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	<title>Turismo &amp; tempo libero | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Aeroporto Salerno, novembre di voli: da Dubai a Madrid</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/aeroporto-salerno-novembre-di-voli-da-dubai-a-madrid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 06:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[Novembre cambierà temporaneamente la geografia del traffico aereo in Campania. Con Napoli-Capodichino chiuso per l’intero mese per i lavori di riqualificazione della pista, una parte dei collegamenti normalmente operati sullo [...]]]></description>
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<p>Novembre cambierà temporaneamente la geografia del traffico aereo in Campania. Con <strong>Napoli-Capodichino chiuso per l’intero mese per i lavori di riqualificazione della pista</strong>, una parte dei collegamenti normalmente operati sullo scalo napoletano sarà trasferita all’<strong>aeroporto Salerno Costa d’Amalfi e del Cilento</strong>.</p>



<p>L’operazione si inserisce nel sistema aeroportuale campano gestito da Gesac, che comprende gli scali di Napoli e Salerno. Per il Costa d’Amalfi si prospetta quindi un mese caratterizzato da un numero e da una varietà di collegamenti internazionali sensibilmente superiori alla normale programmazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da Salerno verso Dubai, Madrid, Amsterdam e Barcellona</h2>



<p>Il programma di novembre comprende collegamenti con <strong>Amsterdam, Barcellona, Casablanca, Dubai, Düsseldorf, Stoccarda, Lussemburgo, Madrid, Milano Linate, Milano Malpensa, Parigi Orly e Sharm el-Sheikh</strong>.</p>



<p>Tra le compagnie coinvolte figurano Transavia, Vueling, Air Arabia Maroc, flydubai, Eurowings, Luxair, Iberia, Ita Airways, easyJet, Transavia France e Neos. A questi voli si aggiungeranno i collegamenti già programmati sullo scalo salernitano.</p>



<p>Il cambiamento avrà conseguenze concrete anche per chi possiede già un biglietto originariamente riferito a Napoli.</p>



<p><strong>Ita Airways</strong> ha comunicato che i voli Napoli-Milano Linate saranno operati da Salerno, mentre quelli verso Roma Fiumicino saranno sostituiti da un collegamento in autobus.</p>



<p>Anche flydubai ha previsto il trasferimento a Salerno dei passeggeri con prenotazioni effettuate originariamente su Capodichino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Salerno-Dubai ogni giorno dal primo al 30 novembre</h2>



<p>Uno dei collegamenti più significativi sarà quello con <strong>Dubai</strong>. Dal primo al 30 novembre flydubai collegherà quotidianamente Dubai International con Salerno.</p>



<p>La partenza dagli Emirati è prevista alle <strong>7.25</strong>, con arrivo al Costa d’Amalfi alle <strong>11.10</strong>. Il volo di ritorno partirà da Salerno alle <strong>12.10</strong>, con arrivo a Dubai alle <strong>20.40</strong>.</p>



<p>Il collegamento apre inoltre la possibilità di proseguire, attraverso l’hub emiratino e il codeshare con Emirates, verso numerose destinazioni in <strong>Asia, Africa e Medio Oriente</strong>.</p>



<p>Tra le novità figura anche <strong>Casablanca</strong>, con Air Arabia Maroc presente nella programmazione di novembre con diverse frequenze durante il mese.</p>



<p>Per trenta giorni, quindi, lo scalo salernitano sarà chiamato a gestire una rete decisamente più ampia. Il trasferimento del traffico comprende inoltre easyJet su Milano Malpensa, Eurowings su Düsseldorf e Stoccarda, Iberia su Madrid, Luxair su Lussemburgo, Neos su Sharm el-Sheikh, Transavia su Amsterdam, Transavia France su Parigi Orly e Vueling su Barcellona.</p>



<p>Novembre rappresenterà così un importante banco di prova per l’<strong>aeroporto Salerno Costa d’Amalfi e del Cilento</strong>, chiamato a sostenere per un mese una parte consistente delle operazioni trasferite da Napoli.</p>
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		<title>San Francesco nel Cilento, la tradizione racconta il passaggio ad Agropoli nel 1222</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/san-francesco-nel-cilento-la-tradizione-racconta-il-passaggio-ad-agropoli-nel-1222/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 22:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agropoli]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi e Turismo Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[san francesco]]></category>
		<category><![CDATA[san francesco d'assisi]]></category>
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					<description><![CDATA[San Francesco d&#8217;Assisi potrebbe aver attraversato anche il Cilento nel corso di uno dei suoi viaggi verso il Sud Italia. Il condizionale è necessario perché, se il passaggio del Santo [...]]]></description>
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<p><strong>San Francesco d&#8217;Assisi </strong>potrebbe aver attraversato anche il Cilento nel corso di uno dei suoi viaggi verso il Sud Italia. Il condizionale è necessario perché, se il passaggio del Santo nella Campania meridionale è inserito dalla tradizione francescana nel suo viaggio verso il santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano, non esiste una fonte contemporanea ai fatti che consenta di affermare con certezza ogni singola tappa del percorso.</p>



<p>La tradizione colloca in particolare ad <strong>Agropoli</strong> un passaggio di Francesco nella primavera del 1222. Secondo il racconto tramandato dalle fonti francescane locali, il Santo sarebbe arrivato nella zona della baia di Trentova insieme a un confratello dopo aver predicato nell&#8217;area di Pollica. Ad Agropoli avrebbe poi cercato di parlare alla popolazione, senza trovare inizialmente ascolto, e si sarebbe ritirato su uno scoglio per pregare e predicare. Da qui nasce anche la celebre tradizione della predica ai pesci. </p>



<p>Il racconto è entrato profondamente nella memoria religiosa e culturale di Agropoli, tanto che sul luogo indicato dalla tradizione è stata collocata una lapide che ricorda la predicazione del Santo. Nel 2014 fu inoltre presentato ad Agropoli un progetto dedicato proprio al «passaggio di San Francesco», con l&#8217;obiettivo di ricostruirne il percorso attraverso documenti, immagini e opere realizzate da artisti locali. </p>



<p><strong>Ma cosa c&#8217;è di storicamente certo?</strong></p>



<p>Le fonti francescane ricordano il viaggio compiuto da Francesco verso il santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano. Secondo la rivista della Basilica di San Francesco, il Santo si mise in cammino verso il Gargano nel 1222 e attraversò parte del Mezzogiorno. La ricostruzione del viaggio comprende diverse località campane e trova un ulteriore elemento nella tradizione legata al convento di San Francesco a Folloni, nel territorio di Montella, in provincia di Avellino. </p>



<p>Il Comune di Montella indica infatti il gennaio del 1222 come momento in cui, secondo la tradizione, Francesco sarebbe passato nel bosco di Folloni mentre era diretto al santuario di San Michele sul Gargano, lasciandovi alcuni confratelli. La stessa ricostruzione è riportata dal Sistema informativo degli Archivi di Stato, che precisa però il carattere tradizionale dell&#8217;attribuzione. </p>



<p>Il percorso verso il Gargano rende dunque <strong>plausibile un attraversamento della Campania meridionale</strong>, ma non permette, da solo, di trasformare ogni racconto locale in una certezza documentaria.</p>



<p>È proprio su questo confine tra storia e memoria che si colloca la vicenda cilentana. La tradizione di Agropoli attribuisce a Francesco una sosta sulla costa e una predicazione ai pesci. </p>



<p>Un elemento particolarmente significativo riguarda anche <strong>Amalfi</strong>. Una recente ricostruzione storica ha mostrato come il presunto passaggio di Francesco sulla Costiera sia stato elaborato e consolidato nel corso dei secoli attraverso fonti, iscrizioni e tradizioni locali, mentre le testimonianze documentarie più antiche attestano l&#8217;esistenza di una presenza francescana ad Amalfi soltanto in epoca successiva. </p>



<p>Il caso del Cilento si inserisce dunque in un fenomeno più ampio: quello della costruzione della memoria francescana nel Mezzogiorno. Il viaggio di Francesco verso il Gargano è storicamente attestato dalle fonti francescane, mentre <strong>la precisa rotta percorsa e alcune delle tappe meridionali rimangono affidate alla tradizione</strong>. </p>



<p>Fonte foto <a href="https://www.viaggiareinumbria.com/il-vero-volto-di-san-francesco/">https://www.viaggiareinumbria.com/il-vero-volto-di-san-francesco/</a></p>
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		<item>
		<title>4 ottobre, San Francesco: il santo della pace e del dialogo con il creato</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/4-ottobre-san-francesco-il-santo-della-pace-e-del-dialogo-con-il-creato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 22:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi e Turismo Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[4 ottobre]]></category>
		<category><![CDATA[san francesco]]></category>
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					<description><![CDATA[È il 4 ottobre, giorno in cui la Chiesa celebra San Francesco d&#8217;Assisi, una delle figure più conosciute e amate della cristianità. Nato ad Assisi tra il 1181 e il [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È il 4 ottobre, giorno in cui la Chiesa celebra San Francesco d&#8217;Assisi, una delle figure più conosciute e amate della cristianità. Nato ad Assisi tra il 1181 e il 1182 e morto il 3 ottobre 1226, Francesco viene ricordato per la scelta della povertà, l&#8217;attenzione verso gli ultimi, il messaggio di pace e il particolare rapporto con la natura.</p>



<p>Figlio di un ricco mercante di stoffe, Francesco trascorse una giovinezza agiata prima di intraprendere un percorso di profonda trasformazione personale. Rinunciò alle ricchezze della famiglia e scelse di vivere secondo il Vangelo, raccogliendo attorno a sé i primi compagni e dando origine all&#8217;Ordine dei Frati Minori.</p>



<p>La sua esperienza religiosa fu caratterizzata dalla ricerca di una vita semplice e dalla vicinanza ai poveri e ai malati. Ma Francesco è ricordato anche per il suo modo di guardare al mondo naturale. Nel <em>Cantico delle Creature</em>, composto negli ultimi anni della sua vita, il sole, la luna, l&#8217;acqua, il fuoco e la terra diventano &#8220;fratelli&#8221; e &#8220;sorelle&#8221; dell&#8217;uomo.</p>



<p>È anche per questo che il santo di Assisi è diventato, nei secoli, un simbolo di attenzione al creato. Il suo messaggio viene oggi riletto alla luce delle questioni ambientali e della necessità di un rapporto più responsabile con le risorse naturali.</p>



<p>Il 4 ottobre è inoltre una giornata particolarmente legata alla città di Assisi, dove la memoria di Francesco coinvolge ogni anno fedeli e visitatori. La Basilica di San Francesco e i luoghi legati alla sua vita rappresentano un punto di riferimento per pellegrini provenienti da tutto il mondo.</p>



<p>Francesco fu anche uomo di dialogo. Nel 1219, durante la Quinta crociata, incontrò il sultano al-Malik al-Kamil in Egitto. L&#8217;episodio è diventato nel tempo uno dei simboli del suo impegno per l&#8217;incontro tra persone di culture e religioni diverse.</p>



<p>A quasi otto secoli dalla sua morte, la figura di Francesco continua così a essere associata a temi che conservano una forte attualità: la pace, la fraternità, la solidarietà verso i più fragili e la cura della casa comune.</p>



<p>Il 4 ottobre non è dunque soltanto la festa del patrono d&#8217;Italia, ma anche l&#8217;occasione per tornare alle parole e alla vita di un uomo che fece della semplicità una scelta radicale e della fraternità il centro della propria esperienza.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Crociere, Agropoli scommette sul lusso: 13 approdi e 4.800 passeggeri nel 2027</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/crociere-agropoli-scommette-sul-lusso-13-approdi-e-4-800-passeggeri-nel-2027/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 14:31:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agropoli]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Raduni]]></category>
		<category><![CDATA[Motori e Nautica]]></category>
		<category><![CDATA[Nautica & Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[agropoli mare]]></category>
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					<description><![CDATA[Si è concluso l&#8217;appuntamento con Italian Cruise Day in tour, l’iniziativa che ha visto la nostra città al centro del dibattito nazionale sullo sviluppo della crocieristica e del turismo marittimo. [...]]]></description>
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<p>Si è concluso l&#8217;appuntamento con Italian Cruise Day in tour, l’iniziativa che ha visto la nostra città al centro del dibattito nazionale sullo sviluppo della crocieristica e del turismo marittimo. L’evento, patrocinato dal Comune di Agropoli e organizzato da Cilento Cruise Terminal Agropoli in collaborazione con Risposte Turismo, si è tenuto nella cornice dello Spazio Mare presso il Palazzo Civico delle Arti.</p>



<p>I lavori si sono aperti con i saluti istituzionali del sindaco di Agropoli Roberto Mutalipassi, del presidente di Salerno Cruises Giuseppe Amoruso e con gli interventi del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio Giovanni Gugliotti e del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto Francesco Rizzo. Successivamente, il presidente di Risposte Turismo Francesco Di Cesare ha presentato il quadro aggiornato sulle dinamiche del settore e sulle prospettive future per il territorio, evidenziando il ruolo di Agropoli come approdo in rada e porta d&#8217;accesso di riferimento nel Cilento per il segmento luxury.</p>



<p>Dai dati illustrati emerge un percorso di crescita significativo: nel 2027 sono attesi infatti 4.800 passeggeri. Un&#8217;attrattività confermata dalla scelta di armatori e compagnie di altissimo profilo, tra cui The Ritz-Carlton Yacht Collection, Silversea, Ponant, Emerald Cruises, Atlas Ocean Voyages e Star Clippers.</p>



<p>«In questa tappa ad Agropoli abbiamo scoperto una destinazione ricca di tesori naturali, storici e imprenditoriali che rappresentano forti fattori di attrattiva per i crocieristi», ha dichiarato Francesco Di Cesare, Presidente di Risposte Turismo. «Agropoli può essere la porta a mare del Cilento per la crocieristica di lusso, ma è fondamentale organizzarsi insieme come destinazione per soddisfare al meglio questa domanda. È una sfida affascinante che il territorio ha tutte le carte in regola per vincere».</p>



<p>«I numeri e le proiezioni illustrate oggi confermano la bontà del lavoro svolto e la grande opportunità che la crocieristica rappresenta per Agropoli e l&#8217;intero Cilento», hanno dichiarato il sindaco Roberto Mutalipassi e l&#8217;assessore al Mare, Porto e Demanio Giuseppe Di Filippo. «Passare da 6 a 13 ormeggi annuali e raggiungere quasi 5.000 passeggeri nel 2027, con un turismo di qualità destagionalizzato, significa posizionare la nostra città al centro delle rotte del lusso internazionale, valorizzando il patrimonio culturale ed enogastronomico e creando valore concreto per l&#8217;economia locale».</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Cantico delle Creature: un messaggio ancora attuale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-cantico-delle-creature-un-messaggio-ancora-attuale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 12:01:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi e Turismo Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[cantico delle creature]]></category>
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					<description><![CDATA[Sole, luna, acqua, fuoco, terra. Nel Cantico delle Creature, composto da Francesco d&#8217;Assisi nei primi decenni del XIII secolo, gli elementi della natura diventano parte di una grande lode a [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sole, luna, acqua, fuoco, terra. Nel <em>Cantico delle Creature</em>, composto da Francesco d&#8217;Assisi nei primi decenni del XIII secolo, gli elementi della natura diventano parte di una grande lode a Dio. Conosciuto anche come <em>Cantico di Frate Sole</em>, il testo è considerato uno dei primi componimenti poetici della letteratura italiana e continua a essere letto per il suo messaggio di fraternità e rispetto verso il creato.</p>



<p>Il Cantico nasce in un momento difficile della vita di Francesco. Secondo la tradizione, fu composto in parte a San Damiano, negli ultimi anni della sua vita, quando il santo era malato e quasi cieco. Nonostante la sofferenza personale, Francesco rivolge lo sguardo al mondo che lo circonda e individua nella natura una realtà da accogliere con gratitudine.</p>



