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	<title>Animali Selvatici | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Animali: dal ghiro alla marmotta, ecco chi va in letargo per superare l’inverno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 13:11:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">Quando le temperature si abbassano e il cibo diventa più difficile da trovare, alcuni animali affrontano l’inverno entrando in uno stato di profondo risparmio energetico. Tra i protagonisti di questa strategia ci sono ghiri, marmotte, ricci e pipistrelli, ma anche rettili e anfibi adottano forme di torpore per superare i mesi più freddi. Il letargo, tuttavia, non è uguale per tutti e non coincide semplicemente con un lungo sonno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno interessa soprattutto alcune specie di mammiferi, che riducono sensibilmente il metabolismo e, nei casi di ibernazione più profonda, la temperatura corporea, la frequenza cardiaca e la respirazione. Questi cambiamenti consentono di consumare meno energia e utilizzare le riserve accumulate prima dell&#8217;inverno. Secondo le spiegazioni scientifiche raccolte dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), il rallentamento delle funzioni fisiologiche è una delle strategie evolutive con cui gli animali affrontano condizioni ambientali sfavorevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>IL GHIRO E LA MARMOTTA, CAMPIONI DEL LETARGO</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli animali più rappresentativi c&#8217;è il ghiro, piccolo roditore notturno diffuso anche in Italia. Durante la stagione fredda si rifugia in cavità degli alberi, tane o altri ripari protetti, dove può trascorrere diversi mesi in letargo. Per affrontare questo periodo accumula riserve di grasso durante la bella stagione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la marmotta, tipica delle aree montane, trascorre l&#8217;inverno in tane sotterranee. Il suo metabolismo rallenta drasticamente e la temperatura corporea diminuisce, consentendole di limitare il consumo delle riserve energetiche fino al ritorno di condizioni più favorevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro esempio è il riccio europeo, che durante i mesi freddi può entrare in letargo, soprattutto nelle regioni in cui le basse temperature e la ridotta disponibilità di insetti rendono difficile alimentarsi. Prima di questo periodo deve accumulare sufficienti riserve di grasso, indispensabili per sopravvivere fino alla primavera.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>PIPISTRELLI E PICCOLI MAMMIFERI</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Molte specie di pipistrelli affrontano l&#8217;inverno entrando in ibernazione, spesso in grotte, cavità naturali o altri rifugi caratterizzati da condizioni relativamente stabili. La riduzione dell&#8217;attività metabolica permette loro di superare i periodi in cui gli insetti, principale fonte di alimento per numerose specie, sono poco disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche alcuni criceti e altri piccoli roditori sono capaci di entrare in stati di torpore prolungato. Il comportamento, la durata e l&#8217;intensità del fenomeno variano però secondo la specie e le condizioni ambientali: non tutti gli animali che rallentano la propria attività attraversano un vero letargo stagionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E GLI ORSI? NON DORMONO PER TUTTO L&#8217;INVERNO</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;immaginario comune il letargo è associato soprattutto all&#8217;orso. La realtà biologica è più articolata: l&#8217;orso bruno attraversa un periodo di torpore invernale durante il quale riduce l&#8217;attività e il consumo energetico, ma la sua temperatura corporea diminuisce meno drasticamente rispetto a quella dei piccoli mammiferi che praticano un&#8217;ibernazione profonda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;animale può trascorrere settimane o mesi nella tana senza alimentarsi, utilizzando le riserve di grasso accumulate in precedenza. Una ricerca condotta dall&#8217;Università di Padova e dall&#8217;Istituto Veneto di Medicina Molecolare, pubblicata nel gennaio 2025 e rilanciata dall&#8217;ANSA, ha inoltre approfondito i meccanismi molecolari che consentono agli orsi bruni di preservare la massa muscolare durante l&#8217;inattività prolungata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo, in ambito scientifico è importante distinguere il torpore invernale dell&#8217;orso dall&#8217;ibernazione profonda di altre specie, anche se nel linguaggio comune entrambi i fenomeni vengono spesso chiamati letargo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>RETTILI E ANFIBI, IL TORPORE AL FREDDO</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sono soltanto i mammiferi a ridurre la propria attività durante l&#8217;inverno. Serpenti, lucertole e tartarughe possono attraversare periodi di forte inattività quando le temperature scendono. Negli animali ectotermi, che dipendono in larga misura dall&#8217;ambiente esterno per regolare la temperatura corporea, il freddo rallenta i processi fisiologici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per rettili e anfibi si parla spesso di brumazione o, più in generale, di torpore invernale, anziché di ibernazione nel senso più stretto utilizzato per alcuni mammiferi. Le modalità cambiano secondo la specie: alcuni animali si rifugiano nel terreno, altri trovano riparo tra le rocce, sotto tronchi o nei fondali di stagni e corsi d&#8217;acqua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli anfibi italiani, tritoni, salamandre e alcune specie di rane possono superare la stagione fredda in rifugi protetti o in ambienti acquatici adatti. La capacità di resistere alle basse temperature dipende dagli adattamenti fisiologici di ciascuna specie e dalle condizioni del luogo in cui vive.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ANCHE CHIOCCIOLE E INSETTI RALLENTANO L&#8217;ATTIVITÀ</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il freddo e la scarsità di risorse possono indurre strategie di sopravvivenza anche in numerosi invertebrati. Le chiocciole, per esempio, possono ritirarsi nel guscio e ridurre l&#8217;attività durante i periodi freddi o particolarmente secchi. Molti insetti superano invece le stagioni sfavorevoli attraverso la diapausa, uno stato di sviluppo e attività fisiologica sospesa o rallentata, che non va confuso automaticamente con il letargo dei mammiferi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono anche animali che adottano strategie analoghe durante l&#8217;estate. Nei climi caldi e aridi, alcune specie entrano in estivazione per affrontare la siccità e la mancanza d&#8217;acqua. Il principio è simile: limitare il dispendio energetico e idrico fino al ritorno di condizioni più favorevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>NON DISTURBARE GLI ANIMALI IN LETARGO</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il letargo è una fase delicata del ciclo biologico. Un risveglio anticipato può comportare un consumo significativo di energia, soprattutto per le specie che dipendono dalle riserve di grasso accumulate in autunno. Disturbare pipistrelli nelle grotte o ricci nei loro rifugi può quindi compromettere la loro sopravvivenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La regola, per chi frequenta boschi, grotte e ambienti naturali durante l&#8217;inverno, è evitare di toccare gli animali, spostare i loro ripari o illuminarli ripetutamente. La protezione degli habitat e la tranquillità dei rifugi sono condizioni importanti perché possano superare la stagione fredda.</p>
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		<title>Ascea, luci a misura di tartaruga: così il Cilento protegge i nidi di Caretta caretta</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ascea-luci-a-misura-di-tartaruga-cosi-il-cilento-protegge-i-nidi-di-caretta-caretta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 17:07:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Ascea]]></category>
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					<description><![CDATA[Meno inquinamento luminoso per salvare le tartarughe marine e proteggere uno dei principali siti di nidificazione della Campania. Ad Ascea, lungo il tratto costiero della Scogliera, sarà inaugurato giovedì 22 [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Meno inquinamento luminoso per salvare le tartarughe marine e proteggere uno dei principali siti di nidificazione della Campania. Ad Ascea, lungo il tratto costiero della Scogliera, sarà inaugurato giovedì 22 ottobre, alle 11.30, un nuovo impianto di illuminazione progettato per ridurre l&#8217;impatto delle luci artificiali sull&#8217;habitat della <em>Caretta caretta</em>, conciliando la tutela della biodiversità con la sicurezza e la fruibilità degli spazi pubblici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La giornata sarà accompagnata dal rilascio in mare di due tartarughe marine, Tonino e Mattiele, curate e riabilitate presso il Turtle Point della Stazione Zoologica Anton Dohrn. Entrambi gli esemplari saranno dotati di trasmettitori satellitari, che consentiranno di monitorarne gli spostamenti e raccogliere nuove informazioni sulle rotte migratorie della specie nel Mediterraneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intervento rientra nel progetto LIFE TURTLENEST, coordinato da Legambiente e finanziato dal programma LIFE dell&#8217;Unione europea, con la Stazione Zoologica Anton Dohrn come referente scientifico e la Regione Campania come partner istituzionale. La realizzazione è stata resa possibile dalla collaborazione del Comune di Ascea, che dal 2015 sostiene il monitoraggio e la tutela delle nidificazioni lungo il litorale, e dal contributo del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Parco ha finanziato anche il rifacimento della pista ciclopedonale adiacente alla spiaggia e affianca da anni la Stazione Zoologica nelle attività di conservazione della specie in Cilento, un&#8217;area di rilievo per la riproduzione della tartaruga marina nel Mediterraneo occidentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso di mitigazione dell&#8217;inquinamento luminoso è iniziato durante l&#8217;estate con la sostituzione dei corpi illuminanti delle strutture balneari e delle attività turistiche della Scogliera. Successivamente, l&#8217;intervento ha interessato anche l&#8217;illuminazione stradale e la nuova pista ciclopedonale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto illuminotecnico, ideato da Chiara Carucci di Noctua, prevede l&#8217;utilizzo di luci con una temperatura di colore di 2.700 kelvin, intensità regolata e orientamento studiato per limitare la dispersione luminosa verso la spiaggia e il mare. L&#8217;obiettivo è garantire la fruibilità degli spazi pubblici riducendo, al contempo, le interferenze con gli ecosistemi costieri e gli sprechi energetici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;inquinamento luminoso rappresenta una pressione ambientale spesso sottovalutata. L&#8217;eccesso di luce artificiale durante la notte può alterare i cicli biologici di numerose specie, interferendo con l&#8217;orientamento, l&#8217;alimentazione, la riproduzione e la migrazione. Le tartarughe marine sono particolarmente vulnerabili: dopo la schiusa, i piccoli utilizzano la luminosità naturale dell&#8217;orizzonte marino per raggiungere l&#8217;acqua. Le luci artificiali possono disorientarli e spingerli verso l&#8217;entroterra, aumentando il rischio di disidratazione, esaurimento e predazione. Anche le femmine adulte possono subire interferenze durante la ricerca dei luoghi in cui deporre le uova.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/10/4ff231d5-d12a-4a3c-8347-1daccecc3b1d-724x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-264481" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/10/4ff231d5-d12a-4a3c-8347-1daccecc3b1d-724x1024.jpeg 724w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/10/4ff231d5-d12a-4a3c-8347-1daccecc3b1d-212x300.jpeg 212w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/10/4ff231d5-d12a-4a3c-8347-1daccecc3b1d-1086x1536.jpeg 1086w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/10/4ff231d5-d12a-4a3c-8347-1daccecc3b1d-768x1086.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/10/4ff231d5-d12a-4a3c-8347-1daccecc3b1d.jpeg 1131w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">«La tutela degli animali e la salvaguardia della biodiversità sono due facce della stessa responsabilità: rispettare gli equilibri naturali e proteggere la ricchezza della vita in tutte le sue forme. Le tartarughe marine che scelgono le nostre coste per nidificare sono un simbolo prezioso di questo patrimonio, ma anche una specie vulnerabile, che ha bisogno di interventi concreti per essere protetta. Ridurre l’inquinamento luminoso significa tutelare gli animali e, allo stesso tempo, preservare gli ecosistemi costieri, dimostrando che è possibile conciliare le esigenze delle comunità con quelle della natura. Come istituzioni abbiamo il dovere di trasformare questi principi in azioni, sostenendo progetti che mettano insieme conoscenza scientifica, attenzione al benessere animale e rispetto dell’ambiente. L’esperienza di Ascea va proprio in questa direzione: prendersi cura delle tartarughe marine significa proteggere la biodiversità e custodire un patrimonio naturale che appartiene a tutti. Non possiamo chiedere alla natura di adattarsi continuamente alle nostre esigenze: dobbiamo essere noi a imparare a convivere con essa, con responsabilità e rispetto», dichiara l’assessore regionale Fiorella Zabatta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sindaco di Ascea, Stefano Sansone: «La presenza delle tartarughe marine lungo il nostro litorale rappresenta un patrimonio naturale che abbiamo il dovere di tutelare. Con questo intervento compiamo un passo concreto, adeguando l&#8217;illuminazione pubblica alle esigenze di protezione della specie e conciliando la salvaguardia ambientale con la sicurezza e la fruibilità degli spazi pubblici. È un esempio di come la sostenibilità debba tradursi in scelte amministrative e interventi sul territorio. Un risultato reso possibile dalla collaborazione tra istituzioni, mondo della ricerca e associazioni, che ringrazio per il lavoro svolto», dichiara Stefano Sansone, Sindaco di Ascea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;iniziativa viene indicata da Legambiente come un risultato significativo del progetto LIFE TURTLENEST e come un possibile modello da replicare in altri territori costieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Siamo particolarmente orgogliosi dell’intervento realizzato ad Ascea che rappresenta un risultato significativo del progetto LIFE Turtlenest &#8211; dichiara Stefano Di Marco, Project Manager del progetto e Coordinatore dell’Ufficio Progetti di Legambiente. &#8211; Abbiamo voluto affrontare in modo concreto una delle pressioni ambientali meno percepite ma più insidiose per la fauna costiera: l’inquinamento luminoso. Grazie all’impiego di tecnologie mirate è stato possibile ridurre l’impatto dell’illuminazione artificiale senza compromettere la fruibilità e la sicurezza degli spazi pubblici. Questa esperienza dimostra che la tutela della biodiversità può essere integrata efficacemente nella pianificazione urbana e nella gestione delle aree costiere. Il nostro auspicio è che Ascea diventi un caso pilota capace di ispirare analoghi interventi lungo le coste italiane e mediterranee. »</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Stazione Zoologica Anton Dohrn evidenzia il ruolo della Campania nella nidificazione della <em>Caretta caretta</em> e l&#8217;importanza di interventi mirati per proteggere le spiagge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">« Le attività di monitoraggio svolte negli ultimi anni confermano che la Campania riveste un ruolo sempre più rilevante per la nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta nel Mediterraneo occidentale &#8211; dichiara la dott.ssa Sandra Hoscheid della Stazione Zoologica Anton Dohrn. &#8211; In questo contesto, la riduzione dell’inquinamento luminoso rappresenta una misura di conservazione strategica, basata su solide evidenze scientifiche, poiché contribuisce a rendere gli ambienti costieri più idonei sia alla deposizione delle uova da parte delle femmine sia al corretto orientamento dei piccoli verso il mare. L’intervento di Ascea testimonia come ricerca scientifica, amministrazioni pubbliche e soggetti del territorio possano collaborare efficacemente per trasformare le conoscenze scientifiche in azioni concrete di tutela.».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni sostiene l&#8217;importanza di ridurre le pressioni antropiche sugli habitat costieri, alla luce della presenza sempre più frequente di nidi lungo le spiagge cilentane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La conservazione del patrimonio naturale passa anche attraverso interventi mirati che migliorano la qualità degli habitat e riducono le pressioni di origine antropica &#8211; dichiara il dott. Gregorio Romano, Direttore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. &#8211; La mitigazione dell’inquinamento luminoso lungo il litorale di Ascea costituisce un’importante azione di gestione del territorio, pienamente coerente con gli obiettivi di tutela del Parco. La presenza sempre più frequente di nidi di tartaruga marina sulle spiagge cilentane ci richiama a una responsabilità crescente nella salvaguardia di questi ecosistemi. Per questo guardiamo con favore a iniziative come questa, che rafforzano la capacità del territorio di accogliere e proteggere una delle specie più emblematiche del Mediterraneo».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Due tartarughe tornano in mare con il satellite</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Protagonisti della giornata saranno Tonino e Mattiele, due esemplari che hanno completato il percorso di cura presso il Turtle Point della Stazione Zoologica Anton Dohrn.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tonino, giovane maschio con una lunghezza del carapace di circa 70 centimetri, era stato recuperato a Filicudi dall&#8217;associazione Filicudi Wildlife Conservation. Presentava un amo ingerito e una lenza che fuoriusciva dalla bocca. Dopo un lungo percorso terapeutico e riabilitativo, è pronto a tornare in mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mattiele, con una lunghezza del carapace di circa 62 centimetri, è stata recuperata all&#8217;inizio dell&#8217;estate nelle acque di Ventotene, grazie alla collaborazione con l&#8217;Area Marina Protetta dell&#8217;isola. Anche questo esemplare aveva ingerito un amo da pesca, ma la lesione meno grave ha consentito un recupero più rapido.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I trasmettitori satellitari permetteranno di seguire gli spostamenti dei due animali e acquisire dati sulle rotte migratorie, contribuendo a migliorare le conoscenze scientifiche e a pianificare interventi di conservazione più efficaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla realizzazione dell&#8217;impianto hanno collaborato Castaldi, per l&#8217;ottimizzazione attraverso la dimmerazione differenziata prevista dal progetto, e Velia Elettro Impianti, impegnata nelle fasi di test e realizzazione.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fauna: salvato un moscardino nell’Oasi di Persano, trovato lungo il sentiero degli osservatori</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/fauna-salvato-un-moscardino-nelloasi-di-persano-trovato-lungo-il-sentiero-degli-osservatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 05:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[Un piccolo moscardino è stato recuperato nell’Oasi di Persano, dopo essere stato trovato lungo il sentiero che conduce agli osservatori dell’area naturalistica. A intervenire sono stati i volontari e amici [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph">Un piccolo moscardino è stato recuperato nell’Oasi di Persano, dopo essere stato trovato lungo il sentiero che conduce agli osservatori dell’area naturalistica.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">A intervenire sono stati i volontari e amici dell’oasi Giuseppe Inpemba e Giovanni Gianni Nigro, che hanno soccorso il piccolo roditore. Secondo una prima ipotesi, il forte vento dei giorni scorsi potrebbe aver distrutto il suo rifugio, facendolo cadere dalla vegetazione che lo proteggeva.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Il giorno successivo, il collaboratore dell’oasi Alfio Giannotti e il direttore Remigio Lenza hanno provveduto a sistemare l’animale in una nuova casetta, offrendogli un riparo sicuro.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Animali selvatici in Campania, 5 luoghi dove osservare la fauna senza disturbarla</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/animali-selvatici-in-campania-5-luoghi-dove-osservare-la-fauna-senza-disturbarla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 13:54:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[animali selvatici da vedere in campania]]></category>
