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	<title>Interviste | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>DMO tra improvvisazione e visione: il valore di un percorso. Intervista a Marco Sansiviero, presidente di Cilento Autentico DMO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 08:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi mesi il tema delle Destination Management Organization (DMO) è al centro del dibattito sul turismo in Campania. Ma cosa c’è dietro questo fermento? Ne parliamo con Marco Sansiviero, [...]]]></description>
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<p class="p1">Negli ultimi mesi il tema delle <strong>Destination Management Organization</strong> (DMO) è al centro del dibattito sul turismo in Campania. Ma cosa c’è dietro questo fermento?</p>



<p class="p1">Ne parliamo con <strong>Marco Sansiviero</strong>, Presidente di Cilento Autentico DMO, realtà che in pochi mesi ha costruito un percorso solido e riconosciuto, mettendo al centro visione strategica, coesione territoriale e sviluppo turistico sostenibile. <strong>Dall’origine del progetto, nato durante i “Quadri Generali del Turismo Sostenibile” del 2023</strong>, fino alla costituzione ufficiale e all’adesione dei quindici Comuni del Cilento, Sansiviero racconta i passi concreti, le sfide affrontate e il valore di un percorso costruito nel tempo. </p>



<p class="s6"><strong>&nbsp;Presidente, negli ultimi mesi si parla molto di DMO. Come interpreta questo fermento?</strong></p>



<p class="s10">Negli ultimi tempi assistiamo ad&nbsp;un curioso moltiplicarsi di comitati, tavoli, dibattiti e presunti percorsi che dovrebbero portare alla nascita di&nbsp;chissà quante&nbsp;nuove DMO. Un fermento solo apparente che, in clamoroso ed&nbsp;ingiustificabile ritardo, più che esprimere una reale visione strategica restituisce spesso un mix di confusione, fumo negli occhi e tante velleità personali.</p>



<p class="s10">Fa&nbsp;quasi tenerezza osservare certi spettacoli: da una parte la corsa a primeggiare, dall’altra il tentativo di ritagliarsi piccoli spazi di potere, talvolta anche denigrando il lavoro altrui, come se il turismo fosse un orticello da coltivare in solitaria.</p>



<p class="s10"><strong>&nbsp;Secondo lei qual è l’equivoco di fondo che si sta diffondendo sul tema delle DMO?</strong></p>



<p class="s10">A molti, purtroppo, sfugge un punto essenziale: le DMO non sono nuovi Enti né salotti politici né tantomeno contenitori di sigle. Sono organismi tecnici, pubblico-privati, chiamati a svolgere funzioni complesse e decisive. Parliamo di sviluppo delle politiche turistiche, organizzazione del prodotto, posizionamento sui mercati, dialogo strutturato con i grandi player della domanda internazionale. Tutto il resto è rumore di fondo, e’ passerella per “prime donne”.</p>



<p class="s10"><strong>&nbsp;Quando nasce il percorso che ha portato alla costituzione di Cilento Autentico DMO?</strong></p>



<p class="s10">Tutto parte nel maggio del 2023, in occasione dei&nbsp;“Quadri Generali del Turismo Sostenibile in Provincia di Salerno”&nbsp;che si sono svolti presso la sala Genovesi della Camera di Commercio di Salerno alla presenza di tutti i vertici istituzionali di Regione, Provincia, Comune capoluogo ed&nbsp;Ente Camerale. In quella sede, in modo pubblico, trasparente e condiviso,&nbsp;la Fenailp Turismo&nbsp;lanciò&nbsp;il tema dei corpi turistici intermedi e della necessità di ricostruire una governance turistica regionale solida, troppo frammentata per affrontare le sfide del turismo contemporaneo.</p>



<p class="s10">A quel confronto furono invitati tutti: associazioni, operatori, università, stakeholder. Nessuna porta chiusa, nessun invito selettivo.&nbsp;Registrammo la presenza di tutte le Istituzioni coinvolte, In tantissimi&nbsp;altri&nbsp;parteciparono attivamente ai lavori. Solo una minimissima parte scelse di non esserci.</p>



<p class="s10"><strong>&nbsp;E da quel confronto cosa è nato concretamente?</strong></p>



<p class="s10">Da quell’evento, fatto di confronto vero e di lavoro concreto, è iniziato un percorso che ha portato alla nascita &nbsp;di Cilento Autentico DMO avvenuta nell’ottobre 2023. È stata una scelta condivisa da associazioni locali&nbsp;vere,&nbsp;autentiche, radicate suiterritori e realmente rappresentative delle imprese&nbsp;che quotidianamente operano&nbsp;e&nbsp;sempre&nbsp;nell’alveo del pieno rispetto dei rapporti istituzionali.</p>



<p class="s10">Successivamente, con pazienza e coerenza, abbiamo avviato un dialogo proficuo con i Comuni, che ha portato all’adesione formale di numerose amministrazioni attraverso atti deliberativi ufficiali. Oggi sono ben quindici&nbsp;i Comuni&nbsp;che aderiscono alla nostra DMO: Sapri, Morigerati, San Giovanni a Piro, Torre Orsaia, Camerota, Centola-Palinuro, Pisciotta, Roccagloriosa, Celle di Bulgheria, San Mauro la Bruca, Futani, Ceraso, Novi Velia, Ascea e Casal Velino.</p>



<p class="s10"><strong>&nbsp;Cosa distingue oggi Cilento Autentico DMO dagli altri percorsi annunciati?</strong></p>



<p class="s10">Mentre altri erano distratti o impegnati in esercizi di posizionamento e a guardare&nbsp;e criticare&nbsp;ciò che avveniva&nbsp;in&nbsp;casa&nbsp;degli altri, noi lavoravamo. E lavoravamo sul serio. Tanto che oggi, al netto delle narrazioni altrui, Cilento Autentico DMO rappresenta l’unico soggetto, insieme a Salerno Destination,&nbsp;che è l’altra DMO “targata” Fenailp Turismo, riconosciuto dal mercato, ad essere inserito nella mappatura ufficiale&nbsp;delle DMO italiane&nbsp;dell’ENIT,&nbsp;considerato un interlocutore credibile a livello nazionale ed&nbsp;internazionale&nbsp;e&nbsp;già operativo nelle funzioni tipiche di una DMO.</p>



<p class="s10"><strong>&nbsp;A che punto è il riconoscimento ufficiale regionale?</strong></p>



<p class="s11">Cominciamo col dire che le linee guida regionali prevedono due distinti iter per il riconoscimento delle DMO. Il primo è quello del riconoscimento provvisorio, rivolto ai territori che intendono candidare una DMO non ancora costituita. In questo caso è necessario avviare un comitato promotore che propone alla Regione una candidatura; solo a seguito di una valutazione positiva si procede allo scioglimento del comitato e alla successiva costituzione della DMO, che potrà poi aspirare al riconoscimento definitivo.</p>



<p class="s11">Il secondo iter, invece, è riservato alle DMO già costituite e operative da almeno un anno dall’entrata in vigore delle linee guida regionali, e che siano in grado di dimostrare l’esistenza di una struttura organizzativa funzionante e di attività già realizzate sul territorio.&nbsp;Cilento Autentico DMO rientra pienamente in questo secondo percorso, avendo alle spalle un lavoro concreto, relazioni con i mercati ed azioni operative già messe in campo.</p>



<p class="s11">Proprio in questo quadro, i documenti necessari sono stati trasmessi prima della scadenza prevista del 31 gennaio, senza affanni né richieste di proroga. Quando arriverà il riconoscimento formale – che non rappresenta un punto di partenza ma il naturale approdo di un percorso già avviato – saremo pronti, dal giorno successivo, a rafforzare ulteriormente le azioni previste dal piano&nbsp;strategico, sostenendo le imprese, consolidando i flussi turistici sulla costa nei mesi di bassa stagione e generando nuove presenze nelle aree interne, attraverso una programmazione chiara, strutturata e già operativa.</p>



<p class="s10"><strong>&nbsp;In questi ultimi giorni si sono registrate anche frizioni all’interno di alcuni nuovi aggregati. La sorprende?</strong></p>



<p class="s10">Francamente no. Se già in una fase preliminare, come quella della costituzione di un comitato promotore, emergono tensioni tra i soggetti coinvolti e risulta complesso individuare un equilibrio chiaro su ruoli, funzioni e leadership, è legittimo interrogarsi su ciò che potrebbe accadere nelle fasi successive. La gestione di una DMO richiede coesione, visione condivisa e un alto livello di fiducia reciproca.<br />Oggi, invece,&nbsp;assistiamo&nbsp;spesso alla necessità di aggregare in modo forzato numerose realtà molto diverse tra loro, che non si conoscono e non hanno mai lavorato insieme, con il solo obiettivo di apparire numericamente “grandi” e strutturati. È proprio questa corsa all’aggregazione formale, più che sostanziale, a rappresentare probabilmente l’elemento di maggiore criticità: un fattore che rischia di rendere questi percorsi poco produttivi, fragili nel tempo e difficili da tradurre in strategie efficaci e condivise, soprattutto quando si tratta di gestire risorse economiche e programmare interventi complessi.</p>



<p class="s10"><strong>&nbsp;Nel tempo ci sono stati anche tentativi di dividere il territorio…</strong></p>



<p class="s10">Sì, abbiamo assistito a tentativi maldestri&nbsp;portanti avanti da qualcuno&nbsp;di forzare scelte e di spingere alcuni Comuni a rinnegare percorsi condivisi e decisioni già assunte, per inseguire ipotesi dell’ultima ora, mai realmente strutturate. Tentativi che non hanno avuto seguito grazie alla lucidità, alla coerenza e al senso di responsabilità delle amministrazioni coinvolte.</p>



<p class="s10"><strong>Qual è oggi il messaggio di Cilento Autentico DMO al territorio?</strong></p>



<p class="s10">Ribadiamo la nostra totale apertura verso chiunque voglia contribuire in modo serio, leale e costruttivo allo sviluppo economico, sociale, culturale e occupazionale del Cilento.</p>



<p class="s10">Le porte sono aperte. Ma il lavoro vero non si improvvisa, non si annuncia e non si copia: si costruisce, passo dopo passo, con visione, competenza, rispetto dei territori e soprattutto senza denigrare e tentare di sminuire quello degli altri.</p>
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		<item>
		<title>Michele Cucuzza tra i protagonisti di School Movie: «Ai ragazzi dirò di essere come Steve Jobs»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/michele-cucuzza-tra-i-protagonisti-di-school-movie-ai-ragazzi-diro-di-essere-come-steve-jobs/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jul 2021 11:47:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[Alle centinaia di bambini e ragazzi della ottava edizione di School Movie, che si terrà nella magica atmosfera dei Templi di Paestum il 19 e 20 luglio, il giornalista e [...]]]></description>
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<p>Alle centinaia di bambini e ragazzi della ottava edizione di School Movie, che si terrà nella magica atmosfera dei Templi di Paestum il 19 e 20 luglio, il giornalista e conduttore televisivo Michele Cucuzza, racconterà un esempio che ha cambiato il mondo, quello di Steve Jobs, il fondatore di Apple e al quale ha dedicato un libro. “Steve Jobs. Vita e invenzioni di un genio coraggioso”, una biografia rivolta a bambini e ragazzi in cui il giornalista e conduttore televisivo che nelle nuove leve da sempre legge la linfa del futuro, racconta il grande inventore in tutte le sue sfaccettature, non solo professionali ma anche umane. <br><br>Un libro nato in occasione dei dieci anni dalla sua morte. «E’ edito dalla casa editrice Curcio, ed è accompagnato dai disegni realizzata da Anita Perlini, che interpretano alla perfezione le pagine della mia biografia». Un libro destinato ai più giovani ma anche a chi più giovane non lo è: «Parla di Jobs, uno dei fondatori dell’industria di internet e della comunicazione digitale. Non era un uomo d’affari ma un inventore, un visionario, un creativo, che con le sue idee ha cambiato il nostro modo di comunicare e di vivere», dice lo scrittore. «Non ha mai fatto un&#8217;indagine di mercato, Jobs, ogni suo prodotto era frutto della sua fantasia, un genio inventore. E era anche un hippie, &#8211; aggiunge Cucuzza &#8211; che pensava di costruire oggetti che potessero servire ma contrastando le altri multinazionali. Ai giovani di School Movie dirò quello che dice lui: siate affamati, desiderosi di cercare cose nuove, cercarle dentro di se, sapere cosa si vuole fare. Non tutti possono diventare come Steve Jobs, ma tutti devono trovare dentro di se la propria strada, senza omologarsi, pensando differentemente, come diceva lui». <br><br>Sarà Cucuzza, martedì, il protagonista della finale di School Movie, la rassegna cinematografica per le scuole che dà spazio alle idee dei bambini e dei ragazzi e le trasforma in un cortometraggio. La manifestazione, ideata da Enza Ruggiero, vedrà la partecipazione stasera di Anna Tatangelo, gli Arteteca, Ciro Villano, Pippo Pelo e molti altri. «E’ un privilegio esserci perché le giovani generazioni sono il nostro futuro, ed è un privilegio vederli esprimersi in iniziative come questa, piene di creatività, di inventiva e di progetti. E poi mi piace molto stare in mezzo ai giovani. &#8211; dice Cucuzza &#8211; Credo che in questo paese manchi un po’ il contatto tra chi ha maggiore esperienza ed ha una certa età e chi è più giovane. Mettere insieme queste cose, ecco la ritengo una grande fortuna».<br></p>
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		<title>L&#8217;intervista, &#8216;Cosa sarà&#8217;: il libro di Ippolito testimonianza della pandemia Covid</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lintervista-cosa-sara-il-libro-di-ippolito-testimonianza-della-pandemia-covid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 09:38:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[di Marianna Vallone Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell&#8217;Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma e tra i massimi esponenti della comunità scientifica internazionale, nel suo libro &#8216;Cosa sarà&#8217; (Mind [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di <strong><em>Marianna Vallone</em></strong><br><br><strong>Giuseppe Ippolito</strong>, direttore scientifico dell&#8217;Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma e tra i massimi esponenti della comunità scientifica internazionale, nel suo libro &#8216;Cosa sarà&#8217; (Mind Edizioni), &#8211; scritto a quattro mani con Salvatore Curiale,  science communicator dello stesso istituto &#8211;  racconta da vicino il Coronavirus e come cambierà la vita dopo la grande pandemia.  Il libro è la <strong>testimonianza in prima persona di chi ha visto l&#8217;impatto della pandemia di coronavirus Sars-CoV-2 da molto vicino</strong>. <br><br>Raccoglie diverse testimonianze, tra le quali quelle di Francesco de Gregori, Ferruccio de Bortoli, Raffaella Sadun e Lucia Annunziata.   I diritti d&#8217;autore dell&#8217;opera saranno interamente devoluti all&#8217;attività di ricerca dello Spallanzani.<br><br>Ippolito, originario del Vallo di Diano, di Sant&#8217;Arsenio, presenterà per la prima volta in provincia di Salerno il suo lavoro editoriale. Lo farà la prossima estate a Palinuro,  dove tra l&#8217;altro è stato insignito pochi anni fa del premio Palinuro dall’amministrazione comunale di Centola. Ad ospitarlo sarà la Pro Loco di Palinuro e il presidente Silvano Cerulli, nell&#8217;ambito di una serie di attività di spessore culturale. <br><br><strong>Professore, &#8216;Cosa sarà&#8217; mette al bando una volta per tutte teorie complottiste e fake news sulla pandemia. E&#8217; nato anche da questa necessità il suo libro? </strong><br>L’uomo è per sua natura un animale sociale, che interagisce e comunica con i suoi simili. La malattia infettiva è un potente interruttore di questa socialità, perché porta con sé isolamento e mancanza di comunicazione, oltre che diffidenza nei confronti degli altri, potenziali “untori”. Un evento dalle dimensioni epocali come la pandemia può portare ad uno spaesamento, unito alla scoperta, che per chi si occupa di scienza non è affatto tale, che l’uomo non è in grado di controllare le forze della natura. Da qui nasce il rifiuto della spiegazione più semplice di un evento come la pandemia, che è la casualità, la cosiddetta teoria del caos, perfettamente riassunta nella frase di uno dei protagonisti del film Jurassic Park: “Una farfalla batte le ali a Pechino e a New York arriva la pioggia invece del sole”. Il complottismo nasce da questo rifiuto della complessità, dalla voglia consolatoria di attribuire cause semplici ad eventi complessi, soprattutto se dirompenti come la pandemia: ecco allora le forze del male, i cinesi o gli americani, Bill Gates o Soros, le multinazionali del farmaco o altre simili stupidaggini. Del resto il complottismo e le fake news ci sono sempre state ed hanno avuto effetti anche dirompenti sulla storia.<br><br><strong>Quando potremo dirsi terminata questa pandemia?</strong><br>Quando avremo capito che dobbiamo essere pronti ad affrontare la prossima. La convivenza, spesso pacifica altre volte meno, con micro-organismi come i batteri o i virus, è il frutto di un equilibrio sempre mutevole tra l’uomo e l’ambiente, che dobbiamo cercare di capire e rispettare. In fondo, se ci pensiamo bene, questa pandemia è probabilmente nata da qualche animale selvatico commerciato o macellato illegalmente in un mercato cinese.<br><br><strong>Fa l&#8217;elenco delle epidemie che si sono susseguite nel corso dei secoli, qual è stata quella più drammatica? </strong><br>Dal punto di vista sanitario, come numero di decessi, probabilmente l’influenza spagnola del 1917-20, che fece tra i 50 e i 100 milioni di vittime. Ma probabilmente l’impatto demografico e culturale che ebbe la peste nera del 1347-50, in una Europa molto meno densamente abitata che nel ventesimo secolo, fu ancora maggiore, oltre a segnare lo spartiacque tra il medio evo e il Rinascimento. E non dimenticherei le epidemie portate dai colonizzatori, soprattutto spagnoli, nel continente americano a partire dal sedicesimo secolo, che determinarono un vero e proprio genocidio delle popolazioni indigene e la scomparsa di civiltà millenarie come quella degli incas.<br> <br><strong>C&#8217;è stato un momento, in questo anno, in cui ha avuto paura?</strong><br>Ci sono stati momenti nei quali abbiamo avuto chiara la sensazione di trovarci di fronte ad uno sconvolgimento mai vissuto prima. Se dovessi ricordarne due, direi la carovana dei camion militari pieni di bare che uscivano dall’ospedale di Bergamo, e il papa che celebra i riti pasquali da solo, in una piazza San Pietro deserta e battuta dalla pioggia, con la colonna sonora delle ambulanze che corrono verso l’Ospedale Santo Spirito.<br><br><strong>Avremo sempre a che fare con questi virus. Come dobbiamo comportarci</strong>?<br>I virus esistono da prima della comparsa dell’uomo sulla terra ed esisteranno quando la specie umana si sarà estinta. Dobbiamo comportarci nei loro confronti come nei confronti di qualunque altra specie, con la consapevolezza di non essere i padroni del pianeta e di essere anzi soltanto di passaggio. L’imperativo del futuro è “One health”, una sola salute, un solo benessere: la salute ed il benessere della specie umana non può prescindere da quella degli animali e dell’ambiente che ci circonda.<br><br><strong></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Giovanna Voria: «Ora i giovani restano nel Cilento, lo rendono migliore»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giovanna-voria-ora-i-giovani-restano-nel-cilento-lo-rendono-migliore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2020 13:05:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cicerale]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mariella Marchetti Giovanna Voria, l&#8217;ambasciatrice della dieta cilentana nel mondo, la conoscono tutti: ideatrice&#160; e proprietaria&#160;di &#8220;Corbella&#8221;, l&#8217;agriturismo di Cicerale che ha realizzato superando innumerevoli difficoltà, è anche la [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di <em><strong>Mariella Marchetti</strong></em><br><br>Giovanna Voria, l&#8217;ambasciatrice della dieta cilentana nel mondo, la conoscono tutti: ideatrice&nbsp; e proprietaria&nbsp;di &#8220;Corbella&#8221;, l&#8217;agriturismo di Cicerale che ha realizzato superando innumerevoli difficoltà, è anche la donna che ha riportato in auge la coltivazione dei ceci, prodotto fortemente identitario del territorio, a Cicerale. Sempre attiva e impegnata per la sua terra, l&#8217;ho conosciuta a Vallo della Lucania un sabato mattina al mercatino rurale &#8220;Rareche&#8221;. Il suo più recente impegno per il Cilento è stata la realizzazione di un bellissimo calendario per il 2021 che ha come tema la longevità dei cilentani. Con lei non ho parlato di cucina e di dieta mediterranea, ma di quanto le sia costato scegliere di rimanere in una terra bellissima ma a volte matrigna, di quali siano state e sono tuttora le difficoltà di chi persegue caparbiamente il sogno di restare e di far prosperare uno dei territori più belli e interessanti del nostro Paese:</p>



<p><strong>Quando ha scoperto che l&#8217;amore per la natura, la passione della cucina e l&#8217;attaccamento profondo alle radici potevano diventare il suo lavoro?</strong><br>L&#8217;amore e l&#8217;attaccamento alla mia terra lì ho avuti da sempre, penso di esserci nata già, in quella terra dove ti mancava tutto ma che vivevi a 360 gradi con le sue stagioni e il suo tempo. La cultura, la storia, le tradizioni, la lentezza nel vivere i momenti, non perché non si lavorava, anzi, si lavorava troppo per sopravvivere. Era quello il mio mondo e non pensavo assolutamente di cambiarlo. Quelle lunghe radici sono radicate forti in me. Avrei potuto emigrare al nord o all&#8217;estero, ma non mi piaceva allontanarmi. Lontano avrei sofferto più dei sacrifici che ho dovuto affrontare qui, ci ho creduto ed è diventato così il mio lavoro.</p>



<p><strong>È stato difficile trasformarsi in un&#8217;imprenditrice? Quali difficoltà ha incontrato? È stata mai oggetto, in quanto donna, di pregiudizi che l&#8217;hanno scoraggiata e demotivata ad andare avanti?</strong><br>Non è stato difficile trasformarmi in imprenditrice perché io, figlia di contadini, per 25 anni avevo fatto l&#8217;imprenditrice nell&#8217;attività di marmi con mio marito. Mi è pesato invece da imprenditrice&nbsp; ritornare a fare la contadina, perdevo gradi, a detta di troppi, ero uscita addirittura di senno, per alcuni. Io invece credevo nelle mie idee e volevo dare valore e rispetto alla mia terra. Ho iniziato dagli esempi di tre donne, le due nonne e mamma: erano donne autentiche, con valori saldi e tanta fatica sulle spalle, ma che affrontavano di petto la vita. Forse sono così per l&#8217;esempio che ho ricevuto. L&#8217; essere donna mi ha condizionato quando ero imprenditrice in un ambiente maschile. Venivo vista inizialmente come incapace di poter fare un lavoro del genere ma dopo un po&#8217;, oltre agli apprezzamenti, chiedevano di me per sbrigare il lavoro e allora riscattavo il mio essere donna.</p>



<p><strong>Consiglierebbe oggi a una giovane donna di investire il suo capitale culturale al Sud?</strong><br>Il sud è una ricchezza e purtroppo lo spopolamento sta creando danni irreparabili. Quando faccio lezioni, porto il mio esempio: avrei potuto fare la chef in Russia, in Inghilterra o in Svizzera, guadagnando bene. Eppure ho scelto di restare qui perché se tutti vanno via, perdiamo non solo le nostre radici ma il valore di ogni borgo, diverso uno dall&#8217;altro, con tutta la sua storia. I giovani che decidono di restare andrebbero aiutati, facilitati, sburocratizzati. Tanti come me hanno tracciato il solco e siamo stati di esempio. Adesso tanti giovani restano e recuperano il patrimonio di questa meravigliosa terra. Sono felice quando mi chiedono consigli, è come se consegnassi loro la mia esperienza. Vivere in Cilento significa conoscere una vita vera fatta sicuramente di minor guadagno ma di qualità della vita.</p>



<p><strong>Quali prospettive di sviluppo, quali idee o soluzioni si sente di suggerire&nbsp; per un nuovo modello economico che possa far crescere il nostro territorio?</strong><br>Far crescere questo territorio non è facile e lo ha dimostrato questa pandemia. Prima di tutto bisogna intervenire su servizi e viabilità perché non è possibile che per raggiungere una meta l&#8217;unica possibilità sia un&#8217; automobile. L&#8217;unione potrebbe favorire l&#8217;aggregazione e incoraggiare a restare. I giovani con idee nuove, la tecnologia e la conoscenza delle lingue straniere, potrebbero aprire sicuramente altri mercati. Ritengo che sia importantissima anche la formazione. Il resto deve rimanere così com&#8217;è, con tanto rispetto e tutela del nostro territorio.</p>



<p><strong>Cosa consiglia ai tanti giovani che desiderano restare al sud? E quelli che sono già andati via li invoglierebbe, in tutta sincerità, a tornare?</strong><br>I giovani che sono partiti hanno scelto di partire con l&#8217;idea di allontanarsi dal proprio paese pieni di speranze ma troppe volte devono sacrificarsi ancora di più. Alcuni&nbsp; decidono di tornare o per stanchezza di una vita iperattiva o per nostalgia, ma poi si piangono addosso. Chi invece decide di tornare e avviare la propria attività nella terra di origine, ha capito che se lavori bene puoi fare un lavoro dignitoso e che ti piace anche in Cilento,&nbsp; guadagnando in salute e serenità.&nbsp; Dico sempre che vorrei istituire un premio a chi ha deciso di restare.</p>



<p><strong>Quanto è importante la cultura, lo studio, la preparazione, per la valorizzazione e una visibilità del nostro territorio che vada fuori e oltre dai soliti stereotipi di terra di frontiera e marginale?<br></strong>Come in parte detto, il futuro sono i giovani. Con lo studio, la preparazione e la formazione, possono capovolgere le sorti di questa terra. Ricchi di cultura ed esperienze, possono migliorare&nbsp; il sistema e renderlo all&#8217;altezza di altri luoghi. La formazione, la tecnologia, il marketing uniti ai valori umani trasmessi dai nostri avi, l&#8217;amore per il paese e la terra di famiglia, la ricca biodiversità, il clima, l&#8217;arte, potrebbero rendere il Cilento una regione di eccellenza.</p>



<p><strong>Ora è il momento di immaginare strade nuove, di progettare una nuova visione e un nuovo modello di sviluppo per il nostro territorio. Quando usciremo da questa pandemia dovremo essere assolutamente pronti alla proposta di modelli di sviluppo innovativi, soprattutto al sud.  Le nuove idee verranno non dalla politica e neppure potranno essere calate dall&#8217;alto da istituzioni e agenzie esterne alla realtà del nostro territorio. La spinta propulsiva verrà dall&#8217;interno e donne come lei avranno un ruolo decisivo. Ha mai pensato ad una cordata di donne, ad un&#8217;associazione femminile che possa promuovere lo sviluppo del Cilento partendo dai temi a lei cari, come il cibo, la natura, il turismo sostenibile?</strong><br>Questa pandemia ci ha fatto guardare in faccia la realtà. Abbiamo perso vite, serenità, abbracci e baci, convivialità, fede, lavoro e tanto ancora ma ci ha fatto riflettere che basta un virus per sconvolgere le vite di un mondo intero. Penso che la donna sia il centro dell&#8217;universo e tutto ruota intorno a lei. Nonostante tutto non è rispettata quanto merita perché fa ancora il doppio del lavoro degli uomini, è pagata meno, ancora tace e subisce per quieto vivere perché al sud così viene educata. A mia figlia ho sempre detto di mettere sempre al primo posto il suo lavoro e l&#8217;indipendenza economica.<br>Sono in varie associazioni, tutte gestite da donne e una è proprio dedicata a sole donne. L&#8217;aperitivo sociale è un incontro mensile di donne in cui ci si confronta, ci raccontiamo e costruiamo idee. Vorrei farne un&#8217;altra dedicata alla cara Dieta Mediterranea, e un museo dedicato alle donne. Insieme ad un amico sto raccogliendo per un format la storia delle Mondine del Cilento, abbiamo raccolto tante belle storie, il covid ci ha fermato, ma ripartiremo presto. Lo scorso anno ho voluto raccogliere in un calendario chiamato DiversE, dodici donne che sono dodici eccellenze del Cilento. Quando ero imprenditrice in un settore maschile, i nostri collaboratori avevano i calendari sexy attaccati al muro e a me dava molto fastidio.  Quest’anno il mio calendario l&#8217;ho dedicato ai longevi e alle nostre radici e questo è un bel passo avanti.<br><br><strong><br></strong></p>
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		<title>Coronavirus, l’intervista a un medico cilentano: «Campania? Molte lacune nel sistema sanitario»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/coronavirus-lintervista-a-un-medico-cilentano-campania-molte-lacune-nel-sistema-sanitario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Dec 2020 16:03:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;intervista a Emy De Vita, medico a Roma, originaria di Lentiscosa, frazione di Camerota. Il punto sulla situazione Coronavirus in Italia, Lazio e Campania. di Giangaetano Petrillo Molto si continua [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>L&#8217;intervista a Emy De Vita, medico a Roma, originaria di Lentiscosa, frazione di Camerota. Il punto sulla situazione Coronavirus in Italia, Lazio e Campania. </em><br><br>di <em><strong>Giangaetano Petrillo</strong></em><br><br>Molto si continua a scrivere e a dire rispetto a quanto successo con la seconda ondata che, a detta di alcuni, ci ha trovati impreparati; mentre altri sostengono che le prese allentate durante il periodo estivo siano state causa del riaccendersi dell’epidemia. Una seconda ondata che, è bene ricordare, ci è costata oltre ventimila vittime, che vanno a sommarsi, in un calcolo freddo e apatico di numeri, alle altrettante morti della cosiddetta prima ondata. <br><br>Per capirci qualcosa di più e cercare di dare testimonianza di chi ha vissuto e vive questa situazione sul campo, abbiamo contattato la dottoressa <strong>Emy De Vita</strong>, originaria di Lentiscosa, una frazione del comune di Camerota, che lavora da anni in una Asl di Roma  molto popolosa, con bacino di utenza di 205.000 persone». Abbiamo cercato di capire sia come viene gestita la seconda ondata in una regione a noi limitrofa ma senza le gravi difficoltà che stiamo affrontando noi oggi. «<br><br>Sono molto dispiaciuta per la gestione di questa epidemia. Mi conceda la metafora, non si può pensare di andare al fronte senza armi, o ricordarsene solo all&#8217;ultimo minuto».<br><br><strong>Dottoressa come sta vivendo questa seconda ondata del virus</strong>? <strong>Secondo lei era del tutto imprevedibile</strong>?<br>Personalmente sto vivendo questa seconda ondata con preoccupazione ma anche con fiducia, legata sicuramente alle buone notizie sul fronte vaccinale. Questa seconda ondata ci ha trovati sicuramente più preparati dal punto di vista delle protezioni individuali e quindi sulla fornitura dei DPI, che durante la prima ondata erano assolutamente carenti; più preparati del punto di vista logistico del sistema delle diagnosi legate ai tamponi; sicuramente  meno preparati dal punto di vista organizzativo sul territorio e soprattutto sulla pressione dei malati all’interno degli ospedali , i quali si sono trovati nuovamente a fronteggiare un&#8217;emergenza (mai finita), ma improvvisamente diventata più pesante, con mancanza di posti letti sufficienti, carenza di strutture adeguate, carenza di personale medico e infermieristico, mancanza di protocolli ben definiti circa le terapie.</p>



<p><strong>Quali, a suo giudizio, sono state le cose fatte per prevenirla e quali i comportamenti o gli atteggiamenti che l&#8217;hanno favorita</strong>?<br>In questa situazione del tutto nuova è difficile fare previsioni, ma il calo delle temperature, a cui segue una diversa condizione abitativa  ovvero spazi chiusi e minor ricircolo di aria, sicuramente hanno favorito la ripresa della diffusione, argomento trattato più volte e che risulta confermato  da recenti studi pubblicati da ISS. Questo aspetto nel corso di un&#8217;epidemia è difficile da tenere sotto controllo. I forti flussi di movimento che si sono verificati quest&#8217;estate possono essere considerati una concausa, ma ribadisco che con l’innalzamento della temperatura fino a 28°C, la carica virale subisce un drastico decadimento entro le prime 24 ore dall’emissione di droplet infette, mentre per raggiungere gli stessi livelli di decadimento alla temperatura di 20-25°C (temperatura ambiente) sono necessari tre giorni! Per cui questo sicuramente ci aiuta ma dobbiamo continuare a mantenere altissima l’attenzione e mettere in atto tutti i comportamenti suggeriti ovvero distanziamento sociale, igiene rigorosa delle mani e  utilizzo corretto e costante della mascherina (no ai nasi da fuori!!). Mi arrabbio molto con i miei collaboratori se vedo irregolarità!<br><br><strong>Lei opera all&#8217;interno di una Asl di Roma. Com&#8217;è la situazione da voi, visto che la tonalità gialla sembra caratterizzarvi come una zona a basso rischio</strong>?<br>Lavoro in una Asl di Roma molto popolosa, con bacino di utenza di 205.000 persone e le posso assicurare che facciamo di tutto per tenere sotto controllo la situazione. È un lavoro molto duro, impegnativo, e la nostra attenzione è altissima. Siamo rigorosi. Nessuno accede al Presidio senza aver misurato la temperatura e compilato la scheda di triage. Abbiamo forti sistemi di diagnosi attraverso tamponi resi, ad oggi, facilmente accessibili, con sistema di drive-in capillare presente in tutta la regione, senza lasciare nessuna zona scoperta. Inoltre vi è stata un’ingente assunzione di personale sanitario medico e infermieristico. Credo che le decisioni politiche prese in ambito sanitario siano molto lungimiranti e coerenti con l’idea di rendere la sanità accessibile a tutti e quindi basata su principi di equità ed efficienza (anche se ci sta ancora molto da lavorare).<br><br><strong>Molti ritengono che questo virus si comporti come un&#8217;influenza e dunque nei periodi più rigidi riesploda. Dovremmo quindi attenderci comunque una terza ondata durante i mesi più rigidi di gennaio e febbraio?</strong><br>Il Coronavirus, cosi come gli altri virus influenzali circola allo stesso modo, e lo abbiamo visto a nostre spese. I casi quest&#8217;estate sono diminuiti (mai annullati del tutto), e questo ci ha permesso di andare al mare, recuperare un pò di normalità, addirittura viaggiare. Ma al calo delle temperature la situazione è precipitata e adesso siamo noi che giochiamo la partita più importante, con la nostra responsabilità e i nostri comportamenti. Per cui bisogna fare molta attenzione durante questo imminente periodo natalizio, perché la leggera flessione della curva<strong> non significa epidemia finita</strong>. Questa leggera flessione sta avvenendo perché sono state prese decisioni politiche ed economiche come le chiusure anticipate e le regioni «diversamente colorate», decisioni che vanno di pari passo con la situazione epidemiologica. Non abbassiamo la guardia perché dopo Natale ci può essere una forte ripresa e a pagarne le spese sono i più fragili. <br><br><strong>Sta seguendo quanto succede nella sanità campana</strong>? <strong>Come giudica lei dall&#8217;esterno la gestione sia della prima quanto della seconda ondata, avendo comunque la sua famiglia che vive qui</strong>?<br>Certo che seguo la situazione in Campania, è la mia regione di origine, dove vive la mia famiglia, ci sono legata. Sono molto dispiaciuta per la gestione di questa epidemia. Mi conceda la metafora, non si può pensare di andare al fronte senza armi, o ricordarsene solo all&#8217;ultimo minuto. Ci sono molte lacune nel Sistema Sanitario regionale campano, manca personale sanitario, manca un  sistema di contact tracing efficiente, mancano strutture sanitarie adeguate per una popolazione così densa di abitanti, manca un Sistema di Prevenzione strutturato e pronto a rispondere alle esigenze della popolazione. Mi piacerebbe conoscere più a fondo i motivi di queste mancanza, ma la lontananza fisica è un chiaro limite in questa situazione. Tuttavia sono pronta a dare il mio contributo e il mio sostegno a tutta la popolazione e spero che questo messaggio arrivi a chi di competenza, con l&#8217;obiettivo di migliorare quelle lacune accumulatesi nel tempo, troppo sottovalutate, che sono emerse con prepotenza in questo scenario di difficoltà e con la speranza che una delle regioni più belle d’Italia possa avere un degno sistema Sanitario, anche per dare il giusto riconoscimento a grandi professionisti campani che operano nel Settore e che pagano lo scotto della cattiva gestione. Me lo auguro di cuore. <br><br><strong></strong></p>
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		<title>Vittorio Jannuzzi, il fotografo dei vip: «Cerco l&#8217;anima attraverso lo scatto»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/vittorio-jannuzzi-il-fotografo-dei-vip-cerco-lanima-attraverso-lo-scatto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2020 14:57:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo Jannuzzi, il fotografo dei Vip che cerca «l’anima attraverso lo scatto». Lui, Vittorio Jannuzzi, è originario di Pisciotta, quel bellissimo borgo marinaro dove l’obiettivo di una fotocamera [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di <strong><em>Giangaetano Petrillo</em></strong><br><br>Jannuzzi, il fotografo dei Vip che cerca «l’anima attraverso lo scatto». Lui, <strong>Vittorio Jannuzzi</strong>, è originario di <strong>Pisciotta</strong>, quel bellissimo borgo marinaro dove l’obiettivo di una fotocamera può spaziare, andando a posarsi ora su un tramonto da sfumature uniche e indimenticabili, ora invece su un volto di un pescatore o una contadina, dal viso solcato da rughe che lasciano lo spazio ad un racconto di vita vissuta, la stessa dalla quale Vittorio proviene e alla quale spesso fa ritorno. <br><br>Il suo occhio ed il suo obiettivo si concentra molti sui volti in un duplice soggetto e su una doppia caratteristica; volti di gente comune – il più delle volte prestano il volto proprio gli abitanti di <strong>Pisciotta</strong>, il suo paese natio – e moltissimi volti noti dello spettacolo. Gli scatti di Jannuzzi, destinati alle copertine dei maggiori settimanali di spettacolo, da <strong>Chi</strong> a <strong>Gente</strong>, da <strong>Diva</strong> e <strong>Donna</strong>, si pongono, nelle più volte dichiarate intenzioni di Jannuzzi, «di ricercare nel soggetto fotografato i tratti più intimi della sua personalità ed anche del loro talento». </p>



