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	<title>Motori e Nautica | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Ferrari Luce, la prima elettrica del Cavallino</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ferrari-luce-presentata-la-prima-elettrica-del-cavallino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 11:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[ferrari luce]]></category>
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					<description><![CDATA[La Ferrari entra ufficialmente nell’era elettrica. A Roma, nella cornice della Vela di Calatrava, è stata presentata la nuova Ferrari Luce, il primo modello 100% elettrico della casa di Maranello. [...]]]></description>
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<p>La Ferrari entra ufficialmente nell’era elettrica. A Roma, nella cornice della Vela di Calatrava, è stata presentata la nuova <strong>Ferrari Luce</strong>, il primo modello 100% elettrico della casa di Maranello. Un debutto atteso da anni che segna una svolta storica per il Cavallino Rampante, chiamato a coniugare tradizione sportiva e transizione energetica.</p>



<p>La Luce rappresenta una rottura netta con il passato: è una <strong>gran turismo a quattro porte e cinque posti</strong>, sviluppata su una piattaforma elettrica dedicata e spinta da <strong>quattro motori elettrici</strong>, con una potenza che supera i 1.000 cavalli. Le prestazioni restano in linea con il DNA Ferrari: accelerazione da 0 a 100 km/h in circa 2,5 secondi, velocità elevata e una batteria da 122 kWh con autonomia dichiarata oltre i 500 chilometri.</p>



<p>Dal punto di vista progettuale, la vettura nasce dalla collaborazione tra il Centro Stile Ferrari e il collettivo <strong>LoveFrom</strong> guidato da Jony Ive, ex Apple. Il risultato è un’auto dal design fortemente innovativo, più vicina a un linguaggio “tech” che alla tradizione estetica delle Ferrari a cui il pubblico era abituato.</p>



<p>La presentazione romana ha avuto anche un forte valore simbolico, con la presenza delle istituzioni e un’impostazione da evento globale, a conferma della centralità del progetto nella strategia di elettrificazione del marchio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’accoglienza: entusiasmo tecnico, ma divisione sul design</h3>



<p>Le reazioni al debutto sono state contrastanti. Da un lato, il progetto è stato accolto positivamente per il livello tecnologico e le prestazioni, considerati coerenti con il posizionamento del brand nel segmento delle hypercar elettriche.</p>



<p>Dall’altro, proprio il design ha diviso pubblico e addetti ai lavori: molti appassionati hanno sottolineato la distanza estetica dalle Ferrari tradizionali, definendo la Luce una svolta radicale nello stile del marchio. Anche sui mercati non sono mancate le reazioni: dopo la presentazione, il titolo ha registrato un calo, segnale di un’accoglienza prudente da parte degli investitori.</p>



<p>In sintesi, la Ferrari Luce apre una nuova fase per Maranello: tecnologicamente avanzata e ambiziosa, ma destinata a far discutere ancora a lungo sul futuro identitario del Cavallino nell’era dell’elettrico.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Le dichiarazioni</strong></p>



<p>«<em>Siamo convinti che un&#8217;azienda dimostri la sua leadership quando ha il coraggio di osare </em>&#8211; ha dichiarato il ceo Benedetto Vigna, come riporta Ansa &#8211; <em>Con Luce non ci siamo limitati a innovare nella motorizzazione, ma abbiamo inaugurato un vero e proprio segmento di gamma, frutto di oltre 60 nuovi brevetti.</em>»</p>



<p>«<em>Con Ferrari Luce, ridefiniamo ancora una volta i limiti del possibile </em>&#8211; ha affermato da parte sua John Elkann, presidente di Ferrari, su Ansa -. <em>Oggi non presentiamo soltanto una nuova vettura, ma inauguriamo un capitolo che trasforma la nostra visione in realtà, rafforzando la tradizione Ferrari di anticipare e plasmare il futuro.</em>»</p>



<p>(Foto dal sito ferrari.com)</p>
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		<title>Adesivo “Angles Morts”, cosa significa e dove è obbligatorio: il segnale contro gli angoli ciechi dei mezzi pesanti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/adesivo-angles-morts-cosa-significa-e-dove-e-obbligatorio-il-segnale-contro-gli-angoli-ciechi-dei-mezzi-pesanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 13:14:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Codice della Strada]]></category>
		<category><![CDATA[Motori e Nautica]]></category>
		<category><![CDATA[adesivi obbligatori]]></category>
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					<description><![CDATA[Sempre più spesso su camion, autobus e camper di grandi dimensioni compaiono adesivi gialli e rossi con la scritta “Angles Morts”, termine francese che significa “angoli ciechi”. Si tratta di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sempre più spesso su camion, autobus e camper di grandi dimensioni compaiono adesivi gialli e rossi con la scritta “Angles Morts”, termine francese che significa “angoli ciechi”. Si tratta di una segnaletica introdotta in Francia per avvisare pedoni, ciclisti e motociclisti della presenza di zone non visibili dal conducente, particolarmente estese nei mezzi pesanti. L’obbligo è entrato in vigore dal 1° gennaio 2021 e riguarda tutti i veicoli superiori a 3,5 tonnellate, compresi mezzi stranieri in transito sul territorio francese. Gli adesivi devono essere applicati sui lati e sul retro del veicolo in posizione ben visibile.</p>



<p>La misura nasce con l’obiettivo di ridurre gli incidenti stradali causati dagli angoli ciechi, una delle principali criticità nella circolazione urbana dei mezzi pesanti. Camion e autobus, infatti, presentano ampie aree non controllabili nemmeno attraverso gli specchietti retrovisori, aumentando il rischio di non vedere ciclisti o pedoni durante svolte e manovre.</p>



<p>Secondo la normativa francese, la mancanza degli adesivi può comportare sanzioni economiche. L’obbligo interessa non solo autotrasportatori e autobus, ma anche camper e autocaravan superiori ai limiti di peso previsti. Gli adesivi “Angles Morts” sono oggi diventati un elemento sempre più diffuso sulle strade europee, simbolo di una maggiore attenzione alla sicurezza stradale e alla tutela degli utenti più vulnerabili.</p>
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		<title>Mezzi da lavoro e imprese in vetrina con il Polo Fieristico M.M.T. di Castellabate</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mezzi-da-lavoro-e-imprese-in-vetrina-con-il-polo-fieristico-m-m-t-di-castellabate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 11:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Raduni]]></category>
		<category><![CDATA[macchine da lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Polo Fieristico M.M.T.]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è un Cilento che vive di turismo e mare, ma anche di agricoltura, cantieri, mezzi da lavoro e imprese che ogni giorno contribuiscono alla crescita del territorio. È questo il [...]]]></description>
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<p>C’è un Cilento che vive di turismo e mare, ma anche di agricoltura, cantieri, mezzi da lavoro e imprese che ogni giorno contribuiscono alla crescita del territorio. È questo il volto che dal 30 maggio al 2 giugno sarà protagonista a San Marco di Castellabate con la seconda edizione del Polo Fieristico M.M.T., in programma in località Torretta. Dopo il successo della prima edizione, la manifestazione organizzata dall’associazione Giovani Annunziata, con il patrocinio del Comune di Castellabate, torna con l’obiettivo di valorizzare il mondo delle macchine movimento terra, dell’edilizia e dell’agricoltura, settori che rappresentano ancora oggi una componente fondamentale dell’economia locale.</p>



<p>Per quattro giorni, un’area espositiva di oltre 120mila metri quadrati ospiterà aziende, operatori e visitatori provenienti da tutta la Campania e non solo. Cuore della manifestazione sarà l’esposizione di macchine movimento terra, mezzi agricoli, attrezzature professionali e materiali edili, con dimostrazioni pratiche, prove sul campo e test di abilità dedicati agli operatori qualificati.</p>



<p>Tra le novità dell’edizione 2026 anche l’ampliamento degli spazi dedicati ai materiali edili e alle attrezzature da lavoro, a testimonianza di un comparto in continua evoluzione e sempre più strategico per il territorio cilentano.</p>



<p>Il Polo Fieristico M.M.T. punta inoltre a essere non soltanto una fiera di settore, ma anche un momento di aggregazione e socialità, con aree food, spazi dedicati all’intrattenimento e attività pensate per coinvolgere famiglie e visitatori. L’animazione sarà curata da Iannone, mentre main sponsor della manifestazione sarà I&amp;P Enterprise srl.</p>



<p>“Questa seconda edizione rappresenta per noi un passo in avanti importante – spiegano gli organizzatori –. Abbiamo voluto ampliare l’offerta coinvolgendo nuove realtà e introducendo settori strategici come quello dei materiali edili e delle attrezzature da lavoro. Il nostro obiettivo è creare un evento che non sia solo esposizione, ma anche incontro, crescita e valorizzazione del territorio”.</p>



<p>Un concetto condiviso anche dal sindaco di Castellabate, Marco Rizzo: “Eventi come il Polo Fieristico M.M.T. rappresentano un’ulteriore occasione di promozione per il nostro territorio, coniugando sviluppo economico, turismo e valorizzazione delle eccellenze locali. Castellabate si conferma sempre più meta attrattiva non solo per il turismo balneare, ma anche per appuntamenti di settore che richiamano visitatori, operatori e aziende da tutta la regione e oltre”.</p>



<p>Numerose le aziende che hanno già aderito alla seconda edizione della manifestazione: TeknoMak, ItalNoleggi, La Formica Edile, Edil Bianco, Sorgente Macchine, NewService, Officine Meccaniche Villano Oreste, Apicella, Agrocilento, Comi, Movimac, Sa.Cos prefabbricati, Bruno, AgriSele, Corradino Service, Esposito, Eurocar, Mirra &amp; Co., FRC Macchine Industriali, Lobos, Mecar, Geolift srl, Agri Mafros, Procaccini Group, Milwaukee, Vassallo Macchine Agricole, Bosch, DTF Service, Matedil, R.E.C.D.E. srl, Andrea Giannettino &amp; C., Cormidi, Tecnoter, U’ Biondo. L’ingresso sarà gratuito e l’apertura è prevista ogni giorno a partire dalle ore 9:00.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>SUV o berlina? La guida per orientarsi tra moda e praticità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/suv-o-berlina-la-guida-per-orientarsi-tra-moda-e-praticita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 11:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[suv o berlina]]></category>
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					<description><![CDATA[Per anni il SUV è stato il simbolo del cambiamento: guida alta, senso di sicurezza, immagine “premium” anche nelle versioni più accessibili. La berlina, invece, ha rappresentato l’equilibrio classico tra [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per anni il SUV è stato il simbolo del cambiamento: guida alta, senso di sicurezza, immagine “premium” anche nelle versioni più accessibili. La berlina, invece, ha rappresentato l’equilibrio classico tra comfort, efficienza e piacere di guida. Oggi la scelta tra le due non è solo estetica, ma sempre più legata all’uso reale dell’auto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">SUV: la percezione di sicurezza e la versatilità (non sempre reale)</h3>



<p>Il successo dei SUV non è un caso. Modelli come quelli di Toyota o di BMW hanno spinto questa categoria verso il grande pubblico, rendendola trasversale: compatta in città, spaziosa per la famiglia, spesso disponibile anche in versioni ibride.</p>



<p>Il punto di forza principale è la posizione di guida rialzata, che molti automobilisti associano a maggiore controllo e sicurezza. In realtà, la sicurezza dipende molto di più da telaio, sistemi ADAS e comportamento alla guida che dall’altezza da terra.</p>



<p>I limiti dei SUV emergono invece su tre fronti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>consumi generalmente più alti rispetto a una berlina equivalente</li>



<li>maggiore peso, quindi dinamica meno agile</li>



<li>ingombri che in città diventano rapidamente un problema</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Berlina: meno moda, più sostanza</h3>



<p>La berlina ha perso centralità nel mercato italiano, ma non ha perso senso. Anzi, per chi percorre molti chilometri o guida spesso in autostrada, resta spesso la soluzione più razionale.</p>



<p>I vantaggi sono concreti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>aerodinamica migliore e consumi più contenuti</li>



<li>maggiore stabilità alle alte velocità</li>



<li>comfort di marcia più “pulito”, soprattutto sulle lunghe percorrenze</li>
</ul>



<p>Marchi come Mercedes-Benz hanno continuato a investire fortemente su questo segmento, mantenendo la berlina come riferimento per il comfort e la qualità di guida.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il vero punto di scelta: non la moda, ma l’uso</h3>



<p>La domanda corretta non è “SUV o berlina?”, ma “come uso l’auto ogni giorno?”.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Se vivi in città, fai tragitti brevi e vuoi versatilità familiare → il SUV ha senso</li>



<li>Se fai molta strada, autostrada o pendolarismo lungo → la berlina è spesso più efficiente</li>



<li>Se cerchi compromesso → oggi esistono crossover che colmano parzialmente il divario</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Conclusione</h3>



<p>SUV e berline non sono in competizione diretta come una volta: sono risposte diverse a esigenze diverse. Il problema è che il mercato ha trasformato una scelta funzionale in una scelta emotiva. E quando l’emozione guida da sola, spesso si finisce per comprare un’auto più grande, più costosa e meno adatta di quanto serva davvero.</p>



<p>(Foto creata con ChatGPT Image)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Hugo Vau, l’uomo che ha guardato negli occhi l’onda più grande del mondo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/hugo-vau-luomo-che-ha-guardato-negli-occhi-londa-piu-grande-del-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 11:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[big mama]]></category>
		<category><![CDATA[hugo vau]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono uomini che passano la vita a evitare il pericolo. E poi ci sono quelli che lo aspettano all’orizzonte. Per ore. Nel silenzio dell’oceano. Con il motore di una [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci sono uomini che passano la vita a evitare il pericolo. E poi ci sono quelli che lo aspettano all’orizzonte. Per ore. Nel silenzio dell’oceano. Con il motore di una moto d’acqua acceso, il sale sulla pelle e una sola idea in testa: entrare dentro qualcosa che potrebbe distruggerli.</p>



<p>È così che vive Hugo Vau.</p>



<p>Non è una rockstar, non è un influencer, non è il classico campione costruito per i social. Eppure il suo nome è diventato leggenda nel luogo più spaventoso del surf mondiale: Nazaré, sulla costa atlantica del Portogallo. È lì che il mare crea onde gigantesche, alte come palazzi, generate da un canyon sottomarino profondo chilometri. Onde che non sembrano fatte per essere surfate. Onde che sembrano fatte per ricordare agli esseri umani quanto siano piccoli. Eppure qualcuno prova lo stesso a cavalcarle.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’uomo e il mare</h2>



<p>Hugo Vau è nato a Lisbona, ma la sua vera casa è sempre stata l’oceano. Ha iniziato a surfare da ragazzo, quando il surf in Portogallo non aveva ancora l’aura epica che avrebbe conquistato anni dopo. Poi, nei primi anni Duemila, durante un viaggio in Messico, scopre il tow-in surfing: la tecnica estrema in cui i surfisti vengono trainati da moto d’acqua per riuscire a prendere onde impossibili da raggiungere a remi.</p>



<p>Per molti sarebbe stata una follia da provare una volta nella vita. Per lui diventa una missione. Torna in Portogallo e comincia a sperimentare quasi da autodidatta. Nessun manuale, nessuna scuola. Solo mare, tentativi, cadute e una conoscenza costruita onda dopo onda. Perché Nazaré non si studia davvero. Nazaré si vive.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il giorno di “Big Mama”</h2>



<p>La data è il 17 gennaio 2018. L’Atlantico è in una delle sue giornate più feroci. A Praia do Norte le onde si alzano come montagne liquide. Molti surfisti rinunciano anche solo a entrare in acqua. Hugo Vau no.</p>



<p>Quel giorno prende un’onda che il mondo del surf soprannominerà “Big Mama”. Secondo diverse stime potrebbe aver superato i 35 metri. Alcuni credono ancora oggi che sia stata una delle onde più grandi mai surfate nella storia. Ma il record non verrà mai certificato ufficialmente in modo definitivo. Ed è forse questo il dettaglio più affascinante della vicenda.</p>



<p>Perché certe imprese smettono di appartenere ai numeri e diventano racconto, mito, leggenda contemporanea. Nel mondo delle onde giganti non conta solo quanto sia alta un’onda. Conta il coraggio necessario per entrarci dentro. E nelle immagini di quel giorno si vede chiaramente una cosa: davanti a quel muro d’acqua l’essere umano sembra sparire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nazaré ha sempre l’ultima parola</h2>



