anche oggetti realmente recuperati nel corso delle raccolte ambientali</strong>. I rifiuti rinvenuti sulle spiagge, lungo i fiumi, nei parchi e nelle aree urbane diventano così strumenti educativi capaci di mostrare concretamente la persistenza della plastica nell’ambiente e i danni che può provocare agli animali, agli ecosistemi e alla salute umana.</p>



<p>Le attività non si limitano a fornire informazioni, ma invitano bambini e ragazzi a riconoscere&nbsp;<strong>l’impatto delle proprie abitudini</strong>: dalla scelta della borraccia al posto delle bottiglie monouso alla riduzione degli imballaggi, dalla raccolta differenziata al corretto conferimento dei piccoli rifiuti. In alcuni casi,&nbsp;<strong>agli incontri in aula seguono passeggiate ecologiche e raccolte sul territorio, a partire dalle aree adiacenti alle scuole</strong>. Un modo per trasformare quanto appreso in un’esperienza concreta di cittadinanza attiva.</p>



<p><em>“Il risultato raggiunto in Campania dimostra quanto sia forte il bisogno di educazione ambientale e quanto le scuole siano luoghi fondamentali per costruire consapevolezza –&nbsp;</em><strong>dichiara Silvana Cantone, referente regionale Campania di Plastic Free Onlus</strong><em>&nbsp;–. Coinvolgere 23.411 studenti in un solo anno scolastico significa parlare non solo ai bambini e ai ragazzi, ma anche alle famiglie e alle comunità in cui vivono. Ogni incontro è un’occasione per far capire che la tutela dell’ambiente non è un concetto astratto, ma passa da scelte quotidiane, responsabilità individuale e amore per il proprio territorio”.</em></p>
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		<title>Imprese: a Nocera Inferiore il laboratorio Metamorfosi dedicato alla sostenibilità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/imprese-a-nocera-inferiore-il-laboratorio-metamorfosi-dedicato-alla-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 15:12:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
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					<description><![CDATA[Un laboratorio dedicato all&#8217;ambiente, ma soprattutto un&#8217;occasione per mettere in relazione esperienze, imprese e buone pratiche che negli ultimi mesi hanno dato vita a una nuova comunità imprenditoriale orientata all&#8217;impatto. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un laboratorio dedicato all&#8217;ambiente, ma soprattutto un&#8217;occasione per mettere in relazione esperienze, imprese e buone pratiche che negli ultimi mesi hanno dato vita a una nuova comunità imprenditoriale orientata all&#8217;impatto.</p>



<p>Giovedì 16 luglio, dalle ore 9.30 alle 12.30, presso Villa Italia, in via Atzori a Nocera Inferiore, nell&#8217;ambito del Viaggio Danza Festival, il Laboratorio Campano Metamorfosi Lab 2030 incontrerà il Tour Nazionale Metamorfosi, dando vita a un appuntamento speciale che unisce il percorso laboratoriale dedicato alle imprese con il format itinerante nato per raccontare le migliori esperienze di sostenibilità agita in Italia.<br>L&#8217;iniziativa, promossa da Ci Vuole Marketing Società Benefit, rappresenta una tappa significativa del percorso avviato nei mesi scorsi con la Classe Fondativa 2026. Per la prima volta, infatti, le aziende che stanno costruendo insieme i Laboratori Metamorfosi si confronteranno con imprese che hanno preso parte alle precedenti tappe del Tour nazionale, in un dialogo aperto su ciò che, a distanza di un anno, è realmente cambiato nel modo di interpretare la sostenibilità, il beneficio comune e la responsabilità verso il territorio.</p>



<p>Accanto alle aziende della Classe Fondativa – Ci Vuole Marketing, Gruppo La California, Costruzioni Edil Metal, Logcenter e Ferrajoli Rent – saranno presenti imprenditori e organizzazioni provenienti dalle diverse tappe del Tour Metamorfosi, chiamati a condividere esperienze, risultati, criticità e nuove prospettive di crescita. Un confronto che punta a dimostrare come la sostenibilità diventi realmente efficace quando si trasforma in collaborazione tra imprese, contaminazione di competenze e costruzione di reti territoriali.</p>



<p>La sessione laboratoriale sarà dedicata al pilastro Environment (E) dei criteri ESG e accompagnerà le aziende nella definizione dei propri piani di impatto ambientale attraverso un percorso di progettazione collaborativa, supportato dal contributo di esperti e partner tecnici.</p>



<p>Ad accompagnare i lavori saranno Carmela Villani, CEO di Ci Vuole Marketing Società Benefit e ideatrice del progetto Metamorfosi Lab 2030, e Carmine Visone, Senior Sales Consultant di CRIBIS, partner del Laboratorio, che offrirà un contributo dedicato agli strumenti di analisi e alla misurazione delle performance ESG delle imprese.</p>



<p>Ad arricchire la mattinata saranno inoltre i camei tecnici di Federico Lo Presti, Massimiliano Mungiello, Antonella Capuano, e la docenza di Primo Barzoni, professionisti che porteranno esperienze, strumenti e casi concreti per supportare le imprese nella definizione dei propri percorsi di crescita sostenibile.<br>Nel corso della mattinata verranno conferite le nuove menzioni Brand for Benefit, il riconoscimento dedicato alle imprese che si distinguono per la capacità di coniugare crescita economica, responsabilità sociale e attenzione all&#8217;ambiente, diventando esempi virtuosi di sviluppo sostenibile per il territorio campano.</p>



<p>«Questo appuntamento rappresenta qualcosa di più della conclusione di un ciclo di laboratori. È la dimostrazione che quando le imprese decidono di confrontarsi, condividere competenze e costruire relazioni autentiche, la sostenibilità diventa un processo concreto e genera valore per tutti. In questi mesi abbiamo visto nascere connessioni, collaborazioni e nuove progettualità. È questo il risultato più importante di Metamorfosi: aver dato vita a una comunità di imprese che cresce insieme e che considera il beneficio comune una leva di sviluppo e non un semplice obiettivo da raccontare», dichiara Carmela Villani, dichiara Carmela Villani, ideatrice del progetto Metamorfosi 2030 – Scenari di Sostenibilità Agita e CEO di Ci Vuole Marketing Società Benefit.</p>



<p>L&#8217;incontro del 16 luglio conferma la vocazione del progetto Metamorfosi 2030 a diventare uno spazio permanente di confronto tra imprese, professionisti, università e stakeholder del territorio, favorendo la nascita di nuove collaborazioni e contribuendo alla diffusione di una cultura d&#8217;impresa sempre più orientata alla sostenibilità, all&#8217;innovazione e al beneficio comune.</p>
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		<item>
		<title>Differenziata di carta e cartone: nel 2025 in Campania raccolte oltre 243 mila tonnellate</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/differenziata-di-carta-e-cartone-nel-2025-in-campania-raccolte-oltre-243-mila-tonnellate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 09:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[comieco]]></category>
		<category><![CDATA[differenziata carta e cartone]]></category>
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					<description><![CDATA[La raccolta differenziata di carta e cartone in Campania prosegue il suo percorso di crescita e nel 2025 ha raggiunto le 243.559 tonnellate, segnando un aumento del 2,8% rispetto al [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La raccolta differenziata di carta e cartone in Campania prosegue il suo percorso di crescita e nel 2025 ha raggiunto le <strong>243.559 tonnellate</strong>, segnando un aumento del <strong>2,8%</strong> rispetto al 2024. Una quantità che, se pressata, sarebbe sufficiente a riempire oltre <strong>23 volte</strong> la sala del Teatro San Carlo di Napoli. Il dato emerge dal <strong>31° Rapporto Annuale sulla raccolta e riciclo di carta e cartone in Italia</strong>, pubblicato da Comieco, il Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi Cellulosici, e presentato a Napoli presso la Sala Giunta del Comune.</p>



<p>«<em>La Campania conferma anche nel 2025 una crescita della raccolta differenziata di carta e cartone, contribuendo per quasi il 20% all’incremento registrato nel Sud e Isole e per oltre il 10% alla crescita nazionale. Il dato pro capite regionale, pari a <strong>43,7 kg per abitante</strong>, resta tuttavia inferiore alla media nazionale (<strong>67,5 kg/ab</strong>) e a quella dell’area Sud e Isole (<strong>52,5 kg/ab</strong>)</em>», dichiara <strong>Roberto Di Molfetta</strong>, Direttore Generale di Comieco. «<em>Si tratta di un territorio che presenta ancora ampi margini di sviluppo. Stimiamo infatti un potenziale di circa <strong>100.000 tonnellate annue</strong> di carta e cartone ancora intercettabili attraverso la raccolta differenziata. Un&#8217;opportunità che passa sia dall&#8217;incremento delle quantità raccolte sia dal miglioramento della qualità dei conferimenti</em>».</p>



<p>La riduzione delle frazioni estranee all’origine, che nel circuito famiglie si attesta intorno al <strong>12%</strong>, resta infatti un elemento centrale per aumentare l’efficienza del sistema, limitare le attività di selezione successive e migliorare i benefici economici e ambientali per i Comuni.</p>



<p>Comieco ha gestito nel 2025 l’avvio a riciclo di circa <strong>190.000 tonnellate</strong> di materiali cellulosici in Campania, pari a circa il <strong>78%</strong> della raccolta differenziata complessiva regionale. Ai <strong>467 Comuni convenzionati</strong> sono stati riconosciuti corrispettivi economici per un valore complessivo superiore a <strong>18,7 milioni di euro</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dati per provincia</h3>



<p>Analizzando la resa delle province, il quadro territoriale mostra andamenti differenziati. La provincia di Napoli si conferma il principale bacino per quantità raccolte (<strong>55% del totale regionale</strong>), mentre Salerno registra il dato più dinamico, con una crescita di circa <strong>4.600 tonnellate (+10,6%)</strong> rispetto all’anno precedente.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Avellino:</strong> raccolte quasi <strong>13.000 tonnellate</strong> di carta e cartone, con un pro capite di <strong>32,3 kg/ab</strong>.</li>



<li><strong>Benevento:</strong> oltre <strong>8.500 tonnellate</strong> raccolte, con un pro capite di <strong>32,9 kg/ab</strong>.</li>



<li><strong>Caserta:</strong> oltre <strong>40.700 tonnellate</strong> totali di carta e cartone e un pro capite medio di <strong>44,9 kg/ab</strong>.</li>



<li><strong>Napoli:</strong> differenziate quasi <strong>134.000 tonnellate</strong>, con una media di <strong>45,3 kg/ab</strong>.</li>



<li><strong>Salerno:</strong> oltre <strong>47.600 tonnellate</strong> di carta e cartone raccolte, con un pro capite di <strong>45,1 kg/ab</strong>.</li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il ruolo degli alberi nelle città nella lotta al cambiamento climatico: più verde per ridurre caldo, inquinamento e rischi ambientali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-ruolo-degli-alberi-nelle-citta-nella-lotta-al-cambiamento-climatico-piu-verde-per-ridurre-caldo-inquinamento-e-rischi-ambientali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:15:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[alberi in città]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli alberi urbani sono sempre più considerati una risorsa fondamentale nella sfida contro il cambiamento climatico. Parchi, viali alberati e aree verdi non rappresentano soltanto elementi estetici delle città, ma [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Gli alberi urbani sono sempre più considerati una risorsa fondamentale nella sfida contro il cambiamento climatico. Parchi, viali alberati e aree verdi non rappresentano soltanto elementi estetici delle città, ma vere infrastrutture naturali capaci di contribuire alla riduzione delle temperature, al miglioramento della qualità dell’aria e alla protezione degli ecosistemi urbani.</p>



<p>Secondo numerosi studi scientifici, la vegetazione nelle aree urbane svolge un ruolo importante nell’adattamento ai nuovi scenari climatici, caratterizzati da estati più calde, ondate di calore più frequenti e fenomeni meteorologici estremi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli alberi contro le isole di calore urbane</h2>



<p>Uno degli effetti più evidenti della presenza degli alberi è la capacità di contrastare il fenomeno delle <strong>isole di calore urbane</strong>, cioè l’aumento delle temperature nelle città rispetto alle zone rurali circostanti.</p>



<p>Asfalto, cemento e superfici scure assorbono e trattengono il calore durante il giorno, rilasciandolo lentamente anche nelle ore notturne. Gli alberi aiutano a mitigare questo effetto grazie all’ombra e al processo di <strong>evapotraspirazione</strong>, attraverso il quale rilasciano vapore acqueo nell’atmosfera contribuendo al raffrescamento dell’ambiente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un aiuto contro l’inquinamento atmosferico</h2>



<p>Le piante svolgono inoltre un’importante funzione nella qualità dell’aria. Gli alberi assorbono anidride carbonica (<strong>CO₂</strong>) attraverso la fotosintesi e trattengono alcune particelle inquinanti presenti nell’atmosfera.</p>



<p>La capacità di assorbimento varia in base alla specie, alle dimensioni dell’albero, alla posizione e alle condizioni ambientali, ma la presenza di verde urbano può contribuire a rendere gli spazi cittadini più salubri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più alberi per città più resilienti</h2>



<p>Il verde urbano può svolgere un ruolo anche nella gestione delle piogge intense. Le chiome degli alberi intercettano parte dell’acqua piovana, mentre il terreno delle aree verdi favorisce l’infiltrazione, riducendo il rischio di allagamenti legati alla crescente impermeabilizzazione dei suoli.</p>



<p>Per questo motivo molte città stanno investendo in nuovi programmi di forestazione urbana, con l’obiettivo di creare corridoi verdi, ampliare i parchi e aumentare la presenza di alberi nelle zone più densamente costruite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non basta piantare: serve una corretta gestione</h2>



<p>Gli esperti sottolineano però che la lotta al cambiamento climatico non si risolve semplicemente piantando alberi. La scelta delle specie, la manutenzione, la disponibilità d’acqua e la tutela degli alberi adulti già presenti sono elementi fondamentali.</p>



<p>Un albero maturo può offrire benefici ambientali molto superiori rispetto a una giovane pianta appena messa a dimora. Per questo le strategie più efficaci prevedono sia nuove piantumazioni sia la conservazione del patrimonio arboreo esistente.</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Plastica monouso, come è cambiata la normativa europea: divieti, nuovi obblighi e la spinta verso il riuso</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/plastica-monouso-come-e-cambiata-la-normativa-europea-divieti-nuovi-obblighi-e-la-spinta-verso-il-riuso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:11:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[plastica monouso]]></category>
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					<description><![CDATA[La lotta alla plastica usa e getta è diventata uno dei principali obiettivi delle politiche ambientali europee. Negli ultimi anni l’Unione Europea ha introdotto nuove regole per ridurre l’impatto dei [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La lotta alla plastica usa e getta è diventata uno dei principali obiettivi delle politiche ambientali europee. Negli ultimi anni l’Unione Europea ha introdotto nuove regole per ridurre l’impatto dei prodotti in plastica monouso sull’ambiente, favorendo modelli di produzione e consumo più sostenibili.</p>



<p>Il punto di svolta è rappresentato dalla <strong>Direttiva europea 2019/904</strong>, conosciuta come direttiva “SUP” (<em>Single Use Plastics</em>), approvata per prevenire e ridurre la presenza di determinati rifiuti plastici, soprattutto nei mari e negli ecosistemi naturali.</p>



<p>La normativa ha introdotto una serie di misure che hanno cambiato il modo in cui cittadini e imprese utilizzano diversi prodotti quotidiani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Stop ad alcuni prodotti usa e getta</h2>



<p>Dal recepimento della direttiva sono stati vietati alcuni articoli in plastica monouso considerati particolarmente problematici per l’ambiente, tra cui posate, piatti, cannucce, bastoncini cotonati e alcuni contenitori in polistirene espanso. Le restrizioni riguardano anche i prodotti realizzati con plastica oxo-degradabile.</p>



<p>L’obiettivo non è soltanto eliminare alcuni oggetti, ma ridurre progressivamente la cultura dell’usa e getta, incentivando alternative riutilizzabili o con minore impatto ambientale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più responsabilità per produttori e aziende</h2>



