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	<title>Lifestyle | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
	<lastBuildDate>Wed, 02 Sep 2026 11:25:17 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Capelli bianchi: il nuovo fascino della naturalezza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/capelli-bianchi-il-nuovo-fascino-della-naturalezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 11:25:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[capelli bianchi]]></category>
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					<description><![CDATA[Per molto tempo sono stati qualcosa da nascondere. Oggi i capelli bianchi possono diventare, invece, una scelta estetica precisa: una sfumatura in più con cui costruire il proprio look, al [...]]]></description>
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<p>Per molto tempo sono stati qualcosa da nascondere. Oggi i capelli bianchi possono diventare, invece, una scelta estetica precisa: una sfumatura in più con cui costruire il proprio look, al pari di un taglio particolare o di un colore deciso.</p>



<p>Il bianco non è necessariamente sinonimo di trascuratezza, né richiede di essere cancellato alla prima comparsa. Può avere riflessi diversi, dal ghiaccio all’argento, dal perla al sale e pepe, e cambiare completamente a seconda della luce, della texture e del taglio. È proprio questa varietà a renderlo interessante anche dal punto di vista beauty.</p>



<p>A fare la differenza è soprattutto la cura. Un capello bianco tende a essere più poroso e può apparire più secco o opaco: shampoo delicati, maschere nutrienti e prodotti specifici per mantenere luminosità e morbidezza diventano quindi alleati importanti. Anche il taglio conta. Linee nette e contemporanee possono dare carattere, mentre lunghezze morbide e scalature leggere rendono il risultato più naturale.</p>



<p>Il sale e pepe, poi, ha un fascino particolare. Le diverse tonalità che si mescolano tra loro creano un effetto quasi tridimensionale, capace di valorizzare sia i tagli corti sia le chiome più lunghe. Non serve necessariamente uniformare il colore: le sfumature possono diventare parte dell’estetica stessa della capigliatura.</p>



<p>C’è anche un aspetto pratico da considerare. Lasciare emergere il bianco significa ripensare la propria routine dal punto di vista della manutenzione. La fase di passaggio può essere graduale e, per chi lo desidera, accompagnata dal parrucchiere con tagli strategici, tonalizzazioni o tecniche che rendano meno evidente la differenza tra la ricrescita e le lunghezze colorate.</p>



<p>Ma forse il vero cambiamento riguarda lo sguardo. I capelli bianchi non raccontano una sola storia e non hanno una sola età. Possono convivere con un guardaroba minimalista o con colori accesi, con un trucco quasi invisibile o con un rossetto deciso. Possono essere sofisticati, grintosi, romantici o volutamente spettinati.</p>



<p>In un momento in cui la bellezza cerca sempre più spesso di allontanarsi dall’idea di un modello unico, anche il bianco entra così nel territorio dello stile. Non come rinuncia, ma come possibilità: quella di scegliere come portarlo, come tagliarlo e soprattutto come farlo parlare con il resto della propria immagine.</p>
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		<item>
		<title>La t-shirt bianca: il passe-partout del guardaroba estivo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-t-shirt-bianca-il-passe-partout-del-guardaroba-estivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 16:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[guardaroba estivo]]></category>
		<category><![CDATA[t-shirt bianca]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono capi che non seguono le mode: le attraversano. La t-shirt bianca è uno di questi. Semplice, essenziale, sempre attuale, è il capo passe-partout per eccellenza del guardaroba estivo, [...]]]></description>
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<p>Ci sono capi che non seguono le mode: le attraversano. La <strong>t-shirt bianca</strong> è uno di questi. Semplice, essenziale, sempre attuale, è il capo passe-partout per eccellenza del guardaroba estivo, capace di adattarsi con naturalezza a occasioni e stili completamente diversi.</p>



<p>In cotone leggero, dalla linea morbida oppure più aderente, con collo classico o leggermente ampio, la t-shirt bianca conquista proprio per la sua versatilità. È la base perfetta da cui partire per costruire un look: con un paio di shorts in denim e sneakers diventa informale e rilassata; infilata in una gonna lunga acquista un&#8217;eleganza minimal; abbinata a pantaloni sartoriali e sandali può trasformarsi in una mise sofisticata senza apparire mai costruita.</p>



<p>Il suo punto di forza è anche la capacità di valorizzare gli altri elementi dell&#8217;outfit. Il bianco illumina e lascia spazio ad accessori, colori e texture: una borsa statement, una cintura importante, gioielli dorati o un foulard possono cambiare completamente il carattere del look, partendo sempre dalla stessa, essenziale t-shirt.</p>



<p>Per l&#8217;estate, la scelta del tessuto diventa fondamentale. Cotone, lino e jersey leggeri garantiscono comfort e traspirabilità, mentre una buona costruzione del capo fa la differenza anche nella vestibilità. La t-shirt ideale non deve essere necessariamente costosa, ma deve avere una forma che mantenga la propria struttura e un tessuto piacevole sulla pelle.</p>



<p>Ed è proprio questa semplicità a renderla un investimento intelligente. La t-shirt bianca non ha bisogno di occasioni speciali, non appartiene a una stagione precisa e può essere reinterpretata ogni volta in modo diverso. È il capo che si indossa quasi senza pensarci e che, proprio per questo, finisce spesso per diventare uno dei più utilizzati del guardaroba.</p>



<p>Minimalista, democratica e infinitamente versatile: la t-shirt bianca resta uno dei veri grandi classici dell&#8217;estate.</p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cucine senza pensili: la tendenza che punta su spazio e leggerezza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cucine-senza-pensili-la-tendenza-che-punta-su-spazio-e-leggerezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 11:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[cucina senza pensili]]></category>
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					<description><![CDATA[Per anni i pensili sono stati una presenza quasi irrinunciabile nelle cucine italiane. Oggi, però, sempre più progetti scelgono di farne a meno, lasciando le pareti libere e concentrando contenitori [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per anni i pensili sono stati una presenza quasi irrinunciabile nelle cucine italiane. Oggi, però, sempre più progetti scelgono di farne a meno, lasciando le pareti libere e concentrando contenitori e funzioni nelle basi. Il risultato è una cucina dall&#8217;aspetto più leggero e contemporaneo, spesso caratterizzata da una maggiore continuità visiva con il resto della casa.</p>



<p>Ma una cucina senza pensili non è soltanto una scelta estetica. Significa soprattutto ripensare il modo in cui si organizza lo spazio e, in alcuni casi, accettare di rinunciare a una parte della capacità contenitiva.</p>



<p>La soluzione è abbastanza semplice: al posto dei tradizionali mobili sospesi sopra il piano di lavoro, la parete può rimanere completamente libera oppure essere completata con mensole, elementi decorativi, una cappa a vista, boiserie o altri sistemi di contenimento.</p>



<p>In genere, la composizione si sviluppa soprattutto in orizzontale, attraverso basi, colonne e cassettiere. È una soluzione particolarmente interessante negli ambienti open space, dove la cucina deve dialogare con soggiorno e zona pranzo senza creare una parete visivamente troppo piena.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il primo vantaggio: una cucina visivamente più leggera</h2>



<p>L&#8217;assenza dei pensili libera la parte alta della parete e modifica immediatamente la percezione dell&#8217;ambiente. La cucina appare meno massiccia, più ariosa e, soprattutto quando i metri quadrati sono pochi, può sembrare anche più spaziosa.</p>



<p>La parete libera permette inoltre di valorizzare materiali, colori e finiture. Una superficie in pietra, legno, microcemento o piastrella decorativa può diventare parte integrante del progetto, invece di essere quasi completamente nascosta dai mobili.</p>



<p>È anche una soluzione che si presta bene a un&#8217;estetica minimalista: meno elementi visibili, linee più pulite e maggiore continuità tra cucina e living.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più spazio visivo, meno spazio contenitivo</h2>



<p>È il principale compromesso da considerare.</p>



<p>I pensili offrono una quantità significativa di spazio per piatti, bicchieri, tazze, piccoli elettrodomestici e dispensa. Eliminandoli, tutto ciò deve trovare posto nelle basi o nelle colonne.</p>



<p>La scelta può funzionare molto bene in una casa in cui si possiedono poche stoviglie e si privilegia un&#8217;organizzazione essenziale. Può invece diventare più complicata per chi cucina molto, ha una famiglia numerosa o dispone di una cucina piccola con poche basi.</p>



<p>Prima di rinunciare ai pensili, quindi, conviene verificare <strong>quanti contenitori servono realmente</strong> e dove verranno sistemati tutti gli oggetti che normalmente trovano posto nella parte alta della cucina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una parete libera può diventare protagonista</h2>



<p>Uno dei motivi per cui questa soluzione piace ai progettisti è la possibilità di trasformare la parete della cucina in un elemento architettonico.</p>



<p>Senza pensili si può giocare con una grande superficie materica, con una pittura particolare, con piastrelle decorative oppure con una mensola lunga e sottile. Anche la cappa può diventare un elemento caratterizzante anziché essere inglobata nei mobili.</p>



<p>In questo modo la cucina può assomigliare meno a una composizione tradizionale e integrarsi maggiormente nell&#8217;arredamento della casa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E la praticità?</h2>



<p>Qui le opinioni possono divergere.</p>



<p>Da una parte, avere meno mobili sulla parete significa anche avere meno superfici da pulire. Inoltre, non avere pensili sopra il piano di lavoro può rendere l&#8217;ambiente più aperto e luminoso.</p>



<p>Dall&#8217;altra, le mensole aperte richiedono una certa attenzione all&#8217;ordine e alla pulizia, soprattutto perché polvere e residui di cucina possono depositarsi sugli oggetti esposti. Anche in questo caso, quindi, la soluzione dipende molto dalle abitudini di chi vive la casa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Per quali cucine è particolarmente indicata?</h2>



<p>La cucina senza pensili può essere una buona soluzione soprattutto quando:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>l&#8217;ambiente è piccolo e si vuole alleggerire la percezione dello spazio;</li>



<li>la cucina è inserita in un open space;</li>



<li>sono presenti molte finestre o aperture e non si vuole interrompere la continuità delle pareti;</li>



<li>si dispone di colonne capienti e basi sufficienti;</li>



<li>si cerca un risultato minimalista e contemporaneo;</li>



<li>si vuole valorizzare una parete particolare.</li>
</ul>



<p>È invece meno indicata quando la cucina dispone di pochi mobili contenitori e ogni centimetro deve essere sfruttato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le alternative ai pensili</h2>



<p>Rinunciare ai mobili alti non significa necessariamente rinunciare del tutto allo spazio per riporre gli oggetti.</p>



<p>Una possibilità sono le <strong>mensole</strong>, più leggere visivamente ma anche meno capienti. Un&#8217;altra è aumentare il numero delle colonne, concentrando dispensa, frigorifero e altri contenitori in una parete attrezzata.</p>



<p>Si possono inoltre utilizzare cassetti profondi nelle basi, sistemi estraibili e soluzioni organizzative interne che permettono di sfruttare meglio lo spazio disponibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vero punto è l&#8217;equilibrio</h2>



<p>La cucina senza pensili funziona quando l&#8217;estetica non prende completamente il sopravvento sulla funzionalità. Una parete libera può rendere l&#8217;ambiente più elegante e luminoso, ma lo spazio che si perde deve essere recuperato altrove, se necessario.</p>



<p>Per questo la domanda da porsi prima di eliminare i pensili non dovrebbe essere soltanto <strong>“mi piace di più così?”</strong>, ma anche <strong>“dove metterò tutto quello che oggi tengo nei mobili alti?”</strong>.</p>



<p>La risposta può fare la differenza tra una cucina bella da vedere e una cucina bella, ma anche comoda da vivere.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Anno scolastico all’estero: è già boom di iscrizioni USA per i prossimi due anni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/anno-scolastico-allestero-e-gia-boom-di-iscrizioni-usa-per-i-prossimi-due-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 10:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[anno scolastico all'estero]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[Entrano nel vivo in questi giorni le partenze degli studenti italiani per l&#8217;anno all&#8217;estero, con gli Stati Uniti saldamente in testa ai desideri dei ragazzi. Un trend destinato a crescere [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Entrano nel vivo in questi giorni le partenze degli studenti italiani per l&#8217;anno all&#8217;estero, con gli Stati Uniti saldamente in testa ai desideri dei ragazzi. Un trend destinato a crescere in modo esponenziale nei prossimi due anni, come confermano i dati di Astudy International Education. L&#8217;organizzazione leader nei programmi di studio all&#8217;estero registra infatti un forte balzo in avanti delle&nbsp;<strong>prenotazioni per gli USA: +60% per le partenze di agosto 2027 e un eccezionale +105% per l&#8217;estate 2028</strong>.</p>



<p>Numeri che riflettono un importante cambio di passo:&nbsp;<strong>le famiglie italiane pianificano</strong>&nbsp;questo progetto internazionale&nbsp;<strong>con un anticipo mai visto prima</strong>. Molti giovanissimi, già sui banchi della prima superiore, iniziano a progettare e prenotare il soggiorno studio che frequenteranno durante il terzo o quarto anno di liceo.</p>



<p>Il forte legame con gli USA riflette una precisa combinazione di fattori culturali ed economici, che mantengono il paese al primo posto rispetto ad altre mete come Canada ed Europa. Secondo Astudy le ragioni di questa crescita straordinaria sono diverse.</p>



<p>A guidare la scelta tra i giovani è un sistema scolastico unico, trainato dall&#8217;immancabile &#8220;High School Spirit&#8221;, che offre materie innovative, flessibilità accademica, sport, club pomeridiani e attività extracurricolari.</p>



<p>D’altra parte, negli ultimi anni, sono cambiate anche le esigenze delle famiglie. Quando si affronta un progetto importante come la partenza di un figlio minorenne per un semestre o un intero anno scolastico all’estero, genitori e studenti chiedono oggi maggiori certezze, una maggiore possibilità di programmazione e, in alcuni casi, la possibilità di personalizzare maggiormente l’esperienza.</p>



<p>E proprio per rispondere a queste nuove esigenze che Astudy ha sviluppato, insieme ai propri partner americani, due nuove opportunità all’interno del tradizionale programma High School Classic negli Stati Uniti che prevede solitamente che l’abbinamento (<em>placement</em>) tra studente, scuola e famiglia ospitante venga comunicato a ridosso della partenza. E’ una caratteristica di questo modello di scambio culturale, nel quale l’abbinamento dipende dalla disponibilità e dalla selezione delle famiglie ospitanti, dalla compatibilità tra studente e famiglia e dall’accettazione dello studente da parte della scuola locale.</p>



<p>“<em>Il legame diretto con i nostri partner americani, accreditati come sponsor ufficiali del Dipartimento di Stato USA, ci consente oggi di&nbsp;<strong>essere l’unica organizzazione in Italia a offrire</strong>&nbsp;una doppia, esclusiva opportunità&nbsp;</em>– sottolinea Beate Lenzbauer, Country Manager di Astudy Education Italia –&nbsp;<strong><em>la certezza della destinazione entro il mese di maggio o la selezione preventiva dello Stato di accoglienza</em></strong><em>, come Maine, Texas, Minnesota e Michigan</em>”.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Rocky Glynn, il piccolo gigante del motocross: a 10 anni sfida la gravità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/rocky-glynn-il-piccolo-gigante-del-motocross-a-10-anni-sfida-la-gravita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 10:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[baby fenomeno]]></category>
		<category><![CDATA[motocross]]></category>
		<category><![CDATA[rocky glynn]]></category>
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					<description><![CDATA[A dieci anni ha già imparato a fare quello che per la maggior parte delle persone sembra semplicemente impossibile: prendere una moto da motocross, lanciarsi da una rampa e compiere [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>A dieci anni ha già imparato a fare quello che per la maggior parte delle persone sembra semplicemente impossibile: prendere una moto da motocross, lanciarsi da una rampa e compiere un giro completo all&#8217;indietro prima di atterrare. Si chiama <strong>Rocky Glynn</strong>, è australiano ed è uno dei più giovani talenti emergenti del freestyle motocross.</p>



<p>La sua storia comincia prestissimo, quasi prima ancora che possa essere definita una vera passione. Rocky ha iniziato a guidare una moto quando aveva appena <strong>due anni</strong>, nella proprietà di famiglia, dove il padre Josh ha allestito nel tempo anche strutture per gli allenamenti. I primi salti sono arrivati già intorno ai tre-quattro anni. A sei anni, invece, Rocky aveva già imparato a eseguire un backflip con la BMX.</p>



<p>Ma è sulle due ruote motorizzate che il giovane australiano ha cominciato a fare sul serio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il salto che lo ha fatto conoscere</h2>



<p>Il momento della svolta è arrivato nel <strong>maggio 2026</strong>, quando Rocky, a dieci anni, ha completato un backflip su una moto da freestyle motocross. Il tentativo è stato preparato per circa tre mesi, con allenamenti quasi quotidiani e una progressione costruita passo dopo passo.</p>



<p>Il salto è stato effettuato utilizzando una rampa e un grande airbag per l&#8217;atterraggio, una delle misure di sicurezza utilizzate durante questo tipo di preparazione. La prestazione ha attirato l&#8217;attenzione perché Rocky aveva appena <strong>10 anni e cinque settimane</strong>.</p>