<p>Il testo si apre con la celebrazione del &#8220;frate Sole&#8221;, presentato come luminoso e bello e associato alla grandezza del Creatore. Seguono la &#8220;sora Luna&#8221;, le stelle, il vento, l&#8217;aria, l&#8217;acqua, il fuoco e la terra. Gli elementi naturali non sono descritti soltanto per le loro caratteristiche fisiche: vengono chiamati &#8220;fratello&#8221; e &#8220;sorella&#8221;, in una rappresentazione del creato fondata sulla relazione.</p>



<p>È proprio questa idea di fraternità a rendere il Cantico particolarmente interessante anche nella società contemporanea. Francesco non presenta l&#8217;essere umano come un individuo separato dalla natura, ma come parte di una realtà più ampia. Il rapporto con il creato viene così inserito in una dimensione di responsabilità e riconoscenza.</p>



<p>Il testo, però, non è un trattato sull&#8217;ambiente nel senso moderno del termine. Francesco non poteva naturalmente affrontare questioni come il cambiamento climatico, l&#8217;inquinamento o la perdita della biodiversità. Il suo messaggio può tuttavia essere riletto alla luce delle sfide ambientali contemporanee, mettendo in evidenza il valore attribuito alla natura e la necessità di un rapporto non fondato soltanto sul possesso e sullo sfruttamento.</p>



<p>Nel Cantico compare anche una dimensione sociale. Francesco parla infatti della capacità di perdonare e di sopportare le difficoltà, prima di arrivare alla celebrazione di &#8220;sorella nostra morte corporale&#8221;. La fraternità proposta dal testo non riguarda quindi soltanto gli elementi naturali, ma si estende ai rapporti tra le persone.</p>



<p>Questa interpretazione ha avuto una particolare fortuna negli ultimi decenni. Il riferimento a Francesco è entrato anche nel dibattito contemporaneo sulla responsabilità ambientale e sul rapporto tra sviluppo, povertà e tutela del pianeta. Nel 2015 papa Francesco ha scelto proprio l&#8217;incipit latino del Cantico, <em>Laudato si&#8217;</em>, come titolo della sua enciclica dedicata alla cura della casa comune.</p>



<p>Il legame tra Francesco d&#8217;Assisi e la sensibilità ecologica contemporanea va dunque letto come una rilettura di un messaggio medievale alla luce delle esigenze del presente. Il Cantico non offre soluzioni tecniche ai problemi ambientali, ma propone una prospettiva: considerare la natura non soltanto come una risorsa, bensì come una realtà con cui l&#8217;uomo è profondamente legato.</p>



<p>A più di otto secoli dalla sua composizione, il <em>Cantico delle Creature</em> conserva così una particolare capacità di parlare al presente. La sua forza sta nella semplicità delle immagini e in un&#8217;idea essenziale: il mondo naturale non è soltanto qualcosa da utilizzare, ma anche qualcosa da riconoscere, rispettare e custodire.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>San Francesco: la storia dell’uomo che scelse la povertà</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/san-francesco-la-storia-delluomo-che-scelse-la-poverta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 11:59:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi e Turismo Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[san francesco di assisi]]></category>
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					<description><![CDATA[Nato ad Assisi alla fine del XII secolo, Francesco di Bernardone è diventato una delle figure più conosciute della storia cristiana. Figlio di un ricco mercante di tessuti, abbandonò progressivamente [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nato ad Assisi alla fine del XII secolo, Francesco di Bernardone è diventato una delle figure più conosciute della storia cristiana. Figlio di un ricco mercante di tessuti, abbandonò progressivamente la vita agiata della giovinezza per dedicarsi alla preghiera, alla povertà e all’assistenza dei più deboli, dando origine a un movimento destinato a trasformare profondamente la vita religiosa del Medioevo.</p>



<p>Francesco nacque ad Assisi nel 1181 o 1182. Il padre, Pietro di Bernardone, era un commerciante benestante e Francesco trascorse la giovinezza in un ambiente lontano dalla povertà che avrebbe caratterizzato la sua scelta successiva. Da giovane partecipò alla vita cittadina e conobbe anche l’esperienza della guerra tra Assisi e Perugia, durante la quale fu fatto prigioniero.</p>



<p>La svolta arrivò gradualmente. Tornato ad Assisi, Francesco iniziò a prendere le distanze dalle aspirazioni sociali ed economiche della sua famiglia. Secondo le fonti biografiche, ebbe particolare attenzione per i poveri e per i lebbrosi, fino a maturare una scelta radicale di vita evangelica.</p>



<p>Un episodio divenuto simbolo della sua conversione è quello del gesto compiuto davanti al vescovo di Assisi. Francesco rinunciò pubblicamente ai beni paterni e alla sicurezza economica, scegliendo di vivere in povertà. Da quel momento iniziò una vita caratterizzata dalla predicazione, dal lavoro manuale, dalla preghiera e dall&#8217;assistenza ai bisognosi.</p>



<p>Attorno a lui si raccolsero presto altri giovani desiderosi di condividere lo stesso stile di vita. Nacque così la fraternità che sarebbe diventata l&#8217;Ordine dei Frati Minori. Nel 1209 Francesco e i suoi primi compagni si recarono a Roma per chiedere l&#8217;approvazione della loro forma di vita. Il movimento francescano crebbe rapidamente, proponendo una spiritualità fondata sulla semplicità, sulla fraternità e sulla predicazione del Vangelo.</p>



<p>Accanto a Francesco si sviluppò anche la comunità femminile legata a Chiara d&#8217;Assisi, sua concittadina e seguace. Nacquero così le Clarisse, mentre il movimento francescano si estese progressivamente in diverse regioni d&#8217;Europa.</p>



<p>La vita di Francesco fu segnata anche dal desiderio di promuovere la pace. Nel 1219, durante la Quinta crociata, si recò in Oriente e incontrò il sultano al-Malik al-Kamil. L&#8217;episodio è ricordato nelle fonti francescane come un momento significativo del suo impegno per il dialogo in un contesto segnato dal conflitto.</p>



<p>Negli ultimi anni Francesco si ritirò spesso in luoghi solitari per la preghiera. Nel 1224, sul monte della Verna, secondo la tradizione ricevette le stimmate, diventando il primo caso documentato nella storia cristiana associato a questo fenomeno.</p>



<p>Malato e ormai quasi cieco, Francesco compose il <em>Cantico delle Creature</em>, uno dei testi più celebri della letteratura italiana delle origini. Nel componimento loda Dio attraverso il sole, la luna, l&#8217;acqua, il fuoco e la terra, esprimendo una visione del creato fondata sulla fraternità e sulla gratitudine.</p>



<p>Francesco morì ad Assisi il 3 ottobre 1226. Fu canonizzato da papa Gregorio IX nel 1228, appena due anni dopo la morte. La sua figura continuò nei secoli a essere associata alla scelta della povertà, alla pace, alla cura degli ultimi e a un rapporto rispettoso con il creato.</p>



<p>A distanza di otto secoli, il suo nome resta legato soprattutto a una scelta radicale: rinunciare alla ricchezza e al prestigio per vivere secondo il Vangelo. Una scelta nata nella società comunale del Medioevo e diventata, nel tempo, un riferimento spirituale ben oltre i confini di Assisi.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sapri: al via la raccolta delle adesioni al Patto di destinazione &#8216;Cilento Autentico DMO&#8217;</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sapri-al-via-la-raccolta-delle-adesioni-al-patto-di-destinazione-cilento-autentico-dmo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 11:55:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Sapri]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[cilento auttentico dmo]]></category>
		<category><![CDATA[sapri]]></category>
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					<description><![CDATA[Entra nella fase di sottoscrizione il Patto di destinazione Cilento Autentico DMO, il percorso di collaborazione rivolto agli operatori turistici del territorio per contribuire all’organizzazione, alla promozione e allo sviluppo [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Entra nella fase di sottoscrizione il Patto di destinazione Cilento Autentico DMO, il percorso di collaborazione rivolto agli operatori turistici del territorio per contribuire all’organizzazione, alla promozione e allo sviluppo della destinazione. Cilento Autentico DMO è una realtà già attiva sul territorio e coinvolge una rete di amministrazioni e soggetti del comparto turistico. Sapri figura tra i Comuni che hanno aderito al progetto insieme, tra gli altri, a Camerota, San Giovanni a Piro, Centola-Palinuro, Pisciotta, Ascea e Casal Velino.</p>



<p>Il Comune di Sapri ha informato le strutture ricettive operanti sul territorio comunale dell’avvio della raccolta delle adesioni, invitando gli operatori interessati a partecipare all’iniziativa.</p>



<p>Il patto definisce i principi di collaborazione tra la Destination Management Organization (DMO) e gli operatori turistici, con l’obiettivo di favorire un percorso condiviso di valorizzazione dell’offerta turistica e di promozione del Cilento.</p>



<p>L’adesione consentirà alle singole strutture ricettive di prendere parte alle attività di organizzazione e sviluppo della destinazione, contribuendo alla costruzione di una strategia turistica comune.</p>



<p>Le strutture interessate hanno già ricevuto un’apposita comunicazione attraverso il portale PayTourist e sono invitate a scaricare il Patto di destinazione, sottoscriverlo e trasmetterlo direttamente alla DMO.</p>



<p>L’iniziativa punta a rafforzare il coinvolgimento degli operatori locali nella costruzione di una rete territoriale, favorendo la collaborazione tra soggetti pubblici e privati per la promozione del Cilento Autentico.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perito celebra San Francesco: l&#8217;inizio di un cammino storico tra fede, comunità e memoria</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/perito-celebra-san-francesco-linizio-di-un-cammino-storico-tra-fede-comunita-e-memoria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 12:35:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi e Turismo Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[Perito]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[perito]]></category>
		<category><![CDATA[san francesco]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel cuore del Cilento, arroccato tra ulivi secolari e pietre intrise di storia, il piccolo borgo di Perito si appresta a vivere un momento di profonda rilevanza spirituale e civile. [...]]]></description>
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<p>Nel cuore del Cilento, arroccato tra ulivi secolari e pietre intrise di storia, il piccolo borgo di <strong>Perito </strong>si appresta a vivere un momento di profonda rilevanza spirituale e civile. <strong>Il prossimo 4 ottobre</strong>, in coincidenza con il ripristino della festività nazionale dedicata a <strong>San Francesco d&#8217;Assisi</strong>, Patrono d&#8217;Italia, la comunità peritese sarà protagonista di un evento che travalica la semplice ricorrenza liturgica per farsi atto fondativo. Per la prima volta nella storia del Comune, infatti, le celebrazioni in onore del Poverello d&#8217;Assisi saranno curate direttamente dal <strong>Comitato Feste della Parrocchia San Nicola di Bari. </strong></p>



<p>«Non si tratta di un semplice cambio organizzativo, &#8211; spiegano &#8211; ma di una scelta consapevole e simbolica: gettare le fondamenta di una tradizione, istituire un rito che possa tramandarsi». L&#8217;iniziativa assume un significato ancora più profondo se letta alla luce del nuovo corso intrapreso dalla parrocchia con l&#8217;arrivo del nuovo parroco don Mario Felicella. La collaborazione tra il nuovo Comitato Feste: Giovanni Sarnicola, Orietta Apolito, Enrico Lava e Luca Baglivi (ancora in fase di rinnovo) e la guida spirituale del parroco ha generato una sinergia virtuosa, animata da un obiettivo ambizioso e chiaro.</p>



<p>«Questo 2026 non vuole essere un episodio isolato ma l&#8217;Anno Zero. Una prova generale, curata in ogni dettaglio, che ambisce a diventare, già dal 2027, festa ufficiale e permanente iscritta nel calendario civile e religioso di Perito», spiegano. «È il tentativo, nobile e necessario, di riannodare un filo interrotto, di riscoprire e ravvivare nel cuore del Cilento quella devozione francescana fatta di semplicità, fraternità e amore per il creato. L&#8217; idea non è casuale perché quest&#8217;anno ricorre un anniversario di portata universale:<br>L&#8217; VIII Centenario del Transito di San Francesco (1226-2026), la celebrazione degli ottocento anni dalla morte del Santo di Assisi, avvenuta il 3 ottobre 1226 alla Porziuncola. Il percorso per arrivare a questo storico traguardo di 800 anni si è articolato in diverse tappe. Ricordiamo il 2023 con l&#8217; VIII centenario della Regola Bollata e del primo Presepe di Greccio, Il 2024 con l&#8217; VIII centenario delle Stimmate a La Verna e Il 2025 con l&#8217; VIII centenario della composizione del Cantico delle Creature. Celebrare San Francesco oggi significa, dunque, inserirsi in un cammino di memoria che coinvolge l&#8217;intera cristianità, ma declinarlo con l&#8217;identità autentica di una piccola comunità». </p>



<p><strong>Il fulcro dei festeggiamenti sarà duplice</strong>, a simboleggiare l&#8217;unione tra il centro istituzionale e il cuore spirituale più raccolto del paese. La mattina del 4 ottobre, alle ore 11:30, presso la Chiesa Madre, si terrà la Santa Messa solenne officiata da don Mario Felicella, un momento di preghiera collettiva che si concluderà con un gesto antico e carico di significato: la distribuzione del pane e dell&#8217;uva, simboli di condivisione e di terra feconda e che nelle sue Ammonizioni, San Francesco esortava a vedere consacrati sull&#8217;altare non come materia semplice, ma riconoscendo con gli occhi dello spirito il vero Corpo e Sangue di Cristo. </p>



<p>Il pomeriggio, alle ore 18:15, la splendida Cappella di Santa Maddalena farà da cornice a un evento culturale di grande suggestione. Ad esibirsi sarà il gruppo Damadakà, ensemble di ricerca e recupero delle tradizioni popolari. Le loro musiche, con sonorità arcaiche e mediterranee, non saranno un semplice intrattenimento, ma la colonna sonora ideale per un Santo che del cantico delle creature fece la sua lode più alta. </p>



<p>A testimoniare come la festa voglia essere anche impegno civile, durante la giornata sarà presente il banchetto de &#8220;La Mela di AISM&#8221;. Aderendo alla campagna nazionale dell&#8217;Associazione Italiana Sclerosi Multipla, la comunità di Perito sceglie di unire alla preghiera la solidarietà concreta, sostenendo la ricerca scientifica sulla sclerosi multipla attraverso l&#8217;acquisto di un sacchetto di mele. </p>



<p>«In conclusione, quella del 4 ottobre non sarà solo una festa. &#8211; spiegano &#8211; Sarà la manifestazione tangibile di una comunità che decide di stringersi attorno ai propri pastori, ai propri simboli e ai valori più alti che essi rappresentano. Il ringraziamento va all&#8217;Amministrazione Comunale e alla Società editoriale Iuppiter Group, che hanno creduto e sostenuto con tempestività questo progetto. L&#8217;invito, ora, è rivolto a tutti i cittadini di Perito e ai visitatori dei borghi vicini. Partecipare a questo storico debutto significa essere testimoni e co-autori di una nuova pagina di storia. Significa riscoprire, nel nome di Francesco, il senso profondo dello stare insieme, in un clima di gioia, pace e rinnovata speranza nel futuro».</p>
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		<title>Castagne, dall&#8217;Irpinia al Cilento i luoghi della raccolta in Campania</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/castagne-dallirpinia-al-cilento-i-luoghi-della-raccolta-in-campania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 11:54:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[È l&#8217;autunno la stagione delle castagne e in Campania sono diverse le aree dove la coltivazione del castagno rappresenta una parte importante del paesaggio agricolo e delle tradizioni locali. Dall&#8217;Irpinia [...]]]></description>
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<p>È l&#8217;autunno la stagione delle castagne e in Campania sono diverse le aree dove la coltivazione del castagno rappresenta una parte importante del paesaggio agricolo e delle tradizioni locali. Dall&#8217;Irpinia al Salernitano, fino al Casertano, la regione conserva alcune delle principali produzioni castanicole italiane, con quattro denominazioni IGP riconosciute o in vigore e altre produzioni tradizionali.</p>