<p>Chi guarda le imprese dei big wave surfer da fuori pensa spesso all’adrenalina. Ma chi vive davvero quell’ambiente parla soprattutto di paura. Paura vera.</p>



<p>Poche settimane dopo “Big Mama”, Hugo Vau rischia seriamente di morire durante un salvataggio in mare insieme al surfista Alex Botelho. Il jet ski viene travolto dalle onde e per lunghi istanti entrambi spariscono sotto tonnellate d’acqua.</p>



<p>Le immagini fanno il giro del mondo. In seguito Vau commenterà con una frase che racconta perfettamente il rapporto tra questi uomini e l’oceano: «<em>Nazaré ha sempre l’ultima parola. Per fortuna ci ama.</em>» Non è retorica sportiva. È quasi spiritualità. Perché chi affronta onde del genere sa di non poter controllare davvero nulla. Può allenarsi, prepararsi, studiare il mare. Ma alla fine è l’oceano a decidere. Sempre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il campione che non vuole fare il personaggio</h2>



<p>Ed è forse qui che Hugo Vau diventa davvero interessante. In un’epoca in cui ogni impresa viene trasformata immediatamente in contenuto, branding e spettacolo, lui continua ad avere un profilo diverso. Schivo, lontano dalla costruzione ossessiva della celebrità, più interessato al mare che alla notorietà.</p>



<p>Non sembra voler diventare un personaggio. E proprio per questo finisce per esserlo davvero. La sua storia parla di limite, rischio, pazienza e ossessione. Ma parla anche di qualcosa che oggi sembra raro: il desiderio di fare una cosa enorme senza sentire il bisogno di trasformarla continuamente in esibizione. Forse è questo il motivo per cui la sua figura colpisce anche chi del surf non sa nulla.</p>



<p>Perché in fondo Hugo Vau non rappresenta soltanto uno sport estremo. Rappresenta il confronto eterno tra l’uomo e qualcosa di immensamente più grande di lui. E certe volte basta un’onda per raccontarlo meglio di qualsiasi discorso.</p>



<p>(Foto lavocedigenova.it)</p>
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		<title>Torino celebra i 90 anni della Fiat “Topolino”:  racconto di un’Italia che sapeva sognare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/torino-celebra-i-90-anni-della-fiat-topolino-racconto-di-unitalia-che-sapeva-sognare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 12:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Raduni]]></category>
		<category><![CDATA[fiat topolino]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono automobili che attraversano il tempo. E poi ci sono automobili che diventano simboli eterni, capaci di raccontare intere generazioni, sacrifici, speranze e rinascite. La Fiat 500 Topolino appartiene [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci sono automobili che attraversano il tempo. E poi ci sono automobili che diventano simboli eterni, capaci di raccontare intere generazioni, sacrifici, speranze e rinascite. La Fiat 500 Topolino appartiene a questa seconda categoria. Non è soltanto una vettura storica: è un pezzo dell’anima italiana.</p>



<p>Dal’11 al 14 giugno Torino renderà omaggio ai novant’anni della Topolino con un grande raduno internazionale organizzato dal Topolino Autoclub Italia, appuntamento inserito nel calendario ufficiale dei 60 anni dell’Automotoclub Storico Italiano. Oltre 130 equipaggi provenienti da tutta Europa, dalla Scandinavia e persino dalla Nuova Zelanda raggiungeranno la città della Fiat per celebrare una delle vetture più amate della storia automobilistica mondiale.</p>



<p>Ma questa non sarà soltanto una manifestazione dedicata ai motori. Sarà un viaggio nella memoria collettiva di un Paese che ha saputo rialzarsi attraverso il lavoro, l’ingegno e la capacità di trasformare i sogni in realtà.</p>



<p>Quando la Topolino venne presentata nel 1936, l’Italia era una nazione profondamente diversa. Le strade erano strette e polverose, le famiglie vivevano spesso di sacrifici, e l’automobile rappresentava un lusso irraggiungibile per la maggior parte delle persone. Eppure quella piccola vettura riuscì a cambiare tutto.<br>Compatta, economica, affidabile, essenziale ma elegante, la Topolino divenne in poco tempo il simbolo della mobilità accessibile. Per migliaia di italiani fu la prima automobile della vita. Fu il mezzo con cui intere famiglie videro il mare per la prima volta, raggiunsero parenti lontani, andarono al lavoro, costruirono ricordi destinati a rimanere impressi per sempre.</p>



<p>La Topolino accompagnò l’Italia nei momenti più difficili del Novecento. Attraversò la guerra, la povertà, la ricostruzione, fino a diventare il simbolo concreto della rinascita economica italiana. Era una vettura semplice, ma dentro quella semplicità c’era tutta la genialità della scuola meccanica italiana: efficienza, intelligenza progettuale e capacità di ottenere il massimo con risorse limitate.</p>



<p>Prodotta fino al 1955 in oltre 520.000 esemplari, la Topolino non fu soltanto una Fiat. Fu la dimostrazione che l’Italia poteva creare qualcosa di straordinario e farlo entrare nella vita quotidiana delle persone.<br>Ancora oggi chi la osserva non vede soltanto un’automobile: vede fotografie in bianco e nero, valigie legate sul portapacchi, famiglie sorridenti davanti alle prime vacanze, mani sporche di officina, il profumo delle domeniche italiane di un tempo.</p>



<p>Le celebrazioni torinesi saranno pensate proprio per far rivivere quell’atmosfera. Venerdì 12 giugno gli equipaggi attraverseranno luoghi simbolo del Piemonte e della storia industriale italiana, percorrendo un suggestivo itinerario che toccherà la Basilica di Superga, la Reggia di Venaria e le colline verso Ruffini e Lonna, seguendo idealmente le strade percorse dai tecnici Fiat durante i collaudi dell’epoca.</p>



<p>Giovedì 11 giugno sarà invece la volta della salita alla Sacra di San Michele, mentre sabato 13 giugno le storiche vetture saranno esposte nella monumentale Piazza Vittorio Veneto, cuore elegante della città. In serata gli equipaggi visiteranno l’Stellantis Heritage Hub, luogo simbolo della memoria industriale italiana, custode di capolavori che raccontano oltre un secolo di creatività e innovazione. La manifestazione si concluderà domenica 14 giugno con la visita al Castello di Rivoli, in un intreccio continuo tra cultura, arte, territorio e passione motoristica.</p>



<p>Ma il 2026 non celebra soltanto la Topolino. Quest’anno ricorrono anche i 150 anni dalla nascita di Nicola Romeo, uno degli uomini più importanti e visionari della storia industriale italiana.</p>



<p>Ricordare Nicola Romeo significa ricordare un’Italia fatta di coraggio, intuizione e sacrificio. Nato nel 1876 a Sant’Antimo, in provincia di Napoli, Romeo fu un uomo capace di guardare oltre il proprio tempo. In un’epoca in cui il Sud Italia viveva enormi difficoltà economiche e sociali, riuscì grazie allo studio e alla determinazione a diventare uno dei protagonisti assoluti dell’industria italiana.</p>



<p>Iniziò nel settore meccanico e ferroviario, dimostrando subito straordinarie capacità imprenditoriali. Ma il suo nome sarebbe diventato immortale nel 1915, quando rilevò l’ALFA, l’Anonima Lombarda Fabbrica Automobili. Quella che sembrava un’azienda in crisi si trasformò sotto la sua guida in uno dei marchi più prestigiosi del mondo. Dal suo cognome nacque Alfa Romeo, simbolo assoluto di eleganza, sportività e innovazione.</p>



<p>Nicola Romeo comprese prima di molti altri che l’automobile non sarebbe stata soltanto un mezzo di trasporto. Capì che le vetture potevano rappresentare emozione, identità, prestigio e sogno. Fu questa visione a rendere Alfa Romeo un mito internazionale.</p>



<p>Le vetture Alfa conquistarono le piste, ma soprattutto conquistarono il cuore delle persone. Erano automobili costruite con orgoglio, con passione artigianale, con un’attenzione quasi artistica per i dettagli. In quelle officine nacque un modo tutto italiano di intendere l’automobile: tecnica e bellezza fuse insieme.</p>



<p>Fu proprio grazie alla visione di Nicola Romeo che un giovane Enzo Ferrari entrò nel mondo delle corse automobilistiche. Ferrari iniziò come pilota Alfa Romeo, imparando disciplina, organizzazione e spirito competitivo. È impossibile raccontare la storia della Ferrari senza ricordare quanto Alfa Romeo e Nicola Romeo abbiano inciso nella formazione del Drake.</p>



<p>Enzo Ferrari era ossessionato dalla perfezione. Si racconta che controllasse personalmente ogni dettaglio delle sue vetture e che considerasse il motore “l’anima dell’automobile”. Per lui le corse non erano soltanto competizione: erano una sfida continua contro i limiti umani e tecnologici.</p>



<p>Altrettanto straordinaria fu la storia di Ferruccio Lamborghini. Nato in una famiglia contadina, costruì il suo successo realizzando trattori nel dopoguerra. Ma il suo nome sarebbe entrato nella leggenda dopo il celebre confronto con Enzo Ferrari. Deluso dai problemi meccanici della sua Ferrari, Ferruccio decise di costruire automobili sportive secondo la propria idea di perfezione. Quella che sembrava una provocazione divenne una rivoluzione capace di cambiare il mondo delle supercar.</p>



<p>Poi c’era Carlo Abarth, piccolo di statura ma gigantesco per talento e determinazione. Abarth trasformò utilitarie semplici in vetture sportive dal carattere esplosivo. Le sue elaborazioni della Fiat 500 e della Topolino dimostrarono che anche una piccola automobile poteva emozionare e vincere.</p>



<p>Nel mondo dello stile e della carrozzeria emersero geni assoluti come Battista Farina, soprannominato “Pinin”, che trasformò l’automobile in arte pura. Le sue linee eleganti e armoniose resero il design italiano un punto di riferimento mondiale.</p>



<p>E accanto a lui brillò il talento visionario di Nuccio Bertone, uomo capace di immaginare il futuro quando il futuro ancora non esisteva. Le sue creazioni sembravano provenire da un’altra epoca: linee audaci, forme futuristiche, idee rivoluzionarie che ancora oggi influenzano il design automobilistico internazionale.</p>



<p>Questi uomini non hanno costruito soltanto automobili. Hanno costruito identità, orgoglio, cultura. Hanno insegnato al mondo che l’Italia non era soltanto un Paese capace di produrre motori, ma una nazione capace di trasformare la meccanica in emozione.</p>



<p>Su questi valori si è espresso anche il presidente del Club Salerno Autostoriche, l’ingegner Dino Nardiello:<br>“Celebrare i 90 anni della Topolino significa celebrare il cuore dell’Italia. Dentro questa vettura c’è la storia delle nostre famiglie, dei sacrifici dei nostri nonni, della forza con cui il nostro Paese ha saputo rialzarsi dopo i momenti più difficili.</p>



<p>Quest’anno ricordiamo anche i 150 anni dalla nascita di Nicola Romeo, figura straordinaria che rappresenta il genio industriale italiano. Romeo fu un uomo visionario, partito dal Sud con il coraggio di credere nelle proprie idee fino a creare uno dei marchi più importanti al mondo come Alfa Romeo.<br>Dietro ogni automobile storica ci sono storie di uomini che hanno dedicato la vita alla ricerca della perfezione. Pensiamo a Nicola Romeo, Enzo Ferrari, Ferruccio Lamborghini, Carlo Abarth, Battista Farina, Nuccio Bertone. Uomini che non hanno creato soltanto automobili, ma emozioni destinate a vivere per sempre.</p>



<p>I veicoli storici rappresentano il nostro patrimonio culturale tanto quanto i monumenti, i libri e le opere d’arte. Ogni automobile custodisce memoria, innovazione, design, sacrificio e passione. Oggi il nostro compito è quello di non disperdere questa eredità. Dobbiamo entrare nelle scuole, parlare ai giovani, creare progetti culturali e formativi capaci di trasmettere la bellezza della storia motoristica italiana.</p>



<p>Se i giovani perderanno il contatto con questa memoria, perderanno anche una parte della loro identità. Conservare il motorismo storico significa conservare la storia dell’Italia, il talento dei suoi uomini e i sogni di intere generazioni.”</p>
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		<title>Ddl Mare: cosa cambia per nautica e attività subacquee con la nuova legge</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ddl-mare-cosa-cambia-per-nautica-e-attivita-subacquee-con-la-nuova-legge/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 11:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nautica & Mare]]></category>
		<category><![CDATA[attività subacquee]]></category>
		<category><![CDATA[ddl mare]]></category>
		<category><![CDATA[nautica]]></category>
		<category><![CDATA[nuova legge]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è un filo blu che attraversa la nuova Legge 7 maggio 2026, n. 70: l’idea che il mare non sia più soltanto un settore da regolamentare, ma un sistema economico [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’è un filo blu che attraversa la nuova Legge 7 maggio 2026, n. 70: l’idea che il mare non sia più soltanto un settore da regolamentare, ma un sistema economico e amministrativo da riorganizzare nel suo insieme. È questo lo spirito della cosiddetta “Valorizzazione della risorsa mare”, un intervento che tocca governance, nautica da diporto, attività subacquee e pianificazione strategica.</p>



<p>Una legge che non si limita a ritoccare norme esistenti, ma prova a ridisegnare il rapporto tra Stato e mare, con un obiettivo dichiarato: semplificare, coordinare e rendere più leggibile un settore storicamente frammentato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una cabina di regia più forte per le politiche del mare</h3>



<p>Al centro del nuovo impianto resta il rafforzamento del coordinamento istituzionale. Il Comitato interministeriale per le politiche del mare (CIPOM) assume un ruolo più strutturato nella definizione delle strategie nazionali, mentre il Piano del mare cambia passo: non più una programmazione su base triennale, ma quadriennale.</p>



<p>Un orizzonte più ampio che punta a dare maggiore continuità alle politiche marittime, in un settore dove la frammentazione delle competenze ha spesso rallentato l’attuazione degli interventi. Dentro questa cornice, il mare entra ancora più chiaramente tra le leve dello sviluppo economico, con un’attenzione esplicita alla blue economy e al sistema portuale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Nautica da diporto: meno passaggi, più flessibilità operativa</h3>



<p>È nella nautica da diporto che la legge mostra uno dei suoi impatti più concreti. Il principio è semplice: rendere più fluido l’utilizzo delle unità anche in chiave commerciale, senza moltiplicare gli adempimenti. La legge interviene sul Codice della nautica chiarendo e ampliando le attività consentite a bordo quando l’imbarcazione viene impiegata professionalmente.</p>



<p>Locazione, noleggio, insegnamento della navigazione, supporto ai centri diving, assistenza all’ormeggio e attività itineranti di somministrazione o commercio: un ventaglio di utilizzi che viene ricondotto a un quadro più ordinato, purché tutto sia correttamente registrato nell’Archivio telematico centrale delle unità da diporto.</p>



<p>Il punto chiave è proprio questo: la commercialità non viene compressa, ma tracciata. L’idea è quella di un sistema più trasparente, in cui le attività a bordo non restano in una zona grigia, ma trovano una loro collocazione formale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il nodo delle sanzioni: regole più chiare, meno ambiguità</h3>



<p>Accanto alla semplificazione, arriva anche una definizione più puntuale delle sanzioni. Chi utilizza un’unità da diporto per attività commerciali senza le dovute annotazioni o fuori dai casi consentiti rischia sanzioni amministrative significative e, nei casi più gravi legati al trasporto a pagamento non regolare, anche la sospensione della patente nautica. Un impianto che punta meno alla discrezionalità e più alla chiarezza: meno interpretazioni, più regole scritte.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Subacquea ricreativa: un settore che esce dalla frammentazione</h3>



<p>Un altro capitolo importante riguarda il mondo del diving e delle attività subacquee ricreative. Per la prima volta viene delineato un quadro organico per centri immersione, istruttori e guide subacquee. Una regolazione che interviene su requisiti, ruoli e responsabilità, con l’obiettivo di uniformare un settore che finora si era sviluppato in modo disomogeneo sul territorio. Restano fuori dal perimetro le attività agonistiche, scientifiche e di protezione civile, ma per il comparto turistico e ricreativo cambia la logica: meno auto-regolazione, più standard condivisi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Uno sguardo più lungo sul mare italiano</h3>



