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	<title>Lifestyle | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
	<lastBuildDate>Mon, 19 Oct 2026 10:59:41 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Sneakers mania: i modelli protagonisti dell’autunno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dallo-streetwear-alleleganza-le-sneakers-protagoniste-dellautunno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 10:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[moda casual]]></category>
		<category><![CDATA[must-have]]></category>
		<category><![CDATA[sneakers]]></category>
		<category><![CDATA[urban style]]></category>
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					<description><![CDATA[Le sneakers si confermano tra le protagoniste del guardaroba contemporaneo, capaci di superare i confini dello sportswear per diventare un elemento centrale della moda casual e urbana. Per l’autunno 2026, [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Le sneakers si confermano tra le protagoniste del guardaroba contemporaneo, capaci di superare i confini dello sportswear per diventare un elemento centrale della moda casual e urbana. Per l’autunno 2026, la scelta del modello giusto passa dall&#8217;equilibrio tra estetica, comodità e funzionalità: scarpe da indossare ogni giorno, da abbinare con facilità e adatte ai ritmi della vita in città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con l&#8217;arrivo delle temperature più fresche, acquistano importanza anche i materiali, la qualità delle finiture e la capacità di affrontare le giornate piovose senza rinunciare allo stile.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Stile e personalità: le tendenze della stagione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le sneakers si adattano a gusti e occasioni differenti. Accanto ai modelli essenziali, caratterizzati da linee pulite e profili discreti, trovano spazio silhouette più strutturate, suole importanti e combinazioni di materiali che aggiungono carattere alla calzatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pelle liscia, camoscio e tessuti tecnici offrono diverse possibilità di interpretare lo stile autunnale. Sul fronte dei colori, le tonalità naturali come marrone, beige, grigio e nero si affiancano a sfumature più decise e dettagli a contrasto, ideali per dare personalità anche agli outfit più semplici.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Comfort e materiali adatti all&#8217;autunno</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Quando le giornate diventano più fredde e umide, la comodità resta un criterio fondamentale. Le sneakers con suole ammortizzate, calzate confortevoli e materiali resistenti sono una soluzione pratica per chi trascorre molte ore fuori casa o si sposta prevalentemente a piedi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per affrontare la pioggia, è utile orientarsi verso modelli dotati di tomaie idrorepellenti o impermeabili e suole con un buon grip. Anche la traspirabilità merita attenzione, soprattutto quando le scarpe vengono indossate per l&#8217;intera giornata. La scelta dei materiali e delle caratteristiche tecniche dovrebbe tenere conto delle proprie abitudini e delle condizioni climatiche più frequenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come abbinare le sneakers nella stagione autunnale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei punti di forza delle sneakers è la loro capacità di adattarsi a stili diversi. Con jeans, maglioni morbidi e giacche leggere, completano un look quotidiano informale; abbinate a pantaloni sartoriali, blazer e cappotti lunghi, contribuiscono invece a creare un&#8217;estetica più ricercata, senza rinunciare alla praticità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche gonne midi e abiti possono essere valorizzati da una sneaker dalla linea essenziale, giocando sul contrasto tra capi eleganti e calzature sportive. Per un risultato armonioso, è possibile richiamare i colori delle scarpe attraverso accessori, borse o capispalla.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una sneaker per ogni occasione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Dal tragitto casa-lavoro alle passeggiate nel tempo libero, fino agli spostamenti del fine settimana, le sneakers continuano a essere una scelta trasversale. Per individuare il modello più adatto all&#8217;autunno 2026, conviene valutare la qualità dei materiali, la comodità della calzata, la resistenza della suola e la facilità di abbinamento con i capi già presenti nel guardaroba.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La versatilità resta il loro punto di forza: una sneaker ben scelta può accompagnare outfit differenti e attraversare più momenti della giornata. Per la nuova stagione, lo stile incontra così la funzionalità, confermando queste calzature come un elemento essenziale del guardaroba autunnale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Da Sapri a New York, Tony Balbi presenta il suo primo libro nella sua città</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/da-sapri-a-new-york-tonybalbi-presenta-il-suo-primo-libro-nella-sua-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 12:41:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Sapri]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[like a local]]></category>
		<category><![CDATA[sapri]]></category>
		<category><![CDATA[tony balbi]]></category>
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					<description><![CDATA[L’influencer e pubblicitario saprese Tony Balbi, molto conosciuto sui social per la pagina Instagram “Tony Like a Local”, dove racconta il suo amore smisurato per New York a oltre 212mila [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">L’influencer e pubblicitario saprese Tony Balbi, molto conosciuto sui social per la pagina Instagram “Tony Like a Local”, dove racconta il suo amore smisurato per New York a oltre 212mila follower, torna nella sua città per presentare il suo primo libro. L’appuntamento è per sabato 17 ottobre, alle ore 18.00, al Bistrot Zicca di via Kennedy, con “L’ennesimo libro su New York (però giuro che questo è diverso)”, pubblicato da Ulrico Hoepli. Il volume, già presentato in diverse città italiane, tra cui Bologna e Roma, arriva ora a Sapri per inaugurare “Apericult”, il nuovo format promosso da SapriLive e One Night.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>DA SAPRI A NEW YORK, UNA PASSIONE NATA DA BAMBINO &#8211;</strong> Balbi ha iniziato a immaginare la metropoli americana a sei anni, attraverso film e serie televisive. Oggi vive tra Roma e New York, che racconta anche su TikTok e YouTube. Nel libro va oltre i luoghi comuni, proponendo qualcosa di diverso dalla tradizionale guida turistica. Al centro ci sono esperienze e piccoli dettagli quotidiani: dai camerieri che riempiono le tazze di caffè all’odore della metropolitana, fino alle sirene che scandiscono le giornate. Un racconto rivolto sia a chi ha già visitato la città sia a chi desidera scoprirne il fascino.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>CULTURA, VIAGGI E MUSICA &#8211;</strong> A dialogare con l’autore sarà Francesco Lombardi, ripercorrendo la nascita del volume e le esperienze che ne hanno ispirato la scrittura. A seguire spazio all’aperitivo con “50 Special”, il format di One Night, accompagnato dall’Italian DJ Set di Marco Lettico, tra i DJ più apprezzati del momento nel panorama musicale del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>IL NUOVO FORMAT APERICULT &#8211;</strong> L’iniziativa segna il debutto di “Apericult”, ideato e organizzato da SapriLive e One Night, che unisce letteratura, aperitivo e musica italiana. L’obiettivo è promuovere la cultura attraverso una formula informale, avvicinando un pubblico più ampio al mondo dei libri e creando nuove occasioni di incontro, confronto e socialità sul territorio.</p>
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		<title>Cura del look, il barbiere è un punto di riferimento per gli uomini campani</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cura-del-look-il-barbiere-e-un-punto-di-riferimento-per-gli-uomini-campani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 10:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[lura del look]]></category>
		<category><![CDATA[uomini e cura di sè]]></category>
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					<description><![CDATA[La cura di sé non è più soltanto una questione estetica, ma un elemento che si intreccia con l’identità personale, l’autostima e le relazioni. È quanto emerge dall’indagine 2026 dell’Osservatorio [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La cura di sé non è più soltanto una questione estetica, ma un elemento che si intreccia con l’identità personale, l’autostima e le relazioni. È quanto emerge dall’indagine 2026 dell’<a href="https://barberinosworld.com/pages/uomini-aspetto-autostima-barba-capelli" data-type="link" data-id="https://barberinosworld.com/pages/uomini-aspetto-autostima-barba-capelli">Osservatorio Barberino’s</a>, che analizza le abitudini degli uomini italiani tra grooming, spese per il proprio aspetto e influenze culturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati delineano un quadro in cui l’attenzione all’immagine è diffusa, ma deve fare i conti con i ritmi della vita quotidiana. Il 96% degli uomini intervistati dichiara di prestare attenzione al proprio aspetto almeno in alcune circostanze. Eppure, il tempo dedicato alla routine personale rimane limitato: l’86% impiega non più di dieci minuti al giorno, mentre il 52% non supera i cinque minuti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il barbiere tra stile e cura personale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le spese dedicate all’immagine, l’abbigliamento occupa il primo posto, indicato dal 38% degli intervistati. Seguono il barbiere, con il 18,5%, e la cura dei capelli e la skincare, entrambe al 12%. I risultati suggeriscono che la cura personale si costruisce attraverso scelte diverse, nelle quali l’aspetto dei capelli e della pelle si affianca all’abbigliamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il barbiere si conferma così un riferimento per definire e mantenere il proprio stile. Un dato particolarmente significativo riguarda la Campania, dove il 29% degli uomini indica il barbiere come punto di riferimento per il proprio look, rispetto al 18,5% registrato a livello nazionale. Nella regione, inoltre, il 47% dichiara di amare essere sempre curato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Capelli e autostima: il peso dei cambiamenti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto tra immagine e benessere personale emerge soprattutto quando si parla di capelli. Per il 60% degli uomini intervistati, la perdita dei capelli è il cambiamento estetico che inciderebbe maggiormente sulla propria autostima. La preoccupazione risulta ancora più marcata tra i giovani: raggiunge il 74% nella Generazione Z e il 65% tra i Millennials.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di segno diverso è la percezione dei capelli bianchi, considerati affascinanti e simbolo di maturità dal 49% degli uomini. Una seconda indagine, condotta su oltre mille donne, rileva una percentuale analoga, pari al 52%. I risultati mostrano come l’invecchiamento non venga necessariamente vissuto come qualcosa da nascondere, ma possa diventare un elemento distintivo del proprio stile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Social e televisione influenzano le tendenze</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche i modelli culturali contribuiscono a orientare le scelte estetiche. Il 48,5% degli uomini dichiara di aver cambiato almeno una volta il proprio aspetto ispirandosi a tendenze diffuse sui social o a personaggi televisivi. Tra gli appartenenti alla Generazione Z, la percentuale sale al 68%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto all’influenza dei media, rimane importante la sfera personale: il 60% degli intervistati afferma che il parere del partner incide sulle proprie scelte di look. L’immagine individuale si rivela quindi il risultato di una combinazione tra gusti personali, modelli esterni e relazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una nuova idea di lifestyle maschile</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel complesso, l’indagine dell’Osservatorio Barberino’s restituisce l’immagine di un uomo che dedica attenzione al proprio aspetto, pur cercando soluzioni compatibili con una quotidianità sempre più frenetica. Il tempo limitato non elimina il desiderio di essere curati, mentre capelli, barba e stile continuano a rappresentare aspetti significativi dell’identità personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cura di sé si conferma così una tendenza del lifestyle contemporaneo: non soltanto una ricerca di bellezza, ma anche un modo per esprimere la propria personalità e sentirsi a proprio agio con la propria immagine.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>Calcio: dalla Pixous Academy alla Lazio, il sogno del giovane Pietro De Lio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/calcio-dalla-pixous-academy-alla-lazio-il-sogno-del-giovane-pietro-de-lio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 09:45:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Policastro Bussentino]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[calcio giovanile]]></category>
		<category><![CDATA[giovane calciatore]]></category>
		<category><![CDATA[golfe di policastro]]></category>
		<category><![CDATA[pixous academy]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla Pixous Academy alla S.S. Lazio. Pietro De Lio, classe 2013 e originario del territorio del Golfo di Policastro, entra nel settore giovanile del club biancoceleste, compiendo un importante passo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph">Dalla Pixous Academy alla S.S. Lazio. <strong>Pietro De Lio</strong>, classe 2013 e originario del territorio del Golfo di Policastro, entra nel settore giovanile del club biancoceleste, compiendo un importante passo nel proprio percorso calcistico.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">A darne notizia è la <strong>Pixous Academy</strong>, società nella quale il giovane calciatore è cresciuto, che ha espresso soddisfazione per il traguardo raggiunto dal ragazzo. Un risultato che premia il lavoro svolto sul campo e l’impegno del giovane atleta, accompagnato nel suo percorso dalla famiglia e dai tecnici della società.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">«La crescita dei nostri ragazzi è la nostra vittoria più grande», <strong>sottolinea la Pixous Academy</strong>, che ha rivolto a De Lio e alla sua famiglia i propri auguri per la nuova esperienza sportiva, ringraziando la Lazio per l’opportunità offerta al giovane talento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso di De Lio verso il calcio giovanile di alto livello era già passato dal <strong>Potenza</strong>. Nel luglio 2024, il giovane calciatore era stato infatti tesserato dal club lucano insieme.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Per la realtà calcistica di Policastro Bussentino, il trasferimento rappresenta anche un motivo di orgoglio e un’occasione per ribadire l’importanza della formazione sportiva e della valorizzazione dei giovani. Un percorso fatto di allenamenti, passione e sacrifici che ora porterà De Lio a confrontarsi con una nuova realtà del calcio giovanile nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Foto: Ciriaco De Lio PH</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tavoli allungabili: praticità ed eleganza per arredare la casa e ottimizzare gli spazi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/tavoli-allungabili-praticita-ed-eleganza-per-arredare-la-casa-e-ottimizzare-gli-spazi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 09:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[tavoli allungabili]]></category>
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					<description><![CDATA[Arredare casa significa trovare il giusto equilibrio tra estetica, comfort e funzionalità. In quest’ottica, i tavoli allungabili rappresentano una soluzione sempre attuale, ideale per chi desidera sfruttare al meglio gli [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Arredare casa significa trovare il giusto equilibrio tra estetica, comfort e funzionalità. In quest’ottica, i tavoli allungabili rappresentano una soluzione sempre attuale, ideale per chi desidera sfruttare al meglio gli spazi senza rinunciare alla possibilità di accogliere amici e parenti a tavola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il loro principale vantaggio è la versatilità. Quando sono chiusi, occupano meno spazio e permettono di mantenere l’ambiente ordinato e vivibile. All’occorrenza, grazie a sistemi di apertura e prolunghe integrate o aggiuntive, possono trasformarsi in tavoli più ampi, adatti a pranzi in famiglia, cene con gli amici e occasioni speciali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come scegliere il tavolo allungabile giusto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima dell’acquisto è importante valutare le dimensioni della stanza e lo spazio effettivamente disponibile. Non basta considerare la superficie occupata dal tavolo quando è chiuso: bisogna calcolare anche l’ingombro una volta aperto e lo spazio necessario per spostare comodamente le sedie e muoversi intorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per una cucina o una sala da pranzo di dimensioni contenute, un modello compatto può essere la scelta ideale. In un soggiorno più ampio, invece, si può optare per un tavolo dalle dimensioni maggiori, capace di diventare il punto centrale della zona pranzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il sistema di apertura merita attenzione. Esistono modelli con allunghe estraibili, prolunghe riposte sotto il piano e meccanismi telescopici che consentono di ampliare la superficie con pochi gesti. La scelta dipende dalla frequenza con cui si utilizza il tavolo nella sua versione estesa e dalla facilità di gestione che si desidera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Materiali e stili: dal moderno al classico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il tavolo è uno degli elementi che contribuiscono maggiormente a definire il carattere di una stanza. Per questo, oltre alla funzionalità, è importante scegliere un materiale e una finitura in armonia con il resto dell’arredamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I tavoli in legno, o con finiture effetto legno, sono adatti a chi cerca un’atmosfera calda e accogliente. Le versioni in vetro possono contribuire a dare leggerezza visiva agli ambienti, mentre i piani in ceramica o gres sono apprezzati per il loro aspetto contemporaneo e per le caratteristiche delle superfici, che variano in base al prodotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la struttura e le gambe fanno la differenza: linee essenziali e dettagli in metallo si inseriscono facilmente negli ambienti moderni e minimalisti, mentre forme più morbide e finiture tradizionali si prestano a contesti classici o rustici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rotondo, rettangolare o quadrato?