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	<title>Motori e Nautica | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Carburanti rinnovabili: quante alternative ci sono?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/carburanti-rinnovabili-quante-alternative-ci-sono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 12:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[carburante rinnovabile]]></category>
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					<description><![CDATA[Per anni il futuro della mobilità è sembrato avere una direzione quasi obbligata: sostituire il motore a combustione con quello elettrico. Ma la transizione energetica è più articolata di così. [...]]]></description>
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<p>Per anni il futuro della mobilità è sembrato avere una direzione quasi obbligata: sostituire il motore a combustione con quello elettrico. Ma la transizione energetica è più articolata di così. Accanto all’elettrificazione stanno crescendo, o vengono studiati, diversi carburanti rinnovabili e a basse emissioni, destinati soprattutto a quei settori nei quali fare a meno dei combustibili liquidi o gassosi è più complicato.</p>



<p>L’International Energy Agency considera tra i principali combustibili rinnovabili i biocarburanti liquidi, i biogas, l’idrogeno prodotto con elettricità rinnovabile e gli e-fuel. Ma quali sono le alternative e, soprattutto, quanto sono davvero sostenibili?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Biocarburanti: una tecnologia già presente</h2>



<p>La famiglia più consolidata è quella dei <strong>biocarburanti</strong>, prodotti a partire da biomasse. Ne fanno parte, tra gli altri, biodiesel e bioetanolo, utilizzati da anni in diversi mercati e spesso miscelati ai carburanti tradizionali.</p>



<p>Il loro principale vantaggio è la possibilità di intervenire sul parco veicoli esistente senza dover necessariamente sostituire tutti i mezzi. Secondo l’IEA, i biocarburanti liquidi rappresentano oggi la componente più importante della crescita dei combustibili rinnovabili destinati al trasporto.</p>



<p>Ma “bio” non significa automaticamente “a impatto zero”. La sostenibilità dipende dalle materie prime utilizzate, dal processo produttivo e dal modo in cui vengono considerate le emissioni lungo l’intero ciclo di vita. L&#8217;utilizzo di residui e rifiuti può offrire vantaggi importanti, mentre l&#8217;impiego di colture alimentari può sollevare questioni legate all&#8217;uso del suolo, all&#8217;acqua e alla biodiversità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">HVO: il diesel rinnovabile</h2>



<p>Tra le soluzioni che stanno attirando maggiore attenzione c’è l’<strong>HVO</strong>, acronimo di <em>Hydrotreated Vegetable Oil</em>. Si tratta di un diesel rinnovabile prodotto attraverso il trattamento con idrogeno di oli, grassi e altre materie prime compatibili con il processo.</p>



<p>La sua particolarità è che può essere utilizzato, nei veicoli per i quali il costruttore ne prevede l&#8217;impiego, senza richiedere necessariamente la trasformazione dell&#8217;intero sistema di alimentazione.</p>



<p>È quindi una soluzione interessante soprattutto per la transizione del parco diesel esistente. Anche in questo caso, tuttavia, il vantaggio ambientale dipende fortemente dall&#8217;origine delle materie prime e dal processo produttivo: non basta che un carburante sia definito “rinnovabile” per considerarlo automaticamente equivalente a una soluzione a emissioni nulle.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Biometano: trasformare i rifiuti in energia</h2>



<p>Un&#8217;altra possibilità arriva dal mondo dei gas rinnovabili. Il <strong>biometano</strong> può essere prodotto attraverso la purificazione del biogas ottenuto dalla degradazione di materia organica, compresi rifiuti e residui.</p>



<p>Il suo interesse per la mobilità è legato soprattutto alla possibilità di valorizzare scarti e sottoprodotti e di utilizzare infrastrutture e tecnologie già esistenti per i veicoli alimentati a gas.</p>



<p>L&#8217;IEA prevede una crescita della domanda globale di biogas e biometano nei prossimi anni, con il trasporto tra i settori destinati a contribuire all&#8217;espansione. Un elemento particolarmente interessante è il potenziale dei biometani ottenuti da rifiuti e residui, che possono presentare una bassa intensità di carbonio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E-fuel: carburanti sintetici prodotti con energia rinnovabile</h2>



<p>Gli <strong>e-fuel</strong> rappresentano una strada completamente diversa. Non derivano direttamente da biomasse, ma vengono prodotti utilizzando idrogeno ottenuto tramite elettrolisi e una fonte di carbonio.</p>



<p>L&#8217;idea è creare combustibili sintetici che possano essere utilizzati in applicazioni che continuano a richiedere energia sotto forma di carburante.</p>



<p>Il loro potenziale è particolarmente interessante per <strong>aviazione e trasporto marittimo</strong>, settori nei quali l&#8217;elettrificazione diretta presenta difficoltà tecniche e operative maggiori. L&#8217;IEA considera infatti gli e-fuel una possibile componente della decarbonizzazione soprattutto di questi comparti.</p>



<p>Il problema è rappresentato dai costi, dalla quantità di energia rinnovabile necessaria e dalla capacità produttiva ancora limitata. Oggi, quindi, gli e-fuel sono più una tecnologia in fase di sviluppo e crescita che una soluzione già disponibile su larga scala.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Idrogeno rinnovabile: non è un carburante come gli altri</h2>



<p>Quando si parla di mobilità sostenibile, l&#8217;<strong>idrogeno</strong> occupa una posizione particolare. Non è una fonte primaria di energia, ma un vettore: deve essere prodotto utilizzando altra energia.</p>



<p>Quando viene ottenuto attraverso elettrolisi alimentata da elettricità rinnovabile, può essere considerato idrogeno rinnovabile. Nel trasporto può alimentare celle a combustibile, che producono elettricità a bordo del veicolo, oppure essere utilizzato in altri processi.</p>



<p>Anche qui, il campo di applicazione più interessante potrebbe non essere necessariamente l&#8217;automobile privata. L&#8217;IEA indica soprattutto il trasporto pesante tra gli ambiti nei quali idrogeno ed e-fuel possono avere un ruolo, mentre per le automobili l&#8217;elettrificazione diretta offre già una strada importante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Qual è allora il carburante più sostenibile?</h2>



<p>La risposta non è uguale per tutti.</p>



<p>Un carburante può avere un impatto molto diverso a seconda di <strong>come viene prodotto, da quali materie prime deriva, quanta energia richiede, quali infrastrutture utilizza e quale veicolo alimenta</strong>.</p>



<p>È proprio questo il punto centrale della transizione: non esiste una singola tecnologia capace di risolvere ogni problema.</p>



<p>Per gli spostamenti stradali leggeri, l&#8217;elettrificazione rappresenta una delle principali direzioni di sviluppo. I carburanti rinnovabili possono invece assumere un ruolo importante dove sostituire rapidamente i veicoli esistenti è difficile o dove l&#8217;elettrificazione diretta presenta limiti. Nel trasporto aereo e marittimo, per esempio, biocarburanti avanzati, e-fuel e altri combustibili rinnovabili possono diventare particolarmente rilevanti. L&#8217;IEA prevede infatti che la crescita dei carburanti rinnovabili nel trasporto nei prossimi anni sarà guidata soprattutto dall&#8217;elettricità rinnovabile e dai biocarburanti, mentre idrogeno, biometano ed e-fuel avranno quote più contenute ma potenzialmente strategiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vera sfida è guardare oltre il distributore</h2>



<p>Quando facciamo rifornimento, vediamo soltanto il carburante che entra nel serbatoio. La sostenibilità, invece, comincia molto prima.</p>



<p>Per capire quanto una soluzione sia realmente vantaggiosa bisogna considerare l&#8217;intera filiera: <strong>origine delle materie prime, energia utilizzata per la produzione, trasporto, distribuzione e utilizzo finale</strong>.</p>



<p>È per questo che parlare semplicemente di carburante “verde” può essere fuorviante. La domanda corretta è un&#8217;altra: <strong>quanto è sostenibile quel carburante lungo tutto il suo ciclo di vita?</strong></p>



<p>Il futuro della mobilità potrebbe quindi non essere una sfida tra un unico carburante vincente e tutti gli altri. Potrebbe essere, piuttosto, un sistema nel quale tecnologie differenti vengono utilizzate dove sono più efficienti: elettricità sulle auto, biocarburanti e carburanti rinnovabili per parte del parco esistente, biometano dove la filiera lo rende vantaggioso, idrogeno ed e-fuel nei settori più difficili da elettrificare.</p>



<p>La vera innovazione, insomma, potrebbe non essere trovare <strong>il carburante del futuro</strong>, ma imparare a scegliere quello più adatto a ogni tipo di mobilità.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Alicost: continuità dei collegamenti marittimi anche a settembre</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/alicost-continuita-dei-collegamenti-marittimi-anche-a-settembre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 09:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Nautica & Mare]]></category>
		<category><![CDATA[alicost]]></category>
		<category><![CDATA[colelgamenti marittimi]]></category>
		<category><![CDATA[metrò del mare]]></category>
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					<description><![CDATA[Prosegue anche nella seconda parte della stagione estiva l’impegno di Alicost S.p.A. nel sistema dei collegamenti marittimi del Golfo di Salerno e del Golfo di Napoli, con una rete che [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Prosegue anche nella seconda parte della stagione estiva l’impegno di Alicost S.p.A. nel sistema dei collegamenti marittimi del Golfo di Salerno e del Golfo di Napoli, con una rete che connette Salerno, la Costiera Amalfitana, la costiera Cilentana, le isole dell’Arcipelago Campano, la penisola sorrentina e Napoli.</p>



<p>Una rete costruita negli anni e che nel 2026 si è ulteriormente sviluppata attraverso nuovi collegamenti diretti, pensati per rendere gli spostamenti più efficienti, ridurre i tempi di percorrenza e offrire ai passeggeri alternative sempre più competitive rispetto alla mobilità stradale.</p>



<p>Tra le principali novità della stagione figurano i collegamenti diretti Salerno Molo Masuccio – Capri. Questi servizi si affiancano alla programmazione ordinaria di Alicost e rappresentano una precisa scelta strategica: sviluppare collegamenti point-to-point capaci di eliminare, laddove possibile, le soste intermedie e ottimizzare il tempo complessivo di viaggio. Tra i nuovi collegamenti del 2026 figurano i servizi da Salerno (Molo Masuccio) per Capri – con la corsa diretta delle 11.03 e la partenza delle 12.00 via Amalfi – oltre al collegamento diretto Amalfi-Capri delle 12.55. A rafforzare la capacità operativa della flotta si è aggiunta l&#8217;entrata in esercizio della nuova motonave &#8220;Caos&#8221;, caratterizzata da un ponte panoramico ideato per consentire ai passeggeri di ammirare le bellezze del paesaggio durante la traversata.</p>



<p>Continueranno ad essere attivi anche a Settembre i collegamenti marittimi che permettono di raggiungere le isole di Capri, Ischia e Procida a partire da Salerno e dalla costiera amalfitana. <a href="https://www.alicost.it/download/flyers/ORARI%20-%201.4.2026.pdf" data-type="link" data-id="https://www.alicost.it/download/flyers/ORARI%20-%201.4.2026.pdf">Qui </a>gli orari dei collegamenti marittimi per le isole dell’Arcipelago Campano. Fino al 6 settembre, proseguiranno anche i collegamenti marittimi ad alta valenza turistica del Metrò del Mare attivati lo scorso 13 Giugno, dedicati alle connessioni tra Salerno, la Costa del Cilento e la Costiera Amalfitana. <a href="https://www.alicost.it/wp-content/uploads/2025/08/METRO-DEL-MARE.pdf" data-type="link" data-id="https://www.alicost.it/wp-content/uploads/2025/08/METRO-DEL-MARE.pdf">Qui</a> gli orari collegamenti Metrò del Mare. </p>



<p><strong>“</strong><em>Il rafforzamento della rete marittima e la continuità dei servizi verso le isole dell’Arcipelago Campano, la Costiera Amalfitana e il Cilento &#8211; </em>spiega l&#8217;ingegnere Gennaro Esposito, amministratore delegato di Alicost S.p.A.<em> &#8211; rappresentano per Alicost una precisa scelta di responsabilità verso il territorio. L’obiettivo è consolidare un modello di mobilità realmente intermodale ed efficiente, capace di far dialogare in maniera sinergica il trasporto via mare con la rete ferroviaria e il polo aeroportuale. Garantire corse dirette, tempi di percorrenza certi e una programmazione prolungata significa offrire un’alternativa concreta al traffico stradale, contribuendo in modo misurabile alla decongestione della viabilità e alla tutela ambientale. Continueremo a investire per rendere Salerno un nodo strategico e sostenibile per i flussi turistici e per i residenti. Alicost rinnova il proprio impegno a proseguire alcuni collegamenti per le isole anche nei mesi autunnali, in un’ottica di destagionalizzazione, così come già avvenuto con successo lo scorso anno. Questo impegno non solo mira a garantire la continuità dei servizi per residenti e turisti, affinché possano continuare a fruire delle meraviglie del nostro territorio anche nei mesi a venire, ma si inserisce anche in una visione più ampia di decongestionamento del traffico veicolare e di promozione della sostenibilità ambientale.</em><strong>”</strong></p>



<p></p>
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		<item>
		<title>35 gradi fuori, oltre 50 dentro: cosa succede all’auto lasciata al sole</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/35-gradi-fuori-oltre-50-dentro-cosa-succede-allauto-lasciata-al-sole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 12:27:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[auto al sole]]></category>
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					<description><![CDATA[Bastano pochi minuti sotto il sole perché l’abitacolo di un’auto parcheggiata diventi un ambiente estremamente caldo. Con temperature esterne intorno ai 30-35 gradi, l’interno della vettura può raggiungere valori nell’ordine [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Bastano pochi minuti sotto il sole perché l’abitacolo di un’auto parcheggiata diventi un ambiente estremamente caldo. Con temperature esterne intorno ai 30-35 gradi, l’interno della vettura può raggiungere valori nell’ordine dei <strong>50-60 °C</strong>, mentre alcune superfici, come cruscotto e volante, possono diventare ancora più roventi.</p>



<p>Il fenomeno è legato all’effetto serra creato dai vetri: la radiazione solare entra nell’abitacolo e il calore viene trattenuto all’interno. Il risultato è un aumento della temperatura molto più rapido rispetto all’ambiente esterno. Anche lasciare leggermente aperti i finestrini non rappresenta una soluzione sufficiente: secondo il CDC, nei primi dieci minuti la temperatura interna può aumentare di quasi <strong>11 °C</strong>, anche con un finestrino socchiuso.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come proteggersi</h3>



<p>Per prima cosa, quando possibile, è bene <strong>parcheggiare all’ombra</strong> o in un&#8217;autorimessa. Una volta tornati alla vettura, prima di partire è utile aprire portiere e finestrini per qualche minuto, così da favorire il ricambio d’aria, e utilizzare il climatizzatore per abbassare rapidamente la temperatura.</p>



<p>Una volta in marcia, è importante mantenere l&#8217;abitacolo adeguatamente climatizzato e avere con sé dell&#8217;acqua, soprattutto nei viaggi più lunghi. Nei periodi di caldo intenso è inoltre consigliabile programmare gli spostamenti evitando, quando possibile, le ore più calde.</p>



<p>Il capitolo più importante riguarda però <strong>bambini e animali</strong>: non devono mai essere lasciati soli all’interno di un&#8217;auto parcheggiata, neppure per pochi minuti e nemmeno con i finestrini aperti. Il CDC sottolinea che le temperature possono diventare pericolose molto rapidamente e che i bambini sono particolarmente vulnerabili al colpo di calore.</p>



<p>Anche per gli adulti il rischio non è trascurabile, soprattutto per anziani e persone con patologie. In presenza di caldo estremo, il consiglio è quindi semplice: <strong>prima di entrare nell’auto, far uscire il calore; durante il viaggio, mantenere fresco l’abitacolo; e soprattutto non lasciare mai persone o animali all’interno della vettura parcheggiata.</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pescare sì, ma con rispetto: come rendere sostenibile e responsabile la propria passione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pescare-si-ma-con-rispetto-come-rendere-sostenibile-e-responsabile-la-propria-passione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 11:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nautica & Mare]]></category>
		<category><![CDATA[passione pesca]]></category>
		<category><![CDATA[pesca responsabile]]></category>
		<category><![CDATA[pescare]]></category>
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					<description><![CDATA[La pesca può essere molto più di una semplice attività nel tempo libero. Per molti appassionati è un modo per vivere il mare, trascorrere tempo all’aria aperta e conoscere più [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La pesca può essere molto più di una semplice attività nel tempo libero. Per molti appassionati è un modo per vivere il mare, trascorrere tempo all’aria aperta e conoscere più da vicino un ambiente che richiede attenzione e rispetto. Proprio per questo, accanto alla tecnica e alla scelta dell’attrezzatura, cresce l’importanza di un approccio sostenibile e responsabile.</p>



<p>Pescare in modo consapevole significa innanzitutto conoscere il luogo in cui ci si trova e rispettarne le regole. Periodi di divieto, taglie minime, quantità consentite e specie protette sono elementi fondamentali da verificare prima di uscire in mare o raggiungere una zona di pesca. Le normative possono variare in base all’area e al tipo di pesca praticata, perciò è importante informarsi sulle disposizioni in vigore.</p>



<p>Anche la scelta dell’attrezzatura può contribuire a ridurre l’impatto sull’ambiente. Canna, mulinello, fili, ami ed esche devono essere adeguati alla tecnica e alle condizioni del mare, evitando di utilizzare strumenti sovradimensionati rispetto all’obiettivo. Una corretta manutenzione dell’attrezzatura, inoltre, permette di utilizzarla più a lungo e di limitare gli sprechi.</p>



<p>Tra le pratiche più attente all’ambiente c’è il <strong>catch and release</strong>, ovvero la cattura e il successivo rilascio del pesce. Quando si decide di rimettere in acqua una preda, è importante ridurre al minimo i tempi fuori dall’acqua, bagnarsi le mani prima di maneggiare il pesce e utilizzare attrezzature che facilitino una slamatura rapida. Anche la scelta di ami adeguati può contribuire a rendere la gestione della cattura meno invasiva.</p>



<p>La sostenibilità passa poi da un gesto semplice ma fondamentale: <strong>non lasciare tracce della propria presenza</strong>. Fili, ami, confezioni delle esche, plastica e qualsiasi altro rifiuto devono essere raccolti e riportati a terra. Un filo da pesca abbandonato può rappresentare un pericolo per la fauna marina e costiera, mentre materiali e imballaggi possono finire nell’ambiente.</p>



<p>Per chi pesca dalla barca, il rispetto dell’ambiente comincia ancora prima di calare la lenza. È importante conoscere le caratteristiche della zona, mantenere una navigazione prudente e prestare attenzione alle aree particolarmente sensibili. Anche la gestione dei rifiuti e delle attrezzature a bordo deve seguire la stessa logica: ciò che arriva in mare deve essere evitato e ciò che viene prodotto durante l’uscita deve tornare a terra.</p>



<p>La pesca responsabile, però, non significa rinunciare al piacere della cattura. Significa piuttosto considerare il mare come un ambiente da frequentare senza impoverirlo. Saper osservare le condizioni dell’acqua, conoscere le specie presenti e scegliere tecniche proporzionate al contesto fanno parte della stessa cultura del pescatore.</p>



<p>Per l’appassionato, alla fine, l’attrezzatura migliore non è necessariamente quella più sofisticata. È quella scelta con consapevolezza, utilizzata correttamente e mantenuta nel tempo. Una canna, un mulinello e pochi accessori ben selezionati possono essere sufficienti per vivere una giornata di pesca, lasciando al mare la possibilità di continuare a offrire la stessa esperienza anche domani.</p>



<p>La sostenibilità diventa così parte integrante della passione: <strong>pescare sì, ma con rispetto, consapevolezza e attenzione per il mare e per chi lo vivrà dopo di noi</strong>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Alex Fiorio, protagonista di un’epoca d’oro dei rally</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/alex-fiorio-protagonista-di-unepoca-doro-dei-rally/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 12:29:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[alex fiorio]]></category>
		<category><![CDATA[rally]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è un’intera stagione del rally italiano che porta anche il suo nome. Alessandro “Alex” Fiorio, scomparso il 17 agosto a 61 anni, è stato uno dei protagonisti della grande epopea [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’è un’intera stagione del rally italiano che porta anche il suo nome. Alessandro “Alex” Fiorio, scomparso il 17 agosto a 61 anni, è stato uno dei protagonisti della grande epopea della Lancia nei rally tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. Nato a Torino il 10 marzo 1965, figlio di Cesare Fiorio, storico dirigente della Lancia e in seguito direttore sportivo della Ferrari in Formula 1, Alex seppe però costruire una propria identità sportiva, lontano dall’ombra ingombrante del padre.</p>



<p>La sua passione per la velocità arrivò presto. Dopo gli inizi nello sport e nello sci agonistico, un infortunio lo indirizzò definitivamente verso le quattro ruote. Nei primi anni Ottanta arrivarono le prime esperienze nei trofei monomarca e, nel 1986, l’esordio nel Mondiale Rally al Rally di Monte Carlo con una Fiat Uno Turbo. Al suo fianco, come navigatore, Luigi “Gigi” Pirollo, con il quale avrebbe condiviso gran parte della sua carriera.</p>



