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	<title>Animali Selvatici | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Api, farfalle e altri piccoli alleati: così gli impollinatori sostengono l’agricoltura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/api-farfalle-e-altri-piccoli-alleati-cosi-gli-impollinatori-sostengono-lagricoltura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 12:40:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[api]]></category>
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<p>Sono piccoli, spesso quasi invisibili, ma dal loro lavoro dipende una parte importante della produzione agricola e dell’equilibrio degli ecosistemi. Api, farfalle, vespe, mosche e altri insetti impollinatori rappresentano infatti uno degli ingranaggi fondamentali del rapporto tra natura e agricoltura, un ruolo particolarmente significativo in un territorio caratterizzato dalla presenza di coltivazioni, aree boschive, pascoli e ambienti naturali come quello del Cilento.</p>



<p>L’impollinazione consiste nel trasferimento del polline dagli organi maschili a quelli femminili del fiore e consente alle piante di riprodursi. A svolgere questo compito sono soprattutto gli animali, in particolare gli insetti. Secondo l’Ispra, quasi il 90% delle specie di piante selvatiche da fiore dipende, interamente o in parte, dall’impollinazione animale. Per quanto riguarda le colture agricole, oltre il 75% delle principali colture beneficia dell’attività degli impollinatori in termini di produzione, resa o qualità. </p>



<p>Non è quindi soltanto una questione di api da miele. Gli impollinatori comprendono una grande varietà di specie selvatiche. Gli Apoidei, il gruppo che comprende api selvatiche e api mellifere, rappresentano uno dei gruppi più importanti, ma al servizio dell’impollinazione contribuiscono anche farfalle, sirfidi e altri insetti.</p>



<p>La presenza di una comunità diversificata di impollinatori è particolarmente importante perché specie differenti possono avere comportamenti, periodi di attività e caratteristiche diverse. Una maggiore biodiversità può rendere il servizio di impollinazione più stabile anche in condizioni ambientali variabili. La FAO sottolinea proprio il ruolo della diversità degli impollinatori come elemento di resilienza degli ecosistemi agricoli. </p>



<p><strong>Un valore anche per l’agricoltura</strong></p>



<p>Il contributo degli impollinatori non riguarda soltanto la quantità dei raccolti. L’impollinazione può influenzare anche la qualità dei frutti e la formazione dei semi. Secondo la FAO, gli impollinatori incidono su circa il 35% della produzione agricola mondiale in volume e aumentano la produzione di 87 delle principali colture alimentari. </p>



<p>In un territorio agricolo come quello cilentano, il tema assume quindi una particolare rilevanza. Oliveti, orti, frutteti e altre coltivazioni convivono con una rete di ambienti naturali che costituisce un habitat importante per numerose specie.</p>



<p>Ma proprio la trasformazione degli habitat rappresenta una delle principali minacce. L’Ispra indica tra i fattori che contribuiscono al declino degli impollinatori la perdita e la frammentazione degli habitat, l’inquinamento, l’uso di pesticidi, i cambiamenti climatici, le specie aliene invasive, i parassiti e gli agenti patogeni. </p>



<p>Anche la semplificazione del paesaggio agricolo può avere conseguenze. La scomparsa di siepi, filari, aree incolte e altri elementi di naturalità riduce infatti la disponibilità di luoghi nei quali gli insetti possono trovare cibo e rifugio. Per questo la conservazione di piccoli habitat all’interno e ai margini delle aree agricole può diventare uno degli strumenti per favorire la presenza degli impollinatori. </p>



<p><strong>Le api non sono sole</strong></p>



<p>Quando si parla di impollinazione, l’immagine che viene immediatamente in mente è quella dell’ape mellifera. Ma la realtà è molto più complessa.</p>



<p>Le api selvatiche svolgono un ruolo fondamentale e appartengono a migliaia di specie differenti. Anche le farfalle contribuiscono al trasferimento del polline, così come altri insetti. La loro presenza rappresenta inoltre un indicatore della qualità e della diversità degli ambienti naturali.</p>



<p>Proprio le farfalle offrono un esempio particolarmente significativo nel territorio protetto. Nell’aprile scorso è stata confermata nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni la presenza della <strong>Papilio alexanor</strong>, specie considerata tra le più rare e minacciate d’Europa. La presenza era stata segnalata nel 2025 ed è stata riconfermata nel 2026 nell’ambito di un progetto di ricerca condotto in collaborazione con l’Università di Salisburgo, il Museo di Storia Naturale del Salento e l’Ente Parco. </p>



<p>La scoperta ha consentito di individuare habitat idonei e possibili aree di espansione della specie, rafforzando le attività di monitoraggio e conservazione.</p>



<p><strong>Proteggere gli impollinatori significa proteggere un sistema</strong></p>



<p>La tutela degli insetti impollinatori non passa necessariamente da grandi interventi. Anche la gestione degli spazi agricoli può contribuire a creare condizioni più favorevoli: mantenere siepi e fioriture, conservare aree naturali e ridurre l’utilizzo non necessario di prodotti fitosanitari sono alcune delle azioni indicate dagli organismi scientifici e ambientali.</p>



<p>Particolare attenzione deve essere riservata ai periodi di fioritura. L’Ispra segnala infatti che proprio durante queste fasi le api sono particolarmente esposte ai trattamenti fitosanitari effettuati sulle colture, poiché frequentano intensamente i fiori alla ricerca di nettare e polline. </p>



<p>La Regione Campania considera l’apicoltura un’attività agricola a tutti gli effetti e sottolinea il suo collegamento con il settore agricolo proprio per il ruolo dell’impollinazione nel miglioramento quantitativo e qualitativo delle produzioni. La Regione ha inoltre previsto specifici interventi per lo sviluppo e la salvaguardia dell’apicoltura. </p>



<p>La questione, dunque, va oltre la semplice tutela delle api. Difendere gli impollinatori significa conservare una rete di relazioni tra insetti, piante, agricoltura e ambiente.</p>



<p>E in un territorio nel quale aree agricole e ambienti naturali sono strettamente intrecciati, quel piccolo volo da un fiore all’altro può diventare uno dei segnali più semplici e immediati della salute dell’intero ecosistema.</p>
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		<title>Dai boschi alle spiagge, la fauna selvatica sempre più vicina all’uomo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dai-boschi-alle-spiagge-la-fauna-selvatica-sempre-piu-vicina-alluomo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 12:36:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalle campagne alle strade, dai parcheggi ai lungomare, fino alle piazze dei piccoli centri. Nel Cilento gli avvistamenti di fauna selvatica in prossimità delle aree abitate sono diventati sempre più [...]]]></description>
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<p>Dalle campagne alle strade, dai parcheggi ai lungomare, fino alle piazze dei piccoli centri. Nel Cilento gli avvistamenti di fauna selvatica in prossimità delle aree abitate sono diventati sempre più frequenti, riportando al centro del dibattito il rapporto tra uomo e animali selvatici.</p>



<p>Il caso più evidente riguarda i cinghiali. Negli ultimi mesi, ma i casi si ripetono da nni, gli ungulati sono stati segnalati in diversi punti del territorio, anche in luoghi particolarmente frequentati durante la stagione estiva. A Pellare, frazione di Moio della Civitella, alcuni esemplari sono stati avvistati nei giorni scorsi in piazza Santa Caterina. Segnalazioni sono arrivate inoltre da Palinuro, Agnone Cilento e dall’area di Punta Licosa, con animali spinti fino alle zone costiere e, in alcuni casi, sulle spiagge. </p>



<p>Non è però soltanto una questione di decoro urbano. La presenza degli animali in prossimità delle abitazioni e lungo le strade pone problemi di sicurezza, soprattutto per il rischio di collisioni con le automobili. A giugno, a Palinuro, un’auto aveva investito un cinghiale lungo la strada delle Saline: gli occupanti della vettura erano rimasti illesi, mentre l’animale era morto nell’impatto. </p>



<p><strong>Un fenomeno che riguarda tutta la Campania</strong></p>



<p>La presenza crescente dei cinghiali non è un fenomeno esclusivamente cilentano. La Regione Campania ha riconosciuto la complessità dell’emergenza e, il 6 agosto scorso, ha riunito istituzioni, strutture sanitarie e veterinarie, Carabinieri Forestali, università e altri soggetti competenti, istituendo successivamente un tavolo tecnico operativo permanente.</p>



<p>Tra le questioni affrontate figurano i danni alle aziende agricole, gli incidenti stradali, la sicurezza dei cittadini, la gestione delle popolazioni di cinghiale e anche il rischio sanitario legato alla peste suina africana. </p>



<p>Il problema, dunque, non riguarda soltanto gli animali che entrano nei paesi. Il cinghiale può provocare danni alle coltivazioni, rappresentare un pericolo per la circolazione stradale e creare difficoltà nella gestione degli equilibri faunistici.</p>



<p>La stessa documentazione regionale definisce il cinghiale una specie “problematica” in Campania e prevede specifiche strategie di controllo e contenimento. Il Piano regionale indica tra gli obiettivi la riduzione dell’impatto economico, ecologico e sociale della specie, insieme alla prevenzione dei danni agricoli e degli incidenti stradali. </p>



<p><strong>Perché arrivano vicino alle case?</strong></p>



<p>L’avvicinamento degli animali selvatici agli insediamenti umani non ha una sola causa. Nel caso dei cinghiali, la disponibilità di cibo facilmente accessibile può rappresentare un importante elemento di attrazione. Rifiuti, residui alimentari e cassonetti non adeguatamente protetti possono diventare una fonte di alimentazione particolarmente conveniente.</p>



<p>A questo si aggiunge la trasformazione del territorio e la presenza di aree agricole e boscate a stretto contatto con abitazioni e infrastrutture. Nel Cilento la particolare conformazione del territorio, caratterizzato dalla presenza contemporanea di montagne, boschi, campagne e aree costiere, favorisce una stretta vicinanza tra habitat naturali e insediamenti umani.</p>



<p>Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha spiegato negli anni che la gestione del cinghiale rappresenta una questione nazionale e che nell’area protetta sono state avviate diverse azioni di contenimento. Un piano d’azione è operativo nel Parco dal 2017, con l’obiettivo di ridurre la consistenza della popolazione e ricomporre gli equilibri naturali della specie. </p>



<p><strong>Non solo cinghiali: il ritorno della fauna selvatica</strong></p>



<p>Il fenomeno deve essere però distinto dalla presenza, ormai consolidata, di altre specie selvatiche che fanno parte dell’ecosistema cilentano.</p>



<p>Il Parco ospita infatti una ricca biodiversità. Tra i mammiferi sono presenti, oltre al cinghiale, volpe, tasso, martora, gatto selvatico e lupo. L’Ente Parco sottolinea in particolare come il ritorno del lupo sia stato favorito dalla tutela degli habitat e dalla disponibilità di prede, soprattutto cinghiali. Il lupo svolge inoltre un ruolo importante nella regolazione degli equilibri dell’ecosistema. </p>



<p>Per questo, spiegano gli esperti, non è corretto considerare ogni presenza di fauna selvatica vicino alle abitazioni come un’emergenza. Il punto è trovare un equilibrio tra la conservazione delle specie e la sicurezza delle comunità.</p>



<p>Il tema della fauna selvatica pone quindi una domanda che interessa direttamente un territorio come il Cilento: come è possibile proteggere la biodiversità senza mettere a rischio persone, agricoltura e attività economiche?</p>



<p>La risposta passa dal monitoraggio delle popolazioni, dalla prevenzione dei danni, dalla corretta gestione dei rifiuti e dalla messa in sicurezza dei punti maggiormente interessati dagli attraversamenti degli animali. Ma anche dalla corretta informazione dei cittadini.</p>



<p>In caso di incontro con un animale selvatico, soprattutto se si tratta di un cinghiale, è fondamentale evitare di avvicinarsi o tentare di alimentarlo. La presenza di animali feriti o in difficoltà deve invece essere segnalata agli organismi competenti secondo le procedure previste dalla normativa regionale. </p>
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		<item>
		<title>Estate nel Cilento, alla scoperta della fauna del Parco: dalla volpe alla Caretta caretta</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/estate-nel-cilento-alla-scoperta-della-fauna-del-parco-dalla-volpe-alla-caretta-caretta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 17:44:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni]]></category>
		<category><![CDATA[animali selvatici del parco del cilento]]></category>
		<category><![CDATA[fauna cilento]]></category>
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					<description><![CDATA[Un altro modo per vivere l’estate nel Cilento è imparare a riconoscere gli animali che abitano boschi, campagne, montagne, corsi d’acqua e mare. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di [...]]]></description>
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<p>Un altro modo per vivere l’estate nel Cilento è imparare a riconoscere gli animali che abitano boschi, campagne, montagne, corsi d’acqua e mare. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni custodisce una biodiversità particolarmente ricca, grazie alla varietà degli ambienti, dalla costa alle aree montane.</p>



<p>Tra gli animali più facilmente osservabili ci sono la volpe e il riccio europeo, mentre il cinghiale è una presenza consolidata e oggetto di specifiche attività di gestione. Più difficile è avvistare il lupo appenninico, il gatto selvatico, la martora, il ghiro e il quercino, specie prevalentemente elusive che testimoniano la qualità degli ecosistemi forestali.</p>



<p>L’estate favorisce anche l’osservazione dei rettili, mentre nei corsi d’acqua, come il Bussento, è documentata la presenza della lontra. In mare il Parco ospita numerose specie di cetacei, tra cui delfini, tursiopi, stenelle, grampi, globicefali, capodogli e balenottere comuni.</p>



<p>Tra maggio e agosto le spiagge del Cilento diventano inoltre teatro del ritorno della Caretta caretta, che raggiunge la costa per deporre le uova.</p>



