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	<title>Tendenze e stili di vita | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
	<lastBuildDate>Wed, 02 Sep 2026 11:25:17 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Capelli bianchi: il nuovo fascino della naturalezza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/capelli-bianchi-il-nuovo-fascino-della-naturalezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 11:25:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[capelli bianchi]]></category>
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					<description><![CDATA[Per molto tempo sono stati qualcosa da nascondere. Oggi i capelli bianchi possono diventare, invece, una scelta estetica precisa: una sfumatura in più con cui costruire il proprio look, al [...]]]></description>
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<p>Per molto tempo sono stati qualcosa da nascondere. Oggi i capelli bianchi possono diventare, invece, una scelta estetica precisa: una sfumatura in più con cui costruire il proprio look, al pari di un taglio particolare o di un colore deciso.</p>



<p>Il bianco non è necessariamente sinonimo di trascuratezza, né richiede di essere cancellato alla prima comparsa. Può avere riflessi diversi, dal ghiaccio all’argento, dal perla al sale e pepe, e cambiare completamente a seconda della luce, della texture e del taglio. È proprio questa varietà a renderlo interessante anche dal punto di vista beauty.</p>



<p>A fare la differenza è soprattutto la cura. Un capello bianco tende a essere più poroso e può apparire più secco o opaco: shampoo delicati, maschere nutrienti e prodotti specifici per mantenere luminosità e morbidezza diventano quindi alleati importanti. Anche il taglio conta. Linee nette e contemporanee possono dare carattere, mentre lunghezze morbide e scalature leggere rendono il risultato più naturale.</p>



<p>Il sale e pepe, poi, ha un fascino particolare. Le diverse tonalità che si mescolano tra loro creano un effetto quasi tridimensionale, capace di valorizzare sia i tagli corti sia le chiome più lunghe. Non serve necessariamente uniformare il colore: le sfumature possono diventare parte dell’estetica stessa della capigliatura.</p>



<p>C’è anche un aspetto pratico da considerare. Lasciare emergere il bianco significa ripensare la propria routine dal punto di vista della manutenzione. La fase di passaggio può essere graduale e, per chi lo desidera, accompagnata dal parrucchiere con tagli strategici, tonalizzazioni o tecniche che rendano meno evidente la differenza tra la ricrescita e le lunghezze colorate.</p>



<p>Ma forse il vero cambiamento riguarda lo sguardo. I capelli bianchi non raccontano una sola storia e non hanno una sola età. Possono convivere con un guardaroba minimalista o con colori accesi, con un trucco quasi invisibile o con un rossetto deciso. Possono essere sofisticati, grintosi, romantici o volutamente spettinati.</p>



<p>In un momento in cui la bellezza cerca sempre più spesso di allontanarsi dall’idea di un modello unico, anche il bianco entra così nel territorio dello stile. Non come rinuncia, ma come possibilità: quella di scegliere come portarlo, come tagliarlo e soprattutto come farlo parlare con il resto della propria immagine.</p>
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		<title>Anno scolastico all’estero: è già boom di iscrizioni USA per i prossimi due anni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/anno-scolastico-allestero-e-gia-boom-di-iscrizioni-usa-per-i-prossimi-due-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 10:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[anno scolastico all'estero]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[Entrano nel vivo in questi giorni le partenze degli studenti italiani per l&#8217;anno all&#8217;estero, con gli Stati Uniti saldamente in testa ai desideri dei ragazzi. Un trend destinato a crescere [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Entrano nel vivo in questi giorni le partenze degli studenti italiani per l&#8217;anno all&#8217;estero, con gli Stati Uniti saldamente in testa ai desideri dei ragazzi. Un trend destinato a crescere in modo esponenziale nei prossimi due anni, come confermano i dati di Astudy International Education. L&#8217;organizzazione leader nei programmi di studio all&#8217;estero registra infatti un forte balzo in avanti delle&nbsp;<strong>prenotazioni per gli USA: +60% per le partenze di agosto 2027 e un eccezionale +105% per l&#8217;estate 2028</strong>.</p>



<p>Numeri che riflettono un importante cambio di passo:&nbsp;<strong>le famiglie italiane pianificano</strong>&nbsp;questo progetto internazionale&nbsp;<strong>con un anticipo mai visto prima</strong>. Molti giovanissimi, già sui banchi della prima superiore, iniziano a progettare e prenotare il soggiorno studio che frequenteranno durante il terzo o quarto anno di liceo.</p>



<p>Il forte legame con gli USA riflette una precisa combinazione di fattori culturali ed economici, che mantengono il paese al primo posto rispetto ad altre mete come Canada ed Europa. Secondo Astudy le ragioni di questa crescita straordinaria sono diverse.</p>



<p>A guidare la scelta tra i giovani è un sistema scolastico unico, trainato dall&#8217;immancabile &#8220;High School Spirit&#8221;, che offre materie innovative, flessibilità accademica, sport, club pomeridiani e attività extracurricolari.</p>



<p>D’altra parte, negli ultimi anni, sono cambiate anche le esigenze delle famiglie. Quando si affronta un progetto importante come la partenza di un figlio minorenne per un semestre o un intero anno scolastico all’estero, genitori e studenti chiedono oggi maggiori certezze, una maggiore possibilità di programmazione e, in alcuni casi, la possibilità di personalizzare maggiormente l’esperienza.</p>



<p>E proprio per rispondere a queste nuove esigenze che Astudy ha sviluppato, insieme ai propri partner americani, due nuove opportunità all’interno del tradizionale programma High School Classic negli Stati Uniti che prevede solitamente che l’abbinamento (<em>placement</em>) tra studente, scuola e famiglia ospitante venga comunicato a ridosso della partenza. E’ una caratteristica di questo modello di scambio culturale, nel quale l’abbinamento dipende dalla disponibilità e dalla selezione delle famiglie ospitanti, dalla compatibilità tra studente e famiglia e dall’accettazione dello studente da parte della scuola locale.</p>



<p>“<em>Il legame diretto con i nostri partner americani, accreditati come sponsor ufficiali del Dipartimento di Stato USA, ci consente oggi di&nbsp;<strong>essere l’unica organizzazione in Italia a offrire</strong>&nbsp;una doppia, esclusiva opportunità&nbsp;</em>– sottolinea Beate Lenzbauer, Country Manager di Astudy Education Italia –&nbsp;<strong><em>la certezza della destinazione entro il mese di maggio o la selezione preventiva dello Stato di accoglienza</em></strong><em>, come Maine, Texas, Minnesota e Michigan</em>”.</p>
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		<title>Giornata mondiale del cane, quali sono i più amati dagli italiani?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giornata-mondiale-del-cane-quali-sono-i-piu-amati-dagli-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 13:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale del cane]]></category>
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					<description><![CDATA[Non è soltanto una questione di razza. Nella scelta di un cane entrano sempre più in gioco carattere, abitudini e stile di vita, con la ricerca di un animale capace [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non è soltanto una questione di razza. Nella scelta di un cane entrano sempre più in gioco carattere, abitudini e stile di vita, con la ricerca di un animale capace di inserirsi nella quotidianità della famiglia. E se a livello nazionale il meticcio resta la scelta più diffusa, le preferenze cambiano sensibilmente anche da una regione all’altra.</p>



<p>È quanto emerge dall’analisi realizzata da <strong>Rover.com</strong> in occasione della Giornata Mondiale del Cane, che si celebra il 26 agosto. La piattaforma di servizi di pet care ha incrociato i dati della propria community per fotografare le razze canine più popolari in Italia nel 2026.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La classifica nazionale</h3>



<p>Sul gradino più alto del podio ci sono i <strong>meticci</strong>, seguiti dal <strong>Barboncino</strong> e dal <strong>Bassotto</strong>. Quarta posizione per il <strong>Labrador Retriever</strong>, mentre il <strong>Bulldog Francese</strong> completa le prime cinque posizioni.</p>



<p>Seguono <strong>Golden Retriever, Jack Russell Terrier, Chihuahua, Maltese e Cocker Spaniel Inglese</strong>, che completano la top ten.</p>



<p>La classifica mette in evidenza la popolarità di cani dalle caratteristiche molto diverse, ma accomunati, secondo l&#8217;analisi, dalla capacità di adattarsi alla vita quotidiana delle famiglie. Particolarmente significativo il primo posto dei meticci, spesso protagonisti di adozioni da canili o associazioni e sempre più presenti nelle case degli italiani.</p>



<p><strong>Top 10</strong></p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li>Meticcio</li>



<li>Barboncino</li>



<li>Bassotto</li>



<li>Labrador Retriever</li>



<li>Bulldog Francese</li>



<li>Golden Retriever</li>



<li>Jack Russell Terrier</li>



<li>Chihuahua</li>



<li>Maltese</li>



<li>Cocker Spaniel Inglese</li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading">Ogni regione ha il suo preferito</h3>



<p>Dietro la classifica nazionale si nascondono però differenze interessanti. In <strong>Lombardia</strong> le prime tre posizioni ricalcano il podio italiano, con meticcio, Barboncino e Bassotto. A seguire si trovano Golden Retriever e Chihuahua.</p>



<p>Nel <strong>Lazio</strong> la classifica conferma i primi tre posti nazionali, mentre nelle posizioni successive compaiono Bulldog Francese e Labrador Retriever.</p>



<p>Il <strong>Labrador Retriever</strong> guadagna invece una posizione di rilievo in <strong>Campania ed Emilia-Romagna</strong>, dove sale sul podio. Una presenza legata anche alle caratteristiche della razza, tradizionalmente apprezzata per il carattere socievole e la predisposizione alla vita familiare.</p>



<p>In <strong>Sicilia e Puglia</strong> emerge invece il <strong>Jack Russell Terrier</strong>, cane energico e vivace. In <strong>Calabria</strong> si distingue l&#8217;<strong>American Staffordshire Terrier</strong>, una preferenza meno comune rispetto alle razze che dominano la classifica nazionale.</p>



<p>Particolare anche il caso della <strong>Toscana</strong>, dove il Bassotto conquista il secondo posto, precedendo sia il Labrador Retriever sia il Barboncino.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cani e gatti sempre più protagonisti della vita quotidiana</h3>



<p>La fotografia scattata da Rover si inserisce in un cambiamento più ampio nel rapporto tra italiani e animali domestici. Cani e gatti non sono più considerati soltanto compagni di casa, ma entrano sempre più nelle scelte che riguardano il tempo libero, le vacanze e l&#8217;organizzazione della vita quotidiana.</p>



<p>«Ogni animale domestico è unico, ma osservando i dati della nostra community emerge un quadro chiaro di come stia evolvendo il rapporto tra gli italiani e i loro pet», commenta <strong>Elia Borrini, General Manager International di Rover</strong>. Secondo Borrini, la crescita delle adozioni di cani meticci e la popolarità delle razze particolarmente adatte alla vita familiare e agli ambienti urbani mostrano una crescente attenzione al benessere animale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">E i gatti?</h3>



<p>L&#8217;analisi di Rover ha preso in considerazione anche le preferenze degli italiani per i gatti. A dominare la classifica è il <strong>gatto Europeo (Celtic Shorthair)</strong>, seguito dal <strong>British Shorthair</strong> e dall&#8217;<strong>Asian Tabby</strong>.</p>



<p>Nelle posizioni successive figurano <strong>Siberiano, Maine Coon, Scottish Fold, Certosino, Ragdoll, Persiano e Bengala</strong>.</p>



<p>Il quadro complessivo racconta così un&#8217;Italia sempre più attenta alla presenza degli animali nella propria quotidianità. Dalla scelta della razza alle vacanze, passando per la gestione della casa e del tempo libero, il rapporto con i pet sembra essere diventato parte integrante dello stile di vita di molte famiglie.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ludopatia, dov&#8217;è più difficile chiedere aiuto? Campania seconda peggior regione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ludopatia-dove-piu-difficile-chiedere-aiuto-campania-seconda-peggior-regione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 12:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[ludopatia]]></category>
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					<description><![CDATA[La Campania si colloca al 19° e penultimo posto della classifica nazionale sull’accessibilità potenziale ai centri contro la ludopatia. Secondo l’analisi realizzata da&#160;Oltre il Gioco, nella regione risultano 11 centri [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>La Campania si colloca al 19° e penultimo posto della classifica nazionale sull’accessibilità potenziale ai centri contro la ludopatia</strong>. Secondo l’analisi realizzata da&nbsp;<em>Oltre il Gioco</em>, nella regione risultano 11 centri censiti per il disturbo da gioco d’azzardo, pari a un centro ogni 506.246 residenti.</p>



<p><strong>È il dato regionale elaborato da&nbsp;<em>Oltre il Gioco</em></strong>, progetto editoriale indipendente dedicato all’informazione, all’orientamento e alla prevenzione del gioco problematico in Italia. L’analisi ha messo in rapporto il numero di centri censiti in ciascuna regione con la popolazione residente, così da misurare la distribuzione territoriale dei presidi di aiuto.</p>



<p><strong>Campania dunque al 19° e penultimo posto in Italia</strong>, con 11 centri censiti e un rapporto di un centro ogni 506.246 residenti. Il dato è peggiore della media nazionale, pari a un centro ogni 244.576 abitanti.</p>



<p><strong>La classifica è ordinata dalla regione in cui l’accesso potenziale ai centri risulta più favorevole a quella in cui risulta più difficile.</strong>&nbsp;Il parametro principale è il numero di abitanti per centro: più il valore è alto, più ampio è il bacino potenziale che ciascun presidio può trovarsi a coprire.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="500" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-21-143717-1024x500.png" alt="" class="wp-image-257089" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-21-143717-1024x500.png 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-21-143717-300x147.png 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-21-143717-768x375.png 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-21-143717.png 1283w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Il dato non riguarda la qualità clinica dell’assistenza offerta dai servizi presenti nella regione.</strong>&nbsp;L’analisi non valuta competenze degli operatori, efficacia dei percorsi, tempi di attesa, numero di professionisti o persone effettivamente prese in carico. Misura invece un aspetto preliminare: quanti centri risultano disponibili, in rapporto alla popolazione, per chi vive in una determinata regione e ha bisogno di orientamento o supporto.</p>



<p><strong>Le regioni dove l’accessibilità potenziale risulta più difficile sono Calabria, Campania, Sicilia, Sardegna e Trentino-Alto Adige.</strong>&nbsp;In Calabria il rapporto è di un centro ogni 1.827.571 residenti, in Campania di uno ogni 506.246, in Sicilia di uno ogni 397.933, in Sardegna di uno ogni 388.622 e in Trentino-Alto Adige di uno ogni 363.606.</p>



<p><strong>All’estremo opposto della classifica, le regioni dove l’accessibilità potenziale ai centri risulta più favorevole sono Marche, Liguria, Valle d’Aosta, Abruzzo e Umbria.</strong>&nbsp;Le Marche guidano la graduatoria con un centro ogni 82.213 residenti, seguite dalla Liguria con uno ogni 116.307, dalla Valle d’Aosta con uno ogni 122.554, dall’Abruzzo con uno ogni 140.802 e dall’Umbria con uno ogni 141.771. In questi territori il numero di abitanti per centro è sensibilmente inferiore alla media nazionale, pari a un centro ogni 244.576 residenti.</p>



<p>Il tema dell’accesso all’aiuto è centrale perché chiedere supporto per il gioco problematico è spesso un passaggio complesso.&nbsp;Possono pesare vergogna, paura del giudizio, difficoltà a riconoscere il problema o timore delle conseguenze economiche e familiari. Quando i presidi sono pochi rispetto alla popolazione, anche individuare il servizio più vicino o avviare un primo contatto può diventare più difficile.</p>



<p><strong>L’accesso ai servizi riguarda anche familiari, partner, amici e persone vicine a chi gioca.</strong>&nbsp;In molti casi sono proprio loro ad accorgersi per primi dei segnali di difficoltà, come debiti, bugie, richieste di denaro, irritabilità, isolamento o tentativi ripetuti di recuperare le perdite. Anche per questo la presenza di centri e servizi di orientamento sul territorio rappresenta un elemento importante.</p>



<p>In Italia è attivo il Telefono Verde per le problematiche legate al gioco d’azzardo dell’Istituto Superiore di Sanità, 800 558822.&nbsp;Il servizio è nazionale, anonimo e gratuito, ed è rivolto sia alle persone con difficoltà legate al gioco sia a familiari e amici. È disponibile dal lunedì al venerdì, dalle 10:00 alle 16:00.&nbsp;Sul portale Uscire dal Gioco dell’Istituto Superiore di Sanità è inoltre disponibile una mappatura territoriale dei centri di cura per il disturbo da gioco d’azzardo.&nbsp;La ricerca consente di selezionare regione, provincia, tipologia di servizio e tipologia di intervento. In caso di dubbio, è possibile rivolgersi anche ai Servizi per le Dipendenze delle ASL, i SerD.</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giochi da fare in vacanza, le idee per divertirsi senza smartphone</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giochi-da-fare-in-vacanza-le-idee-per-divertirsi-senza-smartphone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 11:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[estate senza smartphone]]></category>
		<category><![CDATA[giochi da fare in vacanza]]></category>
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					<description><![CDATA[Le vacanze sono il momento ideale per rallentare, staccare dalla routine e concedersi qualche ora lontano dallo schermo. Ma quando il telefono resta in borsa e non ci sono notifiche [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le vacanze sono il momento ideale per rallentare, staccare dalla routine e concedersi qualche ora lontano dallo schermo. Ma quando il telefono resta in borsa e non ci sono notifiche da controllare, può capitare di non sapere come riempire il tempo. La soluzione? Tornare ai giochi più semplici, quelli che non richiedono connessione, batterie o applicazioni e che possono coinvolgere bambini, ragazzi, adulti e nonni.</p>



<p>Dalla spiaggia alla montagna, passando per una casa di vacanza o una serata in compagnia, le possibilità sono tante. E spesso bastano carta e penna, un mazzo di carte o semplicemente la voglia di stare insieme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Carte: un grande classico che non passa mai di moda</h2>



<p>Un mazzo di carte è probabilmente uno degli oggetti più versatili da mettere in valigia. Si può giocare in pochi o in gruppo, scegliendo tra giochi semplici e partite più strategiche. Scopa, briscola, tressette, scala quaranta e solitario permettono di adattare il passatempo all&#8217;età e al numero dei partecipanti.</p>



<p>Per i più piccoli si possono invece inventare giochi di memoria o semplici sfide basate sul riconoscimento delle carte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giochi di parole: basta una penna</h2>



