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	<title>Legalità nel Territorio | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Salerno, l&#8217;associazione &#8220;Sos Antiracket Antiusura&#8221; premiata dal ministro Piantedosi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/salerno-lassociazione-sos-antiracket-antiusura-premiata-dal-ministro-piantedosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 12:34:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[Un riconoscimento per l’impegno nella tutela delle vittime di usura ed estorsione e nella promozione della legalità. L’associazione SOS Antiracket Antiusura, con sede a Salerno, ha ricevuto il premio nazionale [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Un riconoscimento per l’impegno nella tutela delle vittime di usura ed estorsione e nella promozione della legalità. L’associazione SOS Antiracket Antiusura, con sede a Salerno, ha ricevuto il premio nazionale “La Persona al centro”, assegnato per le buone pratiche e il merito al servizio del Paese. <strong>A consegnare il riconoscimento al presidente nazionale dell’associazione, Tommaso Battaglini, è stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi,</strong> nel corso di una cerimonia a Palazzo Massone, a Benevento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il premio, giunto alla terza edizione, è promosso su iniziativa dell’Ente culturale San Lorenzo Martire-Nicola Vigliotti e del Circolo socio-culturale Pietra Strumilia, di cui Piantedosi è presidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla base del conferimento c’è l’attività svolta dall’associazione a sostegno di imprenditori, commercianti e cittadini vittime di usura ed estorsione, attraverso assistenza legale e supporto alle persone coinvolte. Nelle motivazioni del premio, SOS Antiracket Antiusura viene definita un’organizzazione che «Rappresenta un baluardo inespugnabile di legalità, di giustizia e solidarietà sociale, che pone da sempre la dignità dell’essere umano al di sopra di ogni minaccia e sopraffazione. Con coraggioso presidio, dedizione e profondo senso civico l’Associazione si è fatta scudo per imprenditori, commercianti e cittadini vittime di usura ed estorsione, restituendo loro non solo tutela legale e sostegno completo, ma soprattutto la speranza, la libertà e il diritto di riappropriarsi del proprio futuro».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Battaglini, il riconoscimento valorizza il lavoro di una squadra multidisciplinare impegnata ad accompagnare le vittime lungo il percorso che va dalla denuncia alla tutela dei loro diritti in sede giudiziaria. Un’attività che, sottolinea il presidente, prosegue da 15 anni in collaborazione con le Forze dell’Ordine nei territori in cui l’associazione interviene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il premio è il riconoscimento al grande lavoro di un gruppo -dai professionisti dell’Ufficio Legale agli psicologi, dai consulenti fiscali ai coordinatori di progetto- che nel suo insieme affianca le vittime dal momento della presa in carico con la denuncia sino alla costituzione di parte civile nel processo penale – spiega il Presidente – Ma è anche il segno di un’attività che va avanti ormai da 15 anni, grazie alla collaborazione con le Forze dell’Ordine nei diversi territori dove ci troviamo ad intervenire. Lo Stato c’è, nelle sue forme e con gli strumenti normativi a disposizione, per aiutare le vittime a ritrovare la strada della libertà».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il riconoscimento, nelle intenzioni dell’associazione, rappresenta una tappa nel percorso di contrasto ai fenomeni criminali e di sensibilizzazione sull’importanza della denuncia. Il messaggio rivolto alle vittime resta quello di non affrontare da sole le minacce e le pressioni legate all&#8217;usura e all&#8217;estorsione, potendo contare su strumenti di tutela e assistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A sottolineare il valore del lavoro svolto è anche Antonio Picarella, penalista e responsabile dell&#8217;ufficio legale dell&#8217;ente, che richiama la necessità di competenze specifiche e di una presenza continuativa sul territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«L’affiancamento, il sostegno e l’assistenza, anche legale, alle vittime di reati come usura ed estorsione – dichiara il penalista Antonio Picarella, responsabile dell’ufficio legale dell’ente – sono attività che richiedono un grande impegno, un approccio attento e una competenza mirata. Elementi senza i quali non è possibile garantire una presenza costante ed efficace sul territorio nella prevenzione e nel contrasto ai fenomeni criminali. Il premio conferito a SOS Antiracket Antiusura e al suo presidente Tommaso Battaglini è un’attestazione importante di apprezzamento e di fiducia al lavoro svolto in tutti questi anni dall’associazione e deve rappresentare uno stimolo a consolidare e migliorare quelle “buone pratiche” che questo riconoscimento ha inteso valorizzare».</p>
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		<title>Garlasco, a Padula il giudice Vitelli racconta il ‘ragionevole dubbio’</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/garlasco-a-padula-il-giudice-vitelli-racconta-il-ragionevole-dubbio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 18:56:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Novità Legislative]]></category>
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					<description><![CDATA[Il caso Garlasco e il principio del ragionevole dubbio sono stati al centro dell’incontro che si è tenuto questa mattina nella Certosa di San Lorenzo a Padula, dove il magistrato [...]]]></description>
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<p class="p1 wp-block-paragraph">Il caso Garlasco e il principio del ragionevole dubbio sono stati al centro dell’incontro che si è tenuto questa mattina nella Certosa di San Lorenzo a Padula, dove il magistrato Stefano Vitelli ha presentato il libro scritto con il giornalista Giuseppe Legato, “Il ragionevole dubbio di Garlasco. Un giudice nel labirinto del caso di cronaca più discusso d’Italia”, pubblicato da Piemme nel 2026. </p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">L’iniziativa, promossa dall’Amministrazione comunale di Padula, ha richiamato cittadini, professionisti e operatori del settore ed è stata dedicata alla riflessione sui temi della prova, del giudizio e delle garanzie del processo penale.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Vitelli, che nel 2009 era giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Vigevano, ha ripercorso la propria esperienza nel procedimento a carico di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. Il 17 dicembre 2009 il Gup pronunciò in primo grado una sentenza di assoluzione nei confronti di Stasi, al termine del processo celebrato con rito abbreviato.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Al centro della ricostruzione del magistrato è stato il percorso che lo portò, all’epoca, a ritenere non superato il principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio. Prima della sentenza, lo stesso Vitelli aveva disposto ulteriori accertamenti e perizie sugli elementi dell’inchiesta; nelle motivazioni depositate nel 2010 definì il quadro probatorio “contraddittorio” e insufficiente a dimostrare la colpevolezza dell’imputato secondo lo standard richiesto. </p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il libro ripercorre quella vicenda giudiziaria attraverso il punto di vista del magistrato e propone una riflessione più ampia sui limiti della conoscenza, sulla valutazione delle prove e sulla responsabilità di chi è chiamato a decidere sulla libertà e sulla colpevolezza di una persona.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Dopo i saluti della sindaca di Padula, Michela Cimino, sono intervenuti l’avvocato Vincenzo Bonafine, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Lagonegro, e l’avvocato Giovanni Leonasi, presidente della Camera Penale “A. De Marsico” presso il Tribunale di Lagonegro.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">A moderare l’incontro è stata l’avvocato Caterina Di Bianco, del Foro di Lagonegro e assessore alla Cultura del Comune di Padula. Il confronto è stato arricchito dalle domande e dagli interventi del pubblico, in una mattinata dedicata non soltanto a uno dei casi di cronaca giudiziaria più discussi in Italia, ma anche al rapporto tra prova, dubbio e decisione giudiziaria.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">La sentenza di primo grado del 2009 fu successivamente superata nei successivi gradi di giudizio, nell’ambito di una lunga vicenda processuale che ha continuato ad alimentare il dibattito pubblico e giudiziario.</p>
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		<title>Posso insultare senza rischiare nulla? La risposta dell’avvocato sorprende</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/posso-insultare-senza-rischiare-nulla-la-risposta-dellavvocato-sorprende/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 13:26:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
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		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;avvocato Simone Labonia ci illustra la normativa e ci spiega i limiti di questa &#8220;libertà d&#8217;espressione&#8221;! È vero, l’ingiuria non è più reato, ma non è affatto diventata lecita.Dire a [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;avvocato Simone Labonia ci illustra la normativa e ci spiega i limiti di questa &#8220;libertà d&#8217;espressione&#8221;!</p>



<p class="wp-block-paragraph">È vero, l’ingiuria non è più reato, ma non è affatto diventata lecita.<br>Dire a qualcuno «sei un incapace», «sei un ladro» o rivolgergli un insulto diretto, fino a pochi anni fa poteva portare davanti al giudice penale per il reato di ingiuria. Oggi la situazione è profondamente cambiata: l’ingiuria è stata depenalizzata e non costituisce più reato. Ma attenzione: depenalizzazione non significa libertà assoluta di insultare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima della riforma del 2016, chi offendeva «l’onore o il decoro di una persona presente» poteva essere punito con la reclusione fino a sei mesi oppure con una multa. La pena poteva aumentare nelle ipotesi aggravate, ad esempio quando l’offesa consisteva nell’attribuzione di un fatto determinato o era commessa alla presenza di più persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2016, invece, l’ingiuria è uscita dal diritto penale ed è diventata un illecito civile sottoposto a sanzione pecuniaria civile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio qui che emerge un equivoco frequente. La depenalizzazione riguarda l’ingiuria, non tutte le forme di offesa alla persona. Se l’espressione offensiva viene comunicata a più persone e danneggia la reputazione della vittima, può configurarsi il diverso reato di diffamazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il limite diventa ancora più importante nell’epoca dei social network. Un insulto pubblicato su una piattaforma accessibile ad altri utenti non diventa automaticamente una semplice «ingiuria depenalizzata». La Cassazione ha recentemente ribadito che la pubblicazione su TikTok di un video contenente espressioni offensive può integrare diffamazione aggravata dal mezzo di pubblicità, anche quando la persona offesa riesca a vedere il video in diretta da remoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta inoltre fermo un principio importante: la depenalizzazione non cancella il diritto all’onore e alla reputazione. La Cassazione ha chiarito che la lesione di questi diritti può generare responsabilità risarcitoria anche quando il comportamento non costituisca più reato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, prima l’insulto diretto poteva condurre davanti al giudice penale; oggi, in linea generale, conduce sul terreno civile. Ma se l’offesa supera quel confine, viene diffusa a terzi, attribuisce fatti lesivi della reputazione o assume determinate modalità, il rischio penale può tornare concretamente in gioco. La depenalizzazione dell’ingiuria, dunque, non ha trasformato l’offesa in un comportamento senza conseguenze: ha semplicemente spostato il baricentro della tutela dal penale al civile.</p>
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		<title>Garlasco, a Padula si parla di “ragionevole dubbio”: incontro con il giudice che assolse Stasi in primo grado</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/garlasco-a-padula-si-parla-di-ragionevole-dubbio-incontro-con-il-giudice-che-assolse-stasi-in-primo-grado/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 07:47:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Sala Consilina]]></category>
