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	<title>Norme &amp; Diritti | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Iguane e animali esotici in casa: cosa dice la legge italiana</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/iguane-e-animali-esotici-in-casa-cosa-dice-la-legge-italiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 13:13:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[iguana]]></category>
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					<description><![CDATA[Tenere un’iguana o altri animali esotici in casa è legale in Italia, ma solo nel rispetto di un quadro normativo complesso che coinvolge norme europee, leggi nazionali, regolamenti CITES e [...]]]></description>
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<p class="p1">Tenere un’iguana o altri animali esotici in casa è legale in Italia, ma solo nel rispetto di un quadro normativo complesso che coinvolge norme europee, leggi nazionali, regolamenti CITES e disposizioni regionali. Non esiste un divieto generale alla detenzione di rettili esotici, ma sono previsti vincoli stringenti su provenienza, benessere animale e sicurezza.</p>



<p class="p2"><strong>Nessun divieto generale, ma regole precise</strong></p>



<p class="p1">In Italia la detenzione di animali esotici come iguane, serpenti, gechi o camaleonti non è vietata in sé. Tuttavia, la legge stabilisce che tali animali possano essere detenuti solo se:</p>



<p class="p2">non appartengono a specie vietate o invasive, sono stati acquisiti legalmente, rispettano le norme sul benessere animale e la sicurezza.</p>



<p class="p1">Il riferimento principale è la normativa CITES (Convenzione di Washington), recepita nell’ordinamento italiano, che regola il commercio internazionale delle specie minacciate, imponendo certificazioni e tracciabilità degli esemplari.</p>



<p class="p1">A ciò si aggiunge il Regolamento (UE) 1143/2014 sulle specie invasive, che vieta la detenzione e il commercio di animali considerati pericolosi per l’ecosistema europeo.</p>



<p class="p2"><strong>Iguane: specie consentita ma regolata</strong></p>



<p class="p1">L’iguana verde (Iguana iguana), tra i rettili più diffusi come animale da compagnia, non è vietata in Italia, ma rientra tra le specie che possono essere detenute solo se accompagnate da documentazione regolare di provenienza.</p>



<p class="p1"><strong>Il commercio è consentito, ma deve rispettare:</strong></p>



<p class="p2">certificazione CITES per gli esemplari soggetti a controllo, obblighi veterinari in caso di detenzione professionale o allevamenti, condizioni adeguate di custodia.</p>



<p class="p2">Obblighi per i proprietari: benessere e sicurezza</p>



<p class="p1">Oltre alla normativa sulla provenienza, il proprietario è tenuto a garantire condizioni adeguate di detenzione. La normativa nazionale e regionale sulla fauna non convenzionale impone infatti che gli animali esotici siano mantenuti in modo tale da garantire:</p>



<p class="p2">benessere animale, condizioni igienico-sanitarie adeguate, sicurezza per le persone e per l’ambiente domestico.</p>



<p class="p1">Le autorità sanitarie locali (ASL) possono effettuare controlli per verificare il rispetto di tali requisiti.</p>



<p class="p2"><strong>Le specie vietate e quelle invasive</strong></p>



<p class="p1">Non tutti gli animali esotici possono essere detenuti. Sono vietate:</p>



<p class="p2">specie inserite nelle liste di pericolosità per l’uomo, specie invasive incluse negli elenchi europei, animali privi di tracciabilità o introdotti illegalmente.</p>



<p class="p1">Il Regolamento UE 1143/2014 impone il divieto assoluto per le specie esotiche invasive, che non possono essere né detenute né cedute.</p>



<p class="p2">Le novità: formazione obbligatoria dal 2026</p>



<p class="p1">Dal 2026 è inoltre previsto un obbligo di formazione per chi detiene o gestisce animali esotici o selvatici, introdotto da un decreto del Ministero della Salute del 2025.</p>



<p class="p1">Il provvedimento riguarda proprietari, allevatori e operatori e mira a:</p>



<p class="p2">migliorare la gestione degli animali non convenzionali, ridurre rischi sanitari, aumentare la consapevolezza sul benessere animale.</p>



<p class="p2"><strong>Controlli e responsabilità</strong></p>



<p class="p1">Le verifiche sulla detenzione degli animali esotici possono essere effettuate da:</p>



<p class="p2">servizi veterinari delle ASL, forze dell’ordine, nuclei specializzati per la tutela ambientale e faunistica.</p>



<p class="p1">In caso di irregolarità, sono previste sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, il sequestro dell’animale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Microchip obbligatorio per i cani: cosa prevede la legge e quali sono le sanzioni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/microchip-obbligatorio-per-i-cani-cosa-prevede-la-legge-e-quali-sono-le-sanzioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 13:01:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
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					<description><![CDATA[Il microchip per i cani non è una scelta facoltativa ma un obbligo previsto dalla normativa italiana. Nonostante ciò, molti proprietari ignorano ancora tempi, procedure e sanzioni previste dalla legge. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il microchip per i cani non è una scelta facoltativa ma un obbligo previsto dalla normativa italiana. Nonostante ciò, molti proprietari ignorano ancora tempi, procedure e sanzioni previste dalla legge.</p>



<p>L&#8217;identificazione elettronica dell&#8217;animale rappresenta infatti uno degli strumenti principali per contrastare il randagismo, favorire il ritrovamento dei cani smarriti e garantire la tracciabilità del proprietario in caso di abbandono o cessione dell&#8217;animale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è il microchip</h2>



<p>Il microchip è un piccolo dispositivo elettronico, delle dimensioni di un chicco di riso, che viene inserito sottocute dal veterinario attraverso una semplice iniezione.</p>



<p>Al suo interno è presente un codice identificativo univoco composto da 15 cifre, leggibile tramite appositi scanner utilizzati dai servizi veterinari, dalle forze dell&#8217;ordine e dai canili autorizzati.</p>



<p>Contrariamente a quanto molti pensano, il microchip non è un GPS e non consente di localizzare il cane in tempo reale. Serve esclusivamente all&#8217;identificazione dell&#8217;animale e del proprietario registrato nella banca dati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando è obbligatorio</h2>



<p>La normativa nazionale prevede l&#8217;obbligo di identificazione e registrazione dei cani nell&#8217;Anagrafe Canina. In generale, il microchip deve essere applicato entro i primi mesi di vita dell&#8217;animale e comunque prima della sua eventuale cessione.</p>



<p>Le modalità operative possono variare leggermente da Regione a Regione, poiché la gestione delle anagrafi canine è affidata alle amministrazioni regionali e ai servizi veterinari territoriali.</p>



<p>Anche chi acquista, adotta o riceve un cane deve provvedere all&#8217;aggiornamento dei dati anagrafici entro i termini previsti dalle disposizioni locali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché il microchip è importante</h2>



<p>L&#8217;identificazione elettronica permette di risalire rapidamente al proprietario in caso di smarrimento dell&#8217;animale.</p>



<p>Ogni anno migliaia di cani vengono recuperati dalle autorità o dai servizi veterinari. Grazie alla lettura del microchip è possibile verificare l&#8217;iscrizione all&#8217;anagrafe e contattare il proprietario in tempi brevi.</p>



<p>Il sistema rappresenta inoltre uno strumento fondamentale nella lotta contro l&#8217;abbandono degli animali, fenomeno che continua a rappresentare una criticità in molte aree del Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi può applicarlo</h2>



<p>L&#8217;inserimento del microchip può essere effettuato dai veterinari delle Aziende Sanitarie Locali oppure da veterinari liberi professionisti autorizzati e accreditati presso le banche dati regionali.</p>



<p>La procedura è rapida, non richiede anestesia e viene generalmente tollerata senza particolari problemi dall&#8217;animale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa succede se non si registra il cane</h2>



<p>La mancata identificazione del cane può comportare sanzioni amministrative che variano in base alle normative regionali e agli aggiornamenti legislativi nazionali. In caso di controlli, il proprietario può essere soggetto a multe per omessa registrazione o mancato aggiornamento dei dati anagrafici.</p>



<p>Le autorità possono inoltre verificare la corretta iscrizione dell&#8217;animale nelle banche dati regionali durante controlli veterinari, pratiche di adozione o trasferimenti di proprietà.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E per i gatti?</h2>



<p>A differenza dei cani, in Italia il microchip per i gatti non è obbligatorio a livello nazionale. Tuttavia alcune Regioni hanno introdotto disposizioni specifiche che prevedono l&#8217;identificazione in determinati casi, come la cessione dell&#8217;animale, la richiesta del passaporto europeo o particolari programmi di controllo del randagismo.</p>



<p>Per questo motivo è consigliabile verificare la normativa vigente nella propria Regione di residenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova attenzione dell&#8217;Europa</h2>



<p>Negli ultimi anni il tema della tracciabilità degli animali da compagnia è entrato anche nel dibattito europeo. Le istituzioni comunitarie stanno discutendo misure che puntano a rafforzare l&#8217;identificazione di cani e gatti attraverso sistemi di registrazione interoperabili tra i diversi Paesi membri.</p>



<p>L&#8217;obiettivo è contrastare il traffico illegale di cuccioli, migliorare la tutela degli animali e facilitare i controlli sanitari.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alimentazione dei cani di grossa taglia: cosa dice la scienza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/alimentazione-dei-cani-di-grossa-taglia-cosa-dice-la-scienza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 12:50:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione cani grossa taglia]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
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					<description><![CDATA[I cani di grossa taglia hanno esigenze nutrizionali diverse rispetto ai cani di piccola o media taglia. Razze come il Pastore Tedesco, il Labrador Retriever, il Golden Retriever, il Rottweiler [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I cani di grossa taglia hanno esigenze nutrizionali diverse rispetto ai cani di piccola o media taglia. Razze come il Pastore Tedesco, il Labrador Retriever, il Golden Retriever, il Rottweiler o il Cane Corso affrontano una crescita più lunga e impegnativa per l&#8217;organismo, con un maggiore carico su ossa, articolazioni e apparato muscolo-scheletrico.</p>



<p>Per questo motivo veterinari e nutrizionisti raccomandano un&#8217;alimentazione specifica, soprattutto durante la fase di crescita, quando errori nutrizionali possono influire sullo sviluppo scheletrico e aumentare il rischio di patologie ortopediche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La crescita è la fase più delicata</h2>



<p>Secondo le linee guida della FEDIAF (Federazione Europea dell&#8217;Industria degli Alimenti per Animali da Compagnia), i cuccioli destinati a diventare cani di taglia grande necessitano di un apporto nutrizionale attentamente bilanciato, in particolare per quanto riguarda calcio, fosforo ed energia.</p>



<p>Un eccesso calorico durante la crescita può accelerare lo sviluppo corporeo e aumentare il rischio di problemi articolari e ossei. Per questo motivo gli alimenti formulati per cuccioli di taglia grande sono studiati per garantire una crescita controllata e graduale.</p>



<p>Gli esperti sottolineano che il corretto rapporto tra calcio e fosforo è fondamentale per la formazione dello scheletro. Un equilibrio scorretto può favorire deformazioni ossee e disturbi dello sviluppo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Proteine: né troppe né troppo poche</h2>



<p>Uno dei miti più diffusi riguarda il contenuto proteico. Le evidenze scientifiche mostrano che non sono le proteine a causare problemi di crescita nei cani di grossa taglia, bensì l&#8217;eccesso energetico complessivo e lo squilibrio minerale.</p>



<p>Le proteine di elevata qualità sono essenziali per sostenere la formazione della massa muscolare e il mantenimento dei tessuti. Ciò che conta è che la dieta sia completa, bilanciata e formulata per la specifica fase della vita del cane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il controllo del peso è una priorità</h2>



<p>L&#8217;obesità rappresenta uno dei principali fattori di rischio per i cani di grossa taglia. Un peso eccessivo aumenta infatti il carico sulle articolazioni e può favorire l&#8217;insorgenza di artrosi, displasia dell&#8217;anca e altre patologie locomotorie.</p>



<p>Le linee guida veterinarie internazionali raccomandano di monitorare regolarmente il Body Condition Score, ovvero la valutazione della condizione corporea, per mantenere il cane nel peso ideale.</p>



<p>Anche nei soggetti adulti, molti alimenti dedicati alle taglie grandi contengono un apporto calorico moderato e ingredienti destinati al supporto articolare, come glucosamina e condroitina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quanti pasti al giorno?</h2>



<p>Per i cuccioli di taglia grande si consigliano generalmente tre o quattro pasti giornalieri, da ridurre progressivamente a due pasti nell&#8217;età adulta.</p>



<p>Suddividere la razione quotidiana aiuta a migliorare la digestione e può contribuire a ridurre il rischio di dilatazione-torsione gastrica, una delle emergenze veterinarie più pericolose nei cani dal torace profondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Crocchette, umido o dieta casalinga?</h2>



<p>Non esiste una risposta valida per tutti. Le linee guida della World Small Animal Veterinary Association (WSAVA) indicano che la scelta dell&#8217;alimentazione dovrebbe essere personalizzata in base a età, livello di attività, stato di salute e caratteristiche individuali del cane.</p>



<p>Le diete industriali complete formulate secondo gli standard nutrizionali europei rappresentano la soluzione più semplice per garantire un corretto equilibrio dei nutrienti. Le diete casalinghe possono essere adottate solo con la supervisione di un veterinario nutrizionista, per evitare carenze o eccessi nutrizionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come scegliere il cibo giusto</h2>



<p>Gli esperti consigliano di verificare che il prodotto riporti in etichetta l&#8217;indicazione di alimento completo e bilanciato e che sia formulato per la specifica fase di vita del cane: cucciolo, adulto o senior.</p>



<p>Per i cuccioli destinati a superare i 25-30 chilogrammi da adulti, è preferibile utilizzare alimenti specifici per taglia grande fino al completamento della crescita.</p>