<p>Il primo grande risultato arrivò nel <strong>1987</strong>, quando Fiorio conquistò il titolo mondiale Gruppo N al volante di una Lancia Delta HF 4WD. Fu il biglietto d’ingresso nell’élite del rallismo internazionale.</p>



<p>L’anno successivo arrivò la consacrazione. Al volante della Lancia Delta Integrale, Fiorio chiuse il campionato del mondo al <strong>terzo posto</strong>, alle spalle di Miki Biasion e Markku Alén. Quattro secondi posti, tra Monte Carlo, Portogallo, Olympus e Sanremo, insieme al terzo posto in Grecia, raccontano una stagione ai vertici.</p>



<p>Nel <strong>1989</strong> fece ancora meglio. Fiorio terminò il Mondiale al secondo posto, diventando vicecampione del mondo alle spalle del compagno di squadra Miki Biasion. Quella stagione lo vide ancora una volta sul podio in diverse occasioni e consolidò il suo posto tra i migliori piloti della sua generazione. In totale, nel Mondiale, arrivò dieci volte sul podio secondo il World Rally Championship.</p>



<p>La sua carriera non si esaurì però con gli anni della Lancia. Dopo aver continuato a gareggiare con diverse vetture e squadre, Fiorio rimase legato al mondo dei motori anche fuori dall’abitacolo. Nel 2000 ricoprì il ruolo di team manager della squadra Honda Benetton Playlife Racing Team nella classe 125 del Motomondiale, contribuendo alla conquista del titolo costruttori. Successivamente fu team manager del BMW Cibiemme Team.</p>



<p>Negli anni successivi la sua vita si legò sempre più alla <strong>Puglia</strong>, dove si trasferì con la famiglia alla Masseria Camarda. Anche qui il rally rimase una parte importante della sua quotidianità. Insieme all’ex pilota Alex Bruschetta diede vita alla <strong>Rally University</strong>, attività attraverso la quale trasmise la propria esperienza alle nuove generazioni di piloti.</p>



<p>Da questa stessa passione nacque la <strong>Fiorio Cup</strong>, competizione che ha riunito giovani talenti e nomi affermati del rally. Un progetto che rappresentava forse il modo più concreto con cui Fiorio continuava a vivere il mondo delle corse: non soltanto ricordando il passato, ma mettendo la propria esperienza a disposizione di chi cercava di costruire il proprio futuro nello sport.</p>



<p>Alex Fiorio se n’è andato dopo una malattia, lasciando un ricordo che va oltre i risultati ottenuti sulle prove speciali. È stato un pilota capace di arrivare ai vertici del Mondiale, ma anche un uomo che, una volta terminata la carriera agonistica, ha continuato a coltivare e trasmettere quella stessa passione.</p>



<p>Per chi ha seguito l’epoca delle Lancia Delta, il suo nome resterà legato a quegli anni irripetibili. Per chi lo ha conosciuto negli anni più recenti, invece, resterà soprattutto la figura di un uomo che aveva scelto di continuare a vivere il rally, trasformando l’esperienza accumulata in una possibilità per altri.</p>



<p>(Foto da Ansa.it)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sicurezza stradale, a Caggiano un pomeriggio dedicato alla prevenzione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sicurezza-stradale-a-caggiano-un-pomeriggio-dedicato-alla-prevenzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 17:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caggiano]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Raduni]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza stradale]]></category>
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					<description><![CDATA[Ieri pomeriggio Piazza Lago a Caggiano ha ospitato un’importante iniziativa dedicata alla sicurezza stradale, alla prevenzione e all’educazione al rispetto delle regole, organizzata dall’associazione “La strada si…cura”. Il pomeriggio si [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ieri pomeriggio Piazza Lago a Caggiano ha ospitato un’importante iniziativa dedicata alla sicurezza stradale, alla prevenzione e all’educazione al rispetto delle regole, organizzata dall’associazione “La strada si…cura”.</p>



<p>Il pomeriggio si è aperto con il “Villaggio della sicurezza stradale”, rivolto ai bambini dai 3 ai 12 anni, un momento educativo e coinvolgente per avvicinare fin da piccoli i nostri ragazzi ai comportamenti corretti e responsabili sulla strada.</p>



<p>A seguire, la tavola rotonda ha rappresentato un’importante occasione di confronto sui temi della sicurezza e della prevenzione, con gli interventi di Claudio Cioffi della Polizia Locale di Sala Consilina, Maria Rosaria Vitiello, presidente dell’associazione “Per le strade della vita”, del Comandante della Compagnia Carabinieri Capitano Veronica Pastori, del Comandante della Sottosezione della Polizia Stradale di Sala Consilina Nicola Molinari e del dott. Vincenzo Isoldi, medico del 118.</p>



<p>Le conclusioni dell’incontro sono state affidate a Tommaso Pellegrino, che ha saputo sintetizzare con efficacia i temi emersi, richiamando l’importanza della prevenzione, del rispetto delle regole e della responsabilità di ciascuno nella tutela della vita e della sicurezza sulle nostre strade.</p>



<p>«<em>Un sentito ringraziamento all’Associazione “La strada si…cura”, presieduta da Rosario Adesso, per aver promosso a Caggiano un’iniziativa dal forte valore educativo e sociale, a tutti i relatori, alle Forze dell’Ordine, agli operatori sanitari, agli organizzatori e a quanti hanno contribuito alla riuscita dell’evento. Educare alla sicurezza significa educare al rispetto della vita, degli altri e della nostra comunità</em>», così la nota dell&#8217;amministrazione.</p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Caro benzina, conviene passare all’auto elettrica? Il confronto sui costi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/caro-benzina-conviene-passare-allauto-elettrica-il-confronto-sui-costi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 16:04:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[auto elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[caro benzina]]></category>
		<category><![CDATA[confronto sui costi]]></category>
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					<description><![CDATA[Benzina oltre i 2 euro al litro e gasolio ancora più caro: con il controesodo di agosto milioni di automobilisti devono fare i conti con un pieno sempre più pesante. [...]]]></description>
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<p>Benzina oltre i 2 euro al litro e gasolio ancora più caro: con il controesodo di agosto milioni di automobilisti devono fare i conti con un pieno sempre più pesante. Ma chi guida un’auto elettrica è davvero al riparo dal caro carburanti?</p>



<p>La risposta, almeno sul costo dell&#8217;energia necessaria per percorrere 100 chilometri, è generalmente sì. Ma molto dipende da <strong>dove e come si ricarica l&#8217;auto</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Benzina e diesel sopra i 2 euro</h2>



<p>Il momento per gli automobilisti italiani non è semplice. Secondo gli ultimi dati dell&#8217;Osservatorio prezzi carburanti del Mimit, aggiornati al <strong>22 agosto 2026</strong>, in Sicilia la benzina self-service viaggia mediamente intorno ai <strong>2,02 euro al litro</strong>, mentre il gasolio è a circa <strong>2,15 euro al litro</strong>.</p>



<p>Sulla rete nazionale, nei giorni scorsi la benzina ha superato la soglia dei 2 euro al litro, mentre il diesel è arrivato oltre i 2,11 euro. In autostrada i prezzi sono ancora più elevati. Per chi percorre molti chilometri, quindi, il costo del carburante può diventare una delle voci più pesanti del bilancio familiare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quanto costa percorrere 100 km con un&#8217;elettrica?</h2>



<p>Qui arriva il vantaggio dell&#8217;auto elettrica. Secondo Motus-E, una citycar elettrica può richiedere mediamente circa <strong>4,34 euro di energia per 100 km ricaricando a casa</strong>, mentre il costo può salire a circa <strong>7,77 euro</strong> utilizzando determinate soluzioni di ricarica pubblica o in abbonamento.</p>



<p>Il confronto con un&#8217;auto a benzina è significativo: con un consumo di circa 6 litri ogni 100 km e un prezzo della benzina intorno ai 2 euro al litro, servono circa <strong>12 euro per percorrere 100 km</strong>. In altre parole, l&#8217;elettrico può consentire un risparmio importante sul costo dell&#8217;energia utilizzata per viaggiare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vero vantaggio? Ricaricare a casa</h2>



<p>È questo il punto fondamentale. Chi possiede un box o un posto auto e può ricaricare prevalentemente a casa riesce generalmente a sfruttare al massimo il vantaggio economico dell&#8217;elettrico.</p>



<p>La situazione cambia quando si utilizzano esclusivamente le colonnine pubbliche, soprattutto quelle a ricarica rapida. In quel caso il costo per chilometro può aumentare e il divario rispetto alle motorizzazioni tradizionali si riduce.</p>



<p>Per questo motivo, quando si valuta l&#8217;acquisto di un&#8217;auto elettrica, non basta guardare il prezzo della vettura: bisogna considerare anche <strong>come verrà ricaricata</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;elettrico elimina il rischio del caro energia?</h2>



<p>Non completamente. L&#8217;auto elettrica non è immune dalle variazioni del prezzo dell&#8217;energia elettrica. Tuttavia, offre un elemento di maggiore prevedibilità per chi ricarica prevalentemente a casa, soprattutto se dispone di una tariffa conveniente o di un impianto fotovoltaico.</p>



<p>Inoltre, il motore elettrico ha un rendimento energetico molto superiore rispetto a quello di un motore termico. Questo permette di trasformare una quota maggiore dell&#8217;energia utilizzata in movimento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E allora conviene?</h2>



<p>Dal punto di vista del costo per chilometro, oggi l&#8217;elettrico può essere nettamente più conveniente di benzina e diesel. Ma questo non significa che sia automaticamente la scelta più economica per tutti.</p>



<p>Il prezzo d&#8217;acquisto dell&#8217;auto, la disponibilità di un punto di ricarica domestico, i chilometri percorsi ogni anno e l&#8217;utilizzo prevalente della vettura sono tutti elementi che possono cambiare il risultato finale. La vera domanda, quindi, non è più soltanto <strong>“quanto costa un pieno?”</strong>, ma: <strong>“Quanto mi costa davvero percorrere 10.000 o 20.000 chilometri all&#8217;anno?”</strong> E con benzina e diesel ormai stabilmente sopra i 2 euro al litro, questa domanda diventa sempre più importante.</p>



<h3 class="wp-block-heading">In sintesi</h3>



<p><strong>Benzina:</strong> circa 12 euro/100 km con un consumo di 6 l/100 km; <strong>Diesel:</strong> costo generalmente inferiore alla benzina, ma comunque elevato ai prezzi attuali; <strong>Elettrico a casa:</strong> può scendere intorno ai 4-5 euro/100 km per un&#8217;auto efficiente; <strong>Ricarica pubblica:</strong> il costo può salire sensibilmente</p>



<p>L&#8217;elettrico, quindi, non è completamente immune dal caro energia, ma può offrire una protezione concreta dal caro carburanti, soprattutto per chi può ricaricare a casa.</p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Targa estera, stretta sull’Rc auto: verso l’obbligo di una polizza italiana</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/targa-estera-stretta-sullrc-auto-verso-lobbligo-di-una-polizza-italiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 09:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[polizza italiana]]></category>
		<category><![CDATA[rc auto]]></category>
		<category><![CDATA[targa estera]]></category>
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					<description><![CDATA[Per i veicoli immatricolati all’estero ma utilizzati stabilmente in Italia potrebbe arrivare anche l’obbligo di stipulare una polizza Rc auto con una compagnia italiana o comunque autorizzata a operare nel [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per i veicoli immatricolati all’estero ma utilizzati stabilmente in Italia potrebbe arrivare anche l’obbligo di stipulare una polizza Rc auto con una compagnia italiana o comunque autorizzata a operare nel nostro Paese. La misura è contenuta nel testo-base del nuovo Codice della strada, anticipato da Quattroruote, e si aggiunge agli obblighi già previsti per i veicoli registrati al Reve, il Registro dei veicoli esteri.</p>



<p>Si tratta, al momento, di una bozza sulla quale le associazioni di categoria potranno presentare osservazioni entro il 13 settembre. L&#8217;obiettivo indicato dai ministeri dell&#8217;Interno e dei Trasporti è intervenire sulla cosiddetta “esterovestizione” dei veicoli, una pratica che consiste nell&#8217;intestazione formale del mezzo a una società estera e nel successivo utilizzo in Italia attraverso formule di noleggio o leasing.</p>



<p>Il fenomeno si è sviluppato negli anni attraverso diversi Paesi: dalle targhe tedesche si è passati a quelle bulgare e, più recentemente, a quelle polacche. Il ricorso a veicoli immatricolati all&#8217;estero può consentire di beneficiare di costi inferiori per imposte e assicurazione e, in alcuni casi, di rendere più complesse le procedure di notifica delle sanzioni oltreconfine.</p>



<p>La nuova previsione riguarda in particolare il requisito assicurativo. Una volta iscritto il veicolo al Reve, l&#8217;obbligo di assicurazione potrebbe essere assolto esclusivamente attraverso un contratto stipulato con un&#8217;impresa italiana o autorizzata a operare in Italia. La compagnia dovrà quindi risultare negli elenchi Ivass.</p>



<p>La misura non introduce un divieto per le targhe straniere, ma stabilisce un requisito per i veicoli che rientrano nell&#8217;obbligo di registrazione. La stretta si aggiunge a quella entrata in vigore il 25 maggio, quando all&#8217;iscrizione al Reve è stato collegato anche il pagamento dell&#8217;Ipt.</p>



<p>Il fenomeno risulta particolarmente concentrato in Campania. Secondo le stime riportate nelle informazioni disponibili, sarebbero diverse decine di migliaia i veicoli con targa straniera utilizzati abitualmente in Italia e, delle circa 53mila targhe straniere presenti nel Paese, circa 35mila sarebbero registrate a Napoli.</p>



<p>Parallelamente sono stati rafforzati i controlli sui veicoli con targa polacca. Una circolare del ministero dell&#8217;Interno del 13 agosto ha comunicato la disponibilità di collegamenti telematici con i portali del governo polacco. Le forze dell&#8217;ordine italiane possono così consultare i dati relativi alle carte di circolazione, alla copertura Rc auto e alle patenti rilasciate in Polonia, rendendo più rapide le verifiche sulla regolarità dei mezzi.</p>



<p>Sul tema è intervenuto il sottosegretario al Mit Tullio Ferrante, che ha sottolineato la necessità di intervenire sull&#8217;uso improprio delle targhe straniere, con particolare riferimento al Mezzogiorno.</p>



<p>«<em>L’uso improprio delle auto con targa straniera è un fenomeno che dilaga soprattutto al Mezzogiorno, dove sono sempre più numerosi i casi di “esterovestizione” per eludere gli obblighi previsti</em>», ha dichiarato Ferrante al Corriere del Mezzogiorno. Secondo il sottosegretario, il ministero intende intervenire «<em>nel rispetto delle convenzioni internazionali</em>» per garantire che chi utilizza stabilmente in Italia un veicolo con targa estera sia tracciabile, attraverso una copertura assicurativa italiana o autorizzata nel nostro Paese e l&#8217;immatricolazione del mezzo oppure la registrazione al Reve.</p>



<p>«<em>L’utilizzo della targa estera non può diventare uno strumento per sottrarsi alle regole</em>», ha aggiunto Ferrante, spiegando che sul fronte assicurativo l&#8217;obiettivo è anche evitare coperture con massimali molto bassi e garantire una tutela adeguata in caso di incidente.</p>



<p>«<em>Vogliamo quindi garantire che chi circola stabilmente sulle nostre strade sia adeguatamente coperto e che le eventuali vittime di un sinistro non si trovino prive di una tutela adeguata</em>», ha affermato il sottosegretario.</p>



<p>Per Ferrante, la linea del Mit punta dunque su «<em>più controlli, tracciabilità e adeguate garanzie assicurative</em>» per chi utilizza stabilmente un veicolo con targa estera. «<em>Si tratta di intervenire per contrastare gli abusi e salvaguardare chi rispetta le regole</em>», ha concluso.</p>
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		<title>Tavola da sup: tutto quello che c&#8217;è da sapere</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/tavola-da-sup-tutto-quello-che-ce-da-sapere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 11:11:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nautica & Mare]]></category>
		<category><![CDATA[stand up paddle]]></category>
		<category><![CDATA[SUP]]></category>
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					<description><![CDATA[È forse questa la ragione del successo del SUP: è sport, passeggiata, allenamento e, soprattutto, un modo semplice per vivere il mare da una posizione privilegiata. Nato dall’evoluzione delle tecniche [...]]]></description>
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<p>È forse questa la ragione del successo del SUP: è sport, passeggiata, allenamento e, soprattutto, un modo semplice per vivere il mare da una posizione privilegiata. Nato dall’evoluzione delle tecniche di paddling e del surf, lo Stand Up Paddle è oggi accessibile praticamente a tutti. Ma dietro una tavola apparentemente semplice ci sono differenze importanti di forma, materiali, volume, dimensioni e destinazione d’uso. E scegliere il SUP giusto significa soprattutto capire <strong>come lo si vuole utilizzare</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non esiste il SUP perfetto: esiste quello giusto per te</h2>



<p>La prima distinzione è tra <strong>tavole gonfiabili e tavole rigide</strong>.</p>



<p>Le gonfiabili sono diventate estremamente popolari perché possono essere trasportate in auto senza portapacchi, riposte in poco spazio e portate praticamente ovunque. La tecnologia <strong>drop-stitch</strong>, che collega le due superfici della tavola attraverso migliaia di filamenti interni, permette di ottenere una struttura sorprendentemente rigida una volta raggiunta la pressione di esercizio.</p>



<p>Le rigide, invece, sono generalmente realizzate con strutture in EPS e rivestimenti compositi. Offrono una risposta più immediata, maggiore precisione e, soprattutto nelle discipline sportive e nel SUP surfing, un comportamento più vicino a quello di una tavola da surf tradizionale. Di contro, richiedono più spazio per trasporto e rimessaggio e sono meno tolleranti agli urti.</p>



<p>Per chi vuole semplicemente uscire in mare durante le vacanze, fare escursioni lungo costa o iniziare senza complicazioni, una buona gonfiabile all-round è spesso la soluzione più pratica. Per chi invece cerca prestazioni, velocità o vuole affrontare le onde, la tavola rigida può offrire vantaggi significativi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lunghezza, larghezza e spessore: leggere una tavola</h2>



<p>Le tre dimensioni fondamentali sono <strong>lunghezza, larghezza e spessore</strong>. Non sono numeri messi lì per riempire la scheda tecnica: determinano buona parte del comportamento della tavola.</p>



<p>Una tavola <strong>più lunga</strong> tende a scorrere meglio e a mantenere più facilmente la direzione. Una tavola <strong>più larga</strong> è generalmente più stabile, ma aumenta la resistenza all’avanzamento e può risultare meno agile. Lo spessore contribuisce invece al volume complessivo e quindi alla capacità di sostenere il paddler e l&#8217;attrezzatura.</p>



<p>Per questo, un principiante dovrebbe normalmente privilegiare la stabilità rispetto alla ricerca della massima velocità. Una misura intorno ai <strong>10-11 piedi</strong>, con una larghezza generosa, rappresenta per molti adulti un buon punto di partenza. Le dimensioni effettivamente corrette, però, devono sempre essere rapportate al peso dell&#8217;utilizzatore, alla sua esperienza e all&#8217;uso previsto.</p>



<p>E qui entra in gioco un parametro spesso più importante di quanto sembri: <strong>il volume</strong>, espresso in litri. Una tavola con volume insufficiente affonda maggiormente sotto il peso del paddler, diventa instabile e rende la pagaiata più faticosa. Il volume deve inoltre tenere conto di eventuali bagagli, attrezzatura fotografica, borse stagne o altro materiale trasportato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">All-round, touring, race e wave: quattro SUP, quattro filosofie</h2>



<p>La tavola all-round è la più universale. Ha generalmente una prua arrotondata, una buona larghezza e un equilibrio tra stabilità, manovrabilità e capacità di carico. È quella che ha più senso per chi vuole fare un po&#8217; di tutto senza specializzarsi.</p>



<p>Il <strong>touring SUP</strong> è pensato per percorrere più strada. La prua è normalmente più affusolata, la tavola è più lunga e il suo disegno privilegia lo scorrimento e la capacità di mantenere la rotta. È la scelta interessante per chi sogna escursioni lungo costa, traversate di baie e giornate intere sull&#8217;acqua.</p>



<p>Il <strong>race SUP</strong> porta il concetto di efficienza all&#8217;estremo: tavole lunghe, strette e molto direzionali, progettate per ridurre la resistenza e aumentare la velocità. Sono magnifiche per chi ha tecnica ed esperienza, ma decisamente meno indulgenti con chi è alle prime armi.</p>



<p>Infine c&#8217;è il <strong>wave SUP</strong>, destinato alle onde. Qui la tavola tende a diventare più corta e maneggevole, perché l&#8217;obiettivo non è più percorrere una lunga distanza in linea retta, ma reagire rapidamente alle onde e permettere curve e manovre.</p>



<p>Esistono poi tavole specifiche per <strong>SUP yoga, pesca, fitness, river SUP e uso familiare</strong>, oltre a modelli estremamente versatili che possono essere trasformati anche in kayak attraverso sedili e accessori dedicati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La pagaia conta quasi quanto la tavola</h2>



