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	<title>Terza Pagina | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
	<lastBuildDate>Sat, 09 May 2026 22:33:57 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Festa della mamma: Italia fuori dalla top 10 dei Paesi virtuosi in tema di congedo di maternità, dietro anche a Ungheria e Polonia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/festa-della-mamma-italia-fuori-dalla-top-10-dei-paesi-virtuosi-in-tema-di-congedo-di-maternita-dietro-anche-a-ungheria-e-polonia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 22:33:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[festa della mamma]]></category>
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					<description><![CDATA[Il tema del&#160;congedo di maternità&#160;e, più in generale, della genitorialità, rappresenta oggi uno snodo cruciale per le organizzazioni. Non riguarda solo aspetti normativi o retributivi, ma chiama in causa modelli [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il tema del&nbsp;<strong>congedo di maternità</strong>&nbsp;e, più in generale, della genitorialità, rappresenta oggi uno snodo cruciale per le organizzazioni. Non riguarda solo aspetti normativi o retributivi, ma chiama in causa modelli organizzativi, sostenibilità del lavoro e capacità delle aziende di accompagnare le persone nei momenti di transizione della vita. E i dati che emergono&nbsp;<strong>dal report 2026</strong>&nbsp;di&nbsp;<strong><em>World Population Review</em></strong>&nbsp;dipingono uno scenario quanto mai variegato ed eterogeneo. In&nbsp;<strong>Europa</strong>, l’<strong>Italia</strong>&nbsp;<strong>si posiziona solamente 15esima</strong>&nbsp;(<strong>22 settimane retribuite all’80%</strong>) sotto&nbsp;<strong>Polonia</strong>&nbsp;(26 settimane retribuite al 100%) e&nbsp;<strong>Ungheria</strong>&nbsp;(24 settimane retribuite al 70%) e&nbsp;<strong>San Marino</strong>&nbsp;(22 settimane retribuite al 100%), mentre al primo posto tra i virtuosi c’è la&nbsp;<strong>Croazia&nbsp;</strong>dove sono garantite&nbsp;<strong>58 settimane</strong>&nbsp;di congedo (retribuite al 100% fino a 6 mesi dopo la nascita con poi un&#8217;indennità forfettaria finanziata da fondi pubblici), seguita da&nbsp;<strong>Montenegro&nbsp;</strong>(52 settimane retribuite al 100%),&nbsp;<strong>Regno Unito</strong>&nbsp;(52 settimane, di cui 6 al 90% e dalla 7 alla 39 con un importo inferiore al 90%),&nbsp;<strong>Bosnia ed Erzegovina</strong>&nbsp;(52 settimane dal 50 all’80%),&nbsp;<strong>Albania&nbsp;</strong>(52 settimane retribuite all’80% prima del parto e fino a 150 giorni dopo, al 50% per il restante),&nbsp;<strong>Irlanda</strong>&nbsp;(42 settimane, di cui 26 retribuite all&#8217;80% dello stipendio, ma fino a un tetto massimo stabilito per legge),&nbsp;<strong>Macedonia del Nord</strong>&nbsp;(39 settimane retribuite al 100%) e&nbsp;<strong>Norvegia</strong>&nbsp;(35 settimane retribuite al 100% oppure 150 giorni all’80%). A livello globale, gli&nbsp;<strong>Stati Uniti</strong>&nbsp;<strong>sono invece fanalino di coda con sole 12 settimane</strong>&nbsp;<strong>di congedo garantite</strong>&nbsp;(<strong>ma non pagate</strong>) a livello federale dal&nbsp;<strong><em>Family and Medical Leave Act&nbsp;</em></strong>che però si applica alle sole aziende con almeno 50 dipendenti e ai lavoratori e alle lavoratrici che hanno prestato servizio per almeno 12 mesi.</p>



<p>Se per molte aziende la genitorialità resta un tema da gestire, per&nbsp;<strong><em>Zeta Service</em></strong>&nbsp;è un ambito da progettare. La realtà italiana leader nei servizi payroll e HR admin, consulenza giuslavoristica, sviluppo organizzativo e head hunting – con 1.600 clienti e più di 450 collaboratori e collaboratrici – ha sviluppato da diversi anni il Baby Pack: un ecosistema di misure che supera la logica delle sole tutele di legge e interviene su organizzazione, flessibilità e sostegno concreto alle persone.&nbsp;<strong>Congedi più estesi e inclusivi, smart working e supporti economici mirati</strong>&nbsp;sono alcune delle leve attivate per rendere sostenibile, anche nel lavoro, l’arrivo di un figlio o di una figlia.</p>



<p>&#8220;In un’ottica di reale inclusività e di&nbsp;<em>equally shared parenting</em>&nbsp;&#8211; spiega&nbsp;<strong>Debora Moretti</strong>, Co-CEO&nbsp;di&nbsp;<a href="https://email.mediaddress.espressocommunication.it/c/eJxMzzGOwyAQheHTmNIaBjBQUGyTa0SEGScjGRMZNpFy-pW32a1e9z39lMBFXJ3ipL0PaAJEVFyzbNf-ZJKPtJ0TcVjKjYzXk4Xa7wvOlUky0cG9zzLUI1kTF7syxuxMzpAjwa14B-Qs6xxJSULABRwErUEbPYfVwAo2wmqjicaf9j-V-_PcVlqt37uUPKTt59eWHmM8-2S-JrxMeHm_3_OHR-58vKTwXFqd8KKOdDDl34DJwl3aseeNibciG--jndRf41UooQ8AqEZSr4Q_AQAA__90jlro" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><em>Zeta Service</em></strong></a>&nbsp;&#8211; “Abbiamo scelto di riconoscere&nbsp;<strong>30 giorni di congedo retribuito a tutti i genitori</strong>, siano essi biologici, sociali, affettivi o intenzionali, garantendo di fatto ai papà&nbsp;<strong>20 giorni extra che si sommano ai 10 obbligatori per legge</strong>. Un approccio che consente di superare una logica ancora sbilanciata e di garantire tempi di cura più equi all’interno della coppia genitoriale. Per accompagnare questa fase anche dal punto di vista organizzativo, prevediamo&nbsp;<strong>lo smart working al 100% nell’ottavo e nono mese di gravidanza</strong>&nbsp;<strong>e, nei primi mesi di vita del bambino o della bambina</strong>, una piena&nbsp;<strong>flessibilità&nbsp;</strong>in termini di smart working e oraria per tutti i genitori, così da sostenere concretamente la condivisione dei carichi di cura. Infine, per rispondere alle esigenze più pratiche della quotidianità, riconosciamo&nbsp;<strong>8 ore di permesso retribuito dedicate all’inserimento al nido</strong>, un momento chiave che richiede presenza e tempo da parte di chi si prende cura. Non solo: supportiamo i neogenitori con una&nbsp;<strong>card nascita del valore di 400 euro</strong>&nbsp;e offriamo&nbsp;<strong>borse di studio</strong>&nbsp;per i figli e le figlie di chi lavora con noi.”</p>



<p>Le iniziative dedicate alla genitorialità contenute nel&nbsp;<strong><em>Baby Pack</em></strong>&nbsp;non si limitano al tempo e alla flessibilità, ma includono anche&nbsp;<strong>sostegni economici mirati</strong>: è infatti prevista la possibilità di richiedere&nbsp;<strong>un anticipo del 20% sulla retribuzione</strong>&nbsp;durante l&#8217;intero periodo di maternità facoltativa, oltre a&nbsp;<strong>un anticipo sul TFR</strong>&nbsp;per garantire la massima serenità finanziaria.&nbsp;<strong>Inoltre, consapevole che l&#8217;arrivo di un figlio o una figlia porti con sé anche un inevitabile carico emotivo e organizzativo</strong>,&nbsp;<strong><em>Zeta Service</em></strong>&nbsp;affianca le sue persone attraverso l&#8217;adesione al programma &#8220;<strong><em>Fiocco in Azienda</em></strong><em>&#8221;&nbsp;</em>di&nbsp;<em>Manageritalia</em>, offrendo una consulenza personalizzata e un supporto continuo nelle fasi pre, durante e post maternità, oltre a incontri di counseling per accompagnare i genitori nel nuovo percorso.&nbsp;<strong>A questo ecosistema di cura</strong>&nbsp;si unisce l&#8217;efficacia dell&#8217;<em>&#8220;<strong>Help Desk Genitorialità</strong></em><strong>&#8220;, rivolto alle aziende clienti e viene offerto a tutti i genitori che lavorano in Zeta Service</strong>: un vero e proprio sportello salva tempo studiato per alleggerire le famiglie e ridurre il loro carico mentale, aiutandole a districarsi rapidamente e senza stress nella complessa burocrazia di bonus nido, moduli INPS e normative vigenti.</p>



<p>“In una società in cui la scelta di avere un figlio o una figlia continua a incidere in modo diseguale sui percorsi professionali, il tema della genitorialità non può essere affrontato solo con misure di breve periodo – commenta&nbsp;<strong>Debora Moretti</strong>&nbsp;di&nbsp;<strong><em>Zeta Service</em></strong>&nbsp;&#8211; Richiede un lavoro più profondo: culturale, organizzativo e manageriale. Per questo il nostro approccio non si limita all’introduzione di benefit o strumenti operativi, ma punta a intervenire sui modelli che regolano il lavoro e la distribuzione dei carichi di cura, promuovendo&nbsp;<strong>una genitorialità realmente condivisa e contribuendo a superare stereotipi ancora radicati</strong>”. “È un percorso – prosegue Debora Moretti &#8211; che portiamo avanti nel tempo anche attraverso&nbsp;<strong>Fondazione Libellula</strong>, la nostra impresa sociale, con cui lavoriamo sul piano culturale&nbsp;<strong>per diffondere una cultura del rispetto e dell’equità, dentro e fuori le organizzazioni</strong>. Questo si traduce in attività continue rivolte alle nostre persone e alle aziende clienti:&nbsp;<strong>percorsi formativi, webinar e momenti di confronto dedicati al linguaggio, ai modelli di genitorialità e alla condivisione dei carichi di cura</strong>, perché è anche da qui che passa un cambiamento reale e duraturo.&nbsp; È in questa direzione che lavoriamo al fianco delle aziende: non solo supportandole negli adempimenti,&nbsp;<strong>ma accompagnandole nel tempo con soluzioni e progettualità che rendano sostenibile la genitorialità dentro le organizzazioni</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>aiutino le persone a lavorare in ambienti sani, equi e inclusivi</strong>. Dall’Help Desk Genitorialità ai percorsi di consulenza e formazione, mettiamo a disposizione un know-how costruito sul campo per trasformare un tema ancora gestito come criticità in una leva concreta di equità, attrattività e sviluppo organizzativo.”</p>



<p>Ecco la classifica dei primi 15 Paesi in Europa per i congedi di maternità secondo il report 2026 del&nbsp;<strong><em>World Population Review:</em></strong></p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Croazia</strong>: 58 settimane, retribuite al 100% fino a 6 mesi dopo la nascita, successivamente si passa a un&#8217;indennità a quota fissa.</li>



<li><strong>Regno Unito</strong>: 52 settimane, le prime 6 settimane sono pagate al 90%; dalla 7ª alla 39ª si riceve un&#8217;indennità fissa o il 90% dello stipendio (l&#8217;importo minore tra i due), mentre le ultime 13 settimane non sono retribuite.</li>



<li><strong>Bosnia ed Erzegovina</strong>: 52 settimane, retribuite con una percentuale che varia dal 50% al 100%.</li>



<li><strong>Albania</strong>: 52 settimane. Retribuite all&#8217;80% prima del parto e fino a 150 giorni dopo la nascita, per poi scendere al 50% per il periodo rimanente.</li>



<li><strong>Montenegro</strong>: 52 settimane, retribuite per intero al 100%.</li>



<li><strong>Irlanda</strong>: 42 settimane, retribuite all&#8217;80% (fino a un tetto massimo prestabilito) per le prime 26 settimane.</li>



<li><strong>Macedonia del Nord</strong>: 39 settimane, retribuite al 100%.</li>



<li><strong>Norvegia</strong>: 35 settimane, retribuite al 100% (oppure si può optare per un congedo retribuito all&#8217;80% per 150 giorni).</li>



<li><strong>Slovacchia</strong>: 34 settimane, retribuite al 65%.</li>



<li><strong>Bulgaria</strong>: 32 settimane, retribuite al 90%.</li>



<li><strong>Repubblica Ceca</strong>: 28 settimane, retribuite al 70%.</li>



<li><strong>Polonia</strong>: 26 settimane, retribuite al 100%.</li>



<li><strong>Ungheria</strong>: 24 settimane, retribuite al 70%.</li>



<li><strong>San Marino</strong>: 22 settimane retribuite al 100%.</li>



<li><strong>Italia</strong>: 22 settimane retribuite all&#8217;80%.</li>
</ol>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Primo Maggio, la festa che interroga il presente del lavoro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/primo-maggio-la-festa-che-interroga-il-presente-del-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 14:32:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[festa dei lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[primo maggio]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è una data che, più di altre, riesce ancora a tenere insieme memoria e urgenza: il Primo Maggio. Non è soltanto una ricorrenza, né una parentesi simbolica nel calendario civile. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’è una data che, più di altre, riesce ancora a tenere insieme memoria e urgenza: il Primo Maggio. Non è soltanto una ricorrenza, né una parentesi simbolica nel calendario civile. È, o dovrebbe essere, un momento di verifica collettiva sullo stato reale del lavoro, sui suoi diritti e sulle sue trasformazioni.</p>



<p>Nata dalle lotte operaie di fine Ottocento, la Festa dei Lavoratori porta con sé il peso di conquiste che oggi rischiano di apparire scontate &#8211; o peggio, reversibili. Dalle otto ore alle tutele sindacali, dalla sicurezza nei luoghi di lavoro alla dignità salariale: nulla di tutto questo è stato concesso, tutto è stato ottenuto. Eppure, nel 2026, la domanda è inevitabile: quanto resta davvero di quel patrimonio?</p>



<p>Il lavoro, oggi, è sempre più frammentato. Crescono i contratti precari, si moltiplicano le forme ibride, mentre intere generazioni si muovono in un limbo fatto di instabilità e incertezza. La retorica della flessibilità continua a scontrarsi con la realtà di stipendi bassi, diritti intermittenti e prospettive ridotte. In questo scenario, parlare di “festa” rischia di suonare stonato per molti.</p>



<p>Al di là della questione economica. Il lavoro ha smesso di essere, per una parte crescente della popolazione, uno strumento di emancipazione. È diventato spesso una condizione di sopravvivenza, quando non di sfruttamento mascherato. E mentre la tecnologia promette efficienza e innovazione, si apre una nuova faglia: quella tra chi governa i processi digitali e chi li subisce.</p>



<p>Il Primo Maggio, allora, dovrebbe tornare a essere ciò che è sempre stato: una giornata politica nel senso più alto del termine. Un’occasione,vera, per rimettere al centro il valore del lavoro come fondamento della cittadinanza. Per interrogarsi su cosa significhi oggi lavorare, e soprattutto vivere del proprio lavoro.</p>



<p>C’è bisogno di un nuovo patto, capace di tenere insieme diritti e trasformazione. Perché senza lavoro dignitoso non c’è coesione sociale, non c’è crescita equa, non c’è democrazia piena. E forse è proprio questo il senso più autentico del Primo Maggio: ricordare che il lavoro non è solo &#8220;produrre&#8221;, ma è, prima di tutto, una questione di giustizia.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ungheria volta pagina, finisce l’era Orbán</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ungheria-volta-pagina-finisce-lera-orban/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 07:27:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni_parlamentari_ungheria]]></category>
		<category><![CDATA[maggioranza_parlamentare]]></category>
		<category><![CDATA[viktor_orbán]]></category>
		<category><![CDATA[vittoria_tisza]]></category>
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					<description><![CDATA[Svolta storica in Ungheria, dove le elezioni parlamentari del 12 aprile 2026 segnano la fine di un’era politica durata 16 anni. Il partito d’opposizione Tisza, guidato da Péter Magyar, ottiene [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Svolta storica in Ungheria, dove le elezioni parlamentari del 12 aprile 2026 segnano la fine di un’era politica durata 16 anni. Il partito d’opposizione Tisza, guidato da Péter Magyar, ottiene una vittoria schiacciante conquistando 138 seggi e assicurandosi una maggioranza dei due terzi in Parlamento, soglia che consente anche modifiche costituzionali.</p>



<p class="p1">Il risultato rappresenta una netta battuta d’arresto per Viktor Orbán e il suo partito Fidesz, al potere ininterrottamente dal 2010, che si fermano a 55 seggi. Più distanziata la formazione di estrema destra Mi Hazánk, che otterrebbe 6 seggi.</p>



<p class="p1">Secondo i dati disponibili, l’affluenza ha raggiunto il 77,8%, la più alta nella storia post-comunista del Paese, segno di una mobilitazione straordinaria dell’elettorato in un passaggio considerato cruciale per il futuro democratico dell’Ungheria.</p>



<p class="p1">La vittoria del Tisza apre ora una fase del tutto nuova: con la “super-maggioranza”, il partito di Magyar potrà intervenire su assetti istituzionali e riforme chiave, dopo anni segnati dal consolidamento del potere da parte di Orbán.</p>



<p class="p1">Restano da chiarire tempi e modalità della transizione politica, mentre da Budapest e dalle capitali europee arrivano le prime reazioni a un esito che potrebbe ridefinire i rapporti tra l’Ungheria e l’Unione europea.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un ponte culturale tra Napoli e Budapest: tre giorni tra mito, musica e ritualità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/un-ponte-culturale-tra-napoli-e-budapest-tre-giorni-tra-mito-musica-e-ritualita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 08:57:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo della Lucania]]></category>
		<category><![CDATA[antonella casaburi]]></category>
		<category><![CDATA[budapest napoli]]></category>
		<category><![CDATA[ungheria]]></category>
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					<description><![CDATA[Budapest ha ospitato un evento esclusivo: Napoli days – Mythic Napoli / Napoli Mitica, una tre giorni dedicata alla dimensione più profonda, simbolica e immaginifica della cultura napoletana. L’associazione OndeSouth, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Budapest ha ospitato un evento esclusivo: <strong>Napoli days – Mythic Napoli / Napoli Mitica</strong>, una tre giorni dedicata alla dimensione più profonda, simbolica e immaginifica della cultura napoletana. <strong>L’associazione OndeSouth, in collaborazione con l’associazione Dante Alighieri ed il patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura, </strong>ha celebrato la città magica. Il progetto ha intrecciato <strong>letteratura, antropologia, musica, danza e ritualità</strong>, offrendo al pubblico un viaggio immersivo nella Napoli più antica e più viva: quella sospesa tra sacro e profano, tra mito e quotidianità.</p>



