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	<title>Itinerari | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Estate: le spiagge campane per i giovani tra musica, tramonti e turismo slow</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/estate-le-spiagge-campane-per-i-giovani-tra-musica-tramonti-e-turismo-slow/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 12:10:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
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<p>La Campania si prepara a vivere un’estate 2026 all’insegna del turismo giovane, con numeri in crescita soprattutto lungo il Cilento e la Costiera Amalfitana. A cambiare sono anche le abitudini dei viaggiatori under 35: meno vacanze “mordi e fuggi” e più esperienze tra mare pulito, aperitivi al tramonto, eventi musicali all’aperto e località facilmente raggiungibili via mare.</p>



<p>Secondo i dati sulla balneabilità diffusi da Arpac e rilanciati da diverse analisi sul turismo regionale, il Cilento si conferma il tratto costiero con le acque più pulite della Campania, da Agropoli fino a Sapri, con classificazione “eccellente” lungo quasi tutta la costa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cilento, il boom delle spiagge “slow”</h2>



<p>Il Cilento continua a conquistare i giovani grazie a un mix sempre più richiesto: mare pulito, prezzi più accessibili rispetto alla Costiera Amalfitana e una forte componente naturalistica.</p>



<p>Località come Palinuro e Marina di Camerota attirano soprattutto gruppi di amici e turisti universitari grazie alle spiagge ampie, alle escursioni in barca e ai festival musicali estivi organizzati nei comuni costieri.</p>



<p>Cresce anche l’interesse verso Acciaroli e Pioppi, mete considerate più rilassate ma sempre più presenti sui social per tramonti, lungomari e turismo sostenibile. </p>



<p>Secondo le ultime classificazioni Bandiera Blu 2026, molte località cilentane restano ai vertici regionali per qualità ambientale e servizi turistici. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Costiera Amalfitana, tra scenari iconici e turismo internazionale</h2>



<p>La Costiera Amalfitana resta la destinazione più fotografata dai giovani turisti stranieri. Positano continua a essere il simbolo dell’estate glamour campana, grazie alle spiagge panoramiche, agli arrivi via mare e agli eventi diffusi tra terrazze e piazze costiere.</p>



<p>Negli ultimi anni, però, molti giovani scelgono anche mete considerate più tranquille come Praiano e Furore, apprezzate per i panorami, i percorsi vista mare e un’atmosfera meno affollata rispetto ai grandi centri turistici. Alcune discussioni online dedicate ai viaggiatori italiani e stranieri evidenziano proprio la ricerca di esperienze più autentiche e sostenibili lungo la costa. </p>



<p>Anche sul fronte ambientale la Costiera mantiene standard elevati: Positano è tra le località premiate con la Bandiera Blu 2026 per qualità delle acque e servizi balneari. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Procida, l’isola giovane che punta sugli eventi</h2>



<p>Dopo il successo internazionale ottenuto negli ultimi anni, Procida continua a essere una delle mete più richieste dai giovani campani e dai turisti europei.</p>



<p>L’isola attira soprattutto per il suo formato “slow”: spiagge raggiungibili a piedi, aperitivi vista mare, piccoli eventi musicali e un turismo meno caotico rispetto ad altre isole del Golfo di Napoli.</p>



<p>Marina Corricella e la Chiaiolella restano i punti più frequentati al tramonto, mentre aumenta il numero di visitatori che scelgono soggiorni brevi collegati ai trasporti marittimi veloci da Napoli e Salerno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Estate 2026: vince il turismo esperienziale</h2>



<p>La tendenza dell’estate 2026 sembra chiara: i giovani cercano sempre più esperienze condivisibili ma autentiche. Non solo discoteche e spiagge affollate, ma anche trekking costieri, festival all’aperto, escursioni in barca e località capaci di unire mare, paesaggio e sostenibilità.</p>
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		<title>Napoli vista dall’alto: i panorami più spettacolari tra terrazzi, colline e scorci sul Golfo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/napoli-vista-dallalto-i-panorami-piu-spettacolari-tra-terrazzi-colline-e-scorci-sul-golfo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 12:05:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
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<p>Napoli è una città che cambia volto a seconda dell’altezza da cui la si osserva. Dal mare alle colline del Vomero e di Posillipo, il capoluogo campano offre alcuni dei panorami urbani più celebri d’Italia: terrazze naturali, belvedere storici e punti fotografici dove il Vesuvio, il Golfo e i tetti della città diventano un unico scenario.</p>



<p>Negli ultimi anni il turismo panoramico è diventato una delle esperienze più richieste dai visitatori italiani e stranieri, complice anche il successo delle immagini condivise sui social. Ma oltre ai luoghi più noti esistono scorci meno battuti che raccontano una Napoli autentica, sospesa tra storia, mare e architettura.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Belvedere di San Martino, la cartolina perfetta</h2>



<p>Tra i punti panoramici più celebri della città c’è il Belvedere di San Martino, sulla collina del Vomero. Da qui lo sguardo abbraccia il centro storico, il porto, il Vesuvio e il lungomare fino alla penisola sorrentina.</p>



<p>Accanto alla terrazza si trovano la Certosa e Museo di San Martino, uno dei complessi monumentali più importanti della città, meta costante di turisti e fotografi. Il panorama cambia continuamente durante la giornata: all’alba domina la luce sul Golfo, mentre al tramonto la città si colora di arancio e rosa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Posillipo, il balcone sul mare</h2>



<p>Posillipo resta il simbolo della Napoli panoramica. Il quartiere collinare, noto sin dall’epoca romana per le sue ville affacciate sul mare, offre alcuni degli scorci più spettacolari del Mediterraneo.</p>



<p>Uno dei luoghi più frequentati è il Belvedere di Sant’Antonio a Posillipo, terrazza naturale da cui si osservano il Golfo di Napoli, Castel dell’Ovo e il Vesuvio. Poco distante, via Petrarca regala vedute suggestive soprattutto nelle ore serali, quando le luci della città si riflettono sul mare.</p>



<p>Tra i punti più fotografati c’è anche il Parco Virgiliano, recentemente riqualificato, con viali panoramici che guardano verso Nisida, Procida e Ischia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Petraio e le scale segrete della città</h2>



<p>Per chi cerca una Napoli meno turistica, il Petraio rappresenta uno dei percorsi più affascinanti. Le antiche scale collegano il Vomero al centro cittadino attraversando vicoli, giardini e scorci improvvisi sul Golfo.</p>



<p>Camminando lungo il percorso si incontrano piccoli balconi naturali che offrono punti fotografici unici, lontani dal traffico e dai grandi flussi turistici. Qui la città mostra il suo volto più silenzioso e autentico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Castel Sant’Elmo, Napoli a 360 gradi</h2>



<p>Dalla sommità di Castel Sant’Elmo si gode probabilmente la vista più completa sulla città. La fortezza medievale domina Napoli dall’alto della collina del Vomero e permette di osservare contemporaneamente il centro storico, il porto, il Vesuvio e il lungomare.</p>



<p>Negli ultimi anni il castello è diventato anche uno spazio culturale dedicato a mostre, eventi e fotografia contemporanea, attirando sempre più giovani visitatori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rooftop e terrazze tra hotel storici e locali panoramici</h2>



<p>Accanto ai belvedere storici cresce il fenomeno dei rooftop urbani. Hotel e terrazze panoramiche stanno investendo sempre di più sull’esperienza “vista Napoli”, trasformando aperitivi e cene in veri eventi turistici.</p>



<p>Molte strutture del centro storico e del lungomare propongono oggi terrazze con vista diretta sul Vesuvio e sul Golfo, contribuendo a un nuovo modo di vivere la città tra turismo, lifestyle e fotografia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La città verticale che conquista i social</h2>



<p>Napoli continua a essere una delle città italiane più fotografate online. Dai gradini del Petraio ai tramonti di Posillipo, fino alle terrazze del Vomero, l’immagine della città vista dall’alto è diventata parte integrante della promozione turistica campana.</p>



<p>Un patrimonio visivo che unisce storia, paesaggio e identità urbana e che continua ad attirare visitatori in ogni stagione dell’anno.</p>
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		<title>Borghi segreti della Campania: sette mete oltre le rotte turistiche</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/borghi-segreti-della-campania-sette-mete-oltre-le-rotte-turistiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 12:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
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<p>Tra mare e grandi città d’arte, la Campania custodisce un patrimonio meno conosciuto fatto di piccoli borghi, antiche tradizioni e paesaggi ancora autentici. Luoghi lontani dai flussi del turismo di massa, dove il tempo sembra rallentare e l’accoglienza passa attraverso cucine di famiglia, vicoli in pietra e ospitalità diffusa. Dal Sannio al Cilento, fino ai confini con la Basilicata, ecco sette destinazioni da riscoprire per un viaggio diverso nella regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sant’Agata de’ Goti, la perla sospesa sul tufo</h2>



<p>Sant’Agata de’ Goti è uno dei borghi più scenografici dell’entroterra campano. Il centro storico si sviluppa su una rupe tufacea che domina il vallone Martorano, offrendo uno skyline di campanili, cupole maiolicate e antichi palazzi nobiliari. Il borgo ha ottenuto la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano ed è noto anche per le produzioni di Falanghina, Aglianico e mela annurca. </p>



<p>Passeggiare tra il Duomo, la chiesa di San Menna e i vicoli medievali significa immergersi in una Campania silenziosa e raffinata, dove crescono anche piccole strutture di ospitalità diffusa e country house ricavate in edifici storici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cusano Mutri, il cuore verde del Matese</h2>



<p>Cusano Mutri, nel Beneventano, è uno dei simboli del turismo lento campano. Inserito nell’area del Matese, conserva un impianto medievale quasi intatto, con case in pietra, scalinate e archi che raccontano secoli di storia. Il borgo è celebre per la storica Sagra dei Funghi e per l’Infiorata del Corpus Domini, appuntamenti che ogni anno attirano migliaia di visitatori. </p>



<p>Qui il turismo si lega soprattutto alla natura: trekking, gole montane, boschi di castagni e percorsi enogastronomici rendono Cusano una meta ideale per chi cerca autenticità. La cucina locale punta su funghi porcini, salumi artigianali e formaggi del territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Castellabate, il Cilento oltre il cinema</h2>



<p>Castellabate è noto al grande pubblico per il film <em>Benvenuti al Sud</em>, ma conserva ancora angoli poco frequentati rispetto alle grandi mete costiere. Il centro storico medievale domina il mare del Cilento con terrazze panoramiche, vicoli stretti e piazzette dove il turismo resta legato ai ritmi locali.</p>



<p>Fuori stagione, il borgo mostra il suo volto più autentico: pescatori, botteghe artigiane e cucina cilentana tradizionale, con olio extravergine, alici e fichi bianchi protagonisti delle tavole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Morcone, balcone sul Sannio</h2>



<p>Morcone sorge ai piedi del Matese ed è uno dei centri storici più suggestivi del Sannio. Il borgo si sviluppa lungo stradine concentriche che salgono verso i resti del castello medievale. Da qui si gode una vista ampia sulle montagne e sulle vallate circostanti.</p>



<p>Negli ultimi anni il paese ha investito sul turismo esperienziale, valorizzando sentieri naturalistici, eventi culturali e produzioni tipiche come olio e caciocavallo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Valle dell’Angelo, il paese del silenzio</h2>



<p>Nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Valle dell’Angelo è uno dei comuni meno popolati della regione. Qui il turismo si intreccia con la natura incontaminata: torrenti, boschi e sentieri attirano escursionisti e viaggiatori alla ricerca di tranquillità.</p>



<p>L’assenza di grandi strutture alberghiere ha favorito negli anni formule di accoglienza familiare e case vacanza diffuse nel centro storico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conca dei Marini, la Costiera che resiste</h2>



<p>Anche in Costiera Amalfitana sopravvivono luoghi meno affollati. Conca dei Marini, celebre per la Grotta dello Smeraldo, conserva una dimensione più raccolta rispetto ad Amalfi o Positano. Le case bianche affacciate sul mare e i piccoli ristoranti a conduzione familiare raccontano ancora la tradizione marinara della costa.</p>



<p>Qui nasce anche la celebre “sfogliatella Santa Rosa”, dolce simbolo della pasticceria campana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Castelmezzano, la deviazione (in Basilicata) che vale il viaggio</h2>



<p>Pur trovandosi in Basilicata, Castelmezzano entra spesso negli itinerari dei viaggiatori campani diretti verso il Pollino e le Dolomiti Lucane. Arroccato tra guglie rocciose spettacolari, il borgo rappresenta una naturale estensione dei percorsi slow tra Cilento interno e Sud Italia.</p>



<p>Il “Volo dell’Angelo”, le case scavate nella roccia e la cucina lucana lo rendono una meta ideale per un turismo esperienziale sempre più richiesto.</p>
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		<item>
		<title>Procida oltre il mare: l’isola tra limoni, pescatori e cucine di casa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/procida-oltre-il-mare-lisola-tra-limoni-pescatori-e-cucine-di-casa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 15:14:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
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		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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<p>A Procida il mare è un’abitudine quotidiana, una lingua, un ritmo lento che attraversa le giornate. Lo si capisce al porto, quando i pescatori rammendano ancora le reti all’alba, o nei cortili nascosti dietro le facciate color pastello dove i limoni crescono enormi sotto pergolati bassi e ombrosi.</p>



<p>L’isola più piccola del Golfo di Napoli continua a sfuggire, almeno in parte, al turismo veloce delle fotografie e delle liste “da vedere”. Dopo gli anni della grande esposizione mediatica — culminati con il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2022 — Procida sembra aver scelto una strada diversa: meno mondanità, più identità. Qui non ci sono boutique del lusso a ogni angolo né la frenesia glamour di Capri. E nemmeno l’immagine-cartolina costruita per il turismo internazionale. Procida resta un’isola abitata prima di tutto da chi ci vive.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I cortili nascosti dietro Marina Corricella</h2>



<p>Il cuore più autentico dell’isola continua a battere a Marina Corricella, il borgo marinaro senza automobili che scende verso il mare in una cascata di archi, scale e case colorate.</p>



<p>Di giorno arrivano i visitatori con gli smartphone puntati sulle facciate rosa, gialle e celesti. Ma basta allontanarsi di pochi metri dai tavolini sul porto per entrare in una Procida più silenziosa: panni stesi al sole, anziane sedute davanti agli usci, odore di sugo che esce dalle cucine aperte.</p>



<p>Molte famiglie conservano ancora ricette tramandate da generazioni. La cucina procidana è semplice e profondamente legata al mare: spaghetti con i ricci, alici marinate, coniglio alla cacciatora cucinato lentamente nei tegami di terracotta, insalate di limoni con olio e menta fresca.</p>