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					<description><![CDATA[Il caso Garlasco, uno dei procedimenti giudiziari che più a lungo hanno occupato l’attenzione dell’opinione pubblica italiana, sarà al centro dell’incontro in programma sabato 3 ottobre 2026, alle ore 10, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il caso Garlasco, uno dei procedimenti giudiziari che più a lungo hanno occupato l’attenzione dell’opinione pubblica italiana, sarà al centro dell’incontro in programma sabato 3 ottobre 2026, alle ore 10, nella Sala Sanseverino della Certosa di San Lorenzo a Padula.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’appuntamento, dal titolo “Il ragionevole dubbio di Garlasco. Un giudice nel labirinto del caso di cronaca più discusso d’Italia”, prende spunto dal libro di Stefano Vitelli e Giuseppe Legato, edito da Piemme nel 2026, e propone una riflessione sul rapporto tra processo, prova e giudizio, a partire dall’esperienza professionale di Vitelli, magistrato che nel 2009, in qualità di GUP, pronunciò in primo grado la sentenza di assoluzione di Alberto Stasi nel procedimento per l’omicidio di Chiara Poggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro non intende sovrapporsi alle verità processuali maturate negli anni, ma affrontare il tema da una prospettiva giuridica e giudiziaria, soffermandosi sul significato del principio dell’“oltre ogni ragionevole dubbio”, cardine del nostro ordinamento penale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel libro, l’autore torna su alcuni degli elementi più discussi dell’inchiesta e del procedimento, dalle ricostruzioni degli orari alle analisi informatiche, dalle tracce di sangue alle diverse valutazioni peritali, fino agli aspetti investigativi che hanno alimentato nel tempo il dibattito sul caso. Al centro, però, c’è soprattutto il ruolo di chi è chiamato a decidere sulla responsabilità di una persona quando gli elementi raccolti nel processo non consentono, secondo la prospettiva del giudicante, di superare ogni ragionevole dubbio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È anche una riflessione sul mestiere del giudice e sulla difficoltà di esercitare la funzione giudiziaria in vicende che, oltre alle aule di tribunale, diventano oggetto di un’enorme attenzione mediatica. Il rapporto tra giustizia e opinione pubblica, la forza delle ricostruzioni mediatiche e il rischio che il processo venga discusso fuori dalle sue sedi naturali saranno tra i temi del confronto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A portare i saluti istituzionali sarà la Sindaca di Padula Michela Cimino. Interverranno l’Avvocato Vincenzo Bonafine, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Lagonegro, e l’Avvocato Giovanni Leonasi, Presidente della Camera Penale “A. De Marsico” presso il Tribunale di Lagonegro. Ospite e protagonista dell’incontro sarà il Dottor Stefano Vitelli, autore del volume e magistrato che presiedette il giudizio di primo grado nel procedimento a carico di Alberto Stasi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A moderare il confronto sarà l’Avvocato Caterina Di Bianco, del Foro di Lagonegro e Assessore alla Cultura del Comune di Padula. Al termine degli interventi è previsto un dibattito con la possibilità per il pubblico di partecipare e porre domande.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro, aperto al pubblico, nasce dalla volontà del Comune di Padula di proporre un momento di approfondimento su un tema che riguarda non soltanto uno dei casi di cronaca giudiziaria più conosciuti del Paese, ma anche alcuni principi fondamentali del nostro sistema di giustizia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«L’iniziativa – sottolinea la vicesindaca e assessore alla Cultura del Comune di Padula, Caterina Di Bianco – nasce con l’obiettivo di offrire un approfondimento sul principio dell’“oltre ogni ragionevole dubbio” e, al tempo stesso, di aprire la riflessione a un pubblico più ampio. Il caso di Garlasco, infatti, continua a suscitare grande interesse e a essere al centro dell’attenzione mediatica. Abbiamo ritenuto importante creare un’occasione di confronto che, partendo dalla prospettiva giuridica e dall’esperienza diretta di un magistrato che ha avuto un ruolo nel procedimento, possa aiutare a comprendere meglio il significato e il peso delle decisioni giudiziarie, oltre la dimensione del dibattito mediatico».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la sua impostazione tecnico-giuridica, l’incontro è stato accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Lagonegro ai fini della formazione professionale, con il riconoscimento di 2 crediti formativi in materia ordinaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fonte foto: LA STAMPA</strong></p>
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		<title>“È solo uno screenshot”: no, la chat può diventare una prova in tribunale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/e-solo-uno-screenshot-no-la-chat-puo-diventare-una-prova-in-tribunale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 14:21:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[screenshoot tribunale]]></category>
		<category><![CDATA[studio labonia]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno screenshot di una conversazione WhatsApp non è, giuridicamente, una semplice fotografia. Può diventare una vera e propria prova documentale, capace di incidere concretamente sull’esito di una causa. Lo conferma [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Uno screenshot di una conversazione WhatsApp non è, giuridicamente, una semplice fotografia. Può diventare una vera e propria prova documentale, capace di incidere concretamente sull’esito di una causa. Lo conferma la sentenza commentata, che affronta un tema sempre più attuale: quale valore attribuire alle comunicazioni digitali prodotte in giudizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il principio è importante perché fotografa un cambiamento ormai irreversibile nella società. Accordi, incarichi, richieste, ammissioni, riconoscimenti di debito e comunicazioni di lavoro passano quotidianamente attraverso WhatsApp, SMS ed e-mail. Pretendere che il diritto continui a considerarli strumenti informali e privi di rilevanza, significherebbe ignorare la realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Corte fiorentina richiama l’art. 2712 del codice civile: i messaggi WhatsApp rientrano tra le riproduzioni informatiche e le rappresentazioni meccaniche e possono quindi fare piena prova dei fatti rappresentati, quando la parte contro la quale vengono prodotti non ne disconosca la conformità in modo chiaro, circostanziato ed esplicito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio qui che emerge l’importanza dello screenshot. La schermata fotografata dal telefono non deve essere confusa con una fotografia tradizionale. È la riproduzione visiva di un contenuto digitale che può rappresentare una conversazione realmente intercorsa tra due soggetti. La sua efficacia, pertanto, non deriva dalla fotografia in sé, ma dal contenuto informatico che essa riproduce. Non basta, dunque, limitarsi a sostenere genericamente che “quelle conversazioni non dimostrano nulla” o che lo screenshot sarebbe facilmente manipolabile. La contestazione deve riguardare specificamente la conformità del documento alla realtà, indicando gli elementi dai quali emergerebbe la falsificazione o l&#8217;alterazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo screenshot, quindi, non è “solo una foto”. È la porta d’ingresso nel processo di una realtà digitale che il diritto non può più ignorare.</p>
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			</item>
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		<title>Ho un vicino che gira sempre svestito in casa sua: ma è un comportamento lecito?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ho-un-vicino-che-gira-sempre-svestito-in-casa-sua-ma-e-un-comportamento-lecito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 15:09:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[avvocato labonia]]></category>
		<category><![CDATA[nudità]]></category>
		<category><![CDATA[studio labonia]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel commento dell&#8217;avvocato Simone Labonia, sono indicate le doverose distinzioni a tale comportamento. La nudità all’interno della propria abitazione, di per sé, non costituisce reato. Il problema giuridico nasce quando [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel commento dell&#8217;avvocato Simone Labonia, sono indicate le doverose distinzioni a tale comportamento.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La nudità all’interno della propria abitazione, di per sé, non costituisce reato. Il problema giuridico nasce quando il comportamento, pur avvenendo in casa, viene volutamente mantenuto visibile dall’esterno e assume caratteristiche tali da coinvolgere la sfera della pubblica decenza. La casa costituisce, infatti, uno spazio privato nel quale ciascuno è libero di adottare le proprie abitudini, senza che la legge imponga necessariamente di vestirsi quando ci si muove tra le mura domestiche. Ma cosa accade quando il vicino è abituato a girare nudo per casa e la sua nudità diventa facilmente visibile dagli appartamenti circostanti?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione non è affatto banale. Il punto decisivo è infatti il rapporto tra spazio privato e visibilità verso l&#8217;esterno. L&#8217;articolo 726 del codice penale, oggi trasformato in illecito amministrativo, punisce gli atti contrari alla pubblica decenza quando vengono compiuti in un luogo pubblico, aperto o esposto al pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La giurisprudenza ha però chiarito che non basta la particolare sensibilità di chi osserva. La valutazione deve essere rapportata al comune sentimento della collettività e al contesto concreto. Un vicino che si sposta nudo all&#8217;interno del proprio appartamento, quindi, non commette automaticamente alcun illecito soltanto perché può essere occasionalmente visto attraverso una finestra. Diverso potrebbe essere il caso di chi, consapevole di essere osservabile, si posiziona sistematicamente davanti alle finestre, sul balcone o in altri punti esposti alla vista altrui, soprattutto se il comportamento appare intenzionalmente diretto a mostrare il corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è poi un aspetto spesso trascurato: non è necessario che il vicino sia intenzionato a offendere qualcuno perché una condotta possa diventare giuridicamente rilevante. Contano il luogo, le modalità, la possibilità concreta di percezione dall&#8217;esterno e il contesto complessivo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Pertanto, se il vicino semplicemente vive nudo nella propria abitazione, la legge non gli impone obblighi particolari. Se invece trasforma la propria nudità in un comportamento deliberatamente esposto alla collettività, insistente e idoneo a ledere la pubblica decenza, la situazione cambia. Prima di parlare di denuncia, dunque, occorre distinguere la semplice nudità domestica dall&#8217;esibizione consapevole verso l&#8217;esterno. È proprio questa sottile linea di confine che, caso per caso, può trasformare una singolare abitudine privata in una condotta giuridicamente contestabile.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bambini rumorosi in casa: quando si può chiamare la Polizia?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/bambini-rumorosi-in-casa-quando-si-puo-chiamare-la-polizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 12:30:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[bambini rumorosi]]></category>
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					<description><![CDATA[La tranquillità ed il riposo sono diritti inalienabili: ma esistono regole precise di intervento, come ci spiega il commento dell&#8217;avvocato Simone Labonia. Bambini che giocano, corrono, urlano o si rincorrono: [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La tranquillità ed il riposo sono diritti inalienabili: ma esistono regole precise di intervento, come ci spiega il commento dell&#8217;avvocato Simone Labonia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bambini che giocano, corrono, urlano o si rincorrono: rumori normalmente legati alla vita familiare e condominiale, ma che possono trasformarsi in una fonte di esasperazione per il vicino che deve lavorare, riposare o semplicemente vivere nella propria abitazione. In questi casi è lecito, per un singolo cittadino, chiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esiste una norma che vieti a un privato di segnalare alla Polizia o ai Carabinieri una situazione ritenuta molesta. La chiamata può servire a rappresentare una situazione di particolare rumorosità e a chiedere una verifica. Saranno poi gli operatori a valutare concretamente la situazione, senza che la semplice segnalazione determini automaticamente una responsabilità, anche da parte dei genitori.<br />Il codice penale punisce chi, mediante schiamazzi o rumori, disturba le occupazioni o il riposo delle persone. La norma, tuttavia, non trasforma ogni rumore in un reato. Secondo la Cassazione, perché possa configurarsi il disturbo della quiete pubblica, il rumore deve essere concretamente idoneo a disturbare una pluralità indeterminata di persone. Non è quindi sufficiente il fastidio arrecato esclusivamente a un singolo vicino.<br />È proprio questa distinzione a diventare decisiva.<br />Se i rumori dei bambini sono percepiti soltanto dall&#8217;appartamento immediatamente confinante e rientrano nella normale dinamica della vita familiare, la questione è prevalentemente civilistica.<br />Il Codice Civile stabilisce infatti che le immissioni rumorose devono essere tollerate fino a quando non superino una determinata soglia, valutata anche in relazione alle caratteristiche dei luoghi.<br />La circostanza che a provocare il rumore siano dei bambini non comporta dunque né un&#8217;immunità assoluta né, all&#8217;opposto, una responsabilità automatica dei genitori. Occorre valutare intensità, durata, frequenza, orari e contesto.<br />Un bambino che occasionalmente corre o gioca in casa sta esercitando un&#8217;attività del tutto normale; diverso può essere il caso di schiamazzi continui, particolarmente intensi e protratti, soprattutto nelle ore destinate al riposo.<br />Anche le testimonianze dei vicini possono assumere rilievo. La Cassazione ha chiarito che, per l&#8217;accertamento del disturbo, non è necessariamente indispensabile una perizia fonometrica: il giudice può fondarsi anche sulle dichiarazioni di chi abbia percepito direttamente caratteristiche ed effetti dei rumori.<br />Resta quindi pienamente legittimo chiamare le Forze dell&#8217;ordine quando si ritenga che una situazione abbia superato i limiti della normale convivenza. Ma la chiamata non può diventare uno strumento di intimidazione o di persecuzione del vicino. La presenza di bambini in un&#8217;abitazione comporta inevitabilmente una certa quota di rumori e la legge impone un equilibrio tra il diritto al riposo e quello alla normale vita familiare.<br />In definitiva, chiedere l&#8217;intervento delle Forze dell&#8217;ordine è lecito; pretendere che ogni schiamazzo infantile venga considerato un illecito, invece, non lo è. La regola non è il silenzio assoluto, ma la ragionevole tollerabilità del rumore, valutata caso per caso.</p>
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		<item>
		<title>Multa da un agente in borghese e fuori servizio: è valida?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/multa-da-un-agente-in-borghese-e-fuori-servizio-e-valida/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 15:15:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Codice della Strada]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[avvocato salerno]]></category>
		<category><![CDATA[giornaledelcilento]]></category>
		<category><![CDATA[infocilento]]></category>
		<category><![CDATA[multa agente in borghese]]></category>
		<category><![CDATA[stile tv]]></category>
		<category><![CDATA[studio labonia]]></category>