<p>In caso di dubbi, il veterinario rimane il riferimento principale per definire il piano alimentare più adatto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La conclusione</h2>



<p>La corretta alimentazione dei cani di grossa taglia non consiste semplicemente nel fornire quantità maggiori di cibo. La vera differenza è nella qualità nutrizionale, nel controllo della crescita e nel mantenimento del peso ideale.</p>



<p>Le evidenze scientifiche attuali mostrano che una dieta equilibrata, formulata per le esigenze delle taglie grandi e accompagnata da controlli veterinari regolari, rappresenta uno degli strumenti più efficaci per favorire longevità, benessere articolare e qualità della vita del cane.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cani e vicinato: comportamento, convivenza e regole per una vita serena nei contesti residenziali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cani-e-vicinato-comportamento-convivenza-e-regole-per-una-vita-serena-nei-contesti-residenziali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 14:24:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
		<category><![CDATA[cane vicinato]]></category>
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					<description><![CDATA[Il comportamento dei cani nel vicinato è un tema sempre più rilevante nelle aree urbane e residenziali, dove la convivenza tra animali domestici e cittadini richiede equilibrio tra benessere animale, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il comportamento dei <strong>cani nel vicinato</strong> è un tema sempre più rilevante nelle aree urbane e residenziali, dove la convivenza tra animali domestici e cittadini richiede equilibrio tra benessere animale, sicurezza e rispetto della quiete pubblica. Le indicazioni comportamentali dei cani non sono casuali, ma dipendono da fattori come socializzazione, educazione, ambiente e gestione da parte dei proprietari.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un comportamento influenzato dall’ambiente</h3>



<p>Secondo la letteratura etologica e le linee guida di enti come la Federazione Cinologica Internazionale e la Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, il comportamento dei cani in contesti di vicinato è fortemente condizionato dall’ambiente in cui vivono.</p>



<p>Rumori continui, spazi ristretti o mancanza di stimoli possono favorire comportamenti come abbaio eccessivo, agitazione o iper-vigilanza. Al contrario, un ambiente stabile e una routine regolare tendono a ridurre le reazioni eccessive agli stimoli esterni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’abbaio come forma di comunicazione</h3>



<p>L’abbaio è uno dei principali strumenti di comunicazione del cane. Nel contesto condominiale o di quartiere, può essere attivato da diversi stimoli: presenza di estranei, altri animali, rumori improvvisi o semplice noia.</p>



<p>Gli esperti sottolineano che l’abbaio non è di per sé un comportamento “problematico”, ma diventa tale quando è persistente e incontrollato. In questi casi può essere il segnale di stress, mancanza di esercizio o difficoltà nella gestione dell’ansia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Socializzazione e gestione del cane</h3>



<p>Una corretta socializzazione nei primi mesi di vita è fondamentale per favorire un comportamento equilibrato nel contesto urbano. Il cane che ha avuto esperienze positive con persone, altri animali e ambienti diversi tende a essere più stabile e meno reattivo.</p>



<p>Anche la gestione quotidiana da parte del proprietario è determinante: passeggiate regolari, attività fisica e stimolazione mentale riducono la probabilità di comportamenti indesiderati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Rapporti tra vicini e convivenza</h3>



<p>Nei contesti residenziali, i problemi legati ai cani possono diventare fonte di conflitto tra vicini. Le principali criticità riguardano abbaio notturno, gestione degli spazi comuni e sicurezza percepita.</p>



<p>In molti casi, la risoluzione dei conflitti passa attraverso il dialogo tra proprietari e, quando necessario, l’intervento di figure professionali come educatori cinofili o mediatori condominiali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Aspetti normativi e responsabilità</h3>



<p>In Italia, la normativa non vieta la presenza di cani nei condomini, ma stabilisce la responsabilità del proprietario nel garantire che l’animale non arrechi disturbo o danno agli altri residenti. Le disposizioni possono variare anche a livello comunale o condominiale.</p>



<p>L’equilibrio tra diritto alla proprietà animale e tutela della quiete pubblica rappresenta uno dei punti centrali della convivenza urbana moderna.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un tema di educazione più che di conflitto</h3>



<p>Il comportamento dei cani nel vicinato non è solo una questione di regole, ma soprattutto di educazione e gestione responsabile. Una convivenza armoniosa dipende dalla capacità di interpretare correttamente i segnali dell’animale e di intervenire in modo preventivo.</p>



<p>In questo senso, la figura del proprietario assume un ruolo chiave nel garantire un equilibrio tra benessere del cane e rispetto della comunità.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Animali nei ristoranti e negli hotel: cosa dice la legge in Italia e quali sono le regole da rispettare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/animali-nei-ristoranti-e-negli-hotel-cosa-dice-la-legge-in-italia-e-quali-sono-le-regole-da-rispettare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 14:27:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[cani negli hotel]]></category>
		<category><![CDATA[cani ristoranti]]></category>
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					<description><![CDATA[La presenza di animali domestici, in particolare cani e gatti, all’interno di ristoranti e strutture ricettive come hotel e alberghi è oggi sempre più diffusa, ma resta regolata da un [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La presenza di animali domestici, in particolare cani e gatti, all’interno di ristoranti e strutture ricettive come hotel e alberghi è oggi sempre più diffusa, ma resta regolata da un insieme di norme sanitarie e di sicurezza che non prevedono un divieto assoluto. In Italia, la disciplina si basa su regole igienico-sanitarie, ordinanze e sul principio della libertà organizzativa del gestore.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Nessun divieto generale, ma regole precise</h3>



<p>La normativa italiana non vieta in modo assoluto l’ingresso degli animali nei locali di ristorazione o nelle strutture alberghiere. In linea generale, gli animali da compagnia possono accedere agli spazi aperti al pubblico, purché siano rispettate condizioni di sicurezza e igiene.</p>



<p>Secondo le indicazioni applicative del <strong>Regolamento di Polizia Veterinaria</strong> e le linee guida del Ministero della Salute, l’accesso è consentito a condizione che l’animale sia tenuto al guinzaglio e, se necessario, munito di museruola. Tuttavia, resta fermo il divieto di accesso alle aree in cui gli alimenti vengono preparati o manipolati, come le cucine. </p>



<p>Anche il quadro europeo in materia di igiene alimentare (Reg. CE 852/2004) impone infatti che gli animali non entrino in contatto con le zone di preparazione dei cibi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il ruolo decisivo del gestore del locale</h3>



<p>Un elemento centrale della disciplina è che ristoranti, bar e hotel sono attività private “aperte al pubblico”. Questo significa che il titolare può stabilire regole di accesso, inclusa la possibilità di vietare l’ingresso agli animali.</p>



<p>In pratica:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>il gestore può consentire l’ingresso libero;</li>



<li>può limitarlo ad alcune aree (es. solo spazi esterni);</li>



<li>oppure può vietarlo del tutto, purché il divieto sia chiaramente segnalato.</li>
</ul>



<p>Le interpretazioni più recenti confermano che la decisione finale spetta sempre al proprietario dell’esercizio, nel rispetto delle norme igieniche e di sicurezza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Hotel e strutture ricettive: libertà e regolamenti interni</h3>



<p>Negli hotel non esiste una normativa unica che imponga l’obbligo di accettare animali domestici. Le strutture possono quindi definire autonomamente politiche “pet friendly” o restrittive.</p>



<p>Molti alberghi adottano regolamenti interni che prevedono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>supplementi per la presenza di animali;</li>



<li>limiti di taglia o numero;</li>



<li>divieto di accesso a determinate aree (ristoranti interni, spa, piscine);</li>



<li>obbligo di sorveglianza costante da parte del proprietario.</li>
</ul>



<p>Anche in questo caso, il principio guida resta la tutela dell’igiene, della sicurezza e del comfort degli altri ospiti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Igiene e sicurezza: i limiti obbligatori</h3>



<p>Le regole igienico-sanitarie sono il punto più rigido della normativa. Gli animali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>non possono entrare nelle cucine o nei laboratori alimentari;</li>



<li>non devono entrare in contatto con alimenti o superfici di preparazione;</li>



<li>devono essere gestiti in modo da non arrecare disturbo o rischio agli altri clienti.</li>
</ul>



<p>Questi limiti derivano dalle norme europee sull’igiene alimentare e sono applicati in modo uniforme in tutti i pubblici esercizi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un equilibrio tra accoglienza e responsabilità</h3>



<p>Negli ultimi anni si è diffuso un modello sempre più “pet friendly”, soprattutto nel settore turistico. Tuttavia, la normativa italiana mantiene un equilibrio tra apertura e tutela: da un lato consente l’ingresso degli animali in molti contesti, dall’altro affida al gestore la responsabilità di garantire ordine e sicurezza.</p>



<p>Il risultato è un sistema flessibile, in cui la convivenza tra clienti con animali e senza animali dipende soprattutto da organizzazione, regole chiare e rispetto reciproco.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cani e caldo, cresce l’allarme dei veterinari: «Mai lasciarli in auto, bastano pochi minuti»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cani-e-caldo-cresce-lallarme-dei-veterinari-mai-lasciarli-in-auto-bastano-pochi-minuti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 12:36:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’arrivo delle prime ondate di calore estive torna l’allarme dei veterinari sui rischi sempre più concreti per gli animali domestici, in particolare per i cani, che risultano tra le [...]]]></description>
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<p>Con l’arrivo delle prime ondate di calore estive torna l’allarme dei veterinari sui rischi sempre più concreti per gli animali domestici, in particolare per i cani, che risultano tra le specie più esposte ai colpi di calore e alla disidratazione. Secondo gli specialisti, il fenomeno è in crescita anche a causa dell’aumento delle temperature medie e della maggiore frequenza di picchi improvvisi di caldo, che possono trasformare situazioni quotidiane in emergenze veterinarie nel giro di pochi minuti. Tra i comportamenti più pericolosi continua a essere segnalato quello di lasciare il cane all’interno dell’automobile, anche per brevi soste: studi e rilevazioni dimostrano che la temperatura nell’abitacolo può aumentare in modo rapidissimo, superando anche i 50-60 gradi in meno di dieci minuti, indipendentemente dal fatto che il veicolo sia parcheggiato all’ombra o con i finestrini leggermente aperti. In queste condizioni il rischio di collasso termico è altissimo e, nei casi più gravi, può portare alla morte dell’animale. Ogni estate le strutture veterinarie e le forze dell’ordine intervengono in numerosi casi di emergenza, spesso legati a distrazioni o sottovalutazioni dei proprietari durante commissioni considerate rapide, come una spesa o un prelievo in banca. I veterinari spiegano che i cani sono particolarmente vulnerabili perché non dispongono di un sistema di termoregolazione efficiente come quello umano: non sudano attraverso la pelle ma dissipano il calore principalmente tramite la respirazione accelerata, un meccanismo che però diventa insufficiente quando la temperatura esterna è troppo elevata o l’umidità è alta. In questi casi l’animale può andare incontro a ipertermia, con sintomi come salivazione eccessiva, debolezza, respiro affannoso, vomito e perdita di coordinazione, fino al collasso. Particolarmente a rischio risultano le razze brachicefale, come bulldog, carlini e boxer, a causa della conformazione del cranio che rende più difficoltosa la respirazione e quindi lo smaltimento del calore corporeo. Gli esperti raccomandano di evitare assolutamente passeggiate nelle ore centrali della giornata, preferendo le prime ore del mattino o la sera, quando le temperature sono più basse e il rischio di ustioni alle zampe e stress termico è ridotto. L’asfalto e le superfici urbane possono infatti raggiungere temperature molto elevate, capaci di provocare vere e proprie ustioni ai cuscinetti plantari degli animali. È fondamentale garantire sempre acqua fresca e pulita, evitare sforzi fisici intensi e prestare attenzione anche agli ambienti domestici non adeguatamente ventilati. Cresce intanto la sensibilità delle istituzioni locali e delle associazioni animaliste: diversi Comuni italiani stanno avviando campagne di informazione rivolte ai cittadini e predisponendo spazi urbani più attrezzati, con aree ombreggiate, fontanelle e zone dedicate agli animali domestici, anche in spiagge e parchi pet friendly, con l’obiettivo di prevenire situazioni di rischio e promuovere una cultura del benessere animale sempre più consapevole.</p>
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		<title>Come proteggere i cani dal caldo: le regole dei veterinari per l’estate</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/come-proteggere-i-cani-dal-caldo-le-regole-dei-veterinari-per-lestate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 12:36:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
		<category><![CDATA[cani caldo estate]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’aumento delle temperature estive cresce anche l’attenzione dei veterinari verso la prevenzione dei colpi di calore nei cani, una condizione che può evolvere rapidamente e diventare potenzialmente letale se [...]]]></description>
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<p>Con l’aumento delle temperature estive cresce anche l’attenzione dei veterinari verso la prevenzione dei colpi di calore nei cani, una condizione che può evolvere rapidamente e diventare potenzialmente letale se non riconosciuta e trattata in tempo. Gli esperti sottolineano che la prevenzione resta l’arma più efficace e deve basarsi su una gestione quotidiana consapevole dell’animale, soprattutto nei periodi di caldo intenso e durante le ondate di calore improvvise. Il primo punto riguarda le passeggiate: i veterinari raccomandano di evitare assolutamente le ore centrali della giornata, in particolare tra le 11 e le 17, quando le temperature dell’aria e soprattutto delle superfici urbane raggiungono livelli critici. L’asfalto e il cemento, infatti, possono diventare vere e proprie fonti di ustioni per i polpastrelli, oltre a contribuire all’aumento della temperatura corporea dell’animale. Per verificare la sicurezza del suolo viene spesso suggerito un semplice test empirico: appoggiare il dorso della mano per alcuni secondi; se risulta troppo caldo per la pelle umana, lo è anche per il cane. Fondamentale è anche l’idratazione costante: l’acqua deve essere sempre fresca, pulita e facilmente accessibile in più punti della casa, con particolare attenzione ai cani che vivono in giardino o in spazi esterni. Alcuni veterinari consigliano di aggiungere cubetti di ghiaccio o utilizzare fontanelle a ricircolo per stimolare l’assunzione di liquidi nei soggetti più pigri o anziani. L’ambiente domestico gioca un ruolo decisivo: gli animali devono poter disporre di zone ombreggiate e ventilate, evitando spazi chiusi e scarsamente aerati come balconi esposti al sole o stanze prive di ricambio d’aria. Nei casi più critici, l’uso di ventilatori o condizionatori può aiutare a mantenere una temperatura corporea stabile, purché non si creino sbalzi termici eccessivi. Particolare attenzione viene richiesta durante i viaggi in auto, uno dei contesti più pericolosi: anche pochi minuti di sosta possono trasformare l’abitacolo in una trappola termica, con un aumento rapidissimo della temperatura interna. Per questo motivo i veterinari ribadiscono che il cane non deve mai essere lasciato solo in macchina, nemmeno con i finestrini aperti o all’ombra. Durante l’attività fisica è consigliato ridurre intensità e durata degli sforzi, preferendo giochi leggeri e passeggiate brevi nelle ore più fresche della giornata, come il mattino presto o la sera tardi. È altrettanto importante conoscere i segnali di allarme del colpo di calore: respirazione affannosa e continua, salivazione eccessiva, debolezza, gengive arrossate o bluastre, vomito e perdita di coordinazione sono sintomi che richiedono un intervento immediato. In questi casi, gli esperti raccomandano di raffreddare gradualmente l’animale, ad esempio con panni umidi su testa, zampe e addome, evitando però sbalzi termici bruschi o l’uso diretto di ghiaccio, e di contattare immediatamente una struttura veterinaria. La tempestività è infatti decisiva per aumentare le possibilità di sopravvivenza. Infine, i veterinari ricordano che alcune categorie sono più vulnerabili: cuccioli, anziani, cani obesi, brachicefali come bulldog e carlini, e soggetti con patologie cardiache o respiratorie. Per tutti questi animali la prevenzione deve essere ancora più rigorosa, perché anche un’esposizione breve al caldo può avere conseguenze gravi. In un contesto climatico sempre più instabile, la corretta informazione e la responsabilità dei proprietari diventano quindi elementi fondamentali per garantire il benessere e la sicurezza degli animali domestici durante tutta la stagione estiva.</p>
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		<title>Animali esotici importati: cosa prevede la normativa tra Europa, CITES e controlli sanitari</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/animali-esotici-importati-cosa-prevede-la-normativa-tra-europa-cites-e-controlli-sanitari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 13:52:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[animali esotici]]></category>
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					<description><![CDATA[L’ingresso e la detenzione di animali provenienti da altri Paesi del mondo sono regolati in Italia e nell’Unione Europea da un sistema normativo rigoroso, costruito per tutelare sia il benessere [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’ingresso e la detenzione di animali provenienti da altri Paesi del mondo sono regolati in Italia e nell’Unione Europea da un sistema normativo rigoroso, costruito per tutelare sia il benessere animale sia la sicurezza sanitaria e la biodiversità. Un quadro complesso che coinvolge regolamenti internazionali, controlli veterinari e restrizioni su specie potenzialmente invasive o pericolose.</p>



