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	<title>Storie di persone | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Dalla bottega all’aula: la storia di Patrizio Cacciapuoti, custode della sartoria napoletana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 10:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[patrizio cacciapuoti]]></category>
		<category><![CDATA[sartoria cacciapuoti]]></category>
		<category><![CDATA[sartoria napoletana]]></category>
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<p>C’è un momento, nelle storie autentiche, in cui il mestiere smette di essere solo lavoro e diventa racconto. È quello che è accaduto a Patrizio Cacciapuoti, imprenditore e interprete della sartoria partenopea, quando ha varcato la soglia di un’aula dell’ISIS Europa di Pomigliano d’Arco per incontrare gli studenti. Non una lezione, ma un passaggio di testimone.</p>



<p>Perché la sua non è solo una professione: è una cultura del fare che affonda le radici nella tradizione napoletana e guarda, allo stesso tempo, al futuro.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La sartoria come linguaggio</h3>



<p>Nel suo racconto, la sartoria perde ogni rigidità accademica e si trasforma in qualcosa di vivo. Un abito, spiega, non è mai solo un capo da indossare, ma un modo per esprimere identità, appartenenza, persino un’idea di eleganza.</p>



<p>È qui che entra in gioco Napoli. Non come semplice luogo geografico, ma come scuola informale, dove l’eleganza si apprende per osmosi. Un’eleganza che non ostenta, ma si riconosce nei dettagli: nella leggerezza delle strutture, nella libertà dei movimenti, nella capacità di “togliere” invece che aggiungere.</p>



<p>Dettagli che diventano firma: la manica a mappina, il taschino a barchetta, la tasca a pignata. Elementi tecnici, certo, ma anche segni culturali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dalla gavetta alla visione</h3>



<p>Il percorso di Cacciapuoti è quello classico, e proprio per questo sempre più raro. La bottega, l’apprendimento diretto, il tempo necessario per trasformare un gesto in competenza.</p>



<p>Da lì, la crescita: oggi lavora con una rete di artigiani tra sarti, camiciai, pantalonai che rappresentano un patrimonio vivente. Ma il punto non è solo produttivo. È strategico.</p>



<p>La sua visione è chiara: un abito deve durare, ma soprattutto deve raccontare qualcosa che resista nel tempo. In un mercato dominato dalla velocità, la scelta è controcorrente: puntare sulla qualità, sulla manualità, sulla trasmissione del sapere.</p>



<p>Non a caso, i suoi capi trovano spazio anche fuori dai confini italiani, intercettando una domanda sempre più attenta all’autenticità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il ponte con i giovani</h3>



<p>L’incontro con gli studenti non è stato un episodio isolato, ma un segnale. Da un lato, la tradizione che si apre; dall’altro, una nuova generazione che non si limita ad ascoltare, ma entra nel processo, portando idee anche sul piano digitale.</p>



<p>È qui che la storia personale si intreccia con un tema più ampio: il futuro dell’artigianato. Che non può esistere senza contaminazione, senza dialogo, senza la capacità di tradurre competenze antiche in linguaggi contemporanei.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il valore della cura</h3>



<p>Alla fine, resta un messaggio semplice, quasi controintuitivo in un tempo ossessionato dalla velocità: fare bene una cosa, prima di farne tante.</p>



<p>È questa la sintesi della storia di Patrizio Cacciapuoti. Una traiettoria costruita senza scorciatoie, dove la cura diventa metodo e identità. E dove il vero successo non è solo crescere, ma riuscire a portare con sé, intatto, il senso di ciò che si fa.</p>
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		<title>Eboli, giovane astrofisico dalla Nasa alla diretta del lancio di Artemis II</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/eboli-giovane-astrofisico-dalla-nasa-alla-diretta-del-lancio-di-artemis-ii/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 11:52:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Eboli]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
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					<description><![CDATA[Un giovane astrofisico ebolitano protagonista negli Stati Uniti e un gruppo di studenti premiati in ambito accademico: sono le due “eccellenze ebolitane” celebrate in queste ore dalla comunità locale. Ha [...]]]></description>
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<p class="p1">Un giovane astrofisico ebolitano protagonista negli Stati Uniti e un gruppo di studenti premiati in ambito accademico: sono le due “eccellenze ebolitane” celebrate in queste ore dalla comunità locale.</p>



<p class="p1">Ha 24 anni Simone Semeraro, originario di Eboli, che dagli Stati Uniti ha commentato in diretta per la Nasa il lancio della missione Artemis II, il programma che segna il ritorno dell’uomo nello spazio profondo dopo oltre mezzo secolo.</p>



<p class="p1">La missione con equipaggio ha l’obiettivo di raccogliere dati fondamentali per le future esplorazioni lunari e oltre. Nel suo intervento, il giovane astrofisico ha illustrato aspetti tecnici legati al monitoraggio dei sistemi di pilotaggio manuale della navicella e allo studio degli effetti delle radiazioni profonde sull’organismo umano.</p>



<p class="p1">Alla giovane eccellenza ebolitana sono arrivati i complimenti della città di Eboli, con l’augurio di ulteriori successi “come stella tra le stelle”.</p>
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		<title>Da Vallo della Lucania a Harvard: la sfida internazionale della dottoressa Ines Carrato</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/da-vallo-della-lucania-a-harvard-la-sfida-della-dottoressa-ines-carrato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 07:23:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo della Lucania]]></category>
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					<description><![CDATA[Un traguardo che parte dal Cilento e arriva fino agli Stati Uniti. Ines Carrato, 28 anni, originaria di Vallo della Lucania e specializzanda in emergenza-urgenza a Roma, è stata ammessa [...]]]></description>
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<p>Un traguardo che parte dal Cilento e arriva fino agli Stati Uniti. <strong>Ines Carrato</strong>, 28 anni, originaria di Vallo della Lucania e specializzanda in emergenza-urgenza a Roma, è stata ammessa a un prestigioso programma di formazione promosso da Harvard.</p>



<p>La giovane dottoressa parteciperà al <strong>“Leading Innovation in Health Care and Education”</strong>, percorso internazionale dedicato alla formazione dei futuri leader del settore sanitario. Un risultato tutt’altro che scontato, considerando l’elevato livello di selezione.</p>



<p>«Non pensavo di essere accettata», ha raccontato. «È una grande opportunità ma anche una responsabilità: ciò che imparerò dovrà avere un impatto concreto». Il programma punta infatti a sviluppare competenze strategiche e capacità decisionali in ambito sanitario.</p>



<p>Oltre alla formazione accademica, Ines è già attiva nella rappresentanza universitaria e impegnata in iniziative a livello ministeriale. Un percorso che unisce competenza e visione.</p>



<p>«Vengo da una realtà piccola e credo sia importante dimostrare che, partendo da lì, si può arrivare ovunque», ha aggiunto. Un messaggio forte per tanti giovani del territorio, che vedono nella sua storia un esempio di determinazione e riscatto.</p>
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		<title>Leone d’Oro al Merito a Giovanni Sciarrillo, il “look maker dei vip” premiato a Venezia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/leone-doro-al-merito-a-giovanni-sciarrillo-il-look-maker-dei-vip-premiato-a-venezia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 12:37:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Buccino]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[buccino]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni sciarrino]]></category>
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					<description><![CDATA[Un riconoscimento prestigioso per il professionista dell’immagine originario di Buccino Giovanni Sciarrillo, insignito del Leone d’Oro al Merito, premio che celebra eccellenze nei diversi ambiti artistici e professionali. Sciarrillo è [...]]]></description>
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<p>Un riconoscimento prestigioso per il professionista dell’immagine originario di Buccino Giovanni Sciarrillo, insignito del Leone d’Oro al Merito, premio che celebra eccellenze nei diversi ambiti artistici e professionali. </p>



<p>Sciarrillo è noto per aver curato l’immagine di numerosi artisti, tra cui Sal Da Vinci, in occasione della sua partecipazione al Festival di Sanremo.</p>



<p>«Alcuni sogni sembrano lontani anni luce. Poi un giorno ti ritrovi a Venezia, con un Leone d’Oro tra le mani, e capisci che tutto quel cammino aveva un senso», ha scritto Sciarrillo in un post sui social, condividendo l’emozione per il traguardo raggiunto.</p>



<p>Nel messaggio di ringraziamento, il professionista ha voluto sottolineare il valore del percorso: «Grazie al Comitato per questo immenso onore e grazie a chi ha creduto in me e continua a farlo ogni giorno. Questo premio è il simbolo di una passione che non smetterà mai di crescere</p>
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		<title>Padula festeggia i 105 anni di “Zio Tanino”, simbolo di memoria e comunità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/padula-festeggia-i-105-anni-di-zio-tanino-simbolo-di-memoria-e-comunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 15:30:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Padula]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[105 anni padula]]></category>
		<category><![CDATA[centenario]]></category>
		<category><![CDATA[Gaetano Giordano 105 anni]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Comune di Padula celebra con orgoglio un traguardo straordinario: i 105 anni di Gaetano Giordano, affettuosamente conosciuto come “Zio Tanino”. “Ho compiuto cinque anni”, ha scherzato con un sorriso, [...]]]></description>
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<p>Il Comune di Padula celebra con orgoglio un traguardo straordinario: i 105 anni di Gaetano Giordano, affettuosamente conosciuto come “Zio Tanino”. “Ho compiuto cinque anni”, ha scherzato con un sorriso, azzerando simbolicamente il tempo e regalando a tutti un momento di leggerezza e umanità durante la festa organizzata in suo onore. La cerimonia, emozionante e partecipata, ha visto la presenza dei familiari, degli amici e della sindaca Michela Cimino, legata al festeggiato da un rapporto di sincero affetto.</p>



<p>Nato il 30 marzo 1921 a Tramonti, Giordano ha attraversato oltre un secolo di storia, tra lavoro, sacrifici ed esperienze anche all’estero, per poi fare ritorno in Italia e costruire una vita solida e profondamente legata alla famiglia e alla comunità.</p>



<p>Oggi vive serenamente, mantenendo una sorprendente lucidità e autonomia. Durante la cerimonia ha letto con orgoglio la targa consegnata dall’Amministrazione Comunale, ricevendo e regalando un applauso spontaneo dai presenti.</p>



<p>A nome dell’intera comunità, il Comune di Padula ha rivolto a Gaetano Giordano i più sentiti auguri, riconoscendogli il valore di esempio di vita, memoria e serenità.</p>



<p>Buon compleanno, Zio Tanino.</p>
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		<title>Sinner re di Miami: Sunshine Double e storia del tennis</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sinner-re-di-miami-sunshine-double-e-storia-del-tennis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elia Forlano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 08:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[indian wells]]></category>
		<category><![CDATA[jannik sinner]]></category>
		<category><![CDATA[miami open]]></category>
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					<description><![CDATA[Jannik Sinner entra nella storia del tennis mondiale vincendo il Miami Open 2026 e completando uno straordinario “Sunshine Double”, la doppietta Indian Wells–Miami nello stesso anno, riuscita a pochissimi campioni [...]]]></description>
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<p>Jannik Sinner entra nella storia del tennis mondiale vincendo il Miami Open 2026 e completando uno straordinario “Sunshine Double”, la doppietta Indian Wells–Miami nello stesso anno, riuscita a pochissimi campioni nella storia. L’azzurro ha battuto in finale il ceco Jiri Lehecka con un doppio 6-4 in una partita condizionata dalla pioggia ma sempre sotto il controllo del numero 2 del mondo. La finale è stata segnata da ritardi e da una lunga interruzione per pioggia, ma Sinner non ha mai perso la concentrazione.</p>



<p>È bastato un break per set per chiudere la partita, grazie a un servizio solido e alla solita grande qualità in risposta nei momenti decisivi. Lehecka, alla sua prima finale Masters 1000, ha provato a restare in partita con il servizio e l’aggressività, ma Sinner ha dominato gli scambi e non ha concesso palle break decisive, mostrando ancora una volta una superiorità mentale oltre che tecnica. Con questo successo Sinner diventa l’ottavo giocatore nella storia a vincere nello stesso anno Indian Wells e Miami, e il primo uomo dai tempi di Roger Federer nel 2017. </p>



<p>Ancora più impressionante il fatto che abbia vinto entrambi i tornei senza perdere nemmeno un set. Il trionfo di Miami è anche il settimo Masters 1000 della sua carriera e il titolo numero 26, numeri che lo avvicinano sempre di più alla vetta del ranking mondiale e alla rivalità con Carlos Alcaraz per il numero uno del mondo. Il 2026 di Sinner sta diventando una stagione dominante: serie di set vinti nei Masters 1000, due titoli consecutivi tra Indian Wells e Miami e una continuità di rendimento che lo sta trasformando nel punto di riferimento del circuito ATP. Ora si apre la stagione sulla terra rossa, dove la sfida con Alcaraz per il numero uno del mondo potrebbe entrare nel vivo già nei prossimi tornei europei. Sinner non è più solo il futuro del tennis: è il presente.</p>



<p>A Miami ha dimostrato maturità, solidità e una superiorità mentale da campione affermato. Il Sunshine Double lo proietta definitivamente tra i grandi del tennis moderno e manda un messaggio chiaro al circuito: il numero uno del mondo è ormai nel mirino, e Jannik Sinner è pronto a prenderselo.</p>



