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	<title>Notizie mediche | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
	<lastBuildDate>Thu, 16 Jul 2026 15:20:37 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Dalla Campania EMOCAMP: il progetto di screening per emoglobinopatie al Congresso italiano di pediatria</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dalla-campania-emocamp-il-progetto-di-screening-per-emoglobinopatie-al-congresso-italiano-di-pediatria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 14:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[emocamp]]></category>
		<category><![CDATA[screening antenatale delle emoglobinopatie]]></category>
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					<description><![CDATA[Si intensifica l’azione di prevenzione, diagnosi precoce e salute pubblica con EMOCAMP, lo screening regionale integrato per le emoglobinopatie sviluppato dal Dipartimento della Donna del Bambino e di Chirurgia Generale e Specialistica – Centro di Ematologia e Oncologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria e Università “Luigi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Si intensifica l’azione di prevenzione, diagnosi precoce e salute pubblica con EMOCAMP, lo screening regionale integrato per le emoglobinopatie sviluppato dal <strong>Dipartimento della Donna del Bambino e di Chirurgia Generale e Specialistica </strong>– Centro<strong> di Ematologia e Oncologia Pediatrica</strong> <strong>dell’Azienda Ospedaliera Universitaria e</strong> <strong>Università </strong>“<strong><em>Luigi Vanvitelli</em></strong>”.</p>



<p>La&nbsp;<strong>metodologia innovativa e non invasiva</strong>, che permette di individuare eventuali anomalie dell’emoglobina, è stata presentata in occasione dell’<strong>81° Congresso Nazionale di Pediatria</strong>&nbsp;a Padova, il principale appuntamento scientifico nazionale dedicato al confronto, aggiornamento e crescita professionale per tutti i pediatri, ospedalieri di libera scelta e universitari, e per i professionisti dell’area materno-infantile.</p>



<p>Il gruppo di ricerca dell’AOU e Università Vanvitelli, coordinato dalla&nbsp;<strong>Professoressa Maddalena Casale</strong>, è stato protagonista di un&nbsp;<strong>keynote speech</strong>&nbsp;durante il quale, in modalità multidisciplinare, è stato discusso il progetto EMOCAMP, con riferimento alla&nbsp;<strong>pratica clinica pediatrica, alla promozione della salute, alla prevenzione e all’innovazione terapeutica</strong>, centrata sui bisogni del bambino e dell’adolescente.</p>



<p>Le<strong>&nbsp;emoglobinopatie</strong>&nbsp;rappresentano le malattie congenite ereditarie più frequenti al mondo e rappresentano un problema sanitario emergente anche in Italia. Sono causate da un difetto dell&#8217;emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue e si trasmettono ai figli da entrambi i genitori biologici, madre e padre, che possono esserne portatori. L’aumento dei casi e l’impatto assistenziale hanno indotto l’<strong>Organizzazione Mondiale della Sanità&nbsp;</strong>e l’<strong>ONU</strong>&nbsp;a riconoscerle come un rilevante problema di salute globale, promuovendo strategie di prevenzione e diagnosi precoce.</p>



<p>«<em>Nonostante l’elevata prevalenza nel Mediterraneo e l’aumento dei flussi migratori, queste patologie non sono ancora incluse nello screening neonatale obbligatorio, generando disuguaglianze regionali nell’accesso alla diagnosi precoce&nbsp;</em>&#8211;&nbsp;<strong>sottolinea la Professoressa Maddalena Casale, Responsabile Scientifico del progetto EMOCAMP</strong>&nbsp;–<em>&nbsp;Riconoscere precocemente la malattia è fondamentale perché permette di iniziare trattamenti e programmi di sorveglianza che riducono notevolmente le possibili complicanze, allungano la vita e ne migliorano la qualità. Presso il Centro di Ematologia e Oncologia Pediatrica dell’AOU Università Vanvitelli di Napoli è stato avviato un progetto pilota di screening integrato per le emoglobinopatie: antenatale/preconcezionale e neonatale, finalizzata all’identificazione di portatori e coppie a rischio.&nbsp;<strong>Napoli è leader</strong>&nbsp;per aver introdotto il test EMOCAMP nel nido e nella terapia intensiva neonatale dell’AOU Vanvitelli. Ai familiari viene inoltre offerto lo screening per emoglobinopatie qualora non precedentemente eseguito. Dall’innovazione sperimentale di&nbsp;<strong>EMOCAMP si delinea un modello organizzativo replicabile in tutta la Campania e in tutta Italia</strong></em>».</p>



<p>Nel corso del Congresso Nazionale, sono stati presentati anche&nbsp;<strong>i primi risultati da settembre 2025</strong>&nbsp;<strong>ad oggi</strong>: oltre 700<strong>&nbsp;neonati</strong>&nbsp;sono stati sottoposti a screening per le emoglobinopatie, con un’incidenza di portatori pari all’1,12%. Sono stati realizzati, inoltre, oltre&nbsp;<strong>1200&nbsp;screening antenatali</strong>, in cui la percentuale di portatori si attesta intorno all’11.9%. Lo screening inoltre ha individuato diversi bambini malati.</p>



<p>Il Centro&nbsp;<strong>di Ematologia e Oncologia Pediatrica</strong>&nbsp;dell’Azienda Ospedaliera&nbsp;<strong>Università&nbsp;</strong>“<strong><em>Luigi Vanvitelli</em></strong>” è impegnato, inoltre, in una costante campagna di sensibilizzazione alla prevenzione.</p>



<p>«<em>Dal laboratorio al paziente. La ricerca scientifica si traduce in cure innovative e personalizzate, con un impatto positivo sulla salute pubblica. EMOCAMP rientra tra le azioni di Terza Missione e di trasferimento tecnologico del&nbsp;<strong>Dipartimento&nbsp;della&nbsp;Donna&nbsp;del&nbsp;Bambino&nbsp;e&nbsp;di Chirurgia&nbsp;Generale&nbsp;e&nbsp;Specialistica –&nbsp;</strong></em>spiega il Direttore, Professore&nbsp;Silverio Perrotta<em>&nbsp;&#8211; Nella prima fase di sperimentazione, il gruppo di ricerca ha raccolto dati epidemiologici preliminari utili alla pianificazione sanitaria regionale e alla definizione di strategie di prevenzione. Il modello integrato di screening antenatale/neonatale per le emoglobinopatie è fattibile e sostenibile in un contesto clinico reale. L’integrazione dei due livelli di screening consente di intercettare precocemente portatori e coppie a rischio, favorendo scelte riproduttive consapevoli attraverso il counselling genetico e di identificare tempestivamente i neonati affetti con l’avvio di azioni terapeutiche.&nbsp;<strong>EMOCAMP potrà contribuire alla futura implementazione di un programma strutturato di screening per le emoglobinopatie in Italia</strong></em><strong>».</strong></p>



<p><em>Il Progetto&nbsp;EMOCAMP&nbsp;è coordinato dal Centro di Cura delle Emoglobinopatie dell’AOU &#8211; Università Luigi Vanvitelli di Napoli (Responsabile Scientifico Maddalena Casale) e sostenuto da Regione Campania,&nbsp;Direzione Generale Tutela della Salute e Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale, Avviso Pubblico per la realizzazione di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione nel campo delle Malattie Rare (DGR 393 del 19/07/2022; n. interv.22, DD Ammissione n. 80 del 15/06/2025)</em></p>
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		<title>Trapianti, Padova prima in Italia: nell’équipe d’eccellenza anche un medico di Sapri</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/trapianti-padova-prima-in-italia-nellequipe-deccellenza-anche-un-medico-di-sapri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 12:37:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sapri]]></category>
		<category><![CDATA[Marianna di bello]]></category>
		<category><![CDATA[sapri]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Azienda Ospedale-Università di Padova si conferma anche nel 2025 punto di riferimento della sanità italiana, conquistando il primato nazionale per numero di trapianti di polmone, rene e pancreas. Un risultato [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">L’Azienda Ospedale-Università di Padova si conferma anche nel 2025 punto di riferimento della sanità italiana, conquistando il primato nazionale per numero di trapianti di polmone, rene e pancreas. Un risultato che vede protagonista anche una professionista di Sapri: <strong>la dottoressa Marianna Di Bello</strong>, componente dell’équipe che ha contribuito a questo importante traguardo.</p>



<p class="p1">A rendere nota la presenza della concittadina nel team padovano è l’assessore alla Cultura, Tutismo e Spettacolo del Comune di Sapri, <strong>Amalia Morabito</strong>, che con un post sui social ha espresso “orgoglio” per per il ruolo svolto dalla giovane professionista. “In questa equipe c’è’ la nostra concittadina Marianna Di Bello. Complimenti Marianna! L’Azienda Ospedaliera-Università di Padova e’ la prima in Italia per trapianti di rene, pancreas e polmoni”, ha dichiarato l’assessore.</p>



<p class="p1">Nel corso del 2025 all’Azienda Ospedale-Università di Padova sono stati eseguiti 239 trapianti di rene, di cui 57 da donatore vivente, 37 trapianti di polmone e 12 trapianti di pancreas. </p>



<p>La conferma del primato nazionale rappresenta il riconoscimento della qualità della UOC Chirurgia dei trapianti di rene e pancreas, diretta dalla professoressa Lucrezia Furian, e della UOC Chirurgia toracica guidata dal professor Andrea Dell’Amore.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come proteggere la pelle in estate: le regole per esporsi al sole in sicurezza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/come-proteggere-la-pelle-in-estate-le-regole-per-esporsi-al-sole-in-sicurezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 09:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione al sole]]></category>
		<category><![CDATA[nei]]></category>
		<category><![CDATA[proteggere la pelle]]></category>
		<category><![CDATA[raggi uv]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;estate è sinonimo di mare, piscina e giornate all&#8217;aria aperta, ma anche di una maggiore esposizione ai raggi ultravioletti (UV), principale fattore di rischio per scottature, invecchiamento precoce della pelle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;estate è sinonimo di mare, piscina e giornate all&#8217;aria aperta, ma anche di una maggiore esposizione ai raggi ultravioletti (UV), principale fattore di rischio per scottature, invecchiamento precoce della pelle e tumori cutanei. Bastano poche semplici precauzioni per ridurre significativamente questi rischi e godersi il sole in sicurezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I raggi UV: un rischio da non sottovalutare</h2>



<p>I raggi ultravioletti sono presenti anche quando il cielo è nuvoloso e la loro intensità aumenta durante i mesi estivi. Un&#8217;esposizione eccessiva può provocare eritemi e ustioni, ma gli effetti più preoccupanti si manifestano nel lungo periodo: perdita di elasticità della pelle, comparsa di macchie, rughe precoci e un aumento del rischio di sviluppare tumori della pelle, compreso il melanoma.</p>



<p>Secondo gli specialisti, il danno provocato dai raggi UV è cumulativo: ogni scottatura, soprattutto durante l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza, contribuisce ad aumentare il rischio di patologie cutanee negli anni successivi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le regole per esporsi al sole in sicurezza</h2>



<p>Gli esperti consigliano alcune semplici abitudini:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>evitare l&#8217;esposizione diretta nelle ore più calde, indicativamente tra le 11 e le 16;</li>



<li>utilizzare una crema solare ad ampio spettro (UVA e UVB) con fattore di protezione almeno SPF 30, preferibilmente SPF 50 per pelli chiare e bambini;</li>



<li>applicare la crema circa 20-30 minuti prima dell&#8217;esposizione e rinnovarla ogni due ore, oltre che dopo ogni bagno o in caso di sudorazione intensa;</li>



<li>indossare cappello a tesa larga, occhiali da sole con filtri certificati e indumenti leggeri ma coprenti quando possibile;</li>



<li>bere acqua regolarmente per mantenere una corretta idratazione dell&#8217;organismo e della pelle.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Attenzione anche all&#8217;ombra</h2>



<p>Restare sotto l&#8217;ombrellone non elimina completamente il rischio. Sabbia, acqua e superfici chiare riflettono parte dei raggi UV, aumentando comunque l&#8217;esposizione. Per questo motivo la protezione solare rimane consigliata anche quando non ci si trova direttamente al sole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bambini e anziani: le categorie più vulnerabili</h2>



<p>I bambini hanno una pelle più delicata e non dovrebbero essere esposti direttamente al sole nei primi mesi di vita. Anche gli anziani, così come chi assume farmaci fotosensibilizzanti o soffre di particolari patologie cutanee, devono adottare precauzioni aggiuntive e, se necessario, confrontarsi con il proprio medico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando controllare i nei</h2>



<p>L&#8217;estate rappresenta anche un buon momento per prestare attenzione alla salute della pelle. Se un neo cambia forma, colore, dimensioni oppure sanguina o provoca prurito persistente, è opportuno prenotare una visita dermatologica senza attendere la fine della stagione.</p>



<p>La prevenzione resta lo strumento più efficace: una corretta esposizione al sole permette di beneficiare della luce naturale e della produzione di vitamina D, evitando però i danni che possono compromettere la salute della pelle nel tempo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Contro fake news su malattie dermatologiche: ecco il glossario Apiafco</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/contro-fake-news-su-malattie-dermatologiche-ecco-il-glossario-apiafco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 12:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
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					<description><![CDATA[Sventare le fake news sulle malattie dermatologiche e dare uno strumento di informazione gratuito, autorevole e chiaro ai pazienti, i caregiver e i comunicatori. Con questi obiettivi Apiafco (Associazione Psoriasici [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sventare le fake news sulle malattie dermatologiche e dare uno strumento di informazione gratuito, autorevole e chiaro ai pazienti, i caregiver e i comunicatori. Con questi obiettivi Apiafco (Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza) ha creato, all&#8217;interno del suo sito&nbsp;<a href="http://apiafco.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">apiafco.org</a>, il Glossario delle patologie della pelle (<a href="https://r.newsletter.dire.it/mk/cl/f/sh/7nVU1aA2nfsTSK12UOx3qI7A2ob9oTS/0HJZ4UN-9NBX" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.apiafco.org/glossario-delle-malattie-dermatologiche/</a>). Vi si trovano&nbsp;<strong>28 definizioni&nbsp;</strong>che riconducono alle principali problematiche connesse alla psoriasi, all&#8217;artrite psoriasica, alla dermatite atopica, alla vitiligine e all&#8217;eczema cronico delle mani, con un linguaggio appropriato ma comprensibile a tutti.</p>



<p>Secondo lo studio Salute Artificiale, realizzato dagli istituti Sociometrica e FieldCare su incarico di Fondazione Italia in Salute e Fondazione Pensiero Solido, spiega la presidente di Apiafco, <strong>Valeria Corazza</strong>, &#8220;<em>il 94% degli italiani cerca informazioni mediche online, il 43% usa già ChatGpt e l&#8217;AI generativa per la salute, e addirittura il 14% può arrivare a modificare le terapie senza consultare il medico, un comportamento pericoloso</em>&#8220;. Da qui l&#8217;idea di creare un &#8220;servizio fondamentale&#8221; per i pazienti che cercano informazioni, partendo anche da &#8220;termini banali, come ad esempio &#8216;prurito&#8217; con tutte le spiegazioni su cos&#8217;è, com&#8217;è, come si cura&#8221; e con link ad approfondimenti declinati su psoriasi, artrite psoriasica, dermatite atopica, vitiligine, eczema cronico delle mani.</p>