<p>Il riferimento principale a livello globale è la Convenzione CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora), accordo internazionale sottoscritto da oltre 180 Paesi, tra cui l’Italia. La CITES disciplina il commercio di specie animali e vegetali minacciate, imponendo limiti, autorizzazioni e divieti per evitare lo sfruttamento eccessivo delle specie selvatiche.</p>



<p>In pratica, molte specie non possono essere importate liberamente. Altre possono entrare nell’Unione Europea solo con certificati specifici che ne attestano la provenienza legale e il rispetto delle norme di conservazione. Tra queste rientrano numerosi rettili, uccelli esotici e mammiferi selvatici.</p>



<p>A livello europeo, il Regolamento (CE) n. 338/97 recepisce la CITES e stabilisce le condizioni per l’introduzione di specie protette nel territorio comunitario. Il sistema prevede diverse categorie di protezione: alcune specie sono completamente vietate al commercio, altre sono soggette ad autorizzazione preventiva.</p>



<p>Accanto alla tutela della biodiversità, un ruolo centrale è svolto dalla normativa sanitaria. Gli animali provenienti da Paesi extra-UE devono rispettare controlli veterinari alle frontiere, effettuati nei cosiddetti Posti di Ispezione Frontaliera (PIF). Qui vengono verificati documenti, condizioni di trasporto e requisiti sanitari per prevenire la diffusione di malattie zoonotiche.</p>



<p>Per i privati cittadini, l’importazione di animali esotici è inoltre soggetta a regole nazionali. In Italia, il Ministero della Salute e i servizi veterinari regionali stabiliscono ulteriori restrizioni, soprattutto per specie considerate pericolose o potenzialmente invasive. In alcuni casi è necessaria anche un’autorizzazione specifica per la detenzione.</p>



<p>Un tema particolarmente delicato riguarda le specie invasive, cioè animali non originari del territorio che, una volta introdotti, possono alterare gli ecosistemi locali. L’Unione Europea ha adottato un elenco di specie esotiche invasive di rilevanza unionale, la cui importazione, detenzione e commercio sono vietati o fortemente limitati.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cosa si può portare in Italia e cosa no</strong></h3>



<p><strong>Consentiti (con controlli e documenti)</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Uccelli da compagnia non protetti (canarini, cocorite, inseparabili allevati legalmente)</li>



<li>Pesci ornamentali da acquario (es. guppy, neon, betta)</li>



<li>Alcuni roditori domestici e conigli da allevamento</li>



<li>Alcuni rettili allevati in cattività e non protetti</li>
</ul>



<p><strong>Soggetti a CITES e autorizzazioni</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Alcune specie di pappagalli rari</li>



<li>Iguane, camaleonti e altri rettili esotici specifici</li>



<li>Tartarughe protette (solo con certificazione di origine legale)</li>



<li>Serpenti non velenosi allevati legalmente</li>
</ul>



<p><strong>Vietati o fortemente limitati</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Scimmie e primati</li>



<li>Grandi felini (leoni, tigri, leopardi)</li>



<li>Lupi e ibridi selvatici</li>



<li>Orsi</li>



<li>Specie catturate in natura senza certificazione</li>



<li>Animali considerati invasivi o pericolosi per l’ecosistema</li>
</ul>



<p><strong>Nota</strong><br>Tutti gli animali provenienti da Paesi extra-UE devono essere sottoposti a controlli veterinari alle frontiere e rispettare le norme CITES e sanitarie europee.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bambina morsa in volto da un Golden Retriever: cosa sappiamo sui cani che possono azzannare e perché accade</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/bambina-morsa-in-volto-da-un-golden-retriever-cosa-sappiamo-sui-cani-che-possono-azzannare-e-perche-accade/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 12:03:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
		<category><![CDATA[cane azzanna bambina]]></category>
		<category><![CDATA[golden retriever]]></category>
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					<description><![CDATA[Una bambina di 4 anni è stata ricoverata in codice rosso dopo essere stata morsa al volto dal cane del nonno, un Golden Retriever, mentre si trovava in una piscina [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una bambina di 4 anni è stata ricoverata in codice rosso dopo essere stata morsa al volto dal cane del nonno, un <strong>Golden Retriever</strong>, mentre si trovava in una piscina ad Albano Laziale. La piccola ha riportato una ferita lacero-contusa al viso ed è stata soccorsa e trasportata in ospedale.</p>



<p><a href="https://www.fanpage.it/roma/bimba-di-4-anni-azzannata-in-volto-dal-golden-retriever-del-nonno-in-codice-rosso-al-bambino-gesu/" data-type="link" data-id="https://www.fanpage.it/roma/bimba-di-4-anni-azzannata-in-volto-dal-golden-retriever-del-nonno-in-codice-rosso-al-bambino-gesu/">Secondo la ricostruzione riportata Fanpage, il cane avrebbe reagito improvvisamente durante la presenza dei due bambini, forse infastidito da un comportamento ritenuto stressante o invasivo</a>. L’episodio riporta l’attenzione su un tema spesso sottovalutato: <strong>anche razze considerate docili possono mordere in determinate condizioni</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I cani “più tranquilli” possono mordere?</h3>



<p>Il caso coinvolge un Golden Retriever, razza generalmente classificata tra le più equilibrate e adatte alla convivenza familiare. Studi comportamentali e schede etologiche indicano infatti che razze come Labrador e Golden Retriever sono tra le più tolleranti verso i bambini, ma non sono esenti da reazioni difensive in caso di stress, paura o sovrastimolazione.</p>



<p>Il cane domestico (<em>Canis lupus familiaris</em>) non agisce mai senza motivazione: secondo gli esperti di comportamento animale, il morso è quasi sempre una risposta a <strong>paura, disagio, protezione di risorse o sovraccarico emotivo</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Non esistono “razze cattive”, ma contesti a rischio</h3>



<p>Non è corretto parlare di razze “buone” o “aggressive” in senso assoluto. Tutti i cani, indipendentemente dalla razza, possono mordere se si sentono minacciati o non adeguatamente socializzati.</p>



<p>Tra le razze statisticamente più presenti in episodi di morsicatura o gestione della difesa figurano, per caratteristiche fisiche e selezione storica, cani come <strong>Rottweiler, Pastore Tedesco, Dobermann e molossoidi</strong>, spesso impiegati anche per lavoro o guardia. Tuttavia, gli esperti sottolineano che il comportamento dipende soprattutto da <strong>educazione, contesto e gestione del proprietario</strong>, non dalla sola genetica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché un cane può mordere un bambino</h3>



<p>Nel caso specifico di cani familiari, gli episodi di aggressione sono spesso legati a: invasione improvvisa dello spazio personale, manipolazione non gradita (abbracci, tirate), rumori o movimenti imprevedibili, stress o stanchezza dell’animale, assenza di segnali di calma non riconosciuti dagli adulti</p>



<p>Molti incidenti avvengono infatti in contesti domestici o familiari, dove il cane non viene interpretato correttamente nei suoi segnali di disagio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un tema di prevenzione, non solo di cronaca</h3>



<p>L’episodio di Cecchina riporta al centro il tema della <strong>convivenza sicura tra bambini e animali domestici</strong>. Gli esperti raccomandano sempre la supervisione adulta e l’educazione al rispetto dello spazio del cane, anche quando si tratta di razze considerate “sicure”.</p>



<p>La letteratura scientifica sul comportamento canino conferma che il morso è quasi sempre preceduto da segnali di allerta (irrigidimento, allontanamento, ringhio), spesso ignorati o non riconosciuti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Regno Unito, boom di cani “da protezione personale”: fino a 37 mila euro per esemplari addestrati all’attacco</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/regno-unito-boom-di-cani-da-protezione-personale-fino-a-37-mila-euro-per-esemplari-addestrati-allattacco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 11:59:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[animali da addestramento]]></category>
		<category><![CDATA[cani da addestramento]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel Regno Unito cresce in modo significativo la domanda di cani addestrati alla protezione personale, capaci di mordere, immobilizzare e rilasciare su comando. Un fenomeno in espansione che, secondo un’inchiesta [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel Regno Unito cresce in modo significativo la domanda di cani addestrati alla protezione personale, capaci di mordere, immobilizzare e rilasciare su comando. Un fenomeno in espansione che, secondo un’inchiesta del <em>Guardian</em> <a href="https://www.agi.it/estero/news/2026-02-04/regno-unito-cani-da-protezione-boom-35425732/" data-type="link" data-id="https://www.agi.it/estero/news/2026-02-04/regno-unito-cani-da-protezione-boom-35425732/">ripresa dall’AGI</a>, sta trasformando un mercato di nicchia in un settore sempre più redditizio e controverso.</p>



<p>Il valore di questi animali può raggiungere cifre molto elevate: un cane “premium” altamente addestrato può arrivare a costare fino a 32mila sterline, circa 37mila euro. Si tratta spesso di esemplari selezionati tra razze come pastori tedeschi, malinois belgi, dobermann, rottweiler e cani corso, addestrati non solo a difendere il proprietario, ma anche a reagire attivamente a potenziali minacce.</p>



<p>Secondo quanto riportato, la richiesta di questi cani — un tempo limitata a professionisti della sicurezza e a una ristretta élite economica — sarebbe oggi in crescita. Tra i fattori principali ci sarebbero una maggiore esposizione mediatica del fenomeno, il sostegno di alcune celebrità e influencer, e una percezione crescente di insicurezza legata ai reati predatori.</p>



<p>Il mercato, sempre più strutturato, offre cani capaci di scoraggiare intrusioni e, se necessario, intervenire fisicamente su comando del proprietario. Una dinamica che sta sollevando interrogativi sul piano etico e giuridico, in particolare per quanto riguarda la responsabilità in caso di incidenti e il benessere degli animali coinvolti.</p>



<p>Tra gli acquirenti figurerebbero anche volti noti dello spettacolo e dello sport, tra cui ex membri delle <em>The Saturdays</em> come Rochelle e Marvin Humes, influencer come Molly-Mae Hague e Katie Price, e sportivi come John Terry, Rio Ferdinand, Marcus Rashford e Raheem Sterling. Alcuni avrebbero scelto questi animali dopo episodi di furti o minacce alla sicurezza personale.</p>