<p>Un errore frequente è spendere tempo nella scelta della tavola e considerare la pagaia un semplice accessorio. Non è così. La pagaia è il collegamento tra il corpo e l&#8217;acqua e influenza ritmo, efficienza e comfort. I modelli possono essere in alluminio, fibra di vetro o carbonio: generalmente, salendo di qualità diminuiscono peso e flessione e aumenta la precisione della spinta.</p>



<p>Una pagaia regolabile è particolarmente pratica per chi comincia o per una tavola utilizzata da persone diverse. Con una pagaia troppo corta si tende a lavorare male con la parte superiore del corpo; con una troppo lunga la pagaiata diventa meno naturale e può aumentare l&#8217;affaticamento. Per imparare bene, quindi, non bisogna pensare soltanto alla tavola: <strong>tavola e pagaia costituiscono un unico sistema</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il leash: piccolo, fondamentale</h2>



<p>Tra gli accessori c&#8217;è un elemento che non dovrebbe essere considerato opzionale per il semplice fatto che spesso viene fornito nel kit: il <strong>leash</strong>, cioè il laccio che collega il paddler alla tavola.</p>



<p>In caso di caduta, soprattutto con vento o corrente, la tavola può allontanarsi rapidamente. Essere collegati permette di recuperarla senza doverla inseguire a nuoto.</p>



<p>La scelta del leash deve però essere coerente con l&#8217;ambiente e con il tipo di utilizzo. In particolare, in presenza di correnti, fiumi o ostacoli, bisogna conoscere bene le caratteristiche del sistema di sgancio e le procedure di sicurezza. Il leash non sostituisce inoltre una valutazione delle condizioni del mare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sicurezza: il SUP è facile, il mare no</h2>



<p>È probabilmente la cosa più importante da ricordare. Il SUP dà una sensazione di semplicità quasi disarmante, ma una tavola può allontanarsi dalla costa molto più velocemente di quanto si immagini, soprattutto con vento e corrente. Prima di partire è quindi fondamentale valutare <strong>meteo, vento, stato del mare, corrente, temperatura dell&#8217;acqua e distanza da percorrere</strong>.</p>



<p>Per le uscite più impegnative è opportuno avere con sé un dispositivo di aiuto al galleggiamento adeguato alla situazione. La serie di norme <strong>ISO 12402</strong> definisce requisiti e criteri per i dispositivi personali di galleggiamento e la loro selezione in funzione delle condizioni d&#8217;impiego.</p>



<p>Vanno poi rispettate le eventuali prescrizioni locali relative alla navigazione e alle distanze dalla costa e dalle zone balneari. Le regole possono dipendere dal luogo, dal tipo di area e dalle ordinanze locali: prima di un&#8217;uscita in una zona che non si conosce è quindi buona pratica informarsi presso le autorità marittime competenti. E soprattutto: <strong>non bisogna aspettare che il mare sembri pericoloso per decidere di tornare indietro</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gonfiare bene significa navigare meglio</h2>



<p>Per una tavola gonfiabile, la pressione corretta è un elemento essenziale. Una tavola gonfiata troppo poco può risultare morbida, perdere rigidità e peggiorare la qualità della pagaiata.</p>



<p>La pressione da utilizzare è sempre quella indicata dal produttore: molti modelli moderni lavorano nell&#8217;ordine di <strong>15 PSI</strong>, mentre alcuni prodotti hanno specifiche differenti. Non bisogna mai superare la pressione massima indicata sulla tavola o nelle istruzioni.</p>



<p>Anche la pompa fa la differenza. Una doppia azione permette di velocizzare il gonfiaggio manuale; per chi utilizza frequentemente il SUP, una pompa elettrica può ridurre sensibilmente la fatica, lasciando al paddler il compito di controllare la pressione finale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quanto incide davvero il peso?</h2>



<p>Non solo quello del paddler. Quando si sceglie una tavola bisogna considerare il <strong>peso complessivo a bordo</strong>: persona, abbigliamento, acqua, zaino, attrezzatura fotografica, cibo e qualsiasi altro oggetto trasportato.</p>



<p>Una tavola che sulla carta può sostenere 120 kg non dovrebbe essere interpretata automaticamente come la scelta ideale per una persona di 120 kg che vuole anche portarsi dietro dieci chili di attrezzatura. La portata dichiarata dal produttore va letta nel contesto dell&#8217;utilizzo previsto.</p>



<p>Per il touring, in particolare, un po&#8217; di margine in più è sempre utile: una tavola che lavora troppo vicino al suo limite di carico sarà meno piacevole e meno stabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il SUP come palestra naturale</h2>



<p>Oltre all&#8217;aspetto ricreativo, il SUP è anche un&#8217;attività fisica completa. La pagaiata coinvolge soprattutto tronco, spalle e braccia, ma mantenere l&#8217;equilibrio sulla tavola richiede un lavoro continuo di gambe e muscolatura del core. La posizione in piedi obbliga inoltre a controllare costantemente piccoli movimenti della tavola.</p>



<p>Il risultato è un allenamento che può essere molto tranquillo durante una passeggiata rilassata oppure estremamente intenso quando si aumenta il ritmo, si affronta il vento o si pratica race SUP.</p>



<p>E c&#8217;è un vantaggio particolare: <strong>l&#8217;intensità si decide praticamente in tempo reale</strong>. Una stessa tavola può diventare una piattaforma per una passeggiata contemplativa al tramonto oppure uno strumento per un allenamento serio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un mezzo per esplorare il mare</h2>



<p>Forse il lato più affascinante del SUP è proprio questo. Una tavola permette di avvicinarsi a calette, scogliere e piccole baie con un impatto logistico minimo. Si può partire dalla spiaggia, pagaiare lungo la costa, fermarsi per un bagno e rientrare senza dover organizzare un&#8217;imbarcazione.</p>



<p>Con una tavola touring e qualche sacca stagna, l&#8217;esperienza può trasformarsi in una vera escursione.</p>



<p>Ma il principio dovrebbe essere sempre lo stesso: <strong>esplorare senza sottovalutare l&#8217;ambiente</strong>. Il mare visto dalla tavola appare spesso calmo e accogliente; bastano però un cambio di vento, una corrente o un peggioramento delle condizioni per modificare completamente la situazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa portare a bordo</h2>



<p>Per una semplice uscita vicino alla costa possono bastare tavola, pagaia, leash e l&#8217;equipaggiamento di sicurezza appropriato. Per escursioni più lunghe diventano invece molto utili una <strong>sacca stagna</strong>, acqua, protezione solare, telefono protetto dall&#8217;acqua e, in funzione dell&#8217;uscita, strumenti di navigazione e comunicazione adeguati.</p>



<p>La regola è evitare di trasformare il SUP in un piccolo cargo: ogni oggetto aggiunto significa peso e ingombro. Meglio pochi elementi realmente utili, ben fissati e protetti dall&#8217;acqua.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La manutenzione: pochi minuti che allungano la vita della tavola</h2>



<p>Una tavola da SUP non richiede una manutenzione complicata, ma alcune attenzioni fanno una grande differenza.</p>



<p>Dopo l&#8217;utilizzo in mare è buona norma <strong>risciacquare tavola, pagaia, pinne, leash e accessori con acqua dolce</strong>, soprattutto per eliminare il sale. La tavola gonfiabile deve essere asciugata prima di essere riposta nella sua sacca, evitando di chiuderla umida per lunghi periodi.</p>



<p>Anche sole e calore meritano attenzione. Una gonfiabile lasciata per ore sotto il sole, soprattutto gonfia e in condizioni di forte temperatura, può essere sottoposta a stress inutili. Per la conservazione prolungata conviene seguire le indicazioni del produttore.</p>



<p>Le piccole riparazioni delle gonfiabili sono generalmente gestibili con gli appositi kit, ma una perdita importante o un problema strutturale richiedono l&#8217;intervento di un professionista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E se il SUP diventasse una piccola barca?</h2>



<p>È proprio questa la sua magia. Con una tavola da SUP non si acquista soltanto un attrezzo sportivo: si acquista un modo diverso di guardare il mare. La stessa piattaforma può essere utilizzata per allenarsi, pescare, fare yoga, fotografare la costa, accompagnare i bambini, prendere il sole o semplicemente allontanarsi dalla spiaggia di qualche centinaio di metri per guardare il paesaggio da un&#8217;altra prospettiva.</p>



<p>La scelta intelligente, però, non parte dal prezzo e nemmeno dal colore. Parte da tre domande molto semplici: <strong>chi la userà, dove verrà utilizzata e cosa si vuole fare in acqua</strong>. Una volta risposto a queste tre domande, lunghezza, larghezza, volume, costruzione e accessori diventano molto più facili da scegliere.</p>



<p>E forse è proprio questo il segreto del SUP: non serve una grande barca per sentirsi in mezzo al mare. Serve la tavola giusta, un po&#8217; di tecnica, rispetto per l&#8217;acqua e la voglia di andare.</p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Nuvolari Lenard, la storia dei designer italiani che hanno portato il Made in Italy sui superyacht</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/nuvolari-lenard-la-storia-dei-designer-italiani-che-hanno-portato-il-made-in-italy-sui-superyacht/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 11:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi & Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono oggetti che raccontano il lusso. E poi ci sono quelli che raccontano una storia. Nel mondo dei superyacht, dove dimensioni, tecnologia e budget raggiungono livelli difficili da immaginare, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci sono oggetti che raccontano il lusso. E poi ci sono quelli che raccontano una storia. Nel mondo dei superyacht, dove dimensioni, tecnologia e budget raggiungono livelli difficili da immaginare, il vero valore di un progetto si misura anche nella capacità di trasformare una barca in un&#8217;esperienza.</p>



<p>È in questo territorio che da oltre trent&#8217;anni si muove <strong>Nuvolari Lenard</strong>, lo studio italiano fondato da <strong>Carlo Nuvolari e Dan Lenard</strong>, diventato uno dei nomi più conosciuti a livello internazionale nel design di superyacht.</p>



<p>La loro storia comincia nel <strong>1990</strong>, alle porte di Venezia. È una collocazione tutt&#8217;altro che casuale. Venezia è una città costruita sull&#8217;acqua, un luogo nel quale il rapporto tra architettura, navigazione, artigianato e bellezza fa parte della vita quotidiana. È da questo ambiente che prende forma una filosofia progettuale destinata a viaggiare molto lontano.</p>



<p>Carlo Nuvolari e Dan Lenard arrivano al design da percorsi differenti e complementari. Nuvolari unisce competenze di architettura navale e ingegneria meccanica; Lenard porta invece una sensibilità fortemente legata al design e allo styling. Insieme costruiscono un linguaggio nel quale la tecnologia non deve necessariamente essere esibita, ma integrata nella forma.</p>



<p>Il risultato è un approccio che supera la semplice progettazione dell&#8217;esterno di una barca. Lo studio lavora sull&#8217;intero universo dello yacht: <strong>architettura navale, exterior design, interior design, concept e sviluppo del progetto</strong>, accompagnando spesso il manufatto nelle diverse fasi che portano alla sua realizzazione.</p>



<p>È così che il nome Nuvolari Lenard entra nei cantieri più prestigiosi del settore. Lürssen, Oceanco, Amels, CRN e altri grandi costruttori diventano partner di una lunga serie di progetti destinati ad armatori privati di tutto il mondo.</p>



<p>Tra i superyacht firmati dallo studio ci sono <strong>Nord</strong>, lungo oltre 140 metri, e <strong>Ahpo</strong>, 115 metri, due esempi di quella ricerca di equilibrio tra imponenza e leggerezza che caratterizza molti dei loro lavori. Ma l&#8217;elenco comprende numerosi altri progetti, ciascuno con una propria identità.</p>



<p>Nel mondo del superyacht, infatti, non esiste una produzione realmente “standard” quando si parla delle grandi imbarcazioni custom. Ogni progetto nasce intorno alle esigenze, ai gusti e alle abitudini dell&#8217;armatore. Ed è proprio qui che il design incontra l&#8217;artigianato.</p>



<p>Dietro un grande yacht ci sono infatti decine di professionalità: <strong>ebanisti, falegnami, tappezzieri, fabbri, vetrai, pellettieri, tecnici e maestranze specializzate</strong>. Il designer immagina gli spazi e le forme, ma sono poi le mani di una filiera altamente specializzata a trasformare quei disegni in superfici, mobili, arredi e dettagli.</p>



<p>È anche questa la ragione per cui il lavoro di Nuvolari Lenard può essere letto come una delle espressioni contemporanee del Made in Italy. Non soltanto per lo stile, ma per la capacità di mettere in relazione progettazione e manifattura.</p>



<p>Negli anni lo studio ha ampliato il proprio campo d&#8217;azione, lavorando anche su yacht di dimensioni più contenute, imbarcazioni di serie, tender, aerei, residenze e progetti immobiliari di lusso. Ma il superyacht resta il terreno nel quale il nome Nuvolari Lenard ha raggiunto la massima riconoscibilità.</p>



<p>Tra i progetti più recenti c&#8217;è <strong>Kismet</strong>, costruito da Lürssen, che nel 2025 ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali nel settore, tra cui il World Superyacht Award come Motor Yacht of the Year. Un altro capitolo di una storia iniziata in Veneto e diventata, nel corso dei decenni, internazionale.</p>



<p>C&#8217;è però un elemento che rimane costante: l&#8217;idea che un grande yacht non debba essere soltanto grande. Deve avere una personalità.</p>



<p>È forse questa la chiave del successo di Carlo Nuvolari e Dan Lenard. In un settore nel quale il lusso rischia facilmente di diventare ostentazione, il loro lavoro cerca piuttosto di costruire <strong>identità, proporzioni e atmosfere</strong>. Il valore non sta soltanto nei metri di lunghezza o nella quantità di tecnologia imbarcata, ma nella capacità di dare un&#8217;anima a uno spazio galleggiante.</p>



<p>Da Venezia ai cantieri più importanti del mondo, la parabola di Nuvolari Lenard è dunque anche una storia di trasformazione del design italiano: dalla tradizione artigiana alla progettazione contemporanea, dalla bottega al superyacht, mantenendo al centro la stessa idea di fondo.</p>



<p>Che si tratti di una superficie in legno, di un dettaglio in metallo o di un&#8217;intera architettura galleggiante, il principio resta quello: <strong>immaginare qualcosa che prima non esiste e affidarsi alle competenze di molte persone per trasformarlo in realtà</strong>.</p>



<p>È in quel passaggio, tra il disegno e l&#8217;oggetto finito, che il lusso diventa mestiere. E la storia di Nuvolari Lenard è, prima di tutto, la storia di due italiani che hanno fatto di quel mestiere una firma riconosciuta nel mondo.</p>



<p>(Foto da <a href="https://www.nuvolari-lenard.com/about-us/" data-type="link" data-id="https://www.nuvolari-lenard.com/about-us/">qui</a>)</p>



<p></p>
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		<title>Torna il Design innovation award, aperte le candidature per la settima edizione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/torna-il-design-innovation-award-aperte-le-candidature-per-la-settima-edizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 11:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Raduni]]></category>
		<category><![CDATA[design innovation award]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[nautica]]></category>
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					<description><![CDATA[Alla sua settima edizione, il Design Innovation Award consolida il proprio ruolo di punto di riferimento internazionale per l’innovazione e la cultura del progetto nella nautica da diporto. Sono ufficialmente [...]]]></description>
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<p>Alla sua settima edizione, il Design Innovation Award consolida il proprio ruolo di punto di riferimento internazionale per l’innovazione e la cultura del progetto nella nautica da diporto.</p>



<p>Sono ufficialmente aperte le candidature alla settima edizione del&nbsp;<strong>Design Innovation Award</strong>, il riconoscimento promosso da&nbsp;<strong>Confindustria Nautica</strong>&nbsp;e dal&nbsp;<strong>Salone Nautico Internazionale</strong>, nato nel 2020 per valorizzare l’eccellenza progettuale e sostenere la cultura dell’innovazione nella nautica da diporto.</p>



<p>In sette edizioni il Design Innovation Award si è affermato come uno dei principali riconoscimenti internazionali dedicati all’innovazione e alla cultura del progetto nella nautica. In dialogo con il Salone Nautico Internazionale, il Premio valorizza ogni anno le migliori espressioni della nautica contemporanea, premiando i progetti che meglio interpretano l’evoluzione del design, dell’innovazione e della sostenibilità.</p>



<p>La settima edizione si svolgerà nell’ambito del&nbsp;<strong>66° Salone Nautico Internazionale</strong>, in programma a Genova dall’1 al 6 ottobre 2026. Possono concorrere tutti gli Espositori della manifestazione candidando prodotti originali presentati al Salone Nautico e realizzati nel corso dell’ultimo anno.</p>



<p>A presiedere la Giuria internazionale sarà&nbsp;<strong>Paolo Brescia</strong>, architetto e cofondatore dello studio OBR – Open Building Research, tra i protagonisti dell’architettura contemporanea. Dopo la collaborazione con Renzo Piano, nel 2000 ha fondato OBR, oggi autore di numerosi progetti di rilievo nazionale e internazionale. Tra questi, a Genova, la Casa della Vela e il Waterfront di Levante, sviluppato con Renzo Piano, che rappresentano un significativo esempio di rigenerazione urbana e costituiscono la nuova cornice del Salone Nautico Internazionale. La sua profonda cultura del progetto e il legame con il mare, maturato anche attraverso una lunga esperienza velica, ne fanno una figura particolarmente significativa alla guida della Giuria del Design Innovation Award.</p>



<p>“<em>Sono onorato di presiedere la giuria del Design Innovation Award. Mi piace pensare a questo premio come una&nbsp;</em>call to action<em>&nbsp;per un design consapevole e responsabile, che coniughi il ‘bello’ e il ‘buono’. L’azione umana ha un impatto gigantesco sul nostro pianeta. Con questo premio vorremmo stimolare un’idea di futuro che si disegna non più adattando l’ambiente a noi, ma noi all’ambiente. Credo che il valore che sta alla base di questo premio sia soprattutto etico, incoraggiando progetti che non aggiungano semplicemente oggetti al mondo, ma che ottengano di più con meno, oltre la spettacolarizzazione e la standardizzazione. Ringrazio il Presidente Piero Formenti, la Direttrice Generale Marina Stella e tutta Confindustria Nautica per la fiducia ripostami</em>” –&nbsp;<strong>Paolo Brescia</strong>, Presidente della Giuria del Design Innovation Award.</p>



<p>La Giuria, composta da autorevoli esperti italiani e internazionali provenienti dal mondo del design, della nautica, della ricerca, dell’informazione e delle istituzioni, selezionerà i vincitori attraverso un processo di valutazione indipendente e multidisciplinare, elemento distintivo del Premio fin dalla sua istituzione.</p>



<p>Tra le novità della settima edizione, il Design Innovation Award amplia il proprio sistema di riconoscimenti introducendo una categoria dedicata alla&nbsp;<strong>Componentistica nautica</strong>, che si affianca a quella degli&nbsp;<strong>Accessori ed equipaggiamenti nautici</strong>. Una scelta che riflette la continua evoluzione del Premio e la volontà di valorizzare in modo ancora più puntuale il contributo progettuale, tecnologico e innovativo di un comparto strategico per la competitività e lo sviluppo dell’intera filiera nautica.</p>



<p>“<em>Il Design Innovation Award è nato per riconoscere il valore dell’innovazione come motore di sviluppo dell’industria nautica. Una scelta coerente con la natura stessa del Salone Nautico, che non è solo una delle più importanti manifestazioni internazionali di settore, ma anche uno strumento di sistema, pensato per accompagnare la crescita dell’intera filiera. Fin dalla sua istituzione, Confindustria Nautica ha voluto un Premio capace di esprimere con autorevolezza i valori del settore, affidandone la valutazione a una Giuria indipendente composta da esperti internazionali, garanzia di competenza, rigore e imparzialità</em>” –&nbsp;<strong>Piero Formenti</strong>, Presidente Confindustria Nautica.</p>



<p>“<em>Il Design Innovation Award è oggi molto più di un riconoscimento: è un luogo di confronto tra imprese, progettisti e cultura del progetto, capace di restituire, anno dopo anno, una lettura autorevole dell’evoluzione della nautica contemporanea. La qualità crescente delle candidature conferma la vitalità del settore e la capacità delle aziende di innovare, sperimentare e anticipare le trasformazioni del mercato</em>” –&nbsp;<strong>Marina Stella</strong>, Direttore Generale Confindustria Nautica.</p>



<p>Le candidature dovranno essere presentate esclusivamente online entro il&nbsp;<strong>18 settembre 2026</strong>, compilando il modulo disponibile sul sito ufficiale del Salone Nautico Internazionale:&nbsp;<a href="https://www.salonenautico.com/design-innovation-award/">https://www.salonenautico.com/design-innovation-award/</a></p>



<p>Il Design Innovation Award è articolato in&nbsp;<strong>undici categorie di prodotto</strong>, cui si affiancano i Premi Speciali dedicati all’Innovazione, alla Carriera e al Talento e le Menzioni d’onore per prodotti meritevoli di particolare attenzione. Tutti i progetti saranno valutati secondo criteri che premiano qualità progettuale, innovazione, sostenibilità, ricerca tecnico-scientifica e capacità di interpretare l’evoluzione della nautica contemporanea.</p>



