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	<title>Notizie mediche | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
	<lastBuildDate>Sat, 05 Sep 2026 15:47:45 +0000</lastBuildDate>
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		<title>A Bari Ines Carrato porta la voce dei giovani medici davanti a Meloni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/a-bari-ines-carrato-porta-la-voce-dei-giovani-medici-davanti-a-meloni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 15:47:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo della Lucania]]></category>
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					<description><![CDATA[La dottoressa di Vallo della Lucania interviene davanti a circa 10mila persone Dal Cilento al palco di Bari, per portare la voce dei giovani medici italiani. È il ruolo affidato [...]]]></description>
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<p class="p1"><strong>La dottoressa di Vallo della Lucania interviene davanti a circa 10mila persone</strong></p>



<p class="p1">Dal Cilento al palco di Bari, per portare la voce dei giovani medici italiani. È il ruolo affidato oggi a <strong>Ines Carrato</strong>, giovane medico originaria di Vallo della Lucania, specializzanda in Medicina d’Emergenza-Urgenza, che é intervenuta all’iniziativa alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.</p>



<p class="p1">Carrato prende la parola in rappresentanza dei giovani medici specializzandi italiani, davanti a una platea di circa 10mila persone. Un intervento attraverso il quale ha portato all’attenzione delle istituzioni le istanze, le aspettative e le speranze di una generazione di professionisti chiamata a costruire il futuro della sanità italiana.</p>



<p class="p1">Il suo percorso professionale è strettamente legato alla medicina d’emergenza. Originaria di Vallo della Lucania, Carrato si è laureata in Medicina e Chirurgia all’Università Campus Bio-Medico di Roma e ha intrapreso la specializzazione in Medicina d’Emergenza-Urgenza⁠.</p>



<p class="p1">Il suo nome era già balzato all’attenzione delle cronache nel marzo del 2023, quando, mentre viaggiava su un Frecciarossa diretto da Roma a Milano, intervenne per soccorrere un passeggero di 65 anni colto da malore, praticandogli un massaggio cardiaco e contribuendo a salvarlo. Per quell’intervento ricevette anche un encomio. </p>



<p class="p1">Negli anni Carrato ha inoltre assunto un ruolo attivo nella rappresentanza degli specializzandi, arrivando a essere eletta rappresentante regionale degli specializzandi per il Lazio. </p>



<p class="p1">A Bari, dunque, la giovane professionista cilentana ha portato una voce che parte dalle corsie e dai percorsi di formazione specialistica per arrivare direttamente alle istituzioni: quella di medici impegnati quotidianamente nella cura dei pazienti e che chiedono attenzione per la formazione, le condizioni di lavoro e le prospettive professionali.</p>



<p>Foto tratta dal profilo Instagram di Ines Carrato </p>
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		<title>Difterite, l’allarme della Simeup: «Sui vaccini basta disinformazione»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/difterite-lallarme-della-simeup-sui-vaccini-basta-disinformazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 13:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[difterite]]></category>
		<category><![CDATA[simeup]]></category>
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					<description><![CDATA[«La morte della bambina di quattro anni ricoverata a Palermo con un quadro di sospetta difterite è una tragedia che colpisce profondamente tutta la comunità pediatrica. Gli accertamenti sono ancora [...]]]></description>
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<p>«<em>La morte della bambina di quattro anni ricoverata a Palermo con un quadro di sospetta difterite è una tragedia che colpisce profondamente tutta la comunità pediatrica. Gli accertamenti sono ancora in corso ed è doveroso attendere le conclusioni definitive sulle cause del decesso</em>». A intervenire è Vincenzo Tipo, presidente della Simeup, Società italiana di medicina di emergenza e urgenza pediatrica, che richiama l’attenzione su una malattia che molti considerano, erroneamente, appartenente al passato.</p>



<p>«<em>La difterite è un’infezione causata principalmente dal Corynebacterium diphtheriae e la sua particolare gravità è legata soprattutto alla tossina difterica, capace di diffondersi nell’organismo e provocare complicanze gravissime, in particolare a carico del cuore e del sistema nervoso, fino all’insufficienza multiorgano e alla morte</em>», spiega Tipo.</p>



<p>Il fatto che per molti anni siano stati registrati pochissimi casi, sottolinea il presidente della Simeup, non significa infatti che il batterio sia scomparso. Il Corynebacterium diphtheriae continua a circolare anche in Europa e l’Ecdc ha documentato negli ultimi anni casi e fenomeni di trasmissione locale. Nel 2024 sono stati segnalati nell’Ue/See 151 casi di difterite, 83 dei quali sostenuti da C. diphtheriae tossigeno.</p>



<p>«<em>È proprio questo il punto che dobbiamo comprendere: non è scomparso il rischio, è stata la vaccinazione a renderlo estremamente basso. Quando diminuiscono le coperture vaccinali si ricreano spazi nei quali malattie che avevamo quasi dimenticato possono tornare a colpire. La vaccinazione con anatossina difterica rimane l’unico metodo efficace per prevenire la malattia mediata dalla tossina e mantenere elevate coperture vaccinali è essenziale per evitare forme gravi e decessi</em>», prosegue Tipo.</p>



<p>Il presidente della Simeup richiama quindi anche la responsabilità dei pediatri nel contrastare la disinformazione sui vaccini. «<em>Come pediatri abbiamo il dovere di contrastare la disinformazione. Anni di studi e di ricerche rigorose non possono essere vanificati da improvvisati opinionisti sui social. Una volta e per tutte dobbiamo dire basta alla presunta associazione tra vaccini e autismo. I vaccini non sono vittime del loro insuccesso, ma, paradossalmente, del loro successo: quando una malattia non si vede più, si finisce per dimenticare quanto fosse pericolosa e perché sia scomparsa dalle nostre corsie</em>».</p>



<p>La Simeup invita le famiglie a verificare con il proprio pediatra il rispetto del calendario vaccinale e dei richiami previsti. «<em>Vaccinare un bambino significa proteggere lui, ma anche contribuire alla protezione dei bambini più fragili e dell’intera comunità. Le malattie infettive non dimenticano. Non dobbiamo dimenticare neppure noi</em>», conclude Vincenzo Tipo.</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Difterite, cos’è la malattia e quali rischi comporta</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/difterite-cose-la-malattia-e-quali-rischi-comporta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 10:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[difterite]]></category>
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					<description><![CDATA[Una bambina di 4 anni è morta all’Ospedale dei Bambini di Palermo. Secondo le prime informazioni, sulla piccola ci sarebbe il sospetto di un’infezione da difterite. La bambina, sempre secondo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una bambina di 4 anni è morta all’Ospedale dei Bambini di Palermo. Secondo le prime informazioni, sulla piccola ci sarebbe il sospetto di un’infezione da difterite. La bambina, sempre secondo quanto riferito, non sarebbe stata vaccinata contro la malattia. Saranno gli accertamenti sanitari a chiarire la causa del decesso e a confermare o meno l’eventuale diagnosi.<br><br><strong>Cos&#8217;è la difterite</strong></p>



<p>La difterite &#8211; si legge sul sito del ministero della Salute &#8211; è una malattia infettiva acuta potenzialmente grave e, nei casi più severi, può essere fatale. È causata da ceppi di <em>Corynebacterium diphtheriae</em> in grado di produrre una tossina che può provocare danni ai tessuti e raggiungere, attraverso il sangue, organi vitali.</p>



<p>La forma classica della malattia interessa soprattutto le alte vie respiratorie e può determinare la formazione di pseudomembrane sulle mucose di naso, faringe, laringe e trachea. Nei casi più gravi, queste possono ostacolare il passaggio dell’aria, provocando difficoltà respiratorie anche molto severe.</p>



<p>In Italia la difterite è oggi una malattia rara grazie alla vaccinazione. Secondo le informazioni del Ministero della Salute, dal 2000 sono stati segnalati cinque casi nel Paese, mentre negli ultimi anni sono stati registrati episodi sia di difterite respiratoria sia di forme cutanee.</p>



<p>La malattia rimane invece endemica in alcune aree del mondo, tra cui parti del Sud-Est asiatico e dell’Africa. I bambini non vaccinati sono considerati particolarmente esposti al rischio di infezione.</p>



<p>La difterite può manifestarsi anche in forma cutanea. Inoltre, oltre a <em>C. diphtheriae</em>, anche <em>Corynebacterium ulcerans</em> e <em>Corynebacterium pseudotuberculosis</em> possono produrre la tossina difterica. Le infezioni da <em>C. ulcerans</em> sono state associate, in particolare, al contatto con animali infetti e al consumo di latte crudo.</p>



<p>Nel caso della bambina di Palermo, resta fondamentale attendere gli esiti degli esami e delle verifiche delle autorità sanitarie prima di stabilire con certezza la causa della morte.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Istamina, cos&#8217;è e quali effetti ha sul nostro organismo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/istamina-cose-e-quali-effetti-ha-sul-nostro-organismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 11:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[istamina]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;istamina è una sostanza presente naturalmente nell&#8217;organismo e svolge un ruolo importante in diversi processi fisiologici. È coinvolta soprattutto nella risposta immunitaria, nelle reazioni allergiche, nella produzione di acido nello [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;<strong>istamina</strong> è una sostanza presente naturalmente nell&#8217;organismo e svolge un ruolo importante in diversi processi fisiologici. È coinvolta soprattutto nella risposta immunitaria, nelle reazioni allergiche, nella produzione di acido nello stomaco e nella regolazione di alcune funzioni del sistema nervoso.</p>



<p>Non è quindi una sostanza &#8220;cattiva&#8221;: al contrario, l&#8217;istamina è indispensabile per il corretto funzionamento dell&#8217;organismo. Il problema può insorgere quando viene liberata in quantità elevate o quando l&#8217;organismo non riesce a gestirla correttamente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che cos&#8217;è l&#8217;istamina</h2>



<p>L&#8217;istamina è una <strong>molecola biologicamente attiva</strong> prodotta a partire dall&#8217;amminoacido istidina. Nell&#8217;organismo viene immagazzinata soprattutto in alcune cellule del sistema immunitario, tra cui i mastociti e i basofili.</p>



<p>Quando queste cellule vengono attivate, l&#8217;istamina viene rilasciata e si lega a specifici recettori presenti su diversi tessuti. A seconda del recettore coinvolto, può produrre effetti differenti.</p>



<p>È proprio questo meccanismo a spiegare perché l&#8217;istamina sia coinvolta in fenomeni apparentemente molto diversi tra loro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Istamina e allergie</h2>



<p>Uno dei suoi ruoli più conosciuti riguarda le <strong>reazioni allergiche</strong>.</p>



<p>Quando l&#8217;organismo riconosce erroneamente come pericolosa una sostanza normalmente innocua, come un allergene presente nei pollini o negli alimenti, può attivare una risposta immunitaria che porta al rilascio di istamina.</p>



<p>La sostanza provoca, tra le altre cose, la dilatazione dei vasi sanguigni e un aumento della loro permeabilità. Possono comparire così <strong>rossore, gonfiore, prurito, orticaria, starnuti, congestione nasale e lacrimazione</strong>.</p>



<p>L&#8217;istamina può inoltre provocare una contrazione della muscolatura delle vie respiratorie, contribuendo alla comparsa di <strong>broncospasmo e difficoltà respiratoria</strong> nelle reazioni più importanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo nella digestione</h2>



<p>L&#8217;istamina svolge una funzione anche nello stomaco. Attraverso i recettori H2, stimola le cellule gastriche a produrre <strong>acido cloridrico</strong>, indispensabile per la digestione degli alimenti e per l&#8217;attivazione di alcuni enzimi digestivi.</p>



<p>Questo spiega anche perché i farmaci chiamati <strong>antistaminici H2</strong>, utilizzati in determinate condizioni, siano in grado di ridurre la secrezione acida gastrica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;istamina nel cervello</h2>



<p>L&#8217;istamina non agisce soltanto sul sistema immunitario e sull&#8217;apparato digerente. Nel cervello funziona anche come <strong>neurotrasmettitore</strong>.</p>



<p>È coinvolta nella regolazione di alcune funzioni, tra cui <strong>stato di vigilanza, ciclo sonno-veglia, appetito e alcune attività cognitive</strong>.</p>



<p>È anche uno dei motivi per cui alcuni antistaminici possono provocare sonnolenza: attraversando il sistema nervoso centrale, alcuni farmaci possono interferire con l&#8217;azione dell&#8217;istamina coinvolta nel mantenimento dello stato di veglia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa succede quando l&#8217;istamina aumenta</h2>



<p>Un&#8217;eccessiva liberazione di istamina può provocare diversi disturbi, la cui intensità dipende dalla quantità rilasciata e dalla situazione.</p>



<p>Tra i possibili sintomi ci sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>prurito e orticaria</strong>;</li>



<li>arrossamento della pelle;</li>



<li>gonfiore;</li>



<li>starnuti e naso che cola;</li>



<li>mal di testa;</li>



<li>nausea e disturbi gastrointestinali;</li>



<li>palpitazioni;</li>



<li>abbassamento della pressione;</li>



<li>difficoltà respiratoria nelle reazioni più importanti.</li>
</ul>



<p>Nei casi più gravi, una reazione allergica sistemica può trasformarsi in <strong>anafilassi</strong>, una condizione potenzialmente pericolosa per la vita che richiede un intervento medico immediato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Istamina e alimentazione</h2>



<p>L&#8217;istamina può essere presente anche negli alimenti oppure può formarsi durante alcuni processi di <strong>fermentazione, maturazione e conservazione</strong>.</p>



<p>Tra gli alimenti che possono contenere quantità elevate o variabili di istamina rientrano alcuni <strong>formaggi stagionati, salumi, pesce conservato o fermentato, vino e altri alimenti fermentati</strong>.</p>



<p>La quantità può variare sensibilmente in base al prodotto, alla conservazione e ai processi di produzione. Per questo motivo non è corretto considerare automaticamente tutti gli alimenti appartenenti a una determinata categoria come &#8220;ricchi di istamina&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Istamina e cosiddetta &#8220;intolleranza&#8221;</h2>



<p>Negli ultimi anni si è parlato molto di <strong>intolleranza all&#8217;istamina</strong>, una definizione utilizzata per descrivere persone che riferiscono sintomi dopo il consumo di determinati alimenti.</p>



<p>La questione, tuttavia, è complessa. I sintomi attribuiti a una ridotta capacità di metabolizzare l&#8217;istamina possono essere molto diversi e non sono specifici di questa condizione. Per questo motivo è importante <strong>non effettuare autodiagnosi né eliminare ampie categorie di alimenti dalla propria dieta senza un adeguato inquadramento medico</strong>.</p>



<p>La capacità dell&#8217;organismo di metabolizzare l&#8217;istamina dipende da diversi meccanismi, tra cui enzimi presenti nell&#8217;intestino e nei tessuti. Anche alcuni farmaci e condizioni dell&#8217;organismo possono influenzare questo equilibrio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è sempre necessario eliminare l&#8217;istamina</h2>



<p>La presenza di istamina negli alimenti non significa quindi che debba essere eliminata dalla dieta. Per la maggior parte delle persone, l&#8217;istamina alimentare viene gestita senza particolari problemi.</p>



<p>Quando invece compaiono ripetutamente sintomi come <strong>orticaria, vampate, mal di testa, disturbi gastrointestinali o palpitazioni dopo determinati alimenti</strong>, è opportuno parlarne con il medico per individuare la causa.</p>



<p>In caso di <strong>gonfiore improvviso di labbra, lingua o gola, difficoltà a respirare, forte debolezza o perdita di coscienza</strong>, soprattutto dopo l&#8217;esposizione a un possibile allergene, è invece necessario richiedere immediatamente assistenza medica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">In sintesi</h3>



<p>L&#8217;istamina è una sostanza essenziale per l&#8217;organismo: partecipa alla <strong>risposta immunitaria, alle reazioni allergiche, alla produzione di acido gastrico e alla regolazione del sistema nervoso</strong>. Il suo rilascio eccessivo può però provocare sintomi anche importanti.</p>



<p>Comprendere il suo ruolo aiuta quindi a distinguere tra una normale funzione biologica, una reazione allergica e quei disturbi che vengono talvolta ricondotti, non sempre correttamente, alla cosiddetta intolleranza all&#8217;istamina.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Guardare un’eclissi solare senza protezione può provocare danni permanenti alla retina</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/guardare-uneclissi-solare-senza-protezione-puo-provocare-danni-permanenti-alla-retina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 08:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[danni alla retina]]></category>
		<category><![CDATA[eclissi solare]]></category>
		<category><![CDATA[protezione occhi]]></category>
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					<description><![CDATA[Occhi puntati al cielo il prossimo 12 agosto, quando ci sarà un&#8217;eclissi solare totale, un fenomeno astronomico che susciterà un grande interesse nella popolazione di tutto il mondo. Dall&#8217;Italia potrà [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Occhi puntati al cielo il prossimo 12 agosto, quando ci sarà un&#8217;eclissi solare totale, un fenomeno astronomico che susciterà un grande interesse nella popolazione di tutto il mondo. Dall&#8217;Italia potrà essere osservata come eclissi parziale, anche se la percentuale del Sole coperta dalla Luna sarà diversa a seconda della zona del Paese, maggiore al Nord e minore nelle regioni del Sud. </p>