<p>Il padre ha sostenuto che il figlio potesse aver stabilito un nuovo primato di precocità, superando il precedente riferimento attribuito a Haiden Deegan. Si tratta tuttavia di un record riportato dalle fonti che hanno seguito l&#8217;impresa e <strong>non di un record Guinness ufficialmente certificato</strong>.</p>



<p>Al di là dei numeri, resta il dato più sorprendente: a un&#8217;età in cui molti bambini stanno ancora imparando ad andare in bicicletta, Rocky si misura con una delle acrobazie più spettacolari e complesse del motocross freestyle.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;eredità di Jayo Archer</h2>



<p>Nella crescita sportiva di Rocky c&#8217;è anche una figura che rappresenta molto più di un semplice modello: <strong>Jayden “Jayo” Archer</strong>, uno dei più importanti protagonisti dell&#8217;FMX australiano.</p>



<p>Archer, capace di entrare nella storia della disciplina con il primo triple backflip, è morto nel 2024 durante un allenamento. La sua figura continua però a essere un punto di riferimento per la nuova generazione di rider australiani, Rocky compreso.</p>



<p>Per il giovane talento, il freestyle motocross non sembra essere soltanto una questione di acrobazie e spettacolo. C&#8217;è anche il desiderio di entrare in una tradizione sportiva fatta di coraggio, tecnica e continua ricerca del limite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dall&#8217;Australia agli Stati Uniti</h2>



<p>La consacrazione internazionale è arrivata nell&#8217;estate del 2026, quando Rocky ha attraversato il Pacifico per approdare negli Stati Uniti e partecipare agli spettacoli di <strong>Nitro Circus</strong>, uno dei marchi più conosciuti nel mondo degli sport action.</p>



<p>Ad <strong>Annapolis, nel Maryland</strong>, nell&#8217;agosto 2026, il bambino australiano ha eseguito un altro backflip in occasione dello show, diventando, secondo le fonti che hanno raccontato l&#8217;evento, il <strong>più giovane performer ad aver compiuto un motorcycle backflip durante uno spettacolo di Nitro Circus</strong>.</p>



<p>Un traguardo particolarmente significativo anche per il luogo: Annapolis è infatti la città di <strong>Travis Pastrana</strong>, cofondatore di Nitro Circus e autentica icona del freestyle motocross.</p>



<p>Il pubblico americano ha così potuto vedere da vicino quello che in Australia aveva già cominciato a far parlare di sé: un bambino con una tecnica sorprendentemente matura e una naturalezza davanti alle rampe che contrasta con la sua giovanissima età.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro è ancora tutto da scrivere</h2>



<p>La storia di Rocky Glynn è appena all&#8217;inizio. A dieci anni ha già accumulato esperienze che molti rider inseguono per una vita: il primo backflip in moto, importanti esibizioni internazionali e l&#8217;ingresso nel mondo di Nitro Circus.</p>



<p>Ma proprio perché si tratta di un bambino, la sua vicenda va osservata anche sotto un&#8217;altra prospettiva. Dietro ogni salto spettacolare ci sono mesi di preparazione, tecnica, supervisione e sistemi di sicurezza. Nel freestyle motocross il talento, da solo, non basta: servono disciplina e una progressione estremamente graduale.</p>



<p>Rocky, intanto, continua a saltare. E se il suo sogno è quello di diventare un grande protagonista dell&#8217;FMX, ha già dimostrato una cosa: <strong>la paura delle rampe non sembra essere tra i suoi problemi.</strong></p>



<p>(Foto da pagina Instagram rocky_glynn)</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dal Vallo di Diano nasce Marra Molecular: dagli scarti agricoli ai bio-tessuti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dal-vallo-di-diano-nasce-marra-molecular-dagli-scarti-agricoli-ai-bio-tessuti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 08:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo di Diano]]></category>
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					<description><![CDATA[Un progetto che punta a trasformare gli scarti dell’agricoltura in nuove risorse per la moda sostenibile, con l’obiettivo di coniugare innovazione, economia circolare e attenzione ai temi sociali. Nasce nel [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un progetto che punta a trasformare gli scarti dell’agricoltura in nuove risorse per la moda sostenibile, con l’obiettivo di coniugare innovazione, economia circolare e attenzione ai temi sociali. Nasce nel Vallo di Diano “Marra Molecular”, iniziativa promossa dalla famiglia Aumenta Marra che guarda alla chimica verde come possibile strumento di sviluppo per il territorio.</p>



<p>Alla base del progetto c’è l’idea di recuperare materiali che normalmente rappresentano residui delle attività agricole, in particolare gli scarti derivanti dalla potatura e dalla lavorazione olearia, per impiegarli nella realizzazione di bio-tessuti avanzati. Una prospettiva che mira quindi a dare nuova vita a ciò che viene scartato, riducendo gli sprechi e creando potenzialmente nuove filiere produttive legate alla sostenibilità.</p>



<p>L’iniziativa, però, vuole affiancare alla componente ambientale anche una riflessione sociale. I promotori individuano infatti un parallelismo tra la valorizzazione delle materie residuali e il riconoscimento del lavoro domestico e di cura, attività spesso invisibili e non adeguatamente riconosciute nonostante il loro ruolo nella vita delle famiglie e della società.</p>



<p>Marra Molecular intende così costruire un modello nel quale innovazione tecnologica, tutela dell’ambiente e dignità del lavoro possano procedere nella stessa direzione, partendo proprio dalle risorse e dai valori del Vallo di Diano.</p>



<p>Il progetto è attualmente alla ricerca di sostegno economico, partner e investitori interessati a contribuire al suo sviluppo e a trasformare l&#8217;iniziativa in una concreta opportunità imprenditoriale e occupazionale per il territorio.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Stili d’arredo: come scegliere quello che fa per te</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/stili-darredo-come-scegliere-quello-che-fa-per-te/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 12:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[stili d'arredo]]></category>
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					<description><![CDATA[Scegliere lo stile di una casa non significa decidere semplicemente quali mobili comprare. Significa costruire un’atmosfera, trovare un equilibrio tra estetica e funzionalità e, soprattutto, creare spazi nei quali sentirsi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Scegliere lo stile di una casa non significa decidere semplicemente quali mobili comprare. Significa costruire un’atmosfera, trovare un equilibrio tra estetica e funzionalità e, soprattutto, creare spazi nei quali sentirsi davvero a proprio agio.</p>



<p>Il rischio, però, è lasciarsi guidare dalle immagini che vediamo ogni giorno: una casa contemporanea sui social, una cucina in stile nordico su una rivista, un soggiorno industriale che sembra perfetto in fotografia. Il problema arriva quando quello stesso stile deve confrontarsi con la nostra casa, con la luce disponibile, con gli spazi e con il nostro modo di vivere.</p>



<p>Per questo, prima di scegliere uno stile, conviene partire da una domanda molto semplice: <strong>come voglio sentirmi quando entro in casa?</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli stili da cui partire</h2>



<p>Non è necessario conoscere decine di tendenze e definizioni. Per orientarsi possono bastare alcune grandi famiglie.</p>



<p>Lo <strong>stile classico</strong> punta sull’eleganza, sulla simmetria e sulla presenza di materiali e dettagli tradizionali. È adatto a chi ama ambienti raffinati e senza tempo, nei quali mobili, tessuti e decorazioni hanno un ruolo importante.</p>



<p>Lo <strong>stile contemporaneo</strong> è più essenziale e flessibile. Le linee sono pulite, i volumi equilibrati e la scelta dei materiali tende a essere sobria. È una soluzione interessante per chi desidera una casa attuale, ordinata ma non necessariamente minimalista.</p>



<p>Il <strong>minimalismo</strong> porta invece l’essenzialità al centro del progetto: pochi mobili, superfici libere, colori controllati e grande attenzione alle proporzioni. Funziona bene per chi ama l’ordine e vuole che ogni elemento abbia una precisa ragione d’essere.</p>



<p>Tra gli stili più caldi troviamo quello <strong>nordico e Japandi</strong>, dove legno, colori neutri, tessuti naturali e luce contribuiscono a creare ambienti accoglienti e rilassati. Sono scelte particolarmente adatte a chi cerca una casa luminosa e informale.</p>



<p>Lo <strong>stile industriale</strong> si riconosce per materiali come metallo, legno, cemento e vetro, spesso accompagnati da strutture e dettagli volutamente a vista. Ha un carattere deciso e si presta soprattutto ad ambienti con una certa personalità architettonica.</p>



<p>Per chi cerca invece calore e familiarità, lo <strong>stile rustico o country</strong> valorizza legno, materiali materici, tessuti e colori naturali. Non deve necessariamente significare una casa tradizionale: nelle interpretazioni più contemporanee può diventare molto sobrio e sofisticato.</p>



<p>Infine, chi non ama seguire regole troppo rigide può orientarsi verso un approccio <strong>boho o eclettico</strong>, fatto di colori, tessuti, oggetti personali e contaminazioni tra epoche e culture. È probabilmente lo stile che lascia più spazio alla personalità di chi abita la casa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non partire dal mobile, ma dal modo di vivere</h2>



<p>Una delle domande più utili da porsi è quanto la casa debba essere pratica rispetto a quanto debba essere scenografica.</p>



<p>Chi ha bambini, animali domestici o riceve spesso amici potrebbe preferire materiali resistenti, tessuti facilmente lavabili e un arredamento meno delicato. Chi vive da solo e utilizza la casa soprattutto per rilassarsi potrebbe invece concedersi soluzioni più ricercate.</p>



<p>Anche il modo in cui utilizziamo gli ambienti fa la differenza. Un soggiorno destinato soprattutto alla convivialità avrà esigenze diverse da quello pensato come angolo lettura o spazio per lavorare. Lo stile, quindi, dovrebbe essere una conseguenza del modo in cui viviamo gli spazi, non un’imposizione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La casa viene prima della tendenza</h2>



<p>Anche le caratteristiche architettoniche dell’abitazione possono suggerire una direzione.</p>



<p>Una casa ricca di modanature, pavimenti originali o porte d’epoca può valorizzare un linguaggio classico o contemporaneo, anche attraverso il contrasto tra elementi antichi e arredi moderni. Un loft con grandi finestre e strutture a vista può invece dialogare naturalmente con un’estetica industriale o contemporanea.</p>



<p>La luce è altrettanto importante. Gli ambienti poco luminosi possono beneficiare di palette chiare e materiali capaci di riflettere la luce, mentre in una casa molto luminosa si possono utilizzare più liberamente tonalità profonde e contrasti.</p>



<p>Non significa che esistano regole assolute: significa piuttosto che <strong>lo stile migliore è quello che dialoga con ciò che già esiste</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Colori e materiali sono più importanti dell’etichetta</h2>



<p>A volte non serve nemmeno scegliere uno stile preciso.</p>



<p>È possibile partire da una palette cromatica e da pochi materiali ricorrenti: per esempio legno naturale, bianco caldo e tessuti in lino; oppure rovere, nero, vetro e cemento. Una volta definita questa base, mobili e complementi possono essere scelti con maggiore libertà.</p>



<p>È proprio qui che nasce spesso l’arredamento più personale: non dalla riproduzione perfetta di uno stile, ma dalla combinazione consapevole di elementi diversi.</p>



<p>Un tavolo contemporaneo può convivere con una lampada vintage. Un divano dalle linee moderne può essere accostato a un tappeto tradizionale. Una cucina minimalista può diventare più calda grazie al legno e a pochi oggetti scelti con cura.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Seguire le tendenze, senza diventarne prigionieri</h2>



<p>Le tendenze possono essere una fonte di ispirazione, ma raramente sono un buon motivo per cambiare completamente il volto di una casa.</p>



<p>Un colore di moda può essere perfetto su una parete e stancare dopo qualche anno. Un mobile particolarmente caratteristico può attirare l’attenzione in fotografia ma risultare poco pratico nella vita quotidiana.</p>



<p>Una strategia più duratura consiste nel mantenere una base relativamente neutra e utilizzare complementi, tessili, illuminazione e piccoli elementi decorativi per introdurre le tendenze del momento. In questo modo è possibile rinnovare l’ambiente senza doverlo riprogettare ogni volta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo stile giusto è quello che racconta chi siamo</h2>



<p>Alla fine, scegliere lo stile d’arredo significa trovare un punto d’incontro tra <strong>casa, funzionalità e personalità</strong>.</p>



<p>Non esiste uno stile migliore in assoluto e non è necessario aderire completamente a un’unica categoria. La casa più riuscita non è necessariamente quella più coerente con un catalogo, ma quella in cui ogni scelta sembra avere un senso.</p>



<p>Per capire da dove partire, può essere sufficiente raccogliere immagini di ambienti che ci piacciono e cercare ciò che hanno in comune: colori, materiali, forme, quantità di oggetti, tipo di luce e atmosfera generale.</p>



<p>Da lì emerge una direzione. E quella direzione, più che un&#8217;etichetta, può diventare il vero stile della casa: <strong>un modo personale di abitare gli spazi, destinato a durare più di qualsiasi tendenza.</strong></p>
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		<title>Giornata mondiale del cane, quali sono i più amati dagli italiani?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giornata-mondiale-del-cane-quali-sono-i-piu-amati-dagli-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 13:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale del cane]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=257713</guid>

					<description><![CDATA[Non è soltanto una questione di razza. Nella scelta di un cane entrano sempre più in gioco carattere, abitudini e stile di vita, con la ricerca di un animale capace [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non è soltanto una questione di razza. Nella scelta di un cane entrano sempre più in gioco carattere, abitudini e stile di vita, con la ricerca di un animale capace di inserirsi nella quotidianità della famiglia. E se a livello nazionale il meticcio resta la scelta più diffusa, le preferenze cambiano sensibilmente anche da una regione all’altra.</p>



<p>È quanto emerge dall’analisi realizzata da <strong>Rover.com</strong> in occasione della Giornata Mondiale del Cane, che si celebra il 26 agosto. La piattaforma di servizi di pet care ha incrociato i dati della propria community per fotografare le razze canine più popolari in Italia nel 2026.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La classifica nazionale</h3>



<p>Sul gradino più alto del podio ci sono i <strong>meticci</strong>, seguiti dal <strong>Barboncino</strong> e dal <strong>Bassotto</strong>. Quarta posizione per il <strong>Labrador Retriever</strong>, mentre il <strong>Bulldog Francese</strong> completa le prime cinque posizioni.</p>



<p>Seguono <strong>Golden Retriever, Jack Russell Terrier, Chihuahua, Maltese e Cocker Spaniel Inglese</strong>, che completano la top ten.</p>



<p>La classifica mette in evidenza la popolarità di cani dalle caratteristiche molto diverse, ma accomunati, secondo l&#8217;analisi, dalla capacità di adattarsi alla vita quotidiana delle famiglie. Particolarmente significativo il primo posto dei meticci, spesso protagonisti di adozioni da canili o associazioni e sempre più presenti nelle case degli italiani.</p>



<p><strong>Top 10</strong></p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li>Meticcio</li>



<li>Barboncino</li>



<li>Bassotto</li>



<li>Labrador Retriever</li>



<li>Bulldog Francese</li>



<li>Golden Retriever</li>



<li>Jack Russell Terrier</li>



<li>Chihuahua</li>



<li>Maltese</li>



<li>Cocker Spaniel Inglese</li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading">Ogni regione ha il suo preferito</h3>



<p>Dietro la classifica nazionale si nascondono però differenze interessanti. In <strong>Lombardia</strong> le prime tre posizioni ricalcano il podio italiano, con meticcio, Barboncino e Bassotto. A seguire si trovano Golden Retriever e Chihuahua.</p>



<p>Nel <strong>Lazio</strong> la classifica conferma i primi tre posti nazionali, mentre nelle posizioni successive compaiono Bulldog Francese e Labrador Retriever.</p>



<p>Il <strong>Labrador Retriever</strong> guadagna invece una posizione di rilievo in <strong>Campania ed Emilia-Romagna</strong>, dove sale sul podio. Una presenza legata anche alle caratteristiche della razza, tradizionalmente apprezzata per il carattere socievole e la predisposizione alla vita familiare.</p>



<p>In <strong>Sicilia e Puglia</strong> emerge invece il <strong>Jack Russell Terrier</strong>, cane energico e vivace. In <strong>Calabria</strong> si distingue l&#8217;<strong>American Staffordshire Terrier</strong>, una preferenza meno comune rispetto alle razze che dominano la classifica nazionale.</p>



<p>Particolare anche il caso della <strong>Toscana</strong>, dove il Bassotto conquista il secondo posto, precedendo sia il Labrador Retriever sia il Barboncino.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cani e gatti sempre più protagonisti della vita quotidiana</h3>



<p>La fotografia scattata da Rover si inserisce in un cambiamento più ampio nel rapporto tra italiani e animali domestici. Cani e gatti non sono più considerati soltanto compagni di casa, ma entrano sempre più nelle scelte che riguardano il tempo libero, le vacanze e l&#8217;organizzazione della vita quotidiana.</p>



<p>«Ogni animale domestico è unico, ma osservando i dati della nostra community emerge un quadro chiaro di come stia evolvendo il rapporto tra gli italiani e i loro pet», commenta <strong>Elia Borrini, General Manager International di Rover</strong>. Secondo Borrini, la crescita delle adozioni di cani meticci e la popolarità delle razze particolarmente adatte alla vita familiare e agli ambienti urbani mostrano una crescente attenzione al benessere animale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">E i gatti?</h3>