<p>Sul piano strategico, la legge introduce anche una visione più ampia della proiezione marittima italiana, aggiornando i riferimenti alla gestione delle aree oltre il mare territoriale e rafforzando l’impostazione complessiva della politica del mare come politica economica nazionale. Non un dettaglio tecnico, ma un cambio di prospettiva: il mare viene trattato sempre più come infrastruttura strategica, non solo come spazio da disciplinare.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una riforma “di sistema”</h3>



<p>Nel complesso, la sensazione è quella di una legge che prova a mettere ordine più che a introdurre singole novità spot. Governance, digitalizzazione, semplificazione e tracciabilità diventano le quattro direttrici principali. Per la nautica da diporto, il messaggio è chiaro: più spazio all’attività economica, ma dentro un perimetro amministrativo più definito. Una riforma che non cambia la rotta del settore, ma cerca di renderla più leggibile.</p>
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		<title>Auto elettrica, il costo cambia fino a cinque volte: decisivi stile di guida e modalità di ricarica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/auto-elettrica-il-costo-cambia-fino-a-cinque-volte-decisivi-stile-di-guida-e-modalita-di-ricarica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 11:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[auto elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[caro carburanti]]></category>
		<category><![CDATA[motore termico]]></category>
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					<description><![CDATA[L’aumento dei prezzi di carburanti ed energia sta ridisegnando il confronto economico tra auto elettriche e vetture con motore termico. Ma se fino a pochi anni fa il vantaggio delle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’aumento dei prezzi di carburanti ed energia sta ridisegnando il confronto economico tra auto elettriche e vetture con motore termico. Ma se fino a pochi anni fa il vantaggio delle Bev appariva quasi scontato, oggi il costo reale di utilizzo dipende sempre di più dalle modalità di ricarica e dallo stile di guida adottato dagli automobilisti.</p>



<p>I dati aggiornati a maggio 2026 mostrano infatti uno scenario molto variabile: una vettura elettrica di fascia media con batteria da 60 kWh può costare appena 3,50 euro ogni 100 chilometri oppure arrivare oltre i 19 euro, con una differenza che sfiora il quintuplo.</p>



<p>Il fattore decisivo è rappresentato soprattutto dal tipo di ricarica utilizzata. Chi dispone di una presa domestica e ricarica durante le ore notturne, approfittando di tariffe più vantaggiose, riesce a contenere notevolmente la spesa. In presenza di una guida regolare e attenta ai consumi, una Bev può infatti limitarsi a circa 14 kWh ogni 100 chilometri, traducendosi in un costo di circa 3,5 euro considerando una tariffa media domestica di 0,25 euro/kWh.</p>



<p>Una soglia decisamente inferiore rispetto alle equivalenti alimentazioni tradizionali. Un moderno diesel, con consumi medi di 5,5 litri ogni 100 chilometri e un prezzo del gasolio pari a 2,03 euro al litro, supera infatti gli 11 euro di spesa. Ancora più alto il costo della benzina: con consumi medi di 6,5 litri e un prezzo alla pompa di 1,93 euro/litro, servono circa 12,55 euro per percorrere la stessa distanza.</p>



<p>Lo scenario cambia però radicalmente quando l’auto elettrica viene utilizzata prevalentemente con ricariche rapide pubbliche. Le colonnine fast, sempre più diffuse lungo le arterie extraurbane, garantiscono tempi ridotti ma applicano tariffe sensibilmente più elevate, spesso attorno agli 80 centesimi per kWh.</p>



<p>Se a questo si aggiunge una guida più aggressiva — con accelerazioni frequenti e pieno sfruttamento della coppia elettrica — i consumi possono salire fino a 24 kWh ogni 100 chilometri. In questo caso il costo finale raggiunge i 19,20 euro, superando persino quello delle vetture diesel e benzina.</p>



<p>Il dato conferma come la convenienza della mobilità elettrica non dipenda soltanto dalla tecnologia del veicolo, ma anche dall’accessibilità delle infrastrutture di ricarica e dalle condizioni tariffarie applicate dagli operatori energetici.</p>



<p>Per chi utilizza l’auto soprattutto in città o per tragitti quotidiani casa-lavoro, la vettura elettrica continua a rappresentare una soluzione economicamente vantaggiosa. Diverso invece il discorso per chi percorre lunghe distanze e dipende esclusivamente dalle colonnine pubbliche ad alta velocità, dove il risparmio rispetto ai motori termici tende progressivamente ad assottigliarsi.</p>
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		<title>Marina di Camerota, la vela traina la Blue Economy: sinergia tra circolo velico, porto e Comune dopo la Regata ILCA</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/marina-di-camerota-la-vela-traina-la-blue-economy-sinergia-tra-circolo-velico-porto-e-comune-dopo-la-regata-ilca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 21:05:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Raduni]]></category>
		<category><![CDATA[Motori e Nautica]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[La vela come motore di sviluppo economico e turistico. A Marina di Camerota si consolida il modello di collaborazione tra il circolo velico federale ASD Cilento a Vela, la Camerota [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La vela come motore di sviluppo economico e turistico. A Marina di Camerota si consolida il modello di collaborazione tra il circolo velico federale ASD Cilento a Vela, la Camerota Yachting Service e l’Amministrazione comunale, con l’obiettivo di rafforzare la Blue Economy e valorizzare il territorio attraverso grandi eventi sportivi.</p>



<p>Il sodalizio, già protagonista della recente Regata Nazionale Classe ILCA, continua a rappresentare un punto di riferimento per l’organizzazione di manifestazioni nautiche di livello nazionale. L’evento ha portato nelle acque cilentane oltre 330 imbarcazioni, centinaia di atleti e tecnici, trasformando per alcuni giorni il porto di Marina di Camerota in un polo centrale della vela italiana.</p>



<p>Dietro il successo della manifestazione, sottolineano gli organizzatori, c’è un lavoro congiunto tra realtà sportive, gestione portuale e istituzioni locali, che ha permesso di garantire logistica, sicurezza e accoglienza.</p>



<p>“La stretta collaborazione con la Camerota Yachting Service permette al nostro circolo il susseguirsi di tutte le attività veliche”, ha dichiarato Gennaro Attanasio, presidente dell’ASD Cilento a Vela. “Un lavoro a braccetto ha consentito l’ottima riuscita della regata nazionale. Il sostegno dell’Amministrazione comunale è stato fondamentale per accogliere un evento di questa portata e confermare la centralità dello sport e della nautica nel nostro territorio”.</p>



<p>Sulla stessa linea Gerardo Principe, direttore della Camerota Yachting Service, che ha evidenziato il valore strategico dell’iniziativa: “Il risultato della Regata ILCA dimostra concretamente quanto la collaborazione tra realtà del territorio possa generare valore. Abbiamo garantito servizi efficienti, sicurezza e organizzazione, offrendo un’immagine moderna del porto. Investire nella nautica e nella Blue Economy significa creare sviluppo e turismo per l’intera area”.</p>



<p>L’obiettivo condiviso resta quello di andare oltre la stagionalità turistica, puntando su eventi sportivi e nautici capaci di attrarre visitatori durante tutto l’anno, con ricadute economiche su ristorazione, accoglienza e servizi.</p>



<p>Una strategia che, nelle intenzioni dei promotori, punta a fare di Marina di Camerota un hub di riferimento per il turismo nautico e sportivo nel Mediterraneo, rafforzando il legame tra sport, economia del mare e sviluppo territoriale.</p>
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		<title>Le auto dimenticate che aspettano ancora qualcuno: il tempo sospeso dei motori italiani</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/le-auto-dimenticate-che-aspettano-ancora-qualcuno-il-tempo-sospeso-dei-motori-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 18:51:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[Motori e Nautica]]></category>
		<category><![CDATA[auto abbandonate]]></category>
		<category><![CDATA[motori]]></category>
		<category><![CDATA[nardiello]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono paesi in Italia dove il tempo non passa davvero. Rallenta. Si deposita sulle persiane chiuse e sulle insegne sbiadite delle vecchie officine, ma soprattutto sulle automobili ferme nei [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci sono paesi in Italia dove il tempo non passa davvero. Rallenta. Si deposita sulle persiane chiuse e sulle insegne sbiadite delle vecchie officine, ma soprattutto sulle automobili ferme nei cortili e nei garage di provincia, rimaste immobili per decenni.</p>



<p>A raccontare questo universo sospeso è Dino Nardiello, che descrive un’Italia parallela fatta di vetture abbandonate: “Ci sono paesi in Italia dove il tempo non passa davvero. Rallenta. Si deposita sulle persiane chiuse, sulle insegne sbiadite delle vecchie officine e sulle automobili ferme nei cortili”.</p>



<p>“Non sono relitti. Sono frammenti d’Italia”, scrive ancora Nardiello, osservando Fiat 128, Autobianchi A112 e Alfa Romeo Alfasud rimaste ferme per anni, coperte di polvere, foglie e ricordi, in attesa silenziosa.</p>



<p>Negli anni Settanta e Ottanta, ricorda l’autore, l’automobile rappresentava molto più di un mezzo di trasporto. Era il simbolo di un riscatto personale e familiare, arrivato dopo sacrifici e lavoro: “C’era chi partiva per la Svizzera o la Germania con una valigia di cartone e tornava anni dopo con abbastanza soldi per comprare finalmente un’auto nuova”.</p>



<p>E ancora: “Per molte famiglie quella macchina rappresentava il riscatto. La domenica si lavava con cura davanti casa”.</p>



<p>Quelle vetture accompagnavano la quotidianità: “Portavano i bambini a scuola. I fidanzati al cinema. Le famiglie al mare ad agosto con il portapacchi pieno fino all’impossibile”.</p>



<p>Poi il tempo ha cambiato tutto. I figli sono cresciuti, molte famiglie si sono divise, i paesi si sono svuotati. E le auto sono rimaste lì: “Silenziose. Come se aspettassero ancora qualcuno che torni a girare la chiave”.</p>



<p>Aprire oggi una vettura rimasta chiusa per decenni significa entrare in un’altra epoca. “L’odore arriva subito: benzina vecchia, vinile, moquette umida, olio motore. È un profumo che appartiene a un’Italia scomparsa”, scrive Nardiello.</p>



<p>Tra gli oggetti ritrovati: cassette musicali, cartine stradali, monete in lire, vecchi bolli scoloriti. “Piccoli oggetti senza valore economico, ma capaci di raccontare intere esistenze”.</p>



<p>Per l’autore, il fascino di queste auto non sta nel valore collezionistico: “Ed è forse questo il vero fascino delle auto dimenticate: non la rarità, non il prezzo, non il prestigio”.</p>



<p>A volte, scrive, “emoziona più una Fiat Panda 30 consumata dal sole che una supercar perfettamente restaurata”.</p>



<p>Un approccio che oggi trova spazio anche nel mondo del motorismo storico, dove cresce l’interesse per il cosiddetto “conservato”, cioè per i veicoli mantenuti nello stato originale, con i segni del tempo ancora visibili.</p>



<p>In questo contesto, realtà come il Club Salerno Autostoriche contribuiscono alla tutela non solo dei veicoli, ma anche della memoria che custodiscono.</p>



<p>“Perché dietro ogni vettura dimenticata esiste sempre una famiglia, una strada, un’estate, una canzone, un ritorno a casa”, scrive Nardiello.</p>



<p>E forse è proprio questo il punto: “La sensazione che non sia stata dimenticata davvero. Che stia ancora aspettando. Non necessariamente un restauro. Non necessariamente un collezionista. Forse soltanto qualcuno disposto ad ascoltare la sua storia&#8221;</p>
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		<item>
		<title>L’ingegnere che ha sfidato il paddock: la storia di Filippo Preziosi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lingegnere-che-ha-sfidato-il-paddock-la-storia-di-filippo-preziosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 12:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[ducati]]></category>
		<category><![CDATA[filippo preziosi]]></category>
		<category><![CDATA[paddock]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel paddock della MotoGP, alcuni nomi restano legati più a una visione tecnica che ai risultati immediati. È il caso di Filippo Preziosi, figura centrale nella storia recente di Ducati [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel paddock della MotoGP, alcuni nomi restano legati più a una visione tecnica che ai risultati immediati. È il caso di Filippo Preziosi, figura centrale nella storia recente di Ducati Corse e tra gli ingegneri che hanno contribuito a definire una fase molto riconoscibile della massima categoria del motociclismo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’ingegnere che ha ridisegnato l’identità Ducati in MotoGP</h3>



<p>Preziosi è stato a lungo il riferimento tecnico del progetto Desmosedici, la MotoGP della casa di Borgo Panigale Ducati. In un’epoca in cui il confronto con i costruttori giapponesi era ancora fortemente sbilanciato, Ducati ha scelto una strada diversa: massimizzare la potenza e costruire una filosofia progettuale aggressiva, spesso fuori dagli schemi dominanti.</p>



<p>In questo contesto, Preziosi non è stato solo un direttore tecnico, ma il punto di sintesi di una scuola di pensiero ben precisa: spingere l’innovazione anche a costo di accettare compromessi in termini di guidabilità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il 2007 e il titolo che ha cambiato la percezione</h3>



<p>Il momento di svolta arriva nel 2007, quando Casey Stoner porta la Ducati al titolo mondiale MotoGP. Non si tratta soltanto di una vittoria sportiva: è la consacrazione di un approccio tecnico alternativo, capace di competere – e battere – le giapponesi con una filosofia completamente diversa.</p>



<p>In quegli anni, il lavoro di Preziosi viene spesso indicato come uno dei più influenti del paddock. La Desmosedici diventa un riferimento per potenza e soluzioni ingegneristiche radicali, contribuendo a ridefinire i confini dello sviluppo in MotoGP.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le difficoltà con l’evoluzione della MotoGP</h3>



<p>Con il passare delle stagioni, però, la categoria cambia. L’equilibrio tra aerodinamica, elettronica e capacità di gestione della gomma diventa sempre più centrale, e alcune scelte tecniche della Ducati di quegli anni iniziano a mostrare limiti strutturali.</p>



<p>Il progetto entra così in una fase complessa, culminata nel 2013 con l’uscita di Preziosi dal ruolo operativo in Ducati Corse. Da quel momento, la struttura tecnica viene progressivamente riorganizzata, aprendo la strada a una nuova fase evolutiva del marchio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un’eredità ancora divisiva nel paddock</h3>



<p>La valutazione del suo impatto resta oggi oggetto di discussione. Da un lato, Preziosi è riconosciuto come uno degli ingegneri che ha avuto maggiore influenza sulla direzione tecnica di una casa MotoGP moderna, capace di vincere un mondiale con un’impronta fortemente identitaria.</p>



<p>Dall’altro, la sua eredità viene letta anche attraverso le difficoltà successive, quando alcune soluzioni si sono rivelate meno efficaci nel lungo periodo rispetto all’evoluzione complessiva della categoria.</p>



<p>In sintesi, la figura di Filippo Preziosi rimane quella di un progettista che ha segnato una fase precisa della storia Ducati: un periodo in cui innovazione, rischio e identità tecnica hanno ridefinito il modo stesso di intendere la MotoGP.</p>
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		<item>
		<title>Stellantis punta sulle E-Car: a Pomigliano dal 2028 le nuove elettriche compatte</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/stellantis-punta-sulle-e-car-a-pomigliano-dal-2028-le-nuove-elettriche-compatte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 12:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[auto elettriche]]></category>
		<category><![CDATA[e-car]]></category>
		<category><![CDATA[pomigliano]]></category>
		<category><![CDATA[stellantis]]></category>
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					<description><![CDATA[Stellantis accelera sul fronte della mobilità elettrica e sceglie lo stabilimento di Pomigliano d&#8217;Arco per il lancio delle future E-Car, le nuove vetture compatte elettriche pensate per il mercato europeo. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Stellantis accelera sul fronte della mobilità elettrica e sceglie lo stabilimento di Pomigliano d&#8217;Arco per il lancio delle future E-Car, le nuove vetture compatte elettriche pensate per il mercato europeo. L’annuncio è arrivato a poche ore dalla presentazione del nuovo piano industriale del gruppo a Detroit e rappresenta uno dei punti centrali della strategia di rilancio produttivo degli impianti italiani.</p>



