Cilento, piccolo mondo rurale da difendere. Antonio D’Agosto: «Nessun contagio nella natura»

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Chiede maggiore attenzione al settore agricolo, quello dei piccolissimi territori del Cilento, microcosmo rurale, il meno rischioso per i contagi da Coronavirus. E’ Antonio D’Agosto, presidente dell’associazione Cilento Capitale e fondatore dell’omonimo evento che da alcuni anni si svolge a maggio a Roma. Lo fa lanciando un appello ai deputati e senatori del territorio, ai consiglieri regionali della Campania, al presidente del Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni e ai sindaci del Cilento.

Visti gli eventi catastrofici che viviamo, l’annuale manifestazione “Cilento Capitale” a Roma non si svolgerà, l’impegno per il Cilento non deve mancare, quindi ripartiremo con più forza dal territorio. Sabato mattina pubblico un post su Facebook, orami l’unico mezzo aggregativo, mettendo in risalto il problema legato all’agricoltura hobbistica, come la chiamano in modo asettico i decreti covid, giro il mio post al presidente del Parco Tommaso Pellegrino, al sindaco del mio Paese Moio della Civitella Enrico Gnarra e ad altri sindaci ed istituzioni. Il presidente Pellegrino con interesse sull’argomento e il sindaco Gnarra con un atto formale inviato alla regione, rispondono concretamente alla mia riflessione.

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Grazie a tutte le sensibilità dimostrate cerco di argomentare un problema che potrebbe sembrare marginale, ma non lo è per vari motivi. Il nostro Cilento è bello, molti ce lo invidiano, per il suo paesaggio per la sua storia e la sua biodiversità, per questo è patrimonio UNESCO. Accanto a tutte queste bellezze ce n’è una che puntualmente le istituzioni centrali e semiperiferiche dimen- ticano: l’uomo, non quello legato al binomio Uomo-Produzione, ma quello legato al binomio Uomo-Territorio, portando con sé un infinito bagaglio culturale e anche produttivo. Il Cilento porta con se la ruralità, quella che ha permesso a tante famiglie ti far studiare i propri figli per dargli un futuro diverso e migliore rispetto al loro.

Una ruralità che in passato era di sussistenza per tutti, oggi nel Cilento si è trasformata in eccellenza, basta pensare al numero di presidi Slow Food presenti e al recupero con passione di antiche cultivar. Oltre alle imprese agricole di eccellenza esiste, per fortuna, ancora un mondo rurale fatto di persone che vogliono continuare ad avere il proprio orto, per mantenere vive le tradizioni, per avere prodotti genuini o per uno svago che aiuti la mente e lo spirito.

Questo piccolo mondo rurale, che per conformazione, tradizione e soprattutto per densità di popolazione non può essere trattato al pari di altri, in un momento di crisi epocale come questo potrebbe dare un minimo di ossigeno e rafforzare il senso di comunità che in molti casi si sta perdendo, quindi non solo aspetti economici, ma anche sociali. Tutti dobbiamo rimanere a casa, per il nostro bene e raggiungere l’obiettivo di non far diffondere il virus, il quale si propaga con il contatto tra le persone e non per contatto con la natura. Adesso dovrebbe partire la fase due COVID19, con piccole e timide aperture (come giusto che sia), in questa fase bisognerebbe aprire anche alle attività agricole hobbistiche e pensare che con le giuste limitazioni possano essere incentivate, non economicamente, ma dandole la giusta attenzione.
In questo periodo inizia, già siamo un po’ in ritardo, la preparazione del terreno con mezzi meccanici per la piantagione delle ortive, ma tutto questo è impossibile perché il trattorista, per decreto, non può svolgere questo tipo di attività, se non per aziende agricole.

Questo tipo di attività non necessita di una moltitudine di operai, ma di un singolo trattorista, il quale come un rito ogni si reca nel fondo per svolgere il lavoro richiestogli telefonicamente dal piccolo agricoltore, il quale successivamente, solo o con familiari conviventi, inizia la piantumazione.
Mi chiedo, ci sono più possibilità di contagio in questo modo o andando nei supermercati affollati? Sicuramente ci vorranno le dovute accortezze, che nei nostri piccoli centri cilentani possono essere control- late in modo capillare, sia dalla popolazione, sia dai vigili urbani e dai sindaci. Un amico, Antonio Pellegrino di Terra di Resilienza mi ha ricordato un vecchio detto cilentano: chi non tene n’uorto e nno puorco, ngapo re l’anno è muorto. (chi non possiede un orto e un maiale, nel giro di un anno è morto).
Restiamo a casa lontani ma uniti, senza prime donne o uomini, pensando anche ad alternative intelligenti che seguano la realtà dei territori.

Il Presidente Cilento Capitale

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