<p>La normativa europea ha introdotto anche il principio della <strong>responsabilità estesa del produttore</strong>: chi immette sul mercato determinati prodotti deve contribuire alla gestione dei rifiuti e ai costi legati alla loro raccolta e trattamento.</p>



<p>Un cambiamento importante riguarda anche alcuni articoli ancora ammessi, come contenitori e bicchieri in plastica: per questi prodotti l’Europa ha previsto misure per ridurne il consumo e migliorarne la progettazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tappi più sicuri e raccolta più efficace</h2>



<p>Tra le novità introdotte dalla normativa rientra anche l’obbligo, per alcune bottiglie in plastica, di avere il tappo collegato al contenitore, così da evitare che venga disperso nell’ambiente durante l’uso. Le nuove regole puntano inoltre ad aumentare la raccolta e il riciclo delle bottiglie in plastica..</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Spighe verdi, domina il Cilento: eccellenza di sostenibilità e tutela del territorio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/spighe-verdi-domina-il-cilento-eccellenza-di-sostenibilita-e-tutela-del-territorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 11:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Monteforte Cilento]]></category>
		<category><![CDATA[bandiera verde]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[tutela del territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[Per il secondo anno consecutivo, il comune di Monteforte Cilento festeggia un traguardo straordinario: la riconferma della Spiga Verde. Il prestigioso vessillo, che premia le politiche locali di sostenibilità, la [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per il secondo anno consecutivo, il comune di Monteforte Cilento festeggia un traguardo straordinario: la riconferma della Spiga Verde. Il prestigioso vessillo, che premia le politiche locali di sostenibilità, la valorizzazione del territorio e la tutela dell&#8217;ambiente, sventola fiero anche quest&#8217;anno nel cuore del Cilento.</p>



<p>La cerimonia ufficiale di consegna ha visto la partecipazione del Sindaco e del Vicesindaco, che hanno ritirato il premio. Particolarmente entusiasto il Vicesindaco, che per il secondo anno consecutivo ha espresso profonda soddisfazione per il risultato, rilasciando una dichiarazione a nome dell&#8217;amministrazione:</p>



<p>«<em>Siamo immensamente orgogliosi di questo bis. Ricevere nuovamente la Spiga Verde è la conferma che la direzione intrapresa è quella giusta: una strada fatta di rispetto per l&#8217;ambiente, valorizzazione delle nostre radici e sviluppo sostenibile. Questo riconoscimento appartiene a tutta la comunità di Monteforte Cilento: ai cittadini, agli agricoltori, agli operatori locali e a chiunque si prende cura del nostro territorio ogni giorno. Per il secondo anno consecutivo raccogliamo i frutti di un lavoro silenzioso ma costante. Questo premio non è un punto d&#8217;arrivo, ma una spinta a fare ancora di più per contrastare lo spopolamento, dimostrando che i piccoli borghi custodiscono un valore inestimabile. Continueremo a investire sulla qualità della vita, sulla transizione ecologica e sulla bellezza del nostro comune</em>» conclude il vicesindaco.</p>



<p>Domina la provincia di Salerno con Agropoli, Ascea, Capaccio Paestum, Moio della Civitella e Positano, oltre a Monteforte Cilento. Ci sono poi, nelle altre province, i comuni di Conca della Campania, Foiano di Val Fortore e Massa Lubrense.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Transizione ecologica: esperti e istituzioni a confronto il 26 giugno a Giugliano</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/transizione-ecologica-esperti-e-istituzioni-a-confronto-il-26-giugno-a-giugliano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 12:24:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[autoconsumo collettivo]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[CER]]></category>
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		<category><![CDATA[transizione ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Le Comunità Energetiche Rinnovabili e le nuove prospettive europee per la transizione ecologica saranno al centro dell’incontro pubblico “L’Europa che investe nel futuro – Comunità Energetiche (CER) e Transizione Ecologica [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le Comunità Energetiche Rinnovabili e le nuove prospettive europee per la transizione ecologica saranno al centro dell’incontro pubblico “L’Europa che investe nel futuro – Comunità Energetiche (CER) e Transizione Ecologica fuori dai vincoli di bilancio”, in programma venerdì 26 giugno 2026 alle ore 18:30 presso Natura Urbana – Green Club Zone, in Vicinale Cesa di Parete 40, a Giugliano in Campania.</p>



<p>L’iniziativa, promossa da Francesco Macillo e dall’APS Amicitia, riunirà professionisti, esperti del settore energetico e rappresentanti istituzionali per approfondire il ruolo delle Comunità Energetiche Rinnovabili nel nuovo contesto europeo. Al centro del confronto vi saranno le opportunità derivanti dalla recente risoluzione europea dell’11 marzo 2026 che riconosce la centralità degli investimenti destinati alla transizione ecologica, individuandoli come strategici per il futuro dell’Unione.</p>



<p>Le CER vengono considerate tra gli strumenti più efficaci per tradurre gli obiettivi europei in azioni concrete sui territori, favorendo la produzione condivisa di energia da fonti rinnovabili, la riduzione dei costi energetici e una maggiore autonomia per cittadini, imprese ed enti locali.</p>



<p>“Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono una grande opportunità per i territori – dichiarano gli organizzatori Francesco Macillo e l’Avv. Lelio Mancino, Presidente dell’APS Amicitia – perché consentono di costruire un modello nel quale sostenibilità, innovazione e comunità diventano elementi di crescita. La transizione ecologica deve essere accompagnata da progetti concreti e partecipati”.</p>



<p>Tra i relatori è previsto l’intervento dell’On. Raffaele Topo, europarlamentare, che illustrerà il quadro delle politiche europee e delle opportunità connesse agli investimenti per la transizione ecologica. Previsti anche i contributi dell’Ing. Antonio Zanesco, europrogettista, sugli strumenti comunitari a sostegno dei progetti energetici territoriali, e dell’Ing. Valentina Russo, Esperto in Gestione dell’Energia (EGE), che approfondirà gli aspetti tecnici e operativi delle Comunità Energetiche.</p>



<p>A evidenziare il valore strategico delle CER è anche la Dott.ssa Maria C. Biglietto, ESG Manager – Sostenibilità ambientale.</p>



<p>“Le Comunità Energetiche rappresentano un nuovo modello di sviluppo sostenibile, capace di unire innovazione, partecipazione e tutela ambientale”.</p>



<p>La stessa Biglietto sottolinea inoltre come “la diffusione delle Comunità Energetiche rappresenti un passaggio fondamentale per accompagnare cittadini, imprese e istituzioni verso un nuovo modello energetico basato su consapevolezza, responsabilità e sostenibilità concreta. La sfida non è soltanto produrre energia pulita, ma creare valore condiviso per i territori”.</p>



<p>I lavori saranno moderati dall’Avv. Lelio Mancino. L’appuntamento si inserisce in un percorso di confronto già avviato sul territorio campano sul tema delle Comunità Energetiche, sostenuto anche dal Vicepresidente della Regione Campania Mario Casillo, nell’ambito delle iniziative dedicate alla sostenibilità e all’innovazione energetica.</p>



<p>“Questo appuntamento – concludono gli organizzatori – vuole essere un momento di confronto operativo tra istituzioni, professionisti e cittadini per comprendere come le Comunità Energetiche possano diventare uno dei pilastri della transizione ecologica e della crescita sostenibile del futuro”.</p>
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		<title>Piscina ecosostenibile: materiali e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/piscina-ecosostenibile-materiali-e-tecnologie-green-per-ridurre-limpatto-ambientale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 12:30:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
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		<category><![CDATA[piscine sostenibili]]></category>
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<p>Le piscine rappresentano da sempre un elemento di benessere e di valorizzazione degli spazi esterni, ma negli ultimi anni il settore ha iniziato a confrontarsi con una nuova esigenza: ridurre il consumo di risorse e progettare strutture più rispettose dell’ambiente. Nasce così il concetto di piscina ecosostenibile, un insieme di soluzioni costruttive e tecnologiche pensate per limitare sprechi di acqua, energia e prodotti chimici.</p>



<p>La sostenibilità di una piscina non dipende da un singolo elemento, ma dall’intero ciclo di vita dell’impianto: dalla scelta dei materiali alla gestione quotidiana, fino ai sistemi di filtrazione e riscaldamento.</p>



<p><strong>Materiali più attenti all’ambiente</strong></p>



<p>Nella costruzione delle piscine moderne si stanno diffondendo materiali progettati per durare più a lungo e richiedere meno manutenzione. Strutture in calcestruzzo, acciaio o materiali compositi possono essere ottimizzate per aumentare la resistenza nel tempo e ridurre la necessità di interventi frequenti.</p>



<p>Sempre più interesse è rivolto anche ai rivestimenti ad alta durabilità, capaci di limitare perdite d’acqua e deterioramento. Una vasca ben isolata e correttamente progettata permette infatti di ridurre gli sprechi e mantenere più stabile la temperatura dell’acqua.</p>



<p><strong>Filtrazione naturale e riduzione dei prodotti chimici</strong></p>



<p>Uno dei principali aspetti della piscina sostenibile riguarda la qualità dell’acqua. I sistemi tradizionali basati esclusivamente sull’uso di prodotti chimici possono essere affiancati da tecnologie più efficienti.</p>



<p>Tra le soluzioni più conosciute ci sono i sistemi di filtrazione avanzata e le piscine biologiche, dove l’acqua viene depurata attraverso processi naturali che coinvolgono piante acquatiche, microrganismi e materiali filtranti. In questi impianti la zona di balneazione può essere integrata con aree dedicate alla rigenerazione dell’acqua.</p>



<p>Anche tecnologie come la disinfezione tramite elettrolisi del sale, l’ozono o i sistemi a raggi ultravioletti possono contribuire a diminuire l’impiego di cloro tradizionale, mantenendo comunque elevati standard di sicurezza quando correttamente installati e gestiti.</p>



<p><strong>Risparmio idrico: coperture e recupero dell’acqua</strong></p>



<p>Una delle maggiori perdite di acqua in piscina è dovuta all’evaporazione, soprattutto nei periodi più caldi. Le coperture termiche rappresentano una soluzione semplice ed efficace: riducono la dispersione di calore, limitano l’ingresso di impurità e diminuiscono la necessità di frequenti reintegri.</p>



<p>Anche il recupero dell’acqua piovana può essere valutato in fase di progettazione, attraverso sistemi dedicati di raccolta e trattamento, nel rispetto delle normative locali.</p>



<p><strong>Energia rinnovabile e consumi intelligenti</strong></p>



<p>Per rendere una piscina più efficiente dal punto di vista energetico, un ruolo importante è svolto dalle tecnologie di nuova generazione. Le pompe di calore ad alta efficienza consentono di riscaldare l’acqua consumando meno energia rispetto ai sistemi tradizionali.</p>



<p>L’integrazione con impianti fotovoltaici può permettere di alimentare pompe, sistemi di filtrazione e illuminazione sfruttando energia prodotta da fonti rinnovabili.</p>



<p>Anche l’automazione contribuisce alla sostenibilità: sensori e sistemi intelligenti possono monitorare temperatura, qualità dell’acqua e tempi di funzionamento degli impianti, evitando consumi inutili.</p>
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		<title>Imballaggi: UE pubblica le linee guida sul nuovo regolamento PPWR, mercato unico verso la svolta green</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 13:25:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[imballaggi]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento imballaggi]]></category>
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<p>La Commissione europea ha pubblicato orientamenti e linee guida ufficiali per l’attuazione del nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), il quadro normativo destinato a rivoluzionare il settore in chiave sostenibile e a rafforzare l’armonizzazione del mercato unico.</p>



<p>Il regolamento PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), entrato in vigore nel febbraio 2025, si applicherà pienamente dal 12 agosto 2026 e rappresenta uno dei pilastri della strategia europea per l’economia circolare.</p>



<p>Le linee guida pubblicate da Bruxelles hanno l’obiettivo di chiarire alcuni aspetti interpretativi della normativa e facilitare l’applicazione uniforme delle nuove regole tra Stati membri e operatori economici, riducendo le incertezze nella fase di transizione.</p>



<p>Secondo la Commissione, il documento interviene in particolare su definizioni chiave del regolamento, come la qualificazione degli operatori (produttori e fabbricanti) e la classificazione degli imballaggi, fornendo indicazioni utili anche per le imprese chiamate a conformarsi ai nuovi obblighi.</p>



<p>Il PPWR introduce un impianto normativo unico a livello europeo che copre l’intero ciclo di vita degli imballaggi, dalla produzione alla gestione del fine vita, con l’obiettivo di ridurre i rifiuti, aumentare il riciclo e migliorare la sostenibilità dei materiali immessi sul mercato.</p>



<p>Tra le principali novità figurano requisiti più stringenti sulla riciclabilità, limiti a sostanze considerate problematiche e una progressiva armonizzazione delle regole di etichettatura, destinata a sostituire i diversi sistemi nazionali oggi esistenti.</p>



<p>Le misure si inseriscono nel più ampio quadro delle politiche europee per la transizione ecologica e la neutralità climatica al 2050, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi e rendere più efficiente l’uso delle risorse.</p>



<p>Le linee guida pubblicate dalla Commissione rappresentano un passaggio tecnico fondamentale in vista dell’entrata a pieno regime del regolamento nel 2026, quando scatteranno gran parte degli obblighi operativi per imprese e Stati membri.</p>
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		<title>Salvate dalla plastica, dalle reti e dagli ami: nove tartarughe tornano in mare il 14 giugno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/salvate-dalla-plastica-dalle-reti-e-dagli-ami-nove-tartarughe-tornano-in-mare-il-14-giugno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:14:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
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<p>Domenica 14 giugno l’Italia si unirà idealmente da nord a sud per&nbsp;<strong>restituire il mare a nove tartarughe marine salvate</strong>, curate e finalmente pronte a tornare nel loro habitat naturale. In vista del World Sea Turtle Day, che si celebra il 16 giugno,&nbsp;<strong>Plastic Free Onlus</strong>, organizzazione di volontariato impegnata nel contrasto all’inquinamento da plastica,&nbsp;<strong>promuove l’Italian Turtle Day</strong>, un’iniziativa diffusa che vedrà liberazioni&nbsp;<strong>in contemporanea in sei località</strong>:&nbsp;<strong>Genova, Viareggio, Pescara, Castro, Stintino e Lampedusa</strong>.</p>



<p>L’iniziativa, coordinata da Plastic Free Onlus, che ha proprio la tartaruga marina nel proprio simbolo, metterà in rete centri di recupero, Capitanerie di Porto, aree marine protette, parchi nazionali, enti scientifici, associazioni e istituzioni locali,&nbsp;<strong>trasformando le liberazioni in un’unica grande azione nazionale di sensibilizzazione. Una giornata dal forte valore simbolico e ambientale</strong>&nbsp;che conferma l’impegno di Plastic Free nella tutela del mare e della biodiversità: dal 2019 l’associazione ha già contribuito al&nbsp;<strong>salvataggio di oltre 300 tartarughe marine e accompagnato alla nascita quasi 11mila piccoli esemplari lungo le coste italiane</strong>.</p>



<p>Al centro dell’iniziativa ci saranno&nbsp;<strong>esemplari di&nbsp;<em>Caretta caretta</em></strong>, la specie più diffusa nel Mediterraneo, spesso&nbsp;<strong>vittima dell’impatto delle attività umane</strong>: ingestione di plastica, catture accidentali nelle reti da pesca, traumi da eliche, ami, lenze e rifiuti dispersi in mare. Ogni liberazione racconterà una storia diversa, ma tutte avranno lo stesso messaggio:&nbsp;<strong>proteggere il mare significa proteggere la vita</strong>.</p>