<p>Il progetto punta alla realizzazione di auto di piccole dimensioni, completamente elettriche, innovative e accessibili dal punto di vista economico, con un posizionamento di mercato che dovrebbe restare sotto i 15mila euro. Le prime vetture usciranno dalle linee produttive di Pomigliano nel 2028, con volumi definiti dall’azienda “significativi”.</p>



<p>L’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa ha spiegato che il progetto E-Car nasce per rispondere alla crescente domanda europea di city car sostenibili e a basso costo. «I clienti chiedono il ritorno di auto di piccole dimensioni dal design distintivo, prodotte con orgoglio in Europa, accessibili ed ecologiche», ha dichiarato il manager, sottolineando la volontà del gruppo di rilanciare il concetto di “mobilità per tutti”.</p>



<p>Secondo quanto emerso durante il confronto con le organizzazioni sindacali, le nuove E-Car saranno sviluppate in più modelli e per diversi marchi del gruppo, utilizzando tecnologie Bev di nuova generazione e partnership industriali strategiche. Tra le ipotesi resta aperta anche una possibile collaborazione con costruttori extraeuropei, in particolare cinesi, in un segmento oggi dominato da marchi come BYD e Leapmotor.</p>



<p>I sindacati metalmeccanici accolgono con favore l’investimento su Pomigliano, considerato un passaggio fondamentale per garantire continuità occupazionale e prospettive industriali di lungo periodo. Secondo Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Ugl e Quadri, il progetto potrebbe portare a regime alla piena occupazione dello stabilimento campano, anche se permangono dubbi sui tempi di attuazione e sulle ricadute per l’indotto.</p>



<p>Il nodo principale riguarda infatti la filiera della componentistica, che i sindacati chiedono venga radicata sul territorio campano per evitare che il progetto resti limitato alla sola fase produttiva finale. La Fim di Napoli ha definito Pomigliano “l’unico stabilimento italiano con due missioni produttive già assegnate”, facendo riferimento anche alla futura evoluzione della Fiat Panda, storicamente legata allo stabilimento campano.</p>



<p>Resta invece ancora aperta la questione dello stabilimento di Cassino, per il quale Stellantis non avrebbe ancora presentato un piano operativo definitivo. I sindacati chiedono garanzie sul mantenimento di tutti i siti produttivi italiani e un confronto continuo sul futuro industriale del gruppo nel Paese.</p>



<p>Il progetto E-Car si inserisce inoltre nella strategia europea per sostenere la transizione verso la mobilità elettrica, contenere la concorrenza asiatica e rilanciare la produzione automobilistica continentale. Una sfida che potrebbe riportare l’Italia al centro della produzione di auto popolari, segmento che per decenni ha rappresentato uno dei pilastri storici dell’industria automobilistica nazionale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Extra costi e nessun sostegno: il trasporto marittimo contro il Dl Carburanti-bis</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/extra-costi-e-nessun-sostegno-il-trasporto-marittimo-contro-il-dl-carburanti-bis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 10:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nautica & Mare]]></category>
		<category><![CDATA[assarmatori]]></category>
		<category><![CDATA[dl carburanti bis]]></category>
		<category><![CDATA[ets]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Decreto Carburanti-bis arriva all’approvazione finale con la stessa criticità della prima edizione del testo: nessun intervento per il trasporto marittimo, proprio mentre le compagnie di navigazione sostengono extra costi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Decreto Carburanti-bis arriva all’approvazione finale con la stessa criticità della prima edizione del testo: nessun intervento per il trasporto marittimo, proprio mentre le compagnie di navigazione sostengono extra costi rilevanti legati all’aumento del carburante e continuano a garantire i collegamenti essenziali con le isole maggiori e minori.</p>



<p>Assarmatori denuncia con forza una decisione che penalizza un comparto strategico per il Paese e scarica sulle imprese che assicurano i collegamenti con le isole un onere che dovrebbe essere affrontato con strumenti pubblici adeguati.</p>



<p>Il trasporto marittimo non è un servizio accessorio. È l’infrastruttura che garantisce la continuità territoriale, la mobilità dei cittadini, l’approvvigionamento delle merci e la tenuta dell’economia turistica di intere regioni. Escluderlo dal Dl Carburanti-bis significa ignorare la realtà e dimenticare i bisogni delle comunità isolane.</p>



<p>«<em>Questa esclusione è incomprensibile</em> – dichiara Stefano Messina, Presidente di Assarmatori –<em> Le compagnie non stanno speculando: stanno sostenendo costi straordinari per continuare a garantire collegamenti regolari, frequenti e a prezzi competitivi, perché la nave rimane il mezzo di trasporto più economico per raggiungere le isole. Ma non si può pretendere che il settore assorba da solo l’impatto dell’aumento del carburante, mentre altri comparti vengono sostenuti con risorse pubbliche.</em>»</p>



<p>Il paradosso è ancora più grave alla luce dell’ETS. Le compagnie di navigazione, infatti, contribuiscono con risorse significative a un sistema nato sbagliato per accompagnare la transizione ecologica, con un costo sproporzionato per il comparto e la sua tenuta competitiva. Eppure, proprio quelle risorse, generate anche dagli armatori, vengono prelevate ed utilizzate per finanziare misure sui carburanti dalle quali il trasporto marittimo resta escluso. «<em>È un cortocircuito evidente</em> – continua Messina – <em>Il settore marittimo garantisce un servizio essenziale, sostiene la regolarità dei collegamenti e dell’economia delle isole, paga l’ETS e poi viene escluso quando si distribuiscono gli interventi.</em>»</p>



<p>Assarmatori ribadisce che la soluzione è semplice: un credito d’imposta mirato, parametrato almeno ad una parte dell’extra costo documentato per il carburante, per le compagnie impegnate nei collegamenti marittimi essenziali. «<em>Non chiediamo trattamenti di favore. Chiediamo coerenza e rispetto per un comparto che ogni giorno tiene collegate le isole al resto del Paese. Auspichiamo che il Governo e il Parlamento dimostrino pertanto un’adeguata sensibilità e non lascino sole le compagnie di navigazione a fronteggiare gli extra costi</em>», conclude il Presidente dell’Associazione armatoriale. </p>
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		<title>Lezione al faro di Palinuro: gli studenti del “Leonardo da Vinci” alla scoperta del mare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lezione-al-faro-di-palinuro-gli-studenti-del-leonardo-da-vinci-alla-scoperta-del-mare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 17:53:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Raduni]]></category>
		<category><![CDATA[Motori e Nautica]]></category>
		<category><![CDATA[Sapri]]></category>
		<category><![CDATA[faro di palinuro]]></category>
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					<description><![CDATA[Un viaggio tra storia, scienza e tutela dell’ambiente marino ha coinvolto gli studenti dell’IIS Leonardo da Vinci di Sapri che il 12 maggio hanno preso parte a un’inedita esperienza formativa [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un viaggio tra storia, scienza e tutela dell’ambiente marino ha coinvolto gli studenti <strong>dell’IIS Leonardo da Vinci </strong>di Sapri che il 12 maggio hanno preso parte a un’inedita esperienza formativa presso il Faro di Capo Palinuro, uno dei simboli più rappresentativi della tradizione marittima del Cilento.</p>



<p>Gli alunni degli indirizzi MAT e Moda hanno partecipato a un percorso didattico e culturale dedicato alla conoscenza del patrimonio costiero e delle attività legate alla sicurezza della navigazione.</p>



<p>Nel corso della visita è intervenuto il Comandante della Zona Fari e Segnalamenti Marittimi di Napoli (MARIFARI Napoli), Rocco Capasso, responsabile dei fari della Campania, del Lazio e delle Isole Pontine, che ha illustrato agli studenti il ruolo strategico dei fari e dei sistemi di segnalamento marittimo nella sicurezza della navigazione e nella tutela del patrimonio costiero.</p>



<p>L’esperienza è proseguita in mare con una lezione in barca dedicata all’Area Marina Protetta Costa degli Infreschi e della Masseta, uno dei contesti naturalistici più rilevanti del territorio cilentano, dove gli studenti hanno potuto osservare direttamente l’ecosistema marino.</p>



<p>All’incontro hanno partecipato anche il Dott. Francesco De Luca e il Vice Presidente del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Dott. Carmelo Stanziola, che hanno approfondito gli aspetti naturalistici, ambientali e scientifici legati alla biodiversità marina del territorio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="576" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260513-WA0021-1-576x1024.jpg" alt="" class="wp-image-246459" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260513-WA0021-1-576x1024.jpg 576w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260513-WA0021-1-169x300.jpg 169w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260513-WA0021-1-768x1365.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260513-WA0021-1-864x1536.jpg 864w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260513-WA0021-1.jpg 1152w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></figure>
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		<item>
		<title>Dalla benzina all’elettrico: la nuova vita sostenibile della Vespa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dalla-benzina-allelettrico-la-nuova-vita-sostenibile-della-vespa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 10:45:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[retrofit elettrico]]></category>
		<category><![CDATA[vespa newtron]]></category>
		<category><![CDATA[zero emissioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Non sempre la transizione ecologica passa dalla rottamazione. A volte può partire dal recupero intelligente di ciò che esiste già. È questa la filosofia di Vespa Newtron, il progetto italiano [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non sempre la transizione ecologica passa dalla rottamazione. A volte può partire dal recupero intelligente di ciò che esiste già. È questa la filosofia di Vespa Newtron, il progetto italiano che trasforma le storiche Vespa a benzina in scooter elettrici, mantenendone intatto design, identità e fascino vintage.</p>



<p>Un’idea che intercetta una delle tendenze più interessanti dell’ecomobilità contemporanea: il retrofit elettrico, cioè la conversione di veicoli tradizionali in mezzi a zero emissioni. Una soluzione che guarda alla sostenibilità non soltanto dal punto di vista energetico, ma anche industriale e culturale.</p>



<p>Presentato a Milano, il progetto porta la firma di Newtron, azienda con sede operativa a Villafranca Tirrena, nel Messinese, attiva dal 2011 nella riqualificazione elettrica dei veicoli e oggi riconosciuta come primo costruttore europeo certificato dal Ministero dei Trasporti per i sistemi di retrofit.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La Vespa resta Vespa, ma diventa elettrica</h3>



<p>L’idea alla base è semplice: non sostituire uno scooter iconico, ma aggiornarlo tecnologicamente. Il kit sviluppato da Newtron sostituisce il motore termico con un sistema elettrico completo composto da:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>motore elettrico;</li>



<li>batterie agli ioni di litio;</li>



<li>centralina di gestione;</li>



<li>sistema di ricarica omologato.</li>
</ul>



<p>Il tutto senza alterare le linee che hanno reso la Vespa uno dei simboli mondiali del design italiano.</p>



<p>“Con Vespa Newtron vogliamo dimostrare che la transizione elettrica può passare anche dal riuso intelligente. Non si tratta solo di tecnologia, ma di cultura industriale: preservare ciò che esiste, migliorandolo”, ha spiegato Nicola Venuto, founder e CEO dell’azienda.</p>



<p>Ed è proprio questo l’aspetto più interessante del progetto: la sostenibilità viene letta come estensione del ciclo di vita dei prodotti, evitando sprechi e riducendo l’impatto ambientale legato alla produzione di nuovi veicoli.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Prestazioni urbane e accesso alle ZTL</h3>



<p>Dal punto di vista tecnico, il retrofit è disponibile in due configurazioni:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>11 kW per i modelli equivalenti ai 125 cc;</li>



<li>14 kW per le versioni assimilabili ai 300 cc.</li>
</ul>



<p>L’autonomia dichiarata arriva fino a 120 chilometri, con velocità massima compresa tra 90 e 110 km/h, più che sufficienti per un utilizzo urbano ed extraurbano leggero. La ricarica completa richiede circa quattro ore.</p>



<p>Secondo Newtron, l’aumento di peso dovuto alle batterie incide solo marginalmente sulla maneggevolezza, uno degli elementi storicamente distintivi della Vespa.</p>



<p>Ma il vantaggio più concreto riguarda le città. Una volta completata la conversione e aggiornati i documenti di circolazione secondo quanto previsto dal D.M. 141/2022, il mezzo diventa ufficialmente elettrico, potendo così accedere alle ZTL e alle future aree urbane a basse emissioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’ecomobilità del riuso</h3>



<p>In un mercato che spinge continuamente verso l’acquisto del “nuovo”, il retrofit apre una strada alternativa. Non è solo una questione nostalgica o estetica: è anche un modello industriale differente.</p>



<p>Secondo l’azienda, la conversione elettrica consentirebbe una riduzione superiore all’85% dei rifiuti rispetto alla produzione di un veicolo nuovo. Un dato che si inserisce perfettamente nella logica dell’economia circolare, sempre più centrale nelle politiche europee sulla mobilità sostenibile.</p>



<p>Il progetto punta inoltre su una rete di installatori certificati, i “Newtron Point”, diffusi sul territorio nazionale. Un modello che crea competenze specializzate e trasforma officine tradizionali in centri dedicati alla mobilità elettrica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Quanto costa trasformare una Vespa</h3>



<p>Il prezzo del kit parte da 3.590 euro per la versione da 11 kW con batteria da 3 kWh e arriva a 4.590 euro per la configurazione più potente da 14 kW e batteria da 4,5 kWh.</p>



<p>Per chi preferisce una soluzione pronta all’uso, sono disponibili anche Vespa già convertite su base Piaggio, con prezzi compresi tra 7.590 e 8.990 euro.</p>



<p>Non è un’operazione economica rispetto all’acquisto di alcuni scooter elettrici di serie. Ma qui entrano in gioco altri fattori: il valore affettivo del mezzo, la conservazione di un’icona italiana e la possibilità di continuare a utilizzare uno scooter storico senza rinunciare alle esigenze ambientali delle città contemporanee.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una nuova idea di mobilità italiana</h3>



<p>Dopo le sperimentazioni sulla Panda degli anni Ottanta, la Vespa elettrica di Newtron conferma che il retrofit non è più una nicchia per appassionati, ma un settore industriale in crescita.</p>



<p>E forse il vero messaggio del progetto è proprio questo: la transizione ecologica non deve necessariamente cancellare il passato. Può anche rigenerarlo.</p>



<p>(Foto Ansa)</p>
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		<title>Palinuro, 300 studenti a lezione di mare: successo per “Amore per il Mare 2” al porto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/palinuro-300-studenti-a-lezione-di-mare-successo-per-amore-per-il-mare-2-al-porto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 09:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Raduni]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Amore per il Mare 2]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[educazione ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Navale Italiana]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[parco nazionale del cilento]]></category>
		<category><![CDATA[pesca ecosostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[scuole]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza in mare]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[sport acquatici]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>
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					<description><![CDATA[Tre giorni di mare, ambiente e formazione per i più giovani nel cuore del Cilento. Si è conclusa oggi, al porto di Palinuro, la seconda edizione di “Amore per il [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Tre giorni di mare, ambiente e formazione per i più giovani nel cuore del Cilento. Si è conclusa oggi, al porto di Palinuro, la seconda edizione di “Amore per il Mare 2 – Salvaguardia, tutela e sport eco-compatibili”, l’iniziativa promossa dalla Lega Navale Italiana – Sezione di Palinuro che ha coinvolto circa 300 studenti delle scuole medie dell’Istituto Comprensivo di Centola in un percorso educativo dedicato alla cultura del mare e alla tutela dell’ambiente.</p>



<p>Per tre giornate il porto si è trasformato in un grande laboratorio a cielo aperto, tra attività pratiche, dimostrazioni e momenti di confronto. Gli studenti hanno preso parte a laboratori multidisciplinari sulla pesca ecosostenibile, la sicurezza in mare, la protezione civile, la biodiversità marina, la vela, la navigazione subacquea e gli sport acquatici, vivendo il mare da protagonisti e approfondendo temi sempre più centrali per il territorio cilentano.</p>



<p>Grande la partecipazione e l’entusiasmo registrati durante l’evento, che ha visto la collaborazione di istituzioni, associazioni e volontari. La Lega Navale Italiana – Sezione di Palinuro, guidata dal presidente Francesco Gallo, ha espresso soddisfazione per la riuscita della manifestazione, sottolineando il valore educativo dell’iniziativa e il forte coinvolgimento della comunità locale.</p>