<p>Carta e penna possono trasformarsi in un passatempo per interi pomeriggi. Una delle possibilità più immediate è la classica “Nomi, cose, città”, con categorie che possono essere ampliate a piacere: animali, mestieri, film, personaggi famosi, cibi, località di vacanza.</p>



<p>Un&#8217;altra idea è il gioco delle parole concatenate: una persona pronuncia una parola e la successiva deve iniziare con l&#8217;ultima lettera, oppure con l&#8217;ultima sillaba, della parola precedente. Per rendere la sfida più interessante si possono stabilire categorie e limiti di tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Indovinelli e quiz per tutte le generazioni</h2>



<p>Non serve preparare un vero e proprio gioco da tavolo per organizzare un quiz. Si possono creare domande su cinema, musica, sport, geografia, storia o curiosità, dividendo i partecipanti in squadre.</p>



<p>Una formula divertente è quella del quiz a tema familiare: domande sui viaggi fatti insieme, sui ricordi d&#8217;infanzia o sulle abitudini dei componenti della famiglia. In questo modo il gioco diventa anche un&#8217;occasione per raccontare episodi e storie che magari non vengono più ricordati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giochi da fare in spiaggia</h2>



<p>La spiaggia offre già tutto ciò che serve per divertirsi senza tecnologia. Racchettoni, bocce e giochi con la palla sono adatti a diverse età e possono coinvolgere più persone.</p>



<p>Per chi preferisce qualcosa di più tranquillo, si può organizzare una gara di costruzioni con la sabbia, una sfida fotografica… senza fotografare: l&#8217;obiettivo sarà semplicemente osservare e individuare particolari del paesaggio, oppure una gara di castelli e sculture, lasciando spazio alla fantasia.</p>



<p>Anche una semplice passeggiata può diventare un gioco: si può cercare il primo oggetto di un determinato colore, individuare conchiglie dalle forme particolari o provare a riconoscere piante e animali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giochi di società: la soluzione per le serate</h2>



<p>In valigia può trovare posto anche un piccolo gioco da tavolo. Dama, scacchi, domino, Forza 4 e giochi di percorso sono adatti a momenti diversi e possono essere scelti in base all&#8217;età dei partecipanti.</p>



<p>Per una serata in famiglia funzionano bene anche i giochi che prevedono associazioni di parole, disegni, mimica e memoria. Il vantaggio è che non esiste un&#8217;età precisa per iniziare: spesso sono proprio le differenze tra generazioni a rendere le partite più divertenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il gioco delle storie</h2>



<p>Un&#8217;attività che non richiede alcun materiale è inventare una storia tutti insieme. Il primo partecipante comincia con una frase, il secondo aggiunge un elemento e così via. La storia può diventare surreale, comica o avventurosa.</p>



<p>Per i bambini è un modo per stimolare fantasia e linguaggio, mentre per gli adulti può trasformarsi in una sfida creativa. Una variante consiste nell&#8217;estrarre casualmente tre parole e costruire una storia che le contenga tutte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giochi di osservazione e memoria</h2>



<p>Anche aspettare l&#8217;autobus, viaggiare in auto o stare seduti al bar può diventare un&#8217;occasione per giocare. Si può scegliere un oggetto da osservare per alcuni secondi e poi chiedere agli altri di ricordarne i dettagli, oppure fare una gara per individuare determinati elementi nel paesaggio.</p>



<p>Un&#8217;altra idea è il “vedo qualcosa che tu non vedi”: un partecipante sceglie un oggetto visibile e fornisce alcuni indizi, mentre gli altri devono indovinarlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché riscoprire il gioco senza schermi</h2>



<p>Stare qualche ora senza cellulare non significa semplicemente rinunciare alla tecnologia. Può essere un modo per recuperare conversazioni, attenzione e tempo condiviso. I giochi permettono di coinvolgere persone di età diverse, favoriscono la socialità e, soprattutto, non richiedono una connessione Internet.</p>



<p>La vacanza può quindi diventare anche un&#8217;occasione per sperimentare una piccola “disconnessione” quotidiana: telefoni lontani per un&#8217;ora, un tavolo, qualche carta, una penna o semplicemente la voglia di giocare. Per combattere la noia, spesso non serve altro.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il lavoro ci segue anche in vacanza: perché facciamo sempre più fatica a disconnetterci</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-lavoro-ci-segue-anche-in-vacanza-perche-facciamo-sempre-piu-fatica-a-disconnetterci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 09:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[disconnessione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[vacanza]]></category>
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					<description><![CDATA[La valigia è chiusa, il volo è partito, il telefono dovrebbe restare in modalità silenziosa. Eppure, per molti, la pausa dal lavoro non coincide più con una vera pausa. Una [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La valigia è chiusa, il volo è partito, il telefono dovrebbe restare in modalità silenziosa. Eppure, per molti, la pausa dal lavoro non coincide più con una vera pausa. Una notifica, una mail, una richiesta arrivata su una chat aziendale possono bastare a riportare la mente alla scrivania anche quando la scrivania è a centinaia di chilometri di distanza.</p>



<p>Il fenomeno è ormai parte delle nuove abitudini professionali. Lo smartphone ha reso possibile lavorare praticamente ovunque e, allo stesso tempo, ha reso molto più difficile stabilire dove finisca l&#8217;attività professionale e dove cominci il tempo personale. Durante le vacanze questa sovrapposizione diventa ancora più evidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vacanza con il telefono in mano</h2>



<p>Non è necessariamente una telefonata urgente a rovinare una giornata al mare. A volte basta un controllo veloce della posta elettronica, una notifica visualizzata per errore o la curiosità di sapere cosa sta succedendo in ufficio.</p>



<p>Il problema è che l&#8217;attenzione viene continuamente richiamata verso il lavoro. Anche quando non si risponde, il semplice fatto di sapere che potrebbe arrivare una richiesta mantiene una parte della mente in stato di allerta.</p>



<p>La tecnologia, nata anche per rendere più flessibile l&#8217;organizzazione del lavoro, ha così modificato il confine tra disponibilità e tempo libero. Una connessione permanente offre indubbi vantaggi, ma può trasformare ogni momento della giornata in una potenziale finestra lavorativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mito della persona sempre efficiente</h2>



<p>A complicare la situazione c&#8217;è anche un cambiamento culturale. Essere impegnati, produttivi e veloci nel rispondere è diventato per molti un segnale di affidabilità.</p>



<p>Da qui nasce una sorta di automatismo: se arriva un messaggio, si risponde; se compare una mail, si controlla; se qualcuno chiede qualcosa, si cerca di risolverla. Anche in vacanza.</p>



<p>Il risultato è un paradosso. Ci si allontana fisicamente dall&#8217;ambiente professionale, ma si continua a portarselo dietro attraverso lo smartphone. La pausa diventa quindi soltanto geografica, mentre mentalmente si rimane collegati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il riposo diventa difficile</h2>



<p>Riposarsi non significa semplicemente non essere seduti davanti a un computer. Il recupero richiede anche la possibilità di interrompere temporaneamente l&#8217;attenzione verso compiti, scadenze e problemi.</p>



<p>Una vacanza continuamente interrotta dalle incombenze professionali rischia quindi di perdere parte della sua funzione. Non perché qualche minuto dedicato a una mail renda automaticamente inutile un viaggio, ma perché la disponibilità costante può impedire di raggiungere quella distanza psicologica necessaria per staccare davvero.</p>



<p>Ecco perché il vero lusso contemporaneo potrebbe essere qualcosa di molto meno appariscente di una suite vista mare: poter essere irreperibili per qualche ora senza sentirsi in colpa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La reperibilità come abitudine</h2>



<p>Il confine è particolarmente sottile per chi lavora in modalità ibrida o da remoto. Se il computer può essere aperto dalla cucina di casa, dalla camera d&#8217;albergo o da una terrazza sul mare, anche il concetto stesso di luogo di lavoro diventa più sfumato.</p>



<p>Durante l&#8217;anno questa flessibilità può essere preziosa. In vacanza, però, può trasformarsi in una tentazione difficile da gestire: «Faccio solo una cosa e poi torno al mio tempo libero».</p>



<p>Quella singola attività può diventare una serie di messaggi, una riunione improvvisata, una questione da risolvere. E il tempo destinato al riposo finisce per essere frammentato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Imparare a non rispondere</h2>



<p>Disconnettersi non significa necessariamente rinunciare alla tecnologia. Può significare, più semplicemente, stabilire dei confini.</p>



<p>Disattivare le notifiche, delegare le questioni realmente urgenti, comunicare con chiarezza il periodo di assenza e stabilire chi può essere contattato in caso di necessità sono piccoli accorgimenti che aiutano a rendere effettiva la pausa.</p>



<p>Ma c&#8217;è anche una componente personale. Bisogna accettare che non tutto richieda una risposta immediata e che, durante le ferie, non essere disponibili non equivalga a essere irresponsabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova frontiera del lusso</h2>



<p>In una quotidianità fatta di notifiche, messaggi istantanei e agende sempre piene, il tempo non connesso assume un valore particolare.</p>



<p>Per questo le vacanze possono diventare anche un&#8217;occasione per recuperare un rapporto diverso con la tecnologia. Non necessariamente una fuga totale dal digitale, ma la possibilità di scegliere quando esserci e quando no.</p>



<p>Per qualche giorno, il vero privilegio potrebbe allora essere molto semplice: non avere nulla da controllare, nessuno a cui rispondere e nessuna sensazione di urgenza da inseguire.</p>



<p>Perché una vacanza comincia davvero non quando si chiude la porta dell&#8217;ufficio, ma quando la mente smette di tornarci continuamente.</p>
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		<title>La valigia dell&#8217;estate 2026? Più smart, organizzata e pronta a tutto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-valigia-dellestate-2026-piu-smart-organizzata-e-pronta-a-tutto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 11:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[cosa mettere in valigia]]></category>
		<category><![CDATA[viaggiare]]></category>
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					<description><![CDATA[Dimmi cosa metti in valigia e ti dirò che viaggiatore sei. C&#8217;è chi non parte senza un power bank, chi controlla di avere lo zaino perfetto per un viaggio itinerante, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dimmi cosa metti in valigia e ti dirò che viaggiatore sei. C&#8217;è chi non parte senza un power bank, chi controlla di avere lo zaino perfetto per un viaggio itinerante, chi organizza il bagaglio nei minimi dettagli e chi, prima ancora di scegliere la destinazione, pensa a come affrontare il caldo. Oggi la valigia non contiene solo vestiti: racconta un modo di viaggiare.</p>



<p>Lo conferma l&#8217;analisi di idealo, portale internazionale leader nella comparazione prezzi, che fotografa le ricerche online degli italiani in vista delle partenze estive. Tra accessori per organizzare il bagaglio, dispositivi tecnologici, prodotti per affrontare le alte temperature e soluzioni pensate per chi viaggia leggero, emerge un&#8217;identità precisa: le vacanze del 2026 sono sempre più pratiche, connesse e organizzate.</p>



<p><strong>Il travel starter pack essenziale delle vacanze parte dall&#8217;organizzazione</strong><br>Prima ancora di chiudere la valigia, cresce l&#8217;attenzione per tutto ciò che rende il viaggio più semplice. A luglio, gli accessori per borse registrano l&#8217;incremento più elevato dell&#8217;intera rilevazione (+112% rispetto al periodo precedente e +95% rispetto al 2025), seguiti da valigie e borse (+60%) e dai bagagli per moto (+15%).</p>



<p>Anche chi viaggia con bambini si organizza con maggiore anticipo: gli scaldabiberon portatili aumentano del +166% rispetto alle settimane precedenti e del +96% su base annua, mentre gli accessori per passeggini crescono del +16% e registrano un vero exploit rispetto allo scorso anno (+348%).</p>



<p><strong>Sempre connessi, anche in vacanza<br></strong>Che sia un weekend, un viaggio all&#8217;estero o un interrail attraverso l&#8217;Europa, la tecnologia continua a occupare un posto fisso in valigia.</p>



<p>Le ricerche di accessori per cuffie crescono del +66% rispetto al periodo precedente e del +170% rispetto allo scorso anno. Crescono anche custodie per tablet (+35%), tablet (+27%) e caricatori per telefoni cellulari (+10%).</p>



<p>Tra gli accessori ormai indispensabili spiccano i power bank, che rispetto allo stesso periodo del 2025 registrano un incremento del +194%, confermandosi uno dei prodotti simbolo dell&#8217;estate.</p>



<p><strong>Meno peso, più libertà: cresce il viaggio itinerante</strong><br>Viaggiare leggeri sembra essere la parola d&#8217;ordine. Le ricerche di zaini aumentano del +36% rispetto alla seconda metà di giugno e del +6% su base annua, mentre i sacchi a pelo registrano un incremento del +53%.</p>



<p>Cresce anche l&#8217;interesse per le torce frontali (+71% rispetto al periodo precedente e +36% sul 2025), accessorio sempre più associato a campeggi, escursioni e vacanze nella natura.</p>



<p>Nel complesso, il segmento dedicato ai viaggi con lo zaino in spalla registra una crescita del +33% rispetto alle settimane precedenti e del +53% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.</p>



<p><strong>Anche il caldo cambia il contenuto della valigia</strong><br>Le temperature estive influenzano anche le ricerche online. Le borse da spiaggia registrano una crescita del +66% rispetto al periodo precedente e di oltre il +500% rispetto al 2025, mentre le borracce aumentano del +20% rispetto a giugno e del +82% su base annua.</p>



<p>In aumento anche borse frigo (+12%) e frigoriferi portatili (+12%), prodotti che confermano come il comfort sia diventato una priorità anche durante gli spostamenti.</p>



<p>Le ricerche registrate da idealo raccontano un cambiamento che va oltre i singoli prodotti. Le vacanze degli italiani sono sempre più organizzate, leggere e connesse: ogni accessorio risponde a un&#8217;esigenza precisa, dalla praticità alla sostenibilità, dalla tecnologia al benessere.</p>



<p>Perché, in fondo, la valigia perfetta non è quella più piena, ma quella pensata meglio.</p>
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		<title>Gioco d’azzardo, 6 studenti su 10 tra i 15 e i 19 anni hanno giocato nel 2025: oltre 340 mila online</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gioco-dazzardo-6-studenti-su-10-tra-i-15-e-i-19-anni-hanno-giocato-nel-2025-oltre-340-mila-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 11:54:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[gioco d'azzardo]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 2025 il 60% degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni ha giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno. Il 64% lo aveva fatto almeno una volta [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel 2025 il 60% degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni ha giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno. Il 64% lo aveva fatto almeno una volta nella vita e più di 340.000 studenti, circa il 14%, riferivano di aver giocato online. La Relazione annuale al Parlamento del 2026, basata sui dati 2025, rileva <strong>comportamenti di gioco a rischio o problematici anche tra gli 11 e i 13 anni</strong>, nonostante il divieto ai minori.</p>



<p>I numeri aprono il primo approfondimento di&nbsp;<em>Oltre il Gioco</em>, nuovo progetto editoriale indipendente dedicato all’informazione, all’orientamento e alla prevenzione del gioco problematico. Il lancio del sito è accompagnato dalla partnership con&nbsp;<em>Loqui</em>, piattaforma di terapia online e partner salute mentale del progetto.</p>



<p>Il fenomeno riguarda anche gli adulti. Uno studio epidemiologico dell’Istituto Superiore di Sanità, condotto nel 2017-2018, stimava 1,4 milioni di maggiorenni con un profilo di gioco a rischio moderato, pari al 2,8%, e 1,5 milioni con un profilo di gioco problematico, pari al 3%. Sommando i due gruppi,&nbsp;<strong>l’area di vulnerabilità coinvolgeva circa 2,9 milioni di persone</strong>. I risultati derivano però da uno strumento di screening e non equivalgono necessariamente a diagnosi cliniche.</p>



<p>Nel 2025 la raccolta complessiva del gioco pubblico in Italia ha intanto raggiunto 165,3 miliardi di euro, generando circa 11,4 miliardi di gettito erariale. Dietro questi volumi, per alcune persone il gioco può smettere progressivamente di essere un passatempo e compromettere salute mentale, relazioni, lavoro e gestione del denaro.</p>



<p>Dal 2013&nbsp;<strong>il disturbo da gioco d’azzardo è classificato nel DSM-5 come dipendenza comportamentale.&nbsp;</strong>Tra i campanelli d’allarme indicati nell’analisi figurano l’aumento della frequenza e delle somme giocate, i tentativi falliti di smettere, l’irritabilità quando si prova a interrompere, la rincorsa delle perdite, prestiti, debiti e segretezza su conti e movimenti bancari. Possono inoltre comparire isolamento, perdita di interesse per altre attività e cambiamenti d’umore collegati alle vincite e alle perdite.</p>



<p>Anche&nbsp;<strong>i cosiddetti near miss, o quasi successi, possono favorire la ripetizione del comportamento.</strong>&nbsp;Sono risultati economicamente perdenti, come due simboli vincenti su tre in una slot, che possono essere percepiti come vicini alla vittoria. La ricerca citata nell’articolo mostra che possono coinvolgere circuiti cerebrali associati alle vincite e aumentare la motivazione a continuare. L’illusione di controllo e la convinzione che, dopo una serie di perdite, una vincita sia ormai “dovuta” possono alimentare ulteriormente il gioco.</p>



<p>Familiari e amici possono accorgersi del problema prima della richiesta di aiuto. Denaro mancante, bugie, prestiti, irritabilità, assenze e progressivo allontanamento dalle attività familiari o sociali sono&nbsp;<strong>segnali osservabili.&nbsp;</strong>Ed è importante affrontarli partendo da comportamenti concreti, senza accuse o diagnosi improvvisate, e senza attendere che la situazione sia completamente fuori controllo.</p>



<p><em><a href="https://oltreilgioco.it/dal-rischio-alla-consapevolezza-come-riconoscere-i-campanelli-dallarme-del-gioco-dazzardo-problematico/" data-type="link" data-id="https://oltreilgioco.it/dal-rischio-alla-consapevolezza-come-riconoscere-i-campanelli-dallarme-del-gioco-dazzardo-problematico/">Loqui</a></em>, partner salute mentale di&nbsp;<em>Oltre il Gioco</em>, sottolinea: “Un supporto specialistico permette di comprendere non soltanto quanto il gioco sia diventato problematico, ma anche quale funzione stia svolgendo nella vita della persona:&nbsp;<strong>ricerca di eccitazione, tentativo di gestire emozioni dolorose, difficoltà nel controllo degli impulsi&nbsp;</strong>o combinazione di più fattori. Riconoscere un problema di gioco significa osservare con maggiore chiarezza ciò che sta accadendo. Se il gioco d’azzardo riguarda direttamente te o una persona a cui vuoi bene, parlarne con un professionista o contattare un servizio specializzato può essere un primo passo concreto”.</p>