<p>I vincitori saranno proclamati&nbsp;<strong>venerdì 2 ottobre</strong>, nel corso della serata dedicata al Design Innovation Award, appuntamento tra i più attesi del 66° Salone Nautico Internazionale, che celebra le migliori espressioni della nautica contemporanea e i progetti destinati a tracciarne l’evoluzione futura.</p>
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		<title>Moto, la checklist per viaggiare in regola: obblighi e sanzioni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/moto-la-checklist-per-viaggiare-in-regola-obblighi-e-sanzioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 10:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[checklist]]></category>
		<category><![CDATA[moo]]></category>
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					<description><![CDATA[Quali sono le dotazioni obbligatorie per chi viaggia in moto? È una domanda che torna soprattutto nei mesi estivi, quando aumentano gli spostamenti sulle due ruote e i viaggi in [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quali sono le dotazioni obbligatorie per chi viaggia in moto? È una domanda che torna soprattutto nei mesi estivi, quando aumentano gli spostamenti sulle due ruote e i viaggi in moto. Il Codice della strada, però, non prevede una lunga lista di accessori da portare necessariamente nel vano sottosella.</p>



<p>Gli obblighi riguardano soprattutto <strong>il casco, i dispositivi di cui deve essere equipaggiato il motociclo, i documenti necessari alla circolazione e l&#8217;assicurazione</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Casco obbligatorio: multa fino a 332 euro</h2>



<p>Il casco è il principale dispositivo di protezione obbligatorio. Chi guida motocicli e ciclomotori deve indossare un <strong>casco protettivo conforme ai tipi omologati e regolarmente allacciato</strong>. L&#8217;obbligo vale anche per l&#8217;eventuale passeggero.</p>



<p>Chi circola senza casco, con un casco non conforme o non correttamente allacciato rischia una sanzione amministrativa da <strong>83 a 332 euro</strong>. È inoltre previsto il <strong>fermo amministrativo del veicolo per 60 giorni</strong>, che sale a 90 giorni in caso di recidiva nel biennio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa deve avere la moto</h2>



<p>Non si tratta di accessori che il motociclista deve necessariamente portare con sé, ma di dispositivi che devono essere presenti e conformi sul veicolo.</p>



<p>Tra le dotazioni previste dal Codice della strada rientrano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>dispositivi di illuminazione e segnalazione visiva;</li>



<li>dispositivi di scarico e silenziatori per i veicoli dotati di motore termico;</li>



<li>dispositivo di segnalazione acustica, cioè il clacson;</li>



<li>dispositivi retrovisori;</li>



<li>pneumatici conformi;</li>



<li>gli ulteriori dispositivi eventualmente prescritti in relazione alla categoria e alle caratteristiche del veicolo.</li>
</ul>



<p>La violazione delle disposizioni sull&#8217;equipaggiamento dei veicoli può comportare una sanzione da <strong>87 a 344 euro</strong>, a seconda della norma violata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Luci: attenzione durante la marcia</h2>



<p>Per i motocicli l&#8217;uso delle luci è particolarmente importante. Il Codice della strada prevede specifici obblighi sull&#8217;utilizzo dei dispositivi di illuminazione durante la marcia.</p>



<p>La violazione delle disposizioni relative all&#8217;uso delle luci previste dall&#8217;articolo 152 comporta una sanzione amministrativa da <strong>42 a 173 euro</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Documenti: patente e carta di circolazione</h2>



<p>Durante la circolazione il conducente deve essere in possesso dei documenti previsti dalla normativa, tra cui quelli relativi alla patente e alla circolazione del veicolo.</p>



<p>In caso di mancata disponibilità dei documenti nei casi in cui devono essere esibiti, l&#8217;articolo 180 prevede una sanzione amministrativa generalmente compresa tra <strong>42 e 173 euro</strong>, con specifiche regole e possibili eccezioni quando i dati possono essere verificati direttamente attraverso le banche dati disponibili alle forze dell&#8217;ordine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Assicurazione obbligatoria</h2>



<p>Un altro requisito fondamentale è la <strong>Rc obbligatoria</strong>. Non è possibile circolare su strada con una moto priva della copertura assicurativa prevista dalla legge.</p>



<p>Per chi circola senza assicurazione la sanzione va da <strong>866 a 3.464 euro</strong>. La normativa prevede inoltre conseguenze ulteriori, comprese misure sul veicolo e sulla patente, nei casi di recidiva e nelle altre ipotesi previste dall&#8217;articolo 193.</p>



<p>Non è invece necessario esporre sul motociclo il vecchio contrassegno assicurativo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Triangolo: non è obbligatorio sulla moto</h2>



<p>Uno dei dubbi più frequenti riguarda il <strong>triangolo di segnalazione</strong>.</p>



<p>Per i motocicli non esiste un obbligo generale di portare a bordo il triangolo come dotazione di emergenza. Si tratta quindi di un accessorio che il motociclista può scegliere di avere con sé, ma che non rientra tra le dotazioni obbligatorie generali del motociclo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giubbotto riflettente, guanti e abbigliamento tecnico</h2>



<p>Anche il <strong>giubbotto ad alta visibilità</strong> non costituisce una dotazione generale obbligatoria da tenere a bordo della moto.</p>



<p>Lo stesso vale per:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>guanti;</li>



<li>giacca tecnica;</li>



<li>pantaloni con protezioni;</li>



<li>paraschiena;</li>



<li>stivali tecnici;</li>



<li>kit di pronto soccorso;</li>



<li>kit per la riparazione delle forature;</li>



<li>torcia;</li>



<li>cavi per la batteria.</li>
</ul>



<p>Si tratta di equipaggiamenti che possono essere molto utili, soprattutto per i viaggi lunghi, ma che non sono prescritti come dotazioni obbligatorie generali per la normale circolazione dei motocicli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lista da ricordare prima di partire</h2>



<p>Per chi vuole verificare rapidamente di essere in regola, la lista essenziale è questa:</p>



<p><strong>Obbligatorio</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Casco omologato e correttamente allacciato</strong>;</li>



<li><strong>luci e dispositivi di segnalazione funzionanti</strong>;</li>



<li><strong>specchietti retrovisori conformi</strong>;</li>



<li><strong>clacson funzionante</strong>;</li>



<li><strong>pneumatici conformi</strong>;</li>



<li><strong>impianto di scarico conforme</strong>, per le moto con motore termico;</li>



<li><strong>patente valida</strong>;</li>



<li><strong>documenti del veicolo</strong>;</li>



<li><strong>assicurazione Rc obbligatoria</strong>.</li>
</ul>



<p><strong>Non obbligatorio come dotazione generale</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>triangolo;</li>



<li>giubbotto ad alta visibilità;</li>



<li>guanti;</li>



<li>giacca con protezioni;</li>



<li>paraschiena;</li>



<li>pantaloni tecnici;</li>



<li>stivali;</li>



<li>kit di pronto soccorso;</li>



<li>kit di riparazione delle forature.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Quanto si rischia di pagare</h3>



<p>Le principali sanzioni possono quindi essere riassunte così:</p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><th>Violazione</th><th>Sanzione</th></tr><tr><td>Casco non indossato/non conforme</td><td><strong>83-332 euro</strong> + fermo amministrativo</td></tr><tr><td>Dotazioni del veicolo non conformi</td><td><strong>87-344 euro</strong> nelle fattispecie previste</td></tr><tr><td>Uso non corretto delle luci</td><td><strong>42-173 euro</strong></td></tr><tr><td>Mancanza dei documenti nei casi previsti</td><td><strong>42-173 euro</strong></td></tr><tr><td>Circolazione senza assicurazione</td><td><strong>866-3.464 euro</strong></td></tr></tbody></table></figure>



<p>Il punto fondamentale è quindi distinguere tra <strong>ciò che la legge impone di avere sulla moto</strong> e ciò che, invece, costituisce un equipaggiamento consigliato per aumentare la sicurezza.</p>



<p>Per il motociclista, l&#8217;obbligo personale più importante resta il <strong>casco omologato e correttamente allacciato</strong>. Per il veicolo, invece, devono essere presenti e funzionanti le dotazioni previste dalla normativa, mentre la copertura assicurativa è indispensabile per poter circolare.</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>La mobilità green cresce, ma non abbastanza: i numeri verso il 2030</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-mobilita-green-cresce-ma-non-abbastanza-i-numeri-verso-il-2030/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 10:38:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità green]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=256561</guid>

					<description><![CDATA[I trasporti rappresentano uno dei settori nei quali la diffusione dell’energia da fonti rinnovabili procede più lentamente. A fotografare la situazione è il recente rapporto del Servizio Studi della Camera [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I trasporti rappresentano uno dei settori nei quali la diffusione dell’energia da fonti rinnovabili procede più lentamente. A fotografare la situazione è il recente rapporto del Servizio Studi della Camera sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, realizzato utilizzando dati Aci, Unrae e Pun.</p>



<p>Al 31 dicembre 2025, le auto elettriche rappresentavano appena lo <strong>0,9% del parco auto circolante in Italia</strong>: 362.224 vetture su un totale di 41,8 milioni. Un dato ancora distante dalla traiettoria prevista dagli obiettivi al 2030, che indica oltre <strong>quattro milioni di auto elettriche</strong> entro la fine del decennio.</p>



<p>Anche sul fronte delle nuove immatricolazioni il peso delle motorizzazioni elettrificate rimane contenuto. Nel 2025, le <strong>auto elettriche hanno rappresentato il 6,2%</strong> delle immatricolazioni, mentre le <strong>ibride alla spina hanno raggiunto il 6,5%</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cresce il biometano</h3>



<p>Un andamento differente si registra per il <strong>biometano impiegato come carburante</strong>, il cui utilizzo è aumentato in maniera significativa negli ultimi anni. Tra il 2019 e il 2025 i consumi sono cresciuti di otto volte, raggiungendo <strong>342 ktep</strong> (chilotonnellate equivalenti di petrolio, dove 1 ktep equivale a 1.000 tonnellate equivalenti di petrolio).</p>



<p>Nonostante la crescita, il valore resta ancora distante dall&#8217;obiettivo indicato per il 2030: <strong>877 ktep nei trasporti</strong>. A questa quota si aggiungono 3.186 ktep previsti per gli usi termici, che, sottolinea il rapporto, sono oggi quasi assenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Nel 2025 i primi consumi di idrogeno rinnovabile</h3>



<p>Un&#8217;altra novità riguarda l’<strong>idrogeno rinnovabile</strong>. I primi consumi vengono rilevati proprio nel 2025, mentre negli anni precedenti la voce risultava pari a zero.</p>



<p>La traiettoria indicata dal rapporto prevede per il 2030 un livello di <strong>707 ktep</strong>.</p>



<p>Nel complesso, i dati mostrano come la transizione energetica nel comparto dei trasporti sia ancora in una fase di sviluppo, con una crescita delle diverse soluzioni a basse emissioni ma valori che, per alcune tecnologie, rimangono ancora lontani dagli obiettivi fissati per la fine del decennio.</p>



<p>(Fonte Ansa)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ferragosto al mare, l’appello della Guardia Costiera: «Prudenza e rispetto delle regole»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ferragosto-al-mare-lappello-della-guardia-costiera-prudenza-e-rispetto-delle-regole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 10:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Nautica & Mare]]></category>
		<category><![CDATA[ferragosto]]></category>
		<category><![CDATA[raccomandazioni guardia costiera]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza in mare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=256404</guid>

					<description><![CDATA[Con l’aumento dell’affluenza di bagnanti e turisti lungo le coste del Golfo di Salerno e delle Costiere Cilentana e Amalfitana, la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Salerno richiama [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l’aumento dell’affluenza di bagnanti e turisti lungo le coste del Golfo di Salerno e delle Costiere Cilentana e Amalfitana, la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Salerno richiama tutti gli utenti del mare alla prudenza e al rispetto delle regole di sicurezza.</p>



<p>L’attività rientra nell’operazione <strong>“Mare e laghi sicuri 2026”</strong>, disciplinata a livello nazionale dal Comando generale delle Capitanerie di porto e coordinata a livello regionale dalla Direzione marittima della Campania. L’obiettivo è garantire la sicurezza in mare, la salvaguardia della vita umana e la vigilanza ambientale.</p>



<p>L’invito della Guardia Costiera è rivolto a bagnanti, diportisti, subacquei, pescatori e operatori del settore marittimo. «Il primo e più efficace strumento di prevenzione – sottolinea la Capitaneria – è il senso di responsabilità, il rispetto delle regole e l’evitare qualsiasi forma di imprudenza».</p>



<p>La Guardia Costiera evidenzia inoltre come la maggior parte degli eventi critici possa derivare dalla superficialità, dalla scarsa conoscenza delle norme basilari di sicurezza o dalla mancata consultazione preventiva dei bollettini meteomarini.</p>



<p>In questo periodo, inoltre, l’area di giurisdizione della Capitaneria di Porto di Salerno registra un elevato volume di traffico marittimo, risultando tra i tratti più frequentati dell’intera regione. Ai diportisti viene quindi raccomandato di navigare con la massima prudenza, moderare la velocità e valutare attentamente le condizioni di navigazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le raccomandazioni per i bagnanti</h3>



<p>La Guardia Costiera invita i bagnanti a non allontanarsi oltre i propri limiti e a non sopravvalutare le proprie condizioni fisiche o capacità natatorie, prestando attenzione anche ai repentini cambiamenti del mare e del vento.</p>



<p>Particolare attenzione deve essere riservata alla <strong>bandiera rossa</strong>, esposta dagli assistenti bagnanti per indicare una situazione di balneazione pericolosa. Occorre inoltre rispettare le indicazioni del personale addetto al salvamento, che svolge un servizio di pubblica necessità ai sensi dell’articolo 359 del Codice Penale.</p>



<p>In considerazione delle elevate temperature e del forte irraggiamento solare, viene raccomandato anche di evitare un’esposizione al sole troppo prolungata.</p>



<p>La Capitaneria ricorda infine l’importanza di prendere visione dell’<strong>Ordinanza di Sicurezza Balneare</strong>. Presso le strutture balneari sono affisse le ordinanze emanate dai Capi di Circondario Marittimo di Salerno, Agropoli e Palinuro, che stabiliscono limiti, regole di sicurezza e modalità di utilizzo della fascia di mare riservata prioritariamente alla balneazione. Per l’uso del demanio marittimo a fini turistico-ricreativi occorre invece fare riferimento alle specifiche ordinanze dei Comuni competenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le regole per la navigazione e il diporto</h3>



<p>Per quanto riguarda la fascia di rispetto dei bagnanti, fino a <strong>200 metri dalla battigia e 100 metri dalle coste a picco</strong>, delimitata dalle apposite boe, è vietato il transito e la sosta delle unità a motore e a vela.</p>



<p>L’avvicinamento alla battigia è consentito esclusivamente per il tempo necessario al trasbordo di persone o merci, a lentissimo moto e attraverso gli appositi corridoi di lancio autorizzati e segnalati.</p>



<p>Nella fascia di navigazione costiera, indicativamente tra <strong>200 e 1.000 metri dalle spiagge e tra 100 e 500 metri dalle coste a picco</strong>, la Guardia Costiera raccomanda alle unità a motore di non superare i <strong>10 nodi</strong>, mantenendo lo scafo rigorosamente in dislocamento.</p>



<p>Per le moto d’acqua è sempre necessaria la patente nautica. La navigazione non può avvenire a meno di <strong>500 metri dalla costa</strong> né oltre <strong>1 miglio nautico (1.852 metri)</strong> dalla costa o dall’unità madre, nel rispetto degli stessi limiti di velocità previsti per le unità da diporto.</p>



<p>Prima di prendere il mare viene inoltre raccomandato di verificare l’efficienza dell’unità, il livello del carburante e le condizioni del motore e dello scafo, oltre a portare con sé i documenti di bordo e le dotazioni di sicurezza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le attività subacquee</h3>



<p>Anche le attività subacquee devono essere svolte nel rispetto delle ordinanze emanate dai Capi di Circondario Marittimo di Salerno, Agropoli e Palinuro.</p>



<p>È obbligatorio segnalare la presenza in acqua attraverso un apposito pallone galleggiante con <strong>bandiera rossa e striscia diagonale bianca</strong>, rimanendo entro un raggio prudenziale di 50 metri dal segnalamento.</p>



<p>Le unità in navigazione devono mantenere una distanza di almeno <strong>100 metri</strong> dai segnalamenti dei subacquei. È inoltre sempre vietato utilizzare il fucile subacqueo all’interno della zona di mare riservata alla balneazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Attenzione alle condizioni meteo</h3>



<p>La Guardia Costiera richiama infine l’attenzione sugli improvvisi e violenti eventi meteorologici che potrebbero svilupparsi anche a seguito delle intense ondate di calore che stanno interessando la Penisola.</p>



<p>Prima di intraprendere una navigazione è quindi opportuno consultare i bollettini meteomarini e informarsi sulle ordinanze locali attraverso il sito della Guardia Costiera.</p>



<p>In caso di improvvise condizioni meteomarine avverse mentre ci si trova in mare, l’indicazione è innanzitutto di mantenere la calma ed evitare lunghe navigazioni per raggiungere il proprio porto base. È preferibile cercare riparo nel luogo di rifugio più vicino, attendendo il miglioramento delle condizioni del mare e avvisando i propri cari o congiunti per evitare allarmismi.</p>



<p>L’Autorità marittima è a disposizione 24 ore su 24 per necessità e informazioni. Per segnalazioni o emergenze in mare è possibile utilizzare il <strong>Canale 16 del VHF marino</strong> per le unità dotate dell’apparato, oppure contattare la Guardia Costiera al <strong>Numero Blu 1530</strong>, attivo 24 ore su 24 e gratuito, o il <strong>Numero Unico Europeo 112</strong>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le vacanze da sogno delle celebrità: a bordo dei loro yacht</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/le-vacanze-da-sogno-delle-celebrita-a-bordo-dei-loro-yacht/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 09:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[celebrità]]></category>
		<category><![CDATA[yacht]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=256243</guid>

					<description><![CDATA[Dal Mediterraneo ai Caraibi, le vacanze delle celebrità possono trasformarsi in vere e proprie crociere a bordo di yacht da centinaia di milioni di dollari. Imbarcazioni progettate su misura, con [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dal Mediterraneo ai Caraibi, le vacanze delle celebrità possono trasformarsi in vere e proprie crociere a bordo di yacht da centinaia di milioni di dollari. Imbarcazioni progettate su misura, con piscine, cinema, palestre, eliporti e ogni genere di comfort. Alcune sono diventate vere icone del lusso, altre sono quasi delle abitazioni galleggianti.</p>



<p>Ecco alcuni degli yacht più spettacolari legati a personaggi famosi e facoltosi, verificando anche che la proprietà sia ancora attuale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Jeff Bezos – Koru</h2>



<p>Con i suoi 127 metri, il <em>Koru</em> è uno degli yacht a vela privati più imponenti mai costruiti. È legato a Jeff Bezos, fondatore di Amazon, e si distingue soprattutto per i suoi tre giganteschi alberi e per la linea elegante dello scafo blu.</p>



<p>Consegnato nel 2023 dal cantiere olandese Oceanco, il veliero è stato al centro nel 2026 di diverse indiscrezioni sulla possibile vendita. Le voci, però, non hanno portato a una cessione confermata: a giugno <em>Boat International</em> indicava ancora Bezos come proprietario e <em>People</em> ha successivamente riferito che il miliardario non stava vendendo il Koru.</p>



<p>Il valore stimato dell&#8217;imbarcazione si aggira intorno ai 500 milioni di dollari. Una cifra che contribuisce a rendere il <em>Koru</em> uno degli esempi più estremi del nuovo lusso sul mare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">David Geffen – Rising Sun</h2>



<p>È difficile non rimanere impressionati davanti al <em>Rising Sun</em>, il superyacht da circa 138 metri di David Geffen, produttore discografico e tra i protagonisti dell&#8217;industria musicale americana.</p>



<p>La storia dello yacht è già di per sé hollywoodiana: fu commissionato originariamente da Larry Ellison, cofondatore di Oracle, prima che Geffen ne diventasse comproprietario e poi, nel 2010, unico proprietario.</p>



<p>A bordo ci sono 82 ambienti, tra cui palestra, cinema, cantina e persino un campo da basket. Nel luglio 2026 il <em>Rising Sun</em> è stato nuovamente avvistato al largo di Maiorca, confermando che la grande imbarcazione continua a essere legata a Geffen.</p>



<p>Il suo nome è inoltre associato a numerosi ospiti celebri, da Oprah Winfrey a Leonardo DiCaprio, che negli anni hanno trascorso periodi a bordo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Larry Ellison – Musashi</h2>



<p>Dopo aver ceduto il <em>Rising Sun</em>, Larry Ellison non ha certo rinunciato al mare. Il cofondatore di Oracle è proprietario del <em>Musashi</em>, superyacht Feadship lungo circa 88 metri.</p>



<p>Il nome richiama il celebre samurai giapponese Miyamoto Musashi e anche l&#8217;estetica dell&#8217;imbarcazione guarda in parte alla cultura nipponica.</p>



<p>La proprietà di Ellison è stata confermata ancora nel 2026: a marzo il suo yacht è stato avvistato sulla Costa Azzurra durante una contestazione organizzata da attivisti.</p>



