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	<title>Territorio | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Aprile tra storia e natura: le ville campane da visitare, da Napoli al cuore della Valle del Sele</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 14:28:18 +0000</pubDate>
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<p>Aprile è uno dei momenti migliori per scoprire le grandi ville storiche della Campania: i giardini sono nel pieno della fioritura, le temperature miti rendono piacevoli le passeggiate e molti siti riaprono con orari più ampi e visite guidate. Tra architetture nobiliari, parchi monumentali e paesaggi naturali, la regione offre un patrimonio diffuso spesso ancora poco conosciuto.</p>



<p>Tra le tappe imprescindibili c’è la Reggia di Caserta, simbolo del potere borbonico e tra le più grandi residenze reali d’Europa. Costruita a partire dal 1752 su progetto di Luigi Vanvitelli, è oggi patrimonio UNESCO e colpisce non solo per gli interni monumentali, ma soprattutto per il parco scenografico, con fontane, cascate e il celebre Giardino Inglese.</p>



<p>Spostandosi sulla Costiera Amalfitana, Villa Rufolo rappresenta una delle espressioni più affascinanti dell’architettura medievale campana. Risalente al XIII secolo, domina Ravello con i suoi giardini terrazzati affacciati sul mare, che nei mesi primaverili si riempiono di colori e profumi. Qui, tra chiostri e belvedere, si svolge anche il celebre Ravello Festival, a testimonianza del forte legame tra arte e paesaggio.</p>



<p>Sempre a Ravello, poco distante, si trova Villa Cimbrone, famosa in tutto il mondo per la “Terrazza dell’Infinito”, uno dei panorami più spettacolari sul Golfo di Salerno. La villa, le cui origini risalgono almeno all’XI secolo, è circondata da un parco ricco di statue, viali e architetture decorative che fondono elementi classici e romantici in un equilibrio unico.</p>



<p>Accanto a questi luoghi iconici, esistono gioielli meno conosciuti ma altrettanto suggestivi. Tra questi spicca Villa d’Ayala, nel cuore della provincia di Salerno. Immersa in un vasto parco storico, la villa è celebre per i suoi giardini scenografici tra boschi, fontane, statue e architetture verdi, che creano un’atmosfera quasi fiabesca. I giardini, considerati tra i più affascinanti del Sud Italia, rappresentano un raro esempio di integrazione tra natura e progettazione artistica.</p>



<p>Visitare queste ville in primavera significa attraversare paesaggi in continua trasformazione, dove la storia si intreccia con la natura. Dai fasti reali della Reggia di Caserta alle vedute mozzafiato di Ravello, fino al fascino raccolto di Villa d’Ayala, la Campania offre un itinerario diffuso di bellezza, perfetto per chi cerca esperienze autentiche e lontane dal turismo più affollato.</p>



<p>In questo periodo dell’anno, queste dimore diventano veri e propri itinerari esperienziali: si cammina tra fioriture, prospettive architettoniche e scorci panoramici, riscoprendo una Campania meno affollata e più autentica.</p>



<p>Il consiglio è quello di privilegiare visite lente, magari scegliendo proprio luoghi meno noti come Villa d’Ayala, dove il tempo sembra sospeso e il paesaggio racconta, ancora oggi, secoli di storia.</p>
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		<title>Pasqua e Pasquetta: in Campania mete last minute tra natura e cultura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pasqua-e-pasquetta-in-campania-mete-last-minute-tra-natura-e-cultura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 09:43:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
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<p class="p1">Pasqua e Pasquetta in Campania all’insegna delle esperienze last minute tra natura, cultura e tradizione. Complice il clima primaverile e un calendario favorevole, la regione si conferma tra le mete più richieste anche per chi decide di organizzarsi all’ultimo momento. Ecco cinque idee pratiche e facilmente realizzabili, verificate e adatte a diversi tipi di viaggiatori.</p>



<p class="p1"><strong>1. Trekking sul Vesuvio tra panorami e storia</strong></p>



<p class="p1">Il Parco Nazionale del Vesuvio resta una scelta sempre valida per una gita di Pasquetta. I sentieri principali sono accessibili con prenotazione online e permettono di raggiungere il cratere in sicurezza. Le condizioni meteo primaverili rendono l’escursione particolarmente piacevole, con vista sul Golfo di Napoli. Consigliato partire presto per evitare affollamenti.</p>



<p class="p1"><strong>2. Costiera Amalfitana fuori stagione piena</strong></p>



<p class="p1">Sebbene sia una delle mete più battute in estate, tra Pasqua e Pasquetta la Costiera Amalfitana è ancora vivibile. Località come Amalfi, Ravello e Positano registrano presenze, ma senza i picchi estivi. I collegamenti via bus e traghetto sono attivi, ma è preferibile verificare gli orari aggiornati. Ideale per una giornata tra borghi, mare e cucina locale.</p>



<p class="p1"><strong>3. Picnic nei Campi Flegrei</strong></p>



<p class="p1">Per chi cerca un’alternativa meno affollata, l’area dei Campi Flegrei offre spazi ampi e scenari naturali suggestivi. Il Lago d’Averno e il Parco Archeologico di Cuma sono mete adatte a una giornata all’aperto. Alcune aree consentono picnic nel rispetto delle regole ambientali, ma è sempre consigliato informarsi sulle eventuali limitazioni.</p>



<p class="p1"><strong>4. Napoli tra arte sacra e tradizioni pasquali</strong></p>



<p class="p1">Il capoluogo campano propone un mix tra cultura e tradizione. Durante il periodo pasquale, molte chiese del centro storico organizzano celebrazioni e aperture straordinarie. Musei come il Museo Archeologico Nazionale restano una scelta solida in caso di tempo variabile. Non mancano le specialità tipiche come pastiera e casatiello nelle storiche pasticcerie cittadine.</p>



<p class="p1"><strong>5. Reggia di Caserta e il suo parco</strong></p>



<p class="p1">La Reggia di Caserta è una delle destinazioni più richieste per Pasquetta. Il complesso borbonico è aperto con accessi regolati e offre sia la visita agli appartamenti storici sia la possibilità di passeggiare nel parco e nei giardini inglesi. È consigliato acquistare i biglietti online per evitare code.</p>



<p class="p1">In generale, per chi si muove all’ultimo momento, resta fondamentale verificare disponibilità, orari di apertura e condizioni meteo. La Campania, con la sua varietà di paesaggi e offerte culturali, si conferma una destinazione capace di soddisfare anche le scelte improvvisate, con soluzioni accessibili e ben collaudate.</p>
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		<title>Cilento: tre mete mozzafiato per Pasquetta tra mare, borghi e natura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cilento-tre-mete-mozzafiato-per-pasquetta-tra-mare-borghi-e-natura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 09:40:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, il lungo weekend di Pasqua e Pasquetta si conferma un’occasione ideale per riscoprire alcune delle località più suggestive della Campania. [...]]]></description>
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<p class="p1">Nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, il lungo weekend di Pasqua e Pasquetta si conferma un’occasione ideale per riscoprire alcune delle località più suggestive della Campania. Tra costa, borghi storici e paesaggi naturali, il territorio offre alternative adatte a gite giornaliere e soggiorni brevi.</p>



<p class="p1">Ecco tre destinazioni di particolare interesse paesaggistico e culturale, tra le più apprezzate e documentate della zona.</p>



<p class="p2"><strong>Castellabate, il borgo sospeso tra storia e mare</strong></p>



<p class="p1">Il centro storico di Castellabate, inserito nel contesto del Cilento costiero, è uno dei borghi medievali più noti dell’area e parte del patrimonio diffuso del Parco nazionale. Arroccato su una collina, conserva un impianto storico ben preservato e offre vedute panoramiche sul litorale sottostante, in particolare sulla frazione marina di Santa Maria di Castellabate, località balneare molto frequentata durante la bella stagione.&nbsp;</p>



<p class="p1">Il borgo è meta tipica per le gite festive grazie al connubio tra centro storico, sentieri naturalistici e accesso al mare, che consente di alternare passeggiate culturali e relax costiero.</p>



<p class="p2"><strong>Palinuro, tra grotte marine e paesaggi costieri</strong></p>



<p class="p1">Palinuro, frazione del comune di Centola, è una delle località simbolo del Cilento costiero. Situata lungo il Tirreno, è nota per il paesaggio caratterizzato da scogliere, insenature e grotte marine, che ne fanno una delle mete più riconoscibili del Parco nazionale.&nbsp;</p>



<p class="p1">La zona è apprezzata anche per le escursioni in barca e le attività all’aria aperta, con spiagge e calette che in primavera risultano generalmente meno affollate rispetto al periodo estivo. Le aree circostanti sono inserite in un contesto naturale di pregio che si estende lungo la costa cilentana.</p>



<p class="p2"><strong>Marina di Camerota e Baia degli Infreschi, natura selvaggia e mare cristallino</strong></p>



<p class="p1">Marina di Camerota rappresenta uno dei principali poli turistici del Cilento meridionale. La località si affaccia su un tratto di costa caratterizzato da acque limpide, insenature e grotte accessibili anche via mare, elementi che contribuiscono alla sua notorietà.&nbsp;</p>



<p class="p1">Tra le escursioni più note figura la Baia degli Infreschi, area marina protetta raggiungibile a piedi o in barca, considerata uno degli scenari naturalistici più rappresentativi del territorio cilentano.</p>



<p class="p1">Il Cilento, inserito in un’area riconosciuta per il suo valore ambientale e culturale, offre in primavera condizioni favorevoli per attività all’aperto, trekking, visite ai borghi e turismo costiero. La combinazione tra patrimonio naturale e storico rende l’area una delle destinazioni più richieste anche per brevi soggiorni festivi.</p>
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		<title>Tra borghi nascosti e mare autentico: i luoghi meno noti della Costiera Amalfitana e oltre</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/tra-borghi-nascosti-e-mare-autentico-i-luoghi-meno-noti-della-costiera-amalfitana-e-oltre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:52:57 +0000</pubDate>
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<p class="p1">Quando si parla di Costiera Amalfitana, l’immaginario corre subito ad Amalfi, Positano e Ravello. Eppure, il tratto di costa campana nasconde una rete di borghi più piccoli, spesso ignorati dai flussi turistici di massa, che conservano l’identità più autentica del territorio: vicoli silenziosi, tradizioni marinare ancora vive e paesaggi verticali che sembrano sospesi tra mare e montagna.</p>



<p class="p1">Cetara: il cuore marinaro più vero della costa</p>



<p class="p3">Cetara è forse il borgo che meglio racconta la Costiera “di lavoro”, non solo di bellezza. Qui la pesca del tonno e delle alici ha plasmato la cultura locale per secoli. Il piccolo porto, ancora attivo, è il centro della vita quotidiana e la celebre colatura di alici è diventata un simbolo gastronomico nazionale. Cetara è discreta, essenziale, profondamente legata al mare.</p>



<p class="p1">Atrani: il borgo più piccolo (e più sorprendente)</p>



<p class="p3">A pochi minuti da Amalfi si trova Atrani, spesso definito il comune più piccolo d’Italia per estensione. Nonostante le dimensioni, conserva una delle piazze più scenografiche della costa, incastonata tra case bianche e archi medievali. È un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, lontano dalla frenesia dei centri vicini.</p>



<p class="p1">Furore: il paese che non si vede dalla strada</p>



<p class="p3">Furore è celebre per il suo “fiordo”, una profonda incisione naturale nella roccia dove si nasconde una piccola spiaggia. Il paese è sparso lungo la montagna, senza un vero centro urbano visibile: un esempio unico di insediamento verticale, dove natura e architettura si intrecciano in modo quasi teatrale.</p>



<p class="p1">Praiano: la quiete tra Positano e Amalfi</p>



<p class="p3">Praiano rappresenta una delle alternative più tranquille alla vicina Positano. Esposto a sud, regala tramonti tra i più suggestivi dell’intera costa. Qui il turismo è più lento, diffuso, e il rapporto con il mare resta intimo, quasi domestico.</p>



<p class="p1">Conca dei Marini: grotte e silenzi sul mare</p>



<p class="p3">Conca dei Marini è un piccolo borgo sospeso tra limoneti e scogliere, noto anche per la vicinanza alla Grotta dello Smeraldo. È uno dei punti più raccolti della costa, dove la dimensione turistica non ha ancora cancellato quella residenziale e agricola.</p>



<p class="p1">Scala: il paese più antico della costiera</p>



<p class="p3">Scala è considerato il borgo più antico della Costiera Amalfitana. Arroccato tra boschi e vallate, è l’opposto della vita balneare: qui dominano silenzio, sentieri e panorami interni. Un luogo che racconta la storia più profonda e meno conosciuta del territorio.</p>



<p class="p1">Minori e Maiori: la “Costa delle ville romane”</p>



<p class="p3">Minori e Maiori rappresentano la parte più accessibile e pianeggiante della costa. Minori custodisce resti romani e una forte tradizione dolciaria, mentre Maiori vanta una delle spiagge più lunghe dell’intera Costiera. Sono spesso sottovalutate, ma fondamentali per comprendere la continuità storica dell’area.</p>



<p class="p1">Trani: la deviazione inattesa sull’Adriatico</p>



<p class="p3">Spostandosi fuori dalla Costiera Amalfitana, ma restando nel Sud Italia costiero, merita una menzione Trani. Affacciata sull’Adriatico, questa città pugliese è celebre per il suo porto elegante e la cattedrale romanica a picco sul mare. Non appartiene geograficamente alla Costiera Amalfitana, ma rappresenta una “parentela estetica” con le sue atmosfere mediterranee, fatta di pietra chiara, luce intensa e rapporto diretto con il mare.</p>



