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	<title>Animali | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
	<lastBuildDate>Tue, 14 Jul 2026 12:07:57 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Cavalluccio marino torna nei fondali della Gaiola, il Parco: «Segnale della rinascita della Posidonia»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cavalluccio-marino-torna-nei-fondali-della-gaiola-il-parco-segnale-della-rinascita-della-posidonia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 12:02:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cavalluccio marino parco gaiola]]></category>
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					<description><![CDATA[Un esemplare di cavalluccio marino è stato osservato nei fondali dell&#8217;Area Marina Protetta Parco Sommerso di Gaiola, tra le praterie di Posidonia oceanica oggetto di un intervento di ripristino ambientale [...]]]></description>
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<p>Un esemplare di cavalluccio marino è stato osservato nei fondali dell&#8217;<strong>Area Marina Protetta Parco Sommerso di Gaiola</strong>, tra le praterie di Posidonia oceanica oggetto di un intervento di ripristino ambientale avviato nel 2023. A darne notizia è lo stesso Parco, che definisce l&#8217;avvistamento &#8220;un&#8217;emozione indescrivibile&#8221; e un importante segnale della progressiva rinaturalizzazione dell&#8217;area marina protetta.</p>



<p>Secondo quanto riferito dai ricercatori impegnati nel monitoraggio, l&#8217;esemplare di <strong>Hippocampus guttulatus</strong>, specie protetta nel Mediterraneo, è stato individuato durante le attività di controllo delle piante di Posidonia reimpiantate nell&#8217;ambito del progetto di restauro degli habitat marini.</p>



<p>Il cavalluccio marino è considerato una specie particolarmente vulnerabile alla perdita delle praterie di Posidonia oceanica, habitat fondamentale per il suo ciclo vitale. È inserito nell&#8217;Allegato II del Protocollo SPA/BIO della Convenzione di Barcellona, nell&#8217;Allegato II della Convenzione di Berna e nell&#8217;Allegato III della Convenzione CITES.</p>



<p>Il Parco ricorda che il progetto di ripristino è iniziato nel 2023 con il reimpianto delle prime talee di Posidonia donate dall&#8217;Area Marina Protetta Regno di Nettuno. Nel 2025 è stata inoltre avviata una fase sperimentale di coltivazione da seme attraverso il progetto PosiFarm, realizzato in collaborazione con la Stazione Zoologica Anton Dohrn, che ha portato alla messa a dimora di oltre mille giovani plantule sui fondali.</p>



<p>Nel corso del monitoraggio, spiegano ancora i responsabili dell&#8217;area marina protetta, è stata osservata una progressiva ricomparsa di numerose specie associate alle praterie di Posidonia, tra cui piccoli pesci, stelle marine, spirografi e cerianti. L&#8217;avvistamento del cavalluccio marino viene ora considerato il risultato più significativo del processo di recupero ecologico avviato negli ultimi anni.</p>



<p>&#8220;Vedere quel piccolo ippocampo aggrappato alle foglie della Posidonia che sta ricrescendo dove era stata distrutta rappresenta il simbolo della vita che rinasce&#8221;, afferma il Parco, sottolineando come il ritorno della specie rappresenti una conferma dell&#8217;efficacia degli interventi di restauro ambientale e degli sforzi compiuti per la tutela dell&#8217;ecosistema marino della Gaiola.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Zanzare in estate: come tenerle lontane e impedire che entrino in casa con metodi naturali ed efficaci</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/zanzare-in-estate-come-tenerle-lontane-e-impedire-che-entrino-in-casa-con-metodi-naturali-ed-efficaci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 11:59:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[zanzare]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate aumentano caldo e umidità, condizioni ideali per la proliferazione delle zanzare. Sebbene sia impossibile farle scomparire completamente, è possibile ridurne la presenza e limitare il rischio di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate aumentano caldo e umidità, condizioni ideali per la proliferazione delle zanzare. Sebbene sia impossibile farle scomparire completamente, è possibile ridurne la presenza e limitare il rischio di punture adottando alcune semplici strategie. Dalla prevenzione ai metodi naturali, ecco cosa consigliano gli esperti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La prevenzione è la migliore difesa</h2>



<p>Il modo più efficace per ridurre la presenza delle zanzare è impedire che trovino luoghi adatti alla deposizione delle uova. Bastano pochi millimetri di acqua stagnante perché possano completare il loro ciclo vitale.</p>



<p>Per questo è consigliabile:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>svuotare regolarmente sottovasi, secchi e altri contenitori che raccolgono acqua;</li>



<li>mantenere puliti tombini e grondaie;</li>



<li>coprire le cisterne e i contenitori per la raccolta dell&#8217;acqua piovana;</li>



<li>cambiare spesso l&#8217;acqua nelle ciotole degli animali domestici;</li>



<li>eliminare qualsiasi ristagno presente in giardino o sul balcone.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Come impedire alle zanzare di entrare in casa</h2>



<p>Proteggere gli ambienti domestici è il passo successivo. Le zanzariere rimangono la soluzione più efficace per evitare l&#8217;ingresso degli insetti, a patto che siano ben installate e prive di aperture.</p>



<p>È inoltre utile:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>aprire le finestre con maggiore attenzione nelle ore serali e all&#8217;alba, quando molte specie sono più attive;</li>



<li>utilizzare ventilatori, che rendono più difficile il volo delle zanzare;</li>



<li>chiudere porte e finestre se gli ambienti sono illuminati nelle ore serali.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">I metodi naturali che possono aiutare</h2>



<p>Alcuni rimedi naturali possono contribuire a tenere lontane le zanzare, anche se la loro efficacia è generalmente inferiore rispetto ai repellenti specifici.</p>



<p>Tra quelli che hanno mostrato risultati interessanti figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>olio essenziale di eucalipto limonato;</li>



<li>olio essenziale di citronella;</li>



<li>olio essenziale di lavanda.</li>
</ul>



<p>Gli oli essenziali devono essere utilizzati seguendo le indicazioni riportate dai produttori e non devono essere applicati puri sulla pelle.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le piante aromatiche sono davvero utili?</h2>



<p>Citronella, basilico, menta, rosmarino e lavanda sono spesso associate alla capacità di allontanare le zanzare. Tuttavia, la loro semplice presenza sul balcone o sul davanzale non garantisce una protezione efficace. Possono rappresentare un supporto, ma non sostituiscono le misure preventive più efficaci.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Attenzione ai rimedi senza basi scientifiche</h2>



<p>In rete circolano numerosi consigli, ma non tutti sono supportati da prove scientifiche. I dispositivi a ultrasuoni, ad esempio, non hanno dimostrato un&#8217;efficacia costante nel tenere lontane le zanzare. Anche molti rimedi fai-da-te offrono risultati limitati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando è opportuno usare un repellente</h2>



<p>Se la presenza delle zanzare è elevata o si trascorre molto tempo all&#8217;aperto, i repellenti autorizzati rappresentano la soluzione più efficace. Utilizzati secondo le istruzioni riportate in etichetta, offrono una protezione superiore rispetto alla maggior parte dei rimedi naturali.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Foca monaca avvistata nei fondali di Punta Campanella</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/foca-monaca-avvistata-nei-fondali-di-punta-campanella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 11:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[foca monaca]]></category>
		<category><![CDATA[punta campanella]]></category>
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					<description><![CDATA[Continua la serie di avvistamenti della foca monaca nelle acque dell’Area Marina Protetta Punta Campanella. Un nuovo incontro con il raro mammifero marino è stato segnalato nei giorni scorsi nella [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Continua la serie di avvistamenti della foca monaca nelle acque dell’Area Marina Protetta Punta Campanella. Un nuovo incontro con il raro mammifero marino è stato segnalato nei giorni scorsi nella Zona Speciale di Conservazione (ZSC) Fondali marini di Punta Campanella e Capri. </p>



<p>La presenza della foca monaca, specie protetta e tra le più rare al mondo, continua a suscitare grande interesse tra appassionati e operatori del mare. L’Area Marina Protetta Punta Campanella, attraverso i propri canali, ha ricordato l’importanza di adottare comportamenti corretti in caso di avvistamento.</p>



<p>Ispra e Amp Punta Campanella invitano infatti a mantenere sempre una distanza adeguata dagli animali selvatici, evitando qualsiasi forma di interazione e rumori che possano disturbare l’animale nel suo ambiente naturale.</p>



<p>Eventuali nuovi avvistamenti possono essere segnalati alla pagina social dell’Area Marina Protetta, ai canali dedicati alla <strong>Foca monaca ISPRA</strong> oppure agli indirizzi email <strong><a>focamonaca@isprambiente.it</a></strong> e <strong><a>info@puntacampanella.org</a></strong>.</p>



<p>La collaborazione dei cittadini e dei frequentatori del mare è considerata fondamentale per monitorare la presenza della specie e contribuire alla sua tutela.</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli animali che dormono pochissimo, quando il riposo diventa una sfida per la sopravvivenza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gli-animali-che-dormono-pochissimo-quando-il-riposo-diventa-una-sfida-per-la-sopravvivenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 15:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[.auv hugin]]></category>
		<category><![CDATA[giraffa]]></category>
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					<description><![CDATA[Dormire è una necessità biologica comune a quasi tutti gli animali, ma nel mondo naturale il tempo dedicato al riposo può variare enormemente. Alcune specie hanno sviluppato strategie sorprendenti per [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Dormire è una necessità biologica comune a quasi tutti gli animali, ma nel mondo naturale il tempo dedicato al riposo può variare enormemente. Alcune specie hanno sviluppato strategie sorprendenti per ridurre le ore di sonno, alternando brevi pause di recupero a lunghi periodi di attività per alimentarsi, migrare o difendersi dai predatori.</p>



<p class="p1"><strong>Delfini, il sonno con metà cervello</strong></p>



<p class="p3">Tra gli esempi più affascinanti ci sono i delfini. Questi mammiferi marini non possono addormentarsi completamente come gli esseri umani perché devono continuare a respirare in modo volontario e mantenere il controllo dei movimenti in acqua.</p>



<p class="p3">Gli scienziati sottolineano che non esistono animali completamente privi di sonno: anche le specie più attive devono attraversare fasi di riposo. La differenza sta nelle modalità con cui questo avviene. Alcuni animali dormono per pochi minuti alla volta, altri riescono a riposare mantenendo una parte del cervello vigile. </p>



<p class="p3">Per questo hanno sviluppato il cosiddetto sonno uni-emisferico: una metà del cervello riposa mentre l’altra rimane attiva. Questa particolare strategia permette al delfino di continuare a nuotare, emergere per respirare e mantenere un certo livello di attenzione verso l’ambiente circostante. Studi neurofisiologici hanno documentato questo meccanismo in diverse specie di cetacei. </p>



<p class="p1"><strong>Giraffe, riposi brevi per restare al sicuro</strong></p>



<p class="p3">Le giraffe sono tra i mammiferi terrestri che dedicano meno tempo al sonno. La loro particolare struttura fisica e il fatto di essere prede di grandi carnivori hanno favorito un comportamento basato su brevi periodi di riposo.</p>



<p class="p3">In natura questi animali possono alternare fasi di inattività e brevi episodi di sonno, spesso senza rimanere a lungo in una posizione vulnerabile. La necessità di controllare continuamente l’ambiente circostante rappresenta un importante fattore evolutivo nella regolazione del loro riposo.</p>



<p class="p1"><strong>Uccelli migratori, il riposo anche durante il viaggio</strong></p>



<p class="p3">Alcuni uccelli hanno portato la capacità di ridurre il sonno a livelli estremi. Durante migrazioni molto lunghe alcune specie possono utilizzare forme di sonno uni-emisferico, consentendo a una parte del cervello di riposare mentre l’altra mantiene il controllo del volo.</p>



<p class="p3">Questa strategia permette di affrontare viaggi di migliaia di chilometri senza lunghe soste, aumentando le possibilità di sopravvivenza in ambienti dove fermarsi può essere rischioso. Il sonno uni-emisferico negli uccelli è stato associato soprattutto alla necessità di mantenere la vigilanza contro i predatori e controllare il movimento. </p>



<p class="p1"><strong>Elefanti, grandi animali ma poche ore di riposo</strong></p>



<p class="p3">Anche gli elefanti, nonostante le loro dimensioni, non trascorrono gran parte della giornata dormendo. Il loro stile di vita richiede molte ore dedicate alla ricerca di cibo, agli spostamenti e alla vita sociale del branco.</p>



<p class="p3">La quantità di sonno negli animali è influenzata da numerosi elementi: dimensioni corporee, metabolismo, disponibilità di alimenti, ambiente e livello di rischio nell’habitat.</p>



<p class="p1"><strong>Perché l’evoluzione ha ridotto il sonno?</strong></p>



<p class="p3">Il sonno offre importanti benefici per il cervello e per l’organismo, ma in natura rappresenta anche un momento di vulnerabilità. Un animale che dorme a lungo può diventare più esposto ai predatori o perdere occasioni per nutrirsi e riprodursi.</p>



<p class="p3">Nel corso dell’evoluzione molte specie hanno quindi trovato un equilibrio diverso: brevi sonnellini, riposo frammentato o capacità di mantenere attiva una parte del sistema nervoso.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vallo della Lucania, il 15 luglio torna &#8220;Casting da Cani&#8221;: sfilata per promuovere adozioni e lotta all&#8217;abbandono</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/vallo-della-lucania-il-15-luglio-torna-casting-da-cani-sfilata-per-promuovere-adozioni-e-lotta-allabbandono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 13:28:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo della Lucania]]></category>
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					<description><![CDATA[Torna a Vallo della Lucania &#8220;Casting da Cani&#8221;, la sfilata dedicata ai cani di razza e meticci giunta alla sua terza edizione. L&#8217;appuntamento è in programma mercoledì 15 luglio, alle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Torna a Vallo della Lucania &#8220;Casting da Cani&#8221;, la sfilata dedicata ai cani di razza e meticci giunta alla sua terza edizione. L&#8217;appuntamento è in programma mercoledì 15 luglio, alle ore 19, in Largo Mons. Pinto.</p>



<p>La manifestazione è organizzata dall&#8217;Associazione culturale e ricreativa Linò&#8217;s Production e rientra nel programma dell&#8217;Estate Vallese 2026. L&#8217;iniziativa si svolge con il patrocinio del Comune di Vallo della Lucania e la collaborazione di Fare Ambiente e della Pro Loco di Vallo della Lucania.</p>



<p>La sfilata sarà articolata in due categorie, cani di razza e cani meticci. Tutti i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione, mentre i primi tre classificati di ciascuna categoria saranno premiati con confezioni di croccantini offerte da Ayoca.</p>



<p>Oltre all&#8217;aspetto ricreativo, la manifestazione punta a sensibilizzare il pubblico sul tema della tutela degli animali, promuovendo il non abbandono e l&#8217;adozione dei cani ospitati presso le strutture di stallo delle Fiere di Vallo.</p>



<p>«Un evento organizzato per promuovere il non abbandono dei nostri amici a quattro zampe e l&#8217;adozione dei cani che sono in stallo presso le Fiere di Vallo», spiega l&#8217;organizzatore Lino Miraldi. «Sarà una bellissima iniziativa nella quale sfileranno tanti cani e i vincitori saranno decretati da una giuria composta dai bambini».</p>