<p>Uno dei territori più conosciuti è quello di <strong>Montella</strong>, in provincia di Avellino, dove si produce la <strong>Castagna di Montella IGP</strong>. La zona di produzione interessa l&#8217;area del Terminio-Cervialto e i castagneti destinati alla denominazione si trovano, secondo il disciplinare, tra i 500 e i 1.000 metri di altitudine. La produzione è legata alle varietà Palummina e Verdole. </p>



<p>Accanto a Montella, l&#8217;Irpinia ha un&#8217;altra importante area castanicola a <strong>Serino</strong>, dove la produzione è conosciuta come Castagna di Serino. La Regione Campania inserisce entrambe le aree tra le principali zone regionali dedicate alla coltivazione del castagno. </p>



<p>Spostandosi nel Salernitano, il principale riferimento è <strong>Roccadaspide</strong>, nell&#8217;area del Cilento interno e degli Alburni. Qui viene prodotto il <strong>Marrone di Roccadaspide IGP</strong>, una delle produzioni riconosciute della castanicoltura campana. La zona prevista dal disciplinare comprende numerosi comuni della provincia di Salerno, a partire dai territori degli Alburni, del Calore salernitano e del Cilento. </p>



<p>Proprio nel Cilento interno la castanicoltura è legata anche ai comuni di <strong>Stio e Sicignano degli Alburni</strong>. Un recente progetto regionale dedicato alla cultura agroalimentare del territorio indica Roccadaspide, Stio e Sicignano degli Alburni come centri rappresentativi di una tradizione castanicola secolare, con attività che comprendono raccolta, essiccazione e trasformazione delle castagne. </p>



<p>Tra le manifestazioni storiche legate al prodotto figurano la Sagra della Castagna di Roccadaspide, avviata nel 1976, la Festa della Castagna di Stio, nata nel 1983, e la Sagra della Castagna di Sicignano degli Alburni, che risale al 1970. </p>



<p>Un&#8217;altra area storicamente legata alla castanicoltura è quella di <strong>Roccamonfina</strong>, nel Casertano. Il territorio del Monte Santa Croce ospita diverse cultivar ed ecotipi locali; la Regione segnala in particolare la presenza della Tempestiva di Roccamonfina, accanto ad altre varietà tradizionali. La Castagna di Roccamonfina figura tra i prodotti campani riconosciuti come IGP. </p>



<p>Il quadro regionale non si esaurisce però nelle quattro denominazioni già riconosciute. La Regione Campania segnala infatti anche la <strong>Castagna del Partenio</strong> e la <strong>Castagna del Monte Faito</strong> tra le IGP in corso di istruttoria. Per la Castagna del Partenio, la domanda di riconoscimento europeo riguarda un&#8217;area che comprende 22 comuni distribuiti tra le province di Avellino, Benevento, Caserta e Napoli. </p>



<p>La varietà degli ambienti contribuisce a spiegare la ricchezza della castanicoltura regionale. Il disciplinare di produzione integrata della Regione Campania sottolinea come il germoplasma castanicolo campano sia particolarmente ricco e differenziato e come, nel corso dei secoli, le diverse comunità abbiano selezionato varietà ed ecotipi adattati alle condizioni dei singoli territori. </p>



<p>In autunno, dunque, i castagneti diventano uno dei paesaggi caratteristici delle aree interne della Campania. La raccolta si accompagna alla trasformazione del frutto: oltre al consumo fresco, le castagne vengono destinate all&#8217;essiccazione e alla produzione di farine, dolci e conserve, mantenendo un legame con tecniche e pratiche tramandate nelle comunità rurali. </p>
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		<title>Salerno sempre più destinazione turistica, dati Istat 2025: + 23% di presenze in città</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/salerno-sempre-piu-destinazione-turistica-dati-istat-2025-23-di-presenze-in-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 09:58:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[dati istat]]></category>
		<category><![CDATA[salerno]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Crescono i flussi turistici a Salerno. Secondo i dati Istat diffusi dal Comune, nel 2025 gli arrivi nel territorio comunale sono aumentati del 13% rispetto all&#8217;anno precedente, mentre le presenze [...]]]></description>
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<p>Crescono i flussi turistici a Salerno. Secondo i dati Istat diffusi dal Comune, nel 2025 gli arrivi nel territorio comunale sono aumentati del 13% rispetto all&#8217;anno precedente, mentre le presenze hanno registrato un incremento del 23,1%.</p>



<p>Complessivamente, il Comune indica quasi 1,6 milioni di arrivi e quasi 6,4 milioni di presenze, con quest&#8217;ultimo dato riferito al numero complessivo di pernottamenti.</p>



<p>L&#8217;incremento delle presenze è superiore a quello degli arrivi e indica, sul piano statistico, una maggiore permanenza complessiva dei visitatori in città. Il Comune sottolinea inoltre che Salerno presenta il tasso di crescita più elevato tra i cinque capoluoghi campani e rispetto al dato nazionale.</p>



<p>Secondo l&#8217;amministrazione comunale, i risultati sono legati anche alla capacità della città di attrarre visitatori per il patrimonio storico, paesaggistico e culturale, oltre che per l&#8217;offerta enogastronomica e il calendario di eventi distribuito durante l&#8217;anno.</p>



<p>I dati Istat fotografano quindi un aumento sia del numero di visitatori arrivati a Salerno sia delle notti trascorse complessivamente nelle strutture ricettive del territorio nel corso del 2025.</p>
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		<item>
		<title>Turismo, si insedia l’Osservatorio regionale sui flussi turistici della Campania</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/turismo-si-insedia-losservatorio-regionale-sui-flussi-turistici-della-campania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 14:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[Si insedia l’Osservatorio regionale sui flussi turistici e sulle attività ricettive della Campania, lo strumento istituito dalla Giunta regionale per rafforzare il monitoraggio e l’analisi del turismo e per costruire [...]]]></description>
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<p>Si insedia l’Osservatorio regionale sui flussi turistici e sulle attività ricettive della Campania, lo strumento istituito dalla Giunta regionale per rafforzare il monitoraggio e l’analisi del turismo e per costruire un confronto stabile con territori e operatori. L’Osservatorio è presieduto dall’assessore regionale al Turismo, Promozione del territorio e Transizione digitale, Vincenzo Maraio.</p>



<p>Al tavolo sono rappresentate le diverse componenti del sistema turistico campano. Ne fanno parte ANCI Campania, Comune di Napoli, Federalberghi Campania, Confcommercio Campania, Confesercenti Campania, CNA, Confagricoltura Campania-Agriturist, FAITA, Fenailp Turismo, Unioncamere Campania, ISNART, ABBAC, AIGAB e associazioni di categoria degli agenti di viaggio e tour operator insieme all’Agenzia Campania Turismo e alle strutture regionali competenti.</p>



<p>“È un risultato importante per la Regione Campania e un altro impegno che diventa operativo. L’Osservatorio era uno strumento atteso dal comparto e dai territori. Ringrazio il presidente Roberto Fico per aver creduto in questo percorso e per l’attenzione che sta dedicando a un settore strategico per lo sviluppo della Campania” dichiara Maraio.<br />L’Osservatorio avrà il compito di monitorare, analizzare e interpretare i flussi turistici e, contemporaneamente, di raccogliere le indicazioni provenienti dal territorio, favorendo un confronto operativo tra istituzioni e comparto turistico-ricettivo.</p>



<p>“Vogliamo passare dalla semplice lettura dei numeri alla capacità di utilizzarli per governare i fenomeni. Conoscere i flussi, capire come cambiano le presenze, studiare le nuove tendenze e ascoltare gli operatori significa poter programmare meglio. Il turismo non può essere governato inseguendo i fenomeni: servono dati, analisi e strategie”.</p>



<p>Per Maraio, la composizione stessa dell’Osservatorio rappresenta un elemento centrale del nuovo metodo di lavoro: istituzioni, enti locali e rappresentanze delle diverse componenti della filiera vengono coinvolti in una sede permanente di confronto.</p>



<p>“Mettere intorno allo stesso tavolo chi programma e chi vive ogni giorno il turismo significa costruire politiche più aderenti alla realtà. Dobbiamo &#8211; spiega &#8211; governare i flussi, valorizzare le destinazioni già forti e contemporaneamente creare opportunità per le aree interne, i borghi e i territori che possono intercettare una quota crescente della domanda. La Campania sta ottenendo risultati importanti: ora dobbiamo trasformare questi risultati in crescita strutturale, diffusa e programmata”.</p>



<p>“Si tratta &#8211; conclude Maraio &#8211; di una piccola rivoluzione che si inserisce in un disegno più ampio: una nuova visione e una nuova strategia per il turismo della Campania, fondate sui dati, sulla programmazione, sul confronto con i territori e sulla capacità di anticipare i cambiamenti anziché inseguirli”.</p>
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		<item>
		<title>San Carlo Acutis, ad Assisi quattro giorni di celebrazioni per il ventennale della morte</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/san-carlo-acutis-ad-assisi-quattro-giorni-di-celebrazioni-per-il-ventennale-della-morte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 13:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi e Turismo Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[acutis]]></category>
		<category><![CDATA[assisi]]></category>
		<category><![CDATA[san carlo]]></category>
		<category><![CDATA[san carlo acutis]]></category>
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					<description><![CDATA[Quattro giorni di celebrazioni, testimonianze e momenti di approfondimento per ricordare San Carlo Acutis, nel ventesimo anniversario della sua morte. Dal 9 al 12 ottobre il Santuario della Spogliazione di [...]]]></description>
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<p class="p1">Quattro giorni di celebrazioni, testimonianze e momenti di approfondimento per ricordare San Carlo Acutis, nel ventesimo anniversario della sua morte. Dal 9 al 12 ottobre il Santuario della Spogliazione di Assisi ospiterà la festa dedicata al giovane santo, morto il 12 ottobre 2006.</p>



<p class="p1">Il programma prevede celebrazioni eucaristiche e iniziative dedicate alla figura di Acutis, ricordato per la devozione all’Eucaristia e per aver utilizzato anche le nuove tecnologie come strumento di conoscenza e di evangelizzazione.</p>



<p class="p1">Tra gli appuntamenti principali, domenica 11 ottobre alle 10 sarà celebrata la messa presieduta dal cardinale Luis Antonio Gokim Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, trasmessa in diretta su Canale 5. La giornata prevede anche la messa delle 8.30, presieduta da fra Marco Gaballo, rettore del Santuario della Spogliazione, trasmessa su TV2000, quella delle 11.30 presieduta da don Giovanni Zampa, vicario generale delle diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno, e alle 16 una celebrazione in lingua inglese presieduta da fra Julius Rodrigues.</p>



<p class="p1">Le celebrazioni proseguiranno lunedì 12 ottobre, giorno della memoria liturgica di San Carlo Acutis, con la messa presieduta da monsignor Felice Accrocca, vescovo delle diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno.</p>



<p class="p1">«Da luglio dell’anno scorso, mese del Giubileo dei giovani, a oggi le presenze al Santuario superano il milione 700mila», riferisce Marina Rosati, responsabile dell’Ufficio stampa del Santuario della Spogliazione. Secondo Rosati, il dato è legato anche all’anno speciale del centenario francescano e, in particolare, all’ostensione del corpo di San Francesco tra febbraio e marzo, che ha portato in Basilica quasi 400mila persone.</p>



<p class="p1">«La maggior parte di queste persone – aggiunge – è poi venuta anche a venerare San Carlo Acutis». Rosati sottolinea inoltre come la recente fiction dedicata al giovane santo, trasmessa da Canale 5, abbia confermato l’attenzione nei confronti della sua figura.</p>



<p class="p1">Il programma della festa prenderà il via venerdì 9 ottobre alle 18 con la messa presieduta da fra Simone Calvarese, ministro provinciale OFM Cap. Alle 21.15 è previsto l’incontro “Ogni resurrezione è anche un’insurrezione”, con la testimonianza e la musica di don Francesco Fiorillo, custode e responsabile della Fraternità del monastero San Magno di Fondi.</p>



<p class="p1">Sabato 10 ottobre, alle 18, la celebrazione sarà presieduta da monsignor Anthony Figueiredo, responsabile delle missioni estere con la reliquia di San Carlo. Alle 21 è prevista l’adorazione eucaristica presieduta da monsignor Vincenzo Calvosa, vescovo della diocesi di Vallo della Lucania, e animata dal Coro Polifonico Foria e dall’associazione “Tantum ergo Carlo Acutis” di Centola.</p>



<p class="p1">La giornata di domenica 11 ottobre si aprirà alle 8.30 con la messa presieduta da fra Marco Gaballo e animata dal Coro Polifonico Foria di Centola, diretto dal maestro Pina D’Alessandro. Durante la celebrazione sarà eseguita “Il mio migliore amico Gesù”, composta e interpretata dal maestro Nicola Napolitano e dedicata a San Carlo Acutis.</p>



<p class="p1">Il programma si concluderà lunedì 12 ottobre con la celebrazione presieduta da monsignor Accrocca.</p>



<p class="p1">Nel frattempo, l’apertura dell’antica porta e di piazza del Vescovado offre ai pellegrini la possibilità di visitare un’area considerata di particolare interesse storico, spirituale e archeologico, nel cuore del Santuario della Spogliazione.</p>
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		<item>
		<title>Melannurca Campana Igp, al via la raccolta in anticipo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/melannurca-campana-igp-al-via-la-raccolta-in-anticipo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 09:49:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[melannurca]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta melannurca]]></category>
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					<description><![CDATA[È ufficialmente partita in Campania la campagna di raccolta della Melannurca Campana Igp, la “Regina delle mele”, simbolo dell&#8217;eccellenza ortofrutticola del territorio. Un&#8217;annata che prende il via con un leggero [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È ufficialmente partita in Campania la campagna di raccolta della Melannurca Campana Igp, la “Regina delle mele”, simbolo dell&#8217;eccellenza ortofrutticola del territorio.</p>



<p>Un&#8217;annata che prende il via con un leggero anticipo rispetto alla tabella di marcia, dettato dalle condizioni meteorologiche dei mesi estivi. Il caldo ha infatti accelerato i tempi di maturazione, anticipando di circa una settimana l&#8217;avvio delle operazioni nei campi.</p>



<p>“<strong>La raccolta si è anticipata di circa 7-10 giorni a causa del forte caldo che ha caratterizzato quest&#8217;estate. Ma nonostante le alte temperature, le notizie dai campi sono estremamente positive</strong>”, spiega <strong>Giuseppe Giaccio, presidente del Consorzio di Tutela Melannurca Campana Igp</strong>.</p>



<p>“<strong>Il prodotto si presenta di ottima pezzatura e con una qualità organolettica eccellente</strong>”, aggiunge Giaccio, sottolineando che anche sul fronte dei quantitativi le previsioni sono positive. “<strong>I volumi si mantengono perfettamente in linea con le scorse annate, garantendo la solita grande presenza del nostro frutto sui mercati nazionali ed esteri</strong>”.</p>



<p>La Melannurca Campana Igp si prepara così ad affrontare una nuova stagione commerciale, con una produzione che, secondo il Consorzio, conferma i livelli delle annate precedenti e un prodotto caratterizzato da buone dimensioni e qualità organolettiche.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nocciole, tre dolci facili da preparare in casa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/nocciole-tre-dolci-facili-da-preparare-in-casa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 12:57:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cilentani ai fornelli]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[ricette con nocciole]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=261918</guid>