<p>&#8220;<em>Il tutto è basato su fonti autorevoli per dare un&#8217;informazione di qualità e fare in modo che gli utenti mettano da parte i siti non qualificati che si possono trovare in rete</em>&#8220;, aggiunge Corazza. Il Glossario, potrà essere via via incrementato, sempre basandosi su informazioni accreditate, per permettere agli utenti di avere un servizio che risponda a ogni eventuale dubbio. &#8220;<em>Non è un semplice elenco di termini tecnici, ma uno <strong>strumento</strong> capace di chiarire dubbi in tempo reale e soprattutto, di eliminare ogni ambiguità accedendo ad informazioni verificate, che contribuiscono a sviluppare una maggiore consapevolezza della propria condizione e partecipare attivamente alla relazione con il medico</em>&#8220;, si evidenzia a Apiafco.</p>



<p>Le voci sono in ordine alfabetico, per facilitare la consultazione e per aiutare il lettore lo stesso concetto è espresso con gli stessi termini in tutti i contenuti del glossario, desunti, a loro volta, dalle informazioni presenti sui materiali realizzati da Apiafco, in collaborazione con i più autorevoli specialisti di settore. Ciascuna voce rimanda, infine, all&#8217;area dedicata alle sezioni tematiche, uno spazio pensato per offrire informazioni affidabili, strumenti pratici, aggiornamenti costanti e servizi gratuiti a supporto di chi affronta ogni giorno le sfide poste dalle malattie croniche della pelle. E alle quali si è aggiunta, di recente, quella relativa all&#8217;eczema cronico delle mani, una patologia infiammatoria cronica della pelle alla quale Apiafco ha deciso di dare voce. &#8220;Il progetto di realizzare un glossario nasce dall&#8217;esigenza di&nbsp;<strong>aiutare i pazienti</strong>&nbsp;a comprendere meglio gli aspetti più importanti della patologia della quale soffrono &#8211; dai sintomi all&#8217;indicazione dello specialista di riferimento e ai consigli per migliorare la qualità della vita &#8211; inquadrata nel più ampio contesto delle malattie dermatologiche croniche, caratterizzate da una complessità enorme, riconducibile alla loro natura sistemica&#8221;, chiarisce Corazza.</p>



<p>L&#8217;infiammazione propria della psoriasi, artrite psorasica, della dermatite atopica, della vitiligine, dell&#8217;eczema cronico delle mani, patologie alle quali Apiafco dedica specifica attenzione sotto il profilo dell&#8217;informazione e dell&#8217;advocacy, ricorda la presidente dell&#8217;Associazione, &#8220;<em><strong>non rimane confinata alla pelle, ma può coinvolgere l&#8217;intero organismo,</strong> influenzando diversi organi e apparati, e con ripercussioni profonde che vanno ben oltre il sintomo fisico, influenzando ogni aspetto della vita quotidiana</em>&#8220;. A causa della visibilità delle lesioni e la persistenza dei sintomi (come il prurito e il dolore), infatti, &#8220;<em>chi ne soffre spesso sperimenta frustrazione e stress dovuti alla natura recidivante della malattia; ansia, depressione e senso di isolamento causati dallo stigma che spinge spesso i pazienti a nascondersi o a evitare situazioni sociali. E ancora: imbarazzo, vergogna, difficoltà nelle relazioni intime; deficit professionali dovuti alla mancanza di sonno; difficoltà nell&#8217;eseguire gesti comuni come lavarsi, vestirsi, o cucinare</em>&#8220;, conclude.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Zanzare, come affrontare le punture: dai rimedi naturali ai piccoli accorgimenti per ridurre il fastidio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/zanzare-come-affrontare-le-punture-dai-rimedi-naturali-ai-piccoli-accorgimenti-per-ridurre-il-fastidio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 13:46:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate tornano anche loro: le zanzare. Il caldo, l&#8217;umidità e la presenza di ristagni d&#8217;acqua favoriscono la loro diffusione e le punture diventano un problema frequente, soprattutto nelle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate tornano anche loro: le zanzare. Il caldo, l&#8217;umidità e la presenza di ristagni d&#8217;acqua favoriscono la loro diffusione e le punture diventano un problema frequente, soprattutto nelle ore serali. Prurito, arrossamento e gonfiore sono le reazioni più comuni, ma alcuni semplici accorgimenti possono aiutare ad alleviare il fastidio.</p>



<p>La puntura di zanzara è provocata dalla saliva dell&#8217;insetto, che viene introdotta nella pelle durante il pasto di sangue. Il sistema immunitario reagisce a queste sostanze provocando la caratteristica irritazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prima regola: non grattarsi</h2>



<p>Il gesto più spontaneo dopo una puntura è grattare la zona interessata, ma questa azione può peggiorare l&#8217;irritazione e aumentare il rischio di piccole lesioni della pelle.</p>



<p>La prima cosa da fare è lavare la zona con acqua e sapone per mantenerla pulita e ridurre il rischio di infezioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il freddo contro gonfiore e prurito</h2>



<p>Uno dei rimedi più semplici è l&#8217;applicazione del freddo. Un cubetto di ghiaccio avvolto in un panno o un impacco fresco applicato per alcuni minuti può contribuire a diminuire il gonfiore e dare sollievo dalla sensazione di prurito.</p>



<p>Il freddo agisce temporaneamente sui recettori della pelle attenuando la percezione del fastidio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Aloe vera e sollievo naturale</h2>



<p>L&#8217;aloe vera è spesso utilizzata per le sue proprietà lenitive e idratanti. Il gel applicato sulla zona della puntura può dare una sensazione rinfrescante e aiutare a calmare la pelle irritata.</p>



<p>È consigliabile utilizzare prodotti destinati all&#8217;applicazione cutanea e verificare eventuali sensibilità personali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bicarbonato e rimedi tradizionali</h2>



<p>Tra i rimedi casalinghi più conosciuti c&#8217;è il bicarbonato di sodio mescolato con poca acqua fino a ottenere una pasta da applicare localmente per un breve periodo.</p>



<p>Si tratta di un metodo tradizionale utilizzato per alleviare il fastidio, anche se l&#8217;efficacia può variare da persona a persona.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oli essenziali: attenzione alla pelle</h2>



<p>Alcuni oli essenziali, come quelli di lavanda o tea tree, vengono spesso citati tra i rimedi naturali contro le punture. Tuttavia non devono essere applicati puri direttamente sulla pelle, perché possono causare irritazioni o reazioni.</p>



<p>Devono essere sempre utilizzati correttamente e con le dovute precauzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando la reazione è più intensa</h2>



<p>Nella maggior parte dei casi la puntura di zanzara provoca una reazione locale destinata a risolversi spontaneamente. In alcune persone, però, il gonfiore può essere più evidente e durare più a lungo.</p>



<p>È importante prestare attenzione a segnali insoliti come arrossamento molto esteso, dolore crescente, presenza di pus o sintomi generali: in questi casi è opportuno chiedere un parere medico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prevenire le punture</h2>



<p>La prevenzione resta lo strumento più efficace. Alcuni comportamenti utili sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>eliminare i ristagni d&#8217;acqua da sottovasi, secchi e contenitori;</li>



<li>utilizzare zanzariere quando possibile;</li>



<li>indossare abiti chiari e coprenti nelle ore di maggiore attività degli insetti;</li>



<li>proteggere gli ambienti esterni con sistemi adeguati.</li>
</ul>



<p>Anche le piante aromatiche come citronella, basilico e lavanda vengono spesso associate alla tradizione popolare come aiuto contro gli insetti, anche se da sole non rappresentano una protezione completa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Estate senza fastidi</h2>



<p>Le zanzare fanno parte degli ecosistemi e svolgono un ruolo nella catena alimentare, ma per l&#8217;uomo le punture possono trasformarsi in un fastidio quotidiano. Con piccoli accorgimenti, una corretta gestione degli ambienti e semplici rimedi per la pelle è possibile affrontare l&#8217;estate con maggiore tranquillità.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ondata di calore, boom di accessi pediatrici: la Simeup lancia le cinque regole per proteggere i bambini</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ondata-di-calore-boom-di-accessi-pediatrici-la-simeup-lancia-le-cinque-regole-per-proteggere-i-bambini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:31:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[caldo]]></category>
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					<description><![CDATA[L’ondata di calore che sta interessando l’Italia sta avendo ripercussioni significative anche sulla salute dei bambini. In questi giorni i Pronto Soccorso pediatrici stanno registrando un incremento degli accessi stimabile [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’ondata di calore che sta interessando l’Italia sta avendo ripercussioni significative anche sulla salute dei bambini. In questi giorni i Pronto Soccorso pediatrici stanno registrando un incremento degli accessi stimabile tra il 5 e il 10%, direttamente o indirettamente correlato alle elevate temperature. Le problematiche più frequentemente osservate sono disidratazione, malori legati all’esposizione al sole, lipotimie (svenimenti), febbre, vomito, peggioramento di patologie respiratorie e gastrointestinali e, nei casi più gravi, veri e propri colpi di calore.</p>



<p>I bambini, soprattutto i lattanti e i più piccoli, rappresentano una popolazione particolarmente vulnerabile, poiché hanno una minore capacità di regolare la temperatura corporea e vanno incontro più rapidamente alla perdita di liquidi.</p>



<p>La Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica (Simeup) richiama pertanto l’attenzione delle famiglie sull’importanza della prevenzione e lancia un vademecum con cinque semplici regole per affrontare in sicurezza queste giornate di caldo estremo.</p>



<p>«In questi giorni osserviamo un aumento degli accessi ai pronto soccorso pediatrici, in larga parte correlato agli effetti delle elevate temperature &#8211; afferma il presidente della Simeup, Vincenzo Tipo &#8211; I bambini, soprattutto i più piccoli, sono particolarmente vulnerabili al caldo estremo e possono andare incontro rapidamente a disidratazione e colpo di calore. La buona notizia è che la maggior parte di queste situazioni si può prevenire con semplici comportamenti quotidiani. Per questo rivolgiamo un appello alle famiglie: non sottovalutiamo il caldo, prestiamo attenzione ai segnali di allarme e adottiamo tutte le misure necessarie per proteggere i nostri bambini durante queste giornate eccezionali.»</p>



<p><strong>Ecco le cinque regole d’oro per proteggere i bambini dal caldo</strong></p>



<p>1. Idratare frequentemente i bambini</p>



<p>Offrire acqua più volte al giorno, anche in assenza di sete. Nei lattanti è opportuno aumentare la frequenza delle poppate.</p>



<p>2. Evitare l’esposizione nelle ore più calde</p>



<p>Limitare le attività all’aperto tra le 11 e le 18 ed evitare attività sportive intense.<br></p>



<p>3. Utilizzare un abbigliamento adeguato</p>



<p>Preferire indumenti leggeri e di colore chiaro, utilizzando cappellino e protezione solare durante le uscite.</p>



<p>4. Mantenere freschi gli ambienti domestici</p>



<p>Arieggiare le stanze nelle ore più fresche e utilizzare ventilatori o climatizzatori evitando evitando sbalzi di temperatura eccessivi.</p>



<p>5. Non lasciare mai un bambino da solo in automobile</p>



<p>Anche per pochi minuti, l’abitacolo di un’auto può raggiungere temperature estremamente pericolose, con conseguenze potenzialmente fatali.</p>



<p><strong>I segnali di allarme da non sottovalutare</strong></p>



<p>I genitori devono prestare particolare attenzione ai primi&nbsp;<strong>segni di disidratazione</strong>:<br></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>sete intensa o rifiuto di bere;</li>



<li>bocca e labbra secche;</li>



<li>riduzione della quantità di urine o pannolino asciutto per molte ore;</li>



<li>urine molto concentrate;</li>



<li>pianto senza lacrime;</li>



<li>debolezza, irritabilità o sonnolenza insolita;</li>



<li>mal di testa, vertigini o capogiri.</li>
</ul>



<p>In questi casi è consigliabile portare il bambino in un ambiente fresco, farlo riposare e somministrare piccoli e frequenti sorsi d’acqua o soluzioni reidratanti orali.</p>



<p>Ancora maggiore attenzione deve essere posta ai segni che possono indicare un&nbsp;<strong>colpo di calore</strong>, una vera emergenza medica:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>temperatura corporea elevata, spesso superiore a 39-40°C;</li>



<li>pelle molto calda e arrossata;</li>



<li>vomito persistente;</li>



<li>respiro accelerato;</li>



<li>alterazione del comportamento, confusione o difficoltà a rispondere;</li>



<li>marcata sonnolenza;</li>



<li>perdita di coscienza o convulsioni.</li>
</ul>



<p>In presenza di questi sintomi è necessario portare immediatamente il bambino in un luogo fresco, rimuovere gli indumenti in eccesso, iniziare il raffreddamento con panni bagnati e contattare tempestivamente il 118 o recarsi al Pronto Soccorso.</p>



<p>Particolare attenzione deve essere riservata ai bambini più fragili, come i lattanti, i bambini con patologie croniche, neurologiche o cardiopolmonari, i bambini con disabilità e quelli in terapia con farmaci che possono interferire con la regolazione della temperatura corporea.</p>
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		<title>Infezioni in ospedale, la Cassazione: spetta alla struttura provare di aver adottato tutte le misure preventive</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/infezioni-in-ospedale-la-cassazione-spetta-alla-struttura-provare-di-aver-adottato-tutte-le-misure-preventive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:28:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni ospedale cassazione]]></category>
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					<description><![CDATA[La Corte torna ad affrontare il delicato tema della responsabilità sanitaria e dell’inversione dell’onere della prova nei casi di infezioni contratte in ospedale. Una decisione destinata ad avere forte impatto [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La Corte torna ad affrontare il delicato tema della responsabilità sanitaria e dell’inversione dell’onere della prova nei casi di infezioni contratte in ospedale. Una decisione destinata ad avere forte impatto pratico, perché ribadisce un principio ormai sempre più consolidato: quando un paziente contrae un’infezione durante il ricovero, non può essere il malato o i suoi familiari a dover dimostrare nel dettaglio ogni errore della struttura sanitaria. Spetta invece all’ospedale fornire la prova di avere adottato tutte le misure necessarie per prevenire il contagio.</p>



<p>La vicenda nasce dal decesso di un paziente che, durante il ricovero, aveva sviluppato una grave infezione. I familiari avevano agito in giudizio sostenendo che la struttura non avesse rispettato i protocolli di prevenzione e controllo del rischio infettivo.</p>



<p>La Cassazione ha chiarito che il paziente o gli eredi devono limitarsi a dimostrare l’esistenza del ricovero, l’insorgenza dell’infezione e il peggioramento delle condizioni di salute collegato all’evento. Una volta forniti questi elementi, l’onere probatorio si sposta sulla struttura ospedaliera, la quale deve dimostrare di avere rispettato rigorosamente tutte le procedure sanitarie, igieniche e preventive previste dalla normativa e dai protocolli clinici.</p>



<p>Secondo i giudici, infatti, le informazioni relative alla sterilizzazione degli ambienti, ai controlli sulle sale operatorie, all’utilizzo dei dispositivi medici, alla sanificazione e alla corretta applicazione delle linee guida sono nella disponibilità esclusiva della struttura sanitaria. Sarebbe quindi irragionevole pretendere che il paziente possa ricostruire dettagli tecnici interni all’organizzazione ospedaliera.</p>



<p>L’ordinanza richiama il principio della cosiddetta “vicinanza della prova”, secondo cui l’onere deve gravare sulla parte che concretamente possiede la documentazione e gli strumenti per dimostrare i fatti. In ambito sanitario questo principio assume particolare importanza, perché il rapporto tra paziente e struttura è caratterizzato da una evidente asimmetria informativa.<br>La decisione della Cassazione rafforza inoltre la tutela del diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione.</p>