<p>La scelta di affidare ai più piccoli il compito di valutare i partecipanti intende sottolineare il valore educativo dell&#8217;iniziativa, che coniuga intrattenimento, sensibilizzazione e rispetto per gli animali.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Natura: perché i fenicotteri sono rosa? Il colore nasce dall’alimentazione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/natura-perche-i-fenicotteri-sono-rosa-il-colore-nasce-dallalimentazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 14:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[carotenoidi]]></category>
		<category><![CDATA[fenicottero]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[piumaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[Il caratteristico colore rosa dei fenicotteri non è una caratteristica presente alla nascita, ma il risultato di un lungo processo legato principalmente alla loro alimentazione. Questi grandi uccelli acquatici devono [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Il caratteristico colore rosa dei fenicotteri non è una caratteristica presente alla nascita, ma il risultato di un lungo processo legato principalmente alla loro alimentazione. Questi grandi uccelli acquatici devono infatti assumere specifici pigmenti naturali per sviluppare la tonalità che li rende riconoscibili in tutto il mondo.</p>



<p class="p1">I fenicotteri nascono con un piumaggio generalmente grigio-biancastro. La colorazione rosa compare progressivamente durante la crescita grazie ai carotenoidi, pigmenti organici presenti in alcuni organismi vegetali e animali di cui questi uccelli si nutrono. Tra le principali fonti alimentari ci sono alghe microscopiche, piccoli crostacei e altri organismi acquatici ricchi di queste sostanze.</p>



<p class="p1">Una volta ingeriti, i carotenoidi vengono trasformati dall’organismo e depositati nelle piume, nella pelle e in alcune parti del becco, determinando diverse sfumature che possono variare dal rosa pallido all’arancione intenso. La tonalità dipende dalla quantità e dal tipo di pigmenti assunti con la dieta, oltre che dallo stato di salute dell’animale.</p>



<p class="p1">Il meccanismo non riguarda soltanto i fenicotteri. Anche altre specie di uccelli, come alcuni pappagalli e ibis, devono la propria colorazione brillante alla presenza di carotenoidi nell’alimentazione. In questi animali il colore può rappresentare anche un segnale biologico: negli adulti una livrea più intensa può indicare una buona capacità di nutrirsi e condizioni fisiche favorevoli.</p>



<p class="p1">I fenicotteri appartengono alla famiglia dei Phoenicopteridae e vivono in diverse aree del pianeta, dalle zone umide dell’Africa alle regioni mediterranee, fino al continente americano. In Europa una delle popolazioni più conosciute è quella presente nelle zone umide del Mediterraneo, dove questi uccelli trovano ambienti adatti per alimentarsi e riprodursi.</p>



<p class="p1">Il loro particolare sistema di alimentazione contribuisce anche alla loro postura caratteristica. I fenicotteri immergono il becco nell’acqua e lo utilizzano come un filtro naturale per trattenere piccoli organismi e particelle nutritive. Grazie a strutture specializzate presenti nel becco riescono a separare il cibo dall’acqua e dal fango.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Salute: pet therapy, crescono le evidenze sui benefici per benessere fisico e psicologico</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/salute-pet-therapy-crescono-le-evidenze-sui-benefici-per-benessere-fisico-e-psicologico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 12:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
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					<description><![CDATA[La pet therapy, oggi definita più correttamente Interventi Assistiti con gli Animali (IAA), trova un impiego sempre più diffuso negli ospedali, nelle strutture sociosanitarie, nelle scuole e nei centri di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">La pet therapy, oggi definita più correttamente Interventi Assistiti con gli Animali (IAA), trova un impiego sempre più diffuso negli ospedali, nelle strutture sociosanitarie, nelle scuole e nei centri di riabilitazione. Negli ultimi anni numerosi studi scientifici hanno evidenziato come l’interazione con animali appositamente selezionati e addestrati possa contribuire al benessere psicologico e, in alcuni casi, supportare i percorsi terapeutici, pur senza sostituire le cure mediche.</p>



<p class="p1">In Italia gli IAA sono disciplinati dalle Linee guida nazionali, approvate nel 2015 con un accordo tra Governo, Regioni e Province autonome, che definiscono requisiti degli animali, formazione degli operatori e modalità di svolgimento degli interventi, con l’obiettivo di garantire sicurezza e tutela sia delle persone sia degli animali coinvolti.</p>



<p class="p1">Le ricerche pubblicate negli ultimi anni indicano che la presenza di un animale durante attività assistite può favorire la riduzione dello stress percepito, migliorare il tono dell’umore e facilitare le relazioni sociali. Alcuni studi hanno inoltre osservato una diminuzione dei livelli di cortisolo, l’ormone associato alla risposta allo stress, e un aumento dell’ossitocina, sostanza coinvolta nei processi di attaccamento e fiducia. Tuttavia, gli esperti sottolineano che gli effetti possono variare da persona a persona e dipendono dal contesto clinico e dalla qualità dell’intervento.</p>



<p class="p1">Le applicazioni riguardano numerosi ambiti. In età pediatrica gli IAA vengono utilizzati per favorire la collaborazione durante ricoveri e trattamenti, riducendo ansia e paura. Nelle persone anziane possono contribuire a contrastare isolamento sociale e solitudine, mentre nei percorsi di riabilitazione neurologica e motoria rappresentano uno strumento complementare per stimolare partecipazione e motivazione.</p>



<p class="p1">Anche nell’ambito della salute mentale gli interventi assistiti con gli animali sono oggetto di crescente interesse. Alcune evidenze suggeriscono benefici nel supporto a persone con disturbi dello spettro autistico, depressione, disturbi d’ansia e disturbo da stress post-traumatico. Le principali revisioni scientifiche evidenziano tuttavia la necessità di ulteriori studi di elevata qualità metodologica per definire con maggiore precisione l’efficacia nei diversi contesti clinici.</p>



<p class="p1">I cani sono gli animali più frequentemente impiegati, ma i programmi possono coinvolgere anche cavalli, asini, conigli e gatti, sempre nel rispetto del benessere animale. Ogni intervento viene pianificato da un’équipe multidisciplinare composta da professionisti sanitari, veterinari e coadiutori dell’animale, secondo protocolli definiti.</p>



<p class="p1">Gli specialisti ricordano che la pet therapy non rappresenta una terapia alternativa, bensì un intervento integrativo che affianca i trattamenti sanitari tradizionali. Il suo impiego deve essere valutato caso per caso, sulla base delle condizioni cliniche della persona e degli obiettivi terapeutici.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Salute animale: prevenzione contro pulci e zecche fondamentale tutto l’anno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/salute-animale-prevenzione-contro-pulci-e-zecche-fondamentale-tutto-lanno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 21:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
		<category><![CDATA[salute animali]]></category>
		<category><![CDATA[zecche]]></category>
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					<description><![CDATA[La prevenzione contro pulci e zecche rappresenta uno degli strumenti più efficaci per tutelare la salute di cani e gatti. Secondo le principali società veterinarie e le autorità sanitarie, questi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">La prevenzione contro pulci e zecche rappresenta uno degli strumenti più efficaci per tutelare la salute di cani e gatti. Secondo le principali società veterinarie e le autorità sanitarie, questi parassiti non provocano soltanto prurito e irritazioni cutanee, ma possono trasmettere agenti patogeni responsabili di diverse malattie negli animali e, in alcuni casi, anche nell’uomo.</p>



<p class="p1">Le pulci sono insetti ematofagi che si riproducono rapidamente, soprattutto in ambienti domestici riscaldati, dove possono rimanere attive durante tutto l’anno. Oltre a causare dermatiti allergiche e, nei casi più gravi, anemia, possono favorire la trasmissione della tenia (Dipylidium caninum).</p>



<p class="p1">Le zecche, invece, sono aracnidi diffusi soprattutto nelle aree ricche di vegetazione. La loro attività è generalmente maggiore in primavera e in autunno, ma gli inverni sempre più miti ne stanno prolungando la presenza in molte regioni italiane. Durante il pasto di sangue possono trasmettere microrganismi responsabili di patologie come malattia di Lyme, ehrlichiosi, anaplasmosi e babesiosi.</p>



<p class="p1">Gli esperti raccomandano l’impiego regolare di antiparassitari autorizzati, scegliendo il prodotto più adatto in base alla specie, all’età e allo stile di vita dell’animale. Collari, soluzioni spot-on e compresse rappresentano le principali opzioni preventive disponibili, da utilizzare seguendo le indicazioni del medico veterinario.</p>



<p class="p1">Accanto ai trattamenti farmacologici, resta fondamentale il controllo del mantello dopo passeggiate in prati, boschi o aree verdi. Le zecche tendono infatti ad annidarsi in zone come collo, orecchie, ascelle e inguine. Una rimozione tempestiva e corretta può ridurre il rischio di trasmissione di alcuni agenti infettivi.</p>



<p class="p1">Anche l’igiene degli ambienti domestici riveste un ruolo importante nella prevenzione. Aspirare regolarmente tappeti e divani, lavare cucce e coperte e mantenere ordinati giardini e aree esterne contribuisce a limitare lo sviluppo dei parassiti.</p>



<p class="p1">Gli specialisti ricordano infine che gli animali che vivono prevalentemente in appartamento non sono completamente al riparo dal rischio di infestazione. Pulci e zecche possono infatti essere introdotte accidentalmente in casa durante le uscite quotidiane o attraverso altri animali.</p>



<p class="p1">Per questo motivo, la prevenzione continuativa e i controlli veterinari periodici restano le misure più efficaci per proteggere la salute degli animali domestici e ridurre la diffusione dei parassiti.</p>
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		<item>
		<title>Estate, non tutti i cani sopportano il caldo allo stesso modo: le razze più a rischio e i consigli dei veterinari</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/estate-non-tutti-i-cani-sopportano-il-caldo-allo-stesso-modo-le-razze-piu-a-rischio-e-i-consigli-dei-veterinari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 14:36:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
		<category><![CDATA[bulldog]]></category>
		<category><![CDATA[caldo]]></category>
		<category><![CDATA[cani]]></category>
		<category><![CDATA[carlino]]></category>
		<category><![CDATA[colpo di calore]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[husky]]></category>
		<category><![CDATA[malattie animali]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[razze canine]]></category>
		<category><![CDATA[salute animale]]></category>
		<category><![CDATA[veterinaria]]></category>
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					<description><![CDATA[Le alte temperature rappresentano un rischio per tutti i cani, ma alcune razze sono particolarmente vulnerabili al caldo e possono andare incontro più facilmente a colpi di calore, una condizione [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le alte temperature rappresentano un rischio per tutti i cani, ma alcune razze sono particolarmente vulnerabili al caldo e possono andare incontro più facilmente a colpi di calore, una condizione che costituisce un&#8217;emergenza veterinaria. A richiamare l&#8217;attenzione sono le principali associazioni veterinarie internazionali, che invitano i proprietari a prestare particolare attenzione durante i mesi estivi.</p>



<p>Tra i soggetti più esposti figurano innanzitutto i cani brachicefali, cioè quelli dal muso corto e schiacciato, come Bulldog inglese, Bulldog francese, Carlino, Boxer, Shih Tzu, Pechinese e Boston Terrier. La particolare conformazione delle vie respiratorie rende infatti più difficile disperdere il calore corporeo attraverso l&#8217;ansimare, il principale meccanismo con cui il cane regola la propria temperatura.</p>



<p>A essere maggiormente sensibili sono anche le razze nordiche, selezionate per vivere in climi rigidi. Siberian Husky, Alaskan Malamute, Samoiedo e Akita possiedono un fitto doppio mantello che li protegge dal freddo ma può rendere più difficile affrontare periodi di caldo intenso, soprattutto in presenza di elevata umidità.</p>



<p>Un&#8217;attenzione particolare va riservata anche ai cani di taglia gigante, come Alano, Terranova e San Bernardo. Il loro peso corporeo e la maggiore massa rendono più impegnativa la dispersione del calore, aumentando il rischio di affaticamento durante le giornate più calde.</p>



<p>Il pericolo non dipende però esclusivamente dalla razza. Cuccioli, cani anziani, soggetti obesi e animali affetti da malattie cardiache o respiratorie possono sviluppare più facilmente un colpo di calore, indipendentemente dalla loro conformazione.</p>



<p>I veterinari ricordano che i sintomi iniziali comprendono ansimare intenso e continuo, abbondante salivazione, debolezza, irrequietezza e difficoltà a camminare. Nei casi più gravi possono comparire vomito, diarrea, collasso, convulsioni e perdita di coscienza. Senza un intervento tempestivo il colpo di calore può provocare danni agli organi interni e risultare anche fatale.</p>



<p>Per prevenire i rischi è consigliabile portare il cane a passeggio nelle prime ore del mattino o dopo il tramonto, evitare l&#8217;attività fisica nelle ore centrali della giornata, garantire sempre acqua fresca e una zona ombreggiata e non lasciare mai l&#8217;animale all&#8217;interno di un&#8217;automobile parcheggiata, neppure per pochi minuti. La temperatura nell&#8217;abitacolo può infatti aumentare rapidamente, raggiungendo livelli incompatibili con la sopravvivenza dell&#8217;animale.</p>



<p>In caso di sospetto colpo di calore è opportuno spostare subito il cane in un luogo fresco, bagnarlo gradualmente con acqua fresca ma non ghiacciata, favorire la ventilazione e contattare immediatamente il veterinario. L&#8217;impiego di acqua molto fredda o ghiaccio direttamente sul corpo è generalmente sconsigliato perché può ostacolare la naturale dispersione del calore.</p>
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		<title>Sant&#8217;Arsenio, la polizia municipale salva un piccolo falco</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/santarsenio-la-polizia-municipale-salva-un-piccolo-falco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 12:52:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Sant'Arsenio]]></category>
		<category><![CDATA[piccolo falco]]></category>
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					<description><![CDATA[Un intervento di soccorso della Polizia Municipale di Sant&#8217;Arsenio ha consentito di mettere in salvo un piccolo falco recuperato in località Serrone. A renderlo noto è il Comune di Sant&#8217;Arsenio [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un intervento di soccorso della <strong>Polizia Municipale di Sant&#8217;Arsenio</strong> ha consentito di mettere in salvo un piccolo falco recuperato in località <strong>Serrone</strong>.</p>



<p>A renderlo noto è il Comune di Sant&#8217;Arsenio attraverso un comunicato del sindaco <strong>Donato Pica</strong>, che ha ricostruito quanto accaduto. L&#8217;esemplare è stato trovato in difficoltà e immediatamente recuperato dagli agenti della Polizia Municipale.</p>



<p>Il bilancio, però, è stato aggravato dalla morte di altri due giovani falchi, che non sono sopravvissuti dopo essere stati schiacciati al suolo.</p>



<p>Dopo il recupero sono stati prontamente allertati il <strong>Servizio Veterinario dell&#8217;ASL Salerno</strong> e il canile convenzionato <strong>Oasi Felix</strong>, intervenuti per prestare le prime cure all&#8217;animale.</p>