<p><strong>Vittorio, ha da pochi giorni annunciato che la mostra e la presentazione del libro fotografico Cristiano Malgioglio, prevista per dicembre 2020, è stata annullata. Che momento sta affrontando la vostra categoria</strong>?<br>La mia categoria penso sia stata tra le più colpite nell&#8217;ambito delle restrizioni dovute al Covid, sia per il mio settore sia per quello dei fotografi di eventi privati e religiosi. Da marzo ad oggi siamo praticamente fermi e i contributi ricevuti sono da miseria. Personalmente in otto mesi ho ricevuto 1200 euro.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1000" height="800" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/6d5ef196-85ba-4022-b16a-014352633c9b.jpeg" alt="" data-id="107263" data-full-url="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/6d5ef196-85ba-4022-b16a-014352633c9b.jpeg" data-link="https://www.giornaledelcilento.it/?attachment_id=107263" class="wp-image-107263" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/6d5ef196-85ba-4022-b16a-014352633c9b.jpeg 1000w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/6d5ef196-85ba-4022-b16a-014352633c9b-300x240.jpeg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/6d5ef196-85ba-4022-b16a-014352633c9b-768x614.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/6d5ef196-85ba-4022-b16a-014352633c9b-696x557.jpeg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/6d5ef196-85ba-4022-b16a-014352633c9b-525x420.jpeg 525w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" width="742" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/49e555cc-b927-4e2e-8779-d86b27c81bc2-742x1024.jpeg" alt="" data-id="107264" data-full-url="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/49e555cc-b927-4e2e-8779-d86b27c81bc2.jpeg" data-link="https://www.giornaledelcilento.it/?attachment_id=107264" class="wp-image-107264" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/49e555cc-b927-4e2e-8779-d86b27c81bc2-742x1024.jpeg 742w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/49e555cc-b927-4e2e-8779-d86b27c81bc2-218x300.jpeg 218w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/49e555cc-b927-4e2e-8779-d86b27c81bc2-768x1059.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/49e555cc-b927-4e2e-8779-d86b27c81bc2-696x960.jpeg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/49e555cc-b927-4e2e-8779-d86b27c81bc2-305x420.jpeg 305w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/49e555cc-b927-4e2e-8779-d86b27c81bc2.jpeg 870w" sizes="(max-width: 742px) 100vw, 742px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" width="800" height="1000" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/d537a0c2-f421-4268-9c97-e307409b2d51.jpeg" alt="" data-id="107265" data-full-url="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/d537a0c2-f421-4268-9c97-e307409b2d51.jpeg" data-link="https://www.giornaledelcilento.it/?attachment_id=107265" class="wp-image-107265" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/d537a0c2-f421-4268-9c97-e307409b2d51.jpeg 800w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/d537a0c2-f421-4268-9c97-e307409b2d51-240x300.jpeg 240w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/d537a0c2-f421-4268-9c97-e307409b2d51-768x960.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/d537a0c2-f421-4268-9c97-e307409b2d51-696x870.jpeg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/d537a0c2-f421-4268-9c97-e307409b2d51-336x420.jpeg 336w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></li></ul></figure>



<p><strong>La situazione è indubbiamente critica, ma secondo lei, come avrebbero potuto sostenere meglio il vostro settore, legato, tra l’altro, a molti eventi e manifestazioni vietate in questo momento</strong>?<br>Come detto precedentemente siamo alla paralisi totale. Avremmo sicuramente meritato un sostegno economico più adeguato che non una mancetta, annullare i pagamenti di contributi, tasse e oneri per tutto il 2020. Rinviare e spostare il problema non è una soluzione accettabile per chi non lavora o ha dilapidato i risparmi o si è indebitato. Spostare e non annullare il problema equivale ad una cambiale sulle spalle di chi non potrà onorarla.</p>



<p><strong>È originario di Pisciotta, e molto probabilmente i tuoi primi scatti si sono consumati qui. Quali sono i suoi ricordi di quegli anni</strong>?<br>Sono di Pisciotta, i ricordi dei miei primi scatti al paese natio sono quelli di un bambino/ragazzino che con una piccola macchina fotografica fattasi comprare dalla mamma su Postal Market faceva foto a parenti e paesaggi. Sono andato via che avevo 15 anni.</p>



<p><strong>Quanto, secondo lei, ha potuto influire sulla tua passione, che nel tempo è divenuto lavoro, la luce e i colori di questi paesaggi cilentani</strong>?<br>Io mangio, vivo, penso, ragiono e lavoro da cilentano. I colori della nostra terra sono intensi, vivi, brillanti, fanno parte del mio modo di esprimermi e li trasporto nelle foto che realizzo. I toni caldi, decisi, netti delle mie foto sono sicuramente dovuti al nostro modo di essere e influenzati dal vissuto nella rigogliosa terra natia. Noi siamo solari, per noi il mondo è colore e calore e anche nei momenti più bui non vediamo mai il nero, al massimo percepiamo il grigio.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-2 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/71e34dbb-8f1a-492c-a6cf-26c5da6507c0-1024x683.jpeg" alt="" data-id="107266" data-full-url="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/71e34dbb-8f1a-492c-a6cf-26c5da6507c0.jpeg" data-link="https://www.giornaledelcilento.it/?attachment_id=107266" class="wp-image-107266" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/71e34dbb-8f1a-492c-a6cf-26c5da6507c0-1024x683.jpeg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/71e34dbb-8f1a-492c-a6cf-26c5da6507c0-300x200.jpeg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/71e34dbb-8f1a-492c-a6cf-26c5da6507c0-768x512.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/71e34dbb-8f1a-492c-a6cf-26c5da6507c0-696x464.jpeg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/71e34dbb-8f1a-492c-a6cf-26c5da6507c0-1068x712.jpeg 1068w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/71e34dbb-8f1a-492c-a6cf-26c5da6507c0-630x420.jpeg 630w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/71e34dbb-8f1a-492c-a6cf-26c5da6507c0.jpeg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="668" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/2677f9d5-d51d-40ea-84a2-6d146dedb689-1024x668.jpeg" alt="" data-id="107268" data-full-url="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/2677f9d5-d51d-40ea-84a2-6d146dedb689.jpeg" data-link="https://www.giornaledelcilento.it/?attachment_id=107268" class="wp-image-107268" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/2677f9d5-d51d-40ea-84a2-6d146dedb689-1024x668.jpeg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/2677f9d5-d51d-40ea-84a2-6d146dedb689-300x196.jpeg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/2677f9d5-d51d-40ea-84a2-6d146dedb689-768x501.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/2677f9d5-d51d-40ea-84a2-6d146dedb689-1536x1001.jpeg 1536w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/2677f9d5-d51d-40ea-84a2-6d146dedb689-696x454.jpeg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/2677f9d5-d51d-40ea-84a2-6d146dedb689-1068x696.jpeg 1068w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/2677f9d5-d51d-40ea-84a2-6d146dedb689-644x420.jpeg 644w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/2677f9d5-d51d-40ea-84a2-6d146dedb689.jpeg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul></figure>



<p><strong>Quanto ancora nella sua maniera di concepire lo scatto, può esserci della tua terra di origine</strong>? <strong>Molti volti da lei fotografati, riprendono visi di persone del suo paese d’origine</strong>.<br>Il mio lavoro mi porta a ritrarre personaggi e personalità di vario tipo; spettacolo, arte, politica, ma ritrarre i volti dei miei compaesani è qualcosa di unico, sia da un punto di vista affettivo che professionale. Non ci sono trucchi, preparativi o giochi di luce, sono immagini vere Quei volti segnati, quelle mani indurite sono lo specchio delle loro vite e ogni ruga ne racconta un periodo, tutto ciò mi emoziona, ti riporta nel mondo reale che non è fatto di lustrini e paillettes.</p>



<p><strong>Poi ha lasciato, come molti, Pisciotta, trasferendosi al Nord</strong>.<br>Il nord venne successivamente, quando andai via da Pisciotta seguii mio padre in Svizzera, dove poi frequentai la scuola di fotografia e mi avvicinai professionalmente all&#8217;arte fotografica.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="771" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/294cf1e1-9628-45ed-9e3b-81a5ad8ec65f-1-771x1024.jpeg" alt="" data-id="107269" data-full-url="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/294cf1e1-9628-45ed-9e3b-81a5ad8ec65f-1.jpeg" data-link="https://www.giornaledelcilento.it/?attachment_id=107269" class="wp-image-107269" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/294cf1e1-9628-45ed-9e3b-81a5ad8ec65f-1-771x1024.jpeg 771w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/294cf1e1-9628-45ed-9e3b-81a5ad8ec65f-1-226x300.jpeg 226w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/294cf1e1-9628-45ed-9e3b-81a5ad8ec65f-1-768x1021.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/294cf1e1-9628-45ed-9e3b-81a5ad8ec65f-1-696x925.jpeg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/294cf1e1-9628-45ed-9e3b-81a5ad8ec65f-1-316x420.jpeg 316w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/294cf1e1-9628-45ed-9e3b-81a5ad8ec65f-1.jpeg 1000w" sizes="auto, (max-width: 771px) 100vw, 771px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="801" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/d17d4134-7f3e-41ff-b30a-22806bb5aae7-801x1024.jpeg" alt="" data-id="107270" data-full-url="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/d17d4134-7f3e-41ff-b30a-22806bb5aae7.jpeg" data-link="https://www.giornaledelcilento.it/?attachment_id=107270" class="wp-image-107270" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/d17d4134-7f3e-41ff-b30a-22806bb5aae7-801x1024.jpeg 801w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/d17d4134-7f3e-41ff-b30a-22806bb5aae7-235x300.jpeg 235w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/d17d4134-7f3e-41ff-b30a-22806bb5aae7-768x982.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/d17d4134-7f3e-41ff-b30a-22806bb5aae7-696x889.jpeg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/d17d4134-7f3e-41ff-b30a-22806bb5aae7-329x420.jpeg 329w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/d17d4134-7f3e-41ff-b30a-22806bb5aae7.jpeg 1000w" sizes="auto, (max-width: 801px) 100vw, 801px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/e68a50af-ec21-41f0-b5d5-3bc262ed964e-819x1024.jpeg" alt="" data-id="107271" data-full-url="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/e68a50af-ec21-41f0-b5d5-3bc262ed964e.jpeg" data-link="https://www.giornaledelcilento.it/?attachment_id=107271" class="wp-image-107271" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/e68a50af-ec21-41f0-b5d5-3bc262ed964e-819x1024.jpeg 819w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/e68a50af-ec21-41f0-b5d5-3bc262ed964e-240x300.jpeg 240w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/e68a50af-ec21-41f0-b5d5-3bc262ed964e-768x961.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/e68a50af-ec21-41f0-b5d5-3bc262ed964e-696x871.jpeg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/e68a50af-ec21-41f0-b5d5-3bc262ed964e-1068x1336.jpeg 1068w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/e68a50af-ec21-41f0-b5d5-3bc262ed964e-336x420.jpeg 336w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/e68a50af-ec21-41f0-b5d5-3bc262ed964e.jpeg 1200w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure></li></ul></figure>



<p><strong>Qual è stato il suo primo scatto tra i vip</strong>? <strong>E soprattutto come è giunto a quel livello</strong>?<br>Il primo scatto tra i Vip se non ricordo male fu a <strong>Gloria Gaynor</strong> a Napoli dove lei faceva tappa nella sua tournée. Arrivare a questi livelli non è stato semplice, all&#8217;inizio avevo difficoltà di inserimento al nord, il mondo della fotografia era fatto da grandi professionisti ma se vedevano un giovane con innate capacità si cercava di emarginarlo e contrastarne l&#8217;inserimento. Fu un periodo dove ho imparato a soffrire, privandomi anche delle cose necessarie per mancanza di soldi, come una semplice trapunta per potermi riscaldare a letto nei mesi invernali. Ma dissi a me stesso che «se c&#8217;è da lottare allora lottiamo». Non avrei mai accettato la sconfitta e fu così che presi a fare foto e inviarle alle redazioni. Il Direttore generale della Casa Editrice Universo si innamorò letteralmente delle mie foto e così iniziai a lavorare per i suoi giornali. Il grande salto fu quando <strong>Adriano Celentano</strong> mi scelse come suo fotografo per il film «<strong>Lui è peggio di Me»</strong>. Possiamo dire che da quel momento il percorso fu in discesa.</p>



<p><strong>Quali sono i volti noti che ha incontrato e fotografato? Esistono rapporti intimi e amicali con alcuni di loro</strong>?<br>I volti famosi ritratti sono una infinità, potrei citare <strong>Pavarotti</strong>, <strong>Stephanie di Monaco</strong>, <strong>Vittorio Emanuele di Savoia</strong>, <strong>Bud Spencer</strong>, <strong>Sylvester Stallone</strong>, <strong>Rod Stewart</strong>, <strong>Giancarlo Giannini</strong> e naturalmente i nostri Vip televisivi, cinematografici, imprenditori, politici e uomini di cultura. Con alcuni c&#8217;è un rapporto amicale ma non di amicizia e sovente ci vediamo anche al di fuori del lavoro.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-2 is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/a03af3c8-c2ed-4a4f-a033-ea04dcf4aa51-1024x683.jpeg" alt="" data-id="107273" data-full-url="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/a03af3c8-c2ed-4a4f-a033-ea04dcf4aa51.jpeg" data-link="https://www.giornaledelcilento.it/?attachment_id=107273" class="wp-image-107273" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/a03af3c8-c2ed-4a4f-a033-ea04dcf4aa51-1024x683.jpeg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/a03af3c8-c2ed-4a4f-a033-ea04dcf4aa51-300x200.jpeg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/a03af3c8-c2ed-4a4f-a033-ea04dcf4aa51-768x512.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/a03af3c8-c2ed-4a4f-a033-ea04dcf4aa51-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/a03af3c8-c2ed-4a4f-a033-ea04dcf4aa51-696x464.jpeg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/a03af3c8-c2ed-4a4f-a033-ea04dcf4aa51-1068x712.jpeg 1068w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/a03af3c8-c2ed-4a4f-a033-ea04dcf4aa51-630x420.jpeg 630w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/a03af3c8-c2ed-4a4f-a033-ea04dcf4aa51.jpeg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="857" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/ed9dba5b-125a-4da5-aa50-b3e2d5e49962-857x1024.jpeg" alt="" data-id="107274" data-full-url="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/ed9dba5b-125a-4da5-aa50-b3e2d5e49962.jpeg" data-link="https://www.giornaledelcilento.it/?attachment_id=107274" class="wp-image-107274" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/ed9dba5b-125a-4da5-aa50-b3e2d5e49962-857x1024.jpeg 857w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/ed9dba5b-125a-4da5-aa50-b3e2d5e49962-251x300.jpeg 251w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/ed9dba5b-125a-4da5-aa50-b3e2d5e49962-768x918.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/ed9dba5b-125a-4da5-aa50-b3e2d5e49962-696x832.jpeg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/ed9dba5b-125a-4da5-aa50-b3e2d5e49962-351x420.jpeg 351w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/ed9dba5b-125a-4da5-aa50-b3e2d5e49962.jpeg 1000w" sizes="auto, (max-width: 857px) 100vw, 857px" /></figure></li></ul></figure>



<p><strong>Registi, attori, cantanti, modelli e modelle, anche politici. bravura e fascino, carisma ed intellettualità e tanti tipi di bellezza, dall’eleganza all’erotismo. Di quale tecnica o approccio il fotografo Jannuzzi si avvale per realizzare un ritratto per «eternare» il personaggio</strong>?<br>Per eternare un personaggio cerco di conquistare la sua fiducia ed entrare nella sua intimità, cerco di conoscerli, e per questo motivo organizzo prima della seduta fotografico un incontro preliminare con il soggetto da ritrarre. Quando saremo sul set fotografico oltre al personaggio conosco la persona e posso così fotografare le entrambe sfaccettature. Una volta che il feeling è instaurato allora si procede con la parte tecnica, con luci, location, tipo di inquadrature, abiti, trucco ,ecc.</p>



<p><strong>Può anticiparci qualcosa sulla sua ultima mostra che, come abbiamo detto in apertura, è stata annullata</strong>?<br>La mostra su <strong>Cristiano Malgioglio</strong> era il percorso della sua vita in immagini, raccontava le varie tappe di questo eclettico e a volte controverso personaggio. Lo conosco da 25 anni e sono nel corso degli anni diventato il suo fotografo di fiducia. Sarebbe stato uno straordinario evento anche perchè le immagini esposte sarebbero state racchiuse in un prestigioso libro fotografico.</p>



<p><strong>Eseguire una fotografia, sia personale che pubblica, sia per un personaggio celebre o meno, equivale a capirne la personalità, scorgerne le abitudini e le sensazioni che essi prediligono. Come ha sviluppato, nella sua fotografia, questa inclinazione dell’arte fotografica</strong>?<br>L&#8217;inclinazione penso sia dovuta alla mia curiosità, io sono portato a capire, a scoprire, a sperimentare. Non mi fermo a ciò che gli occhi mi permettono di vedere e questo mi fa esplorare l&#8217;interiorità dei personaggi e delle persone che poi immortalo con un click. </p>



<p><strong>Forse è una domanda che non si dovrebbe porre ad un’artista, ma vorrei chiederle qual è il suo scatto preferito</strong>? <strong>Giustamente se esiste</strong>.<br>Non esiste una foto preferita, esistono foto che hanno riscontrato maggiore successo e altre meno ma quello è dovuto sovente alle circostanze.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="694" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/76932554-6527-44f4-95fe-d7836388151d-1-1-694x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-107275" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/76932554-6527-44f4-95fe-d7836388151d-1-1-694x1024.jpeg 694w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/76932554-6527-44f4-95fe-d7836388151d-1-1-203x300.jpeg 203w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/76932554-6527-44f4-95fe-d7836388151d-1-1-768x1134.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/76932554-6527-44f4-95fe-d7836388151d-1-1-696x1027.jpeg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/76932554-6527-44f4-95fe-d7836388151d-1-1-285x420.jpeg 285w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/11/76932554-6527-44f4-95fe-d7836388151d-1-1.jpeg 800w" sizes="auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px" /></figure>



<p><strong>Da quanto abbiamo potuto intuire, lei predilige il ritratto. È stata una scelta, eventualmente, imposta dal particolare lavoro che lo impegna ad immortalare personalità famose, o piuttosto è una sua pura predilezione</strong>?<br>E&#8217; una mia predilezione, fin da bambino restavo estasiato dai dipinti dei grandi artisti. I visi, i corpi, quei giochi di luce rimanevo a fissarli a lungo. Il volto di una persona, il corpo di una donna, il sorriso di un bambino danno il senso alla vita perché sono la vita. Non faccio altro che bloccare e mandare ai posteri quegli attimi di esistenza.</p>



<p><strong>Ritorna spesso a Pisciotta? Rispetto ai ricordi che conserva, cosa le manca di più?</strong><br>A Pisciotta torno ogni volta che posso e purtroppo non quanto lo desideri, ma le vacanze estive però non le ho mai fatte altrove. Io vivo in uno stato di perenne tristezza non potendo vivere il mio borgo quanto io lo desideri. Mi manca il sorriso della gente, il senso di comunità, la gioia di vivere, l&#8217;allegria, mi manca l&#8217;odore della terra dopo una giornata di pioggia, mi mancano i vicoli dove giocavo da bambino, mi mancano gli amici. Faccio prima a dire che mi manca tutto di Pisciotta.<br><br><strong></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Omicidio Maria Paola, Dorian Gonnella: «Le parole hanno un peso enorme»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/omicidio-maria-paola-dorian-gonnella-le-parole-hanno-un-peso-enorme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2020 14:18:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/?p=103988</guid>

					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo Quando, durante i funerali tenutisi lo scorso Martedì, don Maurizio Patriciello, dal pulpito, chiede perdono a Maria Paola perché, dice, «non siamo stati capaci di custodire la [...]]]></description>
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<p>di Giangaetano Petrillo<br><br>Quando, durante i funerali tenutisi lo scorso Martedì, <strong>don Maurizio Patriciello</strong>, dal pulpito, chiede perdono a <strong>Maria Paola</strong> perché, dice, «<strong>non siamo stati capaci di custodire la tua fragile e preziosissima vita</strong>», la tragedia di <strong>Caivano</strong> appare per ciò che è stato sin dall’inizio, non una trama scespiriana, ma un dramma dei nostri tempi, consumato in uno dei quartieri delle nostre periferie urbane e spirituali, prima ghettizzati e poi messi all’indice, dove disagio sociale, pregiudizi e analfabetismo culturale si confondono nell’indifferenza di troppi, specialmente chi è chiamato a trovare soluzioni, e nell’impotenza dei pochi che provano ad affrontarli. Perché questa vicenda non si esaurisca nel cordoglio, abbiamo contattato <strong>Dorian Gonnella</strong>, che ha da poco aperto su facebook la pagina <strong>LGBT+ &#8211; Vallo di Diano</strong> per approfondire e cercare di fare chiarezza. <br><br><strong>Come ha accolto la notizia di quanto accaduto a Caivano</strong>?<br><br>Ho avuto un senso di disgusto a primo impatto, poi dolore e tanta rabbia. Superato lo sconforto iniziale tuttavia, è subentrata la razionalità e ho cercato di capire come mai fosse accaduto, come si sarebbe potuto evitare o come si possa evitare che si ripeta in futuro e in che modo io possa contribuire. E’ stato orribile leggere della morte di una ragazza innocente, <strong>Maria Paola</strong>, a pochissima distanza dalla morte di un altro innocente, <strong>Willy</strong>, entrambi uccisi, fondamentalmente, da una mascolinità tossica figlia della cultura patriarcale ancora estremamente radicata nella mentalità italiana, nonché dalla discriminazione, sebbene in forme differenti. Da una parte c’è Willy, morto per mano di un’Italia ancora fortemente razzista e fascista, e dall’altra Maria Paola, morta per mano di un’Italia ancora fortemente omolesbobitransfobica. Purtroppo queste piaghe, causate principalmente da malcontento ed ignoranza, sono fomentate da una politica senza scrupoli, laddove vediamo esponenti di alcuni partiti esibirsi in tutta la loro ipocrisia esprimendo prima cordoglio, palesemente di circostanza, per le tragedie avvenute e poi fare discorsi razzisti ed omolesbobitransfobici o ostacolare leggi che, chissà, magari avrebbero potuto impedire il verificarsi di questi episodi. Certamente la colpa è anche del giornalismo, che legittima e diffonde la transfobia utilizzando un linguaggio improprio  &#8211; deadnaming e misgendering &#8211; e anche il razzismo. Non si rendono conto di quanto contraddittorie siano le loro azioni e che del sangue di questi innocenti siano sporche anche le loro mani. Appena apprese le notizie e compresa la gravità di quanto accaduto, ho pensato di utilizzare il progetto LGBT+ per fare informazione riguardo i fenomeni che si celano dietro quanto accaduto e dando il via a delle settimane a tema. <br><br><strong>Da quanto sembra emerge, c&#8217;è un contesto familiare che non accettava la scelta dei due ragazzi di vivere insieme. In questo caso quanto sarebbe importante il ruolo di associazioni territoriali che accolgano eventualmente coppie che vivono difficilmente la propria relazione</strong>?<br><br>Sarebbero essenziali al fine di evitare che altri innocenti, la cui unica “colpa” era quella di amarsi o di essere sé stessi, vengano uccisi così. Queste persone potrebbero avere un rifugio sicuro in cui vivere serenamente il loro amore e la loro identità. Andrebbero certamente stanziati più fondi per case famiglia e centri antiviolenza e anche in questo senso, l’approvazione della legge contro l’omolesbobitransfobia sarebbe indispensabile. <br><br><strong>Questa violenza, che dalle parole dello stesso Ciro andava avanti da tempo, cosa ci racconta</strong>?<br><br>Innanzitutto di quanto difficile possa essere la vita per una persona transessuale e chi le sta attorno; di quanto l’ignoranza su certi temi possa rendere un vero incubo la vita di qualcuno, soggetto a continue minacce e intimidazioni. Ci racconta che nemmeno vivere uno dei sentimenti più belli al mondo alle volte è così semplice. Credo infatti che l’intera vicenda getti luce su alcuni problemi ancora fortemente radicati in Italia, le persone trans non possono ancora condurre una vita normale, è una lotta continua. Sono ancora fraintese, incomprese, discriminate e sono con ogni probabilità una delle, se non la, categoria più stigmatizzata dalla società, per non parlare del fatto che ancora qualcuno, nel 2020, sia convinto non solo che omosessualità e transessualità siano inaccettabili o contro natura, ma anche che possano essere contagiose, come vere e proprie malattie, quando le uniche cose inaccettabili e purtroppo anche contagiose, sono paura e ignoranza. La vicenda ha evidenziato però anche  qualcosa di non poco conto riguardante la situazione delle donne, mostrando quanto ancora queste siano soggette alle dinamiche di una società misogina e patriarcale che mira a controllare ogni aspetto della loro vita. Fin troppo spesso vengono trattate come proprietà più che come persone; il fratello di Maria Paola, nonché la sua famiglia, volevano arrogarsi il diritto di stabilire chi lei potesse o non potesse amare. È un errore commesso in buona fede perché credevano di starla proteggendo? No. L’amore qui c’entra ben poco; Maria Paola era una loro proprietà, che stava disobbedendo alle loro regole, che stava ribellandosi ai loro dettami riguardo ciò che secondo loro era giusto o sbagliato e in quanto tale, doveva essere rieducata, meritava una lezione. I suoi sentimenti e la sua volontà non contavano nulla. Inoltre, forse qualcuno che credeva che leggi come il DDL Zan tutelassero i soli diritti delle persone LGBT+, si sarà ricreduto: Maria Paola, eterosessuale e cisgender, è stata uccisa da misoginia e TRANSFOBIA. <br><br><strong>Ciro, ricordiamolo, il compagno di Maria Paola uccisa dal fratello, è un ragazzo trans. Purtroppo sta subendo un&#8217;ennesima violenza perché molti telegiornali e quotidiani lo descrivono come donna in fase di transizione o, peggio, come un uomo nel corpo di una donna, arrivando persino a declinargli il nome al femminile, chiamandolo Cira.</strong><br><br>Oltre al danno, la beffa, mi viene da dire. Tuttavia, stupisce? Dato il mio ottimismo,  ammetto che mi abbia un po’ stupito, ma in generale mi rendo conto che non ci si aspettasse nulla di meno, non è la prima volta che accade, d’altronde. Abbiamo sentito parlare di loro come due amiche, negandone persino la relazione sentimentale, come compagne che avevano una relazione LGBT+, un’amica che da un po’ di tempo si faceva chiamare Ciro, una donna in transizione perché molti non riconoscono la validità dell’identità di genere di qualcuno se questo non si è sottoposto a tutte le operazioni, e addirittura qualcuno ha utilizzato il nome assegnato alla nascita. In alcuni casi poi, Ciro è diventato semplicemente un trans. Ma tutto ciò non è nuovo; si sente spessissimo parlare in maniera impropria e irrispettosa delle persone transessuali nei servizi trasmessi in tv o negli articoli di giornale, che sia per ignoranza, per transfobia del giornalista o della testata giornalistica o perché si crede che facendo altrimenti, al grande pubblico risulti difficile comprendere il movente dell’omicidio. Come ho accennato in una delle risposte precedenti, commettere errori come questo, nello specifico deadnaming e misgendering, contribuisce a far sì che episodi come quello di Caivano si ripetano ancora. Passa infatti il messaggio per cui le persone transessuali possano essere chiamate o considerate come meglio ci aggrada perché la loro identità non è valida ne’ accettata; che siano squilibrati che da un giorno all’altro hanno deciso di farsi chiamare in un certo modo come in una sorta di gioco di ruolo; che il loro nome non sia altro che un soprannome mentre quello assegnato alla nascita sia il loro unico vero nome; che non siano altro se non uomini travestiti da donna e donne travestite da uomini che cercano di passare per qualcosa che non sono e in definitiva, che non siano degne di altrettanto rispetto. Difatti, non bisognerebbe MAI scrivere un trans o un transessuale perché questo deumanizza la persona legittimando violenze a loro danno visto che, appunto, non sono viste come persone, ma come qualcosa in meno. Per di più, ciò la esclude dalla binarietà uomo &#8211; donna, sminuendo gli sforzi fatti per guadagnarsi la propria identità, perché in questo modo non sono considerati ne’ uomini ne’ donne, ma qualcosa d’altro. Da qui a un omicidio a sfondo transfobico, quanto è breve il passo? Quanti scrupoli potresti farti nell’uccidere una persona che a malapena vedi come tale? Ricordo infatti che questo omicidio non è stato causato dalla sola misoginia, ma anche dalla transfobia e i giornali hanno contribuito ad alimentare esattamente ciò che ha ucciso una ragazza innocente. Deadnaming e Misgendering poi, possono indurre le persone transgender in uno stato di tale disagio, da portarle a sviluppare o alimentare problemi psicologici preesistenti anche gravi, che possono sfociare nel suicidio. Quindi, che non si dica che tutto ciò che sta accadendo circa il modo in cui si parla di Ciro sia una questione secondaria, perché non lo è. Le parole hanno un peso enorme. Vogliamo sulla coscienza altre vittime, il cui sangue gronda anche dalle nostre mani, e piangere solo a fatto accaduto o vogliamo impegnarci seriamente perché questo non si ripeta più? In caso scegliessimo la seconda, c’è bisogno che ponderiamo molto attentamente ciò che affermiamo e ciò che facciamo. <br><br><strong>Quanto, di questi tempi, occorre avere un giusta informazione da parte della stampa e del servizio pubblico</strong>?<br><br>La gente si fida di questi mezzi di informazione e il loro pensiero viene da essi plasmato. Io mi rendo conto di quanto poco si parli di certi temi e di quanta disinformazione vi aleggi attorno, ma un giornalista non è giustificabile, non può permettersi assolutamente certe leggerezze, perché la sua è una responsabilità enorme. È suo preciso dovere informarsi e sapere di cosa stia parlando, non solo per rispetto verso le persone di cui parla ma anche verso quelle a cui parla, che si aspettano un’informazione affidabile e corretta, sia in generale che su questi temi specifici. Al giorno d’oggi basterebbe una ricerca in rete per capire come trattare correttamente temi tanto delicati, ma sin troppi optano invece per un approccio qualunquista e superficiale, facendo nient’altro che alimentare disinformazione e con essa, i gravissimi problemi che questa comporta. Imperdonabile poi anche il fatto che alcuni non facciano misgendering e deadnaming per ignoranza ma di proposito, perché deliberatamente transfobici. Eppure il testo unico dei doveri del giornalista, prevede che si parli delle persone rispettosamente, senza ledere la loro dignità, peccato che non sempre questo sia applicato nei fatti. Per contrastare tutto questo comunque sarebbe necessaria una maggiore sensibilizzazione. Dei corsi di formazione che forniscano linee guida riguardo come questi argomenti possano essere trattati correttamente sarebbero indispensabili, ma ancor più importante sarebbe l’educazione scolastica in merito a certi temi che gioverebbe non solo ai giornalisti, ma all’intera popolazione.<br><br><strong>Perché, secondo lei, l&#8217;amore che è, o almeno dovrebbe essere il sentimento più puro, libero e incondizionato, più genuino, tende poi a perdersi tuttora in etichette imposteci dalla società o dalla stessa religione</strong>?<br><br>Credo che lei abbia detto la parola giusta, religione. Sebbene le discriminazioni di tipo omofobico non siano nate con la religione, anzi, ad esempio, le prime comunità cristiane non avevano nulla contro l’amore tra persone dello stesso sesso, è stata proprio la religione, diventata col tempo profondamente intollerante verso le differenze, a diffonderle e soprattutto a radicarle così profondamente. La religione fa leva sul lato più fragile, emotivo e irrazionale delle persone e purtroppo è stata spesso inculcata con la paura sin dalla più tenera età. È semplice immaginare quindi come mai sia così difficile scardinare certi preconcetti da essa diffusi. La gente ha paura di non credere, e in generale, di discostarsi dagli insegnamenti ricevuti dalla chiesa. Immaginate che sin da piccoli vi abbiano terrorizzati convincendovi che se non credete, vi comportate e la pensate in un certo modo, finirete all’inferno. Dio vi punirà o scatenerà, per dire, una pandemia; a quel punto, possono spiegarvi come mai in realtà non esista un modo giusto o sbagliato di vivere l’amore, o la propria sessualità, ma a causa di quell’enorme paura irrazionale, non riuscirete a ragionare o vi rifiuterete del tutto. Va considerato anche che nelle scuole il pensiero critico e razionale non venga promosso come dovrebbe. Siamo più incentivati ad imparare a memoria e ripetere piuttosto che imparare le cose perché ci suscitano interesse o ad elaborare pensieri nostri a riguardo. Studiare qualcosa è un dovere, un compito a cui approcciarsi passivamente, qualcosa da memorizzare, e soprattutto è una verità assoluta e incontestabile, non un piacere ne’ qualcosa di interattivo o che possa essere messo in discussione. Se ne ricava che la gente sia in media più propensa a reagire emotivamente e reiterare passivamente ciò che apprende piuttosto che ragionarci razionalmente e rielaborare e soprattutto, che reagisca molto male quando tocchi una tra quelle convinzioni incrollabili. Un’altra causa è una cultura frammentaria, per cui molti sono convinti ad esempio che i sessi siano solo due perché solo due sono i genitali &#8211; mentre è in realtà una questione più complessa di così, essendo uno spettro piuttosto che qualcosa di binario -, e che, dato che solo l’incontro tra questi due genitali produce la vita, tutto il resto sia innaturale e illecito. Il considerare un amore giusto e uno sbagliato poi, è certamente figlio anche della solita cultura patriarcale, promossa sia in società in generale che tramite i media. E’ diffusissimo infatti un concetto di mascolinità tossica secondo cui le relazioni omosessuali rendano un uomo meno uomo, femminilizzato, e che quindi vada discriminato, deriso e bullizzato. O che la donna sia fatta per soddisfare l’uomo, quindi non debba stare con un’altra donna, e se attraente, la donna lesbica è anche considerata uno spreco o qualcuno a cui puoi permetterti di dire cose del tipo <strong>vieni a letto con me, tu hai solo bisogno di provare un vero uomo</strong>. Nei media invece domina, sebbene le cose stiano gradualmente migliorando, l’eteronormativita nonché la cisnormatività, quindi vedere due persone dello stesso sesso amarsi o scambiarsi effusioni, non è qualcosa a cui si è particolarmente abituati, ne consegue che ai più faccia ancora strano o provochi addirittura disgusto. <br><br><strong>Da poco ha aperto una pagina fb LGBTQ+ per il Vallo di Diano, tra l&#8217;altro l&#8217;abbiamo ospitata anche sulle nostre pagine per parlane. Si è mai ritrovato ad ascoltare storie simili</strong>?<br><br>Si, ma mi è stato chiesto di non pubblicarle. Ho ascoltato degli sfoghi personali di alcune persone che tutt’ora vivono situazioni familiari allucinanti ed oppressive. Ho cercato e sto ancora cercando di dare loro dei consigli o trovare un modo per aiutarli concretamente, ma non è semplice capire come agire al fine di donare la libertà a queste persone in alcuni casi purtroppo. Riguardo il progetto, segnalo che le prossime due settimane saranno dedicate proprio alla mascolinità tossica, in particolare nei media, e alla transfobia, alla luce di quanto accaduto a Willy e Maria Paola. <br><br><strong>Dalla sua esperienza personale, qual è il messaggio che intende lanciare perché si comprenda come e quanto l&#8217;amore non può essere un concetto per cui esistano patenti e foglietti di istruzioni</strong>?<br>Non si sceglie chi amare ne’ esistono modi giusti o sbagliati di farlo. Sembra talmente semplice e scontato, che fa persino strano doverlo dire, e ribadire ancora e ancora perché sin troppi non riescono a comprendere questo banale dato di fatto. Non si sceglie nemmeno chi essere. Non si sceglie nemmeno da chi essere attratti. E in ogni caso, chiunque siamo, chiunque amiamo, chiunque ci attragga, va bene, perché tutto questo non nuoce a nessuno.   <br><br>  <strong></strong>    </p>
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		<title>Su Facebook il gruppo contro le discriminazioni sessuali, Dorian Gonnella: «Nessuno è solo»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/su-facebook-il-gruppo-contro-le-discriminazioni-sessuali-dorian-gonnella-nessuno-e-solo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2020 18:11:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo «Molti infatti pensano &#8220;siamo in campagna, abito in un piccolo paese; sarò l’unico così! Qui non è come nelle città! Qui nessuno mi capirà!&#8220;, ma non è [...]]]></description>
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<p><strong>di Giangaetano Petrillo </strong></p>



<p>«Molti infatti pensano &#8220;<em>siamo in campagna, abito in un piccolo paese; sarò l’unico così! Qui non è come nelle città! Qui nessuno mi capirà!</em>&#8220;, ma non è così, anche qui c’è chi è nella loro situazione, chi li comprende, chi li ama e spero che il mio progetto li aiuti a rendersene conto». <strong>Ha le idee chiare e la motivazione giusta Dorian Gonnella, giovane 30enne valdianese che in questo modo cerca di dare voce e sostegno contro le discriminazioni alla comunità di lesbiche, gay, bisessuali e transgender del Vallo di Diano</strong>. Dorian è nato nel corpo di una donna che, fin dall’infanzia, non ha accettato volentieri per poi iniziare un percorso che lo ha condotto al cambiamento. Fa lo scrittore, ci tiene alla sua terra ed ha una sensibilità tale da voler aiutare chi potrebbe trovarsi in difficoltà, sentirsi solo o «costretto a vivere nell’ombra», casomai per nascondere i propri gusti sessuali. «Questa mia terribile esperienza e sapere che ci siano persone rinchiuse ancora in quella gabbia fatta di depressione e angoscia, è una delle ragioni che mi ha spinto ad aprire il progetto; non voglio che qualcun altro debba sopportare ciò che io ho sopportato e anche purtroppo di molto, molto peggio. Se posso, voglio aiutare».<br><br><strong>Da dove nasce l’idea, la suggestione o la necessità di creare un gruppo LGBTQ+ per il Vallo di Diano</strong>?<br>Le ragioni sono molteplici, ma ciò che ha fatto sì che mi decidessi è stato certamente leggere di tante discriminazioni e aggressioni verso persone LGBT+ avvenute qui in Italia. Questo mi ha riportato alla mente le molte storie udite nel tempo di persone che avevano provato un profondo disagio anche qui nel territorio e che purtroppo lo provano tutt’ora, nonché la mia personale esperienza. Sebbene vi siano vari gruppi LGBT+ su Facebook, si tratta di gruppi generici, aperti all’Italia intera, quindi una persona del territorio, pur aderendovi, si sarebbe sentita compresa da qualcuno che abita molto lontano, ma ancora in prigione nel suo territorio. Ho pensato allora di provare ad aprire un gruppo dedicato al Vallo di Diano, nonché recentemente un profilo Instagram, sperando che un’azione mirata potesse rendere queste persone finalmente libere. Molti infatti pensano «siamo in campagna, abito in un piccolo paese; sarò l’unico così! Qui non è come nelle città! Qui nessuno mi capirà!», ma non è così, anche qui c’è chi è nella loro situazione, chi li comprende, chi li ama e spero che il mio progetto li aiuti a rendersene conto. E’ importante infatti specificare che sia il gruppo <strong>Facebook</strong> che il profilo <strong>Instagram</strong>, non sono aperti solo a coloro che fanno parte della comunità, ma anche ai sostenitori.<br><br><strong>Come ha reagito il territorio</strong>?<br>Fino ad ora molto bene. L’accoglienza è stata di gran lunga più positiva di quanto mi aspettassi. In effetti dopo l’apertura del gruppo, solo una minoranza ci ha criticato, ricevendo supporto pari o rasente lo zero e venendo anzi prontamente contestato da molti. Le adesioni sono state molte e ancor più velocemente sta crescendo il profilo Instagram e tutto questo mi fa ben sperare. Mi auguro che le cose non facciano che migliorare ulteriormente e questo mio progetto riuscirà davvero ad aiutare le persone. <br><br><strong>Avverte che ci sia ritrosia sia dalla parte della società civile che dalla parte della politica cilentana verso l’apertura alla comunità LGBTQ+?</strong><br>No, non direi, la situazione non mi sembra così male qui, ma lungi dall’essere ideale, intendiamoci. Per quella che è stata la mia esperienza, nel mio coming out sia come transessuale che come pansessuale, le persone mi sono sembrate in media ben disposte, questo nonostante inconsapevolezza e scarsa familiarità con certe tematiche, infatti uno degli obbiettivi del mio progetto è anche quello di colmare tali lacune diffondendo informazione a riguardo. Nonostante l’atteggiamento positivo di molti tuttavia, ancora sussistono, in particolare nelle vecchie generazioni, certe convinzioni profondamente errate che vanno assolutamente eradicate, prima fra tutte c’è la convinzione che certe cose siano qualcosa di cui vergognarsi e che vadano tenute nascoste perché sono affari privati. Ma affermare noi stessi non equivale a sputtanarsi come loro credono, e ciò che siamo non ha nulla di vergognoso. Una qualsiasi persona cisgender non cela la propria identità di genere: altrettanto deve valere per le persone trans, non binary, intersex etc. Una qualsiasi persona etero non cela di avere un partner: altrettanto deve valere per chiunque abbia un differente orientamento sessuale. Nessuno si sognerebbe di accusarli di sputtanarsi, né di dirgli di tenere tali cose nascoste perché sono motivo di imbarazzo; lo stesso deve valere per noi. Il mio intento non è necessariamente quello di far cambiare loro idea, perché so che in molti casi ciò non sia proprio possibile per una ragione o per l’altra: miro più che altro ad aiutare chi è ben disposto e in particolare le nuove generazioni a ribellarsi a quel modo di pensare e non lasciarsi convincere che abbiano ragione, così da renderlo infine collettivamente un pensiero inaccettabile. <br><br><strong>Sul nostro giornale, intervistato qualche mese fa, Alessandro Cecchi Paone promosse una suggestione provocatoria, di fare del Cilento un Parco Gay Friendly. Cosa ne pensa</strong>?<br>Ho molta stima verso di lui e ho letto l’intervista, apprezzandola molto. Ad ogni modo, non dovrebbero esistere zone sicure per la comunità LGBT+, perché ciò implicherebbe che tutto ciò che sta al di fuori, non lo sia. Sarei quindi favorevole solo se si trattasse semplicemente di un passo avanti verso un’Italia più inclusiva in cui possiamo sentirci sicuri e liberi semplicemente ovunque ci venga in mente di andare. E’ un po’ come per il mio progetto: non nasce per essere un luogo sicuro per le persone LGBT+, ma per essere un punto di partenza per rendere l’intero territorio sicuro e inclusivo. </p>