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La forma del piano incide sia sull&#8217;estetica sia sulla disposizione degli arredi. Il tavolo rettangolare è una scelta versatile, soprattutto negli ambienti allungati, mentre quello quadrato può adattarsi bene a cucine e sale da pranzo più raccolte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tavolo rotondo, invece, favorisce la convivialità e può risultare particolarmente adatto agli spazi in cui si desidera una disposizione più fluida. Alcuni modelli rotondi o ovali diventano più ampi grazie a sistemi di apertura che modificano la forma del piano, offrendo maggiore flessibilità quando aumentano i commensali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un investimento in comodità e funzionalità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Scegliere un tavolo allungabile significa puntare su un arredo capace di adattarsi alle diverse esigenze della vita quotidiana. È una soluzione utile per chi vive in appartamenti con spazi limitati, ma anche per chi dispone di una zona pranzo ampia e desidera gestire con facilità le occasioni conviviali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un acquisto consapevole, è consigliabile verificare la stabilità della struttura, la qualità dei meccanismi di apertura, la resistenza dei materiali e la facilità di pulizia del piano. Anche il numero di posti che il tavolo può ospitare, sia da chiuso sia da aperto, è un elemento determinante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il modello giusto, il tavolo allungabile diventa molto più di un semplice complemento d&#8217;arredo: un elemento pratico e accogliente, capace di accompagnare la quotidianità e trasformare ogni occasione a tavola in un momento da condividere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Pantaloni di pelle: idee e abbinamenti per look di tendenza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pantaloni-di-pelle-idee-e-abbinamenti-per-look-di-tendenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 18:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[pantaloni pelle]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze autunno inverno]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono capi che attraversano le stagioni senza perdere il loro fascino e i pantaloni di pelle sono sicuramente tra questi. Nati come simbolo di uno stile deciso, legato al [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ci sono capi che attraversano le stagioni senza perdere il loro fascino e i pantaloni di pelle sono sicuramente tra questi. Nati come simbolo di uno stile deciso, legato al mondo del rock e all’estetica biker, negli anni hanno conquistato un posto stabile nel guardaroba contemporaneo, trasformandosi in un elemento versatile capace di adattarsi a interpretazioni molto diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l’autunno inverno 2026-2027, i pantaloni di pelle si confermano una scelta interessante per chi desidera costruire look caratterizzati, senza rinunciare alla praticità. Il segreto è scegliere il modello giusto e giocare con gli abbinamenti: basta cambiare scarpe, capospalla o accessori per passare da un outfit quotidiano a una combinazione più sofisticata, perfetta anche per una serata fuori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dai modelli slim ai pantaloni wide leg: le silhouette da scegliere</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di pantaloni di pelle, il primo pensiero va spesso al classico modello nero aderente. Una soluzione intramontabile, ma non l’unica. Le collezioni contemporanee offrono infatti tagli e volumi differenti, pensati per valorizzare stili ed esigenze diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I modelli slim e skinny rimangono una scelta adatta a chi ama una silhouette definita. Si abbinano facilmente a stivaletti, stivali alti e giacche corte, creando un look grintoso che richiama l’estetica rock senza risultare necessariamente eccessivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi preferisce linee più morbide, i pantaloni wide leg rappresentano un’alternativa moderna e raffinata. La gamba ampia alleggerisce l’impatto visivo della pelle e permette di realizzare outfit equilibrati, soprattutto quando viene accostata a maglieria sottile, camicie essenziali e cappotti dalla linea pulita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’altra opzione sono i modelli straight, con gamba dritta e vestibilità regolare. Facili da indossare e da abbinare, costituiscono una soluzione versatile per il guardaroba di tutti i giorni. Non mancano poi le versioni cargo, con tasche applicate e dettagli funzionali, ideali per chi predilige uno stile urbano e contemporaneo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nero resta un classico, ma spazio anche ai colori</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il nero continua a essere il colore più immediatamente associato ai pantaloni di pelle. È facile da abbinare, si presta a numerose occasioni e permette di giocare con contrasti di materiali e tonalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto al nero, il marrone nelle sue diverse sfumature è una valida alternativa per la stagione fredda. Dal color cioccolato al testa di moro, fino alle tonalità cognac e cuoio, queste varianti richiamano una palette calda e naturale, particolarmente adatta agli outfit autunnali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi ama sperimentare, possono funzionare anche il bordeaux, il verde scuro e il grigio antracite. Sono tonalità che aggiungono carattere al look senza allontanarsi troppo dalla sobrietà dei colori classici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la finitura fa la differenza. La pelle liscia e leggermente lucida crea un effetto più deciso, mentre le superfici opache e scamosciate restituiscono un’impressione più morbida e discreta. Le versioni effetto vintage, con una texture vissuta, sono invece indicate per chi desidera un risultato meno formale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come abbinare i pantaloni di pelle durante il giorno</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei motivi per cui questo capo continua a essere apprezzato è la sua capacità di adattarsi anche agli outfit quotidiani. Per un look da giorno, l’abbinamento più semplice è quello con un maglione morbido, una T-shirt essenziale o una camicia bianca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I pantaloni di pelle neri a gamba dritta, per esempio, possono essere indossati con un pullover color crema e sneakers minimaliste. Il contrasto tra la superficie della pelle e la morbidezza della maglieria crea un equilibrio interessante, adatto a un pomeriggio in città, a un appuntamento informale o a una giornata dedicata allo shopping.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un risultato più curato, basta sostituire le sneakers con mocassini o stivaletti dal tacco basso e aggiungere un blazer. La combinazione mantiene un carattere contemporaneo, ma acquista una nota più elegante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi ama lo stile casual può invece puntare su un modello cargo, una felpa pulita e un paio di scarpe sportive. In questo caso è preferibile evitare un eccesso di dettagli: la pelle è già un elemento visivo importante e non ha bisogno di troppi accessori per attirare l’attenzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ufficio e occasioni eleganti: la pelle diventa sofisticata</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i pantaloni di pelle non sono riservati al tempo libero. Se scelti con il taglio giusto e abbinati a capi essenziali, possono entrare anche in un guardaroba più elegante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l’ufficio, soprattutto negli ambienti con un dress code informale, un modello sartoriale nero o marrone scuro può essere accostato a una camicia, un blazer strutturato e un paio di mocassini. La linea pulita del pantalone aiuta a mantenere l’insieme equilibrato, evitando un effetto troppo aggressivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un aperitivo o una cena, invece, si può puntare su un pantalone wide leg con un top in raso, una blusa fluida oppure un maglione sottile. Décolleté, stivaletti con tacco o sandali eleganti, quando la stagione lo permette, completano l’outfit senza appesantirlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un dettaglio da non sottovalutare è la qualità della vestibilità. Un pantalone che cade bene sulla gamba e non crea pieghe eccessive restituisce un’immagine più raffinata, indipendentemente dal prezzo o dal materiale scelto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giacche e cappotti: gli abbinamenti perfetti per la stagione fredda</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con l’arrivo delle temperature più basse, i pantaloni di pelle diventano una base interessante per costruire look a strati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cappotto lungo in lana è uno degli abbinamenti più riusciti. Nelle tonalità cammello, grigio, panna o nero, crea un contrasto tra la struttura del capospalla e il carattere deciso del pantalone. Un maglione a collo alto e un paio di stivali completano facilmente la combinazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per uno stile più urbano, la giacca corta in pelle o il bomber possono essere abbinati a pantaloni dal taglio morbido e a scarpe dal design essenziale. È una scelta che richiama il mondo biker, ma può risultare contemporanea se si mantengono linee pulite e pochi accessori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi preferisce un look più femminile può puntare su un blazer oversize, una camicia fluida e una cintura sottile. Il contrasto tra capi sartoriali e materiali più grintosi permette di ottenere un risultato equilibrato, adatto a diverse occasioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pelle vera o ecopelle? Come scegliere il modello giusto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta del materiale incide sull’aspetto, sulla manutenzione e sulla durata del pantalone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pelle naturale può sviluppare nel tempo una patina particolare e, se curata correttamente, accompagnare il guardaroba per molti anni. Richiede però attenzioni specifiche per evitare che si secchi, si macchi o venga danneggiata dall’umidità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ecopelle, termine comunemente utilizzato per indicare materiali sintetici effetto pelle, offre un’alternativa generalmente più accessibile e disponibile in numerose finiture. La qualità varia in base alla composizione e alla lavorazione: per questo è utile controllare l’etichetta, la morbidezza del materiale e la qualità delle cuciture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono inoltre alternative di origine vegetale o materiali innovativi che cercano di ridurre l’impiego di componenti di origine animale. Anche in questo caso è importante verificare la composizione effettiva, perché le caratteristiche ambientali e la durata possono cambiare sensibilmente da un prodotto all’altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al momento dell’acquisto, oltre all’estetica, conviene valutare il comfort quando si è seduti, la libertà di movimento e la facilità di manutenzione. Un pantalone bello da vedere, ma scomodo da indossare, rischia di rimanere inutilizzato nell’armadio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli errori da evitare quando si indossano i pantaloni di pelle</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La pelle è un materiale che attira naturalmente l’attenzione, perciò il modo in cui viene abbinata può cambiare radicalmente il risultato finale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo consiglio è prestare attenzione alle proporzioni. Con un pantalone aderente può funzionare un maglione leggermente ampio o un blazer strutturato; con un modello wide leg, invece, un top più essenziale aiuta a mantenere l&#8217;equilibrio della silhouette.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un secondo aspetto riguarda i materiali. Accostare la pelle a lana, cotone, denim o maglieria permette di creare contrasti interessanti e rende l’outfit meno uniforme. Indossare contemporaneamente troppi capi lucidi o ricchi di dettagli può invece rendere l’insieme visivamente pesante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche gli accessori meritano attenzione. Una borsa dalle linee pulite, una cintura discreta e gioielli essenziali possono essere sufficienti a completare il look. Non è necessario ricorrere sempre a borchie, catene o dettagli metallici per sottolineare il carattere del pantalone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, vale la pena scegliere il modello in base al proprio stile e alle occasioni in cui si intende indossarlo, senza inseguire necessariamente una singola tendenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pantaloni di pelle: il capo versatile da riscoprire</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I pantaloni di pelle continuano a dimostrare una notevole capacità di adattamento. Possono essere rock o minimalisti, casual o sofisticati, protagonisti di un outfit serale oppure parte di una combinazione quotidiana costruita intorno a pochi capi essenziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l’autunno inverno 2026-2027, il modo più interessante di interpretarli è puntare sulla versatilità: scegliere una silhouette adatta alle proprie esigenze, sperimentare con colori e texture e abbinarli a capi capaci di bilanciarne il carattere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve stravolgere il guardaroba per indossarli. Un maglione morbido, un cappotto ben tagliato o una semplice camicia possono essere sufficienti per trasformare un pantalone di pelle in uno dei pezzi più sfruttabili della stagione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è un capo che conserva il suo fascino deciso, ma che oggi trova spazio in molti più contesti rispetto al passato: non soltanto simbolo di uno stile audace, ma anche scelta pratica per chi cerca un’alternativa ai classici jeans e ai pantaloni sartoriali.</p>
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		<title>L&#8217;artista salese Pietro Manzo racconta la Prato industriale: in mostra a Villa Rospigliosi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lartista-salese-pietro-manzo-racconta-la-prato-industriale-in-mostra-a-villa-rospigliosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 09:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sala Consilina]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[artista pietro manzo]]></category>
		<category><![CDATA[prato]]></category>
		<category><![CDATA[villa rospigliosi]]></category>
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					<description><![CDATA[L’operosa periferia manufatturiera della città di Prato entra negli spazi storici di Villa Rospigliosi attraverso &#8220;Lontano, vicino, dentro&#8221;, progetto inedito dell&#8217;artista Pietro Manzo, promosso dall&#8217;associazione ChorAsis e in esposizione da [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’operosa periferia manufatturiera della città di Prato entra negli spazi storici di Villa Rospigliosi attraverso &#8220;Lontano, vicino, dentro&#8221;, progetto inedito dell&#8217;artista Pietro Manzo, promosso dall&#8217;associazione ChorAsis e in esposizione da domenica 18 ottobre fino al 6 dicembre. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;artista di Sala Consilina sarà ancora una volta grande protagonista in Toscana dove si è stabilito da qualche tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Concepita come mostra personale e articolata in un corpus di circa 40 opere, tra disegni, piccoli dipinti e grandi formati, l&#8217;esposizione interroga il paesaggio industriale pratese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nucleo di indagine individuato è nel Macrolotto2, eletto ad archetipo della città produttiva, a paradigma di una stratificazione urbana dove infrastruttura, lavoro e sedimentazione antropica coincidono. E’ la Prato periferica dei capannoni, strade, insegne, tessuti urbani, aree perennemente attraversate soffermandosi raramente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Manzo, 45 anni, propone una riflessione pittorica sul margine come centro potenziale di senso, in un dialogo volutamente dissonante e fertile tra la misura aulica della villa storica e l&#8217;estetica ordinaria, standardizzata, globalizzante e funzionale della periferia industriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accompagnerà la mostra, un testo di Simone Mangani, profondo conoscitore della realtà sociale e culturale pratese. Attraverso un esercizio di osservazione sottile e ravvicinata, il testo, restituisce la specificità dell’operare pittorico di Manzo. Ne sottolinea la dimensione intima di un sentire sincero e silenzioso, di colui che posa lo sguardo su una realtà al contempo simile e dissimile a ogni altrove industriale, dove il paesaggio si fa condizione esistenziale e l’assenza umana si configura fondamentale presenza sottintesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così Pietro Manzo:  &#8220;<em>Per il progetto ho immaginato di assumere lo sguardo di un viaggiatore straniero che, attraverso la pittura, tenta di raccontare visivamente la Prato industriale. Il titolo fa riferimento alla modalità di osservazione adottata durante il lavoro: un processo basato principalmente sull’esperienza diretta, sul dipingere dal vero, sulla realizzazione di piccoli studi e sulla successiva ricostruzione e reinterpretazione in studio delle impressioni raccolte sul posto. Compagno di viaggio ideale di questo percorso è stato Goethe e il suo “Viaggio in Italia”. Ho cercato di osservare con occhi curiosi e aperti l’incredibile &#8216;tessuto&#8217; edificato che costituisce il Macrolotto, luogo scelto come simbolo e fulcro del progetto. Attraverso la pittura, questi spazi industriali diventano territori da attraversare e interpretare, sospesi tra esperienza reale, memoria e reinvenzione pittorica</em>&#8220;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pietro Manzo vive e lavora a Firenze. Dopo il diploma conseguito al liceo artistico Pomponio Leto di Teggiano, nel 2006 si diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 2009 vince il premio istituito dall’Accademia delle Arti del Disegno per una residenza di cinque anni nello studio di Tito Conti a Firenze. Ha esposto i suoi lavori in mostre personali e collettive dal 2005.