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	<title>Mondo Green | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Api, farfalle e altri piccoli alleati: così gli impollinatori sostengono l’agricoltura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/api-farfalle-e-altri-piccoli-alleati-cosi-gli-impollinatori-sostengono-lagricoltura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 12:40:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[api]]></category>
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<p>Sono piccoli, spesso quasi invisibili, ma dal loro lavoro dipende una parte importante della produzione agricola e dell’equilibrio degli ecosistemi. Api, farfalle, vespe, mosche e altri insetti impollinatori rappresentano infatti uno degli ingranaggi fondamentali del rapporto tra natura e agricoltura, un ruolo particolarmente significativo in un territorio caratterizzato dalla presenza di coltivazioni, aree boschive, pascoli e ambienti naturali come quello del Cilento.</p>



<p>L’impollinazione consiste nel trasferimento del polline dagli organi maschili a quelli femminili del fiore e consente alle piante di riprodursi. A svolgere questo compito sono soprattutto gli animali, in particolare gli insetti. Secondo l’Ispra, quasi il 90% delle specie di piante selvatiche da fiore dipende, interamente o in parte, dall’impollinazione animale. Per quanto riguarda le colture agricole, oltre il 75% delle principali colture beneficia dell’attività degli impollinatori in termini di produzione, resa o qualità. </p>



<p>Non è quindi soltanto una questione di api da miele. Gli impollinatori comprendono una grande varietà di specie selvatiche. Gli Apoidei, il gruppo che comprende api selvatiche e api mellifere, rappresentano uno dei gruppi più importanti, ma al servizio dell’impollinazione contribuiscono anche farfalle, sirfidi e altri insetti.</p>



<p>La presenza di una comunità diversificata di impollinatori è particolarmente importante perché specie differenti possono avere comportamenti, periodi di attività e caratteristiche diverse. Una maggiore biodiversità può rendere il servizio di impollinazione più stabile anche in condizioni ambientali variabili. La FAO sottolinea proprio il ruolo della diversità degli impollinatori come elemento di resilienza degli ecosistemi agricoli. </p>



<p><strong>Un valore anche per l’agricoltura</strong></p>



<p>Il contributo degli impollinatori non riguarda soltanto la quantità dei raccolti. L’impollinazione può influenzare anche la qualità dei frutti e la formazione dei semi. Secondo la FAO, gli impollinatori incidono su circa il 35% della produzione agricola mondiale in volume e aumentano la produzione di 87 delle principali colture alimentari. </p>



<p>In un territorio agricolo come quello cilentano, il tema assume quindi una particolare rilevanza. Oliveti, orti, frutteti e altre coltivazioni convivono con una rete di ambienti naturali che costituisce un habitat importante per numerose specie.</p>



<p>Ma proprio la trasformazione degli habitat rappresenta una delle principali minacce. L’Ispra indica tra i fattori che contribuiscono al declino degli impollinatori la perdita e la frammentazione degli habitat, l’inquinamento, l’uso di pesticidi, i cambiamenti climatici, le specie aliene invasive, i parassiti e gli agenti patogeni. </p>



<p>Anche la semplificazione del paesaggio agricolo può avere conseguenze. La scomparsa di siepi, filari, aree incolte e altri elementi di naturalità riduce infatti la disponibilità di luoghi nei quali gli insetti possono trovare cibo e rifugio. Per questo la conservazione di piccoli habitat all’interno e ai margini delle aree agricole può diventare uno degli strumenti per favorire la presenza degli impollinatori. </p>



<p><strong>Le api non sono sole</strong></p>



<p>Quando si parla di impollinazione, l’immagine che viene immediatamente in mente è quella dell’ape mellifera. Ma la realtà è molto più complessa.</p>



<p>Le api selvatiche svolgono un ruolo fondamentale e appartengono a migliaia di specie differenti. Anche le farfalle contribuiscono al trasferimento del polline, così come altri insetti. La loro presenza rappresenta inoltre un indicatore della qualità e della diversità degli ambienti naturali.</p>



<p>Proprio le farfalle offrono un esempio particolarmente significativo nel territorio protetto. Nell’aprile scorso è stata confermata nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni la presenza della <strong>Papilio alexanor</strong>, specie considerata tra le più rare e minacciate d’Europa. La presenza era stata segnalata nel 2025 ed è stata riconfermata nel 2026 nell’ambito di un progetto di ricerca condotto in collaborazione con l’Università di Salisburgo, il Museo di Storia Naturale del Salento e l’Ente Parco. </p>



<p>La scoperta ha consentito di individuare habitat idonei e possibili aree di espansione della specie, rafforzando le attività di monitoraggio e conservazione.</p>



<p><strong>Proteggere gli impollinatori significa proteggere un sistema</strong></p>



<p>La tutela degli insetti impollinatori non passa necessariamente da grandi interventi. Anche la gestione degli spazi agricoli può contribuire a creare condizioni più favorevoli: mantenere siepi e fioriture, conservare aree naturali e ridurre l’utilizzo non necessario di prodotti fitosanitari sono alcune delle azioni indicate dagli organismi scientifici e ambientali.</p>



<p>Particolare attenzione deve essere riservata ai periodi di fioritura. L’Ispra segnala infatti che proprio durante queste fasi le api sono particolarmente esposte ai trattamenti fitosanitari effettuati sulle colture, poiché frequentano intensamente i fiori alla ricerca di nettare e polline. </p>



<p>La Regione Campania considera l’apicoltura un’attività agricola a tutti gli effetti e sottolinea il suo collegamento con il settore agricolo proprio per il ruolo dell’impollinazione nel miglioramento quantitativo e qualitativo delle produzioni. La Regione ha inoltre previsto specifici interventi per lo sviluppo e la salvaguardia dell’apicoltura. </p>



<p>La questione, dunque, va oltre la semplice tutela delle api. Difendere gli impollinatori significa conservare una rete di relazioni tra insetti, piante, agricoltura e ambiente.</p>



<p>E in un territorio nel quale aree agricole e ambienti naturali sono strettamente intrecciati, quel piccolo volo da un fiore all’altro può diventare uno dei segnali più semplici e immediati della salute dell’intero ecosistema.</p>
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		<title>Dal Vallo di Diano nasce Marra Molecular: dagli scarti agricoli ai bio-tessuti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dal-vallo-di-diano-nasce-marra-molecular-dagli-scarti-agricoli-ai-bio-tessuti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 08:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo di Diano]]></category>
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					<description><![CDATA[Un progetto che punta a trasformare gli scarti dell’agricoltura in nuove risorse per la moda sostenibile, con l’obiettivo di coniugare innovazione, economia circolare e attenzione ai temi sociali. Nasce nel [...]]]></description>
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<p>Un progetto che punta a trasformare gli scarti dell’agricoltura in nuove risorse per la moda sostenibile, con l’obiettivo di coniugare innovazione, economia circolare e attenzione ai temi sociali. Nasce nel Vallo di Diano “Marra Molecular”, iniziativa promossa dalla famiglia Aumenta Marra che guarda alla chimica verde come possibile strumento di sviluppo per il territorio.</p>



<p>Alla base del progetto c’è l’idea di recuperare materiali che normalmente rappresentano residui delle attività agricole, in particolare gli scarti derivanti dalla potatura e dalla lavorazione olearia, per impiegarli nella realizzazione di bio-tessuti avanzati. Una prospettiva che mira quindi a dare nuova vita a ciò che viene scartato, riducendo gli sprechi e creando potenzialmente nuove filiere produttive legate alla sostenibilità.</p>



<p>L’iniziativa, però, vuole affiancare alla componente ambientale anche una riflessione sociale. I promotori individuano infatti un parallelismo tra la valorizzazione delle materie residuali e il riconoscimento del lavoro domestico e di cura, attività spesso invisibili e non adeguatamente riconosciute nonostante il loro ruolo nella vita delle famiglie e della società.</p>



<p>Marra Molecular intende così costruire un modello nel quale innovazione tecnologica, tutela dell’ambiente e dignità del lavoro possano procedere nella stessa direzione, partendo proprio dalle risorse e dai valori del Vallo di Diano.</p>



<p>Il progetto è attualmente alla ricerca di sostegno economico, partner e investitori interessati a contribuire al suo sviluppo e a trasformare l&#8217;iniziativa in una concreta opportunità imprenditoriale e occupazionale per il territorio.</p>
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		<item>
		<title>Carburanti rinnovabili: quante alternative ci sono?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/carburanti-rinnovabili-quante-alternative-ci-sono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 12:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[carburante rinnovabile]]></category>
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					<description><![CDATA[Per anni il futuro della mobilità è sembrato avere una direzione quasi obbligata: sostituire il motore a combustione con quello elettrico. Ma la transizione energetica è più articolata di così. [...]]]></description>
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<p>Per anni il futuro della mobilità è sembrato avere una direzione quasi obbligata: sostituire il motore a combustione con quello elettrico. Ma la transizione energetica è più articolata di così. Accanto all’elettrificazione stanno crescendo, o vengono studiati, diversi carburanti rinnovabili e a basse emissioni, destinati soprattutto a quei settori nei quali fare a meno dei combustibili liquidi o gassosi è più complicato.</p>



<p>L’International Energy Agency considera tra i principali combustibili rinnovabili i biocarburanti liquidi, i biogas, l’idrogeno prodotto con elettricità rinnovabile e gli e-fuel. Ma quali sono le alternative e, soprattutto, quanto sono davvero sostenibili?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Biocarburanti: una tecnologia già presente</h2>



<p>La famiglia più consolidata è quella dei <strong>biocarburanti</strong>, prodotti a partire da biomasse. Ne fanno parte, tra gli altri, biodiesel e bioetanolo, utilizzati da anni in diversi mercati e spesso miscelati ai carburanti tradizionali.</p>



<p>Il loro principale vantaggio è la possibilità di intervenire sul parco veicoli esistente senza dover necessariamente sostituire tutti i mezzi. Secondo l’IEA, i biocarburanti liquidi rappresentano oggi la componente più importante della crescita dei combustibili rinnovabili destinati al trasporto.</p>



<p>Ma “bio” non significa automaticamente “a impatto zero”. La sostenibilità dipende dalle materie prime utilizzate, dal processo produttivo e dal modo in cui vengono considerate le emissioni lungo l’intero ciclo di vita. L&#8217;utilizzo di residui e rifiuti può offrire vantaggi importanti, mentre l&#8217;impiego di colture alimentari può sollevare questioni legate all&#8217;uso del suolo, all&#8217;acqua e alla biodiversità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">HVO: il diesel rinnovabile</h2>



<p>Tra le soluzioni che stanno attirando maggiore attenzione c’è l’<strong>HVO</strong>, acronimo di <em>Hydrotreated Vegetable Oil</em>. Si tratta di un diesel rinnovabile prodotto attraverso il trattamento con idrogeno di oli, grassi e altre materie prime compatibili con il processo.</p>



<p>La sua particolarità è che può essere utilizzato, nei veicoli per i quali il costruttore ne prevede l&#8217;impiego, senza richiedere necessariamente la trasformazione dell&#8217;intero sistema di alimentazione.</p>



<p>È quindi una soluzione interessante soprattutto per la transizione del parco diesel esistente. Anche in questo caso, tuttavia, il vantaggio ambientale dipende fortemente dall&#8217;origine delle materie prime e dal processo produttivo: non basta che un carburante sia definito “rinnovabile” per considerarlo automaticamente equivalente a una soluzione a emissioni nulle.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Biometano: trasformare i rifiuti in energia</h2>



<p>Un&#8217;altra possibilità arriva dal mondo dei gas rinnovabili. Il <strong>biometano</strong> può essere prodotto attraverso la purificazione del biogas ottenuto dalla degradazione di materia organica, compresi rifiuti e residui.</p>



<p>Il suo interesse per la mobilità è legato soprattutto alla possibilità di valorizzare scarti e sottoprodotti e di utilizzare infrastrutture e tecnologie già esistenti per i veicoli alimentati a gas.</p>



<p>L&#8217;IEA prevede una crescita della domanda globale di biogas e biometano nei prossimi anni, con il trasporto tra i settori destinati a contribuire all&#8217;espansione. Un elemento particolarmente interessante è il potenziale dei biometani ottenuti da rifiuti e residui, che possono presentare una bassa intensità di carbonio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E-fuel: carburanti sintetici prodotti con energia rinnovabile</h2>



<p>Gli <strong>e-fuel</strong> rappresentano una strada completamente diversa. Non derivano direttamente da biomasse, ma vengono prodotti utilizzando idrogeno ottenuto tramite elettrolisi e una fonte di carbonio.</p>



<p>L&#8217;idea è creare combustibili sintetici che possano essere utilizzati in applicazioni che continuano a richiedere energia sotto forma di carburante.</p>



<p>Il loro potenziale è particolarmente interessante per <strong>aviazione e trasporto marittimo</strong>, settori nei quali l&#8217;elettrificazione diretta presenta difficoltà tecniche e operative maggiori. L&#8217;IEA considera infatti gli e-fuel una possibile componente della decarbonizzazione soprattutto di questi comparti.</p>



<p>Il problema è rappresentato dai costi, dalla quantità di energia rinnovabile necessaria e dalla capacità produttiva ancora limitata. Oggi, quindi, gli e-fuel sono più una tecnologia in fase di sviluppo e crescita che una soluzione già disponibile su larga scala.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Idrogeno rinnovabile: non è un carburante come gli altri</h2>



<p>Quando si parla di mobilità sostenibile, l&#8217;<strong>idrogeno</strong> occupa una posizione particolare. Non è una fonte primaria di energia, ma un vettore: deve essere prodotto utilizzando altra energia.</p>



<p>Quando viene ottenuto attraverso elettrolisi alimentata da elettricità rinnovabile, può essere considerato idrogeno rinnovabile. Nel trasporto può alimentare celle a combustibile, che producono elettricità a bordo del veicolo, oppure essere utilizzato in altri processi.</p>



<p>Anche qui, il campo di applicazione più interessante potrebbe non essere necessariamente l&#8217;automobile privata. L&#8217;IEA indica soprattutto il trasporto pesante tra gli ambiti nei quali idrogeno ed e-fuel possono avere un ruolo, mentre per le automobili l&#8217;elettrificazione diretta offre già una strada importante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Qual è allora il carburante più sostenibile?</h2>



<p>La risposta non è uguale per tutti.</p>



<p>Un carburante può avere un impatto molto diverso a seconda di <strong>come viene prodotto, da quali materie prime deriva, quanta energia richiede, quali infrastrutture utilizza e quale veicolo alimenta</strong>.</p>



<p>È proprio questo il punto centrale della transizione: non esiste una singola tecnologia capace di risolvere ogni problema.</p>



<p>Per gli spostamenti stradali leggeri, l&#8217;elettrificazione rappresenta una delle principali direzioni di sviluppo. I carburanti rinnovabili possono invece assumere un ruolo importante dove sostituire rapidamente i veicoli esistenti è difficile o dove l&#8217;elettrificazione diretta presenta limiti. Nel trasporto aereo e marittimo, per esempio, biocarburanti avanzati, e-fuel e altri combustibili rinnovabili possono diventare particolarmente rilevanti. L&#8217;IEA prevede infatti che la crescita dei carburanti rinnovabili nel trasporto nei prossimi anni sarà guidata soprattutto dall&#8217;elettricità rinnovabile e dai biocarburanti, mentre idrogeno, biometano ed e-fuel avranno quote più contenute ma potenzialmente strategiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vera sfida è guardare oltre il distributore</h2>



<p>Quando facciamo rifornimento, vediamo soltanto il carburante che entra nel serbatoio. La sostenibilità, invece, comincia molto prima.</p>



<p>Per capire quanto una soluzione sia realmente vantaggiosa bisogna considerare l&#8217;intera filiera: <strong>origine delle materie prime, energia utilizzata per la produzione, trasporto, distribuzione e utilizzo finale</strong>.</p>



<p>È per questo che parlare semplicemente di carburante “verde” può essere fuorviante. La domanda corretta è un&#8217;altra: <strong>quanto è sostenibile quel carburante lungo tutto il suo ciclo di vita?</strong></p>



<p>Il futuro della mobilità potrebbe quindi non essere una sfida tra un unico carburante vincente e tutti gli altri. Potrebbe essere, piuttosto, un sistema nel quale tecnologie differenti vengono utilizzate dove sono più efficienti: elettricità sulle auto, biocarburanti e carburanti rinnovabili per parte del parco esistente, biometano dove la filiera lo rende vantaggioso, idrogeno ed e-fuel nei settori più difficili da elettrificare.</p>



