Da Milano a Napoli genitori e insegnanti in piazza: «Vogliamo tornare a scuola a settembre»

Infante viaggi

di Giangaetano Petrillo

Dopo i ristoratori, gli albergatori, le partite iva e gli avvocati, anticipando il centrodestra di una settimana, sono i bambini con le loro mamme, alcune insegnanti, e i loro insegnanti a scendere in piazza. Da Milano a Napoli, sono scesi in migliaia nelle piazze di 19 città per chiedere certezze sul ritorno in aula. Citano Antonio Gramsci, «Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza>». E per una volta prendono la parola i bambini. Anzi le bambine, «Ci dite sempre di non stare attaccati a uno schermo», «Ministra, ma perché non mi riaprite la scuola? Promettiamo di metterci le mascherine e  comportarci bene».

A scuola si ritornerà a settembre e sembrano quantomeno chiare alcune indicazioni. Banchi a distanza di un metro, mascherine obbligatorie dalla primaria alle superiori. Si dovrà stare in classe con la protezione, ma la si potrà abbassare per le interrogazioni se la cattedra dell’insegnante è ad almeno due metri. I pediatri, che ne hanno discusso con l’Organizzazione mondiale della sanità, sembrano indicare una strada diversa per i bambini della materna. Perché loro sono più a rischio, possono far fatica a respirare, e dunque per i bimbi dai 3 ai 5 anni la mascherina sembrerebbe non essere obbligatoria. Inoltre, niente guanti per entrare in classe, ma tanto gel igienizzante per le mani. Si potrà mangiare a scuola, dunque le mense riapriranno, ma varranno le regole dei ristoranti. Infine, ingressi scaglionati. Si entra, per esempio, dalle 8 alle 10, ogni mezz’ora, a gruppi, anche se molto dipende dal numero delle classi per istituti e dal numero degli alunni per classe. Il rischio, comunque, rimane più che in classe, il momento dell’ingresso e dell’uscita, che comporta lo spostamento di milioni di alunni, con i loro genitori, oltra agli insegnanti e al personale scolastico. Nonostante alcune incertezze e dubbi, la scuola dovrebbe riaprire a Settembre, con queste regole.

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Il Comitato tecnico scientifico, che lavora in parallelo con i ministeri dell’Istruzione e della Salute, confida di chiudere entro martedì le indicazioni, che contengono una premessa, l’indice R0, che deve restare sotto l’1. Successivamente la palla passerà alla task force guidata dall’ex assessore dell’Emilia Romagna, Patrizio Bianchi, che dovrà consegnare il quadro normativo, economico e comportamentale ai presidi. Che dovranno, in ultima istanza, adattare le indicazioni alle singole realtà. Queste indicazioni serviranno ai Comuni per i lavori di adeguamento delle aule in estate, ai professori per sentirsi tutelati se dovranno fare lezione anche fuori. Dunque, infine la gestione diretta di questa emergenza spetterà ai presidi e ai sindaci, che come potete sospettare non sono stati coinvolti, e che si troveranno a dover adottare misure di sicurezza e di protezione individuale anche in aule e istituti che spesso hanno già, in tempi  normali, dovuto usare le aule dei laboratori per le proprie lezioni. Per rispettare le distanza tra i banchi occorrerà ripensare la didattica, e soprattutto gli spazi, ma i costi lieviterebbero, e servirebbe ben più del miliardo e 400 milioni già inseriti nel decreto Rilancio. Anche se la didattica a distanza, molto probabilmente, soprattutto per i più grandi, non sarà accantonata del tutto.

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