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	<title>Enogastronomia | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Cilento protagonista del vino italiano: ad Ascea Marina il Congresso nazionale FISAR e il Salone dei vini della Magna Graecia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 12:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ascea]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[fisar]]></category>
		<category><![CDATA[salone dei vini della magna graecia]]></category>
		<category><![CDATA[vino italiano]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Cilento si prepara a diventare il punto d’incontro della sommellerie italiana. Dal 23 al 25 ottobre, Ascea Marina ospiterà il Congresso Nazionale FISAR, la manifestazione annuale che riunisce sommelier, [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il Cilento si prepara a diventare il punto d’incontro della sommellerie italiana. Dal 23 al 25 ottobre, Ascea Marina ospiterà il Congresso Nazionale FISAR, la manifestazione annuale che riunisce sommelier, delegazioni e rappresentanti della Federazione provenienti da tutta Italia, per tre giornate dedicate alla cultura del vino, alla formazione e al confronto associativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un appuntamento di rilievo nazionale che porta sotto i riflettori il territorio cilentano, affidandogli il compito di raccontare, attraverso le sue eccellenze, un patrimonio che unisce paesaggio, storia, tradizioni gastronomiche e cultura mediterranea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A rendere possibile l’approdo del Congresso nel Salernitano è la Delegazione FISAR Salerno A.P.S., che ha costruito un programma pensato per accompagnare i partecipanti alla scoperta della Magna Graecia, mettendo in relazione il mondo del vino con le identità e le produzioni dei territori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fondata in Toscana nel 1972, la Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori promuove la cultura enologica e gastronomica attraverso la formazione dei sommelier, la valorizzazione delle produzioni e la diffusione della conoscenza del vino. Il Congresso Nazionale rappresenta uno dei momenti centrali della vita federativa: accanto agli appuntamenti culturali e alle degustazioni, ospita il concorso per il Miglior Sommelier dell’Anno e le assemblee chiamate a definire gli indirizzi e gli organismi nazionali dell’associazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il Cilento, la manifestazione rappresenta anche un’importante opportunità di promozione. Accogliere delegazioni provenienti da diverse regioni significa offrire a operatori e appassionati una conoscenza diretta delle risorse locali, favorendo occasioni di incontro e scambio tra cultura enologica, turismo e produzioni agroalimentari.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Salone dei Vini della Magna Graecia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui nasce l’idea di affiancare al Congresso il Salone dei Vini della Magna Graecia, in programma dal 23 al 25 ottobre presso l’Olimpia Cilento Resort &amp; Spa di Ascea Marina: uno spazio dedicato alla valorizzazione delle eccellenze enologiche e delle produzioni del territorio, tra banchi d’assaggio, masterclass e percorsi degustativi ispirati alla Dieta Mediterranea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa, promossa dalla Delegazione FISAR Salerno, intende valorizzare il patrimonio vitivinicolo legato alla tradizione e alla storia della Magna Graecia, attraverso degustazioni di vini d’eccellenza e prodotti tipici della Dieta Mediterranea, riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, a cura delle aziende del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Salone della Magna Grecia si articolerà in tre giornate: venerdì 23 ottobre, alle ore 16, è prevista l’inaugurazione con i saluti delle Autorità. Alle 18 si terrà la prima masterclass, prima della chiusura alle ore 19; sabato 24 ottobre, apertura alle ore 11, con masterclass alle ore 12 e alle 18. Chiusura alle ore 19; domenica 25 ottobre, apertura alle ore 11, con masterclass alle ore 12 e alle 16. La chiusura della manifestazione è prevista alle ore 18.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Salone si propone come spazio d’incontro e confronto per appassionati e operatori del settore, con un’attenzione particolare alla qualità delle produzioni, alla divulgazione della cultura enologica e al legame tra vino, territorio e tradizioni gastronomiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Viaggio nelle eccellenze Campane</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I congressisti Fisar avranno anche la possibilità di scoprire le eccellenze campane: venerdì 23 ottobre visita al Consorzio Tutela Vini d’Irpinia, sabato 24 tappe nel Cilento tra Museo della Dieta Mediterranea, Acciaroli e frantoio Nuovo Cilento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sabato si terranno il concorso per il Miglior Sommelier dell’Anno e la cena di gala con le premiazioni. Domenica 25 ottobre l’assemblea elettiva rinnoverà gli organi nazionali della Federazione. Il programma completo è consultabile sul sito www.fisarsalerno.it.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>World Buffalo Congress, dopo 20 anni il mondo della bufala torna in Italia e si riunisce a Sorrento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/world-buffalo-congress-dopo-20-anni-il-mondo-della-bufala-torna-in-italia-e-si-riunisce-a-sorrento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 18:11:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Eboli]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[bufalo]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal 28 al 30 ottobre la Campania ospita il più importante appuntamento scientifico internazionale dedicato alla specie bufalina. Oltre 280 contributi da più di 20 Paesi, 103 comunicazioni orali e [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Dal 28 al 30 ottobre la Campania ospita il più importante appuntamento scientifico internazionale dedicato alla specie bufalina. Oltre 280 contributi da più di 20 Paesi, 103 comunicazioni orali e 163 poster. L’Italia è il Paese con il maggior numero di studi presentati. Al centro dell’evento i temi della ricerca, dell’innovazione, della sostenibilità e della competitività della filiera.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo quasi vent’anni il <strong>World Buffalo Congress</strong> torna in Italia per riunire la comunità scientifica internazionale. Dal 28 al 30 ottobre, Sorrento sarà il centro di un confronto internazionale che coinvolgerà ricercatori, veterinari, allevatori, tecnici, imprese e istituzioni provenienti da oltre venti Paesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il congresso, organizzato dall’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, attraverso il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali, dal Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, rappresenta uno degli appuntamenti di maggiore rilievo mondiale per il comparto bufalino e costituisce un’occasione privilegiata per mettere in relazione ricerca scientifica, innovazione tecnologica e sistema produttivo. A chiudere i lavori, la mattina del 30 ottobre, è stato invitato <strong>il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>UN CONGRESSO DA RECORD</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ritorno in Italia dell’evento assume un significato particolare anche alla luce della crescita e delle trasformazioni che stanno interessando la filiera bufalina a livello mondiale. Nel mondo si stimano oltre 220 milioni di bufali, concentrati soprattutto in Asia ma sempre più presenti anche in Europa e nelle Americhe. La bufala non rappresenta soltanto una risorsa per la produzione di latte e carne, ma costituisce un patrimonio economico e sociale per milioni di allevatori e una filiera sempre più orientata verso innovazione, sostenibilità e valorizzazione delle produzioni di qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La dimensione scientifica del World Buffalo Congress 2026 emerge innanzitutto dai numeri. Sono <strong>283 gli abstract arrivati da oltre venti Paesi</strong>, a testimonianza della forte partecipazione internazionale. L’Italia si colloca al primo posto con <strong>82 contributi scientifici</strong>, pari al 28,5% del totale, davanti a India, con 40 abstract, e Pakistan, con 32. Seguono Thailandia, Brasile, Filippine e Cina. Un risultato particolarmente significativo perché il patrimonio bufalino italiano rappresenta soltanto una quota limitata della popolazione mondiale. La leadership italiana, dunque, si fonda soprattutto sulla qualità della ricerca e sulla capacità di trasferire conoscenze e innovazione alla filiera produttiva.L’elevato livello dei lavori è confermato anche dalla selezione operata dal Comitato Scientifico. A fronte di 181 comunicazioni orali inizialmente considerate, <strong>103 studi saranno presentati oralmente</strong>, mentre <strong>163 saranno esposti in formato poster</strong>.I temi affrontati fotografano con chiarezza le nuove frontiere della ricerca. La <strong>genetica</strong> è l’area più rappresentata, con 50 abstract, seguita dalla riproduzione con 48 contributi e dalla salute e dal benessere animale con 46. Nel complesso, <strong>119 contributi, oltre il 40% dell’intero congresso</strong>, riguardano innovazione tecnologica, miglioramento genetico e sostenibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>LA BUFALA DEL FUTURO</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il congresso sarà un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni che stanno interessando la zootecnia bufalina. La genetica e la genomica consentono oggi di individuare marcatori legati a fertilità, qualità del latte, efficienza alimentare, resistenza alle malattie e capacità di adattamento agli stress ambientali. Parallelamente, la <strong>Precision Livestock Farming</strong> sta introducendo nelle aziende strumenti come sensori indossabili, boli ruminali, sistemi di visione artificiale, algoritmi di intelligenza artificiale e sistemi predittivi, capaci di monitorare in tempo reale le condizioni degli animali e di supportare le decisioni dell’allevatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la sostenibilità è ormai diventata un elemento trasversale della ricerca: dagli studi sull’efficienza alimentare alla riduzione dell’impatto ambientale, dalla valorizzazione dei sottoprodotti della filiera lattiero-casearia ai modelli di economia circolare, fino alla ricerca sulle proprietà funzionali e nutraceutiche del latte di bufala.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Giuseppe Campanile</strong>, professore di Zootecnia speciale al Dipartimento di medicina veterinaria e produzioni animali dell’università Federico II di Napoli e presidente dell’International Buffalo Federation, presenta così l’evento: “<em>Il World Buffalo Congress rappresenterà un momento di confronto tra la comunità scientifica, tecnica e imprenditoriale internazionale sui principali temi che riguarderanno lo sviluppo dell’allevamento della bufala nel mondo.&nbsp; La bufala non è soltanto una risorsa, ma è cultura, lavoro e identità di molte aree del nostro pianeta. Questo animale rappresenta una straordinaria opportunità per il futuro, anche in considerazione delle vicissitudini ambientali e climatiche che stanno affliggendo il nostro pianeta. Infatti, proprio i cambiamenti climatici, la crescente domanda di alimenti di elevata qualità, le nuove esigenze dei consumatori devono rappresentare il volano per la crescita di una specie che ha sempre garantito energia e proteine per i Paesi in via di sviluppo e che oggi garantisce, grazie alle sue peculiari caratteristiche fisiologiche, sostanze che intervengono nella prevenzione delle principali patologie che affliggono l’uomo, ci riferiamo alle patologie cronico-degenerative”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Domenico Raimondo</strong>, presidente del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop, dichiara: “<em>Il ritorno del World Buffalo Congress in Italia rappresenta un riconoscimento importante per tutto il sistema bufalino nazionale. Siamo orgogliosi che il Consorzio sia protagonista di questo percorso insieme all’Università Federico II e all’Istituto Zooprofilattico. La forza della nostra filiera nasce dall’incontro tra territorio, competenze, ricerca e capacità produttiva. Oggi abbiamo la responsabilità di guardare al futuro con gli strumenti dell’innovazione, senza perdere il legame con una storia e con un patrimonio produttivo che rendono la Mozzarella di Bufala Campana DOP unica. Dobbiamo trasformare la conoscenza in maggiore competitività, sostenibilità e valore per tutta la filiera. Con questo Congresso il Consorzio ribadisce il ruolo della Mozzarella di Bufala Campana DOP come espressione di una filiera organizzata, controllata e fortemente legata al territorio, nella quale la tutela della denominazione deve procedere di pari passo con la capacità di innovare e di affrontare i mercati mondiali</em>”.</p>
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		<title>Polenta, il piatto della tradizione che unisce l’Italia: dalle versioni classiche alle ricette regionali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/polenta-il-piatto-della-tradizione-che-unisce-litalia-dalle-versioni-classiche-alle-ricette-regionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 10:02:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cilentani ai fornelli]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[polenta]]></category>
		<category><![CDATA[polenta ricetta]]></category>
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					<description><![CDATA[È uno dei piatti simbolo della cucina popolare italiana, capace di trasformare pochi ingredienti in una pietanza ricca di sapore. La polenta nasce dall’incontro tra acqua, farina e pazienza, ma [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">È uno dei piatti simbolo della cucina popolare italiana, capace di trasformare pochi ingredienti in una pietanza ricca di sapore. La polenta nasce dall’incontro tra acqua, farina e pazienza, ma nel corso dei secoli ha assunto forme e interpretazioni diverse, diventando protagonista delle tradizioni gastronomiche di molte regioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolarmente legata alla cucina del Nord Italia, dove per lungo tempo ha rappresentato un alimento fondamentale per le famiglie contadine, la polenta ha conquistato le tavole di tutto il Paese. Oggi viene proposta nelle versioni più tradizionali, accanto a carni in umido e formaggi, ma anche in preparazioni moderne, con verdure, pesce e ingredienti di stagione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalle origini alla tradizione italiana</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima dell’arrivo del mais dalle Americhe, le preparazioni simili alla polenta venivano realizzate con farine di cereali e legumi, come farro, orzo e miglio. La diffusione del mais in Europa, a partire dal XVI secolo, cambiò progressivamente questa tradizione, soprattutto nelle campagne del Nord Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Economica, nutriente e facile da preparare, la polenta divenne un alimento quotidiano per molte comunità. Nel tempo, ogni territorio sviluppò ricette e abbinamenti propri, trasformando una base comune in un patrimonio gastronomico ricco di differenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le principali varianti regionali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La polenta non è una ricetta unica. La consistenza, il tipo di farina e i condimenti cambiano da una regione all’altra.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Polenta taragna, Lombardia e Valtellina:</strong> preparata con una miscela di farina di mais e grano saraceno, viene arricchita con burro e formaggi locali, che si sciolgono nella polenta ancora calda.</li>



<li><strong>Polenta concia, Valle d’Aosta e aree alpine:</strong> cremosa e ricca, viene condita con burro e formaggi, tra cui la fontina, per ottenere una consistenza filante.</li>



<li><strong>Polenta e osei, Veneto e Lombardia:</strong> una preparazione della tradizione che associa la polenta a piccoli uccelli arrosto, secondo ricette storiche e varianti locali.</li>



<li><strong>Polenta con funghi:</strong> diffusa in molte zone montane, viene servita con funghi porcini o altre varietà di stagione, spesso saltati in padella con aglio e prezzemolo.</li>



<li><strong>Polenta con salsiccia e sugo:</strong> un grande classico delle tavole invernali, con ragù di carne o salsicce cotte lentamente nel pomodoro.</li>



<li><strong>Polenta fritta o grigliata:</strong> una soluzione per recuperare quella avanzata. Una volta raffreddata e rassodata, può essere tagliata a fette, dorata in padella oppure cotta sulla griglia.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Anche nel Centro e nel Sud Italia la polenta trova spazio in numerose interpretazioni, accanto a ragù, legumi, verdure e formaggi. La sua versatilità permette di adattarla agli ingredienti disponibili e alle abitudini gastronomiche locali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La ricetta: polenta cremosa con funghi e formaggio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un piatto semplice, ideale nelle giornate più fredde, che valorizza il gusto delicato della polenta con il profumo dei funghi e la cremosità del formaggio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ingredienti per 4 persone</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>320 g di farina di mais per polenta</li>



<li>1,3 litri circa di acqua, da regolare secondo le indicazioni della farina</li>