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Benedetta De Luca sogna Sanremo 2027: l’appello a Stefano De Martino</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/benedetta-de-luca-sogna-sanremo-2027-lappello-a-stefano-de-martino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 06:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[Una fotografia realizzata con l&#8217;intelligenza artificiale, un desiderio coltivato fin dall&#8217;infanzia e un messaggio rivolto direttamente a Stefano De Martino. È così che Benedetta De Luca, 38 anni, ha deciso [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una fotografia realizzata con l&#8217;intelligenza artificiale, un desiderio coltivato fin dall&#8217;infanzia e un messaggio rivolto direttamente a <strong>Stefano De Martino</strong>. È così che <strong>Benedetta De Luca</strong>, 38 anni, ha deciso di raccontare sui social il suo sogno di salire sul palco del <strong>Festival di Sanremo 2027</strong>, non soltanto per condividere la propria esperienza con la disabilità, ma soprattutto per proporre una rappresentazione diversa dell&#8217;inclusione, della femminilità e della libertà di essere se stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel post pubblicato sui social, Benedetta appare accanto a Stefano De Martino sul palco dell&#8217;Ariston. Un&#8217;immagine che, come chiarisce lei stessa, non corrisponde alla realtà, ma rappresenta simbolicamente un obiettivo che spera di raggiungere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Questa foto non è reale. Almeno, non ancora», scrive rivolgendosi al conduttore, prima di spiegare le ragioni di un appello che unisce la sua storia personale a un messaggio rivolto alle persone con disabilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla disabilità al sogno di salire sul palco dell&#8217;Ariston</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Benedetta De Luca racconta di essere nata con una <strong>rara disabilità</strong> e di aver affrontato, nel corso della propria vita, <strong>18 interventi chirurgici</strong>. Gran parte della sua infanzia è trascorsa in ospedale, tra cure e difficoltà legate alle condizioni di salute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, a 38 anni, deve confrontarsi anche con una grave insufficienza renale e con la prospettiva di sottoporsi alla dialisi, un trattamento che, come ricorda nel messaggio, comporterebbe tre sedute settimanali di quattro ore ciascuna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante le difficoltà, Benedetta rivendica il diritto a una vita piena, nella quale trovino spazio la passione per la moda, la bellezza, l&#8217;ironia e la propria identità femminile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio questa la prospettiva che vorrebbe portare a Sanremo: <strong>superare una narrazione della disabilità concentrata esclusivamente sulla sofferenza</strong>, mostrando anche la leggerezza, l&#8217;eleganza e la quotidianità delle persone che convivono con una condizione di disabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo desiderio è che una bambina con disabilità, guardando il Festival, possa immaginare un futuro nel quale essere protagonista, non soltanto spettatrice.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;appello a Stefano De Martino e il messaggio sull&#8217;inclusione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo messaggio, Benedetta si rivolge direttamente a Stefano De Martino, del quale apprezza sensibilità, delicatezza e ironia. Immagina che un&#8217;eventuale presenza condivisa sul palco possa offrire al pubblico un momento diverso, capace di affrontare temi importanti senza rinunciare al sorriso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo dichiarato è <strong>sensibilizzare milioni di telespettatori sui diritti delle persone con disabilità, sulle malattie rare e sulle patologie renali</strong>, dando voce anche a chi, almeno una volta nella vita, si è sentito escluso o fuori posto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Benedetta non vorrebbe essere presentata soltanto attraverso la propria storia clinica. Il suo sogno è arrivare all&#8217;Ariston con le sue canadesi, un abito elegante, la propria ironia e un messaggio da condividere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un modo per ricordare che la disabilità non esaurisce l&#8217;identità di una persona e che il riconoscimento sociale non dovrebbe dipendere dalla necessità di adattarsi alle aspettative degli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il post si conclude con un invito rivolto agli utenti a condividere l&#8217;immagine e il messaggio, nella speranza che possano raggiungere <strong>Stefano De Martino e la Rai</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il momento si tratta di un desiderio espresso pubblicamente, senza alcuna conferma di una partecipazione al Festival. Ma attraverso quella fotografia artificiale Benedetta De Luca ha voluto rendere visibile un sogno autentico: essere sul palco di Sanremo, semplicemente come Benedetta.</p>
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		<title>Piccole lacrime, grandi emozioni: perché ai bambini non dovremmo dire sempre «non piangere»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/piccole-lacrime-grandi-emozioni-perche-ai-bambini-non-dovremmo-dire-sempre-non-piangere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 11:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[bambini e emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[parenting]]></category>
		<category><![CDATA[piagnucolone]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è un momento in cui quasi tutti i genitori si sono ritrovati a pronunciare la stessa frase: «Dai, non piangere». Magari dopo una caduta, davanti a un giocattolo che non [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C’è un momento in cui quasi tutti i genitori si sono ritrovati a pronunciare la stessa frase: «Dai, non piangere». Magari dopo una caduta, davanti a un giocattolo che non funziona o quando una piccola delusione sembra trasformarsi in una tragedia insormontabile. Spesso lo si fa con le migliori intenzioni, per consolare, rassicurare e aiutare i bambini a stare meglio. Ma se, invece di asciugare subito le lacrime, provassimo ad ascoltarle?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella quotidianità familiare, il pianto è ancora spesso considerato qualcosa da interrompere in fretta, soprattutto quando arriva accompagnato da frasi come «sei grande ormai» o «i bambini forti non piangono». Il rischio è quello di trasmettere ai più piccoli l’idea che mostrare la propria vulnerabilità sia sbagliato e che alcune emozioni debbano essere nascoste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, crescere significa anche imparare a riconoscere quello che si prova. E le lacrime, proprio come le risate, fanno parte di questo percorso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è un capriccio: è il modo di raccontare ciò che si sente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nei primi anni di vita, trovare le parole giuste per spiegare un’emozione non è affatto semplice. Un bambino può sentirsi frustrato, spaventato o triste senza riuscire a capire fino in fondo che cosa gli stia succedendo. Il pianto diventa allora un modo per comunicare un disagio, esprimere un bisogno e cercare conforto nell’adulto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il pianto è la prima forma di comunicazione del neonato e rimane una risorsa fondamentale per tutta l&#8217;infanzia. Non è un segnale di debolezza, ma il modo in cui il sistema nervoso dei bambini dice che qualcosa sta accadendo», spiega Martina Mazzoleni, psicologa dell’età evolutiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il modo in cui mamma, papà e gli altri adulti di riferimento reagiscono a quelle lacrime può fare la differenza. Accogliere un’emozione, infatti, non significa necessariamente eliminare il problema che l’ha provocata: significa far sentire il bambino ascoltato, compreso e libero di esprimersi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Dire a un bambino di non piangere equivale a chiedergli di non esprimersi. I genitori non devono mostrarsi invulnerabili, ma insegnare ai figli che ogni emozione ha diritto di esistere e che può essere attraversata insieme», aggiunge Mazzoleni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, non serve trovare sempre la frase perfetta o una soluzione immediata. A volte basta fermarsi, mettersi alla loro altezza e chiedere: «Vuoi raccontarmi che cosa è successo?».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla risata al pianto, tutte le emozioni hanno spazio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo abituati a festeggiare le risate dei bambini, a cercare il modo di strapparne una e a considerare il sorriso una piccola conquista quotidiana. Quando arrivano le lacrime, invece, può scattare il desiderio di farle sparire il prima possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma felicità e tristezza, entusiasmo e frustrazione sono tutte parti dell’esperienza emotiva. Non esistono soltanto emozioni piacevoli da incoraggiare: anche quelle più difficili hanno bisogno di essere riconosciute e comprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pianto può essere una risposta a situazioni molto diverse, dalla stanchezza alla rabbia, dalla paura alla delusione. Non sempre è necessario intervenire per farlo cessare subito. Offrire vicinanza e rassicurazione può aiutare il bambino a ritrovare gradualmente la calma e, con il tempo, a sviluppare strumenti per gestire ciò che sente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo non significa giustificare ogni comportamento: si può accogliere la rabbia di un bambino, per esempio, aiutandolo allo stesso tempo a capire che non è giusto fare male agli altri. Il punto è distinguere ciò che prova dal modo in cui sceglie di agire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo, quindi, non è crescere bambini che non piangono mai, ma accompagnarli verso una maggiore consapevolezza emotiva, senza farli sentire sbagliati quando attraversano un momento difficile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bambole, giochi e piccoli gesti di empatia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il gioco può diventare un alleato prezioso per parlare di emozioni senza trasformare ogni occasione in una lezione. Attraverso il gioco simbolico, i bambini inventano storie, imitano gli adulti e rielaborano situazioni che fanno parte della loro vita quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendersi cura di una bambola che piange, consolarla o cercare di capire di che cosa abbia bisogno può diventare un modo semplice per sperimentare l’empatia. Mentre immaginano come aiutare il loro giocattolo, i bambini hanno l’opportunità di confrontarsi con gesti di cura e attenzione che possono ritrovare anche nelle relazioni reali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono occasioni spontanee per fare domande, dare un nome alle emozioni e mostrare che, quando qualcuno è triste, non sempre occorre trovare una soluzione: a volte è sufficiente esserci.</p>



<h2 class="wp-block-heading">«Ogni lacrima ha valore»: un messaggio per tutta la famiglia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È da questa idea che prende spunto <em>Cry Babies Revolution</em>, la campagna di IMC Toys realizzata con il contributo di esperti dell’età evolutiva. Attraverso messaggi come «Ogni lacrima ha valore» e «Accogliere le emozioni ci avvicina», l’iniziativa invita genitori ed educatori a cambiare prospettiva sul pianto infantile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il messaggio riguarda anche le piccole abitudini di ogni giorno: evitare di sminuire una delusione, non confrontare i bambini con chi sembra più coraggioso e non chiedere loro di essere sempre forti. Perché quello che a un adulto può sembrare un problema da poco, agli occhi di un bambino può avere un peso importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accogliere le lacrime non significa incoraggiare la tristezza, ma insegnare che non c’è nulla di cui vergognarsi quando si prova un’emozione intensa. E che chiedere conforto non è un segno di debolezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse, allora, il primo passo per superare il pregiudizio del “piagnucolone” è proprio questo: sostituire un frettoloso «non piangere» con un più rassicurante «sono qui, raccontami». Perché imparare a gestire le emozioni non significa smettere di provarle, ma scoprire, un po’ alla volta, come attraversarle senza sentirsi soli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(Fonte Ansa)</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Salerno, Francesco De Rosa è campione d’Europa dei pesi supergallo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/salerno-francesco-de-rosa-e-campione-deuropa-dei-pesi-supergallo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 07:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
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					<description><![CDATA[Il pugilato salernitano conquista il titolo europeo grazie a Francesco De Rosa. Il 29enne ha vinto la cintura di campione d’Europa dei pesi supergallo al termine dell’incontro disputato venerdì 9 [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il pugilato salernitano conquista il titolo europeo grazie a Francesco De Rosa. Il 29enne ha vinto la cintura di campione d’Europa dei pesi supergallo al termine dell’incontro disputato venerdì 9 ottobre a Calangianus, in Sardegna, superando il rumeno Ionut Baluta con un verdetto unanime dei giudici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una vittoria che rappresenta il risultato più importante della carriera del pugile salernitano, protagonista di una prestazione nella quale ha saputo combinare tecnica, lucidità e determinazione. Il successo è arrivato ai punti, dopo un confronto che ha premiato la qualità della sua prova sul ring.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il verdetto dei giudici ha riconosciuto unanimemente la superiorità di De Rosa, consegnandogli un titolo prestigioso e permettendogli di raggiungere uno degli obiettivi più significativi della sua esperienza sportiva.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il successo europeo sul ring di Calangianus</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La conquista della cintura continentale segna un passaggio fondamentale nel percorso agonistico di Francesco De Rosa. A 29 anni, il pugile salernitano raggiunge il vertice europeo della categoria dei pesi supergallo, coronando il lavoro svolto negli anni per arrivare a competere a questi livelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;incontro contro Ionut Baluta rappresentava un appuntamento particolarmente importante. Il pugile rumeno si è trovato di fronte un avversario capace di gestire il confronto con compostezza, mantenendo la concentrazione necessaria per ottenere il favore dei giudici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato finale assume un valore ancora maggiore per le modalità con cui è stato conquistato. Non una vittoria affidata a un singolo episodio, ma un successo maturato attraverso una prestazione che ha convinto tutti i giudici chiamati a esprimere il verdetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per De Rosa si tratta della soddisfazione più grande della carriera, un riconoscimento che lo porta a indossare la cintura europea e a rappresentare Salerno ai vertici della propria categoria.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La soddisfazione della Pugilistica Salernitana</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il successo ottenuto in Sardegna è stato accolto con grande soddisfazione anche nell&#8217;ambiente sportivo salernitano, dove il percorso di Francesco De Rosa è seguito con particolare attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un risultato importante per il maestro Emilio Desiderio e per la Pugilistica Salernitana, realtà che vede riconosciuti il lavoro, la professionalità e l&#8217;impegno dedicati alla preparazione del pugile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La conquista del titolo europeo rappresenta infatti un traguardo individuale, ma anche un motivo di orgoglio per chi ha accompagnato l&#8217;atleta nel suo percorso sportivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato di Calangianus conferma il valore del lavoro svolto all&#8217;interno della società salernitana e porta nuovamente il nome della città alla ribalta del pugilato internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Francesco De Rosa si apre così una nuova fase della carriera, con la consapevolezza di aver raggiunto un risultato di assoluto prestigio. La cintura di campione d&#8217;Europa dei pesi supergallo costituisce il riconoscimento più importante ottenuto finora dal 29enne, protagonista di una serata destinata a rimanere nella storia del suo percorso agonistico.</p>
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		<item>
		<title>Le tecniche artigianali che rischiano di scomparire: dalla tessitura alla cesteria, i mestieri da salvare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/le-tecniche-artigianali-che-rischiano-di-scomparire-dalla-tessitura-alla-cesteria-i-mestieri-da-salvare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 10:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[cesteria]]></category>