<p><strong>Come</strong> <strong>ha affrontato il suo percorso personale di consapevolezza e trasformazione?</strong><br>È stato un percorso irregolare e travagliato. Pur capendo già verso i sei anni che ero diverso, non avevo idea di come gestire o interpretare ciò che sentivo e alla fine lo accantonai. Per lungo tempo non cercai di capire perché sentissi così sbagliato che le persone mi si rivolgessero al femminile e come mai mi sentissi così bene quando mi scambiavano per un ragazzo; sono un tipo poliedrico e le tante passioni, interessi, lotte e ribellioni della mia vita mi assorbivano tanto da non permettermi di guardarmi davvero dentro. A 24 anni tuttavia, raggiunsi il limite e non potei più rimandare di ammettere finalmente con me stesso chi ero davvero, così cominciò il mio doloroso percorso. Ho sofferto di ansia e paranoia a lungo, ferendo molto anche chi avevo attorno, isolandomi e rifiutando di uscire di casa. Sebbene alcuni mi abbiano capito, chi più chi meno, chi subito chi gradualmente, alcuni non ci riuscivano, perché purtroppo su disforia e transessualità c’è poca informazione e parecchia confusione, quindi mi sentivo in gabbia: se fossi uscito, come avrei spiegato a chi mi aveva conosciuto in precedenza che ora avevo capito di essere Dorian e che avrebbe dovuto rivedere il modo in cui mi si rivolgeva, chiamava e percepiva? L’idea mi terrorizzava e alla fine, non vedendo via di uscita, rinunciavo a cercare una soluzione e me ne restavo in casa, dedicandomi a qualche passatempo che fungesse da palliativo per alleviare quel dolore. La mia vita era in stallo, mi sentivo un fallito, mutilato, desideravo non essere nato affatto. Lo scorso anno in seguito a un evento che mi ha scosso profondamente, ho scoperto di avere in me una forza che non mi aspettavo di avere. Ho ripreso la mia vita in mano, ho cominciato a lavorare su me stesso, ho superato buona parte dei problemi scaturiti da quel periodo da incubo e ora mi sento molto meglio, molto più compreso, e ciò che sono fuori rispecchia sempre meglio chi sento di essere dentro; mi sento rinato, mi sento me stesso. Questa mia terribile esperienza e sapere che ci siano persone rinchiuse ancora in quella gabbia fatta di depressione e angoscia, è una delle ragioni che mi ha spinto ad aprire il progetto; non voglio che qualcun altro debba sopportare ciò che io ho sopportato e anche purtroppo di molto, molto peggio. Se posso, voglio aiutare.   <br><br><strong>Ci stiamo avvicinando, sperando in una sua approvazione, alla votazione della legge contro le discriminazioni omolesbobitransfobiche. Secondo lei è giusto che anche le nostre amministrazioni dimostrino vicinanza verso una legge di così alta importanza?</strong><br>Certo, giustissimo. E’ assurdo rendersi conto che un mondo che ha fatto passi da gigante in così tanti campi, possa essere ancora tanto arretrato dal punto di vista sociale da necessitare di una legge perché le persone facciano qualcosa di semplice come l’aver rispetto per gli altri. Purtroppo però finché le cose staranno così, nessuno dovrebbe esimersi da mostrare il proprio sostegno, incluse le nostre amministrazioni, e già il fatto che la legge contro omolesbobitransfobia sia stata approvata qui in Campania, mi fa ben sperare. </p>



<p><strong></strong></p>
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		<title>Pietrina e il dolore per la morte della figlia Dorotea: «Porto avanti i suoi sogni»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pietrina-e-il-dolore-per-la-morte-della-figlia-dorotea-porto-avanti-i-suoi-sogni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2020 14:41:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[San Giovanni a Piro]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo «Si, è dura ma io da mamma lo devo a lei, e questo grande dolore deve tramutarsi in amore, perché lei era una persona speciale, e io [...]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="512" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/07/maria_dorotea_di_sia.jpg" alt="" class="wp-image-101178" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/07/maria_dorotea_di_sia.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/07/maria_dorotea_di_sia-300x200.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/07/maria_dorotea_di_sia-696x464.jpg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/07/maria_dorotea_di_sia-630x420.jpg 630w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>di <strong>Giangaetano Petrillo </strong></p>



<p>«Si, è dura ma io da mamma lo devo a lei, e questo grande dolore deve tramutarsi in amore, perché lei era una persona speciale, e io fin quando avrò vita parlerò di lei e porterò avanti il suo sogno facendo che casa stella diventi un punto di riferimento e di incontro per chi ama l&#8217;arte». <strong>La storia di Dorotea</strong> è una di quelle tante storie che oramai ascoltiamo quotidianamente, dove sogno ed opportunità si infrangono lungo un tragitto che bruscamente s’interrompe. </p>



<p>La strada. Incidente stradale. Vittima della strada. Direte voi, come lei tanti. Esatto. Anzi troppi. Le strade, almeno quelle costruite a loro tempo dai romani, servivano per ridurre i tempi del commercio, per spostare intere legioni più velocemente. Ecco, velocizzare i tempi di una vita che spesso sembra andare a rilento. Ma alle volte è proprio la lentezza, anzi l’adeguata velocità a determinare le nostre vite. Quella di Dorotea su quella strada è stata spezzata. Come tante altre direte voi. E invece no. Non per Dorotea, che non conosciamo. Ma perché da quel dramma non si è sviluppata rabbia, rancore, vendetta o solo dolore. No.</p>



<p>«I ricordi a volte sono dolorosi come nel mio caso, ma anche confortanti, meno male che ci sono». Abbiamo raggiunto la mamma, <strong>Pietrina Paladino</strong> per farci raccontare come sopravvive il ricordo di Dorotea e come l’impegno nell’associazionismo sia un mezzo fondamentale quantomeno per cercare di superare alcuni dolori. Quell’improvvisa morte è stata come un seme, che morendo fa sbocciare qualcosa di nuovo. </p>



<p><strong>Casa Stella</strong> nasce su quell’asfalto, lungo quel tragitto. «Questo luogo è nato dopo il dramma che 6 anni fa il <strong>13 maggio 2014</strong> un incidente stradale causa la morte di mia figlia <strong>Maria Dorotea</strong>, vittima della strada. E da questa grande perdita, per dare un senso a questa perdita, abbiamo, o meglio stiamo cercando di far vivere la sua memoria, e farla conoscere tramite la sua arte». Immediatamente dopo sembrava che il mondo, le lancette che scandiscono quel tempo che tanto ossessiona molti, si fossero fermati. Come congelati dal dolore. Eppure da lì si è aperta un’opportunità. </p>



<p>Per Dorotea di continuare a vivere nel ricordo dei suoi cari. Per la sua famiglia di sopravvivere con la speranza di non aver sofferto invano. «<strong>L&#8217;associazione è nata lo scorso anno, non solo per ricordare Dorotea, ma ci impegniamo in una campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale, le due cose camminano insieme</strong>. Un impegno per far riflettere su quanto accade sulle strade. E che mettersi alla guida ubriachi e drogati è un pericolo per se stessi e per gli altri».  Un luogo della speranza, della bellezza dell’arte, perché, prosegue la mamma <strong>Pietrina</strong>: «Lei frequentava l&#8217;accademica di Brera. E così è nata casa stella, il suo luogo, un luogo che mettiamo a disposizione di tutti gli artisti che vorranno venirci. E a qualsiasi attività riguardante l&#8217;arte. </p>



<p>Da sei anni organizziamo il <strong>Dorothy Dream Day</strong>, anche con il supporto delle istituzioni di <strong>San Giovanni a Piro</strong> nelle figure del sindaco <strong>Ferdinando Palazzo</strong> e il vicesindaco <strong>Pasquale Sorrentino</strong> che ci danno voce. E ci affiancano sempre, lo scorso anno e stato firmato un patto di intesa con i sindaci dei comuni del golfo di Policastro e del  vallo di diano, per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica. poi promuovere l&#8217;arte in ogni sua forma». </p>



<p>«I Progetti? Beh son tanti, e siamo aperti e disponibili a proposte per coloro che amano l&#8217;arte, la pittura, la fotografia, per studiare in un luogo tranquillo. Noi ospitiamo e ci attiviamo anche per essere vicini nel sociale per i bambini speciali. Insomma più o meno è questo ciò che casa stella, il luogo di <strong>Dorotea</strong>, si propone di fare. Ovviamente abbiamo bisogno di tutti».</p>



<p>© RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Legge sull&#8217;omobitransfobia, Priori cauto: «Politica spesso riserva sorprese»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/legge-sullomobitransfobia-priori-cauto-politica-spesso-riserva-sorprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 09:07:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo Il Pride Month quest’anno è vissuto in maniera inedita, rispetto agli ultimi anni. Da quando la testimonianza pride si è trasformata in una manifestazione a colori che [...]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="722" height="615" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/06/3fbba074-0a69-4141-90fc-8e8218454d1c.jpeg" alt="" class="wp-image-99857" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/06/3fbba074-0a69-4141-90fc-8e8218454d1c.jpeg 722w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/06/3fbba074-0a69-4141-90fc-8e8218454d1c-300x256.jpeg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/06/3fbba074-0a69-4141-90fc-8e8218454d1c-696x593.jpeg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/06/3fbba074-0a69-4141-90fc-8e8218454d1c-493x420.jpeg 493w" sizes="auto, (max-width: 722px) 100vw, 722px" /></figure>



<p>di <strong>Giangaetano Petrillo</strong></p>



<p>Il <strong>Pride Month</strong> quest’anno è vissuto in maniera inedita, rispetto agli ultimi anni. Da quando la testimonianza pride si è trasformata in una manifestazione a colori che hanno tinto di arcobaleno tutte le principali città d’Italia e del mondo, questo è il primo anno in cui giugno è, in parte, privo di eventi targati <strong>LGBTQ+</strong>. Non dovrebbe sorprendere il fatto che, quelle che ancora vengono da mondi conservatori e retrogradi definiti come carnevalate, siano del tutto attuali. <strong>Vi siete mai chiesti perché si scende in piazza</strong>? Nonostante il come, tralasciando i travestimenti e i colori delle bandiere che si tengono in mano, e il colore delle mani che tengono le bandiere, <strong>vi siete chiesti il perché</strong>? Si scende in piazza principalmente per protesta o per rivendicare dei diritti che spetterebbero all’uomo in quanto essere umano e individuo, ma che gli vengono negati per orientamento religioso, politico e sessuale. Su quest’ultimo si è creata, e vive tuttora, la famiglia <strong>LBGTQ+</strong> italiana e mondiale. Un mondo a colori che scende anche oggi in piazza, una piazza virtuale, almeno per il momento, per rivendicare il diritto alla lotta alle discriminazioni <strong>omobitransfobiche</strong>. Ne abbiamo parlato con <strong>Daniele Priori</strong>, segretario dell’associazione <strong>GayLib</strong>.</p>



<p><strong>Segretario,
innanzitutto a che punto siamo con la discussione parlamentare&nbsp;della&nbsp;legge contro
l’omobitransfobia?</strong></p>



<p>«Oggi in Commissione Giustizia sarà presentato un testo unificato visto che le proposte di legge in materia sono state sette, firmate da deputati e senatori che vanno da M5S a Forza Italia, passando per i partitini della diaspora di sinistra. In buona sostanza ben oltre il 60% della platea parlamentare. Se i rappresentanti del popolo saranno sinceri e cristallini non dovrebbero esserci problemi. Ma la politica e i temi civili per tradizione nel nostro Paese hanno spesso riservato sorprese. Quindi non andrei oltre con i proclama di ottimismo».</p>



<p><strong>Molte
sono state le voci levatesi contro, indicandola come legge liberticida. Le
offese&nbsp;omobitransfobiche&nbsp;sono ritenute opinioni?</strong></p>



<p>«Più
che voci direi “scherzi da prete” di una parte della CEI persino, pare,
pasticciando con le parole di <strong>Papa
Francesco</strong>. Un plauso in tal senso lo farei invece proprio all’onorevole <strong>Zan</strong> che in una intervista al quotidiano
dei vescovi, <strong><em>Avvenire</em>,</strong> ha
spiegato con serenità e pazienza la distinzione anche tra le più retrive
opinioni che, ovviamente, non saranno in alcun modo sanzionate, e le gravi offese
alla dignità della persona Lgbt, tali da considerarsi istigazione all’odio che
certamente non si può mai considerare una opinione, vieppiù, mi viene da dire,
in ambito cattolico. Non trova?»</p>



<p><strong>Segretario,
abbiamo aperto uno spazio sul nostro giornale dedicato alle tematiche LGBTQ+.
Secondo lei c’è una giusta attenzione dell’infotainment&nbsp;verso la comunità
LGBTQ+?</strong></p>



<p><strong>«</strong>La ringrazio per la domanda così specifica. Intanto credo che la vostra testata meriti un doppio plauso. Non sono poi così tanti, infatti, i quotidiani generalisti che, nei decenni, hanno dedicato uno spazio aperto alla comunità lgbt+. Il fatto che ciò ora capiti in un giornale della bellissima provincia cilentana vi fa ancora più onore. Per il resto lei parla di <strong>infotainment</strong> le cui regine indiscusse sono <strong>Barbara D’Urso</strong> e <strong>Mara Venier</strong>. Bene, la stupirò se le dico una cosa: ritengo abbiano trattato le questioni lgbt con più accuratezza una decina d’anni fa rispetto ad oggi dove, a fronte di uno spazio riservato sempre alle stesse facce vip. Sul tema si danno troppe cose per scontate a favore di un dibattito per lo più caotico nel quale il gay o la persona trans emergono solo se tornano nell’infausto ruolo, ovviamente sopra le righe, di macchiette.  Se invece parliamo di cinema ma anche fiction tv, persino quelle del prime time di RaiUno, devo dire che abbiamo fatto passi da gigante. Recentemente sul primo canale Rai in prima serata è andata in onda la bella serie ‘<strong>Vivi e lascia vivere</strong>’ diretta da <strong>Pappi Corsicato</strong> nella quale, senza nessuno scandalo, sono stati proposti baci tra ragazzi gay. Qualcosa di impensabile fino a una decina di anni fa quando, ricordo nitidamente, fu mandata in onda una versione mutilata del capolavoro a tema gay <strong><em>I segreti di Brokeback Mountain,</em></strong>il film premio Oscar sull’amore omosessuale tra due cowboy degli anni 60, ambientato  nella montagnosa e omofoba provincia americana del Wyoming, andato in onda, in Italia, censurato delle scene di amore omoerotico perché considerate sconvenienti e non adatte al pubblico della Tv di Stato di casa nostra».</p>



<p><strong>Quanto
in questa emergenza, secondo lei, il governo si è mostrato vicino e sensibile
alla comunità LGBTQ+ e, soprattutto, alle famiglie arcobaleno?</strong></p>



<p><strong>«</strong>Partendo
dal presupposto che anche il virus, come tutti gli elementi della natura, è
risultato meno discriminatorio degli esseri umani, ha risparmiato, pare, i
bambini e questa già può essere considerata, da chi ci crede, una grazia del
cielo, per il resto credo che il Governo, come è giusto che sia, nella gestione
dell’emergenza non abbia fatto distinzione alcuna tra cittadini e cittadini.
Non ho notizia di particolari discriminazioni avvenute durante il lockdown per
le famiglie omogenitoriali. Anche lì, di sicuro, ci saranno state le difficoltà
di sempre acuite dalla particolarità del momento. La polemica sui “congiunti”,
se è a quello che si riferisce fu un po’ giusta, un po’ stucchevole.
Fortunatamente chiarita subito da Palazzo Chigi. Tuttavia, senza voler essere
troppo ottimisti, mi piace ricordare come, proprio nel corso dei mesi di
chiusura, in realtà da parte del Governo con l’avvio del nuovo tavolo lgbt, dal
Parlamento con la calendarizzazione forse addirittura insperata della legge
contro l’omotransfobia fino alla ancor più sentite parole del Capo dello Stato
in occasione del 17 Maggio, vi sia stata invece una forte vicinanza alla
comunità lgbt da parte di tutte le istituzioni. Una goccia di splendore in un
frangente della Storia particolarmente cupo».</p>



<p><strong>Giudicate
positivamente l’attenzione verso le vostre richiesta dei due governi Conte? C’è
una differenza tra il primo esecutivo e il secondo?</strong></p>



<p><strong>«</strong>Guardi,
GayLib al tavolo lgbt pure istituito dal Conte I non ha partecipato per scelta
politica del Consiglio Direttivo, a questo secondo invece ha aderito. A onor
del vero debbo riconoscere che forse il tavolo lgbt del governo pentaleghista è
stato, per quanto breve, assai efficace in quanto ha portato a casa progetti e
fondi a favore della digitalizzazione degli archivi storici. Una tematica,
quella della memoria, particolarmente cara a una comunità come quella lgbt che
in Italia, salvo l’impegno di eroici volontari come l’indimenticabile <strong>Massimo Consoli</strong>, fondatore del più
importante e longevo archivio lgbt d’Europa, continua a mancare completamente
di una memoria condivisa su fatti e persone lgbt».</p>



<p><strong>Si
parla di un rilancio dell’Italia. Molte sono state le task force create durante
l’emergenza. Eppure appena apriamo l’App&nbsp;immuni vediamo l’uomo col
computer e la donna con bambino. Quando supereremo questi stereotipi?</strong></p>



<p><strong>«</strong>In
tutta onestà, sono tale e tante le problematiche di vario ordine e natura
attorno a questa app che preoccuparsi del logo è un po’ come guardare il dito
anziché centrare l’obiettivo sulla luna».</p>



<p><strong>Nella
comunità LGBTQ+ le donne lesbiche subiscono una doppia discriminazione. In
quanto donne e in quanto lesbiche. Che paese è l’Italia? Un paese
discriminatorio e maschilista?</strong></p>



<p><strong>«</strong>Siamo
sufficientemente indietro dal dover pensare che le quote rosa possano essere
l’inizio di una soluzione. Io ritengo debba cambiare in generale la mentalità
del Paese e le donne per prime debbono ritrovare quella marcia in più che le ha
portate ad essere negli ultimi due secoli, sempre un passo avanti in quelle che
poi sarebbero state considerate conquiste di civiltà. In questo senso mi piace
ricordare un’amica icona del femminismo come <strong>Roberta Tatafiore</strong>, morta per sua scelta undici anni fa. Di tanto in
tanto mi chiedo cosa penserebbe la Tata, da donna totalmente libera e
controcorrente quale era, della transfobia che continua&nbsp;a trasudare dalle
prese di posizione in particolare di una associazione lesbica. E penso anche a <strong>Marsha P. Johnson</strong> la prima drag queen
newyorchese, transgender, di colore che nel giugno del 1969 fu tra le
principali animatrici dei riotsallo
<strong>Stonewall Inn</strong> da cui ebbe origine il
moderno movimento lgbt internazionale per la liberazione sessuale. Come vede la
situazione è oltremodo complessa e resta ben oltre i confini della nostra grande
ma in realtà piccola Italia».</p>



<p><strong>Da
dove si potrebbe ripartire? Vede la possibilità di un riformismo socialista che
rilanci un periodo di riforme strutturali tanto attese?</strong></p>



<p>Il riformismo socialista ha fatto e dato tanta innovazione all’Italia, tanto che alla fine hanno dovuto distruggere tutto con un golpe giudiziario giustizialista. Con la nostra associazione non è per vezzo &#8211; attirandoci anche strali interni, da parte dei gay destri-ortodossi, che continuiamo a commemorare ad esempio la figura di <strong>Bettino Craxi</strong>.  Oggi l’impegno dell’amico segretario del <strong>PSI</strong>, il bravo <strong>Enzo Maraio</strong>, segna un punto d’orgoglio importante. Tuttavia credo che il fronte riformista, nel quale anche la nuova GayLib che si avvia al proprio congresso, deve collocarsi, dovrà essere liberalsocialista, radicale, riformatore, liberaldemocratico, anche cattolico liberale per poter creare quella che sia davvero una potenziale alternativa di governo. Se in Italia avessimo anche un solo leader col coraggio che ha avuto in Francia <strong>Emanuel Macron</strong>, probabilmente ci saremmo evitati di vedere l’onda populista, qualunquista, grilloleghista e grillopiddina al governo. Speriamo almeno questa cosa sia stata ben compresa. Ancora non ne sono affatto certo». </p>



<p><strong></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Elisa Lecce, la calciatrice cilentana che ha vestito la maglia della Nazionale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/elisa-lecce-la-calciatrice-cilentana-che-ha-vestito-la-maglia-della-nazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 09:17:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Torre Orsaia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo Elisa Lecce, atleta cilentana classe 1993, è originaria di Torre Orsaia. Attualmente milita nelle fila della Riozzese, team di calcio femminile che milita in Serie B, ma [...]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="822" height="462" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/06/elisalecce.jpeg" alt="" class="wp-image-99302" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/06/elisalecce.jpeg 822w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/06/elisalecce-300x169.jpeg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/06/elisalecce-768x432.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/06/elisalecce-696x391.jpeg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/06/elisalecce-747x420.jpeg 747w" sizes="auto, (max-width: 822px) 100vw, 822px" /></figure>



<p>di <strong>Giangaetano Petrillo</strong></p>



<p><strong>Elisa Lecce</strong>, atleta cilentana classe 1993, è originaria di <strong>Torre Orsaia</strong>. Attualmente milita nelle fila della <strong>Riozzese</strong>, team di calcio femminile che milita in<strong> Serie B, ma ha indossato le maglie del Napoli, della Lazio e dell’Inter. </strong>Prima del team lombardo Elisa si è tolta la soddisfazione di vestire la maglia azzurra della <strong>Nazionale</strong>. Oltre alle partite con l’<strong>Under 17</strong>, Elisa ha disputato gli <strong>Europei </strong>del 2011, con l’Under 19, e i <strong>Mondiali</strong> del 2012 in Giappone, con l’Under 20. Della Nazionale ha un ricordo che ancora la emoziona, «Tu pensa che durante l’inno i nostri pantaloncini si muovevano, e non per il vento, perché era una giornata soleggiata, ma perché ci tremavano le gambe». Abbiamo raggiunto <strong>Elisa Lecce</strong>, in una breve intervista, per rivivere brevemente la sua carriera.</p>



<p><strong>Elisa puoi raccontarci come ti sei avvicinata al mondo del calcio femminile, e soprattutto averlo fatto in un territorio in cui il calcio femminile è una realtà abbastanza marginale</strong>.<br>Ho iniziato a giocare a tre anni alla scuola calcio di Torre Orsaia, dove accompagnavamo mio fratello con i miei genitori. L’anno successivo, a 4 anni, i miei mi iscrissero insieme a mio fratello. Credo, in verità, che il calcio sia una cosa di famiglia, perché oltre a mio padre che faceva l’allenatore, avevao uno zio che da giovane era stato chiamato nelle giovanili dell’Inter.</p>



<p><strong>Hai vestito maglie importanti, come quella del Napoli, della Lazio e poi il grande debutto nella massima serie con l’Inter. Ti saresti aspettata questo tipo di carriera e, soprattutto, qual è l’esperienza che ricordi con maggior piacere</strong>?<br>Sicuramenteil Napoli. Io sono cresciuta a Napoli e con quella maglia vinto la serie A2, e l’anno seguente, quando dovevamo salire in serie A, scelsi di trasferirmi a Milano. Nonostante i risultati raggiunti, quello per me è stato un ambiente positivo, c’era un ottimo feeling con le compagne di squadre. Poi mi ha permesso di andare in nazionale.</p>



<p><strong>Hai incontrato delle difficoltà lungo il tuo percorso</strong>? <strong>Se sì, ti va di condividerle con noi</strong>?<br>Difficoltà non direi, più che altro è stato faticoso conciliare lo sport e lo studio. Mi sono diplomata al Liceo Classico di Sapri, ero praticamente sempre via, mancando spesso per le convocazioni della Nazionale. Purtroppo questa cosa me la facevano sempre pesare, e infatti al 4^ anno fui costretta a saltare la convocazione con l’Under19 perché avevo superato il massimo di assenze. Un altro episodio che ricordo tristemente è stato quando, disputando gli Europei ad Assisi, l’insegnante di educazione fisica e i miei compagni di classe avevano chiesto alla dirigente di organizzare il viaggio d’istruzione per quell’anno proprio lì, ad Assisi per assistere al torneo. Purtroppo la dirigente non acconsentì, come si rifiutò di far mettere lo schermo a scuola per seguire le partite. Dopo l’esame di maturità mi chiese la maglietta da poter appendere nell’istituto. Mi rifiutati. Avrebbe avuto senso se l’istituto, e lei, mi avessero sostenuto nel mio percorso. Avrebbe avuto senso se io avessi dei ricordi positivi di quegli anni. Purtroppo non è cosi, ho dei ricordi non lieti perché fu realmente difficile riuscire a organizzare il tutto per me in quegli anni. </p>



<p><strong>Sei arrivata ad indossare anche la maglia della nazionale. Credo sia stata un’emozione indescrivibile. Puoi provare comunque a descrivercela</strong>?<br>La prima partita con l’under 17 è stata a Marina di Pisa contro la Scozia. L’emozione era molta. Tu pensa che durante l’inno i nostri pantaloncini si muovevano, non per il vento, ma perché ci tremavano le gambe. Quella è stata la partita del debutto. Quando realizzi che fino al giorno prima vedevamo la nazionale cantare l’inno mentre ora eravamo noi ad indossare quella maglia. L’emozione è stata forte e non ti ci abitui all’inno. La partita più bella negli europei del 2011, anche se poi perdemmo, è stata contro la Norvegia, quando realizzai il goal dell’1-1. Comunque in quegli europei ci qualificammo per il mondiale del 2012. Di quel mondiale mi ricordo che venivamo trattate come dei calciatori, quando prima non era così. Ci portavano le borse e trovavamo tutto sistemato.</p>



<p><strong>Il calcio femminile è praticato molto nella parte settentrionale d’Italia. Esiste questa grossa differenza, a tuo avviso, rispetto al nostro territorio?</strong><br>Innanzitutto la differenza tra maschi e femmine esiste, e basta vedere come la serie A maschile può ripartire mentre quella femminile no. La serie B dove gioco io è stata sospesa. La differenza è nei fondi che non vengono investiti nel calcio femminile quanto nel calcio maschile. Non è giusto che le ragazze debbano chiedere dei rimborsi spese e molte società ritardano anche nei pagamenti. Per quanto poi riguarda la differenza tra nord e sud, al nord ci sono strutture. squadre e settori giovanili femminili. Pensa che al sud ci si sorprende ancora se vedono giocare una ragazza. Ma al sud esistono anche realtà positive, promettenti. come il presidente Lello Carlino del Napoli femminile appassionato,  che investe nel calcio femminile. il Napoli femminile è una di quelle realtà che sta crescendo. </p>



<p><strong>Come hai vissuto questo periodo d’emergenza?</strong><br>Io sono stata a Milano. Non sono stata una di quei ragazzi che hanno deciso, inconsciamente, di far ritorno al sud. Sono sempre bene e non ho mai riscontrato alcun sintomo, ma non potevo mettere a rischio i miei familiari. L’ospedale più vicino per le nostre zone è a Napoli, e a Sapri ancora non si è ben organizzati. All’inizio è stato difficile, per chi come me abita da sola. Io ero a casa dal 24 febbraio, quando qui chiusero diverse attività sportive tra cui la mia. Mi sono dovuta abituare diciamo a tutt’altra vita. Prima uscivo di casa alle 6 di mattino e rientrato alle 11 di sera. Da un giorno all’altro ho dovuto cambiare le mie abitudini. Dopo ho trovato il mio equilibrio, ho ricominciato ad allenarmi e a seguire alcuni miei clienti. Mi sono iscritta anche alla specialistica in scienze motorie, e ho dato alcuni esami.</p>



<p><strong>In un post accusavi quanti avevano deciso, in quel lontano 8 marzo, di rientrare al sud. Non voglio chiederti alcun commento, ma porti una semplice domanda. Quanto è difficile vivere lontano dal paese dove si è anti e si è cresciuti? </strong><br>Penso che nelle città, come Milano, si vive esclusivamente per lavorare. Non ti accorgi del tempo che passa. Durante l’anno normale non mi accorgo del tempo, della mancanza dei miei affetti, Milano non ti permette di pensare, di fermarti a pensare a chi ti manca. In queste giornate, in cui avevi il tempo per pensare, ho compreso quanto mi manchino i miei familiari, i miei amici, il mio paese. Il periodo in cui soffro di più è quello tra aprile e maggio, perché giù iniziavi ad andare a mare. Sento la mancanza, tante volte vuoi tornare a casa e trovare un piatto pronto, trovare qualcosa di pulito. Ti abitui ma non è mai la stessa cosa.</p>



<p><strong>Che legame hai conservato con il tuo paese d’origine? Fai ritorno spesso a Torre Orsaia?</strong><br>Scendo sempre a Natale a Pasqua e ad Agosto. Per uno che sta fuori tornare a casa è qualcosa di scontato. Ho le mie amiche, le mie cose. Se non vado al mare da noi dove vuoi che vada. Sto leggendo alcuni dibattiti sulla Grecia che pare ci abbia chiuso l’accesso per le vacanze. Ma che c’andate a fare in Grecia? Abbiamo molte bellezze qui in Italia, come il Cilento. Infine, se non vado a casa dove dovrei andare?</p>



<p><strong>Tu, come molti altri nostri conterranei, per opportunità di lavoro hai dovuto abbandonare questo territorio. Distante da tutto si riesce a comprendere quelle che possono essere le potenzialità di un territorio come quello del Cilento?</strong><br>Quando mi chiedono di dove sono e dico del Cilento gli si illuminano gli occhi. Noi che veniamo da fuori viviamo le nostre zone soltanto nei periodi di festa, dove c’è sempre gente. Tante persone mi chiedono che ci fai a Milano se tu vieni dal Cilento. Da noi d’inverno cosa fai? Ci si potrebbe organizzare meglio per quanto riguarda le spiagge, come è organizzata la riviera romagnola, nel senso che lì c’è tutto, strutture, collegamenti. Da noi, invece, se non hai la macchina non puoi muoverti. Ma poi penso che se fosse diverso magari si rovinerebbe. </p>



<p><strong>Tra circa 10 giorni riprenderà il campionato. Secondo te è stata la scelta giusta?</strong><br>No, perché tutti gli sport si sono fermati e non capisco perché la serie A maschile non possa farlo. Questa è l’occasione per dimostrare che è solo business e non è sport. Ma se deve essere così, dico che dovrebbe riprendere anche la serie A femminile.</p>



<p><strong>Purtroppo esiste ancora una cultura patriarcale e machista, spesso promossa anche a livello istituzionale e anche sportivo. Quanto quest’atteggiamento può favorire linguaggi e comportamenti discriminatori, soprattutto verso le donne</strong>?<br>Stiamo parlando sempre del calcio, comunque gli altri sport sono andati di pari passo. Hanno sospeso la pallavolo senza distinzione di sesso. Secondo me quest’idea di sport, esclusivamente legata al calcio, danneggia un po’ la figura femminile.</p>



<p><strong></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Evoluzione della società italiana e opportunità per il Mezzogiorno, l&#8217;intervista ad Alfonso Conte</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/evoluzione-della-societa-italiana-e-opportunita-per-il-mezzogiorno-lintervista-ad-alfonso-conte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2020 08:36:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo «Spero che al Cilento siano destinati maggiori investimenti pubblici», questo l’auspicio del professore Alfonso Conte, professore associato di Storia Contemporanea, al corso di laurea di Scienze Politiche [...]]]></description>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/06/7bcb4c25-ba88-449c-b87b-2389967095a8-1.jpeg" alt="" class="wp-image-99124" width="241" height="240" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/06/7bcb4c25-ba88-449c-b87b-2389967095a8-1.jpeg 707w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/06/7bcb4c25-ba88-449c-b87b-2389967095a8-1-300x300.jpeg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/06/7bcb4c25-ba88-449c-b87b-2389967095a8-1-150x150.jpeg 150w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/06/7bcb4c25-ba88-449c-b87b-2389967095a8-1-696x697.jpeg 696w" sizes="auto, (max-width: 241px) 100vw, 241px" /></figure></div>



<p>di <strong>Giangaetano Petrillo</strong></p>



<p>«Spero che al Cilento siano destinati maggiori investimenti pubblici», questo l’auspicio del professore <strong>Alfonso Conte, </strong>professore associato di Storia Contemporanea, al corso di laurea di Scienze Politiche all’Università degli Studi di Salerno. Lo abbiamo contattato per farci raccontare il suo punto di vista sull’evoluzione della società italiana e su quali possono essere le opportunità di rilancio per il Mezzogiorno. «Se, dopo molti anni, non siamo ancora in grado di rilanciare la questione, forse abbiamo rappresentanti politici poco autorevoli, o forse pensiamo di dover ancora espiare le nostre colpe».</p>



<p><strong>Professore, lei si è laureato discutendo una tesi dal titolo Antifascismo e antifascisti a Salerno. Sospettava all’epoca che molti temi legati al fascismo sarebbero stati sdoganati come successo in questi ultimi anni</strong>?<br>Pensavo che nuove generazioni, grazie a livelli più elevati di istruzione ed all’apporto di tecnologie più evolute, avrebbero contribuito ad un rilevante progresso culturale, in grado di riflettersi anche sulla qualità della democrazia italiana, agevolando una partecipazione più consapevole ed attiva, promuovendo politiche pubbliche a sostegno dei ceti più deboli. Oggi non lo penso più.    </p>



<p><strong>A partire dal 1919 con i sansepolcristi,  la piazza ebbe la meglio sul Parlamento, sulla democrazia rappresentativa. Possiamo trovare un certo parallelismo con alcune forze della politica attuale che invocano incessantemente la piazza</strong>?<br>Parlamenti e piazze, oggi soprattutto piazze social, costituiscono due livelli necessari delle democrazie moderne. I problemi nascono quando si pensa di cancellare uno dei due livelli o quando la crisi dell’uno spinge a cercare nell’altro la via d’uscita. In ogni caso, la maturità di un sistema democratico è testimoniato soprattutto dal suo parlamento e dalle sue piazze, dai rapporti che li legano. </p>



<p><strong>Nel 1915 Gabriele D’Annunzio</strong>,<strong> con le Giornate di Maggio, organizza per la prima volta in Italia delle manifestazioni di piazza che divengono uno strumento politico. Come possiamo, oggi, distinguere una piazza fascista da una piazza repubblicana, democratica. Qual è, semmai dovesse esserci, il discrimine</strong>?<br>Quello previsto dalle leggi che regolamentano le manifestazioni pubbliche. Per il resto la funzione principale della piazza è di operare pressione nei confronti di chi deve decidere, mentre sono i parlamentari a dover stabilire quando e se accogliere le istanze provenienti da alcune piazze, come interpretarle, quale peso attribuirle. Fino alle successive elezioni, quando si potrà svelare l’orientamento popolare prevalente. Resta il problema dei politici troppo inclini a suscitare l’applauso, ad assumere le posizioni gradite alle piazze più rumorose. Ma anche tale problema andrebbe ridimensionato attraverso l’esercizio maturo dell’espressione di voto. </p>



<p><strong>Abbiamo visto come negli ultimi anni anche un uso del linguaggio troppo violento abbia, diciamo, solleticato un certo neofascismo. Se non nei metodi repressivi, fortunatamente oserei dire, quantomeno in alcuni atteggiamenti verso il Parlamento, gli avversari politici, la libertà di stampa, e persino con gravi offese rivolte al Presidente della Repubblica. Possiamo realmente derubricarli come semplice e inoffensiva minoranza</strong>?<br>Quando la democrazia parlamentare è in crisi, cresce il numero di chi pensa di poterne fare a meno. Fin dai primi anni della Repubblica, abbiamo scelto di limitare al minimo l’uso di sanzioni e censure per reprimere atteggiamenti neofascisti, intendendo in tal modo sottolineare la superiorità del metodo democratico. Ritengo motivo di orgoglio continuare a pensare l’antifascismo ancora oggi in tali termini.</p>



<p><strong>Disservizi, mancanze di infrastrutture e di opportunità lavorative sembrano evidenziare sempre più una distanza inesorabile tra le regioni del sud e quelle del nord. A cosa è dovuto tutto ciò e come si può intervenire per invertire la rotta</strong>?<br>A partire dagli anni ottanta, in coincidenza degli scandali collegati alla ricostruzione post-terremoto ed al successo della Lega, si è interrotta una lunga tradizione di analisi ed interventi aventi come oggetto la <strong>questione meridionale</strong>, intesa come problema di tutti gli italiani. Da allora hanno prevalso le richieste dei settentrionali riguardanti il federalismo fiscale e l’autonomia amministrativa, mentre ogni domanda del Sud e per il Sud è stata agevolmente liquidata come possibile occasione di corruzione e spreco di risorse pubbliche. Se, dopo molti anni, non siamo ancora in grado di rilanciare la questione, forse abbiamo rappresentanti politici poco autorevoli, o forse pensiamo di dover ancora espiare le nostre colpe.   </p>



<p><strong>Quali sono, da storico che ha studiato e analizzato molto il meridione, gli asset strategici per un forte rilancio del meridione d’Italia</strong>? <strong>Possiamo continuare a sopravvivere di solo turismo</strong>?<br>Come dimostra anche l’emergenza che stiamo vivendo, è rischioso per qualsiasi sistema economico puntare tutto su un’unica risorsa. L’esperienza storica ci dice che il Mezzogiorno è stato in grado nel passato di esportare i frutti della sua terra, produrre manifattura di qualità e sviluppare relazioni commerciali, cogliendo l’opportunità di trovarsi al centro del Mediterraneo. Negli ultimi tempi, alcuni giovani stanno dimostrando come sia possibile restare, ma le politiche pubbliche non sembrano cogliere questi segnali di cambiamento e restano colpevolmente ancorate a modelli di sviluppo ormai superati. </p>



