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	<title>Itinerari &amp; borghi | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Cilento, un weekend tra le spiagge più belle: calette, mare cristallino e natura protetta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 12:36:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ascea]]></category>
		<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
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					<description><![CDATA[Un tratto di costa tra i più suggestivi del Mediterraneo, dove il mare incontra la macchia mediterranea e le scogliere si alternano a sabbia dorata e calette nascoste. Il Cilento, [...]]]></description>
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<p>Un tratto di costa tra i più suggestivi del Mediterraneo, dove il mare incontra la macchia mediterranea e le scogliere si alternano a sabbia dorata e calette nascoste. Il <strong>Cilento</strong>, nel sud della provincia di Salerno, offre alcune delle spiagge più apprezzate della Campania, ideali per una passeggiata o un weekend all’insegna della natura e del relax.</p>



<p>Inserito nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, il litorale cilentano è caratterizzato da acque limpide e da un ambiente ancora in gran parte incontaminato, con numerosi riconoscimenti ambientali internazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Marina di Camerota, tra calette e grotte marine</strong></h2>



<p>Tra le mete più note c’è <strong>Marina di Camerota</strong>, località che alterna spiagge sabbiose e calette rocciose raggiungibili anche via mare. Le acque trasparenti e la costa frastagliata la rendono una delle destinazioni più apprezzate del Cilento, soprattutto per chi cerca percorsi naturalistici e panorami suggestivi. Tra i luoghi più spettacolari spicca la <strong>Baia degli Infreschi</strong>, tra Marina di Camerota e Scario, un’area marina protetta raggiungibile prevalentemente via mare o attraverso sentieri immersi nella natura. Le sue acque turchesi e l’ambiente selvaggio la rendono una delle spiagge simbolo del territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Palinuro e la costa delle grotte</strong></h2>



<p>Poco distante, <strong>Palinuro</strong> è famosa per le sue grotte marine e per il tratto di costa che si affaccia su uno dei mari più limpidi della regione. La celebre <strong>Spiaggia del Buondormire</strong>, raggiungibile via mare o sentieri, è spesso citata tra le più belle d’Italia per il contesto paesaggistico in cui si inserisce.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Acciaroli, il borgo sul mare</strong></h2>



<p>Più a nord, <strong>Acciaroli</strong> unisce il fascino del borgo marinaro alle spiagge di ciottoli e sabbia fine. Le sue acque pulite e il centro storico a ridosso del mare la rendono una meta ideale per un weekend tra passeggiate, relax e cucina locale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Marina di Ascea e il fascino della storia</strong></h2>



<p>La spiaggia di <strong>Marina di Ascea</strong> si distingue per il lungo arenile e per la vicinanza all’area archeologica di <strong>Velia</strong>, antica città della Magna Grecia. Un connubio tra mare e cultura che rende questa località particolarmente interessante anche per chi ama abbinare balneazione e visite storiche.</p>



<p>Le spiagge del Cilento rappresentano un patrimonio naturalistico di grande valore, ideale per un turismo lento e sostenibile. Un fine settimana lungo la costa consente di scoprire paesaggi diversi, tra borghi sul mare, calette nascoste e aree protette.</p>
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		<title>Santa Maria Capua Vetere, viaggio nel Risorgimento: il Museo Garibaldino racconta l’Italia che nasce</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/santa-maria-capua-vetere-viaggio-nel-risorgimento-il-museo-garibaldino-racconta-litalia-che-nasce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 12:32:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[campania cultura]]></category>
		<category><![CDATA[museo garibaldino]]></category>
		<category><![CDATA[Risorgimento italiano]]></category>
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		<category><![CDATA[turismo culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel cuore della città campana, nota per il suo straordinario patrimonio archeologico e storico, il Museo Garibaldino rappresenta uno dei luoghi dedicati alla memoria del Risorgimento italiano e alle vicende [...]]]></description>
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<p>Nel cuore della città campana, nota per il suo straordinario patrimonio archeologico e storico, il <strong>Museo Garibaldino</strong> rappresenta uno dei luoghi dedicati alla memoria del Risorgimento italiano e alle vicende legate a <strong>Giuseppe Garibaldi</strong> e all’Unità d’Italia.</p>



<p>Lo spazio museale si inserisce in un contesto urbano di grande rilevanza storica, a pochi passi dall’area dell’antica <strong>Capua romana</strong> e dall’Anfiteatro Campano, secondo per grandezza solo al Colosseo. Un connubio tra epoche diverse che rende la città un punto di riferimento per il turismo culturale in Campania.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un percorso nella storia del Risorgimento</strong></h2>



<p>Il Museo Garibaldino raccoglie testimonianze, documenti e materiali legati alle campagne garibaldine e al processo di unificazione nazionale. L’allestimento propone un percorso divulgativo che ricostruisce le fasi principali del Risorgimento, con particolare attenzione al ruolo del Mezzogiorno e della Campania.</p>



<p>Attraverso pannelli esplicativi e reperti storici, il museo offre una lettura accessibile degli eventi che hanno portato alla nascita dello Stato italiano, valorizzando il contesto locale e il contributo del territorio casertano.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un presidio di memoria nel cuore della Campania</strong></h2>



<p>Il museo si inserisce in una rete di luoghi della cultura che caratterizzano Santa Maria Capua Vetere, città che conserva una stratificazione storica unica, dalla Roma antica fino all’età moderna.</p>



<p>Secondo operatori culturali locali, la presenza del Museo Garibaldino contribuisce a rafforzare l’identità storica del territorio, offrendo ai visitatori un ulteriore livello di approfondimento rispetto ai grandi siti archeologici della zona.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Turismo culturale tra archeologia e Risorgimento</strong></h2>



<p>Santa Maria Capua Vetere si conferma così una destinazione di interesse per il turismo culturale, grazie alla combinazione tra patrimonio archeologico, musei e percorsi storici.</p>



<p>Il Museo Garibaldino si inserisce in questo contesto come tappa di un itinerario più ampio che consente di leggere la storia italiana attraverso le diverse stratificazioni del territorio campano.</p>



<p>Foto e info: <a href="https://cultura.gov.it/luogo/museo-civico-garibaldino-e-risorgimentale">https://cultura.gov.it/luogo/museo-civico-garibaldino-e-risorgimentale</a></p>
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		<title>Meg di Solopaca, nel cuore del Sannio: un museo tra storia, scienza e cultura del cibo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/meg-di-solopaca-nel-cuore-del-sannio-un-museo-tra-storia-scienza-e-cultura-del-cibo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 15:05:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>
		<category><![CDATA[meg sannio]]></category>
		<category><![CDATA[meg solopaca]]></category>
		<category><![CDATA[museo solopaca]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel cuore del Sannio beneventano, tra vigneti e tradizioni secolari, il MEG – Museo Enogastronomico di Solopaca si propone come un presidio culturale dedicato alla storia e all’evoluzione del cibo. [...]]]></description>
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<p>Nel cuore del Sannio beneventano, tra vigneti e tradizioni secolari, il MEG – Museo Enogastronomico di Solopaca si propone come un presidio culturale dedicato alla storia e all’evoluzione del cibo. Più che un semplice spazio espositivo, il museo rappresenta un laboratorio permanente in cui gastronomia, scienza e identità territoriale si intrecciano in un racconto articolato e accessibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un museo nel cuore della tradizione sannita</h2>



<p>Il MEG ha sede nello storico Palazzo Cutillo, edificio ottocentesco situato nel centro di Solopaca, restaurato e riconvertito a spazio museale nei primi anni Duemila. L’inaugurazione risale al 2005, nell’ambito di un più ampio progetto di valorizzazione del territorio promosso dalla Provincia di Benevento&nbsp; .</p>



<p>La scelta della location non è casuale: Solopaca è un territorio storicamente vocato alla produzione vinicola e agricola, noto in particolare per i vini DOC e per una cultura gastronomica profondamente radicata nella vita locale&nbsp; . Il museo si inserisce quindi in un contesto dove il cibo non è solo nutrimento, ma elemento identitario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un percorso tra storia, scienza e cultura del cibo</h2>



<p>Il percorso espositivo del MEG si distingue per un approccio multidisciplinare. Il museo ospita una vasta collezione di etichette alimentari, che documentano l’evoluzione del packaging e della comunicazione commerciale dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri&nbsp; . Si tratta di materiali rari e originali, che testimoniano il rapporto tra industria alimentare, arte e società.</p>



<p>Accanto a questa dimensione storica, il museo sviluppa un forte impianto didattico e scientifico. Le esposizioni affrontano temi come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la trasformazione dell’alimentazione industriale (meccanizzazione, standardizzazione, pubblicità);</li>



<li>il rapporto tra alimentazione e salute;</li>



<li>le biotecnologie applicate al cibo  .</li>
</ul>



<p>Uno degli elementi più originali è la sezione dedicata al cosiddetto “falso alimentare”, realizzata anche in collaborazione con l’Università di Salerno. Qui il visitatore può comprendere le sofisticazioni e le contraffazioni nel settore alimentare, attraverso percorsi educativi come il “pranzo degli orrori”, che mette in luce i rischi nascosti dietro prodotti apparentemente comuni&nbsp; .</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un museo dinamico e interattivo</h2>



<p>A differenza dei musei tradizionali, il MEG si configura come uno spazio dinamico e partecipativo. Ospita regolarmente eventi culturali, conferenze, spettacoli e attività formative, oltre a laboratori di degustazione organizzati anche in collaborazione con associazioni come Slow Food&nbsp; .</p>



<p>Nel corso degli anni, la struttura ha accolto iniziative di diverso tipo, dai gemellaggi musicali a presentazioni editoriali, confermandosi come punto di riferimento per la vita culturale locale&nbsp; . Questa vocazione polifunzionale rafforza il ruolo del museo come luogo di incontro tra cittadini, studiosi e appassionati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un polo culturale per il futuro dell’enogastronomia</h2>



<p>Il MEG non è soltanto un museo della memoria, ma anche un centro di ricerca e divulgazione. Il suo obiettivo è promuovere una maggiore consapevolezza sul cibo, stimolando una riflessione critica su produzione, consumo e qualità alimentare.</p>



<p>In un’epoca segnata da globalizzazione e innovazione tecnologica, il museo invita a riscoprire il valore delle tradizioni locali, senza rinunciare al dialogo con la scienza e l’innovazione. In questo senso, rappresenta un esempio virtuoso di come i piccoli centri possano contribuire al dibattito contemporaneo su alimentazione, sostenibilità e identità culturale.</p>
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		<item>
		<title>Il Vallo di Diano protagonista a &#8220;Open outdoor experiences 2026&#8221;</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-vallo-di-diano-protagonista-a-open-outdoor-experiences-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 10:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo di Diano]]></category>
		<category><![CDATA[Open Outdoor Experiences]]></category>
		<category><![CDATA[vallo di diano]]></category>
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					<description><![CDATA[La Comunità Montana Vallo di Diano conferma ufficialmente la propria presenza istituzionale alla quarta edizione di Open Outdoor Experiences, il salone delle attività all’aria aperta, che si terrà presso il [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La Comunità Montana Vallo di Diano conferma ufficialmente la propria presenza istituzionale alla quarta edizione di Open Outdoor Experiences, il salone delle attività all’aria aperta, che si terrà presso il NEXT di Paestum nei giorni 10, 11 e 12 aprile 2026.</p>



<p>Dopo un periodo di intenso lavoro su tavoli strategici — dalla costruzione della DMO Cilento e Vallo di Diano alla definizione della nuova Strategia Territoriale per le Aree Interne (SNAI) — l’Ente Montano sceglie la vetrina di Paestum per presentare una narrazione corale del territorio.</p>



<p>«<em>Abbiamo ritenuto imprescindibile garantire al nostro territorio una vetrina di eccellenza</em>&#8211; dichiara l’assessore al Turismo Antonio Pagliarulo &#8211;<em>Mettiamo questo spazio a disposizione di comuni, pro loco, guide e operatori per promuovere capillarmente ogni singola attività e potenzialità del comprensorio</em>.»</p>



<p><strong>SINERGIA E TERRITORIO: LA FORZA DELLA RETE</strong><br>Il Presidente della Comunità Montana, Vittorio Esposito, sottolinea come la partecipazione sia il frutto di una forte sinergia con i principali attori locali: dal GAL Vallo di Diano al Distretto del Commercio Diffuso, passando per il Consorzio Pro Loco, la Diocesi Teggiano-Policastro e gli operatori privati. &#8220;Insieme possiamo raggiungere traguardi importanti&#8221; ha rimarcato il presidente Esposito.</p>



<p><strong>VALLO DI DIANO: TERRA DI CAMMINI E INNOVAZIONE DIGITALE</strong><br>L’offerta turistica si concentra sul turismo lento, con il consolidato Cammino del Negro (150 km attraverso 15 comuni) e la rete dei Santuari di Montagna. In questo contesto si inseriscono tre progetti strategici SNAI:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Parco della Cultura e Rete dei Santuari .</li>



<li>Parco della Cultura e Archeologia Viva.</li>



<li>Parco dello Sport e Parco della Cerreta.</li>
</ol>



<p>Fiore all’occhiello della nuova visione è &#8220;Vallo Immersivo&#8221;: un circuito che collegherà i 15 borghi storici attraverso video mapping e illuminazione architetturale, candidandosi a diventare la più grande galleria d&#8217;arte digitale d&#8217;Europa.</p>



<p><strong>L&#8217;EVENTO: SABATO 11 APRILE ORE 14:00</strong><br>Il momento centrale della partecipazione sarà il convegno: &#8220;Vallo di Diano 5.0. Una Strategia in ‘Cammino’ nel cuore verde delle Aree Interne&#8221; Sabato 11 aprile, ore 14:00 – Sala Cervati (NEXT, Paestum).</p>



<p>Il dibattito, moderato dall&#8217;assessore Antonio Pagliarulo, vedrà la partecipazione di: Massimo Padovano (IFEL Campania), Simona Paolillo (CNA Salerno), Maria Pagano (GAZANIA APS), Marianna Iannone (ArcheoArte), Angelofabio Attolico (Rete dei Cammini del Sud), Josefhmari Biscotti (Assessore Sala Consilina), Antonio Fortunati (Assessore Padula), Elio Guadagno (Consigliere Provinciale) e del presidente Vittorio Esposito.</p>