<li>400 g di funghi, anche misti</li>



<li>150 g di formaggio a pasta filata o fontina</li>



<li>40 g di burro</li>



<li>2 cucchiai di olio extravergine d’oliva</li>



<li>1 spicchio d’aglio</li>



<li>Prezzemolo fresco q.b.</li>



<li>Sale e pepe q.b.</li>



<li>Parmigiano grattugiato a piacere</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Preparazione</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Preparare la polenta.</strong> Portare l’acqua a ebollizione in una pentola capiente, aggiungere il sale e versare la farina di mais a pioggia, mescolando con una frusta per evitare la formazione di grumi. Cuocere a fuoco basso, mescolando regolarmente, per il tempo indicato sulla confezione. Le farine a cottura rapida richiedono meno tempo rispetto a quelle tradizionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Cuocere i funghi.</strong> Nel frattempo, pulire i funghi e tagliarli a fettine. Scaldare l’olio in una padella con lo spicchio d’aglio, aggiungere i funghi e cuocerli a fuoco medio per circa 10-15 minuti, fino a quando saranno morbidi e avranno perso parte della loro acqua. Regolare di sale e pepe e completare con il prezzemolo tritato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Rendere la polenta cremosa.</strong> A fine cottura, incorporare il burro e, se gradito, una manciata di parmigiano. Aggiungere il formaggio tagliato a cubetti e mescolare fino a quando sarà sciolto. Se la consistenza risultasse troppo densa, versare poca acqua calda e amalgamare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. Comporre il piatto.</strong> Distribuire la polenta ancora calda nei piatti, aggiungere i funghi e completare con una macinata di pepe e altro prezzemolo fresco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>5. Servire subito.</strong> La polenta cremosa dà il meglio appena preparata, quando il formaggio è ancora filante e i profumi dei funghi sono più intensi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I segreti per una polenta perfetta</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per ottenere un buon risultato, la scelta della farina è fondamentale. Quella di mais bramata, dalla grana più grossa, offre una consistenza rustica; la fioretto, più fine, permette di ottenere una preparazione più delicata. Esistono inoltre farine integrali e miscele con grano saraceno, ideali per sperimentare sapori diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro accorgimento riguarda l’acqua: la proporzione varia in base alla macinatura e al tipo di farina. È quindi consigliabile seguire le indicazioni riportate sulla confezione, aggiungendo eventualmente poca acqua calda durante la cottura per regolare la consistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, mescolare con costanza aiuta a evitare i grumi e a ottenere una preparazione omogenea. Per chi ama i sapori più intensi, burro, formaggi stagionati ed erbe aromatiche possono completare il piatto senza coprire il gusto del mais.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come riutilizzare la polenta avanzata</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La polenta del giorno prima può diventare la base di nuove ricette. Una volta fredda e compatta, può essere tagliata a fette e grigliata, rosolata in padella con un filo d’olio oppure cotta in forno con formaggio e verdure.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’altra possibilità è preparare una sorta di lasagna alternando strati di polenta, ragù e formaggio, da passare in forno fino a ottenere una superficie dorata. Per un antipasto, invece, si possono ricavare piccoli crostini da guarnire con funghi, formaggi cremosi o verdure di stagione.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Campania, viaggio tra i sapori: 7 prodotti tipici da assaggiare almeno una volta</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/campania-viaggio-tra-i-sapori-7-prodotti-tipici-da-assaggiare-almeno-una-volta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 13:59:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti da mangiare campania]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla mozzarella di bufala alla pasta di Gragnano, passando per i limoni della Costiera, il fico bianco del Cilento e la castagna di Montella: un itinerario gastronomico tra tradizioni, territori [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla mozzarella di bufala alla pasta di Gragnano, passando per i limoni della Costiera, il fico bianco del Cilento e la castagna di Montella: un itinerario gastronomico tra tradizioni, territori e produzioni simbolo della regione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla mozzarella di bufala ai limoni coltivati sui terrazzamenti della Costiera Amalfitana, passando per la pasta di Gragnano e i prodotti delle aree interne: la Campania è una regione in cui il patrimonio gastronomico racconta la storia dei territori, il lavoro delle comunità e la varietà dei paesaggi, dalla costa alle montagne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto ai piatti più conosciuti, come la pizza napoletana, esiste una ricchezza di prodotti legati a specifiche aree di produzione, tecniche artigianali e tradizioni tramandate nel tempo. Alcuni sono tutelati da marchi europei di qualità, come le denominazioni DOP e IGP, che ne identificano l&#8217;origine e le caratteristiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un viaggio tra sette specialità permette di attraversare idealmente la regione, scoprendo sapori che rappresentano altrettante espressioni della sua identità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mozzarella di bufala campana, il sapore del latte fresco</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È uno dei prodotti più rappresentativi dell&#8217;agroalimentare regionale. La mozzarella di bufala campana DOP è un formaggio fresco a pasta filata, realizzato con latte fresco di bufala e caratterizzato da una consistenza elastica, una superficie liscia e un interno morbido.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La lavorazione comprende la maturazione della cagliata e la filatura con acqua calda, seguita dalla formatura, che in molti caseifici viene ancora eseguita manualmente. Il risultato è un prodotto dalla struttura succosa e dal sapore caratteristico, apprezzato sia da solo sia in abbinamento a pomodori, verdure e altri ingredienti della cucina mediterranea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La produzione è legata soprattutto alle pianure campane e agli allevamenti bufalini, con un ruolo storico dell&#8217;area casertana e della Piana del Sele, nel Salernitano. Visitare un caseificio, dove previsto, consente di conoscere da vicino le fasi di lavorazione e il lavoro necessario per ottenere un prodotto che richiede attenzione in ogni passaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La pizza napoletana, una tradizione diventata universale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È probabilmente il simbolo gastronomico campano più conosciuto nel mondo. La pizza napoletana nasce da una tradizione popolare che nel tempo si è trasformata in una vera e propria cultura artigianale, fatta di impasti, tempi di lievitazione, gesti e tecniche di cottura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le versioni più note ci sono la marinara, con pomodoro, aglio, origano e olio, e la margherita, con pomodoro, mozzarella, basilico e olio. La preparazione tradizionale si distingue per il cornicione sviluppato, la parte centrale morbida e la cottura rapida in forno ad alta temperatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Napoli la pizza è anche un&#8217;esperienza legata alla vita quotidiana: dalle pizzerie storiche ai locali contemporanei, il prodotto continua a evolversi senza perdere il legame con la tradizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pizza napoletana è inoltre riconosciuta dall&#8217;Unione europea come specialità tradizionale garantita, mentre l&#8217;arte del pizzaiuolo napoletano è iscritta nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell&#8217;umanità dell&#8217;Unesco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pasta di Gragnano IGP, una storia legata al clima e all&#8217;artigianalità</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulle colline dei Monti Lattari, in provincia di Napoli, Gragnano è conosciuta da secoli per la produzione della pasta secca. La tradizione si è sviluppata anche grazie alle condizioni ambientali favorevoli all&#8217;essiccazione, in un territorio caratterizzato dalla presenza di sorgenti e da un clima influenzato dalla vicinanza del mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Pasta di Gragnano IGP è prodotta con semola di grano duro e acqua, secondo un disciplinare che definisce le caratteristiche e le modalità di lavorazione. Tra gli elementi tradizionali figurano la trafilatura al bronzo e l&#8217;essiccazione controllata, che contribuiscono alla superficie ruvida e alla consistenza della pasta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Maccheroni, paccheri, fusilli e formati più piccoli sono protagonisti di numerose ricette regionali, dal ragù ai condimenti a base di pomodoro, fino agli abbinamenti con legumi, verdure e pesce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gragnano offre anche l&#8217;occasione di conoscere una filiera produttiva che comprende pastifici storici e aziende moderne. Per chi ama la gastronomia, il territorio rappresenta una tappa in cui il prodotto diventa una chiave di lettura della storia economica locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il limone Costa d&#8217;Amalfi IGP, tra terrazzamenti e profumo mediterraneo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla Costiera Amalfitana, i limoneti fanno parte del paesaggio tanto quanto i borghi affacciati sul mare. Coltivati su terrazzamenti sostenuti da muretti a secco, spesso lungo pendii ripidi, i limoni richiedono un lavoro agricolo attento e una gestione del territorio che si tramanda da generazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Limone Costa d&#8217;Amalfi IGP, conosciuto anche con il nome tradizionale di <em>sfusato amalfitano</em>, si distingue per la forma allungata e per la buccia ricca di oli essenziali, che gli conferiscono un aroma intenso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In cucina viene utilizzato per condire piatti di pesce, preparare dolci e realizzare bevande. La scorza è inoltre una componente importante nella produzione del limoncello, liquore diffuso in tutta la regione e particolarmente legato all&#8217;immaginario della Costiera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro questo prodotto c&#8217;è anche una storia di adattamento agricolo: i terrazzamenti consentono di coltivare in un ambiente complesso, ma richiedono manutenzione costante e competenze specifiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il fico bianco del Cilento DOP, dolcezza e tradizione contadina</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Cilento, la coltivazione del fico ha radici antiche ed è legata a un&#8217;economia rurale che ha valorizzato questo frutto anche attraverso l&#8217;essiccazione e la conservazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Fico bianco del Cilento DOP è ottenuto da una particolare selezione della varietà Dottato e la denominazione riguarda il prodotto essiccato. Si riconosce per la buccia chiara e per la polpa morbida e dolce, con caratteristiche legate alla varietà e alle tecniche di lavorazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In passato, l&#8217;essiccazione permetteva di conservare il raccolto e disporre di un alimento energetico anche nei mesi in cui la frutta fresca era meno disponibile. La tradizione ha dato origine a diverse preparazioni, che possono prevedere fichi farciti con frutta secca o aromatizzati con ingredienti locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fico essiccato trova spazio sia nella cucina domestica sia nella produzione artigianale, come dessert, accompagnamento a formaggi o ingrediente di ricette dolci.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La castagna di Montella IGP, il sapore dell&#8217;Irpinia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalle aree costiere si passa all&#8217;entroterra irpino, dove i castagneti caratterizzano il paesaggio e rappresentano una risorsa agricola e culturale. La Castagna di Montella IGP è legata a un territorio della provincia di Avellino nel quale la coltivazione del castagno ha una lunga tradizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le castagne sono protagoniste di una cucina stagionale che comprende preparazioni semplici, dolci e ricette legate alla vita rurale. Possono essere consumate arrostite, bollite o utilizzate in preparazioni gastronomiche, mentre la loro presenza è particolarmente forte durante le feste e le manifestazioni autunnali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La raccolta rappresenta ancora un momento importante per molte comunità locali. I castagneti, oltre a fornire un prodotto alimentare, contribuiscono alla caratterizzazione del paesaggio e alla conservazione di pratiche agricole tramandate nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una visita in Irpinia durante la stagione autunnale può diventare l&#8217;occasione per conoscere le produzioni locali e scoprire i borghi dell&#8217;entroterra, tra boschi, tradizioni contadine e cucina di stagione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La pastiera napoletana, il dolce che racconta la Pasqua</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A chiudere il percorso è uno dei dessert più rappresentativi della tradizione partenopea. La pastiera napoletana è una torta di pasta frolla ripiena di grano cotto, ricotta, uova, zucchero e aromi, tra cui l&#8217;acqua di fiori d&#8217;arancio. La superficie è tradizionalmente decorata con strisce di pasta disposte a formare una griglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dolce è legato soprattutto alla Pasqua, periodo in cui viene preparato nelle case e nelle pasticcerie. La sua realizzazione richiede tempi di lavorazione e riposo che contribuiscono alla combinazione dei profumi e alla consistenza del ripieno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alla ricetta si sono sviluppate leggende sulle origini della pastiera, tra cui quella che la collega alla sirena Partenope e ai doni offerti dagli abitanti del golfo. Si tratta di un racconto della tradizione popolare, non di una ricostruzione storica documentata.</p>
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		<title>Campania dolce, 6 dessert della tradizione da assaggiare oltre la pastiera</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/campania-dolce-6-dessert-della-tradizione-da-assaggiare-oltre-la-pastiera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 13:51:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[6 dessert della cucina campana]]></category>
		<category><![CDATA[dolci campani]]></category>
		<category><![CDATA[dolci della campania]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla sfogliatella napoletana alla delizia al limone della Costiera, passando per struffoli, roccocò e zeppole: un itinerario tra pasticceria artigianale, ricette delle feste e specialità legate ai territori C&#8217;è la [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla sfogliatella napoletana alla delizia al limone della Costiera, passando per struffoli, roccocò e zeppole: un itinerario tra pasticceria artigianale, ricette delle feste e specialità legate ai territori</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è la sfogliatella, con il suo guscio fragrante e il ripieno profumato, la delizia al limone che racconta i sapori della Costiera Amalfitana e ci sono i dolci delle feste, preparati secondo ricette tramandate nelle famiglie. In Campania la tradizione pasticcera è un patrimonio che attraversa città e province, alternando specialità quotidiane a preparazioni legate a ricorrenze religiose e momenti di convivialità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alla pastiera napoletana, simbolo della Pasqua, la regione custodisce numerosi dessert che raccontano la storia delle comunità, la disponibilità degli ingredienti locali e l&#8217;evoluzione delle tecniche artigianali. Un viaggio tra sei specialità permette di conoscere alcune delle espressioni più caratteristiche della pasticceria campana, da Napoli alla Costiera Amalfitana.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La sfogliatella, il simbolo della pasticceria napoletana</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È uno dei dolci più riconoscibili di Napoli e una presenza immancabile nelle vetrine delle pasticcerie cittadine. La sfogliatella si presenta principalmente in due versioni: riccia e frolla, diverse per consistenza esterna ma accomunate da un ripieno tradizionalmente a base di ricotta, semolino, zucchero e aromi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfogliatella riccia si distingue per la caratteristica sovrapposizione di sottili strati di pasta, che durante la cottura diventano croccanti e dorati. La frolla, invece, presenta un involucro più morbido e compatto, che racchiude lo stesso universo di profumi e sapori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia del dolce è legata alla tradizione conventuale della Campania e alla successiva diffusione nelle pasticcerie. Nel tempo la sfogliatella è diventata uno dei simboli gastronomici della città, consumata soprattutto a colazione o durante una pausa dolce.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La delizia al limone, il profumo della Costiera Amalfitana</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla tradizione napoletana si passa alla pasticceria della Costiera, dove il limone diventa protagonista di uno dei dessert più caratteristici del territorio. La delizia al limone è una preparazione relativamente recente rispetto ad altre specialità regionali: nacque negli anni Settanta e si diffuse tra la Costiera Amalfitana e quella Sorrentina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dolce è composto da una base soffice di pan di Spagna, farcita e ricoperta con crema al limone e panna. Il risultato è una preparazione dalla consistenza morbida, nella quale la componente agrumata bilancia la dolcezza della crema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il legame con il territorio è particolarmente evidente nell&#8217;utilizzo del limone, ingrediente centrale della cucina costiera. Il Limone Costa d&#8217;Amalfi IGP, noto anche come sfusato amalfitano, si caratterizza per la forma allungata e il profumo intenso della buccia, ricca di oli essenziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli struffoli, piccoli bocconi di dolcezza per il Natale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono tra i protagonisti delle tavole natalizie napoletane. Gli struffoli sono piccole palline di pasta dolce, fritte e ricoperte di miele, tradizionalmente decorate con confettini colorati e talvolta frutta candita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La loro preparazione richiede ingredienti semplici, ma una lavorazione attenta: l&#8217;impasto viene diviso in cordoncini, tagliato in piccoli pezzi e fritto fino a ottenere una doratura uniforme. Una volta pronti, gli struffoli vengono amalgamati con il miele e disposti a formare ciambelle o montagnole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricetta è profondamente legata alla tradizione domestica e alle preparazioni delle festività. In molte famiglie la realizzazione degli struffoli è un momento condiviso, durante il quale gesti e proporzioni vengono tramandati di generazione in generazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I roccocò, il biscotto natalizio dal profumo di spezie</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Duri, profumati e dalla caratteristica forma ad anello, i roccocò sono un altro simbolo del Natale napoletano. La loro consistenza compatta li distingue da molti altri dolci della pasticceria regionale, mentre il profumo è legato alla presenza di mandorle e spezie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricetta tradizionale prevede un impasto a base di farina, zucchero, mandorle e un insieme di aromi che può comprendere cannella, chiodi di garofano e altre spezie. La cottura conferisce al biscotto la tipica croccantezza, che in alcune versioni può essere più marcata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I roccocò vengono spesso serviti a fine pasto durante le festività e accompagnati da bevande calde o da vini dolci. La loro consistenza li rende adatti anche a essere inzuppati, secondo un&#8217;abitudine diffusa nella tradizione domestica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I susamielli, la tradizione delle feste tra miele e mandorle</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Meno conosciuti fuori dalla Campania rispetto alla sfogliatella o al babà, i susamielli appartengono alla tradizione natalizia regionale. Sono biscotti dalla consistenza dura, preparati tradizionalmente con farina, miele e frutta secca, spesso modellati a forma di esse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La loro presenza sulle tavole delle feste è documentata nella cultura gastronomica campana, dove vengono affiancati ad altri dolci tipici del periodo, come roccocò, mostaccioli e raffioli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ricette possono variare da famiglia a famiglia e da laboratorio a laboratorio. La preparazione richiede un impasto consistente, che viene lavorato nella forma caratteristica e cotto fino a ottenere una struttura compatta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il miele contribuisce al sapore e alla consistenza del dolce, mentre la frutta secca aggiunge profumo e intensità. Come altri biscotti tradizionali delle festività, i susamielli sono legati a un calendario gastronomico nel quale determinate preparazioni vengono realizzate soprattutto in specifici periodi dell&#8217;anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le zeppole di San Giuseppe, il dolce della festa del papà</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso si conclude con le zeppole di San Giuseppe, tradizionalmente associate al 19 marzo, giorno dedicato a san Giuseppe e celebrato in Italia anche come festa del papà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella versione più diffusa in pasticceria, la zeppola è preparata con pasta choux, cotta al forno oppure fritta, e farcita con crema pasticcera. Sulla sommità viene generalmente aggiunta un&#8217;amarena sciroppata, che crea un contrasto di colore e sapore con la crema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La preparazione richiede attenzione nella lavorazione dell&#8217;impasto e nella cottura, passaggi determinanti per ottenere una struttura capace di sostenere il ripieno senza perdere leggerezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Campania le zeppole sono particolarmente diffuse nelle pasticcerie napoletane e vengono preparate soprattutto nei giorni che precedono la ricorrenza di marzo. Accanto alla versione classica si trovano varianti con differenti farciture e decorazioni.</p>
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		<title>Mozzarella di Bufala Dop, Francia mercato strategico: Consorzio di Tutela protagonista al Sial di Parigi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mozzarella-di-bufala-dop-francia-mercato-strategico-consorzio-di-tutela-protagonista-al-sial-di-parigi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 18:07:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[mozzarella di bufala]]></category>
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					<description><![CDATA[La mozzarella di bufala campana Dop torna protagonista sulla scena internazionale, con la partecipazione del Consorzio di Tutela al Sial di Parigi, in programma dal 17 al 21 ottobre. La [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La mozzarella di bufala campana Dop torna protagonista sulla scena internazionale, con la partecipazione del Consorzio di Tutela al Sial di Parigi, in programma dal 17 al 21 ottobre. La fiera rappresenta uno degli appuntamenti di riferimento mondiale per il settore agroalimentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza del Consorzio assume un particolare valore strategico, visto che la Francia è da diversi anni il primo mercato estero per la mozzarella di bufala campana Dop, con una quota di circa il 33 per cento. Il Consorzio sarà parte della collettiva Afidop, insieme a Caciocavallo Silano Dop, Gorgonzola Dop, Grana Padano Dop, Piave Dop e Taleggio Dop. Una collaborazione che propone al pubblico internazionale una rappresentazione articolata dell’eccellenza casearia made in Italy.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante i giorni della manifestazione, la mozzarella di bufala campana Dop sarà raccontata anche attraverso la cucina. Nello spazio espositivo sarà proposta una ricetta ideata dalla <strong>chef Carla Ferrari</strong>: Bufala Dop in carrozza, ’nduja e ketchup di Piennolo del Vesuvio agli agrumi, un piatto che combina la tradizione della mozzarella con ingredienti fortemente rappresentativi del patrimonio gastronomico italiano. Ma accanto alla dimensione gastronomica ci sarà anche quella artigianale. Allo stand sarà infatti presente <strong>il maestro casaro</strong> <strong>Mimmo La Vecchia</strong>, che realizzerà dimostrazioni dal vivo di filatura della mozzarella, mostrando ai visitatori una delle fasi più caratteristiche e identitarie della lavorazione della Dop.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grande attesa per l’evento fuorisalone, realizzato con Afidop, che si terrà il 19 ottobre, a partire dalle ore 19, nel cuore di Montmartre. Per una sera, gli ospiti saranno accompagnati in un percorso di degustazione e di esperienza pensato per ricreare a Parigi l’atmosfera e i sapori di un autentico momento italiano. Un appuntamento che punta a trasformare la degustazione in un vero e proprio racconto dell’Italia attraverso i suoi prodotti, la cucina e la cultura dell’abbinamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mozzarella di bufala campana Dop sarà nuovamente protagonista con una creazione della chef Carla Ferrari: tarte-tatin di finocchio, mozzarella Dop, arancia, burro nocciola e balsamico. Anche durante l’evento di Montmartre il pubblico potrà assistere alla lavorazione dal vivo del casaro La Vecchia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>La partecipazione al Sial rappresenta una tappa importante della mission del Consorzio. Il primato solido della Francia tra i Paesi mozzarella-lover ci spinge a continuare a investire nella relazione con questo Paese, rafforzando la conoscenza della denominazione e del valore che rappresenta</em>”, sottolinea <strong>Domenico Raimondo</strong>, presidente del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop.</p>
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		<item>
		<title>Castagne, dall&#8217;Irpinia al Cilento i luoghi della raccolta in Campania</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/castagne-dallirpinia-al-cilento-i-luoghi-della-raccolta-in-campania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 11:54:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[È l&#8217;autunno la stagione delle castagne e in Campania sono diverse le aree dove la coltivazione del castagno rappresenta una parte importante del paesaggio agricolo e delle tradizioni locali. Dall&#8217;Irpinia [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È l&#8217;autunno la stagione delle castagne e in Campania sono diverse le aree dove la coltivazione del castagno rappresenta una parte importante del paesaggio agricolo e delle tradizioni locali. Dall&#8217;Irpinia al Salernitano, fino al Casertano, la regione conserva alcune delle principali produzioni castanicole italiane, con quattro denominazioni IGP riconosciute o in vigore e altre produzioni tradizionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei territori più conosciuti è quello di <strong>Montella</strong>, in provincia di Avellino, dove si produce la <strong>Castagna di Montella IGP</strong>. La zona di produzione interessa l&#8217;area del Terminio-Cervialto e i castagneti destinati alla denominazione si trovano, secondo il disciplinare, tra i 500 e i 1.000 metri di altitudine. La produzione è legata alle varietà Palummina e Verdole. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto a Montella, l&#8217;Irpinia ha un&#8217;altra importante area castanicola a <strong>Serino</strong>, dove la produzione è conosciuta come Castagna di Serino. La Regione Campania inserisce entrambe le aree tra le principali zone regionali dedicate alla coltivazione del castagno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Spostandosi nel Salernitano, il principale riferimento è <strong>Roccadaspide</strong>, nell&#8217;area del Cilento interno e degli Alburni. Qui viene prodotto il <strong>Marrone di Roccadaspide IGP</strong>, una delle produzioni riconosciute della castanicoltura campana. La zona prevista dal disciplinare comprende numerosi comuni della provincia di Salerno, a partire dai territori degli Alburni, del Calore salernitano e del Cilento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio nel Cilento interno la castanicoltura è legata anche ai comuni di <strong>Stio e Sicignano degli Alburni</strong>. Un recente progetto regionale dedicato alla cultura agroalimentare del territorio indica Roccadaspide, Stio e Sicignano degli Alburni come centri rappresentativi di una tradizione castanicola secolare, con attività che comprendono raccolta, essiccazione e trasformazione delle castagne. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le manifestazioni storiche legate al prodotto figurano la Sagra della Castagna di Roccadaspide, avviata nel 1976, la Festa della Castagna di Stio, nata nel 1983, e la Sagra della Castagna di Sicignano degli Alburni, che risale al 1970. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra area storicamente legata alla castanicoltura è quella di <strong>Roccamonfina</strong>, nel Casertano. Il territorio del Monte Santa Croce ospita diverse cultivar ed ecotipi locali; la Regione segnala in particolare la presenza della Tempestiva di Roccamonfina, accanto ad altre varietà tradizionali. La Castagna di Roccamonfina figura tra i prodotti campani riconosciuti come IGP. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro regionale non si esaurisce però nelle quattro denominazioni già riconosciute. La Regione Campania segnala infatti anche la <strong>Castagna del Partenio</strong> e la <strong>Castagna del Monte Faito</strong> tra le IGP in corso di istruttoria. Per la Castagna del Partenio, la domanda di riconoscimento europeo riguarda un&#8217;area che comprende 22 comuni distribuiti tra le province di Avellino, Benevento, Caserta e Napoli. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La varietà degli ambienti contribuisce a spiegare la ricchezza della castanicoltura regionale. Il disciplinare di produzione integrata della Regione Campania sottolinea come il germoplasma castanicolo campano sia particolarmente ricco e differenziato e come, nel corso dei secoli, le diverse comunità abbiano selezionato varietà ed ecotipi adattati alle condizioni dei singoli territori. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In autunno, dunque, i castagneti diventano uno dei paesaggi caratteristici delle aree interne della Campania. La raccolta si accompagna alla trasformazione del frutto: oltre al consumo fresco, le castagne vengono destinate all&#8217;essiccazione e alla produzione di farine, dolci e conserve, mantenendo un legame con tecniche e pratiche tramandate nelle comunità rurali. </p>
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			</item>
		<item>
		<title>Melannurca Campana Igp, al via la raccolta in anticipo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/melannurca-campana-igp-al-via-la-raccolta-in-anticipo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 09:49:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[melannurca]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta melannurca]]></category>
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					<description><![CDATA[È ufficialmente partita in Campania la campagna di raccolta della Melannurca Campana Igp, la “Regina delle mele”, simbolo dell&#8217;eccellenza ortofrutticola del territorio. Un&#8217;annata che prende il via con un leggero [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È ufficialmente partita in Campania la campagna di raccolta della Melannurca Campana Igp, la “Regina delle mele”, simbolo dell&#8217;eccellenza ortofrutticola del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;annata che prende il via con un leggero anticipo rispetto alla tabella di marcia, dettato dalle condizioni meteorologiche dei mesi estivi. Il caldo ha infatti accelerato i tempi di maturazione, anticipando di circa una settimana l&#8217;avvio delle operazioni nei campi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<strong>La raccolta si è anticipata di circa 7-10 giorni a causa del forte caldo che ha caratterizzato quest&#8217;estate. Ma nonostante le alte temperature, le notizie dai campi sono estremamente positive</strong>”, spiega <strong>Giuseppe Giaccio, presidente del Consorzio di Tutela Melannurca Campana Igp</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<strong>Il prodotto si presenta di ottima pezzatura e con una qualità organolettica eccellente</strong>”, aggiunge Giaccio, sottolineando che anche sul fronte dei quantitativi le previsioni sono positive. “<strong>I volumi si mantengono perfettamente in linea con le scorse annate, garantendo la solita grande presenza del nostro frutto sui mercati nazionali ed esteri</strong>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Melannurca Campana Igp si prepara così ad affrontare una nuova stagione commerciale, con una produzione che, secondo il Consorzio, conferma i livelli delle annate precedenti e un prodotto caratterizzato da buone dimensioni e qualità organolettiche.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nocciole, tre dolci facili da preparare in casa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/nocciole-tre-dolci-facili-da-preparare-in-casa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 12:57:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cilentani ai fornelli]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[ricette con nocciole]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=261918</guid>