<p>La biodiversità comprende anche specie più piccole ma di grande valore. Nel 2026 il Parco ha confermato la presenza stabile della rara farfalla <em>Papilio alexanor</em>, portando a 100 le specie di farfalle censite nel territorio. Un piccolo ma significativo indicatore della ricchezza e della salute degli ecosistemi cilentani.</p>
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		<item>
		<title>Non solo cani e gatti, il caldo mette in difficoltà anche la fauna selvatica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/non-solo-cani-e-gatti-il-caldo-mette-in-difficolta-anche-la-fauna-selvatica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 15:53:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Non sono soltanto cani e gatti a soffrire le temperature elevate. Durante le ondate di caldo e nei periodi di siccità, anche la fauna selvatica può trovarsi in difficoltà, soprattutto [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non sono soltanto cani e gatti a soffrire le temperature elevate. Durante le ondate di caldo e nei periodi di siccità, anche la fauna selvatica può trovarsi in difficoltà, soprattutto per la scarsità di acqua. Uccelli, ricci, piccoli mammiferi, insetti e altri animali possono infatti avere maggiori difficoltà a trovare fonti naturali per dissetarsi e luoghi freschi dove ripararsi. Il tema è stato rilanciato anche quest’estate da associazioni e realtà impegnate nella tutela della fauna. </p>



<p class="p2">Un gesto semplice può essere quello di mettere a disposizione dell’acqua. In giardino, sul balcone o in uno spazio esterno è possibile sistemare una ciotola bassa con acqua pulita, preferibilmente in una zona ombreggiata e tranquilla. Per gli uccelli può essere utilizzata anche come piccolo abbeveratoio e, cambiando frequentemente l’acqua, può diventare un punto di ristoro durante le giornate più calde.</p>



<p class="p2">Per i piccoli mammiferi, come i ricci, è importante che il contenitore sia facilmente accessibile e non rappresenti un rischio di annegamento. Anche piscine, vasche e contenitori con pareti difficili da risalire possono diventare trappole: quando possibile, è quindi opportuno predisporre sistemi che consentano agli animali eventualmente caduti dentro di uscire. </p>



<p class="p2">Ma aiutare non significa necessariamente intervenire direttamente sugli animali. Una delle forme più efficaci di tutela consiste nel lasciare a disposizione piccoli rifugi naturali, vegetazione e zone d’ombra, evitando di disturbare gli animali nelle ore più calde. Nei giardini, inoltre, la presenza di piante e fiori può offrire riparo e risorse agli insetti e agli altri piccoli animali. </p>



<p class="p2">Particolare prudenza è necessaria quando viene trovato un animale selvatico apparentemente in difficoltà. Non sempre un animale solo, fermo o poco attivo è realmente abbandonato o malato: alcune specie adottano comportamenti naturali che possono essere fraintesi. Prima di raccoglierlo o alimentarlo, è quindi preferibile chiedere indicazioni a un centro di recupero della fauna selvatica o alle autorità competenti.</p>



<p class="p2">L’estate, dunque, può diventare anche un’occasione per trasformare balconi, terrazzi e giardini in piccoli punti di accoglienza per la biodiversità. Una ciotola d’acqua, un angolo d’ombra e un ambiente meno ostile possono rappresentare un aiuto concreto, soprattutto quando le risorse naturali scarseggiano. </p>
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			</item>
		<item>
		<title>Acciaroli, suggestivo avvistamento in mare: la Porpita porpita, il “bottone blu”, a pochi metri dalla riva</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/acciaroli-suggestivo-avvistamento-in-mare-la-porpita-porpita-il-bottone-blu-a-pochi-metri-dalla-riva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 12:46:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Pollica]]></category>
		<category><![CDATA[porpita]]></category>
		<category><![CDATA[porpita acciaroli]]></category>
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					<description><![CDATA[Un incontro insolito e suggestivo nelle acque di Acciaroli, nel Cilento. Un lettore ha segnalato ieri, 9 agosto, intorno alle 18, l&#8217;avvistamento di una Porpita porpita, conosciuta comunemente come “bottone [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un incontro insolito e suggestivo nelle acque di Acciaroli, nel Cilento. Un lettore ha segnalato ieri, 9 agosto, intorno alle 18, l&#8217;avvistamento di una <em>Porpita porpita</em>, conosciuta comunemente come “bottone blu”, a meno di 50 metri dalla riva, all&#8217;altezza del residence L&#8217;Ancora.</p>



<p>L&#8217;organismo, caratterizzato da un piccolo disco centrale e da una corona di strutture filamentose dai colori che possono variare dall&#8217;azzurro al turchese, è stato osservato a poca distanza dalla spiaggia.</p>



<p><strong>COS&#8217;È IL “BOTTONE BLU”</strong></p>



<p>Nonostante il suo aspetto possa ricordare quello di una piccola medusa, la <em>Porpita porpita</em> non è una medusa, ed è innocua. È un idrozoo coloniale appartenente agli Cnidari, il gruppo zoologico che comprende anche meduse, coralli e anemoni. Quello che appare come un singolo animale è in realtà una colonia costituita da numerosi piccoli organismi, chiamati zooidi, specializzati nello svolgimento di diverse funzioni.</p>



<p>La colonia vive normalmente sulla superficie del mare ed è trasportata soprattutto dalle correnti e dal vento. Al centro presenta una struttura galleggiante, mentre intorno si sviluppano i polipi che danno all&#8217;organismo il caratteristico aspetto simile a quello di una medusa.</p>



<p>La specie è presente anche nel Mediterraneo e negli ultimi anni sono state documentate nuove osservazioni lungo le coste italiane. Uno studio pubblicato nel 2024 ha segnalato nuovi ritrovamenti di <em>Porpita porpita</em> lungo le coste italiane, compresi settori del Mediterraneo, indicando la necessità di continuare a monitorarne la presenza.</p>



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			</item>
		<item>
		<title>Vipere, cinghiali e serpenti in estate: come comportarsi negli incontri con gli animali selvatici lungo i sentieri</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/vipere-cinghiali-e-serpenti-in-estate-come-comportarsi-negli-incontri-con-gli-animali-selvatici-lungo-i-sentieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 14:02:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[animali selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[cinghiali]]></category>
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		<category><![CDATA[vipere]]></category>
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					<description><![CDATA[Con il caldo aumentano le escursioni nella natura. Ecco cosa sapere per evitare rischi e rispettare la fauna Boschi, sentieri di montagna e aree rurali diventano durante l’estate mete sempre [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Con il caldo aumentano le escursioni nella natura. Ecco cosa sapere per evitare rischi e rispettare la fauna</strong></p>



<p>Boschi, sentieri di montagna e aree rurali diventano durante l’estate mete sempre più frequentate da escursionisti, turisti e famiglie in cerca di refrigerio. Ma il ritorno alla natura può significare anche incontri ravvicinati con alcuni animali selvatici: vipere, serpenti, cinghiali e altri esemplari che vivono nei nostri territori. Conoscere i comportamenti corretti è fondamentale per tutelare sia le persone sia gli animali.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Vipere: la paura spesso supera il pericolo</strong></h3>



<p>Tra gli animali che suscitano maggiore timore c’è sicuramente la vipera. In Italia sono presenti diverse specie di serpenti, ma soltanto alcune sono velenose e i casi di conseguenze gravi per l’uomo sono rari. La vipera, infatti, non è un animale aggressivo e tende generalmente ad allontanarsi quando percepisce la presenza dell’uomo. Il morso avviene soprattutto quando il rettile viene calpestato o disturbato.&nbsp;</p>



<p>Durante le escursioni è consigliabile indossare scarpe chiuse, evitare di infilare mani e piedi tra pietre, cespugli o erba alta e restare sui sentieri segnalati. In caso di incontro con una vipera, la regola principale è non avvicinarsi e lasciarle spazio per allontanarsi.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cosa fare in caso di morso</strong></h3>



<p>Se si viene morsi da una vipera è importante mantenere la calma, ridurre i movimenti e chiamare il <strong>112</strong>. Non bisogna incidere la ferita, aspirare il veleno con la bocca o applicare lacci emostatici: sono pratiche sconsigliate perché possono peggiorare la situazione. È invece utile togliere eventuali anelli o oggetti stretti dalla zona interessata, perché potrebbe gonfiarsi.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Serpenti: non tutti sono pericolosi</strong></h3>



<p>Molti serpenti incontrati in campagna o nei boschi sono specie innocue per l’uomo. Il consiglio degli esperti è evitare di tentare la cattura o di avvicinarsi per fotografarli. Un animale selvatico non deve essere disturbato nel proprio ambiente: osservarlo a distanza è il comportamento più corretto.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cinghiali: attenzione soprattutto ai piccoli</strong></h3>



<p>Negli ultimi anni gli avvistamenti di cinghiali sono aumentati anche vicino ai centri abitati e nelle zone turistiche. In caso di incontro durante una passeggiata è importante non avvicinarsi, soprattutto se sono presenti cuccioli: una femmina può reagire per proteggere la prole.</p>



<p>Non bisogna mai offrire cibo agli animali selvatici. Oltre a modificare i loro comportamenti naturali, l’abitudine al contatto con l’uomo può creare situazioni di rischio.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Escursioni sicure: poche regole per vivere la natura</strong></h3>



<p>Prima di partire per un sentiero è consigliabile:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>informarsi sul percorso e sulle condizioni ambientali;</li>



<li>portare acqua sufficiente, soprattutto nelle giornate più calde;</li>



<li>utilizzare abbigliamento e calzature adeguate;</li>



<li>evitare di camminare fuori dai tracciati;</li>



<li>prestare attenzione dove si mettono mani e piedi;</li>



<li>non disturbare gli animali incontrati.</li>
</ul>



<p>La natura estiva offre paesaggi e incontri straordinari, ma richiede rispetto e consapevolezza. Gli animali selvatici non sono un pericolo da affrontare, ma parte di un ecosistema da conoscere e proteggere.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ricci di mare, tartarughe e delfini: cosa fare quando si incontrano durante una giornata al mare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ricci-di-mare-tartarughe-e-delfini-cosa-fare-quando-si-incontrano-durante-una-giornata-al-mare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 13:56:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[animali marini]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[caretta caretta]]></category>
		<category><![CDATA[delfini]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[fauna marina]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[ricci di mare]]></category>
		<category><![CDATA[spiagge italiane]]></category>
		<category><![CDATA[tartarughe marine]]></category>
		<category><![CDATA[tutela ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Dall’avvistamento di una tartaruga Caretta caretta al passaggio dei delfini: le regole per osservare la fauna marina senza danneggiarla Una giornata in spiaggia può trasformarsi in un incontro speciale con [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Dall’avvistamento di una tartaruga Caretta caretta al passaggio dei delfini: le regole per osservare la fauna marina senza danneggiarla</strong></p>



<p>Una giornata in spiaggia può trasformarsi in un incontro speciale con gli abitanti del mare. Una tartaruga marina che nuota vicino alla riva, un branco di delfini all’orizzonte o un riccio di mare tra gli scogli sono immagini sempre più frequenti lungo le coste italiane durante la stagione estiva. Ma davanti a questi animali è fondamentale sapere come comportarsi per non arrecare loro danno e per rispettare le norme di tutela della biodiversità marina.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Tartarughe marine: osservare a distanza e non toccare</strong></h3>



<p>Tra gli incontri più emozionanti c’è quello con la tartaruga marina, in particolare la <strong>Caretta caretta</strong>, la specie più comune nei nostri mari e protagonista negli ultimi anni di numerose nidificazioni sulle spiagge italiane. Le tartarughe marine sono specie protette e ogni comportamento che possa disturbare gli animali o compromettere la loro riproduzione deve essere evitato.&nbsp;</p>



<p>Se una tartaruga viene avvistata mentre nuota, la regola principale è non inseguirla, non toccarla e mantenere una distanza di sicurezza. Anche in barca è importante non tagliarle la strada e ridurre la velocità per evitare collisioni.&nbsp;</p>



<p>Se invece una tartaruga arriva sulla spiaggia, magari per deporre le uova, è necessario allontanarsi, evitare rumori, luci e flash fotografici. Un avvicinamento eccessivo può spingerla ad abbandonare il tentativo di nidificazione. In caso di avvistamento è possibile contattare la Capitaneria di Porto al numero blu <strong>1530</strong> o i centri specializzati nel recupero delle tartarughe marine.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Delfini: uno spettacolo da ammirare senza interferire</strong></h3>



<p>Il Mediterraneo ospita diverse specie di cetacei, tra cui stenelle, tursiopi, delfini comuni e altre specie monitorate dai ricercatori. I programmi di osservazione scientifica hanno documentato numerosi avvistamenti anche nel Mar Tirreno, confermando l’importanza di questi ecosistemi.&nbsp;</p>



<p>Quando si incontrano dei delfini in mare, la tentazione è spesso quella di avvicinarsi o cercare il contatto. Un comportamento invece da evitare: non bisogna inseguirli con le imbarcazioni, gettare cibo in acqua o tentare di nuotare accanto agli animali. La distanza e il rispetto dei loro spazi sono fondamentali per non alterare i loro comportamenti naturali.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Ricci di mare: attenzione alla raccolta</strong></h3>



<p>Anche i ricci di mare sono una presenza caratteristica delle coste rocciose. In molte regioni italiane la loro raccolta è regolamentata con limiti precisi per proteggere le popolazioni marine e garantire la conservazione della specie. Le regole possono variare a seconda della Regione e della zona, quindi prima di raccoglierli è necessario informarsi sulle disposizioni locali.</p>



<p>In ogni caso, durante una semplice nuotata o un’escursione tra gli scogli, è consigliabile non danneggiare gli organismi marini e non prelevare animali dall’ambiente naturale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Se trovi un animale marino in difficoltà</strong></h3>



<p>Nel caso di una tartaruga, un delfino o un altro animale marino ferito, spiaggiato o in difficoltà, bisogna evitare interventi improvvisati. Non bisogna trascinare l’animale in acqua, nutrirlo o manipolarlo, ma segnalare rapidamente la situazione alla Capitaneria di Porto o agli enti competenti.&nbsp;</p>



<p>L’estate può regalare incontri straordinari con la fauna marina, ma il modo migliore per viverli è quello di essere semplici spettatori: osservare, fotografare con rispetto e lasciare che il mare continui a essere la casa di queste specie.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Fauna selvatica e caldo, cinque errori da evitare quando si incontra un animale in difficoltà</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/fauna-selvatica-e-caldo-cinque-errori-da-evitare-quando-si-incontra-un-animale-in-difficolta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 19:17:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Dall’acqua offerta senza criterio al recupero di piccoli uccelli: gli esperti invitano alla prudenza per non compromettere la sopravvivenza degli animali selvatici Con l’arrivo delle ondate di calore estive cresce [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Dall’acqua offerta senza criterio al recupero di piccoli uccelli: gli esperti invitano alla prudenza per non compromettere la sopravvivenza degli animali selvatici</em></p>