		<category><![CDATA[tessitura]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono mestieri che si imparano osservando mani esperte, ripetendo gesti e dedicando anni alla conoscenza dei materiali. Saper riconoscere il legno adatto a una lavorazione, intrecciare fibre naturali, modellare [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ci sono mestieri che si imparano osservando mani esperte, ripetendo gesti e dedicando anni alla conoscenza dei materiali. Saper riconoscere il legno adatto a una lavorazione, intrecciare fibre naturali, modellare l’argilla o realizzare un tessuto su un telaio tradizionale significa custodire un patrimonio di competenze che non sempre può essere trasferito attraverso libri e manuali. È un sapere pratico, costruito con l’esperienza e tramandato nel tempo, che oggi deve confrontarsi con il rischio di perdere alcuni dei suoi interpreti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tecniche artigianali tradizionali rappresentano una componente importante del patrimonio culturale immateriale. A riconoscerne il valore è anche l’UNESCO, che sottolinea come la tutela dell’artigianato non riguardi soltanto gli oggetti realizzati, ma soprattutto le conoscenze, le abilità e i processi attraverso cui prendono forma. Quando viene meno la possibilità di trasmettere queste competenze, infatti, non scompare soltanto un prodotto: si interrompe una parte della storia delle comunità che lo hanno creato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le lavorazioni che richiedono particolare attenzione ci sono la tessitura manuale, il ricamo tradizionale, la cesteria, l’intaglio del legno, la lavorazione artistica dei metalli e alcune tecniche di ceramica. Non si tratta di mestieri scomparsi ovunque, né tutte queste attività affrontano le stesse difficoltà. In diversi contesti continuano a essere praticate e rinnovate, ma la loro continuità dipende dalla presenza di artigiani esperti, dalla disponibilità di materie prime e dalla possibilità di trovare nuovi apprendisti e mercati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli ostacoli principali è il ricambio generazionale. Molte tecniche richiedono tempi di apprendimento lunghi, esercizio costante e una conoscenza approfondita delle caratteristiche dei materiali. Imparare a lavorare al telaio, per esempio, significa comprendere le tensioni dei fili, riconoscere le fibre e padroneggiare una sequenza di gesti che diventano precisi soltanto con la pratica. Analogamente, nella lavorazione del legno o della ceramica, l&#8217;esperienza permette di interpretare le imperfezioni della materia e di adattare il procedimento alle sue caratteristiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A rendere più difficile il passaggio di conoscenze contribuisce anche la concorrenza della produzione industriale. Gli oggetti realizzati in serie sono spesso disponibili a costi inferiori e in tempi più rapidi rispetto a quelli prodotti a mano. Per gli artigiani diventa quindi complicato sostenere il prezzo di lavorazioni che richiedono molte ore, competenze specialistiche e strumenti specifici. Il rischio è che tecniche complesse rimangano confinate a una nicchia di mercato, con ricadute sulla sostenibilità economica delle botteghe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la disponibilità delle materie prime può incidere sulla sopravvivenza di alcuni mestieri. Determinate lavorazioni dipendono da varietà vegetali, fibre, legni, argille o altre risorse legate a specifici ambienti. I cambiamenti nell&#8217;uso del territorio, il degrado ambientale e le difficoltà di approvvigionamento possono rendere più complicato reperire materiali adatti e mantenere inalterati i procedimenti tradizionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A queste criticità si aggiunge la trasformazione delle abitudini di consumo. Oggetti un tempo indispensabili nella vita quotidiana, come cesti, utensili, tessuti e contenitori realizzati a mano, sono stati progressivamente sostituiti da alternative industriali. In alcuni casi, la domanda si concentra oggi soprattutto sui prodotti decorativi o destinati al turismo, riducendo gli spazi per le lavorazioni funzionali che avevano sostenuto intere comunità artigiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, la tradizione non è necessariamente incompatibile con il cambiamento. Molti mestieri possono trovare nuove opportunità attraverso il design, la personalizzazione degli oggetti, il recupero dei materiali e la collaborazione con architetti, designer e altre figure creative. La possibilità di affiancare alle tecniche storiche nuove forme e funzioni può contribuire a rendere l&#8217;artigianato più accessibile a pubblici diversi, senza cancellarne le peculiarità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ruolo importante è svolto dalla formazione. Botteghe aperte, laboratori didattici, scuole di mestiere e percorsi di apprendistato possono favorire l&#8217;incontro tra artigiani esperti e nuove generazioni. L&#8217;apprendimento diretto, basato sull&#8217;osservazione e sulla pratica, permette di trasmettere anche quelle conoscenze difficili da codificare, come la sensibilità nel trattamento di un materiale o la capacità di riconoscere il momento giusto per intervenire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alla formazione, è importante documentare le tecniche attraverso fotografie, video, archivi e testimonianze degli artigiani. Questi strumenti non sostituiscono l&#8217;esperienza in laboratorio, ma possono contribuire a conservare informazioni preziose e a renderle accessibili a chi vorrà approfondirle in futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tutela, tuttavia, non può limitarsi a conservare gli oggetti nei musei o a celebrare i mestieri durante eventi occasionali. Per mantenere vive le tecniche tradizionali occorre creare le condizioni perché possano continuare a essere praticate: riconoscere il valore del lavoro manuale, sostenere la formazione, facilitare l&#8217;accesso ai mercati e garantire una remunerazione adeguata a chi produce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida è dunque duplice: salvaguardare le conoscenze ereditate dal passato e permettere loro di evolversi nel presente. Una tecnica artigianale rimane viva quando qualcuno la esercita, la insegna e la adatta a nuove esigenze. Non basta conservare un oggetto per preservare il sapere che lo ha generato: occorre continuare a tramandare i gesti, le competenze e l&#8217;esperienza che gli danno forma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un mercato dominato dalla velocità e dalla produzione standardizzata, l&#8217;artigianato ricorda il valore del tempo, della precisione e del rapporto diretto con la materia. Proteggere questi mestieri significa quindi non soltanto difendere una memoria culturale, ma mantenere aperta la possibilità che un patrimonio di conoscenze continui a produrre lavoro, creatività e nuove forme di espressione.</p>
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		<title>Cinque anni dalla morte di Dora Lagreca: la famiglia chiede verità e giustizia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cinque-anni-dalla-morte-di-dora-lagreca-la-famiglia-chiede-verita-e-giustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 08:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
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					<description><![CDATA[A cinque anni di distanza dalla tragica scomparsa di Dora Lagreca, la trentenne originaria di Montersano sulla Marcellana deceduta a Potenza nella notte tra l&#8217;8 e il 9 ottobre 2021 [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">A cinque anni di distanza dalla tragica scomparsa di Dora Lagreca, la trentenne originaria di Montersano sulla Marcellana deceduta a Potenza nella notte tra l&#8217;8 e il 9 ottobre 2021 in seguito a una precipitazione dal balcone di un&#8217;abitazione in via Giura, proseguono gli interrogativi giudiziari e il dolore incancellabile dei familiari della giovane.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli sviluppi giudiziari e la posizione dell&#8217;indagato</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La drammatica vicenda, avvenuta al rientro da una serata trascorsa in un locale insieme al fidanzato Antonio Capasso (attualmente indagato per istigazione al suicidio), continua a registrare complesse fasi procedurali. Nonostante la Procura di Potenza abbia avanzato per tre volte la richiesta di archiviazione ipotizzando l&#8217;atto volontario, il GIP ha costantemente respinto tali istanze accogliendo l&#8217;opposizione dei legali della famiglia Lagreca, gli avvocati Cristiana Coviello e Renivaldo Lagreca. Nel corso degli ultimi mesi sono stati esaminati i risultati delle perizie informatiche disposte sul telefono dell&#8217;indagato e incentrate sul recupero di dati elettronici eliminati. Le consulenze tecniche espletate nel tempo hanno delineato una traiettoria di caduta &#8220;a candela&#8221; con il volto rivolto verso la parete, avvenuta tuttavia senza alcuna spinta e in assenza di slancio, escludendo formalmente sia l&#8217;ipotesi suicidaria sia quella di un lancio violento. Al centro dell&#8217;attenzione restano inoltre una chat danneggiata tra Capasso e un familiare e alcune ricerche web dai contorni anomali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il ricordo struggente della famiglia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel rinnovare l&#8217;appello affinché emerga la verità, l&#8217;avvocato Cristiana Coviello ha sottolineato come la famiglia attenda risposte concrete da parte della Procura. Di pari passo, la sorella Michela ha tracciato un commosso ricordo della trentenne, descritta come una ragazza solare, piena di vita e profondamente legata agli affetti quotidiani: un vuoto incolmabile che spinge i congiunti a battersi quotidianamente per ottenere giustizia e rispetto per la memoria di Dora.</p>
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		<title>Autunno-Inverno 2026/2027, i colori di tendenza: tra tonalità profonde e accenti audaci</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/autunno-inverno-2026-2027-i-colori-di-tendenza-tra-tonalita-profonde-e-accenti-audaci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 11:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze autunno inverno]]></category>
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					<description><![CDATA[La stagione fredda 2026/2027 si prepara a tingersi di sfumature intense, sofisticate e, in alcuni casi, decisamente sorprendenti. Per l’Autunno-Inverno la moda gioca infatti sul contrasto tra colori caldi e [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La stagione fredda 2026/2027 si prepara a tingersi di sfumature intense, sofisticate e, in alcuni casi, decisamente sorprendenti. Per l’Autunno-Inverno la moda gioca infatti sul contrasto tra colori caldi e avvolgenti, perfetti per il guardaroba quotidiano, e tonalità più vivaci pensate per dare carattere ai look.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le grandi protagoniste della stagione troviamo innanzitutto il <strong>marrone cioccolato</strong>, elegante e versatile, destinato a conquistare cappotti, completi, maglieria e accessori. È una delle alternative più raffinate al tradizionale nero e si presta facilmente ad abbinamenti con panna, beige, bordeaux e tonalità naturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non manca il <strong>bordeaux</strong>, nelle sue sfumature più profonde e sofisticate. Il rosso scuro continua a essere una scelta vincente per la stagione fredda, soprattutto su cappotti, abiti, gonne e borse. Accanto al bordeaux trova spazio anche il <strong>rosso più acceso</strong>, pensato per chi vuole trasformare un dettaglio o un capo in un vero elemento protagonista dell&#8217;outfit.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i colori naturali spicca il <strong>verde oliva</strong>, insieme alle tonalità più profonde del verde bosco. Sono sfumature che richiamano il mondo della natura e che si abbinano con grande facilità a marrone, panna, cammello e grigio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte dei colori più decisi, la stagione propone invece il <strong>blu intenso e il blu elettrico</strong>, perfetti per sostituire il nero con una scelta più contemporanea. Il blu può essere indossato anche in total look oppure utilizzato per un singolo capo statement.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sorprende la presenza di tonalità più audaci come il <strong>viola intenso</strong> e il <strong>fucsia</strong>, capaci di portare una nota vivace anche nel guardaroba invernale. Non sono necessariamente colori da indossare dalla testa ai piedi: un maglione, una borsa, una sciarpa o un paio di scarpe possono essere sufficienti per dare personalità a un look dai toni neutri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le nuance più interessanti compare anche il <strong>terracotta</strong>, caldo e materico, che si inserisce perfettamente nella palette autunnale. È ideale accanto a marrone, beige e crema, ma può essere utilizzato anche per creare contrasti con tonalità più fredde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi ama sperimentare, spazio anche al <strong>giallo-verde</strong>, una sfumatura brillante e originale da utilizzare soprattutto come accento, e all&#8217;<strong>azzurro ghiaccio</strong>, delicato e luminoso, perfetto in abbinamento con panna, grigio e marrone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A completare la palette ci sono i grandi classici: <strong>panna, beige, cammello, grigio e blu notte</strong>. Colori senza tempo che, stagione dopo stagione, continuano a rappresentare la base perfetta per costruire un guardaroba elegante e facilmente abbinabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera tendenza dell&#8217;Autunno-Inverno 2026/2027, dunque, è la libertà di scegliere. Da una parte i colori profondi e rassicuranti, dall&#8217;altra le tonalità più brillanti e inaspettate: una palette pensata per accompagnare sia gli outfit minimal e sofisticati sia quelli più audaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi vuole aggiornare il guardaroba senza rivoluzionarlo, la strategia è semplice: <strong>puntare sui neutri per i capi importanti e giocare con bordeaux, verde, blu intenso, rosso e viola attraverso maglieria e accessori</strong>. Il risultato sarà un guardaroba contemporaneo, elegante e perfettamente in linea con le tendenze della nuova stagione.</p>
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		<title>Mamma a 59 anni, papà a 70: a Salerno nasce Francesca Pia. «Un caso davvero eccezionale»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mamma-a-59-anni-papa-a-70-a-salerno-nasce-francesca-pia-un-caso-davvero-eccezionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 11:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[mamma a 59 anni]]></category>
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					<description><![CDATA[È nata nei giorni scorsi in una struttura ospedaliera del Salernitano Francesca Pia, una bambina venuta al mondo da una mamma di 59 anni e da un papà di 70. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">È nata nei giorni scorsi in una struttura ospedaliera del Salernitano Francesca Pia, una bambina venuta al mondo da una mamma di 59 anni e da un papà di 70. Una nascita particolarmente rara, che rappresenta un caso di grande interesse nel campo della medicina della riproduzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il parto è stato eseguito dall’équipe del professor Mario Polichetti, che ha seguito il percorso professionale fino alla nascita della piccola. Francesca Pia è in ottima salute: alla nascita pesava 2,4 chilogrammi, mentre oggi ha raggiunto i 4,5 chilogrammi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Siamo di fronte a un caso davvero eccezionale</em> &#8211; spiega il professor Polichetti &#8211; <em>perché ottenere un concepimento a un&#8217;età materna di 59 anni rappresenta un evento estremamente raro. Per noi è motivo di grande soddisfazione aver accompagnato questo percorso fino alla nascita di una bambina che oggi sta bene e cresce regolarmente</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il medico sottolinea anche le condizioni della neonata. «<em>Francesca Pia è in ottima salute</em> &#8211; aggiunge Polichetti &#8211; <em>e questo è naturalmente l&#8217;aspetto che ci dà maggiore soddisfazione. Alla nascita pesava 2,4 chilogrammi, mentre oggi è arrivata a 4,5 chilogrammi. La sua crescita sta procedendo molto bene</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il professor Polichetti, la vicenda assume un significato particolare anche sotto il profilo professionale. «<em>Quando si affrontano percorsi così complessi, ogni passaggio richiede grande attenzione e responsabilità. Vedere oggi questa bambina stare bene è la gratificazione più importante per tutta l&#8217;équipe</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nascita di Francesca Pia arriva al termine di un percorso che Polichetti definisce «<em>di grande valore umano e professionale</em>». E proprio l&#8217;età dei genitori rende il caso particolarmente insolito. «<em>Una mamma di 59 anni e un papà di 70 anni rappresentano un dato anagrafico assolutamente fuori dall&#8217;ordinario per una nascita di questo tipo</em> &#8211; osserva il medico &#8211; <em>ed è per questo che possiamo parlare di un evento veramente raro</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Polichetti parla anche di un risultato che, a suo giudizio, va oltre la dimensione strettamente locale. «<em>Credo che sia una storia che possa essere considerata di grande interesse anche a livello internazionale. Sono rarissimi i casi di concepimento a queste età e poter raccontare oggi la nascita di una bambina che sta bene è motivo di orgoglio</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il professore ribadisce infine la centralità dell&#8217;esito clinico: «<em>Al di là della straordinarietà del caso, quello che conta davvero è che Francesca Pia sia venuta al mondo e stia bene. Il suo peso è cresciuto in maniera importante e oggi abbiamo una bambina di 4,5 chilogrammi in ottime condizioni</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una nascita dunque particolarmente significativa per il territorio salernitano e per l&#8217;équipe che ha seguito il percorso. «<em>Per un medico</em> &#8211; conclude Polichetti &#8211; <em>non c&#8217;è soddisfazione più grande che vedere il risultato del proprio lavoro trasformarsi nella nascita di una nuova vita. In questo caso, per le caratteristiche del percorso e per l&#8217;età dei genitori, possiamo davvero parlare di qualcosa di strabiliante</em>».</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">(Foto di repertorio)</p>
</blockquote>
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		<title>Mobilità sostenibile, gli italiani vogliono più bici e trasporto pubblico</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mobilita-sostenibile-gli-italiani-vogliono-piu-bici-e-trasporto-pubblico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 09:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[bici]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[trasporto pubblio]]></category>
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					<description><![CDATA[L’auto continua a essere il mezzo più utilizzato dagli italiani, anche per gli spostamenti brevi. Allo stesso tempo, cresce la disponibilità a scegliere alternative come bicicletta e trasporto pubblico. È [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’auto continua a essere il mezzo più utilizzato dagli italiani, anche per gli spostamenti brevi. Allo stesso tempo, cresce la disponibilità a scegliere alternative come bicicletta e trasporto pubblico. È il quadro che emerge dalle anticipazioni dell’Osservatorio Audimob di Isfort, “Tendenze e prospettive della mobilità degli italiani”, presentate durante la prima giornata di Eco &#8211; Festival della Mobilità Sostenibile e delle Città Intelligenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 oltre il 60% degli spostamenti è stato effettuato in automobile, mentre il trasporto pubblico è rimasto sotto il 10%. Nel Sud Italia la quota dell’auto ha raggiunto il 65%, mentre nei piccoli comuni, considerando l’intero territorio nazionale, ha sfiorato il 75%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il peso dell’automobile emerge anche guardando alle distanze. Oltre l’80% degli spostamenti avviene entro 10 chilometri e l’85% dura meno di 30 minuti. Eppure, anche sui tragitti più brevi, l’auto continua a essere una scelta frequente: nel 2025 ha coperto il 27,3% degli spostamenti fino a 2 chilometri.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La domanda di cambiamento</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Se le abitudini restano fortemente legate all’auto, le intenzioni degli italiani raccontano però una situazione diversa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 23,8% degli intervistati dichiara di voler ridurre l’utilizzo dell’automobile, mentre il 12,9% vorrebbe aumentarlo. Ancora più marcata è la propensione verso il trasporto pubblico: il 36,3% vorrebbe utilizzarlo di più, contro il 9% che vorrebbe ridurne l’uso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la bicicletta registra una domanda potenziale significativa: il 38,2% degli italiani dichiara di volerla utilizzare maggiormente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa distanza tra comportamenti attuali e intenzioni trova riscontro nell’Indice di Propensione al cambio modale (Pcm). Nel 2025 l’indice è negativo per l’automobile, con un valore di -10,8, mentre è positivo per il trasporto pubblico (+13,8) e soprattutto per la bicicletta (+25,2). I servizi di sharing registrano invece una crescita di 2,5 punti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La sostenibilità della mobilità non cresce</h3>