<p>La vera innovazione, insomma, potrebbe non essere trovare <strong>il carburante del futuro</strong>, ma imparare a scegliere quello più adatto a ogni tipo di mobilità.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Orti in porto: ad Acciaroli si coltiva sul porto e gli ortaggi a disposizione di tutti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/orti-in-porto-ad-acciaroli-si-coltiva-sul-porto-e-gli-ortaggi-a-disposizione-di-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 10:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Pollica]]></category>
		<category><![CDATA[acciaroli]]></category>
		<category><![CDATA[orti in porto]]></category>
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					<description><![CDATA[Sul porto di Acciaroli, tra le bouganville e affacciati sul mare, ci sono vasi con pomodorini, basilico, peperoncino, melanzane e prezzemolo. Sono gli “Orti in porto”, un’iniziativa che richiama la [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sul porto di Acciaroli, tra le bouganville e affacciati sul mare, ci sono vasi con pomodorini, basilico, peperoncino, melanzane e prezzemolo. Sono gli “Orti in porto”, un’iniziativa che richiama la tradizione degli orti coltivati vicino alle case e la porta in uno degli spazi più frequentati della località cilentana.</p>



<p>I prodotti dell’orto sono a disposizione di residenti, turisti, marinai e passanti, che possono raccoglierli per utilizzarli in cucina, anche direttamente sulle imbarcazioni. Un gesto semplice che riprende un’antica abitudine del territorio e propone il porto come luogo di condivisione, oltre che di passaggio.</p>



<p>A ricordare il legame con la tradizione è il sindaco di Pollica, Stefano Pisani, che richiama la figura di “zio Alfredo” e il suo antico “orto in porto”. Oggi quello spirito viene riproposto attraverso i vasi coltivati sul lungomare, nell’ambito del progetto ideato dall’avvocato Fabio Armano.</p>



<p>L’iniziativa mette al centro anche il tema della biodiversità e della tutela dell’ambiente, richiamando i principi dell’articolo 9 della Costituzione italiana. Coltivare e condividere i prodotti dell’orto diventa così anche un modo per valorizzare il rapporto con la terra e con ciò che cresce nel territorio.</p>



<p>Il contesto non è casuale. Acciaroli è infatti legata alla storia della Dieta Mediterranea e agli studi dello scienziato americano Ancel Keys, che proprio nel Cilento approfondì le caratteristiche dell’alimentazione e dello stile di vita delle popolazioni locali.</p>



<p>Pomodori, basilico, peperoncino e gli altri ortaggi diventano così parte di un racconto che unisce tradizione contadina, attenzione all’ambiente e cultura alimentare. Gli “Orti in porto” riportano, anche simbolicamente, l’orto in uno dei luoghi più rappresentativi di Acciaroli, a pochi passi dal mare.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>South Italy Greenways supera il Circolo Polare Artico: ora rotta verso la Svezia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/south-italy-greenways-supera-il-circolo-polare-artico-ora-rotta-verso-la-svezia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 12:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[South Italy Greenways]]></category>
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					<description><![CDATA[Nuova tappa per “South Italy Greenways”, il roadshow europeo in bicicletta partito da Capo Nord per promuovere il turismo sostenibile e le bellezze dei Parchi Nazionali del Cilento, Vallo di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nuova tappa per “South Italy Greenways”, il roadshow europeo in bicicletta partito da Capo Nord per promuovere il turismo sostenibile e le bellezze dei Parchi Nazionali del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, dell’Appennino Lucano, del Pollino e dell’Aspromonte. Le cicliste Simona Pergola e Simona Ridolfi hanno superato la linea immaginaria del Circolo Polare Artico e stanno ora procedendo verso la Svezia.</p>



<p>Il viaggio, iniziato il 13 agosto, attraverserà nove Paesi europei seguendo il tracciato dell’EuroVelo 7, da Capo Nord fino a Malta, per oltre 7mila chilometri. L’iniziativa nasce nell’ambito dell’accordo “Parchi del Sud – Link building” e punta a presentare in Europa un’offerta turistica integrata e sostenibile dei quattro grandi Parchi del Mezzogiorno.</p>



<p>Dopo aver pedalato attraverso alcune delle aree più remote del Nord Europa, caratterizzate da una densità abitativa particolarmente bassa, il percorso entra adesso in una fase diversa. Con l’avvicinamento alla Svezia aumenteranno infatti le occasioni di incontro e confronto con le realtà locali.</p>



<p>«<em>Abbiamo superato la linea immaginaria del Circolo Polare Artico e stiamo procedendo verso la Svezia</em> – racconta Simona Ridolfi –. <em>Qui incontreremo associazioni di turismo sostenibile per promuovere il turismo nei nostri Parchi Nazionali: Cilento, Appennino Lucano, Pollino e Aspromonte. Da questo momento in poi sarà sicuramente più facile incontrare persone, perché lasciamo una parte più remota in cui la concentrazione della popolazione è veramente bassa</em>». </p>



<p>Proprio gli incontri rappresentano uno degli elementi centrali di South Italy Greenways. Durante il lungo percorso europeo sono previsti momenti di confronto con comunità, associazioni, cicloturisti e operatori del settore, trasformando il viaggio in un&#8217;occasione per raccontare direttamente i territori del Sud Italia e le loro ciclovie.</p>



<p>Il progetto punta così a far conoscere a un pubblico internazionale un patrimonio naturalistico che interessa complessivamente oltre 500mila ettari tra Campania, Basilicata e Calabria. Un racconto costruito chilometro dopo chilometro, attraverso incontri, immagini, video e reportage, con l&#8217;obiettivo di presentare i quattro Parchi come una grande destinazione verde del Mediterraneo aperta al cicloturismo e al turismo lento durante tutto l&#8217;anno.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Plastiche e imballaggi, la stretta Ue è partita: primi obblighi, dal 2030 stop a diversi monouso</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/imballaggi-la-stretta-ue-e-partita-primi-obblighi-dal-2030-stop-a-diversi-monouso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 09:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[imballaggi]]></category>
		<category><![CDATA[plastiche]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal divieto di alcune confezioni monouso in plastica ai limiti per i Pfas negli imballaggi alimentari: il nuovo regolamento europeo entra nella fase di applicazione. La stretta sarà progressiva e [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dal divieto di alcune confezioni monouso in plastica ai limiti per i Pfas negli imballaggi alimentari: il nuovo regolamento europeo entra nella fase di applicazione. La stretta sarà progressiva e raggiungerà il suo punto più incisivo dal 2030.</p>



<p>La stretta europea sugli imballaggi è ufficialmente partita. Da <strong>mercoledì 12 agosto</strong>, in tutti i 27 Paesi dell&#8217;Unione europea si applicano le prime disposizioni del nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il cosiddetto <strong>Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation)</strong>. Il regolamento è entrato in vigore l&#8217;11 febbraio 2025 e sostituisce la precedente direttiva europea sugli imballaggi, risalente al 1994.</p>



<p>Non si tratta, però, di un&#8217;immediata rivoluzione nei supermercati, nei bar o negli hotel. Il nuovo quadro normativo è costruito per tappe: <strong>i primi obblighi sono già applicabili, mentre le restrizioni più incisive scatteranno soprattutto dal 2030</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Pfas, tracciabilità ed etichettatura</h3>



<p>Tra le novità già operative dal 12 agosto c&#8217;è il primo limite armonizzato alla presenza dei <strong>Pfas</strong>, le sostanze per- e polifluoroalchiliche spesso definite &#8220;inquinanti eterni&#8221;, negli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti.</p>



<p>Il regolamento fissa soglie precise: 25 parti per miliardo per ogni Pfas sottoposto ad analisi mirata, 250 parti per miliardo per la somma dei Pfas interessati e 50 parti per milione per i Pfas complessivi, comprese le forme polimeriche.</p>



<p>Il nuovo regolamento introduce inoltre definizioni comuni di fabbricante e produttore e rafforza gli obblighi di informazione e tracciabilità, con l&#8217;obiettivo di rendere più semplice individuare gli operatori responsabili degli imballaggi.</p>



<p>Per i consumatori la novità più evidente arriverà invece <strong>dal 12 agosto 2028</strong>, quando è prevista l&#8217;introduzione di un sistema armonizzato di etichettatura con informazioni sui materiali che compongono gli imballaggi, pensato per facilitare la corretta raccolta differenziata.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dal 2030 la vera stretta</h3>



<p>Il passaggio più significativo è fissato al <strong>1° gennaio 2030</strong>, quando entreranno in vigore diverse restrizioni sull&#8217;utilizzo di determinati formati di imballaggio monouso in plastica.</p>



<p>Tra quelli interessati figurano le confezioni monouso per <strong>condimenti, conserve, salse, creme per il caffè, zucchero e altri condimenti</strong> utilizzate nel settore della ristorazione, oltre agli imballaggi monouso per cosmetici, prodotti per l&#8217;igiene e articoli da toilette destinati alle singole prenotazioni nelle strutture ricettive, come le piccole confezioni di shampoo e creme.</p>



<p>La stretta riguarderà anche gli imballaggi monouso in plastica per <strong>frutta e verdura fresca preconfezionata sotto 1,5 chilogrammi</strong>, con alcune possibili deroghe motivate da esigenze specifiche, e quelli per alimenti e bevande riempiti e consumati all&#8217;interno del settore Horeca.</p>



<p>Per alcune categorie di microimprese sono previste deroghe, in particolare quando sia dimostrata l&#8217;impossibilità tecnica di fare a meno di determinati imballaggi o di accedere alle infrastrutture necessarie per sistemi di riutilizzo.</p>



<p>Sempre dal 2030, gli operatori che riempiono imballaggi multipli, per il trasporto o per il commercio elettronico dovranno inoltre garantire che <strong>lo spazio vuoto non superi il 50%</strong> del volume dell&#8217;imballaggio, secondo la metodologia che sarà definita dalla Commissione europea.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Meno rifiuti e più imballaggi riciclabili</h3>



<p>Il regolamento stabilisce anche obiettivi progressivi di riduzione dei rifiuti da imballaggio: <strong>5% entro il 2030, 10% entro il 2035 e 15% entro il 2040</strong>, prendendo come riferimento i livelli del 2018.</p>



<p>Dal 2030 entrerà inoltre in gioco il requisito generale della <strong>riciclabilità degli imballaggi</strong>, accompagnato da classi di prestazione che consentiranno di valutarne la riciclabilità. Il quadro diventerà ancora più severo negli anni successivi.</p>



<p>Gli Stati membri dovranno poi rafforzare la raccolta e il riciclo. Entro il 2030 dovrà essere raggiunto, per gli imballaggi, un tasso di riciclaggio del 70% negli Stati che non hanno ancora conseguito tale livello, mentre dal 2029 dovranno essere promossi sistemi di deposito e restituzione per determinati contenitori monouso per bevande in plastica o metallo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una transizione destinata a durare</h3>



<p>Il Ppwr non introduce quindi un unico &#8220;giorno del divieto&#8221; degli imballaggi usa e getta. La trasformazione sarà progressiva e si svilupperà nell&#8217;arco di diversi anni, con scadenze differenti per produttori, distributori, Stati membri e consumatori.</p>



<p>Per le disposizioni applicabili dal 12 agosto, inoltre, il regolamento non prevede immediatamente un sistema sanzionatorio uniforme a livello europeo: saranno gli Stati membri a stabilire le norme nazionali sulle sanzioni e sulle modalità di applicazione entro il febbraio 2027.</p>



<p>L&#8217;obiettivo finale è ridurre la quantità complessiva di rifiuti prodotti, aumentare il riutilizzo e rendere gli imballaggi più facilmente riciclabili. Una transizione che, per cittadini e imprese, sarà quindi visibile soprattutto nei prossimi quattro anni, quando entreranno in vigore le misure più incisive.</p>
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		<title>​​​Campania in fiamme, la fondazione Vassallo rilancia la proposta dei 60 milioni di alberi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/campania-in-fiamme-la-fondazione-vassallo-rilancia-la-proposta-dei-60-milioni-di-alberi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 11:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[alberi]]></category>
		<category><![CDATA[campania in fiamme]]></category>
		<category><![CDATA[fodazione vassallo]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli incendi che in queste settimane stanno interessando la Campania riportano con forza al centro dell&#8217;attenzione la fragilità del patrimonio ambientale della nostra regione. Dal Vesuvio alle aree interne, dai [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Gli incendi che in queste settimane stanno interessando la Campania riportano con forza al centro dell&#8217;attenzione la fragilità del patrimonio ambientale della nostra regione. Dal Vesuvio alle aree interne, dai boschi del Salernitano alle zone costiere, le fiamme rappresentano una minaccia non soltanto per la vegetazione, ma per la biodiversità, il paesaggio, il suolo, le comunità e l&#8217;identità stessa dei nostri territori.</p>



<p>La Campania vive ancora una volta una stagione nella quale la prevenzione e la capacità di intervento diventano una priorità assoluta. Di fronte a questa emergenza, la Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore torna a rilanciare una proposta che aveva già avanzato tre anni fa: la messa a dimora di 60 milioni di piante, utilizzando anche le risorse del PNRR, attraverso un grande progetto nazionale di riforestazione e di rigenerazione ambientale. </p>



<p>Una proposta nata dalla convinzione che la difesa del territorio non possa essere affrontata soltanto quando arrivano le fiamme, ma debba partire molto prima, attraverso investimenti strutturali, cura dei boschi e una nuova cultura della prevenzione. </p>



<p>Il Presidente della Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore, Dario Vassallo, sottolinea il significato della proposta: “<em>Tre anni fa abbiamo lanciato questa iniziativa perché avevamo ben chiaro che il nostro territorio aveva bisogno di una grande politica di riforestazione. Oggi, mentre la Campania brucia, quella proposta assume un significato ancora più urgente. Non vogliamo dire semplicemente ‘lo avevamo detto’: vogliamo che finalmente si passi dalle parole ai fatti</em>”.</p>



<p>“<em>Da anni, come Fondazione, coltiviamo querce e gigli marini. Lo facciamo non per un interesse personale, ma per il bene comune. Ogni pianta rappresenta un investimento sul futuro, sulla qualità dell&#8217;aria, sulla biodiversità e sulla capacità del territorio di resistere agli effetti del cambiamento climatico. Ma piantare alberi non basta: bisogna proteggerli, curarli e soprattutto proteggere i territori nei quali vengono messi a dimora</em>”.</p>



<p>La Fondazione richiama quindi l&#8217;attenzione sulla necessità di costruire in Campania un sistema permanente di prevenzione degli incendi boschivi, capace di affiancare al lavoro delle squadre operative e dei mezzi aerei una maggiore attività di monitoraggio, manutenzione e controllo del territorio.</p>



<p>“<em>Non possiamo vivere ogni estate contando i danni provocati dagli incendi e poi ricominciare tutto da capo l&#8217;anno successivo</em> – continua Dario Vassallo –. <em>Servono più risorse per la prevenzione, più uomini sul territorio, più mezzi e una flotta antincendio adeguata. Ma serve soprattutto una strategia che guardi ai prossimi venti o trent&#8217;anni e non soltanto all&#8217;emergenza di oggi</em>”.</p>



<p>Particolare attenzione deve essere rivolta ai territori simbolo della Campania, a partire dal Vesuvio, dai parchi naturali e dalle aree boschive del Cilento e del Salernitano. Luoghi nei quali patrimonio naturale, paesaggio, cultura e identità delle comunità sono strettamente legati.</p>



<p>“<em>Quando brucia un bosco non perdiamo soltanto degli alberi. Perdiamo anni di vita, biodiversità, suolo, paesaggio e memoria. E spesso lasciamo alle generazioni future un territorio più fragile di quello che abbiamo ricevuto</em>”, afferma il Presidente della Fondazione.</p>



<p>La Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore rivolge quindi un appello alla Regione Campania, al Governo nazionale e a tutte le istituzioni competenti affinché la stagione degli incendi diventi l&#8217;occasione per avviare un vero Piano straordinario per la tutela del patrimonio ambientale campano, fondato su prevenzione, riforestazione, manutenzione dei boschi, controllo del territorio e potenziamento dei mezzi di lotta agli incendi.</p>



<p>“<em>La Campania non può essere ricordata soltanto quando brucia. Deve essere difesa ogni giorno </em>– conclude Dario Vassallo –. <em>Tre anni fa abbiamo indicato una strada con la proposta dei 60 milioni di alberi. Oggi chiediamo alle istituzioni di riprenderla e trasformarla in un progetto concreto</em>”.</p>
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		<title>Vibonati, divieto di fumo su tutte le spiagge: stop anche a sigarette elettroniche</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/vibonati-divieto-di-fumo-su-tutte-le-spiagge-stop-anche-a-sigarette-elettroniche-e-tabacco-riscaldato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 13:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Vibonati]]></category>
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					<description><![CDATA[Il provvedimento del sindaco è in vigore dal 12 agosto e ha efficacia permanente fino a eventuale revoca. Vietato fumare anche negli specchi d’acqua destinati alla balneazione Divieto di fumo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1"><em>Il provvedimento del sindaco è in vigore dal 12 agosto e ha efficacia permanente fino a eventuale revoca. Vietato fumare anche negli specchi d’acqua destinati alla balneazione</em></p>



