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	<title>Notizie mediche | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Sempre più persone usano l’intelligenza artificiale come “confidente”: il fenomeno delle chat usate al posto dello psicologo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 08:19:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
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					<description><![CDATA[Chiedere consigli, raccontare ansie, cercare conforto emotivo. Sempre più utenti si rivolgono alle chatbot di intelligenza artificiale non solo per informazioni pratiche, ma anche come una sorta di supporto psicologico [...]]]></description>
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<p class="p1">Chiedere consigli, raccontare ansie, cercare conforto emotivo. <strong>Sempre più utenti si rivolgono alle chatbot di intelligenza artificiale non solo per informazioni pratiche, ma anche come una sorta di supporto psicologico informale. </strong>Un fenomeno in crescita che apre nuove opportunità, ma anche interrogativi su limiti, rischi e responsabilità.</p>



<p class="p1">Le piattaforme di IA generativa sono oggi in grado di sostenere conversazioni complesse, rispondere in modo empatico e simulare dialoghi simili a quelli terapeutici. Questo ha portato una parte degli utenti a utilizzarle per parlare di stress, solitudine, difficoltà relazionali o momenti di crisi personale.</p>



<p class="p1">Secondo diversi studi internazionali sul rapporto tra tecnologia e salute mentale, l’IA viene spesso percepita come uno spazio “neutro” e sempre disponibile, in grado di ridurre il senso di giudizio e favorire l’autoespressione. <strong>Tuttavia gli esperti sottolineano che questi strumenti non sono psicologi e non possono sostituire un percorso terapeutico strutturato.</strong></p>



<p class="p1">Le principali organizzazioni sanitarie e professionali ricordano infatti che <strong>le chatbot non effettuano diagnosi</strong>, non hanno accesso alla storia clinica dell’utente e non possono intervenire in situazioni di rischio, come disturbi psichiatrici o crisi acute. Il loro ruolo non può essere di cura.</p>



<p class="p1">Il rischio, spiegano gli specialisti, è duplice: da un lato la possibile illusione di un sostegno professionale che in realtà non esiste; dall’altro la tendenza a delegare a sistemi automatizzati bisogni complessi che richiedono invece competenze cliniche e relazionali umane.</p>



<p class="p1">Allo stesso tempo, alcuni ricercatori evidenziano anche potenziali benefici. Le chatbot possono infatti aiutare a riflettere sulle emozioni, incoraggiare pratiche di auto-monitoraggio e facilitare l’accesso iniziale a informazioni sulla salute mentale, soprattutto in contesti in cui il supporto psicologico è difficile da ottenere o troppo costoso.</p>



<p class="p1">Il dibattito è quindi aperto. Da un lato l’IA come strumento accessibile e potenzialmente utile per il benessere quotidiano, dall’altro il rischio di una “terapia simulata” priva di supervisione clinica.</p>



<p class="p1">Gli esperti concordano su un punto: l’intelligenza artificiale può affiancare, ma non sostituire il lavoro dello psicologo. La relazione terapeutica, basata su empatia reale, formazione clinica e responsabilità professionale, resta un elemento centrale difficilmente replicabile da un sistema automatizzato.</p>
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		<title>Dalla Gran Bretagna al Giappone, i Paesi che hanno creato un “ministero della solitudine”</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dalla-gran-bretagna-al-giappone-i-paesi-che-hanno-creato-un-ministero-della-solitudine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 08:01:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[benessere sociale]]></category>
		<category><![CDATA[isolamento sociale]]></category>
		<category><![CDATA[politica sociale]]></category>
		<category><![CDATA[salute pubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[Combattere l’isolamento sociale, soprattutto tra anziani, giovani e persone fragili. È con questo obiettivo che nel 2018 la Gran Bretagna ha istituito il primo “Ministero della Solitudine” al mondo, trasformando [...]]]></description>
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<p class="p1">Combattere l’isolamento sociale, soprattutto tra anziani, giovani e persone fragili. È con questo obiettivo che nel <strong>2018</strong> la Gran Bretagna ha istituito il primo “<strong>Ministero della Solitudine</strong>” al mondo, trasformando un disagio spesso invisibile in una questione di salute pubblica e politica sociale.</p>



<p class="p1">La decisione venne annunciata dall’allora <strong>premier Theresa May</strong> dopo un rapporto parlamentare che definiva la solitudine “una delle grandi sfide sanitarie del nostro tempo”. A guidare il nuovo incarico fu nominata Tracey Crouch, sottosegretaria con delega a sport e società civile, con il compito di coordinare politiche contro l’isolamento sociale.</p>



<p class="p1">Secondo i dati diffusi dal governo britannico all’epoca, <strong>oltre 9 milioni di persone nel Regno Unito dichiaravano di sentirsi spesso sole</strong>. Un fenomeno con effetti concreti anche sulla salute: diversi studi hanno associato la solitudine cronica a un aumento del rischio di depressione, ansia, malattie cardiovascolari e declino cognitivo.</p>



<p class="p1">Il governo britannico ha così avviato programmi di “social prescribing”, cioè percorsi attraverso i quali medici e servizi territoriali possono indirizzare le persone verso attività sociali, culturali e di volontariato. Tra le iniziative promosse figurano centri comunitari, sostegno agli anziani soli e progetti per rafforzare le relazioni di quartiere.</p>



<p class="p1">Negli anni successivi anche altri Paesi hanno seguito l’esempio britannico, pur con formule differenti.</p>



<p class="p1">In Giappone, nel 2021, il governo ha nominato un ministro incaricato di affrontare solitudine e isolamento sociale dopo l’aumento dei suicidi registrato durante la pandemia di Covid-19. Il fenomeno degli “hikikomori”, persone che si ritirano completamente dalla vita sociale, rappresenta da anni una delle emergenze sociali del Paese asiatico.</p>



<p class="p1">Anche la Corea del Sud ha sviluppato strategie nazionali contro l’isolamento, soprattutto tra i giovani adulti che vivono soli. Seul ha annunciato programmi di sostegno psicologico, assistenza economica e attività di reinserimento sociale.</p>



<p class="p1">In alcuni Paesi europei, come Germania e Paesi Bassi, non esistono veri e propri ministeri dedicati, ma sono stati creati osservatori e piani governativi specifici contro la solitudine. La stessa Unione Europea ha più volte richiamato l’attenzione sul tema, soprattutto dopo la pandemia.</p>



<p class="p1">Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’isolamento sociale rappresenta un fattore di rischio crescente nelle società contemporanee, aggravato dall’invecchiamento della popolazione, dalla diffusione del lavoro da remoto e dall’uso sempre più intenso delle tecnologie digitali.</p>



<p class="p1">Gli esperti sottolineano che la solitudine non coincide semplicemente con l’essere soli. “Si può vivere da soli senza sentirsi isolati, così come ci si può sentire profondamente soli pur essendo circondati da persone”, spiegano sociologi e psicologi. Per questo le politiche pubbliche puntano sempre più a rafforzare reti sociali, spazi di aggregazione e servizi territoriali.</p>
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		<title>Giornata mondiale della sclerosi multipla, la malattia invisibile che colpisce i giovani</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giornata-mondiale-della-sclerosi-multipla-la-malattia-invisibile-che-colpisce-i-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 07:57:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[malattia_nervosa]]></category>
		<category><![CDATA[sclerosi_multipla]]></category>
		<category><![CDATA[sintomi_sclerosi_multipla]]></category>
		<category><![CDATA[sistema_immunitario]]></category>
		<category><![CDATA[sistema_nervoso_centrale]]></category>
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					<description><![CDATA[Una malattia cronica, autoimmune e ancora senza una cura definitiva, che colpisce soprattutto i giovani adulti e cambia profondamente la vita quotidiana di chi ne soffre. Si celebra oggi la [...]]]></description>
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<p class="p1">Una malattia cronica, autoimmune e ancora senza una cura definitiva, che colpisce soprattutto i giovani adulti e cambia profondamente la vita quotidiana di chi ne soffre. Si celebra oggi la <strong>Giornata mondiale della sclerosi multipla</strong>, ricorrenza promossa a livello internazionale per accendere i riflettori su una patologia neurologica che interessa oltre <strong>2,8 milioni di persone nel mondo</strong> e circa <strong>140 mila in Itali</strong>a.</p>



<p class="p1">La sclerosi multipla è una malattia del sistema nervoso centrale nella quale il sistema immunitario attacca per errore la <strong>mielina</strong>, la guaina che riveste e protegge le fibre nervose. Questo processo provoca lesioni, chiamate “placche”, che interrompono la corretta trasmissione degli impulsi nervosi tra cervello, midollo spinale e resto del corpo.</p>



<p class="p1">I sintomi possono essere molto diversi da persona a persona. Tra i più comuni vi sono stanchezza cronica, problemi di vista, difficoltà motorie, perdita di equilibrio, rigidità muscolare, disturbi della sensibilità e deficit cognitivi. In alcuni casi compaiono difficoltà nel linguaggio o problemi urinari. Proprio la varietà dei sintomi rende la malattia difficile da riconoscere nelle fasi iniziali.</p>



<p class="p1">“La sclerosi multipla viene spesso definita la malattia dalle mille facce”, spiegano gli specialisti, sottolineando come il decorso possa essere imprevedibile. La forma più frequente è quella recidivante-remittente, caratterizzata da fasi acute alternate a periodi di remissione. Esistono però forme progressive che portano nel tempo a un peggioramento costante della disabilità.</p>



<p class="p1">Le cause esatte non sono ancora completamente chiarite. Secondo la comunità scientifica, alla base vi sarebbe una combinazione di predisposizione genetica e fattori ambientali, tra cui infezioni virali, carenza di vitamina D, fumo e alterazioni del sistema immunitario.</p>



<p class="p1">Negli ultimi anni la ricerca ha compiuto importanti passi avanti. Oggi esistono farmaci immunomodulanti e biologici in grado di rallentare l’evoluzione della malattia e ridurre la frequenza delle ricadute. Fondamentale è la diagnosi precoce, resa possibile soprattutto grazie alla risonanza magnetica e agli esami neurologici specialistici.</p>



<p class="p1">Accanto alle terapie farmacologiche, un ruolo centrale è svolto dalla riabilitazione, dal supporto psicologico e dall’assistenza multidisciplinare. Per molti pazienti, infatti, la sfida non riguarda soltanto gli aspetti clinici ma anche il lavoro, le relazioni sociali e l’autonomia personale.</p>



<p class="p1">La Giornata mondiale della sclerosi multipla punta quest’anno a contrastare stigma e disinformazione, promuovendo una maggiore inclusione sociale. In numerose città italiane sono previsti incontri, campagne di sensibilizzazione e monumenti illuminati di rosso, colore simbolo della lotta alla malattia.</p>
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		<title>Morte cardiaca improvvisa: la nuova frontiera della prevenzione passa da genetica, risonanza magnetica e formazione BLSD</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/morte-cardiaca-improvvisa-la-nuova-frontiera-della-prevenzione-passa-da-genetica-risonanza-magnetica-e-formazione-blsd/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 12:30:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[colangelo]]></category>
		<category><![CDATA[morte improvvisa]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[Tre importanti studi internazionali coordinati da ricercatori della Società Italiana di Cardiologia (SIC), pubblicati su JAMA Cardiology, European Heart Journal e Journal of the American College of Cardiology: Heart Failure, [...]]]></description>
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<p>Tre importanti studi internazionali coordinati da ricercatori della Società Italiana di Cardiologia (SIC), pubblicati su JAMA Cardiology, European Heart Journal e Journal of the American College of Cardiology: Heart Failure, stanno ridefinendo il concetto di rischio nella morte cardiaca improvvisa, superando il tradizionale paradigma clinico basato esclusivamente sulla frazione di eiezione.</p>



<p>Le nuove evidenze scientifiche dimostrano infatti che alterazioni genetiche, microfibrosi e cicatrici del tessuto miocardico, spesso non identificabili con gli esami cardiologici di routine, possono rappresentare un importante substrato aritmico anche in soggetti giovani, sportivi e apparentemente sani.</p>



<p>“La frazione di eiezione rimane un parametro importante, ma non è più sufficiente come unico criterio di stratificazione del rischio,” sottolinea il Dott. Giuseppe Colangelo, Cardiologo dello Sport e istruttore certificato BLSD. “Oggi disponiamo di strumenti diagnostici molto più avanzati, come la risonanza magnetica cardiaca e l’analisi genetica, capaci di identificare condizioni silenti che possono predisporre ad arresto cardiaco improvviso.”</p>



<p>Particolarmente delicato è il contesto sportivo, dove l’elevata intensità dello sforzo fisico può favorire la comparsa di aritmie maligne in presenza di anomalie cardiache non ancora diagnosticate. Secondo il Dott. Colangelo, la moderna cardiologia dello sport deve quindi evolversi verso un approccio multidisciplinare che integri visita clinica, elettrocardiogramma avanzato, imaging cardiovascolare e screening genetico nei casi selezionati.</p>



<p>Accanto alla diagnosi precoce, rimane fondamentale la cultura dell’emergenza. “Anche il miglior screening non può eliminare completamente il rischio,” evidenzia Colangelo. “La sopravvivenza dipende dalla rapidità dell’intervento: riconoscere subito un arresto cardiaco, iniziare tempestivamente la rianimazione cardiopolmonare e utilizzare il defibrillatore nei primi minuti può salvare una vita.”</p>



<p>Per questo motivo viene ribadita l’importanza della diffusione dei defibrillatori automatici nei centri sportivi, nelle scuole e nei luoghi pubblici, oltre alla necessità di una formazione sempre più capillare della popolazione alle manovre di primo soccorso e BLSD.</p>



<p>“La vera sfida della cardiologia moderna,” conclude il Dott. Giuseppe Colangelo, “è passare da una medicina che interviene dopo l’evento ad una medicina predittiva, capace di identificare precocemente i soggetti a rischio e prevenire tragedie spesso evitabili.”</p>



<p>Foto: AI</p>
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		<item>
		<title>Registro tumori della Campania: pubblicati i dati aggiornati al biennio 2022/2023</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/registro-tumori-della-campania-pubblicati-i-dati-aggiornati-al-biennio-2022-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 08:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[registro tumori campania]]></category>
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					<description><![CDATA[È stato pubblicato&#160;l’aggiornamento dei dati del Registro Tumori&#160;regionale relativi all’incidenza e alla mortalità oncologica fino al biennio 2022/2023, insieme alla nuova articolazione dei dati per periodi, Asl e distretti sanitari [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È stato pubblicato&nbsp;<a href="https://www.regione.campania.it/aree-tematiche/sanita/registro-tumori-regione-campania-centro-riferimento-regionale?fbclid=IwY2xjawR9URJleHRuA2FlbQIxMABicmlkETFlRmRQMktYN0JPUTJxMU9tc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHgf7uTER0S4_IdvpTZInjH0mbZV3IH-cv6k9NB5xnKsJkh9EHnrxWslS4oZ8_aem_t0ckmSRY-YteSJolyjUdmQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>l’aggiornamento dei dati del Registro Tumori</u></a>&nbsp;regionale relativi all’incidenza e alla mortalità oncologica fino al biennio 2022/2023, insieme alla nuova articolazione dei dati per periodi, Asl e distretti sanitari di residenza, aggiornata a maggio 2026.</p>



<p>Il Registro Tumori della Campania costituisce uno strumento centrale per il monitoraggio epidemiologico, la programmazione sanitaria e la prevenzione oncologica sul territorio regionale.</p>



<p>La rete regionale è composta da sette Registri Tumori territoriali, uno per ciascuna Azienda Sanitaria Locale, collocati presso i Dipartimenti di Prevenzione delle Asl, oltre al Registro Tumori Infantile presso l’A.O.R.N. Santobono Pausilipon. Con l’individuazione del Centro di Riferimento Regionale è stato, inoltre, rafforzato il sistema di raccolta, validazione e analisi dei dati oncologici.</p>