					<description><![CDATA[Croccanti, profumate e adatte sia alle preparazioni tradizionali sia alla pasticceria contemporanea. Le nocciole sono tra i prodotti che caratterizzano il territorio dei Monti Picentini e la Nocciola di Giffoni [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Croccanti, profumate e adatte sia alle preparazioni tradizionali sia alla pasticceria contemporanea. Le nocciole sono tra i prodotti che caratterizzano il territorio dei Monti Picentini e la <strong>Nocciola di Giffoni IGP</strong> è una delle produzioni agroalimentari campane riconosciute a livello europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il disciplinare ne lega la produzione a un&#8217;area della provincia di Salerno che comprende anche Giffoni Valle Piana e altri comuni dei Picentini. La nocciola può essere utilizzata intera, tostata, tritata o trasformata in granella e pasta, diventando protagonista di numerosi dolci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco tre ricette da preparare in casa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Torta soffice alle nocciole </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un dolce semplice, adatto alla colazione o alla merenda, nel quale la nocciola rimane protagonista senza coprire il profumo dell&#8217;impasto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ingredienti</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>180 g di Nocciole </li>



<li>180 g di farina 00</li>



<li>150 g di zucchero</li>



<li>3 uova</li>



<li>100 ml di olio di semi</li>



<li>100 ml di latte</li>



<li>1 bustina di lievito per dolci</li>



<li>1 cucchiaino di estratto di vaniglia</li>



<li>un pizzico di sale</li>



<li>zucchero a velo per decorare</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Preparazione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tritare finemente le nocciole tostate fino a ottenere una granella molto fine, senza ridurle completamente in farina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una ciotola montare le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e leggermente spumoso. Aggiungere l&#8217;olio, il latte e la vaniglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Unire quindi la farina setacciata insieme al lievito e al pizzico di sale. Incorporare infine le nocciole tritate, mescolando fino a ottenere un impasto omogeneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Versare il composto in una tortiera da circa 22 centimetri precedentemente imburrata e infarinata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cuocere in forno statico preriscaldato a <strong>180 gradi per circa 35-40 minuti</strong>. Prima di sfornare verificare la cottura con uno stecchino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lasciare raffreddare e completare con una spolverata di zucchero a velo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Biscotti croccanti alle nocciole</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sono adatti alla colazione, ma anche da servire con il caffè. La tostatura delle nocciole accentua il loro aroma e dà al biscotto una consistenza croccante.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ingredienti</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>150 g di Nocciole tostate</li>



<li>250 g di farina 00</li>



<li>120 g di zucchero</li>



<li>120 g di burro</li>



<li>1 uovo</li>



<li>1 cucchiaino di lievito per dolci</li>



<li>scorza grattugiata di mezzo limone</li>



<li>un pizzico di sale</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Preparazione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tritare grossolanamente le nocciole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lavorare il burro morbido con lo zucchero fino a ottenere una crema. Aggiungere l&#8217;uovo e la scorza di limone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Unire la farina, il lievito e il sale e impastare rapidamente. Aggiungere le nocciole e continuare a lavorare fino a ottenere un impasto compatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Formare un panetto, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero per circa 30 minuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stendere l&#8217;impasto a uno spessore di circa mezzo centimetro e ricavare i biscotti con uno stampino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Disporli su una teglia rivestita di carta forno e cuocere a <strong>175 gradi per 12-15 minuti</strong>, fino a quando i bordi saranno leggermente dorati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lasciare raffreddare completamente prima di servirli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Semifreddo alle nocciole</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una preparazione senza cottura, ideale anche per concludere un pranzo. In questo caso la nocciola viene utilizzata sia nell&#8217;impasto sia come elemento croccante sulla superficie.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ingredienti</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>150 g di Nocciole </li>