<p class="p2">Divieto di fumo su tutto l’arenile del territorio comunale di Vibonati, compresi gli specchi d’acqua destinati alla balneazione. È quanto stabilito dal sindaco con l’ordinanza sindacale numero 6 del 12 agosto 2026, entrata in vigore nella stessa giornata e con efficacia permanente fino a eventuale revoca.</p>



<p class="p2">Il provvedimento riguarda tutte le persone presenti sul territorio comunale e vieta <strong>ogni forma di fumo</strong> sulle spiagge: oltre alle tradizionali sigarette, il divieto comprende anche le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato.</p>



<p class="p2">Alla base dell’ordinanza ci sono motivazioni legate sia alla <strong>tutela della salute pubblica</strong> sia alla salvaguardia dell’ambiente e del decoro del litorale. Il Comune richiama i rischi legati al fumo attivo e passivo, con particolare attenzione agli spazi balneari caratterizzati dalla presenza di numerose persone e bambini.</p>



<p class="p2">Un altro aspetto evidenziato dall’amministrazione riguarda l’abbandono dei mozziconi sulla sabbia e in mare. I residui dei prodotti da fumo, viene sottolineato nell’ordinanza, costituiscono rifiuti non biodegradabili e possono contenere sostanze nocive per l’ambiente e per la salute.</p>



<p class="p2">Il divieto riguarda quindi anche <strong>l’abbandono di rifiuti connessi ai prodotti da fumo negli arenili e nelle acque marine</strong>.</p>



<p class="p2">Per rendere effettivo il provvedimento, il Comune predisporrà un’apposita cartellonistica informativa, che dovrà essere collocata in punti adeguatamente visibili del litorale.</p>



<p class="p2">Per chi fuma sulla spiaggia o nello specchio d’acqua riservato alla balneazione in violazione dell’ordinanza è prevista una <strong>sanzione amministrativa da 25 a 500 euro</strong>, secondo quanto indicato nel provvedimento.</p>



<p class="p2">L’ordinanza sarà trasmessa, tra gli altri, alla Capitaneria di Porto di Sapri, alla Polizia Locale di Vibonati, alle forze dell’ordine, al Nucleo Carabinieri Forestale di Sapri e all’Asl Salerno &#8211; Dipartimento di Prevenzione.</p>



<p class="p2">Con il provvedimento, l’amministrazione comunale punta dunque a coniugare la tutela della salute con quella dell’ambiente, contrastando il tabagismo e la dispersione dei mozziconi lungo il litorale di Vibonati.</p>
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		<title>Auto, dal rottame al grafene: la nuova frontiera del riciclo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/auto-dal-rottame-al-grafene-la-nuova-frontiera-del-riciclo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 11:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[automotive]]></category>
		<category><![CDATA[grafene]]></category>
		<category><![CDATA[upcycling]]></category>
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					<description><![CDATA[Paraurti, tappetini, rivestimenti e plastiche a fine vita potrebbero avere una seconda vita ad alto valore aggiunto. La ricerca punta a trasformare gli scarti delle auto in grafene da utilizzare [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Paraurti, tappetini, rivestimenti e plastiche a fine vita potrebbero avere una seconda vita ad alto valore aggiunto. La ricerca punta a trasformare gli scarti delle auto in grafene da utilizzare per realizzare nuovi componenti. Un possibile ciclo chiuso che unisce riciclo, alleggerimento e nuove tecnologie. </p>



<p>E se la prossima automobile contenesse una parte della precedente?</p>



<p>Non è più soltanto uno scenario da laboratorio. La ricerca sull&#8217;<strong>upcycling dei materiali provenienti dalle auto a fine vita</strong> sta aprendo una strada particolarmente interessante per l&#8217;industria automobilistica: trasformare plastiche che oggi rischiano di finire in discarica o di essere destinate a processi di recupero a minor valore in <strong>grafene</strong>, per poi utilizzare il materiale ottenuto nella produzione di nuovi componenti.</p>



<p>Uno degli esperimenti più significativi è stato realizzato da un gruppo di ricercatori della Rice University, che ha dimostrato la possibilità di trasformare plastiche provenienti da veicoli fuori uso in <strong>flash graphene</strong>, attraverso una tecnica denominata <em>flash Joule heating</em>. Il processo utilizza un rapido impulso elettrico per portare il materiale ad altissima temperatura e convertirne il carbonio in grafene.</p>



<p>La caratteristica più interessante è che non si tratta semplicemente di riciclare una plastica per ottenere un&#8217;altra plastica.</p>



<p>Il materiale di partenza viene infatti <strong>upcycled</strong>, cioè trasformato in un prodotto con caratteristiche e potenzialmente con un valore superiore rispetto al rifiuto originario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla plastica dell&#8217;auto al materiale del futuro</h2>



<p>La sperimentazione ha preso in considerazione una miscela di materiali provenienti da automobili a fine vita: tra questi paraurti, guarnizioni, moquette, tappetini e rivestimenti di sedili e portiere. Secondo lo studio, non è stato necessario separare preventivamente tutte le diverse plastiche e il processo non richiede l&#8217;impiego di solventi o acqua.</p>



<p>Il grafene così prodotto è stato successivamente utilizzato come <strong>rinforzo per schiume poliuretaniche destinate all&#8217;automotive</strong>.</p>



<p>È qui che il progetto assume una dimensione particolarmente interessante per il settore auto: il rifiuto non viene semplicemente sottratto al ciclo di smaltimento, ma può rientrare nella catena produttiva sotto forma di materiale funzionale.</p>



<p>I test hanno evidenziato miglioramenti nelle proprietà meccaniche e nell&#8217;assorbimento del rumore a bassa frequenza della schiuma composita. Ancora più significativo, i ricercatori hanno dimostrato la possibilità di trasformare nuovamente la schiuma a fine vita in grafene, creando un possibile <strong>ciclo circolare del materiale</strong>.</p>



<p>In altre parole: <strong>auto, rifiuto, grafene, nuovo componente, nuova auto</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche gli pneumatici entrano nella partita</h2>



<p>Il grafene ricavato dai rifiuti automobilistici non riguarda soltanto le plastiche.</p>



<p>Un altro filone di ricerca riguarda infatti gli <strong>pneumatici a fine vita</strong>. Studi condotti negli ultimi anni hanno analizzato la possibilità di ottenere materiali grafenici dai pneumatici esausti e utilizzarli come rinforzo all&#8217;interno di materiali termoplastici destinati alla produzione di componenti automobilistici.</p>



<p>Una ricerca pubblicata nel 2024 ha studiato proprio l&#8217;impiego combinato di materiali grafenici ottenuti da rifiuti termoplastici e da pneumatici per rinforzare compositi in polipropilene destinati all&#8217;ingegneria automobilistica. L&#8217;obiettivo è mantenere le prestazioni meccaniche dei componenti industriali riducendo al tempo stesso il ricorso a materiali vergini.</p>



<p>È una direzione che si inserisce perfettamente nella trasformazione che sta interessando l&#8217;automotive: <strong>meno peso, più materiali riciclati, maggiore efficienza e maggiore attenzione al fine vita del veicolo</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché il grafene interessa alle automobili</h2>



<p>Il grafene è un materiale costituito da uno strato di atomi di carbonio e possiede proprietà meccaniche, termiche ed elettriche particolarmente interessanti. Nel settore automotive può essere utilizzato, a seconda della formulazione e dell&#8217;applicazione, come additivo o rinforzo all&#8217;interno di materiali compositi e polimerici.</p>



<p>Il suo interesse non deriva quindi soltanto dalla possibilità di produrlo a partire da uno scarto, ma dalla possibilità di <strong>utilizzare quello scarto per ottenere un materiale capace di migliorare un prodotto industriale</strong>.</p>



<p>È questa la differenza fondamentale tra riciclo e upcycling.</p>



<p>Nel primo caso si cerca di recuperare materia. Nel secondo si prova a <strong>farle acquisire nuovo valore</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vera sfida? Portare il laboratorio sulla linea produttiva</h2>



<p>Naturalmente, tra una sperimentazione scientifica e l&#8217;impiego su larga scala in un&#8217;automobile di serie c&#8217;è ancora una distanza significativa.</p>



<p>Per diventare una tecnologia industriale, il processo dovrà dimostrare di essere competitivo sotto il profilo dei costi, della disponibilità delle materie prime, della qualità e della continuità del materiale ottenuto. Sarà inoltre necessario verificare la compatibilità con gli standard e i processi produttivi dell&#8217;industria automobilistica.</p>



<p>Ma la direzione è ormai chiara: la sostenibilità dell&#8217;auto non passa soltanto dalla motorizzazione elettrica.</p>



<p>Passa anche da <strong>come viene costruita e da cosa succede quando arriva alla fine della sua vita</strong>.</p>



<p>Ed è proprio qui che il concetto di economia circolare può cambiare prospettiva. Il rottame di domani potrebbe non essere più soltanto qualcosa da smaltire o recuperare, ma una vera e propria <strong>miniera urbana di materie prime</strong>.</p>



<p>La sfida per l&#8217;automotive sarà riuscire a trasformare quella miniera in una filiera industriale.</p>



<p>E, in questo scenario, una vecchia plastica potrebbe finire per avere una seconda vita molto diversa da quella che immaginiamo oggi: <strong>diventare grafene e tornare dentro un&#8217;automobile nuova</strong>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Progetto utile alla comunità, in campo a Salerno per la rimozione dei mozziconi in centro città</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/progetto-utile-alla-comunita-in-campo-a-salerno-per-la-rimozione-dei-mozziconi-in-centro-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 11:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[decoro urbano]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[rimozione mozziconi]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono operativi da questa mattina i lavoratori impegnati nel progetto utile alla Collettività, promosso dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Salerno, dedicato alla rimozione dei mozziconi di sigaretta nelle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sono operativi da questa mattina i lavoratori impegnati nel progetto utile alla Collettività, promosso dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Salerno, dedicato alla rimozione dei mozziconi di sigaretta nelle principali aree centrali della città, a partire da Corso Vittorio Emanuele. </p>



<p>Le squadre, già protagoniste di altri interventi di cura del territorio – come Villa Carrara, Villa Bracciante, parco di Fratte e Rione Zevi – stanno effettuando un’azione capillare di raccolta manuale dei mozziconi. Da oggi, grazie alla collaborazione con Salerno Pulita, i lavoratori distribuiscono anche posacenere tascabili ai fumatori incontrati lungo il percorso, invitandoli a un comportamento più responsabile e contribuendo a ridurre l’abbandono delle cicche a terra. </p>



<p>L’iniziativa coinvolge 20 persone, beneficiare del reddito di inclusione che hanno sottoscritto un patto per il lavoro e l’inclusione sociale, per tre volte a settimana e 4 ore al giorno ed è realizzata in collaborazione con l’associazione quartiere Ogliara. </p>



<p>«<em>Questo progetto unisce inclusione e decoro urbano</em>&#8211; ha commentato l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Salerno, Paola de Roberto- <em>I lavoratori coinvolti svolgono un servizio prezioso per la città e rappresentano un esempio concreto di partecipazione attiva”. Anche per Vincenzo Bennet l’operazione che si somma alle iniziative già in corso sulle spiagge consente di intervenire nei luoghi più frequentati per contrastare una cattiva abitudine che danneggia l’ambiente e l’immagine della nostra comunità. “La distribuzione dei posacenere tascabili è un gesto semplice ma efficace: se ogni fumatore li utilizzasse, avremmo un miglioramento immediato del decoro nelle aree pedonali</em>.» </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Plastica, la raccolta si ferma in più territori: è crisi nazionale della filiera</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/plastica-la-raccolta-si-ferma-in-piu-territori-e-crisi-nazionale-della-filiera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 10:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[plastic free]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla Sardegna alla Puglia, fino alle criticità segnalate in Sicilia, nelle Marche, in Veneto e in Emilia-Romagna, la crisi della filiera del riciclo della plastica sta già provocando sospensioni, limitazioni e rischi concreti per la continuità della raccolta [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dalla <strong>Sardegna</strong> alla <strong>Puglia</strong>, fino alle <strong>criticità segnalate in Sicilia, nelle Marche, in Veneto</strong> e in <strong>Emilia-Romagna</strong>, la crisi della filiera del riciclo della plastica sta già provocando sospensioni, limitazioni e <strong>rischi concreti per la</strong> <strong>continuità della raccolta differenziata</strong>. In diversi territori, i centri di conferimento e selezione stanno raggiungendo i <strong>limiti autorizzati di stoccaggio</strong> perché il materiale raccolto non viene trasferito con sufficiente regolarità agli impianti di riciclo. Quelli che potrebbero apparire come episodi locali sono, in realtà, le <strong>conseguenze di una difficoltà nazionale: si restringono gli sbocchi per le plastiche riciclate</strong>, diminuisce la capacità di trattamento e aumentano le quantità accumulate negli impianti intermedi.</p>



<p>Una situazione che, secondo&nbsp;<strong>Plastic Free Onlus</strong>, organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica,&nbsp;<strong>rende evidenti i limiti di un modello di produzione e consumo ancora fondato sull’uso eccessivo, e spesso inutile, della plastica nei prodotti e negli imballaggi.</strong>&nbsp;Quantità sempre maggiori vengono immesse sul mercato, ben oltre la capacità del sistema di raccoglierle, trattarle e trasformarle effettivamente in nuova materia.</p>



<p><em>«La raccolta degli imballaggi in plastica si sta fermando in territori diversi e distanti tra loro perché il sistema a valle non riesce più ad assorbire regolarmente tutto il materiale conferito –&nbsp;</em><strong>dichiara Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus</strong><em>&nbsp;–. Quanto sta accadendo non può essere considerato una successione di incidenti occasionali: è il segnale evidente di una filiera sottoposta a una pressione ormai difficilmente sostenibile. Per anni l’Italia è stata raccontata come un Paese particolarmente virtuoso, ma troppo spesso nel dibattito pubblico si sovrappongono raccolta differenziata, recupero ed effettivo riciclo –&nbsp;</em><strong>prosegue De Gaetano</strong><em>&nbsp;–. Una parte consistente della plastica immessa sul mercato non viene intercettata dalla raccolta differenziata, perché finisce nell’indifferenziato o viene dispersa nell’ambiente. Sul totale degli imballaggi in plastica immessi al consumo, a malapena la metà viene effettivamente riciclata. Conferire correttamente un imballaggio è fondamentale, ma non garantisce che quel materiale torni sul mercato come nuova materia</em>.» </p>



<p>La crisi non riguarda soltanto la logistica e gli spazi di stoccaggio, ma la stessa&nbsp;<strong>capacità industriale della filiera</strong>. Negli ultimi anni in Europa sono stati&nbsp;<strong>chiusi 45 impianti di riciclo</strong>; in Italia due risultano già fermi e altri due sono destinati a interventi di ammodernamento. Le maggiori difficoltà interessano soprattutto le&nbsp;<strong>frazioni plastiche di minore valore e gli imballaggi più complessi da riciclare</strong>, che faticano a trovare destinazioni economicamente sostenibili. A pesare sono anche gli&nbsp;<strong>elevati costi energetici e produttivi</strong>, la&nbsp;<strong>concorrenza della plastica vergine e l’ingresso di materiali a basso prezzo provenienti dai Paesi extraeuropei</strong>.</p>



<p><em>«Il riciclo è indispensabile, ma non può assorbire quantità sempre crescenti di plastica –&nbsp;</em><strong>sottolinea il presidente di Plastic Free</strong><em>&nbsp;–. Continuare a produrre e immettere sul mercato sempre più imballaggi, affidando al riciclo il compito di risolvere tutto a valle, è un modello che sta mostrando tutti i suoi limiti. Quando diminuiscono gli impianti, si restringe il mercato della materia riciclata e si riempiono gli stoccaggi, la crisi risale inevitabilmente la filiera fino a mettere a rischio la raccolta nei Comuni</em>.» </p>



<p><strong>Per Plastic Free, la risposta strutturale deve partire dalla prevenzione</strong>: ridurre a monte gli imballaggi inutili e superflui, favorire sistemi di riuso e ripensare la progettazione dei prodotti affinché siano realmente riciclabili e capaci di incorporare materia riciclata.</p>



<p><em>«Non possiamo continuare ad aumentare la quantità di plastica immessa sul mercato e pensare che basti differenziarla per risolvere il problema –&nbsp;</em><strong>aggiunge De Gaetano</strong><em>&nbsp;–. La riduzione deve avvenire prima che l’imballaggio diventi un rifiuto. Ai cittadini chiediamo di continuare a effettuare correttamente la raccolta differenziata e di seguire le indicazioni dei propri Comuni, ma serve contemporaneamente un cambiamento profondo nei modelli di produzione e consumo</em>.» </p>



<p><strong>Plastic Free promuove percorsi di sensibilizzazione rivolti a cittadini e studenti</strong>&nbsp;e coinvolge istituzioni e imprese in progetti orientati alla riduzione della plastica monouso e degli imballaggi superflui.</p>



