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Cilento, certificati medici falsi: esclusa corruzione. Annullati i domiciliari

di Maria Emilia Cobucci

Il tribunale del Riesame di Salerno presieduto dal giudice Elisabetta Boccassini ha annullato la misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal gip del tribunale di Vallo della Lucania Sergio Marotta lo scorso 7 maggio, alle quale erano sottoposti il medico Giuseppe Borbone di Vallo della Lucania,  difeso dai legali Franco Maldonato e Agostino Bellucci, il dipendente di una agenzia automobilistica Gaetano Guariglia di Pollica rappresentato dall’avvocato Gennarino Crocamo e il consulente Maurizio di Matteo di Laureana Cilento difeso dal legale Michele Spinelli.

Secondo quanto disposto dal tribunale del Riesame è stato escluso il reato di corruzione in concorso tra loro che rappresenta uno dei capi d’accusa, l’altro è costituito dal falso ideologico, alla base dell’inchiesta sui certificati facili per il rinnovo delle patenti scoperto dai carabinieri della compagnia di Agropoli, diretta dal capitano Fabiola Garello, e che ha visto coinvolte 12 persone.

Tre agli arresti domiciliari, ora revocati, e 9 con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Un’inchiesta che a seguito delle misure cautelari emesse dal gip del tribunale di Vallo della Lucania  aveva portato i militari dell’Arma lo scorso mese di maggio in diversi paesi del Cilento: Agropoli, Pollica, Torchiara, Trentino, Capaccio Paestum, Giungano, Laureata Cilento e Vallo della Lucania.

Per eseguire le 12 misure cautelari erano state impiegate tre compagnie. Oltre quella di Agropoli che ha condotto le indagini, sono state infatti impegnate le compagnie di Battipaglia, diretta dal maggiore Vitantonio Sisto e di Vallo della Lucania diretta dal capitano Annarita D’Ambrosio. A finire nella rete degli inquirenti: medici, procacciatori d’affari, titolari di agenzie automobilistiche e loro dipendenti. Ma non solo.

Dalle indagini sono risultate coinvolte anche tre agenzie automobilistiche presenti a Pollica, Agropoli e Capaccio. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti vi era un sistema che prevedeva la cessione di un corrispettivo non inferiore ai 90 euro a prestazione per ottenere la certificazione medica che attestava l’idoneità psicofisica di tutto coloro che presentavano la richiesta del rinnovo della patente, senza però sottoporsi alla visita medica.  Gli interessati si rivolgevano direttamente all’agenzia automobilistica alla quale presentavano la documentazione necessaria, omettendo di essere sottoposti alla prescritta visita medica. Quest’ultima infatti veniva rilasciata da medici conniventi.

L’intera documentazione veniva poi presentata al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Un sistema dunque che permetteva di ottenere i documenti richiesti senza sottoporsi ad alcun controllo o attendere lunghe convocazioni. Sistema previsto anche per chi aveva bisogno della certificazione per il rilascio del porto d’armi. Tutto passava attraverso intermediari, agenzie e consulenti che si rivolgevano al personale medico autorizzato al rilascio della certificazione. Un sistema dal quale nei giorni scorsi è stato sottratto dal tribunale del Riesame il reato della corruzione lasciando in piedi quello del falso ideologico.

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A Cura di

Maria Emilia Cobucci

Giornalista per scelta ma anche per passione. Da sempre. Testarda e determinata come ogni cilentana che si rispetti. Amo raccontare il mio territorio, ricco di bellezze ma anche di tante storie che tutti dovrebbero conoscere.
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