<p>Successivamente il piccolo rapace è stato trasferito a <strong>Napoli</strong>, presso il <strong>CRAS – Centro Regionale Animali Selvatici</strong>, dove sarà seguito dai veterinari e dagli operatori specializzati nel recupero della fauna selvatica, con l&#8217;obiettivo di favorirne la completa riabilitazione e il futuro ritorno in natura.</p>



<p>L&#8217;intervento testimonia l&#8217;importanza della collaborazione tra istituzioni e servizi veterinari nella tutela della fauna selvatica e nella salvaguardia delle specie presenti sul territorio.</p>
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		<title>Hai una tartaruga di terra in casa? Attenzione: ecco cosa prevede la legge</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/hai-una-tartaruga-di-terra-in-casa-attenzione-ecco-cosa-prevede-la-legge/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 14:52:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[studio labonia]]></category>
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					<description><![CDATA[Certamente sì ed è consigliabile conoscerla per evitare problemi: così ci consiglia l&#8217;avvocato Simone Labonia! Negli ultimi anni è aumentato il numero di persone che scelgono di tenere in casa [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Certamente sì ed è consigliabile conoscerla per evitare problemi: così ci consiglia l&#8217;avvocato Simone Labonia! </strong></p>



<p>Negli ultimi anni è aumentato il numero di persone che scelgono di tenere in casa tartarughe, iguane, serpenti, pappagalli o altri animali esotici. Tuttavia, la normativa italiana è particolarmente rigorosa e non tutti gli animali possono essere detenuti liberamente. In alcuni casi, la semplice presenza dell’animale in casa può comportare sanzioni amministrative, sequestri e persino conseguenze penali. Il principale riferimento normativo è la Convenzione Comunitaria, recepita anche dall’Italia, che disciplina il commercio e la detenzione delle specie animali e vegetali a rischio di estinzione. Molte tartarughe terrestri rientrano tra le specie protette e devono essere accompagnate dalla documentazione che ne attesta la provenienza lecita. In molti casi è inoltre obbligatorio il microchip identificativo. Chi acquista o riceve una tartaruga senza certificati rischia seri problemi. </p>



<p>La legge prevede infatti sanzioni penali per la detenzione di esemplari protetti privi della prescritta documentazione. La giurisprudenza recente ha chiarito che il rischio non riguarda soltanto chi commercia animali. Anche la mera detenzione di specie protette senza poter dimostrare la legittima provenienza può integrare una condotta penalmente rilevante. La tracciabilità dell’animale costituisce infatti un elemento essenziale per contrastare il traffico illecito di fauna selvatica. Particolare attenzione deve essere prestata anche alle cosiddette specie esotiche invasive; la normativa del 2017 vieta, salvo specifiche eccezioni, la detenzione, la riproduzione e la diffusione di determinate specie considerate pericolose per gli ecosistemi. Chi già ne possedeva alcuni esemplari ha dovuto denunciarne il possesso alle autorità competenti e adottare misure per impedirne la fuga o la riproduzione. Esistono poi animali la cui detenzione è vietata per ragioni di sicurezza pubblica o tutela ambientale.</p>



<p> Alcune specie di primati, grandi felini, orsi, lupi e altri animali selvatici non possono essere tenuti come animali da compagnia. La violazione può determinare il sequestro dell’esemplare e ulteriori responsabilità amministrative o penali. Occorre ricordare che il Codice Penale punisce la detenzione non autorizzata di esemplari appartenenti a specie animali selvatiche protette, prevedendo arresto o ammenda nei casi previsti dalla legge. In buona sostanza, possedere una tartaruga o un animale esotico non è sempre illecito, ma è indispensabile verificare preventivamente la specie, la documentazione e gli eventuali obblighi di denuncia. Accettare un animale “regalato” senza certificati o acquistarlo da canali non autorizzati può esporre a conseguenze molto più gravi di quanto comunemente si immagini.</p>
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		<item>
		<title>Zanzare, come affrontare le punture: dai rimedi naturali ai piccoli accorgimenti per ridurre il fastidio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/zanzare-come-affrontare-le-punture-dai-rimedi-naturali-ai-piccoli-accorgimenti-per-ridurre-il-fastidio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 13:46:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate tornano anche loro: le zanzare. Il caldo, l&#8217;umidità e la presenza di ristagni d&#8217;acqua favoriscono la loro diffusione e le punture diventano un problema frequente, soprattutto nelle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate tornano anche loro: le zanzare. Il caldo, l&#8217;umidità e la presenza di ristagni d&#8217;acqua favoriscono la loro diffusione e le punture diventano un problema frequente, soprattutto nelle ore serali. Prurito, arrossamento e gonfiore sono le reazioni più comuni, ma alcuni semplici accorgimenti possono aiutare ad alleviare il fastidio.</p>



<p>La puntura di zanzara è provocata dalla saliva dell&#8217;insetto, che viene introdotta nella pelle durante il pasto di sangue. Il sistema immunitario reagisce a queste sostanze provocando la caratteristica irritazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prima regola: non grattarsi</h2>



<p>Il gesto più spontaneo dopo una puntura è grattare la zona interessata, ma questa azione può peggiorare l&#8217;irritazione e aumentare il rischio di piccole lesioni della pelle.</p>



<p>La prima cosa da fare è lavare la zona con acqua e sapone per mantenerla pulita e ridurre il rischio di infezioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il freddo contro gonfiore e prurito</h2>



<p>Uno dei rimedi più semplici è l&#8217;applicazione del freddo. Un cubetto di ghiaccio avvolto in un panno o un impacco fresco applicato per alcuni minuti può contribuire a diminuire il gonfiore e dare sollievo dalla sensazione di prurito.</p>



<p>Il freddo agisce temporaneamente sui recettori della pelle attenuando la percezione del fastidio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Aloe vera e sollievo naturale</h2>



<p>L&#8217;aloe vera è spesso utilizzata per le sue proprietà lenitive e idratanti. Il gel applicato sulla zona della puntura può dare una sensazione rinfrescante e aiutare a calmare la pelle irritata.</p>



<p>È consigliabile utilizzare prodotti destinati all&#8217;applicazione cutanea e verificare eventuali sensibilità personali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bicarbonato e rimedi tradizionali</h2>



<p>Tra i rimedi casalinghi più conosciuti c&#8217;è il bicarbonato di sodio mescolato con poca acqua fino a ottenere una pasta da applicare localmente per un breve periodo.</p>



<p>Si tratta di un metodo tradizionale utilizzato per alleviare il fastidio, anche se l&#8217;efficacia può variare da persona a persona.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oli essenziali: attenzione alla pelle</h2>



<p>Alcuni oli essenziali, come quelli di lavanda o tea tree, vengono spesso citati tra i rimedi naturali contro le punture. Tuttavia non devono essere applicati puri direttamente sulla pelle, perché possono causare irritazioni o reazioni.</p>



<p>Devono essere sempre utilizzati correttamente e con le dovute precauzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando la reazione è più intensa</h2>



<p>Nella maggior parte dei casi la puntura di zanzara provoca una reazione locale destinata a risolversi spontaneamente. In alcune persone, però, il gonfiore può essere più evidente e durare più a lungo.</p>



<p>È importante prestare attenzione a segnali insoliti come arrossamento molto esteso, dolore crescente, presenza di pus o sintomi generali: in questi casi è opportuno chiedere un parere medico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prevenire le punture</h2>



<p>La prevenzione resta lo strumento più efficace. Alcuni comportamenti utili sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>eliminare i ristagni d&#8217;acqua da sottovasi, secchi e contenitori;</li>



<li>utilizzare zanzariere quando possibile;</li>



<li>indossare abiti chiari e coprenti nelle ore di maggiore attività degli insetti;</li>



<li>proteggere gli ambienti esterni con sistemi adeguati.</li>
</ul>



<p>Anche le piante aromatiche come citronella, basilico e lavanda vengono spesso associate alla tradizione popolare come aiuto contro gli insetti, anche se da sole non rappresentano una protezione completa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Estate senza fastidi</h2>



<p>Le zanzare fanno parte degli ecosistemi e svolgono un ruolo nella catena alimentare, ma per l&#8217;uomo le punture possono trasformarsi in un fastidio quotidiano. Con piccoli accorgimenti, una corretta gestione degli ambienti e semplici rimedi per la pelle è possibile affrontare l&#8217;estate con maggiore tranquillità.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Animali che collaborano tra loro: le alleanze sorprendenti nel mondo della natura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/animali-che-collaborano-tra-loro-le-alleanze-sorprendenti-nel-mondo-della-natura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 13:27:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel regno animale la sopravvivenza non dipende soltanto dalla forza del singolo. Molte specie hanno sviluppato strategie di collaborazione, comunicazione e aiuto reciproco che permettono di trovare cibo, difendersi dai [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel regno animale la sopravvivenza non dipende soltanto dalla forza del singolo. Molte specie hanno sviluppato strategie di collaborazione, comunicazione e aiuto reciproco che permettono di trovare cibo, difendersi dai pericoli e aumentare le possibilità di successo. Dalle grandi migrazioni ai piccoli gesti quotidiani, la natura mostra numerosi esempi di cooperazione.</p>



<p>La collaborazione tra animali può avvenire tra individui della stessa specie oppure tra specie diverse. In alcuni casi nasce da un vantaggio reciproco, in altri da comportamenti sociali complessi che coinvolgono gruppi organizzati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le api e il lavoro di squadra dell&#8217;alveare</h2>



<p>Uno degli esempi più conosciuti è quello delle api. All&#8217;interno dell&#8217;alveare ogni individuo svolge un ruolo preciso: alcune api raccolgono il nettare, altre si occupano della cura delle larve, altre ancora proteggono la colonia.</p>



<p>La comunicazione è fondamentale: attraverso la cosiddetta &#8220;danza delle api&#8221;, scoperta e studiata dallo zoologo Karl von Frisch, le operaie possono indicare alle compagne la posizione delle fonti di cibo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I lupi e la forza del branco</h2>



<p>I lupi sono tra gli animali che mostrano una forte organizzazione sociale. Vivono in gruppi nei quali la collaborazione aiuta nella caccia, nella difesa del territorio e nella crescita dei cuccioli.</p>



<p>La caccia in branco permette di affrontare prede più grandi e richiede coordinamento tra gli individui, con movimenti e segnali che regolano l&#8217;azione del gruppo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le orche e le strategie familiari</h2>



<p>Le orche sono considerate tra i mammiferi marini più intelligenti. Vivono in gruppi familiari stabili e collaborano nella ricerca del cibo, nella protezione dei piccoli e nell&#8217;apprendimento delle tecniche di caccia.</p>



<p>Ogni popolazione può sviluppare comportamenti particolari, trasmessi da una generazione all&#8217;altra, quasi come una forma di cultura animale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I delfini e la cooperazione nel mare</h2>



<p>Anche i delfini sono noti per i loro comportamenti sociali. Formano gruppi chiamati branchi e collaborano per spostarsi, proteggersi e catturare le prede.</p>



<p>La loro comunicazione avviene attraverso suoni e segnali corporei, che permettono di mantenere il contatto anche in ambienti dove la vista è limitata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Formiche: una società organizzata</h2>



<p>Le formiche rappresentano uno degli esempi più straordinari di cooperazione. Le colonie funzionano come sistemi complessi: gli individui lavorano insieme per costruire il nido, raccogliere il cibo e proteggere la comunità.</p>



<p>Pur essendo animali piccoli, riescono a coordinarsi attraverso segnali chimici chiamati feromoni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Uccelli e alleanze inaspettate</h2>



<p>Molte specie di uccelli collaborano durante la ricerca di cibo o nella difesa dai predatori. Alcuni piccoli uccelli formano gruppi misti per aumentare la capacità di individuare eventuali minacce.</p>



<p>Più occhi significano maggiori possibilità di accorgersi del pericolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pesci e &#8220;servizi&#8221; di pulizia</h2>



<p>Nel mondo marino esistono sorprendenti rapporti di collaborazione. Alcuni piccoli pesci e gamberetti pulitori rimuovono parassiti e residui dalla pelle di pesci più grandi.</p>



<p>Entrambi ottengono un vantaggio: il pesce più grande viene liberato da organismi indesiderati, mentre il piccolo trova una fonte di nutrimento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La cooperazione tra specie diverse</h2>



<p>In natura esistono anche relazioni chiamate mutualistiche, dove due specie diverse collaborano ottenendo benefici reciproci. Un esempio è quello tra alcuni uccelli e grandi mammiferi: gli uccelli possono nutrirsi di parassiti presenti sulla pelle degli animali più grandi, contribuendo alla loro pulizia.</p>



<p>Queste relazioni mostrano come gli ecosistemi siano reti complesse, dove ogni organismo può avere un ruolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Collaborare per sopravvivere</h2>



<p>La collaborazione animale dimostra che la competizione non è l&#8217;unica forza che guida l&#8217;evoluzione. Anche l&#8217;aiuto reciproco, la comunicazione e la capacità di vivere in gruppo hanno permesso a molte specie di adattarsi e prosperare.</p>



<p>Osservare questi comportamenti aiuta a comprendere meglio il mondo naturale e ricorda quanto siano delicati gli equilibri tra gli esseri viventi.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dal pesce azzurro ai grandi predatori: il patrimonio sommerso dei pesci del Mediterraneo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dal-pesce-azzurro-ai-grandi-predatori-il-patrimonio-sommerso-dei-pesci-del-mediterraneo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 13:23:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Un mare piccolo rispetto agli oceani, ma ricchissimo di vita. Il Mediterraneo è considerato una delle aree marine più importanti al mondo per biodiversità e ospita centinaia di specie ittiche, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un mare piccolo rispetto agli oceani, ma ricchissimo di vita. Il Mediterraneo è considerato una delle aree marine più importanti al mondo per biodiversità e ospita centinaia di specie ittiche, tra pesci ossei, squali, razze e altri organismi marini. Un patrimonio naturale che racconta la storia degli ecosistemi costieri e che necessita di tutela.</p>



<p>Dalle acque basse vicino alla costa fino alle profondità marine, il Mediterraneo offre ambienti diversi che permettono la presenza di specie molto differenti tra loro. Tra i pesci più conosciuti ci sono quelli legati anche alla tradizione alimentare e culturale delle comunità costiere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Alici e sardine, il cuore del pesce azzurro</h2>



<p>Tra i protagonisti del Mediterraneo ci sono i piccoli pelagici come <strong>alice (o acciuga)</strong> e <strong>sardina</strong>. Vivono in grandi banchi e svolgono un ruolo importante nella catena alimentare marina.</p>



<p>L&#8217;alice è da secoli parte della cucina mediterranea: viene consumata fresca, marinata, conservata sotto sale o utilizzata in molte preparazioni tradizionali. La sardina, ricca di nutrienti e caratterizzata da un ciclo vitale rapido, è considerata una delle specie simbolo della pesca mediterranea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Orata e spigola, due regine delle coste</h2>



<p>L&#8217;<strong>orata</strong> è uno dei pesci più riconoscibili del Mediterraneo, grazie alla caratteristica fascia dorata tra gli occhi. Vive soprattutto nelle zone costiere e nei pressi delle praterie marine.</p>