<p><strong>Giorno 1 – La Napoli mitica: letteratura, simboli e immaginario</strong><strong></strong></p>



<p>Il programma si è aperto il 20 marzo con la <strong>Conferenza</strong>&nbsp;<strong>“Il sangue di San Gennaro – Napoli, città magica, culla delle fiabe europee, tra rituali e musica”</strong>, condotta da <strong>Michele Paino</strong>. Una narrazione teatrale che ha esplorato la stratificazione culturale della città: dagli Egizi ai Greci, dai culti di Iside ai riti mariani, dalle figure leggendarie come il Munaciello e la Bella ‘Mbriana fino alla nascita delle fiabe europee con Giambattista Basile.</p>



<p>A seguire, <strong>due ospiti d’eccezione — in collegamento dall’Italia —</strong>&nbsp;hanno arricchito il dibattito:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Vincenzo Guarracino</strong>, poeta, critico letterario e d’arte, tra i massimi studiosi di Leopardi, che ha offerto una lettura raffinata del rapporto tra mito e identità nella tradizione italiana.</li>



<li><strong>Antonella Casaburi</strong>, docente, scrittrice e traduttrice, autrice del romanzo<em> </em><strong><em><strong><em>Mirari</em></strong></em></strong>, che ha portato una prospettiva contemporanea sul racconto come ponte tra culture.</li>
</ul>



<p>La serata ha trasformato l’Istituto in un vero e proprio salotto mediterraneo, dove storie, simboli e poesia hanno restituito al pubblico l’immagine di una Napoli “mitica”, come luogo narrativo prima ancora che geografico.</p>



<p><strong>Giorno 2 – Esperienza, ritmo, corpo: Napoli da vivere</strong><strong></strong></p>



<p>Il 21 marzo, presso Auróra Budapest, il pubblico ha potuto “toccare con mano” la cultura popolare campana grazie a <strong>Napoli Days 2.0 – Experiential Day</strong>, un pomeriggio interattivo pensato per tutte le età.</p>



<p>Il programma ha incluso: narrazioni sulle origini dei riti, dei ritmi e dei movimenti, laboratori di costruzione di strumenti tradizionali (castagnette, putipù, triccheballacche, tammorra), giochi ritmici e attività musicali, workshop di tammurriata con introduzione alla Tammurriata dell’Agro-Nocerino Sarnese, canti tradizionali, danza in cerchio e passi base.</p>



<p>Un’esperienza immersiva che ha permesso ai partecipanti di entrare nel cuore pulsante della ritualità campana, dove musica e movimento diventano linguaggio comunitario.</p>



<p><strong>Giorno 3 – La danza come rito</strong><strong></strong></p>



<p>Il terzo giorno è stato dedicato alla danza, intesa non solo come espressione artistica, ma come forma di connessione profonda con la tradizione. Attraverso passi, ritmi e gesti codificati, i partecipanti hanno esplorato la dimensione rituale della tammurriata e delle danze popolari del Sud Italia, in un percorso che ha unito corpo, memoria e identità.</p>



<p><strong>Un ponte culturale tra Napoli e Budapest. </strong>Napoli Days ha dimostrato come la cultura napoletana — con la sua miscela di mito, musica, spiritualità e teatro — sia capace di parlare a pubblici internazionali. Tre giorni intensi, partecipati, emozionanti, che hanno trasformato Budapest in un crocevia mediterraneo, celebrando una città che continua a essere, oggi come ieri, un racconto vivente.<strong></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Trump minaccia l’Iran: «Una civiltà può morire in una notte»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/trump-minaccia-liran-una-civilta-puo-morire-in-una-notte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 14:22:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[La crisi tra Stati Uniti, Iran e Israele è entrata in una fase estremamente critica nelle ultime ore, con dichiarazioni sempre più dure, attacchi militari e nuovi episodi di violenza [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La crisi tra Stati Uniti, Iran e Israele è entrata in una fase estremamente critica nelle ultime ore, con dichiarazioni sempre più dure, attacchi militari e nuovi episodi di violenza anche fuori dal territorio iraniano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le parole di Trump: “Un’intera civiltà potrebbe morire stanotte”</h2>



<p>Il presidente USA Donald Trump ha lanciato un ultimatum a Teheran, affermando che “un’intera civiltà potrebbe morire stanotte” se l’Iran non accetterà le condizioni imposte da Washington, in particolare sulla riapertura dello stretto di Hormuz. </p>



<p>Trump ha ribadito che, in assenza di un accordo, gli Stati Uniti – insieme a Israele – sono pronti a colpire duramente infrastrutture strategiche iraniane, come ponti, ferrovie e centrali elettriche, anche se questo solleva forti critiche internazionali per possibili violazioni del diritto umanitario. </p>



<p>Secondo fonti internazionali, i bombardamenti sono già in corso da giorni e hanno causato migliaia di vittime, oltre a gravi danni alle infrastrutture civili. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La risposta dell’Iran: nessun dialogo e mobilitazione interna</h2>



<p>Teheran ha respinto ogni proposta di tregua e, secondo diverse fonti, avrebbe interrotto i canali di comunicazione diretta con gli Stati Uniti. Le autorità iraniane chiedono condizioni più ampie: fine della guerra, revoca delle sanzioni e garanzie di sicurezza a lungo termine. </p>



<p>Nel frattempo, il regime ha mobilitato la popolazione e rafforzato la difesa interna. In questo clima, si inseriscono anche appelli simbolici e propagandistici – come la creazione di “catene umane” attorno a infrastrutture strategiche – per scoraggiare ulteriori attacchi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Attacchi e obiettivi colpiti</h2>



<p>Le operazioni militari si stanno intensificando su più fronti: raid aerei hanno colpito infrastrutture iraniane, inclusi nodi ferroviari e ponti in diverse città; l’isola di Kharg, snodo fondamentale per il petrolio iraniano, è stata tra gli obiettivi strategici; Israele ha colpito anche obiettivi legati alle forze iraniane e alla sicurezza interna. </p>



<p>Parallelamente, l’Iran ha risposto con attacchi missilistici verso Israele e altri Paesi della regione, ampliando il rischio di un conflitto regionale su larga scala. </p>



<p>Il conflitto sta avendo ripercussioni anche fuori dal Medio Oriente. A Istanbul, nei pressi del consolato israeliano, si è verificata una sparatoria: almeno un aggressore è stato ucciso e altri sono stati neutralizzati, con feriti tra le forze di polizia. Le forze israeliane hanno invitato la popolazione iraniana a evitare infrastrutture come i treni, ritenute possibili obiettivi militari.</p>



<p>Intanto la comunità internazionale – ONU, UE e vari Paesi mediatori – tenta una difficile mediazione per evitare un’escalation definitiva, mentre i mercati globali reagiscono con forte volatilità, soprattutto sul fronte energetico. </p>



<p>Il rischio concreto è quello di un conflitto ancora più ampio, con conseguenze globali non solo militari ma anche economiche e umanitarie.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché i ragazzi di 16 anni non hanno mai visto la nazionale italiana ai Mondiali di calcio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/perche-i-ragazzi-di-16-anni-non-hanno-mai-visto-la-nazionale-italiana-ai-mondiali-di-calcio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 14:13:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[mondiali italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Il calcio non è loro. Non è nostro. E&#8217; di proprietà del tempo! L’Italia è uscita dal Mondiale contro la Bosnia. Ancora una volta.Terza esclusione consecutiva. Un fatto che, da [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il calcio non è loro. Non è nostro. E&#8217; di proprietà del tempo!</p>



<p>L’Italia è uscita dal Mondiale contro la Bosnia. Ancora una volta.<br />Terza esclusione consecutiva. Un fatto che, da solo, dovrebbe bastare per azzerare tutto e costringere chi governa il sistema a farsi da parte. Perché qui non siamo più davanti a una delusione sportiva, a una serata storta o a una generazione meno forte delle altre. Qui siamo davanti al fallimento di un intero modello. Un fallimento storico, strutturale, politico, culturale. ￼</p>



<p>E allora va detto con chiarezza: il calcio non è la Figc.<br />Non è di Gravina.<br />Non è dei dirigenti che si alternano nei palazzi.<br />Non è di chi occupa poltrone, si autoassolve, rinvia le responsabilità e tratta ogni disfatta come se fosse una fatalità.</p>



<p>Il calcio è dei tifosi.<br />Della gente.<br />Di chi lo rende vivo.<br />Di chi si alza all’alba per una trasferta in Serie D.<br />Di chi consuma ferie, benzina, soldi, voce, tempo e salute per stare dietro a una maglia.<br />Di chi piange per una retrocessione in Eccellenza come per una finale persa.<br />Di chi porta i figli allo stadio.<br />Di chi cresce in un campetto spelacchiato di periferia o di provincia con un pallone mezzo sgonfio e un sogno enorme.</p>



<p>Il calcio è appartenenza.<br />È identità.<br />È dialetto, quartiere, paese, curva, rivalità, memoria.<br />È il nonno che ti racconta una partita del &#8217;68 come se fosse ieri.<br />È la radiolina.<br />È il pullman per seguire la squadra.<br />È il ragazzino che impara a perdere, a cadere, a rialzarsi.<br />È la domenica che aveva un senso, un ordine, un rito.</p>



<p>E invece da anni questo patrimonio viene amministrato da chi lo considera soltanto una filiera economica.<br />Un contenitore.<br />Un prodotto da spacchettare, rivendere, sterilizzare, sorvegliare, monetizzare.</p>



<p>Ed è qui che nasce il disastro.</p>



<p>Perché la verità è che il calcio italiano non è crollato ieri sera in Bosnia.<br />È crollato lentamente, un pezzo alla volta, negli ultimi vent’anni.<br />È crollato ogni volta che si è preferito il marketing alla formazione.<br />Ogni volta che si è scelto il consenso di palazzo al coraggio delle riforme vere.<br />Ogni volta che si è pensato più a governare il sistema che a salvare il calcio.</p>



<p>Oggi ci raccontano slogan facili:<br />“la pirateria uccide il calcio”,<br />“la violenza negli stadi allontana le famiglie”.</p>



<p>No.<br />È troppo comodo così.<br />Troppo facile.<br />Troppo accomodante.</p>



<p>La pirateria non uccide il calcio quanto lo uccidono scelte scellerate, miopi, arroganti.<br />Lo uccide una classe dirigente che continua a parlare come se il problema fossero sempre gli altri: i tifosi, le curve, Internet, il contesto, i giovani che non hanno pazienza.<br />Mai loro.<br />Mai chi decide.<br />Mai chi sbaglia da anni senza pagare davvero nulla.</p>



<p>Il punto è che in Italia il calcio è stato consegnato a un blocco di potere che non lo rappresenta più.<br />Procuratori, intermediari, dirigenti, televisioni, sponsor, apparati, organi federali, strutture decisionali lontanissime dalla pancia del pallone.<br />Un sistema che ormai sembra esistere per proteggere se stesso, non per rigenerare il movimento.</p>



<p>I procuratori sono diventati uno snodo troppo potente.<br />Non semplici agenti: spesso veri registi dei processi.<br />Orientano carriere, impongono tempi, influenzano mercati, costruiscono narrazioni, decidono convenienze.<br />Il ragazzo non cresce più secondo un’idea tecnica o educativa: cresce secondo una valorizzazione economica.<br />Non ci si chiede più che calciatore può diventare, ma quanto può valere, quanto può rendere, dove può essere parcheggiato, quando può essere spostato.</p>



<p>E così il calcio smette di essere scuola e diventa vetrina.<br />Smette di essere appartenenza e diventa transazione.<br />Smette di essere percorso e diventa esposizione.</p>



<p>Poi ci sono i settori giovanili, che dovrebbero essere la radice di tutto.<br />E invece troppo spesso diventano il luogo in cui si pretende il risultato prima della crescita, la tattica prima della tecnica, la struttura prima del talento. La stessa Figc, proprio nelle ultime settimane, ha ammesso che in Italia c’è stato un eccesso di attenzione a tattica e risultati rispetto allo sviluppo tecnico individuale, lanciando un nuovo progetto per il calcio giovanile. Una confessione implicita: se oggi si interviene così, vuol dire che ieri si è sbagliato tanto. ￼</p>



<p>Il problema non è aprirsi al mondo.<br />Il problema è smettere di avere una direzione.<br />Il problema è perdere il senso del campionato italiano come luogo in cui si formano, si proteggono e si fanno maturare anche i calciatori italiani.<br />Le Primavere, i vivai, i percorsi intermedi: tutto sembra spesso pensato per inseguire il meccanismo, non per costruire identità tecnica.<br />E intanto ci stupiamo se manca il ricambio generazionale, se non emergono più fuoriclasse, se l’Italia produce meno personalità, meno fantasia, meno calciatori di strada.</p>



<p>Anche il tema delle seconde squadre, quelle B, va guardato senza ipocrisie.<br />La federazione le ha normate e ne consente la presenza in Serie C, fissando regole precise di partecipazione e di integrazione negli organici. È una scelta ufficiale del sistema, non un’eccezione. ￼</p>



<p>Poi c’è il Var, presentato come la rivoluzione che avrebbe dovuto cancellare gli errori e rendere il calcio finalmente giusto. Ma non è andata così.<br />Gli errori non sono stati azzerati, anzi: spesso sono diventati ancora più discussi, più analizzati, più divisivi. Perché oggi non si contesta solo l’arbitro, ma un intero processo fatto di interpretazioni, immagini, protocolli e decisioni prese davanti a un monitor che non sempre chiarisce, ma spesso complica.</p>



<p>E nel frattempo si è perso qualcosa di ancora più importante: il ritmo, l’immediatezza, l’istinto del gioco. Ogni esultanza è sospesa, ogni gol è accompagnato da un’attesa, ogni episodio viene congelato.</p>



<p>Il calcio si è rallentato, si è spezzato, si è trasformato in una sequenza di pause e verifiche che hanno abbassato il tempo effettivo di gioco e tolto spontaneità allo spettacolo. Doveva essere uno strumento al servizio del calcio, è diventato troppo spesso il contrario.</p>



<p>Ma il punto non è solo regolamentare.<br />Il punto è simbolico, culturale, identitario.</p>



<p>Perché la Serie C, per tantissime piazze, non è un laboratorio di servizio per i club di A.<br />È storia, sangue, campanile, appartenenza, chilometri, rivalità feroci, domeniche vere.<br />È un calcio magari imperfetto, ma autentico.<br />Inserirci squadre nate soprattutto per far giocare calciatori di proprietà altrui significa cambiare il significato stesso di quel campionato.<br />Vuol dire dire a tante città: la vostra passione vale meno del bisogno di sviluppo interno dei grandi club.<br />E questo, al di là delle ragioni tecniche, è uno strappo culturale enorme.</p>



<p>Poi c’è il tema del controllo.<br />Del calcio trasformato in un ambiente da regimentare più che da vivere.</p>



<p>Articolo 9.<br />Tessera del tifoso.<br />Biglietto nominale.<br />Trasferte vietate.<br />Settori chiusi.<br />Procedure preventive per striscioni e bandiere.<br />Sospetto permanente.</p>



<p>L’articolo 9 del decreto del 2007 disciplina proprio le prescrizioni per emissione, distribuzione, vendita e cessione dei titoli di accesso alle gare; la tessera del tifoso è stata poi presentata dalle istituzioni come strumento per agevolare l’accesso alle trasferte, ma dentro un quadro di filtraggio e controllo che negli anni ha accompagnato la vita del tifoso italiano. ￼</p>



<p>Ora: nessuno nega che l’ordine pubblico sia una questione seria.<br />Nessuno difende la violenza.<br />Nessuno può pensare che tutto sia lecito.</p>



<p>Ma qui il punto è un altro: in Italia troppo spesso si è scelto di affrontare il problema della sicurezza svuotando l’esperienza dello stadio, restringendo, limitando, vietando, comprimendo.<br />Come se la passione fosse un fastidio da amministrare.<br />Come se il tifo organizzato fosse sempre e solo una minaccia.<br />Come se la soluzione fosse rendere gli stadi sempre più simili a spazi freddi, sorvegliati, sterilizzati.</p>



<p>E invece il tifo è parte dello spettacolo.<br />Lo produce.<br />Lo alimenta.<br />Lo rende unico.<br />Senza colori, senza bandiere, senza torce, senza cori, senza identità di curva, il calcio perde una parte enorme della sua anima.<br />Diventa un prodotto audiovisivo, non più un rito popolare.</p>



<p>E qui entra il nodo del business televisivo.<br />Uno dei più grossi.</p>



<p>La Lega Serie A ha assegnato i diritti domestici fino al 2029 a DAZN e Sky; il pacchetto attuale prevede che DAZN abbia tutte le partite, con 7 in esclusiva, mentre Sky ne trasmette 3 a giornata. ￼</p>



<p>Questo significa una cosa molto semplice per il tifoso: per seguire davvero il calcio devi frammentarti, rincorrere piattaforme, abbonamenti, offerte, dispositivi, finestre orarie.<br />Non esiste più il rito lineare.<br />Esiste la distribuzione industriale dell’attenzione.</p>



<p>Le partite sono state spezzettate in più slot, nel tempo.<br />Il campionato non si concentra più: si diluisce.<br />Si allunga.<br />Si spalma.<br />Serve a tenere l’utente connesso, pagante, disponibile. Il tema dello “spezzatino” era già stato formalizzato con l’idea di 10 partite in 10 orari differenti e, negli anni, l’organizzazione delle finestre televisive è andata proprio nella direzione della frammentazione. ￼</p>



<p>Il risultato è devastante sul piano culturale.<br />Perché il calcio non scandisce più la settimana delle persone: la occupa in modo diffuso, compulsivo, commerciale.<br />Non ti chiama più a un appuntamento collettivo: ti tiene legato a una piattaforma.<br />Non ti fa vivere una domenica: ti vende un flusso continuo.</p>



<p>E questo non è neutrale.<br />Perché un calcio che si gioca sempre è un calcio che deve essere consumato sempre.<br />Un calcio che deve essere raccontato sempre.<br />Un calcio che deve produrre discussione, polemica, mercato, gossip, indiscrezione, contorno, riempitivo.<br />Ed è così che la narrazione sportiva si abbassa, si sporca, si deforma.</p>



<p>Troppo spesso il calcio viene ormai raccontato non per ciò che è, ma per ciò che vende:<br />il calciomercato infinito,<br />la polemica quotidiana,<br />la lite da talk,<br />la storia privata del giocatore,<br />il titolo costruito per acchiappare, non per capire.</p>