<p>L&#8217;analisi di Rover ha preso in considerazione anche le preferenze degli italiani per i gatti. A dominare la classifica è il <strong>gatto Europeo (Celtic Shorthair)</strong>, seguito dal <strong>British Shorthair</strong> e dall&#8217;<strong>Asian Tabby</strong>.</p>



<p>Nelle posizioni successive figurano <strong>Siberiano, Maine Coon, Scottish Fold, Certosino, Ragdoll, Persiano e Bengala</strong>.</p>



<p>Il quadro complessivo racconta così un&#8217;Italia sempre più attenta alla presenza degli animali nella propria quotidianità. Dalla scelta della razza alle vacanze, passando per la gestione della casa e del tempo libero, il rapporto con i pet sembra essere diventato parte integrante dello stile di vita di molte famiglie.</p>
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		<item>
		<title>Jeans in estate: sì o no? La risposta è sì, ma con qualche accortezza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/jeans-in-estate-si-o-no-la-risposta-e-si-ma-con-qualche-accortezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 11:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[jeans in estate]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=257546</guid>

					<description><![CDATA[Il jeans non va in vacanza in estate. Anzi, resta uno dei capi più versatili del guardaroba anche nei mesi caldi, a patto di scegliere il modello e il tessuto [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il jeans non va in vacanza in estate. Anzi, resta uno dei capi più versatili del guardaroba anche nei mesi caldi, a patto di scegliere il modello e il tessuto giusti. Perché se nelle giornate più torride il denim pesante può diventare poco pratico, nelle serate estive e nelle giornate meno afose può essere ancora una scelta vincente.</p>



<p>La prima regola è puntare sulla leggerezza. Meglio denim sottile e traspirante rispetto ai tessuti rigidi e pesanti. Anche il colore può fare la differenza: le tonalità chiare, dal denim slavato all’azzurro, hanno un’impronta più fresca e si prestano facilmente agli abbinamenti estivi.</p>



<p>Quanto al modello, i jeans troppo aderenti non sono necessariamente la scelta migliore quando le temperature salgono. Via libera quindi a tagli dritti, wide leg, mom fit e modelli più morbidi, che lasciano maggiore libertà di movimento e rendono l’outfit visivamente più leggero.</p>



<p>Il jeans può essere abbinato praticamente a tutto ciò che appartiene al guardaroba estivo: una semplice T-shirt bianca, una canotta, un top oppure una camicia in lino lasciata aperta. Ai piedi, sandali, sneakers leggere o mocassini possono cambiare completamente il risultato finale.</p>



<p>E poi c’è il grande classico: il jeans per la sera. Quando le temperature scendono, un denim dal taglio pulito può diventare la base perfetta per un look più curato, soprattutto se abbinato a un top particolare, una camicia elegante o accessori capaci di dare carattere all’insieme.</p>



<p>L’unico vero “no” riguarda le giornate di caldo estremo. Quando il termometro supera abbondantemente i 30 gradi, soprattutto nelle ore centrali, il denim può risultare poco confortevole. In quei casi meglio scegliere tessuti più freschi e fluidi, come lino e cotone leggero.</p>



<p>Insomma, <strong>jeans in estate: sì</strong>. Non necessariamente sempre e non a qualsiasi temperatura, ma con il denim giusto può essere ancora uno dei capi più facili da indossare. La parola d’ordine è leggerezza: nel tessuto, nella vestibilità e negli abbinamenti.</p>
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		<item>
		<title>L’imprenditore campano Mike Taurasi alla guida del Polo nazionale droni in Umbria</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/limprenditore-campano-mike-taurasi-alla-guida-del-polo-nazionale-droni-in-umbria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 08:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[mike taurasi]]></category>
		<category><![CDATA[polo nazionale droni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=257558</guid>

					<description><![CDATA[Il&#160;Polo Nazionale Droni&#160;affida a&#160;Mike Taurasi&#160;la direzione regionale in&#160;Umbria. Imprenditore e manager di&#160;origine campana e irpina, Taurasi porta nel nuovo incarico una consolidata esperienza nel mondo dell’industria, dell’innovazione tecnologica e della [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il&nbsp;<strong>Polo Nazionale Droni</strong>&nbsp;affida a&nbsp;<strong>Mike Taurasi</strong>&nbsp;la direzione regionale in&nbsp;<strong>Umbria</strong>. Imprenditore e manager di&nbsp;<strong>origine campana e irpina</strong>, Taurasi porta nel nuovo incarico una consolidata esperienza nel mondo dell’industria, dell’innovazione tecnologica e della formazione.</p>



<p><em>«È una responsabilità che accolgo con grande entusiasmo e con la consapevolezza delle opportunità che un territorio come l’Umbria può offrire</em>&nbsp;– dichiara&nbsp;<strong>Mike Taurasi</strong>&nbsp;–.&nbsp;<em>Il mio impegno sarà quello di costruire connessioni concrete tra imprese, ricerca, formazione e istituzioni, valorizzando le competenze presenti sul territorio e mettendole in relazione con la rete nazionale del Polo. Droni, aerospazio, robotica, tecnologie dual use e digitalizzazione sono settori nei quali possiamo creare nuove progettualità e contribuire alla crescita e alla competitività delle imprese».</em></p>



<p>La nomina rientra nel percorso di rafforzamento della rete territoriale del Polo e punta a creare in Umbria un punto di riferimento capace di&nbsp;<strong>mettere in relazione imprese, professionisti, ricerca, formazione e istituzioni</strong>, favorendo nuove opportunità di collaborazione e sviluppo.</p>



<p>Nel suo nuovo ruolo, Taurasi sarà chiamato a&nbsp;<strong>rappresentare e sviluppare il progetto del Polo sul territorio umbro</strong>, valorizzando le competenze regionali e costruendo connessioni con la rete nazionale. Particolare attenzione sarà rivolta ai settori dei&nbsp;<strong>droni e sistemi autonomi, aerospazio, robotica, sicurezza, tecnologie dual use e digitalizzazione</strong>.</p>



<p>L’obiettivo sarà trasformare il coordinamento territoriale in un vero strumento operativo, capace di intercettare le esigenze delle imprese, favorire il trasferimento di competenze e tecnologia e promuovere&nbsp;<strong>progetti e partnership tra mondo produttivo, ricerca e istituzioni</strong>.</p>



<p><strong>L’esperienza di Mike Taurasi</strong></p>



<p>Taurasi è&nbsp;<strong>CEO e Founder di Taurasi Engineering</strong>, azienda con sede ad Avellino specializzata nella progettazione e realizzazione di sistemi automatici per l’industria e nelle lavorazioni meccaniche di precisione, con applicazioni nei comparti&nbsp;<strong>automotive, avio, biomedicale e industriale</strong>.</p>



<p>Il suo percorso professionale è caratterizzato da una particolare attenzione all’<strong>innovazione, alla digitalizzazione dei processi produttivi e allo sviluppo delle competenze</strong>. Un’esperienza che ora metterà a disposizione del Polo Nazionale Droni per contribuire alla crescita dell’ecosistema tecnologico umbro e al suo collegamento con la rete nazionale.</p>



<p>Taurasi è inoltre&nbsp;<strong>Presidente dell’Organismo Bilaterale Regionale</strong>, articolazione territoriale di&nbsp;<strong>Fondimpresa</strong>, il maggiore fondo interprofessionale per la formazione dei lavoratori costituito da Confindustria, CGIL, CISL e UIL. Nelle scorse settimane è stato inoltre nominato&nbsp;<strong>Presidente del Gruppo Piccola Industria di Confindustria Avellino</strong>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Giardino naturalistico, la nuova tendenza per arredare balconi e terrazzi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giardino-naturalistico-la-nuova-tendenza-per-arredare-balconi-e-terrazzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 11:24:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[giardino naturalistico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=257421</guid>

					<description><![CDATA[Balconi e terrazzi si trasformano sempre più in piccoli angoli verdi dove estetica e natura convivono. Tra le tendenze per arredare gli spazi esterni si fa strada anche il giardino [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Balconi e terrazzi si trasformano sempre più in piccoli angoli verdi dove estetica e natura convivono. Tra le tendenze per arredare gli spazi esterni si fa strada anche il <strong>giardino naturalistico</strong>, un modo di progettare il verde che punta a ricreare un ambiente dall’aspetto spontaneo e ricco di varietà.</p>



<p>Non servono necessariamente grandi superfici: anche un balcone può essere organizzato con vasi, fioriere e contenitori di diverse dimensioni, scegliendo piante capaci di adattarsi alle condizioni di luce e al clima. L’effetto finale è meno ordinato e geometrico rispetto al classico terrazzo ornamentale e più vicino a quello di un piccolo spazio naturale.</p>



<p>La scelta delle piante può inoltre contribuire ad attirare farfalle, api e altri impollinatori, rendendo il balcone non soltanto più piacevole dal punto di vista estetico, ma anche più vivo.</p>



<p>Per ottenere questo risultato si possono alternare <strong>arbusti, piante aromatiche, fiori e specie sempreverdi</strong>, giocando con altezze, forme e periodi di fioritura. Vasi in terracotta, materiali naturali e arredi in legno possono completare l&#8217;insieme, creando un ambiente informale e armonioso.</p>



<p>Il giardino naturalistico diventa così una soluzione interessante per chi vuole arredare balconi e terrazzi con un approccio più naturale, trasformando anche piccoli spazi urbani in vere e proprie oasi verdi.</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Capodanno bizantino: il titolo di Magister allo chef Enrico Cosentino, inventore degli scialatielli</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/capodanno-bizantino-il-titolo-di-magister-allo-chef-enrico-cosentino-inventore-degli-scialatielli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 13:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[capodanno bizantino]]></category>
		<category><![CDATA[chef enrico cosentino]]></category>
		<category><![CDATA[magister di civiltà amalfitana]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=257233</guid>

					<description><![CDATA[Si annuncia come un omaggio all’estro creativo nell&#8217;alta ristorazione la XXVI edizione del Capodanno Bizantino in programma tra Amalfi e Atrani dal 31 agosto al 2 settembre 2026. A ricevere [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Si annuncia come un omaggio all’estro creativo nell&#8217;alta ristorazione la XXVI edizione del <strong>Capodanno Bizantino </strong>in programma tra <strong>Amalfi</strong> e <strong>Atrani</strong> dal <strong>31 agosto</strong> al <strong>2 settembre 2026</strong>. A ricevere quest’anno il titolo di «<strong>Magister di civiltà amalfitana</strong>» sarà uno degli artefici del successo della cucina campana nel mondo: lo chef <strong>Enrico Cosentino</strong>, al cui nome si lega indissolubilmente l’invenzione degli “<strong>Scialatielli</strong>”, l’unica pasta a mano del Sud Italia oggi riprodotta nei cinque continenti. </p>



<p>Nativo di Amalfi, <strong>Cosentino</strong> ha il merito di aver fatto crescere la cucina italiana in ogni angolo del pianeta &#8211; da New York a Dubai &#8211; svolgendo nella sua ultracinquantennale carriera un importante ruolo di talent scout.&nbsp;</p>



<p>Negli ambienti, non solo gastronomici, il suo nome si annoda a quelle listarelle strette e rettangolari che caratterizzano uno dei formati di pasta a mano divenuto col tempo la grande <strong>novità a tavola del XX secolo</strong> al punto da diventare un vero e proprio must oltre che uno dei piatti immancabili nei menù di trattorie e ristoranti di mare. Oggi prodotti da <strong>ben 470 pastifici</strong>, soltanto in Italia, gli “<strong>Scialatielli</strong>” hanno appena tagliato il <strong>traguardo dei cinquant’anni</strong> confermandosi tra i prodotti che hanno fatto la storia della cucina campana al punto da essere annoverati tra i 457 <strong>Prodotti Agroalimentari Tradizionali campani. </strong>&nbsp;</p>



<p>E così, vagliati i profili di personalità legate al territorio dell’antico Ducato da vincoli di appartenenza, frequentazione o studio della civiltà medievale amalfitana, la <strong>Commissione</strong> composta dai Sindaci di Amalfi e Atrani, <strong>Daniele Milano</strong> e <strong>Michele Siravo</strong>, dall’Assessora alla Cultura e agli Eventi del Comune di Amalfi, <strong>Enza Cobalto</strong>, dalla delegata alla Cultura del Comune di Atrani, <strong>Lucia Ferrigno</strong>, da <strong>Ermelinda Di Lieto, Giovanni Camelia</strong> e <strong>Giuseppe Cobalto</strong> per il Centro di Cultura e Storia Amalfitana, all&#8217;unanimità ha designato “<strong>Magister Civitatis Amalfie</strong>” <strong>Enrico Cosentino</strong>, chef di successo oltre che insegnante per oltre un trentennio dell’Istituto Superiore Polispecialistico S.Paolo di Sorrento dove ha trasferito a migliaia di giovani metodi e conoscenze dell’arte culinaria. La sua nomina segue quella del medievista amalfitano <strong>Giuseppe Gargano</strong>, ideatore del Capodanno Bizantino, insignito della prestigiosa nomina nel 2025.</p>



<p>«<em>Con il titolo di Magister di Civiltà Amalfitana a Enrico Cosentino celebriamo un figlio di Amalfi che è stato artefice del successo della cucina campana nel mondo. Ma soprattutto la storica tradizione gastronomica del Ducato di Amalfi che sin dal Medioevo ebbe nelle prodigiose cucine dei conventi i luoghi in cui nacquero intingoli e ricette che ancora oggi resistono alle insidie del tempo e delle nuove mode </em>&nbsp;&#8211; dice il Sindaco <strong>Daniele Milano</strong> &#8211; <em>Con il riconoscimento allo chef Cosentino e al suo estro creativo per quella invenzione degli “Scialatielli” si intende gratificare l’intero segmento dell’alta ristorazione che ad Amalfi ha raggiunto importanti traguardi. Il settore della cucina di lusso si fonda infatti su innovazione, tradizione e grande ricercatezza distinguendosi per l&#8217;eccellenza assoluta delle materie prime, la tecnica impeccabile degli chef, la cura del servizio e l&#8217;offerta di un&#8217;esperienza sensoriale ed emozionale unica, spesso premiata da importanti riconoscimenti. Basti pensare che solo ad Amalfi sono ben quattro le cucine premiate dalla Michelin e una di queste, La Caravella, dove per la prima volta vennero serviti gli Scialatielli, è tra le più antiche stelle d’Italia</em>».</p>



<p>Un scelta, quella di assegnare allo chef Enrico Cosentino il titolo di «Magister di civiltà Amalfitana», che si rifà alla grande tradizione gastronomica del Ducato di Amalfi che sin dal Medioevo aveva nei giganteschi e prodigiosi locali delle cucine dei conventi i luoghi di estro e creatività di clarisse e frati cucinieri. Tutti formati da enormi rastrelliere per le teglie e da cappe smisurate collocate a qualche metro dai fornelli i luoghi di culto della Costa d’Amalfi hanno “benedetto” la nascita di ricette storiche, tutte frutto della laboriosità e della capacità di sfruttare per intero le materie prime.</p>



<p>«<em>Lo chef Cosentino è stato un autentico ambasciatore della cucina campana nel mondo ed ha conquistato stima, considerazione e rispetto non solo per il suo indiscusso estro creativo in cucina che unisce manualità, ricerca storica e conoscenza delle materie prime &#8211; </em>aggiunge l’Assessora alla Cultura e agli Eventi, <strong>Enza Cobalto</strong><em>&#8211; La scelta è ricaduta sul suo profilo sia per la straordinaria carriera ma anche perché lo chef è espressione più autentica dei territori che un tempo ricadevano sotto il ducato di Amalfi. Originario della nostra Città, Cosentino vive tuttora a Sorrento dove per anni ha insegnato presso la scuola alberghiera. Una carriera di oltre cinquant’anni costellata di successi. Su tutti spicca l’invenzione degli “Scialatielli”: una delle storie più avvincenti ed entusiasmanti del nostro Paese a cui negli anni anche autorevoli format televisivi hanno dedicato la loro attenzione. Un’ideazione che chef Cosentino ha sempre eseguito con cura quasi sartoriale e che ebbe proprio ad Amalfi la sua consacrazione nel 1978. Oggi è l’unica pasta a mano del Sud Italia che viene riprodotta nel mondo</em>».</p>



<p>Nati nella metà degli anni Settanta del secolo scorso gli “<strong>Scialatielli</strong>”, caratterizzati da listarelle corte, larghe e di sezione rettangolare irregolare perchè rigorosamente tagliate a coltello, vennero proposti da Cosentino per la prima volta nel 1976 in <strong>Calabria</strong>, a San Giovanni in Fiore, ma in una versione di terra. L’esplosione di questa pasta la si ebbe due anni più tardi ad Amalfi dove lo chef, all’epoca 43enne, la ripropose sposandola con i <strong>frutti di mare</strong>. Fu la vera consacrazione per questo formato di pasta a mano il cui nome è dato da una crasi di due termini tipici del dialetto napoletano: “scialare” (godere) e “tiella” (padella). </p>