		<category><![CDATA[fauna selvatica]]></category>
		<category><![CDATA[lontra]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal cratere degli Astroni al lago di Conza, passando per il Cilento e il Matese: oasi, zone umide e parchi naturali offrono occasioni per conoscere la biodiversità regionale. Binocolo, silenzio [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dal cratere degli Astroni al lago di Conza, passando per il Cilento e il Matese: oasi, zone umide e parchi naturali offrono occasioni per conoscere la biodiversità regionale. Binocolo, silenzio e rispetto delle regole sono fondamentali</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dai rapaci che sorvolano le montagne agli uccelli acquatici che frequentano laghi e zone umide, fino ai mammiferi più elusivi che vivono nei boschi: la Campania custodisce ambienti naturali diversi, nei quali è possibile conoscere la fauna selvatica senza allontanarla dal suo habitat.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sempre, però, osservare un animale significa riuscire a vederlo da vicino. Molte specie sono schive, hanno abitudini notturne o si muovono in territori estesi. Per questo, più che inseguire un avvistamento, il modo migliore per avvicinarsi alla natura è scegliere aree adatte, seguire i percorsi autorizzati e imparare a riconoscere anche le tracce della presenza animale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni alle oasi del WWF, ecco cinque luoghi in Campania dove scoprire la fauna e il valore degli ecosistemi che la ospitano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cratere degli Astroni, un&#8217;oasi naturale alle porte di Napoli</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A pochi chilometri dal centro di Napoli, il Cratere degli Astroni è un&#8217;area naturale protetta di origine vulcanica che offre un ambiente particolare, caratterizzato da boschi, specchi d&#8217;acqua e una vegetazione influenzata dalla conformazione del cratere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;oasi, gestita dal WWF, è interessante soprattutto per chi desidera avvicinarsi all&#8217;osservazione degli uccelli e alla biodiversità forestale senza allontanarsi dall&#8217;area metropolitana. Secondo le informazioni pubblicate dal WWF Napoli, nell&#8217;area sono presenti oltre 130 specie di avifauna. Tra gli animali che possono frequentare l&#8217;ambiente figurano anche la volpe, piccoli mammiferi, anfibi e numerose specie di invertebrati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il paesaggio cambia con le stagioni: durante l&#8217;autunno il sottobosco si arricchisce di colori, mentre la presenza degli specchi d&#8217;acqua contribuisce a creare condizioni favorevoli per diverse forme di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per una visita orientata all&#8217;osservazione naturalistica è consigliabile procedere lentamente, fermarsi nei punti consentiti e prestare attenzione ai suoni del bosco. Un binocolo può aiutare a osservare gli uccelli senza avvicinarsi eccessivamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Oasi WWF di Serre Persano, alla scoperta della lontra e degli uccelli acquatici</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i territori di Serre e Campagna, in provincia di Salerno, l&#8217;Oasi WWF di Serre Persano si estende per circa 110 ettari ed è inserita in un&#8217;area protetta di particolare interesse naturalistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il paesaggio è dominato dal bacino del Sele, dai canneti, dai prati umidi e dal bosco ripariale. La varietà degli ambienti favorisce la presenza di numerose specie, soprattutto uccelli acquatici. Il WWF segnala 184 specie di uccelli censite nell&#8217;oasi e nelle aree immediatamente circostanti, con una parte che vi nidifica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La specie simbolo dell&#8217;area è la lontra, mammifero legato agli ambienti d&#8217;acqua dolce e particolarmente elusivo. La sua presenza rappresenta un indicatore importante per la conservazione degli ecosistemi fluviali, ma non significa che sia facile avvistarla durante una normale visita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il pubblico sono previste visite guidate su prenotazione, mentre per gruppi organizzati e scolaresche possono essere concordate modalità specifiche. Per gli orari contattare l&#8217;Oasi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Lago di Conza, una zona umida preziosa per gli uccelli</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In Alta Irpinia, in provincia di Avellino, l&#8217;Oasi WWF del Lago di Conza è una delle aree umide più importanti della Campania per l&#8217;osservazione dell&#8217;avifauna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo le informazioni pubblicate dall&#8217;oasi, sono state censite oltre 140 specie di uccelli. Tra quelle segnalate figurano il falco pescatore, l&#8217;airone rosso, la nitticora, il tarabuso e diverse specie di anatre e altri uccelli acquatici. La presenza delle specie varia in base alla stagione, alle condizioni ambientali e ai periodi di migrazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lago e le aree circostanti costituiscono inoltre un habitat per la lontra e per altri mammiferi, tra cui volpi, tassi e faine, oltre a numerosi anfibi e rettili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più interessanti è la possibilità di osservare la fauna senza cercare un contatto diretto con gli animali. Le zone umide sono ambienti dinamici, frequentati da specie diverse durante l&#8217;anno: per questo anche una visita senza avvistamenti eccezionali può diventare un&#8217;occasione per comprendere i ritmi della natura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per maggiori info contattare l&#8217;oasi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. Il Matese, tra boschi, laghi e rapaci</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le montagne del Matese, al confine tra Campania e Molise, boschi, faggete, pareti rocciose e ambienti lacustri costituiscono un mosaico di habitat favorevole a numerose specie selvatiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Parco Regionale del Matese segnala una particolare ricchezza di avifauna. Nell&#8217;area del lago Matese è possibile incontrare, a seconda dei periodi, l&#8217;airone cenerino, mentre sulle quote più elevate possono essere osservati rapaci come il falco pellegrino, il nibbio reale e il lanario. Il parco segnala inoltre la presenza dell&#8217;aquila e di diverse altre specie di uccelli legate agli ambienti montani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il territorio è adatto a chi vuole abbinare un&#8217;escursione alla scoperta della fauna, scegliendo itinerari compatibili con il proprio livello di preparazione. Nei boschi e lungo i sentieri è importante prestare attenzione ai segnali della presenza animale, senza uscire dai percorsi per avvicinarsi a tane, nidi o eventuali cuccioli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per osservare i rapaci è preferibile utilizzare un binocolo e mantenere una distanza adeguata. Gli avvistamenti non sono garantiti e dipendono da numerosi fattori, tra cui meteo, stagione e attività degli animali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima dell&#8217;escursione è opportuno controllare le condizioni dei sentieri, le previsioni meteorologiche e le eventuali limitazioni di accesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>5. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, alla ricerca delle tracce della fauna appenninica</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Cilento offre una grande varietà di ambienti, dalle coste alle montagne dell&#8217;entroterra, con boschi, vallate e corsi d&#8217;acqua che ospitano una fauna ricca e diversificata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le specie più significative figurano la lontra, il lupo appenninico e il gatto selvatico. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha documentato la presenza di entrambe attraverso immagini raccolte con fototrappole nell&#8217;ambito di progetti di monitoraggio della biodiversità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Si tratta di animali difficili da osservare direttamente. </strong>Il lupo può percorrere grandi distanze e tende a evitare il contatto con le persone, mentre il gatto selvatico è particolarmente schivo. Per questo, nel caso di queste specie, conoscere la fauna significa spesso imparare a riconoscere le caratteristiche degli habitat e comprendere il lavoro svolto dai ricercatori per monitorarne la presenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il parco offre numerosi ambienti da esplorare attraverso itinerari escursionistici, ma non tutti i sentieri sono ugualmente adatti all&#8217;osservazione naturalistica. Per scegliere un percorso è utile rivolgersi agli uffici del parco, alle guide ambientali escursionistiche e ai centri visita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo non deve essere inseguire gli animali, ma scoprire come vivono, quali ambienti frequentano e perché la loro conservazione dipende anche dal rispetto delle attività umane e degli equilibri naturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come osservare gli animali senza disturbarli</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualunque sia la destinazione scelta, alcune regole valgono in ogni ambiente naturale. La prima è mantenere le distanze: avvicinarsi troppo può indurre un animale a fuggire, interrompere l&#8217;alimentazione o abbandonare temporaneamente un rifugio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È inoltre importante non offrire cibo alla fauna selvatica, non richiamare gli animali con versi o richiami registrati e non utilizzare flash a breve distanza. Nidi, tane e cuccioli non devono essere toccati né avvicinati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il silenzio aiuta a percepire la presenza degli animali, mentre binocolo e teleobiettivo consentono di osservarli senza invadere il loro spazio. Anche cani e altri animali domestici devono essere gestiti secondo le regole dell&#8217;area protetta, utilizzando il guinzaglio quando previsto e senza consentire loro di inseguire la fauna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se si incontra un animale apparentemente ferito o in difficoltà, è preferibile non manipolarlo e contattare il personale dell&#8217;area protetta o i servizi competenti.</p>
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		<item>
		<title>Marina di Camerota, un incontro per conoscere e proteggere i cetacei</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/marina-di-camerota-un-incontro-per-conoscere-e-proteggere-i-cetacei-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 18:07:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Conoscere i cetacei che popolano le acque del Cilento e imparare ad avvicinarli senza interferire con il loro habitat. È l’obiettivo dell’incontro in programma sabato 10 ottobre, alle ore 17, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Conoscere i cetacei che popolano le acque del Cilento e imparare ad avvicinarli senza interferire con il loro habitat. È l’obiettivo dell’incontro in programma sabato 10 ottobre, alle ore 17, al Villaggio Camping dell’Isola di Marina di Camerota, in via delle Sirene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’appuntamento sarà dedicato alla tutela dei mammiferi marini e, in particolare, ai comportamenti da adottare quando si incontra un delfino o un altro cetaceo durante la navigazione. L’iniziativa è aperta a cittadini, pescatori, diportisti, operatori nautici e turistici, associazioni e, più in generale, a quanti vivono il mare per lavoro o per passione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso dell’incontro saranno illustrate le specie presenti nelle acque del Cilento, il ruolo che svolgono nell’ecosistema e le principali minacce alle quali sono esposte. Una parte dell’approfondimento sarà dedicata alle modalità corrette di osservazione degli animali in mare e ai criteri utili per riconoscere le attività di whale watching condotte nel rispetto dell’ambiente e della fauna marina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro dell’appuntamento anche il Codice di buona condotta per l’osservazione responsabile dei cetacei e le misure di tutela previste nell’ambito dell’Accordo ACCOBAMS.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa rientra nelle attività sostenute dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per la gestione e la promozione del marchio High Quality Whale-Watching®&#xfe0f;. A Marina di Camerota l’appuntamento è organizzato grazie alla collaborazione con Camerota Sea Academy, Cilento a Vela e Camerota Yachting Service.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’evento ha inoltre ottenuto il patrocinio del Comune di Camerota, del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e delle Capitanerie di Porto. L’obiettivo è accrescere la consapevolezza sul patrimonio naturalistico presente lungo la costa cilentana e promuovere comportamenti capaci di conciliare la fruizione del mare con la protezione delle specie che lo abitano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro si terrà sabato 10 ottobre alle ore 17 al Villaggio Camping dell’Isola, in via delle Sirene 42, a Marina di Camerota.</p>
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		<title>Dai cani agli elefanti, fino al polpo: quanto sono intelligenti gli animali?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dai-cani-agli-elefanti-fino-al-polpo-quanto-sono-intelligenti-gli-animali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 12:48:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione animale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza animale]]></category>
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					<description><![CDATA[Risolvono problemi, imparano dall’esperienza, ricordano luoghi e individui e, in alcuni casi, riescono a modificare il proprio comportamento di fronte a situazioni nuove. L’intelligenza animale, però, non può essere misurata [...]]]></description>
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<p class="p1 wp-block-paragraph">Risolvono problemi, imparano dall’esperienza, ricordano luoghi e individui e, in alcuni casi, riescono a modificare il proprio comportamento di fronte a situazioni nuove. L’intelligenza animale, però, non può essere misurata con un’unica scala: specie diverse hanno sviluppato capacità cognitive differenti, legate all’ambiente in cui vivono e alle loro esigenze.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Tra gli animali più studiati ci sono i cani. La lunga convivenza con l’uomo ha favorito lo sviluppo di particolari capacità di comunicazione e apprendimento. Le ricerche hanno mostrato che i cani possono utilizzare segnali umani, come la direzione dello sguardo e dell’attenzione, per orientare il proprio comportamento e comprendere alcuni aspetti delle intenzioni delle persone.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Gli elefanti, invece, sono noti per capacità di memoria e apprendimento particolarmente sviluppate. La loro vita sociale e la necessità di muoversi in territori molto vasti hanno favorito abilità legate all’orientamento, al riconoscimento degli individui e alla gestione delle relazioni all’interno del gruppo.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Ma uno dei casi più sorprendenti arriva dal mondo degli invertebrati. Il polpo possiede un sistema nervoso molto diverso da quello dei vertebrati, ma è capace di apprendere e di affrontare problemi complessi. In laboratorio sono stati osservati comportamenti che indicano capacità di problem solving e una notevole flessibilità nell’adattarsi a situazioni differenti.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Proprio il polpo rappresenta per gli scienziati un caso particolarmente interessante: dimostra che capacità cognitive complesse possono comparire anche in animali molto lontani, dal punto di vista evolutivo, dall’uomo.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Per questo gli studiosi preferiscono parlare di <strong>diverse forme di intelligenza</strong> piuttosto che stabilire una classifica tra le specie. Orientarsi, ricordare, comunicare, collaborare, imparare o trovare una soluzione a un problema sono abilità che possono avere un peso diverso a seconda dell’animale e dell’ambiente.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Dai cani agli elefanti, fino al polpo, il mondo animale mostra dunque una varietà di capacità cognitive che continua a sorprendere la ricerca. E più che chiedersi quale animale sia il più intelligente, gli scienziati cercano di capire <strong>quanti modi diversi esistano per essere intelligenti</strong>.</p>
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		<title>San Francesco, dal 4 ottobre una nuova festa nazionale. Il WWF: «Tutelare anche il lupo»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/san-francesco-dal-4-ottobre-una-nuova-festa-nazionale-il-wwf-tutelare-anche-il-lupo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 11:50:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[lupo]]></category>
		<category><![CDATA[wwf]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 4 ottobre sarà celebrata per la prima volta la Festa nazionale di San Francesco d&#8217;Assisi, istituita nel 2025 con una legge dello Stato. La ricorrenza riporta al centro anche [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 4 ottobre sarà celebrata per la prima volta la Festa nazionale di San Francesco d&#8217;Assisi, istituita nel 2025 con una legge dello Stato. La ricorrenza riporta al centro anche i temi della tutela della natura e della biodiversità. Tra le specie simbolo della conservazione in Italia c&#8217;è il lupo, la cui presenza sul territorio nazionale è tornata ad aumentare dopo il forte declino del secolo scorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A richiamare la storia della tutela del lupo è il <strong>WWF,</strong> che ricorda come nel 1972, insieme al Parco nazionale d&#8217;Abruzzo, fu avviata l&#8217;“Operazione San Francesco”, una campagna per la salvaguardia della specie, allora fortemente minacciata dalla persecuzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da quel periodo la popolazione di lupi in Italia è progressivamente aumentata. Secondo il monitoraggio nazionale coordinato da ISPRA, nel periodo 2020-2021 erano stimati in Italia circa 3.500 esemplari, con una presenza distribuita soprattutto lungo l&#8217;Appennino e sulle Alpi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ritorno del lupo ha portato però anche a un aumento delle occasioni di conflitto con le attività zootecniche. Il tema della gestione della specie è tornato così al centro del confronto, anche alla luce delle modifiche intervenute recentemente nella normativa europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 il lupo è passato, nell&#8217;ambito della Convenzione di Berna, dall&#8217;Appendice II, che riguarda le specie “rigorosamente protette”, all&#8217;Appendice III, relativa alle specie “protette”. Successivamente l&#8217;Unione europea ha modificato la Direttiva Habitat, attribuendo alla specie lo stesso livello di protezione. La nuova disciplina lascia agli Stati membri maggiore flessibilità nella gestione del lupo, fermo restando l&#8217;obbligo di garantire uno stato di conservazione favorevole della specie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il WWF, la nuova situazione normativa non dovrebbe tradursi in un ricorso agli abbattimenti come principale strumento di gestione dei conflitti con gli allevatori. L&#8217;associazione richiama invece l&#8217;utilizzo di misure di prevenzione, tra cui recinzioni e cani da guardiania, oltre al monitoraggio della specie e alla gestione degli indennizzi per i danni al bestiame.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vicenda del lupo rappresenta così, secondo il WWF, uno dei casi più significativi della conservazione della fauna selvatica in Italia: dalla situazione di forte rarefazione degli anni Settanta al successivo ritorno della specie in gran parte della Penisola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 4 ottobre, data della festa dedicata a San Francesco d&#8217;Assisi, diventa quindi anche l&#8217;occasione per riportare l&#8217;attenzione sul rapporto tra tutela della biodiversità, presenza della fauna selvatica e attività umane.</p>