<p>«<em>Disporre di dati aggiornati e certificati</em> – dichiara il presidente della Regione Campania Roberto Fico – <em>è essenziale per costruire politiche sanitarie efficaci e garantire ai cittadini il diritto alla prevenzione e alla cura. Il Registro Tumori rappresenta uno strumento strategico di conoscenza e trasparenza che consente di programmare interventi mirati, rafforzare gli screening oncologici e migliorare la presa in carico dei pazienti. Continueremo a investire nel potenziamento della rete sanitaria regionale e nella qualità dei sistemi di monitoraggio epidemiologico.</em>» </p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ma è vero che se un figlio non aiuta il genitore disabile rischia una condanna penale?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ma-e-vero-che-se-un-figlio-non-aiuta-il-genitore-disabile-rischia-una-condanna-penale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 14:40:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[genitore disabile]]></category>
		<category><![CDATA[studio labonia]]></category>
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					<description><![CDATA[Risponde al quesito con un suo commento l&#8217;avvocato Simone Labonia. Quando un genitore anziano o disabile non riesce più a sostenersi economicamente, il problema non è soltanto morale o familiare: [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Risponde al quesito con un suo commento l&#8217;avvocato Simone Labonia.</p>



<p>Quando un genitore anziano o disabile non riesce più a sostenersi economicamente, il problema non è soltanto morale o familiare: in determinati casi può trasformarsi anche in una questione penale. L’ordinamento italiano, infatti, impone ai figli specifici obblighi di assistenza verso i genitori in stato di bisogno, soprattutto quando questi non dispongano di redditi sufficienti per una vita dignitosa.<br>Il primo riferimento normativo è l’articolo 433 del codice civile, che disciplina gli “alimenti”. La legge stabilisce che i figli sono tenuti a contribuire al mantenimento del genitore che versi in stato di necessità economica e non sia in grado di provvedere autonomamente ai propri bisogni essenziali. Non si tratta di garantire agi o benessere elevato, ma di assicurare il minimo indispensabile: cibo, cure mediche, abitazione e assistenza quotidiana.</p>



<p>Se il figlio si sottrae volontariamente a tale obbligo, possono emergere conseguenze anche sul piano penale. L’ipotesi più frequente è quella prevista dall’articolo 570 del codice penale, relativo alla violazione degli obblighi di assistenza familiare. La norma punisce chi fa mancare i mezzi di sussistenza ai familiari verso i quali abbia obblighi giuridici di assistenza. In presenza di un genitore disabile, malato o non autosufficiente, il rischio di contestazione aumenta sensibilmente.</p>



<p>La giurisprudenza ha chiarito che per “mezzi di sussistenza” non si intendono soltanto vitto e alloggio, ma tutto ciò che è indispensabile per una sopravvivenza dignitosa, comprese medicine, assistenza sanitaria e necessità quotidiane compatibili con le condizioni della persona fragile. Non basta quindi sostenere che il genitore percepisca una pensione: se questa è insufficiente a coprire le spese essenziali, il figlio economicamente in grado di intervenire potrebbe essere chiamato a rispondere della propria inerzia. Naturalmente non ogni rifiuto integra automaticamente un reato. Occorre verificare diversi elementi: il reale stato di bisogno del genitore, la concreta capacità economica del figlio e soprattutto il dolo, cioè la consapevole volontà di non prestare assistenza pur potendo farlo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sanità pubblica, in arrivo il nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sanita-pubblica-in-arrivo-il-nuovo-piano-nazionale-della-prevenzione-2026-2031/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 12:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Piano nazionale della prevenzione]]></category>
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					<description><![CDATA[La prevenzione prova a cambiare passo. Il nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 arriva il 21 maggio sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni per il via libera definitivo, dopo un lungo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La prevenzione prova a cambiare passo. Il nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 arriva il 21 maggio sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni per il via libera definitivo, dopo un lungo lavoro tecnico e l’Intesa Stato-Regioni del 6 marzo 2025.</p>



<p>Il documento definisce la strategia della sanità pubblica italiana per i prossimi sei anni e introduce un impianto più rigoroso rispetto al passato: non solo programmazione degli interventi, ma anche verifica costante dei risultati, con indicatori, soglie e obiettivi misurabili per tutte le Regioni.</p>



<p>Il Piano si muove in continuità con il PNP 2020-2025, ma amplia il perimetro della prevenzione, che non riguarda più soltanto screening e vaccinazioni, ma anche cronicità, salute mentale, ambiente, lavoro, alimentazione, digitale e disuguaglianze sociali. Un’impostazione che riflette l’approccio One Health, secondo cui la salute umana è strettamente legata all’ambiente e ai contesti di vita.</p>



<p>Tra gli assi centrali restano le malattie croniche non trasmissibili – come diabete, tumori, patologie cardiovascolari e respiratorie – su cui il Piano punta attraverso stili di vita, diagnosi precoce, screening e integrazione tra medicina generale e servizi territoriali.</p>



<p>Un ruolo decisivo è affidato proprio agli screening oncologici, con l’obiettivo di rafforzare la chiamata attiva dei cittadini, ridurre le disuguaglianze tra Regioni e migliorare l’adesione ai programmi per mammella, colon-retto e cervice uterina.</p>



<p>Ampio spazio è dedicato anche alla prevenzione vaccinale. Il Piano richiama la necessità di rafforzare la copertura lungo tutto il corso della vita, con particolare attenzione a anziani, fragili, donne in gravidanza e pazienti cronici, in un contesto in cui la fiducia nei vaccini resta ancora disomogenea sul territorio.</p>



<p>Sul piano operativo, il nuovo PNP introduce una struttura più vincolante per le Regioni: 14 programmi predefiniti obbligatori e un sistema di monitoraggio rafforzato basato su indicatori “traccianti” e soglie di risultato progressive fino al 2031. Le Regioni dovranno dimostrare non solo di aver attivato gli interventi, ma anche di aver raggiunto obiettivi concreti.</p>



<p>Prevista anche una progressione nei livelli di valutazione: dal 60% degli indicatori certificati nel 2027 fino al 90% nel 2031. Un meccanismo che punta a ridurre le differenze territoriali e a garantire maggiore uniformità nell’attuazione delle politiche di prevenzione.</p>



<p>Il Piano rafforza inoltre il legame con l’assistenza territoriale prevista dal DM 77/2022 e punta su una maggiore integrazione tra prevenzione, cure primarie, ospedali e servizi sociali, anche attraverso strumenti digitali e piattaforme di monitoraggio centralizzate.</p>



<p>Tra le novità, anche un’attenzione più forte ai determinanti ambientali e climatici della salute: qualità dell’aria, ondate di calore, sicurezza alimentare e rischi infettivi diventano parte integrante della programmazione sanitaria.</p>



<p>Centrale infine il tema della comunicazione. Il Piano sottolinea la necessità di informazioni chiare, affidabili e accessibili ai cittadini, per rafforzare l’adesione agli screening, alle vaccinazioni e ai percorsi di prevenzione, soprattutto tra le fasce più fragili della popolazione.</p>



<p>Con il via libera della Conferenza Stato-Regioni, il PNP 2026-2031 diventerà la cornice della prevenzione in Italia per i prossimi sei anni. La sfida sarà trasformare gli obiettivi in servizi concreti e ridurre le disuguaglianze, rendendo la prevenzione più uniforme, accessibile ed efficace su tutto il territorio nazionale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Palinuro per l’inclusione: 700 giovani da Italia, Inghilterra e Ghana per il Meeting ANPIS</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/palinuro-per-linclusione-700-giovani-da-italia-inghilterra-e-ghana-per-il-meeting-anpis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 14:46:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;ANPIS Associazione Nazionale per l&#8217;inclusione Sociale/Sportiva sarà a Palinuro con circa 700 ragazzi provenienti da tutta Italia e con rappresentanze di Inghilterra e Ghana. Dal 6 al 12 Giugno propone [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;ANPIS Associazione Nazionale per l&#8217;inclusione Sociale/Sportiva sarà a Palinuro con circa 700 ragazzi provenienti da tutta Italia e con rappresentanze di Inghilterra e Ghana. Dal 6 al 12 Giugno propone l&#8217;evento più celebre e rappresentativo dell&#8217;associazione il Meeting Nazionale &#8220;Sottosopra&#8221; una manifestazione estiva che si tiene ogni anno in diverse località italiane, per una settimana di sport, incontri, convegni sulla salute mentale e attività culturali, con il patrocinio e la fattiva collaborazione del Comune di Centola<br>e della Pro Loco Palinuro.</p>



<p>L&#8217;A.N.P.I.S. è un&#8217;importante realtà di promozione sociale fondata nel 2000, che unisce decine di associazioni polisportive dilettantistiche su tutto il territorio italiano. Focus principale è la lotta alla marginalità e allo stigma sociale attraverso lo sport come strumento terapeutico e di cittadinanza attiva. L&#8217;associazione opera principalmente nel campo del disagio psicosociale ed ha scelto Palinuro per offrire ai partecipanti una settimana di inclusione ed aggregazione certi che le bellezze di questi luoghi porteranno serenità ed armonia generalizzata.</p>
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		<title>La lotta al tumore del polmone, una nuova speranza arriva da Salerno e Napoli</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-lotta-al-tumore-del-polmone-una-nuova-speranza-arriva-da-salerno-e-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 07:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[lotta tumore al polmone]]></category>
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					<description><![CDATA[Una molecola “ibrida” messa a punto dalla collaborazione tra ’ Università di Napoli “Federico II”, Università degli Studi di Salerno e CNR di Milano, aiuta il sistema immunitario a riconoscere [...]]]></description>
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<p>Una molecola “ibrida” messa a punto dalla collaborazione tra ’ Università di Napoli “Federico II”, Università degli Studi di Salerno e CNR di Milano, aiuta il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule tumorali.</p>



<p>La lotta al tumore del polmone, una delle principali cause di morte nel mondo, registra un importante passo avanti grazie a una ricerca interamente italiana. A firmarla sono l’Università degli Studi di Salerno e l’Università Federico II di Napoli, con il contributo del CNR di Milano. Lo studio, coordinato dal Prof. Francesco Sabbatino, dalla Prof.ssa Luciana Marinelli e dalla Dr.ssa Daniela Arosio, è stato pubblicato su Cancer Communications, rivista di riferimento nel settore oncologico per l’alto impatto scientifico.</p>



<p>I ricercatori hanno messo a punto una nuova molecola “ibrida”, capace di agire su due fronti. Da un lato blocca una proteina che rappresenta il principale meccanismo attraverso cui le cellule tumorali sfuggono alla risposta immunitaria antitumorale. Dall’altro utilizza la stessa proteina come vero e proprio “cavallo di Troia” per favorire l’internalizzazione selettiva di un composto che colpisce la produzione energetica delle centrali nucleari delle cellule cancerose.</p>



<p>Indebolendo la loro elevata ed avida attività energetica, la molecola rende le cellule tumorali ancora più suscettibili all’attacco ed alla distruzione del sistema immunitario, bloccandone la crescita.</p>



<p>«<em>Il dato più rilevante è l’aumentata capacità di eliminare selettivamente le cellule tumorali, con un impatto limitato sulle cellule sane</em>», spiegano i coordinatori dello studio. Le cellule sane, infatti, presentano una significativa minore attività ed avidità energetica rispetto a quelle cancerose. Nei test di laboratorio, la nuova molecola mostra buona efficacia e selettività. Un risultato che conferma l’elevato livello della ricerca campana, aprendo nuove prospettive nell’implementazione di terapie oncologiche sempre più<br>mirate. Un segnale importante che arriva da Napoli e Salerno, in un campo in cui ogni avanzamento può fare la differenza per migliaia di pazienti.</p>
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		<title>Premio scientifico nazionale “Di Capua” all’infettivologo Matteo Bassetti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/premio-scientifico-nazionale-di-capua-allinfettivologo-matteo-bassetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 18:46:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
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					<description><![CDATA[Andrà al medico e professore ordinario di Malattie Infettive presso l’Università degli Studi di Genova, Matteo Bassetti, il premio scientifico nazionale “Leonardo Di Capua” 2026 per la divulgazione scientifica sulla [...]]]></description>
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<p>Andrà al medico e professore ordinario di Malattie Infettive presso l’Università degli Studi di Genova, Matteo Bassetti, il premio scientifico nazionale “Leonardo Di Capua” 2026 per la divulgazione scientifica sulla prevenzione dei tumori nei giovani. L’evento, organizzato nell’ambito del Meeting di Bagnoli, si svolgerà sabato 23 maggio alle ore 16.30 presso la sala del cinema di Bagnoli Irpino, in provincia di Avellino. Premio promosso dal Comune di Bagnoli e dalla European Cancer Prevention Organization presieduta dal medico oncologo e scienziato campano presso lo Ieo di Milano, Giovanni Corso, in collaborazione con l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Avellino e del Rotary Club Hirpinia Goleto.<br />Classe 1970, originario di Genova, laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Malattie Infettive, professore universitario e primario del Reparto di Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti è tra i massimi esperti al mondo di malattie infettive. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche, Bassetti è conosciuto anche per i suoi studi sulla lotta contro il coronavirus.<br />Alla cerimonia di premiazione intitolata alla memoria del medico, filosofo e scienziato irpino Leonardo Di Capua, interverranno il sindaco di Bagnoli Irpino, Filippo Nigro, il vicesindaco di Bagnoli e assessore alla cultura, Rolisa Corso, la presidente del Rotary Club Hirpinia Goleto, Stefania Di Cecilia, il presidente della ECP e scienziato campano Giovanni Corso, la ricercatrice Adriana Albini e il ricercatore Federico Irace.<br />“Il professore Bassetti rappresenta un punto di riferimento importante nel settore scientifico di tutto il mondo e l’associazione European Cancer Prevention Organization è onorata nel premiarlo- spiega lo scienziato campano e oncologo Giovanni Corso. &#8211; Quotidianamente -aggiunge- Bassetti attraverso il suo impegno per la divulgazione scientifica contribuisce significativamente nella prevenzione delle malattie infettive e nella lotta e prevenzione dei tumori”.<br />Un premio, quello al professor Bassetti, che racconta di anni di studio, scoperte scientifiche ma anche umanità nel salvare vite. “Esprimo profonda gratitudine per l’assegnazione del Premio Di Capua- spiega il Bassetti, che sottolinea come- ricevere questo riconoscimento rappresenta una grande responsabilità e ne ringrazio la commissione per aver valorizzato il mio contributo alla Ricerca e tutte le istituzioni che sostengono la scienza e l’innovazione, rendendo possibile il progresso del sapere e il suo impatto sulla società. Questo premio- aggiunge Bassetti- è il frutto di un lavoro e di un percorso condiviso con colleghi, mentori e collaboratori che hanno contribuito con competenza, passione e spirito critico ma è anche uno stimolo a proseguire nel mio lavoro con maggiore impegno, curiosità e rigore con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo della conoscenza scientifica”.</p>
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		<title>Parkinson: il chinesiologo cilentano Peduto al congresso nazionale Limpe-Dismov</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/parkinson-il-chinesiologo-cilentano-peduto-al-congresso-nazionale-limpe-dismov/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 15:45:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
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		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[kinesiologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Il chinesiologo cilentano Giovanni Peduto parteciperà al 12° Congresso Nazionale della Società Italiana Parkinson e Disturbi del Movimento (LIMPE-DISMOV), tra i principali appuntamenti scientifici italiani dedicati alla malattia di Parkinson, [...]]]></description>
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<p class="p1">Il chinesiologo cilentano Giovanni Peduto parteciperà al 12° Congresso Nazionale della Società Italiana Parkinson e Disturbi del Movimento (LIMPE-DISMOV), tra i principali appuntamenti scientifici italiani dedicati alla malattia di Parkinson, alle demenze e ai disturbi del movimento, in programma venerdì 15 maggio alla Fiera di Rimini.</p>