<p>Si parla di tutto, fuorché del gioco.<br />Delle strutture.<br />Della formazione.<br />Della tecnica.<br />Della cultura sportiva.<br />Di come si allena un bambino.<br />Di come si costruisce un calciatore pensante.<br />Di come si protegge il talento nei passaggi difficili della crescita.</p>



<p>E intanto il sistema delle scommesse resta lì, come una contraddizione gigantesca.</p>



<p>Da un lato il calcio italiano denuncia perdite economiche e ragiona da anni sul rapporto con il betting; dall’altro il quadro normativo resta oggetto di pressioni e tentativi di revisione, mentre la stessa discussione pubblica continua a oscillare tra divieti formali e forti interessi economici. Nel 2025 il dibattito sulla possibile revisione del divieto di pubblicità del gioco d’azzardo nel calcio ha fatto un ulteriore passo avanti in Parlamento. ￼</p>



<p>Ma al di là delle norme, il punto politico resta:<br />un movimento malato di denaro facile, di valorizzazioni forzate, di consumo compulsivo, di partite offerte come intrattenimento seriale, finisce inevitabilmente per perdere il contatto con la propria funzione educativa e popolare.</p>



<p>Il calcio dovrebbe insegnare disciplina, sacrificio, comunità, appartenenza, regole interiorizzate.<br />Dovrebbe essere uno strumento sociale.<br />Una palestra civile.<br />Un ascensore umano per chi nasce in contesti difficili.<br />Un luogo dove il talento incontra il merito e non soltanto la visibilità.</p>



<p>Invece troppo spesso diventa l’opposto:<br />un luogo in cui tutto è accelerato,<br />tutto è monetizzato,<br />tutto è intermediazione,<br />tutto è esposizione.</p>



<p>E così il tifoso viene tradito due volte.</p>



<p>La prima, perché gli viene tolto il calcio che amava.<br />La seconda, perché poi lo si accusa pure di essere il problema.</p>



<p>No.<br />Il problema non è il tifoso che pretende rispetto.<br />Il problema non è chi contesta.<br />Il problema non è chi chiede stadi vivi, trasferte aperte, prezzi umani, regole sensate, vivai seri, dirigenti competenti.</p>



<p>Il problema è chi ha confuso il governo del calcio con l’occupazione del calcio.</p>



<p>Il problema è chi non ha saputo costruire strutture, formare tecnici, rilanciare i vivai, difendere il peso del merito, proteggere la centralità del tifoso, tenere insieme sicurezza e libertà, modernità e identità.</p>



<p>Per questo la sconfitta con la Bosnia non può essere liquidata come una partita persa ai rigori.<br />È molto di più.<br />È uno schiaffo storico.<br />È la certificazione di una decadenza.<br />È il punto in cui le scuse non bastano più.</p>



<p>Terza esclusione mondiale consecutiva per una Nazionale che ha vinto quattro Coppe del Mondo e che non gioca la fase finale dal 2014: non è un incidente statistico, è un crollo di sistema. ￼</p>



<p>A questo punto servirebbe un gesto radicale.<br />Non cosmetico.<br />Non comunicativo.<br />Non il solito tavolo, la solita commissione, la solita conferenza, il solito slogan.</p>



<p>Servirebbe una riga netta.</p>



<p>Bisogna avere il coraggio di dire che molto di ciò che è stato costruito negli ultimi vent’anni ha impoverito il calcio italiano.<br />Bisogna tornare indietro dove si è sbagliato.<br />Rimettere al centro i settori giovanili.<br />Rimettere al centro la tecnica.<br />Rimettere al centro i campetti, gli allenatori di base, le strutture, il merito, la crescita del calciatore italiano.<br />Rimettere al centro gli stadi come luoghi di passione, non come luoghi di sospetto permanente.<br />Rimettere al centro il tifoso come risorsa, non come problema.<br />Rimettere al centro il calcio come bene popolare, non come abbonamento da spremere.</p>



<p>Perché il calcio non appartiene a chi lo usa.<br />Appartiene a chi lo ama.</p>



<p>Appartiene a chi lo canta.<br />A chi lo aspetta.<br />A chi lo perde e ci soffre.<br />A chi si fa centinaia di chilometri per una partita di terza serie.<br />A chi cresce con una sciarpa addosso.<br />A chi sente ancora che una maglia non è un contenuto, ma una seconda pelle.</p>



<p>Il calcio è della gente.<br />E quando la gente viene espulsa dal centro del racconto, restano solo i palazzi, i contratti, i protocolli, i comunicati, le giustificazioni.</p>



<p>Resta il business.<br />Ma il business, da solo, non fa il calcio.</p>



<p>Il calcio vero nasce da appartenenza, passione, attaccamento, identità, sacrificio.<br />E se dimentichi tutto questo, puoi anche inventarti nuove regole, nuove piattaforme, nuove campagne, nuovi slogan.</p>



<p>Ma prima o poi il conto arriva.</p>



<p>E l’Italia, oggi, lo sta pagando tutto.</p>
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		<title>8 marzo: dalle origini alle sfide di oggi, diritti delle donne e parità ancora da conquistare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/8-marzo-dalle-origini-alle-sfide-di-oggi-diritti-delle-donne-e-parita-ancora-da-conquistare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 09:59:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[8 marzo]]></category>
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					<description><![CDATA[La Giornata internazionale della donna, celebrata l’8 marzo in molti Paesi del mondo, nasce come momento di riflessione sulle conquiste sociali, economiche e politiche delle donne, ma anche sulle discriminazioni [...]]]></description>
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<p class="p1">La Giornata internazionale della donna, celebrata l’8 marzo in molti Paesi del mondo, nasce come momento di riflessione sulle conquiste sociali, economiche e politiche delle donne, ma anche sulle discriminazioni e le violenze che ancora oggi persistono.</p>



<p class="p1">Le origini della ricorrenza risalgono ai primi decenni del Novecento, nel contesto delle rivendicazioni del movimento operaio e femminile per migliori condizioni di lavoro, diritto di voto e maggiore partecipazione alla vita pubblica. Una tappa fondamentale fu la conferenza internazionale delle donne socialiste del 1910 a Copenaghen, durante la quale fu proposta l’istituzione di una giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne.</p>



<p class="p1">Nel corso del tempo l’8 marzo è diventato un simbolo globale. Nel 1975 le Nazioni Unite hanno riconosciuto ufficialmente la ricorrenza, inserendola tra le giornate internazionali dedicate alla promozione dei diritti umani e dell’uguaglianza di genere. In Italia la giornata è tradizionalmente associata alla mimosa, scelta nel secondo dopoguerra come simbolo della ricorrenza.</p>



<p class="p1">Accanto al valore simbolico, il tema centrale resta quello della tutela dei diritti e della sicurezza delle donne. Negli ultimi anni il contrasto alla violenza di genere è diventato una priorità delle politiche pubbliche. In Italia sono state introdotte diverse misure legislative, tra cui il cosiddetto “Codice rosso”, che accelera le procedure per i reati di violenza domestica e stalking e rafforza gli strumenti di protezione per le vittime.</p>



<p class="p1">Nonostante i progressi normativi, il fenomeno della violenza resta diffuso. I dati degli organismi nazionali e internazionali indicano che molte donne continuano a subire abusi fisici, psicologici o economici, spesso all’interno delle relazioni familiari o affettive. Per questo la prevenzione, il sostegno alle vittime e il rafforzamento dei centri antiviolenza rappresentano ancora oggi un pilastro delle politiche di tutela.</p>



<p class="p1">Un altro fronte cruciale è quello del lavoro e della parità di genere. In Europa e in Italia il divario tra uomini e donne rimane significativo sia nei livelli di occupazione sia nelle retribuzioni. Secondo diverse analisi istituzionali, il tasso di occupazione femminile resta più basso rispetto a quello maschile e le donne sono ancora meno presenti nei ruoli decisionali e dirigenziali.</p>



<p class="p1">Persistono inoltre differenze salariali, difficoltà di conciliazione tra lavoro e vita familiare e una maggiore incidenza del lavoro precario o part-time tra le lavoratrici. Negli ultimi anni sono state introdotte politiche per ridurre questi squilibri, come incentivi all’occupazione femminile, congedi parentali più equi e misure per promuovere la presenza delle donne nei vertici aziendali e nelle istituzioni.</p>



<p class="p1">A oltre un secolo dalle prime mobilitazioni per i diritti delle donne, l’8 marzo resta dunque una giornata di memoria e di impegno. Se da un lato molte conquiste sono state raggiunte sul piano dei diritti civili e della partecipazione sociale, dall’altro restano ancora sfide importanti: dalla piena parità nel lavoro alla lotta contro la violenza di genere, fino al riconoscimento effettivo delle pari opportunità in tutti gli ambiti della società. </p>
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		<title>Cosa vuol dire per l’Italia se si chiude lo Stretto di Hormuz</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cosa-vuol-dire-per-litalia-se-si-chiude-lo-stretto-di-hormuz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 20:29:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza locale]]></category>
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					<description><![CDATA[La notizia che l’Iran avrebbe effettivamente chiuso lo Stretto di Hormuz dopo gli attacchi compiuti dagli Stati Uniti e da Israele è arrivata nei bollettini di oggi. I Pasdaran, l’organo [...]]]></description>
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<p class="p1">La notizia che l’Iran avrebbe effettivamente chiuso lo Stretto di Hormuz dopo gli attacchi compiuti dagli Stati Uniti e da Israele è arrivata nei bollettini di oggi. I Pasdaran, l’organo militare della Repubblica Islamica, hanno dichiarato il transito marittimo “non più sicuro” e bloccato, secondo media locali.&nbsp;(ANSA) </p>



<p class="p1">Questo stretto di mare, largo poche decine di chilometri tra l’Iran e l’Oman, è uno dei punti nodali del commercio globale di energia: vi transita circa un quinto del petrolio consumato nel mondo e una quota significativa del gas naturale liquefatto (GNL).&nbsp;</p>



<p class="p2">La chiusura – anche solo temporanea – della via di passaggio più strategica per il petrolio e il gas avrebbe un impatto diretto sui prezzi dell’energia. Secondo analisti economici e banche d’affari, i mercati reagirebbero immediatamente con un aumento dei prezzi del greggio, potenzialmente sopra i 100 dollari al barile, e forti pressioni inflazionistiche.&nbsp;</p>



<p class="p1">Per l’Italia, che importa una quota significativa di carburanti, energia e materia prima petrolifera dall’estero, questo si tradurrebbe in aumenti nei costi di benzina, gasolio e gas per uso domestico e industriale; crescenti prezzi delle bollette energetiche, con un ulteriore effetto sull’inflazione al consumo; aumento dei costi di produzione e trasporto, che graverebbero su beni e servizi.&nbsp;</p>



<p class="p1">Già in precedenti momenti di tensione geopolitica, con la minaccia di chiusura dello stretto, i prezzi del petrolio e del gas avevano registrato balzi significativi sui mercati energetici europei.&nbsp;</p>



<p class="p1">L’Italia non dipende dall’energia dal Golfo Persico in misura immediata quanto altri paesi, ma l’impatto globale sui costi energetici si trasmetterebbe rapidamente al Paese: inflazione più elevata, con possibile riduzione del potere d’acquisto delle famiglie; pressione sui costi di produzione industriale, penalizzando settori ad alta intensità energetica; tipercussioni su trasporti e logistica, con aumento dei noli marittimi e delle assicurazioni per le rotte commerciali.&nbsp;</p>



<p class="p1">Oltre all’energia, lo stretto di Hormuz è fondamentale per il passaggio di merci globali, inclusi materiali, componenti industriali e prodotti finiti. Una chiusura si ripercuoterebbe su: catene di approvvigionamento globali, con possibili ritardi e aumenti dei costi logistici; assicurazioni marittime che potrebbero far lievitare i premi per le navi in transito nelle aree ad alto rischio bellico; la necessità per molte navi di ridirigere rotte più lunghe, ad esempio intorno all’Africa, con costi e tempi maggiori.&nbsp;</p>



<p class="p1">In uno scenario di forte instabilità energetica e di prezzi elevati, l’Italia potrebbe puntare sull’accelerazione delle fonti rinnovabili e sull’efficienza energetica; diversificare le rotte di approvvigionamento energetico, includendo fornitori alternativi; potenziare scorte strategiche di gas e petrolio per mitigare shock temporanei di offerta.</p>



<p>Foto ANSA </p>
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		<title>Vallo Scalo, +21% di passeggeri: la stazione diventa “il motore dell’area vasta del Cilento”</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/vallo-scalo-21-di-passeggeri-la-stazione-diventa-il-motore-dellareavasta-del-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Egidio Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2026 16:13:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecomobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo della Lucania]]></category>
		<category><![CDATA[treni]]></category>
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<p>La notizia pubblicata pochi giorni fa da Trainline sull&#8217;incremento del 21% di passeggeri nella stazione ferroviaria di Vallo della Lucania- Castelnuovo, è passata quasi in secondo piano.<br />Sempre più spesso le buone notizie vengono offuscate dal furore polemista dei media, dalla morbosa ricerca del clamore, facile esca per un&#8217;opinione pubblica stordita da polemiche sterili e contrapposizioni personalistiche, senza alcun contenuto.</p>



<p>La forza di questa stazione è quella di trovarsi in una zona strategica, equidistante tra il mare e la montagna, ubicata nel Comune di Casal Velino, al confine con Salento e Castelnuovo ed a cinque minuti da Vallo della Lucania, di cui porta il nome in virtù del suo ruolo storico di capoluogo amministrativo del Cilento.<br />Quando fu costruita, Vallo della Lucania sembrò tagliata fuori, non essendoci collegamenti viari idonei e ciò rappresentò una sconfitta, con il prevalere dei desiderata del Senatore Talamo, rispetto alle ambizioni di chi la voleva nel territorio vallese.<br />All&#8217;epoca ciò costituì un grave handicap, almeno fino a quando non fu realizzata la strada Cilentana, che ha accorciato notevolmente i tempi di percorrenza.<br />Infatti, le infrastrutture svolgono anche un ruolo di collante, realizzando quella coesione territoriale, tanto predicata, ma mai realmente perseguita dalla classe politica.<br />Ma non solo questo: la stazione FS di Vallo Scalo è oggi un vero snodo dai chiari connotati intercomunali.<br />L&#8217;essere stata realizzata in una zona pianeggiante, benchè periferica rispetto agli insediamenti abitativi, con spazi circostanti enormi, l&#8217;ha preservata da mire speculative, evitando che venisse soffocata da fabbricati, come è successo altrove, avendo altresì ancora molti terreni intorno, utili per una eventuale espansione dei servizi connessi al trasporto.</p>



<p>Oggi rappresenta un punto vitale, nel cuore della Valle dell&#8217;Alento, un asse formidabile dall&#8217;enorme potenziale di sviluppo per gli investimenti produttivi, siano essi agricoli, turistici, commerciali ed artigianali.<br />Una zona omogenea orograficamente, ma che sconta il limite della frammentazione amministrativa, articolandosi tra vari comuni quali Omignano, Salento, Castelnuovo, Casal Velino, Ascea etc.<br />Lo aveva intuito il compianto avvocato Franco Chirico, lavorando infaticabilmente per decenni alla realizzazione di opere idrauliche stradali, energetiche, turistiche, di bonifica ed all&#8217;elaborazione di progetti dalla straordinaria visione territoriale, presiedendo vari Consorzi creati ad hoc. Un&#8217;eredità enorme, un patrimonio programmatico di calzante attualità, a cui la classe dirigente dovrebbe attingere quotidianamente.</p>



<p>Infatti, i processi economici corrono più velocemente rispetto a quelli politici e, spesso, cercano spazi dove ci sono, un po&#8217; come l&#8217;acqua che scorre lungo i percorsi più fluidi, aggirando o distruggendo ostacoli e barriere.<br />Le attuali forme amministrative, risultano inadeguate in quanto ristrette dai propri confini comunali e, peggio ancora, dall&#8217;esiguo numero di tecnici, dalla scarsità di risorse economiche, dovuta al ridotto gettito fiscale conseguente al basso numero di abitanti e quindi di contribuenti.<br />Spesso si ignora di come alcune amministrazioni debbano garantire l&#8217;igiene, la viabilità, la manutenzione per una serie di presìdi che servono una popolazione, più numerosa di quella residenziale.<br />Risulta quindi anacronistico restare divisi nella gestione di certi asset pubblici, così come nella pianificazione urbanistica, commerciale, artigianale.<br />Proprio il concetto di area vasta, disciplinato da strumenti normativi, favorisce la gestione comune di aree omogenee economicamente, per coordinare le iniziative amministrative dei comuni in vari settori.</p>



<p>La sfida per il Cilento è anche questa, mettendo insieme tutte le energie disponibili per gestire al meglio le infrastrutture esistenti con la creazione di aree intercomunali per attrarre investimenti e servizi.<br />Partendo da un&#8217;area di 30 o 40 mila abitanti per ottimizzare risorse, progetti, finanziamenti,<br />Praticamente scuole, trasporti, aree industriali, impianti sportivi dovrebbero essere tarati su questa base demografica, con una intelligente ripartizione di ruoli, di competenze e di costi.</p>



<p>La vicenda della stazione ferroviaria di Vallo Scalo insegna proprio questo: anche dalle sconfitte storiche nascono delle opportunità.<br />Una linea ferroviaria disegnata 150 anni fa ha allargato gli orizzonti logistici ed oggi ci rappresenta quali possono essere gli spazi di crescita di una comunità che non può restare ristretta negli angusti confini comunali.<br />Questo è lo spartiacque tra chi preferisce restare paesanotto e chi immagina una città allargata e lavora per far crescere una identità plurale.</p>
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		<title>«L&#8217;amore ai tempi del colera»: il Venezuela tra crisi, speranza e García Márquez</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lamore-ai-tempi-del-colera-il-venezuela-tra-crisi-speranza-e-garcia-marquez/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Marrazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 16:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[Un infinito tunnel di solitudine, in fondo al quale appare improvvisamente la luce. Lo attraversa Florentino Ariza, attendendo cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese, prima di poter [...]]]></description>
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<p>Un infinito tunnel di solitudine, in fondo al quale appare improvvisamente la luce. Lo attraversa Florentino Ariza, attendendo cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese, prima di poter coronare il suo amore per Fermina Daza nel romanzo «L&#8217;amore ai tempi del colera» dello scrittore colombiano Gabriel García Márquez.</p>



<p>Come il tenace protagonista di questo capolavoro della letteratura sudamericana pubblicato nel 1985, anche il popolo venezuelano attende con ardente desiderio un cambiamento, sebbene a poco più di un mese dalla caduta di Maduro la situazione del paese resti drammatica. Mancano cibo e medicine. Nell&#8217;aria incombono malattie che non sono il colera, ma dai nomi comunque inquietanti: malaria, febbre gialla, Zika, Dengue, tubercolosi, difterite. Eppure in questo scenario d’incertezza c&#8217;è anche tanta voglia di credere in un futuro migliore.</p>



