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	<title>Tendenze e stili di vita | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Dall&#8217;idratazione alla protezione: come costruire una skincare a prova di freddo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dallidratazione-alla-protezione-come-costruire-una-skincare-a-prova-di-freddo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2026 12:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[baeuty routine]]></category>
		<category><![CDATA[idratazione]]></category>
		<category><![CDATA[skin care]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l&#8217;arrivo dell&#8217;inverno cambia il modo di prendersi cura della pelle. Le temperature rigide, il vento, l&#8217;umidità e soprattutto i continui passaggi dagli ambienti freddi a quelli riscaldati possono alterare [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Con l&#8217;arrivo dell&#8217;inverno cambia il modo di prendersi cura della pelle. Le temperature rigide, il vento, l&#8217;umidità e soprattutto i continui passaggi dagli ambienti freddi a quelli riscaldati possono alterare il naturale equilibrio cutaneo, favorendo secchezza, arrossamenti e sensazioni di tensione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è una pelle che può apparire meno luminosa, più sensibile e, in alcuni casi, soggetta a desquamazione. Per questo motivo, quando le temperature scendono, è importante rivedere la propria beauty routine e scegliere prodotti capaci di proteggere e mantenere l&#8217;idratazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve necessariamente stravolgere le proprie abitudini o acquistare decine di cosmetici: spesso sono sufficienti alcuni accorgimenti mirati per affrontare la stagione fredda e preservare il benessere della pelle.</p>



<h2 class="wp-block-heading">1. Detergere il viso senza aggredire la pelle</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo passaggio di una corretta beauty routine invernale è la detersione. Durante i mesi freddi è preferibile utilizzare prodotti delicati, che eliminino impurità, residui di trucco e sebo in eccesso senza compromettere la barriera cutanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gel detergenti troppo aggressivi o prodotti particolarmente sgrassanti possono accentuare la sensazione di secchezza, soprattutto nelle persone che hanno una pelle già sensibile o disidratata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Meglio orientarsi verso detergenti cremosi, latti detergenti o formulazioni delicate, scegliendo il prodotto in base al proprio tipo di pelle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la temperatura dell&#8217;acqua è importante: è preferibile utilizzare acqua tiepida ed evitare lavaggi troppo frequenti o docce eccessivamente calde, che possono contribuire a impoverire il film idrolipidico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">2. Puntare su creme più nutrienti e idratanti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In inverno la crema viso assume un ruolo particolarmente importante. Le basse temperature e gli ambienti riscaldati possono favorire la perdita di acqua dalla superficie cutanea, rendendo necessario un maggiore supporto alla barriera protettiva della pelle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi durante l&#8217;estate utilizza texture leggere può valutare, nei mesi freddi, formulazioni più ricche e nutrienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli ingredienti da cercare nei cosmetici ci sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Acido ialuronico:</strong> contribuisce a trattenere l&#8217;acqua e a mantenere la pelle idratata.</li>



<li><strong>Ceramidi:</strong> aiutano a sostenere la barriera cutanea e a limitare la perdita di idratazione.</li>



<li><strong>Glicerina:</strong> è un umettante che favorisce il mantenimento dell&#8217;acqua negli strati superficiali della pelle.</li>



<li><strong>Burro di karité:</strong> contribuisce ad ammorbidire e nutrire la cute.</li>



<li><strong>Pantenolo:</strong> aiuta a mantenere la pelle idratata e a migliorarne il comfort.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta deve comunque tenere conto delle caratteristiche individuali. Una pelle grassa, per esempio, può avere bisogno di una crema idratante leggera, mentre una pelle secca può trarre beneficio da texture più corpose.</p>



<h2 class="wp-block-heading">3. Non rinunciare alla protezione solare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli errori più comuni durante l&#8217;inverno è considerare la protezione solare un prodotto esclusivamente estivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà, i raggi ultravioletti sono presenti anche durante i mesi freddi. L&#8217;intensità dell&#8217;esposizione varia in base alle condizioni atmosferiche, alla stagione e all&#8217;altitudine, ma la protezione della pelle rimane importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quindi consigliabile utilizzare al mattino una crema solare ad ampio spettro, con protezione UVA e UVB, scegliendo un SPF adeguato alle proprie esigenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La protezione diventa particolarmente importante quando si trascorrono molte ore all&#8217;aperto o si praticano attività sulla neve, dove la radiazione ultravioletta riflessa dalla superficie può aumentare l&#8217;esposizione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">4. Labbra e mani: le zone più esposte al freddo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il viso non è l&#8217;unica parte del corpo a risentire delle temperature rigide. Labbra e mani sono particolarmente esposte agli agenti atmosferici e necessitano di attenzioni specifiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le labbra, prive delle ghiandole sebacee presenti in altre zone della pelle, tendono a seccarsi facilmente. Vento e freddo possono favorire screpolature e piccole fissurazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per proteggerle è utile applicare più volte durante la giornata un balsamo labbra nutriente, preferibilmente con ingredienti emollienti come burri e cere. È inoltre importante evitare di inumidirle continuamente con la saliva, perché questo comportamento può accentuare la secchezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche le mani richiedono una cura particolare. I lavaggi frequenti, i detergenti e il contatto con l&#8217;acqua possono contribuire a indebolire la barriera cutanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una buona abitudine consiste nell&#8217;applicare una crema specifica dopo aver lavato le mani e prima di uscire, oltre a utilizzare guanti quando le temperature sono particolarmente basse.</p>



<h2 class="wp-block-heading">5. Attenzione a esfolianti e trattamenti intensivi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esfoliazione può aiutare a rimuovere le cellule morte e a rendere la pelle più uniforme, ma durante l&#8217;inverno è importante non esagerare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;utilizzo troppo frequente di scrub meccanici, acidi esfolianti o trattamenti intensivi può aumentare la sensibilità cutanea, soprattutto quando la barriera della pelle è già messa alla prova dal freddo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È preferibile scegliere trattamenti delicati e adattarne la frequenza alla propria tolleranza. In presenza di rossori, bruciore o irritazioni persistenti, è opportuno sospendere temporaneamente i prodotti più aggressivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La regola generale è evitare di sovraccaricare la pelle: una routine semplice e costante può essere più efficace di una lunga successione di trattamenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">6. Non dimenticare il corpo: docce, detergenti e idratazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la pelle del corpo può diventare più secca durante l&#8217;inverno. Gambe, braccia e gomiti sono spesso le zone in cui si manifestano maggiormente tensione e desquamazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per contrastare questi fenomeni è consigliabile utilizzare detergenti delicati e limitare la durata delle docce, evitando temperature troppo elevate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il bagno o la doccia, applicare una crema corpo quando la pelle è ancora leggermente umida può aiutare a trattenere l&#8217;idratazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le formulazioni a base di glicerina, ceramidi e burri vegetali rappresentano alcune delle alternative da valutare, soprattutto per chi presenta una cute particolarmente secca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">7. Alimentazione e idratazione: la bellezza parte anche da dentro</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La cura della pelle non dipende soltanto dai cosmetici. Anche le abitudini quotidiane possono contribuire al benessere generale dell&#8217;organismo e alla salute cutanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante l&#8217;inverno, la sensazione di sete può diminuire, portando alcune persone a bere meno rispetto ai mesi caldi. È comunque importante mantenere un&#8217;adeguata idratazione, bevendo regolarmente durante la giornata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche l&#8217;alimentazione svolge un ruolo importante. Frutta, verdura, frutta secca e alimenti contenenti grassi insaturi contribuiscono a fornire nutrienti utili al normale funzionamento dell&#8217;organismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare, vitamine, minerali e acidi grassi essenziali partecipano a diversi processi fisiologici legati al mantenimento della salute della pelle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esistono, tuttavia, alimenti o integratori capaci di sostituire una corretta skincare e le normali misure di protezione dagli agenti atmosferici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">8. Come organizzare la beauty routine invernale: mattina e sera</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per affrontare il freddo senza complicare eccessivamente la propria skincare, può essere utile seguire una routine semplice, distinguendo i trattamenti del mattino da quelli serali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La mattina:</strong></p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li>Detergere delicatamente il viso.</li>



<li>Applicare un siero idratante, se necessario.</li>



<li>Utilizzare una crema adatta al proprio tipo di pelle.</li>



<li>Completare con una protezione solare ad ampio spettro.</li>



<li>Applicare un balsamo labbra protettivo.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La sera:</strong></p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li>Rimuovere trucco, impurità e residui di protezione solare.</li>



<li>Detergere il viso con un prodotto delicato.</li>



<li>Applicare un trattamento idratante o nutriente.</li>



<li>Utilizzare una crema più ricca nelle zone particolarmente secche.</li>



<li>Applicare nuovamente un balsamo sulle labbra.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">La routine può essere adattata in base alle esigenze individuali, evitando di introdurre troppi prodotti contemporaneamente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una skincare su misura per affrontare l&#8217;inverno</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La stagione fredda non deve necessariamente trasformarsi in un problema per la pelle. Con qualche attenzione in più e una beauty routine adeguata è possibile contrastare secchezza, screpolature e sensazioni di disagio provocate dagli agenti atmosferici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta dei cosmetici deve partire sempre dal proprio tipo di pelle, senza inseguire necessariamente le ultime tendenze del momento. Detersione delicata, idratazione costante e protezione solare rappresentano i tre pilastri di una skincare efficace anche in inverno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché prendersi cura della propria pelle non è soltanto una questione estetica, ma un&#8217;abitudine quotidiana che contribuisce al benessere e alla salute.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Detox, paleo e chetogenica: diete, tra evidenze scientifiche e mode alimentari</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/detox-paleo-e-chetogenica-diete-tra-evidenze-scientifiche-e-mode-alimentari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2026 11:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[dieta chetogenica]]></category>
		<category><![CDATA[dieta detox]]></category>
		<category><![CDATA[dieta paleo]]></category>
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					<description><![CDATA[Dieta mediterranea, digiuno intermittente, dieta chetogenica, vegetariana, vegana, iperproteica, detox e paleo. Quando si parla di alimentazione, le proposte sono tantissime e non sempre è facile distinguere tra modelli alimentari [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Dieta mediterranea, digiuno intermittente, dieta chetogenica, vegetariana, vegana, iperproteica, detox e paleo. Quando si parla di alimentazione, le proposte sono tantissime e non sempre è facile distinguere tra modelli alimentari supportati da evidenze scientifiche e tendenze diventate popolari soprattutto attraverso i social network.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma quali diete hanno dimostrato di offrire benefici per la salute? Quali possono essere utili soltanto in determinate condizioni e quali, invece, non hanno solide basi scientifiche? Per orientarsi è importante distinguere tra un regime alimentare equilibrato, studiato nel lungo periodo, e una dieta che promette risultati rapidi o miracolosi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le diete con maggiori evidenze scientifiche</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Dieta mediterranea: il modello più studiato</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È uno dei modelli alimentari con il maggior numero di evidenze scientifiche a sostegno dei benefici per la salute. Si basa sul consumo di verdura, frutta, legumi, cereali integrali, frutta secca, pesce e olio extravergine d&#8217;oliva, limitando carni lavorate, zuccheri aggiunti e alimenti ultraprocessati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ricerche ne hanno documentato i benefici soprattutto nella prevenzione cardiovascolare, ma anche nella riduzione del rischio di diabete di tipo 2 e di alcune patologie croniche. Le nuove linee guida italiane pubblicate nel 2025 ne confermano il ruolo nella promozione della salute. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Dieta DASH: attenzione alla pressione arteriosa</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension) è stata sviluppata per contrastare l&#8217;ipertensione. Prevede un&#8217;alimentazione ricca di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, frutta secca e latticini a basso contenuto di grassi, con una riduzione del consumo di sale, carni lavorate e alimenti ricchi di grassi saturi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un modello sostenuto da studi scientifici, in particolare per la capacità di contribuire alla riduzione della pressione arteriosa. Può essere utile anche nella prevenzione cardiovascolare. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Dieta vegetariana e vegana: possono essere equilibrate</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le diete vegetariane escludono carne e pesce, mentre quelle vegane eliminano tutti gli alimenti di origine animale. Se correttamente pianificate, entrambe possono garantire un&#8217;alimentazione adeguata e apportare benefici alla salute cardiometabolica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante, però, prestare attenzione ad alcuni nutrienti. In particolare, chi segue un&#8217;alimentazione vegana deve assicurare un adeguato apporto di vitamina B12, generalmente attraverso integratori o alimenti fortificati. Vanno considerati anche ferro, calcio, iodio, zinco e omega-3. La qualità degli alimenti resta fondamentale: non tutti i prodotti vegetali sono automaticamente salutari.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. Dieta nordica: un&#8217;alternativa basata sugli alimenti locali</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Meno conosciuta in Italia, la dieta nordica si ispira alle abitudini alimentari dei Paesi scandinavi. Privilegia cereali integrali come avena e segale, pesce, legumi, frutti di bosco, verdure e oli vegetali, soprattutto quello di colza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Condivide molti principi della dieta mediterranea e diversi studi ne hanno evidenziato potenziali benefici per la salute cardiovascolare e metabolica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le diete diffuse, ma da valutare con attenzione</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>5. Dieta chetogenica: non è adatta a tutti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La dieta chetogenica prevede una drastica riduzione dei carboidrati e un aumento della quota di grassi, inducendo l&#8217;organismo a utilizzare prevalentemente i grassi come fonte energetica attraverso la produzione di corpi chetonici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È utilizzata in ambito clinico soprattutto per alcune forme di epilessia farmacoresistente. Può favorire una perdita di peso nel breve periodo e migliorare alcuni parametri metabolici, ma richiede attenzione per possibili carenze nutrizionali, disturbi gastrointestinali e alterazioni dei valori ematici. Non rappresenta una soluzione universale né necessariamente superiore agli altri modelli alimentari nel lungo periodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>6. Digiuno intermittente: quando conta anche l&#8217;orario</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È una delle pratiche alimentari diventate più popolari negli ultimi anni. Il metodo più conosciuto è il 16:8, che prevede di concentrare i pasti in una finestra di otto ore e digiunare nelle restanti sedici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune ricerche indicano che può favorire il dimagrimento e migliorare alcuni parametri metabolici. Tuttavia, i benefici sembrano dipendere in larga parte anche dalla riduzione complessiva delle calorie introdotte. Non ci sono prove definitive che digiunare a intervalli sia sempre più efficace di una normale restrizione calorica. È inoltre una pratica da valutare con attenzione in presenza di determinate condizioni di salute.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>7. Dieta paleo: il ritorno all&#8217;alimentazione preistorica</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La dieta paleolitica si basa sull&#8217;idea di riprodurre le abitudini alimentari dei nostri antenati. Prevede carne, pesce, frutta, verdura, frutta secca e semi, escludendo generalmente cereali, legumi, latticini e alimenti trasformati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni studi hanno riscontrato miglioramenti nel peso corporeo e in alcuni parametri metabolici, ma le prove sui benefici a lungo termine sono ancora limitate. L&#8217;eliminazione di interi gruppi alimentari può inoltre rendere più difficile garantire un&#8217;alimentazione completa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>8. Diete detox: le promesse senza solide prove</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Succhi, tisane, integratori e programmi alimentari restrittivi vengono spesso pubblicizzati come strumenti per eliminare le tossine dall&#8217;organismo e depurare il corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che non esistono prove scientifiche convincenti a sostegno di queste promesse. Il fegato e i reni svolgono già naturalmente le principali funzioni di metabolizzazione ed eliminazione delle sostanze di scarto. Le eventuali perdite di peso iniziali associate a questi programmi sono spesso legate alla forte riduzione delle calorie e non a una presunta eliminazione delle tossine. Alcuni programmi possono persino provocare disidratazione e squilibri nutrizionali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le altre mode alimentari: proteine, carboidrati e restrizioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>9. Dieta iperproteica: più proteine non significa necessariamente più salute</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto diffusa tra chi pratica attività fisica e chi desidera perdere peso, questa dieta aumenta il consumo di alimenti ricchi di proteine, come carne, pesce, uova, latticini e legumi, riducendo spesso carboidrati e grassi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le proteine sono fondamentali per il mantenimento della massa muscolare e possono aumentare il senso di sazietà. Tuttavia, un consumo eccessivo non comporta automaticamente maggiori benefici. Bisogna considerare la qualità delle fonti proteiche e l&#8217;equilibrio complessivo della dieta, soprattutto in presenza di problemi renali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>10. Dieta senza glutine: necessaria per alcuni, non per tutti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La dieta gluten free è indispensabile per chi soffre di celiachia e può essere indicata anche in alcune specifiche condizioni diagnosticate dal medico. Negli ultimi anni, però, è diventata una tendenza alimentare anche tra persone che non presentano problemi legati al glutine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci sono evidenze che eliminare il glutine apporti benefici generali a chi lo tollera. Inoltre, alcuni prodotti industriali senza glutine possono contenere più zuccheri, grassi o sale rispetto agli equivalenti tradizionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come riconoscere una dieta affidabile?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Al di là delle singole tipologie, ci sono alcuni elementi che permettono di distinguere un modello alimentare sostenibile da una moda potenzialmente dannosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Organizzazione mondiale della sanità individua quattro principi fondamentali per un&#8217;alimentazione sana: adeguatezza, equilibrio, moderazione e varietà. Raccomanda inoltre di privilegiare alimenti poco o non trasformati, consumare frutta, verdura, legumi e cereali integrali e limitare zuccheri liberi, sale e grassi non salutari. Organizzazione Mondiale della Sanità</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diffidare, invece, di alcune promesse ricorrenti può essere un buon punto di partenza:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Perdita di molti chili in pochi giorni.</li>



<li>Eliminazione di interi gruppi alimentari senza una motivazione medica.</li>



<li>Promesse di depurazione o eliminazione delle tossine.</li>



<li>Piani alimentari uguali per tutti, senza considerare età, condizioni di salute e stile di vita.</li>