<p><em>“Domenica 14 giugno sarà una giornata di grande emozione, ma anche di forte responsabilità –&nbsp;</em><strong>dichiara Rosapia Reale, vicepresidente di Plastic Free Onlus</strong><em>&nbsp;–. Vedere una tartaruga marina tornare in mare significa assistere a una piccola vittoria della cura sull’indifferenza. Ognuno di questi animali è stato salvato grazie a una rete preziosa fatta di competenze, passione e collaborazione tra centri di recupero, istituzioni, Capitanerie di Porto, volontari e cittadini. Ma ogni liberazione ci ricorda anche quanto sia fragile l’equilibrio del mare e quanto pesino i nostri comportamenti quotidiani. Le tartarughe marine vivono nel Mediterraneo da milioni di anni, ma oggi devono affrontare minacce sempre più gravi: plastica, reti, ami, traffico nautico, degrado degli habitat. Come Plastic Free –&nbsp;</em><strong>aggiunge</strong><em>&nbsp;– crediamo che la tutela dell’ambiente non possa fermarsi alla raccolta dei rifiuti. Proteggere il mare significa anche difendere la biodiversità, sostenere chi ogni giorno soccorre gli animali in difficoltà e sensibilizzare cittadini, scuole e istituzioni”.</em></p>



<p>A&nbsp;<strong>Genova</strong>, il rilascio avverrà al largo della città a bordo di un’imbarcazione messa a disposizione dalla Capitaneria di Porto. Alle ore 10 è previsto un momento divulgativo nell’area del&nbsp;<strong>Porto Antico, presso Ponte Spinola, sotto l’Acquario di Genova</strong>, durante il quale biologi e veterinari racconteranno al pubblico la&nbsp;<strong>storia di Lorena</strong>, l’esemplare che sarà liberato, e l’attività del Centro di Recupero che da oltre trent’anni si occupa della cura delle tartarughe marine. Il rilascio è previsto intorno alle ore 11.</p>



<p>In Toscana, l’appuntamento sarà a&nbsp;<strong>Viareggio</strong>, in&nbsp;<strong>Piazza Palombari dell’Artiglio</strong>, dove alle ore 10 si terrà un incontro di sensibilizzazione a cura di Marevivo Toscana e dello staff dell’Acquario di Livorno – Centro Recupero e Riabilitazione per tartarughe marine. Successivamente, al largo del Porto di Viareggio,&nbsp;<strong>sarà liberata Dede</strong>, una&nbsp;<em>Caretta caretta</em>&nbsp;dotata di microchip e tag metallico, grazie alla collaborazione con il Comune di Viareggio, ANPANA, Capitaneria di Porto di Viareggio, Direzione Marittima di Livorno, Osservatorio Toscano per la Biodiversità, WWF Massa Carrara e Plastic Free.</p>



<p>A&nbsp;<strong>Pescara</strong>, il Centro di Recupero e Riabilitazione Tartarughe Marine “Luigi Cagnolaro” gestito dal Centro Studi Cetacei organizzerà alle ore 10.30 un momento divulgativo&nbsp;<strong>presso la banchina di attracco delle motovedette del</strong>&nbsp;<strong>porto turistico “Marina di Pescara”.</strong>&nbsp;Volontari, veterinari e biologi racconteranno la&nbsp;<strong>storia di Lacey</strong>&nbsp;e l’attività di tutela della fauna marina protetta svolta da oltre quarant’anni. Il rilascio avverrà a circa tre miglia nautiche dalla costa, con il supporto della Capitaneria di Porto, del pescaturismo “Nonno Remo”, di Assonautica Pescara-Chieti e Plastic Free.</p>



<p>A&nbsp;<strong>Castro Marina</strong>, in provincia di Lecce,&nbsp;<strong>saranno liberati quattro esemplari di&nbsp;<em>Caretta caretta</em></strong>:&nbsp;<strong>Leo, Ale, Filippo e Mia</strong>. L’appuntamento è alle ore 10 nella parte esterna del porto turistico, dove si terrà un momento di sensibilizzazione prima del rilascio, previsto tra le 11.30 e le 12. L’iniziativa è a cura del CRTM di Calimera, con la collaborazione di CIHEAM Bari – Sede di Tricase, Mondo Marevivo Castro e Plastic Free, con il patrocinio dell’Università del Salento, della Provincia di Lecce e del Comune di Castro. Proprio nella sede di Tricase del CIHEAM Bari è ospitata la settima edizione del corso avanzato internazionale di specializzazione “<em>Sviluppo sostenibile delle comunità costiere</em>”, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Per l’occasione saranno presenti anche funzionari ministeriali provenienti da 12 Paesi (<em>Congo, Costa Rica, Egitto, El Salvador, Ghana, Kenya, Libya, Mauritania, Senegal, Sudan, Tanzania, Uganda</em>), con momenti di sensibilizzazione anche in lingua inglese.</p>



<p>A&nbsp;<strong>Stintino</strong>, sulla&nbsp;<strong>spiaggia della Pelosa</strong>, l’incontro con il pubblico inizierà alle ore 10:30, mentre alle ore 11&nbsp;<strong>sarà liberata Caterina</strong>, una tartaruga recuperata a metà marzo dai pescatori dopo una cattura accidentale in una rete da pesca. L’evento è a cura del CRAMA – Centro Recupero Animali Marini Asinara e del CReS – Centro di Recupero del Sinis, con la collaborazione del Parco Nazionale dell’Asinara – Area Marina Protetta “Isola dell’Asinara” e della Rete Regionale per la Conservazione della Fauna Marina Sardegna, con il patrocinio del Comune di Stintino e il coinvolgimento di Plastic Free.</p>



<p>A&nbsp;<strong>Lampedusa sarà liberata Lina</strong>, tartaruga marina “miracolata”, recuperata lo scorso ottobre grazie a un intervento particolarmente rischioso della Capitaneria di Porto, effettuato di notte e in condizioni meteomarine proibitive, con un subacqueo che ha dovuto entrare in mare per liberare l’animale rimasto impigliato a una roccia sul fondale. L’esemplare, poi operato e amputato, è stato curato presso il Centro Provinciale Recupero Fauna Selvatica e Tartarughe Marine di Agrigento. Oggi, finalmente in buone condizioni, tornerà in mare grazie all’impegno di Lampedusa Turtle Rescue, dei volontari dell’Unità Soccorso di Lampedusa, della Capitaneria di Porto e di Plastic Free, accompagnata dalla vedetta che contribuì al suo salvataggio. Il&nbsp;<strong>rilascio avverrà al tramonto</strong>, concludendo in maniera simbolica una giornata dedicata alla salvaguardia delle tartarughe marine, fortemente voluta da Plastic Free Onlus che ha coordinato la collaborazione fra diversi centri di recupero lungo le coste italiane.</p>



<p>Plastic Free invita&nbsp;<strong>cittadini e istituzioni a partecipare agli appuntamenti pubblici</strong>&nbsp;previsti nelle diverse località. Con&nbsp;<strong>l’Italian Turtle Day</strong>, le liberazioni diventano un unico messaggio nazionale: il mare si protegge con azioni concrete, collaborazione tra territori e scelte quotidiane più responsabili.&nbsp;<strong>Ogni tartaruga che torna libera chiude un percorso di cura e apre un nuovo impegno collettivo.</strong></p>
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		<title>Il “Dottore dell’Ottone” contro la cultura dell’usa-e-getta: da Cava de’ Tirreni il restauro ecologico che conquista Italia ed estero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 08:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
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		<category><![CDATA[Cava de' Tirreni]]></category>
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<p><strong>Recuperare invece di sostituire, restaurare invece di buttare. È questa la filosofia che dal 2005 guida l’attività di Giuseppe Salsano, conosciuto come il “Dottore dell’Ottone”, artigiano specializzato nel restauro e nella lavorazione su misura di ottone, rame, bronzo e acciaio inox. Un’eccellenza campana che, partendo da Cava de’ Tirreni, serve clienti in tutta Italia e anche all’estero.</strong></p>



<p>In un periodo storico purtroppo dominato dalla logica del “compra, usa e getta”, il laboratorio di <strong><a href="https://www.giuseppesalsano.com/" data-type="link" data-id="https://www.giuseppesalsano.com/">Giuseppe Salsano</a></strong> rappresenta invece una risposta concreta e sostenibile. Vecchie maniglie ossidate, lampadari spenti dal tempo, complementi d’arredo usurati o elementi metallici apparentemente irrecuperabili trovano nuova vita grazie a un approccio che unisce tradizione artigianale, innovazione e rispetto per l’ambiente.</p>



<p>Da qui nasce la definizione di <strong>“restauro ecologico”</strong>: recuperare ciò che già esiste, evitando sprechi e riducendo la necessità di sostituire oggetti che, attraverso interventi professionali, possono tornare a splendere come nuovi.</p>



<p>“Lucidare, riparare, cromare o modificare un oggetto significa preservarne il valore e prolungarne la vita”, spiega la filosofia che anima il brand “Giuseppe Salsano – Il Dottore dell’Ottone”. Attraverso lavorazioni specialistiche e trattamenti mirati, l’officina restituisce bellezza e funzionalità a manufatti in ottone, rame, bronzo e acciaio inox, materiali che richiedono competenze tecniche e una profonda conoscenza delle lavorazioni artigianali.</p>



<p>L’attività non si limita al restauro.</p>



<p>Uno dei punti di forza dell’azienda è infatti <strong>la realizzazione di arredi e complementi esclusivi su misura</strong>. Partendo da un semplice disegno, da una fotografia o anche da un’idea del cliente, il laboratorio crea pezzi unici destinati a contesti privati e professionali.</p>



<p>Tra le produzioni figurano cappe decorative, lampadari artistici, passamani, ringhiere, dettagli d’arredo di design, componenti per la nautica di lusso e opere di arredo sacro. Soluzioni personalizzate pensate per abitazioni, ville, hotel, bar, ristoranti, attività commerciali e imbarcazioni, con la possibilità di realizzare anche strutture smontabili e progettazioni completamente personalizzate.</p>



<p>L’eccellenza dell’officina si distingue inoltre per una serie di lavorazioni specialistiche particolarmente richieste sul mercato. Oltre ai restauri conservativi, vengono eseguiti interventi di <strong>cromatura, doratura,argentatura, nichelatura, brunitura e stagnatura a mano delle pentole in rame</strong>, una tecnica tradizionale sempre più rara e apprezzata da collezionisti, professionisti della ristorazione e amanti degli oggetti d’epoca.</p>



<p>Un altro settore di grande rilevanza riguarda<strong> il recupero di particolari appartenenti ad auto e moto storiche</strong>, un mercato che richiede precisione assoluta, rispetto dell’originalità e capacità di valorizzare ogni dettaglio.</p>



<p><strong>Sebbene il cuore operativo dell’attività sia a Cava de’ Tirreni, il servizio supera da tempo i confini regionali e nazionali. </strong>Grazie alla logistica tramite corriere, clienti provenienti da tutta Italia e dall’estero possono spedire direttamente i propri oggetti al laboratorio, ricevere la lavorazione artigianale e ottenere la riconsegna a domicilio una volta completato l’intervento.</p>



<p>Un modello che ha trasformato una bottega artigiana campana in un punto di riferimento per chi cerca qualità, personalizzazione e attenzione ai dettagli.</p>



<p>Per chi desidera restaurare un oggetto o sviluppare un progetto su misura, il primo contatto è semplice e immediato: basta fotografare il manufatto o il disegno e inviarlo tramite WhatsApp al numero 338 2004571 per ricevere una consulenza e un preventivo personalizzato. </p>



<p>In un mercato sempre più orientato alla standardizzazione, il “Dottore dell’Ottone” continua a dimostrare come il vero artigianato italiano possa rappresentare una scelta di valore, sostenibile e duratura, capace di trasformare ogni oggetto in un pezzo unico e ogni progetto in una realizzazione esclusiva.Per informazioni e consulenze è possibile visitare il sito ufficiale <a data-type="link" data-id="https://www.giuseppesalsano.com/" href="https://www.giuseppesalsano.com/"><strong>giuseppesalsano.com</strong> </a>o contattare direttamente l’officina artigiana di Cava de’ Tirreni.</p>



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<p><strong>CONTATTI</strong></p>



<p>Località Petraro Santo Stefano, 32<br>84013 CAVA DE&#8217; TIRRENI (SA)<br>+39 089 463679 <br>+39 338 2004571<br>info@giuseppesalsano.com</p>



<p><em>++++ Redazionale pubblicitario ++++ </em></p>



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		<title>Napoli punta sulla mobilità sostenibile con 60 bus full electric</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/napoli-punta-sulla-mobilita-sostenibile-con-60-bus-full-electric/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:08:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[bus full electic]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[Napoli accelera sulla mobilità sostenibile con un investimento complessivo di circa 80 milioni di euro destinato al rinnovo e al potenziamento del trasporto pubblico urbano. La Regione Campania ha infatti [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Napoli accelera sulla mobilità sostenibile con un investimento complessivo di circa 80 milioni di euro destinato al rinnovo e al potenziamento del trasporto pubblico urbano. La Regione Campania ha infatti approvato un finanziamento che consentirà al Comune di rafforzare la flotta di superficie con mezzi di nuova generazione, più efficienti e a ridotto impatto ambientale.</p>



<p>Lo stanziamento prevede 57,6 milioni di euro per l&#8217;acquisto di 17 nuovi tram destinati alla linea tranviaria del mare e altri 22 milioni di euro per l&#8217;introduzione di 60 autobus full electric. Le risorse provengono dal Programma Operativo Regionale Fesr e consentiranno di completare il potenziamento della flotta entro la fine dell&#8217;anno.</p>



<p>L&#8217;obiettivo dell&#8217;intervento è duplice: da un lato migliorare la qualità del servizio offerto ai cittadini, dall&#8217;altro ridurre le emissioni legate al trasporto urbano attraverso l&#8217;impiego di mezzi a basso impatto ambientale. Il rinnovo del parco veicoli rappresenta inoltre un importante supporto per l&#8217;azienda di trasporto pubblico Anm, che potrà contare su mezzi più moderni e performanti.</p>



<p>«<em>Il lavoro che stiamo portando avanti per la mobilità urbana e per creare un raccordo più stretto con l&#8217;intera area metropolitana ora si rafforza</em>», ha dichiarato il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. «<em>Siamo impegnati a potenziare il trasporto di superficie laddove non è possibile arrivare con la metropolitana, con particolare attenzione alla riduzione dell&#8217;impatto ambientale</em>».</p>



<p>Secondo il primo cittadino, l&#8217;investimento consentirà di offrire un servizio più efficiente non solo ai residenti, ma anche ai pendolari e ai turisti che ogni giorno si muovono in città. Manfredi ha inoltre sottolineato la collaborazione istituzionale con la Regione Campania guidata da Roberto Fico, definendola determinante per sostenere progetti strategici nei settori dei trasporti e delle infrastrutture.</p>



<p>Con l&#8217;arrivo dei nuovi tram e degli autobus elettrici, Napoli compie dunque un ulteriore passo verso un sistema di mobilità urbana più moderno, sostenibile e integrato, puntando sulla riduzione delle emissioni e sul miglioramento della qualità del trasporto pubblico locale.</p>
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		<title>Giornata mondiale degli oceani: Plastic Free rimuove 12 tonnellate di rifiuti dall’ambiente in tutta Italia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giornata-mondiale-degli-oceani-plastic-free-rimuove-12-tonnellate-di-rifiuti-dallambiente-in-tutta-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 09:40:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cleanup]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata Mondiale degli Oceani]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[Microplastiche]]></category>
		<category><![CDATA[mozziconi di sigaretta]]></category>
		<category><![CDATA[Plastic Free Onlus]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>
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					<description><![CDATA[In occasione della&#160;Giornata Mondiale degli Oceani, che si celebra oggi 8 giugno, Plastic Free Onlus traccia il bilancio della&#160;grande mobilitazione nazionale promossa nel weekend del 6 e 7 giugno contro [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In occasione della&nbsp;<strong>Giornata Mondiale degli Oceani</strong>, che si celebra oggi 8 giugno, Plastic Free Onlus traccia il bilancio della&nbsp;<strong>grande mobilitazione nazionale promossa nel weekend del 6 e 7 giugno contro l’abbandono dei mozziconi di sigaretta</strong>&nbsp;e dei rifiuti dispersi nell’ambiente. Sono stati quasi&nbsp;<strong>120 gli appuntamenti organizzati in tutta Italia, con la partecipazione effettiva di quasi 2.000 volontari,</strong>&nbsp;impegnati in città, spiagge, parchi, piazze, aree verdi e lungo corsi d’acqua.&nbsp;<strong>Il risultato complessivo è di circa 12.000 chilogrammi di rifiuti rimossi</strong>&nbsp;dall’ambiente, impedendo che plastica, mozziconi e altri materiali potessero raggiungere tombini, fiumi e mari.</p>