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					<description><![CDATA[Un agente della Forza Pubblica non smette mai di essere tale, anche fuori servizio: come ci spiega l&#8217;avvocato Simone Labonia. Vedere un agente di polizia in borghese, magari mentre passeggia [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un agente della Forza Pubblica non smette mai di essere tale, anche fuori servizio: come ci spiega l&#8217;avvocato Simone Labonia.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedere un agente di polizia in borghese, magari mentre passeggia o si trova fuori dal proprio turno di lavoro, fermare un automobilista e contestargli un&#8217;infrazione, può suscitare una domanda immediata sulla validità della multa. <strong>La risposta, in linea generale è affermativa, ma con alcune importanti precisazioni.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda le violazioni al Codice della Strada, la normativa individua espressamente gli organi cui compete l&#8217;espletamento dei servizi di polizia stradale: Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di finanza e, nei rispettivi ambiti, Polizia Provinciale e Polizia Municipale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i servizi assegnati rientrano proprio la prevenzione e l&#8217;accertamento delle violazioni.<br>Il punto decisivo, dunque, non è tanto l&#8217;uniforme indossata o l&#8217;orario di servizio, quanto la qualifica dell&#8217;agente e la competenza attribuitagli dalla legge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un appartenente alla Polizia di Stato o all&#8217;Arma dei Carabinieri che, trovandosi fuori servizio e in abiti civili, assista personalmente a una violazione, non perde per questo la propria qualifica e, nei casi previsti dalla legge, può procedere all&#8217;accertamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Occorre, quindi, che ricorrano i presupposti previsti dalla normativa e che l&#8217;accertamento sia effettuato secondo le procedure stabilite. Una particolare attenzione va riservata invece agli appartenenti alla Polizia Municipale: di fatto la loro competenza in materia di polizia stradale è collegata, in via ordinaria, al territorio dell&#8217;ente di appartenenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Essere fuori servizio, quindi, non equivale automaticamente a essere privi del potere di accertare un illecito. Un agente può conservare la propria qualifica e intervenire quando la legge gli attribuisca quel potere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cittadino può contestare la sanzione laddove manchino la competenza dell&#8217;accertatore, i presupposti dell&#8217;intervento, la corretta identificazione della violazione: oppure siano state violate le regole sulla contestazione e sulla verbalizzazione. L&#8217;opposizione, tuttavia, non può fondarsi sulla sola circostanza che l&#8217;agente fosse in borghese o fuori dal normale turno di servizio, perché la divisa non crea né cancella il potere di accertamento: è la Legge a stabilire chi può contestare una violazione e secondo quali modalità.</p>
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		<item>
		<title>Perquisizione ingiusta, cosa rischia il cittadino che si oppone? I limiti dell&#8217;azione di polizia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/perquisizione-ingiusta-cosa-rischia-il-cittadino-che-si-oppone-i-limiti-dellazione-di-polizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 14:10:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[studio labonia]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;avvocato Simone Labonia ci spiega limiti e modalità di reazione ad una ingiustificata operazione di polizia. Una perquisizione personale non può trasformarsi in un potere indiscriminato nelle mani degli organi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;avvocato Simone Labonia ci spiega limiti e modalità di reazione ad una ingiustificata operazione di polizia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una perquisizione personale non può trasformarsi in un potere indiscriminato nelle mani degli organi di polizia. Il punto centrale è il cosiddetto nesso di pertinenzialità. Una perquisizione è giustificata soltanto quando esista un fondato motivo di ritenere che sulla persona, o nel luogo sottoposto a controllo, possano trovarsi cose o tracce pertinenti al reato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se, invece, l&#8217;accertamento viene effettuato senza che sia concretamente individuabile ciò che si sta cercando, l&#8217;intervento rischia di trasformarsi in un&#8217;inammissibile compressione della libertà personale.<br>La questione diventa ancora più interessante quando la perquisizione viene collegata al reato di resistenza a pubblico ufficiale. Se la condotta contestata consiste esclusivamente nell&#8217;uso della forza fisica o nella resistenza all&#8217;operato degli agenti, non è automaticamente possibile sostenere che sulla persona dell&#8217;interessato debbano essere ricercate cose o tracce pertinenti a quel reato.<br>Ma attenzione a non trasformare questo principio in un improprio “diritto a resistere”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;illegittimità dell&#8217;atto e la legittimità della reazione sono questioni distinte, che devono essere valutate separatamente. Ciò che viene tutelato è, piuttosto, la possibilità di contestare successivamente un&#8217;attività di polizia priva dei necessari presupposti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;articolo 252-bis del codice di procedura penale consente infatti, quando non sia seguito un sequestro, di proporre opposizione contro il decreto di perquisizione, entro dieci giorni dalla sua esecuzione o dalla conoscenza dell&#8217;atto; il giudice deve accogliere l&#8217;opposizione quando accerti che la perquisizione è stata disposta fuori dai casi previsti dalla legge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La lezione della Cassazione è dunque importante: l&#8217;autorità può esercitare i poteri che la legge le attribuisce, ma deve rispettarne rigorosamente presupposti e finalità. La libertà personale, protetta dall&#8217;articolo 13 della Costituzione, non può essere sacrificata sulla base di formule generiche o di un semplice sospetto privo di riscontri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E proprio qui sta il delicato equilibrio: il cittadino deve rispettare l&#8217;autorità e non può farsi giustizia da sé, ma l&#8217;autorità, dal canto suo, deve poter dimostrare che ogni limitazione della libertà personale trova nella legge e nelle concrete circostanze del caso una precisa giustificazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte foto: <a href="https://www.instagram.com/teleclubitalia/">teleclubitalia</a></p>
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		<title>Abbandono degli animali in estate: un reato che aumenta nei mesi delle vacanze. Cosa rischiano i proprietari e come segnalare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/abbandono-degli-animali-in-estate-un-reato-che-aumenta-nei-mesi-delle-vacanze-cosa-rischiano-i-proprietari-e-come-segnalare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 13:57:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[abbandono cani]]></category>
		<category><![CDATA[abbandono gatti]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[codice penale]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[legge animali]]></category>
		<category><![CDATA[maltrattamento animali]]></category>
		<category><![CDATA[randagismo]]></category>
		<category><![CDATA[tutela animali]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze]]></category>
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					<description><![CDATA[Cani lasciati sulle strade, vicino alle autostrade o davanti ai rifugi: il fenomeno dell’abbandono torna ogni estate al centro dell’attenzione. La legge italiana prevede sanzioni penali per chi si libera [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Cani lasciati sulle strade, vicino alle autostrade o davanti ai rifugi: il fenomeno dell’abbandono torna ogni estate al centro dell’attenzione. La legge italiana prevede sanzioni penali per chi si libera di un animale</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’estate resta uno dei periodi più critici per il fenomeno dell’abbandono degli animali. Con l’avvicinarsi delle partenze per le vacanze, aumentano le segnalazioni di cani e gatti lasciati soli, spesso lungo le strade, nelle campagne o nei pressi delle strutture di accoglienza. Un comportamento che, oltre a rappresentare un grave atto di crudeltà, costituisce un reato previsto dal Codice penale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbandonare un animale è un reato</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’articolo 727 del Codice penale punisce chi abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività. La norma prevede l’arresto fino a un anno o l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. La stessa disposizione riguarda anche chi detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tutela degli animali ha assunto negli ultimi anni un valore sempre maggiore anche sul piano giuridico: dal 2022 la protezione degli animali è stata inserita tra i principi fondamentali della Costituzione italiana attraverso la modifica dell’articolo 9.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché l’estate è il periodo più a rischio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è legato soprattutto alla difficoltà, per alcune persone, di gestire la presenza di un animale durante viaggi e soggiorni fuori casa. Cani e gatti vengono talvolta considerati un ostacolo all’organizzazione delle vacanze, nonostante esistano soluzioni come pensioni per animali, affidamenti temporanei e strutture pet friendly.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Ministero della Salute ha più volte promosso campagne di sensibilizzazione sul possesso responsabile degli animali, ricordando che l’abbandono produce conseguenze non solo sugli animali coinvolti, ma anche sulla sicurezza delle persone e sull’ambiente. Gli animali vaganti possono infatti causare incidenti stradali e creare situazioni di rischio sul territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa fare se si assiste a un abbandono</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi assiste all’abbandono di un animale può effettuare una segnalazione alle forze dell’ordine. È importante raccogliere, se possibile, elementi utili come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>luogo e ora dell’accaduto;</li>



<li>descrizione dell’animale;</li>



<li>eventuale targa del veicolo coinvolto;</li>



<li>fotografie o video, senza mettere a rischio la propria sicurezza.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">In caso di animali feriti o in pericolo è possibile contattare anche i servizi veterinari pubblici della Asl competente o le autorità locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mai lasciare un animale in auto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i comportamenti più pericolosi durante l’estate c’è anche quello di lasciare un cane chiuso all’interno di un’automobile. Anche pochi minuti possono trasformare l’abitacolo in un ambiente con temperature elevate e mettere seriamente a rischio la vita dell’animale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli esperti raccomandano di programmare le vacanze tenendo conto delle esigenze dell’animale: acqua sempre disponibile, protezione dal caldo, controlli veterinari e una soluzione sicura nel caso in cui non possa accompagnare la famiglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta responsabile prima della partenza</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un animale domestico non è un impegno stagionale, ma una responsabilità che dura per tutta la sua vita. Prima di adottare un cane o un gatto è necessario valutare tempo, risorse economiche e capacità di garantire cure adeguate.</p>
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		<item>
		<title>Legalità: Cantone a Palinuro richiama don Ciotti, «Meglio parlare di responsabilità»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/legalita-cantone-a-palinuro-richiama-don-ciotti-meglio-parlare-di-responsabilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 10:44:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[raffaele cantone salerno]]></category>
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					<description><![CDATA[Richiamando una riflessione di don Luigi Ciotti, il procuratore della Repubblica di Salerno, Raffaele Cantone, ha aperto ieri sera a Palinuro il talk “Presa diretta con la legalità &#8211; Raccontare [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Richiamando una riflessione di don Luigi Ciotti, il procuratore della Repubblica di Salerno, <strong>Raffaele Cantone</strong>, ha aperto ieri sera a Palinuro il talk “Presa diretta con la legalità &#8211; Raccontare il giusto in un Paese difficile” osservando come la parola “legalità” sia oggi troppo abusata e come sia preferibile parlare di “responsabilità”, perché richiama ciascuno al proprio ruolo e al proprio impegno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro, inserito nella rassegna “Letto in Piazza”, promossa dalla Pro Loco di Palinuro con il patrocinio e il contributo del Comune di Centola, è stato moderato dal giornalista <strong>Federico Ruffo</strong>, conduttore di <em>Mi manda Rai3</em>, e ha visto la partecipazione del magistrato e componente del Consiglio Superiore della Magistratura <strong>Tullio Morello</strong>. A dialogare con loro anche il sindaco di Centola, l&#8217;avvocato Rosario Pirrone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro del confronto i temi dell’etica pubblica, della giustizia, dell’informazione e della cittadinanza attiva, con un dialogo aperto tra i relatori e il pubblico presente. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A Palinuro “Presa diretta con la legalità”, ospiti Cantone, Ruffo e Morello</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/a-palinuro-presa-diretta-con-la-legalita-ospiti-cantone-ruffo-e-morello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 07:18:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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					<description><![CDATA[Quanto costa dire la verità oggi? Che valore ha la legalità nella vita quotidiana di ciascuno di noi? A queste e molte altre domande cercherà di dare risposta il talk [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quanto costa dire la verità oggi? Che valore ha la legalità nella vita quotidiana di ciascuno di noi? A queste e molte altre domande cercherà di dare risposta il talk “Presa diretta con la legalità &#8211; Raccontare il giusto in un paese difficile”, in programma il 4 agosto 2026 a Palinuro (piazza Virgilio, 21:45), nella rassegna &#8220;Letto in Piazza&#8221; organizzata dalla Pro Loco di Palinuro con il patrocinio ed il contributo del Comune di Centola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A condurre la serata sarà Federico Ruffo, volto noto del giornalismo d&#8217;inchiesta e conduttore di Mi manda Rai3. Insieme a lui, sul palco, due figure di primo piano del panorama giudiziario italiano: Tullio Morello, magistrato e componente del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) Raffaele Cantone, Procuratore della Repubblica di Salerno e già a capo dell&#8217;ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione).</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;incontro si propone come un dialogo aperto e informale non solo tra i relatori, ma con l&#8217;intero pubblico presente. Al centro del dibattito, temi fondamentali come l&#8217;etica pubblica, l&#8217;importanza dell&#8217;informazione libera e il ruolo della cittadinanza attiva: un&#8217;occasione preziosa per dimostrare come la legalità non sia un concetto astratto o calato dall&#8217;alto, bensì una scelta consapevole che conviene a tutta la comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Accogliere voci così autorevoli a Palinuro è per noi motivo di grande orgoglio. Continuiamo con i nostri Talk a ricordare che la cultura e la legalità sono il vero motore della quotidianità, una scelta che parte dall&#8217;impegno di ciascuno di noi e a cui la Pro Loco vuole dare sempre voce e spazio.», è il commento del Presidente della Pro Loco Silvano Cerulli. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il Sindaco di Centola Rosario Pirrone ha parole di apprezzamento per l&#8217;iniziativa: «Ospitare figure della magistratura e dell&#8217;informazione di questo calibro è motivo di profondo orgoglio per l&#8217;intera comunità di Centola e Palinuro. La legalità non è un principio astratto, ma il pilastro fondamentale su cui si fonda lo sviluppo sociale, culturale ed economico del nostro territorio. Incontri come questo dimostrano che le nostre piazze sanno essere non solo luoghi di accoglienza, ma presidi di civiltà e confronto virtuoso.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte foto <a href="https://www.ildubbio.news/news/giustizia/49795/raffaele-cantone-procuratore-salerno-csm.html">https://www.ildubbio.news/news/giustizia/49795/raffaele-cantone-procuratore-salerno-csm.html</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lagonegro ospita il dibattito sull&#8217;affido condiviso: esperti a confronto a 20 anni dalla riforma</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lagonegro-ospita-dibattito-sullaffido-condiviso-esperti-a-confronto-a-20-anni-dalla-riforma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 13:26:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[lagonegro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=249290</guid>

					<description><![CDATA[Lagonegro ospita un importante dibattito sull&#8217;affido condiviso a 20 anni dalla legge. L&#8217;evento formativo riunisce esperti di diritto e psicologia per analizzare criticità e prospettive della tutela minorile. Il Tribunale [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Lagonegro ospita un importante dibattito sull&#8217;affido condiviso a 20 anni dalla legge. L&#8217;evento formativo riunisce esperti di diritto e psicologia per analizzare criticità e prospettive della tutela minorile.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Tribunale di Lagonegro sarà la sede, il 16 giugno 2026 alle ore 16:00, di un convegno di rilievo dal titolo <strong><em>&#8220;Affido condiviso: a 20 anni dalla Legge un dibattito tra diritto, prassi e tutela del minore&#8221;.</em></strong> L&#8217;iniziativa, promossa da AIGA Lagonegro, mira a esplorare le sfide e le evoluzioni dell&#8217;affido condiviso nel contesto giuridico e psicologico italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A vent&#8217;anni dall&#8217;introduzione di questa importante misura legislativa, il dibattito punterà a fare un bilancio sui successi ottenuti, le criticità emerse e le migliori pratiche da adottare per garantire la tutela primaria del minore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma vedrà i saluti istituzionali del Dott. Romano Gibboni, Presidente del Tribunale di Lagonegro, dell&#8217;Avv. Luigi Bartolomeo Terzo, Presidente Nazionale di AIGA e dell’ Avv. Vincenzo Bonafine, Presidente del COA Lagonegro .Seguiranno interventi di esperti di calibro:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Dott. Giuseppe Izzo, Magistrato presso il Tribunale di Lagonegro, affronterà il tema &#8220;<strong><em>Affido condiviso tra innovazione normativa e criticità applicative nella giurisprudenza di merito e di legittimità</em></strong>&#8220;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Avv. Alberta Martini Barzolai, avvocato familiarista e consigliere della giunta nazionale AIGA, interverrà sulle implicazioni pratiche e legali, discutendo del tema &#8220;<strong><em>dalla regola all&#8217;eccezione dell&#8217;affido esclusivo e problematiche definitorie</em></strong>&#8220;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Dott.ssa Raffaella Grisolia, psicologa, psicoterapeuta e CTU presso il Tribunale di Lagonegro, guiderà la riflessione sull&#8217;importanza della qualità della relazione genitoriale nell&#8217;affidamento condiviso, toccando temi come la <strong><em>gestione del conflitto, l&#8217;attaccamento e il ruolo del CTU.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;evento sarà moderato dall&#8217;Avv. Rosi di Carlo, Consigliere del Direttivo AIGA Lagonegro, mentre l’Avv. Anna Rita Romano, Presidente Aiga Lagonegro, concluderà il convegno con i saluti finali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ai partecipanti all&#8217;evento formativo saranno riconosciuti n. 2 crediti formativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Avv. Romano, sottolinea l’importanza di questo primo convegno Aiga nel Tribunale di Lagonegro: “ si tratta di un&#8217;occasione imperdibile per operatori del diritto, e chiunque sia interessato a comprendere a fondo l&#8217;istituto dell&#8217;affido condiviso e il suo impatto sulla vita dei minori e delle famiglie”, ringraziando sia gli ospiti e relatori che interverranno, sia la sezione di Lagonegro, che sta dando prova di grossa partecipazione ed impegno. Il Comitato scientifico promotore dell’organizzazione della giornata, è formato dall’Avv. Michele Femminella, tesoriere della sezione di Lagonegro, dall’Avv. Palmira Valentina Gasaro, consigliere del direttivo e referente ONAC Lagonegro, dall’Avv.&nbsp; Rosi di Calo e dall’ Avv. Teresa Lopardo, Consiglieri del Direttivo di Aiga Lagonegro, dall’Avv. Michele Gagliardi, componente del Collegio dei Probiviri, e dalla dott.ssa Carol Fortunato e la Dott.ssa Rosamaria Di Sanzo, membri della Consulta dei Praticanti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Maradona tra mito e diritto: a Unisa un seminario per ricordare il Pibe de Oro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/maradona-tra-mito-e-diritto-a-unisa-un-seminario-per-ricordare-il-pibe-de-oro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 18:33:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[maradona]]></category>
		<category><![CDATA[unisa]]></category>
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					<description><![CDATA[Sarà dedicato al ricordo di&#160;Diego Armando Maradona&#160;il prossimo seminario specialistico promosso dalla&#160;cattedra di&#160;Diritto dello Sport&#160;del corso di laurea magistrale del Dipartimento di&#160;Scienze Giuridiche. Un incontro per&#160;celebrare la vita, la passione [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Sarà dedicato al ricordo di&nbsp;<strong>Diego Armando Maradona</strong>&nbsp;il prossimo seminario specialistico promosso dalla&nbsp;cattedra di&nbsp;<strong>Diritto dello Sport</strong>&nbsp;del corso di laurea magistrale del Dipartimento di&nbsp;<strong>Scienze Giuridiche</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un incontro per&nbsp;<strong>celebrare la vita, la passione e l’eredità del Pibe de Oro</strong>, attraverso lo sguardo di chi lo ha conosciuto e vissuto:&nbsp;<strong>Salvatore Carmando</strong>, storico fisioterapista e massaggiatore del Napoli di Diego Armando Maradona, ospite in ateneo venerdì 22 maggio alle ore 15 presso l’Aula Catania di Giurisprudenza, mentre in collegamento streaming da Buenos Aires ci sarà&nbsp;<strong>Fernando Signorini,</strong>&nbsp;storico preparatore atletico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’accademia si interroga, in prospettiva multidisciplinare, sulla leggenda del calcio mondiale, simbolo di riscatto sociale. Un idolo, un talento unico, considerato uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi. Un vero e proprio&nbsp;<strong>culto laico</strong>&nbsp;circonda la figura di Diego Armando Maradona, divenuto per Napoli e il popolo napoletano un simbolo di appartenenza, di identità e di orgoglio culturale, travalicando la sfera calcistica. Famose le sue parole, pronunciate il 5 luglio 1984, alla presentazione ufficiale all’allora stadio San Paolo: «<strong><em>Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires</em>».</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’evento in Ateneo si aprirà con i saluti istituzionali del&nbsp;<strong>Rettore Virgilio D’Antonio</strong>&nbsp;e del direttore del dipartimento di&nbsp;<strong>Scienze Giuridiche Francesco Fasolino</strong>. L&#8217;introduzione sarà affidata al&nbsp;<strong>Professore Salvatore Sica, Ordinario di Istituzioni di Diritto Privato</strong>&nbsp;e membro del coordinamento scientifico del ciclo di seminari, che dialogherà con gli ospiti insieme al giornalista&nbsp;<strong>Pino Taormina</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il grande campione ma anche l’uomo. Il talento innato, la capacità di riscatto di chi è nato in condizioni svantaggiate ma riesce ad arrivare sul tetto del mondo, nel gotha del calcio mondiale. La capacità di connettersi con il territorio, il legame fortissimo con la città di Napoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ciclo di seminari si concentra sui diversi aspetti dell’universo sportivo attraverso i suoi protagonisti: dal diritto al management, con una riflessione ampia anche in prospettiva sociologica che intende lo&nbsp;<strong>sport come fenomeno culturale complesso</strong>&nbsp;e il suo ruolo determinante in termine di socializzazione e aggregazione, che interviene nell’educazione, nella costruzione dell&#8217;identità personale e nella coesione comunitaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nome di&nbsp;<strong>Salvatore Carmando</strong>&nbsp;è legato alla squadra di calcio del Napoli, cui è approdato nell&#8217;estate del 1974. Divenuto primo massaggiatore nella stagione 1976-77, è rimasto tale fino al suo ritiro, avvenuto il 3 luglio 2009. É noto al grande pubblico soprattutto per il rapporto professionale e d&#8217;affetto con&nbsp;Maradona: prima dell&#8217;inizio di ogni partita il fuoriclasse argentino usava baciargli la testa come gesto scaramantico, e fu voluto proprio dal&nbsp;<em>Pibe De Oro</em>&nbsp;come massaggiatore ufficiale della Nazionale Argentina in Messico e poi n Usa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fernando Signorini</strong>&nbsp;è stato lo storico preparatore atletico personale e amico fraterno di Diego Armando Maradona. Lo ha seguito dal 1983 fino al 2010, curandone la condizione fisica nei momenti chiave della sua carriera tra Barcellona, Napoli, Siviglia e la Nazionale argentina. Signorini ha più volte espresso il suo punto di vista sul calcio, paragonando le figure di Maradona a quella del rivoluzionario Che Guevara, sottolineando il peso delle pressioni mediatiche e sociali che hanno circondato la vita del campione argentino.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Vallo di Diano, la memoria di Nicola Giacumbi rivive al Pomponio Leto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/vallo-di-diano-la-memoria-di-nicola-giacumbi-rivive-al-pomponio-leto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 17:53:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Teggiano]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[magistrato]]></category>
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					<description><![CDATA[“La legalità è centrale nel processo didattico e gli esempi degli eroi della giustizia sono sempre il tramite più completo per dimostrare alle giovani generazioni che lo Stato non accetta [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">“La legalità è centrale nel processo didattico e gli esempi degli eroi della giustizia sono sempre il tramite più completo per dimostrare alle giovani generazioni che lo Stato non accetta e mai accetterà l’ingiustizia”. Queste le parole con le quali il Dirigente Scolastico, Professoressa Maria D’Alessio, ha rimarcato la presenza attiva della scuola nella lotta all’illegalità in occasione della 45a edizione del premio Vacanze “Nicola Giacumbi”. L’evento, promosso da Rotary Club Sala Consilina &#8211; Vallo di Diano – nella persona della presidentessa Katia De Palma -, ha avuto come ospiti il magistrato Catello Maresca &#8211; autore del libro &#8220;Il genio Giovanni Falcone-Prima il dovere&#8221;, dedicato alla figura del magistrato assassinato da Cosa Nostra nel 1992 – il giornalista Angelo Raffaele Marmo ed il figlio di Nicola Giacumbi, Raffaele.<br>Raffaele ha ricordato il tremendo attentato nel quale fu trucidato su padre, quel 16 marzo 1980 in un agguato delle Brigate Rosse.<br>Hanno avuto una grande eco le parole del magistrato Catello Maresca che, pur da diciotto anni sotto scorta, trova giorno per giorno il coraggio di combattere l’illegalità, avendo come esempio di giustizia le lezioni di vita lasciateci da Falcone e Borsellino. &#8220;Un&#8217;iniziativa che premia il merito e testimonia vicinanza ai giovani che incarnano, con il loro impegno, i valori del servizio alla collettività&#8221;, ha sottolineato il curatore del Premio, Antonello Rivellese.<br>L’edizione di quest’anno ha assegnato il prestigioso premio “Nicola Giacumbi” a Miriam Mea, talentuosa alunna del Polo Liceale “Pomponio Leto”, e figlia del maresciallo capo Cono Mea. Un riconoscimento che va ben oltre la mera premiazione perché è il segnale che l’educazione al diritto ed alla legalità non accetta barriere o coercizioni, soprattutto a partire dai giovani, il futuro già in essere della nostra civiltà.</p>
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		<title>Raffaele Cantone si insedia alla Procura di Salerno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/raffaele-cantone-si-insedia-alla-procura-di-salerno-su-corruzione-servono-correttivi-normativi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 14:07:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Novità Legislative]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[raffaele cantone]]></category>