<p>Viene in mente il modo in cui la prosa poetica di García Márquez descrive i Caraibi tra Ottocento e Novecento: un mondo pieno di contrasti, dove a epidemie di colera e a sanguinose guerre civili fa da sfondo una natura lussureggiante, dove speranza e disperazione, attesa e disincanto, bellezza e decadenza convivono.</p>



<p>Da questo Eden malato, al contempo funereo e idilliaco, sboccia un fiore bellissimo: Fermina Daza, la ragazza di cui Florentino Ariza s&#8217;innamora. Se ne innamora così follemente da attendere e perseverare nel suo amore per oltre cinque decenni, senza perdere la speranza neanche di fronte al matrimonio di lei con il dottor Juvenal Urbino. «Quello sguardo casuale fu l&#8217;origine di un cataclisma d&#8217;amore che mezzo secolo dopo non era ancora terminato».</p>



<p>Un passaggio successivo racconta come il sentimento amoroso sconvolga la psiche e gli organi dell&#8217;innamorato con la stessa violenza di una malattia, soprattutto quando c&#8217;è di mezzo l&#8217;attesa. «Ma quando cominciò ad aspettare la risposta alla sua prima lettera, l&#8217;ansia si complicò con diarree e vomiti verdi, smarrì il senso dell&#8217;orientamento e aveva svenimenti repentini, e la madre si terrorizzò perché le sue condizioni non assomigliavano ai disordini dell&#8217;amore ma agli scempi del colera. Il padrino di Florentino Ariza, un anziano omeopata (…), si allarmò pure lui a prima vista per le condizioni del malato, che aveva il polso debole, il respiro affannoso e i sudori pallidi dei moribondi. Ma la visita rivelò che non aveva febbre né dolore in alcuna parte e che l&#8217;unica cosa concreta che sentiva era un bisogno urgente di morire. Gli bastò un interrogatorio insidioso (…) per constatare un&#8217;ennesima volta che i sintomi dell&#8217;amore sono gli stessi del colera.»</p>



<p>Sì, alcune attese possono essere strazianti. E l&#8217;angoscia di morte con cui il giovane Florentino attende la prima lettera di Fermina ricorda l&#8217;apprensione delle famiglie sospese al telefono tra il Cilento e il Venezuela a poche ore dai bombardamenti dello scorso 3 gennaio, quando le linee interrotte rendevano impossibile comunicare da un continente all&#8217;altro. Cambiano le epoche storiche e i mezzi di comunicazione, ma l&#8217;amore è sempre l&#8217;amore, che si tratti di amore romantico o di amore tra familiari, che abbia come sfondo il colera o qualsiasi altro tipo di crisi.</p>



<p>Quelle famiglie sperano ora in un Venezuela finalmente libero dove potersi ricongiungere, nello stesso modo in cui Florentino, dopo un&#8217;attesa interminabile, può abbracciare la sua «dea incoronata».</p>
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		<title>Groenlandia: il tesoro artico che attira l’interesse strategico degli Stati Uniti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/groenlandia-il-tesoro-artico-che-attira-linteresse-strategico-degli-stati-uniti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 15:53:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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<p>La Groenlandia è al centro di un crescente interesse geopolitico, in particolare da parte degli Stati Uniti, non solo per ragioni storiche di sicurezza ma soprattutto per il suo potenziale strategico, economico e di risorse naturali.&nbsp;</p>



<p>Situata tra Nord America ed Europa e per buona parte all’interno del Circolo Polare Artico, la Groenlandia occupa una posizione geografica cruciale per la difesa e il monitoraggio delle rotte nei mari settentrionali. Fin dalla Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti hanno mantenuto una presenza militare nell’isola, con installazioni come la base di Pituffik (ex Thule Air Base), fondamentale per sistemi di allerta sulle minacce missilistiche e la sorveglianza dello spazio.&nbsp;</p>



<p>La competizione per il controllo dell’Artico è aumentata con il riscaldamento globale che sta causando il rapido scioglimento dei ghiacci, aprendo nuove rotte marittime come il Passaggio a Nord‑Ovest e facilitando l’accesso alle risorse sottostanti. In questo contesto, la Groenlandia rappresenta un punto chiave per accorciare le vie commerciali tra Europa, Asia e Nord America, rivelandosi un potenziale “snodo” per il futuro del commercio mondiale.&nbsp;</p>



<p>Ma la dimensione strategica dell’isola non si limita alla posizione geografica. Sotto la sua coltre di ghiaccio si trovano estese risorse minerarie e materiali critici, tra cui elementi delle terre rare, indispensabili per tecnologie avanzate come veicoli elettrici, turbine eoliche, smartphone e apparati militari. Una stima recente identifica la presenza di circa 25 dei 34 minerali considerati “critici” dall’Unione Europea nel sottosuolo groenlandese, rendendo l’isola un possibile “serbatoio” di materie prime strategiche.&nbsp;</p>



<p>L’estrazione e lo sfruttamento di queste risorse sono tuttavia complicati da questioni ambientali, normative e dai costi logistici, dati i rigidi climi artici. Nonostante ciò, la potenziale ricchezza mineraria, unita alla necessità di diversificare le catene di approvvigionamento dai principali fornitori globali, ha attirato l’interesse di potenze come gli Stati Uniti, che vedono nella Groenlandia un modo per ridurre la dipendenza da mercati esteri e rafforzare la propria autonomia tecnologica.&nbsp;</p>



<p>Parallelamente, le crescenti tensioni internazionali nel Nord‑Est europeo e nell’Artico, con la Russia che rafforza la propria presenza militare e la Cina che si definisce “near‑Arctic state”, hanno accentuato il valore strategico dell’isola come avamposto di sicurezza e influenza geopolitica.&nbsp;</p>



<p>Nonostante gli sforzi diplomatici e i legami con la Danimarca – che mantiene l’autorità sulla difesa e la politica estera della Groenlandia – le aspirazioni di poteri esterni come gli Stati Uniti riflettono l’importanza crescente dell’Artico nel XXI secolo, segnando la Groenlandia come uno dei territori più contesi e strategicamente rilevanti a livello globale.</p>
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		<title>DMO tra improvvisazione e visione: il valore di un percorso. Intervista a Marco Sansiviero, presidente di Cilento Autentico DMO</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dmo-tra-improvvisazione-e-visione-il-valore-di-un-percorso-intervista-a-marco-sansiviero-presidente-di-cilentoautentico-dmo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 08:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi mesi il tema delle Destination Management Organization (DMO) è al centro del dibattito sul turismo in Campania. Ma cosa c’è dietro questo fermento? Ne parliamo con Marco Sansiviero, [...]]]></description>
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<p class="p1">Negli ultimi mesi il tema delle <strong>Destination Management Organization</strong> (DMO) è al centro del dibattito sul turismo in Campania. Ma cosa c’è dietro questo fermento?</p>



<p class="p1">Ne parliamo con <strong>Marco Sansiviero</strong>, Presidente di Cilento Autentico DMO, realtà che in pochi mesi ha costruito un percorso solido e riconosciuto, mettendo al centro visione strategica, coesione territoriale e sviluppo turistico sostenibile. <strong>Dall’origine del progetto, nato durante i “Quadri Generali del Turismo Sostenibile” del 2023</strong>, fino alla costituzione ufficiale e all’adesione dei quindici Comuni del Cilento, Sansiviero racconta i passi concreti, le sfide affrontate e il valore di un percorso costruito nel tempo. </p>



<p class="s6"><strong>&nbsp;Presidente, negli ultimi mesi si parla molto di DMO. Come interpreta questo fermento?</strong></p>



<p class="s10">Negli ultimi tempi assistiamo ad&nbsp;un curioso moltiplicarsi di comitati, tavoli, dibattiti e presunti percorsi che dovrebbero portare alla nascita di&nbsp;chissà quante&nbsp;nuove DMO. Un fermento solo apparente che, in clamoroso ed&nbsp;ingiustificabile ritardo, più che esprimere una reale visione strategica restituisce spesso un mix di confusione, fumo negli occhi e tante velleità personali.</p>



<p class="s10">Fa&nbsp;quasi tenerezza osservare certi spettacoli: da una parte la corsa a primeggiare, dall’altra il tentativo di ritagliarsi piccoli spazi di potere, talvolta anche denigrando il lavoro altrui, come se il turismo fosse un orticello da coltivare in solitaria.</p>



<p class="s10"><strong>&nbsp;Secondo lei qual è l’equivoco di fondo che si sta diffondendo sul tema delle DMO?</strong></p>



<p class="s10">A molti, purtroppo, sfugge un punto essenziale: le DMO non sono nuovi Enti né salotti politici né tantomeno contenitori di sigle. Sono organismi tecnici, pubblico-privati, chiamati a svolgere funzioni complesse e decisive. Parliamo di sviluppo delle politiche turistiche, organizzazione del prodotto, posizionamento sui mercati, dialogo strutturato con i grandi player della domanda internazionale. Tutto il resto è rumore di fondo, e’ passerella per “prime donne”.</p>



<p class="s10"><strong>&nbsp;Quando nasce il percorso che ha portato alla costituzione di Cilento Autentico DMO?</strong></p>



<p class="s10">Tutto parte nel maggio del 2023, in occasione dei&nbsp;“Quadri Generali del Turismo Sostenibile in Provincia di Salerno”&nbsp;che si sono svolti presso la sala Genovesi della Camera di Commercio di Salerno alla presenza di tutti i vertici istituzionali di Regione, Provincia, Comune capoluogo ed&nbsp;Ente Camerale. In quella sede, in modo pubblico, trasparente e condiviso,&nbsp;la Fenailp Turismo&nbsp;lanciò&nbsp;il tema dei corpi turistici intermedi e della necessità di ricostruire una governance turistica regionale solida, troppo frammentata per affrontare le sfide del turismo contemporaneo.</p>



<p class="s10">A quel confronto furono invitati tutti: associazioni, operatori, università, stakeholder. Nessuna porta chiusa, nessun invito selettivo.&nbsp;Registrammo la presenza di tutte le Istituzioni coinvolte, In tantissimi&nbsp;altri&nbsp;parteciparono attivamente ai lavori. Solo una minimissima parte scelse di non esserci.</p>



<p class="s10"><strong>&nbsp;E da quel confronto cosa è nato concretamente?</strong></p>



<p class="s10">Da quell’evento, fatto di confronto vero e di lavoro concreto, è iniziato un percorso che ha portato alla nascita &nbsp;di Cilento Autentico DMO avvenuta nell’ottobre 2023. È stata una scelta condivisa da associazioni locali&nbsp;vere,&nbsp;autentiche, radicate suiterritori e realmente rappresentative delle imprese&nbsp;che quotidianamente operano&nbsp;e&nbsp;sempre&nbsp;nell’alveo del pieno rispetto dei rapporti istituzionali.</p>



<p class="s10">Successivamente, con pazienza e coerenza, abbiamo avviato un dialogo proficuo con i Comuni, che ha portato all’adesione formale di numerose amministrazioni attraverso atti deliberativi ufficiali. Oggi sono ben quindici&nbsp;i Comuni&nbsp;che aderiscono alla nostra DMO: Sapri, Morigerati, San Giovanni a Piro, Torre Orsaia, Camerota, Centola-Palinuro, Pisciotta, Roccagloriosa, Celle di Bulgheria, San Mauro la Bruca, Futani, Ceraso, Novi Velia, Ascea e Casal Velino.</p>



<p class="s10"><strong>&nbsp;Cosa distingue oggi Cilento Autentico DMO dagli altri percorsi annunciati?</strong></p>



<p class="s10">Mentre altri erano distratti o impegnati in esercizi di posizionamento e a guardare&nbsp;e criticare&nbsp;ciò che avveniva&nbsp;in&nbsp;casa&nbsp;degli altri, noi lavoravamo. E lavoravamo sul serio. Tanto che oggi, al netto delle narrazioni altrui, Cilento Autentico DMO rappresenta l’unico soggetto, insieme a Salerno Destination,&nbsp;che è l’altra DMO “targata” Fenailp Turismo, riconosciuto dal mercato, ad essere inserito nella mappatura ufficiale&nbsp;delle DMO italiane&nbsp;dell’ENIT,&nbsp;considerato un interlocutore credibile a livello nazionale ed&nbsp;internazionale&nbsp;e&nbsp;già operativo nelle funzioni tipiche di una DMO.</p>



<p class="s10"><strong>&nbsp;A che punto è il riconoscimento ufficiale regionale?</strong></p>



<p class="s11">Cominciamo col dire che le linee guida regionali prevedono due distinti iter per il riconoscimento delle DMO. Il primo è quello del riconoscimento provvisorio, rivolto ai territori che intendono candidare una DMO non ancora costituita. In questo caso è necessario avviare un comitato promotore che propone alla Regione una candidatura; solo a seguito di una valutazione positiva si procede allo scioglimento del comitato e alla successiva costituzione della DMO, che potrà poi aspirare al riconoscimento definitivo.</p>



<p class="s11">Il secondo iter, invece, è riservato alle DMO già costituite e operative da almeno un anno dall’entrata in vigore delle linee guida regionali, e che siano in grado di dimostrare l’esistenza di una struttura organizzativa funzionante e di attività già realizzate sul territorio.&nbsp;Cilento Autentico DMO rientra pienamente in questo secondo percorso, avendo alle spalle un lavoro concreto, relazioni con i mercati ed azioni operative già messe in campo.</p>



<p class="s11">Proprio in questo quadro, i documenti necessari sono stati trasmessi prima della scadenza prevista del 31 gennaio, senza affanni né richieste di proroga. Quando arriverà il riconoscimento formale – che non rappresenta un punto di partenza ma il naturale approdo di un percorso già avviato – saremo pronti, dal giorno successivo, a rafforzare ulteriormente le azioni previste dal piano&nbsp;strategico, sostenendo le imprese, consolidando i flussi turistici sulla costa nei mesi di bassa stagione e generando nuove presenze nelle aree interne, attraverso una programmazione chiara, strutturata e già operativa.</p>



<p class="s10"><strong>&nbsp;In questi ultimi giorni si sono registrate anche frizioni all’interno di alcuni nuovi aggregati. La sorprende?</strong></p>



<p class="s10">Francamente no. Se già in una fase preliminare, come quella della costituzione di un comitato promotore, emergono tensioni tra i soggetti coinvolti e risulta complesso individuare un equilibrio chiaro su ruoli, funzioni e leadership, è legittimo interrogarsi su ciò che potrebbe accadere nelle fasi successive. La gestione di una DMO richiede coesione, visione condivisa e un alto livello di fiducia reciproca.<br />Oggi, invece,&nbsp;assistiamo&nbsp;spesso alla necessità di aggregare in modo forzato numerose realtà molto diverse tra loro, che non si conoscono e non hanno mai lavorato insieme, con il solo obiettivo di apparire numericamente “grandi” e strutturati. È proprio questa corsa all’aggregazione formale, più che sostanziale, a rappresentare probabilmente l’elemento di maggiore criticità: un fattore che rischia di rendere questi percorsi poco produttivi, fragili nel tempo e difficili da tradurre in strategie efficaci e condivise, soprattutto quando si tratta di gestire risorse economiche e programmare interventi complessi.</p>



<p class="s10"><strong>&nbsp;Nel tempo ci sono stati anche tentativi di dividere il territorio…</strong></p>



<p class="s10">Sì, abbiamo assistito a tentativi maldestri&nbsp;portanti avanti da qualcuno&nbsp;di forzare scelte e di spingere alcuni Comuni a rinnegare percorsi condivisi e decisioni già assunte, per inseguire ipotesi dell’ultima ora, mai realmente strutturate. Tentativi che non hanno avuto seguito grazie alla lucidità, alla coerenza e al senso di responsabilità delle amministrazioni coinvolte.</p>



<p class="s10"><strong>Qual è oggi il messaggio di Cilento Autentico DMO al territorio?</strong></p>



<p class="s10">Ribadiamo la nostra totale apertura verso chiunque voglia contribuire in modo serio, leale e costruttivo allo sviluppo economico, sociale, culturale e occupazionale del Cilento.</p>



<p class="s10">Le porte sono aperte. Ma il lavoro vero non si improvvisa, non si annuncia e non si copia: si costruisce, passo dopo passo, con visione, competenza, rispetto dei territori e soprattutto senza denigrare e tentare di sminuire quello degli altri.</p>
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		<title>Il Sud tra cemento e disastri ambientali paga il conto della politica miope</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-sud-tra-cemento-e-disastri-ambientali-paga-il-conto-della-politica-miope/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Egidio Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2026 19:04:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[Le immagini della frana catastrofica di Niscemi e quelle delle mareggiate che hanno flagellato le coste meridionali, rievocano la famosa frase di Giustino Fortunato, che definì il Mezzogiorno come uno &#8220;sfasciume [...]]]></description>
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<p>Le immagini della frana catastrofica di Niscemi e quelle delle mareggiate che hanno flagellato le coste meridionali, rievocano la famosa frase di Giustino Fortunato, che definì il Mezzogiorno come uno &#8220;sfasciume pendulo sul mare&#8221;.</p>



<p>Dopo oltre un secolo la situazione sembra addirittura aggravata dal totale disprezzo delle classi dirigenti italiane verso la tutela dell&#8217;ambiente e dell&#8217;assetto idrogeologico.</p>



<p>Appare paradossale e beffardo non aver utilizzato come si doveva il PNRR, salutato dai partiti e dai media come una sorta di Sacro Graal, dagli effetti miracolistici,  diventando sempre più una clamorosa occasione mancata per mettere in sicurezza il territorio e la vita degli abitanti.</p>



<p>Prima o poi qualche Procura o delle Commissioni di inchiesta si dovranno occupare di come siano stati spesi oltre 200 miliardi di euro, tra opere eccessive se non inutili, di quanti sprechi e rendicontazioni farlocche. Di istituti scolastici ed asili sovradimensionati costruiti dove non nascono più bambini riscontrandosi un evidente calo demografico.</p>



<p>Di nuove infrastrutture ferroviarie progettate dove c&#8217;è bassa utenza, immaginando tracciati nelle aree ad alto rischio sismogenetico, come la nuova AV Salerno Reggio Calabria, mentre il mare divora le spiagge per migliaia di chilometri e le strade, i marciapiedi, i binari delle linee esistenti crollano come castelli di sabbia.</p>