<p>Il <em>Musashi</em> può ospitare fino a 18 persone e dispone di ampi spazi dedicati al relax e all&#8217;intrattenimento. Un gigante, ma relativamente più compatto rispetto alle navi da oltre 100 metri che caratterizzano ormai il vertice del mercato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">James Packer – IJE</h2>



<p>Tra i grandi yacht che frequentano abitualmente il Mediterraneo c&#8217;è anche <em>IJE</em>, il 107 metri legato al miliardario australiano James Packer.</p>



<p>L&#8217;imbarcazione, costruita da Benetti, è stata progettata per combinare grandi spazi esterni e interni con un&#8217;impostazione particolarmente orientata all&#8217;intrattenimento.</p>



<p>E la proprietà non è soltanto un dato storico: nell&#8217;estate 2026 Packer è stato fotografato proprio a bordo della <em>IJE</em> durante il suo soggiorno nel Mediterraneo, tra Portofino, la Costa Azzurra e la Sardegna. A inizio agosto, dopo il matrimonio celebrato in Sardegna con Kylie Lim, lo yacht risultava ancora ormeggiato al largo della Costa Smeralda.</p>



<p>È uno dei casi in cui le immagini dell&#8217;estate confermano meglio di qualsiasi registro quanto lo yacht continui a essere parte della vita del suo proprietario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rafael Nadal – Great White</h2>



<p>Non servono necessariamente cento metri di lunghezza per avere uno yacht spettacolare. Ne è un esempio Rafael Nadal, che possiede il catamarano <em>Great White</em>, un Sunreef 80 lungo circa 24 metri.</p>



<p>Il campione spagnolo ha commissionato l&#8217;imbarcazione a Sunreef Yachts nel 2019 e ne ha preso possesso nel 2020. Il modello è stato pensato per offrire grandi spazi esterni, comfort e stabilità, caratteristiche particolarmente adatte alla navigazione nel Mediterraneo.</p>



<p>Rispetto ai colossi di Geffen, Bezos o Ellison, il <em>Great White</em> è quasi una barca &#8220;intima&#8221;. Ma proprio per questo racconta un&#8217;altra idea di lusso: meno ostentazione, più vita all&#8217;aria aperta e la possibilità di muoversi tra le isole con famiglia e amici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non solo dimensioni</h2>



<p>Gli yacht delle celebrità raccontano, in fondo, modi molto diversi di intendere il lusso. C&#8217;è chi punta sulle dimensioni estreme, come Bezos e Geffen, chi privilegia il design e la tecnologia e chi, come Nadal, sceglie un&#8217;imbarcazione più raccolta ma costruita intorno al tempo libero.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Auto storiche, sportive e cabrio: gli appuntamenti da non perdere</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/auto-storiche-sportive-e-cabrio-gli-appuntamenti-da-non-perdere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 17:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Raduni]]></category>
		<category><![CDATA[raduni auto]]></category>
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					<description><![CDATA[In questo agosto il calendario degli appassionati di motori si arricchisce di raduni, tour panoramici e manifestazioni dedicate alle auto storiche e sportive. Da Nord a Sud, tra percorsi turistici, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In questo agosto il calendario degli appassionati di motori si arricchisce di raduni, tour panoramici e manifestazioni dedicate alle auto storiche e sportive. Da Nord a Sud, tra percorsi turistici, borghi, città d’arte e paesaggi costieri, sono diversi gli appuntamenti in programma nella seconda metà di agosto.</p>



<p>Si parte <strong>venerdì 14 agosto a Rasai di Seren del Grappa</strong>, nel Bellunese, con la terza edizione del raduno organizzato dal Club della Spinta. Le iscrizioni sono previste dalle 13, mentre alle 15.30 prenderà il via il giro turistico riservato ad auto storiche e sportive. Al termine del percorso sono previsti un rinfresco, la cena e le premiazioni.</p>



<p><strong>Sabato 15 agosto</strong> sarà invece il porto di <strong>Senigallia</strong> a ospitare il raduno statico organizzato dal Club Motori d’Epoca Senigallia. L’appuntamento di Ferragosto, dedicato ad auto e moto storiche, prenderà il via nel pomeriggio e avrà come fulcro l’esposizione delle vetture nell’area portuale, accompagnata dalla serata conviviale.</p>



<p>Dal <strong>20 al 23 agosto</strong> riflettori puntati sulle Marche con la diciottesima edizione di <strong>Sibillini e Dintorni</strong>. La manifestazione della Scuderia Marche coinvolgerà Macerata e altri centri del territorio, tra cui Petriolo, Sarnano e Treia, con circa quaranta equipaggi. Tra le vetture attese figurano modelli di particolare interesse storico, come una Fiat 501 Torpedo del 1921, un’Alfa Romeo 6C 1750 GS Zagato del 1931 e una Ferrari 250 GTE del 1963. Il programma prevede anche la rievocazione notturna del Circuito della Vittoria e i concorsi d’eleganza dedicati alle automobili e agli abiti degli equipaggi.</p>



<p>Sempre nel fine settimana del <strong>22 e 23 agosto</strong>, spazio al <strong>XII Trofeo Città delle Acque</strong>, manifestazione inserita nel calendario nazionale ASI. Il percorso partirà da Nocera Umbra e attraverserà località come Colfiorito, Rasiglia e Norcia, prima dell’arrivo ad Ascoli Piceno. Oltre ai trasferimenti e alle visite culturali, il programma prevede prove cronometrate e le premiazioni finali.</p>



<p>Nella stessa giornata del <strong>22 agosto</strong>, in Sicilia, appuntamento con il mondo delle cabrio e delle spider. Il tour serale <strong>Cabrio e Spider sulla Via del Sale</strong>, organizzato da Cuore Cabrio, accompagnerà gli equipaggi lungo la costa occidentale, dalle saline di Trapani a quelle di Marsala. Un percorso dal carattere turistico, tra mare, vasche salanti e storici mulini, pensato per unire la passione per le vetture scoperte alla scoperta del territorio.</p>



<p>Il calendario proseguirà <strong>sabato 29 agosto a Caprino Veronese</strong>, dove il Registro Fiat Italiano organizzerà la settima edizione del raduno dedicato alle auto storiche italiane. La giornata comprenderà l’esposizione e la sfilata delle vetture, oltre alla visita a Forte Rivoli e alla partecipazione alla Festa del Tartufo Nero del Monte Baldo.</p>



<p>Nello stesso weekend, <strong>29 e 30 agosto</strong>, appuntamento a Rieti con la ventiquattresima edizione di <strong>Laghi e Castelli</strong>, manifestazione turistica del Club Autostoriche Rieti inserita nel calendario nazionale ASI. L’evento si svolgerà in concomitanza con la Fiera Mondiale del Peperoncino, creando un ulteriore punto d’incontro tra motori, turismo ed enogastronomia.</p>



<p>A chiudere il mese, <strong>domenica 30 agosto</strong>, sarà il raduno dedicato ai <strong>Maggiolini storici in Valpolicella</strong>, ad Arbizzano di Negrar, con iscrizioni in mattinata e successivo giro panoramico attraverso il territorio della Valpolicella.</p>



<p>Un calendario che conferma la formula sempre più apprezzata dagli appassionati: non soltanto esposizioni e raduni statici, ma soprattutto <strong>tour, rievocazioni, prove, concorsi d’eleganza e itinerari alla scoperta dei territori</strong>. Un modo per vivere la passione per le auto storiche e sportive trasformandola in un&#8217;occasione di turismo e condivisione.</p>
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		<title>Auto, dal rottame al grafene: la nuova frontiera del riciclo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/auto-dal-rottame-al-grafene-la-nuova-frontiera-del-riciclo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 11:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[automotive]]></category>
		<category><![CDATA[grafene]]></category>
		<category><![CDATA[upcycling]]></category>
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					<description><![CDATA[Paraurti, tappetini, rivestimenti e plastiche a fine vita potrebbero avere una seconda vita ad alto valore aggiunto. La ricerca punta a trasformare gli scarti delle auto in grafene da utilizzare [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Paraurti, tappetini, rivestimenti e plastiche a fine vita potrebbero avere una seconda vita ad alto valore aggiunto. La ricerca punta a trasformare gli scarti delle auto in grafene da utilizzare per realizzare nuovi componenti. Un possibile ciclo chiuso che unisce riciclo, alleggerimento e nuove tecnologie. </p>



<p>E se la prossima automobile contenesse una parte della precedente?</p>



<p>Non è più soltanto uno scenario da laboratorio. La ricerca sull&#8217;<strong>upcycling dei materiali provenienti dalle auto a fine vita</strong> sta aprendo una strada particolarmente interessante per l&#8217;industria automobilistica: trasformare plastiche che oggi rischiano di finire in discarica o di essere destinate a processi di recupero a minor valore in <strong>grafene</strong>, per poi utilizzare il materiale ottenuto nella produzione di nuovi componenti.</p>



<p>Uno degli esperimenti più significativi è stato realizzato da un gruppo di ricercatori della Rice University, che ha dimostrato la possibilità di trasformare plastiche provenienti da veicoli fuori uso in <strong>flash graphene</strong>, attraverso una tecnica denominata <em>flash Joule heating</em>. Il processo utilizza un rapido impulso elettrico per portare il materiale ad altissima temperatura e convertirne il carbonio in grafene.</p>



<p>La caratteristica più interessante è che non si tratta semplicemente di riciclare una plastica per ottenere un&#8217;altra plastica.</p>



<p>Il materiale di partenza viene infatti <strong>upcycled</strong>, cioè trasformato in un prodotto con caratteristiche e potenzialmente con un valore superiore rispetto al rifiuto originario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla plastica dell&#8217;auto al materiale del futuro</h2>



<p>La sperimentazione ha preso in considerazione una miscela di materiali provenienti da automobili a fine vita: tra questi paraurti, guarnizioni, moquette, tappetini e rivestimenti di sedili e portiere. Secondo lo studio, non è stato necessario separare preventivamente tutte le diverse plastiche e il processo non richiede l&#8217;impiego di solventi o acqua.</p>



<p>Il grafene così prodotto è stato successivamente utilizzato come <strong>rinforzo per schiume poliuretaniche destinate all&#8217;automotive</strong>.</p>



<p>È qui che il progetto assume una dimensione particolarmente interessante per il settore auto: il rifiuto non viene semplicemente sottratto al ciclo di smaltimento, ma può rientrare nella catena produttiva sotto forma di materiale funzionale.</p>



<p>I test hanno evidenziato miglioramenti nelle proprietà meccaniche e nell&#8217;assorbimento del rumore a bassa frequenza della schiuma composita. Ancora più significativo, i ricercatori hanno dimostrato la possibilità di trasformare nuovamente la schiuma a fine vita in grafene, creando un possibile <strong>ciclo circolare del materiale</strong>.</p>



<p>In altre parole: <strong>auto, rifiuto, grafene, nuovo componente, nuova auto</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche gli pneumatici entrano nella partita</h2>



<p>Il grafene ricavato dai rifiuti automobilistici non riguarda soltanto le plastiche.</p>



<p>Un altro filone di ricerca riguarda infatti gli <strong>pneumatici a fine vita</strong>. Studi condotti negli ultimi anni hanno analizzato la possibilità di ottenere materiali grafenici dai pneumatici esausti e utilizzarli come rinforzo all&#8217;interno di materiali termoplastici destinati alla produzione di componenti automobilistici.</p>



<p>Una ricerca pubblicata nel 2024 ha studiato proprio l&#8217;impiego combinato di materiali grafenici ottenuti da rifiuti termoplastici e da pneumatici per rinforzare compositi in polipropilene destinati all&#8217;ingegneria automobilistica. L&#8217;obiettivo è mantenere le prestazioni meccaniche dei componenti industriali riducendo al tempo stesso il ricorso a materiali vergini.</p>



<p>È una direzione che si inserisce perfettamente nella trasformazione che sta interessando l&#8217;automotive: <strong>meno peso, più materiali riciclati, maggiore efficienza e maggiore attenzione al fine vita del veicolo</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché il grafene interessa alle automobili</h2>



<p>Il grafene è un materiale costituito da uno strato di atomi di carbonio e possiede proprietà meccaniche, termiche ed elettriche particolarmente interessanti. Nel settore automotive può essere utilizzato, a seconda della formulazione e dell&#8217;applicazione, come additivo o rinforzo all&#8217;interno di materiali compositi e polimerici.</p>



<p>Il suo interesse non deriva quindi soltanto dalla possibilità di produrlo a partire da uno scarto, ma dalla possibilità di <strong>utilizzare quello scarto per ottenere un materiale capace di migliorare un prodotto industriale</strong>.</p>



<p>È questa la differenza fondamentale tra riciclo e upcycling.</p>



<p>Nel primo caso si cerca di recuperare materia. Nel secondo si prova a <strong>farle acquisire nuovo valore</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vera sfida? Portare il laboratorio sulla linea produttiva</h2>



<p>Naturalmente, tra una sperimentazione scientifica e l&#8217;impiego su larga scala in un&#8217;automobile di serie c&#8217;è ancora una distanza significativa.</p>



<p>Per diventare una tecnologia industriale, il processo dovrà dimostrare di essere competitivo sotto il profilo dei costi, della disponibilità delle materie prime, della qualità e della continuità del materiale ottenuto. Sarà inoltre necessario verificare la compatibilità con gli standard e i processi produttivi dell&#8217;industria automobilistica.</p>



<p>Ma la direzione è ormai chiara: la sostenibilità dell&#8217;auto non passa soltanto dalla motorizzazione elettrica.</p>



<p>Passa anche da <strong>come viene costruita e da cosa succede quando arriva alla fine della sua vita</strong>.</p>



<p>Ed è proprio qui che il concetto di economia circolare può cambiare prospettiva. Il rottame di domani potrebbe non essere più soltanto qualcosa da smaltire o recuperare, ma una vera e propria <strong>miniera urbana di materie prime</strong>.</p>



<p>La sfida per l&#8217;automotive sarà riuscire a trasformare quella miniera in una filiera industriale.</p>



<p>E, in questo scenario, una vecchia plastica potrebbe finire per avere una seconda vita molto diversa da quella che immaginiamo oggi: <strong>diventare grafene e tornare dentro un&#8217;automobile nuova</strong>.</p>
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		<title>Mobilità sostenibile sul mare: i vantaggi della barca elettrica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mobilita-sostenibile-sul-mare-i-vantaggi-della-barca-elettrica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 11:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[barca a propulsione elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità sstenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[La transizione verso una mobilità più sostenibile non riguarda soltanto le strade. Anche il mondo della nautica sta guardando con crescente interesse alle tecnologie a basse emissioni e, tra le [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La transizione verso una mobilità più sostenibile non riguarda soltanto le strade. Anche il mondo della nautica sta guardando con crescente interesse alle tecnologie a basse emissioni e, tra le soluzioni più promettenti, c’è la propulsione elettrica.</p>



<p>Una barca a propulsione elettrica utilizza uno o più motori alimentati da batterie ricaricabili, eliminando durante la navigazione le emissioni dirette tipiche dei motori a combustione. Una tecnologia che può trovare applicazione soprattutto nella navigazione costiera, nei piccoli spostamenti, nei servizi portuali e nelle attività turistiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Meno emissioni e meno rumore</h2>



<p>Uno dei principali vantaggi della propulsione elettrica è l&#8217;assenza di emissioni allo scarico durante il funzionamento. Rispetto a un motore tradizionale alimentato a benzina o diesel, una barca elettrica non produce direttamente fumi e gas di scarico nell&#8217;ambiente durante la navigazione.</p>



<p>Un aspetto particolarmente interessante nelle aree costiere e nei porti, dove la presenza di numerose imbarcazioni può contribuire all&#8217;inquinamento atmosferico locale.</p>



<p>A questo si aggiunge la riduzione dell&#8217;inquinamento acustico. I motori elettrici sono infatti molto più silenziosi rispetto ai propulsori tradizionali. Il risultato è una navigazione più tranquilla, con un minore impatto sonoro sulle persone a bordo e sull&#8217;ambiente circostante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più efficienza, meno sprechi</h2>



<p>Il motore elettrico presenta inoltre un&#8217;elevata efficienza energetica. Una parte maggiore dell&#8217;energia disponibile viene infatti trasformata direttamente in movimento, mentre nei motori termici una quantità significativa dell&#8217;energia viene dispersa sotto forma di calore.</p>



<p>L&#8217;efficienza, tuttavia, non significa automaticamente che una barca elettrica consumi poca energia in qualsiasi condizione. Autonomia e consumi dipendono da diversi fattori: dimensioni e peso dell&#8217;imbarcazione, velocità, condizioni del mare, tipo di scafo, capacità della batteria e stile di navigazione.</p>



<p>Per questo la propulsione elettrica risulta particolarmente interessante per quelle imbarcazioni che effettuano percorsi brevi e prevedibili, con possibilità di ricaricare regolarmente le batterie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Manutenzione più semplice</h2>



<p>Anche la manutenzione può rappresentare un punto di forza. Un sistema di propulsione elettrica è meccanicamente più semplice rispetto a un motore a combustione e non richiede alcune operazioni tipiche dei propulsori tradizionali, come il cambio dell&#8217;olio motore e la gestione di numerosi componenti soggetti a usura.</p>



<p>Questo può tradursi, nel tempo, in una riduzione degli interventi di manutenzione e dei relativi costi, anche se batterie, sistemi elettronici, motore e componentistica richiedono comunque controlli e manutenzione adeguati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La ricarica è la vera sfida</h2>



<p>Uno dei principali aspetti da considerare riguarda l&#8217;infrastruttura di ricarica. Perché la nautica elettrica possa diffondersi su larga scala non basta infatti sostituire il motore: è necessario disporre di punti di ricarica adeguati nei porti e nei marina.</p>



<p>I tempi di ricarica dipendono dalla capacità delle batterie e dalla potenza disponibile. Per questo, prima di scegliere una barca elettrica, è importante valutare attentamente il tipo di utilizzo, le distanze abituali e la disponibilità di infrastrutture lungo il percorso.</p>



<p>La tecnologia delle batterie continua comunque a evolversi, con l&#8217;obiettivo di aumentare la densità energetica, migliorare la durata e ridurre peso e tempi di ricarica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una soluzione particolarmente interessante per il turismo</h2>



<p>La propulsione elettrica può trovare un terreno particolarmente favorevole nel turismo nautico. Escursioni costiere, servizi di trasporto passeggeri, collegamenti brevi e visite in aree naturali possono beneficiare della navigazione silenziosa e dell&#8217;assenza di emissioni allo scarico.</p>



<p>In questi contesti, ridurre rumore e emissioni significa anche migliorare l&#8217;esperienza dei passeggeri e contribuire alla tutela degli ecosistemi costieri.</p>



<p>Non è un caso che la mobilità elettrica sul mare stia attirando l&#8217;interesse di operatori turistici, porti e amministrazioni locali, soprattutto nelle aree caratterizzate da un&#8217;elevata pressione turistica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Elettrico non significa automaticamente “a impatto zero”</h2>



<p>C&#8217;è però un aspetto importante da non trascurare. Una barca elettrica non è automaticamente a impatto ambientale nullo. Bisogna considerare l&#8217;intero ciclo di vita del sistema: produzione delle batterie, origine dell&#8217;elettricità utilizzata per la ricarica, materiali impiegati e smaltimento a fine vita.</p>



<p>Il vantaggio ambientale può essere quindi maggiore quando l&#8217;energia utilizzata per la ricarica proviene da fonti rinnovabili. In questo caso, la riduzione delle emissioni associate all&#8217;utilizzo può essere ancora più significativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mare verso una mobilità più sostenibile</h2>



<p>La barca elettrica non rappresenta necessariamente la soluzione per ogni tipo di navigazione. Per lunghe percorrenze e imbarcazioni di grandi dimensioni, autonomia, peso delle batterie e tempi di ricarica restano elementi importanti da affrontare.</p>



<p>Per la navigazione costiera e gli spostamenti brevi, invece, la propulsione elettrica può rappresentare una delle strade più concrete verso una nautica più efficiente e rispettosa dell&#8217;ambiente.</p>



<p>Silenziosità, assenza di emissioni allo scarico, maggiore efficienza e minori esigenze di manutenzione sono vantaggi che, insieme allo sviluppo delle batterie e delle infrastrutture di ricarica, possono contribuire a trasformare anche il modo in cui ci muoviamo sul mare.</p>



<p>La transizione energetica, insomma, non si ferma sulla terraferma: anche il mare può diventare parte della nuova mobilità sostenibile.</p>
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		<item>
		<title>Marina di Camerota, il porto è il più completo d’Italia: primo nella classifica di Nautica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/marina-di-camerota-il-porto-e-il-piu-completo-ditalia-primo-nella-classifica-di-nautica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 14:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Nautica & Mare]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Porto Turistico di Marina di Camerota conquista un nuovo riconoscimento e si conferma tra le eccellenze della portualità turistica italiana. La struttura cilentana è risultata al primo posto nella [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Porto Turistico di Marina di Camerota conquista un nuovo riconoscimento e si conferma tra le eccellenze della portualità turistica italiana. La struttura cilentana è risultata al primo posto nella classifica pubblicata da Nautica dedicata alle dieci marine italiane più complete per accoglienza e servizi al diportista.</p>



