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	<title>Tradizione | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Solstizio d’inverno, la notte più lunga che segna il ritorno della luce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2025 09:01:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[Con il solstizio d’inverno, che cade tra il 21 e il 22 dicembre, prende ufficialmente avvio la stagione più fredda dell’anno nell’emisfero boreale. È il giorno con il minor numero [...]]]></description>
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<p class="p1">Con il solstizio d’inverno, che cade tra il 21 e il 22 dicembre, prende ufficialmente avvio la stagione più fredda dell’anno nell’emisfero boreale. È il giorno con il minor numero di ore di luce solare e la notte più lunga, un passaggio simbolico che da sempre segna il rapporto tra l’uomo e i cicli della natura.</p>



<p class="p1">Dal punto di vista astronomico, il solstizio si verifica quando il Sole raggiunge il punto più basso sull’orizzonte a mezzogiorno, apparendo allo zenit del Tropico del Capricorno. Da questo momento in poi, le giornate iniziano lentamente ad allungarsi, regalando qualche minuto di luce in più ogni giorno, un segnale che per molte culture ha rappresentato storicamente una promessa di rinascita.</p>



<p class="p1">Il solstizio d’inverno è infatti carico di significati simbolici e tradizioni antiche. Nell’antica Roma si celebravano i Saturnali, feste dedicate alla convivialità e al rovesciamento delle consuetudini sociali, mentre nei paesi nordici il ritorno graduale della luce veniva salutato con riti propiziatori. Ancora oggi, in diverse parti del mondo, l’evento viene celebrato con falò, canti e momenti di raccoglimento.</p>



<p class="p1">Oltre al valore culturale, il solstizio d’inverno rappresenta anche un momento di riflessione. In una società scandita da ritmi frenetici, l’inizio dell’inverno invita a rallentare, a prendersi cura di sé e a riscoprire il valore del tempo, dell’attesa e della luce che, seppur timidamente, torna a farsi strada.</p>



<p class="p1">Con il solstizio d’inverno si chiude dunque un ciclo naturale e se ne apre un altro: il freddo e le notti lunghe accompagnano i giorni che verranno, ma insieme portano con sé la certezza che, passo dopo passo, la luce tornerà a crescere.</p>
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		<title>San Michele: l’Arcangelo delle grotte, patrono della Polizia di Stato. Un culto che attraversa i secoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 09:38:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ascea]]></category>
		<category><![CDATA[Caselle in Pittari]]></category>
		<category><![CDATA[Sala Consilina]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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<p>Non si contano, nel mondo, i luoghi che portano il suo nome: cattedrali, abbazie, cappelle, monasteri, ma anche monti, colline, grotte. Perché il culto di <strong>San Michele Arcangelo</strong> – il cui nome, “Mi-ka-El”, significa “chi è come Dio?” – ha radici antiche. Non è un caso che in tanti luoghi l’arcangelo guerriero si incontri in un anfratto di roccia, in una fenditura della montagna, in una vetta che guarda verso l’alto.</p>



<p>San Michele è anche Patrono nazionale della Polizia di Stato. Nel 1949 è stato proclamato da Pio XII protettore di tutti i poliziotti, ogni giorno al servizio dei cittadini. Oggi, come ogni 29 settembre, vengono festeggiati anche gli altri Arcangeli: Gabriele e Raffaele.</p>



<p>San Michele è citato cinque volte nella Sacra Scrittura. Guerriero contro il male, difensore della fede, guida delle anime al giudizio. Un angelo che non resta in disparte, ma combatte, prende posizione. Per questo, dall’Oriente all’Occidente, il suo culto si è esteso senza confini.</p>



<p>Nel Cilento, la devozione a San Michele assume un carattere quasi geologico. Non è fatta solo di liturgie e processioni, ma di grotte, fenditure, alture che diventano sacre. È il caso di Caselle in Pittari, dove due antri – la grotta di Sant’Angelo e quella di San Michele – scavano il Monte Pittari. </p>



<p>A Rutino, ogni anno, il culto si fa spettacolo: il “volo dell’angelo” mette in scena la lotta eterna tra bene e male, con un bambino sospeso nel vuoto che scivola verso l’effigie dell’Arcangelo, come anche a Sala Consilina, nel Vallo di Diano. Il segno di San Michele è vivo ad Ascea, nella frazione collinare di Terradura, e ancora ad Acquavella di Casal Velino. </p>



<p>E poi c’è Sant’Angelo a Fasanella, la grotta utilizzata già nell’età preistorica come rifugio e successivamente trasformata in un sito religioso dedicato al culto delle acque, fino a diventare un Santuario cristiano consacrato a San Michele. </p>



<p>San Michele è sempre stato così: un santo di frontiera. Presente in Francia con il Mont Saint-Michel, in Puglia con Monte Sant’Angelo sul Gargano, ma anche in Asia Minore e lungo le grandi vie di pellegrinaggio medievale.</p>
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		<title>Il palio della Stuzza entra ufficialmente tra i patrimoni immateriali della Regione Campania</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-palio-della-stuzza-entra-ufficialmente-tra-i-patrimoni-immateriali-della-regione-campania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Sep 2025 14:39:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[palio della stuzza]]></category>
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					<description><![CDATA[Il palio della Stuzza entra ufficialmente tra i patrimoni immateriali della Regione Campania. Il decreto, arrivato questa mattina, certifica il valore storico e culturale di una tradizione che da secoli [...]]]></description>
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<p>Il palio della Stuzza entra ufficialmente tra i patrimoni immateriali della Regione Campania. Il decreto, arrivato questa mattina, certifica il valore storico e culturale di una tradizione che da secoli accompagna le estati di Castellabate e che, ancora oggi, richiama centinaia di spettatori sul lungomare di Santa Maria.<br>Organizzata dall’associazione Cilentani Doc con il patrocinio del Comune, la manifestazione è ormai un appuntamento identitario per la comunità. La sfida – che vede i partecipanti tentare di raggiungere la bandierina percorrendo un palo cosparso di grasso animale sospeso sul mare – è diventata negli anni molto più di un semplice gioco: un simbolo di appartenenza, memoria e folklore.</p>



<p>Il riconoscimento regionale non solo valorizza la dimensione ludica e spettacolare dell’evento, ma ne sottolinea il ruolo di rito collettivo, capace di tramandare le radici marinare del territorio e di rafforzare il legame tra generazioni.</p>



<p>Per Castellabate si apre ora una nuova prospettiva: il titolo di patrimonio immateriale potrà favorire la promozione turistica e culturale della Stuzza, garantendo al tempo stesso la tutela della sua autenticità.</p>



<p>“L’iscrizione del Palio della Stuzza nel Patrimonio Immateriale della Regione Campania è motivo di grande orgoglio per tutta la nostra comunità. Non si tratta solo di un riconoscimento formale, ma di un atto che sancisce il valore culturale e sociale di una tradizione secolare. Questo risultato è frutto di un impegno collettivo, di un percorso avviato dall’Amministrazione Comunale in sinergia con l’”Associazione Cilentani Doc”. Tale riconoscimento rappresenta un grande volano di promozione culturale e turistica per tutto il paese”, afferma il Sindaco di Castellabate. <strong>Marco Rizzo</strong>.&nbsp;</p>



<p>“Il Palio della Stuzza è un vero e proprio patrimonio di memoria e appartenenza. L’iscrizione all’Inventario regionale è un riconoscimento che valorizza anni di lavoro e dedizione e che apre nuove prospettive per la promozione culturale e turistica del nostro territorio. Con questo riconoscimento, Castellabate rafforza il suo ruolo di custode delle tradizioni popolari cilentane e di esempio di come la cultura immateriale possa diventare un motore di coesione sociale e di sviluppo territoriale”, conclude il Consigliere con delega allo spettacolo, <strong>Clemente Migliorino</strong>. &nbsp;</p>
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		<title>Zoppi Cilento, il borgo che resiste: la Festa dell’Estate riaccende la comunità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/zoppi-cilento-il-borgo-che-resiste-la-festa-dellestate-riaccende-la-comunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 07:17:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Montecorice]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel cuore del Cilento, tra colline profumate di erbe mediterranee e vicoli di pietra levigata dal tempo, c’è un piccolo borgo che ha scelto di non arrendersi allo spopolamento. Zoppi, [...]]]></description>
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<p class="p1">Nel cuore del Cilento, tra colline profumate di erbe mediterranee e vicoli di pietra levigata dal tempo, c’è un piccolo borgo che ha scelto di non arrendersi allo spopolamento. <strong>Zoppi</strong>, frazione di <strong>Montecorice</strong>, il 12 agosto 2025 ha vissuto una giornata che resterà nella memoria degli abitanti: la Festa dell’Estate, un evento che è andato oltre la semplice convivialità, diventando un atto di rinascita collettiva. Alla nostra redazione ha raccontato tutto <strong>Giorgio Mellucci</strong>. </p>



<p class="p1">A promuoverla è stato un gruppo di giovani del posto, decisi a restituire vitalità e senso di appartenenza a un luogo che negli ultimi anni aveva visto sempre più case chiuse e strade silenziose. Al loro fianco, la figura storica di Mario, custode della memoria locale, che ha guidato l’iniziativa con la saggezza di chi conosce ogni storia, pietra e tradizione del borgo.</p>



<p class="p1">«Non volevamo una festa qualunque – racconta Mario – ma un’occasione per far tornare la gente a incontrarsi, per riaccendere il senso di comunità».</p>



<p class="p1">Dal tardo pomeriggio, le vie di Zoppi si sono animate di musica e profumi. Il ritmo del Tribal Afro ha aperto la serata, seguito dal DJ set di Tony Dark Eyes. In ogni angolo, tavolate e banchetti proponevano i sapori autentici della cucina cilentana: pizza fritta, fusilli al ragù, mortadella alla brace, caciocavallo impiccato e dolci casalinghi, preparati da volontari e residenti.</p>



<p class="p1">La magia della serata è stata nell’atmosfera: famiglie riunite dopo anni, bambini a giocare tra le case, anziani affacciati sulle porte a osservare la festa, visitatori accolti come amici di sempre. «Vedere di nuovo il paese vivo è stato emozionante – spiegano i giovani organizzatori – Questa è la dimostrazione che Zoppi ha ancora tanto da dare».</p>