<li>250 ml di panna fresca</li>



<li>3 tuorli</li>



<li>100 g di zucchero</li>



<li>50 ml di acqua</li>



<li>80 g di cioccolato fondente</li>



<li>1 cucchiaino di estratto di vaniglia</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Preparazione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tritare metà delle nocciole finemente e lasciare l&#8217;altra metà in pezzi più grossolani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Preparare uno sciroppo facendo cuocere acqua e zucchero fino a raggiungere una consistenza leggermente viscosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Montare i tuorli con le fruste elettriche e versare lentamente lo sciroppo caldo continuando a montare. Proseguire fino a ottenere un composto chiaro e spumoso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Montare la panna e incorporarla delicatamente al composto di tuorli. Aggiungere le nocciole tritate e la vaniglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Versare metà del composto in uno stampo da plumcake rivestito con pellicola. Aggiungere parte delle nocciole spezzettate e del cioccolato fondente tritato, quindi coprire con il resto del composto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiudere con la pellicola e lasciare in freezer per <strong>almeno 6 ore</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di servire, lasciare il semifreddo a temperatura ambiente per alcuni minuti. Decorare con le nocciole rimaste e qualche scaglia di cioccolato.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Campania, viaggio nei sapori: i prodotti che raccontano la storia dei territori</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/campania-viaggio-nei-sapori-i-prodotti-che-raccontano-la-storia-dei-territori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 12:53:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti della campania]]></category>
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					<description><![CDATA[In Campania il viaggio può cominciare anche dalla tavola. Basta attraversare pochi chilometri per cambiare paesaggio, coltivazioni e tradizioni: dagli uliveti del Cilento ai castagneti dell&#8217;Irpinia, dalle coltivazioni dell&#8217;Agro alla [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In Campania il viaggio può cominciare anche dalla tavola. Basta attraversare pochi chilometri per cambiare paesaggio, coltivazioni e tradizioni: dagli uliveti del Cilento ai castagneti dell&#8217;Irpinia, dalle coltivazioni dell&#8217;Agro alla frutta delle colline salernitane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricchezza agroalimentare della regione è documentata anche dai numeri. Con l&#8217;aggiornamento del febbraio 2026, la Campania conta <strong>614 Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT)</strong>, il numero più alto tra le regioni italiane. Nell&#8217;elenco figurano prodotti vegetali, formaggi, salumi, prodotti da forno, preparazioni gastronomiche e specialità legate alla pesca. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto ai PAT ci sono le produzioni riconosciute a livello europeo: la Campania conta numerose DOP e IGP, dal Fico Bianco del Cilento alla Mozzarella di Bufala Campana, dal Carciofo di Paestum alla Castagna di Montella, fino alla Melannurca Campana e alla Nocciola di Giffoni. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Cilento e il legame con l&#8217;ulivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Cilento il paesaggio degli uliveti è parte integrante dell&#8217;identità agricola del territorio. L&#8217;<strong>Olio extravergine di oliva Cilento DOP</strong> è una delle produzioni riconosciute dalla Regione e si inserisce in una storia dell&#8217;olivicoltura che, secondo la documentazione regionale, affonda le proprie radici nella presenza dei coloni greci sulle coste cilentane e nell&#8217;area cumana. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è soltanto una produzione agricola. L&#8217;ulivo ha contribuito nel tempo a modellare il paesaggio e l&#8217;economia di numerose aree della Campania.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto all&#8217;olio c&#8217;è il <strong>Fico Bianco del Cilento DOP</strong>, prodotto legato soprattutto alle aree collinari e costiere del Cilento. La presenza del fico nella tradizione agricola locale è testimoniata anche dalla documentazione sui prodotti tradizionali della regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è un patrimonio nel quale agricoltura, paesaggio e gastronomia si incontrano: il prodotto diventa così anche una chiave per conoscere il territorio nel quale viene coltivato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nocciola che porta il nome di Giffoni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Spostandosi nel Salernitano, il viaggio conduce verso i Monti Picentini e Giffoni Valle Piana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Nocciola di Giffoni IGP</strong> è tra le produzioni campane riconosciute dall&#8217;Unione europea. La sua presenza nella filiera agricola locale ha contribuito a caratterizzare il paesaggio e le attività economiche dell&#8217;area. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nome stesso della produzione mantiene quindi un legame diretto con il territorio di origine, mostrando come una specialità alimentare possa diventare parte dell&#8217;identità di una comunità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le castagne dell&#8217;Irpinia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla provincia di Salerno all&#8217;Irpinia cambia il paesaggio e cambiano anche le colture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le produzioni riconosciute c&#8217;è la <strong>Castagna di Montella IGP</strong>, una delle specialità più note dell&#8217;area avellinese. Nell&#8217;elenco regionale delle produzioni a indicazione geografica figurano anche il Marrone di Roccadaspide, la Castagna di Roccamonfina e il Marrone/Castagna di Serino. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La castanicoltura è legata soprattutto alle aree collinari e montane, dove i castagneti hanno rappresentato per generazioni una risorsa agricola e alimentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In autunno il prodotto torna protagonista sulle tavole e nelle sagre locali, ma dietro una castagna c&#8217;è anche una parte della storia economica delle aree interne, dove il rapporto tra comunità e bosco ha avuto un ruolo importante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Melannurca, un frutto simbolo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro viaggio possibile parte dalla <strong>Melannurca Campana IGP</strong>, produzione che interessa diverse aree della regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Melannurca è una delle produzioni riconosciute nell&#8217;elenco delle IGP campane e rappresenta un esempio di come una varietà agricola possa diventare elemento riconoscibile dell&#8217;identità regionale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo percorso dal frutteto alla tavola passa attraverso pratiche agricole tradizionali e una lavorazione che ne ha caratterizzato la produzione nel tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal prodotto alla comunità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Guardare alla Campania attraverso il cibo significa quindi attraversare territori molto diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono le colline del Cilento con gli ulivi e i fichi, i Monti Picentini con la nocciola, le aree interne dell&#8217;Irpinia con i castagneti e le zone agricole dove sono coltivate produzioni ortofrutticole diventate riconoscibili anche oltre i confini regionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il patrimonio agroalimentare campano non si esaurisce nei prodotti più conosciuti. L&#8217;elenco regionale comprende infatti centinaia di specialità tradizionali, dalle preparazioni gastronomiche ai prodotti da forno, dalle carni ai formaggi. Nell&#8217;ultimo aggiornamento del 2026 sono entrati anche quattro nuovi PAT: la Carne saucicciara di Pietramelara, la Mela Vaitanedda di San Mauro Cilento, la Scroppella castelvetrese e il Miele del Cilento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio questa varietà a rendere la tavola una possibile mappa della Campania: ogni prodotto porta con sé un luogo, una coltivazione, una tecnica e una comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Foto: <a href="https://www.qualigeo.eu/prodotto-qualigeo/nocciola-di-giffoni-igp/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nocciola di Giffoni IGP :: Qualigeo</a></p>
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		<item>
		<title>Fiori nel piatto, quali si possono mangiare: dalla viola al nasturzio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/fiori-nel-piatto-quali-si-possono-mangiare-dalla-viola-al-nasturzio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 14:28:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[.auv hugin]]></category>
		<category><![CDATA[fiori eduli]]></category>
		<category><![CDATA[tessuti naturali]]></category>
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					<description><![CDATA[Non sono soltanto un elemento decorativo per rendere più colorato un piatto: alcuni fiori possono essere utilizzati in cucina e consumati freschi, cotti o come ingredienti per infusi e bevande. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph">Non sono soltanto un elemento decorativo per rendere più colorato un piatto: alcuni fiori possono essere utilizzati in cucina e consumati freschi, cotti o come ingredienti per infusi e bevande. Dai petali di rosa alla viola, dal nasturzio alla calendula, sono diverse le specie che hanno trovato spazio nella gastronomia, anche se il loro utilizzo richiede alcune precauzioni.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Secondo il CREA, esistono circa 400 specie di fiori di interesse alimentare. Tra quelle oggi utilizzate o studiate per il consumo ci sono calendula, viola, begonia, borragine, fiore di zucca, lavanda, garofano dei poeti, flox, primula, tagete e rosa. Altre specie che stanno diventando sempre più popolari sono il nasturzio, il crisantemo, il giglio turco, il lillà, la menta, la viola del pensiero e il tulipano.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Il loro utilizzo non è soltanto estetico. I fiori possono essere impiegati nelle insalate e nelle macedonie, per guarnire piatti e bevande, ma anche per preparare zuppe, aromatizzare infusi, dolci e prodotti da forno. Il gusto cambia sensibilmente a seconda della specie: il nasturzio, ad esempio, può avere un sapore piccante, la begonia una nota acidula, mentre lavanda e rosmarino in fiore hanno caratteristiche aromatiche. </p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">E alcuni fiori sono già presenti da tempo nella cucina italiana, anche se vengono normalmente considerati ortaggi. È il caso di broccoli, cavolfiori, cime di rapa, carciofi, fiori di zucca e capperi. Lo zafferano, invece, rientra tra le spezie, mentre camomilla, malva, tiglio, sambuco e lavanda sono utilizzati anche per infusi e decotti. </p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>La regola: non tutti i fiori sono commestibili</strong></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">La principale raccomandazione degli esperti riguarda la scelta della pianta. Non bisogna infatti raccogliere e mangiare un fiore semplicemente perché appare innocuo o perché viene utilizzato come decorazione. Esistono specie non commestibili e anche potenzialmente tossiche, tra cui oleandro e colchico. </p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Particolare attenzione va riservata anche alla provenienza. I fiori acquistati normalmente dal fiorista non sono destinati al consumo alimentare e possono essere stati trattati con prodotti fitosanitari. Per la cucina occorre quindi scegliere fiori espressamente coltivati e commercializzati per uso alimentare, provenienti da produttori specializzati. </p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Il settore dei fiori eduli rappresenta oggi una nicchia in crescita della filiera agroalimentare e florovivaistica. Il CREA ha studiato, attraverso diversi progetti di ricerca, le caratteristiche qualitative e nutrizionali delle specie commestibili, ma anche gli aspetti legati alla coltivazione, alla sicurezza e alla conservazione. </p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Dal punto di vista nutrizionale, i fiori eduli possono contenere minerali, vitamine, fibre e composti bioattivi come flavonoidi e carotenoidi. Il CREA evidenzia tuttavia anche la necessità di considerarli alimenti a tutti gli effetti e quindi di rispettare le condizioni previste per la loro sicurezza e commercializzazione. </p>



<p class="p4 wp-block-paragraph">Il principio, dunque, è semplice: <strong>fiore bello da vedere non significa necessariamente fiore da mangiare</strong>. Prima di portarlo nel piatto bisogna conoscere la specie e soprattutto assicurarsi che sia stata coltivata e commercializzata per il consumo alimentare.</p>
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		<item>
		<title>Miele millefiori: perché lo stesso miele può avere colori diversi?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/miele-millefiori-perche-lo-stesso-miele-puo-avere-colori-diversi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 13:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[colore del miele millefiori]]></category>
		<category><![CDATA[miele millefiori]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal giallo molto chiaro all’ambra, fino a tonalità decisamente scure: il miele non ha un unico colore e, soprattutto, anche due mieli millefiori possono presentarsi con tonalità molto diverse. Non [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Dal giallo molto chiaro all’ambra, fino a tonalità decisamente scure: il miele non ha un unico colore e, soprattutto, <strong>anche due mieli millefiori possono presentarsi con tonalità molto diverse</strong>. Non è necessariamente un segnale di qualità diversa o di alterazione. Il colore è infatti legato soprattutto alla composizione del nettare raccolto dalle api, all&#8217;origine botanica e geografica e, in parte, alle condizioni di lavorazione e conservazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine <strong>millefiori</strong> indica un miele ottenuto da nettari provenienti da più specie vegetali. La composizione finale dipende quindi dalla combinazione di fioriture presenti nell&#8217;area frequentata dalle api e dal periodo in cui il nettare viene raccolto. Cambiando territorio, stagione e prevalenza delle diverse piante, può cambiare anche il colore del prodotto finale. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Il colore racconta la provenienza</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La tonalità del miele è influenzata da numerosi componenti presenti in quantità variabili, tra cui composti fenolici, pigmenti e minerali. In generale, i mieli possono andare da tonalità quasi incolori fino all&#8217;ambra scuro e al bruno-rossastro. L&#8217;origine botanica è uno dei fattori più importanti, ma non è l&#8217;unico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo, un millefiori prodotto in una zona ricca di determinate fioriture può essere molto chiaro, mentre un altro, raccolto nella stessa stagione ma in un ambiente caratterizzato da una diversa vegetazione, può risultare più scuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno studio condotto su diversi mieli ha mostrato proprio questa variabilità: anche tra mieli millefiori, alcuni campioni risultavano chiari mentre altri erano decisamente più scuri, in relazione alla diversa composizione botanica e minerale. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Anche lo stesso millefiori può cambiare nel tempo</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il colore non dipende soltanto dai fiori visitati dalle api. Anche <strong>conservazione, temperatura, lavorazione e tempo</strong> possono modificarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il miele può infatti scurirsi durante la conservazione, soprattutto se viene mantenuto a temperature elevate o per periodi prolungati. Alcune reazioni chimiche, tra cui quelle legate alla formazione dei prodotti di Maillard, contribuiscono alla variazione della colorazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche l&#8217;origine geografica e le condizioni climatiche possono influenzare la composizione del nettare e, di conseguenza, le caratteristiche del miele. Per questo persino mieli ottenuti da fioriture simili non sono necessariamente identici.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Chiaro non significa necessariamente migliore</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aspetto può influenzare le preferenze dei consumatori, ma <strong>il colore da solo non permette di stabilire se un miele sia migliore di un altro</strong>. Un miele chiaro e uno scuro possono avere caratteristiche organolettiche e compositive differenti senza che la tonalità rappresenti, da sola, un giudizio sulla qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il colore può invece fornire informazioni utili quando viene considerato insieme ad altri parametri, come origine botanica, composizione, caratteristiche sensoriali e analisi chimiche. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Una fotografia del territorio</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il millefiori è quindi, in un certo senso, una fotografia della vegetazione disponibile per le api in un determinato luogo e periodo. Non è un prodotto perfettamente standardizzato: la combinazione delle fioriture può cambiare di anno in anno e persino tra zone relativamente vicine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio questa variabilità a spiegare perché <strong>due vasetti entrambi venduti come miele millefiori possano avere colori, profumi e sapori differenti</strong>, pur essendo entrambi autentici mieli prodotti dalle api. </p>
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		<item>
		<title>Ficus in Tabula, cosa resta dopo l’evento: il Dottato come leva di sviluppo per il futuro degli Alburni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ficus-in-tabula-cosa-resta-dopo-levento-il-dottato-come-leva-di-sviluppo-per-il-futuro-degli-alburni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 09:21:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Ottati]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[fico dottato]]></category>
		<category><![CDATA[ficus in tabula]]></category>
		<category><![CDATA[ottati]]></category>
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					<description><![CDATA[Cosa resta quando si spengono i riflettori su un evento gastronomico? A Ottati la risposta prova ad andare oltre i piatti serviti, gli show cooking e i due giorni di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Cosa resta quando si spengono i riflettori su un evento gastronomico? A Ottati la risposta prova ad andare oltre i piatti serviti, gli show cooking e i due giorni di manifestazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La quarta edizione di&nbsp;<strong>“Ficus in Tabula – I gusti del Fico Dottato”</strong>, svoltasi il 12 e 13 settembre nel Convento dei Domenicani, ha utilizzato ancora una volta la gastronomia come porta d’ingresso per raccontare qualcosa di più ampio:&nbsp;<strong>gli Alburni, le loro produzioni, il patrimonio agricolo, le competenze e la possibilità di trasformare le risorse di un’area interna in occasioni di sviluppo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non a caso tutto è cominciato dalla terra.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel giardino del Convento dei Domenicani è stato piantato simbolicamente il primo fico del nuovo progetto agricolo del Comune di Ottati. Accanto al sindaco&nbsp;<strong>Elio Guadagno</strong>&nbsp;sono intervenuti Andrea Volpe, Michele Cammarano,&nbsp;<strong>Annapaola Voto, direttrice generale di IFEL Campania</strong>, e&nbsp;<strong>Carmen Passannante dell’Azienda Agricola Sykè</strong>, realtà che proprio a Ottati porta avanti il lavoro quotidiano intorno al Dottato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella piantumazione ha rappresentato simbolicamente l’inizio di un disegno molto più ampio. Il progetto comunale prevede&nbsp;<strong>5.000 nuove piante di fico Dottato</strong>, alle quali si aggiungeranno&nbsp;<strong>mille piante di nocciolo micorrizate al tartufo</strong>, attività di allevamento di suini e galline e un laboratorio attrezzato per la trasformazione delle produzioni, anch’esso di proprietà comunale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è costruire progressivamente una filiera nella quale pubblico e privato possano lavorare insieme e utilizzare le risorse del territorio per creare economia e occupazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La piantumazione rappresenta l’inizio di una visione e di un cambio di paradigma – ha spiegato il sindaco <strong>Elio Guadagno</strong> –. Vogliamo che l’amministrazione comunale possa svolgere anche una funzione imprenditoriale, facendo leva sulle filiere del territorio per generare sviluppo e occupazione. Siamo ancora in una fase embrionale e la comunità dovrà essere protagonista di questo processo. Il lavoro sinergico tra pubblico e privato deve aiutarci a contrastare lo spopolamento e a creare le condizioni perché i nostri giovani possano restare o tornare nel proprio paese».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso tema è emerso nel confronto inaugurale attraverso l’intervento di&nbsp;<strong>Annapaola Voto</strong>, direttrice generale della Fondazione IFEL Campania.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto tra IFEL Campania e Ottati ha già trovato applicazione attraverso&nbsp;<strong>DIGIT</strong>, progetto che lavora sul rafforzamento delle competenze e sull’innovazione come strumenti di inclusione e sviluppo anche nei territori interni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante il talk Voto ha richiamato proprio la necessità di lasciare nei piccoli comuni strumenti e competenze capaci di produrre effetti duraturi sul tessuto economico e culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ficus in Tabula mette al centro il fico Dottato come risorsa e attrattore gastronomico e turistico, ma anche come opportunità nel contrasto allo spopolamento», ha sottolineato Voto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È probabilmente qui che si trova una delle chiavi della manifestazione: <strong>utilizzare un prodotto fortemente identitario come punto di partenza per rendere visibile un territorio che non può affidarsi soltanto alla promozione turistica, ma ha bisogno di costruire opportunità reali intorno alle proprie risorse.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La gastronomia ha rappresentato il linguaggio attraverso il quale rendere questa visione immediatamente leggibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso è partito con&nbsp;<strong>Simone Cerruti della Baita al Cotruzzo di Roccadaspide</strong>, interprete di una pizza profondamente legata all’area interna del Cilento, che per Ficus in Tabula ha costruito la propria proposta intorno al fico Dottato e alla&nbsp;<strong>pancetta di cinghiale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il racconto della carne ha mantenuto un forte legame con gli Alburni, attraverso la&nbsp;<strong>Braceria L’Incontro di Bellosguardo</strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong>Macelleria Marcigliano</strong>, due realtà del territorio coinvolte nella proposta gastronomica della manifestazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domenica mattina il racconto è tornato all’origine con la&nbsp;<strong>Ficus Experience “Dalla pianta alla tavola” nell’Azienda Agricola Sykè</strong>: raccolta direttamente nel ficheto e un’immersione nella cultura agricola che ruota intorno alla pianta e alla sua lavorazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso della giornata&nbsp;<strong>Valentino Tafuri di 3 Voglie</strong>&nbsp;ha portato il Dottato nel mondo dei lievitati, mentre&nbsp;<strong>Giuseppe Biscardi di Grani di Kore</strong>&nbsp;lo ha interpretato attraverso la pasticceria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con&nbsp;<strong>Daniele Binario, chef di Ficheria dell’Azienda Santomiele</strong>, il fico è diventato materia di cucina attraverso una realtà che da anni lavora sulla trasformazione e sulla valorizzazione di questo prodotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A chiudere la quarta edizione è stato&nbsp;<strong>Cristian Torsiello di Osteria Arbustico</strong>, che ha creato per Ficus in Tabula il suo&nbsp;<strong>“fico alla pizzaiola”</strong>, piatto rappresentativo di questa edizione e sintesi dell’incontro tra un prodotto antico e il linguaggio della cucina contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienze differenti, accomunate dalla scelta di non trattare il Dottato semplicemente come ingrediente da aggiungere a una ricetta, ma come elemento attraverso il quale leggere il territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo senso che Ficus in Tabula può diventare una vetrina per gli Alburni.&nbsp;<strong>Non una vetrina nella quale esporre per due giorni prodotti e specialità, ma un luogo nel quale mettere in relazione agricoltori, artigiani, ristoratori, istituzioni, competenze e comunità.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché nelle aree interne un evento ha realmente valore quando riesce a lasciare qualcosa dopo la propria conclusione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Ottati rimane il primo fico piantato nel giardino del Convento, mentre altri cinquemila entreranno nel progetto agricolo comunale. Rimane una filiera sulla quale continuare a lavorare, rimangono le competenze, le aziende e un patrimonio agricolo da trasformare in opportunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E rimane soprattutto un interrogativo che va oltre i confini di Ottati: <strong>quanto può fare un prodotto identitario per aiutare un territorio a raccontarsi, creare economia e continuare a essere abitato?</strong> Ficus in Tabula prova, anno dopo anno, a costruire una risposta.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Cilento, alla scoperta degli uliveti secolari e delle alici di menaica con &#8220;Dialoghi Mediterranei&#8221;</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cilento-alla-scoperta-degli-uliveti-secolari-e-delle-alici-di-menaica-con-dialoghi-mediterranei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 18:14:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi turistici & sagre]]></category>
		<category><![CDATA[Pisciotta]]></category>
		<category><![CDATA[alici di menaica]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[dialoghi mediterranei]]></category>
		<category><![CDATA[enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Riotta]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<category><![CDATA[ulivi secolari]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=260888</guid>

