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	<title>Transizione Ecologica | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Torna &#8220;Voler Bene all’Italia&#8221;, la campagna di Legambiente dedicata ai piccoli comuni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/torna-voler-bene-allitalia-la-campagna-di-legambiente-dedicata-ai-piccoli-comuni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 14:09:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Buccino]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
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<p>Nel paese c&#8217;è una grande fermento di piccoli comuni (sotto i&nbsp;cinquemila abitanti) e di quelli medi (sopra i cinquemila)&nbsp; che scommettono sulla transizione ecologica ed energetica.&nbsp;<strong>Nel 2026 sono sette “le best practices targate&nbsp;“Voler Bene all’Italia</strong>”,&nbsp;<strong>in prima linea nella transizione ecologica,&nbsp;</strong>eche hanno raggiunto obiettivi concreti in tema di economia e filiere circolari rinnovabili, di agroecologia e gestione sostenibile delle risorse naturali e del turismo attivo.&nbsp;&nbsp;<strong>A censirle e a farle conoscere e scoprire, con visite guidate e incontri, è Legambiente con la sua campagna nazionale Voler Bene all’Italia,&nbsp;</strong>&nbsp;<strong>Dal 31 maggio all’8 giugno, la campagna “Voler Bene all’Italia”,</strong>&nbsp;a 80 anni dalla nascita della Repubblica,&nbsp;<strong>farà tappa in questi luoghi&nbsp;</strong>che dimostrano con i fatti un modello concreto di &#8220;voler bene&#8221; al proprio territorio in chiave sostenibile contrastando crisi climatica e demografica<strong>.</strong>&nbsp;Tra le sette&nbsp;&nbsp;<strong>best practices c&#8217;è la Campania, c&#8217;è il salernitano con Buccino dove si trova invece l’impianto MGTES – Magaldi Green Thermal Energy Storage, i</strong>naugurato nel settembre 2025 e il primo in Italia del suo genere.Si tratta di un<strong>&nbsp;sistema di accumulo di energia termica basato&nbsp;</strong>sulla tecnologia del letto di sabbia fluidizzato e<strong>&nbsp;consente di immagazzinare energia termica proveniente da fonti rinnovabili o direttamente dalla rete elettrica quando i prezzi dell’energia sono bassi, per poi rilasciarla quando serve.&nbsp;</strong>&nbsp;L’impianto, con capacità di circa 7,5 MWh termici, alimenta i processi produttivi di&nbsp;<a href="http://i.gi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I.GI</a>&nbsp;S.p.A. e<strong>&nbsp;contribuisce alla riduzione dei consumi di gas e delle emissioni, stimate in oltre/circa&nbsp;&nbsp;600 tonnellate di CO₂ all’anno.</strong></p>



<p>La tappa di&nbsp;<strong>Buccino si svolgerà mercoledì 3 giugno 2026, a partire dalle ore 10:30</strong>, presso Magaldi Power S.p.A., ed intende valorizzare il ruolo dei territori che non vogliono subire marginalità, crisi climatica e spopolamento, ma diventare laboratori di futuro, sostenibilità e nuova economia. Nel corso della giornata è prevista anche la premiazione “Green workers &#8211; Lavoratrici e lavoratori per la transizione ecologica”, dedicata a chi, con il proprio lavoro, contribuisce concretamente alla trasformazione ambientale dei processi produttivi e dei territori.&nbsp;Partecipano&nbsp;<strong>Pasquale Freda</strong>, Sindaco del Comune di Buccino;&nbsp;<strong>Mariangela Bastardo</strong>, Consigliera del Comune di Buccino con delega all’ambiente e alla transizione ecologica;&nbsp;<strong>Letizia Magaldi</strong>, Managing Director Global Marketing, Business &amp; Sales Development Magaldi Green Energy;&nbsp;<strong>Mariateresa Imparato,</strong>&nbsp;Presidente Legambiente Campania;&nbsp;<strong>Antonio Visconti,</strong>&nbsp;Presidente Area Sviluppo Industriale del Consorzio ASI Salerno;&nbsp;<strong>Maria Eugenia Sada,</strong>&nbsp;Presidente gruppo carta, cartone e grafica Confindustria Salerno;&nbsp;<strong>Domenico Sepe,</strong>&nbsp;<a href="http://i.gi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I.GI</a>. S.p.A.;&nbsp;<strong>Simona Brancaccio</strong>, Direttrice Generale dell’Ufficio Speciale Valutazioni Ambientali;&nbsp;<strong>Lina Piccolo</strong>, Vicepresidente di Confindustria Salerno con delega all’ambiente;&nbsp;<strong>Mario Sepe</strong>, Amministratore Delegato&nbsp;<a href="http://i.gi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I.GI</a>. S.p.A.;&nbsp;<strong>Fulvio Bonavitacola,</strong>&nbsp;Assessore alle Attività Produttive e allo Sviluppo Economico della Regione Campania</p>
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		<title>Le app che aiutano a vivere in modo sostenibile: dalla spesa anti-spreco ai calcolatori di CO₂</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/le-app-che-aiutano-a-vivere-in-modo-sostenibile-dalla-spesa-anti-spreco-ai-calcolatori-di-co%e2%82%82/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 14:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo smartphone può diventare un alleato della transizione ecologica. Ecco come le applicazioni digitali stanno cambiando le abitudini quotidiane di milioni di persone Ridurre gli sprechi alimentari, monitorare i consumi [...]]]></description>
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<p><em>Lo smartphone può diventare un alleato della transizione ecologica. Ecco come le applicazioni digitali stanno cambiando le abitudini quotidiane di milioni di persone</em></p>



<p>Ridurre gli sprechi alimentari, monitorare i consumi energetici, scegliere mezzi di trasporto meno inquinanti, acquistare prodotti più sostenibili. La transizione ecologica passa anche dallo smartphone.</p>



<p>Negli ultimi anni è cresciuto il numero di applicazioni progettate per aiutare i cittadini a compiere scelte più consapevoli dal punto di vista ambientale. Un fenomeno che riflette una tendenza più ampia: la tecnologia non è soltanto una delle cause dell&#8217;aumento dei consumi energetici globali, ma può diventare anche uno strumento per promuovere comportamenti più sostenibili.</p>



<p>Secondo numerosi studi sul cambiamento delle abitudini di consumo, l&#8217;accesso immediato alle informazioni e il monitoraggio in tempo reale delle proprie azioni rappresentano due dei fattori più efficaci nel favorire comportamenti virtuosi. È proprio su questo principio che si basa la nuova generazione di app green.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Combattere lo spreco alimentare</h2>



<p>Uno degli ambiti più sviluppati riguarda la lotta allo spreco alimentare.</p>



<p>Ogni anno nell&#8217;Unione Europea milioni di tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura, spesso pur essendo ancora perfettamente commestibili. Per contrastare il fenomeno sono nate piattaforme che mettono in contatto negozi, supermercati, ristoranti e consumatori interessati ad acquistare prodotti invenduti a prezzi ridotti.</p>



<p>Tra le applicazioni più conosciute c&#8217;è Too Good To Go, utilizzata in numerosi Paesi europei. Attraverso il sistema delle &#8220;magic box&#8221;, gli utenti possono acquistare alimenti che rischierebbero di essere buttati a fine giornata.</p>



<p>Accanto a queste piattaforme stanno crescendo applicazioni che aiutano a gestire meglio la dispensa domestica, monitorando scadenze e suggerendo ricette per utilizzare ingredienti già presenti in casa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mobilità sostenibile a portata di clic</h2>



<p>Un altro settore in forte espansione è quello della mobilità.</p>



<p>Le app dedicate ai trasporti consentono di confrontare percorsi, tempi di percorrenza e impatto ambientale delle diverse modalità di spostamento. In molti casi gli utenti possono visualizzare una stima delle emissioni di anidride carbonica associate a ciascun tragitto.</p>



<p>Le piattaforme di bike sharing, car sharing e micromobilità elettrica hanno inoltre contribuito a rendere più accessibili alternative all&#8217;automobile privata, soprattutto nelle grandi città.</p>



<p>Secondo gli esperti di pianificazione urbana, la disponibilità di informazioni integrate sui trasporti rappresenta uno degli strumenti più efficaci per favorire scelte di mobilità a basse emissioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Misurare la propria impronta ecologica</h2>



<p>Sempre più applicazioni consentono di calcolare la cosiddetta carbon footprint, cioè l&#8217;impatto climatico delle attività quotidiane.</p>



<p>Attraverso questionari e analisi dei consumi, questi strumenti stimano le emissioni associate a trasporti, alimentazione, energia domestica e acquisti.</p>



<p>L&#8217;obiettivo non è soltanto informare, ma anche suggerire azioni concrete per ridurre il proprio impatto ambientale.</p>



<p>Gli studiosi di sostenibilità sottolineano tuttavia che tali strumenti forniscono stime indicative e non misurazioni precise, poiché le emissioni dipendono da molte variabili difficili da quantificare individualmente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La spesa diventa più trasparente</h2>



<p>Un numero crescente di consumatori vuole conoscere l&#8217;impatto ambientale dei prodotti che acquista.</p>



<p>Per rispondere a questa esigenza sono nate applicazioni che permettono di analizzare etichette, ingredienti e caratteristiche di migliaia di prodotti alimentari e di largo consumo.</p>



<p>Tra le più diffuse figura Yuka, che utilizza la scansione del codice a barre per fornire informazioni nutrizionali e qualitative. Sebbene non sia stata progettata esclusivamente per la sostenibilità ambientale, contribuisce a una maggiore consapevolezza nelle scelte di acquisto.</p>



<p>Altre piattaforme si concentrano invece su tracciabilità delle filiere, certificazioni ambientali e impatto climatico dei prodotti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Energia domestica sotto controllo</h2>



<p>Anche il risparmio energetico entra sempre più spesso nelle tasche dei consumatori.</p>



<p>Molti sistemi di domotica consentono oggi di monitorare in tempo reale consumi elettrici, riscaldamento e utilizzo degli elettrodomestici.</p>



<p>Le applicazioni associate a contatori intelligenti e dispositivi smart permettono di individuare sprechi, programmare accensioni e ottimizzare l&#8217;uso dell&#8217;energia.</p>



<p>Secondo diverse ricerche internazionali, la semplice visualizzazione dei consumi può contribuire a ridurre gli sprechi energetici perché rende gli utenti più consapevoli delle proprie abitudini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tecnologia e sostenibilità: un rapporto complesso</h2>



<p>Non mancano però le contraddizioni.</p>



<p>Le stesse tecnologie digitali che aiutano a ridurre sprechi e consumi richiedono infrastrutture energivore: data center, reti di telecomunicazione e dispositivi elettronici contribuiscono infatti all&#8217;impronta ambientale globale del settore digitale.</p>



<p>Per questo motivo gli esperti invitano a considerare le app green come strumenti di supporto e non come soluzioni miracolose.</p>



<p>La sostenibilità dipende soprattutto dai comportamenti individuali e dalle scelte collettive, mentre la tecnologia può facilitare il cambiamento rendendolo più semplice e immediato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dallo smartphone alla transizione ecologica</h2>



<p>Le applicazioni dedicate alla sostenibilità stanno trasformando lo smartphone in una sorta di consulente ambientale personale.</p>



<p>Dalla lotta allo spreco alimentare alla mobilità sostenibile, dal monitoraggio dei consumi energetici alle scelte di acquisto più consapevoli, questi strumenti offrono informazioni che fino a pochi anni fa erano difficili da reperire.</p>



<p>Da sole non salveranno il pianeta. Ma possono aiutare milioni di persone a compiere piccoli gesti quotidiani che, sommati su larga scala, contribuiscono a rendere la transizione ecologica un obiettivo più concreto e accessibile.</p>
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		<title>Perché le ondate di calore sono sempre più lunghe</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/perche-le-ondate-di-calore-sono-sempre-piu-lunghe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 14:02:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[caldo torrido]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[ondate di calore]]></category>
		<category><![CDATA[transizione ecologica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per molti italiani l&#8217;estate sembra non essere più quella di una volta. Non soltanto perché le temperature raggiungono livelli record, ma perché il caldo sembra non finire mai. Se fino a qualche decennio fa le ondate di calore duravano pochi giorni, oggi possono protrarsi per settimane, trasformando intere regioni in vere e proprie &#8220;isole bollenti&#8221;.</p>



<p>I dati raccolti negli ultimi anni confermano una tendenza ormai evidente: le ondate di calore stanno diventando più frequenti, più intense e soprattutto più lunghe.</p>



<p>Il principale responsabile è il cambiamento climatico causato dall&#8217;aumento delle concentrazioni di gas serra nell&#8217;atmosfera. L&#8217;accumulo di anidride carbonica, metano e altri gas trattiene una quota crescente del calore proveniente dal Sole, alterando l&#8217;equilibrio energetico del pianeta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caldo che si accumula</h2>



<p>Per comprendere il fenomeno bisogna immaginare l&#8217;atmosfera come una gigantesca coperta. Più aumentano i gas serra, più questa coperta trattiene energia. Il risultato non è soltanto un aumento delle temperature medie, ma anche una maggiore probabilità che si instaurino condizioni favorevoli a periodi di caldo persistente.</p>



<p>In passato un&#8217;ondata di calore poteva essere interrotta dall&#8217;arrivo di perturbazioni atlantiche o da correnti più fresche provenienti dal nord Europa. Oggi questi meccanismi risultano meno efficaci e meno frequenti.</p>



<p>Quando un sistema di alta pressione si stabilisce sopra una determinata area geografica tende a rimanervi più a lungo, favorendo l&#8217;accumulo progressivo di calore giorno dopo giorno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;effetto dei blocchi atmosferici</h2>



<p>Uno dei fenomeni più studiati dai climatologi è quello dei cosiddetti &#8220;blocchi atmosferici&#8221;. Si tratta di configurazioni meteorologiche che impediscono il normale movimento delle perturbazioni. In pratica l&#8217;atmosfera entra in una sorta di situazione di stallo: il sole continua a scaldare il terreno, l&#8217;aria calda rimane intrappolata e le piogge si allontanano.</p>



<p>Quando questi blocchi persistono per molti giorni, le temperature aumentano gradualmente e le notti diventano sempre meno fresche. È proprio l&#8217;assenza di un raffreddamento notturno a rendere le ondate di calore particolarmente pericolose per la salute umana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Terreni più secchi, caldo più intenso</h2>



<p>Anche la siccità contribuisce ad alimentare il problema. Quando il terreno contiene poca umidità, una quota minore dell&#8217;energia solare viene utilizzata per evaporare l&#8217;acqua. Di conseguenza più energia si trasforma direttamente in calore.</p>



<p>È un meccanismo che gli esperti definiscono &#8220;feedback climatico&#8221;: il caldo favorisce la siccità e la siccità rende il caldo ancora più intenso. In molte aree del Mediterraneo questo circolo vizioso sta diventando sempre più evidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le città sono sempre più vulnerabili</h2>



<p>Le aree urbane soffrono particolarmente le ondate di calore prolungate. Asfalto, cemento e superfici artificiali assorbono energia durante il giorno e la rilasciano lentamente durante la notte. È il fenomeno noto come &#8220;isola di calore urbana&#8221;. In alcune città italiane la differenza di temperatura tra centro urbano e aree rurali circostanti può raggiungere diversi gradi, soprattutto nelle ore notturne.</p>



<p>Questo significa che milioni di persone sperimentano condizioni di disagio termico molto più severe rispetto a quelle registrate dalle stazioni meteorologiche situate fuori dai centri abitati.</p>



<p>Le conseguenze delle ondate di calore prolungate vanno ben oltre il disagio percepito.</p>



<p>Aumentano i rischi per anziani, bambini e persone fragili. Crescono i consumi energetici per il raffrescamento degli edifici. L&#8217;agricoltura subisce perdite dovute allo stress idrico e alle temperature estreme. Anche gli ecosistemi naturali possono essere compromessi da periodi prolungati di caldo e siccità.</p>



<p>Secondo gli esperti, il Mediterraneo rappresenta uno degli hotspot climatici più vulnerabili del pianeta, con un riscaldamento che procede a una velocità superiore rispetto alla media globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Adattarsi a un nuovo clima</h2>



<p>Gli scienziati concordano sul fatto che le ondate di calore continueranno a rappresentare una delle principali sfide climatiche dei prossimi decenni.</p>