<p class="p1">Il congresso rappresenta un importante momento di confronto tra neurologi, ricercatori e professionisti sanitari sulle più recenti innovazioni terapeutiche, sugli approcci riabilitativi e sulle nuove prospettive nella gestione delle patologie neurodegenerative. La partecipazione e l’accettazione di contributi scientifici all’interno dell’evento costituiscono un significativo riconoscimento nel panorama medico-scientifico nazionale.</p>



<p class="p1">Nel corso della manifestazione, Peduto presenterà uno studio dedicato al Metodo Frequency® applicato alla malattia di Parkinson. Ideato dallo stesso professionista, il Metodo Frequency® è un approccio innovativo e non invasivo che integra frequenze sonore, stimolazioni vibrazionali e chinesiologia applicata. Il metodo nasce da un percorso di ricerca sul rapporto tra suono, vibrazione e movimento, con l’obiettivo di supportare il sistema neuromotorio attraverso stimoli sensoriali mirati.</p>



<p class="p1">L’approccio si propone come intervento complementare orientato al miglioramento della percezione corporea, della coordinazione e del benessere globale della persona. Nell’ambito della malattia di Parkinson, il Metodo Frequency® viene utilizzato come supporto non invasivo per favorire una migliore attivazione motoria e una maggiore consapevolezza corporea, basandosi sull’interazione tra stimolo sonoro e risposta neuromuscolare per facilitare il movimento residuo nei pazienti.</p>



<p class="p1">Le tematiche legate all’applicazione del Metodo Frequency® nel Parkinson sono state approfondite da Peduto anche nel libro “Parkinson: l’integrazione del Metodo Frequency® e della chinesiologia nel supporto ai pazienti con morbo di Parkinson”, dedicato ai principi, alle applicazioni e alle prospettive del metodo nel contesto delle patologie neurodegenerative.</p>



<p class="p1">Il Metodo Frequency® ha inoltre ottenuto un riconoscimento scientifico internazionale grazie a una pubblicazione sulla rivista “Obstetrics &amp; Gynecology” di Gavin Publisher, relativa ai risultati osservati nell’ambito di applicazioni riguardanti i dolori ovarici. Un ulteriore riconoscimento è rappresentato dalla selezione dell’abstract scientifico sul Metodo Frequency® applicato al Parkinson per il congresso LIMPE-DISMOV 2026.</p>



<p class="p1">In occasione del congresso, il Metodo Frequency® sarà presente presso il Padiglione Sensoristica 2, in uno spazio dedicato dove Peduto sarà a disposizione dei partecipanti per approfondimenti e dimostrazioni pratiche sulle applicazioni del metodo nel contesto della malattia di Parkinson.</p>



<p class="p1">Originario di Roccadaspide, nel Salernitano, Peduto svolge la propria attività professionale presso il suo studio di Altavilla Silentina, dove si occupa di ricerca e applicazioni integrate nel campo della chinesiologia e del benessere neuromotorio.</p>
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		<title>Catalogna, isolata donna entrata in contatto con turista morta dopo focolaio di hantavirus</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/catalogna-isolata-donna-entrata-in-contatto-con-turista-morta-dopo-focolaio-di-hantavirus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 03:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[epidemia]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[scoperta]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>
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					<description><![CDATA[Le autorità sanitarie della Catalogna hanno identificato una donna residente nella regione spagnola che sarebbe entrata in contatto con una cittadina olandese coinvolta nel focolaio di hantavirus registrato a bordo [...]]]></description>
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<p class="p1">Le autorità sanitarie della Catalogna hanno identificato una donna residente nella regione spagnola che sarebbe entrata in contatto con una cittadina olandese coinvolta nel focolaio di hantavirus registrato a bordo della nave da crociera Mv Hondius. Lo riporta l’Ansa.</p>



<p class="p1">La turista olandese era morta il 26 aprile in un ospedale di Johannesburg, in Sudafrica, dopo essere stata fatta scendere da un volo della <a href="https://www.klm.com?utm_source=chatgpt.com">KLM</a> diretto nei Paesi Bassi. La donna avrebbe tentato di imbarcarsi il giorno precedente, il 25 aprile, ma le sue condizioni di salute erano apparse subito critiche al personale aeroportuale.</p>



<p class="p1">Secondo il Centro di coordinamento per le allerte ed emergenze sanitarie (Ccaes) del ministero della Sanità spagnolo, la passeggera catalana non era stata individuata durante il primo tracciamento dei contatti perché aveva cambiato posto sull’aereo della compagnia olandese.</p>



<p class="p1">Le autorità regionali hanno quindi attivato immediatamente le procedure previste per i contatti considerati a rischio, disponendo la quarantena della donna in una struttura ospedaliera della Catalogna, dove sarà sottoposta a monitoraggio sanitario costante.</p>



<p class="p1">Le fonti sanitarie hanno precisato che la donna “non presenta sintomi”, ma il protocollo di sorveglianza è stato applicato in via precauzionale per evitare eventuali rischi di diffusione del virus.</p>



<p class="p1">L’hantavirus è una malattia virale trasmessa principalmente attraverso il contatto con roditori infetti o con i loro escreti. Alcune varianti possono provocare gravi sindromi respiratorie e renali. Le autorità sanitarie europee stanno monitorando con attenzione l’evoluzione del caso e gli eventuali collegamenti con il focolaio registrato sulla nave da crociera.</p>
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		<title>All&#8217;Università Vanvitelli EMOCAMP: lo screening regionale per le emoglobinopatie</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/alluniversita-vanvitelli-emocamp-lo-screening-regionale-per-le-emoglobinopatie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 10:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[emocamp]]></category>
		<category><![CDATA[emoglobinopatie]]></category>
		<category><![CDATA[università vanvitelli]]></category>
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					<description><![CDATA[Le&#160;emoglobinopatie&#160;sono malattie ereditarie molto comuni in tutto il mondo, causate da un difetto dell&#8217;emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue. Queste patologie si trasmettono ai figli da entrambi i [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le&nbsp;<strong>emoglobinopatie</strong>&nbsp;sono malattie ereditarie molto comuni in tutto il mondo, causate da un difetto dell&#8217;emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue. Queste patologie si trasmettono ai figli da entrambi i genitori biologici, madre e padre, che possono essere portatori.</p>



<p>Per identificare precocemente le persone affette da emoglobinopatia e fornire loro le cure di cui hanno bisogno, il <strong>Dipartimento della Donna del Bambino e di Chirurgia Generale e Specialistica</strong> – <strong>Centro di Ematologia e Oncologia Pediatrica</strong> dell’<strong>Università degli Studi della Campania </strong>“<strong>Luigi Vanvitelli</strong>” &#8211; ha sviluppato EMOCAMP, un programma di screening regionale integrato per le emoglobinopatie.</p>



<p>Dalla metodologia innovativa e non invasiva utilizzata nei laboratori del Dipartimento al paziente, con un impatto positivo sulla salute pubblica: il progetto&nbsp;<strong>EMOCAMP</strong>&nbsp;è fondamentale per prevenire complicanze gravi e per garantire un migliore controllo della malattia nel tempo.</p>



<p>Lo&nbsp;<strong>screening gratuito</strong>&nbsp;consiste in un&nbsp;<strong>test semplice, rapido e indolore</strong>&nbsp;effettuato con la tecnica HPLC: consiste nel prelievo di una goccia di sangue da dito e permette di individuare eventuali anomalie dell’emoglobina in modo efficace.</p>



<p>«<em>L’approccio innovativo utilizzato nei nostri laboratori si traduce in applicazioni pratiche con un effetto sulle vite delle persone. Offre un nuovo orizzonte di speranza, migliorando notevolmente la qualità di vita dei pazienti</em> – <strong>sottolinea il professore Silverio Perrotta, Direttore del Dipartimento della Donna, del Bambino  e di Chirurgia Generale e Specialistica </strong><em>&#8211;</em> <em>La strumentazione diagnostica per la diagnosi precoce delle emoglobinopatie si inserisce, inoltre, tra le azioni di Terza Missione delle Università: attraverso il trasferimento tecnologico delle nostre competenze e della ricerca scientifica, il nostro Ateneo riesce ad interagire e a connettersi con le comunità e le imprese, sostenendo non solo il diritto alla salute dei cittadini, ma anche generando crescita economica e sociale</em>.» </p>



<p>Da tempo il Dipartimento è impegnato in una&nbsp;<strong>campagna di sensibilizzazione</strong>&nbsp;per diffondere la&nbsp;<strong>cultura della prevenzione e conoscenza delle emoglobinopatie</strong>: ogni giovedì, infatti, dalle ore 14 alle 16, presso il Laboratorio di Ematologia ed Oncologia Pediatrica presso la Clinica Pediatrica in via Luigi De Crecchio a Napoli è possibile sottoporsi allo screening gratuito, senza necessità di appuntamento. Il test è destinato ad adulti e bambini di tutte le età.&nbsp;</p>



<p>«<em><strong>EMOCAMP</strong> consente di diagnosticare non solo chi è malato, ma anche chi è portatore sano di un disordine dell’emoglobina</em> – <strong>afferma la Professoressa Maddalena Casale, Coordinatrice Scientifica del Progetto</strong> – <em>Tra le patologie rare, le emoglobinopatie sono le più frequenti, tipiche del bacino del Mediterraneo. Ne esistono diversi tipi, come la Talassemia, l’Anemia falciforme ed i vari composti genetici. Riconoscere precocemente la malattia permette di iniziare trattamenti e programmi di sorveglianza che riducono notevolmente le possibili complicanze, allungano la vita e ne migliorano la qualità. Significa poter fare scelte consapevoli, soprattutto in vista della possibilità di trasmettere la condizione ai propri figli. Oltre al test per la diagnosi precoce neonatale che viene effettuato al nido della Clinica Pediatrica, il Centro di Ematologia e Oncologia Pediatrica dell’AOU &#8211; Università <strong>Vanvitelli è leader in Italia e in Campania</strong> per aver introdotto un programma di <strong>screening integrato in fase antenatale e neonatale</strong>: l’obiettivo è renderlo disponibile in tutta la Regione come accade per quello neonatale esteso. Siamo, inoltre, <strong>centro di ricerca e di offerta diagnostica precoce</strong> in tutte le varie fasi della vita e siamo presenti durante l’anno con campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini per imparare a prendersi cura di sé e della propria famiglia</em>.» </p>



<p>Il progetto EMOCAMP è sostenuto dalla <strong>Regione Campania</strong> &#8211; Direzione Generale Tutela della Salute e Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale, Avviso Pubblico per la realizzazione di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione nel campo delle Malattie Rare (DGR 393 del 19/07/2022). Il gruppo di ricerca coinvolge: l’UOSD Ematologia ed Oncologia Pediatrica, il Centro malattie rare ematologiche European Reference Networks for rare diseases, l’ERN – EuroBloodNet, l’AOU-Università della Campania “L. Vanvitelli”.</p>
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		<title>Oltre il Border Collie: come la scienza ridefinisce l’intelligenza dei cani</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/loltre-il-border-collie-come-la-scienza-ridefinisce-lintelligenza-dei-cani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 12:51:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
		<category><![CDATA[domesticazione_canina]]></category>
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		<category><![CDATA[intelligenza_spaziale_canina]]></category>
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					<description><![CDATA[Da anni classifiche e articoli popolari tentano di stabilire quali siano le razze canine “più intelligenti”. Border Collie, Barboncino e Pastore Tedesco compaiono regolarmente ai primi posti, alimentando l’idea che [...]]]></description>
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<p class="p1">Da anni classifiche e articoli popolari tentano di stabilire quali siano le razze canine “più intelligenti”. Border Collie, Barboncino e Pastore Tedesco compaiono regolarmente ai primi posti, alimentando l’idea che l’intelligenza dei cani sia misurabile e comparabile in modo oggettivo. Ma cosa dice davvero la scienza?</p>



<p class="p1">Il cane domestico (Canis lupus familiaris) è una delle specie più studiate nell’ambito dell’etologia cognitiva, proprio per la sua lunga coevoluzione con l’uomo. Secondo molti ricercatori, parlare di “intelligenza” in senso unico è fuorviante: esistono diverse forme di intelligenza, tra cui quella sociale, quella spaziale e quella legata alla risoluzione dei problemi.</p>



<p class="p1">Uno dei contributi più citati è quello dello psicologo e ricercatore Stanley Coren, autore del libro The Intelligence of Dogs. Coren ha proposto una classificazione basata principalmente sull’obbedienza e sulla capacità di apprendere comandi. In questo modello, razze come il Border Collie e il Barboncino risultano particolarmente performanti, perché selezionate per lavorare a stretto contatto con l’uomo e rispondere rapidamente agli stimoli.</p>



<p class="p1">Tuttavia, molti esperti sottolineano i limiti di questo approccio. Valutare l’intelligenza solo in base all’obbedienza rischia di penalizzare razze con caratteristiche diverse. I levrieri, ad esempio, sono stati selezionati per la caccia visiva e la velocità, non per l’esecuzione di comandi complessi; ciò non li rende meno intelligenti, ma semplicemente specializzati in altre abilità.</p>



<p class="p1">Negli ultimi anni, studi condotti da università europee e nordamericane hanno ampliato la prospettiva. Esperimenti su larga scala hanno mostrato che alcuni cani sono particolarmente abili nel comprendere i gesti umani, come indicare un oggetto o seguire lo sguardo. Questa capacità di comunicazione interspecifica è considerata una forma avanzata di intelligenza sociale, sviluppata proprio grazie alla domesticazione.</p>



<p class="p1">Un caso emblematico è quello dei cosiddetti “cani da lavoro”: razze come il Pastore Australiano o il Labrador Retriever sono in grado di apprendere compiti complessi, dal soccorso alpino all’assistenza per persone con disabilità. In questi contesti, l’intelligenza si manifesta non solo nell’apprendimento rapido, ma anche nella capacità di adattarsi a situazioni nuove e prendere decisioni autonome.</p>



<p class="p1">D’altra parte, la genetica gioca un ruolo importante ma non esclusivo. L’ambiente, l’addestramento e l’interazione con l’uomo influenzano profondamente lo sviluppo cognitivo del cane. Studi recenti indicano che anche cani meticci, spesso esclusi dalle classifiche, possono raggiungere livelli elevati di problem solving e comprensione.</p>



<p class="p1">Il consenso scientifico attuale tende quindi a superare l’idea di una gerarchia rigida tra razze. Più che chiedersi quale sia il cane “più intelligente”, gli esperti suggeriscono di considerare in che modo diverse razze esprimano forme diverse di intelligenza, frutto della loro storia evolutiva e del rapporto con l’uomo.</p>



