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	<title>Enogastronomia | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>La Festa del Provolone del Monaco Dop: un successo di passione e tradizione lungo venti anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 13:43:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[provolone del monaco]]></category>
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					<description><![CDATA[Conclusi con un bagno di folla i festeggiamenti per i venti anni del Consorzio di Tutela del Provolone del Monaco Dop. Tre giorni di eventi a Vico Equense per celebrare [...]]]></description>
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<p>Conclusi con un bagno di folla i festeggiamenti per i venti anni del Consorzio di Tutela del Provolone del Monaco Dop. Tre giorni di eventi a Vico Equense per celebrare un marchio di qualità che ha portato lustro e riconoscimento a tutto il territorio. L&#8217;evento, organizzato con cura e dedizione, ha riunito istituzioni, produttori e appassionati per celebrare la ricchezza e la tradizione di questo prodotto tipico.</p>



<p>&#8220;Quella del 23 maggio è stata una giornata storica, che ha superato ogni aspettativa&#8221;, ha dichiarato il presidente del Consorzio,&nbsp;<strong>Giosuè De Simone</strong>. &#8220;La partecipazione è stata straordinaria in tutti e tre i giorni, grazie soprattutto all&#8217;entusiasmo delle scuole, che hanno dimostrato una grande passione per la storia e la produzione del Provolone del Monaco&#8221;.</p>



<p>L&#8217;evento è stato un viaggio attraverso le tappe che hanno portato alla nascita della Dop, fino alla produzione attuale, che ha raggiunto numeri impressionanti: da 70mila a 223mila chili di produzione crescente anno dopo anno.</p>



<p>Il direttore scientifico&nbsp;<strong>Vincenzo Peretti&nbsp;</strong>si è intrattenuto sui servizi ecosistemici: “Sono essenziali per la nostra sopravvivenza e il benessere di quanti vivono in un territorio, ma spesso vengono sottovalutati o ignorati. La perdita di biodiversità e la degradazione degli ecosistemi possono compromettere la fornitura di questi servizi, con conseguenze negative per l&#8217;uomo e la natura” spostando l’attenzione sul lavoro di allevatori e casari: “Sono loro gli eroi di questo territorio e lavorano sodo per offrire un prodotto amato e apprezzato ai consumatori”.</p>



<p>L&#8217;assessore regionale alle Politiche giovanili, Sport, Protezione civile, Biodiversità, Politiche di riforestazione, Pesca e acquacoltura, Tutela degli animali&nbsp;<strong>Fiorella Zabatta</strong>, ha voluto esprimere la sua vicinanza al Consorzio: &#8220;Sono molto legata a questo consorzio che da anni ci mostra come la sinergia tra operatori del settore e la collaborazione strategica tra allevatori e produttori caseari si conferma un modello vincente per la salvaguardia delle nostre eccellenze e la promozione della cultura e delle tradizioni del nostro territorio, per non perderne la memoria storica. Ragionare di biodiversità è sempre più importante per la nostra regione&#8221;.</p>



<p>La prima edizione del concorso dei corti è stata un grande successo, e la scelta di premiare due opere ex equo è stata una bella sorpresa. E un ringraziamento speciale va all’Istituto Alberghiero “Francesco de Gennaro” di Vico Equense, presente con gli studenti dei corsi di sala e cucina, e alla Preside Beatrice Rosa Russo, che hanno contribuito a rendere questa giornata indimenticabile.</p>



<p>L&#8217;assessore regionale all&#8217;Agricoltura,&nbsp;<strong>Maria Carmela Serluca</strong>, ha espresso la sua soddisfazione per la festa, sottolineando l&#8217;importanza della tradizione e della passione per la produzione del Provolone del Monaco. &#8220;La Regione ha il compito di stare vicino alla zootecnia di questa zona, perché la produzione di questo prodotto ci inorgoglisce e dà lustro alla zona&#8221;.</p>
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		<title>L’Ammaccata cilentana premiata da Forbes Italia a Napoli: Cristian Santomauro è tra i 35 Maestri della Pizza 2026</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lammaccata-cilentana-premiata-da-forbes-italia-a-napoli-cristian-santomauro-e-tra-i-35-maestri-della-pizza-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 13:26:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Casal Velino]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[cristian santomauro]]></category>
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					<description><![CDATA[Per il primo anno Forbes Italia premia i migliori 35 Maestri della Pizza in Italia. Lunedì 25 maggio, al Gold Tower Lifestyle Hotel di Napoli, ha ricevuto riconoscimento anche Cristian [...]]]></description>
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<p>Per il primo anno Forbes Italia premia i migliori 35 Maestri della Pizza in Italia. Lunedì 25 maggio, al Gold Tower Lifestyle Hotel di Napoli, ha ricevuto riconoscimento anche Cristian Santomauro de L’Ammaccata – Antica Pizzeria Cilentana, a Casal Velino, nel cuore del Cilento.: È un onore aver ricevuto questo premio insieme a tanti colleghi che stimo – commenta Cristian Santomauro – ma la cosa che mi rende più felice è vedere il Cilento emergere sempre più con forza, grazie ai suoi prodotti identitari e ai valori legati alla dieta mediterranea.”</p>



<p>L’ammaccata è una particolare tipologia di antica pizza cilentana, lavorata “ammaccando” l’impasto con i polpastrelli. Una preparazione che riporta alla memoria storie di condivisione e convivialità: quando ci si riuniva attorno al fuoco, al riverbero del forno, e con un lembo d’impasto si testava il calore del forno in occasione della panificazione. Proprio quel lembo di pasta rappresenta l’origine dell’ammaccata, tradizionalmente condita con sugo di pomodoro quarantino cotto nel forno, cacioricotta di capra – animale principe del Cilento – e origano di montagna.</p>



<p>Oggi questa antica tradizione rivive a Casal Velino grazie al lavoro di Cristian Santomauro. L’Ammaccata è infatti riconosciuta come PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale) ed è tutelata dal Ministero. Si distingue per l’impasto realizzato con grani tradizionali locali, al centro di un lavoro di recupero portato avanti da Cristian negli ultimi 15 anni, e lievito madre, lavorato nell’antica madia di legno secondo le tecniche tradizionali.</p>



<p>Con questa iniziativa, Forbes Italia punta l’attenzione sul mondo della pizza e sui numerosi professionisti che, con rigore, ricerca e sensibilità, contribuiscono ogni giorno a valorizzare un patrimonio culturale italiano riconosciuto nel mondo. Nelle sue molteplici interpretazioni, la pizzeria evolve sempre più in un luogo di esperienza, capace di avvicinarsi per proposta e visione ai modelli della ristorazione contemporanea. Sempre più frequenti sono i menù degustazione dedicati all’esplorazione di impasti, topping e tecniche, accompagnati da carte vini e beverage curate, un servizio attento e una crescente attenzione agli spazi e all’accoglienza.</p>



<p>A curare la selezione dei Maestri della Pizza dell’edizione 2026 è stato Alberto Cauzzi. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con Passione Gourmet e sostenuta da numerosi partner del settore, si è confermata un importante momento di incontro e valorizzazione dell’eccellenza gastronomica italiana.</p>
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		<title>Addio a Carlo Petrini, il padre di Slow Food innamorato del Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/addio-a-carlo-petrini-il-padre-di-slow-food-innamorato-del-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 10:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di persone]]></category>
		<category><![CDATA[cibo buono]]></category>
		<category><![CDATA[cibo giusto]]></category>
		<category><![CDATA[cibo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[cultura alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[È morto Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e teorico del cibo “buono, pulito e giusto”. Aveva 76 anni. Il decesso è avvenuto nella tarda serata di ieri a Bra, [...]]]></description>
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<p class="p1">È morto <strong>Carlo Petrini</strong>, fondatore di Slow Food e teorico del cibo “buono, pulito e giusto”. Aveva 76 anni. Il decesso è avvenuto nella tarda serata di ieri a Bra, in provincia di Cuneo, la città dove era nato nel 1949 e dalla quale aveva dato vita a uno dei movimenti culturali e alimentari più influenti al mondo.</p>



<p class="p1">Gastronomo, giornalista, scrittore e attivista, Petrini – “Carlin” per amici e collaboratori – aveva trasformato il tema dell’alimentazione in una battaglia civile globale, legando la tutela del cibo alla difesa dell’ambiente, della biodiversità e delle comunità locali. La sua frase più celebre, “Chi semina utopia, raccoglie realtà”, sintetizzava la visione che lo aveva accompagnato per tutta la vita.</p>



<p class="p1">Nel 1986 fondò Slow Food, nato inizialmente come risposta culturale all’omologazione alimentare e diventato negli anni una rete internazionale presente in oltre 150 Paesi. Dal movimento sarebbero poi nati progetti come Terra Madre e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, esperienze che hanno contribuito a ridefinire il rapporto tra produzione agricola, sostenibilità e consumo consapevole.</p>



<p class="p1">Profondo il suo legame con il Mezzogiorno e in particolare con il <strong>Cilento</strong>, territorio che Petrini considerava uno dei simboli più autentici della dieta mediterranea e della civiltà contadina italiana. Più volte ospite tra Pollica, Pioppi e i borghi dell’area cilentana, aveva sostenuto le produzioni locali e i piccoli agricoltori, indicando il Cilento come modello di equilibrio tra uomo, territorio e qualità della vita.</p>



<p class="p1">Negli anni aveva partecipato a numerose iniziative dedicate alla valorizzazione delle aree interne e alla salvaguardia delle tradizioni alimentari cilentane, ribadendo la necessità di proteggere biodiversità e culture rurali dalla standardizzazione globale. “Il futuro è nelle comunità”, ripeteva spesso durante i suoi incontri pubblici.</p>



<p class="p1">La notizia della sua morte ha suscitato cordoglio nel mondo istituzionale, culturale e agricolo. Messaggi di vicinanza sono arrivati da associazioni, produttori e amministratori locali italiani e stranieri. Slow Food, in una nota, lo ha ricordato come “un uomo di grande visione, capace di trasformare un sogno collettivo in una rete mondiale di persone unite dalla cura per la terra e per il bene comune”.</p>



<p class="p1">Con Carlo Petrini scompare una delle figure più rappresentative dell’ambientalismo e della cultura gastronomica contemporanea. La sua eredità, costruita tra battaglie civili e difesa dei territori, continuerà a vivere nelle comunità che in questi decenni hanno condiviso il suo progetto.</p>
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		<title>Alici di menaica, il tesoro del Cilento: storia, pesca antica e tradizione da salvare</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/alici-di-menaica-il-tesoro-del-cilento-storia-pesca-antica-e-tradizione-da-salvare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 12:16:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Pisciotta]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[alici di menaica]]></category>
		<category><![CDATA[palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[pisciotta]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel Cilento, tra il mare di Pisciotta e Palinuro, sopravvive una delle tradizioni gastronomiche più antiche del Mediterraneo: quella delle alici di menaica. Una tecnica di pesca millenaria tramandata di [...]]]></description>
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<p>Nel Cilento, tra il mare di Pisciotta e Palinuro, sopravvive una delle tradizioni gastronomiche più antiche del Mediterraneo: quella delle alici di menaica. Una tecnica di pesca millenaria tramandata di generazione in generazione e oggi riconosciuta come Presidio Slow Food.</p>



<p>Le alici di menaica rappresentano uno dei simboli più autentici della cultura marinara campana e del turismo enogastronomico legato al Cilento. Un prodotto di nicchia, ancora lavorato artigianalmente e sempre più ricercato da chef, appassionati di cucina e visitatori italiani e stranieri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che cosa sono le alici di menaica</h2>



<p>Le alici di menaica sono alici pescate con un particolare sistema tradizionale chiamato “menaica” o “menaide”, una rete antichissima già utilizzata in epoca greca lungo le coste del Mediterraneo. Oggi questa tecnica sopravvive quasi esclusivamente nel Cilento, soprattutto tra Marina di Pisciotta e alcune aree della costa salernitana.</p>



<p>La particolarità della rete è la sua maglia larga, che seleziona naturalmente soltanto i pesci più grandi, lasciando passare quelli più piccoli. Questo rende la pesca particolarmente sostenibile e rispettosa dell’ecosistema marino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una pesca lenta e sostenibile</h2>



<p>La pesca avviene nelle notti di mare calmo, generalmente tra primavera ed estate, da marzo ad agosto. I pescatori escono al tramonto con piccoli gozzi tradizionali e stendono la rete lungo il percorso dei banchi di alici.</p>



<p>Quando le alici restano impigliate nella rete, perdono naturalmente gran parte del sangue direttamente in mare. Questo processo contribuisce a dare al prodotto finale un sapore più delicato rispetto alle comuni alici conservate. Una volta recuperate, vengono pulite manualmente una a una, senza l’utilizzo di macchinari industriali.</p>



<p>Un altro elemento distintivo è l’assenza di ghiaccio durante il trasporto: le alici vengono lavorate immediatamente dopo lo sbarco, secondo una tradizione rimasta invariata nei secoli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lavorazione sotto sale</h2>



<p>Dopo la pulizia, le alici vengono lavate in salamoia e sistemate in contenitori di terracotta o vetro alternando strati di pesce e sale marino. La maturazione dura almeno tre mesi, ma in molti casi può proseguire più a lungo.</p>



<p>Il risultato è un prodotto dal colore chiaro tendente al rosa, con una consistenza compatta e un gusto intenso ma equilibrato. Caratteristiche che distinguono nettamente le alici di menaica dalle normali acciughe industriali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il primo Presidio Slow Food della Campania</h2>



<p>Nel 2001 le alici di menaica sono diventate il primo Presidio Slow Food della Campania. L’obiettivo era salvare una tradizione che rischiava di scomparire a causa della pesca industriale e del progressivo abbandono delle tecniche artigianali.</p>



<p>Oggi la produzione resta limitata: poche barche continuano ancora a praticare questo tipo di pesca, mantenendo viva una microeconomia locale legata al mare e alla cultura cilentana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come si mangiano</h2>



<p>Le alici di menaica vengono utilizzate in numerose ricette tradizionali del Cilento. Possono essere consumate crude, semplicemente condite con olio extravergine, limone e prezzemolo, oppure cotte in sughi, zuppe e piatti di pasta.</p>



<p>Tra le preparazioni tipiche ci sono: gli spaghetti con alici di menaica; le “alici ammollicate” con pane, aglio e prezzemolo; le “inchiappate”, alici ripiene e cotte nel sugo; il “cauraro”, piatto tradizionale cilentano con verdure e alici.</p>



<p>Negli ultimi anni le alici di menaica sono diventate anche un motore del turismo esperienziale nel Cilento. Sempre più visitatori scelgono Marina di Pisciotta per assistere alla pesca tradizionale, conoscere i pescatori e scoprire i sapori autentici della Dieta Mediterranea.</p>



