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Camerota: Non c’è la rappacificazione politica. Leo: “E’ un chiaro rapporto di sudditanza”

di Maria Antonia Coppola

In prima battuta, durante la seduta del Consiglio, è stata data lettura di una parte del Regolamento comunale, che prevede di depositare per tempo, le mozioni che si intendono presentare per la discussione in aula. A farne le spese di questa specifica, è stata una mozione del gruppo di minoranza che non ha inteso incassare questo dettame – per la prima volta attuato – ricordando alla maggioranza, che quella mozione era già stata presentata e rinviata durante un precedente Consiglio.

«Comunque si è capito…»  Rispondeva il consigliere Leo in un’interlocuzione alquanto agitata con gli amministratori, «Questo vuol dire una cosa: un rapporto di sudditanza che ha la maggioranza. Più che di tipo politico, è di tipo psicologico».

Nella mozione, l’opposizione chiedeva all’intero Consiglio comunale di esprimersi in maniera solidale contro le offese subite dai consiglieri Coppola e Romano, quando, tempo fa, furono ignari protagonisti di una ‘particolare’ omelia fatta dal parroco di Camerota. L’opposizione, inoltre, sulla vicenda degli articoli a firma dell’attuale portavoce del sindaco, riguardanti le minacce di morte nei confronti di don Gianni Citro, ha invitato gli inquirenti a fare chiarezza, mettendosi a completa disposizione. Il gruppo di opposizione diceva: «Da chiarire, però, certe affermazioni fatte sempre dal sacerdote e rimbalzate sulle pagine dei giornali, dove don Gianni ha supposto che le minacce di cui è stato vittima, in qualche modo fossero legate a questioni di politica locale».

«L’origine di tali atti – dice il consigliere Scarpitta, richiamando la frase di un articolo – si è attribuita a personaggi politici legati ad un sistema mafioso della vita locale. Dove, e c’è preoccupazione, l’uso del termine ‘mafioso’ potrebbe avere conseguenze economiche e sociali per il comune. Se si è a conoscenza di un sistema malavitoso legato a personaggi politici del territorio, si chiede al sindaco, quale ufficiale di governo, di dare una risposta urgente».


La risposta del sindaco Bortone è entrata subito nel merito: «La cultura delle lettere anonime e dell’anonimato sta governando il paese. Questo è cominciato in maniera violenta, in maniera ‘mafiosa’ dalla mia elezione a sindaco. C’è stata questa esplosione, perché? Questo è l’atteggiamento mafioso… ».  Rivolgendosi all’opposizione, si è poi chiesto chi fosse la parte fomentatrice, e l’altra passiva di tale richiami fra i due gruppi, invitandoli quindi, ad abbandonare l’atteggiamento da ‘omuncoli’ e a dare all’amministrazione la possibilità di governare e di dimostrare quello che è capace di fare.  E commenta: «Questi che adesso fanno gli ‘scrittori fiorentini’ nascono lì (indicando l’opposizione). Non potete fare opposizione. Questi processi si governano come gruppo di minoranza, non come opposizione, perché se a questo punto acquisite questa mentalità, questo modo di fare, siete i fomentatori di questi personaggi. Vi invito a fare in modo che queste cose vengano eliminate dalla cultura di questa comunità».


«Dopo il grave intervento del sindaco – ha detto il consigliere Romano – egli è invitato a denunciare fatti e persone di cui è a conoscenza, ed è invitato, anche ad esprimersi in modo chiaro rispetto a quanto è stato scritto dal suo portavoce. Ma con un sindaco che attraverso le sue affermazioni dimostra che non vuole la pacificazione, non si migliora la situazione critica del paese».


«Siete nel diritto e nel dovere di smentire queste affermazioni». Ha ribadito Leo alla maggioranza. E ancora:«Questa è un’altra sudditanza nei riguardi del portavoce del Comune di Camerota. Persone che non sono politici, non eletti da questo popolo, si sono creati degli alibi per poter entrare a gamba tesa in politica. Diciamocelo chiaramente, finendola di fare gli struzzi, solo così si può avviare una nuova fase di questa amministrazione».

 

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