<p>Un ringraziamento particolare è stato rivolto al Comune di Centola, al Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, alla Pro Loco Palinuro, al Rotary Club e alla Comunità Montana Bussento – Lambro e Mingardo per il sostegno garantito all’evento.</p>



<p>Parole di apprezzamento anche per i docenti dell’Istituto Comprensivo di Centola, per i soci della Lega Navale e per i numerosi volontari impegnati nell’organizzazione. Un riconoscimento speciale è stato rivolto alla dirigente scolastica Stefania Lombardi e alla comandante della Capitaneria di Porto di Palinuro, Samantha Losito, per la partecipazione e il supporto assicurato all’iniziativa.</p>



<p>Nel corso della manifestazione, infine, è stato rivolto un pensiero commosso alle famiglie di Mauro Cammardella e Mauro Tancredi, nel ricordo di valori condivisi che continuano a rappresentare un punto di riferimento per la comunità palinurese.</p>
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		<item>
		<title>ASI al Ministero dei Trasporti: il motorismo storico italiano riconosciuto patrimonio culturale d’eccellenza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/asi-al-ministero-dei-trasporti-il-motorismo-storico-italiano-riconosciuto-patrimonio-culturale-deccellenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 13:30:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[Motori e Nautica]]></category>
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					<description><![CDATA[Nella prestigiosa cornice del Parlamentino del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si è svolta la conferenza promossa da Automotoclub Storico Italiano dal titolo “Certificare per tutelare e promuovere – [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nella prestigiosa cornice del Parlamentino del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si è svolta la conferenza promossa da Automotoclub Storico Italiano dal titolo “Certificare per tutelare e promuovere – Motorismo storico italiano: il valore sociale di un patrimonio unico al mondo”.</p>



<p>L’evento ha rappresentato un importante momento istituzionale dedicato alla valorizzazione del motorismo storico italiano, settore che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più centrale non solo sotto il profilo culturale e collezionistico, ma anche come elemento di promozione del Made in Italy, della formazione tecnica e della conservazione della memoria industriale del Paese.</p>



<p>Alla conferenza ha preso parte il Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, insieme ai vertici dell’ASI e delle istituzioni coinvolte nel percorso di certificazione delle competenze tecniche. Nel corso dell’incontro sono state consegnate ai Commissari Tecnici Nazionali ASI le Certificazioni delle Competenze Accreditate Accredia, riconoscimento che sancisce ufficialmente il valore professionale e la preparazione dei tecnici impegnati quotidianamente nella tutela dei veicoli storici.</p>



<p>Tra i relatori sono intervenuti Alberto Scuro, Filippo Trifiletti, Massimo Dutto e Luigi Viceconte. Presente inoltre il Presidente di Automobile Club d&#8217;Italia, Geronimo La Russa, che ha voluto sottolineare il valore culturale e sociale della conservazione storica e della cultura motoristica italiana. Nel corso dei lavori è stato evidenziato come l’ASI abbia intrapreso un percorso innovativo e di grande rilevanza istituzionale, trasformando l’esperienza e la passione maturate in decenni di attività in una certificazione riconosciuta secondo standard nazionali e internazionali. Un passaggio fondamentale che rafforza ulteriormente la credibilità dell’intero sistema federativo e il ruolo pubblico della Federazione nella salvaguardia del patrimonio motoristico italiano.</p>



<p>Nel suo intervento, il Ministro Matteo Salvini ha espresso parole di apprezzamento per il lavoro svolto dall’ASI nella conservazione e nella valorizzazione del patrimonio motoristico italiano, riconoscendo alla Federazione un ruolo fondamentale nella tutela di una parte importante della storia industriale e culturale nazionale. Salvini ha ricordato alcuni importanti obiettivi già raggiunti grazie al dialogo e alla collaborazione istituzionale, tra cui il recupero e la possibilità di ristampa delle targhe storiche, provvedimento particolarmente apprezzato dagli appassionati e dai collezionisti perché consente di restituire ulteriore autenticità e prestigio ai veicoli storici conservati in condizioni di eccellenza.</p>



<p>Il Ministro si è inoltre congratulato con i Commissari Tecnici ASI che hanno intrapreso il percorso di certificazione Accredia, sottolineando come la volontà di mettersi in gioco e di ottenere una qualifica riconosciuta a livello nazionale e internazionale rappresenti un segnale di grande professionalità e serietà. Secondo Salvini, questo importante traguardo contribuisce ad amplificare ulteriormente la professionalità dell’ASI, valorizzando il ruolo delle sue Commissioni Tecniche e delle figure professionali impegnate quotidianamente nella tutela del motorismo storico italiano.</p>



<p>Il Presidente Scuro ha sottolineato come competenza, tutela e professionalità rappresentino oggi i pilastri di un comparto che non riguarda soltanto il collezionismo, ma coinvolge cultura, turismo, educazione e sviluppo del territorio. “Il motorismo storico – ha dichiarato – è uno strumento sociale e culturale capace di unire generazioni diverse, trasformando la passione in opportunità concrete per il Paese. Conservare un veicolo storico significa custodire un bene collettivo e trasmettere alle future generazioni una parte fondamentale della nostra storia industriale e sociale.”</p>



<p>Nel suo intervento il Presidente ASI ha inoltre rivolto un sentito ringraziamento a tutti i club federati presenti sull’intero territorio nazionale, definiti “il motore pulsante dell’ASI”, per il lavoro quotidiano svolto nella promozione e nella tutela del motorismo storico italiano. Scuro ha evidenziato come proprio grazie all’impegno dei club sia possibile realizzare manifestazioni sempre più prestigiose e partecipate, con una crescente attenzione verso il coinvolgimento delle giovani generazioni, le iniziative solidali e l’organizzazione di eventi a basso impatto ambientale, dimostrando come il mondo dei veicoli storici possa coniugare tradizione, responsabilità sociale e sostenibilità.<br />Nel suo intervento, il Presidente ACI Geronimo La Russa ha ribadito il grande valore della conservazione storica e della cultura motoristica italiana, evidenziando come il patrimonio rappresentato dai veicoli storici costituisca una risorsa culturale, turistica ed economica di assoluta eccellenza per il Paese.<br />La Russa ha sottolineato che soltanto attraverso una collaborazione concreta e sinergica tra enti, istituzioni e associazioni sarà possibile raggiungere obiettivi sempre più importanti. “Lavorando insieme su diversi fronti – ha evidenziato – si possono realizzare grandi cose e costruire percorsi di eccellenza capaci di valorizzare il territorio, la cultura e la tradizione motoristica italiana.”</p>



<p>Il Presidente ACI ha inoltre rimarcato come la collaborazione tra ACI e ASI possa rappresentare un elemento strategico per il rilancio dell’intero comparto, favorendo nuove iniziative dedicate alla promozione culturale, al turismo motoristico, alla sicurezza stradale e alla valorizzazione dei territori attraverso eventi di qualità e manifestazioni di prestigio internazionale.</p>



<p>Nel suo intervento, il Presidente della Commissione Tecnica Auto ASI Luigi Viceconte ha voluto esprimere un sentito ringraziamento ai Commissari Tecnici per la loro disponibilità, dedizione e impegno costante nelle attività di verifica e certificazione dei veicoli storici.<br />Viceconte ha sottolineato come il risultato raggiunto rappresenti un traguardo di grande successo per l’intera struttura tecnica, frutto di professionalità, rigore e spirito di servizio. Si è inoltre congratulato con tutti i Commissari per aver affrontato con determinazione il percorso di certificazione Accredia, evidenziando come questo riconoscimento contribuisca a rafforzare ulteriormente la qualità e l’affidabilità del lavoro svolto dall’ASI nella tutela del motorismo storico italiano.</p>



<p>Particolare attenzione è stata dedicata anche al ruolo di Accredia, ente unico nazionale di accreditamento designato dal Governo italiano, che garantisce trasparenza e affidabilità nei processi di certificazione delle competenze. Un sistema che conferisce ulteriore professionalità ai tecnici ASI e alle commissioni impegnate nelle attività di verifica, catalogazione e tutela dei mezzi storici. Presente alla celebrazione, in rappresentanza della provincia di Salerno, anche Dino Nardiello, presidente del Club Salerno Autostoriche, che ha espresso grande soddisfazione per il prestigioso riconoscimento ottenuto dall’ASI e dalle sue Commissioni Tecniche. L’ing.Nardiello ha evidenziato come questo importante traguardo attribuisca ulteriore lustro alla Federazione e valorizzi il lavoro svolto quotidianamente dai club federati presenti su tutto il territorio nazionale. Ha inoltre ricordato il grande impegno dei club feferati nel promuovere la cultura della conservazione, della sicurezza e della salvaguardia del motorismo storico, coinvolgendo giovani, appassionati e istituzioni locali in attività culturali, formative e sociali.<br />Secondo Nardiello, il ruolo dei club territoriali è oggi fondamentale per mantenere viva la memoria tecnica e culturale dell’automobile e della motocicletta storica italiana, trasformando i veicoli d’epoca non soltanto in oggetti da collezione, ma in autentici strumenti di divulgazione storica, identità territoriale e aggregazione sociale.</p>



<p>L’incontro al Ministero ha quindi confermato la crescente attenzione delle istituzioni verso il mondo del motorismo storico, riconosciuto sempre più come un patrimonio unico al mondo, capace di generare cultura, economia e valorizzazione del territorio attraverso competenze certificate, professionalità e passione.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Filiera auto, OMR Automotive certificata per la Parità di Genere</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/filiera-auto-omr-automotive-certificata-per-la-parita-di-genere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 11:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[automotive]]></category>
		<category><![CDATA[certificazione parità di genere]]></category>
		<category><![CDATA[filera auto]]></category>
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					<description><![CDATA[OMR Automotive, azienda nel campo della componentistica automotive, ha ottenuto la certificazione per la Parità di Genere UNI/PdR 125:2022, rilasciata da ICIM a seguito di un processo di valutazione indipendente [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>OMR Automotive, azienda nel campo della componentistica automotive, ha ottenuto la certificazione per la Parità di Genere UNI/PdR 125:2022, rilasciata da ICIM a seguito di un processo di valutazione indipendente che ha attestato la solidità e l’efficacia del sistema di gestione adottato dal Gruppo. “Il riconoscimento- si legge in una nota- certifica l’impegno concreto di OMR nel promuovere un ambiente di lavoro equo, inclusivo e rispettoso, confermando la capacità dell’azienda di tradurre princìpi quali parità di genere, valorizzazione delle persone e inclusione in azioni misurabili e strutturate”.</p>



<p><strong>“IL CAPITALE UMANO, ELEMENTO CENTRALE”</strong></p>



<p>La certificazione si inserisce in un percorso più ampio di sviluppo organizzativo e culturale, che vede OMR impegnata nel rafforzare modelli gestionali orientati alla responsabilità, alla trasparenza e alla crescita sostenibile. In questo contesto, il capitale umano rappresenta “un elemento centrale: il Gruppo conta oggi collaboratori provenienti da 47 nazionalità diverse, un patrimonio di competenze e prospettive che contribuisce in modo concreto all’innovazione e alla competitività aziendale”.</p>



<p>Particolare rilevanza assume la componente femminile, che in un settore tradizionalmente caratterizzato da una presenza limitata, trova in OMR uno spazio crescente e qualificato, incidendo in maniera significativa sui risultati e sullo sviluppo dell’organizzazione.</p>



<p><strong>“NON UN PUNTO DI ARRIVO, MA UN IMPORTANTE PASSO IN AVANTI”</strong></p>



<p>“Questo traguardo rappresenta una conferma del percorso intrapreso e, al tempo stesso, uno stimolo a proseguire con determinazione- sottolinea il Presidente di OMR Automotive, Cav. Marco Bonometti– L’obiettivo è continuare a rafforzare un ambiente di lavoro capace di valorizzare il merito, promuovere l’inclusione e sostenere una crescita condivisa e duratura”.</p>



<p>La certificazione, valida fino al 2029, non costituisce dunque un punto di arrivo, ma un “ulteriore passo in un percorso evolutivo, che pone le persone al centro delle strategie di sviluppo del Gruppo”, conclude la nota.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il portolano: compagno silenzioso di ogni navigatore</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-portolano-compagno-silenzioso-di-ogni-navigatore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 09:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nautica & Mare]]></category>
		<category><![CDATA[carte nautiche]]></category>
		<category><![CDATA[nautica e mare]]></category>
		<category><![CDATA[navigare]]></category>
		<category><![CDATA[portolano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=246052</guid>

					<description><![CDATA[C’è uno strumento della tradizione marinara che, ancora oggi, continua a essere fondamentale per chi va per mare: il portolano. Spesso viene confuso con una carta nautica, ma in realtà [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’è uno strumento della tradizione marinara che, ancora oggi, continua a essere fondamentale per chi va per mare: il <strong>portolano</strong>. Spesso viene confuso con una carta nautica, ma in realtà svolge una funzione diversa e complementare. Se la carta nautica è la mappa del navigatore, il portolano è la guida pratica che aiuta a interpretare il territorio marittimo e a muoversi in sicurezza tra porti, approdi e coste.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cos’è il portolano</h2>



<p>Il termine deriva dalla parola “porto” e indica, fin dal Medioevo, un manuale nautico contenente informazioni utili alla navigazione costiera. I primi portolani circolavano tra marinai e mercanti del Mediterraneo e raccoglievano indicazioni preziose su:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>rotte;</li>



<li>venti;</li>



<li>fondali;</li>



<li>scogli e secche;</li>



<li>punti di ancoraggio;</li>



<li>accessi ai porti.</li>
</ul>



<p>Erano strumenti essenziali in un’epoca in cui la navigazione dipendeva soprattutto dall’esperienza e dall’osservazione diretta del mare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Portolano e carta nautica: non sono la stessa cosa</h2>



<p>Uno degli equivoci più comuni è pensare che il portolano sostituisca la carta nautica. In realtà, i due strumenti lavorano insieme. </p>



<p>La carta nautica offre una rappresentazione grafica del mare: profondità; coordinate; fari; boe; ostacoli; rotte.</p>



<p>Il portolano, invece, aggiunge il livello pratico e operativo della navigazione. Per esempio può indicare: la presenza di raffiche laterali all’ingresso di un porto; la qualità del fondale per l’ancoraggio; eventuali difficoltà di accesso; servizi disponibili in banchina; criticità stagionali o locali.</p>



<p>In altre parole <strong>la carta nautica dice dove andare, il portolano spiega come farlo in sicurezza.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal manoscritto al digitale</h2>



<p>Con GPS, cartografia elettronica e sistemi di navigazione integrati, il mondo nautico è profondamente cambiato. Eppure il portolano non è scomparso.</p>



<p>Oggi esiste in formato cartaceo e digitale e continua a rappresentare uno strumento prezioso soprattutto per: diportisti; velisti; pescatori; comandanti impegnati nella navigazione costiera.</p>



<p>Le versioni moderne vengono aggiornate costantemente con dati tecnici, fotografie, servizi portuali e indicazioni meteorologiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una tradizione che racconta il mare</h2>



<p>Il portolano non è soltanto uno strumento tecnico. È anche un pezzo della cultura marinara mediterranea.<br>Dentro quelle pagine c’è l’esperienza accumulata da generazioni di navigatori: venti conosciuti per nome, approdi sicuri, pericoli tramandati nel tempo, consigli pratici nati dall’osservazione quotidiana del mare.</p>



<p>In un’epoca dominata dalla tecnologia, il portolano continua a ricordare una regola semplice ma sempre valida: conoscere il mare significa prima di tutto saperlo leggere.</p>
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		<title>Velista dell&#8217;anno, la vela italiana ha celebrato i suoi protagonisti a Roma</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/velista-dellanno-la-vela-italiana-ha-celebrato-i-suoi-protagonisti-a-roma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 09:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Raduni]]></category>
		<category><![CDATA[veista dell'anno]]></category>
		<category><![CDATA[vela italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[Oltre 250 ospiti hanno celebrato i protagonisti e i risultati della stagione agonistica 2025 nel corso della 32a edizione del&#160;Velista dell’Anno FIV – Stelle della Vela&#160;organizzata a Villa Miani – [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oltre 250 ospiti hanno celebrato i protagonisti e i risultati della stagione agonistica 2025 nel corso della 32a edizione del&nbsp;<strong>Velista dell’Anno FIV – Stelle della Vela&nbsp;</strong>organizzata a Villa Miani – Roma da Confindustria Nautica e dalla Federazione Italiana Vela.</p>