<p>Non mancano testimonianze di chi ha adottato questi cani per motivi legati a esperienze di stalking o paura. L’influencer fitness Kayla Itsines, ad esempio, ha raccontato di aver ritrovato serenità dopo l’acquisto di due cani addestrati alla protezione.</p>



<p>Il fenomeno non è limitato al Regno Unito. In Germania è diffusa la disciplina dello Schutzhund, sport cinofilo nato per valutare le capacità di lavoro e difesa del cane. Negli Stati Uniti, invece, stanno guadagnando popolarità varianti più moderne e competitive, note come “protection sports”.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mare e cani: le regole e i consigli per una giornata in spiaggia in sicurezza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mare-e-cani-le-regole-e-i-consigli-per-una-giornata-in-spiaggia-in-sicurezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 13:14:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
		<category><![CDATA[animali domestici]]></category>
		<category><![CDATA[benessere animale]]></category>
		<category><![CDATA[caldo estivo]]></category>
		<category><![CDATA[cani al mare]]></category>
		<category><![CDATA[consigli veterinari]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[regolamenti spiagge]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza animali]]></category>
		<category><![CDATA[spiagge pet friendly]]></category>
		<category><![CDATA[spiaggia cani]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze con il cane]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’estate e l’aumento delle temperature, sempre più proprietari di cani si organizzano per trascorrere qualche ora al mare insieme ai propri animali. Tuttavia, non tutte le spiagge sono accessibili [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l’estate e l’aumento delle temperature, sempre più proprietari di cani si organizzano per trascorrere qualche ora al mare insieme ai propri animali. Tuttavia, non tutte le spiagge sono accessibili e la presenza di cani è regolata da norme che variano a livello comunale e regionale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dove possono andare i cani in spiaggia</h3>



<p>In Italia esistono tre principali possibilità:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Spiagge libere con accesso consentito ai cani</strong>, spesso indicate da ordinanze comunali</li>



<li><strong>Spiagge attrezzate dog-friendly</strong>, con servizi dedicati come ombrelloni, docce e aree gioco</li>



<li><strong>Orari o zone specifiche</strong>, dove l’accesso è limitato a determinate fasce orarie o aree delimitate</li>
</ul>



<p>È fondamentale verificare sempre i regolamenti locali prima di recarsi in spiaggia, poiché il divieto può essere sanzionato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le regole principali da rispettare</h3>



<p>Chi porta il cane al mare deve attenersi ad alcune norme di comportamento comuni:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il cane deve essere <strong>tenuto al guinzaglio</strong></li>



<li>È obbligatorio avere con sé <strong>museruola, anche solo come misura precauzionale</strong></li>



<li>È necessario <strong>raccogliere sempre le deiezioni</strong></li>



<li>Il proprietario deve garantire che l’animale non arrechi disturbo agli altri bagnanti</li>
</ul>



<p>In molte spiagge attrezzate è richiesto anche il <strong>libretto sanitario aggiornato</strong>, con vaccinazioni in regola.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come proteggere il cane dal caldo</h3>



<p>Le alte temperature rappresentano un rischio concreto per gli animali. Gli esperti veterinari raccomandano di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Evitare le ore più calde della giornata</li>



<li>Garantire sempre acqua fresca e ombra</li>



<li>Non far camminare il cane sulla sabbia rovente</li>



<li>Rinfrescare frequentemente l’animale con acqua dolce</li>
</ul>



<p>Particolare attenzione deve essere posta ai colpi di calore, che possono manifestarsi con affanno, debolezza e aumento della salivazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il comportamento in acqua</h3>



<p>Non tutti i cani sono naturalmente abili nuotatori. È consigliabile:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Non forzare mai il cane a entrare in acqua</li>



<li>Sorvegliarlo costantemente durante il bagno</li>



<li>Valutare l’uso di giubbotti salvagente per animali, soprattutto in mare aperto o con onde</li>



<li></li>
</ul>



<p>La crescente diffusione delle spiagge pet-friendly dimostra come la convivenza tra turismo balneare e animali domestici sia sempre più possibile, a patto di rispettare regole e buon senso.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Hai adottato un cane: guida pratica per i primi giorni secondo i consigli dei veterinari e delle associazioni animaliste</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/hai-adottato-un-cane-guida-pratica-per-i-primi-giorni-secondo-i-consigli-dei-veterinari-e-delle-associazioni-animaliste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 13:19:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Adozioni & Volontariato]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
		<category><![CDATA[cane adozioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=243703</guid>

					<description><![CDATA[Adottare un cane è un gesto di grande responsabilità che richiede preparazione, pazienza e consapevolezza. Che provenga da un canile, da un rifugio o da un’adozione privata, il nuovo arrivato [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Adottare un cane è un gesto di grande responsabilità che richiede preparazione, pazienza e consapevolezza. Che provenga da un canile, da un rifugio o da un’adozione privata, il nuovo arrivato ha bisogno di tempo per adattarsi al nuovo ambiente e instaurare un rapporto di fiducia con la famiglia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I primi giorni: calma e routine</h3>



<p>Gli esperti veterinari e le associazioni animaliste raccomandano di non sovraccaricare il cane nei primi giorni. L’animale può apparire disorientato, timido o eccessivamente agitato.</p>



<p>È fondamentale:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Lasciargli tempo per esplorare la casa senza forzarlo</li>



<li>Evitare troppi stimoli (visite, rumori forti, cambi continui di ambiente)</li>



<li>Stabilire fin da subito una routine regolare per pasti e uscite</li>
</ul>



<p>La stabilità aiuta il cane a ridurre lo stress e a sentirsi più sicuro.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La casa sicura per il nuovo arrivato</h3>



<p>Prima e dopo l’adozione è importante preparare l’ambiente domestico:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Eliminare oggetti pericolosi o fragili</li>



<li>Creare uno spazio dedicato con cuccia e acqua sempre disponibile</li>



<li>Evitare di lasciare cibo umano a portata</li>
</ul>



<p>Secondo le linee guida veterinarie, uno spazio “rifugio” personale aiuta il cane a gestire meglio l’ansia da cambiamento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il primo rapporto con la famiglia</h3>



<p>Il legame con il cane deve costruirsi gradualmente. Gli esperti consigliano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Approccio dolce e senza forzature fisiche</li>



<li>Uso del rinforzo positivo (premi, carezze, tono di voce calmo)</li>



<li>Evitare punizioni nei primi giorni, che possono compromettere la fiducia</li>
</ul>



<p>Ogni cane ha tempi diversi di adattamento, soprattutto se proviene da situazioni di abbandono o stress.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Salute e controlli veterinari</h3>



<p>Uno dei primi passaggi fondamentali è la visita veterinaria. Anche se il cane proviene da una struttura controllata, è consigliabile:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Verificare lo stato di salute generale</li>



<li>Controllare microchip e documentazione sanitaria</li>



<li>Pianificare vaccinazioni e trattamenti antiparassitari</li>
</ul>



<p>Molti rifugi, tra cui quelli delle principali associazioni animaliste, consegnano il cane già sterilizzato, vaccinato e identificato, ma un controllo iniziale resta essenziale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Passeggiate e socializzazione</h3>



<p>Le uscite devono essere introdotte gradualmente. Nei primi giorni è utile:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Fare passeggiate brevi e in luoghi tranquilli</li>



<li>Evitare contatti forzati con altri cani</li>



<li>Osservare il comportamento dell’animale per capire paure o difficoltà</li>
</ul>



<p>La socializzazione è un processo che richiede tempo e non va accelerato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un nuovo equilibrio da costruire</h3>



<p>L’adozione di un cane non è solo un cambiamento per l’animale, ma anche per la famiglia. Secondo le associazioni di tutela animale, i primi 30 giorni sono fondamentali per costruire una relazione stabile e duratura.</p>



<p>Con pazienza, coerenza e attenzione ai bisogni del cane, l’inserimento in famiglia può trasformarsi in un legame solido e positivo, basato sulla fiducia reciproca.</p>
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		<item>
		<title>Tutela degli animali, nuove norme in arrivo: sanzioni più severe contro maltrattamenti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/tutela-degli-animali-nuove-norme-in-arrivo-sanzioni-piu-severe-contro-maltrattamenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 13:46:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[maltrattamento animali]]></category>
		<category><![CDATA[norme animali]]></category>
		<category><![CDATA[pene severe contro animali]]></category>
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					<description><![CDATA[Rafforzare la tutela degli animali e inasprire le sanzioni contro maltrattamenti e abbandono: è questa la direzione intrapresa dal legislatore italiano ed europeo, con nuovi interventi normativi e aggiornamenti delle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Rafforzare la tutela degli animali e inasprire le sanzioni contro maltrattamenti e abbandono: è questa la direzione intrapresa dal legislatore italiano ed europeo, con nuovi interventi normativi e aggiornamenti delle disposizioni già in vigore.</p>



<p>In Italia, la protezione degli animali è disciplinata in particolare dalla <strong>legge 189 del 2004</strong>, che ha introdotto nel Codice penale i reati di uccisione e maltrattamento di animali, prevedendo pene detentive e sanzioni pecuniarie. Negli ultimi anni, tuttavia, istituzioni e associazioni hanno più volte evidenziato la necessità di un ulteriore inasprimento delle pene, ritenute in molti casi non sufficientemente deterrenti.</p>



<p>Tra le misure allo studio vi è l’aumento delle sanzioni per chi si rende responsabile di violenze, sevizie o abbandono, oltre a un rafforzamento dei controlli sul territorio. Particolare attenzione è rivolta anche al contrasto dei combattimenti illegali tra animali e al traffico illecito di cuccioli, fenomeni ancora diffusi.</p>



<p>Un principio già consolidato a livello europeo è quello che riconosce gli animali come “esseri senzienti”, introdotto dall’<strong>articolo 13 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea</strong>. Tale riconoscimento impone agli Stati membri di tenere conto del benessere animale nella definizione e nell’attuazione delle politiche pubbliche.</p>



<p>Parallelamente, la Commissione europea sta lavorando a un aggiornamento della normativa sul benessere animale, con l’obiettivo di uniformare le regole tra i Paesi membri e migliorare le condizioni di allevamento, trasporto e macellazione.</p>



<p><strong>In Italia, tra le proposte più recenti discusse in sede parlamentare figurano l’introduzione di aggravanti specifiche nei casi di particolare crudeltà, l’estensione delle pene accessorie – come il divieto di detenere animali – e il rafforzamento delle responsabilità per i proprietari.</strong></p>



<p>Resta centrale anche il tema dell’abbandono, fenomeno che si intensifica soprattutto nei mesi estivi. Secondo i dati delle associazioni animaliste e delle forze dell’ordine, ogni anno migliaia di animali vengono lasciati lungo le strade o nei centri urbani, con gravi rischi sia per la loro sopravvivenza sia per la sicurezza pubblica.</p>



<p>Le nuove norme puntano dunque a un sistema più efficace di prevenzione e repressione, affiancato da campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini. L’obiettivo è promuovere una cultura del rispetto verso gli animali, sempre più riconosciuti come parte integrante della società.</p>



<p>Il percorso legislativo è ancora in evoluzione, ma la direzione appare chiara: rafforzare gli strumenti giuridici per garantire una tutela più ampia e concreta del benessere animale.</p>
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		<item>
		<title>Viaggiare con animali: guida completa tra treni, aerei e hotel</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/viaggiare-con-animali-guida-completa-tra-treni-aerei-e-hotel/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 14:52:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[animali aerei]]></category>
		<category><![CDATA[animali hotel]]></category>
		<category><![CDATA[animali treni]]></category>
		<category><![CDATA[viaggiare con gli animali]]></category>
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					<description><![CDATA[Viaggiare con il proprio animale domestico è sempre più comune, ma richiede una conoscenza precisa delle regole di trasporto e ospitalità. Tra treni, aerei e strutture ricettive, le normative variano [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Viaggiare con il proprio animale domestico è sempre più comune, ma richiede una conoscenza precisa delle regole di trasporto e ospitalità. Tra treni, aerei e strutture ricettive, le normative variano e possono cambiare anche in base alla taglia dell’animale e alla compagnia scelta.</p>



<p>Ecco una guida aggiornata per organizzare un viaggio in sicurezza con Cane e Gatto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Viaggiare in treno</h3>



<p>In Italia, il trasporto degli animali sui treni è generalmente consentito, ma con regole specifiche. Le principali compagnie ferroviarie richiedono che gli animali di piccola taglia viaggino in trasportino, mentre i cani di media e grande taglia devono essere muniti di guinzaglio e museruola.</p>



<p>È spesso richiesto un biglietto dedicato o una tariffa ridotta per l’animale. L’accesso è consentito nella maggior parte delle carrozze, ma possono esserci limitazioni nelle ore di punta o su alcune tratte.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Viaggiare in aereo</h3>



<p>Il trasporto aereo è più complesso e varia sensibilmente tra compagnie. Generalmente:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>gli animali di piccola taglia possono viaggiare in cabina, all’interno di un trasportino omologato</li>



<li>gli animali più grandi viaggiano in stiva pressurizzata</li>
</ul>



<p>Le compagnie aeree richiedono documenti sanitari aggiornati, microchip e vaccinazioni obbligatorie, oltre alla prenotazione anticipata del posto per l’animale, poiché i posti disponibili sono limitati.</p>



<p>Le regole possono cambiare in base al paese di destinazione, soprattutto per viaggi internazionali o extra UE.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Hotel e strutture pet-friendly</h3>



<p>Il settore alberghiero è sempre più attento ai viaggiatori con animali. Molti hotel e B&amp;B si definiscono “pet-friendly”, ma le condizioni possono variare notevolmente.</p>