<p class="has-small-font-size">(Foto da profilo instagram Jannik Sinner)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Eccellenze Meridionali 2026, alla Camera premiato lo scienziato campano Giovanni Corso: simbolo della ricerca oncologica italiana</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/eccellenzemeridionali-2026-alla-camera-premiato-lo-scienziato-campano-giovanni-corso-simbolo-della-ricerca-oncologica-italiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 09:06:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni corso]]></category>
		<category><![CDATA[medico oncologoc giovanni corso]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Premio “Eccellenze Meridionali 2026” per la cultura scientifica promosso dall’Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori” della Camera dei Deputati, sarà consegnato allo scienziato campano e medico [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Premio “Eccellenze Meridionali 2026” per la cultura scientifica promosso dall’Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori” della Camera dei Deputati, sarà consegnato allo scienziato campano e medico oncologo di origini Irpine, Giovanni Corso.  La cerimonia, che celebra istituzionalmente i personaggi dell’anno ritenuti eccellenze del Sud, sarà presieduta dal presidente dell’Intergruppo, il deputato partenopeo Alessandro Caramiello, si svolgerà giovedì 1° aprile presso la sala Matteotti di Palazzo Montecitorio alla Camera dei Deputati. Evento a cui prenderanno parte tra gli altri, anche il ministro per le disabilità, Alessandra Locatelli. </p>



<p>“Sono onorato di questo premio-spiega l’oncologo. – Un riconoscimento che racconta oltre vent’anni di professione come chirurgo e ricercatore universitario e nei quali ho dedicato tutta la mia attenzione allo studio dei tumori ereditari e alla prevenzione oncologica. Questo momento-aggiunge Corso- che dedico ai miei pazienti, alla loro sofferenza, al loro ottimismo e alla loro fiducia, rappresenta un punto di forza per me e per loro”.&nbsp;</p>



<p>Medico oncologo e scienziato di origini campane, Giovanni Corso è ritenuto tra i più influenti scienziati al mondo nel campo oncologico della Ricerca, della chirurgia e della cura del tumore al seno. Oncologo presso l’Istituto Europeo Oncologico di Milano, Presidente della European Cancer Prevention Organization, Corso ricopre tra gli altri gli incarichi, quello di componente della Commissione Nazionale del MIUR per la valutazione medico-scientifica della Ricerca nelle università italiane, Professore Associato di Chirurgia Generale presso la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Milano “La Statale” e ideatore del premio di divulgazione scientifica “Leonardo Di Capua”.</p>



<p>“Il premio riconosce non solo le eccellenze della nostra terra ma come nel caso del prof. Corso- spiega il deputato Alessandro Caramiello- l’impegno condiviso di una comunità nel promuovere cultura scientifica, prevenzione e cura del tumore. Giovanni Corso rappresenta l’esempio della professionalità che fonde competenza clinica, rigore scientifico e dedizione. Questo riconoscimento-chiosa il deputato- è un tributo meritato a chi, con passione, ha contribuito a rendere la medicina migliore per chi sta in difficoltà e invita l’intera comunità a investire in formazione, collaborazione tra università e ospedali, e nel potenziamento della sanità nel Mezzogiorno”.</p>



<p>All’evento che vedrà la presenza anche di altri illustri personaggi meridionali che si sono distinti nel mondo dell’economia e della cultura e che verranno premiati tra i quali il presidente dell’UNICEF Nicola Graziano, il giornalista Giovanni Padellaro e due imprenditori, sarà presente tra gli ospiti anche l’associazione Alta Irpinia Solidale con il presidente Vitale Recce –“Giovanni Corso rappresenta l’orgoglio della Campania nel mondo e racconta la storia di un Mezzogiorno che non si arrende e continua ad eccellere”.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando Gino Paoli cantò nel Cilento: le notti di Agropoli tra musica e leggenda</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/quando-gino-paoli-canto-nel-cilento-le-notti-di-agropoli-tra-musica-e-leggenda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:46:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[Gino paoli]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli anni in cui la sua voce iniziava a diventare simbolo della musica d’autore italiana, Gino Paoli fece tappa anche nel Cilento, lasciando un segno in una stagione irripetibile per [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli anni in cui la sua voce iniziava a diventare simbolo della musica d’autore italiana, Gino Paoli fece tappa anche nel Cilento, lasciando un segno in una stagione irripetibile per la vita notturna di Agropoli.</p>



<p>Prima di diventare uno dei cantautori più influenti del panorama nazionale, autore di brani entrati nella storia come Il cielo in una stanza, Sapore di sale e Senza fine, Paoli era già protagonista di una scena musicale in fermento. Nato a Monfalcone nel 1934 ma cresciuto a Genova, città che ne ha profondamente segnato l’identità artistica, mosse i primi passi tra i locali e i club insieme ad altri grandi nomi come Fabrizio De André, Luigi Tenco e Umberto Bindi.</p>



<p>Il successo arrivò nei primi anni Sessanta, grazie anche all’interpretazione di Mina che trasformò Il cielo in una stanza in un trionfo nazionale. Da quel momento, la carriera di Paoli fu un susseguirsi di grandi successi, momenti difficili e rinascite artistiche, fino al ritorno sulla scena negli anni Ottanta e alla consacrazione definitiva come uno dei padri della canzone d’autore italiana.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Le notti di Agropoli e l’arrivo di Paoli</strong></p>



<p>Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, Agropoli viveva una vera e propria età d’oro. La cittadina cilentana stava trasformandosi in un polo turistico sempre più attrattivo, grazie alla nascita di alberghi, locali e night club capaci di richiamare pubblico da tutta la Campania.</p>



<p>In questo contesto, anche Gino Paoli fu tra gli artisti che si esibirono nel territorio. La sua presenza è legata in particolare alla Taverna dei Monaci, locale situato nella zona di Trentova, noto per l’atmosfera intima e per una proposta musicale di qualità. Qui, tra piatti tipici e spettacoli dal vivo, si alternavano artisti di primo piano della musica italiana e internazionale.</p>



<p>Paoli salì su quel palco in un periodo in cui il locale rappresentava uno dei punti di riferimento della movida cilentana, frequentato da giovani e appassionati provenienti da tutta la regione. Non era un caso isolato: nello stesso circuito si esibivano nomi come Fred Bongusto, Lucio Dalla e altri protagonisti della scena musicale dell’epoca.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Un Cilento protagonista della musica italiana</strong></p>



<p>Quella stagione racconta molto più di una semplice esibizione. Il passaggio di artisti come Gino Paoli testimonia come il Cilento, e Agropoli in particolare, fossero al centro di un movimento culturale e musicale vivace, capace di attrarre grandi nomi e di offrire spazi all’altezza delle principali piazze italiane.</p>



<p>Locali come l’U’Saracino, Il Carrubo e la stessa Taverna dei Monaci rappresentavano luoghi di incontro, sperimentazione e intrattenimento, contribuendo a costruire un’identità turistica moderna e dinamica per il territorio.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Il ricordo di un artista senza tempo</strong></p>



<p>La scomparsa di Gino Paoli, avvenuta il 24 marzo 2026 all’età di 91 anni, riporta alla memoria anche queste pagine meno raccontate della sua carriera.</p>



<p>Non solo Genova, Sanremo o i grandi teatri: anche il Cilento ha incrociato il cammino di uno dei più grandi cantautori italiani, in un’epoca in cui la musica si viveva dal vivo, nei locali, a stretto contatto con il pubblico.</p>



<p>Un frammento di storia che oggi torna attuale, ricordando come anche ad Agropoli, tra le colline di Trentova, sia passata la voce inconfondibile di Gino Paoli.</p>



<p class="has-small-font-size">(Foto di Ernesto Apicella)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Si è spento Gaspare Russo, ex sindaco di Salerno ed ex presidente della Regione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/si-e-spento-gaspare-russo-ex-sindaco-di-salerno-ed-ex-presidente-della-regione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 12:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[gaspare russo]]></category>
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					<description><![CDATA[Si chiude un lungo capitolo della storia politica di Salerno e della Campania con la scomparsa di Gaspare Russo, figura di primo piano della Democrazia Cristiana e protagonista delle istituzioni [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Si chiude un lungo capitolo della storia politica di Salerno e della Campania con la scomparsa di Gaspare Russo, figura di primo piano della Democrazia Cristiana e protagonista delle istituzioni locali e regionali per oltre trent’anni. Si è spento a Salerno, a pochi giorni dal suo 99° compleanno, dopo essersi ritirato da tempo dalla vita pubblica.</p>



<p>Nelle ore successive alla notizia, numerosi rappresentanti delle istituzioni, della politica e della società civile si sono recati alla casa del commiato di via San Leonardo per rendere omaggio a uno degli uomini che più hanno inciso negli equilibri politici del territorio. I funerali saranno celebrati domani, alle ore 11.30, nella chiesa dei Salesiani, nel quartiere Carmine.</p>



<p>Avvocato, originario di Minori, Russo iniziò la sua carriera politica nel 1960 con l’elezione al Consiglio comunale di Salerno, assumendo nello stesso anno anche l’incarico di assessore. Negli anni consolidò il proprio ruolo all’interno della Democrazia Cristiana, fino a diventare sindaco di Salerno nel 1970, guidando l’amministrazione cittadina fino al 1974 in una fase di importanti trasformazioni politiche e amministrative.</p>



<p>Conclusa l’esperienza a Palazzo di Città, approdò in Regione Campania, dove fu eletto consigliere nel 1975. Qui ricoprì prima il ruolo di capogruppo della Dc e, successivamente, quello di presidente della Giunta regionale dal 1976 al 1979, diventando uno dei principali riferimenti politici del Mezzogiorno in quegli anni. La sua presenza nelle istituzioni regionali si è protratta fino al 1990, quando scelse di ritirarsi dalla vita politica attiva.</p>



<p>Nel corso della sua lunga carriera, Russo ha ricoperto anche incarichi di rilievo nel mondo economico e istituzionale, tra cui la presidenza della Camera di Commercio di Salerno, contribuendo a consolidare una rete di relazioni che ha inciso profondamente sullo sviluppo del territorio.</p>



<p>La sua figura resta legata a una stagione complessa della storia italiana, quella della Prima Repubblica, segnata dal ruolo centrale dei grandi partiti di massa e da profondi cambiamenti sociali ed economici. Con la sua scomparsa, Salerno perde uno dei suoi protagonisti più influenti, la cui eredità politica continua a rappresentare un punto di riferimento e di riflessione.</p>



<p class="has-small-font-size">(Foto LeCronache)</p>
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		<title>Prevenzione del cancro, due ricercatrici della Campania premiate con l’ECP Travel Grant 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 14:29:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[ECP Travel Grant 2026]]></category>
		<category><![CDATA[giovani ricercatrici]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione oncologica]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca sul cancro]]></category>
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					<description><![CDATA[L’organizzazione europea per la prevenzione del cancro con sede legale in Campania, European Cancer Prevention Organization APS, presieduta dallo scienziato e oncologo campano, Giovanni Corso, ha premiato ieri a Milano, [...]]]></description>
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<p>L’organizzazione europea per la prevenzione del cancro con sede legale in Campania, European Cancer Prevention Organization APS, presieduta dallo scienziato e oncologo campano, Giovanni Corso, ha premiato ieri a Milano, due giovani ricercatrici che si sono distinte nel corso della loro carriera per lo studio e lotta al cancro. Si tratta delle studiose, la genetista presso lo IEO di Milano, Cecilia Altamura di 26 anni, affiancata dal tutor e medico Bernardo Bonanni e la matematica presso l’Università “La Statale” di Milano, Silvia Mignozzi di 28 anni, seguita dal tutor e docente Carlo La Vecchia.  </p>



<p>Un premio, “ECP Travel Grant 2026”, che ha visto l’associazione scientifica europea elargire alle due giovani ricercatrici, un contributo economico finalizzato all’approfondimento dello studio nella prevenzione del cancro attraverso esperienze di viaggio, l’interazione e la partecipazione ad attività e studi con esperti e scienziati di fama internazionale specializzati nel settore.</p>



<p>“Siamo orgogliosi che l’edizione 2026 del premio ECP Travel Grant si sia tinta di rosa- spiega il presidente dello ECP, l’oncologo e scienziato campano presso l’Istituto Europeo Oncologico di Milano, Giovanni Corso. -Il premio ha un valore storico e significativo sin dalla fondazione della European Cancer Prevention Organization nata nel 1981. L’obiettivo- aggiunge Corso- è sostenere economicamente i vincitori nella partecipazione attiva a congressi scientifici internazionali per poter accrescere le competenze e approfondire gli studi. Alle due ricercatrici, orgoglio italiano, va l’augurio del mondo scientifico”.</p>
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		<title>Al tenore napoletano Vincenzo Costanzo il premio Beniamino Gigli</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/al-tenore-napoletano-vincenzo-costanzo-il-premio-beniamino-gigli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 12:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[premio beniamino gigli]]></category>
		<category><![CDATA[tenore vincenzo costanzo]]></category>
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					<description><![CDATA[La generosità, la famiglia, l’italianità, i buoni sentimenti, la voce come prisma della personalità in diversi personaggi, è questo che accomuna i due tenori Beniamino Gigli e Vincenzo Costanzo, al quale sarà consegnato domenica [...]]]></description>
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<p>La generosità, la famiglia, l’italianità, i buoni sentimenti, la voce come prisma della personalità in diversi personaggi, è questo che accomuna i due tenori <strong>Beniamino Gigli</strong> e <strong>Vincenzo Costanzo</strong>, al quale sarà consegnato <strong>domenica 22 marzo sul palcoscenico del teatro Ghione in Roma</strong>, il premio dedicato all’indimenticato musicista marchigiano. </p>



<p><strong>Pomeridiana alle ore 18</strong>, per questa terza edizione e del Premio Beniamino Gigli che celebra il merito vocale e la grande tradizione operistica italiana. Un riconoscimento al tenore napoletano. che abbiamo applaudito ultimamente all’Arena di Verona inaugurare, nelle vesti di Alfredo Germont, la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi, il quale farà un po’ da padrino anche a quattro giovani voci di  “Fabbrica – Young Artist Program” del Teatro dell’Opera di Roma, alle quali verranno assegnate delle borse di studio: <strong>Sofia Barbashova, soprano, Maria Elena Pepi, mezzosoprano, Jiacheng Fan, tenore e Alejo Alvarez Castillo, baritono, </strong>protagonisti di un concerto in cui faranno duo con il<strong> pianista Mirco Roverelli</strong>. La serata includerà inoltre la presentazione di rari materiali d’archivio appartenenti alla <strong>famiglia Gigli</strong>, commentati da <strong>Enrico Stinchelli, direttore artistico </strong>della serata e presentatore dell’evento insieme ad <strong>Asia Beniamina Gigli</strong>, tracciando un ponte ideale tra memoria, formazione e futuro della lirica.</p>