<p>In un’epoca dominata dalla produzione industriale, le alici di menaica rappresentano un raro esempio di equilibrio tra tradizione, sostenibilità e cultura locale. Un patrimonio gastronomico che continua a</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Aperitivo sul mare: i cocktail di tendenza che raccontano l’estate tra freschezza e mixology contemporanea</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/aperitivo-sul-mare-i-cocktail-di-tendenza-che-raccontano-lestate-tra-freschezza-e-mixology-contemporanea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 20:16:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[aperitivo]]></category>
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		<category><![CDATA[beverage]]></category>
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		<category><![CDATA[turismo enogastronomico]]></category>
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					<description><![CDATA[L’aperitivo sul mare è diventato negli ultimi anni uno dei riti sociali più riconoscibili della stagione estiva italiana. Dalle terrazze sul Tirreno ai beach club dell’Adriatico, la mixology contemporanea punta [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’aperitivo sul mare è diventato negli ultimi anni uno dei riti sociali più riconoscibili della stagione estiva italiana. Dalle terrazze sul Tirreno ai beach club dell’Adriatico, la mixology contemporanea punta su cocktail sempre più freschi, leggeri e aromatici, pensati per accompagnare il tramonto senza appesantire il palato. Le tendenze attuali confermano un ritorno alla semplicità degli ingredienti, con un’attenzione crescente a prodotti mediterranei, agrumi e botaniche.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Spritz: l’evoluzione di un classico italiano</h3>



<p>Il protagonista assoluto resta lo Spritz, oggi declinato in numerose varianti oltre al tradizionale con Aperol Spritz. Accanto alla versione classica si affermano interpretazioni più amare o aromatiche, come quelle con bitter artigianali o infusioni agli agrumi.</p>



<p>Il successo dello Spritz è legato alla sua leggerezza e alla bassa gradazione alcolica, caratteristiche che lo rendono ideale per l’aperitivo in riva al mare.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gin tonic botanico: la nuova centralità del gin mediterraneo</h3>



<p>Tra i cocktail più ordinati nei locali costieri si conferma il Gin Tonic, oggi sempre più orientato verso gin artigianali con botaniche locali. Le versioni contemporanee valorizzano erbe aromatiche come rosmarino, basilico e timo, spesso accompagnate da scorze di limone o pompelmo.</p>



<p>La tendenza è quella di un drink essenziale ma altamente personalizzabile, che si adatta perfettamente ai contesti balneari.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Mojito e varianti tropicali</h3>



<p>Il Mojito rimane uno dei cocktail estivi più diffusi, soprattutto nelle versioni leggere e meno zuccherate. Il classico a base di menta, lime e rum bianco continua a essere richiesto, ma si moltiplicano le varianti con frutta fresca come fragola, mango o anguria.</p>



<p>Questa evoluzione lo rende uno dei cocktail più versatili per gli aperitivi sul mare, grazie alla sua componente rinfrescante.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Hugo: il cocktail alpino diventato estivo</h3>



<p>Negli ultimi anni si è imposto anche l’Hugo, a base di prosecco, sciroppo di sambuco, menta e soda. Nato nelle zone alpine, è oggi uno dei cocktail più richiesti nei beach bar italiani per la sua delicatezza e il basso tenore alcolico.</p>



<p>La sua diffusione è legata alla crescente domanda di drink floreali e meno amari rispetto allo Spritz.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Daiquiri e twist agrumati</h3>



<p>Il Daiquiri, nella sua versione classica con rum, lime e zucchero, sta vivendo una nuova popolarità nelle versioni “on the rocks” e frozen. Molto diffusi anche i twist con frutta mediterranea, come pesca o agrumi siciliani.</p>



<p>Si tratta di un cocktail che unisce semplicità e struttura, molto apprezzato nei locali più attenti alla mixology contemporanea.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Negroni sbagliato: l’amaro che conquista l’estate</h3>



<p>Tra i cocktail italiani più in crescita resta il Negroni Sbagliato, variante del classico Negroni con spumante al posto del gin. Più leggero e meno alcolico, mantiene la complessità aromatica del bitter e del vermouth, risultando particolarmente adatto all’aperitivo al tramonto.</p>



<p>Il filo conduttore della mixology estiva è chiaro: cocktail più leggeri, meno zuccherati e con una forte identità territoriale. Agrumi, erbe aromatiche e ingredienti locali diventano protagonisti, mentre cresce l’attenzione alla sostenibilità e alla filiera corta anche nel mondo del beverage.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sannio a tavola: viaggio tra i piatti tipici della provincia di Benevento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sannio-a-tavola-viaggio-tra-i-piatti-tipici-della-provincia-di-benevento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 20:06:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>
		<category><![CDATA[cucina campana]]></category>
		<category><![CDATA[cucina contadina]]></category>
		<category><![CDATA[cucina tradizionale italiana]]></category>
		<category><![CDATA[DOC Sannio]]></category>
		<category><![CDATA[enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[gastronomia campana]]></category>
		<category><![CDATA[piatti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti tipici Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Sannio]]></category>
		<category><![CDATA[torrone di Benevento]]></category>
		<category><![CDATA[turismo enogastronomico]]></category>
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					<description><![CDATA[La provincia di Benevento, nel cuore del Sannio, custodisce una delle tradizioni gastronomiche più coerenti e “territoriali” della Campania interna. Qui la cucina nasce da una cultura contadina e pastorale [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La provincia di Benevento, nel cuore del Sannio, custodisce una delle tradizioni gastronomiche più coerenti e “territoriali” della Campania interna. Qui la cucina nasce da una cultura contadina e pastorale ancora fortemente leggibile: pochi ingredienti, stagionalità rigorosa e una forte valorizzazione delle materie prime locali. Il risultato è un repertorio di piatti essenziali ma profondi, che raccontano secoli di vita rurale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Pasta fatta a mano e primi piatti della tradizione</h3>



<p>Tra i pilastri della cucina beneventana ci sono le paste fresche preparate in casa, spesso senza uova, secondo tradizioni antichissime. I <strong>cavatelli</strong> e gli <strong>strascinati</strong> sono tra i formati più diffusi, lavorati a mano e serviti con condimenti rustici come ragù di carne, sughi di maiale o semplici pomodori freschi e pecorino.</p>



<p>Molto diffusa è anche la <strong>lagana con i ceci</strong>, uno dei piatti simbolo della cucina sannita: una zuppa densa e nutriente in cui la pasta larga e irregolare si unisce ai legumi, spesso arricchita con olio extravergine locale e rosmarino. Nelle zone interne si trovano varianti con fagioli o lenticchie, a testimonianza di una cucina adattata alle risorse agricole del territorio.</p>



<p>Altro piatto significativo è la <strong>maccaronara al ferretto</strong>, pasta lunga tirata a mano e tipica delle aree rurali, spesso condita con sugo semplice o ragù di carne mista.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Zuppe e piatti poveri della tradizione contadina</h3>



<p>La cucina del Sannio è ricca di preparazioni “povere” ma altamente nutritive. Tra queste spicca la <strong>zuppa di cardoni e uova</strong>, preparata soprattutto nei periodi festivi, e le minestre di verdure selvatiche come cicoria, borragine e verza.</p>



<p>Molto rappresentativa è anche la <strong>panzanella beneventana</strong>, versione locale del recupero del pane raffermo, ammorbidito con acqua, condito con pomodori, cipolla, olio e aceto.</p>



<p>Nelle campagne è ancora viva la tradizione della <strong>pizza chiena salata</strong>, torta rustica pasquale a base di uova, salumi e formaggi, simbolo della cucina delle grandi occasioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Secondi piatti: carne, suini e tradizione pastorale</h3>



<p>La cucina beneventana è fortemente legata alla lavorazione del maiale, da sempre risorsa fondamentale delle famiglie rurali. Tra i prodotti tipici troviamo <strong>salsicce stagionate</strong>, <strong>capocolli</strong> e <strong>prosciutti locali</strong>, spesso ancora preparati con tecniche artigianali.</p>



<p>Tra i piatti più rappresentativi figurano le <strong>cotiche e fagioli</strong>, preparazione robusta e tipica della cucina invernale, e il <strong>coniglio alla sannita</strong>, cucinato con pomodoro, erbe aromatiche e vino locale.</p>



<p>Non mancano le carni ovine e caprine, spesso cotte al forno o alla brace, in particolare durante le festività e le ricorrenze religiose.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Formaggi e prodotti della tradizione casearia</h3>



<p>Elemento fondamentale della gastronomia locale è la produzione casearia. Il <strong>caciocavallo del Sannio</strong> è uno dei formaggi più rappresentativi, affiancato da ricotte fresche e pecorini stagionati prodotti nelle aree montane.</p>



<p>Questi formaggi sono spesso consumati da soli, ma anche utilizzati come ingrediente nei primi piatti o nei ripieni delle preparazioni da forno.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dolci tipici: il regno del torrone di Benevento</h3>



<p>Il dolce simbolo della provincia è senza dubbio il <strong>torrone di Benevento</strong>, prodotto iconico realizzato con miele, zucchero e frutta secca, soprattutto mandorle. La sua tradizione è storicamente legata al periodo natalizio, quando la città diventa punto di riferimento per la produzione artigianale.</p>



<p>Accanto al torrone troviamo le <strong>ostie ripiene</strong>, dolci a base di mandorle e miele racchiusi in sottili cialde, e i <strong>mostaccioli beneventani</strong>, biscotti speziati spesso ricoperti di glassa al cioccolato, tipici delle festività.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Vini del Sannio: il completamento della tavola</h3>



<p>Il patrimonio gastronomico della provincia non può prescindere dalla tradizione vitivinicola. L’area rientra nella denominazione <strong>DOC Sannio</strong>, con vitigni autoctoni come <strong>Falanghina</strong>, <strong>Aglianico</strong>, <strong>Greco</strong> e <strong>Fiano</strong>.</p>



<p>Questi vini accompagnano perfettamente la cucina locale, dai piatti più strutturati fino ai formaggi e ai salumi, completando un quadro gastronomico fortemente identitario.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sulle strade del gusto: viaggio tra le cantine segrete dell’Irpinia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sulle-strade-del-gusto-viaggio-tra-le-cantine-segrete-dellirpinia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 15:18:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[irpinia]]></category>
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<p>In Irpinia il vino non è soltanto un prodotto. È il paesaggio stesso. Scorre nelle colline morbide attorno a Taurasi, si nasconde nelle cantine scavate nel tufo, accompagna pranzi che sembrano non avere fretta e racconta una Campania lontana dalle immagini da cartolina della costa. Qui, nell’entroterra dell’Avellinese, il turismo arriva lentamente. Attraversa strade provinciali immerse nei vigneti, piccoli paesi di pietra e piazze silenziose dove il tempo sembra seguire ancora il ritmo delle stagioni agricole. È un’altra Campania: più austera, più contadina, profondamente legata alla terra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le colline del Taurasi</h2>



<p>Il viaggio comincia tra le vigne del Taurasi Docg, uno dei vini simbolo del Sud Italia, prodotto principalmente con uve Aglianico nei comuni attorno alla valle del Calore.</p>



<p>In autunno le colline assumono tonalità rosse e dorate, mentre l’odore del mosto invade le cantine durante la vendemmia. Molte aziende vinicole restano a conduzione familiare e custodiscono ancora botti antiche, archivi di annate storiche e metodi tramandati da generazioni.</p>



<p>Nel borgo medievale di Taurasi, dominato dal castello Marchionale, le strade strette conducono a piccole cantine sotterranee scavate nel tufo, dove il vino matura lentamente in condizioni naturali di umidità e temperatura.</p>



<p>Alcune sono quasi invisibili dall’esterno: porte basse, insegne discrete, cortili interni nascosti dietro vecchi portoni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le cantine nel ventre della terra</h2>



<p>L’Irpinia conserva una tradizione antichissima di architettura sotterranea legata al vino. In molti paesi le cantine tufacee si trovano sotto le abitazioni e attraversano il sottosuolo come piccoli labirinti. Entrarci significa cambiare immediatamente atmosfera: aria fresca, silenzio, pareti umide, bottiglie allineate accanto alle botti.</p>



<p>Ed è forse proprio questa autenticità a rendere oggi l’Irpinia una delle mete più interessanti dell’enoturismo italiano: niente percorsi costruiti artificialmente, ma luoghi ancora profondamente legati alla vita agricola reale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non solo Taurasi: Fiano e Greco</h2>



<p>L’Irpinia del vino non vive soltanto di rossi strutturati. A pochi chilometri cambiano terreno, altitudine e clima, e nascono alcuni dei bianchi più apprezzati d’Italia.</p>



<p>Tra Lapio e Montefredane si produce il Fiano di Avellino Docg, elegante e minerale. Intorno a Tufo, invece, il Greco di Tufo racconta un territorio segnato da antiche miniere di zolfo e terreni vulcanici.</p>



<p>Le cantine si alternano a noccioleti, castagneti e piccoli borghi dove il turismo resta ancora discreto. Qui le degustazioni spesso finiscono intorno a una tavola di cucina casalinga, più che in sale progettate per gli eventi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La cucina irpina dei pranzi lunghi</h2>



<p>Il vino, in Irpinia, non arriva mai da solo. Accompagna una cucina robusta e profondamente stagionale: cavatelli al ragù, funghi porcini dei monti Picentini, tartufi neri di Bagnoli Irpino, soppressate artigianali, pecorini stagionati e carni cotte lentamente.</p>
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		<title>Dal Vallo di Diano a Londra, Gin Agnes tra i migliori gin internazionali del 2026</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dal-vallo-di-diano-a-londra-gin-agnes-tra-i-migliori-gin-internazionali-del-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 10:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Sala Consilina]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo di Diano]]></category>
		<category><![CDATA[gin agnes]]></category>
		<category><![CDATA[The Gin Guide Awards 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[Il “Gin Agnes”, ideato dall’azienda Zafferano Agnes con sede a Sala Consilina (SA), ha ottenuto due importanti riconoscimenti internazionali ai The Gin Guide Awards 2026 di Londra, una delle competizioni [...]]]></description>
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<p>Il “Gin Agnes”, ideato dall’azienda Zafferano Agnes con sede a Sala Consilina (SA), ha ottenuto due importanti riconoscimenti internazionali ai The Gin Guide Awards 2026 di Londra, una delle competizioni indipendenti più autorevoli e riconosciute nel panorama mondiale dei distillati premium.</p>



<p>Il risultato più prestigioso è arrivato con la conquista del Gold Award 2026 nella categoria “Negroni”, riservata ai migliori gin per la preparazione del celebre cocktail internazionale. A questo importante traguardo si aggiunge anche il Silver Award nella categoria internazionale “Flavoured Gin”, dedicata ai gin caratterizzati da una forte identità aromatica e botanica.</p>