<p>Alcune strutture accettano animali senza costi aggiuntivi, altre prevedono supplementi giornalieri o limiti di peso e taglia. È sempre consigliato verificare in anticipo la disponibilità di servizi dedicati, come aree sgambamento o kit per animali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Regole generali per un viaggio sicuro</h3>



<p>Per garantire un’esperienza serena è importante seguire alcune buone pratiche:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>abituare l’animale al trasportino prima del viaggio</li>



<li>portare sempre acqua, cibo e documenti sanitari</li>



<li>programmare soste frequenti durante gli spostamenti lunghi</li>



<li>evitare viaggi nei momenti più caldi della giornata</li>
</ul>



<p>Una corretta preparazione riduce lo stress dell’animale e rende il viaggio più sicuro per tutti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Normative e responsabilità del proprietario</h3>



<p>Il proprietario è sempre responsabile del comportamento dell’animale durante il viaggio. In caso di danni o disturbo, possono essere applicate sanzioni previste dai regolamenti di trasporto o dalle normative locali.</p>



<p>Per i viaggi internazionali, è fondamentale verificare con largo anticipo le regole del Paese di destinazione, che possono includere quarantene o certificazioni veterinarie specifiche.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un turismo sempre più “pet friendly”</h3>



<p>Il turismo pet-friendly è in forte crescita e molte compagnie stanno ampliando i servizi dedicati. Tuttavia, la mancanza di regole uniformi rende ancora necessaria una pianificazione attenta.</p>



<p>Conoscere in anticipo normative e condizioni permette di trasformare il viaggio in un’esperienza positiva, senza imprevisti e nel pieno rispetto del benessere degli animali.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Pulcini regalati a scuola per Pasqua: intervento della Regione Campania, animali messi in sicurezza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pulcini-regalati-a-scuola-per-pasqua-intervento-della-regione-campania-animali-messi-in-sicurezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 10:05:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
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					<description><![CDATA[Intervento immediato della Regione Campania dopo il caso dei pulcini regalati agli alunni di una scuola dell’infanzia paritaria di Giugliano in Campania. Gli animali sono stati richiamati e presi in [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Intervento immediato della Regione Campania dopo il caso dei pulcini regalati agli alunni di una scuola dell’infanzia paritaria di Giugliano in Campania. Gli animali sono stati richiamati e presi in carico dai Servizi veterinari regionali, che li sottoporranno a controlli sanitari prima del trasferimento in strutture idonee a garantirne il benessere.</p>



<p class="p1">Su impulso dell’assessora alla Tutela degli animali e alle Politiche giovanili Fiorella Zabatta e dell’assessore alle Politiche sociali e alla Scuola Andrea Morniroli, è stato attivato un coordinamento con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e con i Servizi veterinari delle Asl competenti per verifiche sanitarie e accertamenti su eventuali responsabilità.</p>



<p class="p1">Dalle prime verifiche è emerso che i pulcini sarebbero stati acquistati presso un’azienda autorizzata e successivamente distribuiti in ambito scolastico, una pratica che presenta criticità sotto il profilo normativo: le scuole, infatti, non sono titolate alla detenzione di animali in assenza dei requisiti previsti dalla normativa vigente.</p>



<p class="p1">“Quanto accaduto è molto grave – hanno dichiarato Zabatta e Morniroli –. Nessun essere vivente può essere trasformato in oggetto simbolico o strumento didattico, anche quando le intenzioni appaiono positive”.</p>



<p class="p1">Gli assessori hanno inoltre richiamato l’attenzione sui rischi sanitari legati alla gestione impropria di animali vivi in contesti non idonei, soprattutto in presenza di minori, e sulle condizioni necessarie al benessere dei pulcini, particolarmente delicati e bisognosi di ambienti specifici.</p>



<p class="p1">“La scuola è il luogo in cui si formano coscienze e responsabilità – hanno aggiunto – non uno spazio in cui si legittima l’uso della vita come strumento educativo”. La Regione ha assicurato che continuerà a vigilare per evitare il ripetersi di episodi simili, garantendo il rispetto delle norme, la tutela degli animali e la sicurezza dei bambini.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Animali esotici domestici: moda o responsabilità?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/animali-esotici-domestici-moda-o-responsabilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 12:38:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[animali esotici]]></category>
		<category><![CDATA[animali esotici in città]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse per gli animali esotici come animali domestici. Rettili, anfibi e piccoli mammiferi attirano per la loro particolarità, ma la loro gestione richiede competenze specifiche [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse per gli animali esotici come animali domestici. Rettili, anfibi e piccoli mammiferi attirano per la loro particolarità, ma la loro gestione richiede competenze specifiche e un forte senso di responsabilità.</p>



<p>A differenza di cani e gatti, molte specie esotiche hanno esigenze ambientali molto precise. Temperatura, umidità, illuminazione e alimentazione devono essere attentamente controllate. Errori nella gestione possono causare gravi problemi di salute, spesso difficili da individuare in tempo.</p>



<p>Un aspetto centrale riguarda anche il benessere animale. Alcune specie soffrono particolarmente la cattività o richiedono spazi difficilmente replicabili in ambito domestico. Organizzazioni veterinarie sottolineano l’importanza di informarsi approfonditamente prima dell’acquisto.</p>



<p>Dal punto di vista normativo, la detenzione di animali esotici è regolata da leggi specifiche che variano da paese a paese. In Italia, alcune specie sono protette o soggette a restrizioni, e il commercio illegale rappresenta ancora un problema significativo.</p>



<p>Infine, c’è la questione etica. L’acquisto impulsivo, spesso influenzato da mode o social media, può portare a situazioni di abbandono o maltrattamento. Gli esperti invitano a considerare attentamente l’impegno a lungo termine.</p>



<p>Scegliere un animale esotico non dovrebbe mai essere una decisione superficiale, ma il risultato di una scelta informata e consapevole, nel rispetto delle esigenze dell’animale e delle normative vigenti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Italia, la rete di protezione della fauna selvatica tra norme europee, parchi e nuove sfide di convivenza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/italia-la-rete-di-protezione-della-fauna-selvatica-tra-norme-europee-parchi-e-nuove-sfide-di-convivenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 12:22:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[orso bruno]]></category>
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					<description><![CDATA[In Italia la tutela degli animali selvatici è regolata da un sistema complesso che intreccia normativa nazionale e direttive europee, con l’obiettivo di preservare la biodiversità e garantire la sopravvivenza [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">In Italia la tutela degli animali selvatici è regolata da un sistema complesso che intreccia normativa nazionale e direttive europee, con l’obiettivo di preservare la biodiversità e garantire la sopravvivenza delle specie considerate protette. Il quadro legislativo di riferimento include la legge 157 del 1992, che disciplina la protezione della fauna omeoterma, e il recepimento delle direttive comunitarie Habitat e Uccelli, che stabiliscono standard comuni per la conservazione delle specie e dei loro habitat.</p>



<p class="p1">Tra le specie simbolo della fauna protetta italiana figurano grandi carnivori come il lupo appenninico, la cui presenza è tornata a crescere negli ultimi decenni grazie a dinamiche naturali di ricolonizzazione, e l’orso bruno, presente soprattutto sull’arco alpino e in alcune aree del Trentino. Entrambi sono oggetto di specifiche misure di tutela che ne vietano l’uccisione e il disturbo, salvo casi eccezionali strettamente regolamentati dalle autorità competenti.</p>



<p class="p1">La protezione non riguarda solo i mammiferi di grandi dimensioni, ma coinvolge un ampio numero di specie, tra cui uccelli migratori e rapaci, anfibi e chirotteri. I pipistrelli, in particolare, sono integralmente protetti sul territorio nazionale, poiché considerati fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi, soprattutto nel controllo naturale degli insetti.</p>



<p class="p1">Un ruolo centrale nella conservazione è svolto dalla rete delle aree naturali protette, che comprende parchi nazionali, riserve e siti della rete Natura 2000. In questi territori la gestione del territorio è finalizzata a ridurre l’impatto delle attività umane e a favorire la conservazione degli habitat. Specie come l’aquila reale e il gipeto trovano in queste aree condizioni favorevoli alla riproduzione e alla stabilità delle popolazioni.</p>



<p class="p1">Secondo le valutazioni di organizzazioni impegnate nella tutela ambientale, tra cui WWF Italia, le principali minacce alla fauna protetta restano la frammentazione degli habitat, l’urbanizzazione e gli effetti del cambiamento climatico, che alterano gli equilibri ecologici e aumentano i conflitti tra attività umane e presenza di fauna selvatica.</p>



<p class="p1">Le autorità italiane, in coordinamento con l’Unione Europea, applicano un sistema di controllo e sanzioni contro il bracconaggio e le attività illecite ai danni delle specie protette. Tuttavia, gli esperti del settore sottolineano come la sola applicazione delle norme non sia sufficiente, e come sia necessario investire anche in prevenzione, educazione ambientale e gestione del territorio per garantire una convivenza sostenibile.</p>



<p class="p1">In questo contesto, la biodiversità italiana resta una delle più ricche d’Europa, grazie alla varietà di ecosistemi che caratterizzano la penisola. La sua conservazione è considerata un obiettivo strategico non solo dal punto di vista ambientale, ma anche culturale ed economico, poiché incide direttamente sulla qualità degli ecosistemi e dei servizi naturali.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Animali: cosa fare se trovi un animale abbandonato o in difficoltà per strada</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/animali-cosa-fare-se-trovi-un-animale-abbandonato-o-in-difficolta-per-strada/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 16:30:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Adozioni & Volontariato]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[abbandono]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[cani]]></category>
		<category><![CDATA[randagi]]></category>
		<category><![CDATA[soccorso]]></category>
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					<description><![CDATA[Ogni anno migliaia di animali domestici vengono abbandonati o si ritrovano in strada, esposti a rischi di incidenti, fame e malattie. Sapere come comportarsi in questi casi è fondamentale per [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ogni anno migliaia di animali domestici vengono abbandonati o si ritrovano in strada, esposti a rischi di incidenti, fame e malattie. Sapere come comportarsi in questi casi è fondamentale per tutelare la loro sicurezza e rispettare la legge.</p>



<p>Il primo passo è valutare la situazione: se l’animale è ferito o appare malato, è importante avvicinarsi con cautela per non spaventarlo o farsi mordere. In caso di urgenza, è consigliabile contattare subito un veterinario, un’associazione di protezione animale o i servizi comunali dedicati.</p>



<p>In Italia, il numero verde del Corpo Forestale dello Stato e i canili sanitari comunali possono fornire supporto immediato. Anche la Polizia Locale può intervenire, in quanto l’abbandono di animali è un reato punibile ai sensi dell’articolo 727 del Codice Penale, con multe e sanzioni penali.</p>



<p>Se l’animale sembra in buone condizioni ma senza padrone, si può tentare di rintracciare eventuali microchip o medagliette identificative. In molti casi, rivolgersi a un veterinario o a un rifugio permette di leggere il microchip e contattare il proprietario.</p>



<p>Non tentare di gestire da soli situazioni di animali selvatici feriti: in questi casi è meglio rivolgersi a centri di recupero fauna selvatica o al Corpo Forestale, in grado di operare in sicurezza rispettando le normative ambientali.</p>



<p>Infine, se possibile, segnalare l’animale trovato a enti o associazioni locali consente di aumentare le probabilità di soccorso e adozione. Molti Comuni italiani hanno già protocolli specifici per la gestione degli animali randagi o abbandonati, garantendo sicurezza e tutela per tutti.</p>



<p>Il messaggio principale è chiaro: aiutare un animale in difficoltà non è solo un gesto di solidarietà, ma un dovere civico, che contribuisce a prevenire sofferenza e a garantire la sicurezza pubblica.</p>
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		<item>
		<title>Posso tenere rettili in casa? Normativa, rischi e consigli</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/posso-tenere-rettili-in-casa-normativa-rischi-e-consigli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 16:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[rettili in casa]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni, rettili come gechi, tartarughe e serpenti sono diventati sempre più popolari come animali da compagnia. Prima di portarne uno a casa, però, è fondamentale conoscere la normativa [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi anni, rettili come gechi, tartarughe e serpenti sono diventati sempre più popolari come animali da compagnia. Prima di portarne uno a casa, però, è fondamentale conoscere la normativa vigente, le esigenze biologiche e i rischi legati alla loro detenzione.</p>



<p>In Italia la detenzione di rettili è consentita, ma non tutte le specie sono uguali. Alcuni animali, come certe tartarughe marine o serpenti esotici, sono protetti dalla Convenzione di Washington (CITES), che regola il commercio internazionale di specie selvatiche. Possedere questi rettili richiede certificati di origine o permessi specifici. Inoltre, la legge italiana vieta di detenere animali pericolosi per l’uomo senza autorizzazioni particolari, e alcune specie velenose richiedono licenze speciali.</p>



<p>Oltre alla normativa, chi sceglie di accogliere un rettile deve garantire condizioni ambientali adeguate. Essendo animali ectotermi, la loro temperatura corporea dipende dall’ambiente circostante. Il terrario deve quindi riprodurre quanto più possibile il loro habitat naturale, con temperatura e umidità controllate e alimentazione specifica, che può variare da insetti vivi a piccoli roditori o vegetali, a seconda della specie.</p>



<p>La sicurezza sanitaria è un altro aspetto fondamentale. I rettili possono essere portatori di Salmonella, batterio che può infettare l’uomo. Per proteggersi, è necessario lavarsi sempre le mani dopo averli toccati, evitare contatti tra l’animale e il cibo umano e pulire regolarmente il terrario.</p>



<p>Infine, è importante considerare l’aspetto etico. Evitare specie catturate in natura contribuisce alla conservazione degli ecosistemi e assicura che l’animale cresca in cattività in condizioni adeguate.</p>