<p>Non significa automaticamente che ogni infezione contratta in ospedale comporti responsabilità della struttura. Tuttavia, in assenza della prova rigorosa di avere adottato tutte le cautele necessarie, la responsabilità può essere riconosciuta dal giudice.</p>



<p>Un orientamento volto a garantire maggiore equilibrio tra cittadino e sistema sanitario, evitando che il paziente debba affrontare un onere probatorio praticamente impossibile da sostenere.</p>
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		<title>Caldo e colon irritabile: perché l&#8217;estate può aggravare i sintomi e qualinuove ipotesi studia la ricerca</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/caldo-e-colon-irritabile-perche-lestate-puo-aggravare-i-sintomi-e-qualinuove-ipotesi-studia-la-ricerca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 15:15:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Roccadaspide]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[colon irritabile]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni peduto]]></category>
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					<description><![CDATA[Dolore addominale improvviso, gonfiore, alterazioni dell&#8217;alvo e la necessità di correre in bagnosenza preavviso. Per milioni di persone la Sindrome del Colon Irritabile (IBS) rappresenta unacondizione che può incidere significativamente [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dolore addominale improvviso, gonfiore, alterazioni dell&#8217;alvo e la necessità di correre in bagno<br>senza preavviso. Per milioni di persone la Sindrome del Colon Irritabile (IBS) rappresenta una<br>condizione che può incidere significativamente sulla qualità della vita, influenzando attività<br>lavorative, relazioni sociali e benessere psicologico. </p>



<p>Per lungo tempo il disturbo è stato associato principalmente allo stress. Oggi, però, la ricerca<br>scientifica descrive un quadro più complesso. L&#8217;IBS viene infatti considerata un disturbo funzionale sistemico, caratterizzato dall&#8217;assenza di lesioni strutturali evidenti ma dalla presenza di alterazioni nei meccanismi di regolazione tra sistema nervoso e apparato digerente.</p>



<p>Il ruolo dell&#8217;asse intestino-cervello<br>Le evidenze più recenti indicano nell&#8217;asse intestino-cervello uno degli elementi centrali nella<br>comprensione della sindrome. Nei pazienti con IBS possono manifestarsi alterazioni della motilità<br>intestinale e spasmi, una maggiore sensibilità viscerale e modificazioni del microbiota associate a<br>fenomeni di infiammazione di basso grado.</p>



<p>Le terapie oggi disponibili, che comprendono farmaci antispastici, modifiche alimentari, probiotici<br>e supporto psicologico, rappresentano strumenti importanti nella gestione dei sintomi. La ricerca,<br>tuttavia, continua a interrogarsi sulla possibilità di intervenire in modo più diretto sui meccanismi<br>che regolano la comunicazione tra intestino e cervello.</p>



<p>Perché il caldo può peggiorare i sintomi<br>Molti pazienti riferiscono un peggioramento della sintomatologia durante il periodo estivo. Secondo<br>le ipotesi fisiologiche, le alte temperature possono incidere sull&#8217;equilibrio dell&#8217;organismo attraverso<br>diversi meccanismi: l&#8217;aumento dello stress a carico del sistema nervoso autonomo, la disidratazione<br>e le alterazioni elettrolitiche, oltre a una maggiore sensibilità agli stimoli termici.</p>



<p>Alcuni studi hanno inoltre osservato che le persone con IBS possono presentare una soglia di<br>tolleranza ridotta non soltanto agli stimoli interni dell&#8217;apparato digerente, ma anche ad alcuni fattori<br>ambientali, compreso il calore. Il risultato può essere un&#8217;accentuazione della percezione del dolore e<br>un peggior controllo dei sintomi.</p>



<p>L&#8217;ipotesi di una alterata elaborazione degli stimoli sensoriali<br>Negli ultimi anni si è fatta strada anche l&#8217;ipotesi che il colon irritabile possa essere associato a<br>un&#8217;alterazione dei meccanismi di elaborazione degli stimoli sensoriali. In questa prospettiva, alcuni<br>pazienti mostrerebbero una maggiore reattività non solo a livello intestinale ma anche nei confronti<br>di rumori, vibrazioni e condizioni di stress ambientale.</p>



<p>Da qui nasce l&#8217;interesse verso la medicina bioelettronica e verso tecnologie che impiegano<br>frequenze sonore e vibrazioni con l&#8217;obiettivo di modulare l&#8217;attività del nervo vago, una delle<br>principali vie di comunicazione tra cervello e apparato digerente.</p>



<p>Il caso del Metodo Frequency®<br>Tra gli approcci emergenti figura anche il Metodo Frequency® ideato dal chinesiologo Giovanni<br>Peduto, originario di Roccadaspide. Questo metodo è un sistema che si basa sull&#8217;impiego di<br>frequenze sonore convertite in stimoli vibrazionali attraverso applicazioni digitali e dispositivi<br>indossabili. Secondo il principio alla base del metodo, tali stimoli meccanici e acustici potrebbero<br>favorire il rilassamento della muscolatura liscia e agire sui meccanismi di regolazione del sistema<br>nervoso, con particolare attenzione alla modulazione del nervo vago.</p>



<p>L&#8217;interesse verso questo tipo di tecnologie riguarda anche la possibilità di effettuare sessioni di<br>modulazione sensoriale in ambito domestico, come strumento aggiuntivo di autogestione dei<br>sintomi.</p>



<p>Un campo di ricerca ancora aperto</p>



<p>Gli esperti sottolineano tuttavia che la modulazione frequenziale applicata alla gastroenterologia<br>rappresenta un ambito ancora in evoluzione e che sono necessari ulteriori studi clinici su larga scala<br>per definirne efficacia e applicabilità.</p>



<p>La crescente attenzione verso questi approcci contribuisce però a rafforzare una visione sempre più<br>integrata della Sindrome del Colon Irritabile. L&#8217;IBS appare oggi come una condizione in cui<br>intestino, sistema nervoso e percezione sensoriale sono strettamente interconnessi, aprendo nuove<br>prospettive di ricerca per comprendere e gestire un disturbo che continua a interessare milioni di<br>persone nel mondo.</p>
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		<title>Il 25 giugno è la Giornata mondiale della vitiligine:  Apiafco lancia una campagna per sfatare pregiudizi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-25-giugno-e-la-giornata-mondiale-della-vitiligine-apiafco-lancia-una-campagna-per-sfatare-pregiudizi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 12:26:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale della vitiligine]]></category>
		<category><![CDATA[vitiligine]]></category>
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					<description><![CDATA[Non sono solo macchie bianche, non è un problema di bellezza, e non è nemmeno contagiosa: è una malattia infiammatoria cronica della pelle caratterizzata dalla comparsa di chiazze bianche (depigmentate) dovute alla perdita [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non sono solo macchie bianche, non è un problema di bellezza, e non è nemmeno contagiosa:<strong> è una malattia infiammatoria cronica della pelle</strong> caratterizzata dalla comparsa di chiazze bianche (depigmentate) dovute alla <strong>perdita dei melanociti</strong>, le cellule che producono il pigmento. Si tratta della vitiligine, che in Italia colpisce circa 350.000 persone, tra adulti e bambini. Sebbene infatti l’esordio avvenga solitamente <strong>tra i 20 e i 30 anni</strong>, una parte significativa dei pazienti inizia a mostrare i primi segni della malattia proprio durante l’infanzia.</p>



<p><strong>Il 25 giugno è la Giornata mondiale della vitiligine</strong>, e Apiafco (Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza), che si batte quotidianamente per il diritto alla salute e la qualità della vita dei pazienti psoriasici e, dal 2023, anche dei pazienti atopici e con vitiligine lancia la campagna “Pensavo che”, per&nbsp;<strong>sfatare tutti pregiudizi sulla malattia</strong>&nbsp;e per&nbsp;<strong>informare in maniera accurata</strong>&nbsp;e valida. Sui canali Instagram e Facebook, a partire dal 22 giugno, si possono fare domande e ricevere risposte su questa patologia, spiega la presidente dell’<strong>Associazione Valeria Corazza</strong>. Non solo ma si lancia anche un invito a privilegiare appunto fonti autorevoli e informazioni corrette, come quelle che si trovano sul&nbsp;<a href="https://r.newsletter.dire.it/mk/cl/f/sh/7nVU1aA2nfsTSK12UOx3qI7A2ob9oTS/HAMcd4IY0y0S" target="_blank" rel="noreferrer noopener">portale delle malattie dermatologiche</a>&nbsp;per contrastare pregiudizi e disinformazione. Perché queste patologie, non di rado alimentano lo stigma sociale: ancora oggi, evidenzia l’Associazione, “si fa fatica a spostare il dibattito dalla dimensione estetica a quella della cronicità e al suo più importante corollario: l’impatto sulla qualità della vita e sul benessere psicologico di chi ne soffre”. Da qui la campagna che accompagna verso il webinar “<strong>Vitiligine. Diamo voce alla tua pelle</strong>“, evento gratuito dedicato ai soci Apiafco, previsto il 25 giugno in diretta Facebook dalle 19. Parteciperanno Francesca Prignano, professore associato di Dermatologia presso il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Firenze, e la stessa presidente Corazza, che spiega: “Sarà<strong>&nbsp;l’occasione per informare pazienti e caregiver delle nuove frontiere terapeutiche</strong>, dai nuovi farmaci mirati all’evoluzione delle terapie tradizionali”.</p>



<p>L’associazione, rimarca poi, “è impegnata in prima linea affinché la vitiligine non sia più considerata un mero difetto estetico, ma&nbsp;<strong>una patologia cronica con diverse comorbidità</strong>, che merita pieno accesso alle cure innovative e l’inserimento nei percorsi diagnostico-terapeutici (Pdta) regionali”. Per raggiungere il risultatio “agiamo su Governo, Istituzioni e Regioni per indirizzare le politiche sanitarie verso una maggiore garanzia dei diritti dei pazienti, anche attraverso la creazione di tavoli di lavoro locali partecipati dalla più ampia platea di stakeholder: valga, a titolo esemplificativo, i tavoli istituzionali per la stesura di un Pdta dedicato alla vitiligine, avviati dalla Regione Lazio nel novembre 2024, finalizzati a creare un modello di gestione della patologia uniforme e riproducibile”.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="m_-2967262533923001702isPasted"><strong>LA STORIA DI CRISTINA</strong></h3>



<p>Cristina ha 62. Questa è la sua storia di convivenza con la vitiligine.</p>



<p><strong><em>Come e quando ha scoperto di avere la vitiligine?</em></strong><br>L’ho scoperta durante l’adolescenza, con le prime piccole macchie sui gomiti. All’epoca non mi ha preoccupata più di tanto — erano macchioline, simmetriche, quasi invisibili. Per anni la malattia è rimasta praticamente ferma: qualcosa alle ascelle, qualcosa sul viso, niente di più. Ho vissuto la mia vita normalmente, senza farci troppo caso.&nbsp;</p>



<p><strong><em>Quindi per lungo tempo non ha pesato sulla sua quotidianità?<br></em></strong>No, davvero. Fino ai cinquant’anni circa la vitiligine era quasi una presenza silenziosa. Certo, facevo le visite, avevo fatto dei trattamenti con i raggi UVB a banda stretta, qualche crema. Nessun farmaco orale. Ma la malattia non condizionava la mia esistenza. Purtroppo verso i cinquant’anni è come se si fosse “svegliata” — ed è esplosa. Da allora continua ad estendersi, lentamente ma senza mai fermarsi. Oggi interessa circa il 70% del mio corpo.</p>



<p><strong><em>Ha cercato nuove cure?<br></em></strong>Sì, in ottobre 2025 sono tornata all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna, dopo tanti anni. Speravo in qualche novità, qualche scoperta. Purtroppo nessuna soluzione concreta. Ho ripreso la terapia con i raggi UVB banda stretta, questa volta grazie alla fototerapia messa a disposizione da APIAFCO. E devo dire — la pelle si arrossa, poi sembra abbronzarsi ovunque. Che gioia, non vedevo i miei colori da anni! Ma temo che sia una gioia effimera, perché in alcune zone la pelle continua a schiarire. Per fortuna ho la carnagione chiara e uso autoabbronzanti e creme coprenti per il camouflage.</p>



<p><strong><em>Che impatto ha avuto sulla sua vita quotidiana e sul suo benessere psicologico?<br></em></strong>Devo essere onesta: ci sono malattie molto peggiori, e la mia non ha rovinato la mia vita. Però convivo ogni giorno con una “preparazione” prima di uscire che è diventata pesantissima. Ho dovuto rinunciare alle spiagge bianche con i mari corallini che amavo — un sacrificio non da poco. E poi la pelle a carta geografica si vede sempre, anche d’inverno, anche quando mi copro. Ormai tutti sanno o se ne accorgono. Però c’è qualcosa che aiuta: se ne parla di più. Da Cossiga a Michael Jackson, alle modelle che la mostrano senza vergogna. Quando una malattia viene conosciuta, il “mostro” si ridimensiona. E io, lo dico con serenità e senza presunzione: rimango una bella donna.</p>



<p><em><strong>C’è una componente familiare nella sua storia con la vitiligine?</strong></em><br>Sì. Mio padre aveva macchie diffuse su mani, braccia, spalle, gambe — anche lui in età avanzata. Da bambina quasi non me ne ricordavo. Si proteggeva con camicie lunghe, pantaloncini — erano altri tempi, l’estetica non era così al centro di tutto, e lui era un uomo bellissimo. Il dispiacere più grande però l’ho vissuto di recente: ho scoperto che i miei figli, che hanno 20 e 30 anni, hanno qualche macchiolina. E so che l’ho trasmessa io. Li rassicuro, certo. Ma dentro di me è un peso sapere che in quarant’anni da quando conosco questa malattia, la medicina non ha ancora trovato una soluzione. Lo trovo quasi assurdo.</p>



<p><strong><em>Cosa si augura per il futuro?</em></strong><br>Che associazioni come APIAFCO, che ho conosciuto attraverso il Sant’Orsola, vengano sostenute il più possibile. Si impegnano a diffondere la conoscenza, ad aiutare concretamente chi soffre di vitiligine e di altre patologie della pelle, anche con supporto tecnologico. La mia speranza è che si arrivi finalmente a studi approfonditi sulla genetica, che è alla radice di tutto. È lì che si trova la risposta. E spero che i miei figli possano vederla, quella risposta, prima che io non ci sia più.</p>
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		<title>Caldo estremo e attività fisica, Colangelo: «Il cuore va protetto, non messo alla prova»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/caldo-estremo-e-attivita-fisica-colangelo-il-cuore-va-protetto-non-messo-alla-prova/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:43:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[Sapri]]></category>
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					<description><![CDATA[Il dottor Giuseppe Colangelo, cardiologo dello sport e consigliere regionale della SIC Sport Campania: «Le ondate di calore impongono prudenza. Allenarsi sì, ma con buon senso e consapevolezza» Le ondate [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Il dottor Giuseppe Colangelo, cardiologo dello sport e consigliere regionale della SIC Sport Campania: «Le ondate di calore impongono prudenza. Allenarsi sì, ma con buon senso e consapevolezza»</em></p>



<p>Le ondate di calore che stanno interessando l’Italia stanno modificando non solo le abitudini quotidiane, ma anche il modo di praticare attività fisica. Temperature superiori ai 35 gradi, associate a un elevato tasso di umidità, rappresentano infatti un fattore di rischio che non deve essere sottovalutato da chi corre, va in bicicletta, pratica sport di squadra o semplicemente sceglie di allenarsi all’aperto.</p>



<p>A spiegare quali siano i rischi e le corrette precauzioni è il dottor Giuseppe Colangelo, cardiologo dello sport e consigliere regionale della SIC Sport Campania, che invita tutti gli sportivi a modificare le proprie abitudini durante i periodi di caldo intenso.</p>