<p>Non è infrequente che anche aree ricche di sorgenti, non riescano a soddisfare il fabbisogno dei propri abitanti a causa di una rete idrica vetusta. Immaginarsi la situazione in Sicilia, dove da decenni non si sostituiscono i tubi marci e gli approvvigionamenti si fanno con le autobotti e le taniche di plastica.<br> <br>L&#8217;Italia è quel Paese tanto abile nel gestire le emergenze, anche perché con le ricostruzioni postume ed i disastri si guadagna di più, quanto pigro nel pianificare la prevenzione e la gestione corretta del suolo, evidentemente per la coscienza sporca di pensare al guadagno facile delle imprese colluse, di tecnici incompetenti e disonesti, di politici irresponsabili.</p>



<p>Per alcune amministrazioni e per il “partito unico del cemento” l’importante è continuare a costruire e a condonare, pur in presenza di un numero incalcolabile di vani disabitati nei centri storici. Troppo conveniente per loro costruire &#8220;ex novo&#8221;, creando quartieri dormitorio piazzando qua e là dei centri commerciali, consumando suolo ed accrescendo le cause di frane e la desertificazione ambientale ed antropologica.<br> <br>Forse costa troppo dire dei no, affamare la bestia famelica della spesa pubblica ed il guadagno facile degli speculatori? Il tempo è galantuomo e la natura ci sta portando un conto salatissimo, trovandoci indebitati fino al collo per una serie di cose che andavano sicuramente pensate, gestite e realizzate senza l’assillo di dover spendere tutto e subito entro una certa data, per non perdere i finanziamenti del Next Generation EU…</p>



<p>Le emergenze c&#8217;erano e sono altre, sotto gli occhi di tutti ogni giorno, con maggioranze di governo di ogni colore politico, sia con esponenti di partito che di estrazione tecnica, i quali non hanno voluto vedere e decidere con il buon senso che qualunque madre di famiglia o un saggio contadino del Sud, avrebbero fatto meglio rispetto ai “grand commis” dello Stato pagati profumatamente.</p>



<p><strong>Fonte foto: L&#8217;Avvenire<br></strong> </p>
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		<item>
		<title>Memoria ma senza retorica: perché il 27 gennaio ci riguarda ancora (anche a Salerno)</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/memoria-ma-senza-retorica-perche-il-27-gennaio-ci-riguarda-ancora-anche-a-salerno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 07:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[27 gennaio]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 27 gennaio è diventato in Italia un appuntamento istituzionale riconosciuto dalla legge per ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione e la deportazione degli ebrei e di altre [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 27 gennaio è diventato in Italia un appuntamento istituzionale riconosciuto dalla legge per ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione e la deportazione degli ebrei e di altre minoranze sotto i regimi nazista e fascista. Una data, quella del 1945, scelta perché segna l’ingresso delle truppe sovietiche ad Auschwitz: una porta spalancata su un fatto storico documentato che chiede ancora spiegazioni e responsabilità. </p>



<p>È inutile negarlo: la memoria corre il rischio di diventare rituale, un calendario di eventi e parole rispetto alle quali scivoliamo via con l’illusione di aver assolto un dovere civico. Se questo accade, il 27 gennaio rischia di assomigliare a una spesa emotiva senza sostanza: un investimento simbolico che non produce nessuna ricaduta reale nel modo in cui viviamo il presente e guardiamo al futuro. La memoria, se non si traduce in conoscenza viva e critica, resta un’icona.</p>



<p>Gli eventi e le commemorazioni</p>



<p>Significativo è l’impegno di realtà educative come l’IIS Perito‑Levi di Eboli, che ha organizzato un convegno‑dibattito dal titolo Storie di salvezza tra memoria, storia e narrazione, coinvolgendo l’Università degli Studi di Salerno e il Museo Itinerario della Memoria e della Pace “Giovanni Palatucci”. Iniziative organizzate anche dagli studenti dell&#8217;Istituto d&#8217;Istruzione Superiore Carlo Pisacane di Sapri, per la mattina del 27 gennaio alle ore 11:00, presso il Cineteatro Ferrari di Sapri.</p>



<p>Ognuno ha il dovere di ricordare che la Shoah non è un museo da visitare né una narrazione qualsiasi di cui parlare nei talk o nei convegni. È una ferita storica che pone interrogativi sul conformismo, sull’indifferenza e sulla complicità con cui società e individui possono accettare norme ingiuste finché queste non toccano direttamente la propria vita. </p>



<p>Fare memoria significa assumere la responsabilità di comprendere come avviene l’erosione dei diritti, come si costruiscono esclusioni sociali, e come la banalità delle complici indifferenze possa riaccendere pregiudizi antichi o crearne di nuovi.</p>



<p>Il 27 gennaio è un’occasione per guardare noi stessi, le nostre scuole, i nostri territori e porci domande scomode: ad esempio che persone vogliamo essere. </p>
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		<item>
		<title>Petroliera collegata al Venezuela sequestrata dagli Stati Uniti</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/petroliera-collegata-al-venezuela-sequestrata-dagli-stati-uniti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 10:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[davos]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
		<category><![CDATA[venezuela]]></category>
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					<description><![CDATA[Le forze militari statunitensi sono salite a bordo e hanno preso il controllo di una settima petroliera collegata al Venezuela, nell’ambito di un più ampio sforzo dell’amministrazione Trump per assumere [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le forze militari statunitensi sono salite a bordo e hanno preso il controllo di una settima petroliera collegata al Venezuela, nell’ambito di un più ampio sforzo dell’amministrazione Trump per assumere il controllo del petrolio del Paese sudamericano. Secondo quanto riferisce LaPresse, il Comando Sud degli Stati Uniti ha dichiarato sui social che la motonave Sagitta è stata sequestrata “senza incidenti” perché operava in violazione della “quarantena stabilita dal presidente Donald Trump per le navi sanzionate nei Caraibi”. La Sagitta è una petroliera battente bandiera liberiana, di proprietà e gestione riconducibili a una società di Hong Kong. La nave aveva trasmesso la sua ultima posizione oltre due mesi fa, mentre lasciava il Mar Baltico, nel Nord Europa.</p>



<p><strong>Groenlandia: nessuna svolta, resta alta l’attenzione geopolitica</strong></p>



<p>Donald Trump continua a ribadire che la Groenlandia è strategica per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e sostiene che Washington debba ottenerne il controllo per evitare che finisca sotto l’influenza di Russia o Cina.</p>



<p>Negli ultimi interventi pubblici ha affermato che su questo obiettivo “non si torna indietro”, negando però che la sua posizione metta a rischio la NATO. Trump ha anche minacciato pressioni economiche e dazi nei confronti di Paesi europei, in particolare la Danimarca, per spingerli a negoziare, suscitando una dura reazione dell’Unione Europea e di Copenaghen.</p>



<p>Fonte foto: <a href="https://it.marketscreener.com/notizie/venezuela-usa-sequestrano-petroliera-in-vista-incontro-trump-machado-ce7e58d9d080f226">https://it.marketscreener.com/notizie/venezuela-usa-sequestrano-petroliera-in-vista-incontro-trump-machado-ce7e58d9d080f226</a></p>
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		<title>Venezuela: liberati due italiani dopo oltre un anno di detenzione. Quanti ancora i detenuti?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/venezuela-liberati-due-italiani-dopo-oltre-un-anno-di-detenzione-quanti-ancora-i-detenuti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 22:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità nel Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi & Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[caracas]]></category>
		<category><![CDATA[liberati italiani venezuela]]></category>
		<category><![CDATA[venezuela]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo mesi di attesa, Alberto Trentini e Mario Burlò, due cittadini italiani detenuti in Venezuela da oltre un anno, sono stati liberati e sono rientrati in Italia. Lo hanno annunciato [...]]]></description>
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<p>Dopo mesi di attesa, <strong>Alberto Trentini e Mario Burlò</strong>, due cittadini italiani detenuti in Venezuela da oltre un anno, sono stati liberati e sono rientrati in Italia. Lo hanno annunciato nelle ultime ore le autorità italiane, con grande sollievo di famiglie, istituzioni e opinione pubblica. </p>



<p>«Abbiamo ancora 42 italo-venezuelani detenuti, quelli con solo passaporto italiano sono tutti fuori. Tra questi, quelli politici sono 24, e adesso lavoriamo per fare in modo che vengano liberati», ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, durante la conferenza stampa alla Farnesina sul rilascio del cooperante Alberto Trentini. «Sono fiero di guidare questo ministero e di avere donne e uomini, sia personale diplomatico che non diplomatico, che nei momenti di difficoltà dà il meglio di sé stesso per proteggere i cittadini italiani all&#8217;estero».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il contesto: una ondata di liberazioni e tensioni politiche</h3>



<p>La scarcerazione dei due connazionali arriva nel quadro di una più ampia fase di rilascio di detenuti politici in Venezuela, iniziata nei giorni scorsi. Secondo le autorità di Caracas sono stati liberati numerosi prigionieri, inclusi alcuni cittadini stranieri, in un gesto definito di “consolidamento della pace” dopo mesi di pressione internazionale.&nbsp;</p>



<p>Tuttavia, organizzazioni per i diritti umani e Ong locali sottolineano che il numero reale di liberati potrebbe essere ben inferiore alle dichiarazioni ufficiali e che ancora molte centinaia di prigionieri politici restano dietro le sbarre, in strutture come l’infame carcere di El Helicoide, noto per condizioni durissime.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Quanti sono ancora detenuti?</h3>



<p>Secondo dati recenti diffusi dalle istituzioni italiane, in Venezuela restano ancora detenuti almeno 42 cittadini tra italiani e italo-venezuelani, di cui circa 24 considerati prigionieri politici.&nbsp;</p>



<p>Questi numeri riflettono una situazione complessa: molti dei detenuti sono accusati di reati legati alla ribellione o alla sovversione dell’ordine costituzionale, mentre altri avrebbero subito arresti senza accuse formali solide. Le famiglie e le associazioni italiane di supporto chiedono da tempo trasparenza e garanzie sul rispetto dei diritti umani.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Diplomazia e prospettive future</h3>



<p>La liberazione degli italiani è stata possibile grazie a un intenso lavoro diplomatico portato avanti da Roma e alle interlocuzioni con le autorità venezuelane, anche in coordinamento con partner internazionali. Secondo Tajani, l’Italia intende inoltre rafforzare i rapporti diplomatici ufficiali con Caracas, elevando la rappresentanza da incaricato d’affari ad ambasciatore, come segnale di una nuova fase di dialogo.  Nonostante le recenti scarcerazioni, la situazione politica in Venezuela resta fragile e sotto scrutinio internazionale, con tensioni tra opposizione e governo, preoccupazioni sui diritti civili e pressioni per un processo di riforme democratiche.</p>
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		<title>Groenlandia, perché l’America la vuole e cosa dice il trattato del 1951</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/groenlandia-perche-lamerica-la-vuole-e-cosa-dice-il-trattato-del-1951/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 10:13:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[groenlandia]]></category>
		<category><![CDATA[groenlandia america]]></category>
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					<description><![CDATA[La Groenlandia è tornata ciclicamente al centro dell’attenzione geopolitica mondiale. L’isola più grande del pianeta, coperta per oltre l’80% dai ghiacci e abitata da poco più di 56 mila persone, [...]]]></description>
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<p>La <strong>Groenlandia</strong> è tornata ciclicamente al centro dell’attenzione geopolitica mondiale. L’isola più grande del pianeta, coperta per oltre l’80% dai ghiacci e abitata da poco più di 56 mila persone, è oggi uno dei territori strategicamente più ambiti al mondo. Negli ultimi anni l’interesse degli <strong>Stati Uniti</strong> è apparso sempre più esplicito, alimentando il dibattito su una presunta “contesa” con l’Europa. Ma la realtà è più complessa e affonda le sue radici in un accordo firmato oltre settant’anni fa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché la Groenlandia è strategica</h3>



<p>La Groenlandia occupa una posizione chiave nell’Artico, tra Nord America ed Europa. <strong>È un punto di controllo naturale delle rotte aeree e marittime del Nord Atlantico e dell’Artico</strong>, oggi sempre più navigabile a causa dello scioglimento dei ghiacci. Inoltre, il sottosuolo groenlandese è ricco di terre rare, minerali critici, uranio e potenziali riserve energetiche, risorse fondamentali per le tecnologie moderne e la transizione energetica.</p>



<p>A questo si aggiunge il fattore militare: la Groenlandia è un avamposto ideale per i sistemi di difesa missilistica e di sorveglianza, soprattutto in un contesto di rinnovata competizione globale tra Stati Uniti, Russia e Cina.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il ruolo degli Stati Uniti e la base di Thule</h3>



<p>Gli Stati Uniti sono presenti in Groenlandia dalla Seconda guerra mondiale. Durante il conflitto, Washington ottenne il permesso di installare basi militari per impedire che la Germania nazista prendesse il controllo dell’isola. Da allora, la presenza americana non è mai venuta meno.</p>



<p>Il punto centrale di questa presenza è la base di Thule (oggi chiamata Pituffik Space Base), fondamentale per il sistema di allerta precoce contro i missili balistici e per le operazioni spaziali e radar degli Stati Uniti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il trattato del 1951: cosa prevede davvero</h3>



<p>Il quadro giuridico che regola tutto questo è il Trattato di difesa del 1951, firmato tra Stati Uniti e Danimarca, di cui la Groenlandia allora faceva parte come territorio non autonomo.</p>



<p>L’accordo consente agli Stati Uniti di: mantenere e gestire basi militari in Groenlandia; costruire infrastrutture necessarie alla difesa del Nord Atlantico; operare liberamente per scopi di sicurezza comune nell’ambito della NATO.</p>



<p>In cambio, la sovranità sulla Groenlandia resta alla Danimarca, oggi affiancata dall’autogoverno groenlandese, che dal 2009 gode di ampia autonomia interna. Il trattato non prevede alcuna possibilità di “acquisizione” o annessione dell’isola da parte americana.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’idea di “comprare” la Groenlandia</h3>



<p>Le dichiarazioni, emerse negli ultimi anni, sull’ipotesi che gli Stati Uniti potessero “comprare” la Groenlandia hanno avuto un forte impatto mediatico, ma nessun fondamento giuridico o politico concreto. Danimarca e governo groenlandese hanno ribadito con fermezza che la Groenlandia non è in vendita e che il futuro dell’isola spetta esclusivamente ai suoi abitanti.</p>



<p>Oggi la Groenlandia non è oggetto di una contesa formale tra Stati Uniti ed Europa, bensì di un delicato equilibrio geopolitico. Washington punta a rafforzare la propria presenza militare e strategica nell’Artico, nel pieno rispetto degli accordi esistenti. Copenaghen mantiene la sovranità, mentre la Groenlandia guarda con crescente interesse a un possibile futuro di piena indipendenza.</p>



<p>In questo scenario, il trattato del 1951 resta la pietra angolare dei rapporti tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia: un accordo che spiega perché l’America sia così presente sull’isola, ma anche perché non possa semplicemente “prenderla”. </p>
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		<title>Giornata contro la violenza sulle donne. Il solo fatto che dobbiamo ancora celebrarla dice tutto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giornata-contro-la-violenza-sulle-donne-il-solo-fatto-che-dobbiamo-ancora-celebrarla-dice-tutto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2025 11:59:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è un paradosso che ritorna, puntuale, ogni 25 novembre. Da oltre vent’anni il mondo dedica questa giornata alla lotta contro la violenza sulle donne. Eppure il copione non cambia: cerimonie, [...]]]></description>
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<p class="p1">C’è un paradosso che ritorna, puntuale, ogni 25 novembre. Da oltre vent’anni il mondo dedica questa giornata alla lotta contro la violenza sulle donne. Eppure il copione non cambia: cerimonie, panchine rosse, dichiarazioni di rito. Se ogni anno sentiamo il bisogno di parlarne, vuol dire una sola cosa: non abbiamo risolto nulla. O, per dirla più schiettamente, abbiamo fatto molto meno di quanto avremmo dovuto.</p>



<p class="p1">La violenza contro le donne non è un incidente della storia, ma una malattia sociale che continua a prosperare nel silenzio dei pianerottoli, negli appartamenti insonorizzati, dentro le famiglie che si fingono normali. Ogni volta che una donna denuncia, ce n’è un’altra che tace. Ogni volta che lo Stato interviene, c’è qualcuno che chiede perché non sia intervenuto prima.</p>



<p class="p1">L’Italia, nel tentativo di correre ai ripari, ha approvato norme come il Codice Rosso, che accelera le procedure per le denunce di maltrattamenti e violenze domestiche. Una legge importante, certo, ma non risolutiva. Una toppa su un tessuto che continua a strapparsi. Perché le leggi servono, ma non bastano. Le leggi arrivano dopo. E “dopo” spesso è troppo tardi.</p>



<p class="p1">E qui sta l’altro paradosso, più scomodo e meno citato: non tutte le donne sono protette allo stesso modo. Ci sono quelle che hanno strumenti, reti sociali, sostegno economico. E poi ci sono quelle che non hanno nulla: né una casa da cui andare via, né un conto corrente, né una persona da chiamare. Le prime riescono a uscirne. Le seconde spesso no.</p>



<p class="p1">Finché avremo bisogno di ricordare alle donne che non devono morire per mano di chi dice di amarle, allora vuol dire che la battaglia non è nemmeno a metà. E il 25 novembre continuerà a essere non una “festa” della consapevolezza, ma il funerale di ciò che non siamo riusciti a cambiare.</p>
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		<title>QR code nei musei d’Italia: la rivoluzione digitale che non è più solo un “codice quadrato”</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/qr-code-nei-musei-ditalia-la-rivoluzione-digitale-che-non-e-piu-solo-un-codice-quadrato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Nov 2025 11:36:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[parco del cilento]]></category>
		<category><![CDATA[qrcode]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 2025, il QR code nei musei italiani non è più un semplice vezzo tecnologico: è diventato uno strumento strategico per la valorizzazione del patrimonio culturale, grazie a progetti finanziati [...]]]></description>
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<p>Nel 2025, il QR code nei musei italiani non è più un semplice vezzo tecnologico: è diventato uno strumento strategico per la valorizzazione del patrimonio culturale, grazie a progetti finanziati dal PNRR, iniziative regionali e collaborazioni con startup innovative. Ecco come l’Italia sta trasformando i piccoli codici bidimensionali in una porta verso il passato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Digitale + Cultura: la spinta del PNRR</h2>



<p>Al centro della rivoluzione tecnologica c’è il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Una delle misure chiave è dedicata proprio alla digitalizzazione delle collezioni di musei, archivi e biblioteche, con un budget di 500 milioni di euro stanziato dal Ministero della Cultura.&nbsp;</p>



<p>Questo fondo finanzia iniziative che includono anche l’etichettatura con QR code, per rendere le opere più “leggibili” in chiave digitale.</p>