<p>Sebbene si tratti di uno spettacolo naturale di grande bellezza, gli esperti di Baviera, uno dei principali gruppi oculistici europei, ricordano che <strong>ammirarla direttamente senza la protezione adeguata può provocare lesioni molto gravi agli occhi.</strong> Durante l&#8217;eclissi, infatti, l&#8217;intensità della luce diminuisce e questo fa sì che molte persone abbiano la falsa sensazione che si possa guardare il Sole in sicurezza, quando in realtà la radiazione ultravioletta, quella infrarossa e la luce visibile ad alta intensità, continuano a raggiungere la retina e possono danneggiarla in modo irreversibile.</p>



<p><strong>La retina è una struttura estremamente sensibile situata nella parte posteriore dell&#8217;occhio</strong>&nbsp;che ha il compito di trasformare la luce in segnali nervosi che il cervello poi interpreta come immagini; la sua esposizione diretta alla radiazione solare può provocare danni gravi e irreversibili. Durante un&#8217;eclissi, la diminuzione della luminosità ambientale può generare una falsa sensazione di sicurezza che porta molte persone a guardare il Sole più a lungo del dovuto, cosa che aumenta il rischio di soffrire di una lesione nota come retinopatia solare, in cui le cellule responsabili della visione centrale vengono colpite in modo permanente.&nbsp;<strong>Uno degli aspetti più pericolosi è che questo tipo di danno di solito non produce dolore nel momento in cui si verifica</strong>, poiché la retina non dispone di recettori in grado di avvertire il problema, per cui una persona rischia di arrecare danno alla propria vista in modo inconsapevole. Anche esposizioni brevi possono essere sufficienti a provocare alterazioni visive importanti, soprattutto se si utilizzano strumenti ottici senza filtri adeguati o metodi di osservazione non omologati.</p>



<p>Gli effetti di un&#8217;esposizione inadeguata a uneclissi possono non apparire nellimmediato, poiché in molti casi i primi sintomi insorgono diverse ore dopo l&#8217;osservazione. Tra i segni più comuni ci sono l<strong>a visione offuscata, la difficoltà a mettere a fuoco gli oggetti, la comparsa di un punto scuro o di una macchia fissa al centro del campo visivo, la distorsione delle linee rette e l&#8217;alterazione nella percezione dei colori,</strong>&nbsp;tutti indicativi di un possibile coinvolgimento della macula, la zona centrale della retina. Se uno qualsiasi di questi sintomi compare dopo aver osservato l&#8217;eclissi, è fondamentale evitare di sforzare la vista e recarsi il prima possibile da uno specialista per effettuare un esame completo. Sebbene non sia sempre possibile ripristinare completamente il danno, in caso di retinopatia solare una valutazione precoce consente di confermare la diagnosi, escludere altre patologie e stabilire un follow-up adeguato che contribuisca a proteggere la salute visiva a lungo termine.</p>



<p>Affinché non si verifichi nessuna di queste complicazioni, è fondamentale adottare sempre misure di protezione adeguate; per questo, gli esperti di Baviera &#8211; Clinica Oculistica hanno voluto dare alcune raccomandazioni per ammirarla in tutta sicurezza senza mettere a rischio la salute oculare e riducendo al minimo qualsiasi possibilità di danno irreversibile alla retina:</p>



<p><strong>1. Utilizzare esclusivamente occhiali omologati per eclissi</strong></p>



<p>Il primo consiglio e il più importante èdi&nbsp;<strong>usare esclusivamente occhiali progettati per l&#8217;osservazione delle eclissi solari che rispettino la norma internazionale ISO 12312-2.</strong>&nbsp;Questi occhiali incorporano filtri speciali in grado di bloccare praticamente tutta la radiazione solare dannosa, permettendo di contemplare il fenomeno senza che la retina riceva una quantità pericolosa di energia. Prima di utilizzarli è opportuno verificare che non siano graffiati, perforati o deteriorati, poiché qualsiasi difetto può ridurne l&#8217;efficacia. Se una persona decide di osservare l&#8217;eclissi senza questo tipo di protezione o utilizza occhiali non omologati, la radiazione può penetrare direttamente all&#8217;interno dell&#8217;occhio e produrre lesioni permanenti alla retina.</p>



<p><strong>2. Non utilizzare occhiali da sole né metodi casalinghi</strong></p>



<p><strong>Gli occhiali da sole convenzionali, indipendentemente da quanto siano scuri, non offrono la protezione necessaria per osservare un&#8217;eclissi solare.</strong>&nbsp;Allo stesso modo,&nbsp;<strong>non sono sicuri nemmeno i vetri affumicati, le radiografie, i negativi fotografici, i compact disc, i filtri improvvisati o qualsiasi altro metodo casalingo tradizionalmente utilizzato per tentare di guardare il Sole</strong>. Nessuno di questi elementi blocca la radiazione nociva in modo adeguato. Utilizzare uno qualsiasi di questi metodi può generare una falsa sensazione di sicurezza e far sì che la persona mantenga lo sguardo fisso sul Sole per più tempo. Ciò aumenta considerevolmente il rischio di subire ustioni alla retina e danni permanenti alla vista, che in alcuni casi possono impedire di recuperare completamente la capacità visiva.</p>



<p><strong>3. Non osservare l&#8217;eclissi con binocoli, telescopi o fotocamere privi di filtri speciali</strong></p>



<p>Gli strumenti ottici concentrano un&#8217;enorme quantità di luce ed energia solare su un punto molto piccolo, per cui devono essere&nbsp;<strong>utilizzati solo se dotati di filtri solari specificamente progettati a tale scopo e correttamente posizionati nella parte frontale dell&#8217;apparecchio</strong>. Anche le macchine fotografiche o i telefoni cellulari possono risultare pericolosi quando vengono utilizzati per guardare direttamente il Sole senza la protezione adeguata. Se si impiegano questi dispositivi senza filtri omologati, la quantità di radiazione che raggiunge la retina aumenta in modo molto significativo e il danno oculare può verificarsi quasi immediatamente. Inoltre, la stessa apparecchiatura può subire danni a causa dell&#8217;intensa radiazione solare.</p>



<p><strong>4. Sorvegliare sempre i bambini durante l&#8217;osservazione</strong></p>



<p>I bambini provano una grande curiosità per questo tipo di fenomeni astronomici e, in molti casi, non sono pienamente consapevoli del pericolo che comporta guardare direttamente il Sole. Per questo&nbsp;<strong>è fondamentale che un adulto supervisioni in ogni momento l&#8217;osservazione dell&#8217;eclissi, spieghi come utilizzare correttamente gli occhiali omologati e impedisca che li tolgano mentre stanno guardando il fenomeno</strong>. Se i minori osservano l&#8217;eclissi senza supervisione, esiste un maggior rischio che rimuovano la protezione per qualche secondo o guardino direttamente il Sole per curiosità. Un&#8217;esposizione molto breve può essere sufficiente a produrre lesioni irreversibili alla retina, compromettendo la loro vista per il resto della vita.</p>



<p><strong>5. Scegliere metodi di osservazione indiretta</strong></p>



<p><strong>Uno dei modi più sicuri per godersi un&#8217;eclissi consiste nell&#8217;utilizzare sistemi di proiezione indiretta, come le camere oscure o i proiettori stenopeici, che permettono di osservare l&#8217;immagine del Sole senza la necessità di guardarlo direttamente.</strong>&nbsp;È inoltre consigliabile, se possibile, recarsi presso osservatori astronomici o partecipare ad attività organizzate da associazioni specializzate, dove sono generalmente disponibili attrezzature omologate e personale qualificato per garantire un&#8217;osservazione completamente sicura. Non seguire questa raccomandazione e optare per guardare direttamente il Sole aumenta considerevolmente le possibilità di subire lesioni oculari. I metodi indiretti eliminano praticamente qualsiasi rischio per la retina e permettono di godersi il fenomeno con totale tranquillità e rappresentano quindi un&#8217;alternativa particolarmente valida per le famiglie e le persone che non dispongono di occhiali omologati.</p>



<p><strong>Il Dott. Sergio Ares, Medico Oculista e Country Manager di Baviera Italia, spiega</strong>: <em>«L&#8217;eclissi solare del 12 agosto sarà un fenomeno astronomico di grande interesse che potrà essere visibile come eclissi parziale da tutta lItalia, sebbene con diversa intensità a seconda della regione in cui ci si trova. Tuttavia, osservarla senza le adeguate misure di protezione può essere pericoloso: si possono provocare lesioni irreversibili alla retina e una perdita permanente della vista. Noi da Baviera raccomandiamo quindi di utilizzare sempre occhiali omologati, evitare metodi casalinghi, non impiegare strumenti ottici privi di filtri speciali, sorvegliare i bambini e ricorrere a sistemi di osservazione indiretta</em> <em>per godersi lo spettacolo in totale sicurezza, proteggendo la salute oculare</em>.» </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nato al Policlinico Vanvitelli il primo bambino in Campania con una nuova tecnica per il parto operativo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/nato-al-policlinico-vanvitelli-il-primo-bambino-in-campania-con-una-nuova-tecnica-per-il-parto-operativo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 09:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[parto operativo]]></category>
		<category><![CDATA[policlinico vanvitelli]]></category>
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					<description><![CDATA[È nato al Policlinico “Luigi Vanvitelli” di Napoli il primo bambino in Campania venuto alla luce con l&#8217;ausilio di una nuova tecnica progettata per supportare la fase espulsiva del parto [...]]]></description>
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<p>È nato al Policlinico “Luigi Vanvitelli” di Napoli il primo bambino in Campania venuto alla luce con l&#8217;ausilio di una nuova tecnica progettata per supportare la fase espulsiva del parto vaginale. Con questa applicazione, avvenuta lo scorso 2 agosto, l&#8217;Azienda Ospedaliera Universitaria “Luigi Vanvitelli” diventa il primo centro del Sud Italia selezionato per l&#8217;introduzione della nuova tecnica nella pratica clinica.</p>



<p>L&#8217;intervento è stato eseguito dalla dottoressa Fabiana Savoia, responsabile del progetto di formazione e introduzione della nuova tecnica presso l&#8217;Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia, diretta dal professor Luigi Cobellis, sotto la cui guida il reparto si è distinto negli ultimi anni per l&#8217;elevata qualità dell&#8217;assistenza ostetrica, il contenimento del ricorso al taglio cesareo e la bassa incidenza di complicanze fetali.</p>



<p>La nuova tecnica, già validata e impiegata in numerosi centri di eccellenza europei, è stata finora adottata in Italia solo da un numero limitato di strutture, tra cui l&#8217;Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, il Policlinico Universitario “A. Gemelli” di Roma e la Clinica Mangiagalli di Milano. La Campania è dunque la prima regione del Mezzogiorno a utilizzarla.</p>



<p><strong>Come funziona</strong></p>



<p>Nelle fasi finali del travaglio può rendersi necessario un parto operativo per tutelare la sicurezza della madre o del feto, finora eseguito principalmente con la ventosa ostetrica. La nuova tecnica prevede invece una sottile guaina morbida e gonfiabile che avvolge delicatamente la testa del bambino, consentendo al medico di accompagnarne la nascita con una trazione controllata e distribuita in maniera uniforme, anziché concentrata in un solo punto: l&#8217;intervento risulta così potenzialmente meno traumatico.</p>



<p><em>«La nuova tecnica rappresenta uno strumento aggiuntivo nel campo del parto operativo vaginale, che in Italia fino a pochi mesi fa poteva essere eseguito esclusivamente mediante ventosa ostetrica», sottolineano i professionisti del reparto.</em></p>



<p><strong>Formazione e innovazione</strong></p>



<p>L&#8217;introduzione della nuova tecnica è stata preceduta da un percorso formativo rivolto a ginecologi, ostetriche e anestesisti, organizzato dalla dottoressa Savoia e dal professor Luigi Cobellis presso l&#8217;AOU “Luigi Vanvitelli”, con esercitazioni pratiche e simulazioni su manichini dedicati sotto la supervisione di personale esperto nell&#8217;utilizzo della metodica.</p>



<p><em>«Il nostro obiettivo è offrire alle nostre pazienti i più elevati standard di assistenza al parto. La nascita di un bambino rappresenta un momento straordinario, spesso unico, per i futuri genitori. Per questo il nostro impegno quotidiano è fare in modo che avvenga nel modo più sicuro, sereno e rispettoso possibile, sia per la mamma sia per il bambino».</em></p>



<p>L&#8217;adozione della nuova tecnica si inserisce nel più ampio percorso di innovazione dell&#8217;Azienda, volto a rendere l&#8217;assistenza alla nascita sempre più moderna, sicura e basata sulle migliori evidenze scientifiche.</p>



<p>(Foto IlMattino)</p>
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		<title>Caldo e Parkinson: perché l&#8217;estate può peggiorare i sintomi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/caldo-e-parkinson-perche-lestate-puo-peggiorare-i-sintomi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 10:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Roccadaspide]]></category>
		<category><![CDATA[caldo e parkinson]]></category>
		<category><![CDATA[chinesiologo]]></category>
		<category><![CDATA[metodo frequency]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’arrivo della stagione estiva, molte persone con Malattia di Parkinson possono riscontrare unpeggioramento di alcuni disturbi, tra cui rigidità muscolare, rallentamento dei movimenti, affaticamento e maggiori difficoltà nello svolgimento [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l’arrivo della stagione estiva, molte persone con Malattia di Parkinson possono riscontrare un<br>peggioramento di alcuni disturbi, tra cui rigidità muscolare, rallentamento dei movimenti, affaticamento e maggiori difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane. Si tratta di un fenomeno che non dipende esclusivamente dalla percezione individuale, ma che può essere ricondotto ai complessi meccanismi fisiologici coinvolti nella malattia.</p>



<p>Il Parkinson non interessa soltanto le aree cerebrali deputate al controllo motorio, ma coinvolge anche il sistema nervoso autonomo, responsabile della regolazione di funzioni involontarie essenziali come pressione arteriosa, sudorazione e temperatura corporea.</p>



<p>Durante i periodi caratterizzati da temperature elevate, il corpo mette in atto specifiche risposte per<br>disperdere il calore, attraverso processi come la sudorazione e la vasodilatazione periferica. Nelle<br>persone con Parkinson, tuttavia, questi meccanismi possono risultare meno efficienti a causa delle<br>alterazioni del sistema autonomo, rendendo più complesso l’adattamento dell’organismo agli stress<br>termici.</p>



<p>Un elemento centrale in questo processo è rappresentato dalla dopamina, neurotrasmettitore fondamentale nella malattia di Parkinson. Oltre al suo ruolo nella regolazione del movimento, la dopamina contribuisce anche ai meccanismi cerebrali coinvolti nella termoregolazione e nel<br>mantenimento dell’equilibrio interno dell’organismo. Quando tali sistemi sono già compromessi<br>dalla patologia, il caldo intenso può aumentare la difficoltà nel preservare una corretta regolazione<br>fisiologica.</p>



<p>Le alte temperature possono inoltre favorire disidratazione, aumento della stanchezza e maggiore vulnerabilità del sistema nervoso, con possibili effetti sulla stabilità dei sintomi e sulla risposta ai trattamenti farmacologici. Di conseguenza, possono accentuarsi la sensazione di rigidità, la lentezza dei movimenti e le difficoltà nella coordinazione.</p>



<p>Per affrontare meglio i mesi estivi, è importante seguire alcune semplici indicazioni: garantire una<br>buona idratazione, limitare l’esposizione nelle ore più calde, privilegiare ambienti freschi e ventilati e modulare l’attività fisica in base alle proprie capacità e condizioni personali.</p>



<p>In questo quadro, un percorso multidisciplinare che includa movimento adattato, educazione alla<br>gestione dei sintomi e stimolazioni sensoriali può rappresentare un supporto utile per favorire il benessere complessivo della persona con Parkinson.</p>



<p>LA STIMOLAZIONE VIBROACUSTICA COME APPROCCIO COMPLEMENTARE NEL PERCORSO PARKINSON</p>



<p>All’interno di un modello integrato si inserisce l’attività del <strong>Dott. Giovanni Peduto, chinesiologo originario di Roccadaspide e ideatore del Metodo Frequency</strong>, un approccio fondato sulla chinesiologia sensoriale e sulla stimolazione vibroacustica. Il Metodo Frequency® impiega frequenze sonore convertite in vibrazioni meccaniche percepite dal corpo, con l’obiettivo di offrire uno stimolo sensoriale aggiuntivo al sistema nervoso. Questo approccio si colloca nell’ambito dell’interesse crescente della ricerca neurologica verso il ruolo degli stimoli ritmici, sonori e vibratori nella modulazione dei circuiti sensomotori coinvolti nel controllo del movimento.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/1000206262-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-254457" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/1000206262-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/1000206262-1-300x169.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/1000206262-1-768x432.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/1000206262-1.jpg 1067w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nella Malattia di Parkinson, dove l’integrazione tra informazioni motorie, sensoriali e propriocettive può risultare compromessa, la stimolazione vibroacustica viene proposta come strumento complementare all’interno di un percorso personalizzato, associato al movimento e alla chinesiologia adattata.</p>



<p>Durante il periodo estivo, quando il caldo può contribuire ad aumentare la percezione di fatica e<br>rigidità per le difficoltà legate all’adattamento termico e autonomico, strategie integrate orientate al<br>mantenimento della mobilità e del benessere possono assumere un ruolo significativo.</p>



<p>Il Metodo Frequency® non sostituisce terapie farmacologiche o percorsi riabilitativi tradizionali, ma si propone come possibile elemento integrativo in un approccio multidisciplinare centrato sulla persona con Parkinson.</p>



