Coronavirus, l’apertura delle spiagge è un rompicapo. Ma niente barriere

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Coronavirus, l’apertura delle spiagge è un rompicapo. Ma niente barriere

Un solo fatto è certo se si andrà al mare, sempre che i contagi scendano drasticamente prima dell’estate, gli ombrelloni non saranno separati da pareti di plexiglass. L’ipotesi è invece quella di un distanziamento obbligatorio tra le postazioni, magari con gazebo in legno riservati alle famiglie, di tavolini lontani, nei bar e nei ristoranti sulle spiagge, e di code, simili a quelle imposte nei supermercati, per accedere ai servizi. L’uso di mascherine nelle zone comuni potrebbe essere imposto.

LE DISTANZE
Ma ancora le indicazioni non sono arrivate e queste sono le ipotesi degli addetti ai lavori.Ieri il ministro Dario Franceschini ha assicurato che nel decreto di aprile ci saranno misure ad hoc per il turismo, ma intanto l’Assobalneari , dai primi di marzo, chiede al governo un intervento per il settore. In gioco ci sono almeno 140 milioni di euro e il lavoro di trecentomila addetti che valgono il 13 per cento del pil. Si muove anche il sindacato dei Balneari che attende indicazioni dalle autorità sanitarie. Per tutti l’obiettivo è tornare in spiaggia. La riorganizzazione degli impianti dovrebbe partire subito. Di certo ci saranno meno posti e l’ipotesi è che si possa accedere solo su prenotazione. Antonio Capacchione, presidente del sindacato italiano Balneari di Confcommercio, spiega: In attesa che ci dicano cosa fare, in merito agli obblighi che garantiranno la sicurezza di tutti, avevamo pensato a una certificazione di salute per gli avventori, ma poi è emerso che anche quella non sarebbe attendibile. Di certo prevediamo la sanificazione delle spiagge e attendiamo di capire quali distanze saranno indispensabili.

LA PREOCCUPAZIONE
Sono comunque escluse le strutture in plexiglas proposte da un’azienda di Modena e circolate in queste ultime ore sul web: Non soltanto renderebbero la spiaggia una sorta di ospedale spiega Capacchione l’ipotesi è incompatibile con il nostro clima, perché quelle strutture avrebbero un effetto serra. Tra l’altro sarebbe impossibile e pericoloso realizzarle sulle spiagge. Il vento spesso spinge i bagnini a chiudere gli ombrelloni, cosa accadrebbe con quelle pareti di plastica?

Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari, l’associazione degli imprenditori turistici di Federturismo, Confindustria, lo dice chiaramente: Per riavviare gli impianti, normalmente, ci vogliono almeno due mesi. In questo periodo alcune strutture sono già aperte, ma finora solo tre regioni hanno emanato decreti che riguardino il settore, Veneto, Abruzzo e Liguria. E solo quest’ultima ha consentito di preparare gli arenili, per poi adeguarsi alle indicazioni delle autorità sanitarie.

La preoccupazione è grande perché le misure che detterà il governo richiederanno invece un tempo supplementare per adeguarsi: «Vorremmo certezze: Per preparare le spiagge sarà indispensabile molto tempo. I posti saranno dimezzati e non si può dimenticare che le spiagge avranno una funzione sociale. Quest’anno più che mai. Penso di potere dire con certezza, tra l’altro, che non sarà possibile frequentare quelle libere. Dove nessuno controlli le distanze». Assobalneari chiede misure chiare per il settore. Sforzi di natura economica dal governo. La politica non può invitare gli imprenditori di indebitarsi con le banche, deve cancellare, e non sospendere, il pagamento delle concessioni per quest’anno. Perché è chiaro che 30.000 imprese, tipicamente a conduzione familiare, dovranno affrontare uno sforzo economico considerevole e vedranno le entrate dimezzate.

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