<p>“Qui il cibo è memoria”, racconta Anna, che gestisce una piccola trattoria familiare lontana dal porto principale. “Le ricette non si scrivono, si imparano guardando le nonne”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’isola dei limoni</h2>



<p>I limoni di Procida non sono soltanto un prodotto agricolo: fanno parte del paesaggio domestico. Crescono nei giardini, nei terrazzi, lungo i muri delle case.</p>



<p>La varietà locale, il limone pane, è grande, profumato e con una buccia spessa e poco amara. Viene usato nelle insalate, nei dolci e persino mangiato al naturale.</p>



<p>Passeggiando nei mesi estivi, il profumo degli agrumeti si mescola alla salsedine e al vento del porto. È uno degli elementi che rende Procida diversa dalle altre isole campane: meno spettacolare forse, ma più intima.</p>



<p>Negli ultimi anni l’isola è diventata una meta simbolo del cosiddetto “turismo lento”: viaggiatori in cerca di esperienze autentiche, ritmi più umani e luoghi ancora abitati dalla vita quotidiana.</p>



<p>Molti piccoli ristoranti hanno scelto di mantenere una cucina familiare e pochi coperti, evitando la trasformazione in locali pensati esclusivamente per il turismo di massa. Lo stesso vale per pensioni, case vacanza e botteghe artigiane.</p>
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		<item>
		<title>Dalle spiagge del Casertano al Cilento: viaggio lungo la costa campana, 500 chilometri tra sabbia, scogliere e baie segrete</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dalle-spiagge-del-casertano-al-cilento-viaggio-lungo-la-costa-campana-500-chilometri-tra-sabbia-scogliere-e-baie-segrete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 14:25:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Amalfi]]></category>
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					<description><![CDATA[Un unico filo blu attraversa la Campania da nord a sud: il mare. Oltre 500 chilometri di costa in cui si alternano spiagge urbane, tratti sabbiosi, scogliere verticali e calette [...]]]></description>
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<p>Un unico filo blu attraversa la Campania da nord a sud: il mare. Oltre 500 chilometri di costa in cui si alternano spiagge urbane, tratti sabbiosi, scogliere verticali e calette nascoste. Un paesaggio che cambia continuamente e che racconta, meglio di ogni altra cartina, la varietà geografica e turistica della regione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Nord Campania: il litorale domizio e le spiagge lunghe del Casertano</strong></h3>



<p>Il viaggio parte dal confine con il Lazio, dove il litorale domizio si distende con ampie spiagge sabbiose. A Mondragone e Castel Volturno il mare è ampio, con arenili lunghi e stabilimenti alternati a tratti più liberi. È una costa segnata da una forte presenza turistica estiva, ma anche da zone naturalistiche che si affacciano sulla foce del Volturno.</p>



<p>Più a sud, verso l’area flegrea, il paesaggio cambia: a Licola e Varcaturo la spiaggia si fonde con una fascia costiera ancora in parte selvaggia, mentre a Pozzuoli il mare si avvicina alla città, tra porti, lungomari e tratti di costa vulcanica.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Golfo di Napoli: tra isole, storia e scenari iconici</strong></h3>



<p>Il Golfo di Napoli rappresenta uno dei tratti più riconoscibili della costa campana. Qui il mare si apre verso le isole di Ischia, Procida e Capri, ciascuna con caratteristiche molto diverse: dalle spiagge termali di Ischia alle case colorate di Procida fino alle scogliere spettacolari di Capri.</p>



<p>Sulla terraferma, il litorale sorrentino alterna piccole spiagge e terrazze sul mare, con località come Sorrento e Massa Lubrense dove il paesaggio si fa più frastagliato e panoramico. Qui il mare è spesso incorniciato da falesie e agrumeti che scendono verso l’acqua.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Costiera Amalfitana: la costa verticale tra borghi e mare profondo</strong></h3>



<p>Da Positano a Vietri sul Mare si entra in uno dei paesaggi più iconici d’Italia: la Costiera Amalfitana. La costa qui è stretta, verticale, modellata da montagne che si tuffano nel mare.</p>



<p>Le spiagge sono spesso piccole e incastonate tra le rocce: a Maiori si trova uno degli arenili più lunghi della zona, mentre ad Amalfi e Atrani le spiagge sono più raccolte e vicine ai centri storici. A Furore, il celebre fiordo crea uno degli scorci più fotografati della regione, con una spiaggia nascosta tra le pareti rocciose.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cilento: natura selvaggia, baie e acque trasparenti</strong></h3>



<p>Scendendo ancora verso sud si entra nel Cilento, dove la costa diventa più naturale e meno urbanizzata. Qui il mare incontra la macchia mediterranea e le falesie calcaree.</p>



<p>Tra le località più note ci sono Agropoli, Palinuro e Marina di Camerota. Le spiagge cambiano spesso volto: da arenili ampi come quello del Mingardo a baie più nascoste come Cala Bianca o l’area degli Infreschi, raggiungibili in molti casi solo via mare o attraverso sentieri immersi nella natura. </p>



<p>La Campania si conferma così una delle regioni italiane con la maggiore varietà costiera: spiagge urbane e attrezzate nel nord, paesaggi vulcanici nel Golfo di Napoli, scenari verticali in Costiera Amalfitana e natura incontaminata nel Cilento.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Irpinia: cinque borghi spettacolari tra castelli, natura e storia millenaria</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/irpinia-cinque-borghi-spettacolari-tra-castelli-natura-e-storia-millenaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 14:25:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Irpinia, cuore verde della provincia di Avellino, è una delle aree più autentiche della Campania interna. Territorio di montagne, colline e tradizioni secolari, custodisce una rete di borghi che conservano [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’Irpinia, cuore verde della provincia di Avellino, è una delle aree più autentiche della Campania interna. Territorio di montagne, colline e tradizioni secolari, custodisce una rete di borghi che conservano ancora oggi un patrimonio storico, architettonico e culturale di grande rilievo. Tra centri medievali, castelli e paesaggi naturali, emergono cinque paesi che rappresentano al meglio l’identità irpina.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Monteverde: tra i Borghi più belli d’Italia</strong></h3>



<p>Affacciato sulla valle dell’Ofanto, Monteverde è uno dei centri più suggestivi dell’Irpinia. Inserito tra i Borghi più belli d’Italia, conserva un impianto medievale ben riconoscibile, dominato dal Castello normanno. Le stradine in pietra e i panorami aperti sulla valle lo rendono una meta di forte impatto paesaggistico e storico.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Nusco: il “balcone dell’Irpinia”</strong></h3>



<p>Nusco sorge a oltre 900 metri di altitudine ed è conosciuto come il “balcone dell’Irpinia” per la vista panoramica sull’Appennino campano. Il borgo conserva il centro storico medievale, con la Cattedrale di Sant’Amato e un tessuto urbano compatto che testimonia la sua lunga storia religiosa e civile.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Bagnoli Irpino: natura e tradizione enogastronomica</strong></h3>



<p>Bagnoli Irpino è uno dei centri più noti dell’Irpinia anche per la vicinanza al Lago Laceno, area turistica e naturalistica di rilievo regionale. Il borgo è famoso per la tradizione del tartufo nero e per il centro storico in pietra, caratterizzato da palazzi antichi e portali decorati.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Gesualdo: il borgo del Principe musicista</strong></h3>



<p>Gesualdo è legato alla figura di Carlo Gesualdo, principe e compositore tra i più innovativi del Rinascimento musicale europeo. Il Castello di Gesualdo domina il paese e rappresenta uno dei simboli storici più importanti della zona. Il borgo conserva un forte legame tra arte, musica e architettura.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Zungoli: tra pietra e memoria medievale</strong></h3>



<p>Inserito anch’esso tra i Borghi più belli d’Italia, Zungoli si sviluppa lungo un impianto urbano medievale caratterizzato da grotte, archi e abitazioni scavate nella roccia. Il centro storico è uno dei più integri dell’Irpinia e rappresenta un esempio significativo di architettura spontanea adattata al territorio.</p>
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		<title>Viaggio nel tempo tra Pompei, Ercolano e Paestum: storia millenaria e consigli per la visita</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/viaggio-nel-tempo-tra-pompei-ercolano-e-paestum-storia-millenaria-e-consigli-per-la-visita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 13:35:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
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					<description><![CDATA[Visitare gli scavi di Pompei, Ercolano e Paestum significa attraversare secoli di storia in pochi chilometri, immergendosi in tre dei siti archeologici più significativi d’Italia. Un itinerario che unisce l’eredità [...]]]></description>
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<p>Visitare gli scavi di Pompei, Ercolano e Paestum significa attraversare secoli di storia in pochi chilometri, immergendosi in tre dei siti archeologici più significativi d’Italia. Un itinerario che unisce l’eredità dell’antica Roma con quella della Magna Grecia, offrendo al visitatore un’esperienza culturale completa e profondamente suggestiva.</p>



<p>Pompei rappresenta uno dei casi più straordinari di conservazione archeologica al mondo. Sepolta dall’eruzione del 79 d.C. del Monte Vesuvio, la città è riemersa con le sue strade, le domus, i templi e perfino i calchi delle vittime, restituendo un’immagine vivida della vita quotidiana nell’antichità. Passeggiare tra il Foro, le terme e gli affreschi delle abitazioni consente di cogliere dettagli concreti della società romana, dalla dimensione pubblica a quella privata.</p>



<p>A pochi chilometri di distanza, Ercolano offre una prospettiva diversa ma complementare. Anche qui l’eruzione vesuviana segnò la fine della città, ma con dinamiche differenti: i flussi piroclastici hanno permesso una conservazione eccezionale di materiali organici come legno, tessuti e arredi. Questo rende il sito particolarmente prezioso per comprendere aspetti della vita domestica difficilmente osservabili altrove. Le abitazioni a più piani, i mosaici e le strutture portuali restituiscono un contesto urbano raffinato e ben organizzato.</p>



<p>Spostandosi verso sud, nel territorio del Cilento, si incontra Paestum, antica colonia greca fondata con il nome di Poseidonia. Qui il tempo sembra scorrere ancora più indietro: i celebri templi dorici, tra i meglio conservati al mondo, testimoniano la grandezza della civiltà della Magna Grecia. Il Tempio di Nettuno, la Basilica e il Tempio di Atena si stagliano in un paesaggio aperto e silenzioso, offrendo un’esperienza visiva e culturale unica. Il vicino museo archeologico arricchisce la visita con reperti di straordinario valore, tra cui le celebri lastre dipinte della Tomba del Tuffatore.</p>



<p>Dal punto di vista organizzativo, il consiglio è di dedicare almeno un’intera giornata a Pompei, data l’estensione del sito, mentre Ercolano può essere visitata in mezza giornata. Paestum, più distante, si presta a un’escursione separata o a una tappa all’interno di un itinerario più ampio nel Cilento. È preferibile programmare le visite nelle ore meno calde, dotarsi di acqua e scegliere calzature comode, considerando la presenza di superfici irregolari e l’ampiezza delle aree archeologiche.</p>



<p>L’accesso ai siti è regolato e prevede biglietti d’ingresso, spesso con possibilità di prenotazione online. Negli ultimi anni sono stati inoltre potenziati i servizi per i visitatori, con percorsi segnalati, audioguide e iniziative di valorizzazione che rendono l’esperienza più accessibile e coinvolgente.</p>
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		<title>Trekking sul Vesuvio: un’esperienza tra natura e leggenda</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/trekking-sul-vesuvio-unesperienza-tra-natura-e-leggenda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 13:30:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Sport & outdoor]]></category>
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					<description><![CDATA[Salire sul Monte Vesuvio non è soltanto un’escursione: è un viaggio dentro uno dei paesaggi più iconici e complessi d’Europa, dove la forza della natura si intreccia con la storia [...]]]></description>
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<p>Salire sul Monte Vesuvio non è soltanto un’escursione: è un viaggio dentro uno dei paesaggi più iconici e complessi d’Europa, dove la forza della natura si intreccia con la storia e la memoria. Il vulcano che domina il Golfo di Napoli, noto per l’eruzione del 79 d.C. che seppellì Pompei ed Ercolano, oggi è una meta privilegiata per gli amanti del trekking e del turismo naturalistico.</p>



<p>Inserito nel Parco Nazionale del Vesuvio, il monte offre una rete di sentieri che consentono di esplorare un ambiente unico, segnato da colate laviche, boschi e panorami aperti sul mare. Il percorso più frequentato resta il sentiero che conduce al cratere, un tracciato accessibile ma suggestivo che parte da quota mille metri e, con un dislivello moderato, porta fino al bordo del cono vulcanico. Da qui lo sguardo abbraccia l’intero golfo, con Napoli distesa ai piedi del vulcano e il mare che si apre fino all’orizzonte.</p>



<p>Ma il Vesuvio non è solo il cratere. I sentieri del parco, ben segnalati, permettono di scoprire anche aree meno battute, come le pinete e le zone dove la vegetazione sta lentamente riconquistando il terreno vulcanico. La biodiversità è sorprendente: accanto alle ginestre e alle piante tipiche della macchia mediterranea si sviluppano specie adattate a suoli difficili, testimoni della resilienza della natura.</p>



<p>Dal punto di vista pratico, il trekking sul Vesuvio è adatto a un pubblico ampio, ma richiede alcune accortezze. È consigliabile indossare scarpe da trekking e portare acqua, soprattutto nei mesi estivi, quando le temperature possono essere elevate e l’esposizione al sole è costante. L’accesso al cratere è regolato e prevede l’acquisto di un biglietto, spesso con prenotazione anticipata nei periodi di maggiore affluenza.</p>



<p>Oltre all’aspetto naturalistico, l’esperienza è fortemente legata al valore simbolico del luogo. Il Vesuvio è infatti uno dei vulcani più studiati al mondo e rappresenta un punto di riferimento per la vulcanologia moderna. Camminare lungo i suoi sentieri significa attraversare un territorio che ha segnato la storia, influenzando cultura, arte e immaginario collettivo.</p>
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		<title>Ariano Irpino, la “città del Tricolle” tra storia millenaria e paesaggi d’Irpinia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ariano-irpino-la-citta-del-tricolle-tra-storia-millenaria-e-paesaggi-dirpinia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 15:02:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
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		<category><![CDATA[irpinia]]></category>
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					<description><![CDATA[Arroccata su tre colli a oltre 800 metri di altitudine, Ariano Irpino è una delle mete più rappresentative dell’entroterra campano, crocevia storico tra Tirreno e Adriatico e punto di incontro [...]]]></description>
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<p>Arroccata su tre colli a oltre 800 metri di altitudine, <strong>Ariano Irpino </strong>è una delle mete più rappresentative dell’entroterra campano, crocevia storico tra Tirreno e Adriatico e punto di incontro tra cultura, paesaggio e tradizioni. <strong>Conosciuta come “città del Tricolle”</strong> per la sua particolare conformazione su tre alture, conserva un patrimonio che attraversa millenni di storia. </p>