<p>Da allora, oltre a diventare il <strong>simbolo del trionfo della cucina campana</strong>, è stato il piatto più imitato e riproposto non solo in <strong>Costiera Amalfitana</strong> ma anche oltre i confini nazionali.&nbsp;</p>



<p>In cucina dal <strong>1959</strong>, Cosentino, oltre a lavorare nella sua <strong>Amalfi</strong>, ha maturato importanti esperienze professionali in <strong>Italia</strong> (Roma e Milano) e all’estero dove si è formato in strutture di <strong>Francia</strong>, <strong>Svizzera</strong> e <strong>Stati Uniti</strong>. Executive chef dei ristoranti del Quisisana di Capri, Cosentino è stato insignito del titolo di Gran Maestro della Cucina Italiana oltre a essere nominato nell’ Euro-Toques. Maestro per almeno tre generazioni di cuochi della penisola sorrentina e della costiera amalfitana lo chef, che vive stabilmente a Sorrento dagli anni Ottanta, ha ottenuto numerosi riconoscimenti per la sua &#8220;invenzione&#8221;. Primo tra tutti il <strong>premio «Entremetier»</strong> che lo chef amalfitano vinse nel <strong>1978</strong> ad un concorso di gastronomia. Il riconoscimento fu assegnato proprio all&#8217;invenzione e alla presentazione del famosissimo formato di pasta fresca tipico della <strong>Costiera Amalfitana</strong>. Ma non è tutto perché gli “Scialatielli” hanno ottenuto anche il riconoscimento di <strong>Prodotto Agroalimentare Tradizionale Italiano</strong> istituito dal Ministero dell&#8217;agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. </p>



<p>Cosentino, che dal <strong>2013</strong> ha registrato la ricetta in tutta <strong>Europa</strong> con tanto di grammature, lunghezza del formato e nome, continua la sua <strong>attività di promozione e divulgazione</strong> del prodotto ideato cinquant’anni fa anche in concorsi interregionale dove protagonisti sono i giovani chef degli istituti alberghieri.</p>



<p>Tutti gli aggiornamenti relativi al Capodanno Bizantino 2026 saranno pubblicati sui siti e canali social del Comune di Amalfi e di Visit Amalfi.</p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ludopatia, dov&#8217;è più difficile chiedere aiuto? Campania seconda peggior regione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ludopatia-dove-piu-difficile-chiedere-aiuto-campania-seconda-peggior-regione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 12:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[ludopatia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=257088</guid>

					<description><![CDATA[La Campania si colloca al 19° e penultimo posto della classifica nazionale sull’accessibilità potenziale ai centri contro la ludopatia. Secondo l’analisi realizzata da&#160;Oltre il Gioco, nella regione risultano 11 centri [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>La Campania si colloca al 19° e penultimo posto della classifica nazionale sull’accessibilità potenziale ai centri contro la ludopatia</strong>. Secondo l’analisi realizzata da&nbsp;<em>Oltre il Gioco</em>, nella regione risultano 11 centri censiti per il disturbo da gioco d’azzardo, pari a un centro ogni 506.246 residenti.</p>



<p><strong>È il dato regionale elaborato da&nbsp;<em>Oltre il Gioco</em></strong>, progetto editoriale indipendente dedicato all’informazione, all’orientamento e alla prevenzione del gioco problematico in Italia. L’analisi ha messo in rapporto il numero di centri censiti in ciascuna regione con la popolazione residente, così da misurare la distribuzione territoriale dei presidi di aiuto.</p>



<p><strong>Campania dunque al 19° e penultimo posto in Italia</strong>, con 11 centri censiti e un rapporto di un centro ogni 506.246 residenti. Il dato è peggiore della media nazionale, pari a un centro ogni 244.576 abitanti.</p>



<p><strong>La classifica è ordinata dalla regione in cui l’accesso potenziale ai centri risulta più favorevole a quella in cui risulta più difficile.</strong>&nbsp;Il parametro principale è il numero di abitanti per centro: più il valore è alto, più ampio è il bacino potenziale che ciascun presidio può trovarsi a coprire.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="500" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-21-143717-1024x500.png" alt="" class="wp-image-257089" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-21-143717-1024x500.png 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-21-143717-300x147.png 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-21-143717-768x375.png 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-21-143717.png 1283w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Il dato non riguarda la qualità clinica dell’assistenza offerta dai servizi presenti nella regione.</strong>&nbsp;L’analisi non valuta competenze degli operatori, efficacia dei percorsi, tempi di attesa, numero di professionisti o persone effettivamente prese in carico. Misura invece un aspetto preliminare: quanti centri risultano disponibili, in rapporto alla popolazione, per chi vive in una determinata regione e ha bisogno di orientamento o supporto.</p>



<p><strong>Le regioni dove l’accessibilità potenziale risulta più difficile sono Calabria, Campania, Sicilia, Sardegna e Trentino-Alto Adige.</strong>&nbsp;In Calabria il rapporto è di un centro ogni 1.827.571 residenti, in Campania di uno ogni 506.246, in Sicilia di uno ogni 397.933, in Sardegna di uno ogni 388.622 e in Trentino-Alto Adige di uno ogni 363.606.</p>



<p><strong>All’estremo opposto della classifica, le regioni dove l’accessibilità potenziale ai centri risulta più favorevole sono Marche, Liguria, Valle d’Aosta, Abruzzo e Umbria.</strong>&nbsp;Le Marche guidano la graduatoria con un centro ogni 82.213 residenti, seguite dalla Liguria con uno ogni 116.307, dalla Valle d’Aosta con uno ogni 122.554, dall’Abruzzo con uno ogni 140.802 e dall’Umbria con uno ogni 141.771. In questi territori il numero di abitanti per centro è sensibilmente inferiore alla media nazionale, pari a un centro ogni 244.576 residenti.</p>



<p>Il tema dell’accesso all’aiuto è centrale perché chiedere supporto per il gioco problematico è spesso un passaggio complesso.&nbsp;Possono pesare vergogna, paura del giudizio, difficoltà a riconoscere il problema o timore delle conseguenze economiche e familiari. Quando i presidi sono pochi rispetto alla popolazione, anche individuare il servizio più vicino o avviare un primo contatto può diventare più difficile.</p>



<p><strong>L’accesso ai servizi riguarda anche familiari, partner, amici e persone vicine a chi gioca.</strong>&nbsp;In molti casi sono proprio loro ad accorgersi per primi dei segnali di difficoltà, come debiti, bugie, richieste di denaro, irritabilità, isolamento o tentativi ripetuti di recuperare le perdite. Anche per questo la presenza di centri e servizi di orientamento sul territorio rappresenta un elemento importante.</p>



<p>In Italia è attivo il Telefono Verde per le problematiche legate al gioco d’azzardo dell’Istituto Superiore di Sanità, 800 558822.&nbsp;Il servizio è nazionale, anonimo e gratuito, ed è rivolto sia alle persone con difficoltà legate al gioco sia a familiari e amici. È disponibile dal lunedì al venerdì, dalle 10:00 alle 16:00.&nbsp;Sul portale Uscire dal Gioco dell’Istituto Superiore di Sanità è inoltre disponibile una mappatura territoriale dei centri di cura per il disturbo da gioco d’azzardo.&nbsp;La ricerca consente di selezionare regione, provincia, tipologia di servizio e tipologia di intervento. In caso di dubbio, è possibile rivolgersi anche ai Servizi per le Dipendenze delle ASL, i SerD.</p>



<p></p>
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		<title>Anthony J. Izzo morto a 75 anni: Oliveto Citra piange l’ex capo della Polizia di New York</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/anthony-j-izzo-morto-a-75-anni-oliveto-citra-piange-lex-capo-della-polizia-di-new-york/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 08:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
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					<description><![CDATA[Oliveto Citra piange Anthony J. Izzo, ex capo della Polizia di New York e cittadino onorario del comune salernitano. Izzo è morto all’età di 75 anni, stroncato da un malore [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Oliveto Citra piange Anthony J. Izzo</strong>, ex capo della Polizia di New York e cittadino onorario del comune salernitano. Izzo è morto all’età di <strong>75 anni</strong>, stroncato da un malore improvviso mentre si trovava nella piscina della sua abitazione. Una scomparsa che ha suscitato profondo cordoglio anche nel paese campano al quale era legato dalle origini della sua famiglia.</p>



<p>Figura di primo piano nel settore della sicurezza nella Grande Mela, <strong>Anthony J. Izzo</strong> aveva infatti radici profondamente legate a Oliveto Citra, terra dalla quale era partito suo nonno prima di raggiungere gli Stati Uniti. Un legame mai dimenticato e coltivato nel corso degli anni nonostante la distanza.</p>



<p>Circa quindici anni fa il Comune aveva voluto rendere omaggio alla sua carriera e al rapporto con la comunità conferendogli la <strong>cittadinanza onoraria e le chiavi della città</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ritorno a Oliveto Citra e il legame con le origini</h2>



<p>A invitarlo nel paese salernitano era stato l&#8217;allora sindaco <strong>Italo Lullo</strong>, permettendogli così di conoscere personalmente i luoghi delle proprie radici familiari. Per Izzo quel viaggio rappresentò un momento particolarmente significativo, trasformandosi in un incontro diretto con quella terra della quale aveva sentito parlare fin dall&#8217;infanzia attraverso i racconti del nonno e dei genitori.</p>



<p>Nel corso della sua lunga esperienza professionale nelle forze dell&#8217;ordine statunitensi, Izzo aveva raggiunto incarichi di grande prestigio, diventando una delle personalità di origine italiana distintesi nel campo della sicurezza a New York. Un percorso che richiamava idealmente quello di <strong>Joe Petrosino</strong>, storico simbolo della lotta alla criminalità e alla mafia nella polizia newyorkese, ucciso a Palermo nel 1909.</p>



<p>Dietro la carriera e gli incarichi ricoperti rimaneva però molto forte l&#8217;identità italiana. Izzo era <strong>profondamente orgoglioso delle proprie origini</strong> e aveva mantenuto nel tempo un rapporto particolare con Oliveto Citra e con le persone conosciute durante la sua visita in Campania.</p>



<p>Tra queste proprio l&#8217;ex sindaco Lullo, con il quale aveva conservato un rapporto di amicizia. Izzo manifestava spesso il desiderio di tornare nuovamente in paese per incontrare parenti e amici e riabbracciare le persone alle quali era rimasto legato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ricordo dell&#8217;ex sindaco Italo Lullo</h2>



<p>A ricordare oggi quella relazione è <strong>Italo Lullo</strong>, che sottolinea soprattutto il carisma e la semplicità dell&#8217;ex capo della Polizia di New York, oltre al suo attaccamento alla terra d&#8217;origine.</p>



<p>«Il legame che lo univa ad Oliveto lo esprimeva continuamente – ricorda con commozione Lullo –. È una delle personalità che più mi ha impressionato per il suo carisma e per la sua semplicità, ma soprattutto per quel forte attaccamento alla sua terra, alimentato dai ricordi che gli venivano raccontati dal nonno e dai genitori».</p>



<p>La morte di <strong>Anthony J. Izzo a 75 anni</strong> chiude così la storia personale e professionale di un uomo che aveva costruito la propria carriera negli Stati Uniti senza recidere il filo con le origini italiane.</p>



<p>Per <strong>Oliveto Citra</strong>, la sua figura resta legata alla cittadinanza onoraria, alle chiavi della città ricevute durante la visita di quindici anni fa e soprattutto a quel rapporto con la comunità che Izzo aveva continuato a custodire anche una volta tornato oltreoceano.</p>
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		<title>Taglie neonati e bambini: come scegliere la misura giusta</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/taglie-neonati-e-bambini-come-scegliere-la-misura-giusta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 06:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[taglie neonati e bambini]]></category>
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					<description><![CDATA[Scegliere la taglia giusta per neonati e bambini può essere meno semplice di quanto sembri. A differenza dell’abbigliamento per adulti, infatti, le taglie dei più piccoli sono spesso indicate in [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Scegliere la taglia giusta per neonati e bambini può essere meno semplice di quanto sembri. A differenza dell’abbigliamento per adulti, infatti, le taglie dei più piccoli sono spesso indicate in base all’altezza o all’età e possono variare da un marchio all’altro. Per questo, prima di acquistare un capo, è utile controllare sempre la tabella delle misure del brand.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le taglie dei neonati</h2>



<p>Per i neonati, le taglie vengono generalmente espresse in centimetri e fanno riferimento soprattutto alla lunghezza del bambino. Le indicazioni più comuni partono dalla taglia 50, pensata per i neonati molto piccoli, e proseguono con 56, 62, 68, 74 e così via.</p>



<p>L’età riportata sulle etichette è invece indicativa. Un bambino di tre mesi, per esempio, potrebbe avere una corporatura tale da indossare una misura diversa rispetto a quella suggerita dall’età. Altezza, peso e proporzioni possono infatti cambiare sensibilmente da un bambino all’altro.</p>



<p>Un consiglio pratico è quindi quello di privilegiare <strong>l’altezza del bambino rispetto all’età indicata sull’etichetta</strong>. Se possibile, è ancora meglio confrontare le misure del piccolo con quelle riportate nella tabella del produttore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla prima infanzia alle taglie bambino</h2>



<p>Crescendo, le indicazioni possono passare dalle misure in centimetri a quelle espresse in anni, come 2 anni, 3 anni, 4 anni, fino alle taglie dei bambini più grandi.</p>



<p>Anche in questo caso, l’età rappresenta soltanto un riferimento. Una taglia “4 anni” non significa necessariamente che sia adatta a tutti i bambini di quell’età. Alcuni marchi utilizzano inoltre sistemi differenti e possono proporre taglie come 3-4 anni, 5-6 anni o equivalenti numerici.</p>



<p>Per questo è utile verificare almeno tre elementi: <strong>altezza, circonferenza del torace e girovita</strong>. Per pantaloni e gonne può essere importante anche la lunghezza della gamba.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come prendere le misure</h2>



<p>Per ottenere una misurazione più attendibile, il bambino dovrebbe essere in piedi, quando l’età lo consente, con una postura naturale e senza abiti ingombranti.</p>



<p>L’altezza va misurata dalla sommità della testa fino ai piedi, mantenendo il bambino ben diritto. Per il torace, il metro deve passare nella parte più ampia del busto, mentre per il girovita va posizionato senza stringere.</p>



<p>Con i neonati, invece, può essere più semplice fare riferimento alla lunghezza del corpo e alle indicazioni specifiche del marchio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Meglio una taglia in più?</h2>



<p>Dipende dal capo e dalla stagione. Per un body o una tutina destinati a un neonato, una misura eccessivamente grande può risultare poco pratica. Per maglioni, felpe, giacche e alcuni capi invernali, invece, può avere senso lasciare un po’ di margine, soprattutto se si prevede che il bambino li utilizzerà per diversi mesi.</p>



<p>Attenzione però a non esagerare: <strong>un capo troppo grande può risultare scomodo e compromettere la vestibilità</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Attenzione alle differenze tra marchi</h2>



<p>Non esiste una corrispondenza perfettamente universale tra taglia, età e misure. Due capi con la stessa indicazione possono avere vestibilità differenti: uno può essere più aderente, un altro più ampio o più lungo.</p>



<p>Quando si acquista online, quindi, è consigliabile non basarsi esclusivamente sulla taglia utilizzata abitualmente dal bambino. La scelta più sicura è confrontare le misure con la <strong>size chart del singolo marchio</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vestibilità: non conta solo la taglia</h2>



<p>Oltre alle misure, bisogna considerare il modello del capo. Un abito aderente, un pantalone ampio o una felpa oversize possono avere vestibilità molto diverse pur appartenendo alla stessa taglia.</p>



<p>Per i neonati è particolarmente importante privilegiare la comodità: tessuti morbidi, aperture pratiche e capi che non stringano sono spesso più importanti di una vestibilità perfettamente precisa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Consigli per gli acquisti</h2>



<p>Prima di comprare abbigliamento per bambini può essere utile:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>misurare il bambino</strong>, soprattutto se l’acquisto è online;</li>



<li><strong>controllare sempre la tabella taglie del marchio</strong>;</li>



<li>considerare la <strong>stagione in cui il capo verrà utilizzato</strong>;</li>



<li>valutare la vestibilità del modello, non soltanto la taglia;</li>



<li>evitare di acquistare troppi capi della stessa misura per i neonati, perché possono crescere rapidamente;</li>



<li>lasciare un po’ di margine per i capi che dovranno essere utilizzati più a lungo, senza scegliere però misure eccessivamente grandi;</li>



<li>controllare, quando disponibili, anche le <strong>recensioni degli altri acquirenti</strong> sulla vestibilità.</li>
</ul>