<p>Comprendere il rapporto tra temperatura ambientale, sistema nervoso e manifestazioni della Malattia di Parkinson consente di affrontare la stagione estiva con maggiore consapevolezza, favorendo una gestione più efficace della quotidianità e contribuendo al miglioramento della qualità di vita.</p>
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		<title>Sanità, in Campania la terapia genica per l&#8217;emofilia B</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sanita-in-campania-la-terapia-genica-per-lemofilia-b/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 08:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[Presso l&#8217;Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli è stata eseguita con successo la prima terapia genica per l&#8217;emofilia B in Campania. A livello mondiale, sono ancora pochissimi i centri [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Presso l&#8217;Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli è stata eseguita con successo la prima terapia genica per l&#8217;emofilia B in Campania. A livello mondiale, sono ancora pochissimi i centri che eseguono questo trattamento. In Italia, l&#8217;AOU Federico II è uno dei soli due centri in grado di offrirlo, grazie a un&#8217;organizzazione multidisciplinare di eccellenza, a competenze altamente specialistiche e all&#8217;adozione di rigorosi standard di qualità.</p>



<p>La somministrazione è avvenuta lo scorso venerdì 24 luglio presso il Centro Hub per l&#8217;Emofilia e le<br>Malattie Emorragiche Congenite dell’AOU Federico II, diretto dal prof. Matteo Di Minno. A<br>beneficiarne, il primo paziente ritenuto idoneo: Enrico, 40 anni, napoletano.</p>



<p>Enrico da sempre convive con una compagna di viaggio difficile: l&#8217;emofilia B, una rara malattia<br>ereditaria causata dalla carenza del fattore IX della coagulazione, che espone a un elevato rischio di<br>emorragie, talvolta anche potenzialmente letali. Come tutti i pazienti affetti da questa patologia,<br>Enrico ha sperimentato, nel corso della sua vita, frequenti sanguinamenti a carico di articolazioni,<br>muscoli e organi interni, con dolore, limitazione funzionale e conseguenze permanenti. Il timore<br>costante di un&#8217;emorragia ha inevitabilmente condizionato anche i gesti più semplici della quotidianità,<br>come salire una rampa di scale o praticare attività sportiva.</p>



<p>Le terapie fino ad ora disponibili hanno consentito di migliorare significativamente la prognosi e la<br>qualità di vita delle persone con emofilia B, ma richiedono somministrazioni endovenose frequenti<br>che incidono profondamente sulla quotidianità dei pazienti. La terapia genica apre ora uno<br>scenario completamente nuovo: un’unica infusione potrà consentire ad un paziente di<br>trascorrere fino a 25 anni senza necessità di ulteriori trattamenti sostitutivi.</p>



<p>Fondatore di una community di tifosi del calcio Napoli e grande appassionato di basket – disciplina<br>che ha praticato con ottimi risultati prima di doverla abbandonare a causa della malattia – Enrico<br>ripercorre la propria storia dividendola idealmente in due fasi. La prima, fino ai 17 anni, segnata dalla<br>necessità di sottoporsi a infusioni molto frequenti, che rendevano particolarmente complessa la vita<br>quotidiana. La seconda, accompagnata dai progressi delle terapie, durante la quale gli appuntamenti con il trattamento si sono progressivamente ridotti fino a una somministrazione settimanale. Oggi,<br>con la terapia genica, inizia per lui una terza fase: quella di una prospettiva di vita profondamente<br>diversa.</p>



<p>«<em>Vorrei esprimere la mia più sincera riconoscenza a tutta l&#8217;équipe del Prof. Matteo Di Minno e, in<br>particolare, alla dott.ssa Ilenia Calcaterra, che mi ha sempre seguito con grande professionalità,<br>attenzione e umanità. Voglio anche rivolgere un messaggio a tutti i giovani che convivono con<br>l&#8217;emofilia B: abbiate fiducia nella scienza e nei professionisti che ogni giorno studiano questa<br>malattia. Solo grazie a una collaborazione costante tra pazienti e medici possiamo continuare a<br>migliorare i percorsi di cura e la qualità della nostra vita</em>», afferma con emozione Enrico.</p>



<p>Per un paziente che fino a oggi ha convissuto con una malattia rara, con il rischio costante di<br>sanguinamenti e la necessità di sottoporsi regolarmente a infusioni endovenose, si apre un nuovo<br>capitolo.</p>



<p>«<em>È stata effettuata un’unica infusione endovenosa &#8211; spiega il professore Di Minno &#8211; che attraverso<br>un vettore ha introdotto negli epatociti il gene funzionale che consente al fegato di produrre il Fattore<br>IX, in modo autonomo e duraturo, contribuendo a prevenire o ridurre in modo significativo gli<br>episodi di sanguinamento. Non si tratta soltanto di un&#8217;innovazione terapeutica, ma di un autentico<br>cambiamento di paradigma</em>».</p>



<p>La terapia genica per l&#8217;emofilia B (Etranacogene Dezaparvovec) rappresenta infatti una delle massime<br>espressioni della medicina di precisione: un trattamento altamente specialistico che richiede un<br>perfetto coordinamento tra competenze cliniche, ricerca, farmacia ospedaliera, organizzazione<br>sanitaria e istituzioni. È proprio questa capacità di lavorare insieme che ha consentito di trasformare<br>una straordinaria innovazione scientifica in una concreta opportunità di cura.</p>



<p>«<em>Questo intervento rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo. L&#8217;obiettivo è continuare<br>a garantire ai pazienti campani l&#8217;accesso alle terapie più innovative, consolidando un modello<br>assistenziale fondato sull&#8217;eccellenza clinica, sulla ricerca traslazionale e sulla collaborazione tra<br>tutte le istituzioni coinvolte</em>», aggiunge il prof. Di Minno. </p>



<p>«<em>Questo importante traguardo</em> &#8211; continua il Direttore Generale dell’AOU Federico II Elvira Bianco &#8211; <em>conferma ancora una volta il ruolo dell&#8217;Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II come punto<br>di riferimento nazionale e testimonia la capacità del nostro Servizio Sanitario Regionale di rendere<br>accessibili ai propri cittadini le più avanzate opportunità terapeutiche disponibili a livello<br>internazionale. Non celebriamo soltanto un successo medico ma una nuova speranza per le persone<br>con emofilia e per le loro famiglie</em>».</p>



<p>«<em>L’AOU Federico II si attesta come uno dei soli due centri in Italia e tra i pochissimi a livello internazionale &#8211; autorizzati ed equipaggiati per effettuare questo trattamento ad altissima specializzazione</em>» dicono dalla Regione </p>



<p>«<em>Questo straordinario risultato rappresenta un motivo di orgoglio per l&#8217;intera sanità campana</em> &#8211; dichiara il <strong>Presidente della Regione Campania Roberto Fico</strong> &#8211; “<em>Continueremo a investire nella ricerca, nell&#8217;innovazione e nella medicina di precisione per garantire ai cittadini l&#8217;accesso alle cure più avanzate e assicurare una migliore qualità della vita a chi affronta patologie complesse e rare</em>.»</p>
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		<item>
		<title>Tumori neuroendocrini, esperti: “Ridurre ritardi diagnostici e rafforzare le reti di cura”</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/tumori-neuroendocrini-esperti-ridurre-ritardi-diagnostici-e-rafforzare-le-reti-di-cura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 16:13:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;innovazione terapeutica sta aprendo nuove e straordinarie prospettive per la cura dei tumori neuroendocrini (NET), ma l&#8217;efficacia dei trattamenti rischia di scontrarsi con barriere organizzative ancora troppo rigide. Diagnosi tardive, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;innovazione terapeutica sta aprendo nuove e straordinarie prospettive per la cura dei tumori neuroendocrini (NET), ma l&#8217;efficacia dei trattamenti rischia di scontrarsi con barriere organizzative ancora troppo rigide. Diagnosi tardive, percorsi assistenziali frammentati e marcate sperequazioni regionali continuano a rallentare l&#8217;accesso tempestivo alle strutture di eccellenza.</p>



<p>È questo l&#8217;allarme, unito a una concreta proposta di riforma, emerso nel corso dell&#8217;evento istituzionale &#8220;Tumori neuroendocrini, oltre la rarità: dai reali bisogni alle possibili soluzioni&#8221;, promosso a Roma dal senatore Guido Quintino Liris. Durante l&#8217;incontro è stato ufficialmente presentato il Position Paper intitolato &#8220;Tumori neuroendocrini: dalla diagnosi tardiva alla presa in carico specialistica. Rafforzare i percorsi, ridurre la frammentazione, preparare l&#8217;accesso all&#8217;innovazione&#8221;.</p>



<p>Frutto del lavoro congiunto di un panel di massimi esperti clinici e delle principali associazioni di pazienti sviluppato con il contributo non condizionante di Ipsen il documento traccia la tabella di marcia per riorganizzare la presa in carico all&#8217;interno del Servizio Sanitario Nazionale.</p>



<p>«I tumori neuroendocrini sono patologie rare e ancora poco conosciute, per le quali è fondamentale promuovere una maggiore informazione e sensibilizzazione. Occorre rafforzare percorsi di cura efficienti, multidisciplinari e omogenei per garantire a tutti i pazienti un accesso equo alle opportunità offerte dall&#8217;innovazione terapeutica.»<br><br>I tumori neuroendocrini rappresentano meno dello 0,5% di tutte le neoplasie maligne. Tuttavia, la loro gestione comporta un impatto assistenziale di rilevante entità. La spiccata variabilità biologica della malattia e la presenza di sintomi spesso sfumati, aspecifici o sovrapponibili a quelli di patologie comuni provocano frequentemente lunghi e tortuosi percorsi diagnostici prima che il paziente venga indirizzato a un centro di riferimento specializzato.</p>



<p>Al contempo, l&#8217;allungamento della sopravvivenza media dei pazienti richiede un monitoraggio clinico prolungato e altamente qualificato, sostenibile solo attraverso reti assistenziali dedicate e integrate.</p>



<p>Abbattimento dei ritardi diagnostici: Ridurre le tempistiche di individuazione e limitare l&#8217;inappropriatezza degli accertamenti preliminari.</p>



<p>Integrazione di rete: Rafforzare le sinergie tra medicina di base, medici di medicina generale, specialisti sul territorio e centri d&#8217;eccellenza.<br>Criteri clinici condivisi: Definire standard omogenei nazionali per la diagnosi, la caratterizzazione molecolare e la stratificazione del rischio.</p>



<p>Formazione continua: Investire nell&#8217;aggiornamento professionale di tutto il personale sanitario coinvolto nel percorso di cura.</p>



<p>Valorizzazione dei pazienti: Coinvolgere attivamente le associazioni nella progettazione dei modelli organizzativi e assistenziali.<br>Come sottolineato dal senatore Guido Quintino Liris, l&#8217;innovazione scientifica non può prescindere da una riorganizzazione logistica:</p>



<p>«Le novità terapeutiche esprimono il massimo potenziale solo se inserite in Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) strutturati e all&#8217;interno di una rete in grado di seguire il paziente in ogni fase».</p>



<p>Un punto di vista pienamente condiviso dal panel medico composto da Nicola Fazio (Istituto Europeo di Oncologia), Francesco Panzuto (A.O.U. Sant&#8217;Andrea di Roma), Annamaria Colao (Vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità) e Maria Luisa De Rimini. Gli esperti ribadiscono che la vera sfida odierna consiste nella capacità del sistema sanitario di identificare tempestivamente chi può beneficiare delle nuove molecole.</p>



<p>Le sigle NET Italy ETS, A.LNET ODV &#8211; Vivere la Speranza e La Lampada di Aladino ETS evidenziano che oltre alle terapie servono: continuità assistenziale, informazioni chiare e supporto costante nella gestione dei sintomi.<br>Irina Zotova (AD Ipsen Italia) ribadisce l&#8217;importanza del dialogo: «L&#8217;evoluzione terapeutica richiede modelli organizzativi innovativi. Promuoviamo la sinergia tra istituzioni e pazienti per percorsi sostenibili e umani».</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Palinuro, “Letto in Piazza Talk” accende il dibattito sulla salute: venerdì il presidente di Emergency Italia Rossella Miccio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/palinuro-letto-in-piazza-talk-accende-il-dibattito-sulla-salute-venerdi-il-presidente-di-emergency-italia-rossella-miccio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 14:20:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
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					<description><![CDATA[La medicina in contesti di guerra e la tutela del diritto alla salute saranno i temi al centro della VI edizione di “Letto in Piazza Talk”, in programma venerdì 25 [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La medicina in contesti di guerra e la tutela del diritto alla salute saranno i temi al centro della VI edizione di “Letto in Piazza Talk”, in programma venerdì 25 luglio alle ore 21:45 in Piazza Virgilio a Palinuro.</p>



<p>L’evento, promosso dalla Pro Loco Palinuro con il contributo del Comune di Centola, affronterà il tema &#8220;La salute come diritto umano fondamentale e neutrale: il ruolo della medicina umanitaria in un mondo frammentato dai conflitti&#8221;.</p>



<p>Ospiti d&#8217;eccezione della serata: Rossella Miccio, Presidente di EMERGENCY Italia, Gina Portella, Coordinatrice Medical Division di EMERGENCY<br />Francesco Conventi, Fisico (Univ. Parthenope e CERN), Giuseppe Ippolito, UniCamillus e già Direttore Generale del Ministero della Salute<br />Ad aprire l&#8217;incontro saranno i saluti istituzionali del Sindaco di Centola, Rosario Pirrone, e del Consigliere con delega alla Sanità, Marta Stanzione.</p>



<p>L&#8217;appuntamento offrirà una riflessione profonda sul valore universale delle cure mediche di fronte alle sfide geopolitiche e umanitarie attuali.</p>



<p>“È un grande privilegio ospitare il presidente di Emergency Italia a Palinuro, &#8211; le parole di Silvano Cerulli presidente della Pro Loco. &#8211; Continuiamo nei nostri Talk a trattare temi rilevanti che mai come oggi sono al centro dei dibattiti internazionali”.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dalla Campania EMOCAMP: il progetto di screening per emoglobinopatie al Congresso italiano di pediatria</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dalla-campania-emocamp-il-progetto-di-screening-per-emoglobinopatie-al-congresso-italiano-di-pediatria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 14:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[emocamp]]></category>
		<category><![CDATA[screening antenatale delle emoglobinopatie]]></category>
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					<description><![CDATA[Si intensifica l’azione di prevenzione, diagnosi precoce e salute pubblica con EMOCAMP, lo screening regionale integrato per le emoglobinopatie sviluppato dal Dipartimento della Donna del Bambino e di Chirurgia Generale e Specialistica – Centro di Ematologia e Oncologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria e Università “Luigi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Si intensifica l’azione di prevenzione, diagnosi precoce e salute pubblica con EMOCAMP, lo screening regionale integrato per le emoglobinopatie sviluppato dal <strong>Dipartimento della Donna del Bambino e di Chirurgia Generale e Specialistica </strong>– Centro<strong> di Ematologia e Oncologia Pediatrica</strong> <strong>dell’Azienda Ospedaliera Universitaria e</strong> <strong>Università </strong>“<strong><em>Luigi Vanvitelli</em></strong>”.</p>



<p>La&nbsp;<strong>metodologia innovativa e non invasiva</strong>, che permette di individuare eventuali anomalie dell’emoglobina, è stata presentata in occasione dell’<strong>81° Congresso Nazionale di Pediatria</strong>&nbsp;a Padova, il principale appuntamento scientifico nazionale dedicato al confronto, aggiornamento e crescita professionale per tutti i pediatri, ospedalieri di libera scelta e universitari, e per i professionisti dell’area materno-infantile.</p>



<p>Il gruppo di ricerca dell’AOU e Università Vanvitelli, coordinato dalla&nbsp;<strong>Professoressa Maddalena Casale</strong>, è stato protagonista di un&nbsp;<strong>keynote speech</strong>&nbsp;durante il quale, in modalità multidisciplinare, è stato discusso il progetto EMOCAMP, con riferimento alla&nbsp;<strong>pratica clinica pediatrica, alla promozione della salute, alla prevenzione e all’innovazione terapeutica</strong>, centrata sui bisogni del bambino e dell’adolescente.</p>



<p>Le<strong>&nbsp;emoglobinopatie</strong>&nbsp;rappresentano le malattie congenite ereditarie più frequenti al mondo e rappresentano un problema sanitario emergente anche in Italia. Sono causate da un difetto dell&#8217;emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue e si trasmettono ai figli da entrambi i genitori biologici, madre e padre, che possono esserne portatori. L’aumento dei casi e l’impatto assistenziale hanno indotto l’<strong>Organizzazione Mondiale della Sanità&nbsp;</strong>e l’<strong>ONU</strong>&nbsp;a riconoscerle come un rilevante problema di salute globale, promuovendo strategie di prevenzione e diagnosi precoce.</p>