<p>Le origini risalgono al Neolitico, con insediamenti documentati nell’area della Starza, e proseguono con la presenza sannita e romana nell’antico centro di Aequum Tuticum, importante nodo viario tra la via Traiana e la via Herculea. Nel corso dei secoli la città ha conosciuto dominazioni longobarde e normanne, lasciando tracce evidenti nell’assetto urbano e nelle architetture del centro storico.</p>



<p>Il cuore della visita è il centro antico, un intreccio di vicoli, scalinate e piazze che conservano l’impianto medievale. Tra i simboli della città spicca il Castello Normanno, costruito intorno all’anno Mille e oggi punto panoramico privilegiato sulle valli dell’Ufita e del Cervaro. </p>



<p>A pochi passi, la Cattedrale di Santa Maria Assunta rappresenta uno dei principali edifici religiosi, costruita su un antico tempio pagano e arricchita nei secoli da opere d’arte e interventi architettonici di epoche diverse. Accanto ad essa, numerose chiese – da San Michele Arcangelo a San Francesco Saverio – testimoniano la rilevanza religiosa e artistica del centro, soprattutto tra Medioevo e Barocco.</p>



<p>Il patrimonio museale completa l’offerta culturale. Il Museo Civico e il Museo della Civiltà Normanna, ospitati tra palazzi storici e il castello, raccontano la storia locale attraverso reperti archeologici, monete e manufatti, mentre il Museo Archeologico conserva testimonianze che vanno dalla preistoria all’età romana. </p>



<p>Non meno rilevante è la tradizione artigianale, in particolare quella della ceramica, che identifica Ariano come “città della ceramica”, con produzioni che affondano le radici nel Medioevo e continuano ancora oggi. </p>



<p>Oltre al patrimonio storico, il territorio offre scenari naturalistici di rilievo: dalle valli del Miscano e dell’Ufita ai percorsi collinari che circondano la città, ideali per un turismo lento e sostenibile. I punti panoramici, come la Villa Comunale, consentono di abbracciare con lo sguardo un ampio tratto dell’Appennino campano. </p>



<p>A completare l’esperienza, l’enogastronomia locale: olio extravergine, prodotti tipici e piatti della tradizione contadina rappresentano un ulteriore richiamo per i visitatori, contribuendo a fare di Ariano Irpino una destinazione autentica, lontana dai circuiti turistici più affollati.</p>



<p>Fonti <a href="https://sistemairpinia.provincia.avellino.it/index.php/it/comuni/ariano-irpino?utm_source=chatgpt.com">Sistema Irpinia</a> &#8211; Foto <a href="https://arianoirpino.consiglicloud.it/home">https://arianoirpino.consiglicloud.it/home</a></p>
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		<title>Primula palinuri, il fiore raro che annuncia la primavera: trekking e meraviglia nel Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/primula-palinuri-il-fiore-raro-che-annuncia-la-primavera-trekking-e-meraviglia-nel-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 13:32:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
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<p>Con l’arrivo dei primi caldi e delle giornate più lunghe, il Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni si prepara a svelare uno dei suoi tesori più preziosi e rari: la Primula palinuri. Questo piccolo gioiello botanico, simbolo del Parco, fiorisce tra febbraio e marzo lungo la costa che unisce Camerota a Palinuro, regalando ai visitatori un’esperienza immersiva nella biodiversità mediterranea. Zaino in spalla e scarponcini da trekking sono tutto ciò che serve per percorrere i sentieri che conducono alla Baia degli Infreschi da Monte di Luna, nei pressi di Marina di Camerota. L’itinerario, lungo circa quattro chilometri, attraversa colline ricoperte di macchia mediterranea, vigneti e piccoli appezzamenti coltivati, offrendo scorci mozzafiato tra rocce e ulivi secolari. Tra ginestre profumate e mirto, la Primula palinuri emerge come protagonista con i suoi fiori giallo intenso e petali interni bianchi, raccolti in mazzolini sorretti da un unico stelo. La pianta è considerata un paleoendemismo, risalente almeno a due milioni e mezzo di anni fa, ed è una delle specie più rare dell’area mediterranea, a rischio di estinzione. La sua unicità ha reso la Primula palinuri simbolo ufficiale del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. «Se si considera che la flora italiana comprende 6711 specie di piante vascolari, 1097 specie di Briofite e 2145 specie di licheni – spiega Dionisia De Santis, massima esperta di botanica del territorio e responsabile del Centro Studi per la flora spontanea &#8220;Zephiro&#8221; – il Cilento, grazie alle sue caratteristiche geologiche, geomorfologiche e climatiche, si presenta come un’area di grande rilevanza botanica e fitogeografica. La flora si presenta numerosa e variata, composta da molte specie di grande bellezza e suggestione, oltre che di grande rilevanza scientifica per la presenza di entità botaniche uniche al mondo. Sono circa 2200 le piante vascolari censite nel Parco, ovvero oltre il 30% della flora nazionale e circa il 60% di quella regionale, di cui circa il 10% endemiche o rare. Non a caso il Parco adotta come simbolo la Primula palinuri, a indicare l’eccezionalità della sua flora». </p>
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		<title>A San Marco dei Cavoti il museo unico degli orologi da torre</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/a-san-marco-dei-cavoti-il-museo-unico-degli-orologi-da-torre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 13:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
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		<category><![CDATA[benevento]]></category>
		<category><![CDATA[museo degli orologi]]></category>
		<category><![CDATA[museo orologi da torre]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel cuore del Sannio, tra vicoli in pietra e scorci del centro storico, si trova un luogo capace di raccontare secoli di storia attraverso un oggetto quotidiano ma fondamentale: il [...]]]></description>
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<p>Nel cuore del Sannio, tra vicoli in pietra e scorci del centro storico, si trova un luogo capace di raccontare secoli di storia attraverso un oggetto quotidiano ma fondamentale: il tempo. È il <strong>Museo degli Orologi da Torre</strong>, una realtà unica nel suo genere in Italia e in Europa.</p>



<p>Il museo nasce ufficialmente nel 2000 per valorizzare la collezione del maestro orologiaio Salvatore Ricci, che per tutta la vita ha recuperato e restaurato antichi meccanismi provenienti da torri civiche e campanili. Oggi custodisce oltre cinquanta esemplari di orologi monumentali, datati dal XV secolo fino all’età contemporanea, testimonianza dell’evoluzione tecnica e scientifica nella misurazione del tempo. </p>



<p>Allestito nel centro storico del borgo, in un edificio di pregio, il museo offre ai visitatori un percorso affascinante tra ingranaggi, ruote dentate e sistemi di regolazione che raccontano non solo la storia dell’orologeria, ma anche quella delle comunità che per secoli hanno scandito la propria vita grazie a questi strumenti. </p>



<p>Tra i pezzi più rilevanti spicca un orologio risalente alla fine del Quattrocento, considerato uno degli esemplari più antichi al mondo ancora completamente originale. Un patrimonio che rende il museo un punto di riferimento internazionale per studiosi e appassionati. </p>



<p>Il San Marco dei Cavoti si conferma così meta di interesse per il turismo culturale, capace di coniugare tradizione, ricerca e divulgazione. Il museo, visitabile anche su prenotazione, rappresenta un viaggio nel tempo che unisce memoria storica e innovazione, offrendo un’esperienza originale a chi sceglie di scoprire l’entroterra campano lontano dai circuiti più battuti. </p>



<p>Un piccolo gioiello che racconta, attraverso il ticchettio silenzioso dei suoi meccanismi, la lunga storia dell’ingegno umano. </p>



<p><strong>Fonte foto Wikipedia</strong> &#8211; <a href="https://www.flickr.com/people/81227945@N00">Fiore Silvestro Barbato</a></p>



<p>Info Museo qui <a href="https://www.comune.sanmarcodeicavoti.bn.it/vivere-il-comune/luoghi/museo-degli-orologi/">https://www.comune.sanmarcodeicavoti.bn.it/vivere-il-comune/luoghi/museo-degli-orologi/</a></p>
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		<title>Prima ferrovia in Italia, da Napoli a Portici: un viaggio nella storia del treno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/prima-ferrovia-in-italia-da-napoli-a-portici-un-viaggio-nella-storia-del-treno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 14:44:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Motori e Nautica]]></category>
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		<category><![CDATA[Tag: Campania]]></category>
		<category><![CDATA[turismo culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[La Campania vanta un primato indiscusso nella storia dei trasporti italiani: fu qui che venne inaugurata la prima ferrovia in Italia il 3 ottobre 1839, tra Napoli e Portici, dando [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong>Campania</strong> vanta un primato indiscusso nella storia dei trasporti italiani: fu qui che venne inaugurata <strong>la prima ferrovia in Italia</strong> il <strong>3 ottobre 1839</strong>, tra <strong>Napoli e Portici</strong>, dando il via a un’epoca di innovazione, mobilità e progresso tecnologico che avrebbe trasformato il Paese. </p>



<p>La tratta, lunga circa 7,25 chilometri e realizzata sotto il <strong>Regno delle Due Sicilie</strong>, fu progettata dall’ingegnere francese <strong>Armand Bayard de la Vingtrie</strong> su concessione del re <strong>Ferdinando II di Borbone</strong>. La locomotiva a vapore battezzata “Vesuvio”, insieme a convogli costruiti appositamente, coprì il percorso tra le due città in poco più di <strong>nove minuti e mezzo</strong>, suscitando entusiasmo e sorpresa tra i cittadini dell’epoca. </p>



<p>L’inaugurazione rappresentò molto più di un semplice evento tecnologico: segnò l’atto di nascita di un sistema ferroviario che, nei decenni successivi, si sarebbe esteso ben oltre la Campania. La ferrovia venne infatti ampliata nei successivi anni, collegando Napoli con Castellammare di Stabia nel 1842 e raggiungendo Nocera Inferiore nel 1844, ponendo le basi per quella che sarebbe diventata la <strong>linea Napoli–Salerno</strong>, oggi fondamentale nella rete ferroviaria nazionale. </p>



<p>Oggi, il tratto storico tra Napoli e Portici è un simbolo del patrimonio ferroviario italiano, e lungo quel percorso si trova uno dei luoghi più affascinanti per gli appassionati di storia e tecnologia: il <strong>Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa</strong>. Sorto nell’area dove, pochi anni dopo l’apertura della ferrovia, fu costruito l’opificio meccanico voluto dai Borbone per la produzione e manutenzione di locomotive e materiale ferroviario, il museo racconta l’evoluzione delle ferrovie italiane attraverso locomotive a vapore, mezzi elettrici e diesel, carrozze storiche e modelli d’epoca. </p>



<p>Il museo, tra i più importanti in Europa per dimensioni e ricchezza di collezioni, si estende in più padiglioni espositivi e conserva testimonianze della nascita della tecnologia ferroviaria nel nostro Paese. È possibile ammirare reperti delle prime locomotive inglesi adottate sulla linea Napoli-Portici, oltre a materiali successivi che raccontano i decenni di sviluppo del trasporto su rotaia. </p>



<p>Visitare l’area di Pietrarsa e ripercorrere idealmente il primo tratto della ferrovia italiana è un’esperienza ideale per i viaggiatori interessati alla storia industriale, all’ingegneria e alla cultura materiale del XIX secolo. La vicinanza alle stazioni di Napoli e Portici la rende facilmente raggiungibile anche per un’escursione di mezza giornata, arricchita dalla vista sul Golfo di Napoli e dal fascino di un’epoca in cui il treno inaugurava una nuova era di connessioni e possibilità.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Bisaccia, perla dell’Irpinia: tra castello, museo e natura il borgo apre le porte ai viaggiatori</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/bisaccia-perla-dellirpinia-tra-castello-museo-e-natura-il-borgo-apre-le-porte-ai-viaggiatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:40:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[bisaccia]]></category>
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					<description><![CDATA[Incastonata tra le colline dell’Alta Irpinia, Bisaccia è un borgo medievale che affascina per storia, tradizione e paesaggi. A 860 metri di altitudine, lungo un crinale che domina la campagna [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Incastonata tra le colline dell’<strong>Alta Irpinia</strong>, <strong>Bisaccia</strong> è un borgo medievale che affascina per storia, tradizione e paesaggi. A 860 metri di altitudine, lungo un crinale che domina la campagna dell’Irpinia d’Oriente, offre al visitatore scorci suggestivi, monumenti antichi e una cultura locale autentica, ideale per chi ama il turismo lento e l’esperienza immersiva nei borghi storici italiani. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un borgo dal passato millenario</h2>



<p>Le origini di Bisaccia affondano in un passato remoto: la presenza umana sul territorio è attestata fin dalla <strong>preistoria</strong>, con reperti e testimonianze collegati alla civiltà di Oliveto‑Cairano, attiva già nel <strong>XII–VIII secolo a.C.</strong>. Nel corso dei secoli il borgo fu attraversato da dominazioni romane, longobarde e normanne, e nel Medioevo divenne un importante feudo difensivo e commerciale, specie per la lavorazione della lana e l’allevamento del bestiame. </p>



<p>L’etimologia del nome pare derivare dal latino <em>Bi Saccus</em>, che richiama “la bisaccia” – la sacca appesa alla sella – un simbolo di viaggi e scambi che caratterizzò l’economia locale nei secoli passati. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Arte, storia e luoghi da visitare</h2>



<p>Tra i principali tesori storici di Bisaccia spiccano la <strong>Concattedrale della Natività di Maria</strong>, edificata con elementi gotici e romanici dai Normanni, e il <strong>Castello Ducale</strong>, fortezza dalla potente presenza scenica che custodia al suo interno il <strong>Museo Civico Archeologico</strong>. Il museo espone circa <strong>800 reperti</strong> rinvenuti nella necropoli di Cimitero Vecchio, tra cui ceramiche, ornamenti e armi della civiltà protostorica, offrendo un viaggio nella storia millenaria del territorio. </p>



<p>Altri edifici di interesse sono il <strong>Palazzo Capaldo</strong>, storica residenza del politico Pietro Capaldo, e numerose chiese minori che punteggiano il centro storico, tra cui quelle dedicate a Sant’Antonio da Padova e alla <strong>Chiesa dei Morti</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Natura, eventi e itinerari</h2>



<p>La natura incontaminata dell’Irpinia e le colline circostanti invitano a passeggiate panoramiche e passeggiate nella natura. Un luogo affascinante è l’<strong>Altopiano Formicoso</strong>, con i suoi rilievi dolci e ampi pascoli che raccontano i ritmi antichi della transumanza. </p>