<p>La mobilitazione, lanciata in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente del 5 giugno e conclusa simbolicamente a ridosso della Giornata Mondiale degli Oceani, ha avuto come claim “<strong>Il pianeta non è un portacenere</strong>”, con l’obiettivo di&nbsp;<strong>sensibilizzare cittadini e fumatori su uno dei rifiuti più diffusi e sottovalutati: il mozzicone di sigaretta</strong>.</p>



<p>Nel corso delle attività sono state&nbsp;<strong>raccolte diverse centinaia di chili di mozziconi</strong>.&nbsp;<strong>Considerando un peso medio di circa 0,3 grammi per singolo filtro, 150 chilogrammi equivalgono già a circa 500.000 mozziconi sottratti all’ambiente</strong>. Numeri che danno la misura dell’impatto di un gesto spesso percepito come insignificante, ma capace di provocare danni enormi agli ecosistemi.</p>



<p>I filtri delle sigarette, infatti, non sono realizzati in cotone ma in&nbsp;<strong>acetato di cellulosa</strong>, una&nbsp;<strong>plastica sintetica che può impiegare oltre dieci anni per degradarsi, frammentandosi progressivamente in micro e nanoplastiche</strong>. Attraverso tombini, vento e pioggia, i mozziconi abbandonati a terra possono raggiungere corsi d’acqua e mari, rilasciando sostanze tossiche e mettendo a rischio pesci, tartarughe, uccelli marini e biodiversità.</p>



<p><em>“Abbiamo scelto di collegare questa mobilitazione alla Giornata Mondiale degli Oceani perché il mare comincia molto prima della spiaggia: comincia dai nostri marciapiedi, dalle piazze, dai tombini, dai parchi e dai fiumi –&nbsp;</em><strong>dichiara Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus&nbsp;</strong><em>– Ogni rifiuto tolto dall’ambiente è un rifiuto in meno che può finire in mare. E ogni mozzicone raccolto è un messaggio chiaro a chi continua a considerare il suolo pubblico un portacenere a cielo aperto. Quasi 2.000 volontari, circa 120 appuntamenti e 12 tonnellate di rifiuti raccolti dimostrano che l’Italia che si rimbocca le maniche esiste ed è più forte dell’indifferenza –&nbsp;</em><strong>prosegue De Gaetano</strong><em>&nbsp;– Ma non possiamo fermarci alla raccolta. Serve un cambio culturale profondo: più educazione ambientale, più controlli, più posacenere urbani, più smoking area attrezzate e una maggiore responsabilità individuale. L’assuefazione visiva ai mozziconi è uno dei problemi più gravi: ci siamo abituati a vederli ovunque e per questo abbiamo smesso di considerarli un’emergenza”.</em></p>



<p><strong>La Giornata Mondiale degli Oceani ricorda ogni anno il ruolo fondamentale dei mari per la vita sulla Terra</strong>: producono una parte essenziale dell’ossigeno che respiriamo, assorbono grandi quantità di anidride carbonica, regolano il clima e custodiscono una biodiversità preziosa. Tuttavia,&nbsp;<strong>inquinamento da plastica, microplastiche</strong>, surriscaldamento, acidificazione e perdita di biodiversità stanno mettendo sotto pressione ecosistemi sempre più fragili.</p>



<p>Plastic Free Onlus, organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica, continuerà anche nelle prossime settimane con iniziative di sensibilizzazione, cleanup ambientali e attività nelle scuole, con l’obiettivo di trasformare la tutela dell’ambiente in un impegno quotidiano e condiviso.</p>



<p><em>“Proteggere gli oceani non significa guardare soltanto al mare aperto –&nbsp;</em><strong>conclude De Gaetano</strong><em>&nbsp;– ma cambiare i comportamenti a terra. Perché ciò che abbandoniamo oggi su un marciapiede, domani può diventare microplastica nel mare e, prima o poi, tornare anche sulle nostre tavole”.</em></p>
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		<title>Vent’anni di Codice dell’Ambiente: per la Campania tre proposte concrete per acqua, rifiuti e bonifiche</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ventanni-di-codice-dellambiente-per-la-campania-tre-proposte-concrete-per-acqua-rifiuti-e-bonifiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 21:55:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[A vent&#8217;anni dall&#8217;approvazione del Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006), la gestione dei servizi pubblici essenziali in Campania ha bisogno di una riforma strutturale. È quanto emerso durante il convegno promosso [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>A vent&#8217;anni dall&#8217;approvazione del Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006), la gestione dei servizi pubblici essenziali in Campania ha bisogno di una riforma strutturale. È quanto emerso durante il convegno promosso dal&nbsp;Dipartimento di Giurisprudenza dell&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II, ospitato nella sala &#8220;Caduti di Nassirya&#8221; del&nbsp;Consiglio Regionale della Campania. Il dibattito, moderato dal giornalista di&nbsp;<em>Ricicla TV</em>&nbsp;Luigi Palumbo, si è concentrato sulle modifiche normative necessarie per favorire l&#8217;aggregazione industriale e sbloccare la rigenerazione del territorio.</p>



<p>L&#8217;introduzione scientifica è stata curata dall&#8217;Avv. Vincenzo Pugliese&nbsp;(Dipartimento di Giurisprudenza), che ha avanzato tre proposte concrete per superare la frammentazione gestionale e la paralisi burocratica: 1.&nbsp;Unico ente d&#8217;ambito:&nbsp;un solo ente di governo regionale che integri la gestione del settore idrico e quella dei rifiuti, eliminando la sovrapposizione di competenze. 2.&nbsp;&#8220;Normalizzazione&#8221; del Servizio Idrico Integrato:&nbsp;inserimento della grande adduzione primaria nel ciclo idrico integrato per una gestione strategica della risorsa. 3.&nbsp;Macro accordo quadro per le bonifiche:&nbsp;una sinergia operativa tra Regione Campania, Comuni, ARPAC, Province ed Enti d&#8217;Ambito per consentire interventi rapidi sui siti contaminati tramite le società partecipate pubbliche, utilizzando procedure standardizzate e veloci.</p>



<p>Il focus tecnico ha visto un ampio confronto diviso in tre macro-aree tematiche. Sul tema&nbsp;<em>Governance, legalità e governo del territorio</em>&nbsp;sono intervenuti&nbsp;Antonello Barretta&nbsp;(Direttore Generale Ciclo Integrato dei Rifiuti della Regione Campania),&nbsp;Dino Falconio&nbsp;(Subcommissario di Governo per la bonifica di Bagnoli-Coroglio) e&nbsp;Luca Mascolo&nbsp;(Presidente dell&#8217;Ente Idrico Campano e dell&#8217;AneA).</p>



<p>La sessione dedicata a&nbsp;<em>Competitività e Best Practice</em>&nbsp;ha raccolto i contributi di&nbsp;Andrea Torino&nbsp;(Commissario ABC Napoli),&nbsp;Valentina Sanfelice di Bagnoli&nbsp;(D.G. Progetto Ambiente spa) e&nbsp;Silvio Sarno&nbsp;(Presidente ANCE AV). Infine, il dibattito si è arricchito con la visione accademica e antropologica di&nbsp;padre Vincenzo Anselmo sj&nbsp;(Decano della Pontificia Facoltà Teologica dell&#8217;Italia Meridionale) e di&nbsp;Stefano Pozzoli&nbsp;(Professore Ordinario di Economia delle Aziende Pubbliche presso l&#8217;Università Parthenope), prima delle conclusioni affidate alla&nbsp;Prof.ssa Giuliana Di Fiore&nbsp;(Ordinario di Diritto Amministrativo della Federico II).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Inquinamento urbano in Italia: lo smog resta una criticità soprattutto nel bacino padano</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/inquinamento-urbano-in-italia-lo-smog-resta-una-criticita-soprattutto-nel-bacino-padano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 21:39:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
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					<description><![CDATA[Inquinamento urbano: le città italiane più colpite La qualità dell’aria nelle città italiane continua a rappresentare una delle principali emergenze ambientali del Paese. I dati più recenti del rapporto “Mal’Aria [...]]]></description>
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<p><em>Inquinamento urbano: le città italiane più colpite</em></p>



<p>La qualità dell’aria nelle città italiane continua a rappresentare una delle principali emergenze ambientali del Paese. I dati più recenti del rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente, elaborati su rilevazioni delle agenzie regionali per la protezione ambientale, confermano che lo smog è ancora diffuso in numerosi centri urbani, soprattutto nel Nord Italia.</p>



<p>Nel 2025, secondo il report, sono stati 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato il limite giornaliero previsto per il PM10, fissato a 50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni l’anno. Un dato in miglioramento rispetto agli anni precedenti, quando le città “fuorilegge” erano 25 nel 2024 e 29 nel 2022, ma che evidenzia comunque una situazione lontana dagli obiettivi europei fissati per il 2030.</p>



<p>Tra le aree più esposte all’inquinamento atmosferico resta il bacino padano, dove la conformazione geografica e la forte concentrazione di attività produttive e traffico contribuiscono all’accumulo degli inquinanti. In queste zone si registrano frequentemente superamenti dei limiti sia per il PM10 sia per il PM2.5, oltre che per il biossido di azoto (NO₂), sostanza legata soprattutto alle emissioni dei veicoli.</p>



<p>Le città con maggiori criticità, secondo le rilevazioni degli ultimi anni, includono diversi capoluoghi del Nord come Milano, Torino, Verona, Vicenza, Venezia e Cremona, spesso presenti nelle prime posizioni delle classifiche negative per numero di giorni di sforamento dei limiti di polveri sottili. Nel Sud e nelle isole, alcune aree urbane mostrano invece livelli più variabili, con criticità localizzate legate soprattutto al traffico e alle condizioni meteorologiche.</p>



<p>Gli esperti sottolineano come il miglioramento registrato negli ultimi anni non sia ancora sufficiente a garantire un rientro stabile nei parametri raccomandati dall’Unione europea, che diventeranno più severi entro il 2030. In base alle nuove soglie previste, una quota significativa delle città italiane risulterebbe ancora oltre i limiti, in particolare per PM2.5 e biossido di azoto.</p>
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		<title>Zero waste: è davvero possibile vivere senza rifiuti?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/zero-waste-e-davvero-possibile-vivere-senza-rifiuti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 15:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Il concetto di “Zero Waste”, sempre più diffuso anche in Italia, indica un modello di vita e di gestione dei consumi che punta a ridurre al minimo la produzione di [...]]]></description>
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<p>Il concetto di “Zero Waste”, sempre più diffuso anche in Italia, indica un modello di vita e di gestione dei consumi che punta a ridurre al minimo la produzione di rifiuti, fino all’ipotesi estrema di eliminarli del tutto. Un obiettivo ambizioso che si inserisce nel più ampio quadro dell’economia circolare, basata su riuso, riciclo e riduzione degli sprechi.</p>



<p>Secondo le definizioni della Zero Waste International Alliance, lo “zero rifiuti” non significa solo migliorare la raccolta differenziata, ma ripensare l’intero ciclo di produzione e consumo dei beni, evitando che i materiali diventino scarto e rientrino invece continuamente nel sistema produttivo attraverso riutilizzo e recupero.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un modello basato sulle “5R”</h3>



<p>Alla base della filosofia Zero Waste c’è la cosiddetta strategia delle 5R: rifiutare, ridurre, riutilizzare, riciclare e compostare. L’idea è intervenire prima ancora che il rifiuto venga generato, modificando abitudini quotidiane come gli acquisti, il packaging e il consumo di prodotti usa e getta.</p>



<p>In questa prospettiva, pratiche come l’acquisto di prodotti sfusi, il riuso degli oggetti e la riparazione diventano strumenti centrali per abbattere la quantità di materiali destinati allo smaltimento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un obiettivo difficile da raggiungere nella pratica</h3>



<p>Nonostante la crescente diffusione del movimento, il “rifiuto zero” totale resta, allo stato attuale, un obiettivo teorico più che realistico. I sistemi di produzione moderni generano infatti grandi quantità di rifiuti lungo tutta la filiera, dall’estrazione delle materie prime fino al consumo finale.</p>



<p>A livello globale, secondo diversi studi internazionali, una parte significativa dei materiali riciclabili non viene effettivamente recuperata, a causa di limiti tecnici, economici e infrastrutturali nei sistemi di raccolta e trattamento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Italia tra buone pratiche e criticità</h3>



<p>Nel contesto italiano, il modello Zero Waste si traduce soprattutto in iniziative locali e nella diffusione della raccolta differenziata avanzata, oltre che in progetti di economia circolare promossi da amministrazioni e imprese.</p>



<p>L’Italia è considerata uno dei Paesi europei più attivi nel riciclo dei materiali, ma le differenze territoriali restano significative e la produzione complessiva di rifiuti urbani continua a rappresentare una sfida per le politiche ambientali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Uno stile di vita possibile, ma non assoluto</h3>



<p>Più che di “vita senza rifiuti”, gli esperti parlano quindi di una riduzione progressiva e realistica degli scarti. Il Zero Waste si configura oggi come un approccio culturale oltre che ambientale: un insieme di scelte individuali e collettive che mirano a ridurre l’impatto dei consumi.</p>



<p>Tra le azioni più diffuse ci sono l’eliminazione della plastica monouso, la preferenza per prodotti riutilizzabili e la riduzione degli imballaggi superflui. Tuttavia, anche nei comportamenti più virtuosi, una quota di rifiuti risulta oggi inevitabile.</p>



<p>Fonte foto: <a href="https://www.gruppoiren.it/it/everyday/abcircular/2023/zero-wast-come-funziona-la-strategia-rifiuti-zero.html">https://www.gruppoiren.it/it/everyday/abcircular/2023/zero-wast-come-funziona-la-strategia-rifiuti-zero.html</a></p>
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		<item>
		<title>Giornata Mondiale dell’Ambiente: Plastic Free lancia mobilitazione nazionale contro i mozziconi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giornata-mondiale-dellambiente-plastic-free-lancia-mobilitazione-nazionale-contro-i-mozziconi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 14:18:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[mozziconi sigarette]]></category>
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					<description><![CDATA[Giornata Mondiale dell’Ambiente: Plastic Free lancia mobilitazione nazionale contro i mozziconi In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, il 5 giugno, Plastic Free Onlus promuove nel weekend del 6 e 7 [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Giornata Mondiale dell’Ambiente: Plastic Free lancia mobilitazione nazionale contro i mozziconi</strong></p>



<p>In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, il 5 giugno, Plastic Free Onlus promuove nel weekend del 6 e 7 giugno una vasta mobilitazione in tutta Italia contro l’abbandono dei mozziconi di sigaretta, tra i rifiuti più diffusi e inquinanti.</p>



<p>Sono centinaia gli eventi previsti con il coinvolgimento di migliaia di volontari, amministrazioni e associazioni per la raccolta delle cicche in città, spiagge, parchi e corsi d’acqua. L’iniziativa rientra nelle attività dell’organizzazione impegnata dal 2019 nella lotta all’inquinamento da plastica.</p>



<p>Secondo Plastic Free, i filtri delle sigarette, composti da acetato di cellulosa, possono impiegare oltre dieci anni per degradarsi e rilasciano microplastiche e sostanze tossiche nell’ambiente. Ogni anno nel mondo vengono dispersi circa 4,5 trilioni di mozziconi, con gravi impatti su suolo e ecosistemi acquatici.</p>



<p>“Il pianeta non può essere trattato come un portacenere”, ha dichiarato il presidente e fondatore Luca De Gaetano, sottolineando come il gesto di abbandonare una cicca possa generare un inquinamento duraturo e diffuso fino alla catena alimentare.</p>



