Emergenza climatica, a rischio le coste italiane. Ecco cosa succederà nel Cilento

Lo scenario descritto da alcuni recenti studi dei ricercatori del Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell’Enea, coordinato da Gianmaria Sannino, è allarmante. Secondo una ricerca dell’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile pubblicata su Nature Scientific Reports e diffusa dall’Enea, «il clima del Sud Italia rischia  di diventare  quello tipico del Nord Africa, con estati ed inverni sempre più aridi e secchi e una crescente carenza di acqua che determinerà il progressivo inaridimento dei suoli, con ripercussioni su agricoltura, attività industriali e salute umana». Secondo gli studi fatti, a causa della sua collocazione geografica, è l’Italia la più esposta di altre zone all’impatto dell’aumento delle temperature globali

Dunque, clima nord-africano al Sud e mediterraneità in Europa nord-occidentale, Gran Bretagna e Scandinavia, in cui si avranno estati molto più secche ed inverni più piovosi rispetto ad oggi, rilevano i ricercatori dell’Enea. Per effetto del cambiamento climatico, inoltre, migliaia di ettari di territorio nazionale potrebbero essere sommersi dal mare. Secondo le proiezioni dei ricercatori Enea, «sono 33 le aree costiere ad alta vulnerabilità in tutta Italia che rischiano di essere inondate, come ad esempio la laguna di Venezia, il delta del Po, il golfo di Cagliari e quello di Oristano, l’area circostante il Mar Piccolo di Taranto, la foce del Tevere, la Versilia, le saline di Trapani e la piana di Catania».

Il rischio per l’Italia è la scomparsa delle coste. Il Ministero dell’Ambiente in collaborazione con la Columbia University di New York e il God- dard Space Institute della Nasa ha elaborato gli scenari dei futuri impatti dei cambiamenti climatici nell’area mediterranea: l’innalzamento del livello del mare è uno degli effetti più critici e sensibili per l’Italia. Le stime più affidabili prevedono un aumento del livello del mare tra i 25/30 cm entro il 2050. A questo aumento del livello del mare è legato il rischio di inondazione per almeno 4.500 km2 di aree costiere e pianure. Venezia, in particolare, è considerata una delle aree urbane più espo- ste a tale rischio. C’è un però, che tranquillizza il Cilento. Questo fenomeno dovrebbe produrre effetti differenziati in quanto il territorio italiano è, dal punto di vista geologico, «giovane» e quindi ancora in movimento. Il Sud Italia, infatti, «ha tendenza a sollevarsi, e quindi gli eventuali effetti dell’innalzamento del livello del mare sarebbero mitigati. Per quello che riguarda il Nord Italia, invece, vi è una tendenza opposta e quindi si avrebbero maggiori rischi di inondazione, in particolare per la Pianura Padano-Veneta, la Versilia e la pianura di Fondi e Pontina».

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