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	<title>Mondo Green | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
	<lastBuildDate>Tue, 27 Oct 2026 14:39:37 +0000</lastBuildDate>
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		<title>L&#8217;agricoltura del futuro, sensori e droni per risparmiare acqua e curare le piante</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/agricoltura-del-futuro-sensori-e-droni-per-risparmiare-acqua-e-curare-le-piante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 14:39:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura del futuro]]></category>
		<category><![CDATA[droni agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[piante]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;agricoltura del futuro passa sempre più dai dati. Sensori nel terreno, droni che sorvolano i campi e software capaci di elaborare informazioni sulle colture stanno trasformando il lavoro degli agricoltori, [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;agricoltura del futuro passa sempre più dai dati. Sensori nel terreno, droni che sorvolano i campi e software capaci di elaborare informazioni sulle colture stanno trasformando il lavoro degli agricoltori, offrendo nuovi strumenti per risparmiare acqua, individuare eventuali problemi delle piante e programmare gli interventi al momento più opportuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo è intervenire in modo mirato, evitando irrigazioni non necessarie e trattamenti indiscriminati. Un cambiamento particolarmente importante nelle fasi di semina e raccolta, quando la tempestività delle operazioni può incidere sull&#8217;organizzazione del lavoro e sulla qualità del prodotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro di questa trasformazione c&#8217;è l&#8217;agricoltura di precisione, un approccio che integra informazioni provenienti dal suolo, dalle condizioni meteorologiche e dalle immagini satellitari o aeree. Secondo l&#8217;Agenzia europea dell&#8217;ambiente, queste tecnologie possono contribuire a ottimizzare l&#8217;impiego di acqua, fertilizzanti ed energia, riducendo gli sprechi e l&#8217;impatto ambientale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sensori e software per irrigare meglio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle applicazioni più concrete riguarda la gestione dell&#8217;acqua. Le sonde installate nel terreno misurano l&#8217;umidità, mentre le stazioni meteorologiche rilevano parametri come temperatura e precipitazioni. I dati, elaborati da appositi programmi, aiutano a stabilire quando irrigare e in quale quantità, tenendo conto delle esigenze delle singole colture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio arriva dalla ricerca italiana. Il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l&#8217;analisi dell&#8217;economia agraria (Crea) ha sperimentato nel Barese, nell&#8217;ambito del progetto Water4AgriFood, un sistema di monitoraggio su un pescheto che combina sensori nel suolo, strumenti per osservare la risposta delle piante e immagini raccolte con i droni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle prove descritte dal Crea, l&#8217;impiego di teli per coprire il terreno sotto gli alberi ha aumentato del 24% l&#8217;efficienza nell&#8217;uso dell&#8217;acqua e fino al 17% la produzione per metro cubo d&#8217;acqua. Si tratta di risultati riferiti a quella specifica sperimentazione, non di percentuali automaticamente applicabili a tutte le aziende agricole.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Droni per controllare la salute delle colture</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche i droni stanno assumendo un ruolo crescente. Equipaggiati con telecamere termiche o multispettrali, possono rilevare differenze nella temperatura e nella risposta della vegetazione, contribuendo a individuare aree in cui le piante mostrano segnali di stress idrico o possibili problemi fitosanitari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste informazioni consentono all&#8217;agricoltore di concentrare i controlli e gli eventuali interventi nelle zone che ne hanno maggiore necessità. Le immagini possono inoltre essere trasformate in mappe digitali, utili per programmare irrigazione, concimazione e altre operazioni colturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia non sostituisce l&#8217;esperienza di chi lavora nei campi: offre piuttosto elementi aggiuntivi per prendere decisioni più informate. L&#8217;interpretazione dei dati e la verifica diretta delle condizioni delle piante restano fondamentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla semina alla raccolta, cambia l&#8217;organizzazione del lavoro</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I sistemi digitali possono essere utilizzati anche per pianificare la semina, controllare lo sviluppo delle colture e organizzare le attività prima della raccolta. I software di supporto alle decisioni mettono in relazione le informazioni disponibili per aiutare a individuare i momenti più adatti per intervenire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la stagione produttiva, l&#8217;osservazione costante delle colture può permettere di riconoscere più rapidamente eventuali anomalie e di programmare gli interventi prima che i problemi si aggravino. Nelle fasi di raccolta, le informazioni sulle condizioni del campo e sulla maturazione possono contribuire a migliorare la pianificazione delle operazioni, anche se i risultati dipendono dalla coltura e dalle caratteristiche dell&#8217;azienda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia, progetti come AgruMind, sviluppato dal Distretto Agrumi di Sicilia con l&#8217;Università di Catania, integrano sensori a terra, stazioni meteorologiche, droni e algoritmi di intelligenza artificiale per supportare la gestione dell&#8217;irrigazione negli agrumeti. Il sistema punta a rendere più precisa la distribuzione dell&#8217;acqua e a individuare eventuali segnali di stress delle piante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La sfida dei costi e delle competenze</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La diffusione dell&#8217;agricoltura digitale deve però fare i conti con alcuni ostacoli. L&#8217;acquisto delle attrezzature, la manutenzione, la connettività nelle aree rurali e la necessità di imparare a utilizzare i programmi possono rappresentare un investimento impegnativo, soprattutto per le aziende di dimensioni ridotte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per favorire l&#8217;adozione di queste soluzioni sono importanti la formazione, l&#8217;assistenza tecnica e strumenti accessibili anche alle imprese che non possono dotarsi autonomamente di tutte le apparecchiature. Tra le possibili opportunità rientrano anche i servizi condivisi e la collaborazione con tecnici e organizzazioni di settore.</p>
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		<item>
		<title>Campania, detenuti e volontari ripuliscono quattro località costiere: rimosse oltre 1,4 tonnellate di rifiuti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/campania-detenuti-e-volontari-ripuliscono-quattro-localita-costiere-rimosse-oltre-14-tonnellate-di-rifiuti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 13:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[plastic free]]></category>
		<category><![CDATA[seconda chance]]></category>
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					<description><![CDATA[Oltre 1,4 tonnellate di rifiuti raccolti e 31 persone detenute coinvolte in quattro interventi ambientali lungo la costa campana. È il bilancio della mobilitazione che sabato 24 ottobre ha visto [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oltre 1,4 tonnellate di rifiuti raccolti e 31 persone detenute coinvolte in quattro interventi ambientali lungo la costa campana</strong>. È il bilancio della mobilitazione che sabato 24 ottobre ha visto lavorare fianco a fianco detenuti e volontari a <strong>Bacoli, Napoli, Castel Volturno e Salerno</strong>, nell&#8217;ambito della <strong>giornata nazionale promossa da Plastic Free Onlus</strong>, organizzazione di volontariato impegnata nel contrasto all&#8217;inquinamento da plastica, <strong>e Seconda Chance APS</strong>, associazione attiva nel reinserimento socio-lavorativo delle persone detenute ed ex detenute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La giornata, che ha interessato complessivamente 21 località in dieci regioni italiane, rappresenta <strong>la prima mobilitazione nazionale dopo la sottoscrizione del protocollo d&#8217;intesa tra le due associazioni e il Dipartimento dell&#8217;Amministrazione Penitenziaria (DAP) del Ministero della Giustizia</strong>. L&#8217;accordo prevede almeno due iniziative nazionali all&#8217;anno per promuovere educazione ambientale, cittadinanza attiva e percorsi di responsabilizzazione e reinserimento sociale attraverso attività di volontariato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato più consistente è stato registrato a&nbsp;<strong>Castel Volturno</strong>, in provincia di Caserta, dove lungo via del Mare sono stati rimossi 735 chilogrammi di rifiuti, raccolti in 49 sacchi, di cui 36 contenenti plastica e 13 vetro. All&#8217;intervento hanno partecipato <strong>sei detenuti della Casa Circondariale “Francesco Uccella” di Santa Maria Capua Vetere</strong>, insieme ai referenti Plastic Free Vissia Wanvestraut, Adrian Angel Castrillo e Simona Galoppo e a un volontario.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A Napoli, a Riva Fiorita, nel quartiere Posillipo, la raccolta ha permesso di rimuovere circa 400 chilogrammi di rifiuti, tra plastica</strong>, alluminio, vetro e centinaia di mozziconi di sigaretta. Hanno partecipato <strong>quattro detenuti della Casa Circondariale di Poggioreale “Giuseppe Salvia”, insieme a dieci volontari</strong>, con il coordinamento di Silvana Cantone, referente regionale Plastic Free Campania, e Stefano Pugliese, referente provinciale di Napoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre in provincia di Napoli, a <strong>Bacoli</strong>, la pulizia della <strong>zona di Marina Grande</strong> ha portato alla raccolta di nove sacchi, per complessivi 35 chilogrammi di plastica e rifiuti indifferenziati. L&#8217;iniziativa ha <strong>coinvolto persone detenute provenienti dal Centro Penitenziario “Pasquale Mandato” di Secondigliano</strong> e i volontari Plastic Free del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A <strong>Salerno</strong>, nella zona dei “14 Leoni” sul lungomare Clemente Tafuri, sono stati <strong>rimossi circa 250 chilogrammi di rifiuti</strong>, tra plastica, vetro, indifferenziato e numerosi indumenti sintetici trasportati in mare dal fiume Irno. Alla raccolta hanno partecipato dieci persone, tra cui <strong>tre donne detenute della Casa Circondariale “Antonio Caputo” di Salerno-Fuorni</strong>, un&#8217;educatrice e i volontari coordinati dal referente Plastic Free Antonio Scarpa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;appuntamento inizialmente previsto a Mondragone, con il coinvolgimento della Casa di Reclusione di Carinola, è stato invece annullato per difficoltà organizzative legate al trasferimento dei detenuti e al tempo atmosferico incerto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Quando indossiamo tutti la stessa maglietta di Plastic Free, le differenze passano in secondo piano: ciascuno contribuisce allo stesso obiettivo, la tutela dell&#8217;ambiente –</em> <strong>sottolinea Silvana Cantone, referente regionale Plastic Free Campania</strong> <em>–. È proprio questo il valore più importante di queste esperienze, che favoriscono l&#8217;incontro tra persone con percorsi di vita differenti, aiutano a superare pregiudizi e rafforzano il senso di responsabilità e di appartenenza alla comunità”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il bilancio campano contribuisce al <strong>risultato nazionale di circa 150 persone tra detenuti e affidati, 250 volontari e oltre sette tonnellate di rifiuti e materiali rimossi</strong>. La collaborazione tra Plastic Free e Seconda Chance proseguirà nell&#8217;ambito del protocollo con il DAP, per ampliare le occasioni di partecipazione e reinserimento sociale attraverso attività di utilità collettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Energia, a Salerno una comunità rinnovabile per aiutare le famiglie in difficoltà: si ispira ai principi dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/energia-a-salerno-una-comunita-rinnovabile-per-aiutare-le-famiglie-in-difficolta-si-ispira-ai-principi-dellenciclica-laudato-si-di-papa-francesco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2026 13:28:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Produrre energia pulita e utilizzare i benefici economici per aiutare le famiglie in difficoltà e sostenere le strutture di accoglienza. È l’obiettivo del progetto per lo sviluppo di Comunità energetiche [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Produrre energia pulita e utilizzare i benefici economici per aiutare le famiglie in difficoltà e sostenere le strutture di accoglienza. È l’obiettivo del progetto per lo sviluppo di Comunità energetiche rinnovabili e solidali (Cers) avviato a Salerno con un accordo tra l’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, Fratello Sole Impresa Sociale, Fondazione della Comunità Salernitana e Confcooperative Campania.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intesa, siglata il 21 ottobre, punta a coniugare la transizione energetica con il contrasto alla povertà energetica, attraverso la produzione e la condivisione di energia da fonti rinnovabili. Il modello prevede di destinare i benefici economici generati dalle comunità energetiche al sostegno delle persone più fragili e delle realtà che operano sul territorio a favore di chi è in difficoltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa coinvolgerà inizialmente tre aree della rete elettrica salernitana, individuate attraverso le cabine primarie AC001E00140, AC001E00143 e AC001E00209. Tra le prime attività previste figurano la ricerca di superfici idonee all’installazione di pannelli fotovoltaici, a partire dai tetti di parrocchie, cooperative e sedi di enti del Terzo settore, e il coinvolgimento di cittadini, imprese ed enti locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A coordinare gli aspetti tecnici e normativi sarà Fratello Sole, che si occuperà anche di valutare l’impatto sociale, ambientale ed economico del progetto. Arcidiocesi, Fondazione della Comunità Salernitana e Confcooperative Campania collaboreranno alla costituzione di un tavolo tecnico per mettere in rete le realtà del territorio e favorire la partecipazione alla comunità energetica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’accordo si inserisce nel progetto «Energia comunitaria», promosso da Fondazione Terna con Fratello Sole, che ha già coinvolto le province di Cagliari e Palermo. Quella salernitana rappresenta la terza tappa del percorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa si ispira ai principi dell’enciclica <em>Laudato si’</em> di Papa Francesco, con l’obiettivo di tradurre la tutela dell’ambiente in un’opportunità di inclusione sociale. L’intesa avrà una durata di cinque anni e prevede anche la ricerca di finanziamenti europei, nazionali e regionali, oltre che di forme di finanza etica e agevolata, per estendere il modello ad altre aree della provincia.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Moda circolare, riciclare i vestiti per ridurre gli sprechi: le sfide del tessile sostenibile</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/moda-circolare-riciclare-i-vestiti-per-ridurre-gli-sprechi-le-sfide-del-tessile-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 15:24:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[moda sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[Ridurre gli sprechi, limitare l&#8217;impatto ambientale dell&#8217;industria della moda e dare una seconda vita agli abiti usati. Il riciclo dei vestiti è sempre più al centro del dibattito sulla sostenibilità, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ridurre gli sprechi, limitare l&#8217;impatto ambientale dell&#8217;industria della moda e dare una seconda vita agli abiti usati. Il riciclo dei vestiti è sempre più al centro del dibattito sulla sostenibilità, in un settore caratterizzato da elevati consumi di risorse e da una crescente produzione di rifiuti tessili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla raccolta degli indumenti usati alla trasformazione dei tessuti in nuove fibre, la cosiddetta moda circolare punta a modificare il modo in cui i capi vengono prodotti, utilizzati e smaltiti. Un cambiamento che coinvolge consumatori, aziende e istituzioni, chiamati a ripensare il ciclo di vita degli abiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla raccolta al riutilizzo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo passo è distinguere tra riutilizzo e riciclo. Un vestito ancora in buone condizioni può essere donato, venduto nei negozi dell&#8217;usato o scambiato, prolungandone la vita utile. Quando invece un capo non è più utilizzabile, il recupero dei materiali può consentire di ricavare fibre da impiegare nella produzione di nuovi tessuti o di altri prodotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il riciclo, tuttavia, non è sempre semplice. Molti indumenti sono realizzati con miscele di fibre naturali e sintetiche, come cotone e poliestere, oppure contengono bottoni, cerniere e altri elementi che devono essere separati. Queste caratteristiche rendono più complessi i processi di lavorazione e possono ridurre la qualità delle fibre recuperate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il problema della fast fashion</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A rendere urgente la questione è anche la diffusione della fast fashion, il modello commerciale basato sulla produzione rapida e frequente di collezioni a prezzi contenuti. L&#8217;acquisto di capi destinati a essere utilizzati per periodi brevi contribuisce ad aumentare il consumo di risorse e la quantità di rifiuti tessili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per limitare questo fenomeno, gli esperti indicano tra le soluzioni più efficaci l&#8217;acquisto consapevole, la scelta di indumenti resistenti, la riparazione dei capi danneggiati e il ricorso al mercato dell&#8217;usato. Riciclare è importante, ma prolungare la durata di un vestito può evitare, prima ancora, la necessità di produrne uno nuovo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le nuove tecnologie e le regole europee</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca sta sviluppando tecnologie per recuperare le fibre tessili con maggiore efficienza, separare materiali diversi e trasformare gli scarti in nuove materie prime. Parallelamente, cresce l&#8217;attenzione verso la progettazione dei capi, affinché siano più facili da riparare, smontare e riciclare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche l&#8217;Unione europea sta rafforzando le politiche per la gestione dei rifiuti tessili e la responsabilità dei produttori. La direttiva quadro sui rifiuti, modificata nel 2025, introduce un quadro europeo per i regimi di responsabilità estesa del produttore nel settore tessile e delle calzature. L&#8217;obiettivo è incentivare la progettazione sostenibile, migliorare la raccolta e favorire il riutilizzo e il riciclo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta però aperta la sfida di rendere queste pratiche accessibili e convenienti su larga scala. Servono infrastrutture adeguate per la selezione degli indumenti, impianti capaci di trattare materiali complessi e un mercato in grado di assorbire le fibre recuperate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche le scelte quotidiane possono contribuire alla transizione. Donare gli abiti ancora utilizzabili, acquistare di seconda mano, riparare un capo prima di sostituirlo e conferire correttamente i tessuti sono azioni che aiutano a ridurre gli sprechi.