<p>«L’attività fisica resta uno degli strumenti più efficaci per prevenire le malattie cardiovascolari e migliorare la qualità della vita», sottolinea Colangelo. «Tuttavia, quando le condizioni climatiche diventano estreme, è necessario adattare gli allenamenti. Ignorare il caldo significa sottoporre il cuore e tutto l’organismo a uno stress che, in alcuni casi, può diventare molto pericoloso.»</p>



<p>Il cuore lavora di più</p>



<p>Durante l’esercizio fisico il corpo produce una grande quantità di calore. Per mantenere costante la temperatura corporea, il sistema cardiovascolare aumenta la frequenza cardiaca e convoglia una maggiore quantità di sangue verso la pelle, favorendo la dispersione del calore attraverso la sudorazione.</p>



<p>«Quando la temperatura esterna è molto elevata – spiega il cardiologo – questo delicato meccanismo di termoregolazione diventa meno efficiente. Il cuore è costretto a lavorare più intensamente e, contemporaneamente, la perdita di liquidi attraverso il sudore riduce il volume di sangue circolante. È una condizione che può favorire cali di pressione, aritmie, affaticamento cardiaco e, nei casi più gravi, il colpo di calore.»</p>



<p>La disidratazione: un nemico silenzioso</p>



<p>Uno degli errori più frequenti è sottovalutare la disidratazione.</p>



<p>«Molti bevono solo quando avvertono lo stimolo della sete, ma quando compare significa che l’organismo ha già iniziato a perdere una quantità significativa di liquidi», evidenzia Colangelo. «Con il sudore non perdiamo soltanto acqua, ma anche sali minerali fondamentali come sodio, potassio e magnesio, indispensabili per il corretto funzionamento del cuore e dei muscoli.»</p>



<p>Una disidratazione anche moderata può ridurre le prestazioni sportive, aumentare la frequenza cardiaca e compromettere la capacità dell’organismo di disperdere il calore.</p>



<p>Non solo anziani: attenzione anche agli sportivi</p>



<p>Si tende a pensare che i pericoli riguardino esclusivamente le persone anziane o affette da patologie croniche. In realtà non è così.</p>



<p>«Gli anziani, i bambini, gli ipertesi, i diabetici e chi soffre di malattie cardiovascolari sono certamente più vulnerabili», precisa Colangelo. «Ma anche gli atleti giovani e perfettamente allenati possono sviluppare un colpo di calore se affrontano allenamenti intensi nelle ore più calde della giornata. Il fisico allenato non rende invulnerabili alle alte temperature.»</p>



<p>Particolare attenzione deve essere riservata anche a chi assume farmaci come diuretici, beta-bloccanti o antipertensivi, che possono alterare la risposta dell’organismo al caldo.</p>



<p>I segnali da non ignorare</p>



<p>Secondo il cardiologo dello sport è fondamentale riconoscere tempestivamente i sintomi che indicano una sofferenza dell’organismo.</p>



<p>«Capogiri, nausea, cefalea, crampi muscolari, eccessiva stanchezza, tachicardia, confusione mentale o perdita di lucidità sono segnali che impongono l’interruzione immediata dell’attività fisica», afferma. «Se compaiono febbre elevata, alterazione dello stato di coscienza o perdita dei sensi, ci troviamo di fronte a un’emergenza sanitaria che richiede un intervento immediato.»</p>



<p>Le regole per allenarsi in sicurezza</p>



<p>Le raccomandazioni sono semplici ma fondamentali.</p>



<p>«È preferibile svolgere attività fisica nelle prime ore del mattino oppure dopo il tramonto, evitando tassativamente la fascia oraria compresa tra le 11 e le 18. Occorre mantenere una corretta idratazione prima, durante e dopo l’allenamento, scegliere indumenti tecnici leggeri e traspiranti, utilizzare un cappellino quando ci si allena all’aperto e ridurre intensità e durata dell’esercizio nelle giornate caratterizzate da temperature elevate.»</p>



<p>Anche l’alimentazione ha un ruolo importante. «Consumare pasti leggeri, ricchi di frutta e verdura, aiuta a reintegrare liquidi e sali minerali. È invece opportuno limitare alcolici e bevande zuccherate, che possono favorire la disidratazione.»</p>



<p>Il messaggio agli sportivi</p>



<p>Il dottor Colangelo conclude con un invito alla responsabilità.</p>



<p>«Lo sport è salute, ma solo se praticato con intelligenza. Le ondate di calore sono sempre più frequenti e rappresentano una nuova sfida anche per la medicina dello sport. Non bisogna rinunciare all’attività fisica, ma imparare ad adattarla alle condizioni ambientali. Ascoltare il proprio corpo, rispettare i segnali di affaticamento e seguire le indicazioni degli specialisti significa proteggere il cuore e continuare a fare sport in sicurezza.»</p>



<p>Un messaggio chiaro che, soprattutto durante questa estate caratterizzata da temperature eccezionali, rappresenta un invito al buon senso: prendersi cura del proprio cuore significa anche sapere quando rallentare.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Telemedicina arriva anche a Morigerati: nuovo servizio per avvicinare la sanità ai cittadini</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-telemedicina-arriva-anche-a-morigerati-nuovo-servizio-per-avvicinare-la-sanita-ai-cittadini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 13:55:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Morigerati]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[morigerati telemedicina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=250612</guid>

					<description><![CDATA[Operativo a Morigerati il nuovo Punto di Telemedicina, attivato nell’ambito dell’accordo di collaborazione tra i Comuni e l’ASL Salerno per la realizzazione degli Ambulatori Virtuali di Comunità. La nuova postazione, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Operativo a <strong>Morigerati</strong> il nuovo Punto di Telemedicina, attivato nell’ambito dell’accordo di collaborazione tra i Comuni e <strong>l’ASL Salerno</strong> per la realizzazione degli Ambulatori Virtuali di Comunità.</p>



<p>La nuova postazione, disponibile presso la sede comunale, rappresenta un ulteriore passo verso una sanità più vicina ai cittadini, con particolare attenzione alle persone fragili e a chi vive nelle aree interne, spesso costrette a spostamenti per accedere alle visite specialistiche.</p>



<p>Attraverso il servizio di Telemedicina sarà possibile effettuare video-visite e video-consulti con gli specialisti, oltre al monitoraggio di alcuni parametri clinici, riducendo tempi di attesa e difficoltà logistiche senza rinunciare alla qualità delle cure.</p>



<p>La televisita, secondo le Linee di indirizzo sulla Telemedicina del Ministero della Salute e le indicazioni regionali, è un atto sanitario nel quale il medico interagisce a distanza con il paziente. L’attività può portare alla prescrizione di farmaci, terapie o ulteriori indicazioni cliniche.</p>



<p>Per accedere alla televisita è necessario essere in possesso di un’impegnativa specifica in modalità televisita rilasciata dal Medico di Medicina Generale. La prenotazione può essere effettuata attraverso la piattaforma CUP Soresa tramite l’app Sinfonia Salute, agli sportelli CUP e Ticket dell’ASL Salerno, nelle farmacie abilitate, tramite il Call Center CUP o attraverso l’Ufficio Telemedicina dell’azienda sanitaria.</p>



<p>Il servizio prevede inoltre un supporto dedicato: il paziente può essere affiancato da un caregiver durante il collegamento e, nei casi di assistenza domiciliare integrata, anche dal personale infermieristico, che può collaborare con lo specialista fornendo informazioni aggiornate sulle condizioni cliniche.</p>



<p>Per usufruire della televisita sono necessari sistemi di identità digitale come SPID, CIE o CNS.</p>



<p><strong>Il Punto di Telemedicina sarà operativo a Morigerati il lunedì e il mercoledì dalle ore 9 alle 12. Per informazioni è possibile contattare il numero 0974 982016.</strong></p>



<p>L’iniziativa amplia l’offerta sanitaria sul territorio, mettendo a disposizione dei cittadini numerose specialità mediche, tra cui cardiologia, dermatologia, diabetologia, endocrinologia, geriatria, ginecologia, neurologia, oncologia, pneumologia, pediatria, psichiatria, reumatologia e terapia del dolore.</p>



<p>Con l’attivazione del nuovo servizio, Morigerati entra nella rete degli Ambulatori Virtuali di Comunità, un modello che punta a superare le distanze fisiche e tecnologiche e a rendere l’assistenza sanitaria sempre più accessibile, soprattutto nei piccoli centri.</p>
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		<title>Tumori, il Pascale guarda ai centenari: possibili chiavi per prevenire il cancro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/tumori-il-pascale-guarda-ai-centenari-possibili-chiavi-per-prevenire-il-cancro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 16:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[centenari]]></category>
		<category><![CDATA[istituto pascale]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
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					<description><![CDATA[Studiare chi ha superato gli ottant’anni e persino i cento senza sviluppare patologie oncologiche per comprendere i meccanismi che possono proteggere l’organismo dal cancro. È l’obiettivo del progetto “Amici”, la [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Studiare chi ha superato gli ottant’anni e persino i cento senza sviluppare patologie oncologiche per comprendere i meccanismi che possono proteggere l’organismo dal cancro. È l’obiettivo del progetto “Amici”, la ricerca promossa dall’Istituto Pascale di Napoli in collaborazione con l’Asl di Benevento e la Comunità Montana del Fortore, i cui primi risultati sono stati illustrati nel corso di un incontro scientifico ospitato dal centro oncologico partenopeo. Lo riporta l’Ansa. </p>



<p class="p1">Alla base dello studio c’è una domanda che potrebbe aprire nuove prospettive nella ricerca oncologica: il sistema immunitario conserva una sorta di memoria delle infezioni affrontate durante la vita e questa esperienza potrebbe contribuire a difendere l’organismo anche dalla comparsa dei tumori?</p>



<p class="p1">I ricercatori stanno approfondendo l’ipotesi secondo cui alcune infezioni contratte nel corso degli anni possano aver “addestrato” le difese immunitarie a riconoscere e contrastare cellule tumorali. Un fenomeno noto in ambito scientifico come “mimetismo molecolare”, che si verifica quando particolari antigeni presenti in virus o altri microrganismi mostrano caratteristiche simili a quelle espresse da alcune cellule cancerose.</p>



<p class="p1">Il progetto affonda le sue radici nel 2023, quando venne siglato l’accordo tra le istituzioni coinvolte. La fase operativa della ricerca è poi partita nel febbraio 2024. A coordinare le attività è il Laboratorio di Modelli Immunologici Innovativi del Pascale, diretto da Luigi Buonaguro, impegnato da anni nello studio delle interazioni tra sistema immunitario e sviluppo delle neoplasie.</p>



<p class="p1">Protagonisti dell’indagine sono gli anziani del territorio del Fortore beneventano, con particolare attenzione agli ultraottantenni e ai centenari che non hanno mai ricevuto una diagnosi di tumore. Una popolazione considerata dagli studiosi un modello biologico di grande interesse, capace di offrire indicazioni preziose sui fattori che favoriscono la longevità e la resistenza alle malattie oncologiche.</p>



<p class="p1">L’obiettivo finale è individuare eventuali meccanismi immunitari protettivi che, una volta compresi, potrebbero aprire la strada a nuove strategie di prevenzione e a futuri approcci terapeutici contro il cancro. Un percorso ancora nelle fasi iniziali, ma che punta a trasformare le storie di longevità del Fortore in un patrimonio di conoscenze utile alla medicina del futuro.</p>



<p>(Foto da newportal.istitutotumori.na.it)</p>
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		<title>Dalla Campania parte l’indagine nazionale sullo screening antenatale delle emoglobinopatie</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dalla-campania-parte-lindagine-nazionale-sullo-screening-antenatale-delle-emoglobinopatie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 12:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[screening]]></category>
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					<description><![CDATA[La&#160;Società&#160;Italiana Talassemie ed Emoglobinopatie SITE&#160;ha avviato un’indagine (survey) dedicata a ginecologi, ostetrici e infermieri che lavorano nei punti nascita, sia presso i centri di cura che negli ospedali di tutta [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La&nbsp;<strong>Società</strong><strong>&nbsp;Italiana Talassemie ed Emoglobinopatie SITE</strong>&nbsp;ha avviato un’indagine (<em>survey</em>) dedicata a ginecologi, ostetrici e infermieri che lavorano nei punti nascita, sia presso i centri di cura che negli ospedali di tutta Italia.</p>



<p>La finalità è riuscire ad avere&nbsp;un&nbsp;<strong>quadro realistico ed&nbsp;</strong>affidabile dello stato della prevenzione e della&nbsp;<strong>diagnostica antenatale</strong>&nbsp;delle emoglobinopatie in Italia&nbsp;(rispetto a coppie e/o donne in gravidanza)&nbsp;<strong>prima del parto</strong>: capire, quindi, se e soprattutto in che modo si fa diagnosi dei portatori e del neonato, e informazione corretta alla coppia a rischio.</p>



<p>&nbsp;«<em>La survey si rivolge a chi lavora in ginecologia ed ostetricia. Serve ad evidenziare eventuali criticità e margini di miglioramento, attraverso azioni condivise. Nel corso dei congressi o dei meeting scientifici, emerge la necessità di&nbsp;<strong>formazione sulla identificazione delle coppie a rischio</strong>&nbsp;e sulla diagnosi precoce: l’indagine nazionale è un primo tentativo in questa direzione e diventa determinante per la Società Scientifica e per i medici che hanno in carico pazienti con emoglobinopatia.&nbsp;Avere un risultato affidabile consente di mettere in atto azioni correttive o migliorative&nbsp;in merito alla prevenzione delle emoglobinopatie&nbsp;</em>–&nbsp;<strong>sottolinea la Professoressa Maddalena Casale, Coordinatrice del Gruppo di Lavoro “Iniziative sul Territorio” della SITE e Responsabile Scientifico del Progetto EMOCAMP&nbsp;</strong>&#8211;<em>&nbsp;Il&nbsp;Centro di Ematologia e Oncologia Pediatrica dell’AOU&nbsp;&#8211; Università&nbsp;Vanvitelli ha introdotto un programma di&nbsp;screening integrato in fase antenatale e neonatale: l’obiettivo è renderlo disponibile in tutta la Regione e magari in tutta Italia, come accade per quello neonatale esteso. Siamo, inoltre,&nbsp;centro di ricerca e di offerta diagnostica precoce&nbsp;in tutte le varie fasi della vita e siamo presenti durante l’anno con campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini per imparare a prendersi cura di sé e della propria famiglia</em>».</p>



<p>Il sondaggio della società scientifica SITE, da compilare in&nbsp;<strong>modalità anonima,</strong>&nbsp;utilizza il questionario come metodo sistematico di ricerca per raccogliere dati quantitativi e qualitativi e feedback,&nbsp;attraverso la collaborazione con i diversi settori dell’assistenza sanitaria.</p>



<p>«<em>L’indagine destinata, agli operatori sanitari (medici ed infermieri) in campo ginecologico ed ostetrico, è stata progettata dalla SITE con l&#8217;obiettivo di capire le modalità con cui viene gestito lo screening antenatale delle emoglobinopatie nella pratica clinica,&nbsp;per cercare di individuare criticità e trovare soluzioni adeguate. È fondamentale instaurare un dialogo con gli operatori sanitari e sensibilizzare allo screening, creando una sinergia tra i centri di ricerca e di cura e la medicina di prossimità.&nbsp;Come&nbsp;</em><em>società scientifica, siamo impegnati nella diagnostica precoce delle coppie a rischio, nel diffondere la cultura sulle emoglobinopatie e nel coinvolgimento di tutti i settori dell&#8217;assistenza sanitaria che possono avere un ruolo determinante nel percorso di diagnosi e cura. Attraverso la prevenzione e la diagnosi antenatale, il nostro obiettivo è favorire scelte riproduttive consapevoli, limitare le nascite non consapevoli e garantire l&#8217;identificazione precoce dei bambini affetti da malattie del sangue</em>», sottolinea la&nbsp;<strong>Prof.ssa Raffaella Origa, presidente nazionale SITE</strong>.</p>