<p class="p3">Nel loro insieme, questi luoghi raccontano una Costiera Amalfitana meno patinata e più autentica: un territorio fatto di micro-comunità, lavoro marittimo, architetture verticali e paesaggi che cambiano nel giro di pochi chilometri. E, oltre i confini regionali, città come Trani ricordano che il Mediterraneo italiano è un unico grande sistema di storie affacciate sul mare.</p>
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		<title>Ariano Irpino, la “città del Tricolle” tra storia millenaria e paesaggi d’Irpinia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ariano-irpino-la-citta-del-tricolle-tra-storia-millenaria-e-paesaggi-dirpinia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 15:02:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
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<p>Arroccata su tre colli a oltre 800 metri di altitudine, <strong>Ariano Irpino </strong>è una delle mete più rappresentative dell’entroterra campano, crocevia storico tra Tirreno e Adriatico e punto di incontro tra cultura, paesaggio e tradizioni. <strong>Conosciuta come “città del Tricolle”</strong> per la sua particolare conformazione su tre alture, conserva un patrimonio che attraversa millenni di storia. </p>



<p>Le origini risalgono al Neolitico, con insediamenti documentati nell’area della Starza, e proseguono con la presenza sannita e romana nell’antico centro di Aequum Tuticum, importante nodo viario tra la via Traiana e la via Herculea. Nel corso dei secoli la città ha conosciuto dominazioni longobarde e normanne, lasciando tracce evidenti nell’assetto urbano e nelle architetture del centro storico.</p>



<p>Il cuore della visita è il centro antico, un intreccio di vicoli, scalinate e piazze che conservano l’impianto medievale. Tra i simboli della città spicca il Castello Normanno, costruito intorno all’anno Mille e oggi punto panoramico privilegiato sulle valli dell’Ufita e del Cervaro. </p>



<p>A pochi passi, la Cattedrale di Santa Maria Assunta rappresenta uno dei principali edifici religiosi, costruita su un antico tempio pagano e arricchita nei secoli da opere d’arte e interventi architettonici di epoche diverse. Accanto ad essa, numerose chiese – da San Michele Arcangelo a San Francesco Saverio – testimoniano la rilevanza religiosa e artistica del centro, soprattutto tra Medioevo e Barocco.</p>



<p>Il patrimonio museale completa l’offerta culturale. Il Museo Civico e il Museo della Civiltà Normanna, ospitati tra palazzi storici e il castello, raccontano la storia locale attraverso reperti archeologici, monete e manufatti, mentre il Museo Archeologico conserva testimonianze che vanno dalla preistoria all’età romana. </p>



<p>Non meno rilevante è la tradizione artigianale, in particolare quella della ceramica, che identifica Ariano come “città della ceramica”, con produzioni che affondano le radici nel Medioevo e continuano ancora oggi. </p>



<p>Oltre al patrimonio storico, il territorio offre scenari naturalistici di rilievo: dalle valli del Miscano e dell’Ufita ai percorsi collinari che circondano la città, ideali per un turismo lento e sostenibile. I punti panoramici, come la Villa Comunale, consentono di abbracciare con lo sguardo un ampio tratto dell’Appennino campano. </p>



<p>A completare l’esperienza, l’enogastronomia locale: olio extravergine, prodotti tipici e piatti della tradizione contadina rappresentano un ulteriore richiamo per i visitatori, contribuendo a fare di Ariano Irpino una destinazione autentica, lontana dai circuiti turistici più affollati.</p>



<p>Fonti <a href="https://sistemairpinia.provincia.avellino.it/index.php/it/comuni/ariano-irpino?utm_source=chatgpt.com">Sistema Irpinia</a> &#8211; Foto <a href="https://arianoirpino.consiglicloud.it/home">https://arianoirpino.consiglicloud.it/home</a></p>
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		<item>
		<title>Cilento, Licosa e Castellabate: il sentiero tra mare e storia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cilento-licosa-e-castellabate-il-sentiero-tra-mare-e-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 13:30:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
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<p>Nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, la primavera e l’estate sono le stagioni ideali per riscoprire uno dei tratti più suggestivi della Campania: la costa cilentana, dove sentieri panoramici, borghi storici e aree naturalistiche si intrecciano in un paesaggio riconosciuto anche come Patrimonio UNESCO.</p>



<p>Tra gli itinerari più significativi per il turismo lento si colloca l’area compresa tra il borgo di Castellabate, il promontorio di <strong>Punta Licosa</strong> e le frazioni costiere che guardano il Mar Tirreno. Qui il territorio conserva ancora un equilibrio tra ambiente naturale e presenza umana, con tratti di macchia mediterranea, scogliere e piccole baie che rappresentano uno degli elementi più caratteristici del Parco.</p>



<p>Castellabate è uno dei centri storici più noti del Cilento. Il suo nucleo medievale, arroccato a circa 280 metri di altitudine, conserva ancora oggi la struttura originaria fatta di vicoli stretti, archi e piazzette panoramiche che dominano il Golfo di Salerno. Dal borgo si diramano sentieri che conducono verso la costa, attraversando aree di macchia mediterranea dove lecci, mirti ed eriche caratterizzano il paesaggio.</p>



<p>Uno dei punti naturalistici più rilevanti dell’area è Punta Licosa, legata alla tradizione mitologica delle sirene e oggi area marina protetta. Il promontorio è un esempio di ecosistema costiero mediterraneo ben conservato, dove la vegetazione si alterna a tratti rocciosi e fondali marini di grande interesse biologico. La presenza di praterie di posidonia oceanica, fondamentali per l’equilibrio dell’ecosistema marino, contribuisce al valore ambientale dell’area.</p>



<p>L’intero territorio rientra nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, istituito nel 1991 e riconosciuto come Riserva della Biosfera UNESCO. Il Parco è noto per la sua forte biodiversità, dovuta alla presenza di ambienti che spaziano dal livello del mare fino alle aree montane interne, creando una notevole varietà di habitat naturali.</p>
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		<title>Primula palinuri, il fiore raro che annuncia la primavera: trekking e meraviglia nel Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/primula-palinuri-il-fiore-raro-che-annuncia-la-primavera-trekking-e-meraviglia-nel-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 13:32:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Con l’arrivo dei primi caldi e delle giornate più lunghe, il Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni si prepara a svelare uno dei suoi tesori più preziosi [...]]]></description>
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<p>Con l’arrivo dei primi caldi e delle giornate più lunghe, il Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni si prepara a svelare uno dei suoi tesori più preziosi e rari: la Primula palinuri. Questo piccolo gioiello botanico, simbolo del Parco, fiorisce tra febbraio e marzo lungo la costa che unisce Camerota a Palinuro, regalando ai visitatori un’esperienza immersiva nella biodiversità mediterranea. Zaino in spalla e scarponcini da trekking sono tutto ciò che serve per percorrere i sentieri che conducono alla Baia degli Infreschi da Monte di Luna, nei pressi di Marina di Camerota. L’itinerario, lungo circa quattro chilometri, attraversa colline ricoperte di macchia mediterranea, vigneti e piccoli appezzamenti coltivati, offrendo scorci mozzafiato tra rocce e ulivi secolari. Tra ginestre profumate e mirto, la Primula palinuri emerge come protagonista con i suoi fiori giallo intenso e petali interni bianchi, raccolti in mazzolini sorretti da un unico stelo. La pianta è considerata un paleoendemismo, risalente almeno a due milioni e mezzo di anni fa, ed è una delle specie più rare dell’area mediterranea, a rischio di estinzione. La sua unicità ha reso la Primula palinuri simbolo ufficiale del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. «Se si considera che la flora italiana comprende 6711 specie di piante vascolari, 1097 specie di Briofite e 2145 specie di licheni – spiega Dionisia De Santis, massima esperta di botanica del territorio e responsabile del Centro Studi per la flora spontanea &#8220;Zephiro&#8221; – il Cilento, grazie alle sue caratteristiche geologiche, geomorfologiche e climatiche, si presenta come un’area di grande rilevanza botanica e fitogeografica. La flora si presenta numerosa e variata, composta da molte specie di grande bellezza e suggestione, oltre che di grande rilevanza scientifica per la presenza di entità botaniche uniche al mondo. Sono circa 2200 le piante vascolari censite nel Parco, ovvero oltre il 30% della flora nazionale e circa il 60% di quella regionale, di cui circa il 10% endemiche o rare. Non a caso il Parco adotta come simbolo la Primula palinuri, a indicare l’eccezionalità della sua flora». </p>
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		<title>A San Marco dei Cavoti il museo unico degli orologi da torre</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/a-san-marco-dei-cavoti-il-museo-unico-degli-orologi-da-torre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 13:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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		<category><![CDATA[museo orologi da torre]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel cuore del Sannio, tra vicoli in pietra e scorci del centro storico, si trova un luogo capace di raccontare secoli di storia attraverso un oggetto quotidiano ma fondamentale: il [...]]]></description>
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<p>Nel cuore del Sannio, tra vicoli in pietra e scorci del centro storico, si trova un luogo capace di raccontare secoli di storia attraverso un oggetto quotidiano ma fondamentale: il tempo. È il <strong>Museo degli Orologi da Torre</strong>, una realtà unica nel suo genere in Italia e in Europa.</p>



<p>Il museo nasce ufficialmente nel 2000 per valorizzare la collezione del maestro orologiaio Salvatore Ricci, che per tutta la vita ha recuperato e restaurato antichi meccanismi provenienti da torri civiche e campanili. Oggi custodisce oltre cinquanta esemplari di orologi monumentali, datati dal XV secolo fino all’età contemporanea, testimonianza dell’evoluzione tecnica e scientifica nella misurazione del tempo. </p>



<p>Allestito nel centro storico del borgo, in un edificio di pregio, il museo offre ai visitatori un percorso affascinante tra ingranaggi, ruote dentate e sistemi di regolazione che raccontano non solo la storia dell’orologeria, ma anche quella delle comunità che per secoli hanno scandito la propria vita grazie a questi strumenti. </p>



<p>Tra i pezzi più rilevanti spicca un orologio risalente alla fine del Quattrocento, considerato uno degli esemplari più antichi al mondo ancora completamente originale. Un patrimonio che rende il museo un punto di riferimento internazionale per studiosi e appassionati. </p>



<p>Il San Marco dei Cavoti si conferma così meta di interesse per il turismo culturale, capace di coniugare tradizione, ricerca e divulgazione. Il museo, visitabile anche su prenotazione, rappresenta un viaggio nel tempo che unisce memoria storica e innovazione, offrendo un’esperienza originale a chi sceglie di scoprire l’entroterra campano lontano dai circuiti più battuti. </p>



<p>Un piccolo gioiello che racconta, attraverso il ticchettio silenzioso dei suoi meccanismi, la lunga storia dell’ingegno umano. </p>



<p><strong>Fonte foto Wikipedia</strong> &#8211; <a href="https://www.flickr.com/people/81227945@N00">Fiore Silvestro Barbato</a></p>



<p>Info Museo qui <a href="https://www.comune.sanmarcodeicavoti.bn.it/vivere-il-comune/luoghi/museo-degli-orologi/">https://www.comune.sanmarcodeicavoti.bn.it/vivere-il-comune/luoghi/museo-degli-orologi/</a></p>
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		<title>Lauria – Novi Velia: al via il progetto per valorizzare il cammino del Monte Sacro tra fede, natura e cultura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lauria-novi-velia-al-via-il-progetto-per-valorizzare-il-cammino-del-monte-sacro-tra-fede-natura-e-cultura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 15:59:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi e Turismo Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Novi Velia]]></category>
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					<description><![CDATA[Si terrà martedì 24 marzo alle ore 17 presso la biblioteca comunale di Novi Velia il primo tavolo di lavoro dedicato alla valorizzazione del percorso devozionale tra l’area sud lucana [...]]]></description>
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<p>Si terrà martedì 24 marzo alle ore 17 presso la biblioteca comunale di Novi Velia il primo tavolo di lavoro dedicato alla valorizzazione del percorso devozionale tra l’area sud lucana e il <strong>Monte Sacro di Novi Velia</strong>. L’iniziativa fa seguito alle deliberazioni dei Comuni interessati e alla firma dello schema di <strong>Protocollo di intesa</strong> per la promozione e l’istituzione del cammino denominato <em>“Lauria – Novi Velia: Il cammino del Monte Sacro tra fede, natura e cultura”</em>.</p>



<p>Il progetto intende promuovere un itinerario di rilevante interesse storico, religioso, ambientale e culturale, favorendo la collaborazione tra i Comuni attraversati, le istituzioni e gli enti impegnati nella tutela del patrimonio naturalistico e paesaggistico dei territori coinvolti.</p>



<p>Particolarmente significativa la partecipazione dei <strong>Parchi Nazionali dell’Appennino Lucano Val d’Agri – Lagonegrese</strong> e del <strong>Cilento, Vallo di Diano e Alburni</strong>, che giocheranno un ruolo strategico nella tutela e promozione delle aree naturali lungo il percorso. Al tavolo prenderanno parte anche i sindaci di <strong>Nemoli, Trecchina, Rivello, Lagonegro, Casaletto Spartano, Caselle in Pittari, Rofrano e Novi Velia</strong>, insieme ai rappresentanti della <strong>diocesi di Vallo</strong> e della <strong>Compagnia del Leone</strong>, associazione di trekking lauriota che ha contribuito a ripristinare la tradizione del pellegrinaggio a piedi negli ultimi dieci anni, suscitando grande interesse e partecipazione.</p>