<p>L’Associazione è stata fondata nel 2007 dal dott. Beniamino Gigli Jr., medico pediatra e nipote diretto del grande tenore di Recanati, con l’obiettivo di mantenere vivo il ricordo del nonno e sostenere i giovani cantanti lirici attraverso concorsi, concerti, assegnazione di borse di studio e iniziative benefiche a favore dei bambini. </p>



<p><em>“Il direttivo del Premio Beniamino Gigli – </em><strong>ha dichiarato la giovane presidente Asia</strong><em> &#8211; è particolarmente lieto di aver assegnato il riconoscimento al giovane tenore Vincenzo Costanzo,artista che oggi rappresenta idealmente il proseguimento della grande tradizione del belcanto italiano, ovvero, quella linea luminosa inaugurata da Enrico Caruso e giunta ai suoi vertici più alti con il magistero di Beniamino Gigli. Per le sue riconosciute qualità vocali e interpretative, Vincenzo Costanzo si pone come erede autentico di quella lezione, riportando sui principali palcoscenici internazionali il repertorio gigliano con sensibilità, stile e profonda adesione espressiva. Le sue interpretazioni di titoli fondamentali quali Tosca, Adriana Lecouvreur, Un ballo in maschera, e prossimamente, Andrea Chénier, Aida, Turandot, testimoniano un percorso artistico coerente e di grande valore. Con questo riconoscimento intendiamo dunque celebrare in lui non solo un talento già pienamente affermato, ma anche la continuità viva e necessaria di una tradizione che costituisce il cuore stesso della nostra identità musicale”</em>.</p>



<p>Beniamino Gigli e il tenore napoletano, hanno voci diverse, il primo di “ellenica severità”, per citare Paolo Isotta, suono luminoso, calore d’accenti, il secondo guarda innegabilmente ad Enrico Caruso, possedendo oltre ad acuti risonanti in alto, quelle risonanze bronzee, baritonaleggianti, avvolgenti, ricchissime di armonici che furono solo sue, ma legati dalla stessa intenzione, inseguire la bellezza della melodia: <em>«E’ così</em> – <strong>ha commentato il Maestro Costanzo</strong>&#8211; <em>Beniamino Gigli, per noi cantanti lirici e, soprattutto, per i tenori, è uno dei pilastri della tecnica e del canto interpretativo. E’ un esempio per tutti noi, per come si deve cantare dal piano al forte, il piano appoggiato e, in particolare, guardo a Gigli per il fraseggio “all’ italiana”. Non possiamo e non dobbiamo definire la sua tecnica d’antan, ma solamente la tecnica giusta, con la quale non si smetterà mai di cantare bene, come ha fatto lui fino alla fine della sua vita</em>.» </p>



<p>Primavera ricca di eventi e nuovi ruoli, quella di Vincenzo Costanzo, a cominciare dall’ Andrea Chénier di Umberto Giordano al Bellini di Catania in aprile «<em>Debuttare Andrea Chénier è una grande responsabilità – </em><strong>ha dichiarato il tenore napoletano</strong> <em>– è una bella sfida, l’ho accettata con coraggio, poiché dal punto di vista vocale la sento comoda. I miei intenti sono di mettere tutto me stesso in questo ruolo e di arricchire musicalmente il personaggio giorno per giorno, un omaggio anche al grandissimo Gigli, la cui interpretazione ricordiamo sublime. Riguardo gli altri debutti, dopo lo Chénier sarò Mario Cavaradossi al Regio di Torino, diretto da Andrea Battistoni, per la regia di Stefano Poda, ancora sarò Radamès al Regio di Parma per l’Aida firmata da Giuseppe Mengoli con la ripresa della regia di Franco Zeffirelli, in estate, invece debutto il ruolo di Calaf in Bulgaria, sotto la bacchetta del Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, ove darò prima voce a Turiddo all’Opera di Sofia. Non posso ancora svelare un altro bel debutto, a novembre, ancora un ruolo verista, con delle pagine straordinarie, sulla stessa scia dell’Andrea Chenièr. Mi preme – </em><strong>ha concluso Vincenzo Costanzo</strong><em> – ringraziare la Signora Gigli, unitamente a sua figlia Asia, al direttore artistico Enrico Stinchelli e al pubblico che vorrà essere presente alla cerimonia, per questo riconoscimento, anche perché con la loro attività aiutano tanti giovani, donando in questa occasione delle borse di studio, divulgando, così, l’opera lirica e la musica tutta, sotto l’egida della possente e carismatica figura di Beniamino Gigli, al quale bisognerà sempre guardare</em>.» </p>



<p>Vincenzo Costanzo ha scelto per il suo intervento musicale di interpretare due personaggi che lo hanno salutato osannato sui palcoscenici internazionali quali Mario Cavaradossi e Riccardo de’ “Un ballo in Maschera” nel “suo” Teatro San Carlo: il “signor tenore” saprà muoversi su di un fin troppo generoso registro acuto, in “Recondita armonia”, quindi, sarà Riccardo per “Forse la soglia attinse”, parte del momento di massima introspezione del personaggio, che oscilla tra passione, senso del dovere e ironia, ove occorre un fraseggio nobile e mezze voci raffinate, per chiudere con “Ma se m&#8217;è forza perderti” che rappresenta il culmine emotivo e morale del protagonista nel terzo atto, il momento in cui l’eroe decide di rinunciare al suo amore per Amelia per onore, firmando il decreto per il suo allontanamento, una melodia ampia e “all&#8217;italiana”, dove Costanzo regalerà all’uditorio il suo fraseggio elegante e appassionato.</p>



<p>Vincenzo Costanzo,&nbsp; napoletano, classe 1991, è tra gli interpreti più apprezzati della nuova generazione di tenori del panorama lirico internazionale. Inizia lo studio del canto molto giovane, prima con Marcello Ferraresi, poi sotto la guida di Piero Giuliacci. Vincitore dell’Oscar della Lirica e del prestigioso premio Enrico Caruso, è regolare ospite di importanti teatri: il San Carlo di Napoli, l’Arena di Verona, l’Opera di Roma, il Maggio Musicale Fiorentino, la Fenice di Venezia, il Teatro Real di Madrid, il Liceu di Barcellona, Deutsche Oper di Berlino, Dutch National Opera di Amsterdam, San Francisco Opera, collaborando con direttori d’orchestra quali Myung-whun Chung, James Conlon, Daniele Gatti, Michele Mariotti, Riccardo Muti, Stefano Montanari, Daniel Oren, Juraj Valčuha e registi del calibro di Franco Zeffirelli, Pierluigi Pizzi, Damiano Michieletto, Emma Dante, Liliana Cavani, Ferzan Ozpetek, Massimo Popolizio solo per citarne alcuni. Vincenzo Costanzo debutta nel 2012 in Macbeth diretto da Andrea Battistoni a cui seguono rilevanti ruoli verdiani: è Rodolfo nella Luisa Miller al Teatro Real di Madrid e al Teatro Verdi di Busseto in occasione del bicentenario dalla nascita di Verdi (Donato Renzetti/Leo Nucci); Alfredo ne La traviata al San Carlo di Napoli e alla Deutsche Oper di Berlino; Riccardo in Un ballo in maschera a Londra; Simon Boccanegra a Montpellier e il recente successo in Ernani ad Anversa. Interpreta per la prima volta Pinkerton in Madama Butterfly nel 2014 al Festival del Maggio Musicale Fiorentino diretto da Juraj Valčuha. Da allora, ha interpretato questo ruolo in oltre trecento repliche, diventandone uno degli interpreti più&nbsp;apprezzati e richiesti. Nei primi anni della sua carriera&nbsp;è&nbsp;stato Rodolfo ne La bohème a Palermo e a Napoli, dove poi&nbsp;è&nbsp;tornato protagonista in Madama Butterfly; Ruggero ne La Rondine con la regia di Rolando Villazón a Berlino; Mario Caravadossi nella Tosca al Festival di Torre Del Lago, poi all’Opera di Roma e a Siviglia; Roberto ne’ Le villi allo Staatstheater Mainz; Rinuccio nell’opera movie Gianni Schicchi con la regia di Damiano Michieletto e la direzione di Stefano Montanari. Si aggiunge ai suoi personaggi di spicco anche il ruolo di Maurizio di Sassonia in Adriana Lecouvreur. Negli ultimi mesi, Vincenzo Costanzo ha ottenuto importanti successi, tra cui la nuova produzione di Maria egiziaca di Respighi al Teatro La Fenice di Venezia (regia Pier Luigi Pizzi, da cui è stato pubblicato un dvd), ha poi interpretato Le Villi alla Konzerthaus di Berlino e ha brillato come Mario Cavaradossi in Tosca, nella nuova produzione diretta da Daniele Gatti, con la regia di Massimo Popolizio a Firenze, ruolo in cui è stato poi applaudito al Teatro dell’Opera di Roma e al Petruzzelli di Bari. Nel 2024, centenario della scomparsa di Giacomo Puccini, Vincenzo Costanzo ha giocato un ruolo centrale al Festival Puccini di Torre del Lago, inaugurando la kermesse come Roberto ne Le Willis e chiudendola con Madama Butterfly, in occasione dei 120 anni dalla prima del titolo. È poi tornato ospite al Maggio Musicale Fiorentino per riprendere il ruolo di Pinkerton, ancora sotto la direzione di Daniele Gatti. Dopo questa tappa ha aggiunto un importante ruolo al suo repertorio debuttando in Cavalleria Rusticana diretto da Riccardo Muti in tournée in Cina. Inizia la nuova stagione 2025 al Teatro dell&#8217;Opera di Roma nel ruolo di Cavaradossi in Tosca diretto da Daniel Oren, segue il suo debutto francese a Toulouse dove viene applaudito in Adriana Lecouvreur e l’importante ritorno al Festival Puccini di Torre del Lago, come Pinkerton. E’ stato Riccardo in Un ballo in maschera al San Carlo di Napoli con Pinchas Steinberg sul podio, e di nuovo Mario Cavaradossi in Tosca al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e al Regio di Torino.</p>



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		<title>Mellucci, l’ingegnere che disegnò Napoli: dalla funicolare centrale ai capolavori dell’architettura moderna</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mellucci-lingegnere-che-disegno-napoli-dalla-funicolare-centrale-ai-capolavori-dellarchitettura-moderna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 10:32:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[Gioacchino Luigi Mellucci]]></category>
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					<description><![CDATA[Napoli ha reso omaggio a uno dei protagonisti della sua modernizzazione urbana. Il 14 marzo 2026, presso la stazione di Piazzetta Augusteo, è stata scoperta una targa commemorativa dedicata a [...]]]></description>
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<p>Napoli ha reso omaggio a uno dei protagonisti della sua modernizzazione urbana. Il <strong>14 marzo 2026</strong>, presso la stazione di Piazzetta Augusteo, è stata scoperta una targa commemorativa dedicata a Gioacchino Luigi Mellucci, ingegnere e progettista tra i più influenti della Napoli del primo Novecento.</p>



<p>La cerimonia si è svolta alla <strong>Funicolare Centrale</strong>, una delle opere simbolo progettate da Mellucci e inaugurata nel 1928, che collega il cuore della città con la collina del Vomero attraverso le fermate di Corso Vittorio Emanuele, Petraio e Piazza Fuga.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="550" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot_20260314_141443_Gallery-1024x550.jpg" alt="" class="wp-image-238904" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot_20260314_141443_Gallery-1024x550.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot_20260314_141443_Gallery-300x161.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot_20260314_141443_Gallery-768x412.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot_20260314_141443_Gallery-1536x825.jpg 1536w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot_20260314_141443_Gallery-2048x1100.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>All’iniziativa hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni e del mondo accademico, tra cui l’ingegnere e professore Edoardo Cosenza, l’architetto Alessandro Castagnaro, oltre ai dirigenti dell’azienda di trasporto pubblico Azienda Napoletana Mobilità. L’evento è stato promosso dal consigliere comunale Nino Simeone con il supporto del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG-20260314-WA00781-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-238905" style="width:331px;height:auto" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG-20260314-WA00781-768x1024.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG-20260314-WA00781-225x300.jpg 225w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG-20260314-WA00781-1152x1536.jpg 1152w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG-20260314-WA00781.jpg 1500w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Alla cerimonia erano presenti anche i familiari dell’ingegnere, tra cui i nipoti e diversi discendenti della famiglia Mellucci, a testimonianza di un’eredità culturale e professionale che attraversa le generazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’ingegnere che cambiò il volto della città</h2>



<p>Nato nel 1874 e scomparso nel 1942, Mellucci è stato uno dei protagonisti della stagione di grande trasformazione urbanistica che interessò Napoli tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.</p>



<p>La <strong>Funicolare Centrale</strong> rappresenta forse l’esempio più evidente della sua capacità di coniugare <strong>ingegneria, mobilità e architettura</strong>. Non si tratta soltanto di un’infrastruttura di trasporto: l’opera, progettata insieme a importanti ingegneri dell’epoca, è un esempio di equilibrio tra funzionalità tecnica e inserimento armonioso nel tessuto urbano.</p>



<p>Tra i collaboratori di Mellucci figuravano figure di primo piano dell’ingegneria italiana, come Pier Luigi Nervi e l’architetto Arnaldo Foschini, con i quali affrontò alcune delle sfide costruttive più complesse della Napoli del tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un atlante di opere tra architettura e infrastrutture</h2>