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		<item>
		<title>Gli animali che sembrano usciti da un film: 7 specie dalle capacità sorprendenti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gli-animali-che-sembrano-usciti-da-un-film-7-specie-dalle-capacita-sorprendenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 12:47:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Cambiano colore e consistenza della pelle, rigenerano parti del corpo, si orientano nell&#8217;oscurità grazie agli ultrasuoni o sopravvivono a condizioni ambientali che sarebbero letali per la maggior parte degli altri [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Cambiano colore e consistenza della pelle, rigenerano parti del corpo, si orientano nell&#8217;oscurità grazie agli ultrasuoni o sopravvivono a condizioni ambientali che sarebbero letali per la maggior parte degli altri animali. Il regno animale è ricco di capacità che sembrano appartenere alla fantascienza, ma che sono invece il risultato di milioni di anni di evoluzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco sette specie o gruppi animali con caratteristiche particolarmente sorprendenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il polpo, maestro del camuffamento</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il polpo può modificare rapidamente il colore e, in alcune specie, anche la consistenza della pelle. Il meccanismo coinvolge migliaia di cellule specializzate, i cromatofori, che contengono pigmenti e vengono controllate attraverso muscoli e sistema nervoso. Alcuni cefalopodi possono inoltre utilizzare strutture della pelle chiamate papille per creare superfici che ricordano quelle di rocce, coralli o vegetazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il camuffamento non serve soltanto a nascondersi dai predatori: può essere utilizzato anche per avvicinarsi alle prede. I polpi sono inoltre tra gli invertebrati più studiati per le loro capacità di apprendimento e di problem solving. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;axolotl, capace di rigenerare parti del corpo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;axolotl (<em>Ambystoma mexicanum</em>) è una salamandra originaria del Messico e possiede una capacità di rigenerazione fuori dal comune. Può ricostruire arti perduti e rigenerare parti degli occhi e del cervello; la sua capacità di rigenerare tessuti è da tempo oggetto di ricerca scientifica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per gli scienziati l&#8217;animale rappresenta un importante modello per studiare i meccanismi della rigenerazione. La ricerca mira a capire quali cellule e quali processi molecolari permettano all&#8217;axolotl di ricostruire strutture complesse dopo una lesione. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il corvo, un utilizzatore di utensili</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I corvidi sono tra gli uccelli più studiati per le loro capacità cognitive. Alcuni corvi possono utilizzare strumenti per raggiungere il cibo e, in determinate situazioni sperimentali, modificare un oggetto per renderlo più efficace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo Smithsonian&#8217;s National Zoo documenta, per esempio, esperimenti nei quali corvi hanno piegato un filo trasformandolo in un gancio per recuperare del cibo. Studi sul corvo della Nuova Caledonia hanno inoltre analizzato la possibilità che informazioni relative all&#8217;uso degli strumenti vengano apprese e trasmesse socialmente. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il pipistrello, un radar vivente</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti pipistrelli insettivori si orientano e individuano le prede attraverso l&#8217;ecolocalizzazione. Emettono suoni ad alta frequenza e analizzano gli echi che ritornano dopo aver incontrato ostacoli o insetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo sistema consente loro di cacciare anche in condizioni di scarsa illuminazione. Le caratteristiche dei segnali acustici variano tra le specie e possono essere adattate all&#8217;ambiente e alle modalità di caccia. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il gambero mantide e una vista fuori dal comune</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il gambero mantide è un piccolo crostaceo marino famoso per la velocità con cui colpisce le proprie prede. Ma una delle sue caratteristiche più insolite riguarda gli occhi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diverse specie possiedono numerosi tipi di fotorecettori e sono in grado di percepire anche la luce polarizzata. Secondo lo Smithsonian, il loro sistema visivo è molto più complesso, per alcuni aspetti, di quello umano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa appendice utilizzata per colpire le prede può muoversi a velocità tali da produrre, nell&#8217;acqua, bolle di cavitazione. Quando queste collassano generano ulteriori effetti meccanici sul bersaglio. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;anguilla elettrica, una scarica sott&#8217;acqua</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;anguilla elettrica non è in realtà una vera anguilla, ma un pesce sudamericano capace di produrre scariche elettriche. L&#8217;elettricità viene utilizzata per stordire le prede e come difesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dati raccolti e riportati dalla NOAA indicano che alcune scariche possono raggiungere centinaia di volt; il valore dipende dalla specie e dalle condizioni dell&#8217;animale. Il fenomeno è possibile grazie a organi elettrici specializzati. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il tardigrado, piccolo campione di resistenza</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È lungo appena una frazione di millimetro, ma il tardigrado è tra gli animali più resistenti conosciuti. In condizioni ambientali sfavorevoli può entrare in uno stato di criptobiosi, riducendo drasticamente il metabolismo e perdendo gran parte dell&#8217;acqua presente nel corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa forma può resistere a condizioni estreme, tra cui forte disidratazione, temperature molto basse e livelli elevati di radiazioni. Alcuni esperimenti hanno inoltre studiato la sua capacità di sopravvivere all&#8217;esposizione al vuoto dello spazio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non significa, però, che sia “indistruttibile”: la resistenza dipende dalla specie, dalle condizioni e soprattutto dallo stato fisiologico dell&#8217;animale.</p>
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		<item>
		<title>Specie aliene nei mari italiani, dal pesce scorpione alla triglia tropicale del Mar Rosso: il Mediterraneo cambia volto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/specie-aliene-nei-mari-italiani-dal-pesce-scorpione-alla-triglia-tropicale-del-mar-rosso-il-mediterraneo-cambia-volto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 12:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[specie aliene]]></category>
		<category><![CDATA[specie invasive]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal pesce scorpione alla triglia tropicale del Mar Rosso, il Mediterraneo sta cambiando e nelle sue acque sono sempre più numerose le specie non indigene. Un fenomeno legato a diversi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dal pesce scorpione alla triglia tropicale del Mar Rosso, il Mediterraneo sta cambiando e nelle sue acque sono sempre più numerose le specie non indigene. Un fenomeno legato a diversi fattori, dalle attività umane ai cambiamenti climatici, che interessa anche i mari italiani e che viene monitorato dall&#8217;Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le specie aliene sono organismi introdotti, intenzionalmente o accidentalmente, al di fuori del loro areale naturale. Non tutte diventano invasive, ma quelle che riescono a insediarsi e a diffondersi possono competere con le specie autoctone, modificare gli ecosistemi e avere conseguenze sull&#8217;economia e sulla salute umana.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dal Canale di Suez alle acque italiane</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le principali vie di ingresso nel Mediterraneo c&#8217;è il <strong>Canale di Suez</strong>, attraverso il quale numerose specie provenienti dal Mar Rosso possono raggiungere il bacino. Altre specie arrivano invece attraverso il trasporto marittimo, l&#8217;acquacoltura e il commercio legato all&#8217;acquariofilia. A favorire l&#8217;insediamento contribuiscono anche il riscaldamento delle acque e le alterazioni degli ambienti marini. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno è particolarmente evidente nel Mediterraneo orientale, ma interessa progressivamente anche altre aree del bacino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio riguarda la <strong>triglia tropicale del Mar Rosso (<em>Parupeneus forsskali</em>)</strong>. Nel 2025 ISPRA ha segnalato il primo ritrovamento della specie nelle acque italiane, a Lampedusa. L&#8217;esemplare era stato catturato da pescatori locali, che lo avevano riconosciuto come diverso dalle triglie native e lo avevano consegnato ai ricercatori dell&#8217;Istituto. La specie era già stata osservata nel Mediterraneo orientale e aveva progressivamente ampliato il proprio areale fino alla Tunisia. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Il caso del pesce scorpione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le specie più monitorate c&#8217;è il <strong>pesce scorpione (<em>Pterois miles</em>)</strong>, originario dell&#8217;area indo-pacifica. La specie si è diffusa nel Mediterraneo e la sua presenza è stata documentata anche nei mari italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l&#8217;aggiornamento ISPRA/CNR-IRBIM alla base della campagna “Attenti a quei 4!”, a marzo 2025 erano state raccolte <strong>1.840 segnalazioni di pesce scorpione provenienti dai diversi Paesi del Mediterraneo</strong>. Il Mar Ionio viene indicato tra le aree particolarmente vulnerabili alla sua diffusione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pesce scorpione richiede inoltre attenzione da parte di pescatori e bagnanti perché è dotato di spine velenose. Per questo ISPRA e CNR-IRBIM invitano chi dovesse avvistare questa o altre specie tropicali potenzialmente pericolose a segnalarne la presenza, contribuendo così al monitoraggio. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Oltre 3.300 specie aliene in Italia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno non riguarda soltanto il mare. Secondo il rapporto ISPRA sullo stato dell&#8217;ambiente in Italia, nel Paese sono presenti <strong>oltre 3.300 specie aliene</strong>, delle quali circa 400 sono classificate come invasive. Il loro numero è aumentato progressivamente dal 1900, con una forte accelerazione negli ultimi decenni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le specie invasive possono competere con quelle autoctone per il cibo e lo spazio, predarle, trasmettere patogeni o incrociarsi con specie native. Per questo la loro diffusione è considerata una delle pressioni più rilevanti sulla biodiversità. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Il ruolo dei cittadini</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Di fronte a un fenomeno che interessa aree molto vaste, il monitoraggio può contare anche sulla collaborazione di pescatori, subacquei e cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/2022/08/attenti-a-quei-4-i-pesci-alieni-nei-nostri-mari-da-conoscere-e-riconoscere" data-type="link" data-id="https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/2022/08/attenti-a-quei-4-i-pesci-alieni-nei-nostri-mari-da-conoscere-e-riconoscere">La campagna “Attenti a quei 4!” del 2022</a> chiede infatti di segnalare eventuali avvistamenti di quattro specie tropicali potenzialmente pericolose: il pesce scorpione, il pesce palla maculato e due specie di pesce coniglio. Le fotografie e le informazioni raccolte possono essere utilizzate dai ricercatori per aggiornare la distribuzione delle specie. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Un Mediterraneo in trasformazione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;arrivo di nuove specie non significa automaticamente che ogni organismo alieno rappresenti una minaccia. Il problema emerge quando una specie riesce a stabilirsi, riprodursi e diffondersi provocando effetti rilevanti sugli ecosistemi o sulle attività umane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro tracciato da ISPRA mostra quindi un Mediterraneo in trasformazione, dove traffici marittimi, attività umane, cambiamenti climatici e modificazioni degli habitat possono facilitare l&#8217;arrivo e l&#8217;insediamento di nuove specie. Monitorare questi cambiamenti significa conoscere meglio come stanno evolvendo gli ecosistemi e intervenire, quando possibile, prima che una presenza occasionale diventi un&#8217;invasione difficile da gestire. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fonti utilizzate:</strong> ISPRA, <em>Stato dell&#8217;ambiente in Italia 202</em>5</p>
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		<item>
		<title>Quando la natura sorprende: i comportamenti più strani degli animali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/quando-la-natura-sorprende-i-comportamenti-piu-strani-degli-animali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 12:20:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Costruire un rifugio trasportando una noce di cocco, condividere il cibo con un compagno affamato, corteggiare una femmina strappando foglie o comunicare la posizione di un fiore attraverso una danza. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Costruire un rifugio trasportando una noce di cocco, condividere il cibo con un compagno affamato, corteggiare una femmina strappando foglie o comunicare la posizione di un fiore attraverso una danza. Nel mondo animale esistono comportamenti che possono sembrare bizzarri agli occhi dell&#8217;uomo, ma che spesso rispondono a precise esigenze di sopravvivenza, riproduzione o vita sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Il polpo che porta con sé una “casa”</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il polpo venato (<em>Amphioctopus marginatus</em>) è stato osservato raccogliere e trasportare pezzi di guscio di cocco sul fondale marino. Quando necessario, l&#8217;animale può assemblare le due metà del guscio e utilizzarle come rifugio. I ricercatori hanno descritto questo comportamento come un esempio di utilizzo di strumenti: il polpo trasporta un oggetto che in quel momento non gli offre protezione, ma che potrà utilizzare successivamente. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. I pipistrelli vampiro condividono il sangue</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un pipistrello vampiro, una notte senza cibo può diventare un problema serio. Questi animali vivono in gruppi sociali e sono stati osservati rigurgitare parte del pasto per nutrire altri individui che non sono riusciti a procurarsi una quantità sufficiente di sangue. La condivisione non avviene indiscriminatamente: le osservazioni mostrano l&#8217;esistenza di legami sociali più stretti tra alcuni individui. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Le api “ballano” per indicare dove trovare il cibo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando un&#8217;ape mellifera trova una fonte di nettare particolarmente interessante, può rientrare nell&#8217;alveare e compiere la cosiddetta <em>waggle dance</em>, la “danza dell&#8217;agitazione”. La direzione e la durata dei movimenti forniscono alle altre api informazioni sulla direzione e sulla distanza della fonte di cibo. Studi sperimentali hanno mostrato che le api possono utilizzare queste informazioni per orientare il proprio volo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. Gli uccelli giardinieri costruiscono vere “gallerie” per conquistare una compagna</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il maschio dell&#8217;uccello giardiniere satinato (<em>Ptilonorhynchus violaceus</em>) costruisce sul terreno una struttura di ramoscelli, chiamata <em>bower</em>, che non è un nido ma una sorta di spazio per il corteggiamento. La decora con oggetti colorati, soprattutto blu: possono essere elementi naturali, ma anche oggetti provenienti dagli insediamenti umani, come mollette o cannucce. Durante il corteggiamento il maschio compie movimenti ritualizzati e accompagna la performance con diverse vocalizzazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>5. Il superbo uccello lira imita persino i rumori prodotti dall&#8217;uomo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il superbo uccello lira (<em>Menura novaehollandiae</em>) è uno dei più spettacolari imitatori del mondo animale. Secondo l&#8217;Australian Museum, circa l&#8217;80% del suo canto è costituito da imitazioni. Oltre ai versi di altri uccelli, può riprodurre suoni dell&#8217;ambiente circostante, compresi rumori meccanici come motoseghe e motori. Il maschio utilizza il canto anche durante il corteggiamento. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>6. Alcuni scimpanzé strappano le foglie per corteggiare</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli scimpanzé è stato documentato un comportamento chiamato <em>leaf-clipping</em>: l&#8217;animale strappa o modifica una foglia producendo un rumore caratteristico. In diverse comunità il gesto è stato osservato soprattutto in contesti sessuali, come comportamento di corteggiamento. La particolarità è che il significato e la forma del gesto possono variare tra comunità vicine, suggerendo una componente culturale nel comportamento. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>7. Il cuculo affida i propri piccoli ad altre specie</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuculo comune (<em>Cuculus canorus</em>) ricorre al cosiddetto parassitismo di cova: la femmina depone le proprie uova nel nido di un&#8217;altra specie e lascia che siano i genitori “ospiti” a occuparsi della cova e dell&#8217;allevamento. La strategia ha prodotto una vera e propria corsa evolutiva tra cuculi e specie ospiti: alcune popolazioni di cuculo hanno sviluppato uova che imitano per colore e disegno quelle della specie nel cui nido vengono deposte. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>8. Un pesce può superare un test allo specchio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pesce pulitore (<em>Labroides dimidiatus</em>) è diventato protagonista di uno dei dibattiti più interessanti sull&#8217;intelligenza animale. In esperimenti pubblicati su <em>PLOS Biology</em>, alcuni esemplari hanno cercato di rimuovere dal proprio corpo un segno visibile soltanto attraverso lo specchio. Altri studi successivi hanno fornito ulteriori evidenze di riconoscimento della propria immagine. Gli autori sottolineano però che il significato di questi risultati rispetto alla coscienza e all&#8217;autoconsapevolezza resta un tema scientificamente discusso. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>9. I pipistrelli possono costruire legami sociali attraverso la condivisione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei pipistrelli vampiro, i rapporti sociali non si limitano alla semplice convivenza. Le osservazioni dello Smithsonian Tropical Research Institute hanno mostrato che individui inizialmente estranei possono sviluppare legami attraverso il grooming, cioè la pulizia reciproca, e successivamente arrivare alla condivisione del cibo. In alcuni casi sono state osservate anche forme di adozione di piccoli rimasti senza madre. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>10. Anche gli animali possono avere “tradizioni” diverse</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il comportamento degli animali non è sempre determinato soltanto dalla genetica o dall&#8217;ambiente. Gli studi sugli scimpanzé hanno documentato differenze tra comunità nell&#8217;uso di determinati gesti, compreso il <em>leaf-clipping</em>. In comunità differenti lo stesso tipo di comportamento può avere funzioni o modalità d&#8217;uso diverse. Questi risultati sono tra gli elementi che hanno portato i ricercatori a parlare di variazioni comportamentali trasmesse socialmente, una forma di cultura animale.</p>