<p>La <strong>spigola o branzino</strong> è un predatore costiero molto diffuso, capace di adattarsi anche ad ambienti con variazioni di salinità. È una specie apprezzata sia per la pesca sia per l&#8217;allevamento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fascino del pesce azzurro: sgombro e sugarello</h2>



<p>Lo <strong>sgombro</strong> è un nuotatore veloce che frequenta le acque aperte del Mediterraneo. Il suo corpo affusolato e le striature sul dorso sono caratteristiche tipiche dei pesci pelagici.</p>



<p>Anche il <strong>sugarello</strong> appartiene alla grande famiglia dei pesci azzurri ed è presente in diverse aree del bacino mediterraneo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cernia e dentice: i grandi predatori</h2>



<p>Tra i pesci più conosciuti dei fondali rocciosi ci sono <strong>cernia</strong> e <strong>dentice</strong>.</p>



<p>La cernia è un pesce territoriale che può raggiungere dimensioni importanti e vive spesso vicino a grotte e scogli. Il dentice è invece un predatore dotato di una potente dentatura, che si nutre di altri pesci e organismi marini.</p>



<p>Queste specie hanno un ruolo importante nell&#8217;equilibrio degli ecosistemi, perché contribuiscono a mantenere le dinamiche naturali delle popolazioni marine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Polpi, seppie e calamari: abitanti intelligenti del mare</h2>



<p>Anche se non sono pesci, cefalopodi come <strong>polpo, seppia e calamaro</strong> fanno parte dell&#8217;immaginario del Mediterraneo.</p>



<p>Il polpo, in particolare, è considerato uno degli animali marini più sorprendenti per capacità di apprendimento, mimetismo e adattamento all&#8217;ambiente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Squali e razze: predatori da proteggere</h2>



<p>Il Mediterraneo ospita anche diverse specie di pesci cartilaginei, tra cui squali e razze. La loro presenza è fondamentale per l&#8217;equilibrio degli ecosistemi marini, ma molte popolazioni hanno subito forti pressioni a causa delle attività umane. </p>



<p>Tra le specie presenti troviamo, ad esempio, il <strong>gattuccio</strong>, piccoli squali di fondale e diverse razze dalla forma caratteristica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il cambiamento del Mediterraneo</h2>



<p>Negli ultimi decenni il Mediterraneo è interessato da profondi cambiamenti: aumento delle temperature, pressione della pesca, inquinamento e arrivo di specie non native stanno modificando gli equilibri del bacino. Gli studi sulla biodiversità marina evidenziano la presenza crescente di specie introdotte, soprattutto in alcune aree del Mediterraneo orientale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Conoscere per proteggere</h2>



<p>Conoscere i pesci del Mediterraneo significa comprendere meglio un ecosistema vicino a noi ma ancora in gran parte da scoprire. Ogni specie, dal piccolo pesce azzurro ai grandi predatori, contribuisce al funzionamento della vita marina.</p>



<p>La tutela del mare passa anche dalla consapevolezza: scegliere comportamenti responsabili, rispettare gli habitat e conoscere la biodiversità sono strumenti fondamentali per conservare questo patrimonio naturale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I pet influencer più seguiti del mondo: quando cani e gatti diventano star dei social</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/i-pet-influencer-piu-seguiti-del-mondo-quando-cani-e-gatti-diventano-star-dei-social/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 14:30:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[gatti influencer]]></category>
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					<description><![CDATA[Non sono attori, cantanti o sportivi, eppure vantano milioni di follower, collaborazioni con grandi marchi e una popolarità che spesso supera quella di molte celebrità umane. Sono i pet influencer, [...]]]></description>
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<p>Non sono attori, cantanti o sportivi, eppure vantano milioni di follower, collaborazioni con grandi marchi e una popolarità che spesso supera quella di molte celebrità umane. Sono i pet influencer, gli animali domestici diventati vere e proprie star dei social network grazie a foto, video e contenuti che ogni giorno conquistano milioni di utenti in tutto il mondo.</p>



<p>Negli ultimi anni il fenomeno dei &#8220;petfluencer&#8221; è cresciuto in maniera esponenziale. Cani, gatti, volpi e persino ricci hanno trasformato Instagram, TikTok e YouTube in un palcoscenico globale, dando vita a un settore che oggi rappresenta una fetta importante del marketing digitale. Secondo numerose analisi di settore, gli account dedicati agli animali registrano spesso livelli di coinvolgimento superiori rispetto a quelli degli influencer tradizionali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Nala Cat, la regina dei gatti</h2>



<p>Tra i pet influencer più famosi al mondo spicca Nala Cat, una gatta adottata da un rifugio che oggi conta oltre 4,5 milioni di follower su Instagram. La sua notorietà è tale da averle permesso di entrare nel Guinness dei Primati come gatto con il maggior numero di follower sulla piattaforma. Nel tempo è diventata il volto di campagne pubblicitarie, libri e persino di una linea di alimenti per animali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Jiffpom, il cane dei record</h2>



<p>Se si parla di numeri, il primato spetta a Jiffpom, un cane di razza Pomerania che ha superato i nove milioni di follower su Instagram. Celebre per le sue esibizioni, i record mondiali e le apparizioni in videoclip musicali, è considerato uno dei pet influencer più popolari della storia dei social network. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Doug the Pug, il carlino diventato celebrità</h2>



<p>Tra le star canine più amate figura anche Doug the Pug. Con milioni di follower distribuiti tra Instagram, Facebook, TikTok e altre piattaforme, il simpatico carlino è diventato protagonista di libri, merchandising, eventi e collaborazioni con personaggi dello spettacolo. La sua popolarità ha dimostrato come un animale possa trasformarsi in un vero e proprio marchio globale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Tucker Budzyn e il successo dei Golden Retriever</h2>



<p>Tra i cani più seguiti figura anche Tucker Budzyn, Golden Retriever noto per i video divertenti e i doppiaggi che raccontano la sua vita quotidiana. Il suo account raccoglie milioni di appassionati e rappresenta uno degli esempi più riusciti di storytelling nel mondo pet. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le star più insolite</h2>



<p>Il mondo dei pet influencer non è popolato soltanto da cani e gatti. Grande notorietà ha raggiunto anche Juniper Foxx, una volpe salvata e ospitata in un centro di recupero che oggi viene seguita da milioni di persone attraverso contenuti dedicati alla sensibilizzazione sul benessere animale e alla conoscenza della fauna selvatica. </p>



<p>Tra gli animali più celebri del web rimangono inoltre Grumpy Cat, diventata famosa per la sua espressione apparentemente imbronciata, e Tuna, riconoscibile per il caratteristico prognatismo che lo ha trasformato in un&#8217;icona della rete. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un fenomeno che vale milioni</h2>



<p>Dietro il successo dei pet influencer si nasconde un vero mercato. Le collaborazioni con aziende del settore alimentare, accessori, assicurazioni e prodotti per animali generano ogni anno introiti considerevoli. Alcuni account con milioni di follower possono ottenere compensi significativi per singolo contenuto sponsorizzato, confermando il crescente interesse dei brand verso questo tipo di comunicazione.</p>



<p>Secondo gli esperti, il segreto del loro successo risiede nella capacità di suscitare emozioni positive. Le immagini di animali divertenti, teneri o particolarmente espressivi generano infatti un forte coinvolgimento emotivo e offrono agli utenti momenti di leggerezza in un panorama digitale spesso dominato da notizie e contenuti complessi.</p>



<p>Fonte foto:  <a href="https://animalwellnessmagazine.com/nala-cat-guinness-world-record/">https://animalwellnessmagazine.com/nala-cat-guinness-world-record/</a></p>
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		<title>Come rendere la casa a misura di gatto: i consigli degli esperti per il benessere felino</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/come-rendere-la-casa-a-misura-di-gatto-i-consigli-degli-esperti-per-il-benessere-felino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 14:27:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
		<category><![CDATA[gatti abitudini in casa]]></category>
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					<description><![CDATA[Chi vive con un gatto sa bene che questi affascinanti animali non considerano la casa semplicemente un luogo in cui abitare. Per loro l&#8217;ambiente domestico è un territorio da esplorare, [...]]]></description>
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<p>Chi vive con un gatto sa bene che questi affascinanti animali non considerano la casa semplicemente un luogo in cui abitare. Per loro l&#8217;ambiente domestico è un territorio da esplorare, controllare e vivere secondo precise esigenze comportamentali. Rendere la casa a misura di gatto non significa soltanto acquistare accessori, ma creare uno spazio che rispetti la natura del felino e favorisca il suo benessere fisico e mentale.</p>



<p>Veterinari comportamentalisti ed esperti di medicina felina sottolineano come molti problemi di stress, aggressività o comportamenti indesiderati possano essere prevenuti attraverso una corretta organizzazione degli spazi domestici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il gatto ha bisogno di vivere in verticale</h2>



<p>Uno degli aspetti più importanti è la possibilità di sfruttare le altezze. I gatti amano osservare l&#8217;ambiente da punti sopraelevati perché questo permette loro di sentirsi al sicuro e di controllare il territorio.</p>



<p>Mensole, tiragraffi a colonna, alberi per gatti e percorsi sospesi rappresentano ottime soluzioni per ampliare lo spazio disponibile, soprattutto negli appartamenti di dimensioni ridotte. Anche una semplice libreria può trasformarsi in un punto di osservazione privilegiato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lettiera: una scelta da non sottovalutare</h2>



<p>La gestione della lettiera è fondamentale per il benessere del gatto. Gli esperti consigliano di collocarla in una zona tranquilla, lontana dalle ciotole del cibo e da luoghi particolarmente rumorosi.</p>



<p>Una regola spesso suggerita è quella di predisporre una lettiera per ogni gatto presente in casa più una aggiuntiva. In una famiglia con due gatti, ad esempio, sarebbe opportuno avere tre lettiere.</p>



<p>La pulizia quotidiana rappresenta un elemento essenziale per evitare stress e problemi comportamentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Zone dedicate al riposo</h2>



<p>I gatti trascorrono gran parte della giornata dormendo. Per questo motivo è importante offrire più aree tranquille dove possano riposare indisturbati.</p>



<p>Cucce morbide, coperte posizionate in luoghi riparati o semplicemente una mensola vicino a una finestra possono diventare rifugi ideali. Molti gatti apprezzano particolarmente le zone soleggiate e gli angoli che consentono di osservare l&#8217;esterno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giochi e stimoli per combattere la noia</h2>



<p>Anche il gatto più tranquillo conserva l&#8217;istinto del cacciatore. Per evitare noia e sedentarietà è importante fornire occasioni di gioco quotidiane.</p>



<p>Cannette con piume, palline, topolini di stoffa e giochi interattivi aiutano a mantenere attivo il felino sia dal punto di vista fisico che mentale. Bastano pochi minuti di attività ogni giorno per favorire il benessere dell&#8217;animale.</p>



<p>L&#8217;arricchimento ambientale è considerato uno degli strumenti più efficaci per prevenire stress e comportamenti problematici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Attenzione alle piante e agli oggetti pericolosi</h2>



<p>Molte comuni piante ornamentali possono risultare tossiche per i gatti. Tra quelle che richiedono particolare attenzione figurano gigli, oleandro, azalea, stella di Natale e dieffenbachia.</p>



<p>Anche fili elettrici scoperti, piccoli oggetti ingeribili e detergenti devono essere tenuti lontano dalla portata dell&#8217;animale.</p>



<p>La sicurezza dell&#8217;ambiente domestico è particolarmente importante nei primi mesi di vita e durante l&#8217;inserimento di un nuovo gatto in famiglia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Finestre e balconi sicuri</h2>



<p>Uno degli incidenti domestici più frequenti riguarda le cadute da finestre e balconi. Contrariamente a quanto si pensa, il gatto non è immune agli infortuni causati dalle altezze.</p>



<p>L&#8217;installazione di reti protettive certificate permette di garantire sicurezza senza rinunciare alla possibilità per il gatto di osservare l&#8217;esterno e prendere aria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Acqua fresca sempre disponibile</h2>



<p>Molti gatti tendono a bere poco. Per incentivarne l&#8217;idratazione si possono collocare più ciotole d&#8217;acqua in diversi punti della casa oppure utilizzare fontanelle a ricircolo, spesso particolarmente gradite ai felini.</p>



<p>Una corretta assunzione di liquidi contribuisce a prevenire problemi urinari e renali, tra le patologie più diffuse nella popolazione felina domestica.</p>
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		<title>Proliferazione dei cinghiali, la commissione Agricoltura chiede un piano regionale efficace</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/proliferazione-dei-cinghiali-la-commissione-agricoltura-chiede-un-piano-regionale-efficace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 09:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[commissione regionale agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[proliferazione cinghiali]]></category>
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					<description><![CDATA[«La proliferazione dei cinghiali in Campania è ormai un’emergenza e per questo non può essere affrontata con interventi frammentati o occasionali. Serve una strategia regionale coordinata, capace di tenere insieme [...]]]></description>
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<p>«<em>La proliferazione dei cinghiali in Campania è ormai un’emergenza e per questo non può essere affrontata con interventi frammentati o occasionali. Serve una strategia regionale coordinata, capace di tenere insieme sicurezza dei cittadini, tutela delle aziende agricole, equilibrio ambientale e prevenzione sanitaria</em>.» Lo dichiara il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Raffaele Aveta, presidente della Commissione Agricoltura, a margine dell’audizione dedicata all’emergenza cinghiali in Campania.</p>



<p>«<em>Nel corso dell’audizione</em> &#8211; continua Aveta &#8211; <em>abbiamo ascoltato istituzioni, forze dell’ordine, servizi veterinari, mondo agricolo, ambiti territoriali di caccia e associazioni ambientaliste. È emerso un quadro complesso, che riguarda non solo le aree rurali, ma sempre più spesso anche contesti urbani e periurbani, con rischi crescenti per la circolazione stradale, per le colture e per la sicurezza delle persone.</em>»</p>



<p>«<em>Il mondo agricolo sta pagando un prezzo altissimo. I danni alle coltivazioni non sono più episodi isolati, ma un problema strutturale che incide sulla sopravvivenza stessa di molte imprese. Gli agricoltori devono essere messi nelle condizioni di produrre, non di subire ogni giorno perdite economiche e incertezza.</em>»</p>



<p>«<em>Al tempo stesso, è necessario rafforzare il coordinamento tra Regione, enti territoriali, Carabinieri Forestali, polizie provinciali, servizi veterinari, CRIUV, ATC e organizzazioni agricole. Ognuno deve fare la propria parte, ma dentro una cornice unica, chiara e operativa.</em>» </p>



<p>«<em>Chiederemo che il confronto di oggi non resti un momento isolato, ma diventi l’avvio di un percorso concreto: aggiornamento dei dati, verifica dello stato di attuazione del Piano regionale di gestione del cinghiale, maggiore rapidità negli interventi, finanziamento di misure non cruente, procedure più efficaci per il contenimento, ristori adeguati e tempestivi per gli agricoltori danneggiati. L’obiettivo è costruire risposte efficaci, sostenibili e condivise, prima che l’emergenza diventi ancora più difficile da governare</em>», conclude Aveta.</p>