<p>Tra i bandi attuali, spicca quello promosso dall’ANCI Sicilia, che ha ricercato partner per installare QR code in diversi musei comunali entro la fine del 2025.  L’obiettivo? Non solo raccontare il patrimonio artistico, ma anche formare i referenti museali su come gestire e aggiornare contenuti digitali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Innovazione nei musei: quando il QR Code diventa audioguida</h2>



<p>In Liguria, ad esempio, cresce l’adozione di QR code multimediali nei musei. Questa tecnologia permette di offrire audioguide digitali senza la necessità di apparecchi dedicati: i visitatori scansionano il codice con il proprio smartphone e accedono a registrazioni audio, video o immagini.  È una soluzione semplice ma molto potente, soprattutto per piccoli musei con risorse limitate: consente una fruizione più ricca e accessibile, abbattendo barriere economiche e logistiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Startup e tecnologia museale: il contributo di Skylab Studios</h2>



<p>Tra le aziende italiane che stanno spingendo l’innovazione museale, Skylab Studios occupa un posto di rilievo. La società utilizza QR code (e anche chip NFC) per creare schede interattive che raccontano la storia delle opere esposte, integrando testi, audio e video.  Progetti come il tour virtuale di Villa Torlonia dimostrano come la tecnologia possa rendere “visibile l’invisibile”: dettagli, citazioni, retroscena, tutto accessibile con un semplice gesto sullo smartphone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Digitalizzazione, ma non omologazione</h2>



<p>Nonostante i progressi, il panorama resta disomogeneo. Secondo un’analisi recente, solo circa il 28% dei musei italiani utilizza QR code o tecnologie simili per supportare la visita, mentre gran parte delle strutture fatica ad avere una rete Wi‑Fi stabile.  Questo gap non è solo tecnologico: spesso riflette differenze di budget, risorse umane e capacità progettuale tra grandi musei nazionali e piccole realtà locali. </p>



<p>Il QR code non è soltanto uno strumento di arricchimento culturale: può favorire l’accessibilità, collegandosi a misure di inclusione previste dai bandi PNRR. In uno dei progetti attuali per musei provinciali, ad esempio, è prevista la creazione di “kids corner” e di allestimenti pensati per persone con disabilità cognitive, con QR code che forniscono contenuti simplificati o narrativi.  Inoltre, recenti avvisi pubblici chiedono soluzioni per rimuovere le barriere fisiche e cognitive nei musei, grazie a tecnologie digitali come i QR code. </p>



<p>Foto tratta da qui <a href="https://arweb.it/qr-code-nei-musei-con-realta-aumentata/">https://arweb.it/qr-code-nei-musei-con-realta-aumentata/</a></p>
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		<item>
		<title>La cultura italiana investe nel digitale: un passo verso il futuro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-cultura-italiana-investe-nel-digitale-un-passo-verso-il-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 10:59:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[La cultura italiana sta attraversando una fase di trasformazione digitale significativa. Secondo il report 2024-2025 dell’Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura del Politecnico di Milano, il 55% dei musei e [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La cultura italiana sta attraversando una fase di trasformazione digitale significativa. Secondo il report 2024-2025 dell’Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura del Politecnico di Milano, il 55% dei musei e il 41% dei teatri italiani hanno già investito in innovazione digitale  .</p>



<h3 class="wp-block-heading">Crescita dei visitatori e degli incassi</h3>



<p>Nel 2024, musei, monumenti e aree archeologiche italiane hanno registrato un aumento del 6% dei visitatori e del 7% delle entrate da biglietteria rispetto all’anno precedente. Anche il settore teatrale ha visto una crescita del 9% sia in termini di spettatori che di incassi. Questi dati confermano la vitalità del comparto culturale, dove l’innovazione digitale continua a rappresentare una leva di sviluppo&nbsp; .</p>



<h3 class="wp-block-heading">Intelligenza Artificiale e accessibilità</h3>



<p>Il report evidenzia anche l’interesse crescente verso l’Intelligenza Artificiale (IA). Il 57% dei musei e il 64% dei teatri prevedono di investire in IA nei prossimi tre anni per migliorare l’esperienza del pubblico. Tuttavia, l’adozione dell’IA è ancora in fase esplorativa: circa un museo su tre e un teatro su due la utilizzano, ma solo l’1% ha già avviato progetti strutturati&nbsp; .</p>



<p>Inoltre, il digitale offre soluzioni per migliorare l’accessibilità. Ad esempio, l’uso di avatar multilingue come guide nei musei e chatbot con interfacce vocali e testuali per supportare persone non udenti o non vedenti sta diventando sempre più comune&nbsp; .</p>



<h3 class="wp-block-heading">Sfide e opportunità</h3>



<p>Nonostante i progressi, permangono sfide significative. Molti musei e teatri devono ancora sviluppare competenze digitali adeguate e una visione strategica per integrare efficacemente la tecnologia nei loro processi. La sostenibilità economica e organizzativa rimane una preoccupazione centrale, soprattutto in un contesto di risorse limitate&nbsp; .</p>



<p>Tuttavia, l’innovazione digitale offre anche nuove opportunità. L’accesso aperto e gratuito ai contenuti digitali, la creazione di format ibridi e l’offerta di esperienze memorabili rappresentano leve potenziali per diversificare le fonti di entrata e attrarre nuovi pubblici  .</p>



<p>Foto tratta da <strong><a href="http://musei.beniculturali.it/notizie/notifiche/l8-marzo-ingresso-gratuito-per-le-donne-nei-musei-e-luoghi-della-cultura-statali">qui </a></strong></p>
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		<item>
		<title>Il mondo unito contro la fame: la Fao celebra la Giornata mondiale dell&#8217;alimentazione 2025</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-mondo-unito-contro-la-fame-la-fao-celebra-la-giornata-mondiale-dellalimentazione-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2025 14:36:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[Come ogni anno, il 16 ottobre il mondo si unisce per celebrare la Giornata mondiale dell’alimentazione, un appuntamento istituito dalla FAO nel 1979 per ricordare la fondazione dell’organizzazione delle Nazioni [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come ogni anno, il 16 ottobre il mondo si unisce per celebrare la <strong>Giornata mondiale dell’alimentazione</strong>, un appuntamento istituito dalla FAO nel 1979 per ricordare la fondazione dell’organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, avvenuta proprio in questa data, nel 1945. È un momento di riflessione globale sul diritto universale a un’alimentazione adeguata, sulla lotta contro la fame e sull’importanza di costruire sistemi alimentari più equi, sostenibili e resilienti.</p>



<p>Quest’anno, il tema scelto — “Mano nella mano per un’alimentazione e un futuro migliori” — pone l’accento sulla cooperazione e sulla solidarietà come strumenti fondamentali per affrontare le sfide legate alla sicurezza alimentare e al cambiamento climatico. L’idea è semplice ma potente: solo unendo le forze tra governi, imprese, comunità locali e cittadini sarà possibile garantire a tutti l’accesso a cibo sano, sicuro e nutriente.</p>



<p>La cerimonia ufficiale si è tenuta a Roma alla presenza di rappresentanti istituzionali, delegazioni internazionali e ospiti d’onore. L’ingresso di Papa Leone XIV, accolto da un lungo applauso nella sala plenaria, ha segnato uno dei momenti più toccanti dell’evento. Il Pontefice, nel suo intervento, ha richiamato la comunità internazionale a “non dimenticare che la fame non è un destino, ma il risultato di scelte politiche, economiche e sociali. Nutrire il mondo – ha sottolineato – significa rispettare la dignità umana, difendere la terra e promuovere la pace”.</p>



<p>Alla cerimonia hanno preso parte anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che in mattinata aveva partecipato all’inaugurazione del nuovo Museo e della Rete per l’Alimentazione e l’Agricoltura, un progetto promosso dalla FAO per valorizzare la conoscenza, la memoria storica e l’innovazione in campo agricolo e alimentare.</p>



<p>Mattarella, nel suo discorso, ha ribadito che “il diritto al cibo è un diritto fondamentale, indissolubilmente legato alla giustizia sociale e ambientale. Nessuno può considerarsi libero in un mondo dove milioni di persone soffrono ancora la fame”.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le sfide globali: dalla fame al cambiamento climatico</h3>



<p>Secondo gli ultimi dati della FAO, oltre 735 milioni di persone nel mondo vivono ancora in condizioni di insicurezza alimentare. Le crisi geopolitiche, l’aumento dei costi dei generi alimentari, gli effetti del cambiamento climatico e la perdita di biodiversità aggravano ulteriormente la situazione, mettendo a rischio i progressi raggiunti negli ultimi decenni nella lotta contro la fame.</p>



<p>Proprio per questo, l’edizione 2025 della Giornata mondiale dell’alimentazione vuole richiamare l’urgenza di un impegno collettivo. Dal sostegno all’agricoltura familiare e locale, alla riduzione degli sprechi alimentari, fino alla promozione di diete più sane e sostenibili, ogni gesto può contribuire a un cambiamento concreto.</p>



<p><strong>Fonte foto: <a href="https://onuitalia.com/2020/07/27/geospaziali/">https://onuitalia.com/2020/07/27/geospaziali/</a></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Politica in saldo: alleanze, promesse e la grande fuga degli elettori</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/politica-in-saldo-alleanze-promesse-e-la-grande-fuga-degli-elettori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Egidio Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2025 16:25:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=217635</guid>

					<description><![CDATA[Mentre si avvicina la data di presentazione delle liste elettorali, fervono i preparativi, si tessono e si disfano alleanze, si chiudono accordi, si ribaltano schieramenti, in nome di un posto [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mentre si avvicina la data di presentazione delle liste elettorali, fervono i preparativi, si tessono e si disfano alleanze, si chiudono accordi, si ribaltano schieramenti, in nome di un posto sicuro per il tanto agognato seggio.<br />Un rito stantìo e ripetitivo, tra le cause della inesorabile disaffezione del corpo elettorale, con una astensione dal voto che ormai rasenta il 50% degli aventi diritto.</p>



<p>In una democrazia matura la campagna elettorale dovrebbe rappresentare un momento di verifica di quanto realizzato nelle consiliature o nelle legislature precedenti, secondo un vecchio principio secondo cui la politica è quell&#8217;attività che intercorre tra una campagna elettorale ed un&#8217;altra.<br />Da troppo tempo, invece, la propaganda ha occupato tutti gli spazi della politica, orfana dei partiti storici, degli uffici studi, delle discussioni sui programmi veri.</p>



<p>Occorrerebbe quindi che ogni candidato cambiasse il copione, almeno in un aspetto.<br />Non più quello delle facili promesse elettorali, puri esercizi di onanismo politico, destinati a rimanere nel campo delle buone intenzioni.</p>



<p>Sarebbe ora di illustrare quello che si è prodotto, almeno negli ultimi cinque anni, non solo per i consiglieri regionali uscenti, quanto pure per gli ex sindaci, per i consiglieri comunali e provinciali, per i parlamentari, per i candidati provenienti dalla società civile, dal sindacato, dalle professioni.<br />Un modo cristallino per conoscere cosa hanno fatto, proposto, rivendicato e difeso nei vari settori che hanno impattato sui territori.</p>



<p>Proprio nel Cilento, mentre si chiudevano reparti ed ospedali, tribunali ed uffici postali, si effettuavano una serie di tagli nelle opere stradali e, addirittura, si progettava una nuova linea ferroviaria, pensata proprio per aggirare la terra di Parmenide.</p>



<p>Un&#8217;operazione verità oggi è irrinunciabile. Una sorta di &#8220;curriculum vitae&#8221; per ogni candidato, rivelerebbe chi ha veramente a cuore le sorti di questa terra bella e bistrattata.<br />Dove spesso proprio i rappresentanti del popolo sono stati i peggiori nemici del Cilento, arrivando a voltarsi da un altro lato, pur di mantenere cariche e privilegi.</p>



<p>Fare un passo del genere restituirebbe dignità alla politica, offesa e vilipesa da pifferai ed opportunisti, avvicinando i cittadini all&#8217;impegno ed alla militanza, ridotta ai minimi termini da decenni di incuria e di sciatteria verso i problemi reali.</p>



<p>Non ci sono altre strade: per salvare la politica occorre solamente praticarla seriamente, con esempi concreti ed un impegno costante, evitando gli spot autocelebrativi e le fasulle promesse elettorali, che hanno il sapore di una cambiale che non verrà mai pagata da nessuno.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una chiacchierata d’altri tempi con Amedeo Pasca, memoria vivente del Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/una-chiacchierata-daltri-tempi-con-amedeo-pasca-memoria-vivente-del-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2025 14:41:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Montecorice]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[amedeo pasca]]></category>
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<p>È stata una telefonata, avvenuta lo scorso agosto, a riportare Giorgio Mellucci indietro nel tempo. Dall’altro capo della linea c’era Amedeo Pasca, insegnante in pensione, originario di Cosentini, uomo dalla voce calma e dalla memoria lucida, capace di evocare atmosfere e ricordi che appartengono all’anima del Cilento.</p>



<p>«Quella chiamata – racconta Mellucci – mi ha fatto rivivere il sapore degli antichi caffè condivisi e delle giornate d’estate trascorse tra libri e racconti. Ho sentito forte il desiderio di andare a trovarlo».</p>



<p>Entrando nella casa di Pasca, Mellucci descrive di aver percepito «l’eco dei passi di chi aveva attraversato il tempo con occhi attenti e cuore aperto». Vecchie fotografie in bianco e nero, sorrisi impressi sulla carta, racconti che ancora respiravano: tra quei ricordi compariva anche la figura del nonno di Giorgio, Vittorio, segretario comunale, e quella del bisnonno Angelo, conosciuto come “lo speziale”.</p>



<p>«La sua casa – continua – era un vero cenacolo letterario. Mio bisnonno aveva lavorato in Argentina come direttore della farmacia Crespo e univa l’esperienza professionale alla capacità di dispensare consigli e saggezza. Giovani dei paesi vicini, come Vittorio Amoresano e Benito Funicello, si ritrovavano lì per leggere e confrontarsi».</p>



<p>Nel racconto emergono anche figure come quella del sarto Giuseppe Damiani, che insegnava ai ragazzi non solo un mestiere ma anche dignità e passione.</p>



<p>E poi il ricordo del teatro popolare di Cosentini, il primo del comune e probabilmente di tutto il Cilento. «Ogni 16 agosto – spiega Mellucci – dalla casa di mio bisnonno prendeva vita uno spettacolo itinerante che coinvolgeva l’intero paese. Non era solo teatro, era vita comunitaria. Amedeo ne fu uno dei promotori insieme a un signore di Serramezzana».</p>



<p>Non mancava il carnevale, con i suoi colori e le sue maschere, momento di aggregazione e festa collettiva. Oggi alcune di quelle tradizioni sono riproposte dall’associazione Euphória, che ha il merito di ridare luce a memorie rischiate di svanire.</p>



<p>La chiacchierata con Amedeo Pasca, sottolinea Giorgio Mellucci, non è stata solo un esercizio di memoria. «È stato un viaggio nell’anima del Cilento, alla scoperta del filo invisibile che unisce le generazioni. Ho compreso che la vera ricchezza di un territorio non sono i luoghi, ma le persone che ne custodiscono l’anima».</p>



<p>Un ringraziamento che diventa anche riconoscimento: «Grazie, zio Amedeo, per la tua lucidità e generosità. Sei un custode di memorie preziose e un faro per chi vuole comprendere la forza e il valore della nostra comunità».</p>
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		<title>L&#8217;ultima onta per il Cilento: Una tabella rimossa, quella del Pronto Soccorso dell&#8217;ospedale di Agropoli</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lultima-onta-per-il-cilento-una-tabella-rimossa-quella-del-pronto-soccorso-dellospedale-di-agropoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Egidio Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Aug 2025 13:38:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agropoli]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale agropoli]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;ultima onta per il Cilento. Una tabella rimossa, quella del Pronto Soccorso dell&#8217;ospedale di Agropoli. Prima inaugurato, poi chiuso, tra promesse tradite di riaperture, bugie&#160;ripetute dietro proclami fasulli. Adesso è [...]]]></description>
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<p>L&#8217;ultima onta per il Cilento. Una tabella rimossa, quella del Pronto Soccorso dell&#8217;ospedale di Agropoli. Prima inaugurato, poi chiuso, tra promesse tradite di riaperture, bugie&nbsp;ripetute dietro proclami fasulli. Adesso è tardi. La gente è pronta a scendere in piazza con proteste clamorose. Non si può mortificare una popolazione di settantacinquemila abitanti, con punte di duecentomila in estate.</p>



<p>Questa volta non si tornerà indietro perchè la misura è colma e la protesta monta clamorosa al ritmo di mille adesioni al giorno in un movimento spontaneo che si è denominato Gruppo Pronto Soccorso. Un fallimento per la democrazia rappresentativa, con l&#8217;incapacità della politica di incidere nei processi decisionali.</p>



<p>Partiti evanescenti, pronti solo nelle campagne elettorali, quali comitati per indicare i candidati. Istituzioni, come la regione ed i governi, lontani dalle esigenze dei cittadini.&nbsp;Lobby private a cui viene concesso spazio, creando artatamente il disservizio nel Sistema Sanitario pubblico. Una sorta di obsolescenza programmata e funzionale.</p>



<p>Oggi Agropoli sceglie la lotta popolare per gridare la propria rabbia in nome della dignità di un presidio sanitario. Al pari di Sapri, che da mesi lotta per difendere il suo punto nascita, con coraggio e pervicacia, senza arrendersi, nonostante i rimpalli tra Ministero e Regione. Vallo della Lucania con i reparti falcidiati nelle piante organiche, invece, vive in un sorta di limbo, galleggiando sulla zattera della sopravvivenza, perdendendo i suoi pezzi pregiati, come una nobile decaduta, costretta a svendere la propria argenteria. Illudendosi di poter resistere, ma condannata all’ analogo destino di un declino sicuro ed inarrestabile.</p>



<p>Tutti processi figli della medesima strategia distruttiva, quasi un accanimento demolitorio ai danni dei cilentani. Si preannunciano iniziative clamorose per il giorno 8 agosto alle ore 18, data prevista per la mobilitazione popolare ad Agropoli. I sindaci minacciano di consegnare le fasce tricolori al Prefetto ed i cittadini le proprie tessere elettorali.</p>



<p>Ci saranno delle serrate delle attività commerciali e la gente non esiterà a scendere in piazza. C&#8217;è da credere che questa popolazione, costituita in prevalenza da commercianti, artigiani, imprenditori, professionisti non avrà alcuna sudditanza con la politica.<br>Questo è un territorio storicamente incline al ribellismo. Dal Cilento scoccò la scintilla del Risorgimento, con i Moti Cilentani del 1820. Una situazione che si preannuncia incandescente e&nbsp;foriera di una frattura insanabile con i partiti tradizionali.</p>