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		<title>10 incredibili curiosità sugli animali che forse non conosci</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/10-incredibili-curiosita-sugli-animali-che-forse-non-conosci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 12:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità sugli animali]]></category>
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					<description><![CDATA[Tre cuori, capacità di rigenerare arti, comunicazione a ultrasuoni e persino la possibilità di “tornare indietro” nel proprio ciclo vitale. Il mondo animale è pieno di caratteristiche che sembrano uscite [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Tre cuori, capacità di rigenerare arti, comunicazione a ultrasuoni e persino la possibilità di “tornare indietro” nel proprio ciclo vitale. Il mondo animale è pieno di caratteristiche che sembrano uscite da un film di fantascienza, ma che sono documentate dalla ricerca scientifica. Ecco dieci curiosità che raccontano quanto siano sorprendenti le strategie sviluppate dalle diverse specie per sopravvivere e comunicare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;assolotto può rigenerare interi arti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;assolotto, una salamandra originaria del Messico, è tra i vertebrati più studiati per la sua straordinaria capacità rigenerativa. Può ricostruire arti perduti e altre strutture complesse, grazie alla formazione di un particolare tessuto chiamato blastema, costituito da cellule coinvolte nel processo di rigenerazione. La ricerca sull&#8217;assolotto è considerata importante anche per comprendere i meccanismi della rigenerazione nei vertebrati. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il polpo ha tre cuori e il sangue blu</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il polpo possiede tre cuori: due pompano il sangue verso le branchie, mentre il terzo lo distribuisce al resto del corpo. Il suo sangue appare blu perché utilizza l&#8217;emocianina, una molecola contenente rame, per trasportare l&#8217;ossigeno. Una curiosità ancora più particolare è che il cuore principale smette di battere durante il nuoto, contribuendo a rendere il movimento in acqua particolarmente dispendioso per l&#8217;animale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I tardigradi possono sopravvivere a condizioni estreme</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono microscopici, ma hanno una resistenza fuori dal comune. I tardigradi, conosciuti anche come “orsi d&#8217;acqua”, possono entrare in uno stato di quasi totale sospensione delle funzioni vitali quando le condizioni ambientali diventano proibitive. In questa forma possono resistere a disidratazione, temperature estreme e radiazioni. Alcuni esperimenti hanno inoltre dimostrato la loro capacità di sopravvivere all&#8217;esposizione alle condizioni dello spazio. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La rana dei boschi può congelarsi e poi tornare in attività</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La rana dei boschi (<em>Rana sylvatica</em>), diffusa anche nelle regioni subartiche del Nord America, ha sviluppato una strategia sorprendente contro il gelo. Durante l&#8217;inverno una parte del suo corpo può congelarsi e il battito cardiaco può fermarsi. Elevate concentrazioni di glucosio proteggono però le cellule dai danni provocati dal congelamento. Con l&#8217;arrivo della primavera l&#8217;animale si scongela e riprende la propria attività.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli elefanti comunicano anche con suoni che l&#8217;uomo quasi non sente</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli elefanti utilizzano vocalizzazioni a frequenza molto bassa, chiamate infrasuoni, che possono propagarsi per lunghe distanze. Secondo lo Smithsonian&#8217;s National Zoo, questi segnali possono essere percepiti da altri elefanti anche a oltre tre chilometri di distanza. Questa forma di comunicazione contribuisce a mantenere i contatti tra individui anche quando sono lontani.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un corvo della Nuova Caledonia costruisce e usa strumenti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il corvo della Nuova Caledonia (<em>Corvus moneduloides</em>) utilizza strumenti per procurarsi il cibo. Può impiegare rametti, foglie e altri materiali per estrarre larve dagli anfratti degli alberi; è inoltre capace di modificare alcuni strumenti, per esempio creando strutture simili a uncini. Gli studi hanno anche evidenziato caratteristiche anatomiche del becco particolarmente adatte alla manipolazione degli strumenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il superbo uccello lira imita anche motori e motoseghe</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il superbo uccello lira (<em>Menura novaehollandiae</em>), australiano, è celebre per le sue capacità di imitazione. Il suo canto può riprodurre suoni provenienti dall&#8217;ambiente circostante, compresi versi di altri uccelli e, in alcuni casi, rumori artificiali come motori e motoseghe. Secondo l&#8217;Australian Museum, una parte molto consistente del canto del maschio è costituita proprio da imitazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Esiste una medusa capace di “ringiovanire”</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La <em>Turritopsis dohrnii</em> è spesso chiamata “medusa immortale”, anche se il termine può essere fuorviante: non significa che l&#8217;animale sia impossibile da uccidere. La particolarità della specie è la capacità, documentata in laboratorio, di invertire il proprio ciclo vitale e tornare a uno stadio precedente dello sviluppo in determinate condizioni. Questo processo di ringiovanimento può ripetersi, rendendo la specie un caso eccezionale nello studio dell&#8217;invecchiamento biologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong> I delfini tursiopi hanno fischi individuali caratteristici</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I delfini tursiopi producono particolari vocalizzazioni chiamate “signature whistles”, fischi caratteristici associati al singolo individuo. Gli studi indicano che queste vocalizzazioni hanno un ruolo nel riconoscimento individuale e nel mantenimento dei contatti all&#8217;interno del gruppo. La ricerca scientifica continua tuttavia a studiare nel dettaglio come questi segnali vengano appresi e utilizzati nelle diverse situazioni sociali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1Il gambero mantide percepisce la luce in modo molto diverso dall&#8217;uomo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il gambero mantide è dotato di un sistema visivo estremamente particolare. Alcune specie possiedono tra 12 e 16 tipi di opsine, proteine coinvolte nella percezione delle diverse lunghezze d&#8217;onda della luce, mentre l&#8217;uomo ne utilizza tre principali per la visione dei colori. Questo non significa semplicemente che l&#8217;animale “veda più colori” dell&#8217;uomo: il suo sistema visivo elabora la luce secondo modalità differenti e molto più complesse.</p>
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		<title>Lemuri indri, i “cantanti” della foresta: modulano la voce come i soprani</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lemuri-indri-i-cantanti-della-foresta-modulano-la-voce-come-i-soprani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 14:46:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[cantanti]]></category>
		<category><![CDATA[indri]]></category>
		<category><![CDATA[lemuri indri]]></category>
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					<description><![CDATA[Nella foresta del Madagascar c&#8217;è un piccolo primate che, per modulare le note più acute, sembra adottare una strategia sorprendentemente simile a quella dei cantanti lirici. È l&#8217;indri (Indri indri), [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nella foresta del Madagascar c&#8217;è un piccolo primate che, per modulare le note più acute, sembra adottare una strategia sorprendentemente simile a quella dei cantanti lirici. È l&#8217;indri (<em>Indri indri</em>), il più grande dei lemuri viventi e l&#8217;unico lemure conosciuto capace di produrre veri e propri canti complessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno studio pubblicato su <em>PLOS Computational Biology</em> indica che questi animali modificano l&#8217;apertura della bocca in relazione all&#8217;altezza del suono: <strong>più alta è la frequenza fondamentale della vocalizzazione, maggiore tende a essere l&#8217;apertura della mandibola</strong>. Secondo gli autori, questa coordinazione potrebbe permettere agli indri di modificare le risonanze del tratto vocale e quindi rendere più efficace la propagazione del suono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è interessante perché porta nel mondo animale un fenomeno ben noto nella voce umana: il cosiddetto <strong>formant tuning</strong>, o accordatura del tratto vocale. Nei cantanti, e in particolare nell&#8217;emissione di note molto acute, la forma della bocca e del tratto vocale può essere modificata per far coincidere determinate risonanze con le componenti del suono prodotto dalle corde vocali. Questo può aumentare l&#8217;intensità di alcune frequenze e favorire la proiezione della voce. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Una bocca che “segue” la nota</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per capire se qualcosa di simile avvenisse anche negli indri, i ricercatori hanno analizzato <strong>83 registrazioni video relative a 19 animali selvatici</strong>, appartenenti a 11 gruppi, raccolte nel Madagascar orientale tra il 2008 e il 2024. Attraverso un sistema di analisi automatica delle immagini basato su <em>DeepLabCut</em>, hanno misurato fotogramma per fotogramma la distanza tra il labbro superiore e quello inferiore. Gli stessi filmati sono stati sincronizzati con l&#8217;analisi acustica delle vocalizzazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è stato una relazione positiva significativa tra apertura verticale della bocca e frequenza fondamentale: <strong>quando l&#8217;indri sale verso frequenze più alte, tende ad aprire maggiormente la bocca</strong>. Le vocalizzazioni analizzate presentavano frequenze fondamentali comprese indicativamente tra 573 e 1.238 Hz. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non significa che l&#8217;indri “canti come un soprano” in senso letterale. L&#8217;analogia riguarda soprattutto la fisica della produzione del suono. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli indri sono da tempo considerati un caso particolare tra i primati. I loro canti sono composti da sequenze strutturate di vocalizzazioni e comprendono, tra l&#8217;altro, note lunghe e caratteristiche frasi discendenti. Studi precedenti hanno mostrato che la struttura del canto può variare a seconda del contesto, per esempio durante la difesa del territorio o quando gli animali devono mantenere la coesione del gruppo. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Una voce da proteggere</h3>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è infine un paradosso. Proprio mentre la ricerca permette di capire meglio quanto sia sofisticato il sistema di comunicazione degli indri, la specie rimane fortemente minacciata dalla perdita del suo habitat forestale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Indri_indri">Fonte foto Wikipedia</a></p>
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		<title>Scoperto in Bolivia un nuovo felino: il tilcayo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/scoperto-in-bolivia-un-nuovo-felino-il-tilcayo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 15:05:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[bolivia tilcayo]]></category>
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					<description><![CDATA[Una nuova specie di gatto selvatico è stata identificata nelle foreste delle Yungas, in Bolivia. Si chiama Leopardus tilcayo ed è la prima nuova specie di felino vivente descritta scientificamente [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una nuova specie di gatto selvatico è stata identificata nelle foreste delle Yungas, in Bolivia. Si chiama <em>Leopardus tilcayo</em> ed è la prima nuova specie di felino vivente descritta scientificamente da oltre un secolo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle foreste montane delle Yungas, sul versante orientale delle Ande boliviane, vive un piccolo felino che per anni è rimasto nascosto agli occhi della scienza. Gli studiosi lo hanno recentemente riconosciuto come una specie distinta e gli hanno dato il nome scientifico di <em>Leopardus tilcayo</em>, mantenendo nel nome il termine “tilcayo”, usato dalle comunità locali. La scoperta è stata pubblicata nel settembre 2026 sulla rivista scientifica <em>Current Biology</em>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Una scoperta fatta grazie al DNA</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il tilcayo appartiene al gruppo dei cosiddetti “gatti tigre”, piccoli felini selvatici diffusi in diverse zone del Sud America. Questi animali sono difficili da distinguere soltanto osservandone l&#8217;aspetto, perché specie diverse possono avere caratteristiche fisiche molto simili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per stabilire che il tilcayo fosse effettivamente una specie separata, i ricercatori hanno analizzato il patrimonio genetico di <strong>38 esemplari</strong> del genere <em>Leopardus</em>, compresi animali vivi e campioni conservati nei musei. Le analisi genomiche hanno permesso di identificare cinque specie distinte all&#8217;interno del gruppo studiato, tra cui la nuova <em>Leopardus tilcayo</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo lo studio, la linea evolutiva del tilcayo si sarebbe separata da quella dei suoi parenti circa <strong>1,4 milioni di anni fa</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un gatto più piccolo di un gatto domestico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il tilcayo è un animale di dimensioni ridotte: misura circa <strong>46 centimetri</strong> e pesa intorno a <strong>1,4 chilogrammi</strong>, quindi è più piccolo della maggior parte dei gatti domestici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo mantello è marrone chiaro e presenta caratteristiche macchie a forma di rosetta. Le informazioni sulla sua vita allo stato selvatico sono ancora limitate. Alcuni campioni hanno mostrato resti di piccoli roditori, suggerendo che questi animali possano far parte della sua alimentazione. Le immagini ottenute attraverso fototrappole indicano inoltre una possibile attività prevalentemente notturna. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Una specie rimasta a lungo inosservata</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La storia della scoperta è particolarmente curiosa. La biologa e National Geographic Explorer <strong>Paola Nogales-Ascarrunz</strong> si era imbattuta in un esemplare nel 2016, dopo essere stata contattata da un centro di recupero della fauna selvatica. Solo in seguito, grazie a ulteriori studi genetici, i ricercatori hanno potuto capire che quell&#8217;animale apparteneva a una specie precedentemente non riconosciuta dalla scienza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La descrizione di <em>Leopardus tilcayo</em> rappresenta un evento eccezionale: secondo i ricercatori, è la prima volta in più di cento anni che viene formalmente descritta una nuova specie di felino selvatico vivente. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Una scoperta importante anche per la conservazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca non serve soltanto ad aggiungere un nuovo nome alla classificazione degli animali. Riconoscere una specie permette infatti agli scienziati di studiarne meglio la distribuzione, le dimensioni della popolazione e le minacce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le Yungas sono un ambiente ricco di biodiversità, ma sono sottoposte a pressioni come <strong>deforestazione, agricoltura, incendi e attività minerarie</strong>. I ricercatori sottolineano quindi l&#8217;importanza di conoscere meglio il tilcayo e il suo habitat, anche per poter valutare adeguatamente il suo stato di conservazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte foto: <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Tilcayo">https://en.wikipedia.org/wiki/Tilcayo</a></p>
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		<title>Animali e illusioni ottiche, così cambia il mondo visto dai loro occhi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/animali-e-illusioni-ottiche-cosi-cambia-il-mondo-visto-dai-loro-occhi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 13:58:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[come vedono gli animali]]></category>
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					<description><![CDATA[Un&#8217;illusione ottica può ingannare anche gli animali. Esperimenti condotti su mammiferi, uccelli, pesci e insetti hanno mostrato che specie molto diverse possono reagire ad alcune illusioni visive, offrendo agli scienziati [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;illusione ottica può ingannare anche gli animali. Esperimenti condotti su mammiferi, uccelli, pesci e insetti hanno mostrato che specie molto diverse possono reagire ad alcune illusioni visive, offrendo agli scienziati nuovi strumenti per studiare come il cervello interpreta ciò che gli occhi percepiscono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma questo non significa che gli animali vedano il mondo esattamente come gli esseri umani. La loro percezione può essere profondamente diversa. Molti uccelli, per esempio, possiedono quattro tipi di coni, contro i tre normalmente presenti nell&#8217;uomo, e diverse specie possono percepire la luce ultravioletta. Anche le api sono sensibili all&#8217;ultravioletto, una caratteristica importante nella ricerca dei fiori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche tra i pesci sono state osservate risposte a diverse illusioni, comprese quelle legate a dimensioni, luminosità e movimento. I risultati, però, non sono sempre uguali tra le specie: una stessa illusione può produrre risposte differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo gli studi scientifici, le somiglianze mostrano che alcuni meccanismi della percezione possono essersi evoluti indipendentemente in animali molto lontani tra loro. Le differenze ricordano invece quanto la vista sia legata all&#8217;ambiente e alle esigenze di ciascuna specie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo gli scienziati evitano di dire che un animale &#8220;vede&#8221; un&#8217;illusione esattamente come un essere umano: il comportamento permette di studiare i processi percettivi, ma non di conoscere direttamente l&#8217;esperienza soggettiva dell&#8217;animale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lo stesso mondo, dunque, può apparire molto diverso a seconda degli occhi che lo osservano.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">COME VEDONO GLI ANIMALI</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Api:</strong> percepiscono la luce ultravioletta, invisibile all&#8217;uomo, e la utilizzano anche per individuare segnali presenti sui fiori.</li>