<p class="p3">Con l’arrivo delle ondate di calore estive cresce il rischio di difficoltà anche per la fauna selvatica. Temperature elevate, siccità e riduzione delle risorse idriche possono mettere sotto stress numerose specie, aumentando la possibilità di incontrare animali apparentemente stanchi o in difficoltà.</p>



<p class="p3">Ma un intervento spontaneo, se non effettuato nel modo corretto, può trasformarsi in un problema. Gli esperti ricordano infatti che la prima regola è osservare e valutare la situazione, evitando comportamenti dettati dall’urgenza.</p>



<p class="p3">Sono cinque gli errori più comuni da evitare.</p>



<p class="p3"><strong>Dare acqua o cibo senza sapere cosa fare.</strong><br />Di fronte a un animale selvatico accaldato la tentazione è quella di intervenire subito offrendo acqua o alimenti. Un gesto generoso che, però, non sempre è utile. Ogni specie ha esigenze diverse e un animale debilitato potrebbe non essere in grado di alimentarsi o idratarsi correttamente. Prima di intervenire è consigliabile rivolgersi a un centro specializzato.</p>



<p class="p3"><strong>Portare a casa un animale trovato in natura.</strong><br />Non tutti gli animali apparentemente soli sono abbandonati. È il caso, soprattutto in estate, dei giovani uccelli che lasciano il nido e vengono spesso trovati a terra: nella maggior parte dei casi i genitori continuano a seguirli e alimentarli. Recuperarli senza necessità può interrompere un processo naturale.</p>



<p class="p3"><strong>Intervenire sui piccoli uccelli senza valutare la situazione.</strong><br />Un uccello ferito, incapace di muoversi o in evidente difficoltà necessita di assistenza qualificata. Diverso è il caso di un giovane già piumato che si trova sul terreno: prima di raccoglierlo è importante osservare a distanza e verificare se i genitori sono presenti.</p>



<p class="p3"><strong>Spostare rettili e tartarughe trovati immobili.</strong><br />Il caldo può rendere meno attivi molti rettili. Una tartaruga o una lucertola ferme non sono necessariamente in pericolo: potrebbero semplicemente cercare di ridurre la dispersione di energia nelle ore più calde. Spostarle dal proprio habitat può creare loro difficoltà.</p>



<p class="p3"><strong>Avvicinarsi troppo a un animale selvatico.</strong><br />Un animale impaurito o stressato può reagire in modo imprevedibile. Tentare di catturarlo o maneggiarlo senza competenze può aumentare lo stato di sofferenza e provocare ferite.</p>



<p class="p3">In caso di animali feriti, debilitati o in evidente difficoltà, il consiglio è contattare i Centri di Recupero Animali Selvatici (CRAS), le autorità competenti o gli enti territoriali preposti alla tutela della fauna.</p>



<p class="p3">Durante l’estate, inoltre, piccoli accorgimenti possono aiutare la biodiversità: lasciare, quando possibile, una ciotola con acqua pulita in aree private e protette può offrire un punto di ristoro per alcuni animali, senza però interferire con i comportamenti naturali delle specie selvatiche.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cavalluccio marino torna nei fondali della Gaiola, il Parco: «Segnale della rinascita della Posidonia»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cavalluccio-marino-torna-nei-fondali-della-gaiola-il-parco-segnale-della-rinascita-della-posidonia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 12:02:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cavalluccio marino parco gaiola]]></category>
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					<description><![CDATA[Un esemplare di cavalluccio marino è stato osservato nei fondali dell&#8217;Area Marina Protetta Parco Sommerso di Gaiola, tra le praterie di Posidonia oceanica oggetto di un intervento di ripristino ambientale [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un esemplare di cavalluccio marino è stato osservato nei fondali dell&#8217;<strong>Area Marina Protetta Parco Sommerso di Gaiola</strong>, tra le praterie di Posidonia oceanica oggetto di un intervento di ripristino ambientale avviato nel 2023. A darne notizia è lo stesso Parco, che definisce l&#8217;avvistamento &#8220;un&#8217;emozione indescrivibile&#8221; e un importante segnale della progressiva rinaturalizzazione dell&#8217;area marina protetta.</p>



<p>Secondo quanto riferito dai ricercatori impegnati nel monitoraggio, l&#8217;esemplare di <strong>Hippocampus guttulatus</strong>, specie protetta nel Mediterraneo, è stato individuato durante le attività di controllo delle piante di Posidonia reimpiantate nell&#8217;ambito del progetto di restauro degli habitat marini.</p>



<p>Il cavalluccio marino è considerato una specie particolarmente vulnerabile alla perdita delle praterie di Posidonia oceanica, habitat fondamentale per il suo ciclo vitale. È inserito nell&#8217;Allegato II del Protocollo SPA/BIO della Convenzione di Barcellona, nell&#8217;Allegato II della Convenzione di Berna e nell&#8217;Allegato III della Convenzione CITES.</p>



<p>Il Parco ricorda che il progetto di ripristino è iniziato nel 2023 con il reimpianto delle prime talee di Posidonia donate dall&#8217;Area Marina Protetta Regno di Nettuno. Nel 2025 è stata inoltre avviata una fase sperimentale di coltivazione da seme attraverso il progetto PosiFarm, realizzato in collaborazione con la Stazione Zoologica Anton Dohrn, che ha portato alla messa a dimora di oltre mille giovani plantule sui fondali.</p>



<p>Nel corso del monitoraggio, spiegano ancora i responsabili dell&#8217;area marina protetta, è stata osservata una progressiva ricomparsa di numerose specie associate alle praterie di Posidonia, tra cui piccoli pesci, stelle marine, spirografi e cerianti. L&#8217;avvistamento del cavalluccio marino viene ora considerato il risultato più significativo del processo di recupero ecologico avviato negli ultimi anni.</p>



<p>&#8220;Vedere quel piccolo ippocampo aggrappato alle foglie della Posidonia che sta ricrescendo dove era stata distrutta rappresenta il simbolo della vita che rinasce&#8221;, afferma il Parco, sottolineando come il ritorno della specie rappresenti una conferma dell&#8217;efficacia degli interventi di restauro ambientale e degli sforzi compiuti per la tutela dell&#8217;ecosistema marino della Gaiola.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Zanzare in estate: come tenerle lontane e impedire che entrino in casa con metodi naturali ed efficaci</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/zanzare-in-estate-come-tenerle-lontane-e-impedire-che-entrino-in-casa-con-metodi-naturali-ed-efficaci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 11:59:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[zanzare]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate aumentano caldo e umidità, condizioni ideali per la proliferazione delle zanzare. Sebbene sia impossibile farle scomparire completamente, è possibile ridurne la presenza e limitare il rischio di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate aumentano caldo e umidità, condizioni ideali per la proliferazione delle zanzare. Sebbene sia impossibile farle scomparire completamente, è possibile ridurne la presenza e limitare il rischio di punture adottando alcune semplici strategie. Dalla prevenzione ai metodi naturali, ecco cosa consigliano gli esperti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La prevenzione è la migliore difesa</h2>



<p>Il modo più efficace per ridurre la presenza delle zanzare è impedire che trovino luoghi adatti alla deposizione delle uova. Bastano pochi millimetri di acqua stagnante perché possano completare il loro ciclo vitale.</p>



<p>Per questo è consigliabile:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>svuotare regolarmente sottovasi, secchi e altri contenitori che raccolgono acqua;</li>



<li>mantenere puliti tombini e grondaie;</li>



<li>coprire le cisterne e i contenitori per la raccolta dell&#8217;acqua piovana;</li>



<li>cambiare spesso l&#8217;acqua nelle ciotole degli animali domestici;</li>



<li>eliminare qualsiasi ristagno presente in giardino o sul balcone.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Come impedire alle zanzare di entrare in casa</h2>



<p>Proteggere gli ambienti domestici è il passo successivo. Le zanzariere rimangono la soluzione più efficace per evitare l&#8217;ingresso degli insetti, a patto che siano ben installate e prive di aperture.</p>



<p>È inoltre utile:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>aprire le finestre con maggiore attenzione nelle ore serali e all&#8217;alba, quando molte specie sono più attive;</li>



<li>utilizzare ventilatori, che rendono più difficile il volo delle zanzare;</li>



<li>chiudere porte e finestre se gli ambienti sono illuminati nelle ore serali.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">I metodi naturali che possono aiutare</h2>



<p>Alcuni rimedi naturali possono contribuire a tenere lontane le zanzare, anche se la loro efficacia è generalmente inferiore rispetto ai repellenti specifici.</p>



<p>Tra quelli che hanno mostrato risultati interessanti figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>olio essenziale di eucalipto limonato;</li>



<li>olio essenziale di citronella;</li>



<li>olio essenziale di lavanda.</li>
</ul>



<p>Gli oli essenziali devono essere utilizzati seguendo le indicazioni riportate dai produttori e non devono essere applicati puri sulla pelle.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le piante aromatiche sono davvero utili?</h2>



<p>Citronella, basilico, menta, rosmarino e lavanda sono spesso associate alla capacità di allontanare le zanzare. Tuttavia, la loro semplice presenza sul balcone o sul davanzale non garantisce una protezione efficace. Possono rappresentare un supporto, ma non sostituiscono le misure preventive più efficaci.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Attenzione ai rimedi senza basi scientifiche</h2>



<p>In rete circolano numerosi consigli, ma non tutti sono supportati da prove scientifiche. I dispositivi a ultrasuoni, ad esempio, non hanno dimostrato un&#8217;efficacia costante nel tenere lontane le zanzare. Anche molti rimedi fai-da-te offrono risultati limitati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando è opportuno usare un repellente</h2>



<p>Se la presenza delle zanzare è elevata o si trascorre molto tempo all&#8217;aperto, i repellenti autorizzati rappresentano la soluzione più efficace. Utilizzati secondo le istruzioni riportate in etichetta, offrono una protezione superiore rispetto alla maggior parte dei rimedi naturali.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Foca monaca avvistata nei fondali di Punta Campanella</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/foca-monaca-avvistata-nei-fondali-di-punta-campanella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 11:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[foca monaca]]></category>
		<category><![CDATA[punta campanella]]></category>
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					<description><![CDATA[Continua la serie di avvistamenti della foca monaca nelle acque dell’Area Marina Protetta Punta Campanella. Un nuovo incontro con il raro mammifero marino è stato segnalato nei giorni scorsi nella [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Continua la serie di avvistamenti della foca monaca nelle acque dell’Area Marina Protetta Punta Campanella. Un nuovo incontro con il raro mammifero marino è stato segnalato nei giorni scorsi nella Zona Speciale di Conservazione (ZSC) Fondali marini di Punta Campanella e Capri. </p>



<p>La presenza della foca monaca, specie protetta e tra le più rare al mondo, continua a suscitare grande interesse tra appassionati e operatori del mare. L’Area Marina Protetta Punta Campanella, attraverso i propri canali, ha ricordato l’importanza di adottare comportamenti corretti in caso di avvistamento.</p>



<p>Ispra e Amp Punta Campanella invitano infatti a mantenere sempre una distanza adeguata dagli animali selvatici, evitando qualsiasi forma di interazione e rumori che possano disturbare l’animale nel suo ambiente naturale.</p>



<p>Eventuali nuovi avvistamenti possono essere segnalati alla pagina social dell’Area Marina Protetta, ai canali dedicati alla <strong>Foca monaca ISPRA</strong> oppure agli indirizzi email <strong><a>focamonaca@isprambiente.it</a></strong> e <strong><a>info@puntacampanella.org</a></strong>.</p>



<p>La collaborazione dei cittadini e dei frequentatori del mare è considerata fondamentale per monitorare la presenza della specie e contribuire alla sua tutela.</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli animali che dormono pochissimo, quando il riposo diventa una sfida per la sopravvivenza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gli-animali-che-dormono-pochissimo-quando-il-riposo-diventa-una-sfida-per-la-sopravvivenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 15:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[.auv hugin]]></category>
		<category><![CDATA[giraffa]]></category>
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					<description><![CDATA[Dormire è una necessità biologica comune a quasi tutti gli animali, ma nel mondo naturale il tempo dedicato al riposo può variare enormemente. Alcune specie hanno sviluppato strategie sorprendenti per [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Dormire è una necessità biologica comune a quasi tutti gli animali, ma nel mondo naturale il tempo dedicato al riposo può variare enormemente. Alcune specie hanno sviluppato strategie sorprendenti per ridurre le ore di sonno, alternando brevi pause di recupero a lunghi periodi di attività per alimentarsi, migrare o difendersi dai predatori.</p>



<p class="p1"><strong>Delfini, il sonno con metà cervello</strong></p>



<p class="p3">Tra gli esempi più affascinanti ci sono i delfini. Questi mammiferi marini non possono addormentarsi completamente come gli esseri umani perché devono continuare a respirare in modo volontario e mantenere il controllo dei movimenti in acqua.</p>



<p class="p3">Gli scienziati sottolineano che non esistono animali completamente privi di sonno: anche le specie più attive devono attraversare fasi di riposo. La differenza sta nelle modalità con cui questo avviene. Alcuni animali dormono per pochi minuti alla volta, altri riescono a riposare mantenendo una parte del cervello vigile. </p>



<p class="p3">Per questo hanno sviluppato il cosiddetto sonno uni-emisferico: una metà del cervello riposa mentre l’altra rimane attiva. Questa particolare strategia permette al delfino di continuare a nuotare, emergere per respirare e mantenere un certo livello di attenzione verso l’ambiente circostante. Studi neurofisiologici hanno documentato questo meccanismo in diverse specie di cetacei. </p>



<p class="p1"><strong>Giraffe, riposi brevi per restare al sicuro</strong></p>



<p class="p3">Le giraffe sono tra i mammiferi terrestri che dedicano meno tempo al sonno. La loro particolare struttura fisica e il fatto di essere prede di grandi carnivori hanno favorito un comportamento basato su brevi periodi di riposo.</p>



<p class="p3">In natura questi animali possono alternare fasi di inattività e brevi episodi di sonno, spesso senza rimanere a lungo in una posizione vulnerabile. La necessità di controllare continuamente l’ambiente circostante rappresenta un importante fattore evolutivo nella regolazione del loro riposo.</p>



