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	<title>Transizione Ecologica | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
	<lastBuildDate>Wed, 15 Jul 2026 10:37:05 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Fonderie Pisano, avanti il piano di riconversione green: presentato il progetto per due nuovi forni elettrici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[fonderie pisano]]></category>
		<category><![CDATA[fratte]]></category>
		<category><![CDATA[riconversione green]]></category>
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					<description><![CDATA[Prosegue il percorso di riconversione green dello stabilimento Fonderie Pisano di Fratte. La proprietà dell&#8217;azienda ha presentato allo Sportello Unico per le Attività Produttive del Comune di Salerno la Scia [...]]]></description>
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<p>Prosegue il percorso di riconversione green dello stabilimento Fonderie Pisano di Fratte. La proprietà dell&#8217;azienda ha presentato allo Sportello Unico per le Attività Produttive del Comune di Salerno la Scia edilizia e la documentazione progettuale per la realizzazione di due nuovi forni elettrici destinati a sostituire gli attuali impianti alimentati a carbone.</p>



<p>L&#8217;intervento rappresenta il fulcro del progetto di trasformazione tecnologica dello stabilimento, già depositato lo scorso 22 giugno alla Regione Campania. Il piano prevede la completa decarbonizzazione del ciclo produttivo attraverso l&#8217;installazione di moderni forni elettrici TRIAL ad alta efficienza energetica.</p>



<p>Nel dettaglio, il progetto prevede lo smantellamento degli attuali forni a carbone con la definitiva dismissione dei cubilotti e l&#8217;installazione di un impianto elettrico a induzione a media frequenza composto da tre forni: uno già esistente e autorizzato e due nuovi. Tutti gli impianti saranno collocati all&#8217;interno di alcuni vani industriali dello stabilimento. Secondo l&#8217;azienda, il nuovo sistema consentirà una significativa riduzione dell&#8217;impatto ambientale, con livelli di emissione fino a dieci volte inferiori rispetto a quelli attuali.</p>



<p>La proprietà sollecita inoltre l&#8217;esame del progetto da parte della Conferenza dei Servizi. Il piano di decarbonizzazione, depositato il 22 giugno, è stato presentato in attuazione dell&#8217;ordinanza n. 1870/2026 del Consiglio di Stato per superare le criticità evidenziate dalla Regione Campania in relazione alle BAT (Best Available Techniques), le migliori tecniche disponibili per garantire un elevato livello di tutela ambientale, criticità che hanno determinato l&#8217;interruzione dell&#8217;attività produttiva.</p>



<p>L&#8217;obiettivo dichiarato è quello di riprendere la produzione per salvaguardare i livelli occupazionali e preservare il patrimonio industriale dell&#8217;azienda, specializzata nella produzione di manufatti in ghisa destinati a commesse provenienti dall&#8217;Italia e dall&#8217;estero, compresi Dubai e gli Stati Uniti. La ripartenza, secondo la proprietà, rappresenta inoltre un passaggio fondamentale per poter realizzare il progetto di delocalizzazione dello stabilimento di Fratte, attraverso la creazione di un sito produttivo completamente green, conforme alla normativa europea e in grado di coniugare sviluppo, tutela dell&#8217;ambiente e salute.</p>



<p>«<em>Chiediamo alla Regione Campania di convocare al più presto la Conferenza dei Servizi. Siamo impegnati in un processo di riconversione della nostra azienda per dimostrare che diritto alla salute e diritto al lavoro possono viaggiare insieme. Con questo obiettivo abbiamo presentato un progetto che prevede la decarbonizzazione dello stabilimento di Fratte e la conversione all&#8217;elettrico. La priorità è la ripresa della produzione perché solo così, dimostrando di avere un&#8217;azienda pienamente operativa e con un ridotto impatto ambientale, possiamo realizzare il progetto finale della delocalizzazione dello stabilimento di Fratte</em>», afferma l&#8217;amministratore delegato delle Fonderie Pisano, Ciro Pisano.</p>



<p>L&#8217;azienda rende noto, infine, di aver analizzato i dati della centralina Arpac installata in prossimità dell&#8217;area industriale di Fratte, consultabili sul sito dell&#8217;Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania. Secondo quanto riportato, nei mesi di aprile e maggio 2026, periodo in cui la fonderia era ferma, le concentrazioni medie di PM10 e PM2,5 sono risultate superiori rispetto a quelle registrate negli stessi mesi del 2025, quando lo stabilimento era regolarmente in attività.</p>



<p>Per l&#8217;azienda, la sospensione della produzione non è stata accompagnata da un cambiamento significativo e immediatamente percepibile nei dati rilevati dalla centralina. Pur non escludendo il contributo emissivo delle attività industriali presenti nell&#8217;area, la proprietà sostiene che i dati ufficiali non consentano di attribuire a una singola fonte la responsabilità prevalente dell&#8217;andamento degli inquinanti monitorati.</p>



<p></p>
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		<title>Edifici sempre più “verdi”: perché case, uffici e cantieri cercano il bollino della sostenibilità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/edifici-sempre-piu-verdi-perche-case-uffici-e-cantieri-cercano-il-bollino-della-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 10:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[edifici green]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità ambientale]]></category>
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					<description><![CDATA[Per anni parlare di “edificio green” ha significato soprattutto parlare di consumi energetici: bollette più basse, cappotti termici, pannelli solari, classi energetiche migliori. Oggi, però, l’asticella si sta alzando. Case, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per anni parlare di “edificio green” ha significato soprattutto parlare di consumi energetici: bollette più basse, cappotti termici, pannelli solari, classi energetiche migliori. Oggi, però, l’asticella si sta alzando.</p>



<p>Case, uffici, hotel, scuole, stabilimenti produttivi e cantieri vengono valutati sempre più spesso anche per la qualità dei materiali utilizzati, le emissioni generate lungo il ciclo di vita, la salubrità degli ambienti interni, la gestione dell’acqua, il comfort degli occupanti, la tracciabilità dei prodotti e la capacità di dimostrare con dati oggettivi le proprie prestazioni ambientali.</p>



<p>È in questo scenario che&nbsp;<strong>cresce l’interesse per le certificazioni di sostenibilità degli edifici, come&nbsp;</strong><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEzzGOgzAQheHT2CWaGYzBhYttfI3IMBMykoHIJily-hUrrVI_6dP7OeI0gYiViOPkgMghWtmyllt7CutHj10iuJ5mGPrAxsHWVk_dJqyZuUprnZ72Edm7gDSFBXmhHhHlzpy9B48YMmSrkYA8jOggOD9g58iHPABnuo8O5v6ymWt3lPLaLrTEx3k-m-l_DCVD6X8wlJrUt37UUJpfWlj3tRlKRYQNJVtjFc5_342DVY-65yIsZdEi-3lc-DfvphxpGkII9oz2Hek3AAD__0KnVqM" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>LEED</strong></a><strong>,&nbsp;</strong><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEz82KwzAMBOCnsY9BVpQfH3zYS16jqCslFThJsd0e-vRLFpa9DQx8zEgK8wyqXlOYZgJECsHrzpZv9aliHzsPTUA93mHooziCvW4jdruKsUjRWjtr_pEiKq_KExJzBJ5pJaV-iizCNJB6Swg4whQIIo1D6AjHyAMI4zoR3PvLFindmfNrv9CcHq09q-u_HC4Ol7_C4VK1vO1jDpf7y7LYsdUrF1XeHS6-pKLCv-sdwWZnOTiraP62rEc7L_7_4M0k4TzEGH1L_p3wJwAA__-ZNVhI" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>BREEAM</strong></a><strong>&nbsp;e&nbsp;</strong><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEz8GKwyAQxvGn0WMYRxPjwcNefI1iOpN0wCRFbRf69EsWlj1_8OP7UzTzDMyao_GzA0RnjOY9S7m1J5N85Dw4grO4wGgDKQd72yYcdibJRJVbG6TrR0Racs4w3Zc7hHX1ZCyHYK3h4A161hIRcAJvHAQ3jWZwOIU8AmVcvYPFXjZRHc5SXvuFlvjo_dmU_VKYFKa_QWFqXN_yEYVpeUkhObamMH1zKQqTrrEy5d_vysEmZz1yYeJyl8JHPy_8P-8mFHEeQwi6R_2O-BMAAP__yKZXWw" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>WELL</strong></a>, e per strumenti tecnici come LCA, EPD e mappature dei materiali. Non si tratta più solo di ottenere un “bollino” da esibire, ma di costruire un sistema di informazioni verificabili, utile a committenti, progettisti, imprese, investitori e produttori di materiali.</p>



<p>“Il settore delle costruzioni sta vivendo un cambio di prospettiva”, spiega&nbsp;<strong>Davide Treghini, Co-Founder di Ollum</strong>, società di consulenza ESG. “La sostenibilità di un edificio non si misura più solo guardando ai consumi in fase d’uso. Conta sempre di più l’intero ciclo di vita: da come vengono scelti i materiali a come viene progettato il cantiere, fino alla gestione dell’edificio nel tempo”.</p>



<p><strong>Cosa rende davvero sostenibile un edificio</strong></p>



<p>La sostenibilità degli edifici è diventata un tema più ampio e misurabile. La classe energetica resta importante, ma non basta più da sola a raccontare la qualità ambientale di un immobile.</p>



<p>Oggi un edificio viene valutato anche per le emissioni incorporate nei materiali, la provenienza dei prodotti da costruzione, la presenza di dichiarazioni ambientali verificate, la qualità dell’aria interna, l’efficienza idrica, la resilienza climatica e la capacità di ridurre gli impatti lungo tutto il ciclo di vita.</p>



<p>Per questo cresce l’attenzione verso strumenti che permettono di misurare la&nbsp;<a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEz71u7CAQxfGnge5aw_CxpqC4jV9jBcx4dyRsVoakyNNHGylKfaSfzp-SWVdg1pzMbXWA6IzRfGRp9_Fiki_pJydwFgt4G0k5OMYj4HIwSSa6eIxFpn4m7_cdSq1cvAu2RqglehvYWMyluFVLQsAAN-MguuDN4jDE7IEy7jcHxb5tomvprX0cb7Sl55yvoex_hZvC7XdQuJXWHwq30cfkU4o0mfkfk-xSReGmr3Qx5Z_3ysFD-nXmxsStSuNz9jf_F3gXSrj6GKOeSX8m_A4AAP__gaZYUQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>sostenibilità degli edifici</strong></a>&nbsp;in modo più completo. L’obiettivo non è solo progettare edifici meno energivori, ma dimostrare in modo trasparente le prestazioni ambientali dell’intero progetto.</p>



<p>In questa direzione si muovono anche le principali certificazioni internazionali.&nbsp;<a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEj0FurDAQRE9j7wa1G9vgRS_-hmuMDN0wLRkYGf8scvqIRFG29aRXVUxuHEHECrlh9IDonbOyZy3P6y2sn3oeQuB7nCH0iY2H_doidruwZuYq19Vpsy8aXcYFlxVTDGHlxCmKhCH67CIGTlYJASMMzkPyMbjOY0w5AGdcBw9zf7uZa3eW8n-_pYVerb0v0_8zOBmcfoHBaS7nZnBapDZddcnfOx9FhB_Cd6IGJ1upCv8w42HTsx65CEtZtMjRzrvk7-ZTmXAMKSXbyH4QfgUAAP__P_5Z-Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>La certificazione LEED</strong></a><strong>, ad esempio</strong>,&nbsp;<strong>valuta diversi aspetti della sostenibilità edilizia</strong>: energia, materiali, qualità ambientale interna, acqua, sito, innovazione e gestione del progetto. Come spiega&nbsp;<strong>USGBC</strong>, il&nbsp;<em>U.S. Green Building Council</em>, l’organizzazione che ha sviluppato il sistema di certificazione LEED, con LEED v5 già disponibile e la progressiva transizione dalle versioni precedenti, il mercato conferma una direzione chiara: più attenzione a decarbonizzazione, salute, resilienza e performance misurabili.</p>



<p><strong>Edifici certificati, in Italia quasi il 30% in più in un anno</strong></p>



<p>Il fenomeno è confermato anche dai numeri. Secondo i dati diffusi da USGBC/GBCI, nel 2024 l’Italia ha certificato&nbsp;<strong>174 progetti LEED</strong>, per oltre&nbsp;<strong>2,1 milioni di metri quadrati</strong>, entrando all’ottavo posto nella classifica mondiale dei Paesi e delle regioni più attivi su LEED al di fuori degli Stati Uniti. Nel 2023 i progetti certificati erano 135: in un solo anno, quindi, il numero di certificazioni è cresciuto di circa&nbsp;<strong>il 29%</strong>. Un segnale che mostra come la sostenibilità degli edifici stia diventando sempre più un criterio competitivo, non solo ambientale.</p>



<p><strong>La spinta europea: EPBD e CPR cambiano il contesto</strong></p>



<p>La crescita dell’interesse per gli edifici sostenibili non nasce solo da una maggiore sensibilità ambientale. Arriva anche da un&nbsp;<strong>quadro normativo europeo sempre più orientato</strong>&nbsp;a misurare e ridurre gli impatti del settore costruzioni.</p>



<p><strong>La nuova&nbsp;</strong><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEz8GOrCAQheGngZ0GylJgweJufI0OWNV2Jagd4PZinn7iJJNZn-Q_-Sha7w2z5midRwOA1mo-kpRHezPJl1wnR4MTZDNPgRSao-0LjAeTJKLKrY3S9SuS90B-Q5fzBIzebcvMaNnR7JbJPbVEMLAYZ9EEXGY7IiwhzYYSPB2aPN1tojpepfw_7miJr97fTU3_FKwK1t9BwZrLtStYSSr3Lp80bKnxsFfmc-B3pkE-g_RUJClYdY2VKf1YFJpdrnqmwsRlk8Jnv-6zP-5DKIKfQwi6R_2J8B0AAP__FzVctQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici</strong></a>, conosciuta come EPBD o “Direttiva Case Green”,&nbsp;<strong>punta a migliorare le prestazioni del patrimonio edilizio</strong>&nbsp;e ad accompagnare il settore verso edifici a emissioni zero. Ma il cambiamento non riguarda solo l’energia consumata durante l’uso dell’edificio: cresce anche l’attenzione verso le emissioni generate prima, durante e dopo la vita utile dell’immobile.</p>



<p>In parallelo,&nbsp;<strong>il&nbsp;</strong><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEzzFurjAQBODT2N1D6_WCcbHFa7jGL8Mu_JYMRoakyOkjIkWpZ_RpRtiNI6haZRdGAkRyzuqecnldp0r-yvVQBvI4Q--jGIL92gbsdpWcRJpeV5dv-2Zxya89yjIE8i4gJYiyOpUVg1v8bDMj4ADBEUQaetcRDjH1IAnXQDD7xxZpXS3lY3_Qwu_7Pi_j_xucDE6_gcFpLnUzODXdakm7Hnf9t5zN4GQbN5X0s9sQbLm2IxUVLUsuT--B_669sjCOfYzR3mw_Gb8DAAD__zI1VbY" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>nuovo Regolamento Prodotti da Costruzione</strong></a><strong>&nbsp;introduce un’evoluzione importante</strong>&nbsp;anche per i produttori di materiali e componenti edilizi. Il CPR rafforza il ruolo delle informazioni tecniche e ambientali sui prodotti, con un percorso che porterà a dichiarazioni più complete, maggiore tracciabilità e sviluppo del passaporto digitale per i prodotti da costruzione.</p>



<p>Questo significa che progettisti e imprese avranno sempre più bisogno di dati affidabili sui materiali che utilizzano. Allo stesso tempo, i produttori dovranno essere in grado di fornire documentazione chiara, verificabile e coerente con i requisiti richiesti dal mercato, dalle normative e dai protocolli di certificazione.</p>



<p><strong>Materiali, dati e certificazioni: la nuova competitività dell’edilizia</strong></p>



<p>La sostenibilità degli edifici si gioca sempre di più anche nella scelta dei materiali. Calcestruzzo, acciaio, laterizi, isolanti, serramenti, pavimenti, rivestimenti, arredi e componenti tecnici non vengono valutati solo per prezzo e prestazioni funzionali, ma anche per impatto ambientale, contenuto riciclato, durabilità, provenienza e documentazione disponibile.</p>



<p>In questo contesto, strum<strong>enti come le&nbsp;</strong><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEj7GOwyAQRL8GSmtZg80WFNf4NyLsXScr4TgCLkW-_uSTTte-kd7McHIxgoiV5OboAdE7Z-XIWm7tJawfPZ-SwI-4QhiJjYej3SccDmHNzFVaG7TbR9q3TCCr5EAUt30m73hixpUpOr8GqwkBJ5idB_JTcIPHiXIAzrjPHtbxcjPX4Szl-7ikJT16fzUzfhlcDC5_gcGlSX3rRw0um9Suu275mnoBebHBxdZUhX-hGA93PeszF2EpmxZ59vMq-L94U04YAxHZnuw74U8AAAD__2t7WTc" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Dichiarazioni Ambientali di Prodotto</strong></a><strong>&nbsp;diventano sempre più strategici</strong>. Una EPD consente infatti di comunicare in modo verificato gli impatti ambientali di un prodotto lungo il ciclo di vita e può supportare l’accesso a gare, CAM, protocolli di certificazione e richieste di filiera.</p>



<p>Anche per i committenti e gli studi di progettazione cresce il bisogno di un approccio strutturato. Percorsi di&nbsp;<a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEz0GOgzAMheHTJEvkGBPIwovZcI0qjF1qKUCV0C56-hEjjWb9pE_vFw7TBKpeOYwTASKF4HXLVm7tqWIfO3ZloB4XGPokjmBra8RuU7EsUrW1zk7_4CVSCjGp9DnDnUjyoioS04gqIpM3RsAIYyBIFIfQEcaUB5CM95Fg6S9bpHZHKa_tQgs_zvPZXP_lcHY4_w0O56b1bR9zOC8vK2L72hzOvnJVyb-nHcFqR91zUdHybUX387jU_66bCeM0pJT8yf7N-BMAAP__0pNVpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>certificazione green per edifici</strong></a><strong>&nbsp;</strong>permettono di impostare fin dalle prime fasi del progetto una strategia coerente: scelta del protocollo, analisi dei requisiti, raccolta documentale, coordinamento dei fornitori, verifica dei materiali e gestione delle evidenze tecniche.</p>



<p>“Molte aziende si avvicinano alle certificazioni perché ricevono una richiesta da un cliente, da un investitore o da una gara”, aggiunge Treghini. “Ma il valore vero nasce quando la certificazione diventa uno strumento di progettazione e non solo un adempimento finale. Se i dati vengono raccolti troppo tardi, il rischio è scoprire criticità quando il progetto è già avanzato”.</p>