					<description><![CDATA[Croccanti, profumate e adatte sia alle preparazioni tradizionali sia alla pasticceria contemporanea. Le nocciole sono tra i prodotti che caratterizzano il territorio dei Monti Picentini e la Nocciola di Giffoni [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Croccanti, profumate e adatte sia alle preparazioni tradizionali sia alla pasticceria contemporanea. Le nocciole sono tra i prodotti che caratterizzano il territorio dei Monti Picentini e la <strong>Nocciola di Giffoni IGP</strong> è una delle produzioni agroalimentari campane riconosciute a livello europeo.</p>



<p>Il disciplinare ne lega la produzione a un&#8217;area della provincia di Salerno che comprende anche Giffoni Valle Piana e altri comuni dei Picentini. La nocciola può essere utilizzata intera, tostata, tritata o trasformata in granella e pasta, diventando protagonista di numerosi dolci.</p>



<p>Ecco tre ricette da preparare in casa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Torta soffice alle nocciole </h2>



<p>Un dolce semplice, adatto alla colazione o alla merenda, nel quale la nocciola rimane protagonista senza coprire il profumo dell&#8217;impasto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ingredienti</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>180 g di Nocciole </li>



<li>180 g di farina 00</li>



<li>150 g di zucchero</li>



<li>3 uova</li>



<li>100 ml di olio di semi</li>



<li>100 ml di latte</li>



<li>1 bustina di lievito per dolci</li>



<li>1 cucchiaino di estratto di vaniglia</li>



<li>un pizzico di sale</li>



<li>zucchero a velo per decorare</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Preparazione</h3>



<p>Tritare finemente le nocciole tostate fino a ottenere una granella molto fine, senza ridurle completamente in farina.</p>



<p>In una ciotola montare le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e leggermente spumoso. Aggiungere l&#8217;olio, il latte e la vaniglia.</p>



<p>Unire quindi la farina setacciata insieme al lievito e al pizzico di sale. Incorporare infine le nocciole tritate, mescolando fino a ottenere un impasto omogeneo.</p>



<p>Versare il composto in una tortiera da circa 22 centimetri precedentemente imburrata e infarinata.</p>



<p>Cuocere in forno statico preriscaldato a <strong>180 gradi per circa 35-40 minuti</strong>. Prima di sfornare verificare la cottura con uno stecchino.</p>



<p>Lasciare raffreddare e completare con una spolverata di zucchero a velo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Biscotti croccanti alle nocciole</h2>



<p>Sono adatti alla colazione, ma anche da servire con il caffè. La tostatura delle nocciole accentua il loro aroma e dà al biscotto una consistenza croccante.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ingredienti</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>150 g di Nocciole tostate</li>



<li>250 g di farina 00</li>



<li>120 g di zucchero</li>



<li>120 g di burro</li>



<li>1 uovo</li>



<li>1 cucchiaino di lievito per dolci</li>



<li>scorza grattugiata di mezzo limone</li>



<li>un pizzico di sale</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Preparazione</h3>



<p>Tritare grossolanamente le nocciole.</p>



<p>Lavorare il burro morbido con lo zucchero fino a ottenere una crema. Aggiungere l&#8217;uovo e la scorza di limone.</p>



<p>Unire la farina, il lievito e il sale e impastare rapidamente. Aggiungere le nocciole e continuare a lavorare fino a ottenere un impasto compatto.</p>



<p>Formare un panetto, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero per circa 30 minuti.</p>



<p>Stendere l&#8217;impasto a uno spessore di circa mezzo centimetro e ricavare i biscotti con uno stampino.</p>



<p>Disporli su una teglia rivestita di carta forno e cuocere a <strong>175 gradi per 12-15 minuti</strong>, fino a quando i bordi saranno leggermente dorati.</p>



<p>Lasciare raffreddare completamente prima di servirli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Semifreddo alle nocciole</h2>



<p>Una preparazione senza cottura, ideale anche per concludere un pranzo. In questo caso la nocciola viene utilizzata sia nell&#8217;impasto sia come elemento croccante sulla superficie.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ingredienti</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>150 g di Nocciole </li>



<li>250 ml di panna fresca</li>



<li>3 tuorli</li>



<li>100 g di zucchero</li>



<li>50 ml di acqua</li>



<li>80 g di cioccolato fondente</li>



<li>1 cucchiaino di estratto di vaniglia</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Preparazione</h3>



<p>Tritare metà delle nocciole finemente e lasciare l&#8217;altra metà in pezzi più grossolani.</p>



<p>Preparare uno sciroppo facendo cuocere acqua e zucchero fino a raggiungere una consistenza leggermente viscosa.</p>



<p>Montare i tuorli con le fruste elettriche e versare lentamente lo sciroppo caldo continuando a montare. Proseguire fino a ottenere un composto chiaro e spumoso.</p>



<p>Montare la panna e incorporarla delicatamente al composto di tuorli. Aggiungere le nocciole tritate e la vaniglia.</p>



<p>Versare metà del composto in uno stampo da plumcake rivestito con pellicola. Aggiungere parte delle nocciole spezzettate e del cioccolato fondente tritato, quindi coprire con il resto del composto.</p>



<p>Chiudere con la pellicola e lasciare in freezer per <strong>almeno 6 ore</strong>.</p>



<p>Prima di servire, lasciare il semifreddo a temperatura ambiente per alcuni minuti. Decorare con le nocciole rimaste e qualche scaglia di cioccolato.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Campania, viaggio nei sapori: i prodotti che raccontano la storia dei territori</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/campania-viaggio-nei-sapori-i-prodotti-che-raccontano-la-storia-dei-territori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 12:53:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti della campania]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=261914</guid>

					<description><![CDATA[In Campania il viaggio può cominciare anche dalla tavola. Basta attraversare pochi chilometri per cambiare paesaggio, coltivazioni e tradizioni: dagli uliveti del Cilento ai castagneti dell&#8217;Irpinia, dalle coltivazioni dell&#8217;Agro alla [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In Campania il viaggio può cominciare anche dalla tavola. Basta attraversare pochi chilometri per cambiare paesaggio, coltivazioni e tradizioni: dagli uliveti del Cilento ai castagneti dell&#8217;Irpinia, dalle coltivazioni dell&#8217;Agro alla frutta delle colline salernitane.</p>



<p>La ricchezza agroalimentare della regione è documentata anche dai numeri. Con l&#8217;aggiornamento del febbraio 2026, la Campania conta <strong>614 Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT)</strong>, il numero più alto tra le regioni italiane. Nell&#8217;elenco figurano prodotti vegetali, formaggi, salumi, prodotti da forno, preparazioni gastronomiche e specialità legate alla pesca. </p>



<p>Accanto ai PAT ci sono le produzioni riconosciute a livello europeo: la Campania conta numerose DOP e IGP, dal Fico Bianco del Cilento alla Mozzarella di Bufala Campana, dal Carciofo di Paestum alla Castagna di Montella, fino alla Melannurca Campana e alla Nocciola di Giffoni. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Cilento e il legame con l&#8217;ulivo</h2>



<p>Nel Cilento il paesaggio degli uliveti è parte integrante dell&#8217;identità agricola del territorio. L&#8217;<strong>Olio extravergine di oliva Cilento DOP</strong> è una delle produzioni riconosciute dalla Regione e si inserisce in una storia dell&#8217;olivicoltura che, secondo la documentazione regionale, affonda le proprie radici nella presenza dei coloni greci sulle coste cilentane e nell&#8217;area cumana. </p>



<p>Non è soltanto una produzione agricola. L&#8217;ulivo ha contribuito nel tempo a modellare il paesaggio e l&#8217;economia di numerose aree della Campania.</p>



<p>Accanto all&#8217;olio c&#8217;è il <strong>Fico Bianco del Cilento DOP</strong>, prodotto legato soprattutto alle aree collinari e costiere del Cilento. La presenza del fico nella tradizione agricola locale è testimoniata anche dalla documentazione sui prodotti tradizionali della regione.</p>



<p>Il risultato è un patrimonio nel quale agricoltura, paesaggio e gastronomia si incontrano: il prodotto diventa così anche una chiave per conoscere il territorio nel quale viene coltivato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nocciola che porta il nome di Giffoni</h2>



<p>Spostandosi nel Salernitano, il viaggio conduce verso i Monti Picentini e Giffoni Valle Piana.</p>



<p>La <strong>Nocciola di Giffoni IGP</strong> è tra le produzioni campane riconosciute dall&#8217;Unione europea. La sua presenza nella filiera agricola locale ha contribuito a caratterizzare il paesaggio e le attività economiche dell&#8217;area. </p>



<p>Il nome stesso della produzione mantiene quindi un legame diretto con il territorio di origine, mostrando come una specialità alimentare possa diventare parte dell&#8217;identità di una comunità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le castagne dell&#8217;Irpinia</h2>



<p>Dalla provincia di Salerno all&#8217;Irpinia cambia il paesaggio e cambiano anche le colture.</p>



<p>Tra le produzioni riconosciute c&#8217;è la <strong>Castagna di Montella IGP</strong>, una delle specialità più note dell&#8217;area avellinese. Nell&#8217;elenco regionale delle produzioni a indicazione geografica figurano anche il Marrone di Roccadaspide, la Castagna di Roccamonfina e il Marrone/Castagna di Serino. </p>



<p>La castanicoltura è legata soprattutto alle aree collinari e montane, dove i castagneti hanno rappresentato per generazioni una risorsa agricola e alimentare.</p>



<p>In autunno il prodotto torna protagonista sulle tavole e nelle sagre locali, ma dietro una castagna c&#8217;è anche una parte della storia economica delle aree interne, dove il rapporto tra comunità e bosco ha avuto un ruolo importante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Melannurca, un frutto simbolo</h2>



<p>Un altro viaggio possibile parte dalla <strong>Melannurca Campana IGP</strong>, produzione che interessa diverse aree della regione.</p>



<p>La Melannurca è una delle produzioni riconosciute nell&#8217;elenco delle IGP campane e rappresenta un esempio di come una varietà agricola possa diventare elemento riconoscibile dell&#8217;identità regionale. </p>



<p>Il suo percorso dal frutteto alla tavola passa attraverso pratiche agricole tradizionali e una lavorazione che ne ha caratterizzato la produzione nel tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal prodotto alla comunità</h2>



<p>Guardare alla Campania attraverso il cibo significa quindi attraversare territori molto diversi.</p>



<p>Ci sono le colline del Cilento con gli ulivi e i fichi, i Monti Picentini con la nocciola, le aree interne dell&#8217;Irpinia con i castagneti e le zone agricole dove sono coltivate produzioni ortofrutticole diventate riconoscibili anche oltre i confini regionali.</p>



<p>Ma il patrimonio agroalimentare campano non si esaurisce nei prodotti più conosciuti. L&#8217;elenco regionale comprende infatti centinaia di specialità tradizionali, dalle preparazioni gastronomiche ai prodotti da forno, dalle carni ai formaggi. Nell&#8217;ultimo aggiornamento del 2026 sono entrati anche quattro nuovi PAT: la Carne saucicciara di Pietramelara, la Mela Vaitanedda di San Mauro Cilento, la Scroppella castelvetrese e il Miele del Cilento. </p>



<p>È proprio questa varietà a rendere la tavola una possibile mappa della Campania: ogni prodotto porta con sé un luogo, una coltivazione, una tecnica e una comunità.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.qualigeo.eu/prodotto-qualigeo/nocciola-di-giffoni-igp/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nocciola di Giffoni IGP :: Qualigeo</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Campania, viaggio nei paesi &#8220;abbandonati&#8221;: le storie dietro le case vuote</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/campania-viaggio-nei-paesi-abbandonati-le-storie-dietro-le-case-vuote/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 12:47:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[conza della campania]]></category>
		<category><![CDATA[roscigno vecchia]]></category>
		<category><![CDATA[san severino di centola]]></category>
		<category><![CDATA[tocco caudio]]></category>
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					<description><![CDATA[Da Roscigno Vecchia a San Severino di Centola, Romagnano al Monte fino a Tocco Caudio e Conza della Campania: borghi svuotati da frane, terremoti e trasformazioni sociali In alcuni luoghi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Da Roscigno Vecchia a San Severino di Centola, Romagnano al Monte fino a Tocco Caudio e Conza della Campania: borghi svuotati da frane, terremoti e trasformazioni sociali</em></p>



<p>In alcuni luoghi della Campania le strade sono rimaste, ma gli abitanti non ci sono più. Case, chiese, piazze e vicoli raccontano la storia di comunità che nel tempo hanno dovuto lasciare i propri paesi per colpa delle frane, dei terremoti oppure per trasferirsi verso centri più facilmente raggiungibili.</p>



<p>Sono gli antichi abitati di Roscigno Vecchia, San Severino di Centola, Tocco Vecchio e Conza della Campania. Luoghi diversi per storia e caratteristiche, accomunati dalla presenza di una memoria che ancora oggi resta visibile nel paesaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Roscigno Vecchia, il paese lasciato alle frane</h2>



<p>Nel Cilento, all&#8217;interno del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Roscigno Vecchia è uno degli esempi più conosciuti di centro abitato progressivamente abbandonato.</p>



<p>La storia del paese è legata alla fragilità del terreno. Secondo il Catalogo generale dei Beni culturali del Ministero della Cultura, Roscigno fu ricostruita più volte a causa delle frane. Tra la fine dell&#8217;Ottocento e l&#8217;inizio del Novecento venne deciso il trasferimento dell&#8217;abitato in una nuova zona, a circa un chilometro di distanza. </p>



<p>Il vecchio centro conserva ancora la piazza, la chiesa di San Nicola, le abitazioni e gli edifici che testimoniano l&#8217;organizzazione della vita quotidiana di un paese agricolo.</p>



<p>Il Ministero della Cultura ha recentemente inserito Roscigno Vecchia in un progetto di valorizzazione culturale finalizzato a rafforzarne il ruolo di museo diffuso a cielo aperto. Nel giugno 2026, la Soprintendenza di Salerno e Avellino ha promosso un incontro dedicato proprio al futuro del borgo e alla sua rigenerazione culturale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">San Severino di Centola, l&#8217;abbandono lento</h2>



<p>Diversa è la vicenda di San Severino di Centola, borgo medievale arroccato su uno sperone roccioso nella valle del Mingardo.</p>



<p>Il Comune di Centola colloca le origini dell&#8217;abitato tra il X e l&#8217;XI secolo. Il castello e la posizione dominante sulla valle avevano un&#8217;importante funzione strategica. Comune di Centola</p>



<p>L&#8217;abbandono è avvenuto lentamente, tra il XIX e la prima metà del XX secolo. Le abitazioni erano difficili da raggiungere e gli abitanti iniziarono a trasferirsi verso valle, anche in prossimità della stazione ferroviaria.</p>



<p>Non fu quindi una catastrofe improvvisa a svuotare il paese. Il cambiamento arrivò gradualmente, insieme alle nuove infrastrutture e a un diverso modo di vivere il territorio.</p>



<p>Nel vecchio borgo sono rimasti il castello, il palazzo baronale e le chiese di Santa Maria degli Angeli e San Nicola. Il Comune segnala inoltre la presenza del Museo dell&#8217;Emigrante Cilentano, dedicato alla storia dell&#8217;emigrazione dal Cilento. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Tocco Vecchio, una storia segnata dai terremoti</h2>



<p>Nel Beneventano, Tocco Vecchio racconta invece una lunga storia di terremoti e dissesto idrogeologico.</p>



<p>Il Comune di Tocco Caudio ricorda che il territorio fu colpito da numerosi eventi sismici, tra cui quello del 1456, che devastò l&#8217;antico centro. Nel Novecento arrivarono altri terremoti e fenomeni franosi. </p>



<p>Il terremoto del 1930 provocò danni tali da portare alla progettazione di un nuovo abitato nella contrada Friuni. Negli anni successivi, ulteriori movimenti franosi e il terremoto del 1962 provocarono nuove evacuazioni.</p>