<p>«<em>Nonostante l’elevata prevalenza nel Mediterraneo e l’aumento dei flussi migratori, queste patologie non sono ancora incluse nello screening neonatale obbligatorio, generando disuguaglianze regionali nell’accesso alla diagnosi precoce&nbsp;</em>&#8211;&nbsp;<strong>sottolinea la Professoressa Maddalena Casale, Responsabile Scientifico del progetto EMOCAMP</strong>&nbsp;–<em>&nbsp;Riconoscere precocemente la malattia è fondamentale perché permette di iniziare trattamenti e programmi di sorveglianza che riducono notevolmente le possibili complicanze, allungano la vita e ne migliorano la qualità. Presso il Centro di Ematologia e Oncologia Pediatrica dell’AOU Università Vanvitelli di Napoli è stato avviato un progetto pilota di screening integrato per le emoglobinopatie: antenatale/preconcezionale e neonatale, finalizzata all’identificazione di portatori e coppie a rischio.&nbsp;<strong>Napoli è leader</strong>&nbsp;per aver introdotto il test EMOCAMP nel nido e nella terapia intensiva neonatale dell’AOU Vanvitelli. Ai familiari viene inoltre offerto lo screening per emoglobinopatie qualora non precedentemente eseguito. Dall’innovazione sperimentale di&nbsp;<strong>EMOCAMP si delinea un modello organizzativo replicabile in tutta la Campania e in tutta Italia</strong></em>».</p>



<p>Nel corso del Congresso Nazionale, sono stati presentati anche&nbsp;<strong>i primi risultati da settembre 2025</strong>&nbsp;<strong>ad oggi</strong>: oltre 700<strong>&nbsp;neonati</strong>&nbsp;sono stati sottoposti a screening per le emoglobinopatie, con un’incidenza di portatori pari all’1,12%. Sono stati realizzati, inoltre, oltre&nbsp;<strong>1200&nbsp;screening antenatali</strong>, in cui la percentuale di portatori si attesta intorno all’11.9%. Lo screening inoltre ha individuato diversi bambini malati.</p>



<p>Il Centro&nbsp;<strong>di Ematologia e Oncologia Pediatrica</strong>&nbsp;dell’Azienda Ospedaliera&nbsp;<strong>Università&nbsp;</strong>“<strong><em>Luigi Vanvitelli</em></strong>” è impegnato, inoltre, in una costante campagna di sensibilizzazione alla prevenzione.</p>



<p>«<em>Dal laboratorio al paziente. La ricerca scientifica si traduce in cure innovative e personalizzate, con un impatto positivo sulla salute pubblica. EMOCAMP rientra tra le azioni di Terza Missione e di trasferimento tecnologico del&nbsp;<strong>Dipartimento&nbsp;della&nbsp;Donna&nbsp;del&nbsp;Bambino&nbsp;e&nbsp;di Chirurgia&nbsp;Generale&nbsp;e&nbsp;Specialistica –&nbsp;</strong></em>spiega il Direttore, Professore&nbsp;Silverio Perrotta<em>&nbsp;&#8211; Nella prima fase di sperimentazione, il gruppo di ricerca ha raccolto dati epidemiologici preliminari utili alla pianificazione sanitaria regionale e alla definizione di strategie di prevenzione. Il modello integrato di screening antenatale/neonatale per le emoglobinopatie è fattibile e sostenibile in un contesto clinico reale. L’integrazione dei due livelli di screening consente di intercettare precocemente portatori e coppie a rischio, favorendo scelte riproduttive consapevoli attraverso il counselling genetico e di identificare tempestivamente i neonati affetti con l’avvio di azioni terapeutiche.&nbsp;<strong>EMOCAMP potrà contribuire alla futura implementazione di un programma strutturato di screening per le emoglobinopatie in Italia</strong></em><strong>».</strong></p>



<p><em>Il Progetto&nbsp;EMOCAMP&nbsp;è coordinato dal Centro di Cura delle Emoglobinopatie dell’AOU &#8211; Università Luigi Vanvitelli di Napoli (Responsabile Scientifico Maddalena Casale) e sostenuto da Regione Campania,&nbsp;Direzione Generale Tutela della Salute e Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale, Avviso Pubblico per la realizzazione di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione nel campo delle Malattie Rare (DGR 393 del 19/07/2022; n. interv.22, DD Ammissione n. 80 del 15/06/2025)</em></p>
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		<title>Trapianti, Padova prima in Italia: nell’équipe d’eccellenza anche un medico di Sapri</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/trapianti-padova-prima-in-italia-nellequipe-deccellenza-anche-un-medico-di-sapri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 12:37:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sapri]]></category>
		<category><![CDATA[Marianna di bello]]></category>
		<category><![CDATA[sapri]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Azienda Ospedale-Università di Padova si conferma anche nel 2025 punto di riferimento della sanità italiana, conquistando il primato nazionale per numero di trapianti di polmone, rene e pancreas. Un risultato [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">L’Azienda Ospedale-Università di Padova si conferma anche nel 2025 punto di riferimento della sanità italiana, conquistando il primato nazionale per numero di trapianti di polmone, rene e pancreas. Un risultato che vede protagonista anche una professionista di Sapri: <strong>la dottoressa Marianna Di Bello</strong>, componente dell’équipe che ha contribuito a questo importante traguardo.</p>



<p class="p1">A rendere nota la presenza della concittadina nel team padovano è l’assessore alla Cultura, Tutismo e Spettacolo del Comune di Sapri, <strong>Amalia Morabito</strong>, che con un post sui social ha espresso “orgoglio” per per il ruolo svolto dalla giovane professionista. “In questa equipe c’è’ la nostra concittadina Marianna Di Bello. Complimenti Marianna! L’Azienda Ospedaliera-Università di Padova e’ la prima in Italia per trapianti di rene, pancreas e polmoni”, ha dichiarato l’assessore.</p>



<p class="p1">Nel corso del 2025 all’Azienda Ospedale-Università di Padova sono stati eseguiti 239 trapianti di rene, di cui 57 da donatore vivente, 37 trapianti di polmone e 12 trapianti di pancreas. </p>



<p>La conferma del primato nazionale rappresenta il riconoscimento della qualità della UOC Chirurgia dei trapianti di rene e pancreas, diretta dalla professoressa Lucrezia Furian, e della UOC Chirurgia toracica guidata dal professor Andrea Dell’Amore.</p>
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		<title>Come proteggere la pelle in estate: le regole per esporsi al sole in sicurezza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/come-proteggere-la-pelle-in-estate-le-regole-per-esporsi-al-sole-in-sicurezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 09:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione al sole]]></category>
		<category><![CDATA[nei]]></category>
		<category><![CDATA[proteggere la pelle]]></category>
		<category><![CDATA[raggi uv]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;estate è sinonimo di mare, piscina e giornate all&#8217;aria aperta, ma anche di una maggiore esposizione ai raggi ultravioletti (UV), principale fattore di rischio per scottature, invecchiamento precoce della pelle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;estate è sinonimo di mare, piscina e giornate all&#8217;aria aperta, ma anche di una maggiore esposizione ai raggi ultravioletti (UV), principale fattore di rischio per scottature, invecchiamento precoce della pelle e tumori cutanei. Bastano poche semplici precauzioni per ridurre significativamente questi rischi e godersi il sole in sicurezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I raggi UV: un rischio da non sottovalutare</h2>



<p>I raggi ultravioletti sono presenti anche quando il cielo è nuvoloso e la loro intensità aumenta durante i mesi estivi. Un&#8217;esposizione eccessiva può provocare eritemi e ustioni, ma gli effetti più preoccupanti si manifestano nel lungo periodo: perdita di elasticità della pelle, comparsa di macchie, rughe precoci e un aumento del rischio di sviluppare tumori della pelle, compreso il melanoma.</p>



<p>Secondo gli specialisti, il danno provocato dai raggi UV è cumulativo: ogni scottatura, soprattutto durante l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza, contribuisce ad aumentare il rischio di patologie cutanee negli anni successivi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le regole per esporsi al sole in sicurezza</h2>



<p>Gli esperti consigliano alcune semplici abitudini:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>evitare l&#8217;esposizione diretta nelle ore più calde, indicativamente tra le 11 e le 16;</li>



<li>utilizzare una crema solare ad ampio spettro (UVA e UVB) con fattore di protezione almeno SPF 30, preferibilmente SPF 50 per pelli chiare e bambini;</li>



<li>applicare la crema circa 20-30 minuti prima dell&#8217;esposizione e rinnovarla ogni due ore, oltre che dopo ogni bagno o in caso di sudorazione intensa;</li>



<li>indossare cappello a tesa larga, occhiali da sole con filtri certificati e indumenti leggeri ma coprenti quando possibile;</li>



<li>bere acqua regolarmente per mantenere una corretta idratazione dell&#8217;organismo e della pelle.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Attenzione anche all&#8217;ombra</h2>



<p>Restare sotto l&#8217;ombrellone non elimina completamente il rischio. Sabbia, acqua e superfici chiare riflettono parte dei raggi UV, aumentando comunque l&#8217;esposizione. Per questo motivo la protezione solare rimane consigliata anche quando non ci si trova direttamente al sole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bambini e anziani: le categorie più vulnerabili</h2>



<p>I bambini hanno una pelle più delicata e non dovrebbero essere esposti direttamente al sole nei primi mesi di vita. Anche gli anziani, così come chi assume farmaci fotosensibilizzanti o soffre di particolari patologie cutanee, devono adottare precauzioni aggiuntive e, se necessario, confrontarsi con il proprio medico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando controllare i nei</h2>



<p>L&#8217;estate rappresenta anche un buon momento per prestare attenzione alla salute della pelle. Se un neo cambia forma, colore, dimensioni oppure sanguina o provoca prurito persistente, è opportuno prenotare una visita dermatologica senza attendere la fine della stagione.</p>



<p>La prevenzione resta lo strumento più efficace: una corretta esposizione al sole permette di beneficiare della luce naturale e della produzione di vitamina D, evitando però i danni che possono compromettere la salute della pelle nel tempo.</p>
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		<title>Contro fake news su malattie dermatologiche: ecco il glossario Apiafco</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/contro-fake-news-su-malattie-dermatologiche-ecco-il-glossario-apiafco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 12:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
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					<description><![CDATA[Sventare le fake news sulle malattie dermatologiche e dare uno strumento di informazione gratuito, autorevole e chiaro ai pazienti, i caregiver e i comunicatori. Con questi obiettivi Apiafco (Associazione Psoriasici [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sventare le fake news sulle malattie dermatologiche e dare uno strumento di informazione gratuito, autorevole e chiaro ai pazienti, i caregiver e i comunicatori. Con questi obiettivi Apiafco (Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza) ha creato, all&#8217;interno del suo sito&nbsp;<a href="http://apiafco.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">apiafco.org</a>, il Glossario delle patologie della pelle (<a href="https://r.newsletter.dire.it/mk/cl/f/sh/7nVU1aA2nfsTSK12UOx3qI7A2ob9oTS/0HJZ4UN-9NBX" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.apiafco.org/glossario-delle-malattie-dermatologiche/</a>). Vi si trovano&nbsp;<strong>28 definizioni&nbsp;</strong>che riconducono alle principali problematiche connesse alla psoriasi, all&#8217;artrite psoriasica, alla dermatite atopica, alla vitiligine e all&#8217;eczema cronico delle mani, con un linguaggio appropriato ma comprensibile a tutti.</p>



<p>Secondo lo studio Salute Artificiale, realizzato dagli istituti Sociometrica e FieldCare su incarico di Fondazione Italia in Salute e Fondazione Pensiero Solido, spiega la presidente di Apiafco, <strong>Valeria Corazza</strong>, &#8220;<em>il 94% degli italiani cerca informazioni mediche online, il 43% usa già ChatGpt e l&#8217;AI generativa per la salute, e addirittura il 14% può arrivare a modificare le terapie senza consultare il medico, un comportamento pericoloso</em>&#8220;. Da qui l&#8217;idea di creare un &#8220;servizio fondamentale&#8221; per i pazienti che cercano informazioni, partendo anche da &#8220;termini banali, come ad esempio &#8216;prurito&#8217; con tutte le spiegazioni su cos&#8217;è, com&#8217;è, come si cura&#8221; e con link ad approfondimenti declinati su psoriasi, artrite psoriasica, dermatite atopica, vitiligine, eczema cronico delle mani.</p>



<p>&#8220;<em>Il tutto è basato su fonti autorevoli per dare un&#8217;informazione di qualità e fare in modo che gli utenti mettano da parte i siti non qualificati che si possono trovare in rete</em>&#8220;, aggiunge Corazza. Il Glossario, potrà essere via via incrementato, sempre basandosi su informazioni accreditate, per permettere agli utenti di avere un servizio che risponda a ogni eventuale dubbio. &#8220;<em>Non è un semplice elenco di termini tecnici, ma uno <strong>strumento</strong> capace di chiarire dubbi in tempo reale e soprattutto, di eliminare ogni ambiguità accedendo ad informazioni verificate, che contribuiscono a sviluppare una maggiore consapevolezza della propria condizione e partecipare attivamente alla relazione con il medico</em>&#8220;, si evidenzia a Apiafco.</p>



<p>Le voci sono in ordine alfabetico, per facilitare la consultazione e per aiutare il lettore lo stesso concetto è espresso con gli stessi termini in tutti i contenuti del glossario, desunti, a loro volta, dalle informazioni presenti sui materiali realizzati da Apiafco, in collaborazione con i più autorevoli specialisti di settore. Ciascuna voce rimanda, infine, all&#8217;area dedicata alle sezioni tematiche, uno spazio pensato per offrire informazioni affidabili, strumenti pratici, aggiornamenti costanti e servizi gratuiti a supporto di chi affronta ogni giorno le sfide poste dalle malattie croniche della pelle. E alle quali si è aggiunta, di recente, quella relativa all&#8217;eczema cronico delle mani, una patologia infiammatoria cronica della pelle alla quale Apiafco ha deciso di dare voce. &#8220;Il progetto di realizzare un glossario nasce dall&#8217;esigenza di&nbsp;<strong>aiutare i pazienti</strong>&nbsp;a comprendere meglio gli aspetti più importanti della patologia della quale soffrono &#8211; dai sintomi all&#8217;indicazione dello specialista di riferimento e ai consigli per migliorare la qualità della vita &#8211; inquadrata nel più ampio contesto delle malattie dermatologiche croniche, caratterizzate da una complessità enorme, riconducibile alla loro natura sistemica&#8221;, chiarisce Corazza.</p>



<p>L&#8217;infiammazione propria della psoriasi, artrite psorasica, della dermatite atopica, della vitiligine, dell&#8217;eczema cronico delle mani, patologie alle quali Apiafco dedica specifica attenzione sotto il profilo dell&#8217;informazione e dell&#8217;advocacy, ricorda la presidente dell&#8217;Associazione, &#8220;<em><strong>non rimane confinata alla pelle, ma può coinvolgere l&#8217;intero organismo,</strong> influenzando diversi organi e apparati, e con ripercussioni profonde che vanno ben oltre il sintomo fisico, influenzando ogni aspetto della vita quotidiana</em>&#8220;. A causa della visibilità delle lesioni e la persistenza dei sintomi (come il prurito e il dolore), infatti, &#8220;<em>chi ne soffre spesso sperimenta frustrazione e stress dovuti alla natura recidivante della malattia; ansia, depressione e senso di isolamento causati dallo stigma che spinge spesso i pazienti a nascondersi o a evitare situazioni sociali. E ancora: imbarazzo, vergogna, difficoltà nelle relazioni intime; deficit professionali dovuti alla mancanza di sonno; difficoltà nell&#8217;eseguire gesti comuni come lavarsi, vestirsi, o cucinare</em>&#8220;, conclude.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Zanzare, come affrontare le punture: dai rimedi naturali ai piccoli accorgimenti per ridurre il fastidio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/zanzare-come-affrontare-le-punture-dai-rimedi-naturali-ai-piccoli-accorgimenti-per-ridurre-il-fastidio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 13:46:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate tornano anche loro: le zanzare. Il caldo, l&#8217;umidità e la presenza di ristagni d&#8217;acqua favoriscono la loro diffusione e le punture diventano un problema frequente, soprattutto nelle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate tornano anche loro: le zanzare. Il caldo, l&#8217;umidità e la presenza di ristagni d&#8217;acqua favoriscono la loro diffusione e le punture diventano un problema frequente, soprattutto nelle ore serali. Prurito, arrossamento e gonfiore sono le reazioni più comuni, ma alcuni semplici accorgimenti possono aiutare ad alleviare il fastidio.</p>



<p>La puntura di zanzara è provocata dalla saliva dell&#8217;insetto, che viene introdotta nella pelle durante il pasto di sangue. Il sistema immunitario reagisce a queste sostanze provocando la caratteristica irritazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prima regola: non grattarsi</h2>



<p>Il gesto più spontaneo dopo una puntura è grattare la zona interessata, ma questa azione può peggiorare l&#8217;irritazione e aumentare il rischio di piccole lesioni della pelle.</p>



<p>La prima cosa da fare è lavare la zona con acqua e sapone per mantenerla pulita e ridurre il rischio di infezioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il freddo contro gonfiore e prurito</h2>



<p>Uno dei rimedi più semplici è l&#8217;applicazione del freddo. Un cubetto di ghiaccio avvolto in un panno o un impacco fresco applicato per alcuni minuti può contribuire a diminuire il gonfiore e dare sollievo dalla sensazione di prurito.</p>



<p>Il freddo agisce temporaneamente sui recettori della pelle attenuando la percezione del fastidio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Aloe vera e sollievo naturale</h2>



<p>L&#8217;aloe vera è spesso utilizzata per le sue proprietà lenitive e idratanti. Il gel applicato sulla zona della puntura può dare una sensazione rinfrescante e aiutare a calmare la pelle irritata.</p>



<p>È consigliabile utilizzare prodotti destinati all&#8217;applicazione cutanea e verificare eventuali sensibilità personali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bicarbonato e rimedi tradizionali</h2>