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					<description><![CDATA[Si è svolta oggi, presso il Palazzo di Giustizia, la cerimonia ufficiale di insediamento di Raffaele Cantone come nuovo procuratore capo di Salerno. L’ex presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione lascia così [...]]]></description>
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<p class="p1 wp-block-paragraph">Si è svolta oggi, presso il Palazzo di Giustizia, la cerimonia ufficiale di insediamento di <strong>Raffaele Cantone</strong> come nuovo procuratore capo di Salerno. L’ex presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione lascia così la guida della Procura di Perugia per assumere un incarico considerato strategico in un territorio complesso sotto il profilo giudiziario.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Nel corso dell’evento, Cantone ha delineato alcune priorità del suo mandato, soffermandosi in particolare sul contrasto ai fenomeni corruttivi e sulle recenti modifiche normative. A margine della cerimonia, il magistrato ha espresso una posizione netta sul quadro legislativo attuale: «Dal punto di vista legislativo, in materia di corruzione, credo che l&#8217;abrogazione del reato di abuso d&#8217;ufficio e il depotenziamento del traffico di influenze illecite sia stato un danno. Vediamo ora, all&#8217;esito della direttiva europea, come si vorrà intervenire».</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Le dichiarazioni arrivano in un momento di acceso dibattito politico e giuridico sulle riforme della giustizia e sulle misure anticorruzione.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Cantone, nato a Napoli nel 1963, è uno dei magistrati italiani più noti per il suo impegno nella lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata. Entrato in magistratura nel 1991, ha operato per molti anni come pubblico ministero presso la Procura della Repubblica di Napoli, distinguendosi in importanti indagini contro la camorra, in particolare contro il clan dei Casalesi.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Nel 2014 è stato nominato presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), incarico ricoperto fino al 2019. Durante il suo mandato ha contribuito al rafforzamento degli strumenti di prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione e alla vigilanza sugli appalti pubblici, anche in occasione di grandi eventi come Expo 2015.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Conclusa l’esperienza all’ANAC, è tornato alla funzione giudiziaria, assumendo nel 2020 la guida della Procura della Repubblica di Perugia.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Nel 2026 è stato nominato procuratore capo di Salerno. L’insediamento segna l’inizio di una nuova fase per la Procura di Salerno, con aspettative elevate sia sul piano operativo sia su quello simbolico, data la lunga esperienza di Cantone nella lotta alla corruzione e alla criminalità economica.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Giustizia: avvocatura cilentana, no a chiusura tribunale Vallo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giustizia-avvocatura-cilentana-no-a-chiusura-tribunale-vallo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 20:35:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo della Lucania]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Avvocatura cilentana esprime “profonda preoccupazione” per le recenti proposte di riorganizzazione della geografia giudiziaria che ipotizzano la chiusura o l’accorpamento dei cosiddetti piccoli tribunali, tra cui quello di Vallo della [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph">L’Avvocatura cilentana esprime “profonda preoccupazione” per le recenti proposte di riorganizzazione della geografia giudiziaria che ipotizzano la chiusura o l’accorpamento dei cosiddetti piccoli tribunali, tra cui quello di Vallo della Lucania.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">In un comunicato congiunto, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, rappresentato dal presidente Domenicantonio D’Alessandro, la Camera Penale, guidata da Agostino Bellucci, e l’Associazione Italiana Giovani Avvocati (Aiga), con la presidente Valentina De Cocinis, sottolineano il ruolo “essenziale” del tribunale locale come presidio di legalità e tutela dei diritti.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Secondo i firmatari, il Tribunale di Vallo della Lucania rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per un territorio caratterizzato da specifiche condizioni geografiche e socio-economiche. Una sua eventuale soppressione o accorpamento, si legge nella nota, comporterebbe “un grave vulnus al diritto di accesso alla giustizia per i cittadini”, oltre ad aggravare il carico di lavoro di uffici giudiziari già congestionati.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">L’Avvocatura locale evidenzia inoltre come le criticità del sistema giustizia non siano legate alla dimensione degli uffici, bensì alla carenza cronica di risorse umane e finanziarie e alla scopertura degli organici.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Da qui la richiesta di tutelare il presidio giudiziario cilentano e di puntare invece su investimenti strutturali e rafforzamento del personale. I rappresentanti dell’Avvocatura sollecitano infine l’apertura di un confronto istituzionale, attraverso un tavolo tecnico che coinvolga magistratura, avvocati e rappresentanti politici, per individuare soluzioni condivise ed efficaci.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Abbiamo chiamato i carabinieri: ma era solo una goliardata</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/abbiamo-chiamato-i-carabinieri-ma-era-solo-una-goliardata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:55:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Novità Legislative]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[chiamare carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[forze dell’ordine]]></category>
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					<description><![CDATA[Scherzare con le forze dell’ordine non è mai una buona idea, ammonisce l&#8217;avvocato Simone Labonia, soprattutto quando lo “scherzo” consiste nel denunciare falsamente la scomparsa di una persona. Una condotta [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Scherzare con le forze dell’ordine non è mai una buona idea, ammonisce l&#8217;avvocato Simone Labonia, soprattutto quando lo “scherzo” consiste nel denunciare falsamente la scomparsa di una persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una condotta del genere può integrare diversi reati, a partire dal procurato allarme presso l’Autorità (art. 658 c.p.), ma non solo.<br />Il procurato allarme si configura quando qualcuno, annunciando disastri, pericoli o situazioni inesistenti, mobilita inutilmente le autorità o enti pubblici. Nel caso di una telefonata in cui si segnala la scomparsa di un amico, sapendo che si tratta di una messinscena, si induce la macchina dei soccorsi ad attivarsi senza alcuna reale necessità. Polizia, carabinieri o altri operatori potrebbero avviare ricerche, impiegare risorse e sottrarre tempo a interventi ben più urgenti. La pena prevista è l’arresto fino a sei mesi o l’ammenda, ma le conseguenze possono essere più ampie.<br />Infatti, se nella telefonata vengono forniti dettagli falsi circostanziati, si può configurare anche il reato di simulazione di reato (art. 367 c.p.), che punisce chiunque denunci un reato mai avvenuto. La scomparsa, specie se prospettata come conseguenza di un fatto illecito (rapimento, aggressione, ecc.), può rientrare in questa ipotesi. In tal caso, la pena è più grave e può arrivare fino a tre anni di reclusione.<br />Non va poi esclusa, in determinate circostanze, la calunnia (art. 368 c.p.), qualora lo “scherzo” implichi l’attribuzione di un reato a una persona innocente. Ad esempio, sostenere che qualcuno abbia sequestrato l’amico per gioco significa accusare falsamente un soggetto determinato, con conseguenze penali molto serie.<br />Sul piano pratico, ciò che spesso viene sottovalutato è il danno concreto prodotto: l’attivazione di pattuglie, unità cinofile, sistemi di geolocalizzazione o addirittura squadre di protezione civile. Tutto questo comporta costi per la collettività e può ritardare interventi salvavita. Non è raro che, oltre alla sanzione penale, venga richiesto anche il risarcimento dei danni.<br />In definitiva, la telefonata “per scherzo” alle forze dell’ordine non è affatto innocua: può tradursi in una pluralità di reati e in conseguenze economiche e giudiziarie rilevanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confine tra goliardia e illecito, in questi casi, è già stato superato nel momento stesso in cui si decide di coinvolgere l’autorità pubblica con informazioni false.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Anche se i beni sequestrati non sono miei faccio istanza di Riesame e non me lo potete impedire</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/anche-se-i-beni-sequestrati-non-sono-miei-faccio-istanza-di-riesame-e-non-me-lo-potete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:25:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[sequestro beni]]></category>
		<category><![CDATA[sequestro probatorio]]></category>
		<category><![CDATA[studio labonia]]></category>
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					<description><![CDATA[Tema di grande rilievo pratico: l’interesse dell’indagato a proporre istanza di riesame contro un provvedimento di sequestro, anche quando egli non sia titolare del diritto alla restituzione dei beni. La [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Tema di grande rilievo pratico: l’interesse dell’indagato a proporre istanza di riesame contro un provvedimento di sequestro, anche quando egli non sia titolare del diritto alla restituzione dei beni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione nasce dal contrasto giurisprudenziale circa la legittimazione dell’indagato a impugnare il decreto di sequestro probatorio o preventivo quando i beni risultino formalmente intestati a terzi. Secondo un orientamento restrittivo, in assenza di un diritto dominicale o di una concreta aspettativa alla restituzione, difetterebbe l’interesse ad agire ex art. 568 c.p.p.<br />Diversamente, altra parte della giurisprudenza valorizzava l’incidenza diretta del vincolo reale sulla posizione processuale dell’indagato.<br />Le Sezioni Unite compongono il contrasto affermando un principio chiaro: l’interesse al riesame non coincide necessariamente con il diritto alla restituzione del bene. L’indagato, infatti, subisce comunque gli effetti del sequestro quale misura cautelare reale funzionale al procedimento penale che lo riguarda.<br />Il vincolo incide sulla strategia difensiva, sulla ricostruzione del fatto e, in prospettiva, sulle sorti del giudizio.<br />Il riesame, dunque, rappresenta uno strumento di controllo sulla legittimità e proporzionalità della misura, non limitato alla tutela proprietaria ma esteso alla garanzia del contraddittorio e del diritto di difesa ex art. 24 Cost.<br />L’interesse è ravvisabile ogniqualvolta l’annullamento del sequestro possa determinare un effetto giuridicamente apprezzabile per l’indagato, anche solo sul piano probatorio o della qualificazione del fatto.<br />La pronuncia assume rilievo sistematico: si supera una concezione meramente patrimoniale del sequestro e si riafferma la natura garantista del riesame quale presidio contro indebite compressioni dei diritti fondamentali.<br />La Suprema Corte, dunque, amplia l’accesso al controllo giurisdizionale, evitando che formalismi sulla titolarità del bene si traducano in una sostanziale limitazione delle prerogative difensive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione segna un punto fermo nella disciplina delle misure reali, ribadendo che l’interesse processuale va letto in chiave concreta e non riduttiva, a tutela dell’equilibrio tra esigenze investigative e diritti dell’indagato.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Don Luigi Ciotti, il “prete di strada” che ha fatto della legalità una missione civile</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/don-luigi-ciotti-il-prete-di-strada-che-ha-fatto-della-legalita-una-missione-civile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 13:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza sociale]]></category>
		<category><![CDATA[antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[don luigi ciotti]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia sociale]]></category>
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		<category><![CDATA[inclusione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[libera]]></category>
		<category><![CDATA[lotta alla criminalita organizzata]]></category>
