Cinghiali su spiagge Cilento, pronto il contrattacco del Parco. Pellegrino: «Avremo i nostri cacciatori»

Abbattimento dei capi in eccesso e controllo della qualità della carne. Sono queste le priorità che rientrano nel progetto del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, iniziato nel lontano 2009 e arrivato finalmente ad una svolta cruciale. Tommaso Pellegrino, divenuto il successore di Amilcare Troiano alla guida dell’ente con sede a Vallo della Lucania, ha preso a cuore il problema del sovraffollamento dei cinghiali fin dal primo giorno del suo insediamento. «E’ una delle cose che ho piazzate in cima alla lista degli impegni del Parco – spiega Pellegrino -. E’ una cosa seria che spero venga risolta al più presto grazie al piano straordinario messo in campo dall’ente Parco che prevede, da un parte l’abbattimento controllato grazie alla formazione dei sele-controllori, che tra l’altro è quasi terminata, mentre dall’altra parte l’istituzione di alcuni centri di cattura proprio nelle zone dove i cinghiali sono più concentrati e quindi dove vengono riscontrate maggiori difficoltà». Il centro montano più colpito è San Mauro Cilento dove gli ungulati mangiano la frutta e la verdura dagli orti e distruggono i muretti a secco costruiti dalle mani preziose dei contadini del posto.

«Bisogna sottolineare che il Parco non è solo impegnate ad abbattere i capi in eccesso – precisa il presidente del Parco – noi avremo pieno controllo sulla situazione e soprattutto a disposizione degli esperti incaricati ci saranno dati aggiornati quotidianamente sul numero di specie presenti e sulla loro condizione. Uno dei nostri obiettivi principali – sottolinea Pellegrino – è quello di effettuare controlli sanitari in collaborazione con l’Asl su ogni capo abbattuto. Dobbiamo sapere cosa arriva sulle tavole dei cilentani, non possiamo permetterci di portare a casa delle famiglie del posto capi malati. Il progetto parte da lontano e con il Parco collaborano, oltre ai sele-controllori, anche il corpo Forestale dello Stato, la Coldiretti, l’Asl, logicamente, e l’Università degli Studi di Salerno». La caccia all’interno dell’area del Parco nazionale resta chiusa. Verrà riaperta il 2 ottobre, ma solo nelle aree contigue al Parco. Intanto il progetto per formare i sele-controllori prosegue. Sono partiti in 400, ora sono circa la metà. Gli esperti cacciatori sono arrivati all’ultimo stage. «Dobbiamo affrontare la prova di tiro con carabina e poi l’esame di abilitazione – spiega uno di loro -. Chi supera l’esame potrà ottenere il tesserino di sele-controllore». I cacciatori autorizzati dal Parco potranno abbattere gli esemplari tutti i giorni dall’alba al tramonto. Il limite di capi da abbattere quotidianamente non è stato ancora reso noto. Ciò che è certo è che bisognerà comunicare al Parco quando si va a caccia, in che zona e a che ora. Alla fine della battuta, inoltre, gli esemplari dovranno essere controllati, schedati e visitati dai veterinari dell’Asl incaricati. Solo a questo punto la carne, quella sana, potrà arrivare sulle tavole dei cilentani. «Il Parco sta lavorando anche alla creazione di una filiera ad hoc per l’importazione della carne in collaborazione con la Coldiretti di Salerno» conclude Pellegrino.

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