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	<title>Notizie mediche | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
	<lastBuildDate>Wed, 14 Oct 2026 08:47:05 +0000</lastBuildDate>
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	<item>
		<title>TSO, un errore nella procedura può fare la differenza tra cura e violazione dei diritti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/tso-un-errore-nella-procedura-puo-fare-la-differenza-tra-cura-e-violazione-dei-diritti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 17:03:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
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					<description><![CDATA[NELLA CONVALIDA DEL T.S.O. È NECESSARIA TUTTA L&#8217;ATTENZIONE CHE LA NORMA PREVEDESentenza 157/2026 Corte Costituzionale La sentenza della Corte Costituzionale torna a delineare con estrema chiarezza il delicato equilibrio tra [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">NELLA CONVALIDA DEL T.S.O. È NECESSARIA TUTTA L&#8217;ATTENZIONE CHE LA NORMA PREVEDE<br>Sentenza 157/2026 Corte Costituzionale</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sentenza della Corte Costituzionale torna a delineare con estrema chiarezza il delicato equilibrio tra la tutela della salute pubblica, il diritto alle cure e la salvaguardia della libertà personale. Al centro della pronuncia vi è la disciplina del Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), una misura eccezionale che incide in modo diretto e profondo sulla sfera d&#8217;autonomia e sulla dignità dell&#8217;individuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il TSO rappresenta uno dei punti di maggiore tensione del nostro ordinamento: da un lato vi è l&#8217;esigenza di prestare assistenza a persone che si trovano in condizioni di grave alterazione psichica e rifiutano le cure; dall&#8217;altro vi è la necessità imperativa di garantire che tali interventi non si trasformino in una privazione arbitraria della libertà. La Costituzione, all&#8217;articolo 32, stabilisce che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge, aggiungendo un limite invalicabile: il rispetto della persona umana. A ciò si affianca la garanzia dell&#8217;articolo 13, che tutela l&#8217;inviolabilità della libertà personale sotto la riserva di giurisdizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Consulta ha ribadito che la natura coercitiva del TSO impone un&#8217;applicazione rigorosa e mai formalistica delle garanzie procedurali previste dalla legge n. 180 del 1978 (la legge Basaglia, poi confluita nella legge 833/1978). La sequenza che va dalla proposta medica alla convalida del sindaco, fino alla necessaria autorizzazione del giudice tutelare, non costituisce una semplice prassi burocratica, ma una catena di controllo indispensabile a proteggere il cittadino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione dei giudici costituzionali sottolinea che l&#8217;assenza o il vizio di anche uno solo di questi passaggi mina la legittimità dell&#8217;intero procedimento. L&#8217;intervento non può basarsi su valutazioni generiche, ma richiede una costante attenzione al rispetto della normativa vigente. La tutela della persona che affronta un momento di vulnerabilità deve rimanere il faro guida di ogni operatore sanitario e di ogni autorità coinvolta, assicurando che la cura non travalichi mai i confini del rispetto dei diritti fondamentali.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Chirurgia robotica e intelligenza artificiale: così cambia il modo di operare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/chirurgia-robotica-e-intelligenza-artificiale-cosi-cambia-il-modo-di-operare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 14:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AI & Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Startup & Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[chirrurgia robotica]]></category>
		<category><![CDATA[chirurgia miniinvasiva]]></category>
		<category><![CDATA[gemelli di roma]]></category>
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					<description><![CDATA[Incisioni più piccole, strumenti di alta precisione e immagini tridimensionali: la chirurgia robotica sta trasformando le sale operatorie. Ma dietro la tecnologia resta fondamentale il ruolo del chirurgo. La medicina [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Incisioni più piccole, strumenti di alta precisione e immagini tridimensionali: la chirurgia robotica sta trasformando le sale operatorie. Ma dietro la tecnologia resta fondamentale il ruolo del chirurgo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La medicina sta vivendo una trasformazione importante grazie allo sviluppo della robotica e dell’intelligenza artificiale. Tra le innovazioni più significative c’è la chirurgia mini-invasiva robot-assistita, una tecnica che consente di eseguire numerosi interventi attraverso piccole incisioni, utilizzando strumenti specializzati controllati dal chirurgo mediante una console.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza della chirurgia tradizionale, che spesso richiede incisioni più ampie per raggiungere la zona da operare, la chirurgia mini-invasiva permette di accedere all’interno del corpo attraverso aperture di pochi millimetri o centimetri, a seconda del tipo di intervento. Questa modalità può ridurre il trauma sui tessuti e favorire un recupero più rapido, anche se i risultati dipendono dalla procedura e dalle condizioni del paziente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come funziona un intervento con il robot?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema più conosciuto è il robot chirurgico da Vinci, utilizzato in diversi ambiti, tra cui urologia, ginecologia e chirurgia generale. È importante chiarire che il robot non opera autonomamente: è il medico a controllare ogni movimento degli strumenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intervento si svolge generalmente in diverse fasi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Preparazione del paziente.</strong> Dopo gli esami preliminari e la valutazione dell’équipe medica, il paziente viene sottoposto ad anestesia, generalmente generale. Il chirurgo individua la zona da trattare e pianifica l’accesso chirurgico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Piccole incisioni.</strong> Il medico pratica alcune piccole aperture nella pelle attraverso cui inserisce una telecamera e strumenti chirurgici sottili. La telecamera trasmette immagini ingrandite e tridimensionali dell’area da operare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Controllo dalla console.</strong> Il chirurgo si siede davanti a una console e osserva l’interno del corpo attraverso un sistema visivo ad alta definizione. Muovendo appositi comandi con le mani e le dita, controlla gli strumenti collegati ai bracci robotici, che riproducono i suoi movimenti con grande precisione. Nei sistemi compatibili, i movimenti possono essere filtrati per ridurre gli effetti di eventuali tremori fisiologici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. Esecuzione dell’intervento.</strong> Attraverso gli strumenti introdotti nelle incisioni, il chirurgo può tagliare, suturare, rimuovere tessuti malati o trattare una determinata struttura anatomica. I bracci robotici offrono una notevole libertà di movimento anche in spazi ristretti, mentre la visione ingrandita aiuta a distinguere i dettagli anatomici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>5. Conclusione e recupero.</strong> Terminata la procedura, gli strumenti vengono rimossi e le piccole incisioni vengono chiuse. Il paziente viene monitorato durante il risveglio e nei giorni successivi, secondo il tipo di intervento e le sue condizioni cliniche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Qual è il ruolo dell’intelligenza artificiale?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La robotica chirurgica e l’intelligenza artificiale sono tecnologie collegate, ma non sono la stessa cosa. Il robot traduce i comandi del chirurgo in movimenti degli strumenti; l’IA può invece contribuire all’analisi delle immagini mediche, alla pianificazione dell’intervento e allo studio dei dati clinici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le applicazioni più avanzate possono aiutare a riconoscere strutture anatomiche nelle immagini, elaborare informazioni raccolte durante l’operazione e supportare alcune decisioni cliniche. Molte di queste funzioni sono ancora oggetto di sviluppo e valutazione, e la loro disponibilità varia tra sistemi e ospedali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella pratica clinica attuale, il controllo dell’intervento rimane affidato al chirurgo. L’autonomia completa di un sistema robotico in un intervento complesso non rappresenta la normale modalità di funzionamento della chirurgia robot-assistita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quali sono i vantaggi per i pazienti?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i principali benefici potenziali della chirurgia mini-invasiva robot-assistita figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Minore trauma chirurgico:</strong> le incisioni sono generalmente più piccole rispetto a quelle richieste da molte operazioni tradizionali.</li>



<li><strong>Maggiore precisione dei movimenti:</strong> gli strumenti possono facilitare manovre delicate in spazi anatomici ristretti.</li>



<li><strong>Recupero postoperatorio:</strong> in alcuni interventi si possono osservare meno dolore, minori perdite di sangue e una degenza più breve.</li>



<li><strong>Visione dettagliata:</strong> le immagini ingrandite possono aiutare il chirurgo a distinguere le strutture anatomiche.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questi vantaggi non sono però garantiti in ogni situazione. La chirurgia robotica può richiedere tempi operatori maggiori e comportare costi elevati per l&#8217;acquisto, la manutenzione e la gestione delle apparecchiature. Inoltre, non tutti gli interventi possono essere eseguiti con questa tecnica e, in alcuni casi, la chirurgia tradizionale o laparoscopica rimane la scelta più appropriata.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Vaccini, esperti: inserire Rsv e rafforzare HPV nel piano nazionale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/vaccini-esperti-inserire-rsv-e-rafforzare-hpv-nel-piano-nazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 11:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
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					<description><![CDATA[Aggiornare le strategie di immunizzazione, rafforzare la protezione di adulti e persone fragili e superare le disuguaglianze territoriali nell&#8217;accesso ai vaccini. Sono le priorità indicate dalla comunità scientifica in vista [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Aggiornare le strategie di immunizzazione, rafforzare la protezione di adulti e persone fragili e superare le disuguaglianze territoriali nell&#8217;accesso ai vaccini. Sono le priorità indicate dalla comunità scientifica in vista del nuovo Piano nazionale di immunizzazione 2027-2031, atteso in questa fase dopo l&#8217;impegno assunto dal ministero della Salute nell&#8217;ambito dell&#8217;intesa Stato-Regioni del dicembre 2025 a presentare una proposta. Il tema è stato al centro del quarto appuntamento del 2026 di &#8216;La Sanità che Vorrei&#8217;, dal titolo &#8216;Dal Prevention Hub al territorio, dalla diagnostica alla presa in carico: una rete per tutelare e orientare ogni cittadino&#8217;, organizzato oggi a Roma, nella sede del ministero della Salute, da Aristea International e promosso dalla Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), insieme ad altre società scientifiche e associazioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="421" height="237" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/10/Vaccini-esperti-in-piano-nazionale-inserire-Rsv-e-rafforzare-HPV.jpg" alt="" class="wp-image-263690" style="width:561px;height:auto" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/10/Vaccini-esperti-in-piano-nazionale-inserire-Rsv-e-rafforzare-HPV.jpg 421w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/10/Vaccini-esperti-in-piano-nazionale-inserire-Rsv-e-rafforzare-HPV-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 421px) 100vw, 421px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Con l&#8217;avvio della stagione influenzale, l&#8217;attenzione si concentra sulla necessità di sfruttare la campagna autunnale per &#8220;ampliare la copertura vaccinale e aggiornare l&#8217;offerta nazionale&#8221;. Tra le proposte della comunità scientifica figurano l&#8217;inserimento del vaccino contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv) nel calendario vaccinale, il rafforzamento della prevenzione dell&#8217;HPV e il superamento delle differenze regionali nell&#8217;accesso alle immunizzazioni. &#8220;<em>Il nuovo Calendario vaccinale e dell&#8217;immunizzazione rappresenta un&#8217;occasione importante per aggiornare le strategie alla luce delle possibilità oggi disponibili e renderle realmente accessibili</em>&#8211; ha sottolineato nel corso del suo intervento il professor Massimo Andreoni, componente del Consiglio superiore di sanità &#8211;<em> La sfida non è soltanto disporre di nuovi strumenti, ma fare in modo che arrivino alla persona giusta nel momento giusto, senza differenze legate al territorio di residenza</em>&#8220;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto ha messo quindi al centro due dimensioni complementari della prevenzione: da un lato, le strategie internazionali, basate sulla sorveglianza epidemiologica, sulle evidenze scientifiche e sulle nuove opportunità di immunizzazione; dall&#8217;altro, la capacità di tradurre queste indicazioni in servizi accessibili sul territorio, con particolare attenzione agli anziani, ai pazienti fragili e alle persone più difficili da raggiungere. A rappresentare questi due ambiti sono stati &#8220;<em>organismi come l&#8217;Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e l&#8217;Istituto superiore di sanità (Iss)</em>&#8211; hanno fatto sapere gli esperti- <em>insieme ai rappresentanti della medicina generale, delle farmacie e delle associazioni civiche</em>&#8220;. L&#8217;obiettivo è quello di rafforzare il collegamento tra indirizzi scientifici e istituzionali e presa in carico dei cittadini, affinché &#8220;<em>la prevenzione vaccinale sia sempre più efficace e uniforme sul territorio nazionale</em>&#8220;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rsv, in Italia ogni anno 290 mila casi in over 60 e 1.800 decessi. Esperti: &#8220;<em>Integrare anti-Rsv con vaccinazioni herpes zoster e pneumococco</em>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Secondo i dati del ministero della Salute, in Italia negli over 60 si stimano ogni anno circa 290mila casi, 26mila ricoveri e 1.800 decessi. Numeri particolarmente rilevanti in un Paese che invecchia e in cui le infezioni respiratorie possono aggravare BPCO, scompenso cardiaco e altre comorbidità</em>&#8220;. È quanto emerso oggi a Roma in occasione del quarto appuntamento del 2026 di &#8216;La Sanità che Vorrei&#8217;, dal titolo &#8216;Dal Prevention Hub al territorio, dalla diagnostica alla presa in carico: una rete per tutelare e orientare ogni cittadino&#8217;, organizzato oggi nella sede del ministero della Salute da Aristea International e promosso dalla Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), insieme ad altre società scientifiche e associazioni. Da qui, hanno evidenziato gli esperti, l&#8217;auspicio che le nuove strategie nazionali consentano di integrare &#8220;i<em>n maniera sempre più organica</em>&#8221; le opportunità di protezione contro RSV insieme alle vaccinazioni contro Herpes Zoster e pneumococco, riducendo al contempo &#8220;<em>le differenze nell&#8217;offerta tra territori</em>&#8220;. Tra le questioni che gli specialisti hanno chiesto di affrontare nel nuovo assetto nazionale dell&#8217;immunizzazione anche la protezione dell&#8217;adulto contro il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV).</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fibromialgia: specialisti a confronto sulle strategie di trattamento e assistenza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/fibromialgia-specialisti-a-confronto-sulle-strategie-di-trattamento-e-assistenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
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					<description><![CDATA[L’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) rappresenta un momento di svolta epocale per la tutela dei diritti dei circa 2 milioni di pazienti affetti da Sindrome Fibromialgica in Italia [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) rappresenta un momento di svolta epocale per la tutela dei diritti dei circa <strong>2 milioni di pazienti affetti da Sindrome Fibromialgica in Italia</strong> – in gran parte donne in età lavorativa (25-45 anni), per le quali la patologia costituisce la terza diagnosi reumatologica ambulatoriale. L’attribuzione del codice di esenzione (068) sancisce finalmente il riconoscimento ufficiale della malattia da parte del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), superando anni di stigma e isolamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, le società scientifiche<strong>&nbsp;CRel (Collegio Reumatologi Italiani), SIMFER (Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa) e SISMED (Società Italiana Scienze Mediche)</strong> lanciano un allarme e un appello istituzionale: l’attuale vincolo che subordina l’esenzione al raggiungimento di un punteggio di severità clinica estrema nel test FIQR (Fibromyalgia Impact Questionnaire Revised) superiore a 82 esclude oltre l’80% dei malati. I dati epidemiologici e clinici evidenziano infatti che tale classe di gravità estrema riguarda appena una ristretta minoranza (circa il 16%) della popolazione affetta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le criticità sul campo: oltre l’80% dei pazienti senza tutele</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La stragrande maggioranza dei malati, pur convivendo con forme moderate o intermedie caratterizzate da dolore cronico severamente invalidante, pesanti limitazioni lavorative e costi sanitari ingenti, si trova oggi priva di esenzione ticket e costretta a subire una vera e propria solitudine terapeutica. A ciò si sommano forti disuguaglianze territoriali, ritardi diagnostici pluriennali, la necessità di un costante supporto psicologico per affrontare l&#8217;impatto emotivo della malattia e una frammentazione dei percorsi assistenziali che alimenta il fenomeno del &#8220;nomadismo medico&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le voci dei Presidenti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>CReI (Collegio Reumatologi Italiani):&nbsp;</strong><em>«Accogliamo con favore l&#8217;ingresso della fibromialgia nei LEA come un atto di giustizia e dignità clinica atteso da anni – dichiara il Presidente CRel – ma non possiamo accontentarci di una soglia che relega ai margini oltre l&#8217;ottanta per cento dei pazienti. La presa in carico deve essere precoce, multidisciplinare e aperta al fondamentale supporto psicologico e al costante avanzamento della ricerca clinica».</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>SIMFER (Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa):&nbsp;</strong><em>«La gestione della fibromialgia richiede imprescindibilmente un approccio globale e riabilitativo – sottolinea la Presidenza SIMFER –. Il trattamento del dolore cronico e il recupero della funzionalità e della partecipazione sociale non possono prescindere da percorsi strutturati, che uniscano la riabilitazione al sostegno psicologico e a un forte investimento nella ricerca scientifica».</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>SISMED (Società Italiana Scienze Mediche):&nbsp;</strong><em>«Integrare le competenze specialistiche con i nuovi strumenti formativi e digitali è la chiave per superare le frammentazioni assistenziali – evidenzia la Presidenza SISMED –. Dobbiamo mettere i professionisti della salute nelle condizioni di diagnosticare tempestivamente, di collaborare attivamente con gli psicologi e di sostenere la ricerca per migliorare i percorsi di cura in rete».</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le priorità operative e le proposte congiunte</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per dare una risposta<strong>&nbsp;concreta, strutturata ed equa su tutto il territorio nazionale</strong>, CRel, SIMFER e SISMED propongono un modello di presa in carico integrata e multidisciplinare fondato su direttrici strategiche condivise:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Adozione di PDTA Regionali Uniformi e Ambulatori Dedicati: </strong>È urgente superare le disparità locali implementando Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) omogenei in tutte le Regioni (sull&#8217;esempio virtuoso della legge capofila della Regione Campania), attivando ambulatori reumatologici e riabilitativi multidisciplinari che includano stabilmente la figura dello psicologo.</li>



<li><strong>Integrazione Clinica, Riabilitativa e Digitale: </strong>L’approccio terapeutico non può prescindere da una presa in carico globale che unisca la competenza specialistica alla medicina fisica e riabilitativa, e la competenza psicologica, valorizzando al contempo i percorsi formativi e digitali a supporto della pratica clinica quotidiana sul territorio.</li>



