Covid, infermiere di Casaletto commuove i social: «I ‘vecchi’ da noi sono patrimonio culturale»

di Marianna Vallone

Maria, Nicolina, Rosina, Maria, Annamaria e Giuseppe. Nessuno avrebbe mai immaginato che il Covid se li sarebbe portati via, così, d’un tratto. “Il virus non arriverà qui, l’aria  è buona, siamo in pochi, manteniamo le distanze”. E invece lui non guarda in faccia a nessuno, in meno di un mese ha contagiato oltre 50 persone, ne ha ucciso sei, l’ultimo di 63 anni. E’ arrivato come un fulmine a ciel sereno, un cataclisma piombato su una quotidianità fatta di silenzi, passeggiate all’aria aperta, la messa della domenica, la raccolta delle olive.

Casaletto Spartano è distrutta, è una mamma che piange i suoi figli, stringe gli altri a sé e li rassicura: passerà questa tempesta. Nicola Iudici martedì ha perso un suo caro amico, Giuseppe. Era dializzato ma aveva superato tante battaglie ben più dure, questa però non dà scampo. Nicola ha imparato a convivere con il dolore, con la morte, la paura. Da trent’anni fa l’infermiere, è caposala dell’Ortopedia all’ospedale di Sapri, coordina un reparto non sempre facile, e nel tempo libero si dedica al canto. Non ora. Ora piange il suo amico e i cittadini che hanno combattuto e perso contro il Coronavirus. Piange lui e piangono tutti quei bambini della scuola materna dove Giuseppe lavorava, dove da anni faceva il bidello. Era amato da tutti quei pargoletti che lui aveva visto crescere.

Da settimane per Casaletto Spartano la vita non è la stessa e sembra che il resto del Cilento non se ne sia accorto. Mentre si pensa alle scuole da riaprire, alle cene che non si faranno a Natale e Capodanno, il paese invece prega e spera che tutto possa finire presto e che lo strazio di piangere l’ennesima vittima, l’ennesimo anziano sia solo un brutto sogno.

Nicola su Facebook ha raccolto tutte le emozioni e si è lasciato andare in un post che ha collezionato centinaia di like. “Gli anziani sono il nostro patrimonio”, ha detto.
 
Ha scritto: “Avevamo creduto che il Covid non potesse riguardarci, quasi che la bellezza incontaminata della nostra terra ci salvaguardasse da questo male che invece ci ha raggiunto con tutta la sua potenza, arrecandoci il dolore più grande: quello della perdita di alcuni nostri cari affetti. Ci ha strappato anziani, radici profonde e patrimonio culturale vero del nostro territorio, qui dove “il vecchio” è ancora considerato riferimento, valore, tradizione, casa….E ieri si è portato via un altro amico di tutti noi,un uomo buono che elargiva dolcezza e sorrisi… Siamo smarriti, piegati dalla sofferenza che camuffiamo nel chiuso delle nostre case, impotenti e impossibilitati a rendere anche un ultimo pietoso saluto a chi ci ha drammaticamente lasciati per sempre. Ci sentiamo orfani di quella condivisione fatta anche solo di un abbraccio, di una stretta di mano, di quel contatto parte fondamentale della nostra comunità, di quei gesti che ci fanno sentire un’unica famiglia in cui gioie e dispiaceri di uno, sono di tutti! Ci stiamo misurando con la infinita piccolezza dell’essere umano che si crede potente e poi cade sconfitto da un virus infinitamente piccolo ed altrettanto infinitamente grande per la sua potenza distruttiva. Ma la storia ci insegna che dalle prove più dure i Casalettani sono rinati più forti: forti nella fede e nella devozione alla Madonna dei Martiri, forti nella salvaguardia dei valori della solidarietà e della fratellanza. I cuori di ognuno ora battono all’unisono, un’unica speranza… risorgi Casaletto!!!”

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