<p>Lo sgombero definitivo dell&#8217;antico centro arrivò dopo il terremoto del 1980. Oggi Tocco Vecchio conserva le tracce dell&#8217;antico impianto urbano e delle abitazioni costruite direttamente sul costone tufaceo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Conza della Campania, il paese ricostruito dopo il 1980</h2>



<p>La storia di Conza della Campania è legata al terremoto del 23 novembre 1980, che colpì duramente l&#8217;Irpinia.</p>



<p>L&#8217;antico abitato, costruito sulla collina, venne abbandonato e il nuovo paese fu realizzato più in basso. Dalle rovine sono emerse anche le testimonianze dell&#8217;antica Compsa, trasformate in un&#8217;area archeologica. </p>



<p>Il vecchio centro non è quindi soltanto la memoria del terremoto. Gli scavi hanno riportato alla luce strutture di epoca romana, tra cui parte del foro e altri elementi dell&#8217;antico insediamento.</p>



<p>Il risultato è un paesaggio nel quale la storia contemporanea e quella antica si sovrappongono: le rovine del paese distrutto nel 1980 convivono con quelle della città romana.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Romagnano al Monte, il paese diviso in due</strong></h2>



<p>A pochi chilometri dal confine con la Basilicata, il caso di Romagnano al Monte racconta in modo particolarmente evidente gli effetti del terremoto del 23 novembre 1980. Il vecchio abitato, arroccato su uno sperone roccioso a picco sulle gole del fiume Platano, venne gravemente danneggiato dal sisma e la popolazione fu trasferita a circa due chilometri di distanza, nella località Ariola. </p>



<p>Il nuovo centro e quello antico sono oggi separati nello spazio, ma continuano a essere legati dalla memoria della comunità. Nel vecchio borgo sono ancora riconoscibili stradine, archi e volte in pietra, mentre le rovine raccontano la struttura dell&#8217;abitato precedente al terremoto. </p>



<p>La vicenda di Romagnano è anche un esempio di come un evento sismico possa modificare definitivamente la geografia di un paese: non soltanto gli edifici, ma anche il luogo nel quale una comunità sceglie di vivere.</p>



<p>Foto: <a href="https://comune.toccocaudio.bn.it/vivere-il-comune/luoghi/tocco-vecchio-3/">https://comune.toccocaudio.bn.it/vivere-il-comune/luoghi/tocco-vecchio-3/</a></p>
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		<item>
		<title>Castellabate scende in campo per la Coppa dei Borghi più belli d’Italia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/castellabate-scende-in-campo-per-la-coppa-dei-borghi-piu-belli-ditalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 09:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Coppa dei Borghi più belli d’Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal 2 al 4 ottobre il borgo cilentano ospiterà la quarta edizione della Coppa Nazionale dei Borghi più Belli d’Italia “Benvenuti al Sud”, torneo di calcio a 5 che vedrà [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Dal 2 al 4 ottobre il borgo cilentano ospiterà la quarta edizione della Coppa Nazionale dei Borghi più Belli d’Italia “Benvenuti al Sud”</strong>, torneo di calcio a 5 che vedrà protagoniste le rappresentative di diversi borghi italiani.</p>



<p>Per un intero weekend, Castellabate sarà al centro di un appuntamento che mette insieme <strong>sport, turismo, tradizione e socialità</strong>, richiamando nel territorio atleti, accompagnatori e famiglie provenienti da diverse regioni d’Italia.</p>



<p>La squadra di Castellabate scenderà in campo insieme alle rappresentative degli altri borghi partecipanti, dando vita a una competizione pensata non soltanto come momento sportivo, ma anche come occasione di incontro e condivisione tra realtà accomunate dalla valorizzazione dei propri territori.</p>



<p>L’iniziativa è organizzata in collaborazione con <strong>I Borghi più belli d’Italia</strong> e con il patrocinio del <strong>Comune di Castellabate</strong>. La manifestazione punta infatti a promuovere, attraverso il calcio, anche il patrimonio culturale e paesaggistico dei piccoli centri italiani.</p>



<p>Per Castellabate sarà dunque un fine settimana all’insegna dello sport, ma anche un’opportunità per accogliere visitatori e far conoscere le bellezze del borgo e del Cilento.</p>
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		<item>
		<title>Turismo: Gambino, “opportunità tutto l’anno e sostegno alle imprese”</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/turismo-gambino-opportunita-tutto-lanno-e-sostegno-alle-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2026 15:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[costiera amalfitana]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<category><![CDATA[turismo sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[«La bellezza del nostro Paese non è solo una cartolina da ammirare e proteggere, ma una responsabilità da custodire per farne futuro». Lo ha detto l’europarlamentare Alberico Gambino intervenendo ieri [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">«La bellezza del nostro Paese non è solo una cartolina da ammirare e proteggere, ma una responsabilità da custodire per farne futuro». Lo ha detto l’europarlamentare Alberico Gambino intervenendo ieri sera ad Atrani, in Costiera Amalfitana, in occasione della Giornata Mondiale del Turismo.</p>



<p class="p2">Nel corso dell’incontro, Gambino ha sottolineato la necessità di puntare su un modello turistico capace di generare lavoro e ricchezza per le comunità locali durante tutto l’anno, accompagnando la crescita dei flussi con interventi sulla sostenibilità e sulle infrastrutture.</p>



<p class="p2">«I numeri di questi ultimi anni ci consegnano un’Italia che continua a crescere, capace di attrarre milioni di visitatori grazie a un patrimonio storico, culturale e paesaggistico senza eguali», ha affermato. Secondo Gambino, tuttavia, «non possiamo limitarci a contare gli arrivi: dobbiamo garantire che questo sviluppo generi ricchezza diffusa e non comprometta l’identità e la vivibilità dei nostri territori, soprattutto di quelli delle aree interne».</p>



<p class="p2">L’europarlamentare ha indicato tre direttrici: qualità dell’accoglienza, sostegno alle piccole e medie imprese ed efficienza della mobilità. Particolare attenzione è stata dedicata ai borghi, considerati parte integrante dell’offerta turistica italiana.</p>



<p class="p2">«L’Europa è e dev’essere sempre di più al fianco dei territori, da quelli inseriti nella fascia marina sino a quelli dell’entroterra», ha sottolineato Gambino, richiamando il ruolo dei fondi di coesione e dei programmi europei per il restauro dei centri storici e la digitalizzazione dei servizi.</p>



<p class="p2">Secondo l’europarlamentare, l’obiettivo è evitare che i piccoli centri diventino soltanto destinazioni da visitare, preservandone invece la dimensione di comunità. «Il turista di oggi cerca esperienze, non solo destinazioni», ha aggiunto, indicando nel sostegno all’imprenditoria locale, nelle reti di impresa e nella formazione professionale alcuni degli strumenti su cui concentrare l’azione istituzionale.</p>
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		<item>
		<title>Fiori nel piatto, quali si possono mangiare: dalla viola al nasturzio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/fiori-nel-piatto-quali-si-possono-mangiare-dalla-viola-al-nasturzio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 14:28:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Green]]></category>
		<category><![CDATA[.auv hugin]]></category>
		<category><![CDATA[fiori eduli]]></category>
		<category><![CDATA[tessuti naturali]]></category>
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					<description><![CDATA[Non sono soltanto un elemento decorativo per rendere più colorato un piatto: alcuni fiori possono essere utilizzati in cucina e consumati freschi, cotti o come ingredienti per infusi e bevande. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Non sono soltanto un elemento decorativo per rendere più colorato un piatto: alcuni fiori possono essere utilizzati in cucina e consumati freschi, cotti o come ingredienti per infusi e bevande. Dai petali di rosa alla viola, dal nasturzio alla calendula, sono diverse le specie che hanno trovato spazio nella gastronomia, anche se il loro utilizzo richiede alcune precauzioni.</p>



<p class="p3">Secondo il CREA, esistono circa 400 specie di fiori di interesse alimentare. Tra quelle oggi utilizzate o studiate per il consumo ci sono calendula, viola, begonia, borragine, fiore di zucca, lavanda, garofano dei poeti, flox, primula, tagete e rosa. Altre specie che stanno diventando sempre più popolari sono il nasturzio, il crisantemo, il giglio turco, il lillà, la menta, la viola del pensiero e il tulipano.</p>



<p class="p3">Il loro utilizzo non è soltanto estetico. I fiori possono essere impiegati nelle insalate e nelle macedonie, per guarnire piatti e bevande, ma anche per preparare zuppe, aromatizzare infusi, dolci e prodotti da forno. Il gusto cambia sensibilmente a seconda della specie: il nasturzio, ad esempio, può avere un sapore piccante, la begonia una nota acidula, mentre lavanda e rosmarino in fiore hanno caratteristiche aromatiche. </p>



<p class="p3">E alcuni fiori sono già presenti da tempo nella cucina italiana, anche se vengono normalmente considerati ortaggi. È il caso di broccoli, cavolfiori, cime di rapa, carciofi, fiori di zucca e capperi. Lo zafferano, invece, rientra tra le spezie, mentre camomilla, malva, tiglio, sambuco e lavanda sono utilizzati anche per infusi e decotti. </p>



<p class="p1"><strong>La regola: non tutti i fiori sono commestibili</strong></p>



<p class="p3">La principale raccomandazione degli esperti riguarda la scelta della pianta. Non bisogna infatti raccogliere e mangiare un fiore semplicemente perché appare innocuo o perché viene utilizzato come decorazione. Esistono specie non commestibili e anche potenzialmente tossiche, tra cui oleandro e colchico. </p>



<p class="p3">Particolare attenzione va riservata anche alla provenienza. I fiori acquistati normalmente dal fiorista non sono destinati al consumo alimentare e possono essere stati trattati con prodotti fitosanitari. Per la cucina occorre quindi scegliere fiori espressamente coltivati e commercializzati per uso alimentare, provenienti da produttori specializzati. </p>



<p class="p3">Il settore dei fiori eduli rappresenta oggi una nicchia in crescita della filiera agroalimentare e florovivaistica. Il CREA ha studiato, attraverso diversi progetti di ricerca, le caratteristiche qualitative e nutrizionali delle specie commestibili, ma anche gli aspetti legati alla coltivazione, alla sicurezza e alla conservazione. </p>



<p class="p3">Dal punto di vista nutrizionale, i fiori eduli possono contenere minerali, vitamine, fibre e composti bioattivi come flavonoidi e carotenoidi. Il CREA evidenzia tuttavia anche la necessità di considerarli alimenti a tutti gli effetti e quindi di rispettare le condizioni previste per la loro sicurezza e commercializzazione. </p>



<p class="p4">Il principio, dunque, è semplice: <strong>fiore bello da vedere non significa necessariamente fiore da mangiare</strong>. Prima di portarlo nel piatto bisogna conoscere la specie e soprattutto assicurarsi che sia stata coltivata e commercializzata per il consumo alimentare.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Atrani, il piccolo borgo incastonato nella Costiera Amalfitana</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/atrani-il-piccolo-borgo-incastonato-nella-costiera-amalfitana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 14:13:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atrani]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[atrani turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Poche centinaia di metri separano Atrani da Amalfi, ma entrando nel piccolo borgo sembra di lasciare alle spalle il traffico della Costiera per ritrovarsi in un paese raccolto tra mare, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Poche centinaia di metri separano Atrani da Amalfi, ma entrando nel piccolo borgo sembra di lasciare alle spalle il traffico della Costiera per ritrovarsi in un paese raccolto tra mare, montagne e vicoli.</p>



<p>Situata alla foce della valle del torrente Dragone, Atrani è uno dei comuni italiani con la minore estensione territoriale. Il paese si sviluppa in uno spazio stretto tra il monte Civita e il monte Aureo, con le abitazioni che dalla spiaggia salgono lungo le pendici della valle. </p>



<p>Il cuore del borgo è <strong>piazza Umberto I</strong>, collegata direttamente alla spiaggia e dominata dalla chiesa di San Salvatore de&#8217; Birecto. È qui che si concentrano alcune delle caratteristiche più riconoscibili di Atrani: archi, scalinate, vicoli e case addossate le une alle altre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un borgo dalla storia antica</h2>



<p>Le origini di Atrani non sono completamente documentate. La prima testimonianza scritta dell&#8217;esistenza dell&#8217;insediamento risale al <strong>596</strong>, in una lettera di papa Gregorio Magno al vescovo Pimenio. Nel Medioevo il paese fu strettamente legato alla storia del Ducato di Amalfi e divenne anche sede dell&#8217;aristocrazia locale. </p>



<p>La chiesa di San Salvatore de&#8217; Birecto occupava un ruolo particolare nella vita politica del ducato: secondo la tradizione storica locale, qui venivano investiti i duchi di Amalfi, ai quali veniva imposto il cosiddetto <em>birecto</em>, simbolo della loro autorità. </p>



<p>La posizione sul mare favorì inoltre per secoli le attività legate alla pesca. Ancora oggi il rapporto con il mare rimane una delle caratteristiche dell&#8217;identità del paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Case, limoni e mare</h2>



<p>Il paesaggio di Atrani è quello tipico della Costiera Amalfitana: montagne ripide, terrazzamenti agricoli, agrumi e abitazioni concentrate negli spazi disponibili. La particolare conformazione del territorio è il risultato dell&#8217;incontro tra ambiente naturale e attività umana, elemento che ha contribuito al riconoscimento della Costiera Amalfitana come <strong>Patrimonio mondiale UNESCO dal 1997</strong>. </p>



<p>Ad Atrani, però, il paesaggio assume una dimensione particolarmente raccolta. La spiaggia si trova praticamente al centro del paese e le strade interne conducono rapidamente dalle case alla valle e alle pendici delle montagne.</p>



<p>È questa combinazione di dimensioni ridotte, architettura tradizionale e rapporto diretto con il mare a rendere Atrani uno dei luoghi più caratteristici della Costiera.</p>



<p>Un piccolo territorio, dunque, ma con una storia che attraversa il Ducato di Amalfi, la tradizione marinara e il paesaggio mediterraneo. Un borgo dove la distanza tra la piazza, la spiaggia e la montagna si misura in pochi passi, mentre alle spalle delle case rimane il segno di secoli di storia. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sulle tracce degli antichi Greci in Campania, da Cuma a Paestum</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sulle-tracce-degli-antichi-greci-in-campania-da-cuma-a-paestum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 14:10:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ascea]]></category>
		<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[Templi, antiche città, santuari e testimonianze di una civiltà che ha lasciato un&#8217;impronta profonda nella storia della Campania. È un viaggio sulle tracce dei Greci che, a partire dall&#8217;VIII secolo [...]]]></description>
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<p>Templi, antiche città, santuari e testimonianze di una civiltà che ha lasciato un&#8217;impronta profonda nella storia della Campania. È un viaggio sulle tracce dei Greci che, a partire dall&#8217;VIII secolo a.C., fondarono colonie lungo le coste della regione, dando vita a importanti centri della Magna Grecia.</p>



<p>La prima tappa è <strong>Cuma</strong>, nei Campi Flegrei. Fondata da coloni provenienti dall&#8217;Eubea nella seconda metà dell&#8217;VIII secolo a.C., è considerata dal Parco archeologico la prima colonia greca di popolamento nell&#8217;Occidente mediterraneo. Dalla città si diffusero nella penisola anche elementi fondamentali della cultura greca, tra cui l&#8217;alfabeto. Oggi dell&#8217;antica Cuma sono visitabili l&#8217;acropoli e la città bassa. </p>



<p>Scendendo verso sud si arriva a <strong>Paestum</strong>, l&#8217;antica Poseidonia. La città fu fondata intorno al 600 a.C. da coloni provenienti da Sibari. Il suo simbolo sono i tre grandi templi dorici, costruiti tra il VI e il V secolo a.C., tra gli edifici templari meglio conservati dell&#8217;antichità classica. L&#8217;area archeologica permette ancora oggi di riconoscere la struttura della polis, con santuari, spazi pubblici, strade e abitazioni. </p>