<p class="p1">La Festa dell’Estate non è stata solo un appuntamento estivo, ma un messaggio chiaro: l’accoglienza qui non è un gesto di cortesia, ma un tratto identitario. Un invito a restare, o almeno a tornare, per continuare a scrivere la storia di un borgo che non vuole scomparire.</p>
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		<title>Si accendono le fòcare a Villa Littorio, il progetto con artisti e abitanti del posto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/si-accendono-le-focare-a-villa-littorio-il-progetto-con-artisti-e-abitanti-del-posto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Dec 2018 15:06:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[focare]]></category>
		<category><![CDATA[laurino]]></category>
		<category><![CDATA[natale]]></category>
		<category><![CDATA[villa littorio]]></category>
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					<description><![CDATA[Villa Littorio, borgo cilentano di Laurino, si prepara alla  quarta edizione di Fòcare, percorsi tra arte e comunità. Un progetto di residenza artistica volto a riflettere sul rapporto fra rito, comunità [...]]]></description>
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<div class="column">
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-74932 alignleft" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/12/focare-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/12/focare-300x169.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/12/focare-768x432.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/12/focare-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/12/focare-696x392.jpg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/12/focare-1068x601.jpg 1068w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/12/focare-747x420.jpg 747w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/12/focare.jpg 1920w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Villa Littorio, borgo cilentano di Laurino, si prepara alla  quarta edizione di <em>Fòcare, percorsi tra arte e comunità. </em>Un progetto di residenza artistica volto a riflettere sul rapporto fra rito, comunità e territorio, organizzato dall&#8217;<strong>associazione culturale Sfavilla</strong>, con l&#8217;intento di creare intrecci e sinergie tra artisti e abitanti locali, che lavoreranno insieme per allestire una mostra-evento che si svilupperà nel centro storico del paese, dal 10 al 23 dicembre 2018.</p>
<p>I percorsi di lavoro della residenza culmineranno nei giorni di festa di Fòcare il 22 e 23 dicembre intorno ad un grande tavolo installato nella piazza principale del paese, elemento collettivo di condivisione, arena di spettacoli, vero e proprio fulcro dell&#8217;evento.</p>
<p>Il tema di quest&#8217;anno è la <strong>convivialità</strong>, con performance, musica e buon cibo locale.</p>
<p>L&#8217;intero evento trae ispirazione dalle Fòcare, l&#8217;usanza di preparare cumuli di legno agli incroci delle strade delle città e dargli fuoco la sera della vigilia di Natale, un rituale che in questa zona del Cilento ha origini antichissime, e che testimonia la sopravvivenza di alcuni riti pagani di abbondanza e propiziazione.</p>
<p>I giorni precedenti alla festa saranno dedicati a momenti d&#8217;incontro, aperti al pubblico, pensati per offrire uno scambio di riflessione teorica sulla tematica della condivisione del cibo, e una serie di attività pratiche ad essa inerenti.</p>
<p><strong>CALENDARIO EVENTI</strong><br />
10-21 dicembre RESIDENZA<br />
22-23 dicembre MOSTRA-EVENTO</p>
<p>&#8211; dal 15 al 21 dicembre: Vient&#8217; ca sona &#8211; laboratorio musicale e costruzione di strumenti rivolto ai bambini e a chi si sente tale, con Michele Ciccimarra. Il laboratorio è rivolto a tutti i bambini che abbiano un minimo d’interesse musicale.</p>
<p>&#8211; 15 dicembre (presentazione del laboratorio, sono invitatati tutti i bambini con i rispettivi genitori e parenti).</p>
<p>&#8211; 16 dicembre: <strong>Cum Panis</strong> &#8211; panificazione naturale col metodo ed i grani tradizionali locali, con Angelo e Donatella Avagliano.<br />
&#8211; 15 o 18 dicembre: <strong>Cicciammesca</strong> &#8211; percorso di casa in casa per raccogliere parole e ragionare con la comunità locale su di esse. Insieme a Ivan Cucco, Laura Prota e Liviano Mariella.</p>
<p>&#8211; 20 e 21 dicembre: <strong>A lessia</strong> &#8211; Saponificazione comunitaria tradizionale, con Aseret Teresa Gruf. Con questo laboratorio ci apriamo all’esperienza di realizzazione del sapone, in particolare con oli esausti, ad impatto ambientale quasi nullo.</p>
<p><strong></strong></p>
</div>
</div>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Grano e “l&#8217;incontro tra passato e presente”</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/02-06-2013-il_grano_e_l_incontro_tra_passato_e_presente-18217/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Jun 2013 15:30:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[Focus Group su una delle produzioni agricole che hanno caratterizzato le colture tradizionali del Cilento fin dai tempi pi&#249; lontani. Cos&#236; nasce &#8220;Grani Antichi del Cilento&#8221; Focus Group su Recupero, caratterizzazione e valorizzazione dei cerali del Cilento.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Focus Group su una delle produzioni agricole che hanno caratterizzato &ldquo;le colture tradizionali del Cilento&rdquo; fin dai tempi pi&ugrave; lontani. Cos&igrave; nasce &ldquo;Grani Antichi del Cilento&rdquo; Focus Group &ldquo;su Recupero, caratterizzazione e valorizzazione dei cerali del Cilento&rdquo;, in programma a Laurino Luned&igrave; 10 Giugno 2013. I lavori, avranno inizio alle ore 10:00 e saranno ospitati nelle splendide architetture del Convento di Sant&#8217;Antonio, posto ai piedi dell&#8217;abitato di Laurino.<br />Abbiamo chiesto ad Alfonso Filizzola, tra gli interventi presenti alla discussione e membro dell&#8217;associazione Gole Nord Natura 2000, il perch&eacute; di questa iniziativa e quale sia il suo significato:<br />&laquo;L&rsquo;iniziativa di organizzare un Focus a Laurino avente come tema il Grano in generale e le sementi rare in particolare nasce da lontano; da quando ne parlai, incontrandola in sede, alla dott.ssa Rosa Pepe del CRA di Pontecagnano circa tre anni fa, stimolato dall&rsquo;idea assillante di recuperare il Cilento, in particolare la parte pi&ugrave; interna del comprensorio del Cervati, alle sua vocazione antica: l&rsquo;agricoltura. Convinto che soltanto valorizzando le attivit&agrave; pi&ugrave; congeniali al territorio si potesse provare a fermare l&rsquo;emorragia devastante dello spopolamento. In particolare il progetto (ambizioso) si proponeva (e si propone) di utilizzare la formula commerciale della &ldquo;filiera corta&rdquo;: ovvero mantenere sul territorio la fase che dalla coltivazione, produzione e trasformazione del prodotto ne gestisce anche la commercializzazione.&raquo;<br />Una iniziativa, dunque, volta anche alla rivalorizzazione del territorio.<br />&laquo;Le problematiche che il progetto ha vissuto nella sua evoluzione, come &egrave; immaginabile, sono state molteplici e complesse. In particolare un atteggiamento della gente creava un muro difficile da valicare: la diffidenza. Il messaggio, per&ograve;, intanto era partito e, come la bottiglia che lo contiene viene buttata in mare alla ventura, cos&igrave; tra la nostra gente navigava.<br />Qualche me addietro, una giovane coppia a Laurino ha aperto un forno per la panificazione; hanno preso in fitto alcuni terreni, li hanno coltivati seminando grano antico, molito il prodotto presso un tradizionale molino locale&nbsp; e ora producono pane e derivati tradizionali.&raquo;<br />Il grano, fin dai tempi pi&ugrave; antichi, ha costituito uno dei principali elementi di sostentamento, per soddisfare i bisogni primari dell&#8217;uomo ed oggi si presta non solo come alimento &ldquo;nutrizionale&rdquo; ma anche &ldquo;tradizionale&rdquo;, visto nell&#8217;ottica di una &ldquo;riproposta&rdquo; nelle sue diverse qualit&agrave;.&nbsp; <br />&laquo;Evidentemente quella bottiglia contenente il messaggio, andata per molto tempo alla deriva, &egrave; stata, infine, raccolta.&raquo; &#8211; continua Filizzola e in riferimento al Focus previsto per Luned&igrave;, ci dice: <br />&laquo;Il Focus del giorno 10, che si avvale della presenza di relatori molto competenti nel settore della produzione agricola, ha lo scopo, innanzitutto, di portare un messaggio alla gente del nostro Cilento; un messaggio di indirizzo per evidenziare quale &egrave; il settore che ci deve vedere impegnati, come valorizzarlo e gestirlo, come farlo diventare risorsa utile a garantire un futuro alle generazioni che vivono e vivranno il territorio.&raquo; Conclude cos&igrave; Alfonso Filizzola, &ldquo;orgoglioso cittadino laurinese&rdquo;, tra l&#8217;altro:<br />&laquo;Vuole essere anche l&rsquo;inizio di un dialogo con la gente del posta e in particolare con agricoltori (neo agricoltori giovani), allevatori, artigiani etc&hellip; perci&ograve; prevediamo altri incontri a tema per entrare nello specifico.&raquo;</p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rutino, &#8216;il bene e il male&#8217;: il rituale del Volo dell&#8217;Angelo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/03-05-2013-rutino_il_bene_e_il_male_il_rituale_del_volo_dell_angelo-17603/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 May 2013 09:57:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[La tradizione rutinese. Nella solennit&#224; di San Michele &#232; l'intero paese ad animarsi. Il momento di maggiore spicco, un misto di spiritualit&#224; e devozione, &#232; senza dubbio sancito dal caratteristico &#8220;Volo dell'Angelo&#8221;.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La &ldquo;sacra rappresentazione&rdquo; del &ldquo;Volo dell&#8217;Angelo&rdquo; appartiene alla cultura popolare e cristiana del Cilento fin dai secoli scorsi. Una esternazione devozionale che resiste alle insidie del tempo e si insedia nei gradini pi&ugrave; alti nella gerarchia delle tradizioni locali. <br />La rappresentazione che si svolge a Rutino, in occasione dei festeggiamenti patronali dedicati a San Michele, &egrave; di sicuro una delle pi&ugrave; complete e ricche di fascino, tanto da rendersi scudo di gloria per le rievocazioni di tal genere, special modo nel Cilento Antico. <br />Un richiamo, &egrave; dunque, l&#8217;appuntamento con il Volo dell&#8217;Angelo, che cade la seconda domenica di Maggio e quest&#8217;anno ricorre il giorno 12. </p>
<p>La tradizione rutinese. Nella solennit&agrave; di San Michele &egrave; l&#8217;intero paese ad animarsi. Il momento di maggiore spicco, un misto di spiritualit&agrave; e devozione, &egrave; senza dubbio sancito dal caratteristico &ldquo;Volo dell&#8217;Angelo&rdquo;: i panni dell&#8217;Angelo sono calzati da un fanciullo del posto, che teso ad una corda, ripercorre la piazza del paese, originando uno scenico duello tra &ldquo;il bene e il male&rdquo;. Il fanciullo scelto per il ruolo dell&#8217;Angelo viene vestito dei suoi panni nella casa paterna: la vestizione segue un rituale ben preciso che segna l&#8217;inizio della giornata sia sotto l&#8217;aspetto spirituale sia sotto l&#8217;aspetto folcloristico. Per l&#8217;occasione diviene &ldquo;paladino di giustizia&rdquo; e sorvola trionfante i cieli cittadini, accompagnato dalla folla festante accorsa da ogni angolo del Cilento e anche del mondo, poich&eacute;, in tal occasione, molti rutinesi emigrati altrove, fanno ritorno al paese natale per assistere all&#8217;evento. Inizia cos&igrave; una delle tradizioni pi&ugrave; note e antiche del territorio.<br />Al termine della celebrazione eucaristica, che si tiene nella parrocchiale e lui dedicata, San Michele, ornato di ori, tra applausi, spari e a suon di melodiche campane esce dalla chiesa seguito dalle note musicali della banda.<br />Ha inizio la solenne processione e durante questa prima parte si sosta per assistere allo spettacolo pirotecnico. La marcia riprende e una seconda sosta in piazza da inizio al &ldquo;simbolico duello&rdquo;. Cala il silenzio e appeso ad una carrucola entra in scena l&#8217;Angelo. A &ldquo;suon di versi&rdquo; dibatte con Lucifero. Un forte applauso segna la fine di questa prima parte e l&#8217;Arcangelo Michele prosegue la sua marcia per attraversare le restanti vie del paese per poi convenire nuovamente in piazza: &egrave; la seconda scena del &ldquo;Volo dell&#8217;Angelo&rdquo; che sancisce la definitiva vittoria e il trionfo della giustizia, poich&eacute; nell&#8217;atto finale l&#8217;angelo ha la meglio su Lucifero. Con le battute finali, all&#8217;improvviso s&#8217;interrompe il silenzio della piazza e tra applausi e suoni la folla accompagna San Michele alla sua chiesa.</p>
<p>Il programma civile di questo anno si concluder&agrave; con il concerto di Riccardo Fogli.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il Cilento e le sue tradizioni: San Giuseppe</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/19-03-2013-il_cilento_e_le_sue_tradizioni_san_giuseppe-16733/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 09:38:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[San Giuseppe, santo noto in tutto il mondo. La ricorrenza del 19 marzo ha rivestito un ruolo pi&#249; o meno importante nel panorama tradizionale e culturale cilentano.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle figure di maggior rilievo nel panorama cristiano, &egrave; senza dubbio quella di San Giuseppe, Santo noto in tutto il mondo e il cui nome &egrave; molto diffuso. La ricorrenza del 19 marzo, soprattutto nei tempi passati, ha rivestito un ruolo pi&ugrave; o meno importante nel panorama tradizionale e culturale cilentano. Ricorrente era la &ldquo;benedizione del pane&rdquo;, che avveniva durante la celebrazione eucaristica. Non meno rilevante, &egrave; la tradizione culinaria, che associa alla festivit&agrave; le note &ldquo;zeppole&rdquo;, dolce tipico dell&#8217;intero meridione d&#8217;Italia e in particolare in quei paesi ove il culto di San Giuseppe &egrave; ancora ben vivo e percepito dalla popolazione. L&#8217;iter devozionale, seppur privo di un fasto pi&ugrave; acceso, ancora sopravvive in parte del territorio cilentano, e in taluni casi, ancora sono praticate processione e celebrazioni in onore del Santo, in altri sopravvive solo la consueta &ldquo;benedizione del pane&rdquo; come accade ad Agnone (Montecorice) e San Teodoro (Serramezzana).</p>
<p><strong>&copy;</strong></p>
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		<title>Ortodonico e i riti della Passione: il circuito del Venerdì Santo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/18-03-2013-ortodonico_e_i_riti_della_passione_il_circuito_del_venerd_igrave_santo-16723/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 14:49:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[Il rituale del Venerd&#236; Santo rappresenta uno dei momenti pi&#249; significativi del panorama culturale e tradizionale del territorio cilentano.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il rituale del Venerd&igrave; Santo rappresenta uno dei momenti pi&ugrave; significativi del panorama culturale e tradizionale del territorio cilentano. &Egrave; qui che la fede cristiana mostra la sua massima espressione; una espressione che rimanda agli albori del 900 ultimo scorso e in alcuni casi alla met&agrave; del secolo appena anteriore. <br />Le confraternite fondano la loro esistenza nella convinzione di porre alla base della realt&agrave; cristiana, una devota espressione verso le gesta del Cristo. Dapprima associazioni di laici, hanno una origine remota; sorte in altre forme e in epoche diverse, presumibilmente, almeno agli albori, ad opera di ecclesiastici.&nbsp; <br />&nbsp;Quella del &ldquo;Santissimo Rosario&rdquo; di Ortodonico (Montecorice), &egrave; nata nel 1875. Con il passare del tempo, la devozione delle genti locali, il forte legame di appartenenza sia al territorio che al mondo cristiano, ha originato le note &ldquo;congr&egrave;e&rdquo; che hanno visto riunirsi laici sotto forma di associazioni al solo scopo di ricordare la &ldquo;Passione di Cristo&rdquo;. A contraddistinguere la ritualit&agrave; locale, nell&#8217;Antico Cilento (costituito dalle terre che formano il massiccio della Stella, un tempo Monte Cilento per l&#8217;appunto) &egrave; il &ldquo;percorso circolare&rdquo; che ogni confraternita compie al d&igrave; del Venerd&igrave; precedente la resurrezione del Cristo. Tale usanza ha un valore altamente simbolico: con il passare degli anni, seguendo questa rotazione ciclica, ogni confraternita dei villaggi orbitanti intorno al Monte Stella, compie un &ldquo;viaggio circolare&rdquo;, che porta ognuna di esse a toccare gli altari della riposizione allestiti nei paesi del Cilento Antico. <br />Per l&#8217;anno 2013, la confraternita di Ortodonico, compir&agrave; il seguente itinerario: Capograssi (Serramezzana), San Teodoro (Serramezzana), Serramezzana, San Giovanni (Stella C.), Omignano, Sessa C., San Mango (Sessa C.), Perdifumo,&nbsp; Agnone (Montecorice), Montecorice, Fornelli (Montecorice), SS. Salvatore di Socia (Chiesa madre dei casali della Socia, Montecorice) per chiudere il cerchio nella chiesa di Ortodonico.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Il Cilento e le sue tradizioni: San Biagio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/28-01-2013-il_cilento_e_le_sue_tradizioni_san_biagio-16056/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 16:49:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[La ricorrenza di San Biagio, che occupa il terzo giorno del mese di febbraio, riveste un ruolo assai importante, non solo sotto l'aspetto strettamente cristiano, ma anche nel panorama culturale e tradizionale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La ricorrenza di San Biagio, che occupa il terzo giorno del mese di febbraio, riveste un ruolo assai importante, non solo sotto l&#8217;aspetto strettamente cristiano, ma anche nel panorama culturale e tradizionale. Vescovo e martire, govern&ograve; la citt&agrave; di Sebaste d&#8217;Armenia, ove semin&ograve; il suo operato fino al momento del martirio. <br />Ad esso &egrave; legato un rituale antico che oggi si traduce in una consolidata forma di devozione, ancora praticata in tutte le parrocchie del territorio. Particolar rilievo assume in quelle comunit&agrave;, ove la sua figura &egrave; elevata a patrono dell&#8217;abitato; &egrave; il caso di alcuni piccolo centri come Casal Velino, Montecorice e Matonti (Laureana C.).<br />Tale riturale consiste e trova nome nella &ldquo;benedizione della gola&rdquo;. L&rsquo;accostamento di &ldquo;San Biagio&rdquo; alla &ldquo;gola&rdquo; fonda la sua origine su un&#8217;antica leggenda, secondo la quale ad opera del martire, un bambino venne liberato da una spina alla gola, probabilmente con l&#8217;imposizione delle sole mani del Santo. Partendo da questo evento etichettato come miracoloso, si &egrave; nel tempo affermata l&#8217;usanza di ricorrere al santo al fine di intercedere su patologie e problematiche legate alla gola. Nella pratica, il rituale si traduce in simboliche gestualit&agrave; ed invocazioni; si conviene ungendo la gola con dell&#8217;olio in precedenza benedetto, e in taluni casi, come accadeva pi&ugrave; spesso negli anni passati, il rituale &egrave; scandito dall&#8217;imposizione di due candele incrociate sulla gola, a simboleggiare il miracolo compiuto dal Santo e, come detto poc&#8217;anzi, ad invocare la sua intercessione e protezione.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Sant&#8217;Antonio Abate fra “riti” e “tradizione” nel Cilento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2013 08:50:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[La figura di Sant'Antonio Abate, taumaturgo e ritenuto il fondatore del monachesimo cristiano, fu il primo a fregiarsi dell'appellativo &#8220;abate&#8221;. &#200; un santo molto venerato in Italia e in particolare nel sud.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La figura di Sant&#8217;Antonio Abate, taumaturgo e ritenuto il fondatore del monachesimo cristiano, fu il primo a fregiarsi dell&#8217;appellativo &ldquo;abate&rdquo;. &Egrave; un santo molto venerato in Italia e in particolare nel sud. A lui &ndash; come accade anche nell&#8217;odierno Cilento &ndash; sono legati riti e tradizioni special modo quelle che hanno a che fare con il fuoco e con gli animali. Il legame con il &ldquo;fuoco&rdquo; ha origini antiche e incalza l&#8217;antica credenza secondo la quale il Santo sconfisse le tentazioni demoniache. A tal proposito, veniva definito come &ldquo;padrone del fuoco&rdquo; (le fiamme sono simbolo per eccellenza dell&#8217;Inferno, dimora del diavolo), curatore di molte malattie, e che genericamente venivano identificate come &ldquo;fuoco di Sant&#8217;Antonio&rdquo;. Anche l&#8217;accostamento agli &ldquo;animali&rdquo; domestici, costituisce un elemento molto presente nella sua evoluzione storica e tradizionale. Nella ricorrenza della sua festivit&agrave;, era d&#8217;uso accendere un fal&ograve; e benedire gli animali. Nell&#8217;iconografia antoniana spesso l&#8217;immagine del Santo &egrave; affiancata alle fiamme (simbolo del fuoco) ed un maialino (bestia simbolo fra gli animali domestici). Il &ldquo;maialino&rdquo; che accompagna l&#8217;immagine del Santo, nel tempo ha originato l&#8217;appellativo di &ldquo;Sant&#8217;Antonio cu lu purcieddo&rdquo;, identificativo ancora rintracciabile nella cultura locale. Nel dialetto nostrano ed anche per ragioni di &ldquo;distinzioni di culto&rdquo; rispetto al Santo da Padova, Sant&#8217;Antonio Abate spesso viene racchiuso nel&nbsp; &ldquo;simpatico diminutivo&rdquo; di &ldquo;Sant&#8217;Antuono&rdquo;, fra l&#8217;altro toponimo assai diffuso nell&#8217;oralit&agrave;&nbsp; e che identifica diverse localit&agrave;, molte di esse situate in piena campagna, messo l&igrave; forse proprio ad invocare la sua protezione sugli animali e sui campi. Tradizioni e modernit&agrave; che col tempo sono entrate in conflitto, hanno spazzato via alcuni momenti di vita tradizionale e cultuale legate alla figura di Sant&#8217;Antonio Abate; tuttavia la festivit&agrave; del Santo &egrave; ancora viva in alcuni centri del Cilento come ad Ortodonico, frazione di Montecorice e alla frazione Sant&#8217;Antuono di Torchiara.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&copy;</strong></p>
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		<item>
		<title>Storie di “Sacra bellezza”, “li muocci” di Sacco</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/29-12-2012-storie_di_sacra_bellezza_li_muocci_di_sacco-15677/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Dec 2012 08:34:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[Disteso sotto le cime rocciose del Cilento interno, Sacco &#232; uno dei borghi pi&#249; suggestivi del territorio. A ridosso del centro odierno, il paesaggio custodisce il vecchio abitato, noto ai pi&#249; come &#8220;Sacco Vecchio&#8221;.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Disteso sotto le cime rocciose del Cilento interno, Sacco &egrave; uno dei borghi pi&ugrave; suggestivi del territorio. A ridosso del centro odierno, il paesaggio custodisce il vecchio abitato, noto ai pi&ugrave; come &ldquo;Sacco Vecchio&rdquo;. Lunga e laboriosa &egrave; la storia di questo posto, racchiusa tra storia e leggenda; ed &egrave; di una storia, in parte leggenda, che oggi vi voglio parlare. Una storia di &ldquo;Sacra bellezza&rdquo;: &ldquo;li muocci&rdquo; di Sacco. <br />La chiesa madre, dedicata a San Silvestro Papa, &egrave; una delle strutture ecclesiastiche pi&ugrave; maestose della diocesi di Vallo della Lucania, e il suo fascino contempla l&#8217;immensit&agrave; di un fastoso passato.<br />All&#8217;esterno della struttura, campeggiano incastonate tra le pietre in fattura rurale che hanno dato vita alla parrocchiale, tre statuette in terracotta di antica origine: sono &ldquo;li muocci&rdquo; per i sacchesi.<br />Sul lato ovest in una nicchia ricavata nel corpo della struttura ecclesiastica, &egrave; collocata l&#8217;effige di San Nicola di Mira, mentre, sul lato opposto San Sebastiano e al di sopra Sant&#8217;Elia.<br />Sulla facciata principale della Chiesa, una quarta scultura rappresenta San Silvestro e risale al 1700 circa. Ben di pi&ugrave; antica origine sono, invece, i restanti &ldquo;muocci&rdquo; che, pare siano stai qui collocati intorno all&#8217;XI secolo e provenivano dalla vicina chiesa di San Nicola, fulcro spirituale dell&#8217;antica Sacco. <br />&Egrave; questo uno dei rigogliosi tesori che custodisce Sacco, un tesoro da salvaguardare e preservare dallo scorrere del tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&copy;</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il “Buon Natale” che arriva dalla natura: simbologia e credenza popolare, tradizioni e curiosità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/22-12-2012-il_buon_natale_che_arriva_dalla_natura_simbologia_e_credenza_popolare_tradizioni_e_curiosit_agrave-15606/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Dec 2012 16:33:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[L'augurio per un sereno Natale, in passato avveniva tramite la rappresentazione simbolica della festivit&#224; che spesso si traduceva in piccoli rituali di carattere tradizionale e legati alle credenze popolari del luogo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;augurio per un sereno Natale, in passato avveniva tramite la rappresentazione simbolica della festivit&agrave; che spesso si traduceva in piccoli rituali di carattere tradizionale e legati alle credenze popolari del luogo. Anche nel Cilento, si accostavano (e in parte si usa ancora oggi) &ldquo;l&#8217;augurio del Buon Natale&rdquo; agli elementi vegetali.<br />&Egrave; il caso, ad esempio del &ldquo;pungitopo&rdquo; che insieme al &ldquo;muschio bianco&rdquo; rappresenta un classico in questa tipologia. Ad essi, per&ograve;, di zona in zona, si sovrappongono altri echeggianti frutti della terra, come la &ldquo;salsapariglia&rdquo;, specie molto diffusa nel Cilento e spesso veniva (e viene) adoperata per simboleggiare il Natale, ponendola all&#8217;ingresso della propria abitazione.&nbsp; <br />Lasciando il dubbio di una personale e consapevole interpretazione &ldquo;delle antiche tradizioni nostrane&rdquo;, a tutti porgo gli auguri di Buon Natale&#8230;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A Casal Velino, preghiere dentro lanterne volanti, cori, castagne e vino</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/19-12-2012-a_casal_velino_preghiere_dentro_lanterne_volanti_cori_castagne_e_vino-15566/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Dec 2012 14:58:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[Venerd&#236; 21 dicembre, a partire dalle ore 16.30, presso la restaurata Cappella di San Matteo a Casal Velino Marina, in via Ad Duo Flumina, si innegger&#224; al Natale con una bella festa di preghiera ed emozioni.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;I bambini delle scuole locali lanceranno in cielo le lanterne cinesi volanti con dentro le preghiere di tutti coloro che vorranno collaborare e scriverne qualcuna. Si mangeranno caldarroste e vino, e ci sar&agrave; la recita del Santo Rosario in collegamento con il Santuario di Lourdes.&nbsp; A fine serata, poi, si esibiranno cori gospel che intoneranno canti natalizi e si potr&agrave; visitare il presepe della Cappella. <br />Tutto organizzato dal &ldquo;Gruppo di preghiera fedeli di San Matteo Ad Duo Flumina&rdquo;, presieduto dall&rsquo;imprenditore Alfonso Grieco che ha restaurato e ridato ai fedeli la Cappella. Il gruppo, costituitosi il 21 settembre 2012, e che &egrave; stato anche protagonista dell&rsquo;udienza generale con il Papa lo scorso ottobre, si &egrave; fatto promotore di iniziative rivolte alle famiglie bisognose, promuovendo campagne di sensibilizzazione e attivit&agrave; ludiche come questa, attraverso le quali ha avuto certificati di elogio anche dalla Diocesi di Salerno. <br />&ldquo;Ma fa piacere poter anticipare &ndash; dichiara Alfonso Grieco, presidente del gruppo Fedeli di San Matteo Ad Duo Flumina &ndash; che a settembre dell&rsquo;anno prossimo avremo qui, in questa umile ma antichissima Cappella che ha custodito le spoglie di San Matteo, la statua della Madonna di Fatima accompagnata dai suoi Araldi. Sar&agrave; un momento importantissimo per tutto il Cilento, e non solo. Una tre giorni di fede, spiritualit&agrave;, e un momento fondamentale per rilanciare quel turismo religioso ancora poco considerato nella Provincia di Salerno, nonostante i luoghi di culto e gli eventi di preghiera siano innumerevoli e ben gestiti.&rdquo; <br />La Cappella di San Matteo &egrave; davvero un posto da visitare &#8211; attira pellegrini da ogni dove anche grazie al forte misticismo che si respira al suo interno, e alla religiosit&agrave; che molti hanno ritrovato nei momenti di suggestiva preghiera &ndash; e quest&rsquo;occasione di festa potrebbe essere il momento adatto per andarci e divertirsi, senza, per&ograve;, dimenticare il vero senso del Natale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ortodonico e i ricordi del passato: Il Museo della Civiltà Contadina (FOTO)</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/21-11-2012-ortodonico_e_i_ricordi_del_passato_il_museo_della_civilt_agrave_contadina_foto-15182/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2012 11:04:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2012/11/21/21-11-2012-ortodonico_e_i_ricordi_del_passato_il_museo_della_civilt_agrave_contadina_foto-15182/</guid>