<p>Tra i rimedi casalinghi più conosciuti c&#8217;è il bicarbonato di sodio mescolato con poca acqua fino a ottenere una pasta da applicare localmente per un breve periodo.</p>



<p>Si tratta di un metodo tradizionale utilizzato per alleviare il fastidio, anche se l&#8217;efficacia può variare da persona a persona.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oli essenziali: attenzione alla pelle</h2>



<p>Alcuni oli essenziali, come quelli di lavanda o tea tree, vengono spesso citati tra i rimedi naturali contro le punture. Tuttavia non devono essere applicati puri direttamente sulla pelle, perché possono causare irritazioni o reazioni.</p>



<p>Devono essere sempre utilizzati correttamente e con le dovute precauzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando la reazione è più intensa</h2>



<p>Nella maggior parte dei casi la puntura di zanzara provoca una reazione locale destinata a risolversi spontaneamente. In alcune persone, però, il gonfiore può essere più evidente e durare più a lungo.</p>



<p>È importante prestare attenzione a segnali insoliti come arrossamento molto esteso, dolore crescente, presenza di pus o sintomi generali: in questi casi è opportuno chiedere un parere medico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prevenire le punture</h2>



<p>La prevenzione resta lo strumento più efficace. Alcuni comportamenti utili sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>eliminare i ristagni d&#8217;acqua da sottovasi, secchi e contenitori;</li>



<li>utilizzare zanzariere quando possibile;</li>



<li>indossare abiti chiari e coprenti nelle ore di maggiore attività degli insetti;</li>



<li>proteggere gli ambienti esterni con sistemi adeguati.</li>
</ul>



<p>Anche le piante aromatiche come citronella, basilico e lavanda vengono spesso associate alla tradizione popolare come aiuto contro gli insetti, anche se da sole non rappresentano una protezione completa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Estate senza fastidi</h2>



<p>Le zanzare fanno parte degli ecosistemi e svolgono un ruolo nella catena alimentare, ma per l&#8217;uomo le punture possono trasformarsi in un fastidio quotidiano. Con piccoli accorgimenti, una corretta gestione degli ambienti e semplici rimedi per la pelle è possibile affrontare l&#8217;estate con maggiore tranquillità.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ondata di calore, boom di accessi pediatrici: la Simeup lancia le cinque regole per proteggere i bambini</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ondata-di-calore-boom-di-accessi-pediatrici-la-simeup-lancia-le-cinque-regole-per-proteggere-i-bambini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:31:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[caldo]]></category>
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					<description><![CDATA[L’ondata di calore che sta interessando l’Italia sta avendo ripercussioni significative anche sulla salute dei bambini. In questi giorni i Pronto Soccorso pediatrici stanno registrando un incremento degli accessi stimabile [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’ondata di calore che sta interessando l’Italia sta avendo ripercussioni significative anche sulla salute dei bambini. In questi giorni i Pronto Soccorso pediatrici stanno registrando un incremento degli accessi stimabile tra il 5 e il 10%, direttamente o indirettamente correlato alle elevate temperature. Le problematiche più frequentemente osservate sono disidratazione, malori legati all’esposizione al sole, lipotimie (svenimenti), febbre, vomito, peggioramento di patologie respiratorie e gastrointestinali e, nei casi più gravi, veri e propri colpi di calore.</p>



<p>I bambini, soprattutto i lattanti e i più piccoli, rappresentano una popolazione particolarmente vulnerabile, poiché hanno una minore capacità di regolare la temperatura corporea e vanno incontro più rapidamente alla perdita di liquidi.</p>



<p>La Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica (Simeup) richiama pertanto l’attenzione delle famiglie sull’importanza della prevenzione e lancia un vademecum con cinque semplici regole per affrontare in sicurezza queste giornate di caldo estremo.</p>



<p>«In questi giorni osserviamo un aumento degli accessi ai pronto soccorso pediatrici, in larga parte correlato agli effetti delle elevate temperature &#8211; afferma il presidente della Simeup, Vincenzo Tipo &#8211; I bambini, soprattutto i più piccoli, sono particolarmente vulnerabili al caldo estremo e possono andare incontro rapidamente a disidratazione e colpo di calore. La buona notizia è che la maggior parte di queste situazioni si può prevenire con semplici comportamenti quotidiani. Per questo rivolgiamo un appello alle famiglie: non sottovalutiamo il caldo, prestiamo attenzione ai segnali di allarme e adottiamo tutte le misure necessarie per proteggere i nostri bambini durante queste giornate eccezionali.»</p>



<p><strong>Ecco le cinque regole d’oro per proteggere i bambini dal caldo</strong></p>



<p>1. Idratare frequentemente i bambini</p>



<p>Offrire acqua più volte al giorno, anche in assenza di sete. Nei lattanti è opportuno aumentare la frequenza delle poppate.</p>



<p>2. Evitare l’esposizione nelle ore più calde</p>



<p>Limitare le attività all’aperto tra le 11 e le 18 ed evitare attività sportive intense.<br></p>



<p>3. Utilizzare un abbigliamento adeguato</p>



<p>Preferire indumenti leggeri e di colore chiaro, utilizzando cappellino e protezione solare durante le uscite.</p>



<p>4. Mantenere freschi gli ambienti domestici</p>



<p>Arieggiare le stanze nelle ore più fresche e utilizzare ventilatori o climatizzatori evitando evitando sbalzi di temperatura eccessivi.</p>



<p>5. Non lasciare mai un bambino da solo in automobile</p>



<p>Anche per pochi minuti, l’abitacolo di un’auto può raggiungere temperature estremamente pericolose, con conseguenze potenzialmente fatali.</p>



<p><strong>I segnali di allarme da non sottovalutare</strong></p>



<p>I genitori devono prestare particolare attenzione ai primi&nbsp;<strong>segni di disidratazione</strong>:<br></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>sete intensa o rifiuto di bere;</li>



<li>bocca e labbra secche;</li>



<li>riduzione della quantità di urine o pannolino asciutto per molte ore;</li>



<li>urine molto concentrate;</li>



<li>pianto senza lacrime;</li>



<li>debolezza, irritabilità o sonnolenza insolita;</li>



<li>mal di testa, vertigini o capogiri.</li>
</ul>



<p>In questi casi è consigliabile portare il bambino in un ambiente fresco, farlo riposare e somministrare piccoli e frequenti sorsi d’acqua o soluzioni reidratanti orali.</p>



<p>Ancora maggiore attenzione deve essere posta ai segni che possono indicare un&nbsp;<strong>colpo di calore</strong>, una vera emergenza medica:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>temperatura corporea elevata, spesso superiore a 39-40°C;</li>



<li>pelle molto calda e arrossata;</li>



<li>vomito persistente;</li>



<li>respiro accelerato;</li>



<li>alterazione del comportamento, confusione o difficoltà a rispondere;</li>



<li>marcata sonnolenza;</li>



<li>perdita di coscienza o convulsioni.</li>
</ul>



<p>In presenza di questi sintomi è necessario portare immediatamente il bambino in un luogo fresco, rimuovere gli indumenti in eccesso, iniziare il raffreddamento con panni bagnati e contattare tempestivamente il 118 o recarsi al Pronto Soccorso.</p>



<p>Particolare attenzione deve essere riservata ai bambini più fragili, come i lattanti, i bambini con patologie croniche, neurologiche o cardiopolmonari, i bambini con disabilità e quelli in terapia con farmaci che possono interferire con la regolazione della temperatura corporea.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Infezioni in ospedale, la Cassazione: spetta alla struttura provare di aver adottato tutte le misure preventive</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/infezioni-in-ospedale-la-cassazione-spetta-alla-struttura-provare-di-aver-adottato-tutte-le-misure-preventive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:28:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni ospedale cassazione]]></category>
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					<description><![CDATA[La Corte torna ad affrontare il delicato tema della responsabilità sanitaria e dell’inversione dell’onere della prova nei casi di infezioni contratte in ospedale. Una decisione destinata ad avere forte impatto [...]]]></description>
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<p>La Corte torna ad affrontare il delicato tema della responsabilità sanitaria e dell’inversione dell’onere della prova nei casi di infezioni contratte in ospedale. Una decisione destinata ad avere forte impatto pratico, perché ribadisce un principio ormai sempre più consolidato: quando un paziente contrae un’infezione durante il ricovero, non può essere il malato o i suoi familiari a dover dimostrare nel dettaglio ogni errore della struttura sanitaria. Spetta invece all’ospedale fornire la prova di avere adottato tutte le misure necessarie per prevenire il contagio.</p>



<p>La vicenda nasce dal decesso di un paziente che, durante il ricovero, aveva sviluppato una grave infezione. I familiari avevano agito in giudizio sostenendo che la struttura non avesse rispettato i protocolli di prevenzione e controllo del rischio infettivo.</p>



<p>La Cassazione ha chiarito che il paziente o gli eredi devono limitarsi a dimostrare l’esistenza del ricovero, l’insorgenza dell’infezione e il peggioramento delle condizioni di salute collegato all’evento. Una volta forniti questi elementi, l’onere probatorio si sposta sulla struttura ospedaliera, la quale deve dimostrare di avere rispettato rigorosamente tutte le procedure sanitarie, igieniche e preventive previste dalla normativa e dai protocolli clinici.</p>



<p>Secondo i giudici, infatti, le informazioni relative alla sterilizzazione degli ambienti, ai controlli sulle sale operatorie, all’utilizzo dei dispositivi medici, alla sanificazione e alla corretta applicazione delle linee guida sono nella disponibilità esclusiva della struttura sanitaria. Sarebbe quindi irragionevole pretendere che il paziente possa ricostruire dettagli tecnici interni all’organizzazione ospedaliera.</p>



<p>L’ordinanza richiama il principio della cosiddetta “vicinanza della prova”, secondo cui l’onere deve gravare sulla parte che concretamente possiede la documentazione e gli strumenti per dimostrare i fatti. In ambito sanitario questo principio assume particolare importanza, perché il rapporto tra paziente e struttura è caratterizzato da una evidente asimmetria informativa.<br>La decisione della Cassazione rafforza inoltre la tutela del diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione.</p>



<p>Non significa automaticamente che ogni infezione contratta in ospedale comporti responsabilità della struttura. Tuttavia, in assenza della prova rigorosa di avere adottato tutte le cautele necessarie, la responsabilità può essere riconosciuta dal giudice.</p>



<p>Un orientamento volto a garantire maggiore equilibrio tra cittadino e sistema sanitario, evitando che il paziente debba affrontare un onere probatorio praticamente impossibile da sostenere.</p>
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		<title>Caldo e colon irritabile: perché l&#8217;estate può aggravare i sintomi e qualinuove ipotesi studia la ricerca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 15:15:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Roccadaspide]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[colon irritabile]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni peduto]]></category>
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					<description><![CDATA[Dolore addominale improvviso, gonfiore, alterazioni dell&#8217;alvo e la necessità di correre in bagnosenza preavviso. Per milioni di persone la Sindrome del Colon Irritabile (IBS) rappresenta unacondizione che può incidere significativamente [...]]]></description>
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<p>Dolore addominale improvviso, gonfiore, alterazioni dell&#8217;alvo e la necessità di correre in bagno<br>senza preavviso. Per milioni di persone la Sindrome del Colon Irritabile (IBS) rappresenta una<br>condizione che può incidere significativamente sulla qualità della vita, influenzando attività<br>lavorative, relazioni sociali e benessere psicologico. </p>



<p>Per lungo tempo il disturbo è stato associato principalmente allo stress. Oggi, però, la ricerca<br>scientifica descrive un quadro più complesso. L&#8217;IBS viene infatti considerata un disturbo funzionale sistemico, caratterizzato dall&#8217;assenza di lesioni strutturali evidenti ma dalla presenza di alterazioni nei meccanismi di regolazione tra sistema nervoso e apparato digerente.</p>



<p>Il ruolo dell&#8217;asse intestino-cervello<br>Le evidenze più recenti indicano nell&#8217;asse intestino-cervello uno degli elementi centrali nella<br>comprensione della sindrome. Nei pazienti con IBS possono manifestarsi alterazioni della motilità<br>intestinale e spasmi, una maggiore sensibilità viscerale e modificazioni del microbiota associate a<br>fenomeni di infiammazione di basso grado.</p>



<p>Le terapie oggi disponibili, che comprendono farmaci antispastici, modifiche alimentari, probiotici<br>e supporto psicologico, rappresentano strumenti importanti nella gestione dei sintomi. La ricerca,<br>tuttavia, continua a interrogarsi sulla possibilità di intervenire in modo più diretto sui meccanismi<br>che regolano la comunicazione tra intestino e cervello.</p>



<p>Perché il caldo può peggiorare i sintomi<br>Molti pazienti riferiscono un peggioramento della sintomatologia durante il periodo estivo. Secondo<br>le ipotesi fisiologiche, le alte temperature possono incidere sull&#8217;equilibrio dell&#8217;organismo attraverso<br>diversi meccanismi: l&#8217;aumento dello stress a carico del sistema nervoso autonomo, la disidratazione<br>e le alterazioni elettrolitiche, oltre a una maggiore sensibilità agli stimoli termici.</p>



<p>Alcuni studi hanno inoltre osservato che le persone con IBS possono presentare una soglia di<br>tolleranza ridotta non soltanto agli stimoli interni dell&#8217;apparato digerente, ma anche ad alcuni fattori<br>ambientali, compreso il calore. Il risultato può essere un&#8217;accentuazione della percezione del dolore e<br>un peggior controllo dei sintomi.</p>



<p>L&#8217;ipotesi di una alterata elaborazione degli stimoli sensoriali<br>Negli ultimi anni si è fatta strada anche l&#8217;ipotesi che il colon irritabile possa essere associato a<br>un&#8217;alterazione dei meccanismi di elaborazione degli stimoli sensoriali. In questa prospettiva, alcuni<br>pazienti mostrerebbero una maggiore reattività non solo a livello intestinale ma anche nei confronti<br>di rumori, vibrazioni e condizioni di stress ambientale.</p>



<p>Da qui nasce l&#8217;interesse verso la medicina bioelettronica e verso tecnologie che impiegano<br>frequenze sonore e vibrazioni con l&#8217;obiettivo di modulare l&#8217;attività del nervo vago, una delle<br>principali vie di comunicazione tra cervello e apparato digerente.</p>



<p>Il caso del Metodo Frequency®<br>Tra gli approcci emergenti figura anche il Metodo Frequency® ideato dal chinesiologo Giovanni<br>Peduto, originario di Roccadaspide. Questo metodo è un sistema che si basa sull&#8217;impiego di<br>frequenze sonore convertite in stimoli vibrazionali attraverso applicazioni digitali e dispositivi<br>indossabili. Secondo il principio alla base del metodo, tali stimoli meccanici e acustici potrebbero<br>favorire il rilassamento della muscolatura liscia e agire sui meccanismi di regolazione del sistema<br>nervoso, con particolare attenzione alla modulazione del nervo vago.</p>



<p>L&#8217;interesse verso questo tipo di tecnologie riguarda anche la possibilità di effettuare sessioni di<br>modulazione sensoriale in ambito domestico, come strumento aggiuntivo di autogestione dei<br>sintomi.</p>



<p>Un campo di ricerca ancora aperto</p>



<p>Gli esperti sottolineano tuttavia che la modulazione frequenziale applicata alla gastroenterologia<br>rappresenta un ambito ancora in evoluzione e che sono necessari ulteriori studi clinici su larga scala<br>per definirne efficacia e applicabilità.</p>



<p>La crescente attenzione verso questi approcci contribuisce però a rafforzare una visione sempre più<br>integrata della Sindrome del Colon Irritabile. L&#8217;IBS appare oggi come una condizione in cui<br>intestino, sistema nervoso e percezione sensoriale sono strettamente interconnessi, aprendo nuove<br>prospettive di ricerca per comprendere e gestire un disturbo che continua a interessare milioni di<br>persone nel mondo.</p>
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		<title>Il 25 giugno è la Giornata mondiale della vitiligine:  Apiafco lancia una campagna per sfatare pregiudizi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 12:26:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale della vitiligine]]></category>
		<category><![CDATA[vitiligine]]></category>
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					<description><![CDATA[Non sono solo macchie bianche, non è un problema di bellezza, e non è nemmeno contagiosa: è una malattia infiammatoria cronica della pelle caratterizzata dalla comparsa di chiazze bianche (depigmentate) dovute alla perdita [...]]]></description>
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<p>Non sono solo macchie bianche, non è un problema di bellezza, e non è nemmeno contagiosa:<strong> è una malattia infiammatoria cronica della pelle</strong> caratterizzata dalla comparsa di chiazze bianche (depigmentate) dovute alla <strong>perdita dei melanociti</strong>, le cellule che producono il pigmento. Si tratta della vitiligine, che in Italia colpisce circa 350.000 persone, tra adulti e bambini. Sebbene infatti l’esordio avvenga solitamente <strong>tra i 20 e i 30 anni</strong>, una parte significativa dei pazienti inizia a mostrare i primi segni della malattia proprio durante l’infanzia.</p>