<p class="wp-block-paragraph">A fronte della maggiore disponibilità dichiarata verso modalità alternative all’auto, l’Indice di mobilità sostenibile (Ims) elaborato da Isfort si è attestato nel 2025 al 34%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta, secondo le anticipazioni dell’Osservatorio, di un valore sostanzialmente uguale a quello del 2000. In 25 anni, quindi, il livello complessivo di sostenibilità della mobilità degli italiani non avrebbe compiuto significativi passi avanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato evidenzia il divario tra la propensione a cambiare e i comportamenti effettivi. Una parte degli italiani dichiara infatti di voler utilizzare maggiormente mezzi alternativi all’auto, ma la struttura degli spostamenti continua a essere caratterizzata da un forte ricorso alla mobilità privata.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Giovani più orientati al trasporto pubblico</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le modalità di spostamento cambiano anche in base all’età e al genere. Tra i giovani la quota di utilizzo del trasporto pubblico raggiunge il 15,4%, mentre nelle fasce di età mature si ferma al 5,2%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l’analisi, inoltre, le donne compiono scelte più sostenibili soprattutto per quanto riguarda gli spostamenti a piedi, il trasporto pubblico e l’auto in condivisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’automobile mantiene comunque un ruolo centrale in diversi ambiti della vita quotidiana, dagli spostamenti di lavoro alla gestione familiare, fino ai tragitti di prossimità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">«Servono condizioni per trasformare la disponibilità in scelte»</h3>



<p class="wp-block-paragraph">«La propensione al cambio modale ci dice che una parte degli italiani sarebbe disponibile a modificare le proprie abitudini di mobilità», osserva Carlo Carminucci, direttore della ricerca di Isfort.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La disponibilità, sottolinea Carminucci, non si traduce automaticamente in un cambiamento dei comportamenti. Perché ciò avvenga, aggiunge, occorre creare le condizioni affinché la volontà espressa dai cittadini possa trasformarsi in scelte concrete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Osservatorio Audimob si basa su un’indagine annuale sulla mobilità della popolazione italiana residente tra i 14 e gli 84 anni, condotta attraverso interviste telefoniche e via computer. Nel 2025 sono state intervistate complessivamente 16.557 persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(Fonte Ansa)</p>
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		<title>Da Marina di Camerota a Ferrara: 22enne si tuffa nella Darsena e salva un uomo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/da-marina-di-camerota-a-ferrara-22enne-si-tuffa-nella-darsena-e-salva-un-uomo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 09:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[ferrara]]></category>
		<category><![CDATA[marina di camerota]]></category>
		<category><![CDATA[salva un uomo]]></category>
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					<description><![CDATA[Ha sentito un tonfo, si è voltato verso l’acqua e ha visto prima alcune bolle, poi un uomo che cercava disperatamente di restare a galla. Quando si è accorto che [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ha sentito un tonfo, si è voltato verso l’acqua e ha visto prima alcune bolle, poi un uomo che cercava disperatamente di restare a galla. Quando si è accorto che stava smettendo di muoversi non ha esitato: si è tolto alcuni vestiti e si è lanciato nel canale, ancora con le scarpe ai piedi. Protagonista del gesto è Jacopo Romanelli, 22 anni, originario di Marina di Camerota e attualmente fuori sede a Ravenna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’episodio, secondo quanto raccontato dal giovane, è avvenuto domenica 4 ottobre alla Darsena di Ferrara, durante un evento di freestyle. Erano in corso gli ottavi di finale del contest quando un uomo è finito in acqua. Jacopo si trovava lateralmente rispetto al palco, a pochi metri dal canale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ho sentito un tonfo e quando mi sono girato ho visto delle bolle. Poi è emerso un ragazzo che sbracciava e continuava a finire con la testa sott’acqua», racconta il 22enne. Intorno c&#8217;erano numerose persone, ma quando l&#8217;uomo ha cominciato a non reagire più, Romanelli ha deciso di intervenire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Mi sono spogliato e mi sono lanciato con tutte le scarpe. Sono stati probabilmente i 40 secondi più brutti della mia vita». L&#8217;acqua fredda, il fango e la profondità del canale hanno reso particolarmente difficile il soccorso. L&#8217;uomo, ormai privo di sensi, pesava inoltre diversi chili più del giovane che stava cercando di trascinarlo verso la sponda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Jacopo non ha alcuna preparazione specifica nel soccorso in acqua. «Ho fatto il cameriere, non il bagnino. Non sapevo bene come comportarmi», spiega. Nonostante questo è riuscito a spingere l&#8217;uomo fino al bordo della Darsena. A quel punto altri ragazzi, rimasti a terra, lo hanno afferrato e tirato fuori dall&#8217;acqua, superando il dislivello tra la superficie del canale e la banchina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul posto è poi intervenuto il personale sanitario, che ha prestato le prime cure all&#8217;uomo. Secondo quanto riferito da Romanelli, il malcapitato non ricorderebbe quanto accaduto nei momenti precedenti al salvataggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il 22enne di Marina di Camerota, invece, quei secondi sono rimasti impressi nella memoria. Una volta fuori dall&#8217;acqua, la tensione accumulata ha preso il sopravvento: «Ho trascorso l&#8217;ora successiva a tremare e piangere. Non mi sono mai sentito così male e così bene nello stesso momento».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intorno a lui si è stretta anche la solidarietà delle persone presenti all&#8217;evento: alcuni ragazzi gli hanno portato felpe, pantaloni, calzini, scarpe e acqua per aiutarlo a riprendersi dopo il tuffo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Lui non ricorda nulla, ma io ricordo il panico di avere tra le braccia un corpo inerme e sentire, in quel momento, la responsabilità di doverlo salvare».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un gesto istintivo compiuto in pochi secondi, senza preparazione e in una situazione di forte pericolo. Jacopo è entrato in quell&#8217;acqua da semplice spettatore di un evento e ne è uscito dopo aver contribuito a salvare la vita di un uomo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Divano letto, quando praticità e design si incontrano</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/divano-letto-quando-praticita-e-design-si-incontrano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 09:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[arredamento]]></category>
		<category><![CDATA[divano letto]]></category>
		<category><![CDATA[home decor]]></category>
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					<description><![CDATA[Il divano letto è uno di quei complementi d’arredo capaci di risolvere con eleganza un’esigenza molto concreta: avere un posto in più per dormire senza rinunciare allo spazio durante il [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il divano letto è uno di quei complementi d’arredo capaci di risolvere con eleganza un’esigenza molto concreta: avere un posto in più per dormire senza rinunciare allo spazio durante il giorno. Una soluzione particolarmente utile negli appartamenti di dimensioni contenute, nelle stanze degli ospiti o negli ambienti multifunzionali, dove ogni elemento deve svolgere più di una funzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua evoluzione lo ha trasformato da semplice alternativa al letto in un vero protagonista dell’arredamento. Oggi è possibile scegliere tra numerosi modelli, dimensioni, materiali e configurazioni, trovando facilmente quello più adatto allo stile e agli spazi della propria casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo aspetto da valutare è naturalmente lo spazio disponibile. Prima dell&#8217;acquisto è importante considerare non soltanto le dimensioni del divano chiuso, ma anche quelle una volta aperto. Il meccanismo di apertura deve poter essere utilizzato agevolmente, lasciando sufficiente spazio per muoversi nella stanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il comfort ha un ruolo fondamentale. Se il divano letto viene utilizzato frequentemente come soluzione per la notte, è importante prestare attenzione alla qualità del materasso e alla facilità del sistema di apertura e chiusura. Se invece viene aperto soltanto occasionalmente, può assumere maggiore importanza il comfort della seduta e l&#8217;estetica del divano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista dello stile, il divano letto può inserirsi praticamente in qualsiasi ambiente. Linee essenziali e colori neutri si adattano agli interni contemporanei e minimalisti, mentre tessuti più caldi e forme morbide possono contribuire a creare un&#8217;atmosfera accogliente. Per chi ama un arredamento più caratterizzato, invece, anche il divano può diventare un elemento capace di dare personalità alla stanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro vantaggio è la sua versatilità. In soggiorno può trasformarsi rapidamente in un letto per gli ospiti; in un monolocale può rappresentare una soluzione quotidiana per organizzare meglio gli spazi; in una camera multifunzionale può permettere di alternare facilmente momenti di relax, lavoro e riposo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non bisogna però dimenticare alcuni dettagli pratici: la facilità di pulizia del rivestimento, la robustezza della struttura, la disponibilità di ricambi e la semplicità del meccanismo di apertura sono tutti elementi che possono fare la differenza nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scegliere un divano letto, quindi, significa trovare il giusto equilibrio tra estetica, funzionalità e comfort. Un complemento che, se scelto con attenzione, permette di sfruttare meglio gli spazi senza trasformare la casa in un ambiente meno accogliente. Al contrario, può diventare proprio il dettaglio che rende una stanza più flessibile, ordinata e pronta ad adattarsi alle esigenze di chi la vive.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Da Philadelphia a Salerno sulle tracce dello zio aviatore</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/da-philadelphia-a-salerno-sulle-tracce-dello-zio-aviatore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 07:19:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
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					<description><![CDATA[Un viaggio dagli Stati Uniti alle montagne di Salerno per raggiungere il luogo nel quale, 83 anni fa, precipitò il bombardiere B-17 sul quale volava suo zio. Cheri Stewart, 70 [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un viaggio dagli Stati Uniti alle montagne di <strong>Salerno</strong> per raggiungere il luogo nel quale, 83 anni fa, precipitò il bombardiere B-17 sul quale volava suo zio. <strong>Cheri Stewart, 70 anni, arrivata da Philadelphia</strong>, ha ripercorso la storia del giovane aviatore americano Charles Stewart accompagnata dai volontari dell’<strong>Associazione Salerno 1943</strong>, impegnati da anni nelle ricerche legate all’Operazione Avalanche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante il sopralluogo, tra la vegetazione è stato individuato anche un <strong>frammento metallico ritenuto riconducibile al B-17</strong>, aggiungendo un elemento particolarmente significativo alla visita della donna americana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Charles Stewart aveva appena vent’anni quando prese parte alla missione che si concluse con la caduta dell’aereo sulle montagne salernitane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La ricerca sulle montagne di Salerno</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Cheri Stewart ha raggiunto l’Italia partendo da Philadelphia con l’obiettivo di vedere personalmente i luoghi legati alla morte dello zio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad accompagnarla sono stati i volontari di Salerno 1943, associazione che porta avanti attività di ricerca e ricostruzione storica sulle vicende della Seconda guerra mondiale e, in particolare, sugli avvenimenti collegati all’<strong>Operazione Avalanche</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio durante le ricerche effettuate nell’area è arrivata una scoperta inattesa. Nascosto tra la vegetazione è stato trovato un pezzo di metallo riconducibile al bombardiere sul quale si trovava Charles Stewart.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ritrovamento avvenuto a distanza di oltre otto decenni dall’incidente e proprio durante il sopralluogo effettuato dalla nipote dell’aviatore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il B-17 colpito durante il rientro dalla missione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il bombardiere americano stava tornando da una <strong>missione sugli aeroporti di Foggia</strong> quando venne intercettato e pesantemente colpito dalla contraerea e dalla caccia delle forze dell’Asse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A bordo si trovavano <strong>dieci uomini di equipaggio</strong>, che abbandonarono l’aereo lanciandosi in momenti differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Charles Stewart ricopriva il ruolo di <strong>mitragliere laterale</strong>. Il giovane aviatore riuscì a raggiungere il suolo, ma riportò gravi ferite alle gambe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Morì il giorno successivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A 83 anni da quei fatti, la nipote Cheri ha raggiunto le montagne salernitane per vedere il luogo nel quale si consumarono gli ultimi momenti della vicenda militare dello zio. Ad accompagnare il viaggio nella memoria è arrivato anche il ritrovamento del frammento metallico attribuito al B-17, emerso durante le ricerche condotte insieme ai volontari dell’Associazione Salerno 1943.</p>
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		<item>
		<title>San Luca di Vallo, paziente salvata: il grazie del figlio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/san-luca-di-vallo-paziente-salvata-il-grazie-del-figlio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 09:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo della Lucania]]></category>
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					<description><![CDATA[Una donna arrivata in condizioni estremamente delicate all’ospedale San Luca di Vallo della Lucania è riuscita a superare un complesso quadro clinico e a tornare dalla propria famiglia. A raccontare [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una donna arrivata in condizioni estremamente delicate all’<strong>ospedale San Luca di Vallo della Lucania</strong> è riuscita a superare un complesso quadro clinico e a tornare dalla propria famiglia. A raccontare la vicenda è il figlio della paziente, che ha voluto ringraziare pubblicamente il personale del Pronto Soccorso, dell’UTIC, dell’Emodinamica e delle Malattie Infettive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia inizia a settembre, quando la donna, già affetta da diverse patologie, manifesta improvvisamente <strong>affanno, dolore al torace e al braccio sinistro</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal Pronto Soccorso alla coronarografia urgente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La paziente, cardiopatica, diabetica e ipertesa, viene accompagnata dal figlio al Pronto Soccorso del San Luca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I sanitari valutano il quadro ed eseguono rapidamente gli accertamenti necessari, tra cui elettrocardiogramma ed esami ematici urgenti. I risultati evidenziano una situazione critica e viene disposto il trasferimento nell’<strong>Unità di Terapia Intensiva Cardiologica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le condizioni restano però molto serie. In serata si verifica un nuovo episodio di dolore toracico accompagnato da una grave difficoltà respiratoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diventa quindi necessaria una <strong>coronarografia urgente</strong>, effettuata dall’équipe di Emodinamica con il coinvolgimento del <strong>dottor Antonio Aloia</strong>, direttore dell’Unità operativa complessa di UTIC.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le coronarie vengono trattate, ma il quadro resta delicato: la donna è priva di coscienza e necessita di assistenza respiratoria e farmaci per sostenere le funzioni vitali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Polmonite bilaterale e poi il progressivo miglioramento</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una successiva Tac del torace evidenzia anche una <strong>polmonite bilaterale e un versamento pleurico</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso assistenziale coinvolge così diverse professionalità: cardiologi, infettivologi, infermieri, operatori sociosanitari e personale di supporto lavorano insieme durante i giorni più difficili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Progressivamente arrivano i primi segnali positivi. Il respiro diventa più regolare e le condizioni della paziente iniziano a migliorare fino a consentire la <strong>dimissione e il ritorno a casa</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui la decisione del figlio di raccontare la propria esperienza e ringraziare quanti hanno assistito la madre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il riconoscimento è rivolto al personale del Pronto Soccorso, dell’UTIC, dell’Emodinamica e delle Malattie Infettive, oltre a infermieri, OSS, ausiliari e alle altre figure coinvolte nell’assistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ringraziamento particolare è stato destinato all’équipe <strong>UTIC-Emodinamica guidata dal dottor Antonio Aloia</strong>, mettendo in evidenza non soltanto le competenze professionali, ma anche l’attenzione e l’umanità ricevute durante il ricovero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Slow luxury, il nuovo lusso è avere tempo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/slow-luxury-il-nuovo-lusso-e-avere-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 11:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[slow luxury]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze e stili di vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=262413</guid>