<p><strong>È ANCORA POSSIBILE PARTECIPARE</strong><br>Associazioni, Operatori Turistici e Guide del Territorio che desiderino essere presenti nello stand con materiali o iniziative sono invitato a contattare i referenti ai numeri indicati per aderire e contribuire alla promozione del territorio: Giuseppe: 338 307 2487 &#8211; Giovanni: 331 539 9892 &#8211; Josephmari: 349.8713124.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Destinazione borghi nella Campania Divina: 50 piccoli comuni e 10 itinerari esperienziali</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/destinazione-borghi-nella-campania-divina-50-piccoli-comuni-e-10-itinerari-esperienziali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 09:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[campania divina]]></category>
		<category><![CDATA[destinazione borghi]]></category>
		<category><![CDATA[itinerari esperienzieli]]></category>
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					<description><![CDATA[Un patrimonio diffuso di comunità, paesaggi e tradizioni diventa esperienza di viaggio attraverso Destinazione Borghi nella Campania Divina, iniziativa ideata e sviluppata da My Fair s.r.l. benefit e proposta attraverso [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un patrimonio diffuso di comunità, paesaggi e tradizioni diventa esperienza di viaggio attraverso <strong>Destinazione Borghi nella Campania Divina</strong>, iniziativa ideata e sviluppata da My Fair s.r.l. benefit e proposta attraverso il proprio tour operator My Fair Italy.</p>



<p>L’iniziativa coinvolge 50 piccoli Comuni e si articola in 10 itinerari esperienziali costruiti tra centri storici, paesaggi rurali, artigianato e produzioni locali con un focus sulle aree interne della Campania, interpretati in un’offerta turistico-culturale contemporanea, capace di tenere insieme identità, qualità dell’esperienza e posizionamento sul mercato.</p>



<p>«<em>Come supporto alle comunità e come tour operator, abbiamo lavorato negli anni insieme ai territori credendo nell’idea che i piccoli paesi e i loro borghi potessero rappresentare una destinazione, non solo un luogo da attraversare</em>», dichiara <strong>Mafalda Inglese</strong>, amministratore di My Fair. «<em>Il progetto interpreta i borghi come destinazioni contemporanee, organizzando contenuti, qualità dell’accoglienza e costruzione di prodotto in un sistema coerente e rispettoso</em>».</p>



<p>Gli itinerari, disegnati e distribuiti da My Fair Italy, si sviluppano come esperienze immersive tra centri storici, dimore storiche, paesaggi rurali e laboratori artigianali, articolate in collezioni tematiche che attraversano Cilento, Sannio, Irpinia e Golfo di Policastro.</p>



<p>A supporto della promozione è stata sviluppata una <strong>piattaforma web dedicata</strong> che consente di esplorare e selezionare itinerari ed esperienze in modo immediato.</p>



<p>Nel progetto si inserisce anche <strong>Janèra</strong>, linea di cosmetica naturale ispirata ai rituali della terra e alle sapienze delle donne del Sud, espressione contemporanea e raffinata dell’identità dei territori.</p>



<p>Il progetto, scelto e co-finanziato dalla Regione Campania (Mis. FUNT D.G.R. 429/2024), unisce visione culturale e costruzione di prodotto turistico, posizionando i borghi campani come esperienze autentiche per un pubblico attento e internazionale.</p>



<p><strong>In numeri:</strong> 10 itinerari, 50 Comuni, 48 giornate di viaggio, oltre 1.000 fotografie, 10 short video documentari e più di 8 terabyte di contenuti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Scoprire la Campania attraverso 101 meraviglie fuori dai classici percorsi turistici</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/scoprire-la-campania-attraverso-101-meraviglie-fuori-dai-classici-percorsi-turistici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 15:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e Guide Turistiche]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[libro roberto pellecchia]]></category>
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					<description><![CDATA[Si inizia a sfogliarne le pagine e ci si rende conto di quanti luoghi meravigliosi esistano in Campania, di cui si ha ancora troppo poca conoscenza. Punti panoramici, dimore storiche, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Si inizia a sfogliarne le pagine e ci si rende conto di quanti luoghi meravigliosi esistano in Campania, di cui si ha ancora troppo poca conoscenza. Punti panoramici, dimore storiche, piccoli musei, spelonche profondissime, siti archeologici, cascate spettacolari, antichi cimiteri ipogei, eremi remoti, affreschi bizantini, chiese monumentali e borghi che sembrano usciti da una fiaba.</p>



<p>Un caleidoscopio di meraviglie poco note di una regione che non smette mai di stupire per la ricchezza di tesori che custodisce.</p>



<p>Esce oggi l’<strong>undicesimo volume&nbsp;</strong>di&nbsp;<strong>Roberto Pellecchia</strong>&nbsp;“<strong>Scoprire la Campania attraverso 101 meraviglie&nbsp;<em>fuori</em>&nbsp;dai classici percorsi turistici</strong>”, con un titolo sottilmente provocatorio e ammiccante, che introduce a un problema tipico delle aree troppo ricche di attrattori turistici conosciuti in tutto il mondo.</p>



<p>Le aree archeologiche di Pompei, di Ercolano e di Paestum, le Isole Flegree, Capri, il Vesuvio, Sorrento, Positano e Amalfi attirano ormai da due secoli visitatori da ogni dove, per non parlare di Napoli, da anni in sofferenza per eccessivo pressing turistico, il cosiddetto&nbsp;<strong>overtourism</strong>, che in certi periodi dell’anno, arriva a soffocare la città e i suoi abitanti.</p>



<p>Un eccesso di offerta che diventa anche un limite a una conoscenza più approfondita del territorio. Gran parte delle agenzie di viaggio incanala i visitatori della Campania sempre verso le stesse mete, quelle che nell’immaginario collettivo rappresentano per intero lo scenario campano, la summa di tutto quello che c’è da vedere.</p>



<p>Gli stessi residenti della Campania il più delle volte non vanno molto oltre, limitandosi spesso a vacanze balneari lungo la Costiera Amalfitana e la Costa del Cilento, con rare esplorazioni verso l’interno della regione che &#8211; per molti &#8211; rimane una sorta di “terra incognita”.</p>



<p><strong>“Scoprire la Campania attraverso 101 meraviglie&nbsp;<em>fuori</em>&nbsp;dai classici percorsi turistici” è un potente invito a guardare oltre l’orizzonte delle solite località.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="717" height="1024" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-717x1024.jpg" alt="" class="wp-image-241821" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-717x1024.jpg 717w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-210x300.jpg 210w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-768x1096.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1076x1536.jpg 1076w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed.jpg 1401w" sizes="(max-width: 717px) 100vw, 717px" /></figure>



<p>È un libro in cui non c’è l’area archeologica di Pompei, ma quella di Aeclanum, dove non si parla del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ma del Museo delle Streghe di Benevento, non del Vesuvio, bensì del Monte Cervati. La stessa Napoli viene raccontata attraverso siti più di nicchia, come il Complesso Monumentale di Sant’Anna dei Lombardi o l’Ipogeo dei Cristallini, monumenti straordinari ma talvolta dimenticati.</p>



<p>L’isola d’Ischia viene raccontata attraverso il magico Bosco della Falanga e le sue antiche case di pietra, mentre a Capri l’autore invita a percorrere il sentiero del Pizzolungo o a visitare l’incredibile pavimento maiolicato della chiesa di San Michele Arcangelo ad Anacapri.</p>



<p>In provincia di Caserta, ci mostra le spettacolari immagini del Teatro Tempio di San Nicola, nel Beneventano viene svelata la presenza della più grande porta megalitica d’Europa.</p>



<p><strong>Le 208 pagine del libro, arricchite con ben 408 fotografie dell’autore</strong>, conducono il lettore lungo un percorso spettacolare che lascia senza fiato, alla cui fine si rimane quasi increduli e ci si pone la domanda “ma davvero esiste tutto questo?”.</p>



<p>“Volendo si potrebbero individuare numerosi altri punti d’interesse”, spiega l’autore. “Impossibile citarli tutti, per cui ne sono stati scelti 101 poco noti, o inspiegabilmente poco frequentati, nonostante il loro grande impatto emozionale”.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Aprile tra storia e natura: le ville campane da visitare, da Napoli al cuore della Valle del Sele</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/aprile-tra-storia-e-natura-le-ville-campane-da-visitare-da-napoli-al-cuore-della-valle-del-sele/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 14:28:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
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<p>Aprile è uno dei momenti migliori per scoprire le grandi ville storiche della Campania: i giardini sono nel pieno della fioritura, le temperature miti rendono piacevoli le passeggiate e molti siti riaprono con orari più ampi e visite guidate. Tra architetture nobiliari, parchi monumentali e paesaggi naturali, la regione offre un patrimonio diffuso spesso ancora poco conosciuto.</p>



<p>Tra le tappe imprescindibili c’è la Reggia di Caserta, simbolo del potere borbonico e tra le più grandi residenze reali d’Europa. Costruita a partire dal 1752 su progetto di Luigi Vanvitelli, è oggi patrimonio UNESCO e colpisce non solo per gli interni monumentali, ma soprattutto per il parco scenografico, con fontane, cascate e il celebre Giardino Inglese.</p>



<p>Spostandosi sulla Costiera Amalfitana, Villa Rufolo rappresenta una delle espressioni più affascinanti dell’architettura medievale campana. Risalente al XIII secolo, domina Ravello con i suoi giardini terrazzati affacciati sul mare, che nei mesi primaverili si riempiono di colori e profumi. Qui, tra chiostri e belvedere, si svolge anche il celebre Ravello Festival, a testimonianza del forte legame tra arte e paesaggio.</p>



<p>Sempre a Ravello, poco distante, si trova Villa Cimbrone, famosa in tutto il mondo per la “Terrazza dell’Infinito”, uno dei panorami più spettacolari sul Golfo di Salerno. La villa, le cui origini risalgono almeno all’XI secolo, è circondata da un parco ricco di statue, viali e architetture decorative che fondono elementi classici e romantici in un equilibrio unico.</p>



<p>Accanto a questi luoghi iconici, esistono gioielli meno conosciuti ma altrettanto suggestivi. Tra questi spicca Villa d’Ayala, nel cuore della provincia di Salerno. Immersa in un vasto parco storico, la villa è celebre per i suoi giardini scenografici tra boschi, fontane, statue e architetture verdi, che creano un’atmosfera quasi fiabesca. I giardini, considerati tra i più affascinanti del Sud Italia, rappresentano un raro esempio di integrazione tra natura e progettazione artistica.</p>



<p>Visitare queste ville in primavera significa attraversare paesaggi in continua trasformazione, dove la storia si intreccia con la natura. Dai fasti reali della Reggia di Caserta alle vedute mozzafiato di Ravello, fino al fascino raccolto di Villa d’Ayala, la Campania offre un itinerario diffuso di bellezza, perfetto per chi cerca esperienze autentiche e lontane dal turismo più affollato.</p>



<p>In questo periodo dell’anno, queste dimore diventano veri e propri itinerari esperienziali: si cammina tra fioriture, prospettive architettoniche e scorci panoramici, riscoprendo una Campania meno affollata e più autentica.</p>



<p>Il consiglio è quello di privilegiare visite lente, magari scegliendo proprio luoghi meno noti come Villa d’Ayala, dove il tempo sembra sospeso e il paesaggio racconta, ancora oggi, secoli di storia.</p>
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		<title>Ponte di Pasqua 2026, Capaccio Paestum tra le mete più ricercate dagli italiani</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ponte-di-pasqua-2026-capaccio-paestum-tra-le-mete-piu-ricercate-dagli-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 11:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[capaccio paestum]]></category>
		<category><![CDATA[ponte di pasqua]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Dove hanno scelto di andare quest’anno gli italiani nel ponte di Pasqua? In attesa dei numeri dettagliati e ufficiali sulle presenze deducibili dal portale che registra i pagamenti della tassa [...]]]></description>
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<p>Dove hanno scelto di andare quest’anno gli italiani nel ponte di Pasqua? In attesa dei numeri dettagliati e ufficiali sulle presenze deducibili dal portale che registra i pagamenti della tassa di soggiorno, per Capaccio Paestum vi è già un dato assai rilevante. La cittadina all’ombra dei Templi è tra le 30 destinazioni più cercate dagli italiani sulle principali piattaforme di prenotazione. Nella speciale classifica, comparsa su vari quotidiani nazionali, tra cui la Repubblica, Capaccio Paestum è al 23esimo posto.</p>



<p>«<em>Il dato è molto lusinghiero per il nostro territorio</em> &#8211; dichiara il Sindaco di Capaccio Paestum Gaetano Paolino &#8211; <em>e testimonia un trend assai positivo che già nel computo totale del 2025 ha portato un numero di presenze sul territorio elevatissimo come certificato dai dati sul numero di pernottamenti. Stiamo facendo una politica turistica seria, con una programmazione affidata ad esperti internazionali e con l’Assessore D’Acunto e l’Ufficio Turismo che stanno agendo in maniera concreta con molte iniziative. La sfida della DMO Paestum Sele Tanagro Alburni rappresenta il futuro. Il lavoro che stiamo facendo è quello di consolidare Capaccio Paestum come destinazione turistica e non come tappa giornaliera di passaggio</em>.»</p>



<p>Nel corso del 2025, il Comune di Capaccio Paestum ha registrato un incasso pari a <strong>1.203.392,38 euro</strong> derivante dall’imposta di soggiorno. Il dato, rilevato attraverso il portale <em>Pay Tourist</em>, si riferisce a un totale di <strong>430 strutture ricettive censite</strong> sul territorio.</p>



<p>Intanto giovedì, 9 aprile, alle ore 17.00 presso la Sala Mucciolo della BCC Capaccio Paestum in via Magna Grecia n. 345, nell’ambito del programma dell’Assessorato al Turismo di Capaccio Paestum, che ha l’obiettivo di rafforzare i servizi di accoglienza e informazione, valorizzare il patrimonio naturalistico e culturale, strutturare prodotti turistici tematizzati e accompagnare il territorio verso un modello di destinazione turistica matura, sostenibile e competitiva, si terrà un incontro dedicato agli operatori del settore. All’incontro sarà presente la “F Tourism &amp; Marketing” di Josep Ejarque, incaricata del progetto di Destination Management Plan del Comune di Capaccio Paestum. L’appuntamento sarà un momento di ascolto e confronto, finalizzato a presentare e discutere insieme il disegno del Piano Strategico Turistico della Destinazione e definire la visione e il posizionamento di Capaccio Paestum per i prossimi anni.</p>