<li><strong>Impulso alla Ricerca Scientifica: </strong>È fondamentale promuovere e finanziare nuovi studi clinici e traslazionali per approfondire i meccanismi fisiopatologici della fibromialgia, validare nuovi biomarcatori e migliorare l&#8217;efficacia dei trattamenti personalizzati.</li>



<li><strong>Formazione Capillare e Contrasto allo Stigma: </strong>I Medici di Medicina Generale (MMG) e gli specialisti necessitano di programmi di formazione continua congiunta per intercettare precocemente i sintomi, utilizzare strumenti clinici validati, abbattere i tempi della diagnosi e sradicare definitivamente il pregiudizio della natura &#8220;psicosomatica&#8221; della patologia.</li>



<li><strong>Ampliamento Progressivo delle Tutele: </strong>Le società scientifiche si impegnano a dialogare con le istituzioni per un progressivo allargamento della platea dei beneficiari dell’esenzione 068 anche alle forme moderate, garantendo equità di accesso alle cure per l&#8217;intera popolazione affetta.</li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Inquinamento acustico, quando il rumore diventa un problema per la salute</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/inquinamento-acustico-quando-il-rumore-diventa-un-problema-per-la-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 12:15:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento acustico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=262316</guid>

					<description><![CDATA[Traffico, treni, aerei, cantieri, attività industriali, locali, concerti e musica ad alto volume: il rumore accompagna la vita quotidiana, soprattutto nelle città, ma quando l&#8217;esposizione è intensa o prolungata può [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Traffico, treni, aerei, cantieri, attività industriali, locali, concerti e musica ad alto volume: il rumore accompagna la vita quotidiana, soprattutto nelle città, ma quando l&#8217;esposizione è intensa o prolungata può diventare un problema ambientale e sanitario. L&#8217;Organizzazione mondiale della sanità considera infatti il rumore ambientale una delle principali minacce ambientali per la salute nella regione europea. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è soltanto una questione di fastidio. Secondo l&#8217;OMS, l&#8217;esposizione prolungata al rumore può essere associata a disturbi del sonno, effetti sul sistema cardiovascolare e metabolico, problemi cognitivi, compromissione dell&#8217;udito e acufeni. Tra gli effetti considerati nelle linee guida dell&#8217;organizzazione figurano anche il disturbo e la perdita di qualità della vita e, per alcune fonti di rumore, possibili conseguenze sulla salute mentale e sul benessere. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il traffico è la principale fonte</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle aree urbane una delle principali fonti di esposizione è il traffico stradale. Seguono, a seconda dei territori, il traffico ferroviario e quello aereo, mentre un ruolo può essere svolto anche dalle attività industriali e dalle attività ricreative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;OMS ha elaborato raccomandazioni specifiche per cinque grandi categorie di rumore ambientale: traffico stradale, ferroviario e aereo, turbine eoliche e attività ricreative. Per il traffico stradale, ad esempio, le linee guida raccomandano di mantenere l&#8217;esposizione media al di sotto di 53 decibel e quella notturna al di sotto di 45 decibel, livelli individuati sulla base degli effetti sulla salute. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi valori non vanno però confusi automaticamente con i limiti di legge applicabili in Italia, che dipendono dalla sorgente, dalla destinazione d&#8217;uso del territorio e dal periodo della giornata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa dice la legge italiana</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia il riferimento generale è la <strong>legge quadro n. 447 del 26 ottobre 1995 sull&#8217;inquinamento acustico</strong>, che disciplina la tutela dall&#8217;esposizione al rumore e assegna competenze a Stato, Regioni, Province e Comuni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La normativa prevede, tra gli strumenti di prevenzione e risanamento, la classificazione acustica del territorio, la pianificazione degli interventi e le valutazioni previsionali di impatto acustico. Per le principali infrastrutture di trasporto sono inoltre previsti specifici interventi di contenimento e abbattimento del rumore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A livello europeo, la direttiva 2002/49/CE ha introdotto un sistema comune per la valutazione e la gestione del rumore ambientale. Tra gli strumenti previsti ci sono le mappe acustiche e i piani d&#8217;azione destinati alle aree maggiormente esposte. La direttiva, però, non stabilisce un unico valore limite europeo valido per tutte le situazioni. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Non conta soltanto quanto è forte un rumore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per valutare gli effetti dell&#8217;esposizione non è sufficiente considerare il volume di un singolo rumore. Contano anche la durata, la frequenza con cui si verifica, l&#8217;orario e le caratteristiche della sorgente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un rumore particolarmente intenso può provocare danni all&#8217;apparato uditivo anche in seguito a esposizioni brevi, mentre l&#8217;esposizione prolungata a livelli elevati rappresenta un rischio diverso. L&#8217;effetto varia inoltre in funzione della sensibilità individuale e delle caratteristiche dell&#8217;ambiente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione viene riservata al rumore notturno. L&#8217;interferenza con il sonno è infatti uno degli effetti più documentati dell&#8217;esposizione al rumore ambientale e può ripercuotersi sul benessere e sulla salute nel lungo periodo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Quanto rumore c&#8217;è nelle città</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l&#8217;OMS, nell&#8217;Unione europea circa <strong>100 milioni di persone</strong>, pari a circa una persona su cinque, sono esposte a livelli di rumore stradale considerati nocivi. L&#8217;organizzazione stima inoltre almeno 392mila anni di vita in buona salute persi ogni anno nell&#8217;Ue a causa dell&#8217;esposizione al rumore legato ai trasporti stradali, ferroviari e aerei. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le stime utilizzate dalle autorità ambientali europee derivano dalle mappe acustiche e riguardano soprattutto le principali infrastrutture e gli agglomerati urbani. Per questo non rappresentano necessariamente l&#8217;intera esposizione al rumore della popolazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal traffico ai locali: le diverse forme di rumore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema non riguarda soltanto le strade. L&#8217;OMS prende in considerazione anche il rumore prodotto dalle attività ricreative, come concerti, manifestazioni e locali, oltre all&#8217;ascolto di musica ad alto volume attraverso dispositivi personali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi casi diventa importante anche la durata dell&#8217;esposizione. Per proteggere l&#8217;udito, soprattutto nei luoghi caratterizzati da musica ad alto volume, le principali raccomandazioni sanitarie puntano sulla riduzione del livello sonoro e sulla limitazione dei tempi di esposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rumore può inoltre avere effetti sulla fauna. Le autorità ambientali segnalano che l&#8217;esposizione acustica può modificare comportamenti e distribuzione di alcune specie, sia negli ambienti terrestri sia in quelli acquatici. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa può fare il cittadino</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La riduzione dell&#8217;inquinamento acustico dipende soprattutto da interventi urbanistici, infrastrutturali e amministrativi, ma anche le abitudini individuali possono contribuire a limitare l&#8217;esposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In casa può essere utile ridurre il volume degli apparecchi audio e televisivi, evitare l&#8217;esposizione prolungata a suoni molto intensi e prestare particolare attenzione all&#8217;utilizzo di cuffie e auricolari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando invece il problema riguarda il rumore proveniente da strada, attività commerciali, cantieri o altri impianti, il riferimento sono le amministrazioni competenti e gli organismi di controllo, che possono effettuare misurazioni e verificare il rispetto dei limiti previsti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema dell&#8217;inquinamento acustico riguarda quindi contemporaneamente ambiente, salute e qualità della vita. E la questione non è soltanto quanto rumore produciamo, ma <strong>quanto a lungo siamo esposti, in quali orari e con quale intensità</strong>.</p>
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		<title>Leucodistrofia, in Campania al via nuovo screening neonatale per la diagnosi precoce</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/leucodistrofia-in-campania-al-via-nuovo-screening-neonatale-per-la-diagnosi-precoce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 10:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[ceinge]]></category>
		<category><![CDATA[screening neonatale]]></category>
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					<description><![CDATA[Parte in Regione Campania un nuovo test neonatale per la diagnosi precoce di leucodistrofia metacromatica (MLD), una rara e grave malattia genetica neurodegenerativa progressiva, caratterizzata da un grave e rapido [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Parte in Regione Campania un nuovo test neonatale per la diagnosi precoce di leucodistrofia metacromatica (MLD), una rara e grave malattia genetica neurodegenerativa progressiva, caratterizzata da un grave e rapido deterioramento delle funzioni, motorie e cognitive. Grazie ad un progetto pilota attivo al CEINGE, Centro di Ingegneria genetica e Unico Polo Regionale per lo screening neonatale, il sistema sanitario regionale offre una nuova opportunità di prevenzione salvavita con l’attivazione del nuovo test.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’efficacia delle terapie geniche di ultima generazione ad oggi disponibili dipende esclusivamente dalla diagnosi precoce: i maggiori benefici si ottengono quando il bambino viene identificato e trattato prima della comparsa dei sintomi e del danno neurologico irreversibile. Riconoscere la malattia prima della comparsa dei sintomi può quindi consentire l’accesso alla terapia genica nelle fasi in cui offre i risultati migliori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo screening per la MLD, non obbligatorio e non incluso nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), viene proposto ai nuovi nati in Campania nell’ambito di un progetto della durata di tre anni. L’adesione è volontaria e richiede la firma del consenso informato da parte dei genitori in ospedale. Non sono necessarie ulteriori punture: il test utilizza le stesse gocce di sangue già prelevate dal tallone del neonato, tra le 48 e le 72 ore di vita, per gli screening di routine e raccolte sul cartoncino di Guthrie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Con il nuovo test, che pone la Campania all’avanguardia per la diagnosi precoce sulla MLD, possiamo cambiare il futuro dei bimbi che ne sono affetti. La tempestività della diagnosi può salvare vite e ridurre gli effetti della malattia sullo sviluppo perché permette di avviare tempestivamente la valutazione specialistica per l’accesso alla terapia, prima che si producano danni neurologici irreversibili” ha commentato il Presidente Roberto Fico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo progetto rafforza il percorso di screening della Regione Campania, affiancando agli esami già previsti un’ulteriore possibilità di individuare precocemente la patologia. “L’iniziativa rientra in un percorso di arricchimento progressivo che ci vede già impegnati in altre patologie non inserite nei Lea, quali le malattie lisosomiali – spiega Mariano Giustino, Amministratore delegato del CEINGE -. Tutti i bambini individuati sono stati curati tempestivamente”</p>



