Corisa 4, disperato appello dei dipendenti: «Non possiamo nemmeno comprare una regalo per Natale ai nostri figli»

«Signori, nella speranza che vi siano noti i nostri gravi disagi economici, ci chiediamo se comprendiate la sensazione di ulteriore disagio vissuto da ognuno di noi in questo particolare mese». Così si apre l’ennesimo appello dei dipendenti del consorzio rifiuti Sa4, il territorio dei Comuni appartenenti al Bacino Salerno 4 si estende per circa 1.350 km2 e interessa il complessivamente 49 Comuni, la maggior parte dei quali fanno parte del Parco nazionale del Cilento Vallo di Diano. I lavoratori si rivolgono ai 49 sindaci consorziati, al commissario liquidatore, al presidente Vincenzo De Luca, al vice presidente Fulvio Bonavitacola, al presidente della provincia Giuseppe Canfora e a tutti gli organi di stampa del territorio affinché i cittadini «possano comprendere la situazione in cui si ritrovano i dipendenti del consorzio». Una lettera, infatti, dai torni estremamente tragici, dalla quale emerge «l’umiliazione di una madre e di un padre dovuta all’impossibilità di poter soddisfare un desiderio, seppur piccolo, dei propri figli e dei propri cari a pochi giorni dal Natale». 

La situazione dei dipendenti del Consorzio Sa4 Gli impiegati denunciano il fatto che l’ultimo mandato pari a 1.000 euro effettuato dal Consorzio a ciascun dipendente risale allo scorso 14 giugno. Così come denunciano il paradosso tra un qualsiasi lavoratore italiano al quale va pagata la tredicesima assieme allo stipendio di dicembre, mentre a loro, da ben 6 mesi, non sia stato retribuito nemmeno un centesimo. I dipendenti si chiedono come possa essere possibile andare avanti se gli stipendi netti non retribuiti vanno dalle 15 mensilità alle 30 mensilità. Addirittura, gli 8 firmatari dell’appello spiegano che spesso hanno dovuto anticipare del denaro di tasca loro per acquisto di beni necessari a svolgere «con un minimo di dignità» il proprio lavoro, come penne, carta igienica o toner per stampanti. «Non si tratta solo di provvedere al mantenimento delle proprie famiglie – scrivono i dipendenti – ma in gioco c’è soprattutto la dignità di persone che quotidianamente continuano a compiere il proprio dovere nonostante subiscano mortificazioni di ogni genere».

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