Coronavirus, caso Novi Velia: è marito assessore Montecorice. La ricostruzione

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di Antonio Vuolo

“Cari Cittadini, per ragioni di opportunità vi comunico che purtroppo mio marito è risultato positivo al test sul coronavirus. Di conseguenza io stessa ed i nostri figli siamo stati posti in quarantena e siamo in attesa di sapere il risultato del test. Ritengo doverosa questa comunicazione sia a tutti voi sia all’Amministrazione comunale per il ruolo pubblico di Assessore che ricopro. Non appena avró i risultati provvederò a comunicarvi l’esito. Grazie per la vicinanza”. Sono le parole con cui l’assessore del Comune di Montecorice, Filomena Lamanna, annuncia in serata sulla propria pagina Facebook di essere in attesa del risultato dei tamponi, per sé e per i suoi due figli minorenni, dopo che il marito, Giancarlo De Vita, originario di Novi Velia e infermiere a Napoli, è risultato positivo, asintomatico, al Covid-19. Parole che nel giro di pochi minuti generano apprensione nella comunità e nei paesi limitrofi alimentando in questi casi – giustificabile o meno a causa della paura da contagio e dalla caccia agli “untori” – visto che proprio l’assessore Lamanna in qualità di coordinatrice del neonato gruppo della Protezione Civile nei giorni ha provveduto insieme ad altri volontari a consegnare le mascherine che il Comune ha voluto donare alla comunità.

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“Non ho avuto contatti con mio marito dal 1 aprile visto che lui lavora a Napoli e per di più svolge un lavoro delicato – aggiunge l’assessore – Non mi sarei mai permessa di mettere a rischio la mia famiglia e la mia comunità. Tra l’altro, già da quando è scoppiata l’emergenza, i contatti sono stati limitati e con tutte le precauzioni del caso vista la delicatezza del suo lavoro”. E’ lo stesso infermiere, originario e residente a Novi Velia, dov’è in isolamento, a confermare le parole della moglie. “Non do un bacio ai miei figli piccoli da oltre un mese – racconta Giancarlo De Vita – e ho rivisto mia moglie martedì sera, dopo una settimana, perché sono rientrato a casa a Montecorice a prendere degli abiti nuovi per tornare a Novi Velia visto che il test rapido, eseguito lunedì mattina a Napoli, aveva dato esito negativo. Sono un infermiere del 118 dell’Asl Napoli 1, sono un professionista formato e consapevole dei rischi che posso avere”. Ma nel frattempo a generare paura e confusione è stato il risultato del tampone vero e proprio che l’infermiere cilentano aveva richiesto e ottenuto, dopo non poche pressioni, lo scorso 1 aprile.

“Sono stato io a chiedere il tampone perché ho saputo che un medico con cui avevo prestato servizio era risultato positivo – aggiunge – Da quel momento in poi, premesso che già da quando è scoppiata la pandemia andavo a dormire da solo a Novi Velia e tornavo di rado a Montecorice solo per prendere qualche cambiata, non ho avuto alcun contatto con mia moglie e con i miei figli. Sono passato martedì sera a casa mia, ma sempre con le dovute precauzioni perché risultato negativo al test rapido, non conoscendo affatto l’esito dell’esame vero e proprio, tra l’altro ad ora comunicatomi solo verbalmente. Capisco la paura delle persone – conclude l’infermiere – ma né io né mia moglie siamo persone scellerate da mettere in pericolo prima la nostra famiglia e poi le comunità in cui viviamo”.

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