<p>In un settore chiamato a ridurre consumi, emissioni e impatti ambientali,&nbsp;<strong>il bollino della sostenibilità non è più solo un simbolo</strong>. È sempre più spesso la parte visibile di un lavoro fatto di misurazioni, documenti, scelte progettuali e dati verificabili.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Transizione sostenibile, il manager campano Antonio Schioppi: «Premialità nel credito e incentivi fiscali per imprese più competitive»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/transizione-sostenibile-il-manager-campano-antonio-schioppi-premialita-nel-credito-e-incentivi-fiscali-per-imprese-piu-competitive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 14:20:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Schioppi]]></category>
		<category><![CDATA[transizione sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[Meccanismi premiali più trasparenti nell’accesso al credito e strumenti fiscali mirati possono orientare i capitali verso la transizione sostenibile, contribuendo a superare una visione della sostenibilità come mero adempimento di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Meccanismi premiali più trasparenti nell’accesso al credito e strumenti fiscali mirati possono orientare i capitali verso la transizione sostenibile, contribuendo a superare una visione della sostenibilità come mero adempimento di compliance. E valorizzandola come leva strategica di competitività per le imprese</p>



<p>La sostenibilità è ormai entrata nel linguaggio ordinario di imprese, banche e istituzioni. Ma il passaggio decisivo, oggi, non è più soltanto misurare e rendicontare gli impatti ambientali, sociali e di governance. La vera sfida è rendere misurabile e riconoscibile, anche sul piano economico-finanziario, il contributo delle imprese e degli investitori alla transizione del Paese.</p>



<p>È su questo terreno che si colloca la proposta di Antonio Schioppi, professionista napoletano esperto di sostenibilità e finanza: rendere più chiari i meccanismi premiali collegati al credito bancario e introdurre strumenti fiscali capaci di orientare capitale privato verso investimenti misurabili, verificabili e coerenti con gli obiettivi di transizione sostenibile.</p>



<p>«La transizione non si accelera chiedendo alle imprese di produrre più dati, ma dando valore alle informazioni giuste. Servono premialità comprensibili, strumenti fiscali mirati e capitali orientati verso imprese e investimenti che contribuiscono in modo misurabile e comparabile alla crescita sostenibile e alla competitività del Paese», spiega Schioppi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Premialità più chiare nel rapporto tra imprese e banche</h2>



<p>Secondo Schioppi, molte banche tengono già conto, in forme diverse, dei fattori ESG. Alcuni istituti hanno sviluppato prodotti dedicati, linee di finanziamento collegate a obiettivi ambientali o strumenti che valorizzano specifici percorsi di sostenibilità.</p>



<p>Il problema, però, resta la chiarezza. Dal punto di vista dell’impresa, spesso non è evidente quali indicatori vengano considerati, quale peso abbiano nella valutazione, quanto incidano sul profilo di rischio, sul pricing del credito, sulle condizioni economiche del finanziamento e se la premialità riconosciuta sia stabile, comparabile e verificabile.</p>



<p>«Per questo, la sostenibilità non dovrebbe essere percepita come un ulteriore onere di compliance, ma come un percorso capace di generare valore, rafforzare la resilienza dell’impresa e migliorarne la competitività. Se un’impresa investe in efficienza energetica, sicurezza sul lavoro, qualità della governance, riduzione dei rischi ambientali e miglioramento dei propri processi, questo impegno dovrebbe poter essere valorizzato anche nel rapporto con il sistema finanziario», continua Schioppi.</p>



<p>In questa prospettiva, un ruolo importante può essere svolto dal Documento per il dialogo di sostenibilità tra PMI e Banche, che può contribuire a standardizzare il dialogo informativo tra PMI e sistema bancario, riducendo la frammentazione delle richieste ESG e favorendo un set di indicatori essenziali, proporzionati, comparabili e verificabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Regime fiscale incentivante per gli strumenti obbligazionari destinati alla transizione sostenibile</h2>



<p>La seconda direttrice della proposta prevede l’introduzione di misure fiscali premiali sui rendimenti e sulle plusvalenze derivanti da strumenti obbligazionari emessi dalle aziende per sostenere investimenti legati alla transizione sostenibile, tra cui green bond e blue bond..</p>



<p>I BTP Green rappresentano già un riferimento importante, perché consentono di finanziare spese pubbliche con impatto ambientale positivo. Ma il perimetro, secondo Schioppi, potrebbe essere più ampio.</p>



<p>«Qui l’obiettivo non è riconoscere benefici fiscali a qualunque prodotto presentato come sostenibile, ma premiare strumenti capaci di dimostrare in modo chiaro la destinazione dei proventi, l’allineamento a standard riconosciuti, la tracciabilità delle risorse impiegate, l’allocation reporting, l’impact reporting e la coerenza con gli obiettivi di transizione del Paese e dell’Unione europea».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una politica industriale più moderna</h2>



<p>Meccanismi premiali nel credito e un regime fiscale incentivante possono diventare due leve complementari: la prima per rendere più conveniente per le imprese investire in sostenibilità, la seconda per orientare capitali privati verso progetti coerenti con gli obiettivi di transizione.</p>



<p>La sostenibilità deve entrare nella grammatica ordinaria della politica economica. Non può restare confinata nei questionari, nei report o nelle istruttorie bancarie, ma deve diventare un criterio operativo per migliorare l’allocazione del capitale, orientare il credito, indirizzare la fiscalità e premiare gli investimenti che riducono i rischi di transizione e rafforzano la competitività del sistema produttivo.</p>



<p>«La vera sfida non è costruire un sistema più complesso, ma un sistema più intelligente: poche informazioni rilevanti, indicatori chiari, premialità comprensibili e capitale orientato verso imprese e progetti che contribuiscono davvero alla transizione», conclude.</p>



<p><strong>Chi è Antonio Schioppi:</strong> nato a Napoli, è Manager del team Climate Change and Sustainability Services di EY, dove si occupa di tematiche ESG, sostenibilità, rendicontazione e strategie per la transizione ecosostenibile. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nell’ambito della sostenibilità e della finanza responsabile, ricoprendo il ruolo di ESG Strategy &amp; Reporting Specialist presso il Gruppo BCC Iccrea. È inoltre membro dell’Environmental, Social and Corporate Governance (ESG) Working Group dell’ICFOA, organismo internazionale dedicato alla promozione del dibattito e dello sviluppo di strategie in materia di responsabilità ambientale, sociale e governance aziendale. Autore di numerose pubblicazioni sul tema della sostenibilità, ha pubblicato nel 2022 un primo volume dedicato alla finanza sostenibile, seguito nel 2023 da una seconda opera in lingua inglese. Nel 2024 ha dato alle stampe il suo lavoro più recente, “Rendicontazione delle informative e strategie per la transizione ecosostenibile: il ruolo della Tassonomia ESG”, dedicato all’evoluzione della rendicontazione di sostenibilità e al ruolo della Tassonomia europea nei processi di transizione delle imprese.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>UE, più flessibilità per l&#8217;energia: possibili incentivi alle auto elettriche nel nuovo quadro fiscale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ue-piu-flessibilita-per-lenergia-possibili-incentivi-alle-auto-elettriche-nel-nuovo-quadro-fiscale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 11:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[auto elettriche]]></category>
		<category><![CDATA[commissione europea]]></category>
		<category><![CDATA[incentivi]]></category>
		<category><![CDATA[pompe di calore]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[La Commissione europea si prepara ad ampliare la flessibilità prevista dal Patto di stabilità, aprendo la strada a nuovi incentivi per la transizione energetica, tra cui il sostegno all&#8217;acquisto di [...]]]></description>
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<p>La Commissione europea si prepara ad ampliare la flessibilità prevista dal Patto di stabilità, aprendo la strada a nuovi incentivi per la transizione energetica, tra cui il sostegno all&#8217;acquisto di auto elettriche e pompe di calore. La notizia è stata anticipata dall&#8217;ANSA, che cita fonti europee.</p>



<p>La proposta sarà esaminata venerdì dal Comitato economico e finanziario dell&#8217;Unione europea, organismo composto dai rappresentanti dei ministeri dell&#8217;Economia dei 27 Stati membri. Con questo passaggio, le nuove deroghe dovrebbero diventare operative, senza la necessità di un ulteriore via libera del Consiglio Ecofin.</p>



<p>L&#8217;estensione della clausola di salvaguardia nazionale, inizialmente prevista esclusivamente per gli investimenti nel settore della difesa, consentirà agli Stati membri di escludere dal calcolo del deficit alcune spese destinate a rafforzare la resilienza energetica. In particolare, Bruxelles ipotizza di ammettere investimenti fino allo 0,3% del Pil all&#8217;anno nel triennio 2026-2028, con un limite complessivo dello 0,6% del Pil.</p>



<p>Tra gli interventi che potrebbero beneficiare della nuova flessibilità figurano gli incentivi all&#8217;acquisto di veicoli elettrici e delle pompe di calore, strumenti ritenuti strategici per accelerare la decarbonizzazione e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Restano invece esclusi sussidi generalizzati e tagli alle accise sui carburanti.</p>



<p>Per l&#8217;Italia, che ha sostenuto con forza l&#8217;estensione della clausola, si tratta di un importante margine di manovra nell&#8217;ambito delle nuove regole fiscali europee. Le misure concrete saranno però definite dai singoli governi al momento della richiesta di attivazione della clausola, attesa a partire da settembre, mentre le prime autorizzazioni potrebbero arrivare a ottobre.</p>



<p>L&#8217;ipotesi di includere gli incentivi alle auto elettriche rappresenta un segnale significativo anche per il comparto automobilistico europeo, alle prese con una fase complessa di transizione industriale e occupazionale. L&#8217;obiettivo dichiarato della Commissione è favorire investimenti mirati nella sicurezza energetica senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici.</p>



<p>(Fonte: ANSA)</p>



<p></p>
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		<title>Il ruolo degli alberi nelle città nella lotta al cambiamento climatico: più verde per ridurre caldo, inquinamento e rischi ambientali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-ruolo-degli-alberi-nelle-citta-nella-lotta-al-cambiamento-climatico-piu-verde-per-ridurre-caldo-inquinamento-e-rischi-ambientali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:15:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[alberi in città]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli alberi urbani sono sempre più considerati una risorsa fondamentale nella sfida contro il cambiamento climatico. Parchi, viali alberati e aree verdi non rappresentano soltanto elementi estetici delle città, ma [...]]]></description>
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<p>Gli alberi urbani sono sempre più considerati una risorsa fondamentale nella sfida contro il cambiamento climatico. Parchi, viali alberati e aree verdi non rappresentano soltanto elementi estetici delle città, ma vere infrastrutture naturali capaci di contribuire alla riduzione delle temperature, al miglioramento della qualità dell’aria e alla protezione degli ecosistemi urbani.</p>



<p>Secondo numerosi studi scientifici, la vegetazione nelle aree urbane svolge un ruolo importante nell’adattamento ai nuovi scenari climatici, caratterizzati da estati più calde, ondate di calore più frequenti e fenomeni meteorologici estremi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli alberi contro le isole di calore urbane</h2>



<p>Uno degli effetti più evidenti della presenza degli alberi è la capacità di contrastare il fenomeno delle <strong>isole di calore urbane</strong>, cioè l’aumento delle temperature nelle città rispetto alle zone rurali circostanti.</p>



<p>Asfalto, cemento e superfici scure assorbono e trattengono il calore durante il giorno, rilasciandolo lentamente anche nelle ore notturne. Gli alberi aiutano a mitigare questo effetto grazie all’ombra e al processo di <strong>evapotraspirazione</strong>, attraverso il quale rilasciano vapore acqueo nell’atmosfera contribuendo al raffrescamento dell’ambiente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un aiuto contro l’inquinamento atmosferico</h2>



<p>Le piante svolgono inoltre un’importante funzione nella qualità dell’aria. Gli alberi assorbono anidride carbonica (<strong>CO₂</strong>) attraverso la fotosintesi e trattengono alcune particelle inquinanti presenti nell’atmosfera.</p>



<p>La capacità di assorbimento varia in base alla specie, alle dimensioni dell’albero, alla posizione e alle condizioni ambientali, ma la presenza di verde urbano può contribuire a rendere gli spazi cittadini più salubri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più alberi per città più resilienti</h2>



<p>Il verde urbano può svolgere un ruolo anche nella gestione delle piogge intense. Le chiome degli alberi intercettano parte dell’acqua piovana, mentre il terreno delle aree verdi favorisce l’infiltrazione, riducendo il rischio di allagamenti legati alla crescente impermeabilizzazione dei suoli.</p>



<p>Per questo motivo molte città stanno investendo in nuovi programmi di forestazione urbana, con l’obiettivo di creare corridoi verdi, ampliare i parchi e aumentare la presenza di alberi nelle zone più densamente costruite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non basta piantare: serve una corretta gestione</h2>



<p>Gli esperti sottolineano però che la lotta al cambiamento climatico non si risolve semplicemente piantando alberi. La scelta delle specie, la manutenzione, la disponibilità d’acqua e la tutela degli alberi adulti già presenti sono elementi fondamentali.</p>



<p>Un albero maturo può offrire benefici ambientali molto superiori rispetto a una giovane pianta appena messa a dimora. Per questo le strategie più efficaci prevedono sia nuove piantumazioni sia la conservazione del patrimonio arboreo esistente.</p>



<p></p>
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		<title>Plastica monouso, come è cambiata la normativa europea: divieti, nuovi obblighi e la spinta verso il riuso</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/plastica-monouso-come-e-cambiata-la-normativa-europea-divieti-nuovi-obblighi-e-la-spinta-verso-il-riuso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:11:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[plastica monouso]]></category>
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					<description><![CDATA[La lotta alla plastica usa e getta è diventata uno dei principali obiettivi delle politiche ambientali europee. Negli ultimi anni l’Unione Europea ha introdotto nuove regole per ridurre l’impatto dei [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La lotta alla plastica usa e getta è diventata uno dei principali obiettivi delle politiche ambientali europee. Negli ultimi anni l’Unione Europea ha introdotto nuove regole per ridurre l’impatto dei prodotti in plastica monouso sull’ambiente, favorendo modelli di produzione e consumo più sostenibili.</p>



<p>Il punto di svolta è rappresentato dalla <strong>Direttiva europea 2019/904</strong>, conosciuta come direttiva “SUP” (<em>Single Use Plastics</em>), approvata per prevenire e ridurre la presenza di determinati rifiuti plastici, soprattutto nei mari e negli ecosistemi naturali.</p>



<p>La normativa ha introdotto una serie di misure che hanno cambiato il modo in cui cittadini e imprese utilizzano diversi prodotti quotidiani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Stop ad alcuni prodotti usa e getta</h2>



<p>Dal recepimento della direttiva sono stati vietati alcuni articoli in plastica monouso considerati particolarmente problematici per l’ambiente, tra cui posate, piatti, cannucce, bastoncini cotonati e alcuni contenitori in polistirene espanso. Le restrizioni riguardano anche i prodotti realizzati con plastica oxo-degradabile.</p>



<p>L’obiettivo non è soltanto eliminare alcuni oggetti, ma ridurre progressivamente la cultura dell’usa e getta, incentivando alternative riutilizzabili o con minore impatto ambientale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più responsabilità per produttori e aziende</h2>



<p>La normativa europea ha introdotto anche il principio della <strong>responsabilità estesa del produttore</strong>: chi immette sul mercato determinati prodotti deve contribuire alla gestione dei rifiuti e ai costi legati alla loro raccolta e trattamento.</p>



<p>Un cambiamento importante riguarda anche alcuni articoli ancora ammessi, come contenitori e bicchieri in plastica: per questi prodotti l’Europa ha previsto misure per ridurne il consumo e migliorarne la progettazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tappi più sicuri e raccolta più efficace</h2>



<p>Tra le novità introdotte dalla normativa rientra anche l’obbligo, per alcune bottiglie in plastica, di avere il tappo collegato al contenitore, così da evitare che venga disperso nell’ambiente durante l’uso. Le nuove regole puntano inoltre ad aumentare la raccolta e il riciclo delle bottiglie in plastica..</p>
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		<title>Casaletto Spartano cambia passo sulla raccolta differenziata: investimenti per oltre 567mila euro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/casaletto-spartano-cambia-passo-sulla-raccolta-differenziata-investimenti-per-oltre-567mila-euro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 14:07:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Casaletto Spartano]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[pnrr]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
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		<category><![CDATA[tutela ambientale]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo modello di gestione dei rifiuti prende forma a Casaletto Spartano, dove sono in corso interventi per circa 567mila euro destinati al miglioramento, alla digitalizzazione e alla meccanizzazione del [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un nuovo modello di gestione dei rifiuti prende forma a <strong>Casaletto Spartano</strong>, dove sono in corso interventi per circa 567mila euro destinati al miglioramento, alla digitalizzazione e alla meccanizzazione del servizio di raccolta differenziata.</p>



<p>Il Comune ha avviato un importante programma di potenziamento grazie a un finanziamento PNRR pari a 467.038,85 euro, a cui si aggiungono 100mila euro di risorse comunali. L’obiettivo è rendere il sistema più moderno, efficiente e vicino alle esigenze dei cittadini.</p>



<p>Gli interventi prevedono l’introduzione di nuove attrezzature e tecnologie a supporto del servizio, con l’acquisto di cassoni scarrabili, contenitori destinati alle famiglie e alle attività economiche, compattatori scarrabili, un biotrituratore, sistemi di videosorveglianza e ulteriori strumenti operativi.</p>



<p>Il progetto interesserà l’intero territorio comunale, dal capoluogo alla frazione Battaglia fino alle contrade, con una riorganizzazione del servizio porta a porta finalizzata a migliorare la qualità della raccolta e la gestione complessiva dei rifiuti.</p>



<p>&#8220;Nei prossimi mesi il servizio porta a porta sarà ulteriormente migliorato e riorganizzato grazie all’introduzione di nuove attrezzature e soluzioni operative finanziate dal PNRR. &#8211; spiega l&#8217;amministrazione comunale &#8211; L’obiettivo è migliorare la qualità della raccolta differenziata e l’efficienza complessiva del servizio nel capoluogo, nella frazione Battaglia e nelle contrade. Prima dell’avvio delle nuove modalità organizzative saranno promossi incontri pubblici e attività informative dedicate ai cittadini, durante i quali saranno illustrate tutte le novità e le corrette modalità di conferimento dei rifiuti. Un investimento importante per un paese più pulito, più efficiente e più attento all’ambiente&#8221;.</p>
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		<title>Transizione ecologica: esperti e istituzioni a confronto il 26 giugno a Giugliano</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/transizione-ecologica-esperti-e-istituzioni-a-confronto-il-26-giugno-a-giugliano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 12:24:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[autoconsumo collettivo]]></category>
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		<category><![CDATA[transizione ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Le Comunità Energetiche Rinnovabili e le nuove prospettive europee per la transizione ecologica saranno al centro dell’incontro pubblico “L’Europa che investe nel futuro – Comunità Energetiche (CER) e Transizione Ecologica [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le Comunità Energetiche Rinnovabili e le nuove prospettive europee per la transizione ecologica saranno al centro dell’incontro pubblico “L’Europa che investe nel futuro – Comunità Energetiche (CER) e Transizione Ecologica fuori dai vincoli di bilancio”, in programma venerdì 26 giugno 2026 alle ore 18:30 presso Natura Urbana – Green Club Zone, in Vicinale Cesa di Parete 40, a Giugliano in Campania.</p>