<p>Un risultato di particolare rilievo perché: Gin Agnes ha conquistato il Gold Award nella categoria Negroni confrontandosi con gin provenienti da diversi Paesi del mondo; è risultato l’unico gin allo zafferano premiato in entrambe le categorie; solo tre gin italiani hanno ottenuto un riconoscimento nelle categorie “Flavoured Gin” e “Negroni” 2026, e solo il Gin Agnes ha ottenuto il podio in entrambe le categorie. il progetto nasce nel territorio del Vallo di Diano, nel Sud della provincia di Salerno.</p>



<p>Secondo quanto comunicato ufficialmente dagli organizzatori dei The Gin Guide Awards: «<em>I Negroni realizzati con Gin Agnes sono risultati tra quelli con il punteggio più alto durante le degustazioni alla cieca (blind tasting) effettuate da alcuni dei più autorevoli esperti mondiali di Negroni.</em>»</p>



<p>L’organizzazione sottolinea inoltre che i Gold Awards vengono assegnati in numero molto limitato, proprio per mantenere il massimo livello di credibilità e riconoscibilità internazionale.</p>



<p>Dietro questo importante traguardo ci sono gli imprenditori Vincenzo Vespoli e Maurizio Caporale, fondatori del progetto Zafferano Agnes, nato con l’obiettivo di valorizzare lo zafferano attraverso prodotti premium ad alta identità territoriale e sensoriale. Una storia imprenditoriale che parte da Sala Consilina e che oggi porta il nome del territorio all’interno di uno dei principali circuiti internazionali dedicati al gin premium.</p>



<p>«<em>Ricevere due riconoscimenti internazionali a Londra rappresenta per noi una grandissima emozione</em>», dichiarano i fondatori della Zafferano Agnes. «<em>Questi premi sono il risultato di anni di lavoro, ricerca e passione. Siamo orgogliosi di poter rappresentare il nostro territorio in una competizione internazionale così importante e di vedere premiata la nostra idea di valorizzazione dello zafferano attraverso prodotti autentici e distintivi.</em>»</p>



<p>I The Gin Guide Awards sono organizzati dalla piattaforma britannica The Gin Guide, fondata dal giornalista e consulente internazionale del settore spirits Paul Jackson, figura riconosciuta a livello internazionale come esperto del mondo gin, giudice di competizioni internazionali, divulgatore e autore specializzato nel settore premium spirits.</p>



<p>La guida, nata nel Regno Unito nel 2014, è oggi considerata uno dei principali riferimenti indipendenti internazionali dedicati al mondo del gin, con una vasta community globale di appassionati, operatori horeca, distillerie e professionisti del settore.</p>



<p>Le valutazioni vengono effettuate tramite blind tasting da parte di giudici ed esperti internazionali provenienti dal mondo della distillazione, della mixology, del retail e della distribuzione beverage.</p>



<p>Gin Agnes ha conquistato la giuria grazie: all’utilizzo dello zafferano come elemento distintivo; all’originalità del profilo aromatico; all’equilibrio tra botaniche, agrumi e note speziate; alla forte personalità sensoriale del prodotto; alla particolare efficacia del gin nella preparazione del Negroni.</p>



<p>Lo zafferano rappresenta infatti il cuore identitario del progetto Agnes e contribuisce a rendere il gin immediatamente riconoscibile nel panorama internazionale dei distillati premium.</p>



<p>Il doppio riconoscimento ottenuto a Londra rappresenta oggi anche un’importante opportunità di promozione per il territorio del Vallo di Diano e per le eccellenze imprenditoriali delle aree interne del Sud Italia.</p>
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		<title>OlivitalyMed 2026: il futuro dell’olio Evo tra gusto, innovazione e comunicazione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/olivitalymed-2026-il-futuro-dellolio-evo-tra-gusto-innovazione-e-comunicazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 09:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Lustra Cilento]]></category>
		<category><![CDATA[castello rocca cilento]]></category>
		<category><![CDATA[olio evo]]></category>
		<category><![CDATA[OlivitalyMed]]></category>
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					<description><![CDATA[L’olio extravergine di oliva non è semplicemente un prodotto, è un racconto di uomini, generazioni, territori e tradizioni che si sviluppa attraverso nuove modalità di narrazione. Questa la riflessione al [...]]]></description>
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<p>L’olio extravergine di oliva non è semplicemente un prodotto, è un racconto di uomini, generazioni, territori e tradizioni che si sviluppa attraverso nuove modalità di narrazione.</p>



<p>Questa la riflessione al centro della terza edizione di OlivitalyMed, la rassegna dedicata alle eccellenze dell’olio extravergine di oliva e dei sapori mediterranei, che ha visto riuniti l’8 maggio al Castello di Rocca Cilento esperti del settore, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni per discutere circa il futuro dell’Olio Evo.</p>



<p>Parla di “<em>Nuovo evo</em>” Maurizio Saggion, esperto diolio evo nel panorama nazionale: «<em>Ci affacciamo ad una nuova era del racconto dell’olio che non può prescindere dal legame con il territorio</em>». «<em>Le rassegne dedicate ad un prodotto sono in grado di promuovere il territorio che lo rappresenta e spingere il turismo verso mete mene note</em>» ha sottolineato il giornalista Angelo Cirasa. «<em>La narrazione dell’olio, a differenza di quanto avviene per il cibo e il vino, ancora non ha raggiunto caratteri di peculiarità e originalità ma il cambiamento è in atto</em>» è la riflessione della scrittrice Cinzia Scaffidi, autrice de “Il senso dell’olio”.</p>



<p>Nel corso della manifestazione è stato inoltre conferito il “Premio Stefano Sgueglia”, ideatore della rassegna, alla memoria del Maestro Peppe Vessicchio, per l’impronta fondamentale che ha lasciato alla manifestazione mettendo a disposizione le sue conoscenze e competenze di “saperi e sapori” in tema di olio evo. A ricevere il premio la moglie di Vessicchio, Errica Mormile.</p>



<p>Il rapporto prodotto-territorio è stato interpretato dalla cucina di Salvatore Notaro, chef executive del Castello di Rocca Cilento che ha proposto piatti della tradizione cilentana esaltando i prodotti del territorio. Inoltre, una masterclass a cura di Oleum ha condotto i partecipanti in un percorso di analisi sensoriale di oli pugliesi, siciliani e brasiliani.</p>
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		<title>Pasta fatta in casa in Campania, un patrimonio di tradizione: dai ravioli alle lagane fino ai fusilli di Felitto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pasta-fatta-in-casa-in-campania-un-patrimonio-di-tradizione-dai-ravioli-alle-lagane-fino-ai-fusilli-di-felitto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 08:15:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina regionale]]></category>
		<category><![CDATA[cucina tradizionale]]></category>
		<category><![CDATA[Fusilli di Felitto]]></category>
		<category><![CDATA[gastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Lagane]]></category>
		<category><![CDATA[pasta fatta in casa]]></category>
		<category><![CDATA[ravioli]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni culinarie]]></category>
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<p>La pasta fatta in casa rappresenta uno degli elementi più identitari della cucina campana, espressione di una tradizione familiare e artigianale che attraversa generazioni e territori diversi. In tutta la regione sopravvivono tecniche di lavorazione manuale che continuano a raccontare la storia delle comunità locali, tra impasti semplici, gesti antichi e una forte legame con la cultura contadina.</p>



<p>Alla base della pasta fresca campana restano ingredienti essenziali come semola di grano duro, farina e acqua, a cui si aggiungono, in alcune preparazioni, le uova. È però la manualità a definire la varietà dei formati, spesso legati a precise aree geografiche e a tradizioni familiari consolidate.</p>



<p>Tra le preparazioni più diffuse figurano i <strong>ravioli</strong>, presenti in diverse varianti locali, spesso ripieni di ricotta e formaggi o erbe spontanee. In alcune aree interne e costiere, i ravioli rappresentano un piatto tipico delle festività, legato alla cucina delle grandi occasioni e alla convivialità domestica.</p>



<p>Accanto ai ravioli si trovano le <strong>lagane</strong>, considerate tra le forme di pasta più antiche del Mezzogiorno. Si tratta di strisce larghe e irregolari di pasta non all’uovo, tradizionalmente abbinate a legumi come ceci o fagioli, in piatti che affondano le radici nella cucina povera e contadina.</p>



<p>Un capitolo a parte è rappresentato dai <strong>fusilli di Felitto</strong>, eccellenza del Cilento riconosciuta per la lavorazione completamente manuale. La pasta viene arrotolata attorno a un ferretto secondo un procedimento lento e preciso, tramandato di generazione in generazione nel comune di Felitto, in provincia di Salerno. Questo formato è oggi uno dei simboli della pasta artigianale campana.</p>



<p>Nel resto del territorio cilentano e salernitano si trovano anche i fusilli cilentani, mentre nelle aree del napoletano e dell’Agro nocerino-sarnese resistono formati come candele spezzate e maccaroni al ferretto, spesso legati a sughi ricchi e preparazioni al forno.</p>



<p>Completano il panorama le paste tirate a mano come tagliatelle, fettuccine e i <strong>cavatielli</strong>, diffusi in diverse province campane, caratterizzati dalla tipica forma concava ottenuta con la pressione delle dita sull’impasto.</p>



<p>La pasta fatta in casa in Campania non è soltanto un alimento, ma un elemento culturale che unisce memoria e identità territoriale.</p>
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		<title>Made in Italy, la Campania sfida l’Ue: ok unanime alla proposta contro il falso “italiano” in etichetta</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/made-in-italy-la-campania-sfida-lue-ok-unanime-alla-proposta-contro-il-falso-italiano-in-etichetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 08:03:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
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					<description><![CDATA[La Regione Campania scende in campo per difendere il vero Made in Italy. Ieri mattina la Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, presieduta da Raffaele Aveta, ha approvato all’unanimità il dispositivo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La Regione Campania scende in campo per difendere il vero Made in Italy. Ieri mattina la Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, presieduta da Raffaele Aveta, ha approvato all’unanimità il dispositivo che chiede all&#8217;Unione Europea la modifica dell’articolo 60 del Codice Doganale. Il documento sarà ora trasmesso al Consiglio regionale per il voto finale.</p>



<p>Al centro della battaglia, sostenuta da Coldiretti Campania, c’è il principio dell’“ultima trasformazione sostanziale”: la norma europea che consente di etichettare come italiano un prodotto estero solo perché ha subito in Italia l’ultima lavorazione rilevante.</p>



<p>“Abbiamo accolto con grande piacere la richiesta di Coldiretti Campania”, ha commentato a margine dei lavori il presidente della Commissione Agricoltura Raffaele Aveta. “Anche noi siamo contrari a un meccanismo che permette di spacciare per italiano tutto ciò che arriva dall’estero e viene poi lavorato qui. La Campania ha un patrimonio straordinario di materie prime e di denominazioni di origine da tutelare. Affiancare Coldiretti in questa battaglia serve a dare una spinta in più, una sollecitazione forte all’Europa”.</p>



<p>Il dispositivo approvato impegna la Regione a sollecitare il Governo e le istituzioni europee affinché venga rivisto l’art. 60, garantendo trasparenza sull’origine delle materie prime e contrastando l’italian sounding. Una questione cruciale per filiere come pomodoro, grano, olio e latte, dove la competizione sleale di prodotto estero “nazionalizzato” mette a rischio migliaia di aziende agricole campane.</p>



<p>Ad accogliere l&#8217;esito della votazione una nutrita schiera di agricoltori accompagnati da tutti i presidenti provinciali e i direttori Coldiretti.&nbsp;</p>



<p>&#8220;Il voto della Commissione è un segnale politico importante. L’obiettivo è arrivare a un’etichettatura chiara che distingua il prodotto 100% italiano da quello solo trasformato in Italia&#8221; aggiunge il presidente di Coldiretti Campania Ettore Bellelli.</p>



<p>Dopo il via libera unanime della Commissione, la parola passa ora all’Aula del Consiglio regionale.</p>
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		<item>
		<title>Tuttofood, mozzarella di Bufala Dop e pasta di Gragnano Igp: insieme per raccontare la cucina italiana patrimonio Unesco</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/tuttofood-mozzarella-di-bufala-dop-e-pasta-di-gragnano-igp-insieme-per-raccontare-la-cucina-italiana-patrimonio-unesco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 12:09:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi turistici & sagre]]></category>
		<category><![CDATA[mozzarella di bufala dop]]></category>
		<category><![CDATA[pasta di gragnano]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio unesco]]></category>
		<category><![CDATA[tuttofood]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono pochi simboli capaci di raccontare l’Italia nel mondo con la stessa forza della pasta e della mozzarella di bufala. Ed è proprio da qui che prende vita il [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci sono pochi simboli capaci di raccontare l’Italia nel mondo con la stessa forza della pasta e della mozzarella di bufala. Ed è proprio da qui che prende vita il racconto che il Consorzio Mozzarella di Bufala Campana DOP e il Consorzio Pasta di Gragnano IGP porteranno a Tuttofood (11–14 maggio, Milano, Pad 1 – Stand R05): una storia fatta di territorio, tradizione e identità, oggi riconosciuta anche come Patrimonio Unesco.</p>



<p>La sinergia tra i due Consorzi – tra le espressioni più autentiche della Campania – si rinnova in fiera con un progetto che mette al centro ciò che rende unica la cucina italiana: la capacità di trasformare ingredienti iconici in cultura condivisa, memoria e innovazione.</p>



<p><strong>Un racconto da gustare, piatto dopo piatto</strong></p>



<p>Lo stand diventa uno spazio narrativo in cui la cucina italiana si svela attraverso una sequenza di suggestioni, evocazioni e reinterpretazioni. Non un semplice percorso di degustazione, ma un viaggio che attraversa il Paese rileggendone alcuni dei grandi classici.</p>



<p>Il racconto prende forma in piatti che dialogano con le tradizioni regionali, trasformandole con sensibilità contemporanea. Il Lazio emerge nella rilettura del Rigatone di Gragnano IGP cacio e pepe, arricchito dalla cremosità della ricotta di bufala campana DOP e impreziosito dal tartufo; la Liguria si riflette nelle Linguine di Gragnano IGP al pesto con patate, dove la Mozzarella di Bufala Campana DOP introduce una nota sorprendente e avvolgente.</p>



<p>Il percorso si spinge poi verso il Nord, con richiami alla tradizione piemontese nella frittatina di Anellini di Gragnano IGP con brasato al Barolo e Mozzarella di Bufala Campana DOP, mentre suggestioni lombarde prendono forma nell’Orzo di Gragnano IGP alla milanese, mantecato con ricotta di bufala campana DOP, in un gioco di rimandi tra pasta e risotto.</p>