<p>La carriera di Mellucci attraversa numerosi ambiti della progettazione urbana. Molte delle sue opere sono ancora oggi parte integrante del paesaggio architettonico napoletano.</p>



<p>Tra i progetti più significativi si ricordano il <strong>Teatro Augusteo</strong>, la sede della <strong>Banca d’America e d’Italia</strong> in via Santa Brigida, interventi nel complesso dell’<strong>Ospedale degli Incurabili</strong>, lavori presso il celebre <strong>Gran Caffè Gambrinus</strong> nella Galleria Umberto I e numerosi edifici residenziali nel quartiere Vomero.</p>



<p>Tra le opere più iconiche spicca anche <strong>Palazzo Mannajuolo</strong>, celebre per la spettacolare scala ellittica interna, considerata uno degli esempi più raffinati dell’architettura liberty napoletana.</p>



<p>Il suo lavoro non si limitò alla città: Mellucci partecipò anche a interventi infrastrutturali come la <strong>Litoranea di Ischia</strong> e progetti legati alle <strong>Terme di Agnano</strong>, contribuendo allo sviluppo turistico e urbano del territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La visione: quando tecnica e bellezza coincidono</h2>



<p>Il tratto distintivo dell’ingegnere era una concezione moderna dell’architettura: <strong>forma e struttura dovevano nascere insieme</strong>. Nei suoi progetti cemento, acciaio e decorazione architettonica diventano elementi di un unico linguaggio capace di dialogare con la città.</p>



<p>Per Mellucci un edificio non era soltanto una struttura funzionale, ma <strong>uno spazio capace di trasformare il paesaggio urbano e la vita delle persone</strong>. È questa visione che ha permesso alle sue opere di attraversare il tempo, restando parte viva dell’identità napoletana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un’eredità ancora visibile</h2>



<p>La targa scoperta alla Funicolare Centrale non celebra soltanto un ingegnere, ma un’intera stagione dell’ingegneria italiana in cui infrastrutture, architettura e mobilità urbana venivano pensate come un unico progetto di città.</p>



<p>A quasi un secolo dalla realizzazione di molte delle sue opere, Napoli continua a muoversi, vivere e riconoscersi anche attraverso i progetti di Mellucci. Un’eredità fatta di ferro, pietra e cemento, ma soprattutto di <strong>visione urbana</strong>, che ancora oggi racconta come l’ingegneria possa diventare parte della storia e dell’identità di una città.</p>



<p class="has-small-font-size">(Foto news.ischia.it) </p>
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		<title>Emily Turino vince l&#8217;Oscar green 2026: il Giardino delle zucche di Pignataro Maggiore conquista l&#8217;Italia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/emily-turino-vince-loscar-green-2026-il-giardino-delle-zucche-di-pignataro-maggiore-conquista-litalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 13:36:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[Emily Turino vince l&#8217;Oscar Green 2026: il Giardino delle Zucche di Pignataro Maggiore conquista l&#8217;Italia&#160; Un sogno americano diventato realtà in Campania. Emily Turino, italo-americana di Pignataro Maggiore, ha vinto [...]]]></description>
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<p><strong>Emily Turino vince l&#8217;Oscar Green 2026: il Giardino delle Zucche di Pignataro Maggiore conquista l&#8217;Italia&nbsp;</strong></p>



<p>Un sogno americano diventato realtà in Campania. Emily Turino, italo-americana di Pignataro Maggiore, ha vinto l&#8217;Oscar Green 2026 nella categoria influencer grazie al suo progetto più amato: il Giardino delle Zucche. Dopo il successo regionale, arriva il riconoscimento nazionale per questa iniziativa che ha trasformato un campo di zucche in un fenomeno turistico.</p>



<p><strong>Da un sogno a un successo internazionale</strong></p>



<p>Tutto inizia con il desiderio di Emily di condividere con gli italiani la magia dei pumpkin patch americani, dove le famiglie scelgono la propria zucca in un clima di festa. Con l&#8217;aiuto della famiglia, ha trasformato l&#8217;azienda agricola di famiglia in un punto di riferimento nazionale, attirando decine di migliaia di visitatori ogni stagione.</p>



<p><strong>Il segreto del successo</strong></p>



<p>&#8211; Autenticità: un&#8217;azienda agricola reale, non un parco tematico</p>



<p>&#8211; Valori: messaggi sociali importanti, come la lotta al bullismo</p>



<p>&#8211; Innovazione continua: labirinti di mais, fiori di tagete e molto altro</p>



<p>&#8220;Semina ricordi, raccogli emozioni&#8221;</p>



<p>Il motto di Emily Turino è diventato il simbolo di un progetto che unisce natura, divertimento e inclusività. Il Giardino delle Zucche è un luogo dove le persone possono vivere esperienze autentiche e creare ricordi preziosi.</p>



<p><strong>Il commento di Emily</strong></p>



<p>«<em>Un successo da condividere con i miei fratelli. Questo progetto risiede vuole far vivere alle persone la vita autentica di chi lavora la terra, trasformando un gesto semplice come la scelta di una zucca in un ricordo prezioso.</em>» </p>



<p>I premi sono stati consegnati al Centro Congressi di Palazzo Rospigliosi, a Roma, i premi Oscar Green, dedicati ai giovani agricoltori che con idee creative e innovative stanno trasformando il modo di produrre, consumare e offrire servizi in agricoltura nel segno della sostenibilità. All’evento hanno partecipato il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, il segretario generale Vincenzo Gesmundo e il delegato nazionale di Coldiretti Giovani Enrico Parisi. Presenti, tra gli altri, anche il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, e il vicedirettore della Fao Maurizio Martina.</p>



<p>Fra i temi della giornata i giovani in agricoltura. La Campania si piazza sul podio nazionale al terzo posto con 4.400 aziende alle spalle di Sicilia e Puglia.</p>
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		<title>Ascea in lutto per la scomparsa di Giuseppe Monzo, storico presidente e punto di riferimento dello sport</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ascea-in-lutto-per-la-scomparsa-di-giuseppe-monzo-storico-presidente-e-punto-di-riferimento-dello-sport/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 12:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ascea]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[ascea]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe monzo]]></category>
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					<description><![CDATA[La comunità di Ascea piange la scomparsa di Giuseppe Monzo, figura storica dello sport locale e per anni presidente capace di lasciare un segno profondo nella vita di intere generazioni. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La comunità di Ascea piange la scomparsa di Giuseppe Monzo, figura storica dello sport locale e per anni presidente capace di lasciare un segno profondo nella vita di intere generazioni.</p>



<p>Con passione, dedizione e spirito di sacrificio, Monzo ha saputo trasmettere ai più giovani i valori autentici dello sport: rispetto, impegno, amicizia e senso di appartenenza. Il suo lavoro non si è limitato alla guida di una società sportiva, ma si è trasformato in un percorso educativo e umano che ha accompagnato tanti ragazzi nella crescita, dentro e fuori dal campo.</p>



<p>Chi lo ha conosciuto ricorda soprattutto la sua straordinaria umanità: un uomo sempre disponibile, capace di affrontare ogni sfida con il sorriso e con quella positività che molti descrivono come la capacità di avere “il sole in tasca”.</p>



<p>Oggi Ascea ricorda non solo ciò che Giuseppe Monzo ha costruito negli anni, ma anche la persona che è stata: un presidente, un amico dei giovani, un punto di riferimento per l’intera comunità sportiva.</p>



<p>Un pensiero speciale va anche a Biagio, che con il suo impegno e la partecipazione agli eventi ha continuato a portare avanti l’esempio e i valori trasmessi dal presidente.</p>



<p>«<em>Alla famiglia e ai suoi cari giunge l’abbraccio dell’intera comunità. Per tutti resterà sempre un solo Presidente</em>» si legge sui social. </p>
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		<item>
		<title>«Io, ufficiale cilentano della Marina Mercantile sotto i missili del Medio Oriente»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/io-ufficiale-cilentano-della-marina-mercantile-sotto-i-missili-del-medio-oriente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Carmine Serva]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 10:58:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[aeronautica militare]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni carmine serva]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Ufficiale cilentano Giovanni Carmine Serva sotto i missili del Medio Oriente con la marina mercantile. Ci sono momenti in cui non esiste altro posto dove stare se non dove bisogna [...]]]></description>
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<p><strong>L’Ufficiale cilentano Giovanni Carmine Serva sotto i missili del Medio Oriente con la marina mercantile.</strong></p>



<p>Ci sono momenti in cui non esiste altro posto dove stare se non dove bisogna svolgere il proprio dovere. Noi ufficiali della marina mercantile, corpo che non rappresenta solo il Ministero dei trasporti e delle infrastrutture e la propria compagnia, ma ha come missione la collettività internazionale, in quanto assicura il 90% dell’economia, assicurando nelle case di tutto il mondo i beni di consumo essenziali, come:</p>



<p>Vettori energetici: il gas per il riscaldamento domestico e l&#8217;elettricità, il carburante per le auto e il cherosene per gli aerei.<br>Risorse alimentari: dai cereali per pane e pasta (grano e mais) alle derrate fresche (frutta, carne e pesce), fino a caffè, zucchero e bevande.<br>Beni di consumo quotidiano: tutto l&#8217;abbigliamento, le calzature, i prodotti farmaceutici e i presidi medici.<br>Asset tecnologici: smartphone, computer, elettrodomestici e ogni componente elettronico presente nelle nostre case.<br>Materie prime industriali: metalli, minerali e prodotti chimici necessari per costruire case, automobili e infrastrutture.<br>Articoli per la casa e il tempo libero: dai vestiti all&#8217;arredamento, ai prodotti per l&#8217;igiene, dai giocattoli alle attrezzature sportive.</p>



<p>Per questo motivo non possiamo fermarci né in zone di pace, né in zone di guerra. Per questo siamo bersagliati in qualsiasi conflitto: lo siamo stati dagli U-Boot tedeschi nelle due guerre mondiali, e lo siamo tutt’ora nelle zone di pirateria e nel Mar Rosso, dove attaccano le nostre navi con droni, missili e abbordaggi per far crollare l’economia. Ultimo esempio, lo stretto di Hormuz. E noi ufficiali fin dalla preparazione in accademia sappiamo che, oltre alle forze della natura come tempeste, onde enormi degli oceani, isolamento, dobbiamo essere pronti ad essere colpiti. Il motto della marina mercantile infatti dice: “In pace ed in guerra per il bene dell’economia e della collettività”. E non portiamo armi, la nostra arma è solo la gestione delle emozioni, il coraggio, l’impassibilità ed una forte motivazione.</p>



<p>Casa nostra è il mondo intero, dormiamo tra le onde giganti, sotto cieli di pace e di guerra. Sono stato in zone delicate come la Russia, il Mar Rosso, Israele, il Nord Africa. Qualche mese fa ero sul campo, sulla tratta Nord Europa, Nord Africa, Medio Oriente, e con la nostra nave ed il mio equipaggio eravamo da giorni in Medio Oriente per scaricare aiuti umanitari ed auto nuove. La città è stata attaccata da vari missili, che venivano abbattuti dal sistema di difesa antimissile. Eravamo lì, tra le sirene ed i boati.</p>



<p>In Medio Oriente, il giallo del deserto non è un semplice colore, ma una condizione fisica opprimente: un’atmosfera pesante e ocra che cancella l&#8217;orizzonte, saturando l&#8217;aria di una polvere granulosa che si impasta con il sale del mare. Il caldo diventa una massa statica che preme contro la divisa da carico, trasformando il cotone stirato in un’armatura pesante e intrisa di sudore tra i suoni dei segnalatori acustici di manovra dei Terminal Tractor che caricano la nave. È in questo scenario che la mente si isola dal disagio fisico ed il pericolo dei conflitti circostanti viene declassato a variabile tecnica, mentre i sistemi di difesa antimissile vigilano e spesso partono per le intercettazioni. Quando i missili ci passavano sulla testa infatti ero in uno stato di adrenalina massima, sapevo che dopo qualche secondo poteva essere la fine, ma ero fiero. In quanto ero lì per dovere e non c’era altro posto nel quale dovevo essere, e in testa pensi solo: “Se succede, siate fieri di me genitori miei, perché la coscienza del dovere compiuto fino in fondo vale tutto nella vita”.</p>



<p>Quello che mi ha colpito è che la gente del posto continuava a svolgere il proprio dovere, a testa alta. Ed è proprio la mentalità che mi ero imposto prima di arrivare lì, conoscendo i rischi che corriamo ogni volta. Il bello è che di ritorno siamo passati proprio davanti al Cilento, amici e familiari hanno immortalato la nave da Marina di Camerota, Palinuro, da Centola. Da questa storia posso dire ai futuri allievi di non aver paura di uscire dalla zona di comfort, di non temere nemmeno le sfide estreme, in quanto anche se siamo pubblici ufficiali di una flotta civile bisogna essere consapevoli che la marina mercantile si divide in navi passeggeri e marina da carico (trasporto merci essenziali). Se scegli la seconda bisogna farlo con una vocazione, e con la consapevolezza che viviamo in un mondo dove la guerra esiste, dobbiamo accettarlo.</p>



<p>Non ci fermiamo, con dei valori, e bisogna essere pronti anche al peggio anche perché a differenza delle navi militari, la marina da carico va in zone di alto rischio senza armi, ti senti in stato di allerta, l’attacco può essere imminente e sai che come sola arma hai la mente. Mostriamo la durezza non attraverso i muscoli o le armi, ma attraverso il controllo nervoso, è una durezza psicologica che ti fa entrare in uno stato che in psicologia si chiama “iperfocalizzazione da stress operativo&#8221;. Quando un Ufficiale della mercantile si trova in zone ad alto rischio, il cervello non elimina la paura, ma la reincanala per trasformarla in efficienza pura, portandoti in uno stato di accelerazione emotiva pura che permane anche al ritorno a casa, spesso causando insonnia.</p>