<p>Non lontano da Paestum, alla foce del fiume Sele, si trova inoltre un importante <strong>santuario dedicato a Hera</strong>. Il luogo costituiva il limite settentrionale del territorio controllato da Poseidonia e rappresentava anche una zona di contatto tra il mondo greco e quello etrusco. </p>



<p>Il viaggio prosegue nel Cilento con <strong>Velia</strong>, l&#8217;antica Elea, fondata intorno al 540 a.C. da esuli provenienti dalla città greca di Focea, nell&#8217;attuale Turchia. Qui nacque la celebre scuola filosofica eleatica, legata soprattutto a <strong>Parmenide e Zenone</strong>. Le rovine della città si estendono oggi tra la macchia mediterranea e gli uliveti, con le antiche mura e l&#8217;acropoli ancora riconoscibili. </p>



<p>Il patrimonio greco della Campania non è quindi concentrato in un solo sito. Da Cuma a Paestum e fino a Velia, i resti archeologici raccontano una storia fatta di migrazioni, commerci, culti e incontri tra popolazioni diverse. È una presenza che, dopo più di duemila anni, continua a essere leggibile nel paesaggio campano: nei grandi templi di Paestum, nelle mura di Velia e nell&#8217;acropoli di Cuma, dove la storia della Magna Grecia è ancora visibile a pochi passi dal mare.</p>
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		<title>Miele millefiori: perché lo stesso miele può avere colori diversi?</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/miele-millefiori-perche-lo-stesso-miele-puo-avere-colori-diversi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 13:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[colore del miele millefiori]]></category>
		<category><![CDATA[miele millefiori]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal giallo molto chiaro all’ambra, fino a tonalità decisamente scure: il miele non ha un unico colore e, soprattutto, anche due mieli millefiori possono presentarsi con tonalità molto diverse. Non [...]]]></description>
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<p>Dal giallo molto chiaro all’ambra, fino a tonalità decisamente scure: il miele non ha un unico colore e, soprattutto, <strong>anche due mieli millefiori possono presentarsi con tonalità molto diverse</strong>. Non è necessariamente un segnale di qualità diversa o di alterazione. Il colore è infatti legato soprattutto alla composizione del nettare raccolto dalle api, all&#8217;origine botanica e geografica e, in parte, alle condizioni di lavorazione e conservazione. </p>



<p>Il termine <strong>millefiori</strong> indica un miele ottenuto da nettari provenienti da più specie vegetali. La composizione finale dipende quindi dalla combinazione di fioriture presenti nell&#8217;area frequentata dalle api e dal periodo in cui il nettare viene raccolto. Cambiando territorio, stagione e prevalenza delle diverse piante, può cambiare anche il colore del prodotto finale. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Il colore racconta la provenienza</h3>



<p>La tonalità del miele è influenzata da numerosi componenti presenti in quantità variabili, tra cui composti fenolici, pigmenti e minerali. In generale, i mieli possono andare da tonalità quasi incolori fino all&#8217;ambra scuro e al bruno-rossastro. L&#8217;origine botanica è uno dei fattori più importanti, ma non è l&#8217;unico. </p>



<p>Per questo motivo, un millefiori prodotto in una zona ricca di determinate fioriture può essere molto chiaro, mentre un altro, raccolto nella stessa stagione ma in un ambiente caratterizzato da una diversa vegetazione, può risultare più scuro.</p>



<p>Uno studio condotto su diversi mieli ha mostrato proprio questa variabilità: anche tra mieli millefiori, alcuni campioni risultavano chiari mentre altri erano decisamente più scuri, in relazione alla diversa composizione botanica e minerale. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Anche lo stesso millefiori può cambiare nel tempo</h3>



<p>Il colore non dipende soltanto dai fiori visitati dalle api. Anche <strong>conservazione, temperatura, lavorazione e tempo</strong> possono modificarlo.</p>



<p>Il miele può infatti scurirsi durante la conservazione, soprattutto se viene mantenuto a temperature elevate o per periodi prolungati. Alcune reazioni chimiche, tra cui quelle legate alla formazione dei prodotti di Maillard, contribuiscono alla variazione della colorazione. </p>



<p>Anche l&#8217;origine geografica e le condizioni climatiche possono influenzare la composizione del nettare e, di conseguenza, le caratteristiche del miele. Per questo persino mieli ottenuti da fioriture simili non sono necessariamente identici.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Chiaro non significa necessariamente migliore</h3>



<p>L&#8217;aspetto può influenzare le preferenze dei consumatori, ma <strong>il colore da solo non permette di stabilire se un miele sia migliore di un altro</strong>. Un miele chiaro e uno scuro possono avere caratteristiche organolettiche e compositive differenti senza che la tonalità rappresenti, da sola, un giudizio sulla qualità.</p>



<p>Il colore può invece fornire informazioni utili quando viene considerato insieme ad altri parametri, come origine botanica, composizione, caratteristiche sensoriali e analisi chimiche. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Una fotografia del territorio</h3>



<p>Il millefiori è quindi, in un certo senso, una fotografia della vegetazione disponibile per le api in un determinato luogo e periodo. Non è un prodotto perfettamente standardizzato: la combinazione delle fioriture può cambiare di anno in anno e persino tra zone relativamente vicine.</p>



<p>Ed è proprio questa variabilità a spiegare perché <strong>due vasetti entrambi venduti come miele millefiori possano avere colori, profumi e sapori differenti</strong>, pur essendo entrambi autentici mieli prodotti dalle api. </p>
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		<title>Castellabate punta sul turismo outdoor: un nuovo parco avventura a Monte Licosa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/castellabate-punta-sul-turismo-outdoor-un-nuovo-parco-avventura-a-monte-licosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 10:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[Sport & outdoor]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[parco avventura]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo parco avventura per valorizzare l’area di Monte Licosa e ampliare l’offerta turistica e ricreativa di Castellabate. È quanto prevede il progetto di fattibilità tecnico-economica approvato dall’Amministrazione comunale con [...]]]></description>
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<p>Un nuovo parco avventura per valorizzare l’area di Monte Licosa e ampliare l’offerta turistica e ricreativa di Castellabate. È quanto prevede il progetto di fattibilità tecnico-economica approvato dall’Amministrazione comunale con la <strong>Delibera di Giunta numero 225 del 18 settembre 2026</strong>.</p>



<p>Il progetto riguarda la realizzazione della struttura in località <strong>Monte Licosa-Zona Bosco</strong>, nelle vicinanze della frazione di <strong>San Marco</strong>, in un’area immersa nel verde. L’obiettivo è coniugare attività sportive e ricreative, educazione ambientale e valorizzazione del territorio, offrendo nuove opportunità sia ai residenti sia ai visitatori.</p>



<p>Secondo quanto previsto dall’idea progettuale, il parco sarà composto da <strong>nove percorsi acrobatici</strong>, caratterizzati da livelli di difficoltà crescenti e pensati per coinvolgere diverse fasce d’età. A questi si aggiungerà un <strong>percorso inclusivo dedicato anche a ragazzi con disabilità</strong>, con l’obiettivo di rendere la fruizione della nuova area il più possibile accessibile.</p>



<p>L’intervento rappresenta, nelle intenzioni dell’Amministrazione comunale, un ulteriore tassello nel percorso di valorizzazione delle aree verdi e dell’offerta di esperienze legate al territorio. Il parco avventura punta infatti a diventare una nuova infrastruttura dedicata allo sport e al tempo libero, capace di integrare natura, divertimento e attenzione all’inclusione.</p>



<p>L’approvazione del progetto di fattibilità costituisce il <strong>primo passaggio amministrativo</strong> verso la realizzazione dell’intervento, che mira a dotare Castellabate di una nuova attrattiva per il tempo libero e per il turismo, con una particolare attenzione alla fruibilità da parte di un pubblico ampio.</p>
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		<title>Cuccaro Vetere ricorda don Nicola Cerbone, una vita al servizio della comunità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cuccaro-vetere-ricorda-don-nicola-cerbone-una-vita-al-servizio-della-comunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 18:41:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuccaro Vetere]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi e Turismo Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa di san pietro apostolo]]></category>
		<category><![CDATA[comunità di cuccaro vetere]]></category>
		<category><![CDATA[don nicola cerbone]]></category>
		<category><![CDATA[san pietro apostolo]]></category>
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					<description><![CDATA[Una celebrazione nella chiesa di San Pietro Apostolo per ricordare monsignor don Nicola Cerbone, figura profondamente legata alla comunità di Cuccaro Vetere. L’iniziativa si è svolta domenica sera, con la [...]]]></description>
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<p class="p1">Una celebrazione nella chiesa di San Pietro Apostolo per ricordare monsignor <strong>don Nicola Cerbone</strong>, figura profondamente legata alla comunità di <strong>Cuccaro Vetere</strong>. L’iniziativa si è svolta domenica sera, con la funzione religiosa officiata da don Silvestro, alla presenza della comunità e delle Ancelle di Santa Teresa, congregazione alla cui fondazione don Cerbone diede il proprio contributo.</p>



<p class="p1">Nel corso della celebrazione è stata ripercorsa la figura del sacerdote, ricordato per il suo impegno pastorale, la vicinanza alla popolazione e la capacità di guardare al futuro mantenendo un forte legame con le proprie radici. </p>



<p class="p1">«Per lui non esistevano né vecchiaia né malattia; la sua mente era un vulcano continuo di idee e progetti», ha ricordato don Carmine Carrato, tratteggiandone il carattere e l’impegno. </p>



<p class="p1">L’amministrazione comunale di Cuccaro Vetere descrive Don Nicola come “una guida spirituale attenta alla dimensione umana e culturale della comunità, capace di coniugare apertura al progresso e attenzione alle persone. Un rapporto con la popolazione che, secondo le testimonianze raccolte durante la serata, si tradusse in una presenza costante e nella cura pastorale dei fedeli”.</p>



<p class="p1">Durante la celebrazione è intervenuta anche la Madre generale delle Ancelle di Santa Teresa, che ha ricordato l’esempio del sacerdote e il modello di vita lasciato a quanti lo hanno conosciuto.</p>



<p class="p1">La comunità di Cuccaro Vetere continua così a custodirne la memoria, legandola alle opere e all’impegno apostolico portati avanti nel corso degli anni. </p>
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		<title>Auto d’epoca, l’ASI Autogiro d’Italia fa tappa a Salerno per i 60 anni dell’ente</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/auto-depoca-lasi-autogiro-ditalia-fa-tappa-a-salerno-per-i-60-anni-dellente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 10:40:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Raduni]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[asi]]></category>
		<category><![CDATA[asi salerno]]></category>
		<category><![CDATA[auto d'epoca]]></category>
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					<description><![CDATA[La bellezza senza tempo delle autovetture d’epoca e il fascino dei paesaggi italiani tornano ad incrociarsi nell&#8217;edizione 2026 dell&#8217;ASI Autogiro d&#8217;Italia. Tra i momenti più attesi del percorso lungo &#8220;La [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La bellezza senza tempo delle autovetture d’epoca e il fascino dei paesaggi italiani tornano ad incrociarsi nell&#8217;edizione 2026 dell&#8217;ASI Autogiro d&#8217;Italia. Tra i momenti più attesi del percorso lungo &#8220;La Via delle Acque&#8221;, spicca l&#8217;approdo in terra campana con la tappa salernitana, una giornata che vedrà in prima linea il supporto attivo del Club Salerno Autostoriche, guidato dall’Ing. Dino Nardiello.<br>L&#8217;appuntamento rappresenta un tassello fondamentale di un viaggio itinerante che attraversa la storia del design e della tecnica motoristica, ma soprattutto una vetrina d&#8217;eccellenza per la promozione e la valorizzazione culturale del territorio.</p>



<p><strong>Un connubio di storia, design e territorio</strong><br>«È un&#8217;occasione che non potevamo assolutamente perdere», ha dichiarato con orgoglio l&#8217;Ing. Dino Nardiello, Presidente del Club Salerno Autostoriche, esprimendo parole di profondo elogio per una manifestazione di respiro nazionale. «L&#8217;Autogiro porta in giro non solo splendide vetture, ma la storia, il design, la passione e l&#8217;amore per i luoghi che ci ospitano. Accogliere questa carovana significa celebrare il patrimonio culturale e turistico della nostra terra».</p>



<p>L&#8217;edizione di quest&#8217;anno veste un significato ancora più profondo: si inserisce infatti all&#8217;interno dei festeggiamenti ufficiali per il sessantesimo anniversario della fondazione dell&#8217;ASI (Automotoclub Storico Italiano), nato nel 1966 per tutelare e promuovere il motorismo storico nel nostro Paese.</p>



<p><strong>Creare curiosità per accendere la passione</strong><br>Oltre al valore rievocativo e promozionale, l&#8217;iniziativa punta a lanciare un messaggio guardando alle nuove generazioni e al futuro del collezionismo d&#8217;epoca.</p>



<p>«La passione non si può tramandare direttamente, ma si può creare curiosità», ha sottolineato l&#8217;Ing. Nardiello. «La nostra speranza, accogliendo eventi di questo livello sul territorio, è che la curiosità suscitata nel pubblico e nei più giovani possa un giorno trasformarsi in vera e propria passione per i motori e per la loro storia».</p>



<p>L&#8217;invito è aperto a tutti gli appassionati, ai cittadini e ai curiosi per vivere da vicino questo spettacolo del motorismo storico: l&#8217;appuntamento è in Piazza della Concordia a Salerno, mercoledì 23 settembre dalle ore 14:30, orario previsto per l&#8217;arrivo dei primi equipaggi.</p>
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		<item>
		<title>Ficus in Tabula, cosa resta dopo l’evento: il Dottato come leva di sviluppo per il futuro degli Alburni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ficus-in-tabula-cosa-resta-dopo-levento-il-dottato-come-leva-di-sviluppo-per-il-futuro-degli-alburni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 09:21:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Ottati]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[fico dottato]]></category>
		<category><![CDATA[ficus in tabula]]></category>
		<category><![CDATA[ottati]]></category>
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					<description><![CDATA[Cosa resta quando si spengono i riflettori su un evento gastronomico? A Ottati la risposta prova ad andare oltre i piatti serviti, gli show cooking e i due giorni di [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Cosa resta quando si spengono i riflettori su un evento gastronomico? A Ottati la risposta prova ad andare oltre i piatti serviti, gli show cooking e i due giorni di manifestazione.</p>



<p>La quarta edizione di&nbsp;<strong>“Ficus in Tabula – I gusti del Fico Dottato”</strong>, svoltasi il 12 e 13 settembre nel Convento dei Domenicani, ha utilizzato ancora una volta la gastronomia come porta d’ingresso per raccontare qualcosa di più ampio:&nbsp;<strong>gli Alburni, le loro produzioni, il patrimonio agricolo, le competenze e la possibilità di trasformare le risorse di un’area interna in occasioni di sviluppo.</strong></p>



<p><strong>Non a caso tutto è cominciato dalla terra.</strong></p>



<p>Nel giardino del Convento dei Domenicani è stato piantato simbolicamente il primo fico del nuovo progetto agricolo del Comune di Ottati. Accanto al sindaco&nbsp;<strong>Elio Guadagno</strong>&nbsp;sono intervenuti Andrea Volpe, Michele Cammarano,&nbsp;<strong>Annapaola Voto, direttrice generale di IFEL Campania</strong>, e&nbsp;<strong>Carmen Passannante dell’Azienda Agricola Sykè</strong>, realtà che proprio a Ottati porta avanti il lavoro quotidiano intorno al Dottato.</p>