<p class="p1"><strong>Uccelli migratori, il riposo anche durante il viaggio</strong></p>



<p class="p3">Alcuni uccelli hanno portato la capacità di ridurre il sonno a livelli estremi. Durante migrazioni molto lunghe alcune specie possono utilizzare forme di sonno uni-emisferico, consentendo a una parte del cervello di riposare mentre l’altra mantiene il controllo del volo.</p>



<p class="p3">Questa strategia permette di affrontare viaggi di migliaia di chilometri senza lunghe soste, aumentando le possibilità di sopravvivenza in ambienti dove fermarsi può essere rischioso. Il sonno uni-emisferico negli uccelli è stato associato soprattutto alla necessità di mantenere la vigilanza contro i predatori e controllare il movimento. </p>



<p class="p1"><strong>Elefanti, grandi animali ma poche ore di riposo</strong></p>



<p class="p3">Anche gli elefanti, nonostante le loro dimensioni, non trascorrono gran parte della giornata dormendo. Il loro stile di vita richiede molte ore dedicate alla ricerca di cibo, agli spostamenti e alla vita sociale del branco.</p>



<p class="p3">La quantità di sonno negli animali è influenzata da numerosi elementi: dimensioni corporee, metabolismo, disponibilità di alimenti, ambiente e livello di rischio nell’habitat.</p>



<p class="p1"><strong>Perché l’evoluzione ha ridotto il sonno?</strong></p>



<p class="p3">Il sonno offre importanti benefici per il cervello e per l’organismo, ma in natura rappresenta anche un momento di vulnerabilità. Un animale che dorme a lungo può diventare più esposto ai predatori o perdere occasioni per nutrirsi e riprodursi.</p>



<p class="p3">Nel corso dell’evoluzione molte specie hanno quindi trovato un equilibrio diverso: brevi sonnellini, riposo frammentato o capacità di mantenere attiva una parte del sistema nervoso.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Natura: perché i fenicotteri sono rosa? Il colore nasce dall’alimentazione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/natura-perche-i-fenicotteri-sono-rosa-il-colore-nasce-dallalimentazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 14:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[carotenoidi]]></category>
		<category><![CDATA[fenicottero]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[piumaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[Il caratteristico colore rosa dei fenicotteri non è una caratteristica presente alla nascita, ma il risultato di un lungo processo legato principalmente alla loro alimentazione. Questi grandi uccelli acquatici devono [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Il caratteristico colore rosa dei fenicotteri non è una caratteristica presente alla nascita, ma il risultato di un lungo processo legato principalmente alla loro alimentazione. Questi grandi uccelli acquatici devono infatti assumere specifici pigmenti naturali per sviluppare la tonalità che li rende riconoscibili in tutto il mondo.</p>



<p class="p1">I fenicotteri nascono con un piumaggio generalmente grigio-biancastro. La colorazione rosa compare progressivamente durante la crescita grazie ai carotenoidi, pigmenti organici presenti in alcuni organismi vegetali e animali di cui questi uccelli si nutrono. Tra le principali fonti alimentari ci sono alghe microscopiche, piccoli crostacei e altri organismi acquatici ricchi di queste sostanze.</p>



<p class="p1">Una volta ingeriti, i carotenoidi vengono trasformati dall’organismo e depositati nelle piume, nella pelle e in alcune parti del becco, determinando diverse sfumature che possono variare dal rosa pallido all’arancione intenso. La tonalità dipende dalla quantità e dal tipo di pigmenti assunti con la dieta, oltre che dallo stato di salute dell’animale.</p>



<p class="p1">Il meccanismo non riguarda soltanto i fenicotteri. Anche altre specie di uccelli, come alcuni pappagalli e ibis, devono la propria colorazione brillante alla presenza di carotenoidi nell’alimentazione. In questi animali il colore può rappresentare anche un segnale biologico: negli adulti una livrea più intensa può indicare una buona capacità di nutrirsi e condizioni fisiche favorevoli.</p>



<p class="p1">I fenicotteri appartengono alla famiglia dei Phoenicopteridae e vivono in diverse aree del pianeta, dalle zone umide dell’Africa alle regioni mediterranee, fino al continente americano. In Europa una delle popolazioni più conosciute è quella presente nelle zone umide del Mediterraneo, dove questi uccelli trovano ambienti adatti per alimentarsi e riprodursi.</p>



<p class="p1">Il loro particolare sistema di alimentazione contribuisce anche alla loro postura caratteristica. I fenicotteri immergono il becco nell’acqua e lo utilizzano come un filtro naturale per trattenere piccoli organismi e particelle nutritive. Grazie a strutture specializzate presenti nel becco riescono a separare il cibo dall’acqua e dal fango.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sant&#8217;Arsenio, la polizia municipale salva un piccolo falco</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/santarsenio-la-polizia-municipale-salva-un-piccolo-falco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 12:52:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Sant'Arsenio]]></category>
		<category><![CDATA[piccolo falco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=252075</guid>

					<description><![CDATA[Un intervento di soccorso della Polizia Municipale di Sant&#8217;Arsenio ha consentito di mettere in salvo un piccolo falco recuperato in località Serrone. A renderlo noto è il Comune di Sant&#8217;Arsenio [...]]]></description>
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<p>Un intervento di soccorso della <strong>Polizia Municipale di Sant&#8217;Arsenio</strong> ha consentito di mettere in salvo un piccolo falco recuperato in località <strong>Serrone</strong>.</p>



<p>A renderlo noto è il Comune di Sant&#8217;Arsenio attraverso un comunicato del sindaco <strong>Donato Pica</strong>, che ha ricostruito quanto accaduto. L&#8217;esemplare è stato trovato in difficoltà e immediatamente recuperato dagli agenti della Polizia Municipale.</p>



<p>Il bilancio, però, è stato aggravato dalla morte di altri due giovani falchi, che non sono sopravvissuti dopo essere stati schiacciati al suolo.</p>



<p>Dopo il recupero sono stati prontamente allertati il <strong>Servizio Veterinario dell&#8217;ASL Salerno</strong> e il canile convenzionato <strong>Oasi Felix</strong>, intervenuti per prestare le prime cure all&#8217;animale.</p>



<p>Successivamente il piccolo rapace è stato trasferito a <strong>Napoli</strong>, presso il <strong>CRAS – Centro Regionale Animali Selvatici</strong>, dove sarà seguito dai veterinari e dagli operatori specializzati nel recupero della fauna selvatica, con l&#8217;obiettivo di favorirne la completa riabilitazione e il futuro ritorno in natura.</p>



<p>L&#8217;intervento testimonia l&#8217;importanza della collaborazione tra istituzioni e servizi veterinari nella tutela della fauna selvatica e nella salvaguardia delle specie presenti sul territorio.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Zanzare, come affrontare le punture: dai rimedi naturali ai piccoli accorgimenti per ridurre il fastidio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/zanzare-come-affrontare-le-punture-dai-rimedi-naturali-ai-piccoli-accorgimenti-per-ridurre-il-fastidio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 13:46:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate tornano anche loro: le zanzare. Il caldo, l&#8217;umidità e la presenza di ristagni d&#8217;acqua favoriscono la loro diffusione e le punture diventano un problema frequente, soprattutto nelle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate tornano anche loro: le zanzare. Il caldo, l&#8217;umidità e la presenza di ristagni d&#8217;acqua favoriscono la loro diffusione e le punture diventano un problema frequente, soprattutto nelle ore serali. Prurito, arrossamento e gonfiore sono le reazioni più comuni, ma alcuni semplici accorgimenti possono aiutare ad alleviare il fastidio.</p>



<p>La puntura di zanzara è provocata dalla saliva dell&#8217;insetto, che viene introdotta nella pelle durante il pasto di sangue. Il sistema immunitario reagisce a queste sostanze provocando la caratteristica irritazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prima regola: non grattarsi</h2>



<p>Il gesto più spontaneo dopo una puntura è grattare la zona interessata, ma questa azione può peggiorare l&#8217;irritazione e aumentare il rischio di piccole lesioni della pelle.</p>



<p>La prima cosa da fare è lavare la zona con acqua e sapone per mantenerla pulita e ridurre il rischio di infezioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il freddo contro gonfiore e prurito</h2>



<p>Uno dei rimedi più semplici è l&#8217;applicazione del freddo. Un cubetto di ghiaccio avvolto in un panno o un impacco fresco applicato per alcuni minuti può contribuire a diminuire il gonfiore e dare sollievo dalla sensazione di prurito.</p>



<p>Il freddo agisce temporaneamente sui recettori della pelle attenuando la percezione del fastidio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Aloe vera e sollievo naturale</h2>



<p>L&#8217;aloe vera è spesso utilizzata per le sue proprietà lenitive e idratanti. Il gel applicato sulla zona della puntura può dare una sensazione rinfrescante e aiutare a calmare la pelle irritata.</p>



<p>È consigliabile utilizzare prodotti destinati all&#8217;applicazione cutanea e verificare eventuali sensibilità personali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bicarbonato e rimedi tradizionali</h2>



<p>Tra i rimedi casalinghi più conosciuti c&#8217;è il bicarbonato di sodio mescolato con poca acqua fino a ottenere una pasta da applicare localmente per un breve periodo.</p>



<p>Si tratta di un metodo tradizionale utilizzato per alleviare il fastidio, anche se l&#8217;efficacia può variare da persona a persona.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oli essenziali: attenzione alla pelle</h2>



<p>Alcuni oli essenziali, come quelli di lavanda o tea tree, vengono spesso citati tra i rimedi naturali contro le punture. Tuttavia non devono essere applicati puri direttamente sulla pelle, perché possono causare irritazioni o reazioni.</p>



<p>Devono essere sempre utilizzati correttamente e con le dovute precauzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando la reazione è più intensa</h2>



<p>Nella maggior parte dei casi la puntura di zanzara provoca una reazione locale destinata a risolversi spontaneamente. In alcune persone, però, il gonfiore può essere più evidente e durare più a lungo.</p>



<p>È importante prestare attenzione a segnali insoliti come arrossamento molto esteso, dolore crescente, presenza di pus o sintomi generali: in questi casi è opportuno chiedere un parere medico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prevenire le punture</h2>



<p>La prevenzione resta lo strumento più efficace. Alcuni comportamenti utili sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>eliminare i ristagni d&#8217;acqua da sottovasi, secchi e contenitori;</li>



<li>utilizzare zanzariere quando possibile;</li>



<li>indossare abiti chiari e coprenti nelle ore di maggiore attività degli insetti;</li>



<li>proteggere gli ambienti esterni con sistemi adeguati.</li>
</ul>



<p>Anche le piante aromatiche come citronella, basilico e lavanda vengono spesso associate alla tradizione popolare come aiuto contro gli insetti, anche se da sole non rappresentano una protezione completa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Estate senza fastidi</h2>



<p>Le zanzare fanno parte degli ecosistemi e svolgono un ruolo nella catena alimentare, ma per l&#8217;uomo le punture possono trasformarsi in un fastidio quotidiano. Con piccoli accorgimenti, una corretta gestione degli ambienti e semplici rimedi per la pelle è possibile affrontare l&#8217;estate con maggiore tranquillità.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Animali che collaborano tra loro: le alleanze sorprendenti nel mondo della natura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/animali-che-collaborano-tra-loro-le-alleanze-sorprendenti-nel-mondo-della-natura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 13:27:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel regno animale la sopravvivenza non dipende soltanto dalla forza del singolo. Molte specie hanno sviluppato strategie di collaborazione, comunicazione e aiuto reciproco che permettono di trovare cibo, difendersi dai [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel regno animale la sopravvivenza non dipende soltanto dalla forza del singolo. Molte specie hanno sviluppato strategie di collaborazione, comunicazione e aiuto reciproco che permettono di trovare cibo, difendersi dai pericoli e aumentare le possibilità di successo. Dalle grandi migrazioni ai piccoli gesti quotidiani, la natura mostra numerosi esempi di cooperazione.</p>



<p>La collaborazione tra animali può avvenire tra individui della stessa specie oppure tra specie diverse. In alcuni casi nasce da un vantaggio reciproco, in altri da comportamenti sociali complessi che coinvolgono gruppi organizzati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le api e il lavoro di squadra dell&#8217;alveare</h2>



<p>Uno degli esempi più conosciuti è quello delle api. All&#8217;interno dell&#8217;alveare ogni individuo svolge un ruolo preciso: alcune api raccolgono il nettare, altre si occupano della cura delle larve, altre ancora proteggono la colonia.</p>



<p>La comunicazione è fondamentale: attraverso la cosiddetta &#8220;danza delle api&#8221;, scoperta e studiata dallo zoologo Karl von Frisch, le operaie possono indicare alle compagne la posizione delle fonti di cibo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I lupi e la forza del branco</h2>



<p>I lupi sono tra gli animali che mostrano una forte organizzazione sociale. Vivono in gruppi nei quali la collaborazione aiuta nella caccia, nella difesa del territorio e nella crescita dei cuccioli.</p>



<p>La caccia in branco permette di affrontare prede più grandi e richiede coordinamento tra gli individui, con movimenti e segnali che regolano l&#8217;azione del gruppo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le orche e le strategie familiari</h2>



<p>Le orche sono considerate tra i mammiferi marini più intelligenti. Vivono in gruppi familiari stabili e collaborano nella ricerca del cibo, nella protezione dei piccoli e nell&#8217;apprendimento delle tecniche di caccia.</p>



<p>Ogni popolazione può sviluppare comportamenti particolari, trasmessi da una generazione all&#8217;altra, quasi come una forma di cultura animale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I delfini e la cooperazione nel mare</h2>



<p>Anche i delfini sono noti per i loro comportamenti sociali. Formano gruppi chiamati branchi e collaborano per spostarsi, proteggersi e catturare le prede.</p>



<p>La loro comunicazione avviene attraverso suoni e segnali corporei, che permettono di mantenere il contatto anche in ambienti dove la vista è limitata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Formiche: una società organizzata</h2>



<p>Le formiche rappresentano uno degli esempi più straordinari di cooperazione. Le colonie funzionano come sistemi complessi: gli individui lavorano insieme per costruire il nido, raccogliere il cibo e proteggere la comunità.</p>



<p>Pur essendo animali piccoli, riescono a coordinarsi attraverso segnali chimici chiamati feromoni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Uccelli e alleanze inaspettate</h2>