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Filiera bufalina, entra nella fase operativa il progetto “Filiere sostenibili della Piana del Sele”: 30 milioni per investimenti green a tassi agevolati</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/filiera-bufalina-entra-nella-fase-operativa-il-progetto-filiere-sostenibili-della-piana-del-sele-30-milioni-per-investimenti-green-a-tassi-agevolati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 10:39:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Eboli]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[Entra nella fase operativa “Filiere sostenibili della Piana del Sele – Filiera Bufalina”, il progetto coordinato da Fondazione Symbola, che ha realizzato la ricerca sulle soluzioni e le tecnologie per [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Entra nella fase operativa “Filiere sostenibili della Piana del Sele – Filiera Bufalina”, il progetto coordinato da Fondazione Symbola, che ha realizzato la ricerca sulle soluzioni e le tecnologie per rendere la filiera più efficiente, sostenibile e competitiva, insieme a <strong>BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino e BCC Magna Grecia</strong>. Il lavoro ha individuato oltre 30 soluzioni capaci di intervenire sui consumi energetici e idrici, sull’efficienza dei processi e sulla valorizzazione dei sottoprodotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con l’adesione di Copagri, che si aggiunge a Coldiretti Campania e Confagricoltura Salerno, parte ora la promozione presso le aziende degli investimenti sostenuti dal plafond da 30 milioni di euro attivato dalle tre BCC della Piana del Sele a condizioni agevolate. L’obiettivo è trasformare le soluzioni individuate dalla ricerca di Symbola in investimenti concreti, riducendo le barriere finanziarie alla loro adozione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto assume particolare rilievo in una fase in cui i costi energetici incidono sui margini delle imprese agricole e agroalimentari. Investire in efficienza, riduzione dei consumi e valorizzazione dei sottoprodotti può contribuire a contenere i costi operativi e rafforzare la competitività. Il plafond agevolato mette quindi a disposizione delle imprese uno strumento per accelerare investimenti che possono produrre benefici sia economici sia ambientali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso si è sviluppato in tre passaggi. Il primo è stato il lavoro di ricerca e mappatura coordinato da Fondazione Symbola, presentato al Senato della Repubblica; il secondo, l’attivazione da parte delle tre BCC della Piana del Sele del plafond condiviso da 30 milioni di euro; il terzo parte ora con il coinvolgimento delle associazioni agricole, che promuoveranno presso le imprese le opportunità tecnologiche e finanziarie attraverso incontri e iniziative sul territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Campania e la Piana del Sele possono diventare un laboratorio nazionale per l’innovazione del comparto zootecnico. In Italia si contano circa 435 mila capi bufalini e circa il 70% è allevato in Campania; nella Piana del Sele si concentra oltre il 25% degli allevamenti regionali. Una dimensione produttiva che consente di sperimentare soluzioni per ridurre costi e consumi, aumentare l’efficienza e rafforzare la competitività delle imprese, con esperienze potenzialmente replicabili anche in altri comparti zootecnici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avviato nel 2024 e coordinato da Fondazione Symbola, “Filiere sostenibili della Piana del Sele” nasce per individuare tecnologie e soluzioni capaci di rendere più sostenibili e competitive le filiere agroalimentari campane. Dopo il primo studio dedicato alla IV Gamma, Symbola ha realizzato il secondo approfondimento sulla filiera bufalina, concentrandosi sulla produzione e trasformazione del latte nella Piana del Sele.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca analizza oltre 30 soluzioni che intervengono sui principali fattori di costo e di impatto della filiera: consumi energetici e idrici, gestione degli allevamenti, refrigerazione, produzione di energia e valorizzazione dei sottoprodotti. Tra queste figurano microirrigazione e recupero delle acque, agrivoltaico, pompe di calore ad alta efficienza, sistemi di refrigerazione a minore consumo, compostaggio, biogas e biometano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto “Filiere sostenibili della Piana del Sele – Filiera Bufalina”, realizzato da Fondazione Symbola, è disponibile sul sito della Fondazione.<strong>&nbsp;</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alla conferenza stampa, che si è aperta con i saluti di Patrizia Campagna dirigente scolastico Istituto Mattei – Fortunato, sono intervenuti Domenico Sturabotti, direttore Fondazione Symbola; Camillo Catarozzo,</strong> <strong>presidente del CdA BCC Campania Centro</strong><strong>; Rosario Pingaro, presidente del CdA della BCC Capaccio Paestum e Serino;</strong> <strong>Angela Pisacane, presidente Copagri Campania</strong><strong>; Giuseppe Tuozzo, presidente del CdA della Banca di Credito Cooperativo Magna Grecia. Hanno presentato il report Angelica Agosta, Comitato Scientifico Fondazione Symbola; Giulia Casamento, Scuola Superiore Sant’Anna.</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em><strong><em>“</em></strong></em></strong>Questo progetto rappresenta un’opportunità concreta per le imprese della filiera bufalina &#8211; dichiara <strong>Domenico Sturabotti, direttore di Fondazione Symbola</strong> &#8211; perché mette insieme innovazione e accesso a strumenti finanziari pensati per favorire gli investimenti. In una fase in cui i costi energetici incidono in modo significativo sui margini aziendali, intervenire su efficienza, consumi e processi produttivi significa non solo ridurre l’impatto ambientale, ma anche migliorare la competitività delle imprese. Molte delle soluzioni individuate consentono infatti di ottenere risparmi operativi e rendere più efficiente l’uso di energia e risorse. A questo si aggiunge un secondo elemento sempre più rilevante: migliorare il profilo ambientale dell’impresa significa rispondere alle aspettative dei consumatori e ai requisiti che la grande distribuzione organizzata pone con crescente attenzione lungo le proprie filiere. Sostenibilità e competitività, quindi, non sono due obiettivi separati: in molti casi procedono nella stessa direzione”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Con questo progetto le BCC – dichiara <strong>Camillo Catarozzo, presidente BCC Campania Centro &#8211;</strong> dimostrano concretamente cosa significhi essere banche del territorio: non limitarci a finanziare gli investimenti, ma contribuire a creare le condizioni perché le imprese possano innovare, ridurre i costi e diventare più competitive. Il plafond da 30 milioni di euro nasce proprio da questa visione condivisa: mettere risorse e competenze al servizio di una filiera che rappresenta un patrimonio economico, produttivo e identitario della Piana del Sele e dell’intera Campania. La sostenibilità, quando produce efficienza e valore, non è un vincolo ma un’opportunità di crescita. Ora la sfida è accompagnare le aziende affinché le soluzioni individuate da Symbola diventino investimenti reali e diffusi sul territorio”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Per noi allevatori parlare di sostenibilità – dichiara <strong>Angela Pisacane, presidente di Copagri Campania &#8211;</strong> significa prima di tutto parlare di futuro e di redditività delle nostre aziende. Oggi un allevatore deve fare i conti ogni giorno con costi di produzione sempre più elevati, a partire dall’energia, dall’acqua e dall’alimentazione. Per questo non possiamo considerare l’innovazione come un costo aggiuntivo o come un obiettivo astratto: dobbiamo considerarla uno strumento concreto per ridurre gli sprechi, abbassare i costi e rendere le nostre aziende più efficienti e competitive”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“La sostenibilità diventa realmente una leva di sviluppo &#8211; dichiara<strong>&nbsp;Rosario Pingaro, presidente del CdA della Banca di Credito Cooperativo Capaccio Paestum e Serino &#8211;</strong>&nbsp;quando riesce a tradursi in scelte concrete per le imprese. È questo il senso del percorso che abbiamo intrapreso insieme a Fondazione Symbola e agli altri protagonisti della filiera: partire dalle esigenze delle aziende e individuare soluzioni che possano migliorarne l’efficienza, ridurre i costi e creare nuovo valore. Per le BCC accompagnare questo processo significa essere accanto alle imprese anche nella fase in cui un’idea o un’opportunità di innovazione devono diventare un investimento. Il plafond da 30 milioni di euro rappresenta uno strumento concreto per rendere più accessibile questo passaggio e favorire l’adozione delle soluzioni individuate dal lavoro di ricerca. La filiera bufalina è profondamente legata all’identità produttiva della Piana del Sele e coinvolge un sistema articolato di imprese, competenze e professionalità. Per questo riteniamo importante contribuire, insieme alle associazioni agricole e agli altri soggetti coinvolti, a un percorso che guardi al futuro della filiera senza perdere della di vista la sua dimensione economica, sociale e territoriale. È nella capacità di lavorare insieme e di trasformare le conoscenze in opportunità per le imprese che vediamo il valore di questo progetto”.<strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“Con l’ingresso nella fase operativa, il progetto compie un passaggio decisivo: le soluzioni individuate dalla ricerca possono ora tradursi in investimenti concreti per le imprese filiera bufalina – dichiara<strong>&nbsp;Giuseppe Tuozzo, presidente della BCC Magna Grecia</strong> –. In questo percorso, l’adesione di Copagri, che si aggiunge alle associazioni agricole già coinvolte, rappresenta un contributo importante: amplia la rete di collaborazione e rafforza la capacità di raggiungere le aziende, far conoscere le opportunità disponibili e accompagnarle verso scelte di investimento consapevoli. Il plafond condiviso di 30 milioni di euro, attivato dalle tre BCC, testimonia la volontà di sostenere le imprese nell’adozione di tecnologie capaci di ridurre consumi e costi, migliorare l’efficienza dei processi produttivi e valorizzare i sottoprodotti. È questo il ruolo di una banca di credito cooperativo: essere accanto alle imprese nei percorsi di innovazione e contribuire a uno sviluppo responsabile, capace di generare valore economico, ambientale e sociale. La filiera bufalina rappresenta un patrimonio produttivo e identitario della Campania; sostenerne l’evoluzione significa rafforzare la competitività dell’intero territorio e costruire un modello replicabile anche in altri comparti”.</p>
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		<title>Cicloturismo: il roadshow in bici &#8220;South Italy Greenways&#8221; arriva a Salerno  </title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cicloturismo-il-roadshow-in-bici-south-italy-greenways-arriva-a-salerno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 11:49:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[simona ridolfi]]></category>
		<category><![CDATA[South Italy Greenways”]]></category>
		<category><![CDATA[via silente]]></category>
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					<description><![CDATA[Fa tappa a Salerno lunedì 12 ottobre “South Italy Greenways”, il roadshow in bicicletta partito il 13 agosto da Capo Nord, in Norvegia, e diretto a Reggio Calabria, dove l’arrivo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Fa tappa a Salerno lunedì 12 ottobre “South Italy Greenways”, il roadshow in bicicletta partito il 13 agosto da Capo Nord, in Norvegia, e diretto a Reggio Calabria, dove l’arrivo è previsto il 31 ottobre. L’iniziativa punta a promuovere in Europa i quattro Parchi nazionali del Mezzogiorno: Cilento, Appennino Lucano, Pollino e Aspromonte, attraverso un itinerario di oltre 7.000 chilometri lungo la ciclovia EuroVelo 7.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro, organizzato da Fiab Salerno – Federazione italiana ambiente e bicicletta – in collaborazione con la Lega Navale Italiana, sezione di Salerno, è in programma alle 18.30 nella sede della Lega Navale, in piazza della Concordia, al porto Masuccio salernitano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Protagoniste dell’appuntamento saranno le cicloviaggiatrici Simona Ridolfi e Simona Pergola, che racconteranno l’esperienza del viaggio e le potenzialità delle ciclovie come strumento di promozione turistica e valorizzazione dei territori. Ridolfi è l’ideatrice della Via Silente, l’itinerario cicloturistico che attraversa il Cilento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’incontro parteciperanno anche Carlo Scatozza, responsabile del coordinamento regionale Fiab Campania-Calabria, e i tecnici dello studio Emilio Maiorino &amp; Partners, che fanno parte del gruppo di progettazione della Ciclovia del Sole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa sarà l’occasione per approfondire il tracciato di EuroVelo 7, che collega Capo Nord a Malta, e conoscere i modelli europei di organizzazione delle ciclovie e dei servizi di accoglienza dedicati al cicloturismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tappa intende inoltre richiamare l’attenzione sulle potenzialità di Salerno come destinazione per il turismo in bicicletta. La città è attraversata dal percorso di EuroVelo 7, un collegamento che può favorire l’integrazione tra gli itinerari ciclabili europei e le risorse paesaggistiche e culturali del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il roadshow si concluderà a Reggio Calabria il 31 ottobre, dopo un viaggio attraverso diversi Paesi europei per promuovere le vie verdi e le opportunità di sviluppo turistico sostenibile dei Parchi nazionali del Sud.</p>
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		<item>
		<title>Inquinamento acustico, quando il rumore diventa un problema per la salute</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/inquinamento-acustico-quando-il-rumore-diventa-un-problema-per-la-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 12:15:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento acustico]]></category>
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					<description><![CDATA[Traffico, treni, aerei, cantieri, attività industriali, locali, concerti e musica ad alto volume: il rumore accompagna la vita quotidiana, soprattutto nelle città, ma quando l&#8217;esposizione è intensa o prolungata può [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Traffico, treni, aerei, cantieri, attività industriali, locali, concerti e musica ad alto volume: il rumore accompagna la vita quotidiana, soprattutto nelle città, ma quando l&#8217;esposizione è intensa o prolungata può diventare un problema ambientale e sanitario. L&#8217;Organizzazione mondiale della sanità considera infatti il rumore ambientale una delle principali minacce ambientali per la salute nella regione europea. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è soltanto una questione di fastidio. Secondo l&#8217;OMS, l&#8217;esposizione prolungata al rumore può essere associata a disturbi del sonno, effetti sul sistema cardiovascolare e metabolico, problemi cognitivi, compromissione dell&#8217;udito e acufeni. Tra gli effetti considerati nelle linee guida dell&#8217;organizzazione figurano anche il disturbo e la perdita di qualità della vita e, per alcune fonti di rumore, possibili conseguenze sulla salute mentale e sul benessere. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il traffico è la principale fonte</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle aree urbane una delle principali fonti di esposizione è il traffico stradale. Seguono, a seconda dei territori, il traffico ferroviario e quello aereo, mentre un ruolo può essere svolto anche dalle attività industriali e dalle attività ricreative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;OMS ha elaborato raccomandazioni specifiche per cinque grandi categorie di rumore ambientale: traffico stradale, ferroviario e aereo, turbine eoliche e attività ricreative. Per il traffico stradale, ad esempio, le linee guida raccomandano di mantenere l&#8217;esposizione media al di sotto di 53 decibel e quella notturna al di sotto di 45 decibel, livelli individuati sulla base degli effetti sulla salute. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi valori non vanno però confusi automaticamente con i limiti di legge applicabili in Italia, che dipendono dalla sorgente, dalla destinazione d&#8217;uso del territorio e dal periodo della giornata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa dice la legge italiana</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia il riferimento generale è la <strong>legge quadro n. 447 del 26 ottobre 1995 sull&#8217;inquinamento acustico</strong>, che disciplina la tutela dall&#8217;esposizione al rumore e assegna competenze a Stato, Regioni, Province e Comuni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La normativa prevede, tra gli strumenti di prevenzione e risanamento, la classificazione acustica del territorio, la pianificazione degli interventi e le valutazioni previsionali di impatto acustico. Per le principali infrastrutture di trasporto sono inoltre previsti specifici interventi di contenimento e abbattimento del rumore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A livello europeo, la direttiva 2002/49/CE ha introdotto un sistema comune per la valutazione e la gestione del rumore ambientale. Tra gli strumenti previsti ci sono le mappe acustiche e i piani d&#8217;azione destinati alle aree maggiormente esposte. La direttiva, però, non stabilisce un unico valore limite europeo valido per tutte le situazioni. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Non conta soltanto quanto è forte un rumore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per valutare gli effetti dell&#8217;esposizione non è sufficiente considerare il volume di un singolo rumore. Contano anche la durata, la frequenza con cui si verifica, l&#8217;orario e le caratteristiche della sorgente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un rumore particolarmente intenso può provocare danni all&#8217;apparato uditivo anche in seguito a esposizioni brevi, mentre l&#8217;esposizione prolungata a livelli elevati rappresenta un rischio diverso. L&#8217;effetto varia inoltre in funzione della sensibilità individuale e delle caratteristiche dell&#8217;ambiente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione viene riservata al rumore notturno. L&#8217;interferenza con il sonno è infatti uno degli effetti più documentati dell&#8217;esposizione al rumore ambientale e può ripercuotersi sul benessere e sulla salute nel lungo periodo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Quanto rumore c&#8217;è nelle città</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l&#8217;OMS, nell&#8217;Unione europea circa <strong>100 milioni di persone</strong>, pari a circa una persona su cinque, sono esposte a livelli di rumore stradale considerati nocivi. L&#8217;organizzazione stima inoltre almeno 392mila anni di vita in buona salute persi ogni anno nell&#8217;Ue a causa dell&#8217;esposizione al rumore legato ai trasporti stradali, ferroviari e aerei. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le stime utilizzate dalle autorità ambientali europee derivano dalle mappe acustiche e riguardano soprattutto le principali infrastrutture e gli agglomerati urbani. Per questo non rappresentano necessariamente l&#8217;intera esposizione al rumore della popolazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal traffico ai locali: le diverse forme di rumore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema non riguarda soltanto le strade. L&#8217;OMS prende in considerazione anche il rumore prodotto dalle attività ricreative, come concerti, manifestazioni e locali, oltre all&#8217;ascolto di musica ad alto volume attraverso dispositivi personali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi casi diventa importante anche la durata dell&#8217;esposizione. Per proteggere l&#8217;udito, soprattutto nei luoghi caratterizzati da musica ad alto volume, le principali raccomandazioni sanitarie puntano sulla riduzione del livello sonoro e sulla limitazione dei tempi di esposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rumore può inoltre avere effetti sulla fauna. Le autorità ambientali segnalano che l&#8217;esposizione acustica può modificare comportamenti e distribuzione di alcune specie, sia negli ambienti terrestri sia in quelli acquatici. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa può fare il cittadino</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La riduzione dell&#8217;inquinamento acustico dipende soprattutto da interventi urbanistici, infrastrutturali e amministrativi, ma anche le abitudini individuali possono contribuire a limitare l&#8217;esposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In casa può essere utile ridurre il volume degli apparecchi audio e televisivi, evitare l&#8217;esposizione prolungata a suoni molto intensi e prestare particolare attenzione all&#8217;utilizzo di cuffie e auricolari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando invece il problema riguarda il rumore proveniente da strada, attività commerciali, cantieri o altri impianti, il riferimento sono le amministrazioni competenti e gli organismi di controllo, che possono effettuare misurazioni e verificare il rispetto dei limiti previsti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema dell&#8217;inquinamento acustico riguarda quindi contemporaneamente ambiente, salute e qualità della vita. E la questione non è soltanto quanto rumore produciamo, ma <strong>quanto a lungo siamo esposti, in quali orari e con quale intensità</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Specie aliene nei mari italiani, dal pesce scorpione alla triglia tropicale del Mar Rosso: il Mediterraneo cambia volto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/specie-aliene-nei-mari-italiani-dal-pesce-scorpione-alla-triglia-tropicale-del-mar-rosso-il-mediterraneo-cambia-volto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 12:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[specie aliene]]></category>
