Coronavirus, Edmondo Cirielli e la lotta al virus subdolo: «Ho avuto paura»

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di Marianna Vallone

È guarito il parlamentare salernitano di Fratelli d’ItaliaEdmondo Cirielli: i tamponi di verifica effettuati dall’Asl hanno dato esito negativo. Significa un ritorno alla quasi normalità, al lavoro di politico, in tempi lunghi e dopo aver passato oltre un mese quasi da incubo. Una esperienza difficile, come la definisce lo stesso Questore della Camera dei Deputati, che è già pronto a tornare in servizio con la grinta di prima e la consapevolezza di aver sconfitto un nemico davvero difficile. Come si vive in sapendo di avere il coronavirus? Cirielli racconta la sua esperienza. È il racconto di un testimone, positivo insieme a tutta la sua famiglia, e con un decorso positivo.

Innanzitutto come sta adesso?
Sto bene, ho qualche postumo gastrointestinale. Per tutto il tempo ho avuto una influenza intestinale. Sembra che quando prende l’intestino è più persistente e non vira in maniera negativa dal punto di vista polmonare. In realtà si sa molto poco di questo virus, così anomalo.

Quando si è accorto di non stare bene?
Ho ricostruito con il tempo la vicenda. All’inizio ho fatto il tampone per scrupolo, l’Asl me l’aveva consigliato. Anche se ero stato molto attento, non mi ero avvicinato a nessuno. Credo di essere stato contagiato, molto probabilmente, per contatto, avrò toccato qualche superficie dove qualcuno avrà tossito. Dunque, inizialmente avevo un raffreddore molto forte, poi una forte tosse e poi è arrivata la febbre che per me era una stranezza, non mi capitava da dieci anni. Avendo una serie di sintomi riconducibili, ho capito che c’era qualcosa che non andava. Lunedì mi sono sottoposto al tampone e mercoledì sera è arrivata la conferma della mia positività al Covid19. Mercoledì sera si sono ammalati anche i miei familiari, la mia compagna, sua figlia e nostro figlio che ha 40 giorni. Tutti e tre avevano la febbre altissima, durata 3 giorni. Al bambino sono rimasti sintomi gastrointestinali, alla bambina niente, e invece io e la mia compagna per tutto il mese abbiamo avuto il sintomo della malattia, con dolori alla zona lombare e una stanchezza molto forte. Ogni tanto ritornava la febbre. Dopo 15 giorni abbiamo rifatto il tampone e siamo risultati tutti ancora positivi, lo abbiamo rifatto dopo altre due settimane e siamo risultati negativi.

Tutti e quattro?
Stranamente no, la bimba, l’unica che non ha mai avuto sintomi, continua ad essere positiva. E’ stata male un mese fa, poi nessun altro sintomo, ma stranamente il tampone ha dato esito positivo. Non è l’unica stranezza del virus, che come ho sempre detto mi fa pensare ad un virus non naturale, è che in genere i virus hanno un andamento crescente come sintomatologia e poi si guarisce o nel peggiore dei casi, si muore. Con questo capitava di stare bene un giorno e l’altro malissimo. E’ stabilizzante.

La famiglia le ha permesso di “distrarsi” per affrontare questa battaglia. Ma avendo un bimbo così piccolo, non aveva paura?
La cosa più brutta è quando stava male il bambino. Era dura anche perché avevo la consapevolezza di aver portato io il virus in casa.

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Dunque, è stato facile contrarre il virus?
Secondo me il contagio avviene soprattutto per contatto, il virus rimane per molto tempo sulle superfici. Ed è molto più preoccupante del contagio per vie aeree. Tocchiamo superfici infette e portiamo spesso le mani alla bocca e al naso.

Prima di essere un politico è un ufficiale dell’Arma, abituato al rigore. Ma come ha trascorso i giorni in casa?
Quando stavo bene ho anche continuato a lavorare, usando e-mail, telefono social. C’era sempre da fare.

Chi l’ha chiamata per sapere come stava?
Giorgia Meloni mi chiamava spesso. I miei colleghi questori, anche per questioni di lavoro. Le telefonate non sono mancate: Berlusconi nei primi 4-5 giorni della malattia mi ha chiamato ogni sera, e poi il ministro Roberto Speranza. Un giorno mi ha chiamato anche il presidente De Luca, è stato gentile. Mi ha scritto Di Maio, Fico. E poi i colleghi di partito e migliaia di persone dalla nostra provincia e regione, anche chi non fa politica. Ho sentito un grande affetto.

Quando ha sentito che stava guarendo?
A cavallo delle feste pasquali. Fino ai primi di aprile non mi sentivo fuori dal pericolo e dal rischio di vita, sono stato ricoverato anche al Cotugno. Sono molto razionale, ma è stata davvero tosta.

Da quale punto riprende la sua vita dal punto di vista lavorativo?
Seguo molto il precariato delle Forze Armate. Ce l’ho nel cuore. Il blocco prima e la riduzione del turnover poi nelle forze armate hanno creato una situazione paradossale: abbiamo militari precari, ma idonei, ai quali da anni è stata preclusa la strada della stabilizzazione prevista con il decreto dignità. Circa 40mila ragazzi italiani che sono da alcuni anni nelle forze armate sono costretti ad andare a casa. Hanno fatto concorsi, sono stati in Afganistan, Iraq, hanno rischiato la vita, e non possono beneficiare della trasformazione del contratto a tempo indeterminato.

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