<p class="p1">In definitiva, le classifiche continuano ad avere successo mediatico, ma raccontano solo una parte della realtà. L’intelligenza canina è un fenomeno complesso, che non può essere ridotto a una semplice graduatoria. Comprenderla significa anche riconoscere la diversità e la ricchezza delle capacità cognitive sviluppate da una delle specie più vicine all’essere umano.</p>
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		<item>
		<title>Nasce il progetto multidisciplinare &#8220;Fibrosi polmonare in Campania&#8221;</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/nasce-il-progetto-multidisciplinare-fibrosi-polmonare-in-campania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 10:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Fibrosi polmonare in Campania]]></category>
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					<description><![CDATA[Ritardi nella diagnosi, scarsa integrazione tra professionisti, servizi insufficienti sul territorio e pochi centri prescrittori: sono alcune delle criticità emerse dalla survey preliminare promossa dal Provider Sanitanova -organizzatore dell&#8217;evento- e rivolta a specialisti campani – [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ritardi nella diagnosi, scarsa integrazione tra professionisti, servizi insufficienti sul territorio e pochi centri prescrittori: sono alcune delle criticità emerse dalla survey preliminare promossa dal Provider <em>Sanitanova</em> -organizzatore dell&#8217;evento- e rivolta a specialisti campani – pneumologi, radiologi e reumatologi universitari, ospedalieri e delle ASL campane &#8211; sulla gestione della fibrosi polmonare in Campania. Per il 58% l’arrivo in ritardo ai centri specialistici è il principale ostacolo alla diagnosi precoce; solo il 17% può contare su una collaborazione multidisciplinare strutturata mentre il 67% lavora regolarmente in team multidisciplinari non formalizzati e l’11% lo fa in maniera occasionale. </p>



<p>La soluzione indicata quasi all’unanimità è l’istituzione di un “Fibrosi Board” multidisciplinare che porterebbe ad una migliore integrazione tra gli specialisti e alla standardizzazione di percorsi clinici condivisi: per il 21% si ridurrebbero i tempi di diagnosi, per il 15% migliorerebbe l’accesso alle terapie innovative e per il 14% il risultato sarebbe una maggior appropriatezza nelle scelte terapeutiche. La rete dei centri prescrittori è soddisfacente solo per il 17% degli intervistati; per il 44% manca la continuità assistenziale nel tempo e per il 31% va migliorato il coordinamento tra specialisti ospedalieri e medici di famiglia. Occorrono anche <em>day services</em> multidisciplinari, un migliore accesso ad esami diagnostici avanzati come TAC ad alta risoluzione, test di funzionalità respiratoria e visite specialistiche. Inoltre per 7 medici su 10 sarebbe molto utile una piattaforma regionale digitale per condividere referti e immagini diagnostiche. Infine, per il 33% è importante la presenza congiunta di pneumologo, reumatologo e radiologo già in fase di diagnosi per una presa in carico più efficace e per migliorare tutta la gestione del paziente.  </p>



<p>In questo contesto si inserisce il progetto &#8220;Fibrosi Polmonare in Campania – Consensus Regionale IPF/PPF&#8221;, presentato a Napoli con il contributo non condizionante di Boehringer Ingelheim, per costruire un modello di cura multidisciplinare che elimini le disomogeneità assistenziali. La Fibrosi Polmonare Idiopatica (IPF) e le Forme di Fibrosi Polmonare Progressiva (PPF) sono patologie croniche e progressive che, se non trattate, evolvono in insufficienza respiratoria entro 4-5 anni dalla diagnosi (1). Colpiscono prevalentemente uomini over 65; i principali fattori di rischio sono fumo, reflusso gastro-esofageo, infezioni virali e familiarità. In Italia si stimano tra 25,6 e 31,6 casi ogni 100.000 abitanti e l’incidenza annuale è tra i 7.5 e i 9.3 nuovi casi per 100.000 abitanti (2). </p>



<p>In Campania si stimano circa 1.200-1.600 pazienti (3), dato probabilmente sottostimato perché i sintomi (tosse secca persistente e progressiva difficoltà respiratoria) sono spesso associati ad altre patologie. Per cui il ritardo diagnostico può arrivare a tre anni e mezzo (4) e per l&#8217;88% dei pneumologi questo causa i danni maggiori (5). Le terapie tempestive, infatti, rallentano l’evoluzione della malattia preservando la funzione polmonare. La multidisciplinarietà è fondamentale anche per i casi associati a patologie reumatiche autoimmuni; le linee guida congiunte dell’American College of Rheumatology (ACR) e dell&#8217;American College of Chest Physicians (CHEST) 2024 indicano come <em>gold standard</em> per l&#8217;IPF la collaborazione strutturata (6), strumento essenziale per garantire diagnosi corretta e terapia appropriata.</p>



<p><em>«La fibrosi polmonare – </em>afferma Massimo Triggiani, Responsabile UOC Immunologia clinica e Reumatologia, AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, Salerno – Professore Ordinario Medicina interna, Università degli Studi di Salerno <strong>&#8211; </strong><em>è una malattia “invisibile” perché procede silenziosamente ed i sintomi appaiono solo quando l’apparato respiratorio è severamente compromesso. Oggi abbiamo nuovi farmaci molto efficaci per cui diventa fondamentale una diagnosi precoce e l’avvio del trattamento adeguato. Il sospetto diagnostico può essere posto dal medico di Medicina Generale, dallo pneumologo o dal reumatologo. I sintomi devono essere valutati rapidamente con una TAC del torace e con le prove di funzionalità respiratoria eseguite in un Centro con competenze specifiche. Vista anche la carenza di centri multidisciplinari sul territorio campano potrebbe essere importante sviluppare una Rete di Hub&amp; Spoke, costituita da Centri che hanno tutte le competenze per porre la diagnosi ed avviare le terapie appropriate (Centri Hub) collegati in rete con i Centri periferici, dove il paziente può essere monitorato per il decorso della malattia e per il proseguimento terapeutico (Centri Spoke).</em>» </p>



<p>Gli fa eco Enrico Tirri, Direttore UOC Reumatologia dell’Ospedale del Mare di Napoli: <em>«L&#8217;interessamento polmonare è una delle manifestazioni extra-articolari più frequenti e temute delle malattie reumatologiche come Artrite Reumatoide, Sclerosi Sistemica ed altre Connettiviti. Può comparire prima, durante e dopo l&#8217;interessamento articolare impattando molto sulla prognosi e la qualità della vita del paziente reumatologico. Fondamentale è la diagnosi precoce, favorendo rapidamente un percorso clinico terapeutico specifico con il supporto di un team multidisciplinare che prevede l&#8217;interazione, in questo caso, del reumatologo e del pneumologo. Ovviamente oltre alla terapia con farmaci immunosoppressori ed antifibrotici, nella gestione delle patologie reumatologiche con impegno polmonare, è necessaria anche la gestione non farmacologica del paziente, con stili di vita adeguati, abolendo, per esempio, il fumo di sigaretta che raddoppia il rischio e riduce la risposta ai farmaci</em>.» </p>



<p><em>«La gestione dei pazienti affetti da fibrosi polmonare richiede oggi una vera e propria rivoluzione dei modelli organizzativi – </em>afferma Fabio Perrotta, Professore Associato Malattie dell’apparato respiratorio, Università della Campania “L. Vanvitelli”, Napoli. <em>È fondamentale che le istituzioni regionali e le direzioni strategiche delle aziende sanitarie lavorino in stretta sinergia con gli specialisti, al fine di promuovere l’attività dei gruppi multidisciplinari e garantire una presa in carico globale del paziente e dei suoi familiari, spesso gravati da un rilevante carico di malattia. In questo contesto, la ricerca clinica e traslazionale riveste un ruolo cruciale, rappresentando il motore per l’innovazione diagnostica e terapeutica e favorendo un trasferimento rapido delle evidenze nella pratica clinica. Si rende auspicabile l’avvio di una nuova era nella gestione delle fibrosi polmonari, in cui il riconoscimento precoce e una tempestiva presa in carico, insieme all’integrazione tra assistenza e ricerca, rappresentino elementi chiave alla luce dei nuovi farmaci e delle innovazioni terapeutiche emergenti</em>.» </p>



<p>Per Giuseppe Fiorentino, Direttore UOC Fisiopatologia Respiratoria Ospedale Monaldi (AORN Ospedali dei Colli) Napoli, «<em>Una precoce diagnosi e presa in carico multidisciplinare (si prende in carico il malato e non la malattia) e un appropriato trattamento, riducono i costi sanitari diretti ed indiretti, migliorando la qualità di vita dei pazienti intesa anche come vita sociale e lavorativa, anche dei loro caregiver. In letteratura, una forma progressiva e aggressiva richiede un supporto economico circa 2,25 volte quello necessario per un “normale” trattamento. Le risorse potrebbero così essere utilizzate in maniera differente permettendo una rapida diagnosi e presa in carico  con una migliore gestione globale. I costi della gestione della malattia incrementano in caso di interventi palliativi o di trapianto polmonare. Proprio per questo ultimo punto, La Campania sta organizzando di poter effettuare i trapianti di polmone nel suo ambito territoriale, evitando la migrazione sanitaria verso altre Regioni per ottimizzare e risolvere i problemi logistici dovuti alla difficile trasportabilità degli ammalati nello stato di insufficienza respiratoria</em>.» </p>
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		<title>Al Meyer arriva Pitagora: quando la cura passa anche dalle fusa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/al-meyer-arriva-pitagora-quando-la-cura-passa-anche-dalle-fusa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 13:58:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Life]]></category>
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					<description><![CDATA[All’Ospedale Pediatrico Meyer succede qualcosa di inusuale: tra medici e infermieri, da poco si aggira anche un piccolo “collega” dal pelo rosso. Si chiama Pitagora ed è il primo gatto [...]]]></description>
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<p class="p1">All’Ospedale Pediatrico Meyer succede qualcosa di inusuale: tra medici e infermieri, da poco si aggira anche un piccolo “collega” dal pelo rosso. Si chiama Pitagora ed è il primo gatto coinvolto ufficialmente nelle attività di pet therapy della struttura. <a href="https://links.mcdonaldsapps.com/xstzUk10/w/it-IT?fbclid=IwRlRTSARkM1dleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEeOlFinDpthFb8wd8-E3EbhhfRYQdFOiKU1vhBPfAkiks54jVL1hgV0ESNImE_aem_2JLl0JIiDl8VkOKWgPXLmg">Riporta la notizia il Tgcom24. </a></p>



<p class="p3">Non è un’iniziativa improvvisata né un semplice esperimento simbolico. L’ospedale fiorentino lavora da oltre due decenni sugli interventi assistiti con animali, in collaborazione con Antropozoa, ma finora i protagonisti erano stati soprattutto i cani. L’ingresso di un gatto apre quindi una fase nuova, costruita su basi scientifiche e organizzative precise.</p>



<p class="p1">Un approccio diverso alla relazione</p>



<p class="p3">Pitagora è stato inserito in un contesto particolarmente delicato, quello della neuropsichiatria infantile. Qui il suo ruolo non è quello di “intrattenere”, ma di facilitare un contatto.</p>



<p class="p3">Il gatto, per sua natura, non invade lo spazio: si avvicina quando percepisce tranquillità, si allontana se necessario. Questa modalità lo rende adatto a bambini e ragazzi che vivono difficoltà relazionali o emotive. In molti casi, il primo passo non è parlare con un adulto, ma accarezzare un animale.</p>



<p class="p1">Come funziona il progetto</p>



<p class="p3">Le attività si svolgono in modo strutturato e sotto controllo. Ogni incontro è pianificato da un’équipe composta da personale sanitario e specialisti della pet therapy.</p>



<p class="p1">I pazienti vengono selezionati in base alle loro condizioni Gli ambienti sono preparati secondo protocolli igienico-sanitari rigorosi Il benessere dell’animale è monitorato costantemente</p>



<p class="p3">Nulla è lasciato al caso: l’obiettivo è integrare l’esperienza con il gatto all’interno del percorso terapeutico, non sostituirlo.</p>



<p class="p1">Effetti che vanno oltre il momento</p>



<p class="p3">I benefici osservati non riguardano solo il breve termine. Il contatto con Pitagora contribuisce a ridurre tensione e ansia, ma anche a stimolare attenzione e partecipazione.</p>



<p class="p3">In alcuni casi, il gatto diventa una sorta di “ponte”: aiuta i pazienti a esprimersi, a fidarsi, a costruire un dialogo che prima sembrava difficile. È una presenza discreta, ma capace di attivare dinamiche profonde.</p>



<p class="p3">Il progetto è ancora in fase di osservazione, ma rappresenta già un passaggio significativo per l’ospedale. L’idea è raccogliere dati e risultati per capire come ampliare l’utilizzo dei gatti negli interventi assistiti con animali.</p>



<p><em>Foto generica </em></p>
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		<title>Pellegrino a “Buongiorno Benessere” su Rai 1: «Dieta volumetrica, piatti abbondanti con meno calorie»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pellegrino-a-buongiorno-benessere-su-rai-1-dieta-volumetrica-piatti-abbondanti-con-meno-calorie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 12:45:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[dieta volumetrica]]></category>
		<category><![CDATA[tommaso pellegrino]]></category>
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					<description><![CDATA[Iniziare ora la Dieta volumetrica può aiutare ad arrivare preparati alla cosiddetta “prova costume” estiva, puntando su un’alimentazione equilibrata e sostenibile nel tempo. Il tema è stato al centro della [...]]]></description>
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<p>Iniziare ora la Dieta volumetrica può aiutare ad arrivare preparati alla cosiddetta “prova costume” estiva, puntando su un’alimentazione equilibrata e sostenibile nel tempo. Il tema è stato al centro della puntata di “Buongiorno Benessere”, in onda su Rai 1, dove è intervenuto il dirigente medico Chirurgia generale e Oncologia Policlinico Federico II, Tommaso Pellegrino, ospite della conduttrice Vira Carbone.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il principio: volume del cibo, non calorie</h3>



<p>La dieta volumetrica si basa su un concetto semplice ma efficace: privilegiare alimenti a bassa densità calorica, cioè cibi che consentono di riempire il piatto con porzioni abbondanti senza eccedere nell’apporto energetico.</p>



<p>Verdure, frutta, legumi e cereali integrali rappresentano la base del modello alimentare, mentre vengono limitati alimenti ricchi di calorie ma poveri di nutrienti, come prodotti industriali e cibi ultra-processati.</p>



<p>Secondo quanto illustrato dal dottor Pellegrino in trasmissione, questo approccio permette di mantenere un buon senso di sazietà, favorendo al tempo stesso un miglior controllo dell’alimentazione quotidiana.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un approccio non restrittivo</h3>



<p>Uno degli aspetti centrali della dieta volumetrica è la sua natura non punitiva: non si basa sulla privazione, ma sulla scelta consapevole degli alimenti. L’obiettivo è rendere il percorso alimentare più sostenibile, evitando regimi troppo rigidi difficili da mantenere nel lungo periodo.</p>



<p>Il medico ha sottolineato come questo modello possa essere inserito in uno stile di vita equilibrato, associato a una regolare attività fisica e a una corretta idratazione.</p>



<p>La diffusione di approcci come la dieta volumetrica si inserisce nel più ampio dibattito sulla prevenzione delle patologie metaboliche, come sovrappeso e obesità. L’attenzione si sposta così dalla semplice perdita di peso alla costruzione di abitudini alimentari più sane.</p>
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		<title>“Vite in salvo”, il video del cardiologo Colangelo conquista scuole e bambini: interesse per il progetto educativo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/vite-in-salvo-il-video-del-cardiologo-colangelo-conquista-scuole-e-bambini-interesse-per-il-progetto-educativo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 12:22:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[cardiologo colangelo]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe colangelo]]></category>
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					<description><![CDATA[Sta suscitando crescente interesse il video realizzato dal Giuseppe Colangelo, in cui viene presentato il libricino “Vite in salvo”, un’opera che sta registrando un significativo riscontro positivo, in particolare tra [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sta suscitando crescente interesse il video realizzato dal Giuseppe Colangelo, in cui viene presentato il libricino “Vite in salvo”, un’opera che sta registrando un significativo riscontro positivo, in particolare tra i più piccoli.</p>