<p>Il cammino devozionale racconta una storia secolare legata al culto della <strong>Madonna di Novi Velia</strong>, radicata nelle comunità locali e oltre i confini cilentani. Lo scorso anno, il Comune di Lauria ha realizzato un progetto di ricerca che ha prodotto la mostra <em>“Io già mi parto, o madre cara. La devozione popolare lauriota alla Madonna di Novi Velia”</em> e il documentario <em>“Veniva un paese intero”</em>, realizzati nell’ambito del piano di azione <strong>S.M.A.R.T.T.</strong> del GAL La Cittadella del Sapere, finalizzato al recupero delle tradizioni e alla valorizzazione del paesaggio.</p>



<p>Entrambi i lavori sono visitabili presso il <strong>museo di Palazzo Marangoni</strong> a Lauria, a testimonianza del forte legame tra fede, cultura e territorio che il nuovo progetto intende rilanciare attraverso il cammino del Monte Sacro, valorizzando natura, storia e tradizioni locali.</p>
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		<title>Pasqua in Campania, dieci mete tra mare, borghi e cultura per le vacanze primaverili</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pasqua-in-campania-dieci-mete-tra-mare-borghi-e-cultura-per-le-vacanze-primaverili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 13:54:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’avvicinarsi della Pasqua, la Campania si conferma tra le destinazioni più attrattive per chi sceglie una pausa tra arte, natura e tradizioni. Dalle città d’arte ai borghi dell’entroterra, fino [...]]]></description>
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<p>Con l’avvicinarsi della Pasqua, la Campania si conferma tra le destinazioni più attrattive per chi sceglie una pausa tra arte, natura e tradizioni. Dalle città d’arte ai borghi dell’entroterra, fino alle località costiere, la regione offre un’ampia varietà di itinerari. Ecco dieci mete, tra le cinque province, ideali per le vacanze pasquali.</p>



<p><strong>Napoli </strong><br>Nel capoluogo, il centro storico di Napoli resta una tappa imprescindibile, tra chiese, musei e tradizioni legate alla Settimana Santa. A pochi chilometri, l’isola di Procida offre un’atmosfera più raccolta, con le sue case colorate e le suggestive processioni pasquali.</p>



<p><strong>Salerno e provincia</strong><br>Nel territorio salernitano, la Costiera Amalfitana regala panorami spettacolari e borghi iconici. Nell’area del Cilento, invece, l’offerta si distingue per la sua varietà: dalle spiagge di località come Palinuro e Marina di Camerota, ai percorsi dell’entroterra tra montagne e sentieri naturalistici. Non mancano borghi abbandonati e suggestivi come Roscigno Vecchia, né oasi naturalistiche all’interno del Parco Nazionale del Cilento, come Morigerati, ideali per escursioni, trekking e turismo lento.</p>



<p><strong>Caserta e Casertavecchia</strong><br>Tra le mete più visitate spicca la Reggia di Caserta, patrimonio UNESCO e simbolo del barocco italiano. Per chi preferisce atmosfere più tranquille, il borgo di Casertavecchia offre scorci medievali e viste panoramiche.</p>



<p><strong>Avellino e Lago Laceno</strong><br>L’Irpinia propone itinerari tra natura e spiritualità. Il Santuario di Montevergine è meta di pellegrinaggi soprattutto nel periodo pasquale. Da visitare anche Lago Laceno, ideale per escursioni e attività all’aria aperta.</p>



<p><strong>Benevento e Sant&#8217;Agata de&#8217; Goti</strong><br>Nel Sannio, la città di Benevento conserva importanti testimonianze storiche come l’Arco di Traiano e il Teatro Romano. Nei dintorni, il borgo di Sant&#8217;Agata de&#8217; Goti è noto per il suo centro storico arroccato e per le tradizioni enogastronomiche.</p>



<p>Dalle processioni religiose ai percorsi naturalistici, passando per l’offerta culturale e gastronomica, la Campania si presenta così come una destinazione completa per le festività pasquali, capace di coniugare bellezza, identità e accoglienza.</p>
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		<title>Prima ferrovia in Italia, da Napoli a Portici: un viaggio nella storia del treno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/prima-ferrovia-in-italia-da-napoli-a-portici-un-viaggio-nella-storia-del-treno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 14:44:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Motori e Nautica]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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		<category><![CDATA[portici]]></category>
		<category><![CDATA[prima ferrovia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Tag: Campania]]></category>
		<category><![CDATA[turismo culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[La Campania vanta un primato indiscusso nella storia dei trasporti italiani: fu qui che venne inaugurata la prima ferrovia in Italia il 3 ottobre 1839, tra Napoli e Portici, dando [...]]]></description>
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<p>La <strong>Campania</strong> vanta un primato indiscusso nella storia dei trasporti italiani: fu qui che venne inaugurata <strong>la prima ferrovia in Italia</strong> il <strong>3 ottobre 1839</strong>, tra <strong>Napoli e Portici</strong>, dando il via a un’epoca di innovazione, mobilità e progresso tecnologico che avrebbe trasformato il Paese. </p>



<p>La tratta, lunga circa 7,25 chilometri e realizzata sotto il <strong>Regno delle Due Sicilie</strong>, fu progettata dall’ingegnere francese <strong>Armand Bayard de la Vingtrie</strong> su concessione del re <strong>Ferdinando II di Borbone</strong>. La locomotiva a vapore battezzata “Vesuvio”, insieme a convogli costruiti appositamente, coprì il percorso tra le due città in poco più di <strong>nove minuti e mezzo</strong>, suscitando entusiasmo e sorpresa tra i cittadini dell’epoca. </p>



<p>L’inaugurazione rappresentò molto più di un semplice evento tecnologico: segnò l’atto di nascita di un sistema ferroviario che, nei decenni successivi, si sarebbe esteso ben oltre la Campania. La ferrovia venne infatti ampliata nei successivi anni, collegando Napoli con Castellammare di Stabia nel 1842 e raggiungendo Nocera Inferiore nel 1844, ponendo le basi per quella che sarebbe diventata la <strong>linea Napoli–Salerno</strong>, oggi fondamentale nella rete ferroviaria nazionale. </p>



<p>Oggi, il tratto storico tra Napoli e Portici è un simbolo del patrimonio ferroviario italiano, e lungo quel percorso si trova uno dei luoghi più affascinanti per gli appassionati di storia e tecnologia: il <strong>Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa</strong>. Sorto nell’area dove, pochi anni dopo l’apertura della ferrovia, fu costruito l’opificio meccanico voluto dai Borbone per la produzione e manutenzione di locomotive e materiale ferroviario, il museo racconta l’evoluzione delle ferrovie italiane attraverso locomotive a vapore, mezzi elettrici e diesel, carrozze storiche e modelli d’epoca. </p>



<p>Il museo, tra i più importanti in Europa per dimensioni e ricchezza di collezioni, si estende in più padiglioni espositivi e conserva testimonianze della nascita della tecnologia ferroviaria nel nostro Paese. È possibile ammirare reperti delle prime locomotive inglesi adottate sulla linea Napoli-Portici, oltre a materiali successivi che raccontano i decenni di sviluppo del trasporto su rotaia. </p>



<p>Visitare l’area di Pietrarsa e ripercorrere idealmente il primo tratto della ferrovia italiana è un’esperienza ideale per i viaggiatori interessati alla storia industriale, all’ingegneria e alla cultura materiale del XIX secolo. La vicinanza alle stazioni di Napoli e Portici la rende facilmente raggiungibile anche per un’escursione di mezza giornata, arricchita dalla vista sul Golfo di Napoli e dal fascino di un’epoca in cui il treno inaugurava una nuova era di connessioni e possibilità.</p>
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		<item>
		<title>Bisaccia, perla dell’Irpinia: tra castello, museo e natura il borgo apre le porte ai viaggiatori</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/bisaccia-perla-dellirpinia-tra-castello-museo-e-natura-il-borgo-apre-le-porte-ai-viaggiatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:40:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[bisaccia]]></category>
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					<description><![CDATA[Incastonata tra le colline dell’Alta Irpinia, Bisaccia è un borgo medievale che affascina per storia, tradizione e paesaggi. A 860 metri di altitudine, lungo un crinale che domina la campagna [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Incastonata tra le colline dell’<strong>Alta Irpinia</strong>, <strong>Bisaccia</strong> è un borgo medievale che affascina per storia, tradizione e paesaggi. A 860 metri di altitudine, lungo un crinale che domina la campagna dell’Irpinia d’Oriente, offre al visitatore scorci suggestivi, monumenti antichi e una cultura locale autentica, ideale per chi ama il turismo lento e l’esperienza immersiva nei borghi storici italiani. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un borgo dal passato millenario</h2>



<p>Le origini di Bisaccia affondano in un passato remoto: la presenza umana sul territorio è attestata fin dalla <strong>preistoria</strong>, con reperti e testimonianze collegati alla civiltà di Oliveto‑Cairano, attiva già nel <strong>XII–VIII secolo a.C.</strong>. Nel corso dei secoli il borgo fu attraversato da dominazioni romane, longobarde e normanne, e nel Medioevo divenne un importante feudo difensivo e commerciale, specie per la lavorazione della lana e l’allevamento del bestiame. </p>



<p>L’etimologia del nome pare derivare dal latino <em>Bi Saccus</em>, che richiama “la bisaccia” – la sacca appesa alla sella – un simbolo di viaggi e scambi che caratterizzò l’economia locale nei secoli passati. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Arte, storia e luoghi da visitare</h2>



<p>Tra i principali tesori storici di Bisaccia spiccano la <strong>Concattedrale della Natività di Maria</strong>, edificata con elementi gotici e romanici dai Normanni, e il <strong>Castello Ducale</strong>, fortezza dalla potente presenza scenica che custodia al suo interno il <strong>Museo Civico Archeologico</strong>. Il museo espone circa <strong>800 reperti</strong> rinvenuti nella necropoli di Cimitero Vecchio, tra cui ceramiche, ornamenti e armi della civiltà protostorica, offrendo un viaggio nella storia millenaria del territorio. </p>



<p>Altri edifici di interesse sono il <strong>Palazzo Capaldo</strong>, storica residenza del politico Pietro Capaldo, e numerose chiese minori che punteggiano il centro storico, tra cui quelle dedicate a Sant’Antonio da Padova e alla <strong>Chiesa dei Morti</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Natura, eventi e itinerari</h2>



<p>La natura incontaminata dell’Irpinia e le colline circostanti invitano a passeggiate panoramiche e passeggiate nella natura. Un luogo affascinante è l’<strong>Altopiano Formicoso</strong>, con i suoi rilievi dolci e ampi pascoli che raccontano i ritmi antichi della transumanza. </p>



<p>Bisaccia vive anche attraverso le sue <strong>feste e tradizioni popolari</strong>, con eventi come la <strong>Festa di Sant’Antonio da Padova</strong>, concerti estivi e rievocazioni storiche che animano le piazze e le vie del borgo, offrendo al visitatore un’esperienza culturale e folkloristica oltre alle visite turistiche. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Come raggiungerla e vivere il borgo</h2>



<p>Per chi viaggia senza auto, iniziative come <strong>Irpinia Express</strong> – un treno storico che collega Avellino a Calitri con navetta finale per Bisaccia – offrono un modo suggestivo di raggiungere il borgo e scoprire le bellezze dell’entroterra campano tra percorsi ferroviari panoramici e visite guidate. </p>



<p>Il borgo è anche un punto di partenza ideale per <strong>itinerari enogastronomici</strong>, con prodotti locali tipici come i formaggi e i caciocavalli, oltre alle specialità contadine della tradizione irpina, da degustare nei ristorantini e nelle trattorie del centro.</p>



<p>Spesso definita “<strong>la gentile</strong>” dal critico Francesco De Sanctis per il suo fascino arcaico e autentico, Bisaccia è un esempio di come i borghi dell’entroterra campano sanno coniugare <strong>storia, natura e cultura</strong>. Luogo perfetto per un turismo slow, permette di immergersi nella memoria antica del territorio, tra vicoli medievali, musei e panorami che raccontano la lunga storia dell’Irpinia. </p>
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		<item>
		<title>Primavera nel Cilento sotterraneo: le tre grotte tra natura, storia e meraviglia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/primavera-nel-cilento-sotterraneo-le-tre-grotte-tra-natura-storia-e-meraviglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 10:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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		<category><![CDATA[grotte di pertosa]]></category>
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<p>Con l’arrivo della primavera tornano ad animarsi alcuni dei luoghi più affascinanti del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni: le sue grotte. Veri e propri scrigni naturali, scavati dall’acqua e dal tempo nel cuore delle montagne calcaree del territorio, rappresentano uno dei patrimoni geologici più importanti del Sud Italia. Tra stalattiti, stalagmiti, fiumi sotterranei e canyon ricchi di vegetazione, il Cilento custodisce un mondo nascosto che ogni anno richiama visitatori, escursionisti e studiosi. In questo periodo di inizio stagione turistica riaprono o riprendono le attività di visita alcuni dei principali complessi carsici del Parco: dalle Grotte del Bussento di Morigerati alle Grotte di Castelcivita, fino alle celebri Grotte di Pertosa-Auletta.  Tre luoghi diversi ma legati da un unico filo: raccontare il volto più misterioso e spettacolare del Cilento. </p>