					<description><![CDATA[L'allestimento dell'esposizione &#232; stato curato mettendo in evidenzia i cicli produttivi legati alle peculiarit&#224; del luogo e immancabilmente risalta in modo particolare il processo legato alla lavorazione del frutto dell'ulivo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="Standard">Ortodonico &egrave; una delle antiche frazioni collinari che compongono il comune di Montecorice, a pochi passi dalla Marina di Agnone. Il palazzo marchesale e l&#8217;imponente torre medievale, costituiscono il fulcro del centro storico, in cui queste splendide architetture dominano incontrastate in un paesaggio che riporta la mente agli albori di antiche prosperit&agrave;, quando questi luoghi erano il centro di una florida economia a carattere contadino. Ed &egrave; proprio su queste basi che i locali di un vecchio frantoio, situato al pian terreno del palazzo Amoresano, da alcuni anni sono stati adibiti a sede del &ldquo;Museo della Civilt&agrave; Contadina&rdquo; che raccoglie le testimonianze del passato rurale di una laboriosa comunit&agrave;.</p>
<p class="Standard">L&#8217;allestimento dell&#8217;esposizione &egrave; stato curato mettendo in evidenzia i cicli produttivi legati alle peculiarit&agrave; del luogo e immancabilmente risalta in modo particolare il processo legato alla lavorazione del frutto dell&#8217;ulivo.</p>
<p class="Standard">Lo scenario ben si presta allo scopo, catapultando il visitatore in un contesto d&#8217;epoca che rievoca la struttura originale di un antico frantoio, con i suoi strumenti e &ldquo;le sue storie&rdquo;, raccontate dai vari passaggi della produzione dell&#8217;olio.</p>
<p class="Standard">Voglio mostrarvi il &ldquo;Museo della Civilt&agrave; Contadina&rdquo; non con le parole ma con le immagini, invitandovi a visitarlo.</p>
<p align="right" class="Standard" style="text-align: left;"><a href="http://it-it.facebook.com/cilentoda.scoprire.7" target="_blank">Cilento da scoprire</a></p>
<p align="right" class="Standard">&nbsp;</p>
<p align="right" class="Standard" style="text-align: left;">&copy;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Saverio Carelli: il “poeta contadino” di Celle di Bulgheria</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/06-11-2012-saverio_carelli_il_poeta_contadino_di_celle_di_bulgheria-14968/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Nov 2012 17:32:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2012/11/06/06-11-2012-saverio_carelli_il_poeta_contadino_di_celle_di_bulgheria-14968/</guid>