<p></p>
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		<title>Camerota, salvati undici cuccioli abbandonati: appello per l’adozione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/camerota-salvati-undici-cuccioli-abbandonati-appello-per-ladozione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 11:59:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Adozioni & Volontariato]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[appello per adozione]]></category>
		<category><![CDATA[cuccioli abbandonati]]></category>
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					<description><![CDATA[Undici cuccioli abbandonati sono stati tratti in salvo nella mattinata di oggi grazie a un intervento coordinato sul territorio del comune di Camerota. I piccoli, rinvenuti in condizioni che avrebbero [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Undici cuccioli abbandonati sono stati tratti in salvo nella mattinata di oggi grazie a un intervento coordinato sul territorio del comune di Camerota. I piccoli, rinvenuti in condizioni che avrebbero potuto metterne a rischio la sopravvivenza, sono stati recuperati e affidati alle cure degli operatori competenti.</p>



<p>Dopo il recupero, i cuccioli sono stati trasferiti presso il canile di Torre Orsaia, dove stanno ricevendo assistenza e tutte le attenzioni necessarie. L’episodio riporta al centro dell’attenzione il fenomeno dell’abbandono degli animali, una pratica purtroppo ancora diffusa e severamente punita dalla legge.</p>



<p>Dalla polizia municipale di Camerota arriva ora un appello alla sensibilità dei cittadini. I cuccioli sono in cerca di una famiglia che possa accoglierli e garantire loro una vita serena e dignitosa.</p>



<p>Chiunque fosse interessato ad adottare uno dei piccoli può rivolgersi al canile di Torre Orsaia per ricevere informazioni sulle procedure di adozione e conoscere da vicino gli animali ospitati nella struttura.</p>



<p>Un gesto di amore e responsabilità che potrebbe trasformare una storia di abbandono in una nuova opportunità di vita.</p>
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		<title>Caldo eccessivo, un gesto semplice può salvare gli animali: ciotole d’acqua davanti casa per cani e gatti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/caldo-eccessivo-un-gesto-semplice-puo-salvare-gli-animali-ciotole-dacqua-davanti-casa-per-cani-e-gatti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 12:25:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’arrivo delle ondate di calore, anche gli animali che vivono in strada o trascorrono molte ore all’aperto rischiano di soffrire per le alte temperature. Un gesto semplice, ma importante, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l’arrivo delle ondate di calore, anche gli animali che vivono in strada o trascorrono molte ore all’aperto rischiano di soffrire per le alte temperature. Un gesto semplice, ma importante, può fare la differenza: lasciare una ciotola d’acqua fresca davanti casa, in giardino o vicino agli ingressi dei palazzi.</p>



<p>Cani, gatti e altri piccoli animali possono avere difficoltà a trovare fonti d’acqua durante le giornate più torride. La disidratazione può arrivare rapidamente, soprattutto nelle ore centrali della giornata, quando il caldo eccessivo mette a dura prova il loro organismo.</p>



<p>Per aiutare gli animali è consigliabile posizionare le ciotole in zone ombreggiate, lontano dall’asfalto rovente che può riscaldare velocemente l’acqua. Meglio scegliere contenitori in ceramica o metallo, che mantengono più a lungo una temperatura gradevole rispetto alla plastica esposta al sole.</p>



<p>Fondamentale anche cambiare spesso l’acqua: il caldo favorisce il ristagno e la proliferazione di batteri, mentre foglie, polvere o insetti possono renderla poco sicura. Un piccolo ricambio quotidiano può garantire un aiuto concreto.</p>



<p>Non solo acqua: anche creare piccoli angoli di riparo può essere utile. Una zona fresca, un’ombra naturale o un semplice spazio protetto dal sole possono offrire sollievo agli animali più vulnerabili, come cuccioli, esemplari anziani o soggetti già debilitati.</p>



<p>Attenzione anche ai cani portati a passeggio: nelle ore più calde è meglio evitare lunghe uscite e preferire mattina presto o sera. L’asfalto può raggiungere temperature elevate e provocare ustioni ai cuscinetti delle zampe.</p>



<p>Un altro comportamento importante è non lasciare mai animali chiusi in auto, nemmeno per pochi minuti: l’abitacolo può trasformarsi rapidamente in un ambiente pericoloso a causa dell’aumento della temperatura.</p>
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		<title>Pesci rossi in casa, non sono animali &#8220;facili&#8221;: ecco come garantire il loro benessere</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pesci-rossi-in-casa-non-sono-animali-facili-ecco-come-garantire-il-loro-benessere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 14:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
		<category><![CDATA[pesce rosso]]></category>
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					<description><![CDATA[Da decenni rappresentano uno degli animali domestici più diffusi nelle case italiane. Colorati, silenziosi e apparentemente semplici da gestire, i pesci rossi vengono spesso considerati una scelta ideale per chi [...]]]></description>
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<p>Da decenni rappresentano uno degli animali domestici più diffusi nelle case italiane. Colorati, silenziosi e apparentemente semplici da gestire, i pesci rossi vengono spesso considerati una scelta ideale per chi si avvicina per la prima volta al mondo degli animali da compagnia. Tuttavia, gli esperti ricordano che dietro questa reputazione si nascondono numerose false credenze.</p>



<p>Il pesce rosso, scientificamente noto come Carassius auratus, è una specie originaria dell&#8217;Asia orientale allevata dall&#8217;uomo da oltre mille anni. Contrariamente a quanto si pensa, non è adatto a vivere nelle classiche bocce di vetro di piccole dimensioni, ancora oggi presenti nell&#8217;immaginario collettivo.</p>



<p>Secondo gli acquariofili, questi animali possono raggiungere dimensioni considerevoli e produrre una quantità significativa di rifiuti organici. Per questo motivo necessitano di acquari sufficientemente spaziosi, dotati di sistemi di filtrazione efficaci e di un regolare controllo della qualità dell&#8217;acqua.</p>



<p>Tra gli errori più comuni vi è anche la sovralimentazione. I pesci rossi tendono infatti a mangiare con voracità e spesso ricevono più cibo del necessario. Una dieta eccessiva può causare problemi digestivi e contribuire all&#8217;inquinamento dell&#8217;acqua, aumentando il rischio di malattie.</p>



<p>Un altro mito da sfatare riguarda la memoria. Per anni si è sostenuto che i pesci rossi ricordassero gli eventi solo per pochi secondi. Studi scientifici hanno invece dimostrato che sono in grado di apprendere semplici comportamenti, riconoscere stimoli abituali e conservare alcune informazioni per periodi molto più lunghi.</p>



<p>Anche la longevità viene spesso sottovalutata. In condizioni adeguate un pesce rosso può vivere oltre dieci anni e, in alcuni casi, superare i vent&#8217;anni. Una prospettiva che trasforma il suo acquisto in un impegno a lungo termine, non molto diverso da quello richiesto da altri animali domestici.</p>



<p>Gli esperti raccomandano inoltre di non liberare mai i pesci rossi in laghi, fiumi o corsi d&#8217;acqua naturali. Gli esemplari rilasciati nell&#8217;ambiente possono sopravvivere, riprodursi e alterare gli ecosistemi locali, entrando in competizione con le specie autoctone.</p>



<p>La crescente attenzione verso il benessere animale sta contribuendo a modificare anche il modo di considerare questi piccoli ospiti delle nostre case. Se mantenuti in ambienti adeguati e seguiti correttamente, i pesci rossi possono vivere a lungo e mostrare comportamenti più complessi di quanto comunemente si creda.</p>



<p>Da semplice elemento decorativo, il pesce rosso si rivela così un animale che richiede cure, conoscenze e responsabilità, proprio come qualsiasi altro compagno di vita domestico.</p>



<p>Fonte foto: <a href="https://www.zooplus.it/magazine/acquaristica/specie-di-pesci/pesce-rosso">https://www.zooplus.it/magazine/acquaristica/specie-di-pesci/pesce-rosso</a> © dionoanomalia / stock.adobe.com<br></p>
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		<title>Gatto selvatico europeo, come riconoscerlo e perché è sempre più raro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gatto-selvatico-europeo-come-riconoscerlo-e-perche-e-sempre-piu-raro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 13:56:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[gatto selvatico]]></category>
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					<description><![CDATA[A prima vista può sembrare un comune gatto soriano, ma il gatto selvatico europeo (Felis silvestris) è uno dei mammiferi più elusivi della fauna italiana. Presente soprattutto nelle aree boschive [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>A prima vista può sembrare un comune gatto soriano, ma il gatto selvatico europeo (Felis silvestris) è uno dei mammiferi più elusivi della fauna italiana. Presente soprattutto nelle aree boschive dell&#8217;Appennino centro-meridionale e in Sicilia, è una specie protetta la cui conservazione è minacciata soprattutto dall&#8217;ibridazione con il gatto domestico e dalla frammentazione degli habitat.</p>



<p>Secondo l&#8217;Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), l&#8217;Italia ospita diverse popolazioni geneticamente differenziate di gatto selvatico europeo, considerate di grande valore per la conservazione della specie a livello continentale. Le principali minacce derivano dall&#8217;espansione delle attività umane, dalla perdita di habitat forestali e dall&#8217;incrocio con i gatti domestici vaganti.</p>



<p><strong>Ma come si riconosce un vero gatto selvatico?</strong></p>



<p>Gli esperti sottolineano che l&#8217;identificazione non è sempre semplice. Il gatto selvatico europeo presenta generalmente un corpo più robusto rispetto a quello domestico, con zampe relativamente lunghe e una testa ampia e massiccia. Il mantello è grigio-bruno con striature scure ben definite, mentre la coda rappresenta uno dei caratteri più utili al riconoscimento: è spessa, cilindrica, con diversi anelli neri e termina con una punta arrotondata completamente scura.</p>



<p>A differenza di molti gatti domestici, la linea nera che percorre il dorso tende a interrompersi prima di raggiungere la coda. Anche il comportamento può offrire indicazioni: il gatto selvatico è estremamente diffidente nei confronti dell&#8217;uomo, conduce una vita prevalentemente notturna e utilizza vaste aree boschive per la caccia.</p>



<p>Tuttavia, gli specialisti avvertono che la sola osservazione visiva non consente sempre un&#8217;identificazione certa. L&#8217;ibridazione con il gatto domestico ha infatti prodotto numerosi individui con caratteristiche intermedie, rendendo spesso necessario il ricorso ad analisi genetiche per distinguere gli esemplari puri dagli ibridi.</p>



<p>Classificato a livello globale come specie a &#8220;minor preoccupazione&#8221; dalla Lista Rossa dell&#8217;Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), il gatto selvatico europeo resta comunque oggetto di particolare attenzione conservazionistica in molte regioni d&#8217;Europa. In Italia è protetto dalla normativa nazionale e dalle principali convenzioni internazionali per la tutela della fauna.</p>



<p>Avvistarlo in natura rimane un evento raro. La sua straordinaria capacità di mimetizzarsi nei boschi e le abitudini prevalentemente notturne fanno sì che, nonostante la sua presenza in diversi territori italiani, la maggior parte delle persone non ne incontri mai uno nel corso della vita.</p>



<p>Fonte foto Wikipedia &#8211; <a href="https://www.flickr.com/photos/peter-trimming/">Peter Trimming</a> &#8211; <a href="https://www.flickr.com/photos/peter-trimming/5749786929/">&#8216;Kendra&#8217;</a> </p>
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		<item>
		<title>Salvate dalla plastica, dalle reti e dagli ami: nove tartarughe tornano in mare il 14 giugno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/salvate-dalla-plastica-dalle-reti-e-dagli-ami-nove-tartarughe-tornano-in-mare-il-14-giugno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:14:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
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					<description><![CDATA[Domenica 14 giugno l’Italia si unirà idealmente da nord a sud per&#160;restituire il mare a nove tartarughe marine salvate, curate e finalmente pronte a tornare nel loro habitat naturale. In [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Domenica 14 giugno l’Italia si unirà idealmente da nord a sud per&nbsp;<strong>restituire il mare a nove tartarughe marine salvate</strong>, curate e finalmente pronte a tornare nel loro habitat naturale. In vista del World Sea Turtle Day, che si celebra il 16 giugno,&nbsp;<strong>Plastic Free Onlus</strong>, organizzazione di volontariato impegnata nel contrasto all’inquinamento da plastica,&nbsp;<strong>promuove l’Italian Turtle Day</strong>, un’iniziativa diffusa che vedrà liberazioni&nbsp;<strong>in contemporanea in sei località</strong>:&nbsp;<strong>Genova, Viareggio, Pescara, Castro, Stintino e Lampedusa</strong>.</p>



<p>L’iniziativa, coordinata da Plastic Free Onlus, che ha proprio la tartaruga marina nel proprio simbolo, metterà in rete centri di recupero, Capitanerie di Porto, aree marine protette, parchi nazionali, enti scientifici, associazioni e istituzioni locali,&nbsp;<strong>trasformando le liberazioni in un’unica grande azione nazionale di sensibilizzazione. Una giornata dal forte valore simbolico e ambientale</strong>&nbsp;che conferma l’impegno di Plastic Free nella tutela del mare e della biodiversità: dal 2019 l’associazione ha già contribuito al&nbsp;<strong>salvataggio di oltre 300 tartarughe marine e accompagnato alla nascita quasi 11mila piccoli esemplari lungo le coste italiane</strong>.</p>



<p>Al centro dell’iniziativa ci saranno&nbsp;<strong>esemplari di&nbsp;<em>Caretta caretta</em></strong>, la specie più diffusa nel Mediterraneo, spesso&nbsp;<strong>vittima dell’impatto delle attività umane</strong>: ingestione di plastica, catture accidentali nelle reti da pesca, traumi da eliche, ami, lenze e rifiuti dispersi in mare. Ogni liberazione racconterà una storia diversa, ma tutte avranno lo stesso messaggio:&nbsp;<strong>proteggere il mare significa proteggere la vita</strong>.</p>



<p><em>“Domenica 14 giugno sarà una giornata di grande emozione, ma anche di forte responsabilità –&nbsp;</em><strong>dichiara Rosapia Reale, vicepresidente di Plastic Free Onlus</strong><em>&nbsp;–. Vedere una tartaruga marina tornare in mare significa assistere a una piccola vittoria della cura sull’indifferenza. Ognuno di questi animali è stato salvato grazie a una rete preziosa fatta di competenze, passione e collaborazione tra centri di recupero, istituzioni, Capitanerie di Porto, volontari e cittadini. Ma ogni liberazione ci ricorda anche quanto sia fragile l’equilibrio del mare e quanto pesino i nostri comportamenti quotidiani. Le tartarughe marine vivono nel Mediterraneo da milioni di anni, ma oggi devono affrontare minacce sempre più gravi: plastica, reti, ami, traffico nautico, degrado degli habitat. Come Plastic Free –&nbsp;</em><strong>aggiunge</strong><em>&nbsp;– crediamo che la tutela dell’ambiente non possa fermarsi alla raccolta dei rifiuti. Proteggere il mare significa anche difendere la biodiversità, sostenere chi ogni giorno soccorre gli animali in difficoltà e sensibilizzare cittadini, scuole e istituzioni”.</em></p>