<p>A riaprire al pubblico per la nuova stagione c’è <strong>l’Oasi WWF Grotte del Bussento di Morigerati.</strong> Dopo un periodo di chiusura e alcuni interventi di manutenzione lungo i percorsi, l’area è tornata visitabile da domenica 8 marzo, con sentieri sistemati e ponti rinnovati lungo il cammino naturalistico. L’oasi si estende per circa 607 ettari all’interno del Parco nazionale ed è uno dei geositi più rilevanti del territorio per il fenomeno carsico. Il percorso di visita parte dal borgo medievale di Morigerati e attraversa un canyon ricco di vegetazione, tra ruscelli, cascate e un antico mulino ad acqua, fino alla grotta dove riemerge il fiume Bussento dopo un lungo tratto sotterraneo. </p>



<p>Tra le cavità più spettacolari del Cilento figurano le <strong>Grotte di Castelcivita</strong>, uno dei complessi speleologici più estesi dell’Italia meridionale, con quasi cinque chilometri di sviluppo tra gallerie e sale naturali. Situate tra le rive del fiume Calore e i versanti dei Monti Alburni, queste grotte offrono percorsi di visita adatti a diversi livelli: un itinerario turistico accessibile a tutti e percorsi speleologici più impegnativi per gli appassionati. L’interno delle cavità rivela un paesaggio suggestivo di stalattiti, stalagmiti e ampie “sale” modellate dall’erosione carsica nel corso di millenni. </p>



<p>Hanno riaperto già da un mese, come di consueto nel giorno di San Valerntino, <strong>le Grotte di Pertosa-Auletta</strong>, un sistema carsico che si sviluppa per circa tre chilometri sotto il massiccio degli Alburni. Questo sito presenta due caratteristiche uniche: è l’unica grotta visitabile in Italia dove si può navigare un fiume sotterraneo, il Negro; conserva le tracce di un antico villaggio palafitticolo del II millennio a.C., testimonianza della presenza umana nella preistoria. La visita spesso inizia con un breve tratto in barca sul fiume sotterraneo, per poi proseguire tra gallerie, stalattiti e grandi sale naturali che raccontano milioni di anni di storia geologica. Da non perdere la visita al Museo MIdA, dedicato a speleologia e archeologia con un’esposizione unica al mondo che racconta del passato delle Grotte di Pertosa-Auletta, quando la cavità ospitava un abitato su palafitta ed era ritenuta un luogo sacro.</p>
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		<item>
		<title>Gole del Calore, viaggio tra natura selvaggia e canyon spettacolari nel cuore del Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gole-del-calore-viaggio-tra-natura-selvaggia-e-canyon-spettacolari-nel-cuore-del-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 11:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Felitto]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[felitto]]></category>
		<category><![CDATA[gole del calore]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, tra i borghi di Felitto e Magliano Nuovo, il fiume Calore disegna uno dei paesaggi più suggestivi dell’Italia [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, tra i borghi di Felitto e Magliano Nuovo, il fiume Calore disegna uno dei paesaggi più suggestivi dell’Italia meridionale: le Gole del Calore, un corridoio naturale dove acqua e roccia si incontrano dando vita a scenari di rara bellezza.</p>



<p>In questo tratto, classificato come geosito di rilievo, il fiume si incunea tra pareti rocciose scoscese che precipitano direttamente nel letto fluviale, creando canyon spettacolari e ambienti incontaminati. Il risultato è un paesaggio mozzafiato, dove la natura domina incontrastata e offre scorci ideali per escursionisti, fotografi e amanti dell’outdoor.</p>



<p>Le gole rappresentano una meta privilegiata per chi cerca esperienze a contatto con l’ambiente. Tra le attività più praticate figurano trekking lungo i sentieri che costeggiano il fiume, canoa e kayak nelle acque limpide, fino al torrentismo per i più esperti. Nei mesi estivi, in particolare tra luglio e agosto, è possibile anche esplorare il tratto fluviale in pedalò, soluzione adatta a un pubblico più ampio e ideale per godere del paesaggio in totale relax.</p>



<p>Non solo sport: l’area custodisce anche importanti testimonianze storiche e naturalistiche. Lungo il percorso si incontrano antichi ponti medievali a schiena d’asino, tracce della viabilità del passato, e cavità naturali come la grotta di “Bernardo”, oltre a una ricca biodiversità che comprende specie botaniche tipiche degli ambienti fluviali e carsici.</p>



<p>Il periodo migliore per visitare le Gole del Calore è la primavera, quando la vegetazione è più rigogliosa e le temperature miti, o l’autunno, stagione ideale per escursioni immerse nei colori del foliage. In estate, invece, il fiume diventa un punto di riferimento per chi cerca refrigerio dal caldo.</p>



<p>Per organizzare visite guidate è possibile rivolgersi alle guide ufficiali del parco o ai servizi di promozione turistica del territorio, che offrono itinerari strutturati alla scoperta di uno degli angoli più autentici del Cilento.</p>



<p>Un luogo dove il tempo sembra rallentare e la natura racconta, tra acqua e roccia, la storia millenaria di un territorio ancora in gran parte da scoprire.</p>
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		<item>
		<title>Convento Francescano di Cuccaro Vetere entra nella collezione Small Luxury Hotels of the World</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/convento-francescano-di-cuccaro-vetere-entra-nella-collezione-small-luxury-hotelsof-the-world/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 20:22:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuccaro Vetere]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ospitalità]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità_ambientale]]></category>
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					<description><![CDATA[L’experience hotel Convento Francescano, inaugurato ad aprile 2025 nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, è stato incluso nella collezione internazionale Small Luxury Hotels of the World (SLH), riconosciuta per [...]]]></description>
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<p class="p1">L’experience hotel Convento Francescano, inaugurato ad aprile 2025 nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, è stato incluso nella collezione internazionale Small Luxury Hotels of the World (SLH), riconosciuta per gli hotel indipendenti di lusso caratterizzati da autenticità e design originale.</p>



<p class="p1">Si tratta del primo albergo del Cilento a entrare a far parte di questa rete, dopo una valutazione condotta da un team di cento ispettori che operano in anonimato, verificando qualità dei servizi, comfort, atmosfera e rispetto della struttura originale.</p>



<p class="p1">Il Convento Francescano nasce dal recupero di un convento millenario nel borgo di Cuccaro Vetere. Il restauro ha mantenuto elementi storici come affreschi parziali, archi, colonne in pietra e intonaci originari. Le camere dell’hotel, tutte diverse tra loro, sono arredate con materiali naturali, pezzi di design italiano e oggetti di recupero rurale.</p>



<p class="p1">All’interno della struttura, il chiostro ospita l’Osteria del Convento. E poi piscina in pietra con solarium e jacuzzi esterna, sauna, sala massaggi e spazi immersi nel verde.</p>



<p class="p1">Il progetto è promosso da Alberto Carrato, che ha voluto recuperare il legame con le origini familiari nel borgo del Cilento, con la collaborazione della madre Patrizia e della compagna Maria Chiara Faganel, sustainability manager. L’iniziativa si inserisce in un percorso di turismo lento e sostenibile, orientato a esperienze autentiche e al coinvolgimento della comunità locale.</p>
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		<title>Paesi abbandonati in Campania, da Roscigno a San Severino: un patrimonio sospeso nel tempo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/paesi-abbandonati-in-campania-da-roscigno-a-san-severino-un-patrimonio-sospeso-nel-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 18:40:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Roscigno]]></category>
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<p class="p1">Case vuote, vicoli silenziosi, piazze che conservano ancora le tracce della vita quotidiana: in Campania esiste un patrimonio diffuso di borghi abbandonati che raccontano, più di ogni archivio, le trasformazioni sociali, economiche e ambientali del territorio. Dal Cilento all’entroterra salernitano, questi centri rappresentano oggi luoghi della memoria, sospesi tra degrado e nuove forme di valorizzazione.</p>



<p class="p1">Tra i più noti c’è <strong>San Severino di Centola</strong>, antico insediamento arroccato sulla valle del Mingardo. Le sue origini risalgono tra il X e l’XI secolo e il borgo conserva ancora le rovine del castello e delle chiese che testimoniano una lunga stratificazione storica.&nbsp;</p>



<p class="p1">L’abbandono avvenne progressivamente tra Ottocento e Novecento, quando la popolazione si spostò a valle, attratta da migliori collegamenti e condizioni di vita.&nbsp;</p>



<p class="p1">Nel cuore del Cilento interno si trova invece <strong>Roscigno Vecchia</strong>, spesso definita la “Pompei del Novecento”. Qui lo spopolamento non fu una scelta ma una necessità: le frane che minacciavano l’abitato portarono, già all’inizio del XX secolo, al trasferimento forzato degli abitanti nel nuovo centro poco distante.&nbsp;</p>



<p class="p1">Oggi il borgo conserva una struttura quasi intatta, con la piazza, la chiesa e le abitazioni contadine, diventando uno dei simboli italiani dei paesi fantasma.&nbsp;</p>



<p class="p1">Diversa ma altrettanto emblematica è la storia di <strong>Romagnano al Monte</strong>, ai confini tra Campania e Basilicata. Il centro storico fu definitivamente abbandonato dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980, che ne compromise la stabilità, portando alla costruzione di un nuovo abitato a pochi chilometri di distanza.&nbsp;</p>



<p class="p1">Oggi le rovine del paese, affacciate su una valle incontaminata, sono divenute meta di turismo lento e fotografico.</p>



<p class="p1">Accanto a questi casi più noti, esiste una costellazione di borghi minori, spesso poco conosciuti, come <strong>Apice Vecchio</strong>, evacuato dopo il terremoto del 1962, o antichi nuclei rurali nel salernitano come Sacco Vecchio e San Giovanni del Tresino, citati tra i centri disabitati della regione.&nbsp;</p>



<p class="p1">Le cause dell’abbandono variano: eventi sismici, dissesto idrogeologico, isolamento geografico, ma anche fenomeni economici come l’emigrazione e l’industrializzazione del secondo dopoguerra. In molti casi, la popolazione si è semplicemente spostata di pochi chilometri, lasciando intatti gli antichi nuclei urbani.</p>



<p class="p1">Oggi questi luoghi sono oggetto di crescente interesse culturale e turistico. Alcuni, come San Severino o Roscigno, ospitano musei e iniziative di recupero; altri restano testimonianze silenziose, dove il tempo sembra essersi fermato.</p>



<p class="p1">In Campania, questi “paesi fantasma” non sono soltanto rovine: sono archivi a cielo aperto, capaci di raccontare storie di comunità, di resilienza e di trasformazioni profonde del territorio.</p>
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		<title>La Collegiata di Santa Maria Maggiore a Laurino, gioiello religioso del Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-collegiata-di-santa-maria-maggiore-a-laurino-gioiello-religioso-del-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 13:38:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi e Turismo Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Laurino]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[la collegiata laurino]]></category>
		<category><![CDATA[laurino]]></category>
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<p>Uno dei complessi religiosi più significativi dell’area interna cilentana è a Laurino, ed è la Collegiata di Santa Maria Maggiore, edificio che affonda le sue radici nell’Alto Medioevo e che per secoli ha rappresentato il centro spirituale e istituzionale dell’antico Stato di Laurino.</p>



<p>Le origini del luogo di culto risalgono tra il IX e il X secolo, quando attorno a un’antica edicola dedicata alla Madonna Odighitria sorse un cenobio italo-greco. In questo contesto monastico visse, secondo la tradizione locale, Sant&#8217;Elena Vergine Anacoreta, figura di grande devozione nel territorio cilentano. Nei secoli successivi il complesso religioso si sviluppò progressivamente fino a diventare uno dei principali poli ecclesiastici dell’area.</p>



<p>La chiesa venne elevata a collegiata nel 1577, ma l’aspetto attuale è il risultato della grande ricostruzione avviata nel 1776, che conferì all’edificio forme tardo barocche di gusto romano. La fabbrica settecentesca riprese in parte la struttura precedente del XV secolo, arricchendola con apparati decorativi in stucco e motivi ornamentali dorati che ancora oggi caratterizzano l’interno.</p>



<p>Il tempio presenta un impianto a croce latina con un’unica navata ampia e monumentale, culminante in un vasto presbiterio. La parte più antica dell’edificio è la cripta, situata sotto il presbiterio e il coro, che conserva tracce della fase medievale della chiesa ed è legata alla devozione per Sant’Elena.</p>



<p>Elemento di particolare pregio è il coro ligneo in noce, realizzato dall’intagliatore Gerolamo Consulmagno di Aquara. L’opera, composta da due ordini semicircolari di stalli con al centro la cattedra, presenta ricchi motivi scultorei: sui poggioli laterali compaiono teste di re e vescovi che terminano in figure simboliche come serpenti, leoni e galline, mentre sui pannelli laterali sono raffigurati la Madonna Odighitria e San Michele Arcangelo, tra i culti più antichi del territorio.</p>



<p>Di grande impatto scenografico è anche l’altare maggiore barocco, concluso da un imponente ciborio ligneo scolpito e dorato su fondo rosso. Al centro si trova la statua dell’Assunta, cui la chiesa è dedicata, affiancata dalle figure di San Daniele e della stessa Sant’Elena. L’altare custodisce inoltre il corpo di San Diodoro.</p>



