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	<title>Itinerari &amp; borghi | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Dal fascino medievale di Sant’Agata de’ Goti alla storia longobarda, cinque borghi da scoprire nel Beneventano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 13:07:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalle testimonianze dell’antica Roma ai vicoli medievali, passando per la devozione religiosa, le ceramiche artistiche e le tradizioni del vino. La provincia di Benevento offre un itinerario attraverso alcuni dei [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Dalle testimonianze dell’antica Roma ai vicoli medievali, passando per la devozione religiosa, le ceramiche artistiche e le tradizioni del vino. La provincia di Benevento offre un itinerario attraverso alcuni dei paesaggi culturali più caratteristici della Campania interna, dove la storia dei borghi si intreccia con le produzioni artigianali e agricole del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cinque le tappe da cui partire per conoscere il Sannio: Benevento, Sant’Agata de’ Goti, Pietrelcina, Cerreto Sannita e Guardia Sanframondi. Località differenti per dimensioni e vocazione turistica, ma accomunate da un patrimonio storico e culturale che va oltre i circuiti più frequentati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Benevento, tra Roma e i Longobardi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il capoluogo provinciale è il punto di partenza naturale. Simbolo della città è l’Arco di Traiano, monumento romano realizzato nel II secolo d.C. per celebrare l’imperatore e il suo ruolo nella storia delle comunicazioni tra Benevento e il versante adriatico. I rilievi scolpiti raccontano le imprese militari e l’attività civile del sovrano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A pochi passi si trova il complesso monumentale di Santa Sofia, fondato nell’VIII secolo durante il ducato longobardo e inserito dal 2011 nel sito seriale Unesco “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”. Da visitare anche il Teatro romano e il Museo del Sannio, per ricostruire le diverse fasi della storia cittadina. L’area beneventana conserva così testimonianze di epoche diverse, dalla civiltà romana al Medioevo, fino alle trasformazioni dell’età moderna.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sant’Agata de’ Goti, il borgo sulla rupe</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Arroccato su uno sperone di tufo e affacciato sul vallone Martorano, Sant’Agata de’ Goti è uno dei centri storici più riconoscibili del Beneventano. Il profilo delle abitazioni, i campanili e le cupole maiolicate compongono un panorama che si apprezza in particolare dal ponte Vittorio Emanuele.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel centro storico spiccano il Duomo, le cui origini risalgono al X secolo, la chiesa di San Menna, con i suoi mosaici cosmateschi, e la chiesa di San Francesco. Il borgo offre anche un’occasione per conoscere i prodotti agricoli locali, a cominciare dalla mela Annurca, e la tradizione vitivinicola legata ai vini del Sannio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pietrelcina, sulle tracce di Padre Pio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La terza tappa conduce a Pietrelcina, paese natale di Francesco Forgione, conosciuto nel mondo cattolico come Padre Pio. Nato nel 1887, il frate cappuccino è il principale riferimento dell’identità religiosa del centro, meta di pellegrinaggi durante tutto l’anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso di visita comprende i luoghi legati alla sua infanzia e alla sua formazione spirituale, tra cui la casa natale e gli edifici religiosi del borgo, oltre al complesso cappuccino. La visita permette di conoscere anche il tessuto storico del paese, con le sue strade raccolte e le architetture tradizionali. Pietrelcina rappresenta quindi una tappa particolarmente significativa per il turismo religioso, ma anche un’occasione per esplorare un centro dell’entroterra sannita la cui notorietà ha ormai superato i confini regionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cerreto Sannita, la città della ceramica</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Cerreto Sannita si distingue per una caratteristica urbanistica legata a un evento drammatico: il terremoto del 1688, che distrusse il precedente abitato e rese necessaria la ricostruzione del paese. Il centro attuale conserva un impianto pianificato, con strade e spazi che riflettono le scelte adottate dopo il sisma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alle architetture religiose e ai palazzi storici, il tratto distintivo è la ceramica artistica, una tradizione che si è sviluppata nel tempo grazie alle risorse del territorio e al lavoro delle botteghe. Il Museo civico e della ceramica cerretese permette di approfondire questa produzione, dalle testimonianze storiche alle espressioni più recenti. La visita si presta a un itinerario lento, tra laboratori artigiani e scorci del centro storico, ai margini del territorio del Matese.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Guardia Sanframondi, tra castello e vigneti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ultima tappa a Guardia Sanframondi, centro collinare della Valle Telesina legato alla storia medievale e alla produzione vitivinicola. Il borgo si sviluppa intorno al castello, associato alla famiglia Sanframondo, e conserva un tessuto urbano fatto di vicoli, edifici storici e luoghi di culto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il paesaggio circostante è caratterizzato da vigneti e uliveti, che raccontano il peso dell’agricoltura nell’economia locale. La tradizione del vino rappresenta uno degli elementi centrali dell’identità del paese, insieme alle celebrazioni religiose in onore dell’Assunta. Tra queste spiccano le processioni penitenziali che si svolgono ogni sette anni, una manifestazione di forte partecipazione collettiva e di particolare rilevanza per la storia devozionale del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cinque destinazioni, dunque, per un viaggio che attraversa periodi storici e tradizioni differenti. Nel Beneventano il patrimonio monumentale convive con le produzioni artigianali, la cultura del vino e le pratiche religiose: un mosaico che consente di leggere il Sannio non soltanto come meta di passaggio, ma come territorio da esplorare attraverso soste nei centri storici e incontri con le comunità locali.</p>
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		<title>Treno storico a Contursi Terme, viaggio alla scoperta della Valle del Sele e del Tanagro</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/treno-storico-a-contursi-terme-viaggio-alla-scoperta-della-valle-del-sele-e-del-tanagro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 08:06:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Contursi Terme]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[È arrivato ieri mattina al binario 2 della stazione di Contursi Terme il treno storico che punta a valorizzare il patrimonio paesaggistico, culturale e identitario della Valle del Sele e [...]]]></description>
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<p class="p1 wp-block-paragraph">È arrivato ieri mattina al binario 2 della stazione di Contursi Terme il treno storico che punta a valorizzare il patrimonio paesaggistico, culturale e identitario della Valle del Sele e del Tanagro e degli Alburni.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">A bordo numerosi passeggeri, accolti da sindaci e amministratori dei tredici Comuni coinvolti nel progetto, insieme a tanti cittadini del territorio. Una partecipazione che testimonia l’interesse verso un’iniziativa pensata per promuovere le aree interne e favorire la conoscenza delle loro risorse.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Il viaggio in treno storico offre l’opportunità di riscoprire il territorio attraverso una modalità di spostamento lenta, capace di mettere al centro i paesaggi, le storie e le comunità locali. Un’esperienza che punta a creare nuove connessioni e a restituire valore ai luoghi, promuovendo le peculiarità di un’area ricca di risorse naturalistiche e culturali.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Un ringraziamento per la realizzazione dell’iniziativa è stato rivolto alla Regione Campania e alla Fondazione FS Italiane per il sostegno, all’associazione SVIMAR per il lavoro svolto, all’associazione Vita e a tutte le realtà che hanno contribuito al progetto.</p>
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		<title>La Via Silente, il Cilento si scopre in bicicletta: la nuova guida di Terre di Mezzo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/la-via-silente-il-cilento-si-scopre-in-bicicletta-la-nuova-guida-di-terre-di-mezzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 14:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castelnuovo Cilento]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[via silente]]></category>
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					<description><![CDATA[Quindici tappe, oltre 600 chilometri e un viaggio tra montagne, borghi, boschi e mare. Con la guida di Simona Ridolfi e Angela Pulliero, il cicloturismo diventa un modo per conoscere [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindici tappe, oltre 600 chilometri e un viaggio tra montagne, borghi, boschi e mare. Con la guida di Simona Ridolfi e Angela Pulliero, il cicloturismo diventa un modo per conoscere il territorio cilentano senza fretta. E si affianca idealmente al Cammino di San Nilo, già raccontato dalla stessa casa editrice.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esiste un modo di viaggiare che non ha bisogno di correre, perché il suo obiettivo non è arrivare prima, ma accorgersi di ciò che si incontra lungo la strada. È lo spirito della Via Silente, l’itinerario cicloturistico che attraversa il Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e che oggi trova una nuova guida nella collana <em>Percorsi</em> di Terre di Mezzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Firmata da Simona Ridolfi e Angela Pulliero</strong>, <em>La Via Silente</em> è una delle novità editoriali del 2026 dedicate al turismo lento. Il volume propone un percorso ad anello di 15 tappe, per circa 630 chilometri, attraverso una delle aree più ricche di contrasti paesaggistici della Campania: dai rilievi dei Monti Alburni al Golfo di Policastro, dalle strade dell’entroterra ai paesi affacciati sul mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nome dell’itinerario suggerisce già una filosofia di viaggio. Il silenzio, in questo caso, non significa assenza di vita, ma possibilità di prestare maggiore attenzione a ciò che ci circonda. In bicicletta, lungo strade a basso traffico, il paesaggio cambia lentamente: si attraversano boschi e faggete, si incontrano cascate e grotte, si raggiungono siti archeologici e piccoli centri in cui le tradizioni continuano a scandire la vita quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Via Silente invita a vivere il territorio senza ridurlo a una sequenza di attrazioni da visitare. Il viaggio diventa un’esperienza fatta di soste, incontri e scoperte, nella quale anche una strada secondaria o una piazza di paese possono assumere un significato particolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è soltanto una proposta per chi ama pedalare. È anche un invito a guardare il Cilento da una prospettiva diversa, lontano dai ritmi del turismo frettoloso e dalle mete raggiunte soltanto per una fotografia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il volume di Terre di Mezzo accompagna i cicloturisti nella preparazione dell’itinerario e nella scelta di come affrontarlo. Il percorso è articolato in 15 tappe e dispone di una rete di strutture ricettive convenzionate. Sono previste inoltre varianti per chi ha meno giorni a disposizione e possibilità di noleggiare le biciclette.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi elementi rendono la guida uno strumento utile tanto per chi desidera affrontare l’intero anello quanto per chi vuole dedicare al viaggio soltanto una parte delle proprie vacanze. La possibilità di modulare l’esperienza è importante in un territorio che alterna tratti costieri e zone montuose, con caratteristiche ambientali e dislivelli da considerare nella pianificazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Via Silente, del resto, non è nata come una semplice traccia sulla carta. Il progetto è legato all’iniziativa di Simona Ridolfi e Carla Passarelli, che hanno contribuito a valorizzare il patrimonio paesaggistico del Cilento attraverso una proposta di cicloturismo attenta al territorio e alle persone che lo abitano. La nuova guida, scritta da Ridolfi insieme ad Angela Pulliero, porta questa esperienza nel catalogo editoriale dedicato ai viaggi a piedi e in bicicletta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pubblicazione della Via Silente si inserisce in un percorso di valorizzazione del Cilento al quale Terre di Mezzo aveva già contribuito con <em>Il Cammino di San Nilo</em>, la guida di Settimio Rienzo uscita in edizione aggiornata nel 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I due itinerari raccontano lo stesso territorio attraverso esperienze differenti. La Via Silente è un percorso cicloturistico ad anello di circa 630 chilometri; il Cammino di San Nilo si sviluppa invece per poco più di 100 chilometri, in otto tappe, da Sapri a Palinuro. Il primo offre la possibilità di attraversare in bicicletta una vasta porzione del parco; il secondo conduce a piedi sulle tracce di Nilo, il monaco di origine calabrese che nel X secolo intraprese la vita monastica e che è legato alla storia religiosa e culturale di questi luoghi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> <a href="https://www.terre.it/prodotto/la-via-silente/?utm_source=chatgpt.com">La Via Silente – Terre di Mezzo </a></p>
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		<title>Piccoli ma bellissimi: i paesi meno popolosi della provincia di Salerno da scoprire</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/piccoli-ma-bellissimi-i-paesi-meno-popolosi-della-provincia-di-salerno-da-scoprire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 14:49:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[paesi piu piccoli della provincia di salerno]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalle montagne degli Alburni ai paesaggi incontaminati del Cilento, passando per antichi centri medievali e vicoli che custodiscono la memoria delle comunità locali, la provincia di Salerno nasconde un patrimonio [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Dalle montagne degli Alburni ai paesaggi incontaminati del Cilento, passando per antichi centri medievali e vicoli che custodiscono la memoria delle comunità locali, la provincia di Salerno nasconde un patrimonio che va ben oltre le mete turistiche più conosciute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono i piccoli comuni, quelli con poche centinaia di abitanti, dove il ritmo della vita è più lento, le tradizioni resistono al tempo e il paesaggio diventa parte integrante dell&#8217;esperienza di viaggio. Alcuni sono affacciati su vallate spettacolari, altri conservano testimonianze storiche e architetture rurali, altri ancora rappresentano un punto di partenza ideale per esplorare sentieri e aree naturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Secondo i dati demografici disponibili, proprio nel Salernitano si trovano alcuni dei comuni meno popolosi della Campania, tra cui Valle dell&#8217;Angelo e Serramezzana.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco dieci piccoli centri da conoscere e visitare, per riscoprire una provincia autentica, lontana dai percorsi più battuti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Valle dell&#8217;Angelo – Il piccolo gioiello del Cilento</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Circa 220 abitanti</p>



<p class="wp-block-paragraph">È uno dei comuni meno popolosi della Campania, immerso nel paesaggio montano del Cilento, alle pendici del Monte Ausinito. Qui il fascino è quello dei borghi lontani dal turismo di massa, tra vicoli tranquilli, natura e tradizioni contadine. Da scoprire anche la vicina frazione di Pruno, legata a esperienze di vita comunitaria e rurale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">2. Serramezzana – Un balcone sulle colline cilentane</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Circa 270 abitanti</p>



<p class="wp-block-paragraph">A circa 520 metri di altitudine, Serramezzana è un piccolo centro dove storia e paesaggio si incontrano. Tra i luoghi da cercare c&#8217;è la chiesa di San Nicola di Myra, le cui origini sono legate alla storia medievale del territorio, oltre alla frazione di San Teodoro. Una meta per chi ama i borghi silenziosi e le passeggiate nell&#8217;entroterra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">3. Campora – L&#8217;anima autentica dell&#8217;entroterra</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Circa 300 abitanti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel cuore dell&#8217;entroterra cilentano, Campora è un paese raccolto, circondato da colline e paesaggi rurali. È il luogo adatto per chi cerca un turismo lento, fatto di passeggiate, incontri con le comunità locali e cucina tradizionale. Il suo patrimonio più prezioso è il legame con un territorio ancora lontano dai grandi flussi turistici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">4. Romagnano al Monte – Il borgo sospeso nel tempo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Poche centinaia di abitanti nel nuovo abitato</p>



<p class="wp-block-paragraph">È uno dei luoghi più suggestivi e particolari del territorio salernitano. Il vecchio centro storico, abbandonato dopo il terremoto del 1980, si affaccia sulle gole del fiume Platano e conserva un&#8217;atmosfera carica di memoria. È una meta di interesse storico e fotografico, da visitare con attenzione alle condizioni di accesso e alla sicurezza delle strutture.</p>



<h2 class="wp-block-heading">5. Sacco – Tra natura e tradizioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Circa 400 abitanti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Piccolo comune del Cilento interno, Sacco è circondato da rilievi, boschi e campagne. Il centro abitato offre l&#8217;occasione per conoscere l&#8217;architettura dei paesi dell&#8217;entroterra e riscoprire un modo di viaggiare lontano dalla fretta. È una tappa interessante per chi desidera esplorare i paesaggi meno conosciuti del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">6. Salvitelle – Un piccolo paese da scoprire senza fretta</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Circa 460 abitanti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;area interna della provincia, Salvitelle conserva il carattere dei piccoli centri collinari, dove il paesaggio e la vita quotidiana raccontano una storia di agricoltura e comunità. È una destinazione per chi ama le strade secondarie, i panorami aperti e le soste nei paesi meno conosciuti, lontani dagli itinerari più frequentati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">7. Corleto Monforte – La porta degli Alburni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Circa 460 abitanti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Situato nell&#8217;area dei Monti Alburni, questo borgo è una scelta interessante per gli amanti della natura e dei paesaggi montani. Il centro storico e i dintorni invitano a una visita lenta, da abbinare a escursioni e alla scoperta dei prodotti tipici locali. Un territorio in cui la bellezza si trova spesso proprio fuori dai percorsi più noti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">8. Sant&#8217;Angelo a Fasanella – Tra spiritualità e meraviglie naturali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Circa 500 abitanti</p>



<p class="wp-block-paragraph">È uno dei borghi più interessanti per chi ama unire storia e natura. Il suo nome è legato alla suggestiva grotta di San Michele Arcangelo, luogo di culto ricavato nella roccia e tra le attrazioni più particolari dell&#8217;area degli Alburni. Il paese è una tappa da considerare in un itinerario dedicato al patrimonio storico e religioso dell&#8217;entroterra salernitano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">9. San Mauro la Bruca – Il fascino discreto del Cilento</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Circa 500 abitanti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le colline del Cilento, San Mauro la Bruca è un piccolo centro che conserva ritmi tranquilli e un forte legame con le tradizioni locali. La visita può diventare l&#8217;occasione per esplorare le frazioni, conoscere la cultura contadina e raggiungere altri borghi dell&#8217;entroterra. Una proposta per chi desidera scoprire un Cilento diverso da quello delle spiagge.</p>



<h2 class="wp-block-heading">10. Roscigno – Il paese museo che racconta il passato</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Circa 570 abitanti nel comune</p>