<p class="wp-block-paragraph">La leucodistrofia metacromatica è una malattia genetica rara, progressiva e neurodegenerativa, con un’incidenza stimata tra un caso ogni 40mila e uno ogni 160mila nati vivi. È causata dal deficit dell’enzima arilsulfatasi A, che determina l’accumulo di sostanze chiamate sulfatidi e il conseguente danneggiamento del sistema nervoso. Nelle forme più precoci può provocare una rapida perdita delle capacità motorie e cognitive, con conseguenze gravissime per la vita del bambino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi è disponibile una terapia genica autorizzata nell’Unione europea per specifiche forme e fasi della malattia, in grado di modificarne il decorso. I maggiori benefici si osservano nei bambini trattati prima della comparsa dei sintomi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo test si inserisce nella rete regionale dello screening neonatale, che ha nel CEINGE il proprio Centro Unico di riferimento. Il Centro esegue già lo screening su tutti i nati della Campania per le 48 patologie previste dalla legge 167/2016 e inserite nei LEA del 2017. Il progetto pilota è finanziato da Orchard Therapeutics ed è stato approvato dal Comitato Etico dell’Università di Napoli, con protocollo 309/2024. L’obiettivo è offrire a tutti i nuovi nati della regione un’ulteriore opportunità di diagnosi precoce e contribuire a ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure.</p>
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		<item>
		<title>Scoperto un nuovo legame tra intestino e fegato nella carenza di alfa-1-antitripsina</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/scoperto-un-nuovo-legame-tra-intestino-e-fegato-nella-carenza-di-alfa-1-antitripsina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 15:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[alfa-1-antitrispina]]></category>
		<category><![CDATA[asse intestino fegato]]></category>
		<category><![CDATA[telethon]]></category>
		<category><![CDATA[tigem]]></category>
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					<description><![CDATA[La carenza di alfa1-antitripsina è una malattia genetica rara conosciuta soprattutto per i suoi effetti sul fegato e sui polmoni. Ora un gruppo di ricercatori dell’Istituto Telethon di Genetica e [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La <strong>carenza di alfa1-antitripsina</strong> è una malattia genetica rara conosciuta soprattutto per i suoi effetti sul fegato e sui polmoni. Ora un gruppo di ricercatori dell’<a href="https://www.tigem.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem)</strong></a><strong> </strong><strong>di Pozzuoli</strong> ha scoperto che la stessa mutazione responsabile della malattia può alterare profondamente anche il funzionamento dell’intestino, aumentando la predisposizione all’infiammazione intestinale e contribuendo a peggiorare il danno epatico attraverso il cosiddetto <strong>“asse intestino-fegato”</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I risultati dello studio, guidato da <a href="https://www.tigem.it/research/research-faculty/pastore" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Nunzia Pastore</strong></a> e pubblicato su <em>Signal Transduction and Targeted Therapy</em>, rivista del gruppo <em>Nature</em>, suggeriscono per la prima volta una spiegazione biologica di osservazioni cliniche riportate da tempo in diversi studi epidemiologici, secondo cui le persone con le forme più gravi di carenza di alfa1-antitripsina sono più a rischio di sviluppare malattie infiammatorie croniche intestinali rispetto alla popolazione generale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un nuovo organo coinvolto nella malattia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La carenza di alfa1-antitripsina è causata da mutazioni del gene <em>SERPINA1</em>, che codifica per una proteina prodotta principalmente dal fegato e fondamentale per proteggere i tessuti dall’azione di enzimi infiammatori. Nella forma più grave della malattia, la proteina mutata, nota come alfa1-antitripsina Z (ATZ), tende ad accumularsi all’interno delle cellule, provocando danni soprattutto a carico del fegato e riducendo la quantità di proteina disponibile nell’organismo, con conseguenze anche per i polmoni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Finora, tuttavia, non era chiaro se la mutazione potesse avere effetti diretti anche sull’intestino. Per rispondere a questa domanda, i ricercatori del Tigem hanno utilizzato modelli murini della malattia, organoidi intestinali derivati da cellule staminali pluripotenti di pazienti e campioni di tessuto umano. Lo studio ha rivelato che la proteina mutata si accumula anche nelle <strong>cellule di Paneth</strong>, cellule specializzate localizzate nelle cripte intestinali e fondamentali per mantenere l’equilibrio del microbiota e la corretta risposta immunitaria della mucosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’accumulo della proteina anomala altera il normale funzionamento di queste cellule e modifica la secrezione di <strong>lisozima</strong>, una proteina antimicrobica normalmente coinvolta nella difesa dell’intestino. Nei modelli studiati, questa alterazione è associata a cambiamenti nella composizione del microbiota intestinale, a una <strong>maggiore vulnerabilità all’infiammazione e a un aggravamento della patologia epatica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La validazione nei sistemi umani</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolarmente importante è il fatto che i risultati ottenuti nei modelli sperimentali siano stati confermati anche in sistemi umani. Negli organoidi intestinali ottenuti da cellule di pazienti i ricercatori hanno osservato lo stesso accumulo della proteina mutata e alterazioni molecolari compatibili con quelle identificate nei modelli animali. Inoltre, la presenza di aggregati della proteina è stata rilevata anche in una biopsia intestinale di un paziente con carenza di alfa1-antitripsina e patologia intestinale, fornendo una <strong>prima validazione nell’uomo</strong> del meccanismo individuato dal gruppo di ricerca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo schema proposto dagli autori mostra come <strong>l’intestino possa contribuire in modo attivo all’evoluzione della malattia</strong>. «<em>Per anni il possibile legame tra carenza di alfa1-antitripsina e malattie infiammatorie intestinali è stato osservato sul piano clinico ed epidemiologico, ma mancava una spiegazione biologica</em>», spiega Nunzia Pastore, responsabile del laboratorio di Meccanismi delle malattie epatiche del TIGEM e coordinatrice dello studio. «<em>Abbiamo scoperto che la proteina mutata non si accumula soltanto nel fegato, ma anche nelle cellule di Paneth dell’intestino, compromettendone il funzionamento. Questo risultato ci permette di comprendere meglio alcuni aspetti della malattia che finora erano rimasti poco chiari</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le possibili ricadute diagnostiche</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro aspetto rilevante della scoperta riguarda le possibili implicazioni diagnostiche. La carenza di alfa1-antitripsina è infatti caratterizzata da una notevole variabilità clinica: alcuni pazienti sviluppano prevalentemente problemi polmonari, altri manifestano soprattutto complicanze epatiche e altri ancora presentano quadri molto più lievi. Il coinvolgimento dell’intestino potrebbe contribuire a spiegare almeno in parte queste differenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>I nostri risultati suggeriscono che l’intestino potrebbe rappresentare un importante fattore modificatore della malattia</em>», conclude Pastore. «<em>In prospettiva, questo potrebbe aiutare a identificare sottogruppi di pazienti più a rischio di sviluppare particolari complicanze e favorire un approccio diagnostico più completo e personalizzato. Inoltre, i dati suggeriscono che nei pazienti con malattie infiammatorie intestinali potrebbe essere utile valutare anche la presenza di alterazioni del gene SERPINA1, contribuendo a intercettare casi oggi non riconosciuti</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una nuova prospettiva sull’asse intestino-fegato</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La scoperta potrebbe avere ricadute anche nel campo delle malattie infiammatorie croniche intestinali. Sebbene siano necessari ulteriori studi per confermare questi risultati in coorti più ampie di pazienti, il lavoro indica infatti che alterazioni del gene <em>SERPINA1</em> potrebbero rappresentare un fattore da considerare in alcuni casi di <strong>colite ulcerosa o morbo di Crohn</strong>, contribuendo a una migliore comprensione delle basi biologiche di queste patologie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo studio amplia dunque la conoscenza dei meccanismi alla base della carenza di alfa1-antitripsina e identifica nell’intestino un nuovo organo coinvolto nella malattia, aprendo la strada a future ricerche volte a migliorare la diagnosi, la stratificazione dei pazienti e la comprensione dei fattori che ne influenzano l’evoluzione clinica.</p>
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		<item>
		<title>Patologie della spalla, a Salerno il primo Cad-Lab</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/patologie-della-spalla-a-salerno-il-primo-cad-lab/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 11:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[cad-lab]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione ebris]]></category>
		<category><![CDATA[patologie della spalla]]></category>
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					<description><![CDATA[Trenta tra chirurghi, ortopedici, fisiatri e fisioterapisti, arrivati da diverse regioni italiane, hanno lavorato oggi su preparati anatomici umani nei laboratori della Fondazione EBRIS, a Salerno. È il primo Cad-Lab [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Trenta tra chirurghi, ortopedici, fisiatri e fisioterapisti, arrivati da diverse regioni italiane, hanno lavorato oggi su preparati anatomici umani nei laboratori della <strong>Fondazione EBRIS</strong>, a Salerno. È il primo Cad-Lab sulla chirurgia della spalla organizzato nel Salernitano e ha dato il via alla prima edizione dello <strong>&#8220;Shoulder Hub – 1st International Scientific Congress&#8221;</strong>. Il congresso, organizzato da Easyway, si occupa delle patologie della spalla dalla prevenzione alla riabilitazione ed è presieduto da <strong>Alfonso Maria Forte</strong> e <strong>Alfonso Maria Romano</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima parte della giornata è stata dedicata alle relazioni scientifiche. Poi i partecipanti sono passati in laboratorio, dove hanno approfondito anatomia, tecniche chirurgiche, infiltrative ed ecografiche. Il lavoro si è svolto nelle strutture del Laboratorio di Neuroanatomia della Fondazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Abbiamo organizzato sei postazioni pratiche, dedicate alla chirurgia artroscopica, alle infiltrazioni e all&#8217;ecografia e alla dissezione anatomica, con tutor di grande esperienza a livello nazionale che seguono i 30 partecipanti per tutta la giornata</em>», ha spiegato <strong>Alfonso Maria Romano</strong>, presidente dello Shoulder Hub. «<em>È la prima fase del progetto e prepara al congresso di domani a Giffoni Valle Piana, dove circa 400 professionisti si confronteranno con esperti italiani e internazionali sui principali temi diagnostici e chirurgici della patologia della spalla</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per <strong>Alfonso Maria Forte</strong>, fisiatra e co-fondatore di Shoulder Hub, la scelta di partire dal laboratorio ha una ragione precisa: «<em>La spalla è una struttura molto complessa e coinvolge professionalità diverse: il radiologo, il chirurgo, il fisiatra, il fisioterapista, il preparatore atletico. Volevamo che a Salerno queste figure potessero incontrarsi e parlare lo stesso linguaggio. Siamo partiti dall&#8217;anatomia perché tutto nasce da lì</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">I lavori sono stati aperti da <strong>Giulio Corrivetti</strong>, vicepresidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione EBRIS. «<em>Questo appuntamento conferma l&#8217;attenzione della Fondazione per la ricerca e per i laboratori anatomici, dove si possono sperimentare tecniche innovative e creare nuove opportunità per i pazienti», ha detto. «Siamo in un luogo legato alla Scuola Medica Salernitana e oggi, grazie alle collaborazioni con professionisti, aziende sanitarie e università, riusciamo a tenere insieme la nostra storia e l&#8217;innovazione</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Francesco Corrivetti</strong>, co-direttore del Laboratorio di Anatomia della Fondazione EBRIS, si è soffermato sul valore didattico del modello: «<em>Lavorare sul preparato anatomico permette di mettere in pratica, in un ambiente preclinico, quello che si è studiato in teoria. La curva di apprendimento si riduce in modo significativo</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla formazione continua è intervenuto <strong>Giovanni D&#8217;Angelo</strong>, presidente dell&#8217;Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Salerno: «<em>La formazione accompagna il medico per tutta la vita professionale e deve comprendere anche l&#8217;esercitazione pratica. Qui possiamo osservare direttamente, su preparati opportunamente trattati, le alterazioni legate a una determinata patologia e capirne le ragioni</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il Comune di Salerno, in rappresentanza del sindaco, era presente la consigliera <strong>Vittoria Cosentino</strong>, presidente della Commissione Politiche Sociali e Sanità: «<em>Siamo orgogliosi di ospitare un&#8217;iniziativa che porta in città professionisti e competenze da realtà diverse. EBRIS sta attirando sempre più personalità anche dall&#8217;estero</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gennaro Sosto</strong>, direttore generale dell&#8217;ASL Salerno, ha richiamato le criticità del settore: «<em>Con questo tema tocchiamo un nervo scoperto della sanità salernitana e campana, l&#8217;ortopedia e in particolare la chirurgia protesica e della spalla. Occasioni come questa servono ad alzare il livello dell&#8217;assistenza sul territorio. Ci vorrà tempo, ma la strada è tracciata</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Umberto I di Nocera Inferiore: rimosse tre masse tumorali con chirurgia robotica, salvato il rene al paziente</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/umberto-i-di-nocera-inferiore-rimosse-tre-masse-tumorali-con-chirurgia-robotica-salvato-il-rene-al-paziente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 12:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[asl salerno]]></category>
		<category><![CDATA[nocera inferiore]]></category>
		<category><![CDATA[umberto I]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Ospedale Umberto I di Nocera Inferiore si conferma un polo di eccellenza e un punto di riferimento per la chirurgia urologica ad alta complessità. Un innovativo intervento di alta precisione [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’Ospedale Umberto I di Nocera Inferiore si conferma un polo di eccellenza e un punto di riferimento per la chirurgia urologica ad alta complessità. Un innovativo intervento di alta precisione testimonia, ancora una volta, l’alto livello di competenze professionali e tecnologiche raggiunto dalle strutture del presidio e dall&#8217;intera Asl Salerno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso ha riguardato un paziente di 68 anni, già sottoposto in passato a trattamento per un carcinoma del rene destro, che durante i successivi controlli di follow-up era risultato affetto da tre distinte neoformazioni localizzate sul rene sinistro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;équipe di Urologia, diretta dal professor Roberto Sanseverino, ha eseguito una nefrectomia parziale sinistra robot-assistita. Sfruttando l&#8217;estrema precisione della tecnologia robotica e la consolidata esperienza dei chirurghi, l&#8217;équipe è riuscita a rimuovere integralmente tutte e tre le lesioni, preservando la totale funzionalità del rene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;operazione si è svolta con un decorso intraoperatorio ottimale. I valori dell&#8217;emoglobina sono rimasti stabili per tutta la durata della procedura e non si sono registrate perdite ematiche significative, rendendo superflua qualsiasi trasfusione di sangue.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A conferma dell&#8217;ottima riuscita del trattamento, il paziente è stato dimesso dopo soli cinque giorni di degenza, trascorsi esclusivamente per prudenza e per il monitoraggio post-operatorio di routine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle scorse settimane la stessa équipe aveva affrontato con successo un&#8217;altra procedura di elevata complessità, questa volta con tecnica tradizionale open, eseguendo l&#8217;asportazione del rene destro di un paziente affetto da una voluminosa neoplasia associata a trombosi della vena cava. La procedura aveva permesso di rimuovere il trombo e contestualmente asportare il rene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Direzione Generale dell’Asl Salerno ha espresso il proprio compiacimento al professor Roberto Sanseverino e a tutta l&#8217;équipe medica, tecnica ed infermieristica, ribadendo l&#8217;impegno costante dell&#8217;Azienda nell&#8217;investimento in tecnologie d&#8217;avanguardia a tutela della salute dei cittadini e della qualità delle cure sul territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>La piattaforma robotica, in particolare</em> &#8211; ha dichiarato il Direttore Generale della Asl Salerno, ing. Gennaro Sosto &#8211; <em>rappresenta un fondamentale progresso nell’offerta sanitaria per tutti i cittadini della Asl e della provincia di Salerno. Questo annovera l’Azienda tra quelle che dispongono dei migliori standard nazionali e internazionali in tema di tecnologia e competenze professionali” Un investimento che pone l’Asl e i suoi professionisti tra quelli in grado di eseguire prestazioni che prima costringevano i cittadini a recarsi fuori provincia e fuori regione</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il riferimento è al robot “daVinci”, il più evoluto sistema robotico per la chirurgia mininvasiva, acquisito dall’Asl Salerno con i fondi messi a disposizione dalla Regione Campania, tramite risorse POR Campania FESR 2014-2020, ed inaugurato il 30 ottobre 2024.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’acquisizione fondamentale, sulla quale l’azienda sanitaria diretta dall’ing. Sosto ha puntato con forza, al fine di aumentare i volumi delle procedure chirurgiche e per allargare il campo di utilizzo su altre patologie, visti gli ottimi risultati per i pazienti sottoposti ad interventi, che registrano minor dolore post-operatorio, minore necessità di trasfusioni e migliori risultati estetici oltre ad una consistente diminuzione dei tempi di ospedalizzazione&nbsp;e&nbsp;di&nbsp;recupero.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Paestum, il Tempio di Nettuno si illumina di verde per la Giornata nazionale della Sla</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/paestum-il-tempio-di-nettuno-si-illumina-di-verde-per-la-giornata-nazionale-della-sla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 20:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[L’accensione simultanea con la cerimonia di Palazzo Chigi. L’iniziativa segna l’avvio della collaborazione tra Aisla e Parchi archeologici di Paestum e Velia. Il Tempio di Nettuno, nel Parco archeologico di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’accensione simultanea con la cerimonia di Palazzo Chigi. L’iniziativa segna l’avvio della collaborazione tra Aisla e Parchi archeologici di Paestum e Velia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Tempio di Nettuno, nel Parco archeologico di Paestum, questa sera si illumina di verde in occasione della XIX Giornata nazionale della Sla (sclerosi laterale amiotrofica), aderendo all’iniziativa nazionale con un’accensione simultanea con la cerimonia in programma a Palazzo Chigi, a Roma.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">L’iniziativa rappresenta anche il primo segno pubblico della collaborazione avviata tra Aisla, Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica, e i Parchi archeologici di Paestum e Velia, sulla base di un protocollo finalizzato a promuovere l’accessibilità e l’inclusione nel patrimonio culturale.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">L’accordo punta a favorire nuove occasioni di partecipazione e conoscenza dei siti archeologici, valorizzando la cultura anche come strumento di benessere e socialità.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">L’accensione del Tempio di Nettuno vuole così richiamare l’attenzione sul tema della Sla e, allo stesso tempo, sottolineare il principio di un patrimonio culturale accessibile e fruibile da tutti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Scompenso cardiaco: l’intelligenza artificiale può individuare il rischio dall’elettrocardiogramma</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/scompenso-cardiaco-lintelligenza-artificiale-puo-individuare-il-rischio-dallelettrocardiogramma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 12:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Life]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[elettrocardiogramma]]></category>
		<category><![CDATA[scompenso cardiaco]]></category>