<p>Tra gli ambienti più significativi spicca la cappella del Rosario, realizzata alla fine del XVI secolo e coperta da una volta a botte affrescata nel Seicento, probabilmente attribuibile al pittore barocco Paolo De Matteis, originario del Cilento. La cappella conserva anche un altare ligneo scolpito e dorato con la “cona” centrale.</p>



<p>Sulla parete sinistra della navata si trova invece il pulpito in legno scolpito dall’artigiano locale Vincenzo Ippolito tra Otto e Novecento. L’opera raffigura, tra gli altri elementi, l’urna di Sant’Elena, le cui reliquie – secondo la tradizione – furono riportate a Laurino nel 1882 dopo essere state custodite per secoli in diverse sedi ecclesiastiche.</p>



<p>La collegiata fu inoltre teatro di numerosi sinodi ecclesiastici, tra cui quello del 12-14 dicembre 1649 promosso dal vescovo Tommaso Carafa, uno degli eventi religiosi più rilevanti per la storia della diocesi.</p>



<p>Accanto alla chiesa si trova anche una curiosa testimonianza medievale: una vera ottagonale da cisterna scolpita tra XIII e XIV secolo, decorata con bassorilievi ricchi di simboli cristiani e motivi allegorici.</p>



<p>Oggi la Collegiata di Santa Maria Maggiore rappresenta uno dei monumenti più importanti del patrimonio storico e artistico dell’entroterra cilentano. Con il suo intreccio di stratificazioni medievali, arte barocca e tradizioni religiose locali, il complesso continua a essere uno dei simboli identitari di Laurino e uno dei gioielli architettonici della provincia di Salerno.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.prolocolaurino.it/2016/04/14/insigne-collegiata-di-s-maria-maggiore/">www.prolocolaurino.it</a></p>
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		<item>
		<title>Borghi dell’Alto Cilento, da Laurino a Roscigno fino a Piaggine e Sacco, viaggio tra storia e natura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/borghi-dellaltocilento-da-laurino-a-roscigno-fino-a-piaggine-e-sacco-viaggio-tra-storia-e-natura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 15:33:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Laurino]]></category>
		<category><![CDATA[Piaggine]]></category>
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					<description><![CDATA[Sul tetto del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, lontano dalle mete costiere più frequentate, si trovano alcuni piccoli paesi dell’entroterra che conservano paesaggi incontaminati, architetture medievali [...]]]></description>
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<p>Sul tetto del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, lontano dalle mete costiere più frequentate, si trovano alcuni piccoli paesi dell’entroterra che conservano paesaggi incontaminati, architetture medievali e tradizioni antiche. Tra questi spiccano <strong>Laurino, Roscigno, Piaggine e Sacco</strong>, centri dell’Alto Cilento che rappresentano una meta sempre più apprezzata dal turismo lento.</p>



<p>A Laurino, borgo arroccato su una collina nella valle del fiume Calore, il centro storico conserva vicoli medievali e numerosi edifici storici. Tra i luoghi da visitare spiccano la Collegiata di Santa Maria Maggiore, il Palazzo Ducale con i resti del castello longobardo e il Convento di Sant’Antonio con il suo chiostro seicentesco. Il paese è noto anche per i ponti medievali sul Calore e per i percorsi naturalistici che attraversano la valle e le aree boschive circostanti. </p>



<p>Poco distante si trova <strong>Roscigno</strong>, celebre soprattutto per Roscigno Vecchia, uno dei borghi abbandonati più suggestivi d’Italia, spesso definito la “Pompei del Novecento”. Il paese antico fu evacuato nei primi anni del XX secolo a causa di frane e smottamenti, lasciando intatto l’impianto urbanistico originario. Oggi il borgo è un museo a cielo aperto dove si possono visitare la piazza principale, la chiesa di San Nicola di Bari, le antiche fontane e il Museo della Civiltà Contadina che racconta la vita rurale del passato. </p>



<p>Tra i centri più alti della Campania si distingue <strong>Piaggine</strong>, situato alle pendici del Monte Cervati, la vetta più elevata della regione. Il paese è punto di partenza per escursioni naturalistiche tra boschi, torrenti e sentieri di montagna. Nei dintorni si trovano anche santuari, antichi mulini e aree naturalistiche che attirano appassionati di trekking e turismo ambientale. Ma la particolarità è la cascata all&#8217;interno del paese.</p>



<p>Sacco, infine, è un piccolo borgo montano noto per la sua storia millenaria e per il patrimonio naturalistico circostante. Nei pressi del paese si trovano siti archeologici, oltre a percorsi immersi nella natura del Cilento interno. Il centro storico conserva edifici in pietra, chiese e scorci panoramici sulla valle del Calore.</p>
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		<item>
		<title>Strade Maestre in Cilento: studenti a fine marzo sul Cammino di San Nilo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/strade-maestre-in-cilento-studenti-a-fine-marzo-sul-cammino-di-san-nilo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 14:53:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Casaletto Spartano]]></category>
		<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal 21 al 29 marzo 2026 la classe itinerante di Strade Maestre sarà in Cilento dove percorrerà il Cammino di San Nilo svolgendo visite e lezioni sul campo, incontrando persone [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Dal 21 al 29 marzo 2026</strong> la classe itinerante di <strong>Strade Maestre</strong> sarà in <strong>Cilento</strong> dove percorrerà il <strong>Cammino di San Nilo </strong>svolgendo visite e lezioni sul campo, incontrando persone e comunità locali, contribuendo a promuovere un modello virtuoso di rigenerazione territoriale basato sulla pratica del cammino. Con il passaggio di Strade Maestre, organizzato dall’<strong>Associazione Gazania</strong>, il Cammino di San Nilo si conferma come un laboratorio educativo all’avanguardia che contribuisce a rendere l’entroterra cilentano uno snodo fra i mondi dell’escursionismo e dell’innovazione culturale, promuovendone il patrimonio e l’economia.</p>



<p>La classe di Strade Maestre 2025-26, formata da circa 20 persone fra studenti e guide-insegnanti, farà tappa a <strong>Torraca, Casaletto Spartano, Morigerati, Caselle in Pittari, Rofrano, San Nazario, Palinuro attraversando i territori di Tortorella, Laurito, Montano Antilia, Futani e Cuccaro Vetere</strong>. Fra le attività in programma approfondimenti dedicati al Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni con lezioni del naturalista <strong>Arnaldo Iudici</strong>. Ad accompagnare i passi dei giovani lungo il tracciato medievale sarà <strong>Carlo Palumbo</strong>, guida storica e profondo conoscitore del territorio. Durante il cammino sarà presentato &#8220;<a href="https://camminibizantini.com/cammino-di-san-nilo/cipassi-sul-cammino-di-san-nilo/"><u>CiPASSI sul Cammino di San Nilo</u></a>&#8220;: <strong>l&#8217;ideatore Jepis (Giuseppe Rivello) </strong>illustrerà come cammino e lettura possano diventare insieme motore di rigenerazione sociale e dialogo intergenerazionale. Previste, inoltre, visite alla Certosa di Padula e alle Grotte di Pertosa guidate dal Presidente dell’Associazione Gazania, <strong>Maria Pagano</strong>.</p>



<p>Ulteriori dettagli sul passaggio di Strade Maestre sul Cammino di San Nilo saranno definiti dall’Associazione Gazania, soggetto gestore del cammino, durante la fiera “Fa’ la Cosa Giusta” a metà marzo a Milano, insieme ai promotori di Strade Maestre <a href="https://www.strademaestre.org/un-anno-di-scuola-in-cammino/"><u>Il progetto</u></a>&nbsp;di svolgere un anno di scuola in cammino, promosso dalla cooperativa sociale CamminaMenti, ha l&#8217;obiettivo di mettere a punto un approccio alla didattica e all’educazione fondato sullo svolgimento di un lungo viaggio a piedi di gruppo di gruppo. L’anno scolastico 2025-26 è iniziato a settembre in Valle D’Aosta e terminerà a giugno in Calabria.</p>



<p><strong>IL CALENDARIO DELLE TAPPE</strong><strong></strong></p>



<p>Il gruppo alternerà giornate di cammino (circa 15 km al giorno) e momenti residenziali, svolgendo incontri con istituzioni, artigiani e associazioni locali nonché studiare, riposare.<br><br>sabato 21 marzo: arrivo a <strong>Sapri</strong><strong><br></strong>domenica 22 marzo: 1a tappa verso <strong>Torraca</strong><strong><br></strong>lunedì 23 marzo: 2a &nbsp;tappa verso <strong>Casaletto Spartano</strong><strong><br></strong>martedì 24 marzo: 3a &nbsp;tappa verso <strong>Morigerati</strong><br>mercoledì 25 marzo: 4a &nbsp;tappa verso <strong>Caselle in Pittari</strong><br>giovedì 26 marzo: 5a &nbsp;visite alla <strong>Certosa di Padula </strong>e <strong>Grotte di Pertosa-Auletta</strong><strong><br></strong>venerdì 27 marzo: 6a &nbsp;Tappa verso <strong>Rofrano</strong><br>sabato 28 marzo: 7a &nbsp;Tappa verso <strong>San Nazario</strong><strong><br></strong>domenica 29 marzo: 8a tappa arrivo finale a <strong>Palinuro</strong><strong></strong></p>



<p>La settimana di scuola itinerante sul Cammino di San Nilo conclude il percorso di Strade Maestre in Campania di un mese (v. <a href="https://www.strademaestre.org/idea/il-percorso-2025-26/"><u>itinerario</u></a>). Già segnalato dalla stampa nazionale e regionale, tra cui TGR Campania (v. <a href="https://www.strademaestre.org/strade-maestre-siamo-in-campania/"><u>rassegna stampa</u></a>), l’iniziativa promuove il patrimonio naturalistico e le economie dei borghi attraversati.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Turismo: le città del Sud più belle ma nascoste, dove il viaggio sorprende</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/turismo-le-citta-del-sud-piu-belle-ma-nascoste-dove-il-viaggio-sorprende/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 17:46:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[sud]]></category>
		<category><![CDATA[turismo sud]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze al sud]]></category>
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					<description><![CDATA[Oltre alle mete classiche come la Costiera Amalfitana o Palermo, il Sud Italia custodisce numerose città e borghi di grande fascino che spesso restano sottovalutati dal turismo di massa, pur [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oltre alle mete classiche come la Costiera Amalfitana o Palermo, il <strong>Sud Italia</strong> custodisce numerose città e borghi di grande fascino che spesso restano <strong>sottovalutati dal turismo di massa</strong>, pur offrendo storia, paesaggi e cultura di alto livello. Esperti del settore e guide turistiche internazionali segnalano alcune destinazioni meridionali che meritano maggiore attenzione da parte dei visitatori italiani e stranieri. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Matera (Basilicata) </h2>



<p>Spesso citata come uno dei luoghi più unici del Paese, <strong>Matera</strong> è riconosciuta per i suoi <strong>Sassi</strong> — antichi quartieri scavati nella roccia calcare — inseriti nella lista dei siti UNESCO. La città combina storia millenaria con un’atmosfera rilassata e affascinante, e continua a sorprendere chi la visita fuori dalle rotte più affollate. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Castellabate (Campania) </h2>



<p>Nel cuore del <strong>Parco Nazionale del Cilento</strong>, <strong>Castellabate</strong> è un borgo arroccato con strette vie medievali, viste panoramiche sulla costa e spiagge poco affollate. Meno noto rispetto alla vicina Amalfi, offre tranquillità, panorami mediterranei e autentico stile di vita del Sud. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Scilla (Calabria) </h2>



<p>Sulla <strong>Costa Viola</strong>, <strong>Scilla</strong> affascina con il suo quartiere di <strong>Chianalea</strong>, un antico borgo sul mare dove le case sembrano affacciarsi sull’acqua. È spesso definita la “<strong>Venezia del Sud</strong>” per i suoi scorci pittoreschi e per la vista sull’azione quotidiana dei pescatori locali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Castelmezzano (Basilicata) </h2>



<p>Piccolo borgo arroccato tra le Dolomiti lucane, <strong>Castelmezzano</strong> è considerato uno dei <strong>“Borghi più belli d’Italia”</strong> per la sua posizione scenografica e il paesaggio mozzafiato. Offre percorsi naturalistici, panorami montani e un’atmosfera intima, spesso ignorata dai flussi turistici più popolari. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Corricella (Procida, Campania) </h2>



<p>Nel porto di <strong>Corricella</strong>, sull’isola di Procida, le case color pastello che si affacciano sul mare creano uno dei panorami più fotogenici del Sud. Anche se la fama dell’isola cresce, Corricella resta meno frequentata di altre località costiere campane, mantenendo autenticità e ritmo lento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Locorotondo e Cisternino (Puglia) </h2>



<p>Nella <strong>Valle d’Itria</strong> pugliese, i borghi di <strong>Locorotondo</strong> e <strong>Cisternino</strong> offrono centri storici con tipica architettura bianca e trulli caratteristici. Entrambi sono annoverati tra i borghi più belli d’Italia e rappresentano alternative tranquille rispetto alle più note località salentine o costiere. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Otranto (Puglia) </h2>



<p>Affacciata sul mare Adriatico, <strong>Otranto</strong> vanta un centro storico medievale, un imponente castello e acque limpide. La città ha un mix affascinante di cultura, storia religiosa e natura, ma è spesso trascurata a vantaggio di destinazioni più note. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Tropea e Pizzo (Calabria)</h2>