<p>Bisaccia vive anche attraverso le sue <strong>feste e tradizioni popolari</strong>, con eventi come la <strong>Festa di Sant’Antonio da Padova</strong>, concerti estivi e rievocazioni storiche che animano le piazze e le vie del borgo, offrendo al visitatore un’esperienza culturale e folkloristica oltre alle visite turistiche. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Come raggiungerla e vivere il borgo</h2>



<p>Per chi viaggia senza auto, iniziative come <strong>Irpinia Express</strong> – un treno storico che collega Avellino a Calitri con navetta finale per Bisaccia – offrono un modo suggestivo di raggiungere il borgo e scoprire le bellezze dell’entroterra campano tra percorsi ferroviari panoramici e visite guidate. </p>



<p>Il borgo è anche un punto di partenza ideale per <strong>itinerari enogastronomici</strong>, con prodotti locali tipici come i formaggi e i caciocavalli, oltre alle specialità contadine della tradizione irpina, da degustare nei ristorantini e nelle trattorie del centro.</p>



<p>Spesso definita “<strong>la gentile</strong>” dal critico Francesco De Sanctis per il suo fascino arcaico e autentico, Bisaccia è un esempio di come i borghi dell’entroterra campano sanno coniugare <strong>storia, natura e cultura</strong>. Luogo perfetto per un turismo slow, permette di immergersi nella memoria antica del territorio, tra vicoli medievali, musei e panorami che raccontano la lunga storia dell’Irpinia. </p>
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		<title>Gole del Calore, viaggio tra natura selvaggia e canyon spettacolari nel cuore del Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gole-del-calore-viaggio-tra-natura-selvaggia-e-canyon-spettacolari-nel-cuore-del-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 11:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Felitto]]></category>
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<p>Nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, tra i borghi di Felitto e Magliano Nuovo, il fiume Calore disegna uno dei paesaggi più suggestivi dell’Italia meridionale: le Gole del Calore, un corridoio naturale dove acqua e roccia si incontrano dando vita a scenari di rara bellezza.</p>



<p>In questo tratto, classificato come geosito di rilievo, il fiume si incunea tra pareti rocciose scoscese che precipitano direttamente nel letto fluviale, creando canyon spettacolari e ambienti incontaminati. Il risultato è un paesaggio mozzafiato, dove la natura domina incontrastata e offre scorci ideali per escursionisti, fotografi e amanti dell’outdoor.</p>



<p>Le gole rappresentano una meta privilegiata per chi cerca esperienze a contatto con l’ambiente. Tra le attività più praticate figurano trekking lungo i sentieri che costeggiano il fiume, canoa e kayak nelle acque limpide, fino al torrentismo per i più esperti. Nei mesi estivi, in particolare tra luglio e agosto, è possibile anche esplorare il tratto fluviale in pedalò, soluzione adatta a un pubblico più ampio e ideale per godere del paesaggio in totale relax.</p>



<p>Non solo sport: l’area custodisce anche importanti testimonianze storiche e naturalistiche. Lungo il percorso si incontrano antichi ponti medievali a schiena d’asino, tracce della viabilità del passato, e cavità naturali come la grotta di “Bernardo”, oltre a una ricca biodiversità che comprende specie botaniche tipiche degli ambienti fluviali e carsici.</p>



<p>Il periodo migliore per visitare le Gole del Calore è la primavera, quando la vegetazione è più rigogliosa e le temperature miti, o l’autunno, stagione ideale per escursioni immerse nei colori del foliage. In estate, invece, il fiume diventa un punto di riferimento per chi cerca refrigerio dal caldo.</p>



<p>Per organizzare visite guidate è possibile rivolgersi alle guide ufficiali del parco o ai servizi di promozione turistica del territorio, che offrono itinerari strutturati alla scoperta di uno degli angoli più autentici del Cilento.</p>



<p>Un luogo dove il tempo sembra rallentare e la natura racconta, tra acqua e roccia, la storia millenaria di un territorio ancora in gran parte da scoprire.</p>
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		<title>Borghi dell’Alto Cilento, da Laurino a Roscigno fino a Piaggine e Sacco, viaggio tra storia e natura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/borghi-dellaltocilento-da-laurino-a-roscigno-fino-a-piaggine-e-sacco-viaggio-tra-storia-e-natura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 15:33:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sul tetto del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, lontano dalle mete costiere più frequentate, si trovano alcuni piccoli paesi dell’entroterra che conservano paesaggi incontaminati, architetture medievali [...]]]></description>
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<p>Sul tetto del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, lontano dalle mete costiere più frequentate, si trovano alcuni piccoli paesi dell’entroterra che conservano paesaggi incontaminati, architetture medievali e tradizioni antiche. Tra questi spiccano <strong>Laurino, Roscigno, Piaggine e Sacco</strong>, centri dell’Alto Cilento che rappresentano una meta sempre più apprezzata dal turismo lento.</p>



<p>A Laurino, borgo arroccato su una collina nella valle del fiume Calore, il centro storico conserva vicoli medievali e numerosi edifici storici. Tra i luoghi da visitare spiccano la Collegiata di Santa Maria Maggiore, il Palazzo Ducale con i resti del castello longobardo e il Convento di Sant’Antonio con il suo chiostro seicentesco. Il paese è noto anche per i ponti medievali sul Calore e per i percorsi naturalistici che attraversano la valle e le aree boschive circostanti. </p>



<p>Poco distante si trova <strong>Roscigno</strong>, celebre soprattutto per Roscigno Vecchia, uno dei borghi abbandonati più suggestivi d’Italia, spesso definito la “Pompei del Novecento”. Il paese antico fu evacuato nei primi anni del XX secolo a causa di frane e smottamenti, lasciando intatto l’impianto urbanistico originario. Oggi il borgo è un museo a cielo aperto dove si possono visitare la piazza principale, la chiesa di San Nicola di Bari, le antiche fontane e il Museo della Civiltà Contadina che racconta la vita rurale del passato. </p>



<p>Tra i centri più alti della Campania si distingue <strong>Piaggine</strong>, situato alle pendici del Monte Cervati, la vetta più elevata della regione. Il paese è punto di partenza per escursioni naturalistiche tra boschi, torrenti e sentieri di montagna. Nei dintorni si trovano anche santuari, antichi mulini e aree naturalistiche che attirano appassionati di trekking e turismo ambientale. Ma la particolarità è la cascata all&#8217;interno del paese.</p>



<p>Sacco, infine, è un piccolo borgo montano noto per la sua storia millenaria e per il patrimonio naturalistico circostante. Nei pressi del paese si trovano siti archeologici, oltre a percorsi immersi nella natura del Cilento interno. Il centro storico conserva edifici in pietra, chiese e scorci panoramici sulla valle del Calore.</p>
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		<title>Turismo: le città del Sud più belle ma nascoste, dove il viaggio sorprende</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/turismo-le-citta-del-sud-piu-belle-ma-nascoste-dove-il-viaggio-sorprende/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 17:46:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oltre alle mete classiche come la Costiera Amalfitana o Palermo, il Sud Italia custodisce numerose città e borghi di grande fascino che spesso restano sottovalutati dal turismo di massa, pur [...]]]></description>
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<p>Oltre alle mete classiche come la Costiera Amalfitana o Palermo, il <strong>Sud Italia</strong> custodisce numerose città e borghi di grande fascino che spesso restano <strong>sottovalutati dal turismo di massa</strong>, pur offrendo storia, paesaggi e cultura di alto livello. Esperti del settore e guide turistiche internazionali segnalano alcune destinazioni meridionali che meritano maggiore attenzione da parte dei visitatori italiani e stranieri. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Matera (Basilicata) </h2>



<p>Spesso citata come uno dei luoghi più unici del Paese, <strong>Matera</strong> è riconosciuta per i suoi <strong>Sassi</strong> — antichi quartieri scavati nella roccia calcare — inseriti nella lista dei siti UNESCO. La città combina storia millenaria con un’atmosfera rilassata e affascinante, e continua a sorprendere chi la visita fuori dalle rotte più affollate. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Castellabate (Campania) </h2>



<p>Nel cuore del <strong>Parco Nazionale del Cilento</strong>, <strong>Castellabate</strong> è un borgo arroccato con strette vie medievali, viste panoramiche sulla costa e spiagge poco affollate. Meno noto rispetto alla vicina Amalfi, offre tranquillità, panorami mediterranei e autentico stile di vita del Sud. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Scilla (Calabria) </h2>



<p>Sulla <strong>Costa Viola</strong>, <strong>Scilla</strong> affascina con il suo quartiere di <strong>Chianalea</strong>, un antico borgo sul mare dove le case sembrano affacciarsi sull’acqua. È spesso definita la “<strong>Venezia del Sud</strong>” per i suoi scorci pittoreschi e per la vista sull’azione quotidiana dei pescatori locali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Castelmezzano (Basilicata) </h2>



<p>Piccolo borgo arroccato tra le Dolomiti lucane, <strong>Castelmezzano</strong> è considerato uno dei <strong>“Borghi più belli d’Italia”</strong> per la sua posizione scenografica e il paesaggio mozzafiato. Offre percorsi naturalistici, panorami montani e un’atmosfera intima, spesso ignorata dai flussi turistici più popolari. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Corricella (Procida, Campania) </h2>



<p>Nel porto di <strong>Corricella</strong>, sull’isola di Procida, le case color pastello che si affacciano sul mare creano uno dei panorami più fotogenici del Sud. Anche se la fama dell’isola cresce, Corricella resta meno frequentata di altre località costiere campane, mantenendo autenticità e ritmo lento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Locorotondo e Cisternino (Puglia) </h2>



<p>Nella <strong>Valle d’Itria</strong> pugliese, i borghi di <strong>Locorotondo</strong> e <strong>Cisternino</strong> offrono centri storici con tipica architettura bianca e trulli caratteristici. Entrambi sono annoverati tra i borghi più belli d’Italia e rappresentano alternative tranquille rispetto alle più note località salentine o costiere. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Otranto (Puglia) </h2>



<p>Affacciata sul mare Adriatico, <strong>Otranto</strong> vanta un centro storico medievale, un imponente castello e acque limpide. La città ha un mix affascinante di cultura, storia religiosa e natura, ma è spesso trascurata a vantaggio di destinazioni più note. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Tropea e Pizzo (Calabria)</h2>



<p>Pur non completamente sconosciute, <strong>Tropea</strong> e <strong>Pizzo</strong> in Calabria restano al di fuori delle prime scelte turistiche internazionali. Tropea è famosa per le sue spiagge e il centro storico suggestivo, mentre Pizzo affascina con la sua costa panoramica e la cucina locale, in particolare il celebre <strong>tartufo di Pizzo</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Morano Calabro e Miglionico (Calabria e Basilicata) </h2>



<p>Borghi come <strong>Morano Calabro</strong> e <strong>Miglionico</strong> rappresentano l’Italia rurale meno nota, con centri storici ben conservati e forte identità locale. Queste mete offrono testimonianze storiche, architetture medievali e atmosfere autentiche lontane dal turismo di massa. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché sono sottovalutate</h2>



<p>Secondo analisti del turismo, molte di queste città confliggono con mete più famose per risorse di promozione e infrastrutture, ma offrono <strong>esperienze autentiche, costi più contenuti e contatto diretto con la cultura locale</strong> — elementi sempre più richiesti dai viaggiatori alla ricerca di alternative ai percorsi tradizionali. </p>
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		<title>Campania, tesori sommersi: il mare custodisce città romane, porti antichi e fondali da esplorare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/campania-tesori-sommersi-il-mare-custodisce-citta-romane-porti-antichi-e-fondali-da-esplorare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 11:52:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
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<p>Oltre ai siti archeologici emersi come Pompei ed Ercolano, la <strong>Campania</strong> nasconde sotto il livello del mare un patrimonio storico e culturale di straordinario valore, sempre più al centro dell’attenzione del turismo archeologico subacqueo e delle aree marine protette regionali.</p>



<p>Nel <strong>Golfo di Napoli</strong>, il <strong>Parco Sommerso di Baia</strong> offre una delle esperienze più suggestive per gli appassionati di storia e immersioni: antiche ville romane, mosaici, colonne e strutture termali giacciono nei fondali a pochi metri di profondità, dopo essere state gradualmente sommerse nei secoli dal fenomeno del bradisismo, uno dei segni distintivi dell’area flegrea. Qui è possibile ammirare reperti di grande rilievo archeologico dal fondo del mare, con itinerari guidati anche in barche con fondo trasparente per chi preferisce restare in superficie. </p>



<p>Anche l’<strong>Area Marina Protetta di Gaiola</strong>, nel tratto di mare davanti a Posillipo, combina natura e storia: nei fondali della Gaiola affiorano i resti di antiche ville romane, porti e strutture di età imperiale, spesso sommersi a pochi metri dalla superficie. I mosaici, le colonne e le pareti murarie emergono tra la flora e la fauna mediterranea, creando un vero e proprio museo sottomarino accessibile a subacquei esperti, snorkelisti e anche a chi preferisce osservare i fondali da barche con fondo trasparente.<br></p>



<p>Lungo la <strong>costa del Cilento</strong>, nell’<strong>Area Marina Protetta Santa Maria di Castellabate</strong>, le immersioni permettono di esplorare i resti di strutture romane e porti antichi. In particolare, davanti all’<strong>isola di Licosa</strong>, riconosciuta come Sito di Importanza Comunitaria (SIC), affiorano i resti di una <strong>villa romana e di una vasca per l’allevamento delle murene</strong>, risalenti tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. L’isola, famosa anche per il faro e il rudere della casa del guardiano, ha restituito diversi reperti greco-romani. Il nome “Licosa” sarebbe legato alla sirena <strong>Leucosia</strong>, menzionata da autori classici come Licofrone, Strabone e Plinio il Vecchio, e citata da Omero nell’<strong>Odissea</strong> come una delle sirene beffate da Ulisse.</p>



<p>Nei pressi della località <strong>San Marco</strong>, sono visibili i resti di un <strong>approdo greco-romano</strong>, probabilmente legato alla città romana di <strong>Erculea</strong>, considerata scalo principale per le imbarcazioni dirette al porto di Miseno e possibile base militare della flotta imperiale. Attorno a questo porto si sviluppò il primo nucleo abitativo del paese, oggi parte integrante del patrimonio culturale sommerso della zona.</p>



<p>Queste aree, insieme a quelle di Punta Campanella e delle Isole Flegree, fanno parte di un mosaico di zone marine. Per i viaggiatori, le coste della Campania offrono così una dimensione nuova dell’esperienza culturale: non solo città antiche da visitare in superficie, ma un vero e proprio <strong>museo sommerso nel Mediterraneo</strong>, dove storia, natura e archeologia si incontrano sotto la superficie del mare.</p>