<p>Il libricino si distingue per la sua capacità di affrontare tematiche di grande rilevanza con un linguaggio semplice, chiaro e accessibile, riuscendo a catturare l’attenzione dei bambini e a trasmettere messaggi educativi fondamentali in modo diretto ed efficace. Proprio questo approccio ha contribuito al crescente successo dell’opera, che sta trovando spazio in contesti educativi e formativi.</p>



<p>Con l’intento di amplificare ulteriormente la diffusione del progetto e rafforzarne l’impatto, il dottor Colangelo ha deciso di realizzare un video di accompagnamento, pensato in particolare per il mondo della scuola. Il contenuto audiovisivo rappresenta un valido strumento didattico, facilmente fruibile da studenti e insegnanti, capace di integrare e valorizzare i contenuti del libricino.</p>



<p>Il video, della durata inferiore ai dieci minuti, si caratterizza per la sua immediatezza e per l’elevata capacità comunicativa: in pochi minuti riesce a sintetizzare in modo efficace i concetti chiave, offrendo al tempo stesso uno stimolo alla riflessione e all’approfondimento. La scelta di una durata contenuta lo rende particolarmente adatto all’utilizzo in ambito scolastico, dove tempi e modalità di fruizione richiedono strumenti agili ma incisivi.</p>



<p>L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di sensibilizzazione e divulgazione, volto a coinvolgere le nuove generazioni attraverso linguaggi contemporanei e strumenti accessibili. Il video, infatti, non si limita a presentare il libricino, ma contribuisce a creare un’esperienza educativa completa, capace di stimolare curiosità, partecipazione e consapevolezza.</p>



<p>Il successo di “Vite in salvo” e l’attenzione suscitata dal video confermano come sia possibile realizzare progetti educativi efficaci unendo qualità dei contenuti, semplicità espressiva e innovazione nei canali di comunicazione. Un esempio virtuoso di come la divulgazione possa evolversi per rispondere alle esigenze delle nuove generazioni, mantenendo al centro il valore della formazione e della crescita culturale.</p>
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		<title>Melanoma, non basta la crema solare: l’abbigliamento è la prima difesa contro i raggi UV</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/melanoma-non-basta-la-crema-solare-labbigliamento-e-la-prima-difesa-contro-i-raggi-uv/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 09:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[dermatologo]]></category>
		<category><![CDATA[melanoma]]></category>
		<category><![CDATA[raggi uv]]></category>
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					<description><![CDATA[In vista della Giornata Nazionale per la Prevenzione del Melanoma, arriva un richiamo chiaro dagli esperti: la prima barriera contro il melanoma non è la crema solare, ma ciò che [...]]]></description>
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<p>In vista della Giornata Nazionale per la Prevenzione del Melanoma, arriva un richiamo chiaro dagli esperti: la prima barriera contro il melanoma non è la crema solare, ma ciò che indossiamo ogni giorno. A rilanciare il messaggio è la Fondazione Melanoma Onlus con la campagna “Vestiti di Prevenzione”, che punta a correggere abitudini diffuse e spesso sottovalutate.</p>



<p>Il dato di partenza è significativo: quasi 9 melanomi su 10 sono legati all’esposizione ai raggi ultravioletti. Un rischio che non riguarda solo le giornate estive più calde, ma un periodo molto più ampio, che va dalla primavera all’autunno, anche in presenza di cielo coperto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Abitudini e rischio: il ruolo dell’abbigliamento</h3>



<p>Le aree del corpo più colpite dal melanoma riflettono direttamente il modo in cui ci si espone al sole. Secondo un’analisi della Cancer Research UK, negli uomini circa il 40% dei casi interessa dorso, petto e addome, mentre nelle donne oltre il 35% si concentra sulle gambe.</p>



<p>Una differenza che, spiegano gli esperti, è legata soprattutto alle abitudini: da un lato la tendenza maschile a stare a torso nudo, dall’altro quella femminile a lasciare più scoperti gli arti inferiori durante i mesi caldi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il “paradosso della crema solare”</h3>



<p>Le creme solari restano uno strumento fondamentale, ma non sufficiente se utilizzate in modo scorretto. I ricercatori della McGill University parlano di “paradosso della crema solare”: un falso senso di sicurezza che porta a esporsi più a lungo ai raggi UV, spesso senza riapplicare il prodotto o utilizzandone quantità insufficienti.</p>



<p>Alcuni studi hanno evidenziato un dato controintuitivo: chi utilizza la crema solare tende, in alcuni casi, ad aumentare il rischio proprio per comportamenti più rischiosi legati all’esposizione prolungata.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’abbigliamento come barriera fisica</h3>



<p>A differenza delle protezioni topiche, i vestiti garantiscono una schermatura continua. Non si degradano con il sudore e non richiedono riapplicazioni. Alcuni tessuti, soprattutto quelli tecnici con certificazione UPF, possono bloccare fino al 98% dei raggi UV.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come proteggersi: le regole pratiche</h3>



<p>Gli esperti indicano alcune scelte semplici ma efficaci:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Preferire capi leggeri ma coprenti, come camicie a maniche lunghe e pantaloni ampi</li>



<li>Scegliere colori scuri o vivaci, più efficaci nell’assorbire i raggi UV</li>



<li>Indossare occhiali con montatura avvolgente per proteggere anche dai raggi laterali</li>



<li>Utilizzare cappelli a tesa larga per viso, collo e cuoio capelluto</li>



<li>Optare per capi con etichetta UPF per una protezione certificata</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Prevenzione: una questione quotidiana</h3>



<p>Il messaggio della campagna è chiaro: la prevenzione del melanoma non può essere affidata a un solo strumento. Serve un approccio integrato che unisca abbigliamento, uso corretto della crema solare e comportamenti consapevoli.</p>



<p>Un cambio di prospettiva necessario, soprattutto alla luce dell’aumento dei casi negli ultimi anni, che rende sempre più urgente trasformare la protezione dal sole in una pratica quotidiana e non occasionale.</p>
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		<title>Campania, via libera al nuovo percorso per l’IVG farmacologica: day hospital e seconda dose a domicilio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/campania-via-libera-al-nuovo-percorso-per-livg-farmacologica-day-hospital-e-seconda-dose-a-domicilio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 13:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[IVG]]></category>
		<category><![CDATA[salute riproduttiva]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[La Giunta regionale della Campania ha approvato oggi la delibera che attua il&#160;modello organizzativo del day service per le prestazioni relative all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) farmacologica, segnando un passaggio [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La Giunta regionale della Campania ha approvato oggi la delibera che attua il&nbsp;<strong>modello organizzativo del day service per le prestazioni relative all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) farmacologica</strong>, segnando un passaggio storico per l’organizzazione dei servizi sanitari e per i diritti delle donne e delle persone campane.</p>



<p>La Campania diventa così&nbsp;<strong>tra le poche regioni in Italia&nbsp;</strong>a prevedere la seconda somministrazione del trattamento farmacologico a domicilio, oltre alla possibilità di effettuare l’IVG in regime di day hospital,&nbsp;<strong>senza ricovero ordinario</strong>.</p>



<p>Il provvedimento consente di dare piena attuazione alla delibera regionale del 2023, rimasta finora inapplicata per l’assenza del&nbsp;<strong>PACC (Percorso Ambulatoriale Coordinato e Complesso)</strong>, e supera un modello organizzativo ormai inadeguato. Fino ad oggi, infatti, l’IVG veniva garantita esclusivamente nei presidi ospedalieri e quasi prevalentemente in regime di ricovero, in reparti di ginecologia spesso non dotati di camere dedicate.</p>



<p>&nbsp;&#8220;Con questa delibera colmiamo un ritardo e compiamo una scelta chiara: mettere al centro i diritti, la dignità e la libertà delle persone. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ribadito che l’IVG farmacologica è una pratica sicura e altamente raccomandata, in grado di tutelare la salute fisica, emotiva e psicologica.&nbsp;<strong>Tuteliamo la dignità e la libertà di scelta</strong>, senza giudizio e pregiudizio, eliminando modalità vecchie e anacronistiche. La Regione Campania conferma così il proprio impegno per una sanità più equa, inclusiva e vicina alle persone, rafforzando in modo concreto la tutela della salute riproduttiva&#8221;, dichiara l’<strong>assessora alle Pari Opportunità della Regione Campania Claudia Pecoraro</strong>.&nbsp;</p>



<p>&nbsp;&#8220;L’approvazione del modello organizzativo dell’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico rappresenta un passo concreto per rafforzare i diritti, l’autodeterminazione e la tutela della salute delle donne. L’estensione del regime ambulatoriale e il coinvolgimento dei consultori consentono di avvicinare i servizi ai territori, ridurre le disuguaglianze di accesso e garantire accompagnamento e supporto lungo tutto il percorso. Rendiamo più efficace, uniforme e accessibile su tutto il territorio regionale un servizio sanitario previsto dalla normativa nazionale, rafforzando il ruolo della sanità pubblica e dei consultori. Garantiamo alle donne percorsi assistenziali sicuri, appropriati e gratuiti, nel pieno rispetto delle loro scelte e della loro dignità, assicurando al contempo standard elevati di qualità e monitoraggio delle prestazioni&#8221;&nbsp;<strong>così il presidente della Regione Roberto Fico</strong>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Alzheimer, la malattia inizia molto prima dei sintomi: due studi cambiano la prospettiva</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/alzheimer-la-malattia-inizia-molto-prima-dei-sintomi-due-studi-cambiano-la-prospettiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 09:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[Una piccola molecola già presente nelle nostre cellule e un meccanismo genetico che agisce in silenzio per anni: due studi internazionali rilanciano la ricerca sull’malattia di Alzheimer, spostando l’attenzione sempre [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una piccola molecola già presente nelle nostre cellule e un meccanismo genetico che agisce in silenzio per anni: due studi internazionali rilanciano la ricerca sull’malattia di Alzheimer, spostando l’attenzione sempre più indietro nel tempo, fino alle fasi iniziali – e potenzialmente reversibili – della patologia.</p>



<p>Il primo lavoro, firmato dai biofisici dell’Università di Buffalo e pubblicato su Nature Communications, individua nella L-arginina un possibile alleato contro la formazione delle fibrille amiloidi, tra i principali responsabili del danno neuronale. I ricercatori hanno dimostrato che questa molecola è in grado di impedire la trasformazione delle cosiddette goccioline proteiche – strutture fondamentali per il funzionamento delle cellule – in aggregati tossici.</p>



<p>Queste goccioline, note come condensati biomolecolari, svolgono un ruolo cruciale nei neuroni, ma nelle malattie neurodegenerative possono “solidificarsi” dando origine a strutture patologiche. Lo studio chiarisce un passaggio chiave: la formazione delle fibrille non avviene all’interno delle goccioline, bensì sulla loro superficie. Un dettaglio che apre a strategie terapeutiche mirate, capaci di bloccare l’aggregazione senza compromettere le normali funzioni cellulari.</p>



<p>Al centro del processo c’è anche la proteina Tau, già nota per il suo coinvolgimento nelle cosiddette tauopatie. Utilizzando un modello bioingegnerizzato, gli scienziati sono riusciti a osservare direttamente la transizione da stato liquido a fibrille, finora difficile da studiare nei sistemi biologici.</p>



<p>Tra le molecole testate, la L-arginina si è dimostrata particolarmente efficace: stabilizza le goccioline mantenendole funzionali e impedisce la formazione di aggregati tossici. Secondo gli autori, le cellule potrebbero già sfruttare naturalmente meccanismi simili, suggerendo che il futuro delle terapie potrebbe passare più dalla regolazione del microambiente cellulare che dall’eliminazione delle proteine coinvolte.</p>



<p>Ma la partita contro l’Alzheimer si gioca anche molto prima della comparsa dei sintomi. Un secondo studio, condotto dal Gladstone Institute of Neurological Disease e pubblicato su Nature Aging, accende i riflettori sulle fasi precoci della malattia, legate alla variante genetica ApoE4.</p>



<p>Questa variante, presente in circa una persona su quattro, rappresenta il principale fattore di rischio genetico per l’Alzheimer. I ricercatori hanno osservato che nei soggetti portatori il cervello mostra segni di alterazione molti anni prima dei sintomi: in particolare, l’ippocampo – area chiave per la memoria – risulta iperattivo.</p>



<p>Un’apparente efficienza che nasconde però un problema: un’attività eccessiva che, nel tempo, può logorare i circuiti neuronali. Analizzando più a fondo, gli scienziati hanno scoperto che alcuni neuroni risultano più piccoli e quindi più eccitabili, creando reti nervose costantemente “sotto tensione”.</p>



<p>Contrariamente a quanto ipotizzato in passato, il danno non sembra originare dalle cellule di supporto, ma direttamente dai neuroni. Eliminando la variante ApoE4 da queste cellule, il sistema torna a funzionare normalmente.</p>



<p>Nel meccanismo entra in gioco anche la proteina Nell2, più abbondante nei portatori di ApoE4 e responsabile della maggiore eccitabilità neuronale. Riducendo i livelli di questa proteina tramite tecniche di editing genetico, come CRISPR, i ricercatori sono riusciti a invertire nei modelli animali i segni precoci della malattia.</p>



<p>Il dato più rilevante è proprio questo: il processo che porta all’Alzheimer potrebbe non essere irreversibile. Non partirebbe da una perdita, ma da un eccesso – di attività, di stimoli, di consumo energetico – che, se intercettato in tempo, potrebbe essere modulato o persino corretto.</p>



<p>Si tratta ancora di risultati preliminari, ma convergenti su un punto cruciale: intervenire precocemente, prima che il danno diventi evidente. Una prospettiva che potrebbe cambiare radicalmente l’approccio alla malattia, spostando la ricerca dalla fase finale – quando i sintomi sono già evidenti – alle sue origini più profonde e silenziose.</p>



<p class="has-small-font-size">(Foto creata con ChatGPT Image)</p>
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		<title>Autismo, a Salerno i risultati del progetto europeo GEMMA: nuovo paradigma di ricerca</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/autismo-a-salerno-i-risultati-del-progetto-europeo-gemma-nuovo-paradigma-di-ricerca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 10:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[autismo]]></category>
		<category><![CDATA[progetto gemma]]></category>
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					<description><![CDATA[La città di Salerno ospiterà in anteprima internazionale i risultati di uno studio durato sette anni che ridefinisce il paradigma della ricerca sull’autismo, integrando genetica, ambiente e microbioma in un [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La città di Salerno ospiterà in anteprima internazionale i risultati di uno studio durato sette anni che ridefinisce il paradigma della ricerca sull’autismo, integrando genetica, ambiente e microbioma in un unico modello di analisi.</p>



<p>Circa&nbsp;<strong>250.000 metadati raccolti, oltre 21.000 campioni analizzati e 344 famiglie coinvolte</strong>&nbsp;(di cui 71 bambini con diagnosi di autismo): questi i numeri che testimoniano la portata del progetto europeo&nbsp;<strong>GEMMA</strong>&nbsp;(Genome, Environment, Microbiome and Metabolome in Autism), coordinato dalla&nbsp;<strong>Fondazione EBRIS</strong>&nbsp;e finanziato nell’ambito del programma&nbsp;<strong>Horizon 2020</strong>.</p>



<p>Dati che evidenziano il valore di un’iniziativa scientifica senza precedenti nel campo dei disturbi dello spettro autistico e che saranno al centro della&nbsp;<strong>“GEMMA Final Conference: Results, Impact and Future Perspectives”</strong>, in programma presso il Salone dei Marmi del Comune di Salerno il&nbsp;<strong>30 aprile 2026</strong>, a partire dalle ore 9:30.</p>



<p>La conferenza rappresenta il momento di sintesi di un percorso scientifico internazionale che ha coinvolto università, centri di ricerca e partner provenienti da tutta Europa e dagli Stati Uniti, con l’obiettivo di approfondire le cause biologiche dell’autismo attraverso un approccio innovativo e integrato basato sulla multi-omica.</p>



