Chiusura carcere Sala Consilina, l’appello del Codacons: «Intervenga la Chiesa e la buona politica»

«Dopo la notizia della soppressione della Casa Circondariale di Sala Consilina, facciamo un appello alla Chiesa e alla buona politica (non quella che in questi giorni ha spudoratamente continuato a fare il solito gioco delle tre carte)». E’ quanto chiesto, in forma di interrogazione al ministro della Giustizia, dal responsabile Codacons del Vallo di Diano, Roberto De Luca. «Facciamo un’unica raccomandazione circa l’utilizzo del presente documento: – spiegano – i parlamentari italiani, che ne volessero liberamente adottare il testo, non siano membri delle forze politiche che sostengono l’attuale governo. Perché da oggi questo territorio dovrà prendere piena consapevolezza di quali forze politiche sostengono il futuro sostenibile di questa vallata e di quali vogliono che essa sia solo terra di conquista da parte di multinazionali e di politici senza scrupolo e senza pudore».

Poi l’appello alla Chiesa: «Si spera che anche la Chiesa voglia farsi carico del problema, sensibilizzando i propri massimi livelli. Infatti, quei quaranta fratelli detenuti in via Gioberti saranno presto trasferiti in altri istituti carcerari italiani, dove – notoriamente – le condizioni di vita non sono quelle descritte (e documentabili) in questo comunicato. Perché in questo lembo di terra, dove molte cose ci sarebbero da cambiare, c’era una realtà che doveva essere difesa con tenacia; quella stessa tenacia che i nostri amministratori hanno mostrato in occasione del trasferimento della gestione idrica a una S. p. A. di Vallo della Lucania, in occasione della costruzione di due zone industriali in altrettante aree acquitrinose (ma di pregio ambientale), oppure in occasione della recente eliminazione di alberi in alcuni centri cittadini».

 

AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

 

Si premette che la Casa Circondariale di Sala Consilina, un ex convento mantenuto in buono stato, ha ospitato detenuti in celle di grandi dimensioni che avevano dai 4 ai 6 letti a castello. Il bagno, con normale porta divisoria, era presente in tutte le celle. In passato, nella stessa Casa Circondariale, sono state messe in cantiere attività volte alla partecipazione dei detenuti alla vita sociale, culturale e ricreativa. Infatti, si sono organizzati corsi per la lavorazione dell’argilla e per il riciclo della carta e attività teatrali con attori scelti tra i detenuti stessi.

Nel carcere di Sala è stato per lungo tempo in vigore il regime delle celle aperte e i detenuti potevano trascorrere in media otto ore fuori dalla cella. Erano circa 40 i posti a disposizione dell’istituto e si poteva (e si doveva, forse) pensare di avere più spazio con investimenti minimi per rendere la struttura compatibile con i criteri di economicità previsti dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Nonostante negli ultimi anni non si siano segnalati eventi critici, questo quadro ottimale non è stato, evidentemente, sufficiente a scongiurare la soppressione dell’istituto da parte del Ministero della Giustizia.

Si ricorda che, in applicazione della legge di riordino della geografia giudiziaria, l’ex-tribunale di Sala Consilina è stato già trasferito in una regione limitrofa, la Basilicata.

Si chiede di sapere se non sia economicamente e – soprattutto – socialmente più conveniente mantenere in vita la struttura, ampliandone la capacità ricettiva, piuttosto che eliminare un altro punto di presenza dello Stato Italiano nel Vallo di Diano, in provincia di Salerno, nella regione Campania.

 

Il responsabile della sede

 prof. Roberto  De Luca