<p>Per questo motivo l&#8217;attenzione si concentra sempre più sulle strategie di adattamento: aumento delle aree verdi urbane, utilizzo di materiali riflettenti negli edifici, sistemi di allerta precoce, gestione sostenibile delle risorse idriche e progettazione di città più resilienti.</p>
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		<title>Voler bene all&#8217;Italia, Buccino best practice: la transizione ecologica diventa cantiere industriale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/voler-bene-allitalia-buccino-best-practice-la-transizione-ecologica-diventa-cantiere-industriale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 11:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Buccino]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[buccino]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[magaldi]]></category>
		<category><![CDATA[transizione ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel paese c&#8217;è una grande fermento di piccoli comuni (sotto i cinquemila abitanti) e di quelli medi (sopra i cinquemila)  che scommettono sulla transizione ecologica ed energetica. Nel 2026 sono sette “le [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel paese c&#8217;è una grande fermento di piccoli comuni (sotto i cinquemila abitanti) e di quelli medi (sopra i cinquemila)  che scommettono sulla transizione ecologica ed energetica. <strong>Nel 2026 sono sette “le best practices targate “Voler Bene all’Italia</strong>”, <strong>in prima linea nella transizione ecologica, </strong>eche hanno raggiunto obiettivi concreti in tema di economia e filiere circolari rinnovabili, di agroecologia e gestione sostenibile delle risorse naturali e del turismo attivo.  </p>



<p><strong>A censirle e a farle conoscere e scoprire, con visite guidate e incontri, è Legambiente con la sua campagna nazionale Voler Bene all’Italia, </strong>patrocinata da UNCEM e dalla Fondazione Symbola, e dedicata quest’anno alla memoria di Simone e Alessio Gentile, due fratelli e soci di Legambiente scomparsi prematuramente, tra i protagonisti della rinascita di Castel del Giudice (IS). <strong>Dal 31 maggio all’8 giugno, la campagna “Voler Bene all’Italia”,</strong> a 80 anni dalla nascita della Repubblica, <strong>farà tappa in questi luoghi </strong>che dimostrano con i fatti un modello concreto di &#8220;voler bene&#8221; al proprio territorio in chiave sostenibile contrastando crisi climatica e demografica<strong>.</strong> </p>



<p>Tra le sette  <strong>best practices c&#8217;è la Campania, c&#8217;è il salernitano con Buccino dove si trova invece l’impianto MGTES – Magaldi Green Thermal Energy Storage, i</strong>naugurato nel settembre 2025 e il primo in Italia del suo genere.Si tratta di un<strong> sistema di accumulo di energia termica basato </strong>sulla tecnologia del letto di sabbia fluidizzato e<strong> consente di immagazzinare energia termica proveniente da fonti rinnovabili o direttamente dalla rete elettrica quando i prezzi dell’energia sono bassi, per poi rilasciarla quando serve. </strong> L’impianto, con capacità di circa 7,5 MWh termici, alimenta i processi produttivi di <a href="http://i.gi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I.GI</a> S.p.A. e<strong> contribuisce alla riduzione dei consumi di gas e delle emissioni, stimate in oltre/circa  600 tonnellate di CO₂ all’anno.</strong></p>



<p>«<em>La transizione ecologica non è un’idea astratta</em>&#8211; commenta <strong>Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania- </strong><em>ma può diventare infrastruttura produttiva, innovazione industriale e occasione di sviluppo per le aree interne. È questo il messaggio della tappa campana di Voler Bene all’Italia 2026, un <strong>appuntamento si inserisce nel percorso “I cantieri della transizione ecologica dei territori e delle comunità” </strong>e vuole raccontare esperienze concrete in cui sostenibilità, innovazione tecnologica, lavoro e sviluppo locale si incontrano. <strong>Buccino, nell’area industriale ASI, diventa così un esempio di come anche le aree interne possano essere protagoniste della transizione energetica e climatica </strong>e non devono essere lasciate sole,<strong> servono finanziamenti e interventi per rafforzare i servizi dei territori, </strong>ridurre la marginalità e il disagio insediativo, per creare lavoro e migliorare la protezione delle persone e dei territori resi sempre più fragili dall’impatto della crisi climatica.</em>» </p>



<p>«<em>Eventi come quello promosso da Legambiente</em> &#8211; dichiara <strong>Letizia Magaldi, Managing Director Global Marketing, Business &amp; Sales Development Magaldi Green Energy &#8211;</strong> <em>rappresentano un’occasione fondamentale per creare un dialogo tra industria, innovazione e territorio. Oggi la sostenibilità non è più una scelta futura, ma una opportunità economica e sociale che le imprese possono tradurre in tecnologie e modelli produttivi capaci di accompagnare la transizione e l’autonomia energetica. Con il nostro sistema di accumulo di energia termica vogliamo dimostrare che è possibile decarbonizzare i processi industriali termici attraverso soluzioni già applicabili nelle aree industriali italiane.</em>» </p>



<p>La tappa di&nbsp;<strong>Buccino si svolgerà mercoledì 3 giugno 2026, a partire dalle ore 10:30</strong>, presso Magaldi Power S.p.A., ed intende valorizzare il ruolo dei territori che non vogliono subire marginalità, crisi climatica e spopolamento, ma diventare laboratori di futuro, sostenibilità e nuova economia. Nel corso della giornata è prevista anche la premiazione “Green workers &#8211; Lavoratrici e lavoratori per la transizione ecologica”, dedicata a chi, con il proprio lavoro, contribuisce concretamente alla trasformazione ambientale dei processi produttivi e dei territori.&nbsp;</p>
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			</item>
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		<title>Inizio estate e ambiente sotto pressione: fiumi più fragili e Mediterraneo sempre più esposto alla siccità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/inizio-estate-e-ambiente-sotto-pressione-fiumi-piu-fragili-e-mediterraneo-sempre-piu-esposto-alla-siccita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 12:47:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente fragile]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’avvio della stagione estiva, l’Italia entra in una fase dell’anno in cui gli equilibri ambientali diventano più delicati e immediatamente visibili, soprattutto per quanto riguarda risorse idriche, ecosistemi fluviali [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l’avvio della stagione estiva, l’Italia entra in una fase dell’anno in cui gli equilibri ambientali diventano più delicati e immediatamente visibili, soprattutto per quanto riguarda risorse idriche, ecosistemi fluviali e condizioni del suolo. I dati più recenti sullo stato delle acque mostrano un quadro a più velocità: secondo il Rapporto ISPRA, il 43,6% dei corpi idrici superficiali italiani si trova in stato ecologico buono o elevato, mentre oltre la metà presenta ancora criticità legate a qualità biologica e alterazioni degli ecosistemi fluviali e lacustri . Un indicatore che, alla vigilia dell’estate, assume particolare rilevanza perché si intreccia con la riduzione stagionale delle portate e con l’aumento dell’evaporazione dovuta alle temperature più alte.</p>



<p>Parallelamente, il contributo della neve accumulata durante l’inverno — fondamentale per alimentare fiumi e bacini nei mesi caldi — mostra segnali di riduzione e fusione anticipata rispetto alla media climatica, con effetti diretti soprattutto sui grandi sistemi idrici alpini e appenninici. Le analisi più recenti evidenziano un’accelerazione dello scioglimento del manto nevoso nella primavera 2026, legata a periodi più caldi e a una minore continuità delle precipitazioni, con conseguenze sulla disponibilità d’acqua nella fase estiva più critica . Questo fenomeno si traduce in un minor “serbatoio naturale” per fiumi e invasi, che arrivano all’estate già in condizioni di stress idrico anticipato.</p>



<p>Nel Mediterraneo, inoltre, le proiezioni stagionali indicano un inizio estate caratterizzato da temperature sopra la media e una maggiore persistenza di condizioni anticicloniche, con fasi di stabilità atmosferica alternate a eventi intensi e improvvisi. In questo contesto, il rischio non è soltanto il caldo prolungato, ma la combinazione tra evaporazione elevata, suoli più secchi e ridotta capacità di ricarica delle falde, elementi che aumentano la vulnerabilità degli ecosistemi e dell’agricoltura. Alcune analisi meteo stagionali segnalano infatti anomalie termiche positive già nel mese di giugno e un possibile proseguimento della tendenza nei mesi successivi .</p>



<p>A livello ambientale, queste dinamiche si riflettono anche sulla biodiversità: fiumi con portate ridotte modificano l’habitat di pesci e macroinvertebrati, mentre zone umide e laghi subiscono variazioni di temperatura e ossigenazione dell’acqua. Nei territori urbani, l’effetto isola di calore amplifica ulteriormente le temperature, rendendo più evidente il divario tra aree cementificate e zone verdi. In parallelo, gli ecosistemi forestali affrontano un periodo più lungo di esposizione alla siccità estiva, con conseguente aumento della vulnerabilità agli incendi e agli stress vegetativi.</p>
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		<title>Paestum capitale dei giovani per il clima: torna lo Youth Climate Meeting</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/paestum-capitale-dei-giovani-per-il-clima-torna-lo-youth-climate-meeting/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 18:24:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
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					<description><![CDATA[Quattro giorni dedicati all’attivismo ambientale, tra giustizia climatica e sociale con un respiro fortemente internazionale: torna dal 21 al 24 maggio all’Oasi Dunale di Paestum lo Youth Climate Meeting, l’appuntamento annuale organizzato dal Coordinamento Giovani di Legambiente. Qui 400 giovani provenienti da tutta [...]]]></description>
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<p><strong>Quattro giorni dedicati all’attivismo ambientale, tra giustizia climatica e sociale con un respiro fortemente internazionale</strong>: torna d<strong>al 21 al 24 maggio a</strong>ll’Oasi Dunale di Paestum lo <a href="https://www.legambiente.it/news-storie/youth-climate-meeting-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><u>Youth Climate Meeting</u></strong></a>, l’appuntamento annuale organizzato dal Coordinamento Giovani di <strong>Legambiente</strong>. Qui <strong>400 giovani</strong> provenienti da tutta Europa e dalla Palestina, insieme a più di <strong>30 associazioni nazionali e internazionali</strong> si incontreranno per partecipare ai numerosi <strong>incontri in programma tra formazione e confronto</strong>.  </p>



<p>Guidati da esperte&nbsp;ed&nbsp;esperti del mondo&nbsp;scientifico e&nbsp;ambientalista,&nbsp;si&nbsp;confronteranno&nbsp;su&nbsp;come mobilitarsi sui&nbsp;temi della&nbsp;<strong>giustizia climatica, transizione energetica verso fonti rinnovabili, economia circolare, reati ambientali ed ecomafie,&nbsp;</strong>ma&nbsp;anche<strong>&nbsp;alimentazione&nbsp;sostenibile, agroecologia e benessere animale</strong>.&nbsp;Al centro dell’evento,&nbsp;un messaggio&nbsp;chiaro, ma anche una denuncia: le&nbsp;<strong>energie rinnovabili&nbsp;rappresentano&nbsp;uno&nbsp;strumento di&nbsp;pace&nbsp;e motore della nuova occupazione verde, per contrastare&nbsp;le guerre,&nbsp;la crisi climatica e ridurre il costo delle bollette.&nbsp;Al&nbsp;contempo,&nbsp;il modello economico dipendente dai combustibili fossili e la conseguente crisi climatica si intrecciano con le tensioni geopolitiche e con la crescente allocazione di risorse verso il riarmo, a scapito della transizione energetica ed ecologica. &nbsp;&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Focus rinnovabili in&nbsp;Campania:</strong>&nbsp;Ad aprile 2026, secondo i dati Terna, la Campania ha raggiunto i 4,8 GW di potenza rinnovabile elettrica installata; 319 MW in più rispetto ai dati dell&#8217;aprile 2025 (+7%). A crescere in maniera sostanziale &#8211; +14%&nbsp;&#8211; è anche il numero degli impianti che arriva, sempre ad aprile 2026, a 103.004 di cui il&nbsp;99% &#8211;&nbsp;pari a 102.166-&nbsp;è&nbsp;disolare&nbsp;fotovoltaico. La Regione è tra le nove in Italia in linea con gli obiettivi intermedi del Decreto Aree Idonee per la decarbonizzazione.&nbsp;Tuttavia,&nbsp;per raggiungere gli obiettivi al&nbsp;2030 dovrà installare almeno&nbsp;<strong>2.468&nbsp;MW di nuova potenza rinnovabile&nbsp;nei prossimi 4,5 anni.&nbsp;</strong>Ad oggi, infatti, ha installato solamente&nbsp;<strong>1.508 dei 3.976 MW totali richiesti per il&nbsp;2030&nbsp;(il 37,9%&nbsp;dell’obiettivo finale)</strong>, ed è attualmente in surplus di 67 MW rispetto al target intermedio fissato per aprile, ma&nbsp;deve accelerare il passo. Mantenendo la stessa media di installazioni realizzate tra il 2021 e il 2025 – pari a 284,2 MW annui&nbsp;-, infatti, raggiungerebbe il suo obiettivo al 2030 con un ritardo di 3,7 anni.&nbsp;Per&nbsp;restare in carreggiata, dovrà quasi raddoppiare il ritmo e installare&nbsp;mediamente&nbsp;almeno 493,6 MW l’anno tra il 2026 ed il 2030.&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Per chiedere un’accelerazione&nbsp;sulla transizione energetica, allo Youth&nbsp;Climate&nbsp;Meeting&nbsp;<strong><u>sabato 23&nbsp;maggio alle ore 18:30</u></strong>&nbsp;si terrà&nbsp;l’azione&nbsp;“La pace è rinnovabile, la guerra è fossile”&nbsp;,&nbsp;<strong>un&#8217;azione&nbsp;collettiva sulla spiaggia dell’Oasi Dunale di Legambiente Paestum.&nbsp;</strong>Sarà&nbsp;una performance corale che vedrà&nbsp;i “Kings”&nbsp;&#8211;&nbsp;i potenti della Terra&nbsp;interpretati da persone in&nbsp;maschera-&nbsp;circondati&nbsp;da una folla&nbsp;di attivisti: la rappresentazione&nbsp;della forza collettiva della mobilitazione, capace di superare e rendere marginali i poteri che bloccano il cambiamento.&nbsp;</p>



<p>Tra le iniziative, anche la&nbsp;<strong>proiezione di un documentario dedicato alla Palestina&nbsp;</strong>– prevista per giovedì 21 alle ore 21&nbsp;-,&nbsp;nato dal viaggio realizzato nell’ambito del progetto&nbsp;ReAct&nbsp;–&nbsp;Now,&nbsp;co-finanziato dall’UE,&nbsp;in cui viene raccontata&nbsp;l’ingiustizia dell’occupazione e dell’apartheid a cui viene sottoposta la popolazione palestinese,&nbsp;e il tentativo&nbsp;di&nbsp;dare vita a&nbsp;percorsi di pace&nbsp;attraverso il&nbsp;volontariato internazionale e&nbsp;la&nbsp;costruzione di reti tra associazioni.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Temi dello YCM:</strong>&nbsp;I&nbsp;diversi temi verranno&nbsp;affrontati&nbsp;in modo intersezionale, attraverso metodologie&nbsp;di educazione non formale, inclusiva e partecipativa:&nbsp;<strong>1) Ecogiustizia</strong>&nbsp;(con&nbsp;Mariateresa Imparato, Responsabile Nazionale Giustizia Climatica Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, Legambiente e Forum Disuguaglianze e Diversità, Pablo Sallabera, CAN Europe, United for&nbsp;Climate&nbsp;Justice;<strong>&nbsp;2)&nbsp;Politiche europee per la giustizia climatica e sociale</strong>&nbsp;(con&nbsp;Mauro Albrizio, Responsabile Politiche Europee Legambiente, Simona Fabiani, CGIL, Giovanni Mori, Attivista per il clima e divulgatore scientifico);&nbsp;<strong>3) &nbsp;Mobilità sostenibile</strong>&nbsp;(con&nbsp;Roberto Scacchi, Responsabile Nazionale Mobilità, Simone Nuglio, Coordinatore Ufficio Mobilità Legambiente;&nbsp;<strong>4)&nbsp;Inquinamento</strong>&nbsp;(con&nbsp;Elisa Scocchera, Uff. scientifico Legambiente, Irene De Marco, A Sud);&nbsp;<strong>5)&nbsp;Intelligenza artificiale</strong>&nbsp;(con&nbsp;Ettore Di Cesare, Openpolis, Valentina Nastasi, Giornalista e Attivista);&nbsp;<strong>6)&nbsp;Decolonialismo&nbsp;</strong>(con&nbsp;Maya Issa, portavoce Giovani Palestinesi, Bianca Farsetti, Un Ponte Per);<strong>&nbsp;7)&nbsp;Benessere animale</strong>&nbsp;(Marco Leonardi, Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Protezione Civile Ufficio I Servizio Gestione delle attività sanitarie e assistenza). &nbsp; &nbsp;&nbsp;</p>