<p><em>«Le scelte dei consumatori possono orientare il mercato –&nbsp;</em><strong>conclude De Gaetano</strong><em>&nbsp;–. Privilegiare prodotti sfusi, riutilizzabili o privi di imballaggi in plastica significa inviare un segnale preciso alle aziende e spingerle a ripensare il modo in cui confezionano e presentano i propri prodotti. Parallelamente coinvolgiamo le imprese in percorsi concreti di cambiamento. Solo diminuendo la plastica immessa sul mercato possiamo affrontare davvero il problema alla radice</em>.»</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Atrani firma protocolli Legambiente: &#8220;Comuni amici delle tartarughe marine&#8221; e &#8220;Città verdi resilienti&#8221;</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/atrani-firma-protocolli-legambiente-comuni-amici-delle-tartarughe-marine-e-citta-verdi-resilienti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 10:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atrani]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[atrani]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[tartarughe marine]]></category>
		<category><![CDATA[verde urbano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=254176</guid>

					<description><![CDATA[Atrani rafforza il proprio impegno sul fronte della sostenibilità ambientale aderendo a due importanti iniziative promosse da Legambiente nell&#8217;ambito di programmi europei dedicati alla tutela della biodiversità e all&#8217;adattamento ai [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Atrani rafforza il proprio impegno sul fronte della sostenibilità ambientale aderendo a due importanti iniziative promosse da Legambiente nell&#8217;ambito di programmi europei dedicati alla tutela della biodiversità e all&#8217;adattamento ai cambiamenti climatici.</p>



<p>L&#8217;amministrazione comunale ha sottoscritto il protocollo d&#8217;intesa <strong>&#8220;Comuni Amici delle Tartarughe Marine&#8221;</strong>, nell&#8217;ambito del progetto <strong>LIFE Turtlenest</strong>, cofinanziato dal programma LIFE dell&#8217;Unione Europea e finalizzato alla conservazione della <strong>Caretta caretta</strong>. Con la firma del documento, il Comune si impegna ad adottare le indicazioni elaborate da Legambiente per una gestione sostenibile delle spiagge, considerate potenziali aree di nidificazione della specie.</p>



<p>Contestualmente, Atrani ha aderito anche al <strong>&#8220;Protocollo per le Città Verdi Resilienti&#8221;</strong>, previsto dal progetto <strong>LIFE+ A_GreeNet</strong>, che punta a favorire strategie di adattamento ai cambiamenti climatici attraverso il potenziamento e una gestione più efficace del verde urbano.</p>



<p>«<em>Atrani, il Comune più piccolo d&#8217;Italia, sceglie di essere grande nella tutela dell&#8217;ambiente</em>», ha dichiarato il sindaco <strong>Michele Siravo</strong>, sottolineando come gli accordi sottoscritti rappresentino «<em>impegni precisi e verificabili</em>» su due fronti strettamente collegati: la salvaguardia degli habitat costieri e della tartaruga Caretta caretta, da un lato, e il rafforzamento della resilienza urbana attraverso la qualità e la quantità del verde pubblico, dall&#8217;altro.</p>



<p>Per il primo cittadino, in un territorio costiero caratterizzato da un&#8217;elevata densità edilizia, da una forte pressione turistica e sempre più esposto agli effetti delle ondate di calore e degli eventi meteorologici estremi, si tratta di strumenti operativi che prevedono interventi concreti, dalla pulizia manuale delle spiagge alla riduzione dell&#8217;inquinamento luminoso notturno, fino all&#8217;adozione di soluzioni basate sulla natura e a una gestione partecipata del verde.</p>



<p>Siravo ha inoltre ringraziato <strong>Luigi Sommariva</strong>, referente dei due progetti per Legambiente Costa d&#8217;Amalfi, per il lavoro di coordinamento svolto sul territorio, evidenziando il ruolo svolto nel favorire l&#8217;attuazione delle iniziative europee nei piccoli comuni della Costiera.</p>



<p>Soddisfazione è stata espressa anche dal <strong>Circolo Legambiente Costa d&#8217;Amalfi APS</strong>, che definisce la sottoscrizione dei protocolli «un importante passo avanti per Atrani e per l&#8217;intero territorio della Costiera Amalfitana». L&#8217;associazione ha rivolto un ringraziamento anche a <strong>Nicola Corona</strong> e <strong>Federica Barbera</strong> di Legambiente Nazionale per il coordinamento dei progetti LIFE Turtlenest e LIFE+ A_GreeNet.</p>



<p>Secondo Legambiente, l&#8217;adesione del Comune dimostra come la sostenibilità possa tradursi in scelte amministrative concrete, capaci di migliorare la qualità dell&#8217;ambiente e della vita delle comunità locali. L&#8217;associazione conferma infine la volontà di proseguire la collaborazione con amministrazioni, istituzioni e cittadini per promuovere la tutela degli ecosistemi costieri, la valorizzazione del verde urbano e modelli di sviluppo sostenibile in grado di rispondere alle sfide poste dai cambiamenti climatici.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Steelosa® fa tappa nel Cilento: inaugurata ad Acciaroli la panchina dell&#8217;economia circolare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/steelosa-fa-tappa-nel-cilento-inaugurata-ad-acciaroli-la-panchina-delleconomia-circolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 13:12:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Pollica]]></category>
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					<description><![CDATA[Il progetto Steelosa®, volto a diffondere il messaggio sul corretto conferimento degli imballaggi in acciaio, fa tappa nel cuore del Cilento. È infatti la suggestiva cornice di Pollica a ospitare [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il progetto <strong>Steelosa®</strong>, volto a diffondere il messaggio sul corretto conferimento degli imballaggi in acciaio, fa tappa nel cuore del Cilento. È infatti la suggestiva cornice di <strong>Pollica</strong> a ospitare la tredicesima tappa del tour della panchina emblema delle buone pratiche ambientali. Realizzata in acciaio 100% riciclato e modellata a forma di simbolo dell’infinito, l&#8217;opera rappresenta le infinite possibilità di rinascita di questo prezioso materiale. Ideata e promossa da <strong>RICREA</strong> – Consorzio Nazionale per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio – in collaborazione con <strong>ANCI</strong> (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e <strong>Pubblicità Progresso</strong>, la panchina è stata collocata all’interno del <strong>Porto di Acciaroli</strong>, frazione di Pollica e vero fulcro della vita quotidiana del borgo.</p>



<p>Situato in uno dei tratti costieri più incantevoli della Campania, celebre per le sue acque trasparenti e le caratteristiche casette in pietra chiara, il porto di Acciaroli offre un contesto ideale per l’installazione di Steelosa®. Proprio qui, dove il tempo sembra essersi fermato cristallizzando quel fascino autentico che a metà Novecento stregò lo scrittore Ernest Hemingway, l’installazione si inserisce armonicamente tra le barche dei pescatori e il molo dominato dall&#8217;antica Chiesa dell&#8217;Annunziata e dai resti della Torre Normanna. L’iniziativa itinerante di RICREA coniuga così, ancora una volta, <strong>design e sostenibilità</strong>, promuovendo la cultura del riciclo e del rispetto per l&#8217;ambiente attraverso in modo concreto, visibile e fruibile da cittadini e turisti.</p>



<p>Realizzata interamente in acciaio riciclato proveniente da imballaggi post-consumo come barattoli, scatolette, fusti, latte, bombolette e tappi corona, Steelosa® diventa un’occasione per riflettere sul valore della rigenerazione e della cura del territorio, richiamando il concetto di perfetto equilibrio tra uomo e natura. Secondo i dati RICREA, nel 2025 in Campania la raccolta degli imballaggi in acciaio da convenzioni ha raggiunto le <strong>15.000 tonnellate</strong>, portando la resa pro capite a <strong>2,8 kg</strong> per abitante: un risultato eccellente, superiore alla media nazionale di <strong>2,5 kg</strong>, che conferma la qualità del lavoro svolto dagli attori coinvolti nel sistema di raccolta e il senso civico dei cittadini campani.</p>



<p><em>“Steelosa® è la dimostrazione concreta di come ogni imballaggio in acciaio, se correttamente conferito e differenziato, rappresenti sempre una risorsa capace di rinascere senza limiti </em>– afferma <strong>Domenico Rinaldini</strong>, Presidente del Consorzio RICREA – <em>.Siamo entusiasti di portare questa installazione nel porto di Acciaroli, un luogo straordinario che evoca bellezza, cura del territorio e rispetto per la natura. Installare la nostra panchina in questo borgo significa&nbsp;</em><em>celebrare l&#8217;incontro tra la tutela del paesaggio e l&#8217;impegno quotidiano dei cittadini, i veri protagonisti dell’economia circolare”.</em></p>



<p>“<em>Acciaroli è il luogo in cui ogni sera il sole sembra immergersi nel mare per poi rinascere il giorno successivo. Steelosa®&#xfe0f; racconta la stessa idea di futuro: ciò che viene correttamente raccolto e riciclato non conclude il proprio ciclo, ma torna a vivere in una nuova forma. La sua figura dell’infinito, affacciata sul porto e sui nostri tramonti, diventa così un simbolo concreto dell’equilibrio che vogliamo costruire tra bellezza, responsabilità e innovazione. Ospitare questa installazione a Pollica significa ricordare a cittadini e visitatori che la tutela dell’ambiente nasce dai gesti quotidiani e che anche un semplice imballaggio, se conferito correttamente, può diventare parte del paesaggio e della comunità</em>”.</p>



<p><em>“Sostenere l’amministrazione di Pollica in questa virtuosa parabola di crescita legata alla raccolta differenziata è per Sarim motivo di profondo orgoglio e, al contempo, un dovere&nbsp;</em></p>



<p><em>istituzionale. Agire all’interno di un’area dall’inestimabile pregio naturalistico implica un impegno costante nel salvaguardare un bene comune che richiede cura, avanguardia tecnologica e coinvolgimento corale. L’opera Steelosa® simboleggia perfettamente come una piccola azione quotidiana, quale il giusto smaltimento dei contenitori metallici, possa generare valore tangibile per l’intera cittadinanza. La nostra missione prosegue attraverso lo sviluppo di soluzioni avanzate per i servizi ambientali cittadini, puntando con forza sull’educazione e sulla narrazione dei comportamenti virtuosi: soltanto grazie a una società pienamente edotta sarà possibile edificare un domani autenticamente green” </em>– <strong>Angelo Bruno</strong>, Responsabile Gestione Cantieri di Sarim.</p>



<p><em>“Come Legambiente siamo da anni accanto a RICREA per sviluppare sempre di più la cultura del corretto riciclo degli imballaggi in acciaio, facendo connessione con enti locali, stakeholders e imprese del territorio che possano accompagnare e supportare questo lungo processo di sensibilizzazione. L’abbiamo fatto negli anni scorsi anche nel nostro Museo del mare e della dieta mediterranea per avvicinare questi concetti ai più giovani, ai bambini e alle scuole e ai tanti turisti che vivono d’estate questi territori. Un&#8217;alleanza che si rinnova anche qui ad Acciaroli con questa installazione che farà pensare e riflettere i cittadini” </em>afferma <strong>Valerio Calabrese</strong> di Legambiente Campania<em>.&nbsp;</em></p>



<p>La cerimonia di inaugurazione si è svolta oggi alla presenza di <strong>Domenico Rinaldini</strong>, Presidente Ricrea; <strong>Roccandrea Iascone</strong>, Responsabile Comunicazione e Relazioni Esterne di Ricrea; <strong>Stefano Pisani</strong>, Sindaco di Pollica; <strong>Angelo Bruno, </strong>Responsabile Gestione Cantieri di Sarin e <strong>Valerio Calabrese </strong>di Legambiente Campania.&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Educazione ambientale nelle scuole: in un anno Plastic free ha coinvolto 23mila studenti campani</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/educazione-ambientale-nelle-scuole-in-un-anno-plastic-free-ha-coinvolto-23mila-studenti-campani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 16:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[educazione ambientale nelle scuole]]></category>
		<category><![CDATA[plastic free]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono&#160;23.411 gli studenti coinvolti in Campania&#160;in attività di educazione ambientale durante&#160;l’anno scolastico 2025-2026 appena concluso. Dalle scuole dell’infanzia alle primarie, dalle secondarie di primo e secondo grado fino alle università,&#160;sono [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sono&nbsp;<strong>23.411 gli studenti coinvolti in Campania</strong>&nbsp;in attività di educazione ambientale durante&nbsp;<strong>l’anno scolastico 2025-2026 appena concluso</strong>. Dalle scuole dell’infanzia alle primarie, dalle secondarie di primo e secondo grado fino alle università,&nbsp;<strong>sono stati realizzati 91 appuntamenti dedicati all’inquinamento da plastica</strong>, alla corretta gestione dei rifiuti e alle conseguenze dei comportamenti quotidiani sugli ecosistemi e sulla salute.</p>



<p><strong>Il dato campano è il più alto registrato a livello nazionale</strong>&nbsp;e si inserisce nel bilancio delle iniziative realizzate da&nbsp;<strong>Plastic Free Onlus</strong>, organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica, che nell’anno scolastico appena concluso ha&nbsp;<strong>coinvolto 78.682 studenti in Italia attraverso 915 appuntamenti in 18 regioni</strong>. Un percorso reso possibile dalla rete dei referenti territoriali e dalla collaborazione di dirigenti scolastici, docenti ed educatori, che&nbsp;<strong>proseguirà nei prossimi mesi attraverso incontri e attività nei centri estivi.</strong></p>



<p>Gli incontri&nbsp;<strong>vengono modulati in base all’età degli studenti</strong>&nbsp;e alternano spiegazioni, immagini, video, giochi e quiz a momenti di confronto. Ai più piccoli i temi ambientali vengono presentati attraverso un linguaggio semplice e attività ludiche, mentre con gli studenti più grandi vengono approfonditi il&nbsp;<strong>ciclo di vita della plastica, la dispersione dei rifiuti, le microplastiche</strong>, il&nbsp;<strong>consumo consapevole</strong>&nbsp;e le possibili alternative ai prodotti usa e getta.</p>



<p>Durante numerosi appuntamenti&nbsp;<strong>vengono mostrati anche oggetti realmente recuperati nel corso delle raccolte ambientali</strong>. I rifiuti rinvenuti sulle spiagge, lungo i fiumi, nei parchi e nelle aree urbane diventano così strumenti educativi capaci di mostrare concretamente la persistenza della plastica nell’ambiente e i danni che può provocare agli animali, agli ecosistemi e alla salute umana.</p>



<p>Le attività non si limitano a fornire informazioni, ma invitano bambini e ragazzi a riconoscere&nbsp;<strong>l’impatto delle proprie abitudini</strong>: dalla scelta della borraccia al posto delle bottiglie monouso alla riduzione degli imballaggi, dalla raccolta differenziata al corretto conferimento dei piccoli rifiuti. In alcuni casi,&nbsp;<strong>agli incontri in aula seguono passeggiate ecologiche e raccolte sul territorio, a partire dalle aree adiacenti alle scuole</strong>. Un modo per trasformare quanto appreso in un’esperienza concreta di cittadinanza attiva.</p>



<p><em>“Il risultato raggiunto in Campania dimostra quanto sia forte il bisogno di educazione ambientale e quanto le scuole siano luoghi fondamentali per costruire consapevolezza –&nbsp;</em><strong>dichiara Silvana Cantone, referente regionale Campania di Plastic Free Onlus</strong><em>&nbsp;–. Coinvolgere 23.411 studenti in un solo anno scolastico significa parlare non solo ai bambini e ai ragazzi, ma anche alle famiglie e alle comunità in cui vivono. Ogni incontro è un’occasione per far capire che la tutela dell’ambiente non è un concetto astratto, ma passa da scelte quotidiane, responsabilità individuale e amore per il proprio territorio”.</em></p>
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		<item>
		<title>Imprese: a Nocera Inferiore il laboratorio Metamorfosi dedicato alla sostenibilità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/imprese-a-nocera-inferiore-il-laboratorio-metamorfosi-dedicato-alla-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 15:12:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
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					<description><![CDATA[Un laboratorio dedicato all&#8217;ambiente, ma soprattutto un&#8217;occasione per mettere in relazione esperienze, imprese e buone pratiche che negli ultimi mesi hanno dato vita a una nuova comunità imprenditoriale orientata all&#8217;impatto. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un laboratorio dedicato all&#8217;ambiente, ma soprattutto un&#8217;occasione per mettere in relazione esperienze, imprese e buone pratiche che negli ultimi mesi hanno dato vita a una nuova comunità imprenditoriale orientata all&#8217;impatto.</p>