<p>A&nbsp;<strong>Genova</strong>, il rilascio avverrà al largo della città a bordo di un’imbarcazione messa a disposizione dalla Capitaneria di Porto. Alle ore 10 è previsto un momento divulgativo nell’area del&nbsp;<strong>Porto Antico, presso Ponte Spinola, sotto l’Acquario di Genova</strong>, durante il quale biologi e veterinari racconteranno al pubblico la&nbsp;<strong>storia di Lorena</strong>, l’esemplare che sarà liberato, e l’attività del Centro di Recupero che da oltre trent’anni si occupa della cura delle tartarughe marine. Il rilascio è previsto intorno alle ore 11.</p>



<p>In Toscana, l’appuntamento sarà a&nbsp;<strong>Viareggio</strong>, in&nbsp;<strong>Piazza Palombari dell’Artiglio</strong>, dove alle ore 10 si terrà un incontro di sensibilizzazione a cura di Marevivo Toscana e dello staff dell’Acquario di Livorno – Centro Recupero e Riabilitazione per tartarughe marine. Successivamente, al largo del Porto di Viareggio,&nbsp;<strong>sarà liberata Dede</strong>, una&nbsp;<em>Caretta caretta</em>&nbsp;dotata di microchip e tag metallico, grazie alla collaborazione con il Comune di Viareggio, ANPANA, Capitaneria di Porto di Viareggio, Direzione Marittima di Livorno, Osservatorio Toscano per la Biodiversità, WWF Massa Carrara e Plastic Free.</p>



<p>A&nbsp;<strong>Pescara</strong>, il Centro di Recupero e Riabilitazione Tartarughe Marine “Luigi Cagnolaro” gestito dal Centro Studi Cetacei organizzerà alle ore 10.30 un momento divulgativo&nbsp;<strong>presso la banchina di attracco delle motovedette del</strong>&nbsp;<strong>porto turistico “Marina di Pescara”.</strong>&nbsp;Volontari, veterinari e biologi racconteranno la&nbsp;<strong>storia di Lacey</strong>&nbsp;e l’attività di tutela della fauna marina protetta svolta da oltre quarant’anni. Il rilascio avverrà a circa tre miglia nautiche dalla costa, con il supporto della Capitaneria di Porto, del pescaturismo “Nonno Remo”, di Assonautica Pescara-Chieti e Plastic Free.</p>



<p>A&nbsp;<strong>Castro Marina</strong>, in provincia di Lecce,&nbsp;<strong>saranno liberati quattro esemplari di&nbsp;<em>Caretta caretta</em></strong>:&nbsp;<strong>Leo, Ale, Filippo e Mia</strong>. L’appuntamento è alle ore 10 nella parte esterna del porto turistico, dove si terrà un momento di sensibilizzazione prima del rilascio, previsto tra le 11.30 e le 12. L’iniziativa è a cura del CRTM di Calimera, con la collaborazione di CIHEAM Bari – Sede di Tricase, Mondo Marevivo Castro e Plastic Free, con il patrocinio dell’Università del Salento, della Provincia di Lecce e del Comune di Castro. Proprio nella sede di Tricase del CIHEAM Bari è ospitata la settima edizione del corso avanzato internazionale di specializzazione “<em>Sviluppo sostenibile delle comunità costiere</em>”, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Per l’occasione saranno presenti anche funzionari ministeriali provenienti da 12 Paesi (<em>Congo, Costa Rica, Egitto, El Salvador, Ghana, Kenya, Libya, Mauritania, Senegal, Sudan, Tanzania, Uganda</em>), con momenti di sensibilizzazione anche in lingua inglese.</p>



<p>A&nbsp;<strong>Stintino</strong>, sulla&nbsp;<strong>spiaggia della Pelosa</strong>, l’incontro con il pubblico inizierà alle ore 10:30, mentre alle ore 11&nbsp;<strong>sarà liberata Caterina</strong>, una tartaruga recuperata a metà marzo dai pescatori dopo una cattura accidentale in una rete da pesca. L’evento è a cura del CRAMA – Centro Recupero Animali Marini Asinara e del CReS – Centro di Recupero del Sinis, con la collaborazione del Parco Nazionale dell’Asinara – Area Marina Protetta “Isola dell’Asinara” e della Rete Regionale per la Conservazione della Fauna Marina Sardegna, con il patrocinio del Comune di Stintino e il coinvolgimento di Plastic Free.</p>



<p>A&nbsp;<strong>Lampedusa sarà liberata Lina</strong>, tartaruga marina “miracolata”, recuperata lo scorso ottobre grazie a un intervento particolarmente rischioso della Capitaneria di Porto, effettuato di notte e in condizioni meteomarine proibitive, con un subacqueo che ha dovuto entrare in mare per liberare l’animale rimasto impigliato a una roccia sul fondale. L’esemplare, poi operato e amputato, è stato curato presso il Centro Provinciale Recupero Fauna Selvatica e Tartarughe Marine di Agrigento. Oggi, finalmente in buone condizioni, tornerà in mare grazie all’impegno di Lampedusa Turtle Rescue, dei volontari dell’Unità Soccorso di Lampedusa, della Capitaneria di Porto e di Plastic Free, accompagnata dalla vedetta che contribuì al suo salvataggio. Il&nbsp;<strong>rilascio avverrà al tramonto</strong>, concludendo in maniera simbolica una giornata dedicata alla salvaguardia delle tartarughe marine, fortemente voluta da Plastic Free Onlus che ha coordinato la collaborazione fra diversi centri di recupero lungo le coste italiane.</p>



<p>Plastic Free invita&nbsp;<strong>cittadini e istituzioni a partecipare agli appuntamenti pubblici</strong>&nbsp;previsti nelle diverse località. Con&nbsp;<strong>l’Italian Turtle Day</strong>, le liberazioni diventano un unico messaggio nazionale: il mare si protegge con azioni concrete, collaborazione tra territori e scelte quotidiane più responsabili.&nbsp;<strong>Ogni tartaruga che torna libera chiude un percorso di cura e apre un nuovo impegno collettivo.</strong></p>
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		<title>Caretta caretta, il Mediterraneo che si scalda cambia il futuro della specie</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/caretta-caretta-il-mediterraneo-che-si-scalda-cambia-il-futuro-della-specie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 10:14:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[caretta caretta]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[tartarughe]]></category>
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					<description><![CDATA[Il cambiamento climatico sta avendo un impatto sempre più evidente sulle popolazioni di tartarughe marine del Mediterraneo, in particolare sulla tartaruga comune Caretta caretta, modificandone la biologia riproduttiva, la distribuzione [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Il cambiamento climatico sta avendo un impatto sempre più evidente sulle popolazioni di tartarughe marine del Mediterraneo</strong>, in particolare sulla tartaruga comune<em> <strong>Caretta caretta</strong></em>, modificandone la biologia riproduttiva, la distribuzione geografica e la sopravvivenza delle nuove generazioni. Negli ultimi anni l’<strong>aumento delle temperature nel bacino mediterraneo ha raggiunto livelli eccezionali,</strong> con temperature superficiali del mare che durante le ondate di calore hanno sfiorato <strong>i 29 °C</strong> e anomalie termiche, contribuendo al progressivo riscaldamento anche delle spiagge di nidificazione.</p>



<p>Secondo il rapporto <em>Climate change and interconnected risks to sustainable development in the Mediterranean</em>, pubblicato su <em>Nature Climate Change</em>, il Mediterraneo è tra i bacini che si stanno scaldando più velocemente sul pianeta: con un aumento di circa <strong>+ 0,4 °C ogni dieci anni</strong>, con proiezioni per il 2100 che variano tra <strong>+1,8 °C e +3,5 °C</strong> in media rispetto al periodo tra il 1961 e il 1990.</p>



<p>Questo fenomeno è particolarmente rilevante per una specie come la <em>Caretta caretta</em>, la cui <strong>determinazione del sesso dipende dalla temperatura di incubazione delle uova</strong>, con temperature più elevate che favorisconola nascita di femmine e valori più bassi associati allo sviluppo di maschi, determinando così uno <strong>squilibrio nella struttura demografica delle popolazioni</strong>.Le temperature dei nidi, che normalmente oscillano in un intervallo ottimale tra 24 e 34 °C, risultano sempre più spesso influenzate dal riscaldamento ambientale, con effetti sul calore metabolico degli embrioni nelle fasi finali dello sviluppo, con possibili effetti negativi sulla morfologia dei neonati, sulle loro prestazioni motorie e sul successo complessivo di schiusa.</p>



<p>Parallelamente, <strong>l’innalzamento del livello del mare rappresenta una delle minacce più rilevanti per la sopravvivenza delle popolazioni costiere</strong>. Il fenomeno, legato allo scioglimento dei ghiacci e all’espansione termica degli oceani, sta accelerando negli ultimi decenni e potrebbe<strong> portare alla sommersione parziale o totale di numerose spiagge di nidificazione</strong>. La <em>Caretta caretta</em>, che mostra un forte comportamento di filopatria tornando a nidificare negli stessi siti di nascita, rischia così di continuare a utilizzare aree ormai non più idonee perché colpite dall’<strong>erosione costiera</strong>, <strong>aumentando la vulnerabilità delle nuove generazioni</strong>.</p>



<p>Nonostante le criticità, emergono anche <strong>segnali di adattamento</strong>, con alcune femmine che stanno colonizzando nuove spiagge e contribuendo all’espansione dell’areale riproduttivo nel Mediterraneo occidentale e settentrionale. In questo contesto si inserisce <strong>un dato particolarmente significativo relativo all’Italia</strong>, dove si sta registrando una<strong> crescita senza precedenti delle nidificazioni</strong>. Nel 2023 sono stati censiti circa 443 nidi, saliti a 601 nel 2024, fino a <strong>superare quota 700 nel 2025</strong>, il valore più alto mai documentato nel Paese. Questo aumento è interpretato dagli esperti come il risultato combinato dell’espansione naturale dell’areale riproduttivo verso nord e ovest e del progressivo riscaldamento delle coste, che rende <strong>idonee alla deposizione aree precedentemente troppo fredde</strong>. Le regioni maggiormente interessate restano Sicilia, Calabria, Campania e Puglia, ma si osserva una crescente presenza anche lungo le coste tirreniche centrali e settentrionali, in particolare della Liguria, segno di una trasformazione strutturale della distribuzione della specie nel Mediterraneo.</p>



<p>Tuttavia, queste nuove aree di nidificazione sono molto spesso esposte a forte pressione antropica e turistica. Tra le principali minacce vi è l’uso delle <strong>ruspe per la pulizia e il livellamento delle spiagge,</strong> una pratica che può distruggere in pochi minuti habitat dunali formatisi in decenni. Le dune costiere, fondamentali per la biodiversità e la protezione dall’erosione, ospitano anche i nidi di <em>Caretta caretta</em>, deposti a pochi decimetri di profondità sotto la sabbia. Il passaggio di una ruspa può schiacciare le uova, alterarne le condizioni di incubazione o distruggere completamente il nido, spesso invisibile a occhio nudo.</p>



<p>Accanto alle ruspe, <strong>l’inquinamento luminoso </strong>rappresenta una minaccia silenziosa ma grave per le tartarughe marine. Questi animali si sono evoluti in ambienti costieri bui e dipendono dalla luce naturale della luna e delle stelle per orientarsi. Le luci artificiali possono scoraggiare le femmine dal nidificare o indurle ad abbandonare la deposizione, mentre i piccoli appena nati, invece di dirigersi verso il mare seguendo il riflesso della luce sull’acqua, vengono attratti verso l’entroterra. Qui rischiano di morire per disidratazione, investimenti o predazione, con pesanti conseguenze per il successo riproduttivo della specie. Per questo motivo Legambiente ha recentemente prodotto delle <strong>linee guida </strong>per la riduzione dell’inquinamento luminoso rivolte alle amministrazioni responsabili dell’illuminazione pubblica e ai titolari di concessioni balneari che esercitano attività commerciali sulla spiaggia.</p>



<p>In questo scenario, il monitoraggio costante, la protezione delle aree di nidificazione e le strategie di gestione attiva come la ricollocazione delle uova diventano strumenti fondamentali per la conservazione della specie e per garantirne la sopravvivenza a lungo termine. Tutte azioni portate avanti dal progetto <strong>Life Turtlenest</strong>, cofinanziato dall’Unione Europea e coordinato da Legambiente, finalizzato alla tutela dei nidi di <em>Caretta caretta</em> in Italia, Francia e Spagna. Grazie a questa iniziativa &nbsp;sono state lanciate diverse attività indirizzate alla conservazione della specie. Tra queste, oltre ai monitoraggi dei nidi svolti da centinaia di operatori, anche i <strong>protocolli d’intesa “Comuni amici delle tartarughe”</strong> e <strong>“Lidi amici delle tartarughe”</strong>. Importanti anche le azioni di<strong> ricerca scientifica curate dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli</strong>, partner di progetto, come la<strong> prima applicazione in Italia di trasmettitori satellitari su piccoli esemplari di <em>Caretta caretta</em></strong>, per seguire gli spostamenti dei piccoli esemplari nelle prime fasi della loro vita marina.</p>



<p>Il progetto mira anche a <strong>sensibilizzare il grande pubblico</strong>, con iniziative che coinvolgono la cittadinanza. Quest’anno Legambiente organizza un <strong>evento previsto per il 16 giugno sulla </strong><a href="https://goo.gl/maps/i9cXGgiSYTqs6YKD9?g_st=aw"><strong>Spiaggia Grande di Acciaroli (link punto GPS)</strong></a><strong>, nel Comune di Pollica (SA</strong>) con l’inaugurazione di una <strong>grande scultura a tema degli artisti Arenas Posibles alle 16:30</strong>.</p>



<p>“I numeri degli ultimi anni ci raccontano una storia che ha due facce –<strong> dichiara Stefano Di Marco, Responsabile Progetto LIFE TURTLENEST e Coordinatore Ufficio Progetti di Legambiente </strong>&#8211; Da un lato, l’Italia è diventata un hub riproduttivo sempre più importante per la Caretta caretta nel Mediterraneo &#8211; e questo è un risultato straordinario, frutto del lavoro di centinaia di volontari e di anni di monitoraggio. Dall’altro, il cambiamento climatico sta alterando le condizioni di incubazione in modo che potrebbe risultare fatale per l’equilibrio demografico della specie. E mentre noi lavoriamo per proteggere ogni nido, qualcuno li distrugge con una ruspa o con una luce puntata sulla spiaggia. Non possiamo accettarlo. Con LIFE TURTLENEST stiamo costruendo un sistema di sorveglianza, di coinvolgimento istituzionale e di cultura diffusa che renda queste pratiche socialmente inaccettabili oltre che illegali. Perché ogni nido conta, ogni schiusa è una vittoria collettiva.”</p>



