Coronavirus e politica, l’intervista al senatore Nencini: «Spero in un governo autorevole e più largo»

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di Giangaetano Petrillo

In questi tempi di confinamento molti si stanno chiedendo cosa stia facendo realmente la politica per programmare il futuro del nostro paese. Molti si chiedono come la politica stia rispondendo alle grandi difficoltà che molti milioni di cittadini stanno affrontando. Noi abbiamo cercato di rispondere in parte a queste domande rivolgendole al senatore Riccardo Nencini, già segretario del Partito Socialista Italiano e vice-ministro delle infrastrutture e dei trasporti nella legislatura precedente. «Le grandi crisi provocano dei cambiamenti radicali, e questi cambiamenti radicali si preparano durante le fasi di transizioni e di passaggio, come in questa fase. Noi dobbiamo avere l’autorevolezza e la capacità di governarle al meglio».

Senatore Nencini sembra che l’emergenza, quanto meno sanitaria, sia stata superata. Come bisogna prepararsi per la fase 2?
Ci sono due condizioni da tenere assieme. La prima condizione è la riapertura rispettando dei parametri sanitari e di sicurezza. Tutti gli economisti e gli analisti sostengono che la fine del mese di giugno e l’inizio del mese di luglio sia un filo rosso che l’Italia non può superare, perché superarlo significa condizionare la nostra economia per i prossimi due anni, cioè il 2021 e il 2022, dunque dando per perso il 2020. E sarebbe un problema per la nostra economia questa contrazione prevista, perché si trasformerebbe in una valanga per le nostre piccole e medie imprese che coprono ben il 93% del corpo produttivo italiano. La seconda condizione è prevedere nel secondo decreto una forte liquidità per sostenere questo tessuto produttivo, e misure sanitarie con mascherine, indumenti e controlli nelle aree dove è probabile lo sviluppo di un pericoloso focolaio di contagio.

Lei considera ragionevole, dunque, la possibilità di una seconda fase con aperture differenziate e graduali da regione a regione?
Non solo, anche considerando fasce di età, aree geografiche e filiere produttive fondamentali e già aperte. Bisogna considerare interi settori da sostenere con finanziamenti a fondo perduto, soprattutto in settori come il turismo e la cultura in cui la crisi è più durevole.

Secondo uno degli ultimi sondaggi soltanto il 35% degli italiani ripone fiducia nell’Europa. Possiamo dire che l’Europa è al suo giro di boa?
L’Europa è comunque al suo giro di boa. Le grandi crisi provocano dei cambiamenti radicali, e questi cambiamenti radicali si preparano durante le fasi di transizioni e di passaggio, come in questa fase. Io ho criticato, e critico, all’Europa la mancanza di un disegno strategico e la lungimiranza della visione comunitaria. Negli aiuti concreti è difficile criticarla. Senza misure importanti come quella della BCE che si è impegnata ad acquistare nostri titoli, l’Italia sarebbe sull’orlo del precipizio. Ma anche strumenti per incentivare l’occupazione e infine il MES 2. Nonostante le tante critiche, pensiamo solo che i 37mld previsti dal MES senza condizioni se non quella di dover impegnare le risorse nella sanità, equivalgono alla metà delle due misure approvate dall’esecutivo, cioè i due decreti Cura Italia.

Si arriverà agli euro-bond, seppur non nella forma richiesta dall’Italia, dalla Spagna e dalla Francia?
La proposta recente non è proprio simile ai bond che noi come PSI chiedemmo cinque anni fa. Ricordo ancora che allora il PSI, di cui ero segretario, litigò con la SPD che non li voleva, e ci fu all’interno stesso del PSE, la famiglia dei socialisti europei, un litigio durissimo. Ora vedo che sono in molti a volerli, ma alla fine non si raggiungerà un accordo perché la Merkel ritiene non debbano esserci, e ha tutto il peso politico determinante per una soluzione. Dunque penso che arriveremo ad misura nuova, a metà tra le richieste che gli spagnoli promuovono e quelle che prediligono i francesi. Se non nel consiglio di oggi, in quello immediatamente successivo