<p>“Nei giorni in cui&nbsp;l’impegno di pace e solidarietà&nbsp;della&nbsp;Sumud&nbsp;Flotilla&nbsp;viene brutalmente represso dall’esercito&nbsp;israeliano,&nbsp;a&nbsp;Paestum&nbsp;vogliamo far battere con&nbsp;coraggio&nbsp;e speranza&nbsp;il cuore&nbsp;dell&#8217;attivismo&nbsp;climatico nazionale ed internazionale.&nbsp;&#8211;<strong>&nbsp;dichiara Mattia Lolli, Responsabile dell’Ufficio Volontariato di Legambiente</strong>&nbsp;&#8211;&nbsp;È&nbsp;evidente come&nbsp;la dittatura delle fossili&nbsp;sia ormai al capolinea e quindi stia cercando&nbsp;di&nbsp;spremere fino all’ultima goccia di profitto da gas e petrolio, tenendoci ancorati ad un modello sociale ed economico che genera guerre, disuguaglianze e crisi climatica. Da Paestum&nbsp;movimenti e attivisti da tutta Europa e dalla Palestina lanciano&nbsp;un percorso di&nbsp;coordinamento&nbsp;internazionale&nbsp;verso l’autunno,&nbsp;per&nbsp;rafforzare alleanze&nbsp;e&nbsp;mobilitazioni,&nbsp;per&nbsp;una transizione ecologica che sia anche&nbsp;trasformazione politica e sociale&nbsp;verso la giustizia climatica.”&nbsp;</p>



<p>&#8220;L&#8217;Oasi Dunale di Paestum è da decenni un luogo centrale per il volontariato &#8211;&nbsp;<strong><em>d</em>ichiara Mariateresa Imparato, Presidente di Legambiente Campania</strong>&#8211; dove generazioni di attiviste e attivisti hanno costruito reti, visioni e impegni comuni. Continuare ad ospitare qui lo Youth&nbsp;Climate&nbsp;Meeting significa tornare alle radici di ciò che Legambiente è: un movimento che crede nel protagonismo delle comunità come motore della transizione ecologica. Accelerare la decarbonizzazione e la diffusione delle rinnovabili non è solo una necessità climatica: è una scelta di giustizia sociale e di pace, che non può più essere rinviata. Quattro giorni di contaminazione e confronto con realtà internazionali che lavorano per i diritti, la giustizia climatica e la pace rafforzeranno ancora di più la nostra azione capillare, in Campania e in tutta Italia, per innescare cambiamento dal basso, generando consapevolezza e valore reale per i territori.&#8221;&nbsp;&nbsp;</p>
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			</item>
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		<title>Biodiversità a rischio, il 30% degli ecosistemi italiani sotto pressione: habitat in calo e nuovi progetti di tutela</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/biodiversita-a-rischio-il-30-degli-ecosistemi-italiani-sotto-pressione-habitat-in-calo-e-nuovi-progetti-di-tutela/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 16:52:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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		<category><![CDATA[inquinamento atmosferico]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento delle acque]]></category>
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					<description><![CDATA[In Italia circa il 30% degli ecosistemi naturali è oggi considerato sotto pressione a causa della perdita di habitat, dell’agricoltura intensiva e dell’inquinamento. È quanto emerge da analisi e rapporti [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">In Italia circa il 30% degli ecosistemi naturali è oggi considerato sotto pressione a causa della perdita di habitat, dell’agricoltura intensiva e dell’inquinamento. È quanto emerge da analisi e rapporti ambientali recenti che fotografano una situazione complessa per la biodiversità del Paese, tra ricchezze naturalistiche uniche in Europa e criticità sempre più diffuse.</p>



<p class="p1">La frammentazione degli habitat naturali rappresenta uno dei principali fattori di rischio. Urbanizzazione, infrastrutture e consumo di suolo continuano a ridurre e isolare gli spazi vitali per molte specie animali e vegetali, con effetti diretti sugli equilibri degli ecosistemi. A questo si aggiunge l’impatto dell’agricoltura intensiva, che attraverso l’uso di pesticidi, fertilizzanti chimici e monocolture contribuisce alla diminuzione della biodiversità, in particolare nelle aree rurali.</p>



<p class="p1">Un ulteriore elemento critico è rappresentato dall’inquinamento, sia atmosferico che delle acque e dei suoli. La presenza di microplastiche, sostanze chimiche e scarichi industriali incide sulla salute degli ecosistemi terrestri e marini, con conseguenze a cascata sulle catene alimentari e sulla sopravvivenza di numerose specie.</p>



<p class="p1">Nonostante il quadro di criticità, <strong>il sistema delle aree protette italiane continua a rappresentare un presidio fondamentale per la conservazione della biodiversità</strong>. Parchi nazionali, riserve naturali e aree marine protette svolgono un ruolo chiave nella tutela di habitat sensibili e specie a rischio, fungendo anche da laboratori di sperimentazione per pratiche di gestione sostenibile.</p>



<p class="p1">Negli ultimi anni <strong>sono inoltre aumentati i progetti di tutela della flora e della fauna, spesso realizzati in collaborazione tra enti pubblici</strong>, università e associazioni ambientaliste. Interventi di reintroduzione di specie autoctone, monitoraggi scientifici e programmi di educazione ambientale mirano a invertire la tendenza alla perdita di biodiversità e a rafforzare la resilienza degli ecosistemi.</p>



<p class="p1">Gli esperti sottolineano tuttavia che la tutela della biodiversità richiede un approccio integrato, capace di coniugare politiche ambientali, agricoltura sostenibile e pianificazione territoriale. La sfida, evidenziano, è trovare un equilibrio tra sviluppo economico e conservazione, in un contesto in cui gli effetti dei cambiamenti climatici stanno ulteriormente amplificando le fragilità già esistenti.</p>



<p class="p1">In questo scenario, il ruolo della sensibilizzazione pubblica e delle politiche europee sarà determinante nei prossimi anni per garantire la protezione del patrimonio naturale italiano, tra i più ricchi ma anche tra i più vulnerabili del continente.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Passaporto digitale dei prodotti: la “carta d’identità” europea per beni e materiali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/passaporto-digitale-dei-prodotti-la-carta-didentita-europea-per-beni-e-materiali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 12:26:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[passaporto digitale del prodotto]]></category>
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					<description><![CDATA[Non sarà un documento di viaggio, ma una scheda informativa destinata a cambiare il modo in cui produciamo, acquistiamo e ricicliamo oggetti. Il passaporto digitale dei prodotti è una delle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non sarà un documento di viaggio, ma una scheda informativa destinata a cambiare il modo in cui produciamo, acquistiamo e ricicliamo oggetti. Il <strong>passaporto digitale dei prodotti</strong> è una delle innovazioni centrali della strategia europea per la sostenibilità industriale e punta a rendere ogni bene immesso sul mercato tracciabile lungo tutto il suo ciclo di vita.</p>



<p>L’iniziativa rientra nel quadro del nuovo approccio dell’Unione Europea alla cosiddetta economia circolare, e si basa sul <strong>Regolamento Ecodesign per prodotti sostenibili</strong> (ESPR), che introduce l’obbligo progressivo di fornire dati digitali standardizzati su materiali, riparabilità e riciclabilità dei prodotti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Che cos’è il passaporto digitale</h3>



<p>Il passaporto digitale è una sorta di “carta d’identità” elettronica del prodotto, accessibile tramite QR code o sistemi equivalenti. Al suo interno possono essere raccolte informazioni come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>composizione dei materiali</li>



<li>origine delle materie prime</li>



<li>presenza di sostanze critiche</li>



<li>istruzioni per riparazione e manutenzione</li>



<li>indicazioni per il riciclo o il riuso</li>



<li>impatto ambientale lungo il ciclo di vita</li>
</ul>



<p>L’obiettivo è rendere queste informazioni disponibili non solo ai consumatori, ma anche a riparatori, riciclatori e autorità di controllo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I primi settori coinvolti</h3>



<p>L’introduzione del sistema sarà graduale e partirà dai settori considerati più impattanti dal punto di vista ambientale. Tra i primi prodotti interessati figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>batterie industriali e per veicoli elettrici</li>



<li>elettronica di consumo</li>



<li>tessili e abbigliamento</li>



<li>materiali da costruzione</li>
</ul>



<p>Per le batterie, ad esempio, l’Unione Europea ha già previsto un sistema di tracciabilità avanzato che entrerà progressivamente in vigore nel corso dei prossimi anni, con l’obiettivo di monitorare origine delle materie prime e gestione del fine vita.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un cambio di paradigma industriale</h3>



<p>Il passaporto digitale non è solo uno strumento informativo, ma un tassello di una trasformazione più ampia: passare da un’economia lineare — produzione, consumo, smaltimento — a un modello circolare in cui i prodotti vengono progettati per durare più a lungo e per essere facilmente riparabili o riciclabili.</p>



<p>Secondo la logica del nuovo regolamento europeo, la trasparenza diventa un elemento strutturale del mercato: chi produce dovrà fornire dati verificabili lungo tutta la filiera, mentre chi acquista potrà accedere a informazioni prima non disponibili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Impatti su consumatori e industria</h3>



<p>Per i consumatori, il passaporto digitale potrebbe significare maggiore consapevolezza nelle scelte di acquisto e una migliore gestione dei dispositivi nel tempo, soprattutto in termini di riparazione e riuso.</p>



<p>Per le imprese, invece, si apre una fase di adeguamento tecnologico e organizzativo: la gestione dei dati di prodotto diventerà parte integrante della progettazione industriale, con possibili costi iniziali ma anche nuove opportunità di mercato legate a trasparenza e sostenibilità.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Batterie sostituibili: ritorno (parziale) di un’idea tra riparabilità e nuove regole europee</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/batterie-sostituibili-ritorno-parziale-di-unidea-tra-riparabilita-e-nuove-regole-europee/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 12:22:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[batterie sostituibili]]></category>
		<category><![CDATA[regole europee]]></category>
		<category><![CDATA[transizione ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Per anni le batterie sostituibili sono sembrate un capitolo chiuso della storia della tecnologia di consumo. L’epoca degli smartphone con sportellino removibile ha lasciato spazio a dispositivi sempre più sottili, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per anni le batterie sostituibili sono sembrate un capitolo chiuso della storia della tecnologia di consumo. L’epoca degli smartphone con sportellino removibile ha lasciato spazio a dispositivi sempre più sottili, sigillati e difficili da aprire. Oggi, però, il tema è tornato al centro del dibattito industriale e normativo europeo, tra diritto alla riparazione e sostenibilità.</p>



<p>Le batterie sostituibili — cioè progettate per essere rimosse e sostituite direttamente dall’utente o con interventi minimi — esistono ancora, ma in una forma molto più limitata rispetto al passato. Si trovano soprattutto in dispositivi professionali, telefoni rugged, alcuni modelli per mercati specifici e in prodotti orientati alla massima riparabilità.</p>



<p>Un esempio spesso citato è quello di Fairphone, che ha costruito parte della propria identità industriale proprio sulla modularità dei dispositivi e sulla possibilità di sostituire componenti, inclusa la batteria, senza ricorrere a centri assistenza specializzati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dal telefono “apribile” al dispositivo sigillato</h3>



<p>Il cambiamento è avvenuto nell’arco di poco più di un decennio. I primi telefoni cellulari e molti smartphone fino ai primi anni 2010 permettevano la sostituzione manuale della batteria. Con l’evoluzione del design industriale, però, i produttori hanno progressivamente eliminato questa possibilità, puntando su scocche unibody, maggiore resistenza all’acqua e batterie integrate.</p>



<p>Il risultato è stato un aumento dell’efficienza e della miniaturizzazione, ma anche una riduzione della riparabilità e una maggiore dipendenza dai centri assistenza ufficiali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La spinta dell’Unione Europea</h3>



<p>Il tema è tornato attuale con le nuove politiche europee sulla sostenibilità dei dispositivi elettronici. Il quadro normativo dell’Unione Europea punta a rendere i prodotti più durevoli e riparabili, includendo anche requisiti specifici sulle batterie.</p>



<p>Secondo le nuove regole approvate a livello europeo, entro il 2027 le batterie dei dispositivi elettronici dovranno essere progettate per essere più facilmente sostituibili, almeno da tecnici qualificati e, in alcuni casi, anche dagli utenti finali.</p>



<p>L’obiettivo non è necessariamente il ritorno universale allo sportellino posteriore, ma una progettazione che consenta la sostituzione senza distruggere il dispositivo o ricorrere a operazioni complesse e costose.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tra sostenibilità e limiti industriali</h3>



<p>La discussione resta aperta tra sostenibilità ambientale e vincoli industriali. Le batterie integrate hanno permesso dispositivi più sottili, impermeabili e performanti, ma hanno anche aumentato l’impatto dei rifiuti elettronici e ridotto la durata percepita dei prodotti.</p>



<p>La Commissione Europea considera la riparabilità uno degli strumenti chiave per ridurre i rifiuti tecnologici e prolungare il ciclo di vita dei dispositivi, in un settore dove l’obsolescenza è spesso accelerata più dal design che dalla tecnologia.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Piana del Sele, la sfida della decarbonizzazione: il futuro della filiera bufalina passa dalla sostenibilità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/piana-del-sele-la-sfida-della-decarbonizzazione-il-futuro-della-filiera-bufalina-passa-dalla-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 12:37:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[decarbonizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[filiera bufalina]]></category>
		<category><![CDATA[piana del sele]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera bufalina&#8221; è un lavoro promosso da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino, BCC Magna Grecia, costruito con il [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>&#8220;Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera bufalina&#8221; è un lavoro promosso da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino, BCC Magna Grecia, costruito con il coinvolgimento diretto di Coldiretti e Confagricoltura e di numerose imprese della filiera. Il rapporto analizza soluzioni e tecnologie innovative per accompagnare la decarbonizzazione della filiera bufalina della Piana del Sele, trasformando le criticità in opportunità di crescita e valorizzazione.</p>



<p>Il report è stato presentato, presso la Sala Caduti di Nassirya presso il Senato della Repubblica Italiana, su iniziativa del senatore Luca De Carlo, Presidente IX Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare del Senato della Repubblica. Ha aperto i lavori Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola. Ha presentato il report Marco Frey, Presidente Comitato Scientifico Fondazione Symbola. Ne hanno discusso Maria Carmela Serluca, Assessore all&#8217;Agricoltura Regione Campania; Giuseppe Tuozzo, Presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Magna Grecia; Camillo Catarozzo; Presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Campania Centro; Rosario Pingaro, Presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Capaccio Paestum e Serino. Ha concluso la conferenza Luca De Carlo, Presidente della IX Commissione permanente (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare). Ha moderato i lavori Tessa Gelisio, Autrice e conduttrice televisiva.</p>



<p>Il progetto “Filiere Sostenibili della Piana del Sele”, avviato nel 2024, nasce con l’obiettivo di individuare soluzioni e tecnologie in grado di rendere le filiere agroalimentari campane più sostenibili e, quindi, più competitive. Il progetto ha visto la realizzazione di un primo studio dedicato alla IV Gamma, l’attenzione si concentra in questo report sulla filiera bufalina, analizzata per delineare percorsi innovativi di sviluppo sostenibile, con un focus specifico sulla realtà della Piana del Sele. In questo quadro, la sostenibilità si configura sempre più come un fattore determinante di qualità e valore, come evidenziato anche dallo studio di Fondazione Symbola e IPSOS “Sostenibilità è qualità”.</p>



<p>Il report presentato è stato sviluppato attraverso un’attività di desk research finalizzata a individuare soluzioni già disponibili sul mercato per favorire la decarbonizzazione della filiera e rafforzarne qualità e competitività. A questa analisi si è affiancato un ciclo di interviste a esperti, operatori e associazioni di categoria del territorio, utile a ricostruire lo stato dell’arte nella Piana del Sele e a valutare il livello di adozione &#8211; o di adottabilità &#8211; delle soluzioni individuate.</p>



<p>Il lavoro, infatti, non si limita a indicare interventi potenzialmente efficaci, ma contribuisce a creare le condizioni per la loro concreta diffusione: alla mappatura tecnica affianca un plafond dedicato di 30 milioni di euro, messo a disposizione dalle tre banche promotrici a tassi agevolati, con l’obiettivo di ridurre le barriere all’investimento e accelerare l’implementazione degli interventi lungo l’intera filiera.<br>La filiera bufalina rappresenta un’arteria fondamentale del comparto lattiero-caseario italiano che, a sua volta, si configura come uno dei settori di primaria importanza nel sistema agroalimentare nazionale. Le condizioni climatiche e di allevamento adeguate e favorevoli hanno trasformato il nostro Paese in un habitat ideale per le bufale, tanto che si è giunti all’identificazione di una vera e propria razza a sé: quella della “Bufala mediterranea italiana”, riconosciuta ufficialmente nel 2000 dal MiPAAF.</p>