<p>In definitiva, l’età indicata sull’etichetta è soltanto un punto di partenza. Per scegliere bene, soprattutto quando si acquista online, conviene affidarsi alle misure reali del bambino e alle indicazioni del singolo produttore. In questo modo sarà più facile trovare capi comodi, proporzionati e adatti alla crescita.</p>
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		<title>Anna La Croce al Festival nazionale di Voci nuove nel Cilento: ospite artistica e componente della giuria</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/anna-la-croce-al-festival-nazionale-di-voci-nuove-nel-cilento-ospite-artistica-e-componente-della-giuria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 10:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[anna la croce]]></category>
		<category><![CDATA[festival nazionale voci nuove]]></category>
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					<description><![CDATA[Un&#8217;importante esperienza artistica e professionale per Anna La Croce, giovane cantautrice pop e musicista calabrese, protagonista del 15° Festival Nazionale di Voci Nuove nel Cilento “Note e Giovani Promesse 2026”, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un&#8217;importante esperienza artistica e professionale per Anna La Croce, giovane cantautrice pop e musicista calabrese, protagonista del 15° Festival Nazionale di Voci Nuove nel Cilento “Note e Giovani Promesse 2026”, dove ha ricoperto il doppio ruolo di Ospite Artistica e Componente della Giuria.</p>



<p>La manifestazione, organizzata dall&#8217;Associazione Culturale L&#8217;Aurora in collaborazione con l&#8217;Associazione Musicale Silesia APS, sotto la direzione artistica e organizzativa del patron Michele Calabrese, ha riunito giovani talenti provenienti da diverse realtà, offrendo loro un&#8217;importante occasione di confronto e visibilità.</p>



<p>Anna La Croce ha preso parte alla semifinale del 7 agosto presso Agripaestum e alla finale del 10 agosto in Piazza Europa ad Ascea Marina, partecipando alla valutazione dei concorrenti e portando inoltre sul palco la propria musica.</p>



<p><strong>Anna La Croce ospite con i suoi inediti</strong></p>



<p>Nel corso della manifestazione Anna è stata anche ospite artistica, esibendosi con alcuni dei suoi brani inediti più rappresentativi: “La Mia Destinazione”, “Splendere” e “Ci Sono Anch&#8217;io”.</p>



<p>Canzoni attraverso le quali la giovane cantautrice racconta esperienze, emozioni e tematiche vicine alle nuove generazioni. Il suo percorso artistico è infatti caratterizzato anche dall&#8217;attenzione verso tematiche sociali come il bullismo, affrontate attraverso la musica con l&#8217;obiettivo di trasformare esperienze e difficoltà in messaggi di forza, consapevolezza e riscatto.</p>



<p>La musica diventa così per Anna non soltanto una forma di espressione, ma anche uno strumento per parlare ai giovani e affrontare argomenti importanti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-20-at-11.37.44-1-1024x682.jpeg" alt="" class="wp-image-256980" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-20-at-11.37.44-1-1024x682.jpeg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-20-at-11.37.44-1-300x200.jpeg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-20-at-11.37.44-1-768x512.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-20-at-11.37.44-1.jpeg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Una giuria di professionisti presieduta da Ivana Rizzo</strong></p>



<p>A valutare i concorrenti è stata una giuria composta da professionisti provenienti dal mondo della musica, della formazione e dello spettacolo.</p>



<p>A presiedere la commissione è stata Ivana Rizzo, musicista, docente e laureata magistrale in pianoforte, impegnata nell&#8217;insegnamento presso diverse accademie.</p>



<p>Insieme alla presidente hanno fatto parte della giuria:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Adele D&#8217;Alessandro, cantante e vocalist, con studi di canto al Conservatorio e attività in gruppi pop e di musica etnica;</li>



<li>Angelo De Martino, attore, regista, scrittore e sceneggiatore, presidente dell&#8217;Associazione Idearte;</li>



<li>Anna La Croce, cantautrice pop e musicista, laureata al Conservatorio in Didattica della Musica;</li>



<li>Emilia De Vivo, diplomata al Conservatorio in pianoforte e discipline musicali e docente di musica;</li>



<li>Genni Criscuolo, patron del Festival “Canto per Te”, cantante e organizzatore di eventi;</li>



<li>Grazia Lancellotti, cantante di The Pop Voice Production.</li>
</ul>



<p>Una commissione eterogenea e qualificata, chiamata a valutare le nuove promesse del concorso nelle diverse categorie previste dal Festival.</p>



<p><strong>Un percorso tra musica, studio e insegnamento</strong></p>



<p>La presenza di Anna all&#8217;interno della giuria assume un significato particolare anche in relazione al suo percorso formativo.</p>



<p>Cantautrice, musicista e laureata in Didattica della Musica al Conservatorio, Anna ha sempre affiancato alla propria attività artistica un importante percorso di studio e formazione.</p>



<p>Per la precocità del suo percorso accademico e professionale, è stata presentata come la più giovane laureata in Italia e la più giovane insegnante in Italia, traguardi che hanno accompagnato la sua crescita nel mondo della musica e della formazione.</p>



<p>Il suo percorso rappresenta quindi un esempio di come talento artistico e formazione possano procedere insieme.</p>



<p><strong>Il Festival dedicato alle nuove voci</strong></p>



<p>Il concorso ha coinvolto 22 talenti per ciascuna delle due serate di prefinale, nelle categorie “Standard”, “Baby”, “Senior” e “Ragazzi”.</p>



<p>Particolare attenzione è stata dedicata anche agli inediti, inseriti nella competizione e valorizzati attraverso un riconoscimento destinato a chi si fosse distinto per qualità del testo e della musica.</p>



<p>Tra le opportunità previste per i concorrenti più meritevoli anche produzioni in sala di registrazione presso Cilento Record del maestro Nello Rizzo, oltre a possibili segnalazioni a talent show Rai e Mediaset attraverso i talent scout presenti.</p>



<p><strong>Michele Calabrese e la valorizzazione dei giovani talenti</strong></p>



<p>Il Festival è stato promosso dall&#8217;Associazione Culturale L&#8217;Aurora, in collaborazione con l&#8217;Associazione Musicale Silesia APS, con Michele Calabrese alla guida dell&#8217;organizzazione.</p>



<p>La manifestazione ha avuto come obiettivo quello di creare uno spazio concreto per i giovani artisti, mettendoli in contatto con professionisti e offrendo loro occasioni di crescita, confronto e visibilità.</p>



<p>La finalissima di Ascea Marina è stata presentata da Enza Ruggiero e Fabio Bacco, mentre il programma ha visto la partecipazione di numerosi ospiti e realtà artistiche.</p>



<p><strong>Un&#8217;esperienza certificata ufficialmente</strong></p>



<p>La partecipazione di Anna La Croce è stata inoltre certificata ufficialmente dalla Direzione artistica del Festival attraverso un&#8217;attestazione rilasciata l&#8217;11 agosto 2026, nella quale viene riconosciuto il suo doppio ruolo di Ospite Artistica e Componente della Giuria nella semifinale di Agripaestum e nella finale di Ascea Marina.</p>



<p>Per Anna La Croce, il Festival “Note e Giovani Promesse 2026” rappresenta dunque una nuova tappa di un percorso che unisce arte, formazione, insegnamento e impegno sociale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Benedetta Vuocolo è la prima miss Marina di Camerota</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/benedetta-vuocolo-e-la-prima-miss-marina-di-camerota/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 12:59:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[miss marina di camerota]]></category>
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					<description><![CDATA[È Benedetta Vuocolo la vincitrice della prima edizione di “Miss Marina di Camerota”, andata in scena martedì 18 agosto sulla terrazza del molo di sopraflutto del porto di Marina di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È Benedetta Vuocolo la vincitrice della prima edizione di “Miss Marina di Camerota”, andata in scena martedì 18 agosto sulla terrazza del molo di sopraflutto del porto di Marina di Camerota. Una serata che ha fatto registrare una grande partecipazione di pubblico e che ha visto 19 concorrenti contendersi le fasce dedicate alla località e ad alcuni dei luoghi simbolo del territorio.</p>



<p>La manifestazione si è aperta con l’ingresso in passerella di tutte le partecipanti, insieme, con la maglietta ufficiale dell’evento. Successivamente le concorrenti si sono presentate al pubblico e alla giuria attraverso tre differenti uscite: la prima in costume, la seconda con look aperitivo e l’ultima in abito da sera.</p>



<p>A scandire i diversi momenti della competizione sono stati gli intermezzi musicali affidati alla voce di Gabriella Mosca, che si è esibita interpretando diversi brani. La conduzione della serata è stata affidata a Imma Cirillo.</p>



<p>A valutare le 19 concorrenti una giuria composta da giornalisti e professionisti del settore, chiamata ad esprimere il proprio giudizio al termine delle diverse uscite.</p>



<p>Al termine della serata, Benedetta Vuocolo è stata proclamata Miss Marina di Camerota e incoronata dal sindaco Mario Salvatore Scarpitta. La fascia di Miss Cala Bianca è andata a Benedetta Nacci, mentre Roberta Rizzuti è stata eletta Miss Infreschi.</p>



<p>A Letizia D’Alessio è andato invece il titolo di Miss InCamerota Social. Parallelamente alla manifestazione, infatti, è stato organizzato un contest sui social con le fotografie di tutte le concorrenti. A scegliere la vincitrice è stato direttamente il pubblico attraverso i “Mi piace”: Letizia D’Alessio è risultata la più votata.</p>



<p>L’evento è stato organizzato dall’assessore alla Cultura, Turismo e Spettacolo del Comune di Camerota, Teresa Esposito, con la collaborazione dei ragazzi di “Quelli del Carnevale”: Ilenia, Antonio, Mauro, Michele e Raffaelina.</p>



<p>Per tutte e quattro le ragazze premiate l’esperienza proseguirà adesso su un nuovo palcoscenico. Benedetta Vuocolo, Benedetta Nacci, Roberta Rizzuti e Letizia D’Alessio hanno conquistato l’accesso a Miss Parco del Cilento, in programma domenica 23 agosto ad Ascea.</p>



<p>La prima edizione di Miss Marina di Camerota si chiude dunque con un importante riscontro in termini di pubblico e partecipazione, trasformando per una sera la terrazza del porto in una passerella e legando l&#8217;iniziativa alla promozione delle bellezze e dei luoghi simbolo del territorio comunale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’intarsio sorrentino: un’arte fatta di legno, pazienza e tradizione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lintarsio-sorrentino-unarte-fatta-di-legno-pazienza-e-tradizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 10:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[intarsio sorrentino]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono mestieri che non sono soltanto mestieri. Raccontano un territorio, ne custodiscono la memoria e, attraverso gesti tramandati di generazione in generazione, ne portano l’identità oltre i confini. È [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci sono mestieri che non sono soltanto mestieri. Raccontano un territorio, ne custodiscono la memoria e, attraverso gesti tramandati di generazione in generazione, ne portano l’identità oltre i confini. È il caso dell’<strong>intarsio sorrentino</strong>, una delle espressioni più raffinate dell’artigianato della Penisola sorrentina.</p>



<p>La tarsia lignea nasce dall’accostamento di piccoli elementi di legno di essenze, colori e venature differenti, fino a comporre immagini e decorazioni che ricordano, per precisione e ricchezza dei dettagli, vere e proprie opere pittoriche. Il legno diventa così una tavolozza naturale: noce, ulivo, arancio, ebano e altre essenze vengono selezionate e lavorate per ottenere contrasti, sfumature e profondità.</p>



<p>La tradizione sorrentina conosce una particolare affermazione nell’Ottocento. Intorno al 1830, l’ebanista <strong>Antonino Damora</strong> contribuisce allo sviluppo della tecnica destinata a caratterizzare la produzione locale, basata inizialmente sul contrasto tra il noce e l’arancio e sull’utilizzo di incisioni riempite di stucco nero. In quegli anni Sorrento diventa uno dei principali centri italiani della lavorazione artistica del legno.</p>



<p>È anche il periodo in cui la città entra sempre più stabilmente nei percorsi del <strong>Grand Tour</strong>. Viaggiatori, artisti e aristocratici europei arrivano in Penisola attratti dai paesaggi, dal clima e dalla storia, ma anche dalle produzioni delle botteghe locali. L’intarsio diventa così uno dei souvenir più preziosi da portare a casa.</p>



<p>Dai grandi mobili si passa progressivamente a oggetti più piccoli e facilmente trasportabili: <strong>cofanetti, scatole, cornici, specchi, tavoli, scrittoi e piccoli complementi d’arredo</strong>. Sui manufatti compaiono paesaggi della costiera, motivi floreali, scene della vita quotidiana, immagini della tradizione popolare e soprattutto la <strong>Tarantella</strong>, destinata a diventare una delle raffigurazioni più riconoscibili della tarsia sorrentina.</p>



<p>Dietro la superficie lucida di una scatola o di un mobile c’è però un lavoro lungo e complesso. Il disegno deve essere trasferito sul legno, le diverse essenze tagliate con precisione e successivamente ricomposte. Le sfumature possono essere ottenute attraverso tecniche tradizionali, tra cui la bruciatura nella sabbia calda. Un procedimento che richiede manualità, pazienza e una conoscenza profonda del materiale.</p>



<p>La grande stagione dell&#8217;intarsio lascia a Sorrento un patrimonio artistico ancora oggi conservato nelle collezioni del <strong>Museo Correale</strong>, dove è possibile seguire l&#8217;evoluzione della tarsia locale attraverso mobili e manufatti di particolare pregio. Tra questi spicca il monumentale <em>Secrétaire à dos d’âne</em> realizzato dal maestro Giuseppe Gargiulo tra il 1900 e il 1910: un&#8217;opera che testimonia il livello di complessità raggiunto dagli artigiani sorrentini.</p>



<p>La tradizione si lega anche alla formazione professionale. Nel 1886 nasce la <strong>Real Scuola d&#8217;Arte</strong>, destinata a formare le nuove generazioni di artigiani nell&#8217;intaglio e nell&#8217;intarsio. Una storia che prosegue, con forme naturalmente diverse, nell&#8217;attività dell&#8217;Istituto Superiore “Francesco Grandi” di Sorrento.</p>



<p>Oggi il contesto è cambiato. La produzione non ha più i numeri della grande stagione ottocentesca e le botteghe artigiane devono confrontarsi con prodotti industriali e imitazioni a basso costo. Ma proprio per questo il valore dell&#8217;intarsio autentico risiede ancora di più nel <strong>tempo necessario per realizzarlo e nella manualità che contiene</strong>.</p>



<p>L&#8217;artigiano non si limita a decorare un oggetto: sceglie le essenze, interpreta le venature, costruisce il disegno e ricompone pazientemente ogni singolo elemento. Ogni pezzo porta quindi con sé una parte del lavoro di chi lo ha realizzato e, insieme, una parte della storia del territorio.</p>



<p>È questa la forza dell&#8217;intarsio sorrentino: essere riuscito a trasformare il legno in un racconto di Sorrento. Un racconto fatto di colori naturali, paesaggi, tradizioni e gesti antichi che ancora oggi, nelle botteghe della Penisola, continuano a trovare nuove forme per non andare perduti.</p>



<p>(Foto da <a href="https://fondazionesorrento.com/event/mostra-permanente-intarsio-sorrentino-villa-fiorentino/" data-type="link" data-id="https://fondazionesorrento.com/event/mostra-permanente-intarsio-sorrentino-villa-fiorentino/">qui</a>)</p>



<p></p>
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		<title>Giochi da fare in vacanza, le idee per divertirsi senza smartphone</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giochi-da-fare-in-vacanza-le-idee-per-divertirsi-senza-smartphone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 11:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[estate senza smartphone]]></category>
		<category><![CDATA[giochi da fare in vacanza]]></category>
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					<description><![CDATA[Le vacanze sono il momento ideale per rallentare, staccare dalla routine e concedersi qualche ora lontano dallo schermo. Ma quando il telefono resta in borsa e non ci sono notifiche [...]]]></description>
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<p>Le vacanze sono il momento ideale per rallentare, staccare dalla routine e concedersi qualche ora lontano dallo schermo. Ma quando il telefono resta in borsa e non ci sono notifiche da controllare, può capitare di non sapere come riempire il tempo. La soluzione? Tornare ai giochi più semplici, quelli che non richiedono connessione, batterie o applicazioni e che possono coinvolgere bambini, ragazzi, adulti e nonni.</p>



<p>Dalla spiaggia alla montagna, passando per una casa di vacanza o una serata in compagnia, le possibilità sono tante. E spesso bastano carta e penna, un mazzo di carte o semplicemente la voglia di stare insieme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Carte: un grande classico che non passa mai di moda</h2>



<p>Un mazzo di carte è probabilmente uno degli oggetti più versatili da mettere in valigia. Si può giocare in pochi o in gruppo, scegliendo tra giochi semplici e partite più strategiche. Scopa, briscola, tressette, scala quaranta e solitario permettono di adattare il passatempo all&#8217;età e al numero dei partecipanti.</p>



<p>Per i più piccoli si possono invece inventare giochi di memoria o semplici sfide basate sul riconoscimento delle carte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giochi di parole: basta una penna</h2>



<p>Carta e penna possono trasformarsi in un passatempo per interi pomeriggi. Una delle possibilità più immediate è la classica “Nomi, cose, città”, con categorie che possono essere ampliate a piacere: animali, mestieri, film, personaggi famosi, cibi, località di vacanza.</p>



<p>Un&#8217;altra idea è il gioco delle parole concatenate: una persona pronuncia una parola e la successiva deve iniziare con l&#8217;ultima lettera, oppure con l&#8217;ultima sillaba, della parola precedente. Per rendere la sfida più interessante si possono stabilire categorie e limiti di tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Indovinelli e quiz per tutte le generazioni</h2>