<p><strong>Il 25 giugno è la Giornata mondiale della vitiligine</strong>, e Apiafco (Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza), che si batte quotidianamente per il diritto alla salute e la qualità della vita dei pazienti psoriasici e, dal 2023, anche dei pazienti atopici e con vitiligine lancia la campagna “Pensavo che”, per&nbsp;<strong>sfatare tutti pregiudizi sulla malattia</strong>&nbsp;e per&nbsp;<strong>informare in maniera accurata</strong>&nbsp;e valida. Sui canali Instagram e Facebook, a partire dal 22 giugno, si possono fare domande e ricevere risposte su questa patologia, spiega la presidente dell’<strong>Associazione Valeria Corazza</strong>. Non solo ma si lancia anche un invito a privilegiare appunto fonti autorevoli e informazioni corrette, come quelle che si trovano sul&nbsp;<a href="https://r.newsletter.dire.it/mk/cl/f/sh/7nVU1aA2nfsTSK12UOx3qI7A2ob9oTS/HAMcd4IY0y0S" target="_blank" rel="noreferrer noopener">portale delle malattie dermatologiche</a>&nbsp;per contrastare pregiudizi e disinformazione. Perché queste patologie, non di rado alimentano lo stigma sociale: ancora oggi, evidenzia l’Associazione, “si fa fatica a spostare il dibattito dalla dimensione estetica a quella della cronicità e al suo più importante corollario: l’impatto sulla qualità della vita e sul benessere psicologico di chi ne soffre”. Da qui la campagna che accompagna verso il webinar “<strong>Vitiligine. Diamo voce alla tua pelle</strong>“, evento gratuito dedicato ai soci Apiafco, previsto il 25 giugno in diretta Facebook dalle 19. Parteciperanno Francesca Prignano, professore associato di Dermatologia presso il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Firenze, e la stessa presidente Corazza, che spiega: “Sarà<strong>&nbsp;l’occasione per informare pazienti e caregiver delle nuove frontiere terapeutiche</strong>, dai nuovi farmaci mirati all’evoluzione delle terapie tradizionali”.</p>



<p>L’associazione, rimarca poi, “è impegnata in prima linea affinché la vitiligine non sia più considerata un mero difetto estetico, ma&nbsp;<strong>una patologia cronica con diverse comorbidità</strong>, che merita pieno accesso alle cure innovative e l’inserimento nei percorsi diagnostico-terapeutici (Pdta) regionali”. Per raggiungere il risultatio “agiamo su Governo, Istituzioni e Regioni per indirizzare le politiche sanitarie verso una maggiore garanzia dei diritti dei pazienti, anche attraverso la creazione di tavoli di lavoro locali partecipati dalla più ampia platea di stakeholder: valga, a titolo esemplificativo, i tavoli istituzionali per la stesura di un Pdta dedicato alla vitiligine, avviati dalla Regione Lazio nel novembre 2024, finalizzati a creare un modello di gestione della patologia uniforme e riproducibile”.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="m_-2967262533923001702isPasted"><strong>LA STORIA DI CRISTINA</strong></h3>



<p>Cristina ha 62. Questa è la sua storia di convivenza con la vitiligine.</p>



<p><strong><em>Come e quando ha scoperto di avere la vitiligine?</em></strong><br>L’ho scoperta durante l’adolescenza, con le prime piccole macchie sui gomiti. All’epoca non mi ha preoccupata più di tanto — erano macchioline, simmetriche, quasi invisibili. Per anni la malattia è rimasta praticamente ferma: qualcosa alle ascelle, qualcosa sul viso, niente di più. Ho vissuto la mia vita normalmente, senza farci troppo caso.&nbsp;</p>



<p><strong><em>Quindi per lungo tempo non ha pesato sulla sua quotidianità?<br></em></strong>No, davvero. Fino ai cinquant’anni circa la vitiligine era quasi una presenza silenziosa. Certo, facevo le visite, avevo fatto dei trattamenti con i raggi UVB a banda stretta, qualche crema. Nessun farmaco orale. Ma la malattia non condizionava la mia esistenza. Purtroppo verso i cinquant’anni è come se si fosse “svegliata” — ed è esplosa. Da allora continua ad estendersi, lentamente ma senza mai fermarsi. Oggi interessa circa il 70% del mio corpo.</p>



<p><strong><em>Ha cercato nuove cure?<br></em></strong>Sì, in ottobre 2025 sono tornata all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna, dopo tanti anni. Speravo in qualche novità, qualche scoperta. Purtroppo nessuna soluzione concreta. Ho ripreso la terapia con i raggi UVB banda stretta, questa volta grazie alla fototerapia messa a disposizione da APIAFCO. E devo dire — la pelle si arrossa, poi sembra abbronzarsi ovunque. Che gioia, non vedevo i miei colori da anni! Ma temo che sia una gioia effimera, perché in alcune zone la pelle continua a schiarire. Per fortuna ho la carnagione chiara e uso autoabbronzanti e creme coprenti per il camouflage.</p>



<p><strong><em>Che impatto ha avuto sulla sua vita quotidiana e sul suo benessere psicologico?<br></em></strong>Devo essere onesta: ci sono malattie molto peggiori, e la mia non ha rovinato la mia vita. Però convivo ogni giorno con una “preparazione” prima di uscire che è diventata pesantissima. Ho dovuto rinunciare alle spiagge bianche con i mari corallini che amavo — un sacrificio non da poco. E poi la pelle a carta geografica si vede sempre, anche d’inverno, anche quando mi copro. Ormai tutti sanno o se ne accorgono. Però c’è qualcosa che aiuta: se ne parla di più. Da Cossiga a Michael Jackson, alle modelle che la mostrano senza vergogna. Quando una malattia viene conosciuta, il “mostro” si ridimensiona. E io, lo dico con serenità e senza presunzione: rimango una bella donna.</p>



<p><em><strong>C’è una componente familiare nella sua storia con la vitiligine?</strong></em><br>Sì. Mio padre aveva macchie diffuse su mani, braccia, spalle, gambe — anche lui in età avanzata. Da bambina quasi non me ne ricordavo. Si proteggeva con camicie lunghe, pantaloncini — erano altri tempi, l’estetica non era così al centro di tutto, e lui era un uomo bellissimo. Il dispiacere più grande però l’ho vissuto di recente: ho scoperto che i miei figli, che hanno 20 e 30 anni, hanno qualche macchiolina. E so che l’ho trasmessa io. Li rassicuro, certo. Ma dentro di me è un peso sapere che in quarant’anni da quando conosco questa malattia, la medicina non ha ancora trovato una soluzione. Lo trovo quasi assurdo.</p>



<p><strong><em>Cosa si augura per il futuro?</em></strong><br>Che associazioni come APIAFCO, che ho conosciuto attraverso il Sant’Orsola, vengano sostenute il più possibile. Si impegnano a diffondere la conoscenza, ad aiutare concretamente chi soffre di vitiligine e di altre patologie della pelle, anche con supporto tecnologico. La mia speranza è che si arrivi finalmente a studi approfonditi sulla genetica, che è alla radice di tutto. È lì che si trova la risposta. E spero che i miei figli possano vederla, quella risposta, prima che io non ci sia più.</p>
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		<title>Caldo estremo e attività fisica, Colangelo: «Il cuore va protetto, non messo alla prova»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/caldo-estremo-e-attivita-fisica-colangelo-il-cuore-va-protetto-non-messo-alla-prova/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:43:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[Sapri]]></category>
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					<description><![CDATA[Il dottor Giuseppe Colangelo, cardiologo dello sport e consigliere regionale della SIC Sport Campania: «Le ondate di calore impongono prudenza. Allenarsi sì, ma con buon senso e consapevolezza» Le ondate [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Il dottor Giuseppe Colangelo, cardiologo dello sport e consigliere regionale della SIC Sport Campania: «Le ondate di calore impongono prudenza. Allenarsi sì, ma con buon senso e consapevolezza»</em></p>



<p>Le ondate di calore che stanno interessando l’Italia stanno modificando non solo le abitudini quotidiane, ma anche il modo di praticare attività fisica. Temperature superiori ai 35 gradi, associate a un elevato tasso di umidità, rappresentano infatti un fattore di rischio che non deve essere sottovalutato da chi corre, va in bicicletta, pratica sport di squadra o semplicemente sceglie di allenarsi all’aperto.</p>



<p>A spiegare quali siano i rischi e le corrette precauzioni è il dottor Giuseppe Colangelo, cardiologo dello sport e consigliere regionale della SIC Sport Campania, che invita tutti gli sportivi a modificare le proprie abitudini durante i periodi di caldo intenso.</p>



<p>«L’attività fisica resta uno degli strumenti più efficaci per prevenire le malattie cardiovascolari e migliorare la qualità della vita», sottolinea Colangelo. «Tuttavia, quando le condizioni climatiche diventano estreme, è necessario adattare gli allenamenti. Ignorare il caldo significa sottoporre il cuore e tutto l’organismo a uno stress che, in alcuni casi, può diventare molto pericoloso.»</p>



<p>Il cuore lavora di più</p>



<p>Durante l’esercizio fisico il corpo produce una grande quantità di calore. Per mantenere costante la temperatura corporea, il sistema cardiovascolare aumenta la frequenza cardiaca e convoglia una maggiore quantità di sangue verso la pelle, favorendo la dispersione del calore attraverso la sudorazione.</p>



<p>«Quando la temperatura esterna è molto elevata – spiega il cardiologo – questo delicato meccanismo di termoregolazione diventa meno efficiente. Il cuore è costretto a lavorare più intensamente e, contemporaneamente, la perdita di liquidi attraverso il sudore riduce il volume di sangue circolante. È una condizione che può favorire cali di pressione, aritmie, affaticamento cardiaco e, nei casi più gravi, il colpo di calore.»</p>



<p>La disidratazione: un nemico silenzioso</p>



<p>Uno degli errori più frequenti è sottovalutare la disidratazione.</p>



<p>«Molti bevono solo quando avvertono lo stimolo della sete, ma quando compare significa che l’organismo ha già iniziato a perdere una quantità significativa di liquidi», evidenzia Colangelo. «Con il sudore non perdiamo soltanto acqua, ma anche sali minerali fondamentali come sodio, potassio e magnesio, indispensabili per il corretto funzionamento del cuore e dei muscoli.»</p>



<p>Una disidratazione anche moderata può ridurre le prestazioni sportive, aumentare la frequenza cardiaca e compromettere la capacità dell’organismo di disperdere il calore.</p>



<p>Non solo anziani: attenzione anche agli sportivi</p>



<p>Si tende a pensare che i pericoli riguardino esclusivamente le persone anziane o affette da patologie croniche. In realtà non è così.</p>



<p>«Gli anziani, i bambini, gli ipertesi, i diabetici e chi soffre di malattie cardiovascolari sono certamente più vulnerabili», precisa Colangelo. «Ma anche gli atleti giovani e perfettamente allenati possono sviluppare un colpo di calore se affrontano allenamenti intensi nelle ore più calde della giornata. Il fisico allenato non rende invulnerabili alle alte temperature.»</p>



<p>Particolare attenzione deve essere riservata anche a chi assume farmaci come diuretici, beta-bloccanti o antipertensivi, che possono alterare la risposta dell’organismo al caldo.</p>



<p>I segnali da non ignorare</p>



<p>Secondo il cardiologo dello sport è fondamentale riconoscere tempestivamente i sintomi che indicano una sofferenza dell’organismo.</p>



<p>«Capogiri, nausea, cefalea, crampi muscolari, eccessiva stanchezza, tachicardia, confusione mentale o perdita di lucidità sono segnali che impongono l’interruzione immediata dell’attività fisica», afferma. «Se compaiono febbre elevata, alterazione dello stato di coscienza o perdita dei sensi, ci troviamo di fronte a un’emergenza sanitaria che richiede un intervento immediato.»</p>



<p>Le regole per allenarsi in sicurezza</p>



<p>Le raccomandazioni sono semplici ma fondamentali.</p>



<p>«È preferibile svolgere attività fisica nelle prime ore del mattino oppure dopo il tramonto, evitando tassativamente la fascia oraria compresa tra le 11 e le 18. Occorre mantenere una corretta idratazione prima, durante e dopo l’allenamento, scegliere indumenti tecnici leggeri e traspiranti, utilizzare un cappellino quando ci si allena all’aperto e ridurre intensità e durata dell’esercizio nelle giornate caratterizzate da temperature elevate.»</p>



<p>Anche l’alimentazione ha un ruolo importante. «Consumare pasti leggeri, ricchi di frutta e verdura, aiuta a reintegrare liquidi e sali minerali. È invece opportuno limitare alcolici e bevande zuccherate, che possono favorire la disidratazione.»</p>



<p>Il messaggio agli sportivi</p>



<p>Il dottor Colangelo conclude con un invito alla responsabilità.</p>



<p>«Lo sport è salute, ma solo se praticato con intelligenza. Le ondate di calore sono sempre più frequenti e rappresentano una nuova sfida anche per la medicina dello sport. Non bisogna rinunciare all’attività fisica, ma imparare ad adattarla alle condizioni ambientali. Ascoltare il proprio corpo, rispettare i segnali di affaticamento e seguire le indicazioni degli specialisti significa proteggere il cuore e continuare a fare sport in sicurezza.»</p>



<p>Un messaggio chiaro che, soprattutto durante questa estate caratterizzata da temperature eccezionali, rappresenta un invito al buon senso: prendersi cura del proprio cuore significa anche sapere quando rallentare.</p>
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		<title>La Telemedicina arriva anche a Morigerati: nuovo servizio per avvicinare la sanità ai cittadini</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-telemedicina-arriva-anche-a-morigerati-nuovo-servizio-per-avvicinare-la-sanita-ai-cittadini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 13:55:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Morigerati]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[morigerati telemedicina]]></category>
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					<description><![CDATA[Operativo a Morigerati il nuovo Punto di Telemedicina, attivato nell’ambito dell’accordo di collaborazione tra i Comuni e l’ASL Salerno per la realizzazione degli Ambulatori Virtuali di Comunità. La nuova postazione, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Operativo a <strong>Morigerati</strong> il nuovo Punto di Telemedicina, attivato nell’ambito dell’accordo di collaborazione tra i Comuni e <strong>l’ASL Salerno</strong> per la realizzazione degli Ambulatori Virtuali di Comunità.</p>



<p>La nuova postazione, disponibile presso la sede comunale, rappresenta un ulteriore passo verso una sanità più vicina ai cittadini, con particolare attenzione alle persone fragili e a chi vive nelle aree interne, spesso costrette a spostamenti per accedere alle visite specialistiche.</p>



<p>Attraverso il servizio di Telemedicina sarà possibile effettuare video-visite e video-consulti con gli specialisti, oltre al monitoraggio di alcuni parametri clinici, riducendo tempi di attesa e difficoltà logistiche senza rinunciare alla qualità delle cure.</p>



<p>La televisita, secondo le Linee di indirizzo sulla Telemedicina del Ministero della Salute e le indicazioni regionali, è un atto sanitario nel quale il medico interagisce a distanza con il paziente. L’attività può portare alla prescrizione di farmaci, terapie o ulteriori indicazioni cliniche.</p>



<p>Per accedere alla televisita è necessario essere in possesso di un’impegnativa specifica in modalità televisita rilasciata dal Medico di Medicina Generale. La prenotazione può essere effettuata attraverso la piattaforma CUP Soresa tramite l’app Sinfonia Salute, agli sportelli CUP e Ticket dell’ASL Salerno, nelle farmacie abilitate, tramite il Call Center CUP o attraverso l’Ufficio Telemedicina dell’azienda sanitaria.</p>



<p>Il servizio prevede inoltre un supporto dedicato: il paziente può essere affiancato da un caregiver durante il collegamento e, nei casi di assistenza domiciliare integrata, anche dal personale infermieristico, che può collaborare con lo specialista fornendo informazioni aggiornate sulle condizioni cliniche.</p>



<p>Per usufruire della televisita sono necessari sistemi di identità digitale come SPID, CIE o CNS.</p>



<p><strong>Il Punto di Telemedicina sarà operativo a Morigerati il lunedì e il mercoledì dalle ore 9 alle 12. Per informazioni è possibile contattare il numero 0974 982016.</strong></p>



<p>L’iniziativa amplia l’offerta sanitaria sul territorio, mettendo a disposizione dei cittadini numerose specialità mediche, tra cui cardiologia, dermatologia, diabetologia, endocrinologia, geriatria, ginecologia, neurologia, oncologia, pneumologia, pediatria, psichiatria, reumatologia e terapia del dolore.</p>



<p>Con l’attivazione del nuovo servizio, Morigerati entra nella rete degli Ambulatori Virtuali di Comunità, un modello che punta a superare le distanze fisiche e tecnologiche e a rendere l’assistenza sanitaria sempre più accessibile, soprattutto nei piccoli centri.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tumori, il Pascale guarda ai centenari: possibili chiavi per prevenire il cancro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/tumori-il-pascale-guarda-ai-centenari-possibili-chiavi-per-prevenire-il-cancro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 16:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[centenari]]></category>
		<category><![CDATA[istituto pascale]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
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					<description><![CDATA[Studiare chi ha superato gli ottant’anni e persino i cento senza sviluppare patologie oncologiche per comprendere i meccanismi che possono proteggere l’organismo dal cancro. È l’obiettivo del progetto “Amici”, la [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Studiare chi ha superato gli ottant’anni e persino i cento senza sviluppare patologie oncologiche per comprendere i meccanismi che possono proteggere l’organismo dal cancro. È l’obiettivo del progetto “Amici”, la ricerca promossa dall’Istituto Pascale di Napoli in collaborazione con l’Asl di Benevento e la Comunità Montana del Fortore, i cui primi risultati sono stati illustrati nel corso di un incontro scientifico ospitato dal centro oncologico partenopeo. Lo riporta l’Ansa. </p>



