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Cilento, dati da zona bianca: «Qui distanziamento naturale e spazi ampi»

di Redazione

I dati del Cilento sono da zona bianca. Ma non conta nulla. Il governo e l’istituto superiore di sanità continuano a collocare tutta la regione Campania in zona rossa e dunque anche le sub-province come l’area del Parco nazionale. Accade così che i dati in costante aumento delle città come Napoli, Salerno e Caserta in primis, trascinino con se anche territori come quello compreso tra i templi di Paestum e il golfo di Policastro dove i contagi sono contenuti e gli ospedali non sono in affanno.

E’ giusto? I dati sono contenuti anche perchè il Cilento è rimasto collocato in zone dove le restrizioni sono severe? E’ meglio restare in zona rossa adesso per poi permettere lo svolgimento della stagione estiva con maggiore sicurezza? Intanto Comuni interi dove i contagi si contano sulle dita di una mano, si trovano costretti a blindare tutto. I bar delle piccole realtà restano chiusi anzichè optare per l’asporto o la consegna a domicilio. Succede lo stesso per molte pizzerie. I ristoranti non hanno mai riaperto, se non nei weekend in zona gialla e arancione per lavorare moderatamente a pranzo.

Cosa di potrebbe fare per ottenere un allentamento delle restrizioni? Poco o nulla, considerando anche che il Cilento ricade sotto l’egida della Regione Campania, amministrata da un presidente di giunta, Vincenzo De Luca, che ha abituato i suoi elettori a misure sempre un passo più stringenti rispetto a quelle attuate dal governo. E’ stato De Luca che ha anticipato la chiusura dei bar in zona arancione oppure la chiusura dei plessi scolastici quando, l’allora ministro Lucia Azzolina, insisteva per far continuare la didattica in presenza. Lo stesso De Luca durante la fase 1 ha chiuso barbieri, parrucchieri e centri estetici prima che lo facesse il governo Conte.

Dunque pare proprio difficile ora pensare che lo ‘Sceriffo‘ possa optare per un allentamento delle misure di contenimento nel Cilento. E forse per questo che nessuno avanza una proposta di questo tipo a livello istituzionale? Intanto i casi – per fortuna – continuano a restare ‘bassi’. C’è un piccolo focolaio a Caselle in Pittari. Un andamento della curva piuttosto controllato nei centri con maggiore afflusso, stiamo parlando di cittadine come Agropoli e Capaccio Paestum prossime alla piana del Sele. Ma poi per il resto il distanziamento sociale naturale e gli spazi assai ampi, misti chissà all’aria pulita, fanno il resto.

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