<p><strong>Le emoglobinopatie sono malattie ereditarie</strong> molto comuni in tutto il mondo, causate da un difetto dell&#8217;emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue. Queste <strong>patologie si trasmettono ai figli da entrambi i genitori biologici, madre e padre, che possono essere portatori</strong>. I programmi di screening permettono di fare scelte consapevoli, soprattutto in vista della possibilità di trasmettere la condizione ai propri figli. Riconoscere precocemente la malattia permette di iniziare trattamenti e programmi di sorveglianza che riducono notevolmente le possibili complicanze, allungano la vita e ne migliorano la qualità.</p>
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		<title>Un esame del sangue potrà rivelare l’età biologica degli organi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/un-esame-del-sangue-potra-rivelare-leta-biologica-degli-organi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 11:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[esame del sangue]]></category>
		<category><![CDATA[età biologica]]></category>
		<category><![CDATA[nature medicine]]></category>
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					<description><![CDATA[Un semplice esame del sangue potrebbe presto offrire una fotografia dettagliata dell’età biologica degli organi e aiutare a prevedere il rischio di sviluppare malattie negli anni successivi. È il risultato [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un semplice esame del sangue potrebbe presto offrire una fotografia dettagliata dell’età biologica degli organi e aiutare a prevedere il rischio di sviluppare malattie negli anni successivi. È il risultato di uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Stanford e pubblicato sulla rivista scientifica <em>Nature Medicine</em>.</p>



<p>Il test, ancora in fase sperimentale, è stato sviluppato dal gruppo guidato da Hamilton Oh e, secondo gli autori della ricerca, potrebbe arrivare sul mercato entro i prossimi tre anni.</p>



<p>L&#8217;obiettivo è misurare l&#8217;età biologica di undici organi e sistemi del corpo umano, tra cui cervello, cuore, polmoni, fegato, reni, pancreas, muscoli, arterie, intestino, sistema immunitario e tessuto adiposo. Un approccio innovativo che parte da una considerazione ormai consolidata nella ricerca sull&#8217;invecchiamento: non tutti gli organi invecchiano alla stessa velocità.</p>



<p>Per individuare le tracce biologiche di questo processo, gli studiosi hanno analizzato i dati di 44.498 persone tra i 40 e i 70 anni raccolti nella UK Biobank, una delle più grandi banche dati sanitarie al mondo. Grazie ai campioni di sangue e alle cartelle cliniche aggiornate nel corso di 17 anni, i ricercatori hanno identificato quasi 3.000 proteine presenti nel sangue, alcune delle quali risultano strettamente associate all&#8217;attività di specifici organi.</p>



<p>Incrociando i livelli di queste proteine con l&#8217;età anagrafica e la storia clinica dei partecipanti, il team è riuscito a costruire modelli capaci di stimare l&#8217;età biologica dei diversi organi e di individuare eventuali anomalie rispetto alla media delle persone della stessa età.</p>



<p>I risultati mostrano che l&#8217;invecchiamento accelerato di un organo può rappresentare un importante indicatore del rischio di sviluppare patologie nei successivi dieci anni. Particolarmente significativo è il ruolo del cervello. Secondo Tony Wyss-Coray, tra gli autori dello studio, la salute cerebrale appare strettamente collegata alla longevità complessiva dell&#8217;individuo.</p>



<p>&#8220;Se hai un cervello vecchio, hai una maggiore probabilità di mortalità. Se hai un cervello giovane, probabilmente vivrai più a lungo&#8221;, ha spiegato il ricercatore.</p>



<p>L&#8217;analisi ha inoltre evidenziato che circa una persona su quattro presenta almeno un organo biologicamente molto più giovane o più vecchio rispetto alla propria età anagrafica. Una scoperta che potrebbe aprire nuove prospettive nella medicina preventiva e personalizzata, consentendo di individuare precocemente i segnali di deterioramento degli organi e di intervenire prima della comparsa delle malattie.</p>



<p>Se i risultati saranno confermati da ulteriori studi clinici, il nuovo test potrebbe diventare uno strumento prezioso per monitorare l&#8217;invecchiamento dell&#8217;organismo e migliorare le strategie di prevenzione, con l&#8217;obiettivo di allungare non solo la durata della vita, ma soprattutto gli anni vissuti in buona salute.</p>



<p>(Fonte Ansa)</p>
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		<title>Prevenzione cardiovascolare, ecco come difendere il cuore durante il caldo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/prevenzione-cardiovascolare-ecco-come-difendere-il-cuore-durante-il-caldo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 12:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione cardiovascolare]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate e delle prime ondate di calore cresce anche l&#8217;attenzione verso la salute cardiovascolare. Temperature elevate, umidità e rischio di disidratazione possono infatti mettere sotto stress il cuore, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate e delle prime ondate di calore cresce anche l&#8217;attenzione verso la salute cardiovascolare. Temperature elevate, umidità e rischio di disidratazione possono infatti mettere sotto stress il cuore, soprattutto nelle persone anziane, nei soggetti affetti da patologie cardiache e in chi segue terapie farmacologiche specifiche.</p>



<p>In occasione della Giornata Nazionale della Prevenzione Cardiovascolare, in programma il 12 giugno, la Fondazione per il Tuo Cuore – HCF Onlus e l&#8217;Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) hanno diffuso un vademecum con dieci semplici regole per affrontare l&#8217;estate senza rischi e tutelare il benessere del sistema cardiovascolare.</p>



<p>«La salute del cuore è parte fondamentale della salute della persona – sottolinea il presidente della Fondazione, Domenico Gabrielli –. La prevenzione deve iniziare prima della malattia attraverso controlli periodici, corretti stili di vita e una maggiore consapevolezza dei fattori di rischio».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché il caldo può essere pericoloso</h3>



<p>Le alte temperature favoriscono la vasodilatazione e possono provocare abbassamenti della pressione arteriosa, soprattutto nelle persone che assumono farmaci antipertensivi o diuretici. Disidratazione e perdita di liquidi possono inoltre determinare tachicardia, capogiri, senso di debolezza e peggiorare patologie cardiovascolari già presenti.</p>



<p>Secondo gli specialisti, proprio durante i mesi estivi è importante monitorare con maggiore attenzione il proprio stato di salute e non sottovalutare eventuali sintomi sospetti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il decalogo salva-cuore</h3>



<p>I cardiologi raccomandano innanzitutto di controllare regolarmente la pressione arteriosa e di non modificare mai autonomamente le terapie prescritte dal medico.</p>



<p>Fondamentale è mantenere una corretta idratazione, bevendo acqua con regolarità anche in assenza dello stimolo della sete, soprattutto negli anziani. È inoltre consigliabile evitare l&#8217;esposizione al sole e gli sforzi fisici nelle ore più calde della giornata, privilegiando il mattino presto o la sera.</p>



<p>Grande attenzione va riservata anche all&#8217;alimentazione: via libera a frutta, verdura, legumi, cereali integrali e pesce, mentre è opportuno limitare sale, grassi, alcolici e bevande zuccherate.</p>



<p>L&#8217;attività fisica resta un alleato prezioso del cuore, purché venga praticata con moderazione e nelle fasce orarie più fresche.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I sintomi da non ignorare</h3>



<p>Dolore al petto, difficoltà respiratorie, palpitazioni persistenti, svenimenti, sudorazione fredda, nausea improvvisa o peggioramento dell&#8217;affanno non devono essere attribuiti automaticamente al caldo. In presenza di questi segnali è necessario rivolgersi tempestivamente ai servizi di emergenza o al proprio medico.</p>



<p>Chi soffre di scompenso cardiaco dovrebbe inoltre monitorare eventuali gonfiori alle gambe, aumento del peso corporeo o peggioramento della dispnea, mentre i pazienti con aritmie devono prestare particolare attenzione alla disidratazione e limitare il consumo di alcol e caffeina.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La prevenzione come migliore terapia</h3>



<p>La Giornata Nazionale della Prevenzione Cardiovascolare nasce con l&#8217;obiettivo di promuovere una maggiore cultura della prevenzione e della diagnosi precoce. Attraverso il servizio &#8220;L&#8217;esperto risponde&#8221;, disponibile sul portale della Fondazione per il Tuo Cuore, i cittadini possono ricevere gratuitamente informazioni e orientamento da specialisti cardiologi.</p>



<p>Il messaggio degli esperti è chiaro: molte malattie cardiovascolari possono essere prevenute adottando comportamenti corretti e sottoponendosi a controlli periodici. In estate, quando il caldo rappresenta un fattore di rischio aggiuntivo, la prevenzione diventa ancora più importante per proteggere il cuore e preservare il benessere generale.</p>
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		<item>
		<title>ECP compie 45 anni: in Campania la ricerca europea sulla prevenzione dei tumori guidata da Giovanni Corso</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ecp-compie-45-anni-in-campania-la-ricerca-europea-sulla-prevenzione-dei-tumori-guidata-da-giovanni-corso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 13:05:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Compie 45 anni, l’associazione europea no profit di ricerca scientifica, con sede in Campania,&#160;European Cancer Prevention Organization&#160;presieduta dallo scienziato e medico oncologo irpino, Giovanni Corso. Quarantacinque anni di studi e [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Compie 45 anni, l’associazione europea no profit di ricerca scientifica, con sede in Campania,&nbsp;<em>European Cancer Prevention Organization</em>&nbsp;presieduta dallo scienziato e medico oncologo irpino, Giovanni Corso.</p>



<p>Quarantacinque anni di studi e ricerche medico-scientifiche condotte dai medici massimi esperti in oncologia, ricercatori, psicologi, medici specialisti nelle malattie di vario genere e scienziati italiani ed europei tra i più importanti esperti al mondo di tumori, pubblicazioni su riviste specializzate italiane ed estere e attività di sensibilizzazione e divulgazione, nel settore della prevenzione e lotta al cancro.</p>



<p>Fondata nel 1981 e prima realtà europea specializzata nello studio e nella Ricerca sul cancro, l’associazione no profit è nata promuovere la cooperazione europea degli studi sulla prevenzione del cancro.</p>



<p>“La nostra è una storia importante- spiega l’oncologo Giovanni Corso che dal 2023 guida la presidenza dell’associazione ECP &#8211; siamo un’organizzazione scientifica internazionale impegnata nel promuovere attivamente la prevenzione del cancro e ad oggi, siamo l’unica realtà monotematica che lavora esclusivamente sulla prevenzione dei tumori. Prevenire, attraverso diagnosi precoci e screening mirati- chiosa lo scienziato campano- salva non una ma migliaia di vite”.</p>



<p>Solo negli ultimi tre anni sono state migliaia in Italia le donne supportate nella prevenzione dei tumori al seno, sono state promosse oltre 15 campagne di sensibilizzazione sulla salute a favore delle donne, vinti 2 progetti nazionali, partecipazione a 3 progetti scientifici e decine di congressi internazionali, organizzati 15 meeting di divulgazione scientifica, 4 articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali e riguardanti le nuove linee di prevenzione oncologica, premiati anche 8 scienziati nazionali e supportato 5 giovani ricercatori per la partecipazione a congressi scientifici, alla&nbsp; ECP è stato anche assegnato il premio “<em>Ambasciatore del Bene</em>” presso il Campidoglio a Roma per l’impegno sul territorio nazionale.</p>
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		<item>
		<title>DefibRider, il cardiologo in moto che ogni giorno percorre l’A30</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/defibrider-il-cardiologo-in-moto-che-ogni-giorno-percorre-la30/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 11:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[cardiologia]]></category>
		<category><![CDATA[defibrillatore]]></category>
		<category><![CDATA[medico motociclista]]></category>
		<category><![CDATA[salvataggio]]></category>
		<category><![CDATA[soccorso stradale]]></category>
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					<description><![CDATA[Chi percorre frequentemente l’autostrada A30 lo avrà probabilmente notato almeno una volta. Una moto che avanza con sicurezza tra il traffico, un motociclista dall’aspetto inconfondibile e una presenza che non [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Chi percorre frequentemente l’autostrada A30 lo avrà probabilmente notato almeno una volta. Una moto che avanza con sicurezza tra il traffico, un motociclista dall’aspetto inconfondibile e una presenza che non passa inosservata. Da tempo, infatti, lungo l’arteria che collega importanti centri della Campania, circola una figura diventata quasi leggendaria tra automobilisti e motociclisti: <strong>DefibRider</strong>.</p>



<p><strong>Chi è davvero quel motociclista che percorre quotidianamente l’A30? </strong>Quale storia si nasconde dietro quel nome che richiama immediatamente il mondo del soccorso e della cardiologia?</p>



<p><strong>Dietro il nome DefibRider si cela infatti un cardiologo che ogni giorno percorre questa strada per raggiungere il proprio posto di lavoro. </strong></p>



<p>Giuseppe Colangelo, un professionista della salute che, terminato il turno o diretto in ospedale, indossa la sua attrezzatura da motociclista e affronta chilometri di asfalto con la stessa dedizione che mette nella cura dei suoi pazienti.</p>



<p>Ma ciò che rende davvero speciale questa figura non è soltanto la professione che svolge. Nel corso degli anni, infatti, il medico motociclista si è trovato più volte ad intervenire in situazioni di emergenza incontrate lungo il tragitto. Episodi nei quali la sua preparazione, la sua lucidità e la sua esperienza si sono rivelate determinanti per prestare i primi soccorsi in attesa dell’arrivo dei sanitari.</p>



<p>Circostanze che testimoniano come la vocazione di un medico non si esaurisca all’interno di uno studio o di un reparto ospedaliero. Per alcuni professionisti, aiutare gli altri è un impegno che continua ovunque, anche lungo una corsia autostradale o in una situazione inattesa che può presentarsi nel corso della vita quotidiana.</p>



<p>Da qui nasce anche il significato del nome DefibRider. Un soprannome che unisce la passione per le moto alla missione di diffondere la cultura della cardioprotezione. Il riferimento al defibrillatore è immediato e richiama uno strumento che, insieme alla formazione nelle manovre di primo soccorso, può rappresentare una concreta possibilità di sopravvivenza in caso di arresto cardiaco.</p>



<p>Negli ultimi anni il tema della cardioprotezione è diventato sempre più centrale. La diffusione dei defibrillatori automatici nei luoghi pubblici e la formazione dei cittadini alle manovre salvavita stanno contribuendo a creare una maggiore consapevolezza sull’importanza dell’intervento precoce. Un percorso culturale che può fare la differenza e che DefibRider, nel suo piccolo, cerca di sostenere anche attraverso la propria immagine e la propria testimonianza.</p>



<p>Non si tratta di un supereroe nel senso tradizionale del termine. Non possiede poteri straordinari né cerca notorietà. La sua forza risiede nelle competenze acquisite in anni di studio, nell’esperienza maturata sul campo e nella volontà di metterle al servizio degli altri ogni volta che ce n’è bisogno.</p>