<p>Non serve preparare un vero e proprio gioco da tavolo per organizzare un quiz. Si possono creare domande su cinema, musica, sport, geografia, storia o curiosità, dividendo i partecipanti in squadre.</p>



<p>Una formula divertente è quella del quiz a tema familiare: domande sui viaggi fatti insieme, sui ricordi d&#8217;infanzia o sulle abitudini dei componenti della famiglia. In questo modo il gioco diventa anche un&#8217;occasione per raccontare episodi e storie che magari non vengono più ricordati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giochi da fare in spiaggia</h2>



<p>La spiaggia offre già tutto ciò che serve per divertirsi senza tecnologia. Racchettoni, bocce e giochi con la palla sono adatti a diverse età e possono coinvolgere più persone.</p>



<p>Per chi preferisce qualcosa di più tranquillo, si può organizzare una gara di costruzioni con la sabbia, una sfida fotografica… senza fotografare: l&#8217;obiettivo sarà semplicemente osservare e individuare particolari del paesaggio, oppure una gara di castelli e sculture, lasciando spazio alla fantasia.</p>



<p>Anche una semplice passeggiata può diventare un gioco: si può cercare il primo oggetto di un determinato colore, individuare conchiglie dalle forme particolari o provare a riconoscere piante e animali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giochi di società: la soluzione per le serate</h2>



<p>In valigia può trovare posto anche un piccolo gioco da tavolo. Dama, scacchi, domino, Forza 4 e giochi di percorso sono adatti a momenti diversi e possono essere scelti in base all&#8217;età dei partecipanti.</p>



<p>Per una serata in famiglia funzionano bene anche i giochi che prevedono associazioni di parole, disegni, mimica e memoria. Il vantaggio è che non esiste un&#8217;età precisa per iniziare: spesso sono proprio le differenze tra generazioni a rendere le partite più divertenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il gioco delle storie</h2>



<p>Un&#8217;attività che non richiede alcun materiale è inventare una storia tutti insieme. Il primo partecipante comincia con una frase, il secondo aggiunge un elemento e così via. La storia può diventare surreale, comica o avventurosa.</p>



<p>Per i bambini è un modo per stimolare fantasia e linguaggio, mentre per gli adulti può trasformarsi in una sfida creativa. Una variante consiste nell&#8217;estrarre casualmente tre parole e costruire una storia che le contenga tutte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giochi di osservazione e memoria</h2>



<p>Anche aspettare l&#8217;autobus, viaggiare in auto o stare seduti al bar può diventare un&#8217;occasione per giocare. Si può scegliere un oggetto da osservare per alcuni secondi e poi chiedere agli altri di ricordarne i dettagli, oppure fare una gara per individuare determinati elementi nel paesaggio.</p>



<p>Un&#8217;altra idea è il “vedo qualcosa che tu non vedi”: un partecipante sceglie un oggetto visibile e fornisce alcuni indizi, mentre gli altri devono indovinarlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché riscoprire il gioco senza schermi</h2>



<p>Stare qualche ora senza cellulare non significa semplicemente rinunciare alla tecnologia. Può essere un modo per recuperare conversazioni, attenzione e tempo condiviso. I giochi permettono di coinvolgere persone di età diverse, favoriscono la socialità e, soprattutto, non richiedono una connessione Internet.</p>



<p>La vacanza può quindi diventare anche un&#8217;occasione per sperimentare una piccola “disconnessione” quotidiana: telefoni lontani per un&#8217;ora, un tavolo, qualche carta, una penna o semplicemente la voglia di giocare. Per combattere la noia, spesso non serve altro.</p>
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		<title>Moda, spettacolo, musica, territorio: Miss Sud 2026 fa tappa a Felitto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/moda-spettacolo-musica-territorio-miss-sud-2026-fa-tappa-a-felitto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 09:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Felitto]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[miss sud 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[Il tour di Miss Sud 2026 torna nel cuore del Cilento. Dopo le selezioni di Corleto Monforte e Moliterno, il concorso nazionale ideato dal patron Gino Stabile farà tappa mercoledì [...]]]></description>
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<p>Il tour di Miss Sud 2026 torna nel cuore del Cilento. Dopo le selezioni di Corleto Monforte e Moliterno, il concorso nazionale ideato dal patron Gino Stabile farà tappa mercoledì 19 agosto a Felitto (Salerno) per una delle serate più attese dell&#8217;estate. La selezione assegnerà importanti fasce valide per l&#8217;accesso alla finalissima nazionale del 5 e 6 settembre a Roccadaspide, ma il tour farà ancora tappa il 29 agosto a San Chirico Raparo (Potenza) prima dell&#8217;atto conclusivo.</p>



<p>Il concorso, giunto alla sua diciassettesima edizione, continua a portare nelle piazze del Mezzogiorno un format capace di unire moda, spettacolo, musica e valorizzazione dei territori, offrendo alle giovani partecipanti un&#8217;importante opportunità di crescita e visibilità.</p>



<p>Nella suggestiva cornice del borgo cilentano sfileranno le concorrenti provenienti da diverse province del Sud Italia, chiamate a conquistare le prestigiose fasce di Miss Sud e Ragazza in Jeans, valide per l&#8217;accesso all&#8217;atto conclusivo della manifestazione. Una giuria qualificata valuterà non solo eleganza e portamento, ma anche personalità, spontaneità e capacità comunicative, elementi che da sempre caratterizzano la filosofia del concorso.</p>



<p>Come in ogni appuntamento del tour, anche la serata di Felitto sarà arricchita da momenti di spettacolo, musica dal vivo, ospiti e intrattenimento, trasformando la selezione in un evento aperto a tutta la comunità e ai numerosi visitatori che in agosto animano il Cilento. Un&#8217;occasione per promuovere il territorio attraverso uno spettacolo capace di coinvolgere famiglie, giovani e appassionati.</p>



<p>Miss Sud, nata nel 2009, negli anni ha saputo affermarsi come una delle manifestazioni dedicate alla bellezza più seguite del Mezzogiorno, diventando una vera palestra per tante ragazze che hanno poi intrapreso percorsi nel mondo della moda, della televisione e dello spettacolo. Accanto all&#8217;aspetto artistico, il concorso rinnova anche il proprio impegno sociale con la campagna &#8220;Miss Sud dice No alla violenza sulle donne&#8221;, messaggio che accompagna tutte le tappe del tour e rappresenta uno dei valori distintivi della manifestazione.</p>



<p>Dopo Felitto, il tour farà ancora tappa sabato 29 agosto a San Chirico Raparo, in Basilicata, ultimo appuntamento del calendario prima del gran finale del 5 e 6 settembre a Roccadaspide, quando saranno proclamate le nuove regine di Miss Sud 2026.</p>
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		<title>Claudio David torna a Matonti e annuncia un libro sulle sue radici: «Il Cilento è fede, cultura e tradizione»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/claudio-david-torna-a-matonti-e-annuncia-un-libro-sulle-sue-radici-il-cilento-e-fede-cultura-e-tradizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 10:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Laureana Cilento]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[claudio david]]></category>
		<category><![CDATA[matonti]]></category>
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					<description><![CDATA[Per lo showman Claudio David, il Ferragosto non è stato soltanto una giornata di festa, ma un vero e proprio ritorno alle origini. Da Roma, città in cui vive e [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per lo showman Claudio David, il Ferragosto non è stato soltanto una giornata di festa, ma un vero e proprio ritorno alle origini. Da Roma, città in cui vive e lavora, Claudio ha scelto di raggiungere Matonti, frazione di Laureana Cilento, per trascorrere il 15 agosto insieme alla propria famiglia, riunitasi per l&#8217;occasione da diverse parti d&#8217;Italia. Una scelta dal forte valore affettivo, perché il Cilento rappresenta una parte importante della storia familiare di Claudio. </p>



<p>Sua madre, Ines Maria Corradino, e i nonni materni, Carmela e Pasquale, erano infatti cilentani. Tornare in questi luoghi significa dunque ritrovare non soltanto un territorio, ma anche una memoria familiare fatta di persone, tradizioni, profumi e ricordi. Il Ferragosto è stato vissuto nel modo più autentico: insieme. Una grande tavolata ha riunito parenti arrivati da varie parti d&#8217;Italia, trasformando il pranzo in un momento di condivisione, racconti, risate e ricordi. Una di quelle giornate in cui il tempo sembra rallentare e ci si ricorda quanto sia prezioso ritrovarsi attorno allo stesso tavolo. Tra le colline di Matonti, circondati da uliveti, fichi, fichi d&#8217;India e dalla bellezza del paesaggio cilentano, con lo sguardo che arriva fino al mare, la famiglia ha celebrato insieme il giorno dell&#8217;Assunzione di Maria al cielo, una ricorrenza profondamente radicata nella tradizione cristiana italiana e particolarmente sentita nelle comunità del territorio. </p>



<p>È proprio questo il significato che Claudio David ha voluto dare al suo Ferragosto: riscoprire il valore della famiglia e delle tradizioni, senza lasciare che la frenesia della vita moderna faccia dimenticare ciò che davvero unisce. E proprio pensando a questa eredità, Claudio annuncia anche un nuovo progetto editoriale che nascerà nei prossimi mesi. </p>



<p>«<em>Nei prossimi giorni inizierò la stesura di un libro</em> – racconta Claudio David – <em>nel quale voglio provare a tramandare ai lettori di tutte le generazioni la bellezza di ciò che ho vissuto da sempre in questi luoghi. Il Cilento per me è fede, cultura, natura, tradizione, ma anche divertimento, convivialità e quella capacità straordinaria di stare insieme che appartiene alla nostra gente. Vorrei raccontare tutto questo affinché chi leggerà possa conoscere e, magari, innamorarsi di un modo di vivere che rischia di essere dimenticato</em>». </p>



<p>Un libro che, nelle intenzioni di Claudio, non vuole essere soltanto un racconto personale, ma una sorta di testimonianza da consegnare alle nuove generazioni: la memoria di un territorio attraverso gli occhi di chi lo ha vissuto, respirato e amato fin dall&#8217;infanzia. In un&#8217;epoca in cui spesso si corre senza fermarsi, ritrovarsi tutti insieme diventa quasi un atto di resistenza alla solitudine e alla distanza. Una tavola apparecchiata, le persone care sedute una accanto all&#8217;altra, le storie che tornano a essere raccontate e le generazioni che si incontrano sono gesti semplici, ma capaci di custodire un patrimonio umano che non dovrebbe andare perduto. </p>



<p>Per Claudio, quel paesaggio ha anche il sapore della memoria. Tra quelle colline e quegli ulivi sembra riaffiorare il legame con sua madre Ines e con i nonni Carmela e Pasquale: una continuità affettiva che attraversa le generazioni e che trova nella famiglia il proprio punto di incontro. Roma rappresenta il presente, il lavoro, gli impegni e i progetti. Il Cilento rappresenta invece una parte dell&#8217;anima e delle radici. E così il Ferragosto diventa anche un viaggio dentro se stessi: tornare là dove sono cominciate alcune delle storie che hanno contribuito a costruire la propria identità. </p>



<p>Un momento di pausa prima di ripartire con nuovi impegni professionali. Tra questi, un appuntamento televisivo particolarmente atteso: il 18 agosto Claudio David sarà ospite di Emanuela Tittocchia, insieme a Roberto Giacobbo, nel programma “A casa di Emy”, in onda sul canale nazionale Alma TV. Un&#8217;estate, dunque, tra televisione, spettacolo e nuovi progetti, ma con una certezza che rimane immutata: le proprie radici non si dimenticano. E forse il modo più bello per onorarle è proprio questo: tornare a casa, sedersi a tavola con la propria famiglia e riscoprire, insieme, la bellezza delle cose semplici. A Matonti, nel cuore del Cilento, il Ferragosto di Claudio David è stato soprattutto questo: un abbraccio alle proprie origini, alla famiglia e alla tradizione.</p>
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		<title>Forme, materiali e creatività: il nuovo volto dei tavolini da salotto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/forme-materiali-e-creativita-il-nuovo-volto-dei-tavolini-da-salotto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 12:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[tavolini da salotto]]></category>
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					<description><![CDATA[Piccoli per dimensioni, ma sempre più importanti nella definizione dello stile di un ambiente: i tavolini da salotto sono veri e propri elementi di design, capaci di unire funzionalità, ricerca [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Piccoli per dimensioni, ma sempre più importanti nella definizione dello stile di un ambiente: i tavolini da salotto sono veri e propri elementi di design, capaci di unire funzionalità, ricerca estetica e lavorazione artigianale.</p>



<p>Nel living il tavolino non è più soltanto un piano d’appoggio. Può diventare il dettaglio che completa l’arredamento, creare un punto di equilibrio tra divano, poltrone e tappeti oppure introdurre un elemento di contrasto attraverso materiali, forme e finiture differenti.</p>



<p><strong>Legno, metallo, vetro e pietra</strong> sono tra i materiali più utilizzati, spesso combinati tra loro. Il legno valorizza il lavoro artigianale e le caratteristiche naturali della materia, mentre il metallo permette soluzioni più leggere e contemporanee. Il vetro contribuisce invece a dare maggiore luminosità e continuità visiva agli spazi; marmo e altre pietre possono aggiungere carattere e una dimensione più materica.</p>



<p>Anche le forme raccontano una precisa idea progettuale. Accanto ai tradizionali tavolini rettangolari trovano spazio modelli rotondi, ovali, organici e composizioni di più elementi di diverse altezze. Una soluzione particolarmente versatile è quella dei tavolini sovrapponibili o componibili, che possono essere utilizzati insieme oppure separati a seconda delle esigenze.</p>



<p>Per l’artigianato, il tavolino rappresenta inoltre un oggetto nel quale la cura del dettaglio può emergere con particolare evidenza. Bordi lavorati, incastri, intarsi, superfici trattate a mano e finiture personalizzate permettono di trasformare un complemento d’arredo in un pezzo caratterizzato dall’unicità della lavorazione.</p>



<p>La scelta, però, non dovrebbe basarsi soltanto sull&#8217;estetica. Dimensioni e proporzioni devono essere rapportate al divano e allo spazio disponibile, lasciando sufficienti passaggi e garantendo un utilizzo agevole del piano. Anche l’altezza è importante: un tavolino troppo basso o troppo alto rispetto alla seduta può risultare poco pratico.</p>



<p>Sempre più spesso, dunque, il progetto del living parte dalla ricerca di un equilibrio tra <strong>funzione, materiali e identità</strong>. In questo contesto il tavolino da salotto, pur restando un complemento, può assumere un ruolo centrale: un oggetto quotidiano nel quale design e artigianato riescono a incontrarsi e a dare personalità all&#8217;ambiente.</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Il lavoro ci segue anche in vacanza: perché facciamo sempre più fatica a disconnetterci</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-lavoro-ci-segue-anche-in-vacanza-perche-facciamo-sempre-piu-fatica-a-disconnetterci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 09:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[disconnessione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[vacanza]]></category>
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					<description><![CDATA[La valigia è chiusa, il volo è partito, il telefono dovrebbe restare in modalità silenziosa. Eppure, per molti, la pausa dal lavoro non coincide più con una vera pausa. Una [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La valigia è chiusa, il volo è partito, il telefono dovrebbe restare in modalità silenziosa. Eppure, per molti, la pausa dal lavoro non coincide più con una vera pausa. Una notifica, una mail, una richiesta arrivata su una chat aziendale possono bastare a riportare la mente alla scrivania anche quando la scrivania è a centinaia di chilometri di distanza.</p>



<p>Il fenomeno è ormai parte delle nuove abitudini professionali. Lo smartphone ha reso possibile lavorare praticamente ovunque e, allo stesso tempo, ha reso molto più difficile stabilire dove finisca l&#8217;attività professionale e dove cominci il tempo personale. Durante le vacanze questa sovrapposizione diventa ancora più evidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vacanza con il telefono in mano</h2>



<p>Non è necessariamente una telefonata urgente a rovinare una giornata al mare. A volte basta un controllo veloce della posta elettronica, una notifica visualizzata per errore o la curiosità di sapere cosa sta succedendo in ufficio.</p>



<p>Il problema è che l&#8217;attenzione viene continuamente richiamata verso il lavoro. Anche quando non si risponde, il semplice fatto di sapere che potrebbe arrivare una richiesta mantiene una parte della mente in stato di allerta.</p>



<p>La tecnologia, nata anche per rendere più flessibile l&#8217;organizzazione del lavoro, ha così modificato il confine tra disponibilità e tempo libero. Una connessione permanente offre indubbi vantaggi, ma può trasformare ogni momento della giornata in una potenziale finestra lavorativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mito della persona sempre efficiente</h2>



<p>A complicare la situazione c&#8217;è anche un cambiamento culturale. Essere impegnati, produttivi e veloci nel rispondere è diventato per molti un segnale di affidabilità.</p>



<p>Da qui nasce una sorta di automatismo: se arriva un messaggio, si risponde; se compare una mail, si controlla; se qualcuno chiede qualcosa, si cerca di risolverla. Anche in vacanza.</p>



