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Disabile per colpa di un farmaco, dopo 50 anni lo Stato risarcisce una donna di Torre Orsaia

di Marianna Vallone

Una storia, quella di Argentina Romanelli, per tutti Tina, che inizia durante la gravidanza di sua madre tra il 1968 e il 1969. Ufficialmente, invece, negli anni ’50, quando una casa farmaceutica tedesca, la Chemie Grünenthal, brevetta un farmaco, il Contergan, a base di talidomide, che avrebbe dovuto avere effetti benefici come farmaco anti-nausea e sedativo nelle donne in gravidanza. Anche la madre di Argentina lo assunse per calmare le nausee gestazionali. E gli effetti della talidomite non si sono fatti attendere. Tina porta sul suo corpo, infatti, i segni evidenti della malattia: l’assenza di braccia.

Il Talidomide, un farmaco molto dannoso, era in grado di causare focomelia, l’assenza di braccia come nel caso di Tina, ma anche danni alle orecchie e alle gambe, oltre agli organi interni. L’Italia, solo con la legge 244 del 2007, emana una norma per rimborsare le vittime. Una norma che però prevede il risarcimento danni solo per quanti hanno assunto il farmaco tra il 1959 e il 1966. Ma il Talidomide, come conferma la stessa storia di Tina, nata nel 1969, era utilizzato anche negli anni successivi e precedenti a quelli presi in considerazione dalla legge.

Argentina è nata nel 1969.
Lo Stato, con la legge del 2007, non le ha riconosciuto l’indennizzo. Per questo ha deciso di iniziare una battaglia e farsi portavoce per tanti che vivono il suo stesso dramma. Da Torre Orsaia, piccolo centro nell’entroterra del Golfo di Policastro, ha percorso centinaia di volte la strada per raggiungere Roma, dove ha portato la sua storia, simile a decine di altri. In pratica, la legge 24 dicembre 2007, integrata dal decreto-legge del 2008, prevedeva l’erogazione, da parte dello Stato, dell’indennizzo a favore dei soggetti affetti da sindrome da talidomide nati dal 1959 al 1965. Essendo nata nel 1969, Tina, non avrebbe avuto diritto, per quella legge, a beneficiare dell’indennizzo perché la norma era circoscritta, appunto, ai nati tra il 1959 e il 1965, periodo durante il quale il farmaco in questione poteva essere regolarmente assunto.

La battaglia in Parlamento
Così, dal 2010 ha portato avanti l’istanza, insieme ai suoi legali, per tutti quei malati nati, come lei, dopo il 1966. Dopo una lunghissima battaglia parlamentare durante la quale Tina ha chiesto di ottenere, attraverso l’approvazione di un emendamento alla legge del 2007, l’allargamento della misura ai nati dopo il 1966, finalmente nel 2016 il decreto legge ha riconosciuto l’indennizzo anche ai soggetti nati al di fuori del periodo previsto dalla legge, ma che presentano malformazioni compatibili con la sindrome da talidomide. Ora Tina è in attesa di decreto di liquidazione. Rappresentata e difesa dall’avvocato Loredana De Simone, presto potrà avere ciò che di diritto le spetta. Ma c’è un’altra battaglia da fare: chiedere con un emendamento che le vengano riconosciuti gli arretrati da quando è uscita la legge, per la quale c’è una sentenza della Corte Costituzionale dove si stabilisce che gli arretrati devono essere riconosciuti a tutte le persone affette da talidomide per non creare disparità di trattamento. «Sono fiduciosa nella magistratura perché la Cassazione ha fatto il suo dovere. E voglio anche dire – evidenzia Tina Romanelli – che il governo e le forze politiche sono state sempre dalla mia parte. Sia durante il governo Renzi, che oggi. E devo ringraziare il ministro Roberto Speranza e il capo della segreteria politica Massimo Paolucci. Ora spero che la Corte d’Appello mi riconosca anche gli arretrati». 

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A Cura di

Marianna Vallone

Giornalista per professione e comunicatrice per passione, sono alla continua ricerca di storie da raccontare e tramonti da immortalare. Nata sulla costa di Maratea ma morigeratese da sette generazioni. Vivo nel cuore verde del Cilento e sono felice. Faccio domande anche quando conosco le risposte, perché continuo a pensare che l’essere umano sia il viaggio più bello da fare.
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