Da Assisi a Riace, il cammino nel silenzio del fotografo Stefano Lotumolo

di Giangaetano Petrillo

Da San Francesco, luogo simbolo del rispetto per ogni essere vivente, a Mimmo Lucano, riferimento contemporaneo di chi ha una certa visione del mondo. Stefano Lotumolo è vicino alla meta. Non è sicuro che la situazione sanitaria gli faccia finire il pellegrinaggio iniziato lo scorso 4 ottobre, «mi stanno per chiudere in Calabria», dice. Perché una delle prerogative di questo cammino è il silenzio che Stafano Lotumolo, nato a Lucca 33 anni fa, si è imposto.

Un passato, seppur breve, da calciatore, floricoltore e poi pizzaiolo. Dal 2015 la passione per la fotografia lo porta a raccontare  attraverso le immagini cosa è giusto e cosa non lo è. Ora camminare da Assisi a Riace è il modo di mettere tutto in ordine. Le parole confluiranno in un libro. Le immagini continueranno a raccontare il mondo. L’incontro con Mimmo Lucano darà visibilità ad Africa Masterpiece Children, attiva in Tanzania, che «opera a sostegno delle comunità Maasai nel Nord della Tanzania con progetto riguardanti la salute, la scuola e l’emancipazione della figura femminile».

Stefano, anche oggi ha percorso diversi chilometri, e dopo la fatica questo è il momento, immagino, del riposo e della riflessione. Dov’è giunto oggi?
Oggi sono arrivato a Amantea, costa della Calabria ed ho percorso 42 km da Guardia Piemontese Marina

Credo che non ci si incammini improvvisamente a piedi da Assisi per raggiungere Riace. C’è alle spalle una sua preparazione anche spirituale?
Fisicamente non ero per niente pronto, sono partito senza allenamento perché volevo mettere ala prova la mia mente, vedere quanto in la sarei riuscito a spingere i miei limiti. Non conoscevo neanche il percorso, ho usato la mappa di Fra Angelo per arrivare a Cassino e da li ho proseguito con Google Maps. Mi sono affidato al mondo, viviamo spesso senza fiducia ed una scelta del genere mi ha permesso di aprire molte strade dentro di me. Le prime 3 settimane sono state difficili tra vesciche e tendiniti, ma fa parte del gioco.

Cosa può spingere un ragazzo di 33 anni ad intraprendere un’impresa simile?
Percorrere tanti km per incontrare Mimmo Lucano è un segnale forte di come il mondo dovrebbe essere. Accogliente. Voglio far conoscere il lavoro di Africa Masterpiece Children, la Aps di cui ne sono presidente. Vorrei che anche il mio lavoro fotografico ormai bloccato dalla situazione pandemica venisse conosciuto. Voglio essere un esempio di vita semplice, di riconnessione con la natura e dato che la seconda ondata è arrivata durante il cammino, anche un piccolo simbolo dell’Italia che nel rispetto continua ad accogliere.

Perché partire da Assisi, e perché giungere a Riace?
Assisi per San Francesco, simbolo del rispetto per ogni essere vivente, Riace come ho detto per stringere la mano a Mimmo.

Nella sua crescita cosa hanno rappresentato le figure di San Francesco e di Mimmo Lucano? Cosa, secondo lei, li accomuna?
Nella mia crescita sono dei simboli, la mia crescita cerca di basarsi su quello che io posso fare e sull’evoluzione del mio IO interiore, quindi posso prendere spunto dagli altri ma le risposte sono già dentro me stesso.

Nel suo lungo percorso ha visitato diversi luoghi del Cilento. Da Paestum a Santa Maria di Castellabate, da Casal Velino a Lentiscosa. Cosa le hanno trasmesso questi luoghi sconosciuti persino a Dio, come ci ricorda Carlo Levi?
Beh, dopo Paestum ho dormito 3 notti in tenda ed è stato meraviglioso.  Purtroppo adesso non c’era praticamente nessuno in giro, tutto chiuso dato che la stagione era finita e il lockdown imminente.  Forse è stato meglio così, ero con la natura, mi sono immerso nei suoi suoni, nel suo essere. La natura ha sempre qualcosa da insegnarci.

Come cambia il paesaggio che incontra di volta in volta durante il suo cammino?
Tutto è in continuo mutamento anche la nostra anima. Ho camminato per le montagne da Spoleto a Cassino, sono arrivato fino ai 1000 mt ed ho sofferto tanto. Poi ho toccato il Vesuvio e ne ho preso energia e potenza. Ed ora la saggezza del mare mi accompagna passo dopo passo sulla costa.

Lei è originario di Lucca, ma vive da anni a Olbia dove ha sede l’associazione da lei presieduta. Di cosa vi occupate?
L’Africa Masterpiece Children, la Aps di cui ne sono presidente, opera a sostegno delle comunità Maasai nel Nord della Tanzania con progetto riguardanti la salute, la scuola e l’emancipazione della figura femminile.



Si parla da anni oramai di quanto l’immigrazione sia la questione politica principale. Quali, secondo la sua esperienza, possono essere le soluzioni?
Non parlo di cose di cui non ho una conoscenza totale. Credo che ci sia tanta ignoranza a riguardo e personaggi politici che ci giocano sempre su questi temi. Chi ci rimette sono sempre gli ultimi. Credo che ci vorrebbero leggi serie ed una chiarezza maggiore da parte dell’Europa ma purtroppo come avviene in Grecia le persone vengono trattate come oggetti, forse peggio. È un mondo difficile.

Stiamo attraversando un periodo delicato, complesso. Eppure vediamo in giro, tra manifestazioni di estremisti e attentati terroristici, riemergere frange di rabbia incontrollate e odio. Ci raccontavamo che saremmo diventati migliori. Cosa non ha funzionato secondo lei?
Potrei parlare una giornata. Parliamo di dittatura senza averne mai toccata una. Siamo stati in Sudan con la mia compagna durante la rivoluzione del Gennaio ‘019, e appena siamo arrivati internet è scomparso. Dopo 5 giorni siamo dovuti scappare. E qua si parla di dittatura sanitaria. Siamo un popolo viziato, che non è disposto a privarsi di qualcosa in una situazione drammatica che riguarda tutto il mondo. Siamo un popolo egoista che ha una delle opposizioni più scorrette mai esistite. Tutto va sempre come deve andare; è inutile starsi a fare troppe domande, bisognerebbe concentrarci di più su quello che ognuno di noi può fare nel  suo piccolo per creare un mondo migliore. Gli attentati sono sempre da condannare, ma non devono servire per creare pretesto e per fomentare odio verso tutti gli islamici.

Qual è l’obiettivo di questa sua «impresa»?
Far capire che i limiti nella mente sono delle barriere che ci creiamo noi. Ho pensato che alle parole i fatti potessero essere più efficaci e quindi sono partito. Sto scrivendo il mio secondo libro che uscirà tra un paio di mesi, in cui ho messo nero su bianco questa esperienza scrivendo in totale onestà di questo viaggio in silenzio durante il Covid, senza seguire un reale percorso come avviene per i cammini di Santiago. La fiducia, il rispetto per ogni forma di vita e l’amore ci porteranno verso un mondo migliore. Siamo ospiti di madre natura, non la possediamo, questa dovrebbe essere la base per ripartire dopo la Pandemia.

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