<p>&nbsp;<br>Eppure è estremamente semplice capire che questa crisi è figlia delle politiche di austerità che hanno finito per accrescere il divario tra il centro e la periferia, contribuendo allo smantellamento dello stato sociale, dei servizi essenziali.</p>



<p>Sanità, giustizia, istruzione, infrastrutture viarie, sono i petali strappati di una rosa destinata ad appassire per mano di quei maldestri giardinieri chiamati ancora politici.</p>



<p>Fuor di metafora, siamo oltre tempo massimo.</p>



<p>Affinchè certi processi non siano irreversibili, occorre scrivere una nuova agenda sociale, prestando ascolto a certe istanze.</p>



<p>Abbandonando le stupide tabelline calate dall&#8217;alto, commisurando i bisogni dei cittadini non solo in considerazione del numero di utenti, quanto pure dell&#8217;estensione di determinate aree geografiche e della distanza di queste dai grandi centri metropolitani.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="579" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2025/08/23396867-f2db-4275-9baf-549f9ab55a43-579x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-211190" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2025/08/23396867-f2db-4275-9baf-549f9ab55a43-579x1024.jpeg 579w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2025/08/23396867-f2db-4275-9baf-549f9ab55a43-170x300.jpeg 170w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2025/08/23396867-f2db-4275-9baf-549f9ab55a43-768x1358.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2025/08/23396867-f2db-4275-9baf-549f9ab55a43-869x1536.jpeg 869w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2025/08/23396867-f2db-4275-9baf-549f9ab55a43.jpeg 905w" sizes="(max-width: 579px) 100vw, 579px" /></figure>
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		<item>
		<title>Marchetti: «L’aeroporto delle due Costiere e la via crucis della SS18»</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/marchetti-laeroporto-delle-due-costiere-e-la-via-crucis-della-ss18/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Egidio Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Aug 2025 13:41:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[aeroporto salerno]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217; aeroporto di Salerno, situato nell&#8217;agro di Pontecagnano, sembra sbucare all&#8217;improvviso dopo un dedalo di stradine interpoderali che attraversano vasti campi coltivati a finocchi, angurie, verdure ed ortaggi.Tanta ruralità sembra [...]]]></description>
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<p>L&#8217; aeroporto di Salerno, situato nell&#8217;agro di Pontecagnano, sembra sbucare all&#8217;improvviso dopo un dedalo di stradine interpoderali che attraversano vasti campi coltivati a finocchi, angurie, verdure ed ortaggi.<br>Tanta ruralità sembra stridere con il caos cronico della strada Statale 18, &#8220;via crucis&#8221; della mobilità salernitana e, forse proprio per questo, protetta da una sorta di sacralità intrinseca, reputata quasi un dogma, insostituibile da ogni alternativa viaria, condannando residenti, turisti e pendolari a delle pene d&#8217;inferno. Qualcuno dice che tira più un crine di bufala che una colonna di automobili, quale giustificazione ultima di questa situazione.</p>



<p>Il nostro territorio vive da circa mezzo secolo con dei pesanti condizionamenti, a causa di alcuni inestricabili tabù. Pur esistendo aree adeguate da destinate a nuovi collegamenti, si preferisce mantenere lo status quo, per non danneggiare alcuni investimenti privati lungo l&#8217;unica via di comunicazione, oramai satura e spremuta oltre ogni ragionevole intenzione. Una landa conurbata , cresciuta senza regole, dove è difficile capire in quale comune ci si ritrovi: Capaccio, Eboli, Battipaglia, Bellizzi, Pontecagnano sono diventate un unicum informe, dove caseifici, supermercati, stazioni di servizio, centri commerciali, outlet sono i padroni del vapore, condizionando ogni possibilità di far decantare il traffico, un flusso da sfruttare con ingordigia per i loro commerci. Come se nella ricca Pianura Padana avessero impedito la costruzione delle autostrade per agevolare la vendita del parmigiano reggiano e dei prosciutti di Parma.</p>



<p>Questo è il motivo per cui oggi si fa prima ad andare in aereo a Milano o a Torino partendo da Salerno, che raggiungere il nostro capoluogo dal Sud della provincia e viceversa. Anche l&#8217;arrivo dei viaggiatori nel nuovo scalo aeroportuale, che in maniera ecumenica oggi ha abbracciato il nome delle due Costiere, rivela evidenti carenze. Servizi di autobus per la Costiera Amalfitana, per Salerno, per Battipaglia e finanche per la Basilicata, ma ancora nessuno per il Cilento. Qualcuno che abbia proposto di utilizzare i binari della linea ferroviaria Tirrenica per delle corse di treni dedicati ai collegamenti da e per il Cilento? Un vuoto logistico ed infrastrutturale che dà l&#8217;impressione di essere arrivati nel nulla, tranne la bellezza dei campi coltivati, delle serre, degli antichi casolari colonici spesso abbandonati.</p>



<p>La politica, nel frattempo, si autocelebra nella esaltazione della nuova denominazione aeroportuale ed inaugura addirittura la posa della prima pietra di opere come la Pisciottana, con circa quaranta anni di ritardo. Per tutto il resto, rimane latitante e complice nel non riuscire a proporre soluzioni concrete, progetti fattibili, infrastrutture lineari che siano in sintonia con le attuali esigenze di mobilità. La mancanza di volontà nel risolvere l&#8217;intasamento della viabilità nella Piana del Sele, da Battipaglia ad Agropoli, accampando scuse o alternative strambe, rappresenta una forma di negazionismo della realtà, sotto certi aspetti paragobabile a quella dei terrapiattisti o dei novax. Un non voler affrontare il problema di tutti per non scontentare i facoltosi interessi di pochi.</p>



<p>Sarebbe auspicabile che qualcuno dei decisori pubblici, solito percorrere queste anguste vie, prevalentemente in campagna elettorale, lo faccia pure per altre esigenze, magari per diletto e non per necessità sanitarie o per altre gravi urgenze. Un modo semplice e pratico di misurare i chilometri ed i tempi di percorrenza, lontano dalle esibizioni elettorali o dalle inaugurazioni di opere tanto tardive da sembrare oramai postume, rispetto alle occasioni perse, all&#8217;emigrazione emorragica che non rientrerà mai più.</p>
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		<item>
		<title>Fede, cultura e politica: il territorio merita confronto, non divisioni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/fede-cultura-e-politica-il-territorio-merita-confronto-non-divisioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Egidio Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 13:39:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[ Non sembrano spegnersi le polemiche relative alla indisponibilità della Curia vallese a concedere l&#8217;utilizzo della chiesa del Crocifisso, quale sede di una mostra figurativa, nell&#8217;ambito di una serie di iniziative [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p> Non sembrano spegnersi le polemiche relative alla indisponibilità della Curia vallese a concedere l&#8217;utilizzo della chiesa del Crocifisso, quale sede di una mostra figurativa, nell&#8217;ambito di una serie di iniziative patrocinate dall&#8217;Amministrazione comunale di Vallo della Lucania, contravvenendo ad una precedente autorizzazione, la quale aveva indotto gli organizzatori ad installare la mostra nella predetta chiesa.</p>



<p>Un dietrofront, palesato dal Vescovo durante un’omelia, che ha messo a repentaglio il lavoro e la programmazione della manifestazione.&nbsp;</p>



<p>In assenza di comunicati ufficiali, bisogna basarsi sulle versioni raccontante dai testimoni e, come tali, vanno gestite con cautela.</p>



<p>Sembrerebbe che il “casus belli” non sia la mostra stessa, bensì un murales dipinto pochi giorni prima in un tratto di strada del centro, tra la chiesa di Santa Maria delle Grazie e la Sede Vescovile, ricadente sempre all’interno delle iniziative della medesima rassegna culturale.</p>



<p>Una immagine forte, rappresentante la dea Ecate, una figura complessa della mitologia greca.</p>



<p>Sicuramente qualche benpensante ne sarà stato turbato, al punto da avanzare rimostranze e lagnanze con il presule. Anche tra i mezzi di informazione c&#8217;è chi ha contestato la scelta di questa immagine, invocando demoni e simboli anticristiani, buttando benzina sul fuoco della polemica, con il risultato di ottenere una presa di posizione netta e contraria, che ai più è sembrata quasi una forma&nbsp;di scomunica.</p>



<p>Nel rispetto della sensibilità e della libertà di tutti, nella distinzione dei ruoli tra potere temporale e potere spirituale, occorre fare la fotografia del presente, analizzando lo stato delle cose e le diverse responsabilità dei vari soggetti nello sviluppo del nostro territorio, senza sconti per nessuno.</p>



<p>Indubbiamente la nostra società vive una fase di decadenza economica e morale, con uno scadimento nei costumi, nei comportamenti e negli esempi.<br>Un degrado che tocca tutte le fasce sociali, tra problemi di ludopatia, uso e abuso di sostanze stupefacenti ed alcolici.</p>



<p>Una crisi che non risparmia nessun ambito, coinvolgendo istituzioni civili e religiose, attività&nbsp;economiche e culturali.</p>



<p>Il Cilento poi, conosce da oltre un decennio una recrudescenza del fenomeno dell&#8217;abbandono e dello spopolamento.</p>



<p>Si chiudono raparti ospedalieri, scuole, uffici postali e giudiziari. Franano strade, si abbassano le saracinesche, mentre i nostri figli laureati e diplomati vanno ad ingrossare le fila di una nuova e poderosa emigrazione intellettuale.</p>



<p>Ebbene, né la politica né la Chiesa hanno fatto sentire la loro voce, che poteva essere corale ed unita per rivendicare risorse economiche ed umane, plasmando e supportando i giovani con lo stesso slancio con il quale sono state costruite scuole, ospedali, teatri, centri culturali per mano di prelati illuminati.</p>



<p>Non doveva essere un non irresistibile murales a dividere l&#8217;opinione pubblica o fare da detonatore per la rinascita del nostro orgoglio.</p>



<p>Nonostante le migliori intenzioni degli organizzatori, qualcuno ha provato a trasformarlo in un capriccioso motivo di divisione, artatamente creato e gonfiato da qualche solone da marciapiede, cartina di tornasole di una società dove, non solo mancano dei veri leader ma, cosa ancora più grave, ancora non si è capita la gravità della situazione sociale e la priorità delle cose da fare. Argomenti ben più impegnativi di analisi dottrinarie, di disquisizioni teologiche o pseudo artistiche.</p>



<p>C&#8217;è da scommettere che passata la buriana, tra dieci&nbsp;giorni circa, &nbsp;tutti saranno insieme in processione, con il vestito buono e la fascia tricolore, dispensando saluti e sorrisi ad un pubblico di fedeli, sempre meno numerosi e sempre più anziani perché , nel frattempo, i figli sono andati via a cercare fortuna per costruirsi un futuro, lontani non solo fisicamente da queste sterili polemiche che appaiono, viste da fuori, come delle bagattelle di cortile.<br>&nbsp;<br>L’unico modo per circoscrivere e chiudere questo increscioso ed episodico incidente diplomatico, è rimettere al centro del dibattito le questioni vitali del nostro territorio, anche con la realizzazione di una Consulta permanente, composta da rappresentanti della politica, della Chiesa e della cultura, in modo da unire gli sforzi per il rilancio di questa comunità, spesso distratta da polemiche sterili e fumose e da contrapposizioni personalistiche che non hanno mai portato a nulla di buono.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Una giustizia asimmetrica? Il paradosso della sicurezza nel Cilento tra furti impuniti e cittadini vessati</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/una-giustizia-asimmetrica-il-paradosso-della-sicurezza-nel-cilento-tra-furti-impuniti-e-cittadini-vessati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Egidio Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jul 2025 17:52:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[Mentre la politica e l&#8217;informazione continuano a discutere, dividendosi sull&#8217;uso della legittima difesa, il Cilento continua ad essere assediato da bande di ladri che svaligiano imperterriti le case dei poveri [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mentre la politica e l&#8217;informazione continuano a discutere, dividendosi sull&#8217;uso della legittima difesa, il Cilento continua ad essere assediato da bande di ladri che svaligiano imperterriti le case dei poveri malcapitati. Un senso di impotenza che alimenta un clima di rabbia ed una propensione al fai da te, dai risvolti pericolosi ed incontrollabili.</p>



<p>È doloroso constatare come le strategie di prevenzione di repressione siano assolutamente inadeguate. Non risultano arresti, processi e condanne, né tantomeno ridotto il fenomeno che oramai mette in discussione il mito del Cilento quale isola felice.</p>



<p>Appare evidente che negli ultimi anni lo Stato, le Province ed i Comuni abbiano adottato con solerzia tutti i possibili dispositivi tecnologici, indirizzandoli al controllo della velocità degli automobilisti, al pagamento delle assicurazioni ed alla esecuzione dei collaudi, comminando sanzioni salate ovunque. Autovelox, tutor, posti di blocco nei luoghi più nascosti, evidentemente al solo fine di fare cassa.</p>



<p>Una sorta di spietato bancomat che ha mietuto una pioggia di verbali, canalizzando flussi milionari nelle casse pubbliche, aumentando la percezione dei cittadini di essere pedinati e vessati.</p>



<p>Come mai non è stata prestata analoga attenzione a chi sfreccia di notte con le auto rubate, facendo visite indesiderate? Basterebbe già controllare il transito e l&#8217;uscita dalle strade registrando le targhe, per stanare quelle rubate ed attivando immediatamente dei posti di blocco ad hoc. </p>



<p>Sembrerebbe poi non esistere una banca dati comune dove far convergere tutti questi dati, in modo da poter essere utilizzati dalle forze di polizia e dai vigili urbani, creando un coordinamento tra Stato centrale ed enti locali.</p>



<p>Un ritardo colpevole, foriero di una tipica giustizia asimmetrica, che colpisce più i cittadini normali, perchè facilmente tracciabili, che i delinquenti.</p>



<p>Occorre un cambio di mentalità e di orario, potenziando i controlli notturni, con altri tipi di turnazione. Ricorrendo a tutta la tecnologia moderna disponibile.</p>



<p>Non si dica che c&#8217;è carenza di personale: le forze di polizia in Italia contano circa 270 mila unità(in Francia sono 246 mila ed in Germania, che ha quasi 90 milioni di abitanti, circa 270 mila unità), mentre gli agenti di polizia locale in Italia sono circa 55 mila.</p>



<p>I numeri parlano chiaro ed evidenziano un utilizzo non efficiente delle risorse umane disponibili. L&#8217;Italia ha saputo combattere il terrorismo e la mafia. Non può apparire così, sconfitta e rassegnata nei confronti dei ladri di appartamento, nè pensare al ricorso della difesa personale quale deterrente, come stanno incoraggiando in maniera irresponsabile vari esponenti politici di entrambi gli schieramenti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Esplorando la costa da Palinuro a Porto Infreschi: storia, natura e memoria nel nuovo lavoro di Angelo Gentile</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/esplorando-la-costa-da-palinuro-a-porto-infreschi-storia-natura-e-memoria-nel-nuovo-lavoro-di-angelo-gentile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Gentile]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2025 14:58:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[Una ricerca sulla costa cilentana rappresenta sempre una sfida per le difficoltà legate alla reperibilità delle fonti. A distanza di otto lustri dal primo lavoro su Marina, e a seguito [...]]]></description>
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<p>Una ricerca sulla costa cilentana rappresenta sempre una sfida per le difficoltà legate alla reperibilità delle fonti. A distanza di otto lustri dal primo lavoro su Marina, e a seguito di richieste dei lettori, c’è stato bisogno di pubblicare altri documenti raccolti con pazienza e testardaggine. Il nuovo lavoro già in Premessa introduce un capitolo sul carsismo nel Basso Cilento con una scrupolosa registrazione delle cavità naturali sia sulla costa che all’interno, cavità esplorate nel corso degli anni da speleologi friulani e campani. Non poteva mancare nei successivi undici capitoli una presentazione del Paleolitico Inferiore, Medio, Superiore e Protostoria i cui siti sono importanti perché lungo la costa di Marina di Camerota essi rappresentano bene i detti periodi, anzi a volte sono dei pilastri per la storia delle ere geologiche. Un riferimento al clima e agli animali che hanno convissuto con l’uomo preistorico, spesso quali prede. Il periodo Greco- romano è stato scandagliato con tante difficoltà perché gli autori classici hanno fatto menzione solo del promontorio di Palinuro. </p>



<p>La costa nel Medio Evo, Basso ed Alto, non si prestava ad una vita tranquilla per i pericoli che venivano dal mare per cui i pochi abitanti, cercavano ovunque le zone interne rese più appetibili per la sicurezza del vivere. Un resoconto ricco di particolari sulla Guerra del Vespro che ha coinvolto la costa proprio perché sullo spartiacque degli scontri tra angioini ed aragonesi. Per quanto riguarda la costa nell’era moderna il pericolo è rappresentato dalle incursioni dei saraceni che hanno flagellato tutto il Tirreno, costringendo gli spagnoli a creare un complesso difensivo costiero capillare e che ancora si mostra nella sua monumentalità: le torri. Tutte le 12 torri dalla costa tra il fiume Mingardo ed il vallone Marcellino sono state studiate nei particolari, non ultimi le misure, i compiti dei torrieri, dei cavallari dei miles. La nascita del villaggio Marina è fatta risalire ben al di sotto della data ufficiale del 1848, con tanti documenti a corredo per suffragare quest’idea, a partire dal 1532, per passare al 1616 quando si ricostruì la cappella di S. Nicola, poi nel 1700 con più matrimoni, nascite e morti per approdare al 1724 quando si parla per la prima volta di “casalium” riferendosi alle poche casupole vicine al mare, per poi passare al 1736 quando compare il nome di Marina di Camerota e così per gli anni successivi. IL tutto con ricchezze di particolari: non ultimi i nomi delle prime persone di immigrate e la loro provenienza nonché la sistemazione familiare. Non potevano mancare le diatribe con il feudatario che voleva prevaricare su tutti e tutto e le lotte tra napoleonidi ed inglesi con il coinvolgimento dei locali. </p>



<p>Un cenno alla tonnara degli Infreschi e ai problemi dei marinai con gli affittuari. Gli ordigni della pesca e altri fatti a lei legati, come la marineria di Marina di Camerota. Un capitolo originale è quello della Chiesa a partire dalla cappelluccia di S. Nicola, poi abbandonata, per passare all’oratorio marchesale e, quindi, alla Chiesa di S. Domenico con tutti i nomi delle maestranze, residenti, che vi hanno lavorato e le spese relative a ciò che fu necessario per la sua difficile edificazione. Non mancano due schizzi del progetto, mai realizzati per motivi finanziari. L’attività protoindustriale legata all’erba spartea occupa un intero capitolo con riferimenti inediti alla lavorazione e alle maestranze con un lungo elenco delle donne coinvolte nel 1859, con dati per la identificazione tratti da altri documenti, sempre inediti. E’ presente anche la reazione antiunitaria del 1862 con l’invasione violenta di Marina, i fatti relativi ed i personaggi coinvolti. Ultimo capitolo tratta del nome “La Perla del Cilento” identificativo di Marina con articolo di riferimento e zincografia propagandistica dell’epoca, segue una relazione descrittiva del villaggio marinaresco del 1857. In appendice gli itinerari turistici per chi vuole conoscere meglio il Basso Cilento.</p>