<p>Foto: <a href="https://parcoarcheologicodibaia.it/it">https://parcoarcheologicodibaia.it/it</a></p>
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		<title>Capri, Ischia e Procida e non solo: un viaggio tra le isole segrete (e meravigliose) della Campania</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/capri-ischia-e-procida-e-non-solo-un-viaggio-tra-le-isole-segrete-e-meravigliose-della-campania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 15:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
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<p>Quando si parla delle isole della Campania, i nomi che subito vengono in mente sono <strong>Capri, Ischia e Procida</strong>. Capri, celebre in tutto il mondo per i suoi <strong>Faraglioni</strong>, le grotte marine e lo charme senza tempo, rappresenta l’eleganza naturale del golfo. Ischia, la più grande, affascina con le sue <strong>acque termali, spiagge e il maestoso Castello Aragonese</strong>, meta perfetta per un turismo legato al benessere e alla storia. Procida, invece, più piccola e autentica, sorprende per i suoi <strong>borghi colorati</strong>, le viuzze pittoresche e la vita quotidiana che sembra sospesa.</p>



<p>Queste tre isole costituiscono il cuore pulsante dell’arcipelago campano e rappresentano il punto di partenza ideale per scoprire anche i <strong>piccoli isolotti e tesori nascosti</strong> che punteggiano il mare della regione. </p>



<p>Ma oltre alle celebri, la Campania custodisce un arcipelago di isole e isolotti minori che raccontano il rapporto plurimillenario tra uomo e mare. Questi frammenti di terra emersi nel <strong>Golfo di Napoli</strong> e nell’area delle <strong>Isole Flegree</strong> offrono paesaggi sorprendenti, natura incontaminata e storie antiche, perfetti per chi cerca esperienze di viaggio autentiche e meno battute. </p>



<p>Tra gli isolotti più caratteristici c’è <strong>Isola di Nisida</strong>, un piccolo promontorio di origine vulcanica collegato alla terraferma da un ponte. Oggi noto per il suo passato storico che affonda nell’antichità classica e nella letteratura, Nisida è visibile dal mare ma non aperta al turismo, custodendo un fascino misterioso legato alle sue ville romane e alle fortificazioni borboniche. </p>



<p>Accanto a <strong>Procida</strong>, la più piccola delle isole maggiori del golfo, sorge <strong>Vivara</strong>, un’isoletta collegata da un ponte pedonale e trasformata in <strong>riserva naturale statale</strong>. Il suo profilo a mezzaluna conserva antichi resti e una ricca biodiversità, con sentieri che attraversano una vegetazione rigogliosa e la rendono meta ideale per escursioni naturalistiche. </p>



<p>A pochi minuti da Posillipo si trova invece <strong>Isola della Gaiola</strong>, piccola e suggestiva, immersa nel <strong>Parco Sommerso di Gaiola</strong>, area marina protetta celebre per le sue acque limpide, le rovine archeologiche e i fondali ricchi di biodiversità. L’isola è simbolo della stretta connessione tra natura e storia nel panorama napoletano. </p>



<p>Oltre a questi esempi, l’arcipelago campano comprende altri isolotti minori come quelli di San Martino o Megaride davanti a Napoli, che contribuiscono alla ricchezza geografica della regione e offrono scorci mozzafiato sul mare e sulla città. </p>



<p>Fonte foto: <a href="https://www.nauticareport.it/dettnews/turismo_e_ormeggi/isola_la_gaiola__arcipelago_campano_na-18-6243/">www.nauticareport.it</a></p>
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		<title>Maschere e costumi del Carnevale in Campania: tra storia, teatro popolare e riti dal Cilento al Sannio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/maschere-e-costumi-del-carnevale-in-campania-tra-storia-teatro-popolare-e-riti-dal-cilento-al-sannio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 15:10:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi turistici & sagre]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Carnevale in Campania è un patrimonio culturale articolato, fatto di maschere antiche, costumi popolari, simbolismi teatrali e riti comunitari che legano passato e presente. Pulcinella, simbolo della tradizione napoletana [...]]]></description>
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<p class="p1">Il Carnevale in Campania è un patrimonio culturale articolato, fatto di maschere antiche, costumi popolari, simbolismi teatrali e riti comunitari che legano passato e presente.</p>



<p class="p1"><strong>Pulcinella, simbolo della tradizione napoletana</strong></p>



<p class="p3">Se si parla di maschere tradizionali in Campania, il primo nome che viene in mente è quello di Pulcinella. Nato nel teatro di strada tra Napoli e le province meridionali tra ‘500 e ‘600, questo personaggio della commedia dell’arte è diventato l’icona carnevalesca per antonomasia della regione. Il costume bianco, la camicia ampia e la tipica maschera con naso pronunciato riflettono il carattere ironico e ribelle di un antieroe che rappresenta lo spirito di adattamento popolare.&nbsp;</p>



<p class="p3">Accanto a Pulcinella, in alcune aree campane – soprattutto nei cortei e nelle sfilate allegoriche – compaiono anche altre figure della tradizione carnevalesca come <strong>Tartaglia</strong>, un personaggio satirico di origine genovese divenuto popolare nella commedia partenopea, riconoscibile per la sua mimica e il costume elaborato.&nbsp;</p>



<p class="p1"><strong>Carnevale popolare e maschere teatrali nel Sannio</strong></p>



<p class="p3">Nel Beneventano, città e borghi organizzano rappresentazioni carnevalesche di forte impronta teatrale. A Benevento stessa, sotto l’etichetta di Mascarata Sanleuciana, le vie e il teatro romano diventano il palcoscenico di sfilate di maschere e scenografie che richiamano storie antiche, leggende e personaggi mitici; uno spettacolo in cui la performance scenica sposa la tradizione popolare.&nbsp;</p>



<p class="p3">Queste mascherate includono personaggi pittoreschi e architetture di fuoco, come esplosioni di fiamme e luci che avvolgono gli interpreti e gli spettatori, creando un’atmosfera rituale prima ancora che festosa.&nbsp;</p>



<p class="p1"><strong>’A Maschkarata di San Mauro Cilento: teatro popolare e simbolismi</strong></p>



<p class="p3">Nel cuore del Cilento, a San Mauro Cilento, il Carnevale assume una forma profondamente radicata nella partecipazione collettiva e nella memoria storica. La festa locale nota come ’A Maschkarata è un’antica rappresentazione teatrale itinerante che si svolge nell’ultima domenica prima del Martedì Grasso e il giorno stesso di Carnevale.&nbsp;</p>



<p class="p3">Le maschere e i costumi, realizzati con materiali poveri e tessuti della tradizione contadina, incarnano figure archetipiche: dal diavolo al prete, dal cacciatore a Pulcinella, passando per la figura delle Zite, le giovani donne che il protagonista cerca di sposare. La performance, ricca di ironia e teatralità, coinvolge attivamente il pubblico, trasformando il corteo in una sceneggiatura di vita e di festa.&nbsp;</p>



<p class="p3">Questa manifestazione è così significativa da essere stata recentemente inserita nell’Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale della Campania (IPIC), un riconoscimento che enfatizza non solo il valore folkloristico, ma anche quello storico e antropologico del rito.&nbsp;</p>



<p class="p1"><strong>La tradizione carnevalesca di Montecorice e Cosentini</strong></p>



<p class="p3">Non lontano da San Mauro, nelle comunità di Montecorice e della frazione Cosentini, la festa di Carnevale affonda radici altrettanto antiche. Manifestazioni come “Carnuluvaro mio” – che insieme alla Maschkarata è stata anch’essa iscritta nell’inventario del patrimonio immateriale campano – testimoniano la vitalità delle tradizioni carnevalesche locali e la loro capacità di aggregare comunità intere attorno alla creazione di costumi, musiche e scenari popolari.&nbsp;</p>



<p class="p3">In queste formule tradizionali, i costumi non sono semplici capi da indossare: sono espressioni di identità collettiva, intrecci di memoria contadina, gioco e teatro, che rafforzano l’appartenenza e la continuità culturale.</p>



<p class="p1">Costumi, riti e contaminazioni</p>



<p class="p3">La Campania non ha un solo volto carnevalesco: a fianco delle maschere antiche e dei riti popolari, ogni anno si moltiplicano le sfilate di carri allegorici nelle principali città e nei borghi. Dal Carnevale di Saviano con le sue fantasiose allegorie visive alla vibrante partecipazione degli abitanti nei costumi tematici, la festa diventa spazio di creatività condivisa.&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Campania: le mete imperdibili per una vacanza da sogno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/campania-le-mete-imperdibili-per-una-vacanza-da-sogno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 17:32:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Amalfi]]></category>
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		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni]]></category>
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					<description><![CDATA[La Campania è un viaggio nel viaggio: terra di contrasti, tra mare e montagna, archeologia e borghi sospesi nel tempo, sapori decisi e tradizioni millenarie. Se avete deciso di trascorrere [...]]]></description>
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<p>La Campania è un viaggio nel viaggio: terra di contrasti, tra mare e montagna, archeologia e borghi sospesi nel tempo, sapori decisi e tradizioni millenarie. Se avete deciso di trascorrere qualche giorno tra Napoli, coste scintillanti e colline verdeggianti, ecco cinque tappe da non perdere, dove ogni sguardo regala emozioni e ogni passo racconta una storia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Napoli, cuore pulsante di storia e cultura</h2>



<p>Passeggiare tra i vicoli di <a href="chatgpt://generic-entity?number=0">Napoli</a> significa respirare secoli di storia. Dal maestoso Duomo di San Gennaro al fascino delle piazze storiche, fino al Museo Archeologico Nazionale, ogni angolo custodisce tesori artistici unici. Non si può lasciare la città senza aver assaggiato la pizza napoletana originale in una delle storiche pizzerie di Spaccanapoli, vera esperienza culturale oltre che gastronomica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Costiera Amalfitana, tra mare e panorami da cartolina</h2>



<p>Da <a href="chatgpt://generic-entity?number=1">Positano</a> a Amalfi, la strada che serpeggia tra scogliere e mare turchese è una delle più spettacolari del Mediterraneo. Borghi pittoreschi, limoneti profumati e chiese barocche vi accompagneranno in un itinerario sospeso tra cielo e mare. Imperdibile un’escursione in barca per ammirare grotte marine e insenature segrete, con una sosta nelle trattorie a picco sul mare per degustare il pescato fresco del giorno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pompei, il fascino immortale dell’antico</h2>



<p>Visitare <a href="chatgpt://generic-entity?number=2">Pompei</a> è come fare un salto nel tempo. L’antica città romana, sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., conserva mosaici, affreschi e testimonianze della vita quotidiana di oltre duemila anni fa. Una passeggiata tra le sue strade lastricate offre un’esperienza emozionante e coinvolgente, che resta impressa nella memoria di chiunque ami storia e archeologia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Capri, l’isola dei desideri</h2>



<p><a href="chatgpt://generic-entity?number=3">Capri</a> è mito e lusso, bellezza naturale e charme senza tempo. Le celebri Piazzetta, i Faraglioni e i Giardini di Augusto raccontano un’isola unica, dove il blu del mare si fonde con il cielo. Passeggiate tra vicoli fioriti, esplorazioni in barca e degustazioni di limoncello artigianale completano un’esperienza che è allo stesso tempo relax e suggestione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Caserta e la Reggia, meraviglia barocca</h2>



<p>Per chi ama l’arte e l’architettura, <a href="chatgpt://generic-entity?number=4">Caserta</a> offre un capolavoro senza pari: la Reggia di Caserta, con i suoi giardini all’italiana, fontane scenografiche e sale decorate con affreschi sontuosi. Una passeggiata tra parchi e viali è un’immersione in un mondo regale, perfetta per chi cerca eleganza e storia lontano dal caos delle località più turistiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Parco Nazionale del Cilento, tra natura e borghi </h2>



<p>Il <a href="chatgpt://generic-entity?number=5">Parco Nazionale del Cilento</a> è un mosaico di montagne, coste selvagge e borghi antichi. Qui si incontrano la bellezza naturale e la storia millenaria, con siti archeologici come Paestum e l’area di Velia. Sentieri tra uliveti e pinete, calette nascoste e prodotti tipici come il cacio cilentano trasformano una visita in un’esperienza sensoriale completa, ideale per chi cerca pace e autenticità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Irpinia, terra di vini e colline </h2>



<p><a href="chatgpt://generic-entity?number=6">Irpinia</a> è il cuore verde dell’entroterra campano, tra borghi medievali e colline che si tingono di vigne e castagneti. La regione è famosa per i suoi vini pregiati, tra cui il Taurasi, e per la cucina tradizionale a base di funghi, tartufi e legumi locali. Una tappa tra i piccoli comuni permette di scoprire atmosfere genuine, lontane dal turismo di massa, dove il tempo sembra scorrere più lentamente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Benevento, tra storia e mistero</h2>



<p><a href="chatgpt://generic-entity?number=7">Benevento</a> è una città che unisce storia antica e fascino misterioso. Dall’Arco di Traiano al Teatro Romano, passando per le chiese medievali e il centro storico, ogni angolo racconta secoli di storia. Benevento è anche terra di leggende, dalla stregoneria al folklore locale, e offre un panorama gastronomico autentico, con dolci tipici come il torrone e piatti a base di prodotti locali.</p>
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		<item>
		<title>Capaccio Paestum oltre i templi: tre buoni motivi per scoprire il territorio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/capaccio-paestum-oltre-i-templi-tre-buoni-motivi-per-scoprire-il-territorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 14:10:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[Capaccio Paestum è una di quelle mete che sorprendono quando pensi di conoscerle già. Certo, i templi dorici di Paestum e il fascino senza tempo di Velia sono un richiamo [...]]]></description>
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<p>Capaccio Paestum è una di quelle mete che sorprendono quando pensi di conoscerle già. Certo, i templi dorici di Paestum e il fascino senza tempo di Velia sono un richiamo potente, ma fermarsi solo all’archeologia sarebbe un peccato. Qui il viaggio continua, cambia ritmo, profuma di mare e di campagna. Ecco <strong>tre motivi per visitare Capaccio Paestum oltre i siti archeologici</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La mozzarella di bufala </h3>



<p>Capaccio Paestum è cuore agricolo pulsante del Cilento. Distese di campi, allevamenti di bufale, caseifici storici: è qui che nasce una delle migliori mozzarelle di bufala campana DOP. Visitare un’azienda locale, assistere alla lavorazione e assaggiare il prodotto appena fatto è un’esperienza che racconta il territorio meglio di mille parole. Il turismo lento trova qui la sua dimensione ideale, tra strade di campagna, silenzi e sapori autentici.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il mare</h3>