Alcune forze politiche sembrano sempre più spingerci verso la Russia o la Cina. Esiste realmente il pericolo che l’Italia possa allontanarsi da quelli che sono i nostri storici alleati?
Si esiste realmente perché è un sentimento che allinea molti all’interno del Movimento Cinque Stelle e parte dell’’opposizione più radicale. Un sentimento che coltivano da tempo, ma fondato su un paradosso. Perché non trovano un sostegno negli Stati Uniti di Trump e sostengono gi stessi slogan, due politiche inconciliabili che minano profondamente la sicurezza economica del mondo assolutamente  da evitare. Il rischio c’è, perché, come dicevamo prima, i cambiamenti radicali si originano nei momenti di crisi e di transizione. La Cina, luogo dove è nata questa pandemia, potrebbe uscirne prima con una grande vantaggio. Con una gestione e un’amministrazione autoritaria del potere e con mezzi economici centralizzati potrà proseguire, garantendosene le forze, il suo piano imperiale verso l’Europa. Con questo disegno strategico, che è La Via Della Seta, cercheranno sempre più di espandere il prorpio dominio verso l’Europa. Ecco che noi non possiamo chiuderci nei nostri confini, ma  cogliere l’opportunità per costruire gli Stati Uniti d’Europa, altrimenti ne usciremo a pezzi e con i paesi dell’est sempre più sotto l’influenza dello Yen, la moneta cinese.

Come possiamo intervenire per ridisegnare il futuro del nostro paese? Quali possono essere le riforme da poter approvare già con questo esecutivo?
Io non vedo anormalità nei comportamenti degl’italiani. Con la speranza che la forza del contagio vada diminuendo ancora di più nelle prossime settimane, ci ricorderemo di questi due mesi come i giorni in cui siamo stati chiusi in casa. A differenza di molti che profetizzano profondi mutamenti, io non credo ci saranno cambiamenti nel nostro modo di essere. Non ritengo che sia la fine della globalizzazione, anche perché credo sia un processo irreversibile. Piuttosto possiamo intervenire perché il controllo passi dalla finanza alla politica.

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Vede in prospettiva un cambio alla guida di questo governo?
Premetto che la storia si ripete talvolta e non sempre. Ma nel corso del secolo scorso ben tre antecedenti ci dimostrano come chi gestisce le emergenze non gestisce poi la fase successiva, cioè quella della ricostruzione. La Francia ha sconfitto una sola volta la Germania, nel 1918 durante la Prima Guerra Mondiale. Dopo la fine delle ostilità,  nel 1918 il primo ministro francese Georges Clemenceau, che guidò la Francia durante quella guerra, alle elezioni politiche venne sconfitto. In Italia dopo la prima guerra mondiale, che seguì la rovinosa sconfitta di Caporetto, Vittorio Emanuele Orlando, allora Presidente del Consiglio, subito dopo la fine della guerra perse le elezioni.  L’ultimo e più clamoroso antecedente lo abbiamo avuto in Inghilterra dove nel 1945 il premier Winston Churchill, uno dei vincitori della Seconda Guerra Mondiale, uscì anch’esso sconfitto dalle elezioni di quello stesso anno. Non rispondo da politico, ma in questo caso da storico. Credo che anche in Italia, dove oggi il Premier Giuseppe Conte ha un’enorme fiducia nei sondaggi, dopo questi primi mesi di emergenza e con l’insorgere delle prime tensioni sociali, il tempo ci dirà che servirà qualcosa in più.