<p class="wp-block-paragraph">Roscigno merita una menzione speciale per Roscigno Vecchia, il borgo storico che ha conservato l&#8217;aspetto di un antico paese rurale. Le case in pietra, la piazza e la chiesa restituiscono uno spaccato della vita di un tempo. È una meta particolarmente interessante per gli appassionati di fotografia, storia e turismo culturale. Prima della visita è consigliabile verificare le modalità di accesso alle diverse aree del borgo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi paesi raccontano un volto diverso della provincia di Salerno: meno conosciuto, ma ricco di paesaggi, identità e testimonianze storiche. Visitarli significa anche sostenere le attività locali, le piccole strutture ricettive e le tradizioni che rischiano di scomparire con lo spopolamento.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Non solo Pompei e Reggia di Caserta: 5 luoghi d&#8217;arte in Campania che meritano una visita</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/non-solo-pompei-e-reggia-di-caserta-5-luoghi-darte-in-campania-che-meritano-una-visita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 13:58:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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		<category><![CDATA[velia]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla Certosa di Padula alle testimonianze della civiltà antica di Velia, passando per le basiliche paleocristiane di Cimitile e gli affreschi medievali di Sant&#8217;Angelo in Formis: un itinerario alla scoperta [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla Certosa di Padula alle testimonianze della civiltà antica di Velia, passando per le basiliche paleocristiane di Cimitile e gli affreschi medievali di Sant&#8217;Angelo in Formis: un itinerario alla scoperta di un patrimonio culturale che va oltre le mete più frequentate</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non solo Pompei, Ercolano e la Reggia di Caserta. La Campania custodisce un patrimonio artistico e archeologico che attraversa secoli di storia, dalle città della Magna Grecia ai complessi monastici medievali, fino alle testimonianze delle prime comunità cristiane. Accanto ai luoghi più conosciuti, esistono siti che meritano di essere inseriti in un itinerario culturale, anche per riscoprire territori meno presenti nei tradizionali percorsi turistici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla provincia di Salerno al Casertano, passando per l&#8217;area nolana e il Beneventano, ecco cinque luoghi da visitare per conoscere un&#8217;altra parte della storia artistica della regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Certosa di Padula, un capolavoro architettonico nel Vallo di Diano</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel cuore del Vallo di Diano, in provincia di Salerno, la Certosa di San Lorenzo rappresenta una delle più importanti testimonianze dell&#8217;architettura monastica in Italia meridionale. La costruzione del complesso ebbe inizio nel 1306 per volontà di Tommaso Sanseverino e proseguì, attraverso ampliamenti e trasformazioni, fino al XIX secolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inserita dal 1998 nella lista del Patrimonio mondiale dell&#8217;Unesco, la Certosa colpisce per le dimensioni degli ambienti e la ricchezza delle decorazioni. Tra gli elementi più significativi figurano il grande chiostro, lo scalone monumentale a doppia rampa, la chiesa e gli spazi destinati alla vita quotidiana dei monaci certosini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il complesso consente di ricostruire non soltanto la storia dell&#8217;architettura religiosa, ma anche l&#8217;organizzazione di una comunità monastica che per secoli ha segnato la vita economica e culturale del territorio. La visita può diventare inoltre l&#8217;occasione per esplorare Padula e gli altri centri del Vallo di Diano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Velia, sulle tracce della Magna Grecia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel territorio di Ascea, nel Cilento, l&#8217;area archeologica di Velia conserva i resti dell&#8217;antica città greca di Elea, fondata nel VI secolo avanti Cristo. Il sito è legato anche alla storia della filosofia antica e alla scuola eleatica, associata a Parmenide e Zenone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso archeologico si sviluppa tra resti di abitazioni, edifici pubblici, strutture termali e testimonianze delle diverse fasi della città. Uno dei monumenti più caratteristici è Porta Rosa, una struttura in pietra arenaria che costituisce un importante esempio di architettura ad arco nell&#8217;ambito dell&#8217;urbanistica greca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sull&#8217;acropoli sono visibili i resti di edifici sacri e del teatro, mentre le testimonianze di epoca romana e medievale raccontano le successive trasformazioni dell&#8217;insediamento. Il sito permette così di leggere, in un unico percorso, le stratificazioni storiche di una città che ebbe un ruolo significativo nei rapporti culturali del Mediterraneo antico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le basiliche paleocristiane di Cimitile, un viaggio alle origini del cristianesimo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A Cimitile, a pochi chilometri da Nola, si trova un complesso di straordinario interesse storico e artistico: le basiliche paleocristiane sorte intorno alla tomba di San Felice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;area, sviluppatasi a partire dalla tarda antichità, comprende diversi edifici di culto, con testimonianze architettoniche e decorative che documentano le prime fasi della diffusione del cristianesimo nel territorio campano. Il complesso conobbe una fase di particolare splendore tra la fine del IV e l&#8217;inizio del V secolo, anche grazie alla presenza di Paolino di Nola, poi diventato vescovo della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Affreschi, mosaici, iscrizioni e strutture stratificate rendono il sito un luogo importante per comprendere l&#8217;evoluzione dell&#8217;architettura cristiana e delle pratiche di pellegrinaggio. La concentrazione di edifici in un&#8217;area relativamente circoscritta consente di seguire le trasformazioni di uno spazio funerario diventato nel tempo un centro religioso di riferimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi visita l&#8217;area nolana, Cimitile rappresenta una tappa culturale che affianca alla dimensione religiosa un interesse archeologico e artistico di rilievo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sant&#8217;Angelo in Formis, gli affreschi medievali alle pendici del Monte Tifata</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel territorio di Capua, in provincia di Caserta, la basilica benedettina di Sant&#8217;Angelo in Formis è una delle testimonianze più significative dell&#8217;arte medievale in Campania.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;edificio sorge sulle pendici del Monte Tifata, nell&#8217;area in cui si trovava un antico tempio dedicato a Diana Tifatina. La storia della basilica attraversa diverse epoche: una chiesa esisteva già nell&#8217;alto Medioevo, mentre una fase decisiva per il complesso si ebbe nell&#8217;XI secolo, quando l&#8217;edificio fu ricostruito sotto l&#8217;influenza dell&#8217;abbazia di Montecassino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il principale elemento di interesse è costituito dagli affreschi che decorano gli interni. Le pitture rappresentano una testimonianza di grande valore per lo studio dell&#8217;arte medievale e dei rapporti culturali tra il mondo occidentale e quello orientale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La basilica offre inoltre l&#8217;opportunità di approfondire la storia del territorio capuano, dove le tracce dell&#8217;antichità romana si intrecciano con quelle della cultura religiosa medievale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Santa Sofia a Benevento, l&#8217;eredità artistica dei Longobardi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel centro storico di Benevento, la chiesa di Santa Sofia è uno dei monumenti più rappresentativi della presenza longobarda nell&#8217;Italia meridionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fondazione risale all&#8217;VIII secolo, quando Benevento era uno dei principali centri del potere longobardo nella penisola. L&#8217;edificio si distingue per l&#8217;impianto architettonico articolato e per le soluzioni spaziali che lo rendono un esempio particolare dell&#8217;architettura religiosa altomedievale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La chiesa fa parte del sito seriale Unesco «I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)», riconoscimento che ne sottolinea il valore storico e artistico nel contesto europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La visita può essere inserita in un itinerario nel centro storico di Benevento, tra monumenti di epoca romana, architetture medievali e testimonianze della lunga storia della città sannita.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Una giornata a Benevento, cosa vedere nella città dell&#8217;Arco di Traiano tra storia, leggende e sapori</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/una-giornata-a-benevento-cosa-vedere-nella-citta-dellarco-di-traiano-tra-storia-leggende-e-sapori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 13:56:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>
		<category><![CDATA[cosa vedere a benevento]]></category>
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					<description><![CDATA[Dall&#8217;eredità romana alla chiesa di Santa Sofia, patrimonio Unesco, fino al mito delle streghe e ai prodotti tipici del Sannio: un itinerario alla scoperta del capoluogo sannita Un arco monumentale [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dall&#8217;eredità romana alla chiesa di Santa Sofia, patrimonio Unesco, fino al mito delle streghe e ai prodotti tipici del Sannio: un itinerario alla scoperta del capoluogo sannita</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un arco monumentale che racconta la grandezza dell&#8217;Impero romano, una chiesa che custodisce l&#8217;eredità dei Longobardi, un teatro antico ancora capace di evocare la vita di duemila anni fa e una leggenda che ha attraversato i secoli, fino a diventare parte dell&#8217;identità cittadina. Benevento è una destinazione da scoprire a piedi, seguendo le tracce delle diverse civiltà che hanno segnato la storia del Sannio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lontana dai circuiti turistici più affollati della Campania, la città offre un itinerario adatto anche a una gita di un giorno, tra monumenti, vicoli del centro storico, musei e tradizioni gastronomiche. Ecco cosa vedere per conoscere alcuni dei suoi luoghi più significativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;Arco di Traiano, il monumento simbolo della città</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima tappa è l&#8217;Arco di Traiano, uno dei monumenti romani meglio conservati nel suo genere. Alto circa 15,6 metri, fu realizzato tra il 114 e il 117 dopo Cristo per celebrare l&#8217;imperatore Traiano e la nuova via Traiana, importante collegamento tra Benevento e Brindisi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il monumento colpisce per la ricchezza dei rilievi marmorei, che raffigurano episodi della vita pubblica dell&#8217;imperatore, imprese militari, scene religiose e interventi a favore della popolazione. Le decorazioni permettono di leggere nella pietra il messaggio politico e celebrativo del potere romano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una particolarità riguarda la disposizione delle immagini: sul lato rivolto verso la campagna prevalgono le scene legate alle conquiste e alle campagne militari, mentre quello verso la città celebra soprattutto la pace e l&#8217;attività civile dell&#8217;imperatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Medioevo l&#8217;arco venne inglobato nella cinta muraria e utilizzato come porta urbana, assumendo anche una funzione difensiva. Oggi è il punto di partenza ideale per esplorare il centro storico e comprendere il ruolo strategico che Benevento ebbe nei collegamenti dell&#8217;Italia antica. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Teatro Romano, una testimonianza della vita antica</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Proseguendo nell&#8217;itinerario si raggiunge il Teatro Romano, costruito tra la fine del I e l&#8217;inizio del II secolo dopo Cristo e inaugurato, secondo le ricostruzioni storiche, intorno al 125-128 durante il regno dell&#8217;imperatore Adriano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La struttura, che poteva accogliere migliaia di spettatori, conserva una parte significativa della cavea e delle arcate in pietra. In origine era dotata di una scenografia monumentale, decorazioni marmoree e ambienti destinati alle rappresentazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il declino della città antica, il teatro perse progressivamente la propria funzione e l&#8217;area venne trasformata in un quartiere abitato. La riscoperta del monumento avvenne in età moderna, prima dei successivi interventi che ne hanno consentito il recupero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La visita permette di immaginare la dimensione pubblica della Benevento romana, quando spettacoli e manifestazioni costituivano una componente centrale della vita urbana. Il teatro continua inoltre a essere utilizzato per iniziative culturali e spettacoli, mantenendo un legame tra la sua funzione originaria e la vita contemporanea. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Santa Sofia, il tesoro longobardo riconosciuto dall&#8217;Unesco</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal mondo romano si passa a quello medievale con la chiesa di Santa Sofia, uno dei principali monumenti di Benevento. Fondata nell&#8217;VIII secolo durante il ducato longobardo, rappresenta una testimonianza significativa dell&#8217;architettura altomedievale in Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;edificio si distingue per la pianta articolata, gli spazi interni e le soluzioni architettoniche che riflettono una fase complessa della storia artistica europea, nella quale si incontrarono tradizioni romane, influenze bizantine e nuove forme espressive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La chiesa fa parte del sito seriale Unesco «I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)», riconoscimento che comprende testimonianze fondamentali della presenza longobarda nella penisola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da non trascurare è il complesso monumentale annesso, con il chiostro e gli spazi museali che consentono di approfondire la storia religiosa e culturale della città. La tappa offre anche l&#8217;occasione di passeggiare nel centro storico, tra palazzi, piazze e strade che conservano le tracce delle diverse epoche. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La leggenda delle streghe e il mistero del noce</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Benevento è conosciuta anche come la città delle streghe. Una fama che affonda le radici in racconti popolari, tradizioni religiose e narrazioni tramandate nei secoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo una leggenda, le streghe si riunivano di notte intorno a un grande noce sulle rive del fiume Sabato, dando vita a rituali misteriosi e danze notturne. Il racconto è stato associato anche alla storia di san Barbato, vescovo che, secondo la tradizione, avrebbe contrastato antichi culti legati ai Longobardi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La leggenda si sviluppò nel corso del Medioevo e venne successivamente arricchita da racconti e interpretazioni letterarie. Non si tratta di una cronaca storica documentata, ma di una tradizione che ha contribuito profondamente all&#8217;immaginario della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mito è ancora oggi parte dell&#8217;identità beneventana e ha ispirato produzioni culturali, racconti e iniziative turistiche. A richiamarlo è anche il nome del celebre liquore Strega, prodotto a Benevento dal 1860 e diventato uno dei simboli gastronomici del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia delle streghe rappresenta così un punto d&#8217;incontro tra folklore, memoria collettiva e promozione culturale, offrendo ai visitatori un modo diverso di conoscere la città. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sapori del Sannio, dalla cucina tradizionale al liquore Strega</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una giornata a Benevento non può concludersi senza una sosta gastronomica. La cucina locale è legata alle tradizioni contadine del Sannio e valorizza prodotti del territorio, ricette stagionali e preparazioni tramandate nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i piatti da cercare nei menu della cucina tradizionale c&#8217;è il cardone, una preparazione a base di cardi, spesso presente sulle tavole delle festività natalizie. Da provare anche la pasta fresca della tradizione sannita, accompagnata da condimenti semplici e ingredienti locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il territorio è noto inoltre per la produzione di vini, tra cui la Falanghina del Sannio e l&#8217;Aglianico del Taburno, espressioni di una viticoltura che rappresenta una componente importante dell&#8217;economia e della cultura locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per concludere il percorso si può scegliere un dolce tradizionale oppure assaggiare il liquore Strega, nato nel 1860 dall&#8217;iniziativa di Giuseppe Alberti. La ricetta utilizza una miscela di erbe e spezie e il prodotto deve il proprio nome proprio alla leggenda delle streghe beneventane.</p>
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		<title>Animali selvatici in Campania, 5 luoghi dove osservare la fauna senza disturbarla</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/animali-selvatici-in-campania-5-luoghi-dove-osservare-la-fauna-senza-disturbarla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 13:54:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Animali Selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[animali selvatici da vedere in campania]]></category>
		<category><![CDATA[fauna selvatica]]></category>
		<category><![CDATA[lontra]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal cratere degli Astroni al lago di Conza, passando per il Cilento e il Matese: oasi, zone umide e parchi naturali offrono occasioni per conoscere la biodiversità regionale. Binocolo, silenzio [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dal cratere degli Astroni al lago di Conza, passando per il Cilento e il Matese: oasi, zone umide e parchi naturali offrono occasioni per conoscere la biodiversità regionale. Binocolo, silenzio e rispetto delle regole sono fondamentali</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dai rapaci che sorvolano le montagne agli uccelli acquatici che frequentano laghi e zone umide, fino ai mammiferi più elusivi che vivono nei boschi: la Campania custodisce ambienti naturali diversi, nei quali è possibile conoscere la fauna selvatica senza allontanarla dal suo habitat.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sempre, però, osservare un animale significa riuscire a vederlo da vicino. Molte specie sono schive, hanno abitudini notturne o si muovono in territori estesi. Per questo, più che inseguire un avvistamento, il modo migliore per avvicinarsi alla natura è scegliere aree adatte, seguire i percorsi autorizzati e imparare a riconoscere anche le tracce della presenza animale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni alle oasi del WWF, ecco cinque luoghi in Campania dove scoprire la fauna e il valore degli ecosistemi che la ospitano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cratere degli Astroni, un&#8217;oasi naturale alle porte di Napoli</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A pochi chilometri dal centro di Napoli, il Cratere degli Astroni è un&#8217;area naturale protetta di origine vulcanica che offre un ambiente particolare, caratterizzato da boschi, specchi d&#8217;acqua e una vegetazione influenzata dalla conformazione del cratere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;oasi, gestita dal WWF, è interessante soprattutto per chi desidera avvicinarsi all&#8217;osservazione degli uccelli e alla biodiversità forestale senza allontanarsi dall&#8217;area metropolitana. Secondo le informazioni pubblicate dal WWF Napoli, nell&#8217;area sono presenti oltre 130 specie di avifauna. Tra gli animali che possono frequentare l&#8217;ambiente figurano anche la volpe, piccoli mammiferi, anfibi e numerose specie di invertebrati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il paesaggio cambia con le stagioni: durante l&#8217;autunno il sottobosco si arricchisce di colori, mentre la presenza degli specchi d&#8217;acqua contribuisce a creare condizioni favorevoli per diverse forme di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per una visita orientata all&#8217;osservazione naturalistica è consigliabile procedere lentamente, fermarsi nei punti consentiti e prestare attenzione ai suoni del bosco. Un binocolo può aiutare a osservare gli uccelli senza avvicinarsi eccessivamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Oasi WWF di Serre Persano, alla scoperta della lontra e degli uccelli acquatici</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i territori di Serre e Campagna, in provincia di Salerno, l&#8217;Oasi WWF di Serre Persano si estende per circa 110 ettari ed è inserita in un&#8217;area protetta di particolare interesse naturalistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il paesaggio è dominato dal bacino del Sele, dai canneti, dai prati umidi e dal bosco ripariale. La varietà degli ambienti favorisce la presenza di numerose specie, soprattutto uccelli acquatici. Il WWF segnala 184 specie di uccelli censite nell&#8217;oasi e nelle aree immediatamente circostanti, con una parte che vi nidifica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La specie simbolo dell&#8217;area è la lontra, mammifero legato agli ambienti d&#8217;acqua dolce e particolarmente elusivo. La sua presenza rappresenta un indicatore importante per la conservazione degli ecosistemi fluviali, ma non significa che sia facile avvistarla durante una normale visita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il pubblico sono previste visite guidate su prenotazione, mentre per gruppi organizzati e scolaresche possono essere concordate modalità specifiche. Per gli orari contattare l&#8217;Oasi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Lago di Conza, una zona umida preziosa per gli uccelli</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In Alta Irpinia, in provincia di Avellino, l&#8217;Oasi WWF del Lago di Conza è una delle aree umide più importanti della Campania per l&#8217;osservazione dell&#8217;avifauna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo le informazioni pubblicate dall&#8217;oasi, sono state censite oltre 140 specie di uccelli. Tra quelle segnalate figurano il falco pescatore, l&#8217;airone rosso, la nitticora, il tarabuso e diverse specie di anatre e altri uccelli acquatici. La presenza delle specie varia in base alla stagione, alle condizioni ambientali e ai periodi di migrazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lago e le aree circostanti costituiscono inoltre un habitat per la lontra e per altri mammiferi, tra cui volpi, tassi e faine, oltre a numerosi anfibi e rettili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più interessanti è la possibilità di osservare la fauna senza cercare un contatto diretto con gli animali. Le zone umide sono ambienti dinamici, frequentati da specie diverse durante l&#8217;anno: per questo anche una visita senza avvistamenti eccezionali può diventare un&#8217;occasione per comprendere i ritmi della natura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per maggiori info contattare l&#8217;oasi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. Il Matese, tra boschi, laghi e rapaci</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le montagne del Matese, al confine tra Campania e Molise, boschi, faggete, pareti rocciose e ambienti lacustri costituiscono un mosaico di habitat favorevole a numerose specie selvatiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Parco Regionale del Matese segnala una particolare ricchezza di avifauna. Nell&#8217;area del lago Matese è possibile incontrare, a seconda dei periodi, l&#8217;airone cenerino, mentre sulle quote più elevate possono essere osservati rapaci come il falco pellegrino, il nibbio reale e il lanario. Il parco segnala inoltre la presenza dell&#8217;aquila e di diverse altre specie di uccelli legate agli ambienti montani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il territorio è adatto a chi vuole abbinare un&#8217;escursione alla scoperta della fauna, scegliendo itinerari compatibili con il proprio livello di preparazione. Nei boschi e lungo i sentieri è importante prestare attenzione ai segnali della presenza animale, senza uscire dai percorsi per avvicinarsi a tane, nidi o eventuali cuccioli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per osservare i rapaci è preferibile utilizzare un binocolo e mantenere una distanza adeguata. Gli avvistamenti non sono garantiti e dipendono da numerosi fattori, tra cui meteo, stagione e attività degli animali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima dell&#8217;escursione è opportuno controllare le condizioni dei sentieri, le previsioni meteorologiche e le eventuali limitazioni di accesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>5. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, alla ricerca delle tracce della fauna appenninica</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Cilento offre una grande varietà di ambienti, dalle coste alle montagne dell&#8217;entroterra, con boschi, vallate e corsi d&#8217;acqua che ospitano una fauna ricca e diversificata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le specie più significative figurano la lontra, il lupo appenninico e il gatto selvatico. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha documentato la presenza di entrambe attraverso immagini raccolte con fototrappole nell&#8217;ambito di progetti di monitoraggio della biodiversità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Si tratta di animali difficili da osservare direttamente. </strong>Il lupo può percorrere grandi distanze e tende a evitare il contatto con le persone, mentre il gatto selvatico è particolarmente schivo. Per questo, nel caso di queste specie, conoscere la fauna significa spesso imparare a riconoscere le caratteristiche degli habitat e comprendere il lavoro svolto dai ricercatori per monitorarne la presenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il parco offre numerosi ambienti da esplorare attraverso itinerari escursionistici, ma non tutti i sentieri sono ugualmente adatti all&#8217;osservazione naturalistica. Per scegliere un percorso è utile rivolgersi agli uffici del parco, alle guide ambientali escursionistiche e ai centri visita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo non deve essere inseguire gli animali, ma scoprire come vivono, quali ambienti frequentano e perché la loro conservazione dipende anche dal rispetto delle attività umane e degli equilibri naturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come osservare gli animali senza disturbarli</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualunque sia la destinazione scelta, alcune regole valgono in ogni ambiente naturale. La prima è mantenere le distanze: avvicinarsi troppo può indurre un animale a fuggire, interrompere l&#8217;alimentazione o abbandonare temporaneamente un rifugio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È inoltre importante non offrire cibo alla fauna selvatica, non richiamare gli animali con versi o richiami registrati e non utilizzare flash a breve distanza. Nidi, tane e cuccioli non devono essere toccati né avvicinati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il silenzio aiuta a percepire la presenza degli animali, mentre binocolo e teleobiettivo consentono di osservarli senza invadere il loro spazio. Anche cani e altri animali domestici devono essere gestiti secondo le regole dell&#8217;area protetta, utilizzando il guinzaglio quando previsto e senza consentire loro di inseguire la fauna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se si incontra un animale apparentemente ferito o in difficoltà, è preferibile non manipolarlo e contattare il personale dell&#8217;area protetta o i servizi competenti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Castagne, dall&#8217;Irpinia al Cilento i luoghi della raccolta in Campania</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/castagne-dallirpinia-al-cilento-i-luoghi-della-raccolta-in-campania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 11:54:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[È l&#8217;autunno la stagione delle castagne e in Campania sono diverse le aree dove la coltivazione del castagno rappresenta una parte importante del paesaggio agricolo e delle tradizioni locali. Dall&#8217;Irpinia [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È l&#8217;autunno la stagione delle castagne e in Campania sono diverse le aree dove la coltivazione del castagno rappresenta una parte importante del paesaggio agricolo e delle tradizioni locali. Dall&#8217;Irpinia al Salernitano, fino al Casertano, la regione conserva alcune delle principali produzioni castanicole italiane, con quattro denominazioni IGP riconosciute o in vigore e altre produzioni tradizionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei territori più conosciuti è quello di <strong>Montella</strong>, in provincia di Avellino, dove si produce la <strong>Castagna di Montella IGP</strong>. La zona di produzione interessa l&#8217;area del Terminio-Cervialto e i castagneti destinati alla denominazione si trovano, secondo il disciplinare, tra i 500 e i 1.000 metri di altitudine. La produzione è legata alle varietà Palummina e Verdole. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto a Montella, l&#8217;Irpinia ha un&#8217;altra importante area castanicola a <strong>Serino</strong>, dove la produzione è conosciuta come Castagna di Serino. La Regione Campania inserisce entrambe le aree tra le principali zone regionali dedicate alla coltivazione del castagno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Spostandosi nel Salernitano, il principale riferimento è <strong>Roccadaspide</strong>, nell&#8217;area del Cilento interno e degli Alburni. Qui viene prodotto il <strong>Marrone di Roccadaspide IGP</strong>, una delle produzioni riconosciute della castanicoltura campana. La zona prevista dal disciplinare comprende numerosi comuni della provincia di Salerno, a partire dai territori degli Alburni, del Calore salernitano e del Cilento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio nel Cilento interno la castanicoltura è legata anche ai comuni di <strong>Stio e Sicignano degli Alburni</strong>. Un recente progetto regionale dedicato alla cultura agroalimentare del territorio indica Roccadaspide, Stio e Sicignano degli Alburni come centri rappresentativi di una tradizione castanicola secolare, con attività che comprendono raccolta, essiccazione e trasformazione delle castagne. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le manifestazioni storiche legate al prodotto figurano la Sagra della Castagna di Roccadaspide, avviata nel 1976, la Festa della Castagna di Stio, nata nel 1983, e la Sagra della Castagna di Sicignano degli Alburni, che risale al 1970. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra area storicamente legata alla castanicoltura è quella di <strong>Roccamonfina</strong>, nel Casertano. Il territorio del Monte Santa Croce ospita diverse cultivar ed ecotipi locali; la Regione segnala in particolare la presenza della Tempestiva di Roccamonfina, accanto ad altre varietà tradizionali. La Castagna di Roccamonfina figura tra i prodotti campani riconosciuti come IGP. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro regionale non si esaurisce però nelle quattro denominazioni già riconosciute. La Regione Campania segnala infatti anche la <strong>Castagna del Partenio</strong> e la <strong>Castagna del Monte Faito</strong> tra le IGP in corso di istruttoria. Per la Castagna del Partenio, la domanda di riconoscimento europeo riguarda un&#8217;area che comprende 22 comuni distribuiti tra le province di Avellino, Benevento, Caserta e Napoli. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La varietà degli ambienti contribuisce a spiegare la ricchezza della castanicoltura regionale. Il disciplinare di produzione integrata della Regione Campania sottolinea come il germoplasma castanicolo campano sia particolarmente ricco e differenziato e come, nel corso dei secoli, le diverse comunità abbiano selezionato varietà ed ecotipi adattati alle condizioni dei singoli territori. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In autunno, dunque, i castagneti diventano uno dei paesaggi caratteristici delle aree interne della Campania. La raccolta si accompagna alla trasformazione del frutto: oltre al consumo fresco, le castagne vengono destinate all&#8217;essiccazione e alla produzione di farine, dolci e conserve, mantenendo un legame con tecniche e pratiche tramandate nelle comunità rurali. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Campania, viaggio nei paesi &#8220;abbandonati&#8221;: le storie dietro le case vuote</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/campania-viaggio-nei-paesi-abbandonati-le-storie-dietro-le-case-vuote/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 12:47:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[conza della campania]]></category>
		<category><![CDATA[roscigno vecchia]]></category>
		<category><![CDATA[san severino di centola]]></category>
		<category><![CDATA[tocco caudio]]></category>
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					<description><![CDATA[Da Roscigno Vecchia a San Severino di Centola, Romagnano al Monte fino a Tocco Caudio e Conza della Campania: borghi svuotati da frane, terremoti e trasformazioni sociali In alcuni luoghi [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Da Roscigno Vecchia a San Severino di Centola, Romagnano al Monte fino a Tocco Caudio e Conza della Campania: borghi svuotati da frane, terremoti e trasformazioni sociali</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">In alcuni luoghi della Campania le strade sono rimaste, ma gli abitanti non ci sono più. Case, chiese, piazze e vicoli raccontano la storia di comunità che nel tempo hanno dovuto lasciare i propri paesi per colpa delle frane, dei terremoti oppure per trasferirsi verso centri più facilmente raggiungibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono gli antichi abitati di Roscigno Vecchia, San Severino di Centola, Tocco Vecchio e Conza della Campania. Luoghi diversi per storia e caratteristiche, accomunati dalla presenza di una memoria che ancora oggi resta visibile nel paesaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Roscigno Vecchia, il paese lasciato alle frane</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Cilento, all&#8217;interno del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Roscigno Vecchia è uno degli esempi più conosciuti di centro abitato progressivamente abbandonato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia del paese è legata alla fragilità del terreno. Secondo il Catalogo generale dei Beni culturali del Ministero della Cultura, Roscigno fu ricostruita più volte a causa delle frane. Tra la fine dell&#8217;Ottocento e l&#8217;inizio del Novecento venne deciso il trasferimento dell&#8217;abitato in una nuova zona, a circa un chilometro di distanza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vecchio centro conserva ancora la piazza, la chiesa di San Nicola, le abitazioni e gli edifici che testimoniano l&#8217;organizzazione della vita quotidiana di un paese agricolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Ministero della Cultura ha recentemente inserito Roscigno Vecchia in un progetto di valorizzazione culturale finalizzato a rafforzarne il ruolo di museo diffuso a cielo aperto. Nel giugno 2026, la Soprintendenza di Salerno e Avellino ha promosso un incontro dedicato proprio al futuro del borgo e alla sua rigenerazione culturale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">San Severino di Centola, l&#8217;abbandono lento</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Diversa è la vicenda di San Severino di Centola, borgo medievale arroccato su uno sperone roccioso nella valle del Mingardo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Comune di Centola colloca le origini dell&#8217;abitato tra il X e l&#8217;XI secolo. Il castello e la posizione dominante sulla valle avevano un&#8217;importante funzione strategica. Comune di Centola</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;abbandono è avvenuto lentamente, tra il XIX e la prima metà del XX secolo. Le abitazioni erano difficili da raggiungere e gli abitanti iniziarono a trasferirsi verso valle, anche in prossimità della stazione ferroviaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non fu quindi una catastrofe improvvisa a svuotare il paese. Il cambiamento arrivò gradualmente, insieme alle nuove infrastrutture e a un diverso modo di vivere il territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel vecchio borgo sono rimasti il castello, il palazzo baronale e le chiese di Santa Maria degli Angeli e San Nicola. Il Comune segnala inoltre la presenza del Museo dell&#8217;Emigrante Cilentano, dedicato alla storia dell&#8217;emigrazione dal Cilento. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Tocco Vecchio, una storia segnata dai terremoti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Beneventano, Tocco Vecchio racconta invece una lunga storia di terremoti e dissesto idrogeologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Comune di Tocco Caudio ricorda che il territorio fu colpito da numerosi eventi sismici, tra cui quello del 1456, che devastò l&#8217;antico centro. Nel Novecento arrivarono altri terremoti e fenomeni franosi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il terremoto del 1930 provocò danni tali da portare alla progettazione di un nuovo abitato nella contrada Friuni. Negli anni successivi, ulteriori movimenti franosi e il terremoto del 1962 provocarono nuove evacuazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sgombero definitivo dell&#8217;antico centro arrivò dopo il terremoto del 1980. Oggi Tocco Vecchio conserva le tracce dell&#8217;antico impianto urbano e delle abitazioni costruite direttamente sul costone tufaceo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Conza della Campania, il paese ricostruito dopo il 1980</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La storia di Conza della Campania è legata al terremoto del 23 novembre 1980, che colpì duramente l&#8217;Irpinia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;antico abitato, costruito sulla collina, venne abbandonato e il nuovo paese fu realizzato più in basso. Dalle rovine sono emerse anche le testimonianze dell&#8217;antica Compsa, trasformate in un&#8217;area archeologica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vecchio centro non è quindi soltanto la memoria del terremoto. Gli scavi hanno riportato alla luce strutture di epoca romana, tra cui parte del foro e altri elementi dell&#8217;antico insediamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è un paesaggio nel quale la storia contemporanea e quella antica si sovrappongono: le rovine del paese distrutto nel 1980 convivono con quelle della città romana.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Romagnano al Monte, il paese diviso in due</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A pochi chilometri dal confine con la Basilicata, il caso di Romagnano al Monte racconta in modo particolarmente evidente gli effetti del terremoto del 23 novembre 1980. Il vecchio abitato, arroccato su uno sperone roccioso a picco sulle gole del fiume Platano, venne gravemente danneggiato dal sisma e la popolazione fu trasferita a circa due chilometri di distanza, nella località Ariola. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo centro e quello antico sono oggi separati nello spazio, ma continuano a essere legati dalla memoria della comunità. Nel vecchio borgo sono ancora riconoscibili stradine, archi e volte in pietra, mentre le rovine raccontano la struttura dell&#8217;abitato precedente al terremoto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La vicenda di Romagnano è anche un esempio di come un evento sismico possa modificare definitivamente la geografia di un paese: non soltanto gli edifici, ma anche il luogo nel quale una comunità sceglie di vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Foto: <a href="https://comune.toccocaudio.bn.it/vivere-il-comune/luoghi/tocco-vecchio-3/">https://comune.toccocaudio.bn.it/vivere-il-comune/luoghi/tocco-vecchio-3/</a></p>
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		<title>Castellabate scende in campo per la Coppa dei Borghi più belli d’Italia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/castellabate-scende-in-campo-per-la-coppa-dei-borghi-piu-belli-ditalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 09:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Coppa dei Borghi più belli d’Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal 2 al 4 ottobre il borgo cilentano ospiterà la quarta edizione della Coppa Nazionale dei Borghi più Belli d’Italia “Benvenuti al Sud”, torneo di calcio a 5 che vedrà [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dal 2 al 4 ottobre il borgo cilentano ospiterà la quarta edizione della Coppa Nazionale dei Borghi più Belli d’Italia “Benvenuti al Sud”</strong>, torneo di calcio a 5 che vedrà protagoniste le rappresentative di diversi borghi italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un intero weekend, Castellabate sarà al centro di un appuntamento che mette insieme <strong>sport, turismo, tradizione e socialità</strong>, richiamando nel territorio atleti, accompagnatori e famiglie provenienti da diverse regioni d’Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La squadra di Castellabate scenderà in campo insieme alle rappresentative degli altri borghi partecipanti, dando vita a una competizione pensata non soltanto come momento sportivo, ma anche come occasione di incontro e condivisione tra realtà accomunate dalla valorizzazione dei propri territori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa è organizzata in collaborazione con <strong>I Borghi più belli d’Italia</strong> e con il patrocinio del <strong>Comune di Castellabate</strong>. La manifestazione punta infatti a promuovere, attraverso il calcio, anche il patrimonio culturale e paesaggistico dei piccoli centri italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Castellabate sarà dunque un fine settimana all’insegna dello sport, ma anche un’opportunità per accogliere visitatori e far conoscere le bellezze del borgo e del Cilento.</p>
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		<title>Atrani, il piccolo borgo incastonato nella Costiera Amalfitana</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/atrani-il-piccolo-borgo-incastonato-nella-costiera-amalfitana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 14:13:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atrani]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[atrani turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Poche centinaia di metri separano Atrani da Amalfi, ma entrando nel piccolo borgo sembra di lasciare alle spalle il traffico della Costiera per ritrovarsi in un paese raccolto tra mare, [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Poche centinaia di metri separano Atrani da Amalfi, ma entrando nel piccolo borgo sembra di lasciare alle spalle il traffico della Costiera per ritrovarsi in un paese raccolto tra mare, montagne e vicoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Situata alla foce della valle del torrente Dragone, Atrani è uno dei comuni italiani con la minore estensione territoriale. Il paese si sviluppa in uno spazio stretto tra il monte Civita e il monte Aureo, con le abitazioni che dalla spiaggia salgono lungo le pendici della valle. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore del borgo è <strong>piazza Umberto I</strong>, collegata direttamente alla spiaggia e dominata dalla chiesa di San Salvatore de&#8217; Birecto. È qui che si concentrano alcune delle caratteristiche più riconoscibili di Atrani: archi, scalinate, vicoli e case addossate le une alle altre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un borgo dalla storia antica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le origini di Atrani non sono completamente documentate. La prima testimonianza scritta dell&#8217;esistenza dell&#8217;insediamento risale al <strong>596</strong>, in una lettera di papa Gregorio Magno al vescovo Pimenio. Nel Medioevo il paese fu strettamente legato alla storia del Ducato di Amalfi e divenne anche sede dell&#8217;aristocrazia locale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La chiesa di San Salvatore de&#8217; Birecto occupava un ruolo particolare nella vita politica del ducato: secondo la tradizione storica locale, qui venivano investiti i duchi di Amalfi, ai quali veniva imposto il cosiddetto <em>birecto</em>, simbolo della loro autorità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La posizione sul mare favorì inoltre per secoli le attività legate alla pesca. Ancora oggi il rapporto con il mare rimane una delle caratteristiche dell&#8217;identità del paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Case, limoni e mare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il paesaggio di Atrani è quello tipico della Costiera Amalfitana: montagne ripide, terrazzamenti agricoli, agrumi e abitazioni concentrate negli spazi disponibili. La particolare conformazione del territorio è il risultato dell&#8217;incontro tra ambiente naturale e attività umana, elemento che ha contribuito al riconoscimento della Costiera Amalfitana come <strong>Patrimonio mondiale UNESCO dal 1997</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad Atrani, però, il paesaggio assume una dimensione particolarmente raccolta. La spiaggia si trova praticamente al centro del paese e le strade interne conducono rapidamente dalle case alla valle e alle pendici delle montagne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questa combinazione di dimensioni ridotte, architettura tradizionale e rapporto diretto con il mare a rendere Atrani uno dei luoghi più caratteristici della Costiera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un piccolo territorio, dunque, ma con una storia che attraversa il Ducato di Amalfi, la tradizione marinara e il paesaggio mediterraneo. Un borgo dove la distanza tra la piazza, la spiaggia e la montagna si misura in pochi passi, mentre alle spalle delle case rimane il segno di secoli di storia. </p>
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		<item>
		<title>Sulle tracce degli antichi Greci in Campania, da Cuma a Paestum</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/sulle-tracce-degli-antichi-greci-in-campania-da-cuma-a-paestum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 14:10:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ascea]]></category>
		<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[Templi, antiche città, santuari e testimonianze di una civiltà che ha lasciato un&#8217;impronta profonda nella storia della Campania. È un viaggio sulle tracce dei Greci che, a partire dall&#8217;VIII secolo [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Templi, antiche città, santuari e testimonianze di una civiltà che ha lasciato un&#8217;impronta profonda nella storia della Campania. È un viaggio sulle tracce dei Greci che, a partire dall&#8217;VIII secolo a.C., fondarono colonie lungo le coste della regione, dando vita a importanti centri della Magna Grecia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima tappa è <strong>Cuma</strong>, nei Campi Flegrei. Fondata da coloni provenienti dall&#8217;Eubea nella seconda metà dell&#8217;VIII secolo a.C., è considerata dal Parco archeologico la prima colonia greca di popolamento nell&#8217;Occidente mediterraneo. Dalla città si diffusero nella penisola anche elementi fondamentali della cultura greca, tra cui l&#8217;alfabeto. Oggi dell&#8217;antica Cuma sono visitabili l&#8217;acropoli e la città bassa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Scendendo verso sud si arriva a <strong>Paestum</strong>, l&#8217;antica Poseidonia. La città fu fondata intorno al 600 a.C. da coloni provenienti da Sibari. Il suo simbolo sono i tre grandi templi dorici, costruiti tra il VI e il V secolo a.C., tra gli edifici templari meglio conservati dell&#8217;antichità classica. L&#8217;area archeologica permette ancora oggi di riconoscere la struttura della polis, con santuari, spazi pubblici, strade e abitazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non lontano da Paestum, alla foce del fiume Sele, si trova inoltre un importante <strong>santuario dedicato a Hera</strong>. Il luogo costituiva il limite settentrionale del territorio controllato da Poseidonia e rappresentava anche una zona di contatto tra il mondo greco e quello etrusco. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il viaggio prosegue nel Cilento con <strong>Velia</strong>, l&#8217;antica Elea, fondata intorno al 540 a.C. da esuli provenienti dalla città greca di Focea, nell&#8217;attuale Turchia. Qui nacque la celebre scuola filosofica eleatica, legata soprattutto a <strong>Parmenide e Zenone</strong>. Le rovine della città si estendono oggi tra la macchia mediterranea e gli uliveti, con le antiche mura e l&#8217;acropoli ancora riconoscibili. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il patrimonio greco della Campania non è quindi concentrato in un solo sito. Da Cuma a Paestum e fino a Velia, i resti archeologici raccontano una storia fatta di migrazioni, commerci, culti e incontri tra popolazioni diverse. È una presenza che, dopo più di duemila anni, continua a essere leggibile nel paesaggio campano: nei grandi templi di Paestum, nelle mura di Velia e nell&#8217;acropoli di Cuma, dove la storia della Magna Grecia è ancora visibile a pochi passi dal mare.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Giardino della Minerva, il cuore verde della Salerno della Scuola Medica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/giardino-della-minerva-il-cuore-verde-della-salerno-della-scuola-medica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 09:16:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[giardino della minerva]]></category>
		<category><![CDATA[salerno]]></category>
		<category><![CDATA[scuola medica salerno]]></category>
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					<description><![CDATA[Un luogo dove storia, botanica e panorama si incontrano. Nel cuore del centro storico di Salerno, il Giardino della Minerva racconta uno dei capitoli più affascinanti della storia della città: [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un luogo dove storia, botanica e panorama si incontrano. Nel cuore del centro storico di Salerno, il Giardino della Minerva racconta uno dei capitoli più affascinanti della storia della città: quello legato alla celebre Scuola Medica Salernitana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per raggiungerlo bisogna salire nella parte alta del centro antico, alle pendici del colle Bonadies, in un&#8217;area compresa tra il torrente Fusandola e le antiche mura cittadine. Qui, tra terrazze, vasche, fontane e piante officinali, si trova uno dei luoghi più suggestivi da visitare a Salerno. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le origini: Matteo Silvatico e il &#8220;Giardino dei semplici&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La storia del Giardino della Minerva è strettamente legata a <strong>Matteo Silvatico</strong>, medico e maestro della Scuola Medica Salernitana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La famiglia Silvatico era proprietaria dell&#8217;area già dal XII secolo. Nei primi decenni del Trecento Matteo Silvatico vi istituì un <strong>Giardino dei semplici</strong>, destinato alla coltivazione e allo studio delle piante utilizzate nella medicina dell&#8217;epoca. Nel suo <em>Opus pandectarum medicinae</em>, Silvatico raccolse informazioni sulle piante e sulle loro proprietà. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine &#8220;semplici&#8221; indicava le sostanze medicinali ricavate direttamente dalla natura, soprattutto dalle piante. Il giardino diventò quindi anche uno spazio didattico: secondo la documentazione del Comune, Silvatico utilizzava le piante per mostrarle agli allievi e insegnarne caratteristiche e impieghi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo il sito è oggi considerato un&#8217;importante testimonianza della tradizione botanica e medica salernitana e viene descritto dalle istituzioni locali come antesignano dei successivi orti botanici europei. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un giardino costruito su più livelli</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La visita è particolare anche dal punto di vista architettonico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Giardino è organizzato su <strong>terrazzamenti collegati da scale</strong>, con un sistema di vasche e fontane che permetteva di distribuire l&#8217;acqua tra i diversi livelli. Uno degli elementi più caratteristici è la <strong>scalea seicentesca</strong>, realizzata sulle antiche mura e collegata al belvedere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio dal belvedere che arriva una delle sorprese più belle per chi visita il giardino: la vista sul <strong>centro storico e sul porto di Salerno</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il verde, quindi, non è l&#8217;unico protagonista. Il percorso permette di osservare la città da una prospettiva rialzata, tra muri antichi e terrazze affacciate sul Golfo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il recupero e il nuovo ampliamento</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Giardino della Minerva ha vissuto negli ultimi anni un importante intervento di recupero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel luglio 2025 il Comune di Salerno ha inaugurato il <strong>nuovo Giardino della Minerva</strong>, dopo l&#8217;acquisto dell&#8217;ultimo terrazzamento a monte dell&#8217;area storica e una serie di lavori di restauro e ampliamento. L&#8217;intervento ha riguardato, tra l&#8217;altro, pavimentazioni, intonaci, impianti di irrigazione e illuminazione e il consolidamento di alcune strutture. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato inoltre recuperato il primo piano di Palazzo Capasso, destinato alle attività didattiche, ed è stato realizzato un ascensore per migliorare l&#8217;accessibilità tra piano terra e primo piano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ampliamento ha restituito al complesso nuovi spazi verdi e nuove visuali sulla città, rafforzando la vocazione del sito come luogo di cultura, botanica e divulgazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa vedere durante la visita</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una passeggiata all&#8217;interno del Giardino permette di alternare diversi elementi: le piante officinali, le fontane e le vasche, i terrazzamenti, la scala pergolata e il belvedere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È possibile inoltre approfondire il legame con la <strong>Scuola Medica Salernitana</strong>, una tradizione che ancora oggi caratterizza diversi luoghi del centro storico. Il Giardino della Minerva è infatti inserito dal Comune nell&#8217;itinerario dedicato ai luoghi della Scuola Medica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La visita può essere abbinata anche al <strong>Museo Virtuale della Scuola Medica Salernitana</strong> e al Museo &#8220;E. Papi&#8221;: il biglietto attualmente indicato dal Comune e dal sito ufficiale del Giardino è unico per i tre siti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Informazioni utili</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ingresso ufficiale è in <strong>Vicolo Ferrante Sanseverino 1</strong>, nel centro storico di Salerno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il periodo attualmente indicato, fino al <strong>30 settembre 2026</strong>, il Giardino è aperto dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 19.00; il lunedì è prevista la chiusura settimanale per lavori, con orario straordinario indicato dalle 9.30 alle 17.00. È comunque consigliabile controllare gli orari sul sito ufficiale prima della visita, perché possono essere modificati.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le 5 cose da fare a Salerno: tra mare, storia e panorami mozzafiato</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/le-5-cose-da-fare-a-salerno-tra-mare-storia-e-panorami-mozzafiato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 09:07:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[5 cose da fare a salerno]]></category>
		<category><![CDATA[salerno città]]></category>
		<category><![CDATA[turismo salerno]]></category>
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					<description><![CDATA[Affacciata sul Golfo di Salerno e stretta tra il mare e le pendici dei Monti Picentini, Salerno è una città che si presta perfettamente a essere scoperta a piedi. Il [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Affacciata sul Golfo di Salerno e stretta tra il mare e le pendici dei Monti Picentini, Salerno è una città che si presta perfettamente a essere scoperta a piedi. Il centro storico conserva testimonianze medievali, chiese e palazzi storici, mentre il lungomare regala una delle passeggiate più piacevoli della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A rendere interessante una visita è anche la posizione: Salerno rappresenta infatti un punto strategico per esplorare la Costiera Amalfitana, il Cilento e numerose località dell&#8217;entroterra. Ma prima di partire alla scoperta dei dintorni, ecco cinque cose da fare in città.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Passeggiare nel centro storico e visitare il Duomo</strong></p>