		<category><![CDATA[specie invasive]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal pesce scorpione alla triglia tropicale del Mar Rosso, il Mediterraneo sta cambiando e nelle sue acque sono sempre più numerose le specie non indigene. Un fenomeno legato a diversi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dal pesce scorpione alla triglia tropicale del Mar Rosso, il Mediterraneo sta cambiando e nelle sue acque sono sempre più numerose le specie non indigene. Un fenomeno legato a diversi fattori, dalle attività umane ai cambiamenti climatici, che interessa anche i mari italiani e che viene monitorato dall&#8217;Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le specie aliene sono organismi introdotti, intenzionalmente o accidentalmente, al di fuori del loro areale naturale. Non tutte diventano invasive, ma quelle che riescono a insediarsi e a diffondersi possono competere con le specie autoctone, modificare gli ecosistemi e avere conseguenze sull&#8217;economia e sulla salute umana.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dal Canale di Suez alle acque italiane</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le principali vie di ingresso nel Mediterraneo c&#8217;è il <strong>Canale di Suez</strong>, attraverso il quale numerose specie provenienti dal Mar Rosso possono raggiungere il bacino. Altre specie arrivano invece attraverso il trasporto marittimo, l&#8217;acquacoltura e il commercio legato all&#8217;acquariofilia. A favorire l&#8217;insediamento contribuiscono anche il riscaldamento delle acque e le alterazioni degli ambienti marini. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno è particolarmente evidente nel Mediterraneo orientale, ma interessa progressivamente anche altre aree del bacino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio riguarda la <strong>triglia tropicale del Mar Rosso (<em>Parupeneus forsskali</em>)</strong>. Nel 2025 ISPRA ha segnalato il primo ritrovamento della specie nelle acque italiane, a Lampedusa. L&#8217;esemplare era stato catturato da pescatori locali, che lo avevano riconosciuto come diverso dalle triglie native e lo avevano consegnato ai ricercatori dell&#8217;Istituto. La specie era già stata osservata nel Mediterraneo orientale e aveva progressivamente ampliato il proprio areale fino alla Tunisia. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Il caso del pesce scorpione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le specie più monitorate c&#8217;è il <strong>pesce scorpione (<em>Pterois miles</em>)</strong>, originario dell&#8217;area indo-pacifica. La specie si è diffusa nel Mediterraneo e la sua presenza è stata documentata anche nei mari italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l&#8217;aggiornamento ISPRA/CNR-IRBIM alla base della campagna “Attenti a quei 4!”, a marzo 2025 erano state raccolte <strong>1.840 segnalazioni di pesce scorpione provenienti dai diversi Paesi del Mediterraneo</strong>. Il Mar Ionio viene indicato tra le aree particolarmente vulnerabili alla sua diffusione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pesce scorpione richiede inoltre attenzione da parte di pescatori e bagnanti perché è dotato di spine velenose. Per questo ISPRA e CNR-IRBIM invitano chi dovesse avvistare questa o altre specie tropicali potenzialmente pericolose a segnalarne la presenza, contribuendo così al monitoraggio. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Oltre 3.300 specie aliene in Italia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno non riguarda soltanto il mare. Secondo il rapporto ISPRA sullo stato dell&#8217;ambiente in Italia, nel Paese sono presenti <strong>oltre 3.300 specie aliene</strong>, delle quali circa 400 sono classificate come invasive. Il loro numero è aumentato progressivamente dal 1900, con una forte accelerazione negli ultimi decenni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le specie invasive possono competere con quelle autoctone per il cibo e lo spazio, predarle, trasmettere patogeni o incrociarsi con specie native. Per questo la loro diffusione è considerata una delle pressioni più rilevanti sulla biodiversità. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Il ruolo dei cittadini</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Di fronte a un fenomeno che interessa aree molto vaste, il monitoraggio può contare anche sulla collaborazione di pescatori, subacquei e cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/2022/08/attenti-a-quei-4-i-pesci-alieni-nei-nostri-mari-da-conoscere-e-riconoscere" data-type="link" data-id="https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/2022/08/attenti-a-quei-4-i-pesci-alieni-nei-nostri-mari-da-conoscere-e-riconoscere">La campagna “Attenti a quei 4!” del 2022</a> chiede infatti di segnalare eventuali avvistamenti di quattro specie tropicali potenzialmente pericolose: il pesce scorpione, il pesce palla maculato e due specie di pesce coniglio. Le fotografie e le informazioni raccolte possono essere utilizzate dai ricercatori per aggiornare la distribuzione delle specie. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Un Mediterraneo in trasformazione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;arrivo di nuove specie non significa automaticamente che ogni organismo alieno rappresenti una minaccia. Il problema emerge quando una specie riesce a stabilirsi, riprodursi e diffondersi provocando effetti rilevanti sugli ecosistemi o sulle attività umane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro tracciato da ISPRA mostra quindi un Mediterraneo in trasformazione, dove traffici marittimi, attività umane, cambiamenti climatici e modificazioni degli habitat possono facilitare l&#8217;arrivo e l&#8217;insediamento di nuove specie. Monitorare questi cambiamenti significa conoscere meglio come stanno evolvendo gli ecosistemi e intervenire, quando possibile, prima che una presenza occasionale diventi un&#8217;invasione difficile da gestire. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fonti utilizzate:</strong> ISPRA, <em>Stato dell&#8217;ambiente in Italia 202</em>5</p>
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		<item>
		<title>Fiori nel piatto, quali si possono mangiare: dalla viola al nasturzio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/fiori-nel-piatto-quali-si-possono-mangiare-dalla-viola-al-nasturzio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 14:28:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[.auv hugin]]></category>
		<category><![CDATA[fiori eduli]]></category>
		<category><![CDATA[tessuti naturali]]></category>
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					<description><![CDATA[Non sono soltanto un elemento decorativo per rendere più colorato un piatto: alcuni fiori possono essere utilizzati in cucina e consumati freschi, cotti o come ingredienti per infusi e bevande. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph">Non sono soltanto un elemento decorativo per rendere più colorato un piatto: alcuni fiori possono essere utilizzati in cucina e consumati freschi, cotti o come ingredienti per infusi e bevande. Dai petali di rosa alla viola, dal nasturzio alla calendula, sono diverse le specie che hanno trovato spazio nella gastronomia, anche se il loro utilizzo richiede alcune precauzioni.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Secondo il CREA, esistono circa 400 specie di fiori di interesse alimentare. Tra quelle oggi utilizzate o studiate per il consumo ci sono calendula, viola, begonia, borragine, fiore di zucca, lavanda, garofano dei poeti, flox, primula, tagete e rosa. Altre specie che stanno diventando sempre più popolari sono il nasturzio, il crisantemo, il giglio turco, il lillà, la menta, la viola del pensiero e il tulipano.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Il loro utilizzo non è soltanto estetico. I fiori possono essere impiegati nelle insalate e nelle macedonie, per guarnire piatti e bevande, ma anche per preparare zuppe, aromatizzare infusi, dolci e prodotti da forno. Il gusto cambia sensibilmente a seconda della specie: il nasturzio, ad esempio, può avere un sapore piccante, la begonia una nota acidula, mentre lavanda e rosmarino in fiore hanno caratteristiche aromatiche. </p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">E alcuni fiori sono già presenti da tempo nella cucina italiana, anche se vengono normalmente considerati ortaggi. È il caso di broccoli, cavolfiori, cime di rapa, carciofi, fiori di zucca e capperi. Lo zafferano, invece, rientra tra le spezie, mentre camomilla, malva, tiglio, sambuco e lavanda sono utilizzati anche per infusi e decotti. </p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>La regola: non tutti i fiori sono commestibili</strong></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">La principale raccomandazione degli esperti riguarda la scelta della pianta. Non bisogna infatti raccogliere e mangiare un fiore semplicemente perché appare innocuo o perché viene utilizzato come decorazione. Esistono specie non commestibili e anche potenzialmente tossiche, tra cui oleandro e colchico. </p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Particolare attenzione va riservata anche alla provenienza. I fiori acquistati normalmente dal fiorista non sono destinati al consumo alimentare e possono essere stati trattati con prodotti fitosanitari. Per la cucina occorre quindi scegliere fiori espressamente coltivati e commercializzati per uso alimentare, provenienti da produttori specializzati. </p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Il settore dei fiori eduli rappresenta oggi una nicchia in crescita della filiera agroalimentare e florovivaistica. Il CREA ha studiato, attraverso diversi progetti di ricerca, le caratteristiche qualitative e nutrizionali delle specie commestibili, ma anche gli aspetti legati alla coltivazione, alla sicurezza e alla conservazione. </p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Dal punto di vista nutrizionale, i fiori eduli possono contenere minerali, vitamine, fibre e composti bioattivi come flavonoidi e carotenoidi. Il CREA evidenzia tuttavia anche la necessità di considerarli alimenti a tutti gli effetti e quindi di rispettare le condizioni previste per la loro sicurezza e commercializzazione. </p>



<p class="p4 wp-block-paragraph">Il principio, dunque, è semplice: <strong>fiore bello da vedere non significa necessariamente fiore da mangiare</strong>. Prima di portarlo nel piatto bisogna conoscere la specie e soprattutto assicurarsi che sia stata coltivata e commercializzata per il consumo alimentare.</p>
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		<item>
		<title>Ascea, record ad agosto: riciclato l’80% dei rifiuti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ascea-record-ad-agosto-riciclato-l80-dei-rifiuti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 14:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ascea]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[riciclo]]></category>
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					<description><![CDATA[Ad agosto scorso, il Comune di Ascea ha raccolto e mandato a riciclo l’80,29% dei rifiuti. Un record per un’area di 6 mila abitanti che, nei mesi delle ferie estive, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ad agosto scorso, il Comune di Ascea ha raccolto e mandato a riciclo l’80,29% dei rifiuti. Un record per un’area di 6 mila abitanti che, nei mesi delle ferie estive, ha fatto registrare oltre 400000 pernottamenti turistici, oltre alle presenze giornaliere dei turisti provenienti dalle altre aree del Cilento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è frutto del grande sforzo organizzativo da parte dell’Amministrazione e delle sue strutture operative, oltre che della crescita della cultura ecologica tra la popolazione. Ascea conferma, dunque, lo studio di Legambiente che la posizionava, solo qualche settimana fa, tra i primi tre Comuni più virtuosi della Campania in fatto di economia circolare dei rifiuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Entusiasta e orgoglioso del risultato raggiunto dal Comune cilentano, guidato dal sindaco Stefano Sansone, è il vice sindaco con delega all’Igiene urbana, Filippo Dragone, che tende a sottolineare la strada percorsa in 2 anni di gestione: “<em>Da quando si è insediata la Giunta Sansone, nel 2024, l’aumento della raccolta differenziata è stato esponenziale: è cresciuta di quasi un terzo in due anni, ovvero di 22 punti percentuali in più rispetto al 68,44%, dato registrato ad agosto del 2023. Un successo clamoroso</em> – continua Dragone – <em>dovuto all’impegno dell’azienda incaricata del servizio di raccolta, coordinata dal responsabile Valentino Feola, e di ogni singolo addetto alla raccolta dei rifiuti. L’Ufficio Ambiente ed Igiene, in persona del responsabile Ing. Francesco Pappacena (coadiuvato dall’indimenticabile Tonino Sacco e da Gennaro Greco) e la Polizia Municipale, guidata dal Responsabile Ten. Gabriele Massimiliano Falcone, hanno poi dimostrato tanta dedizione in ogni fase operativa e organizzativa. Ma è pur vero che senza il contributo dei cittadini e dei turisti</em> &#8211; conclude il vice sindaco &#8211; <em>questi risultati non avremmo comunque potuto raggiungerli. Perciò, da convinto ambientalista, sono molto contento che la cultura del riciclo si stia molto velocemente affermando, grazie all’opera di sensibilizzazione avviata. Da parte mia, mi ero ripromesso di far lievitare la nostra raccolta differenziata: l’esserci riuscito, insieme a tutti gli attori coinvolti, è un grande orgoglio per me e per la città</em>”.</p>
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		<title>Sala Consilina, concluse le prime tre giornate di “Puliamo il mondo”con studenti, volontari e cittadini</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sala-consilina-concluse-le-prime-tre-giornate-di-puliamo-il-mondocon-studenti-volontari-e-cittadini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 12:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Sala Consilina]]></category>
		<category><![CDATA[puliamo il mondo]]></category>
		<category><![CDATA[sala consilina]]></category>
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					<description><![CDATA[Si sono concluse a Sala Consilina le prime tre giornate dell’iniziativa “Puliamo il Mondo”, dedicate alla cura del territorio e alla sensibilizzazione sui temi del rispetto dell’ambiente e della partecipazione [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Si sono concluse a Sala Consilina le prime tre giornate dell’iniziativa <strong>“Puliamo il Mondo”</strong>, dedicate alla cura del territorio e alla sensibilizzazione sui temi del rispetto dell’ambiente e della partecipazione civica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le giornate hanno visto il coinvolgimento dell’Amministrazione comunale, della Polizia Locale, degli istituti scolastici e di numerosi cittadini, volontari e associazioni. Un’ampia partecipazione che ha trasformato l’iniziativa in un momento di educazione ambientale e di condivisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione è stata rivolta al mondo della scuola, con la partecipazione degli <strong>Istituti Comprensivi “Camera” e “Cicerone”</strong> e, in particolare, del plesso Cappuccini. Un ruolo centrale è stato affidato agli alunni, indicati dal Comune come i veri protagonisti delle giornate: attraverso le attività di pulizia e sensibilizzazione, i più piccoli hanno avuto modo di confrontarsi concretamente con il tema della tutela degli spazi in cui vivono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coinvolti anche gli studenti del <strong>Liceo Classico</strong> e dell’indirizzo <strong>Agrario</strong>, accompagnati dai rispettivi docenti. Hanno partecipato, tra gli altri, le classi 1ª A e 1ª B del Liceo Classico e le classi 1ª A e 4ª A dell’Istituto per l’Agricoltura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla realizzazione delle giornate hanno contribuito inoltre numerosi volontari e realtà associative del territorio. Tra queste <strong>Fare Ambiente</strong>, l’<strong>Associazione Nazionale Polizia di Stato – Sezione di Sala Consilina</strong>, Legambiente e il Club Napoli Sala Consilina. Presenti anche gli operatori ecologici della <strong>Super Eco</strong>, insieme a diversi cittadini che hanno scelto di dedicare il proprio tempo alla cura degli spazi comuni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Comune ha rivolto un ringraziamento alla dirigente scolastica <strong>Antonella Vairo</strong>, ai docenti e al personale degli istituti coinvolti, oltre che a tutti coloro che hanno collaborato alle attività. Un riconoscimento è stato espresso anche nei confronti del consigliere comunale e presidente del Consiglio <strong>Antonio Santarsiere</strong>, dei volontari e delle associazioni che hanno preso parte all’iniziativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Puliamo il Mondo”, sottolinea l’Amministrazione, rappresenta non soltanto un’occasione per raccogliere i rifiuti, ma anche un percorso di <strong>educazione, partecipazione e rispetto del territorio</strong>. Un messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni, chiamate a sviluppare fin da piccoli una maggiore consapevolezza nella cura dei luoghi della propria comunità.</p>
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		<item>
		<title>Mobilità green, nel Cilento attivate 10 ciclostazioni nei Comuni montani</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mobilita-green-nel-cilento-attivate-10-ciclostazioni-nei-comuni-montani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 17:21:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Futani]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Tortorella]]></category>
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					<description><![CDATA[Una mobilità sempre più sostenibile e green. È l&#8217;obiettivo prefissato dalla Comunità Montana&#160;Bussento, Lambro e&#160;Mingardoattraverso la messa in campo del progetto &#8220;Green Community&#160;Bussento&#160;&#8211; Lambro e&#160;Mingardo&#8221; che promuove la mobilità sostenibile, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="s3 wp-block-paragraph">Una mobilità sempre più sostenibile e green. È l&#8217;obiettivo prefissato dalla Comunità Montana&nbsp;Bussento, Lambro e&nbsp;Mingardoattraverso la messa in campo del progetto &#8220;Green Community&nbsp;Bussento&nbsp;&#8211; Lambro e&nbsp;Mingardo&#8221; che promuove la mobilità sostenibile, condivisa e accessibile nei comuni del territorio. </p>



<p class="s3 wp-block-paragraph">Un&#8217;intera area immersa nella natura e nel verde da tutelare ma anche da conoscere e da scoprire. Un progetto basato sulla &nbsp;mobilità sostenibile e che oggi ha visto il suo inizio con l&#8217;attivazione di 10&nbsp;ciclostazioni, presenti in 10 diversi comuni della Comunità Montana&nbsp;Bussento, Lambro e&nbsp;Mingardo: San Mauro la Bruca, Cuccaro Vetere, Futani, Laurito, Alfano, Celle di Bulgheria, Roccagloriosa, Caselle in Pittari, Tortorella e Torraca. </p>