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					<description><![CDATA[Un comune elettrocardiogramma potrebbe in futuro aiutare a individuare più rapidamente i pazienti a rischio di scompenso cardiaco, riducendo la necessità di ricorrere immediatamente a esami più complessi. È quanto [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un comune elettrocardiogramma potrebbe in futuro aiutare a individuare più rapidamente i pazienti a rischio di scompenso cardiaco, riducendo la necessità di ricorrere immediatamente a esami più complessi.</strong> È quanto emerge da uno studio internazionale a guida italiana pubblicato su <em>European Heart Journal – Quality of Care and Clinical Outcomes</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I ricercatori hanno sviluppato un modello di <strong>intelligenza artificiale</strong> capace di analizzare l’elettrocardiogramma alla ricerca di segnali elettrici estremamente sottili, non riconoscibili dalla lettura tradizionale, ma associati a livelli elevati di <strong>NT-proBNP</strong>, uno dei principali biomarcatori utilizzati nella valutazione dello scompenso cardiaco.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’IA “legge” segnali invisibili nell’elettrocardiogramma</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il modello è costituito da una rete neurale profonda, addestrata utilizzando <strong>84.895 coppie di elettrocardiogrammi e valori di NT-proBNP</strong>, raccolte da 40.762 pazienti adulti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’algoritmo ha imparato a riconoscere specifiche caratteristiche del tracciato elettrocardiografico associate alla presenza di concentrazioni elevate del biomarcatore. Successivamente, il sistema è stato sottoposto a una validazione esterna su <strong>679 pazienti</strong> nei centri di Cosenza e Trieste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa fase, il modello ha mostrato una capacità di discriminazione vicina al <strong>90% nell&#8217;individuare livelli elevati di NT-proBNP</strong>, indicando la possibilità di utilizzare l’ECG come primo strumento di selezione dei pazienti da sottoporre a ulteriori accertamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla ricerca hanno collaborato <strong>Università della Calabria, Humanitas University, Università Federico II di Napoli, Università e Azienda sanitaria universitaria di Trieste, Università di Zurigo, Imperial College London, King’s College London e Seoul National University</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un possibile aiuto per riconoscere prima lo scompenso</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scompenso cardiaco può iniziare con manifestazioni poco specifiche, come <strong>stanchezza, affanno e gonfiore agli arti inferiori</strong>. Per arrivare alla diagnosi sono necessari la valutazione clinica e, quando indicato, ulteriori esami, tra cui il dosaggio dell’NT-proBNP attraverso un prelievo di sangue e l’ecocardiogramma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Lo scompenso cardiaco è una delle grandi emergenze sanitarie del nostro Paese», spiega <strong>Ciro Indolfi</strong>, primo autore dello studio e presidente della Fondazione italiana cuore e circolazione della Società italiana di cardiologia. In Italia, secondo quanto riportato dagli autori, la condizione interessa oltre un milione di persone e si registrano circa 80.000 nuovi casi ogni anno, soprattutto nella popolazione anziana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo della tecnologia non sarebbe quindi quello di sostituire gli esami diagnostici, ma di <strong>intercettare più rapidamente i pazienti che potrebbero aver bisogno di approfondimenti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Per confermare il sospetto servono un prelievo del sangue con analisi di laboratorio e un’ecografia al cuore», sottolinea <strong>Gianfranco Sinagra</strong>, presidente della Società italiana di cardiologia e coautore della ricerca. L’integrazione dell’IA nell’ECG potrebbe trasformare l’esame in una sorta di <strong>“filtro digitale”</strong>, in grado di segnalare al medico quando è opportuno procedere con ulteriori accertamenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’ECG non sostituisce la diagnosi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I risultati dello studio non indicano che l’intelligenza artificiale sia già in grado di diagnosticare autonomamente lo scompenso cardiaco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il modello identifica infatti un <strong>segnale associato a livelli elevati di NT-proBNP</strong>. Il dato deve essere interpretato insieme ai sintomi del paziente, alla storia clinica, all’esame obiettivo e agli eventuali ulteriori accertamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il possibile vantaggio consiste dunque nell’utilizzare un esame già ampiamente disponibile, rapido e non invasivo per <strong>selezionare i pazienti che potrebbero beneficiare di un approfondimento diagnostico</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla ricerca alla medicina territoriale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle prospettive più interessanti riguarda proprio l’accessibilità dell’elettrocardiogramma. L’esame può essere eseguito in numerosi contesti sanitari, dalle strutture territoriali agli ambulatori e ai servizi di emergenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un sistema di IA capace di estrarre dall’ECG informazioni non evidenti alla lettura convenzionale potrebbe quindi essere particolarmente utile nei contesti in cui l’accesso immediato agli esami di laboratorio o alla diagnostica cardiologica specialistica è più difficile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di un’eventuale introduzione su larga scala, tuttavia, saranno necessari <strong>ulteriori studi prospettici</strong> per verificare se l’utilizzo del modello migliori concretamente i percorsi diagnostici e gli esiti dei pazienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prospettiva delineata dalla ricerca è quella di trasformare un esame semplice e già molto diffuso in un possibile <strong>strumento di screening e supporto alla decisione clinica</strong>, sfruttando l’intelligenza artificiale per far emergere dall’elettrocardiogramma informazioni che normalmente non sono visibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, l’ECG potrebbe non diventare da solo un nuovo test diagnostico per lo scompenso, ma un <strong>primo filtro digitale</strong> capace di indicare più rapidamente quali pazienti meritano ulteriori approfondimenti.</p>
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		<title>Salerno, oltre 200 volontari nella Croce Bianca: “Eccellenza nazionale del soccorso”</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/salerno-oltre-200-volontari-nella-croce-bianca-eccellenza-nazionale-del-soccorso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 19:16:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
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					<description><![CDATA[Oltre 200 volontari, un parco mezzi all’avanguardia e un presidio operativo attivo 24 ore su 24. È la realtà della Croce Bianca Salerno Odv, associazione che si propone come una [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Oltre 200 volontari, un parco mezzi all’avanguardia e un presidio operativo attivo 24 ore su 24. È la realtà della <strong>Croce Bianca Salerno Odv</strong>, associazione che si propone come una delle realtà più strutturate del volontariato e del soccorso sul territorio salernitano, con un’attività che spazia dall’emergenza sanitaria alla prevenzione, fino alla formazione della cittadinanza.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">A comporre la squadra sono <strong>autisti, infermieri e medici</strong>, anche con alta specializzazione, impegnati quotidianamente nelle attività di assistenza e soccorso. L’associazione dispone di <strong>ambulanze di ultima generazione e automediche</strong>, a supporto di un’organizzazione che punta sulla rapidità degli interventi e sulla presenza costante sul territorio.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Alla guida della Croce Bianca Salerno Odv c’è il presidente <strong>Aventino Mazzotti</strong>, mentre la direzione generale è affidata a <strong>Vito Guariglia</strong>. Il responsabile infermieristico è il <strong>dottor Antonio Guariglia</strong>, che coordina l’aspetto sanitario dell’attività, con particolare attenzione alla qualità dell’assistenza, alla preparazione del personale e all’approccio umano nei confronti delle persone soccorse.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Ma l’impegno dell’associazione non si limita alle situazioni di emergenza. La Croce Bianca è presente anche sul fronte della <strong>prevenzione sanitaria</strong>, organizzando giornate completamente gratuite rivolte alla popolazione. L’obiettivo è portare i servizi e le attività di prevenzione direttamente nei quartieri e tra le persone, con particolare attenzione alle fasce più fragili della popolazione.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Importante anche l’attività di <strong>assistenza sanitaria durante i grandi eventi</strong>, che consente all’associazione di garantire un supporto qualificato in occasione di manifestazioni e appuntamenti che richiamano un elevato numero di persone.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Un altro settore centrale è quello della <strong>formazione</strong>. La Croce Bianca organizza corsi gratuiti aperti alla cittadinanza per insegnare le principali manovre salvavita e contribuire alla diffusione della cultura del primo soccorso. Un’attività che punta a rendere i cittadini maggiormente consapevoli e preparati nell’affrontare eventuali situazioni di emergenza in attesa dell’arrivo dei soccorsi.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Una presenza, dunque, che va oltre il semplice intervento in emergenza e che si traduce in un’attività quotidiana di assistenza, prevenzione e formazione. La Croce Bianca Salerno Odv rappresenta così un esempio di come <strong>professionalità, organizzazione e volontariato</strong> possano integrarsi al servizio della comunità, facendo della tutela della vita e della salute il centro della propria missione.</p>
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		<title>A Bari Ines Carrato porta la voce dei giovani medici davanti a Meloni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/a-bari-ines-carrato-porta-la-voce-dei-giovani-medici-davanti-a-meloni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 15:47:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo della Lucania]]></category>
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					<description><![CDATA[La dottoressa di Vallo della Lucania interviene davanti a circa 10mila persone Dal Cilento al palco di Bari, per portare la voce dei giovani medici italiani. È il ruolo affidato [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>La dottoressa di Vallo della Lucania interviene davanti a circa 10mila persone</strong></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Dal Cilento al palco di Bari, per portare la voce dei giovani medici italiani. È il ruolo affidato oggi a <strong>Ines Carrato</strong>, giovane medico originaria di Vallo della Lucania, specializzanda in Medicina d’Emergenza-Urgenza, che é intervenuta all’iniziativa alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Carrato prende la parola in rappresentanza dei giovani medici specializzandi italiani, davanti a una platea di circa 10mila persone. Un intervento attraverso il quale ha portato all’attenzione delle istituzioni le istanze, le aspettative e le speranze di una generazione di professionisti chiamata a costruire il futuro della sanità italiana.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il suo percorso professionale è strettamente legato alla medicina d’emergenza. Originaria di Vallo della Lucania, Carrato si è laureata in Medicina e Chirurgia all’Università Campus Bio-Medico di Roma e ha intrapreso la specializzazione in Medicina d’Emergenza-Urgenza⁠.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il suo nome era già balzato all’attenzione delle cronache nel marzo del 2023, quando, mentre viaggiava su un Frecciarossa diretto da Roma a Milano, intervenne per soccorrere un passeggero di 65 anni colto da malore, praticandogli un massaggio cardiaco e contribuendo a salvarlo. Per quell’intervento ricevette anche un encomio. </p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Negli anni Carrato ha inoltre assunto un ruolo attivo nella rappresentanza degli specializzandi, arrivando a essere eletta rappresentante regionale degli specializzandi per il Lazio. </p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">A Bari, dunque, la giovane professionista cilentana ha portato una voce che parte dalle corsie e dai percorsi di formazione specialistica per arrivare direttamente alle istituzioni: quella di medici impegnati quotidianamente nella cura dei pazienti e che chiedono attenzione per la formazione, le condizioni di lavoro e le prospettive professionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Foto tratta dal profilo Instagram di Ines Carrato </p>
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		<title>Difterite, l’allarme della Simeup: «Sui vaccini basta disinformazione»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/difterite-lallarme-della-simeup-sui-vaccini-basta-disinformazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 13:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[difterite]]></category>
		<category><![CDATA[simeup]]></category>
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					<description><![CDATA[«La morte della bambina di quattro anni ricoverata a Palermo con un quadro di sospetta difterite è una tragedia che colpisce profondamente tutta la comunità pediatrica. Gli accertamenti sono ancora [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«<em>La morte della bambina di quattro anni ricoverata a Palermo con un quadro di sospetta difterite è una tragedia che colpisce profondamente tutta la comunità pediatrica. Gli accertamenti sono ancora in corso ed è doveroso attendere le conclusioni definitive sulle cause del decesso</em>». A intervenire è Vincenzo Tipo, presidente della Simeup, Società italiana di medicina di emergenza e urgenza pediatrica, che richiama l’attenzione su una malattia che molti considerano, erroneamente, appartenente al passato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>La difterite è un’infezione causata principalmente dal Corynebacterium diphtheriae e la sua particolare gravità è legata soprattutto alla tossina difterica, capace di diffondersi nell’organismo e provocare complicanze gravissime, in particolare a carico del cuore e del sistema nervoso, fino all’insufficienza multiorgano e alla morte</em>», spiega Tipo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fatto che per molti anni siano stati registrati pochissimi casi, sottolinea il presidente della Simeup, non significa infatti che il batterio sia scomparso. Il Corynebacterium diphtheriae continua a circolare anche in Europa e l’Ecdc ha documentato negli ultimi anni casi e fenomeni di trasmissione locale. Nel 2024 sono stati segnalati nell’Ue/See 151 casi di difterite, 83 dei quali sostenuti da C. diphtheriae tossigeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>È proprio questo il punto che dobbiamo comprendere: non è scomparso il rischio, è stata la vaccinazione a renderlo estremamente basso. Quando diminuiscono le coperture vaccinali si ricreano spazi nei quali malattie che avevamo quasi dimenticato possono tornare a colpire. La vaccinazione con anatossina difterica rimane l’unico metodo efficace per prevenire la malattia mediata dalla tossina e mantenere elevate coperture vaccinali è essenziale per evitare forme gravi e decessi</em>», prosegue Tipo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente della Simeup richiama quindi anche la responsabilità dei pediatri nel contrastare la disinformazione sui vaccini. «<em>Come pediatri abbiamo il dovere di contrastare la disinformazione. Anni di studi e di ricerche rigorose non possono essere vanificati da improvvisati opinionisti sui social. Una volta e per tutte dobbiamo dire basta alla presunta associazione tra vaccini e autismo. I vaccini non sono vittime del loro insuccesso, ma, paradossalmente, del loro successo: quando una malattia non si vede più, si finisce per dimenticare quanto fosse pericolosa e perché sia scomparsa dalle nostre corsie</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Simeup invita le famiglie a verificare con il proprio pediatra il rispetto del calendario vaccinale e dei richiami previsti. «<em>Vaccinare un bambino significa proteggere lui, ma anche contribuire alla protezione dei bambini più fragili e dell’intera comunità. Le malattie infettive non dimenticano. Non dobbiamo dimenticare neppure noi</em>», conclude Vincenzo Tipo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Difterite, cos’è la malattia e quali rischi comporta</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/difterite-cose-la-malattia-e-quali-rischi-comporta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 10:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[difterite]]></category>
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					<description><![CDATA[Una bambina di 4 anni è morta all’Ospedale dei Bambini di Palermo. Secondo le prime informazioni, sulla piccola ci sarebbe il sospetto di un’infezione da difterite. La bambina, sempre secondo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una bambina di 4 anni è morta all’Ospedale dei Bambini di Palermo. Secondo le prime informazioni, sulla piccola ci sarebbe il sospetto di un’infezione da difterite. La bambina, sempre secondo quanto riferito, non sarebbe stata vaccinata contro la malattia. Saranno gli accertamenti sanitari a chiarire la causa del decesso e a confermare o meno l’eventuale diagnosi.<br><br><strong>Cos&#8217;è la difterite</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La difterite &#8211; si legge sul sito del ministero della Salute &#8211; è una malattia infettiva acuta potenzialmente grave e, nei casi più severi, può essere fatale. È causata da ceppi di <em>Corynebacterium diphtheriae</em> in grado di produrre una tossina che può provocare danni ai tessuti e raggiungere, attraverso il sangue, organi vitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La forma classica della malattia interessa soprattutto le alte vie respiratorie e può determinare la formazione di pseudomembrane sulle mucose di naso, faringe, laringe e trachea. Nei casi più gravi, queste possono ostacolare il passaggio dell’aria, provocando difficoltà respiratorie anche molto severe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia la difterite è oggi una malattia rara grazie alla vaccinazione. Secondo le informazioni del Ministero della Salute, dal 2000 sono stati segnalati cinque casi nel Paese, mentre negli ultimi anni sono stati registrati episodi sia di difterite respiratoria sia di forme cutanee.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La malattia rimane invece endemica in alcune aree del mondo, tra cui parti del Sud-Est asiatico e dell’Africa. I bambini non vaccinati sono considerati particolarmente esposti al rischio di infezione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La difterite può manifestarsi anche in forma cutanea. Inoltre, oltre a <em>C. diphtheriae</em>, anche <em>Corynebacterium ulcerans</em> e <em>Corynebacterium pseudotuberculosis</em> possono produrre la tossina difterica. Le infezioni da <em>C. ulcerans</em> sono state associate, in particolare, al contatto con animali infetti e al consumo di latte crudo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso della bambina di Palermo, resta fondamentale attendere gli esiti degli esami e delle verifiche delle autorità sanitarie prima di stabilire con certezza la causa della morte.</p>
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		<item>
		<title>Istamina, cos&#8217;è e quali effetti ha sul nostro organismo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/istamina-cose-e-quali-effetti-ha-sul-nostro-organismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 11:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[istamina]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;istamina è una sostanza presente naturalmente nell&#8217;organismo e svolge un ruolo importante in diversi processi fisiologici. È coinvolta soprattutto nella risposta immunitaria, nelle reazioni allergiche, nella produzione di acido nello [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>istamina</strong> è una sostanza presente naturalmente nell&#8217;organismo e svolge un ruolo importante in diversi processi fisiologici. È coinvolta soprattutto nella risposta immunitaria, nelle reazioni allergiche, nella produzione di acido nello stomaco e nella regolazione di alcune funzioni del sistema nervoso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è quindi una sostanza &#8220;cattiva&#8221;: al contrario, l&#8217;istamina è indispensabile per il corretto funzionamento dell&#8217;organismo. Il problema può insorgere quando viene liberata in quantità elevate o quando l&#8217;organismo non riesce a gestirla correttamente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che cos&#8217;è l&#8217;istamina</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;istamina è una <strong>molecola biologicamente attiva</strong> prodotta a partire dall&#8217;amminoacido istidina. Nell&#8217;organismo viene immagazzinata soprattutto in alcune cellule del sistema immunitario, tra cui i mastociti e i basofili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando queste cellule vengono attivate, l&#8217;istamina viene rilasciata e si lega a specifici recettori presenti su diversi tessuti. A seconda del recettore coinvolto, può produrre effetti differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio questo meccanismo a spiegare perché l&#8217;istamina sia coinvolta in fenomeni apparentemente molto diversi tra loro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Istamina e allergie</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei suoi ruoli più conosciuti riguarda le <strong>reazioni allergiche</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando l&#8217;organismo riconosce erroneamente come pericolosa una sostanza normalmente innocua, come un allergene presente nei pollini o negli alimenti, può attivare una risposta immunitaria che porta al rilascio di istamina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sostanza provoca, tra le altre cose, la dilatazione dei vasi sanguigni e un aumento della loro permeabilità. Possono comparire così <strong>rossore, gonfiore, prurito, orticaria, starnuti, congestione nasale e lacrimazione</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;istamina può inoltre provocare una contrazione della muscolatura delle vie respiratorie, contribuendo alla comparsa di <strong>broncospasmo e difficoltà respiratoria</strong> nelle reazioni più importanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo nella digestione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;istamina svolge una funzione anche nello stomaco. Attraverso i recettori H2, stimola le cellule gastriche a produrre <strong>acido cloridrico</strong>, indispensabile per la digestione degli alimenti e per l&#8217;attivazione di alcuni enzimi digestivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo spiega anche perché i farmaci chiamati <strong>antistaminici H2</strong>, utilizzati in determinate condizioni, siano in grado di ridurre la secrezione acida gastrica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;istamina nel cervello</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;istamina non agisce soltanto sul sistema immunitario e sull&#8217;apparato digerente. Nel cervello funziona anche come <strong>neurotrasmettitore</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È coinvolta nella regolazione di alcune funzioni, tra cui <strong>stato di vigilanza, ciclo sonno-veglia, appetito e alcune attività cognitive</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È anche uno dei motivi per cui alcuni antistaminici possono provocare sonnolenza: attraversando il sistema nervoso centrale, alcuni farmaci possono interferire con l&#8217;azione dell&#8217;istamina coinvolta nel mantenimento dello stato di veglia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa succede quando l&#8217;istamina aumenta</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;eccessiva liberazione di istamina può provocare diversi disturbi, la cui intensità dipende dalla quantità rilasciata e dalla situazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i possibili sintomi ci sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>prurito e orticaria</strong>;</li>



