Covid, l’appello del medico cilentano: «Non si trascuri vaccinazione per Papilloma virus»

di Giangaetano Petrillo

«In un periodo in cui tutte le energie sono rivolte alla ricerca di una terapia e/o di un vaccino per combattere l’infezione da Covid, non vorremmo che venisse trascurata l’importanza di altre patologie croniche e di programmi vaccinali, come, nello specifico, la vaccinazione per l’infezione da Papilloma virus umano (Hpv)».

A scriverlo in un articolo inviato al direttore del quotidianosanità.it è Emy de Vita, medico Specialista in Igiene ASL RM 1, originaria di Lentiscosa, frazione di Camerota. «La diffusione di questa infezione è talmente alta, che sottovalutare una idonea campagna vaccinale orientata alla popolazione giovanile, ma non solo, potrebbe determinare una ripresa dell’espansione dell’Hpv», spiega.

L’infezione da Hpv è la più frequente in assoluto tra quelle sessualmente trasmesse; inoltre il virus Hpv è implicato anche nella patogenesi di altri tumori sempre in sede genitale – vulva, vagina, ano, pene – ed extragenitale – cavità orale, faringe, laringe. « Pensiamo – prosegue il medico – che nel complesso i tumori orofaringei risultano per il 70% Hpv positivi. E vi è, ad oggi, una letteratura sufficiente che sostiene la relazione tra incidenza del tumore orofaringeo e il comportamento sessuale».

Da qualche anno è possibile prevenire le infezioni da questo virus con uno strumento importante ed efficace come il vaccino anti-Hpv. È considerato l’antidoto più efficace per ridurre il rischio di contrarre l’Hpv, tant’è che dal 2008 il vaccino contro il papilloma-virus umano è offerto gratuitamente dal Ssn – Sistema sanitario nazionale (ndr) – alle adolescenti nel corso del dodicesimo anno di età. «Attualmente sono previste due o tre dosi di vaccino a seconda dell’età – specifica De Vita –. Alcuni studi suggeriscono che potrebbe bastare una sola dose e se così fosse, sarebbe più facile e meno costoso vaccinare i giovani in tutto il mondo».

L’Oms considera l’eliminazione del cancro della cervice una priorità per la salute pubblica e valuta questo obiettivo fattibile a condizione che «vengano messe in atto alcune strategie, tra cui fare in modo che il 90% delle ragazze con meno di 15 anni siano vaccinate contro l’Hpv entro il 2030».

Vaccinare, infatti, significa prevenire e, soprattutto quando di mezzo c’è il cancro, significa salvare vite. «La vaccinazione contro il papilloma virus umano (Hpv) è l’unica, ad oggi, in grado di prevenire efficacemente l’insorgenza di un tumore come quello della cervice uterina», aggiunge.

Durante la prima ondata dell’epidemia Covid-19 vi è stata una forte contrazione delle vaccinazioni, la quasi totalità delle Asl prese in esame 94 su un totale di 97, per una percentuale pari a 96,9 %, ed in particolare quella contro l’Hpv è quella che ha subito il calo maggiore. «A livello nazionale, la sospensione delle attività dei centri vaccinali ha riguardato circa un quarto (28%) dei centri vaccinali».

Sono state indicate come fasce di età che più hanno risentito della riduzione delle vaccinazioni quelle dei bambini di età superiore ad 1 anno fino all’adolescenza (64/94=68%) e, in misura minore, quelle degli adulti (28/94=29,8%). Per quanto riguarda gli antigeni vaccinali, a livello nazionale la vaccinazione anti-Hpv è segnalata come quella la cui somministrazione è stata maggiormente ridotta, seguita da Herpes Zoster, DTPA e meningococcoB.

Come indicato recentemente da Oms e Unicef, le attività di vaccinazione «dovrebbero essere urgentemente ripristinate e rafforzate», ripristinando i servizi, rafforzando la comunicazione; «recuperando le lacune immunitarie che si possono essere create durante la prima ondata di emergenza Covid-19 e che si prospetta anche per la seconda, con l’obiettivo di espandere i servizi per le vaccinazioni di routine e raggiungere i non vaccinati». «È opportuno tornare a sensibilizzare gli adolescenti – scrive la dottoressa De Vita –, le famiglie e gli insegnanti sull’importanza della vaccinazione anti-Hpv, rinforzando la comunicazione, anche dentro le scuole, aiutando la popolazione target a comprendere l’assoluta validità della vaccinazione anti Hpv».

Per ovviare a questa evidente riduzione vaccinale, emersa durante la prima ondata epidemica Covid, che comporta inevitabilmente un drammatico aumento di malattia oncologica e pre-oncologica «sarebbe necessario istituire una campagna vaccinale anti Hpv, che sia in grado di intercettare la popolazione target, con fascia d’età 12-26, in una giornata a settimana esclusivamente dedicata».

«Non solo – prosegue nella lettera -, la nostra proposta riguarda la creazione di un PDTA Hpv, in grado di offrire, all’interno della stessa struttura sanitaria, laddove possibile, la possibilità di prendere in carico la paziente e rendere così possibile, –l’effettuazione dello Screening dunque PAP Test e Hpvtest, a seconda dell’età, -la somministrazione del vaccino, che attualmente prevede tre dosi a tempo 0-2-6 mesi, -la possibilità di sottoporsi ad accertamento diagnostico odontoiatrico-otorinolaringoiatrico che prevede la valutazione clinica di lesioni sentinella, spia di malattia oncologica o lesioni pretumorali».

Tale percorso vede inevitabilmente la partecipazione di più professionisti sanitari quali igienisti, ginecologi, ostetriche, odontoiatri, otorinolaringoiatri, che possono così, in un ottica di stretta collaborazione e organizzazione armonica e fluida «favorire la presa in carica del paziente e guidarlo nella prevenzione e nella precoce individuazione di insorgenza tumorale».

«Abbiamo bisogno – conclude De Vita -, ora più che mai, di provare a guardare oltre le difficoltà quotidiane a cui è sottoposto il Ssn legate all’emergenza Covid, cercare di rinforzare i sistemi di Prevenzione tumorale, che oggi subiscono lo scotto maggiore – basti pensare che si registrano 1.4 milioni di screening in meno nell’anno 2020 rispetto al 2019 -, e agire attivamente favorendo l’adesione vaccinale e instaurando una corposa campagna vaccinale in grado di proteggere le giovani generazioni da un altro nemico invisibile chiamato Hpv». Questo articolo serve a comprendere quanto il dottore del futuro, come in questo caso la dott.ssa Emy de Vita, «non darà medicine, ma invece motiverà i suoi pazienti ad avere cura del proprio corpo, alla dieta, ed alla causa e prevenzione della malattia».

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