<p><strong>Una provocazione, che spero colga</strong>. <strong>Bisognerebbe ripartire da una riforma scolastica che dia un giusto rilievo alla storia dell’Italia meridionale</strong>?<br>Più che all’ennesima riforma relativa ai programmi ed all’organizzazione, auspicherei una rivoluzione culturale, finalizzata a contrastare i dominanti criteri di utilitarismo ed opportunismo dominanti ad ogni livello, a promuovere senso critico e spirito di iniziativa nelle più giovani generazioni. In un tale contesto, non vi è dubbio che la storia del Mezzogiorno, come parte della storia europea ed occidentale, meriterebbe un rilievo maggiore. Ma è anche vero che, anche in assenza di riforme e manuali di storia adeguati, per studenti e docenti motivati dovrebbe essere comunque agevole accedere a saggi fondamentali, come ad esempio quelli di <strong>Giuseppe Galasso</strong>.  </p>



<p><strong>Questa emergenza ha mostrato anche alcuni ritardi nella digitalizzazione scolastica. Abbiamo tutti notato quali siano state le difficoltà con la didattica online. Da docente universitario, di una delle eccellenze universitarie del sud e d’Italia,</strong> <strong>quali suggerimenti si sente di dare e quali, eventualmente, le mancanze da evidenziare</strong>.<br>Le lezioni in presenza sono indispensabili, vivendo la formazione di interazione continua tra docenti e discenti. Tuttavia, la mia forzata e recente esperienza mi ha aiutato a comprendere come sarebbe importante continuare ad erogare anche corsi a distanza per studenti impossibilitati a seguire le lezioni in aula. Allo stesso tempo, bisognerebbe aiutare tutti a dotarsi degli strumenti necessari, soprattutto garantendo la possibilità del collegamento anche nei piccoli centri abitati delle aree interne.</p>



<p><strong>Il Cilento, al quale ha dedicato molti dei suoi studi, è il parco più esteso d’Italia. Eppure oltre alle bellezze naturalistiche e storico-paesaggistiche soffre una grave mancanza di servizi. Vede oggi l’opportunità, dopo l’emergenza pandemica, che la politica decida di investire al sud? Sentiamo da tempo parlare di piano shock, o sblocca Italia</strong>.<br>Spero che al Cilento siano destinati maggiori investimenti pubblici, ma auspico ancor di più che il Cilento riesca ad attrarre maggiori investimenti privati, soprattutto quelli basati su idee creative e metodo cooperativo, effettuati da giovani cilentani determinati a progredire senza lasciare la propria terra, anzi in tal modo aiutandola a rialzarsi. L’emigrazione giovanile, ancor più evidente nelle aree interne, richiede interventi straordinari dall’alto e dal basso, mobilitazione di esponenti politici a livello europeo e nazionale, ma anche di amministratori e comunità locali, di agenzie educative ed operatori della comunicazione, delle forze attive sui territori. Una risposta di tutti per vincere una sfida difficile, ma non impossibile.    </p>



<p><strong></strong></p>
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		<title>Covid e scuole, Fortini: «Didattica a distanza necessità ma troppi limiti»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/covid-e-scuole-fortini-didattica-a-distanza-necessita-ma-troppi-limiti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2020 11:06:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo Dopo le anticipazioni che abbiamo dato nei giorni scorsi, riguardanti le ipotesi sull’apertura delle scuole a Settembre, abbiamo contattato Lucia Fortini, assessore all’Istruzione, alle Politiche Sociali e [...]]]></description>
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<p>di<strong> Giangaetano Petrillo</strong></p>



<p>Dopo le anticipazioni che abbiamo dato nei giorni scorsi, riguardanti le ipotesi sull’apertura delle scuole a Settembre, abbiamo contattato <strong>Lucia Fortini</strong>, assessore all’Istruzione, alle Politiche Sociali e Giovanili della Regione Campania.</p>



<p><strong>Assessore Fortini, facciamo il punto sulle misure adottate per intervenire in questa fase d’emergenza sul sistema scolastico</strong>.<br />La Regione Campania si è immediatamente attivata per mettere in campo misure di sostegno agli studenti e alle loro famiglie. Con il bando <strong>conlefamiglie</strong> sono stati messi a disposizione 14 milioni di euro per chi ha figli minori di 15 anni, per bonus dai 300 ai 500 euro che possono essere utilizzati per servizi di babysitter e per l’acquisto di strumenti per la didattica a distanza. Abbiamo fatto uno sforzo enorme proprio perché ci è stato subito chiaro che con l’avvio della didattica a distanza l’istruzione rischiava di essere divisiva creando troppe differenze tra gli studenti. Non tutti infatti, soprattutto in concomitanza con lo smartworking dei genitori, potevano contare su un dispositivo o una connessione a disposizione per studiare online. La didattica a distanza ha rappresentato una sfida organizzativa anche per i docenti, soprattutto per quelli meno giovani che non avevano molta dimestichezza con la tecnologia. La Regione ha organizzato, in questo periodo di emergenza, in collaborazione con Apple e Cisco tre Webinar per il sostegno dell’istruzione a distanza.</p>



<p><strong>Queste misure adottate saranno estese anche dopo l’emergenza pandemica</strong>?<br />Noi tutti ci auguriamo che la scuola possa tornare presto alla normalità e che comunque non ci siano più emergenze nell’emergenza cui destinare risorse. L’impegno per il mondo della scuola e dell’istruzione è sempre stato per la Regione prioritario. Come ha più volte sottolineato il presidente <strong>De Luca</strong>, in Campania abbiamo realizzato un piano per la scuola unico in Italia. Attraverso i programmi <strong>Scuolaviva</strong> – 100milioni di euro l’anno da quattro anni – e <strong>Scuolaviva</strong> in quartiere – 8 milioni di euro l’anno – abbiamo fatto la scelta politica di investire decine di milioni di euro per creare cultura. Per tenere le scuole aperte di pomeriggio, soprattutto in quei quartieri dove ragazzi senza il sostegno della famiglia si ritrovano senza prospettive.</p>



<p><strong>Molte sono state le misure a favore del diritto allo studio, anche prima della pandemia. Penso agli abbonamenti gratuiti per gli studenti. Quali altre misure è possibile adottare perché a molti più ragazzi venga garantito il diritto allo studio</strong>?<br />Tutti gli investimenti fatti dalla Regione per l’istruzione, non soltanto gli abbonamenti gratuiti che lei ha ricordato per i quali ogni anno, dal 2016, vengono stanziati 40 milioni di euro, vanno nella direzione di sostenere il diritto allo studio che è un dovere degli amministratori: senza cultura non possono esserci ne’ libertà né crescita sociale ed economica. Soprattutto in un territorio come il nostro ferito ancora da un’alta dispersione scolastica. Con il bando <strong>iostudio</strong>, la Regione ha stanziato 7 milioni di euro per dare un contributo di 300 euro a 23.560 studenti delle scuole secondarie superiori per le borse di studio per l’anno scolastico 2019/2020. E’ una misura che punta ad alleggerire il peso economico dell’istruzione dei figli per le famiglie più disagiate ed è quindi uno strumento per la lotta alla dispersione scolastica.</p>



<p><strong>Abbiamo intervistato nei giorni scorsi uno dei tanti studenti campani che dovranno affrontare la maturità in un momento alquanto inedito. Si critica soprattutto l’inadeguatezza del sistema D.A.D., la didattica a distanza.</strong><br />La didattica a distanza è stata una necessità in questo momento di emergenza, ma ne abbiamo visti tutti i limiti. La differenza di dotazioni tecnologiche tra gli studenti, il rischio di lasciare indietro qualcuno, la mancanza di socialità e di confronto continuo indispensabile per crescere, conoscere e imparare. Nessuno potrebbe considerarla un’alternativa al sistema di istruzione classica. Così come nessuno potrebbe negare l’importanza, anche simbolica, per chi deve affrontare la maturità, di sostenere l’esame in presenza, ma come assessore ho chiesto al ministro che ci vengano fornite tutte le indicazioni perché questo possa svolgersi in sicurezza per gli studenti, i docenti, le famiglie e la comunità tutta.</p>



<p><strong>Le fasce più deboli della nostra società usciranno definitivamente stremate da quest’emergenza che sta sempre più trasformandosi in un’emergenza economica.</strong><br />In Campania ci è stato subito chiaro che l’emergenza sanitaria sarebbe presto diventata emergenza sociale ed economica e si è deciso subito per la riprogrammazione delle risorse per stare immediatamente vicini ai bisogni dei cittadini. Il Piano Sociale di 900 milioni di euro che la Campania, unica Regione italiana, ha predisposto, ha destinato ben 650 milioni di euro alle Politiche Sociali per misure di sostegno alle persone più fragili della popolazione: studenti, famiglie, lavoratori autonomi, disabili, pensionati, immigrati.</p>



<p><strong></strong></p>
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		<title>Alessandro Cecchi Paone: «Facciamo del Cilento un Parco Gay Friendly»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/alessandro-cecchi-paone-facciamo-del-cilento-un-parco-gay-friendly/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2020 14:10:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo «Facciamo del Cilento un Parco Gay Friendly», questo il suggerimento e la proposta per aprire ad un turismo LGBTQ+ nel Cilento, con la quale conclude l’intervista Alessandro [...]]]></description>
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<p>di <em><strong>Giangaetano Petrillo</strong></em></p>



<p>«Facciamo del Cilento un Parco <strong>Gay Friendly</strong>», questo il suggerimento e la proposta per aprire ad un turismo LGBTQ+ nel Cilento, con la quale conclude l’intervista <strong>Alessandro Checchi Paone. </strong>«Dobbiamo invitare tutti i sindaci ad appendere la bandiera arcobaleno ai propri balconi e garantire la sicurezza alla comunità <strong>LGBTQ+,</strong> per trascorrere nel Cilento le loro romantiche vacanze».</p>



<p>Conduttore televisivo, divulgatore scientifico e docente universitario, Cecchi Paone è oggi uno dei più noti testimonial della comunità <strong>LGBTQ+</strong> italiana. «Rispetto agli anni della mia adolescenza molto nell’opinione pubblica e nella nostra società è cambiato. Ma bisogna continuare la lotta soprattutto contro il conservatorismo e il mondo reazionario di alcune destre politiche e clericali». Lo contattiamo telefonicamente, e dopo aver tralasciato i formali convenevoli, iniziamo l’intervista. «Dammi del tu, e iniziamo subito con le domande». Come sempre pragmatico. «Non dimentichiamo soprattutto quanto il tutto sia reso ancora più difficile per chi è lesbica, che subisce una doppia discriminazione in un paese maschilista come il nostro».</p>



<p><strong>Alessandro, abbiamo aperto sul nostro giornale uno spazio dedicato alla sensibilizzazione delle tematiche LGBTQ+. Perché la società civile è poco incline ad affrontare una seria discussione sul giusto riconoscimento dei diritti civili</strong>?<br>Pur essendo io una persona ottimista, posso dire che non siamo ancora a quella normalità che invece è stata raggiunta nei paesi più avanzati. Rispetto alla discriminazione non possiamo negare ci sia un clima diverso nell’opinione pubblica, ma va alimentata e incoraggiata, fino a quando non raggiungeremo l’indifferenza. Quando, cioè, dichiararsi omosessuali non farà più notizia.</p>



<p><strong>Sono trent’anni da quando l’OMS ha rimosso l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali, eppure ancora oggi sono molte le diffidenze culturali verso un giusto riconoscimento sociale e civile dell’omosessualità.</strong><br>La medicina psichiatrica è sempre stata condizionata dalle religioni e dalle opinioni pubbliche, spesso retrograde. Fino alla legge Basaglia la presunta difformità dalla norma veniva considerata una malattia da contenere e rinchiudere. Non solo verso le comunità LGBTQ+, anche se qui l’accanimento delle terapie mediche erano più dure e vigorose. Voglio comunque ricordare che ancora prima della pronuncia dell’OMS, alcuni psichiatri americani avevano già fatto la stessa cosa. In questi anni la psichiatria e la psicologia hanno rettificato errori gravissimi. Oggi sia la psichiatria che la psicologia intervengono solo per aiutare una persona dichiarata  ad essere serena. Questa dichiarazione va comunque considerata una vittoria importante per affermare sempre più convintamente che l’omobitransessualità è un’identità naturale del genere umano. E non più una malattia dalla quale poter guarire. </p>



<p><strong>Come mai viene chiesto di dichiarare la propria omosessualità, mentre l’eterosessualità è data quasi per scontato?</strong><br>È un fatto di numero, visto che meno del 15% si dichiara omobitransessuale, mentre il restante 85% si dichiara eterosessuale. Dunque se appartieni al restante ti senti parte della maggioranza. Chi si dichiara lo fa comunque da un lato per rivendicare giustizia, diritti e identità. Soprattutto per quelli che non possono farlo ancora, oppure, come me, per motivi civili, per rappresentare chi non ha voce. Dichiararsi serve, soprattutto, per dire al mondo e a se stessi che non c’è nulla di cui vergognarsi e per cui doversi nascondere. </p>



<p><strong>Purtroppo molti sono gli episodi omobitransfobici. Perché tutto questo ritardo per ottenere una legge contro l’omobitransfobia</strong>?<br>Anche se può sembrare superficiale come risposta, ma c’è questo ritardo perché la maggior parte non sa cosa significa, L’errore, mi permetto di dire essendo anche un docente di comunicazione, è stato cambiarle nome. Sulla legge contro l’omotransfobia possiamo non essere capiti da nessuno. Dobbiamo darle un nome per fare in modo che venga capita da tutti e condivisa. Come d’altronde successo con le Unioni Civili, per cui c’è stato un appoggio gigantesco, che è andato anche oltre alla sola comunità LGBTQ+. Il 65%/70% della popolazione era favorevole, e ha spinto e costretto i partiti ad approvarla. Quindi, si è lavorati nel modo giusto, dandole una ragione giusta. È passato il messaggio che quella legge promuoveva una forma liberadi amore, e tutte persone civili si sono unite alla battaglia per il riconoscimento. Lo stesso effetto e clima favorevole dobbiamo creare introno alla legge contro l’omobitransfobia, che già c’è tra l’altro. Trovare modo e maniera giusta, per esempio chiamandola, per esempio, legge contro l’odio. </p>



<p><strong>Qualche tempo fa in un programma televisivo, ha raccontato che pochi giorni dopo il coming out era andato a fare benzina e il ragazzo che lavorava lì le disse, «Tu sei gay io sono etero, ma hai avuto più palle di me». Ecco, come possiamo tutelare chi questo coraggio, ahimè, non ce l’ha</strong>?<br>Mi fa piacere che te ne sei ricordato. È stato apprezzato il coraggio. L’ho fatto per la trasparenza e per difendere chi il coraggio, come dicevi tu, non ce l’ha. Hanno paura di rovinare la loro immagine e di avere problemi sul lavoro. Da un lato dimostriamo che non è vero che si corrono rischi. Io ho vissuto una reazione disattesa, perché come altri mi preoccupavo dei come avrebbero reagito, è invece esiste un pubblico nuovo che ti scopre per la tua sincerità. Dall’altro dimostriamo che si sta mille volte meglio, non c’è niente di vergognoso o da dover celare. Se non lo si fa si rischia di sentirsi come se fossimo ladri o terroristi. Dichiarandosi si scopre una realtà dove non ci sono inganni e equivoci. Si scopre una qualità esistenziale che ti fa star bene ed ad accettare ciò che si è.</p>



<p><strong>Mi permetta di porle la stessa domanda posta alla senatrice Cirinnà. Perché non inserire il matrimonio egualitario e leggi contro l’omobitransfobia tra i criteri di adesione all’Unione Europea, per uno Stato che avanza richiesta</strong>?<br>Penso di sapere come ti ha risposto. Purtroppo in Italia quando si affrontano discussioni delicate esistono delle realtà che si oppongono a questo. Sulle Unioni Civili, per esempio, c’è stata una convenienza e un compromesso al ribasso pur di rompere un tabù, sulle adozioni. È stata una scelta dettata dalla necessità di ottenere un, seppur minimo, risultato. Purtroppo l’Italia ha vissuto vent’anni di regime fascista, che a sua volta sostenne le ideologie naziste, e ancora abbiamo un Vaticano che esercita una terribile influenza diretta, come nei pontificati di <strong>Papa Giovanni Paolo II</strong> e <strong>Benedetto XVI</strong>, e indiretta con questo Papa, che non si è opposto, consentendo così che le Unioni Civili venissero approvate. Abbiamo scoperto, in questa occasione, come il costume sociale faccia miracoli, e per questo abbiamo deciso di accettare un’intermediazione. Le nostre lotte per il riconoscimento dei diritti civili devono, inoppugnabilmente, viaggiare su due binari. L’uno della rivendicazione dura e netta, l’altra sull’essere programmatici e riformisti per ottenere poi il risultato sperato.</p>



<p><strong>In Ungheria sono stati i transgender la prima vittima dei superpoteri che il premier ungherese Viktor Orbán. E questo, purtroppo, succede nella liberale e democratica Europa</strong>. <strong>Dobbiamo temere, anche dopo le indiscrezioni dell’ultimo libro del Papa emerito Benedetto XVI, il ritorno di una cultura oscurantista e retrograda</strong>?<br>Certo, se vincono le destre sovraniste e populiste. Il Papa emerito non perse occasione per ribadire l’unità del cattolicesimo conservatore, esprimendo apprezzamenti verso alleanze con movimento politici di estrema destra, d’ispirazione persino neofascista. Ha sempre dichiarato di non riconoscer i valori del liberalismo, in quanto il liberalismo è un pericolo perché promuove il libero pensiero, l’autodeterminazione dell’individuo. Questo mondo, che è tutto tranne che scomparso, vive in una dura guerra contro <strong>Papa</strong> <strong>Francesco</strong>. Ed è chiaro che nei paesi in cui prevale la parte della Chiesa reazionaria e liberticida e delle destre sovraniste, le libertà individuali, come pure i diritti civili verso la comunità LGBTQ+, sono a rischio. Soprattutto in quelle comunità e in quelle società dove le Chiese hanno un peso. E parlo di Chiese perché esistono società, come i paesi nordici, in cui il protestantesimo si basa sulla libertà dell’individuo, anche nel suo rapporto con Dio, e sono le società più avanzate. Esistono società, come quelle anglosassoni, dove non esistono più le religioni, e contro omosessuali non viene scagliata nessuna condanna di Dio. Ed infine si sono le società di stampo americano, in cui le diverse Chiese vivono in perfetta armonia, mantenendo un equilibrio che non calpesta diritti civili e sociali. Noi come Italia rischiamo ciò che c’è stato Ungheria, se dovesse  prevalere l’ala conservatrice e reazionaria della Chiesa. E se non dovesse determinare un passo indietro, quanto meno sarà uno stop per passi in avanti. Su quanto accaduto in Ungheria, spero che intervenga L’Europa e spinga perché si rivedano quelle leggi. Diversamente pretenderemo che l’Ungheria esca dall’Unione, in quanto l’Europa non è solo un mercato, ma una comunità di diritti, ideali e principi sociali e civili che non devono venir messi in alcun modo in discussione.</p>



<p><strong>Un’ultima domanda, visto che è anche personaggio pubblico dello spettacolo. Abbiamo visto come la serie Netflix SKAM, e prima ancora il film di Guadagnino Chiamami col Tuo Nome, abbiano ottenuto un’enorme successo di pubblico e di critica. Quanto è importante, dunque, anche il cinema per sensibilizzare verso realtà omobitransessuali</strong>?<br>Ricordo che nell’Italia degli anni ’70, l’unico personaggio dichiarato era Pasolini, un antimoderno, che aveva una promiscuità assidua e maniacale con la prostituzione, e visione terribile sull’omosessualità. In una sua lettera alla madre scriveva come l’unica persona dotata di anima fosse lei, non riconoscendo anima ai suoi oggetti d’amore. Dubito quindi che avrebbe sopstenuto la battaglia per le Unioni Civili quanto quella per le adozioni. Questo per dire come il clima, anche nello spettacolo, nell’intrattenimento e nell’arte teatrale e cinematografica, sia cambiato. Molti hanno stigmatizzato l’atteggiamento di Pasolini, pregiudicando tutto il mondo LGBTQ+. Oggi invece, come bene hai detto tu, il mondo dell’arte in generale si è aperto. Abbiamo ottenuto, seppur non come volevamo, le Unioni Civili, grazie soprattutto alla determinazione dell’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi e del Partito Democratico, ma la vera vittori è il cambiamento profondo dei giovani, dove non esiste il problema, anzi esista già l’indifferenza e la fluidità, il giusto rilassamento. I giovani, che oggi vediamo nelle diverse seria tv e nei diversi film, non discutono delle Unioni Civili o delle adozioni, loro sono già pronti per le famiglie allargate. Perché, oltre alle battaglie che il nostro mondo ha portato avanti, sono cresciuti in un clima civile favorevole. Basta pensare alla musica, ai tanti cantanti che ultimamente si dichiarano o comunque apertamente sostengono le lotte LGBTQ+, o ai personaggio pop e vip dichiarati. Lo spettacolo, l’arte e l’intrattenimento di massa hanno cambiato lo stato d’animo generale.</p>



<p><strong>Possiamo dire che tutto questo rende merito alla nostra Costituzione, ancora del tutto viva perché consente a chiunque, nei limiti della libertà, a lottare perché gli vengano riconosciuti i propri diritti</strong>.<br>Grazie ai padri costituenti laici, non tanto comunisti e cattolici. Nelle battaglie civili bisogna essere trasversali, ma in quella Costituzione è stato il laicismo a creare i presupposti di tutte le grandi battaglie civili del nostro paese. Pensiamo alla lotta per l’aborto e per il divorzio. Nonostante il mondo cattolico fosse unito contro queste leggi, la società e l’opinione pubblica ha vinto. Così come successo sulle unioni civili. Quindi, posso dirmi fiducioso anche per le prossime battaglia. </p>



<p><strong></strong></p>
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		<title>Quattro anni fa la legge sulle Unioni civili, Cirinnà: «Ha regalato felicità a migliaia di coppie»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/quattro-anni-fa-la-legge-sulle-unioni-civili-cirinna-ha-regalato-felicita-a-migliaia-di-coppie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2020 17:10:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo Ha acquisito popolarità sul piano politico e sociale grazie alla sua lotta per l&#8217;approvazione della legge 76/2016, appunto nota come legge Cirinnà, che ha istituito le unioni [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di<em><strong> Giangaetano Petrillo</strong></em></p>



<p>Ha acquisito popolarità sul piano politico e sociale grazie alla sua lotta per l&#8217;approvazione della <strong>legge 76/2016</strong>, appunto nota come legge Cirinnà, che ha istituito le unioni civili in Italia. «<strong>Ha regalato immensa felicità a migliaia di coppie», ci dice Monica Cirinnà, </strong>senatrice per il <strong>Partito Democratico. </strong>A trent’anni da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali, molti sono stati i traguardi raggiunti nel campo dei diritti dalla comunità LGBTQ+. «Oggi c’è una coscienza molto più viva della necessità di lottare per proseguire sulla strada del riconoscimento della piena eguaglianza».<br><br><strong>Senatrice, quando avremo anche in Italia una legge contro l’omotransfobia?</strong><br>Spero molto presto. La Camera dei Deputati, poco prima del lockdown, era pronta a portarla in Aula, sulla base di un buon compromesso tra le forze di maggioranza. Sono fiduciosa che il lavoro riprenderà appena possibile, e mi sto impegnando per questo, anche perché questo periodo di emergenza sanitaria e di confinamento ha fatto emergere con grande forza il peso delle disuguaglianze. Tutte: quelle che riguardano i diritti sociali, ma anche quelle che riguardano i diritti civili.</p>



<p><strong>Senatrice, quattro anni fa entrava in vigore la legge sulle unioni civili. È cambiato qualcosa in questi quattro anni?</strong><br>La legge sulle unioni civili, prima di tutto, ha regalato immensa felicità a migliaia di coppie, finalmente riconosciute dall’ordinamento giuridico e non più invisibili. Allo stesso tempo, la legge ha scavato in profondità nel tessuto sociale e culturale del paese, e posso dire che oggi c’è una coscienza molto più viva della necessità di lottare per proseguire sulla strada del riconoscimento della piena eguaglianza.</p>



<p><strong>Gli episodi di intolleranza e discriminazione sono ancora una realtà frequente.</strong><br>Questo è vero, purtroppo. Ma è anche vero che c’è più coraggio nel denunciare ed è sempre più forte l’indignazione collettiva di fronte a questi episodi. Questo è uno dei motivi per i quali il percorso di riconoscimento e protezione dei diritti delle persone LGBT+ deve proseguire, anzitutto con una buona legge contro l’omotransfobia. Il paese è pronto.</p>



<p><strong>In che direzione deve ancora andare l’impegno per i diritti civili, servono altre leggi?</strong><br>Certo che sì. Anzitutto, come detto, la legge contro l’omotransfobia. Ma, come ho ricordato in occasione del quarto anniversario dell’approvazione della legge sulle unioni civili, è il momento di cambiare passo e imboccare con decisione la strada per il riconoscimento della piena eguaglianza e dunque: matrimonio egualitario e tutela dei diritti delle bambine e dei bambini delle famiglie arcobaleno, che stanno ancora soffrendo – in modo per me inaccettabile – gli effetti di un compromesso al ribasso che mi ha ferito molto e continua a farmi male.</p>



<p><strong>Perché leggi sul matrimonio egualitario e contro l’omotransfobia non vengono inseriti tra i criteri di adesione all’Unione Europea? Sarebbe un passo rivoluzionario per la cultura occidentale.</strong><br>Va detto che l’Unione europea non ha competenza specifica su questi temi. Allo stesso tempo, è vero che sia la Carta dei diritti fondamentali dell’UE, sia la giurisprudenza della Corte di giustizia impongono di non discriminare le persone LGBT+: penso alla sentenza Coman, che ha tutelato la circolazione del partner omosessuale anche verso stati membri che non riconoscano le unioni (in quel caso, la Romania), o alla recentissima sentenza Taormina, che ha affermato che non è possibile dire pubblicamente – come aveva fatto l’avvocato – che non si sarebbero mai assunte persone omosessuali nel proprio studio. Sono segnali importanti, che ci fanno capire che in Europa si sta consolidando una cultura antidiscriminatoria, pienamente in linea con i principi che guidano la nostra convivenza di europei: è grandissima, in questo, l’attenzione del Parlamento europeo, e sono fiduciosa che questi stessi principi guideranno l’azione dell’Unione anche in relazione alle nuove adesioni.</p>



<p><strong>Seppur laico, il nostro Stato è profondamente permeato dal pensiero cattolico. Secondo lei potrà mai esserci una conciliazione culturale tra i diritti civili rivendicati e la Chiesa di Roma</strong>?<br>Il mio faro è la laicità dello stato, ben presente nella nostra Costituzione, che separa nettamente la sfera civile da quella religiosa, pur riconoscendo – come è giusto – il valore del sentimento religioso nello sviluppo della personalità. Come dico spesso, però, lo stato deve fare lo stato, e le chiese devono fare le chiese: questo vale anche per la Chiesa cattolica. Devo anche dire, però, che negli ultimi anni – grazie al pontificato di Francesco – sul tema dei diritti civili si è ricostituito un sano equilibrio tra le due sfere, caratterizzato da reciproco rispetto. Dunque, rispetto pieno per le scelte religiose di ognuno, ma allo stesso tempo riconoscimento di spazi di libertà per le scelte di vita altrui: allargare il campo dei diritti non lede nessuno, ma semmai crea armonia nella società.</p>



<p><strong>Questo confinamento ha fatto emergere quanto la natura e l’ambiente risentano dell’azione pericolosa dell’uomo</strong>.<br>Prima ancora, direi che la stessa violenza con cui si è diffusa l’epidemia rappresenta in sé un monito. Abbiamo reso la vita nel mondo sempre meno sostenibile, senza curarci delle conseguenze delle nostre azioni, pensando magari solo al profitto e non anche alla tutela della natura e dei diritti degli animali (per esempio, nel campo dell’industria alimentare). Mi auguro – e lavorerò per questo – che anche alla luce del dramma che abbiamo vissuto saremo sempre più capaci di integrare la prospettiva della sostenibilità ambientale nell’articolazione di tutte le politiche pubbliche. Abbiamo visto quanto possono essere gravi le conseguenze di una cecità prolungata verso l’esigenza di preservare l’armonia tra attività umane ed ecosistema. </p>



<p><strong>Il caso della giornalista Botteri prima e di Silvia Romano poi, ci ha mostrato quanto ancora esista una cultura patriarcale e machista, spesso promossa anche a livello istituzionale da politici come Salvini, Putin e Trump</strong>.<br>C’è ancora molto lavoro da fare, ed è vero che la responsabilità di alcuni leader – in primo luogo proprio Salvini, Putin e Trump, ma aggiungerei Bolsonaro – è gravissima. A loro guardano tante persone, e ogni loro parola ha un peso formidabile nel dibattito pubblico. Resto sempre molto colpita dalla facilità con la quale si riesce a vomitare rabbia, soprattutto verso le donne. Ma credo anche che ciò sia dovuto al fatto che la libertà e l’autonomia delle donne faccia ancora molta paura. E che faccia paura in modo particolare proprio a quegli uomini che amano nascondere le proprie debolezze dietro al machismo e alla esaltazione della virilità. Per questo, la soluzione è soltanto una: riconoscere sempre maggiore libertà alle donne, promuovere la loro piena cittadinanza, civile e sociale. Dunque, diritti, libertà di scelta, ma anche tutele sul lavoro e piena parità salariale e nell’accesso alle cariche pubbliche.<br><br><strong></strong></p>
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		<title>Meeting del mare, Silvia Romano e fase 2 per la chiesa: l&#8217;intervista a Don Gianni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/meeting-del-mare-silvia-romano-e-fase-2-per-la-chiesa-lintervista-a-don-gianni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2020 04:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo L’avevamo contattato a inizio pandemia, quando ancora erano l’incertezza e la paura a dominare il dibattito pubblico. Oggi invece gli indizi e i dati dei contagi sembrano [...]]]></description>
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<p>di <strong>Giangaetano Petrillo</strong></p>



<p>L’avevamo contattato a inizio pandemia, quando ancora erano l’incertezza e la paura a dominare il dibattito pubblico. Oggi invece gli indizi e i dati dei contagi sembrano annunciare un periodo migliore, ma dalle parole di <strong>Don Gianni</strong> capiamo quanto bisogna essere responsabili per convivere con il virus fino a quando avremo un antivirale. L’abbiamo contattato perché questo era il “Sabato del Villaggio” per il <strong>Meeting del Mare</strong>, evento di cui è ideatore e organizzatore. «<strong>Non me ne parlare</strong>. <strong>Mi manca come se fosse aria per il fiato</strong>». E soprattutto per commentare lo spazio che abbiamo inteso aprire al fenomeno dell’emersione del lavoro in nero e del caporalato. «Finché penseremo che è inopportuno, impopolare e sconveniente per la nostra immagine o il consenso che tanto inseguiamo, continueremo a precipitare nel vortice di un populismo fatto di slogan fasulli e pericolosi, senza futuro e senza speranza».</p>



<p><strong>Don Gianni, innanzitutto, dall’ultima volta che l’abbiamo contattata, si sente più sollevato? Possiamo dire che il peggio è passato o ancora dobbiamo essere vigili</strong>?<br>L&#8217;ultima volta eravamo in piena pandemia e regnava l&#8217;incertezza più assoluta. Oggi viviamo in un clima segnato da indizi molto incoraggianti. Non c&#8217;è un antivirale ma la malattia pare possa essere contrastata in molti modi. I tanti morti ci caricano di un pesante dolore collettivo ma ci sono tanti guariti e sono stati tantissimi i sacrifici dei sanitari e degli operatori dell&#8217;emergenza. In buona parte abbiamo dimostrato di essere un popolo responsabile e sensibile. Oggi il senso di responsabilità dei singoli per la salute pubblica sarà la vera garanzia delle opportunità future. L&#8217;attenzione deve restare più alta che mai</p>



<p><strong>Come per il resto del paese anche per la Chiesa comincia la fase-2. Seppur distanziati, molti fedeli ritorneranno in Chiesa per le celebrazioni</strong>.<br>Si, tra pochi giorni riprenderanno le celebrazioni con presenza di popolo. Sarà un grande esperimento. Molti attendevano con ansia questo momento, alcuni lo hanno rivendicato anche in modo arrogante e pretestuoso. I vescovi sono stati molto attenti alle linee del governo. Noi seguiremo questa impronta e, per evitare troppi disagi, favoriremo le celebrazioni all&#8217;aperto. Certo gli anziani e altri soggetti a rischio farebbero bene ad evitare eventi di eccessivo assembramento. Il paese deve ripartire e deve ripartire anche la vita di fede, che è partecipazione, comunità. Lo faremo con grande cautela.</p>



<p><strong>Nel messaggio che la Conferenza Episcopale Campana ha inviato a voi sacerdoti, vi si chiede di offrire ai fedeli “una lettura sapienziale di quanto sta avvenendo”. Qual è la sua</strong>?<br>All&#8217;inizio di questa pandemia è esploso un potente anelito di trasformazione. Tutti ci aspettavamo che cambiasse qualcosa. Anche dentro di noi. In realtà era solo paura di essere impreparati al peggio. Trovo che non sia cambiato nulla. Eccetto la condizione economica di una parte di noi. Viviamo in un mondo che non si lascia trasformare dagli eventi. Nemmeno dai più tragici e funesti. Forse perché non siamo più controllati da energie interiori, ma da sistemi di potere altro. Probabilmente dai mostri della tecnica.</p>



<p><strong>Lei oltre ad essere un sacerdote è anche l’organizzatore del Meeting del Mare, e questi erano i giorni dell’attesa. Il Sabato del Villaggio per il Meeting</strong>. <br>Non me ne parlare. Mi manca come se fosse aria per il fiato. La grande e meravigliosa fatica del concepimento, della preparazione. Le mille telefonate dei giovani artisti che imploravano un posto sul palco. L&#8217;organizzazione dell&#8217;accoglienza. Entusiasmo allo stato puro. Aspettiamo che si riaccenda.</p>



<p><strong>Quest’evento oltre alla musica e all’arte, celebra l’incontro di suoni, volti, provenienze diverse. C’è un messaggio evangelico anche dietro l’evento del Meeting del Mare</strong>?<br>Il tema di questa edizione era Diversità, anzi è. Il Vangelo è stato il primo discorso sulla dignità dell&#8217;uomo, il primo trattato di diritti umani, il primo documento sul primato dell&#8217;amore e della libertà su ogni altra cosa. Un rovesciamento di valori, nel nome della difesa dei più deboli. L&#8217;annuncio della redenzione attraverso un sacrificio, rivolto a tutti, senza distinzione alcuna. Il meeting da sempre, in ogni sua fibra, è ispirato alla civiltà del Vangelo. Spesso non è così per certe organizzazioni di ispirazione cattolica.</p>



<p><strong>Il contrario di incontro e lo scontro. Lo stesso che abbiamo visto accendersi quando è rientrata in Italia Silvia Romano, una ragazza di appena 25 anni. Le si attribuisce la colpa di non odiare i suoi carnefici, ma di averne abbracciato persino la fede. C’è chi è giunto a definirla terrorista. È allarmante questo clima d’odio</strong>.<br>La nostra Costituzione prevede il divieto assoluto di certi simboli e contenuti riferiti ad una cultura storica dell&#8217;odio. Questo perché la collettività deve essere continuamente educata a imprigionare gli istinti fratricidi, nel nome della pace sociale. L&#8217;avvento e l&#8217;ascesa di certi partiti di destra, marcatamente xenofobi, ha segnato in maniera violenta e preoccupante la liberazione e la legittimazione del magma emotivo che alimenta gli istinti peggiori delle nostre comunità. Anzi ne cavalca l&#8217;impeto. L&#8217;episodio di <strong>Silvia Romano</strong> è solo l&#8217;ultimo di una serie incontrollata di azioni delittuose contro la dignità della persona umana. I capi accendono la miccia e la platea reagisce, con tutta la volgarità che riempie il nostro stomaco affamato di vendette. Mai come in quest&#8217;ora confusa, c&#8217;è bisogno di far parlare la Costituzione, per arginare derive reazionarie che apertamente aggrediscono i vertici dello Stato e i garanti dei diritti. Mi preoccupa moltissimo il fascino e la suggestione che questo veleno esercita sui più giovani e su alcune categorie di cittadini, che hanno delicati compiti di tutela delle leggi. Mi sconcerta poi il fatto che le frange più estreme e agguerrite dell&#8217;intolleranza siano di matrice cattolica. Si tratta di lugubri travestimenti. Anime frustrate, camuffate da credenti.</p>



<p><strong>Proprio su queste pagine abbiamo ospitato Yvan Sagnet, giovane camerunense promotore della rivolta contro il caporalato a Nardò in Puglia. Sagnet ci invitava, riprendendo le parole di Papa Francesco, a riconsiderare la dignità dell’uomo. Come possiamo dare il giusto valore a queste voci che sembrano essere isolate e solitarie? D’altronde il fenomeno del caporalato riguarda tutti</strong>. <br>Yvan è una voce splendida, in un oceano di silenzi e ipocrisia. Solo pochi giorni fa, la commozione di un ministro per aver toccato un interessante traguardo sociale, ha disturbato molta gente, con miserabili argomentazioni. Yvan è troppo solo. Hai ragione. Nel nostro paese c&#8217;è urgente bisogno di ritrovarci, chiesa, istituzioni, scuola, liberi cittadini, attorno a fermenti di vita e di progresso come la voce di Yvan. Finché penseremo che è inopportuno, impopolare e sconveniente per la nostra immagine o il consenso che tanto inseguiamo, continueremo a precipitare nel vortice di un populismo fatto di slogan fasulli e pericolosi, senza futuro e senza speranza.</p>



<p><strong></strong></p>
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		<title>Mes, Europa e crisi, l&#8217;intervista all&#8217;europarlamentare Cozzolino</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mes-europa-e-crisi-lintervista-alleuroparlamentare-cozzolino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2020 14:46:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo Andrea Cozzolino, europarlamentare del Partito Democratico di lungo corso, è convinto che questo pacchetto abbia cambiato il volto dell’Europa. «In questi due mesi è cambiato il volto [...]]]></description>
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<p>di <em><strong>Giangaetano Petrillo</strong></em></p>



<p><strong>Andrea Cozzolino</strong>, europarlamentare del <strong>Partito Democratico</strong> di lungo corso, è convinto che questo pacchetto abbia cambiato il volto dell’Europa. «In questi due mesi è cambiato il volto dell’Europa». E a chi ancora critica e soffia sul risentimento anti-europeo dice «Adesso abbiamo il problema di riprendere una vita sociale, civile ed economica del Paese […] Un grande lavoro che richiederebbe una nuova maturità delle forze politiche. Sono davvero stanco di una discussione fatta sul nulla». Contattiamo l’europarlamentare <strong>Cozzolino</strong> per farci spiegare come l’Europa, seppur in ritardo, sta rispondendo a questa crisi. E soprattutto come mai si è acceso un dibattito così ruvido sul MES. Che divide anche le forze di maggioranza.  «È un accordo molto positivo e favorevole alla nostra economia, quindi va approvato».</p>