<p>La campagna si inserisce anche nel percorso verso la Giornata Mondiale degli Oceani dell’8 giugno, con l’obiettivo di sensibilizzare cittadini e fumatori e promuovere comportamenti più responsabili.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="825" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-13-825x1024.jpg" alt="" class="wp-image-248536" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-13-825x1024.jpg 825w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-13-242x300.jpg 242w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-13-768x953.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-13.jpg 1179w" sizes="auto, (max-width: 825px) 100vw, 825px" /></figure>
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		<title>Dai frantoi non nasce solo olio, sottoprodotti diventano energia e nuove risorse</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dai-frantoi-non-nasce-solo-olio-sottoprodotti-diventano-energia-e-nuove-risorse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 13:47:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[frantoio moderno]]></category>
		<category><![CDATA[olio]]></category>
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					<description><![CDATA[Dai frantoi non nasce più soltanto olio extravergine di oliva:&#160;sottoprodotti come sanse, nocciolino, foglie e acque di vegetazione possono diventare energia, fertilizzanti organici e nuove materie prime&#160;per applicazioni alimentari, cosmetiche [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dai frantoi non nasce più soltanto olio extravergine di oliva:&nbsp;<strong>sottoprodotti come sanse, nocciolino, foglie e acque di vegetazione possono diventare energia, fertilizzanti organici e nuove materie prime</strong>&nbsp;per applicazioni alimentari, cosmetiche e industriali.</p>



<p>È questo il messaggio lanciato da&nbsp;<strong>AIFO – Associazione Italiana Frantoiani Oleari</strong>&nbsp;– in occasione della&nbsp;<strong>Giornata Mondiale dell’Ambiente</strong>, nell’ambito del&nbsp;<strong>percorso di comunicazione realizzato insieme a Italia Olivicola in attuazione del Programma Operativo previsto dal Regolamento (UE) 2021/2115</strong>.</p>



<p>Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha profondamente cambiato il modo di guardare ai sottoprodotti della lavorazione delle olive.&nbsp;<strong>Ciò che in passato veniva considerato uno scarto rappresenta oggi una risorsa preziosa</strong>. Le&nbsp;<strong>acque di vegetazione</strong>&nbsp;possono diventare una fonte di composti antiossidanti naturali, come i polifenoli, destinati all’industria alimentare, nutraceutica e cosmetica.&nbsp;<strong>Sansa e nocciolino</strong>&nbsp;possono invece essere valorizzati per produrre energia rinnovabile, biogas, biometano o fertilizzanti organici destinati a tornare nei campi, chiudendo il ciclo dell’economia circolare.</p>



<p><strong>Ogni campagna olearia produce non soltanto olio extravergine di oliva, ma anche una quantità rilevante di sottoprodotti</strong>. Da un quintale di olive si ottiene mediamente una quota limitata di olio, mentre la parte restante è composta da frazioni solide e liquide che richiedono una gestione corretta. La sfida dei frantoi moderni è trasformare questa complessità in valore, attraverso innovazione tecnologica, competenze professionali e nuovi modelli gestionali.</p>



<p>Il nocciolino, ad esempio, può essere utilizzato come&nbsp;<strong>biomassa rinnovabile per la produzione di calore, anche all’interno degli stessi frantoi</strong>. La sansa può essere destinata a&nbsp;<strong>processi di digestione anaerobica per la produzione di biogas e biometano</strong>, mentre il&nbsp;<strong>digestato può tornare al terreno come fertilizzante stabilizzato</strong>. Attraverso il compostaggio o la produzione di biochar,&nbsp;<strong>i residui della lavorazione possono contribuire al miglioramento della fertilità del suolo e al sequestro del carbonio.</strong></p>



<p>Questa&nbsp;<strong>evoluzione è strettamente legata anche all’innovazione degli impianti</strong>. Tecnologie più efficienti consentono di migliorare la resa estrattiva, preservare la qualità nutrizionale dell’olio, ridurre i consumi energetici e limitare l’impatto ambientale. Il frantoio moderno si sta così trasformando progressivamente in una vera bioraffineria agricola, capace di valorizzare ogni componente dell’oliva.</p>



<p>La sostenibilità, dunque, non riguarda solo la gestione dei sottoprodotti.&nbsp;<strong>Un frantoio moderno è chiamato a migliorare l’efficienza energetica, ridurre sprechi e consumi, garantire tracciabilità e preservare la qualità del prodotto lungo tutta la filiera</strong>.</p>



<p>Per il consumatore,&nbsp;<strong>scegliere un olio extravergine di qualità significa sempre più spesso scegliere anche un modello produttivo attento all’ambiente</strong>, alla valorizzazione delle risorse e alla tutela del territorio.</p>



<p><em>“Per anni si è parlato di sostenibilità come di un costo. Oggi i frantoi italiani dimostrano che può diventare un’opportunità –&nbsp;</em><strong>sottolinea il presidente di AIFO Alberto Amoroso</strong><em>&nbsp;– Il frantoio moderno non è più soltanto il luogo dove si estrae l’olio dalle olive. Sta diventando una vera e propria bioraffineria agricola, capace di generare valore da ogni componente del frutto. Recuperare i sottoprodotti, ridurre gli sprechi e investire in innovazione significa tutelare l’ambiente, rafforzare la competitività delle imprese e creare nuovo valore per la filiera. È questa la direzione del lavoro che AIFO sta portando avanti insieme a Italia Olivicola</em>&nbsp;–&nbsp;<strong>conclude Amoroso</strong>&nbsp;–&nbsp;<em>aumentare la consapevolezza dei consumatori, valorizzare il ruolo dei frantoi e raccontare una qualità dell’olio extravergine che nasce anche da processi produttivi più responsabili, efficienti e sostenibili</em>”.</p>



<p>Con questo approfondimento si apre il focus di giugno dedicato alla sostenibilità, che proseguirà con comunicazioni su economia circolare, rapporto tra sostenibilità e qualità e responsabilità climatica della filiera olivicola.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-id="248515" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-10-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-248515" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-10-1024x1024.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-10-300x300.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-10-150x150.jpg 150w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-10-768x768.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-10.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<item>
		<title>Educazione ambientale nelle scuole: cresce l’attenzione, ma restano differenze tra territori</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/educazione-ambientale-nelle-scuole-cresce-lattenzione-ma-restano-differenze-tra-territori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 13:42:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda2030]]></category>
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		<category><![CDATA[EducazioneAmbientale]]></category>
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		<category><![CDATA[TransizioneEcologica]]></category>
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					<description><![CDATA[L’educazione ambientale è diventata una componente sempre più centrale dei percorsi scolastici, anche grazie alle linee guida introdotte dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e agli obiettivi europei legati al [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’educazione ambientale è diventata una componente sempre più centrale dei percorsi scolastici, anche grazie alle linee guida introdotte dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e agli obiettivi europei legati al Green Deal. Tuttavia, gli esperti sottolineano come non si tratti ancora di una disciplina autonoma strutturata in modo uniforme, ma di un insegnamento trasversale affidato all’integrazione tra diverse materie.</p>



<p>In Italia, l’educazione ambientale è stata rafforzata all’interno dell’insegnamento dell’educazione civica, introdotto come disciplina obbligatoria nel 2020. Secondo le indicazioni ministeriali, tra i nuclei tematici rientrano la sostenibilità ambientale, la tutela del patrimonio naturale e la comprensione dei cambiamenti climatici.</p>



<p>L’approccio interdisciplinare coinvolge materie come scienze, geografia, tecnologia e diritto, con l’obiettivo di fornire agli studenti una consapevolezza globale delle sfide ambientali contemporanee.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dell’Unione europea</h2>



<p>A livello europeo, l’educazione alla sostenibilità è considerata una leva strategica per la transizione ecologica. La Commissione europea ha più volte sottolineato l’importanza di formare cittadini consapevoli dei temi ambientali, anche attraverso programmi come Erasmus+ e iniziative dedicate alle scuole “green”.</p>



<p>Secondo le linee guida dell’UNESCO, l’educazione allo sviluppo sostenibile è uno degli strumenti chiave per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in particolare quelli legati al clima, all’energia pulita e alla tutela della biodiversità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Progetti e buone pratiche nelle scuole</h2>



<p>In molte scuole italiane sono attivi progetti di educazione ambientale che spaziano dalla raccolta differenziata alla creazione di orti didattici, fino a laboratori sul riciclo e attività di monitoraggio della qualità dell’aria.</p>



<p>Alcuni istituti hanno avviato collaborazioni con enti locali, parchi naturali e associazioni ambientaliste per promuovere esperienze sul campo, come visite in aree protette o progetti di citizen science, in cui gli studenti partecipano alla raccolta di dati ambientali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le criticità: formazione e disuguaglianze territoriali</h2>



<p>Nonostante i progressi, permangono differenze significative tra scuole e territori. Secondo osservatori del settore educativo, la qualità e la continuità dei progetti dipendono spesso dalla disponibilità di risorse, dalla sensibilità dei singoli istituti e dalla formazione dei docenti.</p>



<p>Un altro nodo riguarda proprio la preparazione degli insegnanti: l’educazione ambientale richiede competenze aggiornate e multidisciplinari, non sempre supportate da percorsi formativi specifici e continuativi.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alluvioni lampo: il nuovo volto del clima estremo che colpisce sempre più spesso l’Europa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/alluvioni-lampo-il-nuovo-volto-del-clima-estremo-che-colpisce-sempre-piu-spesso-leuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 13:39:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[alluvioni lampo]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni l’Europa ha registrato un aumento significativo di episodi di precipitazioni estreme concentrate in brevi intervalli di tempo. Questi fenomeni, noti come “flash flood” o alluvioni lampo, si [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi anni l’Europa ha registrato un aumento significativo di episodi di precipitazioni estreme concentrate in brevi intervalli di tempo. Questi fenomeni, noti come “flash flood” o alluvioni lampo, si verificano quando una quantità eccezionale di pioggia cade in poche ore, superando la capacità del suolo e dei sistemi di drenaggio di assorbirla.</p>



<p>Eventi di questo tipo sono stati osservati con crescente frequenza in diverse aree del continente, dall’Europa centrale al Mediterraneo, con conseguenze spesso devastanti per centri urbani, infrastrutture e territori collinari e montani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa sono le alluvioni lampo</h2>



<p>Le alluvioni lampo si caratterizzano per la loro rapidità di sviluppo. A differenza delle piene fluviali tradizionali, che possono richiedere giorni per formarsi, queste inondazioni si generano nel giro di minuti o poche ore, spesso a seguito di temporali intensi e localizzati.</p>



<p>Secondo il Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Raggio (ECMWF), l’intensificazione delle precipitazioni estreme è coerente con un’atmosfera più calda e ricca di umidità, in grado di trattenere e rilasciare quantità maggiori di acqua in tempi ridotti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il legame con il cambiamento climatico</h2>



<p>Gli scienziati del clima concordano sul fatto che il riscaldamento globale stia aumentando la probabilità di eventi estremi di precipitazione. L’IPCC, il panel scientifico delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, ha evidenziato come ogni grado di aumento della temperatura media globale incrementi la capacità dell’atmosfera di trattenere vapore acqueo, intensificando così i fenomeni piovosi.</p>



<p>In particolare, il Mediterraneo è considerato un “hotspot climatico”, cioè una delle aree più sensibili agli effetti del cambiamento climatico, con una crescente alternanza tra periodi di siccità e precipitazioni estreme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Suolo impermeabilizzato e rischio urbano</h2>



<p>Oltre ai fattori climatici, un ruolo decisivo è giocato dall’urbanizzazione. L’espansione delle città ha ridotto la capacità del suolo di assorbire l’acqua piovana a causa della crescente impermeabilizzazione: asfalto, cemento e infrastrutture impediscono il drenaggio naturale.</p>



<p>Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), questo fenomeno amplifica gli effetti delle piogge intense, aumentando il rischio di allagamenti improvvisi anche in aree non tradizionalmente considerate a rischio idrogeologico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli effetti sul territorio</h2>



<p>Le alluvioni lampo possono causare danni ingenti in tempi estremamente brevi. Strade trasformate in fiumi, sottopassi allagati, frane improvvise e interruzioni della viabilità sono tra le conseguenze più frequenti.</p>



<p>Particolarmente vulnerabili risultano i piccoli bacini idrografici e le aree collinari, dove la risposta del territorio alle precipitazioni intense è più rapida e meno prevedibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prevenzione e adattamento</h2>



<p>Gli esperti sottolineano che, accanto alle politiche di mitigazione delle emissioni di gas serra, è fondamentale rafforzare le strategie di adattamento. Tra queste figurano il miglioramento dei sistemi di allerta precoce, la manutenzione dei corsi d’acqua, la rinaturalizzazione dei suoli e la riduzione del consumo di suolo.</p>



<p>Anche la pianificazione urbana è considerata centrale: nuove infrastrutture di drenaggio, aree verdi e sistemi di raccolta delle acque meteoriche possono ridurre in modo significativo l’impatto degli eventi estremi.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dai fondali agli abissi, viaggio tra le specie marine più rare del pianeta</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dai-fondali-agli-abissi-viaggio-tra-le-specie-marine-piu-rare-del-pianeta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 13:29:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[animali marini rari]]></category>
		<category><![CDATA[pesce sega]]></category>
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					<description><![CDATA[Alcune contano poche decine di esemplari, altre vivono in habitat così remoti da essere osservate raramente. Dalla vaquita ai pesci sega, ecco quali sono gli animali marini più rari del [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Alcune contano poche decine di esemplari, altre vivono in habitat così remoti da essere osservate raramente. Dalla vaquita ai pesci sega, ecco quali sono gli animali marini più rari del mondo e perché rischiano di scomparire.</em></p>



<p>Gli oceani coprono oltre il 70% della superficie terrestre e ospitano una biodiversità straordinaria. Eppure molte specie marine stanno vivendo una crisi senza precedenti a causa della pesca intensiva, dell&#8217;inquinamento, dei cambiamenti climatici e della distruzione degli habitat. Alcuni animali sono diventati così rari da essere considerati sull&#8217;orlo dell&#8217;estinzione.</p>



<p>Tra mammiferi, pesci e squali, ecco alcune delle specie marine più rare e minacciate del pianeta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vaquita, il mammifero marino più raro del mondo</h2>



<p>Il triste primato appartiene alla vaquita, una piccola focena che vive esclusivamente nell&#8217;Alto Golfo di California, in Messico. Secondo gli organismi internazionali per la conservazione della natura, ne sopravvivono appena una decina di esemplari.</p>



<p>La principale minaccia è rappresentata dalle reti da pesca illegali utilizzate per catturare il totoaba, un pesce molto richiesto sul mercato nero asiatico. Le vaquite rimangono intrappolate nelle reti e muoiono per annegamento. Gli esperti la considerano oggi la specie marina più vicina all&#8217;estinzione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I pesci sega, fantasmi degli oceani tropicali</h2>



<p>Con il loro caratteristico rostro dentato simile a una sega, i pesci sega appartengono a uno dei gruppi più minacciati del pianeta. Un tempo diffusi nelle acque tropicali e subtropicali di tutto il mondo, hanno subito un crollo delle popolazioni a causa della pesca accidentale e della perdita degli habitat costieri.</p>



<p>Tra le specie più rare figura il pesce sega maggiore (<em>Pristis pristis</em>), oggi classificato come gravemente minacciato e scomparso da vaste aree del suo areale storico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo squalo angelo, il predatore che si nasconde nella sabbia</h2>



<p>Lo squalo angelo è uno degli squali più insoliti esistenti. Vive appiattito sui fondali sabbiosi, dove attende le prede mimetizzandosi perfettamente.</p>



<p>Nel Mediterraneo e nell&#8217;Atlantico orientale le sue popolazioni sono diminuite drasticamente a causa della pesca a strascico e della degradazione degli habitat marini. Gli avvistamenti sono diventati estremamente rari e la specie è classificata come in pericolo critico di estinzione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il celacanto, il &#8220;fossile vivente&#8221;</h2>



<p>Tra le creature più enigmatiche degli oceani figura il celacanto, un pesce che si riteneva estinto da circa 66 milioni di anni prima della sua sorprendente riscoperta nel 1938 al largo dell&#8217;Africa australe.</p>



<p>Oggi ne esistono due specie conosciute che vivono nelle profondità dell&#8217;Oceano Indiano e nelle acque dell&#8217;Indonesia. Gli esemplari osservati sono pochi e le popolazioni rimangono estremamente limitate, rendendo il celacanto una delle specie marine più rare mai studiate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le balene più elusive</h2>