<p>Il risultato è un paradosso. Ci si allontana fisicamente dall&#8217;ambiente professionale, ma si continua a portarselo dietro attraverso lo smartphone. La pausa diventa quindi soltanto geografica, mentre mentalmente si rimane collegati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il riposo diventa difficile</h2>



<p>Riposarsi non significa semplicemente non essere seduti davanti a un computer. Il recupero richiede anche la possibilità di interrompere temporaneamente l&#8217;attenzione verso compiti, scadenze e problemi.</p>



<p>Una vacanza continuamente interrotta dalle incombenze professionali rischia quindi di perdere parte della sua funzione. Non perché qualche minuto dedicato a una mail renda automaticamente inutile un viaggio, ma perché la disponibilità costante può impedire di raggiungere quella distanza psicologica necessaria per staccare davvero.</p>



<p>Ecco perché il vero lusso contemporaneo potrebbe essere qualcosa di molto meno appariscente di una suite vista mare: poter essere irreperibili per qualche ora senza sentirsi in colpa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La reperibilità come abitudine</h2>



<p>Il confine è particolarmente sottile per chi lavora in modalità ibrida o da remoto. Se il computer può essere aperto dalla cucina di casa, dalla camera d&#8217;albergo o da una terrazza sul mare, anche il concetto stesso di luogo di lavoro diventa più sfumato.</p>



<p>Durante l&#8217;anno questa flessibilità può essere preziosa. In vacanza, però, può trasformarsi in una tentazione difficile da gestire: «Faccio solo una cosa e poi torno al mio tempo libero».</p>



<p>Quella singola attività può diventare una serie di messaggi, una riunione improvvisata, una questione da risolvere. E il tempo destinato al riposo finisce per essere frammentato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Imparare a non rispondere</h2>



<p>Disconnettersi non significa necessariamente rinunciare alla tecnologia. Può significare, più semplicemente, stabilire dei confini.</p>



<p>Disattivare le notifiche, delegare le questioni realmente urgenti, comunicare con chiarezza il periodo di assenza e stabilire chi può essere contattato in caso di necessità sono piccoli accorgimenti che aiutano a rendere effettiva la pausa.</p>



<p>Ma c&#8217;è anche una componente personale. Bisogna accettare che non tutto richieda una risposta immediata e che, durante le ferie, non essere disponibili non equivalga a essere irresponsabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova frontiera del lusso</h2>



<p>In una quotidianità fatta di notifiche, messaggi istantanei e agende sempre piene, il tempo non connesso assume un valore particolare.</p>



<p>Per questo le vacanze possono diventare anche un&#8217;occasione per recuperare un rapporto diverso con la tecnologia. Non necessariamente una fuga totale dal digitale, ma la possibilità di scegliere quando esserci e quando no.</p>



<p>Per qualche giorno, il vero privilegio potrebbe allora essere molto semplice: non avere nulla da controllare, nessuno a cui rispondere e nessuna sensazione di urgenza da inseguire.</p>



<p>Perché una vacanza comincia davvero non quando si chiude la porta dell&#8217;ufficio, ma quando la mente smette di tornarci continuamente.</p>
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		<item>
		<title>A Niccolò Fabi il premio alla carriera Botteghe d’autore 2026</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/a-niccolo-fabi-il-premio-alla-carriera-botteghe-dautore-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 15:49:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Albanella]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[botteghe d'autore]]></category>
		<category><![CDATA[niccolò fabi]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono carriere che si misurano in dischi, concerti, classifiche e riconoscimenti. E poi ci sono quelle che, con il passare degli anni, finiscono per misurarsi soprattutto in quello che [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci sono carriere che si misurano in dischi, concerti, classifiche e riconoscimenti. E poi ci sono quelle che, con il passare degli anni, finiscono per misurarsi soprattutto in quello che hanno lasciato nelle persone. Quella di Niccolò Fabi appartiene probabilmente alla seconda categoria.</p>



<p>Il 30 agosto il cantautore romano riceverà ad Albanella, in provincia di Salerno, il Premio alla Carriera Botteghe d’Autore 2026, in occasione della ventesima edizione della manifestazione dedicata alla canzone d’autore. Una scelta che arriva dopo quasi trent&#8217;anni di musica e che riconosce un percorso artistico capace di attraversare stagioni, linguaggi e trasformazioni senza perdere la propria identità.</p>



<p>Fabi salirà sul palco nella serata conclusiva del festival, dove, oltre al riconoscimento, proporrà al pubblico un mini-set acustico. Sarà un momento particolarmente significativo all&#8217;interno di una manifestazione che da vent&#8217;anni guarda alla canzone d&#8217;autore come a una forma di racconto, di ricerca e di incontro.</p>



<p>La storia musicale di Fabi è iniziata nel 1997, quando con <em>Capelli</em> si affaccia al grande pubblico attraverso Sanremo Giovani. Da allora il percorso è cambiato più volte. L&#8217;artista ha attraversato il pop, la scrittura d&#8217;autore, la dimensione più intima della canzone, fino a una ricerca musicale sempre più personale. Nel 2017 ha festeggiato i vent&#8217;anni di carriera con <em>Diventi Inventi 1997-2017</em>, mentre <em>Una somma di piccole cose</em> gli ha portato una nuova stagione di consenso e una Targa Tenco come miglior disco in assoluto.</p>



<p>Ma forse è proprio il tempo il filo più interessante della sua storia.</p>



<p>Perché Niccolò Fabi è uno di quegli artisti che hanno avuto la possibilità di cambiare insieme al proprio pubblico. Se all&#8217;inizio della carriera c&#8217;era la necessità di affermarsi, negli anni la sua musica ha progressivamente lasciato spazio a domande più profonde: il rapporto con gli altri, la fragilità, la perdita, la quotidianità, il valore delle piccole cose. Una scrittura che ha trovato nella maturità non un punto di arrivo, ma un nuovo modo di guardare il mondo.</p>



<p>E oggi il riconoscimento alla carriera arriva in un momento in cui Fabi continua a stare sul palco. Il calendario dell&#8217;estate 2026 lo vede impegnato in diverse date italiane, tra cui anche Zafferana Etnea e Agrigento, prima degli appuntamenti di settembre.</p>



<p>È questo forse il senso più interessante di un premio alla carriera: non necessariamente celebrare qualcosa che è finito, ma fermarsi per un momento a guardare la strada percorsa.</p>



<p>Ad Albanella, però, il riconoscimento a Fabi sarà anche parte di una storia più ampia. La ventesima edizione di Botteghe d&#8217;Autore quest&#8217;anno si intreccia con il Rotunnella Fest, manifestazione dedicata all&#8217;olio d&#8217;oliva e alla valorizzazione del territorio. Dal 28 al 30 agosto il centro storico di Albanella diventerà così un luogo di incontro tra musica, cultura, gastronomia e tradizioni locali.</p>



<p>È un accostamento solo apparentemente insolito: da una parte l&#8217;olio, prodotto della terra e della memoria; dall&#8217;altra la canzone d&#8217;autore, fatta di parole, suoni e memoria collettiva. Entrambi raccontano qualcosa che ha bisogno di tempo per maturare.</p>



<p>E forse è proprio qui che il premio a Niccolò Fabi trova il suo significato più bello.</p>



<p>Una carriera non è soltanto la somma degli anni trascorsi su un palco. È ciò che rimane quando quegli anni diventano parte della memoria di chi ascolta.</p>



<p>Il 30 agosto, ad Albanella, Fabi riceverà un premio per la strada già percorsa. Ma quella sera, davanti al pubblico, tornerà semplicemente a fare ciò che ha fatto per quasi trent&#8217;anni: prendere parole, silenzi e melodie e trasformarli in una storia da condividere.</p>



<p>(Foto Di Niccolò_Fabi.jpg Alessio Michelini from Barbara, Italyderivative work RanZag (talk) &#8211; Niccolò_Fabi.jpg, CC BY 2.0, httpscommons.wikimedia.orgwindex.phpcurid=16103021)</p>
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		<title>Bianco, oro e colori vitaminici: i look che esaltano l’abbronzatura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/bianco-oro-e-colori-vitaminici-i-look-che-esaltano-labbronzatura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 12:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[abbronzatura]]></category>
		<category><![CDATA[beachwear]]></category>
		<category><![CDATA[look estivi]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo le giornate al sole, anche il guardaroba può diventare un alleato per valorizzare l’incarnato. Dal bianco ai colori vitaminici, passando per oro, crochet e tessuti naturali: ecco come costruire [...]]]></description>
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<p>Dopo le giornate al sole, anche il guardaroba può diventare un alleato per valorizzare l’incarnato. Dal bianco ai colori vitaminici, passando per oro, crochet e tessuti naturali: ecco come costruire i look estivi che fanno risaltare l’abbronzatura. </p>



<p>L’estate ha una regola non scritta: quando la pelle si colora, anche il guardaroba cambia prospettiva. Alcuni colori sembrano acquistare intensità, i tessuti diventano più leggeri e gli outfit si fanno naturalmente più luminosi.</p>



<p>Per esaltare l’abbronzatura non servono necessariamente look elaborati. Al contrario, spesso sono proprio la semplicità e il contrasto cromatico a fare la differenza. Una camicia bianca, un abito colorato o pochi accessori metallici possono trasformare anche il più essenziale degli outfit.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il bianco, il grande classico</h2>



<p>È probabilmente il colore più immediato per mettere in risalto la pelle abbronzata. Il bianco crea un contrasto netto con l’incarnato e restituisce immediatamente un effetto luminoso.</p>



<p>Per il giorno funziona una <strong>camicia oversize in lino</strong>, magari abbinata a pantaloni morbidi o shorts. Per la sera, invece, un abito bianco dalle linee pulite può diventare il protagonista del look.</p>



<p>Anche il bianco panna e le tonalità avorio sono perfette per chi preferisce un contrasto più morbido e sofisticato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giallo, arancio e tonalità vitaminiche</h2>



<p>L&#8217;abbronzatura si presta particolarmente bene ai colori caldi e intensi. <strong>Giallo, arancio, corallo e rosso</strong> possono dare energia al look e sottolineare la componente dorata dell&#8217;incarnato.</p>



<p>Un abito midi arancio, un top giallo o anche soltanto una borsa in una tonalità accesa sono sufficienti per portare il colore al centro dell&#8217;outfit.</p>



<p>La regola è non esagerare: quando il colore è protagonista, il resto del look può rimanere essenziale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Azzurro e blu per il contrasto</h2>



<p>Se il bianco punta sulla luminosità, le tonalità fredde giocano invece sul contrasto.</p>



<p><strong>Azzurro, blu elettrico e turchese</strong> creano un effetto particolarmente estivo e funzionano bene sia sui look da spiaggia sia su quelli da aperitivo.</p>



<p>Un abito azzurro leggero, un completo in cotone o un semplice top abbinato a pantaloni bianchi possono diventare una soluzione facile da replicare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oro e accessori metallici</h2>



<p>L&#8217;abbronzatura e i dettagli dorati sono una combinazione quasi naturale.</p>



<p>Collane sottili, orecchini, bracciali e sandali metallici possono aggiungere luce senza appesantire l&#8217;insieme. Anche una piccola borsa dorata può trasformare un outfit basico in un look più ricercato.</p>



<p>Per il giorno meglio pochi dettagli; la sera si può osare con bijoux più importanti o con tessuti leggermente luminosi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Crochet, lino e tessuti naturali</h2>



<p>Non sono soltanto i colori a fare la differenza. Anche la materia contribuisce all&#8217;estetica estiva.</p>



<p><strong>Lino, cotone, crochet e tessuti leggeri</strong> valorizzano l&#8217;atmosfera della stagione e accompagnano bene l&#8217;incarnato abbronzato. Il crochet, in particolare, può essere utilizzato per top, gonne, abiti e copricostume, mentre il lino resta una delle scelte più versatili per costruire outfit freschi e sofisticati.</p>



<p>Una camicia di lino bianca lasciata morbida sopra un bikini, per esempio, è uno dei look più semplici e immediati dell&#8217;estate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Total look: quando la semplicità vince</h2>



<p>Un altro modo per valorizzare l&#8217;abbronzatura è puntare su un <strong>total look monocromatico</strong>.</p>



<p>Bianco, beige, terracotta, corallo o azzurro possono essere utilizzati dalla testa ai piedi, giocando eventualmente con diverse texture. Il risultato è elegante senza essere costruito.</p>



<p>E per chi preferisce tonalità neutre, anche una palette composta da sabbia, cammello e crema può funzionare: meno contrastata, ma perfettamente in sintonia con l&#8217;estetica estiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il dettaglio che completa tutto</h2>



<p>Il vero segreto, però, è non trasformare l&#8217;abbronzatura nell&#8217;unico elemento del look. Il punto di forza è <strong>creare armonia tra pelle, colori, tessuti e accessori</strong>.</p>



<p>E mentre il guardaroba può aiutare a valorizzare l&#8217;incarnato, la pelle va sempre protetta: l&#8217;abbronzatura più bella resta quella ottenuta senza rinunciare alla protezione solare.</p>



<p>Dunque sì al bianco, ai colori vitaminici, al lino e ai gioielli dorati. Ma soprattutto a look semplici, luminosi e capaci di raccontare l&#8217;estate senza bisogno di esagerare.</p>
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		<title>La ceramica vietrese verso la IGP: un marchio per difendere identità, tradizione e arte dalle imitazioni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-ceramica-vietrese-verso-la-igp-un-marchio-per-difendere-identita-tradizione-e-arte-dalle-imitazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 10:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[Vietri sul Mare]]></category>
		<category><![CDATA[ceramica vietrese]]></category>
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					<description><![CDATA[La ceramica vietrese compie un passo importante verso il riconoscimento e la tutela della propria identità. Con enorme soddisfazione, l’amministrazione civica di Vietri sul Mare, guidata dal sindaco Giovanni De [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La ceramica vietrese compie un passo importante verso il riconoscimento e la tutela della propria identità. Con enorme soddisfazione, l’amministrazione civica di Vietri sul Mare, guidata dal sindaco Giovanni De Simone, ha accolto la comunicazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy relativa alla decisione favorevole alla ceramica vietrese nell’ambito della fase nazionale della procedura di registrazione delle IGP per i prodotti artigianali e industriali.</p>



<p>Si tratta della prima decisione in assoluto per l’Italia nell’ambito di questa nuova procedura. Il provvedimento sarà ora trasmesso all’EUIPO, che proseguirà con l’iter di esame delle domande a livello europeo, finalizzato alla registrazione definitiva del titolo. Insieme alla ceramica di Vietri sul Mare hanno ottenuto esito positivo anche le richieste riguardanti il Vetro di Murano, il Merletto di Burano, il Corallo di Torre del Greco e il Cammeo di Torre del Greco.</p>



<p>Un risultato che assume un significato particolare per Vietri, dove la ceramica non rappresenta semplicemente una produzione artigianale, ma costituisce uno degli elementi più riconoscibili della storia e dell’identità del territorio.</p>



<p>«<em>È certamente una giornata storica per gli artigiani vietresi e per l’intera nostra comunità</em> – ha affermato il sindaco Giovanni De Simone – <em>con oggi si raccoglie un primo importante frutto grazie alla caparbietà di quanti hanno lavorato per raggiungere questo ambizioso traguardo</em>». Euforico anche l’assessore alla ceramica Daniele Benincasa: «<em>Non possiamo che essere felici per questa decisione che premia l’attività dei nostri artigiani e che pone una base solida per proteggere il prodotto vietrese dai continui tentativi di imitazioni da parte di sprovveduti imprenditori</em>».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una storia che nasce dalla terra</h2>



<p>Per comprendere il valore della ceramica vietrese bisogna guardare oltre il singolo oggetto. Ogni piatto, vaso, piastrella o elemento decorativo racchiude una parte della storia di Vietri sul Mare e del rapporto profondo che il paese ha costruito nei secoli con il Mediterraneo.</p>



<p>L’argilla, trasformata dalle mani dell’artigiano, diventa una superficie sulla quale prendono forma colori, motivi e immagini che richiamano il paesaggio della Costiera Amalfitana. Il blu del mare, il verde della vegetazione, il giallo del sole e i colori accesi della frutta e dei fiori sono entrati progressivamente nell’immaginario della ceramica vietrese, contribuendo a renderla immediatamente riconoscibile.</p>



<p>La forza di questa produzione sta proprio nella capacità di unire funzionalità e bellezza. Un oggetto di uso quotidiano può diventare contemporaneamente un elemento decorativo, un pezzo unico e una testimonianza della cultura locale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vietri e l’incontro con il mondo</h2>



<p>La ceramica vietrese ha conosciuto nel Novecento una fase di particolare fermento, anche grazie all’arrivo di artisti e ceramisti stranieri che trovarono in Costiera un ambiente creativo capace di stimolare nuove forme e sperimentazioni.</p>



<p>Questo incontro contribuì a rendere Vietri un importante centro internazionale della ceramica artistica. Artisti provenienti da diversi Paesi entrarono in contatto con gli artigiani locali, dando vita a contaminazioni tra linguaggi, tecniche e tradizioni.</p>



<p>La produzione vietrese riuscì così a conservare il legame con la tradizione senza rinunciare alla ricerca. È una caratteristica che ancora oggi rappresenta uno dei suoi punti di forza: la capacità di evolversi senza perdere il proprio carattere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il valore delle mani</h2>