<p>Quindi, tenere rettili in casa è possibile, ma richiede informazione e attenzione. Solo rispettando la normativa, garantendo il benessere dell’animale e adottando precauzioni igieniche si può vivere serenamente con questi affascinanti compagni.</p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cani in spiaggia: regole, divieti e buone pratiche per l’estate</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cani-in-spiaggia-regole-divieti-e-buone-pratiche-per-lestate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:31:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[cani in spiaggia]]></category>
		<category><![CDATA[regole animali spiaggia]]></category>
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					<description><![CDATA[In vista dell’estate e delle vacanze al mare, cresce tra i proprietari di cani la domanda su quando e come è possibile portare il proprio amico a quattro zampe in [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In vista dell’estate e delle vacanze al mare, cresce tra i proprietari di cani la domanda su <strong>quando e come è possibile portare il proprio amico a quattro zampe in spiaggia</strong>. La normativa italiana, tuttavia, non offre una legge nazionale univoca sull’argomento, e la regolamentazione è affidata a una fitta rete di <strong>ordinanze regionali, comunali e provvedimenti delle Capitanerie di porto</strong> che possono variare da località a località. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Normativa italiana: niente legge nazionale</h3>



<p>Non esiste una legge statale che vieti o permetta in modo assoluto l’accesso dei cani sulle spiagge italiane. Per questo motivo, <strong>la possibilità di portare un cane in spiaggia dipende soprattutto dai regolamenti locali</strong>: ogni Regione o Comune può prevedere limitazioni, divieti oppure specifiche aree dedicate agli animali. </p>



<p>Per le <strong>spiagge libere</strong>, in assenza di un divieto espresso, <strong>non è vietato di per sé portare un cane</strong>: l’accesso è consentito se non indica il regolamento locale il contrario. Nei testi ufficiali viene ricordato che eventuali divieti devono essere resi noti con <strong>cartelli ben visibili all’ingresso delle spiagge libere</strong> o pubblicati nell’albo pretorio comunale. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Stabilimenti balneari e spiagge “dog friendly”</h3>



<p>Negli <strong>stabilimenti balneari privati</strong>, la decisione sull’accesso dei cani spetta al gestore. In molti casi i lidi con autorizzazione comunale hanno creato aree attrezzate note come “<strong>Bau Beach</strong>” o zone pet‑friendly dove è possibile accedere con il proprio cane e usufruire di servizi dedicati. </p>



<p>Anche laddove vengano accettati i cani, <strong>restano però applicabili regole comportamentali</strong> per garantire sicurezza e convivenza: il proprietario deve evitare qualsiasi disturbo agli altri bagnanti e rispettare eventuali fasce orarie fissate dal piano spiaggia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Guinzaglio, museruola e responsabilità</h3>



<p>Pur non essendoci un obbligo nazionale generalizzato di portare il cane al guinzaglio, <strong>le ordinanze locali spesso prevedono l’uso del guinzaglio e la presenza della museruola</strong> per garantire controllo dell’animale e prevenire situazioni di pericolo o disagio. È inoltre fondamentale <strong>raccogliere le deiezioni</strong> e smaltirle correttamente, come previsto per tutti gli spazi pubblici. </p>



<p>Nei casi in cui un Comune limiti la presenza dei cani sulla spiaggia, è prassi consolidata che i divieti siano <strong>temporalmente e territorialmente contenuti</strong>, ad esempio con accesso consentito in determinate ore o con l’indicazione di tratti di spiaggia riservati. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Consigli per i proprietari</h3>



<p>Gli esperti raccomandano, oltre al rispetto delle normative locali, di attrezzarsi con <strong>acqua fresca, ombra e protezioni per l’animale</strong> nelle ore più calde, evitando di esporlo a temperature elevate eccessive sulla sabbia e al sole. Anche se il cane può fare il bagno, è importante monitorare il suo comportamento e intervenire in caso di affaticamento o disagio. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Svizzera, vietato tenere un porcellino d’India da solo: la legge tutela la socialità degli animali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/svizzera-vietato-tenere-un-porcellino-dindia-da-solo-la-legge-tutela-la-socialita-degli-animali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 15:29:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[illegale porcellino d'india svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[porcellino d'india]]></category>
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					<description><![CDATA[In Svizzera è illegale detenere un solo porcellino d’India (cavia da compagnia) perché questi roditori sono considerati animali sociali che soffrono la solitudine, e la detenzione isolata è ritenuta una [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In Svizzera è illegale detenere <strong>un solo porcellino d’India (cavia da compagnia)</strong> perché questi roditori sono considerati <strong>animali sociali che soffrono la solitudine</strong>, e la detenzione isolata è ritenuta una forma di maltrattamento.</p>



<p>La normativa federale sulla protezione degli animali, in particolare l’<strong>Ordinanza sulla protezione degli animali (OPAn) del 2008</strong>, disciplina il trattamento e la detenzione degli animali vertebrati e include specifici requisiti per specie sociali come i porcellini d’India. Secondo l’articolo 13 dell’ordinanza, “<strong>gli animali delle specie sociali devono avere adeguati contatti con i conspecifici</strong>”, motivo per cui non è consentito tenerne uno da solo. </p>



<p>Il principio si basa sul riconoscimento scientifico che questi piccoli roditori vivono in gruppi in natura e necessitano di interazione con altri della stessa specie per il loro benessere comportamentale ed emotivo: l’isolamento può portare a stress, depressione e problemi di salute. </p>



<p>La legge svizzera richiede quindi che i porcellini d’India vengano <strong>tenuti almeno in coppia o in gruppi</strong>, con spazi adeguati e opportunità di interazione sociale. L’ordinanza prevede anche standard generali di detenzione per roditori, come superfici minime adeguate e la fornitura di fieno o materiale alimentare grossolano, elementi che contribuiscono a soddisfare le esigenze etologiche degli animali. </p>



<p>Se uno dei due animali muore, chi detiene l’animale è incoraggiato o obbligato a procurare un nuovo compagno, perché la normativa non contempla l’isolamento prolungato di un animale sociale. </p>



<p>Questa legislazione rappresenta una delle espressioni più avanzate in Europa di tutela del benessere animale, riflettendo l’approccio elvetico che considera la dignità dell’animale e il rispetto delle sue esigenze biologiche come parte integrante della normativa di protezione degli animali. </p>
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		<title>Serpenti: come riconoscere le vipere e perché non vanno mai uccisi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/serpenti-come-riconoscere-le-vipere-e-perche-non-vanno-mai-uccisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:46:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[come riconoscere le vipere]]></category>
		<category><![CDATA[serpenti]]></category>
		<category><![CDATA[serpenti pericolosi]]></category>
		<category><![CDATA[vipere]]></category>
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					<description><![CDATA[In Italia, le vipere sono gli unici serpenti che possono rappresentare un pericolo per la salute umana; tutti gli altri serpenti presenti sul territorio sono innocui. Spesso, la paura di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In Italia, le vipere sono gli unici serpenti che possono rappresentare un pericolo per la salute umana; tutti gli altri serpenti presenti sul territorio sono innocui. Spesso, la paura di un serpente porta a reazioni esagerate o a comportamenti rischiosi che possono essere più pericolosi del rettile stesso.</p>



<p>Esistono alcuni caratteri utili per distinguere una vipera da un serpente innocuo, come <strong>dimensioni, pupille, squame e coda</strong>. La classica forma triangolare della testa, invece, non è sempre un indicatore affidabile, perché non è sufficientemente marcata in molte specie.</p>



<p>Quando si incontra un serpente, gli esperti raccomandano di <strong>allontanarsi lentamente</strong>, lasciando all’animale uno spazio di fuga. I serpenti attaccano solo come ultima risorsa. È importante ricordare che non vanno uccisi: oltre a essere fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi, la legge tutela questi animali e chi li uccide può incorrere in <strong>sanzioni fino a 30.000 euro</strong>.</p>



<p>La convivenza con i serpenti richiede prudenza e rispetto: osservare da lontano, non disturbare e permettere al rettile di allontanarsi è la strategia più sicura sia per l’uomo sia per la fauna selvatica.</p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><th>Caratteristica</th><th>Vipera</th><th>Serpente innocuo</th></tr></thead><tbody><tr><td><strong>Dimensioni</strong></td><td>Corpo più tozzo e robusto</td><td>Corpo snello e flessuoso</td></tr><tr><td><strong>Pupille</strong></td><td>Verticali, simili a quelle di un gatto</td><td>Rotonde</td></tr><tr><td><strong>Squame</strong></td><td>Spesso più granulose o ruvidi sul dorso</td><td>Più lisce o regolari</td></tr><tr><td><strong>Coda</strong></td><td>Più corta e sottile</td><td>Più lunga e affusolata</td></tr><tr><td><strong>Comportamento difensivo</strong></td><td>Rimane ferma e può soffiare o mordere se minacciata</td><td>Tende a fuggire rapidamente</td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Equidi, petizione Animal Equality supera 250mila firme. Proposte di legge alla Camera</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/equidi-petizione-animal-equality-supera-250mila-firme-proposte-di-legge-alla-camera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 15:15:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[equidi]]></category>
		<category><![CDATA[leggi sugli animali]]></category>
		<category><![CDATA[macellazione equini]]></category>
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					<description><![CDATA[Ha superato le 250mila firme la petizione promossa dall’organizzazione Animal Equality che chiede al Governo italiano di riconoscere gli equidi come animali d’affezione e di vietarne la macellazione a scopo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ha superato le 250mila firme la petizione promossa dall’organizzazione Animal Equality che chiede al Governo italiano di riconoscere gli equidi come animali d’affezione e di vietarne la macellazione a scopo alimentare. L’iniziativa, lanciata nel 2023, punta a equiparare cavalli, asini e muli allo status giuridico di animali da compagnia, come cani e gatti.</p>



<p>Il tema è oggetto di diverse proposte di legge attualmente all’esame della Camera dei Deputati. Tra queste figurano quelle presentate dalle deputate Michela Vittoria Brambilla (Noi Moderati), Susanna Cherchi (Movimento 5 Stelle) e Luana Zanella (Alleanza Verdi e Sinistra), che prevedono il riconoscimento degli equidi come animali d’affezione. Un’ulteriore proposta, presentata dalla deputata Eleonora Evi (Partito Democratico) e assegnata alla Commissione Agricoltura, contiene anche disposizioni per la tutela degli equidi e misure per la riconversione degli allevamenti.</p>



<p>L’organizzazione sottolinea come il tema della macellazione dei cavalli sia sempre più oggetto di attenzione nell’opinione pubblica. In una nota, il direttore esecutivo di Animal Equality Italia, Matteo Cupi, afferma che “il superamento delle 250mila firme in pochi mesi dimostra che i cittadini italiani favorevoli a riconoscere gli equidi come animali d’affezione sono sempre di più”. L’associazione ha annunciato l’intenzione di presentare le firme raccolte ai ministeri competenti.</p>



<p>Secondo dati dell’Anagrafe zootecnica citati nel dossier della Camera dei Deputati, negli ultimi dieci anni in Italia le macellazioni di equidi risultano in calo. Una ricerca sui consumi della carne di cavallo realizzata da Ipsos e diffusa da Animal Equality indica inoltre che, tra i consumatori di carne, il 17% dichiara di consumare carne equina almeno una volta al mese, mentre l’83% afferma di non consumarla.</p>



<p>La questione si inserisce nel più ampio dibattito europeo sulla denominazione e la commercializzazione dei prodotti alimentari vegetali e alternativi alla carne, tema discusso anche nelle istituzioni dell’Unione Europea.</p>



<p>L’organizzazione animalista richiama inoltre una propria indagine sotto copertura condotta tra il 2024 e il 2025 in un macello equino in Emilia-Romagna, nella quale sostiene di aver documentato presunte criticità nelle procedure di stordimento e macellazione degli animali. Le informazioni sono state rese pubbliche dall’associazione e non risultano, allo stato, oggetto di accertamenti giudiziari resi noti.</p>



<p>Secondo dati citati dall’organizzazione, il consumo di carne di cavallo in Italia sarebbe più diffuso in alcune regioni, tra cui Lombardia, Puglia ed Emilia-Romagna. Il dibattito politico e sociale sulla tutela degli equidi e sulla filiera della carne equina resta quindi aperto.</p>
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		<item>
		<title>Pet therapy negli ospedali, quando gli animali aiutano la cura dei pazienti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pet-therapy-negli-ospedali-quando-gli-animali-aiutano-la-cura-dei-pazienti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 15:43:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[cani in ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[curare con gli animali]]></category>
		<category><![CDATA[pet therapy]]></category>
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					<description><![CDATA[Cani, gatti e altri animali addestrati che entrano negli ospedali per affiancare medici e operatori sanitari nel percorso di cura dei pazienti. È la cosiddetta pet therapy, oggi più correttamente [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Cani, gatti e altri animali addestrati che entrano negli ospedali per affiancare medici e operatori sanitari nel percorso di cura dei pazienti. È la cosiddetta <strong>pet therapy</strong>, oggi più correttamente definita <em>interventi assistiti con gli animali</em> (IAA), una pratica sempre più diffusa nelle strutture sanitarie italiane per migliorare il benessere psicologico e relazionale di chi affronta malattie o lunghi periodi di ricovero.</p>



<p>In Italia queste attività sono regolate dalle <strong>Linee guida nazionali sugli interventi assistiti con gli animali</strong>, approvate nel 2015 dal Ministero della Salute e dalla Conferenza Stato-Regioni, che definiscono criteri sanitari, formazione degli operatori e requisiti per il benessere degli animali coinvolti. Gli interventi devono essere svolti da équipe multidisciplinari composte da veterinari, operatori specializzati e personale sanitario.</p>