<p class="p1">Alla base dello studio c’è una domanda che potrebbe aprire nuove prospettive nella ricerca oncologica: il sistema immunitario conserva una sorta di memoria delle infezioni affrontate durante la vita e questa esperienza potrebbe contribuire a difendere l’organismo anche dalla comparsa dei tumori?</p>



<p class="p1">I ricercatori stanno approfondendo l’ipotesi secondo cui alcune infezioni contratte nel corso degli anni possano aver “addestrato” le difese immunitarie a riconoscere e contrastare cellule tumorali. Un fenomeno noto in ambito scientifico come “mimetismo molecolare”, che si verifica quando particolari antigeni presenti in virus o altri microrganismi mostrano caratteristiche simili a quelle espresse da alcune cellule cancerose.</p>



<p class="p1">Il progetto affonda le sue radici nel 2023, quando venne siglato l’accordo tra le istituzioni coinvolte. La fase operativa della ricerca è poi partita nel febbraio 2024. A coordinare le attività è il Laboratorio di Modelli Immunologici Innovativi del Pascale, diretto da Luigi Buonaguro, impegnato da anni nello studio delle interazioni tra sistema immunitario e sviluppo delle neoplasie.</p>



<p class="p1">Protagonisti dell’indagine sono gli anziani del territorio del Fortore beneventano, con particolare attenzione agli ultraottantenni e ai centenari che non hanno mai ricevuto una diagnosi di tumore. Una popolazione considerata dagli studiosi un modello biologico di grande interesse, capace di offrire indicazioni preziose sui fattori che favoriscono la longevità e la resistenza alle malattie oncologiche.</p>



<p class="p1">L’obiettivo finale è individuare eventuali meccanismi immunitari protettivi che, una volta compresi, potrebbero aprire la strada a nuove strategie di prevenzione e a futuri approcci terapeutici contro il cancro. Un percorso ancora nelle fasi iniziali, ma che punta a trasformare le storie di longevità del Fortore in un patrimonio di conoscenze utile alla medicina del futuro.</p>



<p>(Foto da newportal.istitutotumori.na.it)</p>
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		<title>Dalla Campania parte l’indagine nazionale sullo screening antenatale delle emoglobinopatie</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dalla-campania-parte-lindagine-nazionale-sullo-screening-antenatale-delle-emoglobinopatie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 12:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[screening]]></category>
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					<description><![CDATA[La&#160;Società&#160;Italiana Talassemie ed Emoglobinopatie SITE&#160;ha avviato un’indagine (survey) dedicata a ginecologi, ostetrici e infermieri che lavorano nei punti nascita, sia presso i centri di cura che negli ospedali di tutta [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La&nbsp;<strong>Società</strong><strong>&nbsp;Italiana Talassemie ed Emoglobinopatie SITE</strong>&nbsp;ha avviato un’indagine (<em>survey</em>) dedicata a ginecologi, ostetrici e infermieri che lavorano nei punti nascita, sia presso i centri di cura che negli ospedali di tutta Italia.</p>



<p>La finalità è riuscire ad avere&nbsp;un&nbsp;<strong>quadro realistico ed&nbsp;</strong>affidabile dello stato della prevenzione e della&nbsp;<strong>diagnostica antenatale</strong>&nbsp;delle emoglobinopatie in Italia&nbsp;(rispetto a coppie e/o donne in gravidanza)&nbsp;<strong>prima del parto</strong>: capire, quindi, se e soprattutto in che modo si fa diagnosi dei portatori e del neonato, e informazione corretta alla coppia a rischio.</p>



<p>&nbsp;«<em>La survey si rivolge a chi lavora in ginecologia ed ostetricia. Serve ad evidenziare eventuali criticità e margini di miglioramento, attraverso azioni condivise. Nel corso dei congressi o dei meeting scientifici, emerge la necessità di&nbsp;<strong>formazione sulla identificazione delle coppie a rischio</strong>&nbsp;e sulla diagnosi precoce: l’indagine nazionale è un primo tentativo in questa direzione e diventa determinante per la Società Scientifica e per i medici che hanno in carico pazienti con emoglobinopatia.&nbsp;Avere un risultato affidabile consente di mettere in atto azioni correttive o migliorative&nbsp;in merito alla prevenzione delle emoglobinopatie&nbsp;</em>–&nbsp;<strong>sottolinea la Professoressa Maddalena Casale, Coordinatrice del Gruppo di Lavoro “Iniziative sul Territorio” della SITE e Responsabile Scientifico del Progetto EMOCAMP&nbsp;</strong>&#8211;<em>&nbsp;Il&nbsp;Centro di Ematologia e Oncologia Pediatrica dell’AOU&nbsp;&#8211; Università&nbsp;Vanvitelli ha introdotto un programma di&nbsp;screening integrato in fase antenatale e neonatale: l’obiettivo è renderlo disponibile in tutta la Regione e magari in tutta Italia, come accade per quello neonatale esteso. Siamo, inoltre,&nbsp;centro di ricerca e di offerta diagnostica precoce&nbsp;in tutte le varie fasi della vita e siamo presenti durante l’anno con campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini per imparare a prendersi cura di sé e della propria famiglia</em>».</p>



<p>Il sondaggio della società scientifica SITE, da compilare in&nbsp;<strong>modalità anonima,</strong>&nbsp;utilizza il questionario come metodo sistematico di ricerca per raccogliere dati quantitativi e qualitativi e feedback,&nbsp;attraverso la collaborazione con i diversi settori dell’assistenza sanitaria.</p>



<p>«<em>L’indagine destinata, agli operatori sanitari (medici ed infermieri) in campo ginecologico ed ostetrico, è stata progettata dalla SITE con l&#8217;obiettivo di capire le modalità con cui viene gestito lo screening antenatale delle emoglobinopatie nella pratica clinica,&nbsp;per cercare di individuare criticità e trovare soluzioni adeguate. È fondamentale instaurare un dialogo con gli operatori sanitari e sensibilizzare allo screening, creando una sinergia tra i centri di ricerca e di cura e la medicina di prossimità.&nbsp;Come&nbsp;</em><em>società scientifica, siamo impegnati nella diagnostica precoce delle coppie a rischio, nel diffondere la cultura sulle emoglobinopatie e nel coinvolgimento di tutti i settori dell&#8217;assistenza sanitaria che possono avere un ruolo determinante nel percorso di diagnosi e cura. Attraverso la prevenzione e la diagnosi antenatale, il nostro obiettivo è favorire scelte riproduttive consapevoli, limitare le nascite non consapevoli e garantire l&#8217;identificazione precoce dei bambini affetti da malattie del sangue</em>», sottolinea la&nbsp;<strong>Prof.ssa Raffaella Origa, presidente nazionale SITE</strong>.</p>



<p><strong>Le emoglobinopatie sono malattie ereditarie</strong> molto comuni in tutto il mondo, causate da un difetto dell&#8217;emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue. Queste <strong>patologie si trasmettono ai figli da entrambi i genitori biologici, madre e padre, che possono essere portatori</strong>. I programmi di screening permettono di fare scelte consapevoli, soprattutto in vista della possibilità di trasmettere la condizione ai propri figli. Riconoscere precocemente la malattia permette di iniziare trattamenti e programmi di sorveglianza che riducono notevolmente le possibili complicanze, allungano la vita e ne migliorano la qualità.</p>
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		<title>Un esame del sangue potrà rivelare l’età biologica degli organi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/un-esame-del-sangue-potra-rivelare-leta-biologica-degli-organi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 11:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[esame del sangue]]></category>
		<category><![CDATA[età biologica]]></category>
		<category><![CDATA[nature medicine]]></category>
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					<description><![CDATA[Un semplice esame del sangue potrebbe presto offrire una fotografia dettagliata dell’età biologica degli organi e aiutare a prevedere il rischio di sviluppare malattie negli anni successivi. È il risultato [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un semplice esame del sangue potrebbe presto offrire una fotografia dettagliata dell’età biologica degli organi e aiutare a prevedere il rischio di sviluppare malattie negli anni successivi. È il risultato di uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Stanford e pubblicato sulla rivista scientifica <em>Nature Medicine</em>.</p>



<p>Il test, ancora in fase sperimentale, è stato sviluppato dal gruppo guidato da Hamilton Oh e, secondo gli autori della ricerca, potrebbe arrivare sul mercato entro i prossimi tre anni.</p>



<p>L&#8217;obiettivo è misurare l&#8217;età biologica di undici organi e sistemi del corpo umano, tra cui cervello, cuore, polmoni, fegato, reni, pancreas, muscoli, arterie, intestino, sistema immunitario e tessuto adiposo. Un approccio innovativo che parte da una considerazione ormai consolidata nella ricerca sull&#8217;invecchiamento: non tutti gli organi invecchiano alla stessa velocità.</p>



<p>Per individuare le tracce biologiche di questo processo, gli studiosi hanno analizzato i dati di 44.498 persone tra i 40 e i 70 anni raccolti nella UK Biobank, una delle più grandi banche dati sanitarie al mondo. Grazie ai campioni di sangue e alle cartelle cliniche aggiornate nel corso di 17 anni, i ricercatori hanno identificato quasi 3.000 proteine presenti nel sangue, alcune delle quali risultano strettamente associate all&#8217;attività di specifici organi.</p>



<p>Incrociando i livelli di queste proteine con l&#8217;età anagrafica e la storia clinica dei partecipanti, il team è riuscito a costruire modelli capaci di stimare l&#8217;età biologica dei diversi organi e di individuare eventuali anomalie rispetto alla media delle persone della stessa età.</p>



<p>I risultati mostrano che l&#8217;invecchiamento accelerato di un organo può rappresentare un importante indicatore del rischio di sviluppare patologie nei successivi dieci anni. Particolarmente significativo è il ruolo del cervello. Secondo Tony Wyss-Coray, tra gli autori dello studio, la salute cerebrale appare strettamente collegata alla longevità complessiva dell&#8217;individuo.</p>



<p>&#8220;Se hai un cervello vecchio, hai una maggiore probabilità di mortalità. Se hai un cervello giovane, probabilmente vivrai più a lungo&#8221;, ha spiegato il ricercatore.</p>



<p>L&#8217;analisi ha inoltre evidenziato che circa una persona su quattro presenta almeno un organo biologicamente molto più giovane o più vecchio rispetto alla propria età anagrafica. Una scoperta che potrebbe aprire nuove prospettive nella medicina preventiva e personalizzata, consentendo di individuare precocemente i segnali di deterioramento degli organi e di intervenire prima della comparsa delle malattie.</p>



<p>Se i risultati saranno confermati da ulteriori studi clinici, il nuovo test potrebbe diventare uno strumento prezioso per monitorare l&#8217;invecchiamento dell&#8217;organismo e migliorare le strategie di prevenzione, con l&#8217;obiettivo di allungare non solo la durata della vita, ma soprattutto gli anni vissuti in buona salute.</p>



<p>(Fonte Ansa)</p>
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		<title>Prevenzione cardiovascolare, ecco come difendere il cuore durante il caldo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/prevenzione-cardiovascolare-ecco-come-difendere-il-cuore-durante-il-caldo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 12:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione cardiovascolare]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate e delle prime ondate di calore cresce anche l&#8217;attenzione verso la salute cardiovascolare. Temperature elevate, umidità e rischio di disidratazione possono infatti mettere sotto stress il cuore, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate e delle prime ondate di calore cresce anche l&#8217;attenzione verso la salute cardiovascolare. Temperature elevate, umidità e rischio di disidratazione possono infatti mettere sotto stress il cuore, soprattutto nelle persone anziane, nei soggetti affetti da patologie cardiache e in chi segue terapie farmacologiche specifiche.</p>



<p>In occasione della Giornata Nazionale della Prevenzione Cardiovascolare, in programma il 12 giugno, la Fondazione per il Tuo Cuore – HCF Onlus e l&#8217;Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) hanno diffuso un vademecum con dieci semplici regole per affrontare l&#8217;estate senza rischi e tutelare il benessere del sistema cardiovascolare.</p>



<p>«La salute del cuore è parte fondamentale della salute della persona – sottolinea il presidente della Fondazione, Domenico Gabrielli –. La prevenzione deve iniziare prima della malattia attraverso controlli periodici, corretti stili di vita e una maggiore consapevolezza dei fattori di rischio».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché il caldo può essere pericoloso</h3>



<p>Le alte temperature favoriscono la vasodilatazione e possono provocare abbassamenti della pressione arteriosa, soprattutto nelle persone che assumono farmaci antipertensivi o diuretici. Disidratazione e perdita di liquidi possono inoltre determinare tachicardia, capogiri, senso di debolezza e peggiorare patologie cardiovascolari già presenti.</p>



<p>Secondo gli specialisti, proprio durante i mesi estivi è importante monitorare con maggiore attenzione il proprio stato di salute e non sottovalutare eventuali sintomi sospetti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il decalogo salva-cuore</h3>



<p>I cardiologi raccomandano innanzitutto di controllare regolarmente la pressione arteriosa e di non modificare mai autonomamente le terapie prescritte dal medico.</p>



<p>Fondamentale è mantenere una corretta idratazione, bevendo acqua con regolarità anche in assenza dello stimolo della sete, soprattutto negli anziani. È inoltre consigliabile evitare l&#8217;esposizione al sole e gli sforzi fisici nelle ore più calde della giornata, privilegiando il mattino presto o la sera.</p>



<p>Grande attenzione va riservata anche all&#8217;alimentazione: via libera a frutta, verdura, legumi, cereali integrali e pesce, mentre è opportuno limitare sale, grassi, alcolici e bevande zuccherate.</p>



<p>L&#8217;attività fisica resta un alleato prezioso del cuore, purché venga praticata con moderazione e nelle fasce orarie più fresche.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I sintomi da non ignorare</h3>



<p>Dolore al petto, difficoltà respiratorie, palpitazioni persistenti, svenimenti, sudorazione fredda, nausea improvvisa o peggioramento dell&#8217;affanno non devono essere attribuiti automaticamente al caldo. In presenza di questi segnali è necessario rivolgersi tempestivamente ai servizi di emergenza o al proprio medico.</p>



<p>Chi soffre di scompenso cardiaco dovrebbe inoltre monitorare eventuali gonfiori alle gambe, aumento del peso corporeo o peggioramento della dispnea, mentre i pazienti con aritmie devono prestare particolare attenzione alla disidratazione e limitare il consumo di alcol e caffeina.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La prevenzione come migliore terapia</h3>



<p>La Giornata Nazionale della Prevenzione Cardiovascolare nasce con l&#8217;obiettivo di promuovere una maggiore cultura della prevenzione e della diagnosi precoce. Attraverso il servizio &#8220;L&#8217;esperto risponde&#8221;, disponibile sul portale della Fondazione per il Tuo Cuore, i cittadini possono ricevere gratuitamente informazioni e orientamento da specialisti cardiologi.</p>



<p>Il messaggio degli esperti è chiaro: molte malattie cardiovascolari possono essere prevenute adottando comportamenti corretti e sottoponendosi a controlli periodici. In estate, quando il caldo rappresenta un fattore di rischio aggiuntivo, la prevenzione diventa ancora più importante per proteggere il cuore e preservare il benessere generale.</p>
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		<title>ECP compie 45 anni: in Campania la ricerca europea sulla prevenzione dei tumori guidata da Giovanni Corso</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ecp-compie-45-anni-in-campania-la-ricerca-europea-sulla-prevenzione-dei-tumori-guidata-da-giovanni-corso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 13:05:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Compie 45 anni, l’associazione europea no profit di ricerca scientifica, con sede in Campania,&#160;European Cancer Prevention Organization&#160;presieduta dallo scienziato e medico oncologo irpino, Giovanni Corso. Quarantacinque anni di studi e [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Compie 45 anni, l’associazione europea no profit di ricerca scientifica, con sede in Campania,&nbsp;<em>European Cancer Prevention Organization</em>&nbsp;presieduta dallo scienziato e medico oncologo irpino, Giovanni Corso.</p>



<p>Quarantacinque anni di studi e ricerche medico-scientifiche condotte dai medici massimi esperti in oncologia, ricercatori, psicologi, medici specialisti nelle malattie di vario genere e scienziati italiani ed europei tra i più importanti esperti al mondo di tumori, pubblicazioni su riviste specializzate italiane ed estere e attività di sensibilizzazione e divulgazione, nel settore della prevenzione e lotta al cancro.</p>



<p>Fondata nel 1981 e prima realtà europea specializzata nello studio e nella Ricerca sul cancro, l’associazione no profit è nata promuovere la cooperazione europea degli studi sulla prevenzione del cancro.</p>



<p>“La nostra è una storia importante- spiega l’oncologo Giovanni Corso che dal 2023 guida la presidenza dell’associazione ECP &#8211; siamo un’organizzazione scientifica internazionale impegnata nel promuovere attivamente la prevenzione del cancro e ad oggi, siamo l’unica realtà monotematica che lavora esclusivamente sulla prevenzione dei tumori. Prevenire, attraverso diagnosi precoci e screening mirati- chiosa lo scienziato campano- salva non una ma migliaia di vite”.</p>