<p>Il viaggio trova infine il suo cuore più autentico in Campania: la Pasta Mista di Gragnano IGP con patate e Mozzarella di Bufala Campana DOP affumicata restituisce tutta la profondità della cucina partenopea, mentre il pacchero di Gragnano IGP fritto, ripieno di ricotta e mozzarella di bufala e servito su salsa di pomodoro e riduzione di basilico, ne rappresenta una reinterpretazione contemporanea e creativa.</p>



<p>Ne emerge un racconto fluido e coerente, capace di dimostrare quanto Pasta di Gragnano IGP e Mozzarella di Bufala Campana DOP siano ingredienti vivi, versatili e profondamente contemporanei.</p>



<p><strong>Un’esperienza tra fiera e digitale</strong></p>



<p>Il progetto si estende oltre lo spazio fisico dello stand grazie a un intreccio tra esperienza diretta e contenuti digitali: alcune delle ricette protagoniste saranno infatti disponibili anche come videoricette sui canali social dei Consorzi. Un modo per vivere l’esperienza in fiera e, allo stesso tempo, portare a casa e ricreare “il buono del Sud”, prolungando il racconto anche dopo la visita.</p>



<p>La collaborazione tra i due Consorzi, profondamente radicata in Campania, insieme al richiamo a uno dei patrimoni culturali più riconosciuti al mondo, offre così a Tuttofood uno spazio autentico e fortemente identitario, capace di raccontare l’Italia attraverso i suoi sapori più iconici.</p>
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		<item>
		<title>Sulla SS18, la via della mozzarella: da Battipaglia a Paestum lungo «l’oro bianco» della Campania</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sulla-ss18-la-via-della-mozzarella-da-battipaglia-a-paestum-lungo-loro-bianco-della-campania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 11:59:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un itinerario gastronomico e culturale tra la Piana del Sele e il Cilento, dove la Strada Statale 18 Tirrena Inferiore diventa un asse narrativo del gusto: caseifici, allevamenti bufalini e [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Un itinerario gastronomico e culturale tra la Piana del Sele e il Cilento, dove la Strada Statale 18 Tirrena Inferiore diventa un asse narrativo del gusto: caseifici, allevamenti bufalini e paesaggi archeologici si intrecciano in uno dei distretti lattiero-caseari più identitari d’Italia.</em></p>



<p>Una Campania che non si lascia comprendere fino in fondo se non attraverso il suo prodotto simbolo: la mozzarella di bufala. È un percorso che si snoda lungo la Strada Statale 18 Tirrena Inferiore, la storica direttrice che collega il litorale tirrenico e attraversa la Piana del Sele, trasformandosi di fatto in quella che molti chiamano la “via della mozzarella”.</p>



<p>Qui il paesaggio cambia gradualmente: dalle aree urbane di Battipaglia ai campi aperti di Piana del Sele, fino ai confini archeologici di Paestum. È un asse produttivo e insieme culturale, dove il latte non è solo materia prima ma identità territoriale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Battipaglia, porta d’ingresso dell’“oro bianco”</h3>



<p>La prima tappa è Battipaglia, città spesso associata alla sua vocazione agricola e lattiero-casearia. Il tessuto urbano convive con testimonianze storiche come chiese e architetture di epoca medievale, ma è soprattutto la produzione casearia a definire l’identità del territorio.</p>



<p>Qui si concentra una delle più alte densità di caseifici della regione, dove la Mozzarella di bufala campana DOP è realizzata secondo tecniche artigianali che partono dal latte di bufala mediterranea allevata nei territori della Piana del Sele.</p>



<p>Tra le varianti locali più note figura anche la cosiddetta “zizzona”, formato iconico e riconoscibile, diventato negli anni un fenomeno gastronomico e mediatico oltre che produttivo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La Piana del Sele: distretto del latte e del paesaggio</h3>



<p>Tra Battipaglia, Eboli e Capaccio Paestum, la SS18 diventa una sequenza quasi ininterrotta di aziende bufaline e caseifici. È un territorio dove la filiera corta è ancora la norma: allevamenti, trasformazione e vendita spesso coincidono nello stesso perimetro.</p>



<p>Il paesaggio è quello di una campagna irrigua, modellata nei secoli da bonifiche e canali, oggi tra i principali poli produttivi della mozzarella di bufala in Italia. Le bufale, introdotte e allevate stabilmente nell’area sin dal Medioevo, hanno trovato qui un habitat ideale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Paestum, tra templi e latte</h3>



<p>Proseguendo verso sud, la strada conduce a Paestum, uno dei siti archeologici più importanti del Mediterraneo. I templi dorici della Magna Grecia si stagliano a pochi chilometri dagli allevamenti bufalini, in un contrasto che è diventato cifra identitaria del territorio.</p>



<p>Non è solo archeologia: Paestum è oggi anche una delle capitali della mozzarella di bufala, dove la produzione convive con l’attrattività turistica e la presenza del litorale cilentano.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Goethe e i bufali “dagli occhi selvaggi”</h3>



<p>La presenza dei bufali in queste terre non è recente. Johann Wolfgang von Johann Wolfgang von Goethe, nel suo <em>Viaggio in Italia</em>, descrisse con stupore gli animali incontrati nel Sud durante il suo passaggio alla fine del XVIII secolo, molto prima della loro centralità nell’industria casearia:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Bufali dall’aspetto di ippopotami e dagli occhi selvaggi e iniettati di sangue.” Un’immagine che restituisce la dimensione primordiale di un paesaggio che allora era ancora in parte paludoso e oggi completamente trasformato dalla zootecnia.</p>
</blockquote>



<h3 class="wp-block-heading">Un itinerario che è anche cultura materiale</h3>



<p>Oggi la SS18 non è solo una strada di attraversamento, ma un itinerario gastronomico diffuso. Da Agropoli ad Ascea fino ad Altavilla Silentina, il racconto del territorio continua tra aziende agricole, punti vendita diretti e paesaggi che si aprono verso il mare del Cilento.</p>
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		<title>Il Maracuoccio di Lentiscosa, il legume antico del Cilento riscoperto tra tradizione e tutela Slow Food</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-maracuoccio-di-lentiscosa-il-legume-antico-del-cilento-riscoperto-tra-tradizione-e-tutela-slow-food/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 14:03:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[cucina tradizionale]]></category>
		<category><![CDATA[lentiscosa]]></category>
		<category><![CDATA[maracucciata]]></category>
		<category><![CDATA[maracuoccio]]></category>
		<category><![CDATA[Patrimonio gastronomico]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[slow food]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione contadina]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel territorio di Lentiscosa, frazione collinare del comune di Camerota, sopravvive una delle colture più antiche e identitarie della Campania: il maracuoccio. Si tratta di un legume povero ma nutrizionalmente [...]]]></description>
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<p>Nel territorio di Lentiscosa, frazione collinare del comune di Camerota, sopravvive una delle colture più antiche e identitarie della Campania: il maracuoccio. Si tratta di un legume povero ma nutrizionalmente ricco, appartenente alla specie <em>lathirus cicera</em> coltivato da secoli in piccole parcelle terrazzate e tramandato di generazione in generazione.</p>



<p>Oggi il <strong>Maracuoccio di Lentiscosa</strong> è riconosciuto come Presidio Slow Food, un progetto che tutela prodotti alimentari a rischio di scomparsa e promuove pratiche agricole sostenibili legate ai territori di origine.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una coltura resistente e storica</h3>



<p>Il maracuoccio è una leguminosa particolarmente resistente alla siccità e ai terreni poveri, caratteristica che ne ha favorito la diffusione nelle aree interne del Cilento, dove l’agricoltura tradizionale ha sempre dovuto fare i conti con condizioni ambientali difficili.</p>



<p>Per secoli ha rappresentato una risorsa fondamentale nell’alimentazione locale, soprattutto nei periodi di scarsità, grazie al suo alto contenuto proteico e alla capacità di crescere senza particolari esigenze agronomiche.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La riscoperta di un prodotto identitario</h3>



<p>Dopo un progressivo declino nel secondo dopoguerra, legato allo spopolamento delle aree rurali e all’abbandono delle coltivazioni tradizionali, il maracuoccio è stato riscoperto negli ultimi decenni grazie all’impegno di agricoltori locali e associazioni del territorio.</p>



<p>La sua valorizzazione ha portato alla nascita di una piccola filiera che coinvolge produttori, ristoratori e comunità locali, con l’obiettivo di preservarne la coltivazione e tramandarne l’uso gastronomico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La maracucciata</h3>



<p><strong>Questo antico legume è legato a una preparazione tradizionale locale: la maracucciata, una polenta ottenuta cuocendo una farina composta per metà da maracuoccio e per l’altra metà da grano. Il tutto arricchito con olio extravergine, crostini di pane, cipolla, aglio e peperoncino che trasforma un piatto semplice in una prelibatezza dal perfetto equilibrio nutrizionale</strong></p>
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		<title>Pizza napoletana, le origini: patrimonio Unesco tra classici intramontabili e nuove frontiere del gusto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pizza-napoletana-le-origini-patrimonio-unesco-tra-classici-intramontabili-e-nuove-frontiere-del-gusto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 12:24:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[pizza napoletana]]></category>
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					<description><![CDATA[La pizza napoletana non è soltanto uno dei simboli più riconoscibili dell’Italia nel mondo, ma un patrimonio culturale riconosciuto a livello internazionale. Dal 2017, infatti, l’“Arte del pizzaiuolo napoletano” è [...]]]></description>
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<p>La pizza napoletana non è soltanto uno dei simboli più riconoscibili dell’Italia nel mondo, ma un patrimonio culturale riconosciuto a livello internazionale. Dal 2017, infatti, l’“Arte del pizzaiuolo napoletano” è iscritta nella lista del patrimonio immateriale dell’umanità dell’UNESCO, a testimonianza di una tradizione che unisce tecnica, gestualità e identità sociale.</p>



<p>Le radici della pizza affondano nella Napoli popolare tra Settecento e Ottocento, quando nasce la forma moderna del piatto: disco di pasta lievitata, cotto rapidamente in forno a legna e condito con ingredienti semplici. Tra le varianti storiche, la pizza Marinara, con pomodoro, aglio, origano e olio, rappresenta una delle versioni più antiche, mentre la pizza Margherita, con pomodoro, mozzarella e basilico, si lega simbolicamente ai colori della bandiera italiana e alla visita della regina Margherita di Savoia nel 1889.</p>



<p>Accanto ai grandi classici, negli ultimi decenni la pizza ha conosciuto una profonda evoluzione. L’attenzione crescente per la qualità delle materie prime ha portato alla valorizzazione di prodotti certificati come il pomodoro San Marzano e la mozzarella di bufala campana Dop, mentre le tecniche di impasto si sono raffinate, con lunghe lievitazioni e maggiore digeribilità.</p>



<p>Parallelamente, si è assistito a una spinta verso la sperimentazione che ha ampliato l’offerta ben oltre la tradizione. Nei menu delle pizzerie contemporanee compaiono combinazioni considerate un tempo impensabili: pizze gourmet con ingredienti come tartufo, frutti di mare, creme di verdure o formaggi erborinati, fino ad accostamenti dolce-salato. Una tendenza che divide puristi e innovatori, ma che testimonia la vitalità di un prodotto capace di adattarsi ai cambiamenti del gusto globale.</p>



<p>Non mancano, inoltre, interpretazioni internazionali che reinterpretano la pizza napoletana secondo culture e ingredienti locali, contribuendo alla sua diffusione planetaria. Tuttavia, i disciplinari tradizionali continuano a rappresentare un punto di riferimento imprescindibile, garantendo la tutela di tecniche e caratteristiche originarie.</p>



<p>Tra tradizione codificata e creatività contemporanea, la pizza napoletana si conferma così un patrimonio dinamico: fedele alle proprie radici ma aperto all’innovazione, capace di raccontare l’identità italiana e, allo stesso tempo, di parlare un linguaggio universale.</p>
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		<title>Pizza napoletana, lo studio dell’Oregon State University svela il “sesto gusto”</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pizza-napoletana-lo-studio-delloregon-state-university-svela-il-sesto-gusto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 12:20:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[antonio pace pizza]]></category>
		<category><![CDATA[vera pizza napoletana]]></category>
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					<description><![CDATA[La pizza napoletana si arricchisce oggi di una nuova dimensione sensoriale capace di definirne ancora di più l’identità: il “sesto gusto”, quello amidaceo. Per anni si è ritenuto che l’uomo [...]]]></description>
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<p>La pizza napoletana si arricchisce oggi di una nuova dimensione sensoriale capace di definirne ancora di più l’identità: <strong>il “sesto gusto”, quello amidaceo</strong>. Per anni si è ritenuto che l’uomo fosse in grado di percepire solo cinque gusti primari (salato, dolce, acido, amaro e il sapido “umami”), ma un recente studio dell’<strong>Oregon State University</strong>, dimostrerebbe come  in realtà sappia riconoscere i carboidrati in modo indipendente, sentendo il sapore specifico del grano. Una scoperta rivoluzionaria che trova immediata applicazione nel mondo della pizza, in particolare nella tradizione di quella napoletana: l&#8217;Associazione Verace Pizza Napoletana, attraverso il contributo di André Guidon, presidente AVPN del Brasile, ha interpretato e tradotto questi risultati in chiave pratica, evidenziando l’impatto diretto del “sesto gusto” sulla qualità dell’impasto.</p>



<p>Secondo lo studio americano, coordinato dalla Dott.ssa Juyun Lim, l’uomo non riconosce l’amido nella sua forma originaria ma tramite la sua scomposizione in zuccheri semplici e oligosaccaridi a carico dell’enzima amilasi attivo nell’impasto, quando farina e acqua si incontrano. È proprio questo equilibrio biochimico a determinare l’intensità e la piacevolezza del sapore di grano, elemento distintivo di una pizza ben eseguita, e quindi risulta oggi più che mai centrale un corretto controllo della lievitazione.&nbsp;</p>



<p>“Questa scoperta ci offre una chiave di lettura nuova ma perfettamente coerente con ciò che la tradizione della pizza napoletana insegna da sempre &#8211; sottolinea <strong>Antonio Pace, Presidente AVPN </strong>&#8211; La percezione dell’amidaceo dimostra che uno dei segreti dell’impasto risiede nell’equilibrio dei processi fermentativi, generalmente compreso tra le 8 e le 12 ore di lievitazione, finestra temporale già individuata nel primo Disciplinare del 1984, frutto di un sapere antico e tradizionale che oggi trova pieno riscontro non solo nei riconoscimenti dell’Unesco ma anche nella scienza”.</p>