<li><strong>Uccelli:</strong> molte specie hanno quattro tipi di coni e possono distinguere colori che l&#8217;uomo non vede. Alcune percepiscono anche l&#8217;ultravioletto.</li>



<li><strong>Cani:</strong> distinguono meno colori degli esseri umani, ma hanno una buona sensibilità al movimento e una visione particolarmente adatta a condizioni di scarsa luminosità.</li>



<li><strong>Gatti:</strong> possiedono una buona visione in condizioni di poca luce e sono particolarmente sensibili ai movimenti.</li>



<li><strong>Cavalli:</strong> hanno gli occhi posti ai lati della testa, caratteristica che garantisce un ampio campo visivo e li aiuta a individuare rapidamente eventuali minacce.</li>



<li><strong>Pesci:</strong> la loro visione varia molto tra le specie ed è adattata all&#8217;ambiente acquatico, alla profondità e alla quantità di luce disponibile.</li>



<li><strong>Serpenti:</strong> alcune specie possono percepire la radiazione infrarossa attraverso organi specializzati, riuscendo a individuare il calore emesso dalle prede.</li>



<li><strong>Polpi:</strong> hanno una vista molto sviluppata per l&#8217;ambiente marino e sono particolarmente sensibili a contrasto, luminosità e movimento.</li>



<li><strong>Libellule:</strong> possiedono grandi occhi composti e un sistema visivo estremamente efficace nel rilevare movimenti rapidi.</li>



