CuraItalia Incentivi, la beffa per le aziende del Vallo di Diano

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di Pasquale Sorrentino

Cinquanta milioni a fondo perduto per sostiene la produzione e la fornitura di dispositivi medici e di dispositivi di protezione individuale (DPI) per il contenimento e il contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19. Cinquanta aziende del Vallo di Diano che provano a partecipare e tutte (o quasi fuori). Una situazione alquanto strana, perché le aziende hanno inviato la propria richiesta pochi minuti dopo l’apertura del fondo, per cifre bassissime, eppure non ci sono riuscite. Ma spulciando tra i nomi delle aziende che hanno ottenuto il fondo e notando le cifre richieste e ottenuto, si nota che i “grandi” hanno fagocitato tutte le richieste dei piccoli. Si tratta di “CuraItalia Incentivi” portata avanti sulla piattaforma Invitalia ovvero l’Agenzia nazionale per lo sviluppo, di proprietà del Ministero dell’Economia.

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Un’agenzia – si legge sul sito – che «dà impulso alla crescita economica del Paese, punta sui settori strategici per lo sviluppo e l’occupazione, è impegnata nel rilancio delle aree di crisi e opera soprattutto nel Mezzogiorno. Gestisce tutti gli incentivi nazionali che favoriscono la nascita di nuove imprese e le startup innovative». Nel caso del “CuraItalia” qualcosa stona a diverse aziende del Vallo di Diano (e probabilmente anche nel resto d’Italia) perché – è emerso – che pur avendo rispettato ogni forma nella domanda, nessuna delle piccole aziende e imprese locali, o almeno quelle che hanno un bilancio non alto, è riuscita ad accedere al fondo. Ma ad avere accesso – stando ai risultati campani – sono state grandi aziende farmaceutiche o di produzione degli stessi Dpi, oltre che istituti bancari e finanziari.

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