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					<description><![CDATA[Sacerdote cattolico, instancabile promotore di giustizia e punto di riferimento nella lotta alla criminalità organizzata e all’esclusione sociale. Don Luigi Ciotti, fondatore del Libera e del Gruppo Abele, ha trasformato [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph">Sacerdote cattolico, instancabile promotore di giustizia e punto di riferimento nella lotta alla criminalità organizzata e all’esclusione sociale. <strong>Don Luigi Ciotti</strong>, fondatore del Libera e del Gruppo Abele, ha trasformato la sua vocazione in un impegno concreto che dura da oltre cinquant’anni, segnando profondamente la storia civile del nostro Paese.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Nato il 10 settembre 1945 a Pieve di Cadore (Belluno), Ciotti si trasferisce da bambino con la famiglia a Torino, dove poco più tardi sente la chiamata al sacerdozio. Ordinato nel 1972, già nei primi anni di ministero si distingue per la sua attenzione agli emarginati e alle persone con dipendenze, fino a creare nel 1965 il Gruppo Abele, rete di servizi e comunità a sostegno dei più fragili.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">La guerra alla mafia entra nella sua vita in modo ancora più diretto dopo gli eccidi del 1992, a Capaci e via D’Amelio, quando incontra i familiari delle vittime e decide di dedicare a loro una parte centrale del suo impegno: non solo denuncia dell’illegalità, ma sostegno e memoria delle vittime innocenti. <strong>È in questo contesto che nel 1995 nasce Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie</strong>, che aggrega centinaia di realtà associative e promuove l’educazione alla legalità, il riutilizzo sociale dei beni confiscati e iniziative culturali e formative su tutto il territorio nazionale e internazionale.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Secondo Ciotti, l’essenza dell’impegno antimafia non è solo la repressione dei reati, ma la costruzione di comunità in cui prevalgano giustizia, dignità e partecipazione: “Il nostro obiettivo è rendere l’Italia un Paese libero dalle ingiustizie”, ha detto in occasione del 30° anniversario della nascita di Libera, sottolineando come le mafie abbiano mutato forme e strategie ma non cessino di condizionare la vita sociale ed economica del Paese.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Oggi ottantenne, Ciotti continua a essere stimato per la sua coerenza e semplicità: recentemente ha ricevuto il premio nazionale Persona Fraterna 2024, riconoscimento che sottolinea l’importanza del suo esempio umano e civile.&nbsp; Nel 2025 è stato anche insignito della cittadinanza onoraria di San Mauro Torinese, dove alcune strutture del Gruppo Abele assistono donne, minori, migranti e rifugiati, sottolineando il radicamento di un modello di accoglienza e inclusione sociale che è diventato riferimento nazionale.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Critico verso ogni forma di indifferenza, don Ciotti ha più volte invitato le nuove generazioni ad assumersi responsabilità civiche e morali, spiegando che la lotta alle mafie parte dall’educazione alla legalità, dal rifiuto dell’omertà e dall’impegno quotidiano per una società più giusta.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Con il suo sguardo sempre rivolto agli ultimi, don Luigi Ciotti resta una delle voci più autorevoli nel dibattito pubblico italiano sulla legalità, i diritti umani e la responsabilità collettiva, incarnando nella sua testimonianza l’idea di una Chiesa aperta alla società e vicina alle ferite del Paese.&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Premio Angelo Vassallo, oltre 300 lavori da tutta Italia: cresce la partecipazione delle scuole</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/premio-angelo-vassallo-oltre-300-lavori-da-tutta-italia-cresce-la-partecipazione-delle-scuole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 16:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[angelo vassallo]]></category>
		<category><![CDATA[educazione civica]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione vassallo]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[PREMIO ANGELO VASSALLO]]></category>
		<category><![CDATA[Scuole italiane]]></category>
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					<description><![CDATA[La VI edizione del Premio Angelo Vassallo “Sindaco Pescatore” conferma la sua rilevanza a livello nazionale come appuntamento educativo che unisce scuole, studenti e docenti attorno ai valori della legalità, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La VI edizione del Premio Angelo Vassallo “Sindaco Pescatore” conferma la sua rilevanza a livello nazionale come appuntamento educativo che unisce scuole, studenti e docenti attorno ai valori della legalità, della tutela ambientale e dell’impegno civico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono oltre 300 i lavori arrivati da istituti di ogni ordine e grado, distribuiti nelle quattro sezioni del concorso – multimediale, artistica, letteraria e musicale – a dimostrazione di una partecipazione diffusa e capillare su tutto il territorio italiano. Un segnale chiaro che il messaggio di Angelo Vassallo attraversa le generazioni, diventando strumento di creatività, consapevolezza e impegno concreto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Non è solo un concorso, ma un progetto educativo e culturale che mette al centro le nuove generazioni. Ogni elaborato è una testimonianza concreta di impegno civico, legalità e tutela dell’ambiente”, sottolinea Dario Vassallo, Presidente della Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalle opere artistiche ai racconti scritti, dai prodotti musicali alle esperienze digitali, emerge il desiderio dei giovani di raccontare il territorio, difendere il mare, promuovere la legalità e costruire comunità più giuste. Una partecipazione che va oltre le scuole e riflette un impegno civico diffuso su scala nazionale. Il successo del Premio è reso possibile anche grazie ai partner istituzionali e associativi: la Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore, l’associazione Battiti di Pesca, la Città Metropolitana di Roma Capitale, ANCI Toscana, la Cooperativa Sociale LoCo Motiva Onlus e Acqua Sì, tutti impegnati in una rete educativa e culturale che sostiene e diffonde i valori del progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Questa sesta edizione rappresenta una grande onda di memoria e partecipazione, capace di attraversare l’Italia e portare nelle scuole il testimone di Angelo Vassallo: un esempio concreto di amministrazione giusta, amore per il territorio e coraggio civile”, aggiunge il Presidente Vassallo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Commissione del Premio sta valutando gli elaborati; i finalisti saranno resi noti nei prossimi giorni attraverso i canali ufficiali del Premio, mentre la cerimonia di premiazione si terrà a Roma nella mattina di sabato 16 maggio. Il Premio Angelo Vassallo continua così a crescere, alimentato dall’energia delle nuove generazioni, dimostrando come il ricordo possa trasformarsi in responsabilità, impegno e visione per il futuro dell’intera comunità nazionale.</p>
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		<title>Una persona mi segue spesso pur non importunandomi, ma sono preoccupata. Cosa posso fare?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/una-persona-mi-segue-spesso-pur-non-importunandomi-ma-sono-preoccupata-cosa-posso-fare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 18:07:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[avvocato Simone Labonia]]></category>
		<category><![CDATA[minaccia]]></category>
		<category><![CDATA[perseguitare]]></category>
		<category><![CDATA[seguire le persone]]></category>
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					<description><![CDATA[Risponde a questo quesito l&#8217;avvocato Simone Labonia, spiegandoci che non bisogna crearsi falsi allarmismi, ma è sempre bene stare con gli occhi aperti! Può capitare di accorgersi che una persona, [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Risponde a questo quesito l&#8217;avvocato Simone Labonia, spiegandoci che non bisogna crearsi falsi allarmismi, ma è sempre bene stare con gli occhi aperti!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Può capitare di accorgersi che una persona, mentre camminiamo per strada, sembra seguirci con una certa frequenza. Non dice nulla, non compie gesti espliciti di minaccia o molestia, ma la sua presenza ricorrente genera una sensazione di disagio e di ansia. In questi casi sorge spontanea una domanda: una simile condotta può avere rilevanza penale?</p>



<p class="wp-block-paragraph">In linea generale, camminare in un luogo pubblico non costituisce di per sé un comportamento illecito. Tuttavia il quadro cambia se la condotta diventa ripetuta, intenzionale e idonea a provocare un concreto stato di paura o di turbamento nella vittima. In tali circostanze potrebbe configurarsi il reato di atti persecutori, disciplinato dall’art. 612-bis del codice penale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La norma punisce chi, con comportamenti reiterati, minaccia o molesta qualcuno in modo da provocare un perdurante e grave stato di ansia o di paura, oppure da costringere la vittima a modificare le proprie abitudini di vita. Non è necessario che vi siano aggressioni fisiche o minacce esplicite: anche atteggiamenti apparentemente neutri, se sistematici e percepiti come intimidatori, possono rientrare nella fattispecie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La giurisprudenza ha chiarito che il reato può configurarsi anche attraverso condotte di controllo o pedinamento. Seguire una persona più volte, aspettarla nei luoghi che frequenta o comparire sistematicamente lungo il suo percorso quotidiano può integrare quella pressione psicologica che la legge intende sanzionare. Il punto centrale è l’effetto prodotto: se la vittima inizia a provare ansia, paura per la propria sicurezza o cambia le proprie abitudini, ad esempio modificando il tragitto abituale o evitando di uscire da sola, l’elemento tipico del reato potrebbe essere considerato presente.<br>Naturalmente ogni situazione deve essere valutata caso per caso. Un incontro casuale o sporadico non basta. Occorre una condotta reiterata e dimostrabile, accompagnata da elementi che facciano emergere la volontà di esercitare una forma di pressione psicologica sulla persona seguita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi si trova in una situazione simile può documentare gli episodi, annotando date, luoghi e circostanze, e rivolgersi alle forze dell’ordine. In alcuni casi è possibile anche chiedere l’ammonimento del Questore, uno strumento preventivo pensato proprio per fermare sul nascere comportamenti potenzialmente persecutori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La legge, dunque, non richiede necessariamente molestie verbali o contatti diretti: anche il semplice “seguire” qualcuno, se diventa insistente e genera un concreto stato di ansia, può assumere rilevanza penale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confine tra casualità e persecuzione non è sempre immediato, ma quando la libertà e la serenità di una persona vengono compromesse, l’ordinamento offre strumenti per intervenire.</p>
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		<title>Chi era Joe Petrosino, il poliziotto di Padula che sfidò per primo la mafia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/chi-era-joe-petrosino-il-poliziotto-di-padula-che-sfido-per-primo-la-mafia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 19:07:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Padula]]></category>
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					<description><![CDATA[È considerato uno dei pionieri della lotta alla criminalità organizzata moderna: Joe Petrosino, nato a Padula nel 1860, emigrò negli Stati Uniti da bambino, diventando uno dei simboli dell’impegno contro [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph">È considerato uno dei pionieri della lotta alla criminalità organizzata moderna: Joe Petrosino, nato a Padula nel 1860, emigrò negli Stati Uniti da bambino, diventando uno dei simboli dell’impegno contro la mafia tra Otto e Novecento.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Arrivato a New York con la famiglia, Petrosino iniziò da condizioni umili, lavorando anche come lustrascarpe, prima di entrare nella polizia cittadina. Qui costruì una carriera solida fino a diventare tenente e a guidare una squadra speciale composta da agenti italiani, creata per contrastare la cosiddetta “Mano Nera”, organizzazione criminale attiva tra gli immigrati.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il suo contributo fu innovativo: Petrosino fu tra i primi a comprendere i legami tra la criminalità organizzata negli Stati Uniti e le sue radici in Italia, anticipando un approccio investigativo internazionale che oggi è alla base del contrasto alle mafie.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Nel 1905 organizzò una vera e propria unità investigativa dedicata, l’“Italian Branch”, con l’obiettivo di smantellare le reti criminali che operavano a New York attraverso estorsioni, minacce e attentati.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Nel 1909 si recò a Palermo proprio per approfondire le connessioni tra mafia siciliana e criminalità negli Stati Uniti. Ma la sua missione si concluse tragicamente: la sera del 12 marzo fu ucciso in piazza Marina con colpi di pistola, vittima di un agguato mafioso.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">La sua morte segnò profondamente l’opinione pubblica dell’epoca. Ancora oggi Petrosino è ricordato come “martire” della lotta alla mafia e come uno dei primi investigatori ad aver intuito la dimensione globale del fenomeno criminale.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Figura simbolo per le forze dell’ordine e per l’impegno civile, il suo nome è legato a iniziative e premi dedicati alla legalità, a testimonianza di un’eredità che continua a rappresentare un punto di riferimento nella lotta contro le organizzazioni mafiose.&nbsp;</p>
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		<title>Caccia in Italia: cosa dice la legge 157/1992 sulla protezione della fauna e le regole venatorie</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/caccia-in-italia-cosa-dice-la-legge-157-1992-sulla-protezione-della-fauna-e-le-regole-venatorie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 14:50:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Norme & Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[caccia]]></category>
		<category><![CDATA[legge sulla caccia]]></category>