					<description><![CDATA[La poesia in &#8220;dialetto cilentano&#8221; &#232; uno dei settori culturali pi&#249; affascinanti nel panorama culturale locale, spesso lasciato alla salvaguardia dei soli stessi autori.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&ldquo;Rivalutare la cultura locale&rdquo; &egrave; un sano tentativo per dar lustro ad una terra spesso dimenticata nelle sue doti pi&ugrave; nobili. Il lavoro proposto in questo articolo, scaturisce dalla mano di una giovane professoressa del Golfo di Policastro, Cinzia Sapienza, che condivide la sua passione per questa terra tramite ricerche e contributi verso il dialetto e la letteratura locale. <span style="font-family: comic sans ms,sans-serif;">Giuseppe Conte</span></em><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br />La poesia in &ldquo;dialetto cilentano&rdquo; &egrave; uno dei settori culturali pi&ugrave; affascinanti nel panorama culturale locale, spesso lasciato alla salvaguardia dei soli stessi autori. <br />Negli ultimi anni si sta riscontrando un crescente interesse sulle voci poetiche cilentane anche grazie a svariate iniziative collettive organizzate nel territorio; la poesia in genere &egrave; espressione della societ&agrave; o un vero e proprio specchio della realt&agrave; che si vive e, nel caso di oggi giorno, l&rsquo;immagine di un mondo teso sempre pi&ugrave; all&rsquo;omologazione e all&rsquo;abbattimento di differenze anche culturali. Ecco perch&eacute; &egrave; importante soffermarsi su chi ancora afferma il distacco da questi fenomeni esprimendosi con la sua unica e inimitabile sensibilit&agrave;, o col dialetto strettamente locale quanto pi&ugrave; possibile lontano dall&rsquo;italiano. Saverio Carelli &egrave; un esempio di questo tentativo di attaccamento alle proprie radici peraltro permeato da un&rsquo;umilt&agrave; che da sempre ha distinto il popolo cilentano. Tutte le volte che gli &egrave; stata fatta un&rsquo;intervista o nei momenti in cui ci si &egrave; trovati a parlare della sua attivit&agrave; poetica, questi si &egrave; sempre preoccupato in primis di specificare il suo ruolo di &ldquo;poeta contadino&rdquo; e quindi di mettere sempre in luce il forte legame tra la terra e la sua sensibilit&agrave; di poeta. Leggere la raccolta di versi in dialetto cellese &ldquo;Pensieri del cuore&rdquo; &egrave; un po&rsquo; un incontrare anche nostalgie e rimpianti, dolore e ironia. Tuttavia &egrave; da contrassegnare che persino dalla lingua di quest&rsquo;autore fuoriesca un adeguamento alla realt&agrave; moderna, e di conseguenza abbiamo un linguaggio ibrido, ossia risultato di &ldquo;adattamenti forzati&rdquo; alla lingua madre e dialetto. In particolare nel seguente brano, dove il lessico pi&ugrave; puro verte su termini tecnici della sfera agricola, si nota una costernazione di fondo verso l&rsquo;atteggiamento di chi butta via come se nulla fosse ogni cosa o tutto ci&ograve; che &egrave; destinato a perire, che finisce per esser relegato e non considerato pi&ugrave;: ecco uno dei motivi che inevitabilmente&nbsp; porter&agrave; l&#8217;idioma locale ad una progressiva scomparsa, accantonando le gesta del passato negli anfratti della memoria o in qualche pagina di&nbsp; qualche libro &ldquo;strumento arcaico e rudimentale&rdquo; per una generazione troppo attenta a seguire l&#8217;avvento del progresso. </p>
<p>Cavallu sfurtunato</p>
<p><em>Chi brutta stella</em><br /><em>Ca teni nu cavallo.</em><br /><em>&lsquo;Nd&rsquo;a&rsquo;a giovinezza </em><br /><em>Ppi su manteni amico</em><br /><em>&lsquo;u inchin&rsquo;i&rsquo; carezze,</em><br /><em>zullett&rsquo; &rsquo;i zuccaro</em><br /><em>sciuscelle, vrenna:</em><br /><em>adda tira&rsquo; &rsquo;a carrozza.</em><br /><em>Na vita nun c&rsquo;&egrave; male</em><br /><em>&lsquo;a giovinezza.</em><br /><em>Passanu l&rsquo;anni</em><br /><em>Viecchiu si faci</em><br /><em>E i forzi venin&rsquo;a manca&rsquo;,</em><br /><em>s&rsquo;ausa pp&igrave; nu pocu lu scurriazzu,</em><br /><em>iustu pp&igrave; li cava&rsquo; chiddu ca resta,</em><br /><em>ma po&rsquo; ppi&rsquo; forza &lsquo;nci voli</em><br /><em>n&rsquo;animali giuviniellu</em><br /><em>e u viecchiu?</em><br /><em>&lsquo;U viecchiu lu portanu &lsquo;u maciellu.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&copy; </strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Sul dialetto locale: il “cilentano” oltre i confini storici e linguistici</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/11-10-2012-sul_dialetto_locale_il_cilentano_oltre_i_confini_storici_e_linguistici-14622/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cinzia Sapienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Oct 2012 06:47:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[La storia del Cilento &#232; notoriamente segnata da quella che un tempo veniva definita Lucania, seppur il &#8220;Cilento Antico&#8221; non ha mai avuto dominio amministrativo lucano ma ne ha condiviso parte delle vicende. Per idioma &#8220;cilentano&#8221; si suol ritenere &#8220;le parlate&#8221; comprese in una zona che pi&#249; precisamente andrebbe definita &#8220;Grande Cilento&#8221;.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per&nbsp; idioma &ldquo;cilentano&rdquo; si suol ritenere, nella maggior parte dei casi, &ldquo;le parlate&rdquo; comprese in una zona che pi&ugrave; precisamente andrebbe definita sotto la nomenclatura di &ldquo;Grande Cilento&rdquo;, considerando i confini attuali. Non tutti sanno dell&rsquo;esistenza di un alto e basso Cilento, o meglio, dell&#8217;ampiezza del territorio linguistico in cui orbitano una serie di dialetti tutti riconducibili all&#8217;area ascritta oggi come Cilento. Prendendo ad indagine la zona del golfo di Policastro per esporre quanto segue, diremo che questa fetta di territorio non ha tutte le caratteristiche linguistiche del &ldquo;nord cilentano&rdquo; che tra l&rsquo;altro &egrave; anche pi&ugrave; napoletanizzato, ma ovviamente ha degli aspetti che lo rendono conforme ad esso e che ci rendono coscienti di come queste realt&agrave; vadano studiate e rapportate a quelle pi&ugrave; note, sentendosi tra l&rsquo;altro degne di esser ritenute cilentane come addirittura accade in parte per parecchie zone della confinante Basilicata.<br />La storia del Cilento &egrave; notoriamente segnata da quella che un tempo veniva definita Lucania, seppur il &ldquo;Cilento Antico&rdquo; non ha mai avuto dominio amministrativo lucano ma ne ha condiviso parte delle vicende: se si vuol fare una giusta analisi di tutta la cultura cilentana &egrave; di conseguenza inevitabile dover tener conto di questo retroscena, e di realt&agrave; pi&ugrave; piccole non classificabili come &ldquo;cilentane&rdquo; a tutti gli effetti. Ancor pi&ugrave; calzante a tal proposito &egrave; l&rsquo;esempio della citt&agrave; di Maratea, lucana e non appartenente alla Campania n&eacute; di conseguenza al Cilento&nbsp; ma che dai residenti delle zone del golfo &egrave; sentita come parte della loro terra, e non solo da loro, comprendendo il golfo stesso un&rsquo;area che a Sud tocca persino la Calabria con Scalea. Linguisticamente parlando, ecco che Maratea verte su &ldquo;un parlato&rdquo; dalle caratteristiche calabro-lucane; intanto l&rsquo;idioma marateota &egrave; s&igrave; un dialetto lucano ma da esso si discosta per grammatica e fonetica: ci&ograve; avvalorerebbe una vicinanza pi&ugrave; al cilentano e non ai dialetti lucani. In particolare i vocalismi rendono questo dialetto quasi uno spartiacque tra lingua napoletana e lingua siciliana. La lessicologia locale si basa principalmente sul latino, ma ci sono forti influenze di osco, greco antico e spagnolo. Maratea fu fondata da popolazioni che parlavano osco, per poi passare sotto la dominazione greca e subire le stesse influenze del territorio cilentano. Alla fine dell&rsquo;Impero Romano il latino perse il suo prestigio come lingua di stato ed in seguito alle varie invasioni e conquiste del mezzogiorno d&rsquo;Italia da parte di bizantini, longobardi, francesi e spagnoli, la cittadina fu fortemente soggetta (in quanto scalo marittimo e presidio militare) a tutte le influenze linguistiche che queste dominazioni generavano.<br />Nel dialetto marateota vige il vocalismo alla greca o vocalismo siciliano, convergente sulle vocali estreme, che non ammette distinzioni tra le vocali aperte e quelle chiuse: si ha una convergenza della &#299; lunga, della &#301; breve e della &#275; lunga del latino in &laquo;i&raquo;, mentre la &#363; lunga, la &#365; breve e la &#333; lunga del latino divengono una &laquo;u&raquo;. La maggior parte delle parole, infatti, ha desinenza &#8220;u&#8221; o &#8220;i&#8221;, come quaccunu= &#8220;qualcuno&#8221;, focu = &#8220;fuoco&#8221;, scinnemu = &#8220;scendiamo&#8221;. Queste sono particolarit&agrave; riscontrabili perlopi&ugrave; negli idiomi del basso Cilento, che per&ograve; non si estinguono del tutto nell&rsquo;Alto Cilento, come ad esempio nella zona di Ascea che &egrave; un met&agrave; strada tra Sapri (estremo sud Campania) e la valle dell&rsquo;Alento. Ne risulta che spesso per comprendere l&rsquo;essenza di un qualcosa, in questo caso di una lingua, &egrave; utile confrontarla con l&rsquo;altro, e nel tal caso con delle lingue afferenti.</p>
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		<title>Torricelle: toponimo, storia, leggenda&#8230; (Parte III)</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/08-10-2012-torricelle_toponimo_storia_leggenda_parte_iii-14563/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Oct 2012 06:11:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo aver parlato del toponimo e della storia, ci addentriamo nell'aspetto pi&#249; marcatamente di stampo &#8220;tradizional-popolare&#8221; e dunque &#232; ora di conoscere la leggenda legata alla ormai mitologica &#8220;Torricelle&#8221;.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La leggenda di Torricelle:</strong> osservazioni. &Egrave; abbastanza nota nel territorio l&#8217;esistenza in passato di questo antico borgo, la cui storia per certi versi non &egrave; ancora ben delineata. Pi&ugrave; che la storia, nella memoria popolare &egrave; impressa una bella leggenda legata all&#8217;esistenza e alla scomparsa dell&#8217;abitato di Torricelle. La stessa leggenda per&ograve; sfocia spesso su varianti diverse, alcune delle quali riconducono ad aspetti comuni che calzano le leggende anche di altri posti; per meglio far comprendere, &egrave; come <a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/22-09-2012-quando_la_leggenda_diventa_storia_il_fascino_intramontabile_dei_munacieddi_parte_ii-14345.html" target="_blank">la leggenda dei munacieddi</a> che nei vari paesi del circondario a volte assume sfumature diverse altre calca le stesse vicende adattate per&ograve; al luogo in cui si &egrave; sviluppata. &Egrave; il caso del &ldquo;suono delle campane&rdquo; per attirare l&#8217;attenzione dei villaggi vicini in seguito all&#8217;avvistamento di pericoli. Ci&ograve; si traduce immancabilmente in una &ldquo;burla&rdquo;, come tipico delle leggende di questo genere e nel reale momento di bisogno nessuno accorre. &Egrave; un po come la storiella che ci raccontavano da bambini a proposito del &ldquo;lupo e dell&#8217;agnello&rdquo;: si gridava &ldquo;al lupo&rdquo; senza necessit&agrave;, e da questo ne &egrave; scaturito anche un bel modo di dire, facendo riferimento al non trarre mai in inganno per evitare future difficolt&agrave;.</p>
<p><strong>I tesori di Torricelle.</strong> Il campanile della chiesa del villaggio, era dotata di campana che, in passato, oltre a richiamare i fedeli aveva il duplice compito di essere da allarme in caso di necessit&agrave;, generalmente veniva suonata se si avvertivano pericoli e in particolare per scampare all&#8217;attacco di incursioni barbare che spesso portavano al saccheggio dei villaggi. Un giorno, un burlone suon&ograve; le campane e presto accorsero le genti dei paesi vicini per portare soccorso. Giunti sul posto per&ograve; si accorsero che si trattava di uno scherzo e furono derisi.<br />Di li a poco, quando i saccheggiatori non avendo che depredare sulla costa, iniziarono a solcare l&#8217;Alento, presero di mira i villaggi pi&ugrave; prossimi al primo entroterra e tra questi Torricelle. Inutile dire che l&#8217;avvistamento fu immediatamente tradotto nel suono delle campane ma questa volta, credendolo nuovamente uno scherzo, non accorsero in aiuto dei torricellesi e il borgo venne saccheggiato. Preso di mira fu anche il castello con i suoi possessori. Il paese fu dato alle fiamme e i potenti del posto si diedero alla fuga per mettersi in salvo. La leggenda narra di un tunnel di collegamento tra la fortezza di Castelnuovo e il presidio di Torricelle.<br />Fu sfruttando questa via che il Duca e la sua famiglia tentarono di sfuggire alla loro sorte portando con se &ldquo;i tesori&rdquo; di famiglia. All&#8217;improvviso il passaggio croll&ograve; e la famiglia del Duca insieme al suo tesoro rimasero imprigionati in qualche posto tra Torricelle e Castelnuovo. La leggenda si conclude dicendo che questo ricco tesoro sia giacente ancora l&igrave;, in un punto non identificato fra le due antiche fortezze.<br />&copy; </p>
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		<title>Il Cilento e il culto della Beata Vergine del Rosario: “Madonne vestite” (Parte IV)</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/06-10-2012-il_cilento_e_il_culto_della_beata_vergine_del_rosario_madonne_vestite_parte_iv-14543/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Oct 2012 08:22:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[Il culto della Madonna del Rosario nel territorio cilentano non si limita ai borghi che fanno da corona al Monte della Stella ma si estende anche sulla sponda opposta dell'Alento.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il culto della Madonna del Rosario nel territorio cilentano non si limita ai borghi che fanno da corona al Monte della Stella ma si estende anche sulla sponda opposta dell&#8217;Alento.<br />Alzando lo sguardo si nota sulla sommit&agrave; della collina un antico casale, &egrave; Gioi, borgo dalla storia secolare che in passato ha rivestito un&#8217;importanza strategica per l&#8217;intero circondario.<br />La ricorrenza della Madonna del Rosario, compatrona di Gioi, segna uno degli avvenimenti pi&ugrave; importanti di questa comunit&agrave;.<br />I festeggiamenti sono scanditi oltre che dai consueti rituali religiosi anche da una simbolica rievocazione che simula &ldquo;l&#8217;incendio del campanile&rdquo;.<br />Anche a Gioi, l&#8217;immagine della Vergine del Ss. Rosario appartiene al genere dei &ldquo;simulacri da vestire&rdquo;; la sua sontuosit&agrave; &egrave; muto testimone di un&#8217;antica devozione, ancora viva e ben radicata nella cultura locale. <br />I festeggiamenti di quest&#8217;anno coincidono esattamente con il 7 di ottobre che cade di domenica e per l&#8217;occasione &egrave; previsto un ricco programma sia religioso che civile.</p>
</p>
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<p><a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/02-10-2012-il_cilento_e_il_culto_della_beata_vergine_del_rosario_madonne_vestite_parte_ii-14500.html" target="_blank">Il Cilento e il culto della Beata Vergine del Rosario: &ldquo;Madonne vestite&rdquo;(Parte II)</a></p>
<p><a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/04-10-2012-il_cilento_e_il_culto_della_beata_vergine_del_rosario_madonne_vestite_parte_iii-14539.html" target="_blank">Il Cilento e il culto della Beata Vergine del Rosario: &ldquo;Madonne vestite&rdquo; (Parte III)</a></p>
</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Il Cilento e il culto della Beata Vergine del Rosario: “Madonne vestite” (Parte III)</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/04-10-2012-il_cilento_e_il_culto_della_beata_vergine_del_rosario_madonne_vestite_parte_iii-14539/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2012 14:29:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[Il culto della &#8220;Madonna del Rosario&#8221; &#232; molto sentito nelle terre del Cilento Antico e nei paesi vicini, una devozione secolare che affonda le sue radici nei legami degli abitanti del posto alla fede cristiana]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il culto della &ldquo;Madonna del Rosario&rdquo; &egrave; molto sentito nelle terre del Cilento Antico e nei paesi vicini, una devozione secolare che affonda le sue radici nei legami degli abitanti del posto alla fede cristiana. Nei numerosi villaggi che fanno da corona al Monte della Stella, le tradizioni sono ancora vive e sfociano in un contesto di solenne espressione anche se in modi e tempi diversi. Nel mese di Ottobre, gran parte di queste piccole comunit&agrave; esternano la loro devozione con i riti &ldquo;tradizionali&rdquo; dati essenzialmente dal corteo processionale. In numerosi casi, arricchiscono l&#8217;iter devozionale &ldquo;le confraternite&rdquo;, gran parte delle quali dedicate proprio al &ldquo;SS. Rosario&rdquo;. Ci&ograve; accade in grandi e piccoli centri come Ortodonico, San Giovanni, ecc. <br />Diversi sono anche i casi in cui la ricorrenza viene ricordata in periodi diversi dell&#8217;anno, in occasione di particolari avvenimenti che nel corso della storia sono diventati parte integrante del patrimonio culturale di una singola comunit&agrave;. &Egrave; il caso, ad esempio, di Perdifumo dove il Marted&igrave; di Pentecoste il simulacro della Madonna viene portato per le vie del paese su una barca; in Maggio si ha la ricorrenza anche a Casigliano, mentre in agosto a Serramezzana. <br />Di seguito, riportiamo il programma dei rituali che si tengono Domenica 7 Ottobre ad Ortodonico:</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Tradizioni: San Francesco e “il Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/04-10-2012-tradizioni_san_francesco_e_il_cilento-14534/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2012 10:12:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[La figura del Santo di Assisi, &#232; una delle pi&#249; importanti nel panorama cristiano. La sua &#232; stata una esistenza fortemente intrecciata con la storia e di inestimabile valore spirituale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La figura del Santo di Assisi, &egrave; una delle pi&ugrave; importanti nel panorama cristiano. La sua &egrave; stata una esistenza fortemente intrecciata con la storia e di inestimabile valore spirituale, tanto da essere stato elevato nel 1939 &ldquo;Patrono d&#8217;Italia&rdquo; insieme a Santa Caterina da Siena. <br />Le vicende che hanno caratterizzato la sua vita e il suo operato sono ben note e in questa occasione ci limitiamo a ricordare il legame con il Cilento.<br />Secondo la tradizione popolare, il frate parl&ograve; ai pesci, e sempre secondo la tradizione, il luogo dell&#8217;evento &egrave; stato identificato con uno scoglio, situato nei pressi della cittadina di Agropoli.<br />&ldquo;Una roccia nel mare&rdquo;, sulla quale si erge una croce che domina le acque azzurre nostrane.<br />A San Francesco &egrave; attribuita una delle opere pi&ugrave; conosciute di tutti i tempi, scritta in volgare umbro nel XII sec.:<br />&ldquo;Il cantico delle creature&rdquo;, anche noto come &ldquo;Il Cantico di Frate Sole&rdquo;.<br />Altissimu, onnipotente bon Signore,<br />T<em>ue so&#8217; le laude, la gloria e l&#8217;honore et onne benedictione.</em><br /><em>Ad Te solo, Altissimo, se konfano,</em><br /><em>et nullu homo &egrave;ne dignu te mentovare.</em><br /><em>Laudato sie, mi&#8217; Signore cum tucte le Tue creature,</em><br /><em>petialmente messor lo frate Sole,</em><br /><em>lo qual &egrave; iorno, et allumini noi per lui.</em><br /><em>Et ellu &egrave; bellu e radiante cum grande splendore:</em><br /><em>de Te, Altissimo, porta significatione.</em><br /><em>Laudato si&#8217;, mi Signore, per sora Luna e le stelle:</em><br /><em>in celu l&#8217;&agrave;i formate clarite et pretiose et belle.</em><br /><em>Laudato si&#8217;, mi&#8217; Signore, per frate Vento</em><br /><em>et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,</em><br /><em>per lo quale, a le Tue creature d&agrave;i sustentamento.</em><br /><em>Laudato si&#8217;, mi&#8217; Signore, per sor Aqua,</em><br /><em>la quale &egrave; multo utile et humile et pretiosa et casta.</em><br /><em>Laudato si&#8217;, mi Signore, per frate Focu,</em><br /><em>per lo quale ennallumini la nocte:</em><br /><em>ed ello &egrave; bello et iocundo et robustoso et forte. </em><br /><em>Laudato si&#8217;, mi&#8217; Signore, per sora nostra matre Terra,</em><br /><em>la quale ne sustenta et governa,</em><br /><em>et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.</em><br /><em>Laudato si&#8217;, mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore</em><br /><em>et sostengono infirmitate et tribulatione.</em><br /><em>Beati quelli ke &#8216;l sosterranno in pace,</em><br /><em>ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.</em><br /><em>Laudato si&#8217; mi Signore, per sora nostra Morte corporale,</em><br /><em>da la quale nullu homo vivente po&#8217; skappare:</em><br /><em>guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;</em><br /><em>beati quelli ke trovar&agrave; ne le Tue sanctissime voluntati,</em><br /><em>ka la morte secunda no &#8216;l farr&agrave; male.</em><br /><em>Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate</em><br /><em>e serviateli cum grande humilitate.</em></p>
<p><strong><em>&copy;</em></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Cilento e il culto della Beata Vergine del Rosario: “Madonne vestite” (Parte II)</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/02-10-2012-il_cilento_e_il_culto_della_beata_vergine_del_rosario_madonne_vestite_parte_ii-14500/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Oct 2012 10:16:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2012/10/02/02-10-2012-il_cilento_e_il_culto_della_beata_vergine_del_rosario_madonne_vestite_parte_ii-14500/</guid>