<p><strong>Onorevole, innanzitutto come sta vivendo questo periodo</strong>?<br>Come gran parte delle persone sono costretto a rimanere a casa e quindi cerco di impegnare il tempo con attività di lavoro, di studio. Si sono via via moltiplicate le video-conferenze, il lavoro attraverso la modalità da remoto, sia con le istituzioni europee, sia con il collegio elettorale, forme di dialogo diffuso con circoli, associazioni e istituzioni soprattutto dell’area meridionale. Si lavora ormai solo così per mantenere il passo con le decisioni che dobbiamo prendere.  </p>



<p><strong>Molte sono le critiche per i ritardi con cui l’Europa ha risposto a questa crisi</strong>?<br>Critiche giuste e comprensibili, tuttavia ormai sono passati due mesi e in questi due mesi è cambiato il volto dell’Europa, c’è un’altra Europa in campo, tra mille problemi, mille difficoltà, ma c’è un’altra Europa. Innanzitutto sui temi che riguardano l’emergenza più direttamente sanitaria. È scattato il meccanismo di mutua solidarietà tra i diversi stati, nell’approvvigionamento delle mascherine, delle protezioni individuali, sino all’utilizzo delle terapie intensive. Nel momento più difficile, grazie a questo mutuo soccorso, ricordiamo purtroppo che molti cittadini lombardi sono stati curati nelle terapie intensive tedesche. È stato messo in campo un meccanismo che sta rafforzando via via un coordinamento delle politiche sanitarie e delle politiche di approvvigionamento e di utilizzo delle tecnologie più avanzate in una dimensione comune europea. Persino sul campo della ricerca e dell’innovazione, legato anche alla grande sfida del vaccino, c’è un lavoro comune e si è lanciata un’iniziativa europea per rafforzare di più la ricerca per il vaccino con una forte proprietà pubblica, che è decisiva perché quando arriveremo a ottenere questo obiettivo dovremo affrontare il grande tema della distribuzione a oltre 500mln di persone.</p>



<p><strong>Questo per quanto riguarda le misure sanitarie. Mentre sul piano economico</strong>?<br>Ci sono stati due pacchetti, sostanzialmente, che sono partiti. Il primo pacchetto, pienamente operativo, riguarda la possibilità di liberare gli stati membri dai vincoli di bilancio del patto di stabilità; l’utilizzo delle risorse comunitarie nell’ultimo anno di programmazione, a cominciare dai fondi strutturali, senza più vincolo della programmazione stessa, mettendo a disposizione ingenti risorse per l’emergenza sanitaria. Soprattutto in Italia quest’ultimo aspetto è stato straordinariamente importante perché noi avevamo un ritardo enorme nella programmazione dei fondi strutturali e avevamo più della metà, nel mezzogiorno e in Italia, di fondi non utilizzati. Abbiamo potuto utilizzare questa possibilità, questa opportunità consentendo così al paese di avere a disposizione più di 10mld di fondi strutturali, che le regioni stanno utilizzando per far fronte agli aspetti economici e sociali dell’emergenza Covid-19. Inoltre abbiamo liberato tutti i vincoli legati ai regimi d’aiuto, per cui i singoli stati possono adeguare regimi d’aiuto per favorire la ripresa delle attività produttive, entrando direttamente nei capitali, senza incorrere nel rischio della normativa europea, rendendo possibile cioè finanziare direttamente attività economiche private. Infine, sempre all’interno di questo primo pacchetto che è già notevolmente operativo, si è lavorato perché la Banca Europea avesse quel mandato pieno e libero di poter acquistare sul mercato secondario titoli pubblici fondamentali che consentono ad un paese come il nostro di vendere i titoli pubblici ad un prezzo significativamente ridotto e, soprattutto, sul mercato sicuro, quello della Banca Europea, e questo ci consente di avere quella liquidità per approvare tutte quelle manovre che il Parlamento e il Consiglio dei Ministri sta approvando in questo periodo.</p>



<p><strong>Per quanto riguarda invece il secondo pacchetto che ancora attendiamo?</strong><br>Infatti c’è, diciamo, un secondo pacchetto, su cui si sta lavorando, che prevede tre misure importanti. Una nuova linea di credito del MES, che consentirà all’Italia di utilizzare, se lo vorrà, 37mld senza particolari condizioni, se non quella di utilizzare questi fondi esclusivamente per l’emergenza sanitaria. Ma, è bene chiarire, non ci sarà nessun sovra condizionamento delle politiche economiche nazionali, né un contenimento del debito, un ritorno a politiche di austerità o l’introduzione di qualche Troika. Si è liberato il MES da ogni forma arcaica del passato, ed è chiaro il dispositivo dell’accordo che è stato pubblicato. Abbiamo messo a disposizione un pacchetto economico importante, che è pari al 2% del prodotto interno lordo di tutti i paesi. Dovrebbe essere operativo, inoltre, dai primi di Giugno lo strumento denominato SURE, un fondo di garanzia europeo per finanziare i costi della cassa integrazione e della disoccupazione di singoli paesi. Avremo un fondo di garanzia europeo, finanziato e diretto dalla Banca Europea degl’Investimenti, per sostenere la liquidità delle piccole e medie imprese, infine il RECOVERY FUND, un vero e proprio piano di ricostruzione economico europeo, che vede l’impegno di circa 1000mld di investimenti, e saremo avvantaggiati nell’utilizzo di queste consistenti risorse. Si sta mettendo in piedi, insomma, un pacchetto significativo per consentire di agire con la massima libertà e forze economica per far fronte agli effetti di questo lungo lock-down. </p>



<p><strong>Tra le misure che potenzialmente l’Italia potrà adottare rispunta il MES. Ma in Italia il dibattito è sempre più acceso con i 5Stelle che non hanno intenzione di approvarlo. Secondo Lei il Parlamento Italiano approverà l’uso del Meccanismo Europeo di Stabilità</strong>?<br>Spero che l’Italia ne faccia uso perché saremo costretti ad acquistare sul mercato europeo denaro vendendo i nostri titoli, per consentire allo stato di avere quella liquidità necessaria per pagare le diverse manovre e il funzionamento generale delle attività del nostro Stato. Avere a disposizione un canale di finanziamento a indebitamento, nel senso che c’è comunque un indebitamento evidente del nostro paese, ma con tempi lunghi per restituire queste risorse, nell’ordine di 10 anni, e a un costo inferiore che ci consente la Banca Europea, significa sostanzialmente che utilizzando queste risorse avremo un risparmio, sul pagamento degli interessi, credo ci sia una convenienza. Dovremmo un po tutti fare uno sforzo ad uscire da una discussione ideologica su questo tema, perché era giusta la preoccupazione, tra l’altro anche mia, di utilizzare uno strumento che non pregiudicasse l’autonomia delle decisioni politiche ed economiche come il nostro, ma una volta che abbiamo raggiunto questo obiettivo, che è stato condiviso dalla Commissione Europea, dal vertice dei ministri agli affari economici dei singoli stati membri, e validato da più di un’interpretazione della Banca Europea, mi pare francamente del tutto ideologico il tema che questo strumento sottoporrebbe l’Italia a qualche condizionamento. Si può decidere di non utilizzarlo, ma dicendo la verità agli italiani. Non c’è nessun condizionamento, avremo a disposizione uno strumento con cui compriamo denaro con interessi irrisori.</p>



<p><strong>La preoccupazione è che in futuro questo accordo potrebbe cambiare, così da reintrodurre quei vincoli d’austerità</strong>.<br>Innanzitutto stiamo firmando un accordo, dunque chi dovrebbe poi cambiare le regole. Non è mai successo che vengano cambiate le regole ad un accordo approvato collegialmente. Poi, per poterle cambiare sappiamo bene che non esiste maggioranza qualificata, ma unanimità. E dunque, anche dando seguito alle ipotesi più velleitarie, in quelle riunioni siederà anche il ministro agli affari economici italiani. Quindi, potrà mai l’Italia assecondare o votare la modifica di un accordo a noi favorevole? Realmente non capisco le obiezioni. È un accordo molto positivo e favorevole alla nostra economia, quindi va approvato.</p>



<p><strong>Abbiamo tutti ascoltato il premier Conte annunciare una vittoria importante per l’Italia sul Recovery Fund. L’Europa sembra essersi destata da un torpore durato fin troppi anni</strong>.<br>Siamo all’inizio di questa partita. È stato molto importante che nel vertice di Aprile si sia ottenuto il risultato di creare un fondo cospicuo, significativo, appunto si parla di 1 Trilione di euro, di 1.000mold, e di averlo subito operativo, durante l’Estate. È importante che sia uno strumento finanziato dal bilancio comunitario e che quindi non appesantisca ulteriormente i debiti dei singoli stati, e di trasformare i finanziamenti ai singoli paesi metà a fondo perduto e per metà prestiti agevolati. Un risultato significativo. Ora bisogna lavorare con serietà per ottenere un risultato simile a quello conseguito con il MES. Un risultato positivo raggiunto dal Governo, e dalla tenacia e dalla testardaggine del Presidente del Consiglio.</p>



<p><strong>Da un ultimo sondaggio emerge come soltanto il 35% degli italiani riponga fiducia nell’istituzione europea. È un segnale d’allarme per la permanenza dell’Italia in Europa</strong>?<br>Sento molto la responsabilità di un Paese che ha sofferto non solo il costo di un’enorme perdite di vite umane che abbiamo perso, un pezzo importante di un’intera generazione, penso ai tanti anziani che hanno perso la vita, che ha segnato il Paese, e per la prima volta insieme ad altre realtà del mondo ci siamo trovati chiusi in casa. Adesso abbiamo il problema di riprendere una vita sociale, civile ed economica del Paese, che comporterà un lavoro enorme per riaccendere i motori dell’economia, della società e della comunità. Una grande lavoro che richiederebbe una nuova maturità delle forze politiche. Sono davvero stanco di una discussione fatta sul nulla. Dovremmo uscire dalla moneta unica e dall’Europa? Per fare cosa? Per inventarci una moneta che si dovrà confrontare con altre monete, a meno che non pensiamo di vivere da soli, di chiuderci al mondo, chiuderci in una straordinaria isola felice, anzi in una penisola felice, chiudere i nostri confini e scambiarci tra di noi i beni che produciamo e che consumiamo. Mi sembra una roba un po’ arcaica. Frutto più del fatto che quando incedono problemi come quelli che stiamo affrontando, quando la vita delle persone è messa in discussione da un virus, tendiamo a chiuderci e pensare che la soluzione stia nel nucleo familiare, nel quartiere, nella città, nella regione. Come sappiamo non può essere questa chiusura la risposta a crisi come queste. Vogliamo dare un colpo definitivo all’Italia e al nostro mezzogiorno? Vogliamo dire a milioni di ragazze e di ragazzi che non c’è nessun’altra prospettiva se non andarsene definitivamente dal mezzogiorno e forse persino dall’Italia? Il sovranismo e il populismo sono in crisi in tutto il mondo. Non è in grado di gestire una crisi negli Stati Uniti d’America, abbiamo una situazione in Russia totalmente incontrollabile e fuori controllo, persino il gruppo dirigente cinese è in crisi e noi vogliamo rievocare meccanismi obsoleti. Noi abbiamo bisogno di una dimensione europea per uscire da questa crisi. Anzi, bisogna combattere per avere un’Europa diversa.</p>



<p><strong>Diciamoci la verità, onorevole, se si intende arginare questo antieuropeismo non si può non considerare realmente una nuova Europa, che veda in prospettiva gli Stati Uniti d’Europa</strong>.<br>Ci vuole un quadro europeo nuovo, cedere un po’ di sovranità. Non possiamo pensare di rimanere chiusi nella nostra dimensione. Bisogna utilizzare nuove forme di politiche fiscali, d’investimento. Finanziare più ripresa, necessitiamo di più strumenti per la ripresa, politiche che richiedono una cessione di sovranità da parte di tutti i paesi. Si condivide uno spazio politico per condividere opportunità e i rischi. Ne abbiamo bisogno e una delle risposte da dare alla crisi Covid-19.</p>



<p><strong>Vorrei chiudere quest’intervista chiedendole un pensiero sulla liberazione della nostra connazionale Silvia Romano</strong>.<br>Sono felice che questa ragazza sia stata restituita all’Italia e alla sua famiglia. Sulle polemiche dico solo che avrebbero caricato la responsabilità sul governo se fosse stata uccisa. Un ringraziamento ai servizi segreti italiani Non c’è dubbio che si sia aperto un confronto con chi ha rapito questa ragazza. Onestamente solo un paese come il nostro si può dividere davanti ad una notizia bella come questa.</p>



<p><strong></strong></p>
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		<title>Don Mattia Ferrari, il giovane prete vicino ai migranti della Mare Jonio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/don-mattia-ferrari-il-giovane-prete-vicino-ai-migranti-della-mare-jonio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2020 13:23:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo «Siamo in acque internazionali, a 40 miglia a nord di Tripoli, è il 9 maggio 2019, e sono le 16.30. Ormai nessuna nave vuole più passare di [...]]]></description>
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<p>di <em><strong>Giangaetano Petrillo</strong></em><br><br>«Siamo in acque internazionali, a 40 miglia a nord di Tripoli, è il 9 maggio 2019, e sono le 16.30. Ormai nessuna nave vuole più passare di qui, per evitare di incontrare imbarcazioni con migranti a bordo e doverli soccorrere. <strong>Mediterranea</strong> invece c’è, ha capito che doveva esserci. Prima di qualsiasi convenienza sociale, politica o economica viene infatti l’umanità. L’equipaggio è composto in maggioranza da giovani provenienti da universi sociali e culturali diversissimi: marinai siciliani, attivisti dei centri sociali bolognesi e romani, volontari arrivati da varie regioni dell’Italia, giornalisti che sono stati nelle zone di guerra di tutto il pianeta. <strong>E per la prima volta sulle navi di soccorso sono salito anch’io, un prete</strong>. Tommy Stella torna a insistere. “Scatta la foto mentre guardo il mare con il binocolo, dai”, esclama mentre passa il cellulare ad Alessandro, l’infermiere arrivato dalla Sardegna. Tommy si mette in posa, e osserva davvero dentro alle spesse lenti del visore, perché in mare non si sa mai: anche quando si scherza per spezzare la tensione bisogna non perdere mai di vista tutto quello che c’è tra te e la linea d’orizzonte. “Sei pronto?” gli chiede Alessandro. Tommy è ancora in posa, ma non risponde. Lo vedo con la bocca spalancata, come quando scorge balenottere o delfini, meravigliandosi come solo gli uomini di mare sanno fare quando nella solitudine delle traversate incontrano qualcuno che in fondo considerano un proprio simile. Tommy è immobile. Lui, sempre guascone e pronto alla battuta, all’improvviso s’è fatto tutto serio. Ci passa il binocolo: “Guardate&#8221;. E indica un punto con il dito. Sulla <strong>Mare Jonio</strong> intanto fissano il radar. Anche lì c’è una macchiolina scura. Tommy ha ragione. Lì, in mezzo al deserto blu del Mediterraneo centrale, c’è un gommone piccolo e sovraccarico: 30 persone. Il motore è in avaria. La loro unica speranza di sopravvivere, oggi, qui dove nessuno viene più a pattugliare, si chiama <strong>Mediterranea Saving Humans</strong>. Sono 30 persone in fuga dal nulla e dalla morte, scampate dalle torture nei campi libici. Da prete so che in fondo la mia è la missione della &#8216;barca di Pietro&#8217;. Ma mai mi sarei sognato di salire un giorno su un’altra &#8216;barca di Pietro&#8217; perché insieme ad altri diventassimo, letteralmente, &#8216;pescatori di uomini&#8217;». </p>



<p>Il 9 maggio 2019, i volontari sulla <strong>Mare Jonio</strong>, la nave della piattaforma della società civile Mediterranea, individuano nel tratto di mare tra la Sicilia e la Libia un gommone in avaria con 30 migranti. «Da dove venite?» viene chiesto loro. «Dall&#8217;inferno», rispondono. Tra i primi a portare aiuto c&#8217;è un giovane prete che si è imbarcato come cappellano di bordo, don <strong>Mattia Ferrari</strong>. Ha ventisei anni, ma il suo impegno a favore degli ultimi e di un mondo più giusto ha radici profonde e attraversa tutta la sua vita, dalla prima scintilla della vocazione fino all&#8217;impegno per una Chiesa popolare e aperta alle sfide della modernità nel solco degli insegnamenti di papa Francesco. È l’occasione per ascoltare le speranze di un’intera generazione di ragazze e ragazzi che non vuole arrendersi alla paura, decisa a impegnarsi direttamente in difesa dell’ambiente e dei più deboli, e non disposta a voltare lo sguardo davanti all’ingiustizia.</p>



<p><strong>Padre Mattia, prima di incominciare, può raccontarci come si è trovato su quella nave</strong>?<br>Mi sono ritrovato su quella nave per l’amicizia con i ragazzi dei centri sociali bolognesi Tpo e Làbas, che sono tra i fondatori di Mediterranea. Siamo amici da anni proprio a motivo della comune amicizia con i migranti. Mi hanno invitato a unirmi a loro in questa avventura e, conoscendo i loro cuori e sapendo con che spirito di amore, di ricerca della giustizia e di costruzione della fraternità universale lo facessero, ho accettato.</p>



<p><strong>Quest’emergenza ha promosso un dibattito acceso sulla decisione del Governo di chiudere le Chiese. Alle critiche della CEI sono seguite le parole del Santo Padre che ha pregato perché siamo prudenti in questa fase.</strong><br>È un tema estremamente delicato, sul quale non ho le competenze né l’autorevolezza per esprimermi. Posso solo dire che sono sicuro che la CEI e il governo sapranno trovare il modo per coniugare la tutela della salute al diritto al culto. Può succedere che in fasi delicate come questa ci siano incomprensioni e discussioni, ma credo che tutti stiano agendo con onestà e che quindi le soluzioni si troveranno.</p>



<p><strong>L’emergenza pandemica ci ha allontanato dalla comunione eucaristica. Come possono ricercarlo i credenti, quest’intimo contatto con Dio, in questo periodo di crisi</strong>?<br>Ci sono tante forme di creatività pastorale. Indubbiamente il digiuno forzato dalla comunione eucaristica, che certo fa soffrire, è stata per alcuni l’occasione di riscoprire altre forme di preghiera che a volte trascuriamo. D’altro canto Gesù ci dice che Dio vede il nostro cuore e ascolta le nostre preghiere anche quando siamo chiusi nella nostra stanza. Non dimentichiamo poi le forme di solidarietà con chi soffre che sono possibili anche in questo momento, tramite il telefono, il computer e le iniziative di assistenza promosse in conformità ai protocolli: sono importanti anche per l’intimo contatto con Dio, perché sappiamo bene che Dio si fa trovare in modo speciale proprio nell’amore verso chi è in difficoltà.</p>



<p><strong>L’immagine di Papa Francesco in una piazza San Pietro avvolta dal silenzio della solitudine, è emblematica. Cosa le ha trasmesso</strong>?<br>È stata una cosa fortissima, che ha colpito tutto il mondo, anche le persone che non professano la fede cattolica. Papa Francesco si è mostrato così, nella sua umanità, senza paura di mostrarsi davanti a una piazza vuota: ha manifestato la sua umanità, ha ricordato al mondo che siamo tutti sulla stessa barca, e ha raccolto nella sua preghiera le sofferenze di tutta l’umanità e le ha consegnate a Dio. Abbiamo un grande Papa, capace di parlare a tutti e di mostrare a tutti la bellezza del Vangelo.</p>



<p><strong>Una recente inchiesta di Report ha raccontato quel mondo conservatore, anche all’interno della Chiesa, che critica aspramente il Papa, arrivando persino  ad  attribuirGli la colpa di questa pandemia, anche per le sue aperture verso gli omosessuali.</strong><br>Contro Papa Francesco ci sono sia i moderni farisei sia i potenti di questo mondo, proprio come ai tempi di Gesù. Papa Francesco è fedele a Gesù e per questo motivo viene attaccato dai successori di quelli che attaccavano Gesù.</p>



<p><strong>Ritorniamo all’esperienza che racconta nel libro.</strong> <strong>Perché il titolo di “Pescatori di uomini”</strong>?<br>Il titolo è nato ispirandosi a una frase dell’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, che in un’occasione ha ricordato che i ragazzi e le ragazze di Mediterranea è come se avessero preso alla lettera il mandato di Gesù: “Vi farò pescatori di uomini”. </p>



<p><strong>Qual è la prima immagine che le ritorna alla mente quando ricorda quei momenti</strong>?<br>La notte del salvataggio. Vedere queste persone migranti, che stavano per morire a causa dell’ingiustizia, ritornare alla vita grazie ai ragazzi e alle ragazze di Mediterranea, grazie al fatto che questi ragazzi e ragazze hanno aperto il loro cuore alla compassione viscerale verso l’umanità ferita e si sono messi in gioco rischiando in prima persona per salvarli, mi ha mostrato la potenza dell’amore.</p>



<p><strong>La propaganda sovranista, in parte soffocata dall’emergenza del Covid-19, ha soffiato forte sulla paura degli italiani</strong>.<br>È appunto propaganda. Infatti accogliere le persone migranti è una questione di umanità e di giustizia: di umanità, perché sono esseri umani come noi, nostri fratelli e sorelle, e di giustizia, perché siamo noi i predoni dell’Africa, siamo noi che abbiamo causato e continuiamo a causare lo sfruttamento, l’ingiustizia e la catastrofe climatica da cui queste persone fuggono. Come ha detto la nostra presidente <strong>Alessandra Sciurba</strong>: da come ci poniamo davanti a questo tema si capisce il tipo di società che vogliamo costruire. </p>



<p><strong>Lei è riuscito a spiegarsi come mai parte degli italiani, comunque credenti, si è lasciata assuefare da un messaggio intriso di odio, violenza, razzismo</strong>?</p>



<p>Il motivo lo ha spiegato il già citato arcivescovo di Palermo, <strong>Corrado Lorefice</strong>, che l’estate scorsa ha invitato tutti a stare in guardia dalla peste del cuore. La peste che si insinua nei nostri cuori e li volge verso l’egoismo o l’indifferenza. Questa peste ci fa credere che pensando prima a noi staremo meglio e ci fa chiudere il cuore verso l’umanità ferita. Ma in questo modo ci inganna: chiuderci verso gli altri non ci porta veramente ad essere più felici, ma ad essere più tristi, arrabbiati, infelici. Tutti sappiamo, e chi è cristiano lo crede anche per fede, che in realtà l’essere umano trova la felicità nella misura in cui apre il proprio cuore all’umanità ferita e si dona agli altri.</p>



<p><strong>Ci sono delle immagini che vorrei lei mi commentasse. Quel pane calpestato dai cittadini di Tor Bella Monaca; quegli insulti rivolti a Carola Rackete e, infine, l’immagine dei diversi roghi tra le baraccopoli dei tanti braccianti agricoli vittima del caporalato. Che Italia è questa</strong>? <strong>Anzi, che Europa è questa</strong>?<br>Sono un’Italia e un’Europa prese dalla peste del cuore. Un’Italia e un’Europa che infatti chiudendosi non stanno trovando veramente la felicità, ma sempre più tristezza e rabbia.</p>



<p><strong>Uno dei paradossi della propaganda sovranista è quella di inserire la radice cristiana nella cultura europea. Ma tra i fondali del Mediterraneo, tra le carceri libiche finanziate con soldi comunitari e i nuovi campi di concentramento creati dall’Europa in Turchia, dov’è il Cristianesimo</strong>?<br>Il cristianesimo è tra i ragazzi di Mediterranea, che mettono in gioco se stessi esponendosi a critiche, insulti, calunnie e denunce, pur di essere presenti come fratelli e sorelle accanto a chi rischia di morire vittima dell’ingiustizia. Il cristianesimo è nelle lotte dei braccianti, di persone come Aboubakar Soumahoro e Ivan Fagnet. Il cristianesimo è nelle tante parrocchie e altre realtà che aprono il proprio cuore e si fanno fratelli e sorelle di chi è in difficoltà.</p>



<p><strong>Ci lasci con una speranza, don Mattia</strong>.<br>Io ho avuto una grande fortuna: essere testimone oculare di realtà bellissime, costruite da persone meravigliose, che stanno veramente cambiando il mondo. Le ho viste a Modena, a Bologna, a Roma, a Palermo, e Mediterranea è stata l’apice di tutto questo. Seguiamo l’esempio di queste persone, apriamo il nostro cuore alla compassione viscerale, mettiamoci in gioco prima per essere veramente fratelli e sorelle di chi è in difficoltà. Allora troveremo nella nostra vita la felicità vera, quella che Papa Francesco chiama la gioia del Vangelo. E allora il mondo cambierà davvero.</p>



<p><strong></strong></p>
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		<title>Cilentani in Germania, Marco Napoleone: «Italia segua il nostro esempio»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cilentani-in-germania-marco-napoleone-italia-segua-il-nostro-esempio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2020 11:43:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[di Antonio Vuolo Marco Napoleone è uno dei tanti giovani italiani che ha lasciato il proprio Paese per cercare un futuro migliore. Da un anno circa, il 36enne di Capaccio [...]]]></description>
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<p>di <strong><em>Antonio Vuolo</em></strong></p>



<p><strong>Marco Napoleone</strong> è uno dei tanti giovani italiani che ha lasciato il proprio Paese per cercare un futuro migliore. Da un anno circa, il 36enne di <strong>Capaccio Paestum</strong>, vive e lavora come marketing-manager per un’azienda italo-tedesca a <strong>Markdorf, sul lago di Costanza</strong>, a sud della Germania. In questi giorni in cui si discute tanto anche in Italia del “modello Germania” per fronteggiare e soprattutto per convivere con il Covid-19, la nostra Redazione ha raggiunto telefonicamente il 36enne. <br> <br><strong>Come si vive l’emergenza in Germania?</strong><br>Per fortuna in Germania i cittadini non stanno vivendo nessuna emergenza nè stanno accusando disagi particolari. Almeno nella zona in cui vivo io, la percezione del pericolo virus è praticamente pari a 0. Al netto di alcune chiusure (scuole, servizio a tavola della gastronomia, trattamenti di bellezza e grandi centri commerciali) la vita scorre in modo assolutamente normale e tranquillo</p>



<p><strong>Come si guarda all’Italia in questa fase?<br></strong>Personalmente all&#8217;Italia guardo con preoccupazione ma anche con tanta fiducia nel buon senso e nei buoni e corretti comportamenti della gente. Si sono fatti tanti sacrifici per arrivare a questo punto, sarebbe un peccato buttare tutto alle ortiche proprio adesso. Bisogna tenere duro! Anche il tedesco medio guarda con preoccupazione all&#8217;Italia, molti sono in crisi perchè hanno dovuto annullare le vacanze estive nel nostro Paese.</p>



<p><strong>Il tuo giudizio sulla gestione italiana e quella tedesca?<br></strong>Questa è una domanda difficile. In Germania l&#8217;unica cosa che conta davvero è l&#8217;economia. Come ho detto ad alcuni amici in questi giorni, vige una sorta di &#8220;regime&#8221;: Stato, giornali e cittadini remano tutti e dico tutti nella stessa direzione. Non esiste che il Salvini di turno vada in tv a criticare l&#8217;operato del Governo, giusto o sbagliato che sia come non esiste il giornale di opposizione che chiede le dimissioni dell&#8217;attuale classe politica per incompetenza o altro. Ed i cittadini si fidano ciecamente. Non so dire se sono atteggiamenti giusti o sbagliati, fatto sta che sta dando i suoi frutti: la Germania, rispetto ai competitor Europei e Mondiali, ne uscirà ancora più forte di prima da questa crisi. Mettici anche che si sono circa 40mila posti in terapia intensiva.</p>



<p><strong>Anche in Germania ci sono dei sussidi? <br></strong> Premessa doverosa: i 70 euro al giorno che il Governo tedesco garantirebbe ai cittadini è una mega bufala. Per quanto riguarda i sussidi, so che ai liberi professionisti e lavoratori vengono garantiti 5.000 euro al mese contro i nostri 600 euro. Le piccole aziende possono arrivare anche a 15mila euro a seconda dei numeri dei dipendenti. So che si sono anche dei sussidi per le famiglie meno abbienti ma non so bene nel dettaglio di che cifre si parla. Purtroppo la grande differenza è questa, qui in Germania lo stato ha i soldi da mettere a disposizione dei cittadini, frutto di una buona gestione economica negli anni e nella furbizia e nella scaltrezza di gestire la questione Comunità Europea a proprio uso e consumo. In Italia paghiamo il mal Governo degli ultimi 50 anni ed ora vogliamo prendercela con Conte se i soldi non ci sono.</p>



<p><strong>Il tuo messaggio finale?<br></strong>Mi piacerebbe che l&#8217;Italia e gli Italiani seguissero l&#8217;esempio della Germania e cominciassero a remare tutti nella stessa direzione per uscire al più presto dalla crisi. Almeno per qualche mese, mettere da parte i dissapori politici, rimboccarsi le maniche e lavorare tutti insieme per tornare quanto prima alla normalità. Io spero di tornare quanto prima in Italia che rimane e rimarrà per sempre la mia Casa, dove ho dovuto purtroppo lasciare tutti i miei affetti in cerca di un futuro migliore. Sempre Forza Italia!</p>



<p><strong></strong></p>
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		<title>Politica e omossessualità, Vladimir Luxuria: «Passi in avanti ma non c&#8217;è ancora uguaglianza»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/omosessualita-e-politica-lintervista-a-vladimir-luxuria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 06:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo Non è mai stata nel Cilento e spera di venirci quanto prima, soprattutto perché «so che il mare lì da voi è stupendo». Ma ha un legame [...]]]></description>
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<p>di <strong>Giangaetano Petrillo</strong></p>



<p>Non è mai stata nel Cilento e spera di venirci quanto prima, soprattutto perché «so che il mare lì da voi è stupendo». Ma ha un legame particolare e intimo con la <strong>Madonna</strong> di <strong>Montevergine</strong>, che è stata vista nel corso degli anni come il simbolo della tolleranza e <strong>vicina al mondo gay</strong>. «Chiamami Vladi», si presenta così <strong>Vladimir Luxuria</strong> icona del mondo LGBT, tra le organizzatrici del primo Gay-Pride d’Italia nel 1994 e prima transgender eletta nel parlamento di uno Stato europeo. «Fino a quando ci sarà un solo diritto che viene negato ad una persona perché di orientamento sessuale diverso, vuol dire che abbiamo ancora da battagliare». Sicuramente una delle cose che non ha perso è la sua forte e lucida determinazione. «Sono una donna credente. Ho insegnato catechesi un po’ di sessi fa. Siamo solo all’inizio di questo percorso, ma mi auguro davvero che tutti abbiano diritto alla fede, senza alcuna discriminazione sessuale». La seconda è la luminosità, quella chiarezza solare che splende sul volto delle persone gentili.</p>



<p><strong>Vladi, questa emergenza ha colpito anche l’organizzazione di molti gay-pride. Come li vivremo quest’anno</strong>?<br>Siamo persone che vivono in questo mondo e quindi rispettiamo le regole. Non possiamo organizzare i pride perché è la forma massima di assembramento, perché i pride fortunatamente sono molto partecipati, quindi si tratterebbe di manifestazioni con tante persone. Fino a quando non ci sono le condizione sanitarie che lo consentono noi ci atteniamo alle regole, perché il primo diritto, prima ancora degli stessi diritti civili, è quello alla salute. Ci saranno sicuramente delle forme alternative e si sta pensando a una formula simile all’iniziativa promossa da <strong>Lady</strong>&#8211;<strong>Gaga</strong>. Diversi artisti, dunque, utilizzando i social in maniera positiva. Un <strong>Global</strong> <strong>Pride</strong> con testimonianze da tutto il mondo e magari fare un punto della situazione sui&nbsp; diritti LGBT negli altri paesi del mondo. I diritti, comunque, non vanno in quarantena, perché ci sono tantissime iniziative che si stanno organizzando. Fino al 4 Maggio, se si va su una pagina facebook che si chiama <strong>Lovers Film Festival</strong>, si&nbsp; può accedere gratuitamente alla visione di film a tematica lesbo-gay-trans. Film che fanno riflettere, di un festival di cui sono direttrice artistica, che si sarebbe dovuto tenere in queste date a Torino.&nbsp; </p>



<p><strong>Dai moti di Stonewall molto è cambiato, eppure in diversi paesi del mondo l’omosessualità viene condannata, e in alcuni casi persino con la pena di morte. </strong><br>Ricordiamocelo tutte le volte, perché spesso si hanno anche dei rapporti commerciali con queste nazioni, penso agli Emirati Arabi. Ci sono molte nazioni dove c’è appunto la pena di morte, dove rischi di morire per il semplice fatto di essere gay, o incarcerato, o torturato, reso invisibile, non riconosciuto. Quando ero parlamentare ponevo sempre l’accento sul fatto che si comprendono gli affari e le merci, però quando si ha la possibilità di parlare con un rappresentante di una nazione dove gay e lesbiche se la passano male, bisogna porlo il problema, sollevarlo. Ogni tanto si hanno anche dei piccoli spiragli, penso a quanto successo in Tunisia, dove un tunisino si è sposato in Francia con un francese e questo matrimonio è stato riconosciuto anche dal governo tunisino. È una piccola rondine che speriamo faccia primavera.</p>



<p><strong>In Ungheria invece un premier chiede i pieni poteri per combattere l’emergenza sanitaria e come primo atto vieta la possibilità di cambiare sesso.</strong><br>Intanto qualcuno mi dovrebbe spiegare che cosa c’entra il cambio di sesso con il coronavirus. Ha chiesto appunto i pieni poteri, ha esautorato completamente il Parlamento, e ovviamente qui parliamo davvero di una dittatura, non sto riecheggiando parole di <strong>Matteo Renzi</strong> sul premier <strong>Conte</strong>. Esautorato il Parlamento, dunque, Orban la prima cosa che ha fatto è stata non riconoscere l’esigenza del cambiamento di genere. Purtroppo ci sono un po’ di leader sparsi in giro per il mondo che stanno facendo fare passi indietro. Parlo dell’Ungheria ma anche degli Stati Uniti d’America, con Trump che per distrarre l’opinione pubblica, ritorna a parlare di non concedere questo diritto, di non concederne un altro, di bagni per le trans. Parlo del Brasile, dove la situazione è terribile, con Bolsonaro che ha fatto del machismo uno strumento per contrastare qualsiasi forma di diversità sessuale. Tra l’altro sono gli stessi personaggi che stanno gestendo nella maniera peggiore l’emergenza del coronavirus. Fossero solo dei leader ostili alle mondo LGBT, gli altri potrebbero pure fregarsene, il problema è che sono anche incapaci di gestire una situazione d’emergenza. Nel caso dell’Europa, dall’Ungheria alla Polonia e alla Russia di Putin, nazioni omofobe e contrarie ad aiutare l’Italia in questo momento. Lo hanno fatto prima per quanto riguardava l’emergenza dei migranti e continuano a farlo ora per quanto riguarda il reperimento di fondi da poter investire nella nostra economia.</p>



<p><strong>Anche in Italia abbiamo visto forze politiche che si richiamano alla famiglia normale, come il senatore Pillon.</strong><br>Intanto volevo dire una cosa su questa questione del genitore uno e genitore due, che fa anche un po’ sorridere. È stata strumentale perché in realtà in questi famosi moduli che venivano dati ai genitori in una scuola, poiché esistono oggi coppie formate dallo stesso sesso e hanno dei figli e la cosa può piacere come non può piacere, come si può essere d’accordo come non lo si può essere, ma la realtà ci dice che esistono. Hanno anche fondato una rete, un’associazione che si chiama <strong>Famiglia Arcobaleno</strong>. Si trattava, dunque, di sostituire le parole padre e madre, non perché non ci piacessero, ma perché era più comprensivo utilizzare per entrambi il termine genitore. Che tra l’altro è una parola contemplata dal vocabolario italiano, sempre stata usata ed ora non piace perché bisogna andare contro le famiglie arcobaleno. Era una mediazione per fare in modo che la burocrazia tenga conto della realtà esistente. Pillon voleva fare, più che dei provvedimenti, dei dispetti, creare più difficolta mentre la politica dovrebbe cercare di risolvere le difficoltà. Certo è che in questo periodo di coronavirus sta emergendo quanto sia stato negativo non approvare una legge sulla stepchild adoption, sulle famiglie arcobaleno. Una coppia composta da due donne, una delle quali è la mamma biologica mentre l’altra è la madre cosiddetta sociale, e quest’ultima vuole uscire per fare una passeggiata con la propria figlia, rischierebbe di essere multata perché il ruolo di mamma sociale ancora nel nostro ordinamento non è riconosciuta. Si tratta di questioni pratiche che la politica deve decidere di affrontare e di legiferare.</p>



<p><strong>Lei è stata la prima parlamentare transgender eletta in un uno Stato europeo. Quello che sembrava uno slancio verso una sempre più larga libertà di genere sembra essersi arenata. In fondo, oltre alla Legge Cirinnà, sembra che permanga ancora un cultura pregiudizievole verso il mondo LGBT.</strong><br>Diciamo che è un po&#8217; di tempo che non si parla più dei nostri temi. Ovviamente in un periodo emergenziale come questo in cui l’unica preoccupazione è giustamente quella di arrivare ad un vaccino e non contare più i morti, è chiaro come purtroppo viene un po’ immolata la questione LGBT. Ma siamo pronti a ritornare alla carica.</p>



<p><strong>È stata tra le organizzatrici del primo Gay-Pride d’Italia nel 1994, ma le sue battaglie per i diritti della comunità LGBT iniziarono molto prima. Se dovesse tirare un primo bilancio?</strong><br>Sono una abituata ad essere positiva, a sperare ed essere ottimista. Vedo anche la parte mezza piena del bicchiere. Meglio di ieri, senza dare nulla per garantito. Pensa che in Inghilterra, considerata il faro dei diritti civili, adesso persino lì c’è una nuova ministra alle cosiddette pari opportunità che sta facendo dei passi indietro sulle questioni LGBT. Abbiamo le unioni civili ma dobbiamo combattere per il matrimonio egualitario, abbiamo giornali e questure che si occupano di omofobia. Io ricordo che quando ero più piccola io i gay addirittura non andavano a denunciare le aggressioni fisiche perché temevano di essere maltrattati in questura e che si venisse a sapere che fossero gay. Ci sono dei passi in avanti sicuramente, ma il traguardo ancora non è stato raggiunto, che è quello poi dell’uguaglianza. Nessuno dovrebbe essere trattato in maniera diversa per orientamento sessuale. Fino a quando ci sarà un solo diritto che viene negato ad una persona perché di orientamento sessuale diverso, vuol dire che abbiamo ancora da battagliare.</p>



<p><strong>Come considera le aperture del Pontefice verso l’omosessualità</strong>? «<strong>Non sono nessuno per poter giudicare», e soprattutto quelle dette a Juan Carlos Cruz, «Dio ti ama come sei».</strong><br>Un altro dei miei obiettivi è quello di creare un ponte tra la comunità ecclesiastica e la comunità LGBT. Non è facile perché siamo stati duramente attaccati, voglio ricordare che il Pontefice precedente a questo era lo stesso che diceva che eravamo moralmente disordinati, che eravamo un pericolo sociale. Veniva fomentata la diffidenza, l’astio, l’ostilità nei nostri confronti. Eravamo un pericolo e in quanto tale dovevamo essere sconfitti, un pericolo sociale da sconfiggere. Non ci si occupava del pericolo della pedofilia ci si occupava del pericolo dell’omosessualità. Penso che il Papa purtroppo non abbia completamente libertà di poter davvero dire e fare quello che vuole. Lo stesso Papa dichiarò di non essere libero nemmeno di andarsi a mangiare una pizza, probabilmente alludendo all’impossibilità di potersi esprimere liberamente.</p>