<li>arrossamento della pelle;</li>



<li>gonfiore;</li>



<li>starnuti e naso che cola;</li>



<li>mal di testa;</li>



<li>nausea e disturbi gastrointestinali;</li>



<li>palpitazioni;</li>



<li>abbassamento della pressione;</li>



<li>difficoltà respiratoria nelle reazioni più importanti.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Nei casi più gravi, una reazione allergica sistemica può trasformarsi in <strong>anafilassi</strong>, una condizione potenzialmente pericolosa per la vita che richiede un intervento medico immediato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Istamina e alimentazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;istamina può essere presente anche negli alimenti oppure può formarsi durante alcuni processi di <strong>fermentazione, maturazione e conservazione</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli alimenti che possono contenere quantità elevate o variabili di istamina rientrano alcuni <strong>formaggi stagionati, salumi, pesce conservato o fermentato, vino e altri alimenti fermentati</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La quantità può variare sensibilmente in base al prodotto, alla conservazione e ai processi di produzione. Per questo motivo non è corretto considerare automaticamente tutti gli alimenti appartenenti a una determinata categoria come &#8220;ricchi di istamina&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Istamina e cosiddetta &#8220;intolleranza&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni si è parlato molto di <strong>intolleranza all&#8217;istamina</strong>, una definizione utilizzata per descrivere persone che riferiscono sintomi dopo il consumo di determinati alimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione, tuttavia, è complessa. I sintomi attribuiti a una ridotta capacità di metabolizzare l&#8217;istamina possono essere molto diversi e non sono specifici di questa condizione. Per questo motivo è importante <strong>non effettuare autodiagnosi né eliminare ampie categorie di alimenti dalla propria dieta senza un adeguato inquadramento medico</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La capacità dell&#8217;organismo di metabolizzare l&#8217;istamina dipende da diversi meccanismi, tra cui enzimi presenti nell&#8217;intestino e nei tessuti. Anche alcuni farmaci e condizioni dell&#8217;organismo possono influenzare questo equilibrio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è sempre necessario eliminare l&#8217;istamina</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza di istamina negli alimenti non significa quindi che debba essere eliminata dalla dieta. Per la maggior parte delle persone, l&#8217;istamina alimentare viene gestita senza particolari problemi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando invece compaiono ripetutamente sintomi come <strong>orticaria, vampate, mal di testa, disturbi gastrointestinali o palpitazioni dopo determinati alimenti</strong>, è opportuno parlarne con il medico per individuare la causa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In caso di <strong>gonfiore improvviso di labbra, lingua o gola, difficoltà a respirare, forte debolezza o perdita di coscienza</strong>, soprattutto dopo l&#8217;esposizione a un possibile allergene, è invece necessario richiedere immediatamente assistenza medica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">In sintesi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;istamina è una sostanza essenziale per l&#8217;organismo: partecipa alla <strong>risposta immunitaria, alle reazioni allergiche, alla produzione di acido gastrico e alla regolazione del sistema nervoso</strong>. Il suo rilascio eccessivo può però provocare sintomi anche importanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comprendere il suo ruolo aiuta quindi a distinguere tra una normale funzione biologica, una reazione allergica e quei disturbi che vengono talvolta ricondotti, non sempre correttamente, alla cosiddetta intolleranza all&#8217;istamina.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Guardare un’eclissi solare senza protezione può provocare danni permanenti alla retina</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/guardare-uneclissi-solare-senza-protezione-puo-provocare-danni-permanenti-alla-retina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 08:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[danni alla retina]]></category>
		<category><![CDATA[eclissi solare]]></category>
		<category><![CDATA[protezione occhi]]></category>
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					<description><![CDATA[Occhi puntati al cielo il prossimo 12 agosto, quando ci sarà un&#8217;eclissi solare totale, un fenomeno astronomico che susciterà un grande interesse nella popolazione di tutto il mondo. Dall&#8217;Italia potrà [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Occhi puntati al cielo il prossimo 12 agosto, quando ci sarà un&#8217;eclissi solare totale, un fenomeno astronomico che susciterà un grande interesse nella popolazione di tutto il mondo. Dall&#8217;Italia potrà essere osservata come eclissi parziale, anche se la percentuale del Sole coperta dalla Luna sarà diversa a seconda della zona del Paese, maggiore al Nord e minore nelle regioni del Sud. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene si tratti di uno spettacolo naturale di grande bellezza, gli esperti di Baviera, uno dei principali gruppi oculistici europei, ricordano che <strong>ammirarla direttamente senza la protezione adeguata può provocare lesioni molto gravi agli occhi.</strong> Durante l&#8217;eclissi, infatti, l&#8217;intensità della luce diminuisce e questo fa sì che molte persone abbiano la falsa sensazione che si possa guardare il Sole in sicurezza, quando in realtà la radiazione ultravioletta, quella infrarossa e la luce visibile ad alta intensità, continuano a raggiungere la retina e possono danneggiarla in modo irreversibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La retina è una struttura estremamente sensibile situata nella parte posteriore dell&#8217;occhio</strong>&nbsp;che ha il compito di trasformare la luce in segnali nervosi che il cervello poi interpreta come immagini; la sua esposizione diretta alla radiazione solare può provocare danni gravi e irreversibili. Durante un&#8217;eclissi, la diminuzione della luminosità ambientale può generare una falsa sensazione di sicurezza che porta molte persone a guardare il Sole più a lungo del dovuto, cosa che aumenta il rischio di soffrire di una lesione nota come retinopatia solare, in cui le cellule responsabili della visione centrale vengono colpite in modo permanente.&nbsp;<strong>Uno degli aspetti più pericolosi è che questo tipo di danno di solito non produce dolore nel momento in cui si verifica</strong>, poiché la retina non dispone di recettori in grado di avvertire il problema, per cui una persona rischia di arrecare danno alla propria vista in modo inconsapevole. Anche esposizioni brevi possono essere sufficienti a provocare alterazioni visive importanti, soprattutto se si utilizzano strumenti ottici senza filtri adeguati o metodi di osservazione non omologati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli effetti di un&#8217;esposizione inadeguata a uneclissi possono non apparire nellimmediato, poiché in molti casi i primi sintomi insorgono diverse ore dopo l&#8217;osservazione. Tra i segni più comuni ci sono l<strong>a visione offuscata, la difficoltà a mettere a fuoco gli oggetti, la comparsa di un punto scuro o di una macchia fissa al centro del campo visivo, la distorsione delle linee rette e l&#8217;alterazione nella percezione dei colori,</strong>&nbsp;tutti indicativi di un possibile coinvolgimento della macula, la zona centrale della retina. Se uno qualsiasi di questi sintomi compare dopo aver osservato l&#8217;eclissi, è fondamentale evitare di sforzare la vista e recarsi il prima possibile da uno specialista per effettuare un esame completo. Sebbene non sia sempre possibile ripristinare completamente il danno, in caso di retinopatia solare una valutazione precoce consente di confermare la diagnosi, escludere altre patologie e stabilire un follow-up adeguato che contribuisca a proteggere la salute visiva a lungo termine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Affinché non si verifichi nessuna di queste complicazioni, è fondamentale adottare sempre misure di protezione adeguate; per questo, gli esperti di Baviera &#8211; Clinica Oculistica hanno voluto dare alcune raccomandazioni per ammirarla in tutta sicurezza senza mettere a rischio la salute oculare e riducendo al minimo qualsiasi possibilità di danno irreversibile alla retina:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Utilizzare esclusivamente occhiali omologati per eclissi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo consiglio e il più importante èdi&nbsp;<strong>usare esclusivamente occhiali progettati per l&#8217;osservazione delle eclissi solari che rispettino la norma internazionale ISO 12312-2.</strong>&nbsp;Questi occhiali incorporano filtri speciali in grado di bloccare praticamente tutta la radiazione solare dannosa, permettendo di contemplare il fenomeno senza che la retina riceva una quantità pericolosa di energia. Prima di utilizzarli è opportuno verificare che non siano graffiati, perforati o deteriorati, poiché qualsiasi difetto può ridurne l&#8217;efficacia. Se una persona decide di osservare l&#8217;eclissi senza questo tipo di protezione o utilizza occhiali non omologati, la radiazione può penetrare direttamente all&#8217;interno dell&#8217;occhio e produrre lesioni permanenti alla retina.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Non utilizzare occhiali da sole né metodi casalinghi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli occhiali da sole convenzionali, indipendentemente da quanto siano scuri, non offrono la protezione necessaria per osservare un&#8217;eclissi solare.</strong>&nbsp;Allo stesso modo,&nbsp;<strong>non sono sicuri nemmeno i vetri affumicati, le radiografie, i negativi fotografici, i compact disc, i filtri improvvisati o qualsiasi altro metodo casalingo tradizionalmente utilizzato per tentare di guardare il Sole</strong>. Nessuno di questi elementi blocca la radiazione nociva in modo adeguato. Utilizzare uno qualsiasi di questi metodi può generare una falsa sensazione di sicurezza e far sì che la persona mantenga lo sguardo fisso sul Sole per più tempo. Ciò aumenta considerevolmente il rischio di subire ustioni alla retina e danni permanenti alla vista, che in alcuni casi possono impedire di recuperare completamente la capacità visiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Non osservare l&#8217;eclissi con binocoli, telescopi o fotocamere privi di filtri speciali</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli strumenti ottici concentrano un&#8217;enorme quantità di luce ed energia solare su un punto molto piccolo, per cui devono essere&nbsp;<strong>utilizzati solo se dotati di filtri solari specificamente progettati a tale scopo e correttamente posizionati nella parte frontale dell&#8217;apparecchio</strong>. Anche le macchine fotografiche o i telefoni cellulari possono risultare pericolosi quando vengono utilizzati per guardare direttamente il Sole senza la protezione adeguata. Se si impiegano questi dispositivi senza filtri omologati, la quantità di radiazione che raggiunge la retina aumenta in modo molto significativo e il danno oculare può verificarsi quasi immediatamente. Inoltre, la stessa apparecchiatura può subire danni a causa dell&#8217;intensa radiazione solare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. Sorvegliare sempre i bambini durante l&#8217;osservazione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I bambini provano una grande curiosità per questo tipo di fenomeni astronomici e, in molti casi, non sono pienamente consapevoli del pericolo che comporta guardare direttamente il Sole. Per questo&nbsp;<strong>è fondamentale che un adulto supervisioni in ogni momento l&#8217;osservazione dell&#8217;eclissi, spieghi come utilizzare correttamente gli occhiali omologati e impedisca che li tolgano mentre stanno guardando il fenomeno</strong>. Se i minori osservano l&#8217;eclissi senza supervisione, esiste un maggior rischio che rimuovano la protezione per qualche secondo o guardino direttamente il Sole per curiosità. Un&#8217;esposizione molto breve può essere sufficiente a produrre lesioni irreversibili alla retina, compromettendo la loro vista per il resto della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>5. Scegliere metodi di osservazione indiretta</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Uno dei modi più sicuri per godersi un&#8217;eclissi consiste nell&#8217;utilizzare sistemi di proiezione indiretta, come le camere oscure o i proiettori stenopeici, che permettono di osservare l&#8217;immagine del Sole senza la necessità di guardarlo direttamente.</strong>&nbsp;È inoltre consigliabile, se possibile, recarsi presso osservatori astronomici o partecipare ad attività organizzate da associazioni specializzate, dove sono generalmente disponibili attrezzature omologate e personale qualificato per garantire un&#8217;osservazione completamente sicura. Non seguire questa raccomandazione e optare per guardare direttamente il Sole aumenta considerevolmente le possibilità di subire lesioni oculari. I metodi indiretti eliminano praticamente qualsiasi rischio per la retina e permettono di godersi il fenomeno con totale tranquillità e rappresentano quindi un&#8217;alternativa particolarmente valida per le famiglie e le persone che non dispongono di occhiali omologati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Dott. Sergio Ares, Medico Oculista e Country Manager di Baviera Italia, spiega</strong>: <em>«L&#8217;eclissi solare del 12 agosto sarà un fenomeno astronomico di grande interesse che potrà essere visibile come eclissi parziale da tutta lItalia, sebbene con diversa intensità a seconda della regione in cui ci si trova. Tuttavia, osservarla senza le adeguate misure di protezione può essere pericoloso: si possono provocare lesioni irreversibili alla retina e una perdita permanente della vista. Noi da Baviera raccomandiamo quindi di utilizzare sempre occhiali omologati, evitare metodi casalinghi, non impiegare strumenti ottici privi di filtri speciali, sorvegliare i bambini e ricorrere a sistemi di osservazione indiretta</em> <em>per godersi lo spettacolo in totale sicurezza, proteggendo la salute oculare</em>.» </p>
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		<title>Nato al Policlinico Vanvitelli il primo bambino in Campania con una nuova tecnica per il parto operativo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/nato-al-policlinico-vanvitelli-il-primo-bambino-in-campania-con-una-nuova-tecnica-per-il-parto-operativo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 09:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[parto operativo]]></category>
		<category><![CDATA[policlinico vanvitelli]]></category>
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					<description><![CDATA[È nato al Policlinico “Luigi Vanvitelli” di Napoli il primo bambino in Campania venuto alla luce con l&#8217;ausilio di una nuova tecnica progettata per supportare la fase espulsiva del parto [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">È nato al Policlinico “Luigi Vanvitelli” di Napoli il primo bambino in Campania venuto alla luce con l&#8217;ausilio di una nuova tecnica progettata per supportare la fase espulsiva del parto vaginale. Con questa applicazione, avvenuta lo scorso 2 agosto, l&#8217;Azienda Ospedaliera Universitaria “Luigi Vanvitelli” diventa il primo centro del Sud Italia selezionato per l&#8217;introduzione della nuova tecnica nella pratica clinica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intervento è stato eseguito dalla dottoressa Fabiana Savoia, responsabile del progetto di formazione e introduzione della nuova tecnica presso l&#8217;Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia, diretta dal professor Luigi Cobellis, sotto la cui guida il reparto si è distinto negli ultimi anni per l&#8217;elevata qualità dell&#8217;assistenza ostetrica, il contenimento del ricorso al taglio cesareo e la bassa incidenza di complicanze fetali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova tecnica, già validata e impiegata in numerosi centri di eccellenza europei, è stata finora adottata in Italia solo da un numero limitato di strutture, tra cui l&#8217;Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, il Policlinico Universitario “A. Gemelli” di Roma e la Clinica Mangiagalli di Milano. La Campania è dunque la prima regione del Mezzogiorno a utilizzarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come funziona</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle fasi finali del travaglio può rendersi necessario un parto operativo per tutelare la sicurezza della madre o del feto, finora eseguito principalmente con la ventosa ostetrica. La nuova tecnica prevede invece una sottile guaina morbida e gonfiabile che avvolge delicatamente la testa del bambino, consentendo al medico di accompagnarne la nascita con una trazione controllata e distribuita in maniera uniforme, anziché concentrata in un solo punto: l&#8217;intervento risulta così potenzialmente meno traumatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«La nuova tecnica rappresenta uno strumento aggiuntivo nel campo del parto operativo vaginale, che in Italia fino a pochi mesi fa poteva essere eseguito esclusivamente mediante ventosa ostetrica», sottolineano i professionisti del reparto.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Formazione e innovazione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;introduzione della nuova tecnica è stata preceduta da un percorso formativo rivolto a ginecologi, ostetriche e anestesisti, organizzato dalla dottoressa Savoia e dal professor Luigi Cobellis presso l&#8217;AOU “Luigi Vanvitelli”, con esercitazioni pratiche e simulazioni su manichini dedicati sotto la supervisione di personale esperto nell&#8217;utilizzo della metodica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«Il nostro obiettivo è offrire alle nostre pazienti i più elevati standard di assistenza al parto. La nascita di un bambino rappresenta un momento straordinario, spesso unico, per i futuri genitori. Per questo il nostro impegno quotidiano è fare in modo che avvenga nel modo più sicuro, sereno e rispettoso possibile, sia per la mamma sia per il bambino».</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;adozione della nuova tecnica si inserisce nel più ampio percorso di innovazione dell&#8217;Azienda, volto a rendere l&#8217;assistenza alla nascita sempre più moderna, sicura e basata sulle migliori evidenze scientifiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(Foto IlMattino)</p>
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		<title>Caldo e Parkinson: perché l&#8217;estate può peggiorare i sintomi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/caldo-e-parkinson-perche-lestate-puo-peggiorare-i-sintomi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 10:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Roccadaspide]]></category>
		<category><![CDATA[caldo e parkinson]]></category>
		<category><![CDATA[chinesiologo]]></category>
		<category><![CDATA[metodo frequency]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’arrivo della stagione estiva, molte persone con Malattia di Parkinson possono riscontrare unpeggioramento di alcuni disturbi, tra cui rigidità muscolare, rallentamento dei movimenti, affaticamento e maggiori difficoltà nello svolgimento [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Con l’arrivo della stagione estiva, molte persone con Malattia di Parkinson possono riscontrare un<br>peggioramento di alcuni disturbi, tra cui rigidità muscolare, rallentamento dei movimenti, affaticamento e maggiori difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane. Si tratta di un fenomeno che non dipende esclusivamente dalla percezione individuale, ma che può essere ricondotto ai complessi meccanismi fisiologici coinvolti nella malattia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Parkinson non interessa soltanto le aree cerebrali deputate al controllo motorio, ma coinvolge anche il sistema nervoso autonomo, responsabile della regolazione di funzioni involontarie essenziali come pressione arteriosa, sudorazione e temperatura corporea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante i periodi caratterizzati da temperature elevate, il corpo mette in atto specifiche risposte per<br>disperdere il calore, attraverso processi come la sudorazione e la vasodilatazione periferica. Nelle<br>persone con Parkinson, tuttavia, questi meccanismi possono risultare meno efficienti a causa delle<br>alterazioni del sistema autonomo, rendendo più complesso l’adattamento dell’organismo agli stress<br>termici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un elemento centrale in questo processo è rappresentato dalla dopamina, neurotrasmettitore fondamentale nella malattia di Parkinson. Oltre al suo ruolo nella regolazione del movimento, la dopamina contribuisce anche ai meccanismi cerebrali coinvolti nella termoregolazione e nel<br>mantenimento dell’equilibrio interno dell’organismo. Quando tali sistemi sono già compromessi<br>dalla patologia, il caldo intenso può aumentare la difficoltà nel preservare una corretta regolazione<br>fisiologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le alte temperature possono inoltre favorire disidratazione, aumento della stanchezza e maggiore vulnerabilità del sistema nervoso, con possibili effetti sulla stabilità dei sintomi e sulla risposta ai trattamenti farmacologici. Di conseguenza, possono accentuarsi la sensazione di rigidità, la lentezza dei movimenti e le difficoltà nella coordinazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per affrontare meglio i mesi estivi, è importante seguire alcune semplici indicazioni: garantire una<br>buona idratazione, limitare l’esposizione nelle ore più calde, privilegiare ambienti freschi e ventilati e modulare l’attività fisica in base alle proprie capacità e condizioni personali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo quadro, un percorso multidisciplinare che includa movimento adattato, educazione alla<br>gestione dei sintomi e stimolazioni sensoriali può rappresentare un supporto utile per favorire il benessere complessivo della persona con Parkinson.</p>