<p>«<em>L’Amministrazione comunale</em> &#8211; dichiara il Sindaco Gaetano Paolino &#8211; <em>invita tutti gli operatori del settore turistico di Capaccio Paestum a partecipare attivamente alla riunione. Il contributo del territorio è elemento fondamentale per costruire una strategia turistica condivisa, capace di valorizzare le eccellenze locali e rafforzare il posizionamento nei mercati nazionali e internazionali. Il nostro obiettivo è trasformare definitivamente Capaccio Paestum in una destinazione turistica finale e non una semplice tappa giornaliera di passaggio. Per fare questo, stiamo agendo con grande concretezza e visione.</em>» </p>
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		<title>Pasqua e Pasquetta: in Campania mete last minute tra natura e cultura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pasqua-e-pasquetta-in-campania-mete-last-minute-tra-natura-e-cultura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 09:43:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi di interesse]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[costiera-amalfitana]]></category>
		<category><![CDATA[passeggiata-vesuvio]]></category>
		<category><![CDATA[picnic-campi-flegrei]]></category>
		<category><![CDATA[reggia-caserta]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni-pasquali-napoli]]></category>
		<category><![CDATA[turismo-campania]]></category>
		<category><![CDATA[universita-padova]]></category>
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					<description><![CDATA[Pasqua e Pasquetta in Campania all’insegna delle esperienze last minute tra natura, cultura e tradizione. Complice il clima primaverile e un calendario favorevole, la regione si conferma tra le mete [...]]]></description>
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<p class="p1">Pasqua e Pasquetta in Campania all’insegna delle esperienze last minute tra natura, cultura e tradizione. Complice il clima primaverile e un calendario favorevole, la regione si conferma tra le mete più richieste anche per chi decide di organizzarsi all’ultimo momento. Ecco cinque idee pratiche e facilmente realizzabili, verificate e adatte a diversi tipi di viaggiatori.</p>



<p class="p1"><strong>1. Trekking sul Vesuvio tra panorami e storia</strong></p>



<p class="p1">Il Parco Nazionale del Vesuvio resta una scelta sempre valida per una gita di Pasquetta. I sentieri principali sono accessibili con prenotazione online e permettono di raggiungere il cratere in sicurezza. Le condizioni meteo primaverili rendono l’escursione particolarmente piacevole, con vista sul Golfo di Napoli. Consigliato partire presto per evitare affollamenti.</p>



<p class="p1"><strong>2. Costiera Amalfitana fuori stagione piena</strong></p>



<p class="p1">Sebbene sia una delle mete più battute in estate, tra Pasqua e Pasquetta la Costiera Amalfitana è ancora vivibile. Località come Amalfi, Ravello e Positano registrano presenze, ma senza i picchi estivi. I collegamenti via bus e traghetto sono attivi, ma è preferibile verificare gli orari aggiornati. Ideale per una giornata tra borghi, mare e cucina locale.</p>



<p class="p1"><strong>3. Picnic nei Campi Flegrei</strong></p>



<p class="p1">Per chi cerca un’alternativa meno affollata, l’area dei Campi Flegrei offre spazi ampi e scenari naturali suggestivi. Il Lago d’Averno e il Parco Archeologico di Cuma sono mete adatte a una giornata all’aperto. Alcune aree consentono picnic nel rispetto delle regole ambientali, ma è sempre consigliato informarsi sulle eventuali limitazioni.</p>



<p class="p1"><strong>4. Napoli tra arte sacra e tradizioni pasquali</strong></p>



<p class="p1">Il capoluogo campano propone un mix tra cultura e tradizione. Durante il periodo pasquale, molte chiese del centro storico organizzano celebrazioni e aperture straordinarie. Musei come il Museo Archeologico Nazionale restano una scelta solida in caso di tempo variabile. Non mancano le specialità tipiche come pastiera e casatiello nelle storiche pasticcerie cittadine.</p>



<p class="p1"><strong>5. Reggia di Caserta e il suo parco</strong></p>



<p class="p1">La Reggia di Caserta è una delle destinazioni più richieste per Pasquetta. Il complesso borbonico è aperto con accessi regolati e offre sia la visita agli appartamenti storici sia la possibilità di passeggiare nel parco e nei giardini inglesi. È consigliato acquistare i biglietti online per evitare code.</p>



<p class="p1">In generale, per chi si muove all’ultimo momento, resta fondamentale verificare disponibilità, orari di apertura e condizioni meteo. La Campania, con la sua varietà di paesaggi e offerte culturali, si conferma una destinazione capace di soddisfare anche le scelte improvvisate, con soluzioni accessibili e ben collaudate.</p>
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		<title>Cilento: tre mete mozzafiato per Pasquetta tra mare, borghi e natura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cilento-tre-mete-mozzafiato-per-pasquetta-tra-mare-borghi-e-natura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 09:40:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[parco-nazionale-del-cilento]]></category>
		<category><![CDATA[valle-dio-diano-e-alburni]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, il lungo weekend di Pasqua e Pasquetta si conferma un’occasione ideale per riscoprire alcune delle località più suggestive della Campania. [...]]]></description>
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<p class="p1">Nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, il lungo weekend di Pasqua e Pasquetta si conferma un’occasione ideale per riscoprire alcune delle località più suggestive della Campania. Tra costa, borghi storici e paesaggi naturali, il territorio offre alternative adatte a gite giornaliere e soggiorni brevi.</p>



<p class="p1">Ecco tre destinazioni di particolare interesse paesaggistico e culturale, tra le più apprezzate e documentate della zona.</p>



<p class="p2"><strong>Castellabate, il borgo sospeso tra storia e mare</strong></p>



<p class="p1">Il centro storico di Castellabate, inserito nel contesto del Cilento costiero, è uno dei borghi medievali più noti dell’area e parte del patrimonio diffuso del Parco nazionale. Arroccato su una collina, conserva un impianto storico ben preservato e offre vedute panoramiche sul litorale sottostante, in particolare sulla frazione marina di Santa Maria di Castellabate, località balneare molto frequentata durante la bella stagione.&nbsp;</p>



<p class="p1">Il borgo è meta tipica per le gite festive grazie al connubio tra centro storico, sentieri naturalistici e accesso al mare, che consente di alternare passeggiate culturali e relax costiero.</p>



<p class="p2"><strong>Palinuro, tra grotte marine e paesaggi costieri</strong></p>



<p class="p1">Palinuro, frazione del comune di Centola, è una delle località simbolo del Cilento costiero. Situata lungo il Tirreno, è nota per il paesaggio caratterizzato da scogliere, insenature e grotte marine, che ne fanno una delle mete più riconoscibili del Parco nazionale.&nbsp;</p>



<p class="p1">La zona è apprezzata anche per le escursioni in barca e le attività all’aria aperta, con spiagge e calette che in primavera risultano generalmente meno affollate rispetto al periodo estivo. Le aree circostanti sono inserite in un contesto naturale di pregio che si estende lungo la costa cilentana.</p>



<p class="p2"><strong>Marina di Camerota e Baia degli Infreschi, natura selvaggia e mare cristallino</strong></p>



<p class="p1">Marina di Camerota rappresenta uno dei principali poli turistici del Cilento meridionale. La località si affaccia su un tratto di costa caratterizzato da acque limpide, insenature e grotte accessibili anche via mare, elementi che contribuiscono alla sua notorietà.&nbsp;</p>



<p class="p1">Tra le escursioni più note figura la Baia degli Infreschi, area marina protetta raggiungibile a piedi o in barca, considerata uno degli scenari naturalistici più rappresentativi del territorio cilentano.</p>



<p class="p1">Il Cilento, inserito in un’area riconosciuta per il suo valore ambientale e culturale, offre in primavera condizioni favorevoli per attività all’aperto, trekking, visite ai borghi e turismo costiero. La combinazione tra patrimonio naturale e storico rende l’area una delle destinazioni più richieste anche per brevi soggiorni festivi.</p>
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		<item>
		<title>Nuova segnaletica CAI ad Amalfi e frazioni</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/nuova-segnaletica-cai-ad-amalfi-e-frazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 09:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Amalfi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[amalfi]]></category>
		<category><![CDATA[segnaletica cai]]></category>
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					<description><![CDATA[Nuove&#160;insegne in ceramica&#160;impreziosiscono la segnaletica interna al dedalo di viuzze e strade a gradoni di Amalfi insieme a quattro bacheche informative contenenti&#160;mappe&#160;e&#160;descrizioni dei percorsi, della&#160;flora&#160;e dei&#160;paesaggi terrazzati. Queste ultime, in [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nuove&nbsp;<strong>insegne in ceramica</strong>&nbsp;impreziosiscono la segnaletica interna al dedalo di viuzze e strade a gradoni di Amalfi insieme a quattro bacheche informative contenenti&nbsp;<strong>mappe</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>descrizioni dei percorsi</strong>, della&nbsp;<strong>flora</strong>&nbsp;e dei&nbsp;<strong>paesaggi terrazzati</strong>. Queste ultime, in particolare, sono state installate in Via Casamare&nbsp;<strong>(Valle dei Mulini)</strong>, Passeggiata Longfellow&nbsp;<strong>(Via Maestra dei Villaggi)</strong>&nbsp;e a Pogerola, in località&nbsp;<strong>Madonna dei Fuondi</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Paradiso,</strong>&nbsp;per valorizzare lo scrigno segreto costituito dai sentieri montani che attraversano il territorio comunale di Amalfi e delle sue frazioni.&nbsp;</p>



<p>Le installazioni, fortemente volute dall’<strong>Amministrazione Comunale,</strong>&nbsp;guidata dal Sindaco&nbsp;<strong>Daniele Milano</strong>, che attraverso la&nbsp;<strong>DMO Visit Amalfi</strong>&nbsp;ha avviato un importante programma di interventi finalizzati alla valorizzazione dei percorsi montani, si inseriscono in un più ampio progetto di promozione che oltre alla&nbsp;<strong>segnaletica CAI&nbsp;</strong>prevede anche il potenziamento della segnaletica turistica.&nbsp;</p>



<p>Nello specifico lungo i sentieri sono state installate&nbsp;<strong>frecce direzionali</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>tabelle di località</strong>&nbsp;in prossimità degli incroci mentre nel centro storico di Amalfi e nelle frazioni sono state posizionate&nbsp;<strong>eleganti insegne in ceramica</strong>. Ma non è tutto perché per indicare la continuità dei percorsi, sono stati ripristinati i&nbsp;<strong>segnavia</strong>&nbsp;in pittura e installati nuovi elementi in ceramica nelle aree urbane.</p>



<p><em>«L’introduzione della segnaletica CAI e la progressiva implementazione di quella turistica rappresentano un ulteriore stimolo per la scoperta delle aree meno congestionate, favorendo la promozione dell’offerta outdoor e l’allungamento della stagione turistica&nbsp;</em>&#8211; spiega il Sindaco&nbsp;<strong>Daniele Milano</strong>&nbsp;che ha&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/share/r/1DMLZiZjcp/?mibextid=wwXIfr" target="_blank" rel="noreferrer noopener">parlato dell’iniziativa anche in un breve video lanciato sui social</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<em>Una distribuzione dei flussi nel tempo e nello spazio, basata su un approccio più lento, consente infatti una fruizione del territorio più sostenibile, lontana dalle dinamiche del mordi e fuggi</em>».</p>



<p>«<em>Il completamento del progetto ben si inserisce nel programma di manutenzione e cura dei sentieri CAI (e non solo) presenti sul territorio comunale</em>&nbsp;&#8211; spiega l’Assessore con delega alla sentieristica&nbsp;<strong>Francesco De Riso</strong>&nbsp;&#8211;&nbsp;<em>Avviato da questa amministrazione nel 2015 e tutt’ora in corso, il progetto ha visto il recupero e la messa in sicurezza di sentieri di particolare bellezza e valore paesaggistico come quello per Madonna dei Fuondi, Monte Molignano, Tavernate e la Selva. Altri interventi sono già in programma e tutti volti alla manutenzione ed alla conservazione dei luoghi per renderli fruibili e sicuri ai tanti escursionisti che visitano il nostro territorio e per gli amalfitani che amano passeggiare nella natura. Un sentito ringraziamento va al CAI e a tutti coloro che hanno collaborato fattivamente alla realizzazione di questo intervento</em>».</p>



<p>A fornire un importante contributo nelle diverse fasi operative del progetto denominato “<strong>Segnaletica CAI Amalfi e frazioni”</strong> è stato il <strong>Club Alpino Italiano</strong> sezione di <strong>Cava de’ Tirreni </strong>che ha operato in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e con le risorse del territorio quali il <strong>Centro di Cultura e Storia Amalfitana </strong>e le associazioni territoriali. </p>



<p>«<em>Abbiamo operato in sinergia per la valorizzazione  di un patrimonio naturale, paesaggistico, monumentale e storico di inestimabile valore</em> &#8211; dicono dalla sezione <strong>CAI di Cava de’Tirreni </strong>&#8211; <em>Siamo felici di aver raggiunto un traguardo notevole, significativo, mettendo in campo impegno,  competenze, al servizio  del territorio e della comunità. A nome della sezione di Cava de’ Tirreni trasmettiamo  il nostro plauso per il  lavoro svolto dall’ Amministrazione Comunale di Amalfi che col Sindaco Daniele Milano ha dato un input determinante al completamento delle diverse fasi operative. Insieme,  abbiamo condotto un passo decisivo verso la tutela e la custodia di questo tesoro, auspicando che con tutti i comuni della costa di Amalfi, così come è avvenuto anche per Ravello, si continui in rete e con lo stesso entusiasmo</em>».</p>
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		<item>
		<title>Qual è la città italiana con più chiese? Roma in testa tra storia, fede e patrimonio</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/qual-e-la-citta-italiana-con-piu-chiese-roma-in-testa-tra-storia-fede-e-patrimonio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:57:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi e Turismo Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
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					<description><![CDATA[Stabilire con assoluta precisione quale sia la città italiana con il maggior numero di chiese non è semplice: i censimenti variano a seconda dei criteri adottati (chiese attive, sconsacrate, cappelle, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Stabilire con assoluta precisione quale sia la città italiana con il maggior numero di chiese non è semplice: i censimenti variano a seconda dei criteri adottati (chiese attive, sconsacrate, cappelle, oratori o edifici storici non più utilizzati per il culto). Tuttavia, secondo le stime più comunemente accettate da studi storici e inventari ecclesiastici, il primato spetta a Roma.</p>