<p>Moderatore della giornata sarà<strong>&nbsp;Massimo Barberi</strong>, giornalista scientifico e direttore di Microbioma.it. Il suo intervento, dedicato al tema della corretta comunicazione sull’autismo, aprirà la prima parte del convegno, interamente in lingua inglese. Durante questa sessione scientifica interverranno anche alcuni dei referenti degli altri 15 partner internazionali coinvolti nel progetto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/Alessio-Fasano-GEMMA-per-la-Fondazione-Ebris-1024x682.jpeg" alt="" class="wp-image-243400" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/Alessio-Fasano-GEMMA-per-la-Fondazione-Ebris-1024x682.jpeg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/Alessio-Fasano-GEMMA-per-la-Fondazione-Ebris-300x200.jpeg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/Alessio-Fasano-GEMMA-per-la-Fondazione-Ebris-768x512.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/Alessio-Fasano-GEMMA-per-la-Fondazione-Ebris-1536x1023.jpeg 1536w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/Alessio-Fasano-GEMMA-per-la-Fondazione-Ebris.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>In questo contesto, il professor&nbsp;<strong>Alessio Fasano</strong>, presidente e direttore scientifico della Fondazione EBRIS e coordinatore del progetto GEMMA, illustrerà obiettivi, approcci e principali risultati dell’iniziativa. Grazie ai contributi dei partner, che hanno svolto un ruolo fondamentale nell’avanzamento del progetto, si analizzerà come i dati emersi possano aprire nuove prospettive nella prevenzione e nella medicina personalizzata, ribadendo al contempo l’importanza di un approccio rigoroso e basato su evidenze per contrastare disinformazione e semplificazioni su un tema così complesso.</p>



<p>GEMMA rappresenta un passo significativo nella ricerca sul disturbo dello spettro autistico, contribuendo a spostare il paradigma da una diagnosi prevalentemente comportamentale a una lettura sempre più fondata su segnali biologici misurabili. Grazie a un approccio multi-omico integrato con strumenti di intelligenza artificiale, il progetto ha individuato i primi potenziali biomarcatori biologici dell’ASD e posto le basi per strategie di screening più precoci, predizione del rischio e interventi personalizzati.</p>



<p>La GEMMA Final Conference si configura come un momento di confronto internazionale di alto livello e un’occasione per rafforzare il legame tra ricerca scientifica, informazione e comunità, confermando il ruolo di Salerno e della Fondazione EBRIS come hub di riferimento per l’innovazione biomedica in Europa.</p>
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		<title>Agropoli, parto ad alto rischio all’Icm: nasce Luca, il “miracolo” dopo una gravidanza complessa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/agropoli-parto-adalto-rischio-allicm-nasce-luca-il-miracolo-dopo-una-gravidanza-complessa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 08:20:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agropoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[luca nato agropoli]]></category>
		<category><![CDATA[nascita agropoli]]></category>
		<category><![CDATA[parto difficile agropoli]]></category>
		<category><![CDATA[polichetti]]></category>
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					<description><![CDATA[Un parto difficile, segnato da una gravidanza ad altissimo rischio, si è concluso con un esito felice all’Istituto clinico mediterraneo di Agropoli, dove il 9 aprile è nato il piccolo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un parto difficile, segnato da una gravidanza ad altissimo rischio, si è concluso con un esito felice all’<strong>Istituto clinico mediterraneo di Agropoli</strong>, dove il 9 aprile è nato il piccolo Luca, 2.550 grammi, tra la commozione dei genitori, originari di Cava de’ Tirreni, e dell’équipe medica che ha seguito il caso.</p>



<p>La gestazione presentava condizioni particolarmente delicate: da un lato una grave patologia intestinale materna, trattata con terapie avanzate a base di anticorpi monoclonali; dall’altro un severo ritardo di crescita fetale, insorto già alla 28esima settimana. Un quadro clinico che ha richiesto monitoraggi costanti e un’assistenza altamente specializzata.</p>



<p>Determinante il lavoro dell’équipe guidata dal dottor Mario Polichetti, già primario dell’Unità operativa di Gravidanza a rischio dell’Azienda ospedaliera universitaria Ruggi d’Aragona di Salerno. L’intervento è stato eseguito dallo stesso Polichetti insieme al dottor Giuseppe Allegro, con il supporto organizzativo dell’istituto diretto dalla dottoressa Paola De Domenico e della Neonatologia guidata dal dottor Francesco Ciccullo.</p>



<p>«Questo risultato dimostra quanto sia fondamentale affidarsi a strutture specializzate quando si affrontano gravidanze ad alto rischio», ha spiegato Polichetti sui social, sottolineando il valore del lavoro di squadra: «Dietro ogni nascita complessa c’è un impegno condiviso fatto di competenze, monitoraggio continuo e capacità di intervenire nei tempi giusti». «È una bellissima notizia – ha aggiunto Polichetti – e la dimostrazione che, anche nelle situazioni più difficili, preparazione e determinazione possono fare la differenza».</p>
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		<title>Primavera e zanzare: gli italiani percepiscono il rischio, ma la prevenzione resta in secondo piano</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/primavera-e-zanzare-gli-italiani-percepiscono-il-rischio-ma-la-prevenzione-resta-in-secondo-piano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 09:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[primavera e zanzare]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’arrivo della primavera e il progressivo aumento delle temperature, tornano protagoniste anche le zanzare, che accompagneranno le belle giornate e le serate all’aperto degli italiani. Ma quello che per [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l’arrivo della primavera e il progressivo aumento delle temperature, tornano protagoniste anche le zanzare, che accompagneranno le belle giornate e le serate all’aperto degli italiani. Ma quello che per molti è solo un fastidio stagionale nasconde in realtà un tema sempre più rilevante per la salute pubblica.</p>



<p>La <strong>ricerca condotta da Rentokil, </strong>azienda leader mondiale nei servizi di Pest Control &amp; Management, insieme a <strong>mUp research</strong>, fotografa una popolazione italiana consapevole dei rischi sanitari legati agli insetti vettori, ma ancora poco incline ad adottare direttamente comportamenti preventivi, delegando ad altre entità queste azioni ed intervenendo in prima persona solo quando il problema si manifesta.</p>



<p>Negli ultimi anni, infatti,&nbsp;<strong>la percezione del rischio sanitario è cresciuta: oggi quasi 6 italiani su 10 ritengono che sia aumentato in Italia</strong>, soprattutto a causa del&nbsp;<strong>cambiamento climatico (89,6%)&nbsp;</strong>e della&nbsp;<strong>crescente mobilità internazionale (41,5%)</strong>, che favoriscono la diffusione di specie invasive. Una consapevolezza che si fa più marcata tra&nbsp;<strong>i giovani adulti</strong>, in particolare nella fascia tra i 25 e i 34 anni, che&nbsp;<strong>risultano i più informati e sensibili al tema.</strong></p>



<p>Nonostante ciò,&nbsp;<strong>la conoscenza delle malattie trasmesse resta ancora limitata:</strong>&nbsp;se la&nbsp;<strong>West Nile Fever&nbsp;</strong>(41,4%)e la<strong>&nbsp;Dengue&nbsp;</strong>(37,1%) sono le malattie più note, molte altre restano poco riconosciute o vengono confuse e&nbsp;<strong>quasi un italiano su dieci non associa alle zanzare alcun rischio sanitario presente in Italia</strong>. Un dato particolarmente rilevante se si considera che nel&nbsp;<strong>solo 2025 sono stati registrati oltre 500 casi di West Nile nel Paese<a href="https://mail.google.com/mail/u/0/#m_-3952882374982150334__ftn2"><sup>[2]</sup></a></strong>, a conferma di una minaccia concreta e già in atto.</p>



<p>Anche nei comportamenti quotidiani prevale un approccio più difensivo che preventivo.&nbsp;<strong>Zanzariere&nbsp;</strong>(64,3%)&nbsp;<strong>e repellenti (</strong>59,6%)&nbsp;<strong>restano le soluzioni più diffuse</strong>, scelte per proteggersi nell’immediato senza però intervenire sulle cause del problema. Gli interventi professionali, infatti, sono ancora poco diffusi e coinvolgono appena il 2,9% della popolazione.</p>



<p><strong>Un segnale interessante arriva però dalle fasce più giovani:</strong>&nbsp;tra i 25 e i 34 anni si registra una&nbsp;<strong>maggiore attenzione al tema e una più alta propensione ad adottare soluzioni preventive</strong>, con&nbsp;<strong>il ricorso a servizi specializzati che sale al 7,2%.</strong>&nbsp;Un dato che suggerisce un cambio culturale in atto, seppur ancora limitato.</p>



<p>Tuttavia, permane una forte tendenza a delegare la responsabilità della prevenzione alle istituzioni<strong>: il 65,4% degli italiani intervistati percepisce la gestione del problema zanzare come una responsabilità degli enti pubblici</strong>, come Comuni e ASL, evidenziando una limitata consapevolezza del ruolo che anche i singoli cittadini, affidandosi ad esperti specializzati, possono svolgere nella gestione del rischio. A questo si aggiunge un ulteriore paradosso: se l’<strong>88,9%</strong>&nbsp;degli italiani considera fondamentale un piano di prevenzione professionale negli spazi condivisi per potersi sentire al sicuro , emerge una limitata consapevolezza del ruolo che i singoli cittadini possono svolgere nel proprio privato, dove spesso non viene attuata alcuna misura specifica.</p>



<p>In questo contesto,&nbsp;<strong>la primavera rappresenta una fase cruciale</strong>: secondo gli esperti Rentokil&nbsp;<strong>è proprio questo il momento ideale per programmare interventi di prevenzione</strong>, poiché coincide con la ripresa dello sviluppo larvale delle zanzare.</p>



<p><em>«Agire in anticipo con trattamenti antilarvali consente di contenere le infestazioni più gravi che tendono a manifestarsi nei mesi estivi, quando l’attività degli insetti raggiunge il picco. Un approccio preventivo in questa fase permette inoltre di ridurre il ricorso successivo a interventi contro gli insetti adulti, che prevedono l’utilizzo di prodotti chimici a maggiore impatto ambientale» </em>spiega<strong>Fabio Landi, Quality Specialist &#8211; Pest Management Expert di Rentokil Initial Italia</strong>.</p>



<p>Dall&#8217;indagine emerge chiaramente un quadro in evoluzione: se da un lato si attende un&#8217;azione preventiva decisa da parte di istituzioni e realtà B2B, dall&#8217;altro resta fondamentale migliorare l&#8217;attivazione del singolo. La ricerca evidenzia però un paradosso:&nbsp;<strong>se l’82,5% degli italiani riconosce l’efficacia di un piano di prevenzione strutturato, una quota significativa (pari al 13,4%) tende comunque ad agire solo in fase emergenziale</strong>. La sfida per il futuro è dunque&nbsp;<strong>trasformare la percezione del rischio in una responsabilità collettiva condivisa</strong>, dove la prevenzione professionale non sia vista solo come un dovere altrui, ma come una pratica necessaria anche a livello individuale per garantire una sicurezza continuativa e integrata.</p>



<p>Proprio per colmare questa distanza tra consapevolezza e azione, diventa fondamentale adottare un piano strutturato e continuativo di gestione delle zanzare. In questa direzione si inserisce&nbsp;<strong>l’approccio IMM (Integrated Mosquito Management)</strong>, che combina attività di monitoraggio, controllo e prevenzione con l’obiettivo di ridurre i focolai larvali e limitare la diffusione degli insetti adulti. Un programma IMM adeguato consente non solo di contenere le infestazioni, ma anche di mitigarne l’impatto sull’ambiente e contribuire alla tutela della salute pubblica.</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Sindrome del bambino scosso, fatale in un caso su quattro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sindrome-del-bambino-scosso-fatale-in-un-caso-su-quattro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 13:54:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[giornate di prevenzione pediatrica]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome bambino scosso]]></category>
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					<description><![CDATA[Oltre 150 città coinvolte, infopoint con operatori sanitari e monumenti storici illuminati di arancione.&#160;L’11 e il 12 aprile tornano le Giornate nazionali di prevenzione della Sindrome del Bambino Scosso&#160;(Shaken Baby [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oltre 150 città coinvolte, infopoint con operatori sanitari e monumenti storici illuminati di arancione.&nbsp;<strong>L’11 e il 12 aprile tornano le Giornate nazionali di prevenzione della Sindrome del Bambino Scosso</strong>&nbsp;(Shaken Baby Syndrome), per accendere i riflettori su un trauma cerebrale che, in un caso su quattro, può portare al coma o alla morte del bambino e negli altri casi&nbsp;cecità, tetraplegia, disturbi dell’apprendimento e del coordinamento motorio.</p>



<p>Promosse da&nbsp;<strong>Terre des Hommes</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>SIMEUP</strong>&nbsp;(Società italiana di medicina di emergenza e urgenza pediatrica), le Giornate rappresentano l’evento centrale della campagna&nbsp;<strong>NONSCUOTERLO!</strong>, nata nel 2017 per informare e sensibilizzare sulla Shaken Baby Syndrome: una condizione grave che può derivare dallo scuotimento violento di un neonato, spesso in risposta a un pianto inconsolabile. Un gesto che può avere conseguenze gravissime, ma che può essere evitato con una corretta informazione.</p>



<p>Nelle due serate, inoltre,&nbsp;<strong>molti monumenti storici italiani</strong>&nbsp;si illuminano di arancione per sensibilizzare sul tema. Tra questi: la Mole Antonelliana di Torino, la Torre di Pisa, il Palazzo della Gran Guardia a Verona, le Torri di Kenzo sede della Regione Emilia Romagna, il Palazzo del Comune di Pavia, il Castello di Crotone, la sede nazionale dell’Ordine dei Medici a Roma e molti altri.<br></p>



<p>L’iniziativa, che nell’edizione 2026 ha ricevuto la&nbsp;<strong>Medaglia del Presidente della Repubblica</strong>, è resa possibile grazie al coinvolgimento e al supporto operativo della Società Italiana di Pediatria (SIP), dell’Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze (ANPAS), della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), della Rete Ospedaliera contro il Maltrattamento Infantile.</p>



<p>Quest’anno aderiscono anche l’Associazione culturale pediatri (ACP), l’Associazione Italiana Massaggio Infantile (AIMI), l’Associazione Nazionale per l’Assistenza del Bambino in Ospedale (ANABO), la Federazione Nazionale Ordini e Professioni Infermieristiche (FNOPI) e Federfarma Milano, Lodi, Monza, Brianza, Foggia, Sassari e Verona, le cui farmacie diffonderanno video e materiali informativi della campagna.</p>



<p>La Shaken Baby Syndrome è ancora poco conosciuta in Italia, eppure bastano pochi secondi e una perdita momentanea del controllo per provocare conseguenze gravissime. È proprio da questa consapevolezza che nasce l’impegno delle Giornate nazionali: portare informazione chiara e accessibile a chi si prende cura dei più piccoli, perché con pochi e semplici gesti si può evitare una situazione di rischio e salvare la vita di un bambino.</p>



<p>Per questo, medici, infermieri e volontari incontreranno migliaia di genitori e caregiver per distribuire materiali informativi e le simboliche palline antistress arancioni della campagna, che ricordano l’importanza di fermarsi e mantenere il controllo nei momenti di maggiore difficoltà.</p>



<p>Gli infopoint saranno attivi in ospedali, ambulatori e farmacie, ma anche nelle piazze e nei centri commerciali, con un infopoint anche sul traghetto per le Isole Eolie. La campagna gode inoltre del supporto informativo di Rai Per la Sostenibilità &#8211; Esg attraverso i canali editoriali Rai.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Campania</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Alvignano</strong> – Piazza Notarpaoli</li>



