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Cilento, nonno e nipote: il pianto della Madonna dei confratelli ai tempi del Covid

di Redazione

di Marianna Vallone

Il Venerdì Santo nell’epoca del Coronavirus non è come sempre. La chiesa di Sessa Cilento è vuota: quattro i fedeli in preghiera dinanzi all’altare della Reposizione.

«Non vi è il consueto andirivieni di confratelli e consorelle appartenenti ai sodalizi laici dei paesi del Cilento Antico. – racconta Antonio Migliorino, storico e cultore delle tradizioni cilentane – Mentre siamo assorti nel nostro silenzioso stazionare, da un ingresso laterale del luogo sacro s’intravedono due sagome umane, abbigliate con camice, cappuccio e mozzetta».

Raffaele Di Marco (senior) e Raffaele Di Marco (junior) sono nonno e nipote. Entrambi soci della seicentesca Confraternita Ss.mo Rosario di Sessa Cilento; il primo ne è anche il priore. «A discreti e piccoli passi, i due si portano dinanzi al luogo della Reposizione e si fermano. Dopo un momento di ossequioso e solenne silenzio, il più anziano dà vita ad un canto, mentre il più giovane, stante accanto, regge la Croce-Stendardo, segno distintivo della Fraternità. Le note vocali sono quelle vibranti dell’ “Atto di dolore” .In noi presenti la commozione è forte. Si legge sui volti. E lo è ancora maggiore quando il cantore intona il lacerante “Pianto della Madonna” .Io chiudo gli occhi e per un momento mi estraneo», racconta Migliorino.

«Nella mente mi passano molteplici istantanee: come un susseguirsi veloce di immagini fotografiche. Mi rivedo giovanotto ma soprattutto mi rivedo confratello.L’emozione, comunque, mi prende. Ha il sopravvento. Si staglia solo al termine dell’esecuzione vocale del Nostro. Al momento tutto sembra immobile: anche il tempo orario. Ancora qualche attimo e poi nonno e nipote si girano e s’incamminano. Lasciano la chiesa dai banchi vuoti. Solitaria. Io rifletto sul loro gesto. Mi dico: “È stato un gesto d’amore dettato dal cuore!”Sì, un forte e vivo attestato di fede, ma soprattutto un segno di speranza!».

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Le restrizioni dovute all’emergenza epidemiologica, purtroppo in corso ormai da un anno a questa parte, hanno sospeso i tradizionali e attesi riti della Settimana Santa che rappresentano non solo un “dovere” per i fedeli, ma anche e soprattutto un momento di forte comunità, che si riscopre sempre più orgogliosa delle proprie radici cristiane. Le congree del venerdì santo, che da secoli compiono il loro pellegrinaggio intorno ai paesi che racchiudono e circondano il Monte Stella, cuore dell’antico Cilento, si sono fermati anche quest’anno per il secondo anno consecutivo. Un rituale ormai storico e ben trapiantato tra vecchie e nuove generazioni che quest’anno è stato vissuto in forma personale, intima e riflessiva.

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