<li>Integratori presentati come indispensabili per dimagrire o migliorare il metabolismo.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Non esiste una dieta perfetta per tutti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto tra i diversi modelli alimentari mostra che non tutte le diete hanno lo stesso livello di supporto scientifico e che anche quelle studiate possono avere indicazioni e limiti differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La dieta mediterranea e la DASH, per esempio, sono sostenute da solide evidenze per la prevenzione cardiovascolare. I modelli vegetariani e vegani possono essere salutari se ben pianificati, mentre regimi come quello chetogenico e il digiuno intermittente possono avere applicazioni specifiche, ma non sono necessariamente adatti a tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero obiettivo non dovrebbe essere inseguire la dieta del momento, ma trovare un&#8217;alimentazione varia, equilibrata e sostenibile nel tempo. Per chi deve perdere peso o gestire particolari condizioni di salute, è importante rivolgersi a un medico o a un professionista della nutrizione, evitando il fai-da-te.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vivere più a lungo partendo dalla tavola: il ruolo dell&#8217;alimentazione vegetale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/vivere-piu-a-lungo-partendo-dalla-tavola-il-ruolo-dellalimentazione-vegetale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 10:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[Mangiare più vegetali può essere una delle scelte quotidiane più importanti per prendersi cura della propria salute e favorire un invecchiamento in buona salute. Numerose ricerche scientifiche hanno infatti individuato [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mangiare più vegetali può essere una delle scelte quotidiane più importanti per prendersi cura della propria salute e favorire un invecchiamento in buona salute. Numerose ricerche scientifiche hanno infatti individuato un legame tra un&#8217;alimentazione prevalentemente vegetale e una riduzione del rischio di mortalità, in particolare quando la dieta privilegia alimenti freschi o poco trasformati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto, tuttavia, non è semplicemente eliminare carne e prodotti di origine animale, ma costruire un modello alimentare equilibrato, ricco di nutrienti e basato sulla qualità degli alimenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fibre, vitamine e grassi buoni: i benefici dei vegetali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Frutta e verdura forniscono vitamine, minerali e sostanze antiossidanti, mentre legumi e cereali integrali rappresentano importanti fonti di fibre. Queste ultime contribuiscono al corretto funzionamento dell&#8217;intestino, favoriscono il controllo della glicemia e possono aiutare a ridurre i livelli di colesterolo LDL, uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la frutta secca, i semi e l&#8217;olio extravergine d&#8217;oliva svolgono un ruolo importante grazie al contenuto di grassi insaturi. Inseriti in un&#8217;alimentazione equilibrata, possono contribuire alla protezione della salute cardiovascolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un regime alimentare di questo tipo può inoltre favorire il mantenimento di un peso corporeo adeguato e contribuire a ridurre il rischio di sviluppare alcune patologie croniche, tra cui diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non basta mangiare vegetale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un aspetto fondamentale riguarda la qualità degli alimenti scelti. Una dieta vegetale ricca di legumi, verdure, frutta e cereali integrali è molto diversa da un&#8217;alimentazione composta prevalentemente da prodotti raffinati, snack confezionati, dolci e bevande zuccherate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche gli alimenti completamente vegetali possono essere ultraprocessati e avere un profilo nutrizionale poco favorevole. Per questo motivo, la scelta più utile consiste nel privilegiare ingredienti semplici e variati, limitando gli alimenti ricchi di zuccheri aggiunti, sale e grassi di qualità sfavorevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è quindi necessario diventare vegetariani o vegani per beneficiare di un&#8217;alimentazione più ricca di vegetali. Anche una dieta mediterranea ben equilibrata, che preveda un consumo abbondante di alimenti vegetali e quantità moderate di pesce, uova, latticini e carne, può rappresentare un valido modello di prevenzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il modello mediterraneo e l&#8217;invecchiamento in salute</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La dieta mediterranea è spesso associata a una migliore salute cardiovascolare e a un minor rischio di mortalità. Il suo valore non dipende da un singolo alimento, ma dalla combinazione di abitudini: verdure e frutta ogni giorno, legumi con regolarità, cereali integrali, olio extravergine d&#8217;oliva come principale fonte di grassi e un consumo contenuto di carni lavorate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo approccio è particolarmente interessante anche per chi desidera invecchiare mantenendo autonomia e qualità della vita. L&#8217;obiettivo, infatti, non è soltanto aumentare gli anni vissuti, ma preservare il più possibile le capacità fisiche e cognitive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante ricordare, però, che gran parte delle prove sulla relazione tra alimentazione vegetale e longevità deriva da studi osservazionali. Questi studi evidenziano associazioni significative, ma non dimostrano che una particolare dieta garantisca da sola una vita più lunga. Contano anche l&#8217;attività fisica, il sonno, il fumo, le condizioni socioeconomiche e l&#8217;accesso alle cure.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le buone abitudini da portare a tavola</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per rendere l&#8217;alimentazione quotidiana più favorevole alla salute non servono cambiamenti drastici. Si può iniziare aumentando gradualmente il consumo di verdura e frutta, introducendo i legumi più volte alla settimana, scegliendo più spesso pane e cereali integrali e sostituendo parte delle proteine animali con quelle vegetali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi segue un&#8217;alimentazione completamente vegana deve prestare particolare attenzione alla vitamina B12, che richiede un&#8217;integrazione affidabile, e valutare con un professionista eventuali necessità relative ad altri nutrienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La longevità non dipende da una ricetta miracolosa né dall&#8217;esclusione assoluta di determinati alimenti. È piuttosto il risultato di un insieme di comportamenti mantenuti nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mangiare più vegetali, scegliere alimenti di buona qualità e adottare uno stile di vita attivo rappresentano strategie concrete per sostenere la salute nel corso degli anni.</strong> Più che inseguire il segreto della lunga vita, la strada più ragionevole è costruire ogni giorno abitudini capaci di migliorare il benessere presente e futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Altro che Rex e Rin Tin Tin: in Campania il nome per cane più scelto è Leo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/altro-che-rex-e-rin-tin-tin-in-campania-il-nome-per-cane-piu-scelto-e-leo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 13:51:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[nomi per cane]]></category>
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					<description><![CDATA[Rex, Rin Tin Tin o Lassie sembrano ormai appartenere a un’altra epoca. Oggi, in Campania, il nome per cane più scelto dai pet parent è Leo. A rivelarlo è Rover, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Rex, Rin Tin Tin o Lassie sembrano ormai appartenere a un’altra epoca. Oggi, in Campania, il nome per cane più scelto dai pet parent è Leo. A rivelarlo è Rover, il più grande marketplace online al mondo per i servizi di pet care personalizzati, che con il suo report “Top Pet Names”¹ ha analizzato i nomi più gettonati e di tendenza tra cani e gatti registrati sulla piattaforma in Italia nel corso del 2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Campania la classifica dei nomi più comuni per cani riflette una tendenza verso nomi più corti, facili da chiamare e, in alcuni casi, che ricordano quelli “umani”, a sottolineare come sempre di più i cani vengano considerati dei membri di famiglia. Se Leo conquista il primo posto, sul podio salgono Zoe al secondo posto e Mia al terzo, seguiti da Ares e Kira, che chiude la top five.</p>



<p class="wp-block-paragraph">LE TENDENZE IN ITALIA</p>



<p class="wp-block-paragraph">La preferenza per nomi brevi, immediati e dalla sonorità semplice si conferma anche a livello nazionale. I dati di Rover mostrano inoltre come i pet parent italiani scelgano sempre più spesso nomi che richiamano passioni, interessi e stili di vita, trasformando il nome del proprio animale in una vera espressione della propria personalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I nomi più comuni per cani e gatti</p>



<p class="wp-block-paragraph">La classifica nazionale dei nomi più scelti conferma la forza dei grandi classici, quelli che ormai risuonano sempre più spesso tra parchi, marciapiedi e aree cani. A guidare la top ten dei nomi per cani è ancora una volta Luna, seguita da Mia e Kira. Completano la top five Leo e Zoe, mentre tra i primi dieci trovano spazio anche Lola, Maya, Nina, Jack e Thor.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno scenario simile emerge anche nel mondo felino. Tra i gatti, è ancora Luna a conquistare il primo posto, davanti a Mia, Simba, Romeo e Leo. A completare la top ten ci sono Nala, Pepe, Nina, Coco e Maya. Un mix di nomi brevi, semplici e sempre più “umani”, che continuano a conquistare i pet parent italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I nomi di tendenza per cani e gatti: spazio a originalità e personalità</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se si guarda invece ai nomi che stanno crescendo più rapidamente all’interno della piattaforma, emergono scelte decisamente più originali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i cani, il nome che registra la crescita più importante è Milli, seguito da Chili, Rum, Bamboo, Orlando, Enzo, Joey, Sakura e Kurama. Una classifica che mescola diminutivi affettuosi, suggestioni internazionali e riferimenti alla cultura pop.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i gatti, la sorpresa del 2026 è Tigra, seguita da Brando, Oreste, Aria, Elsa, Marcello, Peppino, Casper, Nora e Holly.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;aperitivo al divano: quando il cibo finisce nella ciotola…e nel nome</p>



<p class="wp-block-paragraph">La passione degli italiani per il buon cibo non si ferma a tavola. Sempre più spesso, infatti, le ispirazioni gastronomiche entrano anche nella scelta del nome per il proprio cane. Tra i nomi food che nel 2026 registrano la crescita più significativa all’interno della piattaforma spiccano Rum, Pizza, Aperol, Pistacchio, Vanilla, Sushi, Nocciola, Pancake, Margherita e Noodle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una tendenza che dimostra come alcuni simboli della convivialità italiana e della cultura gastronomica internazionale stiano diventando una fonte di ispirazione sempre più diffusa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La musica entra nelle cucce</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la colonna sonora della vita degli italiani lascia il segno quando arriva il momento di scegliere il nome del proprio cane. Tra i nomi ispirati ai protagonisti della musica italiana che registrano le performance migliori all’interno della piattaforma nel 2026 figurano Elodie, Pino, Lucio, Blanco, Mina e Achille. Un omaggio che attraversa generazioni e generi musicali, dai grandi cantautori alle star del pop contemporaneo, e che conferma come la scelta del nome di un pet sia sempre più spesso un modo per celebrare passioni, ricordi e artisti particolarmente amati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Scegliere il nome di un animale è uno dei primi momenti che sanciscono l&#8217;inizio di una relazione speciale. Osserviamo ogni anno come i pet parent si ispirino sempre più alle proprie passioni, dai riferimenti culturali ai personaggi preferiti, fino al cibo e alla musica. Accanto a queste tendenze, continuano però a resistere i grandi classici, segno di un legame che combina affetto, tradizione e originalità», commenta Elia Borrini, General Manager International di Rover.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Torna l’ora solare: gli effetti sul sonno e le abitudini da rivedere</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/torna-lora-solare-gli-effetti-sul-sonno-e-le-abitudini-da-rivedere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2026 12:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[ora solare]]></category>
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					<description><![CDATA[È arrivato il momento di salutare l’ora legale e tornare all’ora solare. Questa notte, tra sabato 24 e domenica 25 ottobre, in Italia, le lancette dovranno essere spostate indietro di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È arrivato il momento di salutare l’ora legale e tornare all’ora solare. Questa notte, tra sabato 24 e domenica 25 ottobre, in Italia, le lancette dovranno essere spostate indietro di un’ora: alle 3 del mattino si tornerà alle 2. Un cambiamento che permetterà di guadagnare un’ora di sonno, ma che comporterà anche giornate con meno luce naturale nelle ore serali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio all’ora solare è un appuntamento che si ripete ogni autunno e che interessa milioni di persone. Se da un lato il ritorno all’orario invernale consente di avere più luce al mattino, dall’altro anticipa il tramonto, modificando le abitudini legate al lavoro, allo studio, all’attività fisica e al tempo libero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ora solare e salute: gli effetti sul sonno</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Spostare le lancette di un’ora può sembrare un cambiamento minimo, ma il nostro organismo segue ritmi biologici regolati anche dall’alternanza tra luce e buio. Il cosiddetto ritmo circadiano contribuisce a regolare il ciclo sonno-veglia, la produzione di alcuni ormoni e numerose funzioni fisiologiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio all’ora solare può risultare meno impegnativo rispetto a quello primaverile, quando si perde un’ora di sonno. Tuttavia, alcune persone possono avvertire temporaneamente sonnolenza, difficoltà ad addormentarsi all’orario abituale o cambiamenti nei momenti in cui sentono fame ed energia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta varia da individuo a individuo e dipende anche dalle abitudini personali, dalla regolarità del sonno e dall’esposizione alla luce naturale. Bambini, anziani e persone che hanno già difficoltà a dormire possono avere bisogno di qualche giorno per adattarsi al nuovo orario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come affrontare il cambio d’ora senza stress</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per favorire l’adattamento, è utile mantenere orari regolari per andare a letto e svegliarsi, evitando cambiamenti eccessivi nelle proprie abitudini. Anche l’esposizione alla luce naturale al mattino può aiutare l’organismo a sincronizzare il proprio orologio biologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una passeggiata durante le ore di luce, un po’ di attività fisica all’aperto e una routine serale rilassante possono contribuire al benessere generale. È inoltre consigliabile limitare la caffeina nelle ore pomeridiane e serali, evitare pasti troppo abbondanti prima di coricarsi e ridurre l’esposizione a schermi luminosi in prossimità del riposo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è necessario modificare radicalmente la propria giornata: nella maggior parte dei casi, piccoli accorgimenti e una buona regolarità sono sufficienti per affrontare il passaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più luce al mattino, buio prima la sera</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli effetti più evidenti del ritorno all’ora solare riguarda la distribuzione della luce durante la giornata. Le prime ore del mattino saranno più luminose rispetto ai giorni precedenti, mentre il tramonto arriverà prima nel pomeriggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La luce naturale è importante non soltanto per il ritmo sonno-veglia, ma anche per l’umore e la possibilità di svolgere attività all’aperto. Con l&#8217;accorciarsi delle giornate, può essere utile programmare passeggiate e momenti di movimento nelle ore centrali, quando la luminosità è maggiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per alcune persone, soprattutto durante i mesi autunnali e invernali, la riduzione delle ore di luce può accompagnarsi a una maggiore stanchezza o a un calo del tono dell’umore. Se questi sintomi diventano persistenti o interferiscono con la vita quotidiana, è opportuno parlarne con il proprio medico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando tornerà l’ora legale?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’ora solare resterà in vigore per tutto l’inverno. Il prossimo cambio è previsto per domenica 28 marzo 2027, quando le lancette saranno spostate in avanti di un’ora per il ritorno all’ora legale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, il passaggio autunnale rappresenta anche un’occasione per rivedere le proprie abitudini, prestare attenzione alla qualità del sonno e valorizzare la luce naturale. Perché il benessere quotidiano passa anche da ritmi regolari, riposo adeguato e piccoli gesti capaci di aiutare il corpo ad adattarsi al cambiamento delle stagioni.</p>