<p>Un risultato che arriva a pochi giorni da un altro importante traguardo: il primo posto in Campania ottenuto su Navily, una delle piattaforme internazionali di riferimento utilizzate dai diportisti per la ricerca degli approdi e la prenotazione dei posti barca.</p>



<p>La graduatoria elaborata da Nautica prende le mosse dai risultati dei Blue Marina Awards 2025 e analizza 33 indicatori relativi all’accoglienza turistica. Marina di Camerota ne soddisfa 31, raggiungendo una percentuale del 93,9% e conquistando così la vetta nazionale davanti a Marina Sveva, ferma all’84,8%, e al Porto di Andora, con l’81,8%.</p>



<p>A fare la differenza è un sistema di servizi che va ben oltre il tradizionale posto barca. Accanto all’assistenza nautica e tecnica trovano spazio ristorazione, attività commerciali, mobilità, vela, diving e collegamenti con il territorio. Tra gli elementi distintivi figurano anche houseboat ecosostenibili, baby-sitting, palestra, consegne enogastronomiche direttamente a bordo, erogatori di acqua potabile, noleggio di auto e scooter, area giochi e parcheggi rosa.</p>



<p>“Un modello che punta dunque a trasformare il porto da semplice luogo di approdo a vera porta d’accesso al territorio, accompagnando il diportista durante l’intera permanenza nel Cilento”, spiega l’amministrazione.</p>



<p>“Il nuovo risultato si inserisce in un percorso di crescita costruito negli ultimi anni e già certificato dai Blue Marina Awards, il programma nazionale che valuta le strutture portuali sotto il profilo dell’innovazione, della sostenibilità, dell’inclusività, dell’accoglienza turistica e della sicurezza”.</p>



<p>Già nel 2023 Marina di Camerota aveva conquistato il premio speciale Blue Marina Awards dedicato alla sicurezza. Nel 2024 il porto cilentano aveva ottenuto nuovamente il marchio di riconoscimento riservato alle eccellenze della portualità turistica italiana, mentre nel 2025 è arrivata un’ulteriore conferma con il Blue Marina Award e il premio speciale per l’accoglienza turistica.</p>



<p>“Proprio quest’ultimo riconoscimento ha certificato la qualità di un percorso che negli anni ha puntato sull’ammodernamento dei servizi e su una sempre maggiore integrazione tra porto e destinazione turistica. Il marina dispone di circa 380 posti barca nello specchio acqueo, ai quali si aggiungono gli ormeggi nei campi boa, ed è in grado di accogliere imbarcazioni di differenti dimensioni, compresi yacht e superyacht”.</p>



<p>Tra i servizi sviluppati figurano inoltre il presidio con videosorveglianza H24, l’assistenza ai diportisti, il servizio Sailor Point, le attività legate alla vela e gli strumenti pensati per mettere in contatto chi arriva dal mare con le opportunità turistiche ed enogastronomiche del territorio.</p>



<p>«Vedere il Porto Turistico di Marina di Camerota ricevere questi riconoscimenti è per me motivo di grande soddisfazione, ma soprattutto la conferma che il lavoro quotidiano, fatto spesso lontano dai riflettori, sta andando nella direzione giusta», commenta il direttore del Porto Turistico, Gerardo Principe.</p>



<p>Principe sottolinea anche il ruolo della collaborazione istituzionale: «Desidero ringraziare l’Amministrazione Comunale di Camerota, il sindaco Mario Salvatore Scarpitta e l’assessore Teresa Esposito per la presenza, la disponibilità e l’attenzione che continuano a dimostrare verso il nostro porto. Quando si presentano problemi o nuove esigenze, abbiamo sempre trovato interlocutori pronti al confronto e alla ricerca di soluzioni concrete».</p>



<p>Per il direttore, la crescita dello scalo passa proprio dalla capacità di fare sistema: «Un porto cresce quando c’è collaborazione tra chi lo vive, chi lo gestisce e chi amministra il territorio. Questi risultati devono essere per tutti noi non un punto di arrivo, ma uno stimolo a fare ancora meglio».</p>



<p>Lo sguardo è già rivolto alle prossime sfide e alle prospettive di sviluppo della struttura. «Abbiamo davanti nuove sfide e importanti prospettive di sviluppo, con l’obiettivo di rendere il Porto di Marina di Camerota sempre più moderno, efficiente e accogliente. Continueremo a lavorare ogni giorno con la stessa passione, perché far crescere il nostro porto significa contribuire a far crescere Marina di Camerota e tutto il territorio», conclude Principe.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Toprak Razgatlıoğlu, dal sogno del padre alla sfida BMW: la storia di un campione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/toprak-razgatlioglu-dal-sogno-del-padre-alla-sfida-bmw-la-storia-di-un-campione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 12:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Toprak Razgatlıoğlu]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono campioni che sembrano avere la velocità nel sangue. E poi ci sono storie in cui quella velocità nasce prima ancora che il pilota salga per la prima volta [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci sono campioni che sembrano avere la velocità nel sangue. E poi ci sono storie in cui quella velocità nasce prima ancora che il pilota salga per la prima volta su una moto. Quella di Toprak Razgatlıoğlu appartiene a entrambe le categorie. Perché dietro al talento del campione turco c&#8217;è un padre, Arif, che ha trasformato la passione per le due ruote in una strada da percorrere insieme al figlio.</p>



<p>Arif Razgatlıoğlu era conosciuto in Turchia con il soprannome di “Tek Teker Arif”, Arif il funambolo, per le sue esibizioni in equilibrio su una sola ruota. È stato lui a mettere Toprak davanti a una moto quando era ancora bambino, a seguirne i primi passi e ad accompagnarlo nella crescita. Non soltanto un padre, dunque, ma il primo maestro di un ragazzo destinato a diventare uno dei protagonisti più spettacolari del motociclismo mondiale.</p>



<p>Toprak cresce così, tra moto, allenamenti e una disciplina costruita molto presto. Ma il talento, da solo, non basta. Servono carattere, sacrificio e soprattutto la capacità di trasformare una passione in un mestiere. Razgatlıoğlu lo fa a modo suo, sviluppando uno stile di guida immediatamente riconoscibile: frenate al limite, sorpassi impossibili e una capacità straordinaria di portare la moto oltre quello che sembra essere il suo limite naturale.</p>



<p>È proprio questo a renderlo un personaggio prima ancora che un campione. Toprak non è semplicemente veloce. È spettacolare. In pista sembra avere un rapporto particolare con il rischio, come se quella linea sottile tra controllo e perdita di controllo fosse il suo territorio naturale.</p>



<p>La consacrazione arriva nel Mondiale Superbike, dove riesce a conquistare il titolo con Yamaha e a imporsi definitivamente sulla scena internazionale. Ma quando sembra aver trovato la sua dimensione ideale, Razgatlıoğlu decide di ricominciare.</p>



<p>Nel 2024 arriva infatti la scelta che cambia ancora una volta la sua carriera: lasciare Yamaha e accettare la sfida BMW. Una decisione tutt&#8217;altro che banale per un pilota già affermato. Invece di restare in una realtà conosciuta e vincente, Toprak sceglie di rimettersi in gioco, affidandosi a un progetto che aveva ancora bisogno di crescere.</p>



<p>È una scommessa che racconta molto del suo carattere. Perché dietro quella scelta non c&#8217;è soltanto l&#8217;ambizione di vincere ancora, ma anche la voglia di dimostrare qualcosa: che un grande pilota non è soltanto quello che sale sulla moto migliore, ma quello capace di fare la differenza quando la moto deve ancora diventarlo.</p>



<p>E ancora una volta Razgatlıoğlu riesce a trasformare una sfida in un&#8217;opportunità. La sua avventura con BMW diventa rapidamente una nuova pagina della sua carriera e conferma la natura di un pilota che non sembra essere interessato soltanto alla vittoria, ma anche al percorso necessario per arrivarci.</p>



<p>È forse questo il filo che unisce il bambino cresciuto accanto ad Arif al campione diventato protagonista del Mondiale. Il padre gli ha insegnato ad amare la moto, a conoscerla e a non averne paura. Toprak ha poi trasformato quell&#8217;insegnamento in qualcosa di personale, costruendo uno stile e una carriera che oggi portano il suo nome.</p>



<p>Dal sogno di un padre alla sfida di un figlio, la storia di Razgatlıoğlu è quella di un ragazzo che ha imparato presto a correre. Ma soprattutto di un campione che, anche quando avrebbe potuto scegliere la strada più semplice, ha continuato a cercare quella più difficile.</p>



<p>Perché forse è proprio lì, sul confine tra ciò che si conosce e ciò che ancora non si sa se funzionerà, che Toprak si sente davvero a casa.</p>



<p>(Foto di Jearle, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=175041707)</p>
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		<title>Boe in mare: colori, forme e significati. La guida per imparare a leggerle</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/boe-in-mare-colori-forme-e-significati-la-guida-per-imparare-a-leggerle/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 12:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nautica & Mare]]></category>
		<category><![CDATA[boe in mare]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando si naviga, imparare a leggere il mare è importante quanto saper interpretare una carta nautica. E tra gli elementi che compongono il sistema di segnalamento marittimo, le boe occupano [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando si naviga, imparare a leggere il mare è importante quanto saper interpretare una carta nautica. E tra gli elementi che compongono il sistema di segnalamento marittimo, le boe occupano un posto fondamentale.</p>



<p>Una boa è un segnalamento galleggiante, normalmente ancorato al fondo, che può essere riconosciuto attraverso <strong>forma, colore, eventuali segnali posti sulla sommità e caratteristiche della luce</strong>. Il loro scopo è aiutare il navigante a seguire una rotta sicura, individuare un ostacolo o riconoscere particolari aree di mare.</p>



<p>Il riferimento internazionale è il <strong>Sistema di Segnalamento Marittimo IALA</strong>, che distingue sei principali tipologie di segnali: laterali, cardinali, di pericolo isolato, di acque sicure, speciali e quelli utilizzati per segnalare nuovi pericoli. Per i segnali laterali esistono due regioni di segnalamento, A e B, nelle quali cambia la disposizione dei colori rosso e verde.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rosso e verde: le boe laterali</h2>



<p>Sono probabilmente le boe più familiari a chi frequenta il mare.</p>



<p>I <strong>segnali laterali</strong> servono a delimitare i lati di un canale navigabile e a indicare il percorso da seguire. La loro interpretazione dipende dalla regione IALA di appartenenza e dalla direzione convenzionale del segnalamento.</p>



<p>Nella <strong>Regione A</strong>, utilizzata anche in Italia, il rosso e il verde hanno un ruolo preciso: seguendo la direzione convenzionale del segnalamento, i segnali laterali rossi indicano un lato del canale e quelli verdi l&#8217;altro.</p>



<p>È quindi importante non affidarsi soltanto alla regola mnemonica “rosso a destra, verde a sinistra” o al suo contrario: bisogna sempre considerare <strong>la direzione convenzionale del segnalamento e la carta nautica</strong>.</p>



<p>Un ulteriore elemento può essere rappresentato dalla forma della boa e dal segnale superiore, il cosiddetto <strong>topmark</strong>, quando presente. Anche di notte le boe laterali possono essere riconosciute attraverso il colore e il ritmo della luce.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le boe cardinali: il colore dice dove passare</h2>



<p>Molto diverse sono le <strong>boe cardinali</strong>, utilizzate per indicare la posizione di un pericolo rispetto ai punti cardinali della bussola. Qui i colori sono <strong>giallo e nero</strong> e, soprattutto, non bisogna chiedersi semplicemente “dove si trova la boa?”, ma <strong>da quale lato della boa si trova l&#8217;acqua navigabile rispetto al pericolo</strong>.</p>



<p>Esistono quattro tipi di segnali cardinali: <strong>Nord</strong>: il passaggio sicuro è a nord del segnale; <strong>Est</strong>: il passaggio sicuro è a est; <strong>Sud</strong>: il passaggio sicuro è a sud; <strong>Ovest</strong>: il passaggio sicuro è a ovest.</p>



<p>A rendere immediatamente riconoscibile una boa cardinale contribuisce anche il caratteristico <strong>topmark formato da due coni neri</strong>. La loro disposizione cambia a seconda del punto cardinale e permette di riconoscere il segnale anche senza affidarsi soltanto alla distribuzione dei colori.</p>



<p>Anche le luci notturne seguono caratteristiche differenti: sono <strong>bianche</strong> e il loro ritmo permette di distinguere i quattro segnali cardinali. Per esempio, il segnale Est è caratterizzato da gruppi di tre lampi, mentre quello Sud presenta sei lampi seguiti da un lampo lungo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nero e rosso: attenzione al pericolo isolato</h2>



<p>Quando compare una boa <strong>nera con una o più bande rosse orizzontali</strong>, il messaggio è chiaro: siamo davanti a un <strong>segnale di pericolo isolato</strong>.</p>



<p>Questo tipo di segnalamento viene posizionato sopra o vicino a un pericolo circoscritto, come una secca o un ostacolo, attorno al quale esistono comunque acque navigabili.</p>



<p>Il segnale è normalmente riconoscibile anche per il <strong>doppio globo nero</strong> posto sulla sommità. Di notte può essere identificato dalla luce bianca a gruppi di due lampi.</p>



<p>Attenzione, però: la presenza di acqua navigabile attorno al pericolo non significa che si possa passare a una distanza qualsiasi. L&#8217;estensione del pericolo e la distanza di sicurezza non possono essere determinate dalla sola boa: per la navigazione occorre fare riferimento alle <strong>carte nautiche e alle pubblicazioni nautiche ufficiali</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rosso e bianco: le acque sicure</h2>



<p>C&#8217;è poi un segnalamento che trasmette un messaggio particolarmente importante: <strong>qui le acque sono sicure</strong>.</p>



<p>I <strong>segnali di acque sicure</strong> sono caratterizzati dai colori <strong>rosso e bianco</strong>, disposti a bande verticali. Possono essere utilizzati, tra l&#8217;altro, per indicare l&#8217;asse di un canale, una linea mediana o un punto di atterraggio.</p>



<p>In altre parole, non indicano la posizione di un ostacolo da evitare, ma una zona nella quale il navigante può trovare acque navigabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giallo: i segnali speciali</h2>



<p>Il <strong>giallo</strong> è invece il colore tipico dei <strong>segnali speciali</strong>.</p>



<p>Queste boe non servono principalmente a indicare il percorso di un canale o la posizione di un pericolo, ma vengono utilizzate per segnalare <strong>aree o situazioni particolari</strong>.</p>



<p>La loro funzione deve essere quindi interpretata in relazione al contesto e alla documentazione nautica. Anche in questo caso, la boa non va considerata isolatamente: la carta e le informazioni ufficiali restano gli strumenti di riferimento per comprendere esattamente cosa viene segnalato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non guardare soltanto il colore</h2>



<p>Uno degli errori più comuni, soprattutto per chi è alle prime esperienze, è cercare di interpretare una boa guardando soltanto il colore.</p>



<p>In realtà un segnalamento può essere identificato attraverso una combinazione di elementi: <strong>colore, forma, topmark e caratteristiche della luce</strong>. Di giorno la forma e il colore possono essere determinanti; di notte diventano fondamentali il colore e il ritmo della luce.</p>



<p>Il topmark, cioè l&#8217;elemento collocato sulla parte superiore della boa, è particolarmente importante perché consente di distinguere alcune categorie di segnalamento. Nel sistema cardinale, ad esempio, sono proprio i due coni neri a fornire una delle chiavi di lettura più immediate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E quando arriva la notte?</h2>



<p>Con il buio la lettura dei segnalamenti cambia. Una boa può essere riconoscibile non soltanto dal colore della luce, ma soprattutto dal <strong>ritmo con cui lampeggia</strong>.</p>



<p>Nel sistema IALA le caratteristiche delle luci sono codificate proprio per consentire al navigante di distinguere i diversi tipi di segnalamento. Le laterali utilizzano luci rosse o verdi; le cardinali utilizzano il bianco con ritmi differenti; il segnale di pericolo isolato utilizza una luce bianca a gruppi di due lampi.</p>



<p>Per questo, durante la navigazione notturna, non basta vedere una luce e associarla automaticamente a una boa: bisogna osservare <strong>colore, ritmo e posizione</strong>, mettendo queste informazioni in relazione con la carta nautica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La regola più importante: la boa non va mai letta da sola</h2>



<p>Conoscere colori e forme è fondamentale, ma non sostituisce la corretta pianificazione della navigazione.</p>



<p>Lo stesso sistema IALA sottolinea che la responsabilità della sicurezza della navigazione rimane al navigante, che deve utilizzare correttamente gli aiuti alla navigazione insieme alle <strong>carte e pubblicazioni nautiche ufficiali</strong> e alle buone pratiche di navigazione.</p>



<p>Una boa, dunque, è molto più di un oggetto colorato che galleggia davanti alla prua. È una parola del linguaggio del mare. Imparare a leggerla significa capire se stiamo seguendo un canale, se ci stiamo avvicinando a un pericolo o se abbiamo davanti un punto di riferimento sicuro. </p>



<p>E quando colori, forme e luci iniziano a diventare familiari, anche il mare, almeno per quanto riguarda la sua segnaletica, diventa un po&#8217; più facile da leggere. </p>



<p>(Foto di Dom De Felice e Carla Nunziata &#8211; Opera propria, CC BY-SA 3.0, httpscommons.wikimedia.orgwindex.phpcurid=8545584)</p>



<p></p>
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		<title>Secondo weekend da bollino nero, Anas: ecco i consigli per un viaggio sicuro </title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/secondo-weekend-da-bollino-nero-anas-ecco-i-consigli-per-un-viaggio-sicuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 08:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[anas]]></category>
		<category><![CDATA[bollino nero]]></category>
		<category><![CDATA[consigli per un viaggio sicuro]]></category>
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					<description><![CDATA[Entra nel vivo l’esodo estivo con la settimana che porta al Ferragosto, segnata dalla chiusura della gran parte delle attività economiche del Paese: in vista dell’aumento dei flussi veicolari, nel [...]]]></description>
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<p>Entra nel vivo l’esodo estivo con la settimana che porta al Ferragosto, segnata dalla chiusura della gran parte delle attività economiche del Paese: in vista dell’aumento dei flussi veicolari, nel secondo weekend da bollino nero, Anas ha potenziato l’impegno del personale su tutto il territorio nazionale e ha ridimensionato la presenza dei cantieri. Fino al 7 settembre saranno chiusi o sospesi 1.175 cantieri, l’83% di quelli attivi (1.414).</p>



<p>In base alle stime dell’Osservatorio Mobilità Stradale di Anas da oggi sino a domenica 9 agosto sulle strade e autostrade della società del Gruppo Fs ci saranno oltre 25 milioni di spostamenti di autoveicoli.</p>



<p>«<em>La sicurezza deve guidare ogni spostamento</em> – ha dichiarato l’Amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme -. <em>Il rispetto dei limiti di velocità, il mantenimento della distanza di sicurezza, l’assenza di distrazioni alla guida e soste periodiche durante i tragitti più lunghi rappresentano comportamenti indispensabili per prevenire incidenti e contribuire a una circolazione più fluida e sicura.</em></p>



<p><em>Le giornate contrassegnate dal bollino nero</em> – prosegue Gemme &#8211; <em>coincidono con il picco degli spostamenti estivi e richiedono un’attenzione ancora maggiore da parte di tutti gli utenti della strada. Per questo rivolgiamo un appello ai viaggiatori affinché pianifichino il viaggio con anticipo, verificando le condizioni della circolazione, l’efficienza del veicolo e le previsioni meteorologiche prima di mettersi in viaggio.</em></p>



<p><em>La collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti</em> – a partire dalle Forze dell&#8217;Ordine, dagli enti locali e dagli stessi automobilisti – <em>è l’elemento fondamentale per affrontare anche le giornate di maggiore intensità in condizioni di sicurezza e ordine. L&#8217;auspicio è che tutti possano raggiungere la propria destinazione con serenità, vivendo un’estate all’insegna della prudenza e della responsabilità.</em></p>



<p><em>Come Anas</em> – conclude l’ad -, <em>siamo pienamente attivi: circa 2.500 tra tecnici e personale di esercizio, insieme agli operatori delle Sale Operative Territoriali e della Sala Situazioni Nazionale, sono impegnati per assicurare un presidio costante della rete e garantire il più elevato livello possibile di assistenza agli utenti e di gestione del traffico</em>.» </p>



<p>Lungo la rete Anas per il secondo fine settimana di agosto è atteso traffico in costante aumento. Viabilità Italia prevede bollino nero domani mattina, sabato 8 agosto, mentre è bollino rosso nei pomeriggi di oggi, domani e domenica: oggi pomeriggio e sabato mattina per gli spostamenti in crescita dai grandi centri urbani e per weekend brevi verso le località di villeggiatura e di mare; domenica pomeriggio per i rientri verso le grandi città.&nbsp;</p>



<p>Il calendario dei bollini per l’estate è disponibile sul sito di Anas (<a href="https://www.stradeanas.it/it/esodoestivo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.stradeanas.it/it/esodoestivo</a>) e su quello di Viabilità Italia (<a href="https://www.poliziadistato.it/articolo/28345" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.poliziadistato.it/articolo/28345</a>).   </p>