<li><strong>Apice</strong> – Piazza della Ricostruzione</li>



<li><strong>Ariano Irpino</strong> – Piazza Garibaldi</li>



<li><strong>Avellino</strong> – Piazzetta Biagio Agnes, via contrada amoretta</li>



<li><strong>Aversa</strong> – Ospedale San Giuseppe Moscati, via Antonio Gramsci 1</li>



<li><strong>Benevento</strong> – Ospedale San Pio, Via Pacevecchia 57</li>



<li><strong>Caivano (NA)</strong> – Parco Pino Daniele</li>



<li><strong>Caserta</strong> – Ospedale Moscati Aversa, UOC Neonatologia e Pediatria e UOC Pediatria e PS pediatrico, Via Antonio Gramsci 1</li>



<li><strong>Castellammare</strong> – Ospedale San Leonardo, viale Europa</li>



<li><strong>Cercola (NA)</strong> – Ambulatorio, via Europa 13</li>



<li><strong>Frattamaggiore (NA)</strong> – Ospedale San Giovanni di Dio, Via Papa Giovanni XXIII 165</li>



<li><strong>Marcianise</strong> – Neonatologia e Pediatria Ospedale di Marcianise, Via Santella</li>



<li><strong>Napoli</strong> – via Luca Giordano</li>



<li><strong>Napoli</strong> – Ospedale Santobono, Via della Croce Rossa 8</li>



<li><strong>Salerno</strong> – Studio pediatrico, viale Richard Wagner 69/71</li>



<li><strong>Santa Maria Capua Vetere</strong> – Ambulatorio pediatrico</li>



<li><strong>Vico Equense</strong> – Nuovo Ospedale unico della penisola sorrentina, via Caccioppoli 4</li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un esame del sangue per scoprire più malattie insieme: la svolta della ricerca americana</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/un-esame-del-sangue-per-scoprire-piu-malattie-insieme-la-svolta-della-ricerca-americana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 10:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[methylscan]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca scientifica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=241740</guid>

					<description><![CDATA[Individuare tumori e patologie croniche con un semplice prelievo potrebbe presto non essere più un’ipotesi futuristica. Dalla ricerca scientifica arriva infatti un nuovo approccio che punta a cambiare radicalmente il [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Individuare tumori e patologie croniche con un semplice prelievo potrebbe presto non essere più un’ipotesi futuristica. Dalla ricerca scientifica arriva infatti un nuovo approccio che punta a cambiare radicalmente il modo in cui si fa diagnosi precoce, rendendola più accessibile, rapida e meno invasiva.</p>



<p>A svilupparlo è un team dell’Università della California di Los Angeles (UCLA), che ha messo a punto <strong>MethylScan</strong>, un test innovativo in grado di analizzare il DNA presente nel sangue per individuare contemporaneamente diversi tipi di cancro, malattie epatiche e anomalie di altri organi. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista <em>Proceedings of the National Academy of Sciences</em>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come funziona il test</h3>



<p>Il cuore della tecnologia è l’analisi del cosiddetto DNA libero circolante (cfDNA), frammenti genetici rilasciati nel sangue durante il naturale processo di morte cellulare. Queste tracce contengono informazioni preziose sullo stato di salute dei tessuti dell’organismo.</p>



<p>A differenza di molte biopsie liquide già in uso, MethylScan non si concentra sulle mutazioni genetiche, ma sulle modifiche chimiche del DNA, in particolare sulla <strong>metilazione</strong>, un processo che regola l’attività dei geni e che cambia quando le cellule diventano malate.</p>



<p>Ogni organo presenta schemi di metilazione specifici: analizzandoli, i ricercatori riescono a costruire una vera e propria “mappa biologica” del corpo e a individuare eventuali anomalie, riducendo al tempo stesso il rumore di fondo dovuto al DNA delle cellule sane.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I risultati dello studio</h3>



<p>La sperimentazione ha coinvolto 1.061 partecipanti, tra pazienti oncologici, persone affette da patologie epatiche e soggetti sani. I dati preliminari mostrano risultati incoraggianti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Specificità del 98%</strong>, con un numero molto basso di falsi positivi</li>



<li>Capacità di rilevare circa il <strong>63% dei tumori complessivi</strong></li>



<li>Individuazione del <strong>55% dei tumori nelle fasi iniziali</strong></li>



<li>Efficacia fino a quasi l’<strong>80% nella diagnosi del carcinoma epatico</strong> in soggetti a rischio</li>
</ul>



<p>Numeri che indicano un buon equilibrio tra accuratezza e affidabilità, soprattutto considerando il potenziale utilizzo su larga scala.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Non solo diagnosi: individua anche l’organo colpito</h3>



<p>Uno degli elementi più innovativi è la capacità del test di identificare l’origine del problema. I modelli di metilazione permettono infatti di capire da quale tessuto proviene il segnale anomalo, indirizzando così eventuali esami di approfondimento.</p>



<p>Questo rende MethylScan simile a un “radar” della salute: non solo segnala la presenza di una possibile malattia, ma fornisce indicazioni utili per localizzarla, anche prima della comparsa dei sintomi.</p>



<p>Inoltre, il sistema ha dimostrato di distinguere diverse patologie epatiche con una precisione significativa, aprendo alla possibilità di ridurre il ricorso a biopsie invasive.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Verso uno screening universale?</h3>



<p>Sebbene siano necessari ulteriori studi per confermare l’efficacia su larga scala, la direzione è chiara: un unico esame del sangue potrebbe in futuro diventare uno strumento di screening periodico completo.</p>



<p>L’obiettivo è ambizioso ma concreto: <strong>anticipare la diagnosi</strong>, migliorare le possibilità di cura e ridurre i costi sanitari, spostando il baricentro dalla terapia alla prevenzione.</p>



<p>Se i risultati saranno confermati, MethylScan potrebbe segnare un cambio di paradigma nella medicina moderna, rendendo la diagnosi precoce non solo più efficace, ma anche più democratica e diffusa.</p>



<p class="has-small-font-size">(Fonte Ansa e Sanità informazione)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tumori cerebrali, a Salerno neurochirurgia d’avanguardia: si opera dalla palpebra</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/tumori-cerebrali-a-salerno-neurochirurgia-davanguardia-si-opera-dalla-palpebra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[neurochirurgia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=241538</guid>

					<description><![CDATA[Una chirurgia non invasiva, che utilizza la&#160;palpebra come corridoio naturale&#160;per raggiungere il cervello senza lasciare nessuna traccia esterna. È l’ultima frontiera della&#160;Neurochirurgia di precisione per i tumori cerebrali&#160;realizzata dall’Università degli [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una chirurgia non invasiva, che utilizza la&nbsp;<strong>palpebra come corridoio naturale</strong>&nbsp;per raggiungere il cervello senza lasciare nessuna traccia esterna. È l’ultima frontiera della&nbsp;<strong>Neurochirurgia di precisione per i tumori cerebrali</strong>&nbsp;realizzata dall’<strong>Università degli Studi di Salerno&nbsp;</strong>in sinergia con l’Azienda Ospedaliero Universitaria “<strong>San Giovanni di Dio Ruggi d&#8217;Aragona</strong>&nbsp;<strong>&#8211; Scuola Medica Salernitana</strong>”, nell’ambito delle attività di&nbsp;<strong>Terza Missione</strong>&nbsp;di Ateneo.</p>



<p>Una tecnica rivoluzionaria, realizzata dal&nbsp;<strong>Professore Matteo de Notaris</strong>, neurochirurgo, ricercatore e docente presso il&nbsp;<strong>Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria “<em>Scuola Medica Salernitana</em>” dell’Università di Salerno.</strong></p>



<p>«<em>L&#8217;ultima frontiera, forse la più importante della Neurochirurgia, è l&#8217;approccio attraverso la palpebra</em> – <strong>esordisce Matteo De Notaris</strong> &#8211; <em>Si pratica un taglietto nella piega palpebrale e attraverso questo raggiungiamo le zone più delicate del cervello. Prima per raggiungere specifiche zone profonde del cervello dovevamo praticare una craniotomia, cioè un foro con un trapano e spostare il cervello. Con queste tecniche innovative arriviamo in profondità attraverso la faccia, ovvero dalle cavità nasali o dalla piega palpebrale e raggiungere l&#8217;obiettivo senza toccare il cervello</em>».</p>



<p>La tecnica endoscopica consente di accedere a lesioni cerebrali ed orbitarie evitando ampie craniotomie ed è utilizzabile per tumori cerebrali, lesioni del basicranio anteriore e medio, fratture orbitali complesse e, non ultimo, per l’estrazione di un proiettile a contatto con il nervo ottico, intervento delicatissimo, realizzato circa un mese fa.</p>



<p>Tra i vantaggi la&nbsp;<strong>minore invasività dell’intervento</strong>,&nbsp;<strong>recupero rapido</strong>,&nbsp;<strong>cicatrici ridotte o invisibili e minori complicanze</strong>.</p>



<p>«<em>Le nuove tecnologie che utilizziamo all&#8217;Università di Salerno presso l&#8217;ospedale Ruggi d’Aragona rivestono un ruolo fondamentale nella Neurochirurgia</em> – continua il Professore de Notaris – <em>Tra le principali tecniche endoscopiche, che utilizziamo già da tempo, abbiamo anche sperimentato il braccio robotico collegato ad un esoscopio. Abbiamo il navigatore, una sorta di computer che in sala operatoria ci assiste per raggiungere millimetricamente i nostri obiettivi. Con una telecamerina di 4 mm raggiungiamo l&#8217;area più profonda del cervello, per asportare successivamente solo il tumore senza toccare le strutture nobili</em>». </p>



<p>La <strong>Clinica Neurochirurgica dell’Università di Salerno</strong> svolge un ruolo determinante di <strong>Terza Missione</strong>. «<em>Siamo molto orgogliosi di rappresentare un’avanguardia nella Neurochirurgia di precisione. Non è solo una progressione tecnologica, ma ha un impatto sociale sulla vite delle persone, offrendo un orizzonte di speranza e di futuro, anche in tumori cerebrali profondi </em>– <strong>insiste il Professore Orlando Troisi, delegato alla Terza Missione dell’Università di Salerno </strong>&#8211; <em>La ricerca scientifica avanzata prodotta nei nostri laboratori si traduce in applicazioni pratiche attraverso il trasferimento tecnologico, in linea con la visione della nuova governance del rettore Virgilio D’Antonio. L’Università di Salerno si conferma un<strong> modello virtuoso e un attrattore internazionale </strong>avendo descritto e pubblicato tra i primi al mondo i risultati clinici e anatomici di questo approccio: tantissimi studiosi e specialisti vengono da tutto il mondo per imparare questa tecnica, per poi condividere le loro esperienze in ambito internazionale. Non più viaggi della speranza, inoltre, ma un’inversione di tendenza: dal nord vengono ad operarsi al Sud, perché qui, a Salerno, riusciamo a produrre qualcosa di straordinario che regala un orizzonte di futuro e di vita al paziente</em>».</p>



<p>Di recente la&nbsp;<strong>World Federation of Neurosurgical Society</strong>&nbsp;&#8211;&nbsp;<strong><em>Federazione Mondiale delle Società di Neurochirurgia WFNS</em></strong><em>&nbsp;che rappresenta oltre 30.000 neurochirurghi in tutto il mondo</em><strong>&nbsp;&#8211;</strong>&nbsp;ha inserito il Professore de Notaris come unico italiano per la sezione Neuroanatomy Committee proprio in virtù degli studi su preparati anatomici che hanno permesso di applicare queste nuove tecniche su pazienti. La missione della WFNS è migliorare l&#8217;assistenza, la formazione e la ricerca neurochirurgica a livello mondiale, a beneficio dei pazienti, con una visione ambiziosa: far sì che cure neurochirurgiche sicure, tempestive e di alta qualità siano accessibili a tutti. Lo scorso 28 marzo, inoltre, l’approccio endoscopico trans orbitale è diventato oggetto di un articolo apparso su una delle più importanti e prestigiose riviste scientifiche internazionali, “<strong>World Neurosurgery</strong>”.</p>



<p><strong>«<em>A Salerno ci sono tecnica e visione, innovazione e futuro</em> – aggiunge Matteo de Notaris &#8211; </strong><em>Servono formazione e ricerca. Siamo un&#8217;avanguardia sulle tecniche mininvasive. Lo scorso anno, per la prima edizione del percorso specialistico di chirurgia orbitale abbiamo avuto discenti da 19 Paesi del mondo che vengono a Salerno per imparare e condividere idee. È possibile grazie alla sinergia tra Università di Salerno, Dipartimento di Medicina e Ospedale. Desidero ringraziare il Rettore Virgilio D’Antonio, il direttore DipMed Annibale Puca e il Direttore della Clinica Neurochirurgica Giorgio Iaconetta per il supporto alle attività di ricerca e cliniche. Niente sarebbe possibile, però, senza la straordinaria e giovane <strong>équipe medica e sanitaria</strong>: una realtà viva e che cresce, tra le prime in tutto il mondo nel campo della Neurochirurgia mininvasiva</em>».  </p>
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		<title>Chirurgia toracica itinerante: l’eccellenza della Vanvitelli opera con successo all’ospedale di Eboli</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/chirurgia-toracica-itinerante-leccellenza-della-vanvitelli-opera-con-successo-allospedale-di-eboli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eboli]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[azienda ospedaliera vanvitelli]]></category>
		<category><![CDATA[chirurgia toracica itinerante]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Azienda Ospedaliera Universitaria &#8220;Luigi Vanvitelli&#8221; riafferma il proprio ruolo di hub d’eccellenza scientifica nel panorama sanitario regionale, portando l’alta specializzazione chirurgica direttamente al letto del paziente. Grazie al progetto di [...]]]></description>
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<p>L’Azienda Ospedaliera Universitaria &#8220;Luigi Vanvitelli&#8221; riafferma il proprio ruolo di hub d’eccellenza scientifica nel panorama sanitario regionale, portando l’alta specializzazione chirurgica direttamente al letto del paziente. Grazie al progetto di Chirurgia Toracica Itinerante, sostenuto dalla Direzione Strategica della AOU Vanvitelli, un nuovo delicato intervento di toracoscopia è stato eseguito con successo presso l’Ospedale di Eboli, dimostrando come l’integrazione tra competenze accademiche e strutture territoriali sia la chiave per una sanità moderna e accessibile.</p>



<p>L’intervento è stato eseguito dal Prof. Alfonso Fiorelli, Direttore della UOC di Chirurgia Toracica del 1° Policlinico, coadiuvato dal Dr. Vincenzo Di Filippo. Il caso clinico riguardava un paziente affetto da pneumotorace recidivante secondario ad enfisema bolloso, le cui condizioni di grave insufficienza respiratoria rendevano rischioso il trasferimento in ambulanza verso la sede di Napoli. L’applicazione di tecniche mininvasive come la toracoscopia in un contesto di emergenza territoriale sottolinea l&#8217;elevato valore professionale del team della Vanvitelli, capace al di fuori della propria sede abituale, utilizzando le tecnologie avanzate già presenti nei presidi della rete regionale.</p>



<p>Tale efficienza organizzativa ha favorito un coordinamento multidisciplinare tra i professionisti dell&#8217;Ospedale di Eboli &#8211; tra cui il Dr. Damiano Capaccio, il Dr. Luigi Sparavigna e il Dr. Ferdinando Chiumento &#8211; e l’equipe chirurgica universitaria. Insieme, hanno coordinato con precisione ogni fase del percorso assistenziale, garantendo continuità e sicurezza dalla fase pre-operatoria a quella post-operatoria.</p>