					<description><![CDATA[Per anni il lusso è stato associato all&#8217;esclusività, all&#8217;ostentazione e alla possibilità di accedere a ciò che pochi possono permettersi. Poi è arrivato il quiet luxury, il lusso discreto fatto [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per anni il lusso è stato associato all&#8217;esclusività, all&#8217;ostentazione e alla possibilità di accedere a ciò che pochi possono permettersi. Poi è arrivato il <em>quiet luxury</em>, il lusso discreto fatto di qualità, materiali pregiati e marchi poco appariscenti. Ora la parola d&#8217;ordine sembra essere un&#8217;altra: <strong>slow luxury</strong>, o <em>slowxury</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il concetto è semplice: <strong>il vero lusso, oggi, può essere il tempo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non correre, non accumulare esperienze, non riempire ogni minuto di una vacanza. Lo slow luxury propone un modo diverso di vivere il benessere, basato sulla possibilità di fermarsi, scegliere con attenzione e dedicare tempo a luoghi, persone ed esperienze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel turismo la tendenza è particolarmente evidente. Il viaggio “mordi e fuggi” lascia spazio a soggiorni più lunghi, destinazioni meno affollate, piccoli borghi, strutture immerse nella natura e percorsi capaci di mettere il visitatore in contatto con il territorio. Il valore dell&#8217;esperienza non dipende soltanto dal prezzo della camera o dal numero di servizi disponibili, ma dalla sua <strong>autenticità e dalla possibilità di viverla senza fretta</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una cena preparata con prodotti locali, una visita a un laboratorio artigiano, una passeggiata nella natura, qualche giorno trascorso in una piccola struttura lontana dai circuiti più affollati possono diventare esperienze di lusso proprio perché permettono di recuperare qualcosa che nella vita quotidiana sembra sempre mancare: il tempo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Meno consumo, più esperienza</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Lo slow luxury non riguarda però soltanto le vacanze. La stessa filosofia sta entrando nella moda, nel design, nel cibo e nelle abitudini quotidiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idea è <strong>comprare meno e scegliere meglio</strong>, privilegiando prodotti destinati a durare, lavorazioni artigianali, materiali di qualità e oggetti con una storia. È un approccio che si avvicina, per alcuni aspetti, alla cultura dello slow living e che si contrappone alla logica dell&#8217;acquisto rapido e della continua sostituzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il concetto di esclusività cambia. Se un tempo possedere un oggetto raro rappresentava uno status, oggi può essere altrettanto desiderabile <strong>avere accesso a un&#8217;esperienza difficile da replicare</strong>: un luogo autentico, un incontro particolare, una cena in una piccola realtà locale, una notte in mezzo alla natura o semplicemente una giornata senza programmi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il lusso della lentezza</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La contraddizione è soltanto apparente. In una società sempre connessa, nella quale velocità e produttività sono diventate valori quotidiani, rallentare può diventare una forma di privilegio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo slow luxury intercetta proprio questo desiderio: non necessariamente possedere di più, ma <strong>vivere meglio ciò che si possiede e ciò che si sceglie di fare</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è forse questo il motivo per cui la tendenza sta trovando terreno fertile anche in Italia, dove borghi, paesaggi rurali, tradizioni gastronomiche, artigianato e ospitalità diffusa offrono naturalmente il contesto per un&#8217;idea di lusso meno legata all&#8217;apparenza e più all&#8217;esperienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo lusso, insomma, potrebbe non essere una suite più grande o un oggetto più costoso. Potrebbe essere qualcosa di molto più semplice e, proprio per questo, sempre più prezioso: <strong>avere finalmente il tempo per goderseli</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Ricigliano, la maestra artigiana Pina Pascente entra nell&#8217;Accademia nazionale dei Sartori</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ricigliano-la-maestra-artigiana-pina-pascente-entra-nellaccademia-nazionale-dei-sartori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 09:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[accademia sartori]]></category>
		<category><![CDATA[fatto a mano]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[pina pascente]]></category>
		<category><![CDATA[ricigliano]]></category>
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					<description><![CDATA[Il talento, il successo e l&#8217;alta professionalità non sono una prerogativa esclusiva delle grandi metropoli. A dimostrarlo è la storia di Pina Pascente, maestra artigiana di Ricigliano – piccolo borgo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il talento, il successo e l&#8217;alta professionalità non sono una prerogativa esclusiva delle grandi metropoli. A dimostrarlo è la storia di Pina Pascente, maestra artigiana di Ricigliano – piccolo borgo situato all&#8217;estremo confine della provincia di Salerno con la Basilicata – che nei giorni scorsi ha letteralmente conquistato Roma, portando l&#8217;eccellenza dell&#8217;entroterra campano su una delle passerelle più prestigiose della Capitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella splendida cornice di Palazzo Pamphilj, Pina Pascente ha fatto sfilare un abito d&#8217;alta moda interamente realizzato a mano. Una creazione unica, fortemente evocativa, che trae ispirazione proprio dalle radici profonde della stilista: la bellezza incontaminata dei paesaggi di Ricigliano, la purezza della natura locale e una tradizione sartoriale antica, tramandata con dedizione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="555" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/10/Abito-in-atelier_Pina-Pascente-555x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-262249" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/10/Abito-in-atelier_Pina-Pascente-555x1024.jpeg 555w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/10/Abito-in-atelier_Pina-Pascente-162x300.jpeg 162w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/10/Abito-in-atelier_Pina-Pascente-768x1418.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/10/Abito-in-atelier_Pina-Pascente.jpeg 795w" sizes="(max-width: 555px) 100vw, 555px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In una società contemporanea dominata dalle logiche globalizzate e standardizzate del fast fashion, la visione di Pina Pascente si configura come una scelta d’avanguardia e di profonda resistenza culturale. Al centro della sua filosofia aziendale e artistica c’è la riscoperta del su misura: non una moda in serie, ma un capo unico capace di raccontare l&#8217;identità e valorizzare l&#8217;unicità di chi lo indossa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo straordinario percorso artistico e professionale ha ricevuto il suo coronamento più alto proprio nella Capitale, con l’attribuzione ufficiale dell’attestato di membro dell’Accademia Nazionale dei Sartori, uno dei sodalizi più antichi e prestigiosi d&#8217;Italia nel campo della moda artigianale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un riconoscimento d&#8217;eccellenza che ripaga anni di sacrifici, studio e scelte coraggiose, guidate dalla ferrea volontà di &#8220;rimanere&#8221; e investire nel proprio luogo natale. Una determinazione così forte da spingere la maestra artigiana, qualche anno fa, a rifiutare persino un prestigioso incarico nell&#8217;équipe di costumiste della Rai, preferendo portare avanti il proprio progetto autonomo di crescita e promozione del territorio salernitano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una missione, questa, che Pina Pascente non porta avanti da sola: al suo fianco, come costante compagna d’avventura nonostante la giovane età, c’è la figlia Annamaria, a cui è destinata questa preziosa eredità artigianale. Il progetto guarda infatti con decisione al futuro e alle nuove generazioni attraverso la formazione, con l&#8217;obiettivo concreto di riavvicinare i giovani ai segreti e alla nobiltà dell&#8217;arte sartoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella di Pina Pascente è, in definitiva, una bellissima storia di resilienza, riscatto e orgoglio meridionale. Un esempio tangibile di come la periferia d&#8217;Italia possa farsi centro, dettando legge in fatto di stile, cultura e maestria artigianale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ceramica Vietri, primo via libera all’Indicazione geografica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ceramica-vietri-primo-via-libera-allindicazione-geografica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 08:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[La Ceramica Vietri compie un passo importante verso il riconoscimento e la tutela europea. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha dato esito favorevole alla fase nazionale [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Ceramica Vietri</strong> compie un passo importante verso il riconoscimento e la tutela europea. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha dato esito favorevole alla fase nazionale della procedura avviata per ottenere la registrazione dell’<strong>Indicazione geografica protetta</strong> per la produzione ceramica di Vietri sul Mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda era stata presentata dai ceramisti vietresi lo scorso <strong>26 gennaio</strong>. Superato il passaggio nazionale, la documentazione sarà ora trasmessa all’<strong>EUIPO, Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale</strong>, per proseguire l’iter previsto a livello comunitario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta ancora del riconoscimento europeo definitivo, ma di un passaggio che consente alla procedura di avanzare verso la fase successiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutelare la tradizione della ceramica vietrese</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo dell’iniziativa è garantire una maggiore tutela alla produzione artigianale legata a <strong>Vietri sul Mare</strong>, rendendone più riconoscibile l’origine e distinguendo i manufatti tradizionali dalle imitazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ceramica rappresenta da generazioni uno degli elementi più caratteristici del territorio vietrese e della Costiera Amalfitana. Dietro la produzione ci sono botteghe, lavorazioni artigianali, tecniche tramandate nel tempo e competenze che hanno contribuito a rendere Vietri conosciuta anche al di fuori dei confini regionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il riconoscimento punta quindi a rafforzare la protezione del nome e a valorizzare le caratteristiche delle produzioni realizzate secondo quanto previsto dal disciplinare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il provvedimento ministeriale è stato trasmesso anche alla <strong>Regione Campania</strong> ed è stato pubblicato, insieme al disciplinare di produzione, sul sito del Ministero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">De Simone: «Un tassello importante per la tutela»</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Soddisfazione è stata espressa dal sindaco di Vietri sul Mare, <strong>Giovanni De Simone</strong>, che ha definito la decisione ministeriale un passaggio atteso nel percorso per la tutela della ceramica locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Accogliamo con ampia soddisfazione la decisione del Ministero, un’indicazione che attendevamo da tempo, un tassello importante per la tutela della nostra ceramica», ha dichiarato il primo cittadino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato arriva attraverso un lavoro condiviso con i maestri ceramisti, l’amministrazione comunale e l’assessorato alla Ceramica guidato da <strong>Daniele Benincasa</strong>, insieme agli altri soggetti coinvolti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora l’iter dovrà proseguire in sede europea. Il riconoscimento definitivo consentirebbe di associare in maniera più forte e tutelata il nome di Vietri alle produzioni ceramiche legate al territorio e al patrimonio artigianale sviluppato nel corso delle generazioni.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Doppia laurea con 110 e lode in tre mesi, il traguardo di Antonio Nicolielo a 24 anni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/doppia-laurea-con-110-e-lode-in-tre-mesi-il-traguardo-di-antonio-nicolielo-a-24-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 08:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Colliano]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=262241</guid>

					<description><![CDATA[Il giovane di Colliano ha conseguito Medicina e Chirurgia e Ingegneria Clinica alla Sapienza di Roma. Completato anche il percorso di eccellenza in Medicina Due lauree con il massimo dei [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph"><em>Il giovane di Colliano ha conseguito Medicina e Chirurgia e Ingegneria Clinica alla Sapienza di Roma. Completato anche il percorso di eccellenza in Medicina</em></p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Due lauree con il massimo dei voti, entrambe con 110 e lode, conseguite nell’arco di appena tre mesi. È il traguardo raggiunto da <strong>Antonio Nicolielo</strong>, 24 anni, originario di <strong>Colliano</strong>, che ha completato due percorsi universitari all’Università La Sapienza di Roma.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Il primo titolo è arrivato il 22 giugno, con la laurea in Medicina e Chirurgia HT, accompagnata dal completamento del percorso di eccellenza previsto dal corso di studi. Il 21 settembre, a distanza di tre mesi, Nicolielo ha conseguito la seconda laurea, in Ingegneria Clinica, presso la Facoltà di Ingegneria Civile e Industriale, ottenendo anche in questo caso la votazione di 110 e lode.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Un doppio risultato accademico che ha suscitato l’orgoglio della comunità di Colliano. Il sindaco Gerardo Strollo e l’amministrazione comunale hanno rivolto al giovane le proprie congratulazioni, sottolineando il valore di un percorso caratterizzato da anni di studio, impegno e determinazione.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Nel messaggio istituzionale, l’amministrazione ha espresso anche un augurio alla famiglia, che ha condiviso con Antonio le tappe e i sacrifici del percorso universitario.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Il doppio conseguimento rappresenta un importante traguardo personale e accademico per il giovane, che ha completato due lauree in ambiti distinti ma strettamente connessi, quello medico e quello ingegneristico, entrambi all’interno dell’ateneo romano.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Capelli, addio alle regole: il taglio giusto non ha età</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/capelli-addio-alle-regole-il-taglio-giusto-non-ha-eta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 12:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[taglio di capelli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=262176</guid>