<p>Per questo, lungo l’A30, c’è chi sorride e pensa una cosa sola: con DefibRider siamo tutti un po’ più cardioprotetti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sempre più persone usano l’intelligenza artificiale come “confidente”: il fenomeno delle chat usate al posto dello psicologo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sempre-piu-persone-usano-lintelligenza-artificiale-come-confidente-il-fenomeno-delle-chat-usate-al-posto-dello-psicologo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 08:19:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
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					<description><![CDATA[Chiedere consigli, raccontare ansie, cercare conforto emotivo. Sempre più utenti si rivolgono alle chatbot di intelligenza artificiale non solo per informazioni pratiche, ma anche come una sorta di supporto psicologico [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Chiedere consigli, raccontare ansie, cercare conforto emotivo. <strong>Sempre più utenti si rivolgono alle chatbot di intelligenza artificiale non solo per informazioni pratiche, ma anche come una sorta di supporto psicologico informale. </strong>Un fenomeno in crescita che apre nuove opportunità, ma anche interrogativi su limiti, rischi e responsabilità.</p>



<p class="p1">Le piattaforme di IA generativa sono oggi in grado di sostenere conversazioni complesse, rispondere in modo empatico e simulare dialoghi simili a quelli terapeutici. Questo ha portato una parte degli utenti a utilizzarle per parlare di stress, solitudine, difficoltà relazionali o momenti di crisi personale.</p>



<p class="p1">Secondo diversi studi internazionali sul rapporto tra tecnologia e salute mentale, l’IA viene spesso percepita come uno spazio “neutro” e sempre disponibile, in grado di ridurre il senso di giudizio e favorire l’autoespressione. <strong>Tuttavia gli esperti sottolineano che questi strumenti non sono psicologi e non possono sostituire un percorso terapeutico strutturato.</strong></p>



<p class="p1">Le principali organizzazioni sanitarie e professionali ricordano infatti che <strong>le chatbot non effettuano diagnosi</strong>, non hanno accesso alla storia clinica dell’utente e non possono intervenire in situazioni di rischio, come disturbi psichiatrici o crisi acute. Il loro ruolo non può essere di cura.</p>



<p class="p1">Il rischio, spiegano gli specialisti, è duplice: da un lato la possibile illusione di un sostegno professionale che in realtà non esiste; dall’altro la tendenza a delegare a sistemi automatizzati bisogni complessi che richiedono invece competenze cliniche e relazionali umane.</p>



<p class="p1">Allo stesso tempo, alcuni ricercatori evidenziano anche potenziali benefici. Le chatbot possono infatti aiutare a riflettere sulle emozioni, incoraggiare pratiche di auto-monitoraggio e facilitare l’accesso iniziale a informazioni sulla salute mentale, soprattutto in contesti in cui il supporto psicologico è difficile da ottenere o troppo costoso.</p>



<p class="p1">Il dibattito è quindi aperto. Da un lato l’IA come strumento accessibile e potenzialmente utile per il benessere quotidiano, dall’altro il rischio di una “terapia simulata” priva di supervisione clinica.</p>



<p class="p1">Gli esperti concordano su un punto: l’intelligenza artificiale può affiancare, ma non sostituire il lavoro dello psicologo. La relazione terapeutica, basata su empatia reale, formazione clinica e responsabilità professionale, resta un elemento centrale difficilmente replicabile da un sistema automatizzato.</p>
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		<title>Dalla Gran Bretagna al Giappone, i Paesi che hanno creato un “ministero della solitudine”</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dalla-gran-bretagna-al-giappone-i-paesi-che-hanno-creato-un-ministero-della-solitudine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 08:01:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[benessere sociale]]></category>
		<category><![CDATA[isolamento sociale]]></category>
		<category><![CDATA[politica sociale]]></category>
		<category><![CDATA[salute pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[solitudine]]></category>
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					<description><![CDATA[Combattere l’isolamento sociale, soprattutto tra anziani, giovani e persone fragili. È con questo obiettivo che nel 2018 la Gran Bretagna ha istituito il primo “Ministero della Solitudine” al mondo, trasformando [...]]]></description>
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<p class="p1">Combattere l’isolamento sociale, soprattutto tra anziani, giovani e persone fragili. È con questo obiettivo che nel <strong>2018</strong> la Gran Bretagna ha istituito il primo “<strong>Ministero della Solitudine</strong>” al mondo, trasformando un disagio spesso invisibile in una questione di salute pubblica e politica sociale.</p>



<p class="p1">La decisione venne annunciata dall’allora <strong>premier Theresa May</strong> dopo un rapporto parlamentare che definiva la solitudine “una delle grandi sfide sanitarie del nostro tempo”. A guidare il nuovo incarico fu nominata Tracey Crouch, sottosegretaria con delega a sport e società civile, con il compito di coordinare politiche contro l’isolamento sociale.</p>



<p class="p1">Secondo i dati diffusi dal governo britannico all’epoca, <strong>oltre 9 milioni di persone nel Regno Unito dichiaravano di sentirsi spesso sole</strong>. Un fenomeno con effetti concreti anche sulla salute: diversi studi hanno associato la solitudine cronica a un aumento del rischio di depressione, ansia, malattie cardiovascolari e declino cognitivo.</p>



<p class="p1">Il governo britannico ha così avviato programmi di “social prescribing”, cioè percorsi attraverso i quali medici e servizi territoriali possono indirizzare le persone verso attività sociali, culturali e di volontariato. Tra le iniziative promosse figurano centri comunitari, sostegno agli anziani soli e progetti per rafforzare le relazioni di quartiere.</p>



<p class="p1">Negli anni successivi anche altri Paesi hanno seguito l’esempio britannico, pur con formule differenti.</p>



<p class="p1">In Giappone, nel 2021, il governo ha nominato un ministro incaricato di affrontare solitudine e isolamento sociale dopo l’aumento dei suicidi registrato durante la pandemia di Covid-19. Il fenomeno degli “hikikomori”, persone che si ritirano completamente dalla vita sociale, rappresenta da anni una delle emergenze sociali del Paese asiatico.</p>



<p class="p1">Anche la Corea del Sud ha sviluppato strategie nazionali contro l’isolamento, soprattutto tra i giovani adulti che vivono soli. Seul ha annunciato programmi di sostegno psicologico, assistenza economica e attività di reinserimento sociale.</p>



<p class="p1">In alcuni Paesi europei, come Germania e Paesi Bassi, non esistono veri e propri ministeri dedicati, ma sono stati creati osservatori e piani governativi specifici contro la solitudine. La stessa Unione Europea ha più volte richiamato l’attenzione sul tema, soprattutto dopo la pandemia.</p>



<p class="p1">Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’isolamento sociale rappresenta un fattore di rischio crescente nelle società contemporanee, aggravato dall’invecchiamento della popolazione, dalla diffusione del lavoro da remoto e dall’uso sempre più intenso delle tecnologie digitali.</p>



<p class="p1">Gli esperti sottolineano che la solitudine non coincide semplicemente con l’essere soli. “Si può vivere da soli senza sentirsi isolati, così come ci si può sentire profondamente soli pur essendo circondati da persone”, spiegano sociologi e psicologi. Per questo le politiche pubbliche puntano sempre più a rafforzare reti sociali, spazi di aggregazione e servizi territoriali.</p>
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		<title>Giornata mondiale della sclerosi multipla, la malattia invisibile che colpisce i giovani</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giornata-mondiale-della-sclerosi-multipla-la-malattia-invisibile-che-colpisce-i-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 07:57:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[malattia_nervosa]]></category>
		<category><![CDATA[sclerosi_multipla]]></category>
		<category><![CDATA[sintomi_sclerosi_multipla]]></category>
		<category><![CDATA[sistema_immunitario]]></category>
		<category><![CDATA[sistema_nervoso_centrale]]></category>
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					<description><![CDATA[Una malattia cronica, autoimmune e ancora senza una cura definitiva, che colpisce soprattutto i giovani adulti e cambia profondamente la vita quotidiana di chi ne soffre. Si celebra oggi la [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Una malattia cronica, autoimmune e ancora senza una cura definitiva, che colpisce soprattutto i giovani adulti e cambia profondamente la vita quotidiana di chi ne soffre. Si celebra oggi la <strong>Giornata mondiale della sclerosi multipla</strong>, ricorrenza promossa a livello internazionale per accendere i riflettori su una patologia neurologica che interessa oltre <strong>2,8 milioni di persone nel mondo</strong> e circa <strong>140 mila in Itali</strong>a.</p>



<p class="p1">La sclerosi multipla è una malattia del sistema nervoso centrale nella quale il sistema immunitario attacca per errore la <strong>mielina</strong>, la guaina che riveste e protegge le fibre nervose. Questo processo provoca lesioni, chiamate “placche”, che interrompono la corretta trasmissione degli impulsi nervosi tra cervello, midollo spinale e resto del corpo.</p>



<p class="p1">I sintomi possono essere molto diversi da persona a persona. Tra i più comuni vi sono stanchezza cronica, problemi di vista, difficoltà motorie, perdita di equilibrio, rigidità muscolare, disturbi della sensibilità e deficit cognitivi. In alcuni casi compaiono difficoltà nel linguaggio o problemi urinari. Proprio la varietà dei sintomi rende la malattia difficile da riconoscere nelle fasi iniziali.</p>



<p class="p1">“La sclerosi multipla viene spesso definita la malattia dalle mille facce”, spiegano gli specialisti, sottolineando come il decorso possa essere imprevedibile. La forma più frequente è quella recidivante-remittente, caratterizzata da fasi acute alternate a periodi di remissione. Esistono però forme progressive che portano nel tempo a un peggioramento costante della disabilità.</p>



<p class="p1">Le cause esatte non sono ancora completamente chiarite. Secondo la comunità scientifica, alla base vi sarebbe una combinazione di predisposizione genetica e fattori ambientali, tra cui infezioni virali, carenza di vitamina D, fumo e alterazioni del sistema immunitario.</p>



<p class="p1">Negli ultimi anni la ricerca ha compiuto importanti passi avanti. Oggi esistono farmaci immunomodulanti e biologici in grado di rallentare l’evoluzione della malattia e ridurre la frequenza delle ricadute. Fondamentale è la diagnosi precoce, resa possibile soprattutto grazie alla risonanza magnetica e agli esami neurologici specialistici.</p>



<p class="p1">Accanto alle terapie farmacologiche, un ruolo centrale è svolto dalla riabilitazione, dal supporto psicologico e dall’assistenza multidisciplinare. Per molti pazienti, infatti, la sfida non riguarda soltanto gli aspetti clinici ma anche il lavoro, le relazioni sociali e l’autonomia personale.</p>



<p class="p1">La Giornata mondiale della sclerosi multipla punta quest’anno a contrastare stigma e disinformazione, promuovendo una maggiore inclusione sociale. In numerose città italiane sono previsti incontri, campagne di sensibilizzazione e monumenti illuminati di rosso, colore simbolo della lotta alla malattia.</p>
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		<title>Morte cardiaca improvvisa: la nuova frontiera della prevenzione passa da genetica, risonanza magnetica e formazione BLSD</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/morte-cardiaca-improvvisa-la-nuova-frontiera-della-prevenzione-passa-da-genetica-risonanza-magnetica-e-formazione-blsd/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 12:30:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[colangelo]]></category>
		<category><![CDATA[morte improvvisa]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[Tre importanti studi internazionali coordinati da ricercatori della Società Italiana di Cardiologia (SIC), pubblicati su JAMA Cardiology, European Heart Journal e Journal of the American College of Cardiology: Heart Failure, [...]]]></description>
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<p>Tre importanti studi internazionali coordinati da ricercatori della Società Italiana di Cardiologia (SIC), pubblicati su JAMA Cardiology, European Heart Journal e Journal of the American College of Cardiology: Heart Failure, stanno ridefinendo il concetto di rischio nella morte cardiaca improvvisa, superando il tradizionale paradigma clinico basato esclusivamente sulla frazione di eiezione.</p>



<p>Le nuove evidenze scientifiche dimostrano infatti che alterazioni genetiche, microfibrosi e cicatrici del tessuto miocardico, spesso non identificabili con gli esami cardiologici di routine, possono rappresentare un importante substrato aritmico anche in soggetti giovani, sportivi e apparentemente sani.</p>



<p>“La frazione di eiezione rimane un parametro importante, ma non è più sufficiente come unico criterio di stratificazione del rischio,” sottolinea il Dott. Giuseppe Colangelo, Cardiologo dello Sport e istruttore certificato BLSD. “Oggi disponiamo di strumenti diagnostici molto più avanzati, come la risonanza magnetica cardiaca e l’analisi genetica, capaci di identificare condizioni silenti che possono predisporre ad arresto cardiaco improvviso.”</p>



<p>Particolarmente delicato è il contesto sportivo, dove l’elevata intensità dello sforzo fisico può favorire la comparsa di aritmie maligne in presenza di anomalie cardiache non ancora diagnosticate. Secondo il Dott. Colangelo, la moderna cardiologia dello sport deve quindi evolversi verso un approccio multidisciplinare che integri visita clinica, elettrocardiogramma avanzato, imaging cardiovascolare e screening genetico nei casi selezionati.</p>



<p>Accanto alla diagnosi precoce, rimane fondamentale la cultura dell’emergenza. “Anche il miglior screening non può eliminare completamente il rischio,” evidenzia Colangelo. “La sopravvivenza dipende dalla rapidità dell’intervento: riconoscere subito un arresto cardiaco, iniziare tempestivamente la rianimazione cardiopolmonare e utilizzare il defibrillatore nei primi minuti può salvare una vita.”</p>



<p>Per questo motivo viene ribadita l’importanza della diffusione dei defibrillatori automatici nei centri sportivi, nelle scuole e nei luoghi pubblici, oltre alla necessità di una formazione sempre più capillare della popolazione alle manovre di primo soccorso e BLSD.</p>



<p>“La vera sfida della cardiologia moderna,” conclude il Dott. Giuseppe Colangelo, “è passare da una medicina che interviene dopo l’evento ad una medicina predittiva, capace di identificare precocemente i soggetti a rischio e prevenire tragedie spesso evitabili.”</p>



<p>Foto: AI</p>
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		<item>
		<title>Registro tumori della Campania: pubblicati i dati aggiornati al biennio 2022/2023</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/registro-tumori-della-campania-pubblicati-i-dati-aggiornati-al-biennio-2022-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 08:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[registro tumori campania]]></category>
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					<description><![CDATA[È stato pubblicato&#160;l’aggiornamento dei dati del Registro Tumori&#160;regionale relativi all’incidenza e alla mortalità oncologica fino al biennio 2022/2023, insieme alla nuova articolazione dei dati per periodi, Asl e distretti sanitari [...]]]></description>
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<p>È stato pubblicato&nbsp;<a href="https://www.regione.campania.it/aree-tematiche/sanita/registro-tumori-regione-campania-centro-riferimento-regionale?fbclid=IwY2xjawR9URJleHRuA2FlbQIxMABicmlkETFlRmRQMktYN0JPUTJxMU9tc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHgf7uTER0S4_IdvpTZInjH0mbZV3IH-cv6k9NB5xnKsJkh9EHnrxWslS4oZ8_aem_t0ckmSRY-YteSJolyjUdmQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>l’aggiornamento dei dati del Registro Tumori</u></a>&nbsp;regionale relativi all’incidenza e alla mortalità oncologica fino al biennio 2022/2023, insieme alla nuova articolazione dei dati per periodi, Asl e distretti sanitari di residenza, aggiornata a maggio 2026.</p>



<p>Il Registro Tumori della Campania costituisce uno strumento centrale per il monitoraggio epidemiologico, la programmazione sanitaria e la prevenzione oncologica sul territorio regionale.</p>



