Dipendenti Corisa4 attaccano Cobellis: «Come mai solo ora ritiene nodale la questione Yele?»

I dipendenti del Corisa4, in mobilità, disponibilità e licenziati, dopo il recente dibattito politico relativo al ciclo integrato dei rifiuti nel territorio del Cilento hanno scritto al consigliere regionale Luigi Cobellis alla luce delle ultime vicende che hanno visto concentrata l’attenzione – spiegano – solo sugli operai dell Yele. Tutti i lavoratori del Consorzio Sa/4 sono stati interessati da procedure che «rappresentano l’anticamera del licenziamento», tipo  la mobilità e la conseguente messa in disponibilità, e alcuni licenziati dall’ex commissario liquidatore. 

«Cobellis – scrivono i dipendenti nella missiva – ha partecipato come altri alla sfilata di solidarietà messa in campo quando noi occupammo nel luglio 2012 l’impianto di Vallo Scalo salendo sul tetto (a quel punto atto dovuto perché tutti i politici della zona erano stati presenti). In quella circostanza l’on. Cobellis chiese in che modo avrebbe potuto aiutare gli operai ad avere un po’ di ossigeno visto che la protesta era derivata dal ritardo del pagamento degli stipendi. Questa disponibilità fu ben accolta e alcuni di noi chiesero all’on. Cobellis di verificare la possibilità da parte della Regione Campania di saldare il debito che quest’ultima aveva nei confronti del Corisa/4 (oltre 500mila euro). Tale debito derivava dall’anticipazione dei costi di costruzione dell’impianto da parte del Consorzio anche se lo stesso era finanziato da fondi Por. Ci fu chiesta la relativa documentazione che prontamente facemmo pervenire all’on. Cobellis, ma ad oggi ancora non si sa tale verifica che fine abbia fatto».

I dipendenti spiegano che già a luglio 2013, attraverso un presidio nella piazza di Vallo della Lucania durato oltre un mese, «abbiamo rappresentato alle forze politiche locali e provinciali e al consigliere regionale on. dott. Luigi Cobellis il nostro dramma, non più legato solo al ritardo nel pagamento degli stipendi ma incentrato sul mantenimento dei livelli occupazionali, con l’unico risultato di essere tacciati dal sindaco Aloia di deturpare il decoro pubblico della sua città e con la strumentalizzazione (ad arte) da parte dell’allora commissario liquidatore di trasformare una protesta sindacale in una lotta politica. Visti i licenziamenti e la mobilita, i fatti oggi ci danno purtroppo ragione!». «Cosa è rimasto di quelle proteste, che oggi non vengono citate dal dibattito politico in corso? – chiedono – Come dire: passato il santo passata la festa. E no! Ma alla urne si ci torna ogni cinque anni (quando tutto va bene) ed ora si apre questa fantastica nuova opportunità di raccolta di consensi».