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Certificati medici falsi: indagata un’infermiera dell’ospedale di Sapri

di Maria Emilia Cobucci

Redigevano e facevano uso di presunti certificati falsi per ottenere il risarcimento dalla società assicurativa. Un disegno criminoso, in violazione di diverse disposizioni di legge, che sarebbe stato messo in piedi da un’infermiera dell’ospedale “Immacolata” di Sapri, dal suo compagno e da un avvocato del Vallo di Diano. A scoprire tutti gli avvenimenti che si sono susseguiti nel tempo sono stati i Carabinieri della Stazione di Sapri diretti dal Luogotenente Pietro Marino e coordinati dal Capitano Matteo Calcagnile. Una lunga e articolata indagine iniziata dai militari dell’Arma a Febbraio del 2021, portata avanti minuziosamente per oltre un anno, e conclusasi nei giorni scorsi. La Procura di Lagonegro, al termine delle indagini preliminari, ha emesso infatti la notifica di una comunicazione di garanzia, nei confronti dei tre presunti organizzatori della tentata truffa. I fatti contestati risalgono al periodo va compreso negli ultimi mesi del 2020. Nello specifico secondo quanto venuto fuori dalle indagini i tre indagati, in concorso tra loro, avrebbero redatto certificati medici falsi, circa una decina, per trarre profitto da un sinistro stradale organizzato dai medesimi e che la società assicurativa gli avrebbe dovuto liquidare. Nella ricostruzione dei fatti eseguita dai militari i tre indagati sarebbero entrati in possesso in maniera del tutto illecita di un timbro appartenente ad un medico, in forza presso il nosocomio saprese e completamente ignaro di quanto stesse accadendo, impiegato poi per la realizzazione dei falsi certificati. Quest’ultimi infine sarebbero stati utilizzati per la certificazione dei presunti infortunati causati dal sinistro stradale per il quale, all’epoca dei fatti, i tre indagati presentarono pratica risarcitoria all’agenzia assicurativa di riferimento. Un incidente che a quanto pare gli stessi indagati avrebbero organizzato. A tutto questo va aggiunto anche l’utilizzo di due referti tratti da un ricettario anche esso falso e comunque non in uso presso il reparto di Pronto Soccorso del nosocomio. Tutti artefici e raggiri utilizzati dall’infermiera, dal suo compagno a dal loro amico avvocato per indurre in errore la società assicurativa e in particolare modo il liquidatore della pratica del sinistro stradale. Lo scopo era quello di aggiudicarsi un ingiusto profitto dato dalla somma di denaro che avrebbero ricevuto nel momento in cui si sarebbero accertati i danni causati dall’incidente. Un sinistro però che non si sarebbe verificato per cause indipendenti alla volontà degli organizzatori del piano criminoso. I tre indagati ora dovranno rispondere del reato di falso commesso da un pubblico ufficiale, falso in scrittura privata, uso di atto falso, furto aggravato e tentata truffa.

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A Cura di

Maria Emilia Cobucci

Giornalista per scelta ma anche per passione. Da sempre. Testarda e determinata come ogni cilentana che si rispetti. Amo raccontare il mio territorio, ricco di bellezze ma anche di tante storie che tutti dovrebbero conoscere.
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