<p>Anche alcuni grandi cetacei rientrano tra gli animali marini più rari. La balena franca nordatlantica, ad esempio, conta poche centinaia di individui. Le collisioni con le navi e l&#8217;intrappolamento negli attrezzi da pesca continuano a rappresentare le principali minacce per la sopravvivenza della specie.</p>



<p>Gli studiosi monitorano costantemente questi giganti del mare, considerati indicatori fondamentali della salute degli ecosistemi oceanici.</p>
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		<title>Giornata mondiale senza tabacco: non solo fumo, i mozziconi minacciano ambiente e salute</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giornata-mondiale-senza-tabacco-non-solo-fumo-i-mozziconi-minacciano-ambiente-e-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 14:38:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[giornata senza tabacco]]></category>
		<category><![CDATA[sigarette]]></category>
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					<description><![CDATA[Non è solo il fumo a fare male. Anche ciò che resta dopo una&#160;sigaretta, se&#160;abbandonato nell’ambiente, continua a produrre danni: rilascia&#160;sostanze chimiche, metalli pesanti e microplastiche, contamina suolo e acqua [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non è solo il fumo a fare male. Anche ciò che resta dopo una&nbsp;<strong>sigaretta</strong>, se&nbsp;<strong>abbandonato nell’ambiente</strong>, continua a produrre danni: rilascia&nbsp;<strong>sostanze chimiche, metalli pesanti e microplastiche, contamina suolo e acqua e può entrare nella catena alimentare</strong>. In occasione della&nbsp;<strong>Giornata mondiale senza tabacco</strong>, celebrata domani domenica 31 maggio per sensibilizzare sui danni del fumo alla salute umana, torna al centro anche&nbsp;<strong>l’impatto ambientale dei mozziconi di sigaretta, uno dei rifiuti più diffusi e sottovalutati</strong>&nbsp;nelle città, sulle spiagge, nei parchi e nei corsi d’acqua.</p>



<p>Proprio per accendere i riflettori su questo problema,&nbsp;<strong>il 6 e 7 giugno Plastic Free Onlus promuoverà in tutta Italia una grande mobilitazione nazionale</strong>&nbsp;dedicata alla raccolta dei mozziconi, con migliaia di volontari attesi in piazze, spiagge, parchi e aree verdi. Il claim scelto è “<strong>Il pianeta non è un portacenere</strong>”.&nbsp;</p>



<p>L’iniziativa, promossa dall’organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrastare l’inquinamento da plastica, coinvolgerà cittadini, scuole, associazioni, aziende e amministrazioni comunali in&nbsp;<strong>centinaia di pulizie ambientali dedicate esclusivamente alla rimozione delle cicche disperse sul territorio.</strong></p>



<p><em>“La Giornata mondiale senza tabacco ci ricorda i danni enormi del fumo sulla salute delle persone, ma deve essere anche l’occasione per guardare a ciò che resta nell’ambiente dopo ogni sigaretta –&nbsp;</em><strong>dichiara Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus</strong><em>&nbsp;– Il mozzicone è un rifiuto piccolo solo nelle dimensioni, ma devastante per suolo, acqua, mare e biodiversità. Non scompare: rilascia chimica, si frammenta in microplastiche e può entrare nella catena alimentare. Per questo diciamo con forza che il pianeta non è un portacenere”.</em></p>



<p>Molti cittadini ignorano, infatti, che i filtri delle sigarette non siano fatti di cotone, ma di&nbsp;<strong>acetato di cellulosa, una plastica sintetica</strong>&nbsp;che può impiegare oltre dieci anni per degradarsi, frammentandosi progressivamente in&nbsp;<strong>micro e nanoplastiche invisibili</strong>. Ogni anno nel mondo&nbsp;<strong>vengono dispersi circa 4,5 trilioni di mozziconi, mentre in Italia si consumano oltre 70 miliardi di sigarette l’anno</strong>. Una parte consistente dei filtri finisce su strade, marciapiedi, tombini, spiagge e corsi d’acqua.&nbsp;<strong>Un singolo mozzicone può contaminare fino a 500 litri d’acqua</strong>, rilasciando metalli pesanti e sostanze tossiche altamente dannose per gli ecosistemi acquatici.</p>



<p>Nel&nbsp;<strong>solo 2025, Plastic Free ha organizzato in tutta Italia 147 appuntamenti dedicati esclusivamente alla raccolta dei mozziconi di sigaretta</strong>, coinvolgendo oltre 2.800 volontari e rimuovendo dall’ambiente più di 3.188 chilogrammi di cicche, equivalenti a circa 13 milioni di filtri dispersi sul territorio.</p>



<p>Il problema non riguardi soltanto il decoro urbano, ma la&nbsp;<strong>salute complessiva degli ecosistemi</strong>. Attraverso tombini e reti fognarie, milioni di mozziconi finiscono nei fiumi e successivamente in mare, mettendo a rischio pesci, tartarughe, uccelli e l’intero equilibrio degli ambienti acquatici.&nbsp;</p>



<p><em>“Il 6 e 7 giugno saremo in piazze, spiagge, parchi e aree verdi con una mobilitazione nazionale aperta a tutti –&nbsp;</em><strong>aggiunge De Gaetano</strong><em>&nbsp;–. Vogliamo coinvolgere cittadini, scuole, aziende, associazioni e amministrazioni comunali in un gesto semplice ma concreto: raccogliere ciò che inquina e, soprattutto, cambiare abitudini. Gettare una cicca a terra non è una distrazione: è un atto di inquinamento”.</em>&nbsp;</p>



<p>In questi anni,&nbsp;<strong>Plastic Free ha promosso anche l’adozione di misure concrete da parte delle amministrazioni locali</strong>, suggerendo&nbsp;<strong>l’installazione di smoking area attrezzate, posacenere urbani e bin dedicati alla raccolta dei mozziconi.</strong>&nbsp;Diversi Comuni hanno già raccolto l’invito, introducendo aree dedicate ai fumatori e strumenti per favorire il corretto conferimento delle cicche. Accanto a queste iniziative, si stanno diffondendo anche&nbsp;<strong>ordinanze comunali per il divieto di fumo sulle spiagge</strong>, provvedimenti che contribuiscono a tutelare il litorale, ridurre l’inquinamento e promuovere una fruizione più sostenibile degli arenili.&nbsp;</p>



<p><em>“La politica dei divieti da sola non basta, ma può essere utile se accompagnata da informazione, prevenzione e alternative concrete –&nbsp;</em><strong>conclude De Gaetano</strong><em>&nbsp;–. Smoking area, posacenere dedicati o tascabili e ordinanze sulle spiagge dimostrano che cambiare abitudini è possibile. Ora serve un salto culturale: dobbiamo smettere di considerare normale vedere mozziconi ovunque”.</em></p>



<p>Le iniziative del 6 e 7 giugno saranno aperte a cittadini, scuole, aziende, associazioni e amministrazioni comunali.&nbsp;<strong>L’elenco completo degli appuntamenti è disponibile sulla pagina&nbsp;<a href="https://customer86160g.musvc2.net/e/tr?q=6%3d2eST6f%269%3dU%26o%3dXNW9%26L%3dPY8f%26H%3dAuQCL_sxps_4h_EtTw_Oi_sxps_3mJPx.M94tQ66gO28pK9Nt.FG_KRzm_UGBI8oQ6%267%3dnRFOdY.A8u%26FF%3dU4gU%264b8xMt%3dYWU7gRVAXWc3gU%26A%3db93Xfa3b8c3Y2BUW39Qa8aOU4BxX0ZUT88T468QZ8czYAfU40Z3Ug01TcZRY5bxU&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Eventi</a>&nbsp;del sito ufficiale di Plastic Free</strong>, dove sarà possibile scegliere l’evento più vicino e iscriversi gratuitamente per partecipare alla mobilitazione nazionale.</p>
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		<title>Le app che aiutano a vivere in modo sostenibile: dalla spesa anti-spreco ai calcolatori di CO₂</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/le-app-che-aiutano-a-vivere-in-modo-sostenibile-dalla-spesa-anti-spreco-ai-calcolatori-di-co%e2%82%82/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 14:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo smartphone può diventare un alleato della transizione ecologica. Ecco come le applicazioni digitali stanno cambiando le abitudini quotidiane di milioni di persone Ridurre gli sprechi alimentari, monitorare i consumi [...]]]></description>
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<p><em>Lo smartphone può diventare un alleato della transizione ecologica. Ecco come le applicazioni digitali stanno cambiando le abitudini quotidiane di milioni di persone</em></p>



<p>Ridurre gli sprechi alimentari, monitorare i consumi energetici, scegliere mezzi di trasporto meno inquinanti, acquistare prodotti più sostenibili. La transizione ecologica passa anche dallo smartphone.</p>



<p>Negli ultimi anni è cresciuto il numero di applicazioni progettate per aiutare i cittadini a compiere scelte più consapevoli dal punto di vista ambientale. Un fenomeno che riflette una tendenza più ampia: la tecnologia non è soltanto una delle cause dell&#8217;aumento dei consumi energetici globali, ma può diventare anche uno strumento per promuovere comportamenti più sostenibili.</p>



<p>Secondo numerosi studi sul cambiamento delle abitudini di consumo, l&#8217;accesso immediato alle informazioni e il monitoraggio in tempo reale delle proprie azioni rappresentano due dei fattori più efficaci nel favorire comportamenti virtuosi. È proprio su questo principio che si basa la nuova generazione di app green.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Combattere lo spreco alimentare</h2>



<p>Uno degli ambiti più sviluppati riguarda la lotta allo spreco alimentare.</p>



<p>Ogni anno nell&#8217;Unione Europea milioni di tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura, spesso pur essendo ancora perfettamente commestibili. Per contrastare il fenomeno sono nate piattaforme che mettono in contatto negozi, supermercati, ristoranti e consumatori interessati ad acquistare prodotti invenduti a prezzi ridotti.</p>



<p>Tra le applicazioni più conosciute c&#8217;è Too Good To Go, utilizzata in numerosi Paesi europei. Attraverso il sistema delle &#8220;magic box&#8221;, gli utenti possono acquistare alimenti che rischierebbero di essere buttati a fine giornata.</p>



<p>Accanto a queste piattaforme stanno crescendo applicazioni che aiutano a gestire meglio la dispensa domestica, monitorando scadenze e suggerendo ricette per utilizzare ingredienti già presenti in casa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mobilità sostenibile a portata di clic</h2>



<p>Un altro settore in forte espansione è quello della mobilità.</p>



<p>Le app dedicate ai trasporti consentono di confrontare percorsi, tempi di percorrenza e impatto ambientale delle diverse modalità di spostamento. In molti casi gli utenti possono visualizzare una stima delle emissioni di anidride carbonica associate a ciascun tragitto.</p>



<p>Le piattaforme di bike sharing, car sharing e micromobilità elettrica hanno inoltre contribuito a rendere più accessibili alternative all&#8217;automobile privata, soprattutto nelle grandi città.</p>



<p>Secondo gli esperti di pianificazione urbana, la disponibilità di informazioni integrate sui trasporti rappresenta uno degli strumenti più efficaci per favorire scelte di mobilità a basse emissioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Misurare la propria impronta ecologica</h2>



<p>Sempre più applicazioni consentono di calcolare la cosiddetta carbon footprint, cioè l&#8217;impatto climatico delle attività quotidiane.</p>



<p>Attraverso questionari e analisi dei consumi, questi strumenti stimano le emissioni associate a trasporti, alimentazione, energia domestica e acquisti.</p>



<p>L&#8217;obiettivo non è soltanto informare, ma anche suggerire azioni concrete per ridurre il proprio impatto ambientale.</p>



<p>Gli studiosi di sostenibilità sottolineano tuttavia che tali strumenti forniscono stime indicative e non misurazioni precise, poiché le emissioni dipendono da molte variabili difficili da quantificare individualmente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La spesa diventa più trasparente</h2>



<p>Un numero crescente di consumatori vuole conoscere l&#8217;impatto ambientale dei prodotti che acquista.</p>



<p>Per rispondere a questa esigenza sono nate applicazioni che permettono di analizzare etichette, ingredienti e caratteristiche di migliaia di prodotti alimentari e di largo consumo.</p>



<p>Tra le più diffuse figura Yuka, che utilizza la scansione del codice a barre per fornire informazioni nutrizionali e qualitative. Sebbene non sia stata progettata esclusivamente per la sostenibilità ambientale, contribuisce a una maggiore consapevolezza nelle scelte di acquisto.</p>



<p>Altre piattaforme si concentrano invece su tracciabilità delle filiere, certificazioni ambientali e impatto climatico dei prodotti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Energia domestica sotto controllo</h2>



<p>Anche il risparmio energetico entra sempre più spesso nelle tasche dei consumatori.</p>



<p>Molti sistemi di domotica consentono oggi di monitorare in tempo reale consumi elettrici, riscaldamento e utilizzo degli elettrodomestici.</p>



<p>Le applicazioni associate a contatori intelligenti e dispositivi smart permettono di individuare sprechi, programmare accensioni e ottimizzare l&#8217;uso dell&#8217;energia.</p>



<p>Secondo diverse ricerche internazionali, la semplice visualizzazione dei consumi può contribuire a ridurre gli sprechi energetici perché rende gli utenti più consapevoli delle proprie abitudini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tecnologia e sostenibilità: un rapporto complesso</h2>



<p>Non mancano però le contraddizioni.</p>



<p>Le stesse tecnologie digitali che aiutano a ridurre sprechi e consumi richiedono infrastrutture energivore: data center, reti di telecomunicazione e dispositivi elettronici contribuiscono infatti all&#8217;impronta ambientale globale del settore digitale.</p>



<p>Per questo motivo gli esperti invitano a considerare le app green come strumenti di supporto e non come soluzioni miracolose.</p>



<p>La sostenibilità dipende soprattutto dai comportamenti individuali e dalle scelte collettive, mentre la tecnologia può facilitare il cambiamento rendendolo più semplice e immediato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dallo smartphone alla transizione ecologica</h2>



<p>Le applicazioni dedicate alla sostenibilità stanno trasformando lo smartphone in una sorta di consulente ambientale personale.</p>



<p>Dalla lotta allo spreco alimentare alla mobilità sostenibile, dal monitoraggio dei consumi energetici alle scelte di acquisto più consapevoli, questi strumenti offrono informazioni che fino a pochi anni fa erano difficili da reperire.</p>



<p>Da sole non salveranno il pianeta. Ma possono aiutare milioni di persone a compiere piccoli gesti quotidiani che, sommati su larga scala, contribuiscono a rendere la transizione ecologica un obiettivo più concreto e accessibile.</p>
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		<item>
		<title>Stelle marine: perché proteggerle e non portarle mai via dal mare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/stelle-marine-perche-proteggerle-e-non-portarle-mai-via-dal-mare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 12:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1"><em>Le stelle marine sono tra gli animali più affascinanti dei nostri mari: sembrano immobili, delicate, quasi decorative. Proprio per questo, molte persone sono tentate di raccoglierle durante una passeggiata sulla spiaggia o mentre fanno snorkeling. Ma portarle fuori dall’acqua, anche solo per pochi minuti o per una fotografia, può essere letale.</em></p>



<p class="p3">Colorate, silenziose e misteriose, le stelle marine popolano fondali e coste di tutto il mondo. Sono simbolo dell’estate e del mare incontaminato, ma dietro la loro apparente semplicità si nasconde un ecosistema fragile che oggi necessita di tutela e rispetto.</p>



<p class="p1">Negli ultimi anni biologi marini e associazioni ambientaliste hanno lanciato numerosi appelli contro una pratica ancora molto diffusa: raccogliere stelle marine dalla spiaggia o dal fondale per conservarle come souvenir o scattare fotografie fuori dall’acqua. Un gesto che molti considerano innocuo, ma che può avere conseguenze gravissime per questi animali.</p>



<p class="p3"><strong>Un organismo delicatissimo</strong></p>



<p class="p1">Le stelle marine respirano attraverso strutture microscopiche presenti sulla superficie del corpo e dipendono completamente dall’ambiente acquatico per sopravvivere. Quando vengono sollevate dall’acqua, il loro organismo entra rapidamente in sofferenza. Anche pochi minuti di esposizione all’aria possono provocare danni irreversibili.</p>