<p>Molte specie di uccelli collaborano durante la ricerca di cibo o nella difesa dai predatori. Alcuni piccoli uccelli formano gruppi misti per aumentare la capacità di individuare eventuali minacce.</p>



<p>Più occhi significano maggiori possibilità di accorgersi del pericolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pesci e &#8220;servizi&#8221; di pulizia</h2>



<p>Nel mondo marino esistono sorprendenti rapporti di collaborazione. Alcuni piccoli pesci e gamberetti pulitori rimuovono parassiti e residui dalla pelle di pesci più grandi.</p>



<p>Entrambi ottengono un vantaggio: il pesce più grande viene liberato da organismi indesiderati, mentre il piccolo trova una fonte di nutrimento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La cooperazione tra specie diverse</h2>



<p>In natura esistono anche relazioni chiamate mutualistiche, dove due specie diverse collaborano ottenendo benefici reciproci. Un esempio è quello tra alcuni uccelli e grandi mammiferi: gli uccelli possono nutrirsi di parassiti presenti sulla pelle degli animali più grandi, contribuendo alla loro pulizia.</p>



<p>Queste relazioni mostrano come gli ecosistemi siano reti complesse, dove ogni organismo può avere un ruolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Collaborare per sopravvivere</h2>



<p>La collaborazione animale dimostra che la competizione non è l&#8217;unica forza che guida l&#8217;evoluzione. Anche l&#8217;aiuto reciproco, la comunicazione e la capacità di vivere in gruppo hanno permesso a molte specie di adattarsi e prosperare.</p>



<p>Osservare questi comportamenti aiuta a comprendere meglio il mondo naturale e ricorda quanto siano delicati gli equilibri tra gli esseri viventi.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dal pesce azzurro ai grandi predatori: il patrimonio sommerso dei pesci del Mediterraneo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dal-pesce-azzurro-ai-grandi-predatori-il-patrimonio-sommerso-dei-pesci-del-mediterraneo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 13:23:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Un mare piccolo rispetto agli oceani, ma ricchissimo di vita. Il Mediterraneo è considerato una delle aree marine più importanti al mondo per biodiversità e ospita centinaia di specie ittiche, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un mare piccolo rispetto agli oceani, ma ricchissimo di vita. Il Mediterraneo è considerato una delle aree marine più importanti al mondo per biodiversità e ospita centinaia di specie ittiche, tra pesci ossei, squali, razze e altri organismi marini. Un patrimonio naturale che racconta la storia degli ecosistemi costieri e che necessita di tutela.</p>



<p>Dalle acque basse vicino alla costa fino alle profondità marine, il Mediterraneo offre ambienti diversi che permettono la presenza di specie molto differenti tra loro. Tra i pesci più conosciuti ci sono quelli legati anche alla tradizione alimentare e culturale delle comunità costiere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Alici e sardine, il cuore del pesce azzurro</h2>



<p>Tra i protagonisti del Mediterraneo ci sono i piccoli pelagici come <strong>alice (o acciuga)</strong> e <strong>sardina</strong>. Vivono in grandi banchi e svolgono un ruolo importante nella catena alimentare marina.</p>



<p>L&#8217;alice è da secoli parte della cucina mediterranea: viene consumata fresca, marinata, conservata sotto sale o utilizzata in molte preparazioni tradizionali. La sardina, ricca di nutrienti e caratterizzata da un ciclo vitale rapido, è considerata una delle specie simbolo della pesca mediterranea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Orata e spigola, due regine delle coste</h2>



<p>L&#8217;<strong>orata</strong> è uno dei pesci più riconoscibili del Mediterraneo, grazie alla caratteristica fascia dorata tra gli occhi. Vive soprattutto nelle zone costiere e nei pressi delle praterie marine.</p>



<p>La <strong>spigola o branzino</strong> è un predatore costiero molto diffuso, capace di adattarsi anche ad ambienti con variazioni di salinità. È una specie apprezzata sia per la pesca sia per l&#8217;allevamento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fascino del pesce azzurro: sgombro e sugarello</h2>



<p>Lo <strong>sgombro</strong> è un nuotatore veloce che frequenta le acque aperte del Mediterraneo. Il suo corpo affusolato e le striature sul dorso sono caratteristiche tipiche dei pesci pelagici.</p>



<p>Anche il <strong>sugarello</strong> appartiene alla grande famiglia dei pesci azzurri ed è presente in diverse aree del bacino mediterraneo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cernia e dentice: i grandi predatori</h2>



<p>Tra i pesci più conosciuti dei fondali rocciosi ci sono <strong>cernia</strong> e <strong>dentice</strong>.</p>



<p>La cernia è un pesce territoriale che può raggiungere dimensioni importanti e vive spesso vicino a grotte e scogli. Il dentice è invece un predatore dotato di una potente dentatura, che si nutre di altri pesci e organismi marini.</p>



<p>Queste specie hanno un ruolo importante nell&#8217;equilibrio degli ecosistemi, perché contribuiscono a mantenere le dinamiche naturali delle popolazioni marine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Polpi, seppie e calamari: abitanti intelligenti del mare</h2>



<p>Anche se non sono pesci, cefalopodi come <strong>polpo, seppia e calamaro</strong> fanno parte dell&#8217;immaginario del Mediterraneo.</p>



<p>Il polpo, in particolare, è considerato uno degli animali marini più sorprendenti per capacità di apprendimento, mimetismo e adattamento all&#8217;ambiente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Squali e razze: predatori da proteggere</h2>



<p>Il Mediterraneo ospita anche diverse specie di pesci cartilaginei, tra cui squali e razze. La loro presenza è fondamentale per l&#8217;equilibrio degli ecosistemi marini, ma molte popolazioni hanno subito forti pressioni a causa delle attività umane. </p>



<p>Tra le specie presenti troviamo, ad esempio, il <strong>gattuccio</strong>, piccoli squali di fondale e diverse razze dalla forma caratteristica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il cambiamento del Mediterraneo</h2>



<p>Negli ultimi decenni il Mediterraneo è interessato da profondi cambiamenti: aumento delle temperature, pressione della pesca, inquinamento e arrivo di specie non native stanno modificando gli equilibri del bacino. Gli studi sulla biodiversità marina evidenziano la presenza crescente di specie introdotte, soprattutto in alcune aree del Mediterraneo orientale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Conoscere per proteggere</h2>



<p>Conoscere i pesci del Mediterraneo significa comprendere meglio un ecosistema vicino a noi ma ancora in gran parte da scoprire. Ogni specie, dal piccolo pesce azzurro ai grandi predatori, contribuisce al funzionamento della vita marina.</p>



<p>La tutela del mare passa anche dalla consapevolezza: scegliere comportamenti responsabili, rispettare gli habitat e conoscere la biodiversità sono strumenti fondamentali per conservare questo patrimonio naturale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Proliferazione dei cinghiali, la commissione Agricoltura chiede un piano regionale efficace</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/proliferazione-dei-cinghiali-la-commissione-agricoltura-chiede-un-piano-regionale-efficace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 09:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[commissione regionale agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[proliferazione cinghiali]]></category>
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					<description><![CDATA[«La proliferazione dei cinghiali in Campania è ormai un’emergenza e per questo non può essere affrontata con interventi frammentati o occasionali. Serve una strategia regionale coordinata, capace di tenere insieme [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>«<em>La proliferazione dei cinghiali in Campania è ormai un’emergenza e per questo non può essere affrontata con interventi frammentati o occasionali. Serve una strategia regionale coordinata, capace di tenere insieme sicurezza dei cittadini, tutela delle aziende agricole, equilibrio ambientale e prevenzione sanitaria</em>.» Lo dichiara il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Raffaele Aveta, presidente della Commissione Agricoltura, a margine dell’audizione dedicata all’emergenza cinghiali in Campania.</p>



<p>«<em>Nel corso dell’audizione</em> &#8211; continua Aveta &#8211; <em>abbiamo ascoltato istituzioni, forze dell’ordine, servizi veterinari, mondo agricolo, ambiti territoriali di caccia e associazioni ambientaliste. È emerso un quadro complesso, che riguarda non solo le aree rurali, ma sempre più spesso anche contesti urbani e periurbani, con rischi crescenti per la circolazione stradale, per le colture e per la sicurezza delle persone.</em>»</p>



<p>«<em>Il mondo agricolo sta pagando un prezzo altissimo. I danni alle coltivazioni non sono più episodi isolati, ma un problema strutturale che incide sulla sopravvivenza stessa di molte imprese. Gli agricoltori devono essere messi nelle condizioni di produrre, non di subire ogni giorno perdite economiche e incertezza.</em>»</p>



<p>«<em>Al tempo stesso, è necessario rafforzare il coordinamento tra Regione, enti territoriali, Carabinieri Forestali, polizie provinciali, servizi veterinari, CRIUV, ATC e organizzazioni agricole. Ognuno deve fare la propria parte, ma dentro una cornice unica, chiara e operativa.</em>» </p>



<p>«<em>Chiederemo che il confronto di oggi non resti un momento isolato, ma diventi l’avvio di un percorso concreto: aggiornamento dei dati, verifica dello stato di attuazione del Piano regionale di gestione del cinghiale, maggiore rapidità negli interventi, finanziamento di misure non cruente, procedure più efficaci per il contenimento, ristori adeguati e tempestivi per gli agricoltori danneggiati. L’obiettivo è costruire risposte efficaci, sostenibili e condivise, prima che l’emergenza diventi ancora più difficile da governare</em>», conclude Aveta.</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Gatto selvatico europeo, come riconoscerlo e perché è sempre più raro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gatto-selvatico-europeo-come-riconoscerlo-e-perche-e-sempre-piu-raro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 13:56:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[gatto selvatico]]></category>
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					<description><![CDATA[A prima vista può sembrare un comune gatto soriano, ma il gatto selvatico europeo (Felis silvestris) è uno dei mammiferi più elusivi della fauna italiana. Presente soprattutto nelle aree boschive [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>A prima vista può sembrare un comune gatto soriano, ma il gatto selvatico europeo (Felis silvestris) è uno dei mammiferi più elusivi della fauna italiana. Presente soprattutto nelle aree boschive dell&#8217;Appennino centro-meridionale e in Sicilia, è una specie protetta la cui conservazione è minacciata soprattutto dall&#8217;ibridazione con il gatto domestico e dalla frammentazione degli habitat.</p>



<p>Secondo l&#8217;Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), l&#8217;Italia ospita diverse popolazioni geneticamente differenziate di gatto selvatico europeo, considerate di grande valore per la conservazione della specie a livello continentale. Le principali minacce derivano dall&#8217;espansione delle attività umane, dalla perdita di habitat forestali e dall&#8217;incrocio con i gatti domestici vaganti.</p>



<p><strong>Ma come si riconosce un vero gatto selvatico?</strong></p>



<p>Gli esperti sottolineano che l&#8217;identificazione non è sempre semplice. Il gatto selvatico europeo presenta generalmente un corpo più robusto rispetto a quello domestico, con zampe relativamente lunghe e una testa ampia e massiccia. Il mantello è grigio-bruno con striature scure ben definite, mentre la coda rappresenta uno dei caratteri più utili al riconoscimento: è spessa, cilindrica, con diversi anelli neri e termina con una punta arrotondata completamente scura.</p>



<p>A differenza di molti gatti domestici, la linea nera che percorre il dorso tende a interrompersi prima di raggiungere la coda. Anche il comportamento può offrire indicazioni: il gatto selvatico è estremamente diffidente nei confronti dell&#8217;uomo, conduce una vita prevalentemente notturna e utilizza vaste aree boschive per la caccia.</p>



<p>Tuttavia, gli specialisti avvertono che la sola osservazione visiva non consente sempre un&#8217;identificazione certa. L&#8217;ibridazione con il gatto domestico ha infatti prodotto numerosi individui con caratteristiche intermedie, rendendo spesso necessario il ricorso ad analisi genetiche per distinguere gli esemplari puri dagli ibridi.</p>



<p>Classificato a livello globale come specie a &#8220;minor preoccupazione&#8221; dalla Lista Rossa dell&#8217;Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), il gatto selvatico europeo resta comunque oggetto di particolare attenzione conservazionistica in molte regioni d&#8217;Europa. In Italia è protetto dalla normativa nazionale e dalle principali convenzioni internazionali per la tutela della fauna.</p>



<p>Avvistarlo in natura rimane un evento raro. La sua straordinaria capacità di mimetizzarsi nei boschi e le abitudini prevalentemente notturne fanno sì che, nonostante la sua presenza in diversi territori italiani, la maggior parte delle persone non ne incontri mai uno nel corso della vita.</p>



<p>Fonte foto Wikipedia &#8211; <a href="https://www.flickr.com/photos/peter-trimming/">Peter Trimming</a> &#8211; <a href="https://www.flickr.com/photos/peter-trimming/5749786929/">&#8216;Kendra&#8217;</a> </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Salvate dalla plastica, dalle reti e dagli ami: nove tartarughe tornano in mare il 14 giugno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/salvate-dalla-plastica-dalle-reti-e-dagli-ami-nove-tartarughe-tornano-in-mare-il-14-giugno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:14:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
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					<description><![CDATA[Domenica 14 giugno l’Italia si unirà idealmente da nord a sud per&#160;restituire il mare a nove tartarughe marine salvate, curate e finalmente pronte a tornare nel loro habitat naturale. In [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Domenica 14 giugno l’Italia si unirà idealmente da nord a sud per&nbsp;<strong>restituire il mare a nove tartarughe marine salvate</strong>, curate e finalmente pronte a tornare nel loro habitat naturale. In vista del World Sea Turtle Day, che si celebra il 16 giugno,&nbsp;<strong>Plastic Free Onlus</strong>, organizzazione di volontariato impegnata nel contrasto all’inquinamento da plastica,&nbsp;<strong>promuove l’Italian Turtle Day</strong>, un’iniziativa diffusa che vedrà liberazioni&nbsp;<strong>in contemporanea in sei località</strong>:&nbsp;<strong>Genova, Viareggio, Pescara, Castro, Stintino e Lampedusa</strong>.</p>