<p>La ricerca scientifica apre una riflessione su uno dei temi più caldi e delicati del settore: la durata della lievitazione. Se da un lato una fermentazione lenta e prolungata può contribuire a una struttura più alveolata, dall’altro tempi estremi, che superano le 48 ore o addirittura le 72 ore, alterano la struttura biochimica dell’impasto esaurendo gli zuccheri responsabili del sapore del grano che quindi lascia il posto a note più acide, dovute alla produzione di acido lattico e acetico. Un processo che può compromettere non solo il gusto ma anche la cottura con la corretta reazione di Maillard, fondamentale per il colore e la fragranza del prodotto finale. In questo scenario, i gesti antichi tramandati da generazioni di pizzaioli trovano oggi una precisa spiegazione scientifica, rafforzando il valore della pizza napoletana e del disciplinare AVPN come punto d’incontro tra origini e ricerca, qualità e rispetto della cultura gastronomica a livello internazionale.&nbsp;</p>
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		<title>Natura, fiabe e teatro sotto le stelle: il Rifugio del Contadino a Bosco annuncia gli eventi primaverili</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/natura-fiabe-e-teatro-sotto-le-stelle-il-rifugio-del-contadino-a-bosco-annuncia-gli-eventi-primaverili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 07:52:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi turistici & sagre]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo di Policastro]]></category>
		<category><![CDATA[San Giovanni a Piro]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalle avventure per famiglie ai reading teatrali d’autore: un viaggio tra i sensi per riscoprire l’alleanza benefica tra uomo e natura. Il Rifugio del Contadino a Bosco è lieto di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="s2">Dalle avventure per famiglie ai reading teatrali d’autore: un viaggio tra i sensi per riscoprire l’alleanza benefica tra uomo e natura.</p>



<p class="s2">Il <strong>Rifugio del Contadino</strong> a Bosco è lieto di presentare la sua nuova programmazione stagionale, un invito a rallentare e riscoprire il valore della gentilezza e dell&#8217;ascolto del paesaggio. Attraverso due percorsi distinti ma complementari, la struttura si propone come palcoscenico naturale per l’esplorazione emotiva e culturale del territorio.</p>



<p class="s2"><strong>1.”&nbsp;Piccoli semi e avventure gentili: Domeniche in natura”</strong></p>



<p class="s2">​Un ciclo dedicato ai ragazzi e alle famiglie, dove la manipolazione della terra e le narrazioni si fondono in un&#8217;esperienza ludica volta a &#8220;cambiare prospettiva per praticare le proprie emozioni&#8221;.</p>



<p class="s2"><em>Primo appuntamento =&nbsp;10 Maggio&nbsp;ore 11:30</em></p>



<p class="s2">– Un Rimedio Naturale: Lettura animata della storia della fata Níniel,&nbsp;a cura di Luigi Bellastella,&nbsp;un viaggio tra erbe e fiori per riscoprire la fiducia nella natura.&nbsp;Pranzo e a&nbsp;seguire il laboratorio pratico &#8220;Giochiamo insieme:&nbsp;Esperienza sensoriale con le piante officinali e&nbsp;piantumazione dei piccoli semi per portarci a casa un pezzetto di natura&#8221;.</p>



<p class="s2"><em>Secondo appuntamento=&nbsp;30 Maggio&nbsp;ore 11:30</em></p>



<p class="s2">– Il coraggio dell&#8217;amicizia: Proseguono le avventure di Níniel e dei suoi amici animali&nbsp;a cura di Luigi Bellastella.&nbsp;Pranzo e a seguire l’attività collettiva&nbsp;che&nbsp;prevede una &#8220;Caccia al tesoro per ragazzi e genitori con tappe e staffette&#8221;.</p>



<p class="s2"><strong>2.&nbsp;“Radici Narranti: Reading teatrali di Arte, Poesia e Musica&nbsp;I Quattro Elementi”</strong></p>



<p class="s2">​Sotto la direzione artistica di Luigi Bellastella, attore e regista, il Rifugio ospiterà una serie di incontri serali al tramonto per indagare gli elementi naturali attraverso le storie del passato e del presente.</p>



<p class="s2"><em>Primo appuntamento&nbsp;=23 Maggio&nbsp;ore 19:00</em></p>



<p class="s2">– Terra (I versi della terra): &#8220;Semi di comunità e memorie del solco&#8221;. Con la partecipazione di Rosalia Colicigno, poetessa e maestra, un percorso tra&nbsp;le sue&nbsp;poesie e&nbsp;le&nbsp;testimonianze della vita contadina.</p>



<p class="s2"><em>Secondo appuntamento= 12 Giugno ore 19:30</em></p>



<p class="s2">– Acqua (Goccia a goccia): &#8220;Il favore dell&#8217;acqua&#8221;. Un dialogo tra le radici musicali del Cilento e sonorità mediterranee, con la voce dal vivo di Rossella Cosentino.&nbsp;</p>



<p class="s2">​Ogni serata di Radici Narranti inizierà al tramonto per permettere agli ospiti di godersi il passaggio dal sole alle costellazioni, assaporando i piatti di una cucina amorevole e genuina. La rassegna proseguirà nei mesi di settembre e ottobre con gli appuntamenti dedicati a &#8220;Fuoco&#8221; e &#8220;Aria&#8221;.</p>



<p class="s2"><strong>Contatti e prenotazioni:</strong></p>



<p class="s2">Rifugio del Contadino&nbsp;3402526876/3890078763</p>



<p><a href="mailto:info.ilrifugiodelcontadino@gmail.com">info.ilrifugiodelcontadino@gmail.com</a></p>



<p class="s2">www.ilrifugiodelcontadino.it</p>



<p class="s2">Seguite i canali social per aggiornamenti sui comunicati specifici di ogni serataattraverso i social</p>
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		<item>
		<title>Rocca Cilento: il futuro dell’Olio Evo si discute a OlivitalyMed 2026</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/rocca-cilento-il-futuro-dellolio-evo-si-discute-a-olivitalymed-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 13:54:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi turistici & sagre]]></category>
		<category><![CDATA[Lustra Cilento]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[olio]]></category>
		<category><![CDATA[olio evo]]></category>
		<category><![CDATA[olive]]></category>
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					<description><![CDATA[Il futuro dell’Olio Evo tra gusto, innovazione e comunicazione è la riflessione al centro di OlivitalyMed 2026, la rassegna &#8211; ideata dall’imprenditore Stefano Sgueglia &#8211; giunta alla sua terza edizione. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il futuro dell’Olio Evo tra gusto, innovazione e comunicazione è la riflessione al centro di OlivitalyMed 2026, la rassegna &#8211; ideata dall’imprenditore Stefano Sgueglia &#8211; giunta alla sua terza edizione. Venerdì 8 maggio, nell’incantevole location del Castello di Rocca Cilento a Lustra, esperti del settore, giornalisti e istituzioni saranno protagonisti di una giornata dedicata all’analisi dei risultati delle precedenti edizioni con l’intento di tracciare future prospettive di valorizzazione e promozione dell’olio evo, proporre nuove modalità di narrazione del prodotto, dei territori e delle tradizioni con cui si innesta.</p>



<p>La giornata avrà inizio alle ore 11 con i saluti istituzionali e il convegno, nel corso del quale verrà conferito il “Premio Stefano Sgueglia” alla memoria del Maestro Peppe Vessicchio, per l’impronta fondamentale che ha conferito alla manifestazione mettendo a disposizione le sue conoscenze e competenze di “saperi e sapori”.<br>Seguirà, alle ore 15, una masterclass a cura di Oleum che condurrà i partecipanti in un percorso di analisi sensoriale di oli pugliesi, siciliani e brasiliani.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Filiera bufalina: sostenibilità e innovazione nella Piana del Sele, presentato rapporto di Fondazione Symbola</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/filiera-bufalina-sostenibilita-e-innovazione-nella-piana-del-sele-presentato-rapporto-di-fondazione-symbola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 17:13:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[filiera bufalina]]></category>
		<category><![CDATA[Mozzarella di Bufala Campana Dop]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[transizione ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Rafforzare competitività e sostenibilità di uno dei comparti simbolo dell’agroalimentare italiano: è questo l’obiettivo del rapporto “Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera bufalina”, promosso da Fondazione Symbola insieme a [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Rafforzare competitività e sostenibilità di uno dei comparti simbolo dell’agroalimentare italiano: è questo l’obiettivo del rapporto “Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera bufalina”, promosso da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino e BCC Magna Grecia, con la partnership di Coldiretti e Confagricoltura.</p>



<p class="p1">Il documento, presentato al Senato presso la Sala Caduti di Nassirya su iniziativa del senatore Luca De Carlo, analizza tecnologie e soluzioni innovative per accompagnare la transizione ecologica della filiera bufalina, trasformando le criticità ambientali in opportunità di crescita.</p>



<p class="p3">Un comparto strategico per l’Italia</p>



<p class="p1">La filiera bufalina rappresenta un pilastro del sistema lattiero-caseario nazionale. In Italia è concentrato circa l’1% del patrimonio bufalino mondiale e ben il 95% di quello europeo, con circa 435.000 capi complessivi. Di questi, il 70% si trova in Campania, mentre la Piana del Sele concentra oltre il 25% degli allevamenti regionali e il 30,8% dei capi.</p>



<p class="p1">Un settore strettamente legato alla produzione di eccellenze come la Mozzarella di Bufala Campana DOP, tra i prodotti italiani più conosciuti e apprezzati nel mondo.</p>



<p class="p3">Sostenibilità come leva competitiva</p>



<p class="p1">“Il riconoscimento UNESCO alla cucina italiana certifica un vantaggio competitivo fatto di cultura, territori e comunità”, ha dichiarato Ermete Realacci. “In questa prospettiva si colloca la filiera bufalina, che oggi affronta una sfida decisiva: la sostenibilità, componente essenziale della qualità e fattore di maggiore competitività”.</p>



<p class="p1">Il rapporto evidenzia come pratiche innovative possano ridurre l’impatto ambientale lungo tutta la filiera: dalla gestione efficiente dell’acqua alla riduzione delle emissioni, fino alla valorizzazione dei sottoprodotti. Secondo alcuni studi citati, i foraggi destinati all’alimentazione delle bufale potrebbero compensare la CO₂ emessa nel processo produttivo della mozzarella DOP, aprendo nuove prospettive sul mercato globale.</p>



<p class="p3">Innovazione e investimenti</p>



<p class="p1">Il progetto non si limita all’analisi, ma mette in campo strumenti concreti: le banche promotrici hanno attivato un plafond da 20 milioni di euro a tassi agevolati per sostenere investimenti in tecnologie sostenibili.</p>



<p class="p1">“Il comparto bufalino è profondamente radicato nella storia produttiva del territorio”, ha sottolineato Camillo Catarozzo. “Serve però rafforzare infrastrutture e capacità di fare sistema per accompagnare questa eccellenza verso nuove opportunità”.</p>



<p class="p1">Sulla stessa linea Rosario Pingaro, che evidenzia il ruolo dell’innovazione tecnologica, spesso “combinatoria”, cioè derivante dall’adattamento di soluzioni sviluppate in altri settori.</p>



<p class="p1">Per Giuseppe Tuozzo, la transizione ecologica rappresenta “un percorso di innovazione che migliora efficienza, qualità e resilienza”, rafforzando il legame tra imprese, territorio e comunità.</p>



<p class="p3">Un modello per il futuro</p>



<p class="p1">Lo studio analizza sei macro-dimensioni dell’intero ciclo produttivo: uso delle risorse, emissioni, tutela della biodiversità, gestione idrica, energia e benessere animale. Tra le soluzioni individuate: agrivoltaico, biogas e biometano, microirrigazione, recupero delle acque reflue e packaging sostenibili.</p>



<p class="p1">Avviato due anni fa con un focus sulla IV gamma, il progetto sulla Piana del Sele si propone oggi come modello replicabile per altre filiere agroalimentari italiane, dimostrando come sostenibilità, innovazione e qualità possano procedere insieme.</p>



<p class="p1">Il rapporto completo è disponibile sul sito della Fondazione Symbola.</p>
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		<item>
		<title>EXTRABIO 2026: premiati i migliori oli extravergini di oliva campani da agricoltura biologica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/extrabio-2026-premiati-i-migliori-oli-extravergini-di-oliva-campani-da-agricoltura-biologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 11:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[extrabio 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[A vent’anni dalla prima edizione, si chiude con una significativa partecipazione il “Premio EXTRABIO 2026”, iniziativa promossa dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania in collaborazione con la Camera di Commercio di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>A vent’anni dalla prima edizione, si chiude con una significativa partecipazione il “Premio EXTRABIO 2026”, iniziativa promossa dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania in collaborazione con la Camera di Commercio di Napoli, SI Impresa, la Federazione regionale Coldiretti Campania e l&#8217;Associazione Analisti Sensoriali Associati, finalizzata alla valorizzazione degli oli extravergini di oliva biologici del territorio regionale.</p>



<p>Il percorso di selezione si è concluso con la cerimonia di premiazione svoltasi questa mattina presso il Salone delle Grida alla sede della Camera di Commercio di Napoli di Piazza Borsa. L’evento, moderato da Maria Luisa Ambrosino, capo panel della Camera di Commercio di Napoli, ha visto la partecipazione dell’assessora all’Agricoltura della Regione Campania, Maria Carmela Serluca, del presidente della Camera di Commercio di Napoli, Ciro Fiola, e del direttore di Coldiretti Campania, Salvatore Loffreda. Sono inoltre intervenuti Flora Della Valle, dirigente del settore Politiche per la Competitività Agroalimentare, che ha sottolineato l’importanza di rafforzare lo storytelling sull’olio campano, Teresa Del Giudice, docente di Economia Agraria dell’Università Federico II, con un intervento su “La costruzione dell’olivicoltura campana di domani: strategie, potenzialità e rischi”, e a Raffaele Sacchi, docente di Scienze e Tecnologie Alimentari dell’Università Federico II, con l’intervento “L’olio extravergine in cucina: non un semplice condimento”.</p>



<p><strong>PREMI E RICONOSCIMENTI – XVII EDIZIONE 2026</strong></p>



<p>Primo Premio – categoria Fruttato leggero: Tenute Ragozzino De Marco ssa – Pontelatone (CE)</p>



<p>Primo Premio – categoria Fruttato medio: Terre di Molinara soc. coop. agr. – Molinara (BN)</p>



<p>Primo Premio – categoria Fruttato intenso: Torretta srl – Battipaglia (SA)</p>



<p>Premio BIOLABEL – Miglior Etichetta EXTRABIO 2026: Oleificio Dell’Orto (SA)</p>