<p>Il successo non è solo clinico, ma rappresenta il risultato di una pianificazione amministrativa rigorosa regolata da una solida cornice normativa grazie a una specifica convenzione stipulata tra il l’Azienda Ospedaliera Universitaria Luigi Vanvitelli e l’ASL Salerno.</p>



<p>L&#8217;obiettivo di questo progetto è la standardizzazione delle cure su tutto il territorio campano, indipendentemente dall&#8217;area geografica di residenza dell&#8217;utenza. Portando l&#8217;esperto direttamente dal paziente, la sanità regionale ottiene risultati concreti nel contrasto alla migrazione sanitaria, evitando che i cittadini debbano cercare eccellenze lontano dalla propria abitazione.</p>



<p>Al contempo, questo modello contribuisce alla riduzione delle liste d’attesa attraverso una gestione più fluida delle urgenze e favorisce l&#8217;umanizzazione delle cure, permettendo ai pazienti di ricevere trattamenti di alta specializzazione restando vicini ai propri affetti in strutture a loro familiari.</p>



<p>L’Azienda Ospedaliera Universitaria “Luigi Vanvitelli” si conferma dunque non solo come centro di ricerca e didattica, ma come motore di un’organizzazione sanitaria flessibile, sicura e profondamente orientata al benessere del cittadino.</p>
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		<title>Salute: endometriosi, una malattia cronica spesso sottodiagnosticata</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/salute-endometriosi-una-malattia-cronica-spesso-sottodiagnosticata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 13:28:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[ginecologia]]></category>
		<category><![CDATA[malattie croniche]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute femminile]]></category>
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					<description><![CDATA[Colpisce milioni di donne nel mondo, ma resta ancora oggi in molti casi non riconosciuta o diagnosticata con ritardo: è l’endometriosi, una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di tessuto simile [...]]]></description>
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<p>Colpisce milioni di donne nel mondo, ma resta ancora oggi in molti casi non riconosciuta o diagnosticata con ritardo: è l’endometriosi, una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di tessuto simile all’endometrio al di fuori dell’utero.</p>



<p>Secondo le principali società scientifiche, la patologia interessa circa il 10% delle donne in età fertile. I sintomi più comuni includono dolore pelvico cronico, mestruazioni particolarmente dolorose (dismenorrea), dolore durante i rapporti sessuali e, in alcuni casi, difficoltà a concepire. Tuttavia, la variabilità dei sintomi rende spesso complessa l’identificazione precoce della malattia.</p>



<p>Uno degli aspetti più critici è proprio il ritardo diagnostico, che può arrivare anche a diversi anni. Le cause sono molteplici: dalla sottovalutazione del dolore mestruale, spesso considerato “normale”, alla necessità di accertamenti specialistici per confermare la diagnosi, che può richiedere esami strumentali e, nei casi più complessi, laparoscopia.</p>



<p>Dal punto di vista clinico, l’endometriosi è una patologia infiammatoria estrogeno-dipendente, che può interessare ovaie, tube, peritoneo e, più raramente, altri organi. Non esiste una cura definitiva, ma sono disponibili trattamenti farmacologici e chirurgici in grado di controllare i sintomi e migliorare la qualità della vita.</p>



<p>Le terapie includono farmaci antidolorifici, trattamenti ormonali per ridurre la crescita del tessuto endometriale e interventi chirurgici mirati alla rimozione delle lesioni. La scelta del percorso terapeutico dipende da diversi fattori, tra cui l’età della paziente, la gravità dei sintomi e l’eventuale desiderio di gravidanza.</p>



<p>Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso questa patologia, anche grazie a campagne di sensibilizzazione e a un maggiore impegno della comunità scientifica. In Italia, l’endometriosi è inserita tra le malattie croniche e invalidanti nei casi più gravi, con possibilità di accesso a esenzioni per alcune prestazioni sanitarie.</p>



<p>Gli esperti sottolineano l’importanza di non ignorare il dolore persistente e di rivolgersi a uno specialista in presenza di sintomi sospetti. Una diagnosi precoce può infatti contribuire a limitare le complicanze e a migliorare significativamente la gestione della malattia.</p>



<p>L’obiettivo, oggi, è aumentare la consapevolezza e ridurre i tempi di diagnosi, affinché le donne possano ricevere cure adeguate e tempestive per una condizione che incide profondamente sulla qualità della vita.</p>
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		<title>“Una vela per il cuore”: Cardioteam porta la prevenzione cardiovascolare nelle isole italiane</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/una-vela-per-il-cuore-cardioteam-porta-la-prevenzione-cardiovascolare-nelle-isole-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 14:46:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[cardioteam]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione sanlorenzo]]></category>
		<category><![CDATA[vela per il cuore]]></category>
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					<description><![CDATA[Cardioteam – Una vela per il cuore, la campagna di prevenzione cardiovascolare promossa dalla Cardioteam Foundation con il sostegno della Fondazione Sanlorenzo, spiega le vele per il terzo anno consecutivo [...]]]></description>
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<p id="m_7743164680203130531isPasted"><strong><em>Cardioteam – Una vela per il cuore</em></strong>, la campagna di prevenzione cardiovascolare promossa dalla Cardioteam Foundation con il sostegno della Fondazione Sanlorenzo, spiega le vele per il terzo anno consecutivo e si dirige verso le&nbsp;<strong>piccole isole</strong>, dove la prevenzione sanitaria stenta ad arrivare. Dopo il successo delle edizioni precedenti, il progetto torna in mare con un nuovo viaggio dedicato alla prevenzione e alla solidarietà. Da fine marzo a ottobre attraverserà il Tirreno facendo tappa nelle piccole isole italiane, territori straordinari ma fragili dove l’accesso ai servizi sanitari può essere complesso e discontinuo.&nbsp;</p>



<p><strong>Quattordici tappe, oltre sei mesi di navigazione e migliaia di miglia nautiche da percorrere per portare la prevenzione direttamente nelle comunità isolane</strong>.</p>



<p>Il team di medici ed ecocardiografisti salperà a bordo di&nbsp;<em>Serena</em>&nbsp;da Punta Ala (GR), dando via al tour 2026 il 30 marzo all’Isola d’Elba, prima tappa di un itinerario che toccherà, come lo scorso anno, alcune delle isole più suggestive del Mediterraneo italiano: dall’Isola del Giglio a Ponza, da Ventotene a Ischia, fino a Capri e Procida. Nel cuore dell’estate la missione di prevenzione proseguirà tra le Isole Eolie, con uno screening camper attivo a Vulcano e Lipari, per poi raggiungere le Isole Egadi e Trapani. Dopo la pausa di agosto la navigazione riprenderà verso sud con Pantelleria e Lampedusa, per concludersi in Sardegna tra Cagliari, Sant’Antioco, Alghero e La Maddalena, alla fine di ottobre.</p>



<p>Il cuore della campagna è il&nbsp;<strong>Tree Screening</strong>, un modello di prevenzione completamente gratuito che unisce simbolicamente due rami dello stesso albero della vita: cuore e cervello.&nbsp;<strong>Gli esami proposti comprendono l’ecocardiogramma</strong>, che consente di studiare in modo completo la struttura e la funzionalità del cuore – dalla capacità contrattile dei ventricoli alla funzione delle sue 4 valvole, alla presenza di eventuali infarti pregressi –&nbsp;<strong>e l’ecocolor Doppler dei tronchi sovraortici,</strong>&nbsp;un’indagine ecografica delle carotidi che portano il sangue al cervello e che permette di analizzare struttura, spessore delle pareti e flusso sanguigno, contribuendo alla prevenzione del rischio di ictus.</p>



<p>Una vela per il cuore è un viaggio di mare, vento e incontri, nato da un’idea semplice e potente: portare la prevenzione tra le persone. Una barca a vela diventa così un ambulatorio galleggiante, dove cardiologi, ecografisti, skipper e volontari offriranno ecocardiogrammi gratuiti con tecnologie all’avanguardia. Ogni approdo sarà un piccolo presidio sanitario a disposizione, su appuntamento, di tutti gli isolani tra i 50 e i 75 anni, portando informazioni su stili di vita, alimentazione, attività fisica e controllo dei principali fattori di rischio cardiovascolare.</p>



<p><strong>L’iniziativa nasce dalla visione del cardiochirurgo Marco Diena</strong>, presidente della Cardioteam Foundation, che dal 2010 promuove progetti di prevenzione cardiovascolare su tutto il territorio nazionale. Da qualche anno, con&nbsp;<em>Una vela per il cuore</em>&nbsp;questo impegno ha preso la via del mare e sui suoi ambulatori medici itineranti – camper e barca a vela – sono stati effettuati circa&nbsp;<strong>24.000 screening gratuiti</strong>&nbsp;nelle piazze e nei porti di oltre 80 città italiane, portando prevenzione e cultura della salute direttamente tra le persone.</p>



<p><strong>“Serena”, la barca a vela che girerà il Tirreno portando la prevenzione nei porti, è un Azuree 40</strong>&nbsp;di proprietà di due appassionati velisti, Raphael e Silvia Sicouri, figli del grande Pierre, che hanno incrociato il progetto quasi per caso nel 2025 e, per il secondo anno consecutivo, hanno generosamente deciso di trasformare la loro barca nel quartier generale marino di Cardioteam e di far parte dell’equipaggio di&nbsp;<em>Una vela per il cuore<strong>.</strong></em></p>



<p><strong>Partecipare alla campagna è semplice: le persone tra i 50 e i 75 anni potranno prenotare il proprio ecocardiogramma</strong>&nbsp;<strong>gratuito</strong>&nbsp;consultando il calendario sul sito ufficiale del progetto,&nbsp;<a href="https://4s1i9.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/sh/1t6Af4OiGsDg0fXro1llxNbAMXAbhq/0x2Onb535nkj" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.unavelaperilcuore.it/</a>. L’agenda delle visite sarà disponibile nei giorni precedenti l’arrivo della barca in ogni porto. Chiunque potrà inoltre sostenere il viaggio della prevenzione contribuendo con una donazione e “offrendo” simbolicamente una o più miglia nautiche, aiutando l’imbarcazione a continuare il suo percorso lungo le rotte della solidarietà (<a href="https://4s1i9.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/sh/1t6Af4OiGsE8LNkICNrh7dezkM9LPu/RiBKD4vC9oB1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.retedeldono.it/progetto/cardioteam-una-vela-il-cuore-0</a>).</p>



<p>“<em>Siamo orgogliosi ed emozionati di riprendere la via del mare per la terza volta con questo progetto a sostegno della prevenzione nelle isole</em>” dichiara&nbsp;<strong>Marco Diena, presidente di Cardioteam Foundation</strong>. “<em>Quattordici tappe e sei mesi di navigazione per un nuovo viaggio straordinario per portare prevenzione in quei territori dove l’assistenza medica e non solo è spesso difficile o preclusa</em>”.</p>



<p><em>“Il nuovo progetto Una vela per il cuore è profondamente vicino alla nostra mission e alla nostra sensibilità”</em>&nbsp;sottolinea&nbsp;<strong>Massimo Perotti, tra i fondatori di Fondazione Sanlorenzo</strong>. “<em>Con i miei figli Cecilia e Cesare, abbiamo deciso di creare Fondazione Sanlorenzo per sostenere le comunità isolane nell’accesso ai propri bisogni fondamentali, come l’istruzione, la mobilità, l’imprenditoria locale: quello dell’accesso alla prevenzione e alle cure mediche è forse il diritto più importante e siamo orgogliosi di dare il nostro contributo sostenendo Cardioteam, proprio partendo dal nostro territorio, la Liguria.”&nbsp;</em></p>



<p><em>“L’iniziativa ‘Una vela per il cuore’ unisce perfettamente realtà a me molto care: il mare, la vela e la prevenzione” commenta&nbsp;<strong>il presidente della Regione Liguria Marco Bucci</strong>, presente all’inaugurazione del progetto. “Portare gli strumenti e i professionisti della salute nelle località isolane, dove può essere difficile raggiungere con facilità i presidi sanitari, è davvero una missione preziosa, perché prevenzione e screening sono i pilastri di un futuro all’insegna della salute”.</em></p>
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		<title>Eccellenze Meridionali 2026, alla Camera premiato lo scienziato campano Giovanni Corso: simbolo della ricerca oncologica italiana</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/eccellenzemeridionali-2026-alla-camera-premiato-lo-scienziato-campano-giovanni-corso-simbolo-della-ricerca-oncologica-italiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 09:06:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni corso]]></category>
		<category><![CDATA[medico oncologoc giovanni corso]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Premio “Eccellenze Meridionali 2026” per la cultura scientifica promosso dall’Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori” della Camera dei Deputati, sarà consegnato allo scienziato campano e medico [...]]]></description>
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<p>Il Premio “Eccellenze Meridionali 2026” per la cultura scientifica promosso dall’Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori” della Camera dei Deputati, sarà consegnato allo scienziato campano e medico oncologo di origini Irpine, Giovanni Corso.  La cerimonia, che celebra istituzionalmente i personaggi dell’anno ritenuti eccellenze del Sud, sarà presieduta dal presidente dell’Intergruppo, il deputato partenopeo Alessandro Caramiello, si svolgerà giovedì 1° aprile presso la sala Matteotti di Palazzo Montecitorio alla Camera dei Deputati. Evento a cui prenderanno parte tra gli altri, anche il ministro per le disabilità, Alessandra Locatelli. </p>



<p>“Sono onorato di questo premio-spiega l’oncologo. – Un riconoscimento che racconta oltre vent’anni di professione come chirurgo e ricercatore universitario e nei quali ho dedicato tutta la mia attenzione allo studio dei tumori ereditari e alla prevenzione oncologica. Questo momento-aggiunge Corso- che dedico ai miei pazienti, alla loro sofferenza, al loro ottimismo e alla loro fiducia, rappresenta un punto di forza per me e per loro”.&nbsp;</p>



<p>Medico oncologo e scienziato di origini campane, Giovanni Corso è ritenuto tra i più influenti scienziati al mondo nel campo oncologico della Ricerca, della chirurgia e della cura del tumore al seno. Oncologo presso l’Istituto Europeo Oncologico di Milano, Presidente della European Cancer Prevention Organization, Corso ricopre tra gli altri gli incarichi, quello di componente della Commissione Nazionale del MIUR per la valutazione medico-scientifica della Ricerca nelle università italiane, Professore Associato di Chirurgia Generale presso la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Milano “La Statale” e ideatore del premio di divulgazione scientifica “Leonardo Di Capua”.</p>



<p>“Il premio riconosce non solo le eccellenze della nostra terra ma come nel caso del prof. Corso- spiega il deputato Alessandro Caramiello- l’impegno condiviso di una comunità nel promuovere cultura scientifica, prevenzione e cura del tumore. Giovanni Corso rappresenta l’esempio della professionalità che fonde competenza clinica, rigore scientifico e dedizione. Questo riconoscimento-chiosa il deputato- è un tributo meritato a chi, con passione, ha contribuito a rendere la medicina migliore per chi sta in difficoltà e invita l’intera comunità a investire in formazione, collaborazione tra università e ospedali, e nel potenziamento della sanità nel Mezzogiorno”.</p>



<p>All’evento che vedrà la presenza anche di altri illustri personaggi meridionali che si sono distinti nel mondo dell’economia e della cultura e che verranno premiati tra i quali il presidente dell’UNICEF Nicola Graziano, il giornalista Giovanni Padellaro e due imprenditori, sarà presente tra gli ospiti anche l’associazione Alta Irpinia Solidale con il presidente Vitale Recce –“Giovanni Corso rappresenta l’orgoglio della Campania nel mondo e racconta la storia di un Mezzogiorno che non si arrende e continua ad eccellere”.</p>
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