<p class="wp-block-paragraph">LA STIMOLAZIONE VIBROACUSTICA COME APPROCCIO COMPLEMENTARE NEL PERCORSO PARKINSON</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’interno di un modello integrato si inserisce l’attività del <strong>Dott. Giovanni Peduto, chinesiologo originario di Roccadaspide e ideatore del Metodo Frequency</strong>, un approccio fondato sulla chinesiologia sensoriale e sulla stimolazione vibroacustica. Il Metodo Frequency® impiega frequenze sonore convertite in vibrazioni meccaniche percepite dal corpo, con l’obiettivo di offrire uno stimolo sensoriale aggiuntivo al sistema nervoso. Questo approccio si colloca nell’ambito dell’interesse crescente della ricerca neurologica verso il ruolo degli stimoli ritmici, sonori e vibratori nella modulazione dei circuiti sensomotori coinvolti nel controllo del movimento.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/1000206262-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-254457" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/1000206262-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/1000206262-1-300x169.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/1000206262-1-768x432.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/1000206262-1.jpg 1067w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nella Malattia di Parkinson, dove l’integrazione tra informazioni motorie, sensoriali e propriocettive può risultare compromessa, la stimolazione vibroacustica viene proposta come strumento complementare all’interno di un percorso personalizzato, associato al movimento e alla chinesiologia adattata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante il periodo estivo, quando il caldo può contribuire ad aumentare la percezione di fatica e<br>rigidità per le difficoltà legate all’adattamento termico e autonomico, strategie integrate orientate al<br>mantenimento della mobilità e del benessere possono assumere un ruolo significativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Metodo Frequency® non sostituisce terapie farmacologiche o percorsi riabilitativi tradizionali, ma si propone come possibile elemento integrativo in un approccio multidisciplinare centrato sulla persona con Parkinson.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comprendere il rapporto tra temperatura ambientale, sistema nervoso e manifestazioni della Malattia di Parkinson consente di affrontare la stagione estiva con maggiore consapevolezza, favorendo una gestione più efficace della quotidianità e contribuendo al miglioramento della qualità di vita.</p>
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		<title>Sanità, in Campania la terapia genica per l&#8217;emofilia B</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sanita-in-campania-la-terapia-genica-per-lemofilia-b/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 08:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[Presso l&#8217;Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli è stata eseguita con successo la prima terapia genica per l&#8217;emofilia B in Campania. A livello mondiale, sono ancora pochissimi i centri [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Presso l&#8217;Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli è stata eseguita con successo la prima terapia genica per l&#8217;emofilia B in Campania. A livello mondiale, sono ancora pochissimi i centri che eseguono questo trattamento. In Italia, l&#8217;AOU Federico II è uno dei soli due centri in grado di offrirlo, grazie a un&#8217;organizzazione multidisciplinare di eccellenza, a competenze altamente specialistiche e all&#8217;adozione di rigorosi standard di qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La somministrazione è avvenuta lo scorso venerdì 24 luglio presso il Centro Hub per l&#8217;Emofilia e le<br>Malattie Emorragiche Congenite dell’AOU Federico II, diretto dal prof. Matteo Di Minno. A<br>beneficiarne, il primo paziente ritenuto idoneo: Enrico, 40 anni, napoletano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Enrico da sempre convive con una compagna di viaggio difficile: l&#8217;emofilia B, una rara malattia<br>ereditaria causata dalla carenza del fattore IX della coagulazione, che espone a un elevato rischio di<br>emorragie, talvolta anche potenzialmente letali. Come tutti i pazienti affetti da questa patologia,<br>Enrico ha sperimentato, nel corso della sua vita, frequenti sanguinamenti a carico di articolazioni,<br>muscoli e organi interni, con dolore, limitazione funzionale e conseguenze permanenti. Il timore<br>costante di un&#8217;emorragia ha inevitabilmente condizionato anche i gesti più semplici della quotidianità,<br>come salire una rampa di scale o praticare attività sportiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le terapie fino ad ora disponibili hanno consentito di migliorare significativamente la prognosi e la<br>qualità di vita delle persone con emofilia B, ma richiedono somministrazioni endovenose frequenti<br>che incidono profondamente sulla quotidianità dei pazienti. La terapia genica apre ora uno<br>scenario completamente nuovo: un’unica infusione potrà consentire ad un paziente di<br>trascorrere fino a 25 anni senza necessità di ulteriori trattamenti sostitutivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fondatore di una community di tifosi del calcio Napoli e grande appassionato di basket – disciplina<br>che ha praticato con ottimi risultati prima di doverla abbandonare a causa della malattia – Enrico<br>ripercorre la propria storia dividendola idealmente in due fasi. La prima, fino ai 17 anni, segnata dalla<br>necessità di sottoporsi a infusioni molto frequenti, che rendevano particolarmente complessa la vita<br>quotidiana. La seconda, accompagnata dai progressi delle terapie, durante la quale gli appuntamenti con il trattamento si sono progressivamente ridotti fino a una somministrazione settimanale. Oggi,<br>con la terapia genica, inizia per lui una terza fase: quella di una prospettiva di vita profondamente<br>diversa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Vorrei esprimere la mia più sincera riconoscenza a tutta l&#8217;équipe del Prof. Matteo Di Minno e, in<br>particolare, alla dott.ssa Ilenia Calcaterra, che mi ha sempre seguito con grande professionalità,<br>attenzione e umanità. Voglio anche rivolgere un messaggio a tutti i giovani che convivono con<br>l&#8217;emofilia B: abbiate fiducia nella scienza e nei professionisti che ogni giorno studiano questa<br>malattia. Solo grazie a una collaborazione costante tra pazienti e medici possiamo continuare a<br>migliorare i percorsi di cura e la qualità della nostra vita</em>», afferma con emozione Enrico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un paziente che fino a oggi ha convissuto con una malattia rara, con il rischio costante di<br>sanguinamenti e la necessità di sottoporsi regolarmente a infusioni endovenose, si apre un nuovo<br>capitolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>È stata effettuata un’unica infusione endovenosa &#8211; spiega il professore Di Minno &#8211; che attraverso<br>un vettore ha introdotto negli epatociti il gene funzionale che consente al fegato di produrre il Fattore<br>IX, in modo autonomo e duraturo, contribuendo a prevenire o ridurre in modo significativo gli<br>episodi di sanguinamento. Non si tratta soltanto di un&#8217;innovazione terapeutica, ma di un autentico<br>cambiamento di paradigma</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La terapia genica per l&#8217;emofilia B (Etranacogene Dezaparvovec) rappresenta infatti una delle massime<br>espressioni della medicina di precisione: un trattamento altamente specialistico che richiede un<br>perfetto coordinamento tra competenze cliniche, ricerca, farmacia ospedaliera, organizzazione<br>sanitaria e istituzioni. È proprio questa capacità di lavorare insieme che ha consentito di trasformare<br>una straordinaria innovazione scientifica in una concreta opportunità di cura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Questo intervento rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo. L&#8217;obiettivo è continuare<br>a garantire ai pazienti campani l&#8217;accesso alle terapie più innovative, consolidando un modello<br>assistenziale fondato sull&#8217;eccellenza clinica, sulla ricerca traslazionale e sulla collaborazione tra<br>tutte le istituzioni coinvolte</em>», aggiunge il prof. Di Minno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Questo importante traguardo</em> &#8211; continua il Direttore Generale dell’AOU Federico II Elvira Bianco &#8211; <em>conferma ancora una volta il ruolo dell&#8217;Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II come punto<br>di riferimento nazionale e testimonia la capacità del nostro Servizio Sanitario Regionale di rendere<br>accessibili ai propri cittadini le più avanzate opportunità terapeutiche disponibili a livello<br>internazionale. Non celebriamo soltanto un successo medico ma una nuova speranza per le persone<br>con emofilia e per le loro famiglie</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>L’AOU Federico II si attesta come uno dei soli due centri in Italia e tra i pochissimi a livello internazionale &#8211; autorizzati ed equipaggiati per effettuare questo trattamento ad altissima specializzazione</em>» dicono dalla Regione </p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Questo straordinario risultato rappresenta un motivo di orgoglio per l&#8217;intera sanità campana</em> &#8211; dichiara il <strong>Presidente della Regione Campania Roberto Fico</strong> &#8211; “<em>Continueremo a investire nella ricerca, nell&#8217;innovazione e nella medicina di precisione per garantire ai cittadini l&#8217;accesso alle cure più avanzate e assicurare una migliore qualità della vita a chi affronta patologie complesse e rare</em>.»</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Tumori neuroendocrini, esperti: “Ridurre ritardi diagnostici e rafforzare le reti di cura”</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/tumori-neuroendocrini-esperti-ridurre-ritardi-diagnostici-e-rafforzare-le-reti-di-cura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 16:13:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;innovazione terapeutica sta aprendo nuove e straordinarie prospettive per la cura dei tumori neuroendocrini (NET), ma l&#8217;efficacia dei trattamenti rischia di scontrarsi con barriere organizzative ancora troppo rigide. Diagnosi tardive, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;innovazione terapeutica sta aprendo nuove e straordinarie prospettive per la cura dei tumori neuroendocrini (NET), ma l&#8217;efficacia dei trattamenti rischia di scontrarsi con barriere organizzative ancora troppo rigide. Diagnosi tardive, percorsi assistenziali frammentati e marcate sperequazioni regionali continuano a rallentare l&#8217;accesso tempestivo alle strutture di eccellenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo l&#8217;allarme, unito a una concreta proposta di riforma, emerso nel corso dell&#8217;evento istituzionale &#8220;Tumori neuroendocrini, oltre la rarità: dai reali bisogni alle possibili soluzioni&#8221;, promosso a Roma dal senatore Guido Quintino Liris. Durante l&#8217;incontro è stato ufficialmente presentato il Position Paper intitolato &#8220;Tumori neuroendocrini: dalla diagnosi tardiva alla presa in carico specialistica. Rafforzare i percorsi, ridurre la frammentazione, preparare l&#8217;accesso all&#8217;innovazione&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Frutto del lavoro congiunto di un panel di massimi esperti clinici e delle principali associazioni di pazienti sviluppato con il contributo non condizionante di Ipsen il documento traccia la tabella di marcia per riorganizzare la presa in carico all&#8217;interno del Servizio Sanitario Nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«I tumori neuroendocrini sono patologie rare e ancora poco conosciute, per le quali è fondamentale promuovere una maggiore informazione e sensibilizzazione. Occorre rafforzare percorsi di cura efficienti, multidisciplinari e omogenei per garantire a tutti i pazienti un accesso equo alle opportunità offerte dall&#8217;innovazione terapeutica.»<br><br>I tumori neuroendocrini rappresentano meno dello 0,5% di tutte le neoplasie maligne. Tuttavia, la loro gestione comporta un impatto assistenziale di rilevante entità. La spiccata variabilità biologica della malattia e la presenza di sintomi spesso sfumati, aspecifici o sovrapponibili a quelli di patologie comuni provocano frequentemente lunghi e tortuosi percorsi diagnostici prima che il paziente venga indirizzato a un centro di riferimento specializzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al contempo, l&#8217;allungamento della sopravvivenza media dei pazienti richiede un monitoraggio clinico prolungato e altamente qualificato, sostenibile solo attraverso reti assistenziali dedicate e integrate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbattimento dei ritardi diagnostici: Ridurre le tempistiche di individuazione e limitare l&#8217;inappropriatezza degli accertamenti preliminari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Integrazione di rete: Rafforzare le sinergie tra medicina di base, medici di medicina generale, specialisti sul territorio e centri d&#8217;eccellenza.<br>Criteri clinici condivisi: Definire standard omogenei nazionali per la diagnosi, la caratterizzazione molecolare e la stratificazione del rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Formazione continua: Investire nell&#8217;aggiornamento professionale di tutto il personale sanitario coinvolto nel percorso di cura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valorizzazione dei pazienti: Coinvolgere attivamente le associazioni nella progettazione dei modelli organizzativi e assistenziali.<br>Come sottolineato dal senatore Guido Quintino Liris, l&#8217;innovazione scientifica non può prescindere da una riorganizzazione logistica:</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Le novità terapeutiche esprimono il massimo potenziale solo se inserite in Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) strutturati e all&#8217;interno di una rete in grado di seguire il paziente in ogni fase».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un punto di vista pienamente condiviso dal panel medico composto da Nicola Fazio (Istituto Europeo di Oncologia), Francesco Panzuto (A.O.U. Sant&#8217;Andrea di Roma), Annamaria Colao (Vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità) e Maria Luisa De Rimini. Gli esperti ribadiscono che la vera sfida odierna consiste nella capacità del sistema sanitario di identificare tempestivamente chi può beneficiare delle nuove molecole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le sigle NET Italy ETS, A.LNET ODV &#8211; Vivere la Speranza e La Lampada di Aladino ETS evidenziano che oltre alle terapie servono: continuità assistenziale, informazioni chiare e supporto costante nella gestione dei sintomi.<br>Irina Zotova (AD Ipsen Italia) ribadisce l&#8217;importanza del dialogo: «L&#8217;evoluzione terapeutica richiede modelli organizzativi innovativi. Promuoviamo la sinergia tra istituzioni e pazienti per percorsi sostenibili e umani».</p>
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		<title>Palinuro, “Letto in Piazza Talk” accende il dibattito sulla salute: venerdì il presidente di Emergency Italia Rossella Miccio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/palinuro-letto-in-piazza-talk-accende-il-dibattito-sulla-salute-venerdi-il-presidente-di-emergency-italia-rossella-miccio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 14:20:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
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					<description><![CDATA[La medicina in contesti di guerra e la tutela del diritto alla salute saranno i temi al centro della VI edizione di “Letto in Piazza Talk”, in programma venerdì 25 [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La medicina in contesti di guerra e la tutela del diritto alla salute saranno i temi al centro della VI edizione di “Letto in Piazza Talk”, in programma venerdì 25 luglio alle ore 21:45 in Piazza Virgilio a Palinuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’evento, promosso dalla Pro Loco Palinuro con il contributo del Comune di Centola, affronterà il tema &#8220;La salute come diritto umano fondamentale e neutrale: il ruolo della medicina umanitaria in un mondo frammentato dai conflitti&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ospiti d&#8217;eccezione della serata: Rossella Miccio, Presidente di EMERGENCY Italia, Gina Portella, Coordinatrice Medical Division di EMERGENCY<br />Francesco Conventi, Fisico (Univ. Parthenope e CERN), Giuseppe Ippolito, UniCamillus e già Direttore Generale del Ministero della Salute<br />Ad aprire l&#8217;incontro saranno i saluti istituzionali del Sindaco di Centola, Rosario Pirrone, e del Consigliere con delega alla Sanità, Marta Stanzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;appuntamento offrirà una riflessione profonda sul valore universale delle cure mediche di fronte alle sfide geopolitiche e umanitarie attuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“È un grande privilegio ospitare il presidente di Emergency Italia a Palinuro, &#8211; le parole di Silvano Cerulli presidente della Pro Loco. &#8211; Continuiamo nei nostri Talk a trattare temi rilevanti che mai come oggi sono al centro dei dibattiti internazionali”.</p>
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		<title>Dalla Campania EMOCAMP: il progetto di screening per emoglobinopatie al Congresso italiano di pediatria</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dalla-campania-emocamp-il-progetto-di-screening-per-emoglobinopatie-al-congresso-italiano-di-pediatria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 14:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[emocamp]]></category>
		<category><![CDATA[screening antenatale delle emoglobinopatie]]></category>
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					<description><![CDATA[Si intensifica l’azione di prevenzione, diagnosi precoce e salute pubblica con EMOCAMP, lo screening regionale integrato per le emoglobinopatie sviluppato dal Dipartimento della Donna del Bambino e di Chirurgia Generale e Specialistica – Centro di Ematologia e Oncologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria e Università “Luigi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Si intensifica l’azione di prevenzione, diagnosi precoce e salute pubblica con EMOCAMP, lo screening regionale integrato per le emoglobinopatie sviluppato dal <strong>Dipartimento della Donna del Bambino e di Chirurgia Generale e Specialistica </strong>– Centro<strong> di Ematologia e Oncologia Pediatrica</strong> <strong>dell’Azienda Ospedaliera Universitaria e</strong> <strong>Università </strong>“<strong><em>Luigi Vanvitelli</em></strong>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;<strong>metodologia innovativa e non invasiva</strong>, che permette di individuare eventuali anomalie dell’emoglobina, è stata presentata in occasione dell’<strong>81° Congresso Nazionale di Pediatria</strong>&nbsp;a Padova, il principale appuntamento scientifico nazionale dedicato al confronto, aggiornamento e crescita professionale per tutti i pediatri, ospedalieri di libera scelta e universitari, e per i professionisti dell’area materno-infantile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il gruppo di ricerca dell’AOU e Università Vanvitelli, coordinato dalla&nbsp;<strong>Professoressa Maddalena Casale</strong>, è stato protagonista di un&nbsp;<strong>keynote speech</strong>&nbsp;durante il quale, in modalità multidisciplinare, è stato discusso il progetto EMOCAMP, con riferimento alla&nbsp;<strong>pratica clinica pediatrica, alla promozione della salute, alla prevenzione e all’innovazione terapeutica</strong>, centrata sui bisogni del bambino e dell’adolescente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le<strong>&nbsp;emoglobinopatie</strong>&nbsp;rappresentano le malattie congenite ereditarie più frequenti al mondo e rappresentano un problema sanitario emergente anche in Italia. Sono causate da un difetto dell&#8217;emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue e si trasmettono ai figli da entrambi i genitori biologici, madre e padre, che possono esserne portatori. L’aumento dei casi e l’impatto assistenziale hanno indotto l’<strong>Organizzazione Mondiale della Sanità&nbsp;</strong>e l’<strong>ONU</strong>&nbsp;a riconoscerle come un rilevante problema di salute globale, promuovendo strategie di prevenzione e diagnosi precoce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Nonostante l’elevata prevalenza nel Mediterraneo e l’aumento dei flussi migratori, queste patologie non sono ancora incluse nello screening neonatale obbligatorio, generando disuguaglianze regionali nell’accesso alla diagnosi precoce&nbsp;</em>&#8211;&nbsp;<strong>sottolinea la Professoressa Maddalena Casale, Responsabile Scientifico del progetto EMOCAMP</strong>&nbsp;–<em>&nbsp;Riconoscere precocemente la malattia è fondamentale perché permette di iniziare trattamenti e programmi di sorveglianza che riducono notevolmente le possibili complicanze, allungano la vita e ne migliorano la qualità. Presso il Centro di Ematologia e Oncologia Pediatrica dell’AOU Università Vanvitelli di Napoli è stato avviato un progetto pilota di screening integrato per le emoglobinopatie: antenatale/preconcezionale e neonatale, finalizzata all’identificazione di portatori e coppie a rischio.&nbsp;<strong>Napoli è leader</strong>&nbsp;per aver introdotto il test EMOCAMP nel nido e nella terapia intensiva neonatale dell’AOU Vanvitelli. Ai familiari viene inoltre offerto lo screening per emoglobinopatie qualora non precedentemente eseguito. Dall’innovazione sperimentale di&nbsp;<strong>EMOCAMP si delinea un modello organizzativo replicabile in tutta la Campania e in tutta Italia</strong></em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso del Congresso Nazionale, sono stati presentati anche&nbsp;<strong>i primi risultati da settembre 2025</strong>&nbsp;<strong>ad oggi</strong>: oltre 700<strong>&nbsp;neonati</strong>&nbsp;sono stati sottoposti a screening per le emoglobinopatie, con un’incidenza di portatori pari all’1,12%. Sono stati realizzati, inoltre, oltre&nbsp;<strong>1200&nbsp;screening antenatali</strong>, in cui la percentuale di portatori si attesta intorno all’11.9%. Lo screening inoltre ha individuato diversi bambini malati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Centro&nbsp;<strong>di Ematologia e Oncologia Pediatrica</strong>&nbsp;dell’Azienda Ospedaliera&nbsp;<strong>Università&nbsp;</strong>“<strong><em>Luigi Vanvitelli</em></strong>” è impegnato, inoltre, in una costante campagna di sensibilizzazione alla prevenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Dal laboratorio al paziente. La ricerca scientifica si traduce in cure innovative e personalizzate, con un impatto positivo sulla salute pubblica. EMOCAMP rientra tra le azioni di Terza Missione e di trasferimento tecnologico del&nbsp;<strong>Dipartimento&nbsp;della&nbsp;Donna&nbsp;del&nbsp;Bambino&nbsp;e&nbsp;di Chirurgia&nbsp;Generale&nbsp;e&nbsp;Specialistica –&nbsp;</strong></em>spiega il Direttore, Professore&nbsp;Silverio Perrotta<em>&nbsp;&#8211; Nella prima fase di sperimentazione, il gruppo di ricerca ha raccolto dati epidemiologici preliminari utili alla pianificazione sanitaria regionale e alla definizione di strategie di prevenzione. Il modello integrato di screening antenatale/neonatale per le emoglobinopatie è fattibile e sostenibile in un contesto clinico reale. L’integrazione dei due livelli di screening consente di intercettare precocemente portatori e coppie a rischio, favorendo scelte riproduttive consapevoli attraverso il counselling genetico e di identificare tempestivamente i neonati affetti con l’avvio di azioni terapeutiche.&nbsp;<strong>EMOCAMP potrà contribuire alla futura implementazione di un programma strutturato di screening per le emoglobinopatie in Italia</strong></em><strong>».</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il Progetto&nbsp;EMOCAMP&nbsp;è coordinato dal Centro di Cura delle Emoglobinopatie dell’AOU &#8211; Università Luigi Vanvitelli di Napoli (Responsabile Scientifico Maddalena Casale) e sostenuto da Regione Campania,&nbsp;Direzione Generale Tutela della Salute e Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale, Avviso Pubblico per la realizzazione di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione nel campo delle Malattie Rare (DGR 393 del 19/07/2022; n. interv.22, DD Ammissione n. 80 del 15/06/2025)</em></p>
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		<title>Trapianti, Padova prima in Italia: nell’équipe d’eccellenza anche un medico di Sapri</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/trapianti-padova-prima-in-italia-nellequipe-deccellenza-anche-un-medico-di-sapri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 12:37:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sapri]]></category>
		<category><![CDATA[Marianna di bello]]></category>
		<category><![CDATA[sapri]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Azienda Ospedale-Università di Padova si conferma anche nel 2025 punto di riferimento della sanità italiana, conquistando il primato nazionale per numero di trapianti di polmone, rene e pancreas. Un risultato [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph">L’Azienda Ospedale-Università di Padova si conferma anche nel 2025 punto di riferimento della sanità italiana, conquistando il primato nazionale per numero di trapianti di polmone, rene e pancreas. Un risultato che vede protagonista anche una professionista di Sapri: <strong>la dottoressa Marianna Di Bello</strong>, componente dell’équipe che ha contribuito a questo importante traguardo.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">A rendere nota la presenza della concittadina nel team padovano è l’assessore alla Cultura, Tutismo e Spettacolo del Comune di Sapri, <strong>Amalia Morabito</strong>, che con un post sui social ha espresso “orgoglio” per per il ruolo svolto dalla giovane professionista. “In questa equipe c’è’ la nostra concittadina Marianna Di Bello. Complimenti Marianna! L’Azienda Ospedaliera-Università di Padova e’ la prima in Italia per trapianti di rene, pancreas e polmoni”, ha dichiarato l’assessore.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Nel corso del 2025 all’Azienda Ospedale-Università di Padova sono stati eseguiti 239 trapianti di rene, di cui 57 da donatore vivente, 37 trapianti di polmone e 12 trapianti di pancreas. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La conferma del primato nazionale rappresenta il riconoscimento della qualità della UOC Chirurgia dei trapianti di rene e pancreas, diretta dalla professoressa Lucrezia Furian, e della UOC Chirurgia toracica guidata dal professor Andrea Dell’Amore.</p>
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		<title>Come proteggere la pelle in estate: le regole per esporsi al sole in sicurezza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/come-proteggere-la-pelle-in-estate-le-regole-per-esporsi-al-sole-in-sicurezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 09:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione al sole]]></category>
		<category><![CDATA[nei]]></category>
		<category><![CDATA[proteggere la pelle]]></category>
		<category><![CDATA[raggi uv]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;estate è sinonimo di mare, piscina e giornate all&#8217;aria aperta, ma anche di una maggiore esposizione ai raggi ultravioletti (UV), principale fattore di rischio per scottature, invecchiamento precoce della pelle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;estate è sinonimo di mare, piscina e giornate all&#8217;aria aperta, ma anche di una maggiore esposizione ai raggi ultravioletti (UV), principale fattore di rischio per scottature, invecchiamento precoce della pelle e tumori cutanei. Bastano poche semplici precauzioni per ridurre significativamente questi rischi e godersi il sole in sicurezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I raggi UV: un rischio da non sottovalutare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I raggi ultravioletti sono presenti anche quando il cielo è nuvoloso e la loro intensità aumenta durante i mesi estivi. Un&#8217;esposizione eccessiva può provocare eritemi e ustioni, ma gli effetti più preoccupanti si manifestano nel lungo periodo: perdita di elasticità della pelle, comparsa di macchie, rughe precoci e un aumento del rischio di sviluppare tumori della pelle, compreso il melanoma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo gli specialisti, il danno provocato dai raggi UV è cumulativo: ogni scottatura, soprattutto durante l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza, contribuisce ad aumentare il rischio di patologie cutanee negli anni successivi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le regole per esporsi al sole in sicurezza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli esperti consigliano alcune semplici abitudini:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>evitare l&#8217;esposizione diretta nelle ore più calde, indicativamente tra le 11 e le 16;</li>