<p class="p1">Roma: la capitale mondiale delle chiese</p>



<p class="p3">Roma è spesso definita la città con il maggior numero di edifici religiosi al mondo. Le stime più diffuse parlano di oltre 900 luoghi di culto cattolici, includendo basiliche, chiese parrocchiali, cappelle storiche e oratori.</p>



<p class="p3">Questo patrimonio è il risultato di oltre duemila anni di storia ininterrotta: dall’epoca imperiale, passando per il Medioevo e il Rinascimento, fino alla città moderna. Ogni quartiere romano custodisce più livelli di stratificazione religiosa e architettonica, spesso con chiese costruite sopra antichi templi o strutture romane.</p>



<p class="p3">Tra le più celebri si trovano le quattro basiliche papali, ma il tessuto urbano è costellato di edifici meno noti, spesso di grande valore artistico e storico.</p>



<p class="p1">Napoli e il primato “diffuso” del sacro urbano</p>



<p class="p3">Un’altra città spesso citata per l’altissimo numero di chiese è Napoli. Anche qui le stime parlano di diverse centinaia di edifici religiosi, con valori che oscillano generalmente tra 400 e 500 chiese, a seconda delle classificazioni.</p>



<p class="p3">Napoli presenta una caratteristica diversa rispetto a Roma: il suo patrimonio religioso è estremamente concentrato nel centro storico e profondamente intrecciato con la vita popolare. Le chiese non sono solo luoghi di culto, ma veri e propri poli culturali, museali e sociali.</p>



<p class="p1">Perché è difficile stabilire un primato assoluto</p>



<p class="p3">La difficoltà nel decretare una “città vincitrice” dipende da tre fattori principali:</p>



<p class="p1">Definizione di chiesa: si includono o meno cappelle private, oratori e edifici sconsacrati? Aggiornamento dei dati: molte strutture cambiano destinazione d’uso nel tempo. Confini amministrativi: alcune chiese si trovano in aree metropolitane o frazioni che possono essere conteggiate diversamente.</p>



<p class="p3">Per questo motivo, il primato di Roma è generalmente accettato, ma non è il risultato di un censimento unico e ufficiale aggiornato in tempo reale.</p>



<p class="p1">Un patrimonio unico al mondo</p>



<p class="p3">Al di là delle classifiche, il dato più significativo è la densità straordinaria di edifici religiosi in alcune città italiane. Roma rappresenta un caso unico per continuità storica e dimensione globale del cattolicesimo, mentre Napoli testimonia una religiosità urbana profondamente radicata nella cultura popolare.</p>



<p class="p3">In entrambi i casi, le chiese non sono soltanto monumenti: sono archivi viventi della storia sociale, artistica e spirituale delle città italiane.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tra borghi nascosti e mare autentico: i luoghi meno noti della Costiera Amalfitana e oltre</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/tra-borghi-nascosti-e-mare-autentico-i-luoghi-meno-noti-della-costiera-amalfitana-e-oltre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:52:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[via degli dei]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando si parla di Costiera Amalfitana, l’immaginario corre subito ad Amalfi, Positano e Ravello. Eppure, il tratto di costa campana nasconde una rete di borghi più piccoli, spesso ignorati dai [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="p1">Quando si parla di Costiera Amalfitana, l’immaginario corre subito ad Amalfi, Positano e Ravello. Eppure, il tratto di costa campana nasconde una rete di borghi più piccoli, spesso ignorati dai flussi turistici di massa, che conservano l’identità più autentica del territorio: vicoli silenziosi, tradizioni marinare ancora vive e paesaggi verticali che sembrano sospesi tra mare e montagna.</p>



<p class="p1">Cetara: il cuore marinaro più vero della costa</p>



<p class="p3">Cetara è forse il borgo che meglio racconta la Costiera “di lavoro”, non solo di bellezza. Qui la pesca del tonno e delle alici ha plasmato la cultura locale per secoli. Il piccolo porto, ancora attivo, è il centro della vita quotidiana e la celebre colatura di alici è diventata un simbolo gastronomico nazionale. Cetara è discreta, essenziale, profondamente legata al mare.</p>



<p class="p1">Atrani: il borgo più piccolo (e più sorprendente)</p>



<p class="p3">A pochi minuti da Amalfi si trova Atrani, spesso definito il comune più piccolo d’Italia per estensione. Nonostante le dimensioni, conserva una delle piazze più scenografiche della costa, incastonata tra case bianche e archi medievali. È un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, lontano dalla frenesia dei centri vicini.</p>



<p class="p1">Furore: il paese che non si vede dalla strada</p>



<p class="p3">Furore è celebre per il suo “fiordo”, una profonda incisione naturale nella roccia dove si nasconde una piccola spiaggia. Il paese è sparso lungo la montagna, senza un vero centro urbano visibile: un esempio unico di insediamento verticale, dove natura e architettura si intrecciano in modo quasi teatrale.</p>



<p class="p1">Praiano: la quiete tra Positano e Amalfi</p>



<p class="p3">Praiano rappresenta una delle alternative più tranquille alla vicina Positano. Esposto a sud, regala tramonti tra i più suggestivi dell’intera costa. Qui il turismo è più lento, diffuso, e il rapporto con il mare resta intimo, quasi domestico.</p>



<p class="p1">Conca dei Marini: grotte e silenzi sul mare</p>



<p class="p3">Conca dei Marini è un piccolo borgo sospeso tra limoneti e scogliere, noto anche per la vicinanza alla Grotta dello Smeraldo. È uno dei punti più raccolti della costa, dove la dimensione turistica non ha ancora cancellato quella residenziale e agricola.</p>



<p class="p1">Scala: il paese più antico della costiera</p>



<p class="p3">Scala è considerato il borgo più antico della Costiera Amalfitana. Arroccato tra boschi e vallate, è l’opposto della vita balneare: qui dominano silenzio, sentieri e panorami interni. Un luogo che racconta la storia più profonda e meno conosciuta del territorio.</p>



<p class="p1">Minori e Maiori: la “Costa delle ville romane”</p>



<p class="p3">Minori e Maiori rappresentano la parte più accessibile e pianeggiante della costa. Minori custodisce resti romani e una forte tradizione dolciaria, mentre Maiori vanta una delle spiagge più lunghe dell’intera Costiera. Sono spesso sottovalutate, ma fondamentali per comprendere la continuità storica dell’area.</p>



<p class="p1">Trani: la deviazione inattesa sull’Adriatico</p>



<p class="p3">Spostandosi fuori dalla Costiera Amalfitana, ma restando nel Sud Italia costiero, merita una menzione Trani. Affacciata sull’Adriatico, questa città pugliese è celebre per il suo porto elegante e la cattedrale romanica a picco sul mare. Non appartiene geograficamente alla Costiera Amalfitana, ma rappresenta una “parentela estetica” con le sue atmosfere mediterranee, fatta di pietra chiara, luce intensa e rapporto diretto con il mare.</p>



<p class="p3">Nel loro insieme, questi luoghi raccontano una Costiera Amalfitana meno patinata e più autentica: un territorio fatto di micro-comunità, lavoro marittimo, architetture verticali e paesaggi che cambiano nel giro di pochi chilometri. E, oltre i confini regionali, città come Trani ricordano che il Mediterraneo italiano è un unico grande sistema di storie affacciate sul mare.</p>
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		<title>Ariano Irpino, la “città del Tricolle” tra storia millenaria e paesaggi d’Irpinia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ariano-irpino-la-citta-del-tricolle-tra-storia-millenaria-e-paesaggi-dirpinia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 15:02:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
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<p>Arroccata su tre colli a oltre 800 metri di altitudine, <strong>Ariano Irpino </strong>è una delle mete più rappresentative dell’entroterra campano, crocevia storico tra Tirreno e Adriatico e punto di incontro tra cultura, paesaggio e tradizioni. <strong>Conosciuta come “città del Tricolle”</strong> per la sua particolare conformazione su tre alture, conserva un patrimonio che attraversa millenni di storia. </p>



<p>Le origini risalgono al Neolitico, con insediamenti documentati nell’area della Starza, e proseguono con la presenza sannita e romana nell’antico centro di Aequum Tuticum, importante nodo viario tra la via Traiana e la via Herculea. Nel corso dei secoli la città ha conosciuto dominazioni longobarde e normanne, lasciando tracce evidenti nell’assetto urbano e nelle architetture del centro storico.</p>



<p>Il cuore della visita è il centro antico, un intreccio di vicoli, scalinate e piazze che conservano l’impianto medievale. Tra i simboli della città spicca il Castello Normanno, costruito intorno all’anno Mille e oggi punto panoramico privilegiato sulle valli dell’Ufita e del Cervaro. </p>



<p>A pochi passi, la Cattedrale di Santa Maria Assunta rappresenta uno dei principali edifici religiosi, costruita su un antico tempio pagano e arricchita nei secoli da opere d’arte e interventi architettonici di epoche diverse. Accanto ad essa, numerose chiese – da San Michele Arcangelo a San Francesco Saverio – testimoniano la rilevanza religiosa e artistica del centro, soprattutto tra Medioevo e Barocco.</p>



<p>Il patrimonio museale completa l’offerta culturale. Il Museo Civico e il Museo della Civiltà Normanna, ospitati tra palazzi storici e il castello, raccontano la storia locale attraverso reperti archeologici, monete e manufatti, mentre il Museo Archeologico conserva testimonianze che vanno dalla preistoria all’età romana. </p>



<p>Non meno rilevante è la tradizione artigianale, in particolare quella della ceramica, che identifica Ariano come “città della ceramica”, con produzioni che affondano le radici nel Medioevo e continuano ancora oggi. </p>



<p>Oltre al patrimonio storico, il territorio offre scenari naturalistici di rilievo: dalle valli del Miscano e dell’Ufita ai percorsi collinari che circondano la città, ideali per un turismo lento e sostenibile. I punti panoramici, come la Villa Comunale, consentono di abbracciare con lo sguardo un ampio tratto dell’Appennino campano. </p>



<p>A completare l’esperienza, l’enogastronomia locale: olio extravergine, prodotti tipici e piatti della tradizione contadina rappresentano un ulteriore richiamo per i visitatori, contribuendo a fare di Ariano Irpino una destinazione autentica, lontana dai circuiti turistici più affollati.</p>



<p>Fonti <a href="https://sistemairpinia.provincia.avellino.it/index.php/it/comuni/ariano-irpino?utm_source=chatgpt.com">Sistema Irpinia</a> &#8211; Foto <a href="https://arianoirpino.consiglicloud.it/home">https://arianoirpino.consiglicloud.it/home</a></p>
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		<title>Mignano Monte Lungo, il museo della Liberazione racconta la prima battaglia dell’Italia risorta</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/mignano-monte-lungo-il-museo-della-liberazione-racconta-la-prima-battaglia-dellitalia-risorta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 14:58:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
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<p>Un territorio di confine, segnato dalla storia, che si racconta attraverso i luoghi della memoria. A Mignano Monte Lungo (Caserta) il sistema museale legato alla Seconda guerra mondiale rappresenta un punto di riferimento per la divulgazione storica e la conservazione delle testimonianze del conflitto lungo la Linea Gustav.</p>



<p>Fu il 4 ottobre 1943 quando Adolf Hitler ordinò la realizzazione della Linea Gustav, uno sbarramento militare che dal Tirreno all’Adriatico, passando per Cassino, aveva l’obiettivo di fermare l’avanzata alleata verso nord. Poco più a sud correva la linea Bernhardt, che presidiava il passo strategico di Mignano lungo la via Casilina, tra i monti.</p>



<p>Tra i primi di novembre del 1943 e il maggio del 1944, l’area fu teatro di durissimi scontri che coinvolsero migliaia di uomini e donne: civili del territorio e soldati italiani – tra cui il 51° Bersaglieri – insieme a contingenti alleati, statunitensi, canadesi e polacchi. Un periodo che ha lasciato un segno profondo nella memoria collettiva, ancora oggi vivo nei racconti dei reduci e dei loro discendenti.</p>



<p>Questa memoria trova oggi forma concreta nel <strong><a href="https://www.museohistoricus.it/" data-type="link" data-id="https://www.museohistoricus.it/">Museo Historicus</a></strong>, <strong>museo privato</strong> unico nel suo genere, nato nel 2006 grazie all’impegno dell’associazione fondata da <strong>Angelo Andreoli e Maria Cristina Verdone.</strong> Il museo raccoglie centinaia di reperti recuperati sui campi di battaglia: armi, munizioni, equipaggiamenti e oggetti personali, restituiti al pubblico dopo un attento lavoro di recupero e conservazione. </p>



<p>Accanto all’attività espositiva, i fondatori portano avanti un costante lavoro di ricerca sul campo, contribuendo a precisare le ricostruzioni storiche e accompagnando visitatori, studiosi e familiari dei reduci sui luoghi degli scontri. Centrale è anche la raccolta di fotografie e testimonianze dirette, che vengono restituite attraverso visite guidate e rievocazioni storiche.</p>



<p>Il museo è annesso al sacrario-ossario militare, dove sono custodite le salme dei soldati del rinnovato esercito italiano caduti nella prima battaglia contro le forze tedesche, combattuta tra l’8 e il 16 dicembre 1943 nelle gole di Mignano e sulle pendici del monte Lungo. Armi e fotografie ricostruiscono le fasi dello scontro, mentre i cimeli – provenienti sia dagli eserciti alleati sia da quello tedesco – documentano la partecipazione italiana alla guerra di Liberazione.</p>



<p>Nel sacrario sono inoltre raccolte le salme dei caduti provenienti da diversi cimiteri di guerra disseminati lungo la penisola: un luogo unico nel suo genere, considerato l’unico sacrario militare dedicato specificamente alla guerra di Liberazione italiana.</p>