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					<description><![CDATA[In Italia la caccia è regolata da una legge quadro che bilancia la tutela della fauna selvatica con l’esercizio dell’attività venatoria, stabilendo limiti, divieti e modalità per l’abbattimento di animali [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In Italia la <strong>caccia è regolata da una legge quadro che bilancia la tutela della fauna selvatica con l’esercizio dell’attività venatoria</strong>, stabilendo limiti, divieti e modalità per l’abbattimento di animali selvatici. La <strong>Legge 11 febbraio 1992, n. 157</strong>, tuttora il riferimento principale in materia, ha come obiettivo fondamentale la <strong>protezione della fauna selvatica omeoterma</strong> (mammiferi e uccelli) e disciplina il prelievo venatorio all’interno di un contesto di conservazione e gestione sostenibile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la legge, <strong>la fauna selvatica è considerata “patrimonio indisponibile dello Stato”</strong> e deve essere tutelata nell’interesse della collettività nazionale e internazionale. L’esercizio venatorio è consentito <strong>purché non contrasti con la conservazione delle specie selvatiche</strong> e non arrechi danno effettivo alle produzioni agricole. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La legge del 1992 recepisce importanti direttive europee, come la <strong>Direttiva Uccelli (79/409/CEE)</strong> che mira alla conservazione degli uccelli selvatici, e si inserisce nell’ambito di accordi internazionali sulla protezione della natura.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Principi generali e tutela delle specie</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">La normativa prevede che la tutela riguardi tutte le specie di mammiferi e uccelli che vivono stabilmente o temporaneamente nel territorio nazionale. All’interno di questo quadro, alcune specie sono <strong>particolarmente protette</strong>, il cui abbattimento o cattura è vietato e soggetto a restrizioni più severe. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’articolo 3 della legge stabilisce inoltre il <strong>divieto di cattura e uccellagione non autorizzati</strong>, così come il prelievo di uova o piccoli nati, misure pensate per evitare impatti negativi sulle popolazioni selvatiche. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Organizzazione della caccia e limiti operativi</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">La legge introduce la <strong>programmazione dell’attività venatoria</strong> attraverso i <strong>Piani Faunistico-Venatori</strong>, che le Regioni devono adottare per disciplinare la caccia in modo sostenibile. Tali piani prevedono, ad esempio, la divisione del territorio agro-silvo-pastorale in zone con diverse destinazioni: aree di protezione, aree di gestione venatoria e aree destinate alla caccia programmata. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per poter cacciare legalmente, i cacciatori devono essere in possesso di una <strong>licenza di caccia</strong> e rispettare limiti legati a periodi dell’anno, specie consentite e <strong>mezzi utilizzabili</strong>, che includono arco, falco addestrato e fucile con specifiche caratteristiche. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La legge disciplina inoltre modalità di caccia come la <strong>vagante</strong> in alcune zone, l’<strong>appostamento fisso</strong> e l’uso di richiami vivi, e assegna specifiche regole per ciascun contesto regionale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Contesto e criticità</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">La normativa è stata una svolta rispetto alle leggi precedenti, riducendo i periodi di caccia e restringendo il numero delle specie cacciabili. Tuttavia secondo associazioni ambientaliste la legge del 1992 non è più del tutto adeguata alle esigenze attuali di conservazione della biodiversità, in un contesto di cambiamenti climatici e perdite di habitat. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La gestione dell’attività venatoria rimane infatti oggetto di confronto tra Stato, Regioni e organizzazioni ambientaliste, soprattutto per quanto riguarda la tutela di specie vulnerabili, la lotta al bracconaggio e l’equilibrio tra esigenze ecologiche e pratiche venatorie. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso, l’impianto normativo italiano sulla caccia resta ancorato al principio che <strong>solo in un quadro di tutela della fauna e degli habitat naturali può l’esercizio venatorio essere considerato legittimo e sostenibile</strong>. </p>
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		<title>La Costituzione spiegata ai ragazzi: i principi che ci guidano ogni giorno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-costituzione-spiegata-ai-ragazzi-i-principi-che-ci-guidano-ogni-giorno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 14:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione spiegata ai ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[diritti costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti e doveri]]></category>
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					<description><![CDATA[La Costituzione italiana non è solo un testo scritto tanti anni fa e lontano dalla realtà, ma un vero e proprio manuale per vivere insieme in modo giusto, rispettoso e [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Costituzione italiana</strong> non è solo un testo scritto tanti anni fa e lontano dalla realtà, ma un vero e proprio <strong>manuale per vivere insieme in modo giusto, rispettoso e responsabile</strong>. Anche se spesso ne sentiamo parlare solo a scuola o nelle occasioni ufficiali, la Costituzione è presente in tutto ciò che facciamo: nelle regole della scuola, nel rispetto dei compagni, nel modo in cui ci relazioniamo con amici e famiglie. Capirla significa capire i nostri diritti, i nostri doveri e come funzionano le regole che ci proteggono ogni giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Approvata nel 1947 e entrata in vigore nel 1948, la Costituzione stabilisce le regole fondamentali dello Stato, dei suoi organi e dei cittadini. <strong>Ci dice che tutti hanno diritto all’istruzione, alla salute e al lavoro, che nessuno può essere discriminato per razza, sesso, religione o opinioni, e che ognuno può partecipare alla vita politica del Paese. </strong>Ma più che norme astratte, la Costituzione è una guida pratica per la convivenza: ci insegna come comportarci e come difendere i nostri diritti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro ci sono articoli fondamentali che parlano direttamente della nostra vita quotidiana. L’articolo 3, ad esempio, parla di <strong>uguaglianza</strong>: tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Questo significa che, sia a scuola che nello sport, nessuno può essere escluso o trattato diversamente senza un motivo valido. L’articolo 21 garantisce la <strong>libertà di espressione</strong>, cioè il diritto di parlare, scrivere, discutere e condividere idee, ma anche la responsabilità di farlo senza offendere o danneggiare gli altri. Pensate a quando sui social commentate una notizia: potete esprimere la vostra opinione, ma sempre nel rispetto degli altri utenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’articolo 32 tutela la <strong>salute</strong> come diritto fondamentale: è per questo che le visite mediche, i vaccini e gli ospedali sono a disposizione di tutti. L’articolo 34 parla della <strong>scuola aperta a tutti</strong>, gratuita fino a un certo livello: non è solo un obbligo, ma un’opportunità per costruire il proprio futuro. Anche i diritti dei bambini e degli adolescenti, così come la protezione delle famiglie e dell’ambiente, sono contenuti in diversi articoli, perché la Costituzione pensa alla vita di tutti, non solo degli adulti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre ai diritti, la Costituzione spiega come funziona lo Stato: il Parlamento fa le leggi, il Governo le applica, il Presidente della Repubblica rappresenta l’unità del Paese e la magistratura giudica in modo indipendente. Per i ragazzi, questo significa che le regole non sono inventate a caso: ci sono strumenti concreti per risolvere i problemi, per difendere i diritti e per garantire che tutti siano trattati con equità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capire la Costituzione significa anche comprendere <strong>i doveri che abbiamo verso gli altri</strong>. Essere cittadini non vuol dire solo ricevere diritti, ma anche rispettare le regole, aiutare chi è più debole e prendersi cura della comunità. È la solidarietà di tutti che permette di vivere in armonia. Pensate a come funziona la vostra classe: se tutti rispettano le regole e si aiutano a vicenda, l’ambiente diventa più sereno e produttivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Costituzione, in questo senso, è come un grande manuale di vita. Ci insegna che le libertà e i diritti vanno usati responsabilmente, che le regole esistono per proteggere tutti e che la democrazia è fatta di scelte quotidiane. </p>
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		<item>
		<title>Mi è scappata una bestemmia in pubblico: rischio una denuncia?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mi-e-scappata-una-bestemmia-in-pubblico-rischio-una-denuncia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 17:46:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Novità Legislative]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Con un richiamo ad una maggiore attenzione, l&#8217;avvocato Simone Labonia ci chiarisce le vigenti normative in materia. In Italia l’idea che la bestemmia possa comportare una denuncia penale ha un [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Con un richiamo ad una maggiore attenzione, l&#8217;avvocato Simone Labonia ci chiarisce le vigenti normative in materia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia l’idea che la bestemmia possa comportare una denuncia penale ha un significato storico: un tempo, infatti, l’atto di bestemmiare in pubblico era considerato una vera e propria contravvenzione penale punibile con ammenda o addirittura arresto.<br />Era un residuo del Codice Rocco del 1930 e, sebbene raramente applicato, faceva parte dell’ordinamento giuridico italiano fino a fine millennio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La svolta normativa è arrivata con il decreto legislativo 507/1999, che ha depenalizzato la bestemmia. In pratica, il comportamento non è più un reato penale: non si rischia né l’arresto né un procedimento criminale con conseguente iscrizione nel casellario giudiziale.<br />La bestemmia è stata trasformata in illecito amministrativo, sanzionato esclusivamente con una multa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi l’articolo di riferimento è il 724 del Codice Penale: la norma si applica solo se la blasfemia è pubblica e percepibile da altri. Significa che un’espressione blasfema tra amici in privato o non udibile da terzi non rientra nella fattispecie sanzionata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche postare una bestemmia su un social network accessibile al pubblico può configurare l’illecito, perché la rete è considerata equiparabile a un luogo pubblico.<br />È importante notare che la punizione resta di natura amministrativa: non si parla di “reato” né di pena detentiva, bensì di multa. In altre parole, non esiste oggi nel nostro ordinamento un reato penale di bestemmia che possa condurre a un procedimento penale con incriminazione formale come avveniva in passato. Sul piano costituzionale, la legge ha subito modifiche: la Corte Costituzionale nel 1995 ha dichiarato incostituzionale la parte dell’articolo 724 che collegava la fattispecie a “simboli o persone venerati nella religione dello Stato”, rendendo più neutrale la disposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, va ricordato che alcuni regolamenti locali, pur non modificando il diritto penale, hanno cercato di introdurre sanzioni più severe contro la blasfemia o il turpiloquio nei propri ambiti di competenza. Tali iniziative, tuttavia, non configurano reati penali e rimangono nell’ambito amministrativo.</p>
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		<item>
		<title>Casal Velino, politica e giustizia a confronto: il convegno con Mastella e Di Genio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/casal-velino-politica-e-giustizia-a-confronto-il-convegno-con-mastella-e-di-genio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 14:04:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[avvocato]]></category>
		<category><![CDATA[confronto]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[riforme]]></category>
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					<description><![CDATA[Un momento di riflessione e confronto sui delicati equilibri tra politica e giustizia. È questo lo spirito dell’iniziativa titolo in programma domenica 22 febbraio 2026 alle ore 10.30 presso il [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph">Un momento di riflessione e confronto sui delicati equilibri tra politica e giustizia. È questo lo spirito dell’iniziativa titolo in programma domenica 22 febbraio 2026 alle ore 10.30 presso il Cineteatro Comunale di Acquavella, a Casa Velino, promossa dall’associazione “I like Bivio” in collaborazione con l’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA) e con il patrocinio del Comune di Casal Velino.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">L’incontro, dal titolo “Politica e Giustizia”, si propone di approfondire uno dei temi più centrali e discussi del dibattito pubblico italiano: il rapporto tra potere legislativo, potere esecutivo e magistratura, tra riforme annunciate e garanzie costituzionali.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Ad aprire i lavori saranno i saluti istituzionali dell’avvocato Silvia Pisapia, sindaco di Casal Velino, e di Francesco Tomasco, presidente dell’associazione “I like Bivio”, realtà che negli ultimi anni si è distinta per la promozione di momenti culturali e civici sul territorio.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">A moderare il confronto sarà l’avvocato Mariagrazia Libardi, che guiderà gli interventi dei relatori ospiti, esponenti del mondo politico, accademico, forense e giornalistico.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Tra gli ospiti di rilievo, <strong>Clemente Mastella</strong>, sindaco di Benevento ed ex Ministro della Giustizia, protagonista di primo piano della scena politica nazionale, che porterà la sua esperienza istituzionale sul tema delle riforme e del funzionamento del sistema giudiziario. Con lui interverrà il <strong>Prof. Giuseppe Di Genio</strong>, docente di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Salerno.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Spazio anche all’avvocatura con l’avvocato <strong>Giuseppe Di Vietri</strong>, in rappresentanza dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati. A completare il panel, il giornalista <strong>Antonio Manzo</strong>.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">L’evento si inserisce in un contesto nazionale in cui il tema della giustizia è tornato al centro del dibattito pubblico e parlamentare, tra proposte di revisione costituzionale, separazione delle carriere e ridefinizione delle competenze.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">L’appuntamento del 22 febbraio rappresenta dunque un’occasione per cittadini, professionisti e studenti di confrontarsi direttamente con protagonisti del mondo istituzionale e accademico, in un dialogo aperto e partecipato. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.</p>
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		<item>
		<title>Separazione delle carriere, ad Agropoli un confronto di alto profilo in vista del referendum costituzionale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/separazione-delle-carriere-ad-agropoli-un-confronto-di-alto-profilo-in-vista-del-referendum-costituzionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 12:57:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agropoli]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[Un tema che tocca il cuore del sistema giudiziario italiano, un appuntamento referendario che chiama i cittadini a una scelta consapevole, un confronto che punta ad andare oltre le semplificazioni [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="s3 wp-block-paragraph">Un tema che tocca il cuore del sistema giudiziario italiano, un appuntamento referendario che chiama i cittadini a una scelta consapevole, un confronto che punta ad andare oltre le semplificazioni del dibattito politico.&nbsp;Giovedì 20 febbraio, alle ore 17, l’Aula Consiliare “Di Filippo” del Comune di Agropoliospiterà l’incontro “Verso il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere”, un momento di approfondimento pensato per riportare al centro il merito della riforma e le sue implicazioni concrete.</p>