<li>utilizzare una crema solare ad ampio spettro (UVA e UVB) con fattore di protezione almeno SPF 30, preferibilmente SPF 50 per pelli chiare e bambini;</li>



<li>applicare la crema circa 20-30 minuti prima dell&#8217;esposizione e rinnovarla ogni due ore, oltre che dopo ogni bagno o in caso di sudorazione intensa;</li>



<li>indossare cappello a tesa larga, occhiali da sole con filtri certificati e indumenti leggeri ma coprenti quando possibile;</li>



<li>bere acqua regolarmente per mantenere una corretta idratazione dell&#8217;organismo e della pelle.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Attenzione anche all&#8217;ombra</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Restare sotto l&#8217;ombrellone non elimina completamente il rischio. Sabbia, acqua e superfici chiare riflettono parte dei raggi UV, aumentando comunque l&#8217;esposizione. Per questo motivo la protezione solare rimane consigliata anche quando non ci si trova direttamente al sole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bambini e anziani: le categorie più vulnerabili</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I bambini hanno una pelle più delicata e non dovrebbero essere esposti direttamente al sole nei primi mesi di vita. Anche gli anziani, così come chi assume farmaci fotosensibilizzanti o soffre di particolari patologie cutanee, devono adottare precauzioni aggiuntive e, se necessario, confrontarsi con il proprio medico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando controllare i nei</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;estate rappresenta anche un buon momento per prestare attenzione alla salute della pelle. Se un neo cambia forma, colore, dimensioni oppure sanguina o provoca prurito persistente, è opportuno prenotare una visita dermatologica senza attendere la fine della stagione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prevenzione resta lo strumento più efficace: una corretta esposizione al sole permette di beneficiare della luce naturale e della produzione di vitamina D, evitando però i danni che possono compromettere la salute della pelle nel tempo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Contro fake news su malattie dermatologiche: ecco il glossario Apiafco</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/contro-fake-news-su-malattie-dermatologiche-ecco-il-glossario-apiafco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 12:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
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					<description><![CDATA[Sventare le fake news sulle malattie dermatologiche e dare uno strumento di informazione gratuito, autorevole e chiaro ai pazienti, i caregiver e i comunicatori. Con questi obiettivi Apiafco (Associazione Psoriasici [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sventare le fake news sulle malattie dermatologiche e dare uno strumento di informazione gratuito, autorevole e chiaro ai pazienti, i caregiver e i comunicatori. Con questi obiettivi Apiafco (Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza) ha creato, all&#8217;interno del suo sito&nbsp;<a href="http://apiafco.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">apiafco.org</a>, il Glossario delle patologie della pelle (<a href="https://r.newsletter.dire.it/mk/cl/f/sh/7nVU1aA2nfsTSK12UOx3qI7A2ob9oTS/0HJZ4UN-9NBX" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.apiafco.org/glossario-delle-malattie-dermatologiche/</a>). Vi si trovano&nbsp;<strong>28 definizioni&nbsp;</strong>che riconducono alle principali problematiche connesse alla psoriasi, all&#8217;artrite psoriasica, alla dermatite atopica, alla vitiligine e all&#8217;eczema cronico delle mani, con un linguaggio appropriato ma comprensibile a tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo lo studio Salute Artificiale, realizzato dagli istituti Sociometrica e FieldCare su incarico di Fondazione Italia in Salute e Fondazione Pensiero Solido, spiega la presidente di Apiafco, <strong>Valeria Corazza</strong>, &#8220;<em>il 94% degli italiani cerca informazioni mediche online, il 43% usa già ChatGpt e l&#8217;AI generativa per la salute, e addirittura il 14% può arrivare a modificare le terapie senza consultare il medico, un comportamento pericoloso</em>&#8220;. Da qui l&#8217;idea di creare un &#8220;servizio fondamentale&#8221; per i pazienti che cercano informazioni, partendo anche da &#8220;termini banali, come ad esempio &#8216;prurito&#8217; con tutte le spiegazioni su cos&#8217;è, com&#8217;è, come si cura&#8221; e con link ad approfondimenti declinati su psoriasi, artrite psoriasica, dermatite atopica, vitiligine, eczema cronico delle mani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Il tutto è basato su fonti autorevoli per dare un&#8217;informazione di qualità e fare in modo che gli utenti mettano da parte i siti non qualificati che si possono trovare in rete</em>&#8220;, aggiunge Corazza. Il Glossario, potrà essere via via incrementato, sempre basandosi su informazioni accreditate, per permettere agli utenti di avere un servizio che risponda a ogni eventuale dubbio. &#8220;<em>Non è un semplice elenco di termini tecnici, ma uno <strong>strumento</strong> capace di chiarire dubbi in tempo reale e soprattutto, di eliminare ogni ambiguità accedendo ad informazioni verificate, che contribuiscono a sviluppare una maggiore consapevolezza della propria condizione e partecipare attivamente alla relazione con il medico</em>&#8220;, si evidenzia a Apiafco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le voci sono in ordine alfabetico, per facilitare la consultazione e per aiutare il lettore lo stesso concetto è espresso con gli stessi termini in tutti i contenuti del glossario, desunti, a loro volta, dalle informazioni presenti sui materiali realizzati da Apiafco, in collaborazione con i più autorevoli specialisti di settore. Ciascuna voce rimanda, infine, all&#8217;area dedicata alle sezioni tematiche, uno spazio pensato per offrire informazioni affidabili, strumenti pratici, aggiornamenti costanti e servizi gratuiti a supporto di chi affronta ogni giorno le sfide poste dalle malattie croniche della pelle. E alle quali si è aggiunta, di recente, quella relativa all&#8217;eczema cronico delle mani, una patologia infiammatoria cronica della pelle alla quale Apiafco ha deciso di dare voce. &#8220;Il progetto di realizzare un glossario nasce dall&#8217;esigenza di&nbsp;<strong>aiutare i pazienti</strong>&nbsp;a comprendere meglio gli aspetti più importanti della patologia della quale soffrono &#8211; dai sintomi all&#8217;indicazione dello specialista di riferimento e ai consigli per migliorare la qualità della vita &#8211; inquadrata nel più ampio contesto delle malattie dermatologiche croniche, caratterizzate da una complessità enorme, riconducibile alla loro natura sistemica&#8221;, chiarisce Corazza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;infiammazione propria della psoriasi, artrite psorasica, della dermatite atopica, della vitiligine, dell&#8217;eczema cronico delle mani, patologie alle quali Apiafco dedica specifica attenzione sotto il profilo dell&#8217;informazione e dell&#8217;advocacy, ricorda la presidente dell&#8217;Associazione, &#8220;<em><strong>non rimane confinata alla pelle, ma può coinvolgere l&#8217;intero organismo,</strong> influenzando diversi organi e apparati, e con ripercussioni profonde che vanno ben oltre il sintomo fisico, influenzando ogni aspetto della vita quotidiana</em>&#8220;. A causa della visibilità delle lesioni e la persistenza dei sintomi (come il prurito e il dolore), infatti, &#8220;<em>chi ne soffre spesso sperimenta frustrazione e stress dovuti alla natura recidivante della malattia; ansia, depressione e senso di isolamento causati dallo stigma che spinge spesso i pazienti a nascondersi o a evitare situazioni sociali. E ancora: imbarazzo, vergogna, difficoltà nelle relazioni intime; deficit professionali dovuti alla mancanza di sonno; difficoltà nell&#8217;eseguire gesti comuni come lavarsi, vestirsi, o cucinare</em>&#8220;, conclude.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Zanzare, come affrontare le punture: dai rimedi naturali ai piccoli accorgimenti per ridurre il fastidio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/zanzare-come-affrontare-le-punture-dai-rimedi-naturali-ai-piccoli-accorgimenti-per-ridurre-il-fastidio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 13:46:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate tornano anche loro: le zanzare. Il caldo, l&#8217;umidità e la presenza di ristagni d&#8217;acqua favoriscono la loro diffusione e le punture diventano un problema frequente, soprattutto nelle [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate tornano anche loro: le zanzare. Il caldo, l&#8217;umidità e la presenza di ristagni d&#8217;acqua favoriscono la loro diffusione e le punture diventano un problema frequente, soprattutto nelle ore serali. Prurito, arrossamento e gonfiore sono le reazioni più comuni, ma alcuni semplici accorgimenti possono aiutare ad alleviare il fastidio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La puntura di zanzara è provocata dalla saliva dell&#8217;insetto, che viene introdotta nella pelle durante il pasto di sangue. Il sistema immunitario reagisce a queste sostanze provocando la caratteristica irritazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prima regola: non grattarsi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il gesto più spontaneo dopo una puntura è grattare la zona interessata, ma questa azione può peggiorare l&#8217;irritazione e aumentare il rischio di piccole lesioni della pelle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima cosa da fare è lavare la zona con acqua e sapone per mantenerla pulita e ridurre il rischio di infezioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il freddo contro gonfiore e prurito</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei rimedi più semplici è l&#8217;applicazione del freddo. Un cubetto di ghiaccio avvolto in un panno o un impacco fresco applicato per alcuni minuti può contribuire a diminuire il gonfiore e dare sollievo dalla sensazione di prurito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il freddo agisce temporaneamente sui recettori della pelle attenuando la percezione del fastidio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Aloe vera e sollievo naturale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aloe vera è spesso utilizzata per le sue proprietà lenitive e idratanti. Il gel applicato sulla zona della puntura può dare una sensazione rinfrescante e aiutare a calmare la pelle irritata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È consigliabile utilizzare prodotti destinati all&#8217;applicazione cutanea e verificare eventuali sensibilità personali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bicarbonato e rimedi tradizionali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i rimedi casalinghi più conosciuti c&#8217;è il bicarbonato di sodio mescolato con poca acqua fino a ottenere una pasta da applicare localmente per un breve periodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di un metodo tradizionale utilizzato per alleviare il fastidio, anche se l&#8217;efficacia può variare da persona a persona.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oli essenziali: attenzione alla pelle</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni oli essenziali, come quelli di lavanda o tea tree, vengono spesso citati tra i rimedi naturali contro le punture. Tuttavia non devono essere applicati puri direttamente sulla pelle, perché possono causare irritazioni o reazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Devono essere sempre utilizzati correttamente e con le dovute precauzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando la reazione è più intensa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nella maggior parte dei casi la puntura di zanzara provoca una reazione locale destinata a risolversi spontaneamente. In alcune persone, però, il gonfiore può essere più evidente e durare più a lungo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante prestare attenzione a segnali insoliti come arrossamento molto esteso, dolore crescente, presenza di pus o sintomi generali: in questi casi è opportuno chiedere un parere medico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prevenire le punture</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prevenzione resta lo strumento più efficace. Alcuni comportamenti utili sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>eliminare i ristagni d&#8217;acqua da sottovasi, secchi e contenitori;</li>



<li>utilizzare zanzariere quando possibile;</li>



<li>indossare abiti chiari e coprenti nelle ore di maggiore attività degli insetti;</li>



<li>proteggere gli ambienti esterni con sistemi adeguati.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Anche le piante aromatiche come citronella, basilico e lavanda vengono spesso associate alla tradizione popolare come aiuto contro gli insetti, anche se da sole non rappresentano una protezione completa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Estate senza fastidi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le zanzare fanno parte degli ecosistemi e svolgono un ruolo nella catena alimentare, ma per l&#8217;uomo le punture possono trasformarsi in un fastidio quotidiano. Con piccoli accorgimenti, una corretta gestione degli ambienti e semplici rimedi per la pelle è possibile affrontare l&#8217;estate con maggiore tranquillità.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ondata di calore, boom di accessi pediatrici: la Simeup lancia le cinque regole per proteggere i bambini</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ondata-di-calore-boom-di-accessi-pediatrici-la-simeup-lancia-le-cinque-regole-per-proteggere-i-bambini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:31:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[caldo]]></category>
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					<description><![CDATA[L’ondata di calore che sta interessando l’Italia sta avendo ripercussioni significative anche sulla salute dei bambini. In questi giorni i Pronto Soccorso pediatrici stanno registrando un incremento degli accessi stimabile [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’ondata di calore che sta interessando l’Italia sta avendo ripercussioni significative anche sulla salute dei bambini. In questi giorni i Pronto Soccorso pediatrici stanno registrando un incremento degli accessi stimabile tra il 5 e il 10%, direttamente o indirettamente correlato alle elevate temperature. Le problematiche più frequentemente osservate sono disidratazione, malori legati all’esposizione al sole, lipotimie (svenimenti), febbre, vomito, peggioramento di patologie respiratorie e gastrointestinali e, nei casi più gravi, veri e propri colpi di calore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I bambini, soprattutto i lattanti e i più piccoli, rappresentano una popolazione particolarmente vulnerabile, poiché hanno una minore capacità di regolare la temperatura corporea e vanno incontro più rapidamente alla perdita di liquidi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica (Simeup) richiama pertanto l’attenzione delle famiglie sull’importanza della prevenzione e lancia un vademecum con cinque semplici regole per affrontare in sicurezza queste giornate di caldo estremo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«In questi giorni osserviamo un aumento degli accessi ai pronto soccorso pediatrici, in larga parte correlato agli effetti delle elevate temperature &#8211; afferma il presidente della Simeup, Vincenzo Tipo &#8211; I bambini, soprattutto i più piccoli, sono particolarmente vulnerabili al caldo estremo e possono andare incontro rapidamente a disidratazione e colpo di calore. La buona notizia è che la maggior parte di queste situazioni si può prevenire con semplici comportamenti quotidiani. Per questo rivolgiamo un appello alle famiglie: non sottovalutiamo il caldo, prestiamo attenzione ai segnali di allarme e adottiamo tutte le misure necessarie per proteggere i nostri bambini durante queste giornate eccezionali.»</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ecco le cinque regole d’oro per proteggere i bambini dal caldo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">1. Idratare frequentemente i bambini</p>



<p class="wp-block-paragraph">Offrire acqua più volte al giorno, anche in assenza di sete. Nei lattanti è opportuno aumentare la frequenza delle poppate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">2. Evitare l’esposizione nelle ore più calde</p>



<p class="wp-block-paragraph">Limitare le attività all’aperto tra le 11 e le 18 ed evitare attività sportive intense.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">3. Utilizzare un abbigliamento adeguato</p>



<p class="wp-block-paragraph">Preferire indumenti leggeri e di colore chiaro, utilizzando cappellino e protezione solare durante le uscite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">4. Mantenere freschi gli ambienti domestici</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arieggiare le stanze nelle ore più fresche e utilizzare ventilatori o climatizzatori evitando evitando sbalzi di temperatura eccessivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">5. Non lasciare mai un bambino da solo in automobile</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche per pochi minuti, l’abitacolo di un’auto può raggiungere temperature estremamente pericolose, con conseguenze potenzialmente fatali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I segnali di allarme da non sottovalutare</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I genitori devono prestare particolare attenzione ai primi&nbsp;<strong>segni di disidratazione</strong>:<br></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>sete intensa o rifiuto di bere;</li>