<p>Non hai tempo per la paura perché tutta la tua energia cognitiva è assorbita dai calcoli di rotta, dai radar, dal carico e dalle responsabilità di bordo. Diventi un tutt&#8217;uno con la nave. Ma per entrare con questa mentalità che non teme nemmeno la morte, bisogna fare questa carriera con una vocazione, sapendo che si sta facendo del bene assicurando i beni essenziali alle popolazioni di tutto il mondo, con pietà filiale, sapendo che a casa ci sono dei familiari in ansia ma fieri. Per questo le navi cargo sono una scuola di vita, ti rendono super disciplinato al pari di una leva militare, ma a differenza che sei in un contesto di isolamento sociale, spesso senza mezzi di comunicazione per giorni. A prescindere se si è in zone tranquille o particolari, sul ponte di comando bisogna essere al 100%, in quanto se nella propria guardia mentre si è al comando ti permetti di avere delle paure, delle esitazioni e dei sentimenti, e commetti degli errori, puoi mettere in pericolo l’intero equipaggio e le merci. Quindi si impara che la responsabilità del proprio compito viene prima della stessa vita.</p>



<p>Come diceva Immanuel Kant, ci saranno sempre degli aggressori e bisogna riconoscere la guerra difensiva come un diritto inalienabile e una necessità morale. Noi siamo spesso i bersagli principali degli aggressori, ma proprio per questo bisogna essere fieri di essere ufficiali della Marina Mercantile da carico. Dobbiamo essere profondamente fieri di appartenere alla Marina Mercantile, perché siamo noi i veri custodi della pace globale. Come intuì Immanuel Kant, lo &#8220;spirito commerciale&#8221; è l&#8217;unico reale antidoto alla barbarie della guerra: il commercio marittimo e il conflitto sono forze incompatibili. Portando il 90% degli asset strategici noi rendiamo le nazioni interdipendenti, costringendo gli Stati a promuovere la stabilità per proteggere i propri interessi economici. Ogni volta che una nostra nave solca l&#8217;orizzonte con gli ufficiali in uno stato di iper attivazione e vigilanza, non stiamo solo trasportando un carico; stiamo tessendo la trama della convivenza civile. Essere un Ufficiale di Coperta oggi significa essere l&#8217;avamposto pragmatico del diritto cosmopolitico: siamo noi i garanti silenziosi che, attraverso il mare, impediscono al mondo di scivolare nel caos, portandolo alla diplomazia e alla globalizzazione.</p>
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		<title>Cultura: 50 anni fa moriva Alfonso Gatto, poeta dell’ermetismo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cultura-50-anni-fa-moriva-alfonso-gatto-poeta-dellermetismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[alfonso gatto]]></category>
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					<description><![CDATA[Cinquant’anni fa, l’8 marzo 1976, moriva in un incidente stradale il poeta e giornalista Alfonso Gatto, una delle voci più intense della lirica italiana del Novecento. Nato a Salerno il [...]]]></description>
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<p>Cinquant’anni fa, l’8 marzo 1976, moriva in un incidente stradale il poeta e giornalista <strong>Alfonso Gatto</strong>, una delle voci più intense della lirica italiana del Novecento. Nato a Salerno il 17 luglio 1909, Gatto fu tra i protagonisti della stagione dell’ermetismo e autore di una poesia capace di fondere memoria, paesaggio mediterraneo e tensione civile.</p>



<p>La sua morte avvenne lungo la via Aurelia, nella Maremma toscana, nei pressi di Capalbio. Il poeta rimase gravemente ferito in un incidente d’auto e morì poco dopo durante il trasporto verso l’ospedale di Orbetello. Aveva 66 anni.</p>



<p>Figura centrale della cultura letteraria del Novecento, Gatto visse una giovinezza inquieta e irregolare: lasciò presto la città natale e attraversò diverse esperienze di lavoro, tra cui insegnante, correttore di bozze e giornalista. Frequentò gli ambienti intellettuali di Napoli, Firenze e Milano, entrando nel vivo della stagione poetica che negli anni Trenta rinnovò il linguaggio lirico italiano.</p>



<p>L’esordio avvenne nel 1932 con la raccolta Isola, considerata tra i testi che segnarono l’affermazione dell’ermetismo accanto alle opere di poeti come Giuseppe Ungaretti. Negli anni successivi la sua attività culturale si allargò anche al giornalismo e alla critica d’arte. A Firenze fondò insieme allo scrittore Vasco Pratolini la rivista letteraria Campo di Marte, esperienza significativa nel panorama intellettuale dell’epoca.</p>



<p>L’impegno civile accompagnò tutta la sua vita. Arrestato nel 1936 per attività antifascista e detenuto nel carcere di San Vittore, nel dopoguerra continuò a collaborare con giornali e riviste, consolidando una produzione poetica che univa lirismo e attenzione alla storia collettiva.</p>



<p>Tra le sue raccolte più note figurano Poesie 1929-1941, La storia delle vittime e Osteria flegrea. Accanto alla scrittura, Gatto coltivò anche la pittura e una lunga attività giornalistica che lo rese una presenza autorevole nel dibattito culturale italiano del secondo Novecento.</p>



<p>A cinquant’anni dalla scomparsa, la figura del poeta salernitano torna al centro di iniziative, letture e incontri che ne ricordano il ruolo nella poesia italiana del secolo scorso. Sulla sua tomba nel cimitero di Salerno è inciso il saluto dell’amico Eugenio Montale, che sintetizza il senso della sua opera: «per lui vita e poesia furono un’unica testimonianza d’amore».</p>
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		<title>Dalla Campania alla finale di Coppa del Re: festa in Cilento e Irpinia per Matarazzo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dalla-campania-alla-finale-di-coppa-del-re-festa-in-cilento-e-irpinia-per-matarazzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 07:44:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Montecorice]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[agnone-cilento]]></category>
		<category><![CDATA[allenatore-italoamericano]]></category>
		<category><![CDATA[campionato-europeo]]></category>
		<category><![CDATA[final-coppa-del-re]]></category>
		<category><![CDATA[ospedaletto-d-alpinolo]]></category>
		<category><![CDATA[pellegrino matarazzo]]></category>
		<category><![CDATA[real-sociedad]]></category>
		<category><![CDATA[società-real-sociedad]]></category>
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					<description><![CDATA[L’impresa sportiva di Pellegrino Matarazzo accende l’entusiasmo anche in Campania. Tra il Cilento e l’Irpinia si festeggia infatti la conquista della finale della Coppa del Re da parte della Real [...]]]></description>
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<p class="p1">L’impresa sportiva di <strong>Pellegrino Matarazzo</strong> accende l’entusiasmo anche in Campania. Tra il Cilento e l’Irpinia si festeggia infatti la conquista della finale della Coppa del Re da parte della <strong>Real Sociedad</strong> guidata dal tecnico italoamericano.</p>



<p class="p1">Il tecnico, figlio di genitori campani emigrati negli Stati Uniti – <strong>il padre originario di Ospedaletto d’Alpinolo, in Irpinia, e la madre di Agnone Cilento, frazione del comune di Montecorice </strong>– è arrivato sulla panchina del club basco alla fine dello scorso dicembre, riuscendo in poche settimane a risollevare le sorti della squadra fino a condurla alla finale della coppa nazionale.</p>



<p class="p1">La Real Sociedad ha centrato l’obiettivo battendo nel doppio confronto di semifinale i rivali baschi dell’Athletic Club, allenati da Ernesto Valverde. Dopo la sconfitta per 1-0 nella gara d’andata, i biancoblù hanno ribaltato la situazione vincendo con lo stesso punteggio nel ritorno disputato all’“Anoeta”, gremito e in festa.</p>



<p class="p1">In finale la squadra guidata da Matarazzo affronterà l’Atlético Madrid, che nell’altra semifinale ha eliminato il FC Barcelona. L’atto conclusivo del torneo è in programma il prossimo 18 aprile a Siviglia.</p>



<p class="p1">Per l’allenatore italoamericano si tratta di un risultato importante dopo le esperienze sulle panchine dello Stoccarda e dell’Hoffenheim. Matarazzo ha firmato con la Real Sociedad un contratto fino a giugno 2027 e, dal suo arrivo, ha collezionato nove vittorie in tredici partite, con tre pareggi e una sola sconfitta.</p>



<p class="p1">Oltre alla finale di Coppa del Re, il tecnico punta ora a guidare la squadra nella volata finale del campionato per conquistare un posto nelle competizioni europee.</p>



<p class="p1">La notizia dell’impresa sportiva è stata accolta con entusiasmo anche nei paesi d’origine della famiglia in Campania. A Ospedaletto d’Alpinolo e ad Agnone Cilento molti ricordano le visite estive dell’allenatore, che durante le pause della stagione amava trascorrere qualche giorno di vacanza tra l’Irpinia e la costa cilentana. Qui, dove affondano le radici della sua famiglia, la finale conquistata in Spagna è diventata motivo di orgoglio e festa. <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/26bd.png" alt="⚽" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
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		<title>Benny Marotta ritira il Leone d’Oro, oltre l’emigrazione: famiglia, impresa e identità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/benny-marotta-ritira-il-leone-doro-oltre-lemigrazione-famiglia-impresa-e-identita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 09:32:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pertosa]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[benny marotta]]></category>
		<category><![CDATA[Leone d’Oro del Gran Premio Internazionale di Venezia]]></category>
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					<description><![CDATA[A 17 anni lasciò Pertosa con una valigia piena di speranze e poche certezze. Oggi Benedetto “Benny” Marotta è entrato nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica Italiana da protagonista, [...]]]></description>
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<p>A 17 anni lasciò Pertosa con una valigia piena di speranze e poche certezze. Oggi Benedetto “Benny” Marotta è entrato nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica Italiana da protagonista, per ricevere personalmente il Leone d’Oro del Gran Premio Internazionale di Venezia. Un riconoscimento che celebra una carriera imprenditoriale di respiro internazionale, ma che per lui ha il sapore di un ritorno simbolico alle radici.</p>



<p>La cerimonia si è svolta a Palazzo Giustiniani, una delle sedi istituzionali più prestigiose del Paese. Nello stesso contesto, Marotta ha ricevuto anche la Laurea ad Honorem in Marketing e Comunicazione, conferita dalla presidente dell’Università Armando Curcio, Cristina Siciliano, come attestazione della sua visione strategica e della capacità di costruire un modello d’impresa fondato su solidità, innovazione e identità.</p>



<p>Accanto a lui, in prima fila, la famiglia: la moglie Luisa, le figlie Angela e Melissa e Giuseppe, marito di Melissa, oggi pienamente coinvolti nella guida dell’azienda. Perché la storia di Marotta non è solo quella di un imprenditore di successo, ma di un progetto familiare cresciuto nel tempo, capace di attraversare generazioni e continenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’emigrazione, il lavoro, la visione</h3>



<p>Quando parte dalla provincia di Salerno, il Canada è una promessa lontana. In Ontario, con spirito di sacrificio e una determinazione che diventerà il suo tratto distintivo, fonda la Solmar Development Corporation. Negli anni l’azienda diventa una delle realtà più influenti nello sviluppo urbanistico dell’area metropolitana di Toronto, contribuendo alla trasformazione di intere comunità attraverso progetti residenziali di alto profilo.</p>



<p>Non solo edilizia. Insieme alle figlie Angela e Melissa, Marotta amplia la visione imprenditoriale entrando nel settore vitivinicolo con Two Sisters Vineyards e Stone Eagle Winery, oggi riconosciute tra le eccellenze della regione di Niagara per l’altissima qualità dei prodotti. Un percorso che consolida la presenza del gruppo nel panorama economico nordamericano, unendo sviluppo immobiliare ed eccellenza enogastronomica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Impresa e responsabilità</h3>



<p>Al successo economico si affianca un impegno filantropico concreto. Tra le iniziative più significative, la donazione di 15 milioni di dollari all’ospedale St. Catherine’s, oggi rinominato Niagara Health Marotta Family Hospital. Un gesto che racconta una visione dell’impresa come responsabilità verso la comunità, non solo come generatore di profitto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’orgoglio di un territorio</h3>



<p>Il riconoscimento ricevuto al Senato ha un valore che va oltre la dimensione personale. Per la Campania, per la provincia di Salerno e soprattutto per Pertosa, è il segno di un legame che non si è mai interrotto. La storia di Benny Marotta parla di radici che non si spezzano, di identità che diventano forza, di un emigrante che ha costruito quartieri, aziende e opportunità senza mai smettere di sentirsi figlio della sua terra.</p>



<p>Dal Vallo di Diano al Canada: un percorso che oggi diventa esempio per le nuove generazioni, dimostrando che partire può significare allontanarsi, ma non necessariamente perdere il senso di casa.</p>
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		<title>Sabino Pellecchia, sicurezza e continuità: numeri da protagonista tra i pali del Buccino Volcei</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sabino-pellecchia-sicurezza-e-continuita-numeri-da-protagonista-tra-i-pali-del-buccino-volcei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elia Forlano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 10:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Buccino]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[Buccino Volcei]]></category>
		<category><![CDATA[sabino pellecchia]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è un dato che più di tutti racconta la stagione di Sabino Pellecchia: 1.710 minuti giocati. Tradotto, 19 presenze su 19 da titolare. Sempre in campo, sempre protagonista. Una certezza [...]]]></description>
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<p>C’è un dato che più di tutti racconta la stagione di Sabino Pellecchia: 1.710 minuti giocati. Tradotto, 19 presenze su 19 da titolare. Sempre in campo, sempre protagonista. Una certezza assoluta tra i pali del Buccino Volcei nell’attuale campionato di Eccellenza 2025-26.</p>