<p>Il divieto di transito dei veicoli pesanti è in vigore oggi, venerdì 7 agosto dalle ore 16 alle 22, sabato 8 agosto dalle 8 alle 22 e domenica 9 agosto dalle 7 alle 22.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>L’intensificazione della circolazione potrà riguardare i principali itinerari turistici: la A2 “Autostrada del Mediterraneo” che attraversa Campania, Basilicata e Calabria; le statali 106 Jonica e 18 Tirrena Inferiore in Calabria; le autostrade A19 Palermo-Catania e A29 Palermo-Mazara del Vallo in Sicilia; la strada statale 131 Carlo Felice in Sardegna; la strada statale 148 Pontina nel Lazio, arteria particolarmente trafficata&nbsp; che insieme alla SS7 “Appia” assicura i collegamenti tra Roma e le località turistiche del basso Lazio; l’Itinerario E45 (SS675 e SS3 bis) che interessa Umbria, Toscana, Emilia Romagna e collega il nord est con il centro Italia; le direttrici SS1 Aurelia (Lazio, Toscana e Liguria), SS16 Adriatica (Puglia, Molise, Abruzzo, Emilia-Romagna e Veneto).&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Al nord i Raccordi Autostradali RA13 ed RA14 in Friuli-Venezia Giulia verso i valichi di confine, la SS36 del Lago di Como e dello Spluga in Lombardia, la SS45 di Val Trebbia in Liguria, la SS26 della Valle D’Aosta e la SS309 Romea tra Emilia-Romagna e Veneto e la SS 51 di Alemagna in Veneto.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>A partire dal 4 agosto sono in funzione, in accordo e in collaborazione con la Polizia Stradale, i nuovi sistemi di tutor per il controllo della velocità, Vergilius Plus, su 36 tratte stradali Anas, di cui 26 lungo la A2 “Autostrada del Mediterraneo”, per circa 100 km nel tratto campano fra Salerno e Buonabitacolo.</p>



<p>Gli altri tratti riguardano al nord, nell’area di Ravenna, la statale 309 “Romea”, dal km 1,680 al km 7,080, al Centro, nell’area metropolitana di Roma, la statale 1 “Via Aurelia”, dal km 11,950 al km 23,500, al Sud, in Campania, la statale 7 “Quater Via Domitiana”, a Pozzuoli, dal km 44,630 al km 54,300, e la statale 145 “Var Sorrentina”, all’interno della galleria Santa Maria di Pozzano, dal km 0,072 al km 4,950. Per informazioni e ulteriori dettagli consultare la pagina dedicata a Vergilius.</p>



<p>Per la situazione dei cantieri inamovibili Anas invita i viaggiatori a consultare prima di partire la pagina Esodo estivo del sito&nbsp;<a href="http://stradeanas.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">stradeanas.it</a>&nbsp;(link&nbsp;<a href="https://www.stradeanas.it/it/esodoestivo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.stradeanas.it/it/esodoestivo</a>).&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Consigli per un viaggio sicuro&nbsp;</p>



<p>Per chi si mette in viaggio è importante, più che mai nei giorni di esodo, seguire una serie di accortezze:</p>



<p>•&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dotarsi di generi di prima necessità e di una scorta d’acqua per evitare disidratazione durante il viaggio soprattutto nei giorni in cui è previsto grande caldo</p>



<p>•&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Controllare il veicolo, in particolare pressione degli pneumatici, efficienza delle luci, livelli di olio e acqua</p>



<p>•&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Consultare il meteo e il calendario dei giorni critici, quando i tempi di percorrenza potranno essere maggiori della norma, valutando eventuali percorsi alternativi</p>



<p>•&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Non assumere sostanze alcoliche o droghe prima o durante la guida</p>



<p>•&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Tutti i passeggeri e il guidatore, senza eccezioni, devono indossare la cintura e assicurare i bambini nei seggiolini o negli adattatori (fino a 1,50 metri di altezza)</p>



<p>•&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Rispettare i limiti di velocità e tenersi sempre sulla corsia libera a destra mantenendo la distanza di sicurezza</p>



<p>•&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In caso di stanchezza o sensazione di sonno fermarsi subito, in sicurezza nelle aree di servizio, per riposarsi e recuperare le energie</p>



<p>•&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Non distrarsi mai alla guida &#8211; Sono tre i tipi di distrazione da evitare quando si conduce un veicolo: distrazione visiva, non guardare la strada; distrazione cognitiva, non porre attenzione alla guida; distrazione manuale, avere le mani impegnate sul volante.</p>
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		<item>
		<title>Comunicare in sicurezza: interfono, la tecnologia che cambia il viaggio su due ruote</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/comunicare-in-sicurezza-interfono-la-tecnologia-che-cambia-il-viaggio-su-due-ruote/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 12:05:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[interfono moto]]></category>
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					<description><![CDATA[Fino a qualche anno fa, per parlare con il passeggero durante un viaggio in moto bisognava affidarsi a gesti, segnali improvvisati o a una sosta lungo il percorso. Oggi la [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Fino a qualche anno fa, per parlare con il passeggero durante un viaggio in moto bisognava affidarsi a gesti, segnali improvvisati o a una sosta lungo il percorso. Oggi la tecnologia ha cambiato anche questo aspetto dell’esperienza su due ruote: gli interfoni per casco sono diventati accessori sempre più diffusi tra i motociclisti, soprattutto tra chi percorre lunghi tragitti o viaggia in gruppo.</p>



<p>Un interfono moto è un dispositivo di comunicazione installato all’interno del casco che consente di parlare con il passeggero o con altri motociclisti collegati, senza dover togliere le mani dal manubrio o distogliere l’attenzione dalla strada. I modelli più moderni permettono anche di collegarsi allo smartphone, utilizzare il navigatore, rispondere alle chiamate e ascoltare musica.</p>



<p>La funzione principale resta però quella della comunicazione. Durante un viaggio in coppia, l’interfono permette al pilota e al passeggero di scambiarsi informazioni in modo immediato, ad esempio per segnalare una sosta, un problema o una particolare situazione del traffico. Nei gruppi di motociclisti, invece, consente di mantenere il contatto tra più persone anche durante gli spostamenti, rendendo più semplice organizzare il percorso e affrontare eventuali imprevisti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dalla comunicazione alla sicurezza</h3>



<p>Uno dei motivi che hanno favorito la diffusione degli interfoni è proprio la possibilità di ridurre alcune situazioni di rischio. Un messaggio comunicato rapidamente può evitare manovre improvvise o comportamenti non coordinati tra motociclisti che viaggiano insieme.</p>



<p>La tecnologia, però, deve essere utilizzata con attenzione. Un volume troppo alto, un uso improprio delle funzioni o un’eccessiva concentrazione sul dispositivo possono diventare elementi di distrazione. L’interfono deve quindi essere considerato uno strumento di supporto alla guida e non un elemento che distoglie il motociclista dall’ambiente circostante.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Bluetooth e nuove tecnologie</h3>



<p>La maggior parte degli interfoni oggi utilizza la connessione Bluetooth e può essere abbinata a smartphone e navigatori. I modelli più avanzati offrono collegamenti più stabili, maggiore autonomia della batteria e possibilità di comunicare con più motociclisti contemporaneamente.</p>



<p>Alcuni dispositivi sono progettati per integrarsi direttamente nel casco, con altoparlanti sottili posizionati vicino alle orecchie e microfoni studiati per ridurre i rumori generati dal vento. Una caratteristica particolarmente importante per chi viaggia a velocità sostenute o affronta lunghe percorrenze.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un accessorio sempre più presente nei viaggi in moto</h3>



<p>Con la crescita del mototurismo e dei viaggi su strada, l’interfono è passato dall’essere un accessorio per appassionati a un compagno di viaggio sempre più comune. Non sostituisce l’attenzione e il rispetto delle regole della strada, ma può rendere l’esperienza in moto più pratica e organizzata.</p>



<p>Per chi ama macinare chilometri, affrontare itinerari panoramici o semplicemente condividere il viaggio con un passeggero, la possibilità di comunicare senza fermarsi rappresenta oggi uno degli aspetti più apprezzati della tecnologia applicata alle due ruote.</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Oltre 100 partecipanti al Summer camp: il Club velico salernitano investe sui giovani velisti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/oltre-100-partecipanti-al-summer-camp-il-club-velico-salernitano-investe-sui-giovani-velisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 11:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Raduni]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[club velico salernitano]]></category>
		<category><![CDATA[summer camp]]></category>
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					<description><![CDATA[Più di 100 presenze al Vela Summer Camp del Club Velico Salernitano confermano il crescente interesse delle famiglie verso un progetto che unisce sport, educazione e cultura del mare. Un [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Più di 100 presenze al Vela Summer Camp del Club Velico Salernitano confermano il crescente interesse delle famiglie verso un progetto che unisce sport, educazione e cultura del mare. Un risultato che rafforza la scelta del Club di investire in un&#8217;offerta formativa sempre più strutturata e continuativa, capace di accompagnare bambini, ragazzi e adulti lungo un percorso di crescita che va ben oltre il periodo estivo.</p>



<p>Per dare continuità all&#8217;esperienza maturata durante il campus e rispondere alle numerose richieste delle famiglie, il Club Velico Salernitano presenta il Summer Camp Plus, il nuovo programma di perfezionamento dedicato ai bambini dai 6 ai 12 anni.</p>



<p>Il progetto è pensato come naturale prosecuzione del Vela Summer Camp, ma è aperto anche a chi desidera avvicinarsi per la prima volta alla vela o consolidare le proprie competenze in vista dei successivi percorsi della Scuola Vela.</p>



<p>Il programma si svolgerà in due settimane intensive, dal 24 al 28 agosto e dal 31 agosto al 4 settembre, dalle 8.30 alle 14, con pranzo incluso. Successivamente, dal 7 settembre al 31 ottobre, le attività proseguiranno con lezioni ogni sabato e domenica mattina, con eventuali recuperi infrasettimanali.</p>



<p>Tutti i corsi sono coordinati e seguiti dagli istruttori federali della Federazione Italiana Vela.</p>



<p>Le iscrizioni sono aperte fino a esaurimento dei posti disponibili. Per informazioni e adesioni è possibile contattare la segreteria del Club Velico Salernitano al numero WhatsApp 351 5216860.</p>



<p>La nuova stagione porterà con sé anche una delle novità più attese: il ritorno della classe 420, storico doppio giovanile che torna a far parte dell&#8217;offerta della Scuola Vela del Club.</p>



<p>Si tratta di un ritorno dal forte valore sportivo e simbolico. Proprio con la classe 420 il Club Velico Salernitano ha scritto alcune delle pagine più significative della propria storia, formando numerosi velisti e contribuendo a fare di Salerno un punto di riferimento per importanti manifestazioni veliche nazionali e internazionali.</p>



<p>Riprenderanno inoltre i corsi di minialtura e altura, completando un&#8217;offerta che accompagna gli allievi dalle prime esperienze in acqua fino ai livelli più avanzati, confermando la volontà del Club di promuovere la vela come disciplina sportiva accessibile a tutte le età.</p>



<p>«<em>L&#8217;ampia partecipazione registrata durante il Vela Summer Camp rappresenta un importante riconoscimento del lavoro che il Club porta avanti da anni nella promozione della vela come strumento di crescita, educazione e inclusione</em> – dichiara Elena Salzano, presidente del Club Velico Salernitano. – <em>Il risultato ottenuto, quest&#8217;anno, anche dalla nostra squadra di allievi agonisti, che ha preso parte a numerose competizioni nazionali, consolidando la nostra posizione di circolo velico accreditato dalla Federazione Italiana Vela, ci consente di offrire ai giovani velisti l&#8217;opportunità di continuare a crescere, consolidare quanto appreso e vivere il mare da protagonisti, anche guardando agli straordinari appuntamenti che avremo in Campania con l&#8217;America&#8217;s Cup, a partire già da fine settembre prossimo</em>».</p>



<p>«<em>L&#8217;entusiasmo registrato ci conferma che esiste una forte domanda di attività veliche continuative</em> – aggiunge Ermanno Visciani, direttore sportivo del Club Velico Salernitano. – <em>Il Summer Camp Plus rappresenta il ponte tra l&#8217;esperienza estiva e la normale attività della Scuola Vela. Parallelamente ripartiranno i corsi dedicati alla classe 420, rivolti a chi desidera avvicinarsi alla navigazione in doppio, e quelli di minialtura e altura per i ragazzi più grandi e gli adulti. Vogliamo offrire un percorso sportivo completo che accompagni ogni allievo nella propria crescita tecnica e personale, facendo della vela un&#8217;esperienza da vivere durante tutto l&#8217;anno</em>».</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Batterie delle auto elettriche, lo studio che smentisce i pregiudizi sulla durata</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/batterie-delle-auto-elettriche-lo-studio-che-smentisce-i-pregiudizi-sulla-durata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 12:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[batterie auto elettriche]]></category>
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					<description><![CDATA[Le batterie delle auto elettriche durano davvero meno di quanto si pensi? A mettere in discussione uno dei luoghi comuni più diffusi arriva un&#8217;analisi realizzata dal marketplace svedese Carla, specializzato [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le batterie delle auto elettriche durano davvero meno di quanto si pensi? A mettere in discussione uno dei luoghi comuni più diffusi arriva un&#8217;analisi realizzata dal marketplace svedese <strong>Carla</strong>, specializzato nella vendita di veicoli elettrici usati, che ha esaminato <strong>9.954 test diagnostici</strong> effettuati tra il 2022 e il 2026.</p>



<p>Lo studio, condotto in collaborazione con la società austriaca <strong>Aviloo</strong>, specializzata nella diagnostica delle batterie, rappresenta uno dei più ampi database europei sullo stato di salute degli accumulatori installati sulle auto elettriche già in circolazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La capacità resta elevata anche dopo molti chilometri</h2>



<p>Il dato più significativo riguarda la degradazione delle batterie. Secondo l&#8217;analisi, dopo <strong>100.000 chilometri</strong> percorsi la quasi totalità dei modelli mantiene <strong>oltre il 91% della capacità originaria</strong>, una perdita inferiore rispetto a quella spesso ipotizzata dagli automobilisti.</p>



<p>Tradotto nell&#8217;utilizzo quotidiano, significa che la riduzione dell&#8217;autonomia è generalmente contenuta e, nella media, corrisponde a circa <strong>32 chilometri</strong> rispetto ai valori dichiarati quando l&#8217;auto era nuova.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Kia e Hyundai ai primi posti</h2>



<p>Tra i modelli che hanno ottenuto i migliori risultati figura la <strong>Kia e-Niro da 64 kWh</strong>, che conserva mediamente il <strong>97,25%</strong> della capacità della batteria anche dopo aver superato i 100.000 chilometri.</p>



<p>Subito dietro si colloca la <strong>Hyundai Kona Electric 64 kWh</strong>, con una capacità residua del <strong>97,18%</strong>, confermando le ottime prestazioni dei due modelli coreani sul fronte della longevità degli accumulatori.</p>



<p>Lo studio evidenzia inoltre che la durata della batteria dipende non soltanto dal costruttore dell&#8217;automobile, ma anche dalla tecnologia utilizzata e dal produttore delle celle. In alcuni casi, come per la Tesla Model 3, sono state rilevate differenze apprezzabili tra batterie fornite da aziende diverse.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;indicazione importante per il mercato dell&#8217;usato</h2>



<p>I risultati assumono particolare rilievo per il mercato delle auto elettriche usate, dove il timore di acquistare un veicolo con una batteria ormai deteriorata rappresenta ancora uno dei principali ostacoli.</p>



<p>Secondo Carla, i dati dimostrano che le moderne batterie sono progettate per mantenere elevate prestazioni anche dopo molti anni e decine di migliaia di chilometri, contribuendo a rendere l&#8217;acquisto di un&#8217;elettrica usata una scelta sempre più affidabile.</p>



<p>Va tuttavia precisato che l&#8217;indagine è stata realizzata da un operatore commerciale attivo proprio nel settore delle auto elettriche usate. Sebbene i dati provengano da test diagnostici indipendenti effettuati con tecnologia Aviloo, lo studio non ha carattere accademico, ma costituisce un&#8217;importante fotografia del comportamento delle batterie nel mondo reale.</p>
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		<title>Dal 13 al 19 settembre la Rolex Swan Cup accende Porto Cervo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dal-13-al-19-settembre-la-rolex-swan-cup-accende-porto-cervo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 12:24:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Raduni]]></category>
		<category><![CDATA[Rolex Swan Cup]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal 13 al 19 settembre 2026 le acque di Porto Cervo torneranno a essere il palcoscenico della Rolex Swan Cup, uno degli appuntamenti più prestigiosi della vela internazionale, organizzato dallo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dal <strong>13 al 19 settembre 2026</strong> le acque di <strong>Porto Cervo</strong> torneranno a essere il palcoscenico della <strong>Rolex Swan Cup</strong>, uno degli appuntamenti più prestigiosi della vela internazionale, organizzato dallo Yacht Club Costa Smeralda in collaborazione con Nautor Swan e Rolex.</p>



<p>Giunta alla sua 23ª edizione, la regata biennale rappresenta molto più di una competizione sportiva: è un vero e proprio raduno della comunità Swan, capace di richiamare armatori, equipaggi e appassionati da tutto il mondo. L&#8217;edizione 2026 avrà inoltre un significato speciale perché coinciderà con il <strong>60° anniversario di Nautor Swan</strong>, il celebre cantiere finlandese fondato nel 1966, che celebrerà la ricorrenza con una partecipazione particolarmente ampia della propria flotta.</p>



<p>In mare si confronteranno yacht di ogni generazione, dai più moderni ClubSwan ai modelli storici che hanno contribuito a costruire il mito del marchio. Tra le novità di questa edizione spicca una rinnovata attenzione alle imbarcazioni classiche, con una classe dedicata agli Swan progettati fino al 1992 secondo le regole IOR, offrendo così uno spettacolo unico che unisce tradizione e innovazione.</p>



<p>Come da tradizione, il programma alternerà giornate di regata a momenti conviviali a terra, trasformando Porto Cervo in un punto d&#8217;incontro per il mondo della vela d&#8217;altura. L&#8217;evento rappresenterà anche uno dei momenti centrali del calendario sportivo dello Yacht Club Costa Smeralda, poche settimane dopo la Maxi Yacht Rolex Cup, confermando il ruolo della Costa Smeralda come capitale mediterranea della grande vela.</p>



<p>Per armatori e appassionati, la Rolex Swan Cup continua a essere un appuntamento irrinunciabile: una settimana in cui eccellenza progettuale, competizione e passione per il mare si fondono in uno degli scenari più iconici del Mediterraneo.</p>



<p>(Foto da <a href="https://www.yccs.it/regate-2026/rolex_swan_cup-3345.html" data-type="link" data-id="https://www.yccs.it/regate-2026/rolex_swan_cup-3345.html">qui</a>)</p>



<p></p>
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		<title>Addio a Carlo Borlenghi, il fotografo che ha raccontato le grandi regate</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/addio-a-carlo-borlenghi-il-fotografo-che-ha-raccontato-le-grandi-regate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 11:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[carlo borlenghi]]></category>
		<category><![CDATA[regate]]></category>
		<category><![CDATA[vela]]></category>
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					<description><![CDATA[Il mondo della vela perde uno dei suoi narratori più autorevoli. È scomparso Carlo Borlenghi, fotografo che per oltre quarant&#8217;anni ha trasformato il mare, il vento e le grandi regate [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il mondo della vela perde uno dei suoi narratori più autorevoli. È scomparso Carlo Borlenghi, fotografo che per oltre quarant&#8217;anni ha trasformato il mare, il vento e le grandi regate in immagini destinate a diventare parte della storia della nautica internazionale.</p>



<p>Nato a Bellano, sul Lago di Como, Borlenghi aveva iniziato a fotografare le regate negli anni Settanta, facendo della passione per il mare una professione che lo avrebbe portato a seguire i più importanti eventi velici del pianeta. Dall&#8217;America&#8217;s Cup alle grandi regate d&#8217;altura, il suo obiettivo ha immortalato alcune delle pagine più significative della vela moderna.</p>



<p>Dal 1983 è stato una presenza costante nelle campagne dell&#8217;America&#8217;s Cup, raccontando le sfide di Azzurra, Moro di Venezia, Luna Rossa e di numerosi altri team che hanno scritto la storia della competizione. Le sue fotografie hanno accompagnato anche le imprese oceaniche di Giovanni Soldini e dei grandi navigatori italiani, contribuendo a far conoscere al grande pubblico la dimensione epica della navigazione d&#8217;altura.</p>



<p>Nel 1989 fondò l&#8217;agenzia Sea&amp;See Italia, specializzata nella fotografia nautica, diventata negli anni un punto di riferimento per cantieri, armatori, organizzatori di eventi e testate internazionali. Il suo archivio rappresenta oggi una delle più complete testimonianze visive della vela contemporanea.</p>



<p>Le immagini di Borlenghi non si limitavano a documentare una regata. Erano capaci di raccontare il rapporto tra uomo, barca e mare, cogliendo l&#8217;istante in cui tecnica, sport e natura si fondono in un&#8217;unica emozione. Per questo motivo le sue fotografie sono state pubblicate in tutto il mondo e hanno ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, consacrandolo tra i maggiori fotografi di mare della sua generazione.</p>