<p>In Italia è attivo&nbsp;<strong>il Telefono Verde Nazionale 800 558822 dell’Istituto Superiore di Sanità, anonimo e gratuito,</strong>&nbsp;rivolto sia alle persone con difficoltà legate al gioco sia a familiari e amici. È disponibile dal lunedì al venerdì, dalle 10:00 alle 16:00. Sul territorio è inoltre possibile rivolgersi ai Servizi per le Dipendenze delle ASL, i SerD.</p>



<p></p>
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		<title>Sette italiani su dieci preferiscono le destinazioni nazionali per le vacanze di agosto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sette-italiani-su-dieci-preferiscono-le-destinazioni-nazionali-per-le-vacanze-di-agosto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 11:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[destinazioni nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze di agosto]]></category>
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					<description><![CDATA[Ancora una volta il mese preferito dagli italiani per andare in vacanza è agosto, o almeno è quanto emerge dall&#8217; aumento nelle ricerche e nelle prenotazioni di pacchetti vacanza registrato rispetto [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ancora una volta il mese preferito dagli italiani per andare in vacanza è agosto, o almeno è quanto emerge <strong>dall&#8217; aumento nelle ricerche e nelle prenotazioni di pacchetti vacanza registrato rispetto al mese di luglio da</strong> Travilioo, la piattaforma pioniera in Italia specializzata nella creazione di viaggi su misura, <strong>con un incremento del 23%.</strong></p>



<p>Le destinazioni nazionali sono particolarmente ricercate dai turisti italiani, rispetto a quelle internazionali:&nbsp;<strong>sette su dieci preferiscono restare in Italia (72%) e solo tre hanno scelto destinazioni internazionali.</strong></p>



<p>La maggior parte degli italiani che ha deciso di trascorrere le vacanze nel paese raggiungerà l<strong>e proprie destinazioni in auto: il 65% viaggerà in questo modo</strong>, rispetto ad altri mezzi di trasporto come il treno, l&#8217;autobus o l&#8217;aereo, spostandosi su distanze relativamente brevi dalla propria residenza.</p>



<p>Gli italiani&nbsp;<strong>continuano a scegliere gli hotel come sistemazione, nonostante l&#8217;aumento dei prezzi (48%)</strong>, rispetto ad appartamenti (26%), seconde case o abitazioni di familiari (18%).&nbsp;<strong>Le destinazioni di mare (62%)</strong>&nbsp;prevalgono sulle città (20%) e sulla montagna (16%).</p>



<p><strong>La Sicilia è la regione più ricercata</strong>&nbsp;su&nbsp;<a href="https://travilioo.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Travilioo</a>&nbsp;seguita da Puglia, Calabria, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna&nbsp;nella top 5.</p>



<p><strong>Regioni italiane più ricercate per le vacanze di agosto 2026:</strong> 1. Sicilia; 2. Puglia; 3. Calabria; 4. Trentino-Alto Adige; 5. Emilia-Romagna; 6. Sardegna; 7. Toscana; 8. Campania; 9. Lazio; 10. Liguria</p>



<p>Per quanto riguarda lestero,<strong> l&#8217;Europa sembra la meta preferita con Parigi al primo posto</strong>, davanti a Madrid, Barcellona, Londra, e Lisbona nella top5.</p>



<p><strong>Destinazioni europee più ricercate per le vacanze di agosto 2026:</strong> 1. Parigi; 2. Madrid; 3. Barcellona; 4. Londra; 5. Lisbona; 6. Praga; 7. Budapest; 8. Oslo; 9. Malta; 10. Cracovia</p>



<p>Parlando poi di lungo raggio, le mete più di moda per questo agosto per gli italiani sembrano essere: Tokio, New York, Los Angeles, Mexico City e Istanbul nelle top 5.</p>



<p><strong>Destinazioni di lungo raggio più ricercate per le vacanze di agosto 2026:</strong> 1. Tokio; 2. New York; 3. Los Angeles; 4. Mexico City; 5. Istanbul; 6. Dakar; 7. Pechino; 8. Ho Chi Minh; 9. Marrakech; 10. Katmandu</p>



<p><strong>Gaetano Pistone, Amministratore Delegato di Travilioo, commenta: </strong><em>«Sembra che gli italiani abbiano sempre più voglia di riposare e godersi qualche giorno di vacanza ad agosto. L&#8217;auto è il mezzo di trasporto preferito da chi vuole raggiungere le principali destinazioni vacanziere del nostro paese, in particolare quelle di mare, alloggiando in un hotel. Noi di Travilioo incoraggiamo tutti gli italiani a godersi queste meritate vacanze.</em>»</p>



<p></p>
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		<title>Cambia il modo di invecchiare: gli over 65 italiani scelgono autonomia, viaggi e socialità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cambia-il-modo-di-invecchiare-gli-over-65-italiani-scelgono-autonomia-viaggi-e-socialita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 12:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[invecchiare]]></category>
		<category><![CDATA[senior living]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;idea della terza età sta cambiando profondamente. Sempre più italiani over 65 non associano l&#8217;invecchiamento a una fase di rinuncia, ma a un periodo della vita da vivere in modo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;idea della terza età sta cambiando profondamente. Sempre più italiani over 65 non associano l&#8217;invecchiamento a una fase di rinuncia, ma a un periodo della vita da vivere in modo attivo, mantenendo relazioni, interessi e autonomia. È il quadro che emerge da una ricerca realizzata da <strong>Research Dogma</strong> per <strong>Guild Living</strong>, che fotografa una generazione di senior sempre più dinamica e aperta a nuovi modelli abitativi.</p>



<p>Secondo l&#8217;indagine, il <strong>98% degli intervistati</strong> considera la longevità sinonimo di invecchiamento attivo. Un dato che racconta un cambio di mentalità rispetto al passato: la qualità della vita diventa la priorità, insieme alla possibilità di continuare a coltivare passioni, muoversi e partecipare alla vita sociale.</p>



<p>Anche il viaggio resta una componente fondamentale dello stile di vita degli over 65. Circa <strong>sette italiani su dieci</strong> dichiarano di effettuare almeno due o tre viaggi all&#8217;anno, a conferma di una fascia d&#8217;età sempre più propensa a investire il proprio tempo libero in esperienze e scoperta del territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il senior living non è più una casa di riposo</h2>



<p>Tra gli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca c&#8217;è il cambiamento nella percezione del cosiddetto <strong>senior living</strong>, un modello abitativo già diffuso in Paesi come Regno Unito e Stati Uniti e che inizia a farsi strada anche in Italia.</p>



<p>Non si tratta di strutture assistenziali tradizionali, ma di residenze pensate per persone autosufficienti, con appartamenti indipendenti, spazi comuni, attività culturali, aree fitness, servizi dedicati e occasioni di socializzazione.</p>



<p>L&#8217;indagine evidenzia come <strong>l&#8217;82%</strong> degli over 65 prenderebbe in considerazione un soggiorno temporaneo in una struttura di senior living, mentre il <strong>69%</strong> valuterebbe una permanenza stagionale. Quasi <strong>un intervistato su due (47%)</strong> si dichiara inoltre disponibile a trasferirsi stabilmente in una residenza di questo tipo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una nuova idea di benessere</h2>



<p>Il dato forse più significativo riguarda il significato stesso dell&#8217;abitare. Per molti senior, oggi, la casa non rappresenta soltanto un luogo fisico, ma uno spazio in cui continuare a vivere in sicurezza senza rinunciare all&#8217;indipendenza.</p>



<p>La crescente attenzione verso ambienti accessibili, servizi condivisi e opportunità di relazione riflette un cambiamento sociale che interessa tutta Europa, favorita anche dall&#8217;aumento dell&#8217;aspettativa di vita e dal desiderio di contrastare la solitudine.</p>



<p>Più che una risposta alla fragilità, il senior living viene percepito come uno strumento per mantenere il benessere psicofisico, favorire uno stile di vita attivo e costruire nuove relazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una tendenza destinata a crescere</h2>



<p>Con l&#8217;invecchiamento della popolazione italiana, modelli abitativi orientati all&#8217;autonomia e alla qualità della vita sono destinati ad assumere un ruolo sempre più centrale. La ricerca di Research Dogma evidenzia come la longevità venga interpretata sempre meno come un limite e sempre più come una nuova stagione della vita, da vivere con libertà, esperienze e partecipazione.</p>



<p>Il cambiamento è soprattutto culturale: la terza età non coincide più con il ritiro dalla vita sociale, ma con una fase in cui benessere, tempo libero, relazioni e autonomia diventano elementi essenziali di un nuovo stile di vita.</p>
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		<item>
		<title>Le nonne italiane conquistano il web: il &#8220;nonna maxxing&#8221; diventa un fenomeno globale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/le-nonne-italiane-conquistano-il-web-il-nonna-maxxing-diventa-un-fenomeno-globale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 12:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[nonna maxxing]]></category>
		<category><![CDATA[nonne italiane]]></category>
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					<description><![CDATA[Le nonne italiane diventano il nuovo modello di benessere e longevità per la Generazione Z. Si chiama &#8220;nonna maxxing&#8221; il trend nato negli Stati Uniti e rilanciato da importanti testate [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le nonne italiane diventano il nuovo modello di benessere e longevità per la Generazione Z. Si chiama <strong>&#8220;nonna maxxing&#8221;</strong> il trend nato negli Stati Uniti e rilanciato da importanti testate internazionali come <em>Self</em>, <em>Vice</em>, <em>Newsweek</em> e <em>The Guardian</em>, che celebra lo stile di vita delle anziane italiane come esempio da seguire per rallentare i ritmi, vivere meglio e riscoprire la semplicità.</p>



<p>Il termine deriva dall&#8217;inglese <em>to max out</em>, cioè &#8220;portare al massimo&#8221;, e indica la scelta di ispirarsi alle abitudini delle nonne italiane: passeggiate quotidiane, alimentazione fatta di prodotti freschi e di stagione, cucina casalinga, tempo dedicato alla famiglia e agli amici, ritmi lenti e una vita vissuta all&#8217;interno della comunità.</p>



<p>Secondo i media che hanno raccontato il fenomeno, il &#8220;nonna maxxing&#8221; rappresenta una risposta alla stanchezza digitale e alla pressione, avvertita soprattutto dai più giovani, di essere costantemente produttivi e presenti sui social. Da qui il fascino esercitato da uno stile di vita che privilegia il cosiddetto <em>dolce far niente</em>, espressione italiana spesso richiamata negli articoli dedicati al fenomeno.</p>



<p>Tra gli aspetti più apprezzati ci sono la capacità di accettare con naturalezza l&#8217;invecchiamento, il forte legame con figli e nipoti, la rete di relazioni costruita nel quartiere, la consuetudine di camminare ogni giorno, i momenti trascorsi al bar o in piazza e la cucina basata sulla dieta mediterranea e sui prodotti di stagione.</p>



<p>Il fenomeno richiama anche l&#8217;attenzione sull&#8217;Italia come Paese tra i più longevi d&#8217;Europa e sulla presenza della Sardegna tra le cosiddette &#8220;Blue Zones&#8221;, le aree del mondo in cui si registra la maggiore aspettativa di vita.</p>



<p>Da semplice tendenza social, il &#8220;nonna maxxing&#8221; si sta trasformando così in un fenomeno culturale che invita a riscoprire uno stile di vita meno frenetico e più attento alle relazioni, alla convivialità e al benessere quotidiano, prendendo proprio le nonne italiane come modello.</p>
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		<item>
		<title>Sober curiosity: la nuova generazione riscopre il piacere di stare bene senza alcol</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sober-curiosity-la-nuova-generazione-riscopre-il-piacere-di-stare-bene-senza-alcol/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 11:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[sober curiosity]]></category>
		<category><![CDATA[trend]]></category>
		<category><![CDATA[wellness]]></category>
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					<description><![CDATA[Per anni l’alcol è stato associato a convivialità, divertimento e vita sociale: l’aperitivo dopo il lavoro, il brindisi per festeggiare, il cocktail durante una serata con gli amici. Oggi, però, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per anni l’alcol è stato associato a convivialità, divertimento e vita sociale: l’aperitivo dopo il lavoro, il brindisi per festeggiare, il cocktail durante una serata con gli amici. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Sempre più giovani scelgono di interrogarsi sul proprio rapporto con il bere, dando vita a un fenomeno che si chiama <strong>sober curiosity</strong>: la curiosità di scoprire come ci si sente vivendo con meno alcol, o anche senza.</p>



<p>Non è un movimento di rinuncia e non nasce necessariamente da un problema. Al contrario, il sober curious si presenta come una scelta di consapevolezza: significa chiedersi perché si beve, quanto spesso lo si fa e quale ruolo abbia davvero l’alcol nella propria quotidianità. Una pausa, una riduzione o un periodo di completa astensione diventano strumenti per ascoltare il proprio corpo e sperimentare nuove abitudini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal “bere per socializzare” al “scegliere cosa mi fa stare bene”</h2>



<p>Tra le nuove generazioni, soprattutto tra i più giovani adulti, sta emergendo un approccio diverso al benessere. Sonno di qualità, energia, allenamento, equilibrio mentale e cura di sé sono diventati elementi centrali dello stile di vita. In questo contesto l’alcol viene spesso osservato con maggiore attenzione: può influire sul riposo, sull’umore, sulla concentrazione e sulle performance quotidiane.</p>



<p>La domanda non è più soltanto “posso bere?”, ma “mi fa stare bene?”. È un cambio di prospettiva che sposta il focus dal divieto alla scelta personale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un nuovo modo di vivere la socialità</h2>



<p>Uno degli aspetti più interessanti del sober curiosity riguarda il modo in cui sta trasformando la cultura della socializzazione. Per molto tempo rifiutare un drink poteva sembrare una scelta fuori dagli schemi; oggi ordinare un mocktail, una bevanda analcolica o semplicemente acqua e tonic è sempre più normale.</p>



<p>Bar, ristoranti e locali stanno rispondendo a questa evoluzione con menu dedicati alle alternative senza alcol, creando esperienze che non fanno sentire “escluso” chi sceglie di non bere. L’idea di divertimento si sta lentamente separando dall’obbligo di avere un bicchiere in mano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dei social e della cultura wellness</h2>



<p>Il fenomeno è cresciuto anche grazie ai social network, dove creator e community condividono esperienze di “reset”, sfide senza alcol e percorsi di benessere personale. Il racconto non è più quello della privazione, ma quello della scoperta: più lucidità, più tempo, più energia, più presenza nelle proprie giornate.</p>



<p>Il sober curious lifestyle si inserisce così in una tendenza più ampia che comprende mindfulness, fitness, alimentazione consapevole e ricerca di equilibrio. Non si tratta di inseguire la perfezione, ma di diventare più intenzionali nelle proprie scelte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non una moda passeggera, ma un cambiamento culturale</h2>



<p>Sebbene non significhi che le nuove generazioni abbiano smesso completamente di bere, il sober curiosity racconta un cambiamento nel rapporto con l’alcol. Bere non è più percepito come un rito sociale obbligatorio, ma come una possibilità tra molte.</p>



<p>La vera novità è forse proprio questa: il benessere contemporaneo non viene più definito soltanto da ciò che si aggiunge alla propria vita, ma anche dalla capacità di scegliere cosa lasciare andare. E per una generazione sempre più attenta alla salute fisica e mentale, anche un semplice “stasera passo” può diventare una forma di libertà.</p>
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		<title>Edifici sempre più “verdi”: perché case, uffici e cantieri cercano il bollino della sostenibilità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/edifici-sempre-piu-verdi-perche-case-uffici-e-cantieri-cercano-il-bollino-della-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 10:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[edifici green]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità ambientale]]></category>
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					<description><![CDATA[Per anni parlare di “edificio green” ha significato soprattutto parlare di consumi energetici: bollette più basse, cappotti termici, pannelli solari, classi energetiche migliori. Oggi, però, l’asticella si sta alzando. Case, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per anni parlare di “edificio green” ha significato soprattutto parlare di consumi energetici: bollette più basse, cappotti termici, pannelli solari, classi energetiche migliori. Oggi, però, l’asticella si sta alzando.</p>



<p>Case, uffici, hotel, scuole, stabilimenti produttivi e cantieri vengono valutati sempre più spesso anche per la qualità dei materiali utilizzati, le emissioni generate lungo il ciclo di vita, la salubrità degli ambienti interni, la gestione dell’acqua, il comfort degli occupanti, la tracciabilità dei prodotti e la capacità di dimostrare con dati oggettivi le proprie prestazioni ambientali.</p>



<p>È in questo scenario che&nbsp;<strong>cresce l’interesse per le certificazioni di sostenibilità degli edifici, come&nbsp;</strong><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEzzGOgzAQheHT2CWaGYzBhYttfI3IMBMykoHIJily-hUrrVI_6dP7OeI0gYiViOPkgMghWtmyllt7CutHj10iuJ5mGPrAxsHWVk_dJqyZuUprnZ72Edm7gDSFBXmhHhHlzpy9B48YMmSrkYA8jOggOD9g58iHPABnuo8O5v6ymWt3lPLaLrTEx3k-m-l_DCVD6X8wlJrUt37UUJpfWlj3tRlKRYQNJVtjFc5_342DVY-65yIsZdEi-3lc-DfvphxpGkII9oz2Hek3AAD__0KnVqM" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>LEED</strong></a><strong>,&nbsp;</strong><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEz82KwzAMBOCnsY9BVpQfH3zYS16jqCslFThJsd0e-vRLFpa9DQx8zEgK8wyqXlOYZgJECsHrzpZv9aliHzsPTUA93mHooziCvW4jdruKsUjRWjtr_pEiKq_KExJzBJ5pJaV-iizCNJB6Swg4whQIIo1D6AjHyAMI4zoR3PvLFindmfNrv9CcHq09q-u_HC4Ol7_C4VK1vO1jDpf7y7LYsdUrF1XeHS6-pKLCv-sdwWZnOTiraP62rEc7L_7_4M0k4TzEGH1L_p3wJwAA__-ZNVhI" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>BREEAM</strong></a><strong>&nbsp;e&nbsp;</strong><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEz8GKwyAQxvGn0WMYRxPjwcNefI1iOpN0wCRFbRf69EsWlj1_8OP7UzTzDMyao_GzA0RnjOY9S7m1J5N85Dw4grO4wGgDKQd72yYcdibJRJVbG6TrR0Racs4w3Zc7hHX1ZCyHYK3h4A161hIRcAJvHAQ3jWZwOIU8AmVcvYPFXjZRHc5SXvuFlvjo_dmU_VKYFKa_QWFqXN_yEYVpeUkhObamMH1zKQqTrrEy5d_vysEmZz1yYeJyl8JHPy_8P-8mFHEeQwi6R_2O-BMAAP__yKZXWw" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>WELL</strong></a>, e per strumenti tecnici come LCA, EPD e mappature dei materiali. Non si tratta più solo di ottenere un “bollino” da esibire, ma di costruire un sistema di informazioni verificabili, utile a committenti, progettisti, imprese, investitori e produttori di materiali.</p>