					<description><![CDATA[Seconda parte del viaggio tra le Madonne del Cilento, racconto affascinante del culto della Madonna e delle tradizioni che si diversificano a secondo delle zone del Cilento ma unite tutte dall'amore per il sacro.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I &ldquo;simulacri vestiti&rdquo;: struttura. Le Madonne Vestite sono generalmente manufatti realizzati in legno e a grandezza naturale. Il viso e le mani sono ricavati principalmente con il gesso ma anche con il legno o la cera. Ad eccezione di questi due elementi (viso e mani), il resto generalmente &egrave; dato dalla struttura in legno che si cela sotto il vestiario. Non mancano, comunque, casi in cui compaiono anche gli arti inferiori. La capigliatura a volte la ritroviamo sapientemente scolpita ma in gran parte dei casi viene realizzato con materiali mobili come accade per il vestiario e gli ornamenti.<br />Il vestiario e gli ornamenti. Meriterebbe un capitolo a parte questo settore, ma concentriamo l&#8217;attenzione su aspetti generali. Il vestito, realizzato con materiali e colori diversi, cambia di luogo in luogo e viene proporzionato, per cos&igrave; dire, alla devozione locale. Gli ornamenti arricchiscono il tutto e spaziano dalle immancabili corone realizzate in materiali preziosi e contornate da pietre e gioielli, gioielli che spesso lo ritroviamo anche sull&#8217;abito. Accessori che riproducono simboli cristiani e devozionali, come spade e corone di stelle rendono questi simulacri di una bellezza ancor pi&ugrave; suggestiva, segno di una forte e secolare devozione.&nbsp; <br />Il Bambino. Tralasciando le figure diverse dalla Madonna del Rosario, quest&#8217;ultima reca in mano &ldquo;Ges&ugrave;&rdquo;. Date le piccole dimensioni rispetto alla statua madre, esso veniva realizzato per intero, ricalcando pressappoco la fisionomia e e le caratteristiche di una bambola. <br />Le &ldquo;Madonne Vestite&rdquo; e il Cilento. Come gi&agrave; accennato in precedenza, questa antica usanza, compare a pieno titolo anche nelle parrocchie cilentane e nella stragrande maggioranza dei casi, il &ldquo;manichino da vestire&rdquo; calca le sembianze della Vergine del Rosario. A San Mauro Cilento e San Teodoro (Serramezzana) &egrave; rappresentata anche l&#8217;Addolorata con questa tecnica e, sempre a San Teodoro, anche Santa Filomena. </p>
<p>Nell&#8217;ultima parte tratteremo dei riti e della devozione cilentana nei confronti della Madonna del Rosario.</p>
<p>ARTICOLO CORRELATI</p>
<p><a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/30-09-2012-il_cilento_e_il_culto_della_beata_vergine_del_rosario_madonne_vestite_parte_i-14480.html" target="_blank">Il Cilento e il culto della Beata Vergine del Rosario: &ldquo;Madonne vestite&rdquo; (Parte I)</a></p>
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		<title>Torricelle: toponimo, storia, leggenda&#8230; (Parte II)</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/02-10-2012-torricelle_toponimo_storia_leggenda_parte_ii-14483/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Oct 2012 06:13:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[Continua la storia di Torricelle, una seconda puntata di un cilento da scoprire e da amare. " L'esistenza di Torricelle &#232; da accreditare a non pi&#249; tardi dei primi lustri dell'anno mille, poich&#233; gi&#224; in un documento del 1009 si parla di un cenobio di &#8220;Sancte Marie de loco Turricelli&#8221;.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La storia.</strong> L&#8217;esistenza di Torricelle &egrave; da accreditare a non pi&ugrave; tardi dei primi lustri dell&#8217;anno mille, poich&eacute; gi&agrave; in un documento del 1009 si parla di un cenobio di &ldquo;Sancte Marie de loco Turricelli&rdquo; e spesso lo stesso viene ricordato insieme al monastero di San Giorgio, anch&#8217;esso esistito nello stesso territorio presso Acquavella. E pi&ugrave; volte nei documenti successivi &egrave; di facile deduzione che Torricelle fosse ubicata nei pressi di Acquavella &ldquo;ubi proprie Acquabona nominatur&rdquo;. Le notizie, fra i primi anni dell&#8217;XI&nbsp; secolo e fino alla seconda met&agrave; inoltrata del XV, sono abbastanza costanti e numerose. Tuttavia, non &egrave; possibile risalire con esattezza agli anni della decadenza o meglio, gli anni in cui il villaggio si spopola definitivamente; ne &egrave; dato sapere con certezza il motivo che ne determin&ograve; la fine e a tal proposito &egrave; possibile solo ipotizzare. <br /><strong>&nbsp;Torricelle e i villaggi della &ldquo;Stella&rdquo;.</strong> La scomparsa di Torricelle pu&ograve; considerarsi, per certi versi, improvvisa, e questo fa desumere che la sua distruzione avvenne in modo rapido e non &egrave; da escludere che ci&ograve; sia dovuto all&#8217;incursione di popoli barbari che dalla costa, iniziarono a solcare l&#8217;Alento, risalendo fino alla collina ove sorgeva l&#8217;abitato. I continui saccheggi o l&#8217;eccessiva disfatta causata da una violenta invasione, pot&eacute; essere il motivo del suo abbandono , costringendo la popolazione a destinare a dimora luoghi pi&ugrave; sicuri. A tal proposito &egrave; giusto parlare del casale di <a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/01082011103926escursioni_alla_scoperta_del_cilento_amalafede_borgo_buona_speranza.html" target="_blank">Amalafede</a> posto poco pi&ugrave; su alle falde della &ldquo;Montagna del Cilento&rdquo; a poca distanza da &ldquo;Porcili&rdquo;, odierna &ldquo;Stella Cilento&rdquo; da cui dipende amministrativamente. Di questo piccolo borgo, si hanno notizie certe solo dopo il 1500; ed &egrave; questo primo dato concorde con l&#8217;individuazione di Amalafede come una sorta di &ldquo;Nuova Torricelle&rdquo;. E poi vi &egrave; la non trascurabile etimologia del nome: Amalafede, inizialmente &ldquo;Bonafides&rdquo; proprio in segno di buona speranza, probabilmente nell&#8217;augurio di aver trovato un posto sicuro e difendibile dove non dover pi&ugrave; temere saccheggi. Quindi, concordanti le date e il significato del nome, pare credibile questa ipotesi. A rafforzare il tutto, &egrave; anche il forte incremento demografico che negli stessi anni &#8211; siamo ancora agli inizi del 1500 &#8211; subirono altri casali vicini, come il millenario borgo di <a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/05082011133614escursioni_scoperta_cilento_guarrazzano_storia_secolare.html" target="_blank">Guarrazzano</a>. Buona parte della popolazione di Torricelle, dunque, si stabil&igrave; nel nuovo sito di Amalafede e la restante si rifugi&ograve; nei villaggi vicini.</p>
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		<title>Il Cilento e il culto della Beata Vergine del Rosario: “Madonne vestite” (Parte I)</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/30-09-2012-il_cilento_e_il_culto_della_beata_vergine_del_rosario_madonne_vestite_parte_i-14480/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2012 15:26:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[In Ottobre, ruolo d'eccellenza riveste la ricorrenza della Madonna del Rosario, festivit&#224; diffusa a vasta scala in tutto il territorio cilentano e in linea generale nell'Italia centro-meridionale e meridionale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Ottobre, ruolo d&#8217;eccellenza riveste la ricorrenza della Madonna del Rosario, festivit&agrave; diffusa a vasta scala in tutto il territorio cilentano e in linea generale nell&#8217;Italia centro-meridionale e meridionale. Un culto secolare che ancora resiste alle insidie del tempo in molte comunit&agrave;, anche le pi&ugrave; minute, se pur con cadenze&nbsp; e fasti diversi. Tralasciando gli aspetti prettamente &ldquo;devozionali&rdquo; in cui si riscontrato i tratti tipici dei restanti culti cattolici presenti nel territorio, come i caratteristici cortei processionali, spesso arricchiti dalle confraternite, molte delle quali intitolate proprio al &ldquo;Santissimo Rosario&rdquo;, il tratto distintivo pi&ugrave; significativo che merita indagine&nbsp; pu&ograve; ricondursi alla tipologia statuaria della riproduzione di questa immagine mariana: le cos&igrave; dette &ldquo;Madonne vestite&rdquo;.<br />&ldquo;Madonne Vestite&rdquo;. &Egrave; questo argomento assai complesso e marginale nelle studi storici, tanto da riscontrare scarse attenzioni documentarie e di indagine negli scritti storici e religiosi. Del resto &ldquo;la pratica del vestire&rdquo; credo sia stata pi&ugrave; marcatamente inserita in una tematica scrittoria di carattere &ldquo;folkloristico- religioso&rdquo; e &ldquo;storico-sociale&rdquo; e non &ldquo;storico-religioso&rdquo;. Ci&ograve; confermerebbe la scarsa disponibilit&agrave; documentaria nel settore prettamente storico e nei testi in generale. &Egrave; difficile anche trovare la giusta argomentazione da cui partire all&#8217;interno di questo settore. Prover&ograve; a stabilire una linea di raccordo tra le origini e la modernit&agrave;.<br />&nbsp;Le origini: cenni storici. L&#8217;arte dei &ldquo;manichini vestiti&rdquo; nasce con l&#8217;intendo di rappresentare scene sacre e il teatro devozionale, originariamente impiegati nella rappresentazione principalmente di presepi. A tal proposito, risale a non pi&ugrave; tardi del &#8216;500, la forma del gruppo scultoreo tematico (nativit&agrave;, passione). Successivamente, le sculture lignee utilizzate nelle rappresentazioni, assumono autonomia, crescono nelle dimensioni e portate a grandezza reale,&nbsp; vengono sempre pi&ugrave; accuratamente definite ed ornate fino a giungere a veri &ldquo;gioielli artistici&rdquo;. In molti paesi del sud Italia, sopravvivono usanze legate alle sacre rappresentazioni in cui i personaggi sono sapientemente custoditi nei &ldquo;simulacri da vestire&rdquo;, altro nome della &ldquo;statuaria processionale&rdquo;, categoria di cui fanno parte le &ldquo;Madonne da vestire&rdquo;.<br />&nbsp;Cosa rappresentano i &ldquo;manichini vestiti&rdquo;. Gran parte di questi manufatti, in ambito cristiano, rappresentano la figura di &ldquo;Maria&rdquo;, special modo nelle vesti &ldquo;del Santissimo Rosario&rdquo;, e a seguire incarnano la tipologia &ldquo;dell&#8217;Addolorata&rdquo;, di alcune figure sante femminili e in tono minore di altri Santi e del Cristo. Nel Cilento, fatte rarissime eccezioni, riconducono nella quasi totalit&agrave; alla &ldquo;Madonna del Rosario&rdquo;. In quasi tutte le parrocchie, compresi i borghi pi&ugrave; piccoli, &egrave; presente almeno una statua rappresentata secondo i canoni dei &ldquo;manichini vestiti&rdquo;.</p>
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		<title>Torricelle: toponimo, storia, leggenda (Parte I)</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/26-09-2012-torricelle_toponimo_storia_leggenda_parte_i-14436/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Sep 2012 15:10:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Cilento &#232; terra di miti e leggende, storia e tradizione, e la travagliata esistenza di Torricelle &#232; uno degli esempi pi&#249; ambiti che possano assommare tutti questi aspetti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Cilento &egrave; terra di miti e leggende, storia e tradizione, e la travagliata esistenza di Torricelle &egrave; uno degli esempi pi&ugrave; ambiti che possano assommare tutti questi aspetti. Per parlare di Torricelle bisogna muoversi per gradi e indubbio &egrave; che in poche righe non possiamo descrivere la sua secolare esistenza ma possiamo limitarci a fornire un quadro generale di tutte le sue vicende. Gi&agrave; in passato abbiamo avuto modo di ricordare le storie di antichi villaggi, oramai scomparsi e sopravvissuti solo nella memoria popolare, nelle leggende e in alcune pagine di storia locale, come per esempio abbiamo fatto in passato per <a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/30-12-2011-vi_racconto_una_storia_massacanina-10635.html" target="_blank">Massacanina</a>. <br />I luoghi. &Egrave; ormai abbastanza noto che l&#8217;ubicazione di questo antico villaggio &egrave; da identificare nell&#8217;attuale comune di Casal Velino e per l&#8217;esattezza sulla collina che ancora oggi reca il toponimo Torricelle: &ldquo;Turricieddi&rdquo; in dialetto locale. Per meglio capire, la collina su cui sorgeva &egrave; posta sulle sponde dell&#8217;Alento, difronte all&#8217;attuale scalo ferroviario di Vallo. <br />&ldquo;La prima importanza&rdquo; di Torricelle. Prima di ripercorrere l&#8217;intera storia di Torricelle, &egrave; bene ricordare il perch&eacute; della sua importanza, legata essenzialmente alla sua posizione strategica. La collina su cui sorgeva, &egrave; di modesta entit&agrave;, con un altezza che si spinge poco oltre i 200 metri slm ma conformata in modo tale da renderla presidio di difesa. Sul versante che degrada verso la vallata, &egrave; da presumere che risultasse abbastanza scoscesa da renderla inaccessibile e nel contempo a guardia delle zone sottostanti. Dal lato opposto, invece, risultava ben collegata con i centri vicini, quali Acquavella, a cui si accedeva oltrepassando la localit&agrave; Carullo e gli abitati ricadenti nell&#8217;attuale comune di Stella Cilento, posti alle falde dell&#8217;antico &ldquo;Monte Cilento&rdquo;, oggi detto proprio della Stella. Inoltre, la collina si trovava in posizione gemella di quella ove sorge l&#8217;antico baluardo difensivo di Castelnuovo, anch&#8217;esso su una piccola collina, sulla sponda opposta del fiume.<br /><strong>Il Toponimo. </strong>Come sempre il primo fascino nel rincorrere le storie di luoghi e paesi, scaturisce dall&#8217;etimologia del nome ed anche per Torricelle ci&ograve; accade. Il noto storico Pietro Ebner, ci ricorda alcune sfaccettature che il nome di Torricelle ha assunto nel corso del tempo: Turricella, Terricello, Tirricielli e poi Torricelle. Analizzando i primi tre appellativi, ci viene da pensare che in realt&agrave;, pi&ugrave; che trasformazioni etimologiche, gli stessi siano frutto di adattamenti &ldquo;locali&rdquo;, rientranti nel computo della parlata locale. Per ci&ograve; che concerne la reale origine del nome, non dovrebbe trovare contestazioni l&#8217;affermare che il toponimo in questione si riferisca all&#8217;esistenza di &ldquo;torri in loco&rdquo;, e ci&ograve; ci viene confermato anche dallo stesso Ebener, affermando che il Villaggio era rinchiuso e guardato da tre torri.<br />&copy; </p>
<p>Guarda anche:<a href="https://www.facebook.com/pages/Cilento-da-Scoprire/216594511738195?ref=ts" target="_blank"> Cilento da scoprire</a></p>
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		<title>Quando la leggenda diventa storia: il fascino intramontabile dei “Munacieddi”(Parte II)</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/22-09-2012-quando_la_leggenda_diventa_storia_il_fascino_intramontabile_dei_munacieddi_parte_ii-14345/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Sep 2012 06:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2012/09/22/22-09-2012-quando_la_leggenda_diventa_storia_il_fascino_intramontabile_dei_munacieddi_parte_ii-14345/</guid>