<p>Questa edizione è limitata e numerata nelle copie.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Rino Gaetano, a 44 anni dalla sua tragica morte</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/rino-gaetano-a-44-anni-dalla-sua-tragica-morte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Amorelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jun 2025 14:36:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[rino gaetano]]></category>
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<p>«Muor giovane colui che gli dei amano» è un  frammento di Menandro (111 K.-Th (hon oi theoi philusin apothnēskei neos), noto soprattutto grazie alla citazione fattane da Leopardi (epigrafe del suo Amore e morte «muor giovane colui ch’al cielo è caro». Sì, fu proprio la notte del 02 giugno 1981 che Rino Gaetano “trovò” in un “tragico” incidente stradale, la morte  in via Nomentana a Roma a soli 30 anni. </p>



<p>Rino Gaetano pero vive ed è caro ancora oggi alle nuove generazioni che rimangono affascinate dalle sue “narrazioni musicali”. Nel panorama musicale degli anni 70 Rino Gaetano fu uno dei cantautori che portarono una ventata di rinnovamento nel chiuso panorama musicale italiano, ancora attardato sulle rime cuore-amore. In quel periodo storico l&#8217;Italia aveva bisogno di &#8220;rinnovare&#8221; la sua educazione sentimentale e la canzone non poteva essere  pura e semplice  affermazione di un sentimento.</p>



<p>Infatti Rino Gaetano scriveva a raffica, immune da vincoli come la metrica, faceva un uso degli avverbi in maniera bizzarra. Basti&nbsp; pensare al testo:Tu, essenzialmente, tu oppure ad esempio a me piace il sud. Rino Gaetano non apparteneva ad alcuna scuola musicale o corrente e sosteneva che l&#8217;arte in generale non puo essere condizionata dalle dottrine politiche, era un “esprit anarchiste” come lo defini il critico letterario e musicale&nbsp; &nbsp;Enzo Siciliano, in una intervista .</p>



<p>E’ stato l’avvocato Bruno Mautone che con le sue&nbsp; pubblicazione, La tragica scomparsa di un eroe del 2013, Chi ha ucciso Rino Gaetano nel 2016 e Segreti e misteri della sua morte 2020, che nel rivisitare i testi apparentemente spensierati che Rino Gaetano componeva ,&nbsp; ha acclarato che gli stessi contenevano &#8220;messaggi&#8221; molto interessanti ed ha saputo decrittarli, consegnandoci una visione diversa di quel periodo storico, svelando segreti, situazioni e verità che per molto tempo ci erano state&nbsp; debitamente edulcorate. Nell’ultima pubblicazione L’avv. Bruno Mautone, indica documenti che contengono sorprendenti rivelazioni che avvalorano la tesi, che con i primi due volumi aveva sostenuto, della presenza di personaggi che avevano condizionato la vita politico-sociale del nostro paese in quegli anni. e che avevano senza ombra di dubbio avuto responsabilità nella morte di Rino Gaetano. Interessante il “parallelismo” tra i testi di Rino Gaetano e la rivista O.P. di Mino Pecorelli e non solo .</p>



<p>Musicalmente Rino Gaetano nasce&nbsp; quando nel 1970 comincia a frequentare&nbsp; Folkstudio, a Roma,&nbsp; nel quartiere di Trastevere che l&#8217;habitat celebrato dai giovani &#8220;cantautori&#8221; quali Venditti, De Gregori, Lo Cascio. i cui testi erano palesemente condizionati dal clima politico imperante e politicizzati al massimo. Rino Gaetano si distinse subito per la sua lontananza dalla militanza politica&#8221;osservante, si caratterizzo per la sua ironia critica, la sua irriverenza . Rino Gaetano non apparteneva ad alcuna scuola musicale o corrente e sosteneva che l&#8217;arte in generale non puo essere condizionata dalle dottrine politiche. Dira&#8217; di Lui&nbsp; Antonello Venditti: Rino era un folletto, un clown che aveva dentro radici così diverse dalle nostre che era quasi inesplicabile. Quindi, quando ci faceva sentire le canzoni, a me e De Gregori per esempio, noi ci guardavamo con Francesco e cercavamo comunque di collocarlo&#8230; era una specie di fantasma che girava come un folletto in tutti i locali di Roma cercando amici, cercando persone con cui dialogare, alle quali far sentire le canzoni. Disse di Lui Bassignano: &#8221; adottava uno stile atipico, buffonesco, dissacrava il pop .Era un innovatore felice e solitario.</p>



<p>Le &#8220;narrazioni musicali&#8221; dell&#8217;artista crotonese, scritte in un periodo storico, gli anni 70,gli anni di piombo,&nbsp; caratterizzati da un clima sociale infuocato dall&#8217;emergenza terrorismo, ma anche anni di lotte sociali e conquista di diritti civili erano composte da&nbsp; testi apparentemente spensierati e definiti &#8220;non-sense&#8221; in realtà contenevano &#8220;messaggi&#8221; molto interessanti E&#8217; lo stesso Rino Gaetano&nbsp; in uno dei suoi ultimi brani:&#8221; Io Scriverò&#8221; :&#8221; io scriverò sul mondo e sulle sue brutture sulle mie immagini pubbliche e sulle camere oscure&#8221;, quindi altro che canzoni non sense , come sostenuto dai tanti denigratori del cantautore crotonese.</p>



<p>Il suo ultimo messaggio nel brano :&#8221;Ed io ci sto&#8221;&#8230;mi dicono alla radio statti calmo fatti uomo non esser scalmanato, stai tranquillo e fatti uomo ma io con la mia guerra voglio andare sempre avanti, e costi quel che costi la vincerò non ci son santi.&#8221; Il brano rappresenta una vera e propria dichiarazione di impegno civile&nbsp; e la guerra da vincere era quella dei diritti civili perchè solo quella conquista avrebbe potuto regalare quella &#8220;&#8230;.bandiera diversa senza sangue e sempre tersa.&#8221;.</p>



<p>&nbsp;I suoi brani sembrano attraversare ogni epoca, quasi da apparire immortali, indelebili alla usura del tempo.</p>



<p>&#8220;C&#8217;è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale! E si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta&#8221;</p>



<p>&#8220;Già quando cantavo al Folkstudio ero al centro di certe discussioni&#8230; insomma molti non volevano che io facessi i miei pezzi perché, dicevano, sembrava che volessi prendere in giro&#8221;</p>
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		<title>Meeting del Mare e giornale del Cilento insieme. Ma manca un terzo fratello</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/meeting-del-mare-e-giornale-del-cilento-insieme-ma-manca-un-terzo-fratello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Troccoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2025 13:52:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Meeting del Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[Le comuni origini, le gratificazioni, la riuscita, l’età della maturità non mettano in ombra quello che resta da compiere Ricordo quella pizza come un sapore antico. Ce l’aveva, per ragioni [...]]]></description>
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<p><em>Le comuni origini, le gratificazioni, la riuscita, l’età della maturità non mettano in ombra quello che resta da compiere</em></p>



<p>Ricordo quella pizza come un sapore antico. Ce l’aveva, per ragioni diverse, anche un’altra pizzeria: si chiamava ‘La Guattarola’. Un’altra ancora sprigionava profumi primordiali, probabilmente per il basilico, era ‘La Grotta’. Ma questa, ‘La Luisella’, aveva un sapore che non ho mai più incontrato. Probabilmente legata al pomodoro. Attorno a questa pizza, del generosissimo Carmine, papà di don Gianni Citro, nacque, tanti anni fa, il Meeting del mare. Attorno a quel tavolo eravamo in tre. Io, sarei oltre modo ingeneroso, ad accreditarmi meriti. Che sono tutti, ovviamente, dell’attuale organizzatore, l’allora fondatore don Gianni che ci credeva molto a questa manifestazione e che l’ha allevata, protetta, lanciata.</p>



<p>Nacque con le premesse di un appuntamento musicale per gruppi emergenti. Noi ne avevamo uno. Poi, a Marina di Camerota, ne nasceranno altri. Mentre Sapri, era l’underground, con gruppi ben più solidi del nostro. A noi ragazzini delle superiori, apparivano come star. Ci fu, ricordo, un appuntamento a Palinuro con un gruppo che faceva cover dei Nirvana che a me sembrò come il primo appuntamento con il mondo. Qualcuno forse lo ricorderà ancora.</p>



<p>Con premesse rudimentali nacque il Meeting del Mare. Con presupposti simili nascerà, oltre dieci anni dopo, il Giornale del Cilento. Progetti entrambi, all’inizio, pionieristici. Oggi due creature mature, riconosciute sul territorio, punto di riferimento per l’intera comunità. Che, allora, era tutt’altro che Cilento. Qualcuno si vergognava persino di pronunciarla questa appartenenza. Il giornale &#8211; anche se nessuno l’ha mai riconosciuto &#8211; ha dato molto per comporla questa identità collettiva. Il meeting pure.</p>



<p>L’occasione della partnership attuale tra il giornale del Cilento e il Meeting del mare è forse anche il momento giusto per ricordare quella comunanza delle origini. Da lì a poco si materializzerà la rivoluzione digitale mentre le due creature avanzavano con basi fragili, tipicamente cilentane. Hanno affrontato difficoltà più larghe delle proprie spalle e sono diventate realtà accomunate dalla capacità di guardare oltre i confini di un certo provincialismo, verso cui continuano a piegare dinamiche, contro le quali non è sempre facile sorreggersi.</p>



<p>Manca un terzo ‘fratello’, mai nato nel Cilento. E questo più che essere una grave mancanza imputabile al Giornale del Cilento piuttosto che al Meeting del Mare &#8211; i quali avrebbero potuto fare sinergia tra le molte competenze maturate ed espresse -, si diceva: più che una colpa, potrebbe, oggi essere, una opportunità. Sono maturi i tempi per fare nascere un soggetto non legato all’informazione o alla musica e allo spettacolo, ma alla cultura, all’arte. Nell’ottica però, e sul terreno, di quanto già sperimentato da queste due realtà. Aprendo cioè gli orizzonti della formazione. Agganciandosi a quanto avviene in Europa come anche nelle esperienze più avanzate del resto del mondo. Qualche prurito negli anni si è percepito. Ma non è diventato contagioso.</p>



<p>Per dirla in maniera semplice, un giovane che oggi volesse avviarsi all’arte &#8211; per inciso anche a quella musicale &#8211; non troverebbe corsie come per chi vuole praticare il calcio o lo sport. Scuole di calcio sono disseminate su tutto il territorio senza avere prodotto, ad oggi, frutti comparabili ai semi sparsi. Se si parla invece di teatro, da queste parti, ci si imbatte con quello napoletano della nobile scuola di Edoardo De Filippo o con chi l’ha preceduto e succeduto. E poco più. Idem se parliamo di pittura, scultura e arti figurative, dove i classici si impongono occupando talmente tanto spazio da non offrire respiro alla sperimentazione.</p>



<p>Questo territorio ha invece urgente bisogno di sperimentare. Di mettere in gioco linguaggi che da un lato connettono al resto del mondo e dall’altro tirano fuori dalle camerette ragazzi in trappola. Il cui bisogno di espressione è un groppo in gola che non viene sputato fuori. Lo impone la creatività antropologicamente innestata in questi paeselli. Lo impone l’inclinazione al poetico, alle larghe vedute favorite dal mare e dalle contaminazioni con ciò che è strano. E straniero. Lo impone l’intraprendenza di tanti giovani che, fuori contesto, riescono a trovare corsie favorevoli alla propria operosità intellettuale.</p>



<p>Devono qui trovare casa stimoli che possono arrivare dal teatro sperimentale, dal design, dalla comunicazione, dalla progettazione digitale, come dalla contemporaneità dell’arte, diversa dalla modernità, non soltanto per un fattore temporale. Gli appuntamenti con le fiere dell’arte, i musei di arte contemporanea, le gallerie, i collettivi, le adunate dell’innovazione, quelli con le biennali ma anche solo con l’attivismo, devono riuscire ad agganciare nel Cilento, un embrione o &#8211; se piace di più &#8211; un incubatore o laboratorio capace di de-codificare quei linguaggi per tradurli in produzione di casa nostra.</p>



<p>Gli ingredienti ci sono, probabilmente anche le risorse, o almeno una parte significativa di queste, se solo si aprisse alla possibilità di tanti ‘naufraghi’ che oggi, volentieri, metterebbero a disposizione saperi, relazioni, esperienze.</p>



<p>Probabilmente una pedina è stata già mossa. E non è un caso che a smuoverla sia stato il terzo che faceva parte di quel tavolo della pizza. Cristian Del Gaudio, allora sognatore, fin troppo idealista. Per tutto questo lungo tempo al fianco di Don Gianni come braccio operativo, cultore appassionato di ogni tipo di vibrazione musicale, ad ogni latitudine. Poi diventato tecnico professionista del suono, impegnato in numerose tournée per lo Stivale. Uno a cui sicuramente la cronaca locale non ha restituito in misura pareggiabile alla sua generosità.</p>



<p>Di recente ha abbozzato una prima cellula di quella che potrebbe essere una libera accademia del Cilento. Mi piace nominarlo e manifestargli la mia riconoscenza. Ricordo la sua prima batteria rudimentale come il primo impianto audio acquistato dall’indimenticabile don Osvaldo. Lui, il superstite autentico, quella passione l’ha modellata in missione.</p>



<p>Il Meeting, il Gdc, capsule di ricerca come questa, possono rappresentare le premesse di uno sforzo ulteriore. Se il faro resta puntato sui cittadini di domani, e gli sforzi rimangono orientati a somministrare loro strumenti per rimanere a galla, lì. Dove l’appuntamento tra le creature e la bellezza, trova ancora ragione di replicarsi.</p>
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		<title>Morire di errore giudiziario. Il caso di Enzo Tortora riguarda ancora tutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Amorelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 May 2025 07:47:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo tortora]]></category>
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					<description><![CDATA[Morire di errore giudiziario. 18 maggio 1988 Enzo Tortora.Ingiusta detenzione, errori giudiziari, durata irragionevole dei processi, uso distorto delle intercettazioni, fuga di notizie coperte dal segreto istruttorio, ma anche la [...]]]></description>
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<p>Morire di errore giudiziario. 18 maggio 1988 Enzo Tortora.<br>Ingiusta detenzione, errori giudiziari, durata irragionevole dei processi, uso distorto delle intercettazioni, fuga di notizie coperte dal segreto istruttorio, ma anche la “spiccata autoreferenzialità”  di alcuni Pubblici ministeri, sono tutte facce di una stessa medaglia: </p>



<p><strong>La malagiustizia</strong></p>



<p>Nessuno di noi è importante:siamo tutti fragili, frangibili come calici di cristallo. Prima il clamore mediatico, poi le assoluzioni in sordina ma la riabilitazione per l’innocente è quasi impossibile. Ripristinare l’onorabilità e la reputazione si trasforma in un’odissea. Storie di comuni cittadini, ma anche nomi eccellenti della politica e del mondo imprenditoriale italiano: le “sviste” della Giustizie colpiscono quotidianamente, in modo trasversale, tutti i ceti sociali, senza operare dei distinguo.</p>



<p>Il clamore può essere legato al nome altisonante del personaggio coinvolto o all’assurdità delle accuse mosse che poi si rivelano totalmente destituite di fondamento, il denominatore comune resta sempre lo stesso: vite sconvolte da vicende giudiziarie che si protraggono spesso per anni, e che, solo nella migliore delle ipotesi si concludono con assoluzioni, tra lungaggini processuali che rendono ancora più estenuante la sete di verità e gogna mediatica da cui è davvero difficile uscire per riguadagnare l’onorabilità e quel pezzo di vita che è stato “rubato”</p>



<p><strong>Disse di Enzo Tortora, il giornalista Giancarlo Governi:</strong></p>



<p>&#8220;Enzo era un uomo molto intelligente e soprattutto di grande cultura. A casa sua a Via Piatti a Milano troneggiava una ricca libreria di classici della letteratura e della filosofia, che Enzo aveva letto e studiato con rigore. Il suo linguaggio era quasi un miracolo, sia che parlasse di vita quotidiana sia che invece parlasse di cultura alta. Era intellettualmente molto rigoroso e ironico per cui talvolta poteva esplodere in momenti di intolleranza nei confronti delle persone poco serie o che si macchiavano di cialtroneria, per Enzo uno dei peccati più gravi. Per tutti questi motivi molti suoi colleghi lo ritenevano antipatico e lo detestavano. Quando fu arrestato furono pochi a schierarsi dalla parte della sua innocenza. Qualcuno addirittura si lasciò andare a giudizi e a dubbi che poi fu costretto a rimangiarsi.&#8221;</p>



<p>Il caso Tortora avrebbe dovuto avere&nbsp; &#8220;effetti&#8221; illuminanti e riformisti sull’intera macchina giudiziaria italiana..Infatti si tenne il referendum abrogativo l’8.11.87, – sulla scia del “caso Tortora” – e l’80% si pronunciò in favore dell’abrogazione del d.p.r. n. 497/1987, limitativa della responsabilità civile dei magistrati. Venne così approvata la legge 13.4.1988, n. 117 (responsabilità civile dei magistrati), che tuttora disciplina la materia. Normativa che ha corrisposto solo in parte all’intento dei promotori del referendum abrogativo, prevedendo una responsabilità diretta dello Stato e soltanto indiretta del magistrato, previa rivalsa dello Stato. E solo per dolo o colpa grave (art. 2, comma 3). Il dettato e l’applicazione della l. 117/88 e i numeri conseguenti dimostrano come il risultato referendario sia stato tradito. La responsabilità civile dei magistrati è solo virtuale, non reale.</p>



<p>L&#8217;avv Raffaele Della Valle, difensore di Enzo Tortora, confesserà poi di avere avuto la tentazione bruciante, scottante, di cambiare attività.</p>



<p>“La giustizia è un&#8217;impossibilità materiale, un grandioso non senso, l&#8217;unico ideale di cui si possa affermare con certezza che non si realizzerà mai.”“La sola cosa che possa salvare l’uomo è l’amore. E se molti hanno finito per trasformare in banalità questa asserzione, è perché non hanno mai amato veramente. (Emil Cioran)</p>
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