<p>“Il settore delle costruzioni sta vivendo un cambio di prospettiva”, spiega&nbsp;<strong>Davide Treghini, Co-Founder di Ollum</strong>, società di consulenza ESG. “La sostenibilità di un edificio non si misura più solo guardando ai consumi in fase d’uso. Conta sempre di più l’intero ciclo di vita: da come vengono scelti i materiali a come viene progettato il cantiere, fino alla gestione dell’edificio nel tempo”.</p>



<p><strong>Cosa rende davvero sostenibile un edificio</strong></p>



<p>La sostenibilità degli edifici è diventata un tema più ampio e misurabile. La classe energetica resta importante, ma non basta più da sola a raccontare la qualità ambientale di un immobile.</p>



<p>Oggi un edificio viene valutato anche per le emissioni incorporate nei materiali, la provenienza dei prodotti da costruzione, la presenza di dichiarazioni ambientali verificate, la qualità dell’aria interna, l’efficienza idrica, la resilienza climatica e la capacità di ridurre gli impatti lungo tutto il ciclo di vita.</p>



<p>Per questo cresce l’attenzione verso strumenti che permettono di misurare la&nbsp;<a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEz71u7CAQxfGnge5aw_CxpqC4jV9jBcx4dyRsVoakyNNHGylKfaSfzp-SWVdg1pzMbXWA6IzRfGRp9_Fiki_pJydwFgt4G0k5OMYj4HIwSSa6eIxFpn4m7_cdSq1cvAu2RqglehvYWMyluFVLQsAAN-MguuDN4jDE7IEy7jcHxb5tomvprX0cb7Sl55yvoex_hZvC7XdQuJXWHwq30cfkU4o0mfkfk-xSReGmr3Qx5Z_3ysFD-nXmxsStSuNz9jf_F3gXSrj6GKOeSX8m_A4AAP__gaZYUQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>sostenibilità degli edifici</strong></a>&nbsp;in modo più completo. L’obiettivo non è solo progettare edifici meno energivori, ma dimostrare in modo trasparente le prestazioni ambientali dell’intero progetto.</p>



<p>In questa direzione si muovono anche le principali certificazioni internazionali.&nbsp;<a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEj0FurDAQRE9j7wa1G9vgRS_-hmuMDN0wLRkYGf8scvqIRFG29aRXVUxuHEHECrlh9IDonbOyZy3P6y2sn3oeQuB7nCH0iY2H_doidruwZuYq19Vpsy8aXcYFlxVTDGHlxCmKhCH67CIGTlYJASMMzkPyMbjOY0w5AGdcBw9zf7uZa3eW8n-_pYVerb0v0_8zOBmcfoHBaS7nZnBapDZddcnfOx9FhB_Cd6IGJ1upCv8w42HTsx65CEtZtMjRzrvk7-ZTmXAMKSXbyH4QfgUAAP__P_5Z-Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>La certificazione LEED</strong></a><strong>, ad esempio</strong>,&nbsp;<strong>valuta diversi aspetti della sostenibilità edilizia</strong>: energia, materiali, qualità ambientale interna, acqua, sito, innovazione e gestione del progetto. Come spiega&nbsp;<strong>USGBC</strong>, il&nbsp;<em>U.S. Green Building Council</em>, l’organizzazione che ha sviluppato il sistema di certificazione LEED, con LEED v5 già disponibile e la progressiva transizione dalle versioni precedenti, il mercato conferma una direzione chiara: più attenzione a decarbonizzazione, salute, resilienza e performance misurabili.</p>



<p><strong>Edifici certificati, in Italia quasi il 30% in più in un anno</strong></p>



<p>Il fenomeno è confermato anche dai numeri. Secondo i dati diffusi da USGBC/GBCI, nel 2024 l’Italia ha certificato&nbsp;<strong>174 progetti LEED</strong>, per oltre&nbsp;<strong>2,1 milioni di metri quadrati</strong>, entrando all’ottavo posto nella classifica mondiale dei Paesi e delle regioni più attivi su LEED al di fuori degli Stati Uniti. Nel 2023 i progetti certificati erano 135: in un solo anno, quindi, il numero di certificazioni è cresciuto di circa&nbsp;<strong>il 29%</strong>. Un segnale che mostra come la sostenibilità degli edifici stia diventando sempre più un criterio competitivo, non solo ambientale.</p>



<p><strong>La spinta europea: EPBD e CPR cambiano il contesto</strong></p>



<p>La crescita dell’interesse per gli edifici sostenibili non nasce solo da una maggiore sensibilità ambientale. Arriva anche da un&nbsp;<strong>quadro normativo europeo sempre più orientato</strong>&nbsp;a misurare e ridurre gli impatti del settore costruzioni.</p>



<p><strong>La nuova&nbsp;</strong><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEz8GOrCAQheGngZ0GylJgweJufI0OWNV2Jagd4PZinn7iJJNZn-Q_-Sha7w2z5midRwOA1mo-kpRHezPJl1wnR4MTZDNPgRSao-0LjAeTJKLKrY3S9SuS90B-Q5fzBIzebcvMaNnR7JbJPbVEMLAYZ9EEXGY7IiwhzYYSPB2aPN1tojpepfw_7miJr97fTU3_FKwK1t9BwZrLtStYSSr3Lp80bKnxsFfmc-B3pkE-g_RUJClYdY2VKf1YFJpdrnqmwsRlk8Jnv-6zP-5DKIKfQwi6R_2J8B0AAP__FzVctQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici</strong></a>, conosciuta come EPBD o “Direttiva Case Green”,&nbsp;<strong>punta a migliorare le prestazioni del patrimonio edilizio</strong>&nbsp;e ad accompagnare il settore verso edifici a emissioni zero. Ma il cambiamento non riguarda solo l’energia consumata durante l’uso dell’edificio: cresce anche l’attenzione verso le emissioni generate prima, durante e dopo la vita utile dell’immobile.</p>



<p>In parallelo,&nbsp;<strong>il&nbsp;</strong><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEzzFurjAQBODT2N1D6_WCcbHFa7jGL8Mu_JYMRoakyOkjIkWpZ_RpRtiNI6haZRdGAkRyzuqecnldp0r-yvVQBvI4Q--jGIL92gbsdpWcRJpeV5dv-2Zxya89yjIE8i4gJYiyOpUVg1v8bDMj4ADBEUQaetcRDjH1IAnXQDD7xxZpXS3lY3_Qwu_7Pi_j_xucDE6_gcFpLnUzODXdakm7Hnf9t5zN4GQbN5X0s9sQbLm2IxUVLUsuT--B_669sjCOfYzR3mw_Gb8DAAD__zI1VbY" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>nuovo Regolamento Prodotti da Costruzione</strong></a><strong>&nbsp;introduce un’evoluzione importante</strong>&nbsp;anche per i produttori di materiali e componenti edilizi. Il CPR rafforza il ruolo delle informazioni tecniche e ambientali sui prodotti, con un percorso che porterà a dichiarazioni più complete, maggiore tracciabilità e sviluppo del passaporto digitale per i prodotti da costruzione.</p>



<p>Questo significa che progettisti e imprese avranno sempre più bisogno di dati affidabili sui materiali che utilizzano. Allo stesso tempo, i produttori dovranno essere in grado di fornire documentazione chiara, verificabile e coerente con i requisiti richiesti dal mercato, dalle normative e dai protocolli di certificazione.</p>



<p><strong>Materiali, dati e certificazioni: la nuova competitività dell’edilizia</strong></p>



<p>La sostenibilità degli edifici si gioca sempre di più anche nella scelta dei materiali. Calcestruzzo, acciaio, laterizi, isolanti, serramenti, pavimenti, rivestimenti, arredi e componenti tecnici non vengono valutati solo per prezzo e prestazioni funzionali, ma anche per impatto ambientale, contenuto riciclato, durabilità, provenienza e documentazione disponibile.</p>



<p>In questo contesto, strum<strong>enti come le&nbsp;</strong><a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEj7GOwyAQRL8GSmtZg80WFNf4NyLsXScr4TgCLkW-_uSTTte-kd7McHIxgoiV5OboAdE7Z-XIWm7tJawfPZ-SwI-4QhiJjYej3SccDmHNzFVaG7TbR9q3TCCr5EAUt30m73hixpUpOr8GqwkBJ5idB_JTcIPHiXIAzrjPHtbxcjPX4Szl-7ikJT16fzUzfhlcDC5_gcGlSX3rRw0um9Suu275mnoBebHBxdZUhX-hGA93PeszF2EpmxZ59vMq-L94U04YAxHZnuw74U8AAAD__2t7WTc" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Dichiarazioni Ambientali di Prodotto</strong></a><strong>&nbsp;diventano sempre più strategici</strong>. Una EPD consente infatti di comunicare in modo verificato gli impatti ambientali di un prodotto lungo il ciclo di vita e può supportare l’accesso a gare, CAM, protocolli di certificazione e richieste di filiera.</p>



<p>Anche per i committenti e gli studi di progettazione cresce il bisogno di un approccio strutturato. Percorsi di&nbsp;<a href="https://email.mddr.ollum.it/c/eJxEz0GOgzAMheHTJEvkGBPIwovZcI0qjF1qKUCV0C56-hEjjWb9pE_vFw7TBKpeOYwTASKF4HXLVm7tqWIfO3ZloB4XGPokjmBra8RuU7EsUrW1zk7_4CVSCjGp9DnDnUjyoioS04gqIpM3RsAIYyBIFIfQEcaUB5CM95Fg6S9bpHZHKa_tQgs_zvPZXP_lcHY4_w0O56b1bR9zOC8vK2L72hzOvnJVyb-nHcFqR91zUdHybUX387jU_66bCeM0pJT8yf7N-BMAAP__0pNVpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>certificazione green per edifici</strong></a><strong>&nbsp;</strong>permettono di impostare fin dalle prime fasi del progetto una strategia coerente: scelta del protocollo, analisi dei requisiti, raccolta documentale, coordinamento dei fornitori, verifica dei materiali e gestione delle evidenze tecniche.</p>



<p>“Molte aziende si avvicinano alle certificazioni perché ricevono una richiesta da un cliente, da un investitore o da una gara”, aggiunge Treghini. “Ma il valore vero nasce quando la certificazione diventa uno strumento di progettazione e non solo un adempimento finale. Se i dati vengono raccolti troppo tardi, il rischio è scoprire criticità quando il progetto è già avanzato”.</p>



<p>In un settore chiamato a ridurre consumi, emissioni e impatti ambientali,&nbsp;<strong>il bollino della sostenibilità non è più solo un simbolo</strong>. È sempre più spesso la parte visibile di un lavoro fatto di misurazioni, documenti, scelte progettuali e dati verificabili.</p>
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		<title>L&#8217;ossessione del benessere: quando stare bene diventa una nuova forma di ansia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lossessione-del-benessere-quando-stare-bene-diventa-una-nuova-forma-di-ansia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 12:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[ossessione benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[Mangiare in modo impeccabile, allenarsi ogni giorno, monitorare il sonno, contare i passi, assumere integratori, praticare meditazione e limitare il tempo trascorso sui social. Quella che fino a pochi anni [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mangiare in modo impeccabile, allenarsi ogni giorno, monitorare il sonno, contare i passi, assumere integratori, praticare meditazione e limitare il tempo trascorso sui social. Quella che fino a pochi anni fa era considerata una semplice attenzione alla salute è diventata, per molti, una vera e propria missione quotidiana. Ma cosa succede quando la ricerca del benessere smette di essere uno strumento per vivere meglio e si trasforma in un&#8217;ossessione?</p>



<p>Negli ultimi anni è cresciuta una nuova forma di pressione sociale: quella di essere sempre performanti, energici, in forma e mentalmente equilibrati. Una tendenza alimentata dai social network, dove influencer, personal trainer e creator mostrano routine perfette fatte di sveglie all&#8217;alba, allenamenti, colazioni &#8220;fit&#8221; e produttività senza pause. Un modello che, invece di ispirare, spesso genera senso di inadeguatezza.</p>



<p>Gli psicologi parlano di un fenomeno sempre più diffuso: il benessere come obbligo. Se un tempo l&#8217;ansia nasceva soprattutto dal lavoro o dalle relazioni, oggi può derivare anche dal timore di non seguire la dieta giusta, di saltare un allenamento o di non utilizzare l&#8217;app migliore per monitorare la propria salute.</p>



<p>Il rischio è quello di trasformare ogni scelta quotidiana in un test. C&#8217;è chi prova senso di colpa per un dolce mangiato fuori programma, chi rinuncia a una cena con gli amici per non interrompere la propria routine alimentare e chi vive con apprensione i dati registrati dallo smartwatch, dal numero di passi alle ore di sonno.</p>



<p>Gli esperti invitano a distinguere tra cura di sé e controllo eccessivo. Prendersi cura del proprio corpo resta fondamentale, ma il benessere non può essere ridotto a una somma di parametri o alla ricerca della perfezione. La salute comprende anche il piacere della convivialità, il riposo, la spontaneità e la capacità di concedersi eccezioni senza vivere tutto come un fallimento.</p>



<p>Anche il mercato del wellness contribuisce a questa trasformazione. Integratori, superfood, dispositivi tecnologici e programmi personalizzati promettono risultati sempre migliori, alimentando l&#8217;idea che ci sia continuamente qualcosa da correggere o ottimizzare. Un business in forte espansione che intercetta un bisogno reale, ma che rischia di trasformare il benessere in un prodotto da acquistare e dimostrare.</p>



<p>La vera sfida, forse, è recuperare un concetto più semplice di salute: non la perfezione, ma l&#8217;equilibrio. Perché vivere bene significa anche accettare che non tutte le giornate saranno produttive, che una pizza con gli amici non compromette uno stile di vita sano e che il benessere non dovrebbe mai diventare una fonte di ansia.</p>



<p>In un&#8217;epoca in cui tutto è misurabile e condivisibile, il lusso più grande potrebbe essere proprio quello di smettere, ogni tanto, di inseguire la perfezione e imparare semplicemente a stare bene.</p>
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		<item>
		<title>Divani, dominano i toni naturali: beige, verde salvia e blu tra i colori più richiesti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/divani-dominano-i-toni-naturali-beige-verde-salvia-e-blu-tra-i-colori-piu-richiesti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 14:11:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[comprare divani]]></category>
		<category><![CDATA[divani]]></category>
		<category><![CDATA[divani 2026]]></category>
		<category><![CDATA[divani colori]]></category>
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					<description><![CDATA[Toni neutri, sfumature ispirate alla natura e colori caldi della terra guidano le scelte di chi acquista un nuovo divano. È questa la tendenza che emerge dalle principali collezioni presentate [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Toni neutri, sfumature ispirate alla natura e colori caldi della terra guidano le scelte di chi acquista un nuovo divano. È questa la tendenza che emerge dalle principali collezioni presentate negli ultimi appuntamenti del design internazionale e dalle indicazioni dei produttori del settore arredamento.</p>



<p>Il beige continua a rappresentare una delle tonalità più richieste grazie alla sua versatilità e alla capacità di adattarsi sia agli interni contemporanei sia agli ambienti dallo stile classico. Accanto ai tradizionali tortora, sabbia e greige, cresce l&#8217;interesse per il bianco caldo e le sfumature crema, considerate più accoglienti rispetto al bianco puro.</p>



<p>Tra i colori in maggiore crescita si conferma il verde, soprattutto nelle varianti salvia, oliva ed eucalipto. Si tratta di tonalità che richiamano il mondo naturale e che vengono spesso abbinate a materiali come legno, pietra e fibre naturali, protagonisti delle più recenti tendenze dell&#8217;interior design.</p>



<p>Mantiene una posizione di rilievo anche il blu, in particolare nelle versioni petrolio, ottanio e navy. Queste sfumature vengono scelte per conferire eleganza agli ambienti senza rinunciare alla facilità di abbinamento con altri elementi d&#8217;arredo.</p>



<p>Spazio anche ai colori della terra. Terracotta, mattone, ruggine e caramello sono sempre più presenti nelle nuove collezioni dei marchi di arredamento, in linea con un ritorno a palette calde ispirate ai paesaggi mediterranei.</p>



<p>Per chi preferisce uno stile più deciso, il grigio antracite e il nero restano opzioni diffuse, soprattutto nei contesti moderni e minimalisti, anche se oggi vengono spesso alleggeriti da cuscini e complementi dai colori più chiari.</p>



<p>Secondo gli esperti del settore, la tendenza generale premia colori senza tempo piuttosto che tonalità particolarmente accese. L&#8217;obiettivo è realizzare ambienti destinati a durare nel tempo, privilegiando sfumature facilmente abbinabili e capaci di adattarsi all&#8217;evoluzione dello stile della casa.</p>



<p>Le previsioni cromatiche elaborate da istituti come Pantone e WGSN-Coloro confermano inoltre una crescente attenzione verso tonalità che evocano benessere, equilibrio e connessione con la natura, un orientamento che continua a influenzare anche il mercato dell&#8217;arredamento imbottito.</p>
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		<title>Educazione emotiva, solo un italiano su quattro è davvero alfabetizzato alle emozioni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/educazione-emotiva-solo-un-italiano-su-quattro-e-davvero-alfabetizzato-alle-emozioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 11:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[educazione emotiva]]></category>
		<category><![CDATA[mindex 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;educazione emotiva continua a rappresentare un punto debole per gli italiani. Solo una persona su quattro dichiara infatti di aver ricevuto un&#8217;adeguata formazione nel riconoscere, comprendere e gestire le proprie [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;educazione emotiva continua a rappresentare un punto debole per gli italiani. Solo una persona su quattro dichiara infatti di aver ricevuto un&#8217;adeguata formazione nel riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni, nonostante oltre tre quarti del campione ritengano che questo aspetto abbia influenzato profondamente il modo di costruire relazioni e affrontare la vita quotidiana.</p>