<p>Giovedì 16 luglio, dalle ore 9.30 alle 12.30, presso Villa Italia, in via Atzori a Nocera Inferiore, nell&#8217;ambito del Viaggio Danza Festival, il Laboratorio Campano Metamorfosi Lab 2030 incontrerà il Tour Nazionale Metamorfosi, dando vita a un appuntamento speciale che unisce il percorso laboratoriale dedicato alle imprese con il format itinerante nato per raccontare le migliori esperienze di sostenibilità agita in Italia.<br>L&#8217;iniziativa, promossa da Ci Vuole Marketing Società Benefit, rappresenta una tappa significativa del percorso avviato nei mesi scorsi con la Classe Fondativa 2026. Per la prima volta, infatti, le aziende che stanno costruendo insieme i Laboratori Metamorfosi si confronteranno con imprese che hanno preso parte alle precedenti tappe del Tour nazionale, in un dialogo aperto su ciò che, a distanza di un anno, è realmente cambiato nel modo di interpretare la sostenibilità, il beneficio comune e la responsabilità verso il territorio.</p>



<p>Accanto alle aziende della Classe Fondativa – Ci Vuole Marketing, Gruppo La California, Costruzioni Edil Metal, Logcenter e Ferrajoli Rent – saranno presenti imprenditori e organizzazioni provenienti dalle diverse tappe del Tour Metamorfosi, chiamati a condividere esperienze, risultati, criticità e nuove prospettive di crescita. Un confronto che punta a dimostrare come la sostenibilità diventi realmente efficace quando si trasforma in collaborazione tra imprese, contaminazione di competenze e costruzione di reti territoriali.</p>



<p>La sessione laboratoriale sarà dedicata al pilastro Environment (E) dei criteri ESG e accompagnerà le aziende nella definizione dei propri piani di impatto ambientale attraverso un percorso di progettazione collaborativa, supportato dal contributo di esperti e partner tecnici.</p>



<p>Ad accompagnare i lavori saranno Carmela Villani, CEO di Ci Vuole Marketing Società Benefit e ideatrice del progetto Metamorfosi Lab 2030, e Carmine Visone, Senior Sales Consultant di CRIBIS, partner del Laboratorio, che offrirà un contributo dedicato agli strumenti di analisi e alla misurazione delle performance ESG delle imprese.</p>



<p>Ad arricchire la mattinata saranno inoltre i camei tecnici di Federico Lo Presti, Massimiliano Mungiello, Antonella Capuano, e la docenza di Primo Barzoni, professionisti che porteranno esperienze, strumenti e casi concreti per supportare le imprese nella definizione dei propri percorsi di crescita sostenibile.<br>Nel corso della mattinata verranno conferite le nuove menzioni Brand for Benefit, il riconoscimento dedicato alle imprese che si distinguono per la capacità di coniugare crescita economica, responsabilità sociale e attenzione all&#8217;ambiente, diventando esempi virtuosi di sviluppo sostenibile per il territorio campano.</p>



<p>«Questo appuntamento rappresenta qualcosa di più della conclusione di un ciclo di laboratori. È la dimostrazione che quando le imprese decidono di confrontarsi, condividere competenze e costruire relazioni autentiche, la sostenibilità diventa un processo concreto e genera valore per tutti. In questi mesi abbiamo visto nascere connessioni, collaborazioni e nuove progettualità. È questo il risultato più importante di Metamorfosi: aver dato vita a una comunità di imprese che cresce insieme e che considera il beneficio comune una leva di sviluppo e non un semplice obiettivo da raccontare», dichiara Carmela Villani, dichiara Carmela Villani, ideatrice del progetto Metamorfosi 2030 – Scenari di Sostenibilità Agita e CEO di Ci Vuole Marketing Società Benefit.</p>



<p>L&#8217;incontro del 16 luglio conferma la vocazione del progetto Metamorfosi 2030 a diventare uno spazio permanente di confronto tra imprese, professionisti, università e stakeholder del territorio, favorendo la nascita di nuove collaborazioni e contribuendo alla diffusione di una cultura d&#8217;impresa sempre più orientata alla sostenibilità, all&#8217;innovazione e al beneficio comune.</p>
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		<item>
		<title>Differenziata di carta e cartone: nel 2025 in Campania raccolte oltre 243 mila tonnellate</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/differenziata-di-carta-e-cartone-nel-2025-in-campania-raccolte-oltre-243-mila-tonnellate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 09:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[comieco]]></category>
		<category><![CDATA[differenziata carta e cartone]]></category>
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					<description><![CDATA[La raccolta differenziata di carta e cartone in Campania prosegue il suo percorso di crescita e nel 2025 ha raggiunto le 243.559 tonnellate, segnando un aumento del 2,8% rispetto al [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La raccolta differenziata di carta e cartone in Campania prosegue il suo percorso di crescita e nel 2025 ha raggiunto le <strong>243.559 tonnellate</strong>, segnando un aumento del <strong>2,8%</strong> rispetto al 2024. Una quantità che, se pressata, sarebbe sufficiente a riempire oltre <strong>23 volte</strong> la sala del Teatro San Carlo di Napoli. Il dato emerge dal <strong>31° Rapporto Annuale sulla raccolta e riciclo di carta e cartone in Italia</strong>, pubblicato da Comieco, il Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi Cellulosici, e presentato a Napoli presso la Sala Giunta del Comune.</p>



<p>«<em>La Campania conferma anche nel 2025 una crescita della raccolta differenziata di carta e cartone, contribuendo per quasi il 20% all’incremento registrato nel Sud e Isole e per oltre il 10% alla crescita nazionale. Il dato pro capite regionale, pari a <strong>43,7 kg per abitante</strong>, resta tuttavia inferiore alla media nazionale (<strong>67,5 kg/ab</strong>) e a quella dell’area Sud e Isole (<strong>52,5 kg/ab</strong>)</em>», dichiara <strong>Roberto Di Molfetta</strong>, Direttore Generale di Comieco. «<em>Si tratta di un territorio che presenta ancora ampi margini di sviluppo. Stimiamo infatti un potenziale di circa <strong>100.000 tonnellate annue</strong> di carta e cartone ancora intercettabili attraverso la raccolta differenziata. Un&#8217;opportunità che passa sia dall&#8217;incremento delle quantità raccolte sia dal miglioramento della qualità dei conferimenti</em>».</p>



<p>La riduzione delle frazioni estranee all’origine, che nel circuito famiglie si attesta intorno al <strong>12%</strong>, resta infatti un elemento centrale per aumentare l’efficienza del sistema, limitare le attività di selezione successive e migliorare i benefici economici e ambientali per i Comuni.</p>



<p>Comieco ha gestito nel 2025 l’avvio a riciclo di circa <strong>190.000 tonnellate</strong> di materiali cellulosici in Campania, pari a circa il <strong>78%</strong> della raccolta differenziata complessiva regionale. Ai <strong>467 Comuni convenzionati</strong> sono stati riconosciuti corrispettivi economici per un valore complessivo superiore a <strong>18,7 milioni di euro</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dati per provincia</h3>



<p>Analizzando la resa delle province, il quadro territoriale mostra andamenti differenziati. La provincia di Napoli si conferma il principale bacino per quantità raccolte (<strong>55% del totale regionale</strong>), mentre Salerno registra il dato più dinamico, con una crescita di circa <strong>4.600 tonnellate (+10,6%)</strong> rispetto all’anno precedente.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Avellino:</strong> raccolte quasi <strong>13.000 tonnellate</strong> di carta e cartone, con un pro capite di <strong>32,3 kg/ab</strong>.</li>



<li><strong>Benevento:</strong> oltre <strong>8.500 tonnellate</strong> raccolte, con un pro capite di <strong>32,9 kg/ab</strong>.</li>



<li><strong>Caserta:</strong> oltre <strong>40.700 tonnellate</strong> totali di carta e cartone e un pro capite medio di <strong>44,9 kg/ab</strong>.</li>



<li><strong>Napoli:</strong> differenziate quasi <strong>134.000 tonnellate</strong>, con una media di <strong>45,3 kg/ab</strong>.</li>



<li><strong>Salerno:</strong> oltre <strong>47.600 tonnellate</strong> di carta e cartone raccolte, con un pro capite di <strong>45,1 kg/ab</strong>.</li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il ruolo degli alberi nelle città nella lotta al cambiamento climatico: più verde per ridurre caldo, inquinamento e rischi ambientali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-ruolo-degli-alberi-nelle-citta-nella-lotta-al-cambiamento-climatico-piu-verde-per-ridurre-caldo-inquinamento-e-rischi-ambientali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:15:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[alberi in città]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli alberi urbani sono sempre più considerati una risorsa fondamentale nella sfida contro il cambiamento climatico. Parchi, viali alberati e aree verdi non rappresentano soltanto elementi estetici delle città, ma [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Gli alberi urbani sono sempre più considerati una risorsa fondamentale nella sfida contro il cambiamento climatico. Parchi, viali alberati e aree verdi non rappresentano soltanto elementi estetici delle città, ma vere infrastrutture naturali capaci di contribuire alla riduzione delle temperature, al miglioramento della qualità dell’aria e alla protezione degli ecosistemi urbani.</p>



<p>Secondo numerosi studi scientifici, la vegetazione nelle aree urbane svolge un ruolo importante nell’adattamento ai nuovi scenari climatici, caratterizzati da estati più calde, ondate di calore più frequenti e fenomeni meteorologici estremi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli alberi contro le isole di calore urbane</h2>



<p>Uno degli effetti più evidenti della presenza degli alberi è la capacità di contrastare il fenomeno delle <strong>isole di calore urbane</strong>, cioè l’aumento delle temperature nelle città rispetto alle zone rurali circostanti.</p>



<p>Asfalto, cemento e superfici scure assorbono e trattengono il calore durante il giorno, rilasciandolo lentamente anche nelle ore notturne. Gli alberi aiutano a mitigare questo effetto grazie all’ombra e al processo di <strong>evapotraspirazione</strong>, attraverso il quale rilasciano vapore acqueo nell’atmosfera contribuendo al raffrescamento dell’ambiente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un aiuto contro l’inquinamento atmosferico</h2>



<p>Le piante svolgono inoltre un’importante funzione nella qualità dell’aria. Gli alberi assorbono anidride carbonica (<strong>CO₂</strong>) attraverso la fotosintesi e trattengono alcune particelle inquinanti presenti nell’atmosfera.</p>



<p>La capacità di assorbimento varia in base alla specie, alle dimensioni dell’albero, alla posizione e alle condizioni ambientali, ma la presenza di verde urbano può contribuire a rendere gli spazi cittadini più salubri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più alberi per città più resilienti</h2>



<p>Il verde urbano può svolgere un ruolo anche nella gestione delle piogge intense. Le chiome degli alberi intercettano parte dell’acqua piovana, mentre il terreno delle aree verdi favorisce l’infiltrazione, riducendo il rischio di allagamenti legati alla crescente impermeabilizzazione dei suoli.</p>



<p>Per questo motivo molte città stanno investendo in nuovi programmi di forestazione urbana, con l’obiettivo di creare corridoi verdi, ampliare i parchi e aumentare la presenza di alberi nelle zone più densamente costruite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non basta piantare: serve una corretta gestione</h2>



<p>Gli esperti sottolineano però che la lotta al cambiamento climatico non si risolve semplicemente piantando alberi. La scelta delle specie, la manutenzione, la disponibilità d’acqua e la tutela degli alberi adulti già presenti sono elementi fondamentali.</p>



<p>Un albero maturo può offrire benefici ambientali molto superiori rispetto a una giovane pianta appena messa a dimora. Per questo le strategie più efficaci prevedono sia nuove piantumazioni sia la conservazione del patrimonio arboreo esistente.</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Plastica monouso, come è cambiata la normativa europea: divieti, nuovi obblighi e la spinta verso il riuso</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/plastica-monouso-come-e-cambiata-la-normativa-europea-divieti-nuovi-obblighi-e-la-spinta-verso-il-riuso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:11:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[plastica monouso]]></category>
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					<description><![CDATA[La lotta alla plastica usa e getta è diventata uno dei principali obiettivi delle politiche ambientali europee. Negli ultimi anni l’Unione Europea ha introdotto nuove regole per ridurre l’impatto dei [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La lotta alla plastica usa e getta è diventata uno dei principali obiettivi delle politiche ambientali europee. Negli ultimi anni l’Unione Europea ha introdotto nuove regole per ridurre l’impatto dei prodotti in plastica monouso sull’ambiente, favorendo modelli di produzione e consumo più sostenibili.</p>



<p>Il punto di svolta è rappresentato dalla <strong>Direttiva europea 2019/904</strong>, conosciuta come direttiva “SUP” (<em>Single Use Plastics</em>), approvata per prevenire e ridurre la presenza di determinati rifiuti plastici, soprattutto nei mari e negli ecosistemi naturali.</p>



<p>La normativa ha introdotto una serie di misure che hanno cambiato il modo in cui cittadini e imprese utilizzano diversi prodotti quotidiani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Stop ad alcuni prodotti usa e getta</h2>



<p>Dal recepimento della direttiva sono stati vietati alcuni articoli in plastica monouso considerati particolarmente problematici per l’ambiente, tra cui posate, piatti, cannucce, bastoncini cotonati e alcuni contenitori in polistirene espanso. Le restrizioni riguardano anche i prodotti realizzati con plastica oxo-degradabile.</p>



<p>L’obiettivo non è soltanto eliminare alcuni oggetti, ma ridurre progressivamente la cultura dell’usa e getta, incentivando alternative riutilizzabili o con minore impatto ambientale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più responsabilità per produttori e aziende</h2>



<p>La normativa europea ha introdotto anche il principio della <strong>responsabilità estesa del produttore</strong>: chi immette sul mercato determinati prodotti deve contribuire alla gestione dei rifiuti e ai costi legati alla loro raccolta e trattamento.</p>



<p>Un cambiamento importante riguarda anche alcuni articoli ancora ammessi, come contenitori e bicchieri in plastica: per questi prodotti l’Europa ha previsto misure per ridurne il consumo e migliorarne la progettazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tappi più sicuri e raccolta più efficace</h2>



<p>Tra le novità introdotte dalla normativa rientra anche l’obbligo, per alcune bottiglie in plastica, di avere il tappo collegato al contenitore, così da evitare che venga disperso nell’ambiente durante l’uso. Le nuove regole puntano inoltre ad aumentare la raccolta e il riciclo delle bottiglie in plastica..</p>
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		<title>Spighe verdi, domina il Cilento: eccellenza di sostenibilità e tutela del territorio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 11:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Monteforte Cilento]]></category>
		<category><![CDATA[bandiera verde]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[tutela del territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[Per il secondo anno consecutivo, il comune di Monteforte Cilento festeggia un traguardo straordinario: la riconferma della Spiga Verde. Il prestigioso vessillo, che premia le politiche locali di sostenibilità, la [...]]]></description>
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<p>Per il secondo anno consecutivo, il comune di Monteforte Cilento festeggia un traguardo straordinario: la riconferma della Spiga Verde. Il prestigioso vessillo, che premia le politiche locali di sostenibilità, la valorizzazione del territorio e la tutela dell&#8217;ambiente, sventola fiero anche quest&#8217;anno nel cuore del Cilento.</p>



<p>La cerimonia ufficiale di consegna ha visto la partecipazione del Sindaco e del Vicesindaco, che hanno ritirato il premio. Particolarmente entusiasto il Vicesindaco, che per il secondo anno consecutivo ha espresso profonda soddisfazione per il risultato, rilasciando una dichiarazione a nome dell&#8217;amministrazione:</p>



<p>«<em>Siamo immensamente orgogliosi di questo bis. Ricevere nuovamente la Spiga Verde è la conferma che la direzione intrapresa è quella giusta: una strada fatta di rispetto per l&#8217;ambiente, valorizzazione delle nostre radici e sviluppo sostenibile. Questo riconoscimento appartiene a tutta la comunità di Monteforte Cilento: ai cittadini, agli agricoltori, agli operatori locali e a chiunque si prende cura del nostro territorio ogni giorno. Per il secondo anno consecutivo raccogliamo i frutti di un lavoro silenzioso ma costante. Questo premio non è un punto d&#8217;arrivo, ma una spinta a fare ancora di più per contrastare lo spopolamento, dimostrando che i piccoli borghi custodiscono un valore inestimabile. Continueremo a investire sulla qualità della vita, sulla transizione ecologica e sulla bellezza del nostro comune</em>» conclude il vicesindaco.</p>



<p>Domina la provincia di Salerno con Agropoli, Ascea, Capaccio Paestum, Moio della Civitella e Positano, oltre a Monteforte Cilento. Ci sono poi, nelle altre province, i comuni di Conca della Campania, Foiano di Val Fortore e Massa Lubrense.</p>
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		<title>Transizione ecologica: esperti e istituzioni a confronto il 26 giugno a Giugliano</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/transizione-ecologica-esperti-e-istituzioni-a-confronto-il-26-giugno-a-giugliano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 12:24:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[autoconsumo collettivo]]></category>
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		<category><![CDATA[transizione ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Le Comunità Energetiche Rinnovabili e le nuove prospettive europee per la transizione ecologica saranno al centro dell’incontro pubblico “L’Europa che investe nel futuro – Comunità Energetiche (CER) e Transizione Ecologica [...]]]></description>
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<p>Le Comunità Energetiche Rinnovabili e le nuove prospettive europee per la transizione ecologica saranno al centro dell’incontro pubblico “L’Europa che investe nel futuro – Comunità Energetiche (CER) e Transizione Ecologica fuori dai vincoli di bilancio”, in programma venerdì 26 giugno 2026 alle ore 18:30 presso Natura Urbana – Green Club Zone, in Vicinale Cesa di Parete 40, a Giugliano in Campania.</p>