<p>Tra i punti di forza del percorso espositivo, le installazioni memoriali dedicate al LI Bersaglieri e la ricostruzione di una trincea, che offrono al visitatore un’esperienza immersiva nella dimensione del fronte. Completa l’allestimento una sezione dedicata al brigantaggio postunitario, ampliando lo sguardo sulla storia del territorio.</p>



<p>In dialogo con il Sacrario militare di Monte Lungo, il museo contribuisce a definire Mignano Monte Lungo come un luogo emblematico della memoria della guerra di Liberazione. Non solo conservazione di reperti, ma trasmissione di una storia collettiva che continua a interrogare il presente, richiamando ogni anno visitatori italiani e stranieri alla ricerca delle radici di un passaggio cruciale della storia europea.</p>
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		<title>Bianco Tanagro: due week-end tra percorsi degustativi, arte, eventi e spettacoli</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/bianco-tanagro-due-week-end-tra-percorsi-degustativi-arte-eventi-e-spettacoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 10:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auletta]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi turistici & sagre]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[bianco tanagro]]></category>
		<category><![CDATA[carciofo bianco]]></category>
		<category><![CDATA[pro loco auletta]]></category>
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<p>Torna l’atteso appuntamento con il&nbsp;<strong>carciofo bianco della Valle del Tanagro</strong>, accompagnato da un ricco mercatino di tipici, una variegata offerta gastronomica a base di carciofi e un fitto calendario con spettacoli e musica dal vivo, artisti di strada, convegni, show cooking, momenti culturali e contest.</p>



<p>Per due lunghi ed intensi fine settimana sarà possibile festeggiare un prodotto identitario dalle straordinarie proprietà organolettiche e nutrizionali. Sarà il&nbsp;<strong>borgo di Auletta (SA)</strong>&nbsp;a fare da cornice alla&nbsp;<strong>quattordicesima edizione</strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>Bianco Tanagro</strong>, in programma&nbsp;<strong>da venerdì 24 a domenica 26 aprile e da giovedì 30 aprile a domenica 3 maggio</strong>.</p>



<p>«<em>Si tratta ormai di una istituzione tra gli eventi a tema food in <strong>Campania</strong>, ovviamente grazie all’impegno e alla dedizione della<strong> Pro Loco di Auletta</strong> e della collaborazione dell’intera comunità locale. Per tutti noi Bianco Tanagro è atteso e quei giorni di festa sono un’occasione per dare stimolo e forza ad un borgo d’entroterra che intende raccontarsi e trattenere i suoi giovani, dando loro speranza nel futuro. Qui c’è tanto da fare e tanto di bello e di buono, lo dimostrano i visitatori che ci raggiungono da ogni parte della Campania ed anche oltre ormai. Quest’anno, inoltre, rinsaldiamo le radici con un Oscar dedicato agli aulettesi nel mondo. Non vogliamo che i giovani siano costretti ad andare via, desideriamo anche che chi è fuori possa continuare a sentirsi celebrato e apprezzato dalla sua gente</em>», sottolinea il <strong>presidente della Pro Loco Auletta Giuseppe Lupo</strong>.</p>



<p>Cuore dell’iniziativa sarà l’<strong>area ristoro</strong>, lìsarà possibile degustare&nbsp;<strong>decine di piatti a base di carciofo bianco</strong>&nbsp;preparati dagli stessi agricoltori che lo coltivano, i quali anche quest’anno potranno essere votati al fine di assegnare il&nbsp;<strong>Premio Forchetta Verde</strong>, che andrà al miglior piatto di questa edizione. Alla giuria popolare si affiancherà la giuria di esperti, composta da alcuni&nbsp;<strong>Ambasciatori del carciofo bianco</strong>&nbsp;nominati nel corso degli anni. Dalla pasta al risotto, passando per le pizze rustiche e il carciofo ripieno, Bianco Tanagro consente di fare un&nbsp;<strong>percorso degustativo</strong>&nbsp;variegato e di grande qualità.</p>



<p>Tra i pilastri dell’evento: il&nbsp;<strong>mercatino di prodotti tipici</strong>&nbsp;locali e del centro Sud Italia di&nbsp;<strong>Gusto Italia</strong>, il&nbsp;<strong>Bianco Festival</strong>&nbsp;a cui hanno aderito molti&nbsp;<strong>artisti di strada</strong>&nbsp;che proporranno numerose esibizioni ogni giorno, gli&nbsp;<strong>spettacoli di musica folk e tradizionale</strong>, i&nbsp;<strong>laboratori ed i concorsi artistici</strong>, le&nbsp;<strong>visite guidate</strong>&nbsp;ed innumerevoli&nbsp;<strong>appuntamenti tra arte e cultura</strong>.</p>



<p>A ricevere il&nbsp;<strong>Carciofo d’Oro 2026</strong>, premio che ogni anno viene assegnato a una personalità del mondo della cultura o dello spettacolo che si è distinta per l’attenzione al territorio e al mondo rurale, sarà la show girl&nbsp;<strong>Matilde Brandi</strong>, la quale presiederà anche all’<strong>inaugurazione ufficiale prevista per il 25 aprile, alle ore 11</strong>. Hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento, negli anni scorsi, la conduttrice&nbsp;<strong>Adriana Volpe</strong>, il poeta&nbsp;<strong>Franco Arminio</strong>, il conduttore&nbsp;<strong>Giuseppe Calabrese</strong>, il pasticcere&nbsp;<strong>Giuseppe Manilia</strong>&nbsp;e il giornalista&nbsp;<strong>Rino Genovese</strong>.</p>



<p>Nel corso delle serate sarà possibile assistere agli show cooking, condotti dalla giornalista gastronomica&nbsp;<strong>Antonella Petitti</strong>. Saranno protagoniste alcune Pro Loco del territorio che – con le proprie tipicità – incontreranno in cucina il carciofo bianco, tra cui la&nbsp;<strong>Pro Loco Alburni Sicignano</strong>, la&nbsp;<strong>Pro Loco Sant’Arsenio</strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong>Pro Loco Il Platano Ricigliano</strong>, ma anche il nuovo<strong>&nbsp;Ambasciatore del carciofo bianco</strong>: il pizzaiolo&nbsp;<strong>Aniello Mele</strong>.</p>



<p>Ad anticipare l’iniziativa, dal&nbsp;<strong>12 al 22 aprile</strong>&nbsp;sarà possibile degustare il carciofo bianco all’interno di una serie di attività che aderiranno alla&nbsp;<strong>Bio Settimana Gastronomica del carciofo bianco</strong>, dove ci saranno menù dedicati al guerriero dal cuore tenero. Gli aggiornamenti sugli indirizzi ed i menù sarà possibile trovarli sulla pagina Facebook dell’evento: Bianco Tanagro.</p>



<p>Molte le&nbsp;<strong>attività rivolte ai più piccoli</strong>, tra giochi antichi e spettacoli dedicati, ma anche gli appuntamenti con&nbsp;<strong>approfondimenti legati al mondo dell’agricoltura e della ricerca</strong>. Ne è un esempio il&nbsp;<strong>convegno dedicato alla Rete dei carciofi campani</strong>, realizzato in concerto con&nbsp;<strong>Rosa Pepe del CREA di Pontecagnano</strong>, a cui parteciperanno diversi esperti del settore, in programma il<strong>&nbsp;30 aprile, alle ore 18</strong>.</p>



<p>La novità di questa edizione nasce con l’obiettivo di rinsaldare le radici della comunità.&nbsp;<strong>Sabato 2 maggio, alle ore 18</strong>, sarà consegnato il&nbsp;<strong>primo Oscar del carciofo bianco “Aulettesi nel mondo”</strong>. A ricevere l’opera, realizzata dal&nbsp;<strong>Laboratorio Creta</strong>&nbsp;dei maestri&nbsp;<strong>Santino Campagna, Francesco Capaldo e Maurizio Della Greca</strong>, sarà il&nbsp;<strong>professor Vincent Alfred Morrone</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Napoli a cielo aperto: i murales che trasformano la città in un museo urbano tra Quartieri Spagnoli, Forcella e periferie</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/napoli-a-cielo-aperto-i-murales-che-trasformano-la-citta-in-un-museo-urbano-tra-quartieri-spagnoli-forcella-e-periferie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 13:26:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[arte urbana]]></category>
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<p>Napoli si conferma una delle capitali italiane della street art, dove la rigenerazione urbana passa anche attraverso grandi murales che hanno cambiato il volto di interi quartieri. Dalle strade dei Quartieri Spagnoli fino alle periferie orientali, la città si racconta oggi come un museo diffuso a cielo aperto, capace di unire turismo, identità popolare e arte contemporanea.</p>



<p>Tra le opere più iconiche resta il murales di Diego Armando Maradona nei Quartieri Spagnoli, in Vico Lungo Gelso, divenuto negli anni un vero luogo di culto popolare. L’opera originale fu realizzata nel 1990 da Mario Filardi e rappresenta uno dei primi esempi di street art legata alla cultura calcistica e identitaria della città. Nel tempo, l’area si è trasformata in uno spazio artistico diffuso, noto come Largo Maradona, arricchito da interventi e riqualificazioni curate anche dall’artista Salvatore Iodice, che hanno contribuito a consolidare il sito come una delle tappe più visitate del turismo urbano napoletano.</p>



<p>Accanto a questo simbolo, un altro protagonista della scena artistica è Jorit Agoch, street artist napoletano di origini olandesi, riconoscibile per i grandi ritratti realistici segnati da due strisce rosse sul volto dei soggetti. Tra le sue opere più note vi è il gigantesco murale di San Gennaro a Forcella, realizzato nel 2015, che raffigura il santo patrono di Napoli con tratti ispirati a un giovane operaio, secondo la cifra stilistica dell’artista che utilizza spesso volti di persone comuni per rappresentare figure simboliche. A San Giovanni a Teduccio, invece, lo stesso Jorit ha realizzato il grande murale dedicato a Maradona, uno dei più imponenti della città e punto centrale dei percorsi di street art nella zona orientale. ￼</p>



<p>Sempre nel panorama della street art napoletana si inserisce il collettivo Cyop&amp;Kaf, autore di un vasto progetto di interventi nei Quartieri Spagnoli. Le loro opere, oltre duecento tra murales e graffiti, hanno trasformato i vicoli del quartiere in un percorso narrativo che racconta la vita quotidiana, le contraddizioni e l’immaginario popolare della città, contribuendo a una forma di riqualificazione artistica dal basso. ￼</p>



<p>A questi si aggiunge la presenza internazionale di Ernest Pignon-Ernest, artista francese noto per i suoi interventi di arte urbana in forma di affissioni e immagini temporanee, che ha realizzato opere anche a Napoli legate alla memoria, alla spiritualità e alla figura di San Gennaro, inserendosi nel dialogo tra sacro e contemporaneo che caratterizza la città.</p>



<p>Non meno significativo è il contributo di artisti come Blu, che ha lasciato in città interventi di forte impatto visivo e concettuale, e di Banksy, presente con la celebre Madonna con la pistola nei pressi del centro storico, opera che ha consolidato la reputazione internazionale di Napoli come laboratorio di arte urbana contemporanea.</p>



<p>Accanto ai grandi nomi, la città ospita anche opere di artisti come Francisco Bosoletti, autore della reinterpretazione della Pudicizia di Antonio Corradini nei pressi dei Quartieri Spagnoli, e Roxy in the Box, che ha contribuito a rinnovare l’immagine iconografica di San Gennaro con una chiave più pop e contemporanea.</p>



<p>Oggi i percorsi tra murales rappresentano una delle principali forme di turismo esperienziale a Napoli. Visitatori italiani e stranieri attraversano i quartieri storici e periferici per osservare un patrimonio artistico non istituzionale ma profondamente radicato nel tessuto sociale della città. La street art, da fenomeno marginale, è diventata così uno strumento di narrazione urbana e un motore di attrazione turistica sempre più rilevante.</p>
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		<item>
		<title>Bacoli: Casina Vanvitelliana aperta tutti i giorni, ampliati orari di visita</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/bacoli-casina-vanvitelliana-aperta-tutti-i-giorni-ampliati-orari-di-visita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 16:03:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[bacoli]]></category>
		<category><![CDATA[casina vanvitelliana]]></category>
		<category><![CDATA[Josi Gerardo Della Ragione]]></category>
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					<description><![CDATA[La Casina Vanvitelliana apre al pubblico tutti i giorni, senza interruzioni. È la novità annunciata dal sindaco Josi Gerardo Della Ragione per il sito culturale affacciato sul lago Fusaro, destinato [...]]]></description>
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<p>La Casina Vanvitelliana apre al pubblico tutti i giorni, senza interruzioni. È la novità annunciata dal sindaco <a href="https://www.facebook.com/josigerardodellaragione?__cft__[0]=AZbX8ljFjxYREM5YewMtMkGBb0NZBRPmz7vaxbtbwdIh6KXmKdUgKtjHdWVQ6PUarJj_J0rey_-hO1nOqNsxThkXELbEZ5qlBrpxh4CTBKHyYsd62AhTCB4j3wTsrtX1rJx4EKIrMvZHk6HTrMh1_MPf2-OS9ozgg1kPJnARQu7NuA&amp;__tn__=-UC*F">Josi Gerardo Della Ragione</a> per il sito culturale affacciato sul lago Fusaro, destinato a diventare uno dei poli più accessibili dell’area dei Campi Flegrei.</p>



<p>Per la prima volta, il complesso borbonico sarà visitabile dal lunedì alla domenica: dal lunedì al giovedì dalle 16 alle 21, mentre dal venerdì alla domenica l’apertura sarà estesa dalle 9 alle 21, per dodici ore consecutive. Prevista inoltre la possibilità di aperture straordinarie su richiesta, per gruppi turistici e scolaresche.</p>



<p>La struttura, progettata da Luigi Vanvitelli e completata dal figlio Carlo Vanvitelli, rappresenta uno dei simboli architettonici più suggestivi della costa flegrea, celebre per il pontile in legno sospeso sul lago e per il Real Casino Borbonico. L’offerta culturale sarà arricchita da mostre artistiche temporanee, con l’obiettivo di rendere il sito sempre più attrattivo.</p>