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		<title>Scaffali vuoti, lo psichiatra Barretta: «Panic buying esaspera l&#8217;emergenza»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/scaffali-vuoti-lo-psichiatra-barretta-panic-buying-esaspera-lemergenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 09:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
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					<description><![CDATA[«Il camion fermo svuota il magazzino, è vero, ma lo scaffale lo svuota la fotografia dello scaffale vuoto. Può sembrare un gioco di parole, ma in realtà basta un’immagine inoltrata [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«<em>Il camion fermo svuota il magazzino, è vero, ma <strong>lo scaffale lo svuota la fotografia dello scaffale vuoto</strong>. Può sembrare un gioco di parole, ma in realtà <strong>basta un’immagine inoltrata nella chat del condominio affinché migliaia di persone decidano nello stesso momento di comprare per tre settimane</strong>, e a quel punto la carenza che si temeva diventa reale e <strong>l&#8217;emergenza si esaspera</strong></em>». <strong>Vincenzo Barretta</strong>, psichiatra e direttore scientifico del <strong>Centro Noesis</strong> di Napoli, legge così le scene che da giorni arrivano dai supermercati del Mezzogiorno, causato dal <strong>fermo degli autotrasportatori</strong> contro il caro gasolio. La protesta ha rallentato le consegne in <strong>Campania, Puglia, Calabria e Sicilia</strong>, colpendo per primi ortofrutta e banchi frigo. A Napoli Confesercenti Campania ha parlato di scaffali riforniti solo per metà. In diversi punti vendita della città e della provincia, però, a completare lo svuotamento è stata la corsa alle scorte, tanto che da più parti, associazioni di categoria comprese, è arrivato l’invito esplicito a non fare incetta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Nella letteratura scientifica il fenomeno ha un nome, <strong>panic buying</strong>, ed è stato studiato soprattutto durante le emergenze sanitarie. Una revisione pubblicata nel 2020 sull’International Journal of Environmental Research and Public Health da ricercatori della Nanyang Technological University di Singapore lo riconduce a <strong>quattro famiglie di cause</strong>: la percezione della minaccia e della scarsità, la paura dell’ignoto, il bisogno di ridurre l’ansia riprendendo il controllo della situazione, l’influenza della propria rete sociale. In questi giorni <strong>le abbiamo viste agire tutte insieme, nelle stesse strade</strong></em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo, per lo psichiatra, è il terzo fattore. «<em><strong>Fare scorte è un modo per riprendersi il controllo, ma è un controllo che si paga con l’ansia di tutti gli altri.</strong> Chi riempie il carrello oltre il necessario si tranquillizza per qualche ora, chi arriva dopo trova il vuoto, lo fotografa e lo rimette in circolo. Per questo è una questione che riguarda la <strong>salute emotiva e comportamentale</strong> di una comunità prima ancora della logistica</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella sua lettura pesa anche una memoria recente. «<em><strong>Per molti il marzo del 2020 in pandemia sembrava archiviato</strong>, ma <strong>il gesto appreso allora è rimasto disponibile</strong>: alla prima immagine di un banco frigo vuoto lo si ripete senza passare per la verifica dei fatti. Viviamo in un ambiente immateriale, fatto di chat, gruppi e notifiche, che ha tempi incomparabili con quelli della merce, e il panico si costruisce esattamente in quello scarto». La conclusione del fermo è annunciata per la mezzanotte di oggi e il confronto con il ministero dei Trasporti è fissato per il 27 ottobre. Il ritorno alla auspicata normalità nei punti vendita resterà comunque graduale. Per Barretta l’effetto più duraturo non si misurerà sui ripiani. «Gli scaffali torneranno pieni nel giro di pochi giorni. Il comportamento resta più a lungo: <strong>alla prossima vertenza troveremo una popolazione che ha visto due volte in sei anni il supermercato svuotarsi, e che reagirà ancora più in fretta</strong></em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>Cura del look, il barbiere è un punto di riferimento per gli uomini campani</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cura-del-look-il-barbiere-e-un-punto-di-riferimento-per-gli-uomini-campani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 10:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[lura del look]]></category>
		<category><![CDATA[uomini e cura di sè]]></category>
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					<description><![CDATA[La cura di sé non è più soltanto una questione estetica, ma un elemento che si intreccia con l’identità personale, l’autostima e le relazioni. È quanto emerge dall’indagine 2026 dell’Osservatorio [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La cura di sé non è più soltanto una questione estetica, ma un elemento che si intreccia con l’identità personale, l’autostima e le relazioni. È quanto emerge dall’indagine 2026 dell’<a href="https://barberinosworld.com/pages/uomini-aspetto-autostima-barba-capelli" data-type="link" data-id="https://barberinosworld.com/pages/uomini-aspetto-autostima-barba-capelli">Osservatorio Barberino’s</a>, che analizza le abitudini degli uomini italiani tra grooming, spese per il proprio aspetto e influenze culturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati delineano un quadro in cui l’attenzione all’immagine è diffusa, ma deve fare i conti con i ritmi della vita quotidiana. Il 96% degli uomini intervistati dichiara di prestare attenzione al proprio aspetto almeno in alcune circostanze. Eppure, il tempo dedicato alla routine personale rimane limitato: l’86% impiega non più di dieci minuti al giorno, mentre il 52% non supera i cinque minuti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il barbiere tra stile e cura personale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le spese dedicate all’immagine, l’abbigliamento occupa il primo posto, indicato dal 38% degli intervistati. Seguono il barbiere, con il 18,5%, e la cura dei capelli e la skincare, entrambe al 12%. I risultati suggeriscono che la cura personale si costruisce attraverso scelte diverse, nelle quali l’aspetto dei capelli e della pelle si affianca all’abbigliamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il barbiere si conferma così un riferimento per definire e mantenere il proprio stile. Un dato particolarmente significativo riguarda la Campania, dove il 29% degli uomini indica il barbiere come punto di riferimento per il proprio look, rispetto al 18,5% registrato a livello nazionale. Nella regione, inoltre, il 47% dichiara di amare essere sempre curato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Capelli e autostima: il peso dei cambiamenti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto tra immagine e benessere personale emerge soprattutto quando si parla di capelli. Per il 60% degli uomini intervistati, la perdita dei capelli è il cambiamento estetico che inciderebbe maggiormente sulla propria autostima. La preoccupazione risulta ancora più marcata tra i giovani: raggiunge il 74% nella Generazione Z e il 65% tra i Millennials.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di segno diverso è la percezione dei capelli bianchi, considerati affascinanti e simbolo di maturità dal 49% degli uomini. Una seconda indagine, condotta su oltre mille donne, rileva una percentuale analoga, pari al 52%. I risultati mostrano come l’invecchiamento non venga necessariamente vissuto come qualcosa da nascondere, ma possa diventare un elemento distintivo del proprio stile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Social e televisione influenzano le tendenze</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche i modelli culturali contribuiscono a orientare le scelte estetiche. Il 48,5% degli uomini dichiara di aver cambiato almeno una volta il proprio aspetto ispirandosi a tendenze diffuse sui social o a personaggi televisivi. Tra gli appartenenti alla Generazione Z, la percentuale sale al 68%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto all’influenza dei media, rimane importante la sfera personale: il 60% degli intervistati afferma che il parere del partner incide sulle proprie scelte di look. L’immagine individuale si rivela quindi il risultato di una combinazione tra gusti personali, modelli esterni e relazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una nuova idea di lifestyle maschile</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel complesso, l’indagine dell’Osservatorio Barberino’s restituisce l’immagine di un uomo che dedica attenzione al proprio aspetto, pur cercando soluzioni compatibili con una quotidianità sempre più frenetica. Il tempo limitato non elimina il desiderio di essere curati, mentre capelli, barba e stile continuano a rappresentare aspetti significativi dell’identità personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cura di sé si conferma così una tendenza del lifestyle contemporaneo: non soltanto una ricerca di bellezza, ma anche un modo per esprimere la propria personalità e sentirsi a proprio agio con la propria immagine.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Piccole lacrime, grandi emozioni: perché ai bambini non dovremmo dire sempre «non piangere»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/piccole-lacrime-grandi-emozioni-perche-ai-bambini-non-dovremmo-dire-sempre-non-piangere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 11:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[bambini e emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[parenting]]></category>
		<category><![CDATA[piagnucolone]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è un momento in cui quasi tutti i genitori si sono ritrovati a pronunciare la stessa frase: «Dai, non piangere». Magari dopo una caduta, davanti a un giocattolo che non [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C’è un momento in cui quasi tutti i genitori si sono ritrovati a pronunciare la stessa frase: «Dai, non piangere». Magari dopo una caduta, davanti a un giocattolo che non funziona o quando una piccola delusione sembra trasformarsi in una tragedia insormontabile. Spesso lo si fa con le migliori intenzioni, per consolare, rassicurare e aiutare i bambini a stare meglio. Ma se, invece di asciugare subito le lacrime, provassimo ad ascoltarle?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella quotidianità familiare, il pianto è ancora spesso considerato qualcosa da interrompere in fretta, soprattutto quando arriva accompagnato da frasi come «sei grande ormai» o «i bambini forti non piangono». Il rischio è quello di trasmettere ai più piccoli l’idea che mostrare la propria vulnerabilità sia sbagliato e che alcune emozioni debbano essere nascoste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, crescere significa anche imparare a riconoscere quello che si prova. E le lacrime, proprio come le risate, fanno parte di questo percorso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è un capriccio: è il modo di raccontare ciò che si sente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nei primi anni di vita, trovare le parole giuste per spiegare un’emozione non è affatto semplice. Un bambino può sentirsi frustrato, spaventato o triste senza riuscire a capire fino in fondo che cosa gli stia succedendo. Il pianto diventa allora un modo per comunicare un disagio, esprimere un bisogno e cercare conforto nell’adulto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il pianto è la prima forma di comunicazione del neonato e rimane una risorsa fondamentale per tutta l&#8217;infanzia. Non è un segnale di debolezza, ma il modo in cui il sistema nervoso dei bambini dice che qualcosa sta accadendo», spiega Martina Mazzoleni, psicologa dell’età evolutiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il modo in cui mamma, papà e gli altri adulti di riferimento reagiscono a quelle lacrime può fare la differenza. Accogliere un’emozione, infatti, non significa necessariamente eliminare il problema che l’ha provocata: significa far sentire il bambino ascoltato, compreso e libero di esprimersi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Dire a un bambino di non piangere equivale a chiedergli di non esprimersi. I genitori non devono mostrarsi invulnerabili, ma insegnare ai figli che ogni emozione ha diritto di esistere e che può essere attraversata insieme», aggiunge Mazzoleni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, non serve trovare sempre la frase perfetta o una soluzione immediata. A volte basta fermarsi, mettersi alla loro altezza e chiedere: «Vuoi raccontarmi che cosa è successo?».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla risata al pianto, tutte le emozioni hanno spazio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo abituati a festeggiare le risate dei bambini, a cercare il modo di strapparne una e a considerare il sorriso una piccola conquista quotidiana. Quando arrivano le lacrime, invece, può scattare il desiderio di farle sparire il prima possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma felicità e tristezza, entusiasmo e frustrazione sono tutte parti dell’esperienza emotiva. Non esistono soltanto emozioni piacevoli da incoraggiare: anche quelle più difficili hanno bisogno di essere riconosciute e comprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pianto può essere una risposta a situazioni molto diverse, dalla stanchezza alla rabbia, dalla paura alla delusione. Non sempre è necessario intervenire per farlo cessare subito. Offrire vicinanza e rassicurazione può aiutare il bambino a ritrovare gradualmente la calma e, con il tempo, a sviluppare strumenti per gestire ciò che sente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo non significa giustificare ogni comportamento: si può accogliere la rabbia di un bambino, per esempio, aiutandolo allo stesso tempo a capire che non è giusto fare male agli altri. Il punto è distinguere ciò che prova dal modo in cui sceglie di agire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo, quindi, non è crescere bambini che non piangono mai, ma accompagnarli verso una maggiore consapevolezza emotiva, senza farli sentire sbagliati quando attraversano un momento difficile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bambole, giochi e piccoli gesti di empatia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il gioco può diventare un alleato prezioso per parlare di emozioni senza trasformare ogni occasione in una lezione. Attraverso il gioco simbolico, i bambini inventano storie, imitano gli adulti e rielaborano situazioni che fanno parte della loro vita quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendersi cura di una bambola che piange, consolarla o cercare di capire di che cosa abbia bisogno può diventare un modo semplice per sperimentare l’empatia. Mentre immaginano come aiutare il loro giocattolo, i bambini hanno l’opportunità di confrontarsi con gesti di cura e attenzione che possono ritrovare anche nelle relazioni reali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono occasioni spontanee per fare domande, dare un nome alle emozioni e mostrare che, quando qualcuno è triste, non sempre occorre trovare una soluzione: a volte è sufficiente esserci.</p>



<h2 class="wp-block-heading">«Ogni lacrima ha valore»: un messaggio per tutta la famiglia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È da questa idea che prende spunto <em>Cry Babies Revolution</em>, la campagna di IMC Toys realizzata con il contributo di esperti dell’età evolutiva. Attraverso messaggi come «Ogni lacrima ha valore» e «Accogliere le emozioni ci avvicina», l’iniziativa invita genitori ed educatori a cambiare prospettiva sul pianto infantile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il messaggio riguarda anche le piccole abitudini di ogni giorno: evitare di sminuire una delusione, non confrontare i bambini con chi sembra più coraggioso e non chiedere loro di essere sempre forti. Perché quello che a un adulto può sembrare un problema da poco, agli occhi di un bambino può avere un peso importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accogliere le lacrime non significa incoraggiare la tristezza, ma insegnare che non c’è nulla di cui vergognarsi quando si prova un’emozione intensa. E che chiedere conforto non è un segno di debolezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse, allora, il primo passo per superare il pregiudizio del “piagnucolone” è proprio questo: sostituire un frettoloso «non piangere» con un più rassicurante «sono qui, raccontami». Perché imparare a gestire le emozioni non significa smettere di provarle, ma scoprire, un po’ alla volta, come attraversarle senza sentirsi soli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(Fonte Ansa)</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>Mobilità sostenibile, gli italiani vogliono più bici e trasporto pubblico</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mobilita-sostenibile-gli-italiani-vogliono-piu-bici-e-trasporto-pubblico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 09:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[bici]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[trasporto pubblio]]></category>
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					<description><![CDATA[L’auto continua a essere il mezzo più utilizzato dagli italiani, anche per gli spostamenti brevi. Allo stesso tempo, cresce la disponibilità a scegliere alternative come bicicletta e trasporto pubblico. È [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">L’auto continua a essere il mezzo più utilizzato dagli italiani, anche per gli spostamenti brevi. Allo stesso tempo, cresce la disponibilità a scegliere alternative come bicicletta e trasporto pubblico. È il quadro che emerge dalle anticipazioni dell’Osservatorio Audimob di Isfort, “Tendenze e prospettive della mobilità degli italiani”, presentate durante la prima giornata di Eco &#8211; Festival della Mobilità Sostenibile e delle Città Intelligenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 oltre il 60% degli spostamenti è stato effettuato in automobile, mentre il trasporto pubblico è rimasto sotto il 10%. Nel Sud Italia la quota dell’auto ha raggiunto il 65%, mentre nei piccoli comuni, considerando l’intero territorio nazionale, ha sfiorato il 75%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il peso dell’automobile emerge anche guardando alle distanze. Oltre l’80% degli spostamenti avviene entro 10 chilometri e l’85% dura meno di 30 minuti. Eppure, anche sui tragitti più brevi, l’auto continua a essere una scelta frequente: nel 2025 ha coperto il 27,3% degli spostamenti fino a 2 chilometri.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La domanda di cambiamento</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Se le abitudini restano fortemente legate all’auto, le intenzioni degli italiani raccontano però una situazione diversa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 23,8% degli intervistati dichiara di voler ridurre l’utilizzo dell’automobile, mentre il 12,9% vorrebbe aumentarlo. Ancora più marcata è la propensione verso il trasporto pubblico: il 36,3% vorrebbe utilizzarlo di più, contro il 9% che vorrebbe ridurne l’uso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la bicicletta registra una domanda potenziale significativa: il 38,2% degli italiani dichiara di volerla utilizzare maggiormente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa distanza tra comportamenti attuali e intenzioni trova riscontro nell’Indice di Propensione al cambio modale (Pcm). Nel 2025 l’indice è negativo per l’automobile, con un valore di -10,8, mentre è positivo per il trasporto pubblico (+13,8) e soprattutto per la bicicletta (+25,2). I servizi di sharing registrano invece una crescita di 2,5 punti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La sostenibilità della mobilità non cresce</h3>



<p class="wp-block-paragraph">A fronte della maggiore disponibilità dichiarata verso modalità alternative all’auto, l’Indice di mobilità sostenibile (Ims) elaborato da Isfort si è attestato nel 2025 al 34%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta, secondo le anticipazioni dell’Osservatorio, di un valore sostanzialmente uguale a quello del 2000. In 25 anni, quindi, il livello complessivo di sostenibilità della mobilità degli italiani non avrebbe compiuto significativi passi avanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato evidenzia il divario tra la propensione a cambiare e i comportamenti effettivi. Una parte degli italiani dichiara infatti di voler utilizzare maggiormente mezzi alternativi all’auto, ma la struttura degli spostamenti continua a essere caratterizzata da un forte ricorso alla mobilità privata.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Giovani più orientati al trasporto pubblico</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le modalità di spostamento cambiano anche in base all’età e al genere. Tra i giovani la quota di utilizzo del trasporto pubblico raggiunge il 15,4%, mentre nelle fasce di età mature si ferma al 5,2%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l’analisi, inoltre, le donne compiono scelte più sostenibili soprattutto per quanto riguarda gli spostamenti a piedi, il trasporto pubblico e l’auto in condivisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’automobile mantiene comunque un ruolo centrale in diversi ambiti della vita quotidiana, dagli spostamenti di lavoro alla gestione familiare, fino ai tragitti di prossimità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">«Servono condizioni per trasformare la disponibilità in scelte»</h3>