<p class="s3 wp-block-paragraph">&#8220;Abbiamo collegato il nostro territorio con 10&nbsp;ciclostazioni&nbsp;dove gli utenti potranno usufruire di questo servizio e muoversi al loro interno &#8211; ha affermato il presidente della Comunità Montana&nbsp;Bussento, Lambro e&nbsp;Mingardo&nbsp;Aldo&nbsp;Luongo&nbsp;&#8211; Per potere utilizzare le bike sarà necessario scaricare un&#8217;App&nbsp;che indicherà tutti i passaggi da seguire, in maniera semplice e rapida&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="s3 wp-block-paragraph">Un progetto che va a completare quello già iniziato con il Cammino di San Nilo. &#8220;Oggi l&#8217;utente può scegliere se percorrere l&#8217;intero cammino di San Nilo a piedi oppure&nbsp;utilizzare&nbsp;per un tratto anche le bike &#8211; &nbsp;ha poi aggiunto il presidente&nbsp;Luongo&nbsp;&#8211; È un progetto sperimentale di due mesi che servirà per capire anche le difficoltà che si possono avere sul campo in maniera tale da essere pronti per la prossima primavera&#8221;. </p>



<p class="s3 wp-block-paragraph">Un programma sperimentale e innovativo che mette in rete 10 comuni, come sottolineato dall&#8217;ingegnere Antonella Cartolano, responsabile del progetto &#8220;Green Community&#8221;. &#8220;Invitiamo tutti gli interessati a scaricare l&#8217;App&nbsp;che con pochi passaggi consentirà di creare un profilo e di scegliere poi la forma di abbonamento che più si addice alle proprie esigenze- ha affermato l&#8217;ingegnere Cartolano &#8211; Per le modalità di funzionamento, è possibile prelevare la bike in una delle&nbsp;ciclostazioni&nbsp;attive e riconsegnarla in una&nbsp;ciclostazione&nbsp;diversa da quella di partenza. Per quanto riguarda le tariffe, all&#8217;abbonamento iniziale si aggiunge il consumo e in questa fase la prima mezz&#8217;ora è gratuita&#8221;. </p>



<p class="s3 wp-block-paragraph">L&#8217;App&nbsp;utilizzata rientra nel sistema&nbsp;Weelo, una piattaforma digitale e di gestione della mobilità sostenibile consolidata a livello nazionale. </p>



<p class="s3 wp-block-paragraph">&#8220;Il bike&nbsp;sharing&nbsp;della Comunità Montana&nbsp;Bussento, Lambro e&nbsp;Mingardo&nbsp;nasce da un’idea precisa: costruire un servizio di mobilità coerente con le caratteristiche del territorio stesso, non solo un semplice noleggio di biciclette &#8211; ha dichiarato Gianluca Pin,&nbsp;Ceo&nbsp;di&nbsp;Weelo&nbsp;&#8211; Ogni area ha esigenze, flussi e stagionalità differenti, e il bike&nbsp;sharing&nbsp;del&nbsp;Bussento&nbsp;è stato progettato proprio per rispondere a queste specificità. La tecnologia&nbsp;Weelo&nbsp;punta a rendere semplice l’esperienza dell’utente, mentre dietro c’è un sistema di gestione e monitoraggio pensato per garantire affidabilità e continuità al servizio&#8221;.</p>
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		<title>Carpooling: viaggiare insieme per ridurre le auto in strada</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/carpooling-viaggiare-insieme-per-ridurre-le-auto-in-strada/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 11:19:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[carpooling]]></category>
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					<description><![CDATA[Una sola automobile, più persone a bordo e un viaggio condiviso. È il principio alla base del carpooling, una modalità di spostamento che punta a rendere più efficiente l&#8217;utilizzo dell&#8217;auto [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una sola automobile, più persone a bordo e un viaggio condiviso. È il principio alla base del <strong>carpooling</strong>, una modalità di spostamento che punta a rendere più efficiente l&#8217;utilizzo dell&#8217;auto privata e che si inserisce tra le soluzioni della mobilità sostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il concetto è semplice: persone che devono raggiungere la stessa destinazione, o comunque percorrere una parte dello stesso tragitto, condividono un&#8217;automobile invece di utilizzare ciascuna il proprio veicolo. Può accadere negli spostamenti quotidiani, per esempio tra colleghi che vanno al lavoro, ma anche in occasione di viaggi e trasferte.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Meno auto per lo stesso tragitto</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei principali aspetti del carpooling riguarda la possibilità di ridurre il numero di automobili utilizzate per effettuare gli stessi spostamenti. Se più persone che percorrono quotidianamente lo stesso tragitto viaggiano insieme, diminuisce il numero complessivo di veicoli sulla strada.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La condivisione può quindi contribuire a una mobilità più efficiente, soprattutto negli spostamenti caratterizzati da tragitti ripetitivi e da un&#8217;elevata presenza di pendolari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non significa, naturalmente, eliminare l&#8217;automobile dalla mobilità quotidiana. L&#8217;obiettivo è piuttosto <strong>utilizzarla in maniera più condivisa</strong>, evitando che un veicolo venga impiegato per trasportare una sola persona quando esiste la possibilità di condividere il viaggio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Anche i costi entrano in gioco</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il carpooling può avere anche una ricaduta economica per chi sceglie di condividere il viaggio. Le persone che viaggiano insieme possono infatti dividere le spese legate allo spostamento, come carburante e pedaggi, secondo modalità concordate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La convenienza dipende naturalmente dalla distanza percorsa, dal numero di passeggeri e dall&#8217;organizzazione del viaggio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La tecnologia facilita l&#8217;incontro</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La diffusione di piattaforme e applicazioni dedicate ha reso più semplice mettere in contatto persone che effettuano percorsi compatibili. La tecnologia può così diventare uno strumento per organizzare gli spostamenti, individuare compagni di viaggio e coordinare orari e destinazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno si inserisce in un cambiamento più ampio del modo di concepire la mobilità: accanto al possesso dell&#8217;automobile acquistano spazio formule basate sulla <strong>condivisione e sull&#8217;utilizzo più efficiente dei mezzi</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Carpooling, car sharing e trasporto pubblico: non sono la stessa cosa</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Carpooling e car sharing vengono spesso confusi, ma indicano due modalità differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel <strong>carpooling</strong> più persone condividono lo stesso viaggio utilizzando un&#8217;automobile. Nel <strong>car sharing</strong>, invece, l&#8217;utente utilizza un&#8217;auto condivisa senza necessariamente viaggiare insieme ad altre persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Entrambe le formule possono affiancarsi al trasporto pubblico e alle altre forme di mobilità sostenibile, come la bicicletta e la micromobilità, all&#8217;interno di un sistema in cui le diverse modalità di spostamento possono integrarsi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una questione anche di abitudini</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il carpooling non è soltanto una soluzione tecnologica. Richiede soprattutto un cambiamento nelle abitudini: condividere orari, percorsi e spazi con altre persone significa trasformare un viaggio individuale in un&#8217;esperienza collettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio questo uno degli elementi che rendono il carpooling interessante nel dibattito sull&#8217;ecomobilità. La transizione verso una mobilità più sostenibile non passa infatti esclusivamente dalla sostituzione dei veicoli tradizionali con quelli a basse emissioni, ma anche da un utilizzo diverso delle automobili già presenti sulle strade.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Condividere un viaggio significa, in sostanza, cercare di fare lo stesso percorso con meno auto.</strong> E per la mobilità del futuro anche questa può essere una delle strade da percorrere.</p>
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		<title>Puliamo il mondo nelle Conche di Laviano: riempiti 20 sacchi con rifiuti di ogni genere</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/puliamo-il-mondo-nelle-conche-di-laviano-riempiti-20-sacchi-con-rifiuti-di-ogni-genere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 10:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Laviano]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[conche di laviano]]></category>
		<category><![CDATA[puliamo il mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[Un intervento di pulizia nel cuore di un ambiente naturale unico, tra pareti rocciose, acqua e vegetazione: è quello che Legambiente ha messo in campo questo week-end con la sesta anteprima [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un intervento di pulizia nel cuore di un ambiente naturale unico, tra pareti rocciose, acqua e vegetazione: è quello che Legambiente ha messo in campo questo week-end con <strong>la sesta anteprima nazionale di Puliamo il Mondo </strong>organizzata in Campania, nelle Conche di Laviano, il <strong>cuore selvaggio dell&#8217;Alta Valle del Sele</strong>. Qui, insieme all&#8217;Associazione Italiana Canyoning e al supporto del Comune di Laviano e di altre associazioni del territorio, i volontari e le volontarie, che conoscono e frequentano questi ambienti attraverso la pratica del canyoning, hanno ripulito dai rifiuti abbandonati il canyon scavato nel tempo dal torrente Temete. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Riempiti oltre 20 sacchi con rifiuti di ogni genere trovati durante l’attività di pulizia. </strong>Tra quelli trovati <strong>un contenitore dell&#8217;olio da 50/100 litri, reti metalliche, ferri vari, la ruota del vecchio mulino, flaconi, bottiglie, stracci, assorbenti, piatti in ceramica. Ed ancora un&#8217;impastatrice per il cemento, ruote di ogni tipo ma soprattutto penumatici di grandi dimensioni appartenenti a camion e trattori. </strong>La ruota del vecchio mulino verrà esposta presso il comune, come simbolo di questa giornata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La particolare conformazione delle Conche di Laviano ha reso l&#8217;intervento diverso dalle tradizionali attività di pulizia organizzate sul territorio. Per raggiungere alcuni dei punti interessati è stato, infatti, necessario muoversi all&#8217;interno del canyon utilizzando attrezzatura professionale, seguendo il corso del torrente Temete e operando in un contesto che richiede conoscenze, esperienza e specifiche competenze tecniche. Questa anteprima, sottolinea Legambiente, è stata anche l’occasione per unire la tutela dell&#8217;ambiente alla conoscenza e alla valorizzazione di un luogo di particolare pregio naturalistico, perché “prendersi cura dei luoghi che viviamo significa conoscerli, proteggerli e restituirli alla comunità liberi dai rifiuti”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare, l&#8217;intervento ha rappresentato un momento di sensibilizzazione sull&#8217;importanza di tutelare gli ambienti fluviali e i corsi d&#8217;acqua. I rifiuti abbandonati, infatti, possono essere trasportati dall&#8217;acqua anche per grandi distanze, finendo nei fiumi, nei laghi e infine in mare. La prevenzione dell&#8217;abbandono e la rimozione dei rifiuti diventano quindi azioni concrete per proteggere gli ecosistemi e la biodiversità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Ripulire un torrente e una gola come questa dai rifiuti significa prendersi cura di un patrimonio naturale che appartiene a tutta la comunità</em> – dichiarano <strong>Emilio Bianco, Responsabile della comunicazione di Puliamo il Mondo e Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania</strong> – <em>Ma la vera sfida è fare in modo che questi rifiuti non arrivino mai in questi luoghi. L’abbandono dei rifiuti, anche quando avviene in aree apparentemente lontane e nascoste, ha gravi conseguenze sull’ambiente, sulla qualità dell’acqua e sulla biodiversità e iniziative come questa non solo hanno un importante valore ambientale, ma anche educativo e culturale. Non esistono luoghi abbastanza isolati da poter essere considerati fuori dalla nostra responsabilità. La collaborazione con l&#8217;Associazione Italiana Canyoing ha permesso di portare Puliamo il Mondo in un ambiente particolare, mettendo a disposizione dell&#8217;iniziativa competenze specifiche per operare in sicurezza e raggiungere aree altrimenti difficilmente accessibili. Non dimentichiamoci che la tutela dell’ambiente parte dalla responsabilità di ciascuno perché nessun luogo, nemmeno il più nascosto e difficile da raggiungere, può essere considerato una discarica</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Gli ambienti torrentizi sono ecosistemi complessi, ricchi di biodiversità e microclimi unici</em> – dichiara <strong>Sasha Labalestra, Vicepresidente dell’Associazione Italiana Canyoning</strong> – <em>Viverli e studiarli significa sviluppare un rispetto profondo e una responsabilità verso il territorio. Chi percorre una forra entra in un equilibrio geologico e biologico che custodisce la storia del territorio. Da questa consapevolezza nasce una tutela attiva, come quella promossa dalla nostra Associazione: ripulire questi luoghi significa contrastare l’incuria, proteggere il paesaggio e la vita acquatica e il gioco di squadra che c’è stato per questa iniziativa dimostra che la salvaguardia della montagna e dei suoi torrenti non è un compito solitario, ma un&#8217;opera collettiva. Ogni rifiuto rimosso dall&#8217;alveo non è solo un atto di pulizia materiale, ma un tassello di un percorso culturale più ampio per educare alla frequentazione consapevole, dimostrare che amare la natura significa prendersene cura nei suoi angoli più nascosti e difficili, e per ricordare che la tutela dell&#8217;acqua è, in fondo, la tutela del nostro stesso futuro</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>Api, farfalle e altri piccoli alleati: così gli impollinatori sostengono l’agricoltura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/api-farfalle-e-altri-piccoli-alleati-cosi-gli-impollinatori-sostengono-lagricoltura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 12:40:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[api]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono piccoli, spesso quasi invisibili, ma dal loro lavoro dipende una parte importante della produzione agricola e dell’equilibrio degli ecosistemi. Api, farfalle, vespe, mosche e altri insetti impollinatori rappresentano infatti [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sono piccoli, spesso quasi invisibili, ma dal loro lavoro dipende una parte importante della produzione agricola e dell’equilibrio degli ecosistemi. Api, farfalle, vespe, mosche e altri insetti impollinatori rappresentano infatti uno degli ingranaggi fondamentali del rapporto tra natura e agricoltura, un ruolo particolarmente significativo in un territorio caratterizzato dalla presenza di coltivazioni, aree boschive, pascoli e ambienti naturali come quello del Cilento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’impollinazione consiste nel trasferimento del polline dagli organi maschili a quelli femminili del fiore e consente alle piante di riprodursi. A svolgere questo compito sono soprattutto gli animali, in particolare gli insetti. Secondo l’Ispra, quasi il 90% delle specie di piante selvatiche da fiore dipende, interamente o in parte, dall’impollinazione animale. Per quanto riguarda le colture agricole, oltre il 75% delle principali colture beneficia dell’attività degli impollinatori in termini di produzione, resa o qualità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è quindi soltanto una questione di api da miele. Gli impollinatori comprendono una grande varietà di specie selvatiche. Gli Apoidei, il gruppo che comprende api selvatiche e api mellifere, rappresentano uno dei gruppi più importanti, ma al servizio dell’impollinazione contribuiscono anche farfalle, sirfidi e altri insetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza di una comunità diversificata di impollinatori è particolarmente importante perché specie differenti possono avere comportamenti, periodi di attività e caratteristiche diverse. Una maggiore biodiversità può rendere il servizio di impollinazione più stabile anche in condizioni ambientali variabili. La FAO sottolinea proprio il ruolo della diversità degli impollinatori come elemento di resilienza degli ecosistemi agricoli. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un valore anche per l’agricoltura</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contributo degli impollinatori non riguarda soltanto la quantità dei raccolti. L’impollinazione può influenzare anche la qualità dei frutti e la formazione dei semi. Secondo la FAO, gli impollinatori incidono su circa il 35% della produzione agricola mondiale in volume e aumentano la produzione di 87 delle principali colture alimentari. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In un territorio agricolo come quello cilentano, il tema assume quindi una particolare rilevanza. Oliveti, orti, frutteti e altre coltivazioni convivono con una rete di ambienti naturali che costituisce un habitat importante per numerose specie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma proprio la trasformazione degli habitat rappresenta una delle principali minacce. L’Ispra indica tra i fattori che contribuiscono al declino degli impollinatori la perdita e la frammentazione degli habitat, l’inquinamento, l’uso di pesticidi, i cambiamenti climatici, le specie aliene invasive, i parassiti e gli agenti patogeni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la semplificazione del paesaggio agricolo può avere conseguenze. La scomparsa di siepi, filari, aree incolte e altri elementi di naturalità riduce infatti la disponibilità di luoghi nei quali gli insetti possono trovare cibo e rifugio. Per questo la conservazione di piccoli habitat all’interno e ai margini delle aree agricole può diventare uno degli strumenti per favorire la presenza degli impollinatori. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le api non sono sole</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di impollinazione, l’immagine che viene immediatamente in mente è quella dell’ape mellifera. Ma la realtà è molto più complessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le api selvatiche svolgono un ruolo fondamentale e appartengono a migliaia di specie differenti. Anche le farfalle contribuiscono al trasferimento del polline, così come altri insetti. La loro presenza rappresenta inoltre un indicatore della qualità e della diversità degli ambienti naturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio le farfalle offrono un esempio particolarmente significativo nel territorio protetto. Nell’aprile scorso è stata confermata nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni la presenza della <strong>Papilio alexanor</strong>, specie considerata tra le più rare e minacciate d’Europa. La presenza era stata segnalata nel 2025 ed è stata riconfermata nel 2026 nell’ambito di un progetto di ricerca condotto in collaborazione con l’Università di Salisburgo, il Museo di Storia Naturale del Salento e l’Ente Parco. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La scoperta ha consentito di individuare habitat idonei e possibili aree di espansione della specie, rafforzando le attività di monitoraggio e conservazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Proteggere gli impollinatori significa proteggere un sistema</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La tutela degli insetti impollinatori non passa necessariamente da grandi interventi. Anche la gestione degli spazi agricoli può contribuire a creare condizioni più favorevoli: mantenere siepi e fioriture, conservare aree naturali e ridurre l’utilizzo non necessario di prodotti fitosanitari sono alcune delle azioni indicate dagli organismi scientifici e ambientali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione deve essere riservata ai periodi di fioritura. L’Ispra segnala infatti che proprio durante queste fasi le api sono particolarmente esposte ai trattamenti fitosanitari effettuati sulle colture, poiché frequentano intensamente i fiori alla ricerca di nettare e polline. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La Regione Campania considera l’apicoltura un’attività agricola a tutti gli effetti e sottolinea il suo collegamento con il settore agricolo proprio per il ruolo dell’impollinazione nel miglioramento quantitativo e qualitativo delle produzioni. La Regione ha inoltre previsto specifici interventi per lo sviluppo e la salvaguardia dell’apicoltura. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione, dunque, va oltre la semplice tutela delle api. Difendere gli impollinatori significa conservare una rete di relazioni tra insetti, piante, agricoltura e ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E in un territorio nel quale aree agricole e ambienti naturali sono strettamente intrecciati, quel piccolo volo da un fiore all’altro può diventare uno dei segnali più semplici e immediati della salute dell’intero ecosistema.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dal Vallo di Diano nasce Marra Molecular: dagli scarti agricoli ai bio-tessuti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dal-vallo-di-diano-nasce-marra-molecular-dagli-scarti-agricoli-ai-bio-tessuti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 08:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo di Diano]]></category>