<p>È quanto emerge dal <strong>MINDex 2026 – Il Barometro del Benessere Mentale degli Italiani</strong>, realizzato da Ipsos Doxa per Unobravo in occasione del Mese della Consapevolezza sulla Salute Mentale, che fotografa il rapporto degli italiani con le emozioni e il benessere psicologico.</p>



<p>L&#8217;indagine evidenzia un marcato divario tra uomini e donne. Gli uomini si percepiscono più consapevoli della propria sfera emotiva – il 40% si definisce molto consapevole – ma questa sicurezza raramente si traduce in una reale capacità di gestione: soltanto il 15% afferma di riuscire pienamente a controllare le proprie reazioni emotive. Inoltre, pur dichiarando di aver ricevuto un maggiore supporto emotivo in famiglia rispetto alle donne, restano i più riluttanti a rivolgersi a uno psicologo in caso di difficoltà: solo un uomo su tre chiederebbe aiuto senza esitazioni.</p>



<p>Lo studio mette in luce anche le contraddizioni della <strong>Generazione Z</strong>. Tra i giovani tra i 18 e i 29 anni prevale infatti una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni, soprattutto tra gli uomini, ma questa non si accompagna a un&#8217;effettiva capacità di gestirle. Solo un giovane uomo su dieci afferma di riuscire a riflettere prima di reagire nelle situazioni emotivamente complesse.</p>



<p>L&#8217;indagine rivela inoltre che l&#8217;amore e l&#8217;affetto sono le emozioni più difficili da esprimere all&#8217;interno della famiglia per circa un terzo degli italiani. Tra i ragazzi della Gen Z, invece, è la felicità a rimanere più spesso inespressa, mentre tra le giovani donne prevalgono difficoltà nel comunicare tristezza e rabbia.</p>



<p>Dietro queste difficoltà pesa ancora l&#8217;eredità di modelli educativi improntati al silenzio emotivo. Solo due italiani su dieci raccontano che da bambini i genitori li aiutavano a dare un nome alle emozioni, mentre per oltre la metà il tema veniva affrontato raramente, minimizzato o evitato del tutto. In un caso su dieci, parlare delle proprie emozioni veniva addirittura scoraggiato con frasi come &#8220;non esagerare&#8221;.</p>



<p>Il quadro, tuttavia, mostra anche segnali di cambiamento. Un genitore su due dichiara di voler educare i propri figli in modo diverso rispetto a quanto ricevuto, promuovendo un dialogo più aperto sulle emozioni. Due italiani su tre considerano infatti prioritario insegnare ai bambini a riconoscere e raccontare ciò che provano.</p>



<p>Sul fronte della salute mentale resta però forte il peso dello stigma sociale. Solo il 9% degli intervistati ritiene che l&#8217;argomento venga affrontato apertamente nella società, mentre tre persone su quattro lo considerano ancora un ostacolo significativo. Allo stesso tempo cresce la consapevolezza dell&#8217;importanza del supporto psicologico: il 52% degli italiani lo considera ormai uno strumento essenziale per il proprio benessere, percentuale che sale fino al 70% tra le donne della Generazione Z.</p>



<p>La ricerca evidenzia come l&#8217;alfabetizzazione emotiva stia assumendo un ruolo sempre più centrale non solo per il benessere individuale, ma anche per la qualità delle relazioni familiari, sociali e lavorative, confermando un cambiamento culturale ancora in corso ma sempre più evidente.</p>
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		<item>
		<title>La Cena degli sconosciuti compie 24 anni: il format italiano che resiste all’era dei social</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-cena-degli-sconosciuti-compie-24-anni-il-format-italiano-che-resiste-allera-dei-social/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 12:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[cena degli sconosciuti]]></category>
		<category><![CDATA[conoscersi]]></category>
		<category><![CDATA[dating]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 2002 sembrava un’idea folle. In un’Italia ancora lontana dai social network, dalle app di dating e dalle community online, parlare di persone sconosciute che si incontrano a cena per [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel 2002 sembrava un’idea folle. In un’Italia ancora lontana dai social network, dalle app di dating e dalle community online, parlare di persone sconosciute che si incontrano a cena per fare amicizia, conoscersi e magari innamorarsi appariva quasi rivoluzionario. Eppure quella che all’epoca sembrava una semplice intuizione fuori dagli schemi è diventata negli anni uno dei format sociali più longevi e imitati del panorama italiano: <strong>La Cena degli sconosciuti.</strong></p>



<p>Oggi, a distanza di quasi 24 anni dalla sua nascita, il format creato da Roberto Dellanotte si prepara a festeggiare un traguardo storico fatto di migliaia di eventi organizzati in tutta Italia, decine di migliaia di partecipanti coinvolti e soprattutto un numero impressionante di amicizie, relazioni e storie d’amore nate attorno a un tavolo.</p>



<p>Quello che agli inizi poteva sembrare un esperimento sociale destinato a durare pochi mesi si è invece trasformato in un fenomeno capace di attraversare generazioni, cambiamenti culturali e rivoluzioni digitali, mantenendo intatta la sua missione originale: riportare le persone a incontrarsi davvero.</p>



<p><strong>Quando internet non bastava ancora</strong><br>Nel 2002 il mondo era profondamente diverso da quello di oggi. Facebook non esisteva ancora, Instagram sarebbe arrivato molti anni dopo e Tinder era ancora lontanissimo dall’immaginario collettivo. Le occasioni per conoscere nuove persone erano limitate alla cerchia di amici, al lavoro o ai locali frequentati abitualmente.</p>



<p>Fu proprio in quel contesto che nacque l’idea di Roberto Dellanotte: creare un’esperienza semplice ma potentissima, capace di mettere attorno allo stesso tavolo persone che non si erano mai viste prima, eliminando le barriere sociali e favorendo conversazioni autentiche.</p>



<p>All’inizio però non fu affatto semplice. I primi mesi furono caratterizzati da molta diffidenza. L’idea di sedersi a tavola con perfetti sconosciuti appariva insolita, quasi bizzarra, e convincere le persone a partecipare richiedeva coraggio, pazienza e tanta determinazione.</p>



<p>Le prime tavolate erano piccole, spesso composte da una ventina di partecipanti. Numeri lontanissimi da quelli attuali, ma sufficienti per capire che dietro quell’intuizione si nascondeva qualcosa di speciale. Chi partecipava raccontava di essersi divertito, di aver trascorso una serata diversa dal solito e soprattutto di aver conosciuto persone autentiche in un contesto naturale e rilassato.</p>



<p>Con il passaparola, il format iniziò lentamente a crescere. Serata dopo serata, il numero dei partecipanti aumentò fino ad arrivare, negli anni successivi, a eventi con oltre 100 persone sedute allo stesso tavolo o distribuite in grandi sale dedicate all’esperienza.</p>



<p><strong>Anche i ristoranti all’inizio erano scettici</strong><br>Le difficoltà iniziali non riguardavano soltanto il pubblico. Anche convincere i ristoranti ad ospitare il format non fu semplice.</p>



<p>Molti ristoratori guardavano l’idea con curiosità ma anche con forte scetticismo. Una cena organizzata esclusivamente per persone sconosciute sembrava qualcosa di troppo innovativo per l’epoca, quasi un esperimento difficile da comprendere.</p>



<p>Alcuni locali temevano che il format non funzionasse, altri non riuscivano a immaginare il tipo di atmosfera che si sarebbe creata durante la serata. Eppure, proprio grazie alla perseveranza di Roberto Dellanotte, il progetto iniziò a trovare i primi ristoranti pronti a credere nell’idea.</p>



<p>Con il tempo, il successo degli eventi trasformò completamente la percezione del format. I ristoratori iniziarono a vedere La Cena degli Sconosciuti non soltanto come una semplice cena, ma come un’esperienza capace di creare energia, coinvolgimento e fidelizzazione.</p>



<p><strong>Da Milano al resto d’Italia</strong><br>La prima città da cui tutto è partito è stata Milano, luogo simbolo dell’innovazione e della socialità contemporanea. Dopo i primi eventi milanesi, il format iniziò rapidamente a espandersi anche in altre grandi città italiane.</p>



<p>Arrivarono così le prime cene a Roma, Bologna e Torino, città che contribuirono alla crescita del progetto e alla sua notorietà nazionale.</p>



<p>Successivamente La Cena degli Sconosciuti si diffuse progressivamente in molte altre realtà italiane, diventando un appuntamento atteso da migliaia di persone in tutta la penisola.</p>



<p>Il successo del format è legato anche alla sua capacità di unire persone diverse tra loro, creando serate dove le differenze diventano ricchezza e occasione di confronto.</p>



<p><strong>Il format che ha anticipato i tempi</strong><br>Negli anni La Cena degli Sconosciuti ha anticipato molti dei bisogni sociali che oggi sono diventati centrali nella società moderna. In un’epoca sempre più digitale, veloce e spesso individualista, il desiderio di creare connessioni reali è diventato più forte che mai.</p>



<p>Prima ancora che esplodesse il fenomeno delle dating app, il format aveva già compreso una verità fondamentale: le persone non cercano soltanto match virtuali, ma emozioni autentiche, dialoghi spontanei e relazioni umane vere.</p>



<p>Ed è proprio questo che continua a rendere speciale l’esperienza ancora oggi.</p>



<p>Durante le serate non esistono profili da scorrere, filtri fotografici o chat infinite. Ci si guarda negli occhi, si ride insieme, si conversa e si condividono emozioni reali. Un ritorno alla semplicità dei rapporti umani che negli anni ha conquistato migliaia di persone in tutta Italia.</p>



<p><strong>Migliaia di storie nate attorno a un tavolo</strong><br>In quasi 24 anni di attività, La Cena degli Sconosciuti ha raccolto testimonianze incredibili. Coppie sposate dopo essersi conosciute durante una cena. Gruppi di amici ancora uniti dopo anni. Persone che grazie a quell’esperienza hanno ritrovato fiducia in sé stesse o hanno semplicemente deciso di rimettersi in gioco.</p>



<p>Molti partecipanti raccontano di aver preso parte all’evento quasi per curiosità, magari dopo un periodo difficile o un cambiamento importante nella propria vita. Alcuni erano appena usciti da una relazione, altri si erano trasferiti in una nuova città, altri ancora volevano semplicemente uscire dalla routine quotidiana.</p>



<p>E proprio quella cena, spesso prenotata all’ultimo momento, si è trasformata in un punto di svolta.</p>



<p>Negli anni il format ha saputo evolversi senza perdere la propria identità, adattandosi ai cambiamenti sociali e alle nuove esigenze del pubblico. Oggi gli eventi coinvolgono persone di tutte le età accomunate dalla voglia di vivere esperienze autentiche e creare nuove connessioni.</p>



<p><strong>Un marchio registrato diventato simbolo di socialità</strong><br>Uno degli elementi che distingue La Cena degli Sconosciuti dalle tante imitazioni nate nel tempo è proprio la sua storia originale. Il format infatti nasce da un’idea precisa sviluppata e costruita negli anni da Roberto Dellanotte, che ne è anche proprietario del marchio registrato.</p>



<p>Un percorso imprenditoriale lungo quasi un quarto di secolo che ha contribuito a trasformare una semplice cena in una vera esperienza sociale riconosciuta in tutta Italia.</p>



<p>La forza del progetto è sempre stata quella di mettere al centro le persone, creando contesti autentici dove sia possibile conoscersi senza filtri, lontano dalla superficialità spesso presente nelle relazioni online.</p>



<p><strong>Il valore umano nell’epoca dell’intelligenza artificiale</strong><br>Oggi, in un mondo dominato dalla tecnologia, dall’intelligenza artificiale e dalle interazioni virtuali, il valore di un incontro reale assume un significato ancora più forte.</p>



<p>Proprio per questo La Cena degli Sconosciuti continua a crescere e a conquistare nuove generazioni. Perché, nonostante i cambiamenti tecnologici, esiste qualcosa che nessuna app potrà mai sostituire completamente: l’energia di una conversazione dal vivo, il linguaggio del corpo, il sorriso spontaneo di una persona seduta accanto a noi.</p>



<p>Il format rappresenta quindi non soltanto un evento sociale, ma anche una risposta concreta al bisogno contemporaneo di autenticità e relazioni vere.</p>



<p><strong>Verso il traguardo dei 24 anni</strong><br>A breve La Cena degli Sconosciuti celebrerà ufficialmente i suoi 24 anni di attività. Un traguardo importante che racconta non soltanto la forza di un’idea imprenditoriale, ma soprattutto il desiderio universale delle persone di sentirsi connesse agli altri.</p>



<p>Quella che nel 2002 sembrava un’idea folle è diventata oggi una realtà consolidata, capace di attraversare il tempo e rimanere attuale più che mai.</p>



<p>E mentre migliaia di nuovi partecipanti continuano ogni anno a sedersi per la prima volta a quei tavoli, la magia resta sempre la stessa: arrivare da sconosciuti e spesso andare via con qualcosa di molto più grande di una semplice cena.</p>
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		<title>La paghetta? Per oltre 6 campani su 10 è tra le prime “lezioni di risparmio” per i figli</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-paghetta-per-oltre-6-campani-su-10-e-tra-le-prime-lezioni-di-risparmio-per-i-figli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 09:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[lezioni di risparmio]]></category>
		<category><![CDATA[paghetta]]></category>
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					<description><![CDATA[Altro che abitudine superata, la paghetta sembra essere uno strumento ancora attuale nelle famiglie in Campania. Per oltre 6 campani su 10 (65%) rappresenta infatti tuttora un mezzo efficace per [...]]]></description>
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<p>Altro che abitudine superata, la paghetta sembra essere uno strumento ancora attuale nelle famiglie in Campania. Per oltre 6 campani su 10 (65%) rappresenta infatti tuttora un mezzo efficace per responsabilizzare i figli sul valore e sull’uso del denaro e per introdurli alla cultura del risparmio.</p>



<p>È quanto evidenzia l’ultima indagine dell’Osservatorio Sara Assicurazioni.</p>



<p>Accanto a questa, emergono anche altri metodi ritenuti utili per favorire consapevolezza ed educare i più giovani sull’argomento, come affidare loro fin da subito piccole somme da gestire in autonomia (34%) e coinvolgerli nelle spese quotidiane (25%). Un ulteriore 16% sottolinea inoltre l’utilità del tradizionale salvadanaio come strumento educativo che permette di familiarizzare sui concetti della pianificazione e dell’accantonamento dei risparmi.</p>



<p>Nonostante queste pratiche, tuttavia, l’educazione finanziaria in famiglia incontra ancora diversi ostacoli. Il 30% dei campani vede infatti ragazzi e ragazze, soprattutto quando molto giovani, in vari casi non sufficientemente pronti a gestire il denaro, mentre il 18% teme che possano attuare comportamenti impropri. Un ulteriore 16% evidenzia inoltre come l’argomento sia spesso difficile da affrontare in famiglia, perché ancora percepito come un tabù.</p>



<p>Guardando al futuro economico delle nuove generazioni, nonostante la maggioranza dei campani veda incertezza all’orizzonte, quasi 7 su 10 si dichiarano propensi a investire per il futuro dei propri figli. Tra i principali obiettivi vi sono la volontà di aiutarli ad affrontare un mercato del lavoro incerto (36%), potendo contare su un proprio capitale, sostenere il loro percorso di studi (30%) e proteggerli dagli imprevisti (25%). Tra le motivazioni emerge anche il costo della vita sempre più elevato, indicato dal 33% degli intervistati.</p>



<p>Questa propensione si traduce in scelte di risparmio ben definite: il 36% dei rispondenti indica nelle polizze vita e per il risparmio le opzioni cui guarderebbe per rendere più sicuro il futuro economico dei figli. Seguono il libretto di risparmio (16%) e l’investimento nel mattone (9%).</p>



<p><em>«I dati evidenziano una forte attenzione dei campani verso il futuro economico dei propri figli, che si traduce in una propensione all’investimento con una chiara preferenza per soluzioni che garantiscano rendimenti e protezione del capitale, indicati dal 24% e 31% degli intervistati –</em> dichiara <strong>Emiliano De Salazar, Direttore Vita di Sara Vita <em>&#8211; </em></strong><em>In questo contesto, le polizze assicurative per il risparmio e l’investimento si confermano strumenti efficaci poiché consentono di costruire progressivamente un capitale solido e affrontare con maggiore serenità le sfide future. Le nostre soluzioni, attraverso approcci</em> <em>personalizzati e una gestione di portafoglio attenta, permettono di ottenere risultati significativi e in linea con gli obiettivi delle persone e delle famiglie</em>.» </p>



<p></p>
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		<title>Divano modulare, il nuovo protagonista del living: comfort, design e libertà di trasformazione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/divano-modulare-il-nuovo-protagonista-del-living-comfort-design-e-liberta-di-trasformazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 13:17:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[arredamento]]></category>
		<category><![CDATA[arredare casa]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[comfort]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[divano modulare]]></category>
		<category><![CDATA[home decor]]></category>
		<category><![CDATA[interior design]]></category>
		<category><![CDATA[lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[living]]></category>
		<category><![CDATA[mobili]]></category>
		<category><![CDATA[soggiorno]]></category>
		<category><![CDATA[stile moderno]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze casa]]></category>
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					<description><![CDATA[Il soggiorno cambia volto e il divano diventa sempre più un elemento centrale della casa, non solo per il comfort ma anche per la capacità di adattarsi agli spazi e [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il soggiorno cambia volto e il divano diventa sempre più un elemento centrale della casa, non solo per il comfort ma anche per la capacità di adattarsi agli spazi e agli stili di vita contemporanei. Tra le soluzioni più apprezzate dell&#8217;arredo moderno cresce la scelta del divano modulare, un sistema flessibile pensato per accompagnare le esigenze quotidiane.</p>



<p>A differenza dei modelli tradizionali, il divano modulare è composto da elementi indipendenti che possono essere combinati e riorganizzati. Penisole, sedute, angoli e chaise longue possono cambiare posizione in base alla disposizione della stanza, permettendo di trasformare l&#8217;ambiente senza sostituire l&#8217;intero arredo.</p>