<p>Negli ospedali la presenza degli animali viene utilizzata soprattutto in reparti pediatrici, centri di riabilitazione, strutture per anziani e in alcune unità di cura per pazienti con patologie croniche o disturbi psicologici. L’interazione con l’animale, spiegano gli specialisti, può contribuire a ridurre ansia e stress, migliorare l’umore e favorire la comunicazione, in particolare nei bambini e nelle persone fragili.</p>



<p>Diversi studi scientifici indicano che il contatto con gli animali può stimolare la produzione di <strong>endorfine e ossitocina</strong>, ormoni legati al benessere emotivo, contribuendo ad abbassare i livelli di stress e a migliorare alcuni parametri fisiologici come pressione sanguigna e frequenza cardiaca. Per questo motivo la pet therapy viene spesso utilizzata come supporto complementare ai trattamenti medici e riabilitativi.</p>



<p>Tra gli animali più utilizzati ci sono i <strong>cani</strong>, scelti per la loro capacità di relazione con l’uomo e per la facilità di addestramento. In alcuni programmi vengono coinvolti anche gatti, conigli o cavalli, soprattutto nelle attività di riabilitazione motoria e psicologica.</p>



<p>Le linee guida nazionali stabiliscono tuttavia regole precise per garantire sicurezza e benessere: gli animali devono essere controllati dal punto di vista sanitario, adeguatamente addestrati e seguiti da un veterinario; allo stesso tempo gli interventi devono essere programmati e autorizzati dalle strutture sanitarie.</p>



<p>Secondo il Ministero della Salute, gli interventi assistiti con gli animali possono avere <strong>tre principali finalità</strong>: terapeutica, quando affiancano trattamenti medici e riabilitativi; educativa, quando supportano percorsi di sviluppo e apprendimento; e ricreativa, quando l’obiettivo è migliorare la qualità della vita dei pazienti.</p>



<p>Negli ultimi anni numerosi ospedali italiani hanno avviato progetti di pet therapy, soprattutto nei reparti pediatrici, dove l’arrivo di un cane addestrato può trasformare per qualche ora l’ambiente ospedaliero in uno spazio più sereno e familiare.</p>



<p>Un supporto che non sostituisce le cure mediche ma che, secondo medici e operatori, può contribuire a rendere più umano il percorso di assistenza, ricordando come il rapporto tra uomo e animale possa diventare anche uno strumento di cura. </p>



<p>Fonte foto: <a href="https://www.blogsicilia.it/palermo/pet-therapy-corsia-ospedale-cristina-mondo-scientifico-favore/956597/">https://www.blogsicilia.it/palermo/pet-therapy-corsia-ospedale-cristina-mondo-scientifico-favore/956597/</a></p>
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		<item>
		<title>Animali in condominio: regole e diritti dei proprietari</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/animali-in-condominio-regole-e-diritti-dei-proprietari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:41:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[animali balcone]]></category>
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					<description><![CDATA[Avere un animale domestico in condominio è possibile, ma richiede attenzione alle norme civili e al rispetto degli altri condomini. Secondo gli esperti e la giurisprudenza italiana, non esistono divieti [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Avere un animale domestico in condominio è possibile, ma richiede attenzione alle norme civili e al rispetto degli altri condomini. Secondo gli esperti e la giurisprudenza italiana, non esistono divieti generali per il possesso di cani, gatti o altri animali in appartamento, purché il loro mantenimento non arrechi disturbo o pericolo.</p>



<p>Il <strong>Codice Civile</strong>, all’articolo 1138, stabilisce che il regolamento condominiale può disciplinare la detenzione degli animali solo se le regole non violano il diritto dei proprietari a possedere animali. Negli ultimi anni, la giurisprudenza ha chiarito che il <strong>divieto assoluto</strong> di tenere animali in casa è considerato nullo, mentre le limitazioni devono basarsi su ragioni oggettive di sicurezza, igiene e decoro.</p>



<p>È quindi importante che i proprietari rispettino alcune regole pratiche: evitare rumori eccessivi, garantire la pulizia delle aree comuni, portare i cani al guinzaglio e con museruola se previsto, e utilizzare spazi dedicati per i bisogni fisiologici. In caso di disturbo comprovato, il condominio può intervenire chiedendo misure correttive, ma non può vietare l’animale in maniera indiscriminata.</p>



<p>Il regolamento condominiale può indicare norme su <strong>numeri massimi di animali</strong>, orari di accesso nelle aree comuni o obblighi di custodia, sempre nel rispetto delle leggi nazionali. Inoltre, gli animali considerati <strong>pericolosi</strong>, come alcune razze di cani, devono rispettare norme specifiche di sicurezza e assicurazione.</p>



<p>Inoltre, lasciare un animale domestico <strong>solo sul balcone</strong> può comportare rischi sia per la sicurezza dell’animale sia sul piano legale. Il proprietario potrebbe essere ritenuto responsabile di <strong>maltrattamento</strong> se il gatto o il cane resta esposto a temperature estreme, pioggia, vento o pericoli di caduta. Inoltre, rumori e odori possono essere considerati <strong>disturbo della quiete pubblica</strong>, con possibili <strong>segnalazioni al condominio o multe da parte del Comune</strong>. Gli esperti consigliano di utilizzare il balcone solo come spazio temporaneo e sempre sicuro, con protezioni e riparo dalle intemperie, e di non lasciare l’animale incustodito per lunghi periodi.</p>



<p>Secondo l’<strong>Associazione Nazionale Amici Animali e Ambiente (ANAA)</strong>, la convivenza in condominio è favorita da un dialogo tra vicini e dall’adozione di regole condivise: corsi di educazione per cani, gestione dei rumori e attenzione alla pulizia delle aree comuni aiutano a prevenire conflitti.</p>



<p>Fonte foto: <a href="https://www.greenme.it/pet/cani/cane-balcone-multe/">https://www.greenme.it/pet/cani/cane-balcone-multe/</a></p>
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		<item>
		<title>Cane del vicino entra nel giardino: cosa fare e quando scatta la responsabilità del proprietario</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cane-del-vicino-entra-nel-giardino-cosa-fare-e-quando-scatta-la-responsabilita-del-proprietario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 14:04:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[articolo 672 del codice penale]]></category>
		<category><![CDATA[cane del vicino]]></category>
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					<description><![CDATA[Il cane del vicino che entra nella proprietà privata può configurare un illecito per omessa custodia, ai sensi dell’articolo 672 del codice penale, con conseguente responsabilità oggettiva del proprietario per [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il cane del vicino che entra nella proprietà privata può configurare un illecito per <strong>omessa custodia</strong>, ai sensi dell’articolo 672 del codice penale, con conseguente responsabilità oggettiva del proprietario per eventuali danni, secondo l’articolo 2052 del codice civile.</p>



<p>Secondo la normativa vigente, il proprietario dell’animale risponde dei danni causati anche se non vi è colpa diretta, bastando che l’animale sia sotto la sua custodia. Ciò significa che in caso di danni a persone, animali o cose, è possibile richiedere il <strong>risarcimento</strong> in via civile.</p>



<p>Chi subisce l’intrusione del cane può inoltre tutelarsi in diversi modi: inviare una <strong>diffida formale</strong> al proprietario dell’animale per impedirne l’accesso, segnalare l’accaduto alla <strong>Polizia Locale</strong>, o, nei casi più gravi, intraprendere un’<strong>azione inibitoria</strong> per far rispettare il diritto di proprietà.</p>



<p>Gli esperti ricordano che la prevenzione è fondamentale: recinzioni adeguate e comportamenti responsabili del proprietario dell’animale possono evitare contenziosi e garantire una convivenza civile tra vicini.</p>



<p>In ogni caso, la legge tutela il proprietario della proprietà invasa, riconoscendo che la responsabilità del padrone dell’animale è <strong>oggettiva</strong>, cioè indipendente da eventuali colpe nella custodia del cane.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cani e deiezioni in strada: cosa prevede la legge per i proprietari</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cani-e-deiezioni-in-strada-cosa-prevede-la-legge-per-i-proprietari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 16:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Novità Legislative]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
		<category><![CDATA[cani deiezioni]]></category>
		<category><![CDATA[feci animale]]></category>
		<category><![CDATA[pulire deiezioni cani]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta immediata delle feci animale]]></category>
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					<description><![CDATA[In Italia i proprietari di cani hanno precisi obblighi quando portano a spasso i propri animali, soprattutto per quanto riguarda la gestione delle deiezioni nei luoghi pubblici. La normativa nasce [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In Italia i proprietari di cani hanno precisi obblighi quando portano a spasso i propri animali, soprattutto per quanto riguarda la gestione delle deiezioni nei luoghi pubblici. La normativa nasce con l’obiettivo di tutelare <strong>igiene urbana, salute pubblica e decoro delle città</strong>.</p>



<p>Il principio generale è stabilito da norme nazionali e da regolamenti comunali: <strong>il proprietario o chi conduce il cane è responsabile della raccolta immediata delle feci lasciate dall’animale in strada o in qualsiasi spazio pubblico</strong>.</p>



<p>La base normativa deriva dalle disposizioni sulla tutela degli animali e della salute pubblica contenute nelle <strong>ordinanze del Ministero della Salute sulla gestione degli animali d’affezione</strong>, integrate poi da regolamenti locali dei Comuni. In sostanza, chi porta a passeggio il cane deve essere <strong>sempre munito di strumenti per la raccolta</strong>, come sacchetti o palette.</p>



<p>Se il cane defeca su marciapiedi, piazze, giardini pubblici o altre aree urbane, il conduttore è tenuto a <strong>rimuovere subito le deiezioni e smaltirle negli appositi contenitori dei rifiuti</strong>. In molte città è inoltre previsto l’obbligo di <strong>portare con sé i sacchetti</strong>, anche quando l’animale non ha ancora sporcato.</p>



<p>Le sanzioni per chi non raccoglie gli escrementi sono stabilite dai regolamenti comunali e variano da città a città, ma generalmente si collocano <strong>tra circa 50 e 500 euro</strong>. <br>I controlli possono essere effettuati dalla <strong>polizia municipale</strong> o da altri organi di vigilanza urbana.</p>



<p>Negli ultimi anni alcune amministrazioni locali hanno sperimentato strumenti più avanzati per contrastare il fenomeno. In alcune aree del Nord Italia, ad esempio nella provincia di Bolzano, è stato introdotto un sistema di <strong>registrazione del DNA dei cani</strong>, che permette di risalire al proprietario analizzando le feci abbandonate e applicare la multa. Le sanzioni in questi casi possono arrivare fino a <strong>500 euro per chi non raccoglie le deiezioni</strong>. </p>



<p>Oltre alla raccolta delle feci, alcuni regolamenti comunali prevedono anche l’obbligo di <strong>pulire con acqua l’urina del cane</strong>, soprattutto su marciapiedi o davanti a edifici e negozi, per evitare cattivi odori e degrado urbano. </p>



<p>Gli esperti di diritto amministrativo ricordano che la responsabilità ricade sempre sul <strong>proprietario o su chi conduce l’animale in quel momento</strong>, anche se il cane appartiene a un’altra persona. L’obiettivo delle norme non è limitare la presenza degli animali nelle città, ma <strong>garantire la convivenza tra cittadini, animali e spazi pubblici</strong>.</p>



<p>In Italia, dove i cani registrati superano ormai i milioni di esemplari, la corretta gestione delle deiezioni rappresenta dunque <strong>un obbligo legale ma anche una regola fondamentale di civiltà urbana</strong>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Revisione della legislazione UE sul benessere animale: 190mila cittadini chiedono di abbandonare le gabbie e salvare i pulcini maschi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/revisione-della-legislazione-ue-sul-benessere-animale-190mila-cittadini-chiedono-di-abbandonare-le-gabbie-e-salvare-i-pulcini-maschi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 11:48:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Novità Legislative]]></category>
		<category><![CDATA[legge pulcini maschi]]></category>
		<category><![CDATA[legislazione pulcini maschi]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Italia ha già adottato una legge che vieta l’uccisione dei pulcini maschi nell’industria delle uova e ha disposto un fondo per la transizione cage-free dimostrando che il cambiamento è possibile. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’Italia ha già adottato una legge che vieta l’uccisione dei pulcini maschi nell’industria delle uova e ha disposto un fondo per la transizione cage-free dimostrando che il cambiamento è possibile. L’Unione europea al contrario temporeggia, ma i cittadini italiani ed europei chiedono il contrario.</p>



<p>Il 27 febbraio 2026, la Commissione europea ha pubblicato i risultati della più grande consultazione pubblica mai condotta sul benessere degli animali allevati. Sono state raccolte 190.063 risposte valide da 159 paesi, di cui 3.416 provenienti dall&#8217;Italia. I dati verificati dalla Commissione stessa mostrano che il 99% dei cittadini ritiene molto importante o importante eliminare gradualmente le gabbie per le galline ovaiole e i maiali.&nbsp;</p>



<p>Quasi il 98% di tutti gli intervistati, compreso il 56% delle aziende e delle associazioni di categoria, ha ritenuto eticamente problematica l&#8217;uccisione sistematica dei pulcini maschi di un giorno. Il 99% sostiene la necessità di norme vincolanti di equivalenza delle importazioni.</p>



<p>La sintesi della Commissione conferma il forte sostegno ai sistemi senza gabbie, a norme equivalenti in materia di benessere animale per i prodotti di origine animale importati da Paesi terzi e alla fine dell&#8217;uccisione sistematica dei pulcini maschi. Questi risultati confermano quanto richiesto da 1,4 milioni di cittadini attraverso l&#8217;iniziativa End the Cage Age nel 2021, quando la Commissione si è impegnata a presentare una legislazione senza gabbie entro la fine del 2023.</p>