<ol class="wp-block-list"></ol>



<p class="wp-block-paragraph">Il modo migliore per cominciare la visita è perdersi tra i vicoli del centro storico, seguendo l&#8217;asse di Via dei Mercanti e le strade che salgono verso la parte più antica della città. È un percorso nel quale convivono edifici storici, botteghe, locali e testimonianze delle diverse epoche che hanno caratterizzato Salerno. Tappa fondamentale è il Duomo di Salerno, dedicato a Santa Maria degli Angeli, San Matteo e San Gregorio VII. La cattedrale fu consacrata nel 1084 e conserva le reliquie di San Matteo. Particolarmente suggestivi sono l&#8217;atrio porticato e la cripta settecentesca.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Passeggiare sul Lungomare Trieste</strong></p>



<ol start="2" class="wp-block-list"></ol>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo i vicoli del centro storico, si può cambiare completamente atmosfera raggiungendo il Lungomare Trieste. Il lungomare accompagna la costa cittadina ed è uno dei luoghi più caratteristici per una passeggiata rilassata, soprattutto nel tardo pomeriggio, quando la luce sul Golfo rende particolarmente suggestivo il panorama.  Il consiglio? Percorrerlo senza fretta, magari dopo aver visitato il centro storico: è uno dei modi più semplici per cogliere il carattere mediterraneo della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Salire al Giardino della Minerva</strong></p>



<ol start="3" class="wp-block-list"></ol>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi vuole conoscere il lato più particolare della storia salernitana, una tappa quasi obbligata è il Giardino della Minerva. Situato nella parte alta del centro storico, alle pendici del colle Bonadies, il giardino conserva l&#8217;antico orto legato alla Scuola Medica Salernitana e alla figura di Matteo Silvatico. Qui venivano coltivate e studiate piante ed erbe utilizzate per le loro proprietà medicinali. Il giardino è organizzato su diversi terrazzamenti collegati da scale, con vasche e fontane. Uno dei suoi elementi più caratteristici è la scalea del Seicento che conduce verso il belvedere, dal quale si può osservare il centro storico e il porto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una curiosità: il Giardino della Minerva è oggi considerato una delle testimonianze più importanti della tradizione botanica e medica legata alla Scuola Medica Salernitana.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Raggiungere il Castello di Arechi</strong></p>



<ol start="4" class="wp-block-list"></ol>



<p class="wp-block-paragraph">Se il centro racconta la storia di Salerno dal basso, il Castello di Arechi permette di osservarla dall&#8217;alto. La fortificazione domina la città dalla collina Bonadies. Secondo il Comune di Salerno, il complesso ha origini bizantine ed è stato successivamente ampliato in epoca longobarda; la tradizione lo collega alla figura del principe Arechi II. Ma il motivo per cui vale la pena raggiungerlo non è soltanto storico. Dalle sue terrazze si apre infatti una vista ampia sul Golfo di Salerno, sulla città e sul territorio circostante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una delle tappe da scegliere se si vuole aggiungere all&#8217;itinerario cittadino un grande panorama sul Mediterraneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vivere Salerno tra mare, piazze e sapori</strong></p>