<li>bocca e labbra secche;</li>



<li>riduzione della quantità di urine o pannolino asciutto per molte ore;</li>



<li>urine molto concentrate;</li>



<li>pianto senza lacrime;</li>



<li>debolezza, irritabilità o sonnolenza insolita;</li>



<li>mal di testa, vertigini o capogiri.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">In questi casi è consigliabile portare il bambino in un ambiente fresco, farlo riposare e somministrare piccoli e frequenti sorsi d’acqua o soluzioni reidratanti orali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora maggiore attenzione deve essere posta ai segni che possono indicare un&nbsp;<strong>colpo di calore</strong>, una vera emergenza medica:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>temperatura corporea elevata, spesso superiore a 39-40°C;</li>



<li>pelle molto calda e arrossata;</li>



<li>vomito persistente;</li>



<li>respiro accelerato;</li>



<li>alterazione del comportamento, confusione o difficoltà a rispondere;</li>



<li>marcata sonnolenza;</li>



<li>perdita di coscienza o convulsioni.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">In presenza di questi sintomi è necessario portare immediatamente il bambino in un luogo fresco, rimuovere gli indumenti in eccesso, iniziare il raffreddamento con panni bagnati e contattare tempestivamente il 118 o recarsi al Pronto Soccorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione deve essere riservata ai bambini più fragili, come i lattanti, i bambini con patologie croniche, neurologiche o cardiopolmonari, i bambini con disabilità e quelli in terapia con farmaci che possono interferire con la regolazione della temperatura corporea.</p>
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		<item>
		<title>Infezioni in ospedale, la Cassazione: spetta alla struttura provare di aver adottato tutte le misure preventive</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/infezioni-in-ospedale-la-cassazione-spetta-alla-struttura-provare-di-aver-adottato-tutte-le-misure-preventive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Labonia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:28:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenze e Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni ospedale cassazione]]></category>
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					<description><![CDATA[La Corte torna ad affrontare il delicato tema della responsabilità sanitaria e dell’inversione dell’onere della prova nei casi di infezioni contratte in ospedale. Una decisione destinata ad avere forte impatto [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La Corte torna ad affrontare il delicato tema della responsabilità sanitaria e dell’inversione dell’onere della prova nei casi di infezioni contratte in ospedale. Una decisione destinata ad avere forte impatto pratico, perché ribadisce un principio ormai sempre più consolidato: quando un paziente contrae un’infezione durante il ricovero, non può essere il malato o i suoi familiari a dover dimostrare nel dettaglio ogni errore della struttura sanitaria. Spetta invece all’ospedale fornire la prova di avere adottato tutte le misure necessarie per prevenire il contagio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vicenda nasce dal decesso di un paziente che, durante il ricovero, aveva sviluppato una grave infezione. I familiari avevano agito in giudizio sostenendo che la struttura non avesse rispettato i protocolli di prevenzione e controllo del rischio infettivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cassazione ha chiarito che il paziente o gli eredi devono limitarsi a dimostrare l’esistenza del ricovero, l’insorgenza dell’infezione e il peggioramento delle condizioni di salute collegato all’evento. Una volta forniti questi elementi, l’onere probatorio si sposta sulla struttura ospedaliera, la quale deve dimostrare di avere rispettato rigorosamente tutte le procedure sanitarie, igieniche e preventive previste dalla normativa e dai protocolli clinici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i giudici, infatti, le informazioni relative alla sterilizzazione degli ambienti, ai controlli sulle sale operatorie, all’utilizzo dei dispositivi medici, alla sanificazione e alla corretta applicazione delle linee guida sono nella disponibilità esclusiva della struttura sanitaria. Sarebbe quindi irragionevole pretendere che il paziente possa ricostruire dettagli tecnici interni all’organizzazione ospedaliera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ordinanza richiama il principio della cosiddetta “vicinanza della prova”, secondo cui l’onere deve gravare sulla parte che concretamente possiede la documentazione e gli strumenti per dimostrare i fatti. In ambito sanitario questo principio assume particolare importanza, perché il rapporto tra paziente e struttura è caratterizzato da una evidente asimmetria informativa.<br>La decisione della Cassazione rafforza inoltre la tutela del diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non significa automaticamente che ogni infezione contratta in ospedale comporti responsabilità della struttura. Tuttavia, in assenza della prova rigorosa di avere adottato tutte le cautele necessarie, la responsabilità può essere riconosciuta dal giudice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un orientamento volto a garantire maggiore equilibrio tra cittadino e sistema sanitario, evitando che il paziente debba affrontare un onere probatorio praticamente impossibile da sostenere.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Caldo e colon irritabile: perché l&#8217;estate può aggravare i sintomi e qualinuove ipotesi studia la ricerca</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/caldo-e-colon-irritabile-perche-lestate-puo-aggravare-i-sintomi-e-qualinuove-ipotesi-studia-la-ricerca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 15:15:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Roccadaspide]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità locale]]></category>
		<category><![CDATA[colon irritabile]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni peduto]]></category>
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					<description><![CDATA[Dolore addominale improvviso, gonfiore, alterazioni dell&#8217;alvo e la necessità di correre in bagnosenza preavviso. Per milioni di persone la Sindrome del Colon Irritabile (IBS) rappresenta unacondizione che può incidere significativamente [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dolore addominale improvviso, gonfiore, alterazioni dell&#8217;alvo e la necessità di correre in bagno<br>senza preavviso. Per milioni di persone la Sindrome del Colon Irritabile (IBS) rappresenta una<br>condizione che può incidere significativamente sulla qualità della vita, influenzando attività<br>lavorative, relazioni sociali e benessere psicologico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per lungo tempo il disturbo è stato associato principalmente allo stress. Oggi, però, la ricerca<br>scientifica descrive un quadro più complesso. L&#8217;IBS viene infatti considerata un disturbo funzionale sistemico, caratterizzato dall&#8217;assenza di lesioni strutturali evidenti ma dalla presenza di alterazioni nei meccanismi di regolazione tra sistema nervoso e apparato digerente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ruolo dell&#8217;asse intestino-cervello<br>Le evidenze più recenti indicano nell&#8217;asse intestino-cervello uno degli elementi centrali nella<br>comprensione della sindrome. Nei pazienti con IBS possono manifestarsi alterazioni della motilità<br>intestinale e spasmi, una maggiore sensibilità viscerale e modificazioni del microbiota associate a<br>fenomeni di infiammazione di basso grado.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le terapie oggi disponibili, che comprendono farmaci antispastici, modifiche alimentari, probiotici<br>e supporto psicologico, rappresentano strumenti importanti nella gestione dei sintomi. La ricerca,<br>tuttavia, continua a interrogarsi sulla possibilità di intervenire in modo più diretto sui meccanismi<br>che regolano la comunicazione tra intestino e cervello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il caldo può peggiorare i sintomi<br>Molti pazienti riferiscono un peggioramento della sintomatologia durante il periodo estivo. Secondo<br>le ipotesi fisiologiche, le alte temperature possono incidere sull&#8217;equilibrio dell&#8217;organismo attraverso<br>diversi meccanismi: l&#8217;aumento dello stress a carico del sistema nervoso autonomo, la disidratazione<br>e le alterazioni elettrolitiche, oltre a una maggiore sensibilità agli stimoli termici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni studi hanno inoltre osservato che le persone con IBS possono presentare una soglia di<br>tolleranza ridotta non soltanto agli stimoli interni dell&#8217;apparato digerente, ma anche ad alcuni fattori<br>ambientali, compreso il calore. Il risultato può essere un&#8217;accentuazione della percezione del dolore e<br>un peggior controllo dei sintomi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ipotesi di una alterata elaborazione degli stimoli sensoriali<br>Negli ultimi anni si è fatta strada anche l&#8217;ipotesi che il colon irritabile possa essere associato a<br>un&#8217;alterazione dei meccanismi di elaborazione degli stimoli sensoriali. In questa prospettiva, alcuni<br>pazienti mostrerebbero una maggiore reattività non solo a livello intestinale ma anche nei confronti<br>di rumori, vibrazioni e condizioni di stress ambientale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui nasce l&#8217;interesse verso la medicina bioelettronica e verso tecnologie che impiegano<br>frequenze sonore e vibrazioni con l&#8217;obiettivo di modulare l&#8217;attività del nervo vago, una delle<br>principali vie di comunicazione tra cervello e apparato digerente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso del Metodo Frequency®<br>Tra gli approcci emergenti figura anche il Metodo Frequency® ideato dal chinesiologo Giovanni<br>Peduto, originario di Roccadaspide. Questo metodo è un sistema che si basa sull&#8217;impiego di<br>frequenze sonore convertite in stimoli vibrazionali attraverso applicazioni digitali e dispositivi<br>indossabili. Secondo il principio alla base del metodo, tali stimoli meccanici e acustici potrebbero<br>favorire il rilassamento della muscolatura liscia e agire sui meccanismi di regolazione del sistema<br>nervoso, con particolare attenzione alla modulazione del nervo vago.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;interesse verso questo tipo di tecnologie riguarda anche la possibilità di effettuare sessioni di<br>modulazione sensoriale in ambito domestico, come strumento aggiuntivo di autogestione dei<br>sintomi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un campo di ricerca ancora aperto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli esperti sottolineano tuttavia che la modulazione frequenziale applicata alla gastroenterologia<br>rappresenta un ambito ancora in evoluzione e che sono necessari ulteriori studi clinici su larga scala<br>per definirne efficacia e applicabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La crescente attenzione verso questi approcci contribuisce però a rafforzare una visione sempre più<br>integrata della Sindrome del Colon Irritabile. L&#8217;IBS appare oggi come una condizione in cui<br>intestino, sistema nervoso e percezione sensoriale sono strettamente interconnessi, aprendo nuove<br>prospettive di ricerca per comprendere e gestire un disturbo che continua a interessare milioni di<br>persone nel mondo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il 25 giugno è la Giornata mondiale della vitiligine:  Apiafco lancia una campagna per sfatare pregiudizi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-25-giugno-e-la-giornata-mondiale-della-vitiligine-apiafco-lancia-una-campagna-per-sfatare-pregiudizi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 12:26:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale della vitiligine]]></category>
		<category><![CDATA[vitiligine]]></category>
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					<description><![CDATA[Non sono solo macchie bianche, non è un problema di bellezza, e non è nemmeno contagiosa: è una malattia infiammatoria cronica della pelle caratterizzata dalla comparsa di chiazze bianche (depigmentate) dovute alla perdita [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Non sono solo macchie bianche, non è un problema di bellezza, e non è nemmeno contagiosa:<strong> è una malattia infiammatoria cronica della pelle</strong> caratterizzata dalla comparsa di chiazze bianche (depigmentate) dovute alla <strong>perdita dei melanociti</strong>, le cellule che producono il pigmento. Si tratta della vitiligine, che in Italia colpisce circa 350.000 persone, tra adulti e bambini. Sebbene infatti l’esordio avvenga solitamente <strong>tra i 20 e i 30 anni</strong>, una parte significativa dei pazienti inizia a mostrare i primi segni della malattia proprio durante l’infanzia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il 25 giugno è la Giornata mondiale della vitiligine</strong>, e Apiafco (Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza), che si batte quotidianamente per il diritto alla salute e la qualità della vita dei pazienti psoriasici e, dal 2023, anche dei pazienti atopici e con vitiligine lancia la campagna “Pensavo che”, per&nbsp;<strong>sfatare tutti pregiudizi sulla malattia</strong>&nbsp;e per&nbsp;<strong>informare in maniera accurata</strong>&nbsp;e valida. Sui canali Instagram e Facebook, a partire dal 22 giugno, si possono fare domande e ricevere risposte su questa patologia, spiega la presidente dell’<strong>Associazione Valeria Corazza</strong>. Non solo ma si lancia anche un invito a privilegiare appunto fonti autorevoli e informazioni corrette, come quelle che si trovano sul&nbsp;<a href="https://r.newsletter.dire.it/mk/cl/f/sh/7nVU1aA2nfsTSK12UOx3qI7A2ob9oTS/HAMcd4IY0y0S" target="_blank" rel="noreferrer noopener">portale delle malattie dermatologiche</a>&nbsp;per contrastare pregiudizi e disinformazione. Perché queste patologie, non di rado alimentano lo stigma sociale: ancora oggi, evidenzia l’Associazione, “si fa fatica a spostare il dibattito dalla dimensione estetica a quella della cronicità e al suo più importante corollario: l’impatto sulla qualità della vita e sul benessere psicologico di chi ne soffre”. Da qui la campagna che accompagna verso il webinar “<strong>Vitiligine. Diamo voce alla tua pelle</strong>“, evento gratuito dedicato ai soci Apiafco, previsto il 25 giugno in diretta Facebook dalle 19. Parteciperanno Francesca Prignano, professore associato di Dermatologia presso il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Firenze, e la stessa presidente Corazza, che spiega: “Sarà<strong>&nbsp;l’occasione per informare pazienti e caregiver delle nuove frontiere terapeutiche</strong>, dai nuovi farmaci mirati all’evoluzione delle terapie tradizionali”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’associazione, rimarca poi, “è impegnata in prima linea affinché la vitiligine non sia più considerata un mero difetto estetico, ma&nbsp;<strong>una patologia cronica con diverse comorbidità</strong>, che merita pieno accesso alle cure innovative e l’inserimento nei percorsi diagnostico-terapeutici (Pdta) regionali”. Per raggiungere il risultatio “agiamo su Governo, Istituzioni e Regioni per indirizzare le politiche sanitarie verso una maggiore garanzia dei diritti dei pazienti, anche attraverso la creazione di tavoli di lavoro locali partecipati dalla più ampia platea di stakeholder: valga, a titolo esemplificativo, i tavoli istituzionali per la stesura di un Pdta dedicato alla vitiligine, avviati dalla Regione Lazio nel novembre 2024, finalizzati a creare un modello di gestione della patologia uniforme e riproducibile”.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="m_-2967262533923001702isPasted"><strong>LA STORIA DI CRISTINA</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Cristina ha 62. Questa è la sua storia di convivenza con la vitiligine.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Come e quando ha scoperto di avere la vitiligine?</em></strong><br>L’ho scoperta durante l’adolescenza, con le prime piccole macchie sui gomiti. All’epoca non mi ha preoccupata più di tanto — erano macchioline, simmetriche, quasi invisibili. Per anni la malattia è rimasta praticamente ferma: qualcosa alle ascelle, qualcosa sul viso, niente di più. Ho vissuto la mia vita normalmente, senza farci troppo caso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Quindi per lungo tempo non ha pesato sulla sua quotidianità?<br></em></strong>No, davvero. Fino ai cinquant’anni circa la vitiligine era quasi una presenza silenziosa. Certo, facevo le visite, avevo fatto dei trattamenti con i raggi UVB a banda stretta, qualche crema. Nessun farmaco orale. Ma la malattia non condizionava la mia esistenza. Purtroppo verso i cinquant’anni è come se si fosse “svegliata” — ed è esplosa. Da allora continua ad estendersi, lentamente ma senza mai fermarsi. Oggi interessa circa il 70% del mio corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Ha cercato nuove cure?<br></em></strong>Sì, in ottobre 2025 sono tornata all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna, dopo tanti anni. Speravo in qualche novità, qualche scoperta. Purtroppo nessuna soluzione concreta. Ho ripreso la terapia con i raggi UVB banda stretta, questa volta grazie alla fototerapia messa a disposizione da APIAFCO. E devo dire — la pelle si arrossa, poi sembra abbronzarsi ovunque. Che gioia, non vedevo i miei colori da anni! Ma temo che sia una gioia effimera, perché in alcune zone la pelle continua a schiarire. Per fortuna ho la carnagione chiara e uso autoabbronzanti e creme coprenti per il camouflage.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Che impatto ha avuto sulla sua vita quotidiana e sul suo benessere psicologico?<br></em></strong>Devo essere onesta: ci sono malattie molto peggiori, e la mia non ha rovinato la mia vita. Però convivo ogni giorno con una “preparazione” prima di uscire che è diventata pesantissima. Ho dovuto rinunciare alle spiagge bianche con i mari corallini che amavo — un sacrificio non da poco. E poi la pelle a carta geografica si vede sempre, anche d’inverno, anche quando mi copro. Ormai tutti sanno o se ne accorgono. Però c’è qualcosa che aiuta: se ne parla di più. Da Cossiga a Michael Jackson, alle modelle che la mostrano senza vergogna. Quando una malattia viene conosciuta, il “mostro” si ridimensiona. E io, lo dico con serenità e senza presunzione: rimango una bella donna.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>C’è una componente familiare nella sua storia con la vitiligine?</strong></em><br>Sì. Mio padre aveva macchie diffuse su mani, braccia, spalle, gambe — anche lui in età avanzata. Da bambina quasi non me ne ricordavo. Si proteggeva con camicie lunghe, pantaloncini — erano altri tempi, l’estetica non era così al centro di tutto, e lui era un uomo bellissimo. Il dispiacere più grande però l’ho vissuto di recente: ho scoperto che i miei figli, che hanno 20 e 30 anni, hanno qualche macchiolina. E so che l’ho trasmessa io. Li rassicuro, certo. Ma dentro di me è un peso sapere che in quarant’anni da quando conosco questa malattia, la medicina non ha ancora trovato una soluzione. Lo trovo quasi assurdo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Cosa si augura per il futuro?</em></strong><br>Che associazioni come APIAFCO, che ho conosciuto attraverso il Sant’Orsola, vengano sostenute il più possibile. Si impegnano a diffondere la conoscenza, ad aiutare concretamente chi soffre di vitiligine e di altre patologie della pelle, anche con supporto tecnologico. La mia speranza è che si arrivi finalmente a studi approfonditi sulla genetica, che è alla radice di tutto. È lì che si trova la risposta. E spero che i miei figli possano vederla, quella risposta, prima che io non ci sia più.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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