<p>L’iniziativa, promossa da Francesco Macillo e dall’APS Amicitia, riunirà professionisti, esperti del settore energetico e rappresentanti istituzionali per approfondire il ruolo delle Comunità Energetiche Rinnovabili nel nuovo contesto europeo. Al centro del confronto vi saranno le opportunità derivanti dalla recente risoluzione europea dell’11 marzo 2026 che riconosce la centralità degli investimenti destinati alla transizione ecologica, individuandoli come strategici per il futuro dell’Unione.</p>



<p>Le CER vengono considerate tra gli strumenti più efficaci per tradurre gli obiettivi europei in azioni concrete sui territori, favorendo la produzione condivisa di energia da fonti rinnovabili, la riduzione dei costi energetici e una maggiore autonomia per cittadini, imprese ed enti locali.</p>



<p>“Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono una grande opportunità per i territori – dichiarano gli organizzatori Francesco Macillo e l’Avv. Lelio Mancino, Presidente dell’APS Amicitia – perché consentono di costruire un modello nel quale sostenibilità, innovazione e comunità diventano elementi di crescita. La transizione ecologica deve essere accompagnata da progetti concreti e partecipati”.</p>



<p>Tra i relatori è previsto l’intervento dell’On. Raffaele Topo, europarlamentare, che illustrerà il quadro delle politiche europee e delle opportunità connesse agli investimenti per la transizione ecologica. Previsti anche i contributi dell’Ing. Antonio Zanesco, europrogettista, sugli strumenti comunitari a sostegno dei progetti energetici territoriali, e dell’Ing. Valentina Russo, Esperto in Gestione dell’Energia (EGE), che approfondirà gli aspetti tecnici e operativi delle Comunità Energetiche.</p>



<p>A evidenziare il valore strategico delle CER è anche la Dott.ssa Maria C. Biglietto, ESG Manager – Sostenibilità ambientale.</p>



<p>“Le Comunità Energetiche rappresentano un nuovo modello di sviluppo sostenibile, capace di unire innovazione, partecipazione e tutela ambientale”.</p>



<p>La stessa Biglietto sottolinea inoltre come “la diffusione delle Comunità Energetiche rappresenti un passaggio fondamentale per accompagnare cittadini, imprese e istituzioni verso un nuovo modello energetico basato su consapevolezza, responsabilità e sostenibilità concreta. La sfida non è soltanto produrre energia pulita, ma creare valore condiviso per i territori”.</p>



<p>I lavori saranno moderati dall’Avv. Lelio Mancino. L’appuntamento si inserisce in un percorso di confronto già avviato sul territorio campano sul tema delle Comunità Energetiche, sostenuto anche dal Vicepresidente della Regione Campania Mario Casillo, nell’ambito delle iniziative dedicate alla sostenibilità e all’innovazione energetica.</p>



<p>“Questo appuntamento – concludono gli organizzatori – vuole essere un momento di confronto operativo tra istituzioni, professionisti e cittadini per comprendere come le Comunità Energetiche possano diventare uno dei pilastri della transizione ecologica e della crescita sostenibile del futuro”.</p>
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		<title>Futuro dell&#8217;arredo: passaporto digitale per mobili e lampade, la svolta europea sulla sostenibilità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/futuro-dellarredo-passaporto-digitale-per-mobili-e-lampade-la-svolta-europea-sulla-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 11:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[impatto ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[mobili e lampade]]></category>
		<category><![CDATA[passaporto digitale]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibiliotà]]></category>
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					<description><![CDATA[Cataloghi, fotografie e schede tecniche non saranno più sufficienti per descrivere un prodotto. Secondo studio normativo realizzato da Ollum, società italiana specializzata in sostenibilità e misurazione degli impatti ambientali, il settore [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Cataloghi, fotografie e schede tecniche non saranno più sufficienti per descrivere un prodotto. Secondo <strong>studio normativo realizzato da Ollum</strong>, società italiana specializzata in sostenibilità e misurazione degli impatti ambientali, il settore dell&#8217;arredo e dell&#8217;illuminazione si sta avviando verso una trasformazione profonda: mobili, sedute e lampade saranno sempre più accompagnati da informazioni digitali strutturate in grado di raccontarne origine dei materiali, impatti ambientali, durabilità, riparabilità e modalità di recupero a fine vita.</p>



<p><strong>La nascita dell&#8217;identità digitale del prodotto</strong></p>



<p>Quello che fino a ieri era principalmente uno strumento commerciale si sta trasformando in un vero e proprio patrimonio informativo. Un tavolo, una sedia o una lampada non saranno più descritti soltanto dal design, dalle dimensioni o dalle prestazioni tecniche, ma anche dai dati che ne raccontano l&#8217;intero ciclo di vita. Questa conclusione emerge dall&#8217;analisi condotta da Ollum sulle principali normative europee in fase di implementazione e dall&#8217;esperienza maturata a supporto di aziende impegnate nella misurazione e comunicazione delle prestazioni ambientali dei propri prodotti.</p>



<p>La direzione è indicata dall&#8217;Unione Europea attraverso il&nbsp;<a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEz7GOwyAQBNCvgdLaXTsGCopr-I0IsptkJWxHwKXI15980unqkd7McETvQcRKROfRgQ8IVras9dpfwvrRY5fosgAWt2AxC2z9sdK0CWtmbtL7pMM-o7v7fAmZWeCeBfN694WXsN5KAJwRrEYCWmFFhxfwM0yLJyrOFyxzCOLptJnbdNT6vZ1ojc8xXt3MX4aSofQXGEpd2ls_aijlrajsQwwluR0sXR-7oWRbbML5d79Z4KFH23MVlnrTKvs4zoL_i1flSJ5CmO2I9h3pJwAA__-jfFlK" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>nuovo Regolamento Ecodesign per Prodotti Sostenibili (ESPR</strong></a>), che introduce il concetto di&nbsp;<a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEjzFuxCAQRU8Dna1hjAEXFGl8jRUss96RsEFAUuT0kSNFaf-X3tNLXjkHRJK8sk5ZcJsCSWfg_OiVEn9zucjbQKCi1SoKDWc_DM4nJQ4pNep95iHfHiJZG_RijFtNDOtK-HytLwMAK2iNkj0CGjDKqhXcArN2iNG6qOKybeTwZqfU5pLz53lDs3-PUbtYPgTuAve_Q-AeczkE7s_SaeI81dB7qKWNMiU-eIRMU-KptpLKuMdaBe6y-UYp_DYJDQeXdoVMifKTM12j3NL_7Acnjw63bZHDyy-PPwEAAP__ItVf0A" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Digital Product Passport (DPP)</strong></a>, un passaporto digitale destinato a raccogliere informazioni sulla composizione, l&#8217;origine, le prestazioni ambientali, la riparabilità e la riciclabilità dei prodotti.&nbsp;<a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEzz1uxSAQBODTQBdrd435KSjS-BpP8Hbjh4SNBU6KnD5ypCj1jD7NcETvQURLROfRgQ8IWvZU6mOcwuW7tEOiSwKYncGsDOxjszTtwiUxdxljKpd-RXEpfcyYF2eC9YbQLOggZJbAztpFl0hAFiw6XMDPMBlPlJ3PmOcQxNNtM_ep1fq532iNr-s6h5rfFa2K1r9A0Zpr2xStXbZW0y7H1d7k2VhG2Q5Fq-6xC6ff9crAVlo_UhWW-iz1bt_8_8FH4UieQpj1FfVXpJ8AAAD__zAuV7w" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Il Regolamento</strong></a>&nbsp;rappresenta il nuovo quadro europeo per rendere i prodotti più sostenibili, durevoli e trasparenti lungo tutta la filiera.</p>



<p>Secondo il primo piano di lavoro pubblicato dalla Commissione Europea, tra le categorie prioritarie individuate per i futuri atti applicativi rientrano anche i&nbsp;<strong>mobili</strong>, insieme ad altri prodotti considerati strategici per la transizione verso un&#8217;economia circolare.</p>



<p>«<em>Per anni il settore dell&#8217;arredo ha competuto principalmente su design, qualità e prestazioni tecniche. Oggi stiamo assistendo alla nascita di una nuova dimensione competitiva: la qualità delle informazioni associate al prodotto</em>&#8220;, commenta <strong>Davide Treghini, Co-founder di Ollum</strong>. &#8220;<em>Le aziende che sapranno raccogliere, organizzare e rendere verificabili dati su materiali, impatti ambientali, durabilità e circolarità saranno avvantaggiate non solo dal punto di vista normativo, ma anche commerciale. Il prodotto del futuro dovrà essere bello, funzionale e sostenibile, ma anche trasparente</em>.»</p>



<p><strong>Dalla scheda tecnica alla carta d&#8217;identità digitale</strong></p>



<p>Il cambiamento non riguarda solamente il rispetto di nuovi requisiti normativi. Si tratta di una trasformazione più profonda del modo in cui i prodotti vengono progettati, realizzati e commercializzati.</p>



<p>Così come l&#8217;etichetta nutrizionale ha cambiato il rapporto tra consumatori e prodotti alimentari, il passaporto digitale potrebbe modificare il modo in cui aziende, progettisti, distributori e clienti valutano un prodotto di arredo o illuminazione.</p>



<p>Le informazioni che oggi spesso rimangono disperse tra fornitori, uffici tecnici e documentazione interna dovranno diventare accessibili, aggiornate e verificabili. Tra queste:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>provenienza delle materie prime</li>



<li>contenuto riciclato</li>



<li>impatti ambientali associati alla produzione</li>



<li>possibilità di riparazione</li>



<li>disponibilità di pezzi di ricambio</li>



<li>durabilità del prodotto</li>



<li>modalità di recupero e riciclo a fine vita</li>
</ul>



<p>L&#8217;obiettivo europeo è creare prodotti più trasparenti e favorire modelli di economia circolare basati su riutilizzo, riparazione e recupero dei materiali.</p>



<p><strong>Una trasformazione che coinvolge l&#8217;intera filiera dell&#8217;edilizia</strong></p>



<p>Per il settore arredo e illuminazione, la spinta verso la tracciabilità non arriva da una sola norma.</p>



<p>Oltre all&#8217;ESPR, il nuovo&nbsp;<a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEzzFuxSAQBNDTQBdrWWMDBUUaX-OLZTf-SPhjYZIip48cKUo9o6cZjsZ7ENESjfPGgQ8GtByp1Md1Cpfv0l4SXRIw5KwhZeG49hWnQ7gk5i7XNZWhnxFzDuBoyYlCWheX-WO2PjNZa8ktQZeIgCusxpkF_AyT9YjkPBmaQxCPt83cp1br53GjNT7HOC81vyvcFG5_gcKNatsVbl32VtMhr9He8tkVbrrHLpx-dysLe2n9laqw1Fzq3bvh_2uPwhE9hjDrEfVXxJ8AAAD__7WkVjc" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Construction Products Regulation (CPR)</strong></a>&nbsp;punta ad aumentare la digitalizzazione e la disponibilità delle informazioni relative ai prodotti impiegati negli edifici. Parallelamente, l&#8217;evoluzione della direttiva europea sulla&nbsp;<a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEzzFuxCAQheHTQGeLGYOBgiKNr7GCnYl3JGyvgGyR00cbKUr9pP_powQhGGbNCXwAb0IEo_nIUm_9ySTfcp2cfGYDxVsoypqj7yvOB5Nkosa9zzL0IzmCdSF2YMmT-4yR7pYIHKyLd5SzloQGV7OCB2fCYmYbEIsPBcoSIwd8t4nafNX6dbyjNT3GeHa1fCjcFG5_g8Kt1GtXuJE0HkNeebrnztPemM-Jn4UmeU0ycpWscNMtNab8a1HW7HK1M1cmrnepfI7rffbPvQklDBjjokfSr4Q_AQAA__-iaV0-" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>prestazione energetica degli edifici (EPBD)</strong></a>&nbsp;e la crescente diffusione dei criteri ambientali negli appalti pubblici stanno aumentando la richiesta di dati affidabili sulle prestazioni ambientali dei prodotti.</p>



<p>In questo contesto, produttori e fornitori saranno chiamati a dimostrare non soltanto la conformità tecnica delle proprie soluzioni, ma anche le loro caratteristiche ambientali lungo l&#8217;intero ciclo di vita.</p>



<p><strong>I dati ambientali diventano un vantaggio competitivo</strong></p>



<p>La sfida principale non sarà generare un QR code o una piattaforma digitale, ma costruire un sistema capace di raccogliere informazioni affidabili lungo la catena di fornitura.<br>È una dinamica che Ollum osserva già oggi nei progetti sviluppati per aziende manifatturiere chiamate a fornire dati sempre più dettagliati su materiali, emissioni, contenuto riciclato e caratteristiche di circolarità dei propri prodotti.</p>



<p>Per molte aziende del settore arredo e illuminazione questo significa iniziare a lavorare su attività che fino a pochi anni fa erano considerate opzionali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEj8FuhSAQRb8GdhoYVIYFi278jRdgRh_JqC9im7Rf39ikeet7c04ORYtomDVH69F6g8EazVuq8mgvpvpTj52jT2xs9oPNajBbWyfoN6aaiE5ura-XfsYR3ZTHhA5owRKChVKMd5iXnBItqGsEA5OZrLejQWf6AQGyx2yzC4ERbjbR2R8in9sNlfi8rldT7kPBrGD-HxTMWY5VwSwldVIX7sp3Ee5Sa9zaxvt90Wc8mdJfgRrMWo9zT8LEUqrwfh234h35qBQBIQSnr6i_IvwGAAD__x7yWdc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">analisi del ciclo di vita dei prodotti</a>;</li>



<li>raccolta strutturata dei dati ambientali;</li>



<li>misurazione delle emissioni associate ai prodotti;</li>



<li>valutazione della circolarità;</li>



<li>progettazione orientata alla durabilità e alla riparabilità;</li>



<li>comunicazione ambientale verificata.</li>
</ul>



<p>Strumenti come le&nbsp;<a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEj02K6zAQBk8j7WK6244lLbR4G18j6KeTNEh2kPQCk9MPHhhm_X1UUdmjtcCs2aOxaMA6BM01SLn1F2f5yLGzN4EBo1kwqgVqf6w0Vc4Scm7c-yRDP72B690lax1wCjHNFAyGbDAAEsWFtXgCWmFFg1ewM0yLJYrGRoyzc2zpZOfcpqOU__WEFv8c49XV_E_Rpmj7HRRtndtbPqJoCzUK74MVbUXufElfqfAl9M69V97Ps26-cQ4_LWqBhxxtD4UzlySF93Gcsr_cm2RPlpyb9fD67ek7AAD__6veXXo" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Life Cycle Assessment (LCA)</strong></a>&nbsp;consentono di quantificare gli impatti ambientali lungo tutto il ciclo di vita del prodotto, mentre le&nbsp;<a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEj7GOwyAQRL8GSmtZHLMUFNf4NyLwbpKVcBwBlyJff_JJp2vfSG9mODkiELGSXCAXgKIDK3vWeu0vYf3o8ZQUsoArYXbFzLD3-4LTLqyZuUnvkw77SEvJxTFClACwecFMEclfSsaF8BasJgRcYHHBXYA8TDMhlkDFFR-jEJ5u5jYdtX7vp7SmxxivbvyXwdXg-hcYXLu0t37U4LpJG3rTLZ9TTyAvNrjalprwLxQzw12P9sxVWOqmVZ7jOAv-L16VExLG6O1I9p3wJwAA__8Vflia" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Environmental Product Declaration (EPD)</strong></a>&nbsp;permettono di comunicare tali informazioni attraverso documenti verificati da organismi indipendenti.</p>



<p>Allo stesso tempo, l&#8217;adozione di metodologie di&nbsp;<strong>EcoDesign</strong>&nbsp;aiuta le imprese a progettare prodotti più durevoli, riparabili e riciclabili, anticipando molte delle richieste che caratterizzeranno il futuro passaporto digitale.</p>



<p><strong>Dal prodotto fisico al prodotto informativo</strong></p>



<p>Per decenni il settore dell&#8217;arredo ha investito nella qualità dei materiali, nel design e nell&#8217;innovazione estetica. Nei prossimi anni una parte crescente del valore potrebbe essere rappresentata dalla qualità dei dati associati al prodotto.</p>



<p>La capacità di conoscere e documentare l&#8217;origine dei materiali, misurare gli impatti ambientali e dimostrare le caratteristiche di circolarità potrebbe diventare un fattore competitivo tanto importante quanto il design stesso.</p>



<p>Il passaporto digitale non rappresenta quindi soltanto un nuovo adempimento normativo. Segna il passaggio da prodotti raccontati attraverso immagini e cataloghi a prodotti definiti da informazioni verificabili e condivisibili lungo tutta la filiera.</p>



<p>Per il settore arredo e illuminazione, la vera sfida sarà trasformare questi dati in uno strumento di competitività, innovazione e fiducia.</p>
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			</item>
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		<title>Imballaggi: UE pubblica le linee guida sul nuovo regolamento PPWR, mercato unico verso la svolta green</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/imballaggi-ue-pubblica-le-linee-guida-sul-nuovo-regolamento-ppwr-mercato-unico-verso-la-svolta-green/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 13:25:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[imballaggi]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento imballaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[La Commissione europea ha pubblicato orientamenti e linee guida ufficiali per l’attuazione del nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), il quadro normativo destinato a rivoluzionare il [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La Commissione europea ha pubblicato orientamenti e linee guida ufficiali per l’attuazione del nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), il quadro normativo destinato a rivoluzionare il settore in chiave sostenibile e a rafforzare l’armonizzazione del mercato unico.</p>



<p>Il regolamento PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), entrato in vigore nel febbraio 2025, si applicherà pienamente dal 12 agosto 2026 e rappresenta uno dei pilastri della strategia europea per l’economia circolare.</p>



<p>Le linee guida pubblicate da Bruxelles hanno l’obiettivo di chiarire alcuni aspetti interpretativi della normativa e facilitare l’applicazione uniforme delle nuove regole tra Stati membri e operatori economici, riducendo le incertezze nella fase di transizione.</p>



<p>Secondo la Commissione, il documento interviene in particolare su definizioni chiave del regolamento, come la qualificazione degli operatori (produttori e fabbricanti) e la classificazione degli imballaggi, fornendo indicazioni utili anche per le imprese chiamate a conformarsi ai nuovi obblighi.</p>



<p>Il PPWR introduce un impianto normativo unico a livello europeo che copre l’intero ciclo di vita degli imballaggi, dalla produzione alla gestione del fine vita, con l’obiettivo di ridurre i rifiuti, aumentare il riciclo e migliorare la sostenibilità dei materiali immessi sul mercato.</p>



<p>Tra le principali novità figurano requisiti più stringenti sulla riciclabilità, limiti a sostanze considerate problematiche e una progressiva armonizzazione delle regole di etichettatura, destinata a sostituire i diversi sistemi nazionali oggi esistenti.</p>



<p>Le misure si inseriscono nel più ampio quadro delle politiche europee per la transizione ecologica e la neutralità climatica al 2050, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi e rendere più efficiente l’uso delle risorse.</p>