<p>L’iniziativa segna un cambio di passo nella gestione del bene: in passato, la Casina era accessibile solo per poche ore la domenica mattina. “Una svolta nella valorizzazione del patrimonio”, viene sottolineato, con l’obiettivo di favorire uno sviluppo turistico sostenibile e di qualità per il territorio.</p>



<p>L’amministrazione ha inoltre ringraziato il Centro Ittico Campano e il vicesindaco per il supporto all’iniziativa, ribadendo l’impegno ad ampliare la fruizione dei beni culturali locali e a rafforzare l’offerta turistica dell’area.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Morigerati, le lucertole sorprendono con harem e comportamenti inaspettati</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/morigerati-le-lucertole-sorprendono-con-harem-e-comportamenti-inaspettati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 16:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Morigerati]]></category>
		<category><![CDATA[lucertole]]></category>
		<category><![CDATA[parco nazionale del cilento vallo di diano e alburni]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni l’Oasi WWF Grotte del Bussento, area protetta dal WWF Italia che si estende per circa 607 ettari lungo il corso [...]]]></description>
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<p>Nel Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni l’Oasi WWF Grotte del Bussento, area protetta dal WWF Italia che si estende per circa 607 ettari lungo il corso del fiume Bussento e le sue spettacolari gole, rivela sempre nuovi aspetti della biodiversità che ospita tra boschi fitti gole profonde e corsi d’acqua limpidi.</p>



<p>Tra le specie animali che popolano l’oasi non ci sono soltanto lontre trote gamberi e rapaci ma anche una ricca comunità di rettili locali in particolare varie specie di lucertole.</p>



<p>Secondo il biologo Francesco Petretti, come racconta un servizio andato in onda nella trasmissione Geo della Rai nel 2018, tra le creature apparentemente più familiari si nascondono comportamenti sociali del tutto inaspettati. Per esempio, ogni maschio ha un harem. Petretti ha spiegato che non aveva “mai visto tante lucertole come qui” e che queste pur muovendosi apparentemente in modo causale seguono in realtà schemi comportamentali riconducibili alla difesa del territorio e alla presenza di soft harem maschili.</p>



<p>Questo tipo di comportamento nuziale infatti vede i maschi accentrarsi su porzioni di roccia o radure assumendo posizioni dominanti rispetto alle femmine della stessa specie a riprova della complessità delle dinamiche sociali anche tra rettili che spesso si ritenevano solitari.</p>



<p>L’Oasi WWF di Morigerati è meta di visitatori e studiosi non solo per il fenomeno carsico unico in Italia ma anche per l’incredibile ricchezza di specie che è possibile osservare nei diversi habitat che vanno dalle acque fresche del Bussento alle zone boscate ricche di felci.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Primula palinuri, il fiore raro che annuncia la primavera: trekking e meraviglia nel Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/primula-palinuri-il-fiore-raro-che-annuncia-la-primavera-trekking-e-meraviglia-nel-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 13:32:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
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		<category><![CDATA[primula parco nazionale del cilento]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’arrivo dei primi caldi e delle giornate più lunghe, il Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni si prepara a svelare uno dei suoi tesori più preziosi [...]]]></description>
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<p>Con l’arrivo dei primi caldi e delle giornate più lunghe, il Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni si prepara a svelare uno dei suoi tesori più preziosi e rari: la Primula palinuri. Questo piccolo gioiello botanico, simbolo del Parco, fiorisce tra febbraio e marzo lungo la costa che unisce Camerota a Palinuro, regalando ai visitatori un’esperienza immersiva nella biodiversità mediterranea. Zaino in spalla e scarponcini da trekking sono tutto ciò che serve per percorrere i sentieri che conducono alla Baia degli Infreschi da Monte di Luna, nei pressi di Marina di Camerota. L’itinerario, lungo circa quattro chilometri, attraversa colline ricoperte di macchia mediterranea, vigneti e piccoli appezzamenti coltivati, offrendo scorci mozzafiato tra rocce e ulivi secolari. Tra ginestre profumate e mirto, la Primula palinuri emerge come protagonista con i suoi fiori giallo intenso e petali interni bianchi, raccolti in mazzolini sorretti da un unico stelo. La pianta è considerata un paleoendemismo, risalente almeno a due milioni e mezzo di anni fa, ed è una delle specie più rare dell’area mediterranea, a rischio di estinzione. La sua unicità ha reso la Primula palinuri simbolo ufficiale del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. «Se si considera che la flora italiana comprende 6711 specie di piante vascolari, 1097 specie di Briofite e 2145 specie di licheni – spiega Dionisia De Santis, massima esperta di botanica del territorio e responsabile del Centro Studi per la flora spontanea &#8220;Zephiro&#8221; – il Cilento, grazie alle sue caratteristiche geologiche, geomorfologiche e climatiche, si presenta come un’area di grande rilevanza botanica e fitogeografica. La flora si presenta numerosa e variata, composta da molte specie di grande bellezza e suggestione, oltre che di grande rilevanza scientifica per la presenza di entità botaniche uniche al mondo. Sono circa 2200 le piante vascolari censite nel Parco, ovvero oltre il 30% della flora nazionale e circa il 60% di quella regionale, di cui circa il 10% endemiche o rare. Non a caso il Parco adotta come simbolo la Primula palinuri, a indicare l’eccezionalità della sua flora». </p>
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		<title>A San Marco dei Cavoti il museo unico degli orologi da torre</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/a-san-marco-dei-cavoti-il-museo-unico-degli-orologi-da-torre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 13:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>
		<category><![CDATA[museo degli orologi]]></category>
		<category><![CDATA[museo orologi da torre]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel cuore del Sannio, tra vicoli in pietra e scorci del centro storico, si trova un luogo capace di raccontare secoli di storia attraverso un oggetto quotidiano ma fondamentale: il [...]]]></description>
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<p>Nel cuore del Sannio, tra vicoli in pietra e scorci del centro storico, si trova un luogo capace di raccontare secoli di storia attraverso un oggetto quotidiano ma fondamentale: il tempo. È il <strong>Museo degli Orologi da Torre</strong>, una realtà unica nel suo genere in Italia e in Europa.</p>



<p>Il museo nasce ufficialmente nel 2000 per valorizzare la collezione del maestro orologiaio Salvatore Ricci, che per tutta la vita ha recuperato e restaurato antichi meccanismi provenienti da torri civiche e campanili. Oggi custodisce oltre cinquanta esemplari di orologi monumentali, datati dal XV secolo fino all’età contemporanea, testimonianza dell’evoluzione tecnica e scientifica nella misurazione del tempo. </p>



<p>Allestito nel centro storico del borgo, in un edificio di pregio, il museo offre ai visitatori un percorso affascinante tra ingranaggi, ruote dentate e sistemi di regolazione che raccontano non solo la storia dell’orologeria, ma anche quella delle comunità che per secoli hanno scandito la propria vita grazie a questi strumenti. </p>



<p>Tra i pezzi più rilevanti spicca un orologio risalente alla fine del Quattrocento, considerato uno degli esemplari più antichi al mondo ancora completamente originale. Un patrimonio che rende il museo un punto di riferimento internazionale per studiosi e appassionati. </p>



<p>Il San Marco dei Cavoti si conferma così meta di interesse per il turismo culturale, capace di coniugare tradizione, ricerca e divulgazione. Il museo, visitabile anche su prenotazione, rappresenta un viaggio nel tempo che unisce memoria storica e innovazione, offrendo un’esperienza originale a chi sceglie di scoprire l’entroterra campano lontano dai circuiti più battuti. </p>



<p>Un piccolo gioiello che racconta, attraverso il ticchettio silenzioso dei suoi meccanismi, la lunga storia dell’ingegno umano. </p>



<p><strong>Fonte foto Wikipedia</strong> &#8211; <a href="https://www.flickr.com/people/81227945@N00">Fiore Silvestro Barbato</a></p>



<p>Info Museo qui <a href="https://www.comune.sanmarcodeicavoti.bn.it/vivere-il-comune/luoghi/museo-degli-orologi/">https://www.comune.sanmarcodeicavoti.bn.it/vivere-il-comune/luoghi/museo-degli-orologi/</a></p>
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		<title>Lauria – Novi Velia: al via il progetto per valorizzare il cammino del Monte Sacro tra fede, natura e cultura</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/lauria-novi-velia-al-via-il-progetto-per-valorizzare-il-cammino-del-monte-sacro-tra-fede-natura-e-cultura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 15:59:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi e Turismo Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Novi Velia]]></category>
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		<category><![CDATA[cammino lauria novi velia]]></category>
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					<description><![CDATA[Si terrà martedì 24 marzo alle ore 17 presso la biblioteca comunale di Novi Velia il primo tavolo di lavoro dedicato alla valorizzazione del percorso devozionale tra l’area sud lucana [...]]]></description>
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<p>Si terrà martedì 24 marzo alle ore 17 presso la biblioteca comunale di Novi Velia il primo tavolo di lavoro dedicato alla valorizzazione del percorso devozionale tra l’area sud lucana e il <strong>Monte Sacro di Novi Velia</strong>. L’iniziativa fa seguito alle deliberazioni dei Comuni interessati e alla firma dello schema di <strong>Protocollo di intesa</strong> per la promozione e l’istituzione del cammino denominato <em>“Lauria – Novi Velia: Il cammino del Monte Sacro tra fede, natura e cultura”</em>.</p>



<p>Il progetto intende promuovere un itinerario di rilevante interesse storico, religioso, ambientale e culturale, favorendo la collaborazione tra i Comuni attraversati, le istituzioni e gli enti impegnati nella tutela del patrimonio naturalistico e paesaggistico dei territori coinvolti.</p>



<p>Particolarmente significativa la partecipazione dei <strong>Parchi Nazionali dell’Appennino Lucano Val d’Agri – Lagonegrese</strong> e del <strong>Cilento, Vallo di Diano e Alburni</strong>, che giocheranno un ruolo strategico nella tutela e promozione delle aree naturali lungo il percorso. Al tavolo prenderanno parte anche i sindaci di <strong>Nemoli, Trecchina, Rivello, Lagonegro, Casaletto Spartano, Caselle in Pittari, Rofrano e Novi Velia</strong>, insieme ai rappresentanti della <strong>diocesi di Vallo</strong> e della <strong>Compagnia del Leone</strong>, associazione di trekking lauriota che ha contribuito a ripristinare la tradizione del pellegrinaggio a piedi negli ultimi dieci anni, suscitando grande interesse e partecipazione.</p>



<p>Il cammino devozionale racconta una storia secolare legata al culto della <strong>Madonna di Novi Velia</strong>, radicata nelle comunità locali e oltre i confini cilentani. Lo scorso anno, il Comune di Lauria ha realizzato un progetto di ricerca che ha prodotto la mostra <em>“Io già mi parto, o madre cara. La devozione popolare lauriota alla Madonna di Novi Velia”</em> e il documentario <em>“Veniva un paese intero”</em>, realizzati nell’ambito del piano di azione <strong>S.M.A.R.T.T.</strong> del GAL La Cittadella del Sapere, finalizzato al recupero delle tradizioni e alla valorizzazione del paesaggio.</p>



<p>Entrambi i lavori sono visitabili presso il <strong>museo di Palazzo Marangoni</strong> a Lauria, a testimonianza del forte legame tra fede, cultura e territorio che il nuovo progetto intende rilanciare attraverso il cammino del Monte Sacro, valorizzando natura, storia e tradizioni locali.</p>
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		<title>Pasqua in Campania, dieci mete tra mare, borghi e cultura per le vacanze primaverili</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pasqua-in-campania-dieci-mete-tra-mare-borghi-e-cultura-per-le-vacanze-primaverili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 13:54:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[pasqua a morigerati]]></category>
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		<category><![CDATA[pasqua nel cilento]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze di pasqua]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’avvicinarsi della Pasqua, la Campania si conferma tra le destinazioni più attrattive per chi sceglie una pausa tra arte, natura e tradizioni. Dalle città d’arte ai borghi dell’entroterra, fino [...]]]></description>
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<p>Con l’avvicinarsi della Pasqua, la Campania si conferma tra le destinazioni più attrattive per chi sceglie una pausa tra arte, natura e tradizioni. Dalle città d’arte ai borghi dell’entroterra, fino alle località costiere, la regione offre un’ampia varietà di itinerari. Ecco dieci mete, tra le cinque province, ideali per le vacanze pasquali.</p>



<p><strong>Napoli </strong><br>Nel capoluogo, il centro storico di Napoli resta una tappa imprescindibile, tra chiese, musei e tradizioni legate alla Settimana Santa. A pochi chilometri, l’isola di Procida offre un’atmosfera più raccolta, con le sue case colorate e le suggestive processioni pasquali.</p>



<p><strong>Salerno e provincia</strong><br>Nel territorio salernitano, la Costiera Amalfitana regala panorami spettacolari e borghi iconici. Nell’area del Cilento, invece, l’offerta si distingue per la sua varietà: dalle spiagge di località come Palinuro e Marina di Camerota, ai percorsi dell’entroterra tra montagne e sentieri naturalistici. Non mancano borghi abbandonati e suggestivi come Roscigno Vecchia, né oasi naturalistiche all’interno del Parco Nazionale del Cilento, come Morigerati, ideali per escursioni, trekking e turismo lento.</p>



<p><strong>Caserta e Casertavecchia</strong><br>Tra le mete più visitate spicca la Reggia di Caserta, patrimonio UNESCO e simbolo del barocco italiano. Per chi preferisce atmosfere più tranquille, il borgo di Casertavecchia offre scorci medievali e viste panoramiche.</p>



<p><strong>Avellino e Lago Laceno</strong><br>L’Irpinia propone itinerari tra natura e spiritualità. Il Santuario di Montevergine è meta di pellegrinaggi soprattutto nel periodo pasquale. Da visitare anche Lago Laceno, ideale per escursioni e attività all’aria aperta.</p>



<p><strong>Benevento e Sant&#8217;Agata de&#8217; Goti</strong><br>Nel Sannio, la città di Benevento conserva importanti testimonianze storiche come l’Arco di Traiano e il Teatro Romano. Nei dintorni, il borgo di Sant&#8217;Agata de&#8217; Goti è noto per il suo centro storico arroccato e per le tradizioni enogastronomiche.</p>