<p>Pur non completamente sconosciute, <strong>Tropea</strong> e <strong>Pizzo</strong> in Calabria restano al di fuori delle prime scelte turistiche internazionali. Tropea è famosa per le sue spiagge e il centro storico suggestivo, mentre Pizzo affascina con la sua costa panoramica e la cucina locale, in particolare il celebre <strong>tartufo di Pizzo</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Morano Calabro e Miglionico (Calabria e Basilicata) </h2>



<p>Borghi come <strong>Morano Calabro</strong> e <strong>Miglionico</strong> rappresentano l’Italia rurale meno nota, con centri storici ben conservati e forte identità locale. Queste mete offrono testimonianze storiche, architetture medievali e atmosfere autentiche lontane dal turismo di massa. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché sono sottovalutate</h2>



<p>Secondo analisti del turismo, molte di queste città confliggono con mete più famose per risorse di promozione e infrastrutture, ma offrono <strong>esperienze autentiche, costi più contenuti e contatto diretto con la cultura locale</strong> — elementi sempre più richiesti dai viaggiatori alla ricerca di alternative ai percorsi tradizionali. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Turismo: il Sentiero degli Dei in Costiera Amalfitana, trekking tra mare e mito</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/turismo-il-sentiero-degli-dei-in-costiera-amalfitana-trekking-tra-mare-e-mito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 15:22:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Sport & outdoor]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[costiera amalfitana]]></category>
		<category><![CDATA[sentiero degli dei]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Sentiero degli Dei (“Path of the Gods”), uno dei percorsi escursionistici più iconici d’Italia, continua ad attirare migliaia di appassionati di trekking da tutto il mondo. Situato nella Costiera [...]]]></description>
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<p>Il <strong>Sentiero degli Dei</strong> (“Path of the Gods”), uno dei percorsi escursionistici più iconici d’Italia, continua ad attirare migliaia di appassionati di trekking da tutto il mondo. Situato nella <strong>Costiera Amalfitana</strong> tra Agerola e Positano, il sentiero offre panorami spettacolari sul mar Tirreno, con affacci sulle isole di Capri e Li Galli e scorci sulla costa franata a picco sul mare. </p>



<p>Il percorso classico si snoda per circa <strong>7‑8 chilometri</strong> tra il borgo di <strong>Bomerano (Agerola)</strong> e <strong>Nocelle</strong>, una frazione di Positano, attraversando antichi tracciati, muretti a secco, terrazzamenti coltivati e macchia mediterranea. La durata media della camminata va dalle <strong>3 alle 5 ore</strong>, a seconda del passo e delle eventuali soste panoramiche. </p>



<p>La difficoltà del Sentiero degli Dei è considerata <strong>moderata</strong>: il terreno è a tratti irregolare e roccioso, con alcuni tratti di dislivello e gradoni naturali, ma non richiede conoscenze tecniche specifiche. L’itinerario è però sconsigliato a chi soffre di vertigini, vista l’esposizione su alcuni affacci sul mare sottostante. </p>



<p>Il nome del sentiero è legato alla mitologia classica: secondo la tradizione, le divinità greche percorsero questo cammino per aiutare Ulisse ad allontanarsi dalle sirene che lo incantavano all’isola di <strong>Li Galli</strong>, leggendaria tappa marina davanti alla costa. </p>



<p>Per affrontare il Sentiero degli Dei in sicurezza è consigliabile partire presto la mattina, soprattutto nella stagione calda, portare acqua in abbondanza, scarpe da trekking con buon grip e protezione solare. Il sentiero è ben segnalato e raggiungibile in autobus dalla statale costiera: dalla località di Amalfi partono servizi di linea per <strong>Bomerano</strong> via Agerola, punto di partenza più comune. </p>



<p>Al termine della camminata a <strong>Nocelle</strong>, molti escursionisti proseguono verso <strong>Positano</strong> percorrendo una scalinata di circa <strong>1.500 gradini</strong> che conduce al centro cittadino, oppure utilizzano i bus locali per scendere in paese. </p>
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		<title>Cilento, tra mare e borghi: le passeggiate da fare tra natura e storia del Mediterraneo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 15:56:49 +0000</pubDate>
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<p class="p1">Sentieri costieri, borghi marinari e promontori panoramici: il Cilento e il vicino Golfo di Policastro offrono alcune delle passeggiate più suggestive del Mezzogiorno. Tra Campania e Basilicata, in un territorio compreso tra il Parco Nazionale del Cilento e la costa tirrenica, diversi centri storici e tratti di litorale permettono itinerari facili a piedi tra natura, cultura e paesaggi mediterranei.</p>



<p class="p1">Tra i punti di partenza più frequentati c’è <strong>Agropoli</strong>, porta settentrionale del Cilento. Dal porto e dal lungomare San Marco si può camminare fino al centro storico medievale arroccato sul promontorio, raggiungendo il castello angioino-aragonese e la celebre scalinata che porta alla porta monumentale del borgo, con vista sull’intero golfo di Salerno.</p>



<p class="p1">Più a sud, la costa sabbiosa di <strong>Marina di Camerota</strong> offre percorsi lungo il litorale tra le spiagge di Lentiscelle e Calanca. Il tratto costiero permette passeggiate tra macchia mediterranea, calette e torri costiere del periodo vicereale, con scorci tipici dell’area marina protetta degli Infreschi e della Masseta.</p>



<p>Tra le mete più note della costa cilentana c’è anche <strong>Palinuro</strong>, località balneare dominata dal promontorio di Capo Palinuro. Il borgo offre diverse passeggiate panoramiche, dal porto turistico fino ai sentieri che risalgono il capo tra macchia mediterranea e punti di osservazione sul Tirreno. L’area è conosciuta soprattutto per le grotte marine, tra cui la celebre <strong>Grotta Azzurra di Palinuro</strong>, e per i percorsi costieri che permettono di raggiungere calette e spiagge come la Baia del Buon Dormire.&nbsp;</p>



<p class="p1">Nel Golfo di Policastro uno dei centri più vivaci è <strong>Sapri</strong>. Il lungomare cittadino, affacciato sulla grande baia, consente una passeggiata panoramica fino alla statua dedicata alla “Spigolatrice”, figura resa celebre dalla poesia di Luigi Mercantini legata alla spedizione di Carlo Pisacane del 1857.</p>



<p class="p1">Sempre lungo la costa cilentana, il borgo di <strong>Castellabate</strong> offre itinerari tra vicoli medievali e terrazze panoramiche sul Tirreno. Dal centro storico si può scendere verso Santa Maria di Castellabate percorrendo strade panoramiche tra uliveti e scorci sul mare.</p>



<p class="p1">Nel tratto meridionale del golfo si trovano piccoli centri marinari come Villammare, Policastro, Capitello e Scario. Qui le passeggiate seguono il porto e i sentieri costieri che attraversano la macchia mediterranea fino a calette raggiungibili solo a piedi o via mare, in un tratto di costa tra i più intatti della regione.</p>



<p class="p1">Poco oltre il confine campano, la costa lucana conduce a <strong>Maratea</strong>, nota per i suoi 44 chilometri di litorale e per i sentieri panoramici che salgono al Monte San Biagio, dove si trova la grande statua del Cristo Redentore che domina il golfo. Il percorso panoramico permette di osservare dall’alto l’intera costa tirrenica.</p>



<p class="p1">Infine, tra le mete più celebri del Cilento c’è <strong>Acciaroli</strong>, borgo marinaro legato alla tradizione della dieta mediterranea studiata dal fisiologo americano Ancel Keys, che visse a lungo nella zona. Il porto e il lungomare offrono una passeggiata tra barche da pesca, case colorate e ristoranti affacciati sul mare.</p>
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		<title>Campania, tesori sommersi: il mare custodisce città romane, porti antichi e fondali da esplorare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 11:52:15 +0000</pubDate>
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<p>Oltre ai siti archeologici emersi come Pompei ed Ercolano, la <strong>Campania</strong> nasconde sotto il livello del mare un patrimonio storico e culturale di straordinario valore, sempre più al centro dell’attenzione del turismo archeologico subacqueo e delle aree marine protette regionali.</p>



<p>Nel <strong>Golfo di Napoli</strong>, il <strong>Parco Sommerso di Baia</strong> offre una delle esperienze più suggestive per gli appassionati di storia e immersioni: antiche ville romane, mosaici, colonne e strutture termali giacciono nei fondali a pochi metri di profondità, dopo essere state gradualmente sommerse nei secoli dal fenomeno del bradisismo, uno dei segni distintivi dell’area flegrea. Qui è possibile ammirare reperti di grande rilievo archeologico dal fondo del mare, con itinerari guidati anche in barche con fondo trasparente per chi preferisce restare in superficie. </p>



<p>Anche l’<strong>Area Marina Protetta di Gaiola</strong>, nel tratto di mare davanti a Posillipo, combina natura e storia: nei fondali della Gaiola affiorano i resti di antiche ville romane, porti e strutture di età imperiale, spesso sommersi a pochi metri dalla superficie. I mosaici, le colonne e le pareti murarie emergono tra la flora e la fauna mediterranea, creando un vero e proprio museo sottomarino accessibile a subacquei esperti, snorkelisti e anche a chi preferisce osservare i fondali da barche con fondo trasparente.<br></p>



<p>Lungo la <strong>costa del Cilento</strong>, nell’<strong>Area Marina Protetta Santa Maria di Castellabate</strong>, le immersioni permettono di esplorare i resti di strutture romane e porti antichi. In particolare, davanti all’<strong>isola di Licosa</strong>, riconosciuta come Sito di Importanza Comunitaria (SIC), affiorano i resti di una <strong>villa romana e di una vasca per l’allevamento delle murene</strong>, risalenti tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. L’isola, famosa anche per il faro e il rudere della casa del guardiano, ha restituito diversi reperti greco-romani. Il nome “Licosa” sarebbe legato alla sirena <strong>Leucosia</strong>, menzionata da autori classici come Licofrone, Strabone e Plinio il Vecchio, e citata da Omero nell’<strong>Odissea</strong> come una delle sirene beffate da Ulisse.</p>



<p>Nei pressi della località <strong>San Marco</strong>, sono visibili i resti di un <strong>approdo greco-romano</strong>, probabilmente legato alla città romana di <strong>Erculea</strong>, considerata scalo principale per le imbarcazioni dirette al porto di Miseno e possibile base militare della flotta imperiale. Attorno a questo porto si sviluppò il primo nucleo abitativo del paese, oggi parte integrante del patrimonio culturale sommerso della zona.</p>



<p>Queste aree, insieme a quelle di Punta Campanella e delle Isole Flegree, fanno parte di un mosaico di zone marine. Per i viaggiatori, le coste della Campania offrono così una dimensione nuova dell’esperienza culturale: non solo città antiche da visitare in superficie, ma un vero e proprio <strong>museo sommerso nel Mediterraneo</strong>, dove storia, natura e archeologia si incontrano sotto la superficie del mare.</p>



<p>Foto: <a href="https://parcoarcheologicodibaia.it/it">https://parcoarcheologicodibaia.it/it</a></p>
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		<title>Matera: i “Sassi” da sogno e 5 esperienze da non perdere nella città millenaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 10:24:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Basilicata viaggi]]></category>
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		<category><![CDATA[patrimonio unesco]]></category>
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<p>Antica, suggestiva e unica nel suo genere, <strong>Matera</strong> è una delle mete più affascinanti del Sud Italia, famosa in tutto il mondo per i suoi <strong>Sassi</strong>, il complesso urbano di abitazioni rupestri scavate nella roccia calcare, abitate sin dal Paleolitico e riconosciute come <strong>Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO</strong> fin dal 1993 per il loro valore storico e paesaggistico.</p>



<p>Visitare Matera significa immergersi in un paesaggio senza tempo, dove scorci antichi convivono con vivaci botteghe artigiane, chiese rupestri e spazi culturali contemporanei. La città, scelta più volte come set cinematografico per film internazionali come <em>The Passion of the Christ</em> e <em>No Time to Die</em>, offre ai viaggiatori una forte connessione con la storia umana e un’atmosfera unica. </p>



<p>Per chi si avventura a Matera, ecco <strong>5 esperienze da non perdere</strong>:</p>



<p><strong>1. Passeggiare nei Sassi di Matera:</strong><br>I quartieri dei <strong>Sasso Caveoso</strong> e <strong>Sasso Barisano</strong> rappresentano il cuore della città antica, con case-grotte, vicoli, scalinate e piazzette che si snodano su terrazzamenti scavati nella roccia. La visita a piedi permette di percepire l’evoluzione di un insediamento umano millenario, dal Paleolitico ai giorni nostri.</p>



<p><strong>2. Ammirare la Cattedrale di Matera:</strong><br>Situata sulla sommità che divide i due Sassi, la <strong>Cattedrale</strong> (Duomo) dedicata alla Madonna della Bruna e a Sant’Eustachio risale al XIII secolo e offre una vista panoramica impareggiabile sulla città e sulle gravine circostanti. </p>



<p><strong>3. Visitare le chiese rupestri:</strong><br>Oltre alla Cattedrale, nei Sassi si trovano numerose chiese scavate nella roccia, come la <strong>Chiesa di San Pietro Caveoso</strong> con la sua facciata barocca e cappelle affrescate, o la <strong>Chiesa di San Leonardo</strong>, più rustica ma ricca di storia.</p>