<ol start="5" class="wp-block-list"></ol>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ultima esperienza non è un singolo monumento, ma un modo di vivere la città. Dopo aver visitato chiese, giardini e fortificazioni, vale la pena tornare verso il centro e dedicarsi a una passeggiata tra le strade dello shopping, le piazze e i locali. Via dei Mercanti, nel cuore della città storica, rappresenta uno degli assi principali del centro ed è oggi anche una strada commerciale. Salerno è inoltre una buona base per proseguire il viaggio verso alcune delle principali destinazioni della provincia: la Costiera Amalfitana, il Cilento e l&#8217;area archeologica di Paestum sono tra le mete che il turismo ufficiale indica tra le attrazioni del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi ha soltanto un paio di giorni, un itinerario può essere organizzato così: centro storico e Duomo al mattino, Giardino della Minerva nel pomeriggio e lungomare al tramonto. Il giorno successivo si può dedicare al Castello di Arechi e, se resta tempo, a una passeggiata senza programma preciso tra le vie del centro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Salerno si lascia scoprire proprio così: alternando storia, mare, panorami e vita cittadina, con la possibilità di trasformare una semplice visita urbana nel punto di partenza per conoscere alcuni dei paesaggi più celebri della Campania.</p>
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		<title>Caggiano, viaggio nel borgo dei Templari tra castello, natura e sapori</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/caggiano-viaggio-nel-borgo-dei-templari-tra-castello-natura-e-sapori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 12:22:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caggiano]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[caggiano]]></category>
		<category><![CDATA[cosa vedere a caggiano]]></category>
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					<description><![CDATA[Un borgo arroccato nel Vallo di Diano, oltre 800 metri di quota, dove il Medioevo è ancora leggibile nelle mura e nei vicoli, la memoria dei Templari convive con quella [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Un borgo arroccato nel Vallo di Diano, oltre 800 metri di quota, dove il Medioevo è ancora leggibile nelle mura e nei vicoli, la memoria dei Templari convive con quella normanna e la cucina racconta una tradizione contadina rimasta viva. È Caggiano, piccolo centro dell&#8217;entroterra salernitano che offre in pochi chilometri un itinerario tra storia, archeologia, chiese, paesaggio e gastronomia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto di partenza è il <strong>Castello Normanno del Guiscardo</strong>, simbolo del paese. Le prime fortificazioni risalgono, secondo la ricostruzione storica del Comune, all&#8217;Alto Medioevo; con i Normanni il sito assunse un ruolo strategico e venne successivamente ampliato e trasformato. Il castello faceva parte di un più ampio sistema difensivo, collegato alle mura che ancora oggi accompagnano il percorso nel centro storico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia di Caggiano affonda però ancora più indietro nel tempo. Nel territorio sono documentate presenze antiche e ritrovamenti archeologici che raccontano una frequentazione dell&#8217;area già in epoca preromana. A custodire parte di queste testimonianze è l&#8217;<strong>Antiquarium Civico</strong>, dove sono raccolti reperti provenienti dal territorio comunale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>IL CAPITOLO TEMPLARE</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È il legame con i Templari uno degli elementi più suggestivi della storia locale. Secondo la ricostruzione pubblicata dal Comune, nel XII secolo l&#8217;Ordine avrebbe istituito a Caggiano una <em>mansio</em>, in contrada Sant&#8217;Agata, lungo le direttrici percorse dai pellegrini diretti verso la Terra Santa. Dopo la soppressione dell&#8217;Ordine, nel 1312, la struttura sarebbe passata agli Ospitalieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La memoria templare è rimasta anche nelle tradizioni del paese. Nel centro storico, nei pressi della <strong>Chiesa di Santa Maria dei Greci</strong>, viene indicata una pietra conosciuta come “pietra Santa”, che una tradizione locale vuole portata dalla Palestina dai Templari. Un racconto che appartiene alla memoria e alla cultura popolare di Caggiano e che va distinto dalle testimonianze storiche documentate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Santa Maria dei Greci è interessante anche per la sua storia religiosa: la chiesa conserva infatti la memoria della presenza del rito greco, praticato a Caggiano almeno fino alla seconda metà del Cinquecento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>TRA CHIESE, MURA E BELVEDERE</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La visita al centro storico si sviluppa tra architetture religiose e tracce dell&#8217;antico sistema fortificato. Oltre a Santa Maria dei Greci, meritano una sosta la <strong>Chiesa Madre del Santissimo Salvatore</strong>, la Chiesa di Santa Caterina e quella di Sant&#8217;Antonio, edifici nei quali sono conservate opere di artisti legati alla storia artistica della Campania.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le testimonianze citate dal Comune figurano opere di <strong>Nicola Peccheneda</strong>, pittore settecentesco originario dell&#8217;area, e di altri artisti presenti nelle chiese del borgo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso può proseguire verso <strong>Santa Veneranda</strong>, piccola chiesa collocata fuori dalle mura, in posizione panoramica. Da qui il paesaggio si apre sulla valle e sulle montagne circostanti, offrendo uno dei punti più suggestivi per osservare il territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>DAL BORGO AL MELANDRO</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Caggiano non è soltanto storia e architettura. Il territorio comunale offre anche percorsi naturalistici legati al <strong>fiume Melandro</strong>, che attraversa una zona caratterizzata da gole, pareti rocciose e sorgenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli itinerari indicati dal Comune ci sono quelli verso le <strong>Grotte dello Zachito</strong>, area nella quale sono state rinvenute testimonianze della presenza umana preistorica. Il percorso lungo il Melandro permette invece di entrare in un paesaggio più selvaggio, tra canyon e formazioni rocciose, con tratti adatti anche a esperienze di trekking e, per visitatori adeguatamente attrezzati, di water trekking.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una seconda anima di Caggiano: quella di un territorio montano nel quale il centro abitato e il paesaggio naturale sono strettamente legati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A TAVOLA IL PASTICCIO CAGGIANESE</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il viaggio non può concludersi senza la gastronomia. La cucina locale è legata alla tradizione contadina e utilizza pasta fatta in casa, formaggi, salumi, verdure, legumi e carni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il piatto più caratteristico è il <strong>pasticcio caggianese</strong>, rustico preparato con carne tritata e formaggi, diventato uno dei simboli della gastronomia locale. Accanto al pasticcio ci sono le numerose preparazioni della pasta fresca, tra cui <em>cavatiedd&#8217;</em>, <em>fusidd</em>, <em>zucaredd</em>, <em>palmariedd</em> e <em>la-an</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i piatti della tradizione figurano inoltre <strong>lagane e ceci, scarola con polpettine e carciofi ripieni</strong>, mentre il patrimonio gastronomico comprende salumi, formaggi e prodotti agricoli del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un posto particolare spetta al <strong>carciofo Bianco del Basso Tanagro</strong>, coltivazione tradizionale dell&#8217;area, mentre l&#8217;olio extravergine di oliva rappresenta un altro prodotto legato alla vocazione agricola del territorio.</p>
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		<title>Cilento Vallo di Diano experience: il 10 settembre un volo in mongolfiera sulla Certosa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cilento-vallo-di-diano-experience-il-10-settembre-un-volo-in-mongolfiera-sulla-certosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione R]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 10:54:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Padula]]></category>
		<category><![CDATA[certosa di padula]]></category>
		<category><![CDATA[Cilento Vallo di Diano Experience]]></category>
		<category><![CDATA[mongolfiera]]></category>
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					<description><![CDATA[Conoscere e ammirare Padula, il suo patrimonio storico e la certosa di San Lorenzo, sospesi tra cielo, terra e storia. Giovedì 10 settembre, a partire dalle ore 19, il campo [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Conoscere e ammirare Padula, il suo patrimonio storico e la certosa di San Lorenzo, sospesi tra cielo, terra e storia. Giovedì 10 settembre, a partire dalle ore 19, il campo sportivo comunale di Padula, in viale della Certosa, ospiterà “Volare sull’arte – Padula tra storia e cielo”, un’esperienza in mongolfiera pensata per valorizzare il patrimonio artistico, storico, architettonico e paesaggistico della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa è promossa dall’amministrazione comunale di Padula che rientra nella rete degli Enti di bellezza del progetto insieme a Capaccio Paestum, comune capofila, Castellabate, Ascea, Ceraso, Perdifumo, San Giovanni a Piro, Montecorice, San Mauro Cilento e Serramezzana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’appuntamento è fissato all’ora più romantica e suggestiva, quella del tramonto, a partire dalle ore 19, presso il campo sportivo comunale di Padula, in viale della Certosa. Un’occasione unica per ammirare i luoghi da una prospettiva magica e rara, sospesi tra cielo, terra e storia. Una storia da osservare dall’alto, con vista sulla Certosa di San Lorenzo, il più vasto complesso monastico dell’Italia meridionale e uno dei più interessanti d’Europa per la magnificenza architettonica e la ricchezza dei tesori artistici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 1998 è inserita nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco. Un gioiello barocco ai piedi del centro storico di Padula, nel cuore del Vallo di Diano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Con questa iniziativa vogliamo offrire un modo nuovo di vivere e conoscere Padula, mettendo in relazione il nostro patrimonio storico e artistico con il paesaggio del Vallo di Diano. La mongolfiera permetterà di guardare la Certosa e il territorio da una prospettiva particolare, contribuendo anche a promuovere Padula e le sue bellezze</em>», dichiara la sindaca di Padula, Michela Cimino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’evento rappresenta un’occasione per promuovere Padula attraverso un’esperienza che unisce paesaggio, cultura e patrimonio storico, offrendo a cittadini e visitatori la possibilità di osservare dall’alto uno dei luoghi più significativi del Vallo di Diano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’esperienza sarà accessibile alle persone con disabilità e priva di barriere architettoniche e sarà aperta a tutti, previa prenotazione obbligatoria tramite il sito www.volaresullarte.com oppure direttamente in loco, fino a esaurimento dei posti disponibili. I partecipanti sono invitati a immortalare il momento e a condividerlo sui social media, taggando “cilentovallodidianoexperience”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’evento potrà essere annullato e rinviato qualora le condizioni meteorologiche non consentano lo svolgimento dell’attività in piena sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Domenica al Museo, il 6 settembre ingressi gratuiti nei luoghi della cultura della Campania</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/domenica-al-museo-il-6-settembre-ingressi-gratuiti-nei-luoghi-della-cultura-della-campania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 14:27:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Padula]]></category>
		<category><![CDATA[domenica al museo gratis]]></category>
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					<description><![CDATA[Torna domenica 6 settembre l&#8217;appuntamento con la Domenica al Museo, l&#8217;iniziativa del Ministero della Cultura che prevede l&#8217;ingresso gratuito nei luoghi della cultura statali. Un&#8217;occasione per riscoprire musei, parchi archeologici, [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Torna domenica 6 settembre l&#8217;appuntamento con la <strong>Domenica al Museo</strong>, l&#8217;iniziativa del Ministero della Cultura che prevede l&#8217;ingresso gratuito nei luoghi della cultura statali. Un&#8217;occasione per riscoprire musei, parchi archeologici, monumenti e siti di interesse storico e artistico della Campania.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le mete da non perdere figurano i grandi parchi archeologici della regione, da <strong>Pompei a Paestum, fino a Ercolano</strong>, oltre al <strong>Museo archeologico nazionale di Napoli (MANN)</strong>, al <strong>Museo e Real Bosco di Capodimonte</strong>, a <strong>Castel Sant&#8217;Elmo</strong> e alla <strong>Reggia di Caserta</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Numerose le aperture anche in provincia di Salerno. Tra i siti visitabili gratuitamente il 6 settembre ci sono la <strong>Villa romana e Antiquarium di Minori</strong>, la <strong>Certosa di San Lorenzo a Padula</strong>, il <strong>Museo archeologico nazionale di Eboli</strong>, il <strong>Museo archeologico nazionale della Valle del Sarno</strong> e il <strong>Teatro romano di Sarno</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;iniziativa coinvolge inoltre il <strong>Museo archeologico nazionale di Pontecagnano e il Parco archeologico di Pontecagnano</strong>, il <strong>Museo archeologico nazionale di Sala Consilina</strong> e il <strong>Museo archeologico nazionale di Volcei “Marcello Gigante” di Buccino</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La giornata rappresenta un&#8217;opportunità per conoscere il patrimonio archeologico e storico del territorio salernitano, con testimonianze che spaziano dall&#8217;età romana alle civiltà preromane della Campania.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le visite si svolgeranno nei <strong>consueti orari di apertura</strong> dei singoli luoghi della cultura, con <strong>prenotazione dove prevista</strong>. Per informazioni su modalità di accesso, orari e eventuali prenotazioni è possibile consultare il portale del Ministero della Cultura e le pagine dedicate ai singoli istituti.</p>
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		<title>Cilento, viaggio tra gli antichi mulini dove l’acqua diventava energia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cilento-viaggio-tra-gli-antichi-mulini-dove-lacqua-diventava-energia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 17:48:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[mulini cilento]]></category>
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					<description><![CDATA[Un tempo l’acqua non era soltanto una risorsa naturale. Era energia, lavoro, economia. Lungo fiumi, torrenti e sorgenti del territorio del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Un tempo l’acqua non era soltanto una risorsa naturale. Era energia, lavoro, economia. Lungo fiumi, torrenti e sorgenti del territorio del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni sorsero numerosi mulini destinati soprattutto alla macinazione del grano. Molti oggi sono ruderi o testimonianze documentarie; altri, invece, sono ancora presenti e possono essere raggiunti e visitati. Uno dei più suggestivi è il mulino ad acqua dell’Oasi WWF Grotte del Bussento di Morigerati. Si trova lungo il percorso che dal centro storico scende verso la grotta dove il Bussento, dopo il suo viaggio sotterraneo, torna in superficie. Un percorso di circa un chilometro, nel quale si incontrano sorgenti, cascate, l’antico mulino e la risorgenza del fiume. È uno dei luoghi nei quali il manufatto storico è ancora strettamente legato al paesaggio naturale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A Casaletto Spartano, nell’area naturalistica dei Capelli di Venere, si trova un altro mulino particolarmente importante. L’edificio fu realizzato tra il 1906 e il 1910 e conserva la turbina originaria del 1910. Il macchinario del mulino è stato ricostruito nel 2022. Oggi è inserito nel percorso di visita dell’area. Nel Vallo di Diano, una tappa da non perdere è il Parco dei Mulini di San Pietro al Tanagro. L’area si trova a pochi passi dal centro storico e si estende per circa dieci ettari lungo il torrente Setone. Qui sono presenti due antichi mulini ad acqua, la cui realizzazione viene fatta risalire tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Uno dei due è stato restaurato e il Comune precisa che i mulini sono tuttora visitabili. Il parco è aperto 24 ore su 24. Nel luglio 2026, inoltre, durante “Le Notti dei Mulini”, sono state organizzate visite guidate proprio all’interno degli antichi opifici. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A Stio il viaggio prosegue nella suggestiva Valle dei Mulini, lungo il torrente Gaudo. La zona è caratterizzata dalla presenza di antichi mulini ad acqua e permette di leggere il rapporto tra attività umane, boschi e corsi d’acqua. Anche a Felitto, lungo il percorso delle Gole del Calore, la presenza di un antico mulino è parte della storia del fiume. Negli Alburni, a Petina, è possibile raggiungere un antico mulino ad acqua situato più a valle dell’abitato e immerso nella natura. La struttura, già esistente all’inizio del Novecento, è di proprietà privata e conserva all’esterno una caratteristica serie di archi che delimita una terrazza. Infine, a Castel San Lorenzo, lungo il corso del Calore, si trova il Mulino del Principe, simbolo di archeologia contadina tra le più interessanti del territorio. La struttura conserva la memoria dei due palmenti utilizzati per la macinazione e della successiva trasformazione dell’impianto in centrale elettrica. Sono luoghi diversi, ma uniti dalla stessa storia. Quelli rimasti raccontano un mondo scomparso. Ma, finché saranno visitabili, quella storia continuerà a vivere.</p>
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		<title>South Italy greenways, dal Cilento a Capo Nord: i parchi del Sud in viaggio per l’Europa</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/south-italy-greenways-dal-cilento-a-capo-nord-i-parchi-del-sud-in-viaggio-per-leuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 10:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni]]></category>
		<category><![CDATA[Parco Nazionale Cilento Vallo di Diano e Alburni]]></category>
		<category><![CDATA[South Italy Greenways]]></category>
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					<description><![CDATA[È partita da Capo Nord l’avventura di “South Italy Greenways”, il roadshow europeo in bicicletta nato per portare oltre i confini nazionali le bellezze e le opportunità di turismo sostenibile [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">È partita da Capo Nord l’avventura di “South Italy Greenways”, il roadshow europeo in bicicletta nato per portare oltre i confini nazionali le bellezze e le opportunità di turismo sostenibile dei grandi Parchi del Mezzogiorno. L’iniziativa, al via dal 13 agosto, coinvolge i Parchi Nazionali del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, del Pollino e dell’Aspromonte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto nasce nell’ambito dell’accordo “Parchi del Sud – Link building”, siglato nel 2025 con l’obiettivo di costruire un’offerta turistica integrata tra Campania, Basilicata e Calabria. Un patrimonio che complessivamente interessa oltre 500mila ettari e che punta su cammini, ciclovie, infrastrutture verdi, biodiversità e itinerari capaci di coniugare tutela ambientale e sviluppo dei territori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Protagoniste del viaggio sono le cicliste Simona Pergola e Simona Ridolfi, accompagnate dal reporter Francesco Vigliotti. Il tour durerà circa tre mesi e seguirà il tracciato dell’EuroVelo 7 da Capo Nord a Malta: oltre 7mila chilometri attraverso nove Paesi europei e 24 Parchi naturali. Tra le città attraversate figurano Copenaghen, Berlino, Praga, Salisburgo, Bolzano, Firenze, Roma, Napoli, Salerno e fino all&#8217;arrivo aa Reggio Calabria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante il percorso sono previsti incontri con comunità locali, associazioni, cicloturisti e operatori del settore. Al centro del racconto ci saranno anche la Via Silente, la Ciclovia Meridiana e la Ciclovia dei Parchi della Calabria: itinerari che, insieme, danno vita a una greenway di oltre 1.500 chilometri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il viaggio sarà raccontato quotidianamente attraverso fotografie, video, reportage e contenuti social. Al termine dell’esperienza sarà inoltre prodotto un video-documentario, mentre tra la fine del 2026 e il 2027 sono previsti eventi di presentazione nei quattro Parchi e nell’ambito di appuntamenti dedicati al settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo è rafforzare la presenza internazionale dei territori coinvolti e presentare il Sud Italia come una destinazione unitaria per il cicloturismo e l’ecoturismo, capace di attrarre viaggiatori durante tutto l’anno. Un lungo viaggio europeo che parte simbolicamente dall’estremo Nord per raccontare l’anima verde del Mezzogiorno</p>
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		<title>Dalla vela al pilates, agosto nel Parco del Cilento si vive tra mare, boschi, grotte e borghi</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dalla-vela-al-pilates-agosto-nel-parco-del-cilento-si-vive-tra-mare-boschi-grotte-e-borghi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione V]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 14:33:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Morigerati]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[parco]]></category>
		<category><![CDATA[pilates]]></category>
		<category><![CDATA[vela]]></category>
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					<description><![CDATA[Agosto nel Cilento non significa soltanto mare. Il territorio del Parco, vastissimo e caratterizzato da ambienti molto diversi, permette di alternare spiagge e attività marine a boschi, fiumi, grotte, borghi, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Agosto nel Cilento non significa soltanto mare. Il territorio del Parco, vastissimo e caratterizzato da ambienti molto diversi, permette di alternare spiagge e attività marine a boschi, fiumi, grotte, borghi, siti archeologici e sentieri di montagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La parola d&#8217;ordine, soprattutto nelle giornate più calde, è <strong>cambiare ritmo</strong>: mare e sport nelle prime ore del giorno, luoghi ombreggiati o freschi nelle ore centrali, passeggiate e visite culturali nel pomeriggio e al tramonto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mare all&#8217;alba: vela, kayak e snorkeling</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La costa offre numerose possibilità per vivere il mare senza limitarsi alla classica giornata in spiaggia. Vela, kayak, canoa e snorkeling permettono di osservare il paesaggio costiero da una prospettiva diversa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo snorkeling, in particolare, può diventare una vera esperienza naturalistica: osservare i fondali senza toccare gli organismi marini, senza raccogliere conchiglie e mantenendo le distanze dalla fauna significa trasformare il bagno in un&#8217;occasione di conoscenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la vela rappresenta un modo particolarmente suggestivo di percorrere la costa sfruttando il vento e riducendo la dipendenza dai mezzi a motore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pilates, yoga e attività dolci</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle prime ore del mattino o al tramonto anche attività come pilates, yoga, stretching e ginnastica dolce possono trovare spazio nella vacanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;importante, ad agosto, è evitare l&#8217;esercizio fisico nelle ore più calde e scegliere luoghi ombreggiati e autorizzati, senza danneggiare prati e vegetazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idea è quella di una vacanza attiva ma non frenetica, in sintonia con i ritmi naturali del territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trekking: meglio partire presto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In agosto è però fondamentale scegliere con attenzione orario, difficoltà e durata dell&#8217;escursione. Le partenze all&#8217;alba o nelle prime ore del mattino consentono di evitare il caldo più intenso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le possibilità ci sono percorsi costieri come quello da <strong>Velia a Punta del Telegrafo</strong>, itinerari negli Alburni, le gole del Calore, i sentieri del Gelbison e quelli verso il Monte Cervati. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Acqua e ombra: Morigerati e i Capelli di Venere</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando il caldo aumenta, i corsi d&#8217;acqua e gli ambienti umidi diventano particolarmente preziosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A <strong>Morigerati</strong>, il sentiero conduce alla Grotta e alla risorgenza del Bussento. L&#8217;itinerario ufficiale del Parco è lungo circa un chilometro, con 130 metri di dislivello e una durata indicativa di un&#8217;ora. Il percorso attraversa una gola scavata dall&#8217;acqua, tra pozze, rapide e cascate. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Suggestiva, nelle giornate estive, è anche l&#8217;area dei <strong>Capelli di Venere di Casaletto Spartano</strong>, caratterizzata da acqua, vegetazione e ambienti ombreggiati. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le grotte, rifugio naturale dal caldo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il patrimonio carsico del Parco offre un&#8217;altra possibilità per le giornate più torride.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le <strong>Grotte di Castelcivita</strong>, negli Alburni, permettono di unire geologia, archeologia e visita del centro storico. Il percorso indicato dal Parco è classificato turistico, lungo circa 1,2 chilometri e percorribile durante tutto l&#8217;anno.  Anche le grotte e la risorgenza del Bussento rappresentano un esempio di come l&#8217;acqua abbia modellato il paesaggio del Cilento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli Alburni e le aree interne</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi vuole allontanarsi dalla calura della costa, gli <strong>Alburni</strong> offrono paesaggi montani, boschi, fenomeni carsici e percorsi escursionistici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli itinerari del Parco figura quello verso la <strong>risorgenza dell&#8217;Auso</strong>, nei pressi di Ottati e Sant&#8217;Angelo a Fasanella, un percorso di circa un chilometro attraverso un ambiente caratterizzato da acqua, roccia e vegetazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre negli Alburni si trovano itinerari più impegnativi, come quello dedicato all&#8217;Antece e alla Grotta di San Michele Arcangelo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Bicicletta e mobilità lenta</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Parco può essere scoperto anche in bicicletta. Il progetto <strong>Fuori Traccia</strong> propone una rete di itinerari che attraversa l&#8217;intero territorio, dalla costa alle aree interne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le tappe ci sono percorsi tra Capaccio Paestum e Ascea, Cannalonga e Salento, Laurito e San Giovanni a Piro, Roccagloriosa e Caselle in Pittari, Sanza e Atena Lucana, fino agli Alburni. Le difficoltà sono diverse e vanno quindi scelte in base alla preparazione fisica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad agosto è consigliabile pedalare nelle ore più fresche, soprattutto per i percorsi più lunghi e con maggiore dislivello.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Borghi, archeologia e tramonti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il caldo può diventare anche l&#8217;occasione per rallentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La visita ai borghi, ai musei e ai siti archeologici permette di alternare l&#8217;attività fisica a momenti più tranquilli. Velia, i centri storici dell&#8217;interno, Roscigno Vecchio, i paesi degli Alburni e quelli del Vallo di Diano raccontano un territorio nel quale natura e presenza umana sono strettamente legate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al tramonto, quando le temperature scendono, una passeggiata diventa invece uno dei modi più semplici per vivere il paesaggio.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le Aree Marine Protette del Cilento, scrigno di biodiversità tra fondali, grotte e coste incontaminate</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/le-aree-marine-protette-del-cilento-scrigno-di-biodiversita-tra-fondali-grotte-e-coste-incontaminate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 19:52:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[San Giovanni a Piro]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[Acque cristalline, praterie di posidonia, grotte sommerse, falesie calcaree e una biodiversità tra le più ricche del Mediterraneo. Le aree marine protette del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Acque cristalline, praterie di posidonia, grotte sommerse, falesie calcaree e una biodiversità tra le più ricche del Mediterraneo. Le aree marine protette del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni rappresentano uno dei patrimoni naturalistici più preziosi d&#8217;Italia, un ecosistema dove la tutela ambientale convive con il turismo sostenibile, la pesca tradizionale e la ricerca scientifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tratto costiero del Parco si estende per oltre cento chilometri, da Agropoli fino al Golfo di Policastro, alternando spiagge sabbiose, promontori rocciosi, calette raggiungibili solo dal mare e fondali di straordinario valore naturalistico. Cuore della tutela è l&#8217;<strong>Area Marina Protetta &#8220;Santa Maria di Castellabate&#8221;</strong>, istituita nel 2009, che protegge circa 7.000 ettari di mare distribuiti tra le località di Santa Maria di Castellabate, San Marco, Ogliastro Marina e Punta Licosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui il mare conserva uno degli habitat più importanti del Mediterraneo. Le vaste praterie di <strong>Posidonia oceanica</strong>, pianta marina fondamentale per l&#8217;equilibrio dell&#8217;ecosistema, ossigenano l&#8217;acqua, contrastano l&#8217;erosione costiera e offrono rifugio a centinaia di specie ittiche. Tra i fondali trovano spazio cernie, corvine, saraghi, dentici, polpi, aragoste e numerosi molluschi, mentre nelle acque più aperte non è raro avvistare delfini e tartarughe marine della specie <em>Caretta caretta</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei simboli dell&#8217;area è <strong>Punta Licosa</strong>, promontorio immerso nella macchia mediterranea che prende il nome dalla sirena Leucosia, protagonista di un&#8217;antica leggenda greca. Di fronte alla costa emerge l&#8217;isolotto di Licosa, oggi oasi naturalistica e luogo privilegiato per immersioni e snorkeling grazie alla trasparenza delle acque e alla ricchezza della fauna marina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Procedendo verso sud si incontrano alcuni degli scenari più spettacolari dell&#8217;intero Mediterraneo. <strong>Capo Palinuro</strong>, con le sue alte falesie, custodisce un articolato sistema di grotte marine, tra cui la celebre <strong>Grotta Azzurra</strong>, la Grotta d&#8217;Argento, la Grotta del Sangue e la Grotta dei Monaci. Le particolari condizioni di luce e la conformazione geologica hanno creato ambienti di eccezionale valore paesaggistico e biologico, meta ogni anno di migliaia di subacquei provenienti da tutta Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le acque di <strong>Marina di Camerota</strong> ospitano invece uno dei tratti costieri meglio conservati del Tirreno. Cala Bianca, Porto Infreschi e Pozzallo sono circondati da pareti rocciose, boschi di leccio e macchia mediterranea che si tuffano direttamente nel mare. Molte baie sono raggiungibili esclusivamente via mare o attraverso sentieri naturalistici, caratteristica che ha consentito di preservarne l&#8217;integrità ambientale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Baia degli Infreschi</strong>, più volte inserita tra le spiagge più belle d&#8217;Italia, rappresenta uno degli esempi più significativi di turismo sostenibile del Cilento. Le sorgenti di acqua dolce che affiorano vicino alla costa creano particolari condizioni ambientali favorevoli alla presenza di numerose specie marine, rendendo l&#8217;area particolarmente apprezzata anche dagli appassionati di snorkeling.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lungo la costa del Golfo di Policastro, fino a Scario e Sapri, il paesaggio continua a sorprendere con insenature, pareti rocciose e piccole spiagge nascoste, dove la pressione antropica rimane limitata. Qui sopravvivono habitat costieri di grande interesse comunitario, monitorati costantemente dagli enti di gestione e dalle università impegnate nella ricerca scientifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tutela di questi ecosistemi si fonda su una rigorosa regolamentazione delle attività umane. Nelle aree a maggiore protezione sono vietati pesca, ancoraggio e navigazione non autorizzata, mentre nelle zone a tutela parziale sono consentite attività compatibili con la conservazione dell&#8217;ambiente, come la piccola pesca artigianale, le immersioni guidate e il turismo nautico regolamentato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni le aree marine protette del Cilento sono diventate anche un laboratorio per lo studio degli effetti dei cambiamenti climatici sul Mediterraneo. Il monitoraggio delle praterie di Posidonia, della qualità delle acque e della presenza di specie aliene consente ai ricercatori di raccogliere dati preziosi per la salvaguardia dell&#8217;intero ecosistema marino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i visitatori, il mare del Cilento offre esperienze che coniugano spettacolo e rispetto della natura: escursioni in kayak lungo le falesie, gite in barca alle grotte di Palinuro, snorkeling nei fondali di Punta Licosa, immersioni guidate tra pareti sommerse e relitti, oppure semplici passeggiate lungo sentieri costieri che regalano panorami tra i più suggestivi della Campania</p>
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		<title>Cilento, viaggio nel Parco Nazionale tra mare, archeologia e borghi: guida alle meraviglie del Sud</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cilento-viaggio-nel-parco-nazionale-tra-mare-archeologia-e-borghi-guida-alle-meraviglie-del-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 19:50:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[Un territorio che racchiude tremila anni di storia, oltre cento chilometri di costa, montagne che superano i 1.800 metri, borghi medievali, siti archeologici di fama mondiale e una delle tradizioni [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Un territorio che racchiude tremila anni di storia, oltre cento chilometri di costa, montagne che superano i 1.800 metri, borghi medievali, siti archeologici di fama mondiale e una delle tradizioni gastronomiche più celebrate del pianeta. È il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, la seconda area protetta più estesa d&#8217;Italia, che si sviluppa nel cuore della Campania meridionale e rappresenta una delle destinazioni più complete del turismo naturalistico e culturale del Mediterraneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Istituito nel 1991, il Parco si estende su circa 181 mila ettari e comprende ottanta comuni della provincia di Salerno. Il suo straordinario patrimonio ambientale e storico gli è valso il riconoscimento di Patrimonio Mondiale dell&#8217;Umanità dell&#8217;UNESCO, insieme ai siti archeologici di Paestum e Velia e alla Certosa di Padula. Il territorio è inoltre Riserva della Biosfera e Geoparco Mondiale UNESCO, a conferma della sua eccezionale ricchezza paesaggistica e geologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il viaggio nel Cilento non può che iniziare da <strong>Paestum</strong>, l&#8217;antica Poseidonia fondata dai Greci nel VI secolo a.C. I tre maestosi templi dorici – dedicati a Nettuno, Hera e Atena – sono considerati tra i monumenti dell&#8217;antichità meglio conservati al mondo. Accanto all&#8217;area archeologica, il Museo Nazionale custodisce reperti di straordinario valore, tra cui la celebre <strong>Tomba del Tuffatore</strong>, unico esempio di pittura funeraria della Magna Grecia giunto quasi integro fino ai nostri giorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proseguendo verso sud si raggiunge <strong>Velia</strong>, l&#8217;antica Elea, patria dei filosofi Parmenide e Zenone. Passeggiare tra le rovine significa ripercorrere la storia della scuola eleatica, visitando la Porta Rosa, uno dei più antichi esempi di arco a tutto sesto dell&#8217;architettura greca, l&#8217;acropoli e i resti dell&#8217;antica città che si affaccia sul Tirreno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mare rappresenta una delle principali attrazioni del Parco. Da <strong>Agropoli</strong> fino a <strong>Sapri</strong>, la costa alterna lunghe spiagge sabbiose a spettacolari falesie calcaree, grotte marine e piccole cale raggiungibili soltanto via mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le località più conosciute figura <strong>Palinuro</strong>, dominata dall&#8217;imponente Capo Palinuro, dove le escursioni in barca conducono alla scoperta della Grotta Azzurra, della Grotta del Sangue, della Grotta d&#8217;Argento e dell&#8217;Arco Naturale, uno dei simboli del Cilento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poco più a sud, <strong>Marina di Camerota</strong> custodisce alcune delle spiagge più suggestive del Mediterraneo. Cala Bianca, premiata più volte tra le spiagge più belle d&#8217;Italia, e la Baia degli Infreschi offrono acque cristalline, macchia mediterranea e fondali ideali per snorkeling e immersioni. Molte cale sono raggiungibili solo a piedi attraverso sentieri panoramici o con piccole imbarcazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fascino del Cilento emerge anche nei suoi borghi storici. <strong>Castellabate</strong>, inserito tra &#8220;I Borghi più belli d&#8217;Italia&#8221;, conserva il castello medievale, la Basilica di Santa Maria de Gulia e un dedalo di vicoli affacciati sul mare. La località è diventata celebre anche grazie al film <em>Benvenuti al Sud</em>, che ne ha valorizzato il patrimonio paesaggistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da non perdere anche <strong>Acciaroli</strong>, antico borgo marinaro legato alla figura del biologo americano Ancel Keys, <strong>Pioppi</strong>, sede del Museo Vivente della Dieta Mediterranea, <strong>Pisciotta</strong>, con il suo centro storico in pietra, <strong>Morigerati</strong> con l&#8217;oasi Wwf Grotte del Bussento e <strong>Casaletto Spartano</strong>, dove si trovano le Cascate dei Capelli di Venere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;entroterra offre itinerari altrettanto affascinanti. La monumentale <strong>Certosa di San Lorenzo a Padula</strong>, tra i più grandi complessi monastici d&#8217;Europa, rappresenta uno dei massimi esempi del barocco italiano, con oltre trecento stanze, chiostri monumentali e la celebre scala ellittica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli amanti della natura possono invece esplorare le <strong>Grotte di Pertosa-Auletta</strong>, unico complesso speleologico italiano visitabile anche in barca lungo un fiume sotterraneo, oppure percorrere i sentieri che conducono sul <strong>Monte Cervati</strong>, con i suoi 1.899 metri la vetta più alta della Campania. Il Parco ospita faggete secolari, canyon, gole, sorgenti, orchidee spontanee e numerose specie faunistiche, tra cui il lupo appenninico, il gatto selvatico, la lontra, l&#8217;aquila reale e il falco pellegrino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Cilento è anche la culla della <strong>Dieta Mediterranea</strong>, riconosciuta dall&#8217;UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell&#8217;umanità. Fu proprio ad Acciaroli e Pioppi che Ancel Keys elaborò gli studi che dimostrarono i benefici di un&#8217;alimentazione basata su olio extravergine d&#8217;oliva, cereali, ortaggi, legumi, pesce azzurro e frutta. Oggi il territorio continua a distinguersi per le sue eccellenze agroalimentari, dalla mozzarella di bufala campana ai fichi bianchi del Cilento, dall&#8217;olio Dop ai vini prodotti sulle colline affacciate sul Tirreno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per visitare il Parco il periodo ideale va dalla primavera all&#8217;autunno inoltrato. Maggio, giugno e settembre permettono di apprezzare il territorio con temperature miti e un minore affollamento rispetto all&#8217;alta stagione estiva. In pochi chilometri è possibile passare dalle spiagge Bandiera Blu ai boschi montani, dai templi della Magna Grecia ai monasteri barocchi, vivendo un&#8217;esperienza che unisce cultura, sport, natura ed enogastronomia.</p>
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		<title>&#8220;Spazi sonori&#8221; di Sergio Sorrentino: a Polla un itinerario d&#8217;ascolto che trasforma un paese in musica</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/spazi-sonori-di-sergio-sorrentino-a-polla-un-itinerario-dascolto-che-trasforma-un-paese-in-musica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 09:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Polla]]></category>
		<category><![CDATA[polla]]></category>
		<category><![CDATA[spazi sonori]]></category>
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					<description><![CDATA[Installazione sonora diffusa, sei composizioni originali e un percorso immersivo nei luoghi simbolo del paese: il compositore pollese di fama internazionale Sergio Sorrentino trasforma Polla in un&#8217;esperienza di ascolto dove [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Installazione sonora diffusa, sei composizioni originali e un percorso immersivo nei luoghi simbolo del paese: il compositore pollese di fama internazionale Sergio Sorrentino trasforma Polla in un&#8217;esperienza di ascolto dove musica, memoria e territorio si incontrano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Un paese può diventare musica.&#8221; È da questa intuizione che prende forma Spazi Sonori, il progetto di installazione sonora ideato dal compositore e chitarrista Sergio Sorrentino e promosso dal Museo Civico Insteia Polla e dal Comune di Polla, con il contributo del Ministero della Cultura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;inaugurazione di Spazi Sonori si terrà lunedì 3 agosto alle ore 20.00 presso il Museo Civico Insteia Polla. Dopo i saluti istituzionali del Sindaco di Polla, Massimo Loviso, interverranno Giovanni Corleto, Consigliere comunale con delega alla Cultura, ai Beni Culturali e al Centro Storico, Maurizio D&#8217;Amico, Direttore del Museo Civico Insteia Polla e curatore del progetto, e Sergio Sorrentino, compositore e autore dell&#8217;installazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso della serata sarà presentata l&#8217;opera sonora e ne sarà proposta una selezione di ascolti.<br>Con Spazi Sonori, Polla diventa uno spazio d&#8217;ascolto diffuso in cui paesaggio, memoria e creazione contemporanea si intrecciano in un&#8217;esperienza accessibile a cittadini e visitatori. Un progetto che trasforma il territorio in una partitura sonora, invitando il pubblico a riscoprirlo attraverso l&#8217;ascolto e offrendo una nuova prospettiva sul patrimonio culturale e identitario della comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Artista riconosciuto a livello internazionale, definito da Il Manifesto «il miglior chitarrista elettrico della musica da concerto» e dalla rivista inglese The Wire «un musicista straordinario», Sergio Sorrentino è tra i protagonisti della musica d&#8217;arte contemporanea per chitarra elettrica. Collabora con il leggendario compositore Philip Glass e con altri importanti musicisti della scena internazionale, tra cui Gavin Bryars, Elliott Sharp, Eric Mingus, Daniele Sepe e Andrea Vanzo. I suoi brani e video raggiungono milioni di visualizzazioni e ascolti sulle piattaforme digitali. Il suo album Dream è stato recensito dal New York Times, che lo ha definito «di una bellezza disarmante». Sorrentino è protagonista di un&#8217;intensa attività concertistica internazionale che lo ha portato a esibirsi in prestigiose istituzioni e festival, tra cui Yale University, New York University, il Festival di Musica Contemporanea dell&#8217;Avana, il Vortex di Londra, l&#8217;Istituto Italiano di Cultura di Parigi e l&#8217;Experimentik Festival di Berlino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con Spazi Sonori, Sorrentino trasforma Polla in una partitura da attraversare con l&#8217;ascolto. L&#8217;opera nasce da una ricerca sul paesaggio sonoro del paese: sei composizioni originali realizzate a partire dalla registrazione dei suoni ambientali e naturali di Polla, successivamente elaborati e trasformati in materia musicale. Il fiume Tanagro, la Foresta, la pioggia del Convento, le voci della tradizione popolare, le porte e gli oggetti del centro storico, i suoni dei falò di Sant&#8217;Antuniello, le campane e i campioni di ciaramella dialogano con pianoforte, chitarra elettrica, sintetizzatori e strumenti acustici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le sei composizioni accompagnano il pubblico in un percorso tra i luoghi simbolo di Polla: la Stazione, il Fiume, la Foresta, Piazza Forte, il Convento e il Centro Storico – Piazza dei Parlamenti, dove una rielaborazione del canto popolare Manname &#8216;Na Zita incorpora la voce storica del cantore pollese Luigi Lapadula, registrata nel 1975 e conservata nel Fondo Teatrogruppo di Salerno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ciascuna tappa una didascalia con QR code consentirà di ascoltare la composizione nel luogo che l&#8217;ha ispirata, creando un dialogo diretto tra spazio, suono e memoria. Il fulcro del percorso è il Museo Civico Insteia Polla, dove un&#8217;installazione sonora ambientale diffonde le sei opere attraverso un</p>