					<description><![CDATA[Seconda e ultima puntata sui Munacieddi. La mia storia finisce qui e voglio concludere come nell'articolo dell'anno passato, lasciando a voi considerazioni e interpretazioni: &#60;&#60;Voi dite che &#232; tutta una leggenda? Un&#8217;invenzione?&#62;&#62;.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver tracciato un quadro pi&ugrave; o meno chiaro sulle presunte origini dell&#8217;ormai mitologico &ldquo;munacieddo&rdquo;, attraverso le storie napoletane e le somiglianze oltralpe ed oltreoceano, ci addentriamo nel panorama cilentano. Prima per&ograve;, una breve considerazione circa le ipotesi avanzate dagli occultisti e da diversi studiosi di tradizioni. In tale contesto il &ldquo;munaciello&rdquo; &egrave; visto come un demone malefico, che la credenza popolare ha voluto in qualche modo e chiss&agrave; per quale ragione, etichettare come &ldquo;benefico&rdquo;, forse per minimizzare e trasformare la verit&agrave; in un clima decisamente pi&ugrave; mite. <br />I &ldquo;munacieddi&rdquo; e il Cilento. Non meno interessanti sono le varianti cilentane, le quali in alcuni casi, pare affondino le radici in tempi decisamente pi&ugrave; lontani rispetto alle versioni pi&ugrave; note. Da premettere che nel Cilento &ldquo;lu munacieddo&rdquo; &egrave; padrone incontestato delle leggende locali, nato con molta probabilit&agrave; sotto forma pagana e poi cristianizzato per volere della fede popolare. Questo si deduce dal fatto che si &egrave; pensato che sia addirittura riconducibile alla venuta dei monaci nel Cilento, a partire dal VI secolo d.C. Avvalorando questa ipotesi, la nascita della leggenda viene anteriorizzata di diversi secoli. <br />Chi &egrave; &ldquo;lu munacieddo&rdquo;? All&#8217;impossibilit&agrave; di stabilire con certezza l&#8217;origine della leggenda, si affianca una pi&ugrave; affermata consistenza di descrizioni fisiche e comportamentali di questo &ldquo;simpatico omino&rdquo;. Stando alle testimonianze &ldquo;di chi l&rsquo;ha visto&rdquo; e alle storielle che ci hanno tramandato, il signor &ldquo;munacieddo&rdquo; &egrave; sempre descritto come di bassa statura e ricoperto dal saio tipico dei monaci, gobbo e deforme ma mai si fa cenno ai tratti somatici: no si sa che faccia ha! Spostandosi di paese in paese, ogni comunit&agrave; custodisce la sua versione, e a mutare, oltre ai fatti, spesso &egrave; anche il nome: c&rsquo;&egrave; chi parla di munacieddi chi di spiritielli e cos&igrave; via.<br />Quante storie! A sfondo delle varie narrazioni, il contesto d&rsquo;azione preferito sembra essere l&rsquo;ambiente domestico ma si manifesta anche al di fuori di queste mura. Le malfatte? Questo meriterebbe un capitolo a a parte, il genere del suo operato oserei definirlo burlesco, schietto e d&#8217;immensa vivacit&agrave;, colorata da mille espressioni.&nbsp; I furti sono numerosi, i dispetti non sono da meno ma ricordo dei casi particolari in cui si manifesta in modo assolutamente ironico, beffardo e tutto cilentano! Ricordo di un episodio in cui mi venne raccontato: una signora friggeva le zeppole &pound;forse era giorno di festa) e nel depositarle nel piatto, si accorse che man mano scomparivano. All&#8217;improvviso, voltandosi all&#8217;indietro, scopr&igrave; il &ldquo;munaciello&rdquo; intendo a banchettare e d&#8217;istinto l&#8217;olio bollente fu arma di difesa per la donna. Ovviamente l&#8217;ospite ci rimase un po male e pur se aveva mangiato (e tanto!) ricambi&ograve; con una scomunica. Altro episodio, altro luogo: la presenza assidua dell&#8217;indesiderato port&ograve; un&#8217;intera famiglia all&#8217;esasperazione, tanto da prendere l&#8217;amara decisione di cambiar dimora. E mentre tutti si ritrovavano affaccendati per effettuare il trasloco, eccolo! Puntuale e sorridente appare il &ldquo;signorino&rdquo; che gioioso esclama: si cambia casa! Ah, di una cosa mi pare si abbia certezza: la puntualit&agrave;! Eh si! Pare che non tardasse per l&#8217;ora di cena o ad infastidire il sonno della notte.</p>
<p>La mia storia finisce qui e voglio concludere <a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/leggende_il_cilento_delle_leggende_li_munacieddi_tra_fascino_e_mistero.html" target="_blank">come nell&#8217;articolo dell&#8217;anno passato</a>, lasciando a voi considerazioni e interpretazioni: &lt;&lt;Voi dite che &egrave; tutta una leggenda? Un&rsquo;invenzione?&gt;&gt;, di sicuro &ldquo;i munacielli&rdquo; hanno una storia secolare e con la storia hanno avuto a che fare, se addirittura Francesco II, ultimo Re di Napoli, ne era infastidito&hellip;</p>
<p>Articoli correlati</p>
<p><a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/19-09-2012-quando_la_leggenda_diventa_storia_il_fascino_intramontabile_dei_munacieddi_parte_i-14331.html" target="_blank">Quando la leggenda diventa storia: il fascino intramontabile dei &ldquo;Munacieddi&rdquo; (Parte I)</a></p>
<p>&copy; </p>
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		<title>Quando la leggenda diventa storia: il fascino intramontabile dei “Munacieddi” (Parte I)</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/19-09-2012-quando_la_leggenda_diventa_storia_il_fascino_intramontabile_dei_munacieddi_parte_i-14331/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2012 06:09:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2012/09/19/19-09-2012-quando_la_leggenda_diventa_storia_il_fascino_intramontabile_dei_munacieddi_parte_i-14331/</guid>