<p><strong>4. Scoprire la cultura e l’arte locale nei musei:</strong><br>Il <strong>Museo nazionale d’arte medievale e moderna della Basilicata</strong> ospitato nel Palazzo Lanfranchi propone collezioni che attraversano secoli di storia artistica, mentre il <strong>Museo-laboratorio della Civiltà Contadina</strong> racconta le tradizioni e i mestieri della vita rurale locale. </p>



<p><strong>5. Godersi i panorami e i punti panoramici:</strong><br>Piazze come <strong>Piazzetta Pascoli</strong> fungono da balconi naturali sui Sassi, mentre i sentieri che conducono alle gravine offrono prospettive spettacolari sulla città e sulla campagna lucana circostante, ideali per fotografie mozzafiato soprattutto all’alba o al tramonto.</p>



<p>Matera non è soltanto un museo a cielo aperto: è una città viva, dove tradizione e contemporaneità si intrecciano tra arte, sapori e culture locali. </p>



<p>Fonte foto: <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Matera">https://en.wikipedia.org/wiki/Matera</a></p>
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		<title>Capri, Ischia e Procida e non solo: un viaggio tra le isole segrete (e meravigliose) della Campania</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/capri-ischia-e-procida-e-non-solo-un-viaggio-tra-le-isole-segrete-e-meravigliose-della-campania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 15:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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		<category><![CDATA[isola della gaiola]]></category>
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<p>Quando si parla delle isole della Campania, i nomi che subito vengono in mente sono <strong>Capri, Ischia e Procida</strong>. Capri, celebre in tutto il mondo per i suoi <strong>Faraglioni</strong>, le grotte marine e lo charme senza tempo, rappresenta l’eleganza naturale del golfo. Ischia, la più grande, affascina con le sue <strong>acque termali, spiagge e il maestoso Castello Aragonese</strong>, meta perfetta per un turismo legato al benessere e alla storia. Procida, invece, più piccola e autentica, sorprende per i suoi <strong>borghi colorati</strong>, le viuzze pittoresche e la vita quotidiana che sembra sospesa.</p>



<p>Queste tre isole costituiscono il cuore pulsante dell’arcipelago campano e rappresentano il punto di partenza ideale per scoprire anche i <strong>piccoli isolotti e tesori nascosti</strong> che punteggiano il mare della regione. </p>



<p>Ma oltre alle celebri, la Campania custodisce un arcipelago di isole e isolotti minori che raccontano il rapporto plurimillenario tra uomo e mare. Questi frammenti di terra emersi nel <strong>Golfo di Napoli</strong> e nell’area delle <strong>Isole Flegree</strong> offrono paesaggi sorprendenti, natura incontaminata e storie antiche, perfetti per chi cerca esperienze di viaggio autentiche e meno battute. </p>



<p>Tra gli isolotti più caratteristici c’è <strong>Isola di Nisida</strong>, un piccolo promontorio di origine vulcanica collegato alla terraferma da un ponte. Oggi noto per il suo passato storico che affonda nell’antichità classica e nella letteratura, Nisida è visibile dal mare ma non aperta al turismo, custodendo un fascino misterioso legato alle sue ville romane e alle fortificazioni borboniche. </p>



<p>Accanto a <strong>Procida</strong>, la più piccola delle isole maggiori del golfo, sorge <strong>Vivara</strong>, un’isoletta collegata da un ponte pedonale e trasformata in <strong>riserva naturale statale</strong>. Il suo profilo a mezzaluna conserva antichi resti e una ricca biodiversità, con sentieri che attraversano una vegetazione rigogliosa e la rendono meta ideale per escursioni naturalistiche. </p>



<p>A pochi minuti da Posillipo si trova invece <strong>Isola della Gaiola</strong>, piccola e suggestiva, immersa nel <strong>Parco Sommerso di Gaiola</strong>, area marina protetta celebre per le sue acque limpide, le rovine archeologiche e i fondali ricchi di biodiversità. L’isola è simbolo della stretta connessione tra natura e storia nel panorama napoletano. </p>



<p>Oltre a questi esempi, l’arcipelago campano comprende altri isolotti minori come quelli di San Martino o Megaride davanti a Napoli, che contribuiscono alla ricchezza geografica della regione e offrono scorci mozzafiato sul mare e sulla città. </p>



<p>Fonte foto: <a href="https://www.nauticareport.it/dettnews/turismo_e_ormeggi/isola_la_gaiola__arcipelago_campano_na-18-6243/">www.nauticareport.it</a></p>
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		<title>Primula palinuri: il gioiello botanico del Cilento che sfida il tempo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/primula-palinuri-il-gioiello-botanico-del-cilento-che-sfida-il-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 14:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[palinuro]]></category>
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<p>Tra le scogliere imponenti e le pareti rocciose che si affacciano sul Mar Tirreno meridionale, sboccia un tesoro botanico unico al mondo: la <em>Primula palinuri</em>. Questo fiore raro, dai vividi petali gialli e dal profumo delicato, non è soltanto un elemento di grande valore naturalistico ma anche il <strong>simbolo ufficiale del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un endemismo prezioso</strong></h3>



<p>La <em>Primula palinuri</em> appartiene alla famiglia delle Primulaceae ed è una pianta <strong>endemica</strong> — cioè esclusiva — delle coste calcaree del Tirreno meridionale. La sua distribuzione comprende un areale estremamente frammentato che si estende dalla zona di <strong>Capo Palinuro</strong> fino all’<strong>Isola di Dino</strong> e verso le coste lucane e calabresi limitrofe.</p>



<p>Cresce in colonie sparse tra le fessure delle rocce, sulle pareti esposte maggiormente al nord e al nord-ovest fino a circa 200 metri di altitudine, dove le radici si insinuano profondamente nel terreno di accumulo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un “paleoendemismo” dal passato antico</strong></h3>



<p>Gli studiosi ritengono che la <em>Primula palinuri</em> sia un <strong>paleoendemismo</strong>: una specie relitta sopravvissuta alle grandi glaciazioni del Quaternario, circa due milioni e mezzo di anni fa. In altre parole, è una sorta di “fossile vivente”, l’unica primula in ambiente non montano rimasta dalle antiche primule mediterranee.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Fioritura spettacolare e periodo di osservazione</strong></h3>



<p>La pianta fiorisce tra <strong>febbraio e marzo</strong>, periodo in cui la costa cilentana si colora di densi fiori gialli mentre molte altre specie vegetali sono ancora in riposo vegetativo. La sua presenza precoce la rende uno dei segnali più affascinanti dell’avvento della primavera nella natura mediterranea.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Conservazione e minacce</strong></h3>



<p>Nonostante la sua bellezza, la <em>Primula palinuri</em> è <strong>rara e vulnerabile</strong>. La sua sopravvivenza è minacciata da attività umane, dall’antropizzazione delle coste e dalla raccolta non controllata. Per questo motivo è protetta dalla <strong>Convenzione di Berna</strong>, dalle normative comunitarie e regionali, ed è elencata tra le specie considerate a rischio.</p>



<p>L’importanza di questa primula non si limita alla sua rarità biologica: la sua immagine compare nel logo del Parco Nazionale del Cilento proprio per rappresentare la straordinaria biodiversità di questo territorio, dove paesaggi marini e montani si intrecciano con una flora unica.</p>



<p>Ogni primavera, studiosi, escursionisti e amanti della natura si avventurano sulle <strong>falesie di Capo Palinuro e della Costa degli Infreschi</strong> proprio per ammirare questa specie eccezionale. Ma la sua sopravvivenza dipende sempre più dalla tutela attiva degli habitat costieri e dalla responsabilità di chi visita questi luoghi.</p>
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		<item>
		<title>Campania: un viaggio tra i parchi archeologici che narrano millenni di storia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/campania-un-viaggio-tra-i-parchi-archeologici-che-narrano-millenni-di-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 14:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ascea]]></category>
		<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Pontecagnano]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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		<category><![CDATA[parco archeologico di paestum]]></category>
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		<category><![CDATA[velia]]></category>
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					<description><![CDATA[La Campania è una delle regioni italiane con maggiore densità e qualità di siti archeologici: da imponenti città antiche a parchi diffusi che raccontano epoche diverse, dalla Magna Grecia al [...]]]></description>
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<p>La <strong>Campania</strong> è una delle regioni italiane con maggiore densità e qualità di siti archeologici: da imponenti città antiche a parchi diffusi che raccontano epoche diverse, dalla Magna Grecia al mondo romano. Questo patrimonio straordinario – molti luoghi riconosciuti dall’UNESCO – costituisce oggi un volano per il turismo culturale in Italia.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Parco Archeologico di Pompei</strong> e dintorni: il tempo si ferma nel 79 d.C.</h2>



<p>Il <strong>Parco Archeologico di Pompei</strong> è probabilmente la meta archeologica <strong>più famosa d’Italia e del mondo</strong>. Sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., la città offre una “fotografia” unica della vita quotidiana romana, dai templi ai teatri, dalle terme agli affreschi di case signorili. Recenti iniziative di valorizzazione e nuove modalità di visita puntano a rendere fruibile anche il vasto suburbio di ville e scavi con biglietti integrati e pass pluriennali. </p>



<p>Nel medesimo quadro rientrano <strong>scavi collegati</strong> come <strong>Oplontis</strong>, con le prestigiose ville romane tra cui Villa Poppaea, anch’esse testimoni dell’eruzione del Vesuvio. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Parco Archeologico di Paestum e Velia</strong>: pietre doriche e città greche</h2>



<p>Nel profondo Sud della regione, tra Capaccio Paestum e Ascea, sorge uno dei complessi archeologici più affascinanti del Mediterraneo: il <strong>Parco Archeologico di Paestum e Velia</strong>, noto per i suoi <strong>templi dorici perfettamente conservati</strong> risalenti alla Magna Grecia, e per il sito di Velia, antica colonia greca.  Qui le mura, i templi e i musei raccontano la sapienza architettonica greca e la fusione di culture nel periodo antico, con un impatto visivo suggestivo che richiama visitatori da tutto il mondo. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Parco Archeologico dei Campi Flegrei</strong>: archeologia nella terra dei miti</h2>



<p>I <strong>Campi Flegrei</strong> – vasta area vulcanica a ovest di Napoli – ospitano un parco archeologico diffuso che comprende <strong>più di 20 siti</strong> tra anfiteatri, necropoli e antiche città come <strong>Cuma</strong>, la prima colonia greca del Mediterraneo occidentale, e le terme e ville di Baia, celebre meta di villeggiatura dell’antichità. </p>



<p>La particolarità di questo territorio è la combinazione di <strong>testimonianze archeologiche e paesaggio naturale</strong>, con ambienti termali, fumarole e persino resti sommersi di ville antiche – il cosiddetto Parco Archeologico Sommerso di Baia – che si visitano anche in immersione. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Siti minori ma significativi: da Aeclanum a Pontecagnano</strong></h2>



<p>Oltre ai grandi poli storici, la Campania custodisce parchi archeologici meno noti ma di grande interesse:</p>



<p><strong>Parco Archeologico di Aeclanum</strong> (Irpinia): estesi resti di un’antica città romano‑sannitica con terme, abitazioni e strutture pubbliche, immersi in un paesaggio collinare suggestivo. </p>



<p><strong>Parco Archeologico di Pontecagnano</strong> (Salerno): area urbana che conserva tracce dell’antica Picentia, collegata all’importante <strong>Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano</strong> che espone reperti dal bronzo antico al periodo romano. </p>



<p>Nel quadro dell’offerta turistica italiana, i parchi archeologici campani rappresentano un patrimonio dinamico: attraggono milioni di visitatori, generano economia locale e sono protagonisti di programmi di valorizzazione pubblica e digitale. L’integrazione con musei, itinerari naturalistici (come quelli della Campania ArteCard) e percorsi esperienziali rafforza l’appello della regione come meta d’eccellenza per il turismo culturale europeo. </p>
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		<title>Campi Flegrei: tra mito, vulcani e archeologia – una guida per i viaggiatori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 16:49:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[campi flegrei]]></category>
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<p>A ovest di Napoli, dove il mare increspa il golfo e la terra porta i segni di antiche fiamme, si estende una delle aree più suggestive dell’Italia meridionale: i <strong>Campi Flegrei</strong>, un paesaggio fatto di vulcani, laghi craterici, resti romani e borghi affacciati sul mare. Una destinazione ideale per chi ama coniugare natura e storia in un unico itinerario di viaggio. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un territorio dal respiro antico</strong></h3>



<p>Il nome “Campi Flegrei” deriva dal greco <em>flègo</em> (“brucio”), un richiamo alla straordinaria attività geologica che ha modellato questa vasta caldera vulcanica. Con circa 24 crateri, sorgenti termali e un paesaggio che muta lentamente grazie ai fenomeni di <em>bradisismo</em>, questa terra ha ispirato miti e leggende sin dall’antichità. </p>



<p>Le città di <strong>Pozzuoli</strong> e <strong>Bacoli</strong> sono tra i principali centri da cui partire per esplorare il territorio: fulcro di storia, paesaggi costieri e testimonianze archeologiche di eccezionale valore. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Pozzuoli: storia romana tra rioni e teatri</strong></h3>



<p>Pozzuoli, l’antica <em>Puteoli</em>, fu per secoli uno dei porti più importanti dell’Impero Romano, collegato direttamente alle rotte commerciali dell’Oriente. Nel cuore della città si trova il <strong>Rione Terra</strong>, un promontorio tufaceo che custodisce i resti dell’antica acropoli greco-romana: il percorso archeologico è oggi un museo a cielo aperto che offre viste sul mare e sul golfo. </p>