					<description><![CDATA[Per anni la scelta del taglio di capelli è stata accompagnata da una serie di regole non scritte: capelli lunghi fino a una certa età, tagli corti considerati più adatti [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per anni la scelta del taglio di capelli è stata accompagnata da una serie di regole non scritte: capelli lunghi fino a una certa età, tagli corti considerati più adatti alle donne mature, colori da abbandonare con il passare degli anni. Ma quanto di tutto questo è ancora valido?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi il rapporto tra età e capelli sembra essere cambiato. Le tendenze hanno progressivamente messo in discussione l’idea che esista un taglio «giusto» per ogni fase della vita, lasciando spazio a una scelta più personale, legata ai gusti, ai lineamenti e soprattutto al modo in cui ciascuno desidera raccontarsi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non esiste più un&#8217;età per il taglio corto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il taglio corto è stato a lungo associato alla maturità, quasi fosse una scelta obbligata dopo una determinata età. Oggi, invece, pixie cut, bob, caschetti e tagli più strutturati attraversano generazioni diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La loro riuscita dipende molto più dalla forma del viso, dalla qualità e dalla consistenza del capello e dalla disponibilità a dedicare tempo allo styling che dal numero scritto sulla carta d&#8217;identità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un taglio corto può valorizzare un volto giovane così come accompagnare con eleganza una donna adulta. A fare la differenza sono proporzioni, movimento e personalizzazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E i capelli lunghi dopo i 50 o i 60 anni?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche qui, la vecchia regola secondo cui i capelli lunghi sarebbero vietati dopo una certa età appare sempre meno attuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Portare i capelli lunghi non è una questione anagrafica. Più importante è valutare la loro salute, la densità e la capacità del taglio di mantenere una forma armoniosa. Capelli lunghi, curati e ben proporzionati possono essere altrettanto contemporanei di un taglio corto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In alcuni casi, scalature leggere e ciocche che incorniciano il viso possono rendere la lunghezza più dinamica, evitando l&#8217;effetto troppo pesante. Ma anche qui non esiste una formula universale: il risultato dipende dalla persona e dalla struttura naturale del capello.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più che l’età conta la struttura del capello</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con il passare del tempo i capelli possono cambiare: possono diventare più sottili, perdere densità, modificare la propria texture o apparire più secchi. Sono questi aspetti, spesso, a influenzare maggiormente la scelta del taglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un buon hairstylist dovrebbe quindi osservare il capello prima ancora di proporre una soluzione. Un taglio che funziona perfettamente su una chioma folta potrebbe richiedere un&#8217;impostazione diversa su capelli fini o poco voluminosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la manutenzione è un elemento importante. Un taglio molto geometrico può richiedere appuntamenti più frequenti per mantenere la forma, mentre una soluzione più morbida può accompagnare meglio chi preferisce una gestione quotidiana semplice.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche il colore ha smesso di seguire le vecchie regole</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa evoluzione riguarda il colore. I capelli bianchi non sono più necessariamente qualcosa da nascondere e, allo stesso tempo, non c&#8217;è alcun obbligo di lasciarli al naturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grigio, bianco, biondo, castano, ramato o tonalità più audaci possono convivere con età diverse. La scelta può dipendere dal gusto personale, dal tono della pelle, dal colore degli occhi e, naturalmente, dall&#8217;effetto che si desidera ottenere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre più persone scelgono inoltre di valorizzare la propria base naturale, lavorando sulla luminosità e sulla dimensione del colore invece di inseguire una trasformazione radicale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vera regola? Sentirsi a proprio agio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se le vecchie regole stanno perdendo terreno, non significa che ogni taglio sia automaticamente adatto a chiunque. Le caratteristiche individuali continuano a contare: forma del viso, proporzioni, texture, densità dei capelli, stile personale e tempo che si è disposti a dedicare alla cura quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza è che questi elementi non devono più essere letti attraverso una rigida tabella anagrafica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda, quindi, non dovrebbe essere «Quale taglio posso portare alla mia età?», ma piuttosto «Quale taglio valorizza meglio me, i miei capelli e il mio stile di vita?».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalle regole alle possibilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento più interessante non riguarda tanto i tagli di moda quanto il modo in cui li scegliamo. L&#8217;età non è più necessariamente un limite estetico da rispettare, ma uno dei tanti elementi che compongono l&#8217;identità di una persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le regole, insomma, non sono completamente sparite: si sono trasformate in indicazioni utili, da adattare al singolo caso. Perché il taglio più riuscito non è quello stabilito dall&#8217;età, ma quello che riesce a mettere insieme personalità, proporzioni, qualità del capello e praticità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E forse è proprio questa la tendenza più contemporanea: <strong>non scegliere un taglio perché «si può» o «non si può» a una certa età, ma perché ci rappresenta</strong>.</p>
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		<title>Materiali e finiture: cosa valutare prima di scegliere un mobile</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/materiali-e-finiture-cosa-valutare-prima-di-scegliere-un-mobile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 11:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[arredamento]]></category>
		<category><![CDATA[mobili]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando si sceglie un mobile, l’estetica è spesso il primo elemento a catturare l’attenzione: il colore, la texture, la forma, l’effetto del legno o la finitura opaca possono fare la [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quando si sceglie un mobile, l’estetica è spesso il primo elemento a catturare l’attenzione: il colore, la texture, la forma, l’effetto del legno o la finitura opaca possono fare la differenza nell’aspetto di una stanza. Ma un arredo destinato a durare nel tempo non dovrebbe essere valutato soltanto per il suo impatto visivo. Materiali e finiture determinano infatti anche resistenza, manutenzione, praticità e qualità percepita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per scegliere bene, quindi, è utile andare oltre la semplice domanda «Mi piace?» e chiedersi anche «Come si comporterà questo materiale nella vita di tutti i giorni?».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Partire dall’uso quotidiano</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima variabile da considerare è l’ambiente in cui il mobile verrà inserito e, soprattutto, il modo in cui sarà utilizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un materiale adatto a un mobile decorativo o a una madia che viene aperta occasionalmente può essere meno indicato per un piano di lavoro, per un tavolo da pranzo o per un arredo destinato a essere utilizzato frequentemente. In cucina, per esempio, superfici esposte a umidità, calore, macchie e pulizie ripetute richiedono caratteristiche diverse rispetto a quelle di un mobile da soggiorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la presenza di bambini o animali domestici può orientare la scelta verso finiture più resistenti e semplici da pulire. La funzionalità, insomma, dovrebbe precedere la scelta estetica, non seguirla.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Legno, impiallacciato, laminato: cosa cambia?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i materiali più utilizzati nell’arredamento ci sono il legno e i suoi derivati, ma non sono tutti equivalenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>legno massello</strong> offre un aspetto naturale e materico e può essere valorizzato dalle variazioni di venatura e colore proprie del materiale. È però importante considerare che il legno è un materiale vivo, sensibile alle condizioni ambientali e che può richiedere una manutenzione specifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’<strong>impiallacciato</strong> utilizza invece un sottile strato di legno naturale applicato a un supporto. Permette di ottenere l’aspetto e la matericità del vero legno, con caratteristiche e costi differenti rispetto al massello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>laminato</strong> è una soluzione molto versatile: può riprodurre legni, pietre e altre superfici e offre generalmente una buona facilità di pulizia e una notevole varietà di finiture. È particolarmente interessante quando la praticità deve convivere con un’estetica precisa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esiste quindi un materiale migliore in assoluto: la scelta dipende dal rapporto tra utilizzo, prestazioni desiderate, budget e risultato estetico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La finitura non è solo una questione di colore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di finiture, il colore è soltanto uno degli aspetti da valutare. Una superficie opaca, lucida, spazzolata o materica può reagire in modo diverso alla luce e all&#8217;uso quotidiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le superfici molto lucide, per esempio, possono amplificare la luminosità di un ambiente, ma rendere più evidenti impronte e segni. Una finitura opaca può restituire un effetto più morbido e contemporaneo, mentre una texture materica può aggiungere profondità visiva e tattile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di scegliere è quindi utile osservare il campione non soltanto sotto la luce dello showroom, ma anche immaginandolo nelle reali condizioni della casa: luce naturale, illuminazione artificiale, vicinanza ad altre superfici e colori delle pareti possono modificarne sensibilmente la percezione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Resistenza e manutenzione: due criteri da mettere in primo piano</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un mobile bello da vedere ma complicato da mantenere rischia di perdere rapidamente il suo fascino. Per questo è importante informarsi sulle modalità di pulizia consigliate, sulla sensibilità alle macchie e sui prodotti che possono essere utilizzati senza danneggiare la superficie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la resistenza ai graffi, all&#8217;umidità, al calore e all&#8217;usura quotidiana può diventare decisiva, soprattutto per gli arredi più sollecitati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non bisogna però confondere una superficie resistente con una superficie indistruttibile. Ogni materiale ha caratteristiche specifiche e conoscere i suoi limiti permette di utilizzarlo correttamente e conservarne più a lungo l&#8217;aspetto originale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Guardare anche ciò che non si vede</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La qualità di un mobile non dipende soltanto dalla superficie esterna. Struttura interna, bordi, ferramenta, cerniere e sistemi di apertura contribuiscono alla durata e alla funzionalità dell&#8217;arredo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche i bordi meritano attenzione: una lavorazione accurata contribuisce non solo all&#8217;estetica, ma anche alla protezione del pannello. Allo stesso modo, guide e cerniere sottoposte a utilizzo frequente dovrebbero essere adeguate al peso e alla funzione dell&#8217;anta o del cassetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando possibile, è quindi utile chiedere informazioni sulla composizione del mobile e sulle caratteristiche tecniche dei materiali, invece di limitarsi alla scelta del colore o del modello.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il giusto equilibrio tra estetica e prestazioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Scegliere materiali e finiture significa, in definitiva, trovare un equilibrio tra ciò che si desidera vedere e ciò che si desidera ottenere nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una finitura può essere perfetta per lo stile della casa, ma poco adatta alle abitudini di chi la vive. Al contrario, un materiale scelto esclusivamente per la sua praticità potrebbe non contribuire al risultato estetico desiderato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La soluzione più efficace è considerare insieme <strong>estetica, funzione, resistenza, manutenzione e durata</strong>, valutando ogni mobile in relazione all&#8217;ambiente in cui sarà inserito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché un arredo ben scelto non è semplicemente quello che appare bello il giorno dell&#8217;acquisto: è quello che continua a essere bello, funzionale e coerente con la vita quotidiana anche dopo anni.</p>
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		<title>Miss Cilento nel Mondo 2026, il titolo va a Giorgia Radano</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/miss-cilento-nel-mondo-2026-il-titolo-va-a-giorgia-radano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 11:31:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Casal Velino]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia radano]]></category>
		<category><![CDATA[miss cilento nel mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[È Giorgia Radano, 20 anni, di Casal Velino, la nuova Miss Cilento nel Mondo 2026. Il titolo è stato assegnato al termine della finale della XXIII edizione della kermesse Miss [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È Giorgia Radano, 20 anni, di Casal Velino, la nuova Miss Cilento nel Mondo 2026. Il titolo è stato assegnato al termine della finale della XXIII edizione della kermesse Miss Cilento 2026, svoltasi in piazza Europa ad Ascea Marina, nell&#8217;ultimo appuntamento del concorso organizzato da Lino&#8217;s Production e condotto da Chiara Bertolini, Miss Cilento 2018.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Radano, occhi e capelli castani, è studentessa al Conservatorio di Musica &#8220;San Pietro a Majella&#8221; di Napoli, dove studia canto lirico. Tra le sue passioni ci sono la moda, lo shopping, i viaggi e la fotografia. Arrivata alla finale con il titolo di Miss Carnevale 2026, ha conquistato il titolo di Miss Cilento nel Mondo al termine della manifestazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 2026 è stato per la giovane cilentana un anno particolarmente significativo, caratterizzato dalla partecipazione a diversi concorsi di bellezza che le hanno permesso di farsi conoscere anche attraverso i social. Il suo obiettivo è quello di proseguire nel mondo della moda e diventare una fotomodella.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Affronto questo percorso con grande determinazione e con la voglia di realizzare i miei sogni&#8221;, racconta Radano, che sottolinea l&#8217;importanza del sostegno della famiglia nel suo cammino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A ricordare il suo lungo rapporto con il concorso è il patron di Miss Cilento, il talent scout Lino Miraldi: &#8220;Giorgia è un connubio tra bellezza, amore per la moda, classe e talento. Sono certo che nei prossimi anni potrà togliersi tante soddisfazioni. Ha iniziato a sfilare con me quando aveva appena 10 anni e adesso finalmente ha iniziato a volare&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non solo moda e passerelle nel percorso della giovane. Radano coltiva infatti anche la passione per la musica: oltre allo studio del canto lirico al Conservatorio napoletano, suona il violino. Un percorso che affianca a quello nel mondo della moda e dei concorsi di bellezza, con l&#8217;obiettivo di trasformare le proprie passioni in un progetto professionale per il futuro.</p>
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		<title>Una vita dedicata alla cultura e alla momoria, il premio Città di Sala Consilina a Enrico Spinelli</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/una-vita-dedicata-alla-cultura-e-alla-momoria-il-premio-citta-di-sala-consilina-a-enrico-spinelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 12:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Sala Consilina]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[enrico spinelli]]></category>
		<category><![CDATA[premio città di sala consilina]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Consiglio Comunale ha conferito ieri il Premio “Città di Sala Consilina” a Enrico Spinelli, riconoscendo il valore di un lungo e prestigioso percorso professionale e culturale, caratterizzato da un [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il Consiglio Comunale ha conferito ieri il Premio “Città di Sala Consilina” a Enrico Spinelli, riconoscendo il valore di un lungo e prestigioso percorso professionale e culturale, caratterizzato da un costante impegno nella tutela, nella conservazione e nella valorizzazione del patrimonio bibliografico, archivistico e storico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nato a Sala Consilina il 30 giugno 1954, Enrico Spinelli ha costruito nella sua città natale le basi della propria formazione, frequentando il Liceo statale e affiancando agli studi classici la formazione musicale presso il Liceo Musicale “P. e Mascagni” e il Conservatorio di Salerno. Ha conseguito con lode la laurea in Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Salerno, specializzandosi successivamente nel settore bibliotecario e archivistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 1980 al 1997 è stato responsabile della Biblioteca Comunale di Sala Consilina, contribuendo in maniera significativa alla crescita culturale della città. Durante quegli anni ha curato l’istituzione dell’Archivio Storico dell’Ente, il censimento dei beni culturali del territorio e la promozione della biblioteca come luogo aperto alla comunità, alla lettura, alla formazione e all’animazione culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Importante è stata anche l’attività di recupero e valorizzazione di antichi fondi librari e delle figure di rilievo che hanno contribuito alla storia culturale del Vallo di Diano, dal diritto alla storiografia, fino al giornalismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1998 Spinelli si è trasferito a Ferrara, dove fino al 2018 ha ricoperto l’incarico di dirigente del Comune, assumendo la responsabilità dell’Archivio Storico, della Biblioteca Ariostea e delle biblioteche di circoscrizione. In questo ruolo ha seguito la progettazione e l’apertura di nuove strutture e servizi culturali, tra cui la Biblioteca “Giorgio Bassani”, la nuova sede dell’Archivio Storico e il progetto della Biblioteca “Niccolini”, dedicata ai bambini, ai ragazzi e alle famiglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2005 ha inoltre contribuito all’istituzione del Polo bibliotecario unificato SBN di Ferrara, favorendo la cooperazione tra istituzioni culturali, amministrazioni pubbliche e realtà universitarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli incarichi di particolare rilievo anche quello di segretario del Comitato Nazionale per il centenario dell’“Orlando furioso” di Ludovico Ariosto e la gestione delle attività connesse all’emergenza provocata dal terremoto del 2012 in Emilia-Romagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2018, dopo il pensionamento, Enrico Spinelli continua la propria attività nel campo della formazione e della ricerca come professore a contratto di Archivistica generale nel Master in “Archivistica, Diplomatica e Paleografia” dell’Università degli Studi di Ferrara. Numerosi sono inoltre gli studi e le ricerche da lui pubblicati, con particolare attenzione alle fonti storico-musicali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Con il Premio “Città di Sala Consilina” – sottolinea il sindaco Domenico Cartolano – abbiamo voluto riconoscere non soltanto la prestigiosa carriera professionale di Enrico Spinelli, ma soprattutto il legame profondo con la nostra comunità e il contributo che, nel corso degli anni, ha saputo offrire alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio culturale del nostro territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua esperienza rappresenta un motivo di orgoglio per Sala Consilina. Il suo percorso dimostra come la cultura, la conoscenza e la cura della memoria possano partire da una realtà locale e diventare patrimonio dell’intero Paese&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il conferimento del Premio “Città di Sala Consilina” vuole dunque essere anche un messaggio rivolto alle nuove generazioni: conoscere, custodire e valorizzare la propria storia significa costruire consapevolezza del presente e futuro della propria comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Amministrazione comunale esprime a Enrico Spinelli le più sincere congratulazioni e la propria gratitudine per il contributo offerto, nel corso della sua lunga attività, alla cultura e alla valorizzazione della memoria storica.</p>