<p>«<em>La salvaguardia del territorio e un’agricoltura sempre più sostenibile </em>– ha dichiarato l’Assessora Serluca – <em>sono i principi alla base del lavoro che stiamo portando avanti. La Campania si colloca tra le regioni leader in Italia per la produzione di olio extravergine di oliva di elevata qualità, distinguendosi per un’eccezionale biodiversità. Il patrimonio olivicolo campano rappresenta una risorsa di inestimabile valore, fondamentale sia per l’economia agricola regionale sia per la tutela del paesaggio e della cultura mediterranea. La regione vanta un elevato numero di cultivar autoctone e ben cinque oli DOP, oltre all’IGP Campania. In questa cornice, gli oli biologici rappresentano un ulteriore punto di forza: produzioni di altissimo profilo, capaci di rispondere alle esigenze di un mercato sempre più attento e di interlocutori internazionali qualificati. Il Premio e la pubblicazione del Catalogo, che include tutti gli oli candidati, rappresentano utili strumenti per promuovere e far conoscere queste eccellenze, valorizzandone la qualità e la distintività</em>».</p>



<p>«<em>L’Italia</em> &#8211; ha spiegato Ciro Fiola &#8211; <em>ha una grande vastità di insediamenti di olio, e fare qualità ci distingue da altri produttori come Spagna e Grecia. Nell’ambito del sistema Paese anche la regione Campania va in questa direzione. Tutto ciò deve essere raccontato per sviluppare un consumo informato ed una maggiore consapevolezza anche in riferimento ai costi, che seguono sempre la qualità. La sfida è consentire ai consumatori di acquisire competenze, per riuscire ad effettuare acquisti consapevoli. In questi vent’anni del premio abbiamo riscontrato una grande partecipazione e una voglia da parte delle aziende di farsi analizzare e certificare. Questo significa competizione verso una crescente qualità. Sui cambiamenti climatici, i cui effetti sono imprevedibili, sia la Regione che il Governo hanno messo in campo sostegni in favore delle aziende agricole. Ma se ci fosse un’emergenza, come già accaduto per altri comparti, noi saremmo pronti a fare la nostra parte</em>.» </p>



<p>«<em>Stiamo lavorando quest’anno per rilanciare numerose iniziative per gli oli più importanti e più buoni</em> &#8211; ha aggiunto Salvatore Loffreda. &#8211; <em>La selezione Extra Bio rappresenta l’eccellenza del nostro comparto che vanta un paniere di oli di altissima qualità. La Regione Campania ha recentemente investito molto sul settore, in particolare con l’intervento SRG07 del CSR Campania che ha stanziato circa 30 milioni per la filiera olivicola regionale. Ci sono dunque la volontà e le progettualità necessari a far crescere l’uliveto campano, puntando all’ammodernamento dei frantoi e alla conservazione delle bellezze dei territori. Laddove non ci sono infezioni sui vecchi oliveti, contiamo inoltre sulla possibilità di mettere a dimora anche nuove piante di ulivo. Questo è un modo sano per salvaguardare il nostro territorio, sottraendolo alle insidie di incendi e altre criticità legate ai cambiamenti climatici.</em>» </p>



<p>Giunto alla sua diciassettesima edizione (la prima edizione risale al 2006), il concorso si conferma anche un’importante occasione di confronto e dibattito tra gli operatori del comparto olivicolo regionale, favorendo la condivisione di esperienze, buone pratiche e modelli produttivi sostenibili. Da quest’anno, l’iniziativa rientra anche tra le attività di comunicazione del Complemento di Sviluppo Rurale 2023–2027 della Campania, con l’obiettivo di rafforzare la visibilità degli interventi orientati alla sostenibilità e a sostegno della filiera olivicola.&nbsp;</p>



<p>È da oggi disponibile online, sul sito&nbsp;<a href="http://www.agricoltura.regione.campania.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.agricoltura.regione.campania.it</a>, il Catalogo contenente le schede sintetiche di tutti gli oli presentati al Premio EXTRABIO 2026. Il volume si propone di accompagnare i consumatori alla scoperta degli oli bio campani, dai fruttati leggeri ai più intensi, approfondendone le caratteristiche chimiche e sensoriali.</p>



<p></p>
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		<title>Pic nic tra spiaggia e pineta: come preparare il cestino perfetto (con ricette semplici e sicure)</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pic-nic-tra-spiaggia-e-pineta-come-preparare-il-cestino-perfetto-con-ricette-semplici-e-sicure/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 12:31:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cilentani ai fornelli]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione sana]]></category>
		<category><![CDATA[cestino picnic]]></category>
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		<category><![CDATA[cucina mediterranea]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’arrivo della bella stagione, il pic nic torna protagonista delle giornate all’aria aperta. Che sia su una spiaggia assolata o all’ombra di una pineta, organizzare un pranzo fuori casa [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l’arrivo della bella stagione, il pic nic torna protagonista delle giornate all’aria aperta. Che sia su una spiaggia assolata o all’ombra di una pineta, organizzare un pranzo fuori casa richiede attenzione non solo al gusto, ma anche alla praticità e alla sicurezza alimentare. Un’esperienza conviviale che, se ben pianificata, può unire semplicità, qualità e rispetto delle buone abitudini.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il cestino ideale: cosa non deve mancare</h3>



<p>La regola di base è scegliere cibi facili da trasportare, resistenti al caldo e pronti da consumare. Il cestino perfetto include:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>piatti unici freddi</li>



<li>frutta fresca già lavata e tagliata</li>



<li>acqua in abbondanza</li>



<li>contenitori ermetici e ghiaccioli per mantenere la temperatura</li>
</ul>



<p>Meglio evitare alimenti facilmente deperibili, come creme o salse a base di uova crude, soprattutto nelle ore più calde.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un menù equilibrato e leggero</h3>



<p>Per un pic nic riuscito, l’ideale è puntare su un menù ispirato alla Dieta mediterranea: ingredienti semplici, freschi e stagionali.</p>



<p><strong>Esempio di cestino:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>insalata di riso o farro con verdure</li>



<li>panini con mozzarella, pomodoro e basilico</li>



<li>frittata alle zucchine tagliata a cubetti</li>



<li>frutta di stagione (pesche, albicocche, ciliegie)</li>



<li>acqua e bevande fresche</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Ricetta: insalata di farro mediterranea</h3>



<p><strong>Ingredienti (per 4 persone):</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>250 g di farro</li>



<li>pomodorini</li>



<li>cetriolo</li>



<li>olive nere</li>



<li>cubetti di formaggio (facoltativo)</li>



<li>olio extravergine d’oliva</li>



<li>sale, basilico fresco</li>
</ul>



<p><strong>Preparazione:</strong><br>Cuocere il farro in acqua salata, scolarlo e lasciarlo raffreddare. Aggiungere le verdure tagliate, le olive e il formaggio. Condire con olio, sale e basilico. Mescolare bene e conservare in frigorifero fino al momento della partenza.</p>



<p>È un piatto completo, nutriente e facilmente trasportabile, ideale per essere consumato anche dopo alcune ore.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Attenzione alla sicurezza alimentare</h3>



<p>Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è fondamentale mantenere la catena del freddo per evitare la proliferazione batterica. Utilizzare borse termiche e consumare gli alimenti entro poche ore è una buona pratica, soprattutto in ambienti caldi come la spiaggia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’esperienza oltre il cibo</h3>



<p>Il pic nic non è solo un pasto, ma un momento di socialità. Che si scelga il rumore del mare o il silenzio della natura, condividere il cibo all’aperto favorisce il benessere e il contatto con l’ambiente.</p>



<p>In un’epoca in cui tutto è veloce, il pic nic rappresenta una pausa semplice ma preziosa. Bastano pochi ingredienti, un po’ di organizzazione e la voglia di stare insieme per trasformare un pranzo in un’esperienza.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Dieta mediterranea, cosa significa davvero: i cardini e gli alimenti del modello che fa scuola nel mondo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dieta-mediterranea-cosa-significa-davvero-i-cardini-e-gli-alimenti-del-modello-che-fa-scuola-nel-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 12:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Pollica]]></category>
		<category><![CDATA[acciaroli]]></category>
		<category><![CDATA[dieta emd]]></category>
		<category><![CDATA[dieta med pollica]]></category>
		<category><![CDATA[dieta mediterranea]]></category>
		<category><![CDATA[unesco dieta med]]></category>
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					<description><![CDATA[Più che un semplice regime alimentare, la Dieta mediterranea è uno stile di vita riconosciuto a livello internazionale per i suoi benefici sulla salute e per il suo valore culturale. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Più che un semplice regime alimentare, la Dieta mediterranea è uno stile di vita riconosciuto a livello internazionale per i suoi benefici sulla salute e per il suo valore culturale. Non a caso è stata inserita tra i patrimoni immateriali dell’umanità dell’UNESCO, a conferma della sua importanza non solo nutrizionale, ma anche sociale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un modello basato sull’equilibrio</h3>



<p>La dieta mediterranea nasce nei paesi affacciati sul Mediterraneo e si fonda su un principio chiave: l’equilibrio. Non esclude categorie alimentari, ma ne regola il consumo privilegiando prodotti freschi, stagionali e poco trasformati.</p>



<p>Tra i suoi cardini principali ci sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>prevalenza di alimenti di origine vegetale</li>



<li>uso dell’olio extravergine d’oliva come principale fonte di grassi</li>



<li>consumo moderato di proteine animali</li>



<li>attenzione alla stagionalità e alla qualità delle materie prime</li>
</ul>



<p>Non è quindi una dieta restrittiva, ma un modello alimentare sostenibile nel tempo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli alimenti principali</h3>



<p>Alla base della dieta mediterranea troviamo cereali (meglio se integrali), verdura e frutta in abbondanza, legumi e frutta secca. Questi alimenti rappresentano la fonte primaria di energia e nutrienti.</p>



<p>L’olio extravergine d’oliva è il grasso principale, apprezzato per il suo contenuto di grassi monoinsaturi e composti antiossidanti. Il pesce, soprattutto quello azzurro, è consumato con regolarità, mentre carne e latticini sono presenti in quantità più limitate.</p>



<p>Tra gli elementi distintivi c’è anche il consumo moderato di vino durante i pasti, in particolare quello rosso, sempre all’interno di uno stile di vita equilibrato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Non solo cibo: uno stile di vita</h3>



<p>Ridurre la dieta mediterranea a una lista di alimenti sarebbe però riduttivo. Il modello include anche abitudini quotidiane come l’attività fisica, la convivialità e il rispetto dei ritmi naturali.</p>



<p>Mangiare insieme, condividere i pasti e dedicare tempo alla preparazione del cibo sono aspetti fondamentali, che contribuiscono al benessere complessivo tanto quanto la qualità degli alimenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Benefici riconosciuti</h3>



<p>Numerosi studi scientifici hanno associato la dieta mediterranea a una riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, diabete e altre patologie croniche. Il suo equilibrio nutrizionale e l’elevato apporto di fibre, vitamine e antiossidanti la rendono uno dei modelli alimentari più studiati e raccomandati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un modello attuale</h3>



<p>In un’epoca segnata da diete rapide e cibi ultraprocessati, la dieta mediterranea rappresenta una risposta concreta e sostenibile. Non solo per la salute individuale, ma anche per l’ambiente, grazie a un minore impatto delle produzioni vegetali rispetto a quelle intensive.</p>



<p>Più che una tradizione del passato, è un modello attuale che continua a dimostrare la sua efficacia. Un equilibrio semplice, costruito nel tempo, che oggi torna al centro del dibattito globale su alimentazione e benessere.</p>
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		<title>Zafferano, l’oro rosso della cucina: tra tradizione, qualità e nuove sfide produttive</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/zafferano-loro-rosso-della-cucina-tra-tradizione-qualita-e-nuove-sfide-produttive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 13:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[zafferano]]></category>
		<category><![CDATA[zafferano dell'aquila]]></category>
		<category><![CDATA[zafferano gastronomico]]></category>
		<category><![CDATA[zafferano italiano]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo chiamano “oro rosso” non solo per il colore intenso, ma anche per il valore economico e culturale che rappresenta. Lo zafferano, spezia ricavata dagli stimmi del fiore di Crocus [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Lo chiamano “oro rosso” non solo per il colore intenso, ma anche per il valore economico e culturale che rappresenta. Lo zafferano, spezia ricavata dagli stimmi del fiore di Crocus sativus, è uno degli ingredienti più pregiati della tradizione gastronomica mondiale e, in particolare, italiana.</p>



<p class="p3">Una lavorazione antica e delicata</p>



<p class="p1">La raccolta dello zafferano avviene in autunno, quando i fiori sbocciano per poche settimane. Ogni fiore contiene solo tre stimmi, che devono essere raccolti a mano e successivamente essiccati. È proprio questa lavorazione artigianale, lenta e meticolosa, a determinarne l’elevato costo: per ottenere un chilogrammo di zafferano puro possono servire oltre 150.000 fiori.</p>



<p class="p1">In Italia, la produzione è concentrata in alcune aree vocate, dove condizioni climatiche e competenze locali garantiscono un prodotto di alta qualità. Tra le denominazioni più note spicca lo Zafferano dell’Aquila DOP, ma esistono anche realtà emergenti in regioni come Sardegna, Toscana e Campania.</p>



<p class="p3">Aromi, colore e proprietà</p>



<p class="p1">Dal punto di vista sensoriale, lo zafferano è riconoscibile per il suo aroma intenso, leggermente amarognolo, e per la capacità di conferire ai piatti un caratteristico colore giallo dorato. Le sue principali componenti – crocina, picrocrocina e safranale – sono responsabili rispettivamente del colore, del sapore e del profumo.</p>



<p class="p1">Oltre all’uso gastronomico, lo zafferano è oggetto di interesse anche in ambito nutrizionale per le sue proprietà antiossidanti. Tuttavia, come sottolineano diversi studi scientifici, il suo impiego nella dieta resta legato principalmente al valore culinario, più che a effetti terapeutici diretti.</p>



<p class="p3">In cucina: tra tradizione e innovazione</p>



<p class="p1">Nella cucina italiana lo zafferano è protagonista di ricette iconiche come il risotto alla milanese, ma trova spazio anche in preparazioni dolci, prodotti da forno e piatti contemporanei. Chef e ristoratori lo utilizzano sempre più spesso in chiave creativa, abbinandolo a ingredienti insoliti per esaltarne le sfumature aromatiche.</p>



<p class="p1">Per un utilizzo corretto, è consigliabile impiegare lo zafferano in stimmi, lasciandoli in infusione in acqua calda per almeno 20-30 minuti prima dell’uso. Questa pratica consente di sprigionare al meglio le sue qualità organolettiche rispetto alla versione in polvere, più pratica ma spesso meno pregiata.</p>



<p class="p3">Qualità e tracciabilità</p>



<p class="p1">Uno dei temi centrali per il mercato dello zafferano riguarda la qualità e la tracciabilità. A livello internazionale esistono standard come la norma ISO 3632, che classifica lo zafferano in base alla concentrazione delle sue componenti principali.</p>