<p>Quella piantumazione ha rappresentato simbolicamente l’inizio di un disegno molto più ampio. Il progetto comunale prevede&nbsp;<strong>5.000 nuove piante di fico Dottato</strong>, alle quali si aggiungeranno&nbsp;<strong>mille piante di nocciolo micorrizate al tartufo</strong>, attività di allevamento di suini e galline e un laboratorio attrezzato per la trasformazione delle produzioni, anch’esso di proprietà comunale.</p>



<p>L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è costruire progressivamente una filiera nella quale pubblico e privato possano lavorare insieme e utilizzare le risorse del territorio per creare economia e occupazione.</p>



<p>«La piantumazione rappresenta l’inizio di una visione e di un cambio di paradigma – ha spiegato il sindaco <strong>Elio Guadagno</strong> –. Vogliamo che l’amministrazione comunale possa svolgere anche una funzione imprenditoriale, facendo leva sulle filiere del territorio per generare sviluppo e occupazione. Siamo ancora in una fase embrionale e la comunità dovrà essere protagonista di questo processo. Il lavoro sinergico tra pubblico e privato deve aiutarci a contrastare lo spopolamento e a creare le condizioni perché i nostri giovani possano restare o tornare nel proprio paese».</p>



<p>Lo stesso tema è emerso nel confronto inaugurale attraverso l’intervento di&nbsp;<strong>Annapaola Voto</strong>, direttrice generale della Fondazione IFEL Campania.</p>



<p>Il rapporto tra IFEL Campania e Ottati ha già trovato applicazione attraverso&nbsp;<strong>DIGIT</strong>, progetto che lavora sul rafforzamento delle competenze e sull’innovazione come strumenti di inclusione e sviluppo anche nei territori interni.</p>



<p>Durante il talk Voto ha richiamato proprio la necessità di lasciare nei piccoli comuni strumenti e competenze capaci di produrre effetti duraturi sul tessuto economico e culturale.</p>



<p>«Ficus in Tabula mette al centro il fico Dottato come risorsa e attrattore gastronomico e turistico, ma anche come opportunità nel contrasto allo spopolamento», ha sottolineato Voto.</p>



<p>È probabilmente qui che si trova una delle chiavi della manifestazione: <strong>utilizzare un prodotto fortemente identitario come punto di partenza per rendere visibile un territorio che non può affidarsi soltanto alla promozione turistica, ma ha bisogno di costruire opportunità reali intorno alle proprie risorse.</strong></p>



<p>La gastronomia ha rappresentato il linguaggio attraverso il quale rendere questa visione immediatamente leggibile.</p>



<p>Il percorso è partito con&nbsp;<strong>Simone Cerruti della Baita al Cotruzzo di Roccadaspide</strong>, interprete di una pizza profondamente legata all’area interna del Cilento, che per Ficus in Tabula ha costruito la propria proposta intorno al fico Dottato e alla&nbsp;<strong>pancetta di cinghiale</strong>.</p>



<p>Anche il racconto della carne ha mantenuto un forte legame con gli Alburni, attraverso la&nbsp;<strong>Braceria L’Incontro di Bellosguardo</strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong>Macelleria Marcigliano</strong>, due realtà del territorio coinvolte nella proposta gastronomica della manifestazione.</p>



<p>La domenica mattina il racconto è tornato all’origine con la&nbsp;<strong>Ficus Experience “Dalla pianta alla tavola” nell’Azienda Agricola Sykè</strong>: raccolta direttamente nel ficheto e un’immersione nella cultura agricola che ruota intorno alla pianta e alla sua lavorazione.</p>



<p>Nel corso della giornata&nbsp;<strong>Valentino Tafuri di 3 Voglie</strong>&nbsp;ha portato il Dottato nel mondo dei lievitati, mentre&nbsp;<strong>Giuseppe Biscardi di Grani di Kore</strong>&nbsp;lo ha interpretato attraverso la pasticceria.</p>



<p>Con&nbsp;<strong>Daniele Binario, chef di Ficheria dell’Azienda Santomiele</strong>, il fico è diventato materia di cucina attraverso una realtà che da anni lavora sulla trasformazione e sulla valorizzazione di questo prodotto.</p>



<p>A chiudere la quarta edizione è stato&nbsp;<strong>Cristian Torsiello di Osteria Arbustico</strong>, che ha creato per Ficus in Tabula il suo&nbsp;<strong>“fico alla pizzaiola”</strong>, piatto rappresentativo di questa edizione e sintesi dell’incontro tra un prodotto antico e il linguaggio della cucina contemporanea.</p>



<p>Esperienze differenti, accomunate dalla scelta di non trattare il Dottato semplicemente come ingrediente da aggiungere a una ricetta, ma come elemento attraverso il quale leggere il territorio.</p>



<p>È in questo senso che Ficus in Tabula può diventare una vetrina per gli Alburni.&nbsp;<strong>Non una vetrina nella quale esporre per due giorni prodotti e specialità, ma un luogo nel quale mettere in relazione agricoltori, artigiani, ristoratori, istituzioni, competenze e comunità.</strong></p>



<p>Perché nelle aree interne un evento ha realmente valore quando riesce a lasciare qualcosa dopo la propria conclusione.</p>



<p>A Ottati rimane il primo fico piantato nel giardino del Convento, mentre altri cinquemila entreranno nel progetto agricolo comunale. Rimane una filiera sulla quale continuare a lavorare, rimangono le competenze, le aziende e un patrimonio agricolo da trasformare in opportunità.</p>



<p>E rimane soprattutto un interrogativo che va oltre i confini di Ottati: <strong>quanto può fare un prodotto identitario per aiutare un territorio a raccontarsi, creare economia e continuare a essere abitato?</strong> Ficus in Tabula prova, anno dopo anno, a costruire una risposta.</p>
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		<item>
		<title>Giardino della Minerva, il cuore verde della Salerno della Scuola Medica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giardino-della-minerva-il-cuore-verde-della-salerno-della-scuola-medica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 09:16:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[giardino della minerva]]></category>
		<category><![CDATA[salerno]]></category>
		<category><![CDATA[scuola medica salerno]]></category>
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					<description><![CDATA[Un luogo dove storia, botanica e panorama si incontrano. Nel cuore del centro storico di Salerno, il Giardino della Minerva racconta uno dei capitoli più affascinanti della storia della città: [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un luogo dove storia, botanica e panorama si incontrano. Nel cuore del centro storico di Salerno, il Giardino della Minerva racconta uno dei capitoli più affascinanti della storia della città: quello legato alla celebre Scuola Medica Salernitana.</p>



<p>Per raggiungerlo bisogna salire nella parte alta del centro antico, alle pendici del colle Bonadies, in un&#8217;area compresa tra il torrente Fusandola e le antiche mura cittadine. Qui, tra terrazze, vasche, fontane e piante officinali, si trova uno dei luoghi più suggestivi da visitare a Salerno. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le origini: Matteo Silvatico e il &#8220;Giardino dei semplici&#8221;</h2>



<p>La storia del Giardino della Minerva è strettamente legata a <strong>Matteo Silvatico</strong>, medico e maestro della Scuola Medica Salernitana.</p>



<p>La famiglia Silvatico era proprietaria dell&#8217;area già dal XII secolo. Nei primi decenni del Trecento Matteo Silvatico vi istituì un <strong>Giardino dei semplici</strong>, destinato alla coltivazione e allo studio delle piante utilizzate nella medicina dell&#8217;epoca. Nel suo <em>Opus pandectarum medicinae</em>, Silvatico raccolse informazioni sulle piante e sulle loro proprietà. </p>



<p>Il termine &#8220;semplici&#8221; indicava le sostanze medicinali ricavate direttamente dalla natura, soprattutto dalle piante. Il giardino diventò quindi anche uno spazio didattico: secondo la documentazione del Comune, Silvatico utilizzava le piante per mostrarle agli allievi e insegnarne caratteristiche e impieghi. </p>



<p>Per questo il sito è oggi considerato un&#8217;importante testimonianza della tradizione botanica e medica salernitana e viene descritto dalle istituzioni locali come antesignano dei successivi orti botanici europei. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un giardino costruito su più livelli</h2>



<p>La visita è particolare anche dal punto di vista architettonico.</p>



<p>Il Giardino è organizzato su <strong>terrazzamenti collegati da scale</strong>, con un sistema di vasche e fontane che permetteva di distribuire l&#8217;acqua tra i diversi livelli. Uno degli elementi più caratteristici è la <strong>scalea seicentesca</strong>, realizzata sulle antiche mura e collegata al belvedere. </p>



<p>Ed è proprio dal belvedere che arriva una delle sorprese più belle per chi visita il giardino: la vista sul <strong>centro storico e sul porto di Salerno</strong>.</p>



<p>Il verde, quindi, non è l&#8217;unico protagonista. Il percorso permette di osservare la città da una prospettiva rialzata, tra muri antichi e terrazze affacciate sul Golfo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il recupero e il nuovo ampliamento</h2>



<p>Il Giardino della Minerva ha vissuto negli ultimi anni un importante intervento di recupero.</p>



<p>Nel luglio 2025 il Comune di Salerno ha inaugurato il <strong>nuovo Giardino della Minerva</strong>, dopo l&#8217;acquisto dell&#8217;ultimo terrazzamento a monte dell&#8217;area storica e una serie di lavori di restauro e ampliamento. L&#8217;intervento ha riguardato, tra l&#8217;altro, pavimentazioni, intonaci, impianti di irrigazione e illuminazione e il consolidamento di alcune strutture. </p>



<p>È stato inoltre recuperato il primo piano di Palazzo Capasso, destinato alle attività didattiche, ed è stato realizzato un ascensore per migliorare l&#8217;accessibilità tra piano terra e primo piano. </p>



<p>L&#8217;ampliamento ha restituito al complesso nuovi spazi verdi e nuove visuali sulla città, rafforzando la vocazione del sito come luogo di cultura, botanica e divulgazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa vedere durante la visita</h2>



<p>Una passeggiata all&#8217;interno del Giardino permette di alternare diversi elementi: le piante officinali, le fontane e le vasche, i terrazzamenti, la scala pergolata e il belvedere.</p>



<p>È possibile inoltre approfondire il legame con la <strong>Scuola Medica Salernitana</strong>, una tradizione che ancora oggi caratterizza diversi luoghi del centro storico. Il Giardino della Minerva è infatti inserito dal Comune nell&#8217;itinerario dedicato ai luoghi della Scuola Medica. </p>



<p>La visita può essere abbinata anche al <strong>Museo Virtuale della Scuola Medica Salernitana</strong> e al Museo &#8220;E. Papi&#8221;: il biglietto attualmente indicato dal Comune e dal sito ufficiale del Giardino è unico per i tre siti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Informazioni utili</h2>



<p>L&#8217;ingresso ufficiale è in <strong>Vicolo Ferrante Sanseverino 1</strong>, nel centro storico di Salerno. </p>



<p>Per il periodo attualmente indicato, fino al <strong>30 settembre 2026</strong>, il Giardino è aperto dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 19.00; il lunedì è prevista la chiusura settimanale per lavori, con orario straordinario indicato dalle 9.30 alle 17.00. È comunque consigliabile controllare gli orari sul sito ufficiale prima della visita, perché possono essere modificati.</p>
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		<title>Le 5 cose da fare a Salerno: tra mare, storia e panorami mozzafiato</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/le-5-cose-da-fare-a-salerno-tra-mare-storia-e-panorami-mozzafiato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 09:07:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[5 cose da fare a salerno]]></category>
		<category><![CDATA[salerno città]]></category>
		<category><![CDATA[turismo salerno]]></category>
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					<description><![CDATA[Affacciata sul Golfo di Salerno e stretta tra il mare e le pendici dei Monti Picentini, Salerno è una città che si presta perfettamente a essere scoperta a piedi. Il [...]]]></description>
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<p>Affacciata sul Golfo di Salerno e stretta tra il mare e le pendici dei Monti Picentini, Salerno è una città che si presta perfettamente a essere scoperta a piedi. Il centro storico conserva testimonianze medievali, chiese e palazzi storici, mentre il lungomare regala una delle passeggiate più piacevoli della città.</p>



<p>A rendere interessante una visita è anche la posizione: Salerno rappresenta infatti un punto strategico per esplorare la Costiera Amalfitana, il Cilento e numerose località dell&#8217;entroterra. Ma prima di partire alla scoperta dei dintorni, ecco cinque cose da fare in città.</p>



<p><strong>Passeggiare nel centro storico e visitare il Duomo</strong></p>



<ol class="wp-block-list"></ol>



<p>Il modo migliore per cominciare la visita è perdersi tra i vicoli del centro storico, seguendo l&#8217;asse di Via dei Mercanti e le strade che salgono verso la parte più antica della città. È un percorso nel quale convivono edifici storici, botteghe, locali e testimonianze delle diverse epoche che hanno caratterizzato Salerno. Tappa fondamentale è il Duomo di Salerno, dedicato a Santa Maria degli Angeli, San Matteo e San Gregorio VII. La cattedrale fu consacrata nel 1084 e conserva le reliquie di San Matteo. Particolarmente suggestivi sono l&#8217;atrio porticato e la cripta settecentesca.</p>



<p><strong>Passeggiare sul Lungomare Trieste</strong></p>



<ol start="2" class="wp-block-list"></ol>



<p>Dopo i vicoli del centro storico, si può cambiare completamente atmosfera raggiungendo il Lungomare Trieste. Il lungomare accompagna la costa cittadina ed è uno dei luoghi più caratteristici per una passeggiata rilassata, soprattutto nel tardo pomeriggio, quando la luce sul Golfo rende particolarmente suggestivo il panorama.  Il consiglio? Percorrerlo senza fretta, magari dopo aver visitato il centro storico: è uno dei modi più semplici per cogliere il carattere mediterraneo della città.</p>



<p><strong>Salire al Giardino della Minerva</strong></p>



<ol start="3" class="wp-block-list"></ol>



<p>Per chi vuole conoscere il lato più particolare della storia salernitana, una tappa quasi obbligata è il Giardino della Minerva. Situato nella parte alta del centro storico, alle pendici del colle Bonadies, il giardino conserva l&#8217;antico orto legato alla Scuola Medica Salernitana e alla figura di Matteo Silvatico. Qui venivano coltivate e studiate piante ed erbe utilizzate per le loro proprietà medicinali. Il giardino è organizzato su diversi terrazzamenti collegati da scale, con vasche e fontane. Uno dei suoi elementi più caratteristici è la scalea del Seicento che conduce verso il belvedere, dal quale si può osservare il centro storico e il porto.</p>



<p>Una curiosità: il Giardino della Minerva è oggi considerato una delle testimonianze più importanti della tradizione botanica e medica legata alla Scuola Medica Salernitana.</p>



<p><strong>Raggiungere il Castello di Arechi</strong></p>



<ol start="4" class="wp-block-list"></ol>



<p>Se il centro racconta la storia di Salerno dal basso, il Castello di Arechi permette di osservarla dall&#8217;alto. La fortificazione domina la città dalla collina Bonadies. Secondo il Comune di Salerno, il complesso ha origini bizantine ed è stato successivamente ampliato in epoca longobarda; la tradizione lo collega alla figura del principe Arechi II. Ma il motivo per cui vale la pena raggiungerlo non è soltanto storico. Dalle sue terrazze si apre infatti una vista ampia sul Golfo di Salerno, sulla città e sul territorio circostante.</p>



<p>È una delle tappe da scegliere se si vuole aggiungere all&#8217;itinerario cittadino un grande panorama sul Mediterraneo.</p>