<p>Dalle processioni religiose ai percorsi naturalistici, passando per l’offerta culturale e gastronomica, la Campania si presenta così come una destinazione completa per le festività pasquali, capace di coniugare bellezza, identità e accoglienza.</p>
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		<title>Cultura e turismo, al via Vallo immersivo: protocollo tra Comunità montana e Diocesi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cultura-e-turismo-al-via-vallo-immersivo-protocollo-tra-comunita-montana-e-diocesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 09:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo di Diano]]></category>
		<category><![CDATA[comunità montana vallo di diano]]></category>
		<category><![CDATA[diocesi di teggiano policastro]]></category>
		<category><![CDATA[vallo immersivo]]></category>
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					<description><![CDATA[Un importante progetto di valorizzazione dell’identità locale, promosso dalla Comunità Montana Vallo di Diano e condiviso dalla Diocesi di Teggiano Policastro. Siglato ieri, dal Vescovo della Diocesi di Teggiano Policastro, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un importante progetto di valorizzazione dell’identità locale, promosso dalla Comunità Montana Vallo di Diano e condiviso dalla Diocesi di Teggiano Policastro.</p>



<p>Siglato ieri, dal Vescovo della Diocesi di Teggiano Policastro, S.E. Mons. Antonio De Luca e dal Presidente della Comunità Montana, Vittorio Esposito, un Protocollo di Condivisione progettuale relativo all’intervento denominato 2.2.1 Parco della Cultura – Il Vallo Immersivo, finanziato con fondi FESR nell’ambito della SNAI 2021-2027 Area Interna Vallo di Diano.</p>



<p>La Comunità Montana Vallo di Diano e la Diocesi di Teggiano-Policastro hanno stipulato il Protocollo d’intesa, nell’ottica di uno spirito di fattiva collaborazione e di sinergia istituzionale, finalizzata a sostenere i progetti di sviluppo locale che mirino alla crescita culturale del territorio del Vallo di Diano.</p>



<p>Il progetto Parco della Cultura – Il Vallo Immersivo nasce con l’obiettivo di valorizzare un monumento simbolo, in ogni Comune del Vallo di Diano, rappresentativo dell’identità del luogo ma anche icona di un itinerario culturale dell’intero comprensorio. L’idea è quella di creare un circuito fisico ed emozionale che colleghi i quindici borghi del Vallo di Diano in un itinerario culturale e di fede.</p>



<p>In quattro luoghi iconici del Vallo – la Certosa di San Lorenzo a Padula, la Cattedrale di Sant’Anna a Montesano sulla Marcellana, la sede Arcivescovile della Diocesi di Teggiano-Policastro a Teggiano e la Grotta dell’Angelo a Pertosa – il progetto prevede la realizzazione di un’esperienza immersiva che unisce immagini in movimento, effetti luminosi, musica e narrazione sincronizzata attraverso il videomapping.</p>



<p>L&#8217;obiettivo è trasformare l&#8217;architettura in un vero e proprio “personaggio” in grado di raccontare una storia, coinvolgendo emozionalmente il pubblico. L’itinerario culturale individua inoltre le Chiese Madri dei borghi del Vallo, dove il progetto si completa con la realizzazione di un impianto di illuminazione architetturale.</p>



<p>I siti e le location individuate sono: Atena Lucana (Santuario di San Ciro), Buonabitacolo (Chiesa della Santissima Annunziata), Casalbuono (Chiesa Santa Maria delle Grazie), Monte San Giacomo (Chiesa di San Giacomo), Polla (Chiesa di San Nicola dei Latini), Sala Consilina (Chiesa della SS. Annunziata), San Pietro al Tanagro (Chiesa di San Pietro Apostolo), San Rufo (Chiesa di Santa Maria Maggiore), Sant’Arsenio (Parrocchia Santa Maria Maggiore), Sanza (Chiesa di Santa Maria Assunta), Sassano (Chiesa di San Giovanni Evangelista).</p>



<p>Il progetto Vallo Immersivo, nel suo complesso, punta a diventare un’attrazione culturale e turistica, promuovendo la memoria collettiva e rendendo l’arte accessibile a un pubblico vasto.</p>
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		<item>
		<title>Prima ferrovia in Italia, da Napoli a Portici: un viaggio nella storia del treno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/prima-ferrovia-in-italia-da-napoli-a-portici-un-viaggio-nella-storia-del-treno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 14:44:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Motori e Nautica]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[portici]]></category>
		<category><![CDATA[prima ferrovia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Tag: Campania]]></category>
		<category><![CDATA[turismo culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[La Campania vanta un primato indiscusso nella storia dei trasporti italiani: fu qui che venne inaugurata la prima ferrovia in Italia il 3 ottobre 1839, tra Napoli e Portici, dando [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong>Campania</strong> vanta un primato indiscusso nella storia dei trasporti italiani: fu qui che venne inaugurata <strong>la prima ferrovia in Italia</strong> il <strong>3 ottobre 1839</strong>, tra <strong>Napoli e Portici</strong>, dando il via a un’epoca di innovazione, mobilità e progresso tecnologico che avrebbe trasformato il Paese. </p>



<p>La tratta, lunga circa 7,25 chilometri e realizzata sotto il <strong>Regno delle Due Sicilie</strong>, fu progettata dall’ingegnere francese <strong>Armand Bayard de la Vingtrie</strong> su concessione del re <strong>Ferdinando II di Borbone</strong>. La locomotiva a vapore battezzata “Vesuvio”, insieme a convogli costruiti appositamente, coprì il percorso tra le due città in poco più di <strong>nove minuti e mezzo</strong>, suscitando entusiasmo e sorpresa tra i cittadini dell’epoca. </p>



<p>L’inaugurazione rappresentò molto più di un semplice evento tecnologico: segnò l’atto di nascita di un sistema ferroviario che, nei decenni successivi, si sarebbe esteso ben oltre la Campania. La ferrovia venne infatti ampliata nei successivi anni, collegando Napoli con Castellammare di Stabia nel 1842 e raggiungendo Nocera Inferiore nel 1844, ponendo le basi per quella che sarebbe diventata la <strong>linea Napoli–Salerno</strong>, oggi fondamentale nella rete ferroviaria nazionale. </p>



<p>Oggi, il tratto storico tra Napoli e Portici è un simbolo del patrimonio ferroviario italiano, e lungo quel percorso si trova uno dei luoghi più affascinanti per gli appassionati di storia e tecnologia: il <strong>Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa</strong>. Sorto nell’area dove, pochi anni dopo l’apertura della ferrovia, fu costruito l’opificio meccanico voluto dai Borbone per la produzione e manutenzione di locomotive e materiale ferroviario, il museo racconta l’evoluzione delle ferrovie italiane attraverso locomotive a vapore, mezzi elettrici e diesel, carrozze storiche e modelli d’epoca. </p>



<p>Il museo, tra i più importanti in Europa per dimensioni e ricchezza di collezioni, si estende in più padiglioni espositivi e conserva testimonianze della nascita della tecnologia ferroviaria nel nostro Paese. È possibile ammirare reperti delle prime locomotive inglesi adottate sulla linea Napoli-Portici, oltre a materiali successivi che raccontano i decenni di sviluppo del trasporto su rotaia. </p>



<p>Visitare l’area di Pietrarsa e ripercorrere idealmente il primo tratto della ferrovia italiana è un’esperienza ideale per i viaggiatori interessati alla storia industriale, all’ingegneria e alla cultura materiale del XIX secolo. La vicinanza alle stazioni di Napoli e Portici la rende facilmente raggiungibile anche per un’escursione di mezza giornata, arricchita dalla vista sul Golfo di Napoli e dal fascino di un’epoca in cui il treno inaugurava una nuova era di connessioni e possibilità.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Napoli, il Museo Archeologico Nazionale: tesori antichi e collezioni uniche nel cuore della città</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/napoli-il-museo-archeologico-nazionale-tesori-antichi-e-collezioni-uniche-nel-cuore-della-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 14:35:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[carlo di borbone]]></category>
		<category><![CDATA[mann napoli]]></category>
		<category><![CDATA[museo archeologico nazionale napoli]]></category>
		<category><![CDATA[piazza museo napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) si conferma uno dei luoghi di visita imprescindibili per chi sceglie la città partenopea non solo per il suo centro storico, la pizza [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il <strong>Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN)</strong> si conferma uno dei luoghi di visita imprescindibili per chi sceglie la città partenopea non solo per il suo centro storico, la pizza e il lungomare, ma anche per immergersi nella storia antica e nell’archeologia di livello mondiale. Situato nel cuore di Napoli, in <strong>Piazza Museo</strong>, il MANN custodisce una delle raccolte più ricche e straordinarie di reperti dell’antichità classica, con testimonianze che vanno dalla preistoria all’età romana e oltre. </p>



<p>Fondato nel XVIII secolo per volontà di <strong>Carlo di Borbone</strong> con l’obiettivo di raccogliere e valorizzare i reperti rinvenuti nelle città vesuviane sepolte dall’eruzione del 79 d.C., il museo divenne nel 1816 il <strong>Real Museo Borbonico</strong> e, dopo l’Unità d’Italia, <strong>Museo Archeologico Nazionale</strong>. Oggi è ospitato in un imponente edificio rinascimentale, l’ex “Palazzo dei Regi Studi”, che racconta esso stesso una parte della storia culturale della città. </p>



<p>Il patrimonio esposto si sviluppa su più piani e offre collezioni di interesse internazionale. Al centro delle visite c’è la celebre <strong>Collezione Farnese</strong>, con sculture monumentali tra cui alcune delle più importanti testimonianze dell’arte classica; le ricche <strong>collezioni pompeiane</strong> riuniscono mosaici, affreschi, ceramiche e oggetti di vita quotidiana recuperati dagli scavi di Pompei, Ercolano e altri siti dell’area vesuviana; infine la <strong>collezione egizia</strong>, tra le più significative in Italia dopo quelle del Cairo e di Torino, offre oltre duemila reperti tra statue, sarcofagi, papiri e gioielli che raccontano la civiltà del Nilo. </p>



<p>Oltre alle collezioni principali, il museo ospita anche sezioni dedicate alla numismatica, alle epigrafi e alle testimonianze di preistoria e protostoria, mentre ampi depositi conservano centinaia di migliaia di ulteriori reperti non esposti. Recenti progetti di <strong>riallestimento delle collezioni</strong> e di valorizzazione degli spazi, con attenzione a ricerca e accessibilità, rendono sempre più attrattivo il MANN anche per chi torna più volte a Napoli.</p>



<p>Il museo è aperto al pubblico tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:30 (chiuso il martedì) e l’ingresso è accessibile tramite biglietto ordinario, con riduzioni e gratuità previste dalla normativa vigente. La posizione centrale lo rende facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici cittadini, incluse le fermate della metropolitana di Linea 1 e 2 nelle immediate vicinanze.</p>



<p>Visitare il MANN significa compiere un viaggio nel tempo attraverso millenni di storia mediterranea: dalle magnifiche sculture antiche ai mosaici pompeiani, fino ai papiri carbonizzati di Ercolano, offrendo una tappa obbligata per gli amanti dell’archeologia e della cultura classica. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bisaccia, perla dell’Irpinia: tra castello, museo e natura il borgo apre le porte ai viaggiatori</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/bisaccia-perla-dellirpinia-tra-castello-museo-e-natura-il-borgo-apre-le-porte-ai-viaggiatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:40:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[bisaccia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornaledelcilento.it/?p=239516</guid>

					<description><![CDATA[Incastonata tra le colline dell’Alta Irpinia, Bisaccia è un borgo medievale che affascina per storia, tradizione e paesaggi. A 860 metri di altitudine, lungo un crinale che domina la campagna [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Incastonata tra le colline dell’<strong>Alta Irpinia</strong>, <strong>Bisaccia</strong> è un borgo medievale che affascina per storia, tradizione e paesaggi. A 860 metri di altitudine, lungo un crinale che domina la campagna dell’Irpinia d’Oriente, offre al visitatore scorci suggestivi, monumenti antichi e una cultura locale autentica, ideale per chi ama il turismo lento e l’esperienza immersiva nei borghi storici italiani. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un borgo dal passato millenario</h2>



<p>Le origini di Bisaccia affondano in un passato remoto: la presenza umana sul territorio è attestata fin dalla <strong>preistoria</strong>, con reperti e testimonianze collegati alla civiltà di Oliveto‑Cairano, attiva già nel <strong>XII–VIII secolo a.C.</strong>. Nel corso dei secoli il borgo fu attraversato da dominazioni romane, longobarde e normanne, e nel Medioevo divenne un importante feudo difensivo e commerciale, specie per la lavorazione della lana e l’allevamento del bestiame. </p>



<p>L’etimologia del nome pare derivare dal latino <em>Bi Saccus</em>, che richiama “la bisaccia” – la sacca appesa alla sella – un simbolo di viaggi e scambi che caratterizzò l’economia locale nei secoli passati. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Arte, storia e luoghi da visitare</h2>



<p>Tra i principali tesori storici di Bisaccia spiccano la <strong>Concattedrale della Natività di Maria</strong>, edificata con elementi gotici e romanici dai Normanni, e il <strong>Castello Ducale</strong>, fortezza dalla potente presenza scenica che custodia al suo interno il <strong>Museo Civico Archeologico</strong>. Il museo espone circa <strong>800 reperti</strong> rinvenuti nella necropoli di Cimitero Vecchio, tra cui ceramiche, ornamenti e armi della civiltà protostorica, offrendo un viaggio nella storia millenaria del territorio. </p>



<p>Altri edifici di interesse sono il <strong>Palazzo Capaldo</strong>, storica residenza del politico Pietro Capaldo, e numerose chiese minori che punteggiano il centro storico, tra cui quelle dedicate a Sant’Antonio da Padova e alla <strong>Chiesa dei Morti</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Natura, eventi e itinerari</h2>



<p>La natura incontaminata dell’Irpinia e le colline circostanti invitano a passeggiate panoramiche e passeggiate nella natura. Un luogo affascinante è l’<strong>Altopiano Formicoso</strong>, con i suoi rilievi dolci e ampi pascoli che raccontano i ritmi antichi della transumanza. </p>