<p class="wp-block-paragraph">«La propensione al cambio modale ci dice che una parte degli italiani sarebbe disponibile a modificare le proprie abitudini di mobilità», osserva Carlo Carminucci, direttore della ricerca di Isfort.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La disponibilità, sottolinea Carminucci, non si traduce automaticamente in un cambiamento dei comportamenti. Perché ciò avvenga, aggiunge, occorre creare le condizioni affinché la volontà espressa dai cittadini possa trasformarsi in scelte concrete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Osservatorio Audimob si basa su un’indagine annuale sulla mobilità della popolazione italiana residente tra i 14 e gli 84 anni, condotta attraverso interviste telefoniche e via computer. Nel 2025 sono state intervistate complessivamente 16.557 persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(Fonte Ansa)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Slow luxury, il nuovo lusso è avere tempo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/slow-luxury-il-nuovo-lusso-e-avere-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 11:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[slow luxury]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze e stili di vita]]></category>
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					<description><![CDATA[Per anni il lusso è stato associato all&#8217;esclusività, all&#8217;ostentazione e alla possibilità di accedere a ciò che pochi possono permettersi. Poi è arrivato il quiet luxury, il lusso discreto fatto [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per anni il lusso è stato associato all&#8217;esclusività, all&#8217;ostentazione e alla possibilità di accedere a ciò che pochi possono permettersi. Poi è arrivato il <em>quiet luxury</em>, il lusso discreto fatto di qualità, materiali pregiati e marchi poco appariscenti. Ora la parola d&#8217;ordine sembra essere un&#8217;altra: <strong>slow luxury</strong>, o <em>slowxury</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il concetto è semplice: <strong>il vero lusso, oggi, può essere il tempo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non correre, non accumulare esperienze, non riempire ogni minuto di una vacanza. Lo slow luxury propone un modo diverso di vivere il benessere, basato sulla possibilità di fermarsi, scegliere con attenzione e dedicare tempo a luoghi, persone ed esperienze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel turismo la tendenza è particolarmente evidente. Il viaggio “mordi e fuggi” lascia spazio a soggiorni più lunghi, destinazioni meno affollate, piccoli borghi, strutture immerse nella natura e percorsi capaci di mettere il visitatore in contatto con il territorio. Il valore dell&#8217;esperienza non dipende soltanto dal prezzo della camera o dal numero di servizi disponibili, ma dalla sua <strong>autenticità e dalla possibilità di viverla senza fretta</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una cena preparata con prodotti locali, una visita a un laboratorio artigiano, una passeggiata nella natura, qualche giorno trascorso in una piccola struttura lontana dai circuiti più affollati possono diventare esperienze di lusso proprio perché permettono di recuperare qualcosa che nella vita quotidiana sembra sempre mancare: il tempo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Meno consumo, più esperienza</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Lo slow luxury non riguarda però soltanto le vacanze. La stessa filosofia sta entrando nella moda, nel design, nel cibo e nelle abitudini quotidiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idea è <strong>comprare meno e scegliere meglio</strong>, privilegiando prodotti destinati a durare, lavorazioni artigianali, materiali di qualità e oggetti con una storia. È un approccio che si avvicina, per alcuni aspetti, alla cultura dello slow living e che si contrappone alla logica dell&#8217;acquisto rapido e della continua sostituzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il concetto di esclusività cambia. Se un tempo possedere un oggetto raro rappresentava uno status, oggi può essere altrettanto desiderabile <strong>avere accesso a un&#8217;esperienza difficile da replicare</strong>: un luogo autentico, un incontro particolare, una cena in una piccola realtà locale, una notte in mezzo alla natura o semplicemente una giornata senza programmi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il lusso della lentezza</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La contraddizione è soltanto apparente. In una società sempre connessa, nella quale velocità e produttività sono diventate valori quotidiani, rallentare può diventare una forma di privilegio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo slow luxury intercetta proprio questo desiderio: non necessariamente possedere di più, ma <strong>vivere meglio ciò che si possiede e ciò che si sceglie di fare</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è forse questo il motivo per cui la tendenza sta trovando terreno fertile anche in Italia, dove borghi, paesaggi rurali, tradizioni gastronomiche, artigianato e ospitalità diffusa offrono naturalmente il contesto per un&#8217;idea di lusso meno legata all&#8217;apparenza e più all&#8217;esperienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo lusso, insomma, potrebbe non essere una suite più grande o un oggetto più costoso. Potrebbe essere qualcosa di molto più semplice e, proprio per questo, sempre più prezioso: <strong>avere finalmente il tempo per goderseli</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Capelli, addio alle regole: il taglio giusto non ha età</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/capelli-addio-alle-regole-il-taglio-giusto-non-ha-eta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 12:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[taglio di capelli]]></category>
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					<description><![CDATA[Per anni la scelta del taglio di capelli è stata accompagnata da una serie di regole non scritte: capelli lunghi fino a una certa età, tagli corti considerati più adatti [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per anni la scelta del taglio di capelli è stata accompagnata da una serie di regole non scritte: capelli lunghi fino a una certa età, tagli corti considerati più adatti alle donne mature, colori da abbandonare con il passare degli anni. Ma quanto di tutto questo è ancora valido?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi il rapporto tra età e capelli sembra essere cambiato. Le tendenze hanno progressivamente messo in discussione l’idea che esista un taglio «giusto» per ogni fase della vita, lasciando spazio a una scelta più personale, legata ai gusti, ai lineamenti e soprattutto al modo in cui ciascuno desidera raccontarsi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non esiste più un&#8217;età per il taglio corto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il taglio corto è stato a lungo associato alla maturità, quasi fosse una scelta obbligata dopo una determinata età. Oggi, invece, pixie cut, bob, caschetti e tagli più strutturati attraversano generazioni diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La loro riuscita dipende molto più dalla forma del viso, dalla qualità e dalla consistenza del capello e dalla disponibilità a dedicare tempo allo styling che dal numero scritto sulla carta d&#8217;identità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un taglio corto può valorizzare un volto giovane così come accompagnare con eleganza una donna adulta. A fare la differenza sono proporzioni, movimento e personalizzazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E i capelli lunghi dopo i 50 o i 60 anni?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche qui, la vecchia regola secondo cui i capelli lunghi sarebbero vietati dopo una certa età appare sempre meno attuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Portare i capelli lunghi non è una questione anagrafica. Più importante è valutare la loro salute, la densità e la capacità del taglio di mantenere una forma armoniosa. Capelli lunghi, curati e ben proporzionati possono essere altrettanto contemporanei di un taglio corto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In alcuni casi, scalature leggere e ciocche che incorniciano il viso possono rendere la lunghezza più dinamica, evitando l&#8217;effetto troppo pesante. Ma anche qui non esiste una formula universale: il risultato dipende dalla persona e dalla struttura naturale del capello.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più che l’età conta la struttura del capello</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con il passare del tempo i capelli possono cambiare: possono diventare più sottili, perdere densità, modificare la propria texture o apparire più secchi. Sono questi aspetti, spesso, a influenzare maggiormente la scelta del taglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un buon hairstylist dovrebbe quindi osservare il capello prima ancora di proporre una soluzione. Un taglio che funziona perfettamente su una chioma folta potrebbe richiedere un&#8217;impostazione diversa su capelli fini o poco voluminosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la manutenzione è un elemento importante. Un taglio molto geometrico può richiedere appuntamenti più frequenti per mantenere la forma, mentre una soluzione più morbida può accompagnare meglio chi preferisce una gestione quotidiana semplice.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche il colore ha smesso di seguire le vecchie regole</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa evoluzione riguarda il colore. I capelli bianchi non sono più necessariamente qualcosa da nascondere e, allo stesso tempo, non c&#8217;è alcun obbligo di lasciarli al naturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grigio, bianco, biondo, castano, ramato o tonalità più audaci possono convivere con età diverse. La scelta può dipendere dal gusto personale, dal tono della pelle, dal colore degli occhi e, naturalmente, dall&#8217;effetto che si desidera ottenere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre più persone scelgono inoltre di valorizzare la propria base naturale, lavorando sulla luminosità e sulla dimensione del colore invece di inseguire una trasformazione radicale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vera regola? Sentirsi a proprio agio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se le vecchie regole stanno perdendo terreno, non significa che ogni taglio sia automaticamente adatto a chiunque. Le caratteristiche individuali continuano a contare: forma del viso, proporzioni, texture, densità dei capelli, stile personale e tempo che si è disposti a dedicare alla cura quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza è che questi elementi non devono più essere letti attraverso una rigida tabella anagrafica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda, quindi, non dovrebbe essere «Quale taglio posso portare alla mia età?», ma piuttosto «Quale taglio valorizza meglio me, i miei capelli e il mio stile di vita?».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalle regole alle possibilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento più interessante non riguarda tanto i tagli di moda quanto il modo in cui li scegliamo. L&#8217;età non è più necessariamente un limite estetico da rispettare, ma uno dei tanti elementi che compongono l&#8217;identità di una persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le regole, insomma, non sono completamente sparite: si sono trasformate in indicazioni utili, da adattare al singolo caso. Perché il taglio più riuscito non è quello stabilito dall&#8217;età, ma quello che riesce a mettere insieme personalità, proporzioni, qualità del capello e praticità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E forse è proprio questa la tendenza più contemporanea: <strong>non scegliere un taglio perché «si può» o «non si può» a una certa età, ma perché ci rappresenta</strong>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Mangiare, viaggiare, andare al cinema da soli: la solitudine scelta diventa uno stile di vita</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mangiare-viaggiare-andare-al-cinema-da-soli-la-solitudine-scelta-diventa-uno-stile-di-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 11:36:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[solitudine come scelta]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze]]></category>
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					<description><![CDATA[Mangiare al ristorante senza aspettare nessuno. Entrare al cinema e scegliere il posto che si preferisce. Prenotare un volo per una città mai vista prima, senza dover coordinare ferie, gusti [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mangiare al ristorante senza aspettare nessuno. Entrare al cinema e scegliere il posto che si preferisce. Prenotare un volo per una città mai vista prima, senza dover coordinare ferie, gusti e programmi con altre persone. Per molto tempo fare queste cose da soli è stato percepito come una condizione da evitare, quasi una dichiarazione involontaria di solitudine. Oggi, soprattutto nelle grandi città, la prospettiva sta cambiando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La solitudine scelta non è necessariamente isolamento. Può essere, al contrario, uno spazio di autonomia: il tempo in cui non bisogna negoziare nulla con nessuno, seguire un ritmo altrui o trasformare ogni esperienza in un&#8217;occasione di socialità. Una cena può essere semplicemente una cena. Un film può essere visto senza commentarlo durante l&#8217;intervallo. Un viaggio può seguire esclusivamente la propria curiosità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una piccola rivoluzione del quotidiano, che passa anche attraverso gesti apparentemente banali. Il tavolo per una persona, un biglietto acquistato all&#8217;ultimo minuto, una passeggiata senza destinazione diventano così esperienze normali, non più necessariamente segnali di una vita sociale insufficiente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il piacere di non dover concordare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei motivi per cui le esperienze in solitaria possono risultare liberatorie è molto semplice: non richiedono compromessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove andare a cena? Che film scegliere? Partire questo weekend o il prossimo? In compagnia, anche le decisioni più piccole comportano una negoziazione. Da soli, invece, si può decidere in pochi secondi. Il vantaggio non è soltanto pratico: c&#8217;è la sensazione di riappropriarsi del proprio tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle città contemporanee, dove il calendario è spesso frammentato tra lavoro, appuntamenti, messaggi e impegni, avere qualche ora completamente autodeterminata può diventare una forma di lusso. E così il tavolo per uno smette lentamente di sembrare un posto lasciato vuoto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal ristorante al cinema: la normalizzazione del “solo”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento si vede soprattutto nei luoghi pubblici. Andare al ristorante da soli, un tempo considerato quasi imbarazzante, è sempre meno un evento eccezionale. Lo stesso vale per cinema, mostre, concerti, musei e viaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza sta forse nel significato attribuito all&#8217;esperienza. Se un tempo essere soli in pubblico poteva essere letto come un&#8217;assenza, “non ha nessuno”, oggi può essere interpretato come una scelta, “ha deciso di venire comunque”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la tecnologia ha contribuito a rendere più naturale questa condizione. Smartphone e cuffie offrono una sorta di bolla personale, ma non sono l&#8217;unica spiegazione. In molti casi, la vera svolta consiste proprio nell&#8217;accettare di poter stare in un luogo pubblico senza dover dimostrare di essere accompagnati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Viaggiare da soli, senza aspettare il momento perfetto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il viaggio rappresenta forse la forma più evidente di questa autonomia. Aspettare di trovare qualcuno con gli stessi giorni liberi, lo stesso budget e gli stessi desideri può significare rimandare una partenza per mesi o anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Viaggiare da soli elimina buona parte di queste variabili. Si sceglie la destinazione, si decide quanto fermarsi, si cambia programma senza dover consultare nessuno. Ma il punto non è necessariamente diventare viaggiatori solitari. È smettere di considerare la compagnia una condizione indispensabile per fare qualcosa che si desidera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Paradossalmente, partire da soli può anche rendere più facile incontrare altre persone. Senza il piccolo gruppo di riferimento che accompagna ogni spostamento, si è spesso più disponibili a parlare con sconosciuti, partecipare a un&#8217;attività o lasciarsi coinvolgere da una situazione imprevista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Essere soli non significa essere isolati</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Qui sta la distinzione fondamentale. La solitudine scelta e l&#8217;isolamento non sono la stessa cosa. La prima può essere temporanea, desiderata e rigenerante. Il secondo può invece essere vissuto come una condizione non scelta. Confondere le due dimensioni rischia di trasformare ogni momento trascorso da soli in un problema da risolvere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione, quindi, non è stabilire se sia meglio stare soli o in compagnia. È poter scegliere. Una persona può desiderare una cena con gli amici il venerdì sera e prenotare un tavolo per uno la domenica pomeriggio. Può amare viaggiare in coppia e, allo stesso tempo, partire da sola per qualche giorno. Può cercare la socialità e avere bisogno, subito dopo, di qualche ora di silenzio. È proprio questa possibilità di alternare connessione e autonomia a rendere interessante il fenomeno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova educazione all&#8217;autonomia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Forse la vera tendenza non è “fare tutto da soli”. È imparare a non rinunciare a qualcosa soltanto perché nessuno può accompagnarci. In una società in cui gran parte delle esperienze viene raccontata, fotografata e condivisa, concedersi qualcosa che non deve necessariamente essere condiviso può assumere un valore particolare. Un pranzo senza foto, un film senza recensione sui social, una passeggiata senza chiamare nessuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un rifiuto della socialità. È la possibilità di non dipenderne per sentirsi autorizzati a vivere un&#8217;esperienza. Alla fine, il tavolo per una persona può essere semplicemente questo: non un posto vuoto, ma un posto occupato da qualcuno che ha deciso di esserci. E forse la nuova libertà comincia proprio da qui: dalla capacità di uscire di casa anche quando nessuno ha detto “vengo con te”.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Letti separati, coppie unite: il nuovo fenomeno dello sleep divorce</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/letti-separati-coppie-unite-il-nuovo-fenomeno-dello-sleep-divorce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 11:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[sleep over]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[trend]]></category>
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					<description><![CDATA[Dormire insieme è da sempre considerato uno dei piccoli rituali della vita di coppia. Ma cosa succede quando condividere lo stesso letto significa dormire male? Da questa domanda nasce lo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dormire insieme è da sempre considerato uno dei piccoli rituali della vita di coppia. Ma cosa succede quando condividere lo stesso letto significa dormire male? Da questa domanda nasce lo <strong>“sleep divorce”</strong>, il cosiddetto <strong>“divorzio del sonno”</strong>: una scelta con cui due partner decidono di dormire in letti separati o, nei casi più organizzati, addirittura in camere diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nome può sembrare drastico, ma dietro questa espressione non c’è necessariamente una crisi sentimentale. Al contrario, per alcune coppie la distanza notturna diventa una soluzione molto concreta a problemi altrettanto concreti: <strong>russare, orari differenti, movimenti durante il sonno, temperature della stanza, materassi troppo rigidi o troppo morbidi e abitudini notturne incompatibili</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Non è un divorzio, è una pausa dal letto condiviso</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idea alla base dello sleep divorce è semplice: se dormire nello stesso letto peggiora la qualità del riposo di entrambi, perché non separare almeno per qualche ora gli spazi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La notte diventa così un momento individuale, senza che questo comporti necessariamente una distanza nella relazione. Una coppia può cenare insieme, trascorrere la serata sul divano, andare a letto contemporaneamente e poi scegliere di dormire separatamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per alcuni, il vantaggio è evidente: <strong>meno interruzioni del sonno significa maggiore riposo</strong>, con possibili effetti positivi sull&#8217;umore e sulla vita quotidiana. E una persona che dorme bene può essere anche una persona meno irritabile, più concentrata e più disponibile nel rapporto con il partner.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il letto separato cambia la coppia?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La questione, però, non è soltanto pratica. Il letto condiviso ha anche un valore simbolico e affettivo e, per questo, la decisione di dormire separati può essere vissuta in modo molto diverso da coppia a coppia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza la fa soprattutto il significato attribuito alla scelta. Se il letto separato diventa una soluzione concordata per riposare meglio, può essere semplicemente una nuova abitudine. Se invece viene utilizzato per evitare sistematicamente il partner o per prendere le distanze senza affrontare i problemi della relazione, il significato può essere completamente diverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cosiddetto “divorzio del sonno”, dunque, racconta anche un cambiamento nel modo di intendere la coppia: <strong>condividere la vita non significa necessariamente condividere ogni spazio e ogni abitudine</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il nuovo lusso? Dormire bene</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In una società sempre più attenta al benessere e alla qualità del sonno, lo sleep divorce si inserisce in un discorso più ampio: quello della ricerca di un riposo personalizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Letti separati, materassi diversi, orari differenti e camere organizzate secondo le esigenze individuali possono diventare strumenti per conciliare la vita di coppia con il bisogno, altrettanto importante, di dormire bene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così quella che una volta poteva sembrare una stranezza diventa per alcune coppie una scelta pragmatica: <strong>amarsi durante il giorno e dormire, semplicemente, in letti diversi durante la notte</strong>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gioco d&#8217;azzardo: il rischio raddoppia nei quartieri più poveri, l&#8217;86% dei minori gioca con un familiare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gioco-dazzardo-il-rischio-raddoppia-nei-quartieri-piu-poveri-l86-dei-minori-gioca-con-un-familiare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 11:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[gioco d'azzardo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=260210</guid>

					<description><![CDATA[Chi vive in quartieri con un alto tasso di svantaggio economico e sociale presenta una percentuale di gioco problematico più che doppia rispetto a chi vive in contesti più favoriti,&#160;l&#8217;11,1% [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Chi vive in quartieri con un alto tasso di svantaggio economico e sociale presenta una percentuale di gioco problematico più che doppia rispetto a chi vive in contesti più favoriti,&nbsp;<strong>l&#8217;11,1% contro il 5,1%</strong>. Pesa anche il contesto familiare: su quasi 500 minori tra i 9 e i 14 anni,&nbsp;<strong>l&#8217;86% di chi giocava regolarmente lo faceva con un familiare, il 40% con un genitore.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati aprono il nuovo approfondimento curato da Loqui per&nbsp;<em>Oltre il Gioco</em>, progetto editoriale indipendente dedicato alla prevenzione del gioco problematico. Loqui, piattaforma di terapia online e partner salute mentale del progetto, ha passato in rassegna&nbsp;<strong>13 studi scientifici internazionali</strong>&nbsp;sul contesto sociale, economico e familiare per analizzare le origini del fenomeno-gioco problematico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il gioco d&#8217;azzardo, sottolinea Loqui, raramente resta un problema isolato: uno studio su un ampio campione della popolazione statunitense lo associa all&#8217;abuso di alcol, tabacco e cannabis, al punto da raccomandare interventi integrati. A questo si aggiunge&nbsp;<strong>il fattore socioeconomico</strong>: chi vive in quartieri svantaggiati ha maggiore disponibilità di occasioni di gioco, e può percepirlo come una delle poche vie per migliorare rapidamente la propria condizione economica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contesto sociale in cui si cresce pesa anche prima dell&#8217;età adulta. Secondo la teoria dell&#8217;apprendimento sociale, le persone tendono a riprodurre comportamenti osservati in famiglia, soprattutto se percepiti come normali: un ambiente in cui il gioco viene praticato apertamente, senza che le conseguenze negative vengano mai rese visibili, aumenta il rischio da adulti. Loqui evidenzia&nbsp;<strong>il peso delle esperienze infantili avverse</strong>, come abusi, trascuratezza o crescere in una famiglia segnata da violenza domestica o dipendenze di un genitore:&nbsp;<strong>chi ne ha vissute tre o più ha una probabilità più che tripla di sviluppare un disturbo da gioco</strong>, un legame che passa soprattutto attraverso la difficoltà a regolare le proprie emozioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;analisi individua inoltre un legame diretto tra il disturbo da gioco e alcune difficoltà emotive precise, come la scarsa accettazione degli stati emotivi negativi. Il modello dei tre percorsi, proposto nel 2002 da Alex Blaszczynski e Lia Nower, descrive un profilo&nbsp;<strong>“emotivamente vulnerabile”</strong>&nbsp;che usa il gioco per anestetizzare ansia, stress o un vissuto di vuoto interiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’articolo rimarca come la motivazione di fuga sia centrale: da sola spiega&nbsp;<strong>oltre il 32%</strong>&nbsp;della varianza nei punteggi di gravità del gioco. Una ricerca su quasi 700 persone ha rilevato che&nbsp;<strong>la dissociazione durante il gioco</strong>, uno stato di «restringimento della coscienza» già descritto nel 1986 dallo psicologo Durand Jacobs, spiega da sola il 58% dell&#8217;effetto totale sulla gravità del disturbo attraverso la motivazione di coping.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ultimo dato parla di&nbsp;<strong>solitudine</strong>: uno studio finlandese del 2025, che ha seguito oltre 600 persone per due anni, mostra che la solitudine predice un aumento del gioco motivato dalla fuga, che a sua volta ne peggiora la gravità, in&nbsp;<strong>un circolo che si autoalimenta</strong>. Anche la propensione alla noia, come tratto stabile, risulta più alta nei giocatori patologici rispetto ai gruppi di controllo, insieme ai sintomi depressivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una nota a margine riguarda l&#8217;interazione fra ansia e condizione economica: uno studio su oltre&nbsp;<strong>28mila adulti canadesi</strong>&nbsp;mostra che il legame tra ansia e gravità del gioco cambia a seconda della condizione socioeconomica. Chi convive con ansia e vive in condizioni di svantaggio economico ha un rischio nettamente più alto rispetto a chi ha lo stesso livello di ansia ma maggiori risorse: la povertà, in altre parole, amplifica l&#8217;effetto che ansia e altre difficoltà emotive hanno già di per sé sul gioco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Loqui, partner salute mentale di Oltre il Gioco<em>,</em> “<em>nessuna di queste emozioni riguarda davvero il gioco in sé: riguarda quello che il gioco riesce a fare per un momento, farle tacere. Non è quasi mai una questione di forza di volontà, ma <strong>la ricerca di un sollievo che altrove non si riesce a trovare</strong></em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;approfondimento completo è disponibile su:&nbsp;<a href="https://oltreilgioco.it/gioco-emozioni-salute-mentale-perche-cercano-azzardo-via-fuga/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://oltreilgioco.it/gioco-emozioni-salute-mentale-perche-cercano-azzardo-via-fuga/</a></p>



