Cilento invaso dai cinghiali, Fulgione: «Popolazione sotto controllo, bracconaggio crea caos»

Si è tenuta giovedì, al tavolo tecnico di Napoli, la riunione in merito all’emergenza cinghiali. In seguito alle frequenti aggressioni e ai continui imprevisti che queste bestie selvatiche continuano a causare, diversi sindaci del Parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano e Alburni hanno urgentemente richiesto un colloquio, convocato in seguito, dal prefetto di Salerno, Antonella Scolamiero. All’incontro di giovedì era presente anche Domenico Fulgione, docente presso l’università di Napoli Federico II al dipartimento di Biologia. Il Giornale del Cilento ha così deciso di intervistare il professore per ascoltare il suo parere sull’emergenza.

«Sono convinto che il Parco debba assumersi le sue responsabilità – dichiara Domenico Fulgione -, ma vanno ricercati gli strumenti. Quello che voglio rimproverare è il fatto che, durante la riunione, bisognava assumere degli atteggiamenti più tecnici ed operativi. Il problema sorge quando al posto di impegnarsi nel trovare una soluzione, si divaghi iniziando a parlare di politica. Il Parco ha fatto tutto quello che poteva fare in base a quanto gli era permesso fare. La legge ‘394’, inerente al divieto di caccia, parla chiaro. Si è una legge vigente – spiega il docente universitario –  è normale che venga rispettata. Giustamente si è discusso sul fatto che debba essere modificata in quanto troppo restrittiva. Ma fino a questo momento non possiamo fare altro che rispettarla. Per questo dico che il Parco sta già facendo del suo meglio. Cosa hanno fatto le amministrazioni regionali e provinciali che tanto criticano il Parco? È normale che il Parco debba aumentare le iniziative, ma ha già dato chiara dimostrazione di occuparsene investendo somme cospicue. Basti pensare, per esempio, alle gabbie di cattura o ai 90 telecontrollori».

«Vorrei ricordare – continua –  che la popolazione di cinghiali nel Cilento è sotto controllo. In estate scendano a valle per la fame e la sete, di conseguenza si avvicinano sempre di più ai centri abitati. Ma questo non significa che la popolazione di cinghiali è in forte aumento. Non posso dire che le vipere sono aumentate se un mio amico in montagna viene morso da una di queste. Se non si misura un fenomeno come si fa a capirne la grandezza? Il cinghiale sembra essere diventato un mezzo di strumentalizzazione. Non posso affermare che ci sia stato un esito finale della riunione. Convocare una commissione e tentare di modificare una legge non mi sembra una soluzione finale all’emergenza. Se ho un’emergenza – contesta il professore Fulgione –  io vado sul campo, non è che convoco una commissione.  In mio parere una possibile soluzione al problema sarebbe quella di continuare le attività di telecontrollo e aumentare il numero delle gabbie di cattura e salvaguardare gli agricoltori. Il bracconaggio – conclude – è un’attività illecita che crea disordine ed emergenza».