<p>Tale scadenza è trascorsa senza che fosse stata adottata alcuna normativa. La revisione della normativa sugli animali allevati a scopo alimentare infatti non è stata inclusa nel programma di lavoro della Commissione per il 2026. Il commissario Várhelyi ha indicato che le proposte sono ancora attese entro la fine del 2026, ma non è stata fissata alcuna data vincolante e non è stato pubblicato alcun progetto di legge. Questo è il terzo anno consecutivo in cui la normativa vincolante sul benessere degli animali allevati a scopo alimentare è assente dal programma di lavoro della Commissione.</p>



<p>I membri del Parlamento di quasi tutti i partiti italiani hanno già presentato una mozione che invita la Commissione europea a rendere questa revisione una priorità. Il 3 agosto 2022 l’Italia ha inoltre adottato una legge che vieta l’uccisione dei pulcini maschi nell’industria delle uova che dimostra la fattibilità di abbandonare questa pratica, e 190.063 cittadini europei puntano nella stessa direzione.</p>



<p>“L&#8217;Italia ha dimostrato che porre fine all&#8217;uccisione dei pulcini maschi è possibile, nonostante la resistenza dell&#8217;industria e le forti pressioni politiche. Numerosi cittadini italiani si sono uniti a 190.063 europei per confermare che questo è ciò che vogliono a livello europeo. Insomma,&nbsp; l&#8217;Italia ha agito quando l&#8217;UE non l&#8217;ha fatto. Ora deve esigere che l&#8217;UE segua il suo esempio. Il Governo italiano deve portare questo mandato a Bruxelles e richiedere una legislazione vincolante, non ulteriori consultazioni” ha dichiarato Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia.</p>



<p>Animal Equality chiede al Governo italiano di approvare formalmente una legislazione UE vincolante per eliminare gradualmente le gabbie e porre fine all&#8217;uccisione dei pulcini maschi in sede di Consiglio Agricoltura, di sostenere norme obbligatorie di equivalenza delle importazioni e di richiedere un calendario legislativo pubblicato dal Commissario Várhelyi e dal Commissario Hansen entro la fine del secondo trimestre del 2026.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Caccia in Italia: cosa dice la legge 157/1992 sulla protezione della fauna e le regole venatorie</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/caccia-in-italia-cosa-dice-la-legge-157-1992-sulla-protezione-della-fauna-e-le-regole-venatorie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 14:50:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[caccia]]></category>
		<category><![CDATA[legge sulla caccia]]></category>
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					<description><![CDATA[In Italia la caccia è regolata da una legge quadro che bilancia la tutela della fauna selvatica con l’esercizio dell’attività venatoria, stabilendo limiti, divieti e modalità per l’abbattimento di animali [...]]]></description>
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<p>In Italia la <strong>caccia è regolata da una legge quadro che bilancia la tutela della fauna selvatica con l’esercizio dell’attività venatoria</strong>, stabilendo limiti, divieti e modalità per l’abbattimento di animali selvatici. La <strong>Legge 11 febbraio 1992, n. 157</strong>, tuttora il riferimento principale in materia, ha come obiettivo fondamentale la <strong>protezione della fauna selvatica omeoterma</strong> (mammiferi e uccelli) e disciplina il prelievo venatorio all’interno di un contesto di conservazione e gestione sostenibile. </p>



<p>Secondo la legge, <strong>la fauna selvatica è considerata “patrimonio indisponibile dello Stato”</strong> e deve essere tutelata nell’interesse della collettività nazionale e internazionale. L’esercizio venatorio è consentito <strong>purché non contrasti con la conservazione delle specie selvatiche</strong> e non arrechi danno effettivo alle produzioni agricole. </p>



<p>La legge del 1992 recepisce importanti direttive europee, come la <strong>Direttiva Uccelli (79/409/CEE)</strong> che mira alla conservazione degli uccelli selvatici, e si inserisce nell’ambito di accordi internazionali sulla protezione della natura.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Principi generali e tutela delle specie</strong></h3>



<p>La normativa prevede che la tutela riguardi tutte le specie di mammiferi e uccelli che vivono stabilmente o temporaneamente nel territorio nazionale. All’interno di questo quadro, alcune specie sono <strong>particolarmente protette</strong>, il cui abbattimento o cattura è vietato e soggetto a restrizioni più severe. </p>



<p>L’articolo 3 della legge stabilisce inoltre il <strong>divieto di cattura e uccellagione non autorizzati</strong>, così come il prelievo di uova o piccoli nati, misure pensate per evitare impatti negativi sulle popolazioni selvatiche. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Organizzazione della caccia e limiti operativi</strong></h3>



<p>La legge introduce la <strong>programmazione dell’attività venatoria</strong> attraverso i <strong>Piani Faunistico-Venatori</strong>, che le Regioni devono adottare per disciplinare la caccia in modo sostenibile. Tali piani prevedono, ad esempio, la divisione del territorio agro-silvo-pastorale in zone con diverse destinazioni: aree di protezione, aree di gestione venatoria e aree destinate alla caccia programmata. </p>



<p>Per poter cacciare legalmente, i cacciatori devono essere in possesso di una <strong>licenza di caccia</strong> e rispettare limiti legati a periodi dell’anno, specie consentite e <strong>mezzi utilizzabili</strong>, che includono arco, falco addestrato e fucile con specifiche caratteristiche. </p>



<p>La legge disciplina inoltre modalità di caccia come la <strong>vagante</strong> in alcune zone, l’<strong>appostamento fisso</strong> e l’uso di richiami vivi, e assegna specifiche regole per ciascun contesto regionale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Contesto e criticità</strong></h3>



<p>La normativa è stata una svolta rispetto alle leggi precedenti, riducendo i periodi di caccia e restringendo il numero delle specie cacciabili. Tuttavia secondo associazioni ambientaliste la legge del 1992 non è più del tutto adeguata alle esigenze attuali di conservazione della biodiversità, in un contesto di cambiamenti climatici e perdite di habitat. </p>



<p>La gestione dell’attività venatoria rimane infatti oggetto di confronto tra Stato, Regioni e organizzazioni ambientaliste, soprattutto per quanto riguarda la tutela di specie vulnerabili, la lotta al bracconaggio e l’equilibrio tra esigenze ecologiche e pratiche venatorie. </p>



<p>In ogni caso, l’impianto normativo italiano sulla caccia resta ancorato al principio che <strong>solo in un quadro di tutela della fauna e degli habitat naturali può l’esercizio venatorio essere considerato legittimo e sostenibile</strong>. </p>
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		<title>Ue, regole per tutelare gli animali durante l’abbattimento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ue-regole-per-tutelare-gli-animali-durante-labbattimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 13:22:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[benessere_animale]]></category>
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		<category><![CDATA[Macellazione]]></category>
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		<category><![CDATA[normativa_animali]]></category>
		<category><![CDATA[protezione animali]]></category>
		<category><![CDATA[protocollo_1099_2009]]></category>
		<category><![CDATA[Regolamenti europei]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[La protezione degli animali durante le fasi di abbattimento è regolata a livello europeo dal Regolamento (CE) n. 1099/2009, entrato in vigore nel 2013. L’obiettivo principale della normativa è ridurre [...]]]></description>
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<p class="p1">La protezione degli animali durante le fasi di abbattimento è regolata a livello europeo dal Regolamento (CE) n. 1099/2009, entrato in vigore nel 2013. L’obiettivo principale della normativa è ridurre al minimo sofferenze e stress degli animali negli impianti di macellazione, stabilendo standard chiari per procedure, formazione del personale e controlli sanitari.</p>



<p class="p1">Il regolamento riguarda tutte le specie animali destinate al consumo alimentare e introduce obblighi specifici per gli operatori del settore: dalla gestione pre-macellazione, al trasporto e alla stabulazione temporanea, fino alle tecniche di stordimento prima dell’abbattimento. Le procedure devono garantire che l’animale perda coscienza rapidamente e non soffra inutilmente, attraverso metodi approvati come stordimento elettrico, percussione meccanica o anestesia chimica, a seconda della specie.</p>



<p class="p1">Oltre a definire i metodi, la normativa impone anche requisiti di formazione obbligatoria per il personale e la designazione di responsabili della protezione animale all’interno degli stabilimenti. Gli stati membri sono tenuti a controllare periodicamente il rispetto delle regole e a segnalare eventuali infrazioni alla Commissione europea.</p>



<p class="p1">Secondo gli esperti, il regolamento rappresenta un passo fondamentale per armonizzare le pratiche tra i diversi paesi dell’Unione Europea e garantire maggiore trasparenza verso i consumatori, che sempre più richiedono prodotti derivanti da allevamenti e abbattimenti rispettosi del benessere animale. Tuttavia, associazioni animaliste continuano a sottolineare la necessità di monitoraggi più rigorosi e di aggiornamenti tecnologici per ridurre ulteriormente la sofferenza animale.</p>
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		<title>Come diventare dog sitter in Italia: dalla passione alla professione tra competenze, regole e opportunità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 14:12:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[diventare dog sitter]]></category>
		<category><![CDATA[dog sitter]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel corso degli ultimi anni la figura del dog sitter ha conquistato sempre più spazio nel panorama delle professioni legate agli animali domestici. In un Paese in cui i cani [...]]]></description>
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<p>Nel corso degli ultimi anni la figura del <strong>dog sitter</strong> ha conquistato sempre più spazio nel panorama delle professioni legate agli animali domestici. In un Paese in cui i cani sono ormai parte integrante delle famiglie — secondo l’ultimo rapporto Eurispes gli animali da compagnia sono presenti in circa un italiano su due — prendersi cura di un cane per conto terzi non è più solo un semplice passatempo, ma un’opportunità concreta di lavoro.</p>



<p>Diventare dog sitter in Italia richiede innanzitutto una <strong>solida preparazione sulle esigenze comportamentali e fisiologiche dei cani</strong>. Non si tratta, infatti, di una semplice passeggiata con l’animale: la professione richiede competenze di base in educazione, gestione delle dinamiche sociali tra cani, conoscenza dei segnali di stress o disagio e capacità di intervenire in sicurezza in varie situazioni. Per questo motivo molti aspiranti scelgono di frequentare <strong>corsi di formazione specifici</strong>, organizzati da enti riconosciuti, che offrono nozioni su etologia, comportamento animale, gestione di emergenze e primo soccorso veterinario.</p>



<p>Non esiste un albo professionale nazionale per dog sitter, ma la natura del lavoro — soprattutto se svolto in forma continuativa e con ritenuta d’acconto o partita IVA — richiede di adeguarsi alla normativa fiscale e previdenziale italiana. La maggior parte dei dog sitter operano come <strong>liberi professionisti</strong>: per essere in regola, devono aprire una <strong>partita IVA</strong> o in alternativa lavorare tramite <strong>contratti di collaborazione occasionale</strong>, se il volume di interventi è limitato nel tempo e nel compenso. In entrambi i casi è fondamentale dichiarare i compensi percepiti e versare i contributi nei modi previsti dalla legge.</p>



<p>Al di là degli aspetti fiscali, la professione richiede una <strong>copertura assicurativa specifica</strong>. Un’adeguata polizza di responsabilità civile professionale tutela il dog sitter in caso di danni causati all’animale, a terzi o a cose durante lo svolgimento dell’incarico. Diverse compagnie assicurative in Italia offrono soluzioni dedicate ai professionisti del pet care, con coperture adattate alle esigenze di chi lavora con animali.</p>



<p>La costruzione di una solida rete di clienti è un altro elemento chiave. Oltre al passaparola, molti dog sitter utilizzano <strong>piattaforme online specializzate</strong> o social network per farsi conoscere, mostrando le proprie competenze, referenze e recensioni da parte di chi ha già usufruito del servizio. La presenza di un sito web o di un portfolio fotografico può aiutare a trasmettere professionalità e a instaurare fiducia con i proprietari degli animali.</p>



<p>Non manca la possibilità di specializzarsi: alcuni dog sitter decidono di offrire <strong>servizi aggiuntivi</strong> come l’addestramento di base, l’assistenza in caso di ansia da separazione, il pet-sitting a domicilio durante le vacanze dei proprietari o accompagnamento in attività all’aperto più impegnative. Tali specializzazioni richiedono ulteriori competenze e, in certi casi, certificazioni specifiche, ma possono aumentare le opportunità di reddito e la soddisfazione professionale.</p>



<p>Dal punto di vista etico, lavorare con gli animali impone di mettere al primo posto il <strong>benessere del cane</strong>. Ciò significa rispettare i suoi ritmi, non forzare comportamenti, garantire pause durante le passeggiate e comunicare in modo chiaro con i proprietari circa eventuali segnali di stress o difficoltà. Il riferimento a linee guida internazionali sull’etologia canina è spesso suggerito nei percorsi formativi proprio per evitare errori di approccio che possono compromettere la relazione tra animale e professionista.</p>



<p>Il mercato del pet care in Italia è in crescita, sostenuto da una domanda sempre più attenta alla qualità dei servizi offerti. Secondo i dati di settore, la spesa per animali domestici continua ad aumentare, con una particolare attenzione alle offerte che garantiscono professionalità e affidabilità. In questo contesto, il ruolo del dog sitter — se esercitato con competenza, preparazione e rispetto delle normative — può rappresentare non solo una fonte di reddito, ma anche una risposta concreta alle esigenze di famiglie sempre più impegnate nel lavoro e nella gestione quotidiana dei propri compagni a quattro zampe.</p>



<p>In definitiva, diventare dog sitter in Italia significa trasformare una passione in un mestiere, investendo in formazione, adeguando la propria posizione fiscale e garantendo ai cani e ai loro proprietari un servizio responsabile e qualificato. Un percorso che richiede impegno, ma che riflette l’evoluzione del rapporto tra uomo e animale nel nostro Paese.</p>
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