<p class="p1">Il rischio di adulterazioni o prodotti di bassa qualità rende fondamentale per i consumatori affidarsi a produttori certificati e a filiere controllate. In questo senso, le denominazioni di origine e le produzioni locali rappresentano una garanzia importante.</p>



<p class="p1">Oggi lo zafferano vive una nuova stagione di interesse, anche grazie al ritorno all’agricoltura di piccola scala e alla valorizzazione dei prodotti identitari. In molte aree rurali italiane, la sua coltivazione è diventata un’opportunità per giovani imprenditori agricoli e per il rilancio dei territori.</p>
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		<item>
		<title>Trasparenza nel piatto, a Salerno focus sulla legge sui reati agroalimentari</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/trasparenza-nel-piatto-a-salerno-focus-sulla-legge-sui-reati-agroalimentari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 16:04:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[salerno]]></category>
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					<description><![CDATA[La nuova legge sui reati agroalimentari sarà al centro dell’incontro “Trasparenza nel piatto, analisi e prospettive” in programma&#160;venerdì 1° maggio alle ore 17.30&#160;al Parco Pinocchio di Salerno, inserito nella prima [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La nuova legge sui reati agroalimentari sarà al centro dell’incontro “Trasparenza nel piatto, analisi e prospettive” in programma&nbsp;<strong>venerdì 1° maggio alle ore 17.30&nbsp;</strong>al Parco Pinocchio di Salerno, inserito nella prima giornata di eventi del Villagio organizzato da Coldiretti Salerno.</p>



<p>Ad aprire i lavori il direttore di Coldiretti Campania&nbsp;<strong>Salvatore Loffreda</strong>. Prevista la partecipazione dell’onorevole&nbsp;<strong>Marco Cerreto</strong>, che ha partecipato attivamente all’iter della legge, di Salvatore Schiavone direttore dell’ente di controllo Icqrf. Massima attenzione sarà rivolta al comparto bufalino, fortemente attenzionato nella legge, grazie alla presenza di&nbsp;<strong>Davide Letizia</strong>&nbsp;Coordinatore della Consulta Bufalina Coldiretti Campania di&nbsp;<strong>Domenico Raimondo</strong>&nbsp;Presidente del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop. Conclusioni affidate al presidente di Coldiretti Campania&nbsp;<strong>Ettore Bellelli</strong>.</p>



<p>L’incontro fa parte del programma di eventi di Salerno in Flora 2026, tre giorni tra natura, gusto e biodiversità con il Villaggio Coldiretti. Dall’1 al 3 maggio 2026 “Salerno in Flora”, la mostra mercato dedicata al florovivaismo e alla biodiversità, animerà il Parco Pinocchio con un ricco programma di attività, esposizioni e degustazioni. Un evento pensato per famiglie, appassionati del verde e curiosi, all’insegna della sostenibilità e della valorizzazione del territorio.</p>



<p>Il taglio del nastro inaugurale è in programma venerdì 1° maggio alle ore 10.30. Visitando il Villaggio Coldiretti sarà possibile immergersi nel mondo dell’agricoltura locale attraverso il mercato contadino, lo street food con prodotti tipici campani, le degustazioni, le aree dedicate alla fattoria degli animali e l’agriasilo per i più piccoli. Un’esperienza a tutto tondo che unisce tradizione, educazione alimentare e promozione delle eccellenze agroalimentari. Gli orari di apertura prevedono venerdì 1 e sabato 2 maggio dalle 10 alle 22. Domenica 3 maggio dalle 10 alle 20. L’ingresso è gratuito.</p>



<p>La manifestazione è promossa da Coldiretti Salerno e Campagna Amica Campania, con il patrocinio del Comune di Salerno e della Provincia di Salerno, e il contributo della Camera di Commercio di Salerno e del Centro Turistico Acli Salerno.</p>



<p>L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Salerno Solidale, Salerno Pulita, Associazione Allevatori Campania e Molise, Associazione Nazionale Coniglicoltori Italiani, Associazione Campana Avicoltori, Consorzio di Bonifica Comprensorio Sarno, Consorzio Vita SAlernum Vites, Associazione Italiana Cultura Sport Salerno, Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana DOP, OP Aprol Campania.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Carciofi, il tesoro della dieta mediterranea: proprietà, stagionalità e la ricetta tradizionale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/carciofi-il-tesoro-della-dieta-mediterranea-proprieta-stagionalita-e-la-ricetta-tradizionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 15:53:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Cilentani ai fornelli]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Pertosa]]></category>
		<category><![CDATA[carciofi ricetta]]></category>
		<category><![CDATA[ricetta]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra gli ortaggi simbolo della cucina italiana, il carciofo occupa un posto di rilievo per valore nutrizionale, versatilità e radicamento nella tradizione gastronomica. Diffuso in tutta l’area del Mediterraneo, trova [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Tra gli ortaggi simbolo della cucina italiana, il carciofo occupa un posto di rilievo per valore nutrizionale, versatilità e radicamento nella tradizione gastronomica. Diffuso in tutta l’area del Mediterraneo, trova in Italia alcune delle sue varietà più pregiate, protagoniste di ricette regionali che attraversano secoli di storia culinaria.</p>



<p>Dal punto di vista nutrizionale, il carciofo è noto per l’elevato contenuto di fibre, sali minerali e composti antiossidanti. Tra questi spicca la cinarina, sostanza associata alla stimolazione della funzione epatica e digestiva. È inoltre un alimento ipocalorico, caratteristica che lo rende adatto a regimi alimentari equilibrati, in linea con i principi della dieta mediterranea, riconosciuta a livello internazionale per i suoi benefici.</p>



<p>La stagionalità rappresenta un elemento chiave: i carciofi freschi si trovano prevalentemente tra l’inverno e la primavera, periodo in cui raggiungono le migliori qualità organolettiche. La scelta del prodotto è determinante: un carciofo fresco si riconosce per la consistenza compatta, le foglie ben chiuse e il colore uniforme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La ricetta: carciofi alla romana</h2>



<p>Tra le preparazioni più rappresentative della tradizione italiana figurano i <strong>carciofi alla romana</strong>, piatto tipico del Lazio, basato su ingredienti semplici e tecniche consolidate.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ingredienti (per 4 persone)</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>8 carciofi romaneschi</li>



<li>1 mazzetto di prezzemolo</li>



<li>1 spicchio d’aglio</li>



<li>mentuccia (o menta romana)</li>



<li>olio extravergine d’oliva</li>



<li>sale e pepe</li>



<li>acqua</li>



<li>succo di limone</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Procedimento</h3>



<p>Si inizia pulendo accuratamente i carciofi, eliminando le foglie esterne più dure e accorciando il gambo. Per evitare l’ossidazione, è consigliabile immergerli in acqua acidulata con limone.</p>



<p>A parte si prepara un trito con aglio, prezzemolo e mentuccia, che viene inserito al centro dei carciofi leggermente aperti. Gli ortaggi vengono poi disposti capovolti in un tegame, ben serrati tra loro per mantenerne la forma durante la cottura.</p>



<p>Si aggiungono olio, acqua, sale e pepe, quindi si procede con una cottura lenta a fuoco medio-basso per circa 30-40 minuti, fino a quando i carciofi risultano teneri ma compatti. Il risultato è un piatto dal sapore delicato, in cui le erbe aromatiche esaltano la naturale dolcezza dell’ortaggio.</p>



<p>Oltre al valore gastronomico, il carciofo rappresenta un esempio concreto di continuità tra tradizione agricola e alimentazione contemporanea. La sua presenza nelle cucine regionali italiane, unita alle riconosciute proprietà nutrizionali, lo rende un ingrediente attuale, capace di adattarsi sia a preparazioni classiche sia a interpretazioni moderne.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Coldiretti Campania, dal pomodoro alle cagliate: l&#8217;invasione &#8220;silenziosa&#8221; che soffoca il Made in Italy</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/coldiretti-campania-dal-pomodoro-alle-cagliate-linvasione-silenziosa-che-soffoca-il-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 12:29:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[coldiretti campania]]></category>
		<category><![CDATA[dieta mediterranea]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra le storture del codice doganale e la mancanza di etichetta d’origine a livello europeo, rischi e inganni per agricoltori e cittadini consumatori Dal concentrato di pomodoro alle cagliate per [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Tra le storture del codice doganale e la mancanza di etichetta d’origine a livello europeo, rischi e inganni per agricoltori e cittadini consumatori</em></p>



<p>Dal concentrato di pomodoro alle cagliate per fare la mozzarella, ogni giorno passano dal Brennero migliaia di tonnellate di prodotti alimentari stranieri che, in assenza di adeguata trasparenza, alimentano inganni commerciali, rischi sanitari e danni economici alle imprese agricole, schiacciando prezzi, redditi e margini di export, in un momento peraltro già difficile a causa dei rincari dei costi legati alla guerra in Iran. È l’allarme lanciato dagli agricoltori della Campania, giunti al Brennero per unirsi ai colleghi di tutta Italia. A dare man forte al presidente Ettore Prandini e al segretario generale Vincenzo Gesmundo si sono uniti il presidente regionale Ettore Bellelli e il vice presidente nazionale il beneventano Gennarino Masiello.</p>



<p>“Con il Brennero &#8211; dichiara il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo &#8211; prosegue un percorso di mobilitazione che ha coinvolto quasi 100mila agricoltori in tutta Italia, uniti nel rivendicare un cambiamento non più rinviabile. Al centro c’è la madre di tutte le battaglie sindacali: la revisione della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale nel codice doganale, un meccanismo che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato”.</p>



<p>La difesa del lavoro delle imprese agricole passa in primis dall’etichetta d’origine su tutti i prodotti alimentari venduti in Europa e dalla riforma dell’attuale codice doganale, che consente autentici inganni commerciali grazie alla regola dell’“ultima trasformazione sostanziale”.</p>



<p>Un prodotto simbolo sono le cagliate. “Ne arrivano in Italia 150mila tonnellate, di cui il 90% proprio dal Brennero, secondo un’analisi del Centro Studi Divulga su dati del Ministero della Salute. Sono usate come semilavorato per produrre mozzarelle e altri formaggi a pasta filata, spesso venduti successivamente come &#8220;Made in Italy”, intrufolati nei banchi al fianco di quelli originali. Dal valico altoatesino transita anche tra il 75 e l’80% del latte liquido acquistato dalle imprese italiane del settore agroalimentare, della logistica e del commercio. Si tratta di 1,1 milioni di tonnellate che alimentano caseifici e industrie lattiero-casearie per yogurt, formaggi e burro” afferma il presidente di Coldiretti Campania Ettore Bellelli.</p>



<p>“Un altro prodotto della Campania minacciato dalle importazioni selvagge è il pomodoro. Quello trasformato (256mila tonnellate) consente di realizzare sughi pronti e conserve vendute all’estero come italiane” aggiunge.</p>



<p>Ma ci sono anche i prosciutti freschi (560mila tonnellate), base per prosciutti magari a denominazione di origine Igp i cui disciplinari non prevedono limitazioni geografiche sulla provenienza dei maiali.</p>



<p>Ma il problema riguarda un po’ tutti i prodotti che sono abitualmente presenti sulle tavole degli italiani. “Dai porti arrivano i quasi 6 milioni di tonnellate, ad esempio, di grano tenero straniero usati per fare pane e biscotti, mentre 2,9 milioni di tonnellate di grano duro, compreso quello canadese al glifosato, finiscono nella produzione di pasta secca, simbolo della Dieta mediterranea esportata nel mondo. Le patate seguono a ruota: 857mila tonnellate di kg fresche più 337mila congelate, per un totale di 1,91 milioni, pronte per purè, fritti e piatti tradizionali. L’olio d’oliva tocca le 615mila tonnellate mentre i calamari (67mila tonnellate) riforniscono ristoranti e supermercati per fritture e zuppe di pesce” aggiunge il vice presidente Gennarino Masiello.</p>
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		<title>Le ciliegie del Monte Somma: eccellenza storica della tradizione vesuviana</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/le-ciliegie-del-monte-somma-eccellenza-storica-della-tradizione-vesuviana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 12:12:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[ciliegia del monte somma]]></category>
		<category><![CDATA[ciliegia del vesuvio]]></category>
		<category><![CDATA[vesuvio]]></category>
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					<description><![CDATA[Alle pendici del Vesuvio, in particolare nell’area del Monte Somma, la coltivazione delle ciliegie rappresenta una delle tradizioni agricole più radicate della provincia di Napoli. Un patrimonio che affonda le [...]]]></description>
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<p>Alle pendici del <strong>Vesuvio</strong>, in particolare nell’area del Monte Somma, la coltivazione delle ciliegie rappresenta una delle tradizioni agricole più radicate della provincia di Napoli. Un patrimonio che affonda le sue origini nella storia del territorio e che ancora oggi caratterizza il paesaggio rurale vesuviano.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una tradizione antica tra storia e territorio</h3>



<p>La cerasicoltura nella zona vesuviana è documentata come attività di rilievo almeno a partire dall’epoca della dominazione angioina. Nel corso dei secoli, la particolare fertilità dei suoli vulcanici e il microclima dell’area hanno favorito lo sviluppo di numerose varietà locali.</p>



<p>Proprio la continua presenza di incroci spontanei ha contribuito alla formazione di un patrimonio varietale molto ricco e non ancora completamente censito, rendendo la produzione locale particolarmente diversificata.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La “ciliegia del Monte”: una varietà simbolo</h3>



<p>Tra le cultivar più pregiate spicca la cosiddetta <strong>“ciliegia del Monte”</strong>, conosciuta anche come <em>Ciliegia di Montagna</em> o <em>Durona del Monte</em>. È considerata una delle migliori ciliegie da tavola della Campania, sia per caratteristiche estetiche sia per qualità gustativa.</p>



<p>Il frutto si presenta di grandi dimensioni e con una colorazione caratteristica: giallo-rosata su un lato e rossa con puntinature gialle sull’altro. Questa particolarità cromatica la rende immediatamente riconoscibile.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Sapore, consistenza e periodo di raccolta</h3>



<p>La <em>Durona del Monte</em> è una varietà tardiva, con raccolta che avviene tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. La polpa è chiara, molto succosa e particolarmente soda, fino a risultare quasi croccante.</p>



<p>Dal punto di vista organolettico si distingue per elevata succosità, consistenza compatta, profumo intenso e piacevole retrogusto acidulo. Queste caratteristiche la rendono particolarmente apprezzata per il consumo fresco.</p>



<p>La coltivazione del ciliegio nell’area del Monte Somma resta oggi una produzione di nicchia, fortemente legata a piccole aziende agricole e a una tradizione familiare tramandata nel tempo. Tuttavia, la complessità del patrimonio varietale e la frammentazione delle coltivazioni rappresentano anche una sfida in termini di tutela e valorizzazione.</p>