<p>Le spiagge di Capaccio Paestum sono lunghe, sabbiose, con un mare che alterna quiete e carattere. Non ci sono scogliere affollate né litorali soffocati dal cemento: qui lo sguardo corre libero, dal blu del Tirreno al profilo dei monti sullo sfondo. È il posto giusto per chi ama le passeggiate sul bagnasciuga al tramonto, i lidi discreti e le giornate scandite solo dal rumore delle onde.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il borgo antico e le sue alture</h3>



<p>Salendo verso Capaccio capoluogo, il paesaggio cambia. Vicoli in pietra, belvedere naturali e un’atmosfera più intima raccontano un’anima diversa, lontana dalla costa. Da qui la vista abbraccia tutta la Piana del Sele fino al mare, regalando scorci perfetti per chi ama fotografare e perdersi senza fretta. È un luogo che invita a fermarsi, magari per una cena semplice ma intensa, fatta di cucina cilentana e racconti del posto.</p>
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		<title>Il Cilento in bici: il percorso (da 600 km) per scoprirlo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-cilento-in-bici-ilpercorso-da-600-km-per-scoprirlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 13:50:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castelnuovo Cilento]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[castelnuovo cilento]]></category>
		<category><![CDATA[cilento in bici]]></category>
		<category><![CDATA[simona ridolfi]]></category>
		<category><![CDATA[turismo in bici campania]]></category>
		<category><![CDATA[via silente]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel cuore della Campania meridionale, lontano dai percorsi turistici più affollati, si snoda La Via Silente: un itinerario cicloturistico che ha trasformato il Cilento e il Parco Nazionale del Cilento, [...]]]></description>
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<p>Nel cuore della Campania meridionale, lontano dai percorsi turistici più affollati, si snoda La Via Silente: un itinerario cicloturistico che ha trasformato il Cilento e il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni in una delle mete più belle per chi ama esplorare in bicicletta. E&#8217; un percorso ad anello di circa 600 chilometri, concepito soprattutto come esperienza immersiva nella natura, nella storia e nelle comunità locali. L’itinerario è suddiviso in 15 tappe principali, pensate per essere affrontate in circa due settimane, con la possibilità di varianti e tappe minori per chi dispone di meno tempo. </p>



<p>La Via Silente  &#8211; ideata da Simona Ridolfi &#8211; prende il via da Castelnuovo Cilento, piccolo borgo medievale che funge da porta di ingresso e centro organizzativo dell’esperienza. Da qui il tracciato scende verso la costa, lambendo antichi borghi marinari come Pioppi e Castellabate, per poi addentrarsi nell’entroterra fatto di colline, vallate e boschi. </p>



<p>Il percorso non è piatto: alterna salite e discese impegnative, attraversa vallate ricche di biodiversità e supera valichi montani, incluso il possibile raggiungimento dei 1700 metri del Monte Gelbison o dei quasi 1900 metri del Monte Cervati, vetta più alta della Campania e tappa opzionale del percorso principale.&nbsp;</p>



<p>La varietà di paesaggi è uno dei punti di forza di questa esperienza: dalla costa tirrenica alle grotte carsiche di Castelcivita e Pertosa, dai boschi di faggio alle valli coltivate a ulivi e grano, ogni giorno in sella offre un nuovo capitolo di scoperta. </p>



<p>Il nome “Via Silente” richiama l’idea che il silenzio non sia assenza di suoni, ma qualità di ascolto per vivere il territorio con tutti i sensi. Il percorso attraversa circa settanta borghi tra i più caratteristici del Cilento e del Vallo di Diano, dove l’ospitalità tradizionale accoglie i ciclisti e offre un’esperienza di turismo lento. Le strutture ricettive convenzionate possono timbrare la “Silentina”, il documento ufficiale del viaggio, permettendo di seguire il proprio cammino in sicurezza e con supporto. </p>



<p>I periodi più consigliati per affrontare il viaggio vanno dalla primavera inoltrata all’autunno temperato, evitando le stagioni più calde, quando il sole può rendere più faticose le salite interne. (Info sul sito ufficiale della Via Silente)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Passeggiata ad Alfano, il paese che respira l’anima del Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/passeggiata-ad-alfano-il-paese-che-respira-lanima-del-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 15:46:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alfano]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[alfano]]></category>
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					<description><![CDATA[Immerso tra le dolci colline del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Alfano è una piccola gemma da scoprire per chi ama i viaggi che sanno di [...]]]></description>
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<p>Immerso tra le dolci colline del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Alfano è una piccola gemma da scoprire per chi ama i viaggi che sanno di lentezza. Qui il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso: tra vicoli in pietra, paesaggi naturali incontaminati e un’ospitalità fatta di radici profonde, il paesino invita il visitatore a rallentare, osservare e assaporare ogni dettaglio. </p>



<p>Alfano conserva un centro storico dal fascino sincero: le sue stradine si intrecciano tra edifici antichi come la Chiesa di San Nicola di Mira, chiesa cinquecentesca che domina la piazza principale, e i palazzi storici come Palazzo Speranza e Palazzo Novelli, testimoni della lunga storia del paese. Camminare sotto gli archi in pietra o sedersi a un caffè all’aperto è un modo per sentire la voce del passato che ancora vive tra queste mura.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Natura e paesaggi da esplorare</h3>



<p>La natura è un elemento imprescindibile dell’esperienza ad Alfano. Il territorio circostante è popolato da sentieri che si snodano tra boschi, fiumi e colline verdeggianti, ideali per chi ama il trekking, il birdwatching o semplici passeggiate nella natura del Cilento. Il vicino corso d’acqua del Torrente Faraone invita a soste rigeneranti e a momenti di contemplazione immersi nel silenzio.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un museo che racconta una civiltà</h3>



<p>A pochi passi dal cuore del borgo si trova il Museo della Civiltà Contadina, uno spazio dedicato alla memoria rurale che racconta con oggetti, attrezzi e utensili la vita tradizionale dei contadini cilentani. Nato per custodire la memoria quotidiana di un mondo fatto di lavoro nei campi, rituali domestici e saperi artigiani, il museo è una tappa fondamentale per comprendere il profondo legame tra la comunità e la propria terra.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Sapori che parlano di casa: le paddoccole</h3>



<p>Tra i piaceri del visitatore non possono mancare i sapori autentici della cucina locale. Tra i piatti tipici spicca la paddoccola, una crocchetta di patate, formaggio e uova, simbolo della cucina contadina cilentana. Alfano è una destinazione insolita, ma una piccola grande scoperta che rimane nel cuore. </p>



<p><em>Fonte foto: Sito istituzionale del Comune di Alfano</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Turismo ferroviario in Campania: itinerari sui treni storici tra cultura e paesaggi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/turismo-ferroviario-in-campania-itinerari-sui-treni-storici-tra-cultura-e-paesaggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 14:47:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
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		<category><![CDATA[itinerari treni campania]]></category>
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					<description><![CDATA[Il turismo su rotaia sta diventando una delle forme più interessanti di viaggio lento in Italia. In Campania, i treni storici promossi dalla Regione e dalla Fondazione FS Italiane offrono [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il turismo su rotaia sta diventando una delle forme più interessanti di viaggio lento in Italia. In Campania, <strong><a href="https://www.fstrenituristici.it/it/viaggi-e-cultura/treni-storici-regione-campania-2025.html" data-type="link" data-id="https://www.fstrenituristici.it/it/viaggi-e-cultura/treni-storici-regione-campania-2025.html">i treni storici promossi dalla Regione e dalla Fondazione FS Italiane</a></strong> offrono itinerari tematici che permettono di attraversare siti archeologici, città d’arte e territori interni, trasformando il tragitto in parte integrante dell’esperienza turistica. Archeotreno, Reggia Express, Irpinia Express e Pietrarsa Express rappresentano oggi quattro modelli diversi di turismo ferroviario, adatti sia ai visitatori occasionali sia a chi cerca percorsi alternativi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Archeotreno: da Napoli ai templi di Paestum</h2>



<p>L’Archeotreno collega Napoli Centrale a Paestum, seguendo la linea storica che attraversa la costa tirrenica e il territorio della provincia di Salerno. Durante il viaggio il treno passa per località come Torre Annunziata, Castellammare di Stabia, Pompei, Torre del Greco e Salerno, offrendo scorci sul mare e sul Vesuvio.</p>



<p>La destinazione finale è l’area archeologica di Paestum, con i celebri templi dorici e il museo nazionale. L’itinerario è pensato per chi vuole raggiungere uno dei siti archeologici più importanti d’Italia senza utilizzare l’auto, favorendo un turismo culturale sostenibile e accessibile anche in giornata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Reggia Express: da Napoli alla Reggia di Caserta</h2>



<p>Il Reggia Express è un collegamento diretto tra Napoli Centrale e Caserta, con arrivo a pochi passi dall’ingresso della Reggia borbonica. Il percorso attraversa l’area nord di Napoli e la provincia casertana, offrendo un accesso rapido e organizzato a uno dei monumenti più visitati d’Italia.</p>



<p>Questo itinerario è particolarmente apprezzato dai turisti che desiderano integrare la visita alla Reggia con un’esperienza di viaggio storica. Il treno diventa parte del racconto, anticipando l’atmosfera monumentale del complesso progettato da Luigi Vanvitelli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Irpinia Express: il cuore dell’entroterra campano</h2>



<p>L’Irpinia Express è il treno storico che permette di esplorare l’Appennino campano lungo la linea Avellino–Rocchetta Sant’Antonio, una delle ferrovie più suggestive del Sud Italia. Il percorso parte generalmente da Avellino e attraversa numerosi centri dell’Irpinia, tra cui Atripalda, Montemiletto, Taurasi, Paternopoli, Montemarano, Lioni e Conza della Campania, fino a raggiungere il confine con la Puglia.</p>



<p>Il treno attraversa vallate, vigneti e borghi interni, toccando aree legate alla produzione vinicola, alla storia dei terremoti e alla memoria delle comunità locali. L’Irpinia Express è pensato come un vero e proprio itinerario turistico, spesso abbinato a visite guidate, eventi culturali e percorsi nei centri storici, offrendo una prospettiva diversa rispetto al turismo costiero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pietrarsa Express: lungo il Golfo di Napoli fino al museo ferroviario</h2>



<p>Il Pietrarsa Express collega Napoli Centrale al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, attraversando il tratto costiero tra Napoli e Portici. Il viaggio offre una vista diretta sul Golfo di Napoli, con il Vesuvio sullo sfondo, e conduce i passeggeri nel luogo dove nel 1839 fu inaugurata la prima linea ferroviaria italiana, la Napoli–Portici.</p>



<p>L’itinerario è breve ma altamente simbolico e rappresenta una delle esperienze più complete per comprendere la storia della ferrovia italiana e il ruolo della Campania nello sviluppo industriale del Paese.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Campania, geografia del sacro: da Pompei al Cilento, viaggio nei grandi santuari</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/campania-geografia-del-sacro-da-pompei-al-cilento-viaggio-nei-grandi-santuari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2026 17:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Novi Velia]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
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		<category><![CDATA[san gerardo]]></category>
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					<description><![CDATA[In Campania il turismo religioso non è un segmento marginale, ma una vera e propria infrastruttura culturale che attraversa secoli, territori e comunità. Dai grandi santuari mariani alle mete cilentane [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In Campania il turismo religioso non è un segmento marginale, ma una vera e propria infrastruttura culturale che attraversa secoli, territori e comunità. Dai grandi santuari mariani alle mete cilentane immerse nella natura, passando per luoghi che uniscono fede, archeologia e identità popolare, la regione offre una delle reti devozionali più articolate d’Italia. </p>



<p>Il punto di partenza obbligato è <strong>Pompei</strong>, dove il <strong>Santuario della Beata Vergine del Rosario </strong>rappresenta uno dei più importanti poli di pellegrinaggio mariano a livello internazionale. Nato alla fine dell’Ottocento per iniziativa del beato Bartolo Longo, il santuario richiama ogni anno milioni di fedeli, in particolare durante le grandi suppliche di maggio e ottobre. Pompei è un unicum: accanto agli scavi archeologici più famosi al mondo, simbolo della classicità, si sviluppa una delle forme di devozione più vive del cattolicesimo contemporaneo. Un dialogo costante tra storia antica e spiritualità moderna che rende la città una meta trasversale, capace di attrarre pubblici diversi.</p>



<p>Spostandosi verso l’interno, nel cuore dell’Irpinia, <strong>il Santuario di Montevergine </strong>domina il paesaggio dall’alto dei suoi 1.270 metri. Fondato nel XII secolo da Guglielmo da Vercelli, è uno dei più antichi e significativi luoghi di culto dell’Italia meridionale. Qui la devozione mariana si intreccia con tradizioni popolari profonde, come quelle legate alla “Mamma Schiavona”, che fanno di Montevergine anche un luogo di inclusione e identità. Oltre al valore religioso, il santuario si inserisce in un contesto ambientale di grande pregio, rendendolo meta privilegiata di un turismo che unisce spiritualità, montagna e cammino.</p>



<p>Nell’area vesuviana, <strong>il Santuario della Madonna dell’Arco</strong>, a Sant’Anastasia, rappresenta un’altra espressione fondamentale della religiosità campana. La devozione, fortemente popolare, si manifesta soprattutto durante il Lunedì in Albis, quando migliaia di fedeli percorrono a piedi lunghe distanze per sciogliere voti e rinnovare un legame che è insieme spirituale e comunitario. È uno dei casi più studiati di religiosità collettiva nel Sud Italia, dove il rito conserva ancora una funzione sociale oltre che religiosa.</p>



<p>Proseguendo verso sud, la Valle dell’Irno e l’area dei Picentini ospitano <strong>il Santuario di San Gerardo Maiella, a Materdomini</strong>, nel comune di Caposele. Figura centrale della devozione meridionale, San Gerardo è legato in particolare ai temi della maternità e della protezione dei più fragili. Il santuario è attivo tutto l’anno e inserito in un contesto naturale che favorisce un pellegrinaggio meno rumoroso, spesso legato a percorsi di preghiera e soggiorni brevi.</p>



<p>Il Cilento rappresenta invece una dimensione diversa, più arcaica e paesaggistica del turismo religioso. Qui il riferimento principale è <strong>il Santuario della Madonna del Monte di Novi Velia</strong>, uno dei più antichi luoghi di culto mariano del Mezzogiorno, situato a oltre 1.300 metri di altitudine. Raggiungibile anche a piedi attraverso sentieri storici, il santuario domina il Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ed è da secoli punto di riferimento per le comunità locali. Il pellegrinaggio a Novi Velia conserva un carattere essenziale, fatto di silenzi, albe e cammini notturni, in un rapporto diretto tra fede e natura.</p>