<p>L’iniziativa, promossa da Francesco Macillo e dall’APS Amicitia, riunirà professionisti, esperti del settore energetico e rappresentanti istituzionali per approfondire il ruolo delle Comunità Energetiche Rinnovabili nel nuovo contesto europeo. Al centro del confronto vi saranno le opportunità derivanti dalla recente risoluzione europea dell’11 marzo 2026 che riconosce la centralità degli investimenti destinati alla transizione ecologica, individuandoli come strategici per il futuro dell’Unione.</p>



<p>Le CER vengono considerate tra gli strumenti più efficaci per tradurre gli obiettivi europei in azioni concrete sui territori, favorendo la produzione condivisa di energia da fonti rinnovabili, la riduzione dei costi energetici e una maggiore autonomia per cittadini, imprese ed enti locali.</p>



<p>“Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono una grande opportunità per i territori – dichiarano gli organizzatori Francesco Macillo e l’Avv. Lelio Mancino, Presidente dell’APS Amicitia – perché consentono di costruire un modello nel quale sostenibilità, innovazione e comunità diventano elementi di crescita. La transizione ecologica deve essere accompagnata da progetti concreti e partecipati”.</p>



<p>Tra i relatori è previsto l’intervento dell’On. Raffaele Topo, europarlamentare, che illustrerà il quadro delle politiche europee e delle opportunità connesse agli investimenti per la transizione ecologica. Previsti anche i contributi dell’Ing. Antonio Zanesco, europrogettista, sugli strumenti comunitari a sostegno dei progetti energetici territoriali, e dell’Ing. Valentina Russo, Esperto in Gestione dell’Energia (EGE), che approfondirà gli aspetti tecnici e operativi delle Comunità Energetiche.</p>



<p>A evidenziare il valore strategico delle CER è anche la Dott.ssa Maria C. Biglietto, ESG Manager – Sostenibilità ambientale.</p>



<p>“Le Comunità Energetiche rappresentano un nuovo modello di sviluppo sostenibile, capace di unire innovazione, partecipazione e tutela ambientale”.</p>



<p>La stessa Biglietto sottolinea inoltre come “la diffusione delle Comunità Energetiche rappresenti un passaggio fondamentale per accompagnare cittadini, imprese e istituzioni verso un nuovo modello energetico basato su consapevolezza, responsabilità e sostenibilità concreta. La sfida non è soltanto produrre energia pulita, ma creare valore condiviso per i territori”.</p>



<p>I lavori saranno moderati dall’Avv. Lelio Mancino. L’appuntamento si inserisce in un percorso di confronto già avviato sul territorio campano sul tema delle Comunità Energetiche, sostenuto anche dal Vicepresidente della Regione Campania Mario Casillo, nell’ambito delle iniziative dedicate alla sostenibilità e all’innovazione energetica.</p>



<p>“Questo appuntamento – concludono gli organizzatori – vuole essere un momento di confronto operativo tra istituzioni, professionisti e cittadini per comprendere come le Comunità Energetiche possano diventare uno dei pilastri della transizione ecologica e della crescita sostenibile del futuro”.</p>
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		<title>Piscina ecosostenibile: materiali e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/piscina-ecosostenibile-materiali-e-tecnologie-green-per-ridurre-limpatto-ambientale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 12:30:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[piscine]]></category>
		<category><![CDATA[piscine di lusso]]></category>
		<category><![CDATA[piscine sostenibili]]></category>
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					<description><![CDATA[Le piscine rappresentano da sempre un elemento di benessere e di valorizzazione degli spazi esterni, ma negli ultimi anni il settore ha iniziato a confrontarsi con una nuova esigenza: ridurre [...]]]></description>
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<p>Le piscine rappresentano da sempre un elemento di benessere e di valorizzazione degli spazi esterni, ma negli ultimi anni il settore ha iniziato a confrontarsi con una nuova esigenza: ridurre il consumo di risorse e progettare strutture più rispettose dell’ambiente. Nasce così il concetto di piscina ecosostenibile, un insieme di soluzioni costruttive e tecnologiche pensate per limitare sprechi di acqua, energia e prodotti chimici.</p>



<p>La sostenibilità di una piscina non dipende da un singolo elemento, ma dall’intero ciclo di vita dell’impianto: dalla scelta dei materiali alla gestione quotidiana, fino ai sistemi di filtrazione e riscaldamento.</p>



<p><strong>Materiali più attenti all’ambiente</strong></p>



<p>Nella costruzione delle piscine moderne si stanno diffondendo materiali progettati per durare più a lungo e richiedere meno manutenzione. Strutture in calcestruzzo, acciaio o materiali compositi possono essere ottimizzate per aumentare la resistenza nel tempo e ridurre la necessità di interventi frequenti.</p>



<p>Sempre più interesse è rivolto anche ai rivestimenti ad alta durabilità, capaci di limitare perdite d’acqua e deterioramento. Una vasca ben isolata e correttamente progettata permette infatti di ridurre gli sprechi e mantenere più stabile la temperatura dell’acqua.</p>



<p><strong>Filtrazione naturale e riduzione dei prodotti chimici</strong></p>



<p>Uno dei principali aspetti della piscina sostenibile riguarda la qualità dell’acqua. I sistemi tradizionali basati esclusivamente sull’uso di prodotti chimici possono essere affiancati da tecnologie più efficienti.</p>



<p>Tra le soluzioni più conosciute ci sono i sistemi di filtrazione avanzata e le piscine biologiche, dove l’acqua viene depurata attraverso processi naturali che coinvolgono piante acquatiche, microrganismi e materiali filtranti. In questi impianti la zona di balneazione può essere integrata con aree dedicate alla rigenerazione dell’acqua.</p>



<p>Anche tecnologie come la disinfezione tramite elettrolisi del sale, l’ozono o i sistemi a raggi ultravioletti possono contribuire a diminuire l’impiego di cloro tradizionale, mantenendo comunque elevati standard di sicurezza quando correttamente installati e gestiti.</p>



<p><strong>Risparmio idrico: coperture e recupero dell’acqua</strong></p>



<p>Una delle maggiori perdite di acqua in piscina è dovuta all’evaporazione, soprattutto nei periodi più caldi. Le coperture termiche rappresentano una soluzione semplice ed efficace: riducono la dispersione di calore, limitano l’ingresso di impurità e diminuiscono la necessità di frequenti reintegri.</p>



<p>Anche il recupero dell’acqua piovana può essere valutato in fase di progettazione, attraverso sistemi dedicati di raccolta e trattamento, nel rispetto delle normative locali.</p>



<p><strong>Energia rinnovabile e consumi intelligenti</strong></p>



<p>Per rendere una piscina più efficiente dal punto di vista energetico, un ruolo importante è svolto dalle tecnologie di nuova generazione. Le pompe di calore ad alta efficienza consentono di riscaldare l’acqua consumando meno energia rispetto ai sistemi tradizionali.</p>



<p>L’integrazione con impianti fotovoltaici può permettere di alimentare pompe, sistemi di filtrazione e illuminazione sfruttando energia prodotta da fonti rinnovabili.</p>



<p>Anche l’automazione contribuisce alla sostenibilità: sensori e sistemi intelligenti possono monitorare temperatura, qualità dell’acqua e tempi di funzionamento degli impianti, evitando consumi inutili.</p>
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		<title>Imballaggi: UE pubblica le linee guida sul nuovo regolamento PPWR, mercato unico verso la svolta green</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/imballaggi-ue-pubblica-le-linee-guida-sul-nuovo-regolamento-ppwr-mercato-unico-verso-la-svolta-green/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 13:25:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[imballaggi]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento imballaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[La Commissione europea ha pubblicato orientamenti e linee guida ufficiali per l’attuazione del nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), il quadro normativo destinato a rivoluzionare il [...]]]></description>
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<p>La Commissione europea ha pubblicato orientamenti e linee guida ufficiali per l’attuazione del nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), il quadro normativo destinato a rivoluzionare il settore in chiave sostenibile e a rafforzare l’armonizzazione del mercato unico.</p>



<p>Il regolamento PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), entrato in vigore nel febbraio 2025, si applicherà pienamente dal 12 agosto 2026 e rappresenta uno dei pilastri della strategia europea per l’economia circolare.</p>



<p>Le linee guida pubblicate da Bruxelles hanno l’obiettivo di chiarire alcuni aspetti interpretativi della normativa e facilitare l’applicazione uniforme delle nuove regole tra Stati membri e operatori economici, riducendo le incertezze nella fase di transizione.</p>



<p>Secondo la Commissione, il documento interviene in particolare su definizioni chiave del regolamento, come la qualificazione degli operatori (produttori e fabbricanti) e la classificazione degli imballaggi, fornendo indicazioni utili anche per le imprese chiamate a conformarsi ai nuovi obblighi.</p>



<p>Il PPWR introduce un impianto normativo unico a livello europeo che copre l’intero ciclo di vita degli imballaggi, dalla produzione alla gestione del fine vita, con l’obiettivo di ridurre i rifiuti, aumentare il riciclo e migliorare la sostenibilità dei materiali immessi sul mercato.</p>



<p>Tra le principali novità figurano requisiti più stringenti sulla riciclabilità, limiti a sostanze considerate problematiche e una progressiva armonizzazione delle regole di etichettatura, destinata a sostituire i diversi sistemi nazionali oggi esistenti.</p>



<p>Le misure si inseriscono nel più ampio quadro delle politiche europee per la transizione ecologica e la neutralità climatica al 2050, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi e rendere più efficiente l’uso delle risorse.</p>



<p>Le linee guida pubblicate dalla Commissione rappresentano un passaggio tecnico fondamentale in vista dell’entrata a pieno regime del regolamento nel 2026, quando scatteranno gran parte degli obblighi operativi per imprese e Stati membri.</p>
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		<title>Salvate dalla plastica, dalle reti e dagli ami: nove tartarughe tornano in mare il 14 giugno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/salvate-dalla-plastica-dalle-reti-e-dagli-ami-nove-tartarughe-tornano-in-mare-il-14-giugno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:14:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
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					<description><![CDATA[Domenica 14 giugno l’Italia si unirà idealmente da nord a sud per&#160;restituire il mare a nove tartarughe marine salvate, curate e finalmente pronte a tornare nel loro habitat naturale. In [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Domenica 14 giugno l’Italia si unirà idealmente da nord a sud per&nbsp;<strong>restituire il mare a nove tartarughe marine salvate</strong>, curate e finalmente pronte a tornare nel loro habitat naturale. In vista del World Sea Turtle Day, che si celebra il 16 giugno,&nbsp;<strong>Plastic Free Onlus</strong>, organizzazione di volontariato impegnata nel contrasto all’inquinamento da plastica,&nbsp;<strong>promuove l’Italian Turtle Day</strong>, un’iniziativa diffusa che vedrà liberazioni&nbsp;<strong>in contemporanea in sei località</strong>:&nbsp;<strong>Genova, Viareggio, Pescara, Castro, Stintino e Lampedusa</strong>.</p>



<p>L’iniziativa, coordinata da Plastic Free Onlus, che ha proprio la tartaruga marina nel proprio simbolo, metterà in rete centri di recupero, Capitanerie di Porto, aree marine protette, parchi nazionali, enti scientifici, associazioni e istituzioni locali,&nbsp;<strong>trasformando le liberazioni in un’unica grande azione nazionale di sensibilizzazione. Una giornata dal forte valore simbolico e ambientale</strong>&nbsp;che conferma l’impegno di Plastic Free nella tutela del mare e della biodiversità: dal 2019 l’associazione ha già contribuito al&nbsp;<strong>salvataggio di oltre 300 tartarughe marine e accompagnato alla nascita quasi 11mila piccoli esemplari lungo le coste italiane</strong>.</p>



<p>Al centro dell’iniziativa ci saranno&nbsp;<strong>esemplari di&nbsp;<em>Caretta caretta</em></strong>, la specie più diffusa nel Mediterraneo, spesso&nbsp;<strong>vittima dell’impatto delle attività umane</strong>: ingestione di plastica, catture accidentali nelle reti da pesca, traumi da eliche, ami, lenze e rifiuti dispersi in mare. Ogni liberazione racconterà una storia diversa, ma tutte avranno lo stesso messaggio:&nbsp;<strong>proteggere il mare significa proteggere la vita</strong>.</p>



<p><em>“Domenica 14 giugno sarà una giornata di grande emozione, ma anche di forte responsabilità –&nbsp;</em><strong>dichiara Rosapia Reale, vicepresidente di Plastic Free Onlus</strong><em>&nbsp;–. Vedere una tartaruga marina tornare in mare significa assistere a una piccola vittoria della cura sull’indifferenza. Ognuno di questi animali è stato salvato grazie a una rete preziosa fatta di competenze, passione e collaborazione tra centri di recupero, istituzioni, Capitanerie di Porto, volontari e cittadini. Ma ogni liberazione ci ricorda anche quanto sia fragile l’equilibrio del mare e quanto pesino i nostri comportamenti quotidiani. Le tartarughe marine vivono nel Mediterraneo da milioni di anni, ma oggi devono affrontare minacce sempre più gravi: plastica, reti, ami, traffico nautico, degrado degli habitat. Come Plastic Free –&nbsp;</em><strong>aggiunge</strong><em>&nbsp;– crediamo che la tutela dell’ambiente non possa fermarsi alla raccolta dei rifiuti. Proteggere il mare significa anche difendere la biodiversità, sostenere chi ogni giorno soccorre gli animali in difficoltà e sensibilizzare cittadini, scuole e istituzioni”.</em></p>



<p>A&nbsp;<strong>Genova</strong>, il rilascio avverrà al largo della città a bordo di un’imbarcazione messa a disposizione dalla Capitaneria di Porto. Alle ore 10 è previsto un momento divulgativo nell’area del&nbsp;<strong>Porto Antico, presso Ponte Spinola, sotto l’Acquario di Genova</strong>, durante il quale biologi e veterinari racconteranno al pubblico la&nbsp;<strong>storia di Lorena</strong>, l’esemplare che sarà liberato, e l’attività del Centro di Recupero che da oltre trent’anni si occupa della cura delle tartarughe marine. Il rilascio è previsto intorno alle ore 11.</p>



<p>In Toscana, l’appuntamento sarà a&nbsp;<strong>Viareggio</strong>, in&nbsp;<strong>Piazza Palombari dell’Artiglio</strong>, dove alle ore 10 si terrà un incontro di sensibilizzazione a cura di Marevivo Toscana e dello staff dell’Acquario di Livorno – Centro Recupero e Riabilitazione per tartarughe marine. Successivamente, al largo del Porto di Viareggio,&nbsp;<strong>sarà liberata Dede</strong>, una&nbsp;<em>Caretta caretta</em>&nbsp;dotata di microchip e tag metallico, grazie alla collaborazione con il Comune di Viareggio, ANPANA, Capitaneria di Porto di Viareggio, Direzione Marittima di Livorno, Osservatorio Toscano per la Biodiversità, WWF Massa Carrara e Plastic Free.</p>



<p>A&nbsp;<strong>Pescara</strong>, il Centro di Recupero e Riabilitazione Tartarughe Marine “Luigi Cagnolaro” gestito dal Centro Studi Cetacei organizzerà alle ore 10.30 un momento divulgativo&nbsp;<strong>presso la banchina di attracco delle motovedette del</strong>&nbsp;<strong>porto turistico “Marina di Pescara”.</strong>&nbsp;Volontari, veterinari e biologi racconteranno la&nbsp;<strong>storia di Lacey</strong>&nbsp;e l’attività di tutela della fauna marina protetta svolta da oltre quarant’anni. Il rilascio avverrà a circa tre miglia nautiche dalla costa, con il supporto della Capitaneria di Porto, del pescaturismo “Nonno Remo”, di Assonautica Pescara-Chieti e Plastic Free.</p>



<p>A&nbsp;<strong>Castro Marina</strong>, in provincia di Lecce,&nbsp;<strong>saranno liberati quattro esemplari di&nbsp;<em>Caretta caretta</em></strong>:&nbsp;<strong>Leo, Ale, Filippo e Mia</strong>. L’appuntamento è alle ore 10 nella parte esterna del porto turistico, dove si terrà un momento di sensibilizzazione prima del rilascio, previsto tra le 11.30 e le 12. L’iniziativa è a cura del CRTM di Calimera, con la collaborazione di CIHEAM Bari – Sede di Tricase, Mondo Marevivo Castro e Plastic Free, con il patrocinio dell’Università del Salento, della Provincia di Lecce e del Comune di Castro. Proprio nella sede di Tricase del CIHEAM Bari è ospitata la settima edizione del corso avanzato internazionale di specializzazione “<em>Sviluppo sostenibile delle comunità costiere</em>”, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Per l’occasione saranno presenti anche funzionari ministeriali provenienti da 12 Paesi (<em>Congo, Costa Rica, Egitto, El Salvador, Ghana, Kenya, Libya, Mauritania, Senegal, Sudan, Tanzania, Uganda</em>), con momenti di sensibilizzazione anche in lingua inglese.</p>