					<description><![CDATA[Poco pi&#249; di un anno fa, su questa stessa testata, &#232; apparso un articolo sulle leggende cilentane. Riproporre l'argomento &#232; un po come riattivare la concezione di avere nel territorio una storia variegata, che non si limita ai puri fatti documentabili.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Poco pi&ugrave; di un anno fa, su questa stessa testata, &egrave; apparso un articolo sulle leggende cilentane titolato <a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/leggende_il_cilento_delle_leggende_li_munacieddi_tra_fascino_e_mistero.html" target="_blank">&ldquo;Il Cilento delle leggende. Li Munacieddi..tra fascino e mistero&rdquo;</a>. Riproporre l&#8217;argomento &egrave; un po come riattivare la concezione di avere nel territorio una storia variegata, che non si limita ai puri fatti documentabili ma si innesta in un circuito culturale ben pi&ugrave; ampio, un ambito in cui le leggende hanno un ruolo tutt&#8217;altro che marginale. &Egrave; questo l&#8217;esempio meglio rappresentativo nel dinamico panorama storico-culturale dell&#8217;intero Cilento: una leggenda col tempo divenuta storia che pur affonda le sue radici nella zona partenopea ma che rivendica con orgoglio le sue affascinanti varianti nelle terre nostrane. E non credo sia azzardato etichettare quella dei &ldquo;munacieddi&rdquo; come evento storico, pur anche non potendo i rigidi canoni che contemplano la storia, trovare un solido accoglimento in questa circostanza; ma difficile &egrave; immaginare l&#8217;appartenenza dei &ldquo;munacieddi&rdquo; ad altro ambito, di non eguale valore a quello &ldquo;storico puro&rdquo;.<br />&nbsp;</p>
<p><strong>Come e dove nasce il mito/leggenda dei &ldquo;munacieddi&rdquo;? L&#8217;origine partenopea.</strong><br />Pare esser dato certo, almeno per la percezione pi&ugrave; stretta, di identificare questa figura magica e misteriosa col classico &ldquo;monaciello&rdquo; napoletano. Ed &egrave; qui, secondo studi e memorie popolari che nasce questa figura e nella stessa citt&agrave; sono diverse le accezioni che riconducono all&#8217;origine. <br />Risalgono al 1400 circa gli eventi tramandati a proposito di una tale &ldquo;Caterinella&rdquo;, fanciulla nobile e infelice. Secondo i racconti venne rinchiusa in convento dopo l&#8217;assassinio del suo sposo, uomo non gradito alla famiglia. La donna diede alla luce un bambino dalle sembianze strane e per nascondere le sue difformit&agrave; vagava succinto dell&rsquo;abito tipico dei monaci che gli era stato dato dalle suore. Mor&igrave; in tenera et&agrave; afflitto da un grave malanno, nonostante il quale era noto per la sua vivacit&agrave;. Da allora pare che la gente continuasse a vederlo in posti diversi e col tempo iniziarono ad attribuirgli poteri magici.&nbsp; <br />Altra accezione, altra storia che racchiude al suo interno due ipotesi. Lo scenario &egrave; sempre Napoli ma il contesto e i fatti si snodano su una direttrice diversa, meno dolente e dai risvolti pi&ugrave; miti: lo sfondo sono &ldquo;i pozzi d&rsquo;acqua&rdquo;. Il &ldquo;munaciello&rdquo; poteva definirsi come l&#8217;antico gestore dei pozzi poich&eacute; la sua bassa statura consentiva l&#8217;entrata e il passaggio tramite stretti cunicoli comunicanti tra loro fra un abitazione e l&#8217;altra. Sfruttava, dunque, i canali in cui si calava il secchio per recuperare l&#8217;acqua. Ed &egrave; sempre legata a questa variante, l&#8217;ipotesi secondo cui &#8220;l&#8217;ometto&rdquo; facesse un vero e proprio mestiere: ripuliva i pozzi su commissione e a domicilio. In entrambi i casi, il suo calare e risalire, dava l&rsquo;impressione di scomparire e riapparire. A lavoro ultimato, la mancata retribuzione era ricambiata da burla e dispetti. Ci&ograve; si congiunge perfettamente alle varianti moderne anche cilentane.<br /><strong>Oltralpe ed oltreoceano. </strong>Terreno fertile per la ricerca della &ldquo;verit&agrave; perduta&rdquo; circa la nascita del &ldquo;munacieddo&rdquo;, non &egrave; solo la Campania o il Sud Italia in generale, ne tanto meno l&#8217;intera penisola: bisogna varcare i confini nazionali e le acque continentali per meglio coglierne tutte le sue possibili accezioni. Nella mitologia nordica una leggenda simile ruota intorno alla figura di un folletto, benigno o malefico, secondo le varie versioni e le varie aree territoriali in cui si &egrave; sviluppata. Simili anche le accezioni d&rsquo;oltreoceano, in cui l&#8217;elemento comune &egrave; senza dubbio la statura del personaggio e per certi versi anche &ldquo;il modo di agire&rdquo;. Tuttavia, bisogna restringere il campo d&#8217;azione alla sola zona campana, poich&eacute;, in questi casi, ci scostiamo molto dalle versioni nostrane: unici tratti comuni, come gi&agrave; detto,&nbsp; sono il soggetto &ldquo;di piccola statura&rdquo;, che sia uomo o folletto e l&rsquo;atteggiamento spesso dispettoso, se cos&igrave; lo possiamo definire per sintetizzare.</p>
<p>E il Cilento? Il Cilento ha una lunga storia da raccontare a tal proposito ma di questo parleremo nel prossimo articolo!</p>
<p><em><strong>&copy; RIPRODUZIONE RISERVATA</strong></em></p>
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		<title>Biografia di una parlata: gli studi sul dialetto cilentano</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/04-09-2012-biografia_di_una_parlata_gli_studi_sul_dialetto_cilentano-14151/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cinzia Sapienza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Sep 2012 15:56:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[Poco conosciuto dai cilentani, il dialetto cilentano in passato ha avuto molti cultori che lo hanno studiato sin dai lontani anni '30.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In pochi si propongono di studiare quello che superficialmente viene spesso chiamato &ldquo;dialetto cilentano&rdquo;, forse perch&eacute; non ci sono state finora su quest&rsquo;idioma delle ricerche incisive e costanti che facessero da terreno e supporto per un approfondimento successivo. Ad ogni modo si pu&ograve; affermare che gli studi di Rohlfs sono stati certamente fondamentali a tal proposito, seppur effettuati negli anni &rsquo;30 del Novecento, quando lo studioso, esattamente tra il 1935 e il 1936 si trov&ograve; ad Omignano, nei pressi di Vallo della Lucania. Seguono per importanza gli studi di Radtke e di De Blasi, effettuati in tempi lievemente pi&ugrave; recenti. Ma quella che occorre per forza citare in un articolo sul dialetto cilentano. Il primo lavoro sul dialetto locale &egrave; senza dubbio il tributo di Federico Piantieri, una lettera indirizzata a Ernesto Palumbo &ldquo;Officiale della Biblioteca Nazionale di Napoli&rdquo;, considerata da subito il primo effettivo studio su questa parlata, o meglio sull&rsquo;insieme dei dialetti dell&rsquo;area in questione. La lettera, datata 20 Novembre 1869, &egrave; destinata ad un&rsquo;amante della cultura popolare e specifica prima di tutto cosa sia il Cilento, delimitandolo geograficamente, e chiarisce che il popolo indigeno si sia originato dai Latini e non dagli Elleni, come erroneamente spesso si era evidentemente ritenuto; anche se, tracce di grecit&agrave; nel territorio che va dalla piana di Paestum al Golfo di Policastro ci sono, e anzi, la maggior parte di esse in territorio italiano le ritroviamo principalmente qui, avendo avuto nel tempo influenza strutturale, organizzativa, economica ed anche linguistica.</p>
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		<title>Solennità di “Santa Maria Assunta”, tradizione e devozione in tutto il Cilento. I festeggiamenti a Cosentini</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/14-08-2012-solennit_agrave_di_santa_maria_assunta_tradizione_e_devozione_in_tutto_il_cilento_i_festeggiamenti_a_cosentini-13873/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Aug 2012 10:28:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 15 di Agosto segna la pienezza dell'estate: &#232; tempo di svago, di divertimento, di mare e anche di devozione.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 15 di Agosto segna la pienezza dell&#8217;estate: &egrave; tempo di svago, di divertimento, di mare e anche di devozione. Sono tanti i modi per trascorrere questa giornata. Dal lato &ldquo;cristiano&rdquo;, diversi altari nel Cilento sono pronti a ricordare la solennit&agrave; della Madonna, secondo le usanze dei propri paesi.<br />A Cosentini, uno dei quattro piccoli centri, insieme ad <a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/17092011121020escursioni_alla_scoperta_del_cilento_zoppi.html" target="_blank">Ortodonico, Fornelli e Zoppi</a>, che formano i &ldquo;<a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/19092011132633storia_sulla_storia_locale_alcune_considerazioni_ortodonico_paesi_socia.html" target="_blank">Casali della Socia </a>&rdquo;, la festa liturgica pi&ugrave; importante dell&#8217;anno &egrave; senza dubbio quella in onore della Vergine Assunta.<br />&copy; </p>
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		<title>“Il dialetto cilentano dalla canzone d&#8217;autore contemporanea al canto popolare dei Kiepò” di Cinzia Sapienza</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/10-08-2012-il_dialetto_cilentano_dalla_canzone_d_autore_contemporanea_al_canto_popolare_dei_kiep_ograve_di_cinzia_sapienza-13818/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Aug 2012 16:48:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[Intervista a Cinzia Sapienza che ha discusso la tesi di laurea sul dialetto cilentano. Giuseppe Conte chiede alla neo laureata il perch&#232; di questa scelta.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non riesco mai a tirarmi indietro quando qualcuno mi chiede di &ldquo;parlare del parlato&rdquo;, quello nostrano, quello cilentano; forse perch&eacute; sono in pochi ad ammettere che una lingua &egrave; un po alla base della cultura e delle tradizioni della propria vita e forse perch&eacute; una passione rimane nel tempo, sempre ben accetta nelle propria menta, quella mente che spesso ci porta a fantasticare ma anche a realizzare e concretizzare.<br />I motivi per cui si &egrave; spesso sviati a trattare argomenti cos&igrave; affascinanti e nel contempo complicati, sono senza dubbio in parte legati alle difficolt&agrave; di partenza, anche nel reperire il materiale di base da cui partire. Quando Cinzia Sapienza, giovane studentessa del Golfo di Policastro, mi ha chiesto di dargli qualche consiglio, non ho potuto far altro che prendere a cuore la richiesta; e se le indicazioni a voce non bastavano, il giornaledelcilento &egrave; stato una delle fonti cardini, materiale semplice da cui attingere. <br />Armata di tanta buona volont&agrave; e passione per questa terra e il suo &ldquo;parlato&rdquo;, Cinzia Sapienza ha raggiunto la sua meta e credo abbia tutte le carte in regola per poter iniziare &ldquo;a continuare a scrivere&#8230;&rdquo;.<br />D &ndash; Perch&eacute; scrivere del &ldquo;dialetto&rdquo; e in generale? <br />R &#8211; Qui si va sul personale. Mi piace scrivere perch&eacute; mi libera la mente,&nbsp; non saprei riassumere diversamente; mi piace la scrittura in s&eacute;!<br />D &ndash; Parlare del &ldquo;parlato locale&rdquo;. Perch&eacute;?<br />R &#8211; Perch&eacute; amo la mia terra e l&#8217;ho scoperto soprattutto negli anni di universit&agrave; e soprattutto per sopperire lo scarso interesse che c&#8217;&egrave; stato nei confronti del mio dialetto (nel senso che non ha avuto lo stesso peso negli studi rispetto ad altri).</p>
</p>
<p><a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/27-10-2011-il_dialetto_cilentano_suoni_vocalici_e_consonantici_affinit_agrave_e_diversit_agrave_alcuni_esempi-9877.html" target="_blank"><strong>Il dialetto cilentano, suoni vocalici e consonantici, affinit&agrave; e diversit&agrave;  (alcuni esempi)</strong></a></p>
<p><a href="https://www.giornaledelcilento.it/it/20-10-2011-variet_agrave_linguistiche_nel_dialetto_cilentano_osservazioni_sui_dittonghi_tra_il_quot_cilento_quot_e_quot_camerota_quot-9784.html" target="_blank">Variet&agrave; linguistiche nel dialetto cilentano, osservazioni sui dittonghi tra il &#8220;Cilento&#8221; e &#8220;Camerota&#8221;</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Monte Cicerale, festeggiamenti in onore di San Donato</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/28-07-2012-monte_cicerale_festeggiamenti_in_onore_di_san_donato-13580/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jul 2012 17:59:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornaledelcilento.it/2012/07/28/28-07-2012-monte_cicerale_festeggiamenti_in_onore_di_san_donato-13580/</guid>