<p>Una delle ragioni principali del successo di questa soluzione è la capacità di adattarsi alle abitazioni contemporanee, spesso caratterizzate da spazi più ridotti o ambienti multifunzionali. Un living può diventare così zona relax, area per accogliere ospiti o spazio dedicato al tempo libero, con una configurazione sempre diversa.</p>



<p>Dal punto di vista estetico, i divani modulari rispondono anche alla crescente richiesta di personalizzazione. Tessuti, colori, dimensioni e composizioni possono essere scelti per creare un elemento unico, capace di integrarsi con diversi stili: dal minimal moderno al più caldo stile naturale, fino agli ambienti dal carattere elegante e ricercato.</p>



<p>Il tema della sostenibilità ha inoltre rafforzato l&#8217;interesse verso arredi più duraturi. La possibilità di modificare la composizione nel tempo, sostituire singoli elementi o rinnovare rivestimenti permette di prolungare la vita del prodotto e ridurre la necessità di acquistare nuovi mobili.</p>



<p>Non manca l&#8217;attenzione al benessere. Le nuove generazioni di divani modulari puntano su sedute ergonomiche, materiali confortevoli e soluzioni pensate per il relax quotidiano: dalla lettura alla visione di film, fino ai momenti di socialità in famiglia.</p>



<p>Il divano modulare rappresenta così una risposta a un modo diverso di abitare, dove la casa non è più un insieme di ambienti rigidi ma uno spazio in continua evoluzione. Un equilibrio tra design, praticità e libertà di scelta che lo rende uno degli elementi più interessanti dell&#8217;arredamento contemporaneo.</p>
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		<title>Napoli è il terzo porto preferito dagli italiani per partire in crociera quest&#8217;estate</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/napoli-e-il-terzo-porto-preferito-dagli-italiani-per-partire-in-crociera-questestate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 11:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nautica & Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[crociere]]></category>
		<category><![CDATA[porto di napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[Il settore delle crociere sta vivendo di nuovo un momento florido. Il numero di crocieristi sta aumentando mese dopo mese, nel 2025 si sono registrati complessivamente 1.215.000 passeggeri di navi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il settore delle crociere sta vivendo di nuovo un momento florido. Il numero di crocieristi sta aumentando mese dopo mese, nel 2025 si sono registrati complessivamente 1.215.000 passeggeri di navi da crociera e la previsione per quest&#8217;anno è di un aumento del 4,5%. E l&#8217;estate del 2026 non farà eccezione.Secondo un recente studio realizzato da <a href="https://buonacrociera.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Buonacrociera</a>, la piattaforma digitale totalmente dedicata al mondo delle crociere, <strong>nell&#8217;estate del 2026 (Luglio e agosto) le prenotazioni di crociere sono aumentate del 9% rispetto al 2025. La spesa media di ciascun passeggero della crociera sarà di 1.430 euro.</strong></p>



<p><strong>Napoli è il terzo porto di partenza preferito dai crocieristi&nbsp;</strong>dopo Genova e Civitavecchia,seguito da Palermo, Venezia, Bari, Savona e Trieste.</p>



<p>Il team di&nbsp;<a href="https://buonacrociera.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Buonacrociera</a>&nbsp;ha realizzato uno studio su come e quali sono le preferenze dei crocieristi italiani per questa estate del 2026, e sono emersi alcuni dati sorprendenti. Tra questi, il fatto più notevole è che le crociere non sono solo per le persone anziane: secondo i dati analizzati&nbsp;<strong>il 50% passeggeri italiani hanno meno di 45 anni</strong>. Solo duo su dieci ha più di 61 anni.&nbsp;</p>



<p><strong>Età dei crocieristi italiani:</strong> meno di 16 anni (8%); tra i 17 e i 24 anni (15%); tra i 25 e i 30 anni (7%); tra i 31 e i 45 anni (20%); tra i 46 e i 60 anni (32%); oltre 61 anni di età (18%). </p>



<p>Per quanto riguarda la distribuzione di genere,&nbsp;<strong>in crociera sono più gli uomini (65%) che le donne (45%)</strong>. È inoltre sorprendente che oltre un terzo (30%) dei passeggeri viaggi con la famiglia, mentre il 20% viaggi con gli amici, sebbene&nbsp;<strong>la maggioranza (40%) viaggi con il proprio partner</strong>. Solo il 10% viaggia da solo.</p>



<p><strong>Genova è stato il porto di partenza più ricercato dagli italiani</strong>, seguito da Civitavecchia, Napoli, Palermo, Venezia, Bari, Savona e Trieste, e le crociere nel Mediterraneo Occidentale sembrano essere le preferite dai crocieristi con il 40% delle ricerche, davanti al Caraibi con il 18% delle ricerche. &nbsp;</p>



<p><strong>I porti preferiti da cui salpare:</strong> Genova, Civitavecchia, Napoli, Palermo, Venezia, Bari, Savona, Trieste</p>



<p><strong>Tipo di crociera più ricercato:</strong> Mediterraneo Occidentale (40%), Caraibi (18%), Mediterraneo Orientale (17%), Nord Europa (15%), Isole Greche 10%).</p>



<p>Per quanto riguarda&nbsp;<strong>i porti esteri più ricercati dagli italiani</strong>&nbsp;per iniziare la loro crociera,<strong>&nbsp;Miami occupa la prima posizione seguita da&nbsp;</strong>Copenaghen, Kiel, Amburgo e Istanbul.</p>



<p><strong>I porti esteri più ricercati:</strong> Miami, Copenaghen, Kiel, Amburgo, Istanbul.</p>



<p>D&#8217;altra parte,&nbsp;<strong>due grandi compagnie si dividono quasi tutte le preferenze dei crocieristi italiani</strong>, MSC Crociere con il 65% e Costa Crociere con il 25%:</p>



<p><strong>Le compagnie di crociera più popolari/preferite:</strong> MSC Crociere (65%), Costa Crociere (25%), Royal Carribean (6%), Norwegian Cruise Line (4%). </p>



<p><strong>La prenotazione di una crociera è una decisione ponderata e viene presa con molto anticipo: più di cinque italiani su dieci (55%) prenotano con più di sei mesi di anticipo</strong>, mentre il 20% prenota tra quattro e sei mesi prima, il 10% tra due e tre mesi prima; e il 15% meno di un mese prima della partenza.&nbsp;<strong>La crociera di una settimana è la più richiesta (68%),</strong>&nbsp;ben più di quelle di 3-5 giorni (10%) o di oltre 7 giorni (22%). &nbsp;</p>



<p>Finalmente per quanto riguarda&nbsp;<strong>le offerte gratuite incluse nelle prenotazioni, le più popolari tra i passeggeri sono le bevande</strong>, seguite da mance, credito di bordo, escursioni, e wifi.</p>



<p><strong>Gaetano Pistone, Amministratore Delegato di Buonacrociera, ha dichiarato:</strong><em> «La passione degli italiani per le crociere continua anche quest&#8217;estate, con un aumento delle prenotazioni del 9% rispetto allo scorso anno. Questa tipologia di turismo attrae sempre più un pubblico giovane. Noi di Buonacrociera vogliamo congratularci con Napoli per essere il terzo porto preferito dagli italiani per iniziare le loro crociere, e incoraggiamo tutti gli italiani a godersi le crociere quest&#8217;estate, in coppia, in famiglia, con gli amici o anche da soli.</em>» </p>



<p></p>
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		<title>Minori sempre più connessi, sempre più soli: per Meter l’estate accende l’allarme sui rischi online</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/minori-sempre-piu-connessi-sempre-piu-soli-per-meter-lestate-accende-lallarme-sui-rischi-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 16:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[minori connessi]]></category>
		<category><![CDATA[rischi on line]]></category>
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					<description><![CDATA[Con la conclusione dell’anno scolastico e l’inizio della pausa estiva, milioni di bambini e adolescenti trascorrono sempre più tempo online. Tra le piattaforme maggiormente frequentate dai minori c’è Roblox, che [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con la conclusione dell’anno scolastico e l’inizio della pausa estiva, milioni di bambini e adolescenti trascorrono sempre più tempo online. Tra le piattaforme maggiormente frequentate dai minori c’è Roblox, che a livello globale supera i 100 milioni di utenti attivi giornalieri e che in Italia registra oltre un milione di giocatori.</p>



<p><strong>LA CHIUSURA DELLE SCUOLE AUMENTA L’ESPOSIZIONE AI RISCHI DIGITALI</strong></p>



<p>Per l’Associazione Meter, l’estate rappresenta un momento particolarmente delicato. La chiusura delle scuole comporta infatti la temporanea assenza di uno dei principali presìdi educativi e relazionali nella vita dei minori. Venendo meno la quotidianità scolastica, aumentano il tempo libero, la permanenza online e le occasioni di contatto con sconosciuti negli ambienti digitali.</p>



<p>«Assistiamo ogni anno a una crescita della presenza dei minori sulle piattaforme digitali. Quando vengono meno importanti presìdi educativi, relazionali e sociali, il rischio è che molti ragazzi trascorrano sempre più ore online senza un adeguato accompagnamento da parte degli adulti. È proprio in questi contesti che possono svilupparsi situazioni di vulnerabilità», dichiara don Fortunato Di Noto, presidente di Meter.</p>



<p>L’allarme trova conferma nei dati raccolti dal Report Meter 2025. Nell’indagine rivolta agli studenti, il&nbsp;<strong>70% dei minori</strong>&nbsp;intervistati ha dichiarato di essersi imbattuto in situazioni riconducibili a&nbsp;<strong>tentativi di adescamento</strong>&nbsp;durante l’utilizzo di Roblox.</p>



<p>«È un dato che deve interrogare tutti. A parlarne sono gli stessi minori. Roblox è oggi uno degli ambienti digitali più frequentati dai più piccoli e proprio per questo richiede maggiore attenzione da parte delle famiglie, delle istituzioni e delle stesse piattaforme. Non possiamo ignorare ciò che i minori ci stanno raccontando», aggiunge Di Noto.</p>



<p><strong>PRESENTATA “E-STATE RESPONSABILI”: LA GUIDA PER UN’ESTATE PIÙ SICURA</strong></p>



<p>Per supportare concretamente le famiglie in questo periodo,&nbsp;<strong>l’Associazione Meter ha lanciato oggi la guida &#8220;E-STATE Responsabili: 10 Consigli per Proteggere i Minori nel Mondo Digitale&#8221;</strong>. Il documento è stato pensato come uno strumento pratico per guidare genitori, educatori e gli stessi minori&nbsp;verso un’esperienza online consapevole, promuovendo strategie di protezione per vivere un’estate sicura anche nella rete.</p>



<p>L&#8217;associazione richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare l’educazione digitale e la presenza degli adulti durante il periodo estivo, quando il tempo trascorso online aumenta sensibilmente.&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Casa: estate e saldi, è questo il momento migliore per cambiare il divano</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/casa-estate-e-saldi-e-questo-il-momento-migliore-per-cambiare-il-divano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 11:59:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate e l&#8217;avvicinarsi della stagione dei saldi, per molte famiglie italiane può essere questo il momento più conveniente per sostituire il divano di casa. Tra promozioni stagionali, rinnovo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate e l&#8217;avvicinarsi della stagione dei saldi, per molte famiglie italiane può essere questo il momento più conveniente per sostituire il divano di casa. Tra promozioni stagionali, rinnovo delle collezioni e maggiore disponibilità di offerte da parte dei rivenditori, <strong>il periodo compreso tra giugno e agosto rappresenta infatti una delle finestre più favorevoli per l&#8217;acquisto di nuovi arredi.</strong></p>



<p>Secondo gli operatori del settore, i mesi estivi coincidono spesso con il ricambio dei modelli esposti nei punti vendita. Una circostanza che consente ai consumatori di accedere a sconti significativi sia sui prodotti in esposizione sia sulle collezioni che stanno per essere sostituite dalle novità autunnali.</p>



<p>Ma il fattore economico non è l&#8217;unico elemento da considerare. Gli esperti di arredamento sottolineano come il divano sia tra gli elementi della casa maggiormente soggetti a usura. Dopo anni di utilizzo quotidiano, imbottiture che cedono, sedute deformate, rivestimenti consumati o strutture meno stabili possono compromettere non solo il comfort, ma anche il benessere posturale.</p>



<p>In media, un divano di buona qualità può mantenere prestazioni ottimali per un periodo compreso tra sette e quindici anni, a seconda dei materiali impiegati e dell&#8217;intensità di utilizzo. Segnali come avvallamenti permanenti nelle sedute, cigolii della struttura o difficoltà nella pulizia dei rivestimenti possono indicare la necessità di una sostituzione.</p>



<p>L&#8217;estate, inoltre, è spesso il periodo in cui molte famiglie approfittano delle ferie per riorganizzare gli spazi domestici o completare piccoli interventi di rinnovamento della casa. In questo contesto, il cambio del divano rappresenta uno degli interventi più efficaci per modificare l&#8217;aspetto del soggiorno senza affrontare lavori invasivi.</p>



<p>Particolare attenzione va riservata alla scelta dei materiali. I tessuti tecnici antimacchia, le fibre naturali e le soluzioni modulari stanno conquistando quote sempre più importanti del mercato grazie alla loro praticità e alla capacità di adattarsi alle nuove esigenze abitative. Cresce anche l&#8217;interesse per prodotti realizzati con materiali riciclati o provenienti da filiere sostenibili.</p>



<p>Prima di procedere all&#8217;acquisto, gli specialisti consigliano di valutare attentamente dimensioni, ergonomia e qualità della struttura, verificando che il nuovo modello sia adeguato agli spazi disponibili e alle abitudini della famiglia. Un investimento che, se ben pianificato, può migliorare sensibilmente il comfort domestico e accompagnare la vita quotidiana per molti anni.</p>
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		<item>
		<title>Maturità 2026, al via gli esami: nel Salernitano quasi 17mila candidati. Crescono gli studenti adulti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/maturita-2026-al-via-gli-esami-nel-salernitano-quasi-17mila-candidati-crescono-gli-studenti-adulti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 06:47:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
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					<description><![CDATA[Prende il via oggi l’Esame di Stato 2026 per migliaia di studenti italiani. In provincia di Salerno sono 16.883 i candidati chiamati a sostenere la Maturità, un appuntamento che rappresenta [...]]]></description>
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<p>Prende il via oggi l’Esame di Stato 2026 per migliaia di studenti italiani. In provincia di Salerno sono <strong>16.883</strong> i candidati chiamati a sostenere la Maturità, un appuntamento che rappresenta la conclusione del percorso scolastico e l’ingresso in una nuova fase della vita personale e professionale.</p>



<p>Secondo i dati ufficiali, i candidati interni sono <strong>16.694</strong>, mentre gli esterni sono <strong>189</strong>. Le prove saranno gestite da <strong>377 commissioni</strong> distribuite sul territorio provinciale.</p>



<p>I numeri confermano Salerno come la seconda provincia campana per popolazione scolastica, alle spalle di Napoli, e tra le realtà più rilevanti dell’intero Mezzogiorno. A livello regionale, infatti, gli studenti impegnati nell’Esame di Stato sono complessivamente <strong>72.461</strong>, di cui <strong>71.168 interni</strong> e <strong>1.293 esterni</strong>, suddivisi in <strong>1.820 commissioni</strong>.</p>



<p>La provincia di Napoli guida la classifica regionale con <strong>36.872 candidati</strong>, seguita da Salerno con <strong>16.883</strong>. Più distanti Caserta con <strong>11.657</strong>, Avellino con <strong>4.212</strong> e Benevento con <strong>2.837</strong>.</p>



<p>L’edizione 2026, però, non si distingue soltanto per i numeri complessivi. Tra gli aspetti più significativi emerge la forte crescita degli iscritti ai percorsi di istruzione per adulti. Nel Salernitano i candidati provenienti dai corsi serali passano infatti dai <strong>375 del 2025 a circa 500 nel 2026</strong>, con un incremento superiore al <strong>30 per cento</strong>.</p>



<p>Un fenomeno che molti dirigenti scolastici della provincia considerano particolarmente rilevante nell’attuale panorama formativo. «È il segno dei tempi che cambiano», osservano diversi presidi impegnati nei percorsi di istruzione degli adulti. «Professionalizzazione, ricollocazione lavorativa, aggiornamento continuo delle competenze e lifelong learning sono oggi alla base della scelta di tornare sui banchi».</p>



<p>La Maturità, dunque, non riguarda più esclusivamente i diciottenni. Tra i candidati figurano operai, impiegati, addetti alla logistica, lavoratori del turismo e della ristorazione, dipendenti pubblici, cittadini stranieri e professionisti che hanno scelto di completare il proprio percorso di studi per ampliare le opportunità lavorative o accedere a nuove prospettive di carriera.</p>



<p>La crescita degli studenti adulti viene inoltre considerata uno strumento importante per contrastare la dispersione scolastica e ridurre il fenomeno dei Neet.</p>



<p>Alla vigilia della prima prova è arrivato anche il messaggio della direttrice generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Campania, <strong>Monica Matano</strong>, che ha voluto rivolgersi direttamente agli studenti.</p>



<p>«L’Esame di maturità è alle porte ed io oggi desidero rivolgervi un pensiero speciale in un momento significativo del vostro cammino, che rappresenta non solo la conclusione di un percorso scolastico contraddistinto da studio, impegno, amicizie, difficoltà superate e tante esperienze che vi hanno aiutato a crescere e a maturare nei vostri talenti, ma anche l’inizio di nuove possibilità», ha scritto.</p>



<p>Nel suo messaggio la direttrice generale ha invitato i ragazzi ad affrontare questa fase con serenità e consapevolezza: «Mentre vi preparate ad affrontare questo appuntamento, fermatevi un istante a riflettere su quanta strada avete percorso e su tutto ciò che avete costruito con il vostro impegno. Siete arrivati ad un traguardo importante».</p>



<p>Poi l’esortazione a credere nelle proprie capacità: «Vorrei invitarvi a vivere questo momento con fiducia in voi stessi e nelle vostre attitudini e capacità. Non abbiate paura di percorrere la vostra strada, siate leali con voi stessi e con gli altri, imparate a rialzarvi con coraggio dalle cadute, praticate la perseveranza».</p>



<p>L’Esame di Stato 2026 è stato definito dal ministro dell’Istruzione e del Merito <strong>Giuseppe Valditara</strong> come la “Maturità del buonsenso”. Il colloquio orale sarà incentrato su <strong>quattro discipline</strong> e dovrà verificare il raggiungimento del profilo educativo, culturale e professionale dello studente, oltre al livello di responsabilità e maturazione acquisito durante il percorso scolastico.</p>