<p>A&nbsp;<strong>Stintino</strong>, sulla&nbsp;<strong>spiaggia della Pelosa</strong>, l’incontro con il pubblico inizierà alle ore 10:30, mentre alle ore 11&nbsp;<strong>sarà liberata Caterina</strong>, una tartaruga recuperata a metà marzo dai pescatori dopo una cattura accidentale in una rete da pesca. L’evento è a cura del CRAMA – Centro Recupero Animali Marini Asinara e del CReS – Centro di Recupero del Sinis, con la collaborazione del Parco Nazionale dell’Asinara – Area Marina Protetta “Isola dell’Asinara” e della Rete Regionale per la Conservazione della Fauna Marina Sardegna, con il patrocinio del Comune di Stintino e il coinvolgimento di Plastic Free.</p>



<p>A&nbsp;<strong>Lampedusa sarà liberata Lina</strong>, tartaruga marina “miracolata”, recuperata lo scorso ottobre grazie a un intervento particolarmente rischioso della Capitaneria di Porto, effettuato di notte e in condizioni meteomarine proibitive, con un subacqueo che ha dovuto entrare in mare per liberare l’animale rimasto impigliato a una roccia sul fondale. L’esemplare, poi operato e amputato, è stato curato presso il Centro Provinciale Recupero Fauna Selvatica e Tartarughe Marine di Agrigento. Oggi, finalmente in buone condizioni, tornerà in mare grazie all’impegno di Lampedusa Turtle Rescue, dei volontari dell’Unità Soccorso di Lampedusa, della Capitaneria di Porto e di Plastic Free, accompagnata dalla vedetta che contribuì al suo salvataggio. Il&nbsp;<strong>rilascio avverrà al tramonto</strong>, concludendo in maniera simbolica una giornata dedicata alla salvaguardia delle tartarughe marine, fortemente voluta da Plastic Free Onlus che ha coordinato la collaborazione fra diversi centri di recupero lungo le coste italiane.</p>



<p>Plastic Free invita&nbsp;<strong>cittadini e istituzioni a partecipare agli appuntamenti pubblici</strong>&nbsp;previsti nelle diverse località. Con&nbsp;<strong>l’Italian Turtle Day</strong>, le liberazioni diventano un unico messaggio nazionale: il mare si protegge con azioni concrete, collaborazione tra territori e scelte quotidiane più responsabili.&nbsp;<strong>Ogni tartaruga che torna libera chiude un percorso di cura e apre un nuovo impegno collettivo.</strong></p>
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		<title>Il “Dottore dell’Ottone” contro la cultura dell’usa-e-getta: da Cava de’ Tirreni il restauro ecologico che conquista Italia ed estero</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ildottore-dellottone-contro-la-cultura-dellusa-e-getta-da-cava-de-tirreni-il-restauro-ecologico-che-conquista-italia-ed-estero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 08:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cava de' Tirreni]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Recuperare invece di sostituire, restaurare invece di buttare. È questa la filosofia che dal 2005 guida l’attività di Giuseppe Salsano, conosciuto come il “Dottore dell’Ottone”, artigiano specializzato nel restauro e nella lavorazione su misura di ottone, rame, bronzo e acciaio inox. Un’eccellenza campana che, partendo da Cava de’ Tirreni, serve clienti in tutta Italia e anche all’estero.</strong></p>



<p>In un periodo storico purtroppo dominato dalla logica del “compra, usa e getta”, il laboratorio di <strong><a href="https://www.giuseppesalsano.com/" data-type="link" data-id="https://www.giuseppesalsano.com/">Giuseppe Salsano</a></strong> rappresenta invece una risposta concreta e sostenibile. Vecchie maniglie ossidate, lampadari spenti dal tempo, complementi d’arredo usurati o elementi metallici apparentemente irrecuperabili trovano nuova vita grazie a un approccio che unisce tradizione artigianale, innovazione e rispetto per l’ambiente.</p>



<p>Da qui nasce la definizione di <strong>“restauro ecologico”</strong>: recuperare ciò che già esiste, evitando sprechi e riducendo la necessità di sostituire oggetti che, attraverso interventi professionali, possono tornare a splendere come nuovi.</p>



<p>“Lucidare, riparare, cromare o modificare un oggetto significa preservarne il valore e prolungarne la vita”, spiega la filosofia che anima il brand “Giuseppe Salsano – Il Dottore dell’Ottone”. Attraverso lavorazioni specialistiche e trattamenti mirati, l’officina restituisce bellezza e funzionalità a manufatti in ottone, rame, bronzo e acciaio inox, materiali che richiedono competenze tecniche e una profonda conoscenza delle lavorazioni artigianali.</p>



<p>L’attività non si limita al restauro.</p>



<p>Uno dei punti di forza dell’azienda è infatti <strong>la realizzazione di arredi e complementi esclusivi su misura</strong>. Partendo da un semplice disegno, da una fotografia o anche da un’idea del cliente, il laboratorio crea pezzi unici destinati a contesti privati e professionali.</p>



<p>Tra le produzioni figurano cappe decorative, lampadari artistici, passamani, ringhiere, dettagli d’arredo di design, componenti per la nautica di lusso e opere di arredo sacro. Soluzioni personalizzate pensate per abitazioni, ville, hotel, bar, ristoranti, attività commerciali e imbarcazioni, con la possibilità di realizzare anche strutture smontabili e progettazioni completamente personalizzate.</p>



<p>L’eccellenza dell’officina si distingue inoltre per una serie di lavorazioni specialistiche particolarmente richieste sul mercato. Oltre ai restauri conservativi, vengono eseguiti interventi di <strong>cromatura, doratura,argentatura, nichelatura, brunitura e stagnatura a mano delle pentole in rame</strong>, una tecnica tradizionale sempre più rara e apprezzata da collezionisti, professionisti della ristorazione e amanti degli oggetti d’epoca.</p>



<p>Un altro settore di grande rilevanza riguarda<strong> il recupero di particolari appartenenti ad auto e moto storiche</strong>, un mercato che richiede precisione assoluta, rispetto dell’originalità e capacità di valorizzare ogni dettaglio.</p>



<p><strong>Sebbene il cuore operativo dell’attività sia a Cava de’ Tirreni, il servizio supera da tempo i confini regionali e nazionali. </strong>Grazie alla logistica tramite corriere, clienti provenienti da tutta Italia e dall’estero possono spedire direttamente i propri oggetti al laboratorio, ricevere la lavorazione artigianale e ottenere la riconsegna a domicilio una volta completato l’intervento.</p>



<p>Un modello che ha trasformato una bottega artigiana campana in un punto di riferimento per chi cerca qualità, personalizzazione e attenzione ai dettagli.</p>



<p>Per chi desidera restaurare un oggetto o sviluppare un progetto su misura, il primo contatto è semplice e immediato: basta fotografare il manufatto o il disegno e inviarlo tramite WhatsApp al numero 338 2004571 per ricevere una consulenza e un preventivo personalizzato. </p>



<p>In un mercato sempre più orientato alla standardizzazione, il “Dottore dell’Ottone” continua a dimostrare come il vero artigianato italiano possa rappresentare una scelta di valore, sostenibile e duratura, capace di trasformare ogni oggetto in un pezzo unico e ogni progetto in una realizzazione esclusiva.Per informazioni e consulenze è possibile visitare il sito ufficiale <a data-type="link" data-id="https://www.giuseppesalsano.com/" href="https://www.giuseppesalsano.com/"><strong>giuseppesalsano.com</strong> </a>o contattare direttamente l’officina artigiana di Cava de’ Tirreni.</p>



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<p><strong>CONTATTI</strong></p>



<p>Località Petraro Santo Stefano, 32<br>84013 CAVA DE&#8217; TIRRENI (SA)<br>+39 089 463679 <br>+39 338 2004571<br>info@giuseppesalsano.com</p>



<p><em>++++ Redazionale pubblicitario ++++ </em></p>



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		<item>
		<title>Napoli punta sulla mobilità sostenibile con 60 bus full electric</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/napoli-punta-sulla-mobilita-sostenibile-con-60-bus-full-electric/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:08:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[bus full electic]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[Napoli accelera sulla mobilità sostenibile con un investimento complessivo di circa 80 milioni di euro destinato al rinnovo e al potenziamento del trasporto pubblico urbano. La Regione Campania ha infatti [...]]]></description>
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<p>Napoli accelera sulla mobilità sostenibile con un investimento complessivo di circa 80 milioni di euro destinato al rinnovo e al potenziamento del trasporto pubblico urbano. La Regione Campania ha infatti approvato un finanziamento che consentirà al Comune di rafforzare la flotta di superficie con mezzi di nuova generazione, più efficienti e a ridotto impatto ambientale.</p>



<p>Lo stanziamento prevede 57,6 milioni di euro per l&#8217;acquisto di 17 nuovi tram destinati alla linea tranviaria del mare e altri 22 milioni di euro per l&#8217;introduzione di 60 autobus full electric. Le risorse provengono dal Programma Operativo Regionale Fesr e consentiranno di completare il potenziamento della flotta entro la fine dell&#8217;anno.</p>



<p>L&#8217;obiettivo dell&#8217;intervento è duplice: da un lato migliorare la qualità del servizio offerto ai cittadini, dall&#8217;altro ridurre le emissioni legate al trasporto urbano attraverso l&#8217;impiego di mezzi a basso impatto ambientale. Il rinnovo del parco veicoli rappresenta inoltre un importante supporto per l&#8217;azienda di trasporto pubblico Anm, che potrà contare su mezzi più moderni e performanti.</p>



<p>«<em>Il lavoro che stiamo portando avanti per la mobilità urbana e per creare un raccordo più stretto con l&#8217;intera area metropolitana ora si rafforza</em>», ha dichiarato il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. «<em>Siamo impegnati a potenziare il trasporto di superficie laddove non è possibile arrivare con la metropolitana, con particolare attenzione alla riduzione dell&#8217;impatto ambientale</em>».</p>



<p>Secondo il primo cittadino, l&#8217;investimento consentirà di offrire un servizio più efficiente non solo ai residenti, ma anche ai pendolari e ai turisti che ogni giorno si muovono in città. Manfredi ha inoltre sottolineato la collaborazione istituzionale con la Regione Campania guidata da Roberto Fico, definendola determinante per sostenere progetti strategici nei settori dei trasporti e delle infrastrutture.</p>



<p>Con l&#8217;arrivo dei nuovi tram e degli autobus elettrici, Napoli compie dunque un ulteriore passo verso un sistema di mobilità urbana più moderno, sostenibile e integrato, puntando sulla riduzione delle emissioni e sul miglioramento della qualità del trasporto pubblico locale.</p>
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		<title>Giornata mondiale degli oceani: Plastic Free rimuove 12 tonnellate di rifiuti dall’ambiente in tutta Italia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giornata-mondiale-degli-oceani-plastic-free-rimuove-12-tonnellate-di-rifiuti-dallambiente-in-tutta-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 09:40:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Plastic Free Onlus]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>
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					<description><![CDATA[In occasione della&#160;Giornata Mondiale degli Oceani, che si celebra oggi 8 giugno, Plastic Free Onlus traccia il bilancio della&#160;grande mobilitazione nazionale promossa nel weekend del 6 e 7 giugno contro [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In occasione della&nbsp;<strong>Giornata Mondiale degli Oceani</strong>, che si celebra oggi 8 giugno, Plastic Free Onlus traccia il bilancio della&nbsp;<strong>grande mobilitazione nazionale promossa nel weekend del 6 e 7 giugno contro l’abbandono dei mozziconi di sigaretta</strong>&nbsp;e dei rifiuti dispersi nell’ambiente. Sono stati quasi&nbsp;<strong>120 gli appuntamenti organizzati in tutta Italia, con la partecipazione effettiva di quasi 2.000 volontari,</strong>&nbsp;impegnati in città, spiagge, parchi, piazze, aree verdi e lungo corsi d’acqua.&nbsp;<strong>Il risultato complessivo è di circa 12.000 chilogrammi di rifiuti rimossi</strong>&nbsp;dall’ambiente, impedendo che plastica, mozziconi e altri materiali potessero raggiungere tombini, fiumi e mari.</p>



<p>La mobilitazione, lanciata in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente del 5 giugno e conclusa simbolicamente a ridosso della Giornata Mondiale degli Oceani, ha avuto come claim “<strong>Il pianeta non è un portacenere</strong>”, con l’obiettivo di&nbsp;<strong>sensibilizzare cittadini e fumatori su uno dei rifiuti più diffusi e sottovalutati: il mozzicone di sigaretta</strong>.</p>



<p>Nel corso delle attività sono state&nbsp;<strong>raccolte diverse centinaia di chili di mozziconi</strong>.&nbsp;<strong>Considerando un peso medio di circa 0,3 grammi per singolo filtro, 150 chilogrammi equivalgono già a circa 500.000 mozziconi sottratti all’ambiente</strong>. Numeri che danno la misura dell’impatto di un gesto spesso percepito come insignificante, ma capace di provocare danni enormi agli ecosistemi.</p>



<p>I filtri delle sigarette, infatti, non sono realizzati in cotone ma in&nbsp;<strong>acetato di cellulosa</strong>, una&nbsp;<strong>plastica sintetica che può impiegare oltre dieci anni per degradarsi, frammentandosi progressivamente in micro e nanoplastiche</strong>. Attraverso tombini, vento e pioggia, i mozziconi abbandonati a terra possono raggiungere corsi d’acqua e mari, rilasciando sostanze tossiche e mettendo a rischio pesci, tartarughe, uccelli marini e biodiversità.</p>



<p><em>“Abbiamo scelto di collegare questa mobilitazione alla Giornata Mondiale degli Oceani perché il mare comincia molto prima della spiaggia: comincia dai nostri marciapiedi, dalle piazze, dai tombini, dai parchi e dai fiumi –&nbsp;</em><strong>dichiara Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus&nbsp;</strong><em>– Ogni rifiuto tolto dall’ambiente è un rifiuto in meno che può finire in mare. E ogni mozzicone raccolto è un messaggio chiaro a chi continua a considerare il suolo pubblico un portacenere a cielo aperto. Quasi 2.000 volontari, circa 120 appuntamenti e 12 tonnellate di rifiuti raccolti dimostrano che l’Italia che si rimbocca le maniche esiste ed è più forte dell’indifferenza –&nbsp;</em><strong>prosegue De Gaetano</strong><em>&nbsp;– Ma non possiamo fermarci alla raccolta. Serve un cambio culturale profondo: più educazione ambientale, più controlli, più posacenere urbani, più smoking area attrezzate e una maggiore responsabilità individuale. L’assuefazione visiva ai mozziconi è uno dei problemi più gravi: ci siamo abituati a vederli ovunque e per questo abbiamo smesso di considerarli un’emergenza”.</em></p>



<p><strong>La Giornata Mondiale degli Oceani ricorda ogni anno il ruolo fondamentale dei mari per la vita sulla Terra</strong>: producono una parte essenziale dell’ossigeno che respiriamo, assorbono grandi quantità di anidride carbonica, regolano il clima e custodiscono una biodiversità preziosa. Tuttavia,&nbsp;<strong>inquinamento da plastica, microplastiche</strong>, surriscaldamento, acidificazione e perdita di biodiversità stanno mettendo sotto pressione ecosistemi sempre più fragili.</p>



<p>Plastic Free Onlus, organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica, continuerà anche nelle prossime settimane con iniziative di sensibilizzazione, cleanup ambientali e attività nelle scuole, con l’obiettivo di trasformare la tutela dell’ambiente in un impegno quotidiano e condiviso.</p>



<p><em>“Proteggere gli oceani non significa guardare soltanto al mare aperto –&nbsp;</em><strong>conclude De Gaetano</strong><em>&nbsp;– ma cambiare i comportamenti a terra. Perché ciò che abbandoniamo oggi su un marciapiede, domani può diventare microplastica nel mare e, prima o poi, tornare anche sulle nostre tavole”.</em></p>
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		<title>Vent’anni di Codice dell’Ambiente: per la Campania tre proposte concrete per acqua, rifiuti e bonifiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 21:55:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>A vent&#8217;anni dall&#8217;approvazione del Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006), la gestione dei servizi pubblici essenziali in Campania ha bisogno di una riforma strutturale. È quanto emerso durante il convegno promosso dal&nbsp;Dipartimento di Giurisprudenza dell&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II, ospitato nella sala &#8220;Caduti di Nassirya&#8221; del&nbsp;Consiglio Regionale della Campania. Il dibattito, moderato dal giornalista di&nbsp;<em>Ricicla TV</em>&nbsp;Luigi Palumbo, si è concentrato sulle modifiche normative necessarie per favorire l&#8217;aggregazione industriale e sbloccare la rigenerazione del territorio.</p>