<p>A fare gli onori di casa<strong>&nbsp;Francesco Ettorre</strong>, Presidente della Federazione Italiana Vela, e&nbsp;<strong>Piero Formenti</strong>, Presidente di Confindustria Nautica, che hanno accolto gli ospiti. &nbsp;</p>



<p><strong>Francesco Ettorre, </strong>Presidente FIV, ha dichiarato: «<em>Il Velista dell’Anno FIV – Stelle della Vela continua a essere un riconoscimento profondamente sentito, prima di tutto dagli atleti e poi da tutto il mondo della vela e della nautica. Arriva in un momento particolarmente positivo per il nostro movimento, che sta vivendo anni straordinari, e il fatto di vedere presenti oggi tanti giovani conferma quanto la vela italiana abbia basi solide per costruire un futuro importante.</em> <em>Serate come questa sono preziose anche perché permettono di incontrarsi, confrontarsi e far nascere nuove collaborazioni. In questo spirito abbiamo siglato proprio ieri un progetto con Fondazione AIRC, perché crediamo che i valori dello sport debbano tradursi anche in messaggi più ampi, come il sostegno alla ricerca e la consapevolezza della sua importanza per il Paese</em>.»</p>



<p>Nel suo intervento <strong>Piero Formenti</strong> Presidente di Confindustria Nautica, ha sottolineato come: «<em>Tornare qui, a Roma, per il 32° Velista dell’Anno FIV – Stelle della Vela ha per me un significato particolare. In questo primo anno di mandato abbiamo lavorato per rafforzare la capacità dell’industria nautica di fare sistema, mettendo insieme imprese, competenze, innovazione e cultura del mare in una visione comune. In questo percorso si inserisce l’approvazione della legge ‘Valorizzazione della risorsa mare, il più importante intervento normativo per il settore dopo la riforma del Codice della nautica. Ciò che stiamo costruendo guarda soprattutto al futuro, e il futuro oggi è rappresentato da questi giovani atleti. C’è infatti una nuova generazione di talento che va accompagnata e per questo stiamo lavorando per rafforzare i percorsi formativi e creare sempre più connessioni tra giovani, sport e industria, offrendo opportunità concrete di ingresso nel settore</em>.»</p>



<p>La conduzione dell’evento è stata affidata a&nbsp;<strong>Rachele Vitello</strong>&nbsp;giornalista televisiva e storyteller specializzata in contenuti digitali e media relations, affiancata da&nbsp;<strong>Bacci del Buono</strong>&nbsp;influencer e giornalista di The Boat Show<strong>.</strong></p>



<p>Alle 21:30 la cerimonia è entrata nel vivo con l’assegnazione del premio&nbsp;<em>Armatore – Timoniere dell’Anno&nbsp;</em>a&nbsp;<strong>Giovanni Lombardi Stronati&nbsp;</strong>premiato da&nbsp;<strong>Luca Botter</strong>&nbsp;A.D. e Owner Partner Maxi Dolphin, partner del premio con “Bellavista”.</p>



<p>A seguire, l’atteso <em>Premio Barca dell’Anno – Trofeo Confindustria Nautica</em>. Tre i progetti finalisti, espressione di un settore in continua evoluzione, capace di coniugare innovazione progettuale, sviluppo tecnologico e sostenibilità. Prima di leggere la motivazione della giuria, <strong>Marina Stella</strong>, Direttore Generale di Confindustria Nautica, ha dichiarato: «<em>Il Premio Barca dell’Anno – Trofeo Confindustria Nautica valorizza progetti che rappresentano la capacità della nautica da diporto italiana di innovare e guardare al futuro. È lo stesso spirito con cui stiamo lavorando alla 66ª edizione del Salone Nautico Internazionale che si terrà a Genova dall’1 al 6 ottobre 2026, riportando il Salone in una finestra temporale più coerente con le dinamiche del mercato e rafforzandone ulteriormente il ruolo internazionale</em>. <em>Una delle novità più significative dell’edizione 2026 sarà la creazione di un’area, nel nuovo Palasport, dedicata alla nautica accessibile a tutti, alla prima barca a vela e a motore, al foiling, al patentino D1 e ai mestieri della nautica. Un progetto pensato soprattutto per le nuove generazioni, perché il futuro del settore passa dalla capacità di avvicinare sempre più giovani al mare, allo sport e alle professioni della nautica</em>.»</p>



<p>Il premio&nbsp;<em>Barca dell’Anno – Trofeo Confindustria Nautica – Stelle della Vela 2026</em>&nbsp;è stato assegnato a&nbsp;<strong>Maxi</strong>&nbsp;<strong>ARCA SGR</strong>&nbsp;<strong>del Fast and Furio Team di Furio Benussi.</strong></p>



<p>Alle 22:30 il momento più atteso della serata: la proclamazione del <em>Velista dell’Anno FIV – Stelle della Vela 2026</em>. Sul palco sono saliti i cinque finalisti, protagonisti di una stagione straordinaria e interpreti dell’eccellenza della vela italiana sui campi di regata internazionali nel corso del 2025. Tra gli applausi del pubblico, la lettura della motivazione ha infine svelato il nome del vincitore.</p>



<p>Il Presidente della FIV Francesco Ettorre e il Presidente di Confindustria Nautica Piero Formenti hanno quindi consegnato il <em>Premio Velista dell’Anno FIV – Stelle della Vela 2026</em> ad <strong>Antonio Squizzato </strong>per aver coronato nel 2025 un percorso di straordinaria continuità nel Para Sailing, conquistando a Malcesine il titolo di campione del mondo 2.4mR Inclusive nelle categorie NOD e NOD Para, in un evento che ha riunito 56 velisti da 17 Nazioni sulle acque del Garda. «<em>Con la costanza in regata e la capacità di affrontare difficoltà senza mai smettere di credere nel proprio obiettivo</em> – ha proseguito il Presidente Ettorre -, <em>Antonio Squizzato ha offerto un esempio concreto dei valori della vela inclusiva e del movimento azzurro, diventando un punto di riferimento per le nuove generazioni di velisti para sailing</em>.» </p>



<p>Inclusività, sostenibilità e innovazione sono stati il filo conduttore delle valutazioni della Giuria del Velista dell’Anno FIV – Stelle della Vela 2026, che ha voluto premiare la visione, il coraggio e la capacità di interpretare l’evoluzione della vela e della nautica contemporanea.</p>



<p><strong>Premi FIV per i podi internazionali&nbsp;</strong><br>Nel corso della serata, la Federazione Italiana Vela ha presentato i velisti italiani che hanno conquistato un podio internazionale nel 2025, come riconoscimento del loro percorso di eccellenza sportiva e di rappresentanza del Made in Italy nel mondo. Gli atleti sono saliti tutti insieme sul palco accolti da un lungo applauso della platea, accolti dal Presidente della FIV Francesco Ettorre affiancato da Luca De Pedrini e da Alessandra Sensini, rispettivamente direttore tecnico e direttore giovanile della Nazionale della Federazione Italiana Vela.</p>



<p>La Giuria del Velista dell’Anno FIV – Stelle della Vela 2026 è composta da: <strong>Francesco Ettorre</strong> – Presidente Federazione Italiana Vela e della giuria, <strong>Alberto Acciari –</strong> Presidente Onorario, <strong>Luciano Bonfiglio</strong> Presidente CONI,<strong> Piero Formenti</strong> Presidente di Confindustria Nautica, <strong>Fabio Planamente</strong> Vicepresidente Confindustria Nautica e Presidente dell’Assemblea settore Vela, <strong>Marina Stella</strong> Direttore Generale di Confindustria Nautica e dal Segretario Generale della Federazione Italiana Vela <strong>Alberto Volandri</strong>.<br><br>Istituito nel 1991 su iniziativa di <strong>Alberto Acciari</strong>, oggi Presidente Onorario del premio, il Velista dell’Anno FIV – Stelle della Vela conferma ogni anno la centralità della vela nel panorama sportivo italiano, celebrandone i più grandi protagonisti e l’orgoglio del sistema Italia alle loro spalle.<br><strong><br></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p></p>
</blockquote>
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		<title>Dai taxi tradizionali ai robotaxi elettrici: la nuova frontiera della ecomobilità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dai-taxi-tradizionali-ai-robotaxi-elettrici-la-nuova-frontiera-della-ecomobilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 12:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[robotaxi]]></category>
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					<description><![CDATA[Non è più fantascienza. I primi robotaxi elettrici completamente autonomi stanno già circolando sulle strade europee. È accaduto a Zagabria, in Croazia, dove nel quartiere di Novi Zagreb e nell’area [...]]]></description>
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<p>Non è più fantascienza. I primi robotaxi elettrici completamente autonomi stanno già circolando sulle strade europee. È accaduto a Zagabria, in Croazia, dove nel quartiere di Novi Zagreb e nell’area dell’aeroporto ha preso ufficialmente il via il servizio sperimentale dei nuovi e-robotaxi sviluppati da Verne, società nata all’interno del gruppo Rimac in collaborazione con la cinese Pony.ai e con Uber per la gestione della piattaforma di mobilità.</p>



<p>Si tratta dei primi robotaxi non sperimentali introdotti in Europa: veicoli elettrici in grado di muoversi nel traffico senza conducente grazie a un sofisticato sistema tecnologico composto da 14 telecamere, 9 sensori LiDar e 4 radar, capaci di leggere la strada fino a 650 metri di distanza.</p>



<p>Un progetto che rappresenta uno dei segnali più concreti della trasformazione in corso nel settore della mobilità urbana.</p>



<p>Dietro l’iniziativa c’è anche il sostegno della Commissione Europea, che nel 2023 ha approvato un finanziamento da 179 milioni di euro per lo sviluppo di un servizio di trasporto urbano basato su veicoli elettrici completamente autonomi. Le prime corse sono partite con una tariffa promozionale di 1,99 euro, mentre nei prossimi mesi il servizio sarà progressivamente esteso ad altre città europee.</p>



<p>Ma al di là della curiosità tecnologica, i robotaxi rappresentano soprattutto una delle evoluzioni più radicali del concetto stesso di ecomobilità.</p>



<p>L’idea alla base è semplice: meno auto private in circolazione, meno traffico, meno emissioni e una gestione più efficiente degli spostamenti urbani. I robotaxi funzionano infatti come un servizio on demand prenotabile tramite app, ottimizzando i percorsi in tempo reale e riducendo il numero di veicoli inutilizzati nelle città.</p>



<p>La combinazione tra alimentazione elettrica e guida autonoma promette infatti di rivoluzionare il trasporto urbano sotto diversi aspetti. Da un lato c’è il tema ambientale, con la progressiva eliminazione dei motori termici e una riduzione delle emissioni nei centri urbani. Dall’altro c’è la possibilità di migliorare l’efficienza della mobilità, diminuendo tempi di attesa, congestione stradale e costi di gestione.</p>



<p>Secondo molte aziende del settore, il robotaxi potrebbe diventare nei prossimi anni una valida alternativa all’auto privata soprattutto nelle grandi città, modificando radicalmente il modo in cui le persone si spostano quotidianamente.</p>



<p>Non mancano però dubbi e interrogativi.</p>



<p>La sicurezza resta uno dei temi centrali. Sebbene i sistemi di guida autonoma utilizzino tecnologie avanzatissime, la convivenza con il traffico reale, gli imprevisti e il comportamento umano rappresenta ancora una sfida enorme. C’è poi il tema della responsabilità legale in caso di incidenti, oltre alle questioni legate alla privacy e alla cybersicurezza dei veicoli connessi.</p>



<p>Anche il fattore sociale pesa nel dibattito. L’automazione totale del trasporto potrebbe infatti avere conseguenze importanti sul lavoro di migliaia di conducenti professionisti, aprendo una discussione che riguarda non solo la tecnologia ma anche il futuro del mercato del lavoro.</p>



<p>Eppure la direzione sembra ormai tracciata. Dopo anni di test e prototipi, i robotaxi stanno lentamente uscendo dai laboratori per entrare nelle strade reali. La mobilità elettrica non riguarda più soltanto il tipo di motore, ma un intero nuovo modello di trasporto basato su intelligenza artificiale, condivisione e automazione.</p>



<p>L’Europa, con il progetto partito da Zagabria, ha appena acceso uno dei primi motori di questa trasformazione.</p>



<p class="has-small-font-size">(Foto Ansa)</p>
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		<title>Mike Robinson, la storia del designer che raccontò l’anima dell’auto italiana</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mike-robinson-la-storia-del-designer-che-racconto-lanima-dellauto-italiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 18:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[designer]]></category>
		<category><![CDATA[mike robinson]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono persone che scelgono un lavoro. E poi ci sono quelle che inseguono un’ossessione. La storia di Mike Robinson appartiene decisamente alla seconda categoria. Robinson è uno dei designer [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci sono persone che scelgono un lavoro. E poi ci sono quelle che inseguono un’ossessione. La storia di Mike Robinson appartiene decisamente alla seconda categoria.</p>



<p>Robinson è uno dei designer automobilistici che meglio hanno raccontato e vissuto il fascino dell’industria italiana dell’auto. Non soltanto come tecnica o business, ma come cultura, identità e visione del futuro.</p>



<p>Tutto iniziò davanti a un’automobile che sembrava arrivare da un altro pianeta: la Lancia Stratos Zero.<br>Quel cuneo arancione bassissimo, disegnato da Marcello Gandini per Bertone, folgorò Robinson quando era ancora ragazzo. Non era soltanto un’auto: era fantascienza, provocazione, arte industriale.</p>



<p>Da quel momento capì che il centro del mondo automobilistico non era Londra. Era Torino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il richiamo di Torino</h2>



<p>Negli anni in cui Torino era la capitale europea del design automobilistico, Robinson arrivò in Italia quasi come un pellegrino creativo. Per chi sognava di progettare automobili, la città della Fiat, di Lancia e delle grandi carrozzerie era ciò che Hollywood rappresentava per il cinema.</p>



<p>Qui Robinson iniziò a costruire la sua carriera entrando in contatto con il mondo del design italiano proprio mentre l’industria automobilistica attraversava trasformazioni profonde: globalizzazione, crisi industriali, fusioni, perdita di identità storiche.</p>



<p>Eppure, in mezzo a quei cambiamenti, continuò a difendere un’idea precisa: l’automobile non doveva diventare un semplice elettrodomestico su ruote.</p>



<h2 class="wp-block-heading">“Le auto devono emozionare”</h2>



<p>È forse questa la frase che meglio racconta il suo approccio. Per Robinson, il design non era soltanto aerodinamica o marketing. Un’auto doveva avere personalità, carattere, persino coraggio. Per questo ha sempre guardato con una certa nostalgia all’epoca delle concept car estreme, quando i designer potevano immaginare il futuro senza essere frenati dalle logiche commerciali.</p>



<p>Non a caso, Robinson ha spesso criticato l’omologazione del design moderno: SUV troppo simili tra loro, piattaforme condivise, linee pensate più per piacere ai focus group che per lasciare il segno. Secondo lui, il vero segreto del design italiano era un altro: rischiare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il difensore dell’identità Lancia</h2>



<p>Tra i marchi a cui Robinson è stato più legato c’è sicuramente Lancia. Ne ha spesso difeso la storia e l’identità, sostenendo che il marchio avesse perso parte della propria anima quando smise di puntare su innovazione stilistica ed eleganza anticonvenzionale. Per Robinson, Lancia rappresentava una filosofia precisa: tecnologia raffinata, design sofisticato e capacità di distinguersi senza eccessi. Una visione che oggi molti appassionati guardano con nostalgia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oltre l’automobile</h2>



<p>Negli ultimi anni il designer britannico ha spostato la sua attenzione verso la mobilità urbana, i veicoli elettrici e le città intelligenti. Ma anche in questo caso il suo approccio è rimasto coerente: la tecnologia, da sola, non basta. Serve immaginazione. Perché, in fondo, Mike Robinson non ha mai progettato soltanto automobili. Ha sempre cercato di progettare idee di futuro.</p>