<p>Nel nostro Paese è presente circa l’1% del patrimonio bufalino mondiale e il 95% di quello europeo. In Italia si contano circa 435.000 capi bufalini; di questi, circa tre quarti sono allevati in Campania e la Piana del Sele vanta oltre il 25% del totale degli allevamenti e il 30,8% dei capi presenti in Campania. La produzione di latte è l’orientamento primario degli allevamenti italiani di bufala (oltre il 70%). Il principale prodotto derivante dal suo impiego è la mozzarella, nata in Campania secoli fa e divenuta nel tempo uno dei prodotti caseari più amati dai consumatori di tutto il mondo. Altri prodotti di bufala tipici (sia formaggi che latticini) sono la burrata, la ricotta, lo stracchino, la scamorza e il mascarpone. </p>



<p>Ogni prodotto alimentare è il frutto di un percorso unico, con caratteristiche e tratti distintivi legati alla specifica filiera agroalimentare di appartenenza, ovvero all’insieme di tutte le fasi e i processi che portano il prodotto dalla terra alla tavola, dalla produzione delle materie prime fino al piatto del consumatore. In questa indagine, l’analisi si concentra sul comparto della produzione e trasformazione del latte di bufala, escludendo invece quello relativo alla produzione di carne. Cuore della ricerca, in linea con la struttura del lavoro già realizzato per la filiera della Quarta gamma, è l’analisi di sei macro-dimensioni che abbracciano l’intero ciclo produttivo: dalla sostituzione e riduzione dell’uso di sostanze chimiche alla gestione efficiente della risorsa idrica, dalla tutela del suolo e della biodiversità alla riduzione delle emissioni climalteranti, fino al recupero e valorizzazione dei sottoprodotti e all’adozione di packaging sostenibili, senza trascurare l’aspetto trasversale del benessere animale. </p>



<p>Riguardo il tema delle emissioni, nel report vengono citati studi relativi all’analisi delle emissioni della filiera della Mozzarella di Bufala Campana DOP – il prodotto più iconico della filiera bufalina italiana – secondo cui, i foraggi coltivati per l’alimentazione delle bufale sarebbero in grado di compensare la CO2 emessa lungo il processo produttivo della Mozzarella DOP. Questo risultato, se confermato, offrirebbe la base per valorizzare il prodotto bufalino sul mercato globale come simbolo di qualità e di responsabilità ambientale. Nel campo della gestione idrica, soluzioni come la microirrigazione, i sistemi di recupero e riutilizzo delle acque reflue e le tecnologie di sanificazione a base di ozono consentono di ridurre drasticamente i consumi e gli sprechi in tutte le fasi della filiera, con vantaggi ambientali, economici e produttivi. </p>



<p>Allo stesso modo, l’adozione di impianti agrivoltaici, collettori solari ad aria, raffrescatori evaporativi, le pompe di calore ad alta efficienza, spazzole non elettriche e sistemi di refrigerazione a basso impatto ambientale contribuisce alla riduzione dei consumi energetici e delle emissioni climalteranti, assicurando al contempo condizioni di lavoro migliori per animali e operatori. La valorizzazione dei sottoprodotti (letame, liquami, siero, latticello) attraverso micro-impianti di compostaggio, impianti di biogas e biometano, nonché la diffusione di imballaggi ecosostenibili per i prodotti finali, rappresentano l’ultima tessera di un mosaico virtuoso che dimostra come la sostenibilità possa diventare leva di efficienza, innovazione e valore. In conclusione, questo lavoro non si limita a mappare le tecnologie disponibili, ma fornisce una base operativa per passare dall’analisi all’adozione.</p>



<p>“Il riconoscimento dell’UNESCO alla cucina italiana – dichiara Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola &#8211; certifica un vantaggio competitivo fatto di cultura, saperi, territori e comunità, che va preservato come investimento sul futuro. In questo quadro si inserisce la filiera bufalina, eccellenza del Made in Italy nel mondo, con prodotti distintivi come la Mozzarella di Bufala Campana DOP. Oggi questa filiera, come evidenziato nel rapporto, si confronta con la sfida della transizione verde, resa ancora più urgente dall’instabilità dei costi energetici e delle materie prime, e da un nuovo orientamento dei mercati che associano sempre più la sostenibilità alla qualità di beni e servizi. Puntare sulla sostenibilità vuol dire quindi aiutare questo tessuto imprenditoriale a diventare più autosufficiente, competitivo, a misura d&#8217;uomo e per questo più capace di futuro.”</p>



<p>“Il comparto bufalino è un settore strategico della nostra economia – dichiara Camillo Catarozzo, presidente BCC Campania Centro &#8211; profondamente radicato nella storia produttiva del territorio e ancora oggi centrale per il suo sviluppo. È un patrimonio che deve rimanere tale anche nel futuro, attraverso un percorso di ulteriore innovazione e miglioramento, capace di coniugare qualità, sostenibilità e competitività. In questa filiera i giovani possono trovare un’ulteriore e significativa àncora territoriale, una possibilità concreta per costruire qui il proprio futuro professionale e imprenditoriale. Per sostenere davvero questa prospettiva, tuttavia, è indispensabile rafforzare le infrastrutture logistiche e promuovere una più forte capacità di fare sistema tra tutti gli attori coinvolti. È su questa alleanza che si gioca la possibilità di accompagnare una grande eccellenza del territorio verso nuove sfide e nuove opportunità.”</p>



<p>“Lo sforzo delle banche promotrici e della Fondazione Symbola – dichiara Rosario Pingaro Presidente BCC Capaccio Paestum e Serino &#8211; è quello di individuare innovazioni tecnologiche capaci di rendere gli allevamenti bufalini sempre più compatibili dal punto di vista ambientale e, allo stesso tempo, più efficienti sotto il profilo produttivo. Un’innovazione che non nasce sempre nei laboratori, ma che spesso è anche ‘combinatoria’: frutto del trasferimento alla filiera bufalina di esperienze e soluzioni maturate in settori completamente diversi”.</p>



<p>“Con questo rapporto – dichiara Giuseppe Tuozzo, Presidente della BCC Magna Grecia – vogliamo offrire alle imprese della filiera bufalina della Piana del Sele uno strumento concreto per trasformare la sostenibilità in un vantaggio competitivo. La transizione ecologica non è un costo da subire, ma un percorso di innovazione che migliora efficienza, qualità e resilienza, rafforzando il legame tra produzione, territorio e comunità. Come Credito Cooperativo siamo accanto agli allevatori e ai trasformatori con competenze, ascolto e un plafond dedicato per sostenere investimenti in energia rinnovabile, gestione efficiente delle risorse e valorizzazione dei sottoprodotti, perché la crescita di questo comparto passi dalla capacità di fare rete e di guardare al futuro”.</p>
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		<title>Filiera bufalina: sostenibilità e innovazione nella Piana del Sele, presentato rapporto di Fondazione Symbola</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/filiera-bufalina-sostenibilita-e-innovazione-nella-piana-del-sele-presentato-rapporto-di-fondazione-symbola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 17:13:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[filiera bufalina]]></category>
		<category><![CDATA[Mozzarella di Bufala Campana Dop]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[transizione ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Rafforzare competitività e sostenibilità di uno dei comparti simbolo dell’agroalimentare italiano: è questo l’obiettivo del rapporto “Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera bufalina”, promosso da Fondazione Symbola insieme a [...]]]></description>
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<p class="p1">Rafforzare competitività e sostenibilità di uno dei comparti simbolo dell’agroalimentare italiano: è questo l’obiettivo del rapporto “Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera bufalina”, promosso da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino e BCC Magna Grecia, con la partnership di Coldiretti e Confagricoltura.</p>



<p class="p1">Il documento, presentato al Senato presso la Sala Caduti di Nassirya su iniziativa del senatore Luca De Carlo, analizza tecnologie e soluzioni innovative per accompagnare la transizione ecologica della filiera bufalina, trasformando le criticità ambientali in opportunità di crescita.</p>



<p class="p3">Un comparto strategico per l’Italia</p>



<p class="p1">La filiera bufalina rappresenta un pilastro del sistema lattiero-caseario nazionale. In Italia è concentrato circa l’1% del patrimonio bufalino mondiale e ben il 95% di quello europeo, con circa 435.000 capi complessivi. Di questi, il 70% si trova in Campania, mentre la Piana del Sele concentra oltre il 25% degli allevamenti regionali e il 30,8% dei capi.</p>



<p class="p1">Un settore strettamente legato alla produzione di eccellenze come la Mozzarella di Bufala Campana DOP, tra i prodotti italiani più conosciuti e apprezzati nel mondo.</p>



<p class="p3">Sostenibilità come leva competitiva</p>



<p class="p1">“Il riconoscimento UNESCO alla cucina italiana certifica un vantaggio competitivo fatto di cultura, territori e comunità”, ha dichiarato Ermete Realacci. “In questa prospettiva si colloca la filiera bufalina, che oggi affronta una sfida decisiva: la sostenibilità, componente essenziale della qualità e fattore di maggiore competitività”.</p>



<p class="p1">Il rapporto evidenzia come pratiche innovative possano ridurre l’impatto ambientale lungo tutta la filiera: dalla gestione efficiente dell’acqua alla riduzione delle emissioni, fino alla valorizzazione dei sottoprodotti. Secondo alcuni studi citati, i foraggi destinati all’alimentazione delle bufale potrebbero compensare la CO₂ emessa nel processo produttivo della mozzarella DOP, aprendo nuove prospettive sul mercato globale.</p>



<p class="p3">Innovazione e investimenti</p>



<p class="p1">Il progetto non si limita all’analisi, ma mette in campo strumenti concreti: le banche promotrici hanno attivato un plafond da 20 milioni di euro a tassi agevolati per sostenere investimenti in tecnologie sostenibili.</p>



<p class="p1">“Il comparto bufalino è profondamente radicato nella storia produttiva del territorio”, ha sottolineato Camillo Catarozzo. “Serve però rafforzare infrastrutture e capacità di fare sistema per accompagnare questa eccellenza verso nuove opportunità”.</p>



<p class="p1">Sulla stessa linea Rosario Pingaro, che evidenzia il ruolo dell’innovazione tecnologica, spesso “combinatoria”, cioè derivante dall’adattamento di soluzioni sviluppate in altri settori.</p>



<p class="p1">Per Giuseppe Tuozzo, la transizione ecologica rappresenta “un percorso di innovazione che migliora efficienza, qualità e resilienza”, rafforzando il legame tra imprese, territorio e comunità.</p>



<p class="p3">Un modello per il futuro</p>



<p class="p1">Lo studio analizza sei macro-dimensioni dell’intero ciclo produttivo: uso delle risorse, emissioni, tutela della biodiversità, gestione idrica, energia e benessere animale. Tra le soluzioni individuate: agrivoltaico, biogas e biometano, microirrigazione, recupero delle acque reflue e packaging sostenibili.</p>



<p class="p1">Avviato due anni fa con un focus sulla IV gamma, il progetto sulla Piana del Sele si propone oggi come modello replicabile per altre filiere agroalimentari italiane, dimostrando come sostenibilità, innovazione e qualità possano procedere insieme.</p>



<p class="p1">Il rapporto completo è disponibile sul sito della Fondazione Symbola.</p>
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		<title>Riciclo carta e cartone: l’Italia supera il 90% e guida l’economia circolare in Europa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/riciclo-carta-e-cartone-litalia-supera-il-90-e-guida-leconomia-circolare-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 15:05:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[carta]]></category>
		<category><![CDATA[carta riciclata]]></category>
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					<description><![CDATA[Il riciclo di carta e cartone in Italia continua a rappresentare uno dei casi più avanzati di economia circolare nel panorama europeo. Secondo i dati del Comieco, aggiornati nel Rapporto [...]]]></description>
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<p>Il riciclo di carta e cartone in Italia continua a rappresentare uno dei casi più avanzati di economia circolare nel panorama europeo. Secondo i dati del Comieco, aggiornati nel Rapporto 2025 sui dati 2024, il tasso di riciclo degli imballaggi cellulosici ha superato stabilmente il 90%, confermando il Paese tra i leader europei del settore.</p>



<p>Un risultato significativo non solo dal punto di vista ambientale, ma anche industriale e sociale, che colloca l’Italia in anticipo rispetto agli obiettivi fissati dall’Unione Europea per il 2030, pari all’85%.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un sistema maturo e diffuso sul territorio</h3>



<p>Il modello italiano si basa su una rete consolidata di raccolta differenziata che coinvolge comuni, aziende e cittadini. Nel 2024 la raccolta ha sfiorato le 3,9 milioni di tonnellate, con una crescita costante rispetto agli anni precedenti. </p>



<p>Uno degli elementi più rilevanti è l’estensione capillare del servizio: oltre il 90% dei comuni italiani è oggi coperto da sistemi di raccolta organizzata, rendendo la gestione dei rifiuti cellulosici una pratica ormai consolidata nella vita quotidiana.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Italia tra i leader europei del riciclo</h3>



<p>Il dato del riciclo oltre il 90% non è isolato. Negli ultimi anni il Paese ha consolidato una posizione di leadership in Europa nel recupero degli imballaggi in carta e cartone, grazie a un sistema industriale integrato che trasforma il materiale raccolto in nuova materia prima per l’industria cartaria.</p>



<p>Il Sud Italia, tradizionalmente più indietro nelle performance ambientali, ha registrato negli ultimi anni una crescita significativa, contribuendo a ridurre il divario territoriale e rafforzando il sistema nazionale nel suo complesso.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Economia circolare e impatto ambientale</h3>



<p>Il riciclo della carta è uno degli esempi più concreti di economia circolare funzionante. Riduce il consumo di materie prime vergini, limita le emissioni legate alla produzione industriale e diminuisce la quantità di rifiuti destinati allo smaltimento.</p>



<p>La carta, in particolare, è uno dei materiali più riciclabili: le fibre cellulosiche possono essere riutilizzate più volte prima di perdere le loro proprietà, rendendo il ciclo di vita del prodotto più lungo ed efficiente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un modello consolidato ma non statico</h3>



<p>Nonostante i risultati positivi, il sistema continua a evolversi. Le sfide riguardano soprattutto il miglioramento della qualità della raccolta, la riduzione delle impurità nei materiali e l’ulteriore estensione dei sistemi di differenziata nei piccoli centri.</p>



<p>Secondo gli esperti del settore, la direzione è ormai tracciata: il riciclo della carta non è più solo una buona pratica ambientale, ma un pilastro strutturale dell’economia italiana.</p>



<p>In un contesto europeo che spinge verso una maggiore sostenibilità, il caso italiano mostra come infrastrutture, comportamenti dei cittadini e industria possano convergere in un sistema efficiente. Un modello che, pur con margini di miglioramento, rappresenta oggi uno dei punti di riferimento della transizione ecologica nel continente.</p>
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		<title>Mobilità sostenibile nei piccoli Comuni: a Santa Marina uno scuolabus elettrico</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mobilita-sostenibile-nei-piccoli-comuni-a-santa-marina-uno-scuolabus-elettrico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 11:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Marina - Policastro]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[scuolabus elettrico]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Comune di Santa Marina ha ottenuto un finanziamento pari a € 252.540,00 nell’ambito del Programma Regionale Campania FESR 2021-2027, Asse 3 – Obiettivo Specifico 3.2 – Azione 3.2.1, finalizzato [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Comune di Santa Marina ha ottenuto un finanziamento pari a € 252.540,00 nell’ambito del Programma Regionale Campania FESR 2021-2027, Asse 3 – Obiettivo Specifico 3.2 – Azione 3.2.1, finalizzato all’acquisto di uno scuolabus ecologico. L’intervento rientra nelle politiche regionali volte a promuovere una mobilità sostenibile, migliorare la qualità dei servizi pubblici locali e ridurre l’impatto ambientale, con particolare attenzione ai piccoli Comuni.</p>



<p>Il nuovo mezzo sarà destinato al trasporto degli studenti delle scuole primarie, contribuendo a garantire maggiore sicurezza, efficienza e accessibilità del servizio, soprattutto nelle aree più periferiche del territorio comunale.</p>



<p>L’iniziativa si inserisce nel quadro degli obiettivi europei di transizione ecologica e riduzione delle emissioni, rafforzando l’impegno dell’Amministrazione comunale verso modelli di sviluppo sostenibili.</p>



<p>Il risultato è stato possibile grazie alla collaborazione istituzionale tra Regione Campania, Agenzia Campana per la Mobilità, le Infrastrutture e le Reti (ACaMIR) e il Comune di Santa Marina, a conferma dell’attenzione rivolta ai territori e alle esigenze delle comunità locali.</p>