<p>L&#8217;introduzione scientifica è stata curata dall&#8217;Avv. Vincenzo Pugliese&nbsp;(Dipartimento di Giurisprudenza), che ha avanzato tre proposte concrete per superare la frammentazione gestionale e la paralisi burocratica: 1.&nbsp;Unico ente d&#8217;ambito:&nbsp;un solo ente di governo regionale che integri la gestione del settore idrico e quella dei rifiuti, eliminando la sovrapposizione di competenze. 2.&nbsp;&#8220;Normalizzazione&#8221; del Servizio Idrico Integrato:&nbsp;inserimento della grande adduzione primaria nel ciclo idrico integrato per una gestione strategica della risorsa. 3.&nbsp;Macro accordo quadro per le bonifiche:&nbsp;una sinergia operativa tra Regione Campania, Comuni, ARPAC, Province ed Enti d&#8217;Ambito per consentire interventi rapidi sui siti contaminati tramite le società partecipate pubbliche, utilizzando procedure standardizzate e veloci.</p>



<p>Il focus tecnico ha visto un ampio confronto diviso in tre macro-aree tematiche. Sul tema&nbsp;<em>Governance, legalità e governo del territorio</em>&nbsp;sono intervenuti&nbsp;Antonello Barretta&nbsp;(Direttore Generale Ciclo Integrato dei Rifiuti della Regione Campania),&nbsp;Dino Falconio&nbsp;(Subcommissario di Governo per la bonifica di Bagnoli-Coroglio) e&nbsp;Luca Mascolo&nbsp;(Presidente dell&#8217;Ente Idrico Campano e dell&#8217;AneA).</p>



<p>La sessione dedicata a&nbsp;<em>Competitività e Best Practice</em>&nbsp;ha raccolto i contributi di&nbsp;Andrea Torino&nbsp;(Commissario ABC Napoli),&nbsp;Valentina Sanfelice di Bagnoli&nbsp;(D.G. Progetto Ambiente spa) e&nbsp;Silvio Sarno&nbsp;(Presidente ANCE AV). Infine, il dibattito si è arricchito con la visione accademica e antropologica di&nbsp;padre Vincenzo Anselmo sj&nbsp;(Decano della Pontificia Facoltà Teologica dell&#8217;Italia Meridionale) e di&nbsp;Stefano Pozzoli&nbsp;(Professore Ordinario di Economia delle Aziende Pubbliche presso l&#8217;Università Parthenope), prima delle conclusioni affidate alla&nbsp;Prof.ssa Giuliana Di Fiore&nbsp;(Ordinario di Diritto Amministrativo della Federico II).</p>
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		<title>Inquinamento urbano in Italia: lo smog resta una criticità soprattutto nel bacino padano</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/inquinamento-urbano-in-italia-lo-smog-resta-una-criticita-soprattutto-nel-bacino-padano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 21:39:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
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					<description><![CDATA[Inquinamento urbano: le città italiane più colpite La qualità dell’aria nelle città italiane continua a rappresentare una delle principali emergenze ambientali del Paese. I dati più recenti del rapporto “Mal’Aria [...]]]></description>
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<p><em>Inquinamento urbano: le città italiane più colpite</em></p>



<p>La qualità dell’aria nelle città italiane continua a rappresentare una delle principali emergenze ambientali del Paese. I dati più recenti del rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente, elaborati su rilevazioni delle agenzie regionali per la protezione ambientale, confermano che lo smog è ancora diffuso in numerosi centri urbani, soprattutto nel Nord Italia.</p>



<p>Nel 2025, secondo il report, sono stati 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato il limite giornaliero previsto per il PM10, fissato a 50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni l’anno. Un dato in miglioramento rispetto agli anni precedenti, quando le città “fuorilegge” erano 25 nel 2024 e 29 nel 2022, ma che evidenzia comunque una situazione lontana dagli obiettivi europei fissati per il 2030.</p>



<p>Tra le aree più esposte all’inquinamento atmosferico resta il bacino padano, dove la conformazione geografica e la forte concentrazione di attività produttive e traffico contribuiscono all’accumulo degli inquinanti. In queste zone si registrano frequentemente superamenti dei limiti sia per il PM10 sia per il PM2.5, oltre che per il biossido di azoto (NO₂), sostanza legata soprattutto alle emissioni dei veicoli.</p>



<p>Le città con maggiori criticità, secondo le rilevazioni degli ultimi anni, includono diversi capoluoghi del Nord come Milano, Torino, Verona, Vicenza, Venezia e Cremona, spesso presenti nelle prime posizioni delle classifiche negative per numero di giorni di sforamento dei limiti di polveri sottili. Nel Sud e nelle isole, alcune aree urbane mostrano invece livelli più variabili, con criticità localizzate legate soprattutto al traffico e alle condizioni meteorologiche.</p>



<p>Gli esperti sottolineano come il miglioramento registrato negli ultimi anni non sia ancora sufficiente a garantire un rientro stabile nei parametri raccomandati dall’Unione europea, che diventeranno più severi entro il 2030. In base alle nuove soglie previste, una quota significativa delle città italiane risulterebbe ancora oltre i limiti, in particolare per PM2.5 e biossido di azoto.</p>
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		<title>Zero waste: è davvero possibile vivere senza rifiuti?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/zero-waste-e-davvero-possibile-vivere-senza-rifiuti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 15:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Il concetto di “Zero Waste”, sempre più diffuso anche in Italia, indica un modello di vita e di gestione dei consumi che punta a ridurre al minimo la produzione di [...]]]></description>
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<p>Il concetto di “Zero Waste”, sempre più diffuso anche in Italia, indica un modello di vita e di gestione dei consumi che punta a ridurre al minimo la produzione di rifiuti, fino all’ipotesi estrema di eliminarli del tutto. Un obiettivo ambizioso che si inserisce nel più ampio quadro dell’economia circolare, basata su riuso, riciclo e riduzione degli sprechi.</p>



<p>Secondo le definizioni della Zero Waste International Alliance, lo “zero rifiuti” non significa solo migliorare la raccolta differenziata, ma ripensare l’intero ciclo di produzione e consumo dei beni, evitando che i materiali diventino scarto e rientrino invece continuamente nel sistema produttivo attraverso riutilizzo e recupero.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un modello basato sulle “5R”</h3>



<p>Alla base della filosofia Zero Waste c’è la cosiddetta strategia delle 5R: rifiutare, ridurre, riutilizzare, riciclare e compostare. L’idea è intervenire prima ancora che il rifiuto venga generato, modificando abitudini quotidiane come gli acquisti, il packaging e il consumo di prodotti usa e getta.</p>



<p>In questa prospettiva, pratiche come l’acquisto di prodotti sfusi, il riuso degli oggetti e la riparazione diventano strumenti centrali per abbattere la quantità di materiali destinati allo smaltimento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un obiettivo difficile da raggiungere nella pratica</h3>



<p>Nonostante la crescente diffusione del movimento, il “rifiuto zero” totale resta, allo stato attuale, un obiettivo teorico più che realistico. I sistemi di produzione moderni generano infatti grandi quantità di rifiuti lungo tutta la filiera, dall’estrazione delle materie prime fino al consumo finale.</p>



<p>A livello globale, secondo diversi studi internazionali, una parte significativa dei materiali riciclabili non viene effettivamente recuperata, a causa di limiti tecnici, economici e infrastrutturali nei sistemi di raccolta e trattamento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Italia tra buone pratiche e criticità</h3>



<p>Nel contesto italiano, il modello Zero Waste si traduce soprattutto in iniziative locali e nella diffusione della raccolta differenziata avanzata, oltre che in progetti di economia circolare promossi da amministrazioni e imprese.</p>



<p>L’Italia è considerata uno dei Paesi europei più attivi nel riciclo dei materiali, ma le differenze territoriali restano significative e la produzione complessiva di rifiuti urbani continua a rappresentare una sfida per le politiche ambientali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Uno stile di vita possibile, ma non assoluto</h3>



<p>Più che di “vita senza rifiuti”, gli esperti parlano quindi di una riduzione progressiva e realistica degli scarti. Il Zero Waste si configura oggi come un approccio culturale oltre che ambientale: un insieme di scelte individuali e collettive che mirano a ridurre l’impatto dei consumi.</p>



<p>Tra le azioni più diffuse ci sono l’eliminazione della plastica monouso, la preferenza per prodotti riutilizzabili e la riduzione degli imballaggi superflui. Tuttavia, anche nei comportamenti più virtuosi, una quota di rifiuti risulta oggi inevitabile.</p>



<p>Fonte foto: <a href="https://www.gruppoiren.it/it/everyday/abcircular/2023/zero-wast-come-funziona-la-strategia-rifiuti-zero.html">https://www.gruppoiren.it/it/everyday/abcircular/2023/zero-wast-come-funziona-la-strategia-rifiuti-zero.html</a></p>
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		<title>Giornata Mondiale dell’Ambiente: Plastic Free lancia mobilitazione nazionale contro i mozziconi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giornata-mondiale-dellambiente-plastic-free-lancia-mobilitazione-nazionale-contro-i-mozziconi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 14:18:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[mozziconi sigarette]]></category>
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					<description><![CDATA[Giornata Mondiale dell’Ambiente: Plastic Free lancia mobilitazione nazionale contro i mozziconi In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, il 5 giugno, Plastic Free Onlus promuove nel weekend del 6 e 7 [...]]]></description>
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<p><strong>Giornata Mondiale dell’Ambiente: Plastic Free lancia mobilitazione nazionale contro i mozziconi</strong></p>



<p>In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, il 5 giugno, Plastic Free Onlus promuove nel weekend del 6 e 7 giugno una vasta mobilitazione in tutta Italia contro l’abbandono dei mozziconi di sigaretta, tra i rifiuti più diffusi e inquinanti.</p>



<p>Sono centinaia gli eventi previsti con il coinvolgimento di migliaia di volontari, amministrazioni e associazioni per la raccolta delle cicche in città, spiagge, parchi e corsi d’acqua. L’iniziativa rientra nelle attività dell’organizzazione impegnata dal 2019 nella lotta all’inquinamento da plastica.</p>



<p>Secondo Plastic Free, i filtri delle sigarette, composti da acetato di cellulosa, possono impiegare oltre dieci anni per degradarsi e rilasciano microplastiche e sostanze tossiche nell’ambiente. Ogni anno nel mondo vengono dispersi circa 4,5 trilioni di mozziconi, con gravi impatti su suolo e ecosistemi acquatici.</p>



<p>“Il pianeta non può essere trattato come un portacenere”, ha dichiarato il presidente e fondatore Luca De Gaetano, sottolineando come il gesto di abbandonare una cicca possa generare un inquinamento duraturo e diffuso fino alla catena alimentare.</p>



<p>La campagna si inserisce anche nel percorso verso la Giornata Mondiale degli Oceani dell’8 giugno, con l’obiettivo di sensibilizzare cittadini e fumatori e promuovere comportamenti più responsabili.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="825" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-13-825x1024.jpg" alt="" class="wp-image-248536" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-13-825x1024.jpg 825w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-13-242x300.jpg 242w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-13-768x953.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-13.jpg 1179w" sizes="auto, (max-width: 825px) 100vw, 825px" /></figure>
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		<title>Dai frantoi non nasce solo olio, sottoprodotti diventano energia e nuove risorse</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dai-frantoi-non-nasce-solo-olio-sottoprodotti-diventano-energia-e-nuove-risorse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 13:47:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[frantoio moderno]]></category>
		<category><![CDATA[olio]]></category>
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					<description><![CDATA[Dai frantoi non nasce più soltanto olio extravergine di oliva:&#160;sottoprodotti come sanse, nocciolino, foglie e acque di vegetazione possono diventare energia, fertilizzanti organici e nuove materie prime&#160;per applicazioni alimentari, cosmetiche [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dai frantoi non nasce più soltanto olio extravergine di oliva:&nbsp;<strong>sottoprodotti come sanse, nocciolino, foglie e acque di vegetazione possono diventare energia, fertilizzanti organici e nuove materie prime</strong>&nbsp;per applicazioni alimentari, cosmetiche e industriali.</p>



<p>È questo il messaggio lanciato da&nbsp;<strong>AIFO – Associazione Italiana Frantoiani Oleari</strong>&nbsp;– in occasione della&nbsp;<strong>Giornata Mondiale dell’Ambiente</strong>, nell’ambito del&nbsp;<strong>percorso di comunicazione realizzato insieme a Italia Olivicola in attuazione del Programma Operativo previsto dal Regolamento (UE) 2021/2115</strong>.</p>



<p>Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha profondamente cambiato il modo di guardare ai sottoprodotti della lavorazione delle olive.&nbsp;<strong>Ciò che in passato veniva considerato uno scarto rappresenta oggi una risorsa preziosa</strong>. Le&nbsp;<strong>acque di vegetazione</strong>&nbsp;possono diventare una fonte di composti antiossidanti naturali, come i polifenoli, destinati all’industria alimentare, nutraceutica e cosmetica.&nbsp;<strong>Sansa e nocciolino</strong>&nbsp;possono invece essere valorizzati per produrre energia rinnovabile, biogas, biometano o fertilizzanti organici destinati a tornare nei campi, chiudendo il ciclo dell’economia circolare.</p>



<p><strong>Ogni campagna olearia produce non soltanto olio extravergine di oliva, ma anche una quantità rilevante di sottoprodotti</strong>. Da un quintale di olive si ottiene mediamente una quota limitata di olio, mentre la parte restante è composta da frazioni solide e liquide che richiedono una gestione corretta. La sfida dei frantoi moderni è trasformare questa complessità in valore, attraverso innovazione tecnologica, competenze professionali e nuovi modelli gestionali.</p>



<p>Il nocciolino, ad esempio, può essere utilizzato come&nbsp;<strong>biomassa rinnovabile per la produzione di calore, anche all’interno degli stessi frantoi</strong>. La sansa può essere destinata a&nbsp;<strong>processi di digestione anaerobica per la produzione di biogas e biometano</strong>, mentre il&nbsp;<strong>digestato può tornare al terreno come fertilizzante stabilizzato</strong>. Attraverso il compostaggio o la produzione di biochar,&nbsp;<strong>i residui della lavorazione possono contribuire al miglioramento della fertilità del suolo e al sequestro del carbonio.</strong></p>



<p>Questa&nbsp;<strong>evoluzione è strettamente legata anche all’innovazione degli impianti</strong>. Tecnologie più efficienti consentono di migliorare la resa estrattiva, preservare la qualità nutrizionale dell’olio, ridurre i consumi energetici e limitare l’impatto ambientale. Il frantoio moderno si sta così trasformando progressivamente in una vera bioraffineria agricola, capace di valorizzare ogni componente dell’oliva.</p>



<p>La sostenibilità, dunque, non riguarda solo la gestione dei sottoprodotti.&nbsp;<strong>Un frantoio moderno è chiamato a migliorare l’efficienza energetica, ridurre sprechi e consumi, garantire tracciabilità e preservare la qualità del prodotto lungo tutta la filiera</strong>.</p>



<p>Per il consumatore,&nbsp;<strong>scegliere un olio extravergine di qualità significa sempre più spesso scegliere anche un modello produttivo attento all’ambiente</strong>, alla valorizzazione delle risorse e alla tutela del territorio.</p>



<p><em>“Per anni si è parlato di sostenibilità come di un costo. Oggi i frantoi italiani dimostrano che può diventare un’opportunità –&nbsp;</em><strong>sottolinea il presidente di AIFO Alberto Amoroso</strong><em>&nbsp;– Il frantoio moderno non è più soltanto il luogo dove si estrae l’olio dalle olive. Sta diventando una vera e propria bioraffineria agricola, capace di generare valore da ogni componente del frutto. Recuperare i sottoprodotti, ridurre gli sprechi e investire in innovazione significa tutelare l’ambiente, rafforzare la competitività delle imprese e creare nuovo valore per la filiera. È questa la direzione del lavoro che AIFO sta portando avanti insieme a Italia Olivicola</em>&nbsp;–&nbsp;<strong>conclude Amoroso</strong>&nbsp;–&nbsp;<em>aumentare la consapevolezza dei consumatori, valorizzare il ruolo dei frantoi e raccontare una qualità dell’olio extravergine che nasce anche da processi produttivi più responsabili, efficienti e sostenibili</em>”.</p>



<p>Con questo approfondimento si apre il focus di giugno dedicato alla sostenibilità, che proseguirà con comunicazioni su economia circolare, rapporto tra sostenibilità e qualità e responsabilità climatica della filiera olivicola.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-id="248515" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-10-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-248515" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-10-1024x1024.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-10-300x300.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-10-150x150.jpg 150w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-10-768x768.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/06/unnamed-10.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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