<p>Dietro ogni manufatto c’è un processo nel quale la componente artigianale rimane fondamentale. La modellazione, la smaltatura, la decorazione e la cottura richiedono esperienza, precisione e conoscenza dei materiali.</p>



<p>È proprio questa componente umana a distinguere la ceramica artigianale dalla produzione industriale. Anche quando vengono utilizzate tecnologie moderne, il sapere dell’artigiano continua a essere determinante per il risultato finale.</p>



<p>Piccole differenze nella pennellata, nelle tonalità o nella superficie diventano così parte integrante dell’identità dell&#8217;oggetto. L&#8217;imperfezione, quando è il risultato di una lavorazione manuale, non rappresenta un difetto, ma una delle caratteristiche che rendono un pezzo autentico e irripetibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una tutela contro le imitazioni</h2>



<p>Il percorso verso il riconoscimento IGP assume quindi un valore che va oltre il prestigio del marchio. La tutela dell’indicazione geografica può rappresentare uno strumento importante per valorizzare il lavoro degli artigiani e difendere la specificità della produzione vietrese dalle imitazioni.</p>



<p>In un mercato nel quale prodotti industriali e riproduzioni possono facilmente richiamare forme, colori e motivi della tradizione locale, proteggere l’origine significa anche proteggere una comunità di artigiani, un patrimonio di competenze e un’economia legata al territorio.</p>



<p>La ceramica vietrese non è infatti soltanto un prodotto: è il risultato di una storia collettiva fatta di botteghe, fornaci, decoratori e generazioni che hanno trasmesso conoscenze e tecniche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una tradizione che guarda al futuro</h2>



<p>La sfida, adesso, è fare in modo che la tutela proceda insieme alla capacità di innovare. La tradizione artigianale non può rimanere immobile: per continuare a vivere deve essere trasmessa alle nuove generazioni, confrontarsi con il design contemporaneo e trovare nuovi mercati senza perdere la propria riconoscibilità.</p>



<p>Il possibile riconoscimento europeo rappresenta, in questo senso, un passaggio significativo. Per Vietri sul Mare può diventare un’occasione per rafforzare ulteriormente il legame tra artigianato, cultura e turismo e per far conoscere sempre di più una produzione che porta con sé i colori e l’identità della Costiera.</p>



<p>Dalle botteghe ai mercati internazionali, la ceramica vietrese continua così a raccontare un territorio attraverso la materia. È la storia di un’arte antica che, proprio perché sa rinnovarsi, può continuare a trovare spazio nel presente e a costruire il proprio futuro.</p>
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		<title>La valigia dell&#8217;estate 2026? Più smart, organizzata e pronta a tutto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-valigia-dellestate-2026-piu-smart-organizzata-e-pronta-a-tutto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 11:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[cosa mettere in valigia]]></category>
		<category><![CDATA[viaggiare]]></category>
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					<description><![CDATA[Dimmi cosa metti in valigia e ti dirò che viaggiatore sei. C&#8217;è chi non parte senza un power bank, chi controlla di avere lo zaino perfetto per un viaggio itinerante, [...]]]></description>
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<p>Dimmi cosa metti in valigia e ti dirò che viaggiatore sei. C&#8217;è chi non parte senza un power bank, chi controlla di avere lo zaino perfetto per un viaggio itinerante, chi organizza il bagaglio nei minimi dettagli e chi, prima ancora di scegliere la destinazione, pensa a come affrontare il caldo. Oggi la valigia non contiene solo vestiti: racconta un modo di viaggiare.</p>



<p>Lo conferma l&#8217;analisi di idealo, portale internazionale leader nella comparazione prezzi, che fotografa le ricerche online degli italiani in vista delle partenze estive. Tra accessori per organizzare il bagaglio, dispositivi tecnologici, prodotti per affrontare le alte temperature e soluzioni pensate per chi viaggia leggero, emerge un&#8217;identità precisa: le vacanze del 2026 sono sempre più pratiche, connesse e organizzate.</p>



<p><strong>Il travel starter pack essenziale delle vacanze parte dall&#8217;organizzazione</strong><br>Prima ancora di chiudere la valigia, cresce l&#8217;attenzione per tutto ciò che rende il viaggio più semplice. A luglio, gli accessori per borse registrano l&#8217;incremento più elevato dell&#8217;intera rilevazione (+112% rispetto al periodo precedente e +95% rispetto al 2025), seguiti da valigie e borse (+60%) e dai bagagli per moto (+15%).</p>



<p>Anche chi viaggia con bambini si organizza con maggiore anticipo: gli scaldabiberon portatili aumentano del +166% rispetto alle settimane precedenti e del +96% su base annua, mentre gli accessori per passeggini crescono del +16% e registrano un vero exploit rispetto allo scorso anno (+348%).</p>



<p><strong>Sempre connessi, anche in vacanza<br></strong>Che sia un weekend, un viaggio all&#8217;estero o un interrail attraverso l&#8217;Europa, la tecnologia continua a occupare un posto fisso in valigia.</p>



<p>Le ricerche di accessori per cuffie crescono del +66% rispetto al periodo precedente e del +170% rispetto allo scorso anno. Crescono anche custodie per tablet (+35%), tablet (+27%) e caricatori per telefoni cellulari (+10%).</p>



<p>Tra gli accessori ormai indispensabili spiccano i power bank, che rispetto allo stesso periodo del 2025 registrano un incremento del +194%, confermandosi uno dei prodotti simbolo dell&#8217;estate.</p>



<p><strong>Meno peso, più libertà: cresce il viaggio itinerante</strong><br>Viaggiare leggeri sembra essere la parola d&#8217;ordine. Le ricerche di zaini aumentano del +36% rispetto alla seconda metà di giugno e del +6% su base annua, mentre i sacchi a pelo registrano un incremento del +53%.</p>



<p>Cresce anche l&#8217;interesse per le torce frontali (+71% rispetto al periodo precedente e +36% sul 2025), accessorio sempre più associato a campeggi, escursioni e vacanze nella natura.</p>



<p>Nel complesso, il segmento dedicato ai viaggi con lo zaino in spalla registra una crescita del +33% rispetto alle settimane precedenti e del +53% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.</p>



<p><strong>Anche il caldo cambia il contenuto della valigia</strong><br>Le temperature estive influenzano anche le ricerche online. Le borse da spiaggia registrano una crescita del +66% rispetto al periodo precedente e di oltre il +500% rispetto al 2025, mentre le borracce aumentano del +20% rispetto a giugno e del +82% su base annua.</p>



<p>In aumento anche borse frigo (+12%) e frigoriferi portatili (+12%), prodotti che confermano come il comfort sia diventato una priorità anche durante gli spostamenti.</p>



<p>Le ricerche registrate da idealo raccontano un cambiamento che va oltre i singoli prodotti. Le vacanze degli italiani sono sempre più organizzate, leggere e connesse: ogni accessorio risponde a un&#8217;esigenza precisa, dalla praticità alla sostenibilità, dalla tecnologia al benessere.</p>



<p>Perché, in fondo, la valigia perfetta non è quella più piena, ma quella pensata meglio.</p>
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		<item>
		<title>Talento, stile e bellezza: Miss Sud 2026 parte da Corleto Monforte</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/talento-stile-e-bellezza-miss-sud-2026-parte-da-corleto-monforte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 09:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Corleto Monforte]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[concorso di bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[miss sud 2026]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
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					<description><![CDATA[Prende il via il tour estivo di Miss Sud 2026, il concorso nazionale ideato dal patron Gino Stabile che, da diciassette edizioni, valorizza il talento e la bellezza del Mezzogiorno. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Prende il via il tour estivo di Miss Sud 2026, il concorso nazionale ideato dal patron Gino Stabile che, da diciassette edizioni, valorizza il talento e la bellezza del Mezzogiorno. </p>



<p>Quattro gli appuntamenti in calendario tra Campania e Basilicata che accompagneranno le concorrenti verso la finalissima del 5 e 6 settembre a Roccadaspide, dove saranno assegnati gli ambiti titoli di Miss Sud e Ragazza in Jeans. Il concorso, nato nel 2009, rappresenta oggi una delle manifestazioni più seguite del Sud Italia, offrendo alle partecipanti un&#8217;importante vetrina nel mondo della moda, della televisione e dello spettacolo.</p>



<p>La prima tappa è in programma lunedì 10 agosto a Corleto Monforte (Salerno), dove il Parco della Rimembranza ospiterà la selezione provinciale con inizio alle ore 21. A condurre la serata sarà Stefania Cavaliere, affiancata da momenti di spettacolo, musica e intrattenimento con la partecipazione del dj Aniceto, del vocalist Angelo Azzurro, del format &#8220;Si balla e si canta in piazza&#8221; de I meravigliosi anni 90 e delle Veline di Miss Sud.</p>



<p>Il tour proseguirà domenica 16 agosto a Moliterno (Potenza), quindi farà ritorno in provincia di Salerno mercoledì 19 agosto a Felitto. L&#8217;ultima selezione prima della finale è in programma sabato 29 agosto a San Chirico Raparo (Potenza), dove saranno assegnati gli ultimi pass per l&#8217;atto conclusivo del concorso.<br>L&#8217;appuntamento conclusivo è fissato per sabato 5 e domenica 6 settembre a Roccadaspide, città simbolo del concorso, che accoglierà le vincitrici delle selezioni provenienti da tutto il Mezzogiorno. Due serate di gala durante le quali saranno incoronate le nuove regine di Miss Sud 2026 e Ragazza in Jeans, in una manifestazione che continua a distinguersi per l&#8217;attenzione alla personalità, alla spontaneità e al talento delle concorrenti, oltre che alla loro bellezza.</p>



<p>La partecipazione al concorso è gratuita e le iscrizioni sono aperte alle ragazze in possesso dei requisiti previsti dal regolamento. Un viaggio che, ancora una volta, unirà spettacolo, promozione del territorio e nuove opportunità per le giovani protagoniste del Sud.</p>
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			</item>
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		<title>Luca Cordero di Montezemolo sceglie Acciaroli: tappa nel Cilento a bordo del suo yacht</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/luca-cordero-di-montezemolo-sceglie-acciaroli-tappa-nel-cilento-a-bordo-del-suo-yacht/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 13:43:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Pollica]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[acciaroli]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[montezemolo]]></category>
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					<description><![CDATA[Visita nel Cilento per Luca Cordero di Montezemolo, che nelle scorse ore ha fatto tappa ad Acciaroli, approdando nel porto turistico a bordo del suo yacht “Itama 75”. L&#8217;ex presidente [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Visita nel Cilento per Luca Cordero di Montezemolo, che nelle scorse ore ha fatto tappa ad Acciaroli, approdando nel porto turistico a bordo del suo yacht “Itama 75”. L&#8217;ex presidente della Ferrari ha trascorso alcune ore nel borgo marinaro, passeggiando tra le caratteristiche stradine del centro storico e scegliendo uno dei ristoranti del paese per la cena. A chi l&#8217;ha fermato ha raccontato l&#8217;impressione positiva del borgo, di cui aveva un vago ricordo per una precedente tappa. La presenza di Montezemolo conferma il forte richiamo che Acciaroli continua a esercitare sul turismo di fascia alta e su personalità di primo piano del panorama nazionale e internazionale. Nelle scorse settimane, infatti, il borgo cilentano ha ospitato anche Giovanni Malagò, neo presidente della FIGC, giunto a bordo dello yacht &#8220;Joker&#8221;, e l&#8217;ambasciatore degli Stati Uniti in Italia Tilman J. Fertitta, approdato con il superyacht Boardwalk durante il suo tour lungo le coste italiane. Visite che testimoniano come Acciaroli sia sempre più una meta apprezzata per la sua bellezza, la riservatezza e la qualità dell&#8217;accoglienza.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Miss Universo Italia: Federica Noschese trionfa nella tappa di Vietri sul Mare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/miss-universo-italia-federica-noschese-trionfa-nella-tappa-di-vietri-sul-mare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 12:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[Vietri sul Mare]]></category>
		<category><![CDATA[miss universo italia]]></category>
		<category><![CDATA[vietri sul mare]]></category>
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					<description><![CDATA[Grande successo a Vietri sul Mare per la finale regionale di Miss Universo Italia, al termine della quale ha trionfato Federica Noschese, studentessa universitaria 19enne di Salerno. La giovane ha [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Grande successo a Vietri sul Mare per la finale regionale di Miss Universo Italia, al termine della quale ha trionfato Federica Noschese, studentessa universitaria 19enne di Salerno. La giovane ha conquistato giuria e pubblico per eleganza, carisma e presenza scenica, staccando così il pass per le fasi successive del prestigioso concorso di bellezza internazionale.</p>



<p>L&#8217;evento è stato promosso e organizzato dall’Associazione &#8220;In Campania&#8221; con il patrocinio del Comune di Vietri sul Mare e della Pro Loco ed ha visto una straordinaria partecipazione delle realtà associative del territorio. A rendere possibile la serata è stata infatti la sinergia con l’Associazione Ristoratori, l’Associazione Commercianti e l’associazione Vivere Vietri.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="684" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/miss-universe-vietri-1-1024x684.jpg" alt="" class="wp-image-255453" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/miss-universe-vietri-1-1024x684.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/miss-universe-vietri-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/miss-universe-vietri-1-768x513.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/miss-universe-vietri-1-1536x1027.jpg 1536w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/miss-universe-vietri-1.jpg 1616w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Una collaborazione a tutto tondo che ha trasformato la manifestazione in un importante momento di promozione turistica e valorizzazione per la perla della Costiera Amalfitana, confermando la capacità di fare rete tra le forze economiche, culturali e sociali della città.</p>



<p>Grande la soddisfazione espressa dalla giovane vincitrice salernitana, pronta a conciliare con impegno gli studi universitari e la strada nel mondo della moda, sostenuta dall&#8217;entusiasmo della comunità locale e degli organizzatori che hanno reso memorabile la tappa vietrese.</p>
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		<title>EXEMPLA, inaugurata a Napoli la mostra dedicata all’artigianato artistico campano</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/exempla-inaugurata-a-napoli-la-mostra-dedicata-allartigianato-artistico-campano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 10:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato artistico campano]]></category>
		<category><![CDATA[exempla]]></category>
		<category><![CDATA[stazione marittima napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[È stata inaugurata questa mattina, presso la Stazione Marittima di Napoli, “EXEMPLA – Il Grand Tour del Saper Fare Campano”, il percorso espositivo promosso dalla Regione Campania per valorizzare l’artigianato [...]]]></description>
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<p>È stata inaugurata questa mattina, presso la Stazione Marittima di Napoli, “<strong>EXEMPLA – Il Grand Tour del Saper Fare Campano</strong>”, il percorso espositivo promosso dalla Regione Campania per valorizzare l’artigianato artistico regionale quale patrimonio culturale, identitario e volano di sviluppo turistico.</p>



<p>La mostra, che ha coinvolto le associazioni di categoria, racconta la ricchezza del saper fare campano attraverso&nbsp;<strong>53 espositori provenienti da tutta la regione, rappresentativi di alcuni dei comparti più significativi dell’artigianato artistico: sartoria, arte presepiale, ceramica, porcellana, lavorazione del corallo, oreficeria, sculture in bronzo, intarsi lignei, lavorazioni in cuoio e pelle, con la realizzazione di borse, sandali, cinture e accessori di alta qualità</strong>.</p>



<p>All’inaugurazione hanno preso parte l’assessore al Turismo, Promozione del Territorio e Transizione Digitale della Regione Campania Vincenzo Maraio, il direttore generale per le Politiche culturali e il Turismo Rosanna Romano, il CEO e General Manager di Terminal Napoli Tommaso Cognolato e gli artigiani protagonisti dell’iniziativa.</p>



<p>“<em>EXEMPLA racconta una Campania autentica, fatta di talento, tradizione, creatività e imprese che custodiscono un patrimonio unico al mondo. L’artigianato artistico non rappresenta soltanto la nostra storia, ma è una leva strategica per la crescita economica e turistica della regione</em>”. Così l’<strong>assessore Vincenzo Maraio</strong>.</p>



<p>“<em>Attraverso queste eccellenze</em> &#8211; spiega &#8211; <em>promuoviamo un modello di turismo esperienziale capace di valorizzare i territori, creare nuove opportunità per le imprese e rafforzare l’identità della Campania sui mercati nazionali e internazionali. Investire sul saper fare significa investire sul futuro della nostra regione</em>”.</p>



<p>La mostra si inserisce nel programma di promozione della Campania in vista dei grandi appuntamenti internazionali che interesseranno Napoli e il territorio regionale nei prossimi mesi, con l’obiettivo di far conoscere ai visitatori stranieri le eccellenze dell’artigianato artistico campano. Un’occasione per presentare al pubblico internazionale un patrimonio fatto di tradizione, creatività e qualità, favorendo l’incontro tra artigiani, operatori turistici, buyer e stampa specializzata e trasformando il saper fare campano in un autentico ambasciatore della regione nel mondo.</p>



<p>(Foto da <a href="https://www.facebook.com/reel/1374952828089415" data-type="link" data-id="https://www.facebook.com/reel/1374952828089415">qui</a>)</p>



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