					<description><![CDATA[«Un&#160;percorso enogastronomico-culturale&#160;che termina con un&#160;aperitivo letterario, allo scopo di rallentare il tempo e restituire ai sensi la loro funzione originaria di conoscenza e condivisione»: è&#160;da questa idea che nasce il [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«Un&nbsp;<strong>percorso enogastronomico-culturale</strong>&nbsp;che termina con un&nbsp;<strong>aperitivo letterario</strong>, allo scopo di rallentare il tempo e restituire ai sensi la loro funzione originaria di conoscenza e condivisione»: è&nbsp;da questa idea che nasce il nuovo<strong>&nbsp;incontro della kermesse Dialoghi Mediterranei</strong>, che si terrà a Pisciotta sabato 26 settembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obbiettivo è quella di<strong>&nbsp;fondere</strong><strong>la tradizione agroalimentare legata alla terra (olio) e quella legata al mare (alici di menaica)</strong><strong>con la letteratura moderna</strong>, creando un ponte simbolico tra ciò che assaporiamo attraverso il palato e ciò che nutriamo attraverso la mente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Protagonisti assoluti della tavola sono tre elementi simbolo della tradizione e della sapienza artigianale locale:&nbsp;<strong>l</strong><strong>’</strong><strong>ulivo, l</strong><strong>’</strong><strong>olio extravergine d</strong><strong>’</strong><strong>oliva e le alici pescate con la tradizionale rete di menaica</strong>, prodotti poveri nella loro origine ma ricchi di storia, fatica, identità e sapore alla base della Dieta Mediterranea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fiore all’occhiello, l’<strong>intervento del giornalista Gianni Riotta</strong>, già penna per importanti realtà editoriali quali&nbsp;<strong>HuffPost, La Repubblica e La Stampa</strong>, il quale presenterà il suo ultimo libro, «Generose anime di eroi».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>PROGRAMMA</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso si articola in tre momenti pensati per accompagnare il pubblico fra momenti più intimi ed altri più conviviali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ore 16:00</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Accoglienza presso piazza Pinto con&nbsp;<strong>visita al borgo medievale di Pisciotta, agli uliveti e ai frantoi storici, con degustazione</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso un percorso di circa un chilometro si porteranno i partecipanti&nbsp;<strong>alla scoperta delle millenarie piante di ulivo e dei frantoi («trappiti», nel dialetto locale)&nbsp;</strong>presenti dagli inizi del ‘900 in varie case di Pisciotta. Ai partecipanti viene offerta una<strong>&nbsp;bruschetta di pane casereccio di grano duro, condita con un olio extravergine d</strong><strong>’</strong><strong>oliva monoc</strong><strong>ultivar</strong>&nbsp;(caratterizzato da note fruttate e da un giusto equilibrio di amaro e piccante) e accompagnata da&nbsp;<strong>tartine di pat</strong><strong>é&nbsp;</strong><strong>d</strong><strong>’</strong><strong>oliva con un filetto di alice</strong>, tutti prodotti autentici della tradizione gastronomica pisciottana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo primo momento dedicato alla terra madre, alla pazienza e alla ciclicità delle stagioni,&nbsp;<strong>una voce narrante guida il pubblico attraverso i versi di Pablo Neruda</strong>&nbsp;(dalla celebre&nbsp;<em>Ode all</em><em>’</em><em>olio</em>) e le pagine di autori che hanno celebrato il paesaggio mediterraneo, come&nbsp;<strong>Eugenio Montale e Grazia Deledda</strong>, declamando il&nbsp;<strong>celebre scritto di Ungaretti che dal mare descrive Pisciotta</strong>. L’atmosfera è meditativa e avvolgente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ore 18:30</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Presentazione del libro di Gianni Riotta, «Generose anime di eroi»</strong>, un thriller geopolitico nato dall’esperienza personale dell’autore e giornalista, a lungo inviato negli Usa, in Medio Oriente, Russia, America Latina ed Europa, il quale sceglie ora la narrativa travolgente dell’epica, in un romanzo dove il lettore ritroverà politica, conflitti e amori del nostro tempo, in una trasfigurazione letteraria divertita e commossa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ore 20:00</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Aperitivo letterario con letture sul mare e degustazione di alici marinate</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal calore della terra ci si sposta al movimento e alla salinità del mare. Il palato viene risvegliato dalle&nbsp;<strong>alici marinate&nbsp;</strong><strong>–&nbsp;</strong><strong>lavorate con delicatezza, esaltate da un filo d</strong><strong>’</strong><strong>olio EVO delicato, scorza di limone, prezzemolo fresco e un tocco leggero di spezie</strong>&nbsp;– servite con&nbsp;<strong>crostini croccanti e gallette artigianali</strong>. Il mare porta con sé la fatica del lavoro dei pescatori, il rischio, la vastità dell’orizzonte e la poesia della lontananza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I testi scelti per questa fase attingono alla grande tradizione marinara e verista: dai<strong>&nbsp;ritmi implacabili de I Malavoglia di Giovanni Verga</strong>&nbsp;alle&nbsp;<strong>liriche di Salvatore Quasimodo</strong>, fino alle&nbsp;<strong>atmosfere evocate da Ernest Hemingway</strong>. Il sapore acidulo e sapido delle alici si sposa perfettamente con la forza evocativa di queste narrazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ore</strong><strong>&nbsp;20:30</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Assaggio dell</strong><strong>’</strong><strong>olio in purezza e dibattito con il pubblico</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso si chiude con un momento di sintesi e&nbsp;<strong>pulizia del palato</strong>: un piccolo&nbsp;<strong>assaggio d</strong><strong>’</strong><strong>olio EVO in purezza</strong>, servito secondo le tecniche della&nbsp;<strong>degustazione professionale</strong>, accompagnato da&nbsp;<strong>taralli tradizionali</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il momento in cui i sensi si placano e lasciano spazio al dialogo. La letteratura diventa corale e contemporanea. Si leggono&nbsp;<strong>estratti brevi e brillanti (tratti, ad esempio, da Italo Calvino o Stefano Benni)</strong>&nbsp;che celebrano il banchetto inteso non solo come nutrizione, ma come spazio di incontro, di parola condivisa e di socialità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>PER PRENOTARSI</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Organizzato da Artisti Cilentani Associati, il percorso è immaginato per circa 60 persone e vi si potrà accedere tramite prenotazione obbligatoria entro il giorno 24 settembre 2026 all’indirizzo email&nbsp;<a href="mailto:prenotazioni@artisticilentani.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prenotazioni@artisticilentani.com</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>GLI ENTI PROMOTOTORI</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Promosso dal Comune di Centola-Palinuro</strong> con lo scopo di costruire nuove <strong>connessioni culturali e turistiche tra costa e aree interne del Cilento</strong>, ampliando la fruizione del territorio oltre la dimensione esclusivamente balneare e stagionale, <strong>Dialoghi Mediterranei</strong> coinvolge più realtà locali. Al fianco del Comune di Centola, infatti, anche i <strong>Comuni di Cannalonga, Ceraso, Moio della Civitella, Pisciotta e Vallo della Lucania</strong>, nonché <strong>le associazioni e gli operatori che curano gli itinerari</strong>. Il progetto è finanziato dal FUNT &#8211; Fondo Unico Nazionale per il Turismo 2025.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Frutta di stagione a settembre, dall’uva a fichi e mele: cosa portare in tavola</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/frutta-di-stagione-a-settembre-dalluva-a-fichi-e-mele-cosa-portare-in-tavola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 12:32:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione e stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Cilentani ai fornelli]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[frutta di stagione]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti freschi]]></category>
		<category><![CDATA[stagionalità]]></category>
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					<description><![CDATA[LSettembre è un mese di transizione anche per la frutta. Sui banchi dei mercati si incontrano ancora alcuni dei prodotti tipici dell’estate, mentre iniziano ad arrivare quelli che accompagneranno l’autunno. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p3 wp-block-paragraph">LSettembre è un mese di transizione anche per la frutta. Sui banchi dei mercati si incontrano ancora alcuni dei prodotti tipici dell’estate, mentre iniziano ad arrivare quelli che accompagneranno l’autunno. Tra i protagonisti del mese ci sono <strong>uva, fichi, mele, pere e susine</strong>, insieme a pesche, meloni e alcuni frutti di bosco.&nbsp;</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">L’<strong>uva</strong> è tra i frutti simbolo di settembre, periodo in cui raggiunge la maturazione e si lega alla tradizione della vendemmia. È disponibile in diverse varietà, bianche e nere, e può essere consumata fresca oppure utilizzata per preparazioni e conserve.&nbsp;</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Restano poi protagonisti i <strong>fichi</strong>, tipici della fine dell’estate e dell’inizio dell’autunno. Il mese offre anche <strong>pesche, susine e meloni</strong>, che prolungano sulla tavola i sapori della stagione estiva.&nbsp;</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Con settembre entrano sempre più nel paniere stagionale anche <strong>mele e pere</strong>. Le varietà di pera hanno periodi di maturazione differenti e alcune sono tipicamente estive, mentre altre arrivano sui mercati proprio all’inizio dell’autunno.&nbsp;</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Tra le possibilità del mese figurano inoltre <strong>mirtilli, more, lamponi e altri frutti di bosco</strong>, la cui disponibilità può naturalmente variare in base alle aree di produzione e alle condizioni climatiche.&nbsp;</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">La scelta della frutta di stagione consente di seguire i naturali periodi di maturazione delle coltivazioni. Va però ricordato che oggi molti prodotti sono disponibili durante tutto l’anno grazie a importazioni, coltivazioni in serra e tecniche di conservazione: parlare di “stagionalità” significa quindi riferirsi soprattutto al periodo naturale di raccolta nel nostro territorio.&nbsp;</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph"><strong>La frutta di settembre, dunque, offre ancora i colori dell’estate ma anticipa quelli dell’autunno: uva, fichi, mele, pere e susine sono tra le scelte più rappresentative del mese, mentre pesche e meloni accompagnano gli ultimi giorni della stagione calda.</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Dieci merende facili e gustose da portare a scuola</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dieci-merende-facili-e-gustose-da-portare-a-scuola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 13:38:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cilentani ai fornelli]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[merende scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla frutta ai panini, passando per yogurt, biscotti e dolci fatti in casa: dieci idee semplici per rendere più piacevole la pausa tra i banchi È uno dei momenti più [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla frutta ai panini, passando per yogurt, biscotti e dolci fatti in casa: dieci idee semplici per rendere più piacevole la pausa tra i banchi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È uno dei momenti più attesi della mattinata: quando arriva l’intervallo, anche una semplice merenda può diventare una piccola pausa per ricaricare le energie e affrontare meglio le ore di lezione. Per bambini e ragazzi, però, non sempre è facile trovare qualcosa di pratico da mettere nello zaino, che sia anche gustoso e adatto a una giornata trascorsa a scuola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non servono preparazioni elaborate o ricette complicate. Con pochi ingredienti è possibile organizzare merende diverse per tutta la settimana, alternando frutta, latticini, pane, prodotti da forno e altri alimenti facili da trasportare. Ecco dieci proposte semplici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Mela e frutta secca</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle soluzioni più immediate è abbinare un frutto, come una mela, a una piccola porzione di frutta secca. La preparazione richiede pochissimo tempo e il tutto può essere sistemato facilmente in un contenitore. In alternativa alla mela si possono scegliere pera, banana o altra frutta di stagione. Per i bambini più piccoli, la frutta secca va valutata tenendo conto delle indicazioni relative all’età e alle eventuali allergie.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Yogurt con frutta</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi preferisce una merenda fresca, lo yogurt può essere accompagnato da pezzetti di frutta, come banana, fragole o mela. È una proposta semplice, ma richiede attenzione alla conservazione: se lo yogurt deve rimanere nello zaino per alcune ore, è importante utilizzare una modalità di trasporto adeguata e mantenerlo alla temperatura indicata sulla confezione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Un piccolo panino</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il classico panino resta una delle merende più pratiche. Può essere preparato con ingredienti semplici, come prosciutto e formaggio, oppure con altre farciture secondo i gusti personali e le esigenze alimentari. Le dimensioni possono essere ridotte rispetto a un normale panino da pranzo, così da renderlo più adatto alla pausa scolastica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. Banana e biscotti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una banana è facile da trasportare e non richiede particolari preparazioni. Può essere accompagnata da alcuni biscotti semplici, creando una merenda veloce da consumare durante l’intervallo. È una soluzione particolarmente comoda nelle giornate in cui al mattino c’è poco tempo per preparare lo zaino.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>5. Pane con crema di frutta secca</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una fetta di pane con una crema a base di frutta secca può rappresentare un’altra alternativa. Anche in questo caso, però, è importante verificare le eventuali allergie presenti nella classe e le regole della scuola. In presenza di allergie, infatti, alcuni alimenti possono essere vietati o richiedere particolare attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>6. Muffin preparati in casa</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi ama cucinare, una possibilità è preparare nel fine settimana dei semplici muffin da utilizzare durante i giorni successivi. Una volta pronti, possono essere porzionati e inseriti nello zaino al momento della partenza. Le ricette possono essere molto semplici e prevedere ingredienti comuni, evitando preparazioni troppo elaborate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>7. Crackers e formaggio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’altra idea veloce è abbinare alcuni crackers a una porzione di formaggio. La merenda può essere preparata in un piccolo contenitore, in modo da evitare che gli alimenti si schiaccino nello zaino. Anche in questo caso, se il formaggio necessita di refrigerazione, occorre conservarlo correttamente fino al momento del consumo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>8. Frutta fresca già preparata</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per rendere la frutta ancora più comoda, è possibile lavarla e, quando necessario, tagliarla prima di uscire di casa. Mela, pera, uva e altri frutti possono essere sistemati in un contenitore richiudibile. In questo modo anche chi non ama mangiare un frutto intero può avere una merenda pronta durante l&#8217;intervallo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>9. Pane e marmellata</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una fetta di pane con marmellata è una proposta semplice e tradizionale. Si prepara in pochi minuti e può essere avvolta o inserita in un contenitore per essere trasportata senza difficoltà. Anche la scelta del tipo di pane e della marmellata può variare, così da rendere la merenda meno monotona durante la settimana.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>10. Una fetta di torta fatta in casa</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, per una merenda più golosa, si può scegliere una fetta di torta preparata in casa. Una torta semplice, come quella allo yogurt o alla mela, può essere divisa in porzioni e consumata anche nei giorni successivi. L&#8217;importante è conservarla correttamente e scegliere preparazioni adatte al trasporto.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>50 Top Pizza World: Napoli on the Road a Londra é la migliore al mondo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/50-top-pizza-world-napoli-on-the-road-a-londra-e-la-migliore-al-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 09:11:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
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					<description><![CDATA[Al secondo posto Una Pizza Napoletana di New York, terza Confine di Milano Napoli on the Road di Michele Pascarella, a Londra, è la migliore pizzeria al mondo nel 2026 [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph"><em>Al secondo posto Una Pizza Napoletana di New York, terza Confine di Milano</em></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Napoli on the Road di Michele Pascarella, a Londra, è la migliore pizzeria al mondo nel 2026 secondo 50 Top Pizza, la prima e più importante guida di settore al mondo, curata da Barbara Guerra, Luciano Pignataro e Albert Sapere.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il verdetto è stato annunciato ieri sera al Teatro Mercadante di Napoli, nel corso della cerimonia di premiazione, trasmessa in diretta sui canali social del network e presentata dalla giornalista e influencer spagnola Verónica Zumalacárregui.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Al secondo posto si è classificata Una Pizza Napoletana di Anthony Mangieri, a New York, mentre al terzo posto c’è Confine di Francesco Capece e Mario Ventura, a Milano.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Quarto posto ex aequo per I Masanielli di Francesco Martucci, a Caserta, e Seu Pizza Illuminati di Pier Daniele Seu e Valeria Zuppardo, a Roma. Al quinto posto, a pari merito, Pizzeria Sei di William Joo, a Los Angeles, e Tony’s Pizza Napoletana di Tony Gemignani, a San Francisco.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Sesta posizione per Leggera Pizza Napoletana di André Guidon, a San Paolo del Brasile. Settima per RistoPizza by Napoli sta ca di Giuseppe Errichiello, a Tokyo. Ottava posizione per Baldoria di Ciro Cristiano, a Madrid. Al nono posto The Pizza Bar on 38th, guidata da Daniele Cason, a Tokyo. Chiude la top ten Razza di Dan Richer, a Jersey City.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Nel corso della serata sono stati assegnati anche i premi speciali di 50 Top Pizza World 2026. Il Pizza Maker of the Year 2026 &#8211; Ferrarelle Award è stato assegnato a Daniel Semrani di gigi’s, a Sydney. Il premio Pizza of the Year 2026 &#8211; Latteria Sorrentina Award è andato a “Pomodori” di QT Pizza Bar, a San Paolo, in Brasile.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il premio Best Pasta Proposal 2026 &#8211; Pastificio Di Martino Award è stato assegnato a Pasquale’s, a South Kingstown, mentre il Best Cocktail List 2026 &#8211; Sei Bellissimi Award è andato ad Audace, a New York. Il Made in Italy 2026 &#8211; Salumi Coati Award è stato assegnato a Sapori Italiani U Taliana, a Bratislava.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il Performance of the Year 2026 &#8211; Robo Award è andato a Palazzo Petrucci Pizzeria, a Napoli. Il Pizza Maker Mentor 2026 &#8211; Solania Award è stato assegnato a Giulio Adriani di Slice &amp; Pie, a Washington. Il Best Marketing 2026 &#8211; Mammafiore Award è andato a Baldoria, a Madrid.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Lo One to Watch 2026 &#8211; Orlando Foods Award è stato assegnato a Stretch Pizza, a New York. Il Best Dessert List 2026 &#8211; Latteria San Salvatore Award è andato a IMperfetto, a Puteaux. Il Best Fried Food 2026 &#8211; Il Fritturista &#8211; Oleificio Zucchi Award è stato assegnato a 50 Kalò, a Londra.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il Best Customer Satisfaction 2026 &#8211; Fedegroup Award è andato a La Fenice, a Pistoia, mentre il Green Oven 2026 &#8211; Goeldlin Award è stato assegnato a Seba’s, a Uvita.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Durante la serata sono stati inoltre consegnati attestati e riconoscimenti a persone e organizzazioni distintesi nel corso dell’anno per l’impegno nella valorizzazione della pizza. All’Associazione Pizzaiuoli Napoletani è stato conferito il riconoscimento per la Promozione della pizza napoletana in Italia e nel mondo.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Pasquale Telese e Francesco Conato, rispettivamente presidente e vicepresidente del Gruppo La Piccola Napoli, hanno ricevuto l’attestato per il Guinness World Records per la produzione e distribuzione di 12mila pizze a scopo benefico. A Raffaele Biglietto, direttore di TuttoPizza, è stato conferito il riconoscimento per la Promozione della cultura della pizza attraverso TuttoPizza.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Sono 36 i Paesi presenti nella classifica mondiale 2026. Prima l’Italia con 31 locali, seguita dagli Stati Uniti d’America con 22 e dal Brasile con 6. Le città più rappresentate sono New York con 7 locali, seguita da Napoli con 6 e San Paolo con 5.</p>
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		<item>
		<title>A Caserta &#8220;L&#8217;antidoto&#8221; di Cerasa chiude i &#8220;seminari dop&#8221; del Consorzio della mozzarella di bufala campana Dop</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/a-caserta-lantidoto-di-cerasa-chiude-i-seminari-dop-del-consorzio-della-mozzarella-di-bufala-campana-dop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 11:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[claudio cerasa]]></category>
		<category><![CDATA[mozzarella di bufala campana]]></category>
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					<description><![CDATA[Sarà la presentazione di L’antidoto, libro scritto dal direttore de Il Foglio Claudio Cerasa, a chiudere la seconda edizione di “Seminari Dop – Incontri di Gusto”, il progetto promosso dal [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sarà la presentazione di L’antidoto, libro scritto dal direttore de Il Foglio Claudio Cerasa, a chiudere la seconda edizione di “Seminari Dop – Incontri di Gusto”, il progetto promosso dal Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop che unisce cultura, confronto e valorizzazione delle eccellenze del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’appuntamento è in programma venerdì 18 settembre alle 16.30 nella sede del Consorzio, all’interno delle Regie Cavallerizze della Reggia di Caserta. L’ingresso è libero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro dell’incontro ci sarà L’antidoto, volume dedicato ai temi della libertà, dell’ambiente e della tecnologia, attraverso una riflessione che propone un approccio ottimista e critico nei confronti di quella che l’autore definisce la “dittatura del catastrofismo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aprire i lavori saranno i saluti del presidente del Consorzio di Tutela, Domenico Raimondo. Con Cerasa dialogheranno la giornalista Rosaria Capacchione, lo scrittore Antonio Pascale, la dirigente scolastica Antonella Serpico e il direttore del Consorzio Pier Maria Saccani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa è realizzata in collaborazione con l’Istituto di Istruzione Superiore “Giordani” di Caserta e proseguirà, al termine della presentazione, con un percorso dedicato alla conoscenza della Mozzarella di Bufala Campana Dop, attraverso un momento di degustazione e approfondimento sulle caratteristiche del prodotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Chiudiamo il secondo ciclo di iniziative confrontandoci con un libro di grande attualità, che riassume il senso del progetto, ovvero dare vita a occasioni di riflessione, abbinando libri e degustazioni, nella certezza che il cibo è cultura, condivisione e leva per lo sviluppo di un territorio</em>», commenta il presidente Domenico Raimondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con l’appuntamento dedicato a L’antidoto si conclude dunque la seconda edizione di “Seminari Dop – Incontri di Gusto”, confermando la formula che mette in dialogo il patrimonio agroalimentare campano con il mondo della cultura e dell’informazione.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vini campani all’Ambasciata del Messico per le celebrazioni del 15 settembre</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/vini-campani-allambasciata-del-messico-per-le-celebrazioni-del-15-settembre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 07:44:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agropoli]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=259625</guid>