					<description><![CDATA[Monte Cicerale &#232; la piccola frazione dell'omonimo comune, situato sulla sommit&#224; della collina che fa da sponda all'invaso artificiale dell'Alento. La comunit&#224; si prepara ai festeggiamenti patronali in onore di San Donato.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Monte Cicerale &egrave; la piccola frazione dell&#8217;omonimo comune, situato sulla sommit&agrave; della collina che fa da sponda all&#8217;invaso artificiale dell&#8217;Alento. La comunit&agrave; si prepara ai festeggiamenti patronali in onore di San Donato con un ricco programma sia religioso che civile.</p>
<p>Programma religioso:<br />da Domenica 29 Luglio, inizio novenario con la S. Messa alle ore 19:00;<br />Luned&igrave; 6 Agosto: alle ore 19,00 S. Messa e a seguire processione per le vie del paese con la reliquia del Santo, accompagnata dal complesso bandistico &ldquo;Citt&agrave; di Camerota&rdquo;; <br />Marted&igrave; 7 Agosto, solennit&agrave; di San Donato<br />ore 11,00 S. Messa<br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 18,00 Confessioni<br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 19,00 S. Messa e a seguire processione per le vie del paese.<br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Al termine spettacolo pirotecnico.</p>
<p>Programma civile:<br />Luned&igrave; 6: alle ore 22,00 &ldquo;Tony Maiello&rdquo; in concerto;<br />Marted&igrave; 7: alle ore 22,00 show musicale con &ldquo;Peppe Cirillo e Antiqua Saxa&rdquo;.</p>
<p>Di seguito la locandina completa con tutti gli appuntamenti previsti a Monte Cicerale nei giorni 5,6 e 7 Agosto:</p>
<p>&copy; </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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