<li><strong>Gamberi mantide:</strong> alcune specie possiedono un sistema visivo eccezionalmente complesso, capace di rilevare anche la luce polarizzata.</li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli animali più intelligenti del pianeta: dal problem solving del polpo ai “nomi” dei delfini</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gli-animali-piu-intelligenti-del-pianeta-dal-problem-solving-del-polpo-ai-nomi-dei-delfini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 13:49:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[animali intelligenti]]></category>
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					<description><![CDATA[Non esiste una classifica scientifica degli animali più intelligenti. Esistono, però, specie capaci di apprendere rapidamente, ricordare informazioni, utilizzare strumenti, risolvere problemi e sviluppare forme sofisticate di comunicazione. E alcune [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Non esiste una classifica scientifica degli animali più intelligenti. Esistono, però, specie capaci di apprendere rapidamente, ricordare informazioni, utilizzare strumenti, risolvere problemi e sviluppare forme sofisticate di comunicazione. E alcune di queste capacità sono emerse in gruppi animali molto lontani tra loro, attraverso percorsi evolutivi indipendenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i casi più sorprendenti c&#8217;è quello del <strong>polpo</strong>, un invertebrato dotato di un sistema nervoso particolarmente complesso. Gli studi hanno documentato capacità di apprendimento, memoria e adattamento comportamentale. In diverse prove sperimentali, i polpi hanno dimostrato di riuscire a risolvere problemi e ad adattare le proprie strategie alle condizioni dell&#8217;ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il polpo è interessante anche dal punto di vista neurobiologico: una parte del suo sistema nervoso coinvolta nell&#8217;apprendimento e nella memoria presenta meccanismi particolarmente complessi. Il suo comportamento dimostra come capacità cognitive sofisticate possano svilupparsi anche in animali molto diversi dai vertebrati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Corvi, memoria e strumenti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche tra gli uccelli esistono capacità cognitive notevoli. In particolare, i <strong>corvidi</strong>, famiglia che comprende corvi, cornacchie e taccole, sono stati studiati per le loro capacità di utilizzare e, in alcune specie e condizioni, fabbricare strumenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca sulla cognizione dei corvidi ha evidenziato abilità relative alla memoria, alla soluzione di problemi e alla gestione di situazioni sociali e fisiche complesse. Alcune di queste capacità presentano sorprendenti analogie funzionali con quelle osservate nei primati, nonostante la struttura del cervello degli uccelli sia molto diversa da quella dei mammiferi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un esempio di <strong>evoluzione convergente</strong>: capacità cognitive complesse possono comparire indipendentemente in animali lontanamente imparentati quando devono affrontare problemi simili, come procurarsi il cibo, ricordare informazioni o vivere in gruppi sociali articolati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I delfini e una comunicazione individuale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mare, i <strong>delfini tursiopi</strong> offrono uno degli esempi più studiati di apprendimento vocale. Ogni animale può sviluppare un caratteristico &#8220;fischio firma&#8221;, un segnale individuale che contribuisce alla sua identificazione all&#8217;interno del gruppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca ha mostrato inoltre che i delfini possono imitare i fischi caratteristici di altri individui, utilizzandoli per rivolgersi a specifici compagni. Gli studi descrivono quindi un sistema di comunicazione nel quale l&#8217;apprendimento vocale ha un ruolo importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo non significa che i delfini possiedano una lingua umana. La ricerca scientifica distingue infatti tra comunicazione complessa e linguaggio umano, evitando di attribuire automaticamente agli animali categorie cognitive sviluppate per descrivere la nostra specie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli elefanti e la memoria</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli <strong>elefanti</strong> sono spesso associati alla capacità di &#8220;non dimenticare mai&#8221;. La realtà scientifica è più complessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli studi sul comportamento degli elefanti mostrano una notevole flessibilità nel gestire ambienti fisici e sociali complessi e indicano quanto memoria, conoscenza dell&#8217;ambiente e relazioni sociali possano essere importanti nella loro vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli elefanti sono inoltre animali altamente sociali e sono stati oggetto di numerose ricerche sulla cognizione sociale e sul riconoscimento di sé. Alcuni esperimenti hanno analizzato il loro comportamento davanti allo specchio, nell&#8217;ambito degli studi sul riconoscimento di sé negli animali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non solo mammiferi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro si allarga ulteriormente se si considerano altre specie. Corvidi e pappagalli hanno mostrato capacità cognitive sofisticate; alcuni animali sono in grado di utilizzare strumenti, mentre altri eccellono nell&#8217;apprendimento vocale, nella memoria spaziale o nella cooperazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca contemporanea invita quindi ad abbandonare l&#8217;idea di un&#8217;unica scala dell&#8217;intelligenza animale. Un corvo non deve essere necessariamente &#8220;più intelligente&#8221; di un delfino e un polpo non può essere valutato semplicemente con gli stessi parametri utilizzati per un elefante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le capacità cognitive sembrano piuttosto essere il risultato dell&#8217;adattamento a specifici ambienti e problemi. Per alcune specie può essere fondamentale ricordare luoghi e individui, per altre manipolare oggetti, comunicare a distanza o modificare rapidamente una strategia.</p>
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		<title>A quasi 55 anni Camilla, l’ippopotama più anziana d’Europa, diventa mamma per la 15ª volta</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/a-quasi-55-anni-camilla-lippopotama-piu-anziana-deuropa-diventa-mamma-per-la-15a-volta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 16:31:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[ippopotamo]]></category>
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					<description><![CDATA[Al Parco Natura Viva di Bussolengo è nato l’unico ippopotamo in Italia negli ultimi cinque anni. Il piccolo, di circa 50 chili, resta sotto la protezione della madre Ha quasi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph"><em>Al Parco Natura Viva di Bussolengo è nato l’unico ippopotamo in Italia negli ultimi cinque anni. Il piccolo, di circa 50 chili, resta sotto la protezione della madre</em></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Ha quasi 55 anni ed è l’ippopotama più anziana d’Europa. Camilla, ospite dal 1976 del Parco Natura Viva di Bussolengo, nel Veronese, ha dato alla luce il suo 15° figlio, in una nascita considerata eccezionale anche per l’età della madre.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il piccolo, un maschio di circa 50 chili, è l’unico ippopotamo nato in Italia negli ultimi cinque anni. La specie è classificata come vulnerabile nella Lista Rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn).</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">A dieci giorni dalla nascita, il cucciolo trascorre gran parte del tempo in acqua, dove viene allattato dalla madre, e comincia a muovere i primi passi fuori dal laghetto per seguirla. Camilla pesa circa 2.500 chili.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">«Camilla è arrivata al Parco Natura Viva nel 1976, appena tre anni dopo l’apertura del primo safari», ricorda Camillo Sandri, direttore zoologico del parco. In cinquant’anni ha seguito l’evoluzione della struttura e ha già allevato 14 piccoli. La gravidanza è durata circa otto mesi e il parto è avvenuto autonomamente in acqua. Nei primi tre giorni Camilla non si è allontanata dal laghetto; ha iniziato a uscire per alimentarsi quando il piccolo è stato in grado di seguirla, nonostante i primi passi ancora incerti.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">L’acqua rappresenta per gli ippopotami un ambiente particolarmente importante. Quando il cucciolo è stanco, la madre si immobilizza e gli offre il muso come appoggio, consentendogli di restare a galla senza fatica. Madre e figlio possono così trascorrere molte ore in superficie, anche per proteggersi dal sole e mantenere la temperatura corporea.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Camilla e il piccolo vivono insieme al resto della famiglia e a un gruppo di antilopi nyala, che ha a sua volta due nuovi nati. Per le prossime settimane, però, nessuno potrà avvicinarsi al nuovo arrivato, né in acqua né sulla terraferma.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">In natura l’ippopotamo continua a essere minacciato dalla perdita e dalla frammentazione degli habitat di acqua dolce, dall’inquinamento, dalle attività estrattive e dalla caccia. Tra le pressioni sulla specie c’è anche il commercio internazionale di parti e derivati, legato soprattutto ai grandi canini e incisivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Foto generica </strong></p>
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		<title>Lupo investito e ucciso nel Cilento, era una giovane femmina</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lupo-investito-e-ucciso-nel-cilento-era-una-giovane-femmina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 06:58:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Gioi Cilento]]></category>
		<category><![CDATA[Omignano]]></category>
		<category><![CDATA[Canis lupus italicum]]></category>
		<category><![CDATA[giovane femmina]]></category>
		<category><![CDATA[lupo appenninico]]></category>
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					<description><![CDATA[Un giovane esemplare di lupo appenninico (Canis lupus italicum), una femmina di nemmeno due anni, è stato investito e ucciso lungo la strada che collega Gioi a Omignano, nel cuore [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un giovane esemplare di <strong>lupo appenninico </strong>(Canis lupus italicum), una femmina di nemmeno due anni, è stato investito e ucciso lungo la strada che collega <strong>Gioi a Omignano</strong>, nel cuore del Cilento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza dell&#8217;animale senza vita sul ciglio dell&#8217;asfalto è stata notata da alcuni passanti, che hanno immediatamente allertato le forze dell&#8217;ordine e gli operatori sul territorio per evitare ulteriori rischi alla circolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La segnalazione è stata raccolta dai volontari della Guardia Agroforestale Italiana di Salerno, giunti sul posto per mettere in sicurezza l&#8217;area e verificare le condizioni dell&#8217;animale. Constatato il decesso della giovane lupa, l&#8217;associazione ha prontamente attivato la procedura d&#8217;emergenza, contattando le autorità competenti: i Carabinieri Forestali per i rilievi di rito, la ASL di Salerno per gli aspetti medico-veterinari e il Comune di Gioi per coordinare le operazioni di rimozione.</p>
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		<item>
		<title>Tartarughe marine, il bilancio WWF della stagione 2026: 179 nidi e oltre 7.000 piccoli nati</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/tartarughe-marine-il-bilancio-wwf-della-stagione-2026-179-nidi-e-oltre-7-000-piccoli-nati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 13:11:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[tartarughe marine]]></category>
		<category><![CDATA[wwf]]></category>
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					<description><![CDATA[La stagione 2026 di nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta sulle coste italiane si avvia alla conclusione con numeri significativi. Il WWF Italia ha censito 179 deposizioni e seguito finora [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La stagione 2026 di nidificazione della tartaruga marina <em>Caretta caretta</em> sulle coste italiane si avvia alla conclusione con numeri significativi. Il WWF Italia ha censito 179 deposizioni e seguito finora 96 eventi di schiusa, dai quali sono nati oltre 7.000 piccoli. Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata tra le principali aree interessate dal monitoraggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stagione riproduttiva 2026 della <em>Caretta caretta</em> si avvia alla conclusione con un bilancio particolarmente rilevante per le attività di monitoraggio e tutela condotte dal WWF Italia lungo le coste del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i dati diffusi dal WWF il <strong>12 settembre 2026</strong>, durante l’estate i volontari dell’associazione hanno censito <strong>179 deposizioni</strong>. Le attività di monitoraggio hanno inoltre permesso di seguire, fino alla data del rilevamento, <strong>96 eventi di schiusa</strong>, dai quali sono nati <strong>oltre 7.000 piccoli di tartaruga marina</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato sulle nascite rappresenta uno degli elementi più significativi del monitoraggio 2026: <strong>oltre 7.000 piccoli</strong> sono nati dagli eventi di schiusa seguiti dal WWF.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri della stagione non eliminano le criticità che interessano la specie. Il WWF segnala in particolare il problema dell&#8217;<strong>illuminazione artificiale notturna</strong> sulle spiagge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I piccoli appena usciti dal nido utilizzano la luminosità dell&#8217;orizzonte marino per orientarsi verso l&#8217;acqua. Fonti luminose provenienti da stabilimenti, strade, abitazioni e altre infrastrutture possono alterare questo orientamento, spingendo le tartarughine lontano dalla battigia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra questione riguarda la <strong>pulizia meccanica degli arenili</strong>. Se effettuata senza le necessarie precauzioni nelle aree interessate dalla nidificazione, può danneggiare nidi ancora presenti sotto la sabbia o modificare le condizioni ambientali necessarie allo sviluppo delle uova.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A queste pressioni si aggiungono la forte frequentazione turistica degli arenili, gli ostacoli presenti sulle spiagge e gli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi costieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le attività del WWF sulla <em>Caretta caretta</em> rientrano da due anni nel progetto <strong>LIFE ADAPTS</strong>. In collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell&#8217;Università di Pisa, sono stati applicati <strong>sette trasmettitori satellitari</strong> a femmine nidificanti, con l&#8217;obiettivo di studiarne gli spostamenti, i comportamenti e gli habitat di alimentazione.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lo trova ferito e tremante a bordo strada: anziano salva un tasso selvatico</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lo-trova-ferito-e-tremante-a-bordo-strada-anziano-salva-un-tasso-selvatico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2026 10:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Ogliastro Cilento]]></category>
		<category><![CDATA[tasso selvatico]]></category>
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					<description><![CDATA[Un tasso selvatico ferito è stato trovato ai margini della strada in località Eredita, nel territorio di Ogliastro. A notarlo è stato un anziano che, vedendo l’animale disteso a terra, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un tasso selvatico ferito è stato trovato ai margini della strada in località Eredita, nel territorio di Ogliastro. A notarlo è stato un anziano che, vedendo l’animale disteso a terra, dolorante e tremante, si è fermato per proteggerlo dai pericoli della carreggiata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tasso potrebbe essere stato investito da un veicolo. In attesa dei soccorsi, è stato sistemato in una cassetta traforata, mentre altri passanti si sono fermati per dare una mano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La segnalazione è stata inoltrata alla Protezione Animale di Napoli ed è stato allertato il servizio veterinario dell’Asl competente. L’animale dovrà essere sottoposto agli accertamenti necessari per valutare anche l’eventuale trasferimento in un Centro di Recupero Animali Selvatici.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Meduse nel Cilento, invasione di Cassiopea lungo la costa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/meduse-nel-cilento-invasione-di-cassiopea-lungo-la-costa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 07:21:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[Una massiccia presenza di meduse Cassiopea è stata segnalata nelle acque del Cilento negli ultimi giorni. Il fenomeno, osservato inizialmente nel settore settentrionale della costa a partire da Agropoli, interessa [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una <strong>massiccia presenza di meduse Cassiopea è stata segnalata nelle acque del Cilento</strong> negli ultimi giorni. Il fenomeno, osservato inizialmente nel settore settentrionale della costa a partire da <strong>Agropoli</strong>, interessa ora anche le località più a sud, con avvistamenti segnalati nelle acque di <strong>Palinuro e Marina di Camerota</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bagnanti e diportisti riferiscono la presenza di numerosi esemplari, facilmente riconoscibili anche dalla superficie e distribuiti in diversi punti del litorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La specie indicata comunemente con il nome di Cassiopea è la <strong>Cotylorhiza tuberculata</strong>, nota anche come <strong>“medusa uovo fritto”</strong> per il suo aspetto caratteristico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è la medusa Cassiopea e quanto è urticante</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Cotylorhiza tuberculata presenta un ombrello appiattito di colore biancastro o giallastro e una protuberanza centrale più scura che ricorda il tuorlo di un uovo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Può raggiungere dimensioni di circa <strong>30 centimetri di diametro</strong> e possiede numerose appendici corte e ramificate, differenti dai lunghi tentacoli filamentosi caratteristici di altre specie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cassiopea è un organismo <strong>autoctono del Mediterraneo</strong> e la sua presenza non indica quindi l&#8217;arrivo di una specie aliena o invasiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli avvistamenti tendono a concentrarsi proprio tra la <strong>fine dell&#8217;estate e l&#8217;inizio dell&#8217;autunno</strong>, rendendo il fenomeno naturale e ricorrente nelle acque mediterranee.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i bagnanti l&#8217;aspetto più importante riguarda la capacità urticante. Questa medusa è generalmente considerata <strong>poco urticante</strong>, soprattutto rispetto a specie come la Pelagia noctiluca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contatto può tuttavia provocare un lieve pizzicore o reazioni nei soggetti più sensibili. Per prudenza è quindi consigliabile <strong>evitare di toccare direttamente gli esemplari</strong>. In caso di contatto, è indicato risciacquare la parte interessata con acqua di mare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché le Cassiopee aumentano a fine estate</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza di numerosi esemplari è favorita anche dalle condizioni dell&#8217;acqua. Queste meduse prediligono infatti <strong>fondali bassi, acque calme e zone ben illuminate</strong>, caratteristiche presenti in numerose insenature e aree costiere del Cilento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le Cassiopee possono vivere adagiate sul fondale in una posizione particolare, apparentemente “a testa in giù”. Una caratteristica collegata alla relazione simbiotica con alghe fotosintetiche presenti nei loro tessuti, che necessitano della luce per svilupparsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi organismi svolgono inoltre un ruolo nell&#8217;<strong>ecosistema marino</strong>, contribuendo alle dinamiche naturali dell&#8217;ambiente e offrendo riparo anche a piccoli pesci tra le proprie appendici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo è opportuno <strong>non catturare, rimuovere o maltrattare le meduse</strong>. La presenza osservata in questi giorni da Agropoli fino a Palinuro e Marina di Camerota, per quanto particolarmente evidente, rientra nei fenomeni naturali che possono interessare il Mediterraneo tra la fine dell&#8217;estate e l&#8217;inizio dell&#8217;autunno.</p>
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		<item>