<p class="wp-block-paragraph">sistema di speaker, offrendo una visione d&#8217;insieme del paesaggio acustico immaginato dall&#8217;artista.<br>La realizzazione di Spazi Sonori nasce dalla collaborazione tra il compositore Sergio Sorrentino e il direttore del Museo Civico Insteia Polla Maurizio D&#8217;Amico. Il progetto si inserisce nella nuova visione curatoriale del Museo e inaugura una programmazione orientata alla valorizzazione dei linguaggi contemporanei come strumenti di ricerca, interpretazione e riscoperta dell&#8217;identità locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva si inseriscono anche le iniziative dedicate alla realizzazione dell&#8217;Archivio di Comunità, attualmente in corso, creando un filo conduttore tra produzione artistica, memoria collettiva e valorizzazione del patrimonio culturale del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A sottolineare il valore dell&#8217;iniziativa, il Consigliere comunale Giovanni Corleto, con delega alla Cultura, ai Beni Culturali e al Centro Storico, dichiara: &#8220;<em>Un progetto importante, unico nel suo genere, volto a contaminare con la cultura e, in particolare, con la musica e i suoni l&#8217;intero paese e a valorizzare e arricchire il Museo Civico Insteia Polla. Sono in programma a breve altre iniziative e verranno presentate altre opere che potranno essere ammirate nel nostro Museo cittadino. Un ringraziamento accorato da parte mia e dell&#8217;intera amministrazione comunale al maestro e artista Sergio Sorrentino, originario di Polla, per la preziosa opera realizzata e all&#8217;ideatore e curatore del progetto, il Dott. Maurizio D&#8217;Amico.</em>&#8220;</p>
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		<title>Procida, l&#8217;isola dei colori che ha conquistato il mondo</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/procida-lisola-dei-colori-che-ha-conquistato-il-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 13:06:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[procida]]></category>
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					<description><![CDATA[Piccola nelle dimensioni, ma immensa per fascino e patrimonio culturale. Con appena 3,7 chilometri quadrati di superficie, Procida è la più piccola delle isole del Golfo di Napoli e, insieme [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Piccola nelle dimensioni, ma immensa per fascino e patrimonio culturale. Con appena <strong>3,7 chilometri quadrati</strong> di superficie, Procida è la più piccola delle isole del Golfo di Napoli e, insieme all&#8217;isolotto di Vivara, costituisce un comune della Città Metropolitana di Napoli. Affacciata tra Ischia e la terraferma, l&#8217;isola rappresenta uno dei luoghi più autentici del Mediterraneo, capace di conservare nei secoli la propria identità marinara e un paesaggio rimasto in larga parte intatto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2022 Procida è stata la <strong>prima isola italiana a ricevere il titolo di Capitale Italiana della Cultura</strong>, un riconoscimento assegnato dal Ministero della Cultura per un progetto che ha valorizzato il rapporto tra patrimonio, sostenibilità e innovazione culturale. La giuria ha premiato la capacità dell&#8217;isola di proporsi come modello di sviluppo per le piccole realtà insulari del Mediterraneo, sottolineandone l&#8217;eccezionale valore paesaggistico e culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;immagine simbolo di Procida è quella della <strong>Marina di Corricella</strong>, l&#8217;antico borgo dei pescatori. Le sue case color pastello, costruite una accanto all&#8217;altra seguendo l&#8217;orografia della costa, sono diventate una delle cartoline più conosciute d&#8217;Italia. Qui il tempo sembra essersi fermato: niente automobili, reti da pesca stese al sole, piccoli ristoranti affacciati sul mare e un&#8217;atmosfera che conserva il carattere autentico della vita isolana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A dominare l&#8217;isola è <strong>Terra Murata</strong>, il nucleo abitato più antico, posto nel punto più elevato di Procida. Circondata da mura cinquecentesche costruite per difendere gli abitanti dalle incursioni piratesche, ospita l&#8217;Abbazia di San Michele Arcangelo, patrono dell&#8217;isola, e il monumentale <strong>Palazzo d&#8217;Avalos</strong>, edificato nel XVI secolo e trasformato nell&#8217;Ottocento in carcere borbonico. Oggi il complesso rappresenta uno dei principali simboli della storia procidana e della sua rinascita culturale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Procida è anche un&#8217;isola profondamente legata al mare. Per secoli la pesca e la navigazione hanno rappresentato il cuore dell&#8217;economia locale e ancora oggi numerose famiglie conservano una lunga tradizione marinara. Accanto a queste attività, negli ultimi decenni è cresciuto il turismo, attratto da un territorio che ha saputo evitare una forte urbanizzazione e mantenere un equilibrio tra sviluppo e tutela del paesaggio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Gran parte del fascino dell&#8217;isola deriva anche dal suo patrimonio naturalistico. Le spiagge della Chiaia, della Chiaiolella, del Pozzo Vecchio e della Lingua si alternano a falesie, promontori e scorci panoramici. Una parte del litorale rientra inoltre nell&#8217;<strong>Area Marina Protetta &#8220;Regno di Nettuno&#8221;</strong>, che tutela gli ecosistemi marini delle isole flegree. Poco distante si trova <strong>Vivara</strong>, isolotto di origine vulcanica collegato a Procida da un ponte e riconosciuto come riserva naturale per l&#8217;elevato valore ambientale e archeologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;isola ha conquistato anche letteratura e cinema. Elsa Morante vi ambientò il celebre romanzo <strong>&#8220;L&#8217;isola di Arturo&#8221;</strong>, vincitore del Premio Strega nel 1957, contribuendo a far conoscere Procida nel mondo. Negli anni successivi le sue strade e le sue spiagge sono diventate set cinematografici di grande successo, tra cui <strong>&#8220;Il Postino&#8221;</strong> di Massimo Troisi e Michael Radford e <strong>&#8220;Il talento di Mr. Ripley&#8221;</strong> con Matt Damon, Jude Law e Gwyneth Paltrow. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la gastronomia racconta l&#8217;identità procidana. Tra le specialità più conosciute figurano il <strong>coniglio alla procidana</strong>, preparato secondo un&#8217;antica ricetta isolana, il pescato del giorno e la <strong>lingua di bue</strong>, dolce di pasta sfoglia farcito con crema al limone, simbolo della pasticceria locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Facilmente raggiungibile in aliscafo o traghetto da Napoli e Pozzuoli, Procida è oggi una meta privilegiata per chi cerca un turismo lento, fatto di passeggiate tra vicoli fioriti, piccoli porti, terrazze sul mare e panorami che cambiano colore con la luce del giorno. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A Cosentini di Montecorice il museo all&#8217;aperto “Maschkari e suoni pe sta via”</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/a-cosentini-di-montecorice-il-museo-allaperto-maschkari-e-suoni-pe-sta-via/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 12:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Montecorice]]></category>
		<category><![CDATA[carnevale tradizionale]]></category>
		<category><![CDATA[cosentini di montecorice]]></category>
		<category><![CDATA[museo a cielo aperto]]></category>
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					<description><![CDATA[Il fascino senza tempo della tradizione popolare incontra la modernità della valorizzazione territoriale. Il Museo “Màschkari e suoni pe sta via” è un innovativo museo all&#8217;aperto situato a Cosentini di Montecorice, interamente dedicato [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il fascino senza tempo della tradizione popolare incontra la modernità della valorizzazione territoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Museo “<em>Màschkari e suoni pe sta via</em>”</strong> è un innovativo museo all&#8217;aperto situato a Cosentini di Montecorice, interamente dedicato a &#8220;<em>Carnuluvaro mio&#8221;,</em> il Carnevale antico del borgo, inserito nell&#8217;Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale della Campania (IPIC).</p>