<p>Le linee guida pubblicate dalla Commissione rappresentano un passaggio tecnico fondamentale in vista dell’entrata a pieno regime del regolamento nel 2026, quando scatteranno gran parte degli obblighi operativi per imprese e Stati membri.</p>
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		<title>Flotte aziendali, cresce l’elettrico ma resta indietro l’uso dei dati</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/flotte-aziendali-cresce-lelettrico-ma-resta-indietro-luso-dei-dati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 12:29:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[flotte aziendali]]></category>
		<category><![CDATA[mondo green]]></category>
		<category><![CDATA[transizione ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Le flotte aziendali italiane stanno accelerando sulla strada dell’elettrificazione, ma la trasformazione digitale procede a rilento. È il quadro che emerge da una ricerca realizzata da Best Mobility e dall’Osservatorio [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le flotte aziendali italiane stanno accelerando sulla strada dell’elettrificazione, ma la trasformazione digitale procede a rilento. È il quadro che emerge da una ricerca realizzata da Best Mobility e dall’Osservatorio Connected Vehicle &amp; Mobility del Politecnico di Milano, presentata durante l’evento “Drive the Change: Fleet &amp; Mobility Management”.</p>



<p>Lo studio, condotto su 101 fleet manager per un totale di oltre 68.000 veicoli, evidenzia un settore in evoluzione ma ancora segnato da forti squilibri tra innovazione energetica e capacità di gestione dei dati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Elettrico in crescita, ma il termico resta dominante</h2>



<p>Secondo la ricerca, l’89% delle aziende intervistate ha già introdotto almeno un veicolo elettrico o ibrido plug-in nel proprio parco auto e il 73% prevede di aumentarne la quota nei prossimi dodici mesi.</p>



<p>Nonostante la crescita dell’elettrificazione, i veicoli a motorizzazione tradizionale rappresentano ancora il 68% del totale, segno di una transizione in corso ma non ancora compiuta.</p>



<p>A spingere le imprese verso l’elettrico sono soprattutto le agevolazioni fiscali sui fringe benefit, la riduzione dell’impatto ambientale e il miglioramento della reputazione aziendale.</p>



<p>Restano però diverse criticità: autonomia delle batterie, infrastrutture di ricarica insufficienti e non uniformemente distribuite, tempi di rifornimento e costi ancora elevati di acquisto o noleggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ritardo nella gestione dei dati</h2>



<p>Accanto alla transizione energetica emerge una seconda sfida: quella della digitalizzazione. Solo il 27% delle aziende utilizza in modo strutturato i dati generati dai veicoli connessi attraverso sistemi telematici avanzati, mentre appena il 30% riesce a trasformare queste informazioni in strumenti utili alle decisioni operative.</p>



<p>Le tecnologie più diffuse restano i sistemi di assistenza alla guida (ADAS), le piattaforme di infotainment e le soluzioni per manutenzione e diagnostica da remoto. Tuttavia, l’utilizzo avanzato della connettività di bordo è ancora limitato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Intelligenza artificiale e cybersecurity</h2>



<p>L’intelligenza artificiale inizia a fare il suo ingresso nella gestione delle flotte: il 20% delle aziende ha già adottato o sta valutando soluzioni basate sull’AI, mentre il 30% prevede investimenti nei prossimi due anni.</p>



<p>Le applicazioni riguardano soprattutto l’analisi dei dati operativi, il monitoraggio dei consumi energetici e la manutenzione predittiva.</p>



<p>Parallelamente emerge un tema di sicurezza informatica: solo il 5% delle aziende dispone di programmi di cybersecurity specifici per la gestione delle flotte, un dato che evidenzia una vulnerabilità ancora poco presidiata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Fleet Management come leva strategica</h2>



<p>Guardando ai prossimi anni, le imprese indicano tra le priorità l’acquisto di nuovi veicoli, lo sviluppo di servizi tecnologici e il rafforzamento delle soluzioni di connettività.</p>



<p>Il Fleet Management si conferma così un ambito sempre più strategico, chiamato a integrare sostenibilità, innovazione digitale e gestione efficiente delle risorse aziendali.</p>



<p>Come sottolineato dai ricercatori, la sfida non riguarda più soltanto la sostituzione dei motori tradizionali, ma la costruzione di un ecosistema di mobilità integrato, capace di generare valore attraverso dati, tecnologie e nuove competenze gestionali.</p>
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		<item>
		<title>Agrivoltaico, la Regione Campania aggiorna le linee tecnico-agronomiche per gli impianti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/agrivoltaico-la-regione-campania-aggiorna-le-linee-tecnico-agronomiche-per-gli-impianti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 11:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[agrivoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[maria carmela serluca]]></category>
		<category><![CDATA[regione campania]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania, con Decreto Dirigenziale n. 193/2026, ha aggiornato le Linee tecnico-agronomiche regionali (LiTAR) per gli impianti agrivoltaici. L’aggiornamento si è reso necessario a seguito delle recenti [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania, con Decreto Dirigenziale n. 193/2026, ha aggiornato le Linee tecnico-agronomiche regionali (LiTAR) per gli impianti agrivoltaici. L’aggiornamento si è reso necessario a seguito delle recenti modifiche della normativa nazionale, che favoriscono lo sviluppo dell’agrivoltaico purché sia garantita la continuità e la redditività dell’attività agricola.</p>



<p>«<em>La Campania</em> – spiega l’<strong>assessora all’Agricoltura Maria Carmela Serluca </strong>– <em>è stata la prima Regione in Italia ad adottare, già nel 2022, linee guida regionali di accompagnamento alla normativa nazionale. Oggi proseguiamo con un tempestivo aggiornamento del documento, offrendo agli agricoltori un quadro di riferimento chiaro per l’accesso alle opportunità dell’agrivoltaico. La Regione Campania si conferma così un punto di riferimento nel panorama nazionale. Proteggere il territorio e garantire il mantenimento delle colture e degli allevamenti, restando al passo con le nuove tecnologie, è l’obiettivo che intendiamo perseguire. Con lo strumento di indirizzo regionale aggiornato intendiamo fornire un percorso immediatamente applicabile per la realizzazione di impianti agrivoltaici, che consente nuove opportunità di diversificazione del reddito e al tempo stesso assicura la continuità dell’attività agricola, nel rispetto dalla normativa nazionale</em>».</p>



<p>Le LiTAR contengono ulteriori requisiti tecnico-agronomici finalizzati a coordinare la scelta dei sistemi colturali con la progettazione degli impianti, al fine di massimizzare la produttività agricola nel contesto energetico prescelto e minimizzare gli impatti ambientali. L’aggiornamento mira inoltre a semplificare i procedimenti autorizzativi regionali relativi agli impianti agrivoltaici.</p>



<p>«<em>È particolarmente importante</em> – conclude l’assessora Serluca – <em>dotarsi oggi di uno strumento tecnico e territoriale solido, poiché alla luce delle recenti modifiche normative nazionali, ci aspettiamo una significativa crescita degli impianti agrivoltaici. La Campania è già pronta ad affrontare questa nuova sfida, con la certezza che l’integrazione tra produzione agricola ed energia rinnovabile non comprometterà colture, allevamenti e spazi rurali. Quando parliamo di sviluppo sostenibile, intendiamo esattamente questo: coniugare l’innovazione con la salvaguardia imprescindibile del nostro patrimonio agricolo e rurale</em>». </p>
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		<item>
		<title>Vent’anni di Codice dell’Ambiente: per la Campania tre proposte concrete per acqua, rifiuti e bonifiche</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ventanni-di-codice-dellambiente-per-la-campania-tre-proposte-concrete-per-acqua-rifiuti-e-bonifiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 21:55:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[A vent&#8217;anni dall&#8217;approvazione del Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006), la gestione dei servizi pubblici essenziali in Campania ha bisogno di una riforma strutturale. È quanto emerso durante il convegno promosso [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>A vent&#8217;anni dall&#8217;approvazione del Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006), la gestione dei servizi pubblici essenziali in Campania ha bisogno di una riforma strutturale. È quanto emerso durante il convegno promosso dal&nbsp;Dipartimento di Giurisprudenza dell&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II, ospitato nella sala &#8220;Caduti di Nassirya&#8221; del&nbsp;Consiglio Regionale della Campania. Il dibattito, moderato dal giornalista di&nbsp;<em>Ricicla TV</em>&nbsp;Luigi Palumbo, si è concentrato sulle modifiche normative necessarie per favorire l&#8217;aggregazione industriale e sbloccare la rigenerazione del territorio.</p>



<p>L&#8217;introduzione scientifica è stata curata dall&#8217;Avv. Vincenzo Pugliese&nbsp;(Dipartimento di Giurisprudenza), che ha avanzato tre proposte concrete per superare la frammentazione gestionale e la paralisi burocratica: 1.&nbsp;Unico ente d&#8217;ambito:&nbsp;un solo ente di governo regionale che integri la gestione del settore idrico e quella dei rifiuti, eliminando la sovrapposizione di competenze. 2.&nbsp;&#8220;Normalizzazione&#8221; del Servizio Idrico Integrato:&nbsp;inserimento della grande adduzione primaria nel ciclo idrico integrato per una gestione strategica della risorsa. 3.&nbsp;Macro accordo quadro per le bonifiche:&nbsp;una sinergia operativa tra Regione Campania, Comuni, ARPAC, Province ed Enti d&#8217;Ambito per consentire interventi rapidi sui siti contaminati tramite le società partecipate pubbliche, utilizzando procedure standardizzate e veloci.</p>



<p>Il focus tecnico ha visto un ampio confronto diviso in tre macro-aree tematiche. Sul tema&nbsp;<em>Governance, legalità e governo del territorio</em>&nbsp;sono intervenuti&nbsp;Antonello Barretta&nbsp;(Direttore Generale Ciclo Integrato dei Rifiuti della Regione Campania),&nbsp;Dino Falconio&nbsp;(Subcommissario di Governo per la bonifica di Bagnoli-Coroglio) e&nbsp;Luca Mascolo&nbsp;(Presidente dell&#8217;Ente Idrico Campano e dell&#8217;AneA).</p>



<p>La sessione dedicata a&nbsp;<em>Competitività e Best Practice</em>&nbsp;ha raccolto i contributi di&nbsp;Andrea Torino&nbsp;(Commissario ABC Napoli),&nbsp;Valentina Sanfelice di Bagnoli&nbsp;(D.G. Progetto Ambiente spa) e&nbsp;Silvio Sarno&nbsp;(Presidente ANCE AV). Infine, il dibattito si è arricchito con la visione accademica e antropologica di&nbsp;padre Vincenzo Anselmo sj&nbsp;(Decano della Pontificia Facoltà Teologica dell&#8217;Italia Meridionale) e di&nbsp;Stefano Pozzoli&nbsp;(Professore Ordinario di Economia delle Aziende Pubbliche presso l&#8217;Università Parthenope), prima delle conclusioni affidate alla&nbsp;Prof.ssa Giuliana Di Fiore&nbsp;(Ordinario di Diritto Amministrativo della Federico II).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Zero waste: è davvero possibile vivere senza rifiuti?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/zero-waste-e-davvero-possibile-vivere-senza-rifiuti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 15:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Il concetto di “Zero Waste”, sempre più diffuso anche in Italia, indica un modello di vita e di gestione dei consumi che punta a ridurre al minimo la produzione di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il concetto di “Zero Waste”, sempre più diffuso anche in Italia, indica un modello di vita e di gestione dei consumi che punta a ridurre al minimo la produzione di rifiuti, fino all’ipotesi estrema di eliminarli del tutto. Un obiettivo ambizioso che si inserisce nel più ampio quadro dell’economia circolare, basata su riuso, riciclo e riduzione degli sprechi.</p>



<p>Secondo le definizioni della Zero Waste International Alliance, lo “zero rifiuti” non significa solo migliorare la raccolta differenziata, ma ripensare l’intero ciclo di produzione e consumo dei beni, evitando che i materiali diventino scarto e rientrino invece continuamente nel sistema produttivo attraverso riutilizzo e recupero.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un modello basato sulle “5R”</h3>



<p>Alla base della filosofia Zero Waste c’è la cosiddetta strategia delle 5R: rifiutare, ridurre, riutilizzare, riciclare e compostare. L’idea è intervenire prima ancora che il rifiuto venga generato, modificando abitudini quotidiane come gli acquisti, il packaging e il consumo di prodotti usa e getta.</p>



<p>In questa prospettiva, pratiche come l’acquisto di prodotti sfusi, il riuso degli oggetti e la riparazione diventano strumenti centrali per abbattere la quantità di materiali destinati allo smaltimento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un obiettivo difficile da raggiungere nella pratica</h3>



<p>Nonostante la crescente diffusione del movimento, il “rifiuto zero” totale resta, allo stato attuale, un obiettivo teorico più che realistico. I sistemi di produzione moderni generano infatti grandi quantità di rifiuti lungo tutta la filiera, dall’estrazione delle materie prime fino al consumo finale.</p>



<p>A livello globale, secondo diversi studi internazionali, una parte significativa dei materiali riciclabili non viene effettivamente recuperata, a causa di limiti tecnici, economici e infrastrutturali nei sistemi di raccolta e trattamento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Italia tra buone pratiche e criticità</h3>



<p>Nel contesto italiano, il modello Zero Waste si traduce soprattutto in iniziative locali e nella diffusione della raccolta differenziata avanzata, oltre che in progetti di economia circolare promossi da amministrazioni e imprese.</p>



<p>L’Italia è considerata uno dei Paesi europei più attivi nel riciclo dei materiali, ma le differenze territoriali restano significative e la produzione complessiva di rifiuti urbani continua a rappresentare una sfida per le politiche ambientali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Uno stile di vita possibile, ma non assoluto</h3>



<p>Più che di “vita senza rifiuti”, gli esperti parlano quindi di una riduzione progressiva e realistica degli scarti. Il Zero Waste si configura oggi come un approccio culturale oltre che ambientale: un insieme di scelte individuali e collettive che mirano a ridurre l’impatto dei consumi.</p>



<p>Tra le azioni più diffuse ci sono l’eliminazione della plastica monouso, la preferenza per prodotti riutilizzabili e la riduzione degli imballaggi superflui. Tuttavia, anche nei comportamenti più virtuosi, una quota di rifiuti risulta oggi inevitabile.</p>



<p>Fonte foto: <a href="https://www.gruppoiren.it/it/everyday/abcircular/2023/zero-wast-come-funziona-la-strategia-rifiuti-zero.html">https://www.gruppoiren.it/it/everyday/abcircular/2023/zero-wast-come-funziona-la-strategia-rifiuti-zero.html</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Educazione ambientale nelle scuole: cresce l’attenzione, ma restano differenze tra territori</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/educazione-ambientale-nelle-scuole-cresce-lattenzione-ma-restano-differenze-tra-territori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 13:42:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda2030]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
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		<category><![CDATA[CittadinanzaAttiva]]></category>
		<category><![CDATA[EconomiaCircolare]]></category>
		<category><![CDATA[EducazioneAmbientale]]></category>
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		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[FormazioneDocenti]]></category>
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		<category><![CDATA[GreenDeal]]></category>
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		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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		<category><![CDATA[TransizioneEcologica]]></category>
		<category><![CDATA[unesco]]></category>
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					<description><![CDATA[L’educazione ambientale è diventata una componente sempre più centrale dei percorsi scolastici, anche grazie alle linee guida introdotte dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e agli obiettivi europei legati al [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’educazione ambientale è diventata una componente sempre più centrale dei percorsi scolastici, anche grazie alle linee guida introdotte dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e agli obiettivi europei legati al Green Deal. Tuttavia, gli esperti sottolineano come non si tratti ancora di una disciplina autonoma strutturata in modo uniforme, ma di un insegnamento trasversale affidato all’integrazione tra diverse materie.</p>



<p>In Italia, l’educazione ambientale è stata rafforzata all’interno dell’insegnamento dell’educazione civica, introdotto come disciplina obbligatoria nel 2020. Secondo le indicazioni ministeriali, tra i nuclei tematici rientrano la sostenibilità ambientale, la tutela del patrimonio naturale e la comprensione dei cambiamenti climatici.</p>



<p>L’approccio interdisciplinare coinvolge materie come scienze, geografia, tecnologia e diritto, con l’obiettivo di fornire agli studenti una consapevolezza globale delle sfide ambientali contemporanee.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dell’Unione europea</h2>



<p>A livello europeo, l’educazione alla sostenibilità è considerata una leva strategica per la transizione ecologica. La Commissione europea ha più volte sottolineato l’importanza di formare cittadini consapevoli dei temi ambientali, anche attraverso programmi come Erasmus+ e iniziative dedicate alle scuole “green”.</p>



<p>Secondo le linee guida dell’UNESCO, l’educazione allo sviluppo sostenibile è uno degli strumenti chiave per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in particolare quelli legati al clima, all’energia pulita e alla tutela della biodiversità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Progetti e buone pratiche nelle scuole</h2>



<p>In molte scuole italiane sono attivi progetti di educazione ambientale che spaziano dalla raccolta differenziata alla creazione di orti didattici, fino a laboratori sul riciclo e attività di monitoraggio della qualità dell’aria.</p>



<p>Alcuni istituti hanno avviato collaborazioni con enti locali, parchi naturali e associazioni ambientaliste per promuovere esperienze sul campo, come visite in aree protette o progetti di citizen science, in cui gli studenti partecipano alla raccolta di dati ambientali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le criticità: formazione e disuguaglianze territoriali</h2>



<p>Nonostante i progressi, permangono differenze significative tra scuole e territori. Secondo osservatori del settore educativo, la qualità e la continuità dei progetti dipendono spesso dalla disponibilità di risorse, dalla sensibilità dei singoli istituti e dalla formazione dei docenti.</p>



<p>Un altro nodo riguarda proprio la preparazione degli insegnanti: l’educazione ambientale richiede competenze aggiornate e multidisciplinari, non sempre supportate da percorsi formativi specifici e continuativi.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alluvioni lampo: il nuovo volto del clima estremo che colpisce sempre più spesso l’Europa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/alluvioni-lampo-il-nuovo-volto-del-clima-estremo-che-colpisce-sempre-piu-spesso-leuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 13:39:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[alluvioni lampo]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni l’Europa ha registrato un aumento significativo di episodi di precipitazioni estreme concentrate in brevi intervalli di tempo. Questi fenomeni, noti come “flash flood” o alluvioni lampo, si [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi anni l’Europa ha registrato un aumento significativo di episodi di precipitazioni estreme concentrate in brevi intervalli di tempo. Questi fenomeni, noti come “flash flood” o alluvioni lampo, si verificano quando una quantità eccezionale di pioggia cade in poche ore, superando la capacità del suolo e dei sistemi di drenaggio di assorbirla.</p>



<p>Eventi di questo tipo sono stati osservati con crescente frequenza in diverse aree del continente, dall’Europa centrale al Mediterraneo, con conseguenze spesso devastanti per centri urbani, infrastrutture e territori collinari e montani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa sono le alluvioni lampo</h2>



<p>Le alluvioni lampo si caratterizzano per la loro rapidità di sviluppo. A differenza delle piene fluviali tradizionali, che possono richiedere giorni per formarsi, queste inondazioni si generano nel giro di minuti o poche ore, spesso a seguito di temporali intensi e localizzati.</p>



<p>Secondo il Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Raggio (ECMWF), l’intensificazione delle precipitazioni estreme è coerente con un’atmosfera più calda e ricca di umidità, in grado di trattenere e rilasciare quantità maggiori di acqua in tempi ridotti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il legame con il cambiamento climatico</h2>