<p><strong>In una delle ultime inchieste di Report è emerso come l’ala più conservatrice della Chiesa avversi le aperture verso la comunità LGBT promosse da Papa Francesco</strong>.<br>Ho seguito con molta attenzione questa trasmissione che amo moltissimo, ho seguito molto quelli che sono i legami tra la destra, i finanziamenti ad alcuni partiti e l’ala più conservatrice e intransigenti della cristianità. Fanno realmente venire la pelle d’oca ascoltare certe parole, perché una religione che dovrebbe parlare d’amore viene messa in bocca a persone di estrema destra. Questo dovrebbe far gridare allo scandalo. Effettivamente ci sono due tendenze all’interno della stessa Chiesa. O si ritorna ad una Chiesa oscurantista, retrograda oppure possiamo avere ciò che auspica Papa Francesco, cioè una Chiesa più aperta. Siamo solo all’inizio di questo percorso, ma mi auguro davvero che tutti abbiano diritto alla fede e che nessuno più consideri un omosessuale una persona indegna di andare in Chiesa o di diventare sacerdote o suora.</p>



<p><strong>In molte posizioni di governo sono pochissime le donne, e per ovviare a questa stortura sociale e culturale siam dovuti arrivare a imporle per legge con le quote rosa. Ancora meno gli omosessuali, oppure omettono persino di dichiararsi. Come mai</strong>?<br>L’orientamento sessuale di una persona non dovrebbe essere considerato né una qualità né un difetto, né un ostacolo, né un qualcosa che ti avvantaggia. Meritocrazia nel caso dei posti di lavoro, vocazione nel caso dell’ambito religioso. Dovrebbero essere considerati solo questi parametri.</p>



<p><strong>Voglio farle una domanda che spero non le sembri banale. Seguo, come tanti, le serie Netflix e vedo sempre più la presenza di storie omosessuali. Immagino Skam, una serie internazionale che ha riscosso molto successo e che ha dedicato un’intera stagione al tema dell’omosessualità. Quanto sono, dunque, importanti anche i media e la cinematografia per rinnovare e svecchiare l’opinione pubblica</strong>?<br>Io sono direttrice artistica, per il primo anno, del festival più antico d’Europa di Cinema che narra delle nostre vite, delle nostre esigenze attraverso il linguaggio del cinema. Si chiama appunto Lovers, ricordo che fino al 4 Maggio si possono vedere gratis fil, cortometraggi, e quindi sono importantissimi. Pensa solo ad un film, un film del 1999, che si chiama Tutto su Mia Madre, un film di Almodovar. Quanto è servito questo film per far capire che una persona non smette di amare un figlio se cambia sesso. È la storia di Esteban, questo figlio che muore per un incidente e la mamma deve comunicare la morte di questo figlio al suo ex marito che non vede da tanto tempo, perché è diventata trans e si fa chiamare Lola. Ed è straziante vedere il dolore di questa persona per la morte del proprio figlio. Sicuramente i film servono ad aprire le menti perché comunque il linguaggio del cinema attraverso le emozioni può toccare corde del cuore, alle volte anche di più di un dibattito o a un intervento politico.</p>



<p><strong>In questo anche il film di Luca Guadagnino, Chiamami col tuo nome</strong>.<br>Certo, tratta principalmente il tema della differenza d’età. Anche questo è stato un film che ha avuto riconoscimenti internazionale. Ma una volta era tabù, sai.&nbsp; Negli anni ‘50 in America esisteva il codice Hays, dal nome di un senatore Repubblicano, per cui venivano censurati i film che trattavano l’omosessualità. Per cui bisognava alludere non parlarne in maniera esplicita. Anche in Italia, ancora oggi, si vorrebbe ricorrere alla critica preventiva e quindi ci si scandalizza se c’è un bacio tra due uomini in una fiction sulla RAI. I tempi cambiano per fortuna e sempre più si tratta anche di queste tematiche. </p>



<p><strong>Ha avuto mai rimpianti per essersi così tanto esposta? </strong><br>Mai, assolutamente. Granitica la mia risposta. M-A-I. Milano-Ancona-Imola.</p>



<p><strong>Una domanda che spero non fraintenda. Se un giorno dovesse lasciare un testamento morale su cosa questa esperienza le ha insegnato, cosa scriverà</strong>?<br>Scrivo che chiunque combatte per far sentire meglio una persona, per regalare un sorriso, una speranza, per far sentire meno reiette le persone, sta sempre dalla parte giusta della storia. </p>



<p><strong>Non le chiedo se ritornerà in politica, anche perché il suo impegno è politico e sociale. Ma pensa di poter ritornare a ricandidarsi</strong>?<br>Se è un partito serio in cui mi riconosco e se sento che la gente ripone fiducia in me, perché no. Non lo escludo.</p>



<p><strong>Si riconosce in qualche partito attuale?</strong><br>Mi riconosco semplicemente nella sinistra. </p>



<p><strong></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ricostruzione e società, l&#8217;intervista al sociologo Domenico De Masi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ricostruzione-e-societa-lintervista-al-sociologo-domenico-de-masi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2020 15:42:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni]]></category>
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<p>di <strong>Giangaetano Petrillo<br></strong><br>Dall’analisi della società ad una dettagliata descrizione della politica attuale che «riflette la mediocrità dei politici e l’incapacità dell’elettorato di scegliere rappresentanti degni del loro compito». Per intervistare <strong>Domenico De Masi, </strong>professore emerito di Sociologia del lavoro presso l&#8217;Università “La Sapienza” di Roma, non basterebbero fiumi d’inchiostro per la configurazione poliedrica delle sue attività, dei suoi studi e dei suoi interessi che spaziano in ogni campo. Nato in Molise, cresciuto in Campania e in Umbria, il professor De Masi si è dedicato prevalentemente allo studio e all’insegnamento. Noi lo abbiamo raggiunto telefonicamente per farci raccontare il suo lungo impegno sul tema dello smart-working, ritornato d’attualità nella discussione politica italiana.</p>



<p><strong>Professor De Masi, era imprevedibile quanto sta succedendo. Eppure sembra che con delle giuste riforme avremmo potuto gestire meglio quest’emergenza.</strong><br>Non era imprevedibile e molti sociologi lo avevano previsto. Eccone un esempio: Dominique Belpomme, esperto mondiale di salute ambientale, nel 2007 aveva scritto: “Ci sono cinque scenari possibili della nostra scomparsa: il suicidio violento del pianeta, per esempio una guerra atomica; la comparsa di malattie gravi, come una pandemia infettiva o una sterilità che determini un declino demografico irreversibile; l’esaurimento delle risorse naturali; la distruzione della biodiversità e, infine, delle modificazioni estreme nel nostro ambiente come la scomparsa dell’ozono stratosferico e l’aggravamento dell’effetto serra”. A dire il vero, non credo che l’emergenza poteva essere gestita meglio: si trattava di un fenomeno del tutto imprevisto che l’Italia ha dovuto affrontare per prima in Occidente. </p>



<p><strong>Molte regione prima hanno denunciato la superficialità dello stato centrale e ora sembrano voler accelerare con la riapertura.</strong><br>Le regioni del Nord prima hanno fatto di tutto per ritardare il più possibile la chiusura; durante hanno tenuto aperte centinaia di aziende contravvenendo agli ordini del Governo; poi hanno fatto di tutto per accelerare il più possibile la riapertura. Per esse l’economia viene prima della salute.</p>



<p><strong>Quanto successo in diverse RSA sarà un’altra macchia indelebile sulla nostra storia.</strong><br>Non sulla storia di tutti gli italiani ma su quella delle regioni settentrionali che usano stivare i vecchi negli ospizi e poi li abbandonano al loro destino. Nel Sud, secondo un’abitudine molto più nobile, si preferisce tenere i vecchi in casa fino alla morte.</p>



<p><strong>Il Covid-19 ha completamente rivoluzionato la nostra quotidianità e molti prevedono che nulla sarà più come prima. Secondo lei sarà giusto un ritorno alla normalità o dovremmo invece organizzare una società diversa?</strong><br>Dovremmo organizzare una società diversa, non più neo-liberista ma socialdemocratica. Purtroppo, dopo qualche settimana dalla ripresa, tutto tornerà come prima.</p>



<p><strong>Secondo uno degli ultimi sondaggi promossi da Fabrizio Masia, risulta che a oltre il 60% degli italiani manchi il contatto fisico con gli altri. Quanto questo distanziamento sociale potrà influire sui nostri futuri rapporti sociali?</strong><br>Il distanziamento sociale ha salvato migliaia di vite umane. E non c’era altro rimedio a portata di mano. I rapporti futuri non ne saranno modificati, tranne nella sfera lavorativa con lo smart working.</p>



<p><strong>Lei è un attento osservatore della nostra società. Che cosa immagina dopo questa emergenza?</strong><br>Saremo più poveri e, ci piaccia o no, saremo costretti a diventare meno consumisti.</p>



<p><strong>Possiamo individuare degli aspetti positivi?</strong><br>Questa esperienza ci ha insegnato a vivere in poco spazio, a gestire meglio il nostro tempo, ad apprezzare il welfare, la sanità pubblica e il volontariato, a familiarizzare con internet, a comprendere i imiti dello sviluppo, a valutare la superficialità dei media, a comprendere la mediocrità dei sovranismi, a rispettare le competenze.</p>



<p><strong>La litigiosità politica, dopo un primo momento di quiete, sembra essersi riaccesa improvvisamente. </strong><br>Riflette la mediocrità dei politici e l’incapacità dell’elettorato di scegliere rappresentanti degni del loro compito.</p>



<p><strong>Come giudica fin qui l’operato e la gestione di questa emergenza da parte del premier Giuseppe Conte.</strong><br>Più positivamente di quanto mi aspettavo. E’ l’unica persona adeguatamente colta ed equilibrata in un mucchio di miracolati.</p>



<p><strong>Lei, professor De Masi, è stato un precursore di quello che è oggi lo smart-working. Grazie a questa epidemia possiamo prevedere che anche l’Italia si adegui?</strong><br>Il primo gennaio vi erano solo 570.000 telelavoratori; poi in quattro settimane sono diventati 8 milioni. Il teleworking poteva essere introdotto gradualmente e perfettamente invece che frettolosamente e sgangheratamente. Dietro 8 milioni ti lavoratori vi sono almeno 800mila capi: sono loro che hanno impedito l’adozione di un metodo lavorativo che giova ai lavoratori, alle imprese e ai territori.</p>



<p><strong>Quali possono essere i vantaggi di un lavoro gestito da casa?</strong><br>Per i lavoratori aumenta, con l’autonomia, la possibilità di autoregolare tempi, luoghi e ritmi; si riduce la separatezza tra lavoro e vita; migliorano sia le condizioni di lavoro che la gestione della vita familiare e sociale; si risparmia tempo, fatica, spesa e rischi del pendolarismo. Per l’azienda aumenta la produttività del 15-20% e, nello stesso tempo, si riducono l’assenteismo, la microconflittualità, le spese per gli immobili e i servizi. Per la collettività si riduce il traffico, l&#8217;inquinamento e la spesa per la manutenzione stradale; si deconcentrano le aree superaffollate; si porta l’occupazione anche nelle zone periferiche, isolate o depresse; si estende il lavoro alle casalinghe e agli invalidi.</p>



<p><strong>Perché, secondo Lei, si è accumulato un così enorme ritardo in Italia?</strong><br>Perché esiste un divario eccessivo tra il Nord, che è una delle aree più avanzate d’Europa, e il sud, che è una delle aree più arretrate, con ben quattro multinazionali del crimine: camorra, ndrangheta, mafia e sacra corona unita,</p>



<p><strong>Una delle conseguenze positive è stato il calo dell’inquinamento. Famose sono ormai le foto delle acque chiare di Venezia. Quanto può incidere questa emergenza sulla nostra coscienza ambientale?</strong><br>Ha rafforzato la posizione di quanti già prima si battevano per salvaguardare la salute del pianeta. Basti pensare al fenomeno Greta.</p>



<p><strong>Mi scusi, una provocazione. Questa crisi sembra volerci dire come l’uomo non riesca a gestire i processi della storia, anche perché risulta che da tempo ormai si parlava di una probabile pandemia. Sembra che arrivi sempre in ritardo. Come ha dimostrato anche parte del nostro sistema sanitario.</strong><br>Tuttavia in cento anni siamo riusciti a raddoppiare la durata della nostra vita. E non è poco.</p>



<p><strong>Molti sostengono che il sud si sia salvato grazie al fattore tempo. Ma nonostante questo ha dimostrato un’enorme capacità organizzativa. </strong><br>Ha dimostrato solo la potenza di San Gennaro, di Padre e Pio e di Santa Rosalia. Se il virus fosse arrivato subito e si fosse diffuso come nel Nord, sarebbe stata un’ecatombe.</p>



<p><strong>Sembra che ci stiamo avvicinando alla cosiddetta seconda fase dove bisognerebbe convivere con il virus per un indeterminato periodo. Come bisognerebbe gestirla?</strong><br>Come la sta gestendo il nostro Governo, che si è dimostrato migliore del previsto. Ce lo immaginiamo se, invece di Conte, ci fossero stati Salvini e la Meloni?</p>



<p><strong>Queste diverse task-force minerebbero l’autorevolezza della politica, che abdica alla tecnica e alla scienza?</strong><br>Conte e i vari ministri si sono serviti dei comitati scientifici solo in fase consultiva ma le decisioni sono state prese dai politici.</p>



<p><strong>Ma in fondo, quanta tecnica e scienza vi è già nella politica? Non crede che la politica abbia perso terreno in mancanza proprio di figure professionali in grado di articolate una discussione seria e credibile?</strong><br>La politica, in tutto il mondo, è messa in crisi per la mancanza di un modello di società cui ispirare il nostro futuro e per la mediocrità dei leader.</p>



<p><strong>L’ennesima discussione si è accesa sull’Europa. Quanto saprà uscirne rinforzata e rinvigorita da questa emergenza?</strong><br>Tutto sommato, ne uscirà rinforzata perché la pandemia ha dimostrato che nessuno stato può farcela da solo.</p>



<p><strong>Giudica eccessivo l’attacco del Premier verso le opposizioni?</strong><br>Il premier, in questi mesi, è stato sottoposto a responsabilità tremende e a un carico di lavoro esorbitante, con una opposizione rozza e infantile.</p>



<p><strong>Lei, professor De Masi, è stato presidente del Parco Nazionale del Cilento. Qui abbiamo avuto, nel Diano, uno dei pochi focolai in tutta la regione Campania. </strong><br>Siamo stati fortunati. Tutto qui.<br><br><strong></strong></p>
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		<title>Coronavirus e politica, l&#8217;intervista al senatore Nencini: «Spero in un governo autorevole e più largo»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 14:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo In questi tempi di confinamento molti si stanno chiedendo cosa stia facendo realmente la politica per programmare il futuro del nostro paese. Molti si chiedono come la [...]]]></description>
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<p>di <strong>Giangaetano Petrillo</strong> </p>



<p>In questi tempi di confinamento molti si stanno chiedendo cosa stia facendo realmente la politica per programmare il futuro del nostro paese. Molti si chiedono come la politica stia rispondendo alle grandi difficoltà che molti milioni di cittadini stanno affrontando. Noi abbiamo cercato di rispondere in parte a queste domande rivolgendole al senatore <strong>Riccardo Nencini</strong>, già segretario del Partito Socialista Italiano e vice-ministro delle infrastrutture e dei trasporti nella legislatura precedente. «Le grandi crisi provocano dei cambiamenti radicali, e questi cambiamenti radicali si preparano durante le fasi di transizioni e di passaggio, come in questa fase. Noi dobbiamo avere l’autorevolezza e la capacità di governarle al meglio».</p>



<p><strong>Senatore Nencini sembra che l’emergenza, quanto meno sanitaria, sia stata superata. Come bisogna prepararsi per la fase 2</strong>?<br>Ci sono due condizioni da tenere assieme. La prima condizione è la riapertura rispettando dei parametri sanitari e di sicurezza. Tutti gli economisti e gli analisti sostengono che la fine del mese di giugno e l’inizio del mese di luglio sia un filo rosso che l’Italia non può superare, perché superarlo significa condizionare la nostra economia per i prossimi due anni, cioè il 2021 e il 2022, dunque dando per perso il 2020. E sarebbe un problema per la nostra economia questa contrazione prevista, perché si trasformerebbe in una valanga per le nostre piccole e medie imprese che coprono ben il 93% del corpo produttivo italiano. La seconda condizione è prevedere nel secondo decreto una forte liquidità per sostenere questo tessuto produttivo, e misure sanitarie con mascherine, indumenti e controlli nelle aree dove è probabile lo sviluppo di un pericoloso focolaio di contagio.</p>



<p><strong>Lei considera ragionevole, dunque, la possibilità di una seconda fase con aperture differenziate e graduali da regione a regione</strong>?<br>Non solo, anche considerando fasce di età, aree geografiche e filiere produttive fondamentali e già aperte. Bisogna considerare interi settori da sostenere con finanziamenti a fondo perduto, soprattutto in settori come il turismo e la cultura in cui la crisi è più durevole.</p>



<p><strong>Secondo uno degli ultimi sondaggi soltanto il 35% degli italiani ripone fiducia nell’Europa. Possiamo dire che l’Europa è al suo giro di boa</strong>?<br>L’Europa è comunque al suo giro di boa. Le grandi crisi provocano dei cambiamenti radicali, e questi cambiamenti radicali si preparano durante le fasi di transizioni e di passaggio, come in questa fase. Io ho criticato, e critico, all’Europa la mancanza di un disegno strategico e la lungimiranza della visione comunitaria. Negli aiuti concreti è difficile criticarla. Senza misure importanti come quella della BCE che si è impegnata ad acquistare nostri titoli, l’Italia sarebbe sull’orlo del precipizio. Ma anche strumenti per incentivare l’occupazione e infine il MES 2. Nonostante le tante critiche, pensiamo solo che i 37mld previsti dal MES senza condizioni se non quella di dover impegnare le risorse nella sanità, equivalgono alla metà delle due misure approvate dall’esecutivo, cioè i due decreti Cura Italia.</p>



<p><strong>Si arriverà agli euro-bond, seppur non nella forma richiesta dall’Italia, dalla Spagna e dalla Francia</strong>?<br>La proposta recente non è proprio simile ai bond che noi come PSI chiedemmo cinque anni fa. Ricordo ancora che allora il PSI, di cui ero segretario, litigò con la SPD che non li voleva, e ci fu all’interno stesso del PSE, la famiglia dei socialisti europei, un litigio durissimo. Ora vedo che sono in molti a volerli, ma alla fine non si raggiungerà un accordo perché la <strong>Merkel</strong> ritiene non debbano esserci, e ha tutto il peso politico determinante per una soluzione. Dunque penso che arriveremo ad misura nuova, a metà tra le richieste che gli spagnoli promuovono e quelle che prediligono i francesi. Se non nel consiglio di oggi, in quello immediatamente successivo</p>



<p><strong>Alcune forze politiche sembrano sempre più spingerci verso la Russia o la Cina. Esiste realmente il pericolo che l’Italia possa allontanarsi da quelli che sono i nostri storici alleati</strong>?<br>Si esiste realmente perché è un sentimento che allinea molti all’interno del Movimento Cinque Stelle e parte dell’’opposizione più radicale. Un sentimento che coltivano da tempo, ma fondato su un paradosso. Perché non trovano un sostegno negli Stati Uniti di Trump e sostengono gi stessi slogan, due politiche inconciliabili che minano profondamente la sicurezza economica del mondo assolutamente  da evitare. Il rischio c’è, perché, come dicevamo prima, i cambiamenti radicali si originano nei momenti di crisi e di transizione. La Cina, luogo dove è nata questa pandemia, potrebbe uscirne prima con una grande vantaggio. Con una gestione e un’amministrazione autoritaria del potere e con mezzi economici centralizzati potrà proseguire, garantendosene le forze, il suo piano imperiale verso l’Europa. Con questo disegno strategico, che è La Via Della Seta, cercheranno sempre più di espandere il prorpio dominio verso l’Europa. Ecco che noi non possiamo chiuderci nei nostri confini, ma  cogliere l’opportunità per costruire gli Stati Uniti d’Europa, altrimenti ne usciremo a pezzi e con i paesi dell’est sempre più sotto l’influenza dello Yen, la moneta cinese.</p>



<p><strong>Come possiamo intervenire per ridisegnare il futuro del nostro paese</strong>? <strong>Quali possono essere le riforme da poter approvare già con questo esecutivo</strong>? <br>Io non vedo anormalità nei comportamenti degl’italiani. Con la speranza che la forza del contagio vada diminuendo ancora di più nelle prossime settimane, ci ricorderemo di questi due mesi come i giorni in cui siamo stati chiusi in casa. A differenza di molti che profetizzano profondi mutamenti, io non credo ci saranno cambiamenti nel nostro modo di essere. Non ritengo che sia la fine della globalizzazione, anche perché credo sia un processo irreversibile. Piuttosto possiamo intervenire perché il controllo passi dalla finanza alla politica.</p>



<p><strong>Vede in prospettiva un cambio alla guida di questo governo</strong>?<br>Premetto che la storia si ripete talvolta e non sempre. Ma nel corso del secolo scorso ben tre antecedenti ci dimostrano come chi gestisce le emergenze non gestisce poi la fase successiva, cioè quella della ricostruzione. La Francia ha sconfitto una sola volta la Germania, nel 1918 durante la Prima Guerra Mondiale. Dopo la fine delle ostilità,  nel 1918 il primo ministro francese <strong>Georges Clemenceau</strong>, che guidò la Francia durante quella guerra, alle elezioni politiche venne sconfitto. In Italia dopo la prima guerra mondiale, che seguì la rovinosa sconfitta di Caporetto, <strong>Vittorio Emanuele Orlando</strong>, allora Presidente del Consiglio, subito dopo la fine della guerra perse le elezioni.  L’ultimo e più clamoroso antecedente lo abbiamo avuto in Inghilterra dove nel 1945 il premier <strong>Winston Churchill</strong>, uno dei vincitori della Seconda Guerra Mondiale, uscì anch’esso sconfitto dalle elezioni di quello stesso anno. Non rispondo da politico, ma in questo caso da storico. Credo che anche in Italia, dove oggi il Premier <strong>Giuseppe Conte</strong> ha un’enorme fiducia nei sondaggi, dopo questi primi mesi di emergenza e con l’insorgere delle prime tensioni sociali, il tempo ci dirà che servirà qualcosa in più.</p>



<p><strong>Vede in prospettiva un governo Draghi con un sostegno anche di Forza Italia</strong>? <br>Vedo un governo autorevole e più largo, come quando in Italia nel corso del ‘900 si sono gestite delle crisi radicali. Queste crisi, è bene ribadirlo, non sono di per sé catastrofiche. Dipende da come il paese l’affronta. Ecco perché credo che ci voglia una discussione più ampi e articolata. Allora dopo le due guerre mondiali, e il regime fascista, il governo rispose con forze plurali e portò l’Italia verso il boom economico. Dunque se saremo in grado anche noi di gestire nel migliore dei modi questo momento di transizione, possiamo creare le basi per una ripresa eccellente.</p>



<p><strong>Perché dopo oltre due mesi ancora molti cittadini, molte partite iva, denunciano il ritardo dei pagamenti e dei bonus previsti dal Cura Italia? Abbiamo visto quanto la burocrazia rallenti anche questi pagamenti, quindi quali modifiche possono essere necessarie per sburocratizzare il nostro paese</strong>?<br>Partirei nei prossimi mesi con una costituente perché nei momenti di emergenza si stabiliscono dei processi decisionali che sono emergenziali e le decisioni tendono a verticalizzarsi. Con i diversi DPCM del primo ministro, abbiamo accantonato la Costituzione Italiana, con l’applicazione Immuni accantoniamo un altro pezzo della Costituzione, delle nostre libertà individuali. In un momento di crisi è richiesta una risposta veloce delle istituzioni ma non si può agire contro il Parlamento o non tenendo in considerazione una discussione parlamentare seria. Siproceda quindi con una fase costituente che ridisegni l’organizzazione dei poteri dello stato. Non è colpa di Conte, non è sua la responsabilità,  ma è un processo storico che manifesta la caratteristica volontà di uomini soli al comando, è questo è preoccupante ed è quanto dobbiamo scongiurare.</p>



<p><strong>Come valuta il comportamento tenuto dall’opposizione in questo momento così delicato</strong>?<br>Responsabile il comportamento di Forza Italia, mentre irresponsabile e antitaliano il comportamento di Salvini e della Meloni. Purtroppo stanno giocando una partita che non esiste più, in quanto sostengono cose che potevano avere un senso fino a Dicembre, ma non in una condizione di crisi complessa e difficile da superare sia per l’Europa che per l’Italia. Il no al MES senza condizioni e l’attacco quotidiano verso la maggioranza, il premier e verso l’Europa è da irresponsabili e evidenzia un comportamento che va contro l’interesse degli italiani che loro dicono di voler difendere ma che in questo momento stanno mettendo in difficoltà.  Pensano di uscirne senza o contro l’Europa, confidando solo nell’Italia. Allora mi chiedo come fa ad esserci una cooperazione sanitaria e scientifica, se intendiamo isolarci dal resto dell’Europa e dal resto del mondo? In questi giorni si sta testando un nuovo vaccino in Inghilterra, allora intendiamo rimanerne fuori e rispondere con un vaccino nazionale? L’unica soluzione è quella di spingere l’Europa verso una direzione opposta e consolidare la solidarietà tra gli Stati. L’Europa va incalzata in questa fase. </p>



<p><strong>Considera eccessivo l’attacco del premier Conte verso parte dell’opposizione</strong>?<br>Io non l’avrei fatto. Anzi mi sarei interessato a curare e mediare gli strappi interni alla maggioranza. Sappiamo tutti come si sia acuita la divisione all’interno del Movimento 5 Stelle, soprattutto sulla visione in politica estera del nostro paese. Non dimentichiamoci che Luigi di Maio è il nostro ministro degli esteri, e in quanto apolitica estera sappiamo quante divisioni vi siano tra le fila dei pentastellati. </p>



<p><strong>Senatore, lei è stato segretario del Partito Socialista Italiano. A vent’anni dalla morte del Presidente Craxi, quanto di quella classe dirigente manca alla politica di oggi</strong>?<br>Rispondo, per non apparire di parte, con una frase di una persona che stimo moltissimo. <strong>Giuseppe de Rita</strong>. Il sociologo ha detto, in una delle sue analisi più lucide sulla politica contemporanea, che oggi molti politici di vertice si preoccupano più di  come viene interpretato un tweet e di quanti mi piace raccoglie piuttosto che studiare un dossier di dieci pagine. Ecco, qui sta la più grande differenza.</p>



<p><strong></strong></p>
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		<title>Coronavirus, l&#8217;infermiere di Caselle in Pittari nell&#8217;ospedale lombardo con i malati Covid</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/coronavirus-linfermiere-di-caselle-in-pittari-nellospedale-lombardo-con-i-malati-covid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2020 17:16:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caselle in Pittari]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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<p>di <strong>Marianna Vallone</strong><br><br><strong>Mario Martino</strong> si trova in una delle aree più colpite della Lombardia, non lontano dall&#8217;ex zona rossa, ovvero a 45 chilometri da Codogno. Infermiere, 40 anni, originario di Caselle in Pittari, da undici anni vive a Pavia, e lavora in un <strong>IDR istituto di riabilitazione, Santa Margherita</strong>. Ha vissuto da vicino l&#8217;emergenza Coronavirus, per settimane. Quello in cui lavora, un istituto geriatrico, è stato uno dei centri di risposta all’emergenza covid-19. Ora nella struttura il numero di pazienti contagiati è ancora alto ma i dottori e gli infermieri continuano a lavorare a ritmi serrati.</p>



<p><strong>Nell&#8217;ospedale dove lavori si sono registrati molti casi positivi?<br /></strong>Sono molti gli anziani contagiati dal virus Covid-19 anche nel nostro ospedale. Al momento ci sono tre reparti deputati solo al Covid. Purtroppo la situazione si è evoluta repentinamente. Quando si parlava in televisione dei casi in Cina ci sembrava una realtà così lontana. Poi dagli episodi di Codogno, nel lodigiano, la Lombardia è stata assediata in pochissimo. Ora ci siamo dentro fino al collo. Nel mio ospedale ci sono stati diversicasi. All&#8217;inizio il medico del mio reparto notava delle situazioni anomale a livello polmonare nei pazienti, così ha immediatamente approfondito la cosa. I tamponi hanno poi dato le risposte e i pazienti positivi sono stati dirottati  nei reparti Covid. Il mio reparto è stato chiuso e anche il personale spostato nei reparti per assistere i pazienti Covid. Stiamo trattando ora solo pazienti contagiati. </p>



<p><strong>Davanti a tutto ciò, in questi mesi quali sono state le tue sensazioni?</strong><br />E&#8217; una situazione nuova, e anche se siamo dei professionisti siamo innanzitutto delle persone, a paura fa parte di noi. Ma ci facciamo coraggio e ci supportiamo tra colleghi, andando avanti prestando la massima attenzione e proteggendoci con tutti i dispositivi di protezione di cui disponiamo. La mole di lavoro di certo è aumentata tanto. Il nostro obiettivo è aiutare i pazienti e superare al meglio questa emergenza. <br /><br /><strong>Ci sono stati episodi che ti hanno colpito in modo particolare?<br /></strong>Sono stati molti. Mi è rimasto impresso il momento in cui il medico annuncia la positività al paziente. I loro occhi parlavano molto, umanamente è stata davvero dura. Spesso chiedevano di poter restare in reparto e non essere trasferiti nel reparto Covid, sono attestati di stima che ci confermano di aver lavorato al meglio. Però cerchiamo di non essere emotivi, altrimenti non riusciremmo a portare a termine il nostro lavoro.</p>



<p><strong>Attualmente qual è la situazione a Pavia e nel tuo ospedale?</strong><br />Pavia è spettrale, una città come tante altre in Italia. Ma è l&#8217;unica soluzione da adottare per liberarci da questo mostro, come sappiamo. Dobbiamo restare in casi, avere meno contatti sociali. La violenza e la contagiosità di questo virus è molto alta. </p>



<p><strong>Il fatto di essere cosi esposti al rischio e dover tornare a casa dalla tua famiglia con due bambini, ti spaventava?</strong><br />All&#8217;inizio mi faceva un po&#8217; paura. Vedevo negli occhi della mia compagna e in Gabriele che ha 11 anni, non tanto della bambina più piccola che ne ha 3, vedevo timore e dispiacere per quello che dovevo affrontare. Oggi la cosa si è stabilizzata. Infermieri, oss e sanitari, utilizziamo tutti dispositivi di protezione per non contagiarci, anche se alcuni colleghi sono a casa perché sono stati contagiati, per fortuna in forma molto lieve. Colgo l&#8217;occasione per ringraziare da parte mia i colleghi e il dottore del reparto g3 per come stiamo affrontando l&#8217;emergenza.</p>



<p><strong> </strong></p>



<p> <strong><br /></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Agricoltura e Coronavirus, 10 domande al presidente di Confagricoltura Salerno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/agricoltura-e-coronavirus-10-domande-al-presidente-di-confagricoltura-salerno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2020 11:34:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[antonio costantino]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo L’emergenza Coronavirus sta mettendo a dura prova l’economia del nostro paese, in ogni suo settore. Anche le aziende agricole, nonostante la continuazione dell’attività, stanno vivendo serie difficoltà. [...]]]></description>
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<p>di Giangaetano Petrillo<br><br>L’emergenza Coronavirus sta mettendo a dura prova l’economia del nostro paese, in ogni suo settore. Anche le aziende agricole, nonostante la continuazione dell’attività, stanno vivendo serie difficoltà. Tra queste, gravi preoccupazioni desta la mancanza di manodopera – soprattutto a causa dell’impossibilità dei lavoratori stranieri di raggiungere il nostro paese –, rispetto alla quale <strong>Confagricoltura</strong> ha proposto diverse iniziative, tra le quali <strong>Agrijob</strong>, la piattaforma online che fa incontrare domanda e offerta di lavoro. Ne abbiamo parlato con  <strong>Antonio Costantino, presidente</strong> di <strong>Confagricoltura Salerno.</strong></p>



<p><strong>Qual è lo stato attuale nelle aziende del settore agricolo nella provincia e, in particolare, nel Cilento?</strong><br>Anche il settore agricolo provinciale, benché non si sia mai fermato, sta soffrendo della catena di disagi che la crisi Covid19 sta portando in Italia. I consumi rallentano. Le merci viaggiano più lentamente. La Grande Distribuzione predilige prodotti dell’ortofrutta con “vite di scaffale” più lunghe. Inevitabilmente tutto questo si ripercuote sulla filiera fino all’origine del prodotto. Nelle zone interne della provincia, poi come il Cilento, ma non solo, penso anche al Vallo di Diano ed all’Alto e Medio Sele, già l’agricoltura è un’attività difficile quando i tempi sono tranquilli, ora con l’impossibilità di movimento viene meno una parte importante di quella economia legata molto alla vendita sul posto di prodotti ed a tutte le attività collaterali all’agricoltura, prima fra tutte l’agriturismo che accuserà perdite del 95% se questa situazione di immobilismo forzato non si ammorbidirà velocemente.</p>



<p><strong>Quali ripercussioni sta avendo l’emergenza Coronavirus sull’andamento produttivo di quest’ultime?</strong><br>Problemi commerciali legati al blocco delle vendite Ho.re.ca. in tutti i comparti, dall’ortofrutticolo, al lattiero caseario, alla floricoltura. </p>



<p><strong>Le norme comportamentali a difesa della salute dei lavoratori, le distanze di sicurezza e la necessità di garantire ai lavoratori tutti i dispositivi di protezione personale necessari, quanto condizionerà il futuro di questo settore produttivo, visto che dovremo conviverci per alcuni mesi.</strong><br>Il settore primario non ha mai smesso di produrre ed ha subito l’impatto iniziale delle norme di sicurezza in un momento in cui anche le mascherine erano introvabili. Abbiamo aggiornato immediatamente i DVR (Documento Valutazione Rischi), forniti i dispositivi di sicurezza e garantito il distanziamento sia in campagna che negli stabilimenti produttivi. Giorno per giorno abbiamo messo a punto tutta la normativa al fine di tutelare la sicurezza del lavoratore per garantirci la sua presenza e far si che le produzioni non fossero disperse.</p>



<p><strong>Quali sono i comparti più colpiti?</strong><br>In testa sicuramente il settore florovivaistico che ha subito perdite nell’ordine del 90% dei prodotti a causa della chiusura quasi totale dei canali di vendita, poi il settore lattiero caseario con perdite nei volumi di vendita tra il 70/80% (anche se il latte in parte è stato congelato) ed infine il settore ortofrutticolo fresco che ha subito, per alcune tipologie di prodotto quali le fragole e le insalate di IV^ gamma, un notevole calo di vendita.</p>



<p><strong>Le misure del decreto Cura Italia sono a suo avviso sufficienti per garantire la sopravvivenza di questi settori?</strong><br>Sicuramente le norme relative alla moratoria dei debiti e quelle relativi a nuovi interventi finanziari con garanzia pubblica hanno momentaneamente spostato il problema in un periodo successivo ma non sono sicuramente risolutivi.  </p>



<p><strong>Quanto sarà importante anche l’apporto di politiche comunitarie? L’Europa come può intervenire per sostenere il comparto agricolo?</strong><br>Abbiamo proposto, come Associazione di Categoria, di incrementare la quota dei ritiri dal mercato con destinazione beneficenza ad indigenti con intervento di Fondi Comunitari straordinari (cosa già realizzata a seguito dell’embargo con la Russia)</p>



<p><strong>Per quanto riguarda l’emergenza manodopera, quanto incide la mancanza di operai stranieri? </strong><br>Ad oggi valutiamo un calo di presenza di operai di circa il 50%. La fortuna è che il personale stanziale ha continuato l’attività lavorativa ed ha permesso la raccolta delle produzioni in atto. Abbiamo riscontrato fortissime difficoltà, nel periodo emergenziale, da parte del personale a recarsi al lavoro in car sharing. Per questo, facendoci portavoce del grave problema che le aziende stavano vivendo, abbiamo chiesto ed ottenuto modifiche sostanziali alla circolare regionale.</p>



<p><strong>Quanto questo aspetto ci dice sull’importanza di questa categoria per la nostra agricoltura?</strong><br>E’ semplice! Se la Nazione ha potuto mangiare è merito del settore primario che ha mantenuto in piedi il Paese insieme ad altre attività (sanità, trasporti, distribuzione) e di questo va dato merito a tutte quelle persone che hanno contribuito a dare una mano continuando nel proprio lavoro anziché restare a casa.</p>



<p><strong>Si parla di regolarizzare circa 600.000 irregolari che sostengono la filiera agro-alimentare. Pensa possa essere una delle soluzioni per far fronte alle criticità emerse?</strong><br>Noi di Confagricoltura abbiamo chiesto di poter utilizzare, anche temporaneamente, i voucher, abbiamo chiesto di poter usufruire, in questo momento di bisogno, di lavoratori di altri settori che hanno perso il posto di lavoro e anche dei percettori di RdC. Si tratta di interventi facilmente e velocemente realizzabili. Ma va bene tutto, basta che ci venga data la possibilità di continuare a lavorare.</p>



<p><strong>Confagricoltura ha proposto diverse iniziative, tra le quali Agrijob, la piattaforma online che fa incontrare domanda e offerta di lavoro. In cosa consiste</strong>?<br>Agrijob è uno strumento riconosciuto dal Ministero del Lavoro. Si tratta – appunto &#8211; di una piattaforma informatica che mette in contatto gratuitamente domanda ed offerta di lavoro. Uno strumento agevole ed utilizzato per schedulare profili da mettere a disposizione immediata delle aziende che ne abbiano necessità.</p>



<p><strong></strong></p>
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		<title>Turismo lento e sostenibile ai tempi del coronavirus, l&#8217;intervista a Settimio Rienzo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/turismo-lento-e-sostenibile-ai-tempi-del-coronavirus-lintervista-a-settimio-rienzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2020 10:04:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Morigerati]]></category>
		<category><![CDATA[Padula]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo Il Vallo di Diano è una delle zone più colpite della nostra Provincia e dell’intera regione Campania. Diversi i focolai scoppiati in diverse località, con un alto [...]]]></description>
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<p>di <strong>Giangaetano Petrillo</strong></p>



<p>Il Vallo di Diano è una delle zone più colpite della nostra Provincia e dell’intera regione Campania. Diversi i focolai scoppiati in diverse località, con un alto numero di contagiati e un conseguente alto numero di vittime. Oltre ad un’emergenza sanitaria, quella che sta affiorando ora è un’emergenza economica, legata soprattutto alla grave crisi che sta investendo il comparto turistico, motore trainante di diverse realtà micro-imprenditoriali della zona. Abbiamo raggiunto il consigliere delegato al turismo del comune di Padula, <strong>Settimio Rienzo</strong>, per cercare di capire quali sono le conseguenze e quali anche le prime proposte per la ripresa di un settore così determinate per l’economia dell’intero territorio.</p>



<p><strong>Settimio, il territorio del Vallo di Diano sta attraversando un periodo emergenziale. Come state affrontando quest’emergenza?</strong><br>Siamo stati tutti sorpresi da questa improvvisa emergenza. Le regioni del Sud sono state fortunate ed hanno approfittato del ritardo del contagio per organizzarsi meglio. Il Vallo di Diano è stato segnato da alcuni episodi che hanno reso molto tesa la prima fase della quarantena, con la delimitazione della zona rossa in alcuni comuni. Sono decedute ad oggi 15 persone, tra cui voglio ricordare il Comandante dei Vigili del fuoco di Sala Consilina Luigi Morello. </p>