<p>L’iniziativa, coordinata da Plastic Free Onlus, che ha proprio la tartaruga marina nel proprio simbolo, metterà in rete centri di recupero, Capitanerie di Porto, aree marine protette, parchi nazionali, enti scientifici, associazioni e istituzioni locali,&nbsp;<strong>trasformando le liberazioni in un’unica grande azione nazionale di sensibilizzazione. Una giornata dal forte valore simbolico e ambientale</strong>&nbsp;che conferma l’impegno di Plastic Free nella tutela del mare e della biodiversità: dal 2019 l’associazione ha già contribuito al&nbsp;<strong>salvataggio di oltre 300 tartarughe marine e accompagnato alla nascita quasi 11mila piccoli esemplari lungo le coste italiane</strong>.</p>



<p>Al centro dell’iniziativa ci saranno&nbsp;<strong>esemplari di&nbsp;<em>Caretta caretta</em></strong>, la specie più diffusa nel Mediterraneo, spesso&nbsp;<strong>vittima dell’impatto delle attività umane</strong>: ingestione di plastica, catture accidentali nelle reti da pesca, traumi da eliche, ami, lenze e rifiuti dispersi in mare. Ogni liberazione racconterà una storia diversa, ma tutte avranno lo stesso messaggio:&nbsp;<strong>proteggere il mare significa proteggere la vita</strong>.</p>



<p><em>“Domenica 14 giugno sarà una giornata di grande emozione, ma anche di forte responsabilità –&nbsp;</em><strong>dichiara Rosapia Reale, vicepresidente di Plastic Free Onlus</strong><em>&nbsp;–. Vedere una tartaruga marina tornare in mare significa assistere a una piccola vittoria della cura sull’indifferenza. Ognuno di questi animali è stato salvato grazie a una rete preziosa fatta di competenze, passione e collaborazione tra centri di recupero, istituzioni, Capitanerie di Porto, volontari e cittadini. Ma ogni liberazione ci ricorda anche quanto sia fragile l’equilibrio del mare e quanto pesino i nostri comportamenti quotidiani. Le tartarughe marine vivono nel Mediterraneo da milioni di anni, ma oggi devono affrontare minacce sempre più gravi: plastica, reti, ami, traffico nautico, degrado degli habitat. Come Plastic Free –&nbsp;</em><strong>aggiunge</strong><em>&nbsp;– crediamo che la tutela dell’ambiente non possa fermarsi alla raccolta dei rifiuti. Proteggere il mare significa anche difendere la biodiversità, sostenere chi ogni giorno soccorre gli animali in difficoltà e sensibilizzare cittadini, scuole e istituzioni”.</em></p>



<p>A&nbsp;<strong>Genova</strong>, il rilascio avverrà al largo della città a bordo di un’imbarcazione messa a disposizione dalla Capitaneria di Porto. Alle ore 10 è previsto un momento divulgativo nell’area del&nbsp;<strong>Porto Antico, presso Ponte Spinola, sotto l’Acquario di Genova</strong>, durante il quale biologi e veterinari racconteranno al pubblico la&nbsp;<strong>storia di Lorena</strong>, l’esemplare che sarà liberato, e l’attività del Centro di Recupero che da oltre trent’anni si occupa della cura delle tartarughe marine. Il rilascio è previsto intorno alle ore 11.</p>



<p>In Toscana, l’appuntamento sarà a&nbsp;<strong>Viareggio</strong>, in&nbsp;<strong>Piazza Palombari dell’Artiglio</strong>, dove alle ore 10 si terrà un incontro di sensibilizzazione a cura di Marevivo Toscana e dello staff dell’Acquario di Livorno – Centro Recupero e Riabilitazione per tartarughe marine. Successivamente, al largo del Porto di Viareggio,&nbsp;<strong>sarà liberata Dede</strong>, una&nbsp;<em>Caretta caretta</em>&nbsp;dotata di microchip e tag metallico, grazie alla collaborazione con il Comune di Viareggio, ANPANA, Capitaneria di Porto di Viareggio, Direzione Marittima di Livorno, Osservatorio Toscano per la Biodiversità, WWF Massa Carrara e Plastic Free.</p>



<p>A&nbsp;<strong>Pescara</strong>, il Centro di Recupero e Riabilitazione Tartarughe Marine “Luigi Cagnolaro” gestito dal Centro Studi Cetacei organizzerà alle ore 10.30 un momento divulgativo&nbsp;<strong>presso la banchina di attracco delle motovedette del</strong>&nbsp;<strong>porto turistico “Marina di Pescara”.</strong>&nbsp;Volontari, veterinari e biologi racconteranno la&nbsp;<strong>storia di Lacey</strong>&nbsp;e l’attività di tutela della fauna marina protetta svolta da oltre quarant’anni. Il rilascio avverrà a circa tre miglia nautiche dalla costa, con il supporto della Capitaneria di Porto, del pescaturismo “Nonno Remo”, di Assonautica Pescara-Chieti e Plastic Free.</p>



<p>A&nbsp;<strong>Castro Marina</strong>, in provincia di Lecce,&nbsp;<strong>saranno liberati quattro esemplari di&nbsp;<em>Caretta caretta</em></strong>:&nbsp;<strong>Leo, Ale, Filippo e Mia</strong>. L’appuntamento è alle ore 10 nella parte esterna del porto turistico, dove si terrà un momento di sensibilizzazione prima del rilascio, previsto tra le 11.30 e le 12. L’iniziativa è a cura del CRTM di Calimera, con la collaborazione di CIHEAM Bari – Sede di Tricase, Mondo Marevivo Castro e Plastic Free, con il patrocinio dell’Università del Salento, della Provincia di Lecce e del Comune di Castro. Proprio nella sede di Tricase del CIHEAM Bari è ospitata la settima edizione del corso avanzato internazionale di specializzazione “<em>Sviluppo sostenibile delle comunità costiere</em>”, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Per l’occasione saranno presenti anche funzionari ministeriali provenienti da 12 Paesi (<em>Congo, Costa Rica, Egitto, El Salvador, Ghana, Kenya, Libya, Mauritania, Senegal, Sudan, Tanzania, Uganda</em>), con momenti di sensibilizzazione anche in lingua inglese.</p>



<p>A&nbsp;<strong>Stintino</strong>, sulla&nbsp;<strong>spiaggia della Pelosa</strong>, l’incontro con il pubblico inizierà alle ore 10:30, mentre alle ore 11&nbsp;<strong>sarà liberata Caterina</strong>, una tartaruga recuperata a metà marzo dai pescatori dopo una cattura accidentale in una rete da pesca. L’evento è a cura del CRAMA – Centro Recupero Animali Marini Asinara e del CReS – Centro di Recupero del Sinis, con la collaborazione del Parco Nazionale dell’Asinara – Area Marina Protetta “Isola dell’Asinara” e della Rete Regionale per la Conservazione della Fauna Marina Sardegna, con il patrocinio del Comune di Stintino e il coinvolgimento di Plastic Free.</p>



<p>A&nbsp;<strong>Lampedusa sarà liberata Lina</strong>, tartaruga marina “miracolata”, recuperata lo scorso ottobre grazie a un intervento particolarmente rischioso della Capitaneria di Porto, effettuato di notte e in condizioni meteomarine proibitive, con un subacqueo che ha dovuto entrare in mare per liberare l’animale rimasto impigliato a una roccia sul fondale. L’esemplare, poi operato e amputato, è stato curato presso il Centro Provinciale Recupero Fauna Selvatica e Tartarughe Marine di Agrigento. Oggi, finalmente in buone condizioni, tornerà in mare grazie all’impegno di Lampedusa Turtle Rescue, dei volontari dell’Unità Soccorso di Lampedusa, della Capitaneria di Porto e di Plastic Free, accompagnata dalla vedetta che contribuì al suo salvataggio. Il&nbsp;<strong>rilascio avverrà al tramonto</strong>, concludendo in maniera simbolica una giornata dedicata alla salvaguardia delle tartarughe marine, fortemente voluta da Plastic Free Onlus che ha coordinato la collaborazione fra diversi centri di recupero lungo le coste italiane.</p>



<p>Plastic Free invita&nbsp;<strong>cittadini e istituzioni a partecipare agli appuntamenti pubblici</strong>&nbsp;previsti nelle diverse località. Con&nbsp;<strong>l’Italian Turtle Day</strong>, le liberazioni diventano un unico messaggio nazionale: il mare si protegge con azioni concrete, collaborazione tra territori e scelte quotidiane più responsabili.&nbsp;<strong>Ogni tartaruga che torna libera chiude un percorso di cura e apre un nuovo impegno collettivo.</strong></p>
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		<title>Cervo sbuca sulla Statale 19: schianto con un&#8217;auto, animale morto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cervo-sbuca-sulla-statale-19-schianto-con-unauto-animale-morto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 14:33:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Casalbuono]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo di Diano]]></category>
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					<description><![CDATA[Un esemplare di cervo è morto questa mattina dopo essere stato investito da un&#8217;autovettura sulla Strada Statale 19, nel territorio di Casalbuono. L&#8217;incidente si è verificato in località Ische. A [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un esemplare di cervo è morto questa mattina dopo essere stato investito da un&#8217;autovettura sulla Strada Statale 19, nel territorio di Casalbuono. L&#8217;incidente si è verificato in località Ische.</p>



<p>A bordo del veicolo viaggiava una famiglia di Lagonegro, rimasta illesa. L&#8217;impatto ha causato danni all&#8217;automobile. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, il Nucleo Forestale Cerreta-Cognole e la Polizia Locale di Casalbuono per gli accertamenti. Attivata anche l&#8217;Unità Operativa Veterinaria dell&#8217;Asl Salerno, che ha provveduto al recupero della carcassa dell&#8217;animale.</p>



<p>Foto generica</p>
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		<title>Il fantasma dei boschi: etologia solitaria e strategie di caccia della lince eurasiatica in Italia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-fantasma-dei-boschi-etologia-solitaria-e-strategie-di-caccia-della-lince-eurasiatica-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 12:47:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[lince]]></category>
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					<description><![CDATA[Se il lupo è il simbolo della cooperazione sociale e dell&#8217;energia del branco, la lince eurasiatica (Lynx lynx) rappresenta l’estremo opposto dello spettro comportamentale dei predatori: l’assoluta e rigorosa solitudine. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Se il lupo è il simbolo della cooperazione sociale e dell&#8217;energia del branco, la <strong>lince eurasiatica</strong> (<em>Lynx lynx</em>) rappresenta l’estremo opposto dello spettro comportamentale dei predatori: l’assoluta e rigorosa solitudine. Dichiarata formalmente estinta in Italia agli inizi del XX secolo a causa della caccia e della frammentazione degli habitat, questo straordinario felino sta lentamente tornando a frequentare le Alpi italiane (in particolare il Friuli-Venezia Giulia, il Trentino-Alto Adige e il Veneto). E&#8217; presente in <strong>Italia</strong> con pochissimi individui.</p>



<p>Questo ritorno è guidato da ambiziosi progetti internazionali di traslocazione e ripopolamento, come il progetto europeo <strong>LIFE Lynx</strong> e l’italiano <strong>ULyCA2</strong> (Urgent Lynx Conservation Action). Ma come vive e, soprattutto, come caccia il fantasma dei nostri boschi? I dati raccolti dai radiocollari satellitari e dai monitoraggi etologici sul campo svelano i segreti biologici di un predatore tanto letale quanto elusivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;etologia dello spazio: territori esclusivi e distanziamento sociale</h2>



<p>A livello etologico, la lince è un animale territoriale e rigidamente solitario. Maschi e femmine adulti si incontrano esclusivamente durante la stagione degli amori (tra febbraio e aprile). Per il resto dell&#8217;anno, la tolleranza reciproca tra individui dello stesso sesso è pari a zero.</p>



<p>I territori domestici (<em>home range</em>) di una lince sono immensi e variano a seconda della disponibilità di prede:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Un singolo maschio può controllare un&#8217;area forestale che va dai <strong>100 ai 400 chilometri quadrati</strong>.</li>



<li>Il territorio del maschio spesso si sovrappone a quello di una o due femmine, ma non tollererà mai la presenza di un maschio rivale.</li>



<li>La delimitazione dei confini avviene in modo invisibile ma chiarissimo per gli altri animali, attraverso una fitta rete di marcature chimiche fatte con urina e secrezioni delle ghiandole facciali lasciate sui tronchi degli alberi.</li>
</ul>



<p>I cuccioli (da uno a quattro per nidiata) restano con la madre per circa 10 mesi. In questo periodo apprendono le complesse abitudini di caccia prima di essere allontanati, nella primavera successiva, per intraprendere la fase di &#8220;dispersione&#8221; alla ricerca di un territorio libero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La tecnica di caccia: chirurgia balistica ed effetto sorpresa</h2>



<p>A differenza del lupo, che insegue le prede anche per chilometri puntando sulla resistenza del gruppo, la lince è un <strong>predatore d&#8217;agguato o da posta</strong>. La sua anatomia è una macchina perfetta progettata per lo scatto breve e letale.</p>



<p>La lince non spreca mai energie in inseguimenti prolungati: se fallisce l&#8217;effetto sorpresa nei primi 20-50 metri, desiste e cerca un&#8217;altra opportunità. Il morso finale è chirurgico: per gli ungulati più grandi (come il capriolo, la sua preda d&#8217;elezione in Italia, seguito dal camoscio e dai giovani cervi) applica un <strong>morso strozzante alla gola</strong> per bloccare la trachea. Le prede più piccole, come le lepri, vengono uccise istantaneamente con un morso alla nuca o alla testa.</p>
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		<title>Il cinghiale e le sue strategie di foraging: perché è un ingegnere (distruttivo) del bosco</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-cinghiale-e-le-sue-strategie-di-foraging-perche-e-un-ingegnere-distruttivo-del-bosco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 12:43:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[cinghiali]]></category>
		<category><![CDATA[foraging]]></category>
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					<description><![CDATA[Chiunque cammini regolarmente tra boschi e campagne si sarà imbattuto, almeno una volta, in zone di terreno completamente stravolte: zolle di terra sollevate, radici esposte e il sottobosco che sembra [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Chiunque cammini regolarmente tra boschi e campagne si sarà imbattuto, almeno una volta, in zone di terreno completamente stravolte: zolle di terra sollevate, radici esposte e il sottobosco che sembra letteralmente arato. Non si tratta del passaggio di una macchina agricola, ma del segno inconfondibile del cinghiale e della sua principale strategia di foraggiamento: il <strong>rooting</strong> (il tipico &#8220;grufolare&#8221;).</p>