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		<item>
		<title>Il postino del Sentiero dei limoni: la storia di Francesco</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-postino-del-sentiero-dei-limoni-la-storia-di-francesco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 10:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[postini]]></category>
		<category><![CDATA[sentiero dei limoni]]></category>
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					<description><![CDATA[Poste italiane, per gestire al meglio l’incremento del commercio elettronico, con il relativo aumento dei volumi di pacchi da consegnare, dall’inizio del 2026 ha assunto in Campania 204 nuovi postini, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Poste italiane, per gestire al meglio l’incremento del commercio elettronico, con il relativo aumento dei volumi di pacchi da consegnare, dall’inizio del 2026 ha assunto in Campania 204 nuovi postini, 40 dei quali nella provincia di Salerno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Francesco è uno di questi: «<em>La sicurezza e la serenità di una posizione lavorativa stabile in un’azienda grande e in continua evoluzione come Poste hanno dato una svolta alla mia vita</em> &#8211; dice il portalettere -. <em>Quando si è trattato di scegliere la zona, ho voluto rischiare, indicando un percorso ostico, ma non sono affatto pentito. Certo, a volte le consegne sono impegnative, ma la gratitudine degli abitanti mi ripagano delle difficoltà che devo fronteggiare per raggiungerli</em>», sorride Francesco Petrosino, che a fine marzo ha firmato con Poste Italiane un contratto a tempo indeterminato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il “Sentiero dei limoni” si snoda tra borghi pittoreschi che custodiscono storie e leggende, lussureggianti oliveti, filari di viti e soprattutto agrumeti con antichi pergolati traboccanti di limoni. L’itinerario, uno dei più affascinanti e panoramici della Costiera amalfitana, collega Maiori a Minori passando per il borgo di Torre: in tutto, circa 3 chilometri di percorso pedonale pieno di scale e gradini, che si inerpica tra viste mozzafiato, coltivazioni di limoni a terrazzo che sfidano le leggi di gravità e piccoli gruppi di case dove il tempo sembra essersi fermato. Sono migliaia i turisti che ogni anno lo intraprendono e, durante le loro passeggiate, spesso incontrano Francesco, il “postino del sentiero”, che mentre recapita i pacchi ai residenti fa anche da guida turistica itinerante, dando indicazioni ai visitatori che, increduli, gli chiedono come sia possibile far arrivare posta e acquisti online fin quassù. </p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Ogni mattina parto da Salerno con il mio minivan pieno di pacchi</em> &#8211; racconta &#8211; <em>e dopo 25 chilometri di curve arrivo a Minori, dove il ritmo rallenta e inizio il mio giro di consegne tra<br>vicoli e scalinate</em>». </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il recapito di corrispondenza e pacchi agli abitanti del Sentiero dei limoni ha un che di avventuroso. Il viaggio inizia da Maiori con 400 gradini. Prima di arrampicarsi tra scale e stradine pedonali, però, Francesco contatta al telefono i destinatari per chiedere loro se sono in casa, e spesso concorda con loro un punto di incontro: «<em>I clienti mi danno appuntamento in cima ad una scalinata, in un punto convenuto, del tipo “al terzo portoncino dopo la quarta curva”, o nel piazzale più vicino dove hanno parcheggiato l’auto. Ma a volte consegno anche al volo, ad un cancello che si apre sulla strada, quando non c’è uno spazio dove potersi fermare</em> – riferisce divertito il postino -. <em>L’opportunità di fare la spesa di detersivi o prodotti per la casa online e di farseli recapitare direttamente a domicilio, per gli abitanti di queste località, è stata una svolta</em> – aggiunge -. <em>Le persone che vivono nelle case sul sentiero dei limoni sono spesso anziane, e la collaborazione che mi danno nel portare a termine il mio lavoro, nonché la genuina gratitudine e l’ospitalità che mi riservano, nonché lo splendido paesaggio, mi ripagano della fatica che faccio</em>».</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Postiglione festeggia Guerino Manzo: traguardo dei 100 anni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/postiglione-festeggia-guerino-manzo-traguardo-dei-100-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 07:19:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Postiglione]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
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					<description><![CDATA[Un secolo di vita, ricordi e storia condivisa con la propria famiglia e con l’intera comunità. Guerino Manzo ha compiuto 100 anni e Postiglione ha celebrato insieme ai suoi familiari [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un secolo di vita, ricordi e storia condivisa con la propria famiglia e con l’intera comunità. Guerino Manzo ha compiuto 100 anni e Postiglione ha celebrato insieme ai suoi familiari un traguardo che rappresenta un momento significativo non soltanto per il centenario, ma per tutto il paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La giornata di festa si è svolta alla presenza dei suoi cari, che hanno accompagnato Guerino Manzo nella celebrazione del suo centesimo compleanno. Agli auguri della famiglia si sono aggiunti quelli dell’Amministrazione comunale di Postiglione, che ha voluto rendere omaggio al concittadino per il prestigioso traguardo raggiunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Comune ha rivolto a Manzo gli auguri del sindaco e dell’intera comunità, sottolineando il valore della memoria custodita da chi attraversa un intero secolo di storia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un secolo di vita e memoria per la comunità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Compiere cento anni significa attraversare epoche profondamente differenti, conservando esperienze personali e familiari che diventano inevitabilmente parte della memoria collettiva del territorio nel quale si è vissuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio questo l’aspetto sottolineato dall’Amministrazione comunale nel messaggio rivolto a Guerino Manzo in occasione del compleanno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Raggiungere i cento anni significa custodire un patrimonio prezioso di memoria e di storia, una ricchezza che appartiene alla famiglia e, allo stesso tempo, alla comunità nella quale si è vissuto», ha sottolineato il Comune.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un riconoscimento che lega il percorso personale del centenario alla storia di Postiglione e alle generazioni che, nel corso degli anni, hanno condiviso con lui la vita del paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il raggiungimento dei 100 anni diventa così non soltanto una ricorrenza privata, ma un momento nel quale un’intera comunità può ritrovarsi attorno a uno dei suoi cittadini più longevi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli auguri del Comune e della famiglia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Guerino Manzo ha trascorso la giornata circondato dall’affetto dei familiari, protagonisti insieme a lui della festa organizzata per celebrare il secolo di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla famiglia si è unita simbolicamente tutta Postiglione, attraverso il messaggio diffuso dall’Amministrazione comunale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Comune ha voluto accompagnare gli auguri con l’auspicio che il centenario possa continuare a vivere serenamente accanto alle persone a lui più care, custodendo quel patrimonio di esperienze e ricordi accumulato durante cento anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una ricorrenza che assume un significato particolare per una piccola comunità, dove le storie personali finiscono spesso per intrecciarsi con quelle del territorio e diventano testimonianza diretta dei cambiamenti attraversati nel corso delle generazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Guerino Manzo il compleanno dei cento anni è stato quindi un giorno di festa familiare ma anche un momento condiviso con il paese: un traguardo celebrato dall’Amministrazione e dalla comunità di Postiglione.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mangiare, viaggiare, andare al cinema da soli: la solitudine scelta diventa uno stile di vita</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mangiare-viaggiare-andare-al-cinema-da-soli-la-solitudine-scelta-diventa-uno-stile-di-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 11:36:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[solitudine come scelta]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze]]></category>
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					<description><![CDATA[Mangiare al ristorante senza aspettare nessuno. Entrare al cinema e scegliere il posto che si preferisce. Prenotare un volo per una città mai vista prima, senza dover coordinare ferie, gusti [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mangiare al ristorante senza aspettare nessuno. Entrare al cinema e scegliere il posto che si preferisce. Prenotare un volo per una città mai vista prima, senza dover coordinare ferie, gusti e programmi con altre persone. Per molto tempo fare queste cose da soli è stato percepito come una condizione da evitare, quasi una dichiarazione involontaria di solitudine. Oggi, soprattutto nelle grandi città, la prospettiva sta cambiando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La solitudine scelta non è necessariamente isolamento. Può essere, al contrario, uno spazio di autonomia: il tempo in cui non bisogna negoziare nulla con nessuno, seguire un ritmo altrui o trasformare ogni esperienza in un&#8217;occasione di socialità. Una cena può essere semplicemente una cena. Un film può essere visto senza commentarlo durante l&#8217;intervallo. Un viaggio può seguire esclusivamente la propria curiosità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una piccola rivoluzione del quotidiano, che passa anche attraverso gesti apparentemente banali. Il tavolo per una persona, un biglietto acquistato all&#8217;ultimo minuto, una passeggiata senza destinazione diventano così esperienze normali, non più necessariamente segnali di una vita sociale insufficiente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il piacere di non dover concordare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei motivi per cui le esperienze in solitaria possono risultare liberatorie è molto semplice: non richiedono compromessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove andare a cena? Che film scegliere? Partire questo weekend o il prossimo? In compagnia, anche le decisioni più piccole comportano una negoziazione. Da soli, invece, si può decidere in pochi secondi. Il vantaggio non è soltanto pratico: c&#8217;è la sensazione di riappropriarsi del proprio tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle città contemporanee, dove il calendario è spesso frammentato tra lavoro, appuntamenti, messaggi e impegni, avere qualche ora completamente autodeterminata può diventare una forma di lusso. E così il tavolo per uno smette lentamente di sembrare un posto lasciato vuoto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal ristorante al cinema: la normalizzazione del “solo”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento si vede soprattutto nei luoghi pubblici. Andare al ristorante da soli, un tempo considerato quasi imbarazzante, è sempre meno un evento eccezionale. Lo stesso vale per cinema, mostre, concerti, musei e viaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza sta forse nel significato attribuito all&#8217;esperienza. Se un tempo essere soli in pubblico poteva essere letto come un&#8217;assenza, “non ha nessuno”, oggi può essere interpretato come una scelta, “ha deciso di venire comunque”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la tecnologia ha contribuito a rendere più naturale questa condizione. Smartphone e cuffie offrono una sorta di bolla personale, ma non sono l&#8217;unica spiegazione. In molti casi, la vera svolta consiste proprio nell&#8217;accettare di poter stare in un luogo pubblico senza dover dimostrare di essere accompagnati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Viaggiare da soli, senza aspettare il momento perfetto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il viaggio rappresenta forse la forma più evidente di questa autonomia. Aspettare di trovare qualcuno con gli stessi giorni liberi, lo stesso budget e gli stessi desideri può significare rimandare una partenza per mesi o anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Viaggiare da soli elimina buona parte di queste variabili. Si sceglie la destinazione, si decide quanto fermarsi, si cambia programma senza dover consultare nessuno. Ma il punto non è necessariamente diventare viaggiatori solitari. È smettere di considerare la compagnia una condizione indispensabile per fare qualcosa che si desidera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Paradossalmente, partire da soli può anche rendere più facile incontrare altre persone. Senza il piccolo gruppo di riferimento che accompagna ogni spostamento, si è spesso più disponibili a parlare con sconosciuti, partecipare a un&#8217;attività o lasciarsi coinvolgere da una situazione imprevista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Essere soli non significa essere isolati</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Qui sta la distinzione fondamentale. La solitudine scelta e l&#8217;isolamento non sono la stessa cosa. La prima può essere temporanea, desiderata e rigenerante. Il secondo può invece essere vissuto come una condizione non scelta. Confondere le due dimensioni rischia di trasformare ogni momento trascorso da soli in un problema da risolvere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione, quindi, non è stabilire se sia meglio stare soli o in compagnia. È poter scegliere. Una persona può desiderare una cena con gli amici il venerdì sera e prenotare un tavolo per uno la domenica pomeriggio. Può amare viaggiare in coppia e, allo stesso tempo, partire da sola per qualche giorno. Può cercare la socialità e avere bisogno, subito dopo, di qualche ora di silenzio. È proprio questa possibilità di alternare connessione e autonomia a rendere interessante il fenomeno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova educazione all&#8217;autonomia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Forse la vera tendenza non è “fare tutto da soli”. È imparare a non rinunciare a qualcosa soltanto perché nessuno può accompagnarci. In una società in cui gran parte delle esperienze viene raccontata, fotografata e condivisa, concedersi qualcosa che non deve necessariamente essere condiviso può assumere un valore particolare. Un pranzo senza foto, un film senza recensione sui social, una passeggiata senza chiamare nessuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un rifiuto della socialità. È la possibilità di non dipenderne per sentirsi autorizzati a vivere un&#8217;esperienza. Alla fine, il tavolo per una persona può essere semplicemente questo: non un posto vuoto, ma un posto occupato da qualcuno che ha deciso di esserci. E forse la nuova libertà comincia proprio da qui: dalla capacità di uscire di casa anche quando nessuno ha detto “vengo con te”.</p>
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		<title>L&#8217;Aido Salerno rilancia la cultura della donazione: al centro la storia di Michela Di Brienza di Padula</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/laido-salerno-rilancia-la-cultura-della-donazione-al-centro-la-storia-di-michela-di-brienza-di-padula/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 11:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Padula]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[aido]]></category>
		<category><![CDATA[cultura della donazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 26 e 27 settembre torna la Giornata Nazionale del Sì alla donazione di organi, tessuti e cellule, promossa da Aido. Anche Aido Salerno, con il presidente provinciale Vincenzo De [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il 26 e 27 settembre torna la Giornata Nazionale del Sì alla donazione di organi, tessuti e cellule, promossa da Aido. Anche Aido Salerno, con il presidente provinciale Vincenzo De Sio, rinnova il proprio impegno per diffondere la cultura della donazione e promuovere una scelta libera, informata e consapevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro del messaggio di quest’anno c’è soprattutto la storia di Michela Di Brienza, giovane donna di Padula e delegata Aido per la sezione del Vallo di Diano, che ha vissuto sulla propria pelle il significato più profondo della parola trapianto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Io so cosa significa avere fame d’aria”, racconta la Di Brienza. Una frase che racchiude la sua esperienza e dà il titolo alla sua testimonianza: “Fame d’aria”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La donna di Padula ha affrontato due trapianti di polmoni. Due volte ha conosciuto l’attesa, la paura e l’incertezza. Due volte ha dovuto affidarsi alla medicina e sperare che arrivasse un organo compatibile. Oggi, dopo quelle esperienze, ha scelto di raccontarsi e di mettere la propria voce al servizio della cultura della donazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Ho conosciuto cosa significa aspettare un trapianto</em> &#8211; racconta la Brienza &#8211; <em>e so quanto sia preziosa la possibilità di tornare a respirare, di vivere, di fare progetti. Per questo sento il dovere di raccontare la mia storia e di ricordare a tutti quanto possa essere importante una scelta di donazione</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua testimonianza vuole ricordare che dietro ogni trapianto ci sono persone che desiderano semplicemente tornare a vivere la propria quotidianità, respirare, camminare, lavorare, amare e guardare al futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>La storia di Michela</em> &#8211; sottolinea Vincenzo De Sio &#8211; <em>rende concreto il significato della donazione. Dietro ogni Sì c’è una possibilità, una vita che può continuare. Il nostro compito è informare e creare occasioni perché ogni cittadino possa scegliere con consapevolezza</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">In occasione della Giornata Nazionale del Sì, l&#8217;Aido Salerno invita quindi tutti a informarsi, a parlarne in famiglia e a esprimere liberamente la propria volontà. “Fame d’aria” è la storia di Michela. Il sì alla donazione può essere la possibilità, per qualcun altro, di tornare a respirare.</p>
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