<p>La rete regionale è composta da sette Registri Tumori territoriali, uno per ciascuna Azienda Sanitaria Locale, collocati presso i Dipartimenti di Prevenzione delle Asl, oltre al Registro Tumori Infantile presso l’A.O.R.N. Santobono Pausilipon. Con l’individuazione del Centro di Riferimento Regionale è stato, inoltre, rafforzato il sistema di raccolta, validazione e analisi dei dati oncologici.</p>



<p>«<em>Disporre di dati aggiornati e certificati</em> – dichiara il presidente della Regione Campania Roberto Fico – <em>è essenziale per costruire politiche sanitarie efficaci e garantire ai cittadini il diritto alla prevenzione e alla cura. Il Registro Tumori rappresenta uno strumento strategico di conoscenza e trasparenza che consente di programmare interventi mirati, rafforzare gli screening oncologici e migliorare la presa in carico dei pazienti. Continueremo a investire nel potenziamento della rete sanitaria regionale e nella qualità dei sistemi di monitoraggio epidemiologico.</em>» </p>
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		<title>Ma è vero che se un figlio non aiuta il genitore disabile rischia una condanna penale?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ma-e-vero-che-se-un-figlio-non-aiuta-il-genitore-disabile-rischia-una-condanna-penale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 14:40:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[genitore disabile]]></category>
		<category><![CDATA[studio labonia]]></category>
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					<description><![CDATA[Risponde al quesito con un suo commento l&#8217;avvocato Simone Labonia. Quando un genitore anziano o disabile non riesce più a sostenersi economicamente, il problema non è soltanto morale o familiare: [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Risponde al quesito con un suo commento l&#8217;avvocato Simone Labonia.</p>



<p>Quando un genitore anziano o disabile non riesce più a sostenersi economicamente, il problema non è soltanto morale o familiare: in determinati casi può trasformarsi anche in una questione penale. L’ordinamento italiano, infatti, impone ai figli specifici obblighi di assistenza verso i genitori in stato di bisogno, soprattutto quando questi non dispongano di redditi sufficienti per una vita dignitosa.<br>Il primo riferimento normativo è l’articolo 433 del codice civile, che disciplina gli “alimenti”. La legge stabilisce che i figli sono tenuti a contribuire al mantenimento del genitore che versi in stato di necessità economica e non sia in grado di provvedere autonomamente ai propri bisogni essenziali. Non si tratta di garantire agi o benessere elevato, ma di assicurare il minimo indispensabile: cibo, cure mediche, abitazione e assistenza quotidiana.</p>



<p>Se il figlio si sottrae volontariamente a tale obbligo, possono emergere conseguenze anche sul piano penale. L’ipotesi più frequente è quella prevista dall’articolo 570 del codice penale, relativo alla violazione degli obblighi di assistenza familiare. La norma punisce chi fa mancare i mezzi di sussistenza ai familiari verso i quali abbia obblighi giuridici di assistenza. In presenza di un genitore disabile, malato o non autosufficiente, il rischio di contestazione aumenta sensibilmente.</p>



<p>La giurisprudenza ha chiarito che per “mezzi di sussistenza” non si intendono soltanto vitto e alloggio, ma tutto ciò che è indispensabile per una sopravvivenza dignitosa, comprese medicine, assistenza sanitaria e necessità quotidiane compatibili con le condizioni della persona fragile. Non basta quindi sostenere che il genitore percepisca una pensione: se questa è insufficiente a coprire le spese essenziali, il figlio economicamente in grado di intervenire potrebbe essere chiamato a rispondere della propria inerzia. Naturalmente non ogni rifiuto integra automaticamente un reato. Occorre verificare diversi elementi: il reale stato di bisogno del genitore, la concreta capacità economica del figlio e soprattutto il dolo, cioè la consapevole volontà di non prestare assistenza pur potendo farlo.</p>
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		<item>
		<title>Sanità pubblica, in arrivo il nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sanita-pubblica-in-arrivo-il-nuovo-piano-nazionale-della-prevenzione-2026-2031/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 12:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Piano nazionale della prevenzione]]></category>
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					<description><![CDATA[La prevenzione prova a cambiare passo. Il nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 arriva il 21 maggio sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni per il via libera definitivo, dopo un lungo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La prevenzione prova a cambiare passo. Il nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 arriva il 21 maggio sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni per il via libera definitivo, dopo un lungo lavoro tecnico e l’Intesa Stato-Regioni del 6 marzo 2025.</p>



<p>Il documento definisce la strategia della sanità pubblica italiana per i prossimi sei anni e introduce un impianto più rigoroso rispetto al passato: non solo programmazione degli interventi, ma anche verifica costante dei risultati, con indicatori, soglie e obiettivi misurabili per tutte le Regioni.</p>



<p>Il Piano si muove in continuità con il PNP 2020-2025, ma amplia il perimetro della prevenzione, che non riguarda più soltanto screening e vaccinazioni, ma anche cronicità, salute mentale, ambiente, lavoro, alimentazione, digitale e disuguaglianze sociali. Un’impostazione che riflette l’approccio One Health, secondo cui la salute umana è strettamente legata all’ambiente e ai contesti di vita.</p>



<p>Tra gli assi centrali restano le malattie croniche non trasmissibili – come diabete, tumori, patologie cardiovascolari e respiratorie – su cui il Piano punta attraverso stili di vita, diagnosi precoce, screening e integrazione tra medicina generale e servizi territoriali.</p>



<p>Un ruolo decisivo è affidato proprio agli screening oncologici, con l’obiettivo di rafforzare la chiamata attiva dei cittadini, ridurre le disuguaglianze tra Regioni e migliorare l’adesione ai programmi per mammella, colon-retto e cervice uterina.</p>



<p>Ampio spazio è dedicato anche alla prevenzione vaccinale. Il Piano richiama la necessità di rafforzare la copertura lungo tutto il corso della vita, con particolare attenzione a anziani, fragili, donne in gravidanza e pazienti cronici, in un contesto in cui la fiducia nei vaccini resta ancora disomogenea sul territorio.</p>



<p>Sul piano operativo, il nuovo PNP introduce una struttura più vincolante per le Regioni: 14 programmi predefiniti obbligatori e un sistema di monitoraggio rafforzato basato su indicatori “traccianti” e soglie di risultato progressive fino al 2031. Le Regioni dovranno dimostrare non solo di aver attivato gli interventi, ma anche di aver raggiunto obiettivi concreti.</p>



<p>Prevista anche una progressione nei livelli di valutazione: dal 60% degli indicatori certificati nel 2027 fino al 90% nel 2031. Un meccanismo che punta a ridurre le differenze territoriali e a garantire maggiore uniformità nell’attuazione delle politiche di prevenzione.</p>



<p>Il Piano rafforza inoltre il legame con l’assistenza territoriale prevista dal DM 77/2022 e punta su una maggiore integrazione tra prevenzione, cure primarie, ospedali e servizi sociali, anche attraverso strumenti digitali e piattaforme di monitoraggio centralizzate.</p>



<p>Tra le novità, anche un’attenzione più forte ai determinanti ambientali e climatici della salute: qualità dell’aria, ondate di calore, sicurezza alimentare e rischi infettivi diventano parte integrante della programmazione sanitaria.</p>



<p>Centrale infine il tema della comunicazione. Il Piano sottolinea la necessità di informazioni chiare, affidabili e accessibili ai cittadini, per rafforzare l’adesione agli screening, alle vaccinazioni e ai percorsi di prevenzione, soprattutto tra le fasce più fragili della popolazione.</p>



<p>Con il via libera della Conferenza Stato-Regioni, il PNP 2026-2031 diventerà la cornice della prevenzione in Italia per i prossimi sei anni. La sfida sarà trasformare gli obiettivi in servizi concreti e ridurre le disuguaglianze, rendendo la prevenzione più uniforme, accessibile ed efficace su tutto il territorio nazionale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Palinuro per l’inclusione: 700 giovani da Italia, Inghilterra e Ghana per il Meeting ANPIS</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/palinuro-per-linclusione-700-giovani-da-italia-inghilterra-e-ghana-per-il-meeting-anpis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 14:46:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;ANPIS Associazione Nazionale per l&#8217;inclusione Sociale/Sportiva sarà a Palinuro con circa 700 ragazzi provenienti da tutta Italia e con rappresentanze di Inghilterra e Ghana. Dal 6 al 12 Giugno propone [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;ANPIS Associazione Nazionale per l&#8217;inclusione Sociale/Sportiva sarà a Palinuro con circa 700 ragazzi provenienti da tutta Italia e con rappresentanze di Inghilterra e Ghana. Dal 6 al 12 Giugno propone l&#8217;evento più celebre e rappresentativo dell&#8217;associazione il Meeting Nazionale &#8220;Sottosopra&#8221; una manifestazione estiva che si tiene ogni anno in diverse località italiane, per una settimana di sport, incontri, convegni sulla salute mentale e attività culturali, con il patrocinio e la fattiva collaborazione del Comune di Centola<br>e della Pro Loco Palinuro.</p>



<p>L&#8217;A.N.P.I.S. è un&#8217;importante realtà di promozione sociale fondata nel 2000, che unisce decine di associazioni polisportive dilettantistiche su tutto il territorio italiano. Focus principale è la lotta alla marginalità e allo stigma sociale attraverso lo sport come strumento terapeutico e di cittadinanza attiva. L&#8217;associazione opera principalmente nel campo del disagio psicosociale ed ha scelto Palinuro per offrire ai partecipanti una settimana di inclusione ed aggregazione certi che le bellezze di questi luoghi porteranno serenità ed armonia generalizzata.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La lotta al tumore del polmone, una nuova speranza arriva da Salerno e Napoli</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-lotta-al-tumore-del-polmone-una-nuova-speranza-arriva-da-salerno-e-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 07:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[lotta tumore al polmone]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca scientifica]]></category>
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					<description><![CDATA[Una molecola “ibrida” messa a punto dalla collaborazione tra ’ Università di Napoli “Federico II”, Università degli Studi di Salerno e CNR di Milano, aiuta il sistema immunitario a riconoscere [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una molecola “ibrida” messa a punto dalla collaborazione tra ’ Università di Napoli “Federico II”, Università degli Studi di Salerno e CNR di Milano, aiuta il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule tumorali.</p>



<p>La lotta al tumore del polmone, una delle principali cause di morte nel mondo, registra un importante passo avanti grazie a una ricerca interamente italiana. A firmarla sono l’Università degli Studi di Salerno e l’Università Federico II di Napoli, con il contributo del CNR di Milano. Lo studio, coordinato dal Prof. Francesco Sabbatino, dalla Prof.ssa Luciana Marinelli e dalla Dr.ssa Daniela Arosio, è stato pubblicato su Cancer Communications, rivista di riferimento nel settore oncologico per l’alto impatto scientifico.</p>



<p>I ricercatori hanno messo a punto una nuova molecola “ibrida”, capace di agire su due fronti. Da un lato blocca una proteina che rappresenta il principale meccanismo attraverso cui le cellule tumorali sfuggono alla risposta immunitaria antitumorale. Dall’altro utilizza la stessa proteina come vero e proprio “cavallo di Troia” per favorire l’internalizzazione selettiva di un composto che colpisce la produzione energetica delle centrali nucleari delle cellule cancerose.</p>



<p>Indebolendo la loro elevata ed avida attività energetica, la molecola rende le cellule tumorali ancora più suscettibili all’attacco ed alla distruzione del sistema immunitario, bloccandone la crescita.</p>



<p>«<em>Il dato più rilevante è l’aumentata capacità di eliminare selettivamente le cellule tumorali, con un impatto limitato sulle cellule sane</em>», spiegano i coordinatori dello studio. Le cellule sane, infatti, presentano una significativa minore attività ed avidità energetica rispetto a quelle cancerose. Nei test di laboratorio, la nuova molecola mostra buona efficacia e selettività. Un risultato che conferma l’elevato livello della ricerca campana, aprendo nuove prospettive nell’implementazione di terapie oncologiche sempre più<br>mirate. Un segnale importante che arriva da Napoli e Salerno, in un campo in cui ogni avanzamento può fare la differenza per migliaia di pazienti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Premio scientifico nazionale “Di Capua” all’infettivologo Matteo Bassetti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/premio-scientifico-nazionale-di-capua-allinfettivologo-matteo-bassetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 18:46:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
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					<description><![CDATA[Andrà al medico e professore ordinario di Malattie Infettive presso l’Università degli Studi di Genova, Matteo Bassetti, il premio scientifico nazionale “Leonardo Di Capua” 2026 per la divulgazione scientifica sulla [...]]]></description>
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<p>Andrà al medico e professore ordinario di Malattie Infettive presso l’Università degli Studi di Genova, Matteo Bassetti, il premio scientifico nazionale “Leonardo Di Capua” 2026 per la divulgazione scientifica sulla prevenzione dei tumori nei giovani. L’evento, organizzato nell’ambito del Meeting di Bagnoli, si svolgerà sabato 23 maggio alle ore 16.30 presso la sala del cinema di Bagnoli Irpino, in provincia di Avellino. Premio promosso dal Comune di Bagnoli e dalla European Cancer Prevention Organization presieduta dal medico oncologo e scienziato campano presso lo Ieo di Milano, Giovanni Corso, in collaborazione con l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Avellino e del Rotary Club Hirpinia Goleto.<br />Classe 1970, originario di Genova, laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Malattie Infettive, professore universitario e primario del Reparto di Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti è tra i massimi esperti al mondo di malattie infettive. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche, Bassetti è conosciuto anche per i suoi studi sulla lotta contro il coronavirus.<br />Alla cerimonia di premiazione intitolata alla memoria del medico, filosofo e scienziato irpino Leonardo Di Capua, interverranno il sindaco di Bagnoli Irpino, Filippo Nigro, il vicesindaco di Bagnoli e assessore alla cultura, Rolisa Corso, la presidente del Rotary Club Hirpinia Goleto, Stefania Di Cecilia, il presidente della ECP e scienziato campano Giovanni Corso, la ricercatrice Adriana Albini e il ricercatore Federico Irace.<br />“Il professore Bassetti rappresenta un punto di riferimento importante nel settore scientifico di tutto il mondo e l’associazione European Cancer Prevention Organization è onorata nel premiarlo- spiega lo scienziato campano e oncologo Giovanni Corso. &#8211; Quotidianamente -aggiunge- Bassetti attraverso il suo impegno per la divulgazione scientifica contribuisce significativamente nella prevenzione delle malattie infettive e nella lotta e prevenzione dei tumori”.<br />Un premio, quello al professor Bassetti, che racconta di anni di studio, scoperte scientifiche ma anche umanità nel salvare vite. “Esprimo profonda gratitudine per l’assegnazione del Premio Di Capua- spiega il Bassetti, che sottolinea come- ricevere questo riconoscimento rappresenta una grande responsabilità e ne ringrazio la commissione per aver valorizzato il mio contributo alla Ricerca e tutte le istituzioni che sostengono la scienza e l’innovazione, rendendo possibile il progresso del sapere e il suo impatto sulla società. Questo premio- aggiunge Bassetti- è il frutto di un lavoro e di un percorso condiviso con colleghi, mentori e collaboratori che hanno contribuito con competenza, passione e spirito critico ma è anche uno stimolo a proseguire nel mio lavoro con maggiore impegno, curiosità e rigore con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo della conoscenza scientifica”.</p>
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		<title>Parkinson: il chinesiologo cilentano Peduto al congresso nazionale Limpe-Dismov</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/parkinson-il-chinesiologo-cilentano-peduto-al-congresso-nazionale-limpe-dismov/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 15:45:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Roccadaspide]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[kinesiologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Il chinesiologo cilentano Giovanni Peduto parteciperà al 12° Congresso Nazionale della Società Italiana Parkinson e Disturbi del Movimento (LIMPE-DISMOV), tra i principali appuntamenti scientifici italiani dedicati alla malattia di Parkinson, [...]]]></description>
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<p class="p1">Il chinesiologo cilentano Giovanni Peduto parteciperà al 12° Congresso Nazionale della Società Italiana Parkinson e Disturbi del Movimento (LIMPE-DISMOV), tra i principali appuntamenti scientifici italiani dedicati alla malattia di Parkinson, alle demenze e ai disturbi del movimento, in programma venerdì 15 maggio alla Fiera di Rimini.</p>