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					<description><![CDATA[Un progetto che punta a trasformare gli scarti dell’agricoltura in nuove risorse per la moda sostenibile, con l’obiettivo di coniugare innovazione, economia circolare e attenzione ai temi sociali. Nasce nel [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Un progetto che punta a trasformare gli scarti dell’agricoltura in nuove risorse per la moda sostenibile, con l’obiettivo di coniugare innovazione, economia circolare e attenzione ai temi sociali. Nasce nel Vallo di Diano “Marra Molecular”, iniziativa promossa dalla famiglia Aumenta Marra che guarda alla chimica verde come possibile strumento di sviluppo per il territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla base del progetto c’è l’idea di recuperare materiali che normalmente rappresentano residui delle attività agricole, in particolare gli scarti derivanti dalla potatura e dalla lavorazione olearia, per impiegarli nella realizzazione di bio-tessuti avanzati. Una prospettiva che mira quindi a dare nuova vita a ciò che viene scartato, riducendo gli sprechi e creando potenzialmente nuove filiere produttive legate alla sostenibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa, però, vuole affiancare alla componente ambientale anche una riflessione sociale. I promotori individuano infatti un parallelismo tra la valorizzazione delle materie residuali e il riconoscimento del lavoro domestico e di cura, attività spesso invisibili e non adeguatamente riconosciute nonostante il loro ruolo nella vita delle famiglie e della società.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marra Molecular intende così costruire un modello nel quale innovazione tecnologica, tutela dell’ambiente e dignità del lavoro possano procedere nella stessa direzione, partendo proprio dalle risorse e dai valori del Vallo di Diano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto è attualmente alla ricerca di sostegno economico, partner e investitori interessati a contribuire al suo sviluppo e a trasformare l&#8217;iniziativa in una concreta opportunità imprenditoriale e occupazionale per il territorio.</p>
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			</item>
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		<title>Carburanti rinnovabili: quante alternative ci sono?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/carburanti-rinnovabili-quante-alternative-ci-sono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 12:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[carburante rinnovabile]]></category>
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					<description><![CDATA[Per anni il futuro della mobilità è sembrato avere una direzione quasi obbligata: sostituire il motore a combustione con quello elettrico. Ma la transizione energetica è più articolata di così. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per anni il futuro della mobilità è sembrato avere una direzione quasi obbligata: sostituire il motore a combustione con quello elettrico. Ma la transizione energetica è più articolata di così. Accanto all’elettrificazione stanno crescendo, o vengono studiati, diversi carburanti rinnovabili e a basse emissioni, destinati soprattutto a quei settori nei quali fare a meno dei combustibili liquidi o gassosi è più complicato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’International Energy Agency considera tra i principali combustibili rinnovabili i biocarburanti liquidi, i biogas, l’idrogeno prodotto con elettricità rinnovabile e gli e-fuel. Ma quali sono le alternative e, soprattutto, quanto sono davvero sostenibili?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Biocarburanti: una tecnologia già presente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La famiglia più consolidata è quella dei <strong>biocarburanti</strong>, prodotti a partire da biomasse. Ne fanno parte, tra gli altri, biodiesel e bioetanolo, utilizzati da anni in diversi mercati e spesso miscelati ai carburanti tradizionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il loro principale vantaggio è la possibilità di intervenire sul parco veicoli esistente senza dover necessariamente sostituire tutti i mezzi. Secondo l’IEA, i biocarburanti liquidi rappresentano oggi la componente più importante della crescita dei combustibili rinnovabili destinati al trasporto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma “bio” non significa automaticamente “a impatto zero”. La sostenibilità dipende dalle materie prime utilizzate, dal processo produttivo e dal modo in cui vengono considerate le emissioni lungo l’intero ciclo di vita. L&#8217;utilizzo di residui e rifiuti può offrire vantaggi importanti, mentre l&#8217;impiego di colture alimentari può sollevare questioni legate all&#8217;uso del suolo, all&#8217;acqua e alla biodiversità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">HVO: il diesel rinnovabile</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le soluzioni che stanno attirando maggiore attenzione c’è l’<strong>HVO</strong>, acronimo di <em>Hydrotreated Vegetable Oil</em>. Si tratta di un diesel rinnovabile prodotto attraverso il trattamento con idrogeno di oli, grassi e altre materie prime compatibili con il processo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua particolarità è che può essere utilizzato, nei veicoli per i quali il costruttore ne prevede l&#8217;impiego, senza richiedere necessariamente la trasformazione dell&#8217;intero sistema di alimentazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quindi una soluzione interessante soprattutto per la transizione del parco diesel esistente. Anche in questo caso, tuttavia, il vantaggio ambientale dipende fortemente dall&#8217;origine delle materie prime e dal processo produttivo: non basta che un carburante sia definito “rinnovabile” per considerarlo automaticamente equivalente a una soluzione a emissioni nulle.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Biometano: trasformare i rifiuti in energia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra possibilità arriva dal mondo dei gas rinnovabili. Il <strong>biometano</strong> può essere prodotto attraverso la purificazione del biogas ottenuto dalla degradazione di materia organica, compresi rifiuti e residui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo interesse per la mobilità è legato soprattutto alla possibilità di valorizzare scarti e sottoprodotti e di utilizzare infrastrutture e tecnologie già esistenti per i veicoli alimentati a gas.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;IEA prevede una crescita della domanda globale di biogas e biometano nei prossimi anni, con il trasporto tra i settori destinati a contribuire all&#8217;espansione. Un elemento particolarmente interessante è il potenziale dei biometani ottenuti da rifiuti e residui, che possono presentare una bassa intensità di carbonio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E-fuel: carburanti sintetici prodotti con energia rinnovabile</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli <strong>e-fuel</strong> rappresentano una strada completamente diversa. Non derivano direttamente da biomasse, ma vengono prodotti utilizzando idrogeno ottenuto tramite elettrolisi e una fonte di carbonio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idea è creare combustibili sintetici che possano essere utilizzati in applicazioni che continuano a richiedere energia sotto forma di carburante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il loro potenziale è particolarmente interessante per <strong>aviazione e trasporto marittimo</strong>, settori nei quali l&#8217;elettrificazione diretta presenta difficoltà tecniche e operative maggiori. L&#8217;IEA considera infatti gli e-fuel una possibile componente della decarbonizzazione soprattutto di questi comparti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è rappresentato dai costi, dalla quantità di energia rinnovabile necessaria e dalla capacità produttiva ancora limitata. Oggi, quindi, gli e-fuel sono più una tecnologia in fase di sviluppo e crescita che una soluzione già disponibile su larga scala.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Idrogeno rinnovabile: non è un carburante come gli altri</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di mobilità sostenibile, l&#8217;<strong>idrogeno</strong> occupa una posizione particolare. Non è una fonte primaria di energia, ma un vettore: deve essere prodotto utilizzando altra energia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando viene ottenuto attraverso elettrolisi alimentata da elettricità rinnovabile, può essere considerato idrogeno rinnovabile. Nel trasporto può alimentare celle a combustibile, che producono elettricità a bordo del veicolo, oppure essere utilizzato in altri processi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche qui, il campo di applicazione più interessante potrebbe non essere necessariamente l&#8217;automobile privata. L&#8217;IEA indica soprattutto il trasporto pesante tra gli ambiti nei quali idrogeno ed e-fuel possono avere un ruolo, mentre per le automobili l&#8217;elettrificazione diretta offre già una strada importante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Qual è allora il carburante più sostenibile?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta non è uguale per tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un carburante può avere un impatto molto diverso a seconda di <strong>come viene prodotto, da quali materie prime deriva, quanta energia richiede, quali infrastrutture utilizza e quale veicolo alimenta</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio questo il punto centrale della transizione: non esiste una singola tecnologia capace di risolvere ogni problema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per gli spostamenti stradali leggeri, l&#8217;elettrificazione rappresenta una delle principali direzioni di sviluppo. I carburanti rinnovabili possono invece assumere un ruolo importante dove sostituire rapidamente i veicoli esistenti è difficile o dove l&#8217;elettrificazione diretta presenta limiti. Nel trasporto aereo e marittimo, per esempio, biocarburanti avanzati, e-fuel e altri combustibili rinnovabili possono diventare particolarmente rilevanti. L&#8217;IEA prevede infatti che la crescita dei carburanti rinnovabili nel trasporto nei prossimi anni sarà guidata soprattutto dall&#8217;elettricità rinnovabile e dai biocarburanti, mentre idrogeno, biometano ed e-fuel avranno quote più contenute ma potenzialmente strategiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vera sfida è guardare oltre il distributore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando facciamo rifornimento, vediamo soltanto il carburante che entra nel serbatoio. La sostenibilità, invece, comincia molto prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per capire quanto una soluzione sia realmente vantaggiosa bisogna considerare l&#8217;intera filiera: <strong>origine delle materie prime, energia utilizzata per la produzione, trasporto, distribuzione e utilizzo finale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È per questo che parlare semplicemente di carburante “verde” può essere fuorviante. La domanda corretta è un&#8217;altra: <strong>quanto è sostenibile quel carburante lungo tutto il suo ciclo di vita?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro della mobilità potrebbe quindi non essere una sfida tra un unico carburante vincente e tutti gli altri. Potrebbe essere, piuttosto, un sistema nel quale tecnologie differenti vengono utilizzate dove sono più efficienti: elettricità sulle auto, biocarburanti e carburanti rinnovabili per parte del parco esistente, biometano dove la filiera lo rende vantaggioso, idrogeno ed e-fuel nei settori più difficili da elettrificare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera innovazione, insomma, potrebbe non essere trovare <strong>il carburante del futuro</strong>, ma imparare a scegliere quello più adatto a ogni tipo di mobilità.</p>
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		<item>
		<title>Orti in porto: ad Acciaroli si coltiva sul porto e gli ortaggi a disposizione di tutti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/orti-in-porto-ad-acciaroli-si-coltiva-sul-porto-e-gli-ortaggi-a-disposizione-di-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 10:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Pollica]]></category>
		<category><![CDATA[acciaroli]]></category>
		<category><![CDATA[orti in porto]]></category>
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					<description><![CDATA[Sul porto di Acciaroli, tra le bouganville e affacciati sul mare, ci sono vasi con pomodorini, basilico, peperoncino, melanzane e prezzemolo. Sono gli “Orti in porto”, un’iniziativa che richiama la [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Sul porto di Acciaroli, tra le bouganville e affacciati sul mare, ci sono vasi con pomodorini, basilico, peperoncino, melanzane e prezzemolo. Sono gli “Orti in porto”, un’iniziativa che richiama la tradizione degli orti coltivati vicino alle case e la porta in uno degli spazi più frequentati della località cilentana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I prodotti dell’orto sono a disposizione di residenti, turisti, marinai e passanti, che possono raccoglierli per utilizzarli in cucina, anche direttamente sulle imbarcazioni. Un gesto semplice che riprende un’antica abitudine del territorio e propone il porto come luogo di condivisione, oltre che di passaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A ricordare il legame con la tradizione è il sindaco di Pollica, Stefano Pisani, che richiama la figura di “zio Alfredo” e il suo antico “orto in porto”. Oggi quello spirito viene riproposto attraverso i vasi coltivati sul lungomare, nell’ambito del progetto ideato dall’avvocato Fabio Armano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa mette al centro anche il tema della biodiversità e della tutela dell’ambiente, richiamando i principi dell’articolo 9 della Costituzione italiana. Coltivare e condividere i prodotti dell’orto diventa così anche un modo per valorizzare il rapporto con la terra e con ciò che cresce nel territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contesto non è casuale. Acciaroli è infatti legata alla storia della Dieta Mediterranea e agli studi dello scienziato americano Ancel Keys, che proprio nel Cilento approfondì le caratteristiche dell’alimentazione e dello stile di vita delle popolazioni locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pomodori, basilico, peperoncino e gli altri ortaggi diventano così parte di un racconto che unisce tradizione contadina, attenzione all’ambiente e cultura alimentare. Gli “Orti in porto” riportano, anche simbolicamente, l’orto in uno dei luoghi più rappresentativi di Acciaroli, a pochi passi dal mare.</p>
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		<item>
		<title>South Italy Greenways supera il Circolo Polare Artico: ora rotta verso la Svezia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/south-italy-greenways-supera-il-circolo-polare-artico-ora-rotta-verso-la-svezia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 12:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[South Italy Greenways]]></category>
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					<description><![CDATA[Nuova tappa per “South Italy Greenways”, il roadshow europeo in bicicletta partito da Capo Nord per promuovere il turismo sostenibile e le bellezze dei Parchi Nazionali del Cilento, Vallo di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nuova tappa per “South Italy Greenways”, il roadshow europeo in bicicletta partito da Capo Nord per promuovere il turismo sostenibile e le bellezze dei Parchi Nazionali del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, dell’Appennino Lucano, del Pollino e dell’Aspromonte. Le cicliste Simona Pergola e Simona Ridolfi hanno superato la linea immaginaria del Circolo Polare Artico e stanno ora procedendo verso la Svezia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il viaggio, iniziato il 13 agosto, attraverserà nove Paesi europei seguendo il tracciato dell’EuroVelo 7, da Capo Nord fino a Malta, per oltre 7mila chilometri. L’iniziativa nasce nell’ambito dell’accordo “Parchi del Sud – Link building” e punta a presentare in Europa un’offerta turistica integrata e sostenibile dei quattro grandi Parchi del Mezzogiorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver pedalato attraverso alcune delle aree più remote del Nord Europa, caratterizzate da una densità abitativa particolarmente bassa, il percorso entra adesso in una fase diversa. Con l’avvicinamento alla Svezia aumenteranno infatti le occasioni di incontro e confronto con le realtà locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Abbiamo superato la linea immaginaria del Circolo Polare Artico e stiamo procedendo verso la Svezia</em> – racconta Simona Ridolfi –. <em>Qui incontreremo associazioni di turismo sostenibile per promuovere il turismo nei nostri Parchi Nazionali: Cilento, Appennino Lucano, Pollino e Aspromonte. Da questo momento in poi sarà sicuramente più facile incontrare persone, perché lasciamo una parte più remota in cui la concentrazione della popolazione è veramente bassa</em>». </p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio gli incontri rappresentano uno degli elementi centrali di South Italy Greenways. Durante il lungo percorso europeo sono previsti momenti di confronto con comunità, associazioni, cicloturisti e operatori del settore, trasformando il viaggio in un&#8217;occasione per raccontare direttamente i territori del Sud Italia e le loro ciclovie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto punta così a far conoscere a un pubblico internazionale un patrimonio naturalistico che interessa complessivamente oltre 500mila ettari tra Campania, Basilicata e Calabria. Un racconto costruito chilometro dopo chilometro, attraverso incontri, immagini, video e reportage, con l&#8217;obiettivo di presentare i quattro Parchi come una grande destinazione verde del Mediterraneo aperta al cicloturismo e al turismo lento durante tutto l&#8217;anno.</p>
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		<item>
		<title>Plastiche e imballaggi, la stretta Ue è partita: primi obblighi, dal 2030 stop a diversi monouso</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/imballaggi-la-stretta-ue-e-partita-primi-obblighi-dal-2030-stop-a-diversi-monouso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 09:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[imballaggi]]></category>