<p>«<em>A nome di tutta l’Amministrazione comunale esprimo grande soddisfazione per questo importante finanziamento</em>&#8211; ha dichiarazione del Sindaco f.f. Virgilio Giudice- <em>questo risultato rappresenta una risposta concreta alle esigenze della nostra comunità. Investire nei servizi significa essere vicini ai cittadini, in particolare a chi vive nelle zone più distanti dal centro e ha maggiori difficoltà a raggiungere la scuola, che è la casa dei nostri figli, il luogo in cui si costruiscono le basi educative e il futuro della nostra società. Per questo riteniamo fondamentale continuare a potenziare i servizi a favore dei bambini: più opportunità riusciamo a garantire oggi, più solide saranno le prospettive di crescita e di formazione per le nuove generazioni.</em>»</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/scuolabus-santa-marina-1024x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-244487" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/scuolabus-santa-marina-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/scuolabus-santa-marina-300x300.jpeg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/scuolabus-santa-marina-150x150.jpeg 150w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/scuolabus-santa-marina-768x768.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/scuolabus-santa-marina.jpeg 1254w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>
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		<item>
		<title>Auto elettriche, città verdi e nuove regole: come cambia la mobilità nella transizione ecologica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/auto-elettriche-citta-verdi-e-nuove-regole-come-cambia-la-mobilita-nella-transizione-ecologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 14:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[auto elettriche]]></category>
		<category><![CDATA[ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[trasporto a basse emossioni]]></category>
		<category><![CDATA[veicoli inquinanti]]></category>
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					<description><![CDATA[La mobilità è uno dei settori al centro della transizione ecologica in Europa e in Italia. Dalla diffusione delle auto elettriche alla trasformazione degli spazi urbani, fino alle nuove norme [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La mobilità è uno dei settori al centro della transizione ecologica in Europa e in Italia. Dalla diffusione delle auto elettriche alla trasformazione degli spazi urbani, fino alle nuove norme sulle emissioni, il modo di spostarsi nelle città sta cambiando rapidamente sotto la spinta delle politiche ambientali e delle innovazioni tecnologiche.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’avanzata delle auto elettriche</h3>



<p>Le auto elettriche rappresentano uno dei pilastri della decarbonizzazione dei trasporti. Alimentate da energia elettrica invece che da carburanti fossili, contribuiscono alla riduzione delle emissioni inquinanti e acustiche nelle aree urbane .</p>



<p>La loro diffusione è sostenuta da incentivi pubblici, agevolazioni fiscali e investimenti nelle infrastrutture di ricarica. L’Unione europea, inoltre, ha avviato un percorso normativo che prevede la progressiva eliminazione delle nuove immatricolazioni di auto a combustione interna entro il 2035 .</p>



<p>In Italia, il ricambio del parco veicoli è sostenuto anche da contributi economici per l’acquisto di mezzi elettrici, con incentivi differenziati in base al reddito e alla tipologia di veicolo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le città “verdi” cambiano volto</h3>



<p>La transizione ecologica sta trasformando anche la struttura delle città. Il modello emergente è quello delle cosiddette <strong>città sostenibili o città verdi</strong>, progettate per ridurre l’impatto ambientale e migliorare la qualità della vita dei cittadini .</p>



<p>In questo scenario, la mobilità sostenibile diventa centrale: più trasporto pubblico elettrico, maggiore spazio a biciclette e pedoni, riduzione del traffico privato e creazione di aree a basse emissioni.</p>



<p>Molte amministrazioni stanno ripensando la pianificazione urbana introducendo zone a traffico limitato, pedonalizzazioni e reti ciclabili sempre più estese.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Nuove regole per la mobilità</h3>



<p>Accanto alla trasformazione tecnologica e urbana, cambia anche il quadro normativo. Le politiche europee e nazionali puntano a ridurre le emissioni attraverso:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>limiti progressivi ai veicoli inquinanti</li>



<li>incentivi alla mobilità elettrica</li>



<li>potenziamento del trasporto pubblico a basse emissioni</li>



<li>sviluppo di infrastrutture di ricarica</li>
</ul>



<p>La direzione è quella di un sistema integrato in cui auto private, mezzi pubblici, sharing mobility e mobilità dolce convivono all’interno di un modello più efficiente e meno inquinante .</p>



<h3 class="wp-block-heading">Opportunità e sfide della transizione</h3>



<p>La trasformazione della mobilità porta benefici ambientali evidenti, ma presenta anche criticità: costi di adeguamento infrastrutturale, disomogeneità territoriale nella diffusione delle colonnine di ricarica e necessità di rendere accessibile la mobilità elettrica a tutte le fasce della popolazione.</p>



<p>Il passaggio verso un nuovo modello di mobilità richiede quindi investimenti, pianificazione e una trasformazione culturale oltre che tecnologica.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dieta sostenibile: come la transizione ecologica sta cambiando ciò che portiamo in tavola</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dieta-sostenibile-come-la-transizione-ecologica-sta-cambiando-cio-che-portiamo-in-tavola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 14:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[dieta mediterranea]]></category>
		<category><![CDATA[fao]]></category>
		<category><![CDATA[meno carne]]></category>
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					<description><![CDATA[Dieta sostenibile: come la transizione ecologica sta cambiando ciò che portiamo in tavola La transizione ecologica non riguarda soltanto energia, trasporti e industria: sta trasformando anche il modo in cui [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Dieta sostenibile: come la transizione ecologica sta cambiando ciò che portiamo in tavola</h2>



<p>La transizione ecologica non riguarda soltanto energia, trasporti e industria: sta trasformando anche il modo in cui mangiamo. In Europa e in Italia si sta affermando sempre di più il concetto di <strong>dieta sostenibile</strong>, un modello alimentare che unisce salute, accessibilità e ridotto impatto ambientale.</p>



<p>Secondo la definizione della FAO, un’alimentazione sostenibile è quella che garantisce sicurezza alimentare e nutrizionale alle persone, riducendo allo stesso tempo l’impatto sull’ambiente e preservando le risorse naturali per le generazioni future. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Meno carne, più vegetali: il cambiamento in atto</h3>



<p>Uno degli elementi centrali di questa trasformazione è la riduzione del consumo di carne e l’aumento di alimenti di origine vegetale come legumi, cereali integrali, frutta e verdura.</p>



<p>Il sistema alimentare globale è infatti responsabile di una quota significativa delle emissioni di gas serra, con il settore agricolo e zootecnico tra i principali contributori. In questo contesto, modificare le abitudini alimentari diventa una leva concreta per ridurre l’impatto ambientale.</p>



<p>Le indicazioni scientifiche più recenti convergono su un punto: diete con maggiore presenza di alimenti vegetali hanno generalmente un’impronta ecologica inferiore rispetto a modelli basati su un elevato consumo di carne rossa e prodotti animali. </p>



<h3 class="wp-block-heading">La dieta mediterranea come modello sostenibile</h3>



<p>In questo scenario, la <strong>dieta mediterranea</strong> è spesso indicata come esempio di equilibrio tra salute e sostenibilità. Basata su un consumo prevalente di vegetali, olio d’oliva come principale fonte di grassi e un apporto moderato di proteine animali, è considerata uno dei modelli alimentari più coerenti con gli obiettivi della transizione ecologica.</p>



<p>Secondo diversi studi e istituzioni di ricerca, questo modello alimentare contribuisce non solo alla prevenzione di malattie croniche, ma anche alla riduzione dell’impatto ambientale grazie alla maggiore presenza di prodotti vegetali e locali. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Filiera corta, stagionalità e sprechi</h3>



<p>La sostenibilità a tavola non riguarda solo cosa si mangia, ma anche come il cibo viene prodotto e distribuito.</p>



<p>Tra le tendenze in crescita ci sono: consumo di prodotti <strong>stagionali</strong>, attenzione alle <strong>filiere corte e locali</strong>, riduzione dello <strong>spreco alimentare</strong>, maggiore consapevolezza sull’impatto delle scelte di acquisto</p>



<p>Questi elementi contribuiscono a ridurre trasporti inutili, consumo di risorse e produzione di rifiuti alimentari.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una transizione culturale prima ancora che alimentare</h3>



<p>Il cambiamento in atto non è solo tecnologico o economico, ma anche culturale. Le nuove generazioni mostrano maggiore attenzione alla provenienza del cibo, alla qualità nutrizionale e all’impatto ambientale delle proprie scelte.</p>



<p>La “dieta sostenibile” non si impone come rinuncia, ma come riequilibrio: meno eccessi, più consapevolezza, e una maggiore centralità degli alimenti vegetali all’interno dell’alimentazione quotidiana.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Europa corre sulle pompe di calore: 662 installazioni per 1.000 case in Norvegia, l’Italia resta ferma a 184</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/leuropa-corre-sulle-pompe-di-calore-662-installazioni-per-1-000-case-in-norvegia-litalia-resta-ferma-a-184/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 21:37:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[Efficienza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[formazione professionale]]></category>
		<category><![CDATA[pompa di calore]]></category>
		<category><![CDATA[pompe di calore]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=243795</guid>

					<description><![CDATA[L’Europa accelera sull’adozione delle pompe di calore, mentre l’Italia continua a muoversi a un passo molto più lento. Nei&#160;16 principali Paesi europei, il parco installato è passato da&#160;26,1 milioni di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’Europa accelera sull’adozione delle pompe di calore, mentre l’Italia continua a muoversi a un passo molto più lento. Nei&nbsp;<strong>16 principali Paesi europei</strong>, il parco installato è passato da&nbsp;<strong>26,1 milioni di unità nel 2024</strong>&nbsp;a&nbsp;<strong>28,2 milioni nel 2025</strong>, con una crescita di circa&nbsp;<strong>l’8% in un solo anno</strong>: un’espansione che conferma come la pompa di calore stia diventando una tecnologia strutturale nel mix energetico europeo. Secondo un’indagine di EHPA (European Heat Pump Association), Il divario tra i Paesi del Nord e il resto d’Europa resta però marcato: la Norvegia guida con&nbsp;<strong>662 pompe di calore ogni 1.000 abitazioni</strong>, seguita da Finlandia (<strong>548</strong>), Svezia (<strong>509</strong>) e Danimarca (<strong>229</strong>). L’Italia si ferma a&nbsp;<strong>184 unità</strong>, superando di poco la Svizzera (<strong>179</strong>) ma restando molto distante dalla Germania (<strong>63</strong>) e soprattutto dal Regno Unito (<strong>24</strong>). Eppure, anche nei Paesi più freddi, la tecnologia si dimostra pienamente operativa: a Oslo, nel 2025, si sono registrate temperature minime di&nbsp;<strong>–14,2 °C</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>–13,1 °C</strong>, mentre nello stesso periodo Milano ha toccato valori non inferiori a&nbsp;<strong>–7 °C</strong>.</p>



<p>La distanza si conferma anche sul fronte delle vendite annuali per 1.000 abitazioni: Norvegia&nbsp;<strong>43,8</strong>, Finlandia&nbsp;<strong>36,2</strong>, Svezia&nbsp;<strong>33,5</strong>. L’Italia, con&nbsp;<strong>16,3</strong>, si mantiene in linea con Francia (<strong>16,4</strong>) e Paesi Bassi (<strong>16,6</strong>), ma ancora lontana dai livelli dei Paesi che stanno guidando la transizione. La competitività economica della pompa di calore, inoltre, resta fortemente legata al rapporto tra prezzo dell’elettricità e del gas: la tecnologia risulta particolarmente conveniente quando il costo dell’elettricità è&nbsp;<strong>inferiore a 1,5 volte</strong>&nbsp;quello del gas, mentre oltre&nbsp;<strong>3,5 volte</strong>&nbsp;il vantaggio economico si riduce sensibilmente.</p>



<p>È in questo scenario che&nbsp;<strong>CNA Milano con la condivisione e il supporto di CNA Nazionalerilancia il proprio programma nazionale dedicato alla formazione degli installatori e all’accompagnamento delle imprese</strong>, confermando che la chiave non è solo la tecnologia, ma la qualità della progettazione, dell’installazione e della gestione degli impianti. Dopo la forte partecipazione registrata nel 2024, quest’anno il progetto grazie anche al coinvolgimento del livello nazionale&nbsp;cresce e si estende a livello nazionale, coinvolgendo tre poli formativi:&nbsp;<strong>l’Accademia degli Impiantisti di Busto Arsizio</strong>, l’Accademia di&nbsp;<strong>Forlì</strong>&nbsp;e quella di&nbsp;<strong>Roma</strong>.</p>



<p>La nuova edizione prevede&nbsp;<strong>tre eventi e webinar tecnici</strong>&nbsp;<strong>gratuiti</strong>, il primo già realizzato a MCE, e un percorso pratico in presenza che permetterà ad&nbsp;<strong>altri 60 installatori</strong>&nbsp;di accedere a corsi fisici avanzati. Una risposta concreta alla necessità crescente di professionalizzare la filiera, in un contesto in cui le pompe di calore richiedono competenze tecniche molto più sofisticate rispetto alla caldaia tradizionale.</p>



<p><em>“Abbiamo voluto portare a MCE un confronto vero, basato su casi concreti e non su approcci teorici: le pompe di calore funzionano se progettate, installate e gestite correttamente, soprattutto in condizioni estreme</em><strong>&nbsp;</strong>&#8211; dichiara&nbsp;<strong>Diego Prati, Responsabile Nazionale CNA Installazione Impianti</strong>&nbsp;-.<em>È lì che si misura la qualità del lavoro delle imprese. Per questo continuiamo a investire sulla formazione e sulle competenze, evitando però di introdurre nuovi obblighi certificativi che non migliorano la qualità ma rischiano solo di complicare il lavoro.”</em></p>



<p>Parallelamente riparte anche la linea dedicata alle imprese e all’elettrificazione del calore. Grazie al progetto dello scorso anno, è emersa con chiarezza una forte richiesta di&nbsp;<strong>informazioni, accompagnamento tecnico e chiarezza normativa</strong>. Per questo, nel 2026 CNA organizzerà&nbsp;<strong>tre eventi territoriali</strong>, il primo dei quali si è già svolto durante MECSPE a Bologna, coinvolgendo imprese, esperti e istituzioni.</p>



<p><em>“La transizione energetica e il risparmio energetico non si fanno con gli slogan, ma con le competenze. CNA vuole accompagnare installatori e imprese in un percorso concreto, fatto di formazione, casi reali e soluzioni applicabili</em><strong>&nbsp;&#8211;&nbsp;</strong>afferma&nbsp;<strong>Matteo Maria Reale, Presidente CNA Milano -.&nbsp;</strong><em>Le pompe di calore sono una tecnologia matura, ma richiedono professionalità e progettazione: senza qualità non c’è vero cambiamento. Per questo nel 2026 abbiamo scelto di ampliare il progetto a livello nazionale, perché il futuro passa dalla preparazione dei tecnici e dall’informazione alle imprese.”</em></p>



<p>Le analisi tecniche più recenti evidenziano un punto cruciale: la pompa di calore è una tecnologia altamente efficiente, ma&nbsp;<strong>non tollera errori di progettazione, installazione o utilizzo</strong>. La potenza diminuisce con il calo delle temperature esterne, l’efficienza peggiora se la temperatura di mandata è troppo elevata, e molti utenti non sono abituati a gestire un impianto che funziona in modo diverso dalla caldaia, specie nei giorni più freddi.</p>



<p>Gli ultimi decenni hanno abituato installatori, manutentori e progettisti a una “termotecnica facile”, in cui la caldaia compensava gran parte degli errori. La pompa di calore, invece,&nbsp;<strong>richiede competenze, precisione e una corretta informazione del committente</strong>. È fondamentale installarla solo dove ci sono le condizioni adatte, evitando interventi forzati che rischiano di generare delusioni nei consumi o nel comfort e di diffondere percezioni negative sulla tecnologia.</p>



<p><em>“Le recenti tensioni geopolitiche stanno mostrando quanto la dipendenza dalle fonti fossili esponga le imprese a rischi e volatilità &#8211;&nbsp;</em>evidenzia&nbsp;<strong>Valentina Di Berardino, Responsabile Nazionale&nbsp;CNA Produzione</strong><em>&nbsp;-. L’elettrificazione dei processi produttivi rappresenta per la meccanica italiana una leva strategica per rafforzare autonomia, stabilità e competitività. E’ questo il messaggio che abbiamo lanciato in Fiera a Mecspe. Le testimonianze di nostre imprese che hanno già investito sull’elettrificazione dei processi produttivi e degli impianti di climatizzazione, insieme al focus curato da ECCO, hanno evidenziato come l&#8217;elettrificazione migliori la sicurezza energeticae sia in grado di emancipare l&#8217;industria dalla volatilità dei prezzi e dagli shock legati alla fornitura di gas.”</em></p>



<p>I webinar in programma nelle prossime settimane:</p>



<p>&#8211;<strong>29 aprile, ore 18:30 &#8211;&nbsp;<em>Utilizzo di sistemi a CO2 in PdC per la produzione di acqua calda sanitaria negli edifici residenziali.</em></strong>&nbsp;Un approfondimento tecnico sull’utilizzo delle pompe di calore con refrigerante R744 (CO₂) per la produzione di acqua calda sanitaria ad alta temperatura.</p>