<p><strong>Al via il TartaBeach Tour di Legambiente</strong><br>Tra le attività promosse dal progetto rientrano anche eventi di sensibilizzazione rivolti alla cittadinanza, come <strong>l’edizione 2026 del TartaBeach Tour</strong>, l’iniziativa itinerante dedicata alla conoscenza e alla tutela delle tartarughe marine. Il tour, che percorrerà diverse regioni italiane, è promosso <strong>da Legambiente e da Mareblu</strong>, azienda che da oltre dieci anni sostiene l’associazione in progetti di salvaguardia dell’ambiente e degli ecosistemi marini. La prima tappa si terrà ad <strong>Acciaroli</strong>, località del<strong> Comune di Pollica (SA</strong>) in Cilento, dove <strong>il 16 giugno</strong> sarà inaugurata alla presenza delle autorità locali una grande scultura di sabbia firmata da <strong>Arenas Posibles</strong>. L’evento proseguirà con <strong>laboratori creativi e attività didattiche</strong>, guidati dagli artisti e dai volontari di Legambiente, e rivolti a bambini, famiglie e cittadini, per promuovere in modo coinvolgente la conoscenza e la conservazione delle tartarughe marine. La seconda tappa del TartaBeach Tour si terrà sull’<strong>Isola d’Elba</strong>, altra terra di tartarughe dove operano già da diversi anni i Tartawatchers di Legambiente.</p>



<p><strong>Life Turtlenest,</strong> un progetto cofinanziato dall’Unione Europea attraverso il programma LIFE e coordinato da Legambiente, finalizzato al miglioramento della conservazione della tartaruga marina comune (<em>Caretta caretta</em>) in Italia, Spagna e Francia, attraverso attività di monitoraggio, messa in sicurezza dei nidi, ricerca scientifica e campagne di informazione e sensibilizzazione. Oltre al coordinatore Legambiente, partecipano al progetto europeo la Stazione zoologica Anton Dhorn; Ispra; Università La Sapienza di Roma; Università di Barcellona; BETA&nbsp;Technological Centre (UVic-UCC); ENCI; Cest Med; Regione Basilicata, Regione Campania, Regione Puglia, Regione Lazio, Agenzie per la protezione ambientale della Toscana. Oltre alle regioni italiane bagnate dal mar Tirreno (Basilicata, Puglia, Campania, Sicilia, Lazio, Sardegna e Toscana) Life Turtlenest interverrà nella regione francese Camargue, in Costa Azzurra e in Corsica e nelle regioni spagnole di Catalogna, Murcia, Andalusia, Isole Baleari e Valencia.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cervo sbuca sulla Statale 19: schianto con un&#8217;auto, animale morto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cervo-sbuca-sulla-statale-19-schianto-con-unauto-animale-morto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 14:33:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Casalbuono]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo di Diano]]></category>
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					<description><![CDATA[Un esemplare di cervo è morto questa mattina dopo essere stato investito da un&#8217;autovettura sulla Strada Statale 19, nel territorio di Casalbuono. L&#8217;incidente si è verificato in località Ische. A [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un esemplare di cervo è morto questa mattina dopo essere stato investito da un&#8217;autovettura sulla Strada Statale 19, nel territorio di Casalbuono. L&#8217;incidente si è verificato in località Ische.</p>



<p>A bordo del veicolo viaggiava una famiglia di Lagonegro, rimasta illesa. L&#8217;impatto ha causato danni all&#8217;automobile. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, il Nucleo Forestale Cerreta-Cognole e la Polizia Locale di Casalbuono per gli accertamenti. Attivata anche l&#8217;Unità Operativa Veterinaria dell&#8217;Asl Salerno, che ha provveduto al recupero della carcassa dell&#8217;animale.</p>



<p>Foto generica</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il fantasma dei boschi: etologia solitaria e strategie di caccia della lince eurasiatica in Italia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-fantasma-dei-boschi-etologia-solitaria-e-strategie-di-caccia-della-lince-eurasiatica-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 12:47:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[lince]]></category>
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					<description><![CDATA[Se il lupo è il simbolo della cooperazione sociale e dell&#8217;energia del branco, la lince eurasiatica (Lynx lynx) rappresenta l’estremo opposto dello spettro comportamentale dei predatori: l’assoluta e rigorosa solitudine. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Se il lupo è il simbolo della cooperazione sociale e dell&#8217;energia del branco, la <strong>lince eurasiatica</strong> (<em>Lynx lynx</em>) rappresenta l’estremo opposto dello spettro comportamentale dei predatori: l’assoluta e rigorosa solitudine. Dichiarata formalmente estinta in Italia agli inizi del XX secolo a causa della caccia e della frammentazione degli habitat, questo straordinario felino sta lentamente tornando a frequentare le Alpi italiane (in particolare il Friuli-Venezia Giulia, il Trentino-Alto Adige e il Veneto). E&#8217; presente in <strong>Italia</strong> con pochissimi individui.</p>



<p>Questo ritorno è guidato da ambiziosi progetti internazionali di traslocazione e ripopolamento, come il progetto europeo <strong>LIFE Lynx</strong> e l’italiano <strong>ULyCA2</strong> (Urgent Lynx Conservation Action). Ma come vive e, soprattutto, come caccia il fantasma dei nostri boschi? I dati raccolti dai radiocollari satellitari e dai monitoraggi etologici sul campo svelano i segreti biologici di un predatore tanto letale quanto elusivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;etologia dello spazio: territori esclusivi e distanziamento sociale</h2>



<p>A livello etologico, la lince è un animale territoriale e rigidamente solitario. Maschi e femmine adulti si incontrano esclusivamente durante la stagione degli amori (tra febbraio e aprile). Per il resto dell&#8217;anno, la tolleranza reciproca tra individui dello stesso sesso è pari a zero.</p>



<p>I territori domestici (<em>home range</em>) di una lince sono immensi e variano a seconda della disponibilità di prede:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Un singolo maschio può controllare un&#8217;area forestale che va dai <strong>100 ai 400 chilometri quadrati</strong>.</li>



<li>Il territorio del maschio spesso si sovrappone a quello di una o due femmine, ma non tollererà mai la presenza di un maschio rivale.</li>



<li>La delimitazione dei confini avviene in modo invisibile ma chiarissimo per gli altri animali, attraverso una fitta rete di marcature chimiche fatte con urina e secrezioni delle ghiandole facciali lasciate sui tronchi degli alberi.</li>
</ul>



<p>I cuccioli (da uno a quattro per nidiata) restano con la madre per circa 10 mesi. In questo periodo apprendono le complesse abitudini di caccia prima di essere allontanati, nella primavera successiva, per intraprendere la fase di &#8220;dispersione&#8221; alla ricerca di un territorio libero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La tecnica di caccia: chirurgia balistica ed effetto sorpresa</h2>



<p>A differenza del lupo, che insegue le prede anche per chilometri puntando sulla resistenza del gruppo, la lince è un <strong>predatore d&#8217;agguato o da posta</strong>. La sua anatomia è una macchina perfetta progettata per lo scatto breve e letale.</p>



<p>La lince non spreca mai energie in inseguimenti prolungati: se fallisce l&#8217;effetto sorpresa nei primi 20-50 metri, desiste e cerca un&#8217;altra opportunità. Il morso finale è chirurgico: per gli ungulati più grandi (come il capriolo, la sua preda d&#8217;elezione in Italia, seguito dal camoscio e dai giovani cervi) applica un <strong>morso strozzante alla gola</strong> per bloccare la trachea. Le prede più piccole, come le lepri, vengono uccise istantaneamente con un morso alla nuca o alla testa.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il cinghiale e le sue strategie di foraging: perché è un ingegnere (distruttivo) del bosco</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-cinghiale-e-le-sue-strategie-di-foraging-perche-e-un-ingegnere-distruttivo-del-bosco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 12:43:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[cinghiali]]></category>
		<category><![CDATA[foraging]]></category>
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					<description><![CDATA[Chiunque cammini regolarmente tra boschi e campagne si sarà imbattuto, almeno una volta, in zone di terreno completamente stravolte: zolle di terra sollevate, radici esposte e il sottobosco che sembra [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Chiunque cammini regolarmente tra boschi e campagne si sarà imbattuto, almeno una volta, in zone di terreno completamente stravolte: zolle di terra sollevate, radici esposte e il sottobosco che sembra letteralmente arato. Non si tratta del passaggio di una macchina agricola, ma del segno inconfondibile del cinghiale e della sua principale strategia di foraggiamento: il <strong>rooting</strong> (il tipico &#8220;grufolare&#8221;).</p>



<p>In ecologia, il cinghiale viene definito un vero e proprio <strong>ingegnere ecosistemico</strong>. Proprio come i castori modificano i corsi d&#8217;acqua creando dighe, il cinghiale altera profondamente la struttura fisica del suolo. Ma questo impatto è un bene o un male per le nostre foreste? La risposta scientifica, supportata da recenti studi etologici e botanici, rivela un equilibrio sottile tra rigenerazione biologica e potenziale distruzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;Rooting&#8221;: anatomia di una strategia di caccia sotterranea</h2>



<p>Il cinghiale è un onnivoro opportunista, ma la sua dieta varia a seconda delle stagioni. Soprattutto in autunno e in inverno, le sue risorse principali si spostano sotto terra: bulbi, tuberi, larve di insetti, piccoli roditori e funghi (compresi i tartufi).</p>



<p>Per raggiungere questo cibo proteico nascosto, l&#8217;animale sfrutta una combinazione anatomica formidabile: un grugno muscoloso e cartilagineo, sorretto da un osso supplementare (l&#8217;osso rostrale), e un olfatto finissimo. Quando il cinghiale grufola, non sta solo cercando cibo; sta letteralmente rimescolando i primi 15-30 centimetri di suolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il lato distruttivo: frammentazione e perdita di carbonio</h2>



<p>Quando la densità della popolazione di cinghiali supera la capacità di carico dell&#8217;ambiente (un fenomeno frequente in molte regioni italiane a causa della mancanza di grandi predatori e del tasso riproduttivo elevatissimo della specie), l&#8217;azione di <em>rooting</em> diventa invasiva.</p>



<p><strong>Erosione del suolo:</strong> Rompendo il manto vegetale che tiene unito il terreno, specialmente in pendenza, l&#8217;aratura dei cinghiali espone il suolo al dilavamento delle piogge, accelerando i fenomeni erosivi.</p>



<p><strong>Perdita di carbonio organico:</strong> Uno studio scientifico condotto dal <em>King’s College London</em> ha dimostrato empiricamente che le aree intensamente sottoposte al rooting dei cinghiali mostrano una riduzione del carbonio organico stoccato nel terreno. Il rimescolamento favorisce la proliferazione di piante a crescita rapida che immagazzinano meno carbonio rispetto alla flora forestale stabile.</p>



<p><strong>Danni alla rigenerazione arborea:</strong> Grufolando, i cinghiali consumano enormi quantità di ghiande e castagne (fagne), compromettendo la naturale nascita di nuovi alberi e danneggiando le radici superficiali delle piante adulte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;alleato inaspettato: come il cinghiale crea biodiversità</h2>



<p>Nonostante i danni visibili, la scienza invita a non demonizzare l&#8217;animale. Se mantenuto in densità equilibrate, il cinghiale svolge funzioni ecologiche insostituibili che ringiovaniscono la foresta.</p>



<p>Una ricerca italiana (<em>Labadessa &amp; Ancillotto</em>) pubblicata sulla rivista <em>Biodiversity and Conservation</em> ha rivelato una simbiosi straordinaria e controintuitiva: <strong>il cinghiale è un alleato fondamentale per la sopravvivenza di farfalle rare</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Rimescolando il terreno e riducendo la fitta copertura di erbe infestanti, il <em>rooting</em> crea un microhabitat perfetto (più esposto alla luce del sole e caldo) per la crescita dell&#8217;<em>Aristolochia clusii</em>, una pianta erbacea considerata l&#8217;unico nutrimento per le larve della <em>Zerynthia cassandra</em> (una splendida farfalla protetta a livello europeo). Più i cinghiali grufolano moderatamente, più aumentano le farfalle.</p>



<p></p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La carica dei quattromila per la StraBassotti 2026: la passeggiata solidale più partecipata dedicata al mondo animale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-carica-dei-quattromila-per-la-strabassotti-2026-la-passeggiata-solidale-piu-partecipata-dedicata-al-mondo-animale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 21:51:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[strabassotti]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Parco di Monza ha accolto una delle manifestazioni più partecipate dedicate al mondo animale. La StraBassotti 2026, passeggiata solidale organizzata dall’associazione Cuor di Pelo Rescue Bassotti, ha protato nel [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Parco di Monza ha accolto una delle manifestazioni più partecipate dedicate al mondo animale. La StraBassotti 2026, passeggiata solidale organizzata dall’associazione <strong>Cuor di Pelo Rescue Bassotti</strong>, ha protato nel cuore verde della Brianza circa quattromila cani e migliaia di partecipanti tra famiglie, volontari e appassionati.</p>



<p>L’evento, giunto a una nuova edizione, è ormai diventato un appuntamento fisso per la comunità cinofila italiana e rappresenta una giornata di incontro e sensibilizzazione sul tema dell’adozione e del sostegno ai bassotti in difficoltà.</p>



<p>La manifestazione si è svolta oggii 7 giugno all’interno del Parco di Monza, con punto di ritrovo in viale Mirabello. La partecipazione è legata a un contributo di iscrizione destinato interamente a sostenere le attività dell’associazione, nata nel 2015 e impegnata nel recupero e nell’adozione dei bassotti bisognosi.</p>



<p>Durante la giornata i partecipanti hanno preso parte a una camminata non competitiva, pensata come momento di socialità e condivisione tra proprietari e animali. Non una gara, dunque, ma una passeggiata solidale che negli anni ha registrato una crescita costante fino a diventare uno dei raduni più numerosi del settore.</p>



<p>L’associazione <strong>Cuor di Pelo Rescue Bassotti</strong> si occupa da anni di animali in difficoltà, offrendo cure veterinarie, percorsi di recupero e supporto per l’adozione responsabile. Eventi come la StraBassotti rappresentano anche un’occasione fondamentale per raccogliere fondi e sensibilizzare il pubblico sulle problematiche legate all’abbandono.</p>



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		<title>Serpenti: quali sono davvero pericolosi?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/serpenti-quali-sono-davvero-pericolosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 21:48:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
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					<description><![CDATA[In Italia la presenza dei serpenti è spesso fonte di timore, ma il rischio reale per l’uomo è estremamente limitato. Sul territorio nazionale vivono circa una ventina di specie di [...]]]></description>
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<p>In Italia la presenza dei serpenti è spesso fonte di timore, <strong>ma il rischio reale per l’uomo è estremamente limitato</strong>. Sul territorio nazionale vivono circa una ventina di specie di serpenti, la maggior parte delle quali completamente innocue e non velenose. Solo un numero ristretto appartiene al gruppo delle <strong>vipere</strong>, gli unici serpenti italiani in grado di inoculare veleno potenzialmente pericoloso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le specie presenti in Italia</h2>



<p>I serpenti italiani più comuni appartengono a famiglie non velenose, come il <strong>biacco</strong>, la <strong>natrice dal collare</strong> e il <strong>saettone</strong>, tutti completamente innocui per l’uomo. Questi animali svolgono un ruolo importante nell’ecosistema, contribuendo al controllo di roditori e insetti.</p>