		<title>Api, farfalle e altri piccoli alleati: così gli impollinatori sostengono l’agricoltura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/api-farfalle-e-altri-piccoli-alleati-cosi-gli-impollinatori-sostengono-lagricoltura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 12:40:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[api]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono piccoli, spesso quasi invisibili, ma dal loro lavoro dipende una parte importante della produzione agricola e dell’equilibrio degli ecosistemi. Api, farfalle, vespe, mosche e altri insetti impollinatori rappresentano infatti [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sono piccoli, spesso quasi invisibili, ma dal loro lavoro dipende una parte importante della produzione agricola e dell’equilibrio degli ecosistemi. Api, farfalle, vespe, mosche e altri insetti impollinatori rappresentano infatti uno degli ingranaggi fondamentali del rapporto tra natura e agricoltura, un ruolo particolarmente significativo in un territorio caratterizzato dalla presenza di coltivazioni, aree boschive, pascoli e ambienti naturali come quello del Cilento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’impollinazione consiste nel trasferimento del polline dagli organi maschili a quelli femminili del fiore e consente alle piante di riprodursi. A svolgere questo compito sono soprattutto gli animali, in particolare gli insetti. Secondo l’Ispra, quasi il 90% delle specie di piante selvatiche da fiore dipende, interamente o in parte, dall’impollinazione animale. Per quanto riguarda le colture agricole, oltre il 75% delle principali colture beneficia dell’attività degli impollinatori in termini di produzione, resa o qualità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è quindi soltanto una questione di api da miele. Gli impollinatori comprendono una grande varietà di specie selvatiche. Gli Apoidei, il gruppo che comprende api selvatiche e api mellifere, rappresentano uno dei gruppi più importanti, ma al servizio dell’impollinazione contribuiscono anche farfalle, sirfidi e altri insetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza di una comunità diversificata di impollinatori è particolarmente importante perché specie differenti possono avere comportamenti, periodi di attività e caratteristiche diverse. Una maggiore biodiversità può rendere il servizio di impollinazione più stabile anche in condizioni ambientali variabili. La FAO sottolinea proprio il ruolo della diversità degli impollinatori come elemento di resilienza degli ecosistemi agricoli. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un valore anche per l’agricoltura</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contributo degli impollinatori non riguarda soltanto la quantità dei raccolti. L’impollinazione può influenzare anche la qualità dei frutti e la formazione dei semi. Secondo la FAO, gli impollinatori incidono su circa il 35% della produzione agricola mondiale in volume e aumentano la produzione di 87 delle principali colture alimentari. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In un territorio agricolo come quello cilentano, il tema assume quindi una particolare rilevanza. Oliveti, orti, frutteti e altre coltivazioni convivono con una rete di ambienti naturali che costituisce un habitat importante per numerose specie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma proprio la trasformazione degli habitat rappresenta una delle principali minacce. L’Ispra indica tra i fattori che contribuiscono al declino degli impollinatori la perdita e la frammentazione degli habitat, l’inquinamento, l’uso di pesticidi, i cambiamenti climatici, le specie aliene invasive, i parassiti e gli agenti patogeni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la semplificazione del paesaggio agricolo può avere conseguenze. La scomparsa di siepi, filari, aree incolte e altri elementi di naturalità riduce infatti la disponibilità di luoghi nei quali gli insetti possono trovare cibo e rifugio. Per questo la conservazione di piccoli habitat all’interno e ai margini delle aree agricole può diventare uno degli strumenti per favorire la presenza degli impollinatori. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le api non sono sole</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di impollinazione, l’immagine che viene immediatamente in mente è quella dell’ape mellifera. Ma la realtà è molto più complessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le api selvatiche svolgono un ruolo fondamentale e appartengono a migliaia di specie differenti. Anche le farfalle contribuiscono al trasferimento del polline, così come altri insetti. La loro presenza rappresenta inoltre un indicatore della qualità e della diversità degli ambienti naturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio le farfalle offrono un esempio particolarmente significativo nel territorio protetto. Nell’aprile scorso è stata confermata nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni la presenza della <strong>Papilio alexanor</strong>, specie considerata tra le più rare e minacciate d’Europa. La presenza era stata segnalata nel 2025 ed è stata riconfermata nel 2026 nell’ambito di un progetto di ricerca condotto in collaborazione con l’Università di Salisburgo, il Museo di Storia Naturale del Salento e l’Ente Parco. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La scoperta ha consentito di individuare habitat idonei e possibili aree di espansione della specie, rafforzando le attività di monitoraggio e conservazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Proteggere gli impollinatori significa proteggere un sistema</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La tutela degli insetti impollinatori non passa necessariamente da grandi interventi. Anche la gestione degli spazi agricoli può contribuire a creare condizioni più favorevoli: mantenere siepi e fioriture, conservare aree naturali e ridurre l’utilizzo non necessario di prodotti fitosanitari sono alcune delle azioni indicate dagli organismi scientifici e ambientali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione deve essere riservata ai periodi di fioritura. L’Ispra segnala infatti che proprio durante queste fasi le api sono particolarmente esposte ai trattamenti fitosanitari effettuati sulle colture, poiché frequentano intensamente i fiori alla ricerca di nettare e polline. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La Regione Campania considera l’apicoltura un’attività agricola a tutti gli effetti e sottolinea il suo collegamento con il settore agricolo proprio per il ruolo dell’impollinazione nel miglioramento quantitativo e qualitativo delle produzioni. La Regione ha inoltre previsto specifici interventi per lo sviluppo e la salvaguardia dell’apicoltura. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione, dunque, va oltre la semplice tutela delle api. Difendere gli impollinatori significa conservare una rete di relazioni tra insetti, piante, agricoltura e ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E in un territorio nel quale aree agricole e ambienti naturali sono strettamente intrecciati, quel piccolo volo da un fiore all’altro può diventare uno dei segnali più semplici e immediati della salute dell’intero ecosistema.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dai boschi alle spiagge, la fauna selvatica sempre più vicina all’uomo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dai-boschi-alle-spiagge-la-fauna-selvatica-sempre-piu-vicina-alluomo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 12:36:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalle campagne alle strade, dai parcheggi ai lungomare, fino alle piazze dei piccoli centri. Nel Cilento gli avvistamenti di fauna selvatica in prossimità delle aree abitate sono diventati sempre più [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dalle campagne alle strade, dai parcheggi ai lungomare, fino alle piazze dei piccoli centri. Nel Cilento gli avvistamenti di fauna selvatica in prossimità delle aree abitate sono diventati sempre più frequenti, riportando al centro del dibattito il rapporto tra uomo e animali selvatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso più evidente riguarda i cinghiali. Negli ultimi mesi, ma i casi si ripetono da nni, gli ungulati sono stati segnalati in diversi punti del territorio, anche in luoghi particolarmente frequentati durante la stagione estiva. A Pellare, frazione di Moio della Civitella, alcuni esemplari sono stati avvistati nei giorni scorsi in piazza Santa Caterina. Segnalazioni sono arrivate inoltre da Palinuro, Agnone Cilento e dall’area di Punta Licosa, con animali spinti fino alle zone costiere e, in alcuni casi, sulle spiagge. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è però soltanto una questione di decoro urbano. La presenza degli animali in prossimità delle abitazioni e lungo le strade pone problemi di sicurezza, soprattutto per il rischio di collisioni con le automobili. A giugno, a Palinuro, un’auto aveva investito un cinghiale lungo la strada delle Saline: gli occupanti della vettura erano rimasti illesi, mentre l’animale era morto nell’impatto. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un fenomeno che riguarda tutta la Campania</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza crescente dei cinghiali non è un fenomeno esclusivamente cilentano. La Regione Campania ha riconosciuto la complessità dell’emergenza e, il 6 agosto scorso, ha riunito istituzioni, strutture sanitarie e veterinarie, Carabinieri Forestali, università e altri soggetti competenti, istituendo successivamente un tavolo tecnico operativo permanente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le questioni affrontate figurano i danni alle aziende agricole, gli incidenti stradali, la sicurezza dei cittadini, la gestione delle popolazioni di cinghiale e anche il rischio sanitario legato alla peste suina africana. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema, dunque, non riguarda soltanto gli animali che entrano nei paesi. Il cinghiale può provocare danni alle coltivazioni, rappresentare un pericolo per la circolazione stradale e creare difficoltà nella gestione degli equilibri faunistici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa documentazione regionale definisce il cinghiale una specie “problematica” in Campania e prevede specifiche strategie di controllo e contenimento. Il Piano regionale indica tra gli obiettivi la riduzione dell’impatto economico, ecologico e sociale della specie, insieme alla prevenzione dei danni agricoli e degli incidenti stradali. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché arrivano vicino alle case?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’avvicinamento degli animali selvatici agli insediamenti umani non ha una sola causa. Nel caso dei cinghiali, la disponibilità di cibo facilmente accessibile può rappresentare un importante elemento di attrazione. Rifiuti, residui alimentari e cassonetti non adeguatamente protetti possono diventare una fonte di alimentazione particolarmente conveniente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo si aggiunge la trasformazione del territorio e la presenza di aree agricole e boscate a stretto contatto con abitazioni e infrastrutture. Nel Cilento la particolare conformazione del territorio, caratterizzato dalla presenza contemporanea di montagne, boschi, campagne e aree costiere, favorisce una stretta vicinanza tra habitat naturali e insediamenti umani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha spiegato negli anni che la gestione del cinghiale rappresenta una questione nazionale e che nell’area protetta sono state avviate diverse azioni di contenimento. Un piano d’azione è operativo nel Parco dal 2017, con l’obiettivo di ridurre la consistenza della popolazione e ricomporre gli equilibri naturali della specie. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non solo cinghiali: il ritorno della fauna selvatica</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno deve essere però distinto dalla presenza, ormai consolidata, di altre specie selvatiche che fanno parte dell’ecosistema cilentano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Parco ospita infatti una ricca biodiversità. Tra i mammiferi sono presenti, oltre al cinghiale, volpe, tasso, martora, gatto selvatico e lupo. L’Ente Parco sottolinea in particolare come il ritorno del lupo sia stato favorito dalla tutela degli habitat e dalla disponibilità di prede, soprattutto cinghiali. Il lupo svolge inoltre un ruolo importante nella regolazione degli equilibri dell’ecosistema. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo, spiegano gli esperti, non è corretto considerare ogni presenza di fauna selvatica vicino alle abitazioni come un’emergenza. Il punto è trovare un equilibrio tra la conservazione delle specie e la sicurezza delle comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema della fauna selvatica pone quindi una domanda che interessa direttamente un territorio come il Cilento: come è possibile proteggere la biodiversità senza mettere a rischio persone, agricoltura e attività economiche?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta passa dal monitoraggio delle popolazioni, dalla prevenzione dei danni, dalla corretta gestione dei rifiuti e dalla messa in sicurezza dei punti maggiormente interessati dagli attraversamenti degli animali. Ma anche dalla corretta informazione dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In caso di incontro con un animale selvatico, soprattutto se si tratta di un cinghiale, è fondamentale evitare di avvicinarsi o tentare di alimentarlo. La presenza di animali feriti o in difficoltà deve invece essere segnalata agli organismi competenti secondo le procedure previste dalla normativa regionale. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Estate nel Cilento, alla scoperta della fauna del Parco: dalla volpe alla Caretta caretta</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/estate-nel-cilento-alla-scoperta-della-fauna-del-parco-dalla-volpe-alla-caretta-caretta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 17:44:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni]]></category>
		<category><![CDATA[animali selvatici del parco del cilento]]></category>
		<category><![CDATA[fauna cilento]]></category>
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					<description><![CDATA[Un altro modo per vivere l’estate nel Cilento è imparare a riconoscere gli animali che abitano boschi, campagne, montagne, corsi d’acqua e mare. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un altro modo per vivere l’estate nel Cilento è imparare a riconoscere gli animali che abitano boschi, campagne, montagne, corsi d’acqua e mare. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni custodisce una biodiversità particolarmente ricca, grazie alla varietà degli ambienti, dalla costa alle aree montane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli animali più facilmente osservabili ci sono la volpe e il riccio europeo, mentre il cinghiale è una presenza consolidata e oggetto di specifiche attività di gestione. Più difficile è avvistare il lupo appenninico, il gatto selvatico, la martora, il ghiro e il quercino, specie prevalentemente elusive che testimoniano la qualità degli ecosistemi forestali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’estate favorisce anche l’osservazione dei rettili, mentre nei corsi d’acqua, come il Bussento, è documentata la presenza della lontra. In mare il Parco ospita numerose specie di cetacei, tra cui delfini, tursiopi, stenelle, grampi, globicefali, capodogli e balenottere comuni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra maggio e agosto le spiagge del Cilento diventano inoltre teatro del ritorno della Caretta caretta, che raggiunge la costa per deporre le uova.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La biodiversità comprende anche specie più piccole ma di grande valore. Nel 2026 il Parco ha confermato la presenza stabile della rara farfalla <em>Papilio alexanor</em>, portando a 100 le specie di farfalle censite nel territorio. Un piccolo ma significativo indicatore della ricchezza e della salute degli ecosistemi cilentani.</p>
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		<item>
		<title>Non solo cani e gatti, il caldo mette in difficoltà anche la fauna selvatica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/non-solo-cani-e-gatti-il-caldo-mette-in-difficolta-anche-la-fauna-selvatica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 15:53:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Non sono soltanto cani e gatti a soffrire le temperature elevate. Durante le ondate di caldo e nei periodi di siccità, anche la fauna selvatica può trovarsi in difficoltà, soprattutto [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Non sono soltanto cani e gatti a soffrire le temperature elevate. Durante le ondate di caldo e nei periodi di siccità, anche la fauna selvatica può trovarsi in difficoltà, soprattutto per la scarsità di acqua. Uccelli, ricci, piccoli mammiferi, insetti e altri animali possono infatti avere maggiori difficoltà a trovare fonti naturali per dissetarsi e luoghi freschi dove ripararsi. Il tema è stato rilanciato anche quest’estate da associazioni e realtà impegnate nella tutela della fauna. </p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Un gesto semplice può essere quello di mettere a disposizione dell’acqua. In giardino, sul balcone o in uno spazio esterno è possibile sistemare una ciotola bassa con acqua pulita, preferibilmente in una zona ombreggiata e tranquilla. Per gli uccelli può essere utilizzata anche come piccolo abbeveratoio e, cambiando frequentemente l’acqua, può diventare un punto di ristoro durante le giornate più calde.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Per i piccoli mammiferi, come i ricci, è importante che il contenitore sia facilmente accessibile e non rappresenti un rischio di annegamento. Anche piscine, vasche e contenitori con pareti difficili da risalire possono diventare trappole: quando possibile, è quindi opportuno predisporre sistemi che consentano agli animali eventualmente caduti dentro di uscire. </p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Ma aiutare non significa necessariamente intervenire direttamente sugli animali. Una delle forme più efficaci di tutela consiste nel lasciare a disposizione piccoli rifugi naturali, vegetazione e zone d’ombra, evitando di disturbare gli animali nelle ore più calde. Nei giardini, inoltre, la presenza di piante e fiori può offrire riparo e risorse agli insetti e agli altri piccoli animali. </p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Particolare prudenza è necessaria quando viene trovato un animale selvatico apparentemente in difficoltà. Non sempre un animale solo, fermo o poco attivo è realmente abbandonato o malato: alcune specie adottano comportamenti naturali che possono essere fraintesi. Prima di raccoglierlo o alimentarlo, è quindi preferibile chiedere indicazioni a un centro di recupero della fauna selvatica o alle autorità competenti.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">L’estate, dunque, può diventare anche un’occasione per trasformare balconi, terrazzi e giardini in piccoli punti di accoglienza per la biodiversità. Una ciotola d’acqua, un angolo d’ombra e un ambiente meno ostile possono rappresentare un aiuto concreto, soprattutto quando le risorse naturali scarseggiano. </p>
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			</item>
		<item>
		<title>Acciaroli, suggestivo avvistamento in mare: la Porpita porpita, il “bottone blu”, a pochi metri dalla riva</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/acciaroli-suggestivo-avvistamento-in-mare-la-porpita-porpita-il-bottone-blu-a-pochi-metri-dalla-riva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 12:46:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Pollica]]></category>
		<category><![CDATA[porpita]]></category>
		<category><![CDATA[porpita acciaroli]]></category>
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					<description><![CDATA[Un incontro insolito e suggestivo nelle acque di Acciaroli, nel Cilento. Un lettore ha segnalato ieri, 9 agosto, intorno alle 18, l&#8217;avvistamento di una Porpita porpita, conosciuta comunemente come “bottone [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un incontro insolito e suggestivo nelle acque di Acciaroli, nel Cilento. Un lettore ha segnalato ieri, 9 agosto, intorno alle 18, l&#8217;avvistamento di una <em>Porpita porpita</em>, conosciuta comunemente come “bottone blu”, a meno di 50 metri dalla riva, all&#8217;altezza del residence L&#8217;Ancora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;organismo, caratterizzato da un piccolo disco centrale e da una corona di strutture filamentose dai colori che possono variare dall&#8217;azzurro al turchese, è stato osservato a poca distanza dalla spiaggia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>COS&#8217;È IL “BOTTONE BLU”</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante il suo aspetto possa ricordare quello di una piccola medusa, la <em>Porpita porpita</em> non è una medusa, ed è innocua. È un idrozoo coloniale appartenente agli Cnidari, il gruppo zoologico che comprende anche meduse, coralli e anemoni. Quello che appare come un singolo animale è in realtà una colonia costituita da numerosi piccoli organismi, chiamati zooidi, specializzati nello svolgimento di diverse funzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La colonia vive normalmente sulla superficie del mare ed è trasportata soprattutto dalle correnti e dal vento. Al centro presenta una struttura galleggiante, mentre intorno si sviluppano i polipi che danno all&#8217;organismo il caratteristico aspetto simile a quello di una medusa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La specie è presente anche nel Mediterraneo e negli ultimi anni sono state documentate nuove osservazioni lungo le coste italiane. Uno studio pubblicato nel 2024 ha segnalato nuovi ritrovamenti di <em>Porpita porpita</em> lungo le coste italiane, compresi settori del Mediterraneo, indicando la necessità di continuare a monitorarne la presenza.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" data-id="255907" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/image3-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-255907" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/image3-1024x768.jpeg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/image3-300x225.jpeg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/image3-768x576.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/image3-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/image3-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Vipere, cinghiali e serpenti in estate: come comportarsi negli incontri con gli animali selvatici lungo i sentieri</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/vipere-cinghiali-e-serpenti-in-estate-come-comportarsi-negli-incontri-con-gli-animali-selvatici-lungo-i-sentieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 14:02:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[animali selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[cinghiali]]></category>
		<category><![CDATA[escursioni]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
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		<category><![CDATA[vipere]]></category>
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					<description><![CDATA[Con il caldo aumentano le escursioni nella natura. Ecco cosa sapere per evitare rischi e rispettare la fauna Boschi, sentieri di montagna e aree rurali diventano durante l’estate mete sempre [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Con il caldo aumentano le escursioni nella natura. Ecco cosa sapere per evitare rischi e rispettare la fauna</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Boschi, sentieri di montagna e aree rurali diventano durante l’estate mete sempre più frequentate da escursionisti, turisti e famiglie in cerca di refrigerio. Ma il ritorno alla natura può significare anche incontri ravvicinati con alcuni animali selvatici: vipere, serpenti, cinghiali e altri esemplari che vivono nei nostri territori. Conoscere i comportamenti corretti è fondamentale per tutelare sia le persone sia gli animali.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Vipere: la paura spesso supera il pericolo</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli animali che suscitano maggiore timore c’è sicuramente la vipera. In Italia sono presenti diverse specie di serpenti, ma soltanto alcune sono velenose e i casi di conseguenze gravi per l’uomo sono rari. La vipera, infatti, non è un animale aggressivo e tende generalmente ad allontanarsi quando percepisce la presenza dell’uomo. Il morso avviene soprattutto quando il rettile viene calpestato o disturbato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante le escursioni è consigliabile indossare scarpe chiuse, evitare di infilare mani e piedi tra pietre, cespugli o erba alta e restare sui sentieri segnalati. In caso di incontro con una vipera, la regola principale è non avvicinarsi e lasciarle spazio per allontanarsi.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cosa fare in caso di morso</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Se si viene morsi da una vipera è importante mantenere la calma, ridurre i movimenti e chiamare il <strong>112</strong>. Non bisogna incidere la ferita, aspirare il veleno con la bocca o applicare lacci emostatici: sono pratiche sconsigliate perché possono peggiorare la situazione. È invece utile togliere eventuali anelli o oggetti stretti dalla zona interessata, perché potrebbe gonfiarsi.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Serpenti: non tutti sono pericolosi</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Molti serpenti incontrati in campagna o nei boschi sono specie innocue per l’uomo. Il consiglio degli esperti è evitare di tentare la cattura o di avvicinarsi per fotografarli. Un animale selvatico non deve essere disturbato nel proprio ambiente: osservarlo a distanza è il comportamento più corretto.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cinghiali: attenzione soprattutto ai piccoli</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni gli avvistamenti di cinghiali sono aumentati anche vicino ai centri abitati e nelle zone turistiche. In caso di incontro durante una passeggiata è importante non avvicinarsi, soprattutto se sono presenti cuccioli: una femmina può reagire per proteggere la prole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non bisogna mai offrire cibo agli animali selvatici. Oltre a modificare i loro comportamenti naturali, l’abitudine al contatto con l’uomo può creare situazioni di rischio.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Escursioni sicure: poche regole per vivere la natura</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di partire per un sentiero è consigliabile:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>informarsi sul percorso e sulle condizioni ambientali;</li>