<p class="wp-block-paragraph">II museo “<em>Maschkari e suoni pe sta via”</em>&nbsp;è stato ideato e realizzato dall’Associazione Euphória grazie al contributo dell’Ente&nbsp;Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/A-Cosentini-di-Montecorice-il-museo-allaperto-Maschkari-e-suoni-pe-sta-via-2-1-1024x682.jpeg" alt="" class="wp-image-253570" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/A-Cosentini-di-Montecorice-il-museo-allaperto-Maschkari-e-suoni-pe-sta-via-2-1-1024x682.jpeg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/A-Cosentini-di-Montecorice-il-museo-allaperto-Maschkari-e-suoni-pe-sta-via-2-1-300x200.jpeg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/A-Cosentini-di-Montecorice-il-museo-allaperto-Maschkari-e-suoni-pe-sta-via-2-1-768x512.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/A-Cosentini-di-Montecorice-il-museo-allaperto-Maschkari-e-suoni-pe-sta-via-2-1-1536x1023.jpeg 1536w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/A-Cosentini-di-Montecorice-il-museo-allaperto-Maschkari-e-suoni-pe-sta-via-2-1.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">È un museo diffuso: lungo il percorso della mascherata&nbsp;tradizionale sono istallati 10 pannelli di ceramica raffiguranti momenti e personaggi del Carnevale e 2 itinerari, collocati sulle piazze del paese. Le ceramiche sono state realizzate dall’artista Mariana Gonzales, con la tecnica della maiolica.&nbsp; Ad ogni pannello è, inoltre, collegato un QR-code che consente a chi lo inquadra di proseguire anche virtualmente il viaggio nel Carnevale: attraverso video esplicativi in cui alle immagini delle recenti edizioni di Carnuluvaro mio si affiancano le voci degli anziani e degli abitanti del borgo, raccolte nel corso degli anni. Sui due itinerari è, inoltre, presente un QR code Viaggio Alternativo che richiama l’intero percorso per chi non può materialmente percorrere l&#8217;itinerario, persone diversamente abili o con difficoltà motorie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Museo &#8220;<em>Maschkari e Suoni pe sta via&#8230; in allegria co sta bella compagnia</em>&#8221; nasce con l&#8217;intento di rendere il Carnevale tradizionale di Cosentini – &#8220;Carnuluvaro mio&#8221; – fruibile a tutti e in ogni momento dell&#8217;anno. Attraverso il Museo si vuole tenere memoria degli attori che in passato hanno vissuto queste tradizioni,&nbsp;<a>tenere vive e riscoprire le tradizioni di chi ha percorso queste viuzze e vissuto dietro questi portoni negli anni passati.</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Percorrendo l&#8217;itinerario della&nbsp;<em>maschkarata&nbsp;</em>il visitatore si ritroverà a fare un piccolo viaggio nella storia del borgo di Cosentini.&nbsp; Un percorso che si presenta come ecosostenibile, a bassissimo impatto ambientale e i cui contenuti virtuali possono essere costantemente aggiornati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il museo all’aperto si configura non solo come un’attrazione turistica dal forte impatto visivo, ma come un autentico archivio della memoria a cielo aperto, capace di mantenere vive le radici contadine e l&#8217;identità del borgo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni installazione è pensata per guidare il visitatore in un viaggio antropologico e festoso attraverso le generazioni, rendendo il borgo di Cosentini una tappa obbligata per chiunque voglia scoprire l&#8217;anima più autentica del territorio cilentano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’associazione Euphòria, da sempre attiva nella salvaguardia del patrimonio storico-culturale del Cilento, vi aspetta con la rassegna “Vieni cca facimo nu cunto”, il 12 agosto “Voci della memoria”, un viaggio nei ricordi di una comunità, e il 20 agosto con ‘A ZITA &#8211; Scene da un matrimonio di una volta, rievocazione di un matrimonio degli Anni Quaranta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosentini è un piccolo borgo, disteso su un&#8217;amena collina, a solo qualche chilometro in linea d’aria dal mare, con vista sul golfo di Salerno. Cosentini offre al visitatore un panorama suggestivo. Il borgo antico conserva ancora alcuni tratti medievali, una via lastricata lo attraversa da nord a sud, il profumo delle ginestre lo avvolge. La prima notizia del paese la riscontriamo in un documento del 1116.</p>
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		<title>Le isole della Campania: cosa vedere a Capri, Ischia e Procida</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/le-isole-della-campania-cosa-vedere-a-capri-ischia-e-procida/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 14:54:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[isole campania]]></category>
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					<description><![CDATA[Tre isole, tre identità diverse, unite da un patrimonio naturalistico, storico e culturale che ogni anno richiama milioni di visitatori. Capri, Ischia e Procida rappresentano alcune delle destinazioni più apprezzate [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Tre isole, tre identità diverse, unite da un patrimonio naturalistico, storico e culturale che ogni anno richiama milioni di visitatori. Capri, Ischia e Procida rappresentano alcune delle destinazioni più apprezzate del Mediterraneo e sono facilmente raggiungibili con traghetti e aliscafi dai porti di Napoli e Pozzuoli, mentre Ischia e Procida sono collegate anche tra loro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Capri, tra Faraglioni e Piazzetta</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Capri è conosciuta in tutto il mondo per i Faraglioni, simbolo dell&#8217;isola, e per la celebre Grotta Azzurra, cavità marina visitabile in condizioni meteo favorevoli. Tra i luoghi più frequentati figurano la Piazzetta, cuore della vita cittadina, i Giardini di Augusto con il panorama sui Faraglioni e su via Krupp, e il borgo di Anacapri, dove è possibile raggiungere in seggiovia il Monte Solaro, il punto più alto dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per gli amanti delle passeggiate, il sentiero di Pizzolungo offre scorci panoramici sulla costa, mentre la Villa Jovis, residenza dell&#8217;imperatore Tiberio, rappresenta una delle testimonianze archeologiche più importanti dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il periodo ideale per visitare Capri è la primavera oppure settembre e ottobre, quando il clima resta mite e l&#8217;afflusso turistico è generalmente inferiore rispetto ai mesi centrali dell&#8217;estate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ischia, l&#8217;isola del benessere</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con i suoi circa 46 chilometri quadrati, Ischia è la più grande delle isole del Golfo di Napoli ed è famosa per le acque termali, i giardini botanici e le spiagge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i simboli dell&#8217;isola spicca il Castello Aragonese, collegato alla terraferma da un ponte in muratura e visitabile durante tutto l&#8217;anno. Da non perdere anche i Giardini La Mortella, realizzati dal compositore William Walton e dalla moglie Susana, considerati tra i più importanti giardini botanici d&#8217;Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le spiagge più frequentate sono Citara, Maronti e San Montano, mentre chi ama la natura può esplorare il Monte Epomeo, la vetta più alta dell&#8217;isola, raggiungibile attraverso sentieri escursionistici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ischia è inoltre una delle principali destinazioni italiane per il turismo termale grazie alla presenza di sorgenti naturali e numerosi parchi dedicati al benessere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Procida, il fascino dell&#8217;autenticità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Piccola per estensione ma ricca di storia, Procida ha conquistato una crescente notorietà internazionale dopo essere stata nominata Capitale italiana della Cultura nel 2022.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il borgo di Terra Murata, il punto più alto dell&#8217;isola, custodisce l&#8217;antico Palazzo d&#8217;Avalos e offre una vista sul Golfo di Napoli. Marina Corricella, con le sue case color pastello affacciate sul mare, è uno dei luoghi più fotografati dell&#8217;isola e conserva ancora oggi l&#8217;atmosfera del tradizionale borgo di pescatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le spiagge più apprezzate figurano Chiaia, raggiungibile attraverso una scalinata panoramica, e Chiaiolella, ideale per chi cerca servizi balneari e tramonti sul mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Procida si visita facilmente anche in una sola giornata, ma un soggiorno più lungo permette di scoprirne gli angoli meno conosciuti e di vivere con maggiore tranquillità il ritmo dell&#8217;isola.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come raggiungere le isole</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Capri è collegata quotidianamente con il porto di Napoli e, durante la stagione turistica, anche con altri scali della Campania. Ischia e Procida sono raggiungibili sia da Napoli sia da Pozzuoli attraverso collegamenti marittimi effettuati da traghetti e aliscafi, con corse più frequenti nei mesi estivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi viaggia in alta stagione è consigliabile prenotare i biglietti in anticipo e verificare eventuali limitazioni allo sbarco dei veicoli privati, previste in determinati periodi dell&#8217;anno.</p>
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		<title>Le spiagge più belle della Campania: dalle bandiere blu alle calette nascoste</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/le-spiagge-piu-belle-della-campania-dalle-bandiere-blu-alle-calette-nascoste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 14:45:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Pollica]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[turismo campania]]></category>
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					<description><![CDATA[La Campania offre oltre 500 chilometri di costa, un patrimonio naturale che alterna lunghe spiagge sabbiose, scogliere a picco sul mare, baie raggiungibili solo via mare e alcune delle località [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">La Campania offre oltre 500 chilometri di costa, un patrimonio naturale che alterna lunghe spiagge sabbiose, scogliere a picco sul mare, baie raggiungibili solo via mare e alcune delle località balneari più celebri d&#8217;Italia. Dalla Costiera Amalfitana al Cilento, passando per le isole del Golfo di Napoli e il litorale domizio, ogni tratto di costa presenta caratteristiche diverse, adatte sia a chi cerca servizi e stabilimenti sia a chi preferisce luoghi più selvaggi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Costiera Amalfitana: tra spiagge iconiche e baie appartate</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Costiera Amalfitana è famosa per i suoi panorami spettacolari e per le spiagge incastonate tra le rocce. Marina Grande di Positano è una delle più conosciute, con il borgo colorato che fa da sfondo al litorale. A pochi minuti di navigazione si trova la spiaggia di Arienzo, raggiungibile anche attraverso una lunga scalinata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad Amalfi, la spiaggia cittadina rappresenta un punto di partenza ideale per visitare il centro storico, mentre chi desidera maggiore tranquillità può scegliere la spiaggia di Duoglio, accessibile tramite una scalinata o via mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le località più suggestive figura anche la spiaggia di Atrani, uno dei borghi più piccoli d&#8217;Italia, dove il mare incontra un centro storico rimasto autentico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cilento: natura incontaminata e mare cristallino</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Cilento ospita alcune delle spiagge più premiate della regione per qualità delle acque e tutela ambientale. Palinuro è celebre per le sue grotte marine e per la spiaggia dell&#8217;Arco Naturale, mentre Marina di Camerota offre baie come Cala Bianca, spesso segnalata tra le più belle d&#8217;Italia per la trasparenza delle acque e il contesto naturalistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Acciaroli e Pioppi rappresentano invece due destinazioni apprezzate da chi cerca relax e servizi, con spiagge di ciottoli e mare limpido.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intero tratto costiero del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni conserva numerosi angoli ancora poco urbanizzati, ideali per escursioni in barca e snorkeling.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le isole del Golfo: Ischia e Procida</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ischia abbina il mare alle sorgenti termali. Tra le spiagge più frequentate figurano Citara, sede dei celebri parchi termali, e Maronti, una delle più estese dell&#8217;isola. Più raccolta è San Montano, nella baia di Lacco Ameno, particolarmente apprezzata dalle famiglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Procida, Capitale italiana della Cultura nel 2022, conserva un fascino autentico. La spiaggia della Chiaiolella è ideale per chi desidera servizi e tramonti spettacolari, mentre la Chiaia, raggiungibile attraverso una lunga scalinata, offre un ambiente più tranquillo e panoramico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Golfo di Napoli e la Penisola Sorrentina</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Penisola Sorrentina alterna stabilimenti balneari e piccole insenature. Marina di Puolo, tra Massa Lubrense e Sorrento, rappresenta una delle spiagge più amate per la facilità di accesso e la vista su Capri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;Area Marina Protetta di Punta Campanella si trovano invece baie raggiungibili soprattutto via mare o attraverso sentieri panoramici, particolarmente apprezzate dagli appassionati di immersioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il litorale domizio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Casertano il litorale domizio offre ampie spiagge sabbiose che si estendono per diversi chilometri. Baia Domizia rappresenta una delle località storiche della costa campana, con stabilimenti, pinete e numerose strutture ricettive. Negli ultimi anni diversi comuni hanno investito nel miglioramento dei servizi turistici e nella valorizzazione delle aree costiere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Bandiere Blu</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni anno numerosi comuni campani ottengono il riconoscimento Bandiera Blu, assegnato dalla Foundation for Environmental Education (FEE) sulla base di criteri che riguardano qualità delle acque di balneazione, gestione ambientale, servizi, sicurezza e accessibilità. Il numero dei comuni premiati può variare di anno in anno, ma il Cilento rappresenta stabilmente una delle aree italiane con la maggiore concentrazione di località insignite del riconoscimento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando visitare le spiagge campane</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I mesi di giugno e settembre rappresentano spesso il periodo migliore per godere del mare campano: le temperature sono generalmente favorevoli e l&#8217;affluenza turistica è inferiore rispetto all&#8217;alta stagione. Luglio e agosto restano i mesi più frequentati, soprattutto nelle località della Costiera Amalfitana e delle isole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per raggiungere le spiagge più isolate del Cilento o della Costiera Amalfitana è consigliabile partire nelle prime ore della mattina oppure utilizzare i collegamenti via mare, disponibili durante la stagione estiva, che consentono di evitare il traffico stradale e di scoprire baie accessibili solo in barca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalle spiagge mondane di Positano alle cale incontaminate del Cilento, passando per Ischia, Procida e il litorale domizio, la Campania offre un&#8217;ampia varietà di paesaggi e di esperienze balneari, confermandosi una delle principali destinazioni turistiche del Mediterraneo.</p>
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		<item>
		<title>Estate salese 2026: tre mesi di eventi per valorizzare cultura, territorio e comunità</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/estate-salese-2026-tre-mesi-di-eventi-per-valorizzare-cultura-territorio-e-comunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 10:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Sala Consilina]]></category>
		<category><![CDATA[estate salese 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Estate Salese 2026 non è semplicemente un calendario di appuntamenti, ma un progetto culturale e territoriale pensato per raccontare Sala Consilina nella sua interezza. L&#8217;Amministrazione comunale, attraverso l&#8217;Assessorato alla Cultura, [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Estate Salese 2026 non è semplicemente un calendario di appuntamenti, ma un progetto culturale e territoriale pensato per raccontare Sala Consilina nella sua interezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Amministrazione comunale, attraverso l&#8217;Assessorato alla Cultura, al Turismo e allo Spettacolo guidato dall&#8217;assessora Jose Biscotti, ha costruito un programma che nasce da un&#8217;idea precisa: fare della cultura uno strumento di partecipazione, di valorizzazione del territorio e di promozione dell&#8217;identità cittadina.<br>Il cartellone si sviluppa lungo tre mesi, da luglio a settembre, proponendo un&#8217;offerta ampia e diversificata che comprende incontri culturali, teatro, danza, musica, cinema, presentazioni di libri, festival, iniziative dedicate ai bambini, attività sportive, eventi ambientali, tradizioni popolari e manifestazioni religiose. Un programma capace di coinvolgere bambini, giovani, famiglie, adulti e anziani, affinché ogni cittadino possa trovare occasioni di incontro, crescita e condivisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le iniziative non sono concentrate in un unico luogo, una scelta che restituisce valore all&#8217;intero territorio comunale e contribuisce a costruire un&#8217;immagine unitaria di Sala Consilina, riconoscendo dignità e centralità a ogni parte della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Estate Salese diventa così un percorso diffuso, nel quale ogni luogo racconta una parte della storia della comunità e ogni appuntamento rappresenta un&#8217;occasione per vivere gli spazi pubblici, riscoprirli e renderli nuovamente luoghi di relazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grande attenzione è stata riservata anche al mondo dell&#8217;associazionismo. Molte delle iniziative sono infatti realizzate grazie alla collaborazione delle associazioni locali, autentico patrimonio di energie, competenze e volontariato. La loro partecipazione testimonia una comunità viva e dinamica, nella quale istituzioni e realtà associative lavorano insieme per costruire opportunità culturali, sociali e turistiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Abbiamo immaginato un&#8217;estate che fosse capace di parlare a tutti </em>– dichiara l&#8217;assessora Jose Biscotti – <em>perché la cultura deve essere inclusiva e accessibile. Ogni evento è stato pensato non come un episodio isolato, ma come parte di un disegno più ampio, finalizzato a rafforzare il senso di appartenenza dei cittadini e a promuovere l&#8217;immagine di Sala Consilina come città viva, accogliente e culturalmente dinamica. Valorizzare il nostro patrimonio materiale e immateriale, sostenere il protagonismo delle associazioni, animare i diversi luoghi del territorio e offrire occasioni di socialità significa investire sul futuro della nostra comunità.</em>»</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Estate Salese 2026 rappresenta quindi un modello di programmazione che unisce cultura, turismo, spettacolo, sport e partecipazione, trasformando ogni iniziativa in un&#8217;opportunità per rafforzare l&#8217;identità della città e renderla sempre più attrattiva per residenti e visitatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sala Consilina sceglie così di vivere l&#8217;estate come una stagione di comunità, nella quale la cultura diventa il filo conduttore capace di unire persone, luoghi e generazioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="717" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-13-at-11.47.16-1024x717.jpeg" alt="" class="wp-image-252791" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-13-at-11.47.16-1024x717.jpeg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-13-at-11.47.16-300x210.jpeg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-13-at-11.47.16-768x538.jpeg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-13-at-11.47.16-1536x1075.jpeg 1536w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-13-at-11.47.16.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<item>
		<title>Musei da visitare in Campania con i bambini tra laboratori, gioco e archeologia esperienziale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/musei-da-visitare-in-campania-con-i-bambini-tra-laboratori-gioco-e-archeologia-esperienziale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 13:09:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[musei per bambini]]></category>
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					<description><![CDATA[I musei non sono più soltanto luoghi della conservazione, ma sempre più spesso spazi pensati per le famiglie e per i bambini. In Italia cresce l’offerta di percorsi didattici, laboratori [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">I musei non sono più soltanto luoghi della conservazione, ma sempre più spesso spazi pensati per le famiglie e per i bambini. In Italia cresce l’offerta di percorsi didattici, laboratori interattivi e attività esperienziali che trasformano la visita in un gioco educativo, favorendo un turismo culturale sempre più “family-friendly”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le strutture più attive in questo senso spiccano i musei scientifici, quelli archeologici con percorsi dedicati e i grandi complessi museali che hanno sviluppato sezioni pensate per il pubblico più giovane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Città della Scienza (Napoli): il primo science centre italiano</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A Napoli, la Città della Scienza rappresenta uno dei principali esempi di museo interattivo per famiglie in Italia. È considerato il primo science centre nazionale e propone un percorso basato sull’esperienza diretta, con exhibit, laboratori e installazioni dedicate alla scienza, alla tecnologia e alla natura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le attività più apprezzate dai bambini ci sono gli spazi interattivi e i laboratori tematici, che permettono di sperimentare concetti scientifici attraverso il gioco. Il museo ospita anche mostre temporanee e iniziative didattiche rivolte alle scuole e alle famiglie, confermandosi una delle mete più frequentate del turismo educativo in Campania. (aroundfamily.it)</p>