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		<title>Boom del su misura: il riscatto dell&#8217;alta sartoria sulla logomania</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/boom-del-su-misura-il-riscatto-dellalta-sartoria-sulla-logomania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 09:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[alta sartoria]]></category>
		<category><![CDATA[logomania]]></category>
		<category><![CDATA[su misura]]></category>
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					<description><![CDATA[Mentre il tessile industriale frena, il mercato globale&#160;degli abiti su misura registra una crescita record.&#160;Secondo le ultime stime di settore, il&#160;comparto mondiale della sartoria custom e su misura sfiorerà i [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mentre il tessile industriale frena, il mercato globale&nbsp;<strong>degli abiti su misura registra una crescita record.&nbsp;</strong>Secondo le ultime stime di settore, il&nbsp;<strong>comparto mondiale della sartoria custom e su misura sfiorerà i 70 miliardi di dollari nel 2026</strong>, spinto da un tasso di crescita annuo (CAGR) stimato tra l&#8217;7,8% e il 9,2%, superando le performance della moda di serie<strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A guidare questa trasformazione non è soltanto un fattore economico, ma un radicale cambio di paradigma culturale.&nbsp;<strong>La tendenza del &#8220;Quiet Luxury&#8221;,</strong>&nbsp;il lusso sobrio, privo di marchi visibili e fondato sulla qualità reale delle materie prime, ha trasformato la percezione del consumatore, spostando l&#8217;attenzione dai loghi ostentati alla precisione del manufatto. L’uomo nel 2026 cerca abiti che cadano bene, di fattura estremamente curata e con materiali di prima qualità, che rispettino la salute e l’ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>I numeri descrivono una trasformazione profonda che registriamo a livello globale</em> – analizza <strong>Pino Peluso, Maestro sarto e Segretario Generale della World Federation of Master Tailors (WFMT)</strong> –. <em>L&#8217;uomo contemporaneo, in particolare la nuova generazione di giovani manager e professionisti che costituisce la classe dirigente di domani, sta sviluppando un rifiuto fisiologico per l&#8217;omologazione di massa. Fino a qualche anno fa prevaleva la ricerca della firma in evidenza; oggi osserviamo una richiesta costante di tessuti puri, filati non trattati chimicamente e capi concepiti per durare nel tempo, oltre l&#8217;avvicendarsi delle stagioni.</em>”</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati del&nbsp;<strong>Centro Studi Confindustria Moda e di Confartigianato</strong>&nbsp;tracciano una linea netta: in un&nbsp;<strong>comparto maschile italiano che vale oltre 10 miliardi di euro</strong>, a fare da traino è proprio la fascia dell&#8217;alta qualità e del fatto a mano. In Italia, la clientela che sceglie il su misura sta cambiando pelle: l&#8217;incidenza dei giovani manager e professionisti sotto i quarant&#8217;anni che si rivolgono all&#8217;artigianato d&#8217;eccellenza è in costante crescita, spinta dalla ricerca di capi durevoli e dall&#8217;esigenza di distinguersi senza ostentazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>C&#8217;è una differenza profonda tra il concetto di lusso esibito e quello di valore durevole</em> &#8211; spiega Peluso &#8211; <em>quando realizziamo una giacca completamente svuotata o lavoriamo sulla morbidezza della spalla napoletana, non stiamo costruendo un oggetto di consumo, ma una risposta tecnica al bisogno di comfort ed eleganza quotidiana. La vera sostenibilità sta nel creare qualcosa di unico</em> – dettaglia &#8211; <em>capace di resistere al tempo. Meno quantità, più identità</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno trova riscontro anche nell&#8217;espansione e nella leadership dei mercati esteri per l&#8217;artigianato italiano di alta gamma, con una domanda in costante aumento provenienti da Nord America, Europa ed Emirati Arabi. Un segnale chiaro di come il Made in Italy artigianale rappresenti la vera risorsa strategica per il futuro del settore manifatturiero italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Assistiamo a una riscoperta consapevole del nostro patrimonio artigianale</em> – trasmette <strong>il Segretario Generale della WFMT</strong> –. <em>Il cliente italiano è storicamente tra i più esigenti al mondo per cultura del tessuto e vestibilità. Ma la vera rivoluzione è veder entrare in sartoria una nuova generazione di giovani che vuole fare un investimento intelligente per indossare capi unici, creati su misura per la propria personalità.</em>”</p>
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		<title>Estate italiana, cambiano le rotte dei turisti: cresce la presenza di polacchi al Sud</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/estate-italiana-cambiano-le-rotte-dei-turisti-cresce-la-presenza-di-polacchi-al-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Americani nelle città d’arte, britannici tra Sardegna e Sicilia, europei sempre più presenti lungo l’Adriatico e una crescita significativa dei visitatori polacchi nel Sud Italia. È la fotografia dell’estate italiana [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Americani nelle città d’arte, britannici tra Sardegna e Sicilia, europei sempre più presenti lungo l’Adriatico e una crescita significativa dei visitatori polacchi nel Sud Italia. È la fotografia dell’estate italiana che emerge dai dati aggregati di <strong>Uber</strong> relativi agli utenti internazionali che hanno utilizzato l’app nel mese di agosto in alcune delle principali destinazioni italiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una geografia dei viaggi che cambia a seconda della meta e che mette in evidenza differenze tra città d’arte e destinazioni balneari, accanto alla crescita di alcuni mercati internazionali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Roma e Firenze, il peso degli americani</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nella capitale gli <strong>Stati Uniti</strong> rappresentano il principale Paese di provenienza tra gli utenti internazionali analizzati da Uber: gli americani costituiscono quasi un utente internazionale su quattro. Al secondo posto c’è il Regno Unito, i cui utenti sono cresciuti del <strong>13% rispetto ad agosto 2025</strong>. In aumento anche il Brasile, con un <strong>+14%</strong>, mentre la presenza statunitense è rimasta sostanzialmente stabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A <strong>Firenze</strong> il dato americano assume un peso ancora maggiore. Ad agosto, il numero di visitatori statunitensi che hanno utilizzato Uber è stato quasi pari a quello degli utenti italiani. Seguono il Regno Unito, in crescita del <strong>10%</strong>, e Spagna e Brasile, entrambi con un incremento del <strong>18%</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche <strong>Milano</strong> vede Stati Uniti e Regno Unito ai primi due posti tra i visitatori internazionali. Gli americani rimangono sostanzialmente stabili, mentre i britannici aumentano del <strong>5%</strong>. La crescita più significativa è però quella della Spagna, con un <strong>+21%</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Uber cresce anche tra gli italiani</h3>



<p class="wp-block-paragraph">I dati raccolti dalla piattaforma mostrano anche una maggiore presenza di utenti italiani. Rispetto ad agosto 2025, gli utenti italiani che hanno utilizzato Uber sono aumentati del <strong>26% a Milano</strong> e del <strong>22% a Roma</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato segnala una crescente diffusione dell&#8217;app anche tra chi vive e si sposta abitualmente in Italia, oltre al suo utilizzo da parte dei visitatori stranieri.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Isole, britannici in crescita</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Spostandosi verso le destinazioni balneari, la geografia cambia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A <strong>Olbia</strong>, porta d&#8217;accesso alla Sardegna, sono i britannici a guidare il gruppo dei visitatori internazionali, con una crescita del <strong>32%</strong> rispetto all&#8217;estate precedente. Ancora più marcato l&#8217;incremento dei tedeschi, pari al <strong>37%</strong>, mentre la Francia resta tra i principali mercati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A <strong>Palermo</strong>, invece, il Regno Unito è ancora una volta al primo posto e registra una crescita del <strong>39%</strong> rispetto ad agosto 2025. Seguono Germania e Stati Uniti. Tra i dati più rilevanti c&#8217;è quello della <strong>Polonia</strong>, con un numero di visitatori più che raddoppiato in un anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A <strong>Napoli</strong> gli Stati Uniti tornano a essere il principale Paese di provenienza, davanti al Regno Unito. La presenza americana resta stabile, mentre quella spagnola cresce del <strong>23%</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Bari e Calabria, l&#8217;avanzata della Polonia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">A <strong>Bari</strong> emerge invece una presenza particolarmente marcata di visitatori europei. Regno Unito, Francia e Polonia occupano i primi tre posti e registrano tutti una crescita di circa il <strong>25%</strong> rispetto all&#8217;estate 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fotografia cambia ancora in <strong>Calabria</strong>, alla sua prima estate con UberX. Qui è la <strong>Polonia</strong> il principale Paese di provenienza tra i visitatori internazionali che hanno utilizzato l&#8217;app, davanti a Germania, Regno Unito e Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel complesso, i dati restituiscono un&#8217;immagine dell&#8217;estate italiana caratterizzata da provenienze differenti a seconda della destinazione: gli Stati Uniti mantengono un peso importante nelle città d&#8217;arte e in alcune grandi città, il Regno Unito si conferma particolarmente presente nelle mete insulari, mentre la Polonia emerge tra i mercati in maggiore crescita in alcune destinazioni del Sud e dell&#8217;Adriatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Agosto ci offre una fotografia interessante di quanto cambi il profilo dei visitatori internazionali da una destinazione all&#8217;altra in Italia. Per molte delle persone che visitano il nostro Paese, Uber è un&#8217;app che già conoscono e utilizzano a casa. Poter ritrovare lo stesso servizio una volta arrivati a destinazione può rendere un po&#8217; più semplice muoversi in un luogo nuovo</em>», ha commentato <strong>Davide Archetti, General Manager di Uber per il Sud Europa</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Capelli bianchi: il nuovo fascino della naturalezza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/capelli-bianchi-il-nuovo-fascino-della-naturalezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 11:25:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[capelli bianchi]]></category>
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					<description><![CDATA[Per molto tempo sono stati qualcosa da nascondere. Oggi i capelli bianchi possono diventare, invece, una scelta estetica precisa: una sfumatura in più con cui costruire il proprio look, al [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per molto tempo sono stati qualcosa da nascondere. Oggi i capelli bianchi possono diventare, invece, una scelta estetica precisa: una sfumatura in più con cui costruire il proprio look, al pari di un taglio particolare o di un colore deciso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il bianco non è necessariamente sinonimo di trascuratezza, né richiede di essere cancellato alla prima comparsa. Può avere riflessi diversi, dal ghiaccio all’argento, dal perla al sale e pepe, e cambiare completamente a seconda della luce, della texture e del taglio. È proprio questa varietà a renderlo interessante anche dal punto di vista beauty.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A fare la differenza è soprattutto la cura. Un capello bianco tende a essere più poroso e può apparire più secco o opaco: shampoo delicati, maschere nutrienti e prodotti specifici per mantenere luminosità e morbidezza diventano quindi alleati importanti. Anche il taglio conta. Linee nette e contemporanee possono dare carattere, mentre lunghezze morbide e scalature leggere rendono il risultato più naturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sale e pepe, poi, ha un fascino particolare. Le diverse tonalità che si mescolano tra loro creano un effetto quasi tridimensionale, capace di valorizzare sia i tagli corti sia le chiome più lunghe. Non serve necessariamente uniformare il colore: le sfumature possono diventare parte dell’estetica stessa della capigliatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è anche un aspetto pratico da considerare. Lasciare emergere il bianco significa ripensare la propria routine dal punto di vista della manutenzione. La fase di passaggio può essere graduale e, per chi lo desidera, accompagnata dal parrucchiere con tagli strategici, tonalizzazioni o tecniche che rendano meno evidente la differenza tra la ricrescita e le lunghezze colorate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma forse il vero cambiamento riguarda lo sguardo. I capelli bianchi non raccontano una sola storia e non hanno una sola età. Possono convivere con un guardaroba minimalista o con colori accesi, con un trucco quasi invisibile o con un rossetto deciso. Possono essere sofisticati, grintosi, romantici o volutamente spettinati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un momento in cui la bellezza cerca sempre più spesso di allontanarsi dall’idea di un modello unico, anche il bianco entra così nel territorio dello stile. Non come rinuncia, ma come possibilità: quella di scegliere come portarlo, come tagliarlo e soprattutto come farlo parlare con il resto della propria immagine.</p>
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		<title>Anno scolastico all’estero: è già boom di iscrizioni USA per i prossimi due anni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/anno-scolastico-allestero-e-gia-boom-di-iscrizioni-usa-per-i-prossimi-due-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 10:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[anno scolastico all'estero]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[Entrano nel vivo in questi giorni le partenze degli studenti italiani per l&#8217;anno all&#8217;estero, con gli Stati Uniti saldamente in testa ai desideri dei ragazzi. Un trend destinato a crescere [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Entrano nel vivo in questi giorni le partenze degli studenti italiani per l&#8217;anno all&#8217;estero, con gli Stati Uniti saldamente in testa ai desideri dei ragazzi. Un trend destinato a crescere in modo esponenziale nei prossimi due anni, come confermano i dati di Astudy International Education. L&#8217;organizzazione leader nei programmi di studio all&#8217;estero registra infatti un forte balzo in avanti delle&nbsp;<strong>prenotazioni per gli USA: +60% per le partenze di agosto 2027 e un eccezionale +105% per l&#8217;estate 2028</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Numeri che riflettono un importante cambio di passo:&nbsp;<strong>le famiglie italiane pianificano</strong>&nbsp;questo progetto internazionale&nbsp;<strong>con un anticipo mai visto prima</strong>. Molti giovanissimi, già sui banchi della prima superiore, iniziano a progettare e prenotare il soggiorno studio che frequenteranno durante il terzo o quarto anno di liceo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il forte legame con gli USA riflette una precisa combinazione di fattori culturali ed economici, che mantengono il paese al primo posto rispetto ad altre mete come Canada ed Europa. Secondo Astudy le ragioni di questa crescita straordinaria sono diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A guidare la scelta tra i giovani è un sistema scolastico unico, trainato dall&#8217;immancabile &#8220;High School Spirit&#8221;, che offre materie innovative, flessibilità accademica, sport, club pomeridiani e attività extracurricolari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">D’altra parte, negli ultimi anni, sono cambiate anche le esigenze delle famiglie. Quando si affronta un progetto importante come la partenza di un figlio minorenne per un semestre o un intero anno scolastico all’estero, genitori e studenti chiedono oggi maggiori certezze, una maggiore possibilità di programmazione e, in alcuni casi, la possibilità di personalizzare maggiormente l’esperienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E proprio per rispondere a queste nuove esigenze che Astudy ha sviluppato, insieme ai propri partner americani, due nuove opportunità all’interno del tradizionale programma High School Classic negli Stati Uniti che prevede solitamente che l’abbinamento (<em>placement</em>) tra studente, scuola e famiglia ospitante venga comunicato a ridosso della partenza. E’ una caratteristica di questo modello di scambio culturale, nel quale l’abbinamento dipende dalla disponibilità e dalla selezione delle famiglie ospitanti, dalla compatibilità tra studente e famiglia e dall’accettazione dello studente da parte della scuola locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Il legame diretto con i nostri partner americani, accreditati come sponsor ufficiali del Dipartimento di Stato USA, ci consente oggi di&nbsp;<strong>essere l’unica organizzazione in Italia a offrire</strong>&nbsp;una doppia, esclusiva opportunità&nbsp;</em>– sottolinea Beate Lenzbauer, Country Manager di Astudy Education Italia –&nbsp;<strong><em>la certezza della destinazione entro il mese di maggio o la selezione preventiva dello Stato di accoglienza</em></strong><em>, come Maine, Texas, Minnesota e Michigan</em>”.</p>
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		<item>
		<title>Giornata mondiale del cane, quali sono i più amati dagli italiani?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giornata-mondiale-del-cane-quali-sono-i-piu-amati-dagli-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 13:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale del cane]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=257713</guid>

					<description><![CDATA[Non è soltanto una questione di razza. Nella scelta di un cane entrano sempre più in gioco carattere, abitudini e stile di vita, con la ricerca di un animale capace [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Non è soltanto una questione di razza. Nella scelta di un cane entrano sempre più in gioco carattere, abitudini e stile di vita, con la ricerca di un animale capace di inserirsi nella quotidianità della famiglia. E se a livello nazionale il meticcio resta la scelta più diffusa, le preferenze cambiano sensibilmente anche da una regione all’altra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quanto emerge dall’analisi realizzata da <strong>Rover.com</strong> in occasione della Giornata Mondiale del Cane, che si celebra il 26 agosto. La piattaforma di servizi di pet care ha incrociato i dati della propria community per fotografare le razze canine più popolari in Italia nel 2026.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La classifica nazionale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sul gradino più alto del podio ci sono i <strong>meticci</strong>, seguiti dal <strong>Barboncino</strong> e dal <strong>Bassotto</strong>. Quarta posizione per il <strong>Labrador Retriever</strong>, mentre il <strong>Bulldog Francese</strong> completa le prime cinque posizioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Seguono <strong>Golden Retriever, Jack Russell Terrier, Chihuahua, Maltese e Cocker Spaniel Inglese</strong>, che completano la top ten.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La classifica mette in evidenza la popolarità di cani dalle caratteristiche molto diverse, ma accomunati, secondo l&#8217;analisi, dalla capacità di adattarsi alla vita quotidiana delle famiglie. Particolarmente significativo il primo posto dei meticci, spesso protagonisti di adozioni da canili o associazioni e sempre più presenti nelle case degli italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Top 10</strong></p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li>Meticcio</li>



<li>Barboncino</li>



<li>Bassotto</li>



<li>Labrador Retriever</li>



<li>Bulldog Francese</li>



<li>Golden Retriever</li>



<li>Jack Russell Terrier</li>



<li>Chihuahua</li>



<li>Maltese</li>



<li>Cocker Spaniel Inglese</li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading">Ogni regione ha il suo preferito</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro la classifica nazionale si nascondono però differenze interessanti. In <strong>Lombardia</strong> le prime tre posizioni ricalcano il podio italiano, con meticcio, Barboncino e Bassotto. A seguire si trovano Golden Retriever e Chihuahua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel <strong>Lazio</strong> la classifica conferma i primi tre posti nazionali, mentre nelle posizioni successive compaiono Bulldog Francese e Labrador Retriever.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Labrador Retriever</strong> guadagna invece una posizione di rilievo in <strong>Campania ed Emilia-Romagna</strong>, dove sale sul podio. Una presenza legata anche alle caratteristiche della razza, tradizionalmente apprezzata per il carattere socievole e la predisposizione alla vita familiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In <strong>Sicilia e Puglia</strong> emerge invece il <strong>Jack Russell Terrier</strong>, cane energico e vivace. In <strong>Calabria</strong> si distingue l&#8217;<strong>American Staffordshire Terrier</strong>, una preferenza meno comune rispetto alle razze che dominano la classifica nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare anche il caso della <strong>Toscana</strong>, dove il Bassotto conquista il secondo posto, precedendo sia il Labrador Retriever sia il Barboncino.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cani e gatti sempre più protagonisti della vita quotidiana</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La fotografia scattata da Rover si inserisce in un cambiamento più ampio nel rapporto tra italiani e animali domestici. Cani e gatti non sono più considerati soltanto compagni di casa, ma entrano sempre più nelle scelte che riguardano il tempo libero, le vacanze e l&#8217;organizzazione della vita quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ogni animale domestico è unico, ma osservando i dati della nostra community emerge un quadro chiaro di come stia evolvendo il rapporto tra gli italiani e i loro pet», commenta <strong>Elia Borrini, General Manager International di Rover</strong>. Secondo Borrini, la crescita delle adozioni di cani meticci e la popolarità delle razze particolarmente adatte alla vita familiare e agli ambienti urbani mostrano una crescente attenzione al benessere animale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">E i gatti?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;analisi di Rover ha preso in considerazione anche le preferenze degli italiani per i gatti. A dominare la classifica è il <strong>gatto Europeo (Celtic Shorthair)</strong>, seguito dal <strong>British Shorthair</strong> e dall&#8217;<strong>Asian Tabby</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle posizioni successive figurano <strong>Siberiano, Maine Coon, Scottish Fold, Certosino, Ragdoll, Persiano e Bengala</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro complessivo racconta così un&#8217;Italia sempre più attenta alla presenza degli animali nella propria quotidianità. Dalla scelta della razza alle vacanze, passando per la gestione della casa e del tempo libero, il rapporto con i pet sembra essere diventato parte integrante dello stile di vita di molte famiglie.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ludopatia, dov&#8217;è più difficile chiedere aiuto? Campania seconda peggior regione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ludopatia-dove-piu-difficile-chiedere-aiuto-campania-seconda-peggior-regione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 12:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[ludopatia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=257088</guid>