					<description><![CDATA[Saranno alcune cantine campane a rappresentare la viticoltura regionale durante le celebrazioni per l’anniversario dell’indipendenza del Messico, in programma il 15 settembre all’Ambasciata del Messico a Roma. L’iniziativa è promossa [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph">Saranno alcune cantine campane a rappresentare la viticoltura regionale durante le celebrazioni per l’anniversario dell’indipendenza del Messico, in programma il 15 settembre all’Ambasciata del Messico a Roma.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">L’iniziativa è promossa dall’associazione culturale Identità Mediterranea, guidata dal giornalista enogastronomico e sommelier Gaetano Cataldo, che ha selezionato una delegazione di aziende vitivinicole della Campania per il brindisi istituzionale.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">La ricorrenza ricorda il ‘Grito de Dolores’ del 1810, l’appello alla rivolta pronunciato dal sacerdote Miguel Hidalgo y Costilla contro il dominio coloniale spagnolo, considerato l’avvio del processo che portò all’indipendenza del Messico.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">All’appuntamento romano saranno presenti nove realtà vitivinicole provenienti da diverse aree della Campania e, in un caso, dal vicino Molise: Agricola Bellaria di Roccabascerana (Avellino), Il IV Miglio di Quarto (Napoli), Cantine Palazzo Marchesale di Trentola Ducenta (Caserta), Casa Setaro di Trecase (Napoli), Asprinio De Angelis di Casal di Principe (Caserta), Viticoltori Cocozza di Agropoli (Salerno), Cantine Matese di Alife (Caserta), Ocone 1910 di Ponte (Benevento) e Ca’ Stelle di Castelvenere (Benevento).</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">La partecipazione si inserisce in un rapporto avviato negli anni scorsi tra Identità Mediterranea e l’Ambasciata messicana, attraverso diverse iniziative istituzionali e culturali legate alla promozione delle produzioni enogastronomiche italiane e agli scambi tra i due Paesi.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Durante la serata saranno proposti diversi vini rappresentativi dei territori di origine, tra cui Taurasi, Fiano di Avellino, Greco di Tufo, Falanghina, Asprinio, Aglianico, Piedirosso e Tintilia.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">L’incontro sarà anche un’occasione di confronto culturale e istituzionale tra Italia e Messico, con la presenza di rappresentanti del mondo diplomatico e istituzionale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ficus in Tabula 2026, a Ottati due giorni dedicati al fico Dottato</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ficus-in-tabula-2026-a-ottati-due-giorni-dedicati-al-fico-dottato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 12:30:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi turistici & sagre]]></category>
		<category><![CDATA[Ottati]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[fico ottati]]></category>
		<category><![CDATA[ficus in tabula]]></category>
		<category><![CDATA[ottati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=259245</guid>

					<description><![CDATA[Dal fico sulla pianta alla cucina d&#8217;autore, passando per agricoltura, cultura contadina e nuove prospettive per le aree interne. È il filo conduttore della quarta edizione di “Ficus in Tabula [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dal fico sulla pianta alla cucina d&#8217;autore, passando per agricoltura, cultura contadina e nuove prospettive per le aree interne. È il filo conduttore della quarta edizione di <strong>“Ficus in Tabula – I gusti del Fico Dottato”</strong>, in programma sabato 12 e domenica 13 settembre 2026 a Ottati, nel territorio del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due giornate dedicate a uno dei prodotti più identitari del territorio, con un programma che mette insieme esperienze in campagna, divulgazione e gastronomia. Al centro dell&#8217;edizione 2026 c&#8217;è anche uno sguardo al futuro: alla fine di settembre è prevista infatti la piantumazione di un <strong>nuovo ficheto comunale di 5.000 piante di fico Dottato</strong>, nell&#8217;ambito di un intervento che coinvolge Ministero dell&#8217;Interno e Regione Campania e punta a coniugare recupero agricolo, sviluppo territoriale e integrazione delle comunità multietniche nella vita locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è quindi casuale che la manifestazione si apra proprio con la messa a dimora simbolica di un albero.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La piantumazione simbolica</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo appuntamento è <strong>sabato 12 settembre alle 18</strong>, nel giardino del <strong>Convento dei Domenicani di Ottati</strong>, sede della manifestazione fin dalla prima edizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui sarà piantato simbolicamente un albero di fico Dottato, anticipando il progetto del nuovo ficheto comunale. Seguirà un talk con gli ospiti dedicato al valore del Dottato, al suo rapporto con il territorio e alle possibilità di valorizzazione di una coltura storica per l&#8217;economia delle aree interne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle <strong>19</strong> spazio alla pizza con <strong>Simone Cerruti</strong>, della Pizzeria La Baita al Cotruzzo di Roccadaspide, locale segnalato con i Due Spicchi dalla Guida Gambero Rosso. Il pizzaiolo proporrà una preparazione nella quale il fico sarà protagonista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli espositori saranno presenti dalle <strong>17.30</strong>, mentre gli stand gastronomici apriranno alle <strong>19.30</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Domenica tra ficheto e cucina</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda giornata comincerà invece in campagna. Alle <strong>9 di domenica 13 settembre</strong> l&#8217;<strong>Azienda Agricola Sykè</strong> ospiterà la “Ficus Experience – Dalla pianta alla tavola”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I partecipanti potranno entrare nel ficheto, raccogliere i frutti direttamente dalle piante e prendere parte a una colazione agricola. Un&#8217;esperienza pensata per raccontare il Dottato a partire dalla sua dimensione agricola, dalla stagionalità alla raccolta, prima della trasformazione gastronomica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla campagna il programma tornerà poi al Convento dei Domenicani. Alle <strong>12</strong> sarà <strong>Valentino Tafuri</strong>, di 3 Voglie a Battipaglia, Tre Spicchi Gambero Rosso, a proporre uno show cooking dedicato ai lievitati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli espositori saranno aperti dalle <strong>11</strong>, mentre dalle <strong>12.30</strong> apriranno gli stand gastronomici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel pomeriggio il programma proseguirà con la pasticceria. Alle <strong>16.30</strong> sarà protagonista <strong>Giuseppe Biscardi</strong>, di Grani di Kore ad Albanella, con un pastry show dedicato alle possibili interpretazioni dolci del fico Dottato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle <strong>18</strong> toccherà a <strong>Daniele Binario</strong>, chef della Ficheria dell&#8217;azienda Santomiele di Prignano Cilento, che preparerà dal vivo un piatto a base di fico Dottato, portando in tavola la ricerca gastronomica sviluppata intorno a questo ingrediente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La chiusura della manifestazione è affidata alle <strong>20 a Cristian Torsiello</strong>, chef di Osteria Arbustico a Paestum, protagonista della cucina cilentana contemporanea. Torsiello realizzerà un piatto pensato per l&#8217;occasione, con una propria interpretazione del Dottato.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lagane e ceci, il sapore antico del Cilento: storia e ricetta del piatto della tradizione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lagane-e-ceci-il-sapore-antico-del-cilento-storia-e-ricetta-del-piatto-della-tradizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 12:25:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cilentani ai fornelli]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[lagane e ceci]]></category>
		<category><![CDATA[ricetta lagane e ceci]]></category>
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					<description><![CDATA[CFarina, acqua, ceci, olio extravergine e pochi aromi. Ingredienti semplici, quelli della cucina contadina, per uno dei piatti che più raccontano il Cilento: lagane e ceci. Una preparazione povera solo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>C</em>Farina, acqua, ceci, olio extravergine e pochi aromi. Ingredienti semplici, quelli della cucina contadina, per uno dei piatti che più raccontano il Cilento: <strong>lagane e ceci</strong>. Una preparazione povera solo nel numero degli ingredienti, ma ricca di storia e di identità, diffusa soprattutto nell&#8217;entroterra e ancora oggi presente sulle tavole cilentane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le protagoniste sono le <strong>lagane</strong>, una pasta fresca senza uova, ottenuta da farina o semola di grano duro e acqua. La sfoglia viene tirata sottile e poi tagliata in strisce larghe e relativamente corte, più spesse e irregolari delle comuni tagliatelle. Nel Cilento vengono tradizionalmente accompagnate dai ceci, creando una minestra densa e cremosa nella quale l&#8217;amido della pasta si lega al legume. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Un piatto dalle radici antiche</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il nome <em>lagane</em> richiama una preparazione conosciuta già nel mondo antico. Nelle <em>Satire</em>, il poeta latino <strong>Orazio</strong> cita un piatto composto da porri, ceci e <em>laganum</em>. Il riferimento viene spesso associato alla storia delle moderne lagane e ceci, anche se non è possibile considerare quella citazione come la ricetta del piatto cilentano contemporaneo. È invece una testimonianza dell&#8217;antichità di una tipologia di pasta e del suo accostamento ai legumi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Cilento la ricetta si è poi sviluppata secondo le disponibilità della cucina locale. Particolarmente importante è il legame con <strong>Cicerale</strong>, paese dell&#8217;entroterra salernitano noto per la coltivazione del cece locale. Il cece di Cicerale è caratterizzato da dimensioni contenute e da una colorazione tendente al dorato ed è tradizionalmente utilizzato proprio nella preparazione delle lagane. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il condimento cambia da famiglia a famiglia. Alcune versioni prevedono soltanto aglio, olio e ceci; altre aggiungono pomodorini o pomodoro, oltre a rosmarino, peperoncino o altri aromi. Anche il modo di cuocere la pasta non è sempre uguale: in alcune preparazioni le lagane vengono cotte direttamente nel tegame dei ceci, così l&#8217;amido contribuisce a rendere il piatto più cremoso. </p>



<h3 class="wp-block-heading">La ricetta</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per una versione domestica fedele agli ingredienti e alle tecniche più ricorrenti nella tradizione cilentana, per <strong>4 persone</strong> occorrono:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per le lagane</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>200 g di semola di grano duro;</li>



<li>100 g di farina di grano duro o farina integrale;</li>



<li>circa 150 ml di acqua tiepida;</li>



<li>un pizzico di sale.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per i ceci</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>300 g di ceci secchi, preferibilmente di Cicerale;</li>



<li>1 spicchio d&#8217;aglio;</li>



<li>150-200 g di pomodorini;</li>



<li>olio extravergine di oliva;</li>



<li>un rametto di rosmarino;</li>



<li>peperoncino, secondo il gusto;</li>



<li>sale.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Come si preparano</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. I ceci.</strong><br>Mettere i ceci secchi a bagno in abbondante acqua fredda per circa 12-24 ore. Trascorso il tempo dell&#8217;ammollo, scolarli e cuocerli lentamente in acqua fino a quando saranno teneri. Il tempo varia in base alla qualità e alla conservazione del legume; indicativamente può servire circa un&#8217;ora e mezza o più. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Le lagane.</strong><br>Disporre la semola e la farina sulla spianatoia, aggiungere un pizzico di sale e incorporare gradualmente l&#8217;acqua. Lavorare l&#8217;impasto fino a ottenere un panetto liscio e compatto. Coprirlo e lasciarlo riposare per circa 30 minuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stendere quindi la pasta con il matterello fino a ottenere una sfoglia sottile, di circa 2-3 millimetri. Tagliarla in strisce larghe circa 2-3 centimetri e lunghe pochi centimetri. Lasciare asciugare le lagane per qualche minuto. Le dimensioni possono naturalmente variare: non esiste uno standard unico della pasta fatta in casa. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Il condimento.</strong><br>In una pentola larga scaldare l&#8217;olio con l&#8217;aglio e, se piace, il peperoncino. Aggiungere i pomodorini tagliati e lasciarli insaporire. Unire quindi i ceci già cotti, qualche mestolo della loro acqua di cottura e il rosmarino. Lasciare cuocere per alcuni minuti, in modo che i sapori si amalgamino.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. La cottura delle lagane.</strong><br>È questo uno dei passaggi che danno carattere al piatto. Le lagane possono essere cotte direttamente nel tegame con i ceci, aggiungendo eventualmente altra acqua calda. La pasta deve cuocere fino a raggiungere la consistenza desiderata, mentre l&#8217;amido contribuisce a legare il liquido e a creare la caratteristica consistenza cremosa. Una parte dei ceci può essere lasciata intera, mentre una piccola quantità può essere schiacciata per rendere il fondo ancora più denso. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>5. Il riposo.</strong><br>A fine cottura spegnere il fuoco e lasciare riposare il piatto per uno o due minuti. Completare con un filo di <strong>olio extravergine di oliva a crudo</strong> e, per chi lo gradisce, una spolverata di peperoncino.</p>
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		<item>
		<title>Coniglio all’ischitana, il sapore autentico dell’isola</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/coniglio-allischitana-il-sapore-autentico-dellisola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 09:54:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cilentani ai fornelli]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=258978</guid>