<p>Le vipere rappresentano invece il gruppo di maggiore interesse sanitario. In Italia si trovano principalmente la <strong>vipera aspis</strong>, la <strong>vipera berus</strong> e la <strong>vipera ammodytes</strong>, presenti soprattutto in zone collinari, montane e in ambienti rocciosi o soleggiati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quanto sono pericolose le vipere?</h2>



<p>Nonostante la loro reputazione, le vipere italiane non sono animali aggressivi e tendono a fuggire in presenza dell’uomo. I morsi sono eventi rari e nella maggior parte dei casi avvengono solo se l’animale viene accidentalmente calpestato o disturbato.</p>



<p>Il veleno delle vipere italiane può causare dolore, gonfiore e sintomi sistemici, ma i decessi sono estremamente rari. Secondo i dati epidemiologici del Servizio Sanitario Nazionale, i casi gravi sono poco frequenti e la mortalità è oggi quasi nulla grazie alla disponibilità di cure efficaci e tempestive.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dove si trovano più spesso</h2>



<p>Le vipere prediligono ambienti asciutti, pietrosi e soleggiati, come muretti a secco, prati incolti e sentieri di montagna. Al contrario, è molto raro incontrarle in aree urbane densamente abitate. I serpenti non cercano il contatto con l’uomo e tendono a evitare qualsiasi fonte di disturbo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come riconoscerle</h2>



<p>Il riconoscimento non è sempre semplice, ma le vipere presentano alcune caratteristiche tipiche: corpo tozzo, pupilla verticale e testa triangolare. Tuttavia, gli esperti avvertono che molti serpenti innocui possono imitare queste forme, rendendo difficile l’identificazione senza esperienza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prevenzione e comportamenti corretti</h2>



<p>Le autorità sanitarie e gli enti naturalistici raccomandano alcune semplici precauzioni durante escursioni e attività all’aperto: indossare scarpe alte nei sentieri, evitare di infilare le mani tra rocce o cespugli e non tentare mai di catturare o disturbare un serpente.</p>



<p>In realtà, i serpenti svolgono un ruolo fondamentale nell’equilibrio degli ecosistemi italiani. La loro presenza contribuisce al controllo delle popolazioni di roditori e al mantenimento della biodiversità.</p>



<p>Il pericolo reale per l’uomo, dunque, è molto più basso di quanto comunemente percepito. In Italia, i serpenti sono soprattutto animali schivi e utili, più vittime di paure radicate che di reale rischio sanitario.</p>
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		<title>Gli animali che dormono di più: chi sono e come riposano in natura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gli-animali-che-dormono-di-piu-chi-sono-e-come-riposano-in-natura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Il sonno è una funzione biologica fondamentale per tutti i vertebrati, ma la quantità e le modalità di riposo variano enormemente tra le specie. Alcuni animali dormono solo poche ore [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il sonno è una funzione biologica fondamentale per tutti i vertebrati, ma la quantità e le modalità di riposo variano enormemente tra le specie. Alcuni animali dormono solo poche ore al giorno, altri trascorrono gran parte della loro vita dormendo. Le differenze dipendono da fattori come metabolismo, dieta, rischio predatorio e ambiente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il primato del bradipo e del pipistrello</h2>



<p>Tra i mammiferi terrestri, uno degli animali che dorme più a lungo è il <strong>bradipo</strong>, che può arrivare a dormire fino a 15–20 ore al giorno. Questo comportamento è legato al suo metabolismo estremamente lento e alla dieta povera di energia basata su foglie.</p>



<p>Ancora più elevati sono i valori registrati per alcuni <strong>pipistrelli</strong>, che possono dormire tra le 18 e le 20 ore al giorno. Il loro stile di vita notturno e il fatto che riposino in luoghi sicuri, spesso appesi a testa in giù in grotte o cavità, consente lunghi periodi di inattività.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I grandi dormiglioni marini: le foche</h2>



<p>Anche alcune specie marine rientrano tra i grandi dormitori. Le <strong>foche elefante</strong> possono dormire fino a 18 ore al giorno durante i periodi in cui non sono in fase di caccia o migrazione. Il loro sonno è spesso frammentato e adattato alla vita acquatica, alternando immersioni e brevi fasi di riposo in superficie o sulla terraferma.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso particolare dei gatti</h2>



<p>I <strong>gatti domestici</strong> sono tra gli animali più noti per la loro lunga durata del sonno, che può variare mediamente tra le 12 e le 16 ore al giorno. Tuttavia, non si tratta di un sonno continuo: i felini alternano brevi fasi di sonno profondo a numerosi periodi di sonno leggero, mantenendo sempre un alto livello di vigilanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come dormono gli animali</h2>



<p>Le modalità del sonno variano tanto quanto la sua durata. Molti animali non dormono come gli esseri umani, ma adottano strategie adattive:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>I cetacei, come delfini e balene, praticano il cosiddetto “sonno uniemisferico”: una metà del cervello resta attiva mentre l’altra riposa, consentendo la respirazione e il controllo dell’ambiente circostante.</li>



<li>Alcuni uccelli migratori possono dormire durante il volo, riducendo l’attività cerebrale solo parzialmente.</li>



<li>Gli animali preda, come cervi e conigli, alternano frequenti fasi di sonno leggero per ridurre il rischio di predazione.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Perché alcuni animali dormono così tanto</h2>



<p>Secondo gli studi di cronobiologia, la durata del sonno è strettamente legata al metabolismo e alla dieta. Gli erbivori con basso apporto energetico tendono a dormire di più rispetto ai predatori, che devono rimanere più a lungo vigili per cacciare. Anche il rischio ambientale influisce: in natura, dormire troppo a lungo può aumentare la vulnerabilità.</p>
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		<title>Muta di cani e gatti, come gestire la perdita di pelo senza ritrovarsi la casa invasa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/muta-di-cani-e-gatti-come-gestire-la-perdita-di-pelo-senza-ritrovarsi-la-casa-invasa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 13:32:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione e pelo degli animali]]></category>
		<category><![CDATA[come eliminare i peli degli animali in casa]]></category>
		<category><![CDATA[consigli veterinari per la muta]]></category>
		<category><![CDATA[cura del mantello]]></category>
		<category><![CDATA[muta del cane]]></category>
		<category><![CDATA[muta del gatto]]></category>
		<category><![CDATA[perdita di pelo cani]]></category>
		<category><![CDATA[perdita di pelo gatti]]></category>
		<category><![CDATA[periodo di muta primaverile]]></category>
		<category><![CDATA[rimedi contro i peli in casa]]></category>
		<category><![CDATA[salute del pelo cane e gatto]]></category>
		<category><![CDATA[spazzolare il cane durante la muta]]></category>
		<category><![CDATA[spazzolare il gatto]]></category>
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					<description><![CDATA[Con il cambio delle stagioni (soprattutto primavera e autunno) milioni di proprietari di animali domestici si trovano ad affrontare lo stesso problema: peli su divani, vestiti, tappeti e pavimenti. Gli [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Con il cambio delle stagioni (soprattutto primavera e autunno) milioni di proprietari di animali domestici si trovano ad affrontare lo stesso problema: peli su divani, vestiti, tappeti e pavimenti. Gli esperti spiegano perché avviene la muta e quali accorgimenti adottare per limitarne gli effetti in casa.</em></p>



<p>Chi vive con un cane o un gatto conosce bene il fenomeno. Basta una carezza o il passaggio dell&#8217;aspirapolvere per rendersi conto che il periodo della muta è arrivato. Si tratta di un processo del tutto naturale attraverso il quale gli animali rinnovano il mantello adattandolo ai cambiamenti stagionali.</p>



<p>La muta è generalmente più intensa in primavera, quando viene eliminato il folto sottopelo invernale, e in autunno, quando il mantello si prepara ad affrontare temperature più rigide. Tuttavia, gli animali che vivono prevalentemente in ambienti domestici riscaldati e illuminati artificialmente possono perdere pelo durante tutto l&#8217;anno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché cani e gatti perdono il pelo</h2>



<p>Secondo i veterinari, la muta è influenzata soprattutto dalla durata delle ore di luce e solo in parte dalla temperatura. Alcune razze a doppio mantello, come pastori tedeschi, husky, golden retriever o gatti a pelo lungo, tendono a perdere quantità maggiori di pelo rispetto ad altre.</p>



<p>Una perdita eccessiva, accompagnata da chiazze senza pelo, arrossamenti, prurito o alterazioni cutanee, può invece indicare problemi dermatologici, allergie, parassiti o disturbi ormonali e richiede una valutazione veterinaria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La spazzolatura è il primo alleato</h2>



<p>La strategia più efficace per contenere i peli in casa resta la spazzolatura regolare. Durante i periodi di muta gli specialisti consigliano di spazzolare il cane o il gatto quotidianamente, soprattutto negli animali dotati di sottopelo.</p>



<p>L&#8217;operazione consente di rimuovere il pelo già morto prima che si depositi su mobili e pavimenti, migliorando allo stesso tempo la salute della cute e favorendo la circolazione sanguigna.</p>



<p>Per ogni tipologia di mantello esistono strumenti specifici: spazzole morbide per il pelo corto, cardatori per il pelo medio-lungo e pettini progettati per eliminare il sottopelo in eccesso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Alimentazione e salute del mantello</h2>



<p>Anche la dieta svolge un ruolo importante. Un&#8217;alimentazione equilibrata e di qualità contribuisce alla salute della pelle e del pelo. Gli acidi grassi omega-3 e omega-6, presenti in molti alimenti formulati per animali domestici, favoriscono infatti un mantello più forte e lucente.</p>



<p>Gli esperti ricordano che eventuali integratori devono essere somministrati soltanto su consiglio del veterinario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come ridurre i peli in casa</h2>



<p>Eliminare completamente i peli è impossibile, ma alcune abitudini possono limitarne notevolmente la diffusione.</p>



<p>Tra le soluzioni più efficaci figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>passare frequentemente l&#8217;aspirapolvere, soprattutto su tappeti e divani;</li>



<li>utilizzare rulli adesivi per tessuti e abiti;</li>



<li>lavare regolarmente coperte, cucce e rivestimenti;</li>



<li>impiegare panni elettrostatici per raccogliere il pelo da superfici e mobili;</li>



<li>arieggiare gli ambienti per ridurre l&#8217;accumulo di polvere e allergeni.</li>
</ul>



<p>Negli ultimi anni si sono diffusi anche robot aspirapolvere progettati per la raccolta quotidiana dei peli degli animali domestici, particolarmente utili nelle abitazioni con più cani o gatti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bagni sì, ma senza eccessi</h2>



<p>Molti proprietari pensano che aumentare la frequenza dei bagni possa ridurre la perdita di pelo. I veterinari precisano invece che lavaggi troppo frequenti possono alterare il film protettivo della pelle.</p>



<p>Per i cani la frequenza dei bagni varia in base alla razza, allo stile di vita e alle indicazioni del veterinario. Per i gatti, che provvedono autonomamente alla pulizia del mantello, il bagno è generalmente necessario solo in situazioni particolari.</p>
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		<title>Dai fondali agli abissi, viaggio tra le specie marine più rare del pianeta</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dai-fondali-agli-abissi-viaggio-tra-le-specie-marine-piu-rare-del-pianeta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 13:29:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[animali marini rari]]></category>
		<category><![CDATA[pesce sega]]></category>
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					<description><![CDATA[Alcune contano poche decine di esemplari, altre vivono in habitat così remoti da essere osservate raramente. Dalla vaquita ai pesci sega, ecco quali sono gli animali marini più rari del [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Alcune contano poche decine di esemplari, altre vivono in habitat così remoti da essere osservate raramente. Dalla vaquita ai pesci sega, ecco quali sono gli animali marini più rari del mondo e perché rischiano di scomparire.</em></p>



<p>Gli oceani coprono oltre il 70% della superficie terrestre e ospitano una biodiversità straordinaria. Eppure molte specie marine stanno vivendo una crisi senza precedenti a causa della pesca intensiva, dell&#8217;inquinamento, dei cambiamenti climatici e della distruzione degli habitat. Alcuni animali sono diventati così rari da essere considerati sull&#8217;orlo dell&#8217;estinzione.</p>



<p>Tra mammiferi, pesci e squali, ecco alcune delle specie marine più rare e minacciate del pianeta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vaquita, il mammifero marino più raro del mondo</h2>



<p>Il triste primato appartiene alla vaquita, una piccola focena che vive esclusivamente nell&#8217;Alto Golfo di California, in Messico. Secondo gli organismi internazionali per la conservazione della natura, ne sopravvivono appena una decina di esemplari.</p>



<p>La principale minaccia è rappresentata dalle reti da pesca illegali utilizzate per catturare il totoaba, un pesce molto richiesto sul mercato nero asiatico. Le vaquite rimangono intrappolate nelle reti e muoiono per annegamento. Gli esperti la considerano oggi la specie marina più vicina all&#8217;estinzione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I pesci sega, fantasmi degli oceani tropicali</h2>



<p>Con il loro caratteristico rostro dentato simile a una sega, i pesci sega appartengono a uno dei gruppi più minacciati del pianeta. Un tempo diffusi nelle acque tropicali e subtropicali di tutto il mondo, hanno subito un crollo delle popolazioni a causa della pesca accidentale e della perdita degli habitat costieri.</p>



<p>Tra le specie più rare figura il pesce sega maggiore (<em>Pristis pristis</em>), oggi classificato come gravemente minacciato e scomparso da vaste aree del suo areale storico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo squalo angelo, il predatore che si nasconde nella sabbia</h2>



<p>Lo squalo angelo è uno degli squali più insoliti esistenti. Vive appiattito sui fondali sabbiosi, dove attende le prede mimetizzandosi perfettamente.</p>



<p>Nel Mediterraneo e nell&#8217;Atlantico orientale le sue popolazioni sono diminuite drasticamente a causa della pesca a strascico e della degradazione degli habitat marini. Gli avvistamenti sono diventati estremamente rari e la specie è classificata come in pericolo critico di estinzione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il celacanto, il &#8220;fossile vivente&#8221;</h2>



<p>Tra le creature più enigmatiche degli oceani figura il celacanto, un pesce che si riteneva estinto da circa 66 milioni di anni prima della sua sorprendente riscoperta nel 1938 al largo dell&#8217;Africa australe.</p>



<p>Oggi ne esistono due specie conosciute che vivono nelle profondità dell&#8217;Oceano Indiano e nelle acque dell&#8217;Indonesia. Gli esemplari osservati sono pochi e le popolazioni rimangono estremamente limitate, rendendo il celacanto una delle specie marine più rare mai studiate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le balene più elusive</h2>



<p>Anche alcuni grandi cetacei rientrano tra gli animali marini più rari. La balena franca nordatlantica, ad esempio, conta poche centinaia di individui. Le collisioni con le navi e l&#8217;intrappolamento negli attrezzi da pesca continuano a rappresentare le principali minacce per la sopravvivenza della specie.</p>



<p>Gli studiosi monitorano costantemente questi giganti del mare, considerati indicatori fondamentali della salute degli ecosistemi oceanici.</p>
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