<p>Non lontano sorgono il <strong>Tempio di Serapide</strong> – un mercato romano che si affaccia sulle acque – e l’imponente <strong>Anfiteatro Flavio</strong>, terzo per dimensioni in Italia dopo il Colosseo e l’Arena di Capua. </p>



<p>Evento naturale caratteristico è il <em>bradisismo</em>, l’alternarsi di lievi sollevamenti e abbassamenti del suolo, fenomeno che nel corso dei secoli ha modificato profondamente il paesaggio urbano e marino. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Bacoli e Baia: mare, archeologia e paesaggi immersivi</strong></h3>



<p>Affacciata sul golfo, <strong>Bacoli è un altro gioiello dei Campi Flegrei</strong>, ricco di siti storici e naturali. Tra le meraviglie figure la <strong>Piscina Mirabilis</strong>, imponente cisterna romana che riforniva d’acqua la flotta navale, e le testimonianze di ville e terme romane nell’area di Baia. </p>



<p>Il <strong>Parco Archeologico Sommerso di Baia</strong>, a differenza di altri siti, si visita dal mare: mosaici, colonne e resti di antiche residenze riposano sotto la superficie, visibili con immersioni o escursioni in barche con fondo trasparente.</p>



<p>In posizione dominante, il <strong>Castello Aragonese di Baia</strong> ospita il Museo Archeologico dei Campi Flegrei e regala spettacolari panorami sul golfo e sulle isole di <strong>Ischia</strong> e <strong>Procida</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Lago Avernus: mito e natura</strong></h3>



<p>Tra verde e acqua, il <strong>Lago Avernus</strong>, craterico e suggestivo, è da sempre associato alla dimensione del mito: secondo la tradizione classica, qui l’eroe Enea discese agli Inferi, come narrato nell’<em>Eneide</em> di Virgilio. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Esperienze e itinerari</strong></h3>



<p>Oltre ai grandi siti archeologici, i Campi Flegrei offrono esperienze diversificate: passeggiate naturalistiche tra crateri e sentieri costieri, degustazioni di vini locali come la Falanghina DOC, relax nelle aree termali e visite alle spiagge e laghi della zona. </p>



<p>Il territorio è ben collegato: da Napoli si raggiunge facilmente Pozzuoli tramite metropolitana o treno, mentre Baia, Bacoli e altri punti di interesse sono serviti da autobus e collegamenti regionali. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un fascino multilivello</strong></h3>



<p>I Campi Flegrei rappresentano più di una semplice destinazione turistica: sono un mondo in miniatura dove storia, geologia e natura si intrecciano, dove ogni cratere, spiaggia e rovine raccontano un pezzo di storia. Per il visitatore curioso, è un territorio che regala sorprese ad ogni svolta del sentiero, tra antichi miti e paesaggi che parlano di un passato che continua a vivere nel presente. </p>



<p>Foto tratta da qui <a href="https://www.tripadvisor.it/Attractions-g1078128-Activities-c42-t225-Bacoli_Province_of_Naples_Campania.html">https://www.tripadvisor.it/Attractions-g1078128-Activities-c42-t225-Bacoli_Province_of_Naples_Campania.html</a></p>
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		<title>Cilento tra fede e natura, le grotte di San Michele Arcangelo a Caselle in Pittari e Sant’Angelo a Fasanella</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cilento-tra-fede-e-natura-le-grotte-di-san-michele-arcangelo-a-caselle-in-pittari-e-santangelo-a-fasanella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 15:39:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caselle in Pittari]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi e Turismo Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[Sant'Angelo a Fasanella]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[cultura rupestre]]></category>
		<category><![CDATA[monaci benedettini]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio culturale]]></category>
		<category><![CDATA[santuario rupestre]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni religiose]]></category>
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					<description><![CDATA[Due tra i luoghi rupestri più suggestivi del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, la Grotta rupestre di San Michele Arcangelo nel territorio di Caselle in Pittari [...]]]></description>
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<p class="p1">Due tra i luoghi rupestri più suggestivi del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, la Grotta rupestre di San Michele Arcangelo nel territorio di Caselle in Pittari e la Grotta dell’Angelo a Sant’Angelo a Fasanella, rappresentano patrimonio culturale, religioso e naturalistico di grande rilievo, richiamando ogni anno visitatori e appassionati di storia e paesaggio.</p>



<p class="p3">Il complesso rupestre di Caselle in Pittari sorge sul versante meridionale del Monte Pittari, a circa 690 metri di quota, ed è costituito da due cavità naturali dedicate al culto dell’Arcangelo Michele e dell’Angelo. Entrambe le grotte, raggiungibili attraverso un sentiero immerso nella natura, sono state utilizzate nei secoli come luoghi di culto e rifugio, con testimonianze storiche che ne collegano l’origine a pratiche eremitiche di monaci italo‑greci dell’VIII‑IX secolo. All’interno si notano altari votivi con nicchie per statue del santo databili tra XVII e XVIII secolo, nonché bassorilievi medievali incastonati nella roccia, che richiamano l’antica tradizione cultuale micaelica diffusa in Italia meridionale. La popolazione locale mantiene vive le antiche pratiche di pellegrinaggio, con processioni che si tengono in occasioni sacre dedicate all’Arcangelo (8 maggio e 29 settembre).&nbsp;</p>



<p class="p3">A non molti chilometri di distanza, verso il nord del Cilento, nel borgo di Sant’Angelo a Fasanella, un’altra cavità naturale, nota come Grotta dell’Angelo o Grotta di San Michele Arcangelo, è considerata uno dei più significativi esempi di santuario rupestre della Campania. Già frequentata in epoca preistorica come luogo di culto, la grotta fu trasformata nell’XI secolo in centro di vita religiosa da una comunità di monaci benedettini provenienti dal monastero della Santissima Trinità di Cava dei Tirreni.&nbsp;</p>



<p class="p3">L’interno della cavità presenta una cappella dedicata all’Immacolata, resti mortali dell’abate Francesco Carocciolo e varie opere artistiche, tra cui affreschi trecenteschi e una statua marmorea seicentesca di San Michele Arcangelo. Particolare rilievo assume il portale marmoreo quattrocentesco che introduce alla chiesa rupestre, decorato con sculture in stile romanico; l’insieme testimonia il profondo intreccio tra fede, arte e natura che contraddistingue la storia del luogo.&nbsp;</p>



<p class="p3">Entrambi i siti si inseriscono nel paesaggio incontaminato del Cilento, territorio riconosciuto dall’UNESCO e ricco di testimonianze storiche, archeologiche e naturali. A Sant’Angelo a Fasanella, la valorizzazione della grotta è stata anche protagonista di iniziative come il “Meeting del turismo religioso” a Padula, dove è stato promosso il patrimonio spirituale e culturale locale come parte integrante dell’offerta turistica.&nbsp;</p>
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		<title>Salerno, il giardino che cambiò la medicina: il segreto verde della Schola Medica Salernitana</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/salerno-il-giardino-che-cambio-la-medicina-il-segreto-verde-della-schola-medica-salernitana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 15:33:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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		<category><![CDATA[il giardino che cambiò la medicina: il segreto verde della Schola Medica Salernitana]]></category>
		<category><![CDATA[salerno]]></category>
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					<description><![CDATA[Mentre il grande pubblico spesso associa Salerno al suo lungomare elegante o alla celebre Luci d’Artista natalizia, nel cuore del centro storico si trova un luogo che pochi conoscono ma [...]]]></description>
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<p>Mentre il grande pubblico spesso associa Salerno al suo lungomare elegante o alla celebre <em>Luci d’Artista</em> natalizia, nel cuore del centro storico si trova un luogo che pochi conoscono ma che ha lasciato un segno profondo nella storia della cultura occidentale: il <strong>Giardino della Minerva</strong>. </p>



<p>Nel dedalo medievale delle vie salernitane, tra le arcate degli antichi palazzi e le pietre consumate dal tempo, sorge un orto che non è solo un giardino. È, per molti storici, <strong>uno dei progenitori dei moderni giardini botanici europei</strong>: un laboratorio vivo di piante medicinali utilizzate nella nascente pratica medica del XII secolo. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un giardino “d’invenzione” antica</strong></h3>



<p>La storia documentata del Giardino della Minerva risale almeno al XIII secolo. Qui, Matteo Silvatico, medico e professore della <strong>Schola Medica Salernitana</strong> – considerata da molti studiosi la prima vera scuola di medicina d’Europa – coltivava erbe officinali e specie botaniche usate per curare malattie e comprendere l’efficacia delle piante terapeutiche. </p>



<p>La struttura, oggi restaurata con terrazze e percorsi panoramici, sorge dove un tempo si trovava il “viridarium”, ossia l’orto dove i medici medievali facevano esperienze dirette con le piante, prima di prescriverle ai pazienti. In un’epoca in cui ancora si mescolavano tradizioni popolari, erboristeria e primi accenni di scienza clinica, quel giardino rappresentava un laboratorio di osservazione e conoscenza. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un’eredità sottovalutata</strong></h3>



<p>La fama internazionale della Scuola Medica Salernitana – che tra l’XI e il XIII secolo attirava studenti da tutta Europa e dal Mediterraneo – è ben documentata nei manuali di storia della scienza. Tuttavia, la dimensione pratica del sapere medico, conservata in angoli come il Giardino della Minerva, resta spesso nell’ombra rispetto ai grandi monumenti cittadini come il Duomo o il Castello Arechi. </p>



<p>Oggi il giardino è uno spazio pubblico accessibile, dove i visitatori possono camminare tra specie aromatiche e officinali, riconoscere piante che un tempo costituivano i rimedi di base della medicina medievale, e immaginare quei primi passi verso una disciplina che sarebbe diventata scienza. </p>
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		<title>Reggia di Caserta, le chicche da non perdere per chi scopre il gioiello borbonico</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/reggia-di-caserta-le-chicche-da-non-perdere-per-chi-scopre-il-gioiello-borbonico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 17:33:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[caserta]]></category>
		<category><![CDATA[reggia di caserta]]></category>
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					<description><![CDATA[Visitare la Reggia di Caserta significa imbattersi in uno dei complessi monumentali più straordinari d’Europa, dichiarato patrimonio mondiale dell’UNESCO per la magnificenza del palazzo, dei giardini e delle infrastrutture circostanti, [...]]]></description>
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<p>Visitare la <strong>Reggia di Caserta</strong> significa imbattersi in uno dei complessi monumentali più straordinari d’Europa, dichiarato patrimonio mondiale dell’UNESCO per la magnificenza del palazzo, dei giardini e delle infrastrutture circostanti, come l’acquedotto Carolino e il Belvedere di San Leucio.Per chi arriva in Campania per la prima volta, ecco le <strong>chicche da non perdere</strong> in un viaggio tra arte, natura e storia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. Il maestoso <strong>Scalone d’Onore</strong></h3>



<p>Appena entrati, gli occhi vengono catturati dallo scenografico scalone di marmo che conduce agli appartamenti reali. Progettato da Luigi Vanvitelli, è un capolavoro di grandiosità e luce, con statue e dettagli decorativi che preludono all’eleganza del palazzo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">2. Gli <strong>Appartamenti Reali e la Cappella Palatina</strong></h3>



<p>Al piano nobile si aprono sale riccamente decorate con affreschi, stucchi e arredi d’epoca. Da non perdere la <strong>Sala del Trono</strong> e le sale delle Quattro Stagioni, simboli della sontuosità borbonica. La <strong>Cappella Palatina</strong>, ispirata a quella di Versailles, è un piccolo gioiello di stile misto tra Barocco e Rinascimento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">3. Il <strong>Teatrino di Corte</strong>, tesoro nascosto</h3>



<p>All’interno del complesso si trova un teatro di corte a forma di ferro di cavallo, voluto da Carlo di Borbone e inaugurato nel 1769. Con cinque ordini di palchi decorati e un soffitto affrescato, offre uno sguardo sull’intrattenimento aristocratico del XVIII secolo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">4. Il <strong>Parco Reale e le fontane scenografiche</strong></h3>



<p>Dietro il palazzo si sviluppa un immenso parco all’italiana, con viali che conducono a una serie di fontane e cascate monumentali, tra cui la celebre <strong>Fontana di Diana e Atteone</strong> e la grande cascata finale. L’effetto prospettico della lunga via d’acqua è uno dei momenti più fotografati della visita.</p>



<h3 class="wp-block-heading">5. L’<strong>English Garden</strong> e l’angolo romantico di Venere</h3>



<p>In contrasto con il rigore del giardino all’italiana, l’English Garden – voluto da Maria Carolina d’Austria – offre un’oasi più naturale e romantica, con sentieri sinuosi, specchi d’acqua e il celebre “Bagno di Venere”: un angolo pittoresco perfetto per una pausa contemplativa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Bonus: Belvedere di San Leucio e l’Acquedotto Carolino</h3>



<p>Chi ha tempo e voglia di esplorare oltre la Reggia può raggiungere il vicino sito del <strong>Belvedere di San Leucio</strong>, antico centro serico reale dove si scopre la tradizione della seta borbonica, e ammirare l’<strong>acquedotto Carolino</strong>, imponente struttura idraulica del XVIII secolo che riforniva acqua alla reggia e ai giardini.</p>



<p>Visitare la Reggia di Caserta è un’esperienza che unisce la grandezza architettonica alla poesia dei giardini, capace di sorprendere sia gli amanti di arte e storia sia chi cerca panorami da cartolina immersi nella natura.</p>
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