<p class="p1">A differenza di quanto si pensa, una stella marina apparentemente immobile non è un oggetto privo di sensibilità: è un animale vivente, essenziale per l’equilibrio dell’ecosistema marino. Molte specie si nutrono di molluschi e organismi che, senza controllo, potrebbero alterare la biodiversità dei fondali.</p>



<p class="p3"><strong>Il danno del turismo irresponsabile</strong></p>



<p class="p1">Durante la stagione estiva aumentano gli episodi di raccolta indiscriminata lungo le coste. In alcune località turistiche le stelle marine vengono prelevate come decorazioni domestiche o vendute essiccate nei mercatini. Questa pratica contribuisce alla riduzione delle popolazioni marine e impoverisce l’ambiente naturale.</p>



<p class="p1">Gli esperti ricordano inoltre che toccare continuamente questi animali può danneggiare il loro rivestimento esterno, rendendoli più vulnerabili a infezioni e malattie. In diversi Paesi sono già in vigore restrizioni e divieti specifici contro il prelievo di fauna marina.</p>



<p class="p3"><strong>Educare al rispetto del mare</strong></p>



<p class="p1">La tutela delle stelle marine passa soprattutto dall’educazione ambientale. Fotografarle nel loro habitat naturale, osservarle senza disturbarle e spiegare ai più giovani l’importanza della biodiversità sono azioni semplici ma fondamentali.</p>



<p class="p1">Il mare non è un negozio di souvenir, ma un ecosistema vivo e delicato. Lasciare una stella marina dove si trova significa contribuire alla salute dei fondali e rispettare il ciclo naturale della vita marina.</p>
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		<item>
		<title>Il liceo Pisacane di Padula trionfa al concorso di idee &#8220;Green 5.0: la città che cambia&#8221;</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-liceo-pisacane-di-padula-trionfa-al-concorso-di-idee-green-5-0-la-citta-che-cambia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 12:03:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Padula]]></category>
		<category><![CDATA[concorso green 5.0]]></category>
		<category><![CDATA[Green Med Expo & Symposium]]></category>
		<category><![CDATA[liceo pisacane padula]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Liceo Scientifico “Carlo Pisacane” di Padula è tra le scuole vincitrici del Concorso di Idee &#8220;Green 5.0: La città che cambia&#8221;, promosso dalla Regione Campania, nell&#8217;ambito di Green Med [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Liceo Scientifico “Carlo Pisacane” di Padula è tra le scuole vincitrici del Concorso di Idee &#8220;Green 5.0: La città che cambia&#8221;, promosso dalla Regione Campania, nell&#8217;ambito di Green Med Expo &amp; Symposium, grazie all&#8217;originalità e al significativo contributo offerto alla sensibilizzazione sullo sviluppo sostenibile.</p>



<p>La sessione finale del concorso si è svolta Venerdì 29 Maggio, presso la Stazione Marittima di Napoli, nell&#8217;ambito degli Stati Generali dell&#8217;Ambiente in Campania, con la conduzione del professor Giovanni De Feo che ha coordinato i lavori insieme all&#8217;Assessora all&#8217;Ambiente della Regione Campania Avvocata Claudia Pecoraro e alla Dirigente di Settore Maria Rosaria Della Rocca.</p>



<p>Il Progetto Vincitore &#8220;Padula Hub-itat&#8221; è stato realizzato dalla classe 3^B, con la prof.ssa Nunzia Casale, docente di Disegno e Storia dell’Arte, referente del progetto.</p>



<p>Il progetto vincitore si inserisce perfettamente nei temi sottolineati dall’assessora Pecoraro nel suo intervento, dimostrando come le idee dei giovani possano trasformare, il territorio del Vallo di Diano e della Certosa di Padula, da paesaggio &#8220;cristallizzato&#8221; a modello di sviluppo.</p>



<p>La visione si articola in 3 Punti Chiave:<br>PUNTO 1: Connettere (Mobilità Dolce)<br>● Rompe l&#8217;isolamento del territorio grazie all&#8217;innesto dell&#8217;Alta Velocità in progetto.<br>● Propone una &#8220;sutura&#8221; turistica attraverso il ripristino in chiave di mobilità dolce della vecchia<br>ferrovia storica Sicignano-Lagonegro.<br>● Trasforma la stazione in un Hub di scambio (bike-sharing, car-sharing elettrico) che diventa la<br>nuova &#8220;Porta della Certosa&#8221;.</p>



<p>PUNTO 2: Rigenerare (Archeologia Agricola e Paesaggio)<br>● Riqualificazione dei ruderi nelle aree rurali adiacenti alla Certosa di Padula: Gli ex tabacchifici e i<br>vecchi poderi diventano officine artigianali (legno, pietra, ceramica), aziende agricole innovative e<br>alberghi diffusi.<br>● Agricoltura del futuro e tradizione: Si recupera l&#8217;antica sapienza erboristica dei monaci certosini<br>piantando campi di piante officinali, integrati da serre semipogee con tetti verdi calpestabili che<br>creano un parco rurale sospeso.</p>



<p>PUNTO 3: Innovare e Condividere (Agricoltura 5.0 e C.E.R.)<br>● Tecnologia invisibile: Sotto i prati nascono laboratori di idroponica, acquaponica e centri di<br>ricerca a zero impatto visivo.<br>● Comunità Energetica Rinnovabile (C.E.R.): Un ecosistema circolare basato su 3 fonti:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Sole (Agrivoltaico): Pannelli solari sulle serre per proteggere le colture dal calore e moduli<br>integrati sui tetti degli ex edifici.</li>



<li>Acqua (Micro-Idroelettrico): Turbine a basso impatto nei canali per garantire energia costante<br>anche di notte.</li>



<li>Terra e Allevamenti (Biomasse e Biogas): Trasformazione dei reflui zootecnici delle aziende<br>locali in biogas e raffinazione in biometano per alimentare i mezzi agricoli e le auto elettriche del<br>car-sharing, portando il progetto a un bilancio di &#8220;emissioni negative&#8221;</li>
</ol>



<p>Al termine della sessione, il professor Giovanni De Feo ha voluto sottolineare lo spirito profondo della mattinata: &#8220;<em>Una dopo l&#8217;altra, le scuole hanno presentato i propri progetti, offrendo idee e visioni per città più verdi, inclusive, resilienti e attente alla qualità della vita. È stato bello ascoltare ragazze e ragazzi parlare di rigenerazione urbana, mobilità sostenibile, economia circolare, cambiamento climatico ed educazione ambientale con competenza, passione e creatività. Più che una competizione, è stata una grande occasione di partecipazione e di speranza. Perché quando ai giovani viene data la possibilità di esprimersi, emergono idee capaci di farci guardare al futuro con fiducia</em>&#8220;</p>



<p>Soddisfazione è stata espressa dalla dirigente scolastica del Liceo “Pisacane” di Padula, prof.ssa Paola Migaldi: “<em>Aggiungiamo un altro tassello importante e un altro grande risultato per la nostra comunità educante e nel percorso di crescita delle nostre alunne e dei nostri alunni. Constatare che i nostri giovani siano così interessati ai temi della sostenibilità e dell’ambiente, è una vittoria per tutti noi ed è motivo di grande orgoglio! Mi congratulo con loro e con la docente che li ha seguiti con grande abnegazione</em>”</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vallo di Diano, nasce la Rete del Turismo Scolastico e prende forma l’aula a cielo aperto del territorio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/vallo-di-diano-nasce-la-rete-del-turismo-scolastico-e-prende-forma-laula-a-cielo-aperto-del-territorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 15:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Padula]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Vallo di Diano si prepara a diventare una vera e propria “aula a cielo aperto”, con un’iniziativa che unisce formazione, turismo e valorizzazione del patrimonio locale. Il GAL Vallo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Il Vallo di Diano si prepara a diventare una vera e propria “aula a cielo aperto”, con un’iniziativa che unisce formazione, turismo e valorizzazione del patrimonio locale. Il GAL Vallo di Diano e la BCC Magna Grecia presentano la Rete del Turismo Scolastico e celebrano le scuole impegnate sui temi della biodiversità.</p>



<p class="p1">L’appuntamento è fissato per il 28 maggio 2026 alle ore 9.30, nella Sala Sanseverino della Certosa di San Lorenzo a Padula, in provincia di Salerno, cornice storica scelta per ospitare un evento che punta a segnare un passaggio strategico per l’offerta educativa e turistica del territorio.</p>



<p class="p1">Promosso dal GAL Vallo di Diano, l’incontro rappresenta il momento conclusivo di un percorso strutturato che porta alla presentazione ufficiale del Catalogo Esperienze della Rete Territoriale del Turismo Educativo e Scolastico del Vallo di Diano. Uno strumento pensato per mettere a sistema le risorse locali e trasformare l’intero comprensorio in un laboratorio didattico diffuso, capace di accogliere studenti da tutta Italia attraverso esperienze immersive tra storia, natura e cultura.</p>



<p class="p1">La giornata non si limiterà alla presentazione del catalogo. In programma anche la premiazione degli istituti scolastici vincitori della II Edizione del concorso “Le grandi storie della Biodiversità”, iniziativa realizzata con il patrocinio della BCC Magna Grecia. I premi consisteranno in pacchetti di turismo esperienziale selezionabili direttamente all’interno del catalogo, rafforzando il legame tra didattica e fruizione del territorio.</p>



<p class="p1">Il progetto ha coinvolto studenti delle scuole primarie e secondarie, chiamati a interpretare e raccontare le ricchezze ambientali del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, riconosciuto anche come Riserva della Biosfera MAB UNESCO. Attraverso elaborati creativi, i giovani partecipanti hanno approfondito il rapporto tra uomo e natura e il tema della biodiversità.</p>



<p class="p1">L’evento sarà moderato da Raffaella Giffoni e vedrà la partecipazione di un ampio parterre istituzionale. Interverranno: Michela Cimino, Sindaco di Padula; Italo Bianculli, Coordinatore GAL Vallo di Diano; Angela D’Alto, Presidente GAL Vallo di Diano; Antonio Pagliarulo, Assessore al Turismo della Comunità Montana Vallo di Diano; Laura Feo, ESG Ambassador BCC Magna Grecia; Enzo Maraio, Assessore Regionale al Turismo; Marcello Russo, Ten. Col. del Reparto Carabinieri del PNCVDA; Corrado Matera, Presidente Commissione Bilancio e Finanza.</p>



<p class="p1">Particolarmente rilevante il ruolo della BCC Magna Grecia, da tempo partner stabile del GAL Vallo di Diano, in un’alleanza che mira a rafforzare il legame tra sviluppo economico, educazione e sostenibilità. L’obiettivo condiviso è quello di consolidare il Vallo di Diano come destinazione di riferimento per il turismo scolastico nazionale, attraverso un modello di crescita basato sulla collaborazione tra istituzioni, scuola e territorio.</p>



<p class="p1">A confermarlo è il Presidente della BCC Magna Grecia, Giuseppe Tuozzo, che dichiara:</p>



<p class="p1">“Sostenere iniziative come questa significa investire concretamente nel futuro delle nostre comunità e delle nuove generazioni. Il tema della biodiversità rappresenta oggi una sfida fondamentale, che richiede sensibilità, conoscenza e partecipazione attiva, soprattutto da parte dei più giovani. Attraverso questo progetto si offre agli studenti l’opportunità non solo di approfondire il valore ambientale e naturalistico del nostro territorio, ma anche di conoscere e promuovere, in chiave educativa e turistica, le straordinarie bellezze del Vallo di Diano e la sua preziosa biodiversità. Come BCC Magna Grecia siamo orgogliosi di essere al fianco del GAL Vallo di Diano in un percorso che unisce educazione, sostenibilità e valorizzazione territoriale”.</p>



<p class="p1">Sulla stessa linea anche la Presidente del GAL Vallo di Diano, Angela D’Alto, che sottolinea il valore strategico dell’iniziativa:</p>



<p class="p1">“L’appuntamento del 28 maggio rappresenta la perfetta sintesi dellavisione del GAL Vallo di Diano. Da un lato, con la presentazione ufficiale del Catalogo Esperienze della Rete Territoriale del Turismo Educativo e Scolastico, diamo finalmente concretezza a un progetto ambizioso: mettere a sistema la nostra offerta e rendere il territorio una meta d’eccellenza, un vero e proprio laboratorio didattico diffuso per le scuole italiane di ogni ordine e grado. Dall’altro, attraverso la premiazione degli istituti vincitori del concorso “Le grandi storie della Biodiversità”, diamo voce e riconoscimento alle nuove generazioni. Questi due momenti sono profondamente interconnessi e s’incanalano nella nostra Strategia di Sviluppo: unire la strutturazione di un turismo scolastico innovativo con l’educazione ambientale, affinché i nostri giovani diventino i primi veri ambasciatori e custodi del prezioso ecosistema in cui vivono.”</p>
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		<title>Inizio estate e ambiente sotto pressione: fiumi più fragili e Mediterraneo sempre più esposto alla siccità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/inizio-estate-e-ambiente-sotto-pressione-fiumi-piu-fragili-e-mediterraneo-sempre-piu-esposto-alla-siccita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 12:47:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente fragile]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’avvio della stagione estiva, l’Italia entra in una fase dell’anno in cui gli equilibri ambientali diventano più delicati e immediatamente visibili, soprattutto per quanto riguarda risorse idriche, ecosistemi fluviali [...]]]></description>
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<p>Con l’avvio della stagione estiva, l’Italia entra in una fase dell’anno in cui gli equilibri ambientali diventano più delicati e immediatamente visibili, soprattutto per quanto riguarda risorse idriche, ecosistemi fluviali e condizioni del suolo. I dati più recenti sullo stato delle acque mostrano un quadro a più velocità: secondo il Rapporto ISPRA, il 43,6% dei corpi idrici superficiali italiani si trova in stato ecologico buono o elevato, mentre oltre la metà presenta ancora criticità legate a qualità biologica e alterazioni degli ecosistemi fluviali e lacustri . Un indicatore che, alla vigilia dell’estate, assume particolare rilevanza perché si intreccia con la riduzione stagionale delle portate e con l’aumento dell’evaporazione dovuta alle temperature più alte.</p>



<p>Parallelamente, il contributo della neve accumulata durante l’inverno — fondamentale per alimentare fiumi e bacini nei mesi caldi — mostra segnali di riduzione e fusione anticipata rispetto alla media climatica, con effetti diretti soprattutto sui grandi sistemi idrici alpini e appenninici. Le analisi più recenti evidenziano un’accelerazione dello scioglimento del manto nevoso nella primavera 2026, legata a periodi più caldi e a una minore continuità delle precipitazioni, con conseguenze sulla disponibilità d’acqua nella fase estiva più critica . Questo fenomeno si traduce in un minor “serbatoio naturale” per fiumi e invasi, che arrivano all’estate già in condizioni di stress idrico anticipato.</p>



<p>Nel Mediterraneo, inoltre, le proiezioni stagionali indicano un inizio estate caratterizzato da temperature sopra la media e una maggiore persistenza di condizioni anticicloniche, con fasi di stabilità atmosferica alternate a eventi intensi e improvvisi. In questo contesto, il rischio non è soltanto il caldo prolungato, ma la combinazione tra evaporazione elevata, suoli più secchi e ridotta capacità di ricarica delle falde, elementi che aumentano la vulnerabilità degli ecosistemi e dell’agricoltura. Alcune analisi meteo stagionali segnalano infatti anomalie termiche positive già nel mese di giugno e un possibile proseguimento della tendenza nei mesi successivi .</p>