<p>Solo negli ultimi tre anni sono state migliaia in Italia le donne supportate nella prevenzione dei tumori al seno, sono state promosse oltre 15 campagne di sensibilizzazione sulla salute a favore delle donne, vinti 2 progetti nazionali, partecipazione a 3 progetti scientifici e decine di congressi internazionali, organizzati 15 meeting di divulgazione scientifica, 4 articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali e riguardanti le nuove linee di prevenzione oncologica, premiati anche 8 scienziati nazionali e supportato 5 giovani ricercatori per la partecipazione a congressi scientifici, alla&nbsp; ECP è stato anche assegnato il premio “<em>Ambasciatore del Bene</em>” presso il Campidoglio a Roma per l’impegno sul territorio nazionale.</p>
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		<title>DefibRider, il cardiologo in moto che ogni giorno percorre l’A30</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/defibrider-il-cardiologo-in-moto-che-ogni-giorno-percorre-la30/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 11:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[cardiologia]]></category>
		<category><![CDATA[defibrillatore]]></category>
		<category><![CDATA[medico motociclista]]></category>
		<category><![CDATA[salvataggio]]></category>
		<category><![CDATA[soccorso stradale]]></category>
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					<description><![CDATA[Chi percorre frequentemente l’autostrada A30 lo avrà probabilmente notato almeno una volta. Una moto che avanza con sicurezza tra il traffico, un motociclista dall’aspetto inconfondibile e una presenza che non [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Chi percorre frequentemente l’autostrada A30 lo avrà probabilmente notato almeno una volta. Una moto che avanza con sicurezza tra il traffico, un motociclista dall’aspetto inconfondibile e una presenza che non passa inosservata. Da tempo, infatti, lungo l’arteria che collega importanti centri della Campania, circola una figura diventata quasi leggendaria tra automobilisti e motociclisti: <strong>DefibRider</strong>.</p>



<p><strong>Chi è davvero quel motociclista che percorre quotidianamente l’A30? </strong>Quale storia si nasconde dietro quel nome che richiama immediatamente il mondo del soccorso e della cardiologia?</p>



<p><strong>Dietro il nome DefibRider si cela infatti un cardiologo che ogni giorno percorre questa strada per raggiungere il proprio posto di lavoro. </strong></p>



<p>Giuseppe Colangelo, un professionista della salute che, terminato il turno o diretto in ospedale, indossa la sua attrezzatura da motociclista e affronta chilometri di asfalto con la stessa dedizione che mette nella cura dei suoi pazienti.</p>



<p>Ma ciò che rende davvero speciale questa figura non è soltanto la professione che svolge. Nel corso degli anni, infatti, il medico motociclista si è trovato più volte ad intervenire in situazioni di emergenza incontrate lungo il tragitto. Episodi nei quali la sua preparazione, la sua lucidità e la sua esperienza si sono rivelate determinanti per prestare i primi soccorsi in attesa dell’arrivo dei sanitari.</p>



<p>Circostanze che testimoniano come la vocazione di un medico non si esaurisca all’interno di uno studio o di un reparto ospedaliero. Per alcuni professionisti, aiutare gli altri è un impegno che continua ovunque, anche lungo una corsia autostradale o in una situazione inattesa che può presentarsi nel corso della vita quotidiana.</p>



<p>Da qui nasce anche il significato del nome DefibRider. Un soprannome che unisce la passione per le moto alla missione di diffondere la cultura della cardioprotezione. Il riferimento al defibrillatore è immediato e richiama uno strumento che, insieme alla formazione nelle manovre di primo soccorso, può rappresentare una concreta possibilità di sopravvivenza in caso di arresto cardiaco.</p>



<p>Negli ultimi anni il tema della cardioprotezione è diventato sempre più centrale. La diffusione dei defibrillatori automatici nei luoghi pubblici e la formazione dei cittadini alle manovre salvavita stanno contribuendo a creare una maggiore consapevolezza sull’importanza dell’intervento precoce. Un percorso culturale che può fare la differenza e che DefibRider, nel suo piccolo, cerca di sostenere anche attraverso la propria immagine e la propria testimonianza.</p>



<p>Non si tratta di un supereroe nel senso tradizionale del termine. Non possiede poteri straordinari né cerca notorietà. La sua forza risiede nelle competenze acquisite in anni di studio, nell’esperienza maturata sul campo e nella volontà di metterle al servizio degli altri ogni volta che ce n’è bisogno.</p>



<p>Per questo, lungo l’A30, c’è chi sorride e pensa una cosa sola: con DefibRider siamo tutti un po’ più cardioprotetti.</p>
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		<title>Sempre più persone usano l’intelligenza artificiale come “confidente”: il fenomeno delle chat usate al posto dello psicologo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sempre-piu-persone-usano-lintelligenza-artificiale-come-confidente-il-fenomeno-delle-chat-usate-al-posto-dello-psicologo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 08:19:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
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					<description><![CDATA[Chiedere consigli, raccontare ansie, cercare conforto emotivo. Sempre più utenti si rivolgono alle chatbot di intelligenza artificiale non solo per informazioni pratiche, ma anche come una sorta di supporto psicologico [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Chiedere consigli, raccontare ansie, cercare conforto emotivo. <strong>Sempre più utenti si rivolgono alle chatbot di intelligenza artificiale non solo per informazioni pratiche, ma anche come una sorta di supporto psicologico informale. </strong>Un fenomeno in crescita che apre nuove opportunità, ma anche interrogativi su limiti, rischi e responsabilità.</p>



<p class="p1">Le piattaforme di IA generativa sono oggi in grado di sostenere conversazioni complesse, rispondere in modo empatico e simulare dialoghi simili a quelli terapeutici. Questo ha portato una parte degli utenti a utilizzarle per parlare di stress, solitudine, difficoltà relazionali o momenti di crisi personale.</p>



<p class="p1">Secondo diversi studi internazionali sul rapporto tra tecnologia e salute mentale, l’IA viene spesso percepita come uno spazio “neutro” e sempre disponibile, in grado di ridurre il senso di giudizio e favorire l’autoespressione. <strong>Tuttavia gli esperti sottolineano che questi strumenti non sono psicologi e non possono sostituire un percorso terapeutico strutturato.</strong></p>



<p class="p1">Le principali organizzazioni sanitarie e professionali ricordano infatti che <strong>le chatbot non effettuano diagnosi</strong>, non hanno accesso alla storia clinica dell’utente e non possono intervenire in situazioni di rischio, come disturbi psichiatrici o crisi acute. Il loro ruolo non può essere di cura.</p>



<p class="p1">Il rischio, spiegano gli specialisti, è duplice: da un lato la possibile illusione di un sostegno professionale che in realtà non esiste; dall’altro la tendenza a delegare a sistemi automatizzati bisogni complessi che richiedono invece competenze cliniche e relazionali umane.</p>



<p class="p1">Allo stesso tempo, alcuni ricercatori evidenziano anche potenziali benefici. Le chatbot possono infatti aiutare a riflettere sulle emozioni, incoraggiare pratiche di auto-monitoraggio e facilitare l’accesso iniziale a informazioni sulla salute mentale, soprattutto in contesti in cui il supporto psicologico è difficile da ottenere o troppo costoso.</p>



<p class="p1">Il dibattito è quindi aperto. Da un lato l’IA come strumento accessibile e potenzialmente utile per il benessere quotidiano, dall’altro il rischio di una “terapia simulata” priva di supervisione clinica.</p>



<p class="p1">Gli esperti concordano su un punto: l’intelligenza artificiale può affiancare, ma non sostituire il lavoro dello psicologo. La relazione terapeutica, basata su empatia reale, formazione clinica e responsabilità professionale, resta un elemento centrale difficilmente replicabile da un sistema automatizzato.</p>
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		<item>
		<title>Dalla Gran Bretagna al Giappone, i Paesi che hanno creato un “ministero della solitudine”</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dalla-gran-bretagna-al-giappone-i-paesi-che-hanno-creato-un-ministero-della-solitudine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 08:01:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[benessere sociale]]></category>
		<category><![CDATA[isolamento sociale]]></category>
		<category><![CDATA[politica sociale]]></category>
		<category><![CDATA[salute pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[solitudine]]></category>
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					<description><![CDATA[Combattere l’isolamento sociale, soprattutto tra anziani, giovani e persone fragili. È con questo obiettivo che nel 2018 la Gran Bretagna ha istituito il primo “Ministero della Solitudine” al mondo, trasformando [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Combattere l’isolamento sociale, soprattutto tra anziani, giovani e persone fragili. È con questo obiettivo che nel <strong>2018</strong> la Gran Bretagna ha istituito il primo “<strong>Ministero della Solitudine</strong>” al mondo, trasformando un disagio spesso invisibile in una questione di salute pubblica e politica sociale.</p>



<p class="p1">La decisione venne annunciata dall’allora <strong>premier Theresa May</strong> dopo un rapporto parlamentare che definiva la solitudine “una delle grandi sfide sanitarie del nostro tempo”. A guidare il nuovo incarico fu nominata Tracey Crouch, sottosegretaria con delega a sport e società civile, con il compito di coordinare politiche contro l’isolamento sociale.</p>



<p class="p1">Secondo i dati diffusi dal governo britannico all’epoca, <strong>oltre 9 milioni di persone nel Regno Unito dichiaravano di sentirsi spesso sole</strong>. Un fenomeno con effetti concreti anche sulla salute: diversi studi hanno associato la solitudine cronica a un aumento del rischio di depressione, ansia, malattie cardiovascolari e declino cognitivo.</p>



<p class="p1">Il governo britannico ha così avviato programmi di “social prescribing”, cioè percorsi attraverso i quali medici e servizi territoriali possono indirizzare le persone verso attività sociali, culturali e di volontariato. Tra le iniziative promosse figurano centri comunitari, sostegno agli anziani soli e progetti per rafforzare le relazioni di quartiere.</p>



<p class="p1">Negli anni successivi anche altri Paesi hanno seguito l’esempio britannico, pur con formule differenti.</p>



<p class="p1">In Giappone, nel 2021, il governo ha nominato un ministro incaricato di affrontare solitudine e isolamento sociale dopo l’aumento dei suicidi registrato durante la pandemia di Covid-19. Il fenomeno degli “hikikomori”, persone che si ritirano completamente dalla vita sociale, rappresenta da anni una delle emergenze sociali del Paese asiatico.</p>



<p class="p1">Anche la Corea del Sud ha sviluppato strategie nazionali contro l’isolamento, soprattutto tra i giovani adulti che vivono soli. Seul ha annunciato programmi di sostegno psicologico, assistenza economica e attività di reinserimento sociale.</p>



<p class="p1">In alcuni Paesi europei, come Germania e Paesi Bassi, non esistono veri e propri ministeri dedicati, ma sono stati creati osservatori e piani governativi specifici contro la solitudine. La stessa Unione Europea ha più volte richiamato l’attenzione sul tema, soprattutto dopo la pandemia.</p>



<p class="p1">Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’isolamento sociale rappresenta un fattore di rischio crescente nelle società contemporanee, aggravato dall’invecchiamento della popolazione, dalla diffusione del lavoro da remoto e dall’uso sempre più intenso delle tecnologie digitali.</p>



<p class="p1">Gli esperti sottolineano che la solitudine non coincide semplicemente con l’essere soli. “Si può vivere da soli senza sentirsi isolati, così come ci si può sentire profondamente soli pur essendo circondati da persone”, spiegano sociologi e psicologi. Per questo le politiche pubbliche puntano sempre più a rafforzare reti sociali, spazi di aggregazione e servizi territoriali.</p>
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		<title>Giornata mondiale della sclerosi multipla, la malattia invisibile che colpisce i giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 07:57:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[malattia_nervosa]]></category>
		<category><![CDATA[sclerosi_multipla]]></category>
		<category><![CDATA[sintomi_sclerosi_multipla]]></category>
		<category><![CDATA[sistema_immunitario]]></category>
		<category><![CDATA[sistema_nervoso_centrale]]></category>
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<p class="p1">Una malattia cronica, autoimmune e ancora senza una cura definitiva, che colpisce soprattutto i giovani adulti e cambia profondamente la vita quotidiana di chi ne soffre. Si celebra oggi la <strong>Giornata mondiale della sclerosi multipla</strong>, ricorrenza promossa a livello internazionale per accendere i riflettori su una patologia neurologica che interessa oltre <strong>2,8 milioni di persone nel mondo</strong> e circa <strong>140 mila in Itali</strong>a.</p>



<p class="p1">La sclerosi multipla è una malattia del sistema nervoso centrale nella quale il sistema immunitario attacca per errore la <strong>mielina</strong>, la guaina che riveste e protegge le fibre nervose. Questo processo provoca lesioni, chiamate “placche”, che interrompono la corretta trasmissione degli impulsi nervosi tra cervello, midollo spinale e resto del corpo.</p>



<p class="p1">I sintomi possono essere molto diversi da persona a persona. Tra i più comuni vi sono stanchezza cronica, problemi di vista, difficoltà motorie, perdita di equilibrio, rigidità muscolare, disturbi della sensibilità e deficit cognitivi. In alcuni casi compaiono difficoltà nel linguaggio o problemi urinari. Proprio la varietà dei sintomi rende la malattia difficile da riconoscere nelle fasi iniziali.</p>



<p class="p1">“La sclerosi multipla viene spesso definita la malattia dalle mille facce”, spiegano gli specialisti, sottolineando come il decorso possa essere imprevedibile. La forma più frequente è quella recidivante-remittente, caratterizzata da fasi acute alternate a periodi di remissione. Esistono però forme progressive che portano nel tempo a un peggioramento costante della disabilità.</p>



<p class="p1">Le cause esatte non sono ancora completamente chiarite. Secondo la comunità scientifica, alla base vi sarebbe una combinazione di predisposizione genetica e fattori ambientali, tra cui infezioni virali, carenza di vitamina D, fumo e alterazioni del sistema immunitario.</p>



<p class="p1">Negli ultimi anni la ricerca ha compiuto importanti passi avanti. Oggi esistono farmaci immunomodulanti e biologici in grado di rallentare l’evoluzione della malattia e ridurre la frequenza delle ricadute. Fondamentale è la diagnosi precoce, resa possibile soprattutto grazie alla risonanza magnetica e agli esami neurologici specialistici.</p>



<p class="p1">Accanto alle terapie farmacologiche, un ruolo centrale è svolto dalla riabilitazione, dal supporto psicologico e dall’assistenza multidisciplinare. Per molti pazienti, infatti, la sfida non riguarda soltanto gli aspetti clinici ma anche il lavoro, le relazioni sociali e l’autonomia personale.</p>



<p class="p1">La Giornata mondiale della sclerosi multipla punta quest’anno a contrastare stigma e disinformazione, promuovendo una maggiore inclusione sociale. In numerose città italiane sono previsti incontri, campagne di sensibilizzazione e monumenti illuminati di rosso, colore simbolo della lotta alla malattia.</p>
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		<title>Morte cardiaca improvvisa: la nuova frontiera della prevenzione passa da genetica, risonanza magnetica e formazione BLSD</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 12:30:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[colangelo]]></category>
		<category><![CDATA[morte improvvisa]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[Tre importanti studi internazionali coordinati da ricercatori della Società Italiana di Cardiologia (SIC), pubblicati su JAMA Cardiology, European Heart Journal e Journal of the American College of Cardiology: Heart Failure, [...]]]></description>
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<p>Tre importanti studi internazionali coordinati da ricercatori della Società Italiana di Cardiologia (SIC), pubblicati su JAMA Cardiology, European Heart Journal e Journal of the American College of Cardiology: Heart Failure, stanno ridefinendo il concetto di rischio nella morte cardiaca improvvisa, superando il tradizionale paradigma clinico basato esclusivamente sulla frazione di eiezione.</p>



<p>Le nuove evidenze scientifiche dimostrano infatti che alterazioni genetiche, microfibrosi e cicatrici del tessuto miocardico, spesso non identificabili con gli esami cardiologici di routine, possono rappresentare un importante substrato aritmico anche in soggetti giovani, sportivi e apparentemente sani.</p>



<p>“La frazione di eiezione rimane un parametro importante, ma non è più sufficiente come unico criterio di stratificazione del rischio,” sottolinea il Dott. Giuseppe Colangelo, Cardiologo dello Sport e istruttore certificato BLSD. “Oggi disponiamo di strumenti diagnostici molto più avanzati, come la risonanza magnetica cardiaca e l’analisi genetica, capaci di identificare condizioni silenti che possono predisporre ad arresto cardiaco improvviso.”</p>



<p>Particolarmente delicato è il contesto sportivo, dove l’elevata intensità dello sforzo fisico può favorire la comparsa di aritmie maligne in presenza di anomalie cardiache non ancora diagnosticate. Secondo il Dott. Colangelo, la moderna cardiologia dello sport deve quindi evolversi verso un approccio multidisciplinare che integri visita clinica, elettrocardiogramma avanzato, imaging cardiovascolare e screening genetico nei casi selezionati.</p>



<p>Accanto alla diagnosi precoce, rimane fondamentale la cultura dell’emergenza. “Anche il miglior screening non può eliminare completamente il rischio,” evidenzia Colangelo. “La sopravvivenza dipende dalla rapidità dell’intervento: riconoscere subito un arresto cardiaco, iniziare tempestivamente la rianimazione cardiopolmonare e utilizzare il defibrillatore nei primi minuti può salvare una vita.”</p>



<p>Per questo motivo viene ribadita l’importanza della diffusione dei defibrillatori automatici nei centri sportivi, nelle scuole e nei luoghi pubblici, oltre alla necessità di una formazione sempre più capillare della popolazione alle manovre di primo soccorso e BLSD.</p>



<p>“La vera sfida della cardiologia moderna,” conclude il Dott. Giuseppe Colangelo, “è passare da una medicina che interviene dopo l’evento ad una medicina predittiva, capace di identificare precocemente i soggetti a rischio e prevenire tragedie spesso evitabili.”</p>



<p>Foto: AI</p>
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