<p>I numeri parlano chiaro: 19 presenze totali 19 presenze da titolare 0 presenze da subentrato. 0 sostituzioni. Pellecchia non è mai stato sostituito. Un dato che certifica fiducia piena da parte dello staff tecnico e una tenuta fisica costante lungo tutta la stagione. Per un portiere, la continuità è tutto: ritmo partita, leadership difensiva, comunicazione con il reparto arretrato. E Pellecchia ha garantito stabilità settimana dopo settimana.Solidità difensiva: 29 reti subite, ma 6 clean sheet. 59 minuti per ogni gol incassato 6 clean sheet. </p>



<p>Il dato dei 6 clean sheet è particolarmente significativo: in quasi un terzo delle gare disputate, il Buccino Volcei ha chiuso senza subire reti. Segnale di una squadra capace di compattarsi e di un portiere determinante nei momenti chiave. La media di 1,5 gol a partita va letta nel contesto dell’Eccellenza, campionato spesso combattuto e offensivamente vivace. Il rapporto di un gol subito ogni 59 minuti racconta di una squadra che concede, ma che riesce anche a restare in partita a lungo, evitando crolli prolungati. Disciplina e presenza mentale.  Altro aspetto da sottolineare: • 2 ammonizioni • 0 espulsioni.</p>



<p>Per un portiere, mantenere lucidità è fondamentale. Pellecchia ha mostrato temperamento ma anche controllo, evitando sanzioni pesanti che avrebbero potuto pesare sul cammino della squadra . La carriera del classe campano evidenzia un percorso articolato: agli anni con Avellino (Serie C e Primavera), passando per Paganese, Salernum Baronissi e diverse esperienze in Eccellenza, fino all’attuale terza stagione al Buccino Volcei. Un bagaglio importante che oggi si traduce in maturità tra i pali. Dopo le esperienze tra professionismo e dilettantismo di alto livello, Pellecchia sembra aver trovato continuità e centralità nel progetto tecnico del Buccino. </p>



<p>A oggi, la stagione di Sabino Pellecchia si può riassumere in tre parole: affidabilità, continuità, leadership.Sempre titolare, mai sostituito, protagonista in 6 gare senza subire reti. I numeri non raccontano solo statistiche, ma una presenza costante che rappresenta uno dei pilastri del Buccino Volcei. E se la squadra vuole continuare a inseguire i propri obiettivi stagionali, passerà inevitabilmente anche dalle mani e dalla personalità del suo numero uno.</p>
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		<title>Aniello De Vita: il ricordo a 14 anni dalla scomparsa del medico cantautore del Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/aniello-de-vita-il-ricordo-a-14-anni-dalla-scomparsa-del-medico-cantautore-del-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 06:22:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[Aniello De Vita]]></category>
		<category><![CDATA[cantautore]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[moio della civitella]]></category>
		<category><![CDATA[musica popolare]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 24 febbraio ha segnato il quattordicesimo anniversario della scomparsa di Aniello De Vita, figura eminente del Cilento, noto sia come medico che come cantautore. La sua eredità continua a [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 24 febbraio ha segnato il quattordicesimo anniversario della scomparsa di Aniello De Vita, figura eminente del Cilento, noto sia come medico che come cantautore. La sua eredità continua a essere viva nella memoria della comunità, che nutre ancora profondo affetto e ammirazione per lui. De Vita amava definirsi: «Io sono uno che fa il medico per vivere e suona, canta e scrive per non morire», una frase che riassume la sua duplice vocazione.</p>
<h2>Il legame indissolubile con la sua terra</h2>
<p>Aniello De Vita ha incarnato la sintesi perfetta tra la sua professione medica, condotta con rigore scientifico, e la sua passione artistica, espressione profonda dell&#8217;identità cilentana. La musica, per lui, non era un semplice passatempo, ma uno strumento per esplorare e raccontare l&#8217;anima di un popolo. Attraverso le sue composizioni, ha saputo cogliere l&#8217;essenza della sua terra, trasformandola in versi e melodie che hanno saputo toccare il cuore della gente.</p>
<h3>«so nato a lo ciliento»: l&#8217;inno di un territorio</h3>
<p>Tra le numerose opere dedicate al Cilento, il brano «So nato a lo Ciliento» si distingue come la sua creazione più celebre. Questa canzone è diventata ufficialmente l&#8217;inno del territorio, raggiungendo una tale risonanza popolare da essere spesso scambiata per un antico canto anonimo. Un&#8217;attribuzione, o meglio, una non attribuzione immediata, che De Vita accoglieva con orgoglio. Per lui, infatti, era la dimostrazione più autentica di aver creato qualcosa che il popolo sentiva intrinsecamente proprio, come se fosse parte del DNA culturale cilentano da sempre, superando il confine della paternità autoriale per entrare nel patrimonio collettivo.</p>
<h3>Una nascita «posticipata» per evitare la guerra</h3>
<p>La storia della nascita di Aniello De Vita, avvenuta a Moio della Civitella, è avvolta in una vicenda peculiare, legata al difficile contesto dell&#8217;epoca. Sebbene i documenti anagrafici riportino il 6 gennaio 1941, la data reale della sua venuta al mondo era l&#8217;8 dicembre 1940. Suo padre, Enrico De Vita, prese la decisione di registrarlo all&#8217;anagrafe solo all&#8217;inizio del nuovo anno. Questa mossa, fatta in piena epoca fascista, aveva un intento preciso: nella speranza di ritardare di un anno la potenziale chiamata al fronte, dato che la nascita di un maschio era allora considerata la genesi di un futuro soldato. L&#8217;astuzia del padre si rivelò provvidenziale, poiché Aniello avrebbe prestato servizio militare come ufficiale medico durante un periodo di pace, evitando così il conflitto.</p>
<h3>Dal riscatto culturale alla riscoperta della musica popolare</h3>
<p>La produzione artistica di De Vita ha segnato un punto di svolta nel panorama della musica popolare del Sud Italia. Il suo impegno scaturì da un episodio significativo: l&#8217;udire un professore universitario definire i contadini cilentani come esempio di ignoranza. Questo commento generò in Aniello un profondo senso di disagio, che egli scelse di trasformare in una rivendicazione di appartenenza e identità. Se in passato era propeno a dichiararsi genericamente «del Sud» per una sorta di timidezza reverenziale, dopo quell&#8217;episodio iniziò a celebrare con forza le proprie radici cilentane. Con la sua opera ha dato il via a una stagione di riscoperta culturale che continua ancora oggi a ispirare artisti e ricercatori, lasciando un&#8217;eredità di versi che risuonano ancora tra le valli della sua amata terra, testimonianza del suo indissolubile legame con essa.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vallo della Lucania, la 17enne Angela Pino conquista la Finale Regionale di Miss Mondo Campania e Basilicata</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/vallo-della-lucania-la-17enne-angela-pino-conquista-la-finale-regionale-di-miss-mondo-campania-e-basilicata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 06:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo della Lucania]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è anche il Cilento tra le protagoniste del prestigioso concorso internazionale Miss Mondo. Angela Pino, 17 anni, originaria di Vallo della Lucania, ha conquistato la Finale Regionale Campania e Basilicata, [...]]]></description>
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<p>C’è anche il Cilento tra le protagoniste del prestigioso concorso internazionale Miss Mondo. Angela Pino, 17 anni, originaria di Vallo della Lucania, ha conquistato la Finale Regionale Campania e Basilicata, distinguendosi tra le concorrenti per eleganza, presenza scenica e determinazione.</p>



<p>Bellezza mediterranea, alta 1,70, occhi e capelli castani, Angela è una studentessa del quarto anno del liceo scientifico “L. Da Vinci” di Vallo della Lucania. Nel tempo libero si allena nella palestra gestita dalla madre, coltiva la passione per lo shopping, ama sfilare e viaggiare. Nel suo futuro sogna il mondo dello spettacolo: ambisce infatti a diventare attrice e ha già iniziato a frequentare corsi di recitazione a Salerno per trasformare il sogno in un progetto concreto.</p>



<p>L’evento, organizzato da Armando Fusco Productions — esclusivista per Campania e Basilicata del concorso Miss Mondo Italia — si è svolto nella suggestiva cornice della Fonderia Righetti di Villa Bruno, storico complesso settecentesco di San Giorgio a Cremano.</p>



<p>La manifestazione, in linea con la missione internazionale “Beauty with a Purpose” (Bellezza con uno scopo), ha avuto anche una forte valenza sociale: patrocinata dal Comune di San Giorgio a Cremano, è stata dedicata all’associazione benefica “Autismo Campania”, presieduta da Salvatore Cimmino, con l’obiettivo di sostenere concretamente i progetti della onlus.</p>



<p>La serata è stata condotta dall’attore e regista Fabio Brescia, affiancato da Chiara Cernicchiara, mentre le coreografie sono state curate da Cinzia Imparato, coreografa e direttrice del concorso.</p>



<p>Per Angela Pino si apre ora un percorso importante verso le fasi successive del concorso, con l’orgoglio di rappresentare il proprio territorio in una competizione di respiro nazionale e internazionale. Un risultato che porta sotto i riflettori Vallo della Lucania e l’intero Cilento, sempre più presenti anche nel mondo della moda e dello spettacolo.</p>
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		<title>Vincenzo Vaccaro, esordio in prima squadra con la Gelbison: dal vivaio al sogno realizzato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 10:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo della Lucania]]></category>
		<category><![CDATA[gelbison]]></category>
		<category><![CDATA[vincenzo vaccaro]]></category>
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<p>È un debutto che profuma di futuro quello andato in scena ieri nella sfida tra Vibonese e Gelbison. Tra i momenti da incorniciare della gara, l’esordio in prima squadra di Vincenzo Vaccaro, giovane talento cilentano che ha così inaugurato un nuovo capitolo del proprio percorso sportivo.</p>



<p>Per Vaccaro si tratta del coronamento di un cammino costruito con pazienza, sacrificio e determinazione. I primi passi nel mondo del calcio li ha mossi alla Cilento Academy, realtà che negli anni si è affermata come punto di riferimento per tanti ragazzi del territorio. Un ambiente in cui, oltre ai fondamentali tecnici, ha assimilato valori come rispetto, spirito di squadra e cultura del lavoro.</p>



<p>La crescita è proseguita nel campionato Juniores Nazionale, sotto la guida del responsabile Antonio Martellone e dei tecnici Giovanni Piemonte e Andrea Ferri. Un percorso fatto di allenamenti intensi, attenzione ai dettagli e maturazione progressiva, non solo sul piano tecnico ma anche umano. Un lavoro quotidiano, spesso lontano dai riflettori, che ha posto le basi per il salto di categoria.</p>



<p>La scorsa estate è arrivata la chiamata della prima squadra e, con essa, la firma del primo contratto economico: un passaggio significativo, che certifica la fiducia della società e il valore dimostrato sul campo.</p>



<p>L’esordio contro la Vibonese non rappresenta soltanto una presenza ufficiale, ma il simbolo di un traguardo raggiunto dopo anni di impegno, tra allenamenti sotto il sole e la pioggia, rinunce e ambizioni coltivate con costanza.</p>



<p>Per la Gelbison, il debutto di Vaccaro è anche la conferma della bontà del lavoro svolto nel settore giovanile. Dietro ogni giovane che approda in prima squadra c’è infatti una filiera fatta di tecnici, dirigenti e strutture che investono nel talento locale, trasformando i sogni in opportunità concrete.</p>
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		<title>Robert Cautiero, il padulese che conquistò il cinema americano negli anni d’oro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/robert-cautiero-il-padulese-che-conquisto-il-cinema-americano-negli-anni-doro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 10:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[hollyvood]]></category>
		<category><![CDATA[padula]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Cautiero]]></category>
		<category><![CDATA[vallo di diano]]></category>
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					<description><![CDATA[Un post pubblicato sui social da un cittadino padulese, Domenico Trezza, riporta alla luce una storia affascinante che lega il Vallo di Diano alla grande Hollywood degli anni d’oro. Protagonista [...]]]></description>
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<p>Un post pubblicato sui social da un cittadino padulese, Domenico Trezza, riporta alla luce una storia affascinante che lega il Vallo di Diano alla grande Hollywood degli anni d’oro. Protagonista è Antonio Roberto Cautiero, nato a Padula il 28 gennaio 1898, emigrato giovanissimo negli Stati Uniti e conosciuto oltreoceano come Robert Cautiero (talvolta Cauterio o Cantero).</p>



<p>Secondo quanto ricostruito, Cautiero lavorò per anni come gioielliere, mestiere che continuò a esercitare anche durante l’esperienza cinematografica. Grazie al portamento elegante e all’aspetto raffinato riuscì però a ritagliarsi uno spazio nel cinema hollywoodiano tra gli anni Venti e Trenta, spesso in ruoli secondari o non accreditati, una condizione comune per molti attori immigrati dell’epoca.</p>



<p>Tra i film in cui risulta coinvolto figurano <em>A Wife’s Romance</em> (1923), <em>Revelation</em> (1924), <em>Heads Up</em> (1925), <em>Lady Robinhood</em> (1925), <em>Double Whoopee</em> (1929) e <em>Blotto</em> (1930) con il celebre duo <strong>Stan Laurel</strong> e <strong>Oliver Hardy</strong>, fino a produzioni di grande rilievo come <em>A Farewell to Arms</em> (1932), <em>The Bride Wore Red</em> (1937) e <em>The Mark of Zorro</em> (1940). Altri titoli compaiono in filmografie online, anche se non sempre con prove documentarie definitive, a causa della mancata citazione nei crediti, prassi diffusa in quegli anni.</p>



<p>Cautiero morì a Los Angeles il 14 luglio 1982, a 84 anni, dopo aver vissuto pienamente il sogno americano senza recidere il legame con le proprie origini.</p>