<p>In ecologia, il cinghiale viene definito un vero e proprio <strong>ingegnere ecosistemico</strong>. Proprio come i castori modificano i corsi d&#8217;acqua creando dighe, il cinghiale altera profondamente la struttura fisica del suolo. Ma questo impatto è un bene o un male per le nostre foreste? La risposta scientifica, supportata da recenti studi etologici e botanici, rivela un equilibrio sottile tra rigenerazione biologica e potenziale distruzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;Rooting&#8221;: anatomia di una strategia di caccia sotterranea</h2>



<p>Il cinghiale è un onnivoro opportunista, ma la sua dieta varia a seconda delle stagioni. Soprattutto in autunno e in inverno, le sue risorse principali si spostano sotto terra: bulbi, tuberi, larve di insetti, piccoli roditori e funghi (compresi i tartufi).</p>



<p>Per raggiungere questo cibo proteico nascosto, l&#8217;animale sfrutta una combinazione anatomica formidabile: un grugno muscoloso e cartilagineo, sorretto da un osso supplementare (l&#8217;osso rostrale), e un olfatto finissimo. Quando il cinghiale grufola, non sta solo cercando cibo; sta letteralmente rimescolando i primi 15-30 centimetri di suolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il lato distruttivo: frammentazione e perdita di carbonio</h2>



<p>Quando la densità della popolazione di cinghiali supera la capacità di carico dell&#8217;ambiente (un fenomeno frequente in molte regioni italiane a causa della mancanza di grandi predatori e del tasso riproduttivo elevatissimo della specie), l&#8217;azione di <em>rooting</em> diventa invasiva.</p>



<p><strong>Erosione del suolo:</strong> Rompendo il manto vegetale che tiene unito il terreno, specialmente in pendenza, l&#8217;aratura dei cinghiali espone il suolo al dilavamento delle piogge, accelerando i fenomeni erosivi.</p>



<p><strong>Perdita di carbonio organico:</strong> Uno studio scientifico condotto dal <em>King’s College London</em> ha dimostrato empiricamente che le aree intensamente sottoposte al rooting dei cinghiali mostrano una riduzione del carbonio organico stoccato nel terreno. Il rimescolamento favorisce la proliferazione di piante a crescita rapida che immagazzinano meno carbonio rispetto alla flora forestale stabile.</p>



<p><strong>Danni alla rigenerazione arborea:</strong> Grufolando, i cinghiali consumano enormi quantità di ghiande e castagne (fagne), compromettendo la naturale nascita di nuovi alberi e danneggiando le radici superficiali delle piante adulte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;alleato inaspettato: come il cinghiale crea biodiversità</h2>



<p>Nonostante i danni visibili, la scienza invita a non demonizzare l&#8217;animale. Se mantenuto in densità equilibrate, il cinghiale svolge funzioni ecologiche insostituibili che ringiovaniscono la foresta.</p>



<p>Una ricerca italiana (<em>Labadessa &amp; Ancillotto</em>) pubblicata sulla rivista <em>Biodiversity and Conservation</em> ha rivelato una simbiosi straordinaria e controintuitiva: <strong>il cinghiale è un alleato fondamentale per la sopravvivenza di farfalle rare</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Rimescolando il terreno e riducendo la fitta copertura di erbe infestanti, il <em>rooting</em> crea un microhabitat perfetto (più esposto alla luce del sole e caldo) per la crescita dell&#8217;<em>Aristolochia clusii</em>, una pianta erbacea considerata l&#8217;unico nutrimento per le larve della <em>Zerynthia cassandra</em> (una splendida farfalla protetta a livello europeo). Più i cinghiali grufolano moderatamente, più aumentano le farfalle.</p>



<p></p>
</blockquote>
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		<item>
		<title>Serpenti: quali sono davvero pericolosi?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/serpenti-quali-sono-davvero-pericolosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 21:48:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
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					<description><![CDATA[In Italia la presenza dei serpenti è spesso fonte di timore, ma il rischio reale per l’uomo è estremamente limitato. Sul territorio nazionale vivono circa una ventina di specie di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In Italia la presenza dei serpenti è spesso fonte di timore, <strong>ma il rischio reale per l’uomo è estremamente limitato</strong>. Sul territorio nazionale vivono circa una ventina di specie di serpenti, la maggior parte delle quali completamente innocue e non velenose. Solo un numero ristretto appartiene al gruppo delle <strong>vipere</strong>, gli unici serpenti italiani in grado di inoculare veleno potenzialmente pericoloso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le specie presenti in Italia</h2>



<p>I serpenti italiani più comuni appartengono a famiglie non velenose, come il <strong>biacco</strong>, la <strong>natrice dal collare</strong> e il <strong>saettone</strong>, tutti completamente innocui per l’uomo. Questi animali svolgono un ruolo importante nell’ecosistema, contribuendo al controllo di roditori e insetti.</p>



<p>Le vipere rappresentano invece il gruppo di maggiore interesse sanitario. In Italia si trovano principalmente la <strong>vipera aspis</strong>, la <strong>vipera berus</strong> e la <strong>vipera ammodytes</strong>, presenti soprattutto in zone collinari, montane e in ambienti rocciosi o soleggiati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quanto sono pericolose le vipere?</h2>



<p>Nonostante la loro reputazione, le vipere italiane non sono animali aggressivi e tendono a fuggire in presenza dell’uomo. I morsi sono eventi rari e nella maggior parte dei casi avvengono solo se l’animale viene accidentalmente calpestato o disturbato.</p>



<p>Il veleno delle vipere italiane può causare dolore, gonfiore e sintomi sistemici, ma i decessi sono estremamente rari. Secondo i dati epidemiologici del Servizio Sanitario Nazionale, i casi gravi sono poco frequenti e la mortalità è oggi quasi nulla grazie alla disponibilità di cure efficaci e tempestive.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dove si trovano più spesso</h2>



<p>Le vipere prediligono ambienti asciutti, pietrosi e soleggiati, come muretti a secco, prati incolti e sentieri di montagna. Al contrario, è molto raro incontrarle in aree urbane densamente abitate. I serpenti non cercano il contatto con l’uomo e tendono a evitare qualsiasi fonte di disturbo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come riconoscerle</h2>



<p>Il riconoscimento non è sempre semplice, ma le vipere presentano alcune caratteristiche tipiche: corpo tozzo, pupilla verticale e testa triangolare. Tuttavia, gli esperti avvertono che molti serpenti innocui possono imitare queste forme, rendendo difficile l’identificazione senza esperienza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prevenzione e comportamenti corretti</h2>



<p>Le autorità sanitarie e gli enti naturalistici raccomandano alcune semplici precauzioni durante escursioni e attività all’aperto: indossare scarpe alte nei sentieri, evitare di infilare le mani tra rocce o cespugli e non tentare mai di catturare o disturbare un serpente.</p>



<p>In realtà, i serpenti svolgono un ruolo fondamentale nell’equilibrio degli ecosistemi italiani. La loro presenza contribuisce al controllo delle popolazioni di roditori e al mantenimento della biodiversità.</p>



<p>Il pericolo reale per l’uomo, dunque, è molto più basso di quanto comunemente percepito. In Italia, i serpenti sono soprattutto animali schivi e utili, più vittime di paure radicate che di reale rischio sanitario.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Gli animali che dormono di più: chi sono e come riposano in natura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gli-animali-che-dormono-di-piu-chi-sono-e-come-riposano-in-natura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Il sonno è una funzione biologica fondamentale per tutti i vertebrati, ma la quantità e le modalità di riposo variano enormemente tra le specie. Alcuni animali dormono solo poche ore [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il sonno è una funzione biologica fondamentale per tutti i vertebrati, ma la quantità e le modalità di riposo variano enormemente tra le specie. Alcuni animali dormono solo poche ore al giorno, altri trascorrono gran parte della loro vita dormendo. Le differenze dipendono da fattori come metabolismo, dieta, rischio predatorio e ambiente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il primato del bradipo e del pipistrello</h2>



<p>Tra i mammiferi terrestri, uno degli animali che dorme più a lungo è il <strong>bradipo</strong>, che può arrivare a dormire fino a 15–20 ore al giorno. Questo comportamento è legato al suo metabolismo estremamente lento e alla dieta povera di energia basata su foglie.</p>



<p>Ancora più elevati sono i valori registrati per alcuni <strong>pipistrelli</strong>, che possono dormire tra le 18 e le 20 ore al giorno. Il loro stile di vita notturno e il fatto che riposino in luoghi sicuri, spesso appesi a testa in giù in grotte o cavità, consente lunghi periodi di inattività.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I grandi dormiglioni marini: le foche</h2>



<p>Anche alcune specie marine rientrano tra i grandi dormitori. Le <strong>foche elefante</strong> possono dormire fino a 18 ore al giorno durante i periodi in cui non sono in fase di caccia o migrazione. Il loro sonno è spesso frammentato e adattato alla vita acquatica, alternando immersioni e brevi fasi di riposo in superficie o sulla terraferma.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso particolare dei gatti</h2>



<p>I <strong>gatti domestici</strong> sono tra gli animali più noti per la loro lunga durata del sonno, che può variare mediamente tra le 12 e le 16 ore al giorno. Tuttavia, non si tratta di un sonno continuo: i felini alternano brevi fasi di sonno profondo a numerosi periodi di sonno leggero, mantenendo sempre un alto livello di vigilanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come dormono gli animali</h2>



<p>Le modalità del sonno variano tanto quanto la sua durata. Molti animali non dormono come gli esseri umani, ma adottano strategie adattive:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>I cetacei, come delfini e balene, praticano il cosiddetto “sonno uniemisferico”: una metà del cervello resta attiva mentre l’altra riposa, consentendo la respirazione e il controllo dell’ambiente circostante.</li>



<li>Alcuni uccelli migratori possono dormire durante il volo, riducendo l’attività cerebrale solo parzialmente.</li>



<li>Gli animali preda, come cervi e conigli, alternano frequenti fasi di sonno leggero per ridurre il rischio di predazione.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Perché alcuni animali dormono così tanto</h2>



<p>Secondo gli studi di cronobiologia, la durata del sonno è strettamente legata al metabolismo e alla dieta. Gli erbivori con basso apporto energetico tendono a dormire di più rispetto ai predatori, che devono rimanere più a lungo vigili per cacciare. Anche il rischio ambientale influisce: in natura, dormire troppo a lungo può aumentare la vulnerabilità.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dai fondali agli abissi, viaggio tra le specie marine più rare del pianeta</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dai-fondali-agli-abissi-viaggio-tra-le-specie-marine-piu-rare-del-pianeta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 13:29:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[animali marini rari]]></category>
		<category><![CDATA[pesce sega]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=248494</guid>

					<description><![CDATA[Alcune contano poche decine di esemplari, altre vivono in habitat così remoti da essere osservate raramente. Dalla vaquita ai pesci sega, ecco quali sono gli animali marini più rari del [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Alcune contano poche decine di esemplari, altre vivono in habitat così remoti da essere osservate raramente. Dalla vaquita ai pesci sega, ecco quali sono gli animali marini più rari del mondo e perché rischiano di scomparire.</em></p>



<p>Gli oceani coprono oltre il 70% della superficie terrestre e ospitano una biodiversità straordinaria. Eppure molte specie marine stanno vivendo una crisi senza precedenti a causa della pesca intensiva, dell&#8217;inquinamento, dei cambiamenti climatici e della distruzione degli habitat. Alcuni animali sono diventati così rari da essere considerati sull&#8217;orlo dell&#8217;estinzione.</p>



<p>Tra mammiferi, pesci e squali, ecco alcune delle specie marine più rare e minacciate del pianeta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vaquita, il mammifero marino più raro del mondo</h2>



<p>Il triste primato appartiene alla vaquita, una piccola focena che vive esclusivamente nell&#8217;Alto Golfo di California, in Messico. Secondo gli organismi internazionali per la conservazione della natura, ne sopravvivono appena una decina di esemplari.</p>



<p>La principale minaccia è rappresentata dalle reti da pesca illegali utilizzate per catturare il totoaba, un pesce molto richiesto sul mercato nero asiatico. Le vaquite rimangono intrappolate nelle reti e muoiono per annegamento. Gli esperti la considerano oggi la specie marina più vicina all&#8217;estinzione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I pesci sega, fantasmi degli oceani tropicali</h2>



<p>Con il loro caratteristico rostro dentato simile a una sega, i pesci sega appartengono a uno dei gruppi più minacciati del pianeta. Un tempo diffusi nelle acque tropicali e subtropicali di tutto il mondo, hanno subito un crollo delle popolazioni a causa della pesca accidentale e della perdita degli habitat costieri.</p>



<p>Tra le specie più rare figura il pesce sega maggiore (<em>Pristis pristis</em>), oggi classificato come gravemente minacciato e scomparso da vaste aree del suo areale storico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo squalo angelo, il predatore che si nasconde nella sabbia</h2>



<p>Lo squalo angelo è uno degli squali più insoliti esistenti. Vive appiattito sui fondali sabbiosi, dove attende le prede mimetizzandosi perfettamente.</p>



<p>Nel Mediterraneo e nell&#8217;Atlantico orientale le sue popolazioni sono diminuite drasticamente a causa della pesca a strascico e della degradazione degli habitat marini. Gli avvistamenti sono diventati estremamente rari e la specie è classificata come in pericolo critico di estinzione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il celacanto, il &#8220;fossile vivente&#8221;</h2>



<p>Tra le creature più enigmatiche degli oceani figura il celacanto, un pesce che si riteneva estinto da circa 66 milioni di anni prima della sua sorprendente riscoperta nel 1938 al largo dell&#8217;Africa australe.</p>



<p>Oggi ne esistono due specie conosciute che vivono nelle profondità dell&#8217;Oceano Indiano e nelle acque dell&#8217;Indonesia. Gli esemplari osservati sono pochi e le popolazioni rimangono estremamente limitate, rendendo il celacanto una delle specie marine più rare mai studiate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le balene più elusive</h2>



<p>Anche alcuni grandi cetacei rientrano tra gli animali marini più rari. La balena franca nordatlantica, ad esempio, conta poche centinaia di individui. Le collisioni con le navi e l&#8217;intrappolamento negli attrezzi da pesca continuano a rappresentare le principali minacce per la sopravvivenza della specie.</p>