<p>Accanto a Novi Velia, il Cilento custodisce una costellazione di santuari minori, cappelle e chiese che scandiscono il calendario delle feste patronali e rafforzano il legame tra borghi e territorio. È un turismo religioso a bassa intensità, spesso intrecciato con l’ospitalità diffusa, i cammini locali e la riscoperta delle tradizioni.</p>



<p>Nel Casertano e nel Sannio, infine, altri santuari e abbazie completano la mappa del sacro campano, inserendosi in contesti collinari e rurali ancora poco frequentati dal turismo di massa. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Palinuro, San Severino e Centola: passeggiata d’inverno tra mare e lentezza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/palinuro-san-severino-e-centola-passeggiata-dinverno-tra-mare-e-lentezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2026 13:55:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[cilento in inverno]]></category>
		<category><![CDATA[inverno a palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[palinuro]]></category>
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					<description><![CDATA[Palinuro d’inverno è un’altra storia. Lontana dal clamore estivo, la celebre località del Cilento si svela nella sua forma più vera, fatta di silenzi, mare aperto e luce limpida. È [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Palinuro</strong> d’inverno è un’altra storia. Lontana dal clamore estivo, la celebre località del Cilento si svela nella sua forma più vera, fatta di silenzi, mare aperto e luce limpida. È la stagione ideale per camminare, osservare, respirare. </p>



<p>Il mare resta il protagonista assoluto. Anche nei mesi freddi, il lungomare di Palinuro conserva un fascino potente: l’orizzonte è più netto, i colori più intensi, il rumore delle onde accompagna il passo senza distrazioni. Camminare lungo la costa, tra la spiaggia della Ficocella e quella del Buon Dormire osservata dall’alto, significa ritrovare un rapporto diretto con la natura. Le scogliere, modellate dal vento e dal tempo, raccontano la lunga storia di questo tratto di costa, mentre il promontorio si staglia come una presenza antica, quasi mitologica.</p>



<p>L’inverno è anche il momento migliore per guardare Palinuro dall’interno, nei suoi angoli meno frequentati. Il porto, più quieto, diventa un luogo di osservazione: poche barche, pescatori che sistemano le reti, il ritmo lento di chi conosce il mare tutto l’anno. I bar e i ristoranti aperti accolgono con discrezione, offrendo piatti semplici e stagionali, dove il pescato e i prodotti del territorio parlano la lingua del Cilento.</p>



<p>A pochi chilometri, la passeggiata può continuare salendo verso San Severino di Centola, uno dei borghi più suggestivi dell’entroterra costiero. Arroccato su uno sperone roccioso, San Severino è un luogo sospeso, quasi fuori dal tempo. Le case in pietra, le stradine silenziose, i resti del castello medievale raccontano una storia lunga secoli. Da qui lo sguardo abbraccia la valle del Mingardo fino al mare, in un dialogo continuo tra montagna e costa che è una delle cifre più autentiche del Cilento.</p>



<p>Scendendo di nuovo verso la valle si incontra Centola, capoluogo discreto e profondamente legato alle sue tradizioni. È una comunità che vive anche nei mesi invernali. E&#8217; nota anche per la sua devozione e legame con San Carlo Acutis, figura contemporanea molto amata, che qui viene venerata con particolare partecipazione per le origini (materne) del giovane diventato santo a settembre.</p>



<p>Le frazioni che punteggiano il territorio — da Palinuro stessa a Foria, passando per piccoli nuclei rurali — completano un mosaico fatto di identità diverse ma profondamente connesse. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Passeggiata ad Agropoli, cosa vedere nella cittadina d&#8217;ingresso del Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/passeggiata-ad-agropoli-cosa-vedere-nella-cittadina-dingresso-del-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2026 13:47:35 +0000</pubDate>
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<p>Agropoli è una città che si scopre camminando, con il passo lento di chi vuole lasciarsi sorprendere. Tra i centri più importanti del Cilento, è insieme porta d’accesso al territorio e sintesi perfetta del suo carattere: mediterraneo, stratificato, profondamente legato al mare. Affacciata sul Tirreno, nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Agropoli unisce storia antica e vitalità contemporanea.</p>



<p>La passeggiata ideale comincia dal basso, dal porto e dal lungomare, dove la vita scorre seguendo il ritmo delle barche e del vento. Il profilo della città alta domina dall’alto: un promontorio roccioso che sembra nascere direttamente dal mare. È lì che si dirige lo sguardo, ed è lì che conduce inevitabilmente il cammino.</p>



<p>Salendo verso il centro storico, si attraversa una soglia simbolica: la porta seicentesca incastonata nelle mura, residuo delle fortificazioni difensive, introduce a un borgo compatto e silenzioso, fatto di vicoli in pietra, archi, piccole piazze improvvise. Il nome stesso di Agropoli – dal greco akropolis, città alta – racconta la sua origine e la sua funzione: presidio strategico, luogo di controllo e di visione. Da qui, il mare appare ovunque, tra un tetto e l’altro, come un fondale sempre presente.</p>



<p>Il cuore del borgo è dominato dal Castello Angioino-Aragonese, che da secoli osserva la costa. Più che una semplice fortezza, è oggi uno spazio vivo, aperto alla cultura, spesso sede di mostre ed eventi. Ma il suo vero tesoro resta la terrazza panoramica: da qui lo sguardo spazia lungo il Golfo di Salerno, fino a cogliere nelle giornate limpide la linea lontana della Costiera Amalfitana. È uno di quei luoghi che invitano a fermarsi, a misurare il tempo in respiri.</p>



<p>Intorno, le chiese del centro storico custodiscono la dimensione più intima della città. La Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo, con le sue origini antiche, racconta una comunità profondamente legata alle proprie tradizioni, mentre poco più in basso la devozione alla Madonna di Costantinopoli ricorda il rapporto quotidiano, quasi viscerale, tra Agropoli e il mare.</p>



<p>Scendendo di nuovo verso la costa, la città cambia volto. Il porto turistico e il lungomare di San Marco restituiscono un’atmosfera più aperta, conviviale, soprattutto al tramonto, quando la passeggiata diventa un rito condiviso. Qui Agropoli mostra la sua anima più contemporanea, fatta di caffè affacciati sull’acqua, ristoranti di pesce e luci che si accendono lentamente, mentre la città alta si illumina alle spalle.</p>



<p>A pochi minuti dal centro, la natura torna protagonista. La Baia di Trentova, con la sua forma ampia e le acque limpide, rappresenta uno dei paesaggi più riconoscibili del Cilento costiero. È un luogo che conserva ancora un senso di equilibrio tra presenza umana e ambiente, ideale per comprendere perché questo tratto di Campania sia stato riconosciuto patrimonio dell’umanità.</p>



<p>Agropoli è anche un punto di partenza strategico: da qui si raggiungono facilmente Paestum e i suoi templi greci, Castellabate e i borghi dell’entroterra cilentano. Ma prima di partire, vale la pena concedersi ancora qualche passo tra i suoi vicoli, assaggiare la cucina locale, osservare il mare da qualsiasi belvedere.</p>
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		<title>Paestum, viaggio tra templi e sapori: un tour nella culla del Mediterraneo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2025 11:59:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
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<p class="p1">Nella Piana di Paestum il paesaggio si apre e i templi dorici di Paestum appaiono all’orizzonte, imponenti e silenziosi, come sentinelle eterne di un passato glorioso. È qui, tra pietre che raccontano oltre duemila anni di storia e campi fertili che profumano di erbe e mare, che prende forma un tour capace di unire arte, natura e gusto.</p>



<p class="p1">La prima tappa non può che essere dedicata al prodotto simbolo di questo territorio: la mozzarella di bufala campana DOP. Tra caseifici a conduzione familiare e aziende moderne che hanno fatto della tradizione un marchio internazionale, il latte di bufala diventa crema pura, pasta filata morbida, freschezza che esplode al palato. Degustarla a pochi metri dalle bufale al pascolo è un’esperienza che va oltre il cibo: è una lezione di territorio.</p>



<p class="p1">Paestum è anche terra di ortaggi che hanno trovato nei terreni sabbiosi e nel microclima costiero un habitat ideale. Tra tutti spicca il carciofo di Paestum IGP, tenero, rotondo, privo di spine, raccolto in primavera ma celebrato tutto l’anno nelle ricette locali. Dal semplice pinzimonio alle torte rustiche, fino ai piatti gourmet, il carciofo racconta un legame agricolo che resiste al tempo.</p>



<p class="p1">Il viaggio prosegue nei vigneti che punteggiano le colline circostanti. Qui dominano l’Aglianico, il Fiano e la Falanghina, vitigni campani che regalano calici intensi, minerali, capaci di accompagnare tanto la mozzarella quanto le carni e i piatti di pesce del litorale</p>



<p class="p1">Il tour non dimentica la costa. A pochi chilometri dai templi, i porti di Agropoli e Castellabate riforniscono le cucine di pesce freschissimo: alici, spigole, tonni, polpi. Sapori semplici, spesso cucinati alla griglia o marinati con olio extravergine cilentano e limoni profumati. Il Mediterraneo non è solo panorama, ma ingrediente vivo.</p>



<p class="p1">Nessun tour può dirsi completo senza una passeggiata nell’area archeologica di Paestum, uno dei siti greco-romani più straordinari del Mediterraneo. Qui si possono ammirare il Tempio di Hera (Basilica) – il più antico dei tre templi principali, risalente al 550 a.C., con colonne imponenti e proporzioni armoniose. Tempio di Nettuno (o Poseidone) – simbolo della città, maestoso e ben conservato, circondato dai verdi prati dove è piacevole passeggiare.</p>



<p class="p1">Il Tempio di Atena (o Cerere) – più piccolo ma elegantissimo, con dettagli architettonici ancora visibili, esempio della classicità dorica.</p>



<p class="p1">L’area archeologica si estende per chilometri, tra strade lastricate, mura antiche e tombe a tholos, offrendo un viaggio visivo che si accompagna perfettamente ai profumi della campagna circostante.</p>