					<description><![CDATA[È uno dei piatti simbolo della tradizione gastronomica di Ischia, legato alla cucina contadina e ai sapori semplici dell’isola. Il coniglio all’ischitana è una preparazione ricca e profumata, dove la [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph">È uno dei piatti simbolo della tradizione gastronomica di Ischia, legato alla cucina contadina e ai sapori semplici dell’isola. Il <strong>coniglio all’ischitana</strong> è una preparazione ricca e profumata, dove la carne viene cotta lentamente insieme a pomodorini, aglio, vino bianco ed erbe aromatiche.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Una ricetta nata dalla cucina domestica, diventata nel tempo uno dei simboli dell’identità gastronomica ischitana. Tradizionalmente il coniglio viene cotto in un tegame di terracotta, che permette una cottura lenta e uniforme e contribuisce a mantenere morbida la carne.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La ricetta</strong></h3>



<p class="p5 wp-block-paragraph"><strong>Ingredienti per 4 persone</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>1 coniglio di circa 1,2-1,5 kg, tagliato a pezzi</li>



<li>400 g di pomodorini</li>



<li>2 spicchi d’aglio</li>



<li>1 bicchiere di vino bianco secco</li>



<li>olio extravergine d’oliva</li>



<li>1 rametto di rosmarino</li>



<li>basilico fresco</li>



<li>prezzemolo</li>



<li>sale</li>



<li>pepe</li>
</ul>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Preparazione</strong></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Per prima cosa lavare e asciugare bene i pezzi di coniglio. In un tegame capiente, preferibilmente di terracotta, scaldare abbondante olio extravergine e lasciare rosolare il coniglio a fuoco vivace, girandolo fino a ottenere una doratura uniforme.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Aggiungere gli spicchi d’aglio e il rosmarino, quindi sfumare con il vino bianco. Lasciare evaporare completamente la parte alcolica.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Unire quindi i pomodorini tagliati a metà, qualche foglia di basilico e il prezzemolo. Regolare di sale e pepe, coprire e lasciare cuocere a fuoco basso per circa 45-60 minuti, girando di tanto in tanto i pezzi di carne. Se necessario, aggiungere pochissima acqua durante la cottura.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Il segreto è la <strong>cottura lenta</strong>, che consente al coniglio di assorbire tutti i profumi del condimento. Il risultato deve essere una carne tenera, accompagnata da un sughetto denso e saporito.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Il coniglio all’ischitana viene tradizionalmente servito ben caldo, accompagnato da pane casereccio per raccogliere il sugo. E proprio quel condimento, intenso e profumato, può diventare anche il protagonista di un primo piatto, ad esempio con la pasta.</p>



<p class="p6 wp-block-paragraph">Un piatto che racconta Ischia attraverso ingredienti semplici e una cucina senza fronzoli, dove il tempo e la qualità delle materie prime fanno ancora la differenza.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Slow Food: a Terra Madre oltre 130 presìdi italiani, 12 le novità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/slow-food-a-terra-madre-oltre-130-presidi-italiani-12-le-novita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 13:04:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[slow food]]></category>
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					<description><![CDATA[Saranno oltre 130 i Presìdi Slow Food italiani presenti a Terra Madre Salone del Gusto 2026, in programma a Torino dal 24 al 27 settembre. Tra questi ci saranno 12 [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Saranno oltre 130 i Presìdi Slow Food italiani presenti a Terra Madre Salone del Gusto 2026, in programma a Torino dal 24 al 27 settembre. Tra questi ci saranno 12 nuove realtà che verranno presentate ufficialmente durante i quattro giorni della manifestazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Legumi, ortaggi, frutta, formaggi, mieli e prodotti da forno saranno protagonisti negli spazi dedicati ai Presìdi, progetti nati per tutelare piccole produzioni tradizionali a rischio di estinzione e, con esse, varietà locali, razze autoctone, tecniche di coltivazione e trasformazione e saperi tramandati dalle comunità rurali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le nuove realtà arrivano da diverse regioni italiane. Dalla Basilicata arrivano il casiello della montagna materana e la strazzata di Avigliano; dalla Calabria l&#8217;aglio rosa di Nicastro, l&#8217;oliva geracese, i fagioli pappaluni e la pesca tardiva di Magisano. Tra le novità anche l&#8217;aglio rosso di Proceno, nel Lazio, il limone della Piana di Bagheria, in Sicilia, il pomodoro borsa di montone della Val Bisenzio, in Toscana, le mele storiche del Trentino e il miele di barena della laguna veneta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alle nuove produzioni, l&#8217;edizione 2026 vedrà la nascita di un nuovo Presidio Slow Food nazionale dedicato alla <strong>castanicoltura tradizionale</strong>. Un progetto che coinvolge territori di tutta Italia e punta a sostenere il recupero dei castagneti, la tutela delle varietà locali e la trasmissione delle tecniche tradizionali di coltivazione e lavorazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il castagno, per secoli una risorsa fondamentale per le popolazioni delle aree montane e collinari, è oggi al centro di una nuova attenzione anche per il suo ruolo ambientale. I castagneti contribuiscono infatti alla tutela del suolo, alla stabilità dei versanti e alla conservazione della biodiversità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo Presidio intende inoltre valorizzare il patrimonio di architetture rurali legato alla castanicoltura, a partire dagli antichi essiccatoi in pietra, e favorire la collaborazione tra produttori, tecnici e ricercatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con le nuove entrate, i Presìdi Slow Food italiani sono oltre 400, all&#8217;interno di una rete mondiale che conta più di 700 progetti. L&#8217;obiettivo è sostenere produzioni di piccola scala, rafforzare le economie locali e contrastare l&#8217;omologazione del patrimonio alimentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Terra Madre Salone del Gusto il pubblico potrà incontrare direttamente produttori e comunità del cibo, conoscere le storie legate ai Presìdi e partecipare a incontri, degustazioni e laboratori dedicati alla biodiversità alimentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La manifestazione è organizzata da Slow Food, Città di Torino e Regione Piemonte e porterà nel capoluogo piemontese produttori e realtà provenienti dall&#8217;Italia e da numerosi Paesi del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo Presidio della castanicoltura tradizionale sarà presentato ufficialmente il 26 settembre alle 12.30 nello spazio Terre Alte in piazza San Carlo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Settembre, il mese della ripartenza anche a tavola: 5 ricette per tornare a mangiare bene</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/settembre-il-mese-della-ripartenza-anche-a-tavola-5-ricette-per-tornare-a-mangiare-bene/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 14:51:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cilentani ai fornelli]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[cucina light]]></category>
		<category><![CDATA[ettembre salute]]></category>
		<category><![CDATA[rimettersi in forma]]></category>
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					<description><![CDATA[Settembre è il mese dei nuovi inizi. Si torna al lavoro, riaprono le scuole, cambiano i ritmi della giornata e anche la tavola può diventare uno dei punti da cui [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Settembre è il mese dei nuovi inizi. Si torna al lavoro, riaprono le scuole, cambiano i ritmi della giornata e anche la tavola può diventare uno dei punti da cui ripartire. Dopo le vacanze, infatti, più che ricorrere a diete drastiche o restrizioni, l&#8217;obiettivo può essere quello di recuperare gradualmente abitudini regolari e un&#8217;alimentazione varia ed equilibrata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A indicarlo sono le Linee Guida per una sana alimentazione del CREA, che prendono come riferimento il modello mediterraneo e sottolineano l&#8217;importanza di varietà, equilibrio e moderazione. Tra le indicazioni c&#8217;è anche quella di aumentare il consumo di alimenti vegetali, in particolare frutta, verdura e legumi, limitando invece l&#8217;eccesso di zuccheri, sale e alimenti particolarmente ricchi di grassi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Settembre, con il ritorno alla normalità, può quindi diventare l&#8217;occasione per rimettere ordine nei pasti senza rinunciare al gusto. Ecco cinque ricette semplici, ispirate alla tradizione mediterranea, con ingredienti facilmente reperibili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. Pasta integrale con pomodorini, melanzane e basilico</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un primo piatto semplice che mette insieme cereali e verdure. Si possono saltare in padella melanzane e pomodorini con poco olio extravergine d&#8217;oliva, aggiungere basilico fresco e condire la pasta integrale. Una preparazione veloce, adatta anche al pranzo da portare al lavoro.</p>



<h3 class="wp-block-heading">2. Insalata di ceci, pomodori e tonno</h3>



<p class="wp-block-paragraph">I legumi possono essere protagonisti anche di piatti freddi. Ceci, pomodori, tonno al naturale, cipolla rossa e prezzemolo possono diventare un&#8217;insalata completa e pratica. Il condimento può essere preparato con olio extravergine d&#8217;oliva, limone e una quantità moderata di sale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">3. Orata al forno con verdure</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per una cena leggera si può puntare sul pesce, accompagnato da verdure di stagione. Un&#8217;orata al forno con pomodorini, zucchine e aromi mediterranei richiede pochi ingredienti e una cottura semplice. Il pesce rientra tra gli alimenti valorizzati dal modello mediterraneo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">4. Cous cous integrale con verdure e ceci</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un piatto unico colorato e versatile. Al cous cous integrale si possono aggiungere zucchine, peperoni, melanzane e ceci, completando con erbe aromatiche e un filo di olio extravergine d&#8217;oliva. È una soluzione pratica per chi ha poco tempo e vuole organizzare in anticipo il pranzo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">5. Yogurt bianco, frutta fresca e frutta secca</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la colazione o lo spuntino possono diventare un&#8217;occasione per introdurre alimenti semplici. Yogurt bianco, frutta fresca di stagione e una piccola quantità di frutta secca possono comporre una soluzione veloce. Il CREA raccomanda di consumare quotidianamente frutta e verdura, variandone tipologie e colori; per la frutta secca, invece, è importante tenere conto delle quantità perché si tratta di alimenti energetici.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Non una dieta, ma nuove abitudini</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La ripartenza di settembre, dunque, non deve necessariamente coincidere con rinunce drastiche. L&#8217;obiettivo indicato dalle Linee Guida è una alimentazione completa e varia, all&#8217;interno della quale trovino spazio differenti gruppi di alimenti. Il modello mediterraneo privilegia infatti alimenti di origine vegetale, cereali, frutta, verdura e legumi, insieme a un consumo equilibrato di pesce e altre fonti proteiche.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Fiori di zucca fritti, la ricetta dell’estate: croccanti fuori e morbidi dentro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/fiori-di-zucca-fritti-la-ricetta-dellestate-croccanti-fuori-e-morbidi-dentro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 15:49:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cilentani ai fornelli]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[fiore di zucca]]></category>
		<category><![CDATA[parco nazionale del cilento]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono uno dei simboli della cucina estiva: i fiori di zucca fritti, dorati e croccanti, sono una preparazione semplice ma capace di conquistare tutti. Protagonisti delle tavole soprattutto tra primavera [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph">Sono uno dei simboli della cucina estiva: i fiori di zucca fritti, dorati e croccanti, sono una preparazione semplice ma capace di conquistare tutti. Protagonisti delle tavole soprattutto tra primavera e fine estate, possono essere serviti come antipasto, contorno o sfizioso finger food.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">La ricetta tradizionale richiede pochi ingredienti: fiori di zucca freschissimi, farina, acqua frizzante molto fredda, olio per friggere e sale. A piacere, i fiori possono essere farciti con mozzarella e un filetto di acciuga, una delle versioni più conosciute della cucina romana.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Per prepararli occorre innanzitutto pulire delicatamente i fiori, eliminando il gambo e il pistillo interno, quindi passarli rapidamente sotto l’acqua e asciugarli con cura. Per la pastella si mescolano farina e acqua frizzante ghiacciata fino a ottenere un composto fluido e senza grumi. Il segreto per una frittura particolarmente croccante è proprio la temperatura dell’acqua e quella dell’olio.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">I fiori vengono immersi nella pastella uno alla volta e poi fritti in abbondante olio caldo, pochi per volta, fino a quando diventano gonfi e di un intenso colore dorato. Una volta scolati, vanno appoggiati su carta assorbente e salati immediatamente.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong> circa 12-16 fiori di zucca, 150 grammi di farina, 200 ml circa di acqua frizzante freddissima, olio di semi per friggere e sale. Per la versione ripiena servono anche 100 grammi di mozzarella ben sgocciolata e 4-6 filetti di acciuga.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il risultato deve essere una frittura leggera e asciutta, con la pastella sottile e croccante e il fiore tenero all’interno. Vanno consumati appena fritti, quando conservano al meglio profumo, consistenza e temperatura.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cavatelli cilentani, la pasta fatta a mano simbolo della tradizione del territorio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cavatelli-cilentani-la-pasta-fatta-a-mano-simbolo-della-tradizione-del-territorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 10:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cilentani ai fornelli]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Piccoli, lavorati a mano e legati alla cucina domestica del territorio: i cavatelli sono tra i formati di pasta più rappresentativi della tradizione gastronomica cilentana. Preparati tradizionalmente con semola di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1 wp-block-paragraph">Piccoli, lavorati a mano e legati alla cucina domestica del territorio: i cavatelli sono tra i formati di pasta più rappresentativi della tradizione gastronomica cilentana.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Preparati tradizionalmente con semola di grano duro e acqua, vengono ricavati da piccoli pezzi di impasto che vengono incavati con le dita, assumendo la caratteristica forma allungata e cava. Una lavorazione semplice, tramandata nelle famiglie, che permette alla pasta di raccogliere il condimento.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Nel Cilento i cavatelli vengono proposti con diversi condimenti legati alla cucina locale: dal classico ragù e dal sugo di pomodoro ai legumi, fino agli abbinamenti con prodotti dell’orto e formaggi del territorio.</p>



<p class="p4 wp-block-paragraph">Un piatto della tradizione contadina che ancora oggi porta in tavola una parte della storia gastronomica del Cilento, dove la pasta fatta in casa rappresenta un patrimonio di saperi, gesti e ricette tramandati di generazione in generazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Ricetta dei cavatelli cilentani</strong></h3>



<p class="p2 wp-block-paragraph"><strong>Ingredienti per 4 persone</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>400 g di semola rimacinata di grano duro</li>



<li>circa 200 ml di acqua calda</li>



<li>un pizzico di sale</li>
</ul>



<p class="p3 wp-block-paragraph"><strong>Preparazione</strong></p>



<p class="p4 wp-block-paragraph">Disporre la semola a fontana, aggiungere un pizzico di sale e versare poco alla volta l’acqua, iniziando a impastare. Lavorare l’impasto fino a ottenere un panetto liscio, elastico e compatto.</p>



<p class="p4 wp-block-paragraph">Lasciarlo riposare per circa <strong>30 minuti</strong>, coperto da un canovaccio.</p>



<p class="p4 wp-block-paragraph">Ricavare quindi dei piccoli cilindri di pasta e tagliarli in pezzetti di circa 1-2 centimetri. Con la punta delle dita, trascinare ogni pezzetto sulla spianatoia esercitando una leggera pressione, fino a ottenere la caratteristica forma incavata del cavatello.</p>



<p class="p4 wp-block-paragraph">Disporre la pasta su un piano infarinato e lasciarla asciugare per qualche minuto prima della cottura.</p>



<p class="p4 wp-block-paragraph">Cuocere i cavatelli in abbondante acqua salata. I tempi variano in base alla grandezza e al grado di asciugatura: quando vengono a galla, assaggiarli per verificarne la cottura.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Gelato artigianale, i gusti dell’estate 2026 da non perdere</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gelato-artigianale-i-gusti-dellestate-2026-da-non-perdere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 14:34:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cilentani ai fornelli]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[frutta]]></category>
		<category><![CDATA[gelato]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal grande ritorno dei classici alle combinazioni più originali: pistacchio, pesca, limone e frutti rossi, ma anche basilico, lavanda e spezie. Ecco la mappa dei sapori più interessanti della stagione [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dal grande ritorno dei classici alle combinazioni più originali: pistacchio, pesca, limone e frutti rossi, ma anche basilico, lavanda e spezie. Ecco la mappa dei sapori più interessanti della stagione</strong></p>



<p class="p4 wp-block-paragraph">L’estate è la stagione del gelato e anche nel 2026 le gelaterie artigianali italiane puntano su un mix di tradizione, ingredienti stagionali e sperimentazione. Accanto ai grandi classici, infatti, conquistano spazio gusti più originali, capaci di giocare con profumi, consistenze e accostamenti insoliti.</p>



<p class="p4 wp-block-paragraph">Tra le tendenze più evidenti c’è il ritorno alla <strong>frutta di stagione</strong>. Pesca, fragola, lampone, melone e fico sono protagonisti di sorbetti e gelati a base acqua, particolarmente apprezzati nelle giornate più calde. La stagionalità resta uno degli elementi distintivi della produzione artigianale: utilizzare la frutta nel momento di massima maturazione permette di valorizzarne profumi e sapori. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Pistacchio, il grande protagonista</strong></h3>



<p class="p4 wp-block-paragraph">Tra i gusti che continuano a dominare le vetrine c’è il <strong>pistacchio</strong>, proposto nelle versioni più tradizionali ma anche con note salate o abbinato a cioccolato, caramello e frutta secca. In alcune gelaterie viene reinterpretato con sale e pepe, dimostrando come anche un grande classico possa diventare protagonista di nuove combinazioni. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Pesca, limone e fico: il sapore dell’estate</strong></h3>



<p class="p4 wp-block-paragraph">Per chi cerca freschezza, il <strong>limone</strong> resta una certezza, mentre la <strong>pesca</strong> è tra i frutti simbolo dell’estate. Anche il fico si sta ritagliando uno spazio sempre maggiore, sia nelle versioni a base acqua sia negli abbinamenti con ricotta e altri ingredienti cremosi. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le nuove frontiere: basilico, lavanda e spezie</strong></h3>