<p>Con la sua scomparsa, la nautica perde non soltanto un fotografo, ma un testimone privilegiato di decenni di imprese sportive, innovazioni tecnologiche e storie di uomini che hanno scelto il mare come orizzonte. Il suo patrimonio di immagini continuerà a raccontare la bellezza della vela anche alle generazioni future.</p>



<p>(Foto da <a href="https://www.sailandleisure.co.za/carlo-borlenghi/" data-type="link" data-id="https://www.sailandleisure.co.za/carlo-borlenghi/">sailandleisure.co.za</a>)</p>
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		<title>I campani non comprano auto nuove, ultimi in Italia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/i-campani-non-comprano-auto-nuove-ultimi-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 09:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto & Moto]]></category>
		<category><![CDATA[auto nuove]]></category>
		<category><![CDATA[consumi campani]]></category>
		<category><![CDATA[spesa media]]></category>
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					<description><![CDATA[I campani, specialmente i napoletani, non comprano auto nuove, sono ultimi in Italia con una spesa media di 301 euro per nucleo familiare mentre sono al secondo posto per la [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I campani, specialmente i napoletani, non comprano auto nuove, sono ultimi in Italia con una spesa media di 301 euro per nucleo familiare mentre sono al secondo posto per la spesa in ICT (99 euro di media a famiglia). Secondo i dati dell’Osservatorio Annuale Consumi di Findomestic, giunto alla 32esima edizione, nel 2025 la spesa delle famiglie campane per i beni durevoli si è attestata a 4 miliardi e 700 milioni di euro, in calo del 2,1% rispetto all’anno precedente. Si registra una flessione in linea con la media nazionale ma più pesante rispetto al Sud in alcuni comparti chiave della mobilità. La spesa media per famiglia si ferma a 2.083 euro, ultimo valore tra le regioni italiane, con una riduzione del 2,3%.</p>



<p>Il principale fattore di debolezza è l’auto nuova, che scende a 680 milioni di euro e perde il 15,1% con le famiglie campane ultime in Italia per spesa media (2.083 a nucleo). Le auto usate restano molto rilevanti con 1 miliardo e 515 milioni di euro, ma arretrano dell’1,3%. I motoveicoli, invece, si attestano a 286 milioni e crescono dello 0,6%, primo mercato regionale italiano per volume. Negli altri comparti prevalgono segnali più positivi: gli elettrodomestici raggiungono 479 milioni di euro e crescono del 5,2%, l’elettronica di consumo (TV e Hi-Fi) vale 115 milioni con un -0,2%, i mobili totalizzano 1 miliardo e 42 milioni con un -0,2%, l’information technology sale a 136 milioni (+3%) con le famiglie della regione al secondo posto in Italia per spesa media (99 euro per nucleo), e la telefonia cresce a 446 milioni (+2,6%).</p>



<p>“<em>La Campania&nbsp;</em>&#8211; dichiara&nbsp;<strong>Claudio Bardazzi, responsabile Osservatorio Findomestic</strong>&nbsp;&#8211;&nbsp;<em>mostra una doppia faccia: da un lato resta uno dei grandi mercati italiani dei beni durevoli, dall’altro continua a evidenziare una struttura di consumi molto sensibile al rallentamento della mobilità e in particolare dell’auto nuova. A fare la differenza nel 2025 sono però i comparti legati alla casa e alla connettività: elettrodomestici, information technology e telefonia crescono in modo significativo e raccontano una domanda che resta viva nei beni percepiti come utili. Anche il profilo provinciale è molto articolato: Napoli concentra i volumi, Avellino e Benevento mostrano alcuni segnali di resilienza, mentre Caserta e Salerno pagano una frenata più ampia del mercato</em>”.</p>



<p><strong>NAPOLI DOMINA PER SPESA IN BENI DUREVOLI, TRA LE PRIME PROVINCE D’ITALIA</strong>. Napoli si conferma il grande motore del mercato campano con 2 miliardi e 453 milioni di euro di spesa in beni durevoli, in calo dell’1,7%. La spesa media per famiglia è pari a 2.109 euro (-1,9%). Le auto nuove arretrano a 312 milioni di euro con un calo a doppia cifra (16%), mentre le auto usate scendono meno: 749 milioni e -2,6%. I motoveicoli, a 175 milioni di euro, crescono del 2,3% confermando il primato nazionale per volume e il nono posto della spesa media per nucleo familiare (268 euro). Gli elettrodomestici toccano 268 milioni di euro (+6%), l’elettronica di consumo 65 milioni (+1%), i mobili 574 milioni (+1,1%), l’information technology 80 milioni (+4,4%) e la telefonia 230 milioni (+3,5%). È il quadro di una provincia che, pur frenata dall’auto nuova, mostra una sorprendente vivacità nel resto del paniere.</p>



<p><strong>SALERNO RALLENTA, MA LA CASA REGGE</strong>. Salerno chiude il 2025 con 918 milioni di euro di spesa in beni durevoli, in calo del 2,5%, mentre la spesa media per famiglia si ferma a 2.080 euro (-2,7%). Le auto nuove scivolano a 145 milioni di euro (-13,2%), le auto usate si attestano a 315 milioni (+0,1%) e i motoveicoli a 53 milioni (-0,8%). Positivi invece gli elettrodomestici, che raggiungono 85 milioni di euro (+4,2%). L’elettronica di consumo cala a 21 milioni (-1,3%), i mobili a 185 milioni (-2,7%), l’information technology tocca i 23 milioni (+1,9%) e la telefonia 91 milioni (+0,3%).</p>



<p><strong>CASERTA PAGA LA DEBOLEZZA DELL’AUTO NUOVA, MA RESTA FORTE IN DIVERSI COMPARTI</strong>. Caserta totalizza 715 milioni di euro di spesa in beni durevoli e segna un -2,9%; la spesa media per famiglia si ferma a 1.945 euro (-3,2%), una delle più basse d’Italia. Le auto nuove crollano a 121 milioni di euro (-14,6%), le auto usate si fermano a 244 milioni (-1%) e i motoveicoli a 37 milioni (+0,8%). Il resto del paniere mostra dati più confortanti: elettrodomestici a 70 milioni di euro (+3,8%), elettronica di consumo quasi stabili a 14 milioni (-1%), mobili in calo a 148 milioni (-2,2%), avanzano information technology a 18 milioni (+0,8%) e telefonia a 64 milioni (+3,4%).</p>



<p><strong>AD AVELLINO AUTO NUOVA IN CALO DEL 17%</strong>. Avellino registra 372 milioni di euro di spesa in beni durevoli, in calo del 2,6%, con una spesa media per famiglia di 2.181 euro (-2,8%). Le auto nuove scendono a 61 milioni di euro (-17%), le auto usate tengono meglio a 127 milioni (+0,9%), mentre i motoveicoli si fermano a 13 milioni (-5,8%). Gli elettrodomestici crescono in modo robusto fino a 34 milioni di euro (+5%); l’elettronica di consumo scende a 9 milioni (-4,6%); i mobili raggiungono 82 milioni (+0,2%), l’information technology 9 milioni (+0,5%) e la telefonia 36 milioni (+2,1%).</p>



<p><strong>BENEVENTO: MERCATO PICCOLO, MA TIENE MEGLIO DELLA MEDIA</strong>. Benevento chiude il 2025 con 242 milioni di euro di spesa in beni durevoli, in diminuzione dell’1,9%, tra i cali più contenuti della Campania. La spesa media per famiglia si colloca a 2.127 euro (-2,2%). Le auto nuove scivolano a 41 milioni di euro (-12,4%), le auto usate superano 80 milioni (+1,5%), i motoveicoli calano a 8 milioni (-13%). Nei comparti per la casa gli elettrodomestici raggiungono 22 milioni di euro (+4,8%), l’elettronica di consumo si ferma a 5 milioni (-0,8%) e i mobili a 54 milioni (-1%). Il digitale rimane positivo: information technology a 6 milioni (+0,8%) e telefonia a 26 milioni (+2,2%).</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Gli uomini dell&#8217;Artiglio, gli eroi del mare che sfidarono gli abissi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gli-uomini-dellartiglio-gli-eroi-del-mare-che-sfidarono-gli-abissi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 12:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[equipaggio artiglio]]></category>
		<category><![CDATA[eroi del mare]]></category>
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					<description><![CDATA[Molto prima dei robot sottomarini e delle moderne tecnologie, c&#8217;era un gruppo di uomini che affrontava il mare armato soltanto di coraggio, scafandri di rame e una straordinaria capacità di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Molto prima dei robot sottomarini e delle moderne tecnologie, c&#8217;era un gruppo di uomini che affrontava il mare armato soltanto di coraggio, scafandri di rame e una straordinaria capacità di sfidare l&#8217;impossibile. Erano i palombari dell&#8217;<strong>Artiglio</strong>, protagonisti di una delle pagine più affascinanti della marineria italiana del Novecento.</p>



<p>La loro storia inizia negli anni Venti, quando la nave <strong>Artiglio</strong>, appartenente alla Società Ricuperi Marittimi (SO.RI.MA.), diventa il simbolo mondiale delle operazioni di recupero subacqueo. In un&#8217;epoca in cui immergersi oltre poche decine di metri significava mettere seriamente a rischio la propria vita, questi uomini arrivarono a lavorare a profondità considerate proibitive.</p>



<p>La loro impresa più celebre fu il recupero del tesoro del transatlantico britannico <strong>Egypt</strong>, affondato nel 1922 nel Canale della Manica dopo una collisione. A bordo della nave c&#8217;erano centinaia di lingotti e monete d&#8217;oro e d&#8217;argento destinati alle banche dell&#8217;India, un carico dal valore immenso che giaceva a circa 120 metri di profondità.</p>



<p>Per molti era un&#8217;impresa impossibile. Per gli uomini dell&#8217;Artiglio rappresentava una sfida. Con tecniche rivoluzionarie per l&#8217;epoca, campane subacquee, scafandri pesanti e l&#8217;utilizzo controllato di esplosivi, riuscirono ad aprire lo scafo del relitto e a recuperare parte del prezioso carico. Ogni immersione durava pochi minuti ma richiedeva ore di preparazione e altrettante per la lenta decompressione. Bastava un errore, una corrente improvvisa o un guasto all&#8217;attrezzatura perché il mare si trasformasse in una trappola senza via d&#8217;uscita.</p>



<p>Il destino, purtroppo, presentò il conto il 7 dicembre 1930. Durante un&#8217;operazione sul relitto dell&#8217;Egypt, una violenta esplosione distrusse l&#8217;Artiglio. Morirono gran parte dell&#8217;equipaggio e dei palombari, uomini che avevano dedicato la propria vita a una professione tra le più rischiose al mondo. La tragedia suscitò profonda emozione in Italia e all&#8217;estero, trasformando quei subacquei in simboli di coraggio e sacrificio.</p>



<p>Ma la loro storia non finì quel giorno. La SO.RI.MA. costruì una nuova nave, l&#8217;<strong>Artiglio II</strong>, e l&#8217;opera di recupero proseguì fino a riportare in superficie gran parte del tesoro dell&#8217;Egypt. Un successo che consacrò definitivamente la scuola italiana dei palombari come punto di riferimento internazionale nel recupero marittimo.</p>



<p>Ancora oggi gli uomini dell&#8217;Artiglio vengono ricordati come pionieri dell&#8217;ingegneria subacquea. Le loro imprese contribuirono allo sviluppo delle moderne tecniche di immersione e dimostrarono che l&#8217;ingegno umano poteva spingersi là dove sembrava impossibile arrivare.</p>



<p>Non erano cercatori d&#8217;oro, ma professionisti del mare. Ogni immersione era una lotta contro il tempo, il freddo e la pressione degli abissi. Dietro ogni lingotto riportato in superficie c&#8217;erano competenza, disciplina e un coraggio fuori dal comune.</p>



<p>A quasi un secolo di distanza, la loro vicenda continua ad affascinare storici, appassionati di mare e lettori. Perché quella degli uomini dell&#8217;Artiglio non è soltanto la storia del recupero di un tesoro sommerso, ma il racconto di uomini che trasformarono l&#8217;impossibile in una professione, pagando spesso con la vita il prezzo della loro audacia.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="480" height="363" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/artiglio_equipaggio1.jpg" alt="" class="wp-image-254731" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/artiglio_equipaggio1.jpg 480w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/artiglio_equipaggio1-300x227.jpg 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></figure>



<p>(Foto dal sito <a href="https://www.nauticareport.it/dettnews/report/lartiglio_e_loro_dellegypt-6-6328/" data-type="link" data-id="https://www.nauticareport.it/dettnews/report/lartiglio_e_loro_dellegypt-6-6328/">nauticareport.it</a>)</p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Mobilità sostenibile, Baronissi conquista il primo posto in graduatoria per lo scuolabus elettrico</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mobilita-sostenibile-baronissi-conquista-il-primo-posto-in-graduatoria-per-lo-scuolabus-elettrico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 09:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Baronissi]]></category>
		<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
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					<description><![CDATA[Baronissi è il primo Comune della Campania, nella fascia demografica compresa tra i 15 mila e i 30 mila abitanti, ad aver ottenuto l&#8217;ammissione al finanziamento regionale destinato all&#8217;acquisizione di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Baronissi è il primo Comune della Campania, nella fascia demografica compresa tra i 15 mila e i 30 mila abitanti, ad aver ottenuto l&#8217;ammissione al finanziamento regionale destinato all&#8217;acquisizione di uno scuolabus elettrico. Un risultato di assoluto rilievo che conferma la capacità dell&#8217;Amministrazione comunale di intercettare risorse strategiche e di tradurle in interventi concreti a beneficio della comunità.</p>



<p>La Giunta comunale ha approvato lo schema della convenzione trasmesso dalla Regione Campania, passaggio amministrativo necessario per perfezionare l&#8217;iter di finanziamento nell&#8217;ambito del Programma Regionale Campania FESR 2021-2027, finalizzato al potenziamento del trasporto scolastico attraverso mezzi a emissioni zero, con l&#8217;obiettivo di migliorare la qualità del servizio, garantire maggiore sicurezza agli studenti e contribuire alla transizione energetica. </p>



<p>L&#8217;iniziativa rientra nel più ampio programma promosso dalla Regione Campania per sostenere i Comuni nell&#8217;attivazione e nel potenziamento del servizio di trasporto scolastico, favorendo il rinnovo del parco mezzi con veicoli di nuova generazione. Le risorse sono state ripartite attraverso due distinte graduatorie, una dedicata ai Comuni fino a 15 mila abitanti e una ai Comuni tra i 15 mila e i 30 mila abitanti. Baronissi ha conquistato il primo posto della seconda graduatoria, risultando tra gli enti beneficiari del finanziamento destinato all&#8217;acquisto del nuovo scuolabus elettrico. Con l&#8217;approvazione dello schema di convenzione prende ora avvio la fase conclusiva dell&#8217;iter amministrativo che consentirà la sottoscrizione dell&#8217;accordo con la Regione e la successiva acquisizione del mezzo, destinato a rafforzare il servizio comunale di trasporto scolastico.</p>



<p>“Essere il primo Comune della nostra fascia demografica in tutta la Campania rappresenta un motivo di grande soddisfazione e testimonia la qualità del lavoro portato avanti dall&#8217;Amministrazione comunale e dagli uffici, che ringrazio per l&#8217;impegno e la professionalità dimostrati – dichiara la Sindaca di Baronissi Anna Petta –. Continuiamo a investire con convinzione nei servizi destinati alle famiglie e ai nostri studenti, perché crediamo che la qualità della vita passi anche attraverso un trasporto scolastico efficiente, moderno e sicuro. L&#8217;acquisto del nuovo scuolabus elettrico rappresenta un investimento sul futuro della nostra comunità e conferma la nostra volontà di costruire una Baronissi sempre più sostenibile, innovativa e vicina ai bisogni delle nuove generazioni”.</p>



<p>“L&#8217;ammissione a questo finanziamento – dichiara il Vicesindaco e Assessore al Patrimonio Luca Galdi – è il risultato di un&#8217;attenta attività di programmazione e della capacità dell&#8217;Ente di valorizzare ogni opportunità di investimento. Dotare il Comune di un nuovo scuolabus elettrico significa incrementare il patrimonio pubblico con un mezzo moderno ed efficiente, destinato a migliorare un servizio fondamentale per le famiglie. Continuiamo a lavorare per rendere Baronissi una città sempre più capace di attrarre risorse e trasformarle in opere e servizi concreti”.</p>



<p>“La scuola è una delle priorità della nostra Amministrazione e ogni investimento destinato agli studenti rappresenta un investimento sul futuro della città – afferma l&#8217;Assessore alla Scuola Giuseppe Giordano –. Il nuovo scuolabus elettrico consentirà di offrire un servizio ancora più efficiente e sicuro, rispondendo alle esigenze delle famiglie e garantendo ai bambini un trasporto moderno e confortevole. È un risultato importante che rafforza il diritto allo studio e conferma l&#8217;attenzione che il Comune continua a riservare al mondo della scuola e alle giovani generazioni”.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Verso il 66^ Salone nautico internazionale di Genova: aperto il ticketing online</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/verso-il-66-salone-nautico-internazionale-di-genova-aperto-il-ticketing-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 11:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Raduni]]></category>
		<category><![CDATA[Salone nautico internazionale di Genova]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=254597</guid>

					<description><![CDATA[Con l’apertura del ticketing online entra nel vivo il percorso di avvicinamento al&#160;66° Salone Nautico Internazionale, in programma a Genova dall’1 al 6 ottobre 2026. Il Salone guarda al futuro: [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l’apertura del ticketing online entra nel vivo il percorso di avvicinamento al&nbsp;<strong>66° Salone Nautico Internazionale</strong>, in programma a Genova dall’<strong>1 al 6 ottobre 2026</strong>.</p>



<p><strong><br>Il Salone guarda al futuro: giovani e professionisti di settore al centro</strong></p>



<p>Tra le iniziative confermate per il 2026 torna il&nbsp;<strong>biglietto Under 25</strong>&nbsp;a tariffa agevolata di&nbsp;<strong>13 euro</strong>, una scelta che si inserisce nel più ampio impegno di Confindustria Nautica per avvicinare i giovani alla cultura del mare e alle professioni della nautica. Un percorso che comprende anche le attività di orientamento rivolte agli studenti e il nuovo&nbsp;<strong>patentino D1</strong>, promosso dall’Associazione nazionale di categoria e conseguibile già a partire dai 16 anni.</p>



<p>Si consolida inoltre la seconda edizione dei&nbsp;<strong>TechTrade Days</strong>, in programma l’1 e il 2 ottobre, il format B2B dedicato all’accessoristica e alla componentistica nautica che, dopo il positivo debutto dello scorso anno, diventa uno degli strumenti attraverso cui il Salone rafforza la propria funzione di piattaforma di business per l’industria.</p>



<p>Oltre&nbsp;<strong>400 brand</strong>&nbsp;presenteranno le più recenti innovazioni del settore nell’area&nbsp;<strong>TechTrade</strong>&nbsp;(Padiglione Blu), dedicata a business, tecnologia e networking professionale, favorendo l’incontro tra produttori, fornitori, progettisti, uffici acquisti e cantieri in un contesto pensato per sviluppare nuove relazioni commerciali e opportunità di mercato.</p>



<p><strong><br>Biglietti già disponibili online</strong></p>



<p>I biglietti per il <strong>66° Salone Nautico Internazionale</strong> sono disponibili online sullo <a href="https://shop.ilsalonenautico.com/sn26" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Shop ufficiale del Salone Nautico</a> con pagamento tramite carta di credito (Visa, Mastercard, American Express), Maestro, JCB, UnionPay, Google Pay, Apple Pay e Nexi Pay by Bank.</p>



<p><strong>Tariffe</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Online:</strong> € 23 + € 1 di prevendita</li>



<li><strong>Biglietteria in loco:</strong> € 28</li>



<li><strong>Under 25:</strong> € 13 (con documento di identità)</li>



<li><strong>Ingresso gratuito</strong> per i bambini nati dopo il 1° gennaio 2014 accompagnati da un adulto e per le persone con disabilità.</li>
</ul>



<p><strong>Verso il 66° Salone Nautico Internazionale</strong></p>



<p>Dopo aver presentato le prime novità di un’edizione caratterizzata dalla crescita dell’esposizione, dal rafforzamento della presenza internazionale e dal ritorno alla tradizionale collocazione nel mese di ottobre, il Salone apre ora le proprie porte al pubblico, dando ufficialmente il via al conto alla rovescia verso uno degli appuntamenti più attesi della nautica mondiale.</p>



<p>Organizzato da&nbsp;<strong>Confindustria Nautica</strong>, il Salone Nautico Internazionale continua a evolvere come piattaforma di riferimento per l’intera filiera: un luogo in cui industria, innovazione, design, cultura del mare, business e nuove generazioni si incontrano, accompagnando lo sviluppo del settore ben oltre i sei giorni della manifestazione.</p>



<p>Il programma aggiornato di eventi e convegni, insieme a tutte le informazioni utili per visitare il <strong>66° Salone Nautico Internazionale</strong> <strong>a Genova</strong> <strong>dall’1 al 6 ottobre</strong> è disponibile sul sito ufficiale: <a href="http://www.salonenautico.com/">www.salonenautico.com</a></p>
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	</channel>
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