<p>Gli scienziati del clima concordano sul fatto che il riscaldamento globale stia aumentando la probabilità di eventi estremi di precipitazione. L’IPCC, il panel scientifico delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, ha evidenziato come ogni grado di aumento della temperatura media globale incrementi la capacità dell’atmosfera di trattenere vapore acqueo, intensificando così i fenomeni piovosi.</p>



<p>In particolare, il Mediterraneo è considerato un “hotspot climatico”, cioè una delle aree più sensibili agli effetti del cambiamento climatico, con una crescente alternanza tra periodi di siccità e precipitazioni estreme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Suolo impermeabilizzato e rischio urbano</h2>



<p>Oltre ai fattori climatici, un ruolo decisivo è giocato dall’urbanizzazione. L’espansione delle città ha ridotto la capacità del suolo di assorbire l’acqua piovana a causa della crescente impermeabilizzazione: asfalto, cemento e infrastrutture impediscono il drenaggio naturale.</p>



<p>Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), questo fenomeno amplifica gli effetti delle piogge intense, aumentando il rischio di allagamenti improvvisi anche in aree non tradizionalmente considerate a rischio idrogeologico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli effetti sul territorio</h2>



<p>Le alluvioni lampo possono causare danni ingenti in tempi estremamente brevi. Strade trasformate in fiumi, sottopassi allagati, frane improvvise e interruzioni della viabilità sono tra le conseguenze più frequenti.</p>



<p>Particolarmente vulnerabili risultano i piccoli bacini idrografici e le aree collinari, dove la risposta del territorio alle precipitazioni intense è più rapida e meno prevedibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prevenzione e adattamento</h2>



<p>Gli esperti sottolineano che, accanto alle politiche di mitigazione delle emissioni di gas serra, è fondamentale rafforzare le strategie di adattamento. Tra queste figurano il miglioramento dei sistemi di allerta precoce, la manutenzione dei corsi d’acqua, la rinaturalizzazione dei suoli e la riduzione del consumo di suolo.</p>



<p>Anche la pianificazione urbana è considerata centrale: nuove infrastrutture di drenaggio, aree verdi e sistemi di raccolta delle acque meteoriche possono ridurre in modo significativo l’impatto degli eventi estremi.</p>
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		<title>Torna &#8220;Voler Bene all’Italia&#8221;, la campagna di Legambiente dedicata ai piccoli comuni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/torna-voler-bene-allitalia-la-campagna-di-legambiente-dedicata-ai-piccoli-comuni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 14:09:59 +0000</pubDate>
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<p>Nel paese c&#8217;è una grande fermento di piccoli comuni (sotto i&nbsp;cinquemila abitanti) e di quelli medi (sopra i cinquemila)&nbsp; che scommettono sulla transizione ecologica ed energetica.&nbsp;<strong>Nel 2026 sono sette “le best practices targate&nbsp;“Voler Bene all’Italia</strong>”,&nbsp;<strong>in prima linea nella transizione ecologica,&nbsp;</strong>eche hanno raggiunto obiettivi concreti in tema di economia e filiere circolari rinnovabili, di agroecologia e gestione sostenibile delle risorse naturali e del turismo attivo.&nbsp;&nbsp;<strong>A censirle e a farle conoscere e scoprire, con visite guidate e incontri, è Legambiente con la sua campagna nazionale Voler Bene all’Italia,&nbsp;</strong>&nbsp;<strong>Dal 31 maggio all’8 giugno, la campagna “Voler Bene all’Italia”,</strong>&nbsp;a 80 anni dalla nascita della Repubblica,&nbsp;<strong>farà tappa in questi luoghi&nbsp;</strong>che dimostrano con i fatti un modello concreto di &#8220;voler bene&#8221; al proprio territorio in chiave sostenibile contrastando crisi climatica e demografica<strong>.</strong>&nbsp;Tra le sette&nbsp;&nbsp;<strong>best practices c&#8217;è la Campania, c&#8217;è il salernitano con Buccino dove si trova invece l’impianto MGTES – Magaldi Green Thermal Energy Storage, i</strong>naugurato nel settembre 2025 e il primo in Italia del suo genere.Si tratta di un<strong>&nbsp;sistema di accumulo di energia termica basato&nbsp;</strong>sulla tecnologia del letto di sabbia fluidizzato e<strong>&nbsp;consente di immagazzinare energia termica proveniente da fonti rinnovabili o direttamente dalla rete elettrica quando i prezzi dell’energia sono bassi, per poi rilasciarla quando serve.&nbsp;</strong>&nbsp;L’impianto, con capacità di circa 7,5 MWh termici, alimenta i processi produttivi di&nbsp;<a href="http://i.gi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I.GI</a>&nbsp;S.p.A. e<strong>&nbsp;contribuisce alla riduzione dei consumi di gas e delle emissioni, stimate in oltre/circa&nbsp;&nbsp;600 tonnellate di CO₂ all’anno.</strong></p>



<p>La tappa di&nbsp;<strong>Buccino si svolgerà mercoledì 3 giugno 2026, a partire dalle ore 10:30</strong>, presso Magaldi Power S.p.A., ed intende valorizzare il ruolo dei territori che non vogliono subire marginalità, crisi climatica e spopolamento, ma diventare laboratori di futuro, sostenibilità e nuova economia. Nel corso della giornata è prevista anche la premiazione “Green workers &#8211; Lavoratrici e lavoratori per la transizione ecologica”, dedicata a chi, con il proprio lavoro, contribuisce concretamente alla trasformazione ambientale dei processi produttivi e dei territori.&nbsp;Partecipano&nbsp;<strong>Pasquale Freda</strong>, Sindaco del Comune di Buccino;&nbsp;<strong>Mariangela Bastardo</strong>, Consigliera del Comune di Buccino con delega all’ambiente e alla transizione ecologica;&nbsp;<strong>Letizia Magaldi</strong>, Managing Director Global Marketing, Business &amp; Sales Development Magaldi Green Energy;&nbsp;<strong>Mariateresa Imparato,</strong>&nbsp;Presidente Legambiente Campania;&nbsp;<strong>Antonio Visconti,</strong>&nbsp;Presidente Area Sviluppo Industriale del Consorzio ASI Salerno;&nbsp;<strong>Maria Eugenia Sada,</strong>&nbsp;Presidente gruppo carta, cartone e grafica Confindustria Salerno;&nbsp;<strong>Domenico Sepe,</strong>&nbsp;<a href="http://i.gi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I.GI</a>. S.p.A.;&nbsp;<strong>Simona Brancaccio</strong>, Direttrice Generale dell’Ufficio Speciale Valutazioni Ambientali;&nbsp;<strong>Lina Piccolo</strong>, Vicepresidente di Confindustria Salerno con delega all’ambiente;&nbsp;<strong>Mario Sepe</strong>, Amministratore Delegato&nbsp;<a href="http://i.gi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I.GI</a>. S.p.A.;&nbsp;<strong>Fulvio Bonavitacola,</strong>&nbsp;Assessore alle Attività Produttive e allo Sviluppo Economico della Regione Campania</p>
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		<title>Le app che aiutano a vivere in modo sostenibile: dalla spesa anti-spreco ai calcolatori di CO₂</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/le-app-che-aiutano-a-vivere-in-modo-sostenibile-dalla-spesa-anti-spreco-ai-calcolatori-di-co%e2%82%82/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 14:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo smartphone può diventare un alleato della transizione ecologica. Ecco come le applicazioni digitali stanno cambiando le abitudini quotidiane di milioni di persone Ridurre gli sprechi alimentari, monitorare i consumi [...]]]></description>
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<p><em>Lo smartphone può diventare un alleato della transizione ecologica. Ecco come le applicazioni digitali stanno cambiando le abitudini quotidiane di milioni di persone</em></p>



<p>Ridurre gli sprechi alimentari, monitorare i consumi energetici, scegliere mezzi di trasporto meno inquinanti, acquistare prodotti più sostenibili. La transizione ecologica passa anche dallo smartphone.</p>



<p>Negli ultimi anni è cresciuto il numero di applicazioni progettate per aiutare i cittadini a compiere scelte più consapevoli dal punto di vista ambientale. Un fenomeno che riflette una tendenza più ampia: la tecnologia non è soltanto una delle cause dell&#8217;aumento dei consumi energetici globali, ma può diventare anche uno strumento per promuovere comportamenti più sostenibili.</p>



<p>Secondo numerosi studi sul cambiamento delle abitudini di consumo, l&#8217;accesso immediato alle informazioni e il monitoraggio in tempo reale delle proprie azioni rappresentano due dei fattori più efficaci nel favorire comportamenti virtuosi. È proprio su questo principio che si basa la nuova generazione di app green.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Combattere lo spreco alimentare</h2>



<p>Uno degli ambiti più sviluppati riguarda la lotta allo spreco alimentare.</p>



<p>Ogni anno nell&#8217;Unione Europea milioni di tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura, spesso pur essendo ancora perfettamente commestibili. Per contrastare il fenomeno sono nate piattaforme che mettono in contatto negozi, supermercati, ristoranti e consumatori interessati ad acquistare prodotti invenduti a prezzi ridotti.</p>



<p>Tra le applicazioni più conosciute c&#8217;è Too Good To Go, utilizzata in numerosi Paesi europei. Attraverso il sistema delle &#8220;magic box&#8221;, gli utenti possono acquistare alimenti che rischierebbero di essere buttati a fine giornata.</p>



<p>Accanto a queste piattaforme stanno crescendo applicazioni che aiutano a gestire meglio la dispensa domestica, monitorando scadenze e suggerendo ricette per utilizzare ingredienti già presenti in casa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mobilità sostenibile a portata di clic</h2>



<p>Un altro settore in forte espansione è quello della mobilità.</p>



<p>Le app dedicate ai trasporti consentono di confrontare percorsi, tempi di percorrenza e impatto ambientale delle diverse modalità di spostamento. In molti casi gli utenti possono visualizzare una stima delle emissioni di anidride carbonica associate a ciascun tragitto.</p>



<p>Le piattaforme di bike sharing, car sharing e micromobilità elettrica hanno inoltre contribuito a rendere più accessibili alternative all&#8217;automobile privata, soprattutto nelle grandi città.</p>



<p>Secondo gli esperti di pianificazione urbana, la disponibilità di informazioni integrate sui trasporti rappresenta uno degli strumenti più efficaci per favorire scelte di mobilità a basse emissioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Misurare la propria impronta ecologica</h2>



<p>Sempre più applicazioni consentono di calcolare la cosiddetta carbon footprint, cioè l&#8217;impatto climatico delle attività quotidiane.</p>



<p>Attraverso questionari e analisi dei consumi, questi strumenti stimano le emissioni associate a trasporti, alimentazione, energia domestica e acquisti.</p>



<p>L&#8217;obiettivo non è soltanto informare, ma anche suggerire azioni concrete per ridurre il proprio impatto ambientale.</p>



<p>Gli studiosi di sostenibilità sottolineano tuttavia che tali strumenti forniscono stime indicative e non misurazioni precise, poiché le emissioni dipendono da molte variabili difficili da quantificare individualmente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La spesa diventa più trasparente</h2>



<p>Un numero crescente di consumatori vuole conoscere l&#8217;impatto ambientale dei prodotti che acquista.</p>



<p>Per rispondere a questa esigenza sono nate applicazioni che permettono di analizzare etichette, ingredienti e caratteristiche di migliaia di prodotti alimentari e di largo consumo.</p>



<p>Tra le più diffuse figura Yuka, che utilizza la scansione del codice a barre per fornire informazioni nutrizionali e qualitative. Sebbene non sia stata progettata esclusivamente per la sostenibilità ambientale, contribuisce a una maggiore consapevolezza nelle scelte di acquisto.</p>



<p>Altre piattaforme si concentrano invece su tracciabilità delle filiere, certificazioni ambientali e impatto climatico dei prodotti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Energia domestica sotto controllo</h2>



<p>Anche il risparmio energetico entra sempre più spesso nelle tasche dei consumatori.</p>



<p>Molti sistemi di domotica consentono oggi di monitorare in tempo reale consumi elettrici, riscaldamento e utilizzo degli elettrodomestici.</p>



<p>Le applicazioni associate a contatori intelligenti e dispositivi smart permettono di individuare sprechi, programmare accensioni e ottimizzare l&#8217;uso dell&#8217;energia.</p>



<p>Secondo diverse ricerche internazionali, la semplice visualizzazione dei consumi può contribuire a ridurre gli sprechi energetici perché rende gli utenti più consapevoli delle proprie abitudini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tecnologia e sostenibilità: un rapporto complesso</h2>



<p>Non mancano però le contraddizioni.</p>



<p>Le stesse tecnologie digitali che aiutano a ridurre sprechi e consumi richiedono infrastrutture energivore: data center, reti di telecomunicazione e dispositivi elettronici contribuiscono infatti all&#8217;impronta ambientale globale del settore digitale.</p>



<p>Per questo motivo gli esperti invitano a considerare le app green come strumenti di supporto e non come soluzioni miracolose.</p>



<p>La sostenibilità dipende soprattutto dai comportamenti individuali e dalle scelte collettive, mentre la tecnologia può facilitare il cambiamento rendendolo più semplice e immediato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dallo smartphone alla transizione ecologica</h2>



<p>Le applicazioni dedicate alla sostenibilità stanno trasformando lo smartphone in una sorta di consulente ambientale personale.</p>



<p>Dalla lotta allo spreco alimentare alla mobilità sostenibile, dal monitoraggio dei consumi energetici alle scelte di acquisto più consapevoli, questi strumenti offrono informazioni che fino a pochi anni fa erano difficili da reperire.</p>



<p>Da sole non salveranno il pianeta. Ma possono aiutare milioni di persone a compiere piccoli gesti quotidiani che, sommati su larga scala, contribuiscono a rendere la transizione ecologica un obiettivo più concreto e accessibile.</p>
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		<title>Perché le ondate di calore sono sempre più lunghe</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/perche-le-ondate-di-calore-sono-sempre-piu-lunghe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 14:02:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[caldo torrido]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[ondate di calore]]></category>
		<category><![CDATA[transizione ecologica]]></category>
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<p>Per molti italiani l&#8217;estate sembra non essere più quella di una volta. Non soltanto perché le temperature raggiungono livelli record, ma perché il caldo sembra non finire mai. Se fino a qualche decennio fa le ondate di calore duravano pochi giorni, oggi possono protrarsi per settimane, trasformando intere regioni in vere e proprie &#8220;isole bollenti&#8221;.</p>



<p>I dati raccolti negli ultimi anni confermano una tendenza ormai evidente: le ondate di calore stanno diventando più frequenti, più intense e soprattutto più lunghe.</p>



<p>Il principale responsabile è il cambiamento climatico causato dall&#8217;aumento delle concentrazioni di gas serra nell&#8217;atmosfera. L&#8217;accumulo di anidride carbonica, metano e altri gas trattiene una quota crescente del calore proveniente dal Sole, alterando l&#8217;equilibrio energetico del pianeta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caldo che si accumula</h2>



<p>Per comprendere il fenomeno bisogna immaginare l&#8217;atmosfera come una gigantesca coperta. Più aumentano i gas serra, più questa coperta trattiene energia. Il risultato non è soltanto un aumento delle temperature medie, ma anche una maggiore probabilità che si instaurino condizioni favorevoli a periodi di caldo persistente.</p>



<p>In passato un&#8217;ondata di calore poteva essere interrotta dall&#8217;arrivo di perturbazioni atlantiche o da correnti più fresche provenienti dal nord Europa. Oggi questi meccanismi risultano meno efficaci e meno frequenti.</p>



<p>Quando un sistema di alta pressione si stabilisce sopra una determinata area geografica tende a rimanervi più a lungo, favorendo l&#8217;accumulo progressivo di calore giorno dopo giorno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;effetto dei blocchi atmosferici</h2>



<p>Uno dei fenomeni più studiati dai climatologi è quello dei cosiddetti &#8220;blocchi atmosferici&#8221;. Si tratta di configurazioni meteorologiche che impediscono il normale movimento delle perturbazioni. In pratica l&#8217;atmosfera entra in una sorta di situazione di stallo: il sole continua a scaldare il terreno, l&#8217;aria calda rimane intrappolata e le piogge si allontanano.</p>



<p>Quando questi blocchi persistono per molti giorni, le temperature aumentano gradualmente e le notti diventano sempre meno fresche. È proprio l&#8217;assenza di un raffreddamento notturno a rendere le ondate di calore particolarmente pericolose per la salute umana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Terreni più secchi, caldo più intenso</h2>



<p>Anche la siccità contribuisce ad alimentare il problema. Quando il terreno contiene poca umidità, una quota minore dell&#8217;energia solare viene utilizzata per evaporare l&#8217;acqua. Di conseguenza più energia si trasforma direttamente in calore.</p>



<p>È un meccanismo che gli esperti definiscono &#8220;feedback climatico&#8221;: il caldo favorisce la siccità e la siccità rende il caldo ancora più intenso. In molte aree del Mediterraneo questo circolo vizioso sta diventando sempre più evidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le città sono sempre più vulnerabili</h2>



<p>Le aree urbane soffrono particolarmente le ondate di calore prolungate. Asfalto, cemento e superfici artificiali assorbono energia durante il giorno e la rilasciano lentamente durante la notte. È il fenomeno noto come &#8220;isola di calore urbana&#8221;. In alcune città italiane la differenza di temperatura tra centro urbano e aree rurali circostanti può raggiungere diversi gradi, soprattutto nelle ore notturne.</p>



<p>Questo significa che milioni di persone sperimentano condizioni di disagio termico molto più severe rispetto a quelle registrate dalle stazioni meteorologiche situate fuori dai centri abitati.</p>



<p>Le conseguenze delle ondate di calore prolungate vanno ben oltre il disagio percepito.</p>



<p>Aumentano i rischi per anziani, bambini e persone fragili. Crescono i consumi energetici per il raffrescamento degli edifici. L&#8217;agricoltura subisce perdite dovute allo stress idrico e alle temperature estreme. Anche gli ecosistemi naturali possono essere compromessi da periodi prolungati di caldo e siccità.</p>



<p>Secondo gli esperti, il Mediterraneo rappresenta uno degli hotspot climatici più vulnerabili del pianeta, con un riscaldamento che procede a una velocità superiore rispetto alla media globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Adattarsi a un nuovo clima</h2>



<p>Gli scienziati concordano sul fatto che le ondate di calore continueranno a rappresentare una delle principali sfide climatiche dei prossimi decenni.</p>



<p>Per questo motivo l&#8217;attenzione si concentra sempre più sulle strategie di adattamento: aumento delle aree verdi urbane, utilizzo di materiali riflettenti negli edifici, sistemi di allerta precoce, gestione sostenibile delle risorse idriche e progettazione di città più resilienti.</p>
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		<title>Voler bene all&#8217;Italia, Buccino best practice: la transizione ecologica diventa cantiere industriale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/voler-bene-allitalia-buccino-best-practice-la-transizione-ecologica-diventa-cantiere-industriale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 11:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Buccino]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[buccino]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[magaldi]]></category>
		<category><![CDATA[transizione ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel paese c&#8217;è una grande fermento di piccoli comuni (sotto i cinquemila abitanti) e di quelli medi (sopra i cinquemila)  che scommettono sulla transizione ecologica ed energetica. Nel 2026 sono sette “le [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel paese c&#8217;è una grande fermento di piccoli comuni (sotto i cinquemila abitanti) e di quelli medi (sopra i cinquemila)  che scommettono sulla transizione ecologica ed energetica. <strong>Nel 2026 sono sette “le best practices targate “Voler Bene all’Italia</strong>”, <strong>in prima linea nella transizione ecologica, </strong>eche hanno raggiunto obiettivi concreti in tema di economia e filiere circolari rinnovabili, di agroecologia e gestione sostenibile delle risorse naturali e del turismo attivo.  </p>