<p>(Foto dal sito <a href="https://www.robinsondesign22.com/it/about">httpswww.robinsondesign22.com/it/about</a>)</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>In viaggio su due ruote? Ecco cosa non dovrebbe mai mancare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/in-viaggio-su-due-ruote-ecco-cosa-non-dovrebbe-mai-mancare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 16:30:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[accessori utili]]></category>
		<category><![CDATA[due ruote]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[Con la bella stagione cresce la voglia di rimettersi in sella per una gita fuori porta, un percorso panoramico o qualche ora di libertà tra curve e paesaggi. Che si [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con la bella stagione cresce la voglia di rimettersi in sella per una gita fuori porta, un percorso panoramico o qualche ora di libertà tra curve e paesaggi. Che si tratti di mare, montagna o piccoli borghi dell’entroterra, partire preparati è il modo migliore per godersi davvero la giornata senza trasformare un imprevisto in un problema.</p>



<p>Non serve riempire borse e bauletti: bastano attenzione, organizzazione e alcuni accessori davvero utili per viaggiare in sicurezza e con maggiore serenità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’abbigliamento giusto fa la differenza</h2>



<p>La prima regola per chi viaggia in moto resta sempre la sicurezza. Anche nei tragitti brevi non dovrebbero mai mancare casco omologato, guanti, giacca tecnica con protezioni e scarpe adatte alla guida.</p>



<p>Molti motociclisti, soprattutto nei mesi più caldi, tendono a sottovalutare il tema dell’abbigliamento. In realtà basta una caduta a bassa velocità o un improvviso cambio di temperatura per capire quanto sia importante essere equipaggiati nel modo corretto.</p>



<p>Una giacca traforata può essere ideale in estate, ma è sempre consigliabile avere con sé anche uno strato antivento leggero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tuta antipioggia: l’accessorio che salva la giornata</h2>



<p>Tra gli oggetti più utili da tenere nel bauletto c’è senza dubbio la tuta antipioggia. Occupa poco spazio, pesa poco e spesso fa la differenza tra continuare il viaggio serenamente o rientrare in condizioni difficili.</p>



<p>Soprattutto nelle aree montane o nelle mezze stagioni, il tempo può cambiare rapidamente. Restare asciutti significa mantenere comfort, concentrazione e sicurezza durante la guida.</p>



<p>Molti motociclisti esperti la considerano ormai indispensabile anche nelle uscite brevi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Controlli prima di partire</h2>



<p>Prima di accendere il motore conviene dedicare qualche minuto ai controlli essenziali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>pressione degli pneumatici;</li>



<li>livello dell’olio;</li>



<li>luci e frecce;</li>



<li>carburante;</li>



<li>stato della catena;</li>



<li>batteria e freni.</li>
</ul>



<p>Sono verifiche rapide ma importanti, soprattutto dopo lunghi periodi di fermo della moto.</p>



<p>Da controllare anche documenti, assicurazione e patente. Una copia digitale sul telefono può essere utile in caso di necessità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa mettere nello zaino o nel bauletto</h2>



<p>Viaggiare leggeri è importante, ma alcuni accessori possono davvero tornare utili:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>power bank per smartphone e navigatore;</li>



<li>bottiglia d’acqua;</li>



<li>caricatore USB;</li>



<li>kit di pronto soccorso;</li>



<li>salviette e fazzoletti;</li>



<li>spray ripara gomme o kit emergenza pneumatici;</li>



<li>occhiali da sole;</li>



<li>supporto per smartphone.</li>
</ul>



<p>Chi percorre molti chilometri spesso aggiunge anche un piccolo kit di attrezzi essenziali per le emergenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dashcam e action cam: sempre più diffuse tra i motociclisti</h2>



<p>Negli ultimi anni molti motociclisti hanno iniziato a utilizzare dashcam o action cam fissate al casco o alla moto. Non servono soltanto per registrare paesaggi e viaggi: in caso di incidente o contestazioni possono diventare strumenti utili per ricostruire quanto accaduto.</p>



<p>I modelli più recenti sono compatti, resistenti alla pioggia e con una buona autonomia. Per chi viaggia spesso o percorre strade trafficate rappresentano un accessorio sempre più apprezzato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pianificare il percorso aiuta a viaggiare meglio</h2>



<p>Una delle cose più utili prima di partire è controllare il tragitto. Sapere dove si trovano distributori, aree di sosta o eventuali cantieri permette di evitare stress inutili.</p>



<p>Nei weekend primaverili ed estivi molte strade panoramiche diventano particolarmente frequentate. Partire presto al mattino può rendere il viaggio più piacevole, con temperature migliori e meno traffico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il bello della moto è godersi la strada</h2>



<p>Per chi ama le due ruote, il viaggio non è solo la destinazione. È il percorso, la libertà, la possibilità di fermarsi davanti a un panorama o scoprire una strada secondaria.</p>



<p>Prepararsi nel modo giusto non significa rinunciare all’avventura, ma vivere la giornata con maggiore tranquillità. Perché il vero lusso, quando si viaggia in moto, è tornare a casa stanchi ma rilassati.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Assarmatori a Bruxelles, Messina: «Serve una coraggiosa revisione dell’ETS»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/assarmatori-a-bruxelles-messina-serve-una-coraggiosa-revisione-dellets/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 10:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nautica & Mare]]></category>
		<category><![CDATA[assarmatori]]></category>
		<category><![CDATA[ets]]></category>
		<category><![CDATA[trasporto marittimo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=245403</guid>

					<description><![CDATA[«Gli effetti della tassa sulle emissioni voluta dall’Unione europea stanno producendo conseguenze negative sui segmenti più esposti e strategici del trasporto marittimo paragonabili a quelle delle grandi crisi internazionali, come [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>«<em>Gli effetti della tassa sulle emissioni voluta dall’Unione europea stanno producendo conseguenze negative sui segmenti più esposti e strategici del trasporto marittimo paragonabili a quelle delle grandi crisi internazionali, come l’aumento dei prezzi dell’energia legato al blocco dello Stretto di Hormuz. La differenza è che Hormuz è uno shock congiunturale, mentre l’ETS è una tassazione strutturale, destinata a incidere in modo permanente sulla competitività e sostenibilità dei collegamenti con le isole, delle Autostrade del Mare e del transhipment di contenitori</em>.»</p>



<p>Il Presidente di Assarmatori, Stefano Messina, non si nasconde dietro alla diplomazia al termine della missione annuale del Consiglio Direttivo dell’Associazione a Bruxelles, che ha visto un’agenda fitta di incontri di alto livello fra martedì e mercoledì.</p>



<p>«<em>Nei mesi scorsi abbiamo accolto con favore l’inclusione di alcune priorità dell’armamento nazionale nelle strategie europee dedicate al settore marittimo</em> – prosegue Messina – <em>Tuttavia, il nodo decisivo era e resta la loro traduzione in misure concrete. Nel caso dell’ETS, tassazione ingiusta perché non selettiva in quanto applicata in maniera orizzontale, senza considerare le specificità dei singoli settori, è ormai conclamata la consapevolezza delle criticità dell’attuale assetto normativo, ma resta insufficiente la chiarezza sugli strumenti correttivi che saranno adottati. In questo quadro guardiamo con particolare attenzione alla futura ‘Strategia europea per le isole’, in corso di elaborazione sotto la guida del Vicepresidente Esecutivo Raffaele Fitto, al quale abbiamo rappresentato le nostre priorità sui collegamenti marittimi con le isole. L’imposizione su questi servizi di una tassazione climatica sproporzionata e che, per di più, non torna al comparto marittimo sotto forma di investimenti nell’ottica di una reale sostenibilità ambientale ne mette a rischio il fragile equilibrio.</em>»</p>



<p>«<em>La sensazione è che la tecnocrazia europea rimanga inflessibile rispetto all’esigenza di un miglioramento significativo di queste politiche. Invece noi chiediamo che la revisione di luglio sia coraggiosa, per permettere al nostro comparto industriale di rimanere competitivo in uno scenario globale particolarmente difficile</em>», conclude Messina.</p>



<p>Fra gli appuntamenti della due giorni di Assarmatori a Bruxelles, l’incontro con il Vicepresidente Esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, presso Palazzo Berlaymont; un ricevimento dedicato ai rappresentanti delle Istituzioni europee e alla comunità internazionale di Bruxelles alla Residenza dell’Ambasciatore d’Italia presso il Regno del Belgio, con interventi dell’Ambasciatore Federica Favi, dell’Ambasciatore Marco Canaparo, Rappresentante Permanente Aggiunto d’Italia presso la UE, dell’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, Presidente del Comitato Militare della NATO e del Ministro plenipotenziario Catherine Flumiani, Inviato speciale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per la Dimensione internazionale del Mare. L’agenda ha visto anche un vertice con Giovanni Cremonini, Vice Capo Divisione per la Sicurezza Marittima del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE/EEAS), con in collegamento i referenti delle missioni Aspides e Atalanta, e un incontro con una rappresentanza degli Europarlamentari italiani. Nell’occasione c’è stata anche una lunga e approfondita riunione con i funzionari della DG MOVE e della DG CLIMA, durante i quali sono stati trattati i vari temi legati all’applicazione del regime ETS.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Debutta il &#8220;Salerno City Tour&#8221; con la corsa inaugurale il 9 maggio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/debutta-il-salerno-city-tour-con-la-corsa-inaugurale-il-9-maggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 07:11:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Raduni]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi turistici & sagre]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[salerno]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<category><![CDATA[turismo sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[La mobilità turistica del territorio si arricchisce di un nuovo, fondamentale tassello con la corsa inaugurale del servizio bus &#8220;Salerno City Tour&#8221;, che si terrà ufficialmente sabato 9 maggio, alle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="MsoNormal">La mobilità turistica del territorio si arricchisce di un nuovo, fondamentale tassello con la corsa inaugurale del servizio bus &#8220;Salerno City Tour&#8221;, che si terrà ufficialmente sabato 9 maggio, alle 9:00, con partenza dal Terminal Crociere di Molo Manfredi a Salerno.</p>



<p class="MsoNormal">Il servizio, fortemente voluto dal Consigliere Provinciale delegato alla Cultura Francesco Morra e dall’Assessore al Turismo del Comune di Salerno nella scorsa consiliatura, Alessandro Ferrara, gestito operativamente da CMS Consorzio Mobilità Sostenibile Amalfi Coast, è promosso in forte sinergia dalla Provincia di Salerno, dal Comune di Salerno e dal Comune di Vietri sul Mare.</p>



<p class="MsoNormal">L&#8217;obiettivo condiviso è quello di offrire a cittadini, turisti e crocieristi un modo comodo, panoramico e sostenibile per esplorare le meraviglie del territorio.</p>



<p class="MsoNormal">Il &#8220;Salerno City Tour&#8221; prevede otto partenze giornaliere e un affascinante percorso ad anello studiato per valorizzare le eccellenze storiche e paesaggistiche locali.</p>



<p class="MsoNormal">Partendo dal Molo Manfredi, il bus attraverserà la città permettendo ai passeggeri di ammirare e visitare il centro storico, con fermate strategiche alla Stazione Centrale di Piazza Vittorio Veneto e al Teatro Verdi.</p>



<p class="MsoNormal">Il viaggio proseguirà poi in salita, regalando viste mozzafiato sul Golfo, fino a raggiungere il Castello Arechi.</p>



<p class="MsoNormal">L&#8217;itinerario toccherà anche la vicina Vietri sul Mare, porta della Costiera Amalfitana, dove è prevista una tappa speciale alla suggestiva Villa Guariglia.</p>



<p class="MsoNormal">Il tour completerà infine il suo percorso, ritornando al capolinea di Molo Manfredi.</p>
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		<title>Ecomobilità, Francia e Germania accelerano sulle ricariche nei condomini</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ecomobilita-francia-e-germania-accelerano-sulle-ricariche-nei-condomini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 11:55:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[auto elettriche]]></category>
		<category><![CDATA[ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[La transizione verso la mobilità elettrica passa sempre più dalle infrastrutture private, in particolare dai parcheggi condominiali e dalle abitazioni. Francia e Germania hanno avviato nuovi programmi di sostegno pubblico [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La transizione verso la mobilità elettrica passa sempre più dalle infrastrutture private, in particolare dai parcheggi condominiali e dalle abitazioni. Francia e Germania hanno avviato nuovi programmi di sostegno pubblico per potenziare la rete di ricarica domestica, individuata come uno dei principali nodi critici per la diffusione dei veicoli elettrici.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Francia: 1,7 milioni di posti auto elettrificati entro il 2035</h3>



<p>Parigi ha deciso di accelerare sull’implementazione delle infrastrutture di ricarica, con un piano di sostegno economico rivolto ai condomini per l’installazione di punti di ricarica privati.</p>



<p>L’obiettivo è arrivare a dotare di prese elettriche circa 1,7 milioni di posti auto entro il 2035, con un incremento di 1,2 milioni rispetto alla situazione attuale. Il programma sarà finanziato dalla Caisse des Dépôts, istituto finanziario pubblico francese, attraverso la sua controllata Logivolt.</p>



<p>Il sistema prevede un finanziamento iniziale agli edifici, con l’installazione delle infrastrutture nei parcheggi condominiali e successiva contribuzione dei singoli proprietari solo per il punto di ricarica. Parallelamente, il governo ha già aumentato i sussidi per le installazioni, che possono coprire fino al 50% dei costi.</p>



<p>Secondo il gestore della rete elettrica Enedis, in Francia sono già presenti circa 185mila punti di ricarica pubblici e oltre 1,6 milioni privati nelle abitazioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Germania: 500 milioni per i parcheggi elettrificati</h3>



<p>Anche la Germania punta con decisione sulle infrastrutture di ricarica nei contesti residenziali. Il Ministero federale dei trasporti ha varato un programma da 500 milioni di euro per sostenere l’installazione di colonnine e wallbox nei parcheggi privati, soprattutto negli edifici esistenti.</p>



<p>L’intervento è rivolto ai circa 9 milioni di posti auto in strutture residenziali e prevede finanziamenti per l’acquisto e l’installazione delle infrastrutture, inclusi collegamenti alla rete e lavori tecnici.</p>



<p>Il piano stabilisce un contributo massimo fino a 2.000 euro per posto auto, con condizioni legate alla predisposizione di almeno il 20% dei parcheggi all’elettrificazione negli edifici plurifamiliari. La potenza di ricarica non dovrà superare i 22 kW.</p>



<p>Il ministro dei Trasporti Patrick Schnieder ha sottolineato come la mancanza di opzioni di ricarica domestica rappresenti uno dei principali ostacoli alla diffusione dell’auto elettrica, soprattutto nei contesti urbani.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il nodo comune: la ricarica a casa</h3>



<p>Entrambi i modelli evidenziano un punto chiave: la diffusione dell’auto elettrica non dipende solo dalla disponibilità di colonnine pubbliche, ma soprattutto dalla possibilità di ricaricare il veicolo nel luogo in cui viene parcheggiato quotidianamente.</p>



<p>La strategia europea si sta quindi spostando sempre più verso i contesti residenziali, dove si gioca una parte decisiva della transizione energetica e della reale accessibilità alla mobilità elettrica.</p>
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		<title>Mare e ricerca, la “Sirena” della scienza esplora i fondali del Golfo di Napoli</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mare-e-ricerca-la-sirena-della-scienza-esplora-i-fondali-del-golfo-di-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 12:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nautica & Mare]]></category>
		<category><![CDATA[.auv hugin]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo di Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[veicolo subacqueo]]></category>
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					<description><![CDATA[Come una moderna Partenope, silenziosa e invisibile, la “Sirena” della scienza esplora i fondali del Golfo di Napoli, parla il linguaggio del mare, ne svela segnali e ne comprende l’evoluzione. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come una moderna Partenope, silenziosa e invisibile, la “Sirena” della scienza esplora i fondali del Golfo di Napoli, parla il linguaggio del mare, ne svela segnali e ne comprende l’evoluzione. Nell’ambito del progetto PNRR MER (Marine Ecosystems Restoration) ISPRA ha appena collaudato l’AUV Hugin, un veicolo autonomo subacqueo capace di operare fino a 3.000 metri di profondità, con il supporto della nave Astrea.</p>