<p><strong>-14 maggio, ore 18:30 &#8211;<em>&nbsp;Pompa di Calore: come trasformare un prodotto tecnico in una vendita di valore</em></strong><em>.&nbsp;</em>Come comunicare efficacemente con il cliente, superare le obiezioni e valorizzare i benefici economici e ambientali.</p>
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		<title>Green Energy Day del 17 e 18 aprile: le iniziative in programma in Campania sulle energie rinnovabili </title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/green-energy-day-del-17-e-18-aprile-le-iniziative-in-programma-in-campania-sulle-energie-rinnovabili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 19:21:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo il successo delle precedenti edizioni, torna in tutta Italia il 17 e 18 aprile il Green Energy Day, la grande giornata dedicata alla transizione energetica promossa dal Coordinamento FREE insieme a Legambiente e alle principali [...]]]></description>
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<p>Dopo il successo delle precedenti edizioni, <strong>torna in tutta Italia il 17 e 18 aprile</strong> il <strong>Green Energy Day</strong>, la <strong>grande giornata dedicata alla transizione energetica</strong> promossa dal Coordinamento FREE insieme a Legambiente e alle principali associazioni delle fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica, della mobilità sostenibile, del mondo ambientalista e dei consumatori. Nel<strong> 2026</strong> l’evento raddoppia e si terrà <strong>venerdì 17 e sabato 18 aprile</strong>, offrendo a cittadini, famiglie e studenti l’opportunità di <strong>visitare gratuitamente impianti alimentati da fonti rinnovabili e aziende che hanno realizzato interventi di efficienza energetica,</strong> osservandone concretamente il funzionamento, l’integrazione nel paesaggio e il contributo alla decarbonizzazione. Tutte le iniziative (in continuo aggiornamento) sono consultabili, sul sito <a href="https://www.greenenergyday.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>https://www.greenenergyday.it</u></a>. </p>



<p>In&nbsp;<strong>Campania</strong>&nbsp;sono&nbsp;<strong>quattro le iniziative in programma</strong>&nbsp;tra le&nbsp;<strong>province di Salerno e Avellino</strong>, che si uniranno alle decine di eventi previsti anche nel resto della Penisola. Tra le visite, tutte riservate esclusivamente alle scuole e in programma il&nbsp;<strong>17 aprile</strong>, figurano l’<strong>impianto agrivoltaico Monti di Eboli (SA) di EDPR</strong>, esempio di integrazione tra produzione solare e attività agricola e pastorale, il&nbsp;<strong>polo LEITWIND di Lacedonia</strong>, hub produttivo e di manutenzione per il settore eolico, il&nbsp;<strong>parco eolico ERG</strong>&nbsp;nello stesso territorio, tra i principali impianti della zona, e l’<strong>impianto fotovoltaico di EF Solare Italia &#8211; Sorgenia Group</strong>&nbsp;nel Comune di Serre (SA).</p>



<p>“<em>Per il terzo anno consecutivo il Green Energy Day&nbsp;</em><strong>&#8211; dichiara Attilio Piattelli, presidente del Coordinamento Free &#8211;</strong>&nbsp;<em>continua a svolgere un ruolo strategico, perché consente ai cittadini di avvicinarsi agli impianti, comprenderne il funzionamento, valutarne i benefici concreti e sviluppare una maggiore consapevolezza. Informazione, trasparenza ed esperienza diretta sono strumenti fondamentali per superare diffidenze e costruire un consenso solido e informato attorno alla transizione energetica. Si tratta di azioni quanto mai necessarie affinché efficienza energetica e fonti rinnovabili possano progredire al ritmo richiesto dagli obiettivi del PNIEC al 2030, soprattutto in un contesto in cui servirebbero politiche più stabili e di lungo periodo. Proprio per questo il Green Energy Day 2026 assume un valore ancora più rilevante: non è solo un momento di incontro e partecipazione, ma un’occasione concreta per diffondere conoscenza, superare ostacoli culturali e territoriali e rafforzare il sostegno pubblico verso un modello energetico sostenibile, sicuro ed economicamente vantaggioso per tutti</em>”.&nbsp;</p>



<p>I cittadini, le famiglie e le scuole&nbsp;interessati&nbsp;a&nbsp;partecipare&nbsp;alle&nbsp;visite&nbsp;organizzate&nbsp;nel&nbsp;weekend del&nbsp;<em>Green Energy Day 2026</em>&nbsp;possono&nbsp;consultare&nbsp;la&nbsp;<a href="https://www.greenenergyday.it/#mappa" rel="noreferrer noopener" target="_blank"><u>mappa&nbsp;sul sito</u></a>&nbsp;e&nbsp;seguire&nbsp;le&nbsp;indicazioni&nbsp;riportate&nbsp;nei&nbsp;dettagli&nbsp;delle&nbsp;iniziative&nbsp;in&nbsp;programma.&nbsp;</p>
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		<title>Energia e IA: perché l’intelligenza artificiale sta consumando sempre più elettricità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/energia-e-ia-perche-lintelligenza-artificiale-sta-consumando-sempre-piu-elettricita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 12:58:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[consumo energetico]]></category>
		<category><![CDATA[data center]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[L’espansione dell’intelligenza artificiale sta portando con sé un aumento significativo del consumo energetico globale. Dietro chatbot, immagini generate e sistemi predittivi si nasconde infatti una vasta infrastruttura di data center, [...]]]></description>
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<p>L’espansione dell’intelligenza artificiale sta portando con sé un aumento significativo del consumo energetico globale. Dietro chatbot, immagini generate e sistemi predittivi si nasconde infatti una vasta infrastruttura di <strong>data center</strong>, server e reti che richiedono quantità crescenti di elettricità per funzionare.</p>



<p>Secondo stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), i data center rappresentano già una quota rilevante dei consumi elettrici mondiali e la domanda è destinata a crescere rapidamente nei prossimi anni proprio a causa dello sviluppo dell’IA. I modelli più avanzati, in particolare, richiedono enormi capacità di calcolo sia nella fase di addestramento sia durante l’utilizzo quotidiano.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il peso dei data center</strong></h3>



<p>I data center sono il cuore fisico dell’intelligenza artificiale. Qui milioni di processori lavorano in parallelo per elaborare dati e fornire risposte in tempo reale. L’addestramento di un singolo modello di grandi dimensioni può richiedere settimane o mesi di calcolo continuo, con un consumo energetico paragonabile a quello di migliaia di abitazioni.</p>



<p>A questo si aggiunge il consumo legato all’uso quotidiano: ogni richiesta a un sistema di IA, per quanto rapida, attiva infrastrutture distribuite che richiedono energia non solo per il calcolo, ma anche per il raffreddamento dei server.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Crescita dell’IA e domanda elettrica</strong></h3>



<p>Con la diffusione di applicazioni basate su IA — dai motori di ricerca ai servizi di streaming, fino all’automazione industriale — la domanda di energia legata al digitale è in costante aumento. Alcuni studi stimano che il consumo dei data center potrebbe raddoppiare entro la fine del decennio, trainato proprio dall’intelligenza artificiale e dal cloud computing.</p>



<p>Le grandi aziende tecnologiche stanno investendo in infrastrutture sempre più potenti, spesso alimentate da reti energetiche complesse, con un impatto che varia a seconda delle fonti utilizzate (rinnovabili o fossili).</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il nodo della sostenibilità</strong></h3>



<p>Il tema centrale è quello della <strong>sostenibilità digitale</strong>. Se da un lato l’IA può contribuire a migliorare l’efficienza energetica in molti settori — ad esempio ottimizzando reti elettriche o processi industriali — dall’altro il suo sviluppo comporta un aumento diretto dei consumi.</p>



<p>Per questo motivo, aziende e istituzioni stanno puntando su soluzioni come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>utilizzo crescente di energie rinnovabili per alimentare i data center;</li>



<li>sviluppo di chip più efficienti dal punto di vista energetico;</li>



<li>ottimizzazione degli algoritmi per ridurre il fabbisogno di calcolo.</li>
</ul>



<p>Gli esperti sottolineano che il bilancio complessivo tra costi energetici e benefici dell’IA è ancora in evoluzione. L’intelligenza artificiale potrebbe infatti diventare uno strumento chiave per la transizione ecologica, ma solo se il suo sviluppo sarà accompagnato da politiche e tecnologie capaci di contenerne l’impatto ambientale.</p>



<p>In un mondo sempre più digitale, l’energia diventa così uno degli elementi cruciali per il futuro dell’innovazione: invisibile per gli utenti, ma determinante per la sostenibilità dell’intero sistema.</p>
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		<title>Gli alberi comunicano davvero? Il “linguaggio segreto” delle foreste</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gli-alberi-comunicano-davvero-il-linguaggio-segreto-delle-foreste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 12:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[foreste]]></category>
		<category><![CDATA[Micorrize]]></category>
		<category><![CDATA[Wood wide web]]></category>
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					<description><![CDATA[Le foreste non sono semplici insiemi di alberi isolati, ma sistemi complessi in cui le piante interagiscono tra loro attraverso reti sotterranee e segnali chimici. Una delle scoperte più affascinanti [...]]]></description>
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<p>Le foreste non sono semplici insiemi di alberi isolati, ma sistemi complessi in cui le piante interagiscono tra loro attraverso reti sotterranee e segnali chimici. Una delle scoperte più affascinanti degli ultimi decenni in ecologia forestale riguarda proprio la possibilità che gli alberi “comunichino” tra loro, scambiando informazioni e risorse.</p>



<p>Al centro di questo fenomeno c’è il cosiddetto <strong>“wood wide web”</strong>, una rete sotterranea formata da funghi micorrizici che si intrecciano con le radici degli alberi. Le micorrize sono simbiosi tra funghi e piante: i funghi aiutano gli alberi ad assorbire acqua e nutrienti dal suolo, mentre ricevono in cambio zuccheri prodotti dalla fotosintesi.</p>



<p>Secondo numerosi studi pubblicati in ambito ecologico, questa rete può collegare alberi anche molto distanti tra loro, permettendo uno scambio di sostanze nutritive e segnali chimici. In alcuni casi, alberi adulti possono trasferire carbonio e nutrienti a piantine più giovani che crescono in zone ombreggiate o in difficoltà.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Segnali d’allarme e “aiuti” tra piante</strong></h3>



<p>Le ricerche hanno evidenziato che le piante possono reagire a stress ambientali come attacchi di insetti o siccità, inviando segnali chimici attraverso il suolo. Questi segnali possono attivare difese in altri alberi vicini, preparando le loro strutture cellulari a rispondere più rapidamente a una possibile minaccia.</p>



<p>Non si tratta di “comunicazione” nel senso umano del termine, ma di una complessa rete di interazioni biochimiche che consente alle piante di adattarsi meglio all’ambiente.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La foresta come sistema collettivo</strong></h3>



<p>Alcuni ecologi descrivono la foresta come un <strong>“organismo collettivo”</strong>, in cui gli alberi non competono solo tra loro, ma cooperano attraverso scambi sotterranei. Questo concetto ha rivoluzionato il modo in cui si interpreta la dinamica degli ecosistemi forestali, superando l’idea tradizionale della natura come sistema esclusivamente competitivo.</p>



<p>Tuttavia, la comunità scientifica invita alla cautela: non tutte le interpretazioni sono condivise allo stesso modo e alcuni ricercatori sottolineano che molte interazioni possono essere spiegate anche in termini di processi ecologici più “meccanici”, senza attribuire intenzionalità alle piante.</p>



<p>Nonostante il dibattito scientifico, è ormai chiaro che le foreste funzionano come reti interconnesse estremamente sofisticate. Le micorrize e le interazioni chimiche tra radici svolgono un ruolo essenziale nella salute degli ecosistemi, nella crescita degli alberi e nella resilienza dei boschi ai cambiamenti climatici. Comprendere queste dinamiche è fondamentale non solo per la ricerca, ma anche per la gestione sostenibile delle foreste e la conservazione della biodiversità.</p>
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		<item>
		<title>Innovazione sostenibile, al via il progetto sugli stress biotici in orticoltura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/innovazione-sostenibile-al-via-il-progetto-sugli-stress-biotici-in-orticoltura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 12:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[orticoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[Nuovo passo avanti per l’innovazione sostenibile in agricoltura. Ha preso ufficialmente il via il progetto “Strategie innovative per la gestione degli stress biotici in orticoltura”, promosso da Finagricola in collaborazione [...]]]></description>
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<p>Nuovo passo avanti per l’innovazione sostenibile in agricoltura. Ha preso ufficialmente il via il progetto “Strategie innovative per la gestione degli stress biotici in orticoltura”, promosso da Finagricola in collaborazione con il Dipartimento di Farmacia dell’Università degli Studi di Salerno, nell’ambito del Programma Operativo 2026.</p>



<p>Il progetto, con un importo finanziato di 30 mila euro, nasce con l’obiettivo di sviluppare strategie e strumenti innovativi per la difesa delle colture orticole dai fitofagi dannosi, responsabili ogni anno di importanti perdite produttive per le aziende del settore. Al centro dell’iniziativa vi è la volontà di individuare soluzioni efficaci, ecosostenibili e facilmente trasferibili a un’ampia platea di imprese agricole, contribuendo a una progressiva riduzione dell’impiego di prodotti fitosanitari di sintesi.</p>



<p>Responsabile scientifico del progetto è la prof.ssa Giulia Giunti, nell’ambito dei corsi di Scienze e Tecnologie Agrarie dell’Università di Salerno, a conferma di un modello di collaborazione sempre più stretto tra ricerca accademica e applicazione concreta sul campo.</p>



<p>L’iniziativa si inserisce nel percorso di crescita e innovazione di Finagricola, realtà imprenditoriale della Piana del Sele che da oltre quarant’anni rappresenta una delle eccellenze dell’orticoltura italiana. Fondata sulla visione del presidente Gerardo Palo, l’azienda ha costruito il proprio sviluppo puntando su qualità, coltivazioni protette e collaborazione tra produttori, contribuendo a rendere il territorio uno dei principali poli orticoli del Paese.</p>



<p>Nel tempo, il pomodoro è diventato il prodotto simbolo di Finagricola, in particolare il datterino, valorizzato sia nella produzione fresca sia in quella trasformata. La produzione si articola attraverso due brand distinti: Grangusto, dedicato al settore horeca e ai professionisti della ristorazione, e Così Com’è, pensato per la grande distribuzione e per il consumatore finale.</p>



<p>Un percorso che ha sempre affiancato alla tradizione agricola una forte spinta all’innovazione, come dimostrano le più recenti sperimentazioni sulla qualità del prodotto e sulla sostenibilità dei processi produttivi.</p>



<p>Il nuovo progetto con l’Università di Salerno rappresenta dunque un ulteriore tassello in questa direzione, con l’obiettivo di rafforzare un modello agricolo sempre più efficiente, responsabile e orientato al futuro, capace di coniugare produttività, tutela dell’ambiente e valorizzazione del territorio.</p>
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		<item>
		<title>Energie rinnovabili, la nuova mappa del mondo tra geopolitica ed economia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/energie-rinnovabili-la-nuova-mappa-del-mondo-tra-geopolitica-ed-economia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 13:23:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[equilibrio_clima]]></category>
		<category><![CDATA[gestione_culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[Le energie rinnovabili stanno trasformando profondamente la geografia dell’energia globale, ridisegnando equilibri economici e geopolitici consolidati. Solare, eolico e idrogeno verde si affermano sempre più come pilastri della transizione energetica, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Le energie rinnovabili stanno trasformando profondamente la geografia dell’energia globale, ridisegnando equilibri economici e geopolitici consolidati. Solare, eolico e idrogeno verde si affermano sempre più come pilastri della transizione energetica, accelerata anche dagli obiettivi fissati a livello internazionale, tra cui quelli del Accordo di Parigi.</p>



<p class="p1">Negli ultimi anni, il solare fotovoltaico ha registrato una crescita senza precedenti, grazie alla riduzione dei costi e alla diffusione su larga scala in Paesi come Cina, Stati Uniti e membri dell’Unione Europea. Anche l’eolico, sia onshore che offshore, continua ad espandersi, con grandi investimenti nel Mare del Nord e in Asia. Questa evoluzione sta progressivamente riducendo la dipendenza dalle fonti fossili e modificando i tradizionali rapporti di forza tra Paesi esportatori e importatori di energia.</p>



<p class="p1">Un ruolo sempre più centrale è giocato dall’idrogeno verde, prodotto da fonti rinnovabili, considerato strategico per decarbonizzare settori difficili come industria pesante e trasporti. Diverse economie stanno investendo nello sviluppo di filiere dedicate, con l’obiettivo di diventare hub energetici del futuro.</p>