<p>Nel suo post, Trezza lancia anche una proposta all’Amministrazione comunale di Padula: apporre una targa commemorativa sulla casa natale dell’attore, «<em>nostro concittadino che ha portato il nome di Padula fino a Hollywood</em>». Un’iniziativa che potrebbe trasformare una storia riscoperta sui social in un segno tangibile di memoria collettiva. </p>
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		<title>Leonardo Maria Del Vecchio, il giovane imprenditore tra eredità e nuove ambizioni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/leonardo-maria-del-vecchio-il-giovane-imprenditore-tra-eredita-e-nuove-ambizioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 13:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[leonardo maria del vecchio]]></category>
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					<description><![CDATA[Leonardo Maria Del Vecchio ha rilanciato la sua presenza al centro della scena economica italiana. Secondo quanto riferisce l’ANSA, l’imprenditore ha formalmente espresso l’intenzione di esercitare il diritto di prelazione [...]]]></description>
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<p>Leonardo Maria Del Vecchio ha rilanciato la sua presenza al centro della scena economica italiana. Secondo quanto riferisce l’ANSA, l’imprenditore ha formalmente espresso l’intenzione di esercitare il <strong>diritto di prelazione</strong> sulle quote detenute dai fratelli in Delfin, la holding di famiglia che controlla partecipazioni strategiche in colossi come EssilorLuxottica, Covivio e istituti bancari e assicurativi. Secondo fonti vicine, Del Vecchio «ha la volontà forte di sbloccare una situazione che si protrae da tre anni e vuole far rispettare le volontà del padre», il fondatore di Luxottica scomparso nel 2022.</p>



<p>Questa mossa non è solo l’ennesimo capitolo di una delle successioni familiari più seguite negli ultimi anni: è anche la fotografia di un giovane uomo d’affari che cerca di misurarsi con il peso di un’eredità gigantesca — non solo in termini di patrimonio, ma anche di immagine e responsabilità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il profilo di un “erede operativo”</h3>



<p>Nato nel 1995, Leonardo Maria Del Vecchio è il <strong>quartogenito</strong> di una delle famiglie imprenditoriali più note d’Italia. Cresciuto tra Milano e le principali piazze finanziarie europee, ha costruito gran parte della sua identità professionale all’interno dell’impero creato da suo padre, assumendo ruoli di responsabilità crescente che vanno oltre la semplice appartenenza familiare.</p>



<p>Non un semplice “erede”, dunque, ma un <strong>manager con incarichi formali</strong>: è stato inserito nel board di società del gruppo, ha ricoperto ruoli di strategia e sviluppo e oggi guida con il titolo di Chief Strategy Officer alcune delle principali voci operative della galassia Luxottica‑EssilorLuxottica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Oltre l’eredità: imprenditore e investitore</h3>



<p>La sua visione non si limita alla gestione del patrimonio di famiglia. Attraverso <strong>LMDV Capital</strong>, il family office che porta le sue iniziali, Del Vecchio sta costruendo una realtà di investimento con piedi in più settori: dall’editoria alla moda, dall’hospitality al cinema, passando per startup tecnologiche e piattaforme social.</p>



<p>Negli ultimi anni LMDV Capital ha:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>acquisito una quota rilevante di <strong>Il Giornale</strong>, entrando nel mondo dei media nazionali;</li>



<li>guardato all’industria culturale con l’ingresso nella produzione cinematografica italiana attraverso <strong>Leone Film Group</strong>;</li>



<li>investito in realtà emergenti e start‑up, con un taglio internazionale e un focus sulle eccellenze italiane;</li>



<li>esplorato anche il fashion e il lifestyle internazionale con operazioni come l’investimento nella maison parigina Martel;</li>
</ul>



<p>Questa diversificazione testimonia una visione imprenditoriale curiosa e dinamica, non legata esclusivamente alla tradizione dell’occhialeria, ma aperta alle nuove frontiere del <strong>made in Italy globale</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il peso delle aspettative e il futuro</h3>



<p>Essere figlio di uno dei più celebri imprenditori italiani del Dopoguerra significa portare sulle proprie spalle un’eredità ingombrante. Ma Leonardo Maria sembra determinato a creare un proprio percorso, mantenendo al centro il rispetto delle volontà paterne ma con uno sguardo proiettato ai nuovi mercati e alle trasformazioni digitali e culturali del Paese.</p>



<p>La sua generazione di imprenditori – cresciuta in un mondo già globalizzato – intreccia radici profonde con ambizioni che guardano oltre i confini nazionali. In questo senso, la sua storia personale è anche specchio di un’Italia imprenditoriale che cerca equilibrio tra memoria e innovazione, tra tradizione e trasformazione.</p>



<p class="has-small-font-size">(Foto Ansa)</p>
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		<title>Geronimo La Russa alla guida dell’ACI: storia e visione del nuovo presidente</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/geronimo-la-russa-alla-guida-dellaci-storia-e-visione-del-nuovo-presidente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 11:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[aci]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio Mondiale per lo Sport Automobilistico]]></category>
		<category><![CDATA[fia - Federazione Internazionale dell'Automobile]]></category>
		<category><![CDATA[geronimo la russa]]></category>
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					<description><![CDATA[Alla guida dell’Automobile Club d’Italia arriva una figura cresciuta dentro il mondo dei motori, tra passione sportiva e responsabilità istituzionale. Geronimo La Russa ha assunto ufficialmente in questo mese di [...]]]></description>
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<p>Alla guida dell’Automobile Club d’Italia arriva una figura cresciuta dentro il mondo dei motori, tra passione sportiva e responsabilità istituzionale. <strong>Geronimo La Russa</strong> ha assunto ufficialmente in questo mese di febbraio la presidenza dell’Automobile Club d&#8217;Italia per il quadriennio 2025-2028, dopo un’elezione che ha registrato un consenso ampio e trasversale all’interno dell’Assemblea dell’ente, lo scorso 9 luglio.</p>



<p>Un consenso maturato in un passaggio elettivo che ha riportato l’associazione degli automobilisti italiani a scegliere la propria guida attraverso il voto assembleare, con una maggioranza tra le più nette degli ultimi anni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Profilo e percorso</h3>



<p>Nato a Milano il 2 aprile 1980, avvocato, sposato e padre di due figlie, La Russa arriva alla presidenza nazionale dopo aver guidato l’Automobile Club di Milano ed essere stato vicepresidente dell’ACI. Figura nota nel panorama motoristico, è tra i promotori di <strong>ACI Storico</strong>, realtà dedicata alla valorizzazione del patrimonio automobilistico storico italiano.</p>



<p>Il suo percorso intreccia quindi istituzione, cultura del motorismo e passione per le competizioni, elementi che oggi tornano centrali in una fase di trasformazione profonda del settore: elettrificazione, sicurezza stradale, digitalizzazione dei servizi e ridefinizione del rapporto tra mobilità privata e sostenibilità ambientale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’Italia torna protagonista nel motorsport internazionale</h3>



<p>Dicembre 2025 ha segnato un altro passaggio rilevante: l’elezione di La Russa nel Consiglio Mondiale per lo Sport Automobilistico della <strong>Federazione Internazionale dell&#8217;Automobile</strong> (FIA), organismo che stabilisce le regole tecniche e sportive del motorsport globale.</p>



<p>Le votazioni si sono svolte a Tashkent, in Uzbekistan, durante le Assemblee Generali FIA. Il rappresentante italiano ha ottenuto un consenso significativo da parte delle 146 federazioni nazionali aventi diritto, risultando tra i più votati dei 14 membri eletti direttamente. Un ritorno di peso per l’Italia, assente da questo organo dal 2021, nonostante l’ACI sia tra i membri fondatori della federazione internazionale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le sfide del 2026</h3>



<p>L’insediamento arriva in un anno cruciale per il mondo dei motori. Il 2026 sarà infatti un passaggio chiave per diverse categorie del motorsport internazionale, chiamate a recepire nuove regole tecniche e a rafforzare il percorso verso l’innovazione sostenibile. Parallelamente, sul fronte interno, l’ACI dovrà consolidare il proprio ruolo nella tutela degli automobilisti, nel supporto agli eventi sportivi e nella promozione della cultura della sicurezza stradale.</p>



<p>Nel suo intervento dopo l’elezione, La Russa aveva parlato di “spirito di servizio” e di una guida improntata ad ascolto e competenza, con l’obiettivo di coniugare tradizione motoristica e innovazione tecnologica. Un equilibrio delicato, soprattutto in un Paese che vive l’automobile non solo come mezzo di trasporto, ma come identità industriale e sportiva.</p>



<p>La sua ascesa rappresenta il profilo di un dirigente cresciuto dentro il sistema automobilistico italiano, oggi chiamato a guidarlo in una fase di cambiamento strutturale. Una nuova corsa è iniziata, non solo sulle piste, ma nella visione complessiva della mobilità italiana. </p>
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		<item>
		<title>L’oro di una vita: la leggenda di Federica alle Olimpiadi di Milano-Cortina</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/loro-di-una-vita-la-leggenda-di-federica-alle-olimpiadi-di-milano-cortina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 10:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Sport & outdoor]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[federica brignone]]></category>
		<category><![CDATA[olimpiadi cortina]]></category>
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					<description><![CDATA[In una giornata che entrerà nella storia dello sport italiano, Federica Brignone ha scritto una delle pagine più emozionanti della sua carriera e delle Milano Cortina 2026. Giovedì 12 febbraio, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In una giornata che entrerà nella storia dello sport italiano, <strong>Federica Brignone</strong> ha scritto una delle pagine più emozionanti della sua carriera e delle <strong>Milano Cortina 2026</strong>. Giovedì 12 febbraio, sulla celebre pista Olympia delle Tofane di Cortina d’Ampezzo, la portabandiera azzurra ha vinto la medaglia d’oro nel Super-G femminile, coronando un ritorno sportivo che sembrava impossibile dopo un serio infortunio. </p>



<p>La campionessa valdostana, 35 anni e un soprannome affettuoso – “la Tigre” – ha dominato la gara con un tempo di 1:23.41, precedendo la francese Romane Mirandoli (argento) e l’austriaca Cornelia Huetter (bronzo).&nbsp; È la prima medaglia d’oro olimpica della sua carriera dopo aver conquistato in passato argenti e bronzi nei Giochi precedenti.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un ritorno da leggenda</h3>



<p>La storia dietro questo trionfo è quella di una rinascita straordinaria. Nel 2025, poco meno di un anno fa, Brignone aveva subito un grave infortunio ai Campionati Italiani di sci, con fratture multiple alla gamba sinistra e lesioni al legamento crociato che avevano messo a rischio la sua partecipazione ai Giochi.&nbsp; Dopo un lungo e doloroso periodo di riabilitazione, la sciatrice ha fatto il suo ritorno alle competizioni a fine 2025 e ha continuato a lavorare per arrivare al massimo della forma proprio sulle nevi di casa.&nbsp;</p>



<p>Quel ritorno non era scontato: molti dubitavano della sua presenza sulla linea di partenza del Super-G a Milano-Cortina 2026, ma la sua determinazione ha avuto la meglio.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il trionfo e il significato</h3>



<p>L’oro conquistato oggi non è solo una medaglia: è l’apice di una carriera costellata di successi, resilienza e sacrificio. Con questa vittoria Brignone diventa anche la vincitrice olimpica più matura nello sci alpino femminile, dimostrando che esperienza e grinta possono superare anche gli ostacoli più duri.&nbsp; La presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sugli spalti ha aggiunto un ulteriore valore simbolico al trionfo, suggellando un momento di orgoglio nazionale.&nbsp;</p>



<p>Fonte foto: <a href="https://www.olympics.com/it/milano-cortina-2026/notizie/federica-brignone-capolavoro-olimpiadi-rendere-possibile-impossibile-milano-cortina-2026-sci-alpino">https://www.olympics.com/it/milano-cortina-2026/notizie/federica-brignone-capolavoro-olimpiadi-rendere-possibile-impossibile-milano-cortina-2026-sci-alpino</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Don Tapscott, il profeta della “Digital Economy”: quando nel 1995 intuì il futuro della rete</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/don-tapscott-il-profeta-della-digital-economy-quando-nel-1995-intui-il-futuro-della-rete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 17:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[digital economy]]></category>
		<category><![CDATA[Don Tapscott]]></category>
		<category><![CDATA[The Digital Economy: Promise and Peril in the Age of Networked Intelligence]]></category>
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					<description><![CDATA[Don Tapscott, il profeta della “Digital Economy”: quando nel 1995 intuì il futuro della rete Oggi il termine digital economy è entrato stabilmente nel lessico di governi, imprese e università. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Don Tapscott, il profeta della “Digital Economy”: quando nel 1995 intuì il futuro della rete</strong></p>



<p>Oggi il termine <em>digital economy</em> è entrato stabilmente nel lessico di governi, imprese e università. Indica l’insieme delle attività economiche fondate sulle tecnologie digitali, sulle reti e sui dati. Ma quando questa espressione ha cominciato a circolare nel dibattito pubblico? A coniarla e sistematizzarla per primo è stato Don Tapscott nel 1995, con il libro <em>The Digital Economy: Promise and Peril in the Age of Networked Intelligence</em>. Un’opera che, a distanza di trent’anni, appare quasi profetica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un’intuizione nel pieno della rivoluzione Internet</h3>



<p>Nel 1995 Internet era ancora agli albori per il grande pubblico. Il World Wide Web era stato lanciato solo pochi anni prima, Google non esisteva ancora e l’e-commerce muoveva i primi passi. In quel contesto, Tapscott – studioso canadese e consulente di strategia – pubblicò un saggio destinato a segnare un punto di svolta.</p>



<p>Nel libro, Tapscott descriveva l’emergere di una nuova economia basata su: <strong>Reti digitali globali</strong>, <strong>Condivisione delle informazioni in tempo reale</strong>, <strong>Innovazione collaborativa</strong>, <strong>Centralità della conoscenza rispetto ai beni materiali</strong></p>