<p>Gli studiosi monitorano costantemente questi giganti del mare, considerati indicatori fondamentali della salute degli ecosistemi oceanici.</p>
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		<title>Montecorice, avvistato un capriolo italico lungo le Ripe Rosse</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/montecorice-avvistato-un-capriolo-italico-lungo-le-ripe-rosse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 11:30:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Montecorice]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
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		<category><![CDATA[Domenico Fulgione]]></category>
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<p>Un capriolo italico è stato avvistato all’alba di oggi lungo la Via del Mare, nel tratto che costeggia le Ripe Rosse di Montecorice. L’esemplare è stato immortalato da un automobilista di passaggio, in un’area dove si tratta di una presenza considerata rara e non recentemente segnalata sulla fascia costiera cilentana.</p>



<p>Sul ritrovamento interviene il professore Domenico Fulgione, ordinario di Zoologia all’Università Federico II di Napoli.</p>



<p>&#8220;Il capriolo è un piccolo ungulato che è stato reintrodotto in Campania: a nord sul Matese e a sud nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Le due popolazioni si sono espanse e adesso l’occupazione del territorio è quasi completa&#8221;.</p>



<p>Il docente evidenzia anche il significato ecologico della specie all’interno degli ecosistemi locali.</p>



<p>&#8220;Ha un grande valore ecologico, considerando che è un contenitore dell’espansione boschiva. Questo lo rende un elemento della biodiversità di per sé, ma anche un costruttore di diversità del paesaggio&#8221;.</p>



<p>E aggiunge, riferendosi all’area interessata dall’avvistamento:</p>



<p>&#8220;l’espansione fino alla zona di Punta Licosa è estremamente interessante&#8221;.</p>



<p>Secondo Fulgione, l’esemplare sarebbe riconducibile al progetto di reintroduzione avviato nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.</p>



<p>&#8220;Si tratta sicuramente di un esemplare che fa riferimento all’introduzione fatta nel Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni in cui furono utilizzati caprioli italici&#8221;.</p>



<p>La presenza lungo la fascia costiera rappresenta quindi un elemento coerente con il processo di espansione della specie a partire dall’area del Monte Cervati, dove avvenne la reintroduzione.</p>
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		<title>Stelle marine: perché proteggerle e non portarle mai via dal mare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/stelle-marine-perche-proteggerle-e-non-portarle-mai-via-dal-mare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 12:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
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<p class="p1"><em>Le stelle marine sono tra gli animali più affascinanti dei nostri mari: sembrano immobili, delicate, quasi decorative. Proprio per questo, molte persone sono tentate di raccoglierle durante una passeggiata sulla spiaggia o mentre fanno snorkeling. Ma portarle fuori dall’acqua, anche solo per pochi minuti o per una fotografia, può essere letale.</em></p>



<p class="p3">Colorate, silenziose e misteriose, le stelle marine popolano fondali e coste di tutto il mondo. Sono simbolo dell’estate e del mare incontaminato, ma dietro la loro apparente semplicità si nasconde un ecosistema fragile che oggi necessita di tutela e rispetto.</p>



<p class="p1">Negli ultimi anni biologi marini e associazioni ambientaliste hanno lanciato numerosi appelli contro una pratica ancora molto diffusa: raccogliere stelle marine dalla spiaggia o dal fondale per conservarle come souvenir o scattare fotografie fuori dall’acqua. Un gesto che molti considerano innocuo, ma che può avere conseguenze gravissime per questi animali.</p>



<p class="p3"><strong>Un organismo delicatissimo</strong></p>



<p class="p1">Le stelle marine respirano attraverso strutture microscopiche presenti sulla superficie del corpo e dipendono completamente dall’ambiente acquatico per sopravvivere. Quando vengono sollevate dall’acqua, il loro organismo entra rapidamente in sofferenza. Anche pochi minuti di esposizione all’aria possono provocare danni irreversibili.</p>



<p class="p1">A differenza di quanto si pensa, una stella marina apparentemente immobile non è un oggetto privo di sensibilità: è un animale vivente, essenziale per l’equilibrio dell’ecosistema marino. Molte specie si nutrono di molluschi e organismi che, senza controllo, potrebbero alterare la biodiversità dei fondali.</p>



<p class="p3"><strong>Il danno del turismo irresponsabile</strong></p>



<p class="p1">Durante la stagione estiva aumentano gli episodi di raccolta indiscriminata lungo le coste. In alcune località turistiche le stelle marine vengono prelevate come decorazioni domestiche o vendute essiccate nei mercatini. Questa pratica contribuisce alla riduzione delle popolazioni marine e impoverisce l’ambiente naturale.</p>



<p class="p1">Gli esperti ricordano inoltre che toccare continuamente questi animali può danneggiare il loro rivestimento esterno, rendendoli più vulnerabili a infezioni e malattie. In diversi Paesi sono già in vigore restrizioni e divieti specifici contro il prelievo di fauna marina.</p>



<p class="p3"><strong>Educare al rispetto del mare</strong></p>



<p class="p1">La tutela delle stelle marine passa soprattutto dall’educazione ambientale. Fotografarle nel loro habitat naturale, osservarle senza disturbarle e spiegare ai più giovani l’importanza della biodiversità sono azioni semplici ma fondamentali.</p>



<p class="p1">Il mare non è un negozio di souvenir, ma un ecosistema vivo e delicato. Lasciare una stella marina dove si trova significa contribuire alla salute dei fondali e rispettare il ciclo naturale della vita marina.</p>
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		<title>Istrice, tutto quello che c’è da sapere sull’animale notturno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/istrice-tutto-quello-che-ce-da-sapere-sullanimale-notturno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 08:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[fauna italiana]]></category>
		<category><![CDATA[istrice]]></category>
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<p class="p1">L’istrice è uno degli animali selvatici più riconoscibili della fauna italiana, grazie ai lunghi aculei che lo ricoprono e che utilizza come principale sistema di difesa. Si tratta di un roditore appartenente alla specie istrice, diffuso soprattutto nelle aree centro-meridionali della penisola e in progressiva espansione anche verso il Nord.</p>



<p class="p1">Contrariamente a quanto spesso si pensa, l’istrice non “scaglia” i suoi aculei: li utilizza invece come deterrente, sollevandoli e scuotendoli quando si sente minacciato. In caso di contatto ravvicinato può colpire all’indietro con movimenti rapidi della coda, provocando punture dolorose ma non letali.</p>



<p class="p1">L’animale è principalmente notturno e trascorre le ore diurne nascosto in tane scavate nel terreno o in rifugi naturali. È un erbivoro: si nutre di radici, tuberi, frutta, corteccia e talvolta colture agricole, motivo per cui in alcune aree può entrare in conflitto con le attività umane.</p>



<p class="p1">La presenza dell’istrice in Italia è storicamente consolidata, soprattutto nelle regioni del Centro e Sud, ma negli ultimi decenni gli avvistamenti sono aumentati anche in zone collinari e pianeggianti del Nord, segno di una capacità di adattamento elevata.</p>



<p class="p1">Dal punto di vista ecologico, l’istrice svolge un ruolo importante nella dispersione dei semi e nel rimescolamento del suolo grazie alle sue abitudini di scavo. Tuttavia, la frammentazione degli habitat e gli incidenti stradali rappresentano tra le principali minacce alla specie.</p>



<p class="p1">L’istrice è tutelato dalla normativa europea e nazionale sulla fauna selvatica, che ne vieta la cattura e l’uccisione. Nonostante ciò, la convivenza con l’uomo può risultare complessa in alcune aree agricole, dove vengono adottate misure di prevenzione non letali.</p>



<p class="p1">In caso di avvistamento, gli esperti raccomandano di non avvicinarsi e di non tentare alcun contatto. L’animale tende infatti a evitare l’uomo e a fuggire se non disturbato.</p>



<p class="p1">Considerato un simbolo della fauna selvatica mediterranea, l’istrice è oggi sempre più presente anche in contesti vicini ai centri abitati, segno di un lento ma costante adattamento ai cambiamenti del territorio.</p>
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		<title>Il cane lupo cecoslovacco: tra natura selvatica e domesticazione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-cane-lupo-cecoslovacco-tra-natura-selvatica-e-domesticazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 14:23:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Cane Lupo Cecoslovacco]]></category>
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<p>A prima vista sembra un lupo. Nei movimenti, nello sguardo e nella postura conserva qualcosa di antico, quasi intatto. Eppure il Cane Lupo Cecoslovacco è il risultato di uno dei più affascinanti esperimenti di ibridazione del XX secolo, nato dall’incontro tra il pastore tedesco e il lupo dei Carpazi.</p>



<p>La sua storia inizia negli anni ’50 nell’allora Cecoslovacchia, quando venne avviato un programma scientifico con l’obiettivo di unire la resistenza e l’istinto del lupo alla docilità e alla capacità operativa del cane domestico. Dopo anni di selezioni e studi comportamentali, nacque una razza ufficialmente riconosciuta, pensata inizialmente per compiti militari e di pattugliamento.</p>



<p>Il risultato è un animale che sfida le categorie tradizionali: fortemente legato alla struttura sociale del branco, dotato di grande resistenza fisica e di una comunicazione corporea complessa, il Cane Lupo Cecoslovacco mantiene tratti comportamentali tipici dei canidi selvatici, pur essendo capace di instaurare un legame profondo con l’essere umano.</p>



<p>Il suo linguaggio è fatto di sfumature. Non è un cane che risponde alla leadership in modo immediato o meccanico: osserva, valuta, apprende per imitazione. Questa caratteristica lo rende estremamente sensibile all’ambiente e alle dinamiche relazionali, ma anche impegnativo da comprendere e gestire.</p>



<p>Nel suo habitat domestico ideale richiede spazi ampi, stimoli continui e una struttura relazionale stabile. La mancanza di attività o una gestione incoerente possono facilmente tradursi in comportamenti problematici, non per aggressività innata, ma per la forte componente istintiva che ancora lo lega al mondo selvatico.</p>



<p>Oggi la razza è diffusa in diversi paesi europei, ma rimane relativamente rara e spesso fraintesa. Più che un animale da compagnia nel senso tradizionale, il Cane Lupo Cecoslovacco rappresenta un ponte evolutivo: un frammento di natura selvatica che convive con l’uomo, ricordando quanto sottile possa essere il confine tra domesticazione e istinto.</p>



<p>In lui sopravvive un equilibrio delicato, dove la selezione umana ha modellato la forma, ma non ha mai completamente cancellato l’eredità del lupo.</p>
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		<title>Lontra: la specie semi-acquatica simbolo dei fiumi del Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lontra-la-specie-semi-acquatica-simbolo-dei-fiumi-del-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 14:26:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[lontra]]></category>
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					<description><![CDATA[La lontra è uno dei mammiferi selvatici più affascinanti presenti in Italia e rappresenta una specie chiave per l’equilibrio degli ecosistemi fluviali. Nel territorio del Cilento, in Campania, la sua [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong>lontra</strong> è uno dei mammiferi selvatici più affascinanti presenti in Italia e rappresenta una specie chiave per l’equilibrio degli ecosistemi fluviali. Nel territorio del Cilento, in Campania, la sua presenza è oggi considerata un indicatore importante della qualità ambientale dei corsi d’acqua del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un predatore legato all’acqua pulita</h3>



<p>La lontra è un mammifero semi-acquatico appartenente alla famiglia dei mustelidi. Vive lungo fiumi, torrenti e zone umide, dove trova rifugio e cibo. La sua sopravvivenza è strettamente legata alla presenza di acque pulite e alla disponibilità di fauna ittica.</p>



<p>Nel Cilento, gli ambienti fluviali come quelli del <strong>Bussento</strong>, dell’<strong>Alento</strong> e di altri corsi d’acqua secondari offrono habitat potenzialmente idonei alla specie, grazie alla presenza di vegetazione ripariale e tratti ancora poco urbanizzati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Caratteristiche e comportamento</h3>



<p>La lontra è un animale estremamente adattato alla vita acquatica: il corpo allungato, le zampe palmate e il pelo folto e impermeabile le permettono di nuotare con agilità anche in acque fredde o turbolente.</p>



<p>È un predatore opportunista e si nutre principalmente di pesci, ma anche di anfibi, crostacei e piccoli invertebrati. È un animale generalmente elusivo, attivo soprattutto nelle ore crepuscolari e notturne, caratteristica che ne rende difficile l’osservazione diretta.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Presenza e conservazione in Italia</h3>



<p>In Italia la lontra ha subito un forte declino nel corso del XX secolo a causa della perdita di habitat, dell’inquinamento e della persecuzione diretta. Oggi la specie è protetta e oggetto di programmi di conservazione e monitoraggio.</p>



<p>La sua presenza nel Sud Italia, compresa l’area cilentana, è considerata significativa dal punto di vista conservazionistico, perché testimonia la persistenza di habitat fluviali ancora relativamente integri.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il ruolo ecologico nel Cilento</h3>



<p>Nel contesto del Cilento, la lontra svolge un ruolo importante come predatore apicale degli ecosistemi fluviali. Regola le popolazioni di pesci e contribuisce all’equilibrio biologico dei corsi d’acqua.</p>



<p>La sua presenza è spesso interpretata dagli studiosi come un “bioindicatore”: dove vive la lontra, l’ecosistema fluviale tende a essere meno inquinato e più equilibrato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Minacce e tutela</h3>



<p>Nonostante i segnali di presenza, la lontra resta una specie vulnerabile. Le principali minacce includono la frammentazione degli habitat, il traffico veicolare nei pressi dei fiumi e la qualità delle acque, che può essere compromessa da scarichi agricoli o urbani.</p>



<p>Per questo motivo, la tutela dei corsi d’acqua e la continuità ecologica tra gli habitat sono elementi fondamentali per la sua sopravvivenza a lungo termine.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un animale simbolo della biodiversità</h3>



<p>La lontra rappresenta oggi uno degli animali simbolo della rinascita della fauna selvatica nei fiumi del Sud Italia. La sua presenza nel Cilento non è solo un dato naturalistico, ma anche un segnale del valore ecologico di un territorio che conserva ancora importanti aree naturali.</p>



<p>Preservarne l’habitat significa proteggere non solo una specie, ma l’intero equilibrio degli ecosistemi fluviali.</p>
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