<p class="p1">La nuova mappa energetica non si basa più solo sulla disponibilità di petrolio o gas, ma su fattori come irraggiamento solare, ventosità, capacità tecnologica e accesso a materie prime critiche. Paesi tradizionalmente periferici nello scenario energetico globale possono oggi acquisire un ruolo centrale, mentre le grandi potenze industriali puntano su innovazione e infrastrutture per mantenere la leadership.</p>



<p class="p1">Allo stesso tempo, la transizione energetica apre nuove sfide. La competizione per le tecnologie, le reti e le risorse necessarie alla produzione di energia pulita sta diventando un elemento chiave nelle relazioni internazionali. Dalla sicurezza delle forniture alla gestione delle catene del valore, emerge un sistema più complesso e interconnesso.</p>



<p class="p1">In questo contesto, le energie rinnovabili non rappresentano solo una risposta alla crisi climatica, ma anche un fattore di ridefinizione degli equilibri globali. Una trasformazione destinata a incidere in modo duraturo sull’economia mondiale e sulle dinamiche geopolitiche del XXI secolo.</p>
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		<item>
		<title>Ad Altavilla Silentina uno dei più grandi impianti fotovoltaici d’Italia: c&#8217;è l&#8217;ok della Regione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ad-altavilla-silentina-uno-dei-piu-grandi-impianti-fotovoltaici-ditalia-ce-lok-della-regione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 09:05:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altavilla Silentina]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[impianti fotovoltaici]]></category>
		<category><![CDATA[regione campania]]></category>
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					<description><![CDATA[La transizione energetica accelera anche nel Salernitano. La Regione Campania ha autorizzato la realizzazione, nel Comune di Altavilla Silentina, di uno dei più grandi impianti fotovoltaici d’Italia, destinato a rafforzare [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La transizione energetica accelera anche nel Salernitano. La Regione Campania ha autorizzato la realizzazione, nel Comune di Altavilla Silentina, di uno dei più grandi impianti fotovoltaici d’Italia, destinato a rafforzare la produzione di energia rinnovabile e la sicurezza energetica dell’area.</p>



<p>L’infrastruttura, secondo quanto previsto dal progetto, produrrà circa 92.000 MWh di energia all’anno, un quantitativo pari al fabbisogno annuo di una città come Eboli. Un contributo significativo che andrà a sostenere la rete elettrica gestita da Enel, in un contesto segnato dalla necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento.</p>



<p>Sul piano economico, l’intervento prevede un investimento di decine di milioni di euro, con effetti immediati sul tessuto produttivo locale. Una parte rilevante delle risorse sarà infatti destinata alle imprese del territorio, anche grazie alle attività connesse ai ristori ambientali previsti dalla normativa. Attesi benefici occupazionali non solo nella fase di realizzazione, ma anche nel medio-lungo periodo, legati alla gestione e manutenzione dell’impianto.</p>



<p>Non meno rilevante l’impatto ambientale: il progetto include interventi di risanamento del territorio, azioni per il rafforzamento della biodiversità e l’installazione di sistemi avanzati per il monitoraggio degli ecosistemi della Valle del Calore.</p>



<p>L’iniziativa è stata promossa dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Francesco Cembalo, insieme alla Giunta, al Consiglio comunale e alla struttura tecnica dell’ente. Il progetto, approvato alla società proponente SPV Apulia 2002 Srl, è stato curato dalla società di ingegneria EXPAND Srl.</p>



<p>Soddisfazione è stata espressa dall’amministratore della società di progettazione, Teodoro Bottiglieri, che ha sottolineato il lavoro svolto dal team tecnico impegnato anche in altri progetti energetici in Italia e all’estero.</p>



<p>Il sindaco Cembalo ha evidenziato il valore strategico dell’iniziativa, rimarcando l’importanza di sviluppare il settore energetico nel Sud Italia, sfruttando l’elevato irraggiamento solare come leva di crescita. Un percorso che, ha sottolineato, deve privilegiare aree non vocate all’agricoltura, così da non sottrarre spazi utili alle attività agricole e zootecniche.</p>



<p>L’obiettivo, infine, è quello di attrarre sempre più investimenti, nazionali e internazionali, nel territorio della provincia di Salerno, consolidando un modello di sviluppo capace di coniugare innovazione, sostenibilità e valorizzazione delle risorse locali.</p>
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		<title>Greenwashing: come riconoscerlo davvero. Guida pratica per i consumatori</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/greenwashing-come-riconoscerlo-davvero-guida-pratica-per-i-consumatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 14:13:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[green]]></category>
		<category><![CDATA[Greenwashing]]></category>
		<category><![CDATA[guida green]]></category>
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<p>Sempre più aziende si dichiarano “green”, sostenibili o a impatto zero. Ma non sempre queste affermazioni corrispondono a cambiamenti reali. Il fenomeno, noto come greenwashing, è oggi al centro dell’attenzione delle autorità europee e delle associazioni dei consumatori, perché rischia di ingannare i cittadini e rallentare la transizione ecologica.</p>



<p>Secondo la Commissione europea, una quota significativa delle dichiarazioni ambientali diffuse sul mercato risulta vaga, fuorviante o non verificata. Per questo, negli ultimi anni Bruxelles ha avviato un percorso normativo per regolamentare le cosiddette “green claims” e tutelare i consumatori.</p>



<p>Cos’è il greenwashing</p>



<p>Il termine indica una strategia di comunicazione con cui un’azienda promuove un’immagine ecologica senza che vi siano azioni concrete o proporzionate a supporto. Non si tratta sempre di informazioni false, ma spesso di messaggi parziali, enfatizzati o privi di contesto.</p>



<p>Un esempio tipico è l’utilizzo di termini come “eco-friendly”, “naturale” o “sostenibile” senza certificazioni o criteri chiari. In altri casi, si evidenzia un singolo aspetto positivo di un prodotto ignorando impatti ambientali più rilevanti lungo la filiera.</p>



<p>Le pratiche più diffuse</p>



<p>Tra le forme più comuni di greenwashing ci sono:<br>• Etichette vaghe o generiche: claim ambientali non supportati da dati verificabili.<br>• Assenza di prove: mancanza di certificazioni indipendenti o fonti accessibili.<br>• Focus selettivo (cherry picking): si comunica solo un miglioramento marginale.<br>• Immagini fuorvianti: colori, simboli e packaging che evocano sostenibilità senza basi reali.<br>• Compensazioni poco trasparenti: dichiarazioni di “neutralità climatica” basate esclusivamente su offset, senza riduzioni effettive delle emissioni.</p>



<p>Come riconoscerlo: cinque segnali chiave</p>



<p>Per orientarsi, i consumatori possono adottare alcune semplici verifiche:<br>1. Controllare le certificazioni<br>Marchi riconosciuti e indipendenti (come Ecolabel UE o certificazioni biologiche ufficiali) offrono maggiori garanzie rispetto a simboli auto-dichiarati.<br>2. Cercare dati concreti<br>Un’azienda credibile fornisce numeri, obiettivi misurabili e report accessibili, non solo slogan.<br>3. Valutare l’intero ciclo di vita<br>Un prodotto davvero sostenibile considera produzione, trasporto, utilizzo e smaltimento.<br>4. Diffidare dalle promesse assolute<br>Espressioni come “100% green” o “a impatto zero” sono spesso semplificazioni eccessive.<br>5. Verificare fonti esterne<br>Organizzazioni indipendenti, autorità pubbliche e associazioni dei consumatori possono aiutare a controllare la veridicità delle dichiarazioni.</p>



<p>Le nuove regole europee</p>



<p>L’Unione europea sta rafforzando le norme contro il greenwashing. Le proposte legislative in discussione prevedono l’obbligo per le aziende di dimostrare con evidenze scientifiche le dichiarazioni ambientali e di evitare claim generici non verificabili.</p>



<p>L’obiettivo è duplice: proteggere i consumatori e premiare le imprese realmente impegnate nella sostenibilità, creando condizioni di concorrenza più eque.</p>



<p>Una scelta che conta</p>



<p>Riconoscere il greenwashing non è solo una questione di informazione, ma anche di impatto. Le scelte di acquisto orientano il mercato e possono incentivare modelli produttivi più sostenibili.</p>



<p>In un contesto in cui la comunicazione ambientale è sempre più diffusa, la consapevolezza dei consumatori diventa uno strumento essenziale. Perché distinguere tra marketing e impegno reale è oggi parte integrante della transizione ecologica.</p>
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		<title>Auto elettrica: soluzione o illusione? Pro e contro tra emissioni, batterie e infrastrutture</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/auto-elettrica-soluzione-o-illusione-pro-e-contro-tra-emissioni-batterie-e-infrastrutture/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 14:10:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[Motori e Nautica]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[auto elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[diesel]]></category>
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					<description><![CDATA[L’auto elettrica è uno dei pilastri della transizione ecologica europea. L’Unione europea ha fissato lo stop alla vendita di nuove auto a benzina e diesel dal 2035, puntando su una [...]]]></description>
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<p>L’auto elettrica è uno dei pilastri della transizione ecologica europea. L’Unione europea ha fissato lo stop alla vendita di nuove auto a benzina e diesel dal 2035, puntando su una mobilità a zero emissioni allo scarico. Ma quanto è davvero sostenibile questa tecnologia? E quali sono i limiti ancora aperti?</p>



<p>Il dibattito resta acceso: tra chi la considera una soluzione imprescindibile per ridurre le emissioni e chi ne sottolinea criticità legate a produzione, costi e infrastrutture.</p>



<p>Emissioni: il bilancio va oltre lo scarico</p>



<p>Le auto elettriche non producono emissioni dirette durante l’uso, un vantaggio significativo soprattutto nei contesti urbani. Tuttavia, per valutarne l’impatto reale è necessario considerare l’intero ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento.</p>



<p>Secondo le principali analisi scientifiche, anche includendo la fabbricazione delle batterie, un’auto elettrica emette mediamente meno CO₂ rispetto a un veicolo tradizionale lungo tutto il suo ciclo di vita, soprattutto nei Paesi dove la produzione di energia è sempre più basata su fonti rinnovabili.</p>



<p>Il vantaggio ambientale aumenta nel tempo: più la rete elettrica si “decarbonizza”, più l’auto elettrica diventa sostenibile.</p>



<p>Il nodo batterie: materie prime e riciclo</p>



<p>Uno dei principali punti critici riguarda le batterie, in particolare quelle agli ioni di litio. La loro produzione richiede materie prime come litio, cobalto e nichel, la cui estrazione può avere impatti ambientali e sociali rilevanti.</p>



<p>Negli ultimi anni, però, il settore sta evolvendo rapidamente. Crescono gli investimenti in tecnologie alternative (come batterie con meno cobalto) e nel riciclo: secondo stime industriali, una quota significativa dei materiali può essere recuperata e riutilizzata, riducendo la dipendenza da nuove estrazioni.</p>



<p>Resta però la sfida di sviluppare filiere sostenibili e trasparenti su scala globale.</p>



<p>Infrastrutture: il vero collo di bottiglia</p>



<p>Un altro limite riguarda la rete di ricarica. In Europa il numero di colonnine è in crescita, ma la distribuzione è ancora disomogenea. In Italia, ad esempio, le infrastrutture sono concentrate soprattutto nel Nord e nelle aree urbane, mentre restano più carenti in altre zone.</p>



<p>I tempi di ricarica, sebbene in miglioramento, sono ancora superiori rispetto al rifornimento tradizionale, soprattutto per chi non dispone di un punto di ricarica domestico.</p>



<p>La diffusione capillare delle colonnine e il potenziamento della rete elettrica sono quindi condizioni essenziali per una transizione efficace.</p>



<p>Costi e accessibilità</p>



<p>Il prezzo di acquisto delle auto elettriche rimane mediamente più alto rispetto ai veicoli a combustione interna, anche se il divario si sta riducendo. A compensare, in parte, ci sono costi di gestione inferiori (energia e manutenzione) e incentivi pubblici.</p>



<p>Secondo gli analisti, il punto di svolta potrebbe arrivare nei prossimi anni, con la diminuzione dei costi delle batterie e l’aumento della produzione su larga scala.</p>



<p>Una soluzione, ma non unica</p>



<p>Gli esperti concordano su un punto: l’auto elettrica rappresenta una soluzione importante, ma non sufficiente da sola. La decarbonizzazione dei trasporti richiede un approccio più ampio che includa anche il potenziamento del trasporto pubblico, la mobilità condivisa e la riduzione complessiva dell’uso dell’auto privata.</p>



<p>Inoltre, i benefici ambientali dipendono in larga parte dal contesto: produzione energetica, politiche industriali e comportamenti dei consumatori.</p>



<p>Tra realtà e aspettative</p>



<p>Più che un’illusione, dunque, l’auto elettrica è una tecnologia in evoluzione, con vantaggi già evidenti ma anche criticità da risolvere. Il suo ruolo nella transizione ecologica appare centrale, ma legato alla capacità di affrontare sfide industriali, infrastrutturali e sociali.</p>



<p>La direzione è tracciata, ma il percorso resta complesso. E, come spesso accade nella transizione ecologica, non esistono soluzioni semplici a problemi sistemici.</p>
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		<title>AI e sostenibilità: come la tecnologia aiuta a ridurre l’impatto ambientale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ai-e-sostenibilita-come-la-tecnologia-aiuta-a-ridurre-limpatto-ambientale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 15:15:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[ai e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[impatto ambientale]]></category>
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					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale (IA) sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle strategie globali per la sostenibilità ambientale. Dalla gestione dell’energia alla riduzione degli sprechi industriali, fino al monitoraggio del clima, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’intelligenza artificiale (IA) sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle strategie globali per la sostenibilità ambientale. Dalla gestione dell’energia alla riduzione degli sprechi industriali, fino al monitoraggio del clima, le tecnologie basate su IA vengono utilizzate per rendere più efficienti processi complessi e diminuire l’impatto delle attività umane sull’ambiente.</p>



<p>Secondo analisi di organismi internazionali come l’ONU e l’Agenzia Internazionale dell’Energia, l’uso dell’intelligenza artificiale può contribuire in modo significativo alla transizione ecologica, pur presentando al tempo stesso nuove sfide legate ai consumi energetici dei sistemi digitali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Energia più efficiente e reti intelligenti</h3>



<p>Uno dei campi più avanzati è quello delle cosiddette “smart grid”, le reti elettriche intelligenti. Sistemi basati su IA analizzano in tempo reale domanda e offerta di energia, ottimizzando la distribuzione e riducendo gli sprechi.</p>



<p>In questo modo è possibile integrare più facilmente fonti rinnovabili come solare ed eolico, la cui produzione è variabile, migliorando la stabilità della rete e riducendo la dipendenza da fonti fossili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Industria e riduzione degli sprechi</h3>



<p>Nel settore industriale, l’intelligenza artificiale viene utilizzata per ottimizzare i processi produttivi, ridurre gli scarti e migliorare l’efficienza delle risorse.</p>



<p>Attraverso sensori e sistemi predittivi, le aziende possono individuare in anticipo guasti o inefficienze, evitando fermi macchina e consumi inutili. Questo approccio, noto come “manutenzione predittiva”, contribuisce anche a ridurre le emissioni complessive.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Agricoltura di precisione</h3>



<p>Anche l’agricoltura sta beneficiando dell’IA. Le tecniche di agricoltura di precisione permettono di monitorare suolo, clima e colture con grande dettaglio, ottimizzando l’uso di acqua, fertilizzanti e pesticidi.</p>



<p>L’obiettivo è aumentare la produttività riducendo al minimo l’impatto ambientale, un aspetto sempre più centrale in un contesto di cambiamenti climatici e scarsità delle risorse.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Monitoraggio ambientale e clima</h3>



<p>L’intelligenza artificiale viene utilizzata anche per analizzare grandi quantità di dati climatici. Satelliti e sensori terrestri raccolgono informazioni che vengono elaborate da algoritmi in grado di individuare trend, prevedere eventi estremi e supportare la ricerca scientifica.</p>



<p>Questi strumenti sono fondamentali per comprendere l’evoluzione del clima e pianificare strategie di adattamento più efficaci.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il lato critico: consumo energetico e data center</h3>



<p>Accanto ai benefici, gli esperti sottolineano anche un aspetto critico: i sistemi di intelligenza artificiale richiedono grandi quantità di energia, soprattutto nei data center che elaborano e archiviano i dati.</p>



<p>Questo ha portato le grandi aziende tecnologiche a investire in infrastrutture più efficienti e alimentate da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di ridurre l’impronta ambientale del digitale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Innovazione e transizione ecologica</h3>