		<category><![CDATA[plastiche]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal divieto di alcune confezioni monouso in plastica ai limiti per i Pfas negli imballaggi alimentari: il nuovo regolamento europeo entra nella fase di applicazione. La stretta sarà progressiva e [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dal divieto di alcune confezioni monouso in plastica ai limiti per i Pfas negli imballaggi alimentari: il nuovo regolamento europeo entra nella fase di applicazione. La stretta sarà progressiva e raggiungerà il suo punto più incisivo dal 2030.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stretta europea sugli imballaggi è ufficialmente partita. Da <strong>mercoledì 12 agosto</strong>, in tutti i 27 Paesi dell&#8217;Unione europea si applicano le prime disposizioni del nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il cosiddetto <strong>Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation)</strong>. Il regolamento è entrato in vigore l&#8217;11 febbraio 2025 e sostituisce la precedente direttiva europea sugli imballaggi, risalente al 1994.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta, però, di un&#8217;immediata rivoluzione nei supermercati, nei bar o negli hotel. Il nuovo quadro normativo è costruito per tappe: <strong>i primi obblighi sono già applicabili, mentre le restrizioni più incisive scatteranno soprattutto dal 2030</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Pfas, tracciabilità ed etichettatura</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le novità già operative dal 12 agosto c&#8217;è il primo limite armonizzato alla presenza dei <strong>Pfas</strong>, le sostanze per- e polifluoroalchiliche spesso definite &#8220;inquinanti eterni&#8221;, negli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il regolamento fissa soglie precise: 25 parti per miliardo per ogni Pfas sottoposto ad analisi mirata, 250 parti per miliardo per la somma dei Pfas interessati e 50 parti per milione per i Pfas complessivi, comprese le forme polimeriche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo regolamento introduce inoltre definizioni comuni di fabbricante e produttore e rafforza gli obblighi di informazione e tracciabilità, con l&#8217;obiettivo di rendere più semplice individuare gli operatori responsabili degli imballaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i consumatori la novità più evidente arriverà invece <strong>dal 12 agosto 2028</strong>, quando è prevista l&#8217;introduzione di un sistema armonizzato di etichettatura con informazioni sui materiali che compongono gli imballaggi, pensato per facilitare la corretta raccolta differenziata.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dal 2030 la vera stretta</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio più significativo è fissato al <strong>1° gennaio 2030</strong>, quando entreranno in vigore diverse restrizioni sull&#8217;utilizzo di determinati formati di imballaggio monouso in plastica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra quelli interessati figurano le confezioni monouso per <strong>condimenti, conserve, salse, creme per il caffè, zucchero e altri condimenti</strong> utilizzate nel settore della ristorazione, oltre agli imballaggi monouso per cosmetici, prodotti per l&#8217;igiene e articoli da toilette destinati alle singole prenotazioni nelle strutture ricettive, come le piccole confezioni di shampoo e creme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stretta riguarderà anche gli imballaggi monouso in plastica per <strong>frutta e verdura fresca preconfezionata sotto 1,5 chilogrammi</strong>, con alcune possibili deroghe motivate da esigenze specifiche, e quelli per alimenti e bevande riempiti e consumati all&#8217;interno del settore Horeca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per alcune categorie di microimprese sono previste deroghe, in particolare quando sia dimostrata l&#8217;impossibilità tecnica di fare a meno di determinati imballaggi o di accedere alle infrastrutture necessarie per sistemi di riutilizzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre dal 2030, gli operatori che riempiono imballaggi multipli, per il trasporto o per il commercio elettronico dovranno inoltre garantire che <strong>lo spazio vuoto non superi il 50%</strong> del volume dell&#8217;imballaggio, secondo la metodologia che sarà definita dalla Commissione europea.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Meno rifiuti e più imballaggi riciclabili</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il regolamento stabilisce anche obiettivi progressivi di riduzione dei rifiuti da imballaggio: <strong>5% entro il 2030, 10% entro il 2035 e 15% entro il 2040</strong>, prendendo come riferimento i livelli del 2018.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2030 entrerà inoltre in gioco il requisito generale della <strong>riciclabilità degli imballaggi</strong>, accompagnato da classi di prestazione che consentiranno di valutarne la riciclabilità. Il quadro diventerà ancora più severo negli anni successivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli Stati membri dovranno poi rafforzare la raccolta e il riciclo. Entro il 2030 dovrà essere raggiunto, per gli imballaggi, un tasso di riciclaggio del 70% negli Stati che non hanno ancora conseguito tale livello, mentre dal 2029 dovranno essere promossi sistemi di deposito e restituzione per determinati contenitori monouso per bevande in plastica o metallo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una transizione destinata a durare</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il Ppwr non introduce quindi un unico &#8220;giorno del divieto&#8221; degli imballaggi usa e getta. La trasformazione sarà progressiva e si svilupperà nell&#8217;arco di diversi anni, con scadenze differenti per produttori, distributori, Stati membri e consumatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le disposizioni applicabili dal 12 agosto, inoltre, il regolamento non prevede immediatamente un sistema sanzionatorio uniforme a livello europeo: saranno gli Stati membri a stabilire le norme nazionali sulle sanzioni e sulle modalità di applicazione entro il febbraio 2027.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo finale è ridurre la quantità complessiva di rifiuti prodotti, aumentare il riutilizzo e rendere gli imballaggi più facilmente riciclabili. Una transizione che, per cittadini e imprese, sarà quindi visibile soprattutto nei prossimi quattro anni, quando entreranno in vigore le misure più incisive.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>​​​Campania in fiamme, la fondazione Vassallo rilancia la proposta dei 60 milioni di alberi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/campania-in-fiamme-la-fondazione-vassallo-rilancia-la-proposta-dei-60-milioni-di-alberi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 11:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[alberi]]></category>
		<category><![CDATA[campania in fiamme]]></category>
		<category><![CDATA[fodazione vassallo]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli incendi che in queste settimane stanno interessando la Campania riportano con forza al centro dell&#8217;attenzione la fragilità del patrimonio ambientale della nostra regione. Dal Vesuvio alle aree interne, dai [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Gli incendi che in queste settimane stanno interessando la Campania riportano con forza al centro dell&#8217;attenzione la fragilità del patrimonio ambientale della nostra regione. Dal Vesuvio alle aree interne, dai boschi del Salernitano alle zone costiere, le fiamme rappresentano una minaccia non soltanto per la vegetazione, ma per la biodiversità, il paesaggio, il suolo, le comunità e l&#8217;identità stessa dei nostri territori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Campania vive ancora una volta una stagione nella quale la prevenzione e la capacità di intervento diventano una priorità assoluta. Di fronte a questa emergenza, la Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore torna a rilanciare una proposta che aveva già avanzato tre anni fa: la messa a dimora di 60 milioni di piante, utilizzando anche le risorse del PNRR, attraverso un grande progetto nazionale di riforestazione e di rigenerazione ambientale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una proposta nata dalla convinzione che la difesa del territorio non possa essere affrontata soltanto quando arrivano le fiamme, ma debba partire molto prima, attraverso investimenti strutturali, cura dei boschi e una nuova cultura della prevenzione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Presidente della Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore, Dario Vassallo, sottolinea il significato della proposta: “<em>Tre anni fa abbiamo lanciato questa iniziativa perché avevamo ben chiaro che il nostro territorio aveva bisogno di una grande politica di riforestazione. Oggi, mentre la Campania brucia, quella proposta assume un significato ancora più urgente. Non vogliamo dire semplicemente ‘lo avevamo detto’: vogliamo che finalmente si passi dalle parole ai fatti</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Da anni, come Fondazione, coltiviamo querce e gigli marini. Lo facciamo non per un interesse personale, ma per il bene comune. Ogni pianta rappresenta un investimento sul futuro, sulla qualità dell&#8217;aria, sulla biodiversità e sulla capacità del territorio di resistere agli effetti del cambiamento climatico. Ma piantare alberi non basta: bisogna proteggerli, curarli e soprattutto proteggere i territori nei quali vengono messi a dimora</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Fondazione richiama quindi l&#8217;attenzione sulla necessità di costruire in Campania un sistema permanente di prevenzione degli incendi boschivi, capace di affiancare al lavoro delle squadre operative e dei mezzi aerei una maggiore attività di monitoraggio, manutenzione e controllo del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Non possiamo vivere ogni estate contando i danni provocati dagli incendi e poi ricominciare tutto da capo l&#8217;anno successivo</em> – continua Dario Vassallo –. <em>Servono più risorse per la prevenzione, più uomini sul territorio, più mezzi e una flotta antincendio adeguata. Ma serve soprattutto una strategia che guardi ai prossimi venti o trent&#8217;anni e non soltanto all&#8217;emergenza di oggi</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione deve essere rivolta ai territori simbolo della Campania, a partire dal Vesuvio, dai parchi naturali e dalle aree boschive del Cilento e del Salernitano. Luoghi nei quali patrimonio naturale, paesaggio, cultura e identità delle comunità sono strettamente legati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Quando brucia un bosco non perdiamo soltanto degli alberi. Perdiamo anni di vita, biodiversità, suolo, paesaggio e memoria. E spesso lasciamo alle generazioni future un territorio più fragile di quello che abbiamo ricevuto</em>”, afferma il Presidente della Fondazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore rivolge quindi un appello alla Regione Campania, al Governo nazionale e a tutte le istituzioni competenti affinché la stagione degli incendi diventi l&#8217;occasione per avviare un vero Piano straordinario per la tutela del patrimonio ambientale campano, fondato su prevenzione, riforestazione, manutenzione dei boschi, controllo del territorio e potenziamento dei mezzi di lotta agli incendi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>La Campania non può essere ricordata soltanto quando brucia. Deve essere difesa ogni giorno </em>– conclude Dario Vassallo –. <em>Tre anni fa abbiamo indicato una strada con la proposta dei 60 milioni di alberi. Oggi chiediamo alle istituzioni di riprenderla e trasformarla in un progetto concreto</em>”.</p>
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		<title>Vibonati, divieto di fumo su tutte le spiagge: stop anche a sigarette elettroniche</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/vibonati-divieto-di-fumo-su-tutte-le-spiagge-stop-anche-a-sigarette-elettroniche-e-tabacco-riscaldato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 13:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Vibonati]]></category>
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					<description><![CDATA[Il provvedimento del sindaco è in vigore dal 12 agosto e ha efficacia permanente fino a eventuale revoca. Vietato fumare anche negli specchi d’acqua destinati alla balneazione Divieto di fumo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph"><em>Il provvedimento del sindaco è in vigore dal 12 agosto e ha efficacia permanente fino a eventuale revoca. Vietato fumare anche negli specchi d’acqua destinati alla balneazione</em></p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Divieto di fumo su tutto l’arenile del territorio comunale di Vibonati, compresi gli specchi d’acqua destinati alla balneazione. È quanto stabilito dal sindaco con l’ordinanza sindacale numero 6 del 12 agosto 2026, entrata in vigore nella stessa giornata e con efficacia permanente fino a eventuale revoca.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Il provvedimento riguarda tutte le persone presenti sul territorio comunale e vieta <strong>ogni forma di fumo</strong> sulle spiagge: oltre alle tradizionali sigarette, il divieto comprende anche le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Alla base dell’ordinanza ci sono motivazioni legate sia alla <strong>tutela della salute pubblica</strong> sia alla salvaguardia dell’ambiente e del decoro del litorale. Il Comune richiama i rischi legati al fumo attivo e passivo, con particolare attenzione agli spazi balneari caratterizzati dalla presenza di numerose persone e bambini.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Un altro aspetto evidenziato dall’amministrazione riguarda l’abbandono dei mozziconi sulla sabbia e in mare. I residui dei prodotti da fumo, viene sottolineato nell’ordinanza, costituiscono rifiuti non biodegradabili e possono contenere sostanze nocive per l’ambiente e per la salute.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Il divieto riguarda quindi anche <strong>l’abbandono di rifiuti connessi ai prodotti da fumo negli arenili e nelle acque marine</strong>.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Per rendere effettivo il provvedimento, il Comune predisporrà un’apposita cartellonistica informativa, che dovrà essere collocata in punti adeguatamente visibili del litorale.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Per chi fuma sulla spiaggia o nello specchio d’acqua riservato alla balneazione in violazione dell’ordinanza è prevista una <strong>sanzione amministrativa da 25 a 500 euro</strong>, secondo quanto indicato nel provvedimento.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">L’ordinanza sarà trasmessa, tra gli altri, alla Capitaneria di Porto di Sapri, alla Polizia Locale di Vibonati, alle forze dell’ordine, al Nucleo Carabinieri Forestale di Sapri e all’Asl Salerno &#8211; Dipartimento di Prevenzione.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Con il provvedimento, l’amministrazione comunale punta dunque a coniugare la tutela della salute con quella dell’ambiente, contrastando il tabagismo e la dispersione dei mozziconi lungo il litorale di Vibonati.</p>
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		<title>Auto, dal rottame al grafene: la nuova frontiera del riciclo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/auto-dal-rottame-al-grafene-la-nuova-frontiera-del-riciclo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 11:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[automotive]]></category>
		<category><![CDATA[grafene]]></category>
		<category><![CDATA[upcycling]]></category>
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					<description><![CDATA[Paraurti, tappetini, rivestimenti e plastiche a fine vita potrebbero avere una seconda vita ad alto valore aggiunto. La ricerca punta a trasformare gli scarti delle auto in grafene da utilizzare [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Paraurti, tappetini, rivestimenti e plastiche a fine vita potrebbero avere una seconda vita ad alto valore aggiunto. La ricerca punta a trasformare gli scarti delle auto in grafene da utilizzare per realizzare nuovi componenti. Un possibile ciclo chiuso che unisce riciclo, alleggerimento e nuove tecnologie. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E se la prossima automobile contenesse una parte della precedente?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è più soltanto uno scenario da laboratorio. La ricerca sull&#8217;<strong>upcycling dei materiali provenienti dalle auto a fine vita</strong> sta aprendo una strada particolarmente interessante per l&#8217;industria automobilistica: trasformare plastiche che oggi rischiano di finire in discarica o di essere destinate a processi di recupero a minor valore in <strong>grafene</strong>, per poi utilizzare il materiale ottenuto nella produzione di nuovi componenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli esperimenti più significativi è stato realizzato da un gruppo di ricercatori della Rice University, che ha dimostrato la possibilità di trasformare plastiche provenienti da veicoli fuori uso in <strong>flash graphene</strong>, attraverso una tecnica denominata <em>flash Joule heating</em>. Il processo utilizza un rapido impulso elettrico per portare il materiale ad altissima temperatura e convertirne il carbonio in grafene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La caratteristica più interessante è che non si tratta semplicemente di riciclare una plastica per ottenere un&#8217;altra plastica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il materiale di partenza viene infatti <strong>upcycled</strong>, cioè trasformato in un prodotto con caratteristiche e potenzialmente con un valore superiore rispetto al rifiuto originario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla plastica dell&#8217;auto al materiale del futuro</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La sperimentazione ha preso in considerazione una miscela di materiali provenienti da automobili a fine vita: tra questi paraurti, guarnizioni, moquette, tappetini e rivestimenti di sedili e portiere. Secondo lo studio, non è stato necessario separare preventivamente tutte le diverse plastiche e il processo non richiede l&#8217;impiego di solventi o acqua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il grafene così prodotto è stato successivamente utilizzato come <strong>rinforzo per schiume poliuretaniche destinate all&#8217;automotive</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che il progetto assume una dimensione particolarmente interessante per il settore auto: il rifiuto non viene semplicemente sottratto al ciclo di smaltimento, ma può rientrare nella catena produttiva sotto forma di materiale funzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I test hanno evidenziato miglioramenti nelle proprietà meccaniche e nell&#8217;assorbimento del rumore a bassa frequenza della schiuma composita. Ancora più significativo, i ricercatori hanno dimostrato la possibilità di trasformare nuovamente la schiuma a fine vita in grafene, creando un possibile <strong>ciclo circolare del materiale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole: <strong>auto, rifiuto, grafene, nuovo componente, nuova auto</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche gli pneumatici entrano nella partita</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il grafene ricavato dai rifiuti automobilistici non riguarda soltanto le plastiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro filone di ricerca riguarda infatti gli <strong>pneumatici a fine vita</strong>. Studi condotti negli ultimi anni hanno analizzato la possibilità di ottenere materiali grafenici dai pneumatici esausti e utilizzarli come rinforzo all&#8217;interno di materiali termoplastici destinati alla produzione di componenti automobilistici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una ricerca pubblicata nel 2024 ha studiato proprio l&#8217;impiego combinato di materiali grafenici ottenuti da rifiuti termoplastici e da pneumatici per rinforzare compositi in polipropilene destinati all&#8217;ingegneria automobilistica. L&#8217;obiettivo è mantenere le prestazioni meccaniche dei componenti industriali riducendo al tempo stesso il ricorso a materiali vergini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una direzione che si inserisce perfettamente nella trasformazione che sta interessando l&#8217;automotive: <strong>meno peso, più materiali riciclati, maggiore efficienza e maggiore attenzione al fine vita del veicolo</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché il grafene interessa alle automobili</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il grafene è un materiale costituito da uno strato di atomi di carbonio e possiede proprietà meccaniche, termiche ed elettriche particolarmente interessanti. Nel settore automotive può essere utilizzato, a seconda della formulazione e dell&#8217;applicazione, come additivo o rinforzo all&#8217;interno di materiali compositi e polimerici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo interesse non deriva quindi soltanto dalla possibilità di produrlo a partire da uno scarto, ma dalla possibilità di <strong>utilizzare quello scarto per ottenere un materiale capace di migliorare un prodotto industriale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questa la differenza fondamentale tra riciclo e upcycling.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel primo caso si cerca di recuperare materia. Nel secondo si prova a <strong>farle acquisire nuovo valore</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vera sfida? Portare il laboratorio sulla linea produttiva</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente, tra una sperimentazione scientifica e l&#8217;impiego su larga scala in un&#8217;automobile di serie c&#8217;è ancora una distanza significativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per diventare una tecnologia industriale, il processo dovrà dimostrare di essere competitivo sotto il profilo dei costi, della disponibilità delle materie prime, della qualità e della continuità del materiale ottenuto. Sarà inoltre necessario verificare la compatibilità con gli standard e i processi produttivi dell&#8217;industria automobilistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la direzione è ormai chiara: la sostenibilità dell&#8217;auto non passa soltanto dalla motorizzazione elettrica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Passa anche da <strong>come viene costruita e da cosa succede quando arriva alla fine della sua vita</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio qui che il concetto di economia circolare può cambiare prospettiva. Il rottame di domani potrebbe non essere più soltanto qualcosa da smaltire o recuperare, ma una vera e propria <strong>miniera urbana di materie prime</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida per l&#8217;automotive sarà riuscire a trasformare quella miniera in una filiera industriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E, in questo scenario, una vecchia plastica potrebbe finire per avere una seconda vita molto diversa da quella che immaginiamo oggi: <strong>diventare grafene e tornare dentro un&#8217;automobile nuova</strong>.</p>