					<description><![CDATA[La Campania si colloca al 19° e penultimo posto della classifica nazionale sull’accessibilità potenziale ai centri contro la ludopatia. Secondo l’analisi realizzata da&#160;Oltre il Gioco, nella regione risultano 11 centri [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Campania si colloca al 19° e penultimo posto della classifica nazionale sull’accessibilità potenziale ai centri contro la ludopatia</strong>. Secondo l’analisi realizzata da&nbsp;<em>Oltre il Gioco</em>, nella regione risultano 11 centri censiti per il disturbo da gioco d’azzardo, pari a un centro ogni 506.246 residenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È il dato regionale elaborato da&nbsp;<em>Oltre il Gioco</em></strong>, progetto editoriale indipendente dedicato all’informazione, all’orientamento e alla prevenzione del gioco problematico in Italia. L’analisi ha messo in rapporto il numero di centri censiti in ciascuna regione con la popolazione residente, così da misurare la distribuzione territoriale dei presidi di aiuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Campania dunque al 19° e penultimo posto in Italia</strong>, con 11 centri censiti e un rapporto di un centro ogni 506.246 residenti. Il dato è peggiore della media nazionale, pari a un centro ogni 244.576 abitanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La classifica è ordinata dalla regione in cui l’accesso potenziale ai centri risulta più favorevole a quella in cui risulta più difficile.</strong>&nbsp;Il parametro principale è il numero di abitanti per centro: più il valore è alto, più ampio è il bacino potenziale che ciascun presidio può trovarsi a coprire.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="500" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-21-143717-1024x500.png" alt="" class="wp-image-257089" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-21-143717-1024x500.png 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-21-143717-300x147.png 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-21-143717-768x375.png 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-21-143717.png 1283w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il dato non riguarda la qualità clinica dell’assistenza offerta dai servizi presenti nella regione.</strong>&nbsp;L’analisi non valuta competenze degli operatori, efficacia dei percorsi, tempi di attesa, numero di professionisti o persone effettivamente prese in carico. Misura invece un aspetto preliminare: quanti centri risultano disponibili, in rapporto alla popolazione, per chi vive in una determinata regione e ha bisogno di orientamento o supporto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le regioni dove l’accessibilità potenziale risulta più difficile sono Calabria, Campania, Sicilia, Sardegna e Trentino-Alto Adige.</strong>&nbsp;In Calabria il rapporto è di un centro ogni 1.827.571 residenti, in Campania di uno ogni 506.246, in Sicilia di uno ogni 397.933, in Sardegna di uno ogni 388.622 e in Trentino-Alto Adige di uno ogni 363.606.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>All’estremo opposto della classifica, le regioni dove l’accessibilità potenziale ai centri risulta più favorevole sono Marche, Liguria, Valle d’Aosta, Abruzzo e Umbria.</strong>&nbsp;Le Marche guidano la graduatoria con un centro ogni 82.213 residenti, seguite dalla Liguria con uno ogni 116.307, dalla Valle d’Aosta con uno ogni 122.554, dall’Abruzzo con uno ogni 140.802 e dall’Umbria con uno ogni 141.771. In questi territori il numero di abitanti per centro è sensibilmente inferiore alla media nazionale, pari a un centro ogni 244.576 residenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema dell’accesso all’aiuto è centrale perché chiedere supporto per il gioco problematico è spesso un passaggio complesso.&nbsp;Possono pesare vergogna, paura del giudizio, difficoltà a riconoscere il problema o timore delle conseguenze economiche e familiari. Quando i presidi sono pochi rispetto alla popolazione, anche individuare il servizio più vicino o avviare un primo contatto può diventare più difficile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’accesso ai servizi riguarda anche familiari, partner, amici e persone vicine a chi gioca.</strong>&nbsp;In molti casi sono proprio loro ad accorgersi per primi dei segnali di difficoltà, come debiti, bugie, richieste di denaro, irritabilità, isolamento o tentativi ripetuti di recuperare le perdite. Anche per questo la presenza di centri e servizi di orientamento sul territorio rappresenta un elemento importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia è attivo il Telefono Verde per le problematiche legate al gioco d’azzardo dell’Istituto Superiore di Sanità, 800 558822.&nbsp;Il servizio è nazionale, anonimo e gratuito, ed è rivolto sia alle persone con difficoltà legate al gioco sia a familiari e amici. È disponibile dal lunedì al venerdì, dalle 10:00 alle 16:00.&nbsp;Sul portale Uscire dal Gioco dell’Istituto Superiore di Sanità è inoltre disponibile una mappatura territoriale dei centri di cura per il disturbo da gioco d’azzardo.&nbsp;La ricerca consente di selezionare regione, provincia, tipologia di servizio e tipologia di intervento. In caso di dubbio, è possibile rivolgersi anche ai Servizi per le Dipendenze delle ASL, i SerD.</p>



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		<title>Giochi da fare in vacanza, le idee per divertirsi senza smartphone</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giochi-da-fare-in-vacanza-le-idee-per-divertirsi-senza-smartphone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 11:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[estate senza smartphone]]></category>
		<category><![CDATA[giochi da fare in vacanza]]></category>
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					<description><![CDATA[Le vacanze sono il momento ideale per rallentare, staccare dalla routine e concedersi qualche ora lontano dallo schermo. Ma quando il telefono resta in borsa e non ci sono notifiche [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Le vacanze sono il momento ideale per rallentare, staccare dalla routine e concedersi qualche ora lontano dallo schermo. Ma quando il telefono resta in borsa e non ci sono notifiche da controllare, può capitare di non sapere come riempire il tempo. La soluzione? Tornare ai giochi più semplici, quelli che non richiedono connessione, batterie o applicazioni e che possono coinvolgere bambini, ragazzi, adulti e nonni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla spiaggia alla montagna, passando per una casa di vacanza o una serata in compagnia, le possibilità sono tante. E spesso bastano carta e penna, un mazzo di carte o semplicemente la voglia di stare insieme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Carte: un grande classico che non passa mai di moda</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un mazzo di carte è probabilmente uno degli oggetti più versatili da mettere in valigia. Si può giocare in pochi o in gruppo, scegliendo tra giochi semplici e partite più strategiche. Scopa, briscola, tressette, scala quaranta e solitario permettono di adattare il passatempo all&#8217;età e al numero dei partecipanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i più piccoli si possono invece inventare giochi di memoria o semplici sfide basate sul riconoscimento delle carte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giochi di parole: basta una penna</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Carta e penna possono trasformarsi in un passatempo per interi pomeriggi. Una delle possibilità più immediate è la classica “Nomi, cose, città”, con categorie che possono essere ampliate a piacere: animali, mestieri, film, personaggi famosi, cibi, località di vacanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra idea è il gioco delle parole concatenate: una persona pronuncia una parola e la successiva deve iniziare con l&#8217;ultima lettera, oppure con l&#8217;ultima sillaba, della parola precedente. Per rendere la sfida più interessante si possono stabilire categorie e limiti di tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Indovinelli e quiz per tutte le generazioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve preparare un vero e proprio gioco da tavolo per organizzare un quiz. Si possono creare domande su cinema, musica, sport, geografia, storia o curiosità, dividendo i partecipanti in squadre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una formula divertente è quella del quiz a tema familiare: domande sui viaggi fatti insieme, sui ricordi d&#8217;infanzia o sulle abitudini dei componenti della famiglia. In questo modo il gioco diventa anche un&#8217;occasione per raccontare episodi e storie che magari non vengono più ricordati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giochi da fare in spiaggia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La spiaggia offre già tutto ciò che serve per divertirsi senza tecnologia. Racchettoni, bocce e giochi con la palla sono adatti a diverse età e possono coinvolgere più persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi preferisce qualcosa di più tranquillo, si può organizzare una gara di costruzioni con la sabbia, una sfida fotografica… senza fotografare: l&#8217;obiettivo sarà semplicemente osservare e individuare particolari del paesaggio, oppure una gara di castelli e sculture, lasciando spazio alla fantasia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche una semplice passeggiata può diventare un gioco: si può cercare il primo oggetto di un determinato colore, individuare conchiglie dalle forme particolari o provare a riconoscere piante e animali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giochi di società: la soluzione per le serate</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In valigia può trovare posto anche un piccolo gioco da tavolo. Dama, scacchi, domino, Forza 4 e giochi di percorso sono adatti a momenti diversi e possono essere scelti in base all&#8217;età dei partecipanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per una serata in famiglia funzionano bene anche i giochi che prevedono associazioni di parole, disegni, mimica e memoria. Il vantaggio è che non esiste un&#8217;età precisa per iniziare: spesso sono proprio le differenze tra generazioni a rendere le partite più divertenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il gioco delle storie</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;attività che non richiede alcun materiale è inventare una storia tutti insieme. Il primo partecipante comincia con una frase, il secondo aggiunge un elemento e così via. La storia può diventare surreale, comica o avventurosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i bambini è un modo per stimolare fantasia e linguaggio, mentre per gli adulti può trasformarsi in una sfida creativa. Una variante consiste nell&#8217;estrarre casualmente tre parole e costruire una storia che le contenga tutte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giochi di osservazione e memoria</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche aspettare l&#8217;autobus, viaggiare in auto o stare seduti al bar può diventare un&#8217;occasione per giocare. Si può scegliere un oggetto da osservare per alcuni secondi e poi chiedere agli altri di ricordarne i dettagli, oppure fare una gara per individuare determinati elementi nel paesaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra idea è il “vedo qualcosa che tu non vedi”: un partecipante sceglie un oggetto visibile e fornisce alcuni indizi, mentre gli altri devono indovinarlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché riscoprire il gioco senza schermi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Stare qualche ora senza cellulare non significa semplicemente rinunciare alla tecnologia. Può essere un modo per recuperare conversazioni, attenzione e tempo condiviso. I giochi permettono di coinvolgere persone di età diverse, favoriscono la socialità e, soprattutto, non richiedono una connessione Internet.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vacanza può quindi diventare anche un&#8217;occasione per sperimentare una piccola “disconnessione” quotidiana: telefoni lontani per un&#8217;ora, un tavolo, qualche carta, una penna o semplicemente la voglia di giocare. Per combattere la noia, spesso non serve altro.</p>
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		<title>Il lavoro ci segue anche in vacanza: perché facciamo sempre più fatica a disconnetterci</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-lavoro-ci-segue-anche-in-vacanza-perche-facciamo-sempre-piu-fatica-a-disconnetterci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 09:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[disconnessione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[vacanza]]></category>
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					<description><![CDATA[La valigia è chiusa, il volo è partito, il telefono dovrebbe restare in modalità silenziosa. Eppure, per molti, la pausa dal lavoro non coincide più con una vera pausa. Una [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">La valigia è chiusa, il volo è partito, il telefono dovrebbe restare in modalità silenziosa. Eppure, per molti, la pausa dal lavoro non coincide più con una vera pausa. Una notifica, una mail, una richiesta arrivata su una chat aziendale possono bastare a riportare la mente alla scrivania anche quando la scrivania è a centinaia di chilometri di distanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno è ormai parte delle nuove abitudini professionali. Lo smartphone ha reso possibile lavorare praticamente ovunque e, allo stesso tempo, ha reso molto più difficile stabilire dove finisca l&#8217;attività professionale e dove cominci il tempo personale. Durante le vacanze questa sovrapposizione diventa ancora più evidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vacanza con il telefono in mano</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non è necessariamente una telefonata urgente a rovinare una giornata al mare. A volte basta un controllo veloce della posta elettronica, una notifica visualizzata per errore o la curiosità di sapere cosa sta succedendo in ufficio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che l&#8217;attenzione viene continuamente richiamata verso il lavoro. Anche quando non si risponde, il semplice fatto di sapere che potrebbe arrivare una richiesta mantiene una parte della mente in stato di allerta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia, nata anche per rendere più flessibile l&#8217;organizzazione del lavoro, ha così modificato il confine tra disponibilità e tempo libero. Una connessione permanente offre indubbi vantaggi, ma può trasformare ogni momento della giornata in una potenziale finestra lavorativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mito della persona sempre efficiente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A complicare la situazione c&#8217;è anche un cambiamento culturale. Essere impegnati, produttivi e veloci nel rispondere è diventato per molti un segnale di affidabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui nasce una sorta di automatismo: se arriva un messaggio, si risponde; se compare una mail, si controlla; se qualcuno chiede qualcosa, si cerca di risolverla. Anche in vacanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è un paradosso. Ci si allontana fisicamente dall&#8217;ambiente professionale, ma si continua a portarselo dietro attraverso lo smartphone. La pausa diventa quindi soltanto geografica, mentre mentalmente si rimane collegati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il riposo diventa difficile</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Riposarsi non significa semplicemente non essere seduti davanti a un computer. Il recupero richiede anche la possibilità di interrompere temporaneamente l&#8217;attenzione verso compiti, scadenze e problemi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una vacanza continuamente interrotta dalle incombenze professionali rischia quindi di perdere parte della sua funzione. Non perché qualche minuto dedicato a una mail renda automaticamente inutile un viaggio, ma perché la disponibilità costante può impedire di raggiungere quella distanza psicologica necessaria per staccare davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco perché il vero lusso contemporaneo potrebbe essere qualcosa di molto meno appariscente di una suite vista mare: poter essere irreperibili per qualche ora senza sentirsi in colpa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La reperibilità come abitudine</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il confine è particolarmente sottile per chi lavora in modalità ibrida o da remoto. Se il computer può essere aperto dalla cucina di casa, dalla camera d&#8217;albergo o da una terrazza sul mare, anche il concetto stesso di luogo di lavoro diventa più sfumato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante l&#8217;anno questa flessibilità può essere preziosa. In vacanza, però, può trasformarsi in una tentazione difficile da gestire: «Faccio solo una cosa e poi torno al mio tempo libero».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella singola attività può diventare una serie di messaggi, una riunione improvvisata, una questione da risolvere. E il tempo destinato al riposo finisce per essere frammentato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Imparare a non rispondere</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Disconnettersi non significa necessariamente rinunciare alla tecnologia. Può significare, più semplicemente, stabilire dei confini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Disattivare le notifiche, delegare le questioni realmente urgenti, comunicare con chiarezza il periodo di assenza e stabilire chi può essere contattato in caso di necessità sono piccoli accorgimenti che aiutano a rendere effettiva la pausa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c&#8217;è anche una componente personale. Bisogna accettare che non tutto richieda una risposta immediata e che, durante le ferie, non essere disponibili non equivalga a essere irresponsabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova frontiera del lusso</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In una quotidianità fatta di notifiche, messaggi istantanei e agende sempre piene, il tempo non connesso assume un valore particolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo le vacanze possono diventare anche un&#8217;occasione per recuperare un rapporto diverso con la tecnologia. Non necessariamente una fuga totale dal digitale, ma la possibilità di scegliere quando esserci e quando no.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per qualche giorno, il vero privilegio potrebbe allora essere molto semplice: non avere nulla da controllare, nessuno a cui rispondere e nessuna sensazione di urgenza da inseguire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché una vacanza comincia davvero non quando si chiude la porta dell&#8217;ufficio, ma quando la mente smette di tornarci continuamente.</p>
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		<title>La valigia dell&#8217;estate 2026? Più smart, organizzata e pronta a tutto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-valigia-dellestate-2026-piu-smart-organizzata-e-pronta-a-tutto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 11:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[cosa mettere in valigia]]></category>
		<category><![CDATA[viaggiare]]></category>
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					<description><![CDATA[Dimmi cosa metti in valigia e ti dirò che viaggiatore sei. C&#8217;è chi non parte senza un power bank, chi controlla di avere lo zaino perfetto per un viaggio itinerante, [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Dimmi cosa metti in valigia e ti dirò che viaggiatore sei. C&#8217;è chi non parte senza un power bank, chi controlla di avere lo zaino perfetto per un viaggio itinerante, chi organizza il bagaglio nei minimi dettagli e chi, prima ancora di scegliere la destinazione, pensa a come affrontare il caldo. Oggi la valigia non contiene solo vestiti: racconta un modo di viaggiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo conferma l&#8217;analisi di idealo, portale internazionale leader nella comparazione prezzi, che fotografa le ricerche online degli italiani in vista delle partenze estive. Tra accessori per organizzare il bagaglio, dispositivi tecnologici, prodotti per affrontare le alte temperature e soluzioni pensate per chi viaggia leggero, emerge un&#8217;identità precisa: le vacanze del 2026 sono sempre più pratiche, connesse e organizzate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il travel starter pack essenziale delle vacanze parte dall&#8217;organizzazione</strong><br>Prima ancora di chiudere la valigia, cresce l&#8217;attenzione per tutto ciò che rende il viaggio più semplice. A luglio, gli accessori per borse registrano l&#8217;incremento più elevato dell&#8217;intera rilevazione (+112% rispetto al periodo precedente e +95% rispetto al 2025), seguiti da valigie e borse (+60%) e dai bagagli per moto (+15%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche chi viaggia con bambini si organizza con maggiore anticipo: gli scaldabiberon portatili aumentano del +166% rispetto alle settimane precedenti e del +96% su base annua, mentre gli accessori per passeggini crescono del +16% e registrano un vero exploit rispetto allo scorso anno (+348%).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sempre connessi, anche in vacanza<br></strong>Che sia un weekend, un viaggio all&#8217;estero o un interrail attraverso l&#8217;Europa, la tecnologia continua a occupare un posto fisso in valigia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ricerche di accessori per cuffie crescono del +66% rispetto al periodo precedente e del +170% rispetto allo scorso anno. Crescono anche custodie per tablet (+35%), tablet (+27%) e caricatori per telefoni cellulari (+10%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli accessori ormai indispensabili spiccano i power bank, che rispetto allo stesso periodo del 2025 registrano un incremento del +194%, confermandosi uno dei prodotti simbolo dell&#8217;estate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Meno peso, più libertà: cresce il viaggio itinerante</strong><br>Viaggiare leggeri sembra essere la parola d&#8217;ordine. Le ricerche di zaini aumentano del +36% rispetto alla seconda metà di giugno e del +6% su base annua, mentre i sacchi a pelo registrano un incremento del +53%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cresce anche l&#8217;interesse per le torce frontali (+71% rispetto al periodo precedente e +36% sul 2025), accessorio sempre più associato a campeggi, escursioni e vacanze nella natura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel complesso, il segmento dedicato ai viaggi con lo zaino in spalla registra una crescita del +33% rispetto alle settimane precedenti e del +53% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Anche il caldo cambia il contenuto della valigia</strong><br>Le temperature estive influenzano anche le ricerche online. Le borse da spiaggia registrano una crescita del +66% rispetto al periodo precedente e di oltre il +500% rispetto al 2025, mentre le borracce aumentano del +20% rispetto a giugno e del +82% su base annua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In aumento anche borse frigo (+12%) e frigoriferi portatili (+12%), prodotti che confermano come il comfort sia diventato una priorità anche durante gli spostamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ricerche registrate da idealo raccontano un cambiamento che va oltre i singoli prodotti. Le vacanze degli italiani sono sempre più organizzate, leggere e connesse: ogni accessorio risponde a un&#8217;esigenza precisa, dalla praticità alla sostenibilità, dalla tecnologia al benessere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché, in fondo, la valigia perfetta non è quella più piena, ma quella pensata meglio.</p>
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		<title>Gioco d’azzardo, 6 studenti su 10 tra i 15 e i 19 anni hanno giocato nel 2025: oltre 340 mila online</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gioco-dazzardo-6-studenti-su-10-tra-i-15-e-i-19-anni-hanno-giocato-nel-2025-oltre-340-mila-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 11:54:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[gioco d'azzardo]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 2025 il 60% degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni ha giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno. Il 64% lo aveva fatto almeno una volta [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 il 60% degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni ha giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno. Il 64% lo aveva fatto almeno una volta nella vita e più di 340.000 studenti, circa il 14%, riferivano di aver giocato online. La Relazione annuale al Parlamento del 2026, basata sui dati 2025, rileva <strong>comportamenti di gioco a rischio o problematici anche tra gli 11 e i 13 anni</strong>, nonostante il divieto ai minori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri aprono il primo approfondimento di&nbsp;<em>Oltre il Gioco</em>, nuovo progetto editoriale indipendente dedicato all’informazione, all’orientamento e alla prevenzione del gioco problematico. Il lancio del sito è accompagnato dalla partnership con&nbsp;<em>Loqui</em>, piattaforma di terapia online e partner salute mentale del progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno riguarda anche gli adulti. Uno studio epidemiologico dell’Istituto Superiore di Sanità, condotto nel 2017-2018, stimava 1,4 milioni di maggiorenni con un profilo di gioco a rischio moderato, pari al 2,8%, e 1,5 milioni con un profilo di gioco problematico, pari al 3%. Sommando i due gruppi,&nbsp;<strong>l’area di vulnerabilità coinvolgeva circa 2,9 milioni di persone</strong>. I risultati derivano però da uno strumento di screening e non equivalgono necessariamente a diagnosi cliniche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 la raccolta complessiva del gioco pubblico in Italia ha intanto raggiunto 165,3 miliardi di euro, generando circa 11,4 miliardi di gettito erariale. Dietro questi volumi, per alcune persone il gioco può smettere progressivamente di essere un passatempo e compromettere salute mentale, relazioni, lavoro e gestione del denaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2013&nbsp;<strong>il disturbo da gioco d’azzardo è classificato nel DSM-5 come dipendenza comportamentale.&nbsp;</strong>Tra i campanelli d’allarme indicati nell’analisi figurano l’aumento della frequenza e delle somme giocate, i tentativi falliti di smettere, l’irritabilità quando si prova a interrompere, la rincorsa delle perdite, prestiti, debiti e segretezza su conti e movimenti bancari. Possono inoltre comparire isolamento, perdita di interesse per altre attività e cambiamenti d’umore collegati alle vincite e alle perdite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche&nbsp;<strong>i cosiddetti near miss, o quasi successi, possono favorire la ripetizione del comportamento.</strong>&nbsp;Sono risultati economicamente perdenti, come due simboli vincenti su tre in una slot, che possono essere percepiti come vicini alla vittoria. La ricerca citata nell’articolo mostra che possono coinvolgere circuiti cerebrali associati alle vincite e aumentare la motivazione a continuare. L’illusione di controllo e la convinzione che, dopo una serie di perdite, una vincita sia ormai “dovuta” possono alimentare ulteriormente il gioco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Familiari e amici possono accorgersi del problema prima della richiesta di aiuto. Denaro mancante, bugie, prestiti, irritabilità, assenze e progressivo allontanamento dalle attività familiari o sociali sono&nbsp;<strong>segnali osservabili.&nbsp;</strong>Ed è importante affrontarli partendo da comportamenti concreti, senza accuse o diagnosi improvvisate, e senza attendere che la situazione sia completamente fuori controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><a href="https://oltreilgioco.it/dal-rischio-alla-consapevolezza-come-riconoscere-i-campanelli-dallarme-del-gioco-dazzardo-problematico/" data-type="link" data-id="https://oltreilgioco.it/dal-rischio-alla-consapevolezza-come-riconoscere-i-campanelli-dallarme-del-gioco-dazzardo-problematico/">Loqui</a></em>, partner salute mentale di&nbsp;<em>Oltre il Gioco</em>, sottolinea: “Un supporto specialistico permette di comprendere non soltanto quanto il gioco sia diventato problematico, ma anche quale funzione stia svolgendo nella vita della persona:&nbsp;<strong>ricerca di eccitazione, tentativo di gestire emozioni dolorose, difficoltà nel controllo degli impulsi&nbsp;</strong>o combinazione di più fattori. Riconoscere un problema di gioco significa osservare con maggiore chiarezza ciò che sta accadendo. Se il gioco d’azzardo riguarda direttamente te o una persona a cui vuoi bene, parlarne con un professionista o contattare un servizio specializzato può essere un primo passo concreto”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia è attivo&nbsp;<strong>il Telefono Verde Nazionale 800 558822 dell’Istituto Superiore di Sanità, anonimo e gratuito,</strong>&nbsp;rivolto sia alle persone con difficoltà legate al gioco sia a familiari e amici. È disponibile dal lunedì al venerdì, dalle 10:00 alle 16:00. Sul territorio è inoltre possibile rivolgersi ai Servizi per le Dipendenze delle ASL, i SerD.</p>