<p class="p1">Il congresso rappresenta un importante momento di confronto tra neurologi, ricercatori e professionisti sanitari sulle più recenti innovazioni terapeutiche, sugli approcci riabilitativi e sulle nuove prospettive nella gestione delle patologie neurodegenerative. La partecipazione e l’accettazione di contributi scientifici all’interno dell’evento costituiscono un significativo riconoscimento nel panorama medico-scientifico nazionale.</p>



<p class="p1">Nel corso della manifestazione, Peduto presenterà uno studio dedicato al Metodo Frequency® applicato alla malattia di Parkinson. Ideato dallo stesso professionista, il Metodo Frequency® è un approccio innovativo e non invasivo che integra frequenze sonore, stimolazioni vibrazionali e chinesiologia applicata. Il metodo nasce da un percorso di ricerca sul rapporto tra suono, vibrazione e movimento, con l’obiettivo di supportare il sistema neuromotorio attraverso stimoli sensoriali mirati.</p>



<p class="p1">L’approccio si propone come intervento complementare orientato al miglioramento della percezione corporea, della coordinazione e del benessere globale della persona. Nell’ambito della malattia di Parkinson, il Metodo Frequency® viene utilizzato come supporto non invasivo per favorire una migliore attivazione motoria e una maggiore consapevolezza corporea, basandosi sull’interazione tra stimolo sonoro e risposta neuromuscolare per facilitare il movimento residuo nei pazienti.</p>



<p class="p1">Le tematiche legate all’applicazione del Metodo Frequency® nel Parkinson sono state approfondite da Peduto anche nel libro “Parkinson: l’integrazione del Metodo Frequency® e della chinesiologia nel supporto ai pazienti con morbo di Parkinson”, dedicato ai principi, alle applicazioni e alle prospettive del metodo nel contesto delle patologie neurodegenerative.</p>



<p class="p1">Il Metodo Frequency® ha inoltre ottenuto un riconoscimento scientifico internazionale grazie a una pubblicazione sulla rivista “Obstetrics &amp; Gynecology” di Gavin Publisher, relativa ai risultati osservati nell’ambito di applicazioni riguardanti i dolori ovarici. Un ulteriore riconoscimento è rappresentato dalla selezione dell’abstract scientifico sul Metodo Frequency® applicato al Parkinson per il congresso LIMPE-DISMOV 2026.</p>



<p class="p1">In occasione del congresso, il Metodo Frequency® sarà presente presso il Padiglione Sensoristica 2, in uno spazio dedicato dove Peduto sarà a disposizione dei partecipanti per approfondimenti e dimostrazioni pratiche sulle applicazioni del metodo nel contesto della malattia di Parkinson.</p>



<p class="p1">Originario di Roccadaspide, nel Salernitano, Peduto svolge la propria attività professionale presso il suo studio di Altavilla Silentina, dove si occupa di ricerca e applicazioni integrate nel campo della chinesiologia e del benessere neuromotorio.</p>
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		<title>Catalogna, isolata donna entrata in contatto con turista morta dopo focolaio di hantavirus</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/catalogna-isolata-donna-entrata-in-contatto-con-turista-morta-dopo-focolaio-di-hantavirus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 03:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[epidemia]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[scoperta]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>
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					<description><![CDATA[Le autorità sanitarie della Catalogna hanno identificato una donna residente nella regione spagnola che sarebbe entrata in contatto con una cittadina olandese coinvolta nel focolaio di hantavirus registrato a bordo [...]]]></description>
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<p class="p1">Le autorità sanitarie della Catalogna hanno identificato una donna residente nella regione spagnola che sarebbe entrata in contatto con una cittadina olandese coinvolta nel focolaio di hantavirus registrato a bordo della nave da crociera Mv Hondius. Lo riporta l’Ansa.</p>



<p class="p1">La turista olandese era morta il 26 aprile in un ospedale di Johannesburg, in Sudafrica, dopo essere stata fatta scendere da un volo della <a href="https://www.klm.com?utm_source=chatgpt.com">KLM</a> diretto nei Paesi Bassi. La donna avrebbe tentato di imbarcarsi il giorno precedente, il 25 aprile, ma le sue condizioni di salute erano apparse subito critiche al personale aeroportuale.</p>



<p class="p1">Secondo il Centro di coordinamento per le allerte ed emergenze sanitarie (Ccaes) del ministero della Sanità spagnolo, la passeggera catalana non era stata individuata durante il primo tracciamento dei contatti perché aveva cambiato posto sull’aereo della compagnia olandese.</p>



<p class="p1">Le autorità regionali hanno quindi attivato immediatamente le procedure previste per i contatti considerati a rischio, disponendo la quarantena della donna in una struttura ospedaliera della Catalogna, dove sarà sottoposta a monitoraggio sanitario costante.</p>



<p class="p1">Le fonti sanitarie hanno precisato che la donna “non presenta sintomi”, ma il protocollo di sorveglianza è stato applicato in via precauzionale per evitare eventuali rischi di diffusione del virus.</p>



<p class="p1">L’hantavirus è una malattia virale trasmessa principalmente attraverso il contatto con roditori infetti o con i loro escreti. Alcune varianti possono provocare gravi sindromi respiratorie e renali. Le autorità sanitarie europee stanno monitorando con attenzione l’evoluzione del caso e gli eventuali collegamenti con il focolaio registrato sulla nave da crociera.</p>
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		<title>All&#8217;Università Vanvitelli EMOCAMP: lo screening regionale per le emoglobinopatie</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/alluniversita-vanvitelli-emocamp-lo-screening-regionale-per-le-emoglobinopatie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 10:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[emocamp]]></category>
		<category><![CDATA[emoglobinopatie]]></category>
		<category><![CDATA[università vanvitelli]]></category>
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					<description><![CDATA[Le&#160;emoglobinopatie&#160;sono malattie ereditarie molto comuni in tutto il mondo, causate da un difetto dell&#8217;emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue. Queste patologie si trasmettono ai figli da entrambi i [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le&nbsp;<strong>emoglobinopatie</strong>&nbsp;sono malattie ereditarie molto comuni in tutto il mondo, causate da un difetto dell&#8217;emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue. Queste patologie si trasmettono ai figli da entrambi i genitori biologici, madre e padre, che possono essere portatori.</p>



<p>Per identificare precocemente le persone affette da emoglobinopatia e fornire loro le cure di cui hanno bisogno, il <strong>Dipartimento della Donna del Bambino e di Chirurgia Generale e Specialistica</strong> – <strong>Centro di Ematologia e Oncologia Pediatrica</strong> dell’<strong>Università degli Studi della Campania </strong>“<strong>Luigi Vanvitelli</strong>” &#8211; ha sviluppato EMOCAMP, un programma di screening regionale integrato per le emoglobinopatie.</p>



<p>Dalla metodologia innovativa e non invasiva utilizzata nei laboratori del Dipartimento al paziente, con un impatto positivo sulla salute pubblica: il progetto&nbsp;<strong>EMOCAMP</strong>&nbsp;è fondamentale per prevenire complicanze gravi e per garantire un migliore controllo della malattia nel tempo.</p>



<p>Lo&nbsp;<strong>screening gratuito</strong>&nbsp;consiste in un&nbsp;<strong>test semplice, rapido e indolore</strong>&nbsp;effettuato con la tecnica HPLC: consiste nel prelievo di una goccia di sangue da dito e permette di individuare eventuali anomalie dell’emoglobina in modo efficace.</p>



<p>«<em>L’approccio innovativo utilizzato nei nostri laboratori si traduce in applicazioni pratiche con un effetto sulle vite delle persone. Offre un nuovo orizzonte di speranza, migliorando notevolmente la qualità di vita dei pazienti</em> – <strong>sottolinea il professore Silverio Perrotta, Direttore del Dipartimento della Donna, del Bambino  e di Chirurgia Generale e Specialistica </strong><em>&#8211;</em> <em>La strumentazione diagnostica per la diagnosi precoce delle emoglobinopatie si inserisce, inoltre, tra le azioni di Terza Missione delle Università: attraverso il trasferimento tecnologico delle nostre competenze e della ricerca scientifica, il nostro Ateneo riesce ad interagire e a connettersi con le comunità e le imprese, sostenendo non solo il diritto alla salute dei cittadini, ma anche generando crescita economica e sociale</em>.» </p>



<p>Da tempo il Dipartimento è impegnato in una&nbsp;<strong>campagna di sensibilizzazione</strong>&nbsp;per diffondere la&nbsp;<strong>cultura della prevenzione e conoscenza delle emoglobinopatie</strong>: ogni giovedì, infatti, dalle ore 14 alle 16, presso il Laboratorio di Ematologia ed Oncologia Pediatrica presso la Clinica Pediatrica in via Luigi De Crecchio a Napoli è possibile sottoporsi allo screening gratuito, senza necessità di appuntamento. Il test è destinato ad adulti e bambini di tutte le età.&nbsp;</p>



<p>«<em><strong>EMOCAMP</strong> consente di diagnosticare non solo chi è malato, ma anche chi è portatore sano di un disordine dell’emoglobina</em> – <strong>afferma la Professoressa Maddalena Casale, Coordinatrice Scientifica del Progetto</strong> – <em>Tra le patologie rare, le emoglobinopatie sono le più frequenti, tipiche del bacino del Mediterraneo. Ne esistono diversi tipi, come la Talassemia, l’Anemia falciforme ed i vari composti genetici. Riconoscere precocemente la malattia permette di iniziare trattamenti e programmi di sorveglianza che riducono notevolmente le possibili complicanze, allungano la vita e ne migliorano la qualità. Significa poter fare scelte consapevoli, soprattutto in vista della possibilità di trasmettere la condizione ai propri figli. Oltre al test per la diagnosi precoce neonatale che viene effettuato al nido della Clinica Pediatrica, il Centro di Ematologia e Oncologia Pediatrica dell’AOU &#8211; Università <strong>Vanvitelli è leader in Italia e in Campania</strong> per aver introdotto un programma di <strong>screening integrato in fase antenatale e neonatale</strong>: l’obiettivo è renderlo disponibile in tutta la Regione come accade per quello neonatale esteso. Siamo, inoltre, <strong>centro di ricerca e di offerta diagnostica precoce</strong> in tutte le varie fasi della vita e siamo presenti durante l’anno con campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini per imparare a prendersi cura di sé e della propria famiglia</em>.» </p>



<p>Il progetto EMOCAMP è sostenuto dalla <strong>Regione Campania</strong> &#8211; Direzione Generale Tutela della Salute e Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale, Avviso Pubblico per la realizzazione di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione nel campo delle Malattie Rare (DGR 393 del 19/07/2022). Il gruppo di ricerca coinvolge: l’UOSD Ematologia ed Oncologia Pediatrica, il Centro malattie rare ematologiche European Reference Networks for rare diseases, l’ERN – EuroBloodNet, l’AOU-Università della Campania “L. Vanvitelli”.</p>
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		<title>Oltre il Border Collie: come la scienza ridefinisce l’intelligenza dei cani</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/loltre-il-border-collie-come-la-scienza-ridefinisce-lintelligenza-dei-cani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 12:51:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
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		<category><![CDATA[razze_canine]]></category>
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					<description><![CDATA[Da anni classifiche e articoli popolari tentano di stabilire quali siano le razze canine “più intelligenti”. Border Collie, Barboncino e Pastore Tedesco compaiono regolarmente ai primi posti, alimentando l’idea che [...]]]></description>
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<p class="p1">Da anni classifiche e articoli popolari tentano di stabilire quali siano le razze canine “più intelligenti”. Border Collie, Barboncino e Pastore Tedesco compaiono regolarmente ai primi posti, alimentando l’idea che l’intelligenza dei cani sia misurabile e comparabile in modo oggettivo. Ma cosa dice davvero la scienza?</p>



<p class="p1">Il cane domestico (Canis lupus familiaris) è una delle specie più studiate nell’ambito dell’etologia cognitiva, proprio per la sua lunga coevoluzione con l’uomo. Secondo molti ricercatori, parlare di “intelligenza” in senso unico è fuorviante: esistono diverse forme di intelligenza, tra cui quella sociale, quella spaziale e quella legata alla risoluzione dei problemi.</p>



<p class="p1">Uno dei contributi più citati è quello dello psicologo e ricercatore Stanley Coren, autore del libro The Intelligence of Dogs. Coren ha proposto una classificazione basata principalmente sull’obbedienza e sulla capacità di apprendere comandi. In questo modello, razze come il Border Collie e il Barboncino risultano particolarmente performanti, perché selezionate per lavorare a stretto contatto con l’uomo e rispondere rapidamente agli stimoli.</p>



<p class="p1">Tuttavia, molti esperti sottolineano i limiti di questo approccio. Valutare l’intelligenza solo in base all’obbedienza rischia di penalizzare razze con caratteristiche diverse. I levrieri, ad esempio, sono stati selezionati per la caccia visiva e la velocità, non per l’esecuzione di comandi complessi; ciò non li rende meno intelligenti, ma semplicemente specializzati in altre abilità.</p>



<p class="p1">Negli ultimi anni, studi condotti da università europee e nordamericane hanno ampliato la prospettiva. Esperimenti su larga scala hanno mostrato che alcuni cani sono particolarmente abili nel comprendere i gesti umani, come indicare un oggetto o seguire lo sguardo. Questa capacità di comunicazione interspecifica è considerata una forma avanzata di intelligenza sociale, sviluppata proprio grazie alla domesticazione.</p>



<p class="p1">Un caso emblematico è quello dei cosiddetti “cani da lavoro”: razze come il Pastore Australiano o il Labrador Retriever sono in grado di apprendere compiti complessi, dal soccorso alpino all’assistenza per persone con disabilità. In questi contesti, l’intelligenza si manifesta non solo nell’apprendimento rapido, ma anche nella capacità di adattarsi a situazioni nuove e prendere decisioni autonome.</p>



<p class="p1">D’altra parte, la genetica gioca un ruolo importante ma non esclusivo. L’ambiente, l’addestramento e l’interazione con l’uomo influenzano profondamente lo sviluppo cognitivo del cane. Studi recenti indicano che anche cani meticci, spesso esclusi dalle classifiche, possono raggiungere livelli elevati di problem solving e comprensione.</p>



<p class="p1">Il consenso scientifico attuale tende quindi a superare l’idea di una gerarchia rigida tra razze. Più che chiedersi quale sia il cane “più intelligente”, gli esperti suggeriscono di considerare in che modo diverse razze esprimano forme diverse di intelligenza, frutto della loro storia evolutiva e del rapporto con l’uomo.</p>



<p class="p1">In definitiva, le classifiche continuano ad avere successo mediatico, ma raccontano solo una parte della realtà. L’intelligenza canina è un fenomeno complesso, che non può essere ridotto a una semplice graduatoria. Comprenderla significa anche riconoscere la diversità e la ricchezza delle capacità cognitive sviluppate da una delle specie più vicine all’essere umano.</p>
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