Edilizia, Ottavio De Luca: investire nel capitale umano prima del mattone

di Maria Emilia Cobucci

Il mercato edile nonostante la decennale inibizione del comparto, sembra aver trovato la strada da percorrere per contribuire alla fuoriuscita della crisi economica generata dalla pandemia. Le misure introdotte dal governo per lo sviluppo e il sostegno del settore stanno contribuendo in maniera sostanziale al superamento delle criticità registratesi con il “fermi tutti” del lockdown.

Non solo i sussidi concessi per la cassa integrazione ma anche i bonus introdotti per la ristrutturazione e l’efficientamento energetico degli edifici stanno lentamente producendo i propri effetti benefici sul mercato. Oggi, l’occupazione nel mattone regista, dopo anni di stasi, una forma seppur modesta di rialzo, che lascia sperare bene non solo alle imprese ma anche alle famiglie.

L’operazione di efficientamento energetico del Paese attraverso il “Bonus 110” farà crescere nel triennio 2020-2022 la spesa edilizia abitativa di 8,75 miliardi di euro e generando un valore aggiunto del patrimonio edilizio del Paese stimato in 16,64 miliardi di euro. Secondo i calcoli della Luiss Business School e OpenEconomics, il mix di incentivi potrebbe far inoltre emergere un sommerso di 1,91 miliardi, con previsione di tendenziale aumento qualora i benefici vengano prorogati fino al 2023.

Ad adiuvandum, si prospetta un’altra importante accelerazione di spesa grazie al Recovery Plan che dovrebbe destinare una buona parte degli oltre 200 miliardi di euro stanziati per gli investimenti pubblici ed in particolare per le infrastrutture di connessione rotabili.

«Ma non tutto è oro quello che luccica – ribadisce la Filca Cisl. – Preoccupa, infatti, lo sblocco dei licenziamenti fino ad ora inibiti dalle misure straordinarie introdotte dall’esecutivo, per contrastare gli effetti negativi sull’economia generati dal fenomeno Covid19. Il prossimo 30 giugno, infatti, verrà meno il divieto di licenziare ai lavoratori da parte delle imprese».

Secondo Ottavio De Luca segretario nazionale Filca-Cisl «attribuire alle imprese la facoltà di licenziare, genererebbe una grave perdita di risorse sia in termini di capitale umano che finanziario. I licenziamenti – già per alcuni pronti sulle scrivanie da mesi – potrebbero promuovere lo scoraggiamento delle imprese, che potrebbero così optare per l’attesa fino ad una nuova evoluzione del mercato, anziché ricollocarsi immediatamente nel settore. Un altro fenomeno da tenere in conto, spesso sottovalutato, è l’immane spreco di tempo – in questa fase prezioso – che potrebbe essere necessario, nell’eventualità, per la riallocazione dei capitali umani. I vertici nazionali dei sindacati auspicano infatti che i licenziamenti vengano congelati almeno fino al prossimo 30 ottobre. Ma il governo a quanto pare sembra voler accogliere solo in parte le ipotesi avanzate, definendo caso per caso i settori che potranno essere interessati o meno dalla limitazione».

«La Filca Cisl chiede che il blocco dei licenziamenti vada avanti sino a quando l’emergenza sanitaria non sarà finita per evitare ulteriori perdite di occupazione, – dichiara De Luca, reggente della Filca Cisl della Campania- va prolungata anche la cassa Covid, estendendo le indennità a tutte le categorie finora escluse. Vedremo nelle prossime giornate quale sarà la risposta del Premier, a cui abbiamo chiesto un confronto urgente sul Recovery plan, sapendo che il Piano vaccini, le tutele dei licenziamenti, i sostegni al reddito, la formazione ed il rilancio degli investimenti pubblici sono le cinque priorità che devono camminare insieme».

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