<p><strong>Il governatore De Luca ha prolungato al 3 maggio il divieto di ingresso e uscita dai comuni. Queste misure stanno dando dei primi segnali positivi?</strong><br>Sì, le rigide misure del Governatore De Luca stanno dando i frutti sperati. I positivi attuali nel Vallo di Diano sono 120 e c’è un trend in diminuzione che fa ben sperare, anche se non bisogna abbassare la guardia e rendere vane le misure restrittive finora adottate. Quindi il mio appello è a continuare con molta prudenza e attenzione fino alle nuove disposizioni.</p>



<p><strong>Quali sono stati i primi provvedimenti che avete preso come amministrazione per far fronte a quest’emergenza?</strong><br>L’amministrazione di Padula ha eseguito sia le disposizioni del Governo nazionale che le ordinanze della Regione, cercando di garantire la sicurezza e la realizzazione delle misure di sostegno alla popolazione. Segnalo, tra le altre, le attività di distribuzione delle mascherine di protezione acquistate dall’amministrazione grazie anche alle donazioni della Farmacia Di Muria, dei ragazzi del Fantapadula, del Forum dei Giovani di Padula, dell’Associazione Michele Sarli e del Panificio Cimino e di distribuzione delle uova di Pasqua ai bambini da 3 a 10 che frequentano le scuole a Padula come gesto di speranza. Colgo l’occasione per fare un plauso a tutti i dipendenti del Comune di Padula, con particolare riguardo alla Polizia Municipale, che in una situazione molto complessa, hanno lavorato senza sosta e con senso di grande abnegazione.</p>



<p><strong>Quanto crede che impatterà sul turismo, settore tra l’altro di sua competenza, essendo consigliere delegato al Turismo del Comune di Padula. </strong><br>Il turismo è uno dei settori più colpiti dall’emergenza COVID-19. Secondo la World Tourism Organization, il drastico calo del turismo internazionale sta provocando una perdita tra i 300 e 450 bilioni di dollari, significa che andranno perduti tra i 5 e 7 anni di crescita di valore nel turismo, corrispondenti a un &#8211; 4%. A Padula, come in tantissime località turistiche del Cilento e di tutta la Campania è in atto una fase di grande sofferenza per tutto il comparto e non sappiamo quando si ritornerà a viaggiare liberamente. Il Ministro Franceschini ha già annunciato misure a sostegno delle imprese e del settore culturale, mentre la Regione Campania ha lanciato un piano di aiuti, ma non sarà sufficiente tutto ciò. Ci sarà bisogno di un nuovo senso di solidarietà. </p>



<p><strong>Molti sostengono l’idea del “turismo di prossimità”, come conseguenza a questa emergenza. Questo può favorire anche territori come il Cilento, il Diano</strong>?<br>Sì, si sta facendo avanti sempre con più forza l’idea di un turismo di prossimità. Un turismo lento capace di sostenere le località italiane che ci sono più vicine e che spesso non conosciamo. È uno stimolo forte a scoprire nel profondo la nostra cultura e la nostra storia, senza la necessità di lunghi spostamenti. Questo turismo più equo e sostenibile è forse anche il sogno di molti di noi che sperano in un cambio di rotta dopo questa emergenza. Ma non è detto che tutto ciò avvenga e non si ricominci a correre più di prima. Dipenderà da noi e dal livello di consapevolezza sociale. Il virus ha accelerato la presa d’atto di un processo ed io sono fiducioso soprattutto verso i giovani.</p>



<p><strong>Lei è stato anche promotore e ideatore del “Cammino di San Nilo”, un itinerario che ha l’obiettivo di valorizzare gli antichi sentieri dei monaci italogreci. Sette tappe per circa 100 Km</strong>.<br>Il cammino di San Nilo va proprio in questa direzione, perché è una forma di turismo lento che fa bene alle comunità. Sostiene i piccoli borghi delle aree interne e favorisce le relazioni umane. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è un territorio straordinario e camminare lungo gli antichi sentieri è un’esperienza unica. L’Associazione Gazania gestisce il cammino e fornisce assistenza a tutti i viandanti, cercando di stringere collaborazioni con cittadini, imprese ed istituzioni.  Sul nostro sito <a href="http://www.camminodisannilo.it">www.camminodisannilo.it</a> trovate tutte le info per percorrerlo in totale autonomia. </p>



<p><strong>Il Cammino di San Nilo è stato tra i primi cammini ad aderire all’iniziativa #iocamminoinitalia.</strong><br>#iocamminoinitalia è una bellissima iniziativa, confluita poi in un gruppo Facebook,nata da una lettera aperta del Presidente dell’Associazione Movimento Lento Alberto Conte. Il gruppo ha l&#8217;obiettivo di promuovere i cammini italiani, e dare un piccolo ma concreto contributo alla ripresa del nostro Paese quando finalmente usciremo dalla crisi creata dal Coronavirus. #iocamminoinitalia potrebbe diventare per noi #iocamminoincilento per cercare di promuovere le nostre località ed aiutare i nostri operatori. Voglio, in questo senso, rivolgere un invito alla solidarietà tra cittadini, imprese e istituzioni per superare le prossime difficili sfide che ci aspettano ed una esortazione ad avere un approccio serio da parte di tutti gli attori per trovare forme di collaborazione nella valorizzazione del nostro stupendo territorio. Metteremo, così, le basi per progettare insieme un modello di sviluppo alternativo. </p>



<p><strong></strong></p>
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		<title>Coronavirus, Edmondo Cirielli e la lotta al virus subdolo: «Ho avuto paura»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/coronavirus-edmondo-cirielli-e-la-lotta-al-virus-subdolo-ho-avuto-paura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2020 15:04:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[di Marianna Vallone È guarito il parlamentare salernitano di Fratelli d&#8217;Italia, Edmondo Cirielli: i tamponi di verifica effettuati dall’Asl hanno dato esito negativo. Significa un ritorno alla quasi normalità, al lavoro di politico, [...]]]></description>
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<p>di <strong>Marianna Vallone</strong></p>



<p><strong>È guarito</strong> il parlamentare salernitano di <strong>Fratelli d&#8217;Italia</strong>, <strong>Edmondo Cirielli</strong>: i tamponi di verifica effettuati dall’Asl hanno dato esito negativo. Significa <strong>un ritorno alla quasi normalità</strong>, <strong>al lavoro di</strong> <strong>politico</strong>, in tempi lunghi e dopo aver passato oltre un mese quasi da incubo. Una esperienza difficile, come la definisce lo stesso Questore della Camera dei Deputati, che è già pronto a tornare in servizio con la grinta di prima e la consapevolezza di aver sconfitto un nemico davvero difficile. Come si vive in sapendo di avere il coronavirus? <strong>Cirielli racconta la sua esperienza</strong>. È il racconto di un testimone, positivo insieme a tutta la sua famiglia, e con un decorso positivo. </p>



<p><strong>Innanzitutto come sta adesso?</strong><br />Sto bene, ho qualche postumo gastrointestinale. Per tutto il tempo ho avuto una influenza intestinale. Sembra che quando prende l&#8217;intestino è più persistente e non vira in maniera negativa dal punto di vista polmonare. In realtà si sa molto poco di questo virus, così anomalo.</p>



<p><strong>Quando si è accorto di non stare bene?</strong><br />Ho ricostruito con il tempo la vicenda. All&#8217;inizio ho fatto il tampone per scrupolo, l&#8217;Asl me l&#8217;aveva consigliato. Anche se ero stato molto attento, non mi ero avvicinato a nessuno. Credo di essere stato contagiato, molto probabilmente, per contatto, avrò toccato qualche superficie dove qualcuno avrà tossito. Dunque, inizialmente avevo un raffreddore molto forte, poi una forte tosse e poi è arrivata la febbre che per me era una stranezza, non mi capitava da dieci anni. Avendo una serie di sintomi riconducibili, ho capito che c’era qualcosa che non andava. Lunedì mi sono sottoposto al tampone e mercoledì sera è arrivata la conferma della mia&nbsp;positività al Covid19. Mercoledì sera si sono ammalati anche i miei familiari, la mia compagna, sua figlia e nostro figlio che ha 40 giorni. Tutti e tre avevano la febbre altissima, durata 3 giorni. Al bambino sono rimasti sintomi gastrointestinali, alla bambina niente, e invece io e la mia compagna per tutto il mese abbiamo avuto il sintomo della malattia, con dolori alla zona lombare e una stanchezza molto forte. Ogni tanto ritornava la febbre. Dopo 15 giorni abbiamo rifatto il tampone e siamo risultati tutti ancora positivi, lo abbiamo rifatto dopo altre due settimane e siamo risultati negativi.</p>



<p><strong>Tutti e quattro?</strong><br />Stranamente no, la bimba, l&#8217;unica che non ha mai avuto sintomi, continua ad essere positiva. E&#8217; stata male un mese fa, poi nessun altro sintomo, ma stranamente il tampone ha dato esito positivo. Non è l&#8217;unica stranezza del virus, che come ho sempre detto mi fa pensare ad un virus non naturale, è che in genere i virus hanno un andamento crescente come sintomatologia e poi si guarisce o nel peggiore dei casi, si muore. Con questo capitava di stare bene un giorno e l&#8217;altro malissimo. E&#8217; stabilizzante. </p>



<p><strong>La famiglia le ha permesso di &#8220;distrarsi&#8221; per affrontare questa battaglia. Ma avendo un bimbo così piccolo, non aveva paura? </strong><br />La cosa più brutta è quando stava male il bambino. Era dura anche perché avevo la consapevolezza di aver portato io il virus in casa.</p>



<p><strong>Dunque, è stato facile contrarre il virus?</strong><br />Secondo me il contagio avviene soprattutto per contatto, il virus rimane per molto tempo sulle superfici. Ed è molto più preoccupante del contagio per vie aeree. Tocchiamo superfici infette e portiamo spesso le mani alla bocca  e al naso. </p>



<p><strong>Prima di essere un politico è un ufficiale dell&#8217;Arma, abituato al rigore. Ma come ha trascorso i giorni in casa?  </strong><br />Quando stavo bene ho anche continuato a lavorare, usando e-mail, telefono social. C&#8217;era sempre da fare.</p>



<p><strong>Chi l&#8217;ha chiamata per sapere come stava?</strong><br />Giorgia Meloni mi chiamava spesso. I miei colleghi questori, anche per questioni di lavoro. Le telefonate non sono mancate: Berlusconi nei primi 4-5 giorni della malattia mi ha chiamato ogni sera, e poi il ministro Roberto Speranza. Un giorno mi ha chiamato anche il presidente De Luca, è stato  gentile. Mi ha scritto Di Maio, Fico. E poi i colleghi di partito e migliaia di persone dalla nostra provincia e regione, anche chi non fa politica. Ho sentito un grande affetto. </p>



<p><strong>Quando ha sentito che stava guarendo?</strong><br />A cavallo delle feste pasquali. Fino ai primi di aprile non mi sentivo fuori dal pericolo e dal rischio di vita, sono stato ricoverato anche al Cotugno. Sono molto razionale, ma è stata davvero tosta.<br /><br /><strong>Da quale punto riprende la sua vita dal punto di vista lavorativo?</strong><br />Seguo molto il precariato delle Forze Armate. Ce l&#8217;ho nel cuore. Il blocco prima e la riduzione del turnover poi nelle forze armate hanno creato una situazione paradossale: abbiamo militari precari, ma idonei, ai quali da anni è stata preclusa la strada della stabilizzazione prevista con il decreto dignità. Circa 40mila ragazzi italiani che sono da alcuni anni nelle forze armate sono costretti ad andare a casa. Hanno fatto concorsi, sono stati in Afganistan, Iraq, hanno rischiato la vita, e non possono beneficiare della trasformazione del contratto a tempo indeterminato. </p>



<p><strong><br /></strong></p>
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		<title>L&#8217;impatto del Covid-19 sull&#8217;agricoltura: l&#8217;intervista a Elisa Pettinati, fiduciaria Slow Food Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/limpatto-del-covid-19-sullagricoltura-lintervista-a-elisa-pettinati-fiduciaria-slow-food-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2020 11:54:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo L&#8217;epidemia di Covid-19 e le misure di contenimento messe in campo dal governo Conte hanno modificato nel profondo la vita di tutti gli italiani. Si può uscire [...]]]></description>
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<p>di <strong>Giangaetano Petrillo</strong></p>



<p>L&#8217;epidemia di <strong>Covid-19 </strong>e le misure di contenimento messe in campo dal governo Conte hanno modificato nel profondo la vita di tutti gli italiani. Si può uscire di casa solo per comprovati motivi di lavoro, per esigenze mediche o situazioni di necessità. Ma anche per gli agricoltori l&#8217;emergenza coronavirus ha <strong>modificato il modo di vivere e lavorare. </strong>Il settore agro-alimentare ha dovuto fronteggiare un <strong>crollo dei consumi </strong>che ha messo in difficoltà diversi produttori e piccole medie imprese, che sostengono parte dell’economia del nostro paese. Noi abbiamo cercato di fare il punto con  <strong>Elisa Pettinati</strong>, fiduciaria della condotta <strong>Slow Food Cilento</strong>. </p>



<p><strong>Dottoressa Pettinati, lei è fiduciaria della condotta Cilento per Slow Food. Secondo un sondaggio lanciato da <em>Agro-Notizie </em>su Facebook circa la metà degli agricoltori (il 52%) ha ammesso che il virus ha avuto un impatto sul proprio lavoro. Dunque, che impatto ha avuto sulla nostra agricoltura?</strong><br>Posso raccontarle che impatto ha avuto sulla nostra rete di piccoli produttori agricoli, dove la maggior parte ha dichiarato di aver subito un netto calo delle vendite, alcuni sono riusciti a riorganizzarsi per effettuare le consegne a domicilio in prossimità della propria azienda agricola. Molti però si sono fermati sia per la paura del contagio, sia per difficoltà nell’adeguamento alle normative sanitarie sempre più stringenti dei decreti emanati dall’inizio della pandemia – limitazione della mobilità, caratteristiche di confezionamento, etc –. La nostra associazione ha deciso di interrompere sia l’appuntamento settimanale della consegna della spesa fatta tramite il Gruppo di Acquisto Solidale (G.A.S.) Slow Food Cilento, sia la ripresa a maggio del Mercato della Terra (prima domenica del mese ad Agropoli). Un segnale di vicinanza della rete Slow Food Campania è la divulgazione della mappa <a href="http://www.lachiocciolaresiste.it">www.lachiocciolaresiste.it</a> per promuovere la spesa da produttori del circuito Slow Food e sostenere la produzione di cibo di qualità. Sano, pulito e giusto. Non è però sufficiente per rispondere alle necessità degli agricoltori e della filiera del cibo.</p>



<p><strong>Quando usciremo dall’emergenza, visto che il percorso sarà graduale e lungo, quale potrebbe essere l’effetto per la filiera agroalimentare?</strong><br>Speriamo che questa fase 2 dopo l’emergenza, si prenda seriamente in considerazione di “ripartire dalle campagne” per scongiurare la fine della produzione di piccola scala. La task force di Conte al lavoro da pochi giorni dovrebbe riconoscere la centralità del cibo e l’importanza della sua filiera individuando misure e strumenti che agevolino il lavoro di contadini/e e artigiani/e agroalimentari. Favorire la catalogazione ed emersione delle micro aziende di produzione di beni alimentari; incentivare l’agricoltura familiare e contadina che valorizza le risorse della natura ed ha un impatto positivo anche sulle comunità locali; istituire progetti nelle scuole per educare al consumo responsabile fin da piccoli e lottare contro lo spreco alimentare ed i cambiamenti climatici.</p>



<p><strong>Una delle vostre iniziative, che seguono la filosofia propria dello slow-food, è il Mercato della Terra.</strong><br>Al Mercato della Terra non si fa solo la spesa, ci si incontra per assaggiare cibo buono, pulito e giusto, per conoscere i produttori, per imparare assistendo ad un laboratorio del gusto, per partecipare ad un evento dedicato anche a bambine e bambini.</p>



<p><strong>Quanto, secondo lei, questa emergenza può influire sul nostro consumo. Possiamo sperare in un ritorno al consumo a Km0?</strong><br>Contiamo sulla riapertura del mercato, per continuare a promuovere la spesa a Km0, la produzione di qualità, attenta alla biodiversità del territorio cilentano. Stiamo valutando insieme con la nostra rete di produttori come riattivarci a partire dalle loro esigenze. Della lentezza facciamo tesoro, seppur gradualmente vogliamo che il Mercato della Terra torni ad essere Non un mercato qualunque.</p>



<p><strong></strong></p>
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		<title>Turismo nel Cilento, Renzi e sanità nel Vallo di Diano: l&#8217;intervista a Tommaso Pellegrino</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/turismo-nel-cilento-renzi-e-sanita-nel-vallo-di-diano-lintervista-a-tommaso-pellegrino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2020 08:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Sant'Arsenio]]></category>
		<category><![CDATA[Sassano]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo “L’ospedale di Sant’Arsenio rappresenterebbe un prezioso, importante e utile punto di riferimento in questo momento di grave emergenza sanitaria nel territorio del Vallo di Diano». Questo è [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Giangaetano Petrillo</p>



<p><strong>“L’ospedale di Sant’Arsenio rappresenterebbe un prezioso, importante e utile punto di riferimento in questo momento di grave emergenza sanitaria nel territorio del Vallo di Diano». Questo è stao il suo appello rivolto al governatore De Luca.</strong><br>L’ospedale di Sant’Arsenio rappresenterebbe un appoggio importante per l’ospedale di Polla, che certamente non poteva essere organizzato per un’emergenza di questo tipo, e, anzi, va dato merito agli operatori sanitari, ai medici, agli infermieri, al personale para-sanitario, per il lavoro straordinario che hanno fatto, cercando di fronteggiare al meglio questa emergenza. Poiché andiamo verso una fase in cui dobbiamo abituarci a convivere per un periodo con il virus, una fase in cui non possiamo permetterci di bloccare delle strutture sanitarie come l’ospedale di Polla dove il coronavirus non ferma patologie come i tumori, non ferma gli ictus e gli infarti, è chiaro ed evidente che Sant’Arsenio, che è una struttura alla quale sono stati già assegnati dei fondi, poteva essere un punto di riferimento importante da destinare, in questa fase di transizione, all’emergenza Covid-19, per poi essere utilizzato come ospedale territoriale così come è stato pianificato e programmato dalle delibere regionali. In più, avendo già destinato i soldi, ed avendo in questa fase la possibilità di realizzare lavori superando quei vincoli burocratici che ci sono ogniqualvolta bisogna procedere a lavori pubblici, si poteva intervenire immediatamente, dove anche gli operatori sanitari potevano lavorare con maggiore serenità e sicurezza. Questo significa dare maggiore sicurezza ai pazienti, alleggerendo così l’ospedale di Polla, che diventava quel presidio sanitario per tutte le altre patologie. Inoltre l’ospedale di Sant’Arsenio poteva diventare un presidio di riferimento di un’area molto vasta, che va dal Golfo di Policastro agli Alburni, quindi un’area vasta a sud di Salerno.</p>



<p><strong>Presidente Pellegrino, purtroppo registriamo ogni giorno sempre nuovi contagiati nella zona del Diano. Come state affrontando questa emergenza?</strong><br>Abbiamo vissuto, e stiamo vivendo, un’emergenza impegnativa. Abbiamo circa 137 casi di persone contagiate dal Covid-19, e 15 decessi nel nostro territorio. E’ stato tra i territorio più colpiti della Campania. E’ stato fatto un grande lavoro da parte dei sindaci, da parte dell’Asl, per cercare soprattutto di mettere in sicurezza il territorio, con le quarantene, utilizzando tutti gli strumenti utili per arginare la diffusione a macchia d’olio del contagio. Soprattutto per evitare di mandare ancor più in difficoltà le nostre strutture sanitarie. Lavoro difficile, complesso, impegnativo e soprattutto affrontato con gli stessi mezzi e gli stessi uomini disponibili prima dell’emergenza. Dunque bisogna ringraziare chi si è impegnato in prima linea e anche i cittadini. Perché la maggioranza dei contagiati, fortunatamente, è in quarantena nelle proprie case e con senso di responsabilità stanno tutelando la loro salute e quella di tutti i cittadini.</p>



<p><strong>Da presidente del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, ha sentito i sindaci delle altre comunità colpite dal contagio?</strong><br>Certamente, ho sentito più volte i sindaci dei comuni particolarmente colpiti. La solidarietà non è mancata. Come ente Parco abbiamo distribuito 5.000 mascherine FFP2  a tutti gli ospedali del territorio del Parco, per una maggiore protezione possibile e per un maggiore supporto al nostro personale sanitario e para-sanitario.<br><br><strong>Lei è stato anche deputato, e recentemente è stato nominato coordinatore territoriale di Italia Viva per Salerno e provincia. È vero che, come lo stesso premier Conte sottolinea, «Del senno di poi son piene le fosse», ma comunque le pongo la domanda. Come sta gestendo l’emergenza l’attuale governo?</strong><br>Non è facile gestire un’emergenza di questo tipo, invece è facile puntare il dito contro. Io penso che il governo si è trovato in una fase molto complessa perché ha dovuto gestire un’emergenza sanitaria, soprattutto in un paese in cui le autonomie regionali sulla sanità hanno dimostrato evidenti limiti. Non è stato facile, dunque, anche per il ministro Boccia coordinare il lavoro con tutte le regioni, assumere delle decisioni in modo tempestivo e assumersi delle determinate responsabilità. Oltretutto dover affrontare un’emergenza economica. Certamente con il senno del poi si possono dire e fare tante cose, però gestire un’emergenza che non ha precedenti, che ha una condizione molto particolare, non era assolutamente semplice e il governo ha cercato di fare il meglio possibile. Tutte le scelte fatte sono state adottate non con l’intenzione di creare problemi ma cercare di risolverli. Nonostante le regioni che, come si sono trovate in difficoltà, hanno chiesto aiuto al Governo. Anche su questo dovremmo poi rivedere alcune impostazioni del nostro Paese.</p>



<p><strong>Matteo Renzi, leader del suo partito e suo amico, nei giorni scorsi è stato bersaglio di critiche per aver sostenuto l’idea di dover «iniziare a riaprire gradualmente l’Italia». Forse è stato prematuro?</strong><br>Sicuramente non ha fatto nulla di intempestivo, anzi è stato il primo ad aprire un dibattito che è stato dal giorno dopo l’argomento di tutte le discussioni del nostro paese. Cioè, come far ripartire il paese. Un politico che ha oggi la responsabilità, e anche il coraggio di dire determinate cose, cercando di guardare un attimino prima e di programmare e pianificare determinate scelte, va lodato e apprezzato, non criticato. Ritengo che in chi prima lo ha criticato, per poi un secondo dopo aprire una discussione su come pianificare un’ipotetica fase 2, ci sia molta ipocrisia, molta strumentalizzazione. Matteo Renzi ha avuto il merito di aver detto delle cose che oggi rappresentano l’esigenza del Paese. Noi dobbiamo far ripartire l’economia. Come è pensabile oggi di continuare a bloccare i cantieri dei lavori pubblici, quando abbiamo le nostre strade deserte e si potrebbero fare degli interventi certamente utili e in condizioni di maggiore tranquillità e senza rischiare nulla dal punto di vista del contagio. Spiegatemi quale potrebbe essere il problema di rischio nell’aprire oggi un cantiere, che sistemi le nostre strade. Io penso che si possa correre più rischio ad aprire altre cose piuttosto che avviare un cantiere di lavori pubblici, all’aperto, ovviamente con delle garanzie. Nessuno vuole che si aprano cantieri in modo irrazionale, ma in modo controllato. Matteo Renzi ha detto esattamente questo. Non penso che siano eresie quello che sostiene, come mettere in sicurezza le scuole ora che sono chiuse. Oggi si possono fare interventi strutturali in un Paese che ha delle criticità strutturali nelle scuole. Mi chiedo perché non si possa intervenire. Quando dice di superare quella burocrazia che frena il paese, dice una cosa sacrosanta. Approfittiamo di questa esperienza negativa, per dire che bisogna far ripartire il paese, liberandolo da quella burocrazia che fino ad oggi gli ha creato una serie di problemi. È stato dunque il primo ad aprire un dibattito oggi più che attuale, perché oggi il tema è come far ripartire il paese, quali provvedimenti adottare. Allora, determinate cose bisogna farle. Per esempio, qual è la differenza tra consegnare una pizza piuttosto che un pacco alimentare. Il rischio è il medesimo. Alcune aperture vanno fatte, con le precauzioni e le dovute accortezze, ma bisogna riaprire il paese. Matteo Renzi è stato il primo a parlare di questo. Nessuno voleva aprire in modo irrazionale e incontrollato. Anzi ha detto pianifichiamo, programmiamo ma il paese bisogna farlo ripartire, e oggi dobbiamo assumerci la responsabilità di avere un’idea di come vogliamo far ripartire il paese perché altrimenti molte aziende rischiano di non aprire più.</p>



<p><strong>Molti sostengono che una volta superata l’emergenza nulla sarà come prima, e che ritornare alla normalità sarà un percorso decisamente lento e difficoltoso. </strong><br>Certamente nulla sarà come prima. Questa sarà un’esperienza molto forte che ha provato tutti a livello internazionale. Pensare che non cambieranno determinate cose è assurdo. Mi auguro che possa almeno servire a far emergere il meglio e non il peggio, e che possa servire soprattutto a creare nuove condizioni di ripartenza in modo da rendere il nostro paese più libero da vincoli burocratici, più meritocratico, rivedendo il sistema sanitario laddove ha avuto delle problematiche. Dobbiamo essere capaci e bravi da trarne conclusioni utili a determinare dei cambiamenti positivi. </p>



<p><strong>La stagione turistica è in forte rischio. Lei è presidente di un Parco Nazionale che prevalentemente vive di economia turistica. Come bisognerebbe affrontare l’inevitabile crisi economica in territori come i nostri, in cui sono quasi totalmente le piccole e medie imprese, per di più stagionali, a trainare la nostra economia?</strong><br>È chiaro che il nostro territorio soffrirà ancora di più. Essendo in un’area parco il turismo è un elemento importante che incide in modo forte sulle economie del nostro territorio, costituito soprattutto sulla piccola e media impresa. Per far ripartire il tutto bisogna stare vicino a queste piccole e medie imprese, bisogna dargli un aiuto anche concreto. Per questo aspettiamo anche risposte forti dallo Stato, perché è inevitabile che se non vogliamo mettere in ginocchio un settore delicato come quello turistico, dobbiamo aiutarlo a mantenerli innanzitutto aperti e poi vanno messi in campo una serie di strategie da coordinare anche con rappresentanti del settore. Anche noi come Parco faremo la nostra parte per cercare di rilanciare il settore del turismo, per cercare di ripartire. In questa fase di ripartenza, però, c’è bisogno di aiuti pubblici.</p>



<p><strong>Quali misure bisognerebbe mettere in campo.</strong><br>La prima cosa da fare credo è abbattere quel sistema di fiscalità che oggi rappresenta un dramma. Mettere in campo, dunque, dei meccanismi di agevolazione fiscale e liquidità per le imprese. Il terzo, voglio aggiungere, è quello della sburocratizzazione. Oggi piccole e medie imprese soffrono moltissimo perché vivono in un contesto di particolare burocrazia, allora liberiamole dalla burocrazia, diamogli un aiuto per quanto concerne le agevolazioni fiscali nette e rapide, e diamogli anche un sostegno da un punto di vista del pubblico. Con questo possiamo almeno creare le condizioni per poter ripartire e poi tocca anche a noi mettere in campo la strategia migliore per farle ripartire</p>



<p><strong>Una delle prime conseguenze, forse uno dei pochi aspetti positivi di questa triste vicenda, è stato la riduzione dell’inquinamento. Molte immagini ci mostrano, da Venezia ai nostri paesi, come la fauna si stia riappropriando del terreno a lei tolto da noi uomini. Possiamo parlare di una nuova consapevolezza ambientale?</strong><br>Certamente abbiamo assistito ad una natura che si è ripresa i propri spazi. Bloccando tutto era inevitabile oggi che l&#8217;ambiente potesse ottenere dei benefici. Però da qui ad arrivare ad una nuova consapevolezza ambientale me lo auguro, ci spero, però questo attiene molto alla sensibilità di ognuno di noi. Io penso che oggi ognuno di noi debba capire che l&#8217;ambiente è fra i temi principali per il nostro futuro. Se noi abbiamo un ambiente sano consegnamo un pianeta migliore ai nostri figli. Se continuiamo a distruggere il nostro ambiente andiamo ad ipotecare la salute dei nostri figli. Il patrimonio più importanti che noi abbiamo è proprio il parco nazionale, elemento di pregio quello dell&#8217;ambiente e oggi fortunatamente ne abbiamo uno che ha preservato tanti aspetti che consideriamo il punto di forza per noi e che consideriamo il punto di forza anche per tante aziende che investono nel territorio stesso.</p>



<p><strong>Einstein sosteneva che «Le gravi catastrofi naturali reclamano un cambio di mentalità che obbliga ad abbandonare la logica del puro consumismo e a promuovere il rispetto della creazione». È insensato parlare oggi di mettere in discussione le logiche del consumismo e della globalizzazione gestita esclusivamente dai mercati?</strong><br>Assolutamente non è insensato parlare del tema legato al consumismo e anche al tema della globalizzazione. Io penso che questa esperienza così forte ci faccia rivedere anche un po&#8217; il concetto di globalizzazione legato soprattutto a quell&#8217;economia che in questi anni probabilmente ci ha spinti oltre in molti aspetti. Innanzitutto per quanto riguarda l&#8217;Europa stiamo vedendo quello che sta succedendo, quindi la prima grande considerazione è legata proprio al tema dell&#8217;Europa perché se non ci diamo un&#8217;identità forte dal punto di vista economico veramente diventa terreno facile per coloro i quali contestano oggi l&#8217;Europa, che invece io ritengo particolarmente importante. Però proprio sui temi dell&#8217;economia c&#8217;è bisogno di una maggiore armonizzazione, c&#8217;è bisogno di una maggiore sinergia tra i diversi paesi europei. Sul tema legato al consumismo probabilmente avevamo raggiunto gli eccessi, avevamo superato molti limiti e oggi si impone una riflessione forte legata al tema del consumismo che in questo momento penso in tanti stiano facendo.</p>



<p><strong></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Europa e Coronavirus, l&#8217;intervista a Silvano Del Duca</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/europa-e-coronavirus-lintervista-a-silvano-del-duca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 16:55:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo In un momento difficile, siamo tutti chiamati ad un’attenta riflessione sui traguardi raggiunti sino ad oggi, e sulle opportunità che dovremo cogliere da una situazione che ha [...]]]></description>
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<p>di <strong>Giangaetano Petrillo</strong></p>



<p>In un momento difficile, siamo tutti chiamati ad un’attenta riflessione sui traguardi raggiunti sino ad oggi, e sulle opportunità che dovremo cogliere da una situazione che ha messo in crisi molte delle nostre certezze. Sicuramente una di questa è l’Istituzione europea, chiamata ad un grande esame con la storia. Per rispondere ad alcune domande, e cercare di capire quanto di buono fatto fin qui e dove invece bisogna intervenire, abbiamo intervistato <strong>Silvano Del Duca</strong>, originario di <strong>Lentiscosa</strong>, amministratore unico della società <strong>Glocal SRL</strong> che lavora in euro-progettazione.</p>



<p><strong>Lei, Silvano del Duca, è amministratore di una società che lavora molto in euro-progettazione, specificatamente nei progetti Erasmus+. La pandemia COVID-19 quanto ha influito sulle esperienze Erasmus+?</strong><br>Quando insieme ai miei soci abbiamo dato vita alla costola internazionale del Gruppo FMTS, la società Glocal Srl, lo abbiamo fatto con la convinzione di essere il ponte tra le opportunità offerte dall’Europa e lo sviluppo locale dei nostri territori. Abbiamo fortemente investito sulla formazione in un contesto europeo dei giovani italiani attraverso il Programma Erasmus+ per consentire loro, attraverso la fortificazione delle loro competenze tecniche, professionali, linguistiche e trasversali, di poter entrare d’impatto nel mercato del lavoro. Ad oggi Glocal è leader in Italia nell’ambito della mobilità transnazionale, contribuendo a dare opportunità di formazione europea a circa 3.000 giovani diplomati e 1.000 insegnanti, Dirigenti Scolastici e personale Ata che altrettanto si recano in vari Paesi europei per fortificare le rispettive competenze metodologiche e didattiche. L’emergenza sanitaria COVID 19 ci ha sorpresi all’improvviso. Avevamo all’estero 267 ragazzi nelle varie destinazioni che abbiamo dovuto far rientrare in emergenza. Per coloro che hanno fatto richiesta di ritorno il nostro team si è da subito messo al lavoro, anche grazie a una fitta e diretta interlocuzione con l’Unità di Crisi della Farnesina e con le singole Ambasciate, per trovare una soluzione nel rispetto delle disposizioni adottate dalle Nazioni per fronteggiare l’emergenza Covid-19 e delle decisioni delle compagnie aeree. Grazie ad un lavoro di squadra siamo riusciti anche ad ottenere dal Ministero dell’Interno una deroga affinché un genitore potesse recarsi presso l&#8217;aeroporto di destinazione e prendere il figlio da riportare a casa. Oggi tutti i ragazzi sono riusciti a rientrare e a riabbracciare le proprie famiglie.</p>



<p><strong>La società che amministra ha diverse sedi sparse in diversi paesi europei. Come l’Europa sta rispondendo o potrebbe rispondere a questa che è diventata ormai un’emergenza sanitaria globale?</strong><br>Si, oggi siamo presenti in 6 diversi Paesi: Regno Unito, Spagna, Irlanda, Francia, Malta e Belgio, oltre ad operare in altri Paesi europei come Germania, Svezia, Finlandia e Portogallo e abbiamo potuto toccare con mano come ogni Paese europeo continui in maniera miope a guardare ai propri interessi. Con la sospensione del patto di stabilità, la Commissione europea ha dato un forte segnale di sostegno all’Italia e agli altri Stati membri che stanno incontrando le stesse difficoltà. È un buon passo ma non è abbastanza. Nessuno Stato può affrontare da solo le conseguenze del COVID-19. È necessaria una nuova risposta comune e sistemica dell’Unione europea e della zona euro alla crisi. Bisogna mettere in atto altre misure straordinarie e comuni, nuovi strumenti per combattere la crisi economica perché quelli messi in campo fino ad oggi sono insufficienti. Dobbiamo essere coraggiosi nelle azioni e guidati dalla solidarietà nella nostra lotta per vincere questa emergenza sanitaria, sociale ed economica. Al Consiglio europeo del 26 marzo scorso, dieci Paesi dell&#8217;eurozona, rappresentanti del 60% del suo Pil, hanno esplicitamente sostenuto l&#8217;idea di finanziare Coronabond, cioè di una capacità di indebitamento comune, oppure di un aumento del bilancio dell&#8217;Unione europea per permettere un sostegno reale ai Paesi più colpiti da questa crisi. Alcuni Paesi, come Germania, Olanda e Ungheria, hanno espresso le loro reticenze. Non possiamo abbandonare questa battaglia. Se l&#8217;Europa può morire, è nel non agire. Non abbiamo bisogno di un&#8217;Europa egoista e divisa, ma di un&#8217;Europa della solidarietà, della sovranità e dell&#8217;avvenire. Non supereremo questa crisi senza una solidarietà europea forte, a livello sanitario e finanziario. L&#8217;Unione europea, la zona euro, si riducono a un&#8217;istituzione monetaria e a un insieme di regole che consentono a ogni Stato di agire per conto suo? O si agisce insieme per finanziare le nostre spese, i nostri bisogni in questa crisi vitale? E’ straordinariamente necessaria questa scelta di solidarietà.</p>



<p><strong>La sua società, la Glocal srl, ha partecipato al progetto “Overstep” promosso dalla Commissione Europea in partenariato con l’Unione Africana. Di cosa si tratta.</strong><br>Da anni siamo al fianco della Commissione europea per portare avanti interventi pilota sperimentali per migliorare i sistemi formativi e le chances occupazionali dei giovani europei. Siamo Agenzia riconosciuta ufficialmente dalla Commissione con l’Accreditamento EaFA, abbiamo sperimentato l’apprendistato in tutta Europa con un progetto che ha consolidato la nostra presenza in Europa. Continuiamo a dare il nostro contributo all’innovazione della formazione e istruzione con “<strong>OVERSTEP</strong> – <strong>a joint alliance to develop a mobility scheme and share best practices between African and European VET systems</strong>”, un progetto Pilota promosso dalla Commissione Europea &#8211; divisione Cooperazione Internazionale della DG EAC Educazione, Gioventù, Sport e Cultura -, in partenariato con l’Unione Africana, approvato a dicembre 2019 nell’ambito della call for proposals “Progetti Pilota di mobilità VET per i Paesi interessati dall’allargamento e l’Africa. Saremo al fianco della Commissione europea per 3 anni e, in partenariato con organizzazioni formative ed Istituzioni scolastiche secondarie superiori site in Europa &#8211; Italia, Francia, Spagna e Malta &#8211; e in 10 Paesi africani, appartenenti a 5 aree geografiche &#8211; nord, sud, centro, ovest ed est Africa -, precisamente: Tunisia, Benin, Cabo Verde, Mali, Nigeria, Senegal, Cameroon, Gabon, Kenya, Sud Africa, sperimenteremo la possibilità di aprire il Programma Erasmus+ ai giovani africani. L’obiettivo generale di OVERSTEP è quello di migliorare e sviluppare la cooperazione tra i sistemi di formazione professionale e di inserimento nel mondo del lavoro europei ed africani, a partire dalla sperimentazione di percorsi di mobilità che interesseranno 3 target principali: 80 membri del personale delle scuole africane che svolgeranno 2 settimane di affiancamento con i propri omologhi europei; 80 membri del personale delle scuole europee che si recheranno in Africa, per 2 settimane, per affiancare Dirigenti, docenti e personale nello sviluppo di curricula scolastici basati sulle competenze; mobilità professionale ai fini di tirocinio in aziende ospitanti rivolta a 200 giovani africani &#8211; 100 studenti e 100 neodiplomati -, i quali avranno la possibilità di svolgere un percorso di formazione “on the job” in un reale contesto aziendale &#8211; da 1 a 3 mesi -, per acquisire competenze tecnico-pratiche, linguistiche, trasversali ed imprenditoriali utili ad un più efficace e sostenibile inserimento nel mercato del lavoro. I settori indirizzati dal progetto sono trasversali, quali Turismo, Ospitalità Alberghiera ed Agribusiness, ritenuti di importanza strategica per lo sviluppo economico sia dall’Unione Europea che dall’Unione Africana.</p>