<p><strong><em>Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA</em></strong><em>: «L’attività rappresenta un importante passo avanti nell’impiego di tecnologie autonome per monitorare i fondali marini e acquisire dati ad altissima risoluzione, finalizzati alla caratterizzazione morfologica, geologica e ambientale delle profondità marine. Il Golfo di Napoli costituisce uno dei contesti più complessi e sensibili del Mar Mediterraneo ed è quindi fondamentale un monitoraggio continuo per comprendere l’evoluzione dei processi naturali e contribuire a ridurre potenziali rischi per la popolazione e per gli ecosistemi marini.</em> <em>Il collaudo dell’AUV Hugin nel Golfo di Napoli e nell’area di Ischia rappresenta un passo concreto e strategico nel rafforzamento delle capacità scientifiche e tecnologiche del nostro Paese per la conoscenza e la tutela dell’ambiente marino. Grazie al progetto PNRR MER, ISPRA si dota di strumenti all’avanguardia, che ci consentono non solo di acquisire dati fondamentali per la ricerca, ma anche di sviluppare modelli previsionali sempre più accurati, contribuendo in maniera determinante alla prevenzione dei rischi naturali e alla sicurezza delle comunità costiere, confermando il proprio ruolo di riferimento scientifico a supporto delle istituzioni, della protezione dell’ambiente e dei cittadini</em>.» </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="577" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-PNRR-MER-il-collaudo-dellAUV-Hugin-un-veicolo-autonomo-subacqueo-per-osservare-i-vulcani-sommersi-e-anticipare-i-rischi-2-1024x577.jpg" alt="" class="wp-image-245102" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-PNRR-MER-il-collaudo-dellAUV-Hugin-un-veicolo-autonomo-subacqueo-per-osservare-i-vulcani-sommersi-e-anticipare-i-rischi-2-1024x577.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-PNRR-MER-il-collaudo-dellAUV-Hugin-un-veicolo-autonomo-subacqueo-per-osservare-i-vulcani-sommersi-e-anticipare-i-rischi-2-300x169.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-PNRR-MER-il-collaudo-dellAUV-Hugin-un-veicolo-autonomo-subacqueo-per-osservare-i-vulcani-sommersi-e-anticipare-i-rischi-2-768x433.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-PNRR-MER-il-collaudo-dellAUV-Hugin-un-veicolo-autonomo-subacqueo-per-osservare-i-vulcani-sommersi-e-anticipare-i-rischi-2-1536x866.jpg 1536w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-PNRR-MER-il-collaudo-dellAUV-Hugin-un-veicolo-autonomo-subacqueo-per-osservare-i-vulcani-sommersi-e-anticipare-i-rischi-2.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong><em>Giordano Giorgi, Direttore Centro Nazionale Coste ISPRA e Coordinatore Progetto PNRR MER:</em></strong><em> «L’impiego di tecnologie autonome come l’AUV Hugin rappresenta una risorsa strategica per lo studio dei fondali marini e per la tutela di aree ad alta vulnerabilità. Una “sirena” tecnologica che ascolta i fondali, ne interpreta i segnali provenienti in particolare dai vulcani sommersi e trasforma i dati in conoscenza scientifica, al servizio della sicurezza del territorio e della protezione degli ecosistemi marini, è qualcosa di assolutamente innovativo che amplia radicalmente la nostra capacità di monitoraggio e indagine dei fondali marini. Durante la campagna, condotta anche lungo la costa sud-occidentale dell’isola di Ischia, sono stati acquisiti parametri ambientali fondamentali, tra cui temperatura, salinità e concentrazioni di gas come anidride carbonica e metano, elementi utili per la valutazione dello stato ambientale e delle caratteristiche geologiche individuare eventuali fenomeni di emissioni di gas sottomarini</em>.» </p>



<p>L’AUV Hugin (Autonomous Underwater Vehicle) è un veicolo sottomarino senza pilota in grado di operare in autonomia anche in ambienti complessi, raccogliendo dati e immagini ad altissima risoluzione; con questa nuova tecnologia, sono state realizzate mappature dettagliate del fondale marino mediante sistemi acustici e ottici avanzati, capaci di fornire immagini e informazioni sulla struttura dei sedimenti e sulle eventuali anomalie presenti. Le operazioni hanno incluso rilievi batimetrici e morfologici, acquisizione di dati geofisici e ambientali, nonché il trasferimento e il salvataggio delle informazioni sui sistemi di bordo e sulle infrastrutture cloud dell’ISPRA.</p>
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		<item>
		<title>Castellabate, torna il Polo Fieristico M.M.T. dal 30 maggio al 2 giugno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/castellabate-torna-il-polo-fieristico-m-m-t-dal-30-maggio-al-2-giugno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 17:18:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Raduni]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[dieta volumetrica]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo il successo della prima edizione, torna uno degli appuntamenti più attesi per professionisti e appassionati del settore: dal 30 maggio al 2 giugno, in località Torretta a San Marco [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dopo il successo della prima edizione, torna uno degli appuntamenti più attesi per professionisti e appassionati del settore: dal 30 maggio al 2 giugno, in località Torretta a San Marco di Castellabate (Sa), va in scena la seconda edizione del Polo Fieristico M.M.T., organizzato dall’associazione Giovani Annunziata con il patrocinio del Comune di Castellabate.</p>



<p>Un evento che si conferma punto di riferimento per il comparto delle macchine movimento terra, dell’agricoltura e dell’edilizia, con un’area espositiva di oltre 120mila mq che accoglierà aziende, operatori e visitatori provenienti da tutto il territorio e non solo. Cuore della manifestazione sarà l’esposizione di macchine movimento terra e mezzi agricoli, affiancata da un campo prova dedicato e da test di abilità riservati a operatori qualificati, pensati per valorizzare competenze e professionalità del settore.</p>



<p>Tra le principali novità di questa seconda edizione, spazio anche all’esposizione di materiali edili e attrezzature da lavoro, con la partecipazione di realtà locali e aziende specializzate, a testimonianza di un comparto in continua evoluzione e sempre più integrato.<br />Non mancherà l’area food e bar, pensata per accogliere famiglie e visitatori, insieme a spazi dedicati all’intrattenimento, per rendere l’esperienza accessibile e coinvolgente per tutti.</p>



<p>“Questa seconda edizione – spiegano gli organizzatori – rappresenta per noi un passo in avanti importante. Abbiamo voluto ampliare l’offerta, coinvolgendo nuove realtà e introducendo settori strategici come quello dei materiali edili e delle attrezzature da lavoro. Il nostro obiettivo è creare un evento che non sia solo esposizione, ma anche incontro, crescita e valorizzazione del territorio. Vedere tante aziende partecipare è per noi motivo di grande orgoglio e la conferma che stiamo andando nella direzione giusta”.</p>



<p>Hanno aderito alla seconda edizione: TeknoMak, ItalNoleggi, La Formica Edile, Edil Bianco, Sorgente Macchine, NewService, Officine Meccaniche Villano Oreste, Apicella, Agrocilento, Comi, Movimac, Sa.Cos prefabbricati, Bruno, AgriSele, Corradino Service, Esposito, Eurocar, Mirra &amp; Co., FRC Macchine Industriali, Lobos, Mecar, Geolift S.R.L., Agri Mafros, Procaccini Group, Milwaukee, Macchine Agricole, DTF Service, Matedil, R.E.C.D.E. L’ingresso è gratuito e l’apertura è prevista ogni giorno a partire dalle ore 9:00.</p>
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		<item>
		<title>EICMA riding fest da record a Misano: oltre 27mila visitatori e 17mila test ride</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/eicma-riding-fest-da-record-a-misano-oltre-27mila-visitatori-e-17mila-test-ride/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 12:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Raduni]]></category>
		<category><![CDATA[eicma riding fest]]></category>
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					<description><![CDATA[Un fine settimana da tutto esaurito, con numeri in crescita e un’energia continua che ha trasformato il paddock in un grande punto d’incontro per gli appassionati delle due ruote. La [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un fine settimana da tutto esaurito, con numeri in crescita e un’energia continua che ha trasformato il paddock in un grande punto d’incontro per gli appassionati delle due ruote.</p>



<p>La terza edizione dell’EICMA Riding Fest ha fatto registrare risultati record sul circuito di Misano, richiamando oltre 27mila visitatori nel corso delle giornate dell’evento. Un flusso costante di pubblico ha animato l’area, tra prove in pista, attività esperienziali e momenti di intrattenimento dedicati a motociclisti di ogni livello.</p>



<p>Cuore pulsante della manifestazione sono stati i test ride: 550 moto messe a disposizione da 38 case costruttrici hanno permesso di superare quota 17mila prove complessive. Un dato che conferma la forte attrattività dell’iniziativa, capace di coinvolgere sia motociclisti esperti sia semplici curiosi.</p>



<p>Particolarmente significativo il ruolo delle nuove generazioni, sempre più protagoniste del settore. Le prove su cilindrate 50 e 125 cc e le attività nelle aree dedicate, seguite dagli istruttori della Federazione Motociclistica Italiana, hanno registrato numeri in forte crescita. In questo contesto si inserisce anche il dato delle 2.350 prove, con una partecipazione femminile superiore al 20%, nuovo record per la manifestazione.</p>



<p>Grande attenzione anche ai più piccoli con il progetto EICMA for Kids, che ha coinvolto oltre 700 bambine e bambini tra i 6 e i 12 anni in un percorso di avvicinamento alle due ruote in sicurezza e con un approccio educativo.</p>



<p>Sold out, inoltre, la Track Experience, unica attività a pagamento dell’evento, il cui ricavato di 75mila euro è stato interamente devoluto a tre realtà impegnate nel sociale: Fondazione Marco Simoncelli, Amici del Sottomarino Giallo APS e A.S.D.C. e A.P.S. Esplora.</p>



<p>A rendere ancora più speciale l’edizione, la presenza di alcune icone del motorsport internazionale come Kevin Schwantz, Troy Bayliss, Andrea Dovizioso, Stefan Everts, Antonio Cairoli, Marco Melandri e Mattia Pasini, accolti da un pubblico numeroso e partecipe.</p>



<p>Come sottolineato dagli organizzatori, l’ERF si conferma un’esperienza immersiva fatta di passione, incontri e attività continue, dove motori e comunità si fondono in un unico grande racconto condiviso.</p>



<p class="has-small-font-size">(Foto da pagina Facebook Eicma)</p>
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		<title>Come funzionano i freni carboceramici e perché sono così costosi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/come-funzionano-i-freni-carboceramici-e-perche-sono-cosi-costosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 12:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[freni carboceramici]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando si parla di prestazioni estreme, spesso l’attenzione va a cavalli, accelerazione e velocità massima. Ma la verità è che una delle differenze più importanti tra un’auto sportiva e una [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando si parla di prestazioni estreme, spesso l’attenzione va a cavalli, accelerazione e velocità massima. Ma la verità è che una delle differenze più importanti tra un’auto sportiva e una supercar sta in un componente meno “spettacolare” ma decisivo: i freni.</p>



<p>Tra le soluzioni più avanzate oggi sul mercato ci sono i <strong>freni carboceramici</strong>, tecnologia derivata dal mondo delle competizioni e ormai diventata un simbolo delle auto di fascia altissima.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un materiale nato per resistere all’impossibile</h3>



<p>I dischi carboceramici sono realizzati con un composito di <strong>fibra di carbonio e ceramica (carburo di silicio)</strong>. Il risultato è un materiale estremamente leggero e soprattutto in grado di sopportare temperature che metterebbero in crisi un impianto frenante tradizionale.</p>



<p>In condizioni di guida sportiva intensa — o in pista — i freni possono raggiungere temperature elevatissime. È qui che i dischi in ghisa iniziano a perdere efficienza, fenomeno noto come <em>fading</em>. I carboceramici invece mantengono prestazioni costanti anche sotto stress prolungato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I vantaggi reali (non solo da brochure)</h3>



<p>Oltre alla resistenza al calore, questi freni offrono alcuni vantaggi concreti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Peso ridotto</strong>: i dischi possono pesare fino al 50% in meno rispetto a quelli tradizionali. Questo migliora agilità, sospensioni e risposta dinamica dell’auto.</li>



<li><strong>Prestazioni costanti</strong>: anche dopo ripetute frenate violente, la risposta resta stabile.</li>



<li><strong>Durata elevata</strong>: in condizioni ideali possono durare molto più a lungo dei freni convenzionali.</li>



<li><strong>Meno polvere sui cerchi</strong>: un dettaglio estetico, ma non trascurabile.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Il lato meno raccontato: costi e limiti</h3>



<p>La tecnologia ha però un prezzo, e non solo economico.</p>



<p>Il primo ostacolo è evidente: <strong>il costo</strong>. Un impianto carboceramico può aggiungere diverse migliaia di euro al prezzo di un’auto, arrivando facilmente a cifre a cinque zeri come optional.</p>



<p>Poi ci sono aspetti meno intuitivi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>a freddo, la frenata è meno pronta rispetto ai sistemi tradizionali;</li>



<li>non sono ideali per un uso urbano quotidiano;</li>



<li>in caso di danneggiamento, la sostituzione è estremamente costosa.</li>
</ul>



<p>Per questo motivo non si trovano su auto comuni, ma quasi esclusivamente su supercar, hypercar o sportive di fascia altissima.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché non sono ancora “per tutti”</h3>



<p>Il punto chiave è semplice: i freni carboceramici non servono nella guida normale. La loro efficacia emerge davvero solo in condizioni di stress elevato o uso in pista.</p>



<p>In altre parole, non sono una soluzione “migliore” in assoluto, ma una soluzione <strong>specializzata per prestazioni estreme</strong>.</p>



<p>I freni carboceramici rappresentano una delle tecnologie più avanzate oggi disponibili nel settore automotive. Sono leggeri, resistenti e incredibilmente efficaci… ma pensati per un mondo in cui la frenata non è un gesto quotidiano, bensì una prova continua al limite.</p>



<p>E forse è proprio questo il punto: non sono freni per andare più piano, ma per permettere alle auto più veloci del mondo di fermarsi in sicurezza.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>È morto Alex Zanardi, il campione che sfidò ogni limite: aveva 59 anni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/e-morto-alex-zanardi-il-campione-che-sfido-ogni-limite-aveva-59-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 08:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[Alex Zanardi]]></category>
		<category><![CDATA[ansa]]></category>
		<category><![CDATA[campione paralimpico]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Formula CART]]></category>
		<category><![CDATA[handbike]]></category>
		<category><![CDATA[icona sportiva]]></category>
		<category><![CDATA[incidente Lausitzring]]></category>
		<category><![CDATA[lutto sportivo]]></category>
		<category><![CDATA[morte Zanardi]]></category>
		<category><![CDATA[Paralimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[sport italiano]]></category>
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					<description><![CDATA[È morto Alex Zanardi, ex pilota di Formula 1 e simbolo mondiale dello sport paralimpico. Aveva 59 anni. A darne notizia è stata la famiglia, comunicando la scomparsa avvenuta il [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">È morto Alex Zanardi, ex pilota di Formula 1 e simbolo mondiale dello sport paralimpico. Aveva 59 anni. A darne notizia è stata la famiglia, comunicando la scomparsa avvenuta il 1° maggio. </p>



<p class="p1">Zanardi è stato uno degli esempi più straordinari di resilienza nella storia dello sport. Dopo gli inizi in Formula 1 negli anni Novanta, aveva raggiunto il successo internazionale nella Formula CART, conquistando due titoli e diventando uno dei piloti più spettacolari e amati.</p>



<p class="p1">La sua vita cambiò radicalmente nel 2001, quando un terribile incidente sul circuito del Lausitzring gli costò l’amputazione di entrambe le gambe. Un evento che avrebbe segnato la fine della carriera per molti, ma che per lui rappresentò invece l’inizio di una nuova sfida.</p>



<p class="p1">Con una forza di volontà fuori dal comune, Zanardi tornò a competere e si reinventò atleta paralimpico. Nell’handbike raggiunse risultati straordinari, conquistando quattro medaglie d’oro ai Giochi Paralimpici tra Londra 2012 e Rio 2016 e numerosi titoli mondiali, diventando un punto di riferimento globale. </p>



<p class="p1">Nel 2020 un nuovo, grave incidente durante una staffetta benefica in Toscana lo aveva riportato in condizioni critiche, segnando il suo definitivo allontanamento dalla scena pubblica. </p>



<p class="p1">Con la sua scomparsa, lo sport perde non solo un campione, ma un simbolo universale di coraggio, capace di trasformare ogni caduta in una ripartenza. Zanardi resta l’immagine di un uomo che ha saputo andare oltre i limiti fisici, diventando un’ispirazione per intere generazioni.</p>
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