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		<title>Progetto utile alla comunità, in campo a Salerno per la rimozione dei mozziconi in centro città</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/progetto-utile-alla-comunita-in-campo-a-salerno-per-la-rimozione-dei-mozziconi-in-centro-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 11:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[decoro urbano]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[rimozione mozziconi]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono operativi da questa mattina i lavoratori impegnati nel progetto utile alla Collettività, promosso dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Salerno, dedicato alla rimozione dei mozziconi di sigaretta nelle [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Sono operativi da questa mattina i lavoratori impegnati nel progetto utile alla Collettività, promosso dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Salerno, dedicato alla rimozione dei mozziconi di sigaretta nelle principali aree centrali della città, a partire da Corso Vittorio Emanuele. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le squadre, già protagoniste di altri interventi di cura del territorio – come Villa Carrara, Villa Bracciante, parco di Fratte e Rione Zevi – stanno effettuando un’azione capillare di raccolta manuale dei mozziconi. Da oggi, grazie alla collaborazione con Salerno Pulita, i lavoratori distribuiscono anche posacenere tascabili ai fumatori incontrati lungo il percorso, invitandoli a un comportamento più responsabile e contribuendo a ridurre l’abbandono delle cicche a terra. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa coinvolge 20 persone, beneficiare del reddito di inclusione che hanno sottoscritto un patto per il lavoro e l’inclusione sociale, per tre volte a settimana e 4 ore al giorno ed è realizzata in collaborazione con l’associazione quartiere Ogliara. </p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Questo progetto unisce inclusione e decoro urbano</em>&#8211; ha commentato l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Salerno, Paola de Roberto- <em>I lavoratori coinvolti svolgono un servizio prezioso per la città e rappresentano un esempio concreto di partecipazione attiva”. Anche per Vincenzo Bennet l’operazione che si somma alle iniziative già in corso sulle spiagge consente di intervenire nei luoghi più frequentati per contrastare una cattiva abitudine che danneggia l’ambiente e l’immagine della nostra comunità. “La distribuzione dei posacenere tascabili è un gesto semplice ma efficace: se ogni fumatore li utilizzasse, avremmo un miglioramento immediato del decoro nelle aree pedonali</em>.» </p>
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		<title>Plastica, la raccolta si ferma in più territori: è crisi nazionale della filiera</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/plastica-la-raccolta-si-ferma-in-piu-territori-e-crisi-nazionale-della-filiera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 10:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[plastic free]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla Sardegna alla Puglia, fino alle criticità segnalate in Sicilia, nelle Marche, in Veneto e in Emilia-Romagna, la crisi della filiera del riciclo della plastica sta già provocando sospensioni, limitazioni e rischi concreti per la continuità della raccolta [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dalla <strong>Sardegna</strong> alla <strong>Puglia</strong>, fino alle <strong>criticità segnalate in Sicilia, nelle Marche, in Veneto</strong> e in <strong>Emilia-Romagna</strong>, la crisi della filiera del riciclo della plastica sta già provocando sospensioni, limitazioni e <strong>rischi concreti per la</strong> <strong>continuità della raccolta differenziata</strong>. In diversi territori, i centri di conferimento e selezione stanno raggiungendo i <strong>limiti autorizzati di stoccaggio</strong> perché il materiale raccolto non viene trasferito con sufficiente regolarità agli impianti di riciclo. Quelli che potrebbero apparire come episodi locali sono, in realtà, le <strong>conseguenze di una difficoltà nazionale: si restringono gli sbocchi per le plastiche riciclate</strong>, diminuisce la capacità di trattamento e aumentano le quantità accumulate negli impianti intermedi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una situazione che, secondo&nbsp;<strong>Plastic Free Onlus</strong>, organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica,&nbsp;<strong>rende evidenti i limiti di un modello di produzione e consumo ancora fondato sull’uso eccessivo, e spesso inutile, della plastica nei prodotti e negli imballaggi.</strong>&nbsp;Quantità sempre maggiori vengono immesse sul mercato, ben oltre la capacità del sistema di raccoglierle, trattarle e trasformarle effettivamente in nuova materia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«La raccolta degli imballaggi in plastica si sta fermando in territori diversi e distanti tra loro perché il sistema a valle non riesce più ad assorbire regolarmente tutto il materiale conferito –&nbsp;</em><strong>dichiara Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus</strong><em>&nbsp;–. Quanto sta accadendo non può essere considerato una successione di incidenti occasionali: è il segnale evidente di una filiera sottoposta a una pressione ormai difficilmente sostenibile. Per anni l’Italia è stata raccontata come un Paese particolarmente virtuoso, ma troppo spesso nel dibattito pubblico si sovrappongono raccolta differenziata, recupero ed effettivo riciclo –&nbsp;</em><strong>prosegue De Gaetano</strong><em>&nbsp;–. Una parte consistente della plastica immessa sul mercato non viene intercettata dalla raccolta differenziata, perché finisce nell’indifferenziato o viene dispersa nell’ambiente. Sul totale degli imballaggi in plastica immessi al consumo, a malapena la metà viene effettivamente riciclata. Conferire correttamente un imballaggio è fondamentale, ma non garantisce che quel materiale torni sul mercato come nuova materia</em>.» </p>



<p class="wp-block-paragraph">La crisi non riguarda soltanto la logistica e gli spazi di stoccaggio, ma la stessa&nbsp;<strong>capacità industriale della filiera</strong>. Negli ultimi anni in Europa sono stati&nbsp;<strong>chiusi 45 impianti di riciclo</strong>; in Italia due risultano già fermi e altri due sono destinati a interventi di ammodernamento. Le maggiori difficoltà interessano soprattutto le&nbsp;<strong>frazioni plastiche di minore valore e gli imballaggi più complessi da riciclare</strong>, che faticano a trovare destinazioni economicamente sostenibili. A pesare sono anche gli&nbsp;<strong>elevati costi energetici e produttivi</strong>, la&nbsp;<strong>concorrenza della plastica vergine e l’ingresso di materiali a basso prezzo provenienti dai Paesi extraeuropei</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«Il riciclo è indispensabile, ma non può assorbire quantità sempre crescenti di plastica –&nbsp;</em><strong>sottolinea il presidente di Plastic Free</strong><em>&nbsp;–. Continuare a produrre e immettere sul mercato sempre più imballaggi, affidando al riciclo il compito di risolvere tutto a valle, è un modello che sta mostrando tutti i suoi limiti. Quando diminuiscono gli impianti, si restringe il mercato della materia riciclata e si riempiono gli stoccaggi, la crisi risale inevitabilmente la filiera fino a mettere a rischio la raccolta nei Comuni</em>.» </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per Plastic Free, la risposta strutturale deve partire dalla prevenzione</strong>: ridurre a monte gli imballaggi inutili e superflui, favorire sistemi di riuso e ripensare la progettazione dei prodotti affinché siano realmente riciclabili e capaci di incorporare materia riciclata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«Non possiamo continuare ad aumentare la quantità di plastica immessa sul mercato e pensare che basti differenziarla per risolvere il problema –&nbsp;</em><strong>aggiunge De Gaetano</strong><em>&nbsp;–. La riduzione deve avvenire prima che l’imballaggio diventi un rifiuto. Ai cittadini chiediamo di continuare a effettuare correttamente la raccolta differenziata e di seguire le indicazioni dei propri Comuni, ma serve contemporaneamente un cambiamento profondo nei modelli di produzione e consumo</em>.» </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Plastic Free promuove percorsi di sensibilizzazione rivolti a cittadini e studenti</strong>&nbsp;e coinvolge istituzioni e imprese in progetti orientati alla riduzione della plastica monouso e degli imballaggi superflui.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«Le scelte dei consumatori possono orientare il mercato –&nbsp;</em><strong>conclude De Gaetano</strong><em>&nbsp;–. Privilegiare prodotti sfusi, riutilizzabili o privi di imballaggi in plastica significa inviare un segnale preciso alle aziende e spingerle a ripensare il modo in cui confezionano e presentano i propri prodotti. Parallelamente coinvolgiamo le imprese in percorsi concreti di cambiamento. Solo diminuendo la plastica immessa sul mercato possiamo affrontare davvero il problema alla radice</em>.»</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Atrani firma protocolli Legambiente: &#8220;Comuni amici delle tartarughe marine&#8221; e &#8220;Città verdi resilienti&#8221;</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/atrani-firma-protocolli-legambiente-comuni-amici-delle-tartarughe-marine-e-citta-verdi-resilienti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 10:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atrani]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[atrani]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[tartarughe marine]]></category>
		<category><![CDATA[verde urbano]]></category>
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					<description><![CDATA[Atrani rafforza il proprio impegno sul fronte della sostenibilità ambientale aderendo a due importanti iniziative promosse da Legambiente nell&#8217;ambito di programmi europei dedicati alla tutela della biodiversità e all&#8217;adattamento ai [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Atrani rafforza il proprio impegno sul fronte della sostenibilità ambientale aderendo a due importanti iniziative promosse da Legambiente nell&#8217;ambito di programmi europei dedicati alla tutela della biodiversità e all&#8217;adattamento ai cambiamenti climatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;amministrazione comunale ha sottoscritto il protocollo d&#8217;intesa <strong>&#8220;Comuni Amici delle Tartarughe Marine&#8221;</strong>, nell&#8217;ambito del progetto <strong>LIFE Turtlenest</strong>, cofinanziato dal programma LIFE dell&#8217;Unione Europea e finalizzato alla conservazione della <strong>Caretta caretta</strong>. Con la firma del documento, il Comune si impegna ad adottare le indicazioni elaborate da Legambiente per una gestione sostenibile delle spiagge, considerate potenziali aree di nidificazione della specie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contestualmente, Atrani ha aderito anche al <strong>&#8220;Protocollo per le Città Verdi Resilienti&#8221;</strong>, previsto dal progetto <strong>LIFE+ A_GreeNet</strong>, che punta a favorire strategie di adattamento ai cambiamenti climatici attraverso il potenziamento e una gestione più efficace del verde urbano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Atrani, il Comune più piccolo d&#8217;Italia, sceglie di essere grande nella tutela dell&#8217;ambiente</em>», ha dichiarato il sindaco <strong>Michele Siravo</strong>, sottolineando come gli accordi sottoscritti rappresentino «<em>impegni precisi e verificabili</em>» su due fronti strettamente collegati: la salvaguardia degli habitat costieri e della tartaruga Caretta caretta, da un lato, e il rafforzamento della resilienza urbana attraverso la qualità e la quantità del verde pubblico, dall&#8217;altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il primo cittadino, in un territorio costiero caratterizzato da un&#8217;elevata densità edilizia, da una forte pressione turistica e sempre più esposto agli effetti delle ondate di calore e degli eventi meteorologici estremi, si tratta di strumenti operativi che prevedono interventi concreti, dalla pulizia manuale delle spiagge alla riduzione dell&#8217;inquinamento luminoso notturno, fino all&#8217;adozione di soluzioni basate sulla natura e a una gestione partecipata del verde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siravo ha inoltre ringraziato <strong>Luigi Sommariva</strong>, referente dei due progetti per Legambiente Costa d&#8217;Amalfi, per il lavoro di coordinamento svolto sul territorio, evidenziando il ruolo svolto nel favorire l&#8217;attuazione delle iniziative europee nei piccoli comuni della Costiera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Soddisfazione è stata espressa anche dal <strong>Circolo Legambiente Costa d&#8217;Amalfi APS</strong>, che definisce la sottoscrizione dei protocolli «un importante passo avanti per Atrani e per l&#8217;intero territorio della Costiera Amalfitana». L&#8217;associazione ha rivolto un ringraziamento anche a <strong>Nicola Corona</strong> e <strong>Federica Barbera</strong> di Legambiente Nazionale per il coordinamento dei progetti LIFE Turtlenest e LIFE+ A_GreeNet.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Legambiente, l&#8217;adesione del Comune dimostra come la sostenibilità possa tradursi in scelte amministrative concrete, capaci di migliorare la qualità dell&#8217;ambiente e della vita delle comunità locali. L&#8217;associazione conferma infine la volontà di proseguire la collaborazione con amministrazioni, istituzioni e cittadini per promuovere la tutela degli ecosistemi costieri, la valorizzazione del verde urbano e modelli di sviluppo sostenibile in grado di rispondere alle sfide poste dai cambiamenti climatici.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Steelosa® fa tappa nel Cilento: inaugurata ad Acciaroli la panchina dell&#8217;economia circolare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/steelosa-fa-tappa-nel-cilento-inaugurata-ad-acciaroli-la-panchina-delleconomia-circolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 13:12:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Pollica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=253830</guid>

					<description><![CDATA[Il progetto Steelosa®, volto a diffondere il messaggio sul corretto conferimento degli imballaggi in acciaio, fa tappa nel cuore del Cilento. È infatti la suggestiva cornice di Pollica a ospitare [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il progetto <strong>Steelosa®</strong>, volto a diffondere il messaggio sul corretto conferimento degli imballaggi in acciaio, fa tappa nel cuore del Cilento. È infatti la suggestiva cornice di <strong>Pollica</strong> a ospitare la tredicesima tappa del tour della panchina emblema delle buone pratiche ambientali. Realizzata in acciaio 100% riciclato e modellata a forma di simbolo dell’infinito, l&#8217;opera rappresenta le infinite possibilità di rinascita di questo prezioso materiale. Ideata e promossa da <strong>RICREA</strong> – Consorzio Nazionale per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio – in collaborazione con <strong>ANCI</strong> (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e <strong>Pubblicità Progresso</strong>, la panchina è stata collocata all’interno del <strong>Porto di Acciaroli</strong>, frazione di Pollica e vero fulcro della vita quotidiana del borgo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Situato in uno dei tratti costieri più incantevoli della Campania, celebre per le sue acque trasparenti e le caratteristiche casette in pietra chiara, il porto di Acciaroli offre un contesto ideale per l’installazione di Steelosa®. Proprio qui, dove il tempo sembra essersi fermato cristallizzando quel fascino autentico che a metà Novecento stregò lo scrittore Ernest Hemingway, l’installazione si inserisce armonicamente tra le barche dei pescatori e il molo dominato dall&#8217;antica Chiesa dell&#8217;Annunziata e dai resti della Torre Normanna. L’iniziativa itinerante di RICREA coniuga così, ancora una volta, <strong>design e sostenibilità</strong>, promuovendo la cultura del riciclo e del rispetto per l&#8217;ambiente attraverso in modo concreto, visibile e fruibile da cittadini e turisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Realizzata interamente in acciaio riciclato proveniente da imballaggi post-consumo come barattoli, scatolette, fusti, latte, bombolette e tappi corona, Steelosa® diventa un’occasione per riflettere sul valore della rigenerazione e della cura del territorio, richiamando il concetto di perfetto equilibrio tra uomo e natura. Secondo i dati RICREA, nel 2025 in Campania la raccolta degli imballaggi in acciaio da convenzioni ha raggiunto le <strong>15.000 tonnellate</strong>, portando la resa pro capite a <strong>2,8 kg</strong> per abitante: un risultato eccellente, superiore alla media nazionale di <strong>2,5 kg</strong>, che conferma la qualità del lavoro svolto dagli attori coinvolti nel sistema di raccolta e il senso civico dei cittadini campani.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Steelosa® è la dimostrazione concreta di come ogni imballaggio in acciaio, se correttamente conferito e differenziato, rappresenti sempre una risorsa capace di rinascere senza limiti </em>– afferma <strong>Domenico Rinaldini</strong>, Presidente del Consorzio RICREA – <em>.Siamo entusiasti di portare questa installazione nel porto di Acciaroli, un luogo straordinario che evoca bellezza, cura del territorio e rispetto per la natura. Installare la nostra panchina in questo borgo significa&nbsp;</em><em>celebrare l&#8217;incontro tra la tutela del paesaggio e l&#8217;impegno quotidiano dei cittadini, i veri protagonisti dell’economia circolare”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Acciaroli è il luogo in cui ogni sera il sole sembra immergersi nel mare per poi rinascere il giorno successivo. Steelosa®&#xfe0f; racconta la stessa idea di futuro: ciò che viene correttamente raccolto e riciclato non conclude il proprio ciclo, ma torna a vivere in una nuova forma. La sua figura dell’infinito, affacciata sul porto e sui nostri tramonti, diventa così un simbolo concreto dell’equilibrio che vogliamo costruire tra bellezza, responsabilità e innovazione. Ospitare questa installazione a Pollica significa ricordare a cittadini e visitatori che la tutela dell’ambiente nasce dai gesti quotidiani e che anche un semplice imballaggio, se conferito correttamente, può diventare parte del paesaggio e della comunità</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Sostenere l’amministrazione di Pollica in questa virtuosa parabola di crescita legata alla raccolta differenziata è per Sarim motivo di profondo orgoglio e, al contempo, un dovere&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>istituzionale. Agire all’interno di un’area dall’inestimabile pregio naturalistico implica un impegno costante nel salvaguardare un bene comune che richiede cura, avanguardia tecnologica e coinvolgimento corale. L’opera Steelosa® simboleggia perfettamente come una piccola azione quotidiana, quale il giusto smaltimento dei contenitori metallici, possa generare valore tangibile per l’intera cittadinanza. La nostra missione prosegue attraverso lo sviluppo di soluzioni avanzate per i servizi ambientali cittadini, puntando con forza sull’educazione e sulla narrazione dei comportamenti virtuosi: soltanto grazie a una società pienamente edotta sarà possibile edificare un domani autenticamente green” </em>– <strong>Angelo Bruno</strong>, Responsabile Gestione Cantieri di Sarim.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Come Legambiente siamo da anni accanto a RICREA per sviluppare sempre di più la cultura del corretto riciclo degli imballaggi in acciaio, facendo connessione con enti locali, stakeholders e imprese del territorio che possano accompagnare e supportare questo lungo processo di sensibilizzazione. L’abbiamo fatto negli anni scorsi anche nel nostro Museo del mare e della dieta mediterranea per avvicinare questi concetti ai più giovani, ai bambini e alle scuole e ai tanti turisti che vivono d’estate questi territori. Un&#8217;alleanza che si rinnova anche qui ad Acciaroli con questa installazione che farà pensare e riflettere i cittadini” </em>afferma <strong>Valerio Calabrese</strong> di Legambiente Campania<em>.&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La cerimonia di inaugurazione si è svolta oggi alla presenza di <strong>Domenico Rinaldini</strong>, Presidente Ricrea; <strong>Roccandrea Iascone</strong>, Responsabile Comunicazione e Relazioni Esterne di Ricrea; <strong>Stefano Pisani</strong>, Sindaco di Pollica; <strong>Angelo Bruno, </strong>Responsabile Gestione Cantieri di Sarin e <strong>Valerio Calabrese </strong>di Legambiente Campania.&nbsp;</p>