<p>A livello ambientale, queste dinamiche si riflettono anche sulla biodiversità: fiumi con portate ridotte modificano l’habitat di pesci e macroinvertebrati, mentre zone umide e laghi subiscono variazioni di temperatura e ossigenazione dell’acqua. Nei territori urbani, l’effetto isola di calore amplifica ulteriormente le temperature, rendendo più evidente il divario tra aree cementificate e zone verdi. In parallelo, gli ecosistemi forestali affrontano un periodo più lungo di esposizione alla siccità estiva, con conseguente aumento della vulnerabilità agli incendi e agli stress vegetativi.</p>
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		<title>A Bacoli i Comuni campani fanno rete contro l’inquinamento: «Serve una strategia condivisa»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/a-bacoli-i-comuni-campani-fanno-rete-contro-linquinamento-serve-una-strategia-condivisa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 18:29:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>Fare rete tra amministrazioni locali per contrastare l’inquinamento ambientale, condividere strumenti operativi e rafforzare le politiche di sostenibilità sui territori. È il messaggio emerso dall’incontro regionale “Comuni Plastic Free: la Campania fa rete”, promosso da Plastic Free Onlus nella Sala Ostrichina della Casina Vanvitelliana.</p>



<p>All’appuntamento hanno partecipato sindaci, assessori all’ambiente, tecnici e referenti territoriali provenienti da diverse province campane, insieme alle amministrazioni già insignite del riconoscimento “Comuni Plastic Free” e a quelle impegnate in percorsi di transizione ambientale. Al centro del confronto, la necessità di una collaborazione stabile tra enti locali per affrontare criticità comuni: dagli sversamenti abusivi alla riduzione della plastica monouso, fino alle politiche di educazione ambientale.</p>



<p>“Bacoli da oltre cinque anni porta avanti questo percorso insieme a Plastic Free Onlus e continua a credere che la tutela ambientale non sia un limite, ma una straordinaria opportunità di sviluppo, lavoro e valorizzazione del territorio”, ha dichiarato il sindaco Josi Gerardo Della Ragione. “Ambiente significa futuro, qualità della vita e crescita della comunità. Per questo creare sinergie tra istituzioni, volontariato e cittadini è fondamentale”.</p>



<p>Un concetto condiviso anche dai vertici dell’associazione. “L’inquinamento ambientale non ha confini e per questo fare rete tra Comuni diventa fondamentale”, ha affermato Luca De Gaetano, presidente e fondatore di Plastic Free Onlus. “Sempre più amministrazioni stanno trasformando la sensibilizzazione ambientale in azioni concrete”, hanno aggiunto la referente regionale Silvana Cantone e il vice Salvatore Palmieri, sottolineando il valore dello scambio di buone pratiche tra territori.</p>



<p>Nel corso dell’incontro si è discusso della costruzione di una rete stabile tra enti locali per rendere più efficaci le azioni di prevenzione e contrasto all’inquinamento, attraverso la condivisione di strumenti già sperimentati in diverse realtà campane.</p>



<p>Ampio spazio anche al contributo degli esperti. L’ingegnere Raffaele Zito ha illustrato il ruolo dei contratti di fiume come strumento di programmazione partecipata per la tutela dei corsi d’acqua, mentre il professor Salvatore Manfreda ha richiamato la necessità di una gestione integrata del territorio alla luce dei cambiamenti climatici e della pressione antropica sulle risorse naturali.</p>



<p>La dottoressa Simona Galoppo, esperta di micro e nanoplastiche e referente Plastic Free, ha infine evidenziato il problema dell’inquinamento “invisibile” generato dalla frammentazione della plastica, con possibili effetti sugli ecosistemi e sulla salute, ribadendo l’importanza della prevenzione e della riduzione dei rifiuti alla fonte.</p>



<p>Tra i temi affrontati anche le attività di educazione ambientale nelle scuole, l’impiego di fototrappole contro l’abbandono illecito dei rifiuti, la tutela delle aree costiere e il coinvolgimento delle comunità locali nelle iniziative di volontariato ambientale, considerate elementi centrali per rafforzare la consapevolezza collettiva.</p>
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		<title>Stellantis punta sulle E-Car: a Pomigliano dal 2028 le nuove elettriche compatte</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/stellantis-punta-sulle-e-car-a-pomigliano-dal-2028-le-nuove-elettriche-compatte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 12:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[auto elettriche]]></category>
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		<category><![CDATA[stellantis]]></category>
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					<description><![CDATA[Stellantis accelera sul fronte della mobilità elettrica e sceglie lo stabilimento di Pomigliano d&#8217;Arco per il lancio delle future E-Car, le nuove vetture compatte elettriche pensate per il mercato europeo. [...]]]></description>
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<p>Stellantis accelera sul fronte della mobilità elettrica e sceglie lo stabilimento di Pomigliano d&#8217;Arco per il lancio delle future E-Car, le nuove vetture compatte elettriche pensate per il mercato europeo. L’annuncio è arrivato a poche ore dalla presentazione del nuovo piano industriale del gruppo a Detroit e rappresenta uno dei punti centrali della strategia di rilancio produttivo degli impianti italiani.</p>



<p>Il progetto punta alla realizzazione di auto di piccole dimensioni, completamente elettriche, innovative e accessibili dal punto di vista economico, con un posizionamento di mercato che dovrebbe restare sotto i 15mila euro. Le prime vetture usciranno dalle linee produttive di Pomigliano nel 2028, con volumi definiti dall’azienda “significativi”.</p>



<p>L’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa ha spiegato che il progetto E-Car nasce per rispondere alla crescente domanda europea di city car sostenibili e a basso costo. «I clienti chiedono il ritorno di auto di piccole dimensioni dal design distintivo, prodotte con orgoglio in Europa, accessibili ed ecologiche», ha dichiarato il manager, sottolineando la volontà del gruppo di rilanciare il concetto di “mobilità per tutti”.</p>



<p>Secondo quanto emerso durante il confronto con le organizzazioni sindacali, le nuove E-Car saranno sviluppate in più modelli e per diversi marchi del gruppo, utilizzando tecnologie Bev di nuova generazione e partnership industriali strategiche. Tra le ipotesi resta aperta anche una possibile collaborazione con costruttori extraeuropei, in particolare cinesi, in un segmento oggi dominato da marchi come BYD e Leapmotor.</p>



<p>I sindacati metalmeccanici accolgono con favore l’investimento su Pomigliano, considerato un passaggio fondamentale per garantire continuità occupazionale e prospettive industriali di lungo periodo. Secondo Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Ugl e Quadri, il progetto potrebbe portare a regime alla piena occupazione dello stabilimento campano, anche se permangono dubbi sui tempi di attuazione e sulle ricadute per l’indotto.</p>



<p>Il nodo principale riguarda infatti la filiera della componentistica, che i sindacati chiedono venga radicata sul territorio campano per evitare che il progetto resti limitato alla sola fase produttiva finale. La Fim di Napoli ha definito Pomigliano “l’unico stabilimento italiano con due missioni produttive già assegnate”, facendo riferimento anche alla futura evoluzione della Fiat Panda, storicamente legata allo stabilimento campano.</p>



<p>Resta invece ancora aperta la questione dello stabilimento di Cassino, per il quale Stellantis non avrebbe ancora presentato un piano operativo definitivo. I sindacati chiedono garanzie sul mantenimento di tutti i siti produttivi italiani e un confronto continuo sul futuro industriale del gruppo nel Paese.</p>



<p>Il progetto E-Car si inserisce inoltre nella strategia europea per sostenere la transizione verso la mobilità elettrica, contenere la concorrenza asiatica e rilanciare la produzione automobilistica continentale. Una sfida che potrebbe riportare l’Italia al centro della produzione di auto popolari, segmento che per decenni ha rappresentato uno dei pilastri storici dell’industria automobilistica nazionale.</p>
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		<title>Dalla benzina all’elettrico: la nuova vita sostenibile della Vespa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dalla-benzina-allelettrico-la-nuova-vita-sostenibile-della-vespa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 10:45:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[retrofit elettrico]]></category>
		<category><![CDATA[vespa newtron]]></category>
		<category><![CDATA[zero emissioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Non sempre la transizione ecologica passa dalla rottamazione. A volte può partire dal recupero intelligente di ciò che esiste già. È questa la filosofia di Vespa Newtron, il progetto italiano [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non sempre la transizione ecologica passa dalla rottamazione. A volte può partire dal recupero intelligente di ciò che esiste già. È questa la filosofia di Vespa Newtron, il progetto italiano che trasforma le storiche Vespa a benzina in scooter elettrici, mantenendone intatto design, identità e fascino vintage.</p>



<p>Un’idea che intercetta una delle tendenze più interessanti dell’ecomobilità contemporanea: il retrofit elettrico, cioè la conversione di veicoli tradizionali in mezzi a zero emissioni. Una soluzione che guarda alla sostenibilità non soltanto dal punto di vista energetico, ma anche industriale e culturale.</p>



<p>Presentato a Milano, il progetto porta la firma di Newtron, azienda con sede operativa a Villafranca Tirrena, nel Messinese, attiva dal 2011 nella riqualificazione elettrica dei veicoli e oggi riconosciuta come primo costruttore europeo certificato dal Ministero dei Trasporti per i sistemi di retrofit.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La Vespa resta Vespa, ma diventa elettrica</h3>



<p>L’idea alla base è semplice: non sostituire uno scooter iconico, ma aggiornarlo tecnologicamente. Il kit sviluppato da Newtron sostituisce il motore termico con un sistema elettrico completo composto da:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>motore elettrico;</li>



<li>batterie agli ioni di litio;</li>



<li>centralina di gestione;</li>



<li>sistema di ricarica omologato.</li>
</ul>



<p>Il tutto senza alterare le linee che hanno reso la Vespa uno dei simboli mondiali del design italiano.</p>



<p>“Con Vespa Newtron vogliamo dimostrare che la transizione elettrica può passare anche dal riuso intelligente. Non si tratta solo di tecnologia, ma di cultura industriale: preservare ciò che esiste, migliorandolo”, ha spiegato Nicola Venuto, founder e CEO dell’azienda.</p>



<p>Ed è proprio questo l’aspetto più interessante del progetto: la sostenibilità viene letta come estensione del ciclo di vita dei prodotti, evitando sprechi e riducendo l’impatto ambientale legato alla produzione di nuovi veicoli.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Prestazioni urbane e accesso alle ZTL</h3>



<p>Dal punto di vista tecnico, il retrofit è disponibile in due configurazioni:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>11 kW per i modelli equivalenti ai 125 cc;</li>



<li>14 kW per le versioni assimilabili ai 300 cc.</li>
</ul>



<p>L’autonomia dichiarata arriva fino a 120 chilometri, con velocità massima compresa tra 90 e 110 km/h, più che sufficienti per un utilizzo urbano ed extraurbano leggero. La ricarica completa richiede circa quattro ore.</p>



<p>Secondo Newtron, l’aumento di peso dovuto alle batterie incide solo marginalmente sulla maneggevolezza, uno degli elementi storicamente distintivi della Vespa.</p>



<p>Ma il vantaggio più concreto riguarda le città. Una volta completata la conversione e aggiornati i documenti di circolazione secondo quanto previsto dal D.M. 141/2022, il mezzo diventa ufficialmente elettrico, potendo così accedere alle ZTL e alle future aree urbane a basse emissioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’ecomobilità del riuso</h3>



<p>In un mercato che spinge continuamente verso l’acquisto del “nuovo”, il retrofit apre una strada alternativa. Non è solo una questione nostalgica o estetica: è anche un modello industriale differente.</p>



<p>Secondo l’azienda, la conversione elettrica consentirebbe una riduzione superiore all’85% dei rifiuti rispetto alla produzione di un veicolo nuovo. Un dato che si inserisce perfettamente nella logica dell’economia circolare, sempre più centrale nelle politiche europee sulla mobilità sostenibile.</p>



<p>Il progetto punta inoltre su una rete di installatori certificati, i “Newtron Point”, diffusi sul territorio nazionale. Un modello che crea competenze specializzate e trasforma officine tradizionali in centri dedicati alla mobilità elettrica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Quanto costa trasformare una Vespa</h3>



<p>Il prezzo del kit parte da 3.590 euro per la versione da 11 kW con batteria da 3 kWh e arriva a 4.590 euro per la configurazione più potente da 14 kW e batteria da 4,5 kWh.</p>



<p>Per chi preferisce una soluzione pronta all’uso, sono disponibili anche Vespa già convertite su base Piaggio, con prezzi compresi tra 7.590 e 8.990 euro.</p>



<p>Non è un’operazione economica rispetto all’acquisto di alcuni scooter elettrici di serie. Ma qui entrano in gioco altri fattori: il valore affettivo del mezzo, la conservazione di un’icona italiana e la possibilità di continuare a utilizzare uno scooter storico senza rinunciare alle esigenze ambientali delle città contemporanee.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una nuova idea di mobilità italiana</h3>



<p>Dopo le sperimentazioni sulla Panda degli anni Ottanta, la Vespa elettrica di Newtron conferma che il retrofit non è più una nicchia per appassionati, ma un settore industriale in crescita.</p>



<p>E forse il vero messaggio del progetto è proprio questo: la transizione ecologica non deve necessariamente cancellare il passato. Può anche rigenerarlo.</p>



<p>(Foto Ansa)</p>
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		<title>Biodiversità a rischio, il 30% degli ecosistemi italiani sotto pressione: habitat in calo e nuovi progetti di tutela</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/biodiversita-a-rischio-il-30-degli-ecosistemi-italiani-sotto-pressione-habitat-in-calo-e-nuovi-progetti-di-tutela/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 16:52:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[crisi idrica]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento atmosferico]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento delle acque]]></category>
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					<description><![CDATA[In Italia circa il 30% degli ecosistemi naturali è oggi considerato sotto pressione a causa della perdita di habitat, dell’agricoltura intensiva e dell’inquinamento. È quanto emerge da analisi e rapporti [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">In Italia circa il 30% degli ecosistemi naturali è oggi considerato sotto pressione a causa della perdita di habitat, dell’agricoltura intensiva e dell’inquinamento. È quanto emerge da analisi e rapporti ambientali recenti che fotografano una situazione complessa per la biodiversità del Paese, tra ricchezze naturalistiche uniche in Europa e criticità sempre più diffuse.</p>



<p class="p1">La frammentazione degli habitat naturali rappresenta uno dei principali fattori di rischio. Urbanizzazione, infrastrutture e consumo di suolo continuano a ridurre e isolare gli spazi vitali per molte specie animali e vegetali, con effetti diretti sugli equilibri degli ecosistemi. A questo si aggiunge l’impatto dell’agricoltura intensiva, che attraverso l’uso di pesticidi, fertilizzanti chimici e monocolture contribuisce alla diminuzione della biodiversità, in particolare nelle aree rurali.</p>



<p class="p1">Un ulteriore elemento critico è rappresentato dall’inquinamento, sia atmosferico che delle acque e dei suoli. La presenza di microplastiche, sostanze chimiche e scarichi industriali incide sulla salute degli ecosistemi terrestri e marini, con conseguenze a cascata sulle catene alimentari e sulla sopravvivenza di numerose specie.</p>



<p class="p1">Nonostante il quadro di criticità, <strong>il sistema delle aree protette italiane continua a rappresentare un presidio fondamentale per la conservazione della biodiversità</strong>. Parchi nazionali, riserve naturali e aree marine protette svolgono un ruolo chiave nella tutela di habitat sensibili e specie a rischio, fungendo anche da laboratori di sperimentazione per pratiche di gestione sostenibile.</p>



<p class="p1">Negli ultimi anni <strong>sono inoltre aumentati i progetti di tutela della flora e della fauna, spesso realizzati in collaborazione tra enti pubblici</strong>, università e associazioni ambientaliste. Interventi di reintroduzione di specie autoctone, monitoraggi scientifici e programmi di educazione ambientale mirano a invertire la tendenza alla perdita di biodiversità e a rafforzare la resilienza degli ecosistemi.</p>



<p class="p1">Gli esperti sottolineano tuttavia che la tutela della biodiversità richiede un approccio integrato, capace di coniugare politiche ambientali, agricoltura sostenibile e pianificazione territoriale. La sfida, evidenziano, è trovare un equilibrio tra sviluppo economico e conservazione, in un contesto in cui gli effetti dei cambiamenti climatici stanno ulteriormente amplificando le fragilità già esistenti.</p>



<p class="p1">In questo scenario, il ruolo della sensibilizzazione pubblica e delle politiche europee sarà determinante nei prossimi anni per garantire la protezione del patrimonio naturale italiano, tra i più ricchi ma anche tra i più vulnerabili del continente.</p>
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