Erosione costiera, lavori al lido Azzurro di Agropoli. Ortolani: «Spendere denaro pubblico non vuol dire risolvere i problemi»

Nei giorni scorsi, dopo un lungo iter burocratico, l’amministrazione Alfieri ha dato inizio ai lavori per la costa del Lido Azzurro. «Si tratta di un intervento importante – aveva detto il sindaco –  che darà nuovamente dignità a questo specifico tratto del litorale agropolese, vitale sia per proteggere l’abitato sia per il rilancio dell’economia turistica». Il progetto, per un costo complessivo di 4 milioni di euro, prevede anche il recupero e la riqualificazione del fiume Testene. «Con quest’opera diamo risposta concreta ai residenti e agli imprenditori balneari che chiedevano interventi mirati».

«Bellissime intenzioni – tuona Franco Ortolani, docente all’università Federico II di Napoli – ma sono valide, ben motivate e saranno efficaci? La ricerca eseguita – continua il prof – evidenzia che nella prima metà degli anni 50 la foce del fiume Testene era allo stato naturale e le immagini d’epoca evidenziano che i sedimenti trasportati dalle piene fluviali si accumulavano alla foce e venivano ridistribuiti dal moto ondoso verso il Lido Azzurro. Il fiume, pertanto, era il rifornitore continuo di sedimenti che determinavano il ripascimento della spiaggia in sinistra Testene».

Un passo indietro «A partire dalla seconda metà degli anni 50 – specifica l’esperto – è iniziata la costruzione di un pennello in sinistra orografica che recentemente è stato potenziato e prolungato fino a diventare una barriera che si prolunga in mare fino alla profondità di 5-6 metri.  Tale pennello rappresenta ed ha rappresentato uno sbarramento per la distribuzione verso il lido Azzurro dei sedimenti. In pratica esso costringe l’acqua fluviale delle piene, con tutti i sedimenti sabbioso-ghiaiosi trasportati, a proseguire fino alla fine del pennello stesso disperdendo i sedimenti a profondità superiori a 5 m».

«In tal modo i sedimenti sabbioso-ghiaiosi si accumulano sul fondale marino e non sono più ridistribuiti dal moto ondoso verso la spiaggia in sinistra orografica, cioè verso il Lido Azzurro. – ha proseguito Ortolani – Il progressivo prolungamento del pennello in sinistra orografica ha causato la progressiva sottrazione del rifornimento di sabbia alla spiaggia del lido Azzurro con la conseguente erosione progressiva ed irreversibile dei sedimenti preesistenti fino alla quasi totale scomparsa della spiaggia. In tal modo le mareggiate hanno danneggiato il muro che protegge la strada e creato seri inconvenienti alla strada. La risorsa bene comune spiaggia, conseguentemente, è irreversibilmente stata smantellata mancando il ripascimento naturale».

La soluzione per il prof è un’altra. Eliminare il pennello costruito negli anni 50 per ricostruire in modo naturale la spiaggia. «Ora nuovi denari pubblici saranno spesi per difendere la spiaggia, la strada e le abitazioni retrostanti dopo il dissesto causato dal pennello costruito nei decenni precedenti. Se non si elimina il pennello – conclude Ortolani – non si potrà ricostituire naturalmente la spiaggia. La barriera prevista diminuirà la potenza delle mareggiate ma non farà ricrescere la spiaggia. Errori su errori? Le idee non sembrano chiare. Spendere denaro pubblico non vuol dire risolvere i problemi».

©Riproduzione riservata