<p class="s4 wp-block-paragraph">L’iniziativa nasce con l’obiettivo di offrire strumenti di comprensione, analisi tecnica e riflessione istituzionale su una proposta di modifica costituzionale destinata a incidere sull’assetto della magistratura e sull’equilibrio tra accusa e giudizio. In un clima pubblico spesso caratterizzato da contrapposizioni ideologiche, l’evento si propone come uno spazio di confronto qualificato, fondato su competenze giuridiche e visione istituzionale.</p>



<p class="s4 wp-block-paragraph">Ad aprire i lavori saranno i saluti della dottoressa&nbsp;Sara Annachiara Spinelli, docente formatore, e dell’avvocato&nbsp;Gennaro D’Amico, avvocato del Foro di Salerno e rappresentante dell’Unione Italiana Forense di Salerno. Seguiranno gli interventi di relatori di assoluto rilievo nazionale, a partire dal professor avvocato&nbsp;Carlo Taormina, ordinario di Procedura Penale presso l’Università di Roma Tor Vergata, figura di riferimento nella giurisprudenza italiana, noto anche per essere stato legale in alcuni dei processi più discussi della storia giudiziaria contemporanea, dalla vicenda di Ustica al caso Abu Omar, autore di manuali e studi su diritto processuale penale. Al suo fianco interverrà il magistrato&nbsp;Paolo Itri, presidente di sezione della Corte di giustizia tributaria di Napoli, con una lunga esperienza nella Direzione distrettuale antimafia, sostituto procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, e come ispettore generale del Ministero della Giustizia, autore di inchieste di rilievo sulla criminalità organizzata e scrittore. Completano il panel l’avvocato&nbsp;Marco Nigro&nbsp;e l’avvocato&nbsp;Luca Monaco, entrambi penalisti del Foro di Salerno, quest’ultimo anche presidente dell’Unione Italiana Forense – Salerno, con competenze consolidate in materia giuridica.</p>



<p class="s4 wp-block-paragraph">«Ho pensato fin da subito di confrontarmi con l’avvocato Gennaro D’Amico», dichiara la dottoressa Sara Annachiara Spinelli, «perché, pur essendoci affacciati alla politica solo da pochi anni, condividiamo un percorso di impegno sul territorio che dura da tempo. Siamo attivi da anni in diverse realtà associative, sempre vicini alle tematiche sociali, partendo da quelle più semplici fino ad arrivare a quelle più complesse. Da questo confronto è nata l’idea di promuovere un’iniziativa che mettesse davvero al centro l’informazione, offrendo ai cittadini la possibilità di essere correttamente informati, di confrontarsi liberamente, porre domande a specialisti del settore e acquisire strumenti utili per comprendere una riforma così rilevante. Crediamo fortemente che solo attraverso un’informazione chiara e un confronto aperto sia possibile garantire a ciascuno la libertà di effettuare una scelta quanto più consapevole possibile in vista del referendum».</p>



<p class="s4 wp-block-paragraph">Sulla stessa linea l’avvocato Gennaro D’Amico sottolinea la finalità dell’iniziativa: «Abbiamo voluto fortemente promuovere un evento che riportasse al centro il merito della riforma. In un dibattito politico che spesso non aggiunge elementi concreti alla comprensione delle reali motivazioni alla base del quesito referendario, riteniamo fondamentale offrire alla cittadinanza un’occasione di informazione qualificata. Grazie alla presenza di ospiti di alto profilo giuridico, analizzeremo le modifiche che la riforma intende introdurre e ribadiremo l’importanza della partecipazione pubblica in vista del voto del 22 e 23 marzo. Invito tutti alla massima partecipazione».</p>



<p class="s4 wp-block-paragraph">Nel corso dell’incontro verranno affrontati i principi costituzionali coinvolti, il ruolo della magistratura nel sistema democratico e le possibili ricadute organizzative e istituzionali della riforma. Un’occasione per comprendere, approfondire e partecipare con consapevolezza a una scelta che riguarda l’assetto della giustizia e, più in generale, la qualità della democrazia.</p>
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		<title>Intercettazioni non autorizzate: quando non possono essere usate per dimostrare l’innocenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 16:17:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[intercettazioni non autorizzate]]></category>
		<category><![CDATA[salerno studio labonia]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;avvocato Simone Labonia ci spiega perché, nel sistema processuale penale italiano, la prova è valida non solo per il suo contenuto, ma anche e soprattutto per le modalità con cui [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;avvocato Simone Labonia ci spiega perché, nel sistema processuale penale italiano, la prova è valida non solo per il suo contenuto, ma anche e soprattutto per le modalità con cui viene acquisita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo il senso profondo del principio di inutilizzabilità sancito dall’art. 191 c.p.p., secondo cui le prove acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla legge non possono essere utilizzate nel processo. Una regola apparentemente formale, che però produce effetti dirompenti quando a essere eliminata dal fascicolo è una prova “lampante”, capace di dimostrare senza margini di dubbio la colpevolezza o, al contrario, l’innocenza di un soggetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso più emblematico è rappresentato dalle intercettazioni non autorizzate. Registrazioni audio o video effettuate in assenza di un decreto motivato dell’autorità giudiziaria, o al di fuori dei limiti previsti dagli artt. 266 e ss. c.p.p., restano giuridicamente irrilevanti, anche quando documentano fatti di eccezionale chiarezza probatoria. La giurisprudenza di legittimità è granitica: ciò che nasce &#8220;contra legem&#8221; non può entrare nel processo, indipendentemente dalla sua attendibilità o dal suo valore dimostrativo.<br>La ratio è nota e, sul piano teorico, condivisibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il divieto mira a tutelare diritti fondamentali di rango costituzionale, primo fra tutti il diritto alla riservatezza e alla libertà delle comunicazioni (art. 15 Cost.), oltre a prevenire derive investigative arbitrarie. Ammettere l’uso di intercettazioni abusive significherebbe legittimare scorciatoie investigative, incentivando prassi invasive e potenzialmente oppressive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, l’applicazione rigida del principio genera un cortocircuito evidente con l’idea sostanziale di giustizia. Non sono rari i casi in cui una conversazione registrata illecitamente dimostri l’estraneità dell’imputato ai fatti contestati, oppure riveli in modo inequivoco la responsabilità di chi riesce poi a sottrarsi alla condanna proprio grazie all’inutilizzabilità della prova. In tali ipotesi, la legalità formale finisce per prevalere sulla verità processuale, con un esito che l’opinione pubblica fatica a comprendere e ad accettare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il diritto penale italiano compie così una scelta netta: sacrificare la verità fattuale in nome della tutela delle regole. Una scelta coerente con un modello di processo garantista, ma che espone il sistema a critiche sempre più frequenti, specie quando l’esclusione della prova appare come un ostacolo alla giustizia sostanziale. Il dibattito resta aperto: fino a che punto è giusto difendere la purezza del metodo, anche quando il risultato appare manifestamente ingiusto? È una domanda che interroga non solo i giuristi, ma l’intero equilibrio tra libertà individuali e funzione punitiva dello Stato.</p>
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		<title>Riciclaggio e intestazione fittizia anche su beni di provenienza lecita: tempi duri per i prestanome</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 16:55:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Novità Legislative]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[Gioco illegale e riciclaggio]]></category>
		<category><![CDATA[riciclaggio reato]]></category>
		<category><![CDATA[studio labonia]]></category>
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					<description><![CDATA[Con qusta pronuncua la Corte di Cassazione torna ad affrontare il tema, tutt’altro che marginale, dell’intestazione fittizia di beni e dei suoi rapporti con il reato di riciclaggio, offrendo una [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Con qusta pronuncua la Corte di Cassazione torna ad affrontare il tema, tutt’altro che marginale, dell’intestazione fittizia di beni e dei suoi rapporti con il reato di riciclaggio, offrendo una lettura che amplia in modo significativo l’area di operatività della fattispecie incriminatrice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto centrale della pronuncia risiede nell’affermazione secondo cui la natura lecita delle risorse utilizzate per l’acquisto del bene non è, di per sé, sufficiente a escludere il riciclaggio, qualora l’operazione sia funzionalmente diretta a ostacolare l’identificazione della reale titolarità o disponibilità del bene stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che rileva, dunque, non è soltanto l’origine del denaro, ma la finalità dissimulatoria dell’operazione.<br />Secondo la Suprema Corte, il reato di riciclaggio può configurarsi anche quando il bene venga acquistato con capitali leciti, se l’intestazione a soggetti terzi, &#8220;spesso meri prestanome&#8221;, risponde all’esigenza di schermare il patrimonio reale dell’autore, sottraendolo a controlli, sequestri o misure ablative.<br />In tale prospettiva, l’elemento oggettivo del reato è integrato dall’idoneità dell’operazione a creare un ostacolo concreto all’accertamento della provenienza o della destinazione del bene, indipendentemente dalla liceità della fonte economica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sentenza si inserisce in un orientamento giurisprudenziale sempre più attento alla sostanza economico-giuridica delle operazioni patrimoniali, privilegiando l’analisi della funzione concreta rispetto a una valutazione meramente formale. L’intestazione fittizia viene così letta come uno strumento tipico di alterazione della trasparenza patrimoniale, idoneo a integrare la condotta penalmente rilevante.<br />Professionisti, imprenditori e privati devono essere consapevoli che la liceità del denaro non costituisce uno “scudo automatico”, qualora l’assetto negoziale sia costruito per occultare il reale dominus del bene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione conferma, ancora una volta, la vocazione del reato di riciclaggio a tutelare non solo l’ordine economico, ma anche la tracciabilità e la trasparenza dei flussi patrimoniali.</p>
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		<title>Ho sentito parlare di giudici onorari minorili. Posso saperne qualcosa in più?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ho-sentito-parlare-di-giudici-onorari-minorili-posso-saperne-qualcosa-in-piu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 17:59:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Novità Legislative]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;avvocato Simone Labonia ci illustra competenze, funzioni e modalità di accesso al ruolo. Il giudice onorario minorile rappresenta una figura peculiare dell’ordinamento giudiziario italiano, chiamata a integrare la funzione giurisdizionale [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;avvocato Simone Labonia ci illustra competenze, funzioni e modalità di accesso al ruolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giudice onorario minorile rappresenta una figura peculiare dell’ordinamento giudiziario italiano, chiamata a integrare la funzione giurisdizionale con competenze di natura sociale, psicologica ed educativa. La sua presenza nei procedimenti che riguardano i minori risponde all’esigenza di assicurare decisioni non solo giuridicamente corrette, ma anche aderenti alla complessità delle dinamiche familiari e relazionali. Opera presso il Tribunale per i minorenni e la Corte d’appello, sezione minorenni, affiancando i magistrati togati nella composizione del collegio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esercita funzioni giurisdizionali in autonomia, ma partecipa pienamente alla decisione, con pari diritto di voto.<br />La sua funzione è dunque essenziale per garantire una valutazione interdisciplinare dei casi, specialmente in procedimenti delicati come quelli relativi alla responsabilità genitoriale, all’adottabilità, all’affidamento, ai provvedimenti limitativi o ablativi della potestà, nonché nei procedimenti penali minorili.<br />Le competenze non sono di tipo strettamente tecnico-giuridico, bensì attengono alla capacità di interpretare il contesto sociale, affettivo ed educativo in cui il minore vive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologi, assistenti sociali, pedagogisti, neuropsichiatri infantili o esperti in scienze dell’educazione apportano al collegio giudicante un contributo fondamentale nella valutazione del superiore interesse del minore, principio cardine dell’intero sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’accesso alla funzione avviene mediante nomina su base quadriennale, rinnovabile, da parte del Consiglio Superiore della Magistratura.<br />I &#8220;non togati&#8221; devono possedere specifici requisiti di professionalità ed esperienza nel settore minorile e familiare, oltre a comprovati requisiti di onorabilità e indipendenza: non è richiesta la laurea in giurisprudenza, proprio per preservare la natura complementare e non tecnica del ruolo. La selezione avviene attraverso la valutazione dei titoli e dell’esperienza maturata, senza concorso pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giudice onorario minorile incarna, in definitiva, un modello di giustizia attenta alla persona, in cui la decisione giurisdizionale si arricchisce di sensibilità umana e competenza multidisciplinare. Una funzione che, pur onoraria, assume un rilievo sostanziale nella tutela dei diritti dei minori e nella costruzione di risposte giudiziarie realmente adeguate alla loro protezione e sviluppo.</p>
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