<p>Superata anche la logica della cosiddetta “scena muta” come modalità per evitare la valutazione. Valditara ha ricordato che la Maturità rappresenta soprattutto il completamento di un cammino educativo, culturale ed esistenziale, invitando gli studenti a sostenere l’esame senza rinunciare ai propri sogni, ai progetti e alle aspirazioni future.</p>



<p>Questa mattina è in programma la prima prova scritta. Domani, invece, sarà la volta della seconda prova, differenziata in base all’indirizzo di studi.</p>
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		<title>Bere tè può favorire un invecchiamento più sano: ma attenzione a zuccheri e bevande industriali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/bere-te-puo-favorire-un-invecchiamento-piu-sano-ma-attenzione-a-zuccheri-e-bevande-industriali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 11:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[benefici del tè]]></category>
		<category><![CDATA[tè verde]]></category>
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					<description><![CDATA[Una tazza, o in estate un bicchiere, di tè potrebbe essere molto più di una semplice pausa quotidiana. Secondo una recente revisione scientifica pubblicata sulla rivista Beverage Plant Research, il [...]]]></description>
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<p>Una tazza, o in estate un bicchiere, di tè potrebbe essere molto più di una semplice pausa quotidiana. Secondo una recente revisione scientifica pubblicata sulla rivista <em>Beverage Plant Research</em>, il consumo regolare di tè può contribuire a proteggere il cuore, sostenere il metabolismo, favorire la salute del cervello e aiutare a contrastare alcuni effetti dell&#8217;invecchiamento.</p>



<p>Lo studio, condotto dai ricercatori Mingchuan Yang e Li Zhou del Tea Research Institute dell&#8217;Accademia Cinese delle Scienze Agricole, ha analizzato le principali evidenze disponibili sugli effetti del tè ottenuto dalle foglie di <em>Camellia sinensis</em>, confermando il ruolo potenzialmente positivo di questa bevanda all&#8217;interno di uno stile di vita sano.</p>



<p>Tra le varietà esaminate, il tè verde è quello che presenta le evidenze scientifiche più solide. Il merito sarebbe soprattutto dei polifenoli e delle catechine, sostanze naturali con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie associate a una riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, obesità, diabete e alcuni tipi di tumore.</p>



<p>Secondo gli autori, il tè può contribuire al benessere del sistema cardiovascolare favorendo il controllo della pressione arteriosa, migliorando alcuni parametri lipidici e contrastando lo stress ossidativo. Diversi studi osservazionali citati nella revisione hanno inoltre rilevato un&#8217;associazione tra il consumo abituale di tè e una minore mortalità per cause cardiovascolari.</p>



<p>I possibili benefici non si fermano al cuore. La ricerca suggerisce che le sostanze bioattive presenti nel tè possano svolgere un ruolo anche nella protezione delle funzioni cognitive. In particolare, i consumatori abituali mostrano una minore incidenza di declino cognitivo e di alcuni indicatori associati alle malattie neurodegenerative, compresa la malattia di Alzheimer.</p>



<p>Interessanti anche i dati relativi alla salute muscolare. Con l&#8217;avanzare dell&#8217;età, la perdita di massa e forza muscolare rappresenta uno dei principali fattori che incidono sulla qualità della vita. Le catechine presenti nel tè potrebbero contribuire a rallentare questo processo, sostenendo la conservazione della forza fisica negli anziani.</p>



<p>Gli esperti, tuttavia, invitano a non generalizzare. I benefici osservati riguardano soprattutto il tè preparato in modo tradizionale e consumato con moderazione. Il quadro cambia quando si parla di tè in bottiglia, bubble tea e altre bevande industriali che, pur richiamando il tè nel nome, possono contenere elevate quantità di zuccheri, dolcificanti artificiali, conservanti e additivi.</p>



<p>In questi casi, gli effetti positivi della bevanda rischiano di essere ridotti o compensati dagli ingredienti aggiunti, soprattutto se il consumo diventa frequente. Per questo motivo i ricercatori sottolineano l&#8217;importanza di privilegiare il tè nella sua forma più naturale possibile.</p>



<p>La revisione richiama inoltre l&#8217;attenzione sulla qualità della filiera produttiva. Sebbene non emergano rischi tali da scoraggiare il consumo, restano aspetti da monitorare come la presenza di residui di pesticidi, metalli pesanti e microplastiche.</p>



<p>Un ultimo elemento riguarda l&#8217;assorbimento di alcuni nutrienti. Il tè può interferire con l&#8217;assimilazione del ferro e, in misura minore, del calcio. Un aspetto che merita attenzione soprattutto per chi segue diete vegetariane o presenta particolari carenze nutrizionali.</p>



<p>Il messaggio degli studiosi è chiaro: il tè può rappresentare un alleato della salute e dell&#8217;invecchiamento attivo, ma non esistono bevande miracolose. Alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e corretti stili di vita restano i pilastri fondamentali per vivere più a lungo e in buona salute.</p>



<p>(Foto creata con ChatGPT Image)</p>
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		<title>Boom destination wedding in Campania: il fenomeno dei matrimoni internazionali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/boom-destination-wedding-in-campania-il-fenomeno-dei-matrimoni-internazionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 11:58:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[parco del cilento]]></category>
		<category><![CDATA[wedding]]></category>
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					<description><![CDATA[Il destination wedding, il matrimonio celebrato in una località lontana dalla residenza della coppia, è una formula sempre più di tendenza, che mira ad offrire un&#8217;esperienza unica e personalizzata agli [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il <em>destination wedding</em>, il matrimonio celebrato in una località lontana dalla residenza della coppia, è una formula sempre più di tendenza, che mira ad offrire un&#8217;esperienza unica e personalizzata agli sposi.</p>



<p>In Italia, nel 2025, il settore ha raggiunto un traguardo storico, con oltre 16.700 eventi, superando la soglia di 1,1 miliardi di euro di fatturato stimato, con un incremento del 19,6% rispetto all’anno precedente (Report 2025 dell’Osservatorio Destination Wedding in Italy di Convention Bureau Italia e Italy for Weddings). Un trend in continua crescita, con un aumento previsto per il 2026 di +5,1% e +850 eventi.&nbsp;</p>



<p>Sud e Isole hanno conquistato la scena nel 2025 con il 30,4% degli eventi e continueranno ad essere tra le mete più gettonate del 2026. Tra le regioni preferite, la Campania, con la Costiera Amalfitana, Napoli, Ravello, Capri e il Cilento.</p>



<p>Fattori chiave nella scelta della destinazione sono la ricerca di unicità, esclusività ed estrema personalizzazione, declinata sulla storia d’amore della coppia, che non cerca solo una cornice estetica, ma elementi capaci di narrare e coinvolgere emotivamente.&nbsp;</p>



<p><em>“Il trend dei matrimoni sta inevitabilmente cambiando negli ultimi anni, ma quello del destination wedding resta stabile, con una richiesta sempre in ascesa, in particolare per alcune zone, come Napoli, la Costiera Amalfitana e la Costiera Sorrentina, dove sono nato e presente con la mia attività da 17 anni”,</em> afferma Stefano Miranda, Destination Wedding Manager. “<em>A differenza dei matrimoni campani tradizionali, assistiamo a un cambio di paradigma da parte delle coppie che arrivano da altre regioni d&#8217;Italia e dall&#8217;estero. Questi sposi non cercano location sfarzose, ma puntano tutto sulla bellezza naturale e sull&#8217;autenticità dei luoghi, caratteristici della nostra regione, scegliendo piccoli borghi e scogliere a picco sul mare. Grazie a queste coppie extra regione, stiamo assistendo ad un incremento significativo anche del turismo territoriale, con benefici per l’indotto economico dell’intera filiera locale”.</em></p>



<p>Il successo di un grande evento risiede nella perfetta armonia tra tutti i suoi componenti e nella stretta collaborazione tra tutti i professionisti coinvolti, chi intercetta la domanda e porta valore sul territorio e chi lo amplifica, trasformandolo in una narrazione che promuove la Campania nel mondo. &nbsp;</p>



<p><em>“Organizzare un evento in un luogo speciale e lontano, a volte migliaia di chilometri da casa, richiede professionalità ed estrema attenzione ai dettagli”, </em>afferma Sebastiano Longano, CEO dello Studio Fotografico Longano.<em> “Il matrimonio rappresenta il coronamento di un sogno, merita di essere ricordato in ogni “frame” e la fotografia in tal senso gioca un ruolo cruciale. Nel wedding, come nel destination wedding reportage, ogni scatto diventa un racconto, un frammento di vita degli sposi e del mondo che li circonda. Nella nostra visione, ogni servizio fotografico deve superare i canoni tradizionali ed esplorare nuove dimensioni espressive che valorizzino individualità ed emozione, per cogliere l’essenza di momenti autentici e spontanei”.&nbsp;</em></p>



<p>È proprio seguendo le tendenze mondiali per i servizi fotografici, che vedono la ricerca dell’autenticità e dell’imperfezione, mettendo in discussione la sempre più incalzante tecnica digitale, che il team Longano si distingue per la capacità di fermare, con occhio sensibile e attento, le immagini che raccontano storie vere. Il loro stile unisce la tecnica del reportage dinamico a scatti genuini e ricchi di emozione, per raccontare la storia degli sposi da ogni prospettiva, garantendo una copertura completa e personale del matrimonio, con discrezione e tatto.</p>



<p><em>“Le nuove tecnologie e in particolare l’intelligenza artificiale, non possono sostituire l’occhio umano, ma devono essere utilizzate, con competenza, al servizio del professionista, per editing e ritocco, riducendo così notevolmente i tempi di post-produzione</em>. <em>Grazie alla nostra professionalità ed alla nostra empatia, con la nuova coppia riusciamo ad instaurare un legame che va oltre il giorno delle nozze”, </em>conclude Mirko Longano, Direttore e Wedding photographer Studio Longano.<em>&nbsp;</em></p>



<p>La Campania si conferma così non solo uno scenario da sogno, ma un ecosistema capace di accogliere, emozionare e generare valore. Un territorio che, grazie al lavoro sinergico di professionisti come i fotografi Longano e il Wedding Planner Miranda, continua a trasformare ogni matrimonio in un racconto autentico e ogni storia d’amore in un patrimonio condiviso.</p>
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		<title>Materassi per yacht: il comfort su misura che migliora il riposo in mare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/materassi-per-yacht-il-comfort-su-misura-che-migliora-il-riposo-in-mare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 15:36:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento, artigianato & design]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Motori e Nautica]]></category>
		<category><![CDATA[Nautica & Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[arredamento]]></category>
		<category><![CDATA[charter]]></category>
		<category><![CDATA[comfort]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[dormiavossa materassi]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[materassi]]></category>
		<category><![CDATA[nautica]]></category>
		<category><![CDATA[turismo nautico]]></category>
		<category><![CDATA[yacht]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel mondo della nautica di alta gamma, il comfort non si misura solo in metri di lunghezza o potenza dei motori. A fare la differenza, spesso, sono dettagli meno visibili [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel mondo della nautica di alta gamma, il comfort non si misura solo in metri di lunghezza o potenza dei motori. A fare la differenza, spesso, sono dettagli meno visibili ma decisivi: tra questi,<a href="https://dormiavossa.com/materassi-sagomati-per-barche-e-yacht/" data-type="link" data-id="https://dormiavossa.com/materassi-sagomati-per-barche-e-yacht/"> i materassi per yacht</a> rappresentano uno degli elementi più importanti per garantire benessere a bordo durante la navigazione.</p>



<p>A differenza dei prodotti domestici, i materassi destinati a imbarcazioni devono rispondere a esigenze tecniche specifiche. Spazi ridotti, superfici non perfettamente lineari, umidità costante e movimenti del mare richiedono soluzioni progettate su misura, capaci di adattarsi alle cabine e di garantire al tempo stesso sostegno ergonomico e resistenza nel tempo.</p>



<p>Negli ultimi anni, il settore ha registrato una crescita significativa, trainata dall’espansione del turismo nautico e dall’aumento della domanda di charter di lusso. Secondo gli operatori del comparto, la personalizzazione è diventata la parola chiave: ogni materasso viene progettato in base alle misure della cabina, al tipo di utilizzo e alle preferenze dell’armatore.</p>



<p>I materiali più utilizzati includono schiume ad alta densità, memory foam e soluzioni ibride pensate per assorbire il movimento della barca e ridurre il cosiddetto “effetto rollio” percepito durante il sonno. Rivestimenti antimuffa, tessuti traspiranti e trattamenti anti-salsedine completano un prodotto pensato per resistere a condizioni ambientali particolarmente aggressive.</p>



<p>Un altro elemento centrale è la leggerezza. A bordo di uno yacht ogni chilogrammo conta, e anche i sistemi di riposo devono contribuire all’equilibrio generale dell’imbarcazione senza comprometterne le prestazioni. Per questo motivo, molti produttori puntano su materiali innovativi che combinano comfort e riduzione del peso.</p>



<p>La crescente attenzione al design ha inoltre trasformato i materassi in veri e propri complementi d’arredo. Non più semplici elementi funzionali, ma parte integrante dello stile degli interni, spesso coordinati con tessuti, testiere e finiture della cabina.</p>



<p>Il risultato è un segmento di nicchia ma in forte espansione, dove tecnologia, artigianalità e lusso si incontrano. In mare, sempre più spesso, il vero comfort si misura anche da ciò che non si vede: la qualità del riposo.</p>
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		<item>
		<title>Estate 2026: gli italiani riscoprono l&#8217;Italia, prenotano prima e guardano con interesse all&#8217;AI</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/estate-2026-gli-italiani-riscoprono-litalia-prenotano-prima-e-guardano-con-interesse-allai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 08:33:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[estate 2026]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[turismo domestico]]></category>
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					<description><![CDATA[Quasi sei italiani su dieci trascorreranno la vacanza principale in Italia nell&#8217;estate 2026. Tre su quattro ammettono che il costo dei voli potrebbe cambiare le loro scelte. E il 95,4% [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quasi sei italiani su dieci trascorreranno la vacanza principale in Italia nell&#8217;estate 2026. Tre su quattro ammettono che il costo dei voli potrebbe cambiare le loro scelte. E il 95,4% prenoterebbe direttamente con la struttura ricettiva se potesse farlo con le stesse garanzie offerte dalle grandi piattaforme internazionali. Sono i dati più significativi del sondaggio &#8220;<strong>Estate 2026</strong>&#8221; realizzato da&nbsp;<strong>Bed-and-Breakfast.it</strong>, la prima piattaforma OTA italiana, che ha raccolto&nbsp;<strong>2.372 risposte</strong>&nbsp;da viaggiatori italiani nella prima settimana di giugno.</p>



<p>L’analisi completa del sondaggio, con tutti i dati e i grafici, è disponibile nel report allegato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il turismo domestico torna al centro</h2>



<p>Il&nbsp;<strong>57%</strong>&nbsp;degli intervistati prevede di trascorrere la vacanza principale in Italia, mentre un ulteriore 13% programma soggiorni sia in Italia che all&#8217;estero. Solo l&#8217;11,2% indica l&#8217;estero come destinazione esclusiva. Il segnale si rafforza ulteriormente sul fronte delle intenzioni:&nbsp;<strong>oltre quattro italiani su dieci dichiarano di valutare l&#8217;Italia più seriamente rispetto agli anni precedenti</strong>, un dato che potrebbe favorire le destinazioni meno note e lontane dai circuiti del turismo di massa.</p>



<p>A pesare sulle scelte, oltre al prezzo degli alloggi (52,6%), c&#8217;è un fattore spesso sottovalutato: il&nbsp;<strong>43,8%</strong>&nbsp;degli intervistati dichiara di voler evitare mete troppo affollate. L&#8217;overtourism non è più solo un tema da convegno: è già un criterio di selezione attivo nella mente del viaggiatore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caro-voli cambia tutto, la benzina quasi niente</h2>



<p>Quasi&nbsp;<strong>tre italiani su quattro</strong>&nbsp;affermano che il costo dei biglietti aerei potrebbe influenzare la scelta della destinazione o spingerli a rinunciare a una meta lontana. Al contrario, il caro-benzina appare molto meno determinante: solo il 13,5% lo indica tra i fattori rilevanti. Un&#8217;asimmetria che suggerisce come il turismo di prossimità &#8211; raggiungibile in auto &#8211; goda di una resilienza strutturale rispetto alle destinazioni che richiedono il volo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;intelligenza artificiale entra nel viaggio</h2>



<p>Per la prima volta, il sondaggio ha rilevato l&#8217;impatto degli strumenti di intelligenza artificiale sulla pianificazione delle vacanze. I risultati mostrano un&#8217;adozione già significativa, con una&nbsp;<strong>differenza generazionale netta</strong>: tra gli under 45, l&#8217;utilizzo è circa doppio rispetto agli over 45. I viaggiatori che già usano strumenti come ChatGPT, Gemini o Claude li impiegano per costruire itinerari personalizzati, scoprire nuove destinazioni e stimare costi e budget. L&#8217;IA si afferma come assistente di viaggio, non più come curiosità tecnologica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il 95,4% vuole prenotare diretto: ma servono le garanzie</h2>



<p>Il dato più rilevante per l&#8217;intero settore ricettivo riguarda le preferenze di prenotazione. Alla domanda &#8220;prenoteresti direttamente con la struttura se potessi farlo risparmiando e con le stesse garanzie delle OTA?&#8221;, il&nbsp;<strong>95,4% risponde sì</strong>. Un segnale inequivocabile: la resistenza alla prenotazione diretta non è culturale, ma funzionale. I viaggiatori vogliono sicurezza nel pagamento, semplicità nel processo e flessibilità nella cancellazione. Dove queste condizioni esistono, la disintermediazione avviene naturalmente.</p>



<p><em>«Questo sondaggio ci restituisce l&#8217;immagine di un viaggiatore più maturo, più consapevole e più esigente. Sa che le commissioni delle grandi OTA incidono tra il 20 e il 25% sul prezzo finale, e sarebbe disposto a prenotare direttamente &#8211; ma solo se la struttura gli offre la stessa affidabilità. È esattamente la sfida che il nostro settore deve raccogliere»</em>, afferma&nbsp;<strong>Giambattista Scivoletto</strong>, fondatore e CEO di Bed-and-Breakfast.it.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Metodologia</h2>



