Comuni a crescita edilizia zero, direttore Parco del Cilento: «Scario è esempio virtuoso»

Stop alla edificazione selvaggia e via libera alla riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente. Mentre in alcuni comuni sul Puc si consumano scontri politici ed economici di rilevanti dimensioni, San Giovanni a Piro diventa il primo comune del Cilento a rivoluzionare l’assetto urbanistico. I nostri lettori ricorderanno che l’amministrazion comunale con la delibera sulle Osservazioni al Puc (adottato dalla precedente amministrazione) aveva detto stop ai permessi di costruire, optando a chiare lettere per la «crescita edilizia zero». In un’intervista rilasciata ai nostri microfoni, l’assessore alla Cultura ed ai Rapporti con il Parco nazionale, Franco Maldonato, aveva spiegato che «La «crescita zero» in ambito urbanistico è, per la verità, più una scelta obbligata che una libera opzione. Da tempo – ha detto – avremmo dovuto comprendere che non si può più disboscare, conurbare e incrementare la cresta edilizia se non consumando risorse non rinnovabili, a scapito dei diritti delle generazioni che verranno dopo di noi».  I dati dell’Istat non sono rassicuranti e l’ultimo rapporto di Legambiente fa sapere che in Campania il 50%, ossia 181 chilometri su 360, della costa è stato modificato dall’intervento umano causando danni irreparabili su un paesaggio costiero di immenso valore tra Agropoli e Salerno e tra Varcaturo e Baia Domitia. 

«Lo stesso credo del Parco» «Scario è sicuramente un esempio virtuoso – spiega Angelo De Vita, direttore del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni -. Quello di recuperare e riqualificare è il credo del Parco. Un plauso quindi a San Giovanni a Piro. Una logica del genere – aggiunge – non può che migliorare e aumentare la qualità della vita dei residenti e aumentare la qualità del turismo del posto». «E’ solo un vantaggio – aggiunge De Vita al giornale del Cilento, spiegando che nel Parco e in generale non vale per tutti la stessa regola – Mi spiego: dipende da comune a comune, in quelli costieri, che sono saturi dal punto di vista edilizio, è più che giusto che venga attuato questo modello, ma nei paesi dell’entroterra non è detto che debba esserci in assoluto la crescita edilizia zero». In sintesi, quella della crescita edilizia zero è una realtà da applaudire ma resta un optional: «Ci sono realtà che hanno bisogno di costruire, laddove possono farlo, magari a servizio delle infrastrutture di cui quel posto ha bisogno. Quindi diversificare a seconda delle esigenze». «Di certo – conclude il direttore – il futuro del nostro territorio è nel recupero e nel restauro conservativo degli edifici di pregio che possediamo. Recuperare e restaurare le nostre eccellenze».

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