<p class="p4 wp-block-paragraph">La vera novità dell’estate 2026 è però la ricerca di gusti più aromatici. Tra gli abbinamenti segnalati dalle tendenze del settore compaiono <strong>pesca e lavanda, lampone e rosa, mora e timo, fior di latte con basilico e limone candito, caffè e cardamomo, cocco e lime</strong>. Sono combinazioni pensate per creare un gelato più profumato e complesso, senza rinunciare alla freschezza. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>E i grandi classici?</strong></h3>



<p class="p4 wp-block-paragraph">Nonostante la voglia di sperimentare, <strong>stracciatella, nocciola, crema, fiordilatte e cioccolato</strong> continuano a essere presenze irrinunciabili nelle gelaterie. Il dato interessante è proprio questo equilibrio: le novità incuriosiscono, ma i gusti della tradizione restano una certezza per chi vuole andare sul sicuro. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Come scegliere un buon gelato artigianale</strong></h3>



<p class="p4 wp-block-paragraph">Oltre al gusto, vale la pena osservare il prodotto. Colori troppo accesi possono essere un campanello d’allarme, mentre tonalità naturali e una corretta conservazione sono elementi da considerare. Anche la presenza di gusti legati alla stagionalità può essere un indicatore interessante della filosofia della gelateria. </p>



<p class="p5 wp-block-paragraph">Insomma, per l’estate 2026 la scelta è ampia: <strong>un cono pistacchio e stracciatella per gli amanti della tradizione, pesca e limone per chi cerca freschezza, oppure basilico, lavanda e frutti rossi per chi vuole lasciarsi sorprendere</strong>. Perché davanti a una vetrina di gelati, almeno d’estate, scegliere un solo gusto è forse la sfida più difficile.</p>
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		<title>Ciaurella cilentana, il piatto povero dell’estate che profuma di orto e tradizione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ciaurella-cilentana-il-piatto-povero-dellestate-che-profuma-di-orto-e-tradizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 12:55:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cilentani ai fornelli]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[ciaurella]]></category>
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					<description><![CDATA[Pochi ingredienti, quelli che arrivavano dall’orto di casa, e una ricetta capace di trasformare le verdure dell’estate in un piatto semplice ma ricco di sapore. È la ciaurella cilentana, una [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Pochi ingredienti, quelli che arrivavano dall’orto di casa, e una ricetta capace di trasformare le verdure dell’estate in un piatto semplice ma ricco di sapore. È la ciaurella cilentana, una delle preparazioni più rappresentative della cucina contadina del territorio.   </p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua particolarità è che non esiste una ricetta codificata e uguale per tutti. Da paese a paese cambiano il nome, gli ingredienti e persino il metodo di cottura. La stessa preparazione può essere chiamata ciauredda, ciambotta, ciaurella o, in alcune aree dell’entroterra, ciamardola. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una ricetta nata nell’orto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La ciaurella appartiene alla tradizione della cucina rurale cilentana: un piatto costruito con ciò che la terra offriva durante la stagione estiva. Melanzane, peperoni e pomodori rappresentano una base ricorrente, alla quale possono aggiungersi patate, zucchine, fagiolini o altre verdure dell’orto, a seconda della disponibilità e delle abitudini familiari. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A completare la preparazione ci sono normalmente olio extravergine d’oliva, aglio e basilico. In alcune versioni le verdure vengono prima fritte e poi ripassate con il pomodoro; nella ciaurella, invece, possono essere cotte direttamente insieme in padella. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio questa libertà a rendere la ricetta particolarmente interessante: ogni famiglia può avere la propria ciaurella.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La ricetta tradizionale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per una versione semplice e fedele alla tradizione servono patate, melanzane, peperoni, pomodori, olio extravergine d’oliva, aglio, basilico e sale. Le verdure vengono lavate, tagliate a pezzi e cotte lentamente in padella con l’olio e l’aglio, aggiungendo i pomodori e lasciando amalgamare i sapori fino a quando gli ortaggi risultano morbidi. Il basilico viene aggiunto verso la fine. Una preparazione documentata nel patrimonio gastronomico cilentano comprende anche zucchine, fagiolini e fiori di zucca, a conferma della grande varietà delle versioni locali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi la ciaurella è molto più di una semplice ricetta estiva. È il racconto di un Cilento agricolo, degli orti familiari, dei prodotti di stagione e di una cucina costruita sulla semplicità.</p>
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		<title>“Ancel Keys e la ricetta dei 100 anni”: il fumetto per avvicinare i giovani alla Dieta Mediterranea</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ancel-keys-e-la-ricetta-dei-100-anni-il-fumetto-per-avvicinare-i-giovani-alla-dieta-mediterranea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 12:40:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Custodire il patrimonio immateriale della Dieta Mediterranea, significa consegnarlo nelle mani delle nuove generazioni al fine di salvaguardarne il segreto della longevità di un territorio, il Cilento, patria di tanti [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Custodire il patrimonio immateriale della Dieta Mediterranea, significa consegnarlo nelle mani delle nuove generazioni al fine di salvaguardarne il segreto della longevità di un territorio, il Cilento, patria di tanti ultracentenari. Con questo spirito nasce nel 2020 lo spettacolo teatrale<strong> “Ancel Keys e la ricetta dei 100 anni”</strong> che con oltre 40 rappresentazioni ha portato gli alunni delle scuole primarie e secondarie alla scoperta dei segreti della Dieta Mediterranea. L&#8217;opera, rientrante in un progetto teatrale di educazione alla corretta alimentazione è stata inserita dall’Asl Salerno sull’area cilentana, all’interno del progetto <strong>“</strong><strong>Tutti a Dieta”</strong> del Dipartimento di Prevenzione e Promozione della Salute, coordinato dalla dottoressa <strong>Rosa Maria Zampetti</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Fumetto: dalla scienza al teatro, fino ai banchi di scuola</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il piccolo opuscolo, scritto dalla regista <strong>Pasqualina Di Polito</strong>, narra la straordinaria avventura scientifica e umana dello scienziato americano Ancel Keys e delle sue intuizioni alla base della teorizzazione del concetto di “Dieta Mediterranea”. Fu proprio nel Cilento, a Pioppi, che Keys intuì, studiò e codificò i benefici dello stile di vita mediterraneo, elevandolo a elisir di longevità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La particolarità del fumetto risiede nella sua genesi: i dialoghi e la struttura narrativa sono infatti liberamente tratti dall’omonimo lavoro teatrale prodotto dalla <strong>Compagnia Artisti Cilentani</strong>. La trasposizione su carta e la cura editoriale sono state firmate dalla stessa Di Polito, che ha ricoperto il ruolo di regista e curatrice scientifica del fumetto, mentre la traduzione visiva e lo sviluppo grafico sono stati curati dal dottor <strong>Marco Pio Basile</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;importanza di tramandare il &#8220;Segreto del Cilento&#8221;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In un&#8217;epoca segnata dal consumo di cibi ultra-processati e dalla crescita esponenziale del fenomeno dell&#8217;obesità infantile, l&#8217;Asl Salerno punta su un linguaggio fresco, pop e immediato come quello del fumetto per veicolare i dettami di una corretta alimentazione. Far conoscere Ancel Keys ai giovani studenti non significa solo insegnare loro a mangiare bene, ma renderli fieri ambasciatori della propria terra. Il Cilento non è solo lo sfondo di una ricerca biologica, ma la culla di una filosofia di vita che unisce alimentazione genuina, comunità e movimento. Attraverso i disegni originali, i ragazzi scopriranno che la &#8220;<em>ricetta dei 100 anni</em>&#8221; non è un farmaco, ma una scelta quotidiana consapevole che preserva da tante malattie della moderna società. Il fumetto verrà presentato ufficialmente il prossimo <strong>28 luglio alle ore 19.30</strong> presso la splendida cornice della <strong>Residenza Artistica LiberArts</strong> a Castinatelli di Futani.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il programma della presentazione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;incontro del 28 luglio a Futani, sarà un importante momento di confronto istituzionale, culturale e scientifico. Il dibattito, moderato dal giornalista dottor <strong>Simone La Vecchia</strong>, vedrà i seguenti interventi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Avv. Dario Trivelli</strong> – Sindaco di Futani, per i saluti istituzionali e l&#8217;accoglienza nel territorio.</li>



<li><strong>Dott.ssa Rosa Maria Zampetti</strong> – Dirigente del Dipartimento Promozione della Salute dell&#8217;Asl Salerno.</li>



<li><strong>Prof.ssa Pasqualina Di Polito</strong> – Regista, autrice del volume e curatrice del fumetto.</li>



<li><strong>Dott. Marco Pio Basile</strong> – Sviluppatore grafico dell&#8217;opera</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Parteciperanno gli Attori dello spettacolo teatrale <strong>Paolo Puglia</strong> e <strong>Simona La Porta.</strong></p>
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		<title>Estate, aumenta la voglia di Bufala Campana Dop: ecco le 5 posizioni per mangiarla</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/estate-aumenta-la-voglia-di-bufala-campana-dop-ecco-le-5-posizioni-per-mangiarla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 12:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[mozzarella di bufala dop]]></category>
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					<description><![CDATA[L’estate è il periodo di maggior consumo di mozzarella di bufala campana Dop. “C’è sempre più voglia di bufala campana e l’impegno dei produttori punta a garantire l’arrivo del prodotto [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’estate è il periodo di maggior consumo di mozzarella di bufala campana Dop. “<em>C’è sempre più voglia di bufala campana e l’impegno dei produttori punta a garantire l’arrivo del prodotto non solo sulle tavole degli italiani, ma in tutto il mondo, nonostante le difficoltà logistiche di un formaggio fresco e gli aumenti esponenziali dei costi di produzione e trasporto</em>”, dichiara il direttore del Consorzio di Tutela,&nbsp;<strong>Pier Maria Saccani</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In vista della partenza per le vacanze di milioni di italiani, il Consorzio di Tutela lancia il vademecum con&nbsp;<strong>le 5 migliori posizioni in cui mangiare la mozzarella di bufala campana Dop.</strong></p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>A “pitoffio”</strong>: espressione dialettale napoletana, che, nel caso della mozzarella, sta a indicare una posizione in piedi, gambe divaricate, busto leggermente proteso in avanti. In questo modo si può addentare facilmente una Bufala Dop. Questa è la posizione adatta per chi non vuole sporcarsi con la fuoriuscita del latticello al momento del morso.</li>
</ol>



<ol start="2" class="wp-block-list">
<li><strong>Alla signora Gentile</strong>: qui si richiama il personaggio-cult del film di Paolo Sorrentino “È stata la mano di Dio”. Una signora anziana, scorbutica e verace, che si isola da tutti. La posizione: seduti su una sedia all’aperto, in mano un piatto con una mozzarella da almeno 500g, che viene presa a morsi ripetuti. La posizione perfetta per chi vuole godersela da solo.</li>
</ol>



<ol start="3" class="wp-block-list">
<li><strong>Alla Pulcinella</strong>: la posizione si rifà all’immagine tradizionale della maschera napoletana. In piedi, si alza un braccio in alto con in mano una mozzarella Dop e poi si fa scendere il braccio fino alla bocca, premendo per far uscire il latticello. È la posizione ideale per chi vuole lasciarsi sorprendere da un’esplosione di gusto, senza badare a nient’altro.</li>
</ol>



<ol start="4" class="wp-block-list">
<li><strong>Alla Totò</strong>: il riferimento è alla mitica scena di “Miseria e Nobiltà”, in cui Pasquale, il fotografo ambulante interpretato da Enzo Turco, dà istruzioni a Felice Sciosciammocca–Totò sulla mozzarella: “<em>Tu la premi, se cola il latte te la pigli, sennò desisti</em>”. La posizione è in piedi, la mozzarella va tenuta tra pollice e indice, si preme, esce il latte e poi si morde. La modalità preferita per chi vuol controllare la freschezza del prodotto.</li>
</ol>



<ol start="5" class="wp-block-list">
<li><strong>Alla bon ton</strong>: è la posizione più classica, scelta da chi ha intenzione di dedicarsi tempo o per un pasto più formale. Si sta seduti, la mozzarella è sistemata in un piatto e si usano le posate con una raccomandazione: bisogna scegliere un coltello senza seghetto, per non “strappare” la porcellana bianca. In questo caso si consiglia una pezzatura media, si taglia a torta e si degusta.</li>
</ol>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I borghi del gusto, dieci mete in Campania dove mangiare e vivere la tradizione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/i-borghi-del-gusto-dieci-mete-in-campania-dove-mangiare-e-vivere-la-tradizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 14:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Morigerati]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal Cilento all’Irpinia, passando per il Sannio e la Costiera: viaggio tra paesi, prodotti tipici e storie di comunità che custodiscono antichi sapori Non solo mare, arte e paesaggi. La [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Dal Cilento all’Irpinia, passando per il Sannio e la Costiera: viaggio tra paesi, prodotti tipici e storie di comunità che custodiscono antichi sapori</em></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Non solo mare, arte e paesaggi. La Campania si conferma una delle regioni italiane dove il viaggio passa anche dalla tavola, attraverso borghi che custodiscono ricette tramandate nel tempo, produzioni agricole di qualità e tradizioni legate alle comunità locali. Dalle colline dell’Irpinia ai paesi del Cilento, sono numerosi i luoghi dove il turismo enogastronomico diventa occasione per scoprire territori meno conosciuti.</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Ecco dieci borghi dove il gusto racconta la storia dei luoghi.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph"><strong>1. Castellabate (Salerno) – Tra mare, borghi e Dieta Mediterranea</strong></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Nel Cilento, Castellabate unisce il fascino del borgo medievale alla tradizione marinara. Qui la cucina racconta il rapporto tra terra e mare: alici, pesce azzurro, olio extravergine di oliva, prodotti dell’orto e piatti legati alla Dieta Mediterranea. Il territorio è inserito nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, area riconosciuta patrimonio Unesco per il valore ambientale e culturale.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph"><strong>2. Pioppi e Pollica (Salerno) – La patria della Dieta Mediterranea</strong></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">A pochi chilometri dal mare del Cilento, Pollica e la frazione di Pioppi sono simboli internazionali dello stile alimentare mediterraneo. Qui la cucina si basa su semplicità e qualità degli ingredienti: legumi, verdure, cereali, pesce locale e olio extravergine. Un luogo dove il cibo diventa parte della cultura del territorio.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph"><strong>3. Morigerati (Salerno) – Tradizione contadina e biodiversità</strong></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Nel cuore del Cilento interno, Morigerati è un borgo legato ai ritmi della natura e alle produzioni locali. Tra i sapori più rappresentativi ci sono pasta fatta a mano, prodotti dell’orto, salumi, miele e olio. Il paese ospita anche l’Oasi Wwf delle Grotte del Bussento, meta di turismo naturalistico che si intreccia con quello enogastronomico.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph"><strong>4. Sant’Agata de’ Goti (Benevento) – Il borgo del vino e dei sapori sanniti</strong></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Tra i borghi più suggestivi della Campania, Sant’Agata de’ Goti è conosciuta per il patrimonio storico e per la tradizione vitivinicola. Il territorio è legato soprattutto al vino Falanghina, ma anche a salumi, formaggi e cucina contadina sannita.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph"><strong>5. Taurasi (Avellino) – Nel regno dell’Aglianico</strong></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Il borgo irpino è uno dei simboli del vino campano grazie al Taurasi Docg, considerato tra le eccellenze enologiche regionali. Cantine, degustazioni e prodotti tipici raccontano un territorio fatto di vigne, colline e tradizioni agricole.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph"><strong>6. Furore (Salerno) – La cucina della Costiera tra terra e mare</strong></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Nella Costiera Amalfitana, Furore è conosciuto per il suo paesaggio unico e per la tradizione agricola. Qui limoni, vino, prodotti dell’orto e cucina marinara rappresentano un patrimonio che accompagna l’esperienza turistica.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph"><strong>7. Cetara (Salerno) – Il borgo della colatura di alici</strong></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Piccolo borgo marinaro della Costiera Amalfitana, Cetara è famoso per la colatura di alici, prodotto simbolo della tradizione locale. La pesca e la lavorazione artigianale del pesce restano al centro della vita del paese e della sua cucina.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph"><strong>8. Conca dei Marini (Salerno) – Sapori della Costiera</strong></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Tra mare e montagna, questo borgo conserva una cucina legata alla tradizione costiera: pesce fresco, limoni, pasta artigianale e dolci tipici. Una tappa per chi cerca il connubio tra paesaggio e gastronomia.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph"><strong>9. Castelvenere (Benevento) – Il paese del vino</strong></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Nel Sannio, Castelvenere è conosciuto per la sua lunga storia vitivinicola e per le numerose iniziative dedicate al vino. Il borgo rappresenta una delle tappe degli itinerari enogastronomici dell’entroterra campano.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph"><strong>10. Agerola (Napoli) – Montagna, prodotti tipici e antichi mestieri</strong></p>



<p class="p3 wp-block-paragraph">Sui Monti Lattari, Agerola propone una cucina legata alla tradizione rurale: fiordilatte, provolone del Monaco Dop, salumi, pasta e prodotti agricoli. Un territorio dove i sapori raccontano il legame tra allevamento, agricoltura e paesaggio.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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