<p><strong>A censirle e a farle conoscere e scoprire, con visite guidate e incontri, è Legambiente con la sua campagna nazionale Voler Bene all’Italia, </strong>patrocinata da UNCEM e dalla Fondazione Symbola, e dedicata quest’anno alla memoria di Simone e Alessio Gentile, due fratelli e soci di Legambiente scomparsi prematuramente, tra i protagonisti della rinascita di Castel del Giudice (IS). <strong>Dal 31 maggio all’8 giugno, la campagna “Voler Bene all’Italia”,</strong> a 80 anni dalla nascita della Repubblica, <strong>farà tappa in questi luoghi </strong>che dimostrano con i fatti un modello concreto di &#8220;voler bene&#8221; al proprio territorio in chiave sostenibile contrastando crisi climatica e demografica<strong>.</strong> </p>



<p>Tra le sette  <strong>best practices c&#8217;è la Campania, c&#8217;è il salernitano con Buccino dove si trova invece l’impianto MGTES – Magaldi Green Thermal Energy Storage, i</strong>naugurato nel settembre 2025 e il primo in Italia del suo genere.Si tratta di un<strong> sistema di accumulo di energia termica basato </strong>sulla tecnologia del letto di sabbia fluidizzato e<strong> consente di immagazzinare energia termica proveniente da fonti rinnovabili o direttamente dalla rete elettrica quando i prezzi dell’energia sono bassi, per poi rilasciarla quando serve. </strong> L’impianto, con capacità di circa 7,5 MWh termici, alimenta i processi produttivi di <a href="http://i.gi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I.GI</a> S.p.A. e<strong> contribuisce alla riduzione dei consumi di gas e delle emissioni, stimate in oltre/circa  600 tonnellate di CO₂ all’anno.</strong></p>



<p>«<em>La transizione ecologica non è un’idea astratta</em>&#8211; commenta <strong>Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania- </strong><em>ma può diventare infrastruttura produttiva, innovazione industriale e occasione di sviluppo per le aree interne. È questo il messaggio della tappa campana di Voler Bene all’Italia 2026, un <strong>appuntamento si inserisce nel percorso “I cantieri della transizione ecologica dei territori e delle comunità” </strong>e vuole raccontare esperienze concrete in cui sostenibilità, innovazione tecnologica, lavoro e sviluppo locale si incontrano. <strong>Buccino, nell’area industriale ASI, diventa così un esempio di come anche le aree interne possano essere protagoniste della transizione energetica e climatica </strong>e non devono essere lasciate sole,<strong> servono finanziamenti e interventi per rafforzare i servizi dei territori, </strong>ridurre la marginalità e il disagio insediativo, per creare lavoro e migliorare la protezione delle persone e dei territori resi sempre più fragili dall’impatto della crisi climatica.</em>» </p>



<p>«<em>Eventi come quello promosso da Legambiente</em> &#8211; dichiara <strong>Letizia Magaldi, Managing Director Global Marketing, Business &amp; Sales Development Magaldi Green Energy &#8211;</strong> <em>rappresentano un’occasione fondamentale per creare un dialogo tra industria, innovazione e territorio. Oggi la sostenibilità non è più una scelta futura, ma una opportunità economica e sociale che le imprese possono tradurre in tecnologie e modelli produttivi capaci di accompagnare la transizione e l’autonomia energetica. Con il nostro sistema di accumulo di energia termica vogliamo dimostrare che è possibile decarbonizzare i processi industriali termici attraverso soluzioni già applicabili nelle aree industriali italiane.</em>» </p>



<p>La tappa di&nbsp;<strong>Buccino si svolgerà mercoledì 3 giugno 2026, a partire dalle ore 10:30</strong>, presso Magaldi Power S.p.A., ed intende valorizzare il ruolo dei territori che non vogliono subire marginalità, crisi climatica e spopolamento, ma diventare laboratori di futuro, sostenibilità e nuova economia. Nel corso della giornata è prevista anche la premiazione “Green workers &#8211; Lavoratrici e lavoratori per la transizione ecologica”, dedicata a chi, con il proprio lavoro, contribuisce concretamente alla trasformazione ambientale dei processi produttivi e dei territori.&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Inizio estate e ambiente sotto pressione: fiumi più fragili e Mediterraneo sempre più esposto alla siccità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/inizio-estate-e-ambiente-sotto-pressione-fiumi-piu-fragili-e-mediterraneo-sempre-piu-esposto-alla-siccita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 12:47:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente fragile]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’avvio della stagione estiva, l’Italia entra in una fase dell’anno in cui gli equilibri ambientali diventano più delicati e immediatamente visibili, soprattutto per quanto riguarda risorse idriche, ecosistemi fluviali [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l’avvio della stagione estiva, l’Italia entra in una fase dell’anno in cui gli equilibri ambientali diventano più delicati e immediatamente visibili, soprattutto per quanto riguarda risorse idriche, ecosistemi fluviali e condizioni del suolo. I dati più recenti sullo stato delle acque mostrano un quadro a più velocità: secondo il Rapporto ISPRA, il 43,6% dei corpi idrici superficiali italiani si trova in stato ecologico buono o elevato, mentre oltre la metà presenta ancora criticità legate a qualità biologica e alterazioni degli ecosistemi fluviali e lacustri . Un indicatore che, alla vigilia dell’estate, assume particolare rilevanza perché si intreccia con la riduzione stagionale delle portate e con l’aumento dell’evaporazione dovuta alle temperature più alte.</p>



<p>Parallelamente, il contributo della neve accumulata durante l’inverno — fondamentale per alimentare fiumi e bacini nei mesi caldi — mostra segnali di riduzione e fusione anticipata rispetto alla media climatica, con effetti diretti soprattutto sui grandi sistemi idrici alpini e appenninici. Le analisi più recenti evidenziano un’accelerazione dello scioglimento del manto nevoso nella primavera 2026, legata a periodi più caldi e a una minore continuità delle precipitazioni, con conseguenze sulla disponibilità d’acqua nella fase estiva più critica . Questo fenomeno si traduce in un minor “serbatoio naturale” per fiumi e invasi, che arrivano all’estate già in condizioni di stress idrico anticipato.</p>



<p>Nel Mediterraneo, inoltre, le proiezioni stagionali indicano un inizio estate caratterizzato da temperature sopra la media e una maggiore persistenza di condizioni anticicloniche, con fasi di stabilità atmosferica alternate a eventi intensi e improvvisi. In questo contesto, il rischio non è soltanto il caldo prolungato, ma la combinazione tra evaporazione elevata, suoli più secchi e ridotta capacità di ricarica delle falde, elementi che aumentano la vulnerabilità degli ecosistemi e dell’agricoltura. Alcune analisi meteo stagionali segnalano infatti anomalie termiche positive già nel mese di giugno e un possibile proseguimento della tendenza nei mesi successivi .</p>



<p>A livello ambientale, queste dinamiche si riflettono anche sulla biodiversità: fiumi con portate ridotte modificano l’habitat di pesci e macroinvertebrati, mentre zone umide e laghi subiscono variazioni di temperatura e ossigenazione dell’acqua. Nei territori urbani, l’effetto isola di calore amplifica ulteriormente le temperature, rendendo più evidente il divario tra aree cementificate e zone verdi. In parallelo, gli ecosistemi forestali affrontano un periodo più lungo di esposizione alla siccità estiva, con conseguente aumento della vulnerabilità agli incendi e agli stress vegetativi.</p>
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		<title>Paestum capitale dei giovani per il clima: torna lo Youth Climate Meeting</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/paestum-capitale-dei-giovani-per-il-clima-torna-lo-youth-climate-meeting/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 18:24:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
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					<description><![CDATA[Quattro giorni dedicati all’attivismo ambientale, tra giustizia climatica e sociale con un respiro fortemente internazionale: torna dal 21 al 24 maggio all’Oasi Dunale di Paestum lo Youth Climate Meeting, l’appuntamento annuale organizzato dal Coordinamento Giovani di Legambiente. Qui 400 giovani provenienti da tutta [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Quattro giorni dedicati all’attivismo ambientale, tra giustizia climatica e sociale con un respiro fortemente internazionale</strong>: torna d<strong>al 21 al 24 maggio a</strong>ll’Oasi Dunale di Paestum lo <a href="https://www.legambiente.it/news-storie/youth-climate-meeting-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><u>Youth Climate Meeting</u></strong></a>, l’appuntamento annuale organizzato dal Coordinamento Giovani di <strong>Legambiente</strong>. Qui <strong>400 giovani</strong> provenienti da tutta Europa e dalla Palestina, insieme a più di <strong>30 associazioni nazionali e internazionali</strong> si incontreranno per partecipare ai numerosi <strong>incontri in programma tra formazione e confronto</strong>.  </p>



<p>Guidati da esperte&nbsp;ed&nbsp;esperti del mondo&nbsp;scientifico e&nbsp;ambientalista,&nbsp;si&nbsp;confronteranno&nbsp;su&nbsp;come mobilitarsi sui&nbsp;temi della&nbsp;<strong>giustizia climatica, transizione energetica verso fonti rinnovabili, economia circolare, reati ambientali ed ecomafie,&nbsp;</strong>ma&nbsp;anche<strong>&nbsp;alimentazione&nbsp;sostenibile, agroecologia e benessere animale</strong>.&nbsp;Al centro dell’evento,&nbsp;un messaggio&nbsp;chiaro, ma anche una denuncia: le&nbsp;<strong>energie rinnovabili&nbsp;rappresentano&nbsp;uno&nbsp;strumento di&nbsp;pace&nbsp;e motore della nuova occupazione verde, per contrastare&nbsp;le guerre,&nbsp;la crisi climatica e ridurre il costo delle bollette.&nbsp;Al&nbsp;contempo,&nbsp;il modello economico dipendente dai combustibili fossili e la conseguente crisi climatica si intrecciano con le tensioni geopolitiche e con la crescente allocazione di risorse verso il riarmo, a scapito della transizione energetica ed ecologica. &nbsp;&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Focus rinnovabili in&nbsp;Campania:</strong>&nbsp;Ad aprile 2026, secondo i dati Terna, la Campania ha raggiunto i 4,8 GW di potenza rinnovabile elettrica installata; 319 MW in più rispetto ai dati dell&#8217;aprile 2025 (+7%). A crescere in maniera sostanziale &#8211; +14%&nbsp;&#8211; è anche il numero degli impianti che arriva, sempre ad aprile 2026, a 103.004 di cui il&nbsp;99% &#8211;&nbsp;pari a 102.166-&nbsp;è&nbsp;disolare&nbsp;fotovoltaico. La Regione è tra le nove in Italia in linea con gli obiettivi intermedi del Decreto Aree Idonee per la decarbonizzazione.&nbsp;Tuttavia,&nbsp;per raggiungere gli obiettivi al&nbsp;2030 dovrà installare almeno&nbsp;<strong>2.468&nbsp;MW di nuova potenza rinnovabile&nbsp;nei prossimi 4,5 anni.&nbsp;</strong>Ad oggi, infatti, ha installato solamente&nbsp;<strong>1.508 dei 3.976 MW totali richiesti per il&nbsp;2030&nbsp;(il 37,9%&nbsp;dell’obiettivo finale)</strong>, ed è attualmente in surplus di 67 MW rispetto al target intermedio fissato per aprile, ma&nbsp;deve accelerare il passo. Mantenendo la stessa media di installazioni realizzate tra il 2021 e il 2025 – pari a 284,2 MW annui&nbsp;-, infatti, raggiungerebbe il suo obiettivo al 2030 con un ritardo di 3,7 anni.&nbsp;Per&nbsp;restare in carreggiata, dovrà quasi raddoppiare il ritmo e installare&nbsp;mediamente&nbsp;almeno 493,6 MW l’anno tra il 2026 ed il 2030.&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Per chiedere un’accelerazione&nbsp;sulla transizione energetica, allo Youth&nbsp;Climate&nbsp;Meeting&nbsp;<strong><u>sabato 23&nbsp;maggio alle ore 18:30</u></strong>&nbsp;si terrà&nbsp;l’azione&nbsp;“La pace è rinnovabile, la guerra è fossile”&nbsp;,&nbsp;<strong>un&#8217;azione&nbsp;collettiva sulla spiaggia dell’Oasi Dunale di Legambiente Paestum.&nbsp;</strong>Sarà&nbsp;una performance corale che vedrà&nbsp;i “Kings”&nbsp;&#8211;&nbsp;i potenti della Terra&nbsp;interpretati da persone in&nbsp;maschera-&nbsp;circondati&nbsp;da una folla&nbsp;di attivisti: la rappresentazione&nbsp;della forza collettiva della mobilitazione, capace di superare e rendere marginali i poteri che bloccano il cambiamento.&nbsp;</p>



<p>Tra le iniziative, anche la&nbsp;<strong>proiezione di un documentario dedicato alla Palestina&nbsp;</strong>– prevista per giovedì 21 alle ore 21&nbsp;-,&nbsp;nato dal viaggio realizzato nell’ambito del progetto&nbsp;ReAct&nbsp;–&nbsp;Now,&nbsp;co-finanziato dall’UE,&nbsp;in cui viene raccontata&nbsp;l’ingiustizia dell’occupazione e dell’apartheid a cui viene sottoposta la popolazione palestinese,&nbsp;e il tentativo&nbsp;di&nbsp;dare vita a&nbsp;percorsi di pace&nbsp;attraverso il&nbsp;volontariato internazionale e&nbsp;la&nbsp;costruzione di reti tra associazioni.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Temi dello YCM:</strong>&nbsp;I&nbsp;diversi temi verranno&nbsp;affrontati&nbsp;in modo intersezionale, attraverso metodologie&nbsp;di educazione non formale, inclusiva e partecipativa:&nbsp;<strong>1) Ecogiustizia</strong>&nbsp;(con&nbsp;Mariateresa Imparato, Responsabile Nazionale Giustizia Climatica Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, Legambiente e Forum Disuguaglianze e Diversità, Pablo Sallabera, CAN Europe, United for&nbsp;Climate&nbsp;Justice;<strong>&nbsp;2)&nbsp;Politiche europee per la giustizia climatica e sociale</strong>&nbsp;(con&nbsp;Mauro Albrizio, Responsabile Politiche Europee Legambiente, Simona Fabiani, CGIL, Giovanni Mori, Attivista per il clima e divulgatore scientifico);&nbsp;<strong>3) &nbsp;Mobilità sostenibile</strong>&nbsp;(con&nbsp;Roberto Scacchi, Responsabile Nazionale Mobilità, Simone Nuglio, Coordinatore Ufficio Mobilità Legambiente;&nbsp;<strong>4)&nbsp;Inquinamento</strong>&nbsp;(con&nbsp;Elisa Scocchera, Uff. scientifico Legambiente, Irene De Marco, A Sud);&nbsp;<strong>5)&nbsp;Intelligenza artificiale</strong>&nbsp;(con&nbsp;Ettore Di Cesare, Openpolis, Valentina Nastasi, Giornalista e Attivista);&nbsp;<strong>6)&nbsp;Decolonialismo&nbsp;</strong>(con&nbsp;Maya Issa, portavoce Giovani Palestinesi, Bianca Farsetti, Un Ponte Per);<strong>&nbsp;7)&nbsp;Benessere animale</strong>&nbsp;(Marco Leonardi, Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Protezione Civile Ufficio I Servizio Gestione delle attività sanitarie e assistenza). &nbsp; &nbsp;&nbsp;</p>



<p>“Nei giorni in cui&nbsp;l’impegno di pace e solidarietà&nbsp;della&nbsp;Sumud&nbsp;Flotilla&nbsp;viene brutalmente represso dall’esercito&nbsp;israeliano,&nbsp;a&nbsp;Paestum&nbsp;vogliamo far battere con&nbsp;coraggio&nbsp;e speranza&nbsp;il cuore&nbsp;dell&#8217;attivismo&nbsp;climatico nazionale ed internazionale.&nbsp;&#8211;<strong>&nbsp;dichiara Mattia Lolli, Responsabile dell’Ufficio Volontariato di Legambiente</strong>&nbsp;&#8211;&nbsp;È&nbsp;evidente come&nbsp;la dittatura delle fossili&nbsp;sia ormai al capolinea e quindi stia cercando&nbsp;di&nbsp;spremere fino all’ultima goccia di profitto da gas e petrolio, tenendoci ancorati ad un modello sociale ed economico che genera guerre, disuguaglianze e crisi climatica. Da Paestum&nbsp;movimenti e attivisti da tutta Europa e dalla Palestina lanciano&nbsp;un percorso di&nbsp;coordinamento&nbsp;internazionale&nbsp;verso l’autunno,&nbsp;per&nbsp;rafforzare alleanze&nbsp;e&nbsp;mobilitazioni,&nbsp;per&nbsp;una transizione ecologica che sia anche&nbsp;trasformazione politica e sociale&nbsp;verso la giustizia climatica.”&nbsp;</p>



<p>&#8220;L&#8217;Oasi Dunale di Paestum è da decenni un luogo centrale per il volontariato &#8211;&nbsp;<strong><em>d</em>ichiara Mariateresa Imparato, Presidente di Legambiente Campania</strong>&#8211; dove generazioni di attiviste e attivisti hanno costruito reti, visioni e impegni comuni. Continuare ad ospitare qui lo Youth&nbsp;Climate&nbsp;Meeting significa tornare alle radici di ciò che Legambiente è: un movimento che crede nel protagonismo delle comunità come motore della transizione ecologica. Accelerare la decarbonizzazione e la diffusione delle rinnovabili non è solo una necessità climatica: è una scelta di giustizia sociale e di pace, che non può più essere rinviata. Quattro giorni di contaminazione e confronto con realtà internazionali che lavorano per i diritti, la giustizia climatica e la pace rafforzeranno ancora di più la nostra azione capillare, in Campania e in tutta Italia, per innescare cambiamento dal basso, generando consapevolezza e valore reale per i territori.&#8221;&nbsp;&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Biodiversità a rischio, il 30% degli ecosistemi italiani sotto pressione: habitat in calo e nuovi progetti di tutela</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/biodiversita-a-rischio-il-30-degli-ecosistemi-italiani-sotto-pressione-habitat-in-calo-e-nuovi-progetti-di-tutela/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 16:52:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[crisi idrica]]></category>
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		<category><![CDATA[inquinamento atmosferico]]></category>
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					<description><![CDATA[In Italia circa il 30% degli ecosistemi naturali è oggi considerato sotto pressione a causa della perdita di habitat, dell’agricoltura intensiva e dell’inquinamento. È quanto emerge da analisi e rapporti [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">In Italia circa il 30% degli ecosistemi naturali è oggi considerato sotto pressione a causa della perdita di habitat, dell’agricoltura intensiva e dell’inquinamento. È quanto emerge da analisi e rapporti ambientali recenti che fotografano una situazione complessa per la biodiversità del Paese, tra ricchezze naturalistiche uniche in Europa e criticità sempre più diffuse.</p>



