Dal Cilento una lettera al presidente del Consiglio Mario Draghi

Lettera al designato Presidente del Consiglio, Mario Draghi, scritta dall’avvocato cilentano Giuseppe Amorelli.

Umilmente, da cittadino italiano, chiedo che, superando i “temi divisivi”, emersi tra le forze politiche, il governo che verrà, da Lei presieduto, sia improntato su di un programma che metta in primo piano il capitale umano di ogni singola donna e uomo italiano. Vorremmo quindi, Noi Italiani ,che siano tradotte in atti concreti le “Considerazioni finali che Voi, Sig Presidente Draghi, riferiste, il 31.maggio 2011. all’assemblea dei partecipanti della Banca D’Italia.

In ordine all’ISTRUZIONE:”Occorre proseguire nella riforma del nostro sistema di istruzione, già inparte avviata, con l’obiettivo di innalzare i livelli di apprendimento, che sonotra i più bassi nel mondo occidentale anche a parità di spesa per studente.Troppo ampi restano i divari interni al Paese: tra Sud e Nord, tra scuole dellastessa area, anche nella scuola dell’obbligo. Nell’università è desiderabile unamaggiore concorrenza fra atenei, che porti a poli di eccellenza in grado dicompetere nel mondo; è ancora basso nel confronto internazionale il numerocomplessivo di laureati.

In odine alla GIUSTIZIA:”Va affrontato alla radice il problema di efficienza della giustizia civile: ladurata stimata dei processi ordinari in primo grado supera i 1.000 giorni ecolloca l’Italia al 157esimo posto su 183 paesi nelle graduatorie stilate dallaBanca Mondiale; l’incertezza che ne deriva è un fattore potente di attrito nelfunzionamento dell’economia, oltre che di ingiustizia. Nostre stime indicanoche la perdita annua di prodotto attribuibile ai difetti della nostra giustiziacivile potrebbe giungere a un punto percentuale”.In ordine alla condizione delle DONNE:”Oggi il 60 per cento dei laureati è formato da giovani donne: conseguono il titolo in minor tempo dei loro colleghi maschi, con risultati in mediamigliori, sempre meno nelle tradizionali discipline umanistiche. Eppure inItalia l’occupazione femminile è ferma al 46 per cento della popolazione inetà da lavoro, venti punti meno di quella maschile, è più bassa che in quasitutti i paesi europei soprattutto nelle posizioni più elevate e per le donne configli; le retribuzioni sono, a parità di istruzione ed esperienza, inferiori del10 per cento a quelle maschili. Il tempo di cura della casa e della famiglia acarico delle donne resta in Italia molto maggiore che negli altri paesi: aiuterebbero maggiori servizi e una organizzazione del lavoro volti a consentire unamigliore conciliazione tra vita e lavoro, una riduzione dei disincentivi implicitinel regime fiscale”.

Buon lavoro Sig. Presidente Draghi.