<h2 class="wp-block-heading">Museo Archeologico Nazionale di Napoli: la storia diventa gioco</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre nel capoluogo campano, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli propone da anni attività dedicate ai più piccoli, con percorsi guidati e laboratori didattici che avvicinano i bambini al mondo dell’archeologia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le iniziative più note figurano le attività educative e i percorsi “giocati” tra mosaici, reperti e collezioni antiche, pensati per trasformare la visita in un’esperienza narrativa. Il museo, uno dei più importanti d’Europa nel suo genere, offre così un approccio accessibile alla storia antica, anche per il pubblico familiare. (FamilyGO)</p>



<h2 class="wp-block-heading">Museo e Real Bosco di Capodimonte: arte e natura insieme</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Museo e Real Bosco di Capodimonte rappresenta un caso particolare: un grande complesso museale immerso in un parco storico. L’unione tra collezioni artistiche e spazi verdi lo rende una delle destinazioni più adatte alle famiglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Real Bosco consente infatti pause all’aria aperta, passeggiate e attività all’esterno, mentre il museo propone percorsi tematici e visite guidate che aiutano i più piccoli a orientarsi tra le opere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa: il fascino dei treni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le mete più apprezzate dalle famiglie figura anche il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, alle porte di Napoli, dove locomotive storiche e vagoni d’epoca diventano un’esperienza immersiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il museo offre un percorso particolarmente adatto ai bambini grazie alla possibilità di osservare da vicino treni storici e ricostruzioni che raccontano l’evoluzione della ferrovia italiana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Museo Archeologico Nazionale di Paestum: archeologia a misura di bambino</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Salernitano, il Museo Archeologico Nazionale di Paestum rappresenta uno dei principali musei di sito in Italia. Le sezioni espositive raccontano la storia dell’antica città greca e romana, mentre il servizio educativo propone laboratori didattici dedicati a bambini e scuole, con attività legate all’archeologia e alla scoperta del patrimonio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Parco archeologico di Ercolano: visite interattive tra le rovine</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Parco archeologico di Ercolano sviluppa da anni programmi educativi per famiglie e studenti, con visite guidate e laboratori che permettono di comprendere la vita quotidiana dell’antica città romana attraverso approcci narrativi e partecipativi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Parco archeologico di Pompei: l’archeologia per le nuove generazioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il sito di Pompei propone un ampio programma didattico con laboratori, visite tematiche e attività per bambini, pensati per rendere accessibile uno dei siti archeologici più visitati al mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Musei e rete educativa in Campania</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto ai grandi poli museali, numerosi altri istituti campani sviluppano attività per famiglie e bambini, tra cui musei civici, siti archeologici e realtà territoriali.  Tra questi figurano anche la Certosa di San Martino, il Museo di San Martino, il sistema dei Campi Flegrei e diversi piccoli musei, che propongono laboratori, percorsi sensoriali e attività didattiche per avvicinare i più piccoli al patrimonio culturale.</p>
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		<title>Strada della Mozzarella di Bufala: un viaggio tra sapori, storia e paesaggi della Campania</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/strada-dellamozzarella-di-bufala-un-viaggio-tra-sapori-storia-e-paesaggi-della-campania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 13:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Capaccio - Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[Eboli]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">Non è soltanto un itinerario gastronomico, ma un percorso che racconta una delle eccellenze più rappresentative del Made in Italy. La cosiddetta Strada della Mozzarella di Bufala attraversa il cuore della Piana del Sele, tra Salerno, Battipaglia, Eboli, Capaccio Paestum e il Cilento, dove la tradizione casearia si intreccia con paesaggi rurali, siti archeologici e borghi ricchi di storia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La mozzarella di bufala campana ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta (DOP) nel 1996, un riconoscimento europeo che tutela un prodotto legato al territorio e a un rigoroso disciplinare di produzione. Oggi il comparto rappresenta uno dei simboli dell’agroalimentare campano, con un ruolo importante anche nell’export internazionale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’itinerario più conosciuto si sviluppa lungo la Strada Statale 18, da Battipaglia fino a Paestum, attraversando una delle aree a più alta concentrazione di allevamenti bufalini e caseifici. Qui è possibile assistere alla lavorazione artigianale del latte, osservare la tradizionale “mozzatura” eseguita a mano dai maestri casari e degustare la mozzarella appena prodotta, insieme a ricotta, burrate, yogurt e altri derivati del latte di bufala. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la Strada della Mozzarella è anche un viaggio nel patrimonio culturale della Campania. A pochi chilometri dai caseifici sorgono il Parco Archeologico di Paestum, con i suoi templi dorici tra i meglio conservati al mondo, il centro storico di Salerno e numerosi borghi del Cilento, inseriti nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, patrimonio mondiale UNESCO.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso offre inoltre l’opportunità di conoscere altre eccellenze enogastronomiche del territorio: dall’olio extravergine d’oliva ai vini del Cilento, fino ai fichi bianchi, ai carciofi di Paestum e alle produzioni ortofrutticole della Piana del Sele, rendendo l’esperienza un vero itinerario del gusto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che una semplice strada, è un itinerario che unisce tradizione, cultura e paesaggio, raccontando una Campania fatta di eccellenze produttive e luoghi da vivere lentamente, dove ogni tappa diventa un’occasione per conoscere la storia di uno dei prodotti italiani più apprezzati nel mondo.</p>
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		<title>I 20 panorami più belli della Campania: dai belvedere della Costiera Amalfitana agli scorci mozzafiato del Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/i-20-panorami-piu-belli-della-campania-dai-belvedere-della-costiera-amalfitana-agli-scorci-mozzafiato-del-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 12:51:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Morigerati]]></category>
		<category><![CDATA[Roscigno]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
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		<category><![CDATA[panorami campania]]></category>
		<category><![CDATA[turismo campania]]></category>
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					<description><![CDATA[La Campania è una delle regioni italiane più ricche di paesaggi spettacolari. Dalle scogliere a picco sul mare della Costiera Amalfitana alle montagne del Cilento, passando per borghi arroccati, promontori, [...]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">La Campania è una delle regioni italiane più ricche di paesaggi spettacolari. Dalle scogliere a picco sul mare della Costiera Amalfitana alle montagne del Cilento, passando per borghi arroccati, promontori, laghi e terrazze naturali, ogni angolo regala viste indimenticabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ami la fotografia, il trekking o semplicemente desideri fermarti ad ammirare un panorama unico, ecco 20 luoghi che meritano una visita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">1. Belvedere di Tragara – Capri</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei punti panoramici più famosi della Campania. Da qui si ammirano i Faraglioni e il mare cristallino che ha reso Capri celebre in tutto il mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">2. Villa Cimbrone – Ravello</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La celebre Terrazza dell’Infinito offre una vista impareggiabile sulla Costiera Amalfitana ed è considerata uno dei panorami più belli d’Europa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">3. Sentiero degli Dei – Agerola</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un itinerario sospeso tra cielo e mare, con scorci continui sulla Costiera Amalfitana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">4. Monte Solaro – Anacapri</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto più alto dell’isola di Capri permette di osservare il Golfo di Napoli, Ischia, Procida e la Penisola Sorrentina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">5. Belvedere di Positano</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei panorami più fotografati d’Italia, soprattutto al tramonto quando il borgo si illumina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">6. Punta Campanella – Massa Lubrense</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il promontorio che separa il Golfo di Napoli da quello di Salerno regala una vista unica sulle due coste.</p>



<h2 class="wp-block-heading">7. Monte Faito</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle giornate limpide lo sguardo spazia dal Vesuvio fino all’intero Golfo di Napoli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">8. Belvedere di Castellabate </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il centro storico di Castellabate domina la costa cilentana offrendo uno spettacolo che abbraccia decine di chilometri di mare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">9. Punta Licosa </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle zone più incontaminate del Parco Nazionale del Cilento, tra pinete, mare trasparente e tramonti indimenticabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">10. Capo Palinuro </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le scogliere a picco sul mare e il celebre promontorio rappresentano uno degli scorci più iconici del sud Italia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">11. Porto Infreschi – Camerota </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Raggiungibile via mare o con un suggestivo trekking, è uno dei luoghi più spettacolari della costa cilentana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">12. Scario e il Golfo di Policastro </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dal lungomare e dai punti panoramici del borgo si osserva uno dei golfi più affascinanti della Campania.</p>



<h2 class="wp-block-heading">13. Oasi WWF Grotte del Bussento – Morigerati </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un luogo dove la natura domina incontrastata: sentieri, sorgenti e il fiume Bussento creano un paesaggio unico nel suo genere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">14. Roscigno Vecchia </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il borgo abbandonato regala un panorama suggestivo sulle colline del Parco Nazionale del Cilento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">15. Certosa di Padula</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dal complesso monumentale e dalle colline circostanti si gode una splendida vista sul Vallo di Diano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">16. Monte Cervati </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con i suoi oltre 1.800 metri è la vetta più alta della Campania e offre panorami spettacolari tra montagne e mare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">17. Vesuvio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla sommità del vulcano si ammira tutto il Golfo di Napoli, un panorama che non ha bisogno di presentazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">18. Belvedere di Sant’Angelo d’Ischia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un piccolo borgo affacciato sul mare con scorci tra i più romantici dell’isola.</p>



<h2 class="wp-block-heading">19. Belvedere di Procida</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le case colorate della Corricella regalano uno dei paesaggi più caratteristici del Mediterraneo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">20. Lago Laceno</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra montagne, boschi e altopiani, rappresenta uno dei panorami più belli dell’entroterra campano in ogni stagione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Consigli per visitare questi luoghi</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Preferisci la primavera e l’inizio dell’autunno per godere di panorami limpidi e meno affollati.</li>



<li>Porta sempre una macchina fotografica o uno smartphone con buona autonomia: ogni tappa merita uno scatto.</li>



<li>Se ami il trekking, scegli scarpe comode perché molti dei punti panoramici più belli si raggiungono a piedi.</li>



<li>Il tramonto è il momento migliore per ammirare la maggior parte di questi luoghi.</li>
</ul>
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