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		<title>Educazione ambientale nelle scuole: in un anno Plastic free ha coinvolto 23mila studenti campani</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/educazione-ambientale-nelle-scuole-in-un-anno-plastic-free-ha-coinvolto-23mila-studenti-campani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 16:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[educazione ambientale nelle scuole]]></category>
		<category><![CDATA[plastic free]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono&#160;23.411 gli studenti coinvolti in Campania&#160;in attività di educazione ambientale durante&#160;l’anno scolastico 2025-2026 appena concluso. Dalle scuole dell’infanzia alle primarie, dalle secondarie di primo e secondo grado fino alle università,&#160;sono [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Sono&nbsp;<strong>23.411 gli studenti coinvolti in Campania</strong>&nbsp;in attività di educazione ambientale durante&nbsp;<strong>l’anno scolastico 2025-2026 appena concluso</strong>. Dalle scuole dell’infanzia alle primarie, dalle secondarie di primo e secondo grado fino alle università,&nbsp;<strong>sono stati realizzati 91 appuntamenti dedicati all’inquinamento da plastica</strong>, alla corretta gestione dei rifiuti e alle conseguenze dei comportamenti quotidiani sugli ecosistemi e sulla salute.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il dato campano è il più alto registrato a livello nazionale</strong>&nbsp;e si inserisce nel bilancio delle iniziative realizzate da&nbsp;<strong>Plastic Free Onlus</strong>, organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica, che nell’anno scolastico appena concluso ha&nbsp;<strong>coinvolto 78.682 studenti in Italia attraverso 915 appuntamenti in 18 regioni</strong>. Un percorso reso possibile dalla rete dei referenti territoriali e dalla collaborazione di dirigenti scolastici, docenti ed educatori, che&nbsp;<strong>proseguirà nei prossimi mesi attraverso incontri e attività nei centri estivi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli incontri&nbsp;<strong>vengono modulati in base all’età degli studenti</strong>&nbsp;e alternano spiegazioni, immagini, video, giochi e quiz a momenti di confronto. Ai più piccoli i temi ambientali vengono presentati attraverso un linguaggio semplice e attività ludiche, mentre con gli studenti più grandi vengono approfonditi il&nbsp;<strong>ciclo di vita della plastica, la dispersione dei rifiuti, le microplastiche</strong>, il&nbsp;<strong>consumo consapevole</strong>&nbsp;e le possibili alternative ai prodotti usa e getta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante numerosi appuntamenti&nbsp;<strong>vengono mostrati anche oggetti realmente recuperati nel corso delle raccolte ambientali</strong>. I rifiuti rinvenuti sulle spiagge, lungo i fiumi, nei parchi e nelle aree urbane diventano così strumenti educativi capaci di mostrare concretamente la persistenza della plastica nell’ambiente e i danni che può provocare agli animali, agli ecosistemi e alla salute umana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le attività non si limitano a fornire informazioni, ma invitano bambini e ragazzi a riconoscere&nbsp;<strong>l’impatto delle proprie abitudini</strong>: dalla scelta della borraccia al posto delle bottiglie monouso alla riduzione degli imballaggi, dalla raccolta differenziata al corretto conferimento dei piccoli rifiuti. In alcuni casi,&nbsp;<strong>agli incontri in aula seguono passeggiate ecologiche e raccolte sul territorio, a partire dalle aree adiacenti alle scuole</strong>. Un modo per trasformare quanto appreso in un’esperienza concreta di cittadinanza attiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Il risultato raggiunto in Campania dimostra quanto sia forte il bisogno di educazione ambientale e quanto le scuole siano luoghi fondamentali per costruire consapevolezza –&nbsp;</em><strong>dichiara Silvana Cantone, referente regionale Campania di Plastic Free Onlus</strong><em>&nbsp;–. Coinvolgere 23.411 studenti in un solo anno scolastico significa parlare non solo ai bambini e ai ragazzi, ma anche alle famiglie e alle comunità in cui vivono. Ogni incontro è un’occasione per far capire che la tutela dell’ambiente non è un concetto astratto, ma passa da scelte quotidiane, responsabilità individuale e amore per il proprio territorio”.</em></p>
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		<title>Imprese: a Nocera Inferiore il laboratorio Metamorfosi dedicato alla sostenibilità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/imprese-a-nocera-inferiore-il-laboratorio-metamorfosi-dedicato-alla-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 15:12:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
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					<description><![CDATA[Un laboratorio dedicato all&#8217;ambiente, ma soprattutto un&#8217;occasione per mettere in relazione esperienze, imprese e buone pratiche che negli ultimi mesi hanno dato vita a una nuova comunità imprenditoriale orientata all&#8217;impatto. [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Un laboratorio dedicato all&#8217;ambiente, ma soprattutto un&#8217;occasione per mettere in relazione esperienze, imprese e buone pratiche che negli ultimi mesi hanno dato vita a una nuova comunità imprenditoriale orientata all&#8217;impatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giovedì 16 luglio, dalle ore 9.30 alle 12.30, presso Villa Italia, in via Atzori a Nocera Inferiore, nell&#8217;ambito del Viaggio Danza Festival, il Laboratorio Campano Metamorfosi Lab 2030 incontrerà il Tour Nazionale Metamorfosi, dando vita a un appuntamento speciale che unisce il percorso laboratoriale dedicato alle imprese con il format itinerante nato per raccontare le migliori esperienze di sostenibilità agita in Italia.<br>L&#8217;iniziativa, promossa da Ci Vuole Marketing Società Benefit, rappresenta una tappa significativa del percorso avviato nei mesi scorsi con la Classe Fondativa 2026. Per la prima volta, infatti, le aziende che stanno costruendo insieme i Laboratori Metamorfosi si confronteranno con imprese che hanno preso parte alle precedenti tappe del Tour nazionale, in un dialogo aperto su ciò che, a distanza di un anno, è realmente cambiato nel modo di interpretare la sostenibilità, il beneficio comune e la responsabilità verso il territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alle aziende della Classe Fondativa – Ci Vuole Marketing, Gruppo La California, Costruzioni Edil Metal, Logcenter e Ferrajoli Rent – saranno presenti imprenditori e organizzazioni provenienti dalle diverse tappe del Tour Metamorfosi, chiamati a condividere esperienze, risultati, criticità e nuove prospettive di crescita. Un confronto che punta a dimostrare come la sostenibilità diventi realmente efficace quando si trasforma in collaborazione tra imprese, contaminazione di competenze e costruzione di reti territoriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sessione laboratoriale sarà dedicata al pilastro Environment (E) dei criteri ESG e accompagnerà le aziende nella definizione dei propri piani di impatto ambientale attraverso un percorso di progettazione collaborativa, supportato dal contributo di esperti e partner tecnici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad accompagnare i lavori saranno Carmela Villani, CEO di Ci Vuole Marketing Società Benefit e ideatrice del progetto Metamorfosi Lab 2030, e Carmine Visone, Senior Sales Consultant di CRIBIS, partner del Laboratorio, che offrirà un contributo dedicato agli strumenti di analisi e alla misurazione delle performance ESG delle imprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad arricchire la mattinata saranno inoltre i camei tecnici di Federico Lo Presti, Massimiliano Mungiello, Antonella Capuano, e la docenza di Primo Barzoni, professionisti che porteranno esperienze, strumenti e casi concreti per supportare le imprese nella definizione dei propri percorsi di crescita sostenibile.<br>Nel corso della mattinata verranno conferite le nuove menzioni Brand for Benefit, il riconoscimento dedicato alle imprese che si distinguono per la capacità di coniugare crescita economica, responsabilità sociale e attenzione all&#8217;ambiente, diventando esempi virtuosi di sviluppo sostenibile per il territorio campano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Questo appuntamento rappresenta qualcosa di più della conclusione di un ciclo di laboratori. È la dimostrazione che quando le imprese decidono di confrontarsi, condividere competenze e costruire relazioni autentiche, la sostenibilità diventa un processo concreto e genera valore per tutti. In questi mesi abbiamo visto nascere connessioni, collaborazioni e nuove progettualità. È questo il risultato più importante di Metamorfosi: aver dato vita a una comunità di imprese che cresce insieme e che considera il beneficio comune una leva di sviluppo e non un semplice obiettivo da raccontare», dichiara Carmela Villani, dichiara Carmela Villani, ideatrice del progetto Metamorfosi 2030 – Scenari di Sostenibilità Agita e CEO di Ci Vuole Marketing Società Benefit.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;incontro del 16 luglio conferma la vocazione del progetto Metamorfosi 2030 a diventare uno spazio permanente di confronto tra imprese, professionisti, università e stakeholder del territorio, favorendo la nascita di nuove collaborazioni e contribuendo alla diffusione di una cultura d&#8217;impresa sempre più orientata alla sostenibilità, all&#8217;innovazione e al beneficio comune.</p>
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		<title>Differenziata di carta e cartone: nel 2025 in Campania raccolte oltre 243 mila tonnellate</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/differenziata-di-carta-e-cartone-nel-2025-in-campania-raccolte-oltre-243-mila-tonnellate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 09:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[comieco]]></category>
		<category><![CDATA[differenziata carta e cartone]]></category>
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					<description><![CDATA[La raccolta differenziata di carta e cartone in Campania prosegue il suo percorso di crescita e nel 2025 ha raggiunto le 243.559 tonnellate, segnando un aumento del 2,8% rispetto al [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La raccolta differenziata di carta e cartone in Campania prosegue il suo percorso di crescita e nel 2025 ha raggiunto le <strong>243.559 tonnellate</strong>, segnando un aumento del <strong>2,8%</strong> rispetto al 2024. Una quantità che, se pressata, sarebbe sufficiente a riempire oltre <strong>23 volte</strong> la sala del Teatro San Carlo di Napoli. Il dato emerge dal <strong>31° Rapporto Annuale sulla raccolta e riciclo di carta e cartone in Italia</strong>, pubblicato da Comieco, il Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi Cellulosici, e presentato a Napoli presso la Sala Giunta del Comune.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>La Campania conferma anche nel 2025 una crescita della raccolta differenziata di carta e cartone, contribuendo per quasi il 20% all’incremento registrato nel Sud e Isole e per oltre il 10% alla crescita nazionale. Il dato pro capite regionale, pari a <strong>43,7 kg per abitante</strong>, resta tuttavia inferiore alla media nazionale (<strong>67,5 kg/ab</strong>) e a quella dell’area Sud e Isole (<strong>52,5 kg/ab</strong>)</em>», dichiara <strong>Roberto Di Molfetta</strong>, Direttore Generale di Comieco. «<em>Si tratta di un territorio che presenta ancora ampi margini di sviluppo. Stimiamo infatti un potenziale di circa <strong>100.000 tonnellate annue</strong> di carta e cartone ancora intercettabili attraverso la raccolta differenziata. Un&#8217;opportunità che passa sia dall&#8217;incremento delle quantità raccolte sia dal miglioramento della qualità dei conferimenti</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La riduzione delle frazioni estranee all’origine, che nel circuito famiglie si attesta intorno al <strong>12%</strong>, resta infatti un elemento centrale per aumentare l’efficienza del sistema, limitare le attività di selezione successive e migliorare i benefici economici e ambientali per i Comuni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comieco ha gestito nel 2025 l’avvio a riciclo di circa <strong>190.000 tonnellate</strong> di materiali cellulosici in Campania, pari a circa il <strong>78%</strong> della raccolta differenziata complessiva regionale. Ai <strong>467 Comuni convenzionati</strong> sono stati riconosciuti corrispettivi economici per un valore complessivo superiore a <strong>18,7 milioni di euro</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dati per provincia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Analizzando la resa delle province, il quadro territoriale mostra andamenti differenziati. La provincia di Napoli si conferma il principale bacino per quantità raccolte (<strong>55% del totale regionale</strong>), mentre Salerno registra il dato più dinamico, con una crescita di circa <strong>4.600 tonnellate (+10,6%)</strong> rispetto all’anno precedente.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Avellino:</strong> raccolte quasi <strong>13.000 tonnellate</strong> di carta e cartone, con un pro capite di <strong>32,3 kg/ab</strong>.</li>



<li><strong>Benevento:</strong> oltre <strong>8.500 tonnellate</strong> raccolte, con un pro capite di <strong>32,9 kg/ab</strong>.</li>



<li><strong>Caserta:</strong> oltre <strong>40.700 tonnellate</strong> totali di carta e cartone e un pro capite medio di <strong>44,9 kg/ab</strong>.</li>



<li><strong>Napoli:</strong> differenziate quasi <strong>134.000 tonnellate</strong>, con una media di <strong>45,3 kg/ab</strong>.</li>



<li><strong>Salerno:</strong> oltre <strong>47.600 tonnellate</strong> di carta e cartone raccolte, con un pro capite di <strong>45,1 kg/ab</strong>.</li>
</ul>
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		<title>Il ruolo degli alberi nelle città nella lotta al cambiamento climatico: più verde per ridurre caldo, inquinamento e rischi ambientali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-ruolo-degli-alberi-nelle-citta-nella-lotta-al-cambiamento-climatico-piu-verde-per-ridurre-caldo-inquinamento-e-rischi-ambientali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:15:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[alberi in città]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli alberi urbani sono sempre più considerati una risorsa fondamentale nella sfida contro il cambiamento climatico. Parchi, viali alberati e aree verdi non rappresentano soltanto elementi estetici delle città, ma [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Gli alberi urbani sono sempre più considerati una risorsa fondamentale nella sfida contro il cambiamento climatico. Parchi, viali alberati e aree verdi non rappresentano soltanto elementi estetici delle città, ma vere infrastrutture naturali capaci di contribuire alla riduzione delle temperature, al miglioramento della qualità dell’aria e alla protezione degli ecosistemi urbani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo numerosi studi scientifici, la vegetazione nelle aree urbane svolge un ruolo importante nell’adattamento ai nuovi scenari climatici, caratterizzati da estati più calde, ondate di calore più frequenti e fenomeni meteorologici estremi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli alberi contro le isole di calore urbane</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli effetti più evidenti della presenza degli alberi è la capacità di contrastare il fenomeno delle <strong>isole di calore urbane</strong>, cioè l’aumento delle temperature nelle città rispetto alle zone rurali circostanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Asfalto, cemento e superfici scure assorbono e trattengono il calore durante il giorno, rilasciandolo lentamente anche nelle ore notturne. Gli alberi aiutano a mitigare questo effetto grazie all’ombra e al processo di <strong>evapotraspirazione</strong>, attraverso il quale rilasciano vapore acqueo nell’atmosfera contribuendo al raffrescamento dell’ambiente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un aiuto contro l’inquinamento atmosferico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le piante svolgono inoltre un’importante funzione nella qualità dell’aria. Gli alberi assorbono anidride carbonica (<strong>CO₂</strong>) attraverso la fotosintesi e trattengono alcune particelle inquinanti presenti nell’atmosfera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La capacità di assorbimento varia in base alla specie, alle dimensioni dell’albero, alla posizione e alle condizioni ambientali, ma la presenza di verde urbano può contribuire a rendere gli spazi cittadini più salubri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più alberi per città più resilienti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il verde urbano può svolgere un ruolo anche nella gestione delle piogge intense. Le chiome degli alberi intercettano parte dell’acqua piovana, mentre il terreno delle aree verdi favorisce l’infiltrazione, riducendo il rischio di allagamenti legati alla crescente impermeabilizzazione dei suoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo molte città stanno investendo in nuovi programmi di forestazione urbana, con l’obiettivo di creare corridoi verdi, ampliare i parchi e aumentare la presenza di alberi nelle zone più densamente costruite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non basta piantare: serve una corretta gestione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli esperti sottolineano però che la lotta al cambiamento climatico non si risolve semplicemente piantando alberi. La scelta delle specie, la manutenzione, la disponibilità d’acqua e la tutela degli alberi adulti già presenti sono elementi fondamentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un albero maturo può offrire benefici ambientali molto superiori rispetto a una giovane pianta appena messa a dimora. Per questo le strategie più efficaci prevedono sia nuove piantumazioni sia la conservazione del patrimonio arboreo esistente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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