<p><strong>Realmente l’Europa ha inteso l’importanza di migliorare e sviluppare la cooperazione con i diversi Stati africani che da anni ormai soffrono povertà e mancanza di opportunità professionale e lavorativa?</strong><br>L’Europa guarda sempre più all’Africa, ma con occhi nuovi, con l’ambizione di portare il partenariato al livello successivo coinvolgendo i giovani africani che sono determinati a costruirsi un proprio futuro, idealmente in collaborazione con altri. L’Unione Europea vuole assicurarsi di farlo in modo congiunto: non per l’Africa ma con l’Africa, attraverso una nuova strategia globale con l’Africa. La nuova strategia rappresenta l’inizio di un dialogo intenso sulle nostre priorità condivise, che avrà come punto di arrivo il vertice Unione Europea-Unione Africana di ottobre 2020, in cui si dovrà giungere ad accordi su risultati concreti per il bene quotidiano sia dei cittadini africani che di quelli europei. Il vertice dovrebbe fungere da catalizzatore. La nuova leadership della Ue ha dato massima priorità all’Africa. Anche l’Africa nel frattempo sta cambiando, sospinta da dinamismo economico e dalla popolazione più giovane al mondo. L’integrazione regionale sta facendo progressi: con la zona continentale di libero scambio per l’Africa il continente punta a creare il più grande spazio commerciale dall’istituzione dell’Organizzazione mondiale del commercio. Il nostro continente gemello è per molti versi il luogo del futuro: che si tratti di cambiamenti climatici, digitalismo, crescita sostenibile, economia equa e sicurezza, sarà in Africa che verranno prese le decisioni importanti a livello globale. Le due principali tendenze che plasmano il nostro mondo: i cambiamenti climatici e la rivoluzione digitale, stanno cambiando entrambi i continenti. È per questo che l’Africa e l’Europa dovrebbero portare avanti un modello di cooperazione internazionale basato sul multilateralismo fondato su regole, sulla libertà politica, sulla solidarietà e sulla dignità umana. L’inclusività ci consentirà di sfruttare il pieno potenziale dei nostri cittadini, inclusi i giovani e le donne.</p>



<p><strong>Proseguendo con questi progetti, in quanto tempo, secondo Lei, potremmo vedere dei miglioramenti nelle condizioni di vita in quegli stessi Stati africani?</strong><br>Assolutamente si. L’Africa e la Ue devono difendere una visione sostenibile di come si organizzano le società e l’ordine internazionale, basata sui diritti umani e sugli obiettivi di sviluppo sostenibile, e con il coinvolgimento dei giovani. Perché, per l’appunto, tali principi sono messi apertamente in discussione. Bisognerà essere pronti a muovere un grande passo in avanti nelle relazioni Europa-Africa. Entrambe le parti dovranno investire in questo senso con ambizione di discutere su come plasmare il nostro futuro comune.</p>



<p><strong>Quali sono i settori di sviluppo ritenuti d’importanza strategica per lo sviluppo economico dell’Africa?</strong><br>La Commissione europea ha proposto la sua strategia e il vertice Unione Europea-Unione Africana di ottobre 2020 si baserà su cinque elementi fondamentali. La transizione verde e accesso all’energia. La crisi climatica rende indispensabile un’azione ambiziosa a favore del clima. Ma la transizione verde è anche una nuova strategia di crescita. Bisognerà lavorare insieme per creare posti di lavoro verdi nelle energie rinnovabili e nell’urbanizzazione sostenibile. La trasformazione digitale. L’Africa sta già cavalcando la rivoluzione digitale. Basta guardare la trasformazione indotta dai sistemi di pagamento elettronici. Sfruttiamo al massimo questo potenziale per compiere un balzo avanti e fare dell’economia digitale il volano della crescita economica. La crescita sostenibile e posti di lavoro. Il dinamismo economico in Africa è reale. Lavorando insieme possiamo liberare questo potenziale, in particolare tra i giovani e le donne. La zona continentale di libero scambio per l’Africa può rappresentare un punto di svolta. La pace e la governance. Mettere a tacere le armi è stato il tema dell’ultimo vertice dell’Unione Africana. Ed infine la migrazione e la mobilità, che stanno raggiungendo livelli senza precedenti, per lo più all’interno dell’Africa, resteranno grossi punti all’ordine del giorno delle relazioni Europa–Africa.</p>



<p><strong></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ugo Intini, l&#8217;intervista al collaboratore di Craxi ed ex direttore de &#8216;L&#8217;Avanti&#8217;</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ugo-intini-lintervista-al-collaboratore-di-craxi-ed-ex-direttore-de-lavanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2020 10:07:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[bettino craxi]]></category>
		<category><![CDATA[partito socialista]]></category>
		<category><![CDATA[ugo intini]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo È come fare un salto indietro nel tempo, ritornare tra mura ormai chiuse di sedi di partito e di quotidiani che avevano il pressante impegno di formare [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di <strong>Giangaetano Petrillo</strong></p>



<p>È come fare un salto indietro nel tempo, ritornare tra mura ormai chiuse di sedi di partito e di quotidiani che avevano il pressante impegno di formare quella che sarebbe stata in futuro la nuova classe dirigente della politica italiana. E se questo salto nel tempo fosse reale, molto probabilmente li avremmo trovati in una di queste sedi, precisamente in quella della direzione dell’<strong>Avanti!</strong>, in piazza Cavour a Milano. Dicevamo, li avremmo visti lì, seduti a dirigere un giornale e un domani, sempre insieme, a dirigere un partito, e l’Italia. Il partito era il <strong>Partito Socialista</strong>. L’uno era <strong>Bettino Craxi</strong>, segretario e presidente del Consiglio; l’altro è <strong>Ugo Intini</strong>, fra i più stretti collaboratori di Craxi, direttore dell’Avanti! e uno dei maggiori dirigenti, tuttora, del Psi. Parlare oggi di segreterie e dirigenti di partito, in un universo in cui ad imperare sono gli algoritmi e i social media manager, sembra alquanto pretestuoso o saccente verso i tempi che cambiano. Oggi siamo abituati, soprattutto le generazioni nate dopo il crollo della prima Repubblica, a concepire il web come lo spazio, il luogo deputato alla discussione politica. Un tempo tutto ciò era inconcepibile, perché la discussione era racchiusa nelle mura delle diverse sedi e articolazioni varie di partito sparse in tutta la penisola. Esistevano sì delle “tribune politiche”, ma avevano un loro spazio, la Tv, e degli orari predefiniti. Oggi invece siamo abituati alle dirette streaming che continuamente aprono confronti, e il più delle volte scontri, tra diversi esponenti politici.</p>



<p><strong>Onorevole Intini, anche se discuteremo di altro, non possiamo non iniziare quest’intervista senza fare riferimento a quanto sta accadendo. Voglio porle particolarmente una domanda, oltre a chiederle un suo pensiero; molti sostengono che esisterà un prima e un dopo Coronavirus, sottintendendo che il mondo non sarà più com’è oggi. Secondo Lei è corretta questa predizione?</strong></p>



<p>La realtà stupisce spesso e
proprio non saprei. Vedo però uno scenario potenzialmente disastroso. Si è
parlato molto in passato del “cigno nero“&nbsp;
e cioè di un evento imprevedibile che cambia il corso degli eventi. Si
tratta della “teoria dell’incertezza” elaborata dal matematico libanese Nassim
Taleb in un libro del 2007. Ecco, il cigno nero è arrivato. Potrebbe spingere
l’Italia fuori dall’euro, perché il nostro debito, già pesantissimo, potrebbe
diventare insostenibile. Il cigno nero potrebbe far arretrare la
globalizzazione, il libero scambio e la cooperazione internazionale. A tutto
ciò da anni già spingono i sostenitori della “chiusura” contro quelli della
“apertura”. Da Trump ai sovranisti &#8211; che poi significa “nazionalisti” &#8211; europei.
Il cigno nero può dare la spinta decisiva. Un cigno nero simile è già comparso
con la prima guerra mondiale e ha posto fine alla belle epoque. Anche oggi i
nazionalismi sono in ascesa. Potremmo ricordare i decenni passati come la
nostra belle epoque.</p>



<p><strong>Molte critiche hanno sollevato le parole della neo-presidente della BCE, Christine Lagarde, riguardo allo Spread. Oltre alla questione di merito, pensa che l’Europa possa fare esperienza di questo momento?</strong></p>



<p>Qui torniamo al cigno nero e ai
suoi effetti sull’euro. Lo spread con il Bund tedesco, dopo le parole della
Lagarde, è arrivato a 330, portandoci sull’orlo del collasso. Poi è ritornato a
livelli tollerabili. La Lagarde non è Draghi, non ha ferme convinzioni e
seguirà lo schieramento europeo vincente. Quelli che si confrontano sono
sostanzialmente tre. Primo. Macron, Sanchez, Gentiloni &#8211; e forse la presidente
della commissione von der Leyen &#8211; sono per la piena solidarietà europea e per
un deciso passo avanti verso l’unità politica. Siamo in guerra? Gli Stati
emettano dunque “corona bonds”, ovvero “buoni del tesoro di guerra“, come si è
fatto negli ultimi due conflitti mondiali. Il nuovo debito di ciascuno sia
garantito da tutti: anche quello italiano &#8211; non importa se il debito pregresso
è già enorme -. Secondo. Sul fronte opposto, all’interno della Bundesbank, a
Vienna e ad Amsterdam, ci sono i rassegnati al cigno nero: il debito italiano
era già eccessivo, adesso il virus rende il suo peso insostenibile; l’Italia
esca dunque dall’euro prima di portare a fondo tutti quanti. Terzo. La Merkel &#8211;
ancora incerta &#8211; e i leader europei che la seguono faranno pendere la bilancia
da una parte o dall’altra. O forse punteranno a una mediazione: l’Italia sia
salvata a spese di tutti, ma sia “commissariata” e costretta a scelte “lacrime
e sangue”. Naturalmente, bisogna battersi perché prevalga il primo
schieramento. Sapendo però che abbiamo molti punti deboli. Chiediamo aiuto dopo
aver gettato soldi a palate nel reddito di cittadinanza per i nullafacenti e
nel pensionamento anticipato &#8211; tra l’altro di quei medici e infermieri che oggi
sarebbero preziosi -. Proprio i nostri alleati, a cominciare da Macron, sono
stati sempre i più svillaneggiati da quelli che i sondaggi indicano come i
futuri governanti dell’Italia: Salvini e Meloni. Conte chiede un piano Marshall
per l’Italia. Impara in fretta ed è abile. Ma non è De Gasperi e sino a ieri
era alleato di Salvini<strong></strong></p>



<p><strong>Se dovesse realmente esserci un dopo Covid-19, in cosa possiamo intervenire, sia come comunità scientifica che economica e politica, perché si possano prevenire future emergenze simili?</strong></p>



<p>I grandi spesso vedono le cose con
un secolo di anticipo. Turati già chiedeva gli “Stati Uniti d’Europa”, ma non
solo. Chiedeva anche “in un futuro più lontano”, “gli Stati uniti del mondo”.
Oggi tutto è globale: la finanza, innanzitutto, ma anche lo spettacolo, lo
sport, la moda, il cibo, persino il crimine. La sola politica e i soli governi
sono rimasti inchiodati nei confini nazionali. Per questo spesso non contano
nulla e si rendono persino patetici. L’impotenza dei governi nazionali di
fronte alle sfide globali &#8211; le epidemie come i cambiamenti climatici &#8211; dovrebbe
aprire la strada, passo dopo passo, verso gli “Stati Uniti del mondo”. Il
disastro dovrebbe insegnare. Il mondo è interconnesso: uno starnuto a Wuhan ha
travolto tutti i continenti. Forse si capirà che non si deve combattere la
globalizzazione, ma globalizzare anche la politica e il governo. Solo in questo
modo la comunità scientifica, economica e politica sarà veramente una
“comunità” e potrà uccidere sul nascere i “cigni neri”. Quello di oggi e quelli
che certamente si ripresenteranno in futuro. Purtroppo è difficile essere
ottimisti perché certo non siamo sulla buona strada: Trump ad esempio ha appena
cercato di ottenere che un eventuale vaccino al Covid 19 sia assicurato in
esclusiva soltanto agli Stati Uniti.</p>



<p><em>Augurandoci che il
tutto passi in fretta, vorrei ora ritornare al tema della nostra intervista</em>.</p>



<p><strong>Lei è stato direttore di un’autorevole quotidiano, dirigente di uno dei partiti più importanti della prima Repubblica, e parlamentare per diverse legislature. Se dovesse tracciare una linea di demarcazione rispetto all’attuale classe dirigente italiana, quale momento individuerebbe della nostra recente storia politica?</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="542" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/03/intini2.jpeg" alt="" class="wp-image-94570" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/03/intini2.jpeg 800w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/03/intini2-300x203.jpeg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/03/intini2-768x520.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/03/intini2-696x472.jpeg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2020/03/intini2-620x420.jpeg 620w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>Il sistema dei partiti della prima
Repubblica era costruito sulle esigenze della guerra &#8211; sia pure fredda &#8211; tra
Est e Ovest. Finita la guerra, nel 1989, doveva essere riformato. Invece è
stato distrutto. Anziché la via “riformista”, si è scelta la via
“rivoluzionaria”. La “rivoluzione” del 1992-94, è stata la “demarcazione“. Purtroppo
la prima Repubblica è stata distrutta senza costruire la seconda &#8211; e infatti
siamo nel vuoto politico. Le rivoluzioni hanno sempre una <em>pars destruens</em>, ma anche una <em>pars
costruens</em>: un progetto. Mani Pulite no. Siamo andati avanti per qualche
tempo con il riciclo di pezzi della vecchia classe dirigente diventati “ex”: ex
comunisti ed ex fascisti innanzitutto, con l’aggiunta di qualche ex
democristiano e &#8211; molto meno &#8211; di qualche ex socialista. Dal vuoto però non ci
siamo più ripresi. Anzi. Con il trionfo elettorale di M5S e l’ascesa della
Lega, abbiamo avuto nel 2018 una seconda e persino più devastante ondata
distruttiva. In fondo, come ha spiegato Paolo Franchi nel suo ultimo libro “Il
tramonto dell’avvenire”, questa seconda ondata rivoluzionaria è figlia della
prima, quella di Mani Pulite. L’effetto delle due rivoluzioni populiste sulle
istituzioni democratiche è stato a mio parere quasi mortale. Ma qui siamo nel
campo dell’opinabile. L’effetto sull’economia non lo è, perché parlano i
numeri. I cittadini sono esasperati, avvertono magari confusamente il degrado
del Paese. Ma sarebbero ancora più esasperati se conoscessero le cifre precise.
Diciamolo con semplicità. Nel 1990, il prodotto nazionale lordo dell’Italia era
all’incirca quello di Francia, Gran Bretagna e Germania occidentale &#8211; non
ancora unificata. Oggi è il 30 per cento in meno. E quasi incredibile, ma è
così.</p>



<p><strong>Sentiamo spesso parlare di “personalizzazione” della politica. Questo è un aspetto che, secondo Lei, marca una differenza dalla prima Repubblica?</strong></p>



<p>Un tempo, prima veniva la cultura,
poi la politica, infine il potere. Un esempio. Nella seconda metà degli anni
’70, il PSI ha lanciato una grande campagna culturale &#8211; soprattutto attraverso
il suo mensile <em>Mondoperaio</em> &#8211; contro
il comunismo. Poi ne abbiamo tratto le scelte politiche.&nbsp; Infine è arrivato, con la presidenza del
Consiglio a Craxi, il potere. Adesso c’è solo il potere. Craxi, anche più degli
altri dirigenti politici del tempo, aveva una personalità forte e
accentratrice. Ma era il prodotto della storia socialista, attraverso una
staffetta generazionale: da Turati a Nenni, Pertini e Saragat; fino a lui e ai
dirigenti degli anni ‘80. Craxi era il “venditore” di un “prodotto” frutto di
un lavoro collettivo e di una storia. Così avveniva per tutti i partiti. E così
avviene anche nelle democrazie moderne normali &#8211; ancorché tutte in crisi e
tutte portate alla personalizzazione. Oggi ci sono soltanto gli “ego” ipertrofici
di capi che pensano di dialogare direttamente col “popolo” &#8211; inteso come una
entità unanime e indistinta &#8211; e di “rappresentarlo”. Il che è ridicolo perché,
se ad esempio Salvini ottenesse il 30 per cento dei voti, considerando
l’astensione, avrebbe il consenso di un italiano su cinque. Altro che parlare
“a nome degli italiani”! Gli ego ipertrofici comandano senza neppure salvare
l’apparenza di una democrazia interna. Craxi era accusato di autoritarismo, forse
anche con qualche ragione &#8211; rispetto agli standard del tempo. Ma almeno una
volta al mese convocava una direzione del partito che durava come minimo cinque
ore, veniva contestato, corretto e alla fine si votava. Faceva andare il piede
sotto il tavolo perché si innervosiva. Ma ascoltava e prendeva nota. Come prima
di lui avevano fatto Nenni e Turati e come lo aveva educato a fare suo papà &#8211; vice
prefetto della liberazione a Milano.</p>



<p><strong>Può tradursi come un annichilimento della funzione dei partiti, anche nella selezione della classe dirigente. E quindi venendo meno il pluralismo di partito emerge fortemente il personalismo di un’unica leadership?</strong></p>



<p>Come accennavo, tutte le
democrazie tendono alla personalizzazione &#8211; per effetto della fine delle ideologie
e delle esigenze mediatiche. Ma l’Italia è sempre stata il malato tra le
democrazie occidentali. Non per caso la malattia del fascismo è nata in Italia
e poi come un virus si è diffusa dappertutto. La personalizzazione da noi è
perciò giunta all’estremo. Sino al ridicolo e al grottesco. Siamo arrivati
infatti a trasformare in leader un “clown” aggressivo, come Grillo. Che tra l’altro
è <em>desaparecido</em> da mesi. Siamo nella
tragedia, succede di tutto e lui tace. Ma prima di lui abbiamo avuto Di Pietro.
Qualcuno sa di cosa si occupi? Ha mai scritto o detto nella sua carriera
politica qualcosa che si possa ricordare? Lo stesso si potrà scrivere di Grillo
tra qualche anno.</p>



<p><strong>Lei è stato uno dei più stretti collaboratori del Presidente Craxi. Prima di commentare la sua vita politica e pubblica, vorrei che ci lasciasse un ricordo, invece, personale e privato del Presidente.</strong></p>



<p>Come Nenni e Pertini, Craxi era
direttore politico dell’<em>Avanti! </em>e io
ero pertanto il numero due: direttore responsabile. Nel 1978, durante il
sequestro Moro, il PSI e l’<em>Avanti! </em>puntarono
alla trattativa con le Brigate Rosse per liberarlo e rimasero assolutamente
isolati. Quasi due anni dopo, con il sequestro del giudice D’Urso, si ripropose
lo stesso scontro tra “fronte della fermezza” e favorevoli alla trattativa. Ma
questa volta l’esito fu diverso. Le BR chiedevano per liberare il giudice la
pubblicazione dei loro comunicati. Craxi &#8211; e ne fui entusiasta &#8211; decise infine
di pubblicarli. Era un venerdì pomeriggio del gennaio 1980. Con un fondo dal
titolo “La carta non vale la vita umana”, subito diffuso dalle agenzie,
annunciai la pubblicazione. Si scatenò il finimondo. Forlani e Spadolini mi
telefonarono che il governo di cui facevamo parte &#8211; schierato sul “fronte della
fermezza” &#8211; sarebbe caduto se non avessi immediatamente bloccato tutto. Craxi
era come ogni venerdì in aereo da Roma a Milano: irraggiungibile anche perché
allora non esistevano i telefonini. Andai avanti. Ma, quando finalmente riuscii
a parlargli, mi fece una scenata tremenda, disse che ero uno scriteriato
irresponsabile e non mi parlò più. Dopo qualche giorno, il governo non cadde,
finalmente il giudice D’Urso mi informò che sarebbe stato liberato. Lo fece con
una sua lettera &#8211; fatta trovare dalle Brigate Rosse in una casella postale del
centro di Roma, attraverso una telefonata all’Avanti!. Dopo una lunga suspense,
lo ritrovarono nel bagagliaio di una Renault rossa identica a quella di Moro.
Ma vivo. I giornalisti assediarono come un trionfatore Craxi chiedendogli una
dichiarazione. “No-rispose lui-chiedete al direttore dell’<em>Avanti!”. </em>In quel momento &#8211; poiché lo conoscevo &#8211; , capii al volo
che si sarebbe dimesso e mi avrebbe lasciato il ruolo di direttore politico. Il
che accadde dopo pochi giorni. Non me ne parlò mai e io non mi permisi mai di
parlargliene. Anche così era Craxi.</p>



<p><strong>Molti vedono in Lui l’anticipatore del Berlusconismo prima, e del Renzismo poi. Ha esercitato una forte e autorevole leadership, e in questo forse ha potuto precedere entrambi i successivi Presidenti.</strong></p>



<p>Craxi era un amico personale di
Berlusconi, ma diceva sempre che Silvio era un democristiano. Craxi, come
Nenni, credeva nella “politique d’abord“ &#8211; la politica prima di tutto -, mentre
Berlusconi ha sempre parlato di “azienda Italia“. Renzi è diventato famoso come
il “rottamatore” dei vecchi dirigenti. Craxi ha sempre avuto una venerazione
per gli anziani. A cominciare da Nenni e da suo padre, che era un fedelissimo
proprio di Nenni. Tale era la devozione di Craxi per Nenni che &#8211; penso senza
accorgersene &#8211; ne imitava persino i movimenti e il tono della voce. Berlusconi
e Renzi attaccano spesso la politica e la “partitocrazia”. Craxi era e amava
definirsi un uomo di partito.</p>



<p><strong>Tutt’oggi la sua figura divide molto, d’altronde è stato il primo personaggio politico ad essere così discusso. Contrarre la figura di Craxi esclusivamente agli anni di Tangentopoli, come si è purtroppo soliti fare, rischia di sorvolare invece sulla sua esperienza governativa.</strong></p>



<p>L’esperienza governativa di Craxi
è il frutto di quella precedente di partito. Quella che ha rinnovato il PSI e
ha portato alla elaborazione di una cultura “liberalsocialista”: sì al mercato,
ma anche alla giustizia sociale. Io stesso propagandai il liberalsocialismo con
un libro del 1979 (“Lib-Lab”) fatto insieme a un grande scrittore e giornalista
liberale come Enzo Bettiza. Nel suo ultimo libro su Craxi, Marcello Sorgi
ricorda che Tony Blair gli disse recentemente che i laburisti inglesi hanno
imparato il liberalsocialismo dagli italiani. E non solo gli inglesi lo hanno
imparato. Siamo arrivati prima dei francesi e dei tedeschi &#8211; forse perché
avevamo alle spalle il “socialismo liberale” di Carlo Rosselli. Gli spagnoli e
i portoghesi poi hanno imparato tutto da noi, anche perché leggevano facilmente
l’italiano e i libri sul socialismo erano vietati da Franco e Salazar. Il padre
del socialismo spagnolo Felipe Gonzales divideva un ufficetto in via del Corso
con il portoghese Mario Soares, maestro di Antonio Guterres &#8211; oggi segretario
generale delle Nazioni Unite. Come ho raccontato in un recente libro su
Guterres, il simbolo stesso del partito socialista portoghese &#8211; adesso alla
guida del governo &#8211; è stato disegnato da un nostro compagno pittore nella
tipografia dell’<em>Avanti!, </em>dove si
stampava il mensile dei socialisti portoghesi in esilio &#8211; poi distribuito
clandestinamente a Lisbona.</p>



<p><strong>Cosa ricorda degli anni che hanno seguito Tangentopoli.</strong></p>



<p>Dopo Mani Pulite, Giuliano Amato
fu nominato commissario straordinario del partito a Milano. Poi divenne
presidente del consiglio e gli succedetti io. La polizia mi scortava da vicino
perché per strada non soltanto mi gridavano “ladro”, ma qualcuno minacciava di
aggredirmi. Adesso, per strada c’è chi mi ferma e dice che dovrebbe tornare la
prima Repubblica, quando si stava molto meglio.</p>



<p><strong>Nonostante tutto oggi il Partito Socialista è l’unico partito che è riuscito a riorganizzarsi anche dopo quell’arresto traumatico. Qual è l’eredità di quegli anni?</strong></p>



<p>La moda del nuovismo ha distrutto
i partiti, che tutti hanno cambiato nome, simbolo e bandiera. È un caso unico
in Europa. Siamo al punto che la Lega è il partito più antico. Ma il PSI,
ancorché piccolo, lo è molto di più: ha oltre un secolo. Abbiamo il compito
innanzitutto di tenere viva una grande storia. Che può essere il seme per una
sinistra degna di questo nome. Non abbiamo voti per mancanza di visibilità, ma
conserviamo una presenza sul territorio non da poco, che i partiti improvvisati
non hanno.</p>



<p><strong>Gli anni novanta sono stati anche gli anni dell’Unione Europea. Importanti trattati sono stati siglati proprio in quegli anni. Ultimo la moneta unica, l’Euro, che ha provocato un forte risentimento, tanto da favorire i cosiddetti “estremisti” e “populisti”, oggi in parte ancora al governo dell’Italia e in forte crescita di consensi in diversi paesi europei. Quali sono stati gli errori commessi in questi ultimi vent’anni di integrazione europea?</strong></p>



<p>L’unità europea è avanzata quando
alla guida dei rispettivi Paesi c’era un gruppo di amici e di compagni, che si
frequentavano da decenni &#8211; soprattutto attraverso l’Internazionale Socialista &#8211;
e si capivano con uno sguardo. Mitterrand, Brand, Helmuth Schmidt, Soares,
Felipe Gonzales, Olof Palme. Naturalmente Craxi e il presidente della
commissione europea Delors. Lo stesso si può dire delle altre grandi famiglie
politiche europee. Si creò l’euro pensando che l’unità politica sarebbe seguita
inevitabilmente. E si corse così un rischio che oggi può rivelarsi mortale.
Parlando alla Camera nel 2001, subito dopo la nascita dell’euro, dissi
testualmente: sulle monete, troviamo la spada &#8211; simbolo di una difesa comune -,
la bilancia &#8211; simbolo di una giustizia comune -, una testa coronata &#8211; simbolo
della sovranità -. Una moneta non appesa a tutte queste cose si trova appesa al
nulla ed è destinata a cadere. Ecco, siamo a questo punto. O si appende l’euro
a una politica comune o cade. Un altro errore fu causato dalla pressione
interessata degli inglesi che hanno spinto al troppo rapido ingresso dei Paesi
ex comunisti: Londra ha voluto così annacquare l’Unione Europea e ritardare la
sua integrazione politica. C’è riuscita in pieno. Basti pensare al ruolo del
cosiddetto “gruppo di Visegrad”. Per di più &#8211; beffa finale &#8211; Londra ha scelto
la Brexit. Churchill diceva che l’Atlantico è più stretto della Manica. Aveva
ragione. La Gran Bretagna è sempre stata in Europa il cavallo di Troia del
potere economico americano contrario all’euro.<strong></strong></p>



<p><strong>Si è parlato, prima che giungesse quest’emergenza sanitaria, di una nuova Europa, con la speranza forte di rilanciare un nuovo progetto europeo che determinasse un cambio di rotta. La critica principale che viene mossa all’Europa è quella relativa ai parametri economici e ai vincoli europei.</strong></p>



<p>L’Europa o fa il salto verso
l’unità politica o affonda. La crisi da virus farà da acceleratore. Torniamo
qui al discorso iniziale. Attenzione però a un fatto. I parametri e i vincoli
non sono imposti dagli altri Paesi europei perché sono “cattivi”. Un Paese super
indebitato come l’Italia e &#8211; da anni &#8211; con il più basso tasso di sviluppo
dell’OCSE, ha dei limiti a indebitarsi ancora di più. Non perché Bruxelles non
vuole. Ma perché non vogliono i mercati, i quali ogni mese devono sottoscrivere
i nuovi titoli italiani che giungono a scadenza. Nessuno vuole prestare soldi a
chi questi soldi li spende non per investire sullo sviluppo, ma per fare
regalie: bonus di Renzi, super bonus di Di Maio &#8211; ovvero reddito di
cittadinanza -, bonus di Salvini ai pensionandi e così via. Devo tuttavia
essere onesto. Se siamo la maglia nera mondiale per lo sviluppo, le ragioni
sono molto più profonde: la colpa non è soltanto di una classe dirigente
politica pur sciagurata. Vogliamo dirla in modo crudo? Siamo il Paese forse più
vecchio del mondo e non si è mai visto che la vecchiaia sia un motore per lo
sviluppo. Questo si sa, ma c’è qualcosa di peggio &#8211; e di meno noto -. I giovani
non solo sono pochi, non solo spesso emigrano: sono i meno istruiti del mondo
occidentale. Un Paese di vecchi, con pochi giovani &#8211; e poco istruiti &#8211; non va
lontano. Questo è il tema di un mio libro sulla vecchiaia in Italia &#8211; “Dalla
lotta di classe alla lotta di classi” -. Ci vorrebbe una grande politica
demografica e dell’istruzione. Ma i bambini, ammesso che nascano, non crescono
e non arrivano all’università nello spazio di una legislatura. E quindi la
grande politica prima citata non interessa ai nostri leader. Loro guardano ai
sondaggi, ai titoli dei giornali e ai social delle successive 24 ore. E lì si
fermano. Altro che futuro!</p>



<p><strong>Rimane tuttora un sogno gli Stati Uniti d’Europa?</strong></p>



<p>Poteva essere un sogno quando Turati li ha chiesti nel suo primo discorso alla Camera &#8211; era il 1896 -. Oggi è una prospettiva concreta, ma resa più difficile proprio da qualcosa che Turati aveva già indicato. Nel 1926, scrisse che gli Stati Uniti d’Europa non sarebbero stati possibili se non si fosse estirpato “il cancro abominevole del fascismo”. Ecco, oggi il fascismo non c’è più. Ma il suo nazionalismo &#8211; che ne fu la caratteristica principale e che oggi si chiama chissà perché “sovranismo” &#8211; c’è sì. Sempre di più. E proprio il sovranismo dilagante è l’ostacolo all’unità europea. Voglio concludere proprio sull’unità europea. Agli inizi del Novecento, Gran Bretagna, Francia e Germania da sole producevano quasi un terzo della ricchezza mondiale &#8211; oggi non arrivano all’8 per cento -. Allora l’Europa aveva un quarto della popolazione mondiale &#8211; oggi si avvia ad averne meno del 5 per cento -. E l’Italia non arriva allo 0,8 per cento. All’inizio del Novecento, i nazionalisti potevano forse avere qualche ragione. I sovranisti di oggi no. Oggi solo dei mentecatti possono pensare che un singolo Paese europeo possa contare qualcosa nel mondo. Naturalmente, qualcuno potrebbe domandarsi: e perché mai l’Europa dovrebbe contare qualcosa? Per il nostro interesse, ovviamente. Perché nonostante tutto è ancora una potenza economica al livello di Stati Uniti e Cina. Ma non solo. Dovremmo sempre ricordarci che esiste una forte identità europea. Che è un esempio per il mondo e che dovrebbe renderci orgogliosi. Perché ha in sé una leadership morale. Paradossalmente, noi europei non ce ne accorgiamo più. Ma gli altri sì. Un vecchio amico di Toronto mi ha detto “Noi canadesi siamo americani, certo, ma anche europei. A differenza dei nostri vicini negli Stati Uniti infatti, in tasca non abbiamo la pistola, ma la tessera sanitaria”. Ecco. Tolleranza, no alla pena di morte, diritti: “non abbiamo la pistola”. Stato sociale e solidarietà: “la tessera sanitaria”. Questa è l’Europa. Questi sono i valori &#8211; ancora da nessuno al mondo pienamente realizzati &#8211; che abbiamo da insegnare. Questo è quanto ha dato all’Europa innanzitutto la tradizione socialdemocratica.</p>



<p><strong></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Parco di Paestum e Velia, l&#8217;intervista a Zuchtriegel: «Condividiamo bellezza»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/parco-di-paestum-e-velia-lintervista-a-zuchtriegel-condividiamo-bellezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2020 17:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ascea]]></category>
		<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giangaetano Petrillo Direttore Zuchtriegel, a causa dell’emergenza Covid-19 momentaneamente il parco archeologico di Paestum e Velia è chiuso. Come state gestendo l’emergenza?Abbiamo un presidio di vigilanza in regime di [...]]]></description>
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<p>di <strong>Giangaetano Petrillo</strong></p>



<p><strong>Direttore Zuchtriegel, a causa dell’emergenza Covid-19 momentaneamente il parco archeologico di Paestum e Velia è chiuso. Come state gestendo l’emergenza?</strong><br>Abbiamo un presidio di vigilanza in regime di emergenza, con alcuni colleghi che vigilano sul patrimonio notte e giorno; tutti gli altri lavorano da casa e chi non ha mansioni che si possono svolgere da casa, usa il tempo per partecipare a una serie di corsi formativi che ci siamo inventati e che spaziano dall’archeologia di Velia e Paestum alla fruizione accessibile del patrimonio e alla comunicazione. </p>



<p><strong>La stagione turistica è a forte rischio. Che impatto avrà sull’economia e come, secondo lei, si potrà ripartire appena l’emergenza sarà superata?</strong><br>L’impatto sarà sicuramente forte, e bisogna cominciare già adesso a lavorare su strategie di rilancio. Ma può essere anche un’opportunità per puntare a un sistema turistico più sostenibile e qualitativamente più forte nel futuro. </p>



<p><strong>Quali sono le vostre preoccupazioni?</strong><br>I miei pensieri sono con chi è ammalato o ha cari ammalati, ma anche con chi sta vivendo le restrizioni con disagio, per esempio perché vive in una situazione di violenza domestica o disagio sociale. Sono anche preoccupato per imprese e piccole attività nel territorio che devono fronteggiare questa crisi. Ma vedo anche molto coraggio e spirito di collaborazione, e questo è incoraggiante. </p>



<p><strong>Paestum è stato tra i primi siti ad aderire alla campagna del Mibact #iorestoacasa, caricando quotidianamente sulle proprie pagine social dei “bollettini” dove stesso lei, direttore, racconta “alcune pillole di archeologia”. Questo tempo può consentirci di comprendere il giusto utilizzo della tecnologia realmente al servizio dell’uomo.</strong><br>Esatto. È il tempo per condividere conoscenza, bellezza, storia, inclusione e anche qualche pensiero critico e qualche scherzo per tirarci su, perché no. Non è il tempo per condividere odio, disprezzo, esclusione, diffamazioni, disinformazione e complottismi insensati. E spero che anche dopo l’emergenza continueremo a fare un uso della rete più responsabile e in un qualche modo più umano. </p>



<p><strong>Molti associano questa emergenza ad una guerra. Da archeologo che vive quotidianamente a contatto con civiltà che ci hanno preceduto e che hanno aiutato a formare la civiltà in cui viviamo e di cui facciamo parte, quale insegnamento possiamo trarre da questi momenti di crisi.</strong><br>Dal punto di vista dell’archeologia, che è storia in grandi linee, il pericolo che corriamo come collettività in una crisi è proporzionale alla complessità tecnologica e logistica che noi stessi abbiamo creato, e questo ci dovrebbe far riflettere. Tuttavia, c’è un dato positivo, ovvero che è una guerra contro un virus, il che ci risparmia uno dei sacrifici più dolorosi di una guerra, cioè quello di combattere, forse uccidere, altri esseri umani. Dobbiamo essere uniti e compatti come in una guerra, senza escludere nessuno. </p>



<p><strong>Il Museo stava ospitando dal 4 Ottobre, prevista fino al 3 Maggio, la mostra Poseidonia-Città d’Acqua, sul tema attuale dei cambiamenti climatici. Abbiamo visto come queste limitazioni abbiano provocato un calo dell’inquinamento climatico nelle grandi città. </strong><br>Sarà un’occasione unica per ripensare comportamenti e meccanismi di consumo, di produzione e di mobilità che contribuiscono alla crisi climatica e al riscaldamento globale, e di raggiungere un traguardo importante. Se però tutto torna come prima, temo che andremo incontro a un disastro molto più spaventoso della pandemia, con milioni di vite a rischio. </p>



<p><strong>Dal 2015 è direttore del Parco Archeologico di Paestum, al quale è stato accorpato ultimamente il sito di Velia. Un bilancio di questi primi 5 anni.</strong><br>I risultati del lavoro degli ultimi cinque anni si vedono anche adesso, forse più che mai. Le persone che ci seguono, che ci scrivono e ci incoraggiano da tutto il mondo; una squadra motivata che affronta questa situazione con ammirevole responsabilità e senso del dovere; le autorità e le imprese che sono al nostro fianco anche in questo frangente, il Ministero che ci sostiene, i colleghi da tutto il mondo che ci esprimono solidarietà, come gli amici del <strong>Museo di Chengdu</strong> in <strong>Cina</strong>, dove è stata riaperta la mostra “<strong>Paestum – città del Mediterraneo antico</strong>”. Insomma, i veri amici si riconoscono nei momenti difficili, e ci siamo resi conto che negli ultimi anni abbiamo tessuto una rete di relazioni che ora è vitale e lo sarà anche per il rilancio.</p>



<p><strong>Paestum e Velia possono essere due siti protagonisti di un’esperienza di gestione integrata di un parco archeologico. Ha avuto già modo di pianificare degli interventi in questa direzione?</strong><br>La visione è quella di un’integrazione vera, dove Velia e Paestum diventino parte di un’unica esperienza, una specie di Parco archeologico del Cilento che apre le porte su un territorio estremamente ricco di cultura, storia, tradizioni. Stiamo lavorando in questa direzione, e spero che l’iter burocratico per l’integrazione di Velia, momentaneamente sospeso, si possa concludere al più presto, anche se ora come ora siamo tutti impegnati a gestire l’emergenza.</p>



<p><strong>Seppure considerata la città meglio conservata della Magna Grecia, Paestum è ancora in gran parte sconosciuta e, infatti, molte sono le attività di scavo che state portando avanti. Come stanno procedendo?</strong><br>È un periodo eccitante per la ricerca. Grazie alle analisi multispettrali sulle metope dal santuario di Hera alla foce del Sele, ora abbiamo un’idea più chiara del primo tempio della dea, uno dei più antichi templi dorici in pietra del mondo greco. Al tempo stesso, il nostro progetto europeo di manutenzione e restauro delle mura ha portato alla luce un nuovo tempio dorico, finora sconosciuto, databile al V sec. a.C. Lo scavo, momentaneamente sospeso per via dell’emergenza, è appena iniziato, e abbiamo già una mole impressionante di dati: più di <strong>230</strong> frammenti dal colonnato, dal fregio e dal tetto. Si tratta di un edificio alquanto singolare: un piccolo tempio che però ha la forma di un periptero, ovvero un tempio completamente circondato da colonne, una tipologia di solito riservato ai grandi templi come quello di Nettuno a Paestum. Qui invece stiamo parlando di un tempietto di 4 x 7 colonne, un formato finora mai riscontrato in questo orizzonte. Non posso immaginare l’emozione di <strong>Mario Napoli</strong> nel momento della scoperta della <strong>Tomba del Tuffatore</strong>, ma per me il tempietto delle mura è un po’ una scoperta di un genere che inaspettatamente apre nuove prospettive e ci fa ripensare tutta una serie di concetti. Adesso siamo ansiosi di riprendere le indagini per saperne di più. Poi ci sono anche molti altri cantieri, in parte nostri, in parte in concessione a università italiane e straniere. Paestum e Velia devono essere luoghi vivi della ricerca che va condivisa con il pubblico; è il cuore della nostra attività. Un parco archeologico che non fa ricerca sarebbe una cosa morta. </p>



<p><strong>Avete in serbo qualche nuova iniziativa, appena superata l’emergenza?</strong><br>Stiamo lavorando su vari progetti, ma per scaramanzia lo facciamo senza prevedere scadenze e tempistiche fisse; per ora la priorità è superare l’emergenza tutelando al massimo le persone e il patrimonio, uscirne sani e salvi. In questi tempi, anche il normale diventa speciale. Immaginare di vedere un solo visitatore, una sola famiglia tornare nel parco archeologico, già mi riempie di un’emozione superiore a tutti i progetti nel cassettone.</p>



<p><strong> </strong></p>
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