<p class="p1">La frammentazione degli habitat naturali rappresenta uno dei principali fattori di rischio. Urbanizzazione, infrastrutture e consumo di suolo continuano a ridurre e isolare gli spazi vitali per molte specie animali e vegetali, con effetti diretti sugli equilibri degli ecosistemi. A questo si aggiunge l’impatto dell’agricoltura intensiva, che attraverso l’uso di pesticidi, fertilizzanti chimici e monocolture contribuisce alla diminuzione della biodiversità, in particolare nelle aree rurali.</p>



<p class="p1">Un ulteriore elemento critico è rappresentato dall’inquinamento, sia atmosferico che delle acque e dei suoli. La presenza di microplastiche, sostanze chimiche e scarichi industriali incide sulla salute degli ecosistemi terrestri e marini, con conseguenze a cascata sulle catene alimentari e sulla sopravvivenza di numerose specie.</p>



<p class="p1">Nonostante il quadro di criticità, <strong>il sistema delle aree protette italiane continua a rappresentare un presidio fondamentale per la conservazione della biodiversità</strong>. Parchi nazionali, riserve naturali e aree marine protette svolgono un ruolo chiave nella tutela di habitat sensibili e specie a rischio, fungendo anche da laboratori di sperimentazione per pratiche di gestione sostenibile.</p>



<p class="p1">Negli ultimi anni <strong>sono inoltre aumentati i progetti di tutela della flora e della fauna, spesso realizzati in collaborazione tra enti pubblici</strong>, università e associazioni ambientaliste. Interventi di reintroduzione di specie autoctone, monitoraggi scientifici e programmi di educazione ambientale mirano a invertire la tendenza alla perdita di biodiversità e a rafforzare la resilienza degli ecosistemi.</p>



<p class="p1">Gli esperti sottolineano tuttavia che la tutela della biodiversità richiede un approccio integrato, capace di coniugare politiche ambientali, agricoltura sostenibile e pianificazione territoriale. La sfida, evidenziano, è trovare un equilibrio tra sviluppo economico e conservazione, in un contesto in cui gli effetti dei cambiamenti climatici stanno ulteriormente amplificando le fragilità già esistenti.</p>



<p class="p1">In questo scenario, il ruolo della sensibilizzazione pubblica e delle politiche europee sarà determinante nei prossimi anni per garantire la protezione del patrimonio naturale italiano, tra i più ricchi ma anche tra i più vulnerabili del continente.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Passaporto digitale dei prodotti: la “carta d’identità” europea per beni e materiali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/passaporto-digitale-dei-prodotti-la-carta-didentita-europea-per-beni-e-materiali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 12:26:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[passaporto digitale del prodotto]]></category>
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					<description><![CDATA[Non sarà un documento di viaggio, ma una scheda informativa destinata a cambiare il modo in cui produciamo, acquistiamo e ricicliamo oggetti. Il passaporto digitale dei prodotti è una delle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non sarà un documento di viaggio, ma una scheda informativa destinata a cambiare il modo in cui produciamo, acquistiamo e ricicliamo oggetti. Il <strong>passaporto digitale dei prodotti</strong> è una delle innovazioni centrali della strategia europea per la sostenibilità industriale e punta a rendere ogni bene immesso sul mercato tracciabile lungo tutto il suo ciclo di vita.</p>



<p>L’iniziativa rientra nel quadro del nuovo approccio dell’Unione Europea alla cosiddetta economia circolare, e si basa sul <strong>Regolamento Ecodesign per prodotti sostenibili</strong> (ESPR), che introduce l’obbligo progressivo di fornire dati digitali standardizzati su materiali, riparabilità e riciclabilità dei prodotti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Che cos’è il passaporto digitale</h3>



<p>Il passaporto digitale è una sorta di “carta d’identità” elettronica del prodotto, accessibile tramite QR code o sistemi equivalenti. Al suo interno possono essere raccolte informazioni come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>composizione dei materiali</li>



<li>origine delle materie prime</li>



<li>presenza di sostanze critiche</li>



<li>istruzioni per riparazione e manutenzione</li>



<li>indicazioni per il riciclo o il riuso</li>



<li>impatto ambientale lungo il ciclo di vita</li>
</ul>



<p>L’obiettivo è rendere queste informazioni disponibili non solo ai consumatori, ma anche a riparatori, riciclatori e autorità di controllo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I primi settori coinvolti</h3>



<p>L’introduzione del sistema sarà graduale e partirà dai settori considerati più impattanti dal punto di vista ambientale. Tra i primi prodotti interessati figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>batterie industriali e per veicoli elettrici</li>



<li>elettronica di consumo</li>



<li>tessili e abbigliamento</li>



<li>materiali da costruzione</li>
</ul>



<p>Per le batterie, ad esempio, l’Unione Europea ha già previsto un sistema di tracciabilità avanzato che entrerà progressivamente in vigore nel corso dei prossimi anni, con l’obiettivo di monitorare origine delle materie prime e gestione del fine vita.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un cambio di paradigma industriale</h3>



<p>Il passaporto digitale non è solo uno strumento informativo, ma un tassello di una trasformazione più ampia: passare da un’economia lineare — produzione, consumo, smaltimento — a un modello circolare in cui i prodotti vengono progettati per durare più a lungo e per essere facilmente riparabili o riciclabili.</p>



<p>Secondo la logica del nuovo regolamento europeo, la trasparenza diventa un elemento strutturale del mercato: chi produce dovrà fornire dati verificabili lungo tutta la filiera, mentre chi acquista potrà accedere a informazioni prima non disponibili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Impatti su consumatori e industria</h3>



<p>Per i consumatori, il passaporto digitale potrebbe significare maggiore consapevolezza nelle scelte di acquisto e una migliore gestione dei dispositivi nel tempo, soprattutto in termini di riparazione e riuso.</p>



<p>Per le imprese, invece, si apre una fase di adeguamento tecnologico e organizzativo: la gestione dei dati di prodotto diventerà parte integrante della progettazione industriale, con possibili costi iniziali ma anche nuove opportunità di mercato legate a trasparenza e sostenibilità.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Batterie sostituibili: ritorno (parziale) di un’idea tra riparabilità e nuove regole europee</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/batterie-sostituibili-ritorno-parziale-di-unidea-tra-riparabilita-e-nuove-regole-europee/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 12:22:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[batterie sostituibili]]></category>
		<category><![CDATA[regole europee]]></category>
		<category><![CDATA[transizione ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Per anni le batterie sostituibili sono sembrate un capitolo chiuso della storia della tecnologia di consumo. L’epoca degli smartphone con sportellino removibile ha lasciato spazio a dispositivi sempre più sottili, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per anni le batterie sostituibili sono sembrate un capitolo chiuso della storia della tecnologia di consumo. L’epoca degli smartphone con sportellino removibile ha lasciato spazio a dispositivi sempre più sottili, sigillati e difficili da aprire. Oggi, però, il tema è tornato al centro del dibattito industriale e normativo europeo, tra diritto alla riparazione e sostenibilità.</p>



<p>Le batterie sostituibili — cioè progettate per essere rimosse e sostituite direttamente dall’utente o con interventi minimi — esistono ancora, ma in una forma molto più limitata rispetto al passato. Si trovano soprattutto in dispositivi professionali, telefoni rugged, alcuni modelli per mercati specifici e in prodotti orientati alla massima riparabilità.</p>



<p>Un esempio spesso citato è quello di Fairphone, che ha costruito parte della propria identità industriale proprio sulla modularità dei dispositivi e sulla possibilità di sostituire componenti, inclusa la batteria, senza ricorrere a centri assistenza specializzati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dal telefono “apribile” al dispositivo sigillato</h3>



<p>Il cambiamento è avvenuto nell’arco di poco più di un decennio. I primi telefoni cellulari e molti smartphone fino ai primi anni 2010 permettevano la sostituzione manuale della batteria. Con l’evoluzione del design industriale, però, i produttori hanno progressivamente eliminato questa possibilità, puntando su scocche unibody, maggiore resistenza all’acqua e batterie integrate.</p>



<p>Il risultato è stato un aumento dell’efficienza e della miniaturizzazione, ma anche una riduzione della riparabilità e una maggiore dipendenza dai centri assistenza ufficiali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La spinta dell’Unione Europea</h3>



<p>Il tema è tornato attuale con le nuove politiche europee sulla sostenibilità dei dispositivi elettronici. Il quadro normativo dell’Unione Europea punta a rendere i prodotti più durevoli e riparabili, includendo anche requisiti specifici sulle batterie.</p>



<p>Secondo le nuove regole approvate a livello europeo, entro il 2027 le batterie dei dispositivi elettronici dovranno essere progettate per essere più facilmente sostituibili, almeno da tecnici qualificati e, in alcuni casi, anche dagli utenti finali.</p>



<p>L’obiettivo non è necessariamente il ritorno universale allo sportellino posteriore, ma una progettazione che consenta la sostituzione senza distruggere il dispositivo o ricorrere a operazioni complesse e costose.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tra sostenibilità e limiti industriali</h3>



<p>La discussione resta aperta tra sostenibilità ambientale e vincoli industriali. Le batterie integrate hanno permesso dispositivi più sottili, impermeabili e performanti, ma hanno anche aumentato l’impatto dei rifiuti elettronici e ridotto la durata percepita dei prodotti.</p>



<p>La Commissione Europea considera la riparabilità uno degli strumenti chiave per ridurre i rifiuti tecnologici e prolungare il ciclo di vita dei dispositivi, in un settore dove l’obsolescenza è spesso accelerata più dal design che dalla tecnologia.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Piana del Sele, la sfida della decarbonizzazione: il futuro della filiera bufalina passa dalla sostenibilità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/piana-del-sele-la-sfida-della-decarbonizzazione-il-futuro-della-filiera-bufalina-passa-dalla-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 12:37:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[decarbonizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[filiera bufalina]]></category>
		<category><![CDATA[piana del sele]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera bufalina&#8221; è un lavoro promosso da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino, BCC Magna Grecia, costruito con il [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>&#8220;Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera bufalina&#8221; è un lavoro promosso da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino, BCC Magna Grecia, costruito con il coinvolgimento diretto di Coldiretti e Confagricoltura e di numerose imprese della filiera. Il rapporto analizza soluzioni e tecnologie innovative per accompagnare la decarbonizzazione della filiera bufalina della Piana del Sele, trasformando le criticità in opportunità di crescita e valorizzazione.</p>



<p>Il report è stato presentato, presso la Sala Caduti di Nassirya presso il Senato della Repubblica Italiana, su iniziativa del senatore Luca De Carlo, Presidente IX Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare del Senato della Repubblica. Ha aperto i lavori Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola. Ha presentato il report Marco Frey, Presidente Comitato Scientifico Fondazione Symbola. Ne hanno discusso Maria Carmela Serluca, Assessore all&#8217;Agricoltura Regione Campania; Giuseppe Tuozzo, Presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Magna Grecia; Camillo Catarozzo; Presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Campania Centro; Rosario Pingaro, Presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Capaccio Paestum e Serino. Ha concluso la conferenza Luca De Carlo, Presidente della IX Commissione permanente (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare). Ha moderato i lavori Tessa Gelisio, Autrice e conduttrice televisiva.</p>



<p>Il progetto “Filiere Sostenibili della Piana del Sele”, avviato nel 2024, nasce con l’obiettivo di individuare soluzioni e tecnologie in grado di rendere le filiere agroalimentari campane più sostenibili e, quindi, più competitive. Il progetto ha visto la realizzazione di un primo studio dedicato alla IV Gamma, l’attenzione si concentra in questo report sulla filiera bufalina, analizzata per delineare percorsi innovativi di sviluppo sostenibile, con un focus specifico sulla realtà della Piana del Sele. In questo quadro, la sostenibilità si configura sempre più come un fattore determinante di qualità e valore, come evidenziato anche dallo studio di Fondazione Symbola e IPSOS “Sostenibilità è qualità”.</p>



<p>Il report presentato è stato sviluppato attraverso un’attività di desk research finalizzata a individuare soluzioni già disponibili sul mercato per favorire la decarbonizzazione della filiera e rafforzarne qualità e competitività. A questa analisi si è affiancato un ciclo di interviste a esperti, operatori e associazioni di categoria del territorio, utile a ricostruire lo stato dell’arte nella Piana del Sele e a valutare il livello di adozione &#8211; o di adottabilità &#8211; delle soluzioni individuate.</p>



<p>Il lavoro, infatti, non si limita a indicare interventi potenzialmente efficaci, ma contribuisce a creare le condizioni per la loro concreta diffusione: alla mappatura tecnica affianca un plafond dedicato di 30 milioni di euro, messo a disposizione dalle tre banche promotrici a tassi agevolati, con l’obiettivo di ridurre le barriere all’investimento e accelerare l’implementazione degli interventi lungo l’intera filiera.<br>La filiera bufalina rappresenta un’arteria fondamentale del comparto lattiero-caseario italiano che, a sua volta, si configura come uno dei settori di primaria importanza nel sistema agroalimentare nazionale. Le condizioni climatiche e di allevamento adeguate e favorevoli hanno trasformato il nostro Paese in un habitat ideale per le bufale, tanto che si è giunti all’identificazione di una vera e propria razza a sé: quella della “Bufala mediterranea italiana”, riconosciuta ufficialmente nel 2000 dal MiPAAF.</p>



<p>Nel nostro Paese è presente circa l’1% del patrimonio bufalino mondiale e il 95% di quello europeo. In Italia si contano circa 435.000 capi bufalini; di questi, circa tre quarti sono allevati in Campania e la Piana del Sele vanta oltre il 25% del totale degli allevamenti e il 30,8% dei capi presenti in Campania. La produzione di latte è l’orientamento primario degli allevamenti italiani di bufala (oltre il 70%). Il principale prodotto derivante dal suo impiego è la mozzarella, nata in Campania secoli fa e divenuta nel tempo uno dei prodotti caseari più amati dai consumatori di tutto il mondo. Altri prodotti di bufala tipici (sia formaggi che latticini) sono la burrata, la ricotta, lo stracchino, la scamorza e il mascarpone. </p>



<p>Ogni prodotto alimentare è il frutto di un percorso unico, con caratteristiche e tratti distintivi legati alla specifica filiera agroalimentare di appartenenza, ovvero all’insieme di tutte le fasi e i processi che portano il prodotto dalla terra alla tavola, dalla produzione delle materie prime fino al piatto del consumatore. In questa indagine, l’analisi si concentra sul comparto della produzione e trasformazione del latte di bufala, escludendo invece quello relativo alla produzione di carne. Cuore della ricerca, in linea con la struttura del lavoro già realizzato per la filiera della Quarta gamma, è l’analisi di sei macro-dimensioni che abbracciano l’intero ciclo produttivo: dalla sostituzione e riduzione dell’uso di sostanze chimiche alla gestione efficiente della risorsa idrica, dalla tutela del suolo e della biodiversità alla riduzione delle emissioni climalteranti, fino al recupero e valorizzazione dei sottoprodotti e all’adozione di packaging sostenibili, senza trascurare l’aspetto trasversale del benessere animale. </p>



<p>Riguardo il tema delle emissioni, nel report vengono citati studi relativi all’analisi delle emissioni della filiera della Mozzarella di Bufala Campana DOP – il prodotto più iconico della filiera bufalina italiana – secondo cui, i foraggi coltivati per l’alimentazione delle bufale sarebbero in grado di compensare la CO2 emessa lungo il processo produttivo della Mozzarella DOP. Questo risultato, se confermato, offrirebbe la base per valorizzare il prodotto bufalino sul mercato globale come simbolo di qualità e di responsabilità ambientale. Nel campo della gestione idrica, soluzioni come la microirrigazione, i sistemi di recupero e riutilizzo delle acque reflue e le tecnologie di sanificazione a base di ozono consentono di ridurre drasticamente i consumi e gli sprechi in tutte le fasi della filiera, con vantaggi ambientali, economici e produttivi. </p>



<p>Allo stesso modo, l’adozione di impianti agrivoltaici, collettori solari ad aria, raffrescatori evaporativi, le pompe di calore ad alta efficienza, spazzole non elettriche e sistemi di refrigerazione a basso impatto ambientale contribuisce alla riduzione dei consumi energetici e delle emissioni climalteranti, assicurando al contempo condizioni di lavoro migliori per animali e operatori. La valorizzazione dei sottoprodotti (letame, liquami, siero, latticello) attraverso micro-impianti di compostaggio, impianti di biogas e biometano, nonché la diffusione di imballaggi ecosostenibili per i prodotti finali, rappresentano l’ultima tessera di un mosaico virtuoso che dimostra come la sostenibilità possa diventare leva di efficienza, innovazione e valore. In conclusione, questo lavoro non si limita a mappare le tecnologie disponibili, ma fornisce una base operativa per passare dall’analisi all’adozione.</p>



<p>“Il riconoscimento dell’UNESCO alla cucina italiana – dichiara Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola &#8211; certifica un vantaggio competitivo fatto di cultura, saperi, territori e comunità, che va preservato come investimento sul futuro. In questo quadro si inserisce la filiera bufalina, eccellenza del Made in Italy nel mondo, con prodotti distintivi come la Mozzarella di Bufala Campana DOP. Oggi questa filiera, come evidenziato nel rapporto, si confronta con la sfida della transizione verde, resa ancora più urgente dall’instabilità dei costi energetici e delle materie prime, e da un nuovo orientamento dei mercati che associano sempre più la sostenibilità alla qualità di beni e servizi. Puntare sulla sostenibilità vuol dire quindi aiutare questo tessuto imprenditoriale a diventare più autosufficiente, competitivo, a misura d&#8217;uomo e per questo più capace di futuro.”</p>



<p>“Il comparto bufalino è un settore strategico della nostra economia – dichiara Camillo Catarozzo, presidente BCC Campania Centro &#8211; profondamente radicato nella storia produttiva del territorio e ancora oggi centrale per il suo sviluppo. È un patrimonio che deve rimanere tale anche nel futuro, attraverso un percorso di ulteriore innovazione e miglioramento, capace di coniugare qualità, sostenibilità e competitività. In questa filiera i giovani possono trovare un’ulteriore e significativa àncora territoriale, una possibilità concreta per costruire qui il proprio futuro professionale e imprenditoriale. Per sostenere davvero questa prospettiva, tuttavia, è indispensabile rafforzare le infrastrutture logistiche e promuovere una più forte capacità di fare sistema tra tutti gli attori coinvolti. È su questa alleanza che si gioca la possibilità di accompagnare una grande eccellenza del territorio verso nuove sfide e nuove opportunità.”</p>



<p>“Lo sforzo delle banche promotrici e della Fondazione Symbola – dichiara Rosario Pingaro Presidente BCC Capaccio Paestum e Serino &#8211; è quello di individuare innovazioni tecnologiche capaci di rendere gli allevamenti bufalini sempre più compatibili dal punto di vista ambientale e, allo stesso tempo, più efficienti sotto il profilo produttivo. Un’innovazione che non nasce sempre nei laboratori, ma che spesso è anche ‘combinatoria’: frutto del trasferimento alla filiera bufalina di esperienze e soluzioni maturate in settori completamente diversi”.</p>