<li>portare acqua sufficiente, soprattutto nelle giornate più calde;</li>



<li>utilizzare abbigliamento e calzature adeguate;</li>



<li>evitare di camminare fuori dai tracciati;</li>



<li>prestare attenzione dove si mettono mani e piedi;</li>



<li>non disturbare gli animali incontrati.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La natura estiva offre paesaggi e incontri straordinari, ma richiede rispetto e consapevolezza. Gli animali selvatici non sono un pericolo da affrontare, ma parte di un ecosistema da conoscere e proteggere.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ricci di mare, tartarughe e delfini: cosa fare quando si incontrano durante una giornata al mare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ricci-di-mare-tartarughe-e-delfini-cosa-fare-quando-si-incontrano-durante-una-giornata-al-mare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 13:56:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[animali marini]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[caretta caretta]]></category>
		<category><![CDATA[delfini]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[fauna marina]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[ricci di mare]]></category>
		<category><![CDATA[spiagge italiane]]></category>
		<category><![CDATA[tartarughe marine]]></category>
		<category><![CDATA[tutela ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Dall’avvistamento di una tartaruga Caretta caretta al passaggio dei delfini: le regole per osservare la fauna marina senza danneggiarla Una giornata in spiaggia può trasformarsi in un incontro speciale con [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dall’avvistamento di una tartaruga Caretta caretta al passaggio dei delfini: le regole per osservare la fauna marina senza danneggiarla</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una giornata in spiaggia può trasformarsi in un incontro speciale con gli abitanti del mare. Una tartaruga marina che nuota vicino alla riva, un branco di delfini all’orizzonte o un riccio di mare tra gli scogli sono immagini sempre più frequenti lungo le coste italiane durante la stagione estiva. Ma davanti a questi animali è fondamentale sapere come comportarsi per non arrecare loro danno e per rispettare le norme di tutela della biodiversità marina.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Tartarughe marine: osservare a distanza e non toccare</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli incontri più emozionanti c’è quello con la tartaruga marina, in particolare la <strong>Caretta caretta</strong>, la specie più comune nei nostri mari e protagonista negli ultimi anni di numerose nidificazioni sulle spiagge italiane. Le tartarughe marine sono specie protette e ogni comportamento che possa disturbare gli animali o compromettere la loro riproduzione deve essere evitato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se una tartaruga viene avvistata mentre nuota, la regola principale è non inseguirla, non toccarla e mantenere una distanza di sicurezza. Anche in barca è importante non tagliarle la strada e ridurre la velocità per evitare collisioni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se invece una tartaruga arriva sulla spiaggia, magari per deporre le uova, è necessario allontanarsi, evitare rumori, luci e flash fotografici. Un avvicinamento eccessivo può spingerla ad abbandonare il tentativo di nidificazione. In caso di avvistamento è possibile contattare la Capitaneria di Porto al numero blu <strong>1530</strong> o i centri specializzati nel recupero delle tartarughe marine.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Delfini: uno spettacolo da ammirare senza interferire</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il Mediterraneo ospita diverse specie di cetacei, tra cui stenelle, tursiopi, delfini comuni e altre specie monitorate dai ricercatori. I programmi di osservazione scientifica hanno documentato numerosi avvistamenti anche nel Mar Tirreno, confermando l’importanza di questi ecosistemi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si incontrano dei delfini in mare, la tentazione è spesso quella di avvicinarsi o cercare il contatto. Un comportamento invece da evitare: non bisogna inseguirli con le imbarcazioni, gettare cibo in acqua o tentare di nuotare accanto agli animali. La distanza e il rispetto dei loro spazi sono fondamentali per non alterare i loro comportamenti naturali.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Ricci di mare: attenzione alla raccolta</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Anche i ricci di mare sono una presenza caratteristica delle coste rocciose. In molte regioni italiane la loro raccolta è regolamentata con limiti precisi per proteggere le popolazioni marine e garantire la conservazione della specie. Le regole possono variare a seconda della Regione e della zona, quindi prima di raccoglierli è necessario informarsi sulle disposizioni locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso, durante una semplice nuotata o un’escursione tra gli scogli, è consigliabile non danneggiare gli organismi marini e non prelevare animali dall’ambiente naturale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Se trovi un animale marino in difficoltà</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso di una tartaruga, un delfino o un altro animale marino ferito, spiaggiato o in difficoltà, bisogna evitare interventi improvvisati. Non bisogna trascinare l’animale in acqua, nutrirlo o manipolarlo, ma segnalare rapidamente la situazione alla Capitaneria di Porto o agli enti competenti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’estate può regalare incontri straordinari con la fauna marina, ma il modo migliore per viverli è quello di essere semplici spettatori: osservare, fotografare con rispetto e lasciare che il mare continui a essere la casa di queste specie.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fauna selvatica e caldo, cinque errori da evitare quando si incontra un animale in difficoltà</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/fauna-selvatica-e-caldo-cinque-errori-da-evitare-quando-si-incontra-un-animale-in-difficolta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 19:17:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Dall’acqua offerta senza criterio al recupero di piccoli uccelli: gli esperti invitano alla prudenza per non compromettere la sopravvivenza degli animali selvatici Con l’arrivo delle ondate di calore estive cresce [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Dall’acqua offerta senza criterio al recupero di piccoli uccelli: gli esperti invitano alla prudenza per non compromettere la sopravvivenza degli animali selvatici</em></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Con l’arrivo delle ondate di calore estive cresce il rischio di difficoltà anche per la fauna selvatica. Temperature elevate, siccità e riduzione delle risorse idriche possono mettere sotto stress numerose specie, aumentando la possibilità di incontrare animali apparentemente stanchi o in difficoltà.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Ma un intervento spontaneo, se non effettuato nel modo corretto, può trasformarsi in un problema. Gli esperti ricordano infatti che la prima regola è osservare e valutare la situazione, evitando comportamenti dettati dall’urgenza.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Sono cinque gli errori più comuni da evitare.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph"><strong>Dare acqua o cibo senza sapere cosa fare.</strong><br />Di fronte a un animale selvatico accaldato la tentazione è quella di intervenire subito offrendo acqua o alimenti. Un gesto generoso che, però, non sempre è utile. Ogni specie ha esigenze diverse e un animale debilitato potrebbe non essere in grado di alimentarsi o idratarsi correttamente. Prima di intervenire è consigliabile rivolgersi a un centro specializzato.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph"><strong>Portare a casa un animale trovato in natura.</strong><br />Non tutti gli animali apparentemente soli sono abbandonati. È il caso, soprattutto in estate, dei giovani uccelli che lasciano il nido e vengono spesso trovati a terra: nella maggior parte dei casi i genitori continuano a seguirli e alimentarli. Recuperarli senza necessità può interrompere un processo naturale.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph"><strong>Intervenire sui piccoli uccelli senza valutare la situazione.</strong><br />Un uccello ferito, incapace di muoversi o in evidente difficoltà necessita di assistenza qualificata. Diverso è il caso di un giovane già piumato che si trova sul terreno: prima di raccoglierlo è importante osservare a distanza e verificare se i genitori sono presenti.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph"><strong>Spostare rettili e tartarughe trovati immobili.</strong><br />Il caldo può rendere meno attivi molti rettili. Una tartaruga o una lucertola ferme non sono necessariamente in pericolo: potrebbero semplicemente cercare di ridurre la dispersione di energia nelle ore più calde. Spostarle dal proprio habitat può creare loro difficoltà.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph"><strong>Avvicinarsi troppo a un animale selvatico.</strong><br />Un animale impaurito o stressato può reagire in modo imprevedibile. Tentare di catturarlo o maneggiarlo senza competenze può aumentare lo stato di sofferenza e provocare ferite.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">In caso di animali feriti, debilitati o in evidente difficoltà, il consiglio è contattare i Centri di Recupero Animali Selvatici (CRAS), le autorità competenti o gli enti territoriali preposti alla tutela della fauna.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Durante l’estate, inoltre, piccoli accorgimenti possono aiutare la biodiversità: lasciare, quando possibile, una ciotola con acqua pulita in aree private e protette può offrire un punto di ristoro per alcuni animali, senza però interferire con i comportamenti naturali delle specie selvatiche.</p>
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		<title>Cavalluccio marino torna nei fondali della Gaiola, il Parco: «Segnale della rinascita della Posidonia»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cavalluccio-marino-torna-nei-fondali-della-gaiola-il-parco-segnale-della-rinascita-della-posidonia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 12:02:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cavalluccio marino parco gaiola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=252937</guid>

					<description><![CDATA[Un esemplare di cavalluccio marino è stato osservato nei fondali dell&#8217;Area Marina Protetta Parco Sommerso di Gaiola, tra le praterie di Posidonia oceanica oggetto di un intervento di ripristino ambientale [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Un esemplare di cavalluccio marino è stato osservato nei fondali dell&#8217;<strong>Area Marina Protetta Parco Sommerso di Gaiola</strong>, tra le praterie di Posidonia oceanica oggetto di un intervento di ripristino ambientale avviato nel 2023. A darne notizia è lo stesso Parco, che definisce l&#8217;avvistamento &#8220;un&#8217;emozione indescrivibile&#8221; e un importante segnale della progressiva rinaturalizzazione dell&#8217;area marina protetta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo quanto riferito dai ricercatori impegnati nel monitoraggio, l&#8217;esemplare di <strong>Hippocampus guttulatus</strong>, specie protetta nel Mediterraneo, è stato individuato durante le attività di controllo delle piante di Posidonia reimpiantate nell&#8217;ambito del progetto di restauro degli habitat marini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cavalluccio marino è considerato una specie particolarmente vulnerabile alla perdita delle praterie di Posidonia oceanica, habitat fondamentale per il suo ciclo vitale. È inserito nell&#8217;Allegato II del Protocollo SPA/BIO della Convenzione di Barcellona, nell&#8217;Allegato II della Convenzione di Berna e nell&#8217;Allegato III della Convenzione CITES.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Parco ricorda che il progetto di ripristino è iniziato nel 2023 con il reimpianto delle prime talee di Posidonia donate dall&#8217;Area Marina Protetta Regno di Nettuno. Nel 2025 è stata inoltre avviata una fase sperimentale di coltivazione da seme attraverso il progetto PosiFarm, realizzato in collaborazione con la Stazione Zoologica Anton Dohrn, che ha portato alla messa a dimora di oltre mille giovani plantule sui fondali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso del monitoraggio, spiegano ancora i responsabili dell&#8217;area marina protetta, è stata osservata una progressiva ricomparsa di numerose specie associate alle praterie di Posidonia, tra cui piccoli pesci, stelle marine, spirografi e cerianti. L&#8217;avvistamento del cavalluccio marino viene ora considerato il risultato più significativo del processo di recupero ecologico avviato negli ultimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Vedere quel piccolo ippocampo aggrappato alle foglie della Posidonia che sta ricrescendo dove era stata distrutta rappresenta il simbolo della vita che rinasce&#8221;, afferma il Parco, sottolineando come il ritorno della specie rappresenti una conferma dell&#8217;efficacia degli interventi di restauro ambientale e degli sforzi compiuti per la tutela dell&#8217;ecosistema marino della Gaiola.</p>
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		<title>Zanzare in estate: come tenerle lontane e impedire che entrino in casa con metodi naturali ed efficaci</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/zanzare-in-estate-come-tenerle-lontane-e-impedire-che-entrino-in-casa-con-metodi-naturali-ed-efficaci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 11:59:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[zanzare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=252917</guid>

					<description><![CDATA[Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate aumentano caldo e umidità, condizioni ideali per la proliferazione delle zanzare. Sebbene sia impossibile farle scomparire completamente, è possibile ridurne la presenza e limitare il rischio di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate aumentano caldo e umidità, condizioni ideali per la proliferazione delle zanzare. Sebbene sia impossibile farle scomparire completamente, è possibile ridurne la presenza e limitare il rischio di punture adottando alcune semplici strategie. Dalla prevenzione ai metodi naturali, ecco cosa consigliano gli esperti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La prevenzione è la migliore difesa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il modo più efficace per ridurre la presenza delle zanzare è impedire che trovino luoghi adatti alla deposizione delle uova. Bastano pochi millimetri di acqua stagnante perché possano completare il loro ciclo vitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo è consigliabile:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>svuotare regolarmente sottovasi, secchi e altri contenitori che raccolgono acqua;</li>



<li>mantenere puliti tombini e grondaie;</li>



<li>coprire le cisterne e i contenitori per la raccolta dell&#8217;acqua piovana;</li>



<li>cambiare spesso l&#8217;acqua nelle ciotole degli animali domestici;</li>



<li>eliminare qualsiasi ristagno presente in giardino o sul balcone.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Come impedire alle zanzare di entrare in casa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Proteggere gli ambienti domestici è il passo successivo. Le zanzariere rimangono la soluzione più efficace per evitare l&#8217;ingresso degli insetti, a patto che siano ben installate e prive di aperture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È inoltre utile:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>aprire le finestre con maggiore attenzione nelle ore serali e all&#8217;alba, quando molte specie sono più attive;</li>



<li>utilizzare ventilatori, che rendono più difficile il volo delle zanzare;</li>



<li>chiudere porte e finestre se gli ambienti sono illuminati nelle ore serali.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">I metodi naturali che possono aiutare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni rimedi naturali possono contribuire a tenere lontane le zanzare, anche se la loro efficacia è generalmente inferiore rispetto ai repellenti specifici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra quelli che hanno mostrato risultati interessanti figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>olio essenziale di eucalipto limonato;</li>



<li>olio essenziale di citronella;</li>



<li>olio essenziale di lavanda.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Gli oli essenziali devono essere utilizzati seguendo le indicazioni riportate dai produttori e non devono essere applicati puri sulla pelle.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le piante aromatiche sono davvero utili?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Citronella, basilico, menta, rosmarino e lavanda sono spesso associate alla capacità di allontanare le zanzare. Tuttavia, la loro semplice presenza sul balcone o sul davanzale non garantisce una protezione efficace. Possono rappresentare un supporto, ma non sostituiscono le misure preventive più efficaci.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Attenzione ai rimedi senza basi scientifiche</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In rete circolano numerosi consigli, ma non tutti sono supportati da prove scientifiche. I dispositivi a ultrasuoni, ad esempio, non hanno dimostrato un&#8217;efficacia costante nel tenere lontane le zanzare. Anche molti rimedi fai-da-te offrono risultati limitati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando è opportuno usare un repellente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se la presenza delle zanzare è elevata o si trascorre molto tempo all&#8217;aperto, i repellenti autorizzati rappresentano la soluzione più efficace. Utilizzati secondo le istruzioni riportate in etichetta, offrono una protezione superiore rispetto alla maggior parte dei rimedi naturali.</p>
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		<title>Foca monaca avvistata nei fondali di Punta Campanella</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/foca-monaca-avvistata-nei-fondali-di-punta-campanella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 11:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[foca monaca]]></category>
		<category><![CDATA[punta campanella]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=252933</guid>

					<description><![CDATA[Continua la serie di avvistamenti della foca monaca nelle acque dell’Area Marina Protetta Punta Campanella. Un nuovo incontro con il raro mammifero marino è stato segnalato nei giorni scorsi nella [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Continua la serie di avvistamenti della foca monaca nelle acque dell’Area Marina Protetta Punta Campanella. Un nuovo incontro con il raro mammifero marino è stato segnalato nei giorni scorsi nella Zona Speciale di Conservazione (ZSC) Fondali marini di Punta Campanella e Capri. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza della foca monaca, specie protetta e tra le più rare al mondo, continua a suscitare grande interesse tra appassionati e operatori del mare. L’Area Marina Protetta Punta Campanella, attraverso i propri canali, ha ricordato l’importanza di adottare comportamenti corretti in caso di avvistamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ispra e Amp Punta Campanella invitano infatti a mantenere sempre una distanza adeguata dagli animali selvatici, evitando qualsiasi forma di interazione e rumori che possano disturbare l’animale nel suo ambiente naturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eventuali nuovi avvistamenti possono essere segnalati alla pagina social dell’Area Marina Protetta, ai canali dedicati alla <strong>Foca monaca ISPRA</strong> oppure agli indirizzi email <strong><a>focamonaca@isprambiente.it</a></strong> e <strong><a>info@puntacampanella.org</a></strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La collaborazione dei cittadini e dei frequentatori del mare è considerata fondamentale per monitorare la presenza della specie e contribuire alla sua tutela.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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