<p>Il sondaggio è stato condotto nella prima settimana di giugno 2026 e ha raccolto 2.372 risposte da viaggiatori italiani iscritti alla community di Bed-and-Breakfast.it. Il campione è composto prevalentemente da viaggiatori abituali, già orientati verso una prenotazione consapevole: i risultati vanno letti come segnale di tendenza espresso da una fascia di viaggiatori particolarmente informata, non come fotografia della domanda turistica di massa. Pur non trattandosi di un&#8217;indagine demoscopica certificata, la dimensione del campione consente di individuare con buona affidabilità le principali direttrici del comportamento dei viaggiatori per l&#8217;estate 2026. </p>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>
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		<title>In Italia più veterinari che pediatri: la fotografia di una società che cambia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/in-italia-piu-veterinari-che-pediatri-la-fotografia-di-una-societa-che-cambia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 11:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[pediatri]]></category>
		<category><![CDATA[pet parenting]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[veterinari]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono numeri che valgono più di molte analisi sociologiche. Uno di questi riguarda una curiosa fotografia dell&#8217;Italia contemporanea: nel nostro Paese operano circa 35.800 veterinari, mentre i pediatri di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci sono numeri che valgono più di molte analisi sociologiche. Uno di questi riguarda una curiosa fotografia dell&#8217;Italia contemporanea: nel nostro Paese operano circa 35.800 veterinari, mentre i pediatri di libera scelta sono poco più di 6.200. Un divario che, a prima vista, potrebbe sembrare soltanto una statistica legata all&#8217;organizzazione dei servizi sanitari. In realtà racconta molto di più.</p>



<p>Racconta un Paese che invecchia, che fa sempre meno figli e che ridefinisce il concetto stesso di famiglia.</p>



<p>Negli ultimi decenni l&#8217;Italia ha assistito a un progressivo calo delle nascite. Le giovani coppie diventano genitori più tardi, spesso scelgono di avere un solo figlio oppure rinunciano del tutto alla genitorialità. A incidere sono fattori economici, lavorativi e abitativi: stipendi stagnanti, costo della vita elevato, precarietà professionale e difficoltà nell&#8217;accesso alla casa rendono più complesso programmare un progetto familiare tradizionale.</p>



<p>Parallelamente è cresciuto il ruolo degli animali domestici. Cani e gatti non sono più considerati semplicemente animali da compagnia, ma veri e propri membri della famiglia. Hanno spazi dedicati nelle abitazioni, alimentazione specifica, assicurazioni sanitarie, servizi di benessere e persino attività pensate per il loro tempo libero.</p>



<p>Non è raro sentire parlare di &#8220;pet parenting&#8221;, un&#8217;espressione che descrive un rapporto emotivo molto intenso tra proprietari e animali domestici. Per molte persone, soprattutto nelle grandi città, il cane o il gatto rappresentano una presenza affettiva stabile, una fonte di compagnia e un elemento di equilibrio emotivo in una società caratterizzata da ritmi frenetici e relazioni spesso più fragili.</p>



<p>Questo fenomeno non deve essere interpretato come una sostituzione dei figli con gli animali domestici. La realtà è più complessa. Piuttosto, riflette un cambiamento culturale che vede gli animali occupare uno spazio sempre più centrale nella vita quotidiana, mentre diminuiscono le nascite e si trasformano i modelli familiari tradizionali.</p>



<p>Anche il mercato segue questa evoluzione. L&#8217;economia legata agli animali da compagnia continua a crescere: alimentazione premium, servizi veterinari specialistici, pensioni, toelettature, accessori e prodotti dedicati generano un comparto che vale miliardi di euro e che continua ad attrarre investimenti.</p>



<p>Il confronto tra veterinari e pediatri, quindi, non è soltanto una curiosità statistica. È uno specchio della società italiana del XXI secolo. Da una parte il calo demografico che preoccupa economisti e istituzioni; dall&#8217;altra il bisogno crescente di relazioni affettive e di nuove forme di compagnia che trovano spesso negli animali domestici una risposta concreta.</p>



<p>Dietro quei numeri si nasconde una domanda più profonda: come stanno cambiando le nostre famiglie, le nostre priorità e il nostro modo di immaginare il futuro? Comprendere questa trasformazione significa capire una delle tendenze sociali più significative dell&#8217;Italia contemporanea.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dalla Gran Bretagna al Giappone, i Paesi che hanno creato un “ministero della solitudine”</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dalla-gran-bretagna-al-giappone-i-paesi-che-hanno-creato-un-ministero-della-solitudine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 08:01:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
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<p class="p1">Combattere l’isolamento sociale, soprattutto tra anziani, giovani e persone fragili. È con questo obiettivo che nel <strong>2018</strong> la Gran Bretagna ha istituito il primo “<strong>Ministero della Solitudine</strong>” al mondo, trasformando un disagio spesso invisibile in una questione di salute pubblica e politica sociale.</p>



<p class="p1">La decisione venne annunciata dall’allora <strong>premier Theresa May</strong> dopo un rapporto parlamentare che definiva la solitudine “una delle grandi sfide sanitarie del nostro tempo”. A guidare il nuovo incarico fu nominata Tracey Crouch, sottosegretaria con delega a sport e società civile, con il compito di coordinare politiche contro l’isolamento sociale.</p>



<p class="p1">Secondo i dati diffusi dal governo britannico all’epoca, <strong>oltre 9 milioni di persone nel Regno Unito dichiaravano di sentirsi spesso sole</strong>. Un fenomeno con effetti concreti anche sulla salute: diversi studi hanno associato la solitudine cronica a un aumento del rischio di depressione, ansia, malattie cardiovascolari e declino cognitivo.</p>



<p class="p1">Il governo britannico ha così avviato programmi di “social prescribing”, cioè percorsi attraverso i quali medici e servizi territoriali possono indirizzare le persone verso attività sociali, culturali e di volontariato. Tra le iniziative promosse figurano centri comunitari, sostegno agli anziani soli e progetti per rafforzare le relazioni di quartiere.</p>



<p class="p1">Negli anni successivi anche altri Paesi hanno seguito l’esempio britannico, pur con formule differenti.</p>



<p class="p1">In Giappone, nel 2021, il governo ha nominato un ministro incaricato di affrontare solitudine e isolamento sociale dopo l’aumento dei suicidi registrato durante la pandemia di Covid-19. Il fenomeno degli “hikikomori”, persone che si ritirano completamente dalla vita sociale, rappresenta da anni una delle emergenze sociali del Paese asiatico.</p>



<p class="p1">Anche la Corea del Sud ha sviluppato strategie nazionali contro l’isolamento, soprattutto tra i giovani adulti che vivono soli. Seul ha annunciato programmi di sostegno psicologico, assistenza economica e attività di reinserimento sociale.</p>



<p class="p1">In alcuni Paesi europei, come Germania e Paesi Bassi, non esistono veri e propri ministeri dedicati, ma sono stati creati osservatori e piani governativi specifici contro la solitudine. La stessa Unione Europea ha più volte richiamato l’attenzione sul tema, soprattutto dopo la pandemia.</p>



<p class="p1">Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’isolamento sociale rappresenta un fattore di rischio crescente nelle società contemporanee, aggravato dall’invecchiamento della popolazione, dalla diffusione del lavoro da remoto e dall’uso sempre più intenso delle tecnologie digitali.</p>



<p class="p1">Gli esperti sottolineano che la solitudine non coincide semplicemente con l’essere soli. “Si può vivere da soli senza sentirsi isolati, così come ci si può sentire profondamente soli pur essendo circondati da persone”, spiegano sociologi e psicologi. Per questo le politiche pubbliche puntano sempre più a rafforzare reti sociali, spazi di aggregazione e servizi territoriali.</p>
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		<title>Anno all’estero, ecco le mete preferite dagli studenti italiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 09:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[anno all'estero]]></category>
		<category><![CDATA[astudy]]></category>
		<category><![CDATA[studenti italiani]]></category>
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					<description><![CDATA[I Paesi anglofoni continuano a dominare le preferenze degli studenti italiani delle scuole superiori che scelgono di trascorrere un periodo di studio all’estero, ma accanto alle mete tradizionali aumenta l’interesse verso destinazioni sempre più internazionali, immersive e [...]]]></description>
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<p>I <strong>Paesi anglofoni</strong> continuano a dominare le preferenze degli <strong>studenti italiani delle scuole superiori</strong> che scelgono di trascorrere un <strong>periodo di studio all’estero</strong>, ma accanto alle mete tradizionali <strong>aumenta </strong>l’interesse verso destinazioni sempre più internazionali, immersive e “fuori rotta”, come <strong>Australia</strong>, <strong>Nuova Zelanda</strong> e <strong>Costa Rica</strong>. È quanto emerge dal report decennale 2016-2025 “Un anno all’estero… e dopo?” realizzato da <strong>Astudy International Education</strong>, realtà specializzata nell’orientamento e nell’organizzazione di programmi scolastici internazionali.</p>



<p>L’indagine conferma il fascino duraturo del modello educativo americano:&nbsp;<strong>quasi uno studente su due sceglie gli Stati Uniti</strong>, attratto dall’High School Spirit, dall’approccio comunitario della scuola statunitense e dalla possibilità di vivere un’esperienza culturale fortemente inclusiva.</p>



<p>Il&nbsp;<strong>Regno Unito si conferma tra le mete più apprezzate</strong>&nbsp;grazie all’elevata qualità dell’insegnamento e alla capacità delle scuole britanniche di valorizzare il percorso individuale dello studente a 360 gradi. Subito dopo si posiziona il&nbsp;<strong>Canada</strong>, scelto soprattutto da chi cerca un equilibrio tra qualità accademica, attenzione alla crescita personale e forte contatto con la natura e tra&nbsp;<strong>le mete previste maggiormente in crescita nei prossimi anni</strong>. Anche&nbsp;<strong>l’Irlanda&nbsp;</strong>consolida il proprio ruolo come destinazione ideale per gli studenti che desiderano un ambiente scolastico internazionale capace di combinare tradizione e innovazione.</p>



<p>Accanto alle destinazioni storiche emerge però una mobilità sempre più diversificata. Se&nbsp;<strong>l’Australia continua ad attrarre un numero crescente di studenti</strong>&nbsp;interessati a esperienze lontane dal contesto europeo, caratterizzate da multiculturalità, natura e forte autonomia personale, iniziano ad affacciarsi &#8211; seppur ancora con numeri contenuti &#8211; mete fino a pochi anni fa considerate&nbsp;<strong>insolite</strong>&nbsp;per gli studenti italiani delle scuole superiori. Tra queste spiccano la&nbsp;<strong>Nuova Zelanda</strong>&nbsp;e il&nbsp;<strong>Costa Rica</strong>, che da quest’anno compaiono anche nelle richieste di programmi di anno scolastico all’estero, segnale di una nuova generazione sempre più orientata verso esperienze originali, immersive e culturalmente distintive.</p>



<p>L’Europa continentale mantiene inoltre un ruolo importante:&nbsp;<strong>Spagna</strong>,&nbsp;<strong>Germania&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>Francia&nbsp;</strong>vengono scelte da studenti interessati ad apprendere una seconda lingua europea e a sperimentare sistemi educativi differenti, ma culturalmente più vicini a quello italiano. Mentre un interesse costante riguarda anche i&nbsp;<strong>Paesi nordici, in particolare Svezia, Danimarca e Norvegia</strong>, dove i sistemi scolastici inclusivi, innovativi e orientati al benessere dello studente rappresentano un forte elemento di attrazione, nonostante le lingue scandinave siano meno diffuse.</p>



<p>A confermare inoltre la natura immersiva del percorso è anche la durata dei programmi:&nbsp;<strong>il 62% degli studenti sceglie di trascorrere un intero anno scolastico all’estero</strong>, mentre il 34,2% opta per un semestre.</p>



<p>L’esperienza internazionale non penalizza il percorso scolastico degli studenti italiani, ma nella maggior parte dei casi lo rafforza:&nbsp;<strong>l’81,9% degli studenti mantiene o migliora il proprio rendimento al rientro in Italia</strong>, con il 51,7% che conserva la stessa media scolastica e il 30,2% che la migliora. Anche i risultati alla Maturità confermano l’impatto positivo dell’esperienza, con circa il 73% degli exchange students che ottiene un voto superiore a 80/100. Oltre ai risultati scolastici,&nbsp;<strong>più dell’80% degli studenti considera fondamentali per il proprio futuro lavorativo le competenze trasversali sviluppate durante il soggiorno all’estero</strong>, tra cui autonomia, adattabilità, sicurezza personale, gestione delle responsabilità e capacità comunicative.</p>



<p><em>“Le destinazioni raccontano molto bene l’evoluzione degli studenti italiani negli ultimi anni</em>&nbsp;&#8211; commenta&nbsp;<strong>Beate Lenzbauer, Country Manager di Astudy International Education</strong>&nbsp;-.&nbsp;<em>Gli Stati Uniti restano un punto di riferimento fortissimo, ma vediamo crescere sempre di più la curiosità verso mete meno convenzionali, percepite come esperienze autentiche e trasformative. Il Sudafrica, ad esempio, sta emergendo rapidamente perché unisce lingua inglese, multiculturalità, natura e forte impatto umano. Oggi gli studenti non cercano soltanto una scuola all’estero, ma un’esperienza capace di farli crescere davvero, dal punto di vista personale, culturale e relazionale”.</em></p>
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		<title>Educazione emotiva in Italia: consapevoli sì, ma ancora impreparati a gestire le emozioni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/educazione-emotiva-in-italia-consapevoli-si-ma-ancora-impreparati-a-gestire-le-emozioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 12:24:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[educazione emotiva]]></category>
		<category><![CDATA[gestire le emozioni]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è un dato che attraversa trasversalmente età e generi e che racconta molto più di una semplice fotografia sul benessere psicologico: in Italia si parla ancora poco e soprattutto si [...]]]></description>
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<p>C’è un dato che attraversa trasversalmente età e generi e che racconta molto più di una semplice fotografia sul benessere psicologico: in Italia si parla ancora poco e soprattutto si è ancora poco allenati a riconoscere e gestire le emozioni.</p>



<p>È quanto emerge dal <strong>MINDex 2026</strong>, il Barometro del Benessere Mentale degli italiani realizzato dal servizio di psicologia online Unobravo insieme a Ipsos Doxa. Un’indagine che, in occasione del mese dedicato alla salute mentale, mette al centro un tema spesso sottovalutato: l’educazione emotiva come competenza di base, ancora lontana dall’essere acquisita in modo diffuso.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un Paese che si percepisce emotivamente consapevole, ma non lo è fino in fondo</h3>



<p>Il paradosso è evidente soprattutto nel mondo maschile. Quattro uomini su dieci si dichiarano “molto consapevoli” delle proprie emozioni, ma solo il 15% afferma di saperle davvero gestire in modo efficace, evitando che si traducano in comportamenti impulsivi. Una distanza significativa tra percezione e competenza reale, che racconta una fragilità spesso poco riconosciuta.</p>



<p>Il dato si inserisce in un contesto più ampio: solo un italiano su quattro dichiara di aver ricevuto un’educazione emotiva strutturata. Eppure, oltre il 75% riconosce che quel tipo di educazione — anche quando assente o frammentaria — ha inciso profondamente sul proprio modo di relazionarsi agli altri.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Uomini e donne: due esperienze emotive ancora distanti</h3>



<p>Il report evidenzia una dinamica interessante. Gli uomini si sentono più competenti nella gestione delle emozioni rispetto alle donne, ma sono anche quelli meno propensi a chiedere aiuto: solo uno su tre si rivolgerebbe senza difficoltà a un professionista, contro oltre la metà delle donne.</p>



<p>Non solo. Più del 60% degli uomini racconta di aver ricevuto un supporto emotivo in famiglia durante l’infanzia, soprattutto nel riconoscere ciò che si prova. Un dato più alto rispetto al 44% delle donne, che però non si traduce in una maggiore capacità di elaborazione emotiva o nella richiesta di sostegno psicologico quando necessario.</p>



<p>Secondo Danila De Stefano, CEO e founder di Unobravo, questa distanza affonda le radici anche nei modelli culturali: l’emotività viene ancora spesso associata a vulnerabilità e, in particolare per gli uomini, a qualcosa da contenere più che da esplorare. Il risultato è che il ricorso a un supporto psicologico arriva più tardi, quando il disagio è già strutturato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gen Z: tra iper-consapevolezza e difficoltà di gestione</h3>



<p>Tra i più giovani, il quadro si fa ancora più sfaccettato. Nella Gen Z (18-29 anni) solo una donna su quattro dichiara di avere una chiara comprensione del proprio mondo interiore, mentre tra gli uomini la quota supera il 40%. Ma anche qui emerge una contraddizione: tra i giovani uomini che si dichiarano consapevoli, solo uno su dieci afferma di riuscire davvero a gestire le emozioni prima di reagire.</p>



<p>In questa fascia d’età cambiano anche le emozioni “più difficili” da esprimere: per i giovani uomini è la felicità a risultare meno raccontabile, mentre per le coetanee sono tristezza e rabbia a rimanere più spesso inespressi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’eredità educativa: il peso del “non esagerare”</h3>



<p>Il quadro si completa guardando all’infanzia emotiva degli italiani. Solo due persone su dieci raccontano di aver avuto genitori capaci di aiutarli a dare un nome alle emozioni. Per oltre la metà, il tema veniva affrontato in modo discontinuo o minimizzato; nel 10% dei casi era addirittura scoraggiato.</p>



<p>Frasi come “non esagerare” o “non piangere” continuano a rappresentare un’eredità culturale ancora visibile, anche se oggi più della metà dei genitori dichiara di voler rompere questo schema, scegliendo consapevolmente di insegnare ai figli a parlare delle proprie emozioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Uno stigma che resiste, ma inizia a incrinarsi</h3>



<p>Nonostante alcuni segnali di cambiamento, il 75% degli italiani considera ancora lo stigma sociale un ostacolo nel parlare apertamente di salute mentale. Solo il 9% ritiene che sia un tema davvero discusso senza filtri nella vita quotidiana.</p>



<p>Eppure qualcosa si muove: oltre la metà degli intervistati considera ormai il supporto psicologico uno strumento essenziale di benessere, con un picco tra le donne della Gen Z, dove si arriva al 70%.</p>



<p>Più che una semplice fotografia generazionale, il MINDex 2026 restituisce così un cambiamento in corso: lento, disomogeneo, ma sempre più evidente. Una transizione culturale in cui l’educazione emotiva non è più un tema “accessorio”, ma una competenza centrale per leggere sé stessi e le proprie relazioni.</p>
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