Vede in prospettiva un governo Draghi con un sostegno anche di Forza Italia?
Vedo un governo autorevole e più largo, come quando in Italia nel corso del ‘900 si sono gestite delle crisi radicali. Queste crisi, è bene ribadirlo, non sono di per sé catastrofiche. Dipende da come il paese l’affronta. Ecco perché credo che ci voglia una discussione più ampi e articolata. Allora dopo le due guerre mondiali, e il regime fascista, il governo rispose con forze plurali e portò l’Italia verso il boom economico. Dunque se saremo in grado anche noi di gestire nel migliore dei modi questo momento di transizione, possiamo creare le basi per una ripresa eccellente.

Perché dopo oltre due mesi ancora molti cittadini, molte partite iva, denunciano il ritardo dei pagamenti e dei bonus previsti dal Cura Italia? Abbiamo visto quanto la burocrazia rallenti anche questi pagamenti, quindi quali modifiche possono essere necessarie per sburocratizzare il nostro paese?
Partirei nei prossimi mesi con una costituente perché nei momenti di emergenza si stabiliscono dei processi decisionali che sono emergenziali e le decisioni tendono a verticalizzarsi. Con i diversi DPCM del primo ministro, abbiamo accantonato la Costituzione Italiana, con l’applicazione Immuni accantoniamo un altro pezzo della Costituzione, delle nostre libertà individuali. In un momento di crisi è richiesta una risposta veloce delle istituzioni ma non si può agire contro il Parlamento o non tenendo in considerazione una discussione parlamentare seria. Siproceda quindi con una fase costituente che ridisegni l’organizzazione dei poteri dello stato. Non è colpa di Conte, non è sua la responsabilità,  ma è un processo storico che manifesta la caratteristica volontà di uomini soli al comando, è questo è preoccupante ed è quanto dobbiamo scongiurare.

Come valuta il comportamento tenuto dall’opposizione in questo momento così delicato?
Responsabile il comportamento di Forza Italia, mentre irresponsabile e antitaliano il comportamento di Salvini e della Meloni. Purtroppo stanno giocando una partita che non esiste più, in quanto sostengono cose che potevano avere un senso fino a Dicembre, ma non in una condizione di crisi complessa e difficile da superare sia per l’Europa che per l’Italia. Il no al MES senza condizioni e l’attacco quotidiano verso la maggioranza, il premier e verso l’Europa è da irresponsabili e evidenzia un comportamento che va contro l’interesse degli italiani che loro dicono di voler difendere ma che in questo momento stanno mettendo in difficoltà.  Pensano di uscirne senza o contro l’Europa, confidando solo nell’Italia. Allora mi chiedo come fa ad esserci una cooperazione sanitaria e scientifica, se intendiamo isolarci dal resto dell’Europa e dal resto del mondo? In questi giorni si sta testando un nuovo vaccino in Inghilterra, allora intendiamo rimanerne fuori e rispondere con un vaccino nazionale? L’unica soluzione è quella di spingere l’Europa verso una direzione opposta e consolidare la solidarietà tra gli Stati. L’Europa va incalzata in questa fase.

Considera eccessivo l’attacco del premier Conte verso parte dell’opposizione?
Io non l’avrei fatto. Anzi mi sarei interessato a curare e mediare gli strappi interni alla maggioranza. Sappiamo tutti come si sia acuita la divisione all’interno del Movimento 5 Stelle, soprattutto sulla visione in politica estera del nostro paese. Non dimentichiamoci che Luigi di Maio è il nostro ministro degli esteri, e in quanto apolitica estera sappiamo quante divisioni vi siano tra le fila dei pentastellati.

Senatore, lei è stato segretario del Partito Socialista Italiano. A vent’anni dalla morte del Presidente Craxi, quanto di quella classe dirigente manca alla politica di oggi?
Rispondo, per non apparire di parte, con una frase di una persona che stimo moltissimo. Giuseppe de Rita. Il sociologo ha detto, in una delle sue analisi più lucide sulla politica contemporanea, che oggi molti politici di vertice si preoccupano più di  come viene interpretato un tweet e di quanti mi piace raccoglie piuttosto che studiare un dossier di dieci pagine. Ecco, qui sta la più grande differenza.

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