<p>Nonostante le sfide, il consenso tra gli esperti è che l’IA rappresenti uno strumento chiave per accelerare la transizione ecologica. La capacità di analizzare dati complessi e ottimizzare sistemi su larga scala offre opportunità concrete per ridurre emissioni e consumi. </p>
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		<title>EPD, è l’edilizia il settore con più certificazioni ambientali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/epd-e-ledilizia-il-settore-con-piu-certificazioni-ambientali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[certificazioni ambientali]]></category>
		<category><![CDATA[edilizia]]></category>
		<category><![CDATA[Environmental Product Declaration (EPD)]]></category>
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					<description><![CDATA[Un’analisi condotta da Ollum sui principali database EPD evidenzia come il settore delle costruzioni domini per numero di dichiarazioni ambientali, sia nel programma internazionale che in quello italiano. Tra i [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un’analisi condotta da Ollum sui principali database EPD evidenzia come il settore delle costruzioni domini per numero di dichiarazioni ambientali, sia nel programma internazionale che in quello italiano. Tra i comparti emergenti, cresce anche il ruolo dei moduli fotovoltaici.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>L’edilizia guida la diffusione delle EPD nel mondo</strong></p>



<p>Il settore delle costruzioni si conferma il principale motore nella diffusione delle Environmental Product Declaration (EPD), sia a livello globale che nazionale. È quanto emerge da un’analisi condotta da Ollum sui dati di EPD International e EPD Italy, i due principali database di riferimento.</p>



<p>A livello internazionale, i prodotti da costruzione dominano nettamente la classifica con 1180 EPD, seguiti a distanza da food &amp; beverages (88) e prodotti della carta e plastica (17). Un dato che riflette la crescente pressione normativa e di mercato sul comparto edilizio, sempre più orientato alla trasparenza ambientale e alla misurazione degli impatti lungo il ciclo di vita.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Italia: costruzioni in testa, ma cresce il fotovoltaico</strong></p>



<p>Anche nel contesto italiano il trend è confermato. I calcestruzzi guidano la classifica con 134 EPD, seguiti da cavi e fili (58) e trasformatori (55).</p>



<p>A ridosso del podio si posizionano i moduli fotovoltaici (50), che meritano una menzione speciale: un segnale chiaro della crescente attenzione verso le tecnologie legate alla transizione energetica e della necessità di quantificarne gli impatti ambientali.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Cosa sono le EPD e il ruolo dei Program Operator</strong></p>



<p>Le EPD (Environmental Product Declaration) sono certificazioni ambientali volontarie che comunicano in modo trasparente gli impatti ambientali di un prodotto lungo il suo ciclo di vita, basandosi su studi di Life Cycle Assessment (LCA).</p>



<p>Queste dichiarazioni non sono tutte uguali: vengono infatti pubblicate all’interno di specifici sistemi gestiti da enti chiamati Program Operator (come EPD International o EPD Italy), che definiscono le regole metodologiche (PCR), verificano i dati e garantiscono la credibilità delle informazioni.</p>



<p>Per supportare le aziende nella scelta del giusto Program Operator e districarsi lungo tutto il percorso di ottenimento della certificazione EPD, Ollum ha sviluppato una metodologia che parte dall’analisi del prodotto fino alla pubblicazione della dichiarazione. Il metodo adottato integra competenze tecniche e approccio strategico: dalla definizione del perimetro e raccolta dati, allo sviluppo dello studio LCA conforme alle PCR di riferimento, fino al supporto nella fase di verifica da parte di ente terzo e nella registrazione presso il Program Operator. L’obiettivo non è solo ottenere la certificazione, ma trasformarla in uno strumento concreto di posizionamento sul mercato e vantaggio competitivo.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Un mercato trainato da normative e competitività</strong></p>



<p>La predominanza del settore edilizio non è casuale. Normative europee, criteri ambientali minimi (CAM), certificazioni di edificio e richieste della filiera stanno rendendo le EPD uno strumento sempre più strategico per accedere al mercato.</p>



<p>«<em>Il fatto che l’edilizia sia il settore con più EPD non sorprende, ma il dato interessante è la velocità con cui altri comparti, come quello energetico, stanno recuperando terreno. Le aziende stanno capendo che misurare e comunicare gli impatti ambientali non è più un’opzione, ma un vantaggio competitivo concreto</em>» afferma Saverio Lapini, CEO e Co-founder di Ollum.</p>



<p>L’analisi conferma che le EPD stanno diventando uno standard di riferimento, soprattutto nei settori più esposti a regolamentazione e pressione di mercato. Se oggi è l’edilizia a guidare questa transizione, i segnali provenienti da comparti come quello fotovoltaico indicano una diffusione sempre più trasversale di questi strumenti nei prossimi anni.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sostenibilità, vivere green tra costi e scelte quotidiane delle famiglie</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sostenibilita-vivere-green-tra-costi-e-scelte-quotidiane-delle-famiglie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 16:03:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[energia sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[transizione ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Vivere in modo sostenibile è sempre più una necessità, ma resta una sfida concreta per molte famiglie italiane. Dalla spesa ai trasporti, fino ai consumi energetici, la transizione ecologica passa [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Vivere in modo sostenibile è sempre più una necessità, ma resta una sfida concreta per molte famiglie italiane. Dalla spesa ai trasporti, fino ai consumi energetici, la transizione ecologica passa anche dalle scelte quotidiane.</p>



<p class="p1">Secondo i dati dell’<a href="chatgpt://generic-entity?number=6">Istat</a>, cresce l’attenzione verso prodotti a basso impatto ambientale, ma il fattore economico resta determinante. I prodotti biologici, ad esempio, presentano spesso prezzi più elevati rispetto a quelli convenzionali.</p>



<p class="p1">Nel settore energetico, l’aumento dei costi ha spinto molte famiglie verso soluzioni più efficienti, come elettrodomestici a basso consumo e interventi di isolamento domestico. Gli incentivi pubblici hanno sostenuto in parte questo processo.</p>



<p class="p1">Resta però il nodo della mobilità: nelle grandi città aumenta l’uso di mezzi pubblici e biciclette, mentre nelle aree meno servite l’auto privata resta indispensabile.</p>



<p class="p1">Gli esperti parlano di una transizione “a due velocità”, in cui la sostenibilità dipende anche dal reddito e dal contesto territoriale. Tuttavia, piccoli cambiamenti quotidiani – come ridurre gli sprechi o consumare meno energia – rappresentano un primo passo accessibile verso uno stile di vita più sostenibile.</p>
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		<item>
		<title>Castellabate rinnova la gestione rifiuti: più digitale, più efficiente, più sostenibile</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/castellabate-rinnova-la-gestione-rifiuti-piu-digitale-piu-efficiente-piu-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[servizio gestione rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[transizione ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Comune di Castellabate, dal 1 aprile 2026, ha ufficialmente avviato il nuovo servizio di gestione integrata dei rifiuti e spazzamento stradale. L’appalto, della durata di quattro anni e per [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Comune di Castellabate, dal 1 aprile 2026, ha ufficialmente avviato il nuovo servizio di gestione integrata dei rifiuti e spazzamento stradale. </p>



<p>L’appalto, della durata di quattro anni e per valore complessivo di circa 12 milioni di euro, è stato affidato alla società Sarim s.r.l. di Salerno, al termine di un articolato iter di gara basato sul progetto approvato con delibera di Giunta Comunale n. 59 del 25 marzo 2025. Il nuovo servizio si pone l’obiettivo di consolidare i risultati già raggiunti negli ultimi anni e di conseguire il <strong>traguardo dell’80% di raccolta differenziata</strong>, migliorando al contempo la qualità del servizio. </p>



<p>Un progetto ambizioso che mira a garantire elevati standard di igiene urbana, contribuendo a rafforzare l’attrattività turistica e la capacità di accoglienza del territorio. Particolare attenzione è stata riservata alla tutela dei livelli occupazionali. Nella giornata di venerdì 27 marzo si è svolto il passaggio di cantiere tra il personale della Castellabate Servizi s.r.l. e la Sarim s.r.l., che ha confermato l’assorbimento di 11 unità lavorative precedentemente impiegate, assicurando così continuità occupazionale nel pieno rispetto del Contratto Collettivo Nazionale e degli atti di gara. </p>



<p>Il nuovo corso sarà caratterizzato da una fase iniziale di start-up, durante la quale verranno progressivamente introdotte importanti <strong>innovazioni tecnologiche</strong>: dal rinnovo completo del parco automezzi all’adozione di sistemi digitali per l’ottimizzazione del servizio, fino alla realizzazione di campagne di educazione ambientale. Inoltre, il Comune ha scelto di gestire direttamente le convenzioni con i consorzi di filiera ANCI-CONAI, con l’obiettivo di massimizzare i benefici economici derivanti dal <strong>riciclo</strong>. In questa prima fase di transizione, i calendari di raccolta resteranno invariati, per garantire un passaggio graduale ed efficace al nuovo sistema, che sarà presentato ufficialmente nel corso di una conferenza stampa dedicata. L’incontro segnerà anche l’avvio di una campagna di comunicazione e sensibilizzazione ambientale che accompagnerà il servizio per l’intero quadriennio 2026–2029.</p>



<p>«<em>Con l’avvio di questo nuovo servizio compiamo un passo importante verso una gestione sempre più efficiente e sostenibile dei rifiuti. L’obiettivo dell’80% di raccolta differenziata è ambizioso ma raggiungibile, grazie a un sistema moderno e alla collaborazione dei cittadini. Abbiamo voluto garantire continuità occupazionale e qualità del servizio, elementi fondamentali per la crescita del nostro territorio</em>», dichiara il Sindaco di Castellabate, Marco Rizzo.</p>



<p>«<em>Si apre una nuova fase per Castellabate, fondata su innovazione tecnologica, organizzazione e sensibilizzazione. Il progetto non si limita alla raccolta, ma punta a migliorare la qualità del conferimento e a coinvolgere attivamente la comunità attraverso campagne informative e strumenti digitali. La sostenibilità ambientale è una sfida che possiamo vincere solo insieme</em>», conclude l’Assessore all’Ambiente, Nicoletta Guariglia. </p>
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		<item>
		<title>Economia circolare: come ridurre gli sprechi nella vita quotidiana</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/economia-circolare-come-ridurre-gli-sprechi-nella-vita-quotidiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 12:43:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[transizioni ecologiche]]></category>
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					<description><![CDATA[L’economia circolare rappresenta un modello alternativo a quello tradizionale “produci-consuma-getta”. L’obiettivo è ridurre al minimo gli sprechi, mantenendo i materiali in uso il più a lungo possibile attraverso riuso, riparazione [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’economia circolare rappresenta un modello alternativo a quello tradizionale “produci-consuma-getta”. L’obiettivo è ridurre al minimo gli sprechi, mantenendo i materiali in uso il più a lungo possibile attraverso riuso, riparazione e riciclo.</p>



<p>Secondo la Commissione Europea, l’adozione su larga scala di pratiche circolari potrebbe ridurre significativamente le emissioni di gas serra e il consumo di risorse naturali. Ma il cambiamento non riguarda solo le industrie: anche i cittadini possono contribuire in modo concreto.</p>



<p>Uno dei primi passi è la riduzione dei rifiuti domestici. Evitare prodotti monouso, preferire imballaggi riciclabili e acquistare beni durevoli sono scelte che hanno un impatto immediato. Anche la raccolta differenziata, se effettuata correttamente, consente di recuperare materiali preziosi.</p>



<p>Il riuso è un altro elemento centrale. Vestiti, mobili ed elettrodomestici possono avere una seconda vita grazie al mercato dell’usato o alla riparazione. Negli ultimi anni sono aumentate le piattaforme e le iniziative locali dedicate allo scambio e al riutilizzo.</p>



<p>Un aspetto spesso trascurato riguarda lo spreco alimentare. Pianificare gli acquisti, conservare correttamente i cibi e riutilizzare gli avanzi sono pratiche semplici ma efficaci. In Europa, una parte significativa del cibo viene ancora sprecata lungo la filiera.</p>



<p>Anche le scelte energetiche domestiche rientrano nell’economia circolare. Ridurre i consumi, utilizzare elettrodomestici efficienti e, quando possibile, installare impianti da fonti rinnovabili contribuisce a un uso più sostenibile delle risorse.</p>



<p>Infine, l’informazione gioca un ruolo fondamentale. Consumatori più consapevoli sono in grado di orientare il mercato verso prodotti e servizi più sostenibili.</p>



<p>L’economia circolare non è solo una strategia ambientale, ma un cambiamento culturale che coinvolge ogni aspetto della vita quotidiana.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Energia rinnovabile in Italia: a che punto siamo davvero</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 12:42:31 +0000</pubDate>
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<p>Negli ultimi anni, l’Italia ha compiuto progressi significativi nello sviluppo delle energie rinnovabili, ma il percorso verso la piena transizione energetica presenta ancora diverse criticità.</p>



<p>Secondo i dati più recenti del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), circa il 35-40% della produzione elettrica nazionale proviene da fonti rinnovabili, con un ruolo predominante di idroelettrico e solare. Il fotovoltaico, in particolare, ha registrato una crescita costante grazie alla riduzione dei costi e agli incentivi pubblici.</p>



<p>Anche l’eolico è in espansione, soprattutto nelle regioni meridionali e nelle isole, dove le condizioni climatiche sono più favorevoli. Tuttavia, lo sviluppo di nuovi impianti incontra spesso ostacoli burocratici e opposizioni locali.</p>



<p>Uno dei principali problemi riguarda la rete elettrica. L’integrazione di fonti rinnovabili, per loro natura intermittenti, richiede infrastrutture più flessibili e sistemi di accumulo efficienti. Le batterie e le tecnologie di stoccaggio rappresentano una delle sfide più importanti per il futuro del settore.</p>



<p>L’Italia è inoltre vincolata agli obiettivi europei di riduzione delle emissioni e incremento delle rinnovabili, che prevedono un’accelerazione significativa entro il 2030. Per raggiungerli, sarà necessario semplificare le procedure autorizzative e aumentare gli investimenti.</p>



<p>Un ruolo crescente è svolto anche dalle comunità energetiche, gruppi di cittadini, imprese o enti locali che producono e condividono energia rinnovabile a livello locale. Questo modello favorisce l’autoconsumo e riduce la dipendenza dalle grandi reti centralizzate.</p>



<p>Nonostante i progressi, il sistema energetico italiano resta ancora in parte dipendente dai combustibili fossili, in particolare dal gas naturale. La transizione, quindi, è avviata ma non ancora completa.</p>



<p>Il futuro dipenderà dalla capacità di superare gli ostacoli strutturali e di cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie.</p>
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		<title>Città sostenibili: come cambierà la vita urbana nei prossimi 10 anni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/citta-sostenibili-come-cambiera-la-vita-urbana-nei-prossimi-10-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 12:40:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[città sostenibili]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni globali]]></category>
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					<description><![CDATA[Le città sono responsabili di oltre il 70% delle emissioni globali di gas serra, secondo le Nazioni Unite. Per questo motivo, la trasformazione urbana rappresenta uno degli snodi centrali della [...]]]></description>
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<p>Le città sono responsabili di oltre il 70% delle emissioni globali di gas serra, secondo le Nazioni Unite. Per questo motivo, la trasformazione urbana rappresenta uno degli snodi centrali della transizione ecologica. Nei prossimi dieci anni, il concetto di “città sostenibile” è destinato a evolversi rapidamente, integrando tecnologia, pianificazione urbana e tutela ambientale.</p>



<p>Uno degli elementi chiave è la diffusione delle cosiddette smart city, centri urbani in cui sensori e sistemi digitali permettono di ottimizzare consumi energetici, traffico e servizi pubblici. L’illuminazione intelligente, ad esempio, consente di ridurre gli sprechi regolando l’intensità della luce in base alla presenza di persone.</p>



<p>La mobilità rappresenta un altro pilastro. L’espansione dei veicoli elettrici, unita al potenziamento del trasporto pubblico e delle infrastrutture ciclabili, sta già modificando le abitudini dei cittadini. In molte metropoli europee si stanno introducendo zone a basse emissioni per limitare l’accesso ai veicoli più inquinanti.</p>



<p>Parallelamente, cresce l’attenzione verso gli spazi verdi urbani. Parchi, tetti verdi e corridoi ecologici non solo migliorano la qualità dell’aria, ma contribuiscono anche a mitigare gli effetti delle ondate di calore, sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico.</p>



<p>Un altro trend riguarda la riqualificazione degli edifici. L’efficientamento energetico del patrimonio edilizio esistente è considerato fondamentale per ridurre i consumi. Isolamento termico, pompe di calore e utilizzo di fonti rinnovabili stanno diventando standard sempre più diffusi.</p>



<p>Infine, la partecipazione dei cittadini gioca un ruolo cruciale. Senza un cambiamento nei comportamenti individuali, anche le tecnologie più avanzate rischiano di avere un impatto limitato.</p>



<p>La città del futuro sarà quindi più verde, connessa e resiliente, ma la sua realizzazione dipenderà dalla capacità di integrare innovazione tecnologica e inclusione sociale.</p>
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