<p><strong>Vivere Salerno tra mare, piazze e sapori</strong></p>



<ol start="5" class="wp-block-list"></ol>



<p>L&#8217;ultima esperienza non è un singolo monumento, ma un modo di vivere la città. Dopo aver visitato chiese, giardini e fortificazioni, vale la pena tornare verso il centro e dedicarsi a una passeggiata tra le strade dello shopping, le piazze e i locali. Via dei Mercanti, nel cuore della città storica, rappresenta uno degli assi principali del centro ed è oggi anche una strada commerciale. Salerno è inoltre una buona base per proseguire il viaggio verso alcune delle principali destinazioni della provincia: la Costiera Amalfitana, il Cilento e l&#8217;area archeologica di Paestum sono tra le mete che il turismo ufficiale indica tra le attrazioni del territorio.</p>



<p>Per chi ha soltanto un paio di giorni, un itinerario può essere organizzato così: centro storico e Duomo al mattino, Giardino della Minerva nel pomeriggio e lungomare al tramonto. Il giorno successivo si può dedicare al Castello di Arechi e, se resta tempo, a una passeggiata senza programma preciso tra le vie del centro.</p>



<p>Salerno si lascia scoprire proprio così: alternando storia, mare, panorami e vita cittadina, con la possibilità di trasformare una semplice visita urbana nel punto di partenza per conoscere alcuni dei paesaggi più celebri della Campania.</p>
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		<title>San Mauro Cilento celebra San Francesco, mostra per gli 800 anni del Cantico delle Creature</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/san-mauro-cilento-celebra-san-francesco-mostra-per-gli-800-anni-del-cantico-delle-creature/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 08:42:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi e Turismo Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[San Mauro Cilento]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[san francesco san mauro cilento]]></category>
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<p>La chiesa di San Mauro Martire accoglie la mostra celebrativa dedicata a San Francesco d&#8217;Assisi nel contesto dell&#8217;ottavo centenario del Cantico delle Creature. L&#8217;iniziativa nasce dalla collaborazione tra la Pro Loco “Vivi San Mauro” e la parrocchia per offrire alla comunità un momento di profonda riflessione. L&#8217;esposizione viene concessa in via straordinaria alla comunità cilentana in occasione del Tempo del Creato. Nel cuore della circoscrizione Salerno-Potenza, undici conventi francescani diventano custodi di un viaggio spirituale e artistico sulle orme di San Francesco d&#8217;Assisi. Affreschi, volte decorate, pale d&#8217;altare e soffitti dipinti da maestri del primo Rinascimento testimoniano la profonda impronta lasciata dal francescanesimo nei luoghi sacri del territorio.</p>



<p>L&#8217;inaugurazione si tiene domenica 27 settembre alle ore 18:30 nella chiesa di San Mauro Martire. Dopo i saluti istituzionali affidati al parroco don Angelo Tabasco, al presidente della Pro Loco Claudio Schiavo e al sindaco Carlo Pisacane, la presentazione ufficiale vede gli interventi dei curatori della mostra, la professoressa Lorella Parente &#8211; direttrice dell&#8217;Ufficio Arte e Cultura dell&#8217;Arcidiocesi di Salerno Campagna Acerno &#8211; e fra Domenico Marcigliano &#8211; responsabile del settore Arte e Cultura dei Frati Minori della provincia di Salerno e Basilicata &#8211; accompagnati dalle undici suggestive fotografie di Gianpiero Scafuri che ripercorrono i momenti salienti della vita del Poverello di Assisi. </p>



<p>La serata prevede inoltre l&#8217;accompagnamento musicale del Coro Interparrocchiale San Costabile di Castellabate. Il programma prosegue nei giorni successivi con incontri tematici dedicati al rapporto tra fede e territorio. Lunedì 29 settembre e mercoledì 2 ottobre alle 18:30 la chiesa ospita due appuntamenti curati da don Angelo Tambasco incentrati sul valore dell&#8217;acqua e sul flusso vitale tra storia arte e ambiente. Mentre il 3 e 4 ottobre nel Giardino della casa canonica con momenti di condivisione comunitaria, musica, stand gastronomici e il recupero degli antichi giochi di strada, pensati per riscoprire il valore autentico dello stare insieme attraverso la tradizione e le bellezze naturali, chiude l&#8217;evento autunnale.</p>
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		<title>San Matteo a Salerno, la sorpresa di Rocco Hunt alla processione</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/san-matteo-a-salerno-la-sorpresa-di-rocco-hunt-alla-processione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 06:33:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi e Turismo Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
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					<description><![CDATA[Rocco Hunt ha raggiunto a sorpresa i portatori di San Matteo a Salerno poco prima dell’uscita della statua del patrono per la tradizionale processione. Il cantante salernitano ha voluto prendere [...]]]></description>
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<p><strong>Rocco Hunt ha raggiunto a sorpresa i portatori di San Matteo a Salerno</strong> poco prima dell’uscita della statua del patrono per la tradizionale processione. Il cantante salernitano ha voluto prendere parte a un momento particolarmente significativo per la sua famiglia, ricordando il nonno <strong>Rocco Pagliarulo</strong>, scomparso nel dicembre 2025 e profondamente legato alla paranza del Santo.</p>



<p>L’artista, che porta proprio il nome del nonno, ha salutato e abbracciato i portatori che per anni avevano condiviso con lui la devozione per <strong>San Matteo</strong>. Ad accompagnarlo c’era il padre, <strong>Giovanni Pagliarulo</strong>.</p>



<p>«Venivo qui sempre da bambino», ha ricordato Rocco Hunt, parlando di una grande emozione per l’intera città e, in maniera particolare, per la propria famiglia. Prima di lasciare il gruppo, il cantante ha voluto immortalare il momento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Famiglie, portatori e tradizioni nel centro storico</h2>



<p>La processione ha attraversato ancora una volta il cuore antico di <strong>Salerno</strong>, accompagnata non soltanto dai portatori ma anche dalle loro famiglie. Mogli, figli e bambini hanno seguito le paranze lungo le strade del centro storico, rinnovando una tradizione tramandata attraverso le generazioni.</p>



<p>Particolarmente numeroso il gruppo che accompagnava <strong>San Giuseppe</strong>, la cui statua lignea, piena all’interno, è indicata come la più pesante tra quelle portate in processione. Tra i familiari anche bambini con le tuniche dello stesso colore indossato dai propri genitori impegnati nella paranza.</p>



<p>Non sono mancati i riferimenti ai colori granata. Le decorazioni delle diverse statue conservavano tonalità predominanti differenti, ma con richiami cromatici alla città e alla <strong>Salernitana</strong>. La statua di San Matteo era impreziosita anche da fiori di protea granata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;omaggio di Largo Campo e il ritorno al Duomo</h2>



<p>Tra i passaggi più scenografici della processione si è confermato quello di <strong>piazza Sedile di Largo Campo</strong>. Al passaggio di San Matteo, dai balconi del centro storico sono caduti petali e coriandoli, mentre numerosi palloncini blu, gialli e rossi hanno richiamato i colori del Gonfalone del Comune e della città.</p>



<p>La parte conclusiva ha riportato le statue verso la <strong>Cattedrale di Salerno</strong>, con la tradizionale corsa sulle scale del Duomo davanti alla folla. Al rientro, diversi fedeli hanno cercato di conservare un fiore delle paranze come ricordo della giornata dedicata al patrono.</p>



<p>La festa si è conclusa a <strong>mezzanotte con lo spettacolo pirotecnico</strong> sul mare. In tanti si sono radunati sulla spiaggia di <strong>Santa Teresa</strong>, dopo il rientro delle statue al Duomo, per assistere ai fuochi e vivere l’ultimo momento di una ricorrenza che continua a rappresentare uno degli appuntamenti più sentiti dalla comunità salernitana.</p>
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		<title>Cilento, alla scoperta degli uliveti secolari e delle alici di menaica con &#8220;Dialoghi Mediterranei&#8221;</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cilento-alla-scoperta-degli-uliveti-secolari-e-delle-alici-di-menaica-con-dialoghi-mediterranei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 18:14:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi turistici & sagre]]></category>
		<category><![CDATA[Pisciotta]]></category>
		<category><![CDATA[alici di menaica]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[dialoghi mediterranei]]></category>
		<category><![CDATA[enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Riotta]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<category><![CDATA[ulivi secolari]]></category>
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					<description><![CDATA[«Un&#160;percorso enogastronomico-culturale&#160;che termina con un&#160;aperitivo letterario, allo scopo di rallentare il tempo e restituire ai sensi la loro funzione originaria di conoscenza e condivisione»: è&#160;da questa idea che nasce il [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>«Un&nbsp;<strong>percorso enogastronomico-culturale</strong>&nbsp;che termina con un&nbsp;<strong>aperitivo letterario</strong>, allo scopo di rallentare il tempo e restituire ai sensi la loro funzione originaria di conoscenza e condivisione»: è&nbsp;da questa idea che nasce il nuovo<strong>&nbsp;incontro della kermesse Dialoghi Mediterranei</strong>, che si terrà a Pisciotta sabato 26 settembre.</p>



<p>L’obbiettivo è quella di<strong>&nbsp;fondere</strong><strong>la tradizione agroalimentare legata alla terra (olio) e quella legata al mare (alici di menaica)</strong><strong>con la letteratura moderna</strong>, creando un ponte simbolico tra ciò che assaporiamo attraverso il palato e ciò che nutriamo attraverso la mente.</p>



<p>Protagonisti assoluti della tavola sono tre elementi simbolo della tradizione e della sapienza artigianale locale:&nbsp;<strong>l</strong><strong>’</strong><strong>ulivo, l</strong><strong>’</strong><strong>olio extravergine d</strong><strong>’</strong><strong>oliva e le alici pescate con la tradizionale rete di menaica</strong>, prodotti poveri nella loro origine ma ricchi di storia, fatica, identità e sapore alla base della Dieta Mediterranea.</p>



<p>Fiore all’occhiello, l’<strong>intervento del giornalista Gianni Riotta</strong>, già penna per importanti realtà editoriali quali&nbsp;<strong>HuffPost, La Repubblica e La Stampa</strong>, il quale presenterà il suo ultimo libro, «Generose anime di eroi».</p>



<p><strong>PROGRAMMA</strong></p>



<p>Il percorso si articola in tre momenti pensati per accompagnare il pubblico fra momenti più intimi ed altri più conviviali.</p>



<p><strong>Ore 16:00</strong></p>



<p>Accoglienza presso piazza Pinto con&nbsp;<strong>visita al borgo medievale di Pisciotta, agli uliveti e ai frantoi storici, con degustazione</strong>.</p>



<p>Attraverso un percorso di circa un chilometro si porteranno i partecipanti&nbsp;<strong>alla scoperta delle millenarie piante di ulivo e dei frantoi («trappiti», nel dialetto locale)&nbsp;</strong>presenti dagli inizi del ‘900 in varie case di Pisciotta. Ai partecipanti viene offerta una<strong>&nbsp;bruschetta di pane casereccio di grano duro, condita con un olio extravergine d</strong><strong>’</strong><strong>oliva monoc</strong><strong>ultivar</strong>&nbsp;(caratterizzato da note fruttate e da un giusto equilibrio di amaro e piccante) e accompagnata da&nbsp;<strong>tartine di pat</strong><strong>é&nbsp;</strong><strong>d</strong><strong>’</strong><strong>oliva con un filetto di alice</strong>, tutti prodotti autentici della tradizione gastronomica pisciottana.</p>



<p>In questo primo momento dedicato alla terra madre, alla pazienza e alla ciclicità delle stagioni,&nbsp;<strong>una voce narrante guida il pubblico attraverso i versi di Pablo Neruda</strong>&nbsp;(dalla celebre&nbsp;<em>Ode all</em><em>’</em><em>olio</em>) e le pagine di autori che hanno celebrato il paesaggio mediterraneo, come&nbsp;<strong>Eugenio Montale e Grazia Deledda</strong>, declamando il&nbsp;<strong>celebre scritto di Ungaretti che dal mare descrive Pisciotta</strong>. L’atmosfera è meditativa e avvolgente.</p>



<p><strong>Ore 18:30</strong></p>



<p><strong>Presentazione del libro di Gianni Riotta, «Generose anime di eroi»</strong>, un thriller geopolitico nato dall’esperienza personale dell’autore e giornalista, a lungo inviato negli Usa, in Medio Oriente, Russia, America Latina ed Europa, il quale sceglie ora la narrativa travolgente dell’epica, in un romanzo dove il lettore ritroverà politica, conflitti e amori del nostro tempo, in una trasfigurazione letteraria divertita e commossa.</p>



<p><strong>Ore 20:00</strong></p>



<p><strong>Aperitivo letterario con letture sul mare e degustazione di alici marinate</strong>.</p>



<p>Dal calore della terra ci si sposta al movimento e alla salinità del mare. Il palato viene risvegliato dalle&nbsp;<strong>alici marinate&nbsp;</strong><strong>–&nbsp;</strong><strong>lavorate con delicatezza, esaltate da un filo d</strong><strong>’</strong><strong>olio EVO delicato, scorza di limone, prezzemolo fresco e un tocco leggero di spezie</strong>&nbsp;– servite con&nbsp;<strong>crostini croccanti e gallette artigianali</strong>. Il mare porta con sé la fatica del lavoro dei pescatori, il rischio, la vastità dell’orizzonte e la poesia della lontananza.</p>



<p>I testi scelti per questa fase attingono alla grande tradizione marinara e verista: dai<strong>&nbsp;ritmi implacabili de I Malavoglia di Giovanni Verga</strong>&nbsp;alle&nbsp;<strong>liriche di Salvatore Quasimodo</strong>, fino alle&nbsp;<strong>atmosfere evocate da Ernest Hemingway</strong>. Il sapore acidulo e sapido delle alici si sposa perfettamente con la forza evocativa di queste narrazioni.</p>



<p><strong>Ore</strong><strong>&nbsp;20:30</strong></p>



<p><strong>Assaggio dell</strong><strong>’</strong><strong>olio in purezza e dibattito con il pubblico</strong>.</p>



<p>Il percorso si chiude con un momento di sintesi e&nbsp;<strong>pulizia del palato</strong>: un piccolo&nbsp;<strong>assaggio d</strong><strong>’</strong><strong>olio EVO in purezza</strong>, servito secondo le tecniche della&nbsp;<strong>degustazione professionale</strong>, accompagnato da&nbsp;<strong>taralli tradizionali</strong>.</p>



<p>È il momento in cui i sensi si placano e lasciano spazio al dialogo. La letteratura diventa corale e contemporanea. Si leggono&nbsp;<strong>estratti brevi e brillanti (tratti, ad esempio, da Italo Calvino o Stefano Benni)</strong>&nbsp;che celebrano il banchetto inteso non solo come nutrizione, ma come spazio di incontro, di parola condivisa e di socialità.</p>



<p><strong>PER PRENOTARSI</strong></p>



<p>Organizzato da Artisti Cilentani Associati, il percorso è immaginato per circa 60 persone e vi si potrà accedere tramite prenotazione obbligatoria entro il giorno 24 settembre 2026 all’indirizzo email&nbsp;<a href="mailto:prenotazioni@artisticilentani.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prenotazioni@artisticilentani.com</a>.</p>



<p><strong>GLI ENTI PROMOTOTORI</strong></p>



<p><strong>Promosso dal Comune di Centola-Palinuro</strong> con lo scopo di costruire nuove <strong>connessioni culturali e turistiche tra costa e aree interne del Cilento</strong>, ampliando la fruizione del territorio oltre la dimensione esclusivamente balneare e stagionale, <strong>Dialoghi Mediterranei</strong> coinvolge più realtà locali. Al fianco del Comune di Centola, infatti, anche i <strong>Comuni di Cannalonga, Ceraso, Moio della Civitella, Pisciotta e Vallo della Lucania</strong>, nonché <strong>le associazioni e gli operatori che curano gli itinerari</strong>. Il progetto è finanziato dal FUNT &#8211; Fondo Unico Nazionale per il Turismo 2025.</p>
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