<p>Bisaccia vive anche attraverso le sue <strong>feste e tradizioni popolari</strong>, con eventi come la <strong>Festa di Sant’Antonio da Padova</strong>, concerti estivi e rievocazioni storiche che animano le piazze e le vie del borgo, offrendo al visitatore un’esperienza culturale e folkloristica oltre alle visite turistiche. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Come raggiungerla e vivere il borgo</h2>



<p>Per chi viaggia senza auto, iniziative come <strong>Irpinia Express</strong> – un treno storico che collega Avellino a Calitri con navetta finale per Bisaccia – offrono un modo suggestivo di raggiungere il borgo e scoprire le bellezze dell’entroterra campano tra percorsi ferroviari panoramici e visite guidate. </p>



<p>Il borgo è anche un punto di partenza ideale per <strong>itinerari enogastronomici</strong>, con prodotti locali tipici come i formaggi e i caciocavalli, oltre alle specialità contadine della tradizione irpina, da degustare nei ristorantini e nelle trattorie del centro.</p>



<p>Spesso definita “<strong>la gentile</strong>” dal critico Francesco De Sanctis per il suo fascino arcaico e autentico, Bisaccia è un esempio di come i borghi dell’entroterra campano sanno coniugare <strong>storia, natura e cultura</strong>. Luogo perfetto per un turismo slow, permette di immergersi nella memoria antica del territorio, tra vicoli medievali, musei e panorami che raccontano la lunga storia dell’Irpinia. </p>
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		<title>Primavera nel Cilento sotterraneo: le tre grotte tra natura, storia e meraviglia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/primavera-nel-cilento-sotterraneo-le-tre-grotte-tra-natura-storia-e-meraviglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 10:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[grotte del bussento]]></category>
		<category><![CDATA[grotte di castelcivita]]></category>
		<category><![CDATA[grotte di morigerati]]></category>
		<category><![CDATA[grotte di pertosa]]></category>
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<p>Con l’arrivo della primavera tornano ad animarsi alcuni dei luoghi più affascinanti del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni: le sue grotte. Veri e propri scrigni naturali, scavati dall’acqua e dal tempo nel cuore delle montagne calcaree del territorio, rappresentano uno dei patrimoni geologici più importanti del Sud Italia. Tra stalattiti, stalagmiti, fiumi sotterranei e canyon ricchi di vegetazione, il Cilento custodisce un mondo nascosto che ogni anno richiama visitatori, escursionisti e studiosi. In questo periodo di inizio stagione turistica riaprono o riprendono le attività di visita alcuni dei principali complessi carsici del Parco: dalle Grotte del Bussento di Morigerati alle Grotte di Castelcivita, fino alle celebri Grotte di Pertosa-Auletta.  Tre luoghi diversi ma legati da un unico filo: raccontare il volto più misterioso e spettacolare del Cilento. </p>



<p>A riaprire al pubblico per la nuova stagione c’è <strong>l’Oasi WWF Grotte del Bussento di Morigerati.</strong> Dopo un periodo di chiusura e alcuni interventi di manutenzione lungo i percorsi, l’area è tornata visitabile da domenica 8 marzo, con sentieri sistemati e ponti rinnovati lungo il cammino naturalistico. L’oasi si estende per circa 607 ettari all’interno del Parco nazionale ed è uno dei geositi più rilevanti del territorio per il fenomeno carsico. Il percorso di visita parte dal borgo medievale di Morigerati e attraversa un canyon ricco di vegetazione, tra ruscelli, cascate e un antico mulino ad acqua, fino alla grotta dove riemerge il fiume Bussento dopo un lungo tratto sotterraneo. </p>



<p>Tra le cavità più spettacolari del Cilento figurano le <strong>Grotte di Castelcivita</strong>, uno dei complessi speleologici più estesi dell’Italia meridionale, con quasi cinque chilometri di sviluppo tra gallerie e sale naturali. Situate tra le rive del fiume Calore e i versanti dei Monti Alburni, queste grotte offrono percorsi di visita adatti a diversi livelli: un itinerario turistico accessibile a tutti e percorsi speleologici più impegnativi per gli appassionati. L’interno delle cavità rivela un paesaggio suggestivo di stalattiti, stalagmiti e ampie “sale” modellate dall’erosione carsica nel corso di millenni. </p>



<p>Hanno riaperto già da un mese, come di consueto nel giorno di San Valerntino, <strong>le Grotte di Pertosa-Auletta</strong>, un sistema carsico che si sviluppa per circa tre chilometri sotto il massiccio degli Alburni. Questo sito presenta due caratteristiche uniche: è l’unica grotta visitabile in Italia dove si può navigare un fiume sotterraneo, il Negro; conserva le tracce di un antico villaggio palafitticolo del II millennio a.C., testimonianza della presenza umana nella preistoria. La visita spesso inizia con un breve tratto in barca sul fiume sotterraneo, per poi proseguire tra gallerie, stalattiti e grandi sale naturali che raccontano milioni di anni di storia geologica. Da non perdere la visita al Museo MIdA, dedicato a speleologia e archeologia con un’esposizione unica al mondo che racconta del passato delle Grotte di Pertosa-Auletta, quando la cavità ospitava un abitato su palafitta ed era ritenuta un luogo sacro.</p>
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		<title>Gole del Calore, viaggio tra natura selvaggia e canyon spettacolari nel cuore del Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/gole-del-calore-viaggio-tra-natura-selvaggia-e-canyon-spettacolari-nel-cuore-del-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 11:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Felitto]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[felitto]]></category>
		<category><![CDATA[gole del calore]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, tra i borghi di Felitto e Magliano Nuovo, il fiume Calore disegna uno dei paesaggi più suggestivi dell’Italia [...]]]></description>
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<p>Nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, tra i borghi di Felitto e Magliano Nuovo, il fiume Calore disegna uno dei paesaggi più suggestivi dell’Italia meridionale: le Gole del Calore, un corridoio naturale dove acqua e roccia si incontrano dando vita a scenari di rara bellezza.</p>



<p>In questo tratto, classificato come geosito di rilievo, il fiume si incunea tra pareti rocciose scoscese che precipitano direttamente nel letto fluviale, creando canyon spettacolari e ambienti incontaminati. Il risultato è un paesaggio mozzafiato, dove la natura domina incontrastata e offre scorci ideali per escursionisti, fotografi e amanti dell’outdoor.</p>



<p>Le gole rappresentano una meta privilegiata per chi cerca esperienze a contatto con l’ambiente. Tra le attività più praticate figurano trekking lungo i sentieri che costeggiano il fiume, canoa e kayak nelle acque limpide, fino al torrentismo per i più esperti. Nei mesi estivi, in particolare tra luglio e agosto, è possibile anche esplorare il tratto fluviale in pedalò, soluzione adatta a un pubblico più ampio e ideale per godere del paesaggio in totale relax.</p>



<p>Non solo sport: l’area custodisce anche importanti testimonianze storiche e naturalistiche. Lungo il percorso si incontrano antichi ponti medievali a schiena d’asino, tracce della viabilità del passato, e cavità naturali come la grotta di “Bernardo”, oltre a una ricca biodiversità che comprende specie botaniche tipiche degli ambienti fluviali e carsici.</p>



<p>Il periodo migliore per visitare le Gole del Calore è la primavera, quando la vegetazione è più rigogliosa e le temperature miti, o l’autunno, stagione ideale per escursioni immerse nei colori del foliage. In estate, invece, il fiume diventa un punto di riferimento per chi cerca refrigerio dal caldo.</p>



<p>Per organizzare visite guidate è possibile rivolgersi alle guide ufficiali del parco o ai servizi di promozione turistica del territorio, che offrono itinerari strutturati alla scoperta di uno degli angoli più autentici del Cilento.</p>



<p>Un luogo dove il tempo sembra rallentare e la natura racconta, tra acqua e roccia, la storia millenaria di un territorio ancora in gran parte da scoprire.</p>
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		<title>Il Cilento tra le mete top dell’estate 2026: il riconoscimento del Times</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-cilento-tra-le-mete-top-dellestate-2026-il-riconoscimento-del-times/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 09:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[times]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Cilento torna sotto i riflettori internazionali e lo fa come destinazione simbolo di un nuovo modo di viaggiare: più lento, autentico e lontano dalle rotte del turismo di massa. [...]]]></description>
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<p>Il Cilento torna sotto i riflettori internazionali e lo fa come destinazione simbolo di un nuovo modo di viaggiare: più lento, autentico e lontano dalle rotte del turismo di massa. A certificarlo è il <strong>The Times</strong>, che ha inserito questo territorio tra le mete italiane consigliate per l’estate 2026, accanto a una destinazione di montagna come l’<strong>Alto Adige</strong>.</p>



<p>La scelta del quotidiano inglese non è casuale e riflette una tendenza sempre più evidente: quella di viaggiatori alla ricerca di esperienze genuine, paesaggi intatti e ritmi meno frenetici rispetto alle mete più affollate. In questo scenario, il Cilento emerge come scelta e sempre più apprezzata.</p>



<p>Con oltre cento chilometri di costa, borghi arroccati e un entroterra ricco di biodiversità, il territorio cilentano rappresenta un equilibrio raro tra mare, cultura e natura. Il patrimonio storico affonda le radici nella Magna Grecia, con siti simbolo come <strong>Paestum</strong>, celebre per i suoi templi dorici tra i meglio conservati al mondo, e <strong>Velia</strong>, culla della scuola eleatica.</p>



<p>Non meno rilevante è l’eredità monumentale dell’entroterra, rappresentata dalla maestosa <strong>Certosa di San Lorenzo</strong>, tra i complessi monastici più imponenti d’Europa. Sul fronte naturalistico, invece, spiccano le suggestive <strong>Grotte di Pertosa-Auletta</strong>, attraversate da un fiume sotterraneo, e le località costiere come <strong>Capo Palinuro</strong> e <strong>Punta Licosa</strong>, dove mare cristallino e miti antichi continuano ad affascinare visitatori da tutto il mondo.</p>



<p>Accanto al Cilento, il Times segnala anche l’Alto Adige come meta ideale per chi preferisce le atmosfere alpine: vigneti, sentieri e laghi come quello di Caldaro offrono un’alternativa fresca e dinamica per i mesi estivi.</p>



<p>Ma è soprattutto il riconoscimento al Cilento a rappresentare un segnale importante per il territorio: una conferma del suo posizionamento crescente nel panorama turistico internazionale e un’opportunità concreta per attrarre un turismo più consapevole, interessato alla qualità dell’esperienza più che alla quantità delle presenze.</p>
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		<title>Paesi abbandonati in Campania, da Roscigno a San Severino: un patrimonio sospeso nel tempo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/paesi-abbandonati-in-campania-da-roscigno-a-san-severino-un-patrimonio-sospeso-nel-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 18:40:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Roscigno]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[apice]]></category>
		<category><![CDATA[borghi abbandonati]]></category>
		<category><![CDATA[roscigno]]></category>
		<category><![CDATA[san severino di centola]]></category>
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					<description><![CDATA[Case vuote, vicoli silenziosi, piazze che conservano ancora le tracce della vita quotidiana: in Campania esiste un patrimonio diffuso di borghi abbandonati che raccontano, più di ogni archivio, le trasformazioni [...]]]></description>
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<p class="p1">Case vuote, vicoli silenziosi, piazze che conservano ancora le tracce della vita quotidiana: in Campania esiste un patrimonio diffuso di borghi abbandonati che raccontano, più di ogni archivio, le trasformazioni sociali, economiche e ambientali del territorio. Dal Cilento all’entroterra salernitano, questi centri rappresentano oggi luoghi della memoria, sospesi tra degrado e nuove forme di valorizzazione.</p>



<p class="p1">Tra i più noti c’è <strong>San Severino di Centola</strong>, antico insediamento arroccato sulla valle del Mingardo. Le sue origini risalgono tra il X e l’XI secolo e il borgo conserva ancora le rovine del castello e delle chiese che testimoniano una lunga stratificazione storica.&nbsp;</p>



<p class="p1">L’abbandono avvenne progressivamente tra Ottocento e Novecento, quando la popolazione si spostò a valle, attratta da migliori collegamenti e condizioni di vita.&nbsp;</p>



<p class="p1">Nel cuore del Cilento interno si trova invece <strong>Roscigno Vecchia</strong>, spesso definita la “Pompei del Novecento”. Qui lo spopolamento non fu una scelta ma una necessità: le frane che minacciavano l’abitato portarono, già all’inizio del XX secolo, al trasferimento forzato degli abitanti nel nuovo centro poco distante.&nbsp;</p>



<p class="p1">Oggi il borgo conserva una struttura quasi intatta, con la piazza, la chiesa e le abitazioni contadine, diventando uno dei simboli italiani dei paesi fantasma.&nbsp;</p>



<p class="p1">Diversa ma altrettanto emblematica è la storia di <strong>Romagnano al Monte</strong>, ai confini tra Campania e Basilicata. Il centro storico fu definitivamente abbandonato dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980, che ne compromise la stabilità, portando alla costruzione di un nuovo abitato a pochi chilometri di distanza.&nbsp;</p>



<p class="p1">Oggi le rovine del paese, affacciate su una valle incontaminata, sono divenute meta di turismo lento e fotografico.</p>



<p class="p1">Accanto a questi casi più noti, esiste una costellazione di borghi minori, spesso poco conosciuti, come <strong>Apice Vecchio</strong>, evacuato dopo il terremoto del 1962, o antichi nuclei rurali nel salernitano come Sacco Vecchio e San Giovanni del Tresino, citati tra i centri disabitati della regione.&nbsp;</p>



<p class="p1">Le cause dell’abbandono variano: eventi sismici, dissesto idrogeologico, isolamento geografico, ma anche fenomeni economici come l’emigrazione e l’industrializzazione del secondo dopoguerra. In molti casi, la popolazione si è semplicemente spostata di pochi chilometri, lasciando intatti gli antichi nuclei urbani.</p>



<p class="p1">Oggi questi luoghi sono oggetto di crescente interesse culturale e turistico. Alcuni, come San Severino o Roscigno, ospitano musei e iniziative di recupero; altri restano testimonianze silenziose, dove il tempo sembra essersi fermato.</p>



<p class="p1">In Campania, questi “paesi fantasma” non sono soltanto rovine: sono archivi a cielo aperto, capaci di raccontare storie di comunità, di resilienza e di trasformazioni profonde del territorio.</p>
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