<p>“Con questo rapporto – dichiara Giuseppe Tuozzo, Presidente della BCC Magna Grecia – vogliamo offrire alle imprese della filiera bufalina della Piana del Sele uno strumento concreto per trasformare la sostenibilità in un vantaggio competitivo. La transizione ecologica non è un costo da subire, ma un percorso di innovazione che migliora efficienza, qualità e resilienza, rafforzando il legame tra produzione, territorio e comunità. Come Credito Cooperativo siamo accanto agli allevatori e ai trasformatori con competenze, ascolto e un plafond dedicato per sostenere investimenti in energia rinnovabile, gestione efficiente delle risorse e valorizzazione dei sottoprodotti, perché la crescita di questo comparto passi dalla capacità di fare rete e di guardare al futuro”.</p>
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		<title>Filiera bufalina: sostenibilità e innovazione nella Piana del Sele, presentato rapporto di Fondazione Symbola</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/filiera-bufalina-sostenibilita-e-innovazione-nella-piana-del-sele-presentato-rapporto-di-fondazione-symbola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 17:13:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[filiera bufalina]]></category>
		<category><![CDATA[Mozzarella di Bufala Campana Dop]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[transizione ecologica]]></category>
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<p class="p1">Rafforzare competitività e sostenibilità di uno dei comparti simbolo dell’agroalimentare italiano: è questo l’obiettivo del rapporto “Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera bufalina”, promosso da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino e BCC Magna Grecia, con la partnership di Coldiretti e Confagricoltura.</p>



<p class="p1">Il documento, presentato al Senato presso la Sala Caduti di Nassirya su iniziativa del senatore Luca De Carlo, analizza tecnologie e soluzioni innovative per accompagnare la transizione ecologica della filiera bufalina, trasformando le criticità ambientali in opportunità di crescita.</p>



<p class="p3">Un comparto strategico per l’Italia</p>



<p class="p1">La filiera bufalina rappresenta un pilastro del sistema lattiero-caseario nazionale. In Italia è concentrato circa l’1% del patrimonio bufalino mondiale e ben il 95% di quello europeo, con circa 435.000 capi complessivi. Di questi, il 70% si trova in Campania, mentre la Piana del Sele concentra oltre il 25% degli allevamenti regionali e il 30,8% dei capi.</p>



<p class="p1">Un settore strettamente legato alla produzione di eccellenze come la Mozzarella di Bufala Campana DOP, tra i prodotti italiani più conosciuti e apprezzati nel mondo.</p>



<p class="p3">Sostenibilità come leva competitiva</p>



<p class="p1">“Il riconoscimento UNESCO alla cucina italiana certifica un vantaggio competitivo fatto di cultura, territori e comunità”, ha dichiarato Ermete Realacci. “In questa prospettiva si colloca la filiera bufalina, che oggi affronta una sfida decisiva: la sostenibilità, componente essenziale della qualità e fattore di maggiore competitività”.</p>



<p class="p1">Il rapporto evidenzia come pratiche innovative possano ridurre l’impatto ambientale lungo tutta la filiera: dalla gestione efficiente dell’acqua alla riduzione delle emissioni, fino alla valorizzazione dei sottoprodotti. Secondo alcuni studi citati, i foraggi destinati all’alimentazione delle bufale potrebbero compensare la CO₂ emessa nel processo produttivo della mozzarella DOP, aprendo nuove prospettive sul mercato globale.</p>



<p class="p3">Innovazione e investimenti</p>



<p class="p1">Il progetto non si limita all’analisi, ma mette in campo strumenti concreti: le banche promotrici hanno attivato un plafond da 20 milioni di euro a tassi agevolati per sostenere investimenti in tecnologie sostenibili.</p>



<p class="p1">“Il comparto bufalino è profondamente radicato nella storia produttiva del territorio”, ha sottolineato Camillo Catarozzo. “Serve però rafforzare infrastrutture e capacità di fare sistema per accompagnare questa eccellenza verso nuove opportunità”.</p>



<p class="p1">Sulla stessa linea Rosario Pingaro, che evidenzia il ruolo dell’innovazione tecnologica, spesso “combinatoria”, cioè derivante dall’adattamento di soluzioni sviluppate in altri settori.</p>



<p class="p1">Per Giuseppe Tuozzo, la transizione ecologica rappresenta “un percorso di innovazione che migliora efficienza, qualità e resilienza”, rafforzando il legame tra imprese, territorio e comunità.</p>



<p class="p3">Un modello per il futuro</p>



<p class="p1">Lo studio analizza sei macro-dimensioni dell’intero ciclo produttivo: uso delle risorse, emissioni, tutela della biodiversità, gestione idrica, energia e benessere animale. Tra le soluzioni individuate: agrivoltaico, biogas e biometano, microirrigazione, recupero delle acque reflue e packaging sostenibili.</p>



<p class="p1">Avviato due anni fa con un focus sulla IV gamma, il progetto sulla Piana del Sele si propone oggi come modello replicabile per altre filiere agroalimentari italiane, dimostrando come sostenibilità, innovazione e qualità possano procedere insieme.</p>



<p class="p1">Il rapporto completo è disponibile sul sito della Fondazione Symbola.</p>
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		<title>Riciclo carta e cartone: l’Italia supera il 90% e guida l’economia circolare in Europa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/riciclo-carta-e-cartone-litalia-supera-il-90-e-guida-leconomia-circolare-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 15:05:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[carta]]></category>
		<category><![CDATA[carta riciclata]]></category>
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					<description><![CDATA[Il riciclo di carta e cartone in Italia continua a rappresentare uno dei casi più avanzati di economia circolare nel panorama europeo. Secondo i dati del Comieco, aggiornati nel Rapporto [...]]]></description>
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<p>Il riciclo di carta e cartone in Italia continua a rappresentare uno dei casi più avanzati di economia circolare nel panorama europeo. Secondo i dati del Comieco, aggiornati nel Rapporto 2025 sui dati 2024, il tasso di riciclo degli imballaggi cellulosici ha superato stabilmente il 90%, confermando il Paese tra i leader europei del settore.</p>



<p>Un risultato significativo non solo dal punto di vista ambientale, ma anche industriale e sociale, che colloca l’Italia in anticipo rispetto agli obiettivi fissati dall’Unione Europea per il 2030, pari all’85%.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un sistema maturo e diffuso sul territorio</h3>



<p>Il modello italiano si basa su una rete consolidata di raccolta differenziata che coinvolge comuni, aziende e cittadini. Nel 2024 la raccolta ha sfiorato le 3,9 milioni di tonnellate, con una crescita costante rispetto agli anni precedenti. </p>



<p>Uno degli elementi più rilevanti è l’estensione capillare del servizio: oltre il 90% dei comuni italiani è oggi coperto da sistemi di raccolta organizzata, rendendo la gestione dei rifiuti cellulosici una pratica ormai consolidata nella vita quotidiana.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Italia tra i leader europei del riciclo</h3>



<p>Il dato del riciclo oltre il 90% non è isolato. Negli ultimi anni il Paese ha consolidato una posizione di leadership in Europa nel recupero degli imballaggi in carta e cartone, grazie a un sistema industriale integrato che trasforma il materiale raccolto in nuova materia prima per l’industria cartaria.</p>



<p>Il Sud Italia, tradizionalmente più indietro nelle performance ambientali, ha registrato negli ultimi anni una crescita significativa, contribuendo a ridurre il divario territoriale e rafforzando il sistema nazionale nel suo complesso.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Economia circolare e impatto ambientale</h3>



<p>Il riciclo della carta è uno degli esempi più concreti di economia circolare funzionante. Riduce il consumo di materie prime vergini, limita le emissioni legate alla produzione industriale e diminuisce la quantità di rifiuti destinati allo smaltimento.</p>



<p>La carta, in particolare, è uno dei materiali più riciclabili: le fibre cellulosiche possono essere riutilizzate più volte prima di perdere le loro proprietà, rendendo il ciclo di vita del prodotto più lungo ed efficiente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un modello consolidato ma non statico</h3>



<p>Nonostante i risultati positivi, il sistema continua a evolversi. Le sfide riguardano soprattutto il miglioramento della qualità della raccolta, la riduzione delle impurità nei materiali e l’ulteriore estensione dei sistemi di differenziata nei piccoli centri.</p>



<p>Secondo gli esperti del settore, la direzione è ormai tracciata: il riciclo della carta non è più solo una buona pratica ambientale, ma un pilastro strutturale dell’economia italiana.</p>



<p>In un contesto europeo che spinge verso una maggiore sostenibilità, il caso italiano mostra come infrastrutture, comportamenti dei cittadini e industria possano convergere in un sistema efficiente. Un modello che, pur con margini di miglioramento, rappresenta oggi uno dei punti di riferimento della transizione ecologica nel continente.</p>
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		<title>Mobilità sostenibile nei piccoli Comuni: a Santa Marina uno scuolabus elettrico</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mobilita-sostenibile-nei-piccoli-comuni-a-santa-marina-uno-scuolabus-elettrico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 11:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Marina - Policastro]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[scuolabus elettrico]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Comune di Santa Marina ha ottenuto un finanziamento pari a € 252.540,00 nell’ambito del Programma Regionale Campania FESR 2021-2027, Asse 3 – Obiettivo Specifico 3.2 – Azione 3.2.1, finalizzato [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Comune di Santa Marina ha ottenuto un finanziamento pari a € 252.540,00 nell’ambito del Programma Regionale Campania FESR 2021-2027, Asse 3 – Obiettivo Specifico 3.2 – Azione 3.2.1, finalizzato all’acquisto di uno scuolabus ecologico. L’intervento rientra nelle politiche regionali volte a promuovere una mobilità sostenibile, migliorare la qualità dei servizi pubblici locali e ridurre l’impatto ambientale, con particolare attenzione ai piccoli Comuni.</p>



<p>Il nuovo mezzo sarà destinato al trasporto degli studenti delle scuole primarie, contribuendo a garantire maggiore sicurezza, efficienza e accessibilità del servizio, soprattutto nelle aree più periferiche del territorio comunale.</p>



<p>L’iniziativa si inserisce nel quadro degli obiettivi europei di transizione ecologica e riduzione delle emissioni, rafforzando l’impegno dell’Amministrazione comunale verso modelli di sviluppo sostenibili.</p>



<p>Il risultato è stato possibile grazie alla collaborazione istituzionale tra Regione Campania, Agenzia Campana per la Mobilità, le Infrastrutture e le Reti (ACaMIR) e il Comune di Santa Marina, a conferma dell’attenzione rivolta ai territori e alle esigenze delle comunità locali.</p>



<p>«<em>A nome di tutta l’Amministrazione comunale esprimo grande soddisfazione per questo importante finanziamento</em>&#8211; ha dichiarazione del Sindaco f.f. Virgilio Giudice- <em>questo risultato rappresenta una risposta concreta alle esigenze della nostra comunità. Investire nei servizi significa essere vicini ai cittadini, in particolare a chi vive nelle zone più distanti dal centro e ha maggiori difficoltà a raggiungere la scuola, che è la casa dei nostri figli, il luogo in cui si costruiscono le basi educative e il futuro della nostra società. Per questo riteniamo fondamentale continuare a potenziare i servizi a favore dei bambini: più opportunità riusciamo a garantire oggi, più solide saranno le prospettive di crescita e di formazione per le nuove generazioni.</em>»</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/scuolabus-santa-marina-1024x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-244487" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/scuolabus-santa-marina-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/scuolabus-santa-marina-300x300.jpeg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/scuolabus-santa-marina-150x150.jpeg 150w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/scuolabus-santa-marina-768x768.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/scuolabus-santa-marina.jpeg 1254w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>
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		<title>Auto elettriche, città verdi e nuove regole: come cambia la mobilità nella transizione ecologica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/auto-elettriche-citta-verdi-e-nuove-regole-come-cambia-la-mobilita-nella-transizione-ecologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 14:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[auto elettriche]]></category>
		<category><![CDATA[ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[trasporto a basse emossioni]]></category>
		<category><![CDATA[veicoli inquinanti]]></category>
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					<description><![CDATA[La mobilità è uno dei settori al centro della transizione ecologica in Europa e in Italia. Dalla diffusione delle auto elettriche alla trasformazione degli spazi urbani, fino alle nuove norme [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La mobilità è uno dei settori al centro della transizione ecologica in Europa e in Italia. Dalla diffusione delle auto elettriche alla trasformazione degli spazi urbani, fino alle nuove norme sulle emissioni, il modo di spostarsi nelle città sta cambiando rapidamente sotto la spinta delle politiche ambientali e delle innovazioni tecnologiche.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’avanzata delle auto elettriche</h3>



<p>Le auto elettriche rappresentano uno dei pilastri della decarbonizzazione dei trasporti. Alimentate da energia elettrica invece che da carburanti fossili, contribuiscono alla riduzione delle emissioni inquinanti e acustiche nelle aree urbane .</p>



<p>La loro diffusione è sostenuta da incentivi pubblici, agevolazioni fiscali e investimenti nelle infrastrutture di ricarica. L’Unione europea, inoltre, ha avviato un percorso normativo che prevede la progressiva eliminazione delle nuove immatricolazioni di auto a combustione interna entro il 2035 .</p>



<p>In Italia, il ricambio del parco veicoli è sostenuto anche da contributi economici per l’acquisto di mezzi elettrici, con incentivi differenziati in base al reddito e alla tipologia di veicolo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le città “verdi” cambiano volto</h3>



<p>La transizione ecologica sta trasformando anche la struttura delle città. Il modello emergente è quello delle cosiddette <strong>città sostenibili o città verdi</strong>, progettate per ridurre l’impatto ambientale e migliorare la qualità della vita dei cittadini .</p>



<p>In questo scenario, la mobilità sostenibile diventa centrale: più trasporto pubblico elettrico, maggiore spazio a biciclette e pedoni, riduzione del traffico privato e creazione di aree a basse emissioni.</p>



<p>Molte amministrazioni stanno ripensando la pianificazione urbana introducendo zone a traffico limitato, pedonalizzazioni e reti ciclabili sempre più estese.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Nuove regole per la mobilità</h3>



<p>Accanto alla trasformazione tecnologica e urbana, cambia anche il quadro normativo. Le politiche europee e nazionali puntano a ridurre le emissioni attraverso:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>limiti progressivi ai veicoli inquinanti</li>



<li>incentivi alla mobilità elettrica</li>



<li>potenziamento del trasporto pubblico a basse emissioni</li>



<li>sviluppo di infrastrutture di ricarica</li>
</ul>



<p>La direzione è quella di un sistema integrato in cui auto private, mezzi pubblici, sharing mobility e mobilità dolce convivono all’interno di un modello più efficiente e meno inquinante .</p>



<h3 class="wp-block-heading">Opportunità e sfide della transizione</h3>



<p>La trasformazione della mobilità porta benefici ambientali evidenti, ma presenta anche criticità: costi di adeguamento infrastrutturale, disomogeneità territoriale nella diffusione delle colonnine di ricarica e necessità di rendere accessibile la mobilità elettrica a tutte le fasce della popolazione.</p>



<p>Il passaggio verso un nuovo modello di mobilità richiede quindi investimenti, pianificazione e una trasformazione culturale oltre che tecnologica.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dieta sostenibile: come la transizione ecologica sta cambiando ciò che portiamo in tavola</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dieta-sostenibile-come-la-transizione-ecologica-sta-cambiando-cio-che-portiamo-in-tavola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 14:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[dieta mediterranea]]></category>
		<category><![CDATA[fao]]></category>
		<category><![CDATA[meno carne]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=244251</guid>

					<description><![CDATA[Dieta sostenibile: come la transizione ecologica sta cambiando ciò che portiamo in tavola La transizione ecologica non riguarda soltanto energia, trasporti e industria: sta trasformando anche il modo in cui [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Dieta sostenibile: come la transizione ecologica sta cambiando ciò che portiamo in tavola</h2>



<p>La transizione ecologica non riguarda soltanto energia, trasporti e industria: sta trasformando anche il modo in cui mangiamo. In Europa e in Italia si sta affermando sempre di più il concetto di <strong>dieta sostenibile</strong>, un modello alimentare che unisce salute, accessibilità e ridotto impatto ambientale.</p>



<p>Secondo la definizione della FAO, un’alimentazione sostenibile è quella che garantisce sicurezza alimentare e nutrizionale alle persone, riducendo allo stesso tempo l’impatto sull’ambiente e preservando le risorse naturali per le generazioni future. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Meno carne, più vegetali: il cambiamento in atto</h3>



<p>Uno degli elementi centrali di questa trasformazione è la riduzione del consumo di carne e l’aumento di alimenti di origine vegetale come legumi, cereali integrali, frutta e verdura.</p>



<p>Il sistema alimentare globale è infatti responsabile di una quota significativa delle emissioni di gas serra, con il settore agricolo e zootecnico tra i principali contributori. In questo contesto, modificare le abitudini alimentari diventa una leva concreta per ridurre l’impatto ambientale.</p>



<p>Le indicazioni scientifiche più recenti convergono su un punto: diete con maggiore presenza di alimenti vegetali hanno generalmente un’impronta ecologica inferiore rispetto a modelli basati su un elevato consumo di carne rossa e prodotti animali. </p>



<h3 class="wp-block-heading">La dieta mediterranea come modello sostenibile</h3>



<p>In questo scenario, la <strong>dieta mediterranea</strong> è spesso indicata come esempio di equilibrio tra salute e sostenibilità. Basata su un consumo prevalente di vegetali, olio d’oliva come principale fonte di grassi e un apporto moderato di proteine animali, è considerata uno dei modelli alimentari più coerenti con gli obiettivi della transizione ecologica.</p>



<p>Secondo diversi studi e istituzioni di ricerca, questo modello alimentare contribuisce non solo alla prevenzione di malattie croniche, ma anche alla riduzione dell’impatto ambientale grazie alla maggiore presenza di prodotti vegetali e locali. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Filiera corta, stagionalità e sprechi</h3>



<p>La sostenibilità a tavola non riguarda solo cosa si mangia, ma anche come il cibo viene prodotto e distribuito.</p>



<p>Tra le tendenze in crescita ci sono: consumo di prodotti <strong>stagionali</strong>, attenzione alle <strong>filiere corte e locali</strong>, riduzione dello <strong>spreco alimentare</strong>, maggiore consapevolezza sull’impatto delle scelte di acquisto</p>



<p>Questi elementi contribuiscono a ridurre trasporti inutili, consumo di risorse e produzione di rifiuti alimentari.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una transizione culturale prima ancora che alimentare</h3>



<p>Il cambiamento in atto non è solo tecnologico o economico, ma anche culturale. Le nuove generazioni mostrano maggiore attenzione alla provenienza del cibo, alla qualità nutrizionale e all’impatto ambientale delle proprie scelte.</p>



<p>La “dieta sostenibile” non si impone come rinuncia, ma come riequilibrio: meno eccessi, più consapevolezza, e una maggiore centralità degli alimenti vegetali all’interno dell’alimentazione quotidiana.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
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