<p>Fonte foto: <a href="https://www.parconazionaledelvesuvio.it/territorio-vesuviano/agricoltura-e-artiginato/ciliegia-del-monte/">https://www.parconazionaledelvesuvio.it/territorio-vesuviano/agricoltura-e-artiginato/ciliegia-del-monte/</a></p>
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		<title>Chalet Mediterraneo, un anno di gusto e coraggio: il “porto sicuro” di Marina di Camerota festeggia 365 giorni di attività</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/chaletmediterraneo-un-anno-di-gusto-e-coraggio-il-porto-sicuro-di-marina-di-camerota-festeggia-365-giorni-di-attivita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 11:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[chalet mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[marina di camerota]]></category>
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					<description><![CDATA[Un anno esatto di attività, 365 giorni vissuti senza interruzioni, a pranzo e a cena, tra mare, cucina e passione. Lo Chalet Mediterraneo – Porto Sicuro ha celebrato domenica scorsa [...]]]></description>
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<p>Un anno esatto di attività, 365 giorni vissuti senza interruzioni, <strong>a pranzo e a cena</strong>, tra mare, cucina e passione. <strong>Lo Chalet Mediterraneo – Porto Sicuro</strong> ha celebrato domenica scorsa il suo primo anniversario nella splendida <strong>baia di Lentiscelle</strong>, uno degli angoli più suggestivi di <strong>Marina di Camerota</strong>, località tra le più affascinanti dell’intero Cilento.</p>



<p>Un traguardo importante, che non è solo simbolico ma racconta una scelta controcorrente: restare aperti tutto l’anno in un territorio dove la stagionalità spesso detta legge. Una sfida imprenditoriale che guarda lontano, premiata da una clientela sempre più affezionata.</p>



<p>Alla base di questo progetto c’è l’idea – diventata realtà – di <strong>Nicola Lovaglio e Ada Belluccio</strong>, compagni nella vita e nel lavoro. Due percorsi diversi ma perfettamente complementari: lui con un passato nel marketing e uno sguardo curioso verso il mondo della ristorazione; lei chef di lungo corso, con oltre trent’anni di esperienza e una sensibilità capace di esaltare ogni ingrediente.</p>



<p><strong>Il risultato è una cucina autentica</strong>, che parla il linguaggio del territorio. Il mare è protagonista, con pesce fresco locale e piatti stagionali che seguono il ritmo delle acque cilentane. Ma non manca la terra, con prodotti selezionati provenienti dalle aziende agricole del territorio circostante: salumi, vini e materie prime che raccontano una filiera corta e identitaria.</p>



<p>Il tutto incorniciato da una terrazza che è già diventata uno dei punti di forza del locale: un luogo dove pranzare sospesi tra cielo e mare, con una vista che rende ogni esperienza ancora più intensa.</p>



<p><strong>Aprire è una sfida. <a href="https://www.giornaledelcilento.it/chalet-mediterraneo-a-marina-di-camerota-un-impegno-quotidiano-per-un-cilento-da-vivere-tutto-lanno/" data-type="link" data-id="https://www.giornaledelcilento.it/chalet-mediterraneo-a-marina-di-camerota-un-impegno-quotidiano-per-un-cilento-da-vivere-tutto-lanno/">Restare aperti tutto l’anno, ancora di più</a></strong>. Ma lo Chalet Mediterraneo ha scelto di essere un presidio costante, un “porto sicuro” non solo nel nome, capace di accogliere residenti e visitatori in ogni stagione.</p>



<p>«Abbiamo creduto fin dall’inizio in questo progetto – raccontano Nicola Lovaglio e Ada Belluccio –. Aprire tutto l’anno è stata una scelta impegnativa, soprattutto in un territorio a forte vocazione estiva. Ma volevamo creare un punto di riferimento stabile, un luogo dove qualità, accoglienza e identità potessero incontrarsi ogni giorno. Oggi, a distanza di un anno, possiamo dire che ne è valsa la pena: i clienti sono diventati parte della nostra storia e ci spingono a fare sempre meglio».</p>



<p>Un anno dopo, lo Chalet Mediterraneo non è solo un ristorante, ma una realtà consolidata che guarda al futuro senza perdere il legame con le proprie radici. In un luogo dove la bellezza è di casa, la sfida è diventata opportunità. E il primo anniversario è solo l’inizio.</p>



<p><strong><a href="https://www.facebook.com/profile.php?id=61575178714967">Chalet Mediterraneo</a></strong> – Via Lentiscelle, Marina di Camerota<br>Aperto tutti i giorni – Telefono 320 336 9172</p>
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		<title>Se vai al Sud devi mangiare questi dolci: un viaggio tra sfogliatelle, cannoli e pasticciotto leccese</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/se-vai-al-sud-devi-mangiare-questi-dolci-un-viaggio-tra-sfogliatelle-cannoli-e-pasticciotto-leccese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 14:30:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cilentani ai fornelli]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[dolci tipici del sud]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Sud Italia custodisce uno dei patrimoni dolciari più ricchi e riconoscibili del Paese. Dalla Campania alla Sicilia, passando per Calabria e Puglia, la pasticceria tradizionale è il risultato di [...]]]></description>
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<p>Il Sud Italia custodisce uno dei patrimoni dolciari più ricchi e riconoscibili del Paese. Dalla Campania alla Sicilia, passando per Calabria e Puglia, la pasticceria tradizionale è il risultato di contaminazioni storiche, influenze arabe, spagnole e monastiche, che nel tempo hanno dato vita a ricette diventate simboli culturali prima ancora che gastronomici.</p>



<p>Un mosaico di dolci che racconta territori, feste religiose e riti familiari ancora oggi profondamente radicati.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Sfogliatella: il simbolo della pasticceria napoletana</strong></h3>



<p>Tra i dolci più iconici spicca la sfogliatella napoletana, nelle sue varianti “riccia” e “frolla”. Nata nei conventi campani, è caratterizzata da una sfoglia sottile e croccante nella versione riccia, o da una pasta più morbida nella versione frolla, con ripieno di ricotta, semolino e scorze d’arancia.</p>



<p>È considerata uno dei simboli assoluti della tradizione dolciaria di Napoli e della Campania.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cannolo siciliano: l’eredità araba della Sicilia</strong></h3>



<p>Il cannolo è forse il dolce siciliano più conosciuto al mondo. La sua origine risale al periodo della dominazione araba, che introdusse ingredienti come la ricotta e la frutta candita.</p>



<p>La cialda fritta, croccante e dorata, racchiude una crema di ricotta di pecora spesso arricchita con pistacchi, scorze d’arancia o gocce di cioccolato. È un dolce legato alle festività ma oggi diffuso tutto l’anno.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Pastiera napoletana: il dolce della Pasqua e della rinascita</strong></h3>



<p>La pastiera è uno dei dolci simbolo della Pasqua in Campania. Preparata con grano cotto, ricotta, uova e aromi di fiori d’arancio, rappresenta un intreccio tra tradizione pagana e cristiana.</p>



<p>La sua preparazione richiede tempo e pazienza, e secondo la tradizione il suo sapore migliora nei giorni successivi alla preparazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Pasticciotto leccese: il cuore della Puglia</strong></h3>



<p>Nel Salento, il protagonista è il pasticciotto leccese, un piccolo scrigno di pasta frolla ripieno di crema pasticcera. Nato a Lecce nel XVIII secolo, è oggi uno dei dolci più rappresentativi della Puglia.</p>



<p>Servito spesso caldo, è parte integrante della colazione e della vita quotidiana salentina.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Tartufo di Pizzo: il gelato simbolo della Calabria</strong></h3>



<p>In Calabria, a Pizzo Calabro, nasce il celebre tartufo gelato, riconosciuto come prodotto tipico. Si tratta di una semisfera di gelato alla nocciola o al cioccolato, con cuore di cioccolato fuso e copertura di cacao amaro. Un dessert che unisce artigianalità e identità locale, oggi diffuso anche fuori regione.</p>
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		<title>La Campania premia l’Italia: proclamati i 20 ambasciatori dei vini campani per il 2026</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-campania-premia-litalia-proclamati-i-20-ambasciatori-dei-vini-campani-per-il-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 11:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Ambasciatori dei vini di Campania]]></category>
		<category><![CDATA[regione campania]]></category>
		<category><![CDATA[vini campani]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Assessorato all&#8217;Agricoltura della Regione Campania ha scelto il palcoscenico del recente Vinitaly di Verona&#160;per annunciare i nuovi “Ambasciatori dei vini di Campania”, il prestigioso riconoscimento, giunto alla quarta edizione, destinato [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’Assessorato all&#8217;Agricoltura della Regione Campania ha scelto il palcoscenico del recente Vinitaly di Verona&nbsp;per annunciare i nuovi “Ambasciatori dei vini di Campania”, il prestigioso riconoscimento, giunto alla quarta edizione, destinato alle eccellenze della ristorazione italiana che si sono distinte per la promozione e la valorizzazione della cultura enoica regionale.</p>



<p>«<em>L’iniziativa</em> – ha spiegato l’assessora all’Agricoltura Maria Carmela Serluca – <em>punta a consolidare un network di respiro nazionale composto da professionisti capaci di interpretare e raccontare in chiave contemporanea il patrimonio vitivinicolo campano. Il premio intende inoltre rafforzare il legame tra produzione e ristorazione di qualità: gli Ambasciatori, attraverso le loro carte dei vini, diventano interpreti di una filiera che mette al centro territorio, sostenibilità e tradizioni uniche, che sono espressione di una regione che vanta oltre cento vitigni autoctoni censiti</em>».</p>



<p>Il riconoscimento ha interessato ogni regione d&#8217;Italia, individuando venti insegne che spaziano dai presidi storici della tradizione ai laboratori della cucina d&#8217;avanguardia, molti dei quali insigniti delle prestigiose stelle Michelin. La selezione dei vincitori è stata affidata a un comitato tecnico di esperti, garanzia di imparzialità e competenza critica, composto da Bruno Petronilli, critico enogastronomico e direttore di James Magazine; Leila Salimbeni, critico enogastronomico e responsabile di redazione di Spirito diVino; Chiara Giovoni, wine editor di Elle Gourmet e coordinatrice del progetto.</p>



<p><strong>I ristoranti Ambasciatori dei vini campani premiati nel 2026</strong><br>Val d’Aosta: QC TERME Monte Bianco; Liguria: Antica Trattoria Centro; Lombardia: CONFINE; Piemonte: Laqua by the Lake (1 stella Michelin); Veneto: GLAM (2 stelle Michelin); Trentino Alto Adige: Castel fine dining (2 stelle Michelin); Friuli Venezia Giulia: Vitello d&#8217;Oro; Emilia Romagna: Vite; Toscana: Caino (2 stelle Michelin); Marche: Uliassi (3 stelle Michelin); Umbria: Il Capanno; Lazio: Pascucci al Porticciolo (1 stella Michelin); Molise: Disincanto; Abruzzo: L&#8217;angolo d&#8217;Abruzzo (Carsoli); Puglia: Due Camini (1 stella Michelin); Basilicata: La Fortezza di Mauro; Calabria: Hyle (1 stella Michelin); Sicilia: Zash; Sardegna: Italo Bassi Confusion Restaurant &#8211; Porto Cervo (1 stella Michelin).</p>



<p>Il lavoro di analisi della giuria tecnica si è concentrato non solo sulla profondità della cantina, ma anche sulla capacità narrativa e sulla coerenza degli abbinamenti proposti, premiando chi ha saputo elevare il vino campano a protagonista del racconto gastronomico.</p>



<p>Gli Ambasciatori premiati quest’anno saranno coinvolti in future iniziative promozionali in Campania dedicate al comparto vino.</p>
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		<title>Mozzarella Dop e crisi in Iran, l’allarme del Consorzio: Impennata costi di produzione, con blocco scali a rischio l’export</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mozzarella-dop-e-crisi-in-iran-lallarme-del-consorzio-impennata-costi-di-produzione-con-blocco-scali-a-rischio-lexport/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 19:27:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[costi guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in iran]]></category>
		<category><![CDATA[mozzarella di bufala]]></category>
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					<description><![CDATA[L’aumento dei costi di produzione legati alla crisi del Golfo in Iran minaccia anche la mozzarella di bufala campana Dop. I produttori stanno subendo incrementi significativi in ogni passaggio della [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’aumento dei costi di produzione legati alla crisi del Golfo in Iran minaccia anche la mozzarella di bufala campana Dop. I produttori stanno subendo incrementi significativi in ogni passaggio della filiera e l’allarme cherosene negli aeroporti mette a rischio anche l’export della Bufala Campana, che vale il 35% della produzione.</p>



<p>Sono questi i nodi affrontati dal Consiglio di Amministrazione del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop, riunitosi ieri per discutere della nuova emergenza.</p>



<p>I numeri per la filiera sono allarmanti: logistica, materiali per confezionamento ed energia rappresentano le voci principali degli aumenti, con il record del gas, che ha registrato un picco di incremento di quasi il 70%. La somma di tutti questi costi impoverisce la filiera, che rischia il collasso, stretta tra le difficoltà produttive e il caro-carrello per le famiglie. Inoltre, il clima di incertezza rispetto agli scenari internazionali danneggia ulteriormente gli imprenditori del comparto, frenando progetti e generando instabilità.</p>



<p>Il comparto della Dop aveva chiuso il 2025 in positivo, con una crescita del 3,35%, pari a 57.584 tonnellate prodotte di mozzarella di bufala campana Dop. “<em>Tutti gli sforzi di crescita fatti finora sono vanificati da questo nuovo fronte di guerra, che ci preoccupa molto seriamente, innanzitutto per il carico di vittime, ma anche per i risvolti economici. Servono interventi mirati e urgenti per poter continuare a produrre. Occorre difendere il Made in Italy di successo nel mondo. Invece, i rischi sui rifornimenti degli aerei in alcuni scali mettono in difficoltà anche il nostro sistema dell’export, soprattutto verso i Paesi oltreoceano, come gli Usa, dove già scontiamo i dazi di Trump</em>”, commenta il presidente del Consorzio di Tutela,&nbsp;<strong>Domenico Raimondo</strong>.</p>



<p>“<em>È necessario un dialogo nuovo, in particolare con la distribuzione per evitare scelte al ribasso, che minano la competitività della nostra Dop. L’aumento dei costi di produzione incide lungo tutta la filiera, dunque, non ci dovremo sorprendere se nelle prossime settimane assisteremo a un rialzo dei listini, con l’obiettivo di continuare a garantire la qualità e la distintività della mozzarella di bufala campana</em>”, dichiara il direttore del Consorzio,&nbsp;<strong>Pier Maria Saccani</strong>.</p>
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