<p class="p1">A completare l’esperienza, il Museo Archeologico Nazionale ospita reperti straordinari: vasi attici, statue, e soprattutto gli splendidi affreschi delle tombe a camera, come la celebre Tomba del Tuffatore, un capolavoro unico della pittura greca. </p>
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		<title>Cilento, i dieci sentieri più belli da fare a piedi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2018 08:35:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un mondo incantato che si può scoprire con percorsi trekking tra piante millenarie e erbe spontanee, dove da primavera ad autunno è possibile vivere un’esperienza unica, legando insieme ambiente, benessere [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-74746 alignleft" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/12/tortorella-casaletto-morigerati-full-300x181.jpg" alt="" width="300" height="181" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/12/tortorella-casaletto-morigerati-full-300x181.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/12/tortorella-casaletto-morigerati-full-768x465.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/12/tortorella-casaletto-morigerati-full-696x421.jpg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/12/tortorella-casaletto-morigerati-full-694x420.jpg 694w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/12/tortorella-casaletto-morigerati-full.jpg 886w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Un mondo incantato che si può scoprire con percorsi trekking tra piante millenarie e erbe spontanee, dove da primavera ad autunno è possibile vivere un’esperienza unica, legando insieme ambiente, benessere e tranquillità. Il merito è tutto di Madre Natura che qui offre il meglio per gli appassionati della camminata. Siamo nella terra del Cilento, a sud della provincia di Salerno, tra le antiche bellezze di Paestum e le dolci colline che guardano il mare del golfo di Policastro. Se siete alla ricerca di un sentiero da sogno per un’escursione, venite con noi a scoprire questa ricchezza dal valore inestimabile, fatta di centri storici, parchi naturali, mare, montagna e fiumi. Abbiamo selezionato quelli che per noi sono i 10 percorsi più suggestivi perché ci immergono in una natura da favola, dalle vette innevate del Cervati alle acque cristalline delle spiagge più belle d’Italia di Camerota. Zaino in spalla e cuore aperto, si parte!</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Partendo da nord <strong>il Sentiero Italia, che collega Piaggine al Monte Cervati</strong>, 10 chilometri in montagna con ampi panorami mozzafiato. E’ senza dubbio una sfida per tutti gli amanti di escursionismo. Potrete addentrarvi in una natura rigogliosa, lasciarvi affascinare da spazi sconfinati e scoprire il cuore del Cilento con la sua natura incontaminata.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il <strong>Sentiero Emmisi a Rofrano</strong>, un emozionante percorso di 2 chilometri e mezzo all’ombra di alberi secolari, alla scoperta  del ciclo dell&#8217;acqua lungo il corso del torrente e della Forra dell’Emmisi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il <strong>percorso Rupazzi tra Tortorella e Casaletto Spartano</strong>, sentiero storico lungo poco più di 2 chilometri, antica congiunzione tra i due paesi. Immersi nella natura, tra animali specie protetta del Parco del Cilento, la vostra gita si trasformerà in un’avventura indimenticabile, che vi permetterà di godervi la vista sui tetti rossi di Casaletto Spartano e della sua frazione Battaglia.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il <strong>Sentiero del Rio Casaletto</strong>, un percorso lungo il torrente che accompagna alla scoperta di paesaggi naturalistici molto emozionanti: in 2 chilometri si alternano colori, fioriture spettacolari e tanta bellezza. Grandi emozioni ai camminatori, che godranno delle  cascate dei Capelli di Venere.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Sentiero Farneto tra Tortorella e Morigerati</strong>, 3 chilometri e 400 metri in una rete intricata di itinerari fiabeschi che vi faranno subito dimenticare la fatica del trekking. Questo remoto e impegnativo percorso segue degli antichi punti di congiunzione tra i due borghi. Ampi panorami sulla forra del rio Casaletto e Bussentino.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Il sentiero Lentiscelle Porto Infreschi ci porta a mare</strong>. Un percorso di quasi  5 chilometri adiacente alle spiagge più belle d’Italia. Le vedute sulle falesie e sul porto naturale sono straordinarie e spostarsi da un capo all’altro ha qualcosa di magico.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Il percorso sulle tracce di Enea, che collega Marina di Camerota a Punta Infreschi</strong>, segue un’antica mulattiera che si muove tra terrazze verdi, coste rocciose e spiagge bianchissime, dove anche in inverno sarà difficile resistere alla tentazione di un bagno in mare.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Il sentiero da Velia a Punta del Telegrafo, ad Ascea</strong>. 2 chilometri in cui si ripercorrono i tanti secoli di splendore che ha vissuto questo territorio, tra approdi naturali e antiche bellezze.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Il sentiero a Guardia del Cilento, da San Severino di Centola a Roccagloriosa</strong>. 3  chilometri nei luoghi che lasciano il segno di tanti secoli passati, di tante avventure, di tanta civiltà, che si possono leggere nel castello, nel palazzo baronale, nelle abitazioni di San Severino, nelle tombe lucane di Roccagloriosa.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Si attraversano le viscere della terra con <strong>il sentiero dell’Oasi di Morigerati</strong>. Passeggiata di 1 chilometro che inizia da una bellissima mulattiera lastricata in pietra che, dopo una serie di tornanti in discesa, porta fino all&#8217;ingresso della grotta, tra canyon, pozze, rapide e cascate.</span></p>
<p><strong></strong></p>
<p><em>Articolo in collaborazione con</em> <strong><a href="http://www.cilentotook.com/">Cilento Took</a> </strong></p>
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		<title>Palazzo Crocco, un gioiello incastonato tra il Bulgheria e il mar Tirreno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Nov 2018 16:34:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per raggiungere largo Crocco, a Licusati, dove sorge l’omonimo palazzo, non occorrono guide virtuali o pezzi di carta con disegni specifici. E’ sufficiente far scorrere il vetro della propria auto [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_73251" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-73251" class="wp-image-73251 size-medium" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8874-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8874-300x200.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8874-768x512.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8874-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8874-696x464.jpg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8874-1068x712.jpg 1068w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8874-630x420.jpg 630w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8874.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-73251" class="wp-caption-text">Le sorelle Crocco, Elena e Pina</p></div></p>
<p class="p1">Per raggiungere largo <strong>Crocco</strong>, a <strong>Licusati</strong>, dove sorge l’omonimo palazzo, non occorrono guide virtuali o pezzi di carta con disegni specifici. E’ sufficiente far scorrere il vetro della propria auto e rivolgersi ad uno di quei pastori che incontri lungo la strada. Lì, dove gli ulivi accarezzano le pecore e il sole dona vita alla macchia <em>Mediterranea</em>, lo stradone inerpicato e tra i più panoramici del Cilento, collega il paese dell’Annunziata alla valle del Mingardo. Strada provinciale 66, meglio nota come <em>Ciglioto</em>, lo scopro dopo aver visionato il navigatore. E’ la prova del nove.</p>
<p class="p1">Mi fermo dinanzi alle Poste. Poggiate sul tavolino del bar, quattro birre e un mazzo di carte. Le cicche spente non si contano più. Un vecchietto mi indica la prima traversa a sinistra. Abbandono l’auto e afferro l’attrezzatura. C’è una nuova storia da raccontare. Mentre percorro una stradina lastricata molto stretta, il vento muove il bucato e i colombi si parlano cambiandosi di posto. Nel cuore del <strong>Cilento</strong> incontri baluardi architettonici ricchi di storia, cultura, arte e magia. E sono lì, a dimostrazione che lungo questo lembo di Sud, non esiste solo il mare. Anzi.</p>
<p class="p1"><strong>Palazzo</strong> <strong>Crocco</strong> ha dopo poco compiuto 500 anni. Quando varchi il maestoso portone in legno con arredi in ferro battuto, t’immergi in una esperienza che, solo in quel momento, capisci debba essere vissuta senza altri intoppi. Allora spegni lo smartphone e lo riponi nella tasca destra del tuo jeans. Poco dopo stringi la mano ad <strong>Elena</strong> e <strong>Pina</strong> <strong>Crocco</strong>, le proprietarie di questa gemma incastonata tra il monte Bulgheria e il mar Tirreno meridionale. Due donne che hanno mille storie da raccontare. Due esempi di come, con la gentilezza e il senso del bello, si può conservare un tesoro simile e metterlo a disposizione dei turisti e della collettività.</p>
<p><iframe title="Palazzo Crocco, un gioiello incastonato tra il Tirreno e il Bulgheria" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/MDajKNwPUkI?start=197&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p class="p1"><strong>Elena</strong> mi bacia su entrambe le guance, mentre <strong>Pina</strong> non fa nemmeno a tempo ad incontrarmi che già scappa in cucina per preparare un caffè fatto col cuore, prima che con le mani. Secoli di storia mi fissano. C’è una leggenda in ogni angolo. Le stanze sono troppe. Faccio fatica a contarle. Il percorso che collega il terrazzo al soggiorno e poi conduce fin sopra la soffitta, è un piacevole labirinto. Sembra di essere in un museo.</p>
<p class="p1"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-73248 alignleft" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8860-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8860-300x200.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8860-768x512.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8860-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8860-696x464.jpg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8860-1068x712.jpg 1068w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8860-630x420.jpg 630w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8860.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />L’abitato di <strong>Licusati</strong> abbraccia il palazzo che si mimetizza con il contesto urbano. Qui ancora si lavora la terra con gli attrezzi dei nonni. Qui ancora si fa l’olio nei frantoi secolari. Il silenzio è un piacevole contorno. L’odore degli ulivi inebria l’animo. Le tegole, molto vecchie, disegnano un saliscendi e scelgono le nuvole come cornice. Sembra poco. Le sorelle <strong>Crocco,</strong> custodi di questo patrimonio, hanno trascorso gran parte della loro vita nella città di <em>Partenope.</em> Sono tornate a <strong>Licusati,</strong> alla fine degli anni <em>Novanta,</em> per realizzare il sogno del padre. Quell’uomo intelligente e lungimirante che a 20 anni, dopo la guerra, dovette vendere un fondo per farsi amputare una gamba in una clinica famosa di Napoli. Portava la protesi con disinvoltura e, le figlie, ancora non si spiegano come sia stato in grado di portare tutte queste opere d’arte, alcune anche abbastanza ingombranti, fin dentro quelle stradine di <strong>Licusati.</strong> Erano gli anni in cui l’Uruguay ospitava la prima edizione della coppa del mondo di calcio, della scoperta di Plutone e dell’elezione di Hitler a Cancelliere tedesco. Delle auto, qui, quasi cent’anni fa, nemmeno l’ombra. «E’ uno dei rimpianti della mia vita &#8211; afferma donna <strong>Elena</strong> mentre fissa un’enorme libreria in legno traboccante di testi d’ogni tipo &#8211; non ho mai chiesto a mio padre come, in quell’epoca, fosse riuscito a portare tutta questa roba da Napoli a qui».</p>
<p class="p1">E ora quella «roba» vale molto. Tanto da attirare la curiosità di giornalisti da mezza Italia. E quel palazzo è un incanto in mezzo a tanta indifferenza. «Gli enti dovrebbero essere presenti, Licusati è un gioiello che va valorizzato e promosso &#8211; intendono far sapere le sorelle <strong>Crocco</strong> &#8211; noi apriamo le porte a chiunque, qui arrivano turisti da mezzo mondo». Qualche anno fa il telefono di donna Elena squillò di buon’ora. Dall’altro capo la nipote: «Zia ho avuto un’idea». Nasce così il <em>B&amp;B</em> all’interno del palazzo. Che più che una affittacamere, è divenuto ben presto un’esperienza. Tra le più belle da vivere ai piedi del Bulgheria.</p>
<p class="p1"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-73246 alignright" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8851-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />«I visitatori che decidono di soggiornare all’interno del nostro palazzo, vogliono tutti sistemarsi in mansarda. Vanno pazzi per quello spazio». E dalla mansarda puoi scoprire i tetti di Licusati che si sfiorano senza toccarsi. All’alba la nebbia lascia passare solo il campanile della chiesa. E’ lui che con i suoi sei rintocchi, ben scanditi, segna l’inizio di un nuovo giorno. Queste mura sono testimoni di facce importanti, come lo scienziato e pioniere dell’aeronautica <strong>Gaetano Arturo Crocco,</strong> il magistrato e letterato <strong>Antonio Crocco</strong> e <strong>Augusto Crocco,</strong> giornalista e scrittore che scoprì le lettere del Principe San Severo che illustravano scoperte di chimica. Non proprio niente. A <strong>Palazzo Crocco</strong> si respira ancora un’aria di magia condita da tradizioni che si rincorrono. E se ciò è così, bello e intatto, lo si deve tutto a queste due donne qui che hanno la fortuna di stringere a se’, ogni notte, un patrimonio architettonico bagnato dalla magia e abbracciato da questi vicoli che non smettono mai di raccontare cose nuove. <strong>Palazzo Crocco</strong> merita di essere valorizzato ancora di più, merita l’attenzione delle istituzioni e della Soprintendenza, merita riconoscimenti e un vincolo ministeriale per la tutela e la conservazione. Intanto si gode l’amore dei turisti e la meticolosità di due donne dal cuore grande. Elena e Pina.</p>
<p><em>Informazioni e contatti per visitare il Palazzo: <a href="http://www.palazzocrocco.it">http://www.palazzocrocco.it</a></em></p>
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<p><em>Foto <strong>©Luigi</strong> <strong>Martino</strong></em></p>
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		<title>Guerino Galzerano, l&#8217;artista folle che disegnava e sognava un paese da fiaba</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/14_01_2015_guerino_galzerano_l_artista_folle_che_disegnava_e_sognava_un_paese_da_fiaba_27746/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2015 08:13:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castelnuovo Cilento]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
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					<description><![CDATA[Ciottoli piccoli e tondi diventano opere d&#8217;arte disponendo le une accanto alle altre fino a coprire le pareti esterne e interne della propria casa, formando un suggestivo mosaico monocromatico. Ma anche archi, giardini, tavoli e sedie. Ha iniziato a sperimentare le sue architetture negli spazi antistanti il manicomio criminale, prima ad Aversa poi in Germania, dov&#8217;era finito per una condanna di omicidio]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-75431 alignleft" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2015/01/guerino-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2015/01/guerino-200x300.jpg 200w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2015/01/guerino-280x420.jpg 280w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2015/01/guerino.jpg 640w" sizes="auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px" />La sua arte si sporge dai muri cilentani e si affaccia sulle stradine del centro storico di Castelnuovo Cilento. L’abitazione di via Roma, il giardino vicino al castello medievale, il borgo di Santa Caterina e la tomba monumentale nel cimitero, sono state le «tele» che hanno raccolto il suo tratto. Guerino Galzerano, contadino, classe 1922, era un artista ma non sapeva di esserlo. Ha esposto naturalmente le sue opere per strada, a Castelnuovo, paese d’origine, e in Germania, dove ha vissuto per diversi anni, prima di ritornare nel Cilento.</p>
<p><strong>Paese da favola</strong> Ciottoli piccoli, tondeggianti e allungati diventano opere d’arte disponendole una accanto all&#8217;altra fino a coprire le pareti esterne e interne della propria casa, formando un suggestivo mosaico monocromatico. Ma anche archi, giardini, tavoli e sedie. Ha iniziato a sperimentare le sue architetture negli spazi antistanti il manicomio criminale, prima ad Aversa poi in Germania, dov’era finito per una condanna di omicidio. Quando nel 1977 riesce ad uscire dal manicomio ritorna a Castelnuovo e comincia a costruire la sua casa, il suo giardino, alcuni spazi intorno al castello e infine realizza nel cimitero la dimora per la sua morte. Sognava e disegnava un paese da fiaba forse per i tormenti vissuti fin dalla giovane età.</p>
<p><strong>Un passo indietro</strong> L’esperienza nell’esercito italiano nella Seconda Guerra Mondiale, durante la quale vive gli orrori di uno dei campi di battaglia più cruenti di tutta la guerra, lo segneranno profondamente. Si ammala di tifo, subisce le maldicenze e accuse dei compaesani, tant’è che nel 1949 ha un primo problema con la giustizia: viene imputato dell’omicidio di un compaesano, accusa mai provata. Ma verrà condannato a tre anni di carcere. Nel ’56, uscito dalla prigione, sposa sua moglie Teresa, che rimarrà in paese mentre lui partirà per la Germania in cerca di fortuna. Nel 1970 dal paese gli scrivono che la moglie lo sta tradendo con un altro uomo. Un’accusa forse priva di fondamento, e magari dettata dalla gelosia, che però porta alla tragedia. <span style="font-size: 1em;">Guerino rientra in paese, si procura un fucile, ferisce la madre del presunto amante e uccide un’amica della moglie che lui considera responsabile della storia dell’adulterio.</span></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/lqKE4it35z4" width="640" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><span style="font-size: 1em;"><strong>L&#8217;esperienza in manicomio</strong> Verrà recluso nel manicomio criminale di Aversa. Qui realizza le prime opere per arredare il giardino del carcere, ottenendo così licenze premio che lo aiuteranno a sopravvivere alla vita in prigione. Resterà rinchiuso fino al ’77, poi il ritorno a casa, a lavorare la terra della sua famiglia e a decorare il paese di mosaici con i ciottoli, una tecnica che disse di aver appreso in Germania. Intorno agli anni ’90 ha iniziato il suo ultimo grande progetto: la costruzione di un castello ma senza alcun piano prestabilito. Costruì un edificio enorme, con mura, archi e torri, tutte arricchite di ciottoli. L’architetto contadino è morto nel 2002 e il suo castello da fiaba oggi non esiste quasi più, si è deteriorato al punto quasi di scomparire, così come le altre opere, ma ci piace pensare che qualcuno vorrà preservare quell&#8217;atmosfera fiabesca che si è un po&#8217; sbiadita con la sua morte. </span></p>
<p><strong>Sfoglia la gallery (foto <a href="http://www.costruttoridibabele.net/guerino-galzerano/">Maria del Carmen Loffredo</a>)</strong></p>
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<a href='https://www.giornaledelcilento.it/14_01_2015_guerino_galzerano_l_artista_folle_che_disegnava_e_sognava_un_paese_da_fiaba_27746/4-1-galzerano-ultima-041_color-e1528013822919/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2015/01/4-1-galzerano-ultima-041_color-e1528013822919-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.giornaledelcilento.it/14_01_2015_guerino_galzerano_l_artista_folle_che_disegnava_e_sognava_un_paese_da_fiaba_27746/olympus-digital-camera-202/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2015/01/4-1-galzerano-p1031892_color-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.giornaledelcilento.it/14_01_2015_guerino_galzerano_l_artista_folle_che_disegnava_e_sognava_un_paese_da_fiaba_27746/olympus-digital-camera-201/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2015/01/4-1-galzerano-p1031835_color-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.giornaledelcilento.it/14_01_2015_guerino_galzerano_l_artista_folle_che_disegnava_e_sognava_un_paese_da_fiaba_27746/4-1-galzerano-galzerano-guerino-029_color/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2015/01/4-1-galzerano-galzerano-guerino-029_color-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
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<p><strong><span style="font-size: 1em;"></span></strong></p>
<p>Fonti foto <a href="http://www.costruttoridibabele.net">www.costruttoridibabele.net</a></p>
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