<p>Non si trattava solo di informatizzare processi esistenti, ma di assistere a un cambiamento strutturale dell’economia stessa. Secondo Tapscott, le imprese sarebbero diventate “organizzazioni in rete”, più aperte e interconnesse, mentre il potere si sarebbe progressivamente spostato verso consumatori più informati e partecipativi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">“Networked Intelligence”: l’intelligenza connessa</h3>



<p>Il sottotitolo del volume – <em>Promise and Peril in the Age of Networked Intelligence</em> – racconta già la doppia anima della trasformazione digitale. Per Tapscott, la “networked intelligence” rappresentava la capacità collettiva di creare valore attraverso reti di persone e tecnologie connesse.</p>



<p>La promessa era evidente: maggiore efficienza, nuovi modelli di business, globalizzazione accelerata, abbattimento delle barriere all’ingresso. Ma l’autore metteva in guardia anche sui rischi: disuguaglianze digitali, perdita di posti di lavoro tradizionali, concentrazione del potere nelle mani di pochi attori tecnologici.</p>



<p>Temi che oggi, nell’era delle piattaforme e dell’intelligenza artificiale, appaiono straordinariamente attuali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le nove caratteristiche della nuova economia</h3>



<p>Nel suo libro, Tapscott individuava alcune caratteristiche chiave della digital economy nascente: <strong>Digitalizzazione</strong> delle informazioni e dei processi; <strong>Virtualizzazione</strong> di prodotti e servizi; <strong>Innovazione continua</strong> come fattore competitivo primario; <strong>Globalizzazione accelerata</strong> grazie alle reti; <strong>Disintermediazione</strong>, con la riduzione dei passaggi tra produttore e consumatore; <strong>Personalizzazione di massa</strong>; <strong>Integrazione tra industria, media e tecnologia.</strong> Molti di questi fenomeni sono oggi alla base dell’economia delle piattaforme, dell’e-commerce e dei servizi digitali globali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dall’intuizione alla realtà</h3>



<p>A trent’anni dalla pubblicazione del libro, la digital economy non è più una previsione, ma una realtà consolidata. Secondo le principali organizzazioni internazionali, una quota crescente del PIL mondiale è legata direttamente o indirettamente alle tecnologie digitali. Big tech, startup innovative, fintech, cloud computing e intelligenza artificiale sono diventati pilastri dell’economia globale. L’intuizione di Tapscott si è quindi trasformata in uno dei paradigmi dominanti del XXI secolo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un’eredità ancora viva</h3>



<p>Don Tapscott non si è fermato al 1995. Negli anni successivi ha continuato a esplorare le trasformazioni digitali con opere come <em>Wikinomics</em> e studi sulla blockchain e sull’economia collaborativa. Ma <em>The Digital Economy</em> resta il testo fondativo che ha introdotto, in modo sistematico, il concetto stesso di economia digitale nel dibattito globale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Chi è Giada D&#8217;Antonio, la sciatrice campana alle Olimpiadi Milano Cortina 2026</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/chi-e-giada-dantonio-la-sciatrice-campana-alle-olimpiadi-milano-cortina-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2026 09:22:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Sport & outdoor]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[Giada D’Antonio]]></category>
		<category><![CDATA[olimpiadi milano cortina]]></category>
		<category><![CDATA[sci olimpiadi]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra i 196 atleti italiani alle Olimpiadi Milano Cortina 2026 iniziate ieri c&#8217;è anche una rappresentante della regione Campania. E&#8217; la giovanissima Giada D’Antonio, la sciatrice di San Sebastiano al Vesuvio [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Tra i 196 atleti italiani alle Olimpiadi Milano Cortina 2026 iniziate ieri c&#8217;è anche una rappresentante della regione Campania. E&#8217; la giovanissima <strong>Giada D’Antonio</strong>, la sciatrice di San Sebastiano al Vesuvio (Napoli), classe 2009, che entra nella storia come prima atleta napoletana e campana di sempre a partecipare a un’Olimpiade invernale nello sci alpino. </p>



<p>Giada, soprannominata la “Black Panther” per il suo stile e personalità, farà il suo debutto olimpico a soli 16 anni, risultando anche la più giovane membro della delegazione azzurra. Allenata dallo Sci Club Vesuvio, ha affrontato anni di trasferte e sacrifici per raggiungere questo traguardo, conquistando la convocazione accanto a nomi affermati come Federica Brignone e Sofia Goggia.&nbsp;</p>



<p>Per lei &#8211; come riporta un articolo del Fatto Quotidiano &#8211; non sarà l’esordio assoluto in maglia azzurra perche ha già indossato il tricolore in <strong>Coppa del Mondo</strong> nelle gare di slalom a <strong>Semmering</strong> (Austria). Ma le sue recenti prestazioni hanno convinto la Federazione Italiana Sport Invernali (FISI) e il CONI, che hanno deciso di puntare su di lei, chiamandola tra le 11 atlete convocate accanto a leggende come <strong>Sofia Goggia</strong> e <strong>Federica</strong> <strong>Brignone</strong>.</p>



<p>Il suo percorso racconta non solo talento sportivo ma anche una nuova pagina per lo sport campano, storicamente meno rappresentato nello sci alpino olimpico. Oltre alla squadra italiana, i Giochi di Milano Cortina vedranno la partecipazione di migliaia di atleti da decine di nazioni, con competizioni che spaziano dalla velocità del pattinaggio di figura alle sfide tecniche dello snowboard e alla resistenza del biathlon. </p>



<p>Foto: Instagram Giada D’Antonio</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Roberto Vannacci, una figura al centro del dibattito pubblico</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/roberto-vannacci-una-figura-al-centro-del-dibattito-pubblico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 11:15:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[roberto vannacci]]></category>
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<p>Ogni percorso pubblico è fatto di passaggi, svolte e ridefinizioni. Per Roberto Vannacci, l’addio alla Lega rappresenta l’ultimo capitolo di una traiettoria che negli ultimi anni lo ha portato dal mondo militare al centro del dibattito nazionale.</p>



<p>Ufficiale dell’Esercito con una lunga esperienza operativa, Vannacci ha costruito la prima parte della propria vita professionale all’interno delle Forze Armate, ricoprendo incarichi di comando e partecipando a missioni internazionali. Una carriera scandita da disciplina, gerarchia e responsabilità di comando.</p>



<p>La dimensione pubblica si amplia nel 2023, quando la pubblicazione di un libro lo proietta oltre l’ambito strettamente militare. Il testo suscita un confronto acceso, dividendo opinione pubblica e commentatori, ma contribuendo a trasformarlo in una figura riconoscibile anche al di fuori dei contesti professionali tradizionali.</p>



<p>Da lì il passaggio alla politica segna un’ulteriore evoluzione. La candidatura alle elezioni europee e l’elezione al Parlamento europeo formalizzano un impegno che assume una dimensione istituzionale. L’esperienza nella Lega si inserisce in questa fase di ridefinizione del ruolo pubblico.</p>



<p>L’uscita dal partito apre ora una nuova stagione. Al di là delle dinamiche politiche, resta il percorso di una figura che ha attraversato ambiti diversi – militare, editoriale, politico – mantenendo una presenza costante nel dibattito pubblico.</p>



<p>La storia di Vannacci si inserisce in un fenomeno più ampio: quello di personalità provenienti da carriere istituzionali che, in una fase di forte trasformazione sociale e mediatica, scelgono di esporsi direttamente nel confronto politico e culturale. Un passaggio che comporta inevitabilmente consenso, critiche, attenzione e ridefinizione continua della propria identità pubblica.</p>



<p>Dalla divisa all’aula parlamentare, fino alla recente separazione dalla Lega, il percorso di Roberto Vannacci racconta una vicenda personale in evoluzione, in cui scelte professionali e dimensione pubblica si intrecciano costantemente.</p>
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		<title>Orgoglio campano nel mondo: il brand Elpidio Loffredo conquista Georgina Rodríguez</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/orgoglio-campano-nel-mondo-il-brand-elpidio-loffredo-conquista-georgina-rodriguez/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 10:24:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[elpidio loffredo]]></category>
		<category><![CDATA[georgine rodriguez]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono storie che nascono in silenzio, tra mani esperte, materia viva e una visione chiara. Storie che prendono forma nel Sud Italia, dove la cultura del fare trasforma l’artigianalità [...]]]></description>
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<p>Ci sono storie che nascono in silenzio, tra mani esperte, materia viva e una visione chiara. Storie che prendono forma nel Sud Italia, dove la cultura del fare trasforma l’artigianalità in linguaggio creativo, e che poi arrivano lontano, fino a Washington.</p>



<p>È qui che, nei giorni scorsi, Georgina Rodríguez, icona di stile internazionale e moglie di Cristiano Ronaldo, ha scelto di indossare una creazione firmata Elpidio Loffredo condividendo alcuni scatti sul suo profilo Instagram. Un gesto spontaneo ma carico di significato: l’ennesima conferma di quanto il Made in Italy, quando è autentico, sappia parlare una lingua universale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/02/Georgina-in-Elpidio-Loffredo-collage-1024x576.jpeg" alt="" class="wp-image-232894" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/02/Georgina-in-Elpidio-Loffredo-collage-1024x576.jpeg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/02/Georgina-in-Elpidio-Loffredo-collage-300x169.jpeg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/02/Georgina-in-Elpidio-Loffredo-collage-768x432.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/02/Georgina-in-Elpidio-Loffredo-collage-1536x864.jpeg 1536w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/02/Georgina-in-Elpidio-Loffredo-collage.jpeg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Elpidio Loffredo è un brand di moda luxury, molto più di un marchio specializzato in pellicceria. È un racconto di lusso contemporaneo che affonda le radici nel Sud Italia, dove l’artigianalità non è una parola di moda ma una cultura, una disciplina quotidiana. Ogni creazione nasce da una passione sconfinata, da una cura quasi maniacale del prodotto e da una dedizione assoluta al lavoro, bilanciata da un solido senso pragmatico che guarda al futuro.</p>



<p>Il brand prende il nome dal suo ideatore, anima creativa e mente imprenditoriale, capace di fondere estetica contemporanea, design e identità sartoriale. Nato nel 2013 da una piccola boutique, Elpidio Loffredo ha costruito nel tempo un percorso fatto di collezioni di successo e collaborazioni mirate, fino a diventare un punto di riferimento nel panorama delle pellicce e della pelle di alta gamma.</p>



<p>«<em>Ogni capo nasce da un’idea precisa di bellezza ma anche da un grande rispetto per il lavoro artigianale. Il mio obiettivo è sempre stato quello di portare il Made in Italy nel mondo al fine di costruire collezioni che unissero qualità, ricerca e identità. Creare moda, per me, significa raccontare una storia autentica, legata alle nostre origini ma capace di dialogare con il presente</em>» commenta Loffredo.</p>



<p>Le collezioni del brand — pellicce e capi in pelle abbinati al cashmere Loro Piana — sono interamente progettate e realizzate in Italia, con uno sguardo sempre rivolto all’eccellenza dei materiali, alla ricerca stilistica e alla contemporaneità delle forme. Un’identità fortemente radicata nel Made in Italy che, nel tempo, ha saputo affermarsi anche sui mercati internazionali.</p>



<p>Infatti, oggi Elpidio Loffredo è presente con store a Milano e Napoli e con showroom in città strategiche come Mosca, Almaty, Hanoi e Seoul, oltre a una rete di pop-up store in alcune delle capitali globali del lusso, tra cui Kuwait, Londra, Montecarlo, Lugano e Riyadh, a testimonianza di una visione imprenditoriale orientata allo sviluppo globale del brand.</p>



<p>La scelta di Georgina Rodríguez non è solo un episodio di stile, ma un fashion statement preciso; nonchè la conferma che il lusso italiano, quando è autentico e visionario, supera i confini geografici e culturali e diventa linguaggio globale. Dall’Italia agli Stati Uniti, dalle botteghe del Bel Paese alle capitali internazionali della moda, Elpidio Loffredo racconta una visione di Made in Italy che si afferma con naturalezza, attraverso la qualità, la visione e il valore del prodotto.</p>
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		<title>Atletica Castellabate: Ilies Dridi protagonista alla maratona di Dubai</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/atletica-castellabate-ilies-dridi-protagonista-alla-maratona-di-dubai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 09:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport & outdoor]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[atletica castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[ilies dridi]]></category>
		<category><![CDATA[maratona dubai]]></category>
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					<description><![CDATA[Castellabate si mette in vetrina nello scenario dell’atletica internazionale grazie a Ilies Dridi, atleta dell’Atletica Castellabate, protagonista alla Maratona di Dubai, una delle manifestazioni podistiche più prestigiose al mondo. Nato [...]]]></description>
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<p>Castellabate si mette in vetrina nello scenario dell’atletica internazionale grazie a Ilies Dridi, atleta dell’Atletica Castellabate, protagonista alla Maratona di Dubai, una delle manifestazioni podistiche più prestigiose al mondo. </p>



<p>Nato in Italia da genitori tunisini e residente da sempre nel comune cilentano, Dridi ha affrontato per la prima volta in carriera la distanza regina dei 42 chilometri e 195 metri, chiudendo la gara in poco più di 3 ore e 30 minuti.</p>



<p>Un crono di assoluto valore per un debutto, che assume un significato ancora più importante se si considera il percorso umano e sportivo dell’atleta. Dridi, infatti, si allena conciliando l’impegno agonistico con il lavoro: è titolare di una barberia a Santa Maria di Castellabate, attività ben nota in paese.<br>Costanza, sacrificio e passione gli hanno permesso di portare a termine una prova impegnativa in un contesto di altissimo livello, rappresentando con orgoglio Castellabate su un palcoscenico internazionale.</p>
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