Chiusura centro Juventus, l’appello: «70 pazienti a rischio. Si trovi soluzione immediata»

La spending review rischia di far chiudere un prezioso centro riabilitativo, il Centro Juventus di Vibonati, che si occupa di riabilitazione fisica, psichica e sensoriale sia dei soggetti portatori di handicap sia di coloro che sono affetti da una inabilità transitoria (ad esempio dopo un infortunio). Un istituto nato nel 1986 e che oggi, a distanza di quasi 30 anni, sta per chiudere i battenti. La data fissata per la chiusura è il 2 gennaio. Per questo genitori e amministratori sono scesi in strada per attivare qualsiasi possibilità possa mettersi in atto per scongiurare la fine del centro. Dopo l’appello di Manuel Borrelli e dell’amministrazione Marcheggiani, anche Anna Petrone , componente della V Commissione Sanità, ha presentato un’interrogazione immediata al presidente Caldoro.

Il consigliere regionale spiega che nel golfo di Policastro, questo è l’unico centro di riabilitazione accreditato, punto di riferimento per 17 comuni dell’area. Quotidiane è frequentato da circa 70 pazienti, con un ulteriore lunga lista di attesa per richieste di assistenza socio-sanitarie. «La proprietà del centro – ha detto la Petrone – a causa del perdurare di difficoltà di natura finanziaria, ha comunicato con brevissimo preavviso, la chiusura per il 2 gennaio 2015 del ramo di azienda di Vibonati, trasferendo i 17 operatori dipendenti a oltre 200  chilometri di distanza, ovvero nella sede di Mercato San Severino e che la struttura più prossima abilitata a erogare le medesime prestazioni si trova nel comune di Vallo della Lucania a circa 60 km di distanza».

Ecco perché ha interrogato il governatore Caldoro per «conoscere quali provvedimenti si intendono adottare nell’immediato, anche in via provvisoria, onde evitare che una intera area territoriale comprensiva di 17 comuni, possa ritrovarsi nella condizione di assoluta assenza di servizi essenziali alla persone. – ha scritto la Petrone, che poi ha aggiunto – Quali azioni concrete verranno predisposte con urgenza per evitare soprattutto che dal 2 gennaio 2015, i circa 70 pazienti quotidiani e loro famiglie vengano improvvisamente a trovarsi in una condizione di disagio deprecabile e insostenibile sotto il profilo morale, etico, politico e amministrativo?». Il consigliere ha anche chiesto «quali ulteriori strumenti di controllo e monitoraggio si pensa di introdurre per scongiurare il ripetersi di una fulminea chiusura di un centro di riabilitazione, vitale per una vasta area, senza che questa venga ampiamente prevista in tempo utile al fine di evitare inaccettabili conseguenze a danno delle fasce sociali più emarginate».

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