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		<title>Sette italiani su dieci preferiscono le destinazioni nazionali per le vacanze di agosto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sette-italiani-su-dieci-preferiscono-le-destinazioni-nazionali-per-le-vacanze-di-agosto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 11:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[destinazioni nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze di agosto]]></category>
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					<description><![CDATA[Ancora una volta il mese preferito dagli italiani per andare in vacanza è agosto, o almeno è quanto emerge dall&#8217; aumento nelle ricerche e nelle prenotazioni di pacchetti vacanza registrato rispetto [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ancora una volta il mese preferito dagli italiani per andare in vacanza è agosto, o almeno è quanto emerge <strong>dall&#8217; aumento nelle ricerche e nelle prenotazioni di pacchetti vacanza registrato rispetto al mese di luglio da</strong> Travilioo, la piattaforma pioniera in Italia specializzata nella creazione di viaggi su misura, <strong>con un incremento del 23%.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le destinazioni nazionali sono particolarmente ricercate dai turisti italiani, rispetto a quelle internazionali:&nbsp;<strong>sette su dieci preferiscono restare in Italia (72%) e solo tre hanno scelto destinazioni internazionali.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La maggior parte degli italiani che ha deciso di trascorrere le vacanze nel paese raggiungerà l<strong>e proprie destinazioni in auto: il 65% viaggerà in questo modo</strong>, rispetto ad altri mezzi di trasporto come il treno, l&#8217;autobus o l&#8217;aereo, spostandosi su distanze relativamente brevi dalla propria residenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli italiani&nbsp;<strong>continuano a scegliere gli hotel come sistemazione, nonostante l&#8217;aumento dei prezzi (48%)</strong>, rispetto ad appartamenti (26%), seconde case o abitazioni di familiari (18%).&nbsp;<strong>Le destinazioni di mare (62%)</strong>&nbsp;prevalgono sulle città (20%) e sulla montagna (16%).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Sicilia è la regione più ricercata</strong>&nbsp;su&nbsp;<a href="https://travilioo.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Travilioo</a>&nbsp;seguita da Puglia, Calabria, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna&nbsp;nella top 5.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Regioni italiane più ricercate per le vacanze di agosto 2026:</strong> 1. Sicilia; 2. Puglia; 3. Calabria; 4. Trentino-Alto Adige; 5. Emilia-Romagna; 6. Sardegna; 7. Toscana; 8. Campania; 9. Lazio; 10. Liguria</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda lestero,<strong> l&#8217;Europa sembra la meta preferita con Parigi al primo posto</strong>, davanti a Madrid, Barcellona, Londra, e Lisbona nella top5.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Destinazioni europee più ricercate per le vacanze di agosto 2026:</strong> 1. Parigi; 2. Madrid; 3. Barcellona; 4. Londra; 5. Lisbona; 6. Praga; 7. Budapest; 8. Oslo; 9. Malta; 10. Cracovia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlando poi di lungo raggio, le mete più di moda per questo agosto per gli italiani sembrano essere: Tokio, New York, Los Angeles, Mexico City e Istanbul nelle top 5.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Destinazioni di lungo raggio più ricercate per le vacanze di agosto 2026:</strong> 1. Tokio; 2. New York; 3. Los Angeles; 4. Mexico City; 5. Istanbul; 6. Dakar; 7. Pechino; 8. Ho Chi Minh; 9. Marrakech; 10. Katmandu</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gaetano Pistone, Amministratore Delegato di Travilioo, commenta: </strong><em>«Sembra che gli italiani abbiano sempre più voglia di riposare e godersi qualche giorno di vacanza ad agosto. L&#8217;auto è il mezzo di trasporto preferito da chi vuole raggiungere le principali destinazioni vacanziere del nostro paese, in particolare quelle di mare, alloggiando in un hotel. Noi di Travilioo incoraggiamo tutti gli italiani a godersi queste meritate vacanze.</em>»</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Cambia il modo di invecchiare: gli over 65 italiani scelgono autonomia, viaggi e socialità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cambia-il-modo-di-invecchiare-gli-over-65-italiani-scelgono-autonomia-viaggi-e-socialita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 12:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[invecchiare]]></category>
		<category><![CDATA[senior living]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;idea della terza età sta cambiando profondamente. Sempre più italiani over 65 non associano l&#8217;invecchiamento a una fase di rinuncia, ma a un periodo della vita da vivere in modo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idea della terza età sta cambiando profondamente. Sempre più italiani over 65 non associano l&#8217;invecchiamento a una fase di rinuncia, ma a un periodo della vita da vivere in modo attivo, mantenendo relazioni, interessi e autonomia. È il quadro che emerge da una ricerca realizzata da <strong>Research Dogma</strong> per <strong>Guild Living</strong>, che fotografa una generazione di senior sempre più dinamica e aperta a nuovi modelli abitativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l&#8217;indagine, il <strong>98% degli intervistati</strong> considera la longevità sinonimo di invecchiamento attivo. Un dato che racconta un cambio di mentalità rispetto al passato: la qualità della vita diventa la priorità, insieme alla possibilità di continuare a coltivare passioni, muoversi e partecipare alla vita sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il viaggio resta una componente fondamentale dello stile di vita degli over 65. Circa <strong>sette italiani su dieci</strong> dichiarano di effettuare almeno due o tre viaggi all&#8217;anno, a conferma di una fascia d&#8217;età sempre più propensa a investire il proprio tempo libero in esperienze e scoperta del territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il senior living non è più una casa di riposo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca c&#8217;è il cambiamento nella percezione del cosiddetto <strong>senior living</strong>, un modello abitativo già diffuso in Paesi come Regno Unito e Stati Uniti e che inizia a farsi strada anche in Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta di strutture assistenziali tradizionali, ma di residenze pensate per persone autosufficienti, con appartamenti indipendenti, spazi comuni, attività culturali, aree fitness, servizi dedicati e occasioni di socializzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;indagine evidenzia come <strong>l&#8217;82%</strong> degli over 65 prenderebbe in considerazione un soggiorno temporaneo in una struttura di senior living, mentre il <strong>69%</strong> valuterebbe una permanenza stagionale. Quasi <strong>un intervistato su due (47%)</strong> si dichiara inoltre disponibile a trasferirsi stabilmente in una residenza di questo tipo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una nuova idea di benessere</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato forse più significativo riguarda il significato stesso dell&#8217;abitare. Per molti senior, oggi, la casa non rappresenta soltanto un luogo fisico, ma uno spazio in cui continuare a vivere in sicurezza senza rinunciare all&#8217;indipendenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La crescente attenzione verso ambienti accessibili, servizi condivisi e opportunità di relazione riflette un cambiamento sociale che interessa tutta Europa, favorita anche dall&#8217;aumento dell&#8217;aspettativa di vita e dal desiderio di contrastare la solitudine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che una risposta alla fragilità, il senior living viene percepito come uno strumento per mantenere il benessere psicofisico, favorire uno stile di vita attivo e costruire nuove relazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una tendenza destinata a crescere</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con l&#8217;invecchiamento della popolazione italiana, modelli abitativi orientati all&#8217;autonomia e alla qualità della vita sono destinati ad assumere un ruolo sempre più centrale. La ricerca di Research Dogma evidenzia come la longevità venga interpretata sempre meno come un limite e sempre più come una nuova stagione della vita, da vivere con libertà, esperienze e partecipazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento è soprattutto culturale: la terza età non coincide più con il ritiro dalla vita sociale, ma con una fase in cui benessere, tempo libero, relazioni e autonomia diventano elementi essenziali di un nuovo stile di vita.</p>
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		<title>Le nonne italiane conquistano il web: il &#8220;nonna maxxing&#8221; diventa un fenomeno globale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/le-nonne-italiane-conquistano-il-web-il-nonna-maxxing-diventa-un-fenomeno-globale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 12:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[nonna maxxing]]></category>
		<category><![CDATA[nonne italiane]]></category>
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					<description><![CDATA[Le nonne italiane diventano il nuovo modello di benessere e longevità per la Generazione Z. Si chiama &#8220;nonna maxxing&#8221; il trend nato negli Stati Uniti e rilanciato da importanti testate [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le nonne italiane diventano il nuovo modello di benessere e longevità per la Generazione Z. Si chiama <strong>&#8220;nonna maxxing&#8221;</strong> il trend nato negli Stati Uniti e rilanciato da importanti testate internazionali come <em>Self</em>, <em>Vice</em>, <em>Newsweek</em> e <em>The Guardian</em>, che celebra lo stile di vita delle anziane italiane come esempio da seguire per rallentare i ritmi, vivere meglio e riscoprire la semplicità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine deriva dall&#8217;inglese <em>to max out</em>, cioè &#8220;portare al massimo&#8221;, e indica la scelta di ispirarsi alle abitudini delle nonne italiane: passeggiate quotidiane, alimentazione fatta di prodotti freschi e di stagione, cucina casalinga, tempo dedicato alla famiglia e agli amici, ritmi lenti e una vita vissuta all&#8217;interno della comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i media che hanno raccontato il fenomeno, il &#8220;nonna maxxing&#8221; rappresenta una risposta alla stanchezza digitale e alla pressione, avvertita soprattutto dai più giovani, di essere costantemente produttivi e presenti sui social. Da qui il fascino esercitato da uno stile di vita che privilegia il cosiddetto <em>dolce far niente</em>, espressione italiana spesso richiamata negli articoli dedicati al fenomeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli aspetti più apprezzati ci sono la capacità di accettare con naturalezza l&#8217;invecchiamento, il forte legame con figli e nipoti, la rete di relazioni costruita nel quartiere, la consuetudine di camminare ogni giorno, i momenti trascorsi al bar o in piazza e la cucina basata sulla dieta mediterranea e sui prodotti di stagione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno richiama anche l&#8217;attenzione sull&#8217;Italia come Paese tra i più longevi d&#8217;Europa e sulla presenza della Sardegna tra le cosiddette &#8220;Blue Zones&#8221;, le aree del mondo in cui si registra la maggiore aspettativa di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da semplice tendenza social, il &#8220;nonna maxxing&#8221; si sta trasformando così in un fenomeno culturale che invita a riscoprire uno stile di vita meno frenetico e più attento alle relazioni, alla convivialità e al benessere quotidiano, prendendo proprio le nonne italiane come modello.</p>
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		<title>Sober curiosity: la nuova generazione riscopre il piacere di stare bene senza alcol</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sober-curiosity-la-nuova-generazione-riscopre-il-piacere-di-stare-bene-senza-alcol/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 11:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[sober curiosity]]></category>
		<category><![CDATA[trend]]></category>
		<category><![CDATA[wellness]]></category>
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					<description><![CDATA[Per anni l’alcol è stato associato a convivialità, divertimento e vita sociale: l’aperitivo dopo il lavoro, il brindisi per festeggiare, il cocktail durante una serata con gli amici. Oggi, però, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per anni l’alcol è stato associato a convivialità, divertimento e vita sociale: l’aperitivo dopo il lavoro, il brindisi per festeggiare, il cocktail durante una serata con gli amici. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Sempre più giovani scelgono di interrogarsi sul proprio rapporto con il bere, dando vita a un fenomeno che si chiama <strong>sober curiosity</strong>: la curiosità di scoprire come ci si sente vivendo con meno alcol, o anche senza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un movimento di rinuncia e non nasce necessariamente da un problema. Al contrario, il sober curious si presenta come una scelta di consapevolezza: significa chiedersi perché si beve, quanto spesso lo si fa e quale ruolo abbia davvero l’alcol nella propria quotidianità. Una pausa, una riduzione o un periodo di completa astensione diventano strumenti per ascoltare il proprio corpo e sperimentare nuove abitudini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal “bere per socializzare” al “scegliere cosa mi fa stare bene”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le nuove generazioni, soprattutto tra i più giovani adulti, sta emergendo un approccio diverso al benessere. Sonno di qualità, energia, allenamento, equilibrio mentale e cura di sé sono diventati elementi centrali dello stile di vita. In questo contesto l’alcol viene spesso osservato con maggiore attenzione: può influire sul riposo, sull’umore, sulla concentrazione e sulle performance quotidiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda non è più soltanto “posso bere?”, ma “mi fa stare bene?”. È un cambio di prospettiva che sposta il focus dal divieto alla scelta personale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un nuovo modo di vivere la socialità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più interessanti del sober curiosity riguarda il modo in cui sta trasformando la cultura della socializzazione. Per molto tempo rifiutare un drink poteva sembrare una scelta fuori dagli schemi; oggi ordinare un mocktail, una bevanda analcolica o semplicemente acqua e tonic è sempre più normale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bar, ristoranti e locali stanno rispondendo a questa evoluzione con menu dedicati alle alternative senza alcol, creando esperienze che non fanno sentire “escluso” chi sceglie di non bere. L’idea di divertimento si sta lentamente separando dall’obbligo di avere un bicchiere in mano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dei social e della cultura wellness</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno è cresciuto anche grazie ai social network, dove creator e community condividono esperienze di “reset”, sfide senza alcol e percorsi di benessere personale. Il racconto non è più quello della privazione, ma quello della scoperta: più lucidità, più tempo, più energia, più presenza nelle proprie giornate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sober curious lifestyle si inserisce così in una tendenza più ampia che comprende mindfulness, fitness, alimentazione consapevole e ricerca di equilibrio. Non si tratta di inseguire la perfezione, ma di diventare più intenzionali nelle proprie scelte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non una moda passeggera, ma un cambiamento culturale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene non significhi che le nuove generazioni abbiano smesso completamente di bere, il sober curiosity racconta un cambiamento nel rapporto con l’alcol. Bere non è più percepito come un rito sociale obbligatorio, ma come una possibilità tra molte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera novità è forse proprio questa: il benessere contemporaneo non viene più definito soltanto da ciò che si aggiunge alla propria vita, ma anche dalla capacità di scegliere cosa lasciare andare. E per una generazione sempre più attenta alla salute fisica e mentale, anche un semplice “stasera passo” può diventare una forma di libertà.</p>
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		<title>Edifici sempre più “verdi”: perché case, uffici e cantieri cercano il bollino della sostenibilità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/edifici-sempre-piu-verdi-perche-case-uffici-e-cantieri-cercano-il-bollino-della-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 10:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[edifici green]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità ambientale]]></category>
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					<description><![CDATA[Per anni parlare di “edificio green” ha significato soprattutto parlare di consumi energetici: bollette più basse, cappotti termici, pannelli solari, classi energetiche migliori. Oggi, però, l’asticella si sta alzando. Case, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per anni parlare di “edificio green” ha significato soprattutto parlare di consumi energetici: bollette più basse, cappotti termici, pannelli solari, classi energetiche migliori. Oggi, però, l’asticella si sta alzando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Case, uffici, hotel, scuole, stabilimenti produttivi e cantieri vengono valutati sempre più spesso anche per la qualità dei materiali utilizzati, le emissioni generate lungo il ciclo di vita, la salubrità degli ambienti interni, la gestione dell’acqua, il comfort degli occupanti, la tracciabilità dei prodotti e la capacità di dimostrare con dati oggettivi le proprie prestazioni ambientali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo scenario che&nbsp;<strong>cresce l’interesse per le certificazioni di sostenibilità degli edifici, come&nbsp;</strong><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEzzGOgzAQheHT2CWaGYzBhYttfI3IMBMykoHIJily-hUrrVI_6dP7OeI0gYiViOPkgMghWtmyllt7CutHj10iuJ5mGPrAxsHWVk_dJqyZuUprnZ72Edm7gDSFBXmhHhHlzpy9B48YMmSrkYA8jOggOD9g58iHPABnuo8O5v6ymWt3lPLaLrTEx3k-m-l_DCVD6X8wlJrUt37UUJpfWlj3tRlKRYQNJVtjFc5_342DVY-65yIsZdEi-3lc-DfvphxpGkII9oz2Hek3AAD__0KnVqM" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>LEED</strong></a><strong>,&nbsp;</strong><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEz82KwzAMBOCnsY9BVpQfH3zYS16jqCslFThJsd0e-vRLFpa9DQx8zEgK8wyqXlOYZgJECsHrzpZv9aliHzsPTUA93mHooziCvW4jdruKsUjRWjtr_pEiKq_KExJzBJ5pJaV-iizCNJB6Swg4whQIIo1D6AjHyAMI4zoR3PvLFindmfNrv9CcHq09q-u_HC4Ol7_C4VK1vO1jDpf7y7LYsdUrF1XeHS6-pKLCv-sdwWZnOTiraP62rEc7L_7_4M0k4TzEGH1L_p3wJwAA__-ZNVhI" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>BREEAM</strong></a><strong>&nbsp;e&nbsp;</strong><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEz8GKwyAQxvGn0WMYRxPjwcNefI1iOpN0wCRFbRf69EsWlj1_8OP7UzTzDMyao_GzA0RnjOY9S7m1J5N85Dw4grO4wGgDKQd72yYcdibJRJVbG6TrR0Racs4w3Zc7hHX1ZCyHYK3h4A161hIRcAJvHAQ3jWZwOIU8AmVcvYPFXjZRHc5SXvuFlvjo_dmU_VKYFKa_QWFqXN_yEYVpeUkhObamMH1zKQqTrrEy5d_vysEmZz1yYeJyl8JHPy_8P-8mFHEeQwi6R_2O-BMAAP__yKZXWw" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>WELL</strong></a>, e per strumenti tecnici come LCA, EPD e mappature dei materiali. Non si tratta più solo di ottenere un “bollino” da esibire, ma di costruire un sistema di informazioni verificabili, utile a committenti, progettisti, imprese, investitori e produttori di materiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Il settore delle costruzioni sta vivendo un cambio di prospettiva”, spiega&nbsp;<strong>Davide Treghini, Co-Founder di Ollum</strong>, società di consulenza ESG. “La sostenibilità di un edificio non si misura più solo guardando ai consumi in fase d’uso. Conta sempre di più l’intero ciclo di vita: da come vengono scelti i materiali a come viene progettato il cantiere, fino alla gestione dell’edificio nel tempo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa rende davvero sostenibile un edificio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La sostenibilità degli edifici è diventata un tema più ampio e misurabile. La classe energetica resta importante, ma non basta più da sola a raccontare la qualità ambientale di un immobile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi un edificio viene valutato anche per le emissioni incorporate nei materiali, la provenienza dei prodotti da costruzione, la presenza di dichiarazioni ambientali verificate, la qualità dell’aria interna, l’efficienza idrica, la resilienza climatica e la capacità di ridurre gli impatti lungo tutto il ciclo di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo cresce l’attenzione verso strumenti che permettono di misurare la&nbsp;<a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEz71u7CAQxfGnge5aw_CxpqC4jV9jBcx4dyRsVoakyNNHGylKfaSfzp-SWVdg1pzMbXWA6IzRfGRp9_Fiki_pJydwFgt4G0k5OMYj4HIwSSa6eIxFpn4m7_cdSq1cvAu2RqglehvYWMyluFVLQsAAN-MguuDN4jDE7IEy7jcHxb5tomvprX0cb7Sl55yvoex_hZvC7XdQuJXWHwq30cfkU4o0mfkfk-xSReGmr3Qx5Z_3ysFD-nXmxsStSuNz9jf_F3gXSrj6GKOeSX8m_A4AAP__gaZYUQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>sostenibilità degli edifici</strong></a>&nbsp;in modo più completo. L’obiettivo non è solo progettare edifici meno energivori, ma dimostrare in modo trasparente le prestazioni ambientali dell’intero progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa direzione si muovono anche le principali certificazioni internazionali.&nbsp;<a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEj0FurDAQRE9j7wa1G9vgRS_-hmuMDN0wLRkYGf8scvqIRFG29aRXVUxuHEHECrlh9IDonbOyZy3P6y2sn3oeQuB7nCH0iY2H_doidruwZuYq19Vpsy8aXcYFlxVTDGHlxCmKhCH67CIGTlYJASMMzkPyMbjOY0w5AGdcBw9zf7uZa3eW8n-_pYVerb0v0_8zOBmcfoHBaS7nZnBapDZddcnfOx9FhB_Cd6IGJ1upCv8w42HTsx65CEtZtMjRzrvk7-ZTmXAMKSXbyH4QfgUAAP__P_5Z-Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>La certificazione LEED</strong></a><strong>, ad esempio</strong>,&nbsp;<strong>valuta diversi aspetti della sostenibilità edilizia</strong>: energia, materiali, qualità ambientale interna, acqua, sito, innovazione e gestione del progetto. Come spiega&nbsp;<strong>USGBC</strong>, il&nbsp;<em>U.S. Green Building Council</em>, l’organizzazione che ha sviluppato il sistema di certificazione LEED, con LEED v5 già disponibile e la progressiva transizione dalle versioni precedenti, il mercato conferma una direzione chiara: più attenzione a decarbonizzazione, salute, resilienza e performance misurabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Edifici certificati, in Italia quasi il 30% in più in un anno</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno è confermato anche dai numeri. Secondo i dati diffusi da USGBC/GBCI, nel 2024 l’Italia ha certificato&nbsp;<strong>174 progetti LEED</strong>, per oltre&nbsp;<strong>2,1 milioni di metri quadrati</strong>, entrando all’ottavo posto nella classifica mondiale dei Paesi e delle regioni più attivi su LEED al di fuori degli Stati Uniti. Nel 2023 i progetti certificati erano 135: in un solo anno, quindi, il numero di certificazioni è cresciuto di circa&nbsp;<strong>il 29%</strong>. Un segnale che mostra come la sostenibilità degli edifici stia diventando sempre più un criterio competitivo, non solo ambientale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La spinta europea: EPBD e CPR cambiano il contesto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita dell’interesse per gli edifici sostenibili non nasce solo da una maggiore sensibilità ambientale. Arriva anche da un&nbsp;<strong>quadro normativo europeo sempre più orientato</strong>&nbsp;a misurare e ridurre gli impatti del settore costruzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La nuova&nbsp;</strong><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEz8GOrCAQheGngZ0GylJgweJufI0OWNV2Jagd4PZinn7iJJNZn-Q_-Sha7w2z5midRwOA1mo-kpRHezPJl1wnR4MTZDNPgRSao-0LjAeTJKLKrY3S9SuS90B-Q5fzBIzebcvMaNnR7JbJPbVEMLAYZ9EEXGY7IiwhzYYSPB2aPN1tojpepfw_7miJr97fTU3_FKwK1t9BwZrLtStYSSr3Lp80bKnxsFfmc-B3pkE-g_RUJClYdY2VKf1YFJpdrnqmwsRlk8Jnv-6zP-5DKIKfQwi6R_2J8B0AAP__FzVctQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici</strong></a>, conosciuta come EPBD o “Direttiva Case Green”,&nbsp;<strong>punta a migliorare le prestazioni del patrimonio edilizio</strong>&nbsp;e ad accompagnare il settore verso edifici a emissioni zero. Ma il cambiamento non riguarda solo l’energia consumata durante l’uso dell’edificio: cresce anche l’attenzione verso le emissioni generate prima, durante e dopo la vita utile dell’immobile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In parallelo,&nbsp;<strong>il&nbsp;</strong><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEzzFurjAQBODT2N1D6_WCcbHFa7jGL8Mu_JYMRoakyOkjIkWpZ_RpRtiNI6haZRdGAkRyzuqecnldp0r-yvVQBvI4Q--jGIL92gbsdpWcRJpeV5dv-2Zxya89yjIE8i4gJYiyOpUVg1v8bDMj4ADBEUQaetcRDjH1IAnXQDD7xxZpXS3lY3_Qwu_7Pi_j_xucDE6_gcFpLnUzODXdakm7Hnf9t5zN4GQbN5X0s9sQbLm2IxUVLUsuT--B_669sjCOfYzR3mw_Gb8DAAD__zI1VbY" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>nuovo Regolamento Prodotti da Costruzione</strong></a><strong>&nbsp;introduce un’evoluzione importante</strong>&nbsp;anche per i produttori di materiali e componenti edilizi. Il CPR rafforza il ruolo delle informazioni tecniche e ambientali sui prodotti, con un percorso che porterà a dichiarazioni più complete, maggiore tracciabilità e sviluppo del passaporto digitale per i prodotti da costruzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo significa che progettisti e imprese avranno sempre più bisogno di dati affidabili sui materiali che utilizzano. Allo stesso tempo, i produttori dovranno essere in grado di fornire documentazione chiara, verificabile e coerente con i requisiti richiesti dal mercato, dalle normative e dai protocolli di certificazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Materiali, dati e certificazioni: la nuova competitività dell’edilizia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La sostenibilità degli edifici si gioca sempre di più anche nella scelta dei materiali. Calcestruzzo, acciaio, laterizi, isolanti, serramenti, pavimenti, rivestimenti, arredi e componenti tecnici non vengono valutati solo per prezzo e prestazioni funzionali, ma anche per impatto ambientale, contenuto riciclato, durabilità, provenienza e documentazione disponibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto, strum<strong>enti come le&nbsp;</strong><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEj7GOwyAQRL8GSmtZg80WFNf4NyLsXScr4TgCLkW-_uSTTte-kd7McHIxgoiV5OboAdE7Z-XIWm7tJawfPZ-SwI-4QhiJjYej3SccDmHNzFVaG7TbR9q3TCCr5EAUt30m73hixpUpOr8GqwkBJ5idB_JTcIPHiXIAzrjPHtbxcjPX4Szl-7ikJT16fzUzfhlcDC5_gcGlSX3rRw0um9Suu275mnoBebHBxdZUhX-hGA93PeszF2EpmxZ59vMq-L94U04YAxHZnuw74U8AAAD__2t7WTc" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Dichiarazioni Ambientali di Prodotto</strong></a><strong>&nbsp;diventano sempre più strategici</strong>. Una EPD consente infatti di comunicare in modo verificato gli impatti ambientali di un prodotto lungo il ciclo di vita e può supportare l’accesso a gare, CAM, protocolli di certificazione e richieste di filiera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche per i committenti e gli studi di progettazione cresce il bisogno di un approccio strutturato. Percorsi di&nbsp;<a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEz0GOgzAMheHTJEvkGBPIwovZcI0qjF1qKUCV0C56-hEjjWb9pE_vFw7TBKpeOYwTASKF4HXLVm7tqWIfO3ZloB4XGPokjmBra8RuU7EsUrW1zk7_4CVSCjGp9DnDnUjyoioS04gqIpM3RsAIYyBIFIfQEcaUB5CM95Fg6S9bpHZHKa_tQgs_zvPZXP_lcHY4_w0O56b1bR9zOC8vK2L72hzOvnJVyb-nHcFqR91zUdHybUX387jU_66bCeM0pJT8yf7N-BMAAP__0pNVpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>certificazione green per edifici</strong></a><strong>&nbsp;</strong>permettono di impostare fin dalle prime fasi del progetto una strategia coerente: scelta del protocollo, analisi dei requisiti, raccolta documentale, coordinamento dei fornitori, verifica dei materiali e gestione delle evidenze tecniche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Molte aziende si avvicinano alle certificazioni perché ricevono una richiesta da un cliente, da un investitore o da una gara”, aggiunge Treghini. “Ma il valore vero nasce quando la certificazione diventa uno strumento di progettazione e non solo un adempimento finale. Se i dati vengono raccolti troppo tardi, il rischio è scoprire criticità quando il progetto è già avanzato”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un settore chiamato a ridurre consumi, emissioni e impatti ambientali,&nbsp;<strong>il bollino della sostenibilità non è più solo un simbolo</strong>. È sempre più spesso la parte visibile di un lavoro fatto di misurazioni, documenti, scelte progettuali e dati verificabili.</p>
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		<title>L&#8217;ossessione del benessere: quando stare bene diventa una nuova forma di ansia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lossessione-del-benessere-quando-stare-bene-diventa-una-nuova-forma-di-ansia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 12:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[ossessione benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[Mangiare in modo impeccabile, allenarsi ogni giorno, monitorare il sonno, contare i passi, assumere integratori, praticare meditazione e limitare il tempo trascorso sui social. Quella che fino a pochi anni [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Mangiare in modo impeccabile, allenarsi ogni giorno, monitorare il sonno, contare i passi, assumere integratori, praticare meditazione e limitare il tempo trascorso sui social. Quella che fino a pochi anni fa era considerata una semplice attenzione alla salute è diventata, per molti, una vera e propria missione quotidiana. Ma cosa succede quando la ricerca del benessere smette di essere uno strumento per vivere meglio e si trasforma in un&#8217;ossessione?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni è cresciuta una nuova forma di pressione sociale: quella di essere sempre performanti, energici, in forma e mentalmente equilibrati. Una tendenza alimentata dai social network, dove influencer, personal trainer e creator mostrano routine perfette fatte di sveglie all&#8217;alba, allenamenti, colazioni &#8220;fit&#8221; e produttività senza pause. Un modello che, invece di ispirare, spesso genera senso di inadeguatezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli psicologi parlano di un fenomeno sempre più diffuso: il benessere come obbligo. Se un tempo l&#8217;ansia nasceva soprattutto dal lavoro o dalle relazioni, oggi può derivare anche dal timore di non seguire la dieta giusta, di saltare un allenamento o di non utilizzare l&#8217;app migliore per monitorare la propria salute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio è quello di trasformare ogni scelta quotidiana in un test. C&#8217;è chi prova senso di colpa per un dolce mangiato fuori programma, chi rinuncia a una cena con gli amici per non interrompere la propria routine alimentare e chi vive con apprensione i dati registrati dallo smartwatch, dal numero di passi alle ore di sonno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli esperti invitano a distinguere tra cura di sé e controllo eccessivo. Prendersi cura del proprio corpo resta fondamentale, ma il benessere non può essere ridotto a una somma di parametri o alla ricerca della perfezione. La salute comprende anche il piacere della convivialità, il riposo, la spontaneità e la capacità di concedersi eccezioni senza vivere tutto come un fallimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il mercato del wellness contribuisce a questa trasformazione. Integratori, superfood, dispositivi tecnologici e programmi personalizzati promettono risultati sempre migliori, alimentando l&#8217;idea che ci sia continuamente qualcosa da correggere o ottimizzare. Un business in forte espansione che intercetta un bisogno reale, ma che rischia di trasformare il benessere in un prodotto da acquistare e dimostrare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera sfida, forse, è recuperare un concetto più semplice di salute: non la perfezione, ma l&#8217;equilibrio. Perché vivere bene significa anche accettare che non tutte le giornate saranno produttive, che una pizza con gli amici non compromette uno stile di vita sano e che il benessere non dovrebbe mai diventare una fonte di ansia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un&#8217;epoca in cui tutto è misurabile e condivisibile, il lusso più grande potrebbe essere proprio quello di smettere, ogni tanto, di inseguire la perfezione e imparare semplicemente a stare bene.</p>
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		<title>Divani, dominano i toni naturali: beige, verde salvia e blu tra i colori più richiesti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/divani-dominano-i-toni-naturali-beige-verde-salvia-e-blu-tra-i-colori-piu-richiesti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 14:11:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[comprare divani]]></category>
		<category><![CDATA[divani]]></category>
		<category><![CDATA[divani 2026]]></category>
		<category><![CDATA[divani colori]]></category>
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					<description><![CDATA[Toni neutri, sfumature ispirate alla natura e colori caldi della terra guidano le scelte di chi acquista un nuovo divano. È questa la tendenza che emerge dalle principali collezioni presentate [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Toni neutri, sfumature ispirate alla natura e colori caldi della terra guidano le scelte di chi acquista un nuovo divano. È questa la tendenza che emerge dalle principali collezioni presentate negli ultimi appuntamenti del design internazionale e dalle indicazioni dei produttori del settore arredamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il beige continua a rappresentare una delle tonalità più richieste grazie alla sua versatilità e alla capacità di adattarsi sia agli interni contemporanei sia agli ambienti dallo stile classico. Accanto ai tradizionali tortora, sabbia e greige, cresce l&#8217;interesse per il bianco caldo e le sfumature crema, considerate più accoglienti rispetto al bianco puro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i colori in maggiore crescita si conferma il verde, soprattutto nelle varianti salvia, oliva ed eucalipto. Si tratta di tonalità che richiamano il mondo naturale e che vengono spesso abbinate a materiali come legno, pietra e fibre naturali, protagonisti delle più recenti tendenze dell&#8217;interior design.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mantiene una posizione di rilievo anche il blu, in particolare nelle versioni petrolio, ottanio e navy. Queste sfumature vengono scelte per conferire eleganza agli ambienti senza rinunciare alla facilità di abbinamento con altri elementi d&#8217;arredo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spazio anche ai colori della terra. Terracotta, mattone, ruggine e caramello sono sempre più presenti nelle nuove collezioni dei marchi di arredamento, in linea con un ritorno a palette calde ispirate ai paesaggi mediterranei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi preferisce uno stile più deciso, il grigio antracite e il nero restano opzioni diffuse, soprattutto nei contesti moderni e minimalisti, anche se oggi vengono spesso alleggeriti da cuscini e complementi dai colori più chiari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo gli esperti del settore, la tendenza generale premia colori senza tempo piuttosto che tonalità particolarmente accese. L&#8217;obiettivo è realizzare ambienti destinati a durare nel tempo, privilegiando sfumature facilmente abbinabili e capaci di adattarsi all&#8217;evoluzione dello stile della casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le previsioni cromatiche elaborate da istituti come Pantone e WGSN-Coloro confermano inoltre una crescente attenzione verso tonalità che evocano benessere, equilibrio